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Introduzione alla sociolinguistica dell'italiano

Generalmente siamo abituati a valutare un testo in base a regole grammaticali sistemiche, in realtà un
testo può essere giusto o sbagliato anche per altri motivi.
Quando si scrive, non è possibile compiere le stesse scelte di quando ci si esprime oralmente, si devono
utilizzare un registro e stile più elevati di quelli usati nell'oralità.
»Riferimento a regole diverse
La lingua non è un monolite priva di variazioni interne.

La competenza linguistica prevede la capacità di selezionare tra tutto il repertorio delle risorse disponibili le
risorse adatte a un determinato contesto.
L'insieme dei fattori che hanno influenza sullo scambio linguistico può essere definito contesto situazionale:
elaboratone gli anni Trenta, ci si è accorti che se si scrivevano solo parole proferite dagli indigeni, si
dovevano aggiungere informazioni extralinguistiche affinché la comunicazione fosse capibile a tutti. Il
contesto situazionale è, dunque, l'insieme dei fattori che permette la piena comprensione di un discorso.
Messaggio → contenuti
Codice → lingua naturale, ma anche un altro tipo di trasmissione del messaggio (es.: codice morse)
Canale → mezzo su cui viaggia il messaggio (tipicamente oralità e scrittura)
Rumore → elementi di disturbo all'enunciazione

M.A.K. Halliday
Ha costruito un modello che fornisce informazioni sulla situazionalità. Tale modello è basato su tre livelli:
- Field: che cosa?
- Tenor: chi?
- Mode: come?
É solo tenendo conto di questi fattori che è possibile avere un'idea di cosa sia la competenza comunicativa.
Se prendiamo due frasi che hanno lo stesso significato, ma che lo esprimono in maniera diversa, è possibile
dedurre che il secondo esempio è la frase più corretta che si rifà a una situazione concreta (il primo
esempio è più formale, ma non sarebbe adatta al contesto in questione)

In Italia e nell'Europa continentale, per quanto riguarda la situazione della lingua nella sociolinguistica, si è
sviluppato un modello (Coseriu), che consiste in un sistema di prefissoidi di tipo classico (greco) per tener
conto degli elementi che cambiano nella lingua. Questo modello segue cinque criteri:
- Diacronia → tempo
- Diatopia → spazio, che osserva il cambiamento geografico della lingua (per l'italiano medio il napoletano è
meno comprensibile dello spagnolo)
- Diafasia → è pluridimensionale, include sia i registri linguistici [rapporto mittente/ricevente, è un rapporto
di vicinanza (il registro si abbassa) e distanza (il registro si alza)], sia l'attività sociale intesa come argomento
(es.: se si parla di medicina, si useranno termini di tipo medico)
- Diamesia → variazione determinata dal mezzo di espressione, cioè il canale (scritto/parlato).
[Quando scrivo un messaaggio whatsapp, per esempio, scrivo in modo molto simile a come parlo ≠ in una
relazione di lavoro, invece il modo di scrivere rispecchia di più la scrittura]
- Diastratia → fattori sociali [livello di scolarizzazione, genere (le donne parlano in modo diverso dagli
uomini → differenze biologiche e culturali), età]

{Es.: diacronia → noi abbiamo difficoltà a capire un testo del Seicento, ma fondamentalmente riusciamo a
comprenderne il contenuto/oggi non mi rivolgo a nessuno chiamandolo "mio signore illustrissimo", a meno
che non lo voglio prendere in giro, "guardando nella faccia" viene reso con "guardandolo in faccia" oggi,
"assai" è una parola ricercata, vi era la presenza di latinismi che oggi è calata drasticamente}

La sociolinguistica contemporanea dell'italiano - Berruto


Berruto rappresenta con uno schema il repertorio dell'italiano a metà degli anni Ottanta.
Tre assi: altezza/larghezza/profondità, che individuano diastratia (↑alta competenza linguistica/↓scarsa
competenza linguistica)/ diamesia (←scritto/parlato→)/ diafasia (↗registri elevati/↘registri più bassi).

Il neostandard (etichetta non apprezzata da Berruto) non è un modello di riferimento, ma di


comportamento;. Questa etichetta è stata soppiantata da un'altra da Sabatini per indicare la stessa cosa,
che parla dell'italiano dell'uso medio. Questa nuova varietà dell'italiano è derivata dall'italiano letterario,
ma si abbassa, avvicinandosi al parlato → minore competenza, minor livello di scolarizzazione. Ciò significa
che negli anni Ottanta esiste questo nuovo italiano che non corrisponde a quello finora utilizzato e
insegnato a scuola, ma si differenzia per alcune caratteristiche, frequentemente utilizzate anche nell'oralità.
Berruto individua altre varietà: l'italiano burocratico, tecnico-scientifico nella parte alta dello schema (si
distinguono dall'italiano dell'uso medio per essere scritte), mentre nella parte bassa dello schema si hanno
l'italiano colloquiale, gergale (caratterizzato da tratti non accettati dall'italiano standard).

Bilinguismo, diglossia, dilalia


Bilinguismo: la presenza di più di una lingua presso un singolo o una comunità; raramente, però, le due
lingue possono essere scambiate senza nessuna differenza.
Diglossia: specifica forma di bilinguismo in cui le due lingue disponibili sono in un rapporto gerarchico e
complementare: una considerata varietà alta (standardizzata, insegnata a scuola, usata in comunità, nella
varietà scritta, nei mezzi di comunicazione di massa) e l'altra varietà bassa (acquisita spontaneamente
come lingua prima e utilizzata nella conversazione ordinaria e in tutti i contesti informali); le due lingue non
si sovrappongono funzionalmente. (es.: nella Svizzera tedesca abbiamo l'Hochdeutsch e lo svizzero tedesco,
utilizzato nella comunicazione di tutti i giorni)
Dilalia: bilinguismo endogeno a bassa distanza strutturale; vi è sovrapposizione funzionale tra le varietà nei
domini d'uso informali e nella socializzazione primaria. L'italiano resta l'unica possibile nei domini
funzionalmente alti (in un certo senso si può dire che l'italiano sia sceso erodendo mano a mano lo spazio
del dialetto e sovrapponendosi ad esso). Non c'è la netta suddivisione che si ha nella diglossia (non è
possibile usare il dialetto in contesti formali, ma posso usare l'italiano in contesti informali).
{Dialetto: varietà bassa, considerata degli incolti → chi non ha studiato si esprime con il dialetto}

Italianizzazione della popolazione


Inizialmente gli italiani che parlavano italiano erano pochissimi (competenza parziale/passiva). Anche dopo
la Seconda Guerra Mondiale, il dialetto era la lingua più utilizzata (questo accade fino al 1974).

Coesistenza italiano/dialetto
Questa situazione viene spesso considerata dai linguisti con grande attenzione.
Cortelazzo è uno dei principali fautori del recupero dei dialetti, tuttora molto vivi all'interno della comunità
italiana [Il GRADIT ha registrato 3648 parole dialettali tra il 1861 e il 2000].
Secondo molti linguisti, ormai gli italiani sono parlanti nativi di italiano regionale. É possibile avere varie
combinazioni (italiano dialettizzato, dialetto italianizzato...).
Berruto nota anche fenomeni di code switching e code mixing (l'insieme di frasi/singole parole, soprattutto
a fine umoristico, all'interno di un testo italiano.

La rivincita del dialetto: dati ISTAT


Fino agli anni Ottanta il dialetto subisce un lento declino, si tende a usare l'italiano in tutti i contesti (questo
avviene fino a un certo momento).
Quando gli italiani prendono consapevolezza di essere bilingui, il code mixing cresce (recupero dialetti).

Differenze dialetto/italiano:
- Giovani vs. Anziani
- Uomini vs. Donne (più attente degli uomini)
- Territoriali (anche dimensioni del centro urbano)
- Titolo di studio (diastratia)

{Il 48%edgli italiani conosce il dialetto: è in grado di capirlo e almeno la meta degli italiani è in grado di
utilizzarlo}

{Tra l'italiano dell'uso medio e il parlato abbiamo in comune le dislocazioni.


Nelle varietà alte si tende a nominalizzare.
Sesso ≠ Genere: il sesso è una questione biologica (es.: le donne hanno un tono di voce più altro degli
uomini), il genere è una questione sociale (es.: le donne dicono meno parolacce degli uomini); noi ci
aspettiamo determinate scelte linguistiche in base a sesso e preferenze sessuali (es.: di una donna
autoritaria, polso si dice che "ha le palle" → è di sesso femminile, ma di genere è maschile, poiché si
comporta come un uomo)}

Dialetti
Si sono trovati a dover affrontare la forte concorrenza della lingua nazionale. Gli italiani, recentemente,
hanno accettato l'idea di essere bilingui, cioé è possibile sapere l'italiano senza necessariamente dover
abbandonare il dialetto.
Berruto crea anche uno schema orale che comprende la diatopia, dimensione imprescindibile, perché
nessuno di noi parla l'italiano scevro dai tratti regionali.
→ Con il tempo c'è stata una differenziazione in diastratia (invecchiando si cambia il modo di parlare).
→ Diafasia: più si diventa competenti in diastratia, più lo si diventa in diafasia ( si impara che quando ci si
rivolge a un istituzione si deve usare un determinato tipo di italiano, quando sono con amici familiari un
altro tipo di italiano).
→ Diamesia: altra dimensione imprescindibile (si sa che quando si parla bisogna usare un italiano diverso
da quando si scrive) {per gli interpreti è più facile interpretare un testo spontaneo, improvvisato}.
Esempi:
- Rirprovevole → diamesicamente neutrale, è elegante, ma non eccessivamente, anche se è ovvio che
bisogna avere una certa competenza linguistica per conoscere questa parola (usato in contesti di media
formalità, sia scritto che parlato); non è marcata neppure in diatopia (attenzione alla pronuncia).
- praticamente io sto a cercà 'na sfitinzia → marcato in diafasia (usato in contesti familiari, amichevoli),
marcato in diastratia (bisogna conoscere l'italiano, ma non bisogna avere competenze specifiche), marcato
in diatopia (al nord non sanno cos'è una sfitinzia), marcato in diacronia (ormai è un termine vecchio).
Il repertorio degli italiani/dell'italiano
Il repertorio dell'italiano è il repertorio della lingua italiana, ovvero l'insieme delle risorse che i parlanti della
lingua italiana hanno in loro possesso (gli schemi di Berruto riguardano solo la lingua italiana, non includono
i dialetti = altre lingue) e comprende:
- l'italiano medio (neostandard) o dell'uso comune colto;
- l'italiano popolare/regionale(es.: Ho visto a Mario/Eri mai a Londra?);
- il dialetto italianizzato (varietà alta, usata nei grandi centri urbani, dove c'è un grande afflusso di persone
da vari luoghi. Il lessico e i concetti sono espressi in parole italiane che vengono dialettizzate → es.:
"pinzioni" per "pensioni");
- il dialetto locale rustico (varietà bassa).
» Quello che è comune a tutte le varietà è definito "nucleo comune": c'è una lingua comune che lega gli
italiani, che esclude le varietà locali.
Il repertorio degli italiani è l'insieme delle risorse che possiedono gli italiani, ma include anche i vari dialetti.

Italiano contemporaneo
Cambiamenti negli anni Ottanta e nel 2010 (schema di Antonelli).
Aspetti generali:
La distanza tra le varietà è diminuita....
Il registro si è abbassato, stiamo perdendo l'abitudine ai registri alti, in quanto molti concetti espressi con
una formalità elevata vengono espressi in inglese (abbassamento della formalità).
É stato ormai appurato che non esiste l'italiano standard. É scomparso, inoltre, l'italiano letterario (quando
gli studenti devono scrivere, prendono a modello la formalità medio-alta dell'italiano giornalistico, non c'è
più nessun riferimento all'italiano letterario → Eccezione: gli insegnamenti scolastici sono ancora basati
sull'italiano letterario che, però, non esiste più). É scomparso anche l'italiano burocratico (Antonelli fa un
errore) e si sovrappone un po' all'italiano aulico formale, che è veramente scomparso. Secondo Antonelli,
l'italiano burocratico sarebbe sostituito da quello aziendale, l'italiano delle grandi attività economiche,
pieno di anglicismi.
Nasce una nuova varietà: l'italiano digitato, che Antonelli colloca nella categoria dell'italiano parlato. É
l'italiano dei mezzi di comunicazione di massa, è una varietà scritta della lingua parlata, perché pur essendo
scritta, ha molte caratteristiche in comune con la lingua parlata. Una volta un testo scritto era meditato
(lettera), ora è più immediato, istantaneo (servizi di messaggistica di vario tipo).
Italiano regionale ≠ Italiano popolare: l'italiano regionale è quello parlato da tutti, quello popolare è
l'italiano appreso imperfettamente da chi ha come madrelingua il dialetto e ha un basso livello i istruzione
(es.: i soldati in guerra che scrivevano alle famiglie). É un italiano fortemente permeato di parole ed
espressioni dialettali (substandard), ma sta scomparendo.
L'italiano parlato colloquialmente è non marcato per informalità, ma può essere utilizzato in tutti i contesti,
anche in quelli di media formalità.
Criterio 2: il luogo
In Italia esistono anche altre lingue, non solo l'italiano standard e i vari dialetti, ma anche sloveno,
albanese, serbo-corato, catalano, greco e catalano.
Alcuni fenomeni:
- Fonetica → lo scempiamento delle doppie (al nord)/rafforzamento fonosintattico (non raddoppiamo mai
la consonante a inizio parola al nord)/"s" intervocalica sorda (al sud) e sonora (al nord);
- Morfosintassi → la Giovanna, lo Stefano (al nord, soprattutto a Milano e in Piemonte)/"te" come soggetto
(centro Italia)/mica niente (zona lombarda)/noi si fa, noi si va (Toscana)/apocopi vocaliche come "voglio
vede" (centro-sud)/accusativo preposizionale come "Ho visto a Mario" (centro-sud)/l'ottativo come "che la
smettesse" (nord)/ venire e stare invece di essere e avere (sud)/il "voi" come forma di cortesia (sud)/l'uso
non canonico del passato remoto (sud).
-Lessico → a seconda da dove si viene, per esempio, per dire "sfortuna" si può dire "sfiga", "jella",
"scarogna"/per alcuni la fava è un ortaggio,per altri indica il pene/"gnocco2" per alcuni è un tipo di pasta,
per altri significa "stupido".
Criterio 3: Diafasia
Include sia il livello di formalità che i contenuti.
Registri vs. Sottocodici → per esempio, "morire" possiede delle varianti che possono essere più o meno
specifiche come "decadere" (medico), "estinguere" (solo in certi contesti", "cadere" (militare); più sposto il
significato,più vado verso il solenne. I registri bassi sono più concreti (es.: andarsene, lasciarci, lasciarci le
penne (eufemismo, perché si paragona l'uomo a un animale).
Stile → dire a qualcuno che non si può andare da lui (le frasi della prima slide hanno in comune la forma di
cortesia, in quanto danno tutte del lei, e l'uso della maiuscola in Lei/La. Le prime due frasi, però, girano
intorno all'argomento → nominalizzazione vs. verbalizzazione del verbo "venire", spersonalizzazione; le
ultime due frasi sono in italiano standard letterario/nella seconda slide la prima frase è più simile al parlato
→ Le dico che non possiamo venire, di conseguenza le parole sono meno precise, quindi l'italiano è più
standard; le altre frasi hanno registri più bassi/colloquiali/italiano popolare → Ci dico che non potiamo
venire/l'italiano è trascurato → Mica possiam venire, eh (caduta vocalica, pronuncia più svelta).

L'italiano dell'uso medio


L'etichetta IUM è stata assegnata da Sabatini e fa riferimento ad un italiano scritto (italiano dei giornali). Si
intende un registro che sia accettabile e utilizzabile più o meno sempre.
(Definito neostandard da Berruto, etichetta poi abbandonata dallo stesso perché la parola "neostandard" fa
pensare a un nuovo modello)
L'italiano dell'uso medio:
- non è neutro;
- corretto (molti tratti in realtà sono sbagliati);
- statisticamente rilevante (abbiamo costantemente la variazione diatopica, quindi è difficile stabilire che
l'italiano dell'uso medio è quello parlato dalla maggior parte della popolazione → regionalismi).
Tutti e tre i fattori entrano in gioco per definire l'italiano dell'uso medio, ma non sono decisive.
Livello fonologico e ortografico:
- Piéde, D eufonica (aspetti entrati nell'uso comune, che si avvicinano allo standard);
- Questo qui, quello lì, 'sto, 'sta;
- Gli per a lui, lei, loro;
- Lui ha detto che (e non "Egli ha detto che") → abbandono dei pronomi soggetto deboli e utilizzo di quelli
forti);
- Esco con degli amici → partitivo con preposizioni;
- Hai da accendere? Sì, ce l'ho → usi procomplementari (uso di verbi che hanno al loro interno pronomi
clitici);
- Il caffè lo bevo nero → dislocazione a sinistra/destra;
- Quand'è che parti?;
- Marco è un ragazzo che ci si può fidare → che polivalente, che indica un abuso del che soprattutto in
relative, dove sarebbe indicato l'utilizzo di un pronome flesso/Copriti che fa freddo → vagamente
consecutivo (diverse interpretazioni);
- Cosa fai? → Che cosa;
- Tieni conto che si fa tardi → riduzione dei nessi (tieni conto del fatto che);
- Come mai non vieni? → introduzione di nuove espressioni al posto di quelle tradizionali (perché?);
- Non dico che hai torto → congiuntivo (Non dico che abbia);
- Il 20% degli italiani sono preoccupati;
- Stasera mi guardo un bel film → dativo etico/benefattivo;
- Mi hanno rubato la macchina → uno/tu al posto della terza persona plurale, no passivo;
- Oggi niente gelato → uso aggettivale di "niente";
- Ella/Loro → riduzione delle forme di cortesia;
- "Scuola guida/sala conferenze" invece di "Scuola di guida/Sala delle conferenze" → eliminazione
preposizioni;
- Abiti in centro centro? → enfatico
- Ci vuole, si capisce, si vede, lo stesso (=ugualmente), sennò, è evidente/provato → costrutti a metà tra
morfologia e lessico, non usati quando il registro si alza.
- Per un pezzo → per lungo tempo (negativo);
- Aver fatto un miracolo;
- Lustri di proclami;
- Ahilui → esclamazione;
- A me mi → marcato.
Non appartengono allo standard.
["Ciò" è scomparso come dimostrativo neutro nell'italiano dell'uso medio]

Criterio 4: Prototipo
Parlato conversazionale spontaneo, presenta caratteristiche che un testo scritto non ha.
- Canale → orale/fonico;
- Scarsa pianificazione (improvvisazione);
- Feedback in compresenza → contesto (siamo di fronte all'interlocutore, possiamo controllare che stia
ascoltando con segnali fatici come "Sì?"/"Ok?"/"Ci siamo?") e indessicalità (possibilità di usare deittici).

Criterio 5: Scolarizzazione, genere, età...


(diastratia)
Livello di competenza linguistica → più alta è la competenza linguistica, più alto è il livello di
scolarizzazione.
- Italiano popolare → influenza del dialetto sottostante e ipercorrettismo, è l'italiano imperfettamente
acquisito a scuola da chi ha come madrelingua il dialetto (Fenomeno dell'ipercorrettismo: ci fa inserire
doppie e congiuntivi dove non sono necessari).Esempi: I ragazzi del '99 (i ragazzi del 1999)/Nato di famiglia
di contadini (uso errato della preposizione)/Stradino (si pensa che sia un titolo importante, perciò lo si
scrive con l'iniziale maiuscola)/Con la mia barca e le sue reti si pescava (toscanismi)/Strutturazione del testo
calcata su come si parla e non su come si scrive (accumulo polisindetico), anche se si cerca di usare termini
ricercati (es.: congedandosi).
-Italiano delle donne → meno disfemismi e tecnicismi, orientamento interazionale e interpersonale (le
donne sembrano più attente degli uomini all'interlocutore, il loro atteggiamento è più votato
all'interazione; tendono a lasciare più spazio all'opinione del loro interlocutore).
- Italiano giovanile → è l'italiano di chi sta ancora studiando per diventare adulto, chi è in questa fase non
ha ancora completato la sua formazione linguistica (teenager). Non è costante, perché la lingua cambia al
cambiare delle generazioni; non è fatto per distinguersi, ma gioca con le parole spostandone il significato
(es.: una ragazza è una cozza → è brutta/Matusa → espressione iperbolica per "adulto"/Sto godendo →
non letterale, vuol dire che mi sto divertendo). Uso molto forte del torpiloquio, soprattutto relativo alla
sfera sessuale. L'esempio rappresentativo di questo italiano è "Inchiappettescion", che presenta un
riferimento sessuale (chiappa), al forestierismo, (sembra un'espressione inglese) ed è un turpiloquio.

Criterio 3+5: L'attività (o professione)


(diafasia)
La società è sempre più parcellizzata in piccoli gruppi che parlano lingue diverse.
Lingue speciali/sottocodici → Non sono gerghi (il cui scopo principale è quello di non farsi capire dagli altri,
hanno intento criptico, tendono alla stabilità, non si modificano e vengono utilizzati dai criminali), ma
riguardano la modalità d'uso della lingua, di produzione e di ricezione (es.: Il giornalese può essere
considerata una lingua speciale? No, perché non c'è un argomento specifico di cui parla, anche se sono
presenti tecnicismi del settore come "spalla, elzeviro, catenaccio, lead → italiano dei tecnici che lavorano
dietro ai giornali, alla loro impaginazione, non è la lingua dei giornalisti//Nemmeno la lingua della pubblicità
e della politica possono essere considerate sottocodici, poiché non presentano un argomento unico →
payoff, jingle, pack-shot,caption/ establishment, populismo, bicameralismo perfetto).
I sottocodici sono una varietà funzionale di una lingua naturale, dipendenti da una sfera di attività/settore
di conoscenze specialistici e utilizzati da un gruppo più ristretto della totalità dei parlanti quella lingua;
hanno una funzione pragmatica, devono soddisfare i bisogni comunicativi di un settore specialistico ed
entusiasmare/persuadere chi ascolta. Presentano, a livello lessicale, una serie di corrispondenze aggiuntive
rispetto a quelle generali della lingua e, a livello morfosintattico, una serie di selezioni ricorrenti con
regolarità all'interno dell'inventario di forme disponibili nella lingua.

AUDIO

Sintesi e concisione nei testi processuali


Il linguaggio degli avvocati e dei giudici non sempre è funzionale per ragioni di efficienza testuale più che
linguistica. Il problema principale del linguaggio giuridico in Italia è quello di dover fare continuamente una
scelta fra due poli:
- tecnicità necessaria vs. scelte di registro spesso arcaizzanti (es.: Ho fatto un gravame ≠ Ho fatto ricorso →
"gravame" è usato di più in questo settore, anche se è arcaizzante)
- esigenze funzionali vs. simboli di status
- caratteristiche ineliminabili vs. usi linguistici opportunamente riformabili
La specialità di una lingua nasce da necessità speciali.
Molto spesso nel linguaggio giuridico (sia penale che civile) ci sono frasi superflue che, tuttavia, gli
interpreti devono tradurre. In quest'ambito, da parte dei linguisti c'è una tendenza interventista, ovvero i
linguisti, in quanto intellettuali, hanno bisogno di intervenire con suggerimenti.
Una delle linee seguite soprattutto nel linguaggio burocratico, ma anche in quello giuridico, riguarda la
semplicità testuale, che può essere pericolosa → discutibile. I giuristi sono tenacemente contrari alla
chiarezza e semplicità testuale.
→ la chiarezza sarebbe raggiungibile anche attraverso la sintesi, che permette di produrre frasi meno
verbose, più brevi, in quanto non è umanamente possibile produrre frasi troppo lunghe, c'è il rischio di
perdere il filo del discorso e di non capire più niente. La richiesta di rivedere il modo di usare la lingua
proviene dallo stesso ambito giuridico [dal codice stesso →Il giudice e le parti redigono gli atti in maniera
chiara e sintetica (Codice del processo amministrativo)/La sentenza è pronunciata in nome del popolo
italiano e reca l’intestazione: Repubblica Italiana. Essa deve contenere: [...] la concisa esposizione delle
ragioni di fatto e di diritto della decisione (Codice di procedura civile)].
(I codici, per natura, esprimono i loro principi, ma poi il significato di sintesi e di concisione è discutibile).
Perché avvocati e giudici scrivono testi lunghi e prolissi?
- ragioni culturali: la nostra cultura ha insita l'idea che scrivere tanto sia un valore positivo e scrivere poco
sia un disvalore, qualcosa di negativo (primato dell'amplificazione);
- ragioni legate alla formazione: amplificare è quello che insegnano le scuole (es.: tema di maturità);
- ragioni legate alla considerazione del destinatario e della procedura;
- ragioni legate al rapporto con il cliente (per gli avvocati).
L'organizzazione testuale, spesso e volentieri, viene messa in relazione con i soldi in ambito giuridico.
Negli ultimi tre/quattro anni, i magistrati esprimono l'esigenza di avere pappardelle più ridotte, in quanto
sostengono che gli avvocati spiegano tutto (primo, secondo, terzo grado...), ripetendo i contenuti senza
asserire nulla di nuovo.
Il primo presidente della Corte di Cassazione (Giorgio Santacroce) ha detto agli avvocati che devono essere
più brevi, le loro richieste non devono superare le 30 pagine. I magistrati hanno indicato un numero di
pagine di riferimento, in quanto i concetti di prolissità e sintesi sono relativi.
In retorica si deve dire solo ciò che è funzionale, necessario e sufficiente.

Le massime di Paul Grice:


Paul Grice era un filosofo. Ha fissato alcune massime per la buona retorica:
- Dà un contributo tanto informativo quanto è richiesto (per gli scopi accettati dello scambio linguistico in
corso)
- Non dare un contributo più informativo di quanto è richiesto.
→ se queste due massime non vengono rispettate, si finisce col molestare l'interlocutore in quanto, se si
dice più del necessario, l'interlocutore perde il focus del discorso.
- Sii breve (evita la prolissità non necessaria).
- Sii ordinato nell’esposizione.

Brevità:
É un dato relativo quando si parla di testi.
Gli avvocati si lamentano dei limiti quantitativi imposti dai magistrati (30 pagine) perché, se devono trattare
un caso complicato, hanno bisogno di più spazio. La brevità non può essere collegata meccanicamente alla
misura del numero di caratteri o di parole o del numero di pagine. La brevità dovrà essere di volta in volta
rapportata al testo specifico. Fissare in termini generali, validi per tutti i testi di una certa categoria, la
lunghezza massima ammessa per un tipo di testo, è un’operazione concettualmente infondata. Però,
probabilmente è il solo modo per cercare di ottenere in concreto il raggiungimento della brevità.
Mezzi per raggiungere la brevità:
- sintesi →operazione intellettuale in base alla quale si selezionano gli elementi essenziali di un argomento.
- concisione → operazione redazionale in base alla quale si produce un testo stringato, senza prolissità
nell'espressione e nell'esposizione, senza parole non necessarie, senza ripetizioni e circonlocuzioni.
{Sintesi e concisione non sono sinonimi, sono due operazioni situate in fasi diverse del processo di
scrittura}.
Un testo è:
- sintetico quando non c’è alcuna informazione da togliere;
- conciso quando non c’è alcuna parola da togliere.
Un testo che non è sintetico o conciso non è solo lungo, ma è:
- il risultato di una cattiva pianificazione quando contiene informazioni superflue;
- un’inadeguata gestione della scrittura nella fase di stesura quando contiene parole in più rispetto a quelle
necessarie.
Il rischio è puntare alla brevità tralasciando informazioni o argomentazioni importanti o illustrandole in
maniera troppo succinta. Le conseguenze:
- per l’avvocato, non riuscire a trasmettere al giudice il valore e l’efficacia di alcune sue argomentazioni (con
il rischio di far soccombere, per questioni esclusivamente espositive, il proprio cliente);
- per il giudice, motivare in modo scarsamente efficace la sua decisione, rendendola facile bersaglio della
revisione nel grado successivo di giudizio.

Mezzi per ottenere la sintesi:


- selezionare con accortezza le informazioni;
- evitare di ripetere il contenuto di atti precedenti (soprattutto: attenzione al “copia e incolla”);
- far precedere l’atto vero e proprio da una sintesi sotto forma di indice ragionato (mezzo per pianificare il
testo, in quanto non è possibile scrivere spontaneamente).

Mezzi per ottenere la concisione:


- eliminare le parole che hanno un ridotto contenuto semantico e che, quindi, non aggiungono informazioni
al testo (per esempio una specie di, una sorta di, in realtà, sostanzialmente);
- evitare le dittologie, che fanno rappresentare una stessa nozione da due parole (per esempio vari e
diversi, entro e non oltre);
- evitare parole che rappresentano nozioni già incluse nella semantica di un’altra parola presente nel testo
(per esempio terribile tragedia, severamente proibito, debitamente compilato, apposita domanda);
- evitare locuzioni preposizionali o congiunzioni composte quando esiste una preposizione o una
congiunzione semplice (per esempio nel caso in cui equivale a se, ai fini di equivale a per);
- evitare di usare espressioni negative (non sono escluse invece di sono incluse, sono contemplate) e,
almeno in certi casi, espressioni passive.

Sintesi: non dire né più, né meno del necessario ≠ Concisione: non inserire nel testo parole prive di
significato semantico vero e proprio.

Condensazione e interpretazione:
La brevità non si può raggiungere attraverso la condensazione, che mantiene inalterato il carico nozionale,
ma lo concentra in un numero più limitato di frasi. La condensazione si realizza principalmente attraverso le
nominalizzazioni, un’accentuata ipotassi, comprendente un ampio uso di proposizioni di modo non finito (in
particolare proposizioni al gerundio). Si giunge, quindi, a testi con una bassa ridondanza, che scaricano sul
lettore un ampio carico di decodificazione.
La brevità, quando è frutto di condensazione, da servizio fatto al lettore si tramuta in aggravio di impegno
per il lettore stesso, che deve destrutturare la complessità e l’implicitezza sintattica del testo. Lo scrivente
lascia al lettore un grande spazio di interpretazione. La condensazione può portare, quindi, a risultati
opposti al desiderio di precisione, che implica univocità, astrattamente prerogativa del testo giuridico.

Obiettivi di una riforma della scrittura giuridica:


- ridurre la distanza tra la lingua dei giuristi e la lingua dei cittadini, tra la lingua legale e la lingua reale;
- garantire la massima trasparenza possibile;
- permettere la maggiore economia possibile nella costruzione del testo, senza però scaricare sul lettore
troppi oneri interpretativi.
Linguistica dei corpora
Disciplina relativamente recente, è nata negli anni Sessanta con i computer, contrapposta molto
all'atteggiamento finora seguito (mi suona oppure no quest'enunciato? É grammaticale o agrammaticale? É
accettabile?). Si basa sull'osservazione di una grande quantità di dati linguistici che si sono già verificati.
» Si prendono un gran numero di enunciati, si analizzano e si cerca di vedere quali sono le regole alla base.
{Statisticamente, non è possibile studiare una lingua dal punto di vista quantitativo, solo dal punto di vista
matematico}.

Che cos'é un corpus?


Un insieme di testi aventi qualche caratteristica in comune, per esempio:
- stesso autore;
- stessa tipologia testuale (articoli di giornale);
- stessa varietà(orale);
- stessa modalità di traduzione (testi interpretati).
Si tratta di testi orali già prodotti in una lingua e tradotti simultaneamente in un'altra.
Definizione scientifica di corpus:
Si tratta di una raccolta di testi (scritti, orali o multimediali) o parti di essi in numero finito in formato
elettronico trattati in modo uniforme (ossia tokenizzati e addizionati di markup adeguato), così da essere
gestibili ed interrogabili informaticamente; se le finalità sono linguistiche (descrizione di lingue naturali o
loro varietà), i testi sono perlopiù scelti in modo da essere autentici e rappresentativi.
- Sono finiti: il corpus contiene un numero limitato di testi ma, mentre nei corpora aperti il numero dei testi
continua a crescere con il passare del tempo, nei corpora chiusi (solitamente corpora di testi storici) il
numero di testi è propriamente finito, poiché non può aumentare.
- Tokenizzazione: considerare come parole uniche tutte le stringhe di parole proposte (es.: Word percepisce
"l'amore"come un'unica parola).
- Markup: informazioni aggiuntive che possono essere interne (di tipo linguistico → es.:è possibile verificare
se gli interpreti italiani usano più o meno verbi di quelli tedeschi) o esterne (autore, titolo, edizione del
testo).
NB: La maggior parte dell'analisi dei corpora solitamente è diversa dall'analisi linguistica (es.: analisi sociali),
in quanto cercano di dare informazioni sul contenuto dei testi più che sulla forma linguistica.
- Testi autentici: non inventati o manipolati,ma reali.
- Testi rappresentativi: varietà dei campioni scelti.

»Vocabolario della Crusca: i redattori del vocabolario hanno preso un certo numero di testi di oratori
letterati toscani che si riteneva parlassero l'italiano migliore. Tuttavia, gli estensori del vocabolario della
Crusca non facevano linguistica dei corpora, perché non basta analizzare un insieme di testi per avere un
corpus.

L'avvento del PC:


- Grandi dimensioni
- Analisi automatica
Esempi: LIP, LIF (lessico dell'italiano di frequenza),...
Elaborazione elettronica dei testi
Ricerca condotta facendo confronti tra i dati che si hanno e bisogna dare risultati oggettivi.
Pre-corpora: insieme di testi non in formato elettronico e analizzati da esseri umani (es.: Vocabolario della
Crusca).

Preliminari: tokenizzazione
Individuazione di elementi che compongono il testo (è complessa).
Considera lo spazio tra due sequenze di caratteri come il confine di parola e fa’ lo stesso con i segni di
punteggiatura, le parentesi e le virgolette. Considera i segnali di interpunzione forti “.”, “?”, o “!” come
confini frastici.
» Apostrofi e accenti sono da considerare come una o due parole? (es.: l'amore, ain't, can't → separatori,
uno o due token?).
» Clitici → es.: He's funny ↔ Heis so funny ≠ I ain't buying no car ↔ai (NO)/Stimmt's? ↔ Stimmt es?/
Applicarlo-Carlo.
» POS-tagging → bisogna spiegare al PC quando una parola polisemica ha funzione di verbo, sostantivo,
aggettivo (es.: Love is important in everybody's life/Italians love pasta/Our love affair is over).
» Lemmatizzazione → riduzione di tutte le forme alla forma base, ovvero il lemma, la forma che si trova nel
dizionario (per i sostantivi è il singolare maschile, per i verbi è l'infinito); e per quanto riguarda le forme
perifrastiche? (es.: Sta per andare/Se ne sono andate → forme di "andare" o verbi a parte?). La
lemmatizzazione considera anche altri problemi, ovvero la diversità di significato (es.: Franco ≠ franco →il
primo è un nome proprio perché ha sempre l'iniziale maiuscola, il secondo è un aggettivo, ma se si ha
l'aggettivo a inizio frase bisogna scriverlo con l'iniziale maiuscola, quindi come fa il PC a distinguerlo dal
nome proprio?), gli allotopi, cioè parole che si scrivono in modo diverso, ma hanno lo stesso significato (es.:
Pronunciare e pronunziare/cuore e cor/speranza e speme/colour (BE) e color (AE), e l'individuazione delle
parole polirematiche (es.: Ferro da stiro →si deve considerare come una parola o come un tipo particolare
di ferro?/Patatine fritte →una o più parole? Posso dire patatine molto/poco fritte, ma non posso farlo con
parole come "ferro da stiro").

L'italiano istituzionale
Quando vediamo un testo di tipo amministrativo,pensiamo a un tipo di italiano burocratico senza
accorgerci che si tratta di una lingua completamente diversa da quella che si utilizza nell'uso comune (es.:
aggettivo posto prima del verbo, e non dopo come l'italiano usato di solito), questo perché siamo abituati a
usare l'italiano di un secolo fa in burocrazia.
» Conseguenza: la comprensione di un testo burocratico non è immediata e semplice, perché la lingua
burocratica è distante da quella usata oggi.

La lingua non è un monolite:


La lingua è uno strumento flessibile, che si adatta alle situazioni, quindi se si vuole essere presi sul serio, per
esempio in contesti formali, si deve scrivere in un certo modo, usare un certo linguaggio, un registro più
elevato di quello usato di solito.
Usare un registro formale può anche significare che si vuole mantenere una certa distanza con
l'interlocutore, che non si vuol entrare in confidenza con lui.

L'antilingua di Calvino:
Negli anni Sessanta, l'Italia inizia a diventare un Paese ricco e ci sono grandi cambiamenti sociali. In questo
contesto storico gli intellettuali, tra cui Pasolini e Calvino, iniziano a discutere sullo sviluppo della lingua
italiana; Calvino afferma che gli italiani stanno prendendo l'abitudine di usare l'antilingua.
Competenza linguistica: competenza di tipo sistemico, la conoscenza di tutta la gamma di strutture e
risorse che fanno funzionare la lingua (quella che,approssimativamente,si impara a scuola).
Competenza comunicativa: quella che ci permette di scegliere quali risorse utilizzare in contesti specifici
(capacità del parlante).

Linguistica dei corpora


Lingua come sistema non indagabile in toto attraverso i corpora, perché non è un fenomeno stabile
(spostamento di frequenze di certe parole all'interno del corpus).
É possibile, invece, utilizzare i corpora per analizzare la produzione linguisitca.
Ergo, la linguistica dei corpora è un aiuto che guida all'analisi, basata su delle scelte relative alla selezione di
un corpus.
Quando si realizza un corpus, è necessario che questo sia reale e rappresentativo dell'uso della lingua.
Variabili indipendenti:
- Diacronia
- Diatopia
- Diamesia
- Diafasia
- Scopo (lunghezza, campionamenti,..)
Il Brown Corpus (corpus sull'AE) contiene testi di science fiction → tipi di testo che si identificano per il
contenuto (romanzi come racconti), e press editorials → si identificano per il genere testuale (non dicono di
cosa tratta l'articolo, ma solo l'argomento). Da un punto di vista strettamente scientifico, sarà anche il
primo esempio di corpus di inglese americano, ma non si capisce che tipi i testo ci sono alla base.
I tipi di testo sono messi insieme secondo criteri diversi:
- Contenuto
- Forma
- Stile e genere (qual è lo scopo?)
Esempi di variazioni diatopiche:
In italiano non è possibile fare analisi se non si è consapevoli delle differenze di tipo geografico (es. slide).
Persino tra Inghilterra e America ci sono differenze linguistiche. (spelling, scelte morfosintattiche, lessicali,
nella vita quotidiana).

Come si contano le parole?


All'interno del corpus, ci sono parole che si ripetono più volte (parole grammaticali), mentre ci sono parole
che si ripetono una volta sola.
Parole grammaticali + semantiche → token, che danno la dimensione al corpus. Le diverse forme (word
types) rappresentano il vocabolario del mio corpus (indicano la frequenza di un corpus e sono parole piene,
con significato semantico) e costituiscono il vocabolario di frequenza, secondo cui le word types vengono
messe in ordine (o rango) di frequenza.

Grandi dimensioni?
Una volta era un problema, perché trovare e trascrivere testi era complicato; oggi, con l'avvento della
tecnologia, è più semplice, si riesce a ottenere un'enorme quantità di parole in pochissimo tempo:.
Gli statistici hanno constatato che se la type token ration è inferiore al 20% (la ripetizione delle parole che
compaiono nel corpus è pari a 5) allora il corpus è affidabile; se non rispetta queste soglie (tante parole
diverse e che si ripetono una sola volta), o il corpus è molto piccolo, oppure è un corpus particolare e
richiede un trattamento più attento.
Italiano amministrativo: lettera al pediatra
- Troppe maiuscole
- Cattiva organizzazione delle informazioni: troppe informazioni tutte concentrate in una frase, era meglio
dividerle (nella lettera lo stile è commatico, riflette lo stile dei testi giuridici)

1) CONTESTO: chi scrive, a chi e con che scopo


Il mittente è l'ufficio, ma la firma è dell'impiegato amministrativo che scrive a nome dell'azienda
sanitaria, scrive ai cittadini che hanno superato l'età pediatrica, anche se effettivamente sono i genitori a
dover leggere e capire la lettera, lo scopo è pragmatico, ovvero comunicare ai cittadini di presentarsi in
ufficio per scegliere il medico di base.
Quando si scrive a un italiano medio, è necessario pensare a persone che hanno la terza media (che è il
livello di istruzione obbligatorio), e scrivere in maniera tale da poter essere compreso dall'italiano medio.
Chi scrive è consapevole che il testo è poco chiaro (l'informazione più importante si trova alla fine, c'è una
cattiva distribuzione delle informazioni), perciò ha evidenziato in grassetto i punti chiave della lettera
(scopo, luogo dove recarsi,...).
Nel secondo paragrafo, il testo è centrato, molto difficile da leggere, così come lo sono i caratteri
maiuscoli, perché le lettere sono tutte alte uguali → meglio il minuscolo.
Inserisce tutti i distretti dove ci si deve presentare (chi scrive ha fatto copia-incolla da un modello base).
Comunica della revoca del pediatra usando il futuro per una cosa già avvenuta e inserisce l'informazione
alla fine (aggiunta inutile).
2)DISPOSIZIONE INFORMAZIONI
3) ORGANIZZAZIONE SINTATTICA:
Paragrafo centrale troppo lungo e complesso, con molti incisi e pochi verbi.
4) MORFOLOGIA:
Forma di cortesia e verbi interpersonali sbagliati (deittici inadatti).
Destinatario coinvolto in modo indiretto (es.: S.V. → Signoria Vostra).
5) LESSICO:
Eccesso di precisione(es.: scelta del nuovo medico di base → la persona non l'ha mai avuto, se prima
aveva il pediatra) e termini troppo specifici (es.: decorrere/già revocato/effettuare la scelta →
scegliere/munito).

Manca il saluto iniziale


Li (senza accento) significa il, ma si scrive li perché è una forma vecchia.
Questa è una lettera che dà istruzioni. L'accettabilità solitamente c'è in questo tipo di testi, ma non è
funzionale allo scopo. Gli allocutivi non sono solo pronomi (es.: Signoria Vostra). La struttura impersonale
tende a nascondere le persone coinvolte, invece si preferisce rivolgersi direttamente alla persona coinvolta
("La invitiamo" al posto di "Si invita").
CF: codice fiscale
Per la firma, in italiano si scrive nome e cognome, non il contrario (il contrario solo a scuola). Non va
specificata la professione nei saluti, perché a due persone che vengono da settori diversi non interessa della
professione dell'altro.

Il gerundio di solito non si usa, perché è rischioso → la subordinata deve avere lo stesso soggetto della
principale (che deve essere esplicita). Se nella principale c'è una struttura impersonale, l'utilizzo del
gerundio può creare confusione.
La variazione diafasica: registri e sottocodici
Due dimensioni che si incrociano:
- Registro (formale/informale), si riferisce al rapporto tra mittente e ricevente.
- Sottocodici, identificati dall'argomento della conversazione, dicono cosa succede in una determinata
situazione.

Caratteristiche generali del linguaggio amministrativo


- Oscurità
- Complessità
- Formalità (valore giuridico)
Escludono parte della popolazione dalla possibilità di comprendere.
Iniziative a livello italiano e a livello europeo:
Fight the fog (l'inglese viene influenzato dalle lingue romanze).
Diverse iniziative per promuovere un linguaggio più efficace all'UE. VErso la fune degli anni '90, ci sono
iniziative di tipo amministrativo in Italia.
Scrivere chiaro:
- Va a vantaggio di chi legge e di chi scrive (bisogna trovare il giusto livello di complicatezza linguistica tra
emittente e ricevente)
- Lo vogliono le norme
- Curando la forma si migliora la sostanza
Tre difetti fondamentali della comunicazione professionale:
1) Non si assume la prospettiva del destinatario (esempio asilo: non dicono l'unica informazione che
interessa il destinatario, e cioè se l'asilo è chiuso/aperto. In italiano il participio presente è morto come
verbo, usato solo come sostantivo. Se l'avviso è attaccato alla porta di un asilo, non serve inserire il nome
dell'asilo nella comunicazione. Tinteggiare è una parola troppo difficile, poco usata).
2) Si tende a essere prigionieri dell'inerzia → copia-incolla (es.: troppe informazioni in uno stile commatico
(unico blocco), non si capisce chi è il destinatario, probabilmente un altro ufficio. "Cattiva notizia" →
prima si danno tutte le informazioni meno importanti, quasi come giustificazione, e poi l'informazione più
importante.
3) Si cerca eleganza a scapito della chiarezza → no letteratura, testi a fini pratici, quindi l'estetica del testo
deve passare in secondo piano (es.: nel bando Erasmus, la stessa persona viene chiamata con tre nomi
diversi; gli inglesi non si fanno questi problemi perché ripetono sempre lo stesso nome).

Italiano istituzionale: testualità


Rapporto con il destinatario: come viene gestito?
Si annunciano delle regole/istruzioni statiche, non ci si rivolge direttamente al destinatario (no formule
dirette, bensì impersonali → forme spersonalizzanti), non si specifica l'agente.
Scelta della informazioni:
Ci si deve mettere nei panni del destinatario e chiedersi di quali informazioni ha veramente bisogno (no
informazioni aggiuntive, che non interessano il destinatario).
Ordine di presentazione delle informazioni:
Nei testi amministrativi, o di registro elevato in generale, si tende a usare un ordine sillogistico che non è
efficace e appropriato. Prima si descrive/spiega la normativa, poi le informazioni più importanti (prima le
premesse, poi quello che interessa). Prima le informazioni generali, che riguardano tutti, poi le informazioni
importanti per un gruppo minore di destinatari.
Modello "cattive notizie":
(Esempio slide)
All'inizio si pensa che tutti devono rispondere, solo alla fine del testo si dice che solo una parte dei
destinatari deve rispondere; chi ha scritto la lettera si è reso conto che l'ordine delle informazioni non è
efficace, perciò mette l'ultima frase in grassetto.
Nella frase precedente a quella in grassetto sembra che si dica il contrario di quello che si dice nella frase in
grassetto.
"In sede" →per, in occasione di/ in maniera corretta → aggiunta inutile
Focalizzazione:
(Esempio slide: imposta sulla casa)
In base a quello che ho, poi desumo quello che devo pagare, ma quello che è importante per me può non
essere importante per altri. La regola per capire quali informazioni sono importanti in un testo e quali no si
può applicare anche alle singole frasi.
Stile commatico:
Una frase corrisponde a un periodo, utilizzato molto anche in ambito pubblicitario (es.: opuscoli
presentazione università).
Titolazione:
Il titolo funziona da codifica del testo, ci dice come interpretarlo (es.: storia di Salvatore e della barchetta).
Problema → a titolo degli avvisi in bacheca si mette "Avviso", il che non dice nulla sull'argomento del testo,
solo che è un avviso (un foglio affisso in bacheca non può che essere un avviso). Nelle lettere ufficiali il
titolo è l'oggetto (solitamente molto lungo, il testo della lettera è invece molto corto).

Italiano istituzionale: intertestualità


Si tratta del rinvio a norme e riferimenti normativi, intertestuali, che sono inseriti tutti nella stessa frase.
Bisognerebbe:
- Evitare i rinvii muti, ovvero dove non si spiega cosa tratta la legge, ma la si cita e basta;
- Non sono necessari gli incisi (sostituibili con osservazioni parentetiche);
- Si ricorda che... → formula inutile se il destinatario non si ricorda effettivamente dell'informazione
trattata;
- Un testo in bianco e nero, senza frasi evidenziate, se strutturato bene e con un'adeguata divisione in
paragrafi, colpisce di più ed è più comprensibile di un testo colorato, ma strutturato male.

L'italiano delle traduzioni


Nella seconda metà del Novecento , l'Italia diventa un Paese economicamente ricco, di conseguenza ha
potuto sviluppare la cultura; in questo periodo aumentano anche le traduzioni.
Lessico: l'italiano è una lingua molto ricettiva nei confronti delle parole straniere; alcuni settori
(informatica, scienze, economia, cucina, moda, arte...) hanno subito un'ingente influenza di anglicismi. Il
problema non riguarda tanto i lessemi, quanto l'adozione di stilemi esogeni.
Interlinguistica:
I prestiti normalmente avvengono per:
- linguistica del contatti
- interferenza linguistica
Certi prodotti (es.: Harry Potter) presentano strutture tipicamente inglesi anche in traduzione, di
conseguenza i lettori italiani le assimilano. Si tratta del consumo di prodotti industriali massificati che
propongono sempre i soliti cliché.
Il monolinguismo è raro oggi, abbiamo pochissimi popoli monolingui (es.: portoricani, cubani), in quanto c'é
un'influenza consistente dell'inglese in moltissimi Paesi, a livello fonemico, morfologico e sintattico. Si parla
di calchi sintattici → strutture di una LP riprodotte in una LA.
L'interferenza linguistica è rilevabile anche a livello testuale, non solo a livello lessicale (ad esempio, il fatto
di mettere le informazioni più importanti all'inizio del testo non appartiene alla nostra cultura, ma a quella
americana).
Translation studies:
Svolta avvenuta circa a metà degli anni Ottanta, quando ci si è allontanati dall'idea del confronto tra TP e
TA. Negli anni Ottanta si lascia, dunque, perdere il rapporto TP-TA e ci si concentra sul TA, studiando le sue
conseguenze nella cultura di arrivo (ricezione del TA).
Emerge l'ipotesi del "traduttese": anche se si hanno esperti, le traduzioni tendono ad avere caratteristiche
(più o meno costanti determinate dal processo di traduzione in sé e dalla LA)diverse da testo a testo; non
sono immediatamente percepibili perché non causano disturbo nella ricezione, però sono presenti
differenze tra i testi.
- Utilità dei corpora: c'é l'idea che le caratteristiche del "traduttese" siano interpretate come tendenze di
fondo, individuabili solo se si analizza una grande quantità di dati.
Corpora:
- Monolingui paragonabili
- Bilingui paralleli
- Bilingui paragonabili
- Multilingui
NB: nei corpora paragonabili non c'é un rapporto di traduzione tra i testi.
L'atteggiamento dei "descriptive translation studies" ha portato all'enunciazione dei cosiddetti "universali
traduttivi", ovvero delle tendenze per cui si riesce a distinguere la traduzione dall'originale.
Sono sei:
1) SEMPLIFICAZIONE: Le scelte lessicali tendono ad appiattirsi su varietà poco connotate e a prediligere
iperonimi, approssimazioni culturali e parafrasi esplicative al posto di termini specifici. A livello stilistico,
oltre all’eliminazione delle ripetizioni, la semplificazione prevede anche la preferenza accordata a strutture
sintattiche più semplici e brevi di quelle presenti nel testo originale. In letteratura sono stati fatti dei calcoli
sulla densità lessicale, secondo cui parole più semplici implicano la presenza di parole vuote nei testi.
{Parole ad alta frequenza, frasi più brevi, sintassi semplificata, iperonimi e parole non connotate}
2) ESPLICITAZIONE: I nessi logici tra le parti del testo sono esplicitati, talvolta in maniera ridondante, anche
laddove nel testo originale erano lasciati impliciti. Nello sforzo di garantire una migliore comprensione da
parte del lettore, il traduttore tende a inserire informazioni aggiuntive (tramite aggettivi, glosse esplicative,
la precisazione di informazioni vaghe o sottaciute) e allunga la traduzione.
{Mezzi di coesione abbondanti, parole connotate culturalmente, ambiguità pronominale}
3) NORMALIZZAZIONE/CONSERVATORISMO/CONVENZIONALIZZAZIONE: Il traduttore cerca di rispettare la
norma codificata della lingua di arrivo. Eventuali peculiarità stilistiche del testo di partenza (per es.
punteggiatura irregolare, strutture sintattiche incomplete, l’imitazione della varietà orale della lingua,
l’impiego di espressioni originali o arcaiche) possono venire “normalizzate” nella traduzione, che risulta più
convenzionale in seno alla cultura di arrivo. I traduttori tendono a rispettare la norma purificata, quella
insegnata a scuola (law of growing standardization), tendendo a regolarizzare, a usare lalingua standard in
qualsiasi contesto (si rischia una lingua artificiale).
{In traduzione, meno parole strane, diminuisce il livello di creatività lessicale, si usano collocazioni più
comuni e frasi fatte più idiomatiche}
4) LEVELLING OUT: I testi che compongono un corpus di traduzioni, in un confronto reciproco,
presenterebbero minori differenze rispetto agli estremi rilevati all’interno del corpus paragonabile non
tradotto. Nel caso dell’interpretazione, i testi tradotti si posizionano più verso il centro dell’asse diamesico
rispetto agli originali (traduzioni italiane di diversi traduttori tendono ad assomigliarsi di più rispetto a testi
originali in italiano scritti da diversi autori).
{Densità/ricchezza lessicale e lunghezza dei periodi}
5) INTERFERENZA: Il testo tradotto tende a ricalcare la strutturazione del testo fonte a tutti i livelli.
Questo atteggiamento può variare molto in base all’esperienza del traduttore e al maggiore o minore
prestigio assegnato al testo originale nella cultura in cui deve venire accolto (language/linguistic transfert).

Fenomeni vari e sovrapposizioni (Chesterman):


- Unique Items Hypotesis → elementi specifici della LA che non sono disponibili nella LP, in quanto
formalmente diversi; in traduzione sono assenti, vengono sottorappresentati.
- First translational response → ogni traduttore ha soluzioni sicure che vanno bene nella
maggior parte dei casi e sono la sua prima scelta.
- Evitare le ripetizioni in traduzione, sostituite con parafrasi o sinonimi.
- Traduzioni successive tendono ad avvicinarsi maggiormente al TP rispetto a quelle precedenti.
S-Universals:
- Le traduzioni tendono a essere più lunghe degli originali;
- Legge dell’interferenza;
- Legge della standardizzazione;
- Dialect normalization;
- Reduction of complex narrative voices;
- Esplicitazione;
- Collocazioni più convenzionali;
- Traduzioni successive dello stesso testo tendono a essere più fedeli;
- Riduzione delle ripetizioni.
T-Universals:
- Semplificazione;
- Conventionalization;
- Strutture lessicali meno tipiche e stabili;
- Sottorappresentazione di “TL-specific items”.
NB: fenomeni verificabili a prescindere dal TP, confronto interno alla LA.

Studi recenti (Cardinaletti e Garzone):


L’italiano delle traduzioni .
Lingua, mediazione linguistica e interferenza.
I principi teorici su cui si basano questi studi:
- Attrito linguistico: Nei parlanti quasi nativi il contatto continuo con la lingua straniera provoca attrito, cioè
modificazione parziale della grammatica della lingua nativa.
Anche le traduzioni determinano una varietà d’italiano caratterizzata da fenomeni di attrito dovuti
all’influenza di L2 su L1, caso speciale di contatto linguistico e modificazione (per quanto temporanea) della
grammatica mentale (chi è abituato a frequentare una lingua straniera subisce una modificazione, anche
temporanea, delle strutture della sua lingua madre, influenzata dalla prima lingua straniera del parlante).
L'attrito linguistico non si verifica in strutture base della lingua, ma in quelli che vengono definiti fenomeni
di interfaccia, in cui sintassi semantica e pragmatica interagiscono, e che tradizionalmente individuano le
aree più marginali o vulnerabili del sistema; riguardano, ad esempio, l'ordine delle parole nella frase, l'uso
di modi e tempi verbali.
Es.: Ich habe ein Buch gekauft → Ho comprato un libro/Io ho comprato un libro/*Ho un libro comprato

Risultati:
- Materiale eterogeneo: paraletteratura, letteratura, testi giornalistici, doppiaggio, ecc.
-Approccio quali-quantitativo (gli studi sulla traduzione non sono quantificabili, non ci sono numeri).
-Preminenza dell’inglese (come LP nel mercato della traduzione).

Caratteristiche dell'italiano delle traduzioni: il lessico


- Risemantizzazione: significati non prettamente italiani, che in un dato periodo erano minoritari, ora sono
utilizzati di frequente (es.: confidential → riservato; ora confidenziale/realize → capire; ora realizzare);
influenza dell'inglese sull'italiano.
- Composizione: consiste nella creazione di parole nuove, un tempo meno utilizzata in italiano; sono i
cosiddetti calchi di struttura (modificatore + testa) (es.: tossicodipendente, acquascivolo, calcio
mercato...).
Comprende anche i prefissi, ad esempio co(m/n)-, che indica partecipazione e condivisione
(coetaneo/coproduzione), in- (indelicato/incontrollato), auto-, che può essere riflessivo
(autodifesa/autodenunciarsi), anticausativo(autoaccensione), focalizzante (autogestione), inter-, significa
reciproco, tra, in mezzo (intercomprensione/interrelazione).
- Fraseologismi: elementi molto facilmente assorbiti da modelli stranieri (l'inglese per l'italiano).
Possono derivare da
→ interferenza sintagmatica (es.: qualcuno la voleva portare lontana da te (allontanare))
→ interferenza fraseologica, che comprende idiomatismi (es.: non è come andare in bicicletta (bere un
bicchier d’acqua)) e unità fraseologiche (es.: sono assolutamente convinta (del tutto certa)).
Traduzioni approssimative possono dar vita a costrutti innaturali (es.: può darsi che questo abbia elevato il
livello di stress (fatto aumentare lo stress)), improprietà sintagmatiche (es.: le immagini che hai visto è
quello che dovrai affrontare (mostrano ciò che – anacoluto)) e, a livello semantico (es.: permesso di lavoro
– dal lavoro).
- Normalizzazione: in generale consiste in una riduzione di disfemismi e volgarismi (i traduttori, soprattutto
in testi orali, tendono a essere pudici, evitando le parolacce, non adatte a tutti) e nell'assenza della
variazione diatopica. La normalizzazione attenua, così, fenomeni estremi.

Caratteristiche dell'italiano delle traduzioni: la morfologia


- Sistema pronominale: esplicitazione dei pronomi soggetto forti (es.: Quando Carlo è entrato, lui era
ubriaco) → può essere anche un fenomeno di interferenza dall'inglese, dove è obbligatorio esplicitare
sempre i pronomi soggetto ≠ dall'italiano, perché si esplicita il pronome soggetto forte solo quando il
soggetto della principale è diverso da quello della subordinata.
Forma (a) loro dativale → squilibrio del sistema, perché è un pronome debole che si comporta come un
pronome forte (es.: Do loro un regalo ≠ Do a loro un regalo). La sua forma forte ora è in regresso, perché
viene sostituita dal pronome gli, anche se nell'italiano tradotto è ancora utilizzata.
Ora anche il pronome forte lui sta iniziando a essere usato in funzione dativale (es.: Diede lui la mia lettera
alla quale diede risposta).
- Morfologia verbale: marca di tipo sociolinguistico. Frequenza del congiuntivo (in lingue straniere se una è
persona è ben istruita ha una pronuncia pulita, initaliano invece sa usare il congiuntivo, più tipico di un
italiano elegante e formale e usato molto dai traduttori, che vogliono dimostrare le loro competenze
linguistiche. Frequenza della perifrasi progressiva, sempre più frequente sia in italiano che in inglese, ed
ora usata anche in frasi che esprimono azioni non continuative (es.: Questo libro sta avendo molto
successo/Non ci sto capendo niente).

Caratteristiche dell'italiano delle traduzioni: la sintassi


Frequenza della struttura Grazie per + infinito (es.: grazie per rispondere subito).
Minore grado di subordinazione e frasi più brevi (snellimento dell'ipotassi). Dagli anni '60, soprattutto in
letteratura, ma anche in altri tipi di testo (giornalistici,...), si ha uno snellimento testuale, caratterizzato da
giustapposizione e coordinazione (frasi semplici concatenate con segni di interpunzione).

Caratteristiche dell'italiano delle traduzioni: la testualità


- Soggetto preverbale: in strutture inaccusative (es.: Molti studenti sono arrivati), articolo 0 con plurali
indeterminati non specifici non modificati (es.: maschere sembravano spiarlo), anche se in italiano è più
frequente la cancellazione dell'articolo quando il sintagma è modificato (es.: maschere dall'espressione
maligna sembravano spiarlo). Nelle relative semplici il soggetto è preverbale quando c'è oggetto indiretto
(es.: una piccola fortuna che i suoi genitori avevano lasciato a sua zia), postverbale quando c'è un
pronome (es.: una piccola fortuna che gli avevano lasciato i suoi genitori). Il soggetto è postverbale anche
con operatori negativi (es.: Non è arrivato nessuno/ Non mi ha visto nessuno) e con i verba dicendi (es.:
"Urca!", esclamò/disse/sospirò Ricky).
- Circostanziali: in italiano si tende ad anticiparle, mentre in inglese a posticiparle (es.: Allora, qual è il
problema?/What's the trouble, then?//Quando uscii, ero piena di graffi/I was spiked when I came out).
- Resa grafica del focus contrastivo: because Harry wasn’t a normal boy/perché Harry non era un ragazzo
normale.

Musacchio: The Distribution of Information in Translation


Strutturazione dell’informazione che rispecchia l’originale inglese e risulta innaturale in italiano.
– Traduzioni più lunghe degli originali
– I periodi nelle traduzioni sono più brevi che nei testi italiani
– Le traduzioni riproducono la paragrafazione originale
– Ordine SVO può rimanere anche con verbi inaccusativi
– Conflitto con tendenza dell’inglese a mettere elementi “pesanti” a destra
– La varietà dei connettivi logici interfrastici si riduce
– Tendenza a sostituire con soggetti inanimati (fu avanzata l’ipotesi che) i soggetti animati (theorists
proposed)
Non solo inglese: tedesco
- Terza persona singolare spesso sovrabbondante e precede il verbo
- Aggettivo qualificativo preposto
Non solo inglese: francese
- Soggetto preverbale
- Pronome soggetto esplicito
- Alcuno come negazione (non esiste alcuna barriera)
- Sovrasfruttamento della struttura esclusiva-restrittiva (questo non è che un esempio)
Non solo inglese: spagnolo

Analisi stilistica e computazionale, distanza intertestuale e traduzioni: l'identificazione del traduttese


Il corpus studiato:
Sono stati realizzati due corpus di circa 2 milioni di parole ciascuno, uno di articoli tradotti in italiano e
l'altro di articoli in LP, all'interno dei quali i testi sono distribuiti omogeneamente e bilanciati, così come gli
autori e i traduttori. Sono bilanciati in termini di distribuzione temporale e di lunghezza degli articoli (ci
sono articoli con meno di 1000 parole, tantissimi tra le 1000 e le 2000 e pochi oltre le 2000).

Risultati:
I valori lessicometrici vedono una maggiore ricchezza lessicale negli articoli scritti in italiano, perché
l'italiano giornalistico è una lingua più variata rispetto a quella dei traduttori.
Hapax: parole che compaiono solo una volta (45,16 negli articoli tradotti contro 47,59 degli articoli
originali).
Da un punto di vista stilistico, le traduzioni sono più simili le une alle altre.
VDB: vocabolario di base, usato maggiormente nelle traduzioni (85,90%) che negli originali (83,90%).

Analisi quali-quantitativa:
- Forestierismi non adatti: i traduttori usano molte meno parole straniere rispetto agli autori originali.
- Perfetto semplice (passato remoto): più frequente nelle traduzioni (57%).
- Condizionale e congiuntivo: più frequenti nelle traduzioni (rispettivamente 57% e 59%), ciò significa che in
traduzione c'é maggiore adesione alle regole dell'italiano scolastico.
- Perifrasi progressiva (stare + gerundio): calco sintattico dall'inglese, in italiano è on crescita fin
dall'Ottocento. Tuttavia, l'inglese permette usi della perifrasi progressiva che in italiano non sono concessi.
In traduzione è più frequente.
- Pronomi personali soggetto: più frequenti in traduzione. Egli è scomparso dalla lingua parlata, esiste
soltanto a scuola, in letteratura, nell'italiano giuridico, nell'italiano giornalistico, nell'italiano giornalistico
delle traduzioni.
- Aggettivi e pronomi possessivi: più frequenti in traduzione (dal 7% all'11%).
- Concordanza ad sensum: abbastanza frequenti nelle traduzioni, i traduttori non ci prestano
particolarmente attenzione; negli articoli giornalistici originali non è frequente, in quanto nello scritto si
tende ancora a fare attenzione.

Conclusioni: i limiti dello studio


C'é una preponderanza dell'inglese come lingua fonte, quindi i testi sono principalmente tradotti
dall'inglese:
- 447 articoli sono sicuramente tradotti dall'inglese.
- 405 che probabilmente hanno la stessa origine.
- Totale: 852 articoli su un corpus di 955.
Si fa riferimento alla legge dell'interferenza quasi sempre piuttosto che agli universali traduttivi.
Fenomeni come lo snellimento della sintassi e le ripetizione possono derivare dall'inglese più che dal
traduttese.
Anche in presenza di forestierismi originari da altre lingue, come "elite" ed "enclave", è ipotizzabile il
transito attraverso l'inglese.

Riassumendo:
- riferimento costante alla legge dell'interferenza.
- misure lessicometriche e il VDB: in inglese c'é meno variatio, più ripetizioni e, a parità di condizioni in
diafasia, il registro è meno elevato.
- forestierismi.
- espressioni politicamente corrette.
- perfetto semplice.
- perifrasi progressiva.
- morfologia pronominale.
- lunghezza dei periodi.
- concordanze ad sensum.
- calchi sintattici.
- connettivi.

Italiano burocratico
Livelli di analisi: morfosintassi e lessico
Spesso possono intersecarsi.
Dal punto di vista sintattico, l'italiano istituzionale tende a sovrasfruttare l'ipotassi con periodi ricchi di
subordinate, sia esplicite (modo finito), sia implicite (modo non finito).

Gerundio:
In particolare nelle proposizioni al gerundio il recupero del soggetto può essere problematico, perché il
gerundio solitamente non esplicita il soggetto, lo fa solo in casi particolari (quando il soggetto della
secondaria è diverso da quello della principale). Di norma, la subordinata al gerundio ha bisogno dello
stesso soggetto della principale. Inoltre resta spesso opaco il legame logico che unisce la secondaria alla
reggente (quello che, nelle frasi esplicite, è indicato dalle congiunzioni).
Altre caratteristiche del gerundio:
- la grande flessibilità semantica (es.: Sbagliando si impara → con gli stessi sbagli, mentre si sbaglia // Le
modalità per l'assunzione a contratto sono definite dalle singole amministrazioni prevedendo (→ e in ogni
caso) comunque che il trattamento economico degli interessati non può essere inferiore a quello tabellare
delle qualifiche di riferimento né superiore a quello in godimento del personale.)

- condensa più informazioni (es.: Avendo in corso questa Provincia la stipulazione di un contratto di lavoro
a tempo indeterminato, si chiede l'invio, anche a mezzo fax, di un certificato da cui risultino data e luogo di
nascita, residenza, cittadinanza e godimento dei diritti politici e civili di Luciana Franceschi, nata a Milano il
17.02.1965.)

Proposizioni participiali:
Prevedono l'ellissi di alcuni elementi, ad esempio gli ausiliari.
Es.: Al termine degli esami verrà affissa all'albo la graduatoria di merito, con specificato il risultato di ogni
prova. → Al termine degli esami verrà affissa all'albo la graduatoria di merito, nella quale verrà
specificato il risultato di ogni prova.

Incisi e parentetiche:
Forte presenza nei testi burocratici, presentano informazioni di secondo piano, che però vengono
ugualmente inserite nel testo, tra elementi che si susseguono. Le incisive possono essere spostate all'inizio
o alla fine del periodo, invece si preferisce utilizzare gli incisi, contribuendo a complicare la comprensione.
Es.: Con la presente si comunica che, con delibera del Consiglio Comunale n. 23/1998, il Comune di Padova
ha determinato di utilizzare la riserva di n. 28 alloggi prevista a favore dei cittadini extracomunitari. Al fine
di verificare, prima di una eventuale assegnazione, la permanenza dei requisiti previsti dalla legge, si invita
la S.V. a contattare con urgenza il Settore Edilizia Residenziale.

Cumuli nominali:
Sono a cavallo tra morfologia e sintassi.
Si tratta di nominalizzazione e uso di verbi vuoti (depotenziamento dei verbi) → verbi generici +
specificatori nominali.
Es.: I lavoratori hanno diritto all'astensione dal lavoro in tutti i casi di inesigibilità delle prestazioni previsti
dalla legge, fatta salva la conseguente riduzione dell'integrazione proporzionale all'indennità corrisposta
dall'Istituto. → I lavoratori potranno astenersi dal lavoro in tutti i casi previsti dalla legge. L'indennità verrà
però ridotta in misura proporzionale.
NB: la nominalizzazione prevede principalmente nomi astratti, perciò di più difficile comprensione rispetto
a concetti concreti. (es.: La velocità di avanzamento della crepa nel vetro vs. quanto velocemente la
crepa avanza nel vetro).

Frasi affermative e negative:


Uso di litoti, figure retoriche per cui si costruisce una frase negativa per affermare qualcosa (invece di
affermare qualcosa, nego il uso contrario).
→ Attenuazione delle informazioni
Es.: Non saranno ritenute valide le offerte pervenute oltre le ore 12 del giorno 18 giugno 2001 o non
corredate di tutta la documentazione prevista. ≠ Saranno ritenute valide solo le offerte pervenute entro le
ore 12 del giorno 18 giugno 2001 e corredate di tutta la documentazione prevista.
NB: Evitare l'eccesso di negazioni!

Lunghezza e contenuto delle frasi:


Sintassi.
Si considera leggibile una frase fino a 25 parole, oltre alle 25 parole è incomprensibile.
Una frase = Un'informazione

Forme della spersonalizzazione:


Spesso causano problemi di identificazione delle persone coinvolte.
Es.: Si comunica che con determinazione dirigenziale n. 4494 del 05.09.2002 la S.V. è stata esclusa dal
concorso di cui all'oggetto in quanto la domanda di partecipazione è stata spedita oltre il termine indicato
dall'art. 4 del bando. → La Direzione Generale, Servizio personale, l'ha esclusa dal concorso per 10 posti di
agente di polizia provinciale, perché Lei ha spedito la domanda di partecipazione oltre la data indicata dal
bando.

Uso dei modi e dei tempi verbali:


Meglio usare strutture che prevedono l'indicativo, più comuni, che strutture al congiuntivo, meno comuni.
Difesa del congiuntivo → compito delle scuole, non delle istituzioni.
Es.: Qualora un documento tratti più argomenti, imputabili a procedimenti amministrativi diversi, è
possibile farne il necessario numero di copie. → Se un documento tratta più argomenti, imputabili a
procedimenti amministrativi diversi, è possibile farne il necessario numero di copie.

Futuro deontico:
Si utilizza per attenuare gli ordini, non indica né un obbligo, né una necessità esplicitamente.
Es.: Dovrà versare le tasse (= Deve versare le tasse)

Participio presente:
Scomparso nell'italiano contemporaneo e sostituito da relative, viene utilizzato solo come sostantivo.
Es.: La prova della presentazione è data, in questo caso, dalla comunicazione dell'Agenzia delle Entrate
attestante il ricevimento della dichiarazione presentata in via telematica. → La prova della presentazione è
data, in questo caso, dalla comunicazione dell'Agenzia delle Entrate che attesta il ricevimento della
dichiarazione presentata in via telematica.

Tecnicismi collaterali:
Caratterizzano i testi amministrativi e riguardano il lessico.
Si tratta di parole che sembrano tecniche perché destinate a settori specifici, ma sono diverse dai tecnicismi
veri e propri, ovvero i termini. I tecnicismi collaterali hanno la stessa precisazione dei sinonimi.
Sono parole rare, molto evidenti dei testi italiani che, in altre lingue, vengono rese con termini più comuni,
ma molto più efficaci (es.: porre in essere → reso con "realizzare" in spagnolo, portoghese e francese).
Es.:
altresì = anche, inoltre
in calce = alla fine (della pagina)
diniego = rifiuto
eccepire = contestare
emolumenti = retribuzioni, compensi
erogare = pagare, fornire
istanza = richiesta
nel contempo = contemporaneamente, allo stesso tempo
nonché = e, anche, inoltre
nota = lettera
obliterare (un biglietto) = annullare, timbrare (ai signori viaggiatori è fatto obbligo di obliterare il titolo di
viaggio)
pertanto = perciò
porre in essere = realizzare
qualora = se
recarsi = andare, venire
vigente = in vigore

Tecnicismi con significato diverso da quello comune:


accusare ricevuta = dichiarare di aver ricevuto
competente (carta da bollo) = del valore richiesto
corrispondere (una somma) = pagare
declinare (le generalità) = indicare il proprio nome e cognome
dietro = in seguito a, dopo
evadere (una pratica) = sbrigare, completare
istruire (una pratica) = acquisire le informazioni e i documenti necessari
percezione = riscossione di una somma
pezza carta = documento
narrativa = esposizione, descrizione
detenere = tenere, possedere, avere
Latinismi:
Il latino è molto presente con espressioni fisse che fanno parte della nostra tradizione. Tuttavia si possono
trovare gli equivalenti italiani facilmente, che sono più comprensibili.
Es.:
contra jus = contro le regole del diritto
contra legem = contro la legge
de cuius = (persona) di cui (si tratta)
de facto = di fatto
de iure = di diritto
ex ante = come prima
ex nunc = da ora
ex tunc = da allora
more uxorio = coppie conviventi
ope legis = per effetto della legge
pro capite = a testa
ratio (legis) = ragione ispiratrice, spirito della legge
una tantum per una volta soltanto

Preposizioni e congiunzioni complesse:


Possono essere sostituite da quelle semplici, che non richiedono il congiuntivo.
Es.:
a condizione che = se
a motivo di = a causa di
a titolo di = come
ai sensi di = secondo, in base a
al fine di = per
allo scopo di = per
con l'obiettivo di = per
con riferimento a = circa, riguardo a
in caso di = se
in materia di = circa, riguardo a
in merito a = circa, riguardo a
in ordine a = circa, riguardo a
in ossequio a = secondo
nel caso in cui = se

Verbo vuoto + Specificatore:


apporre una firma = firmare
dare comunicazione = comunicare
effettuare una cancellazione = cancellare
essere a conoscenza = sapere
portare a compimento = finire, concludere
prendere in esame = esaminare
presentare domanda = domandare, richiedere
procedere alla stipulazione = stipulare
provvedere alla copertura assicurativa = assicurare
sottoporre a controllo = controllare
sottoporsi a visita = farsi visitare

Tecnicismi:
Es.: Si trasmette, con l'occasione, la scheda dei servizi resi risultanti agli atti, segnalando l'opportunità di
richiedere la ricongiunzione, il riscatto o il computo di eventuali altri periodi non considerati.
- Ricongiunzione → lavorare per amministrazioni diverse.
- Riscatto → periodo non lavorativo considerato come tale.
- Computo → Conteggio o calcolo condotto a fini di valutazione pratica.
Si tratta di tecnicismi veri e propri, quindi non eliminabili dal testo, ma esplicabili tra parentesi con degli
esempi.

Parole astratte:
clientela = clienti
documento di viaggio = biglietto
liquidità = denaro liquido
modalità = modo
nucleo familiare = famiglia
personale di controlleria = personale di controllo
problematica = problema
segnaletica = segnali
sportelleria = sportelli
tipologia = tipo
utilizzazione = uso
utenza = utenti
cittadinanza = cittadini
Si preferisce riferirsi a individui, utilizzando parole concrete, piuttosto che riferirsi a classi astratte e bisogna
sfruttare il contesto comunicativo.

Sigle:
dd. = di data
D.Lgs. = decreto legislativo
S.V. = Signoria Vostra
u.s. = ultimo scorso
c.m. = corrente mese
p.v. = prossimo venturo

Generalisti: per capire come funziona la lingua si rivolgono ai madrelingua e alla loro competenza, da lì
scavano nella lingua per arrivare alle sue regole profonde. Ritengono che gli esseri umani sono tutti uguali,
quindi più si scava e più si trova una matrice comune a tutte le lingue.
Con questo approccio, l'idea di prendere la parole, quindi la realizzazione effettiva della lingua, è sbagliato,
perché non è possibile riuscire a individuare le regole del linguaggio dalla sua realizzazione pratica
(approccio troppo pieno di aspetti incidentali).
Linguistica dei corpora: prende grandi quantità di dati linguistici reali, li raccoglie nei corpora per vedere
come funziona la lingua; tuttavia, i dati vanno interpretati.

Dinamiche conservative e innovative nella storia del linguaggio amministrativo italiano


Storia del linguaggio amministrativo:
Camilleri dà il primo spunto di riflessione sulla storia dell'italiano amministrativo.
La pubblica amministrazione parlava un italiano che non era la lingua madre degli italiani, perciò erano
necessarie le traduzioni (Novecento).
Il linguaggio amministrativo si è formato nel 1861 in un contesto in cui lo Stato si esprimeva in quella che
era una lingua sconosciuta dai cittadini (Secondo De Mauro, solo il 2,50% dei cittadini parlava italiano, per
Castellani erano invece 8,77%).
La lingua capita dalla maggioranza dei cittadini era il dialetto e le persone esclusivamente dialettofone
erano il 65%.
Alla pubblica amministrazione si riconosce un piccolo ruolo nell'unificazione linguistica.

Il metodo "dal dialetto alla lingua":


(1925)
Si imparava l'italiano partendo dal proprio dialetto locale. Si osservava in maniera contrastiva testi in
dialetto e testi in italiano con delle note che spiegavano come avveniva il passaggio.
L'italiano comune nascerà sulla spinta anche di altri fattori (urbanizzazione, televisione,...).

Resistenza al cambiamento del linguaggio amministrativo:


Nella formazione del linguaggio amministrativo, c'é stata una forte resistenza, il linguaggio amministrativo
si è conservato così com'era in origine.
Al momento dell'unità d'Italia c'é stato il bisogno di uniformare le unità fiscali.
Nel linguaggio amministrativo non si percepisce la distanza cronologica.
La differenza principale tra il linguaggio burocratico del passato e quello attuale consiste nell'anticipazione
degli aggettivi, un dato ancora presente, ma con meno frequenza.

Le caratteristiche linguistiche del linguaggio ammministrativo:


- organizzazione testuale
- sintassi
- lessico
- aspetti grafici

Organizzazione testuale: testualità


Vi è la tendenza a imitare modelli tradizionali senza riflettere sulla scelta delle informazioni e sulla loro
disposizione logica.
La grafica è disordinata.
Es.: Si comunica al cittadino che è arrivata l'ora di andare in pensione (info più importante alla fine della
frase).

Sintassi:
- Prevalenza dell'ipotassi sulla paratassi
- Nominalizzazione
- Alta frequenza della diatesi passiva e di forme impersonali
- Preferenza per il gerundio e il participio passato
- Usi verbali particolari (es.:futuro deontico)
- antropomorfizzazione degli uffici (es.: la scrivente scrittura)

Lessico:
É formato da due poli:
- l'uno più tecnico (lessico speciale)
- l'altro comprendente scelte retoriche (pure scelte retoriche di registro formale, i tecnicismi non sono
essenziali). Questo polo comprende tecnicismi collaterali (es.: dopo previa autorizzazione, competente
marca da bollo), termini arcaici (es.: sullodato, evincere, attergare) e scelte lessicali di livello sostenuto; vi è
inoltre una scelta sistematica di parole poco usuali al posto di parole generiche (es.: "diniego" al posto di
"rifiuto", "ottemperare" invece di "rispettare", "differire" al posto di "rimandare") e di parole astratte
invece che concrete (es.: "nucleo familiare" invece di "famiglia", "modalità" al posto di "modo"). Sono
presenti anche forestierismi, tra cui latinismi come "de facto" e "contra legem" e anglicismi della lingua del
management come "city manager" e "front line".
Inoltre si usano sintagmi e locuzioni tipici e combinazioni stereotipate di lessemi (es.: porre in essere, a tal
fine, in via subordinata, portare a conoscenza, apportare modifiche, previa autorizzazione) e vi è la
tendenza a un ampio uso di abbreviazioni (es.: c.m. per corrente mese) e di sigle e acronimi (es.: CCA per
Centro di Calcolo Ateneo), che possono talvolta risultare poco comprensibili per l'utente comune.
Alcuni esempi:
- É in corso la profilassi antimurina → la delatizzazione
- Munirsi di moneta divisionale → gli spicci
- Ingresso vietato ai velocipedi → le biciclette
N.B.: Fallimento comunicativo

Aspetti grafici:
Evidenziazioni, sottolineature, tabelle e tutto ciò che riguarda il layout del testo in eccesso portano ad un
malessere complessivo del testo.
Evitare le ripetizione è una buona norma per saggi e romanzi, ma non per i testi burocratici e informativi.

Cenni di storia del linguaggio amministrativo e giuridico:


Il primo testo italiano noto è un testo amministrativo (quelli precedenti erano un misto di latino e volgare).
A livello storico, il volgare è stato in conflitto con il latino e ha dovuto imporsi come lingua del diritto e
dell'amministrazione ricavando i suoi spazi dal prestigio del latino.
Tra il Duecento e il Trecento comincia il volgare comincia ad acquistare un valore legale e le carte notarili
non in latino vengono finalmente considerate degne di essere conservate in quanto atti giuridici.
Tuttavia, l'opzione tra latino e volgare continuò a mantenersi per molto tempo ancora.
Ricostruire in prospettiva storica il rapporto tra latino e volgare nei testi giuridici e amministrativi comporta
riferirsi a vicende che mutano a seconda di diversi territori seguendo le vicende della storia politica italiana.
Vi è diversità anche per quanto riguarda le istituzioni coinvolte.
Milano è stata la prima città a riconoscere il volgare come lingua amministrativa, la seconda è stata Torino,
seguita dalla Sicilia e da Trento (dove vi era resistenza per via del potere clericale), infine da Venezia
(conflitto tra volgare, latino e veneziano).
Solo alla fine del Seicento, nella lingua del diritto e dell'amministrazione, in cui il latino era ancora
prevalente, il volgare tende ad assumere una dignità paragonabile a quella del latino.
L'età napoleonica porta a un forte cambiamento del linguaggio, con un rapido rinnovamento del lessico:
arrivano i francesismi, il lessico politico rivoluzionario e il modello legislativo francese.
Molti puristi (sostenevano l'idea classica del linguaggio) ce l'avevano con questo linguaggio imbastardito.
Nascono delle opere sulla lingua italiana, tra cui:
- Elenco di alcune parole oggidì frequentemente in uso le quali non sono ne' vocabolarj italiani (1799) di
Giovanni Bernardoni, è un elenco di termini proibiti (es.: addizionare, giotaggio).
- Voci italiane ammissibili benché proscritte dall'Elenco del sig.Bernardoni (1812) di Giovanni Gherardini, il
quale afferma che basta dare l'idea di come doveva essere l'italiano amministrativo.
Guerrazzi sostiene che a forza di discutere su quali parole usare e quali no ci siamo dimenticati come si
parla.
Nel 1861 un unico Stato italiano impone un unico modello linguistico.
La pubblica amministrazione ha svolto un ruolo importante nella formazione e nella diffusione della lingua
nazionale, e la sua influenza è diventata negli ultimi tempi grandissima per le sempre crescenti funzioni
degli organi dello Stato e degli enti locali.
La burocrazia è un altro potente fattore che agisce su tutta quanta la nazione in senso unitario. La pressione
esercitata dall'apparato burocratico dello Stato sul cittadino ha riflessi linguistici importanti, tra cui l'italiano
dei semi-colti, utilizzato da scriventi con un bassissimo livello di scolarizzazione che non avevano modelli di
scrittura; il loro unico modello era quello burocratico. Questa categoria di persone scriveva anche testi
informali con l'italiano burocratico (es.: Ti rendo noto che...).
Si deduce che il linguaggio burocratico era una delle poche forme di italiano con cui le persone entravano in
contatto e che conoscevano.

La semplificazione del linguaggio amministrativo:


Le tappe della semplificazione del linguaggio amministrativo in Italia sono:
- 1830: si inizia a parlare di semplificazione con la pubblicazione di un manuale di scrittura dove si danno
consigli di semplificazione (appello inascoltato).
- 1993: il Dipartimento della Funzione Pubblica pubblica il Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso
delle amministrazioni pubbliche.
- 1994 - 1996: il Dipartimento della Funzione realizza il Progetto finalizzato "Semplificazione del linguaggio
amministrativo", in cui giuristi e linguisti si pongono il problema di come semplificare l'italiano
amministrativo.
- 1996 - 1997: attività formative di enti locali (prima Padova e Trento, poi Lucca, Molise e Schio).
- 1997: il Dipartimento della Funzione Pubblica pubblica il Manuale di stile.
- 2002: Direttive del Ministro della Funzione Pubblica Le attività di comunicazione delle Pubbliche
Amministrazioni e Semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi.
- 2003 - 2005: i "Manuali dei professori" Cortellazzo, Pellegrino, Franceschini - Gigli, Raso.
- 2005:Direttiva sulla semplificazione del linguaggio.
Successivamente c'é un altra direttiva per rendere il burocratese più chiaro e accessibile a tutti, ma pur
sempre salvaguardandone la tecnicità.
Queste iniziative nascono perché c'é la volontà di modificare il linguaggio amministrativo e danno un
appiglio normativo molto forte.
Nonostante questi sforzi di semplificazione, ancora oggi il linguaggio burocratico non è chiaro e accessibile
a tutti.

Il recupero delle fonti:


- Problema dello "scarto d'archivio" per lo storico della lingua
- Difficoltà di accesso (specialmente per gli anni più recenti)
- Scarsa attenzione per i documenti legati al lavoro quotidiano dell'ente

Forme della spersonalizzazione:


Molto amate dal linguaggio amministrativo, è un tratto che accomuna il linguaggio amministrativo a quello
scientifico.
Ci sono delle piccole eccezioni (es.: Lo scrivente si mette alla prova/ Trasmetto alla SV/ La giunta ha
deliberato di aprire).
Il registro formale è utilizzato in tutte e riscritture di testi burocratici, ovvero nei testi ripuliti dai tratti del
burocratese.
Caratteristiche del registro formale:
- Nominalizzazione
- Spersonalizzazione
- Lessico specifico
- Ipotassi

Trenitalia
Trenitalia ha un grande bacino d'utenza, perciò dovrebbe tenere conto dei suoi diversi tipi di testo, ma
purtroppo non lo fa; molti viaggiatori criticano infatti le modalità con cui vengono scritti avvisi e testi di
Trenitalia.

Trenitalia e il burocratese:
- Sintassi: presenza di frasi lunghe e complesse, ordinate secondo il principio ipotattico. Incisi e
parentetiche, che pongono due problemi, ovvero interrompono il flusso della frase e aggiungono troppe
informazioni tra soggetto, verbo e oggetto.
Le proposizioni di modo non finito (gerundio e participio presente e passato) nascondono elementi che
collegano le frasi e, inoltre, il gerundio non fa concordanza di genere e numero con l'elemento a cui si
riferisce, perciò bisognerebbe utilizzare le relative.
Le forme di spersonalizzazione (uso di strutture impersonali) nascondono il soggetto, mentre l'uso della
diatesi passiva non specifica il complemento d'agente in molti casi e viene utilizzata per attenuare.
La nominalizzazione è molto frequente, consiste nella sostituzione di un verbo con il corrispondente
sostantivo. Il problema sono i cumuli nominali, ovvero una concatenazione di sostantivi che si susseguono
generando incomprensioni e imponendo al lettore un'operazione di gerarchizzazione, che consiste nel
decidere i rapporti tra i sostantivi che si susseguono.
Per quanto riguarda i verbi, il futuro deontico prevede l'inversione dell'ordine normale delle parole
(aggettivo - sostantivo/ verbo - sostantivo).
Vi è l'uso di frasi negative con valore attenuativo (es.: Non è permesso → attenuazione della forma "É
vietato", molto più diretta) e di locuzioni verbali (es.: "Rende nullo" invece di "annullare"/ "Effettuare
pagamento" invece di "pagare").
- Lessico: parole poco usate al posto di parole più comuni (es.: "Validatrici" invece di "macchine self-
service"/ "Materiale rotabile" invece di "treno"/ "Esodo" invece di "uscita").
Tecnicismi da settori diversi.
Tecnicismi collaterali, utilizzati come vezzo per far capire che un testo é circoscrivibile sol oa determinati
contesti (es.: Declinare le generalità).
Parole astratte al posto di parole concrete (es.: "clientela" invece di "cliente"/ "Personale di controlleria"
invece di "capotreno").
Uso di formule stereotipate (es.: Entro e non oltre) e di sigle e acronimi (es.: RV/FB/PV/CM/VC/AV/IC →
specifici di Trenitalia).
Latinismi e forestierismi (es.: Verb form → modulo/ Reclining (executive) → sedile reclinabile (nella classe
inferiore).

Perché Trenitalia usa il burocratese:


Perché era un modello di prestigio, da imitare.
Per inerzia (copia e incolla di testi, anche concepiti per pubblici diversi).

Semplificazione:
Riscrivere i testi seguendo i seguenti criteri:
- Chiarezza: i contenuti informativi devono essere ben riconoscibili.
- Precisione: le connessioni tra le frasi devono essere esplicite e univoche.
-Coerenza
- Semplicità: uso di parole facili da capire.
- Economia: dare solo le informazioni necessarie, niente di più, niente di meno.
Tre regole d'oro (Cortellazzo e Pellegrino):
1) Mettersi dalla parte del pubblico
2) Evitare l'inerzia, cercando di superare i vecchi modelli
3) Rinunciare all'eleganza in favore della chiarezza, in quanto l'eleganza non è utile alla comprensione.
Dal punto di vista dell'organizzazione:
- Scegliere solo le informazioni necessarie
- Pianificare prima le informazioni più importanti per metterle in risalto e specificare l'agente e l'oggetto.
Dal punto di vista della sintassi:
- Scrivere frasi brevi (massimo 20/25 parole), semplici e lineari (S - V - O)
- Utilizzare la paratassi
- Evitare incisi e parentetiche
- Scrivere frasi con verbi di forma attiva ed evitare verbi impliciti e impersonali
- Evitare la nominalizzazione
- Utilizzare parole comuni
- Evitare formule dotte, forestierismi, parole solenni, stereotipate e astratte.
- Evitare l'uso di sinonimi per riferirsi allo stesso oggetto.
- Evitare sigle e acronimi perché potrebbero non essere familiari al lettore

Perché semplificare:
- Per motivi etici: la costituzione ci dice che gli avvisi rivolti al pubblico devono essere comprensibili al
pubblico a cui si rivolgono.
- Per praticità: risparmio di tempo, risorse e carta.

Oblazione: modo per far diventare una contravvenzione un illecito amministrativo (Trenitalia usa questa
parola in modo sbagliato)

Previa: precedente, prima (ma Trenitalia la usa in modo sbagliato, perché la usa nel senso di "tranne",
"fatta salva", "se")
Titolo: permette al lettore di capire cosa sta leggendo

Gulpease: indice di leggibilità che va da 1 a 100 (più un testo si avvicina a 100 e più è leggibile)

Proposta di semplificazione:
1) Titolo: Modifiche alla circolazione dei treni sulla linea Venezia-Trieste nella notte tra il 27 e il 28 giugno.
2) Informazione principale: Nel caso in cui i viaggiatori si spostino in questa data, devono guardate letabelle
sotto.
3) Informazione secondaria: Le variazioni sono dovute ai lavori (non si dice che osno temporanee).
4) Lessico: emettitrice automatica self-service ets →biglietteria automatica ets (marca?).
5) Aspetti grafici: perché le parole "Uffici informazioni e assistenza" sono in grassetto?
Alcune informazioni sono superflue.
Una buona strategia per riorganizzare le informazioni è l'elenco puntato.

Problema Gulpease: considera gli elenchi puntati come una frase sola, ma non tiene conto del fatto che gli
elenchi sono molto più leggibili.

La scrittura su web
Diverso modo di intendere la comunicazione scritta nella società odierna.
Un tempo, la lingua scritta era diversa da quella parlata (molto evidente in italiano, perché si scriveva prima
in latino, poi in italiano, mentre si parlava indialetto).
Con l'avvento della tecnologia la scrittura cambia; emails, SMS, Whatsapp e social network ci permettono di
scrivere molto più spesso rispetto a un tempo.
- Email: nascita della nuova epistolografia, ci permette di scrivere ogni giorno (corrispondenza immediata)
- Lettera: ci si scriveva una volta all'anno.
Cambiamento di registro/etichetta:
La popolazione oggi è in grado di scrivere in italiano corrente, ma meno brava a scrivere testi con un
registro un po' controllato.
Inoltre, cambia lo status della scrittura a causa del "botta e risposta" della messaggistica.

L'italiano del web


Riferimenti alle lezioni americane di Calvino:
Calvino teorizza le caratteristiche della letteratura del XX secolo, le quali possono essere applicate anche
alla scrittura sul web:
- Leggerezza
- Rapidità
- Esattezza
- Visibilità
- Molteplicità
- Coerenza
L'esattezza prevede una buona pianificazione e la possibilità di ampliamento del testo scritto, a differenza
della scrittura sul web , per cui posso anche non prevederne o pianificarne i dettagli (es.: link).
Per quanto riguarda la molteplicità, nella scrittura sul web è possibile rimandare a più testi
contemporaneamente (multiplanarietà dei piani di lettura che non abbiamo su carta).
Bisogna tenere conto che i testi scritti sul web fanno parte di strutture più ampie, anche se presi
singolarmente sono indipendenti.

Scrittura elettronica:
Dipende dal punto di vista che si assume:
- Mezzo tecnico
- Modalità di produzione
- Modalità di ricezione
- Modalità di trasmissione
- Volatilità

Modalità di produzione:
- Si tende a scrivere a blocchi, cioè in paragrafi indipendenti meno collegati fra loro rispetto a quando si
usavano carta e penna. Inoltre, è più facile modificare il testo al PC e spostare
elementi.
- "Effetto pulizia": la prima versione di un testo su carta è considerata sporca perché presenta cancellature,
sul PC invece la prima versione è già una bella copia.
- Variazione tipografica: i testi sono anche più variati dal punto di vista tipografico, ad esempio é possibile
scegliere il font.
- Templates: indicano la struttura redazionale predeterminata (elenchi puntati o numerati preimpostati)
che, in quanto scelta di default, tendiamo ad accettare.
- Ipertesto e ipermodalità: chi ha maggiore dimestichezza con la scrittura sul web tende a inserire
immagini, video, link con maggiore facilità.

Modalità di produzione: tempo di scrittura


Le modalità di scrittura cambiano in base alla tipologia di testo:
- Forum → scrittura rapida non revisionata
- Blog → scrittura rapida revisionata
- Siti web →scrittura convenzionale
- Pdf →scrittura progettata per altri media
Un testo pdf è un po' come un testo su carta, perché determina ciò che ho già scritto e non è possibile
intervenire direttamente per modificarlo.
Anche articoli giornalistici su carta non possono essere modificati, invece articoli su siti web possono essere
modificati continuamente dall'autore.
Chi scrive sul web, inoltre, deve considerare che un documento su internet:
- è un ipertesto, dunque un testo che si espande in profondità.
- non ha vincoli di tempo, dunque può essere aggiornato più volte.
- non ha vincoli di spazio, ciò significa che il testo non ha limiti di lunghezza e può essere letto anche fuori
contesto cronologico (es.: pagina interna).
L'utente sul web può:
- scegliere gli aspetti più interessanti.
- vedere nello stesso tempo più parti.
- porre in rapporto diversi punti di vista.
- scaricare direttamente il testo o parte di esso (es.: moduli, allegati,...).
- chiedere chiarimenti o spiegazioni per posta elettronica oppure interagire con la PA.
Modalità di ricezione:
- Lettura veloce e a "pelle di leopardo": sullo schermo si tende a non leggere attentamente, si scorre
velocemente il testo leggendo solo quello che interessa e, se non si trova, si cambia sito
- Difficoltà di lettura: è più faticoso leggere su schermo che leggere su carta, quindi si tende a leggere di
meno.
- Esplorazione: l'atteggiamento dell'utente è più simile all'esplorazione che alla lettura.
- Interazione: maggiore interazione del lettore sul web.
- Ricostruzione del contesto: è necessario fornire una sorta di bussola al lettore per fargli capire bene dove
sta navigando.
Carta vs. Web:
- Su carta la frase deve avere massimo 25 parole ≠ Su schermo deve averne massimo 15 (se ne ha di più il
lettore abbandona.
- Sintassi e grammatica restano fondamentali.
- Scrivere sul web è più difficile perché non ci sono intermediari e la responsabilità è solo di chi scrive.
- Lo scrittore web fa un po' di tutto, dall'impaginazione alla grafica.
- Sul web sono importanti la qualità e l'efficacia dei contenuti.
- Le regole della scrittura tradizionale si seguono anche su internet, ma non alla lettera e con qualche
variante.
- Il lettore web non è quello classico, non legge in modo sequenziale, la lettura non è lineare.

Come leggere sul web:


- Non c'é bisogno di leggere tutto.
- Se si perde troppo tempo, non si raggiunge l'obbiettivo.
- Nel web ci sono molti siti, forse più utili.
- Leggere sul monitor è più faticoso che su carta.
- La risoluzione è più bassa e la lettura più lenta del 25%.
- Gli utenti del web non leggono parola per parola, ma scorrono il testo alla ricerca di frasi o parole che
attirino la loro attenzione.
- Gli utenti web non hanno pazienza, entro circa 10 secondi decidono se continuare la lettura o uscire dal
sito.
- Il pubblico di internet è di passaggio e va acchiappato.

Punti di ancoraggio sul web:


Ancoraggi del tipo grafico:
-Grassetti
- Sottolineature
- Evidenziazioni
In questo modo si rendono i siti digeribili.

Eyetracking:
Studia:
- Dove si guarda e per quanto tempo
- Se si legge o si scorre
- Se si cerca qualcosa di specifico
Gli studi di eyetracking condotti mostrano come le pagine, in cui il testo sia dominante, sono lette secondo
un pattern F, con punti di fissazione intensa nell'area in alto a sinistra e poi verso il basso lungo il margine
sinistro.

Percorsi di lettura comuni:


-Da in alto a sinistra, si scende verso il basso e si risale sul lato destro.
- I titoli testuali attirano l'attenzione, soprattutto a sinistra.
- Nei titoli e sottotitoli, le prime parole a sinsitra fungono da parole-chiave.
- I paragrafi brevi attirano di più l'attenzione.

In realtà (studio sui giornali):


- La lettura dei giornali cartacei è simile a quella sul web.
- Sul web si legge in media il 77% di un articolo vs. il 62% su carta.
- 2/3 de lettori online leggono interamente il testo se decidono che è interessante.
- Lettura lineare e scanning coesistono sia sul web che su carta.
- Sono apprezzate anche forme testuali alternative (FAQ, didascalie, liste).
- Certe disposizioni delle informazioni sono state incoraggiate maggiormente dal web, ma poi sono state
acquisite anche da altri testi.

Testualità: struttura del testo su Internet


Nei testi normali abbiamo una frase introduttiva con le premesse e le informazioni che ci interessano
vengono messe alla fine. Sul web, invece, si scrive prima l'informazione più importante e poi quelle
aggiuntive se necessarie, perché se il lettore trova l'introduzione interessante poi leggerà anche il resto.
Quest'ultimo è un metodo di scrittura giornalistico che risale all'invenzione del telegrafo, secondo cui il
testo più importante viene collocata in alto, mentre in fondo si collocano i dettagli e i testi più lunghi con
eventuali approfondimenti. Questo metodo è utile nei siti di informazione come quelli del perimetro Units,
meno utile nei siti di narrazione.

Modalità di trasmissione:
- I testi sul web sono immediati, arrivano subito al ricevente, l'immediatezza è quasi dialogica; su carta
invece sono più lenti.
- L'etichetta è diversa, ciò significa che c'é un'idea di scrittura diversa, perché ci si aspetta che
l'interlocutore risponda subito.
- C'é maggiore vicinanza ai testi orali rispetto a quelli su carta; gli avvisi sul web, infatti, sono molto più
informali di quelli su carta.
La scrittura sul web è una scrittura che rinuncia a registri elevati, preferendo registri più bassi e informali.
» Semplificazione dell'italiano
Tuttavia, sul web non si vede la faccia dell'interlocutore (assenza di segnali prosodici → fraintendimenti)e
punteggiatura ed emoticon, utilizzati per colmare questa mancanza, non sostituiscono i tratti prosodici.

Suggerimenti per la scrittura sul web:


Lo stile da adottare per la scrittura sul web si ispira al seguente principio:
K.I.S.S. → Keep It Simple for the Stupid
La semplicità è l'essenza del web writing.
Bisogna scrivere solo quando realmente serve e ha una sua funzione e bisogna essere il più diretti e
informali possibile se si vuole un testo efficace.
Per quanto riguarda la sintassi:
- Scrivere frasi brevi (10-15 parole), semplici e lineari.
- Usare verbi alla forma attiva.
- Specificare sempre il soggetto.
- Scrivere frasi in forma affermativa piuttosto che negativa.
- Preferire modi e tempi verbali semplici.
- Evitare gerghi e frasi fatte, nominalizzazione, incisi, frasi impersonali e subordinate.
- Essere il più esaustivi possibile.
- Dividere il testo in paragrafi indipendenti l'uno dall'altro.
- Titolare ogni paragrafo.
- Inserire link, che permettono di ridurre il testo fisicamente, ma di arricchirlo tramite informazioni dal sito
a cui rimandano; devono attirare l'attenzione del lettore su di essi (devono essere evidenziati) ed essere
esplicativi, non devono essere troppo lunghi (max. 4 parole) e vanno posizionati a fine frase.
- Indicizzare, soprattutto in caso di pagine lunghe, a inizio pagina.
- Eliminare ridondanze, aggettivi e avverbi di troppo: ogni parola deve avere una sua funzione.

Riassumendo:
- Eliminare
- Dividere
- Titolare
- Semplificare
- Essere diretti
- Arricchire
- Indicizzare