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Indicazione bibliografica

Nome dell’autore: Alessandro D’Avenia


Titolo dell’libro: Bianca come il Latte, Rossa come il Sangue
Luogo e anno di pubblicazione: Milano 2010
Casa editrice: Mondadori

Riassunto del contenuto


Leo è un ragazzo che studia in terza superiore, in un liceo classico; non gli
piace studiare, infatti lo fa solo per obbligo e con cattivi risultati; riesce ad
andare avanti solo con l’aiuto di Silvia, la sua migliore amica. Leo, però, è
innamorato di Beatrice, una ragazza con i capelli rossi che conosce solo di
vista.
Le giornate di Leo si dividono principalmente tra le partite di calcio con la
sua squadra “I Pirati”, i pranzi al Mac, le sfide in motorino con il suo amico
Niko e le passeggiate con il cane Terminator.
La monotonia scolastica di Leo viene interrotta dall’arrivo di un nuovo
supplente di storia e filosofia, soprannominato “Il Sognatore”. Questo
soprannome gli viene assegnato in quanto egli in classe un giorno
raccontò la storia di un sogno che gli aveva narrato suo nonno quando era
ragazzo. Si tratta di un brano de “Le Mille e una Notte”, in cui il
protagonista, dopo avere sognato di un tesoro in un paese lontano, vi si
avventura tra tante peripezie, ma, giunto a destinazione, non solo non
trova nulla, ma viene anche aggredito e privato di tutto dai ladri. A questo
punto, gli si avvicina un uomo che lo deride per il fatto di aver inseguito
un sogno, e gli dice di aver anche lui sognato di una casa lontana con un
tesoro. Dalla descrizione, il protagonista capisce che si sta parlando di
casa sua, e si affretta allora a tornarvi. Dopo essere tornato a casa, scava
in giardino, e trova veramente un tesoro.
Leo si fa dare da Silvia, che è amica di Beatrice, il suo numero di telefono,
e le scrive poesie e lettere d’amore, senza mai ricevere una risposta.
Oltretutto, in questo periodo, il protagonista nota che Beatrice è
costantemente assente.
Purtroppo un giorno viene a sapere, tramite Silvia, che Beatrice è
ammalata di leucemia. Questa scoperta lo fa stare male, tanto che si
dimentica di andare a una partita di calcio per lui importante.
Dopo uno sfogo con Niko e un’invettiva contro il Sognatore, che voleva
illuderli della bellezza della vita, Leo matura la decisione di donare il
sangue a Beatrice. Si reca la prima volta da solo in ospedale, ma in quanto
minorenne non gli viene permesso di donarlo. Al che andrà nuovamente,
questa volta con il padre, e riuscirà finalmente a farlo. In questa occasione
scopre di avere lo stesso gruppo sanguigno della ragazza che gli piace, e
affermerà che sono destinati a stare insieme.
Al ritorno di Beatrice a scuola, a Leo viene l’idea di scriverle una lettera.
Dunque, dopo averla scritta, si dirige a casa di Silvia, con il suo motorino.
Purtroppo durante il tragitto cadrà e si risveglierà ingessato in ospedale.
Tra le tante persone che lo andranno a trovare, ci sarà Silvia, che lo
avviserà del fatto che si trova nello stesso ospedale di Beatrice. Dopo
essere venuto a conoscenza di ciò, il giovane va a trovarla nel suo reparto,
e la trova addormentata e sofferente.
Durante la convalescenza riscrive, con l’aiuto di Silvia, la lettera per
Beatrice, che nel frattempo è dovuta tornare in ospedale. Leo vorrebbe
consegnargliela, ma quando la va a trovare all’ospedale, vede la ragazza
addormentata e in pessime condizioni.
Finite le vacanze di Natale e con la ripresa della scuola, Leo, aiutato da
Silvia e supportato dal Sognatore, che lo convince che ciò che conta è
vivere umilmente per un ideale, riesce finalmente a conoscere Beatrice.
Un giorno Leo e Silvia vanno a casa di Beatrice insieme, e quest’ultima e
Leo sono in sintonia già da subito. Dopo che Silvia lascia i due soli, Leo si
dichiara e Beatrice, nonostante sia felice, gli dice chiaramente che non
funzionerebbe poiché le resta poco da vivere.
Questo sarà il primo incontro di una lunga serie. In questo periodo il
rapporto tra Leo e Beatrice diventerà fondamentale per entrambi.
Durante queste visite, i due parleranno di vari temi, e impareranno
sempre nuove cose. In una delle ultime occasioni, parlando d’amore,
Beatrice dice a Leo che quando parla di Silvia gli si illuminano gli occhi.
Leo rimane colpito dalle parole della ragazza, che gli rivelano un aspetto
del suo rapporto con Silvia del quale non si era mai reso conto.
Leo decide allora di dichiararsi a Silvia. Con sua sorpresa, il sentimento è
reciproco, e Silvia gli confida che essendo gelosa di Beatrice, gli aveva
dato il numero sbagliato della ragazza. Questo fa andare in bestia Leo che
le dice che non la vuole più vedere.
Beatrice purtroppo muore.
Leo passa l’estate con la sua famiglia e all’inizio del nuovo anno scolastico
si accorge di essere ancora profondamente legato a Silvia, e la cerca. Si
ritrovano e da allora non si lasceranno più.

Genere del libro


Il libro è un romanzo autobiografico, con la particolarità che l’autore non
è il protagonista, bensì è “Il Sognatore”. Infatti, come riferito più volte in
occasioni pubbliche dall’autore, il libro è tratto da una storia vera, della
quale l’autore fu partecipe nella veste di professore.
Il romanzo ha, inoltre, carattere psicologico, dal momento che narra di un
percorso di crescita personale del protagonista.

Spazio ambientale
I fatti si svolgono in Italia, in una grande città bagnata da un fiume, non
specificata dall’autore.
La maggior parte delle azioni narrate sono ambientate nel liceo classico
“Orazio”, frequentato da Leo e dai suoi amici; e nella casa di Beatrice.
Alla casa di Beatrice è dedicata la più estesa descrizione, e ciò perché Leo
ne guarda attentamente tutti gli arredi, pensando che sono “tutte le cose
che Beatrice vede e tocca ogni giorno”: un vaso a forma di bicchiere, una
fila di elefantini di pietra, un quadro di una marina scintillante e un tavolo
di vetro con sopra una boccia piena di pietre ovali colorate e iridescenti.
L’altro ambiente descritto più dettagliatamente è la camera di Silvia con i
fiori sminuzzati di lavanda in una ciotola e le pareti riempite di fotografie.
Una accurata descrizione è dedicata anche alla panchina rossa dove Leo si
siede “quando il mondo deve tornare a girare nel senso giusto”. La
panchina si trova in un parco che costeggia il fiume della città, sotto un
grande albero che, dice Leo, “sembra un ombrello” (pagina 165). La
panchina è un luogo chiave anche per Silvia che è l’unica persona a
conoscerla oltre Leo e, quando i due ragazzi si metteranno insieme, dirà
“vorrei che la tua panchina diventasse nostra” (pagina 241).
Altri luoghi nominati sono l’ospedale, ricordato per il suo odore di alcol, e
il colore verde “vomito” delle pareti; la chiesa dove si svolgono i funerali
del marito di una professoressa e di Beatrice; le strade della città dove
Leo e i suoi amici circolano con i loro motorini; il campetto di calcio, la cui
erba sintetica di terza generazione fa vibrare a Leo tutte le fibre del
corpo; e infine il balcone di casa di Beatrice, da cui in una serata in cui la
ragazza si era sentita meglio avevano guardato insieme le stelle.
Il libro non presenta luoghi immaginari.

Spazio temporale
Il romanzo si svolge durante un anno scolastico, nell’epoca
contemporanea, nel mondo dei telefonini e computer.

Temi principali
Il tema principale del romanzo è la scoperta di sé stessi e del senso delle
cose, infatti nel testo i personaggi adolescenti, soprattutto Leo, avranno
un’evoluzione: la triste vicenda di Beatrice gli permette di riflettere sulla
sua esistenza, di sentirsi “invecchiato in soli duecento giorni” e di
giungere alla conclusione che “credevo di avere tutto e non avevo niente,
al contrario di Beatrice che non aveva niente e lei sì che aveva tutto”
(pagine 230-231). Beatrice è riuscita a trasmettere a Leo l’importanza di
ogni attimo della vita.
Ciò conduce anche alla percezione del rispetto reciproco tra persone.
Questo ulteriore tema emerge già dal primo incontro tra Leo e Beatrice.
Infatti quest’ultima, come dice Leo, “si preoccupa per noi e dovrebbe
essere il contrario” (pagina 174).
Un altro grande tema dell’opera è il sogno, nel senso di progetto di vita.
Leo comprende, grazie all’aiuto del supplente di filosofia e storia, che
ognuno ha un sogno che non si può tradire e dal quale bisogna farci
guidare, nonostante a volte possa essere più dura del previsto.
Il tema del sogno si intreccia con quello del rapporto alunni-professori. Il
“Sognatore” incarna un modello diverso di docente: non mette voti ma
dona stimoli. È così che, dopo un’iniziale diffidenza, Leo si rende conto di
avere trovato finalmente un professore dal quale poter avere un aiuto per
la sua vita, tant’è vero che diventa per lui un punto di riferimento.
Un altro tema è la solidarietà verso chi sta male: infatti, tutti sono vicini a
Beatrice; anche i genitori di Leo lo autorizzano a vederla, nonostante
fosse in punizione. Beatrice, oltretutto, avverte tutto questo e confida a
Leo che “tutto l’amore che ho sentito intorno a me questi mesi mi ha
cambiata, mi ha fatto toccare Dio” (pagina 176).
Un tema secondario è quello del rapporto di Leo con il padre, che ha una
svolta nel momento in cui quest’ultimo ne condivide la decisione di
donare il sangue a Beatrice. Nell’occasione Leo chiede a il padre come ha
conosciuto la madre, e il racconto che segue crea uno spirito di
condivisione tra i due dell’importanza del legame con la propria
compagna.

Personaggi
I personaggi principali sono quattro: Leo, Beatrice, Silvia e il Sognatore.
Leo è un ragazzo, come si descrive, con i capelli “liberi” e “maestosi”, che
svelano l’atteggiamento contraddittorio degli adulti nei confronti dei
ragazzi; infatti quando li vedono, lo criticano dicendogli che non ha
identità e si comporta come tutti gli altri, mentre fino a un attimo prima
lo avevano invitato ad essere autentico, ad esprimersi, ad essere se
stesso, e quei capelli, appunto, erano proprio l’espressione del suo
desiderio di avere una criniera come un leone. Leo dice di sé che la sua
filosofia di vita è quella di Bart Simpson, personaggio dei cartoni animati
che dice “non so perché l’ho fatto, non so perché mi sono divertito a
farlo, e non so perché lo farò di nuovo”. Leo frequenta il liceo classico per
scelta dei genitori che lo avevano fatto a loro volta; Leo non è per niente
contento della scuola, che richiede troppo studio, e ancor meno è
contento dei professori, che a suo giudizio credono in quello che fanno
ancor meno di lui. I suoi momenti di entusiasmo sono quelli in cui si
dedica allo sport, e in particolare alle partite del torneo scolastico; e
quello in cui pensa alle ragazze, e in particolare a Beatrice. Il suo mezzo
preferito è il motorino, che chiama “bat-cinquantino” e paragona alla leva
di Archimede. Un ruolo importante nella vita di Leo, lo ha anche il cane
“Terminator”, un vecchio bassotto che Leo invidia, poiché al contrario
suo, esso non fa niente. La sua vita avrà una svolta quando incontrerà il
Sognatore, che gli farà tornare l’interesse per la scuola e lo porterà a porsi
delle domande sui suoi sogni. In contemporanea alla conoscenza del
Sognatore, Leo dovrà affrontare la malattia di Beatrice: per la prima volta
nella sua vita, sarà a contatto con la sofferenza, e questo farà di lui, dopo
un periodo estremamente buio e di crisi profonda, una persona più
sensibile.
Beatrice è descritta per i suoi occhi e per i suoi capelli: “occhi verdi che
quado li spalanca prendono tutto il viso, capelli rossi che quando li
scioglie, l’alba ti viene addosso” (pagina 10), capelli che la malattia,
purtroppo, sfigurerà. È una ragazza di poche parole, non fidanzata e nel
pomeriggio si trattiene con la sua comitiva davanti da scuola. Il suo
personaggio viene caratterizzato nel libro solo dopo la malattia, e appare
al lettore come una persona altruista e che ha accettato la sofferenza fino
a sublimarla, prendendola come un’occasione per entrare in rapporto con
Dio, con cui parla nel suo diario. Beatrice era appassionata di lingue
straniere, viaggi e culture diverse dalla sua, e se non fosse stato per la
malattia, avrebbe girato il mondo; inoltre avrebbe voluto anche imparare
a suonare uno strumento.
Silvia è una ragazza solare, studiosa, anche lei descritta per mezzo degli
occhi: sono i suoi due grandi occhi azzurri che riabbracciano Leo, quando,
in una serata di grande scoramento, cadde nel sonno fino alle quattro del
mattino sulla sua panchina rossa. La passione di Silvia era la pittura, e lei
vorrebbe diventare una pittrice. Anche lei è protagonista di un percorso
di crescita perché si rende conto che, da compagno di giochi, Leo, diventa
per lei qualcosa di nuovo e diverso, e un segnale in questo senso è il non
aver voluto dare all’amico il vero numero di telefono di Beatrice. Silvia è
descritta come la persona le cui caratteristiche sono perfettamente
complementari con quelle di Leo, che la considera addirittura il suo
“angelo custode”, perché lo sa capire al volo; Silvia è per Leo come la
risacca, che c’è sempre anche se non si sente. È Silvia che riesce a far
studiare Leo e a farlo anche andare bene a scuola, infatti Leo afferma che
quando lei spiega le cose, diventa tutto più facile.
Il Sognatore, di cui non viene specificato il nome, è un supplente di storia
e filosofia che viene reputato in un primo momento come uno “sfigato”
come gli altri, e invece a poco a poco riesce a conquistare l’attenzione
della classe, in un modo, anzi, in cui nessun docente di ruolo era mai
riuscito. È un giovane che veste con giacca e camicia, ha occhi e capelli
neri, occhiali scuri e ha un naso pronunciato. Si pone con i ragazzi come se
fosse un coetaneo: raccoglie le loro provocazioni verbali e sta al gioco,
essendo anche capace di avere la meglio. È fortemente idealista e
racconta di avere maturato in sé la passione per la cultura ascoltando un
racconto del nonno. Crede nel “sogno” come desiderio che si fa progetto
di vita, e che non bisogna abbandonare perché è ciò che aiuta a trovare il
senso delle cose (per questo Leo lo soprannomina “il Sognatore”).
Trasmette ai ragazzi il messaggio di guardarsi intorno a 360° e
concentrarsi su ciò che piace, per poi chiedersi perché piace.
Il sognatore non è una presenza costante nel racconto, apparendo di
tanto in tanto, i suoi interventi, tuttavia, sono influenti nella trama e
segnano una svolta nella vita di Leo. È sempre entusiasta ciò di cui parla:
“ha sempre qualcosa da dire, di fronte a cui non puoi chiudere le
orecchie” (pagina 134). È una persona estremamente attenta al dialogo
con gli altri, ad esempio dopo uno scontro verbale con Leo, lo va a trovare
a casa, con grande sorpresa da parte del ragazzo, per riprendere il
discorso e capire il motivo della conflittualità tra loro. Altro suo messaggio
è che il senso della vita non è morire per una giusta causa, ma vivere
umilmente per essa.

Giudizio del lettore sul libro


Il libro non mi è piaciuto molto dal momento che il mondo degli
adolescenti è presentato in un modo che non mi sembra fedele. Tra
l’altro non ho apprezzato la rappresentazione delle amicizie: in primo
luogo, il romanzo sottende che tra ragazzi e ragazze non possa esserci
amicizia, ma solo attrazione; inoltre l’amicizia tra ragazzi, in particolare
tra Niko e Leo, risulta priva di contenuti e la comunicazione tra loro
sembra ridursi a un costante scambio di insulti.
Ho invece apprezzato l’amicizia tra Leo e Beatrice: infatti, tra tutti i
rapporti descritti nel libro, è quello che reputo più credibile e che esprime
un reciproco sentimento di stima e disponibilità reciproca.
Ho favorevolmente valutato anche lo sforzo dell’autore, seppure spesso
non riuscito, di usare un linguaggio strettamente giovanile.
L’aspetto che mi è piaciuto di più, ad ogni modo, è l’atteggiamento del
professore nei confronti degli alunni; il Sognatore, infatti, si sforza di non
costringere mai i propri ragazzi a fare qualcosa, consapevole del fatto che
le sue materie non possono essere apprezzate da tutti e, che comunque,
la costrizione non è produttiva.

Messaggio dello scrittore


Gli scopi dello scrittore sono: didattico, psicologico, sociale e morale.
Quello didattico è principalmente rivolto ai docenti, dal momento che
pone davanti agli occhi del lettore un modello diverso di relazionarsi nei
confronti degli alunni, ispirato al principio per cui il docente non è un
nemico dello studente, bensì un amico.
Per quanto riguarda quello psicologico, l’autore, nel presentare i fatti e le
situazioni, evidenzia quanto per ciascuno di noi sia importante “l’altro”, il
cui ascolto ci permette di cogliere aspetti che da soli non riusciremmo a
percepire. Evinciamo il messaggio, in particolare, in due occasioni: la
prima, quando il professore fa capire a Leo che viviamo per realizzare dei
sogni; la seconda è quella in cui Beatrice fa notare a Leo che sono evidenti
i suoi sentimenti per Silvia.
Sul piano morale, l’autore richiama l’attenzione sul mistero della vita, che,
senza meriti o demeriti, dona a qualcuno la fortuna dello stare bene e ad
altri il dolore della malattia o comunque della sofferenza in senso più
generale. Allo stesso tempo fa comprendere, a chi ha il dono della salute
e della serenità, con quale intensità ogni giorno meriti di essere vissuto.
Al messaggio morale si ricollega anche quello sociale: la persona e la
vicenda di Beatrice insegnano quanto rispetto debba essere riconosciuto
a chi non ha avuto fortuna nella vita e spesso, ciononostante, è più
consapevole di ogni altro del senso delle cose.

Stile dell’autore
L’autore presenta il testo come scritto, in prima persona, da un ragazzo di
sedici anni e si sforza di scrivere come avrebbe fatto, appunto, un ragazzo
di sedici anni. Le cose sono infatti presentate da una tale visuale e con il
linguaggio dei ragazzi, ricco di parolacce, allusioni ai contenuti del mondo
dei giochi e dello spettacolo a cui sono più sensibili i giovani. Proprio per
quanto precede, il lessico usato non possiede parole particolarmente
ricercate. Ciononostante l’autore non rinuncia ad uno stile fruibile e
accattivante; ciò che rende il libro di piacevole lettura è proprio il
compromesso tra la finzione e il tocco artistico dello scrittore.
I fatti sono narrati in ordine cronologico.
Lo stile è realista e rappresenta le cose nella loro crudezza e verità.
Di tanto in tanto sono presenti dei riferimenti alla letteratura classica, per
esempio Leo si paragona a Dante dal momento che anche lui desiderava
una ragazza di nome Beatrice.

Biografia dell’autore
Alessandro D’Avenia nasce in Sicilia nel 1977, svolge studi classici, si
laurea in lettere e insegna materie letterarie nei licei. Scopre la sua vena
artistica di scrittore e pubblica “Bianca come il Latte, Rossa come il
Sangue” nel 2010, ottenendo uno straordinario successo di pubblico che
lo porta a vendere oltre un milione di copie, con la traduzione dell’opera
in diciannove lingue e la realizzazione di una versione cinematografica. Al
primo romanzo, ne fanno seguito altri che raccolgono a loro volta ampi
consensi sia presso il pubblico che presso la critica. È impegnato nel
sociale, in attività che si propongono di rendere più moderno e
costruttivo il rapporto tra alunni e docenti e di scoprire quanto della
traduzione classica può ancora essere di aiuto all’uomo di oggi.
La vicenda narrata nel romanzo si ispira a fatti realmente accaduti a Roma
e che ebbero come protagonisti alunni del liceo nel quale l’autore si era
trovato ad insegnare come supplente.