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Pavimenti

Il Termine Pavimento si riferisce agli elementi di rivestimento interno dell’estradosso degli


orizzontalmenti, la cui funzione è quella di formare e definire visivamente il piano di calpestio.

La pavimentazione deve rispondere a determinati requisiti:

- la resistenza all’usura.

- L’impermeabilità dall’acqua piovana (terrazzi) e dall’umidità del sottosuolo (interrati/


seminterrati).

- Altri requisiti di forma (posatura, connessione tra gli elementi, assenza di fessure)

Per quanto riguarda le pavimentazioni lapidee, fino al secolo XIX si faceva riferimento alle
prescrizioni Vitruviane, che raccomandavano la sovrapposizione di tre strati (con spessore tra i 40
ed i 100 centimetri) costituiti da inerti progressivamente più fini:

- statuminatio (pietre delle dimensioni di un pugno)

- rudus (tre parti di pietrisco e una di calce)

- nucleus (battuto di calce e frammenti fini di mattone)

Questa procedura era utilizzata esclusivamente per le pavimentazioni a terra, mentre per i solai si
prevedono spessori inferiori del massetto ( dai 5 ai 30 centimetri).

È importante, per quanto riguarda la pavimentazione posata su solai e volte, che si assicuri
rigidità al tavolato e che il legno non sia entri in contatto con la calce del sottofondo (per
questo motivo si frapponevano detriti, sabbia e paglia).

È possibile dividere i pavimenti in “Pavimenti di Conglomerato” e “Pavimenti composti da


Elementi”.

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1) Pavimenti di Conglomerato

I Pavimenti di Conglomerato, in primo luogo, sono quelli ottenuti da una semplice costipazione
del terreno (preferibilmente a componente argillosa) nel quale viene spesso inserito pietrame
minuto o paglia per rendere l’impasto più consistente - pratica già diffusa nelle civiltà
preistoriche.

Con l’avanzare della storia si distingueranno poi, a seconda del legante, in:

- Battuti in Argilla
- Battuti a base di malta di calce
- Battuti di Gesso

Questi sono utili all’isolamento dall’umidità e dal fuoco e i diversi inerti contenuti nell’impasto
(lapidei, pozzolanici, laterizi) conferiscono diverse qualità meccaniche-cromatiche al materiale.
Posare i battuti significa gettare strati, dal basso verso l’alto, sempre più sottili di materiale.

Gli strumenti più usati per la posa dei battuti sono:

- la mazzeranga (a), un tronco di cono di legno con la base rinforzata utilizzata a percussione.

- il mazzapicchio (b), un usemicilindro di legno che si batte sul pavimento con la parte piana.

1a) Battuti di Argilla

Il tipo di opera di origine più antico, resta in uso almeno fino al XIX secolo. Il suo disuso è dovuto
principalmente alla scarsa impermeabilità intrinseca del materiale, alla sua facile deperibilità
ed all’impossibilità di riparare eventuali screpolature.

I battuti in Argilla si possono realizzare in “via secca” e “via umida”.

- per la via secca, si utilizza argilla grassa e umida, con elementi di plasticizzazione (scorie di
catrame, sangue di bue). Questo impasto veniva battuto in strati di 7-9 centimetri, stesi ad
intervalli di 24 ore. Uno strato di polvere di gesso veniva steso tra una battitura e l’altra.

- per la via umida, l’argilla viene disposta a strati sopra un sottofondo di ghiaia e 12cm di terra
argillosa asciutta. Veniva elasticizzata durante la lavorazione, irrorandola d’acqua durante la
battitura a mazzapicchio.

Il battuto d’argilla raggiungeva uno spessore anche di 50 centimetri, ridotto a 15-18 centimetri sui
solai. Talvolta fungeva come strato ignifugo di terrazzi e sottotetti (7-9 centimetri).

Lo strato di finitura poteva essere costituito da sangue di bue, acqua e argilla finissima, spalmata
e seccata ripetutamente fino alla scomparsa delle screpolature.

1b) Battuti di Calce

Diffuso in epoca romana, era anche chiamato anche opus signinum, o cocciopesto (a causa
della presenza nell’impasto di tegole tritate).

Conteneva inerti pozzolanici e veniva utilizzato principalmente per l’impermeabilizzazione. Nella


descrizione vitruviana, lo strato del “nucleus” è costituito di battuti di calce.

In epoca moderna, gli spessori dei battuti di calce sono tra i 7 ed i 25 centimetri (finitura e
massetto compreso), ma rimane il principio di formare almeno due strati su un sottofondo di
sabbia ben compressa:

- il primo ha inerti più grossolani miscelati con sabbia e calce e ripetutamente battuto. viene
bagnato e spolverizzato con sabbia e calce per due o tre giorni.

- il secondo ha base di sabbia e calce in proporzione 2/1.

Se lasciati a vista, questi battuti devono subire un ulteriore processo di finitura, che si ottiene
lisciando con la cazzuola e acqua la superficie dell’ultimo strato durante l’indurimento e,
successivamente spalmandoci olio di lino (questo battuto rifinito viene anche chiamato smalto o
lastrico incollato).

(Bonus: nell’antica Roma veniva chiamato “Astrico di cocciopesto” il battuto contenente, oltre alla
calce, pozzolana e polvere di mattoni in proporzione di 3 a 1)

Tipi particolari distinti per il materiale o l’accuratezza della posa sono:

- il Lastrico alla Napoletana (lastrico o lapillo), utilizzato in ambienti con varie destinazioni
d’uso. Lastrico ternana al piano terra, su terra battuta, lastrico solare per le coperture, lastrico
coronato come sottofondo per mattoni, lastrico polverino su tavolati di sottotetto, lastrico
intersuolo per volte e solai. La lastra di pietra artificiale risultante era molto compatta, tanto che
veniva utilizzato per soglie e gradini oltre che per gli interni. Calce spenta e pietra pomice
componevano il conglomerato, che doveva essere mescolato più volte ed allungato con latte di
calce fino ad ottenere una consistenza pastosa.(spiegazione esageratamente dettagliata dei
procedimenti a pagina 243)

- il Terrazzo alla Veneziana, citato già da Palladio, gode di estrema popolarità in Europa durante
il XVIII ed il XIX secolo. È molto versatile, ma si deve assicurare la rigidità del supporto. I
trattatisti consigliano, nel caso di solai in legno, un’orditura semplice coperta da uno strato di
paglia. Il getto veniva realizzato a due strati, uno di calce spenta e detriti di laterizi (o vecchi
terrazzi) che viene steso, battuto col mazzapicchio, lasciato riposare. Vieni poi battuto un
secondo strato finché il terrazzo acquisisce una consistenza solida. (spiegazione
esageratamente dettagliata dei procedimenti a pagina 243)

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2) Pavimenti a Mosaico

La tecnica del Mosaico è affine a quella dei pavimenti a terrazzo. Venne utilizzato per la prima
volta in Grecia nel V secolo a.C., dove ciottoli bianchi e neri venivano inseriti in pavimenti di
conglomerato a formare disegno. Il mosaico inteso come in epoca moderna si diffonde nel II
secolo, con il nome di pavimentum tessellatum dove vengono utilizzate pietrucce tagliate a
forma di tronco di piramide (tesserae o abakískoi). Nei pavimenti tesserati si inserisce l’opus
vermicolatum, a tessere di minori dimensioni e pannelli eseguiti fuori opera. Il primo secolo d.C.
è caratterizzato dallo “stile severo” (motivi geometrici e figure nere su bianco), ma dal secondo si
diggonde il mosaico pittorico policromo di origine ellenistica.

La tecnica non è troppo diversa da quella di un pavimento in conglomerato di due o tre strati.
Nell’ultimo si inserisce una malta fine con polvere di marmo e le tessere vengono inserite a
mano. A presa avvenuta saranno arrotate con un orso di arenaria o un pezzo di piombo e sabbia.
Il mosaico viene dunque stuccato con un sottile strato di legante, arrotato con pietra fine e
lustrato con olio di lino (l’alberti suggerisce acqua di calce). In epoca moderna si compone il
mosaico su un piano provvisorio, fissandovi anteriormente una superficie di carta e tela per poi
applicarla su un piano definitivo. Questa pavimentazione è destinata al piano terra o a volte
particolarmente rigide, a causa del suo peso.

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3) Pavimenti di elementi Lapidei

a) Lastricati

Vasari definisce i lastricati “pavimenti di commesso”. I Lastricati sono pavimenti composti da


elementi lapidei “piani”, ovvero la cui altezza è inferiore alle altre dimensioni. Il sottofondo è
realizzato seguendo le indicazioni per i battuti. Questo dev’essere ben compatto e risultare tanto
più consistente quanto la dimensione degli elementi è minore. Per ridurre il peso di questo
pavimento, in genere molto elevato, si consiglia l’inserimento di mattoni di piatto all’interno del
massetto.

Su un solaio, necessariamente di spessore più sottile, si consiglia un sottofondo di sabbia o terra


che assecondi gli elementi, evitando la loro rottura. Questi verranno poi sigillati con una malta
fluida versata nelle commessure (punti di giunzione). Per posare una lastra di marmo o calcare,
invece, si stuccano con malta di calce e gesso.

Generalmente le lastre vengono tagliate fuori opera. Il lastricato era molto utilizzato per gli
esterni e per il manto stradale, ma per il suo costo veniva riservato a strade e piazze più
importanti - o per riguardare spazi riempiti con comune selciato.

Per non spezzarsi sotto i veicoli, le lastre devono essere di spessore consistente (20 centimetri=
ed essere collocate su uno strato di malta idraulica - e preferibilmente essere disposte a filari
diagonali. (Bonus: per non risultare sdrucciolevoli ai cavalli devono essere incise con solchi
paralleli.)

b) Pavimenti a Intarsio.

Derivati dall’opus sestile Romano, venivano al tempo utilizzati per templi e basiliche,
generalmente formanti specchiare riquadrate da fasce di marmo bianco. Erano di spessori
consistenti (6cm per le fasce e 4-5cm per le specchiare in porfido e granito. Il tipo di lavorazione
e posa varia a seconda del tipo di pietra. In casi moderni, le specchiare di pietre più pregiate sono
realizzate con elementi di peperino (11cm), spianati e incisi per favorire l’incisione
dell’impellicciatura (1.5cm). Dopo una prima orsatura, le giunture venivano stuccate con uno
stucco forte ( con zolfo e coloranti), spalmato con un ferro caldo e rifinito con pietra pomice.
Metodo più economico che riduce anche lo sfrido dei marmi pregiati.

c) Pavimenti a Niello

La lavorazione a Niello (Pavimenti del Duomo di Siena) è un trattamento del marmo tipico del
medioevo e del rinascimento. Viene definito da vasari un lavoro “di commesso (…) ad imitazione
delle cose di chiaro e scuro.”

Per la lavorazione a niello si potevano usare diverse tipologie di Marmo, scelto per il colore ed
rosati fuori opera. Un pittore dipingeva la sagome e lo scalpellino scavava i segni che, dopo la
posa venivano riempiti con piombo o mastice bituminoso per essere poi orsati con mattone,
acqua e sabbia.

d) Selciati

I selciati sono pavimenti di elementi lapidei infissi verticalmente in un letto di sabbia o malta.
Sono destinati a spazi aperti sia pubblici che privati in alternativa ai lastricati (elementi posti in
piano) ed agli ammattonati di coltello. Il materiale varia considerevolmente a seconda del luogo e
dell’epoca.

Si potevano impiegare tanto elementi squadrati quanto ciottoli di fiume. Il fondo è una comune
battitura e conformato alle pendenze così da permettere il deflusso delle acque piovane. Nelle
vie, l’inclinazione è convessa (o “a culla”). I selciati possono essere lavorati “a secco” o “in calce”.

- I selciati a secco, sono relativamente permeabili all’acqua ed all’umidità, e facili da risarcire nel
caso di cedimenti. Si dice lastricato o selciato “alla rinfusa” la posa di elementi irregolari, ma
già dal XVIII secolo si cominciavano ad impiegare pietre appositamente tagliate a forma di
piramide tronca. l selciato a secco di eseguiva con uno strato di 5cm di breccia o ghiaia sottile.
Gli elementi venivano poi collocati a mano su uno strato di sabbia (14cm) e battuti mentre
venivano cosparsi di uno strato di sabbia che colava dunque negli interstizi.

- I selciati a calce vengono costruiti su un letto di malta e permettevano la costruzione di un


piano stradale consistente con elementi minuti e irregolari (ciottoli, scarti di lavoro sotto forma
di scaglie di lava o travertino). Il selciato su letto di malta era utilizzato più frequentemente nelle
pavimentazione urbane fino all’XIX secolo. Veniva utilizzate anche su strade ad alta pendenza,
che, altrimenti, sarebbero state soggette a dilavamento.

4) Pavimenti di Laterizi
I vantaggi di questa pavimentazione sono il basso costo e peso, oltre che l’adattabilità del
laterizio. Sin dal medioevo, in molte aree geografiche, l’ammattonato diventa il tipo di
pavimentazione più comune - o almeno dove la produzione di laterizi era già abbastanza
perfezionata.

- il cotto si presta a qualificare la superficie orizzontale in ragione delle esigenze formali - la sua
modularità conferisce uniformità all’ambiente.

- tagliando o intasando i mattoni è possibile restituire il partito di pareti e soffitto

- L’inserimento di maioliche policrome si presta a ricreare l’immagine di campi trattati a mosaico.

Il materiale presenta apprezzabili qualità tecnologiche:

- Leggero

- Confortevole nelle abitazioni

- Resistente all’umidità e al fuoco

- sostituibile con facilità

- Tempi di posa risultano abbastanza rapidi

Bisogna tuttavia ricordarne anche gli svantaggi:

- Difetti nella durevolezza: poca resistenza all’usura

- Se la malta legante risulta troppo consistente, si tende ad avvallare il mattone nella parte
centrale.

- Se, al contrario è troppo friabile, si disgregano, lasciando scoperti gli spigoli e causando la loro
disgregazione.

- Se si trascura la manutenzione il pavimento diventa pericoloso ed il degrado si accelera.

Per i pavimenti in solito si utilizzano laterizi di spessore ridotto (2,5 e 4cm).

I pavimenti di laterizio costituiti da elementi della produzione corrente possono essere distinti, per
quanto riguarda le tecniche di posa e di finitura, in “ammattonati posati a secco” o “su letto di
malta.”

a) Ammattonati di Punta e di Coltello

Gli Ammattonati di Punta (rari) e quelli di costa (anche detti “coltellate”) sono utilizzati
esclusivamente per volte o strutture murarie del piano terreno, per il notevole carico non
adatto ad orizzontalmente lignei. Possono essere anche utilizzati come pavimentazioni stradali,
posati a secco.

Una tipologia detta “ammattonato rustico” consisteva nel posare i mattoni, dritti dalla fornace,
sul suolo naturale (battuto con la mazzeranga) con un sottile strato di sabbia di due centimetri. I
giunti sono colmati di sabbia fina e tutta l’opera viene coperta da un centimetro di sabbia.

Questa era una tipologia destinata esclusivamente a magazzini, stalle o spazi aperti. All’interno, i
giunti sono spesso giuntati con malta fluida.

L’ammattonato a coltello è disposto perlopiù a spina di pesce (opus spicatum) e posato su un


letto di malta (consigliati calce e pozzolana) di 2cm. Il tutto veniva posto, nel caso si desiderasse
isolamento, su un vero e proprio battuto.

Gli elementi vengono, in questo caso, bagnati e posati a mano, compressi in modo che la malta
fluisca nei giunti. Per la pavimentazione di atrii e vestiboli i singoli mattoni vengono arrotati e
tagliati a piè d’opera.

b) Ammattonati di Piatto

Anche detti impiantiti, sono eseguiti con mattoni ordinari o pianelle, semplici o arrotati.

Se è a secco è solitamente dedicato ad aree soggette ad infrequente calpestio (impalcati nei


sottotetti).

Solitamente invece sono stesi su un letto di 2cm di malta, come negli ammattonati a coltello,
dove i giunti vengono poi sfilati.

Se poggia su un solaio, uno strato di paglia o sabbie ed uno di detriti battuti (il tutto di 4-7cm)
isolano il tavolato dalla calce e rendono perfettamente orizzontale il piano di posa.

Tecniche di Arrotatura, Apparecchi e Modalità di Finitura

La qualità dell’ammattonato dipendeva dalla regolarità dell’apparecchio e dalla sottigliezza dei


giunti. In antichità vi erano due modi per regolarizzare il mattone: l’arrotatura ed il taglio. Per
arrotare si intende strofinare il mattone con una pietra da orsatura, acqua e sabbia sui quattro lati
e sulla faccia in vista, mentre il taglio, destinato a lavorazioni più raffinate, richiedeva la rifilatura di
ogni pezzo con la martellina utilizzando uno stampo metallico. Le dimensioni erano quindi
inferiore al laterizio originali, ma il risultato era perfettamente regolare.

Mezzo taglio era lo stesso procedimento, ma più economico in quanto eseguito solamente su due
spigoli.

I mattoni non trattati venivano messi in opera solo in pavimentazioni non particolarmente pregiate.

In aggiunta, l’intero pavimento poteva essere lavorato con un arrotatura “complessiva” con
l’azione di un pezzo di mattone o di piombo, con acqua e sabbia.

5) Pavimenti in Legno

Le pavimentazioni in legno per interni si possono divedere in:

- tavolati ordinari

- tavolati a scomparti

- pavimenti a intarsio

Gli ultimi in particolare sono nari in Francia ed in Europa Settentrionale, comparendo in Italia solo
alla fine del XVIII secolo.

I pavimenti di legno si adattano facilmente a qualsiasi tipo di struttura portante (lignea,


metallica, volte, sottofondi di riempimento.

Nel caso di una struttura portante lignea, il tavolato veniva spesso posato direttamente al di sopra
di essa. Nel caso, invece che la struttura portante non corrispondeva alla disposizione dei
travicelli, si interpone un’armatura (tavolato di fondo o tavolato morto) oppure da un’orditura di
correnti o magatelli, con o senza un “sottopalco”, comunque necessario per collocare un
pavimento in legno su strutture portanti di materiali diversi dal legno.

Nei vuoti tra i correnti del sottopalco, si inseriva un materiali che fungeva da isolante acustico. Il
materiale doveva essere perfettamente asciutto, ed era sabbia o detriti su volte o piano terreno,
segatura o buccia di riso ai piani superiori - per una questione di peso.

a) Tavolato Ordinario

Anche detto “intavolato”, è la pavimentazione lignea più semplice ed economica. Si utilizzano di


solito le essenze più comuni (pioppo, castagno, abete, larice) dispose ortogonalmente alla
struttura sottostante. Se destinato agli ambienti di servizio, il piano di calpestio poggiava, in
genere, direttamente sull’estradosso dell’impalcato in legno. Se presente al pian terreno, il
tavolato ordinario poggiare su uno strato di tavole grezze, a protezione dall’umidità. In tempi già
recenti, si utilizza uno strato di asfalto steso sul massetto di conglomerato.

In alcuni casi, l’intavolato è costituito da due strati sovrapposti di tavole ortogonali tra loro. Quello
inferiore inchinato ai travicelli, per consentire eventuali dilatazioni del legname.

b) Tavolato a Scomparti

I tavolati a scomparti si ottengono dividendo il pavimento in campi grazie a tavole di fregio o di


contorno. Sono adatti ad ambianti grandi dove le giunzioni tra le tavole risultavano sgradevoli e si
voleva creare un disegno per la pavimentazione.

Gli scomparti erano dimensionati sulla lunghezza delle tavole o a partire dalle partiture
dell’ambiente.

I campi quadrati raggiungevano quindi 60-70cm per un costo comparabile ad un pavimento


intarsiato. Come quelli ordinari, i tavolati a scoparti venivano fissati sui travicelli dell’orditure -
altrimenti, quando le tavole di fregio erano molte si preferiva l’utilizzo di un tavolato morto o un
sottopalco di correnti.

c) Pavimenti Intarsiati e Parquet

L’uso di decorare i pavimenti con decori in legno pregiati, destinati a saloni di rappresentanza,
nasce in Francia nel secolo XVII arrivando nel resto dell’Europa nei secoli successivi. Il termine
parquet (“palchetto”) indicava inizialmente la presenza di un sottopalco, spesso necessario per un
pavimento di così complessa esecuzione.

I parquet presentavano inizialmente decori derivati dalla tipologia di pavimento “a intarsio


lapideo”. con partizioni complesse di varie dimensioni. Gli ebanisti componevano questi disegni
fuori opera con diverse essenze lingee, per poi incollarli o inchiodarli sul tavolato di fondo del
sottopalco. (Pavimenti intarsiati a scacchi o a mosaico). Qui le tavole di legno utilizzate potevano
essere di massello o impellicciati. Se eseguiti con legno massello, erano di 3cm di spessore e
dovevano essere formati con due asticelle per ciascuno. L’impellicciatura veniva usata per disegni
più complessi. Gli elementi del disegno (anche 0.5cm) venivano incollati su un quadratodei
assicelle di abete connesse con giunzioni a doppia scanalatura e linguetta e colla.

Le disposizioni più frequenti erano a “baston rotto”, a “spina di pesce” e “a fazzoletto”. Ogni lista
veniva fissata all’armatura con chiodi battuti all’interno della scanalatura, cosa che rendeva
difficile la sostituzione degli elementi consumati.

d) Pavimenti Massicci di Tavoloni o Prismi di Legno

Destinata ad androni o stalle, soggetti al passaggio di carrozze e cavalli, era caratteristica di


alcune zone dell’Italia settentrionale e della mitteleuropa, abbondanti di legname. Venne adottata
al posto di selciato o ammattonati perché meno sdrucciole assieme alla neve.

Se fatta di tavoloni, essi venivano semplicemente posati sul sottofondo e connessi con un
incastro a dente ad altri tavoloni. Quelle a prismi erano invece formate fa elementi a base
triangolare o quadrata (15cm di spessore) protetti da catrame liquido. Collocati in un letto di
sabbia, erano poi giunti con catrame.