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APPUNTI FONDAMENTI DI TEORIA ETICO POLITICA

PLATONE
Socrate
Socrate alla base del pensiero Platonico, che non scrive nulla ma è protagonista dei dialoghi
platonici; (differenze tra Socrate storico e Socrate letterario [letterario=dialoghi] (da affrontare in
altre sedi)); Prima analisi necessaria di due dialoghi giovanili di Platone: l’Apologia di Socrate (in cui
riporta il processo che lo condannò a morte) e il Critone;
Nel Critone Socrate esprime tutta la sua concezione della vita che merita di essere vissuta (trama
del Critone: Critone va a trovare Socrate in carcere, all’alba del giorno della condanna a morte,
invitandolo ad evadere); delineare e difendere una sfera come l’etica, per gli autori antichi (fatta
eccezione per Aristotele), vuol dire delineare un tipo di vita, una modalità, una maniera di vivere
filosofica; Socrate presenta un modo di vivere (nella sua totalità, senza riguardare aspetti precisi
della vita pratica) e modo di vivere filosofico (riguardo quindi l’intero modo di vivere) fatto di
doveri (verso gli altri, la città, la divinità); modo di vivere filosofico inteso come “cura di sé stessi”
e, dunque, cura della propria anima. Anima intesa anche in senso metafisico= nell’Apologia,
Socrate afferma che, accanto alla tesi che con la morte finisca tutto, ci sono alcuni che
tramandano che dopo la morte l’anima compia un viaggio…; dal punto di vista etico, Socrate
afferma che preoccuparsi per la propria anima significhi preoccuparsi che la propria vita sia
condotta secondo giustizia, lontana da ingannevoli ricchezze ed onori.
Per Socrate la vita etica è dunque quella di cui ci prendiamo cura di noi stessi, ma contrariamente
a quanto possa sembrare, va considerata una scelta abbastanza atipica e controcorrente. Lo si
deduce dal fatto che egli accetti il processo e la condanna a morte poiché dettata dalle leggi dello
Stato in cui egli ha operato e scelto di condurre la propria esistenza per settant’anni, malgrado
individui una modalità di vita che non è quella rappresentata dalla maggioranza degli Ateniesi, che
lo hanno portato ad un ingiusto processo e ad un’ingiusta condanna a morte.
Nell’Apologia ci viene descritto il popolo Ateniese come un popolo dormiente, ma inconsapevole
di dormire, e Socrate come il pungolo che gli dèi hanno posto al fianco della città affinché
ammonisse e invitasse i cittadini a prendersi cura della propria anima, in vista di un cammino verso
la vita etica; in questo dialogo la missione del filosofo si rivolge a tutte le età, mentre nei dialoghi
platonici giovanili (Alcibiade I, Lachete, Carmide e Liside) il ruolo di Socrate si rivolge
principalmente ai giovani, poiché in futuro reggeranno loro le sorti della città, e quindi di altri
cittadini; inoltre gli adulti non avrebbero il tempo di rimettersi in cammino a causa della loro vita
che volge al termine (ad Alcibiade dirà “ti fossi accorto di vivere nella massima ignoranza a
cinquant’anni, ti sarebbe riuscito difficile prenderti cura di te stesso”).
In queste righe ritroviamo alcuni nuclei importanti del pensiero socratico dell’etica:
1. L’etica è una modalità di vita;
2. L’etica si inserisce in una dimensione critica, rispetto alle leggi e le consuetudini dello Stato,
ed in contrasto a quella convenzionalmente propugnata (lo Stato e la mentalità comune
educano alla virtù nella ricchezza, nella guerra, nella politica e nell’amministrazione della
casa, ma Socrate afferma “vi dovete prendere cura di voi stessi, delle vostre anime perché
siano più buone possibile così che riconosciate che la virtù non nasce da ricchezze, successi
ecc, ma ogni ricchezza e successo dalla virtù”), nella possibilità di risvegliarsi e di
cominciare ad occuparsi di sé stessi; il risveglio può essere unicamente stimolato da un
interlocutore esterno, e non può essere imposto o proposto esplicitamente da un processo
di indottrinamento (“Se poi succede che di questi miei interlocutori, qualcuno diventi
onesto e qualcuno no, non ne avrò colpe in quanto non ne sono stato maestro o
indottrinatore”).
3. Le persone non sono in grado di risvegliarsi da sole verso una coscienza di vita etica, ma
hanno bisogno di figure come Socrate che le pungolino e stimolino verso un corretto stile
di vita, anche a costo di importunarle;
Il metodo di interrogazione di Socrate ha origini divine. Socrate racconta nell’Apologia che
Cherefonte si recò all’oracolo di Delfi e interrogò la sacerdotessa del tempio, Pizia,
domandandole se vi fosse qualcuno più sapiente di Socrate, ed ella confermò che nessuno lo
era. Di fronte a questa sconcertante affermazione che Cherefonte aveva riportato a Socrate,
egli si propose di mettere alla prova l’oracolo, cominciando ad interrogare i sapienti del tempo,
tra cui politici (che “non parlavano né di bello né di buono, afferma Socrate, ma malgrado egli
non sapesse era consapevole di sapere, mentre Socrate no, partiva dal presupposto di non
sapere), poeti (“che non componevano perché sapevano ciò che scrivevano, ma di getto, quasi
invasati da una divinità o da un sentimento comunque incontrollato e superiore”), e gli
artigiani (“che credevano di essere padroni della propria arte, ma che in realtà realizzavano i
loro lavori per un’innata capacità”).
Questo è il senso del metodo di interrogazione Socratico: suscitare nel cuore dell’interlocutore
la consapevolezza di non sapere e la necessità di sapere, entrando in un percorso di costante
interrogazione nello status del “vivere filosofando” o “modo di vivere filosofico”: una vita
senza ricerche, non è degna per l’uomo di essere vissuta (cit.).
Questa è la scelta di vita migliore, la vita etica. Un cammino fatto di attenzione più al
fenomeno interrogativo che ai beni materiali che ingannano l’uomo, facendogli perdere la
consapevolezza di “sapere di non sapere”. La vita etica mette al centro del cammino umano
l’interrogazione, l’occupazione di sé con intelligenza e verità, avendo in odio la falsità, la
menzogna e l’inganno. In questo senso la “vita che si occupa di sé”, diventa “vita fondata sulla
giustizia”. La vita etica si fonda perciò sulla conoscenza della giustizia, che è ciò di cui ci si
prende cura, ma anche la modalità del prendersi cura di sé.
Socrate sostiene così che la vita etica così caratterizzata sia dunque il massimo bene, poiché
vivere secondo giustizia ci permette di aspirare a beni reali e non apparenti; infatti, “all’uomo
virtuoso non può capitare nulla di male né in vita, né dopo la morte”. Anche la morte in
quest’ottica viene vista come fine virtuoso di una vita condotta secondo giustizia, come
afferma Socrate in risposta a Critone, che nel medesimo dialogo lo invita a fuggire dal carcere;
egli rifiuta poiché ciò avrebbe fatto acquistare al filosofo altri anni di vita privandolo però di
tutta l’integrità di cui si è dotato in vita. L’integrità, infatti, è un altro principio a cui sono molto
legati gli uomini della vita etica: questa concezione emergerà particolarmente dallo stoicismo
romano, influenzando fortemente l’etica moderna.

Diversi modelli di vita etica


Platone imposta la sua riflessione sull’etica in maniera socratica (Gorgia “si tratta del modo in cui si
debba vivere”). Nei dialoghi delinea diverse articolazioni del pensiero, che danno vita a diverse
sfumature di una stessa realtà. Es.
Nel Gorgia, e in alcuni punti della Repubblica, Platone descrive la vita etica come l’unica possibilità
di effettiva felicità per l’uomo, che Socraticamente si desta dal sonno ed evita le distrazioni della
ricchezza e dei beni materiali. Nel Fedone, invece, la vita etica è vista come realizzazione della
finalità dell’anima, immaginando l’anima in una dimensione al di là della vita terrena.
Ma la concezione di virtù e felicità descritta nel Gorgia può essere contrapposta anche a quella
concepita nel libro VII della Repubblica, ponendo la vita etica come la possibilità di contemplare la
realtà sovrasensibile del Bene; così la vita etica diventa un distacco dalla realtà circostante, al fine
di riorientare lo sguardo verso un mondo di cui quello terreno è solo l’ombra.

La virtù e la felicità
Un primo modello è quello offerto da Platone prima in Gorgia e poi nella Repubblica.
In Gorgia, Callicle, discepolo del celebre sofista, sviluppa contro Socrate un attacco all’idea di vita
etica, incentrato contro la giustizia. Egli sostiene che la giustizia e le leggi difese da Socrate siano
escamotage elaborati dai deboli per impedire la realizzazione dei più forti, che per raggiungere i
loro piaceri, andrebbero a calpestare loro; è qui che secondo Callicle si pone una frattura tra la
giustizia secondo le leggi, la quale richiede una limitazione dei propri desideri per il perseguimento
di un modello comportamentale imposto, e la giustizia secondo natura, all’interno della quale
reprimere i propri desideri, schiacciandoli sotto qualsivoglia modello, è ingiustizia in sé. Platone
corregge immediatamente il tiro alla tesi del sofista, chiarificando cosa significhi soddisfare i propri
desideri per conseguire il piacere (per Socrate e Platone la vita virtuosa è quella che realizza il
bene dell’individuo e la sua felicità [eudaimonia]). Ricercare i veri piaceri, per Platone, è proprio la
difesa dalle tesi di Callicle, riflettendo su quali siano i veri piaceri che portano benefici all’uomo
(mangiare e bere: ma cosa e in che quantità?), e la conoscenza risulta l’unica chiave di lettura per
distinguerli chiaramente.
Uno degli strumenti per la conoscenza del bene dell’uomo è la tekné, l’arte, nelle sue varie forme
(agricoltori, allevatori, artigiani o, come afferma nel Gorgia, curatori del corpo umano come medici
e maestri di ginnastica). Per Platone è importante riconoscere che tra queste arti non rientrano la
culinaria e la retorica, in quanto nessuna delle due può portarci ad una verità che sia in grado di
donarci la vera felicità (entrambe infatti mediante risultati più o meno immediati, portano verso
l’appagamento di un bisogno fisico mediante beni materiali come cibo o consensi).
In particolare, egli ci tiene a sottolineare le profonde differenze che intercorrono tra i sofisti e
Socrate, entrambi considerati modelli di educazione (non ancora chiaramente riconoscibili come figure
distinte), in quanto il Maestro fonda la propria scuola su valori irrinunciabili ed incommerciabili (modo di
vivere).
Platone dunque parte da una conoscenza di tipo materiale, esaltando, sulla scorta del Maestro, quanti
possiedono la ricchezza di un sapere pratico (artigiani, agricoltori ecc) contro l’inconsistente conoscenza di
poeti e retori che sono in vista nelle città ma non sanno nulla di ciò di cui parlano o scrivono.
L’arte del corpo viene posta da Platone in cima alle altre arti che concernono i beni di cui abbiamo bisogno;
ma ancora più in alto si trova l’anima. Su questa scia egli individua la politica come arte che cura l’anima,
divisa nelle componenti di giustizia e legislazione (come la cura del corpo si divide in medicina e ginnastica).
La virtù, secondo il filosofo, sta nel soddisfare solo quei desideri che rendono l’uomo migliore (Gorgia).