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Storia della globalizzazione -

Osterhammel e Petersson
Storia Economica
Università degli Studi di Parma
16 pag.

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PROCESSI DI GLOBALIZZAZIONE

STORIA DELLA GLOBALIZZAZIONE

CAPITOLO 1: GLOBALIZZAZIONE, DELIMITAZIONE DI UN CONCETTO

Il termine globalizzazione, utilizzato inizialmente solo nelle pubblicazioni


specialistiche di economia, ha preso piede negli anni 90 ed è diventato comune
in molte lingue; questo termine definisce la nostra epoca.
Da molto tempo la scienza storica interpreta le trasformazioni che da circa due
secoli e mezzo hanno investito il mondo con l'ausilio di concetti molto ampi,
che indicano dei processi e che si potrebbero definire delle "izzazioni":
razionalizzazione, industrializzazione,
urbanizzazione, burocratizzazione, democratizzazione, individualizzazione e
altri ancora. tutti questi processi hanno in comune di essere eventi di lunga
durata e di verificarsi in forme e con intensità diverse in tutti i continenti; il
metà concetto modernizzazione tenta di
tenere insieme i singoli processi indicati, con riferimento a un unico processo
complessivo. La globalizzazione, già dal punto di vista lessicale, sembra avere
le carte in regola per diventare uno dei macroprocessi del mondo moderno;
inoltre nessuna delle “izzazioni” citate
sopra si riferisce ai rapporti tra popoli, stati e civiltà: tutte si riferiscono
all'ambito nazionale o regionale.
Se il termine globalizzazione si guadagnasse davvero un posto tra i grandi
concetti di sviluppo verrebbe colmata una grave lacuna. vi sarebbe infatti un
luogo in cui
potrebbe collocarsi tutto ciò che è inter-continentale, inter-nazionale, inter-
culturale ecc..il fatto però che una tale lacuna in generale
esiste costituisce il punto di partenza delle considerazioni che seguono.
cercheremo di guardare il passato in modo nuovo a partire dalla
prospettiva della globalizzazione.
Lo si può dire anche diversamente:
molti aspetti della nostra esistenza possano oggi essere compresi soltanto
riferendosi a interconnessioni su scala mondiale, è un luogo comune, ma
queste interconnessioni non hanno giocato anche in passato un ruolo più
importante di quanto non sia stato sottolineato dalla storiografia tradizionale?

Nella maggior parte delle definizioni della globalizzazione giocano un ruolo


centrale l'estensione, l'intensificazione e l'accelerazione delle relazioni su scala
mondiale.
Le questioni al centro del dibattito sono se la globalizzazione implichi il declino
dello stato nazionale; se conduca all'uniformità culturale del mondo o se
conferisca nuovo senso ai concetti di spazio e tempo.
Vi sono da un lato i sostenitori, che celebrano l'inizio di una nuova era di
crescita e benessere; dall'altro lato i detrattori che vi intravedono il dominio
globale del grande capitale
dei paesi occidentali a scapito della democrazia, dei diritti dei lavoratori, dei
paesi poveri in generale e dell'ecosistema globale.
Su una cosa gli autori dei diversi orientamenti sono d'accordo: che la
globalizzazione disloca il rapporto di potere tra gli stati e i mercati a vantaggio
di quest'ultimi.

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I beneficiari di questo sviluppo sarebbero le multinazionali, che possono
scegliere nel mondo i luoghi economicamente più favorevoli per le proprie
attività senza vincoli di lealtà nei confronti dei paesi di origine.
Un altro elemento su cui vi è unanime consenso è la sua influenza su tutto ciò
che si può ricomprendere sotto il termine cultura.
La globalizzazione culturale è stata sorretta dalle tecnologie della
comunicazione e dall'industria culturale e fa nascere anche una tendenza
opposta: la nascita di movimenti che traggono dalla protesta contro la
globalizzazione, nuovi stimoli per la difesa delle identità locali, ma che nello
stesso tempo si servono delle nuove tecnologie per perseguire i propri obiettivi
e per fare appello all'opinione pubblica mondiale (universalizzazione del
particolare e particolarizzazione dell'universale).
Concetto di globalizzazione, introdotto da Robertson, per sottolineare come le
tendenze globali agiscano sempre a livello locale: mass media, viaggi in paesi
lontani e beni di consumo globalmente richiesti sono i più importanti
meccanismi di questo concetto.
Il terzo elemento caratteristico dell'interpretazione della globalizzazione è la
space time compression, iniziata già con la radicale riduzione dei costi
telefonici e con la diffusione della posta elettronica, crea un presente comune
ed un insieme "virtuale". Un modo un po’ diverso di
dire la stessa cosa è parlare di "deterritorializzazione" e di "sovra territorialità":
per numerose relazioni sociali infatti, luoghi, distanze e confini non giocano più
alcun ruolo.
Riguardo ai dibattiti sulla globalizzazione emergono due aspetti di comune
accordo:
- il concetto di globalismo, di Martin Albrow:
per Albrow il globalismo definisce un nuovo quadro di riferimento che distingue
il presente da tutta la storia passata; il globalismo è riflessivo,
vale a dire che per un numero sempre maggiore di persone la conoscenza di
queste connessioni planetarie costituisce il criterio di riferimento
del loro agire e pensare
- il concetto di società in rete, di Manuel Castells:
la globalizzazione è descritta come il sorgere di una società in rete; la
tecnologia informatica renderebbe per la prima volta possibile la creazione di
relazioni sociali indipendentemente dal fattore territorio. al posto
dell'oppressione e dello sfruttamento, del <sopra> e del <sotto> in termini
sociali, del <centro> e della <periferia> in termini geografici, nella società in
rete subentrerebbe il principio dell'appartenenza o
dell'esclusione dalla rete. La grande distinzione del nuovo mondo è quella che
passa tra chi è connesso e chi non è connesso alla rete.
Oltre a questi orientamenti vi sono anche approcci più sobri, nei quali la
globalizzazione viene interpretata come concetto di tipo descrittivo che
comprende una serie concreti di processi di trasformazione. Secondo David
Held la globalizzazione è il risultato di processi in atto già da lungo tempo e che
non procedono necessariamente secondo una linea di continuità.
Infine non mancano gli scettici della globalizzazione. Non vanno però confusi
con gli oppositori. questi ultimi condividono con gli avversari,
i sostenitori della globalizzazione, la convinzione di essere i testimoni di una
trasformazione radicale del mondo politico-sociale. Gli scettici invece
considerano questa un'esagerazione e talvolta anche tutto il parlare di

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globalizzazione come una copertura ideologica delle strategie americane di
controllo economico o come artificio propagandistico dell’élites economiche.

CAPITOLO 2: DIMENSIONI DELLA GLOBALIZZAZIONE

La prima impressione è che gli storici si siano occupati assai poco di


globalizzazione: solo in pochi libri appare questo termine.
È mai possibile che uno dei grandi processi di sviluppo della modernità si sia
potuto verificare di soppiatto e sia potuto passare inosservato? ovviamente no.
Situiamo il concetto di globalizzazione nella storia, analizzando ambiti che
possono essere utili anche per la storia della globalizzazione:
1. la storia dell'economia mondiale, ossia principalmente del commercio
internazionale
2. la ricerca sulle migrazioni, è interessata alle motivazioni e alle circostanze
dell'emigrazione
3. la storia delle relazioni internazionali, è stata finora soprattutto una storia o
delle relazioni bilaterali tra gli stati o degli sviluppi interni al sistema europeo
delle grandi potenze
4. la storia dell'imperialismo e del colonialismo, fonte particolarmente
importante per la globalizzazione.
Dai primi anni 90, parallelamente all'emergere del tema globalizzazione nelle
scienze sociali, si registra un forte interesse per la world history.
La storia globale è un tipo di interrogazione trasversale rispetto alle storie
nazionali e un tentativo di esaminare le relazioni tra i popoli, i paesi e le civiltà
non esclusivamente dai punti di vista della politica di potenza e dell'economia.

RETI E SPAZI D'INTERAZIONE


Paradossalmente, sembra essere più promettente cominciare lo studio delle
connessioni mondiali sul terreno dell'agire individuale piuttosto che
su quello del mondo inteso come un tutto. Le stesse comunità di villaggio
apparentemente isolate, sono in realtà integrate in connessioni interattive di
ampia portata attraverso legami culturali-religiosi, i flussi finanziari e i
rapporti matrimoniali.
Dal momento che affrontiamo i processi di globalizzazione a partire dalle
interazioni osservabili tra individui e gruppi, la rete sarà uno dei nostri concetti
fondamentali.
Jhon Burton giunse già all'inizio degli anni 70 a descrivere i rapporti sociali di
estensione mondiale utilizzando il <modello della tela di ragno>. Egli propose
di riportare su una carta geografica del mondo priva di confini politici tutte le
conversazioni telefoniche, i viaggi e i movimenti delle merci; l'immagine che ne
risultava assomigliava ai rilevamenti tratti dalle foto satellitari del globo
terrestre di notte, nelle quali non si vedono confini ma solo spazi di densi
insediamenti umani con elevato impiego di energia. solo in questo mondo
transazionale le interazioni si intensificano sino a diventare reti, strutture o
sistemi.

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Gli scambi sul globo non si distribuiscono in modo uniforme, ma sono già
delimitati dall'ambiente naturale; la storia della globalizzazione è in gran parte
la storia della nascita di tali spazi dagli scambi e dalle reti e quella della loro
connessione reciproca.
Con il concetto di globalizzazione l'attenzione non riguarda solo la creazione
delle reti modiali, ma si sposta piuttosto sulla storia dei rapporti mondiali, del
loro sorgere e della loro erosione, della loro intensità e dei loro effetti.

PERIODIZZAZIONI
Ossia la suddivisione dello sviluppo in fasi temporali. Poiché la globalizzazione
interessa diversi ambiti (economia, tecnica, organizzazione dello stato, cultura
ecc.) si intrecciano diverse periodizzazioni.
Nella storia antica ci sono stati inizi di globalizzazione, che però ad un certo
punto si sono sempre interrotti.
Per questo possiamo considerarli come la preistoria della globalizzazione.
Dal 1500 circa, le esplorazioni geografiche e i regolari rapporti commerciali,
pongono per la prima
volta in contatto diretto Europa, Africa, Asia e America; da questi contatti si
sarebbe sviluppata fino a metà 700 una stabile interdipendenza multilaterale.
Verso la metà del 700 esistevano reti transcontinentali stabili e ricche di
potenzialità. Tra il 1750 e il 1880 circa l'affermarsi
di rapporti economici mondiali intensi fino ad allora sconosciuti avviene grazie
alla rivoluzione industriale (produzione, trasporto, comunicazione). Dopo il
1880 si afferma una politicizzazione della globalizzazione: le società vogliono
gestire politicamente gli effetti prodotti dalle reti dell'economia mondiale. Ben
presto sorgono conflitti tra le potenze mondiali, che
preannunciano un'epoca di de-globalizzazione economica e nello stesso tempo
di crisi e guerre mondiali. A questa fase, dopo il 1945, segue lo sforzo
consapevole di costruire un ordine internazionale migliore. La nostra
ricostruzione di conclude con gli anni 70; ma una cosa dev'essere da subito
chiara: il crollo del blocco sovietico nel 1989-91 non fa sorgere all'improvviso
un mondo del tutto nuovo.

CAPITOLO 3: FINO AL 1750, COSTRUZIONE E CONSOLIDAMENTO DEI LEGAMI


MONDIALI

L'integrazione macrospaziale si verificò in forme diverse, tre delle quali sono di


particolare importanza:
1. aggregazione di unità politiche minori in un grande impero.
2. ecumene religiosa (comunità universale dei fedeli di una confessione
religiosa). il raggio di diffusione delle religioni era di norma molto
più ampio di quello di ogni gruppo politico-militare; cristianesimo, islam o
buddhismo non si facevano rinchiudere entro confini politici.
3. commercio a distanza. sulle vie commerciali che sorsero (es quella della seta
che univa la Cina al Mediterraneo) si muovevano uomini (spesso
anche schiavi), merci e monete, oggetti d'arte e idee.
Si potrebbe pensare in conclusione ad una quarta forma d'integrazione macro
spaziale: le migrazioni di grandi gruppi di persone, ossia le migrazioni dei
popoli.
i 5 fenomeni con conseguenza di portata mondiale:

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- 1498 il primo viaggio dal portogallo attraverso il Sudafrica verso l'india
compiuto da Vasco de Gama: era così aperta agli europei la porta verso l'asia
- un secondo importante fenomeno del 500 è la già citata formazione di un
impero all'interno dell'ecumene islamica e rapida diffusione delle
nuove tecniche di artiglieria: tutti gli imperi del 500 erano gunpowder empires
- espansione europea: mentre in asia gli europei si inserirono in reti di
commercio già esistenti, stando alle regole già esistenti, la loro espansione
nell'emisfero occidentale seguì uno schema diverso; scoperta dell'America nel
1492, in America la politica era "bianca": i coloni
europei portavano con sé i propri costumi e le proprie istituzioni, la propria
lingua e le proprie credenze, fondando cosi società neo europee.
- tra i motivi che facilitarono agli europei la sottomissione del continente
americano il più importante fu senz'altro le devastanti epidemie che
decimarono la popolazione autoctona. Tanto in Europa quanto in America la
flora e la fauna mutarono. Il vecchio mondo approfittò della
ricchezza delle specie che si trovavano in America, furono introdotte nuove
piante e nuove coltivazioni che migliorarono le condizioni di vita di molte
società: mais e patate in Europa, arachidi e cacao in asia e africa.
- invenzione della stampa. In Cina era già conosciuta da secoli la riproduzione
meccanica di testi per mezzo di tavolette di legno inchiostrate.
Nella civiltà europea la scoperta della stampa a caratteri mobili fece si che le
notizie riguardanti i paesi d'oltremare scoperti o colonizzati di recente
potessero essere rapidamente e diffusamente conosciute in Europa e
viceversa. Gli europei, la cui cultura si fondava sulla scrittura trassero un
importante vantaggio dalla tecnologia di Gutenberg.
questi fattori insieme hanno creato i presupposti per l'ampliamento degli spazi
d'interazione esistenti e per la creazione di nuovi.
Uno spazio d'interazione del tutto nuovo era l'atlantico, unico spazio di mare in
cui gli europei non incontravano concorrenti o nemici e da sempre facilmente
navigabile, quindi considerato un mare europeo.
Le migrazioni transoceaniche di schiavi crearono reti di ampiezza e intensità
nuove. Si trattava infatti del costante e regolare trasporto di una merce
costituita da masse di uomini; il commercio atlantico di schiavi produceva
effetti a catena che mettevano in relazione i villaggi angolani con le piantagioni
di zucchero brasiliane e queste a loro volta con le sale da tè europee. Esso era
affine ad altri sistemi mercantili.
La prima rete commerciale che trasformò davvero il mondo fu quella
dell'argento estratto dall'America spagnola.
L'argento finiva dapprima nelle casse spagnole, quindi in direzione di tutti
coloro, che intrattenevano rapporti commerciali con la spagna.

BUCHI NELLA RETE O DEFICIT DELLA GLOBALIZZAZIONE


Il mondo è cresciuto insieme nel suo complesso solo molto lentamente,
l'importanza del commercio a distanza, che oltrepassava i confini delle nazioni,
rimase scarsa se paragonata ai beni prodotti e consumati a livello locale e
regionale. Solo pochi paesi dovevano la propria ricchezza
al commercio a distanza ed erano davvero poche le economie che producevano
prevalentemente per l'esportazione.
Le crisi economiche non si propagavano di paese in paese e di continente in
continente: l'autarchia era una condizione naturale. Il mondo continuava ad
essere policentrico, l'Europa occidentale era diventata il punto di partenza di

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una profonda trasformazione del mondo atlantico, ma dal punto di vista
economico l'Europa non era ancora il modello incontrastato del pianeta. Nei
migliori dei casi l'Europa esportava i suoi modelli politici nei suoi possedimenti
coloniali.
Anche le relazioni di alto livello culturale erano poco sviluppate; quella europea
era l'unica civiltà da cui partivano viaggiatori diretti
in tutto il mondo ed essa accumulò un sapere imponente riguardante le lingue,
le religioni, i costumi e le costituzioni politiche degli altri popoli. Sul fronte
opposto invece, l'interesse per l'Europa rimase debole. Le conoscenze su
quest'ultima erano di molto inferiori rispetto
a quelle che l'Europa aveva sui paesi esterni; quindi di scambio culturale si può
parlare solo in un'accezione molto ristretta.
il sentimento di consapevolezza globale nella prima età moderna non esisteva
ancora; in quest'epoca però divenne possibile un'immagine globale del mondo.
Nacque tra gli intellettuali europei e rimase limitata alla cultura occidentale,
che per prima si familiarizzò con l'idea della forma sferica della terra.
Tra il 1519 e il 1522 la prima circumnavigazione del globo da parte di
Magellano dimostrò la sfericità della terra; persone colte d'Europa intorno al
1770 erano ottimamente informate su quasi tutte le parti del mondo.

CAPITOLO 4: 1750-1880, IMPERIALISMO, INDUSTRIALIZZAZIONE E LIBERO


COMMERCIO

Per la seconda metà del 700 gli storici parlano di una "doppia rivoluzione" che
avrebbe segnato l'ingresso nel mondo moderno: la rivoluzione industriale,
cominciata in Inghilterra a partire dal 1760 circa, e la rivoluzione francese del
1789.
Quali trasformazioni produsse nei rapporti economici di grandi spazi la
diffusione del modo di produzione industriale?
1. la rivoluzione industriale ebbe luogo in Inghilterra, un paese che aveva già
relazioni commerciali con l'estero e legami coloniali molto solidi
2. il settore guida della rivoluzione industriale era quello del cotone, si cercava
di fare concorrenza alla produzione indiana di tessuti per il mercato
inglese; sin dall'inizio questo settore si orientò al mercato mondiale, la sua
materia prima, il cotone, doveva essere totalmente importata e i prodotti
tessili, costituivano più del 70 % delle esportazioni inglesi.
3. alla rivoluzione industriale fecero seguito numerosi processi di
industrializzazione in ambito nazionale, regionale, transnazionale.
4. la diffusione del modo di produzione industriale non avvenne sotto forma di
imitazione del modello inglese, fu più un adattamento creativo.
5. il modo industriale di produzione con tutte le sue implicazioni si realizzò solo
lentamente.
per la globalizzazione fu rilevante la nuova produzione in massa di complessi
strumenti meccanici: armi, cannoni, navi a vapore e ferrovie.
L'industria si affermava dove c'erano un determinato numero di precondizioni
climatiche, tecnologie, politiche e sociali. Alcuni dei suoi prodotti si diffusero in
tutto il mondo e ciò fu possibile per i seguenti motivi:

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- efficienti reti di commercio esistevano già all'interno e tra molte economie
nazionali
- l'impiego della macchina a vapore ridusse i costi di trasporto
- in molti centri urbani del mondo sorse a poco a poco una domanda di beni di
lusso della civiltà occidentale.
L'industrializzazione della produzione di armi fu contraddittoria: da una parte
essa contribuiva ad aumentare in termini quantitativi la produzione e
agevolava l'accesso
alle armi leggere, dall'altra parte le produzioni di punta delle industrie belliche
diventavano sempre più proibitive.
Tra tutte le tecnologie dell'epoca il telegrafo produsse le conseguenze
globalizzanti più spettacolari: la velocità di trasmissione delle informazioni si
rendeva indipendente da quella del trasporto di merci e ciò accelerò
straordinariamente le operazioni compiute sui mercati delle merci e su quelli
finanziari; nello stesso tempo aumentò notevolmente anche il volume della
corrispondenza postale, grazie al trasporto tramite ferrovia.

I grandi progetti politici di metà 800, ossia il liberalismo con la sua dottrina del
libero scambio, e il marxismo, erano utopie di globalizzazione.
i liberoscambisti speravano che l'eliminazione di tutti gli ostacoli al commercio
avrebbe portato prosperità e pace all'intera umanità. Una parte
del programma liberoscambista fu realizzato quando nel 1846 con un atto
unilaterale l'Inghilterra abolì i dazi più importanti.
Altri stati ne seguirono l'esempio e intorno al 1870 tutta l'Europa a ovest
dell'impero zarista era diventata un'area di libero commercio.
Fu però difficile indurre i grandi imperi e gli stati extraeuropei a integrarsi nel
libero commercio mondiale.
Di fronte a casi di iniziali resistenze venne utilizzata la forza o si ricorse a
misure coercitive.
L'Europa e gli stati uniti ottennero scarso successo nella loro missione
civilizzatrice che aveva come obiettivo quello di esportare le istituzioni
occidentali nelle colonie e nei paesi assoggettati, ma formalmente
indipendenti.

Imperi:
Dominions FE 00 le cosiddette "colonie bianche" : Canada, Australia, Nuova
Zelanda.
in queste colonie non si verificò nessun caso di ribellione, tuttavia non ci si
conformava nemmeno alle regole imposte dai colonizzatori.
Alla fine dell'800 i Dominions del Canada e dell'Australia erano
sufficientemente indipendenti da introdurre loro stessi dazi protettivi all'interno
dell'impero.
Giappone FE 00 apertosi al mondo esterno solo nel 1853-54, intraprese la via di
una coerente autoriforma, nella quale elementi strutturali recepiti
dall'occidente furono coniugati in grande stile con le tradizioni autoctone.
Istituzioni fondamentali come la famiglia rimasero di
marca giapponese, ma istituzioni più ufficiali come l'esercito, la polizia,
l'università furono trasformate secondo modelli occidentali.

Stati nazionali:

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Regno Unito FE 00 potenza economicamente più dinamica, deteneva il predominio
sui mari e una capacità di intervento in tutto il mondo, oltre che le più lucrative
colonie, la classe politico letteraria che rappresentava la civiltà più progredita
e maggiormente degna di essere presa come
modello. Affermarsi dell'inglese come lingua universale, sostenuto in seguito
nel 900 anche dall'industria culturale e dai mass media
Francia FE 00 ricchezza culturale, Parigi è il prototipo di un modo raffinato di vivere
Stati Uniti FE 00 fino al 1865 la sua attrattività fu compromessa a causa della
schiavitù e delle guerre civili. Ottenne solo 900 il suo status di paese-idolo.

LA NASCITA DELL’ECONOMIA MONDIALE


Che cosa c'era di nuovo dell'800?
1. il volume del commercio mondiale aumentò tra il 1800 e il 1913 di 25 volte.
2. diretta esperienza della globalizzazione di coloro che si trasferirono in un
altro paese. le aree di emigrazione erano l'Europa meridionale,
sudorientale e orientale, mentre quelle di immigrazione erano Germania,
Francia e Svizzera.
La maggior parte degli immigrati non si trovava disorientata nel nuovo
ambiente.
Formavano delle comunità di arrivo (in casi estremi "china-towns"
autosufficienti) rafforzando cosi il carattere multietnico dei paesi che li
accoglievano. Le migrazioni del XIX secolo ricoprirono il globo con una rete di
rapporti transoceanici di parentela. Anche dal punto di vista economico i
migranti contribuivano all'integrazione globale.
3. Per la prima volta fu possibile inviare beni di massa a grande distanza.
4. l'esistenza di una stretta rete globale fu innegabile: la "grande depressione"
cominciata nel 1873 fece crollare i prezzi su tutti i mercati mondiali. Nel 1896 vi
fu la prima congiuntura globale favorevole ossia l'espansione della domanda.

CAPITOLO 5: CAPITALISMO MONDIALE E CRISI MONDIALI (1880-1945)

È diventato di luogo comune descrivere i decenni che precedettero lo scoppio


della prima guerra mondiale come un'epoca di estesa globalizzazione e far
seguire a questi decenni una fase di deglobalizzazione durata fino a dopo la
seconda guerra mondiale; questo non è del tutto vero in quanto vi era una
dimensione globale del conflitto e della cooperazione a partire da questo
periodo: non ci si poteva sottrarre né all'uno né all'altra.
Vi fu una diffusione della comunicazione e di conseguenza persino nelle zone
più arretrate diminuì la percentuale di analfabeti.
Alla vigilia della guerra ci si preoccupava che le reclute di tutte le parti
potessero leggere le istruzioni loro impartite e scrivere lettere dal fronte alle
famiglie.
L'effetto dell'espansione della comunicazione fu che la professione e il tipo
sociale del giornalista incontrarono una diffusione universale.
Si manifestò una profonda trasformazione nelle dimensioni della vita e del
pensiero, soprattutto per quanto riguarda l'esperienza dello spazio e del tempo
(orologi da tasca poco costosi divennero uno strumento molto popolare).
"La crisi del legno" è un primo esempio delle preoccupazioni per l'esauribilità
delle risorse naturali.
La superabilità dello spazio divenne un'esperienza sempre più diffusa: viaggi
transcontinentali sulle navi a vapore, nuovi mezzi di locomozione anche più

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piccoli come le biciclette, tram, autobus e automobili. In questo periodo finì
anche l'epoca delle scoperte geografiche europee.
Questo dominio sullo spazio e sulla distanza globale ebbe delle ripercussioni sul
modo di pensare e di sentire dell'epoca.
Tanto più lo spazio appariva facilmente superabile, quanto più ampio era anche
l'orizzonte in cui si andava alla ricerca di possibili nemici e concorrenti.
Un altro impulso di connessione interplanetaria antecedente alla prima guerra
mondiale, fu quello economico:
- i flussi intercontinentali di forza lavoro, di capitali e di merci erano in
connessione reciproca e si condizionavano l'un l'altro.
- tra il 1870 e il 1914 reti commerciali solo debolmente connesse tra di loro, il
cui centro risiedeva per lo più a Londra, si svilupparono sino a diventare un
sistema chiuso.
- la connessione dell'economia mondiale poteva funzionare solo grazie a
un'infrastruttura perfezionata; le infrastrutture dei trasporti e delle
comunicazioni erano finanziate da privati in misura molto maggiore di quanto
oggi si possa immaginare.
Sia nelle colonie europee sia negli stati politicamente indipendenti dell'America
latina sorsero delle Enclaves separate dall'economia locale e orientate al
mercato mondiale.

La globalizzazione avveniva parallelamente e simultaneamente alla costruzione


delle nazioni.
In che modo i due processi si sono condizionati a vicenda?
Importanti sono le reazioni politiche alle conseguenze di integrazione
dell'economia mondiale FE 00protezionismo e limitazioni all'immigrazione (che
provenivano dagli sconfitti della globalizzazione: agricoltori locali che vedevano
minacciato il loro lavoro dalle importazioni).
gli ultimi decenni del XIX secolo (1789-1914) non furono solo un'età di
globalizzazione, ma anche un’epoca di territorializzazione, ossia di sforzi per
connettere i rapporti sociali a spazi
politico-territoriali ben delimitati: l'integrazione dell'economia mondiale doveva
andare
a vantaggio del potere dello stato.

Il ragionare secondo le categorie della competizione internazionale, anche tra


stati, economie o culture, era un segno dell'età di passaggio tra otto e
novecento. I grandi stati avevano la capacità di affermare la propria potenza
nel mondo; l'alternativa era quindi politica mondiale
o tramonto. Il dominio sullo spazio implicava anche il suo rimpicciolimento, tra
il 1870 e il 1913 il tasso medio di crescita annua della popolazione
mondiale raddoppiò.
La crescente concorrenza mondiale condusse ad una competizione per la
spartizione delle aree ancora da colonizzare, i movimenti di espansione
avevano nei singoli casi cause molto diverse. Erano di rado motivati
dall'effettivo potenziale economico di una zona specifica, questo perché la
maggior parte dei territori economicamente interessanti era già stata
occupata.
La spartizione di interi continenti senza la collaborazione di coloro che vi erano
coinvolti rimase un'eccezione: essa avvenne nel 1884 alla conferenza di Berlino

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sull'africa. Si trattò di una spartizione realizzata sulla carta geografica, cui solo
successivamente sarebbe seguita
l'effettiva occupazione.
Si assiste all'emergere di nuovi centri di potere--> stati uniti, Giappone e
Russia.
La crescita della potenza navale tedesca, avvertita come sempre più
minacciosa, spinse la Gran Bretagna a cercare un'intesa con gli stati uniti, la
Francia e la Russia, rinunciando cosi alle proprie rivendicazioni territoriali. Sorse
così per la prima volta un sistema globale di alleanze
che, insieme alla territorializzazione e alla spartizione coloniale del mondo,
rappresenta un ulteriore esempio di dialettica tra globalizzazione e
frammentazione.
Sarebbe banale interpretare la guerra mondiale come conseguenza diretta
delle spinte alla globalizzazione che l'hanno preceduta.
Furono le crisi interne a regioni europee ancora poco integrate a livello globale
a condurre alla prima guerra mondiale.
Da un lato la prima guerra mondiale rappresentò una fase di aumento delle
interazioni, dall'altro furono spezzati numerosi legami che duravano da molto
tempo, senza che al loro posto subentrassero strutture stabili. La prima guerra
mondiale fu inizialmente europea, poi presto condotta su scala globale e con
risorse globali.

1918-45: crisi e conflitti globali

La prima guerra mondiale segnò la fine del potere mondiale dell'Europa,


nessuno rimase immune dalle sue conseguenze e il non riuscire a farvi fronte
condusse ad una nuova guerra mondiale. Nel 1919 vi è la Conferenza di pace di
Versailles, dove viene fondata la Società delle Nazioni,
la prima organizzazione politica di riferimento per il mondo degli stati: il
programma fondamentale era l'idea di sicurezza collettiva e di risoluzione
pacifica dei conflitti. Nel 1921-22 con la conferenza di Washington si raggiunse
il primo accordo globale sul controllo degli armamenti: tutte le più importanti
potenze si accordarono sui limiti da porre allo sviluppo delle proprie forze
navali.
In questo clima si formarono due esperimenti politici che potevano fungere da
possibili modelli: leninismo e fascismo.
Leninismo FE 00 dopo la rivoluzione russa del 1917 poteva contare su una concreta
base di potere, sotto Stalin, l'URSS, passò dall'idea di esportare la rivoluzione
all'edificazione del socialismo in un solo paese.
Fascismo FE 00 non disponeva di un programma globale, si riscontravano tendenze
autarchiche nazionali, militarismo, statalismo ed esaltazione della tecnologia. Il
fascismo voleva avere il successo nella lotta tra le varie potenze, in questo
senso costituiva una radicalizzazione
dell'imperialismo.

Dopo la fine della guerra ci si impegnò nella ricostruzione dell'economia


mondiale della Belle Epoque precedente al 1914, ma vi erano diversi problemi
strutturali da risolvere:
1. tutti gli stati che avevano preso parte alla guerra erano indebitati a causa
delle spese, dei costi per la ricostruzione o nel caso della Germania, per le

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riparazioni di guerra. Gli stati uniti invece, con la guerra erano diventati il più
grande stato creditore e il più grande
esportatore di capitali, beni industriali e prodotti agricoli.
2. il commercio internazionale cresceva con un ritmo decisamente inferiore
rispetto a quello della crescita della produzione
3. durante la guerra i governi dei paesi belligeranti avevano assunto di fatto il
controllo della produzione, dei prezzi e della moneta.
lo stato era il diretto responsabile
4. il Gold standard, simbolo dell'economia dell’800. durante la guerra
l'ancoraggio all'oro era stato abolito. Gli Stati Uniti disponevano di sufficienti
riserve, ma il commercio mondiale e i guadagni monetari rimanevano deboli, il
Gold Standard operò come meccanismo di crisi.

Il fatto che il crollo della borsa di New York nel 1929 abbia rapidamente
provocato una crisi economica internazionale di proporzioni inaudite dimostra
che i mercati delle merci e dei capitali erano integrati in un sistema globale.
I tentativi di trovare una soluzione sul piano internazionale fallirono, quindi
entrò in atto il "regionalismo" dell'economia internazionale.
Fu adottato in Germania e Giappone negli anni 30 e primi anni 40 e mirava allo
svincolamento dall'economia e dalla politica internazionale.
E 0 seconda guerra mondiale.
F0

Gli USA erano coinvolti in posizione determinante sia a est che a ovest, un
duplice ruolo che li predestinava a diventare una potenza mondiale decisiva nel
dopoguerra.

IL SECOLO AMERICANO
Nel 1919 gli USA raggiungono una posizione di rilievo in economia e politica
internazionali grazie al loro rapido sviluppo economico e all'auto-
depotenziamento dell'Europa. Gli stati uniti esercitarono una grande influenza
durante "l'età dell'oro" (anni Venti) prima della crisi economica, non solo grazie
all'esportazione di capitale ma anche come modello sociale e culturale.
America come immagine del proprio futuro.
Vi fu l'esportazione dell'industria dell'intrattenimento: cinema, jazz americano.
La seconda guerra mondiale fece degli USA il punto di partenza delle tendenze
alla globalizzazione economica, politica e culturale del dopoguerra.
Ciò si verificò in tre campi:
1- dal loro ingresso in guerra nel 41 gli usa si autointerpretarono sotto franklin
D. Roosevelt come una potenza mondiale che per un interesse nazionale era
chiamata a co determinare l'ordine mondiale
2- solo il programma degli Alleati si pose come obiettivo l'istituzionalizzazione
delle interazioni globali tramite un rinnovamento complessivo della società,
dell'economia e delle relazioni internazionali.
3- potenziale produttivo dell'industria americana, che fornì le attrezzature
militari e di trasporto a tutte le forze alleate.

CAPITOLO 6: DAL 1945 ALLA META' DEGLI ANNI SETTANTA: LA


GLOBALIZZAZIONE DIMEZZATA

il secondo dopoguerra fu molto diverso dal primo; esso produsse le più


profonde trasformazioni nell'economia, nella società e nella cultura

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mai verificatesi in un arco di tempo di pochi decenni. La più importante
struttura politica del dopoguerra fu la divisione del mondo in due blocchi
contrapposti dal punto di vista ideologico e della politica di potenza. Con la
sconfitta di Germania e Giappone, Gli usa e l’URSS
avevano conseguito un grande vantaggio in termini di potere rispetto a tutti gli
altri stati. Negli anni 1945-50 si formò un assetto geopolitico bipolare: l'Europa
fu divisa dalla "cortina di ferro" mentre in Cina si affermavano i comunisti di
Mao Zedong. Entrambe le superpotenze si
erano dotate di armi nucleari, il terrore era globale: i suoi strumenti erano i
missili intercontinentali, il controllo dello spazio aereo per mezzo di radar e
satelliti e, sotto la superficie dell'acqua, i sottomarini dotati di testate nucleari
che facevano il giro del globo.
Verso la fine degli anni 60 il governo statunitense adottò un multilateralismo
ispirato al sistema delle potenze dell'800 e si attivò per trovare nella Cina un
contrappeso all'unione sovietica; Cina e Jugoslavia rinunciarono all'alleanza con
l’unione sovietica, mantenendosi però fedeli al
comunismo. Gli Stati Uniti perseguivano il triplice obiettivo del contenimento
del comunismo, della difesa e istituzionalizzazione di un'economia mondiale
aperta e capitalistica e della pacificazione dell'Europa occidentale (ossia
integrazione della Germania occidentale). L'unico mezzo ipotizzabile per
conseguire questi obiettivi era il coordinamento tra gli stati nazionali
economicamente avanzati e politicamente stabili.
Si crearono la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA 1952) e la
Comunità economica europea (CEE 1957).
Lo stato nazionale divenne luogo di mediazione tra le esigenze di stabilità
interna delle singole società e le alleanze internazionali, inoltre si fondava su
un ampio consenso riguardo a 2 punti:
- la dottrina pura del liberismo economico uscì screditata dalla crisi economica
e le ambizioni del nazionalismo tramontarono con la seconda guerra mondiale
- l'occidente doveva mantenersi compatto per fronteggiare la minaccia
dell'impero sovietico.
Lo stato nazionale era anche uno stato post imperiale FE 00 gli imperi coloniali non
durarono a lungo una volta finita la guerra, gli USA appoggiarono la
decolonizzazione e assicuravano il loro sostegno economico ai nuovi stati che
sceglievano di stare dalla loro parte.
Nacquero quindi nuovi stati nazionali, di cui la maggior parte però non erano in
possesso dei requisiti necessari per poter assolvere al compito di stati nazionali
sovrani; questi nuovi stati avevano una serie di propositi comuni, come il
superamento del sottosviluppo e contrastare la
propria inclusione in uno dei due blocchi della scena mondiale.
1946 San Francisco FE 00 fondazione dell'ONU
Questi nuovi stati nazionali riuscirono a sottoporsi all'attenzione dell'opinione
pubblica mondiale e
L'ONU istituzionalizzò principi come quelli dell'autodeterminazione e della
sovranità dei popoli e idee come quelle degli inalienabili diritti fondamentali e
dei diritti umani.

Dal 1948 al 58 l'economia mondiale crebbe rapidamente e il commercio


mondiale cresceva più rapidamente della produzione. Il <grande boom>
economico rappresentava anche un impulso alla globalizzazione, poiché
intensificava i movimenti intercontinentali di capitali, di merci e di

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persone ed era strettamente collegato ai processi di istituzionalizzazione
dell'economia mondiale.
Conferenza di Bretton Woods FE 00 1944 fornire una cornice giuridico-istituzionale
alla libera economia mondiale al fine di impedire che i problemi economici
venissero affrontati unilateralmente tramite l'imposizione di limitazioni agli
scambi di merci e capitali.
Per la cooperazione internazionale in ambito politico-economico furono create
istituzioni come:
1. Banca mondiale, erogazione di crediti per la ricostruzione e la
modernizzazione economica
2. Il fondo monetario internazionale (FMI), creazione di un regime di cambi fissi,
aiuto agli stati membri a risolvere problemi nel loro bilancio
pagamenti
3. Il Gatt (general agreement on tariffs and trade), sede in cui negoziare la
generalizzata riduzione dei dazi.

Principi fondamentali di Bretton Woods:


-regime fisso dei cambi
-libero scambio delle merci
-libertà nazionale di intraprendere iniziative in materia politica economica

1947 gli Stati Uniti attuarono il piano Marshall FE 00 piano di aiuti per gli europei,
finanziamento e ricostruzione degli stati europei (soprattutto la Germania),
sostegno dei consumi e cooperazione fra gli stati.
La semplice ricostruzione si era ben presto trasformata in una crescita
economica senza precedenti e aveva contribuito a legittimare l'ordine
economico internazionale.
Navigazione, commercio, telecomunicazioni, traffico aereo e attività delle
multinazionali hanno creato reti globali che hanno superato il mondo di Bretton
Woods, inglobando il terzo mondo e l'area di influenza sovietica, non però la
Cina che seguiva un corso di rigida autarchia economica,
politica e culturale. Completamente integrati nell'economia mondiale erano
soprattutto gli stati produttori di petrolio del Vicino e Medio Oriente.
Al di fuori del mondo occidentale risultò invece predominante una politica
economica orientata al modello dell'Unione sovietica tra le due guerre, ossia al
modello della rapida industrializzazione sotto una direzione economica
centralizzata e di un rapporto solo selettivo con l'economia
mondiale. Anche gli stati del Terzo mondo perseguirono nella maggioranza una
strategia di industrializzazione basata sull'esclusione da
un'economia mondiale, ritenuta responsabile del sottosviluppo. Il mercato
mondiale era ai loro occhi sinonimo di oscillazione imprevedibile della
domanda, di concorrenza soffocante e di dipendenza economica.

Globalizzazione socioculturale?

anni 50 FE 00 in Europa si diffuse l'immagine di un mondo integrato e uniformato


dal processo di modernizzazione.
Nelle società sviluppate la crescita economica, la burocratizzazione e
un'organizzazione sempre più complessa sembravano essere tendenze che si
realizzavano indipendentemente

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dalle visioni del mondo e dai concerti sistemi sociali; per questo motivo si parla
di "fine delle ideologie".
L'ampliarsi della società dei consumi negli anni 50 è stata vista come
"americanizzazione" culturale, e di fatto il benessere significava in primo luogo
la possibilità di
acquistare beni di consumo già diffusi negli USA come automobile, frigorifero o
tv.

Anni 60 FE 00 l'omogeneizzazione globale degli stili di consumo e dei riferimenti


culturali orientati agli standard della civiltà industriale avanzò rapidamente. In
questi anni si poté assistere a diversi fenomeni: aumento della frequenza di
incontri tra persone di diversi continenti,
impiego della forza lavoro straniera, ritorno alla madrepatria da parte delle
popolazioni delle colonie, mutamento delle città in vere e proprie metropoli
multiculturali, vacanze di massa e sviluppo del turismo a livello globale.
La modernità globale non fu esente da contraddizioni:
movimenti di protesta del '68 FE 00reazione all'omologazione del mondo
all'insegna del consumo e della ricchezza realizzata sempre più spesso con i
mezzi della repressione statale.
Guerra del Vietnam (dal 1965 impiego delle truppe americane) FE 00contribuì a
unificare le proteste diffuse e localizzate ed a mettere in contatto

i movimenti:
1. identificazione di un nemico comune impersonato dall' <imperialismo e dal
capitalismo americani>, ma anche nuovi modelli: rivoluzione culturale di Mao
e l'attivismo rivoluzionari di Che Guevara erano ideali alternativi che
sembravano poter funzionare
2. la guerra dei Vietnam arrivò al pubblico di tutto il mondo attraverso i
numerosi servizi televisivi. diversamente dalle guerre del passato era
una guerra visibile
3. in questi anni anche il campo musicale venne utilizzato come forma di
protesta; (musica pop come forma di espressione globale e punto di riferimento
per la protesta contro la società)
Inoltre, per la prima volta, vennero affrontati i temi riguardanti il pianeta: come
l'umanità può influire sul pianeta come spazio vitale divenne una questione di
rilevanza politica. La crescita economica ed esplosione demografica hanno per
la prima volta determinato una modificazione
del pianeta ad opera dell'uomo percepibile a livello globale. Si cominciò a
discutere del clima come problema globale solo negli anni 70 del 900.
Si affrontarono anche temi come l'esauribilità delle risorse.
Tra le possibili conseguenze globali del comportamento umano non rientrava
più solo l'annientamento istantaneo del pianeta con una guerra nucleare, ma
anche la sua lenta distruzione attraverso lo sfruttamento incontrollato delle sue
risorse e l'inquinamento dell'atmosfera.

CONCLUSIONI
Gli assetti complessivi dell'era postbellica descritti precedentemente si
trasformarono a partire dalla fine degli anni Sessanta. Con questa
trasformazione cominciò la recente, o per molti la vera e propria,
globalizzazione.
in una prospettiva di storia contemporanea vanno sottolineati sei punti:

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1 Il più importante processo della politica internazionale dagli anni 60 fu il
crollo dell'URSS e del blocco sovietico; con esso affondò anche il sistema
internazionale <bipolare>.
Alla fine del 900 emersero numerose "questioni globali" come i diritti
umani, il clima, il
libero commercio che hanno acquisito rilevanza e sono state discusse
all'interno di organizzazioni globali.
Aumentano anche gli attori non statali della politica internazionale, fra i
quali rientrano sia le reti internazionali della mafia e del terrorismo sia
organizzazioni come Greenpeace e Amnesty International.
2 La crisi dello stato sociale (stato interventista) iniziò alla fine degli anni
70. Questa crisi viene spesso vista come conseguenza della
globalizzazione, ma essa è stata anche una causa importante di un nuovo
impulso alla globalizzazione. Infatti si crearono i presupposti
fondamentali per una globalizzazione economica spontanea, vale a dire
per la creazione di spazi d'interazione globali sottoposti a debole
regolamentazione statale.
3 alla liberalizzazione degli scambi internazionali fecero seguito
un'estensione e un'intensificazione delle relazioni commerciali e
finanziarie internazionali. Vi furono però due mutamenti qualitativi: le
multinazionali si trasformarono in imprese transnazionali, esse
rappresentano una forma gerarchica (quindi non puramente reticolate
secondo le esigenze di mercato) di organizzazione; l'evoluzione dei paesi
di recente industrializzazione (soprattutto le <tigri asiatiche>) a
economie industriali di medio livello tecnologico.
4 i progressi delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione sono
stati le condizioni decisive per la crescita dei mercati finanziari globali e
per il decollo delle <tigri asiatiche>, le quali producono gran parte della
componentistica dei computer.

Tuttavia la messa in rete elettronica del mondo non si è comunque diffusa


capillarmente, ma ha fatto sorgere un nuovo "dislivello globale" tra coloro che
sono connessi alla rete e coloro che non lo sono
5 I media elettronici producono la popolarizzazione e accentuano la
riflessività del globale: beni e modelli culturali di altri continenti sono ora
disponibili ovunque. Dappertutto nel mondo la logica della valorizzazione
commerciale delle imprese transnazionali esige tuttavia di tenere conto
delle specificità locali del mercato
6 L'infittirsi delle reti internazionali facilita non solo i movimenti legali, ma
anche quelli illegali, come il traffico di droga, il riciclaggio di denaro
sporco, il contrabbando o addirittura il commercio di esseri umani.

La sensazione diffusa a livello mondiale di vivere nell'<epoca della


globalizzazione> ha validi fondamenti; ma si tratta davvero di una nuova
epoca, diversa da tutte quelle precedenti?
L'impulso alla globalizzazione realizzatosi negli anni 80 e 90 del Novecento si
verificò in un mondo per il quale il globalismo non era già più da molto tempo
qualcosa di speciale. La nostra tesi non è che sia possibile un confronto diretto
tra le condizioni attuali e quelle del
XVII o XVIII secolo, ma che i modelli che sono da intendersi come caratteristici
per l'attuale epoca del globalismo erano già disponibili in

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tempi passati.
Anche la globalizzazione, come la modernizzazione, non è facilmente
graduabile e quantificabile: esse sono strettamente connesse. Scambi a
distanza strutturati esistevano già in epoca premoderna, ma solo con la
modernità (le cui parole chiave sarebbero: razionalità, organizzazione,
industria e tecnologia della comunicazione) si rese possibile la creazione di
rapporti di estensione e intensità inedite.
Il termine globalizzazione ha senso come concetto complessivo per strutture e
per interazioni di portata planetaria concretamente descrivibili.
Proprio nel caso di un concetto così ampio bisogna tenere presente che anche i
grandi macro processi sono sempre il risultato dell'agire individuale collettivo. I
legami globali sono costruiti, mantenuti, trasformati e distrutti dagli stati, dalle
imprese, dai gruppi e dagli individui:
dietro la globalizzazione si trovano attori globali con differenti visioni e
strategie.
Globalizzazione si inserisce nel repertorio concettuale dell'analisi storica
accanto a industrializzazione, urbanizzazione, o democratizzazione.
Il che non esclude la globalizzazione come concetto della lotta politica; come
capitalismo e imperialismo, anche globalizzazione conserverà il suo potenziale
polemico.

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