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Dall’Italia di Giolitti alle due guerre mondiali, dal crollo


del Muro di Berlino all’ascesa del leader russo Putin:
un’articolata panoramica su fatti, avvenimenti e personaggi
del Novecento. Un secolo denso di episodi storici, politici
ed economici che hanno profondamente segnato l’assetto
delle nazioni e il futuro stesso dell’umanità.

STORIA
DEL NOVECENTO
EUROPA E ITALIA AGLI INIZI ’900 – LA PRIMA GUERRA MONDIALE –
DALLA RIVOLUZIONE RUSSA ALLA NASCITA DELL’URSS – L’ITALIA
FASCISTA – L’UNIONE SOVIETICA E LO STALINISMO – L’ASCESA
DEL NAZISMO – LA SECONDA GUERRA MONDIALE – IL DOPOGUERRA
E LA GUERRA FREDDA – LA RIVOLUZIONE CINESE – LA FINE
DEL COLONIALISMO – L’ITALIA DAL DOPOGUERRA ALLA FINE DELLA
PRIMA REPUBBLICA – SUD DEL MONDO E MEDIO ORIENTE – LA CADUTA
DEI REGIMI COMUNISTI – CRISI DI FINE SECOLO E NUOVE EGEMONIE
SETTORE DIZIONARI E OPERE DI BASE

Testi: Fabio Amoroso, Giuseppe Baudo, Marco Campari, Stefano


Fumagalli, Sonia Maffi, Walter Panetta, Romano Solbiati, Cristina Vitali
e Banca dati De Agostini tratti dal volume Tutto Storia De Agostini

Revisione: Alessandro Frigerio

Copertina: Marco Santini

ISBN 978-88-418-7880-4

© De Agostini Libri S.p.A., Novara - 2012


Redazione: Corso della Vittoria 91,
28100 Novara
www.deagostini.it

Prima edizione, settembre 2012


Prima edizione elettronica, settembre 2012

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere ripro-
dotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettroni-
co, meccanico, in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio,
televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore.

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e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633. Le riproduzioni per finalità di caratte-
re professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da
quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizza-
zione rilasciata da AIDRO, Corso di Porta Romana 108, 20122 Milano, e-mail
segreteria@aidro.org e sito web www.aidro.org
L
a storia del XX secolo è storia di utopie e disillusioni,
di guerre e rivoluzioni, di dittature sanguinarie e faticose
conquiste – o riconquiste – dei diritti civili...
Le vicissitudini di quello che da alcuni studiosi è stato
definito il “secolo breve”, ancorandolo a due episodi
estremamente condizionanti e simbolici come lo scoppio
del primo conflitto mondiale e il crollo del Muro di Berlino
(ma secondo altri la svolta conclusiva è da ricercarsi
nell’attentato a New York dell’11 settembre 2001),
sono l’oggetto di questo volume di sintesi, che intende
offrire un’articolata panoramica sugli sviluppi
dei grandi episodi storici, politici ed economici che
hanno segnato il passato più recente dell’umanità.
Un’opera capace di rispondere alle esigenze di ripasso
e memorizzazione degli studenti, al fine di agevolare,
attraverso molteplici chiavi di accesso, la comprensione
delle grandi svolte belliche, dei più significativi movimenti
partitici e dei principali interpreti della storia del Novecento.
La narrazione, suddivisa in brevi capitoli monografici,
è intercalata da approfondimenti dedicati a singoli episodi
o a particolari aspetti culturali e sociali, la cui rilevanza
viene così messa in evidenza nella connessione rispetto
a una prospettiva mondiale. Gli schemi riassuntivi,
le domande di verifica alla fine di ogni capitolo
e un’agile cronologia completano le caratteristiche
di quest’opera originale ed efficace, destinata a stimolare
la conoscenza e a fornire le basi di una salda cultura
storica scolastica e personale.
Guida alla consultazione
Sintesi introduttiva al capitolo Titolo di paragrafo Titolo di sottoparagrafo

Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

6 Il mondo comunista ammetteva la coesistenza competitiva e pacifi ca di capi-


talismo e comunismo; il secondo, segreto, demoliva la
politica e la figura di Stalin denunciandone i crimini e i
da Kruscëv alla stagnazione metodi dittatoriali. In questo modo il leader sovietico
riuscì a estromettere dagli apparati dello Stato buona parte
della vecchia nomenklatura staliniana.
La collettivizzazione forzata dell’agricoltura e lo sviluppo accelerato La politica estera In politica estera Kruscëv riallacciò i rapporti con la Iugo-
di Kruscev slavia di Tito e avviò una politica di assistenza economica e
dell’industria pesante, il tutto nell’ambito di una gestione economica militare nei confronti dei nuovi Stati indipendenti africani
centralizzata, provocarono nei Paesi del blocco sovietico una crescita e asiatici.
incontrollata degli apparati statali. La volontà di difendere il sistema
dalle opposizioni interne e da eventuali attacchi esterni (periodo della guerra Rivolte e crisi in Europa orientale
fredda) intensificò il sistema di repressione poliziesca, già radicato
nei regimi fin dalle loro origini. Da Stalin a Brežnev, passando per Kruscëv, La morte di Stalin e l’avvio della destalinizzazione suscitaro-
che attraverso la denuncia del “culto della personalità” e la destalinizzazione no aspettative di aperture democratiche in alcuni Paesi del
Manifestazioni blocco sovietico. Il 17 giugno 1953 gli operai di Berlino Est
cercò di abbandonare i metodi più oppressivi del sistema, la storia anticomuniste insorsero invocando un miglioramento delle condizioni di
dell’URSS (e dei suoi alleati) è cronaca di ricorrenti crisi politico-economiche, nella RDT vita. La rivolta fu però sedata dalle truppe sovietiche.
di repressioni (a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968) e del fallimento
sociale del comunismo. In Cina, Mao instaurò una pesante dittatura: ■ La rivolta di Poznan in Polonia
alla sua morte il potere passò nelle mani dell’ala oltranzista del PCC Manifestazioni più ampie si ebbero in Polonia nel 1956.
che soffocò ogni possibilità di rinnovamento. Il 28 giugno, nel centro industriale di Poznan un vasto
Sciopero represso sciopero indetto per rivendicare miglioramenti salariali
dall’esercito degenerò in rivolta contro l’URSS. Dopo una prima re-
L’URSS dal 1945 a Kruscëv pressione, le proteste non accennarono a diminuire. In
ottobre, per dare un segnale di svolta, Kruscëv si recò
La via per la ricostruzione post-bellica in URSS era tutta in La ricostruzione a Varsavia dove Waldislaw Gomulka, leader comunista
salita. Stalin impose duri sacrifici alla popolazione, con- in URSS: pesanti arrestato nel 1952 su ordine di Stalin, fu posto alla guida
trollata in modo assillante dalla polizia segreta, e sfruttò sacrifici del partito e del Paese.
le economie dei Paesi comunisti a proprio vantaggio. Le Pur ribadendo l’amicizia con Mosca, il regime polacco in-
nuove classi dirigenti comuniste in Cecoslovacchia, Polo- staurò un corso più moderato. Vi fu un rasserenamento nei
nia, Ungheria e Romania furono sottoposte a periodiche Processi-farsa rapporti con la Chiesa cattolica: il primate, cardinale Stefan
epurazioni attraverso arresti e processi-farsa, che spesso si nei Paesi comunisti Wyszynsky, fu liberato dopo tre anni di carcere.
conclusero con la condanna a morte degli imputati (Laszlo
Rajk in Ungheria nel 1949, Rudolf Slansky e Vlado Clemen- ■ La rivoluzione ungherese
tis in Cecoslovacchia nel 1952). L’ottobre del 1956 fu caratterizzato da una vera rivoluzio-
Alla morte di Stalin (5 marzo 1953) in Unione Sovietica il ne in Ungheria dove, fin dall’estate, l’opposizione si era
potere passò nelle mani di una direzione collettiva il cui concentrata intorno agli intellettuali del Circolo Petöfi. Le
esponente principale divenne ben presto Nikita Sergee- L’avvento di Kruscëv richieste di studenti e operai per una svolta democratica
vic Kruscëv, eletto segretario del Partito Comunista nel Insurrezione sfociarono il 23 ottobre in una insurrezione antisovietica a
settembre del 1953). Kruscëv avviò un processo di de- antisovietica Budapest che in breve tempo si estese a tutto il Paese. Imre
stalinizzazione: attenuò la politica del terrore e cercò di Nagy, esponente dell’ala riformista del partito comunista,
migliorare il tenore di vita della popolazione. Il XX congresso fu nominato capo del governo rivoluzionario, facendo sue
Nel corso del XX congresso del PCUS, tenutosi nel marzo del PCUS condanna le richieste di indipendenza dall’URSS e di avvio di un pro-
1956, Kruscëv presentò due rapporti. Il primo, pubblico, la figura di Stalin cesso democratico aperto al pluripartitismo.

113 114

Testo principale con parole Note a margine per la rapida


e concetti chiave evudenziati in nero individuazione dei temi principali

Il volume è composto di 21 capitoli suddivisi in due grandi sezioni: dal 1900


alla fine della Seconda guerra mondiale e dalla guerra fredda al nuovo ordine
mondiale di fine secolo.

Obiettivo dell’opera è di favorire al massimo sia una conoscenza sintetica della


storia del Novecento nelle sue principali scansioni temporali, sia l’individuazione
di singole informazioni specifiche. Si tratta dunque di un volume a carattere
didattico, il cui scopo è quello di fissare nella memoria le nozioni basilari della
storia; uno strumento di ripasso che non pretende sforzi aggiuntivi da parte di
chi abbia condotto la propria preparazione su altri testi.

Guida alla consultazione

Schede di approfondimento Schema riassuntivo del capitolo

6 - Il mondo comunista da Kruscëv alla stagnazione Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

FIDEL CASTRO E IL COMUNISMO A CUBA SCHEMA RIASSUNTIVO


Fidel Castro fu il principale artefice del- pia riforma agraria, la guerriglia contro
la guerriglia che portò all’instaurazione il regime. Nel gennaio 1959 i ribelli en- L’URSS DAL 1945 Epurazioni tra le classi dirigenti dei Paesi dell’Europa orientale. Morte di Stalin
del regime comunista cubano. Contrario trarono a L’Avana. Castro prese il pote- A KRUSCËV (1953). Avvento di Kruscëv e XX congresso del PCUS (1956) che denuncia i cri-
al corrotto regime di Fulgencio Batista, re e per risollevare l’economia adottò mini staliniani. Riavvicinamento alla Iugoslavia.
nel 1953 tentò un assalto alla caserma provvedimenti che colpirono gli interes-
Moncada di Santiago de Cuba: il piano si americani: gli USA risposero con san- RIVOLTE E CRISI Rivolta operaia a Berlino Est (1953). Rivolta operaia a Poznan, in Polonia (1956).
fallì e Castro fu arrestato. Amnistiato nel zioni economiche. Il leader cubano, al- IN EUROPA ORIENTALE Rivoluzione in Ungheria (ottobre 1956) soffocata dall’Armata Rossa; condanna a
1955 si trasferì prima negli Stati Uniti e lora, nazionalizzò i beni di tutte le impre- morte di I. Nagy. Costruzione del Muro di Berlino (1961). Le truppe del Patto di
poi in Messico. se americane sul suo territorio: iniziò co- Varsavia reprimono (agosto 1968) la “primavera” di Praga avviata da A. Dubcek.
Con un’ottantina di uomini sbarcò a Cu- sì la lunga era comunista (nel 1961 nac-
ba il 2 dicembre 1956: dopo aspri com- que il Partido Unico de la Revolucion So- L’URSS DA BREŽNEV Politica repressiva e conservatrice di Brežnev (1964-82). Persecuzione dei dissi-
battimenti, Fidel e pochi superstiti (tra cialista). Nel 1962 Castro accettò di in- A CERNENKO denti, stagnazione e immobilismo. Installazione dei missili in Europa, sostegno a
cui il fratello Raul e il medico argenti- stallare missili nucleari sovietici nell’iso- gruppi guerriglieri nel Terzo Mondo e invasione dell’Afghanistan (1979). J. Andro-
no Che Guevara) si installò nella Sierra la, generando tensioni tra USA e URSS. pov e K. Cernenko confermano la politica brezneviana.
Maestra da dove diresse, con l’appoggio Nel 2008 Fidel Castro ha ceduto il pote-
del popolo cui aveva promesso un’am- re al fratello Raul. LA CINA DA MAO Conquista del Tibet (1950). Fallisce la politica maoista del “grande balzo in avan-
A DENG XIAOPING ti” (1958-59) per uno sviluppo a tappe forzate del Paese. “Rivoluzione culturale”
(1966) per riaffermare la leadership di Mao. Dal 1976 potere a Deng Xiaoping.
La Cina da Mao a Deng Xiaoping
Nel 1950 la Cina conquistò militarmente il Tibet, attuando Conquista del Tibet DOMANDE DI VERIFICA
una sistematica politica di snazionalizzazione e di perse-
cuzione religiosa nei confronti del popolo tibetano. Con 1 Quando morì Stalin? Chi fu il suo successo- 5 Quando fu costruito il Muro di Berlino e per-
l’URSS la Cina giunse invece a una rottura ideologica nel Rottura con l’URSS re? 113b ché? 115a
1962: Mao condannò l’opera di destalinizzazione e accusò
Kruscëv di “revisionismo”. 2 Quali rivelazioni furono fatte nel corso del 6 Quali misure furono adottate da Dubcek
Sul piano interno Mao Tse-tung impose l’organizzazione di XX congresso del PCUS? 114a durante la “primavera” di Praga? 115b
cooperative contadine e di comuni popolari che avrebbero
dovuto condurre al “grande balzo in avanti” nell’ambito di Il ”grande balzo 3 Chi fu posto alla guida della Polonia dopo la 7 Come si caratterizzò la politica di Brežnev
un piano di sviluppo a tappe forzate (1958-1959). Il falli- in avanti” rivolta di Poznan? 114c rispetto a quella di Kruscëv? 116a-c
mento di questo progetto, accompagnato dalla recessione
economica e da drammatiche carestie, costrinse Mao allo 4 Cosa accadde in Ungheria nell’ottobre del 8 Perché Mao avviò la “rivoluzione culturale”?
smantellamento delle comuni: nel 1965 la sua politica fu 1956? Chi era Imre Nagy? 114b-115a 117c
messa in minoranza dai sostenitori delle riforme (i cosid- Le polemiche
detti “pragmatisti”). con i pragmatisti
Per riaffermare la propria leadership Mao avviò quindi la e la “rivoluzione
“rivoluzione culturale”, una mobilitazione delle masse culturale”
giovanili e dei lavoratori all’insegna dell’egualitarismo:
il movimento, che assunse forme violente e paramilita-
ri (Guardie rosse) finì col paralizzare la vita del Paese e
creò forti tensioni nel partito. Nel 1969 Mao riconquistò la
maggioranza nel PCC. La lotta per la leadership si scatenò
nuovamente nel 1976 con la morte di Mao: i suoi principali Morte di Mao
collaboratori (la “banda dei quattro”) furono arrestati. Il e potere
potere passò quindi a Deng Xiaoping. a Deng Xiaoping

117 118

Domande di verifica

I capitoli sono strutturati in modo da favorire approcci con la materia a differen-


ti livelli e si articolano nelle seguenti parti: una sintesi introduttiva, che inquadra
in poche righe l’argomento trattato; il testo principale, suddiviso in paragrafi e
in sottoparagrafi e corredato di note a margine per individuare i concetti che è
particolarmente utile ricordare; una o più schede di approfondimento, che
trattano argomenti collaterali rispetto agli sviluppi storici principali; uno schema
riassuntivo finale dove sono esposti gli elementi fondamentali del capitolo; le
domande di verifica per controllare autonomamente la propria preparazione
(i numeri e le lettere in neretto rimandano alle pagina e alla parte di questa in cui
trovare le risposte: alta “a”, centrale “c” o bassa “b”).

Guida alla consultazione

Il lettore e lo studente, in particolare, possono dunque, a seconda delle preferen-


ze, prendere le mosse dalla sola lettura delle sintesi introduttive, o dallo studio
degli schemi riassuntivi in coda a ogni capitolo; qualcuno troverà utile, non solo
in fase di ripasso, scorrere velocemente le note a margine, altri si faranno invece
coinvolgere nell’argomento a partire dalle schede di approfondimento.

La cronologia finale offre un sintetico quadro generale della storia del XX secolo
e rappresenta un prezioso strumento per la comprensione dei contenuti e per un
orientamento nella sequenza temporale degli eventi. L’indice permette di reperi-
re velocemente qualsiasi informazione e fa sì che ci si possa servire dell’opera
come di un’enciclopedia.


Sommario
dal 1900 alla fine della 5 La situazione europea
seconda guerra mondiale nel primo dopoguerra 41
L’Italia dalla “vittoria mutilata”
,
1 L Italia giolittiana 11 a Giolitti 41
La crisi alla fine del XIX secolo 11 La Gran Bretagna
Il disegno politico giolittiano 12 e la questione irlandese 43
La politica interna 14 La Francia 44
La politica estera 15 La Germania di Weimar 44
L’Austria e l’Ungheria 45
2 Il mondo alla vigilia
della Prima guerra mondiale 17 6 America e Asia
La Gran Bretagna di Edoardo VII 17 tra le due guerre 47
La Francia tra radicali I Paesi industrializzati
e conservatori 18 e la crisi del 1929 47
La Germania guglielmina 18 Gli Stati Uniti da Harding
Spinte centrifughe al New Deal 48
nell’Impero asburgico 19 L’America Latina 49
La Russia dal 1894 a Stolypin 19 Medio Oriente, Turchia e India 50
Gli Stati Uniti e l’età progressista 20 Il Giappone degli zaibatsu 51
Le tensioni tra le potenze 21 La Cina dalla caduta dell’Impero
alla “lunga marcia” 52
3 La Prima guerra mondiale 25
Lo scoppio del conflitto 25 7 L’Italia fascista 55
Il primo anno di guerra 26 Dalla fondazione dei Fasci al 1922 55
L’Italia dalla neutralità Il fascismo al potere 57
all’intervento 27 Lo Stato fascista 58
Il 1915 28
Il 1916 29 8 L’Unione Sovietica
Il 1917: l’intervento USA e lo stalinismo 61
e il ritiro russo 30 Stalin e il “socialismo
Il 1918: l’ultimo anno di guerra 31 in un solo Paese” 61
I trattati di pace 32 Il regime stalinista 62

4 La Russia dalla rivoluzione 9 L’ascesa del nazismo 65


alla nascita dell’URSS 35 La crisi della repubblica
La Rivoluzione di Febbraio 35 di Weimar 65
La Rivoluzione d’Ottobre 36 Il nazismo al potere 66
I socialisti europei
e la Terza Internazionale 37 10 Verso la guerra 69
Dalla guerra civile La diplomazia negli anni ’20 69
alla morte di Lenin 38 Le crisi degli anni ’30 70


Sommario

11 La Seconda guerra mondiale 73 Il centrosinistra e gli anni ’60 109


Il 1939 e il 1940: guerra in Europa 73 Gli anni ’70 e il terrorismo 110
Il 1941: la guerra diventa mondiale 74 Dagli anni ’80 a Tangentopoli 111
Il 1942: la svolta 76
Il 1943: il crollo del fascismo 77 6 Il mondo comunista
Il 1944: la riconquista dell’Europa 79 da Kruscëv alla stagnazione 113
Il 1945: la fine del conflitto 80 L’URSS dal 1945 a Kruscëv 113
Rivolte e crisi in Europa orientale 114
L’URSS da Breznev a Cernenko 116
DALLA GUERRA FREDDA La Cina da Mao a Deng Xiaoping 117
AL NUOVO ORDINE MONDIALE
7 Sud del Mondo e Medio Oriente
1 Il dopoguerra dagli anni ’60 agli anni ’90 119
e la guerra fredda 85 L’America Latina 119
Il nuovo assetto internazionale 85 L’Iran dallo shah agli ayatollah 121
La guerra fredda 86 Il Medio Oriente 122
La ricostruzione in Occidente 87 Il Sudafrica dall’apartheid
La divisione della Germania 87 a Mandela 123
Le “democrazie popolari”
nell’Est europeo 88 8 Scienza e tecnica nella seconda
Dalla NATO al Patto di Varsavia 88 metà del XX secolo 125
Scienza e tecnica 125
2 La rivoluzione cinese 91 Verso la società postindustriale 129
Il fronte antigiapponese 91
La guerra civile e la conquista 9 La caduta dei regimi
del potere 92 comunisti 131
Gorbacëv e la perestrojka 131
3 La fine del colonialismo, Il crollo dei regimi comunisti
la nascita del Terzo Mondo 95 in Europa 132
L’indipendenza dell’India 95 La fine dell’URSS 134
La nascita di Israele 96
La guerra d’Indocina 96 10 Crisi di fine secolo
La crisi di Suez 97 e nuove egemonie 137
Nuove tensioni arabo-israeliane 98 La guerra civile nell’ex Iugoslavia 137
La decolonizzazione in Africa 99 L’Italia dell’alternanza 139
Gli USA tra concertazione
4 USA e mondo occidentale e unilateralismo 140
dagli anni ’50 agli anni ’80 101 Il Giappone e l’Asia orientale 141
Gli Stati Uniti da Truman a Reagan 101 L’ascesa della Cina 142
L’Europa occidentale 104 Il subcontinente indiano 143
La deriva dell’Africa 143
5 L’Italia dal dopoguerra alla fine
della prima Repubblica 107 Cronologia 145
Dal 1945 al 1948 107
Gli anni ’50 e il centrismo 109 Indice 155

8
DAL 1900 ALLA fine
DeLLA seconDA guerrA
monDiALe
1 L’Italia giolittiana
La crisi autoritaria vissuta dall'Italia negli ultimi anni del XIX secolo fu superata
dalla svolta impressa dai governi di Giovanni Giolitti tra il 1903 e il 1914,
in una fase storica decisiva che vide anche il decollo industriale del Paese.
I gabinetti presieduti dallo statista piemontese (dopo quello del 1892-93,
seguirono i mandati del 1903-05, 1906-09, 1911-14) furono caratterizzati
da una svolta liberale e da larghe aperture verso le esigenze delle classi
sociali più deboli, ma anche da un’assoluta mancanza di scrupoli nella
gestione delle tornate elettorali. Fondamentale l’ammodernamento delle
istituzioni e l’adozione di un atteggiamento non più repressivo nei confronti
delle opposizioni, coinvolte nella vita politica al fine di aumentare la base
sociale dello Stato. Il conflitto per la conquista della Libia e l’introduzione
del suffragio universale maschile segnarono gli ultimi anni dell’età giolittiana.

La crisi alla fine del XIX secolo


Negli ultimi cinque anni del XIX secolo l’Italia visse un
periodo di profonda crisi sociale e politica. Nel marzo 1896
Antonio Di Rudinì ricevette l’incarico di formare il nuovo Il governo Di Rudinì
esecutivo. Stipulata la pace con il negus Menelik, dopo
la disfatta del corpo di spedizione italiano ad Adua, in
Etiopia, egli tentò di avviare una politica di controllo delle
tensioni sociali all’interno del Paese. Tuttavia, nel maggio 1898: tumulti
1898 a Milano scoppiarono tumulti contro il carovita: il a Milano
generale Fiorenzo Bava Beccaris fece aprire il fuoco sulla
folla provocando più di 80 vittime. Gli esponenti socialisti
Filippo Turati e Leonida Bissolati furono arrestati e con
loro anche il cattolico don Davide Albertario. Di Rudinì,
travolto dalle critiche, fu costretto a dimettersi. Lo sostituì
il generale Luigi Pelloux (1898-1900), che nel 1899 presen- La svolta autoritaria
tò alcuni progetti di legge tesi a restringere le libertà garan- di Pelloux
tite dallo Statuto albertino, che suscitarono però la forte
opposizione dell’estrema sinistra. Alle elezioni del giugno
1900 socialisti, radicali e repubblicani conquistarono 95
seggi, sconfessando così la politica di Pelloux. Il sovrano
affidò quindi il governo a Giuseppe Saracco. Il 29 luglio
1900 re Umberto I fu ucciso a Monza da un anarchico, L’assassinio
Gaetano Bresci, per vendicare i morti dei moti di Milano di Umberto I
del 1898. Al trono salì quindi il figlio di Umberto I, Vittorio
Emanuele III (1900-1946).

11
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Il disegno politico giolittiano:


collaborazione e riforme
Nel periodo che va dall'inizio del XX secolo fino allo scop-
pio della Prima guerra mondiale il grande protagonista
della vita politica nazionale fu Giovanni Giolitti. Egli con-
L’età giolittiana servò il potere fino al 1914, con pochissime interruzioni.
La sua opera di statista fu fondamentale nel consolidare lo
Stato liberale e nel riformare le strutture sociali del Paese,
estendendo al tempo stesso la partecipazione di nuovi
strati sociali rimasti fino a quel momento estranei rispetto
ai grandi processi risorgimentali.
Dopo un governo Zanardelli, di cui fu ministro degli in-
terni, Giolitti ottenne il suo secondo incarico (il primo
risaliva al 1892) nel dicembre 1903. Nel corso di questo e
dei successivi mandati (1906-09, 1911-14) Giolitti operò al
fine di accogliere nel programma di governo
, le istanze
Apertura alle istanze delle opposizioni e per attrarre nell orbita dell’azione
delle opposizioni legale, e quindi della collaborazione, i rappresentanti delle
opposizioni più sensibili alle realizzazioni pratiche, iso-
lando gli intransigenti (socialisti massimalisti, anarchici,
repubblicani).
Due ulteriori elementi nella sua strategia politica furono la
capacità di creare solide maggioranze parlamentari, otte-
nute però anche attraverso l’uso spregiudicato dei mezzi a
sua disposizione in materia di elezioni e di favori concessi a

GIolITTI: la foRmaZIone dI uno sTaTIsTa


Giovanni Giolitti (Mondovì 1842-Cavour mocrazia, ma la gelosia dei notabili nei
1928), dopo essersi laureato in legge nel confronti dell'uomo nuovo senza neppu-
1860 percorse la carriera burocratica di- re un’apparenza di passato “patriottico” e
venendo consigliere di Stato. Deputato di le apprensioni suscitate tra i conservato-
Cuneo (1882) per la sinistra costituziona- ri dal movimento dei Fasci Siciliani, fron-
le, si mise subito in luce partecipando atti- teggiati dal governo senza sufficiente fer-
vamente a varie commissioni parlamentari mezza lo circondarono di una rete di te-
e combattendo “la finanza allegra” del mi- naci ostilità.
nistro Magliani finché, divenuto egli stes- Quando scoppiò lo scandalo della Banca
so ministro del Tesoro con Crispi (marzo Romana, accusato di averne avuto parte
1889-dicembre 1890), poté lavorare al pa- in qualche modo, Giolitti fu costretto a da-
reggio del bilancio e al riordinamento della re le dimissioni e la sua carriera parve de-
contabilità dello Stato. finitivamente spezzata (novembre 1893).
Presidente del Consiglio dopo la cadu- Ritornato invece a responsabilità gover-
ta del governo Di Rudinì (maggio 1892), native come ministro dell’Interno del ga-
si presentò alla Camera con un program- binetto Zanardelli (1901-03), dominò la
ma insolitamente aperto alla compren- politica italiana fino alla vigilia della Prima
sione delle esigenze di una moderna de- guerra mondiale.

12
1 - L’Italia giolittiana

candidati o deputati governativi, e l’abilità nel farsi da parte


nei momenti difficili cedendo la direzione del governo a
uomini a lui fedeli, per poi riassumerla pochi mesi dopo
in condizioni politiche più favorevoli.
Dimessosi nel marzo del 1905 gli successe Alessandro
Fortis, già ministro dell’Agricoltura con Peloux ma ora po- Il governo Fortis
liticamente vicino a Giolitti, che riuscì a nazionalizzare le
ferrovie nonostante la forte opposizione dei ferrovieri che, Nazionalizzazione
qualificati come pubblici ufficiali dal nuovo ordinamento, delle ferrovie
si vedevano negare il diritto di sciopero.
Giolitti tornò quindi al governo dal 1906 al 1909, attuan-
do fondamentali passi nello sviluppo della legislazione
sociale, con la fondazione di un Consiglio superiore del Legislazione sociale
lavoro (1906) di cui erano membri anche rappresentanti
dei sindacati, di un Commissariato dell’emigrazione per
l’assistenza agli emigrati, nonché con l’introduzione di un
nuovo atteggiamento della forza pubblica e dei tribunali
nei riguardi delle organizzazioni operaie e delle manife-
stazioni per migliorare le condizioni di lavoro.

n Il coinvolgimento di socialisti e cattolici


Di fronte a questo atteggiamento pragmatico e sostanzial-
mente imparziale rispetto al nascente conflitto tra capitale
e lavoro, nel Partito Socialista Italiano si delineò una cor-
rente disposta ad accettare il metodo democratico per
ottenere la soddisfazione delle aspirazioni delle masse.
Ma la progressiva prevalenza dell’ala rivoluzionaria al- Il difficile dialogo
l’interno del partito indusse Giolitti a modificare i suoi con i socialisti
progetti. Si orientò allora verso i cattolici, favorendo una
lenta conciliazione tra Stato e Chiesa che portò al supe-
ramento del Non expedit, cioè la proibizione papale che
impediva ai cattolici di partecipare alle elezioni politiche.
Giolitti spostò le sue attenzioni soprattutto nei confronti
dei cattolici intransigenti, peraltro già attivi nelle ammini-
strazioni degli enti locali e di istituzioni sociali pubbliche,
riuscendo a ottenere che l’elettorato cattolico sensibi-
le alle direttive della gerarchia ecclesiastica sostenesse
candidati liberali contro candidati socialisti, previo loro
impegno a rispettare le istituzioni religiose e a non riaprire
la questione romana con la Santa Sede.
Il risultato fu sancito ufficialmente dal cosiddetto patto
Gentiloni (dal nome del presidente dell’Unione elettorale Il patto Gentiloni
cattolica) stipulato in vista delle elezioni politiche del (1913)
1913, le prime a suffragio universale: l’accordo portò al-
l’elezione di 228 deputati giolittiani.

13
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

La politica interna
L’esito del disegno politico giolittiano si manifestò innan-
zitutto nella sostanziale neutralità nei conflitti di lavoro,
a cui lo statista piemontese rimase sempre fedele nono-
stante le molte proteste conservatrici, cui seguì il ricono-
scimento delle organizzazioni sindacali e una vasta opera
di legislazione sociale che favorirono lo sviluppo di un’élite
operaia privilegiata e più pronta alla collaborazione.
Aiutato, quindi, dall’imponente espansione economica
che tranquillizzava i ceti abbienti e imprenditoriali, si avviò
sulla strada di ampie riforme, sia nei confronti di aree spe-
cifiche del Paese sia di portata strutturale.
Provvedimenti Tra le prime, alcuni provvedimenti a favore del Mezzogior-
per il Mezzogiorno no, come la legge speciale per la Basilicata (1904) per la
creazione di infrastrutture e la fornitura di acqua potabile,
e una serie di iniziative per lo sviluppo economico della
Calabria e della Sicilia (1906).
Riforme strutturali Di carattere più decisamente strutturale furono invece la
nazionalizzazione delle imprese assicuratrici (1912), la
conversione della rendita (cioè degli interessi sui titoli del
Il suffragio debito pubblico) dal 5 al 3,5% (1906) e l’introduzione del
universale maschile suffragio universale maschile (1912), in virtù del quale gli
elettori politici salirono al 24%, per passare al 29% nel 1919,
aprendo così alle masse una prima via di partecipazione
politica alla vita dello Stato.

lo sVIluPPo IndusTRIale e lo sTaTo


Sostenuto fino al 1907 dalla favorevole spetto alle tradizionali industrie di consu-
congiuntura internazionale, lo svilup- mo, sviluppandosi anche grazie alla scel-
po economico dell'Italia giolittiana rin- ta protezionistica attuata nel 1887.
saldò il “triangolo industriale” fra Milano, Decisivo fu l’intervento statale, che so-
Torino e Genova (in piena espansione stenne apertamente alcuni settori, co-
rispettivamente nei settori siderurgico, me la siderurgia, tramite le commesse e
metalmeccanico e siderurgico cantieri- gli investimenti delle grandi banche. Al-
stico) e contribuì a creare un’articolata la statalizzazione della gestione dei tele-
area industriale in Val Padana. Il processo foni (1903) seguì, nel 1905, quella del-
di industrializzazione fu caratterizzato da le ferrovie, che favorì indirettamente l’in-
un progressivo inserimento dell’Italia nel dustria meccanica, produttrice di gran
mercato mondiale degli scambi, dal mol- parte del materiale rotabile. Nell'industria
tiplicarsi delle società per azioni a capita- manifatturiera si assistette invece a una
le anonimo e da legami sempre più stret- perdita di importanza relativa dei setto-
ti fra industria e finanza, che consen- ri tradizionali (in particolare quello tessi-
tirono forti investimenti e una crescen- le) e, in generale, meno attrezzati sotto il
te concentrazione industriale. L’industria profilo tecnologico, di fronte all'emerge-
pesante accrebbe la sua importanza ri- re delle più moderne produzioni.

14
1 - L’Italia giolittiana

Tali iniziative non furono però esenti da battute d’arresto e


forti critiche. Nel 1909, l’opposizione a una riforma tributa-
ria indusse Giolitti alle dimissioni, che però tornò al potere
nel 1911 dopo i due brevi governi di Sonnino e Luzzatti.
Ma a lungo andare l’inserzione delle nuove forze popolari
non consentì più al governo il tradizionale controllo delle
elezioni e della Camera. L’avanzata dei socialisti, l’accentua-
to antiliberalismo dei nazionalisti e la presenza dei cattolici Crisi della
intimorì la maggioranza dei deputati “ministeriali” che pre- maggioranza
sero a sollecitare una politica più conservatrice. La solida giolittiana
maggioranza parlamentare su cui Giolitti aveva contato
fino ad allora venne meno, inducendolo alle dimissioni
nel marzo 1914.

La politica estera
Giolitti, pur senza venir meno ai vincoli imposti dalla Tri-
plice Alleanza con la Germania e l’Austria-Ungheria, aprì il
dialogo nei confronti di Francia, Inghilterra e Russia. Uno
stato di tensione latente con l’Austria, la nascita del feno- Tensioni
meno irredentista (che rivendicava l’italianità di Trento con l’Austria
e Trieste) e il consolidarsi del movimento nazionalista
(1910) accentuarono tuttavia le ambiguità della politica
estera giolittiana in questi anni.

n La guerra di Libia
Il passaggio del Marocco sotto il protettorato francese, che
lasciava la Libia come unico territorio della costa mediter-
ranea africana non sottoposto a regime coloniale, indusse
nel settembre del 1911 Giolitti (che agì con l’appoggio del
re e scavalcando il parlamento) a entrare in guerra contro
l’Impero Ottomano.
A favore del conflitto giocarono da un lato le pressioni I motivi della guerra
economiche, dato che tutta la regione era già da tempo
sotto influenza italiana, dall’altro una singolare convergen-
za delle più diverse forze politiche e sociali: dagli ambienti
cattolici ai nazionalisti, da esponenti della borghesia, che
vi individuavano una fonte di ricchezza, a numerosi rap-
presentanti della sinistra, che vedevano nell’emigrazione
in Libia una valvola di sfogo ai problemi dell’emigrazione
oltreoceano, fino ai sindacalisti rivoluzionari. Il corpo
di spedizione italiano occupò rapidamente le città della
costa, ma la resistenza turca e la guerriglia araba verranno
stroncate con difficoltà solo negli anni successivi. L’Impero 1912: fine ufficiale
Ottomano cedette la Libia all’Italia nell’ottobre 1912. delle ostilità

15
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
La crisi aLLa fine Tensioni sociali sfociano nei tumulti di Milano del 1898 e in governi (Pelloux, Sa-
deLXiX secoLo racco) che mirano a restringere le libertà. Uccisione a Monza di re Umberto, gli
succede Vittorio Emanuele III.

iL disegno poLitico Giolitti, che conserva il potere quasi ininterrottamente tra il 1903 e il 1914, mira
gioLittiano a riformare le strutture sociali del Paese estendendo la partecipazione a nuovi
strati sociali, ma isolando le frange estreme delle opposizioni. Dialogo con i socia-
listi e coinvolgimento dei cattolici nelle elezioni (patto Gentiloni, 1913).

La poLitica interna Atteggiamento neutrale nei conflitti di lavoro. Provvedimenti per il Mezzogiorno,
riforme strutturali (nazionalizzazione delle assicurazioni) e suffragio universale
maschile (1912).

La poLitica estera L’irredentismo e la nascita del nazionalismo suscitano costanti tensioni con l’Au-
stria. Guerra coloniale contro l’Impero ottomano per la conquista della Libia
(1911); è scatenata da pressioni politiche ed economiche.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quanti governi guidò Giovanni Giolitti fino al 5 Quali provvedimenti varò Giolitti a favore
1914? 11a del Mezzogiorno? 14a

2 Quale atteggiamento assunse Giolitti nei 6 In che anno fu introdotto il suffragio univer-
confronti delle opposizioni? 12c sale? Il diritto di voto fu esteso anche alle
donne? 14c
3 Elenca alcune novità introdotte nell’ambito
della legislazione sociale. 13a 7 Durante l’età giolittiana l'Italia faceva parte
della Triplice Alleanza? 15c
4 Il patto Gentiloni segnò una svolta politica
nei confronti dei socialisti o dei cattolici? 8 Quali forze politiche e sociali appoggiarono
13b la conquista della Libia nel 1911? 15b

16
2 Il mondo alla vigilia della
Prima guerra mondiale
All’inizio del XX secolo la politica imperialistica delle grandi potenze
e le nuove rivendicazioni nazionalistiche acuirono le tensioni in Europa,
Asia e Africa. Le conquiste coloniali, l’espansione industriale e il crescente
potere dei grandi gruppi capitalistici fecero da volano a una corsa agli
armamenti che interessò, con modalità diverse, tutti i Paesi industrializzati.
Un ruolo di primo piano svolsero da un lato la Germania (che, giunta per
ultima sul palcoscenico internazionale, nutriva ambizioni da grande potenza),
e dall’altro l’Inghilterra e la Francia. Tutti i contrasti che videro coinvolte questi
tre Paesi si risolsero con il successo politico di Parigi e Londra e lo scacco
diplomatico di Berlino: il susseguirsi delle sconfitte alimentò i rancori
della classe dirigente tedesca, che si sentiva sempre più isolata in Europa.
Trascorso il primo decennio del secolo, un’altro focolaio di crisi si aprì
con lo sgretolamento dell’Impero ottomano, avviato in seguito
alla Guerra italo-turca per la Libia e a due conflitti che ridisegnarono
gli equilibri nella penisola balcanica.

La Gran Bretagna di Edoardo VII


In Gran Bretagna nel 1901 salì al trono Edoardo VII, il cui
regno sarebbe durato fino al 1910. Questo decennio fu ca-
ratterizzato fino al 1905 da governi di stampo conservatore,
seguiti quindi dai governi liberali di Henry Campbell-Ban- La svolta liberale
nerman (1905-08) e di Herbert Henry Asquith (1908-16), del 1905
i quali vararono importanti riforme sociali (progressività
delle imposte, pensioni di vecchiaia e assicurazioni sociali,
riduzione dell’orario di lavoro) e militari.
Di fronte allo sviluppo industriale tedesco e statunitense, Rallentamento
l’economia inglese entrò in una crisi che fece sentire i dell’economia
suoi effetti sulle masse di lavoratori, i cui interessi trova-
rono tutela, a partire dal 1906, nel Partito Laburista, che
proprio in quell’anno fece la sua comparsa sulla scena
politica britannica.
Sul piano internazionale la Gran Bretagna continuò a
perseguire una politica imperialista e stipulò una serie di
trattati in funzione antitedesca: l’Entente cordiale con la Accordi antitedeschi
Francia nel 1904 e un’alleanza con la Russia nel 1907.

17
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Alla morte di Edoardo VII salì al trono Giorgio V (1910):


Limitazione del i primi anni del suo regno furono caratterizzati dall’intro-
potere della Camera duzione di una legge sul parlamento che riduceva i poteri
dei Lord della Camera dei Lord (1911), che si era opposta alla ri-
forma fiscale, e dalla concessione dell’Home Rule, cioè
l’autogoverno all’Irlanda (1912).

La Francia tra radicali e conservatori


Chiuso l’affaire Dreyfus nel 1899 (ma la totale riabilitazio-
ne dell’ufficiale di origine ebraica si sarebbe avuta solo nel
Politica repubblicana 1906), si diffuse in Francia un forte spirito repubblicano
e anticlericale e anticlericale. Durante il gabinetto presieduto dal radi-
cale Émile Combes (1902-05) si giunse alla rottura delle
relazioni con la Santa Sede e alla separazione tra Stato e
Chiesa (1905). Questo processo di laicizzazione ottenne
anche l’appoggio dei diversi gruppi socialisti che, dopo
il Congresso di Amsterdam della Seconda Internazionale
(1904), si erano fusi in un unico partito (SFIO), guidato
da Jean Jaurès.
I successivi governi, presieduti dal radicale moderato
1906-1911: riforme Georges Clemenceau tra il 1906 e il 1909 e dal socialista
e agitazioni operaie moderato Aristide Briand dal 1909 al 1911, continuarono
nella politica riformatrice ma dovettero affrontare anche
numerose agitazioni operaie coordinate dai sindacalisti
rivoluzionari e dalla principale organizzazione sindacale,
la Confédération Générale du Travail (CGT).
Nel 1913 le divisioni nella sinistra portarono alla presiden-
Avvio di una politica za della repubblica il conservatore Raymond Poincaré
di riarmo (1913-20), artefice di una politica di riarmo in funzione
antitedesca.

La Germania guglielmina
Blocco di potere In Germania la finanza, l’industria, gli junker (cioè i gran-
di proprietari terrieri) e le classi dirigenti costituivano un
forte blocco di potere le cui ambizioni egemoniche erano
favorite dallo straordinario sviluppo industriale vissuto
dal Paese negli ultimi decenni e dalla crescita della popo-
lazione (da 40 a 67 milioni tra il 1871 e il 1914).
Politica di potenza L’imperatore Guglielmo II (insediatosi nel 1888, rimase al
potere fino al 1918) aveva avviato una politica da grande
potenza, tesa a imporre la Germania sul panorama mon-
diale. Controllati dal governo tutti i partiti di destra e di
centro, parzialmente orientato su posizioni pangermaniste

18
2 - Il mondo alla vigilia della Prima guerra mondiale

anche il principale partito di opposizione, quello socialde-


mocratico, la Germania tra il 1900 e il 1914 procedette a un
deciso potenziamento della flotta (avviato dall’ammiraglio
Alfred von Tirpitz) e dell’esercito. L’attiva politica coloniale
tedesca portò a una alterazione degli equilibri mondiali e Attrito
a un conseguente attrito con la Gran Bretagna. con la Gran Bretagna

Spinte centrifughe nell’Impero asburgico


Nell’Impero asburgico di Francesco Giuseppe, la divisione
amministrativa tra Impero d’Austria e Regno d’Ungheria
(introdotta nel 1867), fu sottoposta nel primo decennio
del XX secolo alle crescenti tensioni suscitate dalle spinte
centrifughe delle minoranze etniche.
Al limitato sviluppo industriale e al predominante orienta-
mento agricolo del Paese, cristallizzato in un assetto sociale
sostanzialmente conservatore ma dotato di una efficiente
macchina amministrativa, si sovrappose la questione del-
le nazionalità, in particolare quelle italiana (presente in La questione
Trentino, in Venezia Giulia, in Istria e lungo la costa della delle nazionalità
Dalmazia) e slava (in Boemia e nei territori balcanici)
che rivendicavano forme di autonomia o di completa in-
dipendenza.
Nel 1907 l’introduzione del suffragio universale portò a
una prevalenza degli elementi slavi all’interno del parla-
mento austriaco. Si prospettò così l’ipotesi di una evoluzio-
ne trialistica dell’impero, suddiviso in tre entità, austriaca, L’ipotesi trialistica
ungherese e slava, unite sotto un unico monarca. Tale
ipotesi, caldeggiata da Francesco Ferdinando, erede di
Francesco Giuseppe, fu però osteggiata dagli Ungheresi e
dagli indipendentisti croati e serbi.

La Russia dal 1894 a Stolypin


In Russia il nuovo zar Nicola II (1894-1917) restò ancorato
a metodi di governo arretrati e conservatori. Nel Paese, tre Arretratezza
milioni di operai e la gran parte dei contadini vivevano ai economica
limiti della sussistenza.
Nel 1898 nacque il Partito Operaio Socialdemocratico che Le correnti
nel 1903, ai congressi di Bruxelles e Londra, si divise in nel Partito
bolscevichi (la maggioranza), seguaci di Lenin, sosteni- Socialdemocratico
tore di un partito elitario che guidasse il proletariato alla
rivoluzione in tempi brevi, e menscevichi (la minoranza),
guidati da Martov, favorevoli a un governo democratico che
precedesse la rivoluzione.

19
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

n La rivoluzione del 1905 e la Duma


L’economia russa, incentrata sulle grandi proprietà terriere
nobiliari, conobbe nei primi anni del secolo un avvio di
sviluppo industriale, ma quasi esclusivamente nelle due
principali città, Mosca e San Pietroburgo. Fu proprio a San
Pietroburgo che nel 1905 una manifestazione per chiedere
allo zar libertà e partecipazione politica si risolse in una
La domenica strage: l’esercito sparò sulla folla (domenica di sangue, 22
di sangue gennaio) causando numerose vittime. Seguirono scioperi,
sommosse popolari, ammutinamenti (celebre quello della
corazzata Potëmkin a Odessa) e la nascita dei primi consigli
operai, i soviet.
Lo zar, che assecondando parzialmente le rivendicazio-
ni degli insorti promise una Costituzione e concesse
Nasce la Duma l’elezione di una Duma (cioè un’assemblea a carattere
consultivo), auspicava però per un ritorno a un governo
di tipo autocratico. Ordinato lo scioglimento dei soviet,
Arresti e repressione procedette all’arresto dei rivoltosi e fece sopprimere una
successiva manifestazione di protesta scoppiata a Mosca
(dicembre 1905).

n Le riforme di Stolypin
Scioglimenti Negli anni successivi la Duma fu più volte sciolta anticipa-
della Duma tamente dallo zar, a causa della forte presenza delle oppo-
sizioni, fino all’elezione di una terza Duma, più vicina ai
voleri del sovrano, nel 1907.
Un tentativo riformatore fu avviato dal governo del primo
ministro Pëtr Stolypin, che varò una riforma agraria per
Riforma agraria favorire la piccola proprietà (1906-10); avversato dai grandi
proprietari terrieri per le misure a favore dei contadini e
dalla sinistra per le sue misure repressive, fu assassinato
nel 1911 da un rivoluzionario.

Gli Stati Uniti e l’età progressista


Gli Stati Uniti erano il Paese più progredito, al centro di
Espansione un’espansione economica che coinvolgeva tanto i com-
economica parti agricolo e industriale (già nel 1914 circolavano cir-
ca due milioni di automobili) quanto quello finanziario.
Pur da schieramenti diversi, prima Theodore Roosevelt
(1858-1919), presidente repubblicano dal 1901 al 1908, poi
Woodrow Wilson, presidente democratico alla Casa Bianca
dal 1912 al 1920, si impegnarono per favorire i ceti medi
Legislazione contro i grandi gruppi industriali.
antitrust Theodore Roosevelt avviò una legislazione antitrust, intro-

20
2 - Il mondo alla vigilia della Prima guerra mondiale

La riVoLuZionE MEssiCana
Nel novembre 1910 in Messico scoppiò lotta armata con i loro eserciti di contadi-
una rivoluzione guidata dal liberale Fran- ni. Il nuovo conflitto favorì però la rivinci-
cisco Madero contro la dittatura di Por- ta dei conservatori: con un colpo di Sta-
firio Díaz. La guerriglia si accese un po’ to, nel febbraio 1913 il generale Victo-
dovunque: nelle province settentrionali riano Huerta depose Madero e restau-
si imposero le figure di Francisco (“Pan- rò un regime reazionario. Villa, Zapata e
cho”) Villa, Pablo González e Venustia- Carranza riorganizzarono le loro forze e,
no Carranza; nelle zone meridionali, Emi- nonostante l’appoggio statunitense al re-
liano Zapata. Dopo una serie di scon- gime, nel luglio 1914 ebbero la meglio,
tri sanguinosi, il 21 maggio 1911 i rap- insediando al potere Carranza. Ma an-
presentanti governativi firmarono la re- cora una volta Villa e Zapata si rifiutaro-
sa: il giorno 25 Díaz si dimise e partì per no di deporre le armi, accusando Carran-
l’esilio. Madero entrò da trionfatore nella za di tendenze controrivoluzionarie, e ciò
capitale e fu eletto presidente della Re- nonostante questi introducesse nel 1917
pubblica. una costituzione progressista e una carta
Ma questa soluzione, sostanzialmente del lavoro tra le più avanzate dell’epoca.
moderata, venne contestata dagli ele- L’ala radicale della rivoluzione fu stronca-
menti più radicali della rivoluzione: Villa ta definitivamente con l’assassinio di Za-
al Nord e Zapata al Sud continuarono la pata nel 1919.

ducendo una legislazione sulle ferrovie e le banche, e pro-


mulgando nuove leggi sull’immigrazione e la protezione
dell’ambiente. In politica estera la sua presidenza coincise
con l’assunzione da parte degli Stati Uniti di un ruolo di
potenza mondiale, che si manifestò in un rigido controllo
della situazione in Estremo Oriente e in America Centrale, Interventi
anche attraverso interventi militari diretti. in America Centrale
Wilson diede inizio alla cosiddetta “età progressista”, rista-
bilendo la libertà d’iniziativa, riducendo le tariffe doganali
e introducendo l’imposta progressiva sul reddito. In poli-
tica estera continuò l’interventismo nei confronti dei Paesi
dell’America Centrale, in particolare durante le diverse fasi
della rivoluzione messicana.

Le tensioni tra le potenze


Gli anni compresi tra il 1900 e lo scoppio della Prima guerra
mondiale furono caratterizzati da un progressivo incre-
mento delle situazioni di tensione tra le grandi potenze,
determinate dal combinarsi di più elementi: ambizioni
imperialistiche per creare zone di predominio economico, Imperialismo,
vocazioni colonialistiche dettate da esigenze geopolitiche colonialismo,
o di prestigio nazionale, spinte di tipo indipendentistico nazionalismo
da parte di popoli oppressi che intendevano conquistare
una propria identità nazionale.

21
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

n Il conflitto in Cina e la guerra russo-giapponese


A cavallo tra i due secoli le mire delle potenze imperialisti-
La debolezza che erano tutte puntate sulla Cina, che nel 1895 aveva ce-
della Cina duto Corea e Formosa al Giappone e nel 1897 Port Arthur
alla Russia. Nel 1900 la setta segreta dei boxer, protetta dal-
l’imperatrice vedova Tzü-hsi, insorse contro gli Occidentali
La rivolta dei boxer attaccandone le legazioni (giugno). La rivolta fu sedata da
una spedizione militare internazionale: alla Cina fu impo-
sta una pesante indennità e la concessione di nuove basi
agli Occidentali (agli Italiani andò Tient Sin).
Intanto, tra Giappone e Russia erano sorti contrasti sulle
aree d’influenza in Estremo Oriente. I Giapponesi mirava-
La Guerra russo- no alla Manciuria, i Russi alla penisola coreana. Ne seguì
giapponese una guerra (1904-05) in cui i Giapponesi prima conquista-
rono la base russa di Port Arthur poi annientarono la flotta
zarista nella battaglia di Tsushima. Il 5 settembre 1905 si
arrivò alla Pace di Portsmouth che sancì il pieno successo
del Giappone: Tokyo ottenne parte della Manciuria e la
Corea.

n Le due crisi marocchine


La prima crisi In Europa, Francia e Inghilterra, poste di fronte all’imperia-
marocchina lismo tedesco, nell’aprile del 1904 firmarono un’alleanza
(Entente Cordiale) che lasciava mano libera alla Francia
sul Marocco, territorio su cui tuttavia nutriva ambizioni
anche la Germania. Scoppiò allora la prima crisi maroc-
china: Guglielmo II, infatti, si recò a Tangeri (marzo 1905)
dichiarando che la Germania si sarebbe fatta tutrice del-
l’indipendenza marocchina. Nella seguente Conferenza
di Algeciras (gennaio-aprile 1906), la diplomazia tedesca
si ritrovò isolata e la Francia riuscì a mantenere il Marocco
nella propria sfera d’influenza.
Nel gioco delle alleanze, intanto, lo zar si era avvicinato
all’Inghilterra dopo un’iniziale simpatia per la Germania. Il
31 agosto 1907 Russia e Inghilterra firmarono un’alleanza,
Nasce che combinandosi all’Entente cordiale e a un precedente
la Triplice Intesa trattato franco-russo, dava vita alla Triplice Intesa: la Ger-
mania era accerchiata.
La seconda crisi Nel luglio 1911 scoppiò la seconda crisi marocchina: alla
marocchina Francia che, ignorando le clausole degli accordi di Alge-
ciras, aveva occupato Fez, Meknes e Rabat, Guglielmo II
rispose facendo attraccare la cannoniera Panther nella baia
di Agadir. L’Inghilterra prese subito le difese di Parigi; nel
novembre la Germania fu costretta a rinunciare al Marocco
in cambio di una parte del Congo Francese.

22
2 - Il mondo alla vigilia della Prima guerra mondiale

La quEstionE BaLCaniCa DaL 1830 aL 1913


La decadenza dell’lmpero ottomano fu al- la Macedonia fu spartita tra Bulgaria, Gre-
l’origine della cosiddetta “questione bal- cia e Serbia. La Bulgaria ebbe anche la
canica”, ossia il problema dell’assetto del- Tracia, conquistando così un accesso sul
la parte europea dell’lmpero (coinciden- Mar Egeo. Alla Grecia andò Creta. Sorse
te con i Balcani). anche un nuovo Stato, l’Albania, voluto da
Le mire espansionistiche di Russia e Au- Italia e Austria per impedire alla Serbia lo
stria si intrecciarono con le richieste di sbocco sul mare.
indipendenza dei popoli cristiani sotto il La seconda guerra balcanica, scoppiata
dominio ottomano. La Grecia divenne in- per disaccordi tra Serbia e Bulgaria sul-
dipendente nel 1830, serbia e romania la spartizione della Macedonia, terminò
nel 1856, la Bulgaria nel 1878. Le due con la disfatta dei Bulgari. Con la Pace
guerre balcaniche eliminarono di fatto di Bucarest (agosto 1913) una parte di
tutti i possedimenti turchi in Europa. Al Tracia tornò alla Turchia, per consentirle
termine della Prima guerra balcanica, la il controllo degli stretti, la Dobrugia me-
Pace di Londra (30 maggio 1913) sancì la ridionale andò alla Romania, gran par-
vittoria di Greci, Serbi, Bulgari e Montene- te della Macedonia fu spartita tra Serbia
grini sulla Turchia. Per effetto dell’accordo e Grecia.

n Le guerre balcaniche
Nei Balcani si accentuarono le tensioni tra Austria e Russia. Contrasti tra Austria
Vienna, che nel 1867 aveva occupato la Bosnia-Erzegovi- e Russia
na, ne proclamò l’annessione nel luglio 1908: il momento
era propizio perché la Turchia, cui apparteneva la Bosnia,
era scossa dalla rivolta dei Giovani Turchi contro la politica
retriva del sultano. Sulla scia di questi eventi la Bulgaria si
proclamò indipendente.
Tali sviluppi provocarono però le proteste della Serbia che, Le ambizioni
legata alla Russia, ambiva a creare un regno “grande-serbo” della Serbia
con tutte le popolazioni slave del sud, comprese quelle
presenti entro i confini dell’Impero austro-ungarico. In-
tervenne allora la Germania minacciando lo zar di appog-
giare l’Austria-Ungheria in caso di conflitto sulla questione
bosniaca.
Nel 1911 scoppiò anche la Guerra italo-turca per la Libia,
dei cui effetti, nel 1912, approfittarono Serbi, Bulgari,
Montenegrini e Greci per attaccare la Turchia e spartirsi la Prima guerra
Macedonia (Prima guerra balcanica, conclusa con la Pace balcanica
di Londra, 30 maggio 1913). La Turchia perdeva così tutti i
suoi possedimenti europei.
Poco dopo però, la Bulgaria attaccò la Serbia, non soddi- Seconda guerra
sfatta dell’accordo (Seconda guerra balcanica); immedia- balcanica
tamente Turchia, Grecia e Romania si allearono alla Serbia
e la Bulgaria fu sconfitta. Una nuova pace fu firmata a Bu-
carest nell’agosto 1913.

23
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
La Gran BretaGna Svolta liberale nel 1905 e riforme sociali. Crisi economica e nascita del Partito
Laburista (1906). Politica estera imperialista e accordi in funzione antitedesca
con Francia e Russia. Autogoverno dell’Irlanda (Home Rule, 1912).

La Francia Politica repubblicana e anticlericale (1902-05). Governi radicali e socialisti di Cle-


menceau e Briand (1906-11). Riarmo dell’esercito in funzione antitedesca.

La Germania Straordinario sviluppo industriale sostenuto da un blocco di potere formato da


finanza, industria e junker. Guglielmo II avvia una politica estere da grande poten-
za: incremento della flotta e dell’esercito, conquiste coloniali.

L’impero asBurGico Spinte centrifughe suscitate dalle minoranze etniche (italiana e slava) che recla-
mano autonomia o completa indipendenza. Fallisce l’ipotesi di dividere lo Stato in
tre entità (austriaca, ungherese, slava).

La russia Governo arretrato e conservatore; nascita delle correnti menscevica e bolscevica


nel Partito Socialdemocratico (1903). Nel 1905 rivoluzione per richiedere libertà e
partecipazione politica: lo zar promette una Costituzione e concede la creazione di
un’assemblea consultiva (Duma). Riforme agrarie del ministro Stolypin (1906-10).

GLi stati uniti Grande espansione agricola, industriale e finanziaria. Legislazione antitrust intro-
dotta da T. Roosevelt. Con la presidenza di W. Wilson (1912) si avvia l’“età pro-
gressista”: libertà d’iniziativa e imposte progressive. Politica estera interventista
in America Centrale.

tensioni tra Le potenze Intervento delle potenze europee in Cina per sedare la rivolta dei boxer (1900).
Guerra russo-giapponese (1904-05) che sancisce la supremazia di Tokyo in Estre-
mo Oriente. Crisi tra Francia e Germania per il controllo del Marocco (1906 e 1911).
Le Guerre balcaniche (1912-13) contribuiscono alla crisi dell’Impero ottomano.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quali riforme avviarono i governi liberali in- 5 Da chi fu avversata la politica del ministro
glesi? 17c russo Stolypin? 20c

2 Quale blocco di potere sosteneva lo svilup- 6 Quale presidenza statunitense avvio la co-
po tedesco? 18b siddetta “età progressista”? 21c

3 In quali aree erano più forti le tensioni etni- 7 Quando scoppiò la rivoluzione messicana e
che e nazionalistiche all’interno dell’Impero quanto duro? 21a
asburgico? 19c
8 Elenca le principali crisi internazionali che
4 Quali furono gli esiti della rivoluzione scop- coinvolsero le grandi potenze tra il 1900 e il
piata in Russia nel 1905? 20a 1913. 22-23

24
3 La Prima guerra mondiale
Il 28 luglio 1914 scoppiò la Prima guerra mondiale: uno scontro di proporzioni
inaudite che provocò quasi 10 milioni di vittime. Le cause del conflitto
furono molteplici. Sul piano culturale esse sono legate allo sviluppo
delle correnti di pensiero nazionaliste, dell’irrazionalismo e dell’esaltazione
della violenza come fattore di cambiamento della storia. A ciò si aggiunse
la progressiva usura di delicati equilibri politici incrinati dalla competizione
coloniale e marittima di Germania, Inghilterra e Francia, sostenuta
dai governi e dalle rispettive élites finanziarie. Ulteriori elementi di rottura furono
la persistente tensione franco-tedesca (originata dagli esiti del conflitto
del 1870) e la rivalità austro-russa nei Balcani. Occorre infine ricordare
le spinte centrifughe delle minoranze etniche negli imperi asburgico e ottomano
e la rinascita del nazionalismo arabo. Anche gran parte dei movimenti socialisti,
tradizionalmente su posizioni pacifiste, videro nel conflitto un’occasione
di riscatto e rivoluzione sociale.

Lo scoppio del conflitto


La Prima guerra mondiale fu innescata formalmente dal- L’attentato
l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando (erede al a Francesco
trono dell’Impero austro-ungarico) e di sua moglie Sofia Ferdinando
a Sarajevo, il 28 giugno 1914, da parte di uno studente
bosniaco affiliato a una organizzazione politica che propu-
gnava l’annessione della Bosnia al vicino Stato serbo.
L’Austria attribuì immediatamente la responsabilità alla
Serbia e ai suoi servizi segreti, inviando un duro ultimatum
(23 luglio) scaduto il quale le truppe dell’esercito asbur-
gico passarono all’attacco (28 luglio). In questo modo si
attivarono le clausole delle alleanze che legavano tra loro
le principali potenze europee, cioè la Triplice Alleanza,
composta da Germania, Austria e Italia, e la Triplice Intesa,
formata da Inghilterra, Francia e Russia.
Tradizionalmente alleata della Serbia, la Russia interven- I meccanismi
ne in suo favore mobilitando l’esercito il 30 luglio contro delle alleanze
l’Austria. Conseguentemente la Germania dichiarò guerra
allo zar (1° agosto). A questo punto, osservando i patti del-
l’Intesa, la Francia mobilitò il proprio esercito, ricevendo
prima un ultimatum dalla Germania, quindi, il 3 agosto,
una formale dichiarazione di guerra. Il giorno stesso l’Italia La neutralità
dichiarò invece la sua neutralità. dell’Italia

25
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Il primo anno di guerra


Lo stato maggiore tedesco, contando sulla forza d’urto del
proprio esercito, riteneva di poter concludere il conflitto
in pochi mesi. Gli strateghi agivano osservando le direttive
Il piano Schlieffen del cosiddetto piano Schlieffen (elaborato intorno al 1905)
che mirava a schiacciare Francia e Russia tenendo fuori
dal conflitto la Gran Bretagna. Come previsto dal piano, le
truppe tedesche mossero prima contro la Francia attraver-
so il Belgio (3 agosto), violandone così la neutralità. Ciò
L’intervento della provocò però, contrariamente alle speranze di Berlino,
Gran Bretagna l’immediato intervento della Gran Bretagna (4 agosto).
Il conflitto assunse rapidamente una dimensione mondia-
le: la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Russia, della
Serbia alla Germania (6 agosto), del Giappone (deciso a
occupare le basi tedesche in Estremo Oriente) alla Germa-
nia (23 agosto) e l’entrata in guerra dell’Impero ottomano
al fianco degli Imperi centrali definirono gli schieramenti
contrapposti in questa prima fase.

n Il fronte occidentale
La lotta si fece cruenta sul fronte occidentale. Invaso il
Belgio, infatti, i Tedeschi, comandati dal generale Helmuth
von Moltke, presero Liegi e quindi Bruxelles (20 agosto).
Controffensiva Il 3 settembre von Moltke minacciò Parigi, ma i Francesi,
francese guidati dal generale Joseph Joffre, contrattaccarono e con
sulla Marna la Battaglia della Marna (6-12 settembre) respinsero il ne-
mico sulla Somme. Moltke allora fu sostituito dal generale
La guerra Falkenhayn. A questo punto le speranze di un rapido suc-
di posizione cesso potevano considerarsi fallite: iniziò una logorante
guerra di posizione su un fronte che dai Vosgi toccava il
Mare del Nord (780 km).

n Gli altri fronti


A oriente, intanto, dopo l’invasione russa della Prussia
orientale, i Tedeschi (comandati dai generali Paul von Hin-
denburg ed Erich Ludendorff) respinsero il nemico nelle
Pesanti sconfitte battaglie di Tannenberg (27-30 agosto) e dei Laghi Masuri
russe (9-14 settembre).
In Serbia, gli Austriaci conquistarono Belgrado il 2 novem-
bre, per perderla il 16 dicembre. Truppe anglo-francesi
penetrarono nei possedimenti tedeschi in Africa. Infine,
al largo delle isole Falkland, Inglesi e Tedeschi diedero
vita alla prima battaglia navale della guerra (8 dicembre):
i Britannici ebbero la meglio.

26
3 - La Prima guerra mondiale

L’Italia dalla neutralità all’intervento


Le dimissioni di Giolitti nel gennaio 1914 avevano aperto
la strada al governo conservatore di Antonio Salandra,
che nel mese di giugno represse con forza le agitazioni
antimilitariste verificatesi durante la cosiddetta “settimana
rossa” (7-14 giugno), che assunse carattere insurrezionale La “settimana rossa”
in particolare nelle Marche e in Romagna.
Dopo l’attentato di Sarajevo l’Italia poté proclamare la neu-
tralità interpretando alla lettera la Triplice Alleanza, che era
di fatto un patto difensivo. Del resto, i rapporti con Vienna
non erano affatto buoni sia per la questione delle terre ir-
redente (il Trentino, la Venezia Giulia, l’Istria e la Dalmazia
in cui la maggioranza italiana reclamava l’annessione alla
madrepatria) sia per contrasti nei Balcani.
Nel Paese il dibattito sull’opportunità di un intervento La nazione divisa
fu subito molto vivace. All’inizio del conflitto i neutralisti tra neutralità
sembravano la grande maggioranza (liberali giolittiani, e interventismo
socialisti, cattolici e alcuni esponenti dell’industria, che
nella neutralità vedevano un migliore tornaconto politico
ed economico). Un piccolo gruppo di accesi interventisti
(democratici di spirito mazziniano, sindacalisti rivoluzio-
nari, liberali antigiolittiani e nazionalisti di destra), riuscì,
però, a portare il Paese in guerra con l’appoggio del re.

NeuTrAlisTi e iNTerveNTisTi
La decisione di far entrare in guerra l’Ita- confluironmo studenti universitari e intel-
lia fu presa da Salandra e dal re, scaval- lettuali, quali il futurista Filippo Tomma-
cando il Parlamento e i sentimenti di gran so Marinetti e Gabriele D’Annunzio. Po-
parte dell’opinione pubblica italiana, col sizioni particolarmente accese a favore
sostegno esterno di un agguerrito e com- dell’intervento espresse “Il popolo d’Ita-
posito schieramento interventista. I neu- lia”, quotidiano fondato da Benito Mus-
tralisti (liberali giolittiani, esponenti mo- solini nel novembre 1914 dopo la sua
derati, imprenditori di grandi gruppi in- espulsione dal PSI. E per la guerra a fian-
dustriali, cattolici e socalisti) erano fon- co dell’Intesa furono anche alcuni diri-
damentalmente divisi sugli orientamenti genti del sindacalismo rivoluzionario. Po-
di fondo e non seppero opporsi alle scel- co influente sul governo fu invece il co-
te del presidente del Consiglio e del suo siddetto “interventismo democratico”
ministro degli Esteri, Sidney Sonnino, che di uomini di diverso orientamento poli-
potevano contare sull’appoggio del “Cor- tico ma con comuni ideali risorgimenta-
riere della Sera” di Luigi Albertini e di po- li, tra i quali il socialista riformista Leoni-
tenti gruppi industriali come l’Ansaldo di da Bissolati, lo storico socialista Gaeta-
Genova. Il PSI si trovò isolato nell’oppo- no Salvemini, l’ex leader della Democra-
sizione al governo. zia Cristiana Romolo Murri, il socialista ir-
Nelle file degli interventisti, accomuna- redentista Cesare Battisti e i repubblicani
ti dall’antigiolittismo e dall’antisocialismo, Eugenio Chiesa e Luigi De Andreis.

27
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

n Il Patto di Londra
Dopo vari negoziati con l’Austria, abbandonati in via pres-
soché definitiva nel dicembre 1914, il passo decisivo in
direzione dell’intervento fu la firma di un accordo segreto,
il Patto di Londra (26 aprile 1915). L’accordo prevedeva
l’ingresso dell’Italia in guerra al fianco dell’Intesa con la
Larghe promesse promessa di ottenere, finite le ostilità, il Trentino, il Tirolo
di concessioni Cisalpino (abitato da una maggioranza tedesca), Trieste,
territoriali Gorizia, l’Istria fino al Quarnaro esclusa Fiume, la Dalma-
zia, Valona e il protettorato sull’Albania, le isole del Do-
decaneso, il bacino carbonifero di Adalia e altri compensi
coloniali minori.

n La campagna interventista
In breve fu organizzata una campagna senza precedenti in
D’Annunzio favore della guerra: il poeta Gabriele D’Annunzio e l’ex so-
e Mussolini cialista Benito Mussolini – che, espulso dal Partito Socialista
interventisti Italiano e allontanato dalla direzione dell’“Avanti!” per il suo
interventismo, aveva fondato un altro quotidiano, “Il popo-
lo d’Italia” – ebbero in essa un ruolo fondamentale. Dopo le
manifestazioni di piazza delle “radiose giornate di maggio”
Le “radiose giornate in appoggio a un intervento ormai già deciso (la Triplice Al-
di maggio” leanza era stata denunciata da Sonnino il 3 maggio), l’Italia
entrò in guerra contro l’Austria il 24 maggio 1915.

Il 1915
Durante il 1915 una serie di offensive alleate sul fronte
occidentale portò qualche risultato (nelle regioni francesi
dello Champagne e Artois). Sul fronte orientale i Russi,
sconfitti a nord sul Niemen (27 febbraio), conquistarono a
sud la fortezza di Przemysl (21 marzo) che persero però il
3 giugno. Nel mese di agosto, infine, i Tedeschi costrinsero
i Russi a lasciare Polonia, Lituania e Curlandia.
La guerra La Germania avviò tra aprile e maggio la guerra sottomari-
sottomarina na dichiarando zona di guerra le acque territoriali inglesi.
Il 7 maggio, affondando il piroscafo inglese Lusitania, i
Tedeschi provocarono la morte di 128 cittadini americani.
Una ulteriore estensione delle ostilità si registrò il 14 otto-
bre, quando la Bulgaria si schierò a fianco di Germania e
Austria-Ungheria.
Lo sterminio L’Impero ottomano colse invece il pretesto del conflitto
degli Armeni per mettere in atto lo sterminio degli Armeni (oltre un
milione di vittime), una popolazione di religione cristiana
insediata nell’Anatolia sudorientale.

28
3 - La Prima guerra mondiale

lo sTerMiNio DeGli ArMeNi


Nel corso della sua lunga storia il popo- con orribili massacri (1894-1896) che
lo armeno cercò più volte di costituirsi in suscitarono lo sdegno, purtroppo infrut-
Stato nazionale. Il Paese fu defintivamen- tuoso, dell’Europa. La situazione non mi-
te annesso all’impero ottomano nel 1473. gliorò con l’avvento al potere dei Giova-
Seguirono quindi smembramenti territo- ni Turchi nel 1908: questi infatti, nel loro
riali con l’annessione della parte nordo- nazionalismo esasperato, vollero distrug-
rientale della Grande Armenia dappri- gere la nazione armena, ritenuta simpa-
ma all’impero persiano (1606) poi alla tizzante della vicina Russia; le stragi del
Russia, formando la base territoriale del- 1909 e soprattutto quelle messe in atto
lo Stato odierno. a partire dal 1915 raggiunsero lo scopo:
La sorte peggiore toccò agli Armeni ri- centinaia di migliaia di Armeni furono de-
masti sotto il dominio ottomano; que- portati verso le regioni centrali dell’Ana-
sti dopo il 1860 si ribellarono ripetuta- tolia e massacrati o lasciati morire di sten-
mente chiedendo condizioni meno op- ti lungo la strada, in vere e proprie “mar-
pressive; il governo del sultano rispose ce della morte”.

n Le prime quattro battaglie dell’Isonzo


Sul fronte italiano il generale Luigi Cadorna occupò tra il
24 e il 25 maggio una serie di posizioni in Trentino e sul-
l’Isonzo. Nonostante le pesanti perdite, le prime quattro Pesanti perdite
offensive italiane sull’Isonzo (tra giugno e dicembre), non
registrarono rilevanti successi a causa del controllo austria-
co delle teste di ponte di Tolmino e Gorizia.

Il 1916
Per scardinare il fronte francese, che aveva il suo perno
nella fortezza di Verdun, lo Stato Maggiore tedesco lanciò
nel corso del 1916 una serie di vigorose offensive (21 feb-
braio-24 giugno) senza tuttavia conseguire risultati apprez- La battaglia
zabili; la sola battaglia di Verdun causò circa 600 000 morti. di Verdun
Gli alleati risposero con una controffensiva sul fronte del
fiume Somme, dove impegarono per la prima volta i carri
armati, ma senza ottenere importanti successi.
Il 31 maggio fu combattuta la battaglia navale dello Jütland La battaglia
tra la flotta tedesca e quella inglese, che aveva posto il bloc- dello Jütland
co al Mare del Nord: le perdite furono elevate per entrambi
i contendenti e l’esito rimase incerto, tuttavia la flotta tede-
sca da quel momento non lasciò più i porti del Baltico.
Il 27 agosto la Romania entrò in guerra al fianco dell’Intesa;
lo stesso giorno l’Italia dichiarò guerra alla Germania. Sul
fronte orientale proprio la Romania cedette di schianto a Crollo della Romania
un’avanzata degli Austro-Ungarici che il 6 dicembre entra-
rono a Bucarest.

29
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

le TrAsForMAzioNi sociAli iMposTe DAl coNFliTTo


Tramontata rapidamente l’ipotesi di una Tensioni rivoluzionarie, scontri di classe,
guera breve, la durata stessa e gli inau- attese messianiche (il mito dell’“ultima
diti costi umani del conflitto provocarono guerra” combattuta dall’umanità), la con-
profondi mutamenti nella società e nella tinua mobilitazione da parte degli Stati
economia europee. accorciarono sensibilmente le distanze
Nella vita politica si affermarono come tra società e istituzioni politiche.
protagoniste le masse popolari, chia- Nel contempo gli Stati accentuarono for-
mate a sostenere lo sforzo bellico e non temente i loro legami con le grandi in-
più disposte con la pace a tornare in un dustrie e l’intera sfera economica, sotto-
ruolo puramente subalterno. Le donne, poste alla pressante richiesta di produ-
per la prima volta, furono avviate in mo- zione bellica; il liberismo di stampo ca-
do massiccio nelle fabbriche, negli uffi- pitalista introdotto nella seconda metà
ci e in campagna per rimpiazzare gli uo- del XIX secolo apparve definitivamen-
mini al fonte. te superato.

n La Strafexpedition
In Trentino, dopo l’inutile quinta battaglia dell’Isonzo (21
marzo), gli Austriaci lanciarono la cosiddetta Strafexpedi-
Sfondamento tion (“spedizione punitiva”) contro l’Italia (15 maggio).
austriaco Sfondarono ad Asiago ma, contenuti in Valsugana e sul Pa-
subio, cedettero al successivo contrattacco italiano (sesta
Contrattacco italiano battaglia dell’Isonzo, 4-7 agosto) che portò alla conquista
del monte Sabotino, del monte Podgora, di Oslavia, del
monte San Michele e di Gorizia. Altre tre offensive italiane
scatenate nell’autunno (settima, ottava e nona battaglia
dell’Isonzo) ottennero scarsi risultati strategici.

Il 1917: l’intervento USA e il ritiro russo


Nel 1917 gli Stati Uniti entrarono nel conflitto (6 aprile)
Aprile 1917: gli Stati per reazione alla guerra sottomarina a oltranza dichiarata
Uniti in guerra dai Tedeschi (febbraio) nei confronti di tutte le navi dirette
verso l’Inghilterra. L’intervento statunitense, all’insegna
dell’obiettivo di una pace “democratica”, ebbe, oltre al
significativo peso militare anche un importante valore di
propaganda per le forze dell’Intesa. Ad alimentare invece
l’ottimismo di Germania e Austria furono la disgregazione
del fronte russo accelerata dalla rivoluzione d’Ottobre e la
vittoriosa offensiva di Caporetto sul fronte italiano.

n Gli effetti della rivoluzione in Russia


La crisi politica in cui versava la Russia precipitò con le
sommosse di Pietrogrado (la cosiddetta rivoluzione di Feb-
braio) e con l’abdicazione dello zar Nicola II. Il governo

30
3 - La Prima guerra mondiale

provvisorio continuò tuttavia il conflitto e lanciò un’effime-


ra offensiva in estate. Il 7 novembre (25 ottobre secondo Effimera offensiva
il calendario giuliano) trionfò l’insurrezione bolscevica a estiva
Pietrogrado. Poco dopo il nuovo governo sovietico chiese
alla Germania l’armistizio, che verrà perfezionato attra-
verso i negoziati di pace di Brest-Litovsk (3 marzo 1918)
con cui la Russia rinunciava a Polonia orientale, Estonia, Pace di Brest-Litovsk
Lettonia, Lituania, Finlandia e Transcaucasia e riconosceva
l’indipendenza dell’Ucraina.

n Da Caporetto alla linea del Piave


Ma era l’Italia il nuovo fronte caldo. Gli Italiani, dopo
la decima battaglia dell’Isonzo (maggio-giugno 1917),
conquistarono l’Ortigara (giugno) e tra agosto e ottobre
l’altipiano di Bainsizza (Venezia Giulia). In quei mesi si
registrarono anche i primi episodi di diserzione e di am-
mutinamento (non solo nell’esercito italiano), come sin-
tomo della ribellione dei soldati alle carneficine al fronte.
Il 1° agosto prese posizione anche papa Benedetto XV,
protestando, in un’accorata nota alle potenze belligeranti, Benedetto XV
contro «l’inutile strage». e l’inutile strage
Il 24 ottobre gli Austroungarici sferrarono un contrattac-
co in seguito al quale le linee italiane vennero sfondate a
Caporetto (1° novembre). L’esercito italiano si ritirò atte-
standosi sulla linea del fiume Piave. Il generale Cadorna Caporetto
fu sostituito da Armando Diaz.

Il 1918: l’ultimo anno di guerra


Nel mesi di marzo le truppe tedesche penetrarono per
50 chilometri nelle linee alleate nel settore francese di L’offensiva tedesca
Amiens. Parigi era ormai a tiro delle artiglierie. Si istituì in Francia
allora un comando supremo unico, affidato al generale Fer-
dinand Foch, per fronteggiare la situazione. Già in aprile
gli Anglo-Francesi tornarono al successo: il 9 fu respinta
un’offensiva tedesca volta alla conquista di Dunkerque e I decisivi attacchi
Calais; dopo una terza offensiva, iniziata il 27 maggio, che alleati
portò i Tedeschi sulla Marna, gli Alleati contrattaccarono
(18 agosto-26 settembre) fino a riottenere il controllo su
tutta la Francia e il Belgio.
Intanto in Germania e in Austria si susseguivano episodi di
rivolta nell’esercito e nella popolazione civile. Tra ottobre e
novembre tumulti rivoluzionari di carattere socialista scop- Tensioni sociali
piarono a Berlino, Monaco, Vienna, Praga, Budapest, met- e tumulti
tendo in gravi difficoltà gli imperi tedesco e austriaco.

31
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Abdicazione In Germania il governo socialdemocratico annunciò l’abdi-


di Guglielmo II cazione di Guglielmo II (9 novembre) e aprì le trattative di
pace. L’11 novembre fu firmato l’armistizio di Compiègne
Abdicazione tra la Germania e le potenze dell’Intesa. L’imperatore Carlo
di Carlo d’Asburgo d’Asburgo (1916-1918) abdicò l’11 novembre: in Austria
fu proclamata la Repubblica. Ad analogo esito giunsero la
Polonia, la Cecoslovacchia e l’Ungheria.

n Vittorio Veneto
Il 29 ottobre le truppe italiane sfondarono le linee austria-
che a Vittorio Veneto e avanzarono in Cadore; il 3 novem-
bre entrarono a Trento e a Trieste. Le ostilità cessarono il
Armistizio 4 novembre, dopo la firma dell’armistizio di Villa Giusti (3
di Villa Giusti novembre).

I trattati di pace
Il conflitto aveva causato più di 10 milioni di vittime e pro-
strato le economie degli Stati. Occorreva porre rimedio
alle ragioni profonde della guerra. Il presidente americano
Wilson e i 14 punti Woodrow Wilson l’8 gennaio 1918 aveva fissato in 14 punti
le premesse per la futura pace.
Per definire il nuovo assetto mondiale dopo la guerra si
La Conferenza tenne una Conferenza di Pace a Parigi (inaugurata il 18
di Pace gennaio 1919). Vi parteciparono i rappresentanti delle 27
nazioni vincitrici, ma il potere decisionale venne suddiviso
tra Inghilterra (rappresentata da Lloyd George), Stati Uniti
(Wilson), Francia (Clemenceau) e Italia (Orlando). Poco
dopo Orlando abbandonò i lavori per dissapori sull’asse-
gnazione della città di Fiume all’Italia.
Il trattato di pace La pace con la Germania fu siglata a Versailles (28 giugno
con la Germania 1919) con un trattato che imponeva condizioni pesantis-
sime: il Paese perdeva 75 000 chilometri quadrati di terri-
torio (7 milioni di abitanti) e tutte le colonie, affidate con
mandati alle potenze vincitrici. L’Alsazia e la Lorena erano
cedute alla Francia; la Posnania e una parte della Prussia
Orientale alla Polonia. Vi furono le cessioni, tramite plebi-
sciti, dello Schleswig settentrionale alla Danimarca, dell’Eu-
pen-Malmedy al Belgio, dell’Alta Slesia alla Polonia.
Fu stabilita l’occupazione alleata della riva sinistra del Re-
no per quindici anni. Plebisciti avrebbero avuto luogo
nella Saar, nello Schleswig, in Alta Slesia e nella Prussia
Orientale. Danzica diveniva città libera. Quasi del tutto
smilitarizzata, la Germania restava in balia delle potenze
che le imposero una pesantissima penale.

32
3 - La Prima guerra mondiale

lA socieTà Delle NAzioNi


Nata come strumento di prevenzione di ranei eletti dall’assemblea ogni tre anni.
nuovi conflitti, la Società delle Nazioni fu Nonostante la Società delle Nazioni fos-
costituita durante la Conferenza di pace se nata per esplicita proposta del presi-
a Versailles (1919). La sua attività iniziò dente americano Wilson (era l’ultimo dei
ufficialmente il 10 gennaio 1920 con la suoi 14 punti), gli Stati Uniti non vi aderi-
ratifica del trattato di pace con la Germa- rono per il prevalere della corrente isola-
nia, nel quale il suo statuto era stato in- zionista al termine del conflitto. La Ger-
corporato. mania e l’URSS ottennero solo più tardi
Con sede a Ginevra, l’organizzazione si un seggio permanente in consiglio, i cui
componeva di un’Assemblea degli Sta- membri elettivi salirono fino a 11.
ti membri, di un Consiglio e di un Segre- Gli Stati aderenti si impegnarono a rispet-
tariato permanente. Del Consiglio face- tare l’integrità territoriale e l’indipenden-
vano parte cinque membri permanen- za politica degli altri Stati membri e a non
ti (gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Francia, ricorrere alla guerra, prevedendo sanzio-
l’Italia e il Giappone) e quattro tempo- ni economiche contro i trasgressori.

Con l’Austria fu stretta la Pace di Saint-Germain (Parigi) il Il trattato di pace


10 settembre 1919. Essa riconosceva la frontiera del Bren- con l’Austria
nero all’Italia (che annetteva così il Trentino e il Tirolo meri-
dionale) e la formazione dei nuovi Stati di Cecoslovacchia,
Polonia e Iugoslavia cui andavano molti territori austriaci.
Vietava inoltre un’eventuale fusione con la Germania (An-
schluss). L’Austria, nel 1919, era ridotta a un ottavo dei suoi
possedimenti precedenti.
Le condizioni di pace per l’Ungheria furono stabilite con Il trattato di pace
il Trattato del Trianon (4 giugno 1920) per cui essa (re- con l’Ungheria
pubblica dal novembre 1918) passava da 20 a 8 milioni di
abitanti perdendo territori a vantaggio di Cecoslovacchia,
Iugoslavia e Romania.
Il 27 novembre 1919, fu siglato il Trattato di Neuilly con la Bulgaria
Bulgaria che cedette la Tracia alla Grecia, la Dobrugia alla
Romania e la Macedonia alla Iugoslavia.
La sconfitta provocò la dissoluzione dell’Impero ottomano. Turchia
La nuova Turchia, con cui fu stipulata la Pace di Sèvres
(10 agosto 1920), rinunciava a tutti i territori non turchi
appartenuti all’ex impero (Arabia, Armenia, Siria, Libano,
Palestina, Iraq, Tracia).
La Francia e ancor di più la Gran Bretagna conseguirono
una posizione dominante nel Medio Oriente. Accoglien-
do le proposte americane, il 28 aprile 1919 fu costituita la
Società delle Nazioni, organismo internazionale finalizzato Nasce la Società
al mantenimento della pace. Gli Imperi Centrali, l’Impero delle Nazioni
ottomano e la Russia degli zar scomparvero, sostituiti da
nuove entità nazionali.

33
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Lo scoppio deL confLitto Assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo (28 giugno 1914), ulti-
e iL primo anno di guerra matum austriaco alla Serbia. Si attivano le clausole delle alleanze: entrano in guer-
ra anche Russia, Germania e Francia. La Germania invade il Belgio provocando
l’intervento della Gran Bretagna. Il Giappone dichiara guerra alla Germania, l’Impe-
ro ottomano si schiera al fianco di quest’ultima. Battaglia della Marna sul fonte
occidentale. Battaglie di Tannenberg e Laghi Masuri sul fronte orientale.

L’itaLia daLLa neutraLità Nel 1914 l’Italia proclama la neutralità, ma una minoranza di nazionalisti, liberali e
aLL'intervento antigiolittiani, appoggiati dalla corona, portano il Paese all’intervento contro l’Au-
stria. Patto di Londra con l’Intesa e campagna interventista del “maggio radioso”.

iL 1915 Offensive dell’Intesa in Francia, ma il fronte si stabilizza in una guerra di posizione.


La Germania scatena la guerra sottomarina. L’Impero ottomano procede alla de-
portazione e allo sterminio degli Armeni. Battaglie dell’Isonzo sul fronte italiano.

iL 1916 Battaglia di Verdun e della Somme, scontro navale nello Jütland. Strafexpedition
austriaca contro l’Italia; contrattacco e conquista di Gorizia.

iL 1917 Aprile 1917: gli Stati Uniti entrano in guerra contro gli Imperi centrali. Rivoluzione
di febbraio (menscevica) in Russia e abdicazione dello zar; rivoluzione d’ottobre
(bolscevica): la Russia abbandona il conflitto. Sfondamento austroungarico a Ca-
poretto (24 ottobre) e ritirata dell’esercito italiano sulla linea del Piave.

iL 1918 Offensive tedesche in prossimità di Parigi e contrattacchi dell’Intesa. Tensioni


sociali e tumulti in Germania e Austria. Le truppe italiane sfondano a Vittorio Ve-
neto (29 ottobre). Firma degli armistizi (3-11 novembre) e fine del conflitto.

i trattati di pace Conferenza di pace a Parigi sulla base dei 14 punti di Wilson. Pesanti clausole
punitive contro la Germania. Dissoluzione dell’Impero asburgico. Nasce la Socie-
tà delle Nazioni.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Perché l’attentato di Sarajevo provoca lo 5 Perché l’Impero ottomano avviò il massa-
scoppio della guerra? 25c cro delle popolazioni armene? 29a

2 Quali vantaggi territoriali per l’Italia preve- 6 Tre eventi politico-militari caratterizzarono
deva il Patto di Londra? 28a il 1917. Quali? 30b-31ac

3 Chi furono i principali artefici della campa- 7 Quale battaglia segnò la conclusione del
gna interventista in Italia? 28c conflitto sul fronte italiano? 32a

4 In quale anno la Germania avvio la campa- 8 Dove fu convocata la conferenza di pace?


gna sottomarina dichiarando zona di guerra Quali i suoi principali effetti? 9b
le acque territoriali inglesi? 28b

34
4 La Russia dalla rivoluzione
alla nascita dell’URSS
In Russia, lo stato di arretratezza delle campagne, la presenza di grandi
latifondi appartenenti alla nobiltà e lo scarso sviluppo dell’industria impedirono
la formazione di un ceto borghese-imprenditoriale e contribuirono a mantenere
le masse ai limiti della sussistenza. Le elevate perdite umane nei primi due anni
del conflitto mondiale e la drastica riduzione del tenore di vita suscitarono
un’ulteriore esasperazione. Nel marzo del 1917 (febbraio, secondo il calendario
giuliano) in seguito a violenti tumulti la dinastia zarista fu abbattuta
e sostituita da un governo liberal-democratico che promise riforme sociali.
Approfittando della debolezza del nuovo governo, che aveva deciso
di continuare il conflitto contro gli imperi centrali, Lenin, il leader bolscevico
teorico della rivoluzione del proletariato, riuscì a radicalizzare la crisi
e nel novembre (ottobre) 1917 mise in atto un colpo di Stato che portò
i bolscevichi al potere. Morto Lenin, fu Stalin, forte dei metodi dittatoriali
e polizieschi ereditati dal predecessore, a porre le basi per lo sviluppo
del nuovo Stato sovietico.

La Rivoluzione di Febbraio
In Russia nel 1916 le sconfitte di guerra generarono un Crisi sociale causata
forte risentimento nella popolazione. Il 10 marzo 1917 (25 dalla guerra
febbraio, secondo il calendario giuliano allora in vigore nel
Paese) a Pietrogrado si tenne un grande sciopero contro
il governo cui si unirono anche i militari chiamati a sof-
focarlo; gli insorti attaccarono la fortezza dei santi Pietro
e Paolo e liberarono i prigionieri politici. Lo zar Nicola II
decise quindi di aggiornare la Duma (in cui il blocco libe-
rale era rappresentato dal Partito dei Cadetti), che rispose
eleggendo un Comitato (governo) provvisorio proprio Governo e Soviet
mentre contemporaneamente si costituiva il soviet (con-
siglio) degli Operai e dei Soldati, espressione diretta delle
masse popolari.
Il 15 marzo 1917, accordatisi soviet e Comitato, fu varato un
governo di orientamento liberale presieduto dal principe
Georgij E. L’vov di cui faceva parte anche Aleksandr Fëdo- Il Governo L’vov
rovic Kerenskij (1881-1970), appartenente all’ala moderata
del movimento socialista rivoluzionario.

35
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Abdicazione La sera stessa lo zar abdicò; benché non ufficialmente abo-


dello zar lita, da questo momento la monarchia cessò di svolgere
un qualsiasi ruolo nelle vicende russe. Numerosi soviet
si formarono in tutto il Paese, ponendosi come potere
parallelo al governo provvisorio.
In seguito a questi avvenimenti fece ritorno dal suo esilio
Lenin e le svizzero Lenin (16 aprile), leader dei bolscevichi, che nel
Tesi di aprile manifesto intitolato Tesi di aprile propose la cessazione
immediata della guerra, la nazionalizzazione delle ban-
che e della terra e il passaggio del potere ai soviet (cioè
la rivoluzione proletaria), in opposizione all’orientamento
dei menscevichi che invece appoggiavano la continuazione
del conflitto e l’instaurazione di un governo democratico
borghese, premessa del socialismo.

n I governi di Kerenskij
Tra marzo e ottobre si succedettero tre governi provvisori
(il primo presieduto da L’vov, gli altri da Kerenskij). La loro
Fine dei poteri azione fu però molto incerta. Ogni potere costituito risul-
costituiti tava messo in discussione: nelle campagne i contadini si
impadronivano delle terre dei grandi proprietari; nell’eser-
cito i soviet di soldati si contrapponevano all’autorità degli
ufficiali, ostacolando la continuazione dell’attività bellica;
gli operai richiedevano il controllo sulla produzione indu-
striale; infine, Polonia, Finlandia, Ucraina, Lettonia, Estonia
e Bielorussia rivendicavano l’indipendenza nazionale. I
Radicalizzazione bolscevichi si posero alla testa di queste richieste, spin-
della crisi gendo verso una radicalizzazione della crisi.
Il sanguinoso fallimento di un’offensiva dell’esercito pro-
vocò, a luglio, un’insurrezione a Pietrogrado, cui Keren-
skij rispose ponendo fuori legge i soviet e costringendo
Lenin alla fuga in Finlandia. Ma di fronte a un tentativo
Appello ai soviet controrivoluzionario organizzato dal generale Kornilov
contro Kornilov (settembre) Kerenskij dovette proprio fare appello ai so-
viet per fermare l’esercito in marcia su Pietrogrado.

La Rivoluzione d’Ottobre
Lenin, rientrato un’altra volta in patria, organizzò i bol-
scevichi al fine di preparare un colpo di Stato per con-
quistare il potere. Furono formati un ufficio politico e un
Comitato Militare Rivoluzionario capeggiato da Lev Da-
vidovic Trotzkij (1879-1940) che fissarono l’azione per il
7 novembre 1917 (25 ottobre del calendario giuliano). I
bolscevichi s’impossessarono dei punti strategici della città

36
4 - La Russia dalla rivoluzione alla nascita dell’URSS

I SOVIET
I soviet erano i consigli rappresentativi di distretto, di provincia e panrusso, che
dei lavoratori costituiti in Russia a parti- eleggeva infine i membri del Comitato
re dalla rivoluzione del 1905. Nel 1917, Centrale Esecutivo.
durante le rivoluzioni di febbraio e di ot- La costituzione del 1936 avrebbe rivisto
tobre, si costituirono soviet degli operai, questo sistema, introducendo l'elezione
dei contadini e dei soldati, che divenne- diretta a tutti i livelli; il Comitato Centra-
ro una sorta di contropotere rispetto ai le Esecutivo fu trasformato in Soviet Su-
governi provvisori. premo, eletto a suffragio universale ogni
Secondo l'indicazione leniniana «tutto cinque anni e diviso in due camere (So-
il potere ai soviet», dopo la rivoluzione viet dell’Unione e Soviet delle Nazionali-
bolscevica rappresentarono la struttura tà). Tuttavia la potenzialità democratica
fondamentale del nuovo Stato “sovieti- dei soviet fu svuotata dal monopolio del-
co”: esso era articolato (attraverso suc- l’effettivo potere politico del Partito Co-
cessivi livelli di elezione) in soviet locali, munista.

di Pietrogrado quasi senza spargimento di sangue, quindi I bolscevichi


assaltarono il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvi- conquistano
sorio. I ministri furono arrestati, Kerenskij fuggì. il potere
L’8 novembre, il congresso panrusso dei soviet, a mag-
gioranza bolscevica, proclamò la Repubblica Sovietica,
governata da un consiglio dei commissari del popolo pre-
sieduto da Lenin. I primi decreti riguardarono l’abolizione Primi decreti
della proprietà privata delle terre, la loro distribuzione ai
contadini, la smobilitazione dell’esercito e l’apertura di
trattative di pace con la Germania (sfociate poi nella pace
di Brest-Litovsk), il controllo operaio sulle fabbriche e
la nazionalizzazione delle banche, mentre il Partito dei
Cadetti fu messo fuori legge.
Sciolta l’Assemblea Costituente, eletta prima dell’insurre-
zione dell’ottobre e in cui i bolscevichi erano in minoranza,
la capitale fu trasferita a Mosca (28 febbraio 1918). Nel
mese di luglio 1918 il V Congresso panrusso dei soviet
proclamò la costituzione della Repubblica Socialista Fede- La Repubblica
rativa Sovietica Russa. Venivano così gettate le fondamenta Socialista Federativa
dell’URSS. Sovietica Russa

I socialisti europei
e la Terza Internazionale
Di fronte alla rivoluzione proletaria in Russia, i Paesi occi-
dentali reagirono contrastando militarmente la diffusione
di quello che venne definito il “pericolo rosso”.
Nei partiti socialisti europei, invece, si venne progressiva-
mente consumando una scissione tra i riformisti, che con-

37
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Riformisti sideravano possibile raggiungere il socialismo attraverso


e comunisti una politica di riforme e di confronto parlamentare, anche
con l’assunzione diretta di responsabilità di governo, e i
comunisti, intransigenti sostenitori della rivoluzione pro-
letaria mondiale.
La Terza Nel marzo 1919 Lenin promosse l’istituzione della Terza
Internazionale Internazionale (o Comintern) che riuniva tutti i partiti co-
munisti nell’ottica di creare un “partito comunista unitario
mondiale”. Il suo scopo era quello di combattere il riformi-
smo socialista e porre le basi per diffondere la rivoluzione
anche negli altri Paesi. Poiché i rappresentanti nazionali
erano in proporzione agli iscritti ai singoli partiti, l’URSS
ebbe sempre la preponderanza anche numerica nella Terza
Internazionale, che, soprattutto dopo il 1921, fu subordi-
nata agli interessi sovietici, giustificati ideologicamente
con la necessità di difendere il Paese del “socialismo”.

Dalla guerra civile alla morte di Lenin


La guerra civile Sul fronte interno Lenin dovette affrontare la guerra civile
contro l’esercito “bianco” (contrario cioè alla svolta rivo-
luzionaria). Guidate dai generali Kolcak, Denikin, Judenic
e Vrangel, le formazioni bianche, attestate sul fiume Don
e forti anche di alcune legioni di disertori e prigionieri
cecoslovacchi di stanza in Siberia, contesero a lungo al
potere sovietico il controllo su una parte consistente della
Russia; in loro aiuto giunsero contingenti militari inviati
dai Paesi occidentali.
Per scongiurare la restaurazione della monarchia, i bolsce-
vichi sterminarono lo zar e tutta la sua famiglia (Ekate-
rinburg, 16 luglio 1918). Rotte le relazioni diplomatiche
L’Armata Rossa con gli Occidentali, allestirono l’Armata Rossa (comandata
da Trotzkij) e potenziarono la polizia politica (Ceka). Nel
1920, ritiratisi i contingenti occidentali, i “bianchi” persero
molte posizioni e cedettero definitivamente durante la
La guerra guerra combattuta nello stesso anno dai bolscevichi contro
contro la Polonia la Polonia (il conflitto, scatenato dalle ambizioni polacche
sull’Ucraina, spense ogni pretesa sovietica di estendere
la rivoluzione al resto d’Europa). La Pace di Riga (marzo
1921) consegnò alla Polonia ampie zone della Russia Bian-
ca e dell’Ucraina.
Le difficoltà Nell’estate del 1918 il governo bolscevico aveva varato una
economiche politica economica nota come “comunismo di guerra”,
basata su razionamenti, requisizioni e nazionalizzazioni
forzate. Ma il Paese, prostrato dal collettivismo e dalla crisi

38
4 - La Russia dalla rivoluzione alla nascita dell’URSS

economica scoppiata in seguito alla guerra civile, andò in-


contro a una carestia che provocò milioni di morti (1921).
Contemporaneamente il governo sovietico limitò le libertà
e centralizzò il potere, suscitando scioperi e rivolte, alcune
delle quali represse nel sangue. Nel marzo 1921 nella base La rivolta
militare di Kronstadt, presso Leningrado, i marinai che ave- di Kronstadt
vano partecipato alla rivoluzione insorsero rivendicando
maggiore democrazia; contro di loro intervenne l’esercito,
sedando in pochi giorni l’ammutinamento.

n La stabilizzazione del regime


I comunisti assunsero quindi definitivamente il monopo-
lio del potere: dopo la guerra civile le organizzazioni di
menscevichi, anarchici e socialrivoluzionari furono sop-
presse. Il Congresso del Partito Comunista dell’Unione
Sovietica (PCUS), per cementare l’unità politica, vietò le
correnti interne (monolitismo). Fu inoltre varata dal go-
verno la Nuova Politica Economica (NEP, 1921) che ridusse La Nuova Politica
la tassazione e aprì temporaneamente all’iniziativa privata, Economica
nel tentativo di arginare la grave crisi economica. Con essa
furono favoriti la piccola e media impresa, il commercio e
gli scambi tra città e campagna.
Il 30 dicembre 1922 la Russia dei soviet assunse ufficial-
mente la denominazione di Unione delle Repubbliche
Socialiste Sovietiche (URSS). Due anni dopo, una nuova
costituzione affidò il potere al Congresso dei soviet del-
l’Unione, anche se di fatto il controllo sullo stato veniva
esercitato in modo totalitario dal Partito Comunista.
Il 21 gennaio 1924 Lenin morì e fu sostituito da una direzio- Morte di Lenin
ne collegiale di Trotzkij, Kamenev, Zinov’ev e Stalin.

39
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
La RivoLuzione Marzo 1917: scioperi contro il governo e rivoluzione di stampo moderato guidata
di FebbRaio da L’vov e Kerenskij; abdicazione dello zar. Il governo provvisorio è contrastato dai
controrivoluzionari e dai bolscevichi.

La RivoLuzione Novembre 1917: colpo di Stato bolscevico guidato da Lenin a Pietrogrado. Viene
d’ottobRe proclamata la Repubblica Sovietica (cioè dei soviet). Abolizione della proprietà
privata e avvio delle trattative di pace con la Germania.

i sociaListi euRopei e La Scissioni nei partiti socialisti europei tra ala riformista e ala massimalista (filoso-
teRza inteRnazionaLe vietica). Lenin fonda la Terza Internazionale per riunire tutti i partiti comunisti e
diffondere la rivoluzione negli altri Paesi.

daLLa gueRRa civiLe Guerra civile tra le truppe russe fedeli allo zar (“bianchi”), aiutate dalle potenze
aLLa moRte di Lenin occidentali, e l’Armata Rossa di Trotzkij. Uccisione dello zar e di tutta la sua fami-
glia (16 luglio 1918). Nasce la polizia politica (Ceka). Rivolta a Kronstadt (marzo
1921). Varo della NEP (Nuova Politica Economica) per arginare la crisi. Morte di
Lenin (21 gennaio 1924).

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quali furono le cause scatenanti della Rivo- 5 Cosa si intende con il termine “soviet”?
luzione di Febbraio? 35c 37a

2 Qual era l’orientamento politico di L’vov e 6 Cos’era la Terza Internazionale? Quali obiet-
Kerenskij? 35b tivi aveva? 38a

3 Quale posizione assunsero i soviet di fronte 7 Con quale Paese confinante la Russia bol-
alla Rivoluzione di Febbraio? 36ac scevica entrò in guerra nel 1920? 38b

4 Quale luogo simbolo fu conquistato dai bol- 8 Quali furono i primi provvedimenti assunti
scevichi durante la cosiddetta Rivoluzione dal governo bolscevico? 37c-39c
d'Ottobre? 37c

40
5 La situazione europea
nel primo dopoguerra
La conclusione della Prima guerra mondiale segnò anche la fine
di quell’egemonia europea che aveva raggiunto il culmine all’inizio del XX
secolo. La leadership dei Paesi industrializzati passò infatti agli Stati Uniti.
Nel 1919, dopo la fine delle ostilità, le economie dei Paesi coinvolti nel conflitto
stentavano a riprendersi, tanto più che la guerra aveva provocato la morte
di milioni di giovani vite e modificato la geografia politica dell’Europa.
I trattati di pace siglati dopo la conferenza di Parigi, invece di risolvere
i contenziosi riuscirono a provocare il malcontento di vincitori e vinti.
In Italia, il mancato accoglimento delle pretese sulla Dalmazia e sui Balcani
suscitò il mito della “vittoria mutilata”; la Francia temeva una possibile ripresa
dell’imperialismo tedesco; l’Inghilterra osservava il lento declino del suo
prestigio internazionale. Le clausole della Pace di Versailles suscitarono un forte
risentimento soprattutto in Germania, dove furono interpretate come
un diktat volto a marginalizzare il ruolo del Paese tra le grandi potenze.

L’Italia dalla “vittoria mutilata” a Giolitti


Il dopoguerra italiano presentava con particolare accentua- I problemi
zione i problemi e le tensioni degli altri Paesi europei, usciti del dopoguerra
come l’Italia dalla guerra spossati, delusi, ansiosi: i reduci
stentavano a riadattarsi alla vita civile, la riconversione
delle industrie di guerra in industrie di pace era ardua, il
bilancio era appesantito dai debiti di guerra e dall’onere
del prezzo politico del pane. Le istituzioni, monarchia,
governo, Parlamento, polizia, amministrazione pubblica,
avevano perduto prestigio e fiducia.
Dopo il conflitto mondiale, a causa delle ridotte ricom-
pense territoriali ottenute in Istria e Dalmazia, si diffuse in
Italia il mito della “vittoria mutilata” che indusse Gabriele
D’Annunzio a occupare, alla guida di un gruppo di volon- La “vittoria mutilata”
tari, la città di Fiume (12 settembre 1919). e l’impresa fiumana
Intanto, la situazione interna si complicava anche per gli
effetti di una pesante crisi economica. La piccola e media La crisi economica
borghesia, a causa della forte inflazione, vedeva dissolvere i
propri risparmi. I contadini (piccoli proprietari e braccian-
ti) erano costretti a lavorare duramente per modesti com-

41
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Il “BIennIo rosso” e lA nAscItA del PArtIto comunIstA ItAlIAno


Sull’onda emotiva suscitata dal bolscevi- agosto). I presupposti per avviare la ri-
smo in Russia, la direzione del PSI passò voluzione proletaria c’erano, ma i socia-
all’ala massimalista rivoluzionaria, guida- listi, di concerto con i sindacati, non si
ti da Giacinto Menotti Serrati (1919). In assunsero la responsabilità di innesca-
quell’anno i lavoratori iniziarono un’on- re il processo. Fu così che il presidente
data di scioperi contro il carovita che del consiglio Giolitti risolse la situazione
culminò, in estate, in saccheggi diffu- proponendo un piano di “controllo ope-
si e nell’occupazione delle terre incol- raio” sulle aziende: progetto approvato,
te del Meridione da parte dei contadini. ma mai attuato.
Nel 1920 gravi episodi di protesta si ve- Qualche mese più tardi (gennaio 1921)
rificarono nelle fabbriche. Dopo il rifiuto al Congresso di Livorno l’estrema sini-
dei proprietari di concedere aumenti sa- stra socialista guidata da Antonio Gram-
lariali, i metallurgici (aderenti al sindaca- sci e Amadeo Bordiga fondò il Partito
to FIOM) occuparono gli stabilimenti (30 Comunista d’Italia.

pensi. Gli operai, organizzati nei sindacati, erano riusciti a


strappare miglioramenti salariali. I grandi gruppi industriali
si erano invece rafforzati sul piano finanziario.
I vecchi partiti si stavano logorando a tutto vantaggio di
nuove formazioni che si ponevano su posizioni critiche
rispetto al sistema economico-sociale. Di fronte alla conti-
nua ascesa socialista – nonostante le tensioni interne tra ri-
formisti, massimalisti e comunisti, sfociate nella nascita del
Partito Comunista d’Italia nel 1921 –, la Chiesa acconsentì
Nasce nel 1919 alla fondazione di un partito cattolico democrati-
il Partito Popolare co, il Partito Popolare Italiano (PPI), guidato da Don Luigi
Sturzo. Ad esso aderirono i piccoli proprietari contadini
che auspicavano la ridistribuzione delle terre.
I Fasci Nel marzo 1919, con la fondazione dei Fasci di combatti-
di combattimento mento a opera di Benito Mussolini (ex socialista e direttore
de “Il popolo d’Italia”), che incarnavano il malcontento del-
la piccola-borghesia e il risentimento degli ex combattenti,
compariva un movimento destinato a diventare in breve
tempo il protagonista del panorama politico italiano.
La crisi L’Italia liberale entrò così in piena crisi. Al governo Orlan-
dell’establishment do, caduto nel giugno 1919 per non aver ottenuto i risultati
liberale sperati alla Conferenza di pace di Versailles, fece seguito un
gabinetto presieduto da Francesco Saverio Nitti (giugno
1919-giugno 1920), forte di una più larga partecipazione
di cattolici e socialisti riformisti ma assillato, oltre che dal-
la questione di Fiume, da agitazioni operaie e contadine
(occupazione delle terre). Alle elezioni del novembre 1919
Successo di i liberali persero la maggioranza, scalzati dal grande succes-
socialisti e popolari so di socialisti e popolari.

42
5 - La situazione europea nel primo dopoguerra

n L’ultimo governo Giolitti


Nel 1920 Giolitti fu richiamato al potere (giugno 1920-
luglio 1921), coinvolgendo nella maggioranza liberali e
democratici, cattolici e socialisti riformisti. Lasciò sfogare
le agitazioni rivoluzionarie come l’occupazione delle fab-
briche a Torino (1920) e l’occupazione contadina di terre
demaniali nel Sud, ma tollerò anche le violenze antisociali-
ste di squadre fasciste, cui venivano contrapposte “guardie
rosse” e “avanguardie” di giovani cattolici.
In politica estera Giolitti stipulò il Trattato di Rapallo con la Il Trattato di Rapallo
Iugoslavia, riconoscendo Fiume come “Città libera” (1920;
un successivo compromesso nel 1924 assegnerà la città al-
l’Italia e il territorio circostante alla Iugoslavia). Le elezioni
del 1921 delusero però le speranze di Giolitti di assicurarsi
una maggioranza con nazionalisti e fascisti: socialisti e po-
polari infatti erano ritornati alla Camera con la stessa forza
e le stesse esigenze.

La Gran Bretagna e la questione irlandese


In Inghilterra il liberale Lloyd George ottenne una netta
affermazione alle elezioni del dicembre 1918, a cui per la
prima volta parteciparono le donne. L’economia inglese,
però, non si riprese facilmente. Al primo ministro toccò La crisi economica
affrontare difficili questioni sociali e scioperi dei lavoratori.
Nel 1921 l’Irlanda divenne autonoma (ma solo nel 1937
avrebbe ottenuto l’indipendenza), fatta eccezione per le
contee settentrionali dell’Ulster che rimasero parte inte-
grante del Regno Unito.
Il Partito laburista prese per la prima volta il potere a se- I laburisti al potere
guito delle elezioni del dicembre 1923; il primo ministro
Ramsay MacDonald fronteggiò la difficile situazione socia-
le creatasi nel Paese, ma il suo governo durò meno di un
anno. Tra il 1924 e il 1929 il potere passò ai conservatori, I conservatori
con il primo ministro Stanley Baldwin. Nel 1926 si verificò
un’ondata di scioperi causata dalla disoccupazione (un
milione i senza lavoro). Le elezioni del 1929 riportarono
MacDonald al governo. Per contrastare la crisi fu creata una
serie di governi di unità nazionale e avviata una politica
protezionistica (1931-32).
Per quanto riguarda i rapporti con le colonie, questi furono
regolamentati dallo Statuto di Westminster (1931) che
riconosceva l’indipendenza dei dominions nell’ambito del
Commonwealth, cioè la federazione di Stati sovrani che
comprendeva i Paesi più avanzati.

43
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

La Francia
In Francia, dopo una serie di governi moderati (Briand,
Moderati e radicali Millerand, Poincaré), nel 1924 salirono al potere socialisti
e radicali. Nel 1926 per fronteggiare il crollo della moneta
e il pesante deficit pubblico, Raymond Poincaré formò
un governo di unione nazionale tra tutte le forze non di
sinistra, che mise in atto drastiche misure economiche ma
garantì un notevole sviluppo.
Al governo Poincaré seguì una fase di instabilità politica
che, tuttavia, non manifestò i suoi effetti sull’economia. La
Francia superò con relativa facilità la crisi del 1929 (i suoi
effetti si sentirono solo nel 1931).
L’instabilità politica dei primi anni ’30, caratterizzati da un
succedersi di governi radicali e conservatori di breve dura-
ta, portò a un rafforzarsi delle destre che il 6 febbraio 1934
tentarono un colpo di mano. Si formò per reazione un
Il fronte popolare fronte popolare composto da comunisti, socialisti e radicali
che vinse le elezioni del 1936. Il governo fu allora affidato a
Léon Blum che avviò importanti riforme sociali (settimana
lavorativa di 40 ore, nazionalizzazione della Banca di Fran-
cia) avversate però dai grandi gruppi industriali.

La Germania di Weimar
Dopo la fuga dell’imperatore Guglielmo II in Olanda (10
novembre 1918), si formò in Germania un governo re-
pubblicano composto da socialdemocratici moderati e
indipendenti. Il 30 dicembre Rosa Luxemburg e Karl
Liebknecht fondarono il Partito Comunista Tedesco con
lo scopo di attuare la rivoluzione proletaria. Il tentativo
Moti spartachisti insurrezionale a Berlino, il cosiddetto moto spartachista,
fallì e il 15 gennaio 1919 i due esponenti comunisti furono
assassinati a opera di alcuni ufficiali dell’esercito.
Le elezioni per l’Assemblea costituente (19 gennaio) die-
dero la maggioranza relativa al partito socialdemocratico
(30% dei voti); il socialdemocratico Friedrich Ebert fu no-
minato presidente della repubblica, mentre il governo fu
La Repubblica composto da una coalizione di socialdemocratici, cattolici
di Weimar e liberali. Il 6 febbraio seguente l’assise si riunì a Weimar
(da qui il nome dato alla Repubblica) approntando una
costituzione (11 aprile 1919) che trasformava la Germania
in Repubblica federale, affidando al presidente rilevanti
poteri (nomina del cancelliere, sospensione delle garanzie
costituzionali in casi eccezionali).

44
5 - La situazione europea nel primo dopoguerra

Nel Paese, sull’onda dell’indignazione suscitata dalle pe-


santi condizioni di pace imposte a Versailles, si era intanto
diffusa una forte ondata di nazionalismo con caratteristi-
che antiparlamentari e anticomuniste: il 5 gennaio 1919 era
nato il Partito Operaio Tedesco (cui nel luglio aderì l’ex ca- Hitler
porale Adolf Hitler) che nell’agosto del 1920 si trasformò in e i nazionalsocialisti
Partito Nazionalsocialista Operaio Tedesco (di cui Hitler
assunse poi il controllo). Figlio del solidarismo nazionale e
di primitive pulsioni razziali, il Partito Nazionalsocialista si
diede come obiettivo la revisione del trattato di pace.
La questione delle riparazioni di guerra provocò aspre ten- Le riparazioni
sioni tra il 1921 e il 1923. Fissate nell’astronomica cifra di 132 di guerra
miliardi di marchi oro, esse suscitarono lo sgomento di tutti
i partiti politici. Di fronte alla riluttanza tedesca a pagare, i
Francesi invasero la Ruhr (1923) determinando la resistenza
passiva dei lavoratori e il crollo del marco tedesco. Nel 1923 Il crollo del marco
il rapporto dollaro-marco era 1 a 4 200 000 000 000. Nell’ago-
sto del 1923 il governo fu affidato al leader del Partito Popo-
lare Gustav Stresemann, che pose fine al contenzioso con
la Francia, ridimensionò i comunisti e colpì l’estrema destra:
represse infatti la rivolta comunista di Amburgo (23 ottobre)
e un tentativo di putsch dei nazionalsocialisti a Monaco (8-9 Il putsch di Monaco
novembre) che lo accusavano di cedimento verso la Francia.
In ambito economico introdusse il Rentenmark, una moneta
garantita da un’ipoteca sui beni industriali e agricoli tedeschi.
Ma tra il 1929 e il 1932 lo scoppio della crisi economica mon-
diale annullò i benefici di questa stabilizzazione e riaccese
le tensioni sociali.

L’Austria e l’Ungheria
L’Austria si costituì in Repubblica federale guidata dai cri- Repubblica federale
stianosociali (giugno 1920). Tra il 1922 e il 1929 il governo in Austria
del cancelliere Ignaz Seipel non esitò a reprimere con la
forza i conflitti sociali e le manifestazioni socialiste (1927);
la vita politica si radicalizzò anche per la presenza di milizie
di destra e l’ascesa del movimento nazionalsocialista.
In Ungheria, dopo la breve parentesi della rivoluzione
comunista di Bela Kun (marzo-agosto 1919), fu instaurato
un regime autoritario di destra guidato dall’ammiraglio Regime di Miklós
Miklós Horthy. Horty in Ungheria

45
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
L’ItaLIa daLLa “vIttorIa In Paese esce spossato dal conflitto e ritiene di non avere ottenuto i compensi
mutILata” a GIoLIttI territoriali promessi (“vittoria mutilata”). D’Annunzio marcia su Fiume (1919). Crisi
economica e “biennio rosso” con scioperi e occupazioni di terre. Nascono i Fasci
di combattimento. Ultimo governo Giolitti e Trattato di Rapallo su Fiume (1920).

La Gran BretaGna L’Irlanda ottiene l’autonomia (1921). Crisi economica e primo governo laburista
(1923) di R. MacDonald. Alternanza di potere tra laburisti e conservatori. Politica
protezionistica a partire dal 1931.

La FrancIa Drastiche misure economiche per fronteggiare l’instabilità economica. Alternan-


za di governi radicali e conservatori nei primi anni ’30. Tentato colpo di mano
della destra nel 1934 e risposta delle sinistre che si coalizzano nel 1936 nel
fronte popolare, vincendo le elezioni.

La GermanIa dI WeImar Tentata rivoluzione di stampo bolscevico nel 1919 a Berlino. Nascita della Repub-
blica di Weimar ma forte ondata nazionalista contro le condizioni di pace di Ver-
sailles. Nascita del Partito Nazionalsocialista (1920) e fallito colpo di Stato di Hi-
tler a Monaco (1923). Profonda crisi economica e crollo della valuta.

L’austrIa e L’unGherIa L’Austria diventa una Repubblica federale; radicalizzazione della vita politica. In
Ungheria, a un breve governo rivoluzionario di stampo bolscevico (1919) segue la
presa di potere di M. Horty.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quali erano i principali problemi dell’Italia 5 Quale politica economica avvio la Gran Bre-
nell’immediato dopoguerra? 41c tagna tra il 1931 e il 1932? 43b

2 Cosa si intende per “vittoria mutilata”? 6 In che anno il fronte popolare vinse le ele-
41b zioni in Francia? 44c

3 Da cosa fu caratterizzato il cosiddetto 7 Quale forma istituzionale assunse la Ger-


“biennio rosso”? 42a mania dopo la guerra? 44b

4 Quali governi si succedettero tra il 1919 e il 8 Quale leader tedesco cercò di normalizzare
1921? 42b-43a la politica e l’economia tedesche? 45c

46
6 America e Asia
tra le due guerre
L’ascesa degli Stati Uniti, il consolidamento del comunismo sovietico,
la comparsa del comunismo in Cina, il rafforzarsi dell’apparato militare e delle
pretese imperialistiche giapponesi caratterizzarono la situazione mondiale
nel primo dopoguerra. Dopo il conflitto gli Stati Uniti assursero al ruolo
di potenza mondiale: il decisivo intervento del 1917, gli ingenti prestiti accordati
alle potenze dell’Intesa per far fronte alle spese belliche e la decisa
espansione manifatturiera portarono la democrazia americana a influenzare
significativamente l’economia mondiale. Repentini successi industriali
e dure fasi di recessione, spesso frutto di esasperate speculazioni e
sovrapproduzioni, ebbero le proprie origini oltreoceano. Con la “diplomazia
del dollaro” gli USA arrivarono a esportare i propri interessi in molti Stati
dei continenti prima controllati dagli Europei. In Asia, intanto, il Giappone,
fortemente militarizzato e in una fase di sviluppo economico, puntava
con sempre maggiore decisione a imporre la propria supremazia sull’estremo
oriente, scontrandosi con la Cina. Quest’ultima vide crescere il ruolo
del partito nazionalista e di quello comunista.

I Paesi industrializzati e la crisi del 1929


Gli Stati Uniti trainavano l’economia dei Paesi più industria- La supremazia
lizzati influenzandone gli equilibri finanziari e monetari. statunitense
Accantonato rapidamente il “wilsonismo”, che auspicava
una sorta di cooperazione economica mondiale, la poten-
za americana si chiuse temporaneamente in una politica
isolazionista e di protezionismo doganale.
Nei Paesi occidentali presto si rinsaldò il connubio tra la
grande industria e i vertici dello Stato, mentre le rivalità e
la concorrenza internazionale andavano riacutizzandosi.
Gli Stati Uniti, con ingenti prestiti, favorirono il processo
di ricostruzione in Europa, mentre ormai la maggior parte
della produzione industriale mondiale si concentrava sul
loro territorio: conseguentemente, a ogni fase di espansio-
ne o ristagno dell’economia statunitense ne corrispondeva
una analoga negli altri Paesi industrializzati.
Nei primi anni ’20 gli Stati Uniti furono alla guida di una for-
te ripresa. Nel 1922, dopo una breve fase negativa, la politi-

47
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

ca repubblicana suscitò un clima di fiducia nei grossi trust


da cui partì l’impulso per una nuova fase di espansione.
La crisi economica Lo sviluppo economico durò fino al 1929, quando una
e finanziaria terribile crisi, generata da difficoltà dell’agricoltura sta-
tunitense, dalla mancanza di liquidità e dai prezzi artifi-
ciosamente alti delle azioni industriali, provocò il crollo
della Borsa a New York (24 ottobre 1929, il “giovedì nero"
di Wall Street). Gli effetti si diffusero in tutto il mondo e
sarebbero durati per diversi anni. Crollarono i prezzi delle
merci, crollò la produzione, chiusero molte aziende e si
registrarono licenziamenti di massa.
I rimedi alla crisi L’esigenza di porre rimedio alla recessione internazionale
indusse molti Stati a mettere in atto misure economiche
come il protezionismo doganale, i tagli alla spesa pubbli-
ca e un più diretto controllo dell’apparato statale sull’eco-
nomia (dirigismo).

Gli Stati Uniti da Harding al New Deal


Negli Stati Uniti, il 1921 segnò l’elezione alla presidenza
del repubblicano Warren Gamaliel Harding (1921-23).
Contrario al wilsonismo, Harding inaugurò un periodo di
L’isolazionismo isolazionismo politico (già in precedenza era stata abban-
donata la Società delle Nazioni) ed economico (furono
alzate le tariffe doganali, limitato al minimo l’intervento
statale, favorendo così le strategie dei grandi trust, e posti
severi limiti all’immigrazione).
Il suo successore, il repubblicano Calvin Coolidge (1923-
28), conservò la stessa linea politica mentre nel Paese l’eco-
nomia era in espansione (quel decennio sarebbe passato
I “ruggenti” anni '20 alla storia come i “ruggenti anni ’20”). Gli Stati Uniti erano
in una posizione di forza nei confronti l’Europa: creditori
per 10 miliardi di dollari, chiesero la restituzione dei pre-
stiti (ottenendo parziale soddisfazione).
La crescente fiducia nel sistema generò nel Paese un’on-
data di nazionalismo e il blocco dell’immigrazione. Il proi-
bizionismo (1920-33), suscitato da motivazioni prevalen-
temente morali (il consumo di alcol non doveva essere
tollerato in una società moderna e industrializzata) vietò
la produzione e la vendita di alcoolici. La produzione indu-
striale di beni di consumo di massa favorì i grandi gruppi
industriali, che assorbirono migliaia di piccole aziende
impossibilitate a fare fronte alla concorrenza. La prosperità
fece diminuire il numero degli iscritti al Partito Socialista
Americano (IWW) da 5 a 3 milioni.

48
6 - America e Asia tra le due guerre

I PRIncIPALI PRovvedImentI deL new deAL


La politica di riforma attuata dal presi- è posto sotto il controllo di una commis-
dente americano Franklin Delano Roo- sione federale. Politica agricola: sussi-
sevelt tra il 1933 e il 1938 si concen- di governativi agli agricoltori per la ridu-
trò soprattutto su interventi tesi a allevia- zione della produzione; facilitazioni ban-
re la disoccupazione, a rilanciare il pro- carie per i piccoli proprietari. Politica in-
cesso produttivo e a introdurre corretti- dustriale: legge per il permesso alle as-
vi nel sistema finanziario ed economico. sociazioni imprenditoriali di stipulare ac-
Questi i punti principali. Lavori pubbli- cordi su produzione e prezzi soggetti ad
ci: interventi straordinari che produsse- approvazione presidenziale; libertà di
ro 4 milioni di posti di lavoro. Assisten- organizzazione sindacale e contrattazio-
za sociale: interventi eccezionali a favo- ne collettiva. Pianificazione: nasce l’En-
re di disoccupati, malati, giovani; istitu- te per lo sviluppo della valle del Tennes-
zione di un sistema previdenziale e pen- see che interessa sette Stati meridiona-
sionistico federale. Riforma del sistema li; detiene speciali poteri di governo per
finanziario: le banche sono poste sot- la realizzazione e lo sfruttamento di ope-
to l’autorità dei governatori della Fede- re pubbliche e di promozione di iniziati-
ral Reserve System; il mercato azionario ve industriali pubbliche.

Nel 1929, durante la presidenza del repubblicano Herbert


Hoover (1928-32), scoppiò la grande crisi economica. Fu
il democratico Franklin Delano Roosevelt, presidente dal
1933 fino alla morte, a risollevare il Paese. Egli avviò, attra-
verso il National Recovery Act (16 giugno), un nuovo corso Roosevelt
politico ed economico: il cosiddetto New Deal. Furono po- e il New Deal
tenziati i lavori pubblici, sostenuti i prezzi agricoli, sviluppa-
ta l’assistenza sociale, sottoposti a controllo gli istituti finan-
ziari e regolamentati i rapporti tra padronato e operai.
Una seconda fase fu avviata nel 1935 con il Social Security
Act, che istituiva il sussidio di disoccupazione e la pensione
di vecchiaia per i lavoratori. Critiche si levarono invece dagli
ambienti liberali per l’eccessivo interventismo statale.

L’America Latina
Nei Paesi del Centro e Sudamerica, prima sotto il controllo
inglese, si affermò la “diplomazia del dollaro” americana. I La “diplomazia
capitali statunitensi iniziarono ad affluire in modo massic- del dollaro”
cio tra le due guerre, sviluppando di conseguenza un signi-
ficativo controllo economico del continente. L’ingerenza
americana nei fatti interni dei Paesi sudamericani arrivò
spesso all’intervento armato. In Brasile, Argentina, Cile e
Messico si diffuse un principio di industrializzazione. In
Messico, conclusa la rivoluzione, nel 1917 fu emanata una
Costituzione che prevedeva la riforma agraria. Tra il 1920 e

49
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

La riforma agraria il 1928, i presidenti Álvaro Obregón prima e Plutarco Elías


in Messico poi, attuarono la riforma, posero un argine al potere delle
compagnie private straniere e praticarono una politica anti-
clericale. Tra il 1934 e il 1940 il presidente Lázaro Cárdenas
impresse rapide trasformazioni democratiche.
In Brasile, repubblica dal 1890, nel 1930 fu eletto presiden-
te Getulio Vargas che concesse il voto alle donne e avviò
una politica di industrializzazione. Nel 1937 Vargas sciolse
La deriva autoritaria il parlamento e i partiti, instaurando un regime simile al
del Brasile fascismo, basato su una costituzione autoritaria, centralista
e corporativa.

Medio Oriente, Turchia e India


Nel dopoguerra si consumò il declino dell’Impero britan-
I mandati britannici nico, solo apparentemente rafforzato dai mandati ottenuti
sui territori sugli ex territori ottomani in Medio Oriente. Alla Gran
ex ottomani Bretagna fu infatti assegnata l’amministrazione della Me-
sopotamia, suddivisa in due regni, quello della Transgior-
dania e quello dell’Iraq (solo formalmente autonomi) e
garantita una forma di influenza sulla Persia (divenuta
Iran nel 1935).
Tensioni in Palestina Anche la Palestina fu sottoposta a mandato britannico, nel
1920, ma subito scoppiarono i primi contrasti tra Arabi ed

IL SIonISmo
Il movimento per la ricostruzione di uno Palestina. Nel 1917, in seguito alle pres-
Stato ebraico in Palestina fu avviato da sioni del successore di Herzl alla testa
theodor Herzl (1860-1904), che nel dell'Organizzazione Sionistica Mondia-
1896 pubblicò l'opera Lo Stato ebrai- le, chaim weizmann, e grazie ai servi-
co e convocò a Basilea il primo congres- gi resi dagli Ebrei durante la Prima guer-
so sionista (1897), da cui uscì la richie- ra mondiale con la costituzione di una
sta di costituire in Palestina per gli Ebrei legione ebraica, la Gran Bretagna sot-
un «focolare nazionale garantito dal di- toscrisse la “dichiarazione Balfour” ac-
ritto pubblico internazionale». Negli anni cettando formalmente la proposta sioni-
seguenti non mancarono però polemi- sta. Nel primo dopoguerra, con l'asse-
che e divisioni tra i rigidi sostenitori della gnazione della Palestina alla Gran Bre-
scelta di insediamento in Palestina (“Sio- tagna come mandato, gli Inglesi si tro-
nisti di Sion”, dal nome di una delle colli- varono a collaborare direttamente con
ne su cui sorge Gerusalemme) e quanti l’Agenzia ebraica sorta allo scopo di fa-
rimanevano invece possibilisti, accetan- cilitare l’immigrazione nella regione. Tra
do anche altre località geografiche co- le due guerre mondiali si ebbero però i
me meta dell’emmigrazione ebraica. primi scontri tra immigrati ebrei e resi-
Nel primo decennio del XX secolo il sio- denti arabi, suscitati anche dalla costitu-
nismo si diffuse come forza di massa e zione di corpi militari di difesa ebraica e
alimentò una crescente immigrazione in di gruppi terroristici.

50
6 - America e Asia tra le due guerre

Ebrei; nel 1917, infatti, il governo inglese si era impegnato,


attraverso la dichiarazione Balfour, a favorire la creazio-
ne di uno stato ebraico (sulla scia della dottrina sionista
diffusa da Theodor Herzl a partire dal 1896) ma contem-
poraneamente si era impegnato nel sostenere la nascita di
uno Stato arabo indipendente che comprendesse anche la
Palestina. L’intensificarsi della colonizzazione ebraica avviò
una lunga serie di attentati terroristici tra le due etnie.
L’Egitto fu dichiarato indipendente nel 1922, sotto la mo- L’indipendenza
narchia di re Fuad, ma di fatto nell’ambito di una stretta dell’Egitto
tutela britannica.

n La Turchia di Atatürk
In Turchia, dove l’occupazione di vaste porzioni di territorio
da parte di truppe alleate favorì il sorgere del movimento
nazionale turco, si assistette, tra il 1920 e il 1922, a una
guerra vittoriosa contro la Grecia per la riconquista dei
territori anatolici e, quindi, nel 1923, alla proclamazione La proclamazione
della repubblica, con Mustafà Kemal Atatürk come presi- della repubblica
dente. Tra il 1925 e il 1928 la Turchia avviò quindi una serie
di riforme sociali e politiche che trasformarono il Paese Riforme sociali
in uno Stato laico e moderno. Alla morte di Atatürk (nel e politiche
1938), il suo successore, Ismet Inönü, democratizzò ulte-
riormente il Paese.

n L’India britannica
In India, la mancata attuazione di una forma di autogo-
verno avviò una stagione di agitazioni antibritanniche, alla Agitazioni
cui testa si pose Mohandas Karamchand Gandhi, detto il indipendentistiche
Mahatma (“grande anima”), fautore di una lotta per l’indi-
pendenza fondata sulla non violenza, sulla disobbedienza
civile e sul boicottaggio delle merci inglesi. Nel corso degli
anni ’30 l’amministrazione britannica assumerà un atteg-
giamento ambivalente rispetto a queste rivendicazioni,
alternando repressione a parziali aperture.

Il Giappone degli zaibatsu


Negli anni ’20 il Giappone visse un periodo politico con-
trastato, fatto di aperture liberali (suffragio universale ma-
schile) e di chiusure improvvise (limitazione delle libertà di
parola e di associazione). Furono però gli zaibatsu (gruppi
industriali e finanziari) ad accrescere enormemente la pro-
pria potenza. Essi si allearono con l’esercito maturando la
convinzione che soltanto la creazione di un vasto impe-

51
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

ro sul continente asiatico avrebbe consentito al Paese di


rafforzare la propria potenza economica e politica. Alla
fine della Prima guerra mondiale il Paese aveva ottenuto la
conferma della propria influenza in Cina e nell’area del Pa-
Hirohito imperatore cifico. L’imperatore Hirohito, succeduto al padre Yoshihto
nel 1926 tentò quindi di consolifare i sogni imperialistici
giapponesi.
Occupazione Nel 1931 l’esercito giapponese occupò la Manciuria: essa
della Manciuria divenne nominalmente indipendente (ma di fatto uno
Stato fantoccio) con il nome di Manciukuò. Nel 1937 il
L'attacco alla Cina Giappone attaccò in forze la Cina, conquistando in poco
tempo le città di Shanghai e Nanchino; a Pechino fu quindi
instaurato un governo filo-giapponese.
Tra il 1936 e il 1939 venne maturando l’alleanza giapponese
con l’Italia e la Germania, il cosiddetto Patto anti-Comin-
tern (1936-37).

La Cina dalla caduta dell’Impero


alla “lunga marcia”
La Cina vide assurgere a ruolo di leader nazionale Sun
Yat-sen, che si pose l’obiettivo di modernizzare il proprio
La caduta Paese fondando un partito nazionalista. Nel 1911 una dura
dell’Impero crisi portò alla caduta dell’Impero, fu proclamata la Re-
pubblica e nel gennaio del 1912 Sun Yat-sen fu proclamato
presidente: osteggiato dai conservatori, dovette lasciare
la carica, mentre si faceva pesante l’influenza giapponese
su Pechino.
Il partito nazionalista Sun Yat-sen riorganizzò il partito nazionalista, ora Kuomin-
tang (KMT), e nel 1921 fu eletto presidente di un nuovo
governo, costituito a Canton in funzione antipechinese.

n Dalla fondazione del PCC


alla fine della collaborazione con il KMT
Il Partito Comunista Nel 1921 fu fondato il Partito Comunista Cinese (PCC) che
nel 1924 decise di confluire nel Kuomintang per contra-
stare l’influenza giapponese sul governo di Pechino. Sun
Yat-sen, che si era andato avvicinando all’URSS (molti suoi
sostenitori si rifacevano agli ideali della Rivoluzione d’Ot-
tobre), consentì al PCC di mantenere la propria identità
e di organizzare un’armata rivoluzionaria grazie agli aiuti
di Mosca.
Il rapporto tra i due partiti si incrinò con la morte di Sun
Yat-sen (1925) e l’insediamento di Chang Kai-shek (1887-
1975) alla guida del Kuomintang. Nell’estate del 1926

52
6 - America e Asia tra le due guerre

Chang Kai-shek avviò la guerra contro il governo di Pechi- Guerra contro il


no per riunificare il Paese, ottenendo una serie di impor- governo di Pechino
tanti successi ma dimostrando di voler estromettere dal
potere gli “alleati” comunisti. Tra il marzo e l’aprile del 1927 Contrasti
Chang Kai-shek ordinò la repressione delle insurrezioni tra nazionalisti
comuniste a Shanghai, Canton e Nanchino; il 28 giugno e comunisti
1928 conquistò Pechino.

n La guerra civile
I contrasti tra nazionalisti e comunisti precipitarono il pae-
se nella guerra civile, mentre la pressione giapponese si
faceva più forte: nel 1931 le truppe del Sol Levante invasero
la Manciuria e la regione di Shangai (1932), instaurando lo
stato fantoccio del Manciukuò.
Nel partito comunista cinese stava intanto emergendo la
figura di Mao Tse-tung, deciso a guidare il riscatto delle Mao Tse-tung
masse popolari contadine. Sfuggito ai nazionalisti insieme
al capo militare Chu Te e ad alcune unità dell’armata rivo-
luzionaria, fondò nella regione centromeridionale dello
Kiang-shi una repubblica di stampo sovietico (1931).
Chang Kai-shek decise di annientare il movimento comu-
nista e avviò una serie di cinque campagne militari. Per
sfuggire all’accerchiamento delle truppe nazionaliste nel
1934 Mao avviò la “lunga marcia”, che in un anno portò La “lunga marcia”
le forze comuniste dallo dal Kiang-shi alla regione dello
Shensi, a oltre 10 000 chilometri di distanza. La capitale
della Cina comunista fu posta a Yenan e Mao confermato
presidente del PCC (1935).
Nel 1937 l’attacco giapponese alla Cina sancì la tempora-
nea sospensione della guerra civile tra nazionalisti e comu- Sospensione
nisti al fine di stabilire un fronte comune contro il nemico della guerra civile
esterno.

53
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
I PaesI IndustrIalIzzatI Connubio tra grande industria e vertici dello Stato. Contributo statunitense alla
e la crIsI del1929 ricostruzione in Europa. Il crollo di Wall Street (24 ottobre 1929) provoca contrac-
colpi finanziari in tutto il mondo. In risposta si attuano politiche protezionistiche,
tagli alla spesa e dirigismo sull’economia.

GlI statI unItI Politica isolazionista di Harding e Coolidge; espansione economica e “ruggenti
anni ’20”. Alla crisi iniziata nel 1929 il presidente F. D. Roosevelt risponde con il
New Deal (1933-38) per alleviare la disoccupazione, rilanciare il sistema produt-
tivo e regolamentare il sistema economico-finanziario.

l’amerIca latIna Progressivo controllo economico statunitense sul continente. In Messico vengo-
no attuate riforme agrarie e introdotte trasformazioni democratiche. Rapida indu-
strializzazione in Brasile e svolta autoritaria di G. Vargas nel 1937.

medIo orIente, turchIa La Gran Bretagna ottiene l’amministrazione sui territori ex ottomani (Transgiorda-
e IndIa nia, Iraq e Persia). Prime tensioni in Palestina dopo la dichiarazione Balfour e con
l’intensificarsi della colonizzazione ebraica. In Turchia Atatürk proclama la repub-
blica. In India prime agitazioni antibritanniche guidate da Gandhi.

Il GIaPPone Rafforzamento politico ed economico (forte condizionamento degli zaibatsu e


dell’esercito). Ambizioni imperialistiche: occupazione della Manciuria (1931) e
attacco alla Cina (1937).

la cIna Caduto l’impero viene proclamata la repubblica (1912) presieduta da Sun-Yat-


sen. Condizionamento giapponese sul governo cinese e nascita di un governo
nazionalista contrapposto. I contrasti tra nazionalisti e comunisti sfociano nella
guerra civile; “lunga marcia” di Mao per sottrarsi all’accerchiamento nazionalista.
Temporanea sospensione della guerra civile di fronte all’invasione giapponese
(1937).

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quale nazione emerse alla guida dei Paesi 5 Su quali territori ex ottomani la Gran Breta-
industrializzati dopo la Prima guerra mon- gna ottenne il controllo? 50c-51a
diale? 47c
6 Cos’è il sionismo? Cosa prevedeva la di-
2 Descrivi le cause e gli effetti del crollo della chiarazione Balfour 50b-51a
borsa di Wall Street nel 1929. 48a
7 Come si chiamava la concentrazione di po-
3 Quale politica avviò il presidente Roosevelt tere industriale e finanziario in Giappone?
per rispondere alla crisi economica? 49ac Quale politica favorì? 51b-52a

4 Cosa si intende per “diplomazia del dolla- 8 Quali fazioni erano coinvolte nella guerra
ro”? 49b civile in Cina? 53

54
7 L’Italia fascista
Il fascismo è stato l’elemento caratterizzante della storia italiana dagli anni
immediatamente successivi alla fine della Prima guerra mondiale fino al 1945.
Fondato da Benito Mussolini, già esponente socialista espulso dal partito
per le sue posizioni interventiste e propugnatore di vaghe idee su un nuovo
assetto sociale estraneo al conflitto di classe, il movimento fascista
si caratterizzò per lo spirito fortemente nazionalista e per un attivismo che
si proponeva come alternativo alla debolezza dei governi liberali. Capace
di intercettare gli umori di ampi strati della borghesia, preoccupati dal
sovversivismo socialista e sindacale dell’immediato dopoguerra, si trasformò
da movimento rivoluzionario dominato dalle formazioni squadriste in partito
d’ordine. Con la marcia su Roma, nell’ottobre del 1922, le istituzioni e la
monarchia cedettero alle pressioni delle camice nere e Mussolini fu incaricato
di formare il governo. Da quel momento il regime si sarebbe progressivamente
consolidato, prima attraverso le intimidazioni durante la campagna elettorale
del 1924, conclusesi con l’assassinio Matteotti, poi con una completa svolta
autoritaria a partire dal 1925, che comportò l’abolizione dei partiti, la censura
sulla stampa, il divieto di sciopero e l’istituzione di una polizia politica segreta.
Grazie a uno spregiudicato impiego della propaganda, negli anni ’30 il regime
riuscì a veicolare nei suoi confronti anche un diffuso consenso.

Dalla fondazione dei Fasci al 1922


Nel 1919 Mussolini fondò a Milano i Fasci di combattimen- La nascita
to, una formazione politica che raccoglieva interventisti del fascismo
rivoluzionari, ex combattenti (soprattutto arditi), futu-
risti, repubblicani e anarcosindacalisti, accomunati dalla
richiesta di una politica estera più “dinamica” e da istanze
di rinnovamento sociale. Immaginato da Mussolini come
polo di riferimento per la sinistra interventista, nei mesi
successivi il movimento apparve però vitale solo a Milano,
dove alle elezioni del 1919 subì comunque una bruciante
sconfitta.
Mussolini non scomparve tuttavia dalla scena politica, gra-
zie al sostegno portato all’impresa di D’Annunzio a Fiume Il sostegno
e alla ripresa di parole d’ordine nazionalistiche di facile a D’Annunzio
presa nell’atmosfera della “vittoria mutilata”. Il fascismo ri-
voluzionario delle origini si trasformava intanto in una for-
mazione impegnata a ripristinare l’ordine sociale turbato

55
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

dal sovversivismo socialista: nelle campagne dell’Emilia e


della Bassa Padana si sviluppò un fascismo agrario, finanzia-
Le Squadre d'Azione to dai proprietari terrieri, basato su Squadre d’Azione che
realizzavano spedizioni punitive nei confronti delle orga-
nizzazioni politiche sindacali e delle cooperative socialiste
e popolari. Anche i ceti medi cittadini colpiti dall’incertezza
del dopoguerra individuarono nel fascismo lo strumen-
to adatto per riprendere nella società italiana quel ruolo
che le vicende del “biennio rosso” avevano fatto perdere
Atteggiamento loro. Per parte sua, lo Stato liberale si limitò a cercare di
ambiguo dello Stato incanalare nell’ambito istituzionale il movimento fascista,
liberale nella speranza di limitarne le manifestazioni violente e
contenerne la spinta eversiva.
Mussolini giocò abilmente su questo tentativo di recupe-
ro legalitario del movimento (ad esempio, proclamando
ufficialmente l’accettazione della monarchia), tanto che
L'ingresso nell’aprile del 1921 fu eletto in Parlamento con altri 34 de-
in Parlamento putati, inseriti da Giolitti nelle liste dei “blocchi nazionali”
varate per contrastare l’ascesa dei socialisti e dei popolari.
Stipulato un trattato di pacificazione con le sinistre (3
agosto 1921) per la cessazione delle violenze squadriste,
e cambiato nome al movimento (che ormai contava circa
300 000 iscritti) in Partito Nazionale Fascista (durante il
Congresso di Roma del novembre 1921), Mussolini dedicò
i suoi sforzi alla conquista del potere, cercando un recu-
pero legalitario del movimento. Caduto il governo Giolitti
(giugno 1921), perché le recenti elezioni non avevano
dato la maggioranza sperata allo statista piemontese, il re-
gime liberale appariva in piena crisi. Il governo fu affidato
I governi Bonomi prima a Ivanoe Bonomi e poi a Luigi Facta, stretto colla-
e Facta boratore di Giolitti. Sulla scia dell’esaurimento dei moti
operai anche le sinistre erano profondamente divise tra
socialisti massimalisti, comunisti e socialisti unitari.

n La marcia su Roma
Il congresso I fascisti ruppero quindi gli indugi e al congresso di Napoli
di Napoli (24 ottobre 1922) Mussolini diede il via alla marcia su Roma
per reclamare responsabilità di governo. Provenienti da
tutta Italia, le squadre fasciste, organizzate dai “quadru-
mviri” Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Carlo
Maria De Vecchi, si diressero il 28 ottobre verso la capitale
con l’intenzione di far cadere il governo Facta. Il re rifiutò
di firmare il decreto per lo Stato d’assedio e la pressione
Mussolini sulle istituzioni si concretizzò nella nomina di Mussolini a
capo del governo capo del governo, il 30 ottobre 1922.

56
7 - L’Italia fascista

Il fascismo al potere
Mussolini formò un governo di coalizione con popolari,
nazionalisti, democratico-sociali, esponenti delle forze
armate e indipendenti; per mantenere i contatti tra il suo
partito e il governo, istituì il Gran Consiglio del Fascismo Il Gran Consiglio
(dicembre 1922), un organo che aveva lo scopo di propor- del Fascismo
re le leggi costituzionali, di formare la lista dei candidati
designati alla Camera e di definire le cariche nel partito.
Mussolini riuscì a dimostrare di saper normalizzare la si-
tuazione mantenendo il controllo sulle Squadre d’Azione e
inserendo gli organismi fascisti nella struttura dello Stato.
Fuso il PNF con i partiti nazionalisti, creata una forza di
polizia di parte trasformando le Squadre d’Azione in Mili-
zie Volontarie per la Sicurezza Nazionale (1923) e fatta
approvare una nuova legge elettorale maggioritaria (legge
Acerbo), il cosiddetto “listone” fascista (comprendente
alcuni dei maggiori nomi della classe dirigente liberale)
ottenne alle elezioni del 1924 un clamoroso successo.
La campagna elettorale e le operazioni di voto si tennero Le elezioni del 1924
però in un clima di violenza, denunciato alla Camera da e il delitto Matteotti
Giacomo Matteotti, segretario del PSU (Partito Sociali-
sta Unitario, nato nel 1922 per iniziativa di Filippo Turati,
espulso dal PSI con altri riformisti). Per questa sua denun-
cia Matteotti fu rapito e ucciso da sicari fascisti il 10 giugno
1924. Le opposizioni protestarono ritirandosi dall’assem-
blea e dando vita alla secessione dell’Aventino. La vicenda Il discorso
si chiuse il 3 gennaio 1925: Mussolini, ormai certo di avere del 3 gennaio 1925
in pugno il Parlamento, assunse alla Camera la responsa-

La secessione deLL’aventino
Il termine “Aventino” fu la denominazio- i comunisti si dissociarono dall'Aventi-
ne assunta dalle opposizioni antifasciste no considerandolo una rinuncia alla lotta
che disertarono le sedute parlamentari contro il regime.
all'indomani del rapimento del deputato Nonostante una vivace campagna del-
socialista riformista Giacomo Matteotti la stampa dell’opposizione e nonostante
(giugno 1924), invocando lo scioglimen- le difficoltà di Mussolini dopo la scoper-
to della Milizia Volontaria per la Sicurez- ta dell'assassinio di Matteotti (il corpo del
za Nazionale e il ristabilimento dell’auto- deputato sarà rinvenuto due mesi dopo
rità della legge. L’intenzione degli aven- il rapimento), l’indifferenza del re Vittorio
tiniani era quella di indebolire il gover- Emanuele III, l’irresolutezza degli aventi-
no fascista impedendone l’attività par- niani e il miglioramento della situazione
lamentare e costringerlo così alle dimis- economica consentirono al governo di ri-
sioni. Non tutti gli esponenti dell’antifa- prendere in mano la situazione e di elimi-
scismo si dimostrarono però d’accordo: nare in breve ogni opposizione.

57
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

bilità dell’accaduto, liquidando sostanzialmente se non


La svolta autoritaria formalmente le libertà statutarie e avviando quella svolta
autoritaria che doveva liberarlo definitivamente delle op-
posizioni. Furono progressivamente introdotte leggi che
attribuivano ampi poteri al capo del governo e che pri-
vavano il Parlamento delle sue funzioni. Molti oppositori,
tra cui Don Sturzo, Nitti ed esponenti di sinistra lasciarono
l’Italia minacciati dalle intimidazioni del regime.

Lo Stato fascista
Cancellazione delle A partire dal 1926 furono soppressi i giornali antifascisti,
libertà fondamentali sciolti i partiti, vietato lo sciopero e riconosciuto il solo
sindacato fascista; furono anche istituite apposite località
di confino per gli oppositori. I parlamentari non fascisti
vennero privati del mandato. Fu anche creata una polizia
politica (OVRA, Opera Vigilanza e Repressione Antifasci-
smo) e istituito un tribunale speciale per la difesa dello Sta-
to, con esponenti della Milizia Volontaria per la Sicurezza
Nazionale (MVSN) come collegio giudicante. Fu restaurata
la pena di morte.
Il consolidamento del regime e la creazione dello Stato
Sopravvivenza totalitario non comportarono l’annullamento dello Statu-
formale dello to albertino, che formalmente rimase in vigore, bensì un
Statuto albertino progressivo svuotamento delle funzioni del Parlamento:
il capo del governo rispondeva del suo operato esclusiva-
mente al re e il potere legislativo era esercitato di norma
dal governo.

iL corporativisMo
Il corporativismo è una dottrina che si tivismo “dirigista”, i cui principi genera-
propone di organizzare la collettività at- li vennero enunciati nel 1927 dalla Carta
traverso associazioni rappresentative del lavoro e istituzionalizzati tra il 1934,
degli interessi professionali (corpora- con la creazione delle corporazioni (che
zioni) e di eliminare, attenuare o neutra- raggruppavano imprenditori e lavorato-
lizzare per mezzo dell’intervento dello ri delle diverse categorie), e il 1939, con
Stato i conflitti sociali. Tra la fine del XIX l’istituzione della camera dei Fasci e del-
secolo e l’inizio del XX si era sviluppato le corporazioni. Il corporativismo fasci-
un corporativismo di ispirazione catto- sta fornì l’esempio (opposto a quello del-
lica, caratterizzato da un forte spirito so- la tradizione cattolica, secondo cui rap-
lidarista e interclassista e da un fonda- presentava potenzialmente una forma di
mentale rifiuto dell’individualismo delle anti-Stato) di associazioni professionali
dottrine liberali. strettamente subordinate allo Stato e ca-
Tra gli anni ’20 e ’40, all’interno del regi- paci al tempo stesso di farsi strumento di
me fascista si affermò invece un corpora- controllo politico.

58
7 - L’Italia fascista

Mussolini accentuò la struttura autoritaria delle istituzioni


emarginando anche i “ras” fascisti e gli squadristi della pri-
ma ora e riducendo il ruolo politico del Partito Nazionale
Fascista.
La società civile fu controllata in ogni sua manifestazione e
le forme di opposizione drasticamente represse, anche se,
con il passare del tempo e il con il consolidamento del regi- La propaganda
me crebbe in modo significativo il consenso, mobilitato da e il consenso
un amplissimo ed efficiente apparato di propaganda.
La soluzione dell’annosa questione romana attraverso i Pat-
ti Lateranensi (firmati l’11 febbraio 1929, riconoscevano I Patti Lateranensi
alla Santa Sede lo Stato della Città del Vaticano, regolavano
i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa e stabilivano una
convenzione finanziaria) avvicinò al fascismo molti catto-
lici, anche se i rapporti con la Santa Sede furono spesso
difficili.

n La politica economica
In economia, al liberismo durato fino al 1925 successe
l’interventismo statale a sostegno dell’industria. Nel 1927
venne rivalutata la lira (fu fissata a quota 90 la parità con
una sterlina) e dopo la crisi del 1929 si avviarono gran-
di opere pubbliche. Per sostenere le imprese nacquero L’IMI e l’IRI
l’Istituto Mobiliare Italiano (IMI, 1931,) e l’Istituto di Rico-
struzione Industriale (IRI 1933). Dal 1934 fu avviata una
politica economica autarchica, tesa a raggiungere una
crescente indipendenza rispetto all’estero, riducendo le
importazioni e aumentando le esportazioni.
L’ideologia fascista si consolidò in senso nazionalista, cor-
porativo, ma anche ruralista e familista (con piani di boni- Piani di bonifica
fica e una politica di espansione demografica): nell’esal-
tazione della novità dell’uomo fascista e della sua sintesi
vitale attivista e volitiva furono così travasati i valori tradi-
zionali della società borghese.

n I primi passi in politica estera


Nel corso degli anni ’20 Mussolini perseguì una politica
estera piuttosto cauta e di impostazione filobritannica.
Nel 1924 il Patto di Roma con la Iugoslavia portò Fiume Il Patto di Roma
all’Italia mentre nel 1927 Mussolini impose sull’Albania
una sorta di protettorato politico-economico.
Tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 l’Italia avviò L'area danubiano-
un’azione diplomatica antifrancese nell’area danubiano- balcanica
balcanica, appoggiando il revisionismo di Austria e Un-
gheria (sfociato nel 1934 nel cosiddetto Patto a Tre).

59
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Dalla fonDazione 1919: Mussolini fonda a Milano i Fasci di combattimento, composti da ex com-
Dei fasci al
1922 battenti, futuristi e anarcosindacalisti; caratterizzati inizialmente per un forte na-
zionalismo e ambizioni di rinnovamento sociale, si trasformano in formazioni per
ripristinare l’ordine (spedizioni punitive) contro le spinte sovversive di sinistra. Nel
1921 Mussolini viene eletto in Parlamento. Brevi governi di Giolitti, Bonomi e
Facta. 28 ottobre 1922 marcia su Roma delle squadre fasciste; il re non firma lo
Stato d’assedio e sceglie di affidare a Mussolini l’incarico di formare il governo.

il fascismo al potere Mussolini forma inizialmente un governo di coalizione con popolari e indipenden-
ti. Creazione del Gran Consiglio del Fascismo e delle Milizie Volontarie per la Sicu-
rezza Nazionale. Le elezioni del 1924 si tengono in un clima di violenza; rapimen-
to e assassinio di Matteotti ma successo elettorale fascista. 1925: svolta
autoritaria e leggi che attribuiscono ampi poteri al capo del governo.

lo stato fascista Dal 1926 soppressione dei giornali antifascisti, scioglimento dei partiti e divieto
di sciopero; svuotamento delle prerogative del Parlamento e istituzione della po-
lizia politica. Ampia mobilitazione propagandistica a favore del regime e progres-
sivo consenso da parte degli Italiani. Firma dei Patti Lateranensi con la Santa
sede (1929). Forte interventismo statale in economia: istituzione delle corpora-
zioni (1927), creazione di IMI e IRI, piani di bonifica e autarchia.
In politica estera: Fiume viene assegnata all’Italia (1924), forte influenza politica
sull’Albania (1927), politica revisionista nell’area danubiano-balcanica (Austria e
Ungheria) in funzione antifrancese.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Dove nacque il fascismo? Chi vi aderì inizial- 5 Chi vinse le elezioni del 1924? Chi contestò
mente? 55c il clima di violenza in cui si svolsero? 57c

2 Quali trasformazioni subì il fascismo? Da chi 6 Cosa si intende per secessione dell’Aventi-
era sostenuto? 56a no? 57b

3 Perché il regime liberale era in profonda 7 Quali furono le prime iniziative autoritarie
crisi? 56c messe a punto dal regime? 58ac

4 Quale opzione rifiutò il re di fronte alla mar- 8 In quale area l’Italia svolse un’azione revi-
cia su Roma? 56b sionista negli anni ’20? 59b

60
8 L’Unione Sovietica
e lo stalinismo
Morto Lenin, all’interno del partito comunista sovietico si sviluppò un’aspra
lotta per la successione. Su tutti emerse Stalin, che nel giro di pochi anni
riuscì a liquidare i principali fautori della rivoluzione d’ottobre e a imporre
il proprio potere personale. Forte dei metodi dittatoriali e polizieschi ereditati
dal suo predecessore, Stalin accantonò le ambizioni di esportare
la rivoluzione nel resto del mondo e concentrò tutti i suoi sforzi nel porre
le basi di un poderoso sviluppo economico del nuovo Stato sovietico.
Avviò quindi una collettivizzazione forzata dell’agricoltura, che comportò
lo sterminio della classe dei piccoli proprietari, i kulaki, e un processo
di industrializzazione accelerata basata sui cosiddetti “piani quinquennali”,
che davano la preminenza assoluta all’industria pesante. Per consolidare
la propria dittatura, negli anni ’30 lanciò una campagna di epurazione
contro i “nemici del popolo”, nel partito, nell’amministrazione statale
e nell’esercito. Gli oppositori furono eliminati fisicamente o rinchiusi
nei campi di lavoro forzato, i gulag.

Stalin e il “socialismo in un solo Paese”


Con la morte di Lenin nel 1924 la guida dell’Unione So- Temporanea
vietica fu assunta da una direzione collegiale composta da direzione collegiale
Trotzkij, Kamenev, Zinov’ev e Stalin. Nel PCUS iniziarono
però forti contrasti che portarono al potere il georgiano
Iosif Vissarionovic Stalin (1857-1953), già assistente di Le-
nin e segretario del comitato centrale.
Nato a Gori, in Georgia, nel 1879, in gioventù Stalin era La formazione
stato istruito in un seminario ortodosso, ma ben presto di Stalin
si era dedicato all’attività rivoluzionaria e fu più volte arre-
stato dalla polizia. Eletto nel 1912 nel Comitato Centrale
del partito bolscevico, aveva poi svolto un ruolo seconda-
rio durante la Rivoluzione d’Ottobre. Nel nuovo governo
sovietico insediatosi nel 1917 era quindi stato nominato
commissario del popolo alle nazionalità.
Tra il 1922, quando ormai le condizioni di salute di Lenin Il controllo
si erano aggravate, e il 1924 assunse progressivamente il sul partito
controllo dell’apparato del partito. Nel 1924 conquistò la
segreteria generale del partito, prevalendo su Trotzkij,

61
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

il suo avversario più forte, grazie a un’alleanza di potere


con Zinov’ev, presidente del Comintern, e con Kamenev,
vicepresidente del consiglio. Nel 1925, quando Zinov’ev e
L’alleanza Kamenev passarono dalla parte di Trotzkij, Stalin si alleò
con Bucharin con la corrente di “destra” del partito incarnata da Nikolaj
Bucharin, convinto sostenitore della Nuova Politica Eco-
nomica (NEP, varata da Lenin nel 1921). In opposizione alla
tesi trotzkista della “rivoluzione mondiale permanente”,
Stalin si fece così sostenitore della strategia del socialismo
“in un solo Paese”, cioè della possibilità di costruire il
socialismo in Unione Sovietica anche senza il diffondersi
della rivoluzione nel mondo; il movimento comunista in-
ternazionale doveva quindi porsi come obiettivo primario
la difesa del nuovo Stato sovietico.

Il regime stalinista
Espulso Trotzkij dal partito nel 1927 (e dall’Unione Sovie-
tica nel 1929), tra il 1928 e il 1929 Stalin sconfisse anche
Bucharin e i suoi compagni, imponendo una brusca acce-
Il consolidamento lerazione al processo rivoluzionario interno e, contempo-
del regime raneamente, al consolidamento del regime e del proprio
potere personale.
Abbandonata la politica di alleanza con i contadini stabilita
Il primo piano dalla NEP, varò il primo “piano quinquennale” (1928-32),
quinquennale che prevedeva l’industrializzazione accelerata del Paese
e la collettivizzazione forzata delle terre. Furono istituiti i
sovchoz, aziende agricole coltivate direttamente da dipen-
denti e funzionari statali, e fattorie cooperative, i kolchoz,
in cui i membri potevano disporre di piccoli appezzamenti
per uso personale. La resistenza dei contadini a entrare in
queste fattorie fu vinta con la massima brutalità, special-
Lo sterminio mente nei confronti dei contadini piccoli proprietari, i ku-
dei kulaki laki: centinaia di migliaia di contadini furono incarcerati,
milioni furono deportati, innumerevoli quelli passati per le
armi. Di conseguenza si registrò un crollo della produzione
agricola (solo negli anni ’50 si ritornò agli indici precedenti
la Prima guerra mondiale). Tra il 1932 e il 1933 una carestia
provocò, soprattutto in Ucraina, la morte di circa 5 milioni
di persone.
La supremazia In campo industriale il primo piano quinquennale portò
dell'industria alla nazionalizzazione del 99% delle fabbriche. Con il pia-
pesante no successivo (1933-1937) l’URSS fu dotata di imponenti
apparati industriali nei settori minerario, energetico e dei
macchinari, gestiti da uffici di pianificazione centralizzata

62
8 - L’Unione Sovietica e lo stalinismo

IL sIsTema repressIvo sovIeTIco


Se già dal 1923 al 1929 Stalin usò mez- do, Kirov, polizia e tribunali ebbero la fa-
zi dittatoriali e polizieschi per rafforzare il coltà di agire al di fuori della legalità. Nel
potere nelle proprie mani, dopo i succes- 1935 fu nominata una commissione per
si dei piani quinquennali (e conquistato annientare i “nemici” interni al partito. Zi-
l’appoggio di milioni di comunisti sovie- nov’ev, Kamenev e Radek furono fucilati
tici che vedevano in lui il “capo infallibi- dopo confessioni estorte con la tortura.
le”) intraprese una strategia del terrore Nel 1937 fu ordinata un’epurazione nel-
contro gli avversari politici. Nel 1934 fu l’esercito. Nel 1938 Stalin fece arrestare
emanato un decreto per cui l’intera fami- e condannare Bucharin. Nel 1940 un si-
glia di un “nemico del popolo” (opposi- cario uccise Trotzkij a Città del Messico,
tore del regime) poteva essere arrestata. dove si era rifugiato. I protagonisti della Ri-
Sempre nello stesso anno, dopo l’assassi- voluzione d’Ottobre erano stati completa-
nio del segretario del partito di Leningra- mente annientati.

secondo criteri esasperatamente accentrati. In questi anni


la produzione industriale crebbe del 121%. Un terzo pia-
no quinquennale, destinato a sfociare nella realizzazione
effettiva del comunismo, non potè essere varato a causa
dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
Per sostenere lo sforzo di modernizzazione, che andava Aperture
trasformando radicalmente la struttura sociale del Pae- internazionali
se, l’URSS strinse una serie di patti di amicizia e di non
aggressione con le potenze occidentali (adesione alla
Società delle Nazioni nel 1934), mentre all’interno si
accentuò il carattere personalistico (culto della perso-
nalità) e repressivo del sistema di potere stalinista: tra
il 1936 e il 1939 ogni forma di opposizione e di dissen- Eliminazione
so, reale o potenziale, venne cancellata assieme a tutti i di ogni opposizione
vecchi esponenti bolscevichi e a gran parte dei quadri
dell’industria di Stato e dell’esercito (le cosiddette “pur-
ghe” staliniane).
Nei campi di lavoro forzato, i gulag (acronimo di Glavnoye I gulag
Upravleniye Lagerej, Amministrazione generale dei campi
di lavoro), già istituiti nel 1919 e riservati inizialmente ai
contadini che si opponevano alla collettivizzazione forzata
delle campagne, furono rinchiusi decine di milioni di op-
positori politici e di membri di gruppi etnici sospetti.

63
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Stali e il “SocialiSmo Morto Lenin nel 1924 Stalin riesce a imporsi progressivamente alla guida del
in un Solo PaeSe” Partito Comunista, alleandosi con Zino’ev e Kamenev e prevalendo su Trotzkij. Nel
1925 si allea con la corrente di “destra” del partito (Bucharin). Svolta politica
staliniana: dalla teoria trotzkista della “rivoluzione mondiale permanente” alla
strategia del “socialismo in un solo Paese”, cioè solo in URSS.

il regime StaliniSta Tra il 1928 e il 1929 Stalin assume tutti i poteri. Primo piano quinquennale: indu-
strializzazione accelerata e collettivizzazione delle terre; sterminio dei kulaki, i
piccoli proprietari terrieri che si oppongono al collettivismo. Una carestia provoca
milioni di morti in Ucraina.
Carattere personalistico della dittatura staliniana (culto della personalità). Elimi-
nazione fisica di ogni forma di opposizione e di dissenso (“purghe”) nel partito e
nell’esercito (1936-39). Creazione dei campi di lavoro forzato (gulag) in cui ven-
gono rinchiusi milioni di oppositori e gruppi etnici ritenuti ostili.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Con la morte di Lenin il potere passò subito 5 Chi erano i kulaki? A quale sorte andarono
a Stalin? 61c incontro? 62b

2 Quale fu il principale rivale di Stalin dopo la 6 Quale atteggiamento assunse Stalin nei
morte di Lenin? 61b confronti delle opposizioni? 63c

3 Cosa si intende per “socialismo in un solo 7 L’URSS aderì alla Società delle Nazioni?
Paese”? 62a 63c

4 Cosa prevedeva il primo “piano quinquen- 8 Cosa erano i gulag? A chi erano riservati?
nale”? 62c 63b

64
9 L’ascesa del nazismo
Sul finire degli anni ’20 i tentativi di stabilizzare politicamente
ed economicamente la repubblica di Weimar furono parzialmente vanificati
dalla crisi scatenata dal crollo di Wall Street del 1929, i cui effetti, in termini
di recessione economica e disoccupazione, si fecero sentire rapidamente
su tutto il continente europeo. In Germania l’esasperazione di ampi strati
della popolazione fu sfruttata abilmente dal partito nazionalsocialista.
Dopo il fallito putsch di Monaco del 1923, Hitler aveva esposto nell’opera
Mein Kampf (1925-27) le sue teorie: promuovere una rinascita spirituale
tedesca basata sulla revisione del trattato di Versailles, fondare il Terzo Reich
unificando tutti i territori europei con popolazioni tedesche (Grande Germania),
superiorità della razza ariano-germanica e lotta all’ebraismo, inteso come
capro espiatorio dei mali della società (da esso, secondo la concezione nazista,
si erano generati il marxismo, il liberalismo e la democrazia). Nominato
cancelliere nel 1933, Hitler procedette in tempi rapidi allo scioglimento
dei partiti (tranne quello nazionalsocialista), alla creazione di un forte apparato
poliziesco e, attraverso una capillare opera di propaganda, all’organizzazione
di un vasto consenso popolare attorno alla nuova ideologia.
Nel 1935 venne introdotta la legislazione antisemita, mentre l’economia
del Paese fu sottomessa alle esigenze di riarmo.

La crisi della repubblica di Weimar


Fallito il golpe del 1923 che lo aveva visto coinvolto, Adolf
Hitler era stato arrestato; dopo aver scontato pochi mesi
di detenzione, tornò all’attività politica per fare del Partito
Nazionalsocialista Operaio (NSDAP), di cui era il capo o
führer, una forza legale.
Nel frattempo la Repubblica di Weimar tentava di conso- Successi
lidarsi. Gustav Stresemann, titolare del dicastero degli in politica estera
esteri dal 1923 al 1926, guidò la politica della Germania
verso la collaborazione internazionale (Trattato di Locarno,
1925) e all’ingresso nella Società delle Nazioni.
Sul piano strettamente economico gli Stati Uniti, per con-
sentire alla Germania di pagare l’indennità di guerra (132
miliardi di marchi oro), offrirono ingenti prestiti attraverso
il piano Dawes (1924). L’industria tedesca riprese così fiato. Il piano Dawes
Il 28 febbraio 1925 morì il presidente Ebert (eletto nel 1919
a Weimar): gli successe il conservatore Hindenburg.

65
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Ma proprio mentre il Paese sembrava aver imboccato la via


della ripresa, lo scoppio della crisi economica mondiale del
La crisi del 1929 1929 annullò gli effetti positivi dei piani per il pagamento
favorisce i nazisti delle riparazioni e riaccese le tensioni sociali, facendo
salire i disoccupati a oltre sei milioni.
L’esasperazione suscitata in vasti strati della popolazione
fu sfruttata politicamente dai nazionalsocialisti. Il partito
nazista fece breccia soprattutto nella classe media. Alle
1930: successo elezioni del 1930 ottenne 107 seggi divenendo il secondo
elettorale della partito del Paese. Da allora ampliò la sua base elettorale tra
NSDAP i lavoratori industriali e gli impiegati statali grazie all’abile
sfruttamento dei mezzi di comunicazione e propaganda,
ma anche intimorendo gli avversari con la violenza delle
SA (Sturmabteilungen), le cosiddette “camicie brune”,
formazioni di tipo paramilitare create nel 1921 da Hitler.
Alle elezioni del luglio 1932, con 230 deputati la NSDAP
Hitler cancelliere divenne il più forte partito del Reichstag. Il 30 gennaio
1933 il presidente Hindenburg offrì a Hitler il cancelliera-
to: finiva la Repubblica di Weimar.

Il nazismo al potere
Il leader nazionalsocialista guidò fino alle elezioni del mar-
zo 1933 un governo di coalizione conservatore. Il 14 lu-
glio 1933, chiesti e ottenuti dal Parlamento tutti i poteri,
La dittatura il governo emanò una legge che faceva del Partito Nazio-
del partito unico nalsocialista l’unico partito della Germania: iniziò così la
dittatura nazista. Fu quindi costituito un forte apparato po-
liziesco, con la Gestapo (Geheime Staats-Polizei, polizia di
Stato segreta) e le SS (Schutzstaffeln, guardia personale di
Hitler), che si affiancarono alle SA. Quando le SA pretesero
di sostituire l’esercito nazionale, costituendo di fatto un
potere autonomo sottratto al controllo dello Stato, Hitler
La “notte dei lunghi ne fece liquidare i capi (il 30 giugno 1934, la cosiddetta
coltelli” “notte dei lunghi coltelli”). Il 2 agosto 1934 Hindenburg
morì e Hitler fu proclamato cancelliere e presidente del
Terzo Reich (dopo quello di Ottone il grande, nel X secolo,
e l’impero tedesco proclamato nel 1871).
Prese così il via la definitiva nazificazione del Paese e l’iden-
tificazione della Germania con il nazismo. Il nucleo centra-
Razzismo le dell’ideologia era costituito dal concetto di superiorità
e antisemitismo della razza ariana, che avrebbe dovuto dominare il mondo
e asservire gli appartenenti ad altre razze. Il razzismo si tra-
dusse quindi nelle Leggi di Norimberga (1935) che ridu-
cevano i diritti civili, vietavano i matrimoni tra ebrei e non

66
9 - L’ascesa del nazismo

L’ORGANIZZAZIONE DEL PARTITO E LA PROPAGANDA


Fin dal 1933 il nazismo eliminò le auto- ebrei o perché non in linea con le diretti-
nomie regionali e provinciali. L’ammini- ve del partito, dovettero abbandonare la
strazione statale, a tutti i livelli, fu sotto- Germania. Il partito era diviso in regioni
posta al controllo del partito, sotto la di- geografiche con a capo un Gauleiter. Nel
rezione di Rudolph Hess (fino al 1941) e 1944 i membri della NSDAP sarebbero
poi di Martin Bormann. arrivati a superare gli 8 000 000.
Tutti i tedeschi, uomini e donne, furono In aggiunta al clima di intimidazione in-
inquadrati in organizzazioni che faceva- staurato nel Paese, il regime fece largo
no capo al partito. Particolare attenzione uso delle nuove forme di propaganda
fu riservata all’indottrinamento dei giova- e di controllo dell’opinione pubblica, co-
ni, realizzato attraverso la Gioventù hitle- me la radio, il cinematografo o le riunio-
riana (Hitler-Jügend). ni annuali del partito a Norimberga, oc-
Anche la cultura fu asservita al potere e casione di grandiose scenografie che as-
moltissimi intellettuali e scienziati, perché sumevano un significato liturgico.

ebrei e avviavano la persecuzione antisemita. Un’accelera-


zione della campagna antiebraica si ebbe con la “notte dei La “notte
cristalli”: tra il 9 e il 10 novembre 1938, dopo l’assassinio dei cristalli”
di un diplomatico tedesco a Parigi per mano di un cittadino
di origini ebraiche, in tutta la Germania vi furono devasta-
zioni di proprietà ebraiche, assalti a sinagoghe e uccisioni.
Nello stesso anno Hitler iniziò a esprimersi sull’esigenza
di trovare una soluzione definitiva (la “soluzione finale”)
al problema ebraico.
Altro aspetto determinante dell’ideologia nazionalsocia- Il Führerprinzip
lista era il führerprinzip (principio del führer), secondo
cui la suprema istanza dello Stato era la volontà stessa di
Hitler, a cui tutto, compresa la legge scritta, doveva essere
subordinato.
La stampa e la cultura venne messa sotto controllo dal mi-
nistro della propaganda Joseph Goebbels. Furono stabiliti
concordati con la chiesa cattolica e con le chiese protestan-
ti. Gli oppositori furono internati nei campi di concentra-
mento. L’economia del Paese fu posta al servizio dello Stato
che procedette a un forte riarmo in vista della conquista
dello “spazio vitale” nei territori orientali.

n L’alterazione del quadro internazionale


In ambito internazionale, l’avvento del nazismo segnò una
prima crisi degli equilibri europei: nel 1933 la Germania si
ritirò dalla Società delle Nazioni; nel 1934 Hitler favorì un
tentativo di colpo di Stato filonazista in Austria (che fallì, Fallito colpo
ma in cui rimase ucciso il cancelliere austriaco Engelbert di Stato in Austria
Dollfuss).

67
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
La crisi deLLa repubbLica Negli anni ’20 in politica estera Streseman avvia forme di collaborazione interna-
diWeimar zionale. Il piano Dawes consente una ripresa della produzione industriale in Ger-
mania. Ma la crisi del 1929 porta alla ribalta il Partito Nazionalsocialista e le sua
camice brune, che si macchiano di violenze contro gli avversari politici. Con le
elezioni del 1932 i nazisti diventano il partito più forte del Reichstag. Il 30 gennaio
1933 Hitler è nominato cancelliere.

iL nazismo aL potere Poco dopo la sua nomina a cancelliere Hitler vara una legge che fa del Partito
Nazionalsocialista l’unico partito della Germania. Istituzione della Gestapo e delle
SS. Eliminazione delle opposizioni interne al partito (“notte dei lunghi coltelli”).
I principi ideologici del nazismo sono: concetto di superiorità della razza ariana
(applicato attraverso norme antisemite: leggi di Norimberga, 1935); incarnazione
della volontà dello Stato nella figura di Hitler.
Riarmo dell’esercito e creazione dei primi campi di concentramento. In politica
estera: ritiro dalla Società delle Nazioni (1933) e fallito colpo di Stato filonazista
in Austria (1934).

DOMANDE DI VERIFICA
1 Chi fu l’artefice del consolidamento della 5 Quale contrasto fu all’origine della “notte
Repubblica di Weimar negli anni ’20? 65b dei lunghi coltelli” nel 1934? 66b

2 Chi sfruttò la crisi del 1929 e le tensioni 6 Cosa erano le leggi di Norimberga? Contro
sociali suscitate nel Paese? 66a chi erano rivolte? 67a

3 In che anno Hitler fu nominato cancelliere? 7 Cosa indicava, nell’ideologia nazista, il co-
66c siddetto Führerprinzip? 67c

4 Quali erano le due organizzazioni alla base 8 In quale Stato europeo fu tentato un colpo
dell’apparato poliziesco nazista? 66c di Stato filonazista? 9b

68
10 Verso la guerra
I tentativi di distensione internazionale degli anni ’20 (il cosiddetto “spirito
di Locarno”) lasciarono il posto, nel decennio successivo, a un clima politico
che attraverso rapide accelerazioni suscitate da Germania e Italia avrebbe
condotto allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Tra il 1934 e il 1939
si assistette a un concatenarsi di crisi internazionali in cui si intrecciarono
ambizioni nazionalistiche, richieste di revisioni delle frontiere stabilite dal trattato
di pace di Versailles, rivendicazioni di tipo coloniale e aspri confronti ideologici.
È possibile seguire questa progressione attraverso la sequenza delle date
e degli avvenimenti: la guerra d’Etiopia, che tra il 1935 e il 1936 appagò
le ambizioni imperiali di Mussolini obbligandolo però a stringere sempre di più
l’amicizia con Hitler per evitare l'isolamento; la rimilitarizzazione della Renania,
che nel 1936, violando le clausole di Versailles, di fatto diede il via libera
al revisionismo tedesco; la guerra civile spagnola, che tra il 1936 e il 1939
si trasformò in un banco di prova del futuro conflitto mondiale; l’Anschluss
e la questione dei Sudeti, che tra il 1938 e il 1939 segnarono l’abbandono
di gran parte dell’Europa centrale alle mire naziste.

La diplomazia negli anni ’20


Se all’inizio degli anni ’20 la diplomazia europea operò al
fine di isolare la Germania, nel 1925 vi fu un miglioramento
dei rapporti internazionali sancito dagli accordi di Locar-
no (16 ottobre) firmati da Francia, Gran Bretagna, Italia, Alla ricerca
Germania, Polonia e Belgio: con essi Berlino riconosceva della stabilità
i contenuti della Pace di Versailles venendo accolta nella
Società delle Nazioni. Si diffuse allora nel mondo il cosid-
detto “spirito di Locarno”, un nuovo clima internazionale Lo “spirito
di fiducia reciproca, presto suggellato dal Patto di Parigi (o di Locarno”
Patto Briand-Kellog, dai nomi del ministro degli esteri fran-
cese e del segretario di Stato americano; 27 agosto 1928)
che prevedeva il rifiuto della guerra e al quale aderirono
via via 57 Stati.
L’Italia fascista fino al 1924 cercò l’amicizia inglese e france-
se per trarre vantaggi nei Balcani (il 27 gennaio 1924 il Patto
di Roma con la Iugoslavia sancì l’annessione di Fiume). Dal
1925 Mussolini iniziò invece a rivendicare una revisione dei La svolta revisionista
trattati di pace, ritenuti penalizzanti, e a tentare di ritagliarsi dell’Italia
un ruolo di prestigio nel contesto internazionale.

69
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

il totalitarismo
Il concetto di totalitarismo riprende paganda politica. In sostanza, nello Sta-
l’espressione “Stato totalitario” con cui si to totalitario esiste una sola volontà poli-
designava sotto il fascismo lo Stato cor- tica riconosciuta alla quale occorre con-
porativo. Con esso si definiscono i regi- formarsi. Tutte le opposizioni sono eli-
mi antidemocratici sviluppatisi nel corso minate anche violentemente dall’appa-
del XX secolo (Nazismo, Fascismo e Co- rato poliziesco del regime. Inoltre, in es-
munismo), caratterizzati dalla mancanza so vige la completa deresponsabilizza-
di controllo delle istituzioni rappresenta- zione etica degli individui nell’esecuzione
tive sul governo, dall’assenza di libertà di delle direttive del potere, mentre è por-
stampa e associazione, e dalla martellan- tata all’estremo la contrapposizione fron-
te mobilitazione ideologica delle mas- tale ai principi del pluralismo democrati-
se attraverso una costante opera di pro- co liberale.

Le crisi degli anni ’30


Il patto a quattro Nel 1933 un patto a quattro proposto da Mussolini a Germa-
nia, Francia e Inghilterra per una revisione pacifica dei trat-
tati seguiti alla Prima guerra mondiale non andò in porto, a
Giappone causa di resistenze francesi e tedesche. Poco dopo la Ger-
e Germania escono mania e il Giappone, che intanto aveva aggredito la Cina,
dalla SDN si ritirarono dalla Società delle Nazioni (seguite dall’Italia
nel 1937). La rinascita della potenza tedesca iniziò ad allar-
mare le diplomazie europee, che attraverso la Conferenza
Il “fronte” di Stresa di Stresa (aprile 1935), tra Italia, Gran Bretagna e Francia,
cercarono di riaffermare lo spirito di Locarno, tutelando
l’integrità dell’Austria (minacciata dal fallito putsch nazista
del 1934) e l’intangibilità dello status quo in Europa.

n La guerra d’Etiopia
L’Italia fascista, intanto, stava avviando una nuova politi-
ca coloniale. Nell’ottobre del 1935 Mussolini (ottenuto il
consenso francese in cambio della promessa di proteggere
Una breve l’Austria dalla Germania) conquistò l’Etiopia (maggio 1936)
campagna militare nel corso di una breve campagna militare. La Società delle
Nazioni condannò l’occupazione e applicò all’Italia blande
Mussolini sanzioni economiche. Per contrastare l’isolamento inter-
si avvicina a Hitler nazionale Mussolini si avvicinò a Hitler.

n La rimiltarizzazione della Renania


Nel marzo 1936, violando le clausole di Versailles, Hitler
procedette all’occupazione militare della riva sinistra del
Reno. L’iniziativa suscitò condanne internazionali, ma la
Mancata reazione Francia, direttamente interessata, decise di non reagire,
della Francia perdendo di fatto la sua credibilità presso gli Alleati.

70
10 - Verso la guerra

n La guerra civile spagnola


La Repubblica spagnola, proclamata nel 1931, si trovò quasi
subito in balia di partiti caratterizzati da una forte connota- Radicalismo dei
zione estremista. La destra governò nel 1934-35 reprimen- partiti spagnoli
do duramente alcuni scioperi. Un Fronte popolare com-
posto da repubblicani, socialisti e comunisti, vinse invece
le elezioni del 1936. Ma le posizioni anticlericali del nuovo
governo suscitarono le proteste della coalizione sconfitta.
Nel luglio 1936, dopo l’uccisione del leader di destra José
Calvo Sotelo ad opera di simpatizzanti socialisti, le truppe
del generale Francisco Franco di stanza nel Marocco Spa- L’insurrezione nel
gnolo insorsero. In breve la rivolta si estese a tutto il Paese Marocco spagnolo
dando inizio alla guerra civile tra franchisti e repubblicani.
L’Italia inviò a Franco divisioni di volontari fascisti, la Ger- L’intervento di Italia
mania massicci aiuti militari; l’URSS offrì invece il proprio e Germania
sostegno ai repubblicani, coadiuvati da brigate internazio-
nali di volontari. La sproporzione di forze a favore dei mili-
tari insorti e i profondi contrasti tra comunisti e socialisti
portarono Franco alla vittoria (marzo 1939). Vittoria di Franco
L’alleanza tra Germania e Italia ne uscì rafforzata (con il
perfezionamento dell’Asse Roma-Berlino, esteso nel 1937 al
Giappone), mentre la Francia era accerchiata da un blocco
totalitario.

n L’Anschluss e la conferenza di Monaco


La deboli reazioni delle potenze occidentali e la politica di
distensione (appeasement) praticata dalla Gran Bretagna
del primo ministro Chamberlain indussero Hitler a occupa- Occupazione
re l’Austria (Anschluss, 12 marzo 1938). Ancora una volta le dell'Austria
diplomazie europee non reagirono.
Pochi mesi dopo la Germania aprì una crisi internazionale
per la questione dei Sudeti, in Cecoslovacchia, dove vive- La questione
va una forte minoranza tedesca. Per risolverla, Mussolini, dei Sudeti
pressato da Chamberlain, indisse la Conferenza di Monaco
(29-30 settembre 1938), cui partecipò anche la Francia, ma
da cui fu esclusa la diretta interessata, cioè la Cecoslovac-
chia: le richieste di Hitler furono soddisfatte. La Germania
ebbe i Sudeti (1° ottobre), Polonia e Ungheria altre piccole
porzioni di territori cecoslovacco.
Meno di sei mesi dopo (marzo 1939) Hitler infranse gli ac- Hitler occupa Praga
cordi di Monaco e occupò Praga costituendo il protettorato
di Boemia e Moravia; la Slovacchia nominalmente indipen-
dente, divenne un satellite della Germania.
L’Italia approfittò della situazione per occupare l’Albania Mussolini occupa
(7 aprile 1939). l’Albania

71
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

n Danzica e il patto tedesco-sovietico


Nel marzo 1939 Hitler sollevò anche la questione di Danzica
(dichiarata città libera dal trattato di Versailles ma rivendi-
cata dalla Germania), e del corridoio polacco che isolava
la Prussia orientale. Francia e Gran Bretagna decisero di
appoggiare la Polonia, mobilitando gli eserciti.
Intanto, i ministri degli esteri italiano e tedesco avevano fir-
mato il Patto d’acciaio (22 maggio 1939) con cui le due po-
tenze si promettevano aiuto reciproco in caso di guerra.
Invano Francia e Inghilterra tentarono di trovare una linea
comune con l’URSS per isolare Hitler. Stalin, temendo le
ambizioni tedesche sull’est europeo, siglò con Hitler un
trattato di non aggressione (23 agosto) e un accordo per la
spartizione della Polonia.

SCHEMA RIASSUNTIVO
La dipLomazia Nel 1925 gli accordi di Locarno suscitano un clima di fiducia internazionale, ma
negLi anni’20 negli anni successivi l’Italia avvia una politica estera di tipo revisionista.

Le crisi degLi anni ’30 Germania e Giappone (e poi l’Italia nel 1937) abbandonano la Società delle Nazio-
ni. Con la conferenza di Stresa (1935) si tenta di rilanciare lo “spirito di Locarno”.
Ottobre 1936: l’Italia attacca l’Etiopia. Marzo 1936: la Germania rimilitarizza la
Renania. Luglio 1936: scoppia la guerra civile in Spagna; Italia e Germania appog-
giano i nazionalisti, l’URSS i repubblicani. Marzo 1938: Hitler occupa l’Austria
(Anschluss). Settembre 1938: la conferenza di Monaco assegna i Sudeti alla Ger-
mania. Marzo 1939: Hitler occupa Praga. Aprile 1939: Mussolini occupa l’Alba-
nia. Agosto 1939: La Germania rivendica Danzica e stringe con l’URSS un patto
di non aggressione e un accordo per la spartizione della Polonia.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Cosa si intende per “spirito di Locarno”? 5 Quali furono le cause scatenanti della guer-
69c ra civile spagnola? 71a

2 Quali erano gli elementi caratterizzanti del 6 Cosa si definisce con il termine Anschluss?
totalitarismo? 70a 71c

3 Quali Stati abbandonarono la Società delle 7 Come fu risolta la questione dei Sudeti? Chi
Nazioni negli anni ’30? 70c ne uscì vincitore? 71b

4 Quali effetti provocò la guerra d’Etiopia nei 8 Perché Hitler rivendicava la città di Danzi-
rapporti tra Italia e Germania? 70b ca? 72a

72
11 La Seconda
guerra mondiale
Il secondo conflitto mondiale fu uno scontro totale, giocato sui fronti
dell’Europa, del Nordafrica, dell’Unione Sovietica e dell’Estremo Oriente,
che coinvolse per la prima volta in modo massiccio anche la popolazione civile.
Germania, Italia e Giappone, uniti nell’Asse Roma-Berlino-Tokyo, sarebbero
uscite distrutte dal conflitto, frustrando le ambizioni nazifasciste di creare
un nuovo ordine internazionale (contenute nel “patto tripartito” sottoscritto
il 27 settembre 1940). In Europa Orientale e nei territori occupati dalla truppe
naziste, il conflitto assunse anche i caratteri di un vero e proprio genocidio:
Hitler, sostenendo che la razza tedesca (ariana) dovesse sfruttare e poi
eliminare quelle ritenute inferiori, rappresentate soprattutto dagli Ebrei,
ordinò l’internamento di milioni di persone in campi di concentramento
e di sterminio dotati di camere a gas e forni crematori; morirono così oltre
5 milioni di Ebrei. La guerra si concluse con la conquista sovietica di Berlino
nei primi giorni del maggio 1945 e con lo sgancio di due bombe atomiche
americane su Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945). Americani, Sovietici
e Inglesi definirono quindi il nuovo assetto mondiale.

Il 1939 e il 1940: guerra in Europa


Il conflitto ebbe inizio il 1° settembre 1939 con l’attacco
tedesco alla Polonia; il 3 settembre Francia e Inghilterra di- Attacco alla Polonia
chiararono guerra alla Germania; il 5 settembre Stati Uniti
e Giappone proclamarono la neutralità. L’Italia si dichiarò
invece “non belligerante”.
Nei primi mesi di guerra, approfittando dell’atteggiamen-
to attendistico di Parigi e Londra (che speravano in una
soluzione pacifica), Hitler, spartita la Polonia con l’Unione
Sovietica, occupò anche la Danimarca e la Norvegia (aprile Espansione tedesca
1940). Da parte sua l’URSS dichiarò guerra alla Finlandia e sovietica in Europa
riuscendo a piegarla nel marzo 1940 e occupando poi nel
giugno successivo Lituania, Estonia e Lettonia.

n L’attacco alla Francia


Il fronte occidentale, dove era affluito un corpo di spedi-
zione britannico, rimase inattivo per otto mesi in quella
che fu chiamata la “strana guerra”, fino al 10 maggio 1940, La “strana guerra”

73
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

quando in poco più di un mese la Germania, utilizzando al


meglio le forze corazzate e violando la neutralità di Olan-
da, Belgio e Lussemburgo, invase la Francia. Di fronte alla
disfatta, al governo di Parigi restavano due alternative: fug-
gire e continuare la lotta dal Nordafrica oppure trovare un
accordo con gli occupanti (come proposto dal maresciallo
Pétain). Prevalse la seconda ipotesi (collaborazionismo).
La caduta di Parigi Parigi cadde il 14 giugno, l’armistizio con la Germania fu
firmato il 22 giugno: tre quinti del Paese finirono in mano
tedesca; Pétain formò un governo filo-nazista nel sud, a
Il governo di Vichy Vichy. Il generale De Gaulle, avverso a Pétain, si rifugiò in
Inghilterra da dove coordinò la resistenza.
Mussolini, convinto che il conflitto fosse ormai al termine,
L’Italia attacca volle sfruttare il successo tedesco e il 10 giugno dichiarò
la Francia guerra alla Francia, che il 24 concesse l’armistizio.

n La battaglia d’Inghilterra
Le mire tedesche si spostarono quindi verso l’Inghilterra
(dove dal 10 maggio 1940 era primo ministro il conser-
vatore Winston Churchill), che fu sottoposta a una serie
di massicci attacchi aerei. Gli Inglesi, tuttavia, aiutati dai
primi radar e da un’efficiente aviazione, vinsero la battaglia
d’Inghilterra costringendo Hitler ad accantonare i suoi
piani (17 settembre).

n Mediterraneo e Balcani
Contemporaneamente, l’Italia attaccò gli Inglesi in Africa,
senza però andare oltre alcuni successi iniziali. Il 28 otto-
bre Mussolini, per bilanciare i successi di Hitler, ordinò
L’Italia attacca l’attacco alla Grecia: ma sarà l’appoggio militare tedesco
la Grecia a determinare la vittoria (aprile 1941), accompagnata dalla
contemporanea occupazione della Iugoslavia.
Nel Mediterraneo, la marina italiana, infine, subì ingenti
perdite a seguito dell’attacco inglese alla base di Taranto
(13 novembre 1940).

Il 1941: la guerra diventa mondiale


Nel corso del 1941 Hitler, nonostante il patto di non ag-
Hitler invade l’URSS gressione con Stalin, mosse contro l’URSS attaccandola
il 22 giugno con più di 3 milioni di soldati (operazione
Barbarossa). Dopo i primi successi nel corso dell’estate
e dell’autunno, cui contribuirono anche truppe romene,
ungheresi, slovacche, finlandesi e un corpo di spedizione
italiano (CSIR), i Sovietici si riorganizzarono e in dicembre

74
11 - La Seconda guerra mondiale

le AlteRnAtive di HitleR nel 1941


Uscito sconfitto dalla Battaglia d’Inghilter- tuire una temibile potenziale minaccia;
ra nel settembre del 1940, Hitler all’ini- inoltre, il rifiuto del generale Franco, ca-
zio del 1941 controllava però gran par- po di Stato spagnolo, di entrare in guer-
te dell’Europa continentale. Per sconfig- ra escludeva la possibilità di eliminare la
gere la Gran Bretagna gli si presentava- Gran Bretagna dal Mediterraneo con l’oc-
no due alternative. cupazione di Gibilterra, Baleari e Maroc-
La prima, consisteva nell’eliminare Lon- co spagnolo.
dra dal conflitto colpendola nel cuore del La seconda alternativa consisteva nel-
suo impero e privandola delle risorse di l’eliminare prima l’URSS, di cui la catti-
materie prime (soprattutto petrolio), con va prova contro la Finlandia aveva rive-
un’azione a tenaglia in Medio Oriente lato l’intrinseca debolezza, per poi river-
e in Africa settentrionale: tale impre- sare in Africa e in Asia le forze tedesche
sa avrebbe richiesto due anni di tempo, con le spalle ormai coperte. Fu così che
consentendo ad americani e sovietici di Hitler decise di lanciare l’attacco all’Unio-
portare avanti il loro riarmo e di costi- ne Sovietica nel giugno del 1941.

bloccarono i Tedeschi nei pressi di Mosca e di Leningrado.


L’URSS, nonostante la passata alleanza con la Germania e L’URSS diventa
nonostante il carattere totalitario del suo regime, fu subito alleata di Gran
trattata come un’alleata dalla Gran Bretagna e ammessa da- Bretagna e USA
gli Stati Uniti ai benefici delle legge Affitti e Prestiti (marzo
1941), legge che attribuiva al presidente statunitense la
possibilità di concedere aiuti economici a tutti i Paesi la cui
difesa fosse ritenuta vitale per la sicurezza degli USA.
In tal modo gli Stati Uniti attenuarono la loro neutralità Progressivo
trasformandola in non belligeranza. Quando Roosevelt e coinvolgimento
Churchill firmarono la Carta atlantica (agosto 1941) contro degli USA
i regimi fascisti, impegnandosi a collaborare alla sconfitta
della Germania, gli Stati Uniti erano ormai già schierati con
gli anglo-francesi. Mentre l’opinione pubblica americana
si divideva sull’opportunità dell’intervento, il Paese venne
definitivamente trascinato in guerra dal Giappone.

n L’attacco giapponese a Pearl Harbor


Dopo lunghi contrasti per la questione della penetrazione
nipponica nel Sud-Est asiatico, Tokyo e Washington non
erano infatti riusciti a ricomporre diplomaticamente i lo-
ro contrasti. Il 7 dicembre 1941 l’aviazione giapponese
attaccò senza preavviso la flotta americana all'ancora a
Pearl Harbor, nelle Hawaii. Nel giro di poche settimane i Rapidi successi
Giapponesi sbarcano quindi nelle Filippine, in Thailandia giapponesi
e occuparono Hong Kong. Anche Germania e Italia dichia-
rano guerra agli Stati Uniti. Il conflitto assunse così una
dimensione mondiale.

75
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

Il 1942: la svolta
Il 1942 rappresentò l’anno della svolta. Germania, Italia
e Giappone estesero al massimo le loro conquiste ma a
partire da giugno tre battaglie fondamentali su tre fronti
diversi, nell’Oceano Pacifico, in Africa settentrionale e in
Unione Sovietica, segnarono un’inversione di rotta nelle
sorti del conflitto.

n Il fronte del Pacifico


Nel Pacifico, dopo i grandiosi successi iniziali (Indie orien-
tali olandesi, Singapore, Birmania e Giava), l’avanzata giap-
ponese fu bloccata dagli Stati Uniti con due grandi batta-
La battaglia glie aeronavali, del Mar dei Coralli (4-8 maggio 1942) e
delle Midway delle isole Midway (4-6 giugno). Nel corso di quest’ultimo
scontro le forze giapponesi dell’ammiraglio Yamamoto,
che intendevano occupare l’atollo di Midway, vicino alle
isole Hawaii, furono pesantemente sconfitte dalla flotta
americana, che pose così fine all’espansione giapponese
verso est. Nel mese di agosto i marines americani sbarca-
rono a Guadalcanal, nelle isole Salomone.

n L’Africa settentrionale
In Africa settentrionale, nella primavera del 1941 l’arrivo
dell’Africa Korps al comando del generale Erwin Rommel
aveva consentito alle truppe italo-tedesche di contrattac-
care, senza tuttavia riuscire a conquistare la piazzaforte
Avanzata dell’Asse di Tobruk. L’offensiva dell’Asse riprese nel maggio 1942,
portando le truppe fino alle porte di Alessandria d’Egit-
to, ma la tenace resistenza inglese ne arrestò l’avanzata a
Le battaglie El-Alamein. In autunno, il generale inglese Bernard Law
di El-Alamein Montgomery iniziò la controffensiva e nel novembre 1942
(seconda battaglia di El-Alamein) le truppe italo-tedesche
furono costrette a ripiegare. Intanto, un corpo di spedi-
Sbarco americano zione anglo-americano sbarcava in Marocco e in Algeria (8
in Africa novembre), raggiungendo i confini della Tunisia, occupata
da truppe dell’Asse.

n La battaglia di Stalingrado
Tra la primavera e l’estate del 1942 l’attività sul fronte orien-
Avanzata tedesca tale aveva visto le truppe tedesche occupare la penisola di
verso il Caucaso Crimea e Sebastopoli, quindi puntare verso il Caucaso e il
fiume Don (raggiunto il 4 luglio); nel mese di agosto erano
stati raggiunti i bacini industriali del Donec, del basso Don
e del Caucaso occidentale. Il Volga venne raggiunto, a nord

76
11 - La Seconda guerra mondiale

lA tRAGediA dell’ARMiR
L’Armata Italiana in Russia (ARMIR) fu im- Le truppe italiane, schierate lungo il cor-
pegnata sul fronte sovietico meridionale so del fiume don, furono investite dal-
tra il 1942 e il 1943. Costituita nel giu- l’offensiva sovietica del dicembre 1942.
gno del 1942 da Mussolini contro il pa- Mentre le divisioni di fanteria poterono ri-
rere dei militari, e comandata del gene- tirarsi entro i primi di gennaio del 1943,
rale italo Gariboldi, incorporò il corpo il corpo d’armata alpino ricevette l’ordine
di spedizione già inviato nell’agosto del di ripiegare solo a metà gennaio, quan-
1941 (CSIR) e fu dotata di mezzi e armi do era ormai completamente accerchia-
antiquati e insufficienti. Comprendeva il to. Dovette quindi aprirsi la strada della
corpo d’armata alpino (divisioni Triden- ritirata combattendo, marciando per cen-
tina, Julia e Cuneense), il secondo cor- tinaia di chilometri nel gelido inverno rus-
po d’armata (divisioni Cosseria, Ravenna so. Su 230 000 uomini, di cui 7000 uf-
e Sforzesca), il XXXV corpo d’armata (ex ficiali, le perdite ammontarono comples-
CSIR, con le divisioni Celere, Duca d’Ao- sivamente a 84 300 uomini tra caduti e
sta, Pasubio e Torino) e la divisione Vicen- dispersi; di questi, più di 50 000 moriro-
za nelle retrovie. no nei campi di prigionia sovietici.

e a sud, tra settembre e ottobre, provocando l’accerchia- Assedio tedesco


mento della città industriale di Stalingrado, che tuttavia a Stalingrado
resistette alla forte pressione nazista.
La grande controffensiva sovietica scatenata sul finire Controffensiva
dell’anno lungo tutto il fronte meridionale provocò un sovietica
capovolgimento fondamentale nello sviluppo di tutta la
guerra. I Russi sfondarono le linee tedesche a nord e a Sfondamento
sud di Stalingrado, oltrepassando il Don e accerchiando a sul Don
loro volta l’armata del generale Friederich von Paulus a
Stalingrado. La disfatta dell’Asse coinvolse anche l’ARMIR
(Armata Italiana in Russia), forte di 230 000 uomini male
attrezzati, schierati lungo la linea del Don.

Il 1943: il crollo del fascismo


Sul fronte africano, nei primi mesi dell’anno le truppe ita-
lo-tedesche, abbandonata Tripoli, si ritirarono in Tunisia.
Attaccate a nord dagli Americani provenienti dall’Algeria Resa dell’Asse
e a sud dagli Inglesi, le forze dell’Asse in Africa settentrio- in Nordafrica
nale si arresero nel corso del mese di maggio.
Intanto, mentre le forze russe, dopo la vittoria a Stalin-
grado, rompevano il fronte in più punti avanzando verso
occidente, gli Alleati misero a punto i loro piani d’azione Le conferenze
nel corso di una serie di conferenze, prima a Casablanca alleate
(14-27 gennaio), quindi a Mosca (19 ottobre-1° novembre)
e a Teheran (28 novembre-1° dicembre). A Casablanca
venne deciso, tra l’altro, lo sbarco in Sicilia.

77
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

n L’Italia dal 25 luglio all’8 settembre


Le sconfitte e i disagi provocati dalla guerra avevano genera-
to in Italia un forte risentimento contro il regime. Nei giorni
Lo sbarco in Sicilia dello sbarco alleato in Sicilia (10 luglio 1943), il re maturò
la decisione di liquidare Mussolini in accordo con i vertici
La seduta del partito fascista. Nella notte tra il 24 e 25 luglio il duce
del Gran Consiglio fu messo in minoranza dal Gran Consiglio del Fascismo in
del Fascismo seguito a un ordine del giorno che rimetteva il potere nelle
mani del sovrano. Il re fece arrestare Mussolini e nominò il
Primo governo maresciallo Pietro Badoglio capo di un governo incaricato
Badoglio di aprire trattative di armistizio con gli Alleati.
Mentre Hitler si apprestava a imporre con la forza il con-
trollo tedesco sull’Italia, Badoglio l’8 settembre annunciò
L’armistizio l’armistizio senza dare direttive precise all’esercito che
si disgregò. Il 9 settembre la famiglia reale e Badoglio la-
sciarono Roma per sfuggire ai Tedeschi e mettersi sotto la
protezione alleata a Brindisi: terminò così il governo dei
45 giorni seguito alla caduta di Mussolini.
L’occupazione Le truppe tedesche occuparono quindi Roma, dove popo-
di Roma lo e militari sbandati resistettero due giorni prima di capi-
tolare (fu uno dei primi episodi della Resistenza italiana).
Mentre nell’Italia settentrionale Mussolini (liberato dai pa-
racadutisti tedeschi dalla prigionia sul Gran Sasso) fondava,
Nasce la RSI sotto la tutela nazista, la Repubblica Sociale Italiana (RSI, 23
settembre), il governo italiano, affidato ancora a Badoglio,
dichiarò guerra alla Germania (13 ottobre).

lA ReSiStenzA in itAliA
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, no civili e reparti sbandati dell’esercito.
l’Italia si trovò spaccata in due. Nel Re- Le formazioni partigiane (spesso caratte-
gno del Sud, grazie al riconoscimento rizzate da una forte connotazione politi-
espresso dall’URSS (13 marzo 1944) e ca: quasi la metà erano guidate dal Parti-
alla svolta di Salerno impressa al PCl da to Comunista) furono coordinate da Co-
Togliatti su indicazione di Stalin (27 mar- mitati di liberazione nazionale (CLN),
zo), nacque una convergenza momen- composti da esponenti dei partiti antifa-
tanea tra i partiti antifascisti e la Corona scisti e sottoposti all’autorità del Comita-
(che accettò di mettere in discussione il to di Liberazione Nazionale Alta Italia (CL-
futuro della monarchia), a sostegno di un NAI). Alle azioni partigiane (operazioni di
nuovo governo Badoglio. sabotaggio, uccisioni di gerarchi fascisti,
Il centro-nord, invece, era in mano tede- costituzione di repubbliche temporanee
sca fino oltre Roma. Liberato il 12 settem- in Ossola e Monferrato) i Tedeschi rispo-
bre 1943 dalla prigionia sul Gran Sasso, sero con fucilazioni di massa (tristemen-
Mussolini costituì la Repubblica Sociale te noti gli episodi delle Fosse Ardeatine,
Italiana a Salò. Contro i nazifascisti si av- 24 marzo 1944, e di Marzabotto, 29 set-
viò la guerriglia partigiana, cui aderiro- tembre-1° ottobre 1944).

78
11 - La Seconda guerra mondiale

Nelle regioni della Venezia Giulia e dell’Istria, il crollo delle


istituzioni fasciste portò a ondate di violenza da parte dei
partigiani iugoslavi nei confronti delle minoranze italiane;
numerose furono le persone uccise e gettate in profonde
cavità carsiche, le foibe. Analoghi atti di violenza contro gli Le foibe
Italiani si ripeteranno nella primavera del 1945.
Sul piano militare, dopo lo sbarco in Sicilia, la marcia della
V armata americana del generale Mark W. Clark e dell’VIII
armata britannica del generale Montgomery procedette ab-
bastanza rapidamente fino all’autunno, quando si arrestò Stallo lungo
lungo la linea Gustav, approntata dai Tedeschi attraverso la linea Gustav
l’Appennino, e incardinata nella posizione strategica di
Cassino.

Il 1944: la riconquista dell’Europa


Le disfatte in Africa, Russia e Italia dimostrarono che la
potenza nazi-fascista era prossima alla sconfitta. Churchill,
Roosevelt e Stalin, alla conferenza di Teheran avevano sta-
bilito di aprire un fronte che colpisse direttamente il cuore
dell’Europa.

n Lo sbarco in Normandia
Si progettò quindi lo sbarco in Normandia (operazione Operazione Overlord
Overlord) che avvenne il 6 giugno 1944. Gli Anglo-ame-
ricani sbarcarono sulle coste francesi con 350 000 uomini,
mettendo in campo 6500 aerei e circa 6400 navi. Nel mese
di agosto truppe alleate sbarcarono anche nel sud della Sbarco nel sud
Francia, nei pressi di Cannes. Gli alleati e il generale De della Francia
Gaulle entrarono a Parigi il 26 agosto.

n Gli altri fronti


I Tedeschi erano ormai impegnati a oriente dai Russi e sui
fronti meridionale e occidentale dagli Anglo-Americani.
Hitler, che il 20 luglio 1944 era sfuggito a un attentato Attentato a Hitler
organizzato da alcuni ufficiali della Wehrmacht, ordinò
una strenua resistenza. A oriente, l’Armata Rossa varcò il L’Armata Rossa
10 ottobre i confini del Reich, portando la guerra in terri- entra in Germania
torio germanico.
In Italia, nel mese di maggio gli Alleati scatenarono l’offen-
siva su Cassino, sbloccando così un lungo stallo e facendo
il loro ingresso a Roma il 4 giugno. L’offensiva, coadiuvata Gli Alleati a Roma
dalle forze partigiane, condusse anche alla liberazione di
Firenze (22 agosto), bloccandosi però lungo la linea difen-
siva tedesca allestita tra Pisa e Rimini (linea gotica).

79
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

lA SHOAH
Con il termine ebraico di Shoah (che si- campi di sterminio. Affidati direttamente
gnifica “catastrofe”) viene identificato il alle SS, questi campi furono utilizzati per
genocidio degli ebrei europei messo in eliminare, attraverso camere a gas, i re-
atto dai nazisti nel corso della Seconda clusi, oltre che per mettere in atto speri-
guerra mondiale. mentazioni pseudoscientifiche su esse-
Subito dopo l’occupazione della Polonia ri umani. Tra i campi di concentramen-
i Tedeschi concentrarono la popolazione to e di sterminio più famigerati ci furono
ebraica nei ghetti mentre gruppi operati- quelli di Auschwitz, Buchenwald, Dachau
vi delle SS, gli Einsatzgruppen, procedet- e Mauthausen. In Italia funzionò come
tero a massacri su larga scala. centro di smistamento il campo di Fosso-
Tuttavia, la “soluzione finale”, cioè il pro- li, mentre l’unico campo di sterminio fu la
gramma di sterminio di tutti gli ebrei eu- risiera di San Sabba a Trieste.
ropei, divenne pienamente operativa Le grandi comunità ebraiche dell’Euro-
dopo l’invasione dell’URSS nel giugno pa orientale subirono le conseguenze
1941: nelle immediate retrovie del fron- più tragiche. In molti Paesi (e con parti-
te gli Einsatzgruppen rastrellavano e ucci- colare determinazione in Croazia, in Un-
devano sul posto gli Ebrei, mentre nel re- gheria e in Romania) i governi collabo-
sto dell’Europa venne organizzata la de- rarono attivamente con i nazisti alla “so-
portazione di massa degli ebrei verso i luzione finale”.

Offensive americane Nel Pacifico gli Americani avevano avviato fin dal mese di
nel Pacifico gennaio un’offensiva in Birmania, estesa poi a giugno alle
isole Marianne. Gli Americani avevano ormai conquistato
il dominio del mare e dell’aria: nella seconda metà del
1944 vinsero i Giapponesi anche nelle battaglie navali delle
Filippine e del golfo di Leyte.

Il 1945: la fine del conflitto


La conferenza L’ultimo anno di guerra si aprì con la Conferenza di Jalta,
di Jalta tenutasi in Crimea dal 4 all’11 febbraio. Roosevelt, Stalin e
Churchill decisero l’istituzione dell’Organizzazione delle
Nazioni Unite (ONU), riservandosi però il diritto di veto
nel Consiglio di Sicurezza, e stabilirono la divisione della
Germania in quattro zone di occupazione e lo spostamen-
to verso occidente dei confini sovietici; i tre leader si impe-
gnarono a indire elezioni democratiche nei Paesi liberati.
La divisione Per il suo andamento complessivo, la conferenza assurse
dell’Europa in sfere tuttavia a simbolo della divisione dell’Europa in sfere d’in-
d’influenza fluenza e del cedimento di Roosevelt alle mire di Stalin.
Sul piano militare, il lancio delle V2 su Londra (l’unica “ar-
ma segreta” di Hitler effettivamente realizzata), l’ultima
controffensiva tedesca nelle Ardenne (tra dicembre 1944
e gennaio 1945) e l’impiego da parte dei Giapponesi dei

80
11 - La Seconda guerra mondiale

piloti suicidi (kamikaze) contro le navi americane non


riuscirono a modificare le sorti del conflitto, ormai decise
dalla schiacciante superiorità in uomini e mezzi di Ameri-
cani, Britannici e Sovietici.

n La fine della guerra in Europa


In Italia, le truppe alleate attestate sul Serchio rimasero
inattive fino a febbraio. Ai primi di aprile iniziò l’offensiva La liberazione
finale. Tra il 25 e il 26 aprile lo sbandamento delle truppe del nord Italia
tedesche e alcuni episodi di insurrezione partigiana por-
tarono alla liberazione Paese, mentre Mussolini fu catturato Uccisione
e fucilato dai partigiani a Dongo, presso Como (28 aprile di Mussolini
1945), insieme ad altri gerarchi.
Le truppe americane provenienti da occidente e quelle
sovietiche provenienti da oriente si incontrarono in Ger-
mania, a Torgau, il 25 aprile, sulle sponde del fiume Elba.
Il 30 aprile 1945, a Berlino, mentre le truppe sovietiche
avanzavano casa per casa, Hitler si suicidò all’interno del Suicidio di Hitler
suo bunker. La Germania si arrese senza condizioni a Rei- e resa tedesca
ms il 7 maggio seguente.

n Le bombe atomiche sul Giappone


I Giapponesi erano in lenta ritirata su tutti i fronti. Ma per
gli Stati Uniti, nonostante la metodica avanzata (Iwo Jima e
Manila, febbraio; Okinawa, maggio) le operazioni militari Lenta avanzata
si rivelarono più lunghe e sanguinose del previsto. americana
Il 26 luglio gli Alleati, riuniti nella conferenza di Potsdam
per decidere i criteri dei trattati di pace con la Germania e i
suoi alleati, intimarono al Giappone la resa incondizionata
o la distruzione totale.
Il 6 agosto 1945 il presidente Harry Truman (1945-1953), Le bombe atomiche
succeduto a Roosevelt, fece sganciare la prima bomba ato- su Hiroshima
mica della storia su Hiroshima, causando 90 000 vittime. e Nagasaki
L’8 agosto l’Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone.
Il 9 agosto un altro ordigno nucleare statunitense colpì Na-
gasaki. Il Giappone acconsentì a intraprendere trattative
di pace, accettando quindi la resa, firmata ufficialmente a
Tokyo, a bordo della corazzata americana Missouri, il 1° Resa del Giappone
settembre 1945.

81
Dal 1900 alla fine della Seconda guerra mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Il 1939 e Il 1940: 1° settembre 1939: la Germania attacca la Polonia; due settimane dopo anche
la guerra In europa l’URSS attacca la Polonia. Nei primi mesi del 1940 Hitler occupa Danimarca e
Norvegia, Stalin la Finlandia e le repubbliche baltiche. Maggio 1940: attacco te-
desco alla Francia. Estate 1940: battaglia d’Inghilterra. Dopo aver contribuito alla
caduta della Francia (giugno 1940), l’Italia attacca la Grecia (ottobre 1940).

Il 1941: la guerra 22 giugno 1941: la Germania attacca l’URSS. Con la legge Affitti e Prestiti gli USA
dIventa mondIale forniscono aiuti a Gran Bretagna e URSS. 7 dicembre 1941: attacco giapponese
a Pearl Harbor, anche gli USA sono coinvolti direttamente nel conflitto.

Il 1942: la svolta Massima espansione delle conquiste dell’Asse, ma nella seconda metà dell’anno
si ha un’inversione nelle sorti del conflitto. Maggio-giugno: sconfitte giapponesi
nella battaglie del Mar dei Coralli e delle Midway. Autunno: sconfitta italo-tede-
sche in Africa settentrionale e sbarco americano in Marocco. Dicembre: controf-
fensiva russa a Stalingrado.

Il 1943: Il crollo Maggio: resa dell’Asse in Nordafrica. Gli Alleati si incontrano a Casablanca, Mo-
del fascIsmo sca e Teheran per mettere a punto i piani d’azione. 10 luglio: sbarco alleato in
Sicilia. 25 luglio: caduta del fascismo e governo Badoglio. Settembre: armistizio
con gli Alleati; creazione della RSI. Inizia l’attività della Resistenza.

Il 1944: la rIconquIsta Giugno: gli Americani liberano Roma; sbarco alleato in Normandia. Ottobre: l’Ar-
dell'europa mata Rossa entra in Germania. Offensive americane nel teatro del Pacifico: Bir-
mania, isole Marianne e Filippine.

Il 1945: la fIne Febbraio: conferenza di Jalta per il riassetto dell’Europa. 25 aprile: l’Italia è libera-
del conflItto ta; Mussolini è arrestato e ucciso (28 aprile). 30 aprile: suicidio di Hitler e succes-
siva resa tedesca (7 maggio). 6-9 agosto. bombe atomiche sul Hiroshima e Na-
gasaki; resa del Giappone (1° settembre).

DOMANDE DI VERIFICA
1 Di quali Paesi violò la neutralità la Germania 5 Che cos’era l’ARMIR? A quali sorti andò in-
per attaccare la Francia? 74a contro nell’inverno tra il 1942 e il 1943?
77a
2 Perché Mussolini decise di attaccare la
Grecia? 74c 6 A cosa sono legate, in Italia, le date del 25
luglio e dell’8 settembre 1943? 78ac
3 Cosa si definisce con il termine di “opera-
zione Barbarossa”? 74b 7 Cosa si intende con il termine ebraico
Shoah? 80a
4 Quale Paese introdusse la legge Affitti e
Prestiti e perché? 75c 8 Di quale organizzazione internazionale furo-
no messe le basi a Jalta? 80c

82
dalla guerra fredda
al nuovo ordine
mondiale
1 Il dopoguerra
e la guerra fredda
Dopo la Seconda guerra mondiale, che aveva causato grandi perdite
in termini di vite umane (50 milioni di vittime) e gettato l’economia dei Paesi
che l’avevano combattuta in una profonda crisi, s’impose la necessità
di organizzare un nuovo assetto internazionale. Inevitabilmente
questa fase di transizione suscitò contrasti tra le potenze vincitrici.
La divisione in sfere d’influenza, stabilita durante le conferenze di Jalta
e Potsdam finì con il trascinare il mondo occidentale (guidato dagli USA)
e il gruppo dei Paesi comunisti (con in testa l’URSS) in un confronto
ideologico e strategico che avrebbe preso il nome di “guerra fredda”.
In Europa, la Germania, occupata da Americani, Inglesi e Francesi
da un lato e dai Sovietici dall’altro, si vide precludere ogni possibilità
di unificazione, mentre gli Stati Uniti vararono un massiccio piano di aiuti
economici verso i Paesi alleati. Nacquero anche nuovi organismi
internazionali, come l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), deputati
alla salvaguardia della pace. I contrasti tra USA e URSS rischiarono di portare
a un nuovo conflitto mondiale nel 1950, quando la Corea del Nord,
spalleggiata da URSS e Cina, invase la Corea del Sud, sotto tutela
statunitense; ne seguì un conflitto concluso nel 1953.

Il nuovo assetto internazionale


Poco dopo la fine della guerra, concretizzando un progetto
del 1941, fu varato lo statuto definitivo dell’ONU (Orga- Nasce l’ONU
nizzazione delle Nazioni Unite, San Francisco, 26 giugno
1945), istituita per salvaguardare la pace, la libertà e la de-
mocrazia nel mondo. Essa, tuttavia, dimostrò subito una
certa debolezza non riuscendo a risolvere i crescenti con-
trasti tra USA e URSS, i due grandi vincitori del conflitto.

n Gli accordi di pace


Le prime spaccature tra le due superpotenze emersero già
durante le trattative per gli accordi di pace con Italia, Bul-
garia, Romania e Ungheria, Paesi ex-alleati della Germania.
I trattati tra i quattro vincitori della guerra e gli sconfitti,
a eccezione della Germania, furono avviati nell’estate del
1946 e firmati il 10 febbraio 1947 a Parigi. Conferenza di Parigi

85
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Perdite territoriali Sul confine occidentale l’Italia cedette Briga e Tenda alla
italiane Francia. Più ampie le perdite sul confine orientale, con la
cessione di Zara, Fiume e dell’Istria alla Iugoslavia. Trieste,
La questione rivendicata dagli Iugoslavi, fu organizzata in un territorio
di Trieste libero diviso in due zone (la zona A anglo-americana, la B
iugoslava); nel 1954 la zona A sarebbe stata affidata all’Ita-
lia. Il trattato impose anche la restituzione delle colonie
(Libia ed Etiopia), di Rodi e del Dodecaneso (queste ultime
a vantaggio della Grecia).
L’area di influenza Bulgaria, Romania, Ungheria e Finlandia, occupate dall’Ar-
sovietica in Europa mata Rossa, si piegarono a trattati rispondenti alle esigen-
orientale ze di Mosca. L’URSS ottenne il controllo sui Paesi baltici,
inglobò la Carelia (a spese della Finlandia) e ottenne dalla
Polonia le regioni di Bielorussia e Ucraina, provocando
Spostamento della così lo spostamento della Polonia verso occidente e la con-
Polonia a occidente seguente annessione, da parte di quest’ultima, di vasti
territori tedeschi (Pomerania, Slesia e parte della Prussia
Orientale). Tali modifiche di confine causarono l’espulsio-
ne di milioni di cittadini tedeschi verso occidente.
In Asia, il Giappone perse tutti i possedimenti cinesi, For-
Governo mosa, Sahalin e la Corea, e fu sottoposto al controllo poli-
di occupazione tico-militare statunitense. Il governo di occupazione retto
in Giappone dal generale americano Douglas MacArthur varò una
nuova costituzione (1946) e intervenne a fondo nel settore
economico (scioglimento dei maggiori gruppi monopo-
listici, gli zaibatsu; riforme agrarie). La responsabilità di
governo fu di nuovo affidata ai Giapponesi nel 1951.
I vincitori Negli altri territori dell’Estremo Oriente le potenze vinci-
conservano gli trici mantennero sostanzialmente il controllo sui rispettivi
imperi coloniali imperi coloniali.

La guerra fredda
La struttura bipolare delle relazioni internazionali si con-
solidò rapidamente attorno a USA e URSS, raggruppando
attorno ai due poli le potenze minori.
Il peggioramento dei rapporti tra Mosca e Washington e la
totale antiteticità tra i rispettivi sistemi economici e socia-
li, portò a una fase di aperta tensione. Winston Churchill,
in un discorso tenuto a Fulton nel marzo del 1946 disse, a
proposito della creazione del blocco di Stati comunisti nel
La cortina di ferro Vecchio Continente, che una “cortina di ferro” era calata a
dividere l’Europa. Si avviava così un contrasto che avrebbe
assunto dimensioni globali tra mondo comunista e mondo
liberaldemocratico occidentale.

86
1 - Il dopoguerra e la guerra fredda

La ricostruzione in Occidente
Di fronte a un’Europa devastata dalla guerra, gli Stati Uniti Supremazia
restavano l’unica potenza mondiale in grado di fare affi- economica
damento su una fiorente economia. Per contrastare la statunitense
diffusione delle tendenze comuniste e filo-sovietiche e
dimostrare l’efficienza del sistema liberale, Washington
programmò un piano di aiuti diretto ai Paesi inclusi nella
propria sfera d’influenza (in particolare quelli dell’Europa
occidentale). Grazie alla pianificazione dell’UNRRA (United L’UNRRA
Nations Relief and Rehabilitation Administration), istituito
nel 1943 sotto l’egida dell’ONU, ma in realtà controllato
dagli USA, vennero inviati in Europa capitali, materie prime
e generi alimentari: il presidente americano Truman fece
di questa condotta lo strumento per sostenere una guerra
ideologica contro il totalitarismo comunista.
A una prima fase (1945-46), ne seguì una seconda, cul-
minata nel piano Marshall (avviato nel giugno 1947), un Il piano Marshall
progetto di grandi aiuti economici rivolti indistintamente
a tutti i Paesi europei. Con esso gli Americani speravano di
allargare la propria influenza anche ai Paesi dell’Est euro-
peo, ma tali ambizioni naufragarono per l’ostilità sovietica,
che decise di rispondere con una sua struttura di coopera-
zione economica, il Comecon.

La divisione della Germania


In base agli accordi tra le potenze la Germania, divisa
in quattro zone di occupazione (a occidente gli eserciti Le quattro zone
francese, inglese e statunitense, a oriente l’Armata Ros- di occupazione
sa) avrebbe dovuto essere denazificata, demilitarizzata,
democratizzata e sottoposta a un processo di riforma del-
l’assetto economico.
Ciò avvenne in un clima di contrasti crescenti tra Est e
Ovest (Stati Uniti e Unione Sovietica collaborarono solo
durante il processo di Norimberga contro i criminali di
guerra nazisti, tra il novembre 1945 e l’ottobre 1946).
Anche la capitale, Berlino, fu divisa in quattro zone di oc-
cupazione. Le tensioni si acuirono quando nel giugno 1948
l’URSS bloccò ogni accesso terrestre e fluviale alla città, con Il blocco di Berlino
lo scopo di estromettere gli ex alleati occidentali, che tutta-
via ricorsero a un imponente ponte aereo per i rifornimen-
ti; il blocco a Berlino fu quindi tolto nel maggio 1949.
I contrasti con Mosca accelerarono la nascita di uno Stato
tedesco occidentale: Americani, Inglesi e Francesi stabiliro-

87
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

no di federare gli undici lander tedeschi da essi controllati


La nascita in uno Stato indipendente filoccidentale: nacque così la
delle due Germanie Repubblica Federale Tedesca (RFT, maggio 1949). La rispo-
sta sovietica si concretò nel varo di uno Stato tedescoco-
munista a Est, nell’ottobre dello stesso 1949: la Repubblica
Democratica Tedesca (RDT).

Le “democrazie popolari” nell’Est europeo


L’Unione Sovietica uscì dalla guerra stremata; in condizioni
anche peggiori versavano i Paesi dell’Est europeo occupati
dall’Armata Rossa. In URSS la ricostruzione fu attuata a
tappe forzate. Stalin, mentre si preoccupava di rifondare la
struttura economica interna, intervenne in politica estera
per favorire l’istituzione di “democrazie popolari” (cioè
regimi comunisti a partito unico) nelle nazioni sotto la sua
sfera di influenza: tra il 1946 e il 1947 i comunisti ottennero
i posti chiave nei governi di Polonia, Ungheria e Romania.
Colpo di Stato In Cecoslovacchia il regime comunista si insediò invece
a Praga nel 1948 a seguito di un colpo di Stato.
In Iugoslavia, dove il potere era nelle mani di Tito (leader
La Iugoslavia di Tito della resistenza antinazista), il passaggio al comunismo av-
venne in modo autonomo da Mosca. Nel 1948, la volontà di
Tito nel perseguire una via nazionale al socialismo rispetto
all’URSS ne provocò l’espulsione dal Cominform, la strut-
tura che coordinava i partiti comunisti europei.

Dalla NATO al Patto di Varsavia


Nel marzo del 1948 Gran Bretagna, Francia, Belgio, Paesi
Gli accordi Bassi e Lussemburgo sottoscrissero il Patto di Bruxelles per
tra i Paesi garantirsi reciproca assistenza militare. La relativa struttu-
occidentali ra organizzativa, l’Unione Europea Occidentale (UEO),
voluta formalmente per opporsi a un’eventuale rinascita
tedesca, aveva tuttavia come obiettivo anche quello di ar-
ginare l’espansionismo sovietico.
L’anno seguente i Paesi dell’UEO avviarono trattative con
gli Stati Uniti per consolidare militarmente le democrazie
occidentali contro la minaccia dell’URSS. Il 4 aprile 1949 fu
Il Patto atlantico quindi firmato a Washington il Patto atlantico, da cui ebbe
e la NATO origine la sua struttura politico-militare, la NATO (North
Atlantic Treaty Organization). Vi aderirono, oltre ai Paesi
dell’UEO, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Danimarca, Islan-
da, Portogallo e Italia. Nel 1951 ne entrarono a far parte Tur-
chia e Grecia, nel 1954 la Repubblica Federale Tedesca.

88
1 - Il dopoguerra e la guerra fredda

Nel maggio 1949, allo scopo di favorire l’integrazione


politica e sociale fra gli Stati dell’Europa occidentale, fu
costituito il Consiglio d’Europa. Nell’aprile del 1951 l’isti- Il Consiglio d’Europa
tuzione della CECA (la Comunità Europea del Carbone e e la CECA
dell’Acciaio), cui aderirono Francia, Repubblica Federale
Tedesca, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, oltre a
creare uno strumento per il controllo della produzione e
dei prezzi del carbone e dell’acciaio, diede ulteriore con-
sistenza alla prospettiva europeistica.
Di fronte alle iniziative occidentali, nel 1949 l’URSS pro-
mosse l’istituzione di uno strumento di pianificazione eco-
nomica comunitaria, il Comecon, con i Paesi dell’Europa Il Comecon
orientale (negli anni seguenti vi aderirono anche Mongolia,
Cuba e Vietnam). Gli obiettivi di difesa, cooperazione e
mutua assistenza militare sfociarono invece nel Patto di Il Patto di Varsavia
Varsavia, istituito nel maggio 1955 tra Unione Sovietica,
Polonia, Cecoslovacchia, Repubblica Democratica tedesca,
Romania, Bulgaria, Ungheria e Albania.
Uno dei primi effetti di questo clima di crescente con- La guerra di Corea
trapposizione tra i due blocchi si registrò nel 1950 con lo
scoppio della guerra di Corea, che alimentò la psicosi di
un’imminente conflitto mondiale.
L’Occidente provvide quindi a potenziare la NATO. Nel
timore di un attacco sovietico fu inoltre avviato il riarmo
della Repubblica Federale Tedesca con l’istituzione della La CED
CED (Comunità Europea di Difesa), sotto comando ameri-
cano e con partecipazione tedesca (27 maggio 1952).

lA guerrA Di coreA
In seguito agli accordi intercorsi tra le pitale della Corea del Sud. Per fronteggia-
grandi potenze dopo la Seconda guer- re i Nordcoreani l’ONU organizzò quindi
ra mondiale, la Corea era stata divisa in un corpo di spedizione, composto preva-
due zone d’influenza: quella a nord del lentemente da truppe statunitensi e affida-
38° parallelo assegnata alla sfera sovie- to al comando del generale Douglas Ma-
tica, quella a sud agli Stati Uniti. A nord cArthur. Al contrattacco statunitense fece
fu varato un esecutivo guidato dal comu- seguito la decisione cinese di inviare vo-
nista Kim II Sung, a sud un gabinetto na- lontari al fianco dei Nordcoreani; nel gen-
zionalista affidato a Syngman Ree. Tra le naio del 1951 Seoul fu conquistata dal-
due zone, per effetto della guerra fredda, le truppe cinesi e nordcoreane. Il gene-
si instaurarono forti tensioni: tanto più che rale MacArthur propose di ricorrere alla
nessuna delle due parti era disposta ad bomba atomica contro la Cina, ma dovet-
accettare la divisione del Paese. te scontrarsi con il veto di Truman.
Il 25 giugno 1950 le truppe nordcorea- I negoziati di tregua, avviati nel luglio 1951,
ne sfondarono la linea del 38° parallelo condussero all’armistizio (1953) e al rista-
avanzando in profondità verso Seoul, ca- bilimento del confine al 38° parallelo.

89
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Il nuovo assetto Viene varato lo statuto definitivo dell’ONU (giugno 1945). Trattato di pace di Pa-
InternazIonale rigi con gli ex alleati della Germania (1947): l’Italia perde Briga e Tenda a occiden-
te e Zara, Fiume e l’Istria a oriente; Trieste divisa in due zone. L’URSS controlla i
Paesi Baltici. Spostamento a occidente della Polonia. Governo di occupazione
statunitense (affidato al generale MacArthur) in Giappone.

la guerra fredda La totale antiteticità dei sistemi economico-politici di USA e URSS e la divisione
dell’Europa in sfere di influenza fa calare sull’Europa una “cortina di ferro”.

la rIcostruzIone Vasto piano di aiuti statunitensi attraverso l’UNRRA e il piano Marshall (1947),
In occIdente rivolto anche ai Paesi dell’Europa orientale, che rifiutano e istituiscono una loro
struttura di cooperazione, il Comecon (1949).

la dIvIsIone La Germania e Berlino divise in quattro zone di occupazione (americana, inglese,


della germanIa francese e sovietica). Processo di Norimberga (novembre 1945-ottobre 1946).
Blocco sovietico di Berlino (giugno 1948-maggio 1949). Divisione della Germania:
nel 1949 nascono la Repubblica Federale Tedesca (RFT) e la Repubblica Demo-
cratica Tedesca (RDT).

le “democrazIe popolarI" In Polonia, Ungheria e Romania i partiti comunisti fedeli all’URSS conquistano i
posti chiave nei governi. Colpo di Stato comunista in Cecoslovacchia (1948). In
Iugoslavia Tito segue una via al socialismo autonoma rispetto all’URSS.

dalla nato Nasce l’UEO (Unione Europea Occidentale (1948). Con il Patto atlantico e la NATO
al patto dI
varsavIa (1949) gli USA si impegnano a consolidare politicamente e militarmente le demo-
crazie europee. Iniziative per l’integrazione europea: nascono il Consiglio d’Europa
(1949) e la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, 1951). I Paesi
dell’Europa orientale istituiscono un accordo militare, il Patto di Varsavia (1955). La
guerra di Corea (1950-53) suscita la psicosi di un nuovo conflitto mondiale.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Dove furono firmati gli accordi di pace tra 5 In quante zone di occupazione era divisa la
vincitori e vinti in Europa? 85b Germania? 87c

2 Quali perdite territoriali subì l’Italia? Che 6 Cosa si intende per “democrazie popolari”?
sorte fu riservata a Trieste? 86a 88ac

3 Cosa si intende con il termine di “guerra 7 Quali scopi si proponevano il Patto atlantico
fredda”? 86b e la NATO? 88b

4 Quali strutture di aiuto economico crearono 8 Quale fu la risposta sovietica alla NATO?
gli Stati Uniti a favore dell’Europa? 78ac 89c

90
2 La rivoluzione cinese
Nell’arco di tempo compreso tra il 1921 e il 1949, la Cina
fu protagonista di un deciso processo di risveglio dopo secoli di torpore
durante i quali gli occidentali le avevano imposto la propria influenza.
II Paese assistette alla progressiva ascesa del Partito Comunista (PCC)
in cui emerse con sempre maggior evidenza la figura di Mao Tse-tung.
Prima incluso nel partito nazionalista, poi a esso contrapposto, il PCC
intraprese dal giorno della sua fondazione la conquista del potere assoluto:
tale obiettivo (dittatura del partito unico) venne raggiunto da Mao
e dai suoi collaboratori nel 1949, al termine della guerra contro i Giapponesi
e dopo una lunga guerra civile contro il partito nazionalista del Kuomintang.
La cosiddetta rivoluzione popolare portò la Cina, che intanto era entrata
a far parte delle grandi potenze mondiali, a stringere legami di collaborazione
e amicizia con I’Unione Sovietica, seppure nell’ambito di una specifica
via nazionale al comunismo.

Il fronte antigiapponese
Nel 1937 l’invasione giapponese della Cina aveva favorito Alleanza
la creazione di un fronte unico tra il Partito Comunista tra comunisti
Cinese di Mao e i nazionalisti (Kuomintang) di Chang Kai- e nazionalisti
shek per combattere l’esercito del Sol Levante.
Nella prima fase del conflitto (1937-41) i Giapponesi erano
riusciti a controllare gran parte delle regioni costiere (dal Conquiste
1939) e le principali vie di comunicazione verso l’interno. giapponesi
Il Giappone era riuscito a conquistare le città più impor-
tanti (tra cui Pechino) e a insediare un governo fantoccio
a Nanchino (1939). Nel 1940 l’occupazione si era estesa
alle regioni settentrionali del Paese a est del Fiume Giallo,
a gran parte della valle dello Yang-Tze e alle coste meridio-
nali con Canton. Chang Kai-shek si era ritirato nell’interno,
trasferendo la capitale a Chungking.

n La Cina nella Seconda guerra mondiale


Con l’attacco giapponese a Pearl Harbor (7 dicembre 1941)
il conflitto si allargò e si inserì, con la dichiarazione di guer-
ra alle potenze dell’Asse, nella Seconda guerra mondiale.
Durante questa fase, mentre Chang Kai-shek, aiutato da-
gli Alleati, manteneva sotto il proprio controllo le regioni I nazionalisti
sudoccidentali del Paese, i Giapponesi vedevano erodere nel sudovest

91
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

le proprie posizioni e i comunisti (provvisoriamente rap-


I comunisti pacificati con Chang Kai-shek) mantenevano le loro basi
a nordovest nel nordovest e stimolavano un’incessante guerriglia alle
spalle dei Giapponesi. Il crollo di questi ultimi, nel 1945,
segnò inevitabilmente la ripresa della lotta armata tra na-
zionalisti e comunisti.

La guerra civile e la conquista del potere


Il confronto tra nazionalisti e comunisti si risolse nel giro
di pochi anni. Alla fine della Seconda guerra mondiale i co-
munisti controllavano un’area con 160 milioni di abitanti,
avevano un esercito di un milione di uomini e 2 milioni di
miliziani: erano ormai pronti a un governo di coalizione
Il Kuomintang rifiuta con il Kuomintang. Chang Kai-shek, forte dell’appoggio
l’accordo con Mao: politico e finanziario degli Stati Uniti, sabotò però ogni
la guerra civile progetto. Anzi, nel 1946, avviò una nuova campagna di
annientamento contro il Partito Comunista Cinese, che sfo-
ciò nella guerra civile. Nel primo anno di scontri (fino alla
Iniziali vittorie primavera del 1947), i nazionalisti ebbero il sopravvento,
nazionaliste in seguito iniziò il loro tracollo.
Nel frattempo Mao, per unificare la rivoluzione militare a
quella sociale, varò leggi di riforma agraria (maggio 1946-
settembre 1947) di orientamento comunista.
Successi comunisti Dal 1948 i comunisti iniziarono a raccogliere successi mi-
litari; nel febbraio 1949 si impadronirono di Tientsin e Pe-
chino. Poco dopo conquistarono la capitale nazionalista
Nanchino, Shanghai e Canton (rispettivamente in aprile,
Nasce la Repubblica maggio e ottobre). Il 1° ottobre 1949, a Pechino, Mao pro-
Popolare Cinese clamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, con lo
stesso Mao alla presidenza e Chou En-lai primo ministro.
La Cina nazionalista Nel dicembre dello stesso anno Chang Kai-shek fuggì a
a Formosa Formosa dove creò un governo nazionalista sotto la pro-
tezione degli Stati Uniti.
Il leader del Partito Comunista Cinese, attraverso la dittatu-
ra del partito unico, procedeva intanto a consolidare le basi
del potere, conducendo una serie di riforme strutturali di
carattere primario (diritto familiare, riforma agraria, avvio
dell’industrializzazione).

n L’atteggiamento di URSS e USA


Singolare fu l’atteggiamento delle due maggiori poten-
ze mondiali. L’Unione Sovietica di Stalin, nonostante le
Prudenza sovietica affinità ideologiche, rimandò sino all’ultimo momento il
riconoscimento del nuovo regime di Mao. Infatti, l’URSS in

92
2 - La rivoluzione cinese

il maoismo
L’esperienza comunista cinese fu alquan- In sostanza, Mao Tse-tung fu un acca-
to differente da quella sovietica, che fin nito sostenitore della “rivoluzione per-
dagli esordi aveva fatto del potenziamen- manente”, condotta attraverso feroci re-
to del settore industriale il suo orienta- pressioni contro i nemici di classe (ma an-
mento primario. che nei confronti dei principali rivali poli-
Mao Tse-tung, infatti, operò una profonda tici) e per mezzo di un’asfissiante propa-
reinterpretazione della dottrina marxista ganda ideologica.
rivalutando l’apporto delle classi conta- Finché Mao restò in vita, le sue idee con-
dine, determinanti nelle realtà dei Paesi tinuarono a suscitare un certo interesse;
in via di sviluppo rispetto al debole pro- furono però accantonate poco dopo la
letariato urbano. sua morte avvenuta nel 1976.
Il cosiddetto “maoismo” evidenziò in par- Lontano dalla Cina, con le sue compo-
ticolare la necessità di pianificare una nenti egualitaristiche e antiburocrati-
crescita più equilibrata tra agricoltura e che, il maoismo influenzò numerosi mo-
industria e di tenere costantemente vivo vimenti extra-parlamentari e la “nuo-
lo spirito rivoluzionario per impedire il ri- va sinistra” negli anni ’60 e ’70, nonché
costituirsi dei privilegi tradizionali cinesi esperienze guerrigliere nel Terzo Mondo
e della stratificazione in classi. (Sendero Luminoso, in Perú).

un primo momento aveva considerato la Cina come inclusa


nella sfera di influenza statunitense. Per questo, nei mesi
immediatamente successivi alla Seconda guerra mondia-
le, l’URSS aveva mantenuto un atteggiamento prudente
nei confronti del Partito Comunista Cinese, invitandolo a
trattare con il Kuomintang per formare un governo di coa-
lizione. Visto l’evolvere della situazione, Mosca fu però la
prima a riconoscere la Repubblica Popolare quando venne
istituita. Il 14 febbraio 1950, i due Paesi strinsero un accor-
do di amicizia e collaborazione di durata trentennale.
Del resto, le divisioni provocate dalla guerra fredda face- Gli USA e l’appoggio
vano sentire il loro peso anche in queste vicende. Gli Stati a Chang Kai-shek
Uniti avevano appoggiato il fronte nazionalista di Chang
Kai-shek, ma non senza molte perplessità e indecisioni.
Con la nascita della Repubblica Popolare Cinese, Washin-
gton e i suoi alleati continuarono a considerare il governo
di Chang Kai-shek a Taiwan come il solo legittimo rappre-
sentante della Cina. Con Pechino, anzi, vi fu una guerra di
fatto quando, durante il conflitto coreano, un gran nume-
ro di volontari cinesi si schierò a fianco dei Nordcoreani,
influendo decisamente sugli sviluppi bellici.

93
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Il fronte antIgIapponese Nel 1937 l’invasione giapponese favorisce la creazione di un fronte unito tra Par-
tito Comunista Cinese (PCC), che controlla la zona nordovest della Cina, e partito
nazionalista (Kuomintang), che controlla i territori di sudovest. Alla fine della Se-
conda guerra mondiale riprendono le ostilità tra le due fazioni.

la guerra cIvIle e la Nel 1946 Chang Kai-shek (Kuomintang) avvia una campagna militare contro il
conquIsta del potere PCC, guidato da Mao Tse-tung. Iniziali successi nazionalisti e successivo contrat-
tacco comunista. Il 1° ottobre 1949 Mao proclama a Pechino la nascita della
Repubblica Popolare Cinese. Nascita di un governo nazionalista a Formosa. Ditta-
tura del partito unico in Cina e declinazione in chiave rurale della dottrina marxista
(maoismo). Accordo di amicizia Cina-URSS (1950).

DOMANDE DI VERIFICA
1 Cosa suscitò l’invasione giapponese nelle 5 Quando scoppiò la guerra civile? 92c
due fazioni in lotta in Cina? 91a
6 Quali riforme avviò Mao dopo la conquista
2 Da chi era sostenuto Chang Kai-shek du- del potere? 92b
rante la Seconda guerra mondiale? 91b
7 In cosa si differenziava l'ideologia comuni-
3 Dove si trovavano le basi del PCC? 92a sta cinese da quella sovietica? 93a

4 Subito dopo la fine della Seconda guerra 8 Quali posizioni assunsero URSS e USA di
mondiale fu tentato un accordo tra Kuomin- fronte alla nascita della Repubblica Popola-
tang e PCC? 92c re Cinese? 92b-93

94
3 La fine del colonialismo,
la nascita del Terzo Mondo
A partire dagli anni ’50 ebbe inizio quel processo storico noto come
decolonizzazione: con esso numerose regioni dei continenti extra-europei
conseguirono l’indipendenza abbandonando l’umiliante status di colonie.
Non si trattò di un processo indolore: al contrario, spesso sfociò
in crisi e guerre sanguinose. I nuovi Stati (tra i quali India, Vietnam,
Tunisia, Algeria) ebbero fin dall’inizio un’esistenza difficile: quasi nessuno
di essi poteva contare su élite locali che avessero maturato significative
esperienze politiche o nel campo dell’amministrazione pubblica.
Un tentativo di alcune tra queste formazioni statali di elaborare una visione
strategica comune si ebbe con la Conferenza di Bandung (aprile 1955),
dove convennero rappresentanti di 29 Paesi afro-asiatici (tra i quali anche
Cina e Giappone). Dopo il mondo occidentale, basato sulla democrazia
e sull’economia di mercato, e il mondo socialista, dove la dittatura del partito
unico controllava attraverso lo Stato tutti i mezzi di produzione, si affacciava
sul palcoscenico della storia anche il Terzo Mondo, caratterizzato
da un preoccupante grado di sottosviluppo economico e sociale.

L’indipendenza dell’India
Nei possedimenti inglesi in Asia la decolonizzazione avven-
ne in maniera pacifica. Tra il 1942 e il 1943 Gandhi aveva Il ruolo di Gandhi
portato avanti una politica di disobbedienza civile nei
confronti dell’amministrazione britannica. Si erano svilup-
pate anche le prime tensioni tra etnie e religioni diverse:
la Lega musulmana indiana aveva chiesto la formazione di
uno Stato indiano musulmano indipendente.
Nel 1947 venne ufficialmente proclamata l’indipendenza Indipendenza di India
dell’India e la formazione di due Stati: l’Unione Indiana, e Pakistan
popolata da indù, e il Pakistan, musulmano (diviso in una
parte occidentale e in una orientale, alle due estremità
della penisola indiana).
Il trasferimento di grandi masse di individui fra i due Stati
provocò però molte tensioni e violenti scontri etnici che
causarono la morte di più di un milione di persone. In Assassinio di Gandhi
questo clima si inserì l’assassinio di Gandhi, avvenuto nel
1948 a opera di un fanatico indù.

95
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Il partito Negli anni successivi l’eredità di Gandhi fu assunta dal Par-


del Congresso tito del Congresso Indiano, d’ispirazione laico-socialista e
neutralista. Protagonisti alla guida del Paese furono il suc-
cessore del Mahatma, Jawaharlal Nehru, la figlia di Nehru,
Indira Gandhi (1964-1984), e il figlio di lei, Rajiv Gandhi
(1984-1991), ambedue questi ultimi caduti vittime della
violenza politica prodotta dalla collisione tra il centralismo
di Delhi e le istanze autonomistiche locali, in particolare
delle minoranze sikh e tamil.
Guerre Sul piano internazionale, i contrasti tra India e Pakistan
per il Kashmir per il controllo del Kashmir sfociarono in due conflitti,
nel 1948 e nel 1965, mentre nel 1971 il Pakistan orientale
Il Bangladesh ottenne l’indipendenza con il nome di Bangladesh.

La nascita di Israele
Dopo la tragedia della shoah durante la Seconda guerra
mondiale la corrente sionista aveva chiesto alle istituzioni
internazionali la creazione di uno Stato ebraico in Palestina,
Ostilità contrastata però dalla Lega Araba, l’alleanza politico-econo-
della Lega Araba mica tra i Paesi arabi istituita nel marzo del 1945 a Il Cairo.
In un crescendo di scontri armati tra Arabi ed Ebrei, e
di attentati terroristici antinglesi da parte di formazioni
La risoluzione ONU clandestine ebraiche, l’ONU votò il 29 novembre 1947 la
del 1947 spartizione della Palestina e la creazione di uno Stato in-
dipendente ebraico e di uno arabo; Gerusalemme sarebbe
dovuta rimanere sotto l’amministrazione dell’ONU.
Nel 1948 le forze britanniche si ritirarono dalla regione e
un governo provvisorio, presieduto da Ben Gurion, pro-
1948: nasce Israele clamò, il 14 maggio, la nascita dello Stato di Israele.

n La prima guerra arabo-israeliana


Contemporaneamente scoppiò la prima guerra arabo-israe-
liana: gli eserciti della Lega Araba (egiziani, giordani, ira-
cheni, siriani e libanesi) attaccarono e invasero il nuovo
Successo di Israele Stato ebraico, che tuttavia, nel febbraio 1949, riuscì a re-
contro la Lega Araba spingere le truppe arabe e a consolidare i confini del nuovo
Stato, allargandoli rispetto al piano di spartizione ONU.

La guerra d’Indocina
Mentre il mondo era impegnato nella ricostruzione post-
bellica e le democrazie occidentali fronteggiavano i regimi
comunisti, a partire dal 1954, terminata da poco la guerra
in Corea, la scena internazionale fu dominata da un’escala-

96
3 - La fine del colonialismo, la nascita del Terzo Mondo

tion militare in Indocina (Vietnam), dove le aspirazioni an-


ticolonialiste si unirono al confronto imposto dalla guerra
fredda. Nella regione, controllata da decenni dai Francesi,
i guerriglieri comunisti vietminh agli ordini del generale Guerriglia comunista
Giap avevano avviato nel 1946 una guerriglia strisciante.
Nel 1954 i guerriglieri conquistarono la piazzaforte di Dien-
Bien-Phu (7 maggio 1954). Alla fine di giugno i Francesi Sconfitta francese
erano in rotta: si giunse così a un armistizio tra le parti in
guerra, siglato durante la Conferenza di Ginevra (21 luglio
1954). Con esso si stabilì la divisione del Vietnam in due Divisione
parti lungo la linea del 17° parallelo: il Nord fu affidato alla del Vietnam
sfera d’influenza sovietica, il Sud a quella americana. An-
che Laos e Cambogia ottennero l’indipendenza in quello
stesso anno.
L’accordo di Ginevra prevedeva che il Vietnam venisse riu-
nificato dopo libere elezioni indette per il 1956, ma gli Stati
Uniti, temendo una vittoria comunista, rifiutarono l’intesa
e favorirono l’insediamento di un governo filoccidentale
nel Sud (1955), guidato da Ngô Dinh Diem. La tensione Nuove tensioni tra
tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud passò da uno stato Vietnam del Nord
di guerriglia latente a un vero e proprio conflitto, con il e Vietnam del Sud
coinvolgimento degli Stati Uniti a partire dal 1960.
La ricerca di forme di solidarietà tra i nuovi Stati sorti dal
movimento di decolonizzazione si manifestò tra il 18 e il 24
aprile 1955 con la conferenza svoltasi nella città indonesiana La conferenza
di Bandung, cui parteciparono 29 Paesi afro-asiatici, oltre di Bandung
a Cina, Indonesia, India ed Egitto. Furono poste le basi del
movimento dei Paesi “non allineati” che, oltre a sceglie-
re una collocazione equidistante tra i blocchi della guerra
fredda, intendeva costruire una personalità internazionale
autonoma dei Paesi di recente indipendenza.

La crisi di Suez
Nel corso degli anni ’50 l’Egitto (formalmente indipenden-
te dal 1922) assunse un atteggiamento di sfida nei con-
fronti degli interessi economici di Francia e Inghilterra. Il
22-23 luglio 1952 un colpo di Stato causò la caduta di re Il rovesciamento
Faruk. A coordinare il golpe furono il capo di stato maggio- di re Faruk
re Mohammed Naguib e il colonnello Gamal Abdel Nasser.
Quest’ultimo, una volta estromesso Naguib, concentrò
tutto il potere nelle proprie mani, dopo che nel Paese era Nasser proclama
stata proclamata la Repubblica (18 giugno 1953). la Repubblica
Nel 1956 la politica nazionalista di Nasser portò a forti
tensioni internazionali. Progettata la realizzazione di una

97
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

La diga di Assuan grande diga nei pressi di Assuan, il leader egiziano si mise
subito al lavoro per reperire all’estero i capitali necessari
alla realizzazione dell’opera; il tentativo non ebbe succes-
so. Di fronte al boicottaggio americano di un progetto
elaborato dagli Occidentali in aiuto dell’Egitto, Nasser, il
Nazionalizzazione 26 luglio 1956, decretò la nazionalizzazione della Compa-
del canale di Suez gnia Internazionale del canale di Suez. La diga di Assuan
sarebbe così stata finanziata coi proventi derivanti dal pa-
gamento dei transiti nell’istmo.
Francia, Inghilterra Francesi e Inglesi, ostili tanto alla nazionalizzazione del
e Israele contro canale quanto alla politica panaraba nasseriana, si accor-
l’Egitto darono con Israele – nei cui confronti il leader egiziano
praticava una politica di aperta ostilità – per un interven-
to militare: tra il 29 e 30 ottobre 1956 le truppe israeliane
La seconda guerra marciarono su Gaza e il Sinai (seconda guerra arabo-israe-
arabo-israeliana liana); il giorno seguente gli Anglo-Francesi distrussero
gli aeroporti egiziani, il 5 novembre sbarcarono a Porto
Said. Sennonché, la condanna americana dell’intervento
USA e URSS armato e le contemporanee pressioni dell’URSS indus-
risolvono la crisi sero i tre Paesi aggressori a cessare le ostilità. Già il 22
dicembre tutte le truppe anglo-francesi abbandonavano
la zona del canale.
Per Francia e Gran Bretagna fu una dura sconfitta diplo-
matica: ormai, non potevano far altro che constatare la
propria debolezza di fronte a Stati Uniti e Unione Sovie-
tica; anche Israele fu costretto a ritirarsi.

Nuove tensioni arabo-israeliane


Dopo lo scontro del 1956 gli Stati arabi continuarono a non
riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele. La situazione
si fece nuovamente critica nel 1967. Armato dall’URSS, il
leader egiziano Nasser diede ordine di bloccare nel golfo
di Aqaba le navi preposte al rifornimento di Israele.
La guerra A giugno gli Israeliani scatenarono quindi un’offensiva che
dei Sei giorni portò all’occupazione di Gaza, Sharm el Sheikh e Sinai, a
ottenere il controllo della Cisgiordania, e a controllare la
parte giordana di Gerusalemme e le alture del Golan. Per
Israele, al termine della guerra, durata solo sei giorni (5-
10 giugno 1967, terza guerra arabo-israeliana) la vittoria
fu totale.
I rapporti di forza nella regione erano mutati e nei territori
palestinesi si diffondeva un movimento militare antisraelia-
Al Fatah e OLP no (Al Fatah), nato in seno all’Organizzazione per la Libera-
zione della Palestina (OLP) e guidato da Yasser Arafat.

98
3 - La fine del colonialismo, la nascita del Terzo Mondo

La decolonizzazione in Africa
Il processo si sviluppò in un arco di tempo compreso tra
il 1947 e il 1975. I domini coloniali di Francia e Inghilterra
andarono in frantumi dando luogo alla formazione di nuovi
Stati che vennero definiti con il termine di Terzo Mondo Nascita
(ponendosi così accanto ai “mondi” occidentale e comu- del Terzo Mondo
nista). Occorre però sottolineare che, ben presto, la defi-
nizione di Terzo Mondo assunse un significato fortemente
negativo: sottosviluppo economico e status di neutralità
erano gli elementi distintivi delle nuove entità nazionali.

n Il Nordafrica
In Africa, la Tunisia, forse il Paese più evoluto, ottenne l’in- Tunisia
dipendenza dalla Francia il 20 marzo 1956. Il 25 luglio 1957,
dopo la deposizione del re Sidi el-Amin, fu proclamata la
Repubblica Tunisina.
Tra il 1949 e il 1951 la Libia divenne una monarchia indi- Libia
pendente con re Idris as-Sanusi. Nel 1969 un golpe militare
condusse al potere Muhamar Gheddafi, che in breve tempo
instaurò un regime autoritario sostenitore di organizzazioni
terroristiche e fonte di tensione e crisi in tutta l’area norda-
fricana e mediorientale.
Nel 1956 conseguì l’indipendenza anche il Marocco, dan- Marocco
dosi un ordinamento monarchico costituzionale.
Fu però in Algeria, considerata dalla Francia come un ter- Il dramma algerino
ritorio metropolitano, che si registrarono gli episodi più
violenti. Tra il 1954 e il 1955 iniziò la guerra di liberazione
da parte del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) guidato
da Mohammed Ben Bella. La repressione delle truppe
francesi raggiunse il culmine tra il 1956 e il 1957 (battaglia
di Algeri). Sarà il presidente De Gaulle ad aprire le trattative
di pace che nel 1962 portarono alla definitiva indipendenza
dell’ex colonia.

n L’Africa subsahariana
Le colonie britanniche africane conseguirono l’indipen-
denza tra il 1957 e il 1965. La Nigeria ottenne l’indipenden- Nigeria e Kenya
za nel 1960, mentre il Kenya la raggiunse nel 1963 dopo
un’intensa lotta tra coloni e indigeni.
Il Sudafrica si staccò invece dal Commonwealth nel 1961, Sudafrica
continuando a perseguire la politica razzista dell’apartheid.
Nel giugno 1960 la Francia dovette riconoscere anche l’in-
dipendenza del Madagascar (dopo numerose insurrezioni Madagascar
e un decennale stato d’assedio).

99
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Congo, Ruanda Il Belgio concesse l’indipendenza ai territori del proprio


e Burundi impero (Congo, Ruanda e Burundi) tra il 1960 e il 1962,
non senza sanguinosi contrasti.
Il Portogallo, impegnato a fronteggiare militarmente le
Angola, Mozambico guerre di liberazione in Angola, Mozambico e Guinea-Bis-
e Guinea-Bissau sau, cedette solo tra il 1974 e il 1975.

SCHEMA RIASSUNTIVO
L’indipendenza deLL’india Disobbedienza civile di Gandhi contro i Britannici (1942-43). Indipendenza dell’In-
dia (1947): nascono l’Unione Indiana (indù) e il Pakistan (musulmano); guerre per
il Kashmir (1948 e 1965). Il Bangladesh ottiene l’indipendenza (1971).

La nascita di israeLe Scontri tra Arabi ed Ebrei; azioni terroristiche ebraiche contro gli inglesi in Palesti-
na. L’ONU vota la spartizione della Palestina in due Stati, uno arabo e uno israe-
liano. 14 maggio 1948: nasce Israele. Gli Stati della Lega Araba si oppongono e
scatenano la prima guerra arabo-israeliana (1948-49); vittoria degli Israeliani.

La guerra d’indocina Sconfitta francese a Dien-Bien-Phu (1954) contro i guerriglieri comunisti viet-
minh; nascita di Vietnam del Nord (filosovietico) e Vietnam del Sud (filoamerica-
no). Conferenza di Bandung dei Paesi “non allineati” (1955).

La crisi di suez Colpo di Stato di Nasser in Egitto (1952). Nazionalizzazione del canale di Suez e
e nuove tensioni intervento militare di Francia, Inghilterra (ottobre 1956); contemporeneo inter-
arabo-israeLiane vento di Israele su Gaza e Sinai (seconda guerra arabo-israeliana). Guerra dei Sei
giorni (terza guerra arabo-israeliana, 1967) tra Israele ed Egitto. Nascita di OLP
(Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e Al Fatah.

La decoLonizzazione Indipendenza di Tunisia (1956), Libia (1949-51), Marocco (1956), Algeria (1962)
in africa e di numerosi Paesi dell’Africa Subsahariana (ex colonie di Belgio e Portogallo).

DOMANDE DI VERIFICA
1 Tra il 1947 e il 1971 nel subcontinente in- 5 Cosa si intendeva con il termine di Paesi
diano si formarono tre nuovi Stati. Quali? “non allineati”? 97c
95b-96a
6 Quale leader africano innescò la crisi di
2 Cosa prevedeva la dichiarazione ONU del Suez e perché? 97b-98a
1947 in merito alla Palestina? 96c
7 Con quale altro nome è nota la terza guerra
3 Perché scoppio la prima guerrea arabo- arabo-israeliana? 98b
israeliana? 96b
8 In quale Paese nordafricano la decolonizza-
4 Quale nazione europea fu sconfitta in Indo- zione fu più traumatica e violenta? 99c
cina nel 1954? 97a

100
4 USA e mondo occidentale
dagli anni ’50 agli anni ’80
A partire dagli anni ’50 gli Stati Uniti, superpotenza egemone in un mondo
caratterizzato dall’aspra contrapposizione bipolare con il blocco sovietico,
rafforzarono la propria leadership militare, economica, politica e culturale
sull’Occidente. Essi soli, contando su ingenti risorse economiche e industriali,
poterono varare cospicui piani di aiuti per finanziare la ricostruzione post-bellica
nei Paesi devastati dall’ultimo conflitto e fronteggiare l’URSS nelle diverse fasi
della “guerra fredda”. I presidenti Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson,
Nixon, Carter e Reagan furono i protagonisti di questo importante periodo
di storia americana. L’Europa occidentale, per porre fine ai suoi secolari
particolarismi nazionali, maturò esigenze di maggiore integrazione;
oltre agli organismi di tutela militare nati subito dopo il conflitto e la creazione
della CECA, che abbozzò una prima intesa di collaborazione economica
in Occidente, nel 1957 fu istituita la CEE (Comunità Economica Europea)
destinata a porre le basi della futura Unione Europea.

Gli Stati Uniti da Truman a Reagan


Morto Roosevelt nel 1945, la carica di presidente fino alle
nuove elezioni toccò al vicepresidente Harry S. Truman.
Esponente democratico, Truman, grazie anche all’appog- Truman
gio dei sindacati, vinse poi le elezioni presidenziali del e la guerra fredda
1948: durante il suo mandato fece approvare leggi in favore
dei lavoratori e gestì la guerra fredda, che raggiunse una
fase critica con il conflitto di Corea, aggravando ulterior-
mente le tensioni con l’URSS.
Fu in questo clima che negli Stati Uniti, tra il 1950 e il 1954,
ebbe inizio una forte campagna anticomunista (“maccar-
tismo”) guidata dal senatore Joseph McCarthy, che de- Il “maccartismo”
nunciò la presenza di simpatizzanti comunisti e di agenti e il pericolo
filosovietici ai vertici dell’amministrazione (in quegli anni comunista
erano state effettivamente scoperte reti spionistiche nel
dipartimento della guerra statunitense). Il “maccartismo”,
che coinvolse spesso con accuse infondate e persecutorie
anche intellettuali ed esponenti del mondo dello spettaco-
lo, iniziò a declinare quando fu oggetto di una mozione di
censura da parte del senato americano (1954).

101
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

n I due mandati di Eisenhower (1953-60)


L’orientamento conservatore e filorepubblicano dell’opi-
nione pubblica fece sì che alle elezioni del 4 novembre
1952 trionfasse il generale Dwight D. Eisenhower. Nel 1956
Eisenhower fu rieletto alla Casa Bianca. Durante il suo se-
Politica riformista condo mandato prese misure contro la segregazione raz-
ziale, si dimostrò favorevole al contenimento delle spese
militari e avviò un piano di aiuti economici e militari nei
confronti dei Paesi del Medio Oriente.

n John Fitzgerald Kennedy


e le tensioni internazionali nei primi anni ’60
Alle elezioni del 1960, John Fitzgerald Kennedy, candida-
to democratico, vinse di misura contro il repubblicano
Richard Nixon. Il suo obiettivo era quello di rilanciare il
progresso economico, culturale e civile del “sogno ameri-
cano”. Ma il suo mandato fu caratterizzato soprattutto dalle
Gli insuccessi tensioni internazionali. In Europa dovette assistere alla
in politica estera costruzione del Muro di Berlino (1961), voluto dall’URSS
per impedire ai Tedeschi dell’est di fuggire a ovest. In Ame-
rica Latina, dopo aver varato un piano di aiuti, osteggiò il
regime comunista di Fidel Castro a Cuba (la cui dittatura
era stata instaurata nel 1959), rischiando di provocare un
La crisi dei missili conflitto atomico con l’URSS, che aveva progettato di in-
a Cuba stallare nell’isola delle basi missilistiche (1962); solo un
accordo in extremis fece rientrare l’allarme.
Una decisione gravida di conseguenze fu il progressivo
Il coinvolgimento impegno militare in Vietnam, dove era iniziata una guerra
in Vietnam civile tra comunisti del nord e filo-occidentali del sud. Sul
fronte interno agì per favorire l’integrazione della popola-
zione di colore e l’estensione dei diritti civili, alimentando
L’assassinio però forti contrasti. Kennedy fu assassinato a Dallas il 22
di Kennedy novembre 1963: le responsabilità dell’attentato non furono
mai pienamente accertate.

n Richard Nixon e la “distensione”


La presidenza passò allora al vicepresidente Lyndon B.
La presidenza Johnson che da un lato operò in senso riformistico, dal-
Johnson l’altro dovette gestire il crescente coinvolgimento ameri-
cano in Vietnam. Questa guerra travolse Johnson che nel
1969 non si presentò alle elezioni. Gli succedette Richard
Nixon, guerra in Nixon, che risolse il nodo Vietnam (nel 1973 ordinò il ritiro
Vietnam e accordi delle truppe americane; la guerra terminò nel 1975 con la
con l’URSS capitolazione del sud). Nixon inaugurò poi un periodo di
distensione con l’URSS (accordo SALT 1, per la limitazio-

102
4 - USA e mondo occidentale dagli anni ’50 agli anni ’80

La GUERRa DEL VIETNaM


Alla divisione in Vietnam del Nord e Viet- Nel gennaio 1968 l’offensiva
Nixon: vietcong del
dai successi
nam del Sud dopo la fine del dominio co- Tet mise in crisi il dispositivo bellico statu-
iniziale al Watergate
loniale francese era seguito l’avvio di una nitense, dimostrando all’opinione pubbli-
guerriglia rurale comunista (vietcong), ca americana i pesanti costi, soprattutto
con l’appoggio nordvietnamita, contro il in termini di vite umane, del conflitto.
governo del Sud. Nel 1970 Il nuovo presidente Richard
Il timore che una vittoria comunista Nixon da un lato inasprì Carterla presidente
guerra con
avrebbe comportato la perdita di tutta nuovi bombardamenti, dall’altro operò
l’Asia sudorientale indusse gli Stati Uni- per una progressiva riduzione del contin-
ti a intervenire direttamente a favore dei gente americano. Un tentativo di accordo
Sudvietnamiti. A partire dal 1964 massic- di pace fu avviato nel 1973.
ci bombardamenti aerei statunitensi ten- Nel 1975 il crollo dell’esercito sudviet-
tarono di impedire ogni attività produtti- namita e l’occupazione della capitale
va nel Vietnam del Nord e ogni possibi- Saigon da parte dei Nordvietnamiti po-
lità di aiuto ai vietcong, costantemente sero fine al conflitto: Nord e Sud furono
riforniti di armi e mezzi da Cina e Unio- unificati nella RepubblicaReagan Socialista del
ne Sovietica. Vietnam. e la reaganomics

ne delle armi nucleari, maggio 1972). Rieletto nel 1972, al


culmine della sua fama dovette dimettersi (agosto 1974),
per aver favorito un’azione di spionaggio politico contro Lo scandalo
il partito democratico (scandalo Watergate). Watergate

n Da Jimmy Carter a Ronald Reagan


Gerard Ford gli succedette per due anni e nel 1976 fu Jim-
my Carter, democratico, a salire i gradini della Casa Bianca.
In politica estera Carter portò Egitto e Israele a siglare la Carter e gli accordi
Pace di Camp David (1978) e concluse la normalizzazione di Camp David
dei rapporti con la Cina (1979). Il suo prestigio precipitò
nel settembre 1980, quando, in seguito al colpo di Stato
dell’ayatollah Khomeini in Iran ordinò un fallimentare
blitz per liberare il personale americano prigioniero nel-
l’ambasciata di Teheran (aprile 1980).
Dal 1981 al 1988 fu presidente il repubblicano Ronald Rea-
gan. In politica interna, Reagan si impegnò per favorire Reagan
l’economia, restringendo l’intervento pubblico, riducendo e la reganomics
le tasse e incentivando la libera iniziativa (la cosiddetta
reaganomics). In politica estera, in un primo momento
risolse di mantenere un atteggiamento di aperta contrap- Corsa al riarmo
posizione all’URSS (progetto di scudo stellare, installazio-
ne degli euromissili, sostegno alla guerriglia anticomunista
in Afghanistan). La corsa al riarmo si rivelò non sostenibile
dall’economia sovietica e ciò consentì di aprire la strada ai
proficui colloqui con Gorbacëv che avrebbero condotto
alla fine della guerra fredda.

103
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

IL GIappoNE TERza poTENza MoNDIaLE


Nonostante la sconfitta nel secondo con- che. I gruppi monopolistici degli zaibat-
flitto mondiale, a partire dagli anni ’50 il su furono eliminati, ma gli industriali eb-
Giappone riuscì a conquistare il ruolo di bero facoltà di riunirsi sotto altra veste le-
grande potenza economica. A rendere gale, tornando presto a ricoprire un ruo-
possibile tale successo contribuirono in lo fondamentale.
modo determinante gli aiuti americani; gli Firmata la pace definitiva con gli USA nel
Stati Uniti, infatti, vollero fare dell’ex-ne- 1951, il Paese conobbe un’espansione
mico un valido e fedele alleato. economica senza precedenti, incentiva-
Sotto la gestione del generale statuni- ta anche dalla Guerra di Corea che fece
tense MacArthur (1945-51), a Tokyo fu destinare ingenti commesse sull’industria
imposta una costituzione di tipo occi- e portò il Giappone a divenire la terza po-
dentale. La forma di governo divenne tenza economica mondiale già negli an-
quella monarchica costituzionale a re- ni ’60. Tra il 1950 e il 1960 le redini del
gime parlamentare. Vennero attuate im- governo furono quasi sempre in mano a
portanti riforme agrarie ed economi- coalizioni liberaldemocratiche.

L’Europa occidentale
Se gli anni ’50 furono scanditi dai ritmi della ricostruzione,
gli anni ’60 furono segnati dalla progressiva diffusione del
benessere, che subirà tuttavia una battuta d’arresto nel
decennio successivo con la crisi petrolifera; solo negli anni
’80 si avrà una ripresa.

n La Gran Bretagna dai laburisti alla Thatcher


Nel Regno Unito i laburisti vinsero le elezioni del 1945 con
un programma di nazionalizzazione di importanti settori
economici (Banca d’Inghilterra, ferrovie, miniere di carbo-
Il welfare state ne) e di sviluppo del welfare state (sicurezza sociale, sanità
pubblica, pensioni ecc.).
Governi conservatori Dal 1951 al 1966 tornarono al potere i conservatori (gover-
ni Churchill, Eden e MacMillan), che non smantellarono
le nazionalizzazioni e avviarono la decolonizzazione.
I laburisti e la I successivi governi di stampo laburista (Wilson, Heath
questione dell’Ulster e Callaghan) furono segnati nel 1970 dallo scoppio della
drammatica insurrezione dell’Irlanda del Nord (Ulster) a
opera delle minoranze cattoliche, destinata a protrarsi per
un ventennio, e da una forte crisi economica.
Margaret Thatacher Nel 1979, con un programma teso a porre fine alle gravi
agitazioni sociali, divenne primo ministro la conservatri-
ce Margaret Thatcher che avviò una politica all’insegna
del neoliberismo, del rigore economico e della riduzio-
ne dello stato sociale che portò ad aspri contrasti con il
sindacato. Nel 1982 la “lady di ferro” (così definita per i

104
4 - USA e mondo occidentale dagli anni ’50 agli anni ’80

suoi atteggiamenti intransigenti) condusse il Paese in una La guerra


guerra vittoriosa contro l’Argentina che aveva occupato le delle Falkland
isole Falkland. La sua posizione fortemente antieuropeista
provocò fratture all’interno del suo stesso partito; nel 1990
Margaret Thatcher si dimise lasciando la responsabilità del
governo a John Major.

n La Francia gollista
Negli anni ’60 la Francia, guidata dal generale De Gaulle,
coltivò ambizioni di grande potenza dotandosi di armamen- Ambizioni da grande
ti nucleari e uscendo dagli organismi militari della NATO. potenza
Nella primavera del 1968 un’ondata di agitazioni studen-
tesche e operaie sembrò minare la fiducia nel presidente,
che fu tuttavia riconfermata nelle elezioni di giugno. De
Gaulle si dimise però nel 1969 in seguito all’esito negativo
di alcuni referendum sulla riforma regionale e del Senato.
Gli succedette il gollista Georges Pompidou, in carica fi- Da Pompidou
no al 1974, che ne continuò la politica, così come Valéry a Mitterand
Giscard d’Estaing, all’Eliseo fino al 1981. In quell’anno fu
eletto presidente il socialista François Mitterrand.

n La Germania occidentale
Nella Repubblica Federale Tedesca dal 1950 al 1980 si verifi-
cò il passaggio del potere dalle mani dei cattolici (Adenauer
e Erhard) a quelle dei socialdemocratici della SPD. Willy Willy Brandt
Brandt, cancelliere socialdemocratico da 1969, mise in atto
una politica di apertura verso i Paesi europei del blocco so-
vietico (Ostpolitik). Il suo successore, il socialdemocratico
Helmut Schmidt, cancelliere dal 1974 al 1982, ne continuò Helmut Schmidt
l’indirizzo, affrontando tuttavia gravi tensioni sociali (ter-
rorismo di matrice comunista) ed economiche.
Nel 1982 i democristiani, in alleanza con i liberali, riprese-
ro il governo con Helmut Kohl. Helmut Kohl

n Le tappe dell’unificazione europea e la caduta


dei regimi in Portogallo, Grecia e Spagna
Per rafforzare i legami di cooperazione economica e poli-
tica tra gli Stati dell’Europa occidentale, il 25 marzo 1957
Francia, Germania, Italia e Benelux siglarono il Trattato
di Roma, costitutivo della CEE (Comunità Economica Eu-
ropea), e l’EURATOM (Comunità Europea per l’Energia
Atomica). Più tardi nacquero il Consiglio d’Europa (1974),
il Sistema Monetario Europeo, SME (1979) e il primo Il Parlamento
Parlamento Europeo (giugno 1979). Con l’ingresso nella Europeo
CEE di Gran Bretagna (1971), Danimarca e Irlanda (1972),

105
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Grecia (1981), Spagna e Portogallo (1986), i membri della


Comunità formarono l’Europa dei 12. Altra organizzazione
di cooperazione europea fu l’EFTA, nata nel 1960 su inizia-
tiva inglese per favorire gli scambi commerciali tra i Paesi
fuori del Mercato Comune Europeo.
Caduta dei regimi Negli anni ’70 il processo di integrazione europea fu agevo-
in Portogallo, lato anche dalla caduta dei regimi autoritari in Portogallo
Grecia e Spagna (1974) e Grecia (1975). In Spagna, dopo la morte di Franco
(1975) re Juan Carlos guidò la transizione verso la demo-
crazia e nel 1977 furono indette le prime elezioni libere.

SCHEMA RIASSUNTIVO
Gli Stati Uniti Presidenze di H. Truman (1945-53): fase di massima tensione nella guerra fredda,
da trUman a reaGan guerra di Corea, campagna anticomunista contro gli intellettuali (“maccartismo”).
Presidenze D. Eisenhower (1953-61): politica antisegregazionista e riduzione spe-
se militari. Presidenza J. F. Kennedy (1961-63): estensione diritti civili, crisi dei
missili a Cuba (1962) e progressivo coinvolgimento nella guerra in Vietnam. Presi-
denza Johnson (1963-69): incremento bombardamenti sul Vietnam: Presidenze
Nixon (1969-74): distensione con l’URSS e fine del conflitto in Vietnam. Presiden-
za J. Carter (1976-80): accordi di Camp David e rapporti di amicizia con la Cina.
Presidenze R. Reagan (198-88): libera iniziativa economica (reaganomics), riarmo
e installazione euromissili.

l’eUropa occidentale Gran Bretagna: alternanza di governi laburisti e conservatori (anni ’50-’70), welfare
state. Crisi economica fine anni ’70 ed elezione di M. Thatcher: neoliberismo, rigo-
re economico e conflitto con l’Argentina per le Falkland (1982). Francia: ambizioni
da grande potenza (anni ’60). Germania occidentale: governi socialdemocratici
(1969-82) e Ostpolitik; dal 1982 al potere i democristiani di H. Kohl. Crollo regimi
in Portogallo, Grecia e Spagna (1974-75). Primo parlamento europeo (1979).

DOMANDE DI VERIFICA
1 Perché Joseph McCarthy avviò una campa- 5 Cosa si intendeva, durante la presidenza
gna anticomunista in USA? 101b Reagan, con il termine reaganomics? 103b

2 Quale politica svolse Eisenhower durante i 6 Quale leader inglese avviò una politica simi-
suoi due mandati? 102a le alla reaganomics? 104b

3 Quali crisi internazionali dovette affrontare 7 Come si chiamava la politica di apertura


Kennedy? 102c verso l’est del cancelliere Brandt? 105c

4 Come si sviluppò la guerra del Vietnam? 8 In Spagna, chi guidò la fase di transizione
Quale presidente USA avviò i primi accordi verso la democrazia dopo la morte di Fran-
per la pace? 102b-103a co? 106a

106
5 L’Italia dal dopoguerra alla
fine della prima Repubblica
In Italia la ricostruzione fu completata in breve tempo grazie agli aiuti alleati.
Il referendum istituzionale del 1946 diede la vittoria alla Repubblica, portando
sulla scena politica grandi partiti di massa come la Democrazia Cristiana (DC)
e il Partito Comunista Italiano (PCI). Fondamentali furono le scelte
del democristiano Alcide De Gasperi (presidente del consiglio dal 1945
al 1953), che consentirono all’Italia di avviare la modernizzazione e di ancorarsi
saldamente al blocco delle democrazie liberali occidentali.
Durante gli anni ’50 e ’60 si assistette al boom economico e al tentativo
di allargare la base sociale dei governi, sempre saldamente in mano alla DC,
con l’apertura a forze della sinistra (centrosinistra). La fase di sviluppo
si interruppe tra la fine dagli anni ’60 e gli anni ’70, sulla scia di ricorrenti
crisi sociali e di sanguinosi fenomeni terroristici (di matrice comunista
e neofascista). Gli anni ’80, con la nascita dei primi governi a guida non
democristiana segnarono una parziale cesura con il passato, resa ben più
evidente dal crollo del Muro di Berlino e, nei primi anni ’90, dalla scandalo
di Tangentopoli, che condusse alla crisi dei partiti tradizionali.

Dal 1945 al 1948


Subito dopo la liberazione, al governo Bonomi subentrò I governi Bonomi
un gabinetto presieduto da Ferruccio Parri, esponente del e Parri
Partito d’Azione, forza politica fondata nel 1942 da uomini
di ispirazione liberal-democratica e socialista. Insediatosi il
19 giugno 1945, l’esecutivo (sostenuto da DC, PLI, PSIUP,
PCI e Pd’A) si dimise in dicembre per le eccessive aperture
a sinistra.
L’incarico fu quindi affidato al democristiano Alcide De De Gasperi
Gasperi, che, esclusi dalla maggioranza gli esponenti del al governo
Partito d’Azione, pose fine all’epurazione antifascista. Nel
giugno 1946 si svolsero le elezioni per l’Assemblea Costi- Elezioni
tuente e il referendum sul futuro assetto dello Stato: DC, e referendum
PSIUP e PCI raccolsero più del 70% dei voti. Il referendum istituzionale
sancì la sconfitta della monarchia (10 719 284 voti) a van-
taggio della repubblica (12 717 223). Nel 1946, per la prima
volta, votarono anche le donne.
Frutto del lavoro dell’Assemblea Costituente fu la Costi-
107
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Economia E Lavoro nEL dopoguErra


Nel dopoguerra l’economia italiana ver- L’industria, però, non si sviluppò unifor-
sava in gravissime difficoltà; grazie però memente nel Paese: tra il nord progredi-
ai provvedimenti adottati nel 1947 dal to e il sud arretrato vi era un divario che
ministro del bilancio Luigi Einaudi i dan- convinse molti giovani meridionali a emi-
ni vennero riparati (soprattutto ponendo grare nelle regioni industrializzate setten-
fine alla spirale inflattiva con un restringi- trionali o in altri Paesi d’Europa in cerca
mento del credito alle industrie). di lavoro.
Già alla fine del 1948 la produzione in- Nonostante le disparità, il sistema tenne
dustriale aveva raggiunto l’89% di quel- per quasi tutti gli anni ’60, poi, a causa di
la del 1938 e negli anni ’50 imboccò la una grave crisi petrolifera, del crescen-
strada di un deciso sviluppo, crescendo te costo del lavoro, della spesa pubblica
del 9% ogni dodici mesi. In questo pe- male indirizzata, iniziò una fase di reces-
riodo il reddito nazionale aumentò di un sione. Negli anni ’80 si registrò una ripre-
quarto (ma i salari restarono bassi), si svi- sa dell’espansione economica, ma l’ineffi-
lupparono le industrie siderurgiche, mec- cienza del sistema politico da un lato e la
caniche, chimiche e petrolifere (si parlò congiuntura internazionale negativa dal-
di “boom economico”, soprattutto in me- l’altro provocarono una nuova crisi nei
rito all’aumentato benessere). primi anni ’90.

1948, entra in vigore tuzione della Repubblica Italiana in vigore dal 1° gennaio
la Costituzione 1948: un documento ispirato all’antifascismo, ai principi
liberali e ai diritti sociali, e in cui, nell’organizzazione dello
Stato, prevalgono gli aspetti di equilibrio e garanzia.
Scissione socialista Nel clima di tensione generato dalla “guerra fredda”, il Par-
tito Socialista (PSIUP) visse la scissione della frazione ostile
ai comunisti, guidata da Giuseppe Saragat, che costituì il
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), mentre tra
la DC (fedele alle democrazie occidentali) e il PCI (stret-
tamente legato al blocco sovietico) aumentava lo scontro:
Fine della nel maggio 1947 De Gasperi liquidò l’alleanza con le sini-
collaborazione stre guidando un governo sostenuto da DC, repubblicani
con le sinistre (PRI) e liberali (PLI).

n Le elezioni del 1948


La DC vince Con le elezioni del 18 aprile 1948 si chiuse definitivamen-
le elezioni del 1948 te l’esperienza dell’unità delle forze politiche antifasciste
realizzatasi durante la Resistenza. Gli Stati Uniti offrirono al
governo guidato dalla Democrazia Cristiana appoggio poli-
tico e supporto economico, mentre gli apparati ecclesiasti-
ci si mobilitarono in un imponente sforzo propagandistico
contro il Fronte popolare dei comunisti e dei socialisti. La
DC ottenne il 48,5% dei voti, PCI e PSI coalizzati nel Fronte
Sconfitta del Fronte popolare solo il 31%. Il Movimento Sociale Italiano MSI),
popolare erede del fascismo, fondato nel 1946, ottenne il 2% dei voti.
Il responso delle urne per il primo Parlamento repubbli-

108
5 - L’Italia dal dopoguerra alla fine della prima Repubblica

cano sancì così la svolta attuata da De Gasperi nel corso


dell’anno precedente. In seguito, De Gasperi, rinunciando
a un governo monopartitico, varò un esecutivo di coalizio-
ne con PRI, PLI e PSDI. Iniziava l’era del centrismo. Il centrismo

Gli anni ’50 e il centrismo


In economia De Gasperi scelse un orientamento liberi-
sta, senza tuttavia escludere l’intervento dello Stato nelle
grandi scelte del Paese, cercando di favorire lo sviluppo
economico-industriale del sud (Cassa per il Mezzogiorno Iniziative
e legge per la riforma agraria nel 1950). In politica estera il per il Mezzogiorno
suo ruolo fu determinante nell’adesione al Patto atlantico
e si caratterizzò per un forte impegno europeistico. Europeismo
Per le elezioni del 1953, le forze di centro, nel tentativo di
arginare le sinistre e garantire stabilità all’esecutivo, vara-
rono una riforma elettorale (chiamata “legge truffa” dalle Fallita riforma
opposizioni): i partiti alleati che avessero ottenuto più del elettorale
50% dei voti avrebbero avuto diritto al 65% dei seggi alla
Camera. Ma in quella tornata elettorale l’alleanza delle
forze di centro mancò l’obiettivo: la DC scese al 40,1%, le
sinistre si rafforzarono e De Gasperi uscì di scena (morì L’uscita di scena
poco dopo, nel 1954). di De Gasperi
Il decennio degli anni ’50 vide l’alternanza di governi mo-
nocolore democristiani o di coalizione centrista in un pe-
riodo di relativa stabilità politica che favorì l’economia. Stabilità e sviluppo
L’Italia si trasformò da Paese prevalentemente agricolo in economico
Paese industriale: furono gli anni del cosiddetto “boom
economico”.

Il centrosinistra e gli anni ’60


La progressiva crescita numerica di una forte classe ope- I cambiamenti
raia, l’ascesa al soglio pontificio di un pontefice rinnovato- della società
re come Giovanni XXIII (1958-1963) e il temporaneo calo
di intensità della guerra fredda indussero la DC a proporre
all’ala più moderata della sinistra, il PSI (resosi autonomo Il centrosinistra
dal vincolo ideologico con i comunisti), l’ingresso nella
maggioranza per ampliarne la base sociale. Scoppiarono
forti polemiche tra moderati di centro e di destra: la reazio-
ne dei conservatori si concretizzò nel governo Tambroni,
sostenuto da missini ed ex-monarchici, che venne travolto
nel 1960 da un’ondata di manifestazioni popolari.
Nel 1962 il progetto politico voluto dai democristiani Amin- 1962: il PSI
tore Fanfani e Aldo Moro prese forma nel primo governo appoggia il governo

109
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

di centrosinistra (DC, PSDI, PRI, con l’astensione del PSI)


sulla base di un programma di riforme (nazionalizzazione
dell’energia elettrica, scuola media unica obbligatoria): vi
Opposizione furono dissensi sia nell’ala del PSI ostile alla DC (che uscì dal
al centrosinistra partito ridando vita al PSIUP) sia tra esponenti conservatori
(il generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo progettò
un colpo di Stato antidemocratico, il cosiddetto piano Solo,
che però rimase sulla carta).

n Il 1968 e la contestazione
La formula del centrosinistra si trovò a fronteggiare un
crescete clima di conflittualità economica e sociale. Nel
corso degli anni ’60, sulla scia di analoghe contestazioni
nate negli Stati Uniti, si sviluppò un movimento di protesta
giovanile contro le ideologie sociali dominanti.
La contestazione Inizialmente prese piede in ambito scolastico, come con-
studentesca trapposizione all’autoritarismo e al nozionismo, per sfo-
ciare poi su posizioni di sostegno alle lotte operaie e in
confusi aneliti rivoluzionari marxisti, vicini alle esperienze
Svolta rivoluzionaria del castrismo e del maoismo.
Nel 1968-69 un’ondata di imponenti manifestazioni stu-
dentesche scosse il Paese. La contestazione del ’68 favorì
una riorganizzazione scolastica, del lavoro, e una profonda
rivoluzione nei costumi. Ma alcune sue schegge impazzite
posero i germi del futuro terrorismo.

Gli anni ’70 e il terrorismo


Crisi economica Nei primi anni ’70 la crisi petrolifera mondiale innescò
un periodo di forte inflazione, accompagnata da un calo
della produzione industriale e dal costante incremento
Berlinguer della spesa pubblica. Il PCI, tramite il suo segretario Enri-
e il “compromesso co Berlinguer, propose l’idea del “compromesso storico”,
storico” cioè una collaborazione di emergenza tra le grandi forze
popolari, il cui esito si sarebbe manifestato in una serie di
governi di “solidarietà nazionale” appoggiati dal PCI per
far fronte alle tensioni sociali e alla minaccia terrorista.

n Gli anni di piombo e delle stragi


Gli anni ’70 sono passati alla storia come gli anni di piom-
L’estremismo bo. Si svilupparono un estremismo di destra (spesso in
di destra e le stragi rapporti poco chiari con apparati dello Stato), al quale è
in parte riconducibile la catena di attentati iniziati con la
strage di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969, 12
vittime) e culminata con la strage della stazione di Bolo-

110
5 - L’Italia dal dopoguerra alla fine della prima Repubblica

iL compromESSo STorico
Prese il nome di “compromesso storico” laborazione tra i maggiori partiti popola-
la strategia politica elaborata dal segreta- ri (DC, PSI e PCI) nel perseguire una po-
rio del PCI Enrico Berlinguer nell’autun- litica di rinnovamento socio-economi-
no del 1973 sulla spinta dei timori (acui- co, tale da originare un ampio moto di
ti dal recente colpo di Stato militare in consenso e scongiurare qualsiasi peri-
Cile) per le sorti delle istituzioni demo- colo reazionario.
cratiche italiane, scosse dalla cosiddetta La strategia del compromesso storico eb-
“strategia della tensione”, cioè un pre- be concreta attuazione solo nell’appog-
sunto progetto per destabilizzare la situa- gio esterno fornito dal PCI al governo mo-
zione politica e impedire la crescita del- nocolore democristiano guidato da giu-
le forze di sinistra. Il compromesso sto- lio andreotti (governo di “solidarietà na-
rico doveva consistere in una solida col- zionale”) tra il 1978 e il 1979.

gna (2 agosto 1980, 83 morti), e un estremismo di sinistra,


cui aderirono reduci del movimento studentesco delusi
dalla politica del PCI.
L’organizzazione terroristica più sanguinaria fu quella delle Il terrorismo
Brigate Rosse. Macchiatasi di numerosi omicidi, compì di sinistra
l’azione più clamorosa nel 1978: il 16 marzo le BR rapirono
lo statista democristiano Aldo Moro, artefice dell’accordo Rapimento Moro
tra DC e PCI, massacrando gli uomini della scorta. Dopo
55 giorni di prigionia, Moro fu ucciso e il suo corpo fatto
ritrovare nel centro di Roma (9 maggio). La linea politica
di Moro fu abbandonata.

Dagli anni ’80 a Tangentopoli


Negli anni ’80, con la fine della ”solidarietà nazionale” e
l’arretramento elettorale del PCI si aprì la formula dei go-
verni pentapartito (DC-PSI-PRI-PLI-PSDI), con l’importan-
te partecipazione del PSI e il venir meno di una posizione
egemonica della DC. Tra il 1981 e il 1982 il repubblicano
Giovanni Spadolini fu il primo presidente del consiglio
non democristiano. Bettino Craxi, leader del PSI dal 1976, Craxi primo
ostile all’apertura ai comunisti, fu invece il primo presi- socialista al governo
dente del consiglio socialista (1983-87); gli succedettero i
democristiani Giovanni Goria (1987-88), Ciriaco De Mita
(1988-89) e Giulio Andreotti (1989-92).
A fronte di un progressivo svuotarsi dell’ondata terrori-
stica, sul finire degli anni ’80 si svilupparono fenomeni di Ingerenza dei partiti
corruzione politica e di pesante ingerenza dei partiti nella
vita economica e sociale del Paese. La riduzione dell’infla-
zione, ampie ristrutturazioni industriali e la ripresa degli
investimenti diedero invece slancio all’economia. Slancio economico

111
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

n La fine della prima Repubblica


Scandalo Nel 1992 scoppiò lo scandalo di Tangentopoli, che svelò la
di Tangentopoli rete di corruzione del mondo politico. I principali leader
(tra cui il socialista Bettino Craxi e il democristiano Arnaldo
Forlani) e i partiti di governo ne furono travolti; le istituzioni
sembrarono vacillare e si parlò di “fine” della prima Repub-
blica. Si affermarono nuove forze politiche (Forza Italia,
La nascita di nuove fondata nel 1993 dall’imprenditore Silvio Berlusconi) o che
forze politiche negli anni passati avevano rivestito ruoli secondari (la Lega
Nord, federalista, fondata nel 1981 da Umberto Bossi).

SCHEMA RIASSUNTIVO
Dal 1945 al 1948 Referendum istituzionale (1946) e vittoria della Repubblica; il 1° gennaio 1948
entra in vigore la Costituzione. Le elezioni del 18 aprile 1948 segnano il successo
della DC di De Gasperi e la definitiva svolta “occidentale” del Paese.

Gli anni ’50 Stagione di riforme, stabilità politica e sviluppo economico (inizia il cosiddetto
e il centrismo “boom”); impegno europeistico di De Gasperi e adesione al Patto atlantico.

Apertura della DC (con Fanfani e Moro) verso il PSI, al fine di ampliare la base so-
il centrosinistra ciale dei governi. Nel 1962 viene varato il primo governo di centrosinistra. Crescen-
e Gli anni ’60 te clima di conflittualità economica e sociale; contestazione giovanile (1968).

Crisi petrolifera, inflazione e governi di “solidarietà nazionale” appoggiati dal PCI.


Gli anni ’70 Terrorismo di destra (attentati dinamitardi) e di sinistra (Brigate Rosse, che nel
e il terrorismo 1978 rapiscono e uccidono A. Moro).

DaGli anni ’80 Governi di pentapartito e presidenti del Consiglio non DC (Spadolini, Craxi). Nel
a tanGentopoli 1992 scoppia lo scandalo di Tangentopoli e compaiono nuove forze politiche.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quale esponente democristiano governò 5 Chi furono gli artefici dei primi governi di
l’Italia dal 1945 al 1953? 107b-109c centrosinistra? 109b

2 Quale esito ebbe il referendum istituzionale 6 Quali erano gli obiettivi del movimento stu-
del 1946? 107b dentesco? Che sviluppo anno avuto? 110c

3 Come si chiamava e da chi era composta la 7 Cos’era il “compromesso storico”? Chi ne


coalizione di sinistra sconfitta alle elezioni elaborò la strategia? 111a
del 1948? 108b
8 Quando scoppia Tangentopoli? In quegli
4 Cosa si intendeva con il termine “centri- anni prendono piede due nuove forze politi-
smo”? 109c che, quali? 112a

112
6 Il mondo comunista
da Kruscëv alla stagnazione
La collettivizzazione forzata dell’agricoltura e lo sviluppo accelerato
dell’industria pesante, il tutto nell’ambito di una gestione economica
centralizzata, provocarono nei Paesi del blocco sovietico una crescita
incontrollata degli apparati statali. La volontà di difendere il sistema
dalle opposizioni interne e da eventuali attacchi esterni (periodo della guerra
fredda) intensificò il sistema di repressione poliziesca, già radicato
nei regimi fin dalle loro origini. Da Stalin a Brežnev, passando per Kruscëv,
che attraverso la denuncia del “culto della personalità” e la destalinizzazione
cercò di abbandonare i metodi più oppressivi del sistema, la storia
dell’URSS (e dei suoi alleati) è cronaca di ricorrenti crisi politico-economiche,
di repressioni (a Budapest nel 1956, a Praga nel 1968) e del fallimento
sociale del comunismo. In Cina, Mao instaurò una pesante dittatura:
alla sua morte il potere passò nelle mani dell’ala oltranzista del PCC
che soffocò ogni possibilità di rinnovamento.

L’URSS dal 1945 a Kruscëv


La via per la ricostruzione post-bellica in URSS era tutta in La ricostruzione
salita. Stalin impose duri sacrifici alla popolazione, con- in URSS: pesanti
trollata in modo assillante dalla polizia segreta, e sfruttò sacrifici
le economie dei Paesi comunisti a proprio vantaggio. Le
nuove classi dirigenti comuniste in Cecoslovacchia, Polo-
nia, Ungheria e Romania furono sottoposte a periodiche Processi-farsa
epurazioni attraverso arresti e processi-farsa, che spesso si nei Paesi comunisti
conclusero con la condanna a morte degli imputati (László
Rajk in Ungheria nel 1949, Rudolf Slansky e Vlado Clemen-
tis in Cecoslovacchia nel 1952).
Alla morte di Stalin (5 marzo 1953) in Unione Sovietica il
potere passò nelle mani di una direzione collettiva il cui
esponente principale divenne ben presto Nikita Sergee- L’avvento di Kruscëv
vic Kruscëv, eletto segretario del Partito Comunista nel
settembre del 1953). Kruscëv avviò un processo di de-
stalinizzazione: attenuò la politica del terrore e cercò di
migliorare il tenore di vita della popolazione. Il XX congresso
Nel corso del XX congresso del PCUS, tenutosi nel marzo del PCUS condanna
1956, Kruscëv presentò due rapporti. Il primo, pubblico, la figura di Stalin

113
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

ammetteva la coesistenza competitiva e pacifica di capi-


talismo e comunismo; il secondo, segreto, demoliva la
politica e la figura di Stalin denunciandone i crimini e i
metodi dittatoriali. In questo modo il leader sovietico
riuscì a estromettere dagli apparati dello Stato buona parte
della vecchia nomenklatura staliniana.
La politica estera In politica estera Kruscëv riallacciò i rapporti con la Iugo-
di Kruscëv slavia di Tito e avviò una politica di assistenza economica e
militare nei confronti dei nuovi Stati indipendenti africani
e asiatici.

Rivolte e crisi in Europa orientale


La morte di Stalin e l’avvio della destalinizzazione suscitaro-
no aspettative di aperture democratiche in alcuni Paesi del
Manifestazioni blocco sovietico. Il 17 giugno 1953 gli operai di Berlino Est
anticomuniste insorsero invocando un miglioramento delle condizioni di
nella RDT vita. La rivolta fu però sedata dalle truppe sovietiche.

n La rivolta di Poznan in Polonia


Manifestazioni più ampie si ebbero in Polonia nel 1956.
Il 28 giugno, nel centro industriale di Poznan un vasto
Sciopero represso sciopero indetto per rivendicare miglioramenti salariali
dall’esercito degenerò in rivolta contro l’URSS. Dopo una prima re-
pressione, le proteste non accennarono a diminuire. In
ottobre, per dare un segnale di svolta, Kruscëv si recò
a Varsavia dove Waldislaw Gomulka, leader comunista
arrestato nel 1952 su ordine di Stalin, fu posto alla guida
del partito e del Paese.
Pur ribadendo l’amicizia con Mosca, il regime polacco in-
staurò un corso più moderato. Vi fu un rasserenamento nei
rapporti con la Chiesa cattolica: il primate, cardinale Stefan
Wyszynsky, fu liberato dopo tre anni di carcere.

n La rivoluzione ungherese
L’ottobre del 1956 fu caratterizzato da una vera rivoluzio-
ne in Ungheria dove, fin dall’estate, l’opposizione si era
concentrata intorno agli intellettuali del Circolo Petöfi. Le
richieste di studenti e operai per una svolta democratica
Insurrezione sfociarono il 23 ottobre in una insurrezione antisovietica a
antisovietica Budapest che in breve tempo si estese a tutto il Paese. Imre
Nagy, esponente dell’ala riformista del partito comunista,
fu nominato capo del governo rivoluzionario, facendo sue
le richieste di indipendenza dall’URSS e di avvio di un pro-
cesso democratico aperto al pluripartitismo.

114
6 - Il mondo comunista da Kruscëv alla stagnazione

Il 4 novembre, nel timore che gli avvenimenti ungheresi si


ripercuotessero sul sistema di potere del Patto di Varsavia, Definitiva
l’URSS fece intervenire le truppe stroncando ogni resisten- repressione
za. Nagy e i suoi collaboratori furono arrestati e condannati sovietica
a morte. Il governo fu affidato al segretario del partito co- e condanna
munista Janos Kádár che dopo una prima fase repressiva a morte di Nagy
avvio una politica moderatamente riformista.

n Il Muro di Berlino
Nonostante un certo ammorbidimento del regime della
Repubblica Democratica Tedesca dopo la rivolta operaia
del 1953, molti Tedeschi orientali cominciarono a fuggire Fuga da Berlino Est
verso la Repubblica Federale Tedesca. Per bloccare questo
esodo, che si inseriva in un contemporaneo aggravarsi
delle relazioni tra USA e URSS, il governo di Berlino Est il
13 agosto 1961 decise di innalzare un muro per dividere il Costruzione
settore orientale della città da quello occidentale. Da quel del Muro
momento il Muro di Berlino sarebbe divenuto il simbolo
della guerra fredda e della divisione dell’Europa.
Sotto la presidenza di Walter Ulbricht (1960-71) la RDT
iniziò un poderoso processo d’industrializzazione. Nono-
stante ciò, le fughe di cittadini non si fermarono mai, e du-
rante la successiva presidenza di Erich Honecker (avviata
nel 1971) toccarono nuovi picchi.

n La “primavera” di Praga
In Cecoslovacchia la destalinizzazione non aveva scalfito
il sistema di potere comunista, che per tutti gli anni ’50 si
dimostrò refrattario a qualsiasi concessione democratica.
Nei primi anni ’60 la crisi economica acuì la tensione: in-
tellettuali ed esponenti moderati del partito chiesero una
svolta riformista in campo economico e politico, che si Urgenza di riforme
concretizzò con l’ascesa di Alexander Dubcek alla guida
del partito nel gennaio 1968. Nel giro di pochi mesi (du- 1968: Dubcek
rante la cosiddetta “primavera” di Praga) furono adottate al potere
misure favorevoli alla libertà di espressione e di stampa,
vennero riabilitate le vittime dello stalinismo e posti in
discussione gli aspetti più rigidi e autoritari del Partito Co-
munista in nome di un “socialismo dal volto umano”. Il socialismo
Il processo di liberalizzazione ebbe un entusiastico ap- dal volto umano
poggio popolare, ma provocò la preoccupata reazione
dell’URSS e degli altri regimi dell’Est europeo, culminata
nell’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe
del Patto di Varsavia il 21 agosto 1968 e nella successiva Invasione sovietica
deposizione di Dubcek.

115
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

L’URSS da Brežnev a Cernenko


Fallimento I tentativi di distensione avviati da Kruscëv con gli Stati
della politica estera Uniti furono in parte vanificati dalle crisi provocate dall’in-
di Kruscev tervento dell’Armata Rossa a Budapest, dalla costruzione
del Muro di Berlino e dalla progettata installazioni di missili
sovietici a Cuba. I risultati economici negativi e l’ostilità di
una parte del partito furono all’origine della deposizione
di Kruscëv da parte del Comitato Centrale del PCUS nel-
l’ottobre del 1964
Politica repressiva Il potere passò quindi a una direzione collegiale in cui pre-
e conservatrice sto acquistò peso la figura di Leonid Brežnev. Il gruppo
di Brežnev di potere raccoltosi intorno al nuovo leader interruppe
il processo di destalinizzazione avviato da Kruscëv: fu
posta fine alla politica del “disgelo”, mentre riprese forza il
culto della ortodossia e del monolitismo e la persecuzione
dei dissidenti. Quando nel 1977 Brežnev riprese anche
la carica di capo dello Stato, la sua salute era già minata,
tanto che negli ultimi anni di vita fu spesso impossibilitato
a seguire direttamente gli affari di Stato. Tale combinazione
di impedimento fisico e di conservatorismo politico-ideo-
Stagnazione logico caratterizzò questa era della storia sovietica come
e immobilismo un’epoca di stagnazione e di immobilismo, in cui proliferò
una diffusa corruzione.

n La corsa agli armamenti


Installazione dei In politica estera proseguì la corsa agli armamenti (schiera-
missili in Europa mento di missili in Europa, 1979) che finì per militarizzare
gran parte dell’economia comprimendo in modo dram-
matico i livelli di benessere interni. Brežnev puntò inoltre
Confronto militare ad accreditare l’immagine dell’URSS come potenza anta-
con gli USA gonista degli USA in appoggio alle guerriglie e ai regimi
marxisti del Terzo Mondo (Angola, Mozambico, Etiopia)
e del Medio Oriente (nel dicembre 1979 le truppe sovieti-
Invasione che invasero l’Afghanistan a sostegno del locale governo
dell'Afghanistan comunista). Nei rapporti con i Paesi dell’Europa orientale
Brežnev teorizzò la politica della “sovranità limitata”, riven-
dicando il diritto dell’URSS a intervenire nelle loro vicende
interne in difesa del modello sovietico di socialismo (inva-
sione della Cecoslovacchia nell’agosto 1968).
Alla morte di Brežnev, avvenuta nel 1982, le due brevi pa-
Andropov rentesi presidenziali di Jurij Andropov (1982-84) e di Ko-
e Cernenko stantin Cernenko (1984-85) confermarono la situazione
di stagnazione politica e di crisi economica vissuta dal
Paese, ormai stremato dal peso delle spese militari.

116
6 - Il mondo comunista da Kruscëv alla stagnazione

FIDEL CASTRO E IL COMUNISMO A CUBA


Fidel Castro fu il principale artefice del- pia riforma agraria, la guerriglia contro
la guerriglia che portò all’instaurazione il regime. Nel gennaio 1959 i ribelli en-
del regime comunista cubano. Contrario trarono a L’Avana. Castro prese il pote-
al corrotto regime di Fulgencio Batista, re e per risollevare l’economia adottò
nel 1953 tentò un assalto alla caserma provvedimenti che colpirono gli interes-
Moncada di Santiago de Cuba: il piano si americani: gli USA risposero con san-
fallì e Castro fu arrestato. Amnistiato nel zioni economiche. Il leader cubano, al-
1955 si trasferì prima negli Stati Uniti e lora, nazionalizzò i beni di tutte le impre-
poi in Messico. se americane sul suo territorio: iniziò co-
Con un’ottantina di uomini sbarcò a Cu- sì la lunga era comunista (nel 1961 nac-
ba il 2 dicembre 1956: dopo aspri com- que il Partido Unico de la Revolucion So-
battimenti, Fidel e pochi superstiti (tra cialista). Nel 1962 Castro accettò di in-
cui il fratello Raul e il medico argenti- stallare missili nucleari sovietici nell’iso-
no Che Guevara) si installò nella Sierra la, generando tensioni tra USA e URSS.
Maestra da dove diresse, con l’appoggio Nel 2008 Fidel Castro ha ceduto il pote-
del popolo cui aveva promesso un’am- re al fratello Raul.

La Cina da Mao a Deng Xiaoping


Nel 1950 la Cina conquistò militarmente il Tibet, attuando Conquista del Tibet
una sistematica politica di snazionalizzazione e di perse-
cuzione religiosa nei confronti del popolo tibetano. Con
l’URSS la Cina giunse invece a una rottura ideologica nel Rottura con l’URSS
1962: Mao condannò l’opera di destalinizzazione e accusò
Kruscëv di “revisionismo”.
Sul piano interno Mao Tse-tung impose l’organizzazione di
cooperative contadine e di comuni popolari che avrebbero
dovuto condurre al “grande balzo in avanti” nell’ambito Il ”grande balzo
di un piano di sviluppo a tappe forzate (1958-59). Il falli- in avanti”
mento di questo progetto, accompagnato dalla recessione
economica e da drammatiche carestie, costrinse Mao allo
smantellamento delle comuni: nel 1965 la sua politica fu
messa in minoranza dai sostenitori delle riforme (i cosid- Le polemiche
detti “pragmatisti”). con i pragmatisti
Per riaffermare la propria leadership Mao avviò quindi la e la “rivoluzione
“rivoluzione culturale”, una mobilitazione delle masse culturale”
giovanili e dei lavoratori all’insegna dell’egualitarismo:
il movimento, che assunse forme violente e paramilita-
ri (Guardie rosse) finì col paralizzare la vita del Paese e
creò forti tensioni nel partito. Nel 1969 Mao riconquistò la
maggioranza nel PCC. La lotta per la leadership si scatenò
nuovamente nel 1976 con la morte di Mao: i suoi principali Morte di Mao
collaboratori (la “banda dei quattro”) furono arrestati. Il e potere
potere passò quindi a Deng Xiaoping. a Deng Xiaoping

117
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
L’URSS daL 1945 Epurazioni tra le classi dirigenti dei Paesi dell’Europa orientale. Morte di Stalin
a KRUScëv (1953). Avvento di Kruscëv e XX congresso del PCUS (1956) che denuncia i cri-
mini staliniani. Riavvicinamento alla Iugoslavia.

RivoLte e cRiSi Rivolta operaia a Berlino Est (1953). Rivolta operaia a Poznan, in Polonia (1956).
in eURopa oRientaLe Rivoluzione in Ungheria (ottobre 1956) soffocata dall’Armata Rossa; condanna a
morte di I. Nagy. Costruzione del Muro di Berlino (1961). Le truppe del Patto di
Varsavia reprimono (agosto 1968) la “primavera” di Praga avviata da A. Dubcek.

L’URSS da BRežnev Politica repressiva e conservatrice di Brežnev (1964-82). Persecuzione dei dissi-
a ceRnenKo denti, stagnazione e immobilismo. Installazione dei missili in Europa, sostegno a
gruppi guerriglieri nel Terzo Mondo e invasione dell’Afghanistan (1979). J. Andro-
pov e K. Cernenko confermano la politica brezneviana.

La cina da Mao Conquista del Tibet (1950). Fallisce la politica maoista del “grande balzo in avan-
a deng Xiaoping ti” (1958-59) per uno sviluppo a tappe forzate del Paese. “Rivoluzione culturale”
(1966) per riaffermare la leadership di Mao. Dal 1976 potere a Deng Xiaoping.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quando morì Stalin? Chi fu il suo successo- 5 Quando fu costruito il Muro di Berlino e per-
re? 113b ché? 115a

2 Quali rivelazioni furono fatte nel corso del 6 Quali misure furono adottate da Dubcek
XX congresso del PCUS? 114a durante la “primavera” di Praga? 115b

3 Chi fu posto alla guida della Polonia dopo la 7 Come si caratterizzò la politica di Brežnev
rivolta di Poznan? 114c rispetto a quella di Kruscëv? 116ac

4 Cosa accadde in Ungheria nell’ottobre del 8 Perché Mao avviò la “rivoluzione culturale”?
1956? Chi era Imre Nagy? 114b-115a 117c

118
7 Sud del Mondo
e Medio Oriente dagli
anni ’60 agli anni ’90
Nell’ultimo quarantennio del XX secolo si registrarono squilibri,
tensioni e conflitti in diverse aree del Mondo solo in parte interessate
dalla contrapposizione provocata dalla guerra fredda. America Latina,
Medio Oriente, Sudafrica e Cambogia furono teatro di drammatiche
vicende legate a crisi economiche e sociali, ma anche a complesse
instabilità istituzionali che in alcuni casi diedero luogo a colpi di Stato
di natura militare (Argentina, Brasile, Cile) o a carattere religioso (Iran).
In Medio Oriente, alla tradizionale tensione tra Israele e Paesi arabi
(parzialmente attenuata dagli accordi con Egitto e OLP) si aggiunsero
anche i problemi legati all’espansionismo iracheno e al nascente
fondamentalismo della nuova repubblica islamica iraniana.

L’America Latina
Nel corso degli anni ’60 e ’70 la lotta politica nei Paesi
dell’America Latina vide opporsi movimenti nazionalisti,
antistatunitensi e rivoluzionari, a blocchi reazionari soste- Movimenti
nuti dalle forze armate e dall’appoggio politico, finanziario rivoluzionari
e spesso militare statunitense. All’endemica tensione so- e colpi di Stato
ciale, spesso sfociata in forme di lotta armata guerrigliera
(in Salvador, Nicaragua, Uruguay e Perú), e ai fenomeni di
repressione violenta delle opposizioni, si aggiunsero i
disastrosi andamenti delle economie nazionali, con tassi
di inflazione incontenibili e una crescita esponenziale del
debito estero. Solo negli anni ’80 si potè assistere a un pro- Stabilizzazione
gressivo ritorno alla pacificazione sociale, con la caduta negli anni ’80
delle dittature militari, continuata nel decennio succes-
sivo con l’avvio di processi di ricostruzione economica
ispirata ai principi dell’economia di mercato.

n L’Argentina da Perón a Menem


In Argentina nel 1946 fu eletto presidente il colonnello
Juan Domingo Perón, fondatore del movimento “giu- Perón e il
stizialista”, che nazionalizzò la banca centrale e le società “giustizialismo”

119
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

straniere, attuando anche numerose riforme sociali. Nel


1955, dopo una fase di accentuata involuzione autoritaria,
il regime peronista venne abbattuto da un golpe militare
Instabilità che aprì la strada a una lunga stagione di instabilità istitu-
istituzionale zionale.
Nel 1976 (dopo una breve parentesi che nel 1973 aveva
riportato al governo Perón e quindi, dopo la sua morte,
La dittatura militare la moglie Isabelita) i militari tornarono al potere aprendo
e il dramma una fase di dura repressione, con l’uso della tortura e il
dei desaparecidos sequestro e l’eliminazione fisica degli oppositori (desapa-
recidos). Nel 1982 il Paese fu sconfitto nel giro di poche
settimane nella guerra contro la Gran Bretagna per il pos-
Guerra delle Falkland sesso delle isole Falkland, rivendicate dall’Argentina.
Nel 1983 un ampio movimento popolare mise sotto accusa
la giunta militare per la violazione dei diritti umani. Le libere
1983: ritorno elezioni presidenziali portarono alla vittoria il radicale Raul
alla democrazia Alfonsin. Al termine del suo mandato, nel 1989, vinse le ele-
zioni presidenziali l’esponente peronista Carlos Menem,
che varò una politica di risanamento finanziario e concesse
l’amnistia agli esponenti del regime militare. Nel 1998 l’Ar-
gentina attraversò un periodo di forte recessione econo-
mica associata a un deteriorarsi del quadro politico.

n Il Brasile, tra riformismo e giunte militari


In Brasile, dopo la fine del regime autoritario di Getu-
lio Vargas (1954), seguì un decennio caratterizzato da
governi riformisti, che però trascinarono il Paese in una
Dal riformismo alla pesante crisi economico-finanziaria. Nel 1964 un golpe
dittatura militare militare condusse alla cosiddetta dittatura dei gorillas,
che favorì l’intervento economico straniero. Si ebbe una
fase di intenso sviluppo industriale, caratterizzato però
da gravi squilibri: per questo motivo, negli anni ’80, si
registrarono forti tensioni sociali.
1989: svolta Nel 1989 le libere elezioni dopo la fine della dittatura asse-
democratica gnarono il potere ai partiti conservatori, che non riusciro-
no però ad arginare la difficile situazione economica; un
parziale risanamento si ebbe negli anni ’90 con l’afflusso
di capitali stranieri.

n Il Cile da Allende alla fine del regime di Pinochet


Governo Il Cile, dopo un governo democristiano che fallì nel ten-
democristiano tativo di nazionalizzare le risorse economiche minerarie
in mano agli stranieri (1964-70), salì al potere nel 1970 il
La svolta a sinistra leader della sinistra Salvador Allende. Fautore di “sociali-
di Allende smo nelle libertà”, Allende avviò un corso di riforme che

120
7 - Sud del Mondo e Medio Oriente dagli anni ’60 agli anni ’90

la cambogia
La Cambogia è stata a lungo un’area po- stata occupata nel 1978 dall’esercito del
liticamente instabile del Sud-Est Asiati- Vietnam, poi ritiratosi dopo contrasti con
co. Base dei Nordvietnamiti durante la la Cina nel 1989.
guerra tra Nord e Sud Vietnam, invasa Nel 1993 fu ripristinata la monarchia e
dai Sudvietnamiti nel 1970, duramente varato un governo di unità nazionale, gui-
colpita dalla lotta tra il principe Norodom dato da Hun Sen (ex comunista) e Noro-
Sihanouk e il generale Lon Noi (che uscì dom Ranariddh. Nel 1997 la destituzio-
vincitore), e dalla successiva lotta tra Lon ne di quest’ultimo a opera di Hun Sen ha
Noi e i Khmer rossi di Pol Pot, che vi in- scatenato una guerra civile, terminata nel
staurarono un regime comunista (1975), 1998 con la resa delle ultime bande di
la Cambogia dopo anni di isolamento è Khmer rossi.

sembrò preludere all’instaurazione di una democrazia


popolare di stampo marxista.
Nel 1973 un colpo di Stato militare rovesciò il governo di Il colpo di Stato
Allende (che perse la vita durante il golpe) e portò alla dit- di Pinochet
tatura di Augusto Pinochet. Ai primi anni di soppressione
delle libertà democratiche (scioglimento di Camera e Sena-
to, durissima repressione nei confronti degli oppositori),
seguì un parziale ripristino dei diritti civili nel 1988. Nel 1989: elezioni
1989, in seguito a consultazioni democratiche, fu eletto democratiche
alla presidenza il democristiano Patricio Aylwin. Nel 1993
il potere passò a una coalizione di centrosinistra.

L’Iran dallo shah agli ayatollah


In Iran, lo shah Muhammad Reza Pahlavi tentò negli anni Il modernismo
’60 di attuare alcuni progetti modernizzatori. La sua opera dello shah e l’ostilità
incontrò però l’ostilità dei settori più conservatori della dei conservatori
classe politico-religiosa del Paese. Tra questi l’ayatollah
Khomeini, che, arrestato nel 1963, partì per l’esilio prima Khomeini a Parigi
in Iraq e poi a Parigi, da dove continuò la sua campagna
contro il governo. Da lì assistette al crollo della monarchia Crolla la monarchia
in seguito alle manifestazioni popolari organizzate dai
suoi seguaci.
Nel febbraio del 1979 Khomeini fece ritorno in patria di-
ventando la massima autorità politica e proclamando l’Iran L’Iran repubblica
repubblica islamica (1° aprile 1979). L’Iran ebbe una nuova islamica
costituzione teocratica che fece dell’ayatollah il leader
religioso a vita del Paese. Khomeini avviò l’eliminazione
fisica delle opposizioni politiche, accentuando i caratteri
repressivi del suo governo.
Nel 1980 l’Iran fu coinvolto in un sanguinoso conflitto con- La guerra con l’Iraq
tro l’Iraq, che intendeva affermare la propria egemonia nel-

121
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

la regione. La guerra si concluse nel 1988 senza significativi


risultati per entrambi i contendenti.
Morte di Khomeini Nel 1989, morto Khomeini, si sono succeduti alla guida spi-
rituale del Paese Ali Khamenei e a quella politica Hashemi
Moderate riforme Rafsanjani (1989-97), che negli anni ’90, in una situazione
di grave crisi economica, avviò moderate riforme sociali,
senza tuttavia far venir meno la repressione nei confronti
degli oppositori.

Il Medio Oriente
Superata la stagione della decolonizzazione, in Medio
Nazionalismo Oriente le tensioni della guerra fredda si saldarono a ri-
e questione correnti spinte nazionaliste, a contrasti etnici e religiosi e
israelo-palestinese alla questione israelo-palestinese. In Iraq, un colpo di Stato
militare fu indotto da Abd al-Karim Kassem (1958) che
consolidò il regime legandosi a Mosca; un ulteriore golpe
(1963) aprì la strada al partito Baath e poi a Saddam Hus-
sein (1979). In Siria si impose invece il potere personale
del generale Assad (alla guida del Paese dal 1970).
La Giordania e l’OLP In Giordania, dove regnava il debole re Hussein, pose la
propria base l’Organizzazione per la Liberazione della Pa-
lestina (OLP), nata nel 1964 con l’obiettivo di fondare uno
Stato arabo in Palestina e guidata dal 1969 da Yasser Arafat.
Hussein, temendo la crescente influenza del movimento,
lo costrinse con la forza a lasciare il Paese nel settembre
del 1970 (“settembre nero”).

n La questione arabo-israeliana:
dalla Guerra del Kippur all’assassinio di Rabin
L’Egitto di Sadat L’Egitto, nei primi anni di presidenza di Anwar Sadat
(1970-81), con l’appoggio sovietico e della Siria, attaccò
Quarta guerra arabo- lo Stato di Israele (6 ottobre 1973, Guerra del Kippur).
israeliana Dopo le iniziali vittorie, gli Egiziani furono costretti alla
resa: il 22 ottobre all’ONU fu raggiunto un accordo per la
sospensione delle ostilità.
Essendo impossibile per l’economia egiziana sostenere il
peso di una continua campagna di riarmo, nel 1977 Sadat
si recò a Gerusalemme intavolando colloqui di pace. Grazie
alla mediazione degli USA, nel settembre 1978 Sadat e il
Accordi presidente israeliano Menahem Begin si incontrarono a
di Camp David Camp David e nel marzo 1979 firmarono gli accordi di pace
di Washington. Il dialogo con Israele costò a Sadat l’accusa
di tradimento da parte del mondo arabo: nel 1981 il presi-
L’assassinio di Sadat dente egiziano fu ucciso da estremisti islamici.

122
7 - Sud del Mondo e Medio Oriente dagli anni ’60 agli anni ’90

Gli accordi di Camp David non portarono però alla pa-


ce. Nuove crisi politico-militari si sono avute tra lo Stato Invasioni israeliane
ebraico e il Libano (ripetutamente invaso per la presenza del Libano
di formazioni terroristiche palestinesi nel suo territorio),
tra Israele e la Siria (per il suo intervento in Libano a favore
delle milizie islamiche) e tra Israele e OLP.
Nel 1993 Arafat e il capo del governo israeliano Yitzhak Gli accordi
Rabin concordarono un piano per il graduale abbandono OLP-Israele del 1993
dei territori palestinesi occupati dall’esercito israeliano e
la conseguente formazione in essi di un governo indipen-
dente palestinese. Per questi accordi Rabin e Arafat ricevet-
tero il premio Nobel per la pace nel 1994. II 4 novembre
1995 Rabin venne assassinato da un ebreo ultranazionalista L’assassinio di Rabin
contrario alle concessioni ai Palestinesi.

n La Prima guerra del Golfo


Un momento di gravi tensioni in ambito medio-orienta-
le fu rappresentato dalla Prima guerra del Golfo Persico.
Nell’agosto del 1990 il dittatore iracheno Saddam Hus- Saddam Hussein
sein occupò il Kuwait in nome di antiche controversie invade il Kuwait
postcoloniali. All’aggressione si oppose una coalizione di
29 Paesi, sotto l’egida dell’ONU e guidata dagli Stati Uniti, Intervento dell’ONU
che nel gennaio 1991 avviò una campagna militare contro
il dittatore iracheno (operazione Desert Storm). Dopo una
serie di bombardamenti aerei, l’offensiva terrestre ebbe
ragione in pochi giorni delle forze irachene in Kuwait.

Il Sudafrica dall’apartheid a Mandela


Quando nel 1948 il potere in Sudafrica passò al Partito
Nazionale dei discendenti dei coloni olandesi (afrikaner),
nel Paese venne attuata una politica di separazione razziale
(apartheid). Questa prevedeva la divisione di tutti gli am- L’apartheid
bienti di convivenza tra i bianchi e gli altri gruppi etnici.
Negli anni ’50 vennero introdotte leggi apertamente raz-
ziste. L’apartheid fu condannata dall’ONU nel 1962: i Paesi Condanna dell’ONU
aderenti furono invitati a boicottare economicamente il
Sudafrica e a rompere le relazioni diplomatiche. Le popo-
lazioni nere, nel frattempo, si organizzarono in una oppo-
sizione guidata dal National African Congress (ANC). L’ANC
La politica dell’apartheid fu allentata solo negli anni ’80 in
seguito alle pressioni internazionali. Nel 1994, grazie al pre- 1994: prime elezioni
sidente Frederik De Klerk e al leader dell’ANC Nelson Man- libere e vittoria
dela, si tennero le prime elezioni libere e multietniche, vinte di Mandela
dallo stesso ANC e da Mandela, eletto presidente del Paese.

123
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
L’AmericA LAtinA Argentina: presidenza di J. D. Perón (1946-55) seguita da periodi di instabilità
istituzionale; colpo di Stato militare (1976), sconfitta nella Guerra delle Falkland
(1982); ritorno alla democrazia nel 1983; recessione economica nel 1998. Brasi-
le: al regime autoritario di G. Vargas segue (1954) instabilità e dittatura militare
(1964): libere elezioni nel 1989. Cile: governi democristiani seguiti dall’ascesa
della sinistra di S. Allende (1970); colpo di Stato di A. Pinochet (1973); ritorno
alla democrazie nel 1989.

L’irAn dALLo shah Fallite riforme modernizzatrici di Reza Pahlavi negli anni ’60. Crollo della monar-
AgLi ayatollah chia e instaurazione di una Repubblica islamica (1979) guidata da Khomeini.
Conflitto con l’Iraq (1980-88). Crisi economica negli anni ’90.

iL medio oriente Quarta guerra arabo-israeliana (Guerra del Kippur) nel 1973. Accordi di pace tra
Begin e Sadat (1979). Tensioni e crisi tra Israele, Libano e Siria (anni ’80). Tentato
accordo tra OLP (Arafat) e Israele (Rabin) nel 1993; uccisione di Rabin (1995).
Prima guerra del Golfo: il dittatore iracheno S. Hussein attacca il Kuwait (agosto
1990) ma una coalizione internazionale ne ripristina la sovranità (gennaio 1991).

iL SudAfricA Politica di segregazione razziale e di negazione dei diritti alle popolazioni di colore.
dALL’apartheid L’ONU condanna l’apartheid nel 1962; boicottaggio del Sudafrica. Nel 1994 le
A mAndeLA prime elezioni libere e multietniche, vinte da N. Mandela.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quale conflitto provocò la crisi della giunta 5 Da chi fu osteggiato il piano di riforme di
militare argentina nel 1982? 120a Reza Pahlavi in Iran? 121c

2 Quando il Brasile uscì dalla lunga spirale di 6 Quale leader egiziano fu ucciso dagli estre-
governi autoritari e di stampo militare? misti islamici? Perché? 122b
120b
7 Da chi fu scatenata la Prima guerra del Gol-
3 Chi rovesciò il governo di Allende in Cile nel fo? 123c
1973? 121a
8 Come si chiama il partito che fa capo a Nel-
4 Chi era il leader dei Khmer rossi in Cambo- son Mandela? 123b
gia? 121a

124
8 Scienza e tecnica
nella seconda
metà del XX secolo
Molto più dei primi cinquanta anni, la seconda metà del XX secolo
è stata caratterizzata da importanti progressi tecnico-scientifici e da decisivi
cambiamenti nell’assetto delle economie mondiali. L’industrializzazione
(diffusasi tra gli anni ’80 e ’90 anche in aree prima ritenute marginali),
accanto a indubbi vantaggi ha causato anche numerosi problemi:
particolarmente grave il fenomeno dell’inquinamento (l’accumularsi
sulla Terra dei prodotti di scarto – solidi, liquidi e gassosi – dei cicli produttivi)
che ha prodotto significativi danni all’ambiente. Le conseguenze
non sono mai state prese seriamente in considerazione e solo sul finire
del secolo, sull’onda emotiva generata da alcune catastrofi ambientali
(basti ricordare l’incidente alla centrale atomica di Cernobyl, nell’aprile 1986),
si è sviluppata nelle classi dirigenti e nell’opinione pubblica una maggiore
sensibilità ecologica. I progressi della scienza hanno portato l’uomo
alla scoperta di nuove frontiere e all’esplorazione dello spazio cosmico,
mentre con il passare degli anni la medicina, nonostante il mutamento
del quadro delle malattie, ha compiuto importanti passi in avanti.

Scienza e tecnica
Una nuova rivoluzione nel mondo dell’industria si è pro-
dotta grazie agli incredibili progressi conseguiti da una
scienza all’avanguardia: la cibernetica. Tesa a creare un’in- Dalla cibernetica
telligenza artificiale, nacque ufficialmente in Germania all’informatica
negli anni ’40 per poi svilupparsi negli Stati Uniti. Dalla
cibernetica si è sviluppata dagli anni ’60-’70 l’informatica
(contrazione del termine “informazione automatica”) vera
madre degli elaboratori elettronici (computers), con il cui
ausilio è stato possibile compiere, a partire dagli anni ’80,
passi prima inimmaginabili per agevolare la vita quotidiana
e ogni ramo dell’attività umana (si pensi all’automazione L’automazione
di molti apparati industriali che prima necessitavano della
presenza umana).
L’elaborazione e la trasmissione delle informazioni, co-
dificate e inviate sotto forma di dati analogici e digitali

125
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Rivoluzione (cioè numerici), hanno generato una vera e propria “ri-


informatica voluzione informatica”, che pone una serie di problemi,
alcuni simili a quelli vissuti in seguito alla rivoluzione
industriale (possibile incremento della disoccupazione)
e altri completamente nuovi (controllo dei dati e tutela
della privacy dei cittadini).

n La conquista dello spazio


Dagli anni ’50 USA e URSS si impegnarono in una spetta-
ll primo satellite colare gara alla conquista dello spazio. Il primo satellite
artificiale artificiale fu lo Sputnik sovietico (4 ottobre 1957). Sempre
sovietico fu il primo mezzo costruito dall’uomo mai at-
terrato sulla Luna, il Lunik II (12 settembre 1959). L’URSS
confermò la propria leadership a cavallo tra gli anni ’50 e
Il primo uomo ’60 mandando per la prima un uomo nel cosmo: Jurij Ga-
nello spazio garin fu il primo astronauta della storia a orbitare intorno
alla Terra (12 aprile 1961).
Gli Americani, che per tutto questo periodo erano stati
costretti a rincorrere l’URSS, nel 1969 stupirono il mondo
L’uomo riuscendo a far atterrare gli astronauti Neil Armstrong e
sulla Luna Edwin Aldrin sulla Luna (21 luglio). Da quella data la com-
petizione tra le superpotenze portò a un moltiplicarsi di
missioni spaziali (missioni Vicking, Voyager ecc.) destinate
all’osservazione ravvicinata dei pianeti del Sistema Solare, in
particolare Marte e Venere, mentre sono stati posti nell’orbi-
ta terrestre numerosi satelliti con mansioni pacifiche (tele-
comunicazioni, meteorologia) o belliche (spionaggio).

n Medicina e biologia
Queste due branche della scienza hanno compiuto nel
corso del secolo progressi enormi: grazie all’impegno di
grandi scienziati molte malattie sono state sconfitte, passi
Ricerche sui tumori avanti sono stati fatti nello studio dei tumori e di altre pa-
tologie considerate fino a qualche anno prima incurabili.
L’effetto di tali conquiste ha consentito di allungare fin
Elevata aspettativa oltre la soglia dei 70 anni l’aspettativa di vita degli individui
di vita nei Paesi più avanzati.
A partire dagli anni ’50 gli studi sul DNA consentirono una
migliore conoscenza sulla struttura del materiale genetico
e sulla la trasmissione dei caratteri. A partire dagli anni ’80
Studi sul patrimonio la possibilità di ottenere grandi quantità di DNA aprì nuovi
genetico orizzonti sia per la conoscenza del patrimonio genetico
umano sia per l’analisi del patrimonio di organismi estin-
ti, con la possibilità di individuare terapie genetiche per
combattere le malattie.

126
8 - Scienza e tecnica nella seconda metà del XX secolo

le mAlAttIe Nel XX Secolo


Le trasformazioni socio-economiche dei nel mondo industrializzato, come diret-
paesi industrializzati nel corso del XX se- ta conseguenza dell’inquinamento (al-
colo hanno radicalmente mutato il quadro lergie e tumori).
delle malattie. Molte di esse (come il cole- Un caso clamoroso – anche per i suoi ri-
ra e la difterite) sono scomparse o hanno svolti sulla psicologia sociale e sul costu-
ridotto al minimo i propri effetti negativi. me – è rappresentato dalla Sindrome Im-
Se nell’Italia della fine del XIX secolo le muno-Deficitaria Acquisita, o AIDS, dia-
principali cause di morte erano legate gnosticata per la prima volta nel 1981. Di
alle malattie gastroenteriche (oltre 300 natura virale, essa può essere contratta
morti l’anno ogni 100 000 abitanti), al- per via sessuale o attraverso il contatto
la bronchite (250), alla polmonite (230), con il sangue di un ammalato, e ha col-
alla tubercolosi (200) ecc., nell’Italia di pito particolarmente i Paesi extraeuro-
cento anni dopo prevalevano invece le pei; negli ultimi anni, si è molto diffusa
malattie del sistema cardiocircolatorio anche nel mondo occidentale. Gli scien-
(oltre 400) e i tumori (circa 240). ziati sono al lavoro per trovare una cu-
Nuove malattie sono inoltre comparse ra efficace.

n La tecnologia applicata agli armamenti


Il settore in cui la scienza e la tecnica mostrarono il loro
volto più terrificante fu quello dello sviluppo delle armi.
A partire dagli anni della guerra fredda USA e URSS inve-
stirono ingenti risorse economiche per potenziare i pro- Armi dagli effetti
pri arsenali bellici con micidiali armi nucleari, sviluppate devastanti
direttamente a partire dalle bombe atomiche lanciate sul
Giappone nel 1945. Testate nucleari furono installate dalle Le testate nucleari
due superpotenze sui propri territori e in quelli dei Paesi
alleati, in un pericoloso equilibrio strategico definito con il
nome di “equilibrio del terrore”. Tuttavia, proprio il timore Equilibrio del terrore
di un conflitto nucleare che si sarebbe rivelato catastrofico
per l’umanità intera ha impedito che le tensioni Est-Ovest
(si pensi alla guerra di Corea e alla crisi dei missili a Cuba)
degenerassero fino al punto di non ritorno.

n Energia nucleare, inquinamento ed ecologia


La possibilità di ricavare energia dall’atomo ha generato L’energia atomica
anche un impiego civile, cioè non militare, della fissione
nucleare. Tra gli anni ’60 e ’70 le ricorrenti crisi petrolifere
indussero molti Paesi industrializzati a dotarsi di centrali
elettronucleari che, oltre a svincolare dalla sudditanza ri-
spetto alle forniture petrolifere provenienti da una parte
dal mondo arabo, garantivano costi di produzione del- Centrali
l’energia elettrica decisamente inferiori a quelli generati elettronucleari
da centrali a combustibile fossile. Gli aspetti relativi alla
sicurezza delle centrali elettronucleari emersero prepoten-

127
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

L’incidente temente il 26 aprile 1986, quando a Cernobyl (Ucraina),


di Cernobyl un’avaria al reattore di una centrale provocò la fuoriusci-
ta nell’atmosfera di una nube radioattiva: una vasta area
circostante fu contaminata (le vittime furono 65) e buo-
na parte dell’Europa risentì degli effetti del disastro. Per
alcune settimane i governi europei dovettero emanare
disposizioni che proibivano la vendita di verdure e la som-
ministrazione di latte fresco a gestanti e bambini.
Salvaguardia L’incidente di Cernobyl indusse le classi dirigenti dei Paesi
dell’ambiente più industrializzati a prendere in seria considerazione il
problema della salvaguardia dell’ambiente. Non solo le
centrali nucleari, ma anche la normale attività industriale
rischiavano infatti di provocare danni irreparabili. L’indu-
strializzazione mostrò dunque il proprio duplice volto: da
un lato la capacità di produrre beni ormai indispensabili
per l’umanità, dall’altro l’inquinamento, cioè l’accumularsi
nell’ambiente delle sostanze di scarto (solide, liquide e
gassose) generate dagli stessi processi produttivi.
Nuova sensibilità A partire dagli anni ’80 nei Paesi occidentali si diffuse quin-
ecologica di una più ampia coscienza ecologista, che si concentrò sul-
l’esigenza di mettere un limite al produttivismo e al con-
sumismo, di fermare la distruzione di risorse non rinnova-
bili e di arrestare l’inquinamento dell’ambiente, ponendo
tali problemi in un orizzonte nazionale e internazionale. Da
quel momento l’ecologismo iniziò a ispirare direttamente
alcuni gruppi politici in molti Paesi europei.

cRISI Dell’IDeA DI “PRoGReSSo”


Una trasformazione, se non addirittu- fondamente nel marxismo, che vide nel-
ra una vera e propria crisi, ha subito il l’evoluzione delle forze produttive la pos-
concetto di “progresso”, secondo il qua- sibilità di instaurare una nuova società
le l’umanità procede da stadi inferiori egualitaria.
verso gradi più elevati perfezionando- Nella seconda metà del XX secolo si è in-
si costantemente nelle relazioni socia- vece assistito a una crisi dell’idea di pro-
li, nelle condizioni di vita, nel livello cul- gresso: le teorie evolutive sono state ri-
turale. Tale concetto era stato introdotto condotte al ristretto ambito scientifico,
con il Rinascimento, con l’esaltava le ca- mentre il progresso tecnologico ha co-
pacità di avanzamento delle conoscen- minciato a mostrare il proprio potenzia-
ze tramite la ragione e lo studio scientifi- le distruttivo, e quello economico il suo
co. Nel XVIII secolo le continue scoper- carattere fortemente sperequativo, finen-
te scientifiche avevano portato l’Illumi- do per rendere preferibile, soprattutto nel
nismo a farne una legge costante del- campo delle scienze sociali ed economi-
la storia. Tale concezione si era poi ap- che, l’impiego dei concetti di moderniz-
poggiata nel XIX secolo sulle teorie del- zazione in luogo di progresso e di sotto-
l’evoluzionismo, per penetrare poi pro- sviluppo in luogo di decadenza.

128
8 - Scienza e tecnica nella seconda metà del XX secolo

Il vertice mondiale di Rio de Janeiro, svoltosi nel 1992, rap- Il vertice


presentò un’importante occasione per rendere più efficace di Rio de Janeiro
la lotta contro i fattori inquinanti, responsabili del rischio
di collasso degli ecosistemi. L’obiettivo del risanamento
ambientale del pianeta è stato inserito all’interno di un più
vasto progetto, noto come “Agenda 21”, che stabilisce una Il progetto
strettissima interrelazione tra più fattori, tra cui il controllo “Agenda 21”
dell’inquinamento atmosferico e della crescita demo-
grafica, nonché lo sviluppo di una economia sostenibile,
attribuendo loro un ruolo di primo piano nella generale
lotta contro il dissesto ambientale.
Il problema dell’emissione dei gas, da alcuni studiosi ri-
tenuti responsabili di significative variazioni climatiche
(effetto serra, riscaldamento del pianeta), è considerato Effetto serra
quello di maggiore importanza per il futuro del pianeta.

Verso la società postindustriale


Nel secondo dopoguerra l’Europa completò la sua indu-
strializzazione prendendo esempio dal modello america-
no. I Paesi del Terzo Mondo ebbero solo limitatissime oc-
casioni di crescita industriale, se si escludono gli impianti
dipendenti dalle grandi multinazionali occidentali.
Solo dagli anni ’70, in alcuni Paesi del Sud-Est asiatico (Co- L’espansione
rea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong) il processo industriale
industriale ha avuto inizio, sviluppandosi tuttavia con una nel Sud-Est asiatico
celerità impressionante grazie al potente stimolo offerto
dal basso costo del lavoro.
Negli ultimi due decenni del XX secolo le potenze più avan- La fase
zate, invece, si sono avviate verso una fase di postindustria- postindustriale
lizzazione, in cui l’automazione degli impianti riduce al
minimo l’esigenza dell’intervento umano. Dopo la caduta L’economia
dei regimi comunisti, l’economia di mercato si è affermata di mercato, sistema
ormai su tutto il pianeta (globalizzazione). Molti studiosi economico mondiale
identificano in essa un sistema economico mondiale inte- integrato
grato e, tuttavia, caratterizzato da apporti ineguali tra Paesi
postindustrializzati, Paesi industrializzati, Paesi del Terzo
Mondo produttori di materie prime in via di sviluppo e
Paesi poveri, privi di risorse umane e naturali significative
e relegati all’ultimo gradino della “piramide”.
La fine del mondo bipolare e la globalizzazione sono alla
base anche dei fenomeni di emigrazione verificatisi nell’ul- Emigrazione
timo decennio del XX secolo.

129
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Scienza e tecnica La cibernetica, nata negli anni ’40, pone le basi dell’informatica, che si sviluppa
negli anni ’60 e ’70 (computers), dando il via a una “rivoluzione” paragonabile a
quella industriale del XIX secolo.
Tappe della conquista dello spazio: lancio del primo satellite artificiale (Sputnik,
1957), primo uomo a orbitare intorno alla terra (J. Gagarin, 1961), primi uomini
sulla Luna (N. Armstrong e E. Aldrin, 1969).
In medicina e biologia studi sui tumori e sul patrimonio genetico; diminuzione
delle malattie tradizionali e incremento di malattie legate a inquinamento.
Le crisi petrolifere degli anni ’70 hanno favorito la diffusione di centrali elettronu-
cleari, i cui problemi di sicurezza si sono resi manifesti in seguito all’incidente di
Cernobyl (1986). Crescita dell’inquinamento e nuova consapevolezza ambientali-
sta a partire dagli ultimi due decenni del XX secolo.

VerSo la Società Intensa industrializzazione del Sud-Est asiatico negli ultimi due decenni del XX
poStinduStriale secolo grazie ai bassi costi di manodopera. Postindustrializzazione nei Paesi occi-
dentali. Progressiva affermazione dell’economia di mercato e della globalizzazio-
ne. Flussi migratori verso i Paesi industrializzati nell’ultimo decennio del secolo.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Da cosa deriva il termine “informatica”? 5 Quali sono le nuove malattie del mondo in-
125b dustrializzato? 127a

2 Quali problemi pone la “rivoluzione informa- 6 Quali furono gli effetti dell’incidente di Cer-
tica”? 126a nobyl sulla popolazione? 128a

3 Quale Paese lanciò il primo uomo in orbita 7 Cosa prevede il progetto “Agenda 21”?
nello spazio? 126c 129a

4 Quali tipi di terapie sono rese possibili dagli 8 Come viene definita l’economia che si è
studi sul DNA? 126b diffusa nel mondo dopo il crollo dei regimi
comunisti? 129b

130
9 La caduta
dei regimi comunisti
Negli anni ’80 la stagnazione politica in cui versavano l’URSS
e i Paesi del blocco comunista sfociò in una profonda crisi destinata
a stravolgere l’equilibrio europeo del secondo dopoguerra. II modello
economico sovietico aveva mostrato tutti i suoi limiti, incapace di evolversi
e di sostenere le spese per il mantenimento di apparati statali e militari
eccessivamente sviluppati. II peso della grave crisi economica ricadeva
sulle popolazioni – già provate dalla mancanza delle libertà fondamentali –,
compromettendo la fiducia nell’ideologia comunista. La situazione
richiedeva interventi immediati che però i dirigenti comunisti non seppero
adottare. Nel 1985 in URSS Michail Gorbacëv, appena eletto segretario
del PCUS, inaugurò una politica di graduali riforme democratiche
ed economiche per tentare di risollevare le sorti del Paese. Le innovazioni
introdotte dal leader dello Stato-guida del blocco comunista ebbero
un effetto dirompente: nel giro di pochi anni l’esigenza di libertà politiche,
civili e religiose nei Paesi dell’Est divenne irresistibile. Alla fine del 1989
la pressione popolare portò alla capitolazione dei regimi comunisti
in Europa; nel 1991 l’URSS si dissolse.

Gorbacëv e la perestroijka
Dopo la morte di Cernenko, l’11 marzo 1985 fu eletto
segretario del PCUS Michail Gorbacëv che impose una Gorbacëv
radicale svolta al Paese. Cardini di questa svolta erano la avvia la perestroijka
perestroijka (“ristrutturazione”), che dall’economia (con
l’obiettivo di renderla più efficiente dando autonomia alle
imprese e al mercato) si estese alla politica per affermare
il primato delle istituzioni elettive sul partito, e la glasnost La glasnost
(“trasparenza”), che aprì la via alla libertà di stampa e
pose fine alla repressione del dissenso.
In politica estera, il riconoscimento dell’arretratezza del si- Distensione
stema economico-sociale sovietico spinse Gorbacëv all’ab- in politica estera
bandono del ruolo di superpotenza imperiale dell’URSS.
L’adesione al disarmo e alla distensione (trattato per l’eli-
minazione degli euromissili, ritiro dall’Afghanistan nel
1989 e firma del trattato START nel 1991), determinarono
un avvicinamento all’Europa e agli Stati Uniti.

131
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Il crollo dei regimi comunisti in Europa


La politica di non ingerenza e di non intervento avviata da
Gorbacëv consentì contemporaneamente ai Paesi dell’Est
europeo di scegliere il proprio destino, e ciò porto nel
1989 al crollo di una serie di regimi comunisti.

n La Polonia di Solidarnosc
La Polonia fu tra le prime nazioni dell’Europa orientale ad
attuare parziali riforme di tipo democratico. Già nel 1980 il
Gli scioperi nel 1980 Paese era stato percorso da ondate di scioperi di cui furono
protagonisti i lavoratori dei cantieri della città di Danzica.
Guidati dal sindacalista cattolico Lech Walesa, essi per pri-
Nasce Solidarnosc, mi nel mondo sovietico diedero vita a un sindacato indi-
sindacato pendente dal partito comunista (POUP) che chiamarono
indipendente Solidarnosc (estate 1980). Il governo polacco lo riconobbe
il 31 agosto 1980 con gli accordi di Danzica.
Ma poco tempo dopo (13 dicembre 1981) il sindacato fu
Repressione messo fuori legge dal nuovo segretario del POUP, il generale
di Jaruzelski Wojciech Jaruzelski, per evitare l’invasione della Polonia da
parte delle truppe del Patto di Varsavia.
Solidarnosc, la cui attività si svolse negli anni seguenti nelle
forme della semiclandestinità, venne riabilitato nel 1987.
Esso fu il principale interlocutore del governo nel processo
concordato di riforma (“tavola rotonda”) e partecipò alle
Solidarnosc elezioni del giugno 1989 diventando il primo partito del
diventa partito Paese. Il 12 settembre la Polonia nominò il primo presi-
dente del consiglio non comunista nei Paesi del Patto di
Varsavia: Tadeusz Mazowiecki. Il 29 dicembre 1989 il Par-
Nasce lamento votò l’abolizione del ruolo dirigente del POUP e
la Repubblica proclamò la Repubblica, alla cui presidenza fu eletto nel
1990 Lech Walesa.

n Finisce l’Ungheria di Kádár


L’Ungheria negli anni ’80 era il Paese più avanzato del blocco
comunista per via della politica di caute aperture economi-
co seguita dal regime di Janos Kádár. Dopo le sue dimissio-
Esponenti riformisti ni, nel 1988, alla guida del partito (PCU) e del governo si im-
al governo posero esponenti riformisti: il 21 febbraio 1989 il Comitato
Centrale del PCU adottò un progetto di nuova costituzione
in cui il partito rinunciava al ruolo direttivo e legava il futuro
del Paese a libere elezioni. Tali propositi divennero realtà
Introduzione del il 18 ottobre seguente quando il Parlamento introdusse il
multipartitismo multipartitismo e modificò radicalmente la costituzione. Il
23 ottobre 1989 fu proclamata la Repubblica.

132
9 - La caduta dei regimi comunisti

n La caduta del muro di Berlino


e la riunificazione della Germania
La democratizzazione dell’Ungheria aveva indotto nel mag-
gio del 1989 il governo di Budapest ad annunciare lo sman-
tellamento della “cortina di ferro” al confine con l’Austria.
Appresa la notizia, nell’estate i Tedeschi orientali fuggirono Fuga dei Tedeschi
a migliaia delusi dalla politica del presidente Erich Hone- dell’Est attraverso
cker: attraverso l’Ungheria si diressero verso l’Austria, op- l’Ungheria
pure si rifugiarono nelle ambasciate tedesche federali di
Budapest e Praga, sperando di raggiungere l’Ovest.
Nella Repubblica Democratica Tedesca la popolazione sce-
se in piazza. Nel settembre 1989 la città di Lipsia divenne Manifestazioni
la culla della “rivoluzione tranquilla”: lungo i suoi viali si a Lipsia
snodavano continui cortei di protesta contro il regime. In-
vano Honecker sperò di ottenere l’appoggio di Gorbacëv:
il leader sovietico negò ogni aiuto alla vecchia guardia co-
munista. Gli eventi precipitarono il 18 ottobre, quando
Honecker fu estromesso dalla guida del partito comunista Sostegno
(SED) e dello Stato da Egon Krenz, membro del politburo di Gorbacëv
forte dell’appoggio di Gorbacëv. ai riformisti
Visto che l’esodo non accennava a diminuire, la sera del 9
novembre venne annunciata l’apertura del Muro di Berlino.
A più di 28 anni dalla sua costruzione crollava il simbolo L’apertura del Muro
della divisione dell’Europa e della guerre fredda. Sempre in
novembre, dopo le dimissioni di Willy Stoph, primo mini-
stro dal 1964, il riformatore Hans Modrow fu incaricato di
creare un nuovo governo, ma ormai la popolazione invocava
l’unificazione con la Germania Ovest.
Le prime libere elezioni (marzo 1990) segnarono la vittoria
dei democristiani. Il cancelliere della Repubblica Federale
Tedesca, Helmut Kohl, bruciò le tappe dell’integrazione tra
i due Stati trattando direttamente con il governo della RDT
(assicurando contemporaneamente i confini della Polonia e
accordandosi con Mosca per la permanenza della Germania 1990: la
nella NATO). La Germania fu riunificata ufficialmente il 3 riunificazione
ottobre 1990.

n La “rivoluzione di velluto” a Praga


In Cecoslovacchia nel 1988, nonostante alcune timide aper-
ture verso l’esterno (accordi con la CEE e con la Santa Sede,
avvio di relazioni diplomatiche con Israele), era cresciuto Dissenso in
il dissenso di intellettuali e semplici cittadini nei confronti Cecoslovacchia
del regime. Nel 1989 l’opposizione si rese più manifesta.
Nel mese di novembre, dopo imponenti manifestazioni e
uno sciopero generale il regime si dissolse: Gustav Husák

133
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Dimissioni dei vertici e l’intero vertice del partito comunista si dimisero. Il 28


del partito dicembre 1989 Alexander Dubcek, l’uomo che aveva pro-
mosso la “primavera” di Praga del 1968, fu nominato pre-
sidente dell’Assemblea Federale; il giorno seguente Václav
Havel, scrittore e drammaturgo più volte incarcerato dal
regime, già leader del movimento Charta 77 per il rispetto
dei diritti umani in Europa dell’Est, divenne presidente
della Repubblica.

n La fine di Ceausescu in Romania


La rivoluzione più sanguinosa avvenne in Romania dove dal
1967 il potere era in mano al dittatore Nicolae Ceausescu,
responsabile di una profonda crisi economica e di perse-
Rivolta a Timisoara cuzioni nei confronti delle minoranze ungheresi. La rivolta
scoppiò nella città di Timisoara: il 16 dicembre migliaia
di manifestanti che intendevano esprimere solidarietà al
dissidente e padre calvinista Lázló Tökés, furono affrontati
Ceausescu dall’esercito che sparò provocando numerose vittime. Il
processato e fucilato 22 dicembre la rivolta si estese a Bucarest: Ceausescu e
la moglie furono arrestati, sommariamente processati e
fucilati il 25 dicembre.

n Bulgaria e Albania
La Bulgaria aveva (dal 1971) nel capo dello Stato Todor Zi-
Dimissioni di Zivkov vkov un incrollabile baluardo del comunismo. Nonostante
la sua intransigenza, egli fu costretto alle dimissioni dal
partito il 10 novembre 1989 a causa del crescente dissen-
so interno e delle pressioni dell’URSS. Venne sostituito
Tavola rotonda alla segreteria del partito da Petar Mladenov, ex ministro
con le opposizioni degli esteri vicino a Gorbacëv. Nel 1990 si avviò una tavola
rotonda fra governo e opposizioni per porre le basi del
superamento del comunismo.
L’Albania L’ultimo bastione comunista restava l’Albania. Nel 1990 il
da Alia a Berisha presidente Ramiz Alia, sulla spinta delle proteste popolari,
aprì al pluripartitismo e a libere elezioni. Nel 1992 salì al
potere Sali Berisha, già oppositore del regime.

La fine dell’URSS
La politica di Gorbacëv non riuscì a impedire che in URSS la
Riforme incerte situazione interna si facesse sempre più difficile. Le incer-
e resistenze interne tezze delle riforme economiche e le resistenze dell’appara-
to burocratico e dei conservatori precipitarono il Paese in
una grave crisi economica che riacutizzò le spinte indipen-
dentistiche e i conflitti etnici fino ad allora repressi. Gor-

134
9 - La caduta dei regimi comunisti

PECHINO: Il dramma dI PIazza TIEN aN mEN


In piazza Tien An Men a Pechino, tra sempre difensore del diritto all’istruzione,
l’aprile e il maggio 1989, il popolo ci- e un mese prima della visita di Gorbacëv
nese, deciso a imprimere una svolta al- nella capitale cinese, 3000 studenti oc-
la politica del governo comunista, si rese cuparono piazza Tien An Men. A essi in
protagonista di una grande manifestazio- breve si unirono professori, intellettuali e
ne per la democrazia e la libertà. A da- gente comune, rivendicando riforme de-
re il via alla protesta furono gli studenti mocratiche. Tra il 4 e il 5 giugno l’eserci-
universitari, oppressi dal regime che, to- to disperse i dimostranti attaccandoli con
gliendo loro ogni libertà di studio, li man- i carri armati. Vi furono migliaia di vitti-
teneva in uno stato di perenne isolamen- me e ondate di arresti seguiti da condan-
to dal resto del mondo. ne a morte. La violenta repressione co-
Il 18 aprile, dopo la morte dell’ex segreta- stò alla Cina l’isolamento politico fino a
rio del partito comunista Hu Yaobang, da metà anni ’90.

bacëv si attivò per eliminare il monopolio politico-sociale Riforme


del PCUS (riforme costituzionali nel 1988 e nel 1990; elezio- costituzionali
ne a parziale suffragio diretto e multipartitico del Congresso
dei Deputati del Popolo nel 1989; elezione dello stesso
Gorbacëv a presidente dell’URSS con ampi poteri nel 1990)
e la direzione del partito sull’economia. Negoziò inoltre con
le Repubbliche un nuovo trattato dell’Unione che avrebbe
fatto dell’URSS una Confederazione di Stati Sovrani, così
da impedirne la disgregazione, come preannunciavano le
secessioni delle repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Secessioni delle
Lituania), della Georgia e della Moldavia. repubbliche baltiche
Proprio alla vigilia della firma del trattato gli elementi più in-
transigenti del PCUS e del governo misero in atto un colpo Fallito colpo di Stato
di Stato (19 agosto 1991) che portò all’arresto di Gorbacëv. nel 1991
La resistenza popolare, animata dal presidente della re-
pubblica russa, il radicale Boris Eltsyn, il rifiuto dei militari
di sparare sui civili e l’opposizione dello stesso Gorbacëv
(sequestrato dai golpisti in Crimea) fecero fallire il putsch,
determinando così il crollo definitivo del regime comunista
e della stessa URSS.
Il PCUS venne sciolto e Gorbacëv dovette dimettersi per il Dimissioni
fallimento del suo piano per una Confederazione di Stati di Gorbacëv
Sovrani. Nel dicembre del 1991 le singole Repubbliche de-
cisero la soppressione dell’URSS e si unirono nella Comu- Nasce la CSI
nità degli Stati Indipendenti (CSI).
Fuori dall’Europa il comunismo resisteva in Cina, a Cuba e
in pochi Paesi del Terzo Mondo.

135
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

SCHEMA RIASSUNTIVO
Gorbacëv Eletto segretario del PCUS (1985) Gorbacëv avvia la perestroijka (“ristrutturazio-
e la perestroijka ne”), per aprire all’economia di mercato e ridurre l’ingerenza del partito, e la gla-
snost (“trasparenza”), per introdurre la libertà di stampa e porre fine alla repres-
sione de dissenso. Politica estera di disarmo e ritiro dall’Afghanistan (1989).

Il crollo deI reGImI Polonia: nel 1980 era nato il sindacato libero Solidarnosc guidato da L. Walesa,
comunIstI In europa messo fuori legge nel 1981 e riabilitato nel 1987; nel giugno 1989 Solidarnosc
vince le elezioni. Ungheria: dimissioni di J. Kádár nel 1988, varo di una nuova co-
stituzione e proclamazione della Repubblica (ottobre 1989). Germania Est: fuga di
cittadini tedesco orientali (primavera 1989); “rivoluzione tranquilla” a Lipsia; 9 no-
vembre 1989 annuncio apertura del Muro di Berlino; il 3 ottobre 1990 la Germania
è ufficialmente riunificata. Cecoslovacchia: opposizione degli intellettuali, “rivolu-
zione di velluto” e dimissioni del vertice comunista. Romania: rivolta a Timisoara e
a Bucarest, N. Ceausescu viene arrestato e fucilato (25 dicembre 1989). Bulgaria
e Albania: proteste e dissenso portano al superamento del comunismo nel 1990.

la fIne dell’urss Alle parziali riforme di Gorbacëv sono ostili i conservatori. Avvio di un nuovo trat-
tato dell’Unione per impedire le spinte indipendentistiche delle nazionalità. Falli-
sce il colpo di Stato dell’ala intransigente del PCUS (agosto 1991) grazie all’oppo-
sizione di B. Eltsyn. Dicembre 1991: fine dell’URSS e nascita della Comunità degli
Stati Indipendenti.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quali furono le svolte impresse da Gor- 5 Quando crollò ufficialmente il Muro di Berli-
bacëv in politica interna e in politica estera? no? 133c
131cb
6 Come è stata definita la rivoluzione che ha
2 Chi guidava il sindacato che intaccò la dit- portato al governo Dubcek e Havel nel di-
tatura del partito unico in Polonia? 132a cembre 1989? 133b

3 Perché nel 1981 Jaruzelski mise fuori legge 7 Quale fu l’esito della protesta degli studenti
Solidarnosc? 132c cinesi del maggio 1989? 135a

4 Attraverso quale Paese fuggivano i cittadini 8 Perché Gorbacëv tentò di varare un nuovo
della Germania Est? 133a trattato dell’Unione? 135c

136
10 Crisi di fine secolo
e nuove egemonie
La fine del mondo comunista e del rigido bipolarismo che avevano
caratterizzato il secondo dopoguerra hanno liberato spinte centrifughe
e nazionalistiche prima soltanto latenti. Nei Balcani si è assistito alla
dissoluzione della Repubblica Federale di Iugoslavia sulla scia di tensioni
separatiste ed etniche, cui non si sono rivelati estranei contrasti di tipo religioso
(nel caso della Bosnia-Erzegovina). L’indipendenza di Slovenia, Croazia,
Bosnia e Macedonia, dichiarata tra il 1991 e il 1992, è stata seguita da una
sanguinosa guerra civile con la Serbia per la difesa delle rispettive enclave
etniche nelle regioni vicine; negli anni successivi, non senza traumi e interventi
di ONU e NATO, anche Kosovo e Montenegro si sono resi indipendenti.
In Italia nell’ultimo decennio del XX secolo si è assistito alla novità
dell’alternanza di governo tra coalizioni di centrodestra e centrosinistra.
Gli Stati Uniti, con le presidenze di George Bush e Bill Clinton, hanno dovuto
gestire la nuova supremazia e la nascita di nuovi focolai di tensione. Clinton,
in particolare, ha messo in atto una politica estera di interventismo militare
nell’ambito di una egemonia concertata con le altre potenze regionali.
Il regime cinese, infine, nonostante la chiusura sul tema dei diritti umani,
ha aperto con grande successo all’economia di mercato.

La guerra civile nell’ex Iugoslavia


Il crollo del Muro di Berlino e la fine del monopolio politico
comunista nell’area balcanica acuirono le tensioni di stam-
po separatista e nazionalista in Iugoslavia. Solo Tito, grazie
al proprio carisma, era riuscito a tenere unita la Repubblica
Federativa Socialista di Iugoslavia, formata da un mosaico
eterogeneo di popoli. Alla sua morte (1980), le diverse Con la morte di Tito
repubbliche federate avevano visto emergere forti spinte crescono le forze
separatiste. Durante la seconda metà degli anni ’80 le forze centrifughe
centrifughe crebbero costantemente d’intensità.
I vuoti prodotti dal crollo dei regimi comunisti in Europa
orientale e la dissoluzione dell’URSS (tradizionale alleata
della Serbia) avviarono un processo di riassetto geopolitico
di tutta l’area, suscitando un “effetto domino” in cui alle
tensioni nazionali si sommarono antiche controversie
territoriali e conflittualità di stampo religioso (tipico il

137
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

IL POST-COMUNISMO NELL’EUROPA DELL’EST


Chi pensava che la caduta del comuni- rette eredi dei vecchi partiti comunisti.
smo significasse l’immediata fine delle In Polonia, ad esempio, alle elezioni pre-
difficoltà nei Paesi satelliti e nella stessa sidenziali del novembre 1995 il candi-
ex-URSS, fu parzialmente smentito. No- dato ex-comunista Alexander Kwesnie-
nostante gli sforzi compiuti per tentare ski ottenne il 51,43 % dei voti, sconfig-
di risollevare le vessate economie, nel- gendo così la concorrenza di Walesa. Ad
la maggior parte degli Stati queste ulti- analoghi, ma temporanei successi, an-
me hanno stentarono a riprendersi ne- darono incontro gli ex-comunisti conflui-
gli anni immediatamente successivi alla ti nel partito socialista ungherese e quel-
caduta del Muro. II persistere della cri- li di Ion Iliescu in Romania. Ultimo episo-
si economica e la disoccupazione con- dio di transizione guidata da un ex è la
vinsero in alcuni casi una parte dell’opi- Russia, dove il presidente Vladimir Putin
nione pubblica cresciuta nel comunismo (eletto nel 2000) vanta un passato come
a ridare fiducia a formazioni politiche di- funzionario del KGB.

caso della presenza musulmana in Bosnia-Erzegovina).


Fallite proposte Per porre un argine alle tensioni interne, e volendo scon-
di trasformazione giurare una guerra civile che sembrava sempre più vici-
na, nel 1991 il presidente della Bosnia-Erzegovina, Alia
Izetbegovic, propose la trasformazione della federazione
in una comunità di Stati sovrani. Tale proposta non fu
presa in considerazione dal governo della Serbia, osteg-
giata dal leader dei comunisti locali, Slobodan Milosevic.
Slovenia, Croazia, Mancando l’accordo, le repubbliche iugoslave di Slovenia
Bosnia e Macedonia e Croazia proclamarono unilateralmente l’indipendenza
proclamano (1991) e, nel marzo 1992, un referendum popolare sancì
l’indipendenza una analoga decisione da parte della Bosnia-Erzegovina e
della Macedonia.

n Guerra civile in Croazia e Bosnia-Erzegovina


Mentre la Slovenia conseguì l’obiettivo indipendentista in
modo quasi del tutto indolore, diversamente accadde per
Intervento Croazia e Bosnia. Qui, infatti, intervenne l’esercito federale
dell’esercito federale iugoslavo di Belgrado (città al tempo stesso capitale della fe-
in Croazia e Bosnia derazione e della Serbia), giustificando l’attacco militare con
la difesa delle minoranze serbe presenti nelle due regioni.
Ne seguì una guerra civile di gravi proporzioni, caratterizzata
da episodi di “pulizia etnica”. Dopo un intervento militare
della NATO, il conflitto fu risolto sul finire del 1995 quando,
Gli accordi di Dayton in seguito agli accordi di Dayton, mediati dal presidente
americano Clinton e poi sottoscritti a Parigi dai tre leader
in lotta (14 dicembre 1995), le ostilità terminarono ufficial-
mente. Dal conflitto uscì particolarmente provata la capitale
bosniaca Sarajevo, assediata a lungo dalle forze serbe.

138
10 - Crisi di fine secolo e nuove egemonie

n Il conflitto in Kosovo
Terminata la guerra civile in Bosnia-Erzegovina si aprì il
fronte del Kosovo (1998-99), una regione a statuto speciale
all’interno della Serbia e con una forte presenza albanese,
dove alla guerriglia indipendentista locale si contrappose Guerriglia albanese
l’esercito serbo. L’intervento della NATO per porre fine a
nuovi episodi di “pulizia etnica” nei confronti degli albanesi
portò al ritiro delle truppe serbe e alla fuga della popola- Espulsione della
zione di origine serba, mentre il controllo del Paese venne popolazione serba
assunto dalla comunità albanese (il Kosovo ha proclamato
l’indipendenza nel 2008).

L’Italia dell’alternanza
Tra il 1992 e il 1993 lo scandalo di Tangentopoli svelò la
rete dei finanziamenti occulti ai partiti e la corruzione Gli effetti di
del mondo politico, travolgendo e cancellando le principali Tangentopoli
formazioni partitiche di governo e i suoi leader.

n Il primo governo di centrodestra


Scomparsi anche il PCI (diventato Partito Democratico della
Sinistra nel 1991) e il MSI (trasformatosi in Alleanza Nazio-
nale nel 1994), alle elezioni del 27 marzo 1994 si presenta-
rono un polo di centrodestra (Polo delle Libertà: Lega Nord,
Forza Italia e AN) e uno di centrosinistra (Progressisti: con
a capo il PDS), che portarono a una semplificazione del Bipolarismo
quadro politico introducendo una forma di bipolarismo.
Vinsero i primi raccogliendo il 46,4% dei voti alla Camera. 1994: governo
Si insediò così un governo guidato dall’imprenditore Sil- Berlusconi
vio Berlusconi, caduto pochi mesi dopo per la defezione
della Lega Nord, cui seguì un esecutivo tecnico diretto da Governo Dini
Lamberto Dini.

n I governi di centrosinistra
Il 21 aprile 1996 un coalizione di centrosinistra, l’Ulivo, 1996: primo
con a capo il cattolico Romano Prodi, riportò nelle elezioni governo Prodi
politiche la vittoria sul centrodestra, dando così vita al feno-
meno dell’alternanza di governo tra le due coalizioni.
Prodi condusse con successo l’Italia nei parametri di Maa-
stricht, permettendo l’ingresso del Paese nella zona del-
l’euro, ma, messo in minoranza sulla legge finanziaria alla
Camera dei deputati, si dimise nell’ottobre 1998.
Gli subentrò il segretario dei Democratici di Sinistra, Mas- Governo D’Alema
simo D’Alema, sotto il quale l’Italia prese parte nel 1999 e intervento
all’intervento militare della NATO in Kosovo, per difendere in Kosovo

139
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

la popolazione albanese dall’offensiva dell’esercito serbo.


D’Alema si dimise a sua volta dopo la sconfitta del centrosi-
nistra alle elezioni regionali dell’aprile 2000, facendo posto
Governo Amato a un governo guidato da Giuliano Amato.

Gli USA tra concertazione e unilateralismo


Terminata la guerra fredda, il mondo ha assistito al costi-
Nuovi equilibri tuirsi di nuovi equilibri. Gli Stati Uniti si sono trovati a con-
mondiali dividere la leadership economica con le nazioni asiatiche
ed europee. Dal bipolarismo politico-militare USA-URSS si
Il multipolarismo è passati al multipolarismo: accanto alla potenza americana,
infatti, sono sorte anche molte potenze regionali poten-
zialmente in grado di mettere in discussione gli equilibri
Il fondamentalismo geopolitici. Un altro problema che ha iniziato a presentarsi
islamico nell’ultimo decennio del XX secolo è stata la crescente mi-
naccia del fondamentalismo islamico, in contrapposizione
all’Occidente e per l’instaurazione di società modellate
sull’originario messaggio dell’Islam. Tale fenomeno ha
assunto inizialmente connotazioni terroristiche in Algeria,
Egitto, Sudan e Afghanistan.

n Da George Bush a Bill Clinton


Rimasti l’unica superpotenza dopo il crollo dell’URSS,
gli Stati Uniti si sono trovati ad affrontare l’impegnativo
compito di ridefinire il proprio ruolo in un contesto inter-
nazionale fortemente instabile e in rapido cambiamento.
Se si esclude un breve periodo sul finire della presidenza
La presidenza Bush del repubblicano George Bush (1988-1992), principale
artefice, insieme all’ONU, dell’intervento militare per la
liberazione del Kuwait, la sfida interessò l’intera ammini-
La presidenza strazione del democratico Bill Clinton, che, nel corso del
Clinton suo duplice mandato (1992-2000), elaborò una strategia
egemonica a più livelli. Infatti, mentre da un lato questa si
tradusse nell’asserzione della supremazia degli Stati Uniti
Interventismo in campo militare, attestata da un forte interventismo in
militare politica estera (ex Iugoslavia, Somalia, Haiti), da un altro
lato tale posizione egemonica fu temperata dalla ricerca
L’egemonia sistematica di una concertazione con le altre potenze (firma
concertata del Trattato START con la Russia per la riduzione dei grandi
arsenali strategici e accordi OLP-Israele del 1993) e con le
organizzazioni internazionali relativamente ai problemi di
portata generale in campo sociosanitario, ambientale o
economico. Soprattutto in quest’ultimo ambito, l’ammini-
strazione Clinton conseguì risultati importanti sia a livello

140
10 - Crisi di fine secolo e nuove egemonie

regionale, rinsaldando i vincoli con Canada e Messico me- L’accordo NAFTA


diante il NAFTA (Accordo di libero scambio dell’America
del Nord, 1994), sia a livello internazionale, incentivando,
grazie a una lunga fase d’espansione economica del Paese,
il rapido diffondersi su scala planetaria dell’economia di
mercato, fenomeno divenuto noto col nome di globalizza-
zione. Non mancarono, tuttavia, aspetti contraddittori nella Aspetti
politica clintoniana, come l’adesione, nel 1997, ai principi contraddittori
ispiratori del protocollo di Kyoto sulla riduzione di emis-
sione di gas serra nell’atmosfera e il rifiuto, invece, l’anno
seguente, di sottoscrivere lo statuto di Roma istitutivo di
una Corte penale internazionale incaricata di perseguire i
crimini di guerra e contro l’umanità.

n Dal crollo della borsa americana


all’insediamento di George Walker Bush
Le avvisaglie di una crisi del modello di egemonia ameri-
cana maturata negli anni ’90 si manifestarono dapprima
marginalmente, con le contestazioni nel 1999 da parte del Movimento
nascente movimento no global in occasione del vertice no global
di Seattle dell’Organizzazione Mondiale del Commercio
(WTO), poi in modo dirompente con il crollo della borsa Crollo della borsa
di Wall Street del 10 marzo 2000, preludio della recessione
economica d’inizio secolo.
Nell’autunno del 2000 la battaglia elettorale fu vinta di mi- George Walker Bush
sura dal repubblicano George Walker Bush, figlio del pre- alla Casa Bianca
decessore di Clinton. Bush fin dai primi mesi di mandato
intraprese una revisione della politica clintoniana in senso
unilateralista, ridimensionando gli impegni derivanti dal
protocollo di Kyoto e riprendendo il progetto reaganiano
di scudo stellare.

Il Giappone e l’Asia orientale


Asceso negli anni ’80 al rango di seconda potenza indu- Il Giappone
striale del mondo, in seguito al declino dell’URSS, il Giap- negli anni ’80
pone fu tra i promotori, nel 1989, insieme con Stati Uniti e
Australia, dell’APEC (Cooperazione Economica Asia-Pacifi-
co), organizzazione destinata a raggruppare nel decennio
seguente 21 Stati della regione (tra gli altri Russia, Cina,
Indonesia, Canada, Perú, Messico e Nuova Zelanda).
Nel 1989 morì l’imperatore Hirohito, cui succedette il figlio Morte di Hirohito
Akihito. Nei primi anni ’90, pur mantenendo un netto pri-
mato economico in Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico,
il Paese del Sol Levante entrò in una crisi insieme economi-

141
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Ristagno ca e politica. La prima si manifestò nel rallentamento del


di fine secolo ritmi di crescita, preludio di una lunga fase di ristagno. La
seconda fu conseguente all’appannarsi dell’immagine del
Declino Partito Partito Liberaldemocratico, al potere da un quarantennio,
Liberaldemocratico colpito da accuse di corruzione. Ad appesantire la situa-
zione contribuì la crisi finanziaria, legata a manovre specu-
lative, abbattutasi nel 1997 sui mercati emergenti dell’Asia
orientale, in vario modo agganciati all’economia nipponica:
da quelli di Hong Kong, Taipei, e Seoul a quelli di Singapore,
Bangkok e Manila.
Crollo della dittatura La crisi finanziaria che colpì l’Estremo Oriente sul finire del
in Indonesia XX secolo esercitò un forte impatto in Indonesia, decretan-
do il crollo della più che trentennale dittatura del generale
Suharto (1975-98) e rinfocolando spinte centrifughe in
varie parti dell’arcipelago (Timor Est).
Vietnam Appena lambito dalla crisi di fine XX secolo, il Vietnam be-
neficiò del normalizzarsi della situazione cambogiana dopo
la scomparsa di Pol Pot (1998), impegnandosi in un impo-
nente sforzo industriale.

L’ascesa della Cina


Superate le convulsioni del 1989 culminate nella strage di
Tenuta politica piazza Tien An Men, il gruppo dirigente comunista cinese
del regime dimostrò un’inattesa tenuta politica abbinata a una buona
capacità di adattamento di fronte alle sfide poste dal mu-
tato scenario internazionale prodotto dalla fine dell’URSS
e dall’affermarsi del mercato globale. La chiave di volta di
tali esiti risiede nella graduale trasformazione delle mag-
giori concentrazioni urbane e industriali del Paese in “zone
Apertura economiche speciali”, aperte all’economia di mercato e agli
all’economia investimenti esteri, dove ai singoli non solo è riconosciuta la
di mercato libertà d’iniziativa ma è altresì consentito d’arricchirsi.
L’efficacia di questa originale versione di regime socialista
trovò conferma nella fase di passaggio alla Cina dell’ex colo-
Hong Kong e Macao nia britannica di Hong Kong, avvenuta nel 1997, e di quella
alla Cina portoghese di Macao, avvenuta nel 1999, che si realizzò
senza scosse grazie alla concessione da parte di Pechino
ai due territori di ampie autonomie. Tale processo ha otte-
nuto il suo coronamento nel 2001 con l’ingresso a pieno
titolo della Repubblica Popolare Cinese nell’Organizzazione
L’ingresso nel WTO Mondiale del Commercio (WTO). Molto di tale nuovo ruolo
della Cina si deve alla leadership postmaoista, rappresenta-
ta per un ventennio da Deng Xiaoping, poi da Jian Zeming
(1997-2002).

142
10 - Crisi di fine secolo e nuove egemonie

Il subcontinente indiano
Al declino della dinastia Gandhi e del predominio del Par-
tito del Congresso subentrò negli anni ’90 un decennio
d’instabilità politica, virtualmente chiuso nel 1999 con l’af- Instabilità politica
fermazione dei nazionalisti indù del Bharatiya Janata Party in India
(BJP) di Atal Bahari Vajpaye.
Più tormentata è stata la vicenda del Pakistan, contrassegna-
ta fin dal 1977 dall’alternarsi di governi civili e colpi di Stato
militari, l’ultimo dei quali compiuto nel 1999 dal generale Pakistan: golpe
Parvez Musharraf. Due gli elementi di tensione politica: i di Musharraf
numerosi attentati dei gruppi islamici radicali e la contesa
con l’India per il controllo del Kashmir, causa di ricorrenti
scontri armati (1948, 1965, 1999-2001).

La deriva dell’Africa
Nell’ultimo decennio del XX secolo, salvo eccezioni, il ri-
cambio dei gruppi dirigenti africani è avvenuto ancora per
lo più attraverso vie extraistituzionali e in forme violente.
Il susseguirsi di colpi di Stato, di dittature, di guerre civili,
religiose o etniche (in alcuni casi al limite del genocidio, Conflitti in Ruanda
come in Burundi e in Ruanda negli anni ’60 e ancora nel e Burundi
1994) hanno scandito le vicende africane del periodo suc-
cessivo all’indipendenza.
A condizionare il panorama ha contribuito la presenza del- Il ruolo dell'Islam
l’Islam, all’origine di una complessa frontiera che, mentre
isola in parte dal resto del continente il Nordafrica, attra-
versa l’Africa orientale e quella del Sahel concorrendo a
intaccare la precaria coesione interna di importanti Paesi.
È il caso della Nigeria, il più popoloso Stato africano, già Conflitti etnico-
teatro della guerra secessionista del Biafra (1966-69) e lace- religiosi in Nigeria
rata negli anni ’90 da conflitti etnici a sfondo religioso nelle
regioni musulmane settentrionali e centrali. È ancora il caso
del Sudan, dove nell’ultimo decennio del XX secolo le élite Sudan
musulmane del nord hanno imposto un’islamizzazione
forzata condotta dall’esercito e dalle milizie religiose. Ulte-
riore esempio di conflitto a valenza religiosa è quello che tra
il 1998 e il 2000 ha contrapposto l’Etiopia, a maggioranza Guerra tra Etiopia
cristiano-copta, all’Eritrea, a maggioranza musulmana. ed Eritrea
Conflitti interetnici legati alla povertà e al controllo paraco-
loniale delle risorse, si sono prodotti in Liberia (1989-97),
Sierra Leone (1989-98) e Angola (1999).
Il caso più emblematico della crisi in cui versa l’Africa è
quello dell’ex Zaire, divenuto Repubblica democratica del

143
Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale

Il Congo Congo dopo l’abbattimento della trentennale dittatura del


maresciallo Mobutu Sese Seiko (1995-1997), deflagrato
Prima guerra dal 1998-1999 in quella che è stata definita la Prima guer-
“mondiale” africana ra “mondiale” africana e che ha visto coinvolte truppe di
almeno cinque Paesi (Angola, Ruanda, Uganda, Zambia e
Zimbabwe) e ha provocato oltre 2 milioni di morti.

SCHEMA RIASSUNTIVO
La guerra civiLe Proclamazione dell’indipendenza di Slovenia, Croazia (1991) e Bosnia-Erzegovina
neLL’ex iugosLavia (1992): intervento serbo in Croazia e Bosnia-Erzegovina; pulizia etnica, assedio di
Sarajevo e intervento NATO (1995). Conflitto serbo-albanese in Kosovo (1998-
99) e nuovo intervento NATO.

L’itaLia deLL’aLternanza Scomparsa dei vecchi partiti e semplificazione del quadro politico con un polo di
centrodestra, che con S. Berlusconi vince le elezioni del 1994, e uno di centrosini-
stra, che sale al governo con R. Prodi nel 1996. Ingresso dell’Italia nella zona euro.

gLi usa tra G. Bush interviene militarmente per liberare il Kuwait (1991). B. Clinton avvia una
concertazione politica di interventismo militare (ex Iugoslavia, Somalia, Haiti) e concertazione
e uniLateraLismo (accordi per riduzione arsenali con la Russia e trattative OLP-Israele). Nascita
movimento no global.

iL giappone e La cina Ristagno economico e crisi politica in Giappone nell’ultimo decennio del XX seco-
lo. Ascesa della potenza cinese con apertura alla libera iniziativa economica; le
ex colonie di Hong Kong e Macao tornano a Pechino (1997 e 1999).

iL subcontinente indiano Declino del Partito del Congresso in India nell’ultimo decennio del XX secolo.
e L’africa Colpo di Stato di P. Musharraf in Pakistan (1999). Genocidio in Burundi e Ruanda
(1994); conflitti etnico-religiosi in Nigeria, Sudan ed Etiopia.

DOMANDE DI VERIFICA
1 Quali tensioni interne minavano la Iugosla- 5 Cosa si intende con il termine “multipolari-
via prima della sua dissoluzione? 137b smo”? 140a

2 Chi si oppose all’ipotesi di trasformare la 6 Quale tipo di politica mise in atto Bill Clinton
Iugoslavia in una comunità di Stati sovrani? durante i suoi due mandati? 140cb
138c
7 Chi tra Cina e Giappone andò incontro a un
3 In quali regioni dell’ex Iugoslavia la guerra ristagno economico nell’ultimo decennio
civile fu più cruenta? 138b-139a del XX secolo? 142

4 Chi erano i leader delle due coalizioni che si 8 Quale ruolo ha svolto l’islam nelle crisi del
alternarono al governo in Italia? 139b continente africano? 143c

144
CRONOLOGIA
Cronologia

1900 Italia: assassinio di re Umberto I; sale al trono Vittorio Emanuele III.


Rivolta dei boxer in Cina.

1901 Italia: governo Zanardelli (1901-03).


Theodore Roosevelt è eletto presidente degli Stati Uniti (1901-09).

1903 Italia: governo Giolitti (1903-05). Viene eletto papa Pio X (1903-14).
Il Partito Socialdemocratico russo si divide tra menscevichi (riformisti)
e bolscevichi (rivoluzionari).

1904 Primo sciopero generale in Italia.


Entente cordiale tra Gran Bretagna e Francia.
Guerra russo-giapponese per il controllo di Corea e Manciuria.

1905 Nazionalizzazione delle ferrovie in Italia.


Rivoluzione in Russia. Guerra russo-giapponese: la pace di Portsmouth
sancisce la vittoria del Giappone.
Prima crisi marocchina: contrasto franco-tedesco.

1906 Italia: governo Giolitti (1906-09).


Conferenza di Algeciras in Marocco.
Definitiva riabilitazione di Dreyfus in Francia.
In Russia viene convocato il primo parlamento elettivo (Duma); riforme
agrarie di Stolypin (1906-10).

1908 L’Austria annette la Bosnia-Erzegovina.


La Bulgaria diventa indipendente.
Rivolta dei Giovani Turchi nell’impero ottomano.

1909 Italia: governo Sonnino (1909-10).


William Taft è eletto presidente degli Stati Uniti (1909-13).

1910 Italia: nasce il movimento nazionalista.


Scoppia la rivoluzione messicana.

1911 Italia: governo Giolitti (1911-14); guerra contro l’Impero ottomano per
la Libia (1911-12).
Seconda crisi franco-tedesca per il Marocco.

1912 Introduzione del suffragio universale maschile in Italia.


Prima guerra balcanica; indipendenza dell’Albania.

1913 Patto Gentiloni per la partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni.
Seconda guerra balcanica; sconfitta della Bulgaria.
Thomas Woodrow Wilson è presidente degli Stati Uniti (1913-20).

146
Cronologia

Scioperi della “settimana rossa” in Italia. Benedetto XV eletto papa. 1914


Governo Salandra (1914-16).
Assassinio a Sarajevo di Francesco Ferdinando (28 giugno); scoppia
la Prima guerra mondiale (28 luglio); vittorie tedesche a Tanneberg,
stallo sul fronte francese della Marna.
Intervento degli Stati Uniti in Messico.

L’Italia entra in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna (maggio); 1915


prime quattro battaglie dell’Isonzo.
La Germania intensifica la guerra sottomarina.

Italia: governo Boselli di “unione nazionale” (1916-17). 1916


Battaglia navale anglo-tedesca dello Jütland; offensiva tedesca a Ver-
dun. Muore Francesco Giuseppe, gli succede Carlo I.
Rivolta nazionalista in Irlanda.

Intervento degli Stati Uniti nel conflitto (6 aprile). 1917


Disfatta di Caporetto (24 ottobre); governo Orlando (1917-19).
Rivoluzione di febbraio e rivoluzione d’ottobre in Russia; i bolscevichi di
Lenin al potere; la Russia si ritirerà dal conflitto (18 marzo 1918).
Dichiarazione Balfour sulla creazione di uno Stato ebraico in Palestina.

Il presidente americano Wilson enuncia i 14 punti. 1918


Battaglia di Vittorio Veneto e fine della guerra (4 novembre).
Dissoluzione dell’Austria-Ungheria; rivoluzione a Berlino.

Italia: fondazione dei fasci di combattimento. Governo Nitti (1919-20). 1919


Inizia il “biennio rosso”. D’Annunzio occupa Fiume.
Nasce la Società delle Nazioni. Trattato di pace di Versailles.
Repubblica dei soviet in Ungheria.
Campagna di disobbedienza civile di Gandhi in India.

Italia: governo Giolitti (1920-21); trattato italo-iugoslavo di Rapallo; 1920


D’Annunzio deve abbandonare Fiume. Scioperi e violenze fasciste.
Warren Harding è eletto presidente degli Stati Uniti (1920-22).

Italia: governo Bonomi (1921-22). Nascono il Partito Comunista d’Ita- 1921


lia e il Partito Nazionale Fascista.
La Gran Bretagna riconosce l’autonomia dell’Irlanda.
Repressione dell’insurrezione dei marinai russi di Kronstadt.
Fondazione del Partito Comunista Cinese.

Italia: governo Facta. Pio XI eletto papa (1922-39). Marcia su Roma 1922
(28 ottobre) e governo Mussolini.
Indipendenza dell’Egitto.

147
Cronologia

1923 Italia: nasce il Gran Consiglio del Fascismo; riforma Gentile dell’istruzione.
Fallisce il putsch di Monaco di Hitler; governo Streseman in Germania.
Mustafà Kemal Atatürk proclamazione la Repubblica turca.

1924 Italia: delitto Matteotti e secessione dell’Aventino.


Governi conservatori di Stanley Baldwin in Gran Bretagna (1924-29).
Morte di Lenin: Stalin e Trotzkij si contendono il potere.
Calvin Coolidge è presidente degli Stati Uniti (1924-29).

1925 Italia: il fascismo riduce progressivamente le garanzie costituzionali.


Conferenza di Locarno a tutela dei confini stabiliti a Versailles.

1926 Italia: varo delle “leggi fascistissime”, abolizione delle libertà politiche.
Hirohito imperatore del Giappone (1926-89).
Rottura tra nazionalisti e comunisti in Cina.

1927 Italia: il Gran Consiglio del Fascismo emana la Carta del Lavoro.
I nazionalisti cinesi reprimono le forze comuniste a Shangai.

1928 L’URSS vara il primo piano quinquennale.


Guerra civile tra comunisti e nazionalisti in Cina.

1929 Patti Lateranensi tra Italia e Santa Sede (11 febbraio).


Herbert Hoover presidente degli Stati Uniti (1929-32).
Crollo della borsa a Wall Street (21-29 ottobre).

1930 Crisi economica in Germania; successo elettorale nazionalsocialista.


Getulio Vargas prende il potere in Brasile.

1931 Italia: entra in vigore il nuovo codice penale (Codice Rocco).


In Spagna è proclamata la repubblica.
Il Giappone invade la Manciuria.

1932 Salazar primo ministro in Portogallo.


Franklin Delano Roosevelt è presidente degli Stati Uniti (1932-45).

1933 Hitler diventa cancelliere (30 gennaio) in Germania.


Il presidente americano Roosevelt lancia il New Deal.

1934 Assassinio del cancelliere austriaco Dolfuss.


In URSS Stalin avvia epurazioni nel partito e nell’esercito.
Lunga marcia di Mao per rompere l’accerchiamento nazionalista in Cina.

1935 Introduzione delle leggi razziali in Germania; avvio del riarmo tedesco.
L’Italia attacca l’Etiopia; la Società delle Nazioni adotta sanzioni.

148
Cronologia

L’Italia occupa l’Etiopia e proclama l’impero (9 maggio). 1936


Asse Roma-Berlino; rimilitarizzazione tedesca della Renania.
Vittoria del Fronte popolare in Francia.
Inizia la guerra civile spagnola (18 luglio).

Sostegno militare di Italia e Germania alle truppe franchiste in Spagna. 1937


Inizia la guerra cino-giapponese.

In Italia è introdotta la legislazione antiebraica. 1938


Annessione dell’Austria alla Germania; in seguito alla conferenza di Mo-
naco Hitler annette i Sudeti.

Patto d’acciaio tra Italia e Germania (22 maggio). 1939


Patto di non aggressione tra Germania e URSS; truppe tedesche invado-
no la Polonia (1° settembre), scoppia la Seconda guerra mondiale.

La Germania occupa Danimarca, Norvegia e Francia. 1940


L’Italia entra in guerra a fianco della Germania (10 giugno); le truppe
italiane attaccano la Francia (20 giugno) e la Grecia (28 ottobre).
Governo collaborazionista filogiapponese a Nanchino.

Invasione tedesca dell’URSS (22 giugno). 1941


Attacco giapponese alla base statunitense di Pearl Harbor (7 dicembre).

Battaglie di El-Alamein in Nordafrica; assedio tedesco a Stalingrado. 1942


I nazisti varano il piano per lo sterminio sistematico degli Ebrei.

Resa tedesca a Stalingrado, ritirata dell’ARMIR. Resa delle truppe del- 1943
l’Asse in Nordafrica. Sbarco americano in Sicilia (10 luglio). Caduta del
fascismo in Italia (25 luglio) e armistizio con gli alleati (8 settembre);
nasce la RSI (23 settembre).
Conferenza di Teheran (ottobre) tra Churchill, Stalin e Roosevelt.

Gli Alleati liberano Roma (4 giugno). Sbarco alleato in Normandia (6 giu- 1944
gno). Vittorie americane nel Pacifico (Isole Marshall, Guam, Filippine).

Conferenza di Jalta (4-11 febbraio). Liberazione dell’Italia (25 aprile) e 1945


morte di Mussolini (28 aprile). I Russi occupano Berlino (28 aprile), sui-
cidio di Hitler e resa della Germania.
Harry Truman presidente degli Stati Uniti (1945-53).
Bombe atomiche USA sul Giappone (6-9 agosto); resa giapponese.
Primo governo De Gasperi in Italia.

Italia: è proclamata la Repubblica (2 giugno); secondo governo De Gasperi. 1946


La “cortina di ferro” cala sull’Europa orientale.

149
Cronologia

1947 Firma del trattato di pace di Parigi.


I comunisti conquistano il potere in Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria.
Indipendenza di India e Pakistan.

1948 Italia: entra in vigore la Costituzione; successo della DC alle elezioni politi-
che (18 aprile); nuovo governo De Gasperi (1948-53), stagione centrista.
Gli Stati Uniti avviano il piano Marshall. Blocco sovietico di Berlino.
Nascita dello Stato di Israele (14 maggio) e prima Guerra arabo-israeliana.

1949 Adesione italiana al Patto Atlantico.


Divisione della Germania in Repubblica Federale Tedesca (RFT) e Repub-
blica Democratica Tedesca (RDT).
Mao tse-tung proclama la Repubblica Popolare Cinese (1° ottobre).

1950 Italia: viene istituita la Cassa per il Mezzogiorno.


Scoppia la guerra tra Corea del Nord e Corea del Sud.
Campagna anticomunista negli Stati Uniti (“maccartismo”).

1951 Istituzione della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio).


Indipendenza della Libia.

1952 Epurazioni ai vertici dello Stato in Cecoslovacchia e Ungheria.


Dwight Eisenhower è presidente degli Stati Uniti (1953-60).

1953 Muore Stalin, gli succederà Chruscëv (1955-64).


Repressione della rivolta operaia a Berlino Est (17 giugno).

1954 Accordo italo-iugoslavo per il territorio di Trieste.


Nasser prende il potere in Egitto (1954-70). Inizia la guerra di liberazione
in Algeria. Sconfitta francese in Indocina a Dien Bien Phu.

1955 Istituzione del Patto di Varsavia (14 maggio).


Conferenza di Bandung tra i Paesi non allineati.
Colpo di Stato in Argentina e caduta di Perón.

1956 Denuncia dei crimini staliniani al XX congresso del PCUS; rivolta in Polonia;
rivoluzione a Budapest (ottobre) soffocata dall’Armata Rossa.
Crisi di Suez e Seconda guerra arabo-israeliana.

1957 A Roma viene istituito il Mercato Comune Europeo


Battaglia di Algeri.

1958 Muore papa Pio XII, gli succede Giovanni XXIII.


Quinta repubblica in Francia: Charles De Gaulle presidente.
In Cina Mao avvia il “grande balzo in avanti”.

150
Cronologia

Rivoluzione cubana: Fidel Castro conquista il potere (gennaio). 1959

Italia: crisi del governo Tambroni; governo Fanfani. 1960


John Fitzgerald Kennedy è presidente degli Stati Uniti (1960-1963)

Italia: si avvia la stagione del centrosinistra. 1961


Fallito sbarco di esuli cubani alla Baia dei Porci a Cuba.
Costruzione del muro di Berlino (13 agosto).

Italia: governo Fanfani, nazionalizzazione dell’industria elettrica. 1962


Indipendenza dell’Algeria. Crisi dei missili a Cuba.
Rottura tra Cina e URSS.

Italia: governo di centrosinistra di Aldo Moro. 1963


A Dallas (22 novembre) è assassinato il presidente americano Kennedy;
gli succede Lyndon Johnson (1963-68).

Vittoria elettorale dei laburisti in Gran Bretagna. 1964


Leonid Brežnev è segretario del PCUS (1964-82).
Nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
Cresce l’impegno militare statunitense in Vietnam.

Rivoluzione culturale in Cina. 1965

In Germania Federale Willy Brandt avvia il dialogo con l’Est (Ostpolitik). 1966
Indira Gandhi è primo ministro in India.

Colpo di Stato militare in Grecia (21 aprile). 1967


Terza guerra arabo-israeliana (Guerra dei Sei giorni, 5-10 giugno).

Movimenti di protesta studentesca in tutti i Paesi occidentali. 1968


Intervento del Patto di Varsavia (21 agosto) contro la “primavera” di Praga
di Alexander Dubcek.
Richard Nixon è il nuovo presidente degli Stati Uniti (1968-74).

Italia: “autunno caldo” e strage di piazza Fontana. 1969


Incidenti tra cattolici e protestanti in Irlanda.
Colpo di Stato del colonnello Gheddafi in Libia.

Italia: viene approvato lo Statuto dei lavoratori. 1970


Successo elettorale dei conservatori in Gran Bretagna.

Nasce il Bangladesh. 1971

Strage di atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco. 1972

151
Cronologia

1973 Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca entrano nella CEE.


Quarta guerra arabo-israeliana (Guerra del Kippur 6 ottobre).
Colpo di Stato militare di Pinochet in Cile e morte di Allende.

1974 Italia: crisi economica e “anni di piombo”.


Cade la dittatura militare in Grecia
Gerald Ford è presidente degli Stati Uniti (1974-76).
Accordo USA-URSS per la limitazione delle armi strategiche.

1975 In Spagna muore Franco e si avvia la transizione alla democrazia.


Indipendenza di Angola e Mozambico dal Portogallo.
Fine della guerra del Vietnam.

1976 Jimmy Carter è il nuovo presidente degli Stati Uniti (1976-81)


Morte di Mao in Cina, gli succede Den Xiaoping.

1977 Ondata di atti terroristici di sinistra in Italia e Germania.


Guerra civile in Libano.

1978 Italia: le Brigate Rosse rapiscono e uccidono Aldo Moro. Muore papa
Paolo VI, gli succede Giovanni Paolo I e poi Giovanni Paolo II.
Accordi di Camp David tra Egitto e Israele.

1979 Eletto il primo parlamento europeo.


Vittoria dei conservatori in Gran Bretagna, governo di Margaret Thatcher.
Rivoluzione islamica in Iran. Invasione sovietica dell’Afghanistan.

1980 Scioperi guidati dal sindacato Solidarnosc in Polonia.


Scoppia la guerra Iran-Iraq.
Ronald Reagan è eletto presidente degli Stati Uniti (1980-88).

1981 Italia: governo Spadolini (1981-82) il primo a guida non DC dal dopoguerra;
avvio della formula del pentapartito.
Estremisti islamici uccidono il presidente egiziano Sadat.

1982 Guerra delle Falkland: l’Argentina è sconfitta dalla Gran Bretagna.


Governo democristiano di Helmut Kohl (1982-98) in Germania Ovest.
Morte di Brežnev in URSS, gli succede Andropov.

1983 Italia: governo Craxi (1983-87). Installazione degli euromissili.


Cade la dittatura militare in Argentina.

1984 Nuovo concordato tra Italia e Santa Sede (18 febbraio).


In URSS muore Andropov e gli succede Cernenko.
Assassinio del primo ministro Indira Gandhi in India.

152
Cronologia

Gorbacëv è eletto segretario del partito (1985-91) in URSS. 1985


Ritorno della democrazia in Brasile.

Avvio della perestrojka in URSS. 1986


Bombardamento statunitense su Tripoli.
Cade il regime di Marcos nelle Filippine.

Italia: vittoria del referendum contro le centrali nucleari. 1987


Inizia l’intifadah palestinese nei territori occupati da Israele.
Accordo USA-URSS per il disarmo.

Fine della guerra Iran-Iraq. 1988


I sovietici iniziano il ritiro dall’Afghanistan.
George Bush è eletto presidente degli Stati Uniti (1988-92).

In Cina, a Pechino, grandi manifestazioni studentesche in piazza Tien An 1989


Men e sanguinosa repressione da parte del regime (4-5 giugno).
Caduta del Muro di Berlino (9 novembre) e crollo dei regimi comunisti in
Europa Orientale; rivolta in Romania e uccisione di Ceausescu.
Intervento militare statunitense a Panama.
Finisce la dittatura di Pinochet in Cile.
In Giappone muore l’imperatore Hirohito, gli succede Akihito.

Riunificazione della Germania. 1990


L’Iraq di Saddam Hussein invade il Kuwait (agosto).

Dimissioni di Gorbacëv e dissoluzione dell’URSS; nasce la Comunità degli 1991


Stati Indipendenti (CSI). Indipendenza dei Paesi baltici (Estonia, Lettonia,
Lituania), di Slovenia e Croazia.
Prima guerra del Golfo: liberazione del Kuwait (gennaio).
Abolizione dell’apartheid in Sudafrica.

Italia: scoppia lo scandalo di Tangentopoli; stragi di mafia con l’uccisione 1992


dei giudici Falcone e Borsellino.
Guerre civile in Bosnia-Erzegovina.
In Russia Boris Eltsyn avvia la transizione all’economia di mercato.
Bill Clinton è il nuovo presidente degli Stati Uniti (1992-2000).

Attentati di matrice islamica in Algeria ed Egitto. 1993


Accordi Israele-OLP tra Rabin e Arafat.
Scoppio del conflitto in Cecenia.

Italia: nascita di nuove formazioni politiche e primo governo Berlusconi. 1994


Genocidio etnico-religioso in Burundi e Ruanda.
Nelson Mandela è eletto presidente del Sudafrica.

153
Cronologia

1995 Italia: governo Dini (1995-96).


Intervento NATO in Bosnia-Erzegovina; gli accordi di Dayton pongono
fine alla guerra civile.
Uccisione di Yitzhak Rabin (4 novembre) in Israele.

1996 Italia: governo Prodi (1996-98).


I talebani conquistano il potere in Afghanistan.

1997 L’Italia aderisce all’euro.


Governo Blair in Gran Bretagna (1998-2007).
La colonia britannica di Hong Kong passa alla Cina.

1998 Guerra civile in Kosovo e intervento della NATO.


Governo Schroeder in Germania (1998-2005).
In Venezuela sale al potere il populista Hugo Chavez.
Conflitto tra Etiopia ed Eritrea.

1999 Bombardamenti NATO sulla Serbia.


Nuova fase della guerra tra Russia e Cecenia.
Colpo di Stato del generale Parvez Musharraf in Pakistan.

2000 Governo Amato (2000-01).


Il leader serbo Miloševic abbandona il potere.
Vladimir Putin è il nuovo presidente della Russia.
George W. Bush è il nuovo presidente degli Stati Uniti (2000-08).

154
Glossario

INDICE

155
Indice

I numeri in corsivo indicano Baldwin, Stanley 43 Carranza, Venustiano 21


la pagina in cui la voce Balfour, dichiarazione 50, 51 Carter, Jimmy 101, 103
compare all’interno di una Banca Romana, scandalo 12 Casablanca, conferenza di 77
scheda di approfondimento Bandung, Conferenza di 95, Castro, Fidel 102, 117
97 Castro, Raul 117
Barbarossa, operazione 74 Ceausescu, Nicolae 134
Batista, Fulgencio 117 CECA (Comunità Europea del
Battisti, Cesare 27 Carbone e dell’Acciaio) 89
A Bava Beccaris, Fiorenzo 11 CED (Comunità Europea
Acciaio, Patto d’ 72 Begin, Menahem 122 di Difesa) 89
Acerbo, Giacomo 57 Ben Bella, Mohammed 99 CEE (Comunità Economica
Adenauer, Konrad 105 Ben Gurion, David 96 Europea) 105, 133
Adua, battaglia di 11 Benedetto XV 31 Cernenko, Kostantin 116, 131
Affitti e Prestiti, legge 75 Berisha, Sali 134 Cernobyl 125, 128
Afghanistan, invasione dell’ Berlinguer, Enrico 110, 111 Chamberlain, Arthur N. 71
116 Berlino, Muro di 102, 107, Chang Kai-shek 52, 53, 91,
Afrikaner 123 115, 133, 137 92, 93
“Agenda 21” 129 Berlusconi, Silvio 112, 139 Chiesa, Eugenio 27
Akihito 141 Bianchi, Cesare 56 Chou En-lai 92
Al Fatah 98 “Biennio rosso” 42, 56 Churchill, Winston 74, 76, 79,
Albertario, Davide 11 Bissolati, Leonida 11, 27 80, 86, 104
Albertini, Luigi 27 Blum, Léon 44 Cibernetica 125
Aldrin, Edwin 126 Bolscevichi 19 Clark, Mark W. 79
Alfonsin, Raul 120 Bonomi, Ivanoe 55, 107 Clemenceau, Georges 18, 32
Algeciras, Conferenza di 22 Bordiga, Amadeo 42 Clementis, Vlado 113
Alia, Ramiz 134 Bormann, Martin 67 Clinton, Bill 137, 138, 140, 141
Allende, Salvador 120, 121 Bosnia-Erzegovina, guerra Combes, Émile 18
Amato, Giuliano 140 civile in 138 Comecon 89
Andreotti, Giulio 111, 111 Bossi, Umberto 112 Cominform 88
Andropov, Jurij 116 Boxer, rivolta dei 22 Comintern 38, 62
Anschluss 33, 69, 71 Brandt, Willy 105 Compiègne, armistizio di 32
Anti-Comintern, Patto 52 Bresci, Gaetano 11 Compromesso storico 110,
Apartheid 99, 123 Brest-Litovsk, pace di 31, 111
Arafat, Yasser 98, 122, 123 37 Coolidge, Calvin 48
Ardenne, battaglie delle 80 Brežnev, Leonid 113, 116 Coralli, battaglia del Mar
Armeni 28, 29 Briand, Aristide 18, 44 dei 76
ARMIR (Armata Italiana Briand-Kellog, Patto 69 Corea, guerra di 89, 89, 93,
in Russia) 77, 77 Brigate Rosse 111 101, 104
Armstrong, Neil 126 Bucharin, Nikolaj 62 Corporativismo 58
Assad, Hafiz al- 122 Bush, George 137, 140 Carta atlantica 75
Asse Roma-Berlino 71, 76 Bush, George W. 141 Craxi, Bettino 111, 112
Asse Roma-Berlino-Tokyo Crispi, Francesco 12
73 C Croazia, guerra civile in 138
Atatürk, Mustafà Kemal 51 Cadorna, Luigi 31
Aventino, secessione dell’ Callaghan, Leonard 104 D
57, 57 Calvo Sotelo, José 71 D’Alema, Massimo 139, 140
Aylwin, Patricio 121 Camp David, accordi di 122 D’Annunzio, Gabriele 27, 28,
Campbell-Bannerman, Henry 41, 55
B 17 Danzica, questione di 72
Badoglio, Pietro 78 Caporetto, battaglia di 30, 31 Dawes, piano 65
Balbo, Italo 56 Cárdenas, Lázaro 50 Dayton, accordi di 138
156
Indice

De Andreis, Luigi 27 Fiume, questione di 41, 42, H


De Bono, Emilio 56 43, 55, 59, 69 Harding, Warren G. 48
De Gasperi, Alcide 107, 108, FLN (Fronte di Liberazione Havel, Václav 134
109 Nazionale algerino) 99 Heath, Edward 104
De Gaulle, Charles 74, 79, Foch, Ferdinand 31 Herzl, Theodor 50, 51
99, 105 Ford, Gerald 103 Hess, Rudolph 67
De Klerk, Frederik 123 Forlani, Arnaldo 112 Hindenburg, Paul von 26,
De Lorenzo, Giovanni 110 Fortis, Alessandro 12 65, 66
De Mita, Ciriaco 111 Francesco Ferdinando 19, 25 Hirohito 52, 141
De Vecchi, Carlo Maria 56 Francesco Giuseppe 19 Hiroshima 73, 81
Deng Xiaoping 117, 142 Franco, Francisco 71, 106 Hitler, Adolf 45, 65, 66, 67,
Denikin, generale 38 Fuad I 51 69, 70, 71, 72, 73, 74, 75,
Desaparecidos 120 78, 79, 80, 81
Desert Storm, operazione 123 G Home Rule 18
Diaz, Armando 31 Gagarin, Jurij 126 Honecker, Erich 115, 133
Díaz, Porfirio 21 Gandhi, Indira 96 Horty, Miklós 45
Diem, Ngô Dinh 97 Gandhi, Mohandas K. 51, Hu Yao-bang 135
Dien-Bien-Pu 97 95 Huerta, Victoriano 21
Dini, Lamberto 139 Gandhi, Rajiv 96 Hun Sen 121
Dolfuss, Engelbert 67 Gariboldi, Italo 77 Husák, Gustav 133
Dreyfus, affaire 18 Gentiloni, patto 13 Hussein ibn Talal 122
Dubcek, Alexander 115, 134 Gheddafi, Muhamar 99 Hussein, Saddam 122, 123
Duma 20, 35 Giap, Vo Nguyen 97
Ginevra, Conferenza di 97 I
E Giolitti, Giovanni 11, 12, 12, Idris as-Sanusi 99
Ebert, Friedrich 44, 65 13, 14, 15, 17, 42, 43, 56 Iliescu, Ion 138
Eden, Anthony 104 Giorgio V 19 IMI vedi Istituto Mobiliare
Edoardo VII 17, 18 Giovani Turchi 23 Italiano (IMI)
Einaudi, Luigi 108 Giovanni XXIII 109 Indocina, guerra d’ 96
Eisenhower, Dwight D. 101, Giscard d’Estaing, Valéry Informatica 125
102 105 Inönü, Ismet 51
El-Alamein, battaglie di 76 Glasnost 131 IRI vedi Istituto di
Elías, Plutarco 50 Globalizzazione 129 Ricostruzione Industriale (IRI)
Eltsy, Boris 135 Goebbels, Joseph 67 Irredentismo 15, 27
Entente cordiale 17, 22 Gomulka, Wladislaw 114 Isonzo, battaglie dell’ 29,
Erhard, Ludwig 105 González, Pablo 21 30, 31
Etiopia, guerra d’ 69, 70 Gorbacëv, Michail 103, 131, Istituto di Ricostruzione
EURATOM (Comunità Europea 132, 133, 134, 135, 135 Industriale (IRI) 59
per l’Energia Atomica) 105 Goria, Giovanni 111 Istituto Mobiliare Italiano
Gramsci, Antonio 42 (IMI) 59
F Gran Consiglio del Fascismo Iwo Jima, battaglia di 81
Facta, Luigi 55 57, 78 Izetbegovic, Alia 138
Falkenhayn, Erich von 26 Guerra civile spagnola 69, 71
Falkland, battaglia delle (1914) Guerra dei Sei giorni vedi J
26 Terza guerra arabo-israeliana Jalta, Conferenza di 80, 85
Falkland, guerra delle (1982) Guerre balcaniche 23, 23 Jaruzelski, Wojciech 132
105, 120 Guevara de la Serna, Ernesto Jaurès, Jean 18
Fanfani, Amintore 109 Che 117 Jian Zeming 142
Faruk 97 Guglielmo II 18, 22, 32, 44 Joffre, Joseph 26
Fasci di combattimento 42, Gulag 61, 63 Johnson, Lyndon B. 101, 102
55 Gustav, linea 79 Juan Carlos 106
157
Indice

Judenic, generale 38 M N
Junker 18 MacArthur, Douglas 86, 89, Nagasaki 73, 81
Jütland, battaglia dello 29 104 Naguib, Mohammed 97
“Maccartismo” 101 Nagy, Imre 114, 115
K MacDonald, Ramsay 43 Nasser, Gamal A. 97, 98
Kádár, Janos 115, 132 MacMillan, Harold 104 NATO (North Atlantic Treaty
Kamenev 39, 61, 62, 63 Madero, Francisco 21 Organization) 88, 139
Kamikaze 81 Magliani, Agostino 12 Nehru, Jawaharlal 96
Karim Kassem, Abd al- 122 Mahatma vedi Gandhi, NEP (Nuova Politica
Kashmir, guerre per il 96, 143 Mohandas K. Economica) 39, 62
Kennedy, John F. 101, 102 Major, John 105 Neuilly, Trattato di 33
Kerenskij, Aleksandr F. 35, Mandela, Nelson 123 New Deal 48, 49, 49
36, 37 Mao Tse-tung 53, 91, 92, Nicola II 19, 30, 35
Khamenei, Ali 122 93, 117 Nitti, Francesco S. 42, 58
Khmer rossi 121 Marinetti, Filippo Tommaso 27 Nixon, Richard 102, 103
Khomeini, Ruhollah M. 103, Marshall, piano 87 Non expedit 13
121, 122 Martov 19 Norimberga, Leggi di 66
Kim Il Sung 89 Masuri, Laghi, battaglia dei 26 Norimberga, processo di 87
Kippur, guerra del vedi Quarta Matteotti, Giacomo 55, 57, Normandia, sbarco in 79
guerra arabo-israeliana 57 Nuova Politica Economica
Kirov 63 Mazowiecki, Tadeusz 132 vedi NEP
Kohl, Helmut 133 McCarthy, Joseph 101
Kolcak, generale 38 Menelik, negus 11 O
Kornilov, Lavr G. 36 Menem, Carlos 120 Obregón, Álvaro 50
Kosovo, conflitto in 139 Menotti Serrati, Giacinto 42 Okinawa, battaglia di 81
Krenz, Egon 133 Menscevichi 19 OLP (Organizzazione per la
Kronstadt, rivolta di 39 Midway, battaglia delle 76 Liberazione della Palestina)
Kruscëv, Nikita S. 113, 114, Milizie Volontarie per la 98, 119, 122, 123, 140
116, 117 Sicurezza Nazionale (MVSN) ONU (Organizzazione delle
Kulaki 61 57, 58 Nazioni Unite) 80, 85, 96,
Kun, Bela 45 Millerand, Alexandre 44 122, 123
Kwesnieski, Alexander 138 Milosevic, Slobodan 138 Opera Vigilanza e Repressione
Kyoto, protocollo di 141 Mitterand, François 105 Antifascismo (OVRA) 58
Mladenov, Petar 134 Orlando, Vittorio Emanuele
L Mobutu Sese Seiko 144 32, 42
L’vov, Georgij E. 35, 36 Modrow, Hans 133 Ostpolitik 105
Lega Aaraba 96 Moltke, Helmuth von 26 Ottone il grande 66
Lenin 19, 35, 36, 37, 38, 39, Monaco, Conferenza di 71 OVRA vedi Opera Vigilanza
61, 62 Monaco, putsch di 45, 65 e Repressione Antifascismo
Leyte, battaglia del golfo di Montgomery, Bernard L. 76, (OVRA)
80 77
Libia, guerra di 11, 15, 23 Moro, Aldo 109, 111 P
Liebknecht, Karl 44 Moto spartachista 44 Parigi, Conferenza di Pace di
Lloyd George, David 32, 43 Murri, Romolo 27 (1919) 32, 41
Locarno, Trattato di 65, 69 Musharraf, Parvez 143 Parigi, Conferenza di Pace di
Lon Noi 121 Mussolini, Benito 27, 28, 42, (1946-47) 85
Londra, Patto di 28 55, 57, 57, 59, 69, 70, 71, Parri, Ferruccio 107
Ludendorff, Erich 26 74, 77, 78, 78, 81 Patti Lateranensi 59
“Lunga marcia” 52, 53 MVSN vedi Milizie Volontarie Patto a Quattro 70
Luxemburg, Rosa 44 per la Sicurezza Nazionale Patto a Tre 59
Luzzatti, Luigi 15 (MVSN) Patto altantico 88, 109
158
Indice

Patto tedesco-sovietico 72 Roosevelt, Theodore 20 Strafexpedition 30


Paulus, Friederich von 77 RSI vedi Repubblica Sociale Stresa, Conferenza di 70
Pearl Harbor 75, 91 Italiana (RSI) Stresemann, Gustav 45, 65
Pelloux, Luigi 11 Rudinì, Antonio di 11, 12 Sturzo, Luigi 42, 58
Perestroijka 131 Sudeti 69, 71
Perón, Isabelita 120 S Suez, crisi di 97-98
Perón, Juan D. 119, 120 SA (Sturmabteilungen) 66 Suharto 142
Pétain, Philippe 74 Sadat, Anwer 122 Sun Yat-sen 52
Pinochet, Augusto 120, 121 Saint-Germain, Pace di 33 Syngman Ree 89
Poincaré, Raymond 18, 44 Salandra, Antonio 27
Pol Pot 121, 142 SALT 1, accordo 102 T
Pompidou, Georges 105 Salvemini, Gaetano 27 Tambroni, Fernando 109
Potsdam, conferenza di 85 Saracco, Giuseppe 11 Tangentopoli 107, 112
Poznan, rivolta di 114 Saragat, Giuseppe 108 Tannenberg, battaglia di 26
Praga, “primavera” di 115, Schlieffen, piano 26 Teheran, conferenza di 77, 79
134 Schmidt, Helmut 105 Terapie genetiche 126
Praga, “rivoluzione di velluto” Seconda guerra arabo- Terza guerra arabo-israeliana
133 israeliana 98 98
Prima guerra arabo-israeliana Seconda guerra mondiale 63, Terza Internazionale vedi
96 73-81, 85, 91, 92 Comintern
Prima guerra mondiale 12, 21, Seconda Internazionale 18 Tet, offensiva del 103
25-33, 52 Seipel, Ignaz 45 Thatcher, Margaret 104,
Prodi, Romano 139 Sendero Luminoso 93 105
Proibizionismo 48 “Settimana rossa” 27 Tien An Men, strage di 135,
Putin, Vladimir 138 Sèvres, Pace di 33 142
Shoah 80, 96 Tirpiz, Alfred von 19
Q Sidi el-Amin 99 Tito 88, 114, 137
Quarta guerra arabo-israeliana Sihanouk, Norodom 121 Togliatti, Palmiro 78
122 Sionismo 50 Tökés, László 134
Slansky, Rudolf 113 Trianon, Trattato del 33
R SME (Sistema Monetario Triplice Alleanza 15
Rabin, Yitzhak 123 Europeo) 105 Triplice Intesa 22
Radek 63 Società delle Nazioni 33, 63, Trotzkij, Lev D. 36, 38, 39, 61,
Rafsanjani, Hashemi 122 67, 69, 70 62, 63
Rajk, László 113 Solidarnosc 132 Truman, Harry 81, 89, 101
Ranariddh, Norodom 121 “Soluzione finale” 67, 80 Tsushima, battaglia di 22
Rapallo, Trattato di 43 Somme, battaglie della 29 Turati, Filippo 11, 57
Reagan, Ronald 101, 103 Sonnino, Sidney 15, 27 Tzü-hsi 22
Repubblica Sociale Italiana Soviet 20, 35, 36, 37
(RSI) 78, 78 Spadolini, Giovanni 111 U
Reza Pahlavi, Muhammad 121 Sputnik 126 UEO (Unione Europea
Riga, Pace di 38 SS (Schutzstaffeln) 66 Occidentale) 88
Rio de Janeiro, vertice di 129 Stalin 35, 61, 62, 63, 63, Ulbricht, Walter 115
“Rivoluzione culturale” 117 72, 78, 79, 80, 92, 113, Umberto I 11
Rivoluzione messicana 21 114 Ungheria, rivoluzione d’
Roma, marcia su 55, 56 Stalingrado, battaglia di 76, 114-115, 116
Roma, Patto di 69 77
Roma, Trattato di 105 START, trattato 131, 140 V
Rommel, Erwin 76 Statuto albertino 11, 58 Vajpaye, Atal Bahari
Roosevelt, Franklin D. 49, 75, Stolypin, Pëtr 20 143
79, 80, 81, 101 Stoph, Willy 133 Vargas, Getulio 50, 120
159
Indice

Varsavia, Patto di 88, 89, Vittorio Veneto, battaglia Wyszynsky, Stefan


115, 132 di 32 114
Verdun, battaglia di 29 Vrangel, Petr 38
Versailles, trattato di 32, 42, Y
45, 65, 69, 70 W Yamamoto, Isoroku 76
Vietcong 103 Walesa, Lech 132, 138
Vietnam, guerra del 102, 103 Watergate, scandalo 103 Z
Villa Giusti, Armistizio di 32 Weizmann, Chaim 50 Zaibatsu 51, 86, 104
Villa, Francisco “Pancho” 21 Westminster, Statuto di 43 Zanardelli, Giuseppe 12
“Vittoria mutilata” 55 Wilson, Harold 104 Zapata, Emiliano 21
Vittorio Emanuele III 11, 56, Wilson, Woodrow 20, 21, Zinov’ev 39, 61, 62, 63
57, 78 32, 33 Zivkov, Todor 134

160
Pocket
· INTRODUZIONE AI CAPITOLI PER INQUADRARE I DIVERSI ARGOMENTI
· NOTE A MARGINE PER L’IMMEDIATA INDIVIDUAZIONE DEI TEMI PRINCIPALI
· RIQUADRI DI APPROFONDIMENTO SU ARGOMENTI COLLATERALI
· SCHEMI RIASSUNTIVI PER UNA SINTESI DELLA TRATTAZIONE
· TEST PER L’AUTOVERIFICA DEI LIVELLI DI APPRENDIMENTO
· CRONOLOGIA STORICA
· INDICE ANALITICO PER REPERIRE VELOCEMENTE LE INFORMAZIONI

TITOLI DELLA COLLANA


· ARCHITETTURA MODERNA E CONTEMPORANEA
· DIRITTO CIVILE
· DIRITTO COMMERCIALE E DEL LAVORO
· DIRITTO COSTITUZIONALE
· FILOSOFIA 1 – Dalle origini alla rivoluzione scientifica
· FILOSOFIA 2 – Dall’Illuminismo all’intelligenza artificiale
· FISICA 1 – Meccanica e termologia
· FISICA 2 – Onde, elettromagnetismo, fisica moderna
· LETTERATURA ITALIANA 1 – Dalle origini al Seicento
· LETTERATURA ITALIANA 2 – Il Settecento e l’Ottocento
· LETTERATURA ITALIANA 3 – Dal Novecento a oggi
· PSICOLOGIA
· STORIA DEL NOVECENTO
· STORIA DELL’ARTE 1 – Dalle civiltà antiche al Classicismo
· STORIA DELL’ARTE 2 – Dal barocco all’età contemporanea