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REGIONE CAMPANIA

CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI

COMUNE DI CIMITILE

FONDAZIONE PREMIO CIMITILE

UNIVERSITÀ DELLA CAMPANIA ‘LUIGI VANVITELLI’


DIPARTIMENTO DI LETTERE E BENI CULTURALI

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DEL MOLISE


DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANISTICHE, SOCIALI E DELLA FORMAZIONE

CENTRO STUDI LONGOBARDI

CENTRO DI RICERCA INTERDIPARTIMENTALE DAL TARDO ANTICO AL MODERNO

IL MEDITERRANEO FRA TARDA ANTICHITÀ


E MEDIOEVO: INTEGRAZIONE DI CULTURE,
INTERSCAMBI, PELLEGRINAGGI

Atti del Convegno internazionale di studi


Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 15-16 giugno 2017

2018
Enti promotori
Fondazione Premio Cimitile
Regione Campania
Città Metropolitana di Napoli
Comune di Cimitile
Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’
Dipartimento di Lettere e Beni culturali
Università degli Studi del Molise
Dipartimento di Scienze umanistiche, sociali e della formazione
Centro Studi Longobardi

Centro di Ricerca Interdipartimentale dal tardo antico al Moderno

Impaginazione: Doy Studio

In copertina: collo di anfora Keay 34B dagli scavi nella catacomba di S. Gennaro a Napoli.
A pagina 1: ampolla in argilla dal centro di pellegrinaggio di Abu Mena (Egitto).

© 2018 by Tavolario Edizioni


San Vitaliano (NA)
tel. 0815198818 - info@tavolariostampa.com

ISBN 978-88-6866-420-6
JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA


DI BARCINO (BARCELLONA) DURANTE IL V E VI SECOLO

1. I primi dati a proposito del cristianesimo a Barcino

Dei primi passi che fece la città verso la cristianizzazione a malapena si dispone
di dati. Solo la testimonianza di Prudenzio che, nel Peristephanon, parla del martire
locale Cucufate: Barchinon claro Cucufate freta surget et Paulo speciosa Narbo1. I
riferimenti scritti più antichi rimontano al IV secolo, quando Barcino era, ormai, una
sede episcopale. Sono noti i nomi di tre vescovi: Pretestato (342) che assistette al
concilio di Sardica, Paciano (370-390), che appartenne all’aristocrazia senatoriale, a cui
le fonti concedono particolare rilevanza, e infine Lampio (391-400).
Pure al IV secolo risalgono i primi dati archeologici che, per quanto scarsi, sono
alquanto significativi. Dimostrano, infatti, l’esistenza di un battistero a pianta quadrata
sotto la cattedrale attuale, nel luogo in cui, benché la mancanza di scavi archeologici
ne impedisca la conferma, si sarebbe trovata anche la basilica paleocristiana. L’origine
di questo primo nucleo cristiano va ricercato in una grande domus, nota come domus
di Sant Iu, della quale si conserva, fondamentalmente, un gran peristilio con vasche e
il porticato circostante. I primitivi edifici cristiani di Barcino (la basilica e il battistero)
convissero con le strutture di questa domus in cui, molto probabilmente, risiedeva
il vescovo, e le cui abitazioni avrebbero potuto servire per il culto cristiano già da
prima dell’edificazione della basilica. Saremmo quindi di fronte a un processo di
cristianizzazione originatosi a partire da una proprietà privata. La cristianizzazione dei
grandi proprietari è un fenomeno ben conosciuto e ben studiato, così come è noto il
fatto che tali personaggi mettessero a disposizione della comunità cristiana le proprie
case: prima come luogo di riunione, più avanti per la costruzione di basiliche di nuova
pianta. I casi riscontrati ad Aosta, Pergamo, Ginevra, Genova, Napoli, Bergamo, Luni
o Santa Sabina a Roma, ne sono, infatti, un buon esempio2.
A Barcino, la precoce cristianizzazione avrebbe giustificato il luogo di impianto
del complesso episcopale: anziché in una posizione centrale, in uno degli angoli della
città fortificata. Tutti gli indizi indicano che, nel IV secolo, almeno la terrazza superiore
del forum era ancora in funzionamento, così come la maggior parte degli edifici

1
Mayer 1991, p. 264.
2
Beltrán De Heredia Bercero 2017.
86 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

pubblici, come dimostra,


ad esempio, il piedistallo
dedicato a Nummio Emiliano
Destro, proconsole in Asia tra
il 379 e 3853, la cui ubicazione
originale sarebbe da indicare
nel forum.
Per quanto riguarda i
primi anni del cristianesimo
a Barcino, degni di nota
sono anche cinque sarcofagi
con iconografia cristiana,
databili attorno all’anno 320,
che dimostrano come nel
primo quarto del IV secolo,
con ventitré anni d’anticipo
rispetto alla prima menzione
della sede episcopale da
parte delle fonti, esistesse
una comunità cristiana già
consolidata. Una comunità
cristiana che annoverava,
tra i suoi membri, fedeli
appartenenti alle élites locali,
famiglie che si potevano
permettere il lusso di
acquistare dei sarcofagi
importati direttamente da
laboratori di Roma, decorati
Fig. 1. Pianta della città murata di Barcino nel VI secolo con i due
complessi episcopali.
con scene dell’Antico
Testamento.
D’altra parte, a proposito
del processo di cristianizzazione della città, non va dimenticato un fatto significativo:
lo smontaggio sistematico di tutti i monumenti funerari altoimperiali disposti lungo le
vie d’accesso alla città, per incorporarli, verso la fine del III secolo, come materiale
costruttivo per le nuove mura4. Senza dubbio, questo procedere suppose la perdita
totale del ricordo degli avi delle famiglie barcellonesi più in vista, dimostrando come
il cristianesimo poté trasformare il livello di rispetto verso l’architettura pagana, e nello
stesso tempo pone in evidenza un considerevole radicamento della nuova religione
già nell’ultimo quarto del III secolo.

3
Irc IV, p. 36.
4
Ravotto 2014.
VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA DI BARCINO 87

2. La topografia cristiana di
Barcino: civitas e suburbium

Nella tarda antichità Barcino


fu un punto d’incontro tra
usurpatori e monarchi visigoti,
giacché la città fu scelta come
sedes regia varie volte, durante
il VI secolo (fig. 1). Sono
noti, del resto, episodi previ
e isolati che dimostrano come
Barcino avesse già ricoperto, in
precedenza, il ruolo di centro
amministrativo e di potere. Per
esempio, il fatto che l’usurpatore
Massimo, un aristocratico ispano
che si proclamò Augustus della
Diocesis Hispaniorum tra gli anni
409 e 411, nonostante avesse la
propria base operativa a Tarraco
coniasse monete d’argento e di
bronzo, con la legenda Sacra
Moneta Barcinonensis, proprio a
Barcellona. E ancora, la decisione
di Ataulfo, re visigoto, e di Galla
Placidia, figlia dell’imperatore
romano Teodosio il grande, di
installarsi a Barcino nell’anno
415, una scelta che costituì un
Fig. 2. Barcellona, pianta della chiesa di S. Michele con il
primo episodio di sedes regiae. sottostante pavimento musivo delle terme del II secolo
È verosimile che, a partire dalla d.C.
presenza visigota in Gallia,
Barcino fosse una chiara alternativa come sedes regia, in virtù della sua posizione
strategica, che permetteva il controllo di un porto del Mediterraneo occidentale, e del
fatto che disponesse di imponenti mura.
L’archeologia palesa un importante cambio nella topografia urbana, soprattutto a
partire dal V secolo, quando una serie di modifiche del paesaggio urbano, ad opera del
cristianesimo, trasformò definitivamente l’immagine della città romana. All’inizio del V
secolo, avendo ormai perso il forum il suo ruolo centralizzatore della vita cittadina, fu
interessato da un processo di abbandono e smantellamento. Verosimilmente, i primi
elementi oggetto di questa dinamica furono le statue (quelle di metallo furono fuse)
e i piedistalli onorifici, che furono impiegati come semplici pietre nelle dipendenze
del palazzo vescovile. Tra queste ultime, per esempio, particolare menzione merita la
nuova residenza del vescovo, costruita nello stesso luogo dell’antica domus, nella quale
88 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

si riutilizzarono numerosissimi piedistalli e basamenti modanati5. I piedistalli onorifici


del forum si trasportarono anche nel suburbium, dove le autorità ecclesiastiche stavano
costruendo alcune chiese: tre piedistalli si sono localizzati nella chiesa di S. Maria ‘del
Pi’6 e uno nel monastero di S. Paolo ‘del Camp’7. Le terme pubbliche localizzate sotto
l’attuale piazza di Sant Miquel furono cristianizzate. Il frigidarium fu adattato per
ubicarvi la navata della nuova chiesa, nella quale si utilizzò il pavimento musivo del
II secolo (fig. 2). Il tempio d’Augusto, d’altra parte, non fu soggetto a demolizioni e
continuò a caratterizzare la topografia urbana8.
Il suburbium di Barcino fu interessato da una crescita molto importante.
All’esterno delle mura si succedevano, in modo ordinato, le zone cimiteriali e gli spazi
destinati alle attività agricole o di altro tipo, di carattere stagionale: si documenta infatti
la presenza di magazzini interrati e di attività artigianali. Benché l’immagine fornita
dall’archeologia, per il momento, non sia esaustiva, l’attestazione di strutture, focolari
e buche di palo rende comunque lecito ipotizzare l’esistenza di un habitat disperso.
Nel suburbium orientale, l’archeologia rivela come le grandi zone di necropoli
erano ben delimitate, organizzate e segnalate9. Una topografia funeraria, quindi, che
dovette essere regolata dal vescovo, giacché, come hanno già indicato altri autori10,
tra le prime iniziative dei presuli, già a partire dal III secolo, si annoverano quelle
destinate a acquistare i terreni in cui creare i nuovi sepolcreti11. A Barcellona, in cui
i cimiteri cristiani, eccettuando qualche sporadico caso di interramento singolo, non
coincidono con quelli romani, sembra porsi in pratica, da parte della Chiesa cattolica,
una pianificazione dei cimyteria christianorum assolutamente a margine di quelli
pagani12. Una parcellizzazione funeraria che, a Barcellona, occupa grandi estensioni
di terreno: oltre 120 ettari, che corrispondono a una superficie 12 volte maggiore di
quella della città romana murata.
In S. Caterina, nelle vicinanze della Via Augusta, si registra una zona funeraria
con diverse aerae, una delle quali con numerosi mausolei familiari che accolgono, a
loro volta, un numero compreso tra 3 e 6 inumazioni. Tali edifici, a pianta rettangolare,
dovettero essere concepiti come la casa del defunto. Alcuni, infatti, conservano la
soglia d’entrata e alcune panche addossate all’esterno; merita una menzione, inoltre,
la pittura delle pareti esterne, che imita una decorazione a lastre di marmo. I dati
archeologici permettono di stabilire la cronologia delle tombe, che senza dubbio
dovettero appartenere alle famiglie più in vista della città, tra la seconda metà del V

5
Beltrán De Heredia Bercero 2014.
6
I tre piedistalli furono riutilizzati come supporti monolitici di altrettante mensae d’altare; due sono
ormai perduti, mentre il terzo si è potuto recuperare negli scavi della basilica.
7
Beltrán De Heredia Bercero 2010.
8
Di solito i templi sono abbandonati e trasformati in chiese o riadattati come nuclei abitativi; nel caso
di Barcellona, però, non disponiamo di riferimenti archeologici per postulare tale ipotesi.
9
Beltrán De Heredia Bercero 2010.
10
Chavarría 2015, p. 14.
11
Un’epistola di Cipriano di Cartagine, dell’anno 254-255, recrimina e denuncia il vescovo di Mérida,
Marziale, per aver sepolto i propri figli in un collegium pagano seguendo, pertanto, usi pagani (Chavarría
2015, p. 15).
12
Beltrán De Heredia Bercero 2010.
VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA DI BARCINO 89

Fig. 3. Ricostruzione grafica del fonte di Barcellona sulla base dell’analogia con il pezzo di Cimitile.

secolo e il VI secolo13. Nel suburbium, i nuovi edifici cristiani - le basiliche suburbane


e i cimiteri ad sanctos - contribuirono a definire l’immagine della città tardo antica.
Tra questi, si possono citare le basiliche di S. Maria ‘de las Arenas’ e di S. Cucufate,
sconosciute dal punto di vista archeologico, ma delle quali si sono potute localizzare
le necropoli associate14. Va anche citata la cristianizzazione della villa romana di S.
Paolo ‘del Camp’, dove sono stati messi in luce l’abside di una basilica del VI secolo
e una zona di necropoli. Anche per quanto riguarda S. Maria ‘del Pi’, infine, esistono
indizi archeologici che porterebbero a postularne un’origine tardoantica15.

3. La Barcinona visigota e i cambi nella topografia del potere

Nel VI secolo la topografia cristiana di Barcino diventa più complessa. Lo


stanziamento di una più durevole corte visigota, grazie all’elezione della città come
sedes regia, influì chiaramente sulla topografia cristiana.

13
Beltrán De Heredia Bercero 2010.
14
Beltrán De Heredia Bercero 2011.
15
Beltrán De Heredia Bercero 2010.
90 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

Fig. 4. Battistero di Barcellona con l’ipotesi dell’ubicazione del fonte centrale.

Il quadrante nord-est della città, in cui le edificazioni del complesso episcopale


avevano dato luogo a una nuova organizzazione urbana, si consolidò come il centro
di potere della Barcellona visigota. Nel V secolo gli si erano incorporati nuovi edifici,
come una residenza per il vescovo, un nuovo battistero con una piscina ottagonale,
nonché una sala di ricevimento o d’udienza - il salutatatorium o secretarium delle fonti
scritte - con decorazione dipinta16. Pur non disponendo di informazioni a proposito
della cattedrale principale, è lecito affermare che anche questa fu oggetto di riforme
e modifiche (fig. 3).
Per quanto riguarda il battistero, vale la pena citare alcuni frammenti marmorei
localizzati all’interno della vasca battesimale, che corrispondono a un identico fonte
rinvenuto a Cimitile17. Il pezzo presenta la parte superiore a forma di corona floreale,
con le foglie, o i petali, aperte e disposte in modo alterno (concavo e convesso) e la
base decorata con strigilatura. Nel centro si situa una porzione cilindrica probabilmente
utilizzata per incassarvi l’elemento verticale attraverso il quale sarebbe fuoriuscita
l’acqua (figg. 4-5)18.

16
Guilar-Beltrán De Heredia Bercero-Font 2017.
17
Ebanista 2003, p. 210; Lehmann 2004, figg. 242-243.
18
Ebanista 2003, p. 210. A Cimitile questo pezzo si è messo in relazione con un passo di Paolino di
VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA DI BARCINO 91

Nel V secolo, il complesso


episcopale aveva acquisito una
maggior entità, e quindi una
maggior presenza all’interno
della città. Il centro del nuovo
potere urbano rappresentato,
in primo luogo, dal vescovo, si
era definitivamente trasferito
nell’angolo nord della città.
Nel VI secolo con il nuovo
ordinamento politico, lo
stanziamento dei Visigoti e con
uno Stato ariano, si sarebbero
prodotti, inevitabilmente, una
serie di cambiamenti nella città.
È lecito ritenere che i Visigoti
si stabilirono negli spazi che
costituivano il centro del governo
amministrativo e spirituale della
città: il gruppo episcopale.
Un’occupazione totalmente
simbolica e non priva di logica,
come si può riconoscere in
qualsiasi situazione di cambio
che riguardi le classi del potere19.
Come conseguenza di
questa operazione, il clero e
i barcellonesi cattolici furono Fig. 5. Fenestella confessionis conservata al centro dell’abside
sfollati dai loro spazi più simbolici. scoperta al di sotto della chiesa dei Ss. Giusto e Pastore.
Ma verso dove? Probabilmente
si stabilirono nel luogo in cui,
al giorno d’oggi, si erge la basilica gotica dei Ss. Giusto e Pastore e dove, nel VI
secolo, si eresse un nuovo complesso cristiano20. Gli scavi realizzati negli ultimi anni
hanno messo in evidenza l’esistenza di una basilica con cella tricora, che conserva una
confessio nell’abside orientale, un battistero e una tomba monumentale privilegiata
che si localizza in una stanza annessa e in comunicazione con la cella tricora. È
possibile, inoltre, che in S. Giusto e Pastore fosse esistita una basilica anteriore a quella

Nola, in cui l’autore parla di un cantharus posto nell’atrio della basilica nova. Nel nostro caso, il fatto che
i frammenti si siano localizzati negli strati di abbandono del battistero ci porta ad ipotizzare che il pezzo
costituisse il coronamento ornamentale della vasca battesimale.
19
Di solito, come hanno postulato anche altri autori, il diritto di conquista comporta l’appropriazione
e l’occupazione, da parte del nuovo governo, degli edifici più emblematici e le principali residenze urbane
(León 2016, p. 192).
20
Beltrán De Heredia Bercero-Aquilue 2018.
92 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

documentata nel corso degli scavi, ciò che permetterebbe di giustificare l’insediamento
dei cattolici in questo luogo, anziché altrove, nonostante, per il momento, non si
disponga di una conferma archeologica. D’altra parte, la localizzazione di strutture
romane del I secolo, vincolate a un porticato monumentale e ad un podium21, che
sembrano suggerire l’esistenza di un tempio22, inducono a ritenere che, in questo caso,
il processo di cristianizzazione si sarebbe originato a partire da uno spazio pubblico,
al contrario di quanto, si è visto poc’anzi, si verificò nel caso del gruppo episcopale
sotto la cattedrale. L’abbandono di tutte le strutture romane durante la prima metà del
V secolo23 lascia supporre l’esistenza di una fase intermedia - ancora non documentata
dall’archeologia, ma senza dubbio di carattere cristiano - al di sotto dei livelli della
pavimentazione della chiesa del VI secolo.
In S. Giusto e Pastore si sarebbe quindi consolidato l’episcopium cattolico, più
piccolo e con un minor peso politico all’interno della città, ma con un notevole peso
religioso, visto che la maggior parte della popolazione era ispano-romana e, quindi,
cattolica. Nel frattempo, i Visigoti consolidavano il complesso episcopale sotto l’attuale
cattedrale, convertendolo nel centro di potere della città visigota e incorporando nuovi
edifici del potere civile, come la residenza del comes civitatis. Tale centro di potere
avrà poi continuità con la città carolingia e comitale, e si perpetuerà nel Palazzo Reale
Maggiore della Corona d’Aragona24. La continuità del centro di potere è uno degli
argomenti in base ai quali è lecito ritenere che il complesso episcopale sito al di sotto
della cattedrale e della Piazza del Rey, quello, cioè, vincolato agli edifici del potere
civile, corrispondesse al gruppo episcopale ariano.

4. Ariani e cattolici: due confessioni, due sedi

Del primo gruppo episcopale, situato nel luogo in cui oggi sorge la cattedrale,
e nei suoi dintorni, si conservano vari edifici25: una chiesa con pianta a croce di tipo
martiriale con la sua necropoli ‘privilegiata’ associata, con solo 26 tombe26. Il palazzo
del vescovo era posto tra la basilica principale (completamente sconosciuta, ma posta,
senza dubbio, sotto la cattedrale attuale) e la chiesa cruciforme e, leggermente più ad
est, l’aula o sala delle udienze del vescovo, costruita nel V secolo, che comunicava
con il battistero posto ai piedi della cattedrale27. C’è anche da aggiungere un complesso
termale, posto vicino alla porta settentrionale che si collegava con quella della Via
Augusta, che avrebbe potuto avere un carattere assistenziale, al servizio dei fedeli e dei

21
Così come anche ad altri elementi propri di una piazza pubblica, come vari frammenti epigrafici e
un piedistallo equestre.
22
Beltrán De Heredia Bercero 2015.
23
Beltrán De Heredia Bercero-Aquilue 2018.
24
Beltrán De Heredia Bercero 2013a.
25
Questi edifici si possono visitare nel sottosuolo archeologico della Piazza del Rey del Museo di
Storia di Barcellona.
26
Beltrán De Heredia Bercero 2008.
27
Beltrán De Heredia Bercero 2013b.
VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA DI BARCINO 93

Fig. 6. Pianta del primo gruppo episcopale di Barcellona nel secolo VI-VII.

pellegrini che arrivavano in città, come possiamo vedere nel complesso ecclesiastico di
S. Giusto in Puglia28. Altri alloggi minori si svilupparono intorno agli edifici principali,
collegati tra loro per mezzo di corridoi e portici. Non possiamo trascurare la residenza
del potere civile in città, il comes civitatis, e altri spazi di carattere militare, riservati al
corpo di guardia delle mura, come diremo successivamente (fig. 6).
C’è anche da supporre l’esistenza di un atrium (o più d’uno), posto forse tra la
basilica e il battistero, o forse a sud-est della basilica principale, nel luogo in cui nei secoli
successivi si sarebbe innalzato il chiostro romanico. Non abbiamo dati archeologici,
ma siamo sicuri della sua esistenza; l’atrium era un elemento architettonico importante
che serviva a collegare edifici e facilitare la circolazione; inoltre era un elemento di
prestigio e di rappresentanza, che si poteva usare per inumazioni, o come spazio di
accoglienza per le attività caritative29.
Inoltre, se agli edifici conosciuti archeologicamente aggiungiamo gli spazi
necessari al clero che risiedeva nel gruppo episcopale, le stanze del personale
laico al servizio del vescovo, i magazzini e gli spazi di produzione necessari per

28
Volpe 2007, pp. 86, 88.
29
Volpe 2007, p. 92.
94 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

Fig. 7. Planimetria ricostruttiva del gruppo episcopale dei Ss. Giusto e Pastore (VI secolo) con le due
basiliche (1 e 2), l’annesso funerario con la tomba monumentale (3) e il battistero (4).

l’approvvigionamento, e gli altri ambienti che, benché non ancora documentati


archeologicamente, certamente dovettero far parte del complesso nucleo vescovile
(come la cappella privata del vescovo, la biblioteca - come ci ricordano le fonti per
il caso di Siviglia30 - o gli archivi), si può dire che l’episcopium, centro del potere
della Barcino visigota, sarebbe arrivato ad occupare, dopo la riforma realizzata nella
seconda metà del V secolo, una superficie di circa due ettari, quasi un quarto della
superficie totale della città romana murata31.
Del secondo gruppo episcopale abbiamo molti meno dati archeologici e, finora,
disponiamo solo di un registro parziale, dal momento che gli scavi sono stati realizzati
solo nella zona della chiesa32, ma i resti archeologici documentati nei Ss. Giusto
e Pastore, ci permettono di postulare un complesso formato da una basilica e dal
battistero, e ipotizzare una seconda basilica, contigua e parallela alla tricora.
Pensiamo che la basilica tricora scoperta dall’archeologia non fosse l’unica, e che

30
ICERV 352, accolto anche da Isabel Sanchez (Sanchez 2010, p. 255).
31
L’estensione e la complessità dei gruppi episcopali viene resa manifesta dallo studio dell’esempio di
Ginevra. Un lavoro sistematico di 30 anni di ricerche archeologiche sul giacimento lo ha reso il gruppo epi-
scopale meglio studiato e ne ha fatto un referente archeologico per eccellenza (Bonnet 2013). Anche i testi,
talvolta, lasciano d’altronde intuire questa complessità, con riferimento a stanze e sale con funzioni distinte.
32
Gli scavi non sono terminati e, auspicabilmente, saranno ripresi tra breve per poter confermare o
escludere le ipotesi finora avanzate.
VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA DI BARCINO 95

Fig. 8. Ipotesi della situazione della chiesa romanica dei Ss. Giusto e Pastore e la cappella di S. Celidonio
(XI-XIII secolo), basata sui dati archeologici.

dovesse esisterne un’altra nella medesima ubicazione della chiesa romanica dei Ss.
Giusto e Pastore. La posizione e le strutture di quella romanica forniscono informazioni
sulla possibile basilica precedente. Inoltre, la localizzazione di un sepolcro secondario
(sicuramente un vescovo in un arcosolio) collegato ad un edificio anteriore, che
era situato sotto le fondamenta di questa chiesa medievale33, è conforme all’ipotesi
dell’esistenza di una chiesa precedente nel medesimo luogo, il che giustificherebbe,
per l’appunto, la posizione della chiesa romanica (figg. 7-8) e la continuità del culto34.
Postuliamo quindi, come ipotesi di lavoro, che il gruppo episcopale cattolico
fosse organizzato con una doppia chiesa: la basilica, dove si celebrava la sinassi
eucaristica, e la basilica funeraria-martyrium, la basilica tricora, con una pianta tipica
dell’architettura funeraria e martiriale, l’edificio costruito in memoria dei martiri e/o
che conservava le loro reliquie, che costituiva un luogo di commemorazione speciale
(nel nostro caso la confessio) e che, inoltre, prevedeva il battistero. Insomma, i tre
edifici fondamentali del complesso. La presenza di reliquie e il tipo di pianta fanno
pensare, per quanto riguarda la basilica tricora, ad una funzione funeraria-martiriale e
ad un culto alla memoria35.

33
Beltrán De Heredia Bercero 2013b.
34
Beltrán De Heredia Bercero 2017.
35
La basilica dei Ss. Giusto e Pastore è stato il tema della tesi dottorale dell’autrice della presente
96 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

5. I vescovi e i loro programmi architettonici

Dopo l’unificazione religiosa del regno visigoto, nell’anno 589, durante il Concilio
di Toledo, Ugno - vescovo ariano che, dopo la sua conversione durante tale Concilio,
prosegue come vescovo cattolico - apre la nuova tappa a Barcino36. È certamente a
questo personaggio che si deve attribuire, nella seconda metà del VI secolo, la grande
riforma e la monumentalizzazione del gruppo episcopale sottostante la cattedrale,
oggetto di un ambizioso e complesso progetto architettonico37 che modificò l’immagine
del settore38. In questa fase, come abbiamo già osservato, si modificarono gli edifici
esistenti e se ne costruirono di nuovi, ampliando le costruzioni ecclesiastiche ad
est del nucleo primitivo con l’incorporazione di una chiesa martiriale con pianta a
croce e con la sua necropoli annessa, e un edificio palatino collegato con il potere
civile visigoto, la residenza del comes civitatis. Nello stesso tempo si costruirono un
nuovo palazzo episcopale, sopra al precedente; un complesso termale e, per mezzo
di portici, si diede forma monumentale ai principali spazi di circolazione e di transito.
Parimenti si notano modifiche al resto degli edifici, come il battistero e la sala delle
udienze del vescovo.
Nell’architettura religiosa e nei nuovi edifici propri del vescovo si può riconoscere
chiaramente un’architettura del potere e di rappresentanza, in cui spicca il ‘palazzo
fortezza’ del vescovo del VI secolo39. Le facciate presentano un sistema di torri
articolate lungo un tratto di muro, formando una serie di corpi rientranti e aggettanti,
con finestre a forma di feritoie e corpi ciechi che danno all’edificio un aspetto
completamente fortificato, cosa che rafforza il suo carattere monumentale. La sua
finalità non doveva però essere difensiva, poiché era ben protetto dalle mura della
città, ma aveva piuttosto lo scopo di sottolineare il potere del vescovo. L’architettura
era la facciata principale, nonché la meno caduca, del potere politico e religioso. È
possibilissimo che, dopo la conversione al cattolicesimo, la sede episcopale di Barcino
volesse conferire un’immagine rinnovata e che la riforma architettonica fosse legata
alla celebrazione del II Concilio di Barcellona del 599, presieduto dal vescovo Ugno.
I dati documentali e archeologici sono, in effetti, sulla stessa linea.

comunicazione, intitolata La basilica des Sants Màrtirs Just y Pastor de Barcelona en el marco de la ciudad
tardoantigua y altomedioeval (siglos V al XIII) y su precedente romano (siglo I), presentata nel 2017 nell’U-
niversità di Saragozza. Tale tesi sarà pubblicata dalla Facoltà Antoni Gaudi, nel n. 3 della collezione Studia
Archaeologiae Christianae.
36
Ugno firma come vescovo ariano di Barcellona nel concilio di Toledo, mentre dopo il concilio firma
come vescovo della chiesa cattolica di Barcellona, ed appare come tale nel II concilio di Barcellona.
37
Non abbiamo a disposizione testi o documenti epigrafici che colleghino questo vescovo a vocaboli
come edificare, construere, erigere o fundare (Utrero-Moreno 2013, p. 748) però, benché i riferimenti scritti
riguardino solo una minoranza degli episodi d’evergetismo, è indiscutibile che molti vescovi dedicarono
sforzi e denaro a operazioni di manutenzione sulle chiese e a edificarne di nuove.
38
Questa fase generale di riforma si può datare negli anni 530-600, in base alle datazioni delle mal-
te per mezzo di C-14 con il metodo della spettrografia di massa accelerata (AMS), applicate a vari edifici
(Beltrán De Heredia Bercero 2009). La datazione di ogni edificio ha poi potuto essere precisata grazie ai
materiali archeologici.
39
Beltrán De Heredia Bercero 2014.
VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA DI BARCINO 97

Fig. 9. Pianta della cella tricora scoperta al di sotto della chiesa dei Ss. Giusto e Pastore con il pavimento in
opus signinum, i negativi del cancello, la tomba in uno spazio annesso e i resti del battistero.

A Barcellona, questo presule si può annoverare tra i ‘vescovi-costruttori’40, alla


stregua di altri vescovi spagnoli del VI secolo - quali Giustiniano a Valenza, Sergio a
Tarragona, Paolo, Fedele e Masona a Merida o Cipriano a Tucci (Martos, Jaén), per fare
alcuni esempi41 - autentici mecenati e promotori di estesi programmi architettonici che
innalzarono e resero prestigiose le loro rispettive sedi. L’archeologia e le fonti scritte
indicano una dinamicizzazione della città ispana nella seconda metà del VI secolo:
Emerita Augusta, Valentia, Barcino, o la fondazione ex novo della città visigota di
Recopolis, ne sono esempi significativi.
Relativamente al gruppo episcopale localizzato nei Ss. Giusto e Pastore, è di
grande importanza la tomba costruita contemporaneamente alla basilica tricora o,
più precisamente, contemporaneamente al complesso cristiano. Un personaggio che
poteva essere sepolto all’interno della città nella prima metà del VI secolo e, allo stesso
tempo, progettare la propria tomba in seno a un progetto architettonico cristiano con le
caratteristiche già descritte, dovette essere lo stesso vescovo che ideò e diede impulso
al complesso. La basilica con la confessio, la tomba del committente dell’insieme (una
di fronte all’altra) e il battistero paiono stare in relazione con il passaggio dalla vita alla
morte e dalla morte alla vita, ossia con il concetto teologico della rinascita attraverso
il battesimo. In questo modo, legando la liturgia del battesimo al culto martiriale, si
verificava un’assimilazione teologica del sepolcro con il battesimo. Questa situazione
avrebbe favorito un qualche tipo di percorso liturgico-processionale che, benché
sconosciuto, si può intuire dai resti archeologici. Una liturgia in movimento che
andrebbe dal battistero alla confessio, passando per la tomba del vescovo fondatore e
penetrando nel presbiterio, attraverso la porta posta nell’abside orientale e attraverso

40
Picard 1991.
41
Utrero-Moreno 2013, pp. 748-749.
98 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

un cancello, come indicano i negativi del pavimento originale della basilica. Collegato
allo stesso, un ambone, ugualmente conservato, avrebbe potuto compiere una
funzione statica per la lettura di tale contesto processionale42. La posizione della
tomba del vescovo dinanzi a questo cerimoniale gli avrebbe dato la possibilità di
partecipare allo svolgimento degli uffici, e nello stesso tempo avrebbe motivato i
vivi alla preghiera. Una situazione del tutto eccezionale, che si deve, per l’appunto,
collegare ad un vescovo (fig. 9). Sebbene i vescovi fossero seppelliti di solito nel
suburbium all’interno delle basiliche martirali, tuttavia alcuni edificarono la propria
tomba all’interno della città, presso la cattedrale e gli spazi che simboleggiavano la
funzione vescovile, come, per esempio, fece Giustiniano a Valenza. Questi, infatti,
fece traslare le reliquie del martire Vincenzo dal suburbium all’interno della città e
diede incarico di costruire un edificio con una doppia funzione, cappella del martire
e sua tomba personale43. Sono note altre sepolture di vescovi in basiliche intramuros,
come, per esempio, a Ravenna, Brescia, Milano e Torino, che le fonti scritte pongono
nella prima metà del secolo VI, nel primo caso, e nel secolo VII per i due ultimi44.

6. Vescovo e conte: potere e civile nel periodo visigoto

La topografia del potere a Barcino e la sua continuità nel corso dei secoli è
importante per attribuire una topografia concreta alle due confessioni. Sappiamo
che il vescovo si poneva allo stesso livello del potere civile, rappresentato in città
dal comes civitatis, e che i due poteri si appoggiavano reciprocamente. Il conte di
città fu introdotto dai Visigoti e si consolidò sotto il regno di Leovigildo. Questo
delegato regio, che sembra essere stata una figura presente in tutte le città45, era il
massimo rappresentante dello Stato, aveva poteri militari, esercitava in materie fiscali
e giudiziarie ed era responsabile del governo nel territorio della città.
Sappiamo che il centro del potere, a Barcino, comprese, oltre che gli edifici di
carattere ecclesiastico, anche strutture collegate all’apparato politico-amministrativo,
nelle quali si svolgevano le funzioni amministrative vincolate al governo cittadino
e dove era localizzata la residenza del comes civitatis. Era questo un edificio,
presumibilmente di due comparti, formato da tre ali rettangolari articolate intorno
ad un patio, sul quale si aprivano le facciate principali46. L’edificio era organizzato in
modo indipendente, all’interno del quartiere vescovile, e si apriva sulle mura e sul
passaggio che si dipanava fino al corpo di guardia e alla scala d’accesso al cammino
di ronda47. In questo settore sono state localizzate alcune fibbie d’uso militare datate
al VI-VII secolo48. A Barcellona questa enclave si sarebbe consolidata e perpetuata

42
Beltrán De Heredia Bercero 2017.
43
Ribera 2005.
44
Chavarría-Giacomello 2014, p. 210.
45
García Moreno 1993; 1998.
46
Beltrán De Heredia Bercero 2014.
47
Beltrán De Heredia Bercero 2001, p. 103.
48
Ripoll 2001, nn. 262 e 264.
VESCOVI E ARCHITETTURA NELLA TOPOGRAFIA URBANA DI BARCINO 99

con i Visigoti (fig. 10), giacché nel medesimo luogo si


innalzò il palazzo comitale carolingio del IX secolo, che
si mantenne con la Casa Comitale di Barcellona, la quale,
nel XII secolo, costruì un nuovo palazzo al di sopra del
precedente; quest’ultimo, nuovamente rifatto, si sarebbe
trasformato nel Palazzo Reale Maggiore della Corona di
Aragona, residenza dei successivi monarchi, dando nome
alla piazza attuale, la piazza del Rey.
Una simile organizzazione del centro del potere,
quale quella che abbiamo tracciato per Barcellona, non
è certamente eccezionale: anche la topografia di altri
modelli conosciuti mostra una vicinanza tra gli edifici di
carattere religioso e l’amministrazione civile, come, per
esempio, nel caso di Merida, dove il palazzo del dux era
prossimo alla cattedrale; o a Ricopoli, dove l’associazione
palazzo-basilica è evidente49; o infine a Cordova, dove la
sede episcopale riuniva sia gli edifici civili che religiosi, e il
palazzo dei governatori visigoti era collegato alla cattedrale
e al resto degli edifici del complesso episcopale50.

7. A mo’ di conclusione

Barcino è un buon esempio di come, di fronte alla


crisi di molte città durante la tarda antichità, altri centri
continuino a funzionare e consolidarsi, fatto che è collegato,
fondamentalmente, con i nuovi equilibri politico-militari,
la posizione strategica e l’esistenza di buone difese e che,
a sua volta, sfocerà nella formazione di un centro di potere
con funzioni politico-amministrative. Questo fenomeno è
stato analizzato in Italia, con esempi come quelli delle città
di Benevento, Napoli, Brindisi, Bari, Taranto, Otranto o
Reggio Calabria51. In queste sedi di potere civile/militare
Fig. 10. Evoluzione dei due
ed episcopale, con attribuzioni e funzioni politico- palazzi del potere religioso
amministrative, economiche e religiose, risedettero le e civile di Barcellona:
autorità e l’aristocrazia e si concentrarono le ricchezze che episcopio e residenza
favorirono il mantenimento dei servizi. Barcino fu scelta del comes civitatis (VI
sec.), episcopio e palazzo
in diversi momenti del VI secolo come sedes regia visigota, carolingio (IX sec.),
dopo Narbona e prima dello spostamento definitivo a palazzo comitale (XII sec.),
Toledo. Ciò dovette comportare l’istituzione di uno staff palazzo reale della Corona
d’Aragona (XIV sec.).

49
Olmo 1998; Mateos 1999 p. 192.
50
Marfil 2000, p. 124; León-Murillo 2009.
51
Brogiolo 2004-05.
100 JULIA BELTRÁN DE HEREDIA BERCERO

militare e amministrativo in città, legato alla corte, che si tradusse in una dualità di
culto, cattolico e ariano. Come già hanno notato altri autori, le sedi episcopali ariane si
stabilirono nelle sedes regiae, dove c’era sempre una presenza militare, e anche in città
che avevano un distaccamento militare stabile, poiché si trovavano in zone sensibili al
conflitto, oppure in zone di espansione franca o bizantina52.
Barcino, alla fine del VI secolo, è un centro di potere economico, nel quale
il vescovo svolgeva un ruolo rilevante ed esercitava una responsabilità fiscale. La
documentazione, a tal proposito, è assai chiara: il documento De Fisco Barcinonensi,
dell’anno 592, dimostra che a Barcellona si riscuotevano le imposte di Tarraco,
Egara, Gerunda ed Emporiae53. Quando la corte visigota si trasferì definitivamente
a Toledo, Barcino continuò comunque ad essere un centro di potere amministrativo
ed economico. Si è ipotizzato che la presenza dei Visigoti in città e le relazioni che
questi avevano stabilito con i Vandali, che controllavano il Nord Africa e le isole del
Mediterraneo occidentale, avrebbero favorito la prosperità mercantile documentata
dall’archeologia54. Alla fine del VI secolo la città aveva consolidato il suo ruolo di
controllo, e Barcinona sarebbe diventata un riferimento nella dinamica politica del
regno visigoto per il Nord-Est peninsulare. Senza dubbio la permanenza della corte
visigota e il suo ruolo di sedes regia favorì questa situazione.

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52
Bonery 1991.
53
Vives 1963.
54
Carreras 2012, p. 50. Attualmente i registri archeologici dei secoli V-VII si riconoscono senza difficol-
tà e ci mostrano una città attiva, che mantenne i suoi circuiti commerciali, con un aumento della dinamica
commerciale nei secoli IV e V ed un momento di massimo splendore nei secoli VI e VII. La ceramica e le
monete localizzate in città mostrano un movimento importante di persone e mercanzie provenienti da tutto
l’arco Mediterraneo e dal Nord Africa (Beltrán De Heredia Bercero 2013a, p. 56).
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Referenze delle illustrazioni


Figg. 1-2. (E. Revilla, MUHBA)
Figg. 3, 7-8 (I. Camps)
Figg. 4, 9. (E. Revilla e I. Camps).
Fig. 5. (P. Vivas, parrocchia dei Ss. Giusto e Pastore).
Fig. 6. (E. Revilla e M. Berti, MUHBA).
Fig.10. (MUHBA).