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Petrolio

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Petrolio (disambigua).

Bottiglia con un campione di petrolio non raffinato


Il petrolio (dal termine tardo latino petroleum, composto da petra, "roccia", e
oleum, "olio", cio� "olio di roccia"[1]) � una miscela liquida di vari idrocarburi,
in prevalenza alcani, che si trova in giacimenti negli strati superiori della
crosta terrestre. � una primaria fonte energetica dell'umanit�.

Chiamato anche oro nero, � un liquido viscoso, infiammabile, di colore che pu�
variare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all'arancione. �
detto greggio o grezzo il petrolio come viene estratto dai giacimenti, prima di
subire qualsiasi trattamento per trasformarlo in prodotto lavorato.

Indice
1 Cenni storici
2 Propriet� del greggio
2.1 Composizione
3 Caratterizzazione e classificazione del petrolio
3.1 Grado API
3.2 Distillazione frazionata TBP
4 Formazione e presenza in natura
4.1 Teoria biogenica del petrolio
4.2 Teorie abiogene
4.3 Studi sulle riserve del petrolio
4.4 Paesi con le maggiori riserve di petrolio
5 Produzione del petrolio
5.1 Esplorazione
5.2 Estrazione
5.3 Trattamento preliminare
5.4 Trasporto
5.5 Trasformazione
5.5.1 Prodotti derivati dal petrolio
6 Mercato del petrolio
7 Impatti ambientali
8 Note
9 Bibliografia
10 Voci correlate
10.1 Chimica e geologia
10.2 Fasi della produzione e del trasporto
10.3 Tipologia e prodotti del petrolio
10.4 Problematiche ambientali correlate
10.5 Risvolti economici e legislativi
10.6 Riscaldamento di un ambiente
10.7 Altre
11 Altri progetti
12 Collegamenti esterni
Cenni storici
Il petrolio accompagna la storia dell'uomo da secoli: la parola greca naphtha fu
utilizzata inizialmente per indicare il fiammeggiare tipico delle emanazioni
petrolifere. I popoli dell'antichit� conoscevano i giacimenti di petrolio
superficiali, e li utilizzavano per produrre medicinali (con funzioni lenitive e
lassative[2]) e bitume o per alimentare le lampade.
Non mancarono anche gli usi bellici del petrolio.[2] Gi� nell'Iliade, Omero narra
di un "fuoco perenne" lanciato contro le navi greche. Il "fuoco greco" dei
bizantini era un'arma preparata con petrolio, una miscela di olio, zolfo, resina e
salnitro, che non poteva essere spenta dall'acqua; questa miscela era cosparsa
sulle frecce o lanciata verso le navi nemiche per incendiarle.

Il petrolio era conosciuto anche nell'antico Medio Oriente. Marco Polo, ne Il


Milione, parla del petrolio con le seguenti parole:

�Ancor vi dico che in questa Grande Erminia (Armenia) � l'arca di No� in su una
grande montagna, ne le confine di mezzodie in verso il levante, presso al reame che
si chiama Mosul, che sono cristiani, che sono iacopini e nestarini (nestoriani),
delli quali diremo inanzi. Di verso tramontana confina con Giorgens (l'attuale
Georgia), e in queste confine � una fontana, ove surge tanto olio e in tanta
abondanza che 100 navi se ne caricherebboro a la volta. Ma non � buono a mangiare,
ma s� da ardere, e buono da rogna[3] e d'altre cose; e per tutta quella contrada
non s'arde altr'olio.�

(Marco Polo, Il Milione)


Il petrolio venne introdotto in Occidente soprattutto come medicinale, in seguito
all'espansionismo arabo. Le sue doti terapeutiche si diffusero con grande rapidit�
e alcune fonti d'olio a cielo aperto, come l'antica Blufi (santuario della "Madonna
dell'olio") e Petralia in Sicilia, divennero noti centri termali dell'antichit�.

Il termine "petrolio" venne adottato per la prima volta nel 1556 in un trattato del
mineralogista tedesco Georg Bauer.[2]

Vignetta pubblicata su Vanity Fair nel 1861 mostrante capodogli che festeggiano
l'avvento dei pozzi petroliferi, la cui produzione blocca la loro caccia per
ottenere la carne blubber da cui produrre l'olio di balena, sostituito dal petrolio
L'industria petrolifera nacque negli anni 1850 negli Stati Uniti (nei pressi di
Titusville, Pennsylvania), per l'iniziativa di Edwin Drake. Il 27 agosto 1859 venne
aperto il primo pozzo petrolifero redditizio del mondo.[2] L'industria crebbe
lentamente durante il 1800 e non divent� di interesse nazionale (USA) fino agli
inizi del ventesimo secolo; l'introduzione del motore a combustione interna forn�
la domanda che ha poi largamente sostenuto questa industria. I primi piccoli
giacimenti "locali" in Pennsylvania e in Ontario sono stati velocemente esauriti,
portando ai " boom petroliferi" in Texas, Oklahoma, e California. Altre nazioni
avevano considerevoli riserve petrolifere nei loro possedimenti coloniali, e
incominciarono ad utilizzarli a livello industriale.

Campo di estrazione petrolifera in California, 1938


Sebbene negli anni cinquanta il carbone fosse ancora il combustibile pi� usato nel
mondo, il petrolio cominci� a soppiantarlo. Agli inizi del ventunesimo secolo circa
il 90% del fabbisogno di combustibile � coperto dal petrolio. In conseguenza della
crisi energetica del 1973 e della crisi energetica del 1979 si � sollevato
l'interesse nella pubblica opinione sui livelli delle scorte di petrolio, portando
alla luce la preoccupazione che essendo il petrolio una risorsa limitata essa sia
destinata ad esaurirsi (almeno come risorsa economicamente sfruttabile).

Il prezzo di un barile di petrolio � aumentato, dagli 11 dollari del 1998 a circa


147, per poi ripiegare (a causa della recessione globale, ma anche delle "prese di
beneficio" degli speculatori), fino a 45 nel dicembre 2008. In seguito le
quotazioni del greggio hanno ripreso a crescere per installarsi solidamente al di
sopra dei 100 dollari nel marzo 2011. Data l'elevata volatilit� del prezzo di un
barile, l'OPEC ha preso in valutazione di tagliare la produzione per far aumentare
i costi dell'oro nero (per fare un esempio: se un barile aumenta di un dollaro,
negli Emirati Arabi Uniti arrivano oltre 100 milioni di dollari di guadagni[senza
fonte]). Tuttavia il re dell'Arabia Saudita ?Abd Allah si � detto disponibile ad
aumentare l'estrazione di petrolio per riportarlo ad un prezzo ragionevole[senza
fonte].

Il valore del petrolio come fonte di energia trasportabile e facilmente


utilizzabile, usata dalla maggioranza dei veicoli (automobili, camion, treni, navi,
aeroplani) e come base di molti prodotti chimici industriali, lo rende dall'inizio
del XX secolo una delle materie prime pi� importanti del mondo. L'accesso al
petrolio � stato uno dei principali fattori scatenanti di molti conflitti militari,
compresi la Seconda guerra mondiale e la guerra del Golfo. La maggior parte delle
riserve facilmente accessibili � collocata nel Medio Oriente, una regione
politicamente instabile.

Esistono e sono continuamente allo studio fonti alternative e rinnovabili di


energia, sebbene la misura in cui queste possano rimpiazzare il petrolio e i loro
eventuali effetti negativi sull'ambiente siano attualmente oggetto di dibattito.

Propriet� del greggio


Il greggio � un liquido viscoso di colore variabile dal giallo chiaro al marrone
scuro o verdastro, e nella sua quasi totalit� la sua densit� relativa � inferiore a
1, cio� ha un peso specifico minore dell'acqua.[4]

Il colore risulta essere pi� scuro nei greggi che contengono idrocarburi con peso
molecolare medio pi� elevato. Al peso molecolare medio dei componenti sono legate
anche la sua densit� e la sua viscosit�, in quanto pi� elevato risulta il peso
molecolare medio pi� il greggio risulta denso e viscoso.

Composizione

Composizione chimica del petrolio


Dal punto di vista chimico, il greggio � un'emulsione di idrocarburi (cio� composti
chimici le cui molecole sono formate da idrogeno e carbonio) con acqua ed altre
impurit�.

� costituito principalmente da idrocarburi appartenenti alle classi degli alcani


(lineari e ramificati), cicloalcani e in quantit� minore idrocarburi aromatici.[1]
[5] La percentuale di questi idrocarburi varia a seconda del giacimento petrolifero
da cui viene estratto il petrolio: considerando una media a livello mondiale, un
petrolio tipico contiene il 30% di paraffine, il 40% di nafteni, il 25% di
idrocarburi aromatici, mentre il restante 5% � rappresentato da altre sostanze;[5]
nel caso di petroli ad elevato contenuto di alcani si parla di "petroli
paraffinici", mentre i petroli ad elevato contenuto di cicloalcani vengono detti
"petroli naftenici".[1][5] I petroli paraffinici sono pi� abbondanti nelle zone pi�
profonde del sottosuolo, mentre i petroli naftenici sono pi� abbondanti nelle zone
pi� vicine alla superficie.[5]

Sono presenti inoltre composti solforati (solfuri e disolfuri), azotati (chinoline)


e ossigenati (acidi naftenici, terpeni e fenoli[5]), in percentuale variabile anche
se la loro percentuale in massa, complessivamente, difficilmente supera il 7%.

Data l'elevata complessit� di tale miscela, per definire la composizione di un


particolare petrolio, anzich� indicare le sostanze che lo costituiscono, spesso si
preferisce indicarne la composizione elementare, che � rappresentata principalmente
da carbonio e idrogeno, essendo il petrolio una miscela costituita prevalentemente
da idrocarburi.[4]

In percentuale, � composto all'85% circa da carbonio, 13% circa da idrogeno e per


il restante 2% circa da altri elementi.

La tabella seguente mostra gli intervalli di composizione (espressi come


percentuali in peso) dei singoli elementi che costituiscono tipicamente un
particolare petrolio:[5]

Elemento min (%wt) max (%wt)


C 79,5 88,5
H 10 15,5
altri elementi 0 5
Gli altri elementi presenti nel petrolio sono principalmente eteroatomi, quali ad
esempio lo zolfo (0,05-8%wt, talvolta sotto forma di H2S[4]), l'azoto (0,02-1,3%wt)
e l'ossigeno (0,05-3%wt). Sono inoltre presenti atomi metallici in quantit�
modeste,[2] sia combinati con i composti organici, sia in sali disciolti in tracce
d'acqua (quali nichel, vanadio, molibdeno, cobalto, cromo, cadmio, piombo, arsenico
e mercurio), tuttavia per la lavorazione in raffineria bisogna tenere conto della
loro presenza, in quanto molti processi usano catalizzatori che vengono inibiti da
tali metalli. Inoltre i prodotti finali (generalmente i tagli pi� pesanti come il
gasolio), risultandone pi� "ricchi", producono maggiori ceneri e particolato.

Caratterizzazione e classificazione del petrolio


Esistono centinaia di petroli diversi. Essi si differenziano per i differenti
rendimenti, il tenore in zolfo, in metalli pesanti ed in funzione della loro
acidit�. Frequentemente (ma questa non � una regola) i grezzi pi� pesanti sono
anche quelli che hanno un tenore in zolfo pi� elevato.[4] � invece sistematico che
per un determinato petrolio le frazioni alto-bollenti hanno un tenore in zolfo pi�
elevato delle frazioni basso-bollenti.

Da un punto di vista generale (anche se esistono delle eccezioni) i petroli che


contengono una quantit� pi� elevata di frazioni leggere sono pi� costosi. Un altro
parametro che influenza il valore del petrolio grezzo � il contenuto in zolfo.
Quest'ultimo infatti deve essere allontanato durante l'operazione di raffinazione e
questa operazione di purificazione � tanto pi� onerosa quanto pi� alto � il tenore
in zolfo.

Altri parametri che influenzano il valore del grezzo sono la sua acidit� ed il
tenore in metalli pesanti, quali il vanadio. La conoscenza di questi due ultimi
parametri � di grande importanza allorch� si progettano impianti per la
raffinazione del greggio; infatti petroli acidi o con contenuti di Vanadio elevati
richiedono impianti particolarmente resistenti alla corrosione e dunque costruiti
con acciai speciali.

Va inoltre ricordato che a livello commerciale le varie partite di petrolio non


hanno lo stesso valore commerciale. I seguenti criteri forniscono una linea guida
su come distinguere un petrolio pregiato da uno scadente:

tenore di zolfo: maggiore � la presenza di zolfo o di altri eteroatomici, pi�


spinta sar� la relativa lavorazione con maggiori costi di esercizio d'impianto.
Infatti la presenza di zolfo va limitata sia per motivazioni ambientali, sia per la
salvaguardia delle parti pi� delicate dell'impianto;
percentuale di benzine: a livello commerciale la benzina � il taglio pi� costoso e
quindi pi� remunerativo per una azienda petrolifera; non a caso molti processi di
lavorazione puntano all'aumento delle quantit� e qualit� delle benzine,
alleggerendo i tagli pesanti (cracking) o appesantendo quelli leggeri; da questo
punto di vista un petrolio ricco di benzina presenta un valore commerciale
maggiore;
densit�: un petrolio pi� denso contiene un maggior numero di molecole condensate,
ovvero i costituenti del residuo della colonna da topping; quindi sono necessarie
lavorazioni pi� gravose in termini di temperatura (come il visbreaking), per
cercare di rompere le molecole condensate e convertirle in tagli leggeri.
Grado API
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Gradi API.
In ambito petrolifero si usa un'espressione particolare per esprimere la densit�:
il grado API.

La densit� e il grado API sono correlate dalla relazione:

�API = 141,5/?* - 131,3


dove ?* � la densit� relativa rispetto all'acqua. Da questa relazione discende che
un olio della stessa densit� dell'acqua presenta 10�API, se � pi� pesante presenta
un valore minore di 10�API, mentre se � pi� leggero presenta un valore del grado
API maggiore di 10�API. Pertanto un petrolio pregiato avr� un alto valore di grado
API, maggiore di 10�API.[4]

A titolo di esempio, tra i petroli pregiati figura quello di Brega (Libia) che ha
42�API con un tenore di zolfo pari allo 0,2%.

Distillazione frazionata TBP


Non esistono due petroli identici e talvolta all'interno dello stesso giacimento la
composizione tende a variare nel tempo o in funzione della localizzazione del punto
di estrazione. Per questo motivo per poter caratterizzare ogni tipo di petrolio si
ricorre all'operazione detta di distillazione frazionata TBP (True Boiling Point).
Questa metodologia � descritta negli standard ASTM D86 e D2892, che definiscono le
condizioni normalizzate per realizzare l'operazione. L'operazione � condotta
prendendo una quantit� predefinita di petrolio grezzo e sottoponendola a
riscaldamento a pressione atmosferica.

Sotto l'effetto del riscaldamento il campione di petrolio comincia ad evaporare e


per prime le frazioni pi� leggere. I vapori di petrolio che man mano evaporano sono
raffreddati, condensati e raccolti in un recipiente graduato. Le frazioni pi�
volatili (dette basso-bollenti) sono le prime ad evaporare ed in seguito evaporano
quelle meno volatili (dette alto-bollenti). Durante questa operazione di
distillazione il campione di petrolio diventa progressivamente sempre meno volatile
e dunque occorre riscaldare il campione a temperature sempre pi� elevate per
poterlo distillare. L'obiettivo del test � di misurare in funzione degli intervalli
di temperatura ai quali � sottoposto il campione quale � il rendimento percentuale
della corrispondente frazione evaporata. Il test � interrotto quando il campione
raggiunge la temperatura di 550 �C, perch� a questa temperatura intervengono delle
reazioni di cracking che modificano la natura chimica delle molecole. Il volume che
resta a 550 �C � detto residuo.

I risultati del test TBP sono di notevole interesse perch� permettono di


caratterizzare i diversi tipi di petrolio. Questo � essenziale per poterne definire
il valore di mercato e per poter prevedere quali saranno i rendimenti quando il
grezzo petrolifero arriva in raffineria per essere raffinato.

La tabella seguente mostra le composizioni di due petroli (petrolio Souedia, che ha


origine in Siria e petrolio Zarzaitine, che ha origine in Algeria) ottenute tramite
distillazione TBP sull'intervallo di temperatura 15-550 �C.

Zarzaitine (0,14%S) Souedia (3,91%S)


T [�C] % in peso % in volume T [�C] % in peso % in volume
15-80 6,685 8,219 15-80 4,028 5,613
80-150 15,904 17,497 80-150 7,841 9,801
150-230 15,914 16,378 150-230 9,751 11,204
230-375 27,954 26,977 230-375 20,619 21,529
375-550 21,303 19,409 375-550 25,263 24,159
>550 9,497 8,044 >550 31,193 26,179
� importante tenere presente che questi tagli petroliferi sono il risultato della
sola operazione di distillazione e che in raffineria molteplici altre operazioni
sono condotte per produrre prodotti di uso finale. In effetti le frazioni
risultanti dall'operazione di distillazione non sono pronte per l'uso e richiedono
ulteriori stadi di lavorazione.

Formazione e presenza in natura


Teoria biogenica del petrolio

Confronto tra la molecola di metalloporfirina estratta dal petrolio da Alfred E.


Treibs (a sinistra) e la molecola di clorofilla (a destra).
Secondo le teorie comunemente accettate dalla comunit� scientifica, il petrolio
deriva dalla trasformazione di materiale biologico in decomposizione[6]. Il primo a
sostenere tale teoria fu lo scienziato russo Lomonosov nel XVIII secolo. La sua
teoria fu confermata nel 1877 da Mendeleev. Ulteriore conferma a tale ipotesi fu
fornita da Alfred E. Treibs, che evidenzi� l'analogia strutturale tra una molecola
di metalloporfirina che aveva rintracciato nel petrolio nel 1930[7] e la molecola
della clorofilla (che � invece associata a processi biologici).

Secondo tale teoria, il materiale biologico dal quale deriva il petrolio �


costituito da organismi unicellulari marini vegetali e animali (fitoplancton e
zooplancton)[2] rimasti sepolti nel sottosuolo centinaia di milioni di anni fa, in
particolare durante il paleozoico, quando tale materia organica era abbondante nei
mari.[2]

In un primo stadio, tale materia organica viene trasformata in cherogene attraverso


una serie di processi biologici e chimici;[2] in particolare la decomposizione
della materia organica ad opera di batteri anaerobi (cio� che operano in assenza di
ossigeno) porta alla produzione di ingenti quantit� di metano.[2]

Successivamente, a causa della continua crescita dei sedimenti, si ha un


innalzamento della temperatura (fino a 65-150 �C) che porta allo sviluppo di
processi chimici di degradazione termica e cracking, che trasformano il cherogene
in petrolio.[2] Tale processo di trasformazione del cherogene in petrolio avviene
alla sua massima velocit� quando il deposito ha raggiunto profondit� intorno a
2.000-2.900 metri.[2]

Rappresentazione schematica di un reservoir di petrolio.


Una volta generati, gli idrocarburi migrano verso l'alto attraverso i pori della
roccia in virt� della loro bassa densit�. Se nulla blocca la migrazione, questi
idrocarburi affiorano in superficie. A questo punto le frazioni pi� volatili
evaporano e resta un accumulo di bitume, che � pressoch� solido a pressione e
temperatura atmosferica. Storicamente gli accumuli naturali di bitume sono usati
per usi civili (impermeabilizzare il legno) o militari (come il fuoco greco).
Tuttavia nel percorso di migrazione, gli idrocarburi possono accumularsi in rocce
porose (dette "rocce madri") e restare bloccati da uno strato di roccia
impermeabile. In questo caso si pu� creare una zona di accumulo, detta "trappola
petrolifera" (o reservoir). Perch� le rocce porose possano costituire un reservoir,
� necessario che queste rocce siano al di sotto di rocce meno permeabili
(normalmente argille o evaporiti), in maniera tale che gli idrocarburi non abbiano
la possibilit� di risalire sino alla superficie terrestre.

Una conformazione geologica che costituisce un caso tipico di trappola petrolifera


� la piega anticlinale. Questo tipo di configurazione costituisce di gran lunga il
caso pi� frequente di "trappola petrolifera", anche se pu� accadere che il petrolio
si accumuli in corrispondenza di fratture tettoniche o attorno a dei giacimenti di
sale. All'interno del reservoir si viene quindi a trovare una miscela di
idrocarburi liquidi e gassosi (in proporzioni variabili). Gli idrocarburi gassosi
costituiscono gas naturale (metano ed etano) e riempiono le porosit� superiori.
Quelli liquidi (nelle condizioni di pressione esistenti nel giacimento, cio�
svariate centinaia di atmosfere) occupano le zone inferiori del reservoir. In virt�
della provenienza marina della materia organica all'origine del petrolio, quasi
inevitabilmente gli idrocarburi sono associati ad acqua; � frequente la situazione
per la quale all'interno della roccia madre si trovino tre strati: uno superiore di
gas naturale, uno intermedio costituito da idrocarburi liquidi ed uno inferiore di
acqua salata. Nelle operazioni di messa in produzione di un giacimento si presta
notevole attenzione alla profondit� alla quale si situa lo strato di acqua perch�
questa informazione � necessaria per calcolare il rendimento teorico del
giacimento.

� frequente la situazione per la quale il giacimento di idrocarburi contiene


unicamente metano ed etano. In questo caso si parler� di giacimento di gas
naturale. Se gli idrocarburi liquidi pi� pesanti presenti nel giacimento non
superano i dodici-quindici atomi di carbonio (C12 - C15), si parler� di giacimento
di condensato, sovente associato a gas naturale. Se negli idrocarburi liquidi
presenti sono rappresentate molecole pi� lunghe si � in presenza di un giacimento
di petrolio propriamente detto.

Teorie abiogene
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Origine
abiotica del petrolio.
Nonostante le teorie comunemente accettate prevedano che il petrolio derivi da
sostanze organiche[6] sono state formulate teorie, dette abiogene o abiotiche,
secondo cui si sarebbe formato attraverso processi non biologici.

Fra i teorici dell'origine abiogena c'� il professor Thomas Gold che nel 1992
pubblic� la teoria della profonda biosfera calda, allo scopo di spiegare il
meccanismo dell'accumulo di idrocarburi nei giacimenti profondi.

Nel 2001 J. Kenney dimostr� che secondo le leggi della termodinamica non sarebbe
possibile la trasformazione a basse pressioni di carboidrati o altro materiale
biologico in catene idrocarburiche. Infatti il potenziale chimico dei carboidrati
varia da -380 a -200 kcal/mol, mentre il potenziale chimico degli idrocarburi �
maggiore di 0 kcal/mol. Siccome le trasformazioni termodinamiche evolvono verso
condizioni a potenziale chimico pi� basso, la trasformazione citata non pu�
avvenire. Il metano non si polimerizza a basse pressioni ad alcuna temperatura.

Talvolta, giacimenti di gas naturale e petrolio ritenuti in fase di esaurimento, si


riempiono di nuovo; questo processo pu� essere alimentato solo da depositi
profondi, percorrendo la sequenza di fenomeni che port� alla formazione iniziale.
La teoria abiotica sostiene che tutti gli idrocarburi naturali siano di origine
abiotica, ad eccezione del metano biogenico (spesso chiamato gas di palude), che �
prodotto in prossimit� della superficie terrestre attraverso la degradazione
batterica di materia organica sedimentata.

Una teoria dell'origine abiotica del petrolio ritiene che al momento della
formazione della Terra si siano formati dei significativi depositi di carbonio, ora
preservati solo nel mantello superiore. Questi depositi, trovandosi in condizioni
di elevata temperatura e pressione, catalizzerebbero la polimerizzazione di
molecole di metano, fino a formare lunghe catene idrocarburiche.[8]

Una variante di questa teoria prevede l'idrolisi di peridotiti del mantello, con
conseguente formazione di un fluido ricco in idrogeno e con metalli catalizzatori
(come nichel, cromo, cobalto o vanadio) che, risalendo, dilaverebbe le rocce
carbonatiche superiori, generando idrocarburi. Questa reazione chimica ipotizzata �
la stessa che si avrebbe nel processo industriale della sintesi di Fischer-Tropsch.
Studi sulle riserve del petrolio

Grafico rappresentativo della produzione petrolifera, mostrante il picco di


Hubbert.
Niente fonti!
Questa voce o sezione sugli argomenti combustibili e societ� non cita le fonti
necessarie o quelle presenti sono insufficienti.
Puoi migliorare questa voce aggiungendo citazioni da fonti attendibili secondo le
linee guida sull'uso delle fonti.
Per riserve di petrolio si intende la quantit� di idrocarburi liquidi che si stima
potranno essere estratti in futuro dai giacimenti gi� scoperti.

Generalmente i volumi che potranno essere estratti da giacimenti non ancora


sfruttati sono denominati riserve.

La determinazione delle riserve � condizionata dalle incertezze tecniche ed


economiche. Le incertezze tecniche derivano dal fatto che i volumi di idrocarburi
contenuti nel giacimento sono stimati quasi esclusivamente attraverso dati ottenuti
con metodi indiretti (tra i pi� diffusi la prospezione sismica e le misure di
propriet� fisiche delle rocce nei pozzi). Le informazioni dirette sono
necessariamente poche, se confrontate con l'eterogeneit� delle rocce serbatoio, in
quanto provengono dalla perforazione dei pozzi, che � molto costosa.

Le incertezze di tipo economico includono la difficolt� di poter prevedere


l'andamento futuro dei costi di estrazione e dei prezzi di vendita dell'idrocarburo
(mediamente la vita produttiva di un giacimento � di 10-20 anni). Anche la
disponibilit� commerciale di nuove tecnologie di estrazione � difficilmente
prevedibile con totale certezza. Il livello di incertezza sulle riserve � quindi
massimo quando vengono stimati potenziali nuovi giacimenti, diminuisce nel momento
della loro scoperta tramite perforazioni di pozzi, e durante il periodo produttivo
e diviene nullo quando le riserve producibili dal giacimento sono azzerate in
quanto tutti gli idrocarburi estraibili sono effettivamente stati prodotti.

Il grado di aleatoriet� delle riserve � espresso attraverso la loro classificazione


secondo categorie definite. Esistono diversi schemi di classificazione, quella
della Society of Petroleum Engineers (SPE) � internazionalmente diffuso e distingue
tra Risorse (idrocarburi non ancora scoperti o non commerciali) e Riserve
(idrocarburi scoperti e commerciali). Le Riserve infine sono classificate come
certe, probabili e possibili secondo un grado di incertezza crescente. Questo
stesso schema � stato inserito all'interno del sistema di classificazione delle
risorse naturali, esclusa l'acqua, pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2004 sotto il
nome di United Nations Framework Classification (UNFC).

L'impossibilit� di calcolare esattamente la quantit� di riserve e di risorse, d�


spazio a diverse previsioni pi� o meno ottimistiche.

Nel 1972 uno studio autorevole, commissionato al MIT dal Club di Roma (il famoso
Rapporto sui limiti dello sviluppo), afferm� che nel 2000 sarebbero state esaurite
circa il 25% delle riserve mondiali di oro nero. Il rapporto, per�, fu frainteso, e
i pi� pensarono che predicesse la fine del petrolio entro il 2000.

La situazione dei primi anni 2000 apparve pi� grave di quanto il MIT avesse
predetto. Dai dati pubblicati annualmente dalla BP si rilevava che la quantit� di
petrolio utilizzata dal 1965 al 2004 fosse di 116 miliardi di tonnellate, le
riserve ancora disponibili nel 2004 furono valutate in 162 miliardi di tonnellate.

Con questi valori si pu� facilmente calcolare che, escludendo i nuovi giacimenti
che saranno scoperti nei prossimi anni, � gi� stato consumato il 42% delle riserve
inizialmente disponibili, in altre parole si avvicina il momento del raggiungimento
del "picco" dell'estrazione. Secondo la BP, il petrolio disponibile � sufficiente
per circa 40 anni a partire dal 2000, supponendo di continuarne l'estrazione al
ritmo attuale, quindi senza tenere conto della continua crescita della domanda
mondiale, che si colloca intorno al 2% annuo. Ma al momento dell'estrazione
dell'ultima goccia di petrolio, l'umanit� dovr� gi� da tempo aver smesso di contare
su questa risorsa, in quanto man mano che i pozzi si vanno esaurendo la velocit�
con cui si pu� continuare ad estrarre decresce, costringendo a ridurre i consumi o
utilizzare altre fonti energetiche.

Diversi altri studi hanno in tutto o in parte confermato queste conclusioni; in


particolare sono da menzionare quelli del geologo statunitense Marion King Hubbert
(vedi anche picco di Hubbert) e in seguito, a partire da questi, quelli di Colin
Campbell e Jean Laherr�re.

Secondo questi studi la quantit� di petrolio estratto da una nazione segue una
curva a campana e la massima estrazione di greggio per unit� di tempo la si ha
quando si � prelevato met� di tutto il petrolio estraibile. Questo � quanto si �
verificato negli USA (i 48 stati continentali - lower 48 - esclusa l'Alaska) in cui
l'estrazione di petrolio ha avuto un massimo nel 1971 (circa 9 milioni di barili al
giorno) e poi � declinata come in una curva a campana secondo quanto previsto da
Hubbert.

Altri studi di diversa matrice (in gran parte di economisti) sostengono che la
tecnologia continuer� a rendere disponibili per l'industria idrocarburi a basso
costo e che sulla Terra esistono vaste riserve di petrolio "non convenzionale",
quali le sabbie bituminose o gli scisti bituminosi, le quali consentiranno l'uso
del petrolio per un periodo di tempo ancora molto lungo.

L'Agenzia internazionale dell'energia nel 2008 ha stimato che la produzione di


petrolio sia destinata a calare del 9,1% annuo, o almeno il 6,4% se aumentassero
gli investimenti; le stime corrette dell'agenzia abbassano tale dato al 5%[9] e
considerano pi� probabile il 6,7%.[10]

Paesi con le maggiori riserve di petrolio

Riserve di petrolio a livello mondiale (dati relativi al 2009).


Qui di seguito sono elencati i primi 20 paesi per riserve certe di petrolio
dell'ottobre 2013.
Per vita media residua si intende la stima della durata delle riserve ai ritmi di
estrazione dell'anno 2013.[11]

N� Paese Milioni di barili (bbl) % sul totale Vita media residua (Anni)
1 Venezuela Venezuela 296.500 17,9% ND
2 Arabia Saudita Arabia Saudita 265.500 16,1% 61,8
3 Canada Canada 175.200 10,6% ND
4 Iran Iran 151.200 9,1% 93,1
5 Iraq Iraq 143.100 9,1% ND
6 Kuwait Kuwait 101.500 6,1% 94,6
7 Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti 97.800 5,9% 78,7
8 Russia Russia 88.200 5,3% 21,5
9 Libia Libia 47.100 2,9% ND
10 Nigeria Nigeria 37.200 2,3% 39,0
11 Stati Uniti Stati Uniti 30.900 1,9% 9,5
12 Kazakistan Kazakistan 30.000 1,8% 42,2
13 Qatar Qatar 24.700 1,5% 34,8
14 Brasile Brasile 15.100 0,9% 14,6
15 Cina Cina 14.700 0,9% 7,5
16 Angola Angola 13.500 0,8% 18,6
17 Algeria Algeria 12.200 0,7% 16,7
18 Messico Messico 11.400 0,7% 8,1
19 Azerbaigian Azerbaigian 7.000 0,4% 18,9
20 Norvegia Norvegia 6.900 0,4% 6,4
Resto del mondo 81.200 6,1% *
Totale 1.652.600 100% 51,8
46 Italia Italia 1.400 0,1% 31,9
I volumi si riferiscono alle riserve certe. Sono escluse le stime ufficiali delle
sabbie bituminose canadesi (pari a circa 143.300 milioni di barili) relative ai
progetti oggetto di sviluppo attivo, ai liquidi separati dal gas naturale (detti
NGL, dall'inglese "Natural Gas Liquids") e ai liquidi condensati dai gas naturali
(in inglese "gas condensate").

Produzione del petrolio

Suddivisione principale dell'industria petrolifera, del gas naturale e dei prodotti


derivati dal petrolio.
Il ciclo produttivo del petrolio e dei prodotti derivati dal petrolio attraversa
differenti fasi produttive, raggruppate tradizionalmente in tre insiemi di
processi:

upstream: comprende l'insieme delle procedure da svolgere allo scopo di ricavare il


petrolio greggio dal sottosuolo; le principali procedure di upstream sono: la
ricerca del giacimento (esplorazione), la predisposizione di pozzi per il
sollevamento del petrolio (perforazione) e il processo di sollevamento del petrolio
dal sottosuolo (estrazione);
midstream: comprende le procedure relative al trasporto del petrolio dal sito di
estrazione al sito di raffinazione e lo stoccaggio del petrolio;
downstream: comprende i processi di trasformazione del petrolio (raffinazione) allo
scopo di ottenere i prodotti derivati destinati al commercio e la loro
distribuzione e vendita.
Siccome assieme al petrolio dai giacimenti viene prelevato anche gas naturale, le
tre fasi sono riferite al ciclo produttivo del gas naturale. In particolare i
processi di upstream sono finalizzati all'ottenimento di entrambe le materie prime
(petrolio e gas naturale), mentre i processi di midstream e downstream sono
diversificati a seconda che siano riferiti al petrolio o al gas naturale.

Esplorazione

Mappa delle spedizioni inviate tra il 1947 e il 1950 dalla Iraq Petroleum Company
per la ricerca del petrolio nell'Arabia meridionale.
La fase di esplorazione rappresenta la fase di ricerca dei giacimenti di petrolio,
finalizzata alla sua estrazione. Tale ricerca viene svolta in genere attraverso
prospezione geofisica, che consiste in un'indagine delle propriet� fisiche del
sottosuolo da cui � possibile determinare la presenza di particolari disomogeneit�
delle propriet� del terreno, associate alla presenza di trappole strutturali o
altre strutture di accumulo di idrocarburi.

Estrazione
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Estrazione
del petrolio.
Alla fase di esplorazione segue la fase di estrazione del petrolio. L'estrazione
avviene attraverso la costruzione di apposite torri di perforazione o trivellazione
(dette derrick), che nel caso di impianti off-shore (cio� in corrispondenza delle
aree marine[1]) sono posizionate su una piattaforma petrolifera.

In genere il deposito di petrolio che impregna le rocce porose si trova ad elevata


pressione, per cui risale spontaneamente attraverso il pozzo petrolifero, mentre
negli altri casi � necessario utilizzare delle pompe petrolifere per sollevarlo;[1]
tali pompe possono essere utilizzate anche quando il petrolio risale
spontaneamente, in modo da velocizzarne ulteriormente la risalita.[1]

Quando il pompaggio del petrolio in superficie risulta pi� gravoso, � possibile


aumentare la pressione all'interno del giacimento iniettando negli strati del
giacimento gas o acqua.[12]

La piattaforma petrolifera P-51, situata in Brasile

Una vecchia torre di perforazione utilizzata tra il 1946 e il 1947

Pompa petrolifera di Sarnia, Ontario (Canada), 2001

Trattamento preliminare
Abitualmente il greggio viene sottoposto ad un primo trattamento direttamente sul
posto in cui viene estratto dal sottosuolo. L'acqua e le componenti minerali sono
le prime ad essere separate, prima di inviare il petrolio alla raffinazione,
principalmente tramite distillazione o metodi gravitativi, cicloni, ecc. L'acqua
separata solitamente ha un certo contenuto di sali disciolti (principalmente
cloruro di sodio) e non � utilizzabile per scopi agricoli, industriali o civili,
quindi quasi sempre viene reiniettata nel sottosuolo entro l'acquifero del
giacimento, per mantenerne la pressione e quindi tenere stabile la produzione
petrolifera, oppure in livelli rocciosi permeabili, che quindi l'assorbono
facilmente, individuati nel sistema geologico in cui si trova il giacimento.

Trasporto

Rete di oleodotti e gasdotti per il trasporto di petrolio e gas naturale dalla


Russia all'Europa (al 2009).
Successivamente all'estrazione, il petrolio viene trasportato per mezzo di
oleodotti o petroliere fino al sito in cui verr� svolta la raffinazione.[1]
Ciascuna petroliera pu� trasportare una quantit� di petrolio che varia in genere da
100 mila a 3 milioni di barili.[4] Nel caso di trasporto via terra, si pu� pompare
il petrolio attraverso gli oleodotti oppure � possibile utilizzare dei vagoni
ferroviari progettati appositamente per tale uso.[4]

Trasformazione
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Raffineria di
petrolio.

Raffineria di petrolio di Baton Rouge


Dopo il processo di estrazione, il petrolio viene trasportato verso stabilimenti
(raffinerie di petrolio), dove avvengono le operazioni di trasformazione che
permettono di produrre a partire dal grezzo petrolifero una serie di prodotti di
uso comune. Le operazioni attraverso le quali il grezzo petrolifero viene
trasformato sono molteplici e di diversa natura.

A grandi linee, il processo di raffinazione pu� essere suddiviso in tre fasi


principali:[4]

separazione fisica dei componenti che costituiscono il petrolio ottenendo pi�


tagli;
processi chimici per il miglioramento qualitativo dei tagli ottenuti;
purificazione dei prodotti finali.
Scendendo pi� nel particolare, le principali lavorazioni sono:
decantazione, e separazione dell'acqua;
dissalazione;
distillazione atmosferica (detta anche topping);
distillazione sotto vuoto (detta anche vacuum);
reforming;
desolforazione (per eliminare lo zolfo, che altrimenti sarebbe rilasciato sotto
forma di SOx, particolarmente inquinanti);[4]
cracking, alchilazione, isomerizzazione.
La tabella seguente indica, orientativamente, gli intervalli di temperature di
ebollizione delle frazioni di distillazione del petrolio (a pressione atmosferica,
in gradi Celsius), detti anche tagli petroliferi:[13]

Prodotto petrolifero Temperatura di ebollizione (�C) Utilizzi


metano e altri gas combustibili -160 � -40 combustibili di raffineria
propano -40 Gas di petrolio liquefatti (combustibile per autotrazione o per
riscaldamento)
butano -12 � 1 utilizzato per aumentare la volatilit� della benzina
etere di petrolio 0 � 70 solvente
nafta leggera -1 � 150 componente di combustibile per automobili
nafta pesante 150 � 205 materia prima per il reforming, combustibile per jet
benzina -1 � 180 combustibile per motori
cherosene 205 � 260 combustibile
gasolio leggero 260 � 315 carburante per motori Diesel / riscaldamento
gasolio pesante 315 � 425 materia prima per cracking catalitico
olio lubrificante > 400 olio per motori
bitume, asfalto frazioni rimanenti pavimentazione stradale
Ogni taglio petrolifero � costituito da molecole di lunghezza comparabile. Poich�
l'operazione di distillazione non pu� essere perfetta, ogni taglio petrolifero
contiene un po' del taglio pi� leggero ed un po' del taglio pi� pesante. Per questo
motivo gli intervalli di ebollizione di un taglio "ricoprono" parzialmente quelli
del taglio immediatamente pi� leggero ed immediatamente pi� pesante.

I gas che si formano nelle varie parti di impianto (metano, etano, propano e
butano) vengono raccolti ed usati per produrre energia per il funzionamento della
raffineria o valorizzati come prodotti finiti.

Il taglio che costituisce la benzina dovr� subire varie lavorazioni, in quanto la


benzina da topping presenta uno scarso numero di ottano, pertanto si ricorre ai
processi di isomerizzazione, reforming.

La parte pesante viene inviata al vacuum per recuperare i combustibili liquidi


rimasti nel fondo della colonna da topping:

cracking catalitico, hydrocracking e visbreaking per aumentare ulteriormente la


resa in combustibili liquidi;
alchilazione (per convertire parte dei gas in benzina);
delayed coking (produzione di coke).
Vi sono poi altre lavorazioni per recuperare le paraffine e le cere (vaselina),
usate anche nella cosmetica. Lo scarto finale costituisce il bitume che,
opportunamente miscelato con pietrisco fine e sabbia, � utilizzato per la
pavimentazione stradale. Nel novero dei prodotti di raffineria rientra anche lo
zolfo ottenuto dal processo di desolforazione. Va infine ricordato che il petrolio
(nel taglio della virgin nafta) � anche materia prima per l'industria petrolchimica
per la produzione di plastiche.

I prodotti finali del processo di trasformazione includono dunque: GPL, benzina,


cherosene, gasolio, oli lubrificanti, bitumi, cere e paraffine.
Prodotti derivati dal petrolio
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prodotti
derivati dal petrolio.
Le catene molecolari nell'intervallo di C5-7 sono nafte leggere ed evaporano
facilmente. Vengono usate come solventi, fluidi per pulizia a secco e altri
prodotti ad asciugatura veloce.

Le benzine sono composte da catene ramificate nell'intervallo da C6 a C9.

Il cherosene � composto da catene nell'intervallo da C10 a C15, seguito dal


combustibile per i motori diesel e per riscaldamento (da C10 a C20) e da
combustibili pi� pesanti, come quelli usati nei motori delle navi. Questi prodotti
derivati del petrolio sono liquidi a temperatura ambiente.

Gli olii lubrificanti e i grassi semi-solidi (come la vaselina) sono posizionati


nell'intervallo da C16 fino a C20.

Le catene da C20 in avanti sono solidi a temperatura ambiente e comprendono la


paraffina, poi il catrame e il bitume per asfalto.

Mercato del petrolio


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Mercato del
petrolio.
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Impatti ambientali
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Disastro
petrolifero.

Effetti sull'ambiente di un incidente ad una nave petroliera


La presenza dell'industria petrolifera ha significativi impatti sociali e
ambientali derivati da incidenti e da attivit� di routine come l'esplorazione
sismica, perforazioni e scarti inquinanti.

L'estrazione petrolifera � costosa e spesso danneggia l'ambiente. La ricerca e


l'estrazione di petrolio offshore disturbano l'ambiente marino circostante.
L'estrazione pu� essere preceduta dal dragaggio, che danneggia il fondo marino e le
alghe, fondamentali nella catena alimentare marina. Il greggio e il petrolio
raffinato che fuoriescono da navi petroliere incidentate, hanno danneggiato fragili
ecosistemi in Alaska, nelle Isole Galapagos, in Spagna e in molti altri luoghi.

Infine, la combustione, su tutto il pianeta, di enormi quantit� di petrolio


(centrali elettriche, mezzi di trasporto) risulta essere tra i maggiori
responsabili dell'incremento riscontrato delle percentuali di anidride carbonica e
di altri gas nell'atmosfera, incidendo sull'aumento dell'effetto serra.[14][15][16]