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Nell’atto quinto la moglie di Menecmo I incontra Menecmo II

che, con il mantello in mano, sta girando per la città in cerca del
suo schiavo Messanione. Ovviamente anche la donna confonde i
due gemelli e si crea l'ennesima situazione di equivoco.

Alla fine la donna, convinta che Menecmo II neghi di conoscerla


per poterla ingannare, decide di mandare a chiamare suo padre. Il
suocero di Menecmo sopraggiunge visibilmente seccato dalla
convocazione. In un primo momento il vecchio redarguisce la
figlia consigliandole di non ossessionare il marito con le sue
pretese e con la sua gelosia, ma quando Menecmo II nega di
conoscerlo si convince che il genero è impazzito e decide di
chiamare un medico.

A questo punto Menecmo II per risolvere la situazione comincia a


fingere di essere pazzo davvero. La scena che segue è
probabilmente la più comica della commedia: dalla battute del
"folle" Menecmo II, Plauto inserisce infatti una gustosa parodia di
effetti tragici, così Menecmo si finge prima una baccante invasata,
poi imita Cassandra nell'invocare Apollo. Nel suo finto delirio
l'uomo fa credere che Apollo gli ordini di percuotere ed uccidere
furiosamente la moglie ed il suocero. Terrorizzato il vecchio fugge
di casa in cerca del medico.

Anche Menecmo II si allontana, diretto al porto per riprendere la


sua nave e fuggire.
Arriva il suocero con il medico ed incontrano "il pazzo" ma in
realtà di tratta di Menecmo I che entra in scena dichiarando a se
stesso (e al pubblico) l'intenzione di punire il parassita traditore.
Segue una nuova serie di equivoci: Menecmo I ovviamente nega
le accuse del suocero ma questo convince ancora di più il vecchio
ed il medico che l'uomo si impazzito. Infine il medico propone al
vecchio di chiamare dei servi perché conducano a forza il paziente
a casa sua, dove riceverà cure adeguate.

I servi del suocero aggrediscono Menecmo I ma sopraggiunge


Messenione a difendere quello che crede essere il suo padrone e
rieesce a mettere in fuga gli aguzzini. A Menecmo I che lo
ringrazia per il soccorso Messenione chiede la libertà, Menecmo I
giura di non conoscerlo ed afferma di essere ben lieto di lasciarlo
libero.

Con gioco sapiente, Plauto alterna i personaggi in brevi scene


nelle quali gli equivoci si fanno sempre più fitti. Menecmo I entra
nella casa di Erozia sperando di convincerla a rendergli il
mantello, torna Messenione con un furibondo Menecmo II che
nega di averlo affrancato.

Infine i due Menecmi si incontrano. Nello stupore generale è


Messenione il primo ad intuire la verità. Interrogando i due
gemelli sui loro ricordi infantili trova rapidamente conferma ed i
Menecmi possono finalmente abbracciardi.
I due decidono di tornare insieme in Sicilia e a Messenione, che
viene affrancato, è affidato il compito di vendere all'asta tutti i
beni di Menecmo I.

Gli errori

La commedia ha come fonte principale gli errori commessi dai


personaggi. Infatti accade che o uno dei due simillimi capiti in
scena al posto dell’altro, trovandosi così ad agire in un contesto
non predisposto per lui, oppure che siano gli altri personaggi a
confonderli. L’espediente dell'identità sbagliata crea molte
situazioni in cui il pubblico condivide una certa conoscenza con il
drammaturgo che gli altri personaggi non hanno e dagli equivoci
che ne conseguono scaturisce così il divertimento per il pubblico.

Il ribaltamento dei personaggi

Nei menecmi Plauto mette in scena un mondo alla rovescia. Le


gerarchie di potere risultano infatti capovolte con la messa in
risalto di personaggi che nella vita reale occupano i gradini
inferiori della scala sociale, per esempio quando assistiamo allo
schiavo che umilia il padrone, e quelli che erano i rapporti di forza
originari all’interno della famiglia appaiono ribaltati quando per
esempio le mogli tradiscono i mariti e i giovani hanno sempre
successo nella vita senza dover rendere conto a nessuno. Tuttavia
Plauto non vuole mettere seriamente in discussione la normalità
dei rapporti familiari ma, anzi, la ristabilisce e riafferma nella
conciliazione finale. Gli straordinari e ben poco verosimili
successi degli schiavi non si caricano quindi d’implicazioni
politiche, non sono la protesta degli umili contro i potenti, ma
avvengono solo grazie alla magia della finzione teatrale, in un
contesto dichiaratamente ludico e scherzoso.

Il metateatro
Questo artificio è stato spesso utilizzato per rompere la quarta
parete tra gli attori e il pubblico o per inscenare una breve
rappresentazione all'interno di un dramma, con gli attori di
quest'ultima che si rivolgono, oltre al pubblico in platea, anche ad
un pubblico fittizio. Plauto fa uso del metateatro per ricavarne
effetti comici Egli attinge per questo aspetto anche a una
tradizione italica di spettacoli che comportavano da parte degli
attori la ricerca di un contatto diretto con il pubblico, fatto di
ammiccamenti o strizzate d’occhi anche improvvisati. Nei
Menecmi ne fa uso rompendo la finzione scenica sia nel prologo
che nella conclusione della commedia dove fa rivolgere
Messenione direttamente al pubblico per renderlo più
partecipativo
Inserimento di elementi romani

La frequente presenza di riferimenti a usi e costumi romani


costituisce un altro procedimento di rottura dell’illusione scenica
che conferma la ricerca di effetti comici con voluti effetti di
spaesamento, a scapito di ogni verosimiglianza: i personaggi, che
nella finzione scenica sono greci, citano luoghi e indossano vestiti
romani. Anche i mezzi di trasporto e i nomi delle monete sono
romani, cosi come troviamo numerose battute basate su giochi di
parole che non hanno corrispondenti in greco. La commedia
costituisce così uno straordinario documento storico di costume,
consentendoci di gettare lo sguardo all'interno della società
romana.