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STUDIO DI FATTIBILITÀ PER LO SVILUPPO

DELLA COLTIVAZIONE E DELLA


TRASFORMAZIONE DELLA CANAPA

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22222

COMMITTENTE:
HRD-ONG RESILIENZA ITALIA ONLUS
STESURA DEFINITIVA - 04/10/2018

SOCIETÀ DI CONSULENZA INCARICATA: Ambi.ter s.r.l. – Società tra Professionisti

COORDINATORE DEL PROGETTO: Riccardo Pisanti, Dottore Agronomo

Firmato digitalmente da

francesco
vitabile
CN = vitabile
francesco
C = IT
COLLABORAZIONE:
Luca Ceccarelli, Dottore Agronomo

Ambi.ter s.r.l. - STP Società tra professionisti Largo dell’Amba Aradam 1 00184 Roma
Tell. 06/7009577 – 06/7000646 Email info@ambiter.roma.it Sito Web: http://www.ambiterstproma.it/
Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Sommario
1. PREMESSA .................................................................................................................................................. 2
2. NATURA E CONTENUTI DELL’INCARICO .......................................................................................... 2
3. INDAGINE CONOSCITIVA DELLA FILIERA DELLA CANAPA IN ITALIA..................................... 2
3.1 Analisi storica ........................................................................................................................................... 2
3.2 Normativa nazionale e regionale di riferimento ......................................................................................... 4
3.3 Utilizzi della materia prima e prospettive di sviluppo ................................................................................ 7
3.4 La coltivazione della Canapa: aspetti agronomici e tecnici...................................................................... 15
3.4.1 ORIGINE, CARATTERI BOTANICI ED ESIGENZE PEDOCLIMATICHE ....................................................... 15
3.4.2 TECNICA COLTURALE DELLA CANAPA............................................................................................... 16
3.5 Le varietà di Canapa e il loro utilizzo ...................................................................................................... 18
4. IL MERCATO ATTUALE: ........................................................................................................................ 22
4.1 Il quadro internazionale, nazionale e regionale (l’offerta) ....................................................................... 22
4.2 Importazioni di Canapa sativa, produzioni nazionali e regionali ............................................................. 24
4.3 Fabbisogni stimati................................................................................................................................... 31
5. IPOTESI DI PRODUZIONE DELLA CANAPA DA SEME NEL CENTRO ITALIA ............................ 35
5.1 Organizzazione della produzione all’interno di una azienda agricola ...................................................... 35
5.2 Esigenze di coltivazione (lavorazioni, semina, concimazioni) e organizzative (manodopera).................... 35
5.3 Analisi dei costi di coltivazione e redditività attese nelle varie ipotesi di conduzione ............................... 38
5.4 Produzioni attese di granella e di paglia nel caso di coltivazione di Canapa da seme. ............................. 43
6. LA TRASFORMAZIONE DEL PRODOTTO: ANALISI GENERALE .................................................. 44
6.1 Introduzione: il mercato del prodotto trasformato (olio e farine alimentari) ............................................ 44
6.2 Tecniche di estrazione: analisi e confronto critico tra le soluzioni attualmente adottate ........................... 44
6.3 L’estrazione con fluidi supercritici (Supercritical fluid extraction-SFE)................................................... 47
6.4 La struttura di trasformazione: descrizione, dimensionamenti, impiantistica............................................ 49
6.5 Analisi del costo di investimento per la realizzazione del Centro di Trasformazione del prodotto ............. 50
6.6 Organizzazione del Centro: volumi di lavorazione, manodopera da impiegare, tempistiche ..................... 51
6.7 Ulteriori utilizzi della materia prima prodotta e dell’impianto di estrazione supercritico ......................... 52
7. IL BUSINESS PLAN DELL’IMPIANTO DI TRASFORMAZIONE ....................................................... 53
7.1 La struttura del Piano di Sviluppo d’Impresa .......................................................................................... 53
7.2 Inserimento dei costi di gestione dell’impianto (elaborazioni Ambi.ter) ................................................... 53
7.3 Descrizione delle produzioni e dei ricavi attesi (elaborazioni Ambi.ter) ................................................... 55
7.4 Analisi dei risultati: stato patrimoniale, conto economico, indici di valutazione dei risultati .................... 56
8. ANALISI SWOT ......................................................................................................................................... 59
9. CONCLUSIONI DELLO STUDIO ............................................................................................................ 61

BIBLIOGRAFIA

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

1. PREMESSA
L’Ambi.ter SRL Società tra Professionisti, iscritta all’Albo delle Persone Giuridiche dell'Ordine dei
Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Roma e provincia con il n. 1, con sede in Roma, Largo
dell'Amba Aradam 1, nella persona del proprio amministratore unico Dott. Agr. Riccardo Pisanti,
iscritto all'Albo dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Roma e provincia, n. di
timbro 1.030, è stata incaricata da HRD-ONG Resilienza Italia Onlus, con sede legale in Via del Casale
Solaro 119, 00143 Roma, rappresentata dal Dott. Francesco Vitabile, di seguito denominata per brevità
“Committente”, redigere uno studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione e trasformazione
della Canapa sativa in olio e farina alimentare.

2. NATURA E CONTENUTI DELL’INCARICO


L’incarico ha lo scopo di approfondire gli aspetti legati alla filiera della Canapa in Italia per sviluppare
un’ipotesi progettuale che attraverso l’analisi dei dati e dell’andamento del mercato del settore, nonché
delle variabili di utilizzo della materia prima (macro aree alimentare, tessile, edilizio, cosmetico,
terapeutico), permetta di definire:
A. gli aspetti agro-economici ed organizzativi della coltivazione della Canapa da seme, esaminati
dal punto di vista dell’impresa agricola, e quindi dell’opportunità di introdurre nelle rotazioni
colturali tale produzione;
B. gli aspetti connessi alla trasformazione della materia prima in olio e farina alimentare, valutati
sia dal punto di vista tecnico (tecniche di estrazione, dimensionamento e dotazioni impiantistiche
dello stabilimento di trasformazione, ecc.) che economico e organizzativo (volumi di
lavorazione, manodopera impiegata, organizzazione dei fattori della produzione, ecc.);
C. la definizione dei costi di investimento e di quelli di gestione/organizzazione dello stabilimento
di trasformazione;
D. la struttura del Piano di Sviluppo dell’Impresa, attraverso il business plan e la conseguente
analisi dei risultati in termini economici e patrimoniali, dei punti di forza e di debolezza
dell’iniziativa prospettata, e le ipotesi di applicazione nel territorio della Regione Lazio.
3. INDAGINE CONOSCITIVA DELLA FILIERA DELLA CANAPA IN ITALIA
3.1 Analisi storica
La canapa (Cannabis sativa) è una pianta coltivata sin da tempi remotissimi: prima dell'ultima guerra
mondiale era diffusa in Italia su una superficie di oltre 100.000 ettari; questa coltivazione, anche a causa
della concorrenza delle fibre sintetiche che la ha resa antieconomica, è andata via via scomparendo quasi
del tutto1, nonostante fosse molto sviluppata in Emilia e in Campania, specialmente nelle province di
Napoli (Frattamaggiore) e Caserta (Aversa), dove si riteneva che si producesse la migliore canapa del
mondo2.
La Canapa è originaria dell’Asia centrale, da cui si diffuse, fin dalla più remota antichità, in Cina e poi
in Europa; era nota ai Romani.
Oggi è prevalentemente coltivata per la produzione della fibra e per quella dei semi, utilizzati per
ricavarne l’olio, in Francia, in Russia, nei paesi dell’Europa orientale (Ungheria, Polonia, Romania,
Bulgaria) e dell’Asia meridionale (India e Pakistan) e orientale (Cina, massimo produttore mondiale),
Tale scomparsa è stata causata principalmente da due fattori:

1
[Fonte MANUALE DI AGRICOLTURA QUARTA EDIZIONE STEFANO AMICABILE]
2
[Fonte Enciclopedia Treccani]

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 la canapa era coltivata quasi esclusivamente a scopo tessile, e con l'avvento delle fibre sintetiche
e la fine del regime di autarchia a seguito della conclusione della seconda guerra mondiale ha
fatto si che la coltura divenisse antieconomica;
 l'associazione della C. Sativa con la varietà C. Indica. Nonostante si possano assimilare queste
due varietà ad un’unica specie, in passato per effetto della legislazione nazionale si è creata una
scarsa chiarezza ancora non chiarita; con la legge n. 412 5/06/1974 di "Ratifica ed esecuzione
della convenzione unica sugli stupefacenti" e la successiva legge 22 dicembre 1975, n. 685, art.
26 che riguardava le "Coltivazioni e produzioni vietate" e, infine, il D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
"Testo Unico sugli Stupefacenti", fu vietata sia la coltivazione della Canapa in maniera
indistinta.
Dalla Cannabis sono stati isolati ed identificati oltre 500 composti chimici, tra i quali numerosi alcaloidi,
steroidi e terpeni, ma le numerose proprietà farmacologiche di questa pianta sono da imputare
prevalentemente al suo principale composto psicotropo, il delta-9-tetraidrocannabinolo o Δ9-THC, che
insieme ad altri composti lipidici benzopiranici quali il Δ8-tetraidrocannabinolo (Δ8-THC), il CBD
(cannabidiolo o cannabinolo). Negli ultimi anni alcuni studi hanno dimostrato che il CBD possiede
potenti effetti calmanti e antidolorifici nonché miorilassanti, utili in molte patologie considerate difficili
da gestire, non ultimo il puro CBD ha dimostrato un potente effetto antiemetico e antidolorifico durante
i cicli di chemioterapia.
Tali composti si ritrovano concentrati principalmente in una resina di colore dorato, essudata dalle
infiorescenze e contenuta anche nelle foglie prossimali al fiore della pianta e nelle brattee florali.
Numerose ricerche sono state condotte per cercare di far luce sulle basi molecolari degli effetti
farmacologici dei cannabinoidi, ma la comprensione del loro meccanismo d'azione ha compiuto
straordinari progressi solo di recente da quando cioè sono stati identificati clonati ed espressi i ricettori
ai cannabinoidi (CB1 e CB2) sia nel ratto che nell'uomo. Proprio la presenza di THC ha fatto si che la
coltivazione della Canapa fosse proibita3.
Come accennato in precedenza fino a pochi anni fa in Italia, la legislazione di riferimento per la canapa
era rappresentata dal testo unico in materia di stupefacenti, il DPR 309/90 e successive modifiche, che
include il principio attivo ed i preparati attivi della canapa, senza alcuna previsione di un livello minimo
di Tetraidrocannabinolo.
La situazione è cambiata quando alla fine degli anni '90 la Comunità Europea cominciò a fare pressioni
sul Governo Italiano per rintrodurre la coltivazione della canapa industriale e fu promulgato il Decreto
Legislativo 22 maggio 1999, n. 194, "Attuazione della direttiva 96/74/CE relativa alle denominazioni
del settore tessile".
I successivi regolamenti CE n. 1672/2000 e 1673/2000 ribadivano le sovvenzioni comunitarie europee
per la coltivazione di tale coltura. Da qui i primi modesti tentativi di reintroduzione della coltura: 290
ettari nel 2002, 857 ettari nel 2003, 1.000 ettari nel 2004 con presenza in Emilia-Romagna, Piemonte e
Toscana.
La coltivazione della Canapa Sativa ebbe un ulteriore stimolo con l'emanazione della Circolare del
Ministero della Salute del 22 maggio 2009 nel quale si afferma che “…in ambito comunitario manca
una normativa armonizzata nel settore delle sostanze ad azione stupefacente o psicotropa, mentre la
legislazione di riferimento per la sicurezza alimentare e rappresentata dal Regolamento CE 178/2002 e
dagli ultimi Regolamenti comunitari di igiene, in particolare dall'852/04...”.

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Legge 2 dicembre 2016 n. 242 e T.U. sugli stupefacenti (a seguito della conversione con legge 16 maggio 2014,
n. 79 del DL 36/14, sono state apportate alcune modifiche al DPR 309/90, testo unico sugli stupefacenti, di
particolare interesse per gli operatori sanitari e per le aziende che operano nel settore dei medicinali a base di
stupefacenti).
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Secondo il descritto quadro normativo, un uso alimentare di alcuni componenti della cannabis potrebbe
non risultare ammissibile a livello nazionale perché la presenza di THC, sia pure in tracce, lo farebbe
ricadere nei disposti del DPR 309/90.
Ciò premesso, va considerato che la canapa negli ultimi anni è stata rivalutata sul piano nutrizionale e
che i semi non contengono THC ma sostanze ad azione antiossidante e acidi grassi della serie omega·3.
Va altresì considerato che, secondo le attuali evidenze, i cannabinoidi sono presenti nelle foglie e nelle
brattee florali, a loro volta di origine fogliare, ma non dai semi. La possibilità di rilevare tracce di
sostanze psicoattive nei prodotti della lavorazione dei semi (farine ed oli) sarebbe dovuta
esclusivamente all'accidentale contaminazione degli organi florali, quali le brattee, che possono
avvolgere il seme anche a maturazione completa.
Per quanto sopra, sono stati effettuati approfondimenti finalizzati a consentire l'utilizzo nel settore
alimentare dei semi della pianta. Al riguardo, si è avuta conferma dell'assenza genetica di THC nei semi
di cannabis (con la conseguente esclusione dell'applicabilità del DPR 309/90) dall'Istituto Superiore di
Sanità e dall'Ufficio Centrale Stupefacenti.
Si sono inoltre pronunciati a favore di tale impiego:
 il Ministero dell'Interno · Dipartimento della Pubblica Sicurezza Direzione Centrale per i servizi
antidroga, con note dell' 11 ottobre 2007 e del 27 marzo 2009;
 il Ministero delle Politiche Agricole, Forestali ed Alimentari - Dipartimento delle Politiche
Europee e internazionali - Direzione Generale per l'Attuazione delle Politiche Comunitarie e
Internazionali di Mercato, A TPO V, con nota del 13 marzo 2009.
In conclusione, il legislatore ritiene di ammettere l'uso al alimentare di semi di canapa e derivati, fermo
restando la necessità di adottare adeguati piani di autocontrollo per garantire la sicurezza dei prodotti e
le responsabilità primarie degli Operatori del Settore Alimentare.
In ogni caso, ai prodotti alimentari contenenti semi di canapa o derivati si applica quanto previsto
dall'art. 84 del DPR 309/90 sul divieto di propaganda pubblicitaria di sostanze o preparazioni comprese
nelle tabelle previste dagli articoli 13 e 14, anche se effettuata in modo indiretto.
La canapa quindi venne rivalutata in molteplici aspetti e a seguito della promulgazione della Legge
n.242 del 2 dicembre 2016 "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera
agroindustriale della canapa" (testo chiarito ulteriormente dalla Circolare del MIPAAF del 22 maggio
2018), fu regolamentato del tutto il quadro normativo della filiera della Canapa.
Le varietà di canapa che possono essere trattate in Italia oggi sono quelle aventi un tenore di THC in
rapporto peso/peso <0,2%, sebbene ci sia una tolleranza massima dello 0,6% per garantire una maggiore
tranquillità agli agricoltori.
La lista delle varietà autorizzate sono riportate sul Catalogo Comune delle varietà delle specie di piante
agricole - 35° Edizione del 21 dicembre 2016 e dai suoi successivi aggiornamenti.
3.2 Normativa nazionale e regionale di riferimento
A livello europeo, le norme relative alla produzione di canapa fanno quasi esclusivo riferimento al
Regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 che
stabilisce norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla
politica agricola comune. L’articolo 32 (comma 6) prevede, infatti, che “le superfici utilizzate per la
produzione di canapa sono ettari ammissibili solo se il tenore di tetraidrocannabinolo delle varietà
coltivate non supera lo 0,2%”. In particolare, le sementi utilizzabili sono quelle incluse nel Registro
europeo che include 52 varietà di canapa. Da segnalare che i contributi previsti dalla PAC per questo
prodotto variano, a seconda delle zone, tra i 250 e i 400 euro a ettaro.
Nella normativa italiana, invece, è da considerare in primo luogo la Circolare del Ministero delle
Politiche Agricole e Forestali dell’8 maggio 2002 n. 1, relativa al Regime di sostegno a favore dei

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coltivatori di canapa destinata alla produzione di fibre (Cannabis sativa-NC 5302 10 00), che ha riunito
le numerose disposizioni approvate in precedenza; la Circolare stabilisce che:
 la canapa seminata deve appartenere a una tipologia compresa nell’elenco europeo delle varietà
con tenore di THC inferiore allo 0,2%, certificata dal cartellino rilasciato dall’Ente Nazionale
Semi Elette;
 alla nascita delle piante, deve essere inviata una comunicazione della coltivazione alla più vicina
stazione delle Forze dell’Ordine; controlli amministrativi e casuali possono essere effettuati dal
Consiglio per la Ricerca in Agricoltura (Cra oggi Crea) di Bologna e dalle Forze dell’Ordine
locali.
Successivamente, è stata emanata la Circolare dal Ministero della Salute del 22 maggio 2009 n. 2144,
"Produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa per l’utilizzo nei settori
dell’alimentazione umana", per rassicurare i consumatori che i semi di canapa non contengono tracce di
Thc e, viceversa, sono ricchi di antiossidanti e acidi grassi essenziali4.
La normativa italiana sulla canapa ha finalmente avuto riconoscimento con l’approvazione della Legge
sulla Canapa del 2 dicembre 2016, n. 242 , pubblicata sulla GU n.304 del 30-12-2016, che tra l’altro ha
creato un “cuscinetto” di esenzioni di responsabilità per l’agricoltore nel caso in cui i risultati ad un
controllo rivelino un tenore di THC superiore a 0,2% ma inferiore a 0,6%. Con questi tipi di
coltivazione e con le sementi certificate dall’U.E. non è necessario, con la medesima norma citata,
comunicare alle Autorità competenti il controllo, l’attività di coltivazione, ma solo conservare i
documenti di acquisto e il numero di lotto e tracciabilità delle sementi.
A livello europeo sono ancora in via di definizione i limiti di THC ammissibili negli alimenti a base di
canapa. Federcanapa5 sostiene anche per la Normativa italiana la proposta avanzata da EIHA in sede
europea per fissare i limiti di THC secondo il seguente prospetto (espresso in milligrammi di THC su kg
di alimento):

L’ultima riforma della PAC 2014-2020 (Regolamento PAC 1307/2013) riconosce la coltivazione di
canapa tra quelle ammesse a ricevere i pagamenti della PAC, purché si tratti di semi certificate di varietà
con tenore di THC inferiore allo 0,2% .
Il Regolamento concede agli Stati membri anche la possibilità di riconoscere un aiuto accoppiato alla
coltivazione di canapa. Federcanapa a luglio 2016 ha richiesto in proposito al Mipaaf di riconoscere
questo aiuto.

4 Fonte: Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016, La canapa come opportunità di sviluppo per le imprese
agricole).
5 http://www.federcanapa.it/il-quadro-normativo.
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Il Reg. n. 639-2014 che integra il Regolamento 1307/2013 stabilisce che le varietà di canapa ammesse
ai pagamenti sono quelle iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole.
La Circolare Mipaaf dell’8 maggio 2009 stabiliva i metodi per il controllo del THC che devono essere
seguiti dalle autorità competenti e stabilisce che “il pagamento per superficie è subordinato
all’utilizzazione di varietà di canapa aventi tenore in THC non superiore allo 0,2% “ e che “gli
operatori interessati dovevano dare comunicazione sull’impianto della coltura di cannabis sativa alla
più vicina stazione di polizia (Polizia di Stato, Corpo dei carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.)”.
La Circolare del Ministero della Salute del 22 maggio 2009 ha ammesso in Italia anche gli usi
alimentari del seme di canapa dichiarando sulla base delle indicazioni dell’istituto Superiore della
Sanità, che “la possibilità di rilevare tracce (di THC) nei prodotti di lavorazione (farine e oli) è
esclusivamente dovuta a contaminazione di organi fiorali e all’adozione di inidonee pratiche di
mondatura del seme”.
Il Reg. n. 1112/2009 nell’Allegato I stabilisce il metodo comunitario per la determinazione quantitativa
del Δ9- tetraidrocannabinolo (THC) delle varietà di canapa.
Il Decreto-09-novembre-2015 cannabis farmaceutica del Ministero della Salute autorizza “la
coltivazione delle piante di cannabis da utilizzare per la produzione di medicinali di origine vegetale a
base di cannabis , sostanze e preparazioni vegetali “ (art.1), specificando che per piante di cannabis “si
intendono le piante diverse da quelle di canapa coltivate esclusivamente da sementi certificate per la
produzione di fibre o per altri usi industriali , come consentito dalla normativa dell’Unione europea”. In
tal modo introduce una distinzione inequivocabile tra piante per usi industriali e piante per usi da droga.
Con la Circolare del 22 maggio 2018 “ Chiarimenti sull’applicazione della legge 2 dicembre 2016, n.
242” si conferma la non obbligatorietà della comunicazione della coltivazione.
Si segnalano, inoltre:
 D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e
sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza,
integrato dalla Legge 16 maggio 2014, n. 79. Art. 26.
 Legge 22 dicembre 1975, n. 685, art. 26 L. 22-12-1975 n. 685. Disciplina degli stupefacenti e
sostanze psicotrope. Prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.
 Legge n. 4125/06/1974 di ratifica ed esecuzione della convenzione unica sugli stupefacenti,
adottata a New York il 30.03.1961 e del protocollo di emendamento, adottato a Ginevra il
25.03.1972. (GU n.236 del 10-9-1974).
 Regolamento CE 1234/2007, che prevede l’OCM canapa (Organizzazione Comune di Mercato),
oltre a fibre e canapulo, “Semi di canapa, anche frantumati, diversi da quelli destinati alla semina”
(1207 99 91) – parte XXI Altri prodotti (regolamentati).
 Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (GUCE 26/10/2012), che riconosce tra i prodotti
oggetto della politica agricola comune (art.38-44) “la canapa greggia, macerata, stigliata,
pettinata o altrimenti preparata, ma non filata; stoppa e cascami (compresi gli sfilacciati)”
(allegato I del Trattato) e articoli 38 e 44 trattato funzionamento UE.
 DECRETO-LEGGE 20 marzo 2014, n. 36. Disposizioni urgenti in materia di disciplina degli
stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309,
nonché' di impiego di medicinali meno onerosi da parte del Servizio sanitario nazionale.
(14G00047) (GU Serie Generale n.67 del 21-03-2014) .
Si evidenzia che nessun riferimento normativo considera il CBD come sostanza ad azione psicotropa.

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3.3 Utilizzi della materia prima e prospettive di sviluppo


La canapa è una pianta dai molteplici utilizzi che le consentono l’attribuzione di risorsa pulita
per un'economia sostenibile.
Figura n. 1
Utilizzi produttivi della Canapa
(elaborazione Ambi.ter su dati del Dipartimento agricoltura e sviluppo rurale Stato dell’Alberta)

(n.b. : non è presente l’utilizzo delle infiorescenze utilizzabili in ambito terapeutico e vivaistico. Tale
utilizzo è considerato un prodotto tecnico al fianco di quello industriale).

Vengono di seguito descritti gli utilizzi produttivi a seconda delle parti della pianta.
Semi e derivati (olii, farine, ecc.)
L'olio di semi di canapa è un prodotto estratto dai frutti della Cannabis sativa L. Il frutto è un achenio
che contiene un solo seme e che viene comunemente chiamato nell'industria olearia granella e
volgarmente seme di canapa o canapuccia. L'estrazione può avvenire con diverse tecniche, ma essendo
la resa solitamente alta, anche > 30%, è molto diffusa la spremitura a freddo.

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I semi di canapa contengono proteine di elevato valore biologico nella misura del 24 %, ed un olio nella
percentuale dal 30 al 40 %. Per il loro valore nutritivo i semi di canapa sono stati proposti come rimedio
alla carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo.
L’olio è particolarmente ricco di grassi insaturi ed è l'ideale per correggere la dieta e per prevenire le
malattie del sistema cardiocircolatorio.
L'olio di semi di canapa è composto prevalentemente da acilgliceridi (trigliceridi). In tutti gli oli vegetali
la composizione può variare in funzione del cultivar, delle condizioni ambientali, della raccolta e della
lavorazione. I 2 principali acidi grassi sono l'acido linoleico e l'acido α-linolenico, presenti normalmente
a concentrazioni per cui la concentrazione totale di polinsaturi raggiunge l'ordine di grandezza dell'80%.
Composizione tipica dell'olio di semi di canapa
acido grasso concentrazione/(min-max)%
acido palmitoleico 0 – 0,5%
acido palmitico 5 – 12%
acido stearico 1 – 4,5%
acido oleico 10 – 16%
acido vaccenico 0 – 2%
acido linoleico 45 – 65%
acido α-linolenico 14 – 30%
acido γ-linolenico 1 – 6%
acido stearidonico 0 – 2%
acido arachico 0 – 2%
acido gadoleico 0 – 1%
acido eicosadienoico 0 – 0,09%
acido beenico 0 – 1%
acido lignocerico 0 – 0,1%
L'olio di semi di canapa può apparire di un colore verde abbastanza intenso se non raffinato. In funzione
della quantità di granella immatura che viene lavorata può contenere da 5 a 80 ppm di clorofilla. La
frazione insaponificabile può contenere:
- Cannabidiolo (10 mg/kg).
- Δ9-tetraidrocannabinolo (0-50 ppm).
- Myrcene (160 ppm).
- β-Caryophyllene (740 mg/L).
- β-Sitosterolo (100–148 mg/L).
- Campesterolo (25 mg/L).
- α-Tocoferolo (5-80 ppm).
- γ-Tocoferolo (94-870 ppm).
Visto che nel frutto di Cannabis Sativa L. la presenza di Δ9-tetraidrocannabinolo è normalmente molto
scarsa e comunque inferiore a quella di cannabidiolo, si ritiene che nell'olio sostanze psicoattive possano
essere rintracciate come conseguenza di contaminazione e le procedure di produzione dell'olio di semi
di canapa richiedono il preventivo lavaggio della granella.
Nell'olio a seconda della lavorazione sono rilevabili tracce di minerali e proteine, di cui i frutti di
Cannabis Sativa L. sono particolarmente ricchi.

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Contiene grandi quantità di acidi grassi essenziali di tipo omega 3 e omega 6. Il rapporto tra omega 6 e
omega 3 è di 3 a 1, valore ritenuto ottimale per la nutrizione. Oltre agli acidi omega 3 e omega 6,
contiene anche la vitamina E, e altri steroli.
Il livello di THC è molto basso per avere effetti psicotropi.
Fino ad oggi non sono noti effetti collaterali derivanti dall'assunzione di olio di semi di canapa ed è
considerato sicuro GRAS dalla FDA. Sono stati riportati potenziali effetti benefici sulla salute, sia per i
bambini che per gli adulti, nella prevenzione e nel trattamento delle malattie la cui base è infiammatoria.
Per l'olio di semi di canapa, come per tutti gli oli vegetali, è importante la qualità dei semi, la tecnologia
di produzione, la conservazione in ambiente fresco e buio per evitarne l'ossidazione e l'irrancidimento.
Inconvenienti questi ultimi che vengono evitati anche con l'uso di contenitori di vetro scuro e
mantenendo la bottiglia in luogo fresco o nel frigo dopo l'apertura. Per l'alto contenuto di polinsaturi è
particolarmente suscettibile alla ossidazione ed irrancidimento e per l'utilizzo commerciale può
richiedere l'aggiunta di antiossidanti. Con l'ossidazione forma facilmente polimeri ed è uno dei migliori
oli siccativi.
L'olio di semi di canapa ha un odore e un sapore gradevole. Può essere utilizzato per condire insalata,
pasta e pesce e può sostituire gli altri oli di semi. Con un punto di fumo pari a 165 °C ed una stabilità
relativamente bassa non è consigliato per la frittura
Interessanti sono inoltre le proprietà di questo olio per gli usi industriali che lo paragonano non a all'olio
di balena. Le vernici fabbricate con questa materia prima, oltre a non essere inquinanti, sono di qualità
incomparabilmente superiore rispetto a quelle prodotte con i derivati del petrolio. Con l'olio di canapa si
possono inoltre fabbricare saponi, cere, cosmetici, detersivi (veramente biodegradabili), lubrificanti di
precisione.
Nel campo cosmetico, all'olio di semi di canapa è stato attribuito il nome INCI: cannabis sativa seed oil.
Viene impiegato principalmente come emolliente e condizionante. Sono utilizzati anche suoi derivati
come:
 CANNABIS SATIVA SEED OIL GLYCERETH-8 ESTERS.

 CANNABIS SATIVA SEED OIL PEG-8 ESTERS.

 HYDROGENATED HEMP SEED OIL.

 POLY(DIMER HEMPSEED OIL).

A causa dell'alto costo e della instabilità all'ossidazione non è un ingrediente molto utilizzato nonostante
la sua fluidità e capacità siccativa possano contribuire a formulazioni sia per la pelle che per i capelli.
Può essere utilizzato nella produzione di saponi, con numero di saponificazione tipico pari a 190-193
formando col potassio un sapone più morbido e cremoso per l'alta concentrazione di polinsaturi, in
particolare dell’acido gamma linoleico costituente della ns. pelle.
Come altri oli ricchi di polinsaturi nell'applicazione topica potrebbe svolgere una qualche azione anti-
infiammatoria ed anti-proliferativa.
Per quanto riguarda, invece, la farina di canapa, questa è un alimento completo dal punto di vista del
contenuto di aminoacidi e particolarmente ricco di vitamine e di minerali oltre che di grassi buoni. Può
essere un ottimo complemento alimentare da considerarsi quasi al pari di un integratore naturale. Tra
l’altro, essendo un prodotto senza glutine la farina di canapa può essere utilizzata tranquillamente anche
dai celiaci.
Uno degli aspetti più interessanti della farina di canapa è la presenza in questo prodotto di tutti gli 8
amminoacidi essenziali, nonché quella di svariate vitamine quali A, E, PP, C e quelle del gruppo B.

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Ciò significa che si tratta di un'ottima fonte proteica vegetale, consigliata ad esempio a chi segue una
dieta vegetariana o vegana. Oltre a ciò, altra proprietà della farina di canapa da non sottovalutare è la sua
ricchezza di Omega 3 e 6, acidi grassi molto importanti per il benessere del nostro organismo presenti in
questo prodotto nelle giuste proporzioni (Omega 6 ed Omega 3 in rapporto 3/1). Si tratta di sostanze
utili al cuore e alla circolazione ma anche al cervello e in generale a tutto il corpo visto il loro potere
antiossidante. La farina di canapa è inoltre ricca di fibre e dunque aiuta la regolarità intestinale e può
aiutare a tenere a bada il colesterolo. Non mancano anche molti sali minerali come magnesio, potassio,
ferro e zinco ma anche vitamine, in particolare la vitamina E.
La farina di canapa è un alimento con meno calorie rispetto ad esempio alla farina di frumento 00 (circa
il 21% in meno) e molto più digeribile dato anche che non contiene gliadina (è dunque un prodotto
senza glutine).
La farina si presta a diversi utilizzi in cucina dato che il sapore nocciolato la rende adatta sia a
preparazioni dolci che salate (meglio se mischiata insieme ad altre farine). Tra gli usi principali della
farina di canapa ci sono la realizzazione di pane e panini, torte salate e dolci, biscotti e pasta ma c’è
anche chi la utilizza per addensare budini e minestre, per infarinare e panare oppure come integrazione
proteica all’interno di estratti o frullati.
Poiché si tratta di una farina priva di glutine, nelle preparazioni in cui è necessaria la lievitazione è
meglio utilizzarla insieme a farine che invece contengono questa proteina come ad esempio il frumento
o il farro.
Va tenuto presente che generalmente si utilizza un 5-10% di farina di canapa all’interno degli impasti e
basta così poco a rendere quello che si sta preparando di colore più scuro e con un gusto che tende a
ricordare quello della nocciola.
La farina di canapa si può utilizzare quindi per preparare:
• Pane
• Pasta fatta in casa
• Torte salate
• Torte dolci
• Biscotti
• Polveri proteiche per arricchire e rendere più proteici estratti o frullati, per addensare budini e minestre
e per ricette senza glutine.
Fibra6
La corteccia della canapa è estratto dal fusto della pianta per essere lavorato principalmente per la
produzione di pregiati tessuti e filamenti da corda. Questo utilizzo della canapa è stato l’uso principale
delle piantagioni che venivano regolarmente effettuate in Italia fino alla metà degli anni ’50, prima che
la canapa venisse bandita dallo stato americano come droga.
Oltre al tessuto e cordame, dal fusto si ricava il canapulo che oggi ha diversi impieghi che vanno
dall’edilizia alla trasformazione in pellet da riscaldamento essendo il canapulo molto asciutto e ben
utilizzabile senza necessità di essiccazione.
l canapulo e la fibra ottenuti dagli steli della canapa con un processo adeguato di prima trasformazione
uniti ad acqua, calce o terra cruda danno all’edilizia sostenibile il contributo oggi ritenuto più elevato in
termini di qualità e di rapporto qualità/prezzo, la salubrità delle abitazioni e l’effettiva tutela

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Fonti: http://www.canapaindustriale.it, http://www.assocanapa.org/edilizia.htm
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dell’ambiente, a cominciare da un drastico contenimento delle emissioni di CO2 riconosciute di recente


dagli stati di tutto il mondo come la principale causa del riscaldamento del clima globale e dei
cambiamenti climatici.
Fin dai primordi degli insediamenti umani gli steli delle piante da fibra che si trovavano sul posto sono
stati impastati insieme a terra o calce per costruire ripari, abitazioni ed anche infrastrutture importanti
che ancora oggi, dopo più di un millennio, continuano a svolgere la funzione per cui furono realizzate.
Importante caratteristica delle opere nelle quali vengono correttamente impiegati i materiali di canapa è
infatti la solidità, dovuta al fatto che detti materiali, essendo molto ricchi di silice, mineralizzano
diventando pietra.
La ragione della particolare salubrità dei materiali per l’edilizia prodotti con la canapa è dovuta alla
struttura delle fibre liberiane e legnose che li costituiscono le quali sono tanti micropori che svolgono
continuamente processi alternativi di condensazione dell’umidità all’interno e di evaporazione di essa
verso l’esterno, assorbendo quella in eccesso quando il clima è troppo umido e rilasciandola quando il
clima è troppo secco. Il fenomeno descritto si riassume in termini comuni ma molto efficaci parlando di
“casa che respira”.
Con l’impiego nei materiali per l’edilizia di canapulo o di fibra di canapa si ottengono, in misura diversa
a seconda degli spessori e della densità, caratteristiche importanti per quanto concerne:
 conducibilità o trasmittanza termica – detta in breve lambda
 inerzia termica
 traspirabilità delle murature ed eliminazione delle condense interstiziali tra i muri e il cappotto
 isolamento acustico
 resistenza al fuoco
 riciclaggio del materiale di risulta
 smaltimento
 sequestro della CO2
Per lavorare gli steli di canapa oggi in Italia funzionano alcuni impianti prototipali che assicurano
l’impiego in edilizia di materiali ottenuti dagli steli di canapa e soprattutto dal canapulo si sta
gradualmente diffondendo nel nostro paese.
Gli impianti sono in grado di fornire canapulo italiano depolverato in diverse pezzature, utilizzato sia
direttamente per getti in cantiere che per la fabbricazione di mattoni (biomattoni) in calce e canapa o
terra cruda e canapa, preparati per cappotti, intonaci, insufflaggio nei muri a cassavuota.
La differenza tra il canapulo proveniente dall’estero (Nord Europa) e il canapulo italiano è dovuta al
fatto che le canape italiane o comunque coltivate in Italia hanno in genere dimensioni dello stelo
maggiori anche più di dieci volte rispetto a quelle nordiche; questa caratteristica, oltre ad aumentare la
resa agricola, gioca decisamente a favore del canapulo italiano, per riconoscimento concorde di tutti gli
esperti che hanno pratica concreta di cantiere.
Per quanto riguarda la fibra, che in Italia in genere costituisce il 20-25% degli steli, oggi non esistono
nel nostro paese impieghi della fibra che ricaviamo con la prima trasformazione degli steli e non
esistono pannelli fabbricati in Italia con fibra italiana. Solo la materia prima prodotta negli impianti
sopracitati ha consentito di iniziare la vendita di fibra ottenuta dall’attività del suo impianto ad aziende
estere che la impiegano nella fabbricazione di pannelli per l’isolamento in edilizia e per l’automotive e
vende pannelli isolanti contenenti la fibra italiana.
Da oltre 3 anni inoltre, si assiste ad una incentivazione della produzione in Italia di pasta di cellulosa di
canapa per la produzione di carte di pregio e per altri impieghi produttivi, per i quali la sua fibra è già
oggi idonea.

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Anche il settore della ricerca (CNR, Politecnico di Torino) e aziende del settore tessile, stanno
sviluppando la produzione di pannelli isolanti in fibra di canapa innovativi rispetto a quanto oggi
propone il mercato europeo.
L’obiettivo è quello di produrre pannelli isolanti autoportanti del tutto ecologici.
Altri utilizzi della fibra
Fibra tessile
La pianta di canapa, più produttiva in fibra tessile del cotone, oggi può essere lavorata in impianti che
sostituiscono le lunghe e faticose lavorazioni manuali di un tempo. La sua coltivazione richiede pochi
pesticidi e fertilizzanti, al contrario del cotone.
Inoltre la canapa, rispetto al cotone, produce una fibra molto più resistente e sequestra più CO2, con
minori esigenze idriche, se non nella prima fase vegetativa.
Da un punto di vista ambientale è quindi una coltura più ecosostenibile.
Come tessuto, grazie alla sua fibra cava, la canapa rimane fresca in estate e calda in inverno. Ha
proprietà antibatteriche e antifungine ed è in grado di assorbire l’umidità del corpo, tenendolo asciutto e
assorbe i raggi infrarossi e gli UVA fino al 95%. La resistenza agli strappi è tre volte maggiore a quella
del cotone e tra le fibre naturali è quella che meglio resiste all’usura. A differenza del cotone,
considerato per molti il più grande inquinante del pianeta poiché, occupando solo il 3% dei terreni
agricoli del mondo, esige il 25% dei pesticidi utilizzati in totale, la Canapa inoltre consuma circa la metà
dell’acqua. Purtroppo in Italia, avendo saltato completamente la fase della meccanizzazione nel corso
del Novecento, oggi di canapa tessile e di tessuti derivati non c’è produzione. Il tessile è da sempre
considerato l’oro verde della canapa, perché è il prodotto con il maggior valore aggiunto.
Carta
Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto di semi, rimangono la stoppa più la parte legnosa
o canapolo, che non si possono considerare solo un semplice sottoprodotto, ma un'altra importante
materia prima. Con la stoppa si può fabbricare carta di alta qualità, sottile e resistente.
Con le corte fibre cellulosiche del legno si può produrre la carta di uso più corrente, come la carta di
giornale, i cartoni ecc.
Produrre carta con la fibra e il legno della canapa comporta importanti vantaggi: innanzitutto per la sua
enorme produttività in massa vegetale, e poi perché la si può ottenere da un'unica coltivazione insieme
alla fibra tessile o ai semi. Un altro grosso vantaggio della canapa è costituito dalla bassa percentuale di
lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20 % anziché il 40 %.
Attualmente le grandi cartiere utilizzano solo il legname degli alberi. Il processo per ottenere le
microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l'uso di grandi quantità di acidi che
servono per sciogliere il legno. Questa operazione, ad un tempo costosa ed inquinante, non è necessaria
con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra, e per quanto riguarda il legno di acidi ne servono meno
della metà. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è
già stampabile. E per renderla completamente bianca è sufficiente un trattamento al perossido di
idrogeno (acqua ossigenata), invece dei composti a base di cloro necessari per la carta ricavata dal legno
degli alberi. Questi composti chimici sono una delle cause principali dell'assottigliamento dello strato di
ozono nell'alta atmosfera.
Materie plastiche
Con la cellulosa di cui la pianta è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono ottenere
materiali plastici pienamente degradabili che, se in molti casi non possono competere con le sofisticate

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materie plastiche di oggi, hanno comunque fin dall'inizio una serie di usi importanti per imballaggi,
isolanti e così via.
Infiorescenze
Un ulteriore utilizzo della canapa, che ha registrato un incremento considerevole negli ultimi anni, è
quello della cosiddetta canapa light.
Le infiorescenze di canapa in Italia, vengono vendute da anni, sicuramente a partire dal 1997 quando è
stata pubblicata la circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali contente
disposizioni relative alla coltivazione della Cannabis sativa, integrata poi della circolare n.1 dell’
8 maggio 2002.
Dopo l’esplosione del fenomeno cannabis light in Svizzera, la febbre delle cime di canapa legale si è
diffusa anche in Italia, con le prime due aziende che hanno colto la palla al balzo ed iniziato a
pubblicizzare i propri prodotti. La differenza con paese elvetico è che lì le infiorescenze sono state
registrate come sostituto del tabacco, e quindi possono essere vendute nei tabaccai, le nostre no. Altra
differenza è che nel tempo le infiorescenze sul mercato svizzero sono migliorate sensibilmente in
termini di qualità ed aspetto, mentre in Italia questo passaggio per ora rimane nelle promesse dei
produttori.
Le prime due aziende che le hanno immesse sul mercato italiano sono Mary Moonlight ed Easy Joint,
con packaging differenti ma sponsorizzando entrambe l’“alto” contenuto di CBD, che in Easyjoint è del
4%, mentre nella varietà commercializzate da Mary Moonlight è intorno al 3%. Se non ci fosse
l’obbligo di coltivare solo varietà certificate a livello europeo, in America ci sono genetiche che stando
sotto lo 0,2% di THC, arrivano alche al 19% di CBD.
Ad ogni modo entrambe le aziende hanno scelto produttori italiani, dando oggettivamente una mano
agli agricoltori che possono dare in questo modo un nuovo valore alle infiorescenze, fino ad oggi
bistrattate.
Soprattutto dalla legge, visto che quella nazionale entrata in vigore a gennaio 2017, non accenna nulla
riguardo appunto alle infiorescenze. Dalla versione preliminare della legge infatti, durante l’iter di
approvazione, l’articolo che doveva regolamentare questo prodotto, è sparito dalla legge. Quindi ad oggi
non c’è nessun normativa. Fino a ieri le infiorescenze di canapa erano spesso vendute per farne tisane o
per condire i cibi: le due aziende di cui abbiamo parlato sopra, oltre ad un’abile operazione di
marketing, hanno probabilmente fatto capire a tutti che si possono anche fumare.
La cannabis light vanta una lunga serie di proprietà sebbene non debba essere confusa con la cannabis
terapeutica, detta anche FM-2 e utilizzata in modo esclusivo in ambito sanitario anche per la
preparazione di farmaci galenici, ovviamente da acquistare e assumere sotto stretto controllo medico.
Sebbene le caratteristiche legate al sapore e all’odore della variante “leggera” non siano dissimili da
quelle della cannabis vera e propria, a fare la differenza è il basso quantitativo di TCH compensato da
notevoli dosi di cannabidiolo che può sfiorare anche il 10%. Questa composizione consente a chi fa uso
di questa sostanza di constatare alcuni benefici senza tuttavia accusare problemi o limitazioni.
Gli effetti benefici del cannabidiolo spaziano dal rilassamento alla riduzione di ansia e attacchi di
panico, riuscendo perfino a limitare le conseguenze generate dall’assunzione di THC favorendo una
risposta positiva da parte dell’organismo in generale. Altri benefici riguardano:
 riduzione delle infiammazioni e degli stati dolorosi grazie all’effetto analgesico del cannabidiolo,
efficace soprattutto in caso di dolore cronico;
 diminuzione di alcune forme di ansia come il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) e il
Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS);
 effetto antipsicotico attraverso l’azione positiva del cannabidiolo contro stati schizofrenici ed
eventuali disturbi bipolari;
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 proprietà antiemetiche in grado di agire contro la nausea;


 proprietà anticonvulsivanti efficaci anche in caso di crisi epilettiche;
 potenziale antinfiammatorio benefico per la pelle colpita dall’acne, grazie alla capacità del CBD
di bloccare la sintesi dei lipidi;
 effetto energizzante e antiossidante, in questo caso superiore a quello vantato da alcuni composti
vitaminici;
 potenziale antitumorale sia come ostacolo alla proliferazione delle cellule cancerogene sia come
supporto per lenire i disturbi causati dalle tradizionali cure a base di terapie
I rivenditori di prodotti a base di cannabis light autorizzati in seguito alla liberalizzazione di tali
sostanze sono numerosi anche in Italia, tuttavia una decisione del Consiglio Superiore di Sanità, che
risale al 21 giugno 2018, impone specifiche restrizioni a riguardo. Interpellato dal Ministero della
Salute, infatti, il CSS ha messo in evidenza come non sia stato effettivamente preso in considerazione il
rischio che deriva dall’assunzione di cannabis leggera soprattutto in presenza di condizioni particolari,
dalla gravidanza a specifiche patologie fino alla contemporanea assunzione di farmaci.
Nella seguente tabella vengono riassunti i principali settori di utilizzo della canapa con i relativi
vantaggi di impiego.
Figura n. 2
Alcuni settori di utilizzo della canapa7

7
Fonte: Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016, La canapa come opportunità di sviluppo per le
imprese agricole

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3.4 La coltivazione della Canapa: aspetti agronomici e tecnici


3.4.1 ORIGINE, CARATTERI BOTANICI ED ESIGENZE PEDOCLIMATICHE
Il centro di origine della canapa e concordemente indicato nell’area compresa fra il Mar Caspio,
l’Himalaia, la Cina e la Siberia. La canapa si ascrive all'ordine Urticales, alla famiglia Cannabaceae ed
al genere Cannabis.
Sul genere Cannabis si è molto discusso. Alcuni AA. attribuiscono al genere Cannabis più specie, altri
un’unica specie collettiva: la C. sativa scindibile in C. sativa (L) Screbr. e C. indica (L.) Screbr.
Oggi fra la maggioranza dei botanici e i recenti studi citologici pubblicati, prevale la tendenza ad
ascrivere al genere Cannabis la sola specie sativa nell'ambito della quale si distinguono due tipi: uno
nordico ed uno meridionale che corrisponde alle canape indiane.
Nel tipo nordico rientrano le varietà coltivate per la produzione di fibra, che sono caratterizzate da taglia
alta e da ridotta ramificazione.
Al tipo meridionale si ascrivono le canape da droga, dalle quali si ottiene l’hashish, caratterizzate da
bassa statura e accentuata ramificazione.
I due tipi sono distinguibili anche per via chimica attraverso analisi gas cromatografiche che mettono in
evidenza il differente contenuto in cannabidioli, cannabinoli e tetraidrocannabinolo (THC). Il contenuto
di THC nelle varietà di canapa coltivate per fibra è ridotto.
Nei Paesi della Unione Europea il limite che discrimina le canape da fibra da quelle da droga è 0,2%.
Attualmente sono disponibili varietà con bassissimo contenuto di THC (0.001%) e quindi esenti da
qualsiasi effetto psicotropo.
La canapa è diploide con 2n = 20. Le Urticali hanno fiori spesso unisessuali e le piante possono essere
monoiche o dioiche. La canapa è in natura dioica, ma la coltivazione attuale viene effettuata con varietà
sia monoiche che dioiche.
 se si coltiva per raccogliere gli steli, per ottenerne fibra e canapulo, biomassa da cellulosa, allora è
preferibile usare varietà dioiche, come ad esempio : Carmagnola, CS, Fibranova, Tiborszallasi
 se si intende raccogliere anche il seme bisogna utilizzare varietà monoiche, e tra queste, troviamo
ad esempio: Futura, Felina, KC Dora, Monoica, Juso 31.
La Canapa è una pianta annuale, a ciclo primaverile estivo, è caratterizzata da radice fittonante, con
fusto eretto, alto sino a 4-5 metri, angoloso, tranne che nella parte basale, più o meno ramificato, con
nodi poco evidenti.
Le foglie sono in prevalenza opposte, la prima coppia di foglie vere è di forma ellittica. Le successive
coppie sono palmato-sette, con segmenti lanceolati dentati, in numero di 3-7-9 sino ad 11, provviste di
un lungo picciolo, con stipole piccole, acuminate e caduche. I fiori maschili sono riuniti in pannocchie
ascellari, i femminili appaiati all’ascella di brattee fogliacee. Il frutto è un achenio ma In pratica viene
chiamato «seme»; di colore bruno marezzato, contiene circa il 30% di un olio semi essiccativo.
Esigenze pedo-climatiche
Grazie al suo breve ciclo vegetativo ed alla molteplicità delle varietà esistenti, la canapa può adattarsi ai
climi più diversi. Ad esempio, veniva coltivata in passato dagli oltre mille metri in Piemonte
all’ambiente Mediterraneo del sud Italia.
I climi più favorevoli sono comunque quelli caldo-umidi delle regioni temperate che consentono lo
sviluppo di gran masse di sostanza organica.

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La germinazione del seme avviene a 8-10°C e le giovani piantine resistono meglio delle altre colture
primaverili alle gelate tardive. Fiorisce intorno ai 19° C ed i semi maturano alla somma di 230°C,
richiedendo quindi temperature gradualmente crescenti.
Nel periodo che va dalla semina alla fioritura, i caldi precoci, specie se accompagnati da intensa aridità,
sono nocivi poiché dispongono le piante a pre-fiorire e rimanere quindi basse di statura. Un abbondante
umidità giova molto quando è coltivata su terreni permeabili, mentre è dannosa ove si presentano
prolungati ristagni idrici che soffocano le radici.
Durante la maturazione dei semi, non solo resiste bene all’umidità dalla fioritura in poi, ma è più
produttiva in presenza di piogge. Teme però i freddi autunnali precoci.

3.4.2 TECNICA COLTURALE DELLA CANAPA


La canapa si è dimostrata sensibilissima ai residui di diserbanti nel terreno, da cui l'opportunità di
evitare la coltura in successione a specie quali il mais riservato con atrazina e simazina, o il pomodoro
che abbia avuto trattamento con diserbanti specifici per le solanacee.
È ugualmente da evitare la coltura in successione a specie che abbiano subito forti attacchi da parte di
parassiti quali Pythium, Sclerotina, Piralide ai quali la canapa si è dimostrata particolarmente
suscettibile.
Il periodo ottimale per effettuare le semine si colloca tra la fine di marzo e i primi di maggio. Per
quanto riguarda la preparazione del terreno alla semina questi deve essere preparato con cura, mediante
una radura di almeno 20 cm e successivamente affilando bene il terreno con una erpicatura ed
eventualmente una fresatura. Solitamente Per quanto riguarda la concimazione si consigliano circa 100
kg ad ettaro di azoto 50-70 kg di Anidride fosforica e ossido di potassio. Va tuttavia segnalato uno
studio effettuato dall'università nella Tuscia in cui appezzamenti di varie varietà di canapa concimate
con 50 kg per ettaro e 100 kg per ettaro di azoto mostravano un rendimento sia in termini di bacchette
che di semi praticamente equivalente.
Diverso discorso invece vale per la fittezza di semina che risulta determinante ai fini quantitativi e
qualitativi, si suggerisce una quantità pari a 25 kg per ettaro (si stima che 1000 semi pesino 18 - 22
grammi) in modo da avere un quantitativo di piante pari a 80 100 per metro quadro. La semina può
essere effettuata mediante una seminatrice da grano lasciando comunque 15/20 cm tra le fila a una
profondità di 23 cm distanza del seme sulla fila 5 -8 cm.
Nei riguardi della natura dei terreni la canapa è una specie relativamente eclettica. tuttavia, a causa della
scarsa dotazione azotata, tipica dei terreni sabbiosi, se ne sconsiglia la coltura in simili situazioni
pedologiche, al fine di evitare più massicci apporti di fertilizzanti e quindi maggiori costi. Analoga
prudenza da adottare nel caso di terreni caratterizzati da prevalenza di costituenti argillosi, onde evitare
che la crosta del terreno impedisca l'emergenza delle giovani piante. È importante evitare ristagni idrici
in quanto le piante ne soffrono.
La canapa ben si adatta a crescere a qualsiasi tipo di latitudine che di altitudine. E’ difatti coltivata
largamente in Canada, Russia ed Ucraina ed è stata coltivata in Italia sia nelle regioni settentrionali che
in quelle meridionali. Ha esigenze idriche inferiori a quelle del mais e per questo il ricorso
all’irrigazione può essere considerato superfluo nelle condizioni culturali del nord. nell'Italia
meridionale e insulare si sono dimostrati sufficienti volumi stagionali dell'ordine di 3000 metri cubi per
ettaro punto inferiore gli apporti idrici nelle zone dell'Italia centrale come Campania, Molise e Lazio
dove si riducono a 1500 metri cubi/ha per anno. Varietà di canapa il cui fusto risulta inferiore al metro e
mezzo ben si adattano anche a territori Montani sebbene i terreni più scoscesi rendono più difficoltoso la
raccolta meccanizzata con mietitrebbie di grandi dimensioni.
Il ciclo biologico della Canapa dura all'incirca 120 giorni.

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Figura n. 3
Stati morfologici di sviluppo

Per quanto riguarda il raccolto (semi e/o bacchette) dipenderà dal tipo di varietà che si è deciso di
utilizzare:
 canapa da fibra -la produzione di bacchetta ottenibile per ettaro adottando tecniche culturali
adeguate in condizioni colturali favorevoli e con l'Impiego di idonee varietà si attesta anche fra i
12 e i 15 tonnellate ad ettaro.
 canapa da seme - la quantità di acheni (semi) Ottenibili mediante questo tipo di coltivazione
varia fortemente a seconda della tipologia adottata. Statisticamente si aggira intorno alle 0,8
tonnellate di semi per ha, Tuttavia alcune varietà Hanno dimostrato rese molto più alte se
adeguatamente coltivate come ad esempio La Felina 32 la Fedora 17 e la Ferimon le quali
coltivate con un'adeguata concimazione azotata e un letto di semina di 60 piante a metro quadro
sono riusciti a produrre un quantitativo di semi compreso tra 1,5 e 2 tonnellate per ettaro.
Per quanto riguarda la coltivazione della Canapa da infiorescenza la tecnica colturale si differenzia
da quella sopra descritta in quanto:
- vanno utilizzate varietà dioiche (es. Eletta Campana);
- la densità di impianto (piantine già formate acquistate in plateau) è di 2.3 piante/mq;
- la coltivazione è prevista sia fuori terra che in serra e per quest’ultima di prevedono due cicli
nell’anno anziché uno;
- in pieno campo viene praticata la baulatura ad evitare ristagni idrici, nonché la pratica della
pacciamatura con teli in pvc.
Tutte le lavorazioni sono svolte manualmente, ad eccezione della preparazione del terreno.
La produzione media in infiorescenze è pari a 15/20 gr a pianta (in serra) e di 12/15 gr a pianta in pieno
campo.

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3.4.3 AVVERSITÀ
La canapa può essere seriamente danneggiata da forti venti che possono causare l’allettamento della
coltura ed anche la rottura di singoli fusti (scavezzamento). Poche sono le avversità vegetali ed animali
che colpiscono la canapa. Per quanto riguarda le infestanti, se la canapa è seminata per tempo, non
riescono a svilupparsi del tutto; è quindi non necessaria la pratica del diserbo chimico. Questa
caratteristica consente di non utilizzare/limitare erbicidi. Gli insetti presenti sulla canapa, raramente a
livelli epidemici, provocano il danno caratteristico "cimiciato" e diversi lepidotteri tra cui quello
potenzialmente più pericoloso Ostrinia nubilaIis (piralide); questi insetti, quando presenti, si stabiliscono
nelle diverse parti della pianta, dalle radici al fusto, alle foglie fino alle infiorescenze. In ogni caso non
richiedono specifici trattamenti insetticidi perché il danno non è superiore al costo dello stesso
trattamento chimico.
3.5 Le varietà di Canapa e il loro utilizzo
A livello commerciale la canapa industriale ha due principali utilizzi, produzione di prodotti alimentari e
la produzione di fibre.
La canapa a seguito a diversi processi di selezione ed incroci sono presenti ora presenti sul mercato
varietà da granella, da fibra e miste cioè in grado di avere una buona resa in termini sia di fibra che di
granella.
La distinzione più marcata tra le varietà di Canapa riguarda l'altezza che possono raggiungere, infatti la
canapa da granella risulta molto più bassa (circa 1,5m di altezza) rispetto a quella da fibra che può
superare anche i 3 metri.
Le varietà di Canapa ammesse alla coltivazione nell’ambito della Unione Europea sono elencate
nell’allegato XII del Reg. CE 1251/1999 e succ. mod. riportate nella seguente tabella:

La tabella delle varietà ammesse viene costantemente aggiornata e quella sopra riportata corrisponde
all’anno corrente (2003) come da allegato XII art. 7bis par.1 del reg. CE 2316/1999 in vigore.
In Italia le varietà di canapa che si possono utilizzare sono tutte inserite nel catalogo comune delle
varietà delle specie di piante agricole.
Canapa da seme
Tra le cultivar di canapa da seme più utilizzate nel nostro Paese ci sono: Futura 75, Fedora 19 Felina e
Uso 31. Alcuni dettagli sulle loro caratteristiche.
Futura 75: è una varietà monoica francese, di media altezza (2-3 mt), adatta alla trasformazione in
tessuto e con dei discreti livelli di produzione di seme (se trebbiata). varietà francese che si adatta bene
anche ai nostri territori, si nota appunto la varietà monoica che esprime in un unico fiore sia il sesso
maschio fatto di piccoli grappoli, sia la parte femminile costituita da piccoli pistilli di colore rosso. E’
una pianta medio-alta con un inizio di fioritura intermedio. Una genetica sviluppata per produrre seme
ma produce quantitativi soddisfacenti anche in termini di biomassa.
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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Fedora 19: altra varietà francese risultato di un incrocio tra le piante femminili della varietà russa JUS 9
e singoli individui di Fibrimon 21, seguito da un ulteriore incrocio della F1 femminile con piante altre
Fibrimon 21. Il genitore JUS 9 discende da un incrocio tra Yuzhnaya Krasnodarskaya e la canapa
autofiorente russa. Varietà precoce, resa di stelo media, alta resa di seme, almeno nelle zone in cui è
stata concepita.
Felina 32: altra varietà francese ottenuta dall’incrocio di Kompolti e Fibrimon 24. Maturazione media
(semi maturi a fine settembre in Francia), ottima resa in stelo, fibra e seme. È una delle varietà più
diffuse in Francia.
Uso 31: varietà monoica originata in Ucraina grazie alla selezione fatta dal professor Virovets. È una
pianta a doppia destinazione votata per la produzione di seme e precoce nella fioritura. Per l’ampia
diversità del fotoperiodo tra l’ambiente originale e l’Italia, le piante avviano molto precocemente la
fioritura ed interrompono la crescita anticipatamente rispetto ad altre varietà. Il carattere monoico si
esprime con una predominanza di fiori maschili e questo garantisce una buona produttività di semi.
Canapa da fibra
Le varietà di canapa da fibra più utilizzate in Italia sono la Carmagnola, la Fibranova e la Carmagnola
Selezionata. Alcuni dettagli sulle loro caratteristiche.
Carmagnola: è una varietà dioica e selezionata in Italia, preferita nelle coltivazioni del Piemonte, votata
per diventare di grande altezza (3-4 mt) ed utilizzata molto per la produzione di tessuti e della bio
edilizia. È una pianta che si sviluppa molto in altezza (può superare i 6 metri) e dalla fioritura tardiva.
Fibranova: varietà italiana dioica ad elevata resa in fibra selezionata negli anni ’50 dalla progenie di
Bredemann Eletta incrociata con la Carmagnola (Allavena, 1961). Il genitore Bredemann Eletta (o
Bredemann Elite) è stato ricevuto dal Max-Planck-Institut tedesco ed è una delle selezioni di canapa da
fibra di Bredemann ottenuta da ceppi di canapa russa, gli stessi utilizzati per la creazione delle genetiche
Fibrimon e Bialobrzeskie.
CS (Carmagnola Selezionata): è stata selezionata applicando il metodo Bredemann, che consiste
nell’analizzare il contenuto di fibra di tutte le piante maschili prima dell’avvio della fioritura. Si procede
con l’eliminazione dalla popolazione di tutti i maschi con basso contenuto di fibra e in questo modo si
ottiene un sensibile incremento della produttività della fibra stessa.
Canapa da infiorescenza
Tra le varietà più diffuse che ben si adattano ai climi italiani si segnalano:
Eletta Campana
Varietà storica Italiana ottenuta dall’incrocio della Carmagnola con ceppi di canapa da fibra tedeschi,
utilizzata fino agli anni ’30 del Novecento per poi scomparire fino a qualche anno fa quando venne
reintrodotta, allora rappresentava circa il 20% di tutta la produzione nazionale con oltre 20 mila ettari
coltivati, coltivata principalmente in Campania.
 Genotipo: Dioica
 Inizio fioritura: Agosto “tardiva”
 Ciclo vegetativo: 160 - 180 giorni
 Altezza: 2,5 – 4 m
 Produzione massa vegetale: Molto Alta
 THC: inferiore allo 0.2%
 CBD: < 6%
 Altre info: Possiede infiorescenze che contengono un buon quantitativo di resina, superiore alla
media, caratterizzate da un bouquet di terpeni e oli essenziali, così da conferire un profumo
intenso e un aroma tipico.

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Carmagnola Selezionata CS
Varietà ottenuta dal Consorzio nazionale produttori canapa derivata dalla capostipite Carmagnola e
conservata dall’Isci.
 Genotipo: Dioica
 Inizio fioritura: inizio Agosto
 Ciclo vegetativo: 150 - 180 giorni
 Altezza: 2 – 3,5 m
 Produzione massa vegetale: Alta
 THC: inferiore allo 0.2%.
 CBD: Alto
 Altre info: varietà storica Italiana coltivata da sempre sul territorio Nazionale ed Europeo. E’
stata selezionata principalmente per produrre biomassa allo stesso tempo ha sviluppato fenotipi
molto validi per la produzione di infiorescenze per oli essenziali.

Kompolti
E’ la più diffusa varietà Ungherese, risultato di lavoro di selezione di un esperto genetista quale è il prof.
Bócsa.
 Genotipo: Dioica.
 Inizio fioritura: Agosto “tardiva”.
 Ciclo vegetativo: 150 - 180 giorni.
 Altezza: 2,5 – 3,5 m.
 Produzione massa vegetale: Molto Alta.
 THC: inferiore allo 0.2%.
 CBD: < 4,5%
 Altre info: E’ una delle varietà più produttive caratterizzata da elevata vigoria e ampia
adattabilità ai diversi ambienti.

Finola
Varietà veloce e foto-indipendente sviluppata in Finlandia dal produttore Ph. D.Jace Callaway.
 Genotipo: Dioica.
 Inizio fioritura: fotoindipendente 35-50 gg dalla semina “ciclo breve”.
 Ciclo vegetativo: 90 - 120 giorni.
 Altezza: 1 – 1,5 m.
 Produzione massa vegetale: max 0,3 kg/mq.
 THC inferiore allo 0.2%.
 CBD < 6%.
 Altre info: Varietà finlandese a ciclo corto, considerata alla stregua di un’autofiorente per la sua
capacità di arrivare a fioritura in circa 3 mesi e con alta germinabilità, altro vantaggio e che
rimane bassa e quindi è più gestibile ma alla stesso tempo ha una resa inferiore rispetto alle altre
varietà.

Tisza
E’ un incrocio sviluppato negli ultimi anni dalle migliori varietà ungheresi per la produzione della fibra.
La differenze con le altre varietà da cui è stata selezionata è la proporzione sessuale. Infatti in questa
piante le femmine sono dominanti.
 Genotipo: Dioica ibrido F2
 Inizio Fioritura: Agosto "tardiva"
 Ciclo vegetativo: 140 - 160 giorni
 Altezza: 2 - 3,5 m

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

 Produzione massa vegetale: Alta


 THC: inferiore allo 0.2%
 CBD: 3 - 6%.

Dioica 88
E’ stata selezionata in Francia, una varietà alta con insorgenza di ritardo fioritura
 Genotipo: Dioica
 Inizio fioritura: fine Agosto “molto tardiva”
 Ciclo vegetativo: 140 - 170 giorni
 Altezza: 3 – 3,5 m
 Produzione massa vegetale: Molto Alta
 THC: inferiore allo 0.2%.
 CBD: < 6%.

Antal
Origine: Ungherese
 Genotipo: Dioica
 Inizio fioritura: fine Luglio
 Ciclo vegetativo: 130 - 160 giorni
 Altezza: 2 – 3 m
 Produzione massa vegetale: Alta
 THC: inferiore allo 0.2%
 CBD: Medio-Alto.

Tiborzallasi
Origine: Ungherese
 Genotipo: Dioica
 Inizio fioritura: inizio Agosto
 Ciclo vegetativo: 140 - 160 giorni
 Altezza: 3 – 4 m
 Produzione massa vegetale: Molto Alta
 THC: inferiore allo 0.2%
 CBD: Molto Alto

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

4. IL MERCATO ATTUALE:
4.1 Il quadro internazionale, nazionale e regionale (l’offerta)8
Se nei primi decenni del secolo scorso, l’Italia risultava al secondo posto (dopo la Russia) per superficie
coltivata e produzione complessiva e al primo posto per resa a ettaro, dopo la seconda guerra mondiale
questa coltura ha subito un forte declino e una rapida perdita di importanza, a causa della fine del regime
di autarchia e della mancata meccanizzazione del processo di trasformazione9 . Dal 1940 al 1970, le
superfici sono passate, così, da 86.850 a 899 ettari e la produzione da 109.200 a 1.080 tonnellate.
Figura n. 4
Serie storica della superficie coltivata a Canapa in Italia. Valori in migliaia di ettari

migliaia di ettari
100

80

60

40

20

Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat

Figura n. 5
Serie storica della produzione di Canapa da tiglio in Italia. Valori in migliaia di quintali

produzioni
1.400

1.200

1.000

800

600

400

200

Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat

8
Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016, La canapa come opportunità di sviluppo per le imprese agricole
9
(Somma, 1923; Capasso, 2001; Di Candilo, Ranalli, 2006).
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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

A livello europeo solamente Francia e Spagna non hanno praticamente mai interrotto la coltivazione,
sebbene con andamenti molto diversi.

Figura n. 6
La coltivazione della canapa in Europa10

Con l’allargamento ai Paesi dell’Est, l’Unione Europea è divenuta la terza area di produzione al mondo,
con oltre 25.000 ettari coltivati nel 2015, dopo Cina e Canada.
In Europa, la ripresa della produzione di canapa è stata sostenuta da alcune associazioni, tra le quali la
European Industrial Hemp Association (Eiha), che svolge un ruolo molto importante per il
coordinamento delle azioni di informazione e promozione, anche mediante l’organizzazione di
Conferenze internazionali annuali di settore.
Nata nel 2000, a Wolfsburg (Germania), con il tempo si è progressivamente sviluppata, con un deciso
incremento del numero di membri, arrivando a quattordici membri regolari (società di trasformazione
che godono di diritto di voto nelle assemblee) e 122 membri associati, tra i quali figurano quattro società
italiane (con diritto di intervento alle Conferenze organizzate dall’Associazione).

10
Fonte: L’alternativa alla Granicoltura – Seminario Ardaf su “"LA CEREALICOLTURA NEL LAZIO TRA TRADIZIONE
ED INNOVAZIONE" – Dott. Emanuele Radicetti

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Un’altra importante associazione europea del settore è la Confédération Européenne du Lin & du
Chanvre (Celc), nata a Parigi, nel 1951, che coordina tutte le fasi di produzione e trasformazione del
lino e, in misura minore, della canapa (tra i suoi quasi 300 membri, solamente dodici si occupano di
canapa). Dati Istat sulle superfici coltivate in Italia, riportano che il ritorno alla diffusione delle
coltivazioni di canapa è un fenomeno abbastanza recente, a quasi totalità delle coltivazioni è iniziata
negli ultimi cinque anni e più della metà negli ultimi due.
Analizzando i dati Istat sulle superfici coltivate nelle diverse regioni italiane, troviamo che nel 2017 la
Toscana rappresenta il 30% circa della superficie coltivata, seguita dal Piemonte (21%) e Veneto (14%).
Figura n. 7
Superficie (ettari) a canapa in Italia
Regioni 2012 2013 2014 2015 2016 2017
Piemonte - 23 23 131 133 98
Valle d'Aosta - - - - - -
Lombardia - - - - 32 43
Liguria - - - - - -
Trentino-Alto Adige - - - - - -
Bolzano/Bozen - - - - - -
Trento - - - - - -
Veneto - 1 131 101 142 68
Friuli-Venezia Giulia - - - - 8 8
Emilia-Romagna - - - 96 83 5
Toscana 9 3 12 134 235 139
Umbria - - - - - -
Marche - - 57 59 48 45
Lazio - - - 11 15 18
Abruzzo - - - - - -
Molise - - - - 15 15
Campania - - - - - -
Puglia - - - - 20 20
Basilicata - - - - - -
Calabria - - - - - -
Sicilia - - - - - -
Sardegna - - - - - -
ITALIA 9 27 223 532 731 459
Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat
In particolare il Lazio con soli 18 ettari investiti, rappresenta il 4 % della superficie coltivata nel 2017 e
sono rappresentate quasi esclusivamente da coltivazioni sperimentali.
4.2 Importazioni di Canapa sativa, produzioni nazionali e regionali
L’Italia è un importatore netto di semi di canapa. Dati Istat sugli scambi con l’estero quantifica questi
volumi nel 2017 pari a poco meno di 1.000 tonnellate per un valore pari a 2,5 milioni di euro.
Analizzando l’evoluzione delle importazioni degli ultimi anni emerge come queste sono aumentate in
termini di volumi (+ 51% rispetto al 2012) e maggiormente in termini di valore (+90% rispetto al 2012).

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Figura n. 8
Importazioni di Semi di canapa, esclusi quelli destinati alla semina
4.500

4.000

3.500

3.000

2.500

2.000

1.500

1.000

500

0
2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017

tonnellate migliaia di €

Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat

I principali paesi da cui viene importato questo prodotto sono il Canada (con 322 tonnellate) seguita da
Francia (con 260 tonnellate), Romania (149 tonnellate), Paesi Bassi (97 tonnellate) e Germania (44
tonnellate).

Figura n. 9
Percentuale di ripartizione dei volumi delle importazioni di semi di canapa,
esclusi quelli destinati alla semina

Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Dall’analisi dei volumi importati nel quadriennio 2014-2017, emerge come il Canada rispetto al 2014 ha
aumentato di 1,5 volte le proprie esportazioni in Italia di questo prodotto, mentre la Francia ha
mantenuto più costanti i suoi volumi (+5%), mentre le importazioni a Romania prima del 2017 erano
pressoché assenti.
Figura n. 9
Volumi importati (tonnellate) di Semi di canapa,
esclusi quelli destinati alla semina per paese dal 2014 al 2017
2014 2015 2016 2017
Francia 247,7 198,6 192,4 260,3
Paesi Bassi 156,0 144,2 96,1 97,4
Germania 28,7 39,2 42,1 44,2
Regno Unito 24,1 21,5 12,6 2,1
Spagna 1,1 11,9 22,0 3,8
Belgio - 5,0 7,7 4,6
Austria 1,3 1,7 0,8 0,7
Lituania - 3,0 99,5 22,0
Polonia - - 27,0 -
Repubblica ceca 0,2 0,2 0,1 0,0
Slovacchia - - 0,1 -
Romania - 0,1 2,2 149,5
Slovenia 0,0 0,0 0,0 0,0
Ucraina - - - 22,0
Canada 125,0 275,0 419,7 322,4
Cina 32,1 - 94,9 40,2
Totale 616,1 700,3 1.017,3 969,3
Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat

Per quanto riguarda invece la fibra di canapa, i dati Istat stimano una importazione totale nel 2017 pari a
234 tonnellate provieniti principalmente da paesi europei tra cui la Romania, la Francia e i Paesi Bassi.
Figura n. 10
Percentuale di ripartizione dei volumi delle importazioni di canapa greggia o preparata (ma non
filata); stoppe e cascami di canapa, inclusi i cascami di filati e gli sfilacciati

Asia
Africa 3%
10%

Europa
87%

Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Dall’analisi dei dati sui volumi importati dal 2014 al 2017 emerge come le uniche importazioni era
provenienti dalla Francia. I dati Istat registrano un forte aumento di queste nel 2017 (202 tonnellate
rispetto alle 25 nel 2014 provenienti per oltre il 60% dalla Romania, il 22% dalla Francia e il 15% dai
Paesi Bassi.
Figura n. 11
Volumi importati (tonnellate) canapa greggia o preparata (ma non filata); stoppe e cascami di canapa,
inclusi i cascami di filati e gli sfilacciati per paese dal 2014 al 2017

Fonte: Elaborazioni Ambi.ter su dati Istat


Se la diffusione delle coltivazioni di canapa in Italia è un fenomeno abbastanza recente, un recente
studio pubblicato su Agriregionieuropa11, riporta che solamente tre aziende sono state tra i “precursori”
del ritorno della canapa in Italia, tra la fine degli anni ’90 e primi anni 2000.

Figura n. 12
Motivazioni per l’inizio della coltivazione di canapa (valori assoluti)

11
Fonte: Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016 - La canapa come opportunità di sviluppo per le
imprese agricole

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Tra le motivazioni che hanno spinto gli imprenditori a iniziare le coltivazioni di canapa vi sono, nel
primo periodo considerato, la passione e il desiderio di sperimentazione, seguite dalla diversificazione
della produzione. Negli anni più recenti, invece, prevale nettamente l’obiettivo di diversificare
l’ordinamento aziendale e compaiono altri tipi di fattori determinanti, quali la volontà di tutelare il
territorio, creare nuove filiere locali o rilanciare questa coltura sul mercato.
Per quanto riguarda le relazioni di approvvigionamento, il 48,8% dei soggetti intervistati nello studio,
acquista i semi in Italia, il 9,8% nella propria regione di produzione e il 41,5% all’estero.
Le vendite dei prodotti appaiono, invece, molto più radicate sul territorio e segnalano la presenza di
interessanti possibilità di sviluppo del mercato italiano: solamente un produttore vende i propri prodotti
prevalentemente all’estero.
Il 65,9% dei soggetti intervistati ha come principale mercato di riferimento l’Italia e, addirittura, il
31,7% la propria regione di appartenenza. Relativamente ai canali di distribuzione, il 73,2% delle
aziende è monocanale, con una netta prevalenza della vendita diretta, che risulta la modalità più diffusa
anche tra quelle multicanale, affiancata, nella maggior parte dei casi, da quella realizzata mediante
negozi specializzati.
Il 15% delle imprese si avvale di Internet, mentre solo il 4,9% utilizza altri canali (gruppi di acquisto e
mercati). Contrariamente a quanto avviene per la maggior parte dei prodotti agroalimentari, la Grande
Distribuzione Organizzata svolge un ruolo del tutto marginale: solamente uno degli intervistati (titolare
di un’impresa di grandi dimensioni) dichiara, infatti, di commercializzare i propri prodotti (alimentari)
esclusivamente attraverso questo canale.
Figura n. 13
Canali di vendita dei prodotti12

A proposito del settore di vendita dei prodotti finali, è interessante segnalare come quello alimentare
rappresenti quello più diffuso (80%). In particolare, i produttori che si rivolgono a negozi specializzati
commercializzano sempre prodotti alimentari e il 38% di essi anche prodotti nutraceutici, cosmetici,
fitofarmaceutici o destinati ai settori della bio-edilizia e delle bio-plastiche.

12Fonte: Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016 - La canapa come opportunità di sviluppo per le imprese
agricole

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Un altro settore importante è quello della bioedilizia, alla quale il 43,9% dei produttori indirizza il
proprio raccolto. Poco rappresentati sono, invece, i due settori “storici” della canapa (cartario e tessile) e
quelli più innovativi (bioplastiche e biocarburanti), segno che in Italia risultano indispensabili interventi
differenziati per lo sviluppo di queste particolari articolazioni della filiera. Alcuni produttori hanno
segnalato come settori di vendita anche quelli della cosmetica, della fitofarmacia, della produzione di
pellet e, infine, della zootecnia.

Figura n. 14
Canali distributivi e settore di destinazione dei prodotti finali (composizione percentuale)13

Le aspettative per il futuro della canapicoltura italiana degli imprenditori intervistati nello studio, sono
decisamente positive; la maggior parte di essi (90,2%) sostiene, infatti, che nel prossimo futuro
aumenteranno il numero di produttori e la produzione complessiva. Rispetto all’andamento dei prezzi,
invece, le posizioni appaiono più differenziate. Il 24,4% dei produttori prevede un loro aumento, il
19,5% una diminuzione, mentre per il restante 56,1% rimarranno stabili.
Per quanto riguarda la qualità della canapa italiana, il 75,6% dei produttori esprime una valutazione
positiva, mentre il 12,2% esprime un giudizio negativo. Il rimanente 12,2% (costituito soprattutto da
“nuovi” produttori) non è in grado di avanzare alcun giudizio. Sostanzialmente analoghi sono i valori
relativi alle condizioni ambientali, in quanto l’82,9% degli intervistati è convinto della loro adeguatezza
a produrre canapa di qualità.
Molto interessante è l’analisi delle risposte alla domanda sulle condizioni o sugli interventi ritenuti utili
per sostenere lo sviluppo del settore della canapa. Per il 73,2% dei produttori è necessaria una maggiore
informazione sia dei consumatori, sia dei produttori sui possibili utilizzi della canapa e il 70,7% segnala
la necessità di impianti di prima trasformazione.
Il 58,5% degli intervistati sostiene anche la necessità di maggiori incentivi alla coltivazione, mentre è da
segnalare che solo il 24,4% considera la diminuzione dei controlli sulle coltivazioni come uno strumento

13Fonte: Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016 - La canapa come opportunità di sviluppo per le imprese
agricole

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efficace per rafforzare la diffusione di questa coltura. Tra le altre proposte indicate vi sono
l’incentivazione dell’uso e, conseguentemente, della produzione di foglie e infiorescenze a uso
alimentare ed erboristico, la realizzazione di indagini di mercato approfondite, l’incremento dei prezzi
delle paglie e dei semi (ritenuti scarsamente remunerativi per gli agricoltori), l’aumento del know-how
degli imprenditori, la produzione di sementi italiane e la possibilità di riutilizzare il seme raccolto.
Figura n. 14
Aspettative per il futuro14

14
Fonte: Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016 - La canapa come opportunità di sviluppo per le imprese
agricole

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Dallo stesso studio emerge che il 39% degli intervistati sostiene che la scelta di diventare produttore di
canapa sia stata economicamente vantaggiosa, mentre una valutazione opposta viene espressa dal 22%
degli imprenditori, titolari di imprese di diverse dimensioni.
Gli altri, invece, non sono in grado di esprimere un’opinione, probabilmente perché entrati solo di
recente nel settore. Tuttavia, ben il 78% dei produttori consiglierebbe ad altri di intraprendere questo
tipo di produzione.
4.3 Fabbisogni stimati15
Secondo i dati diffusi durante la 11esima conferenza della EIHA (Europea International Hemp
Association) la superficie totale nel mondo di coltivazione di canapa industriale ha raggiunto circa
85mila ettari nel 2011, dei quali circa 60mila per le fibre (soprattutto Cina ed Europa) e 25mila ettari per
i semi (soprattutto Canada, Cina ed Europa). Non molto, se pensiamo che, visto che fino agli anni ’30
del secolo eravamo i secondi produttori al mondo per quantità, nel periodo di massima produzione solo
in Italia erano coltivati a canapa oltre 79mila ettari con un rendimento annuo che sfiorava gli 800mila
quintali.
Ma è un dato in continua evoluzione visto che attualmente in Europa la canapa è coltivata su 17mila
ettari nell’Unione Europea (in almeno 13 Stati membri), la più grande area da 10 anni ad oggi, con una
quota crescente nella produzione di sementi.
La canapa industriale è ben nota per le sue fibre forti, che sono sempre più utilizzate nel settore
automobilistico europeo per il rafforzamento delle parti in plastica interne, nonché come materiale
isolante eco-friendly.
La carta utilizzata per la produzione di sigarette è spesso realizzata con fibre di cellulosa di canapa. Il
nucleo legnoso della pianta di canapa, il canapulo, viene utilizzato per le lettiere degli animali e per la
pacciamatura dei giardini, mentre mischiato alla calce da vita ad una serie di prodotti per la bioedilizia
che spaziano dai biomattoni a intonaci e materiali isolanti che favoriscono la traspirazione dell’umidità.
I semi e l’olio di canapa sono un concentrato di principi nutritivi ed una fonte eccellente di diversi
minerali e vitamine. L’olio che si ottiene dalla spremitura a freddo contiene gli acidi grassi Omega -3 e -
6 in proporzione perfetta per il nostro organismo ed è considerato un vaccino nutrizionale, e cioè un
prodotto che se assunto con continuità può aiutare a proteggere il nostro corpo dagli stimoli aggressivi
che arrivano dall’esterno e le proteine sono bilanciate e facilmente digeribile. La loro composizione
nutrizionale è in linea con le diverse tendenze principali nella scienza e nella commercializzazione di
prodotti alimentari, anche nella creazione di farine senza glutine.
In particolare la produzione di sementi per i mercati alimentari e dei mangimi è in rapida crescita: in
Canada più di 36mila ettari (+25 % rispetto al 2013) saranno destinati alla coltivazione di semi nel 2014
e nel 2015 si dovrebbero raggiungere i 50mila ettari (+28 %).
Il 95% delle 18mila tonnellate di semi prodotti nel 2014 sarà destinato ai mercati alimentari, in
particolare quello statunitense, dove è stata autorizzata quest’anno la produzione di canapa industriale
ma a fini scientifici e di ricerca e non ancora commerciali.
Ma anche l’Europa ha raggiunto un nuovo record nella produzione di sementi di canapa con 9mila
tonnellate nel 2013. In combinazione con le importazioni dalla Cina il consumo è aumentato stabilendo
la nuova cifra record di circa 18mila tonnellate. L’80% di questi semi è stato utilizzato per i mangimi di
pesci e uccelli e solo il 20 % per i prodotti alimentari.

15
Redazione Canapaindustriale.it

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Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa per la trasformazione in olio e farina

Con il Canada che ha iniziato a produrre anche le fibre e gli Stati Uniti che stanno legalizzando la
coltivazione della canapa industriale stato per stato, nuovi record sono attesi per i prossimi anni sia per
la produzione di semi, sia per quella di fibra.
Non appena le fibre di canapa saranno disponibili a livello globale, Europa, Cina ed America saranno
mercati sempre più attraenti per l’industria automobilistica mondiale. Inoltre le fibre di canapa europee
saranno presto probabilmente le prime naturali ad avere una certificazione di sostenibilità a livello
mondiale. Il consiglio di amministrazione e l’assemblea generale della EIHA hanno infatti deciso di
intraprendere una certificazione ai sensi del regime ISSC PLUS.
Accanto a fibre, canapulo e semi, quest’anno è stata dedicata molta attenzione al CBD le cui proprietà
mediche senza effetti collaterali rilevanti sono oggetto di studi in tutto il mondo.
Il THC, il cannabinoide psicoattivo responsabile dello “sballo” associato alla canapa e che ha anche una
forte valenza medicale, esiste solo in concentrazioni molto basse nella canapa industriale (< 0,2%).
Negli ultimi anni , l’interesse medico e scientifico è andato aumentando nel potenziale terapeutico del
CBD, il cannabinoide primario della canapa industriale, presente in concentrazioni comprese tra lo 0,5 e
il 2% nella parte superiore della pianta.
Il potenziale utilizzo terapeutico del CBD è stato evidenziato in un gran numero di malattie e sintomi,
tra cui disturbi d’ansia, il disturbo da stress post-traumatico, psicosi, epilessia, distonia, diabete, cancro,
malattie infiammatorie, malattia di Alzheimer, malattie della pelle, epatite, obesità e disturbo da deficit
di attenzione. Il CBD può essere estratto parallelamente alle fibre di canapa e canapulo, dando un
reddito extra e senza pregiudicare la qualità dei materiali.
Molti scienziati, aziende e agricoltori mostrano un crescente interesse per il valore medicinale (ed
economico) di questo cannabinoide. Come sottoprodotto della canapa industriale coltivata per fibre o di
semi, possono essere estratti da fiori, foglie e steli circa 3 kg di CBD per ettaro coltivato.
Il prezzo di mercato del CBD farmaceutico oggi si aggira tra i 20mila e 30mila euro al kg. Anche con
relativi costi di raccolta, essiccazione ed estrazione, c’è la possibilità di un profitto molto interessante
per gli agricoltori.
Alla conferenza, i principali produttori europei farmaceutici di THC e CBD hanno presentato le ultime
tendenze della produzione e della commercializzazione del CBD. L’azienda britannica GW
Pharmaceuticals ha annunciato che la US Food and Drug Administration (FDA) ha permesso la
conduzione di studi clinici con Epidiolex, il loro nuovo estratto di cannabis che contiene il cannabidiolo
come principio attivo.
Si prevede che gli sviluppi in Europa seguiranno il trend degli Stati Uniti: in molti Stati degli Stati Uniti
un gran numero di prodotti a base di CBD sono disponibili, comprese le tinture, estratti, gomme da
masticare e altri prodotti pronti per l’uso, oltre a semi di cannabis per produrre piante di cannabis con
alto contenuto di CBD (supposte antidolorifiche, ovuli vaginali, cerotti, gemme, tisane, inalatori, ecc.).
In Italia nel 2017 sono stati distribuiti circa 300 chilogrammi di cannabis, tra quella importata e quella
prodotta in Italia, che è praticamente esaurita a settembre, non riuscendo a coprire i bisogni delle
migliaia di pazienti in costante aumento.
A questo proposito, l’allora Ministro della Salute Lorenzin, ha affermato che il fabbisogno di cannabis
italiana per diventare indipendenti dalle importazioni dall’estero è di 350 chilogrammi l’anno: vediamo
la situazione italiana nel 2016 paragonata a Canada ed Israele.
In Italia, ad esempio, i pazienti italiani che potenzialmente potrebbero avere accesso alle cure con la
cannabis sono oltre 20 milioni, un terzo della nostra popolazione.

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Figura n. 15
Incidenza delle patologie trattabili con la Cannabis16

* statistiche su una popolazione di 65.000.000 di abitanti


Il numero è stato calcolato dal dottor Giampaolo Grassi incrociando i dati del ministero della Salute,
delle associazioni e delle pubblicazioni scientifiche a riguardo, considerando solo le principali patologie
per la quale viene dispensata: circa 17 milioni di persone che soffrono di dolore cronico, 2.900.000
affette da tumore, 500mila da diverse forme di epilessia, 100mila affette da colite e morbo di Crohn,
68mila con sclerosi multipla e circa 4 mila da Aids.
Non ci sono stime precise su quante persone abbiano avuto accesso alla cannabis terapeutica nel 2016,
ma sicuramente siamo ben lontani da queste realtà. Abbiamo provato più volte a scrivere al ministero
della Salute per avere informazioni a riguardo, ma fino ad oggi non abbiamo avuto risposta. Nel
migliore dei casi si tratta di poche migliaia, che sarebbero di sicuro in aumento se non ci fosse carenza
di cannabis nelle farmacie di tutta Italia.
Mentre i dati della cannabis importata dall’Olanda dicono che nel 2016 ne sono stati distribuiti 350
chilogrammi, ai quali vanno aggiunti circa 30 chilogrammi di cannabis prodotta in Italia. Il totale fa
circa 380 chilogrammi di cannabis distribuita ai pazienti. Intanto dalle ultime dichiarazioni del
colonnello Antonio Medica, a capo dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, “al
momento riusciamo a soddisfare solo un quinto delle richieste provenienti da pazienti italiani”. Un
problema che non verrà risolto nemmeno nel prossimo futuro
Israele è uno dei Paesi più avanti dal punto di vista della cannabis e del suo studio scientifico. E’ il paese
in cui il dottor Raphael Mechoulam, considerato il padre della ricerca sui cannabinoidi, ha isolato per
primo il THC e dove ancora oggi continua le sue ricerche. Il governo ha da poco stanziato 2 milioni di
euro per la ricerca scientifica sulla cannabis e per innovare genetiche e metodi produttivi. E’ l’unico
Paese al mondo che offre la possibilità ai militari in servizio di usare la cannabis, dopo la scoperta degli
ottimi risultati nel trattamento del PTSD, la sindrome da stress post traumatico.
Israele con i suoi 8 milioni di abitanti, nel 2016 contava oltre 30mila pazienti; nel 2016 sono state
dispensate circa 11,5 tonnellate di cannabis.
In Canada la cannabis è stata resa legale per uso medico nel 2001. Attualmente il sistema funziona con i
produttori che chiedono la licenza statale, ed i pazienti che, dopo la registrazione, possono o recarsi nei

16
Fonte: Convegno Confagricoltura su “Opportunità e criticità della canapa industriale: se ne parla in un
convegno organizzato a Palazzo della Valle il 25 luglio”

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dispensari ad acquistare la cannabis, oppure farsi consigliare le genetiche più appropriate per la propria
patologia per poi coltivare in autonomia.
Nel caso in cui la patologia del paziente sia debilitante a tal punto da non permettergli di coltivare, può
nominare una persona a sua scelta che lo faccia al posto suo.
In Canada, nel 2017 sono stati registrati 200mila pazienti: nel 2014 erano 8mila. La crescita è stata
favorita da scelte politiche mirate a favorire l’accesso a questo tipo di cure. Per i bisogni di questi
pazienti nel 2016 sono state distribuite quasi 9 tonnellate di cannabis, proveniente dai 130 produttori
autorizzati, senza dimenticare quella che i pazienti si autocoltivano.
L’esempio canadese sottolinea bene una cosa: l’aumento esponenziale dei pazienti che hanno scelto la
cannabis per le proprie patologie, un fenomeno che si ripete in ogni Paese in cui le cure mediche a base
di cannabis vengono legalizzate, a patto che lo Stato metta i cittadini nelle condizioni di reperire il
farmaco. E quindi le stime sui possibili consumi andrebbero fatte prevedendo che i pazienti
aumenteranno.
Ricapitolando i dati per il 2016 sono questi: in Israele con 8,5 milioni di abitanti e 30mila pazienti sono
state consumate 11,5 tonnellate di cannabis ad uso medico; in Canada con 35 milioni di abitanti ed i
pazienti in netto aumento (nel 2016 erano circa 100mila oggi sono raddoppiati) nel 2016 sono state
distribuite 9 tonnellate di cannabis, in aggiunta a quella che i pazienti possono autoprodurre.
In Italia si stima di poter arrivare ad una produzione di 150 chilogrammi nel 2019: pur mantenendo
l’opzione dell’importazione è evidente che il fabbisogno nazionale è ancora lontano dall’essere
raggiunto17.

17
Fonte: http://www.cannabisterapeutica.info
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5. IPOTESI DI PRODUZIONE DELLA CANAPA DA SEME NEL CENTRO ITALIA


5.1 Organizzazione della produzione all’interno di una azienda agricola
Nel presente paragrafo sono descritte le modalità di introduzione della coltivazione della Canapa da
seme all’interno del piano di coltivazione di aziende agricole del Centro Italia, nell’ipotesi di
un’introduzione tra le colture seminative a ciclo primaverile-estivo in rotazione con altri
seminativi/foraggiere.
La canapa, infatti, è la tipica coltura primaverile da rinnovo, che da un lato richiede un’accurata
preparazione del terreno, dall’altro lascia una cospicua fertilità residua. Infatti, le piante che la seguono
si avvantaggiano sensibilmente dell’azione rinettante e dell’importante massa di residui. organici lasciati
sul terreno (15-20 t/ha di peso fresco).
In passato, negli avvicendamenti continui tra frumento e canapa, durante l’intervallo intercorrente dalla
raccolta del cereale alla semina della canapa, veniva coltivato un erbaio autunno-vernino, sovesciato nel
terreno un mese prima della semina.
Si presta bene a favorire il ritorno delle rotazioni agrarie in quelle aree particolarmente soggette agli
squilibri provocati dalle monocolture. Sebbene la canapa si inserisca bene in tutti gli ordinamenti
colturali, il reddito che mediamente risulta ottenibile in base agli attuali prezzi di mercato pone la
coltivazione di fibra meno pregiata inseribile solo negli ordinamenti estensivi.
Quando raccolta prima della fase riproduttiva, la canapa può essere avvicendata a sé stessa, dato che
soffre poco i problemi di stanchezza del terreno; in questo caso, però, aumenta la necessità di difesa
dagli organismi dannosi e dalle malerbe con conseguente pericolo di abbassamento qualitativo del
prodotto. In questo caso, i trattamenti si rilevano problematici, data l’attuale mancanza di prodotti
chimici e biologici già sperimentati e la difficoltà di applicazione negli stadi avanzati di crescita del
fusto.
5.2 Esigenze di coltivazione (lavorazioni, semina, concimazioni, ecc.) e organizzative (manodopera)
Le lavorazioni del terreno iniziano in autunno con la rottura delle stoppie della coltura precedente e
l’aratura. In questa occasione, si esegue anche la concimazione di fondo, in cui si somministrano gli
elementi nutritivi poco mobili fosforo e potassio ed eventualmente sostanza organica. La canapa assorbe
anche elevate quantità di calcio, ma raramente è necessario aggiungerlo nei suoli italiani, che in genere
sono sufficientemente ricchi di questo elemento.
I quantitativi di nutrienti da somministrare sono in relazione alle esigenze trofiche della pianta, che, in
base ai dati di diversi autori, risultano essere abbastanza variabili.
Un piano di concimazione standard, in terreni di media fertilità, dovrebbe prevedere:

Le dosi di azoto possono essere ridotte anche a 80 kg/ha, considerando gli apporti dei microrganismi
azoto-fissatori; in ogni caso l’apporto di sostanza organica è molto utile per incrementare la possibilità
di ottenere produzioni qualitative.
Come le altre colture da rinnovo, la canapa prospera bene anche su compost o stallatico non molto
maturi e di scarsa qualità, come la maggior parte di quelli diffusi nel mercato italiano.

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Un aspetto di grande importanza è quello della sensibilità della coltura alla siccità, per cui l’apporto di
sostanza organica può migliorare le condizioni generali di ospitalità chimica, fisica e biologica dei suoli,
soprattutto per quanto riguarda la capacità di ritenzione idrica del terreno.
Se è l’unico apporto di nutrienti, la concimazione organica ha bisogno di grandi quantitativi (5-600
q.li/ha), mentre ne sono sufficienti 30-40 qualora essa si combini ai concimi minerali.
Di ausilio può rivelarsi la pratica del sovescio, costituita da un erbaio autunno-vernino misto con
prevalenza di leguminosa, interrato al momento dello sviluppo di una cospicua biomassa, operazione da
effettuare almeno un mese prima della semina, per consentire una sufficiente decomposizione della
biomassa vegetale ed evitare l’intossicazione dei germogli.
A fine inverno cominciano i lavori di preparazione del letto di semina effettuati con frangizolle ed
erpice, avendo cura di sminuzzare ben bene il terreno. Nel caso di sola concimazione minerale, segue la
somministrazione di azoto che è importante sia disponibile alle piantine sin dai primi momenti di
crescita.
E’ opportuno procedere alla semina non appena il terreno si libera dalle acque sovrabbondanti e non vi è
più il pericolo di forti brinate. In Italia, l’epoca adatta inizia quindi nel mese di Marzo nel centro-sud e si
prolunga sino alla metà di Aprile nel centro-nord.
Bisogna fare attenzione a non ritardare troppo perché in tal caso aumentano i rischi di ‘stretta’
(mancanza di approvvigionamento idrico), cui le piante sono particolarmente sensibili durante la prima
fase di accrescimento. E’ da tener conto anche della necessità dì effettuare il raccolto, sia di seme che di
steli, prima delle piogge autunnali, per poter eseguire correttamente l’essiccazione in campo o la
trebbiatura.
Si utilizza la normale seminatrice da grano ponendo il seme ad una profondità di due/tre centimetri ed il
quantitativo da utilizzare varia a seconda che si tratti di produzione da fibra, da seme o mista.
Nel primo caso la densità dovrà essere elevata (100-150 piante/mq con interfila di 12 cm) per forzare lo
sviluppo delle piante in altezza e prevenire la ramificazione del fusto. E’ a tal fine necessaria una
quantità di seme intorno ai 50-60 kg/ha, in ragione della varietà di seme scelta.
Nel secondo caso, alfine di ottenere la maggiore quantità di seme possibile, bisogna permettere
un’ottima ramificazione della pianta adottando una distanza dell’interfila di 50-70 cm, in funzione del
tipo di mietitrebbia utilizzata alla raccolta. La densità di semina sarà quindi molto più bassa (30-50
piante/mq) e sono necessarie 10-15 kg/ha di seme.
Nel terzo caso si può procedere ad una coltivazione mista che dia cioè un raccolto soddisfacente oltre
che di seme, anche degli steli rimasti in piedi dopo la trebbiatura. In tal caso si considera un
investimento medio di 40-60 piante/mq per un quantitativo di seme intorno ai 25-30 kg/ha di seme.
La piantagione da fibra, data la sua elevata densità e la forte velocità di crescita delle piante, è
fortemente competitiva con tutte le comuni infestanti ed in genere non necessita di interventi per il
controllo delle malerbe, se vengono eseguite in modo tempestivo le operazioni di semina.
Eventuali erpicature in post-emergenza sono utili solo nel caso delle semine rade per la produzione di
seme, lasciando poi che le piante provvedano da sé a soffocare le malerbe.
La canapa può soffrire per la presenza di Orobanca ramosa (Phelipea ramosa) e della fanerogama
Cuscuta europea, che si aggrovigliano attorno al piede della pianta succhiandone i nutrimenti.
Il convolvolo (Convolvulus poligonium) può opporsi allo sviluppo delle piante, attorcigliandosi intorno
allo stelo che continua a crescere, ma molto stentatamente.
E’ da sottolineare che i tessuti della canapa sono particolarmente sensibili ai residui di erbicidi a base di
triazina, anche quando questi siano stati usati su colture precedenti, specie sul mais. E’ dunque

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necessario fare attenzione alla deriva durante l’applicazione ditale erbicida. Qualche danno alla
coltivazione può essere causato da alcuni insetti parassiti come la pulce della canapa (Psyllioides
attenuata Koch), quando la temperatura supera i 10-15° ed il clima è secco, o il Tylencus devastator che
determina, in condizione di tempo umido, un caratteristico accartocciamento delle foglie, specie di
quelle superiori delle piante giovani.
Anche la piralide della canapa (Grapholita delineana) e del mais (Ostrinia nubilalis) possono invece
insediarsi all’interno dello stelo cibandosi del midollo e provocando prima l’arresto della crescita e poi
la morte della pianta.
Bisogna sottolineare comunque che infestazioni economicamente dannose si presentano
prevalentemente in presenza di coltivazioni estese e ripetute.
Diverse sono le crittogame parassite, che possono essere controllate con appropriati interventi di
concimazione organica e corretta gestione delle rotazioni; tra queste:
- il Pythium debaryanum attacca le giovani piantine provocando delle strozzature al colletto che portano
alla loro morte;
- la Sclerotinia liberiana, determina macchie biancastre alla base del fusto che, allargandosi man mano,
intaccano la fibra;
- la Botrytis infestans (simile alla Botrytis) il cui micelio penetra nel fusto sino al midollo che
successivamente presenta una muffa di colore verde scuro.
La Peronospora cannabina attacca invece la parte inferiore delle foglie determinandone
l’accartocciamento, l’ingiallimento e l’essiccamento. Infine, danni possono essere causati dall’azione
della grandine e da tempeste ventose, che causano abrasioni e piegatura degli steli, rendendo difficile la
raccolta e deprezzando il prodotto; i danni dovuti alla siccità o ai ristagni idrici riducono lo sviluppo
della pianta e portano ad una precoce lignificazione, con le prevedibili conseguenze sulla qualità del
raccolto finale.
La raccolta del seme avviene con la trebbiatura: per procedere alla trebbiatura si possono impiegare le
normali mietitrebbie da mais o da grano regolando l’altezza della barra falciante a 1,20-1,50 m da terra.
Particolare attenzione deve essere posta durante il lavoro della mietitrebbiatrice, proteggendo gli organi
rotanti (rulli, aspi e catene di trasmissione), che altrimenti verrebbero intasati dalla fibra, e adottando
una velocità di avanzamento moderata.
Una volta raccolto, il seme va essiccato e pulito dai residui delle brattee. Questa operazione si può anche
svolgere in campo con attrezzature adeguate. Nel caso si voglia fare un raccolto misto di semi e di
bacchetta corta, bisogna programmare due passaggi in campo.
In conclusione il parco macchine necessario è quello normalmente presente in ogni azienda agricola,
vale a dire un trattore di media potenza (70-90 CV), un aratro, un erpice, una spandiconcime centrifuga
per le concimazioni, una irroratrice per i trattamenti, una mietitrebbia con barra falciante regolata a 1,20-
1,50 metri da terra.
La manodopera è limitata ad una sola unità di personale, con un impegno ad ettaro analogo a quello del
sorgo o del mais da granella, compreso tra le 54 e le 66 ore lavorative /ettaro/anno.

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5.3 Analisi dei costi di coltivazione e redditività attese nelle varie ipotesi di conduzione
Da una ricognizione bibliografica 18 e dal riscontro con alcune esperienze di coltivazione svolte da
alcune aziende a livello regionale emerge che i costi di coltivazione della canapa, varietà monoiche
destinate alla produzione di semi, ammontano a poco meno di 1.000 € per ettaro ad esclusione dei costi
fissi relativi ad ammortamenti, spese di consulenza esterna e tutte le spese riconducibili alla gestione
complessiva dell’azienda agricola.
Nello specifico emerge come:
- il 63% dei costi espliciti della coltura sono riconducibili all’acquisto delle materie prime nelle quale
sono comprese le sementi, i carburanti per le operazioni colturali (escluse le operazioni di raccolta e
trasporto dei semi e della paglia svolte in genere in conto terzi) e concimazioni. Assenti invece
interventi relativi al diserbo e trattamenti fitosanitari di cui la coltura non necessita;
- la manodopera impiegata alle operazioni colturali (esclusa la raccolta) incide per il 13% dei costi;
- i servizi in conto terzi per la raccolta e il trasporto in conto terzi per un 20%;
- si stima inoltre un 4% di altre spese varie riconducibili alla possibilità di intervenire con una
irrigazione di emergenza in pre-fioritura.
Nello specifico, per quanto riguarda le operazioni colturali, e quindi di lavorazione e preparazione del
terreno, queste dipendono dalla natura stessa del terreno (argilloso, sabbioso, limoso, ecc.), dalla
giacitura (pianura, collina), dalla sistemazione agraria (superficie media delle parcelle, scoline, ecc.) e
dall’uso che se ne è fatto in precedenza. In genere esperienze svolte riportano che per la canapa si fa
riferimento a lavorazioni standard necessarie ad arare in superficie (max 20 cm) ed erpicare quanto basta
ad affinare bene e preparare un letto di semina in cui le piantine possano germinare facilmente ed in
modo omogeneo.
Per la semina che avviene in Aprile, oggi le sementi vengono quasi esclusivamente importate dall’estero
e queste devono essere certificate a norma di legge (THC<0,2%). La produzione della semente è ancora
scarsa e quindi i costi di produzione sono ancora alti e per di più aumentati a seguito dell’aumento della
domanda. Se il prezzo di vendita in Italia fino a qualche anno fa non era inferiore ai 5 €/kg, oggi il
prezzo medio di questa semente certificata si aggira sulle 7 €/kg.
Considerando che la quantità di seme ad ettaro è pari a 40 kg, per avere una densità di circa 100 piante
al m2, la spesa per l’acquisto delle sementi si aggira sulle 280 €/ha.
La concimazione è necessaria se il terreno è molto sfruttato ed è preferibile usare concime organico,
meglio se biologico. Infatti la canapa si coltiva facilmente in biologico grazie alla sua particolare
rusticità e alla non necessità di interventi chimici.
Infatti, non è necessario il diserbo perché la canapa vince la competizione con le infestanti se questa può
crescere molto rapidamente in un campo ben preparato. Una volta che la canapa ha superato il primo
stadio di accrescimento ed ha messo il suo fittone, non sono necessari altri interventi (ad esclusione di
una eventuale irrigazione di emergenza in pre-fioritura). Per quanto riguarda i trattamenti invece l’unico
rischio è rappresentato dalla piralide, ma un attacco modesto non crea danni di rilievo poiché il fusto
danneggiato non muore, ma in genere ricaccia due rami.
Se la canapa, è una coltura che richiede poche cure agronomiche in fase di accrescimento, la raccolta è
la fase più delicata e onerosa rispetto ad altre in quanto fondamentale è l’identificazione del periodo
ottimale di raccolta e la modalità con cui questa deve essere svolta.

18
Fonte: dati propri e www.toscanapa.com/

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Infatti la coltivazione della canapa da seme e paglie destinata alla trasformazione del seme in olio e
farine, delle paglie in canapulo e fibre richiede di mandare le piante a seme ed attendere il momento
giusto per trebbiare.
Utilizzando le varietà precoci monoiche, che portano il seme su quasi tutte le piante, in genere si effettua
la raccolta nel mese di Settembre. I semi di canapa hanno una maturazione scalare per cui è importante
scegliere bene l’epoca del raccolto, per non perdere in campo i semi già maturi. Il risultato della mieti-
trebbiatura dipende in gran parte da questa scelta ed insieme dalla regolazione e dall’uso della macchina
che richiede un adattamento specifico per la coltura.
In genere la produzione media si aggira sugli 7 quintali/ha, considerando che in Francia si ottengono in
genere 10-12 quintali/ha. La resa infatti dipende da 5 variabili:
 qualità e preparazione del suolo
 scelta della varietà
 epoca di raccolta
 efficienza delle macchine e perizia degli operatori
 andamento climatico.
Nella mieti-trebbiatura si asporta la cima dello stelo che porta il seme, lunga in media 50 cm. Il resto
degli steli che rimangono in piedi devono essere sfalciati, anche con una normale barra da fieno a lame
oscillanti, quindi lasciati in campo ad essiccare ed infine vanno ranghinati, raccolti e pressati in balle
rotonde o squadrate.
Dall’accuratezza di queste lavorazioni dipende in gran parte l’esito delle successive fasi di lavorazione,
la stigliatura, cioè la separazione del canapulo, dalle fibre. La qualità del prodotto finale dipende quindi
anche dalla lavorazione agricola, non solo dal tipo e dall’efficienza delle macchine di stigliatura. Il
valore del prodotto agricolo dipende anche in questo caso da come si lavora nelle fasi di raccolta. Se gli
steli sono di grosso diametro, o vengono lasciati in campo a macerare troppo a lungo e sono infestati
dalle muffe, le paglie saranno dunque deprezzate; se al contrario gli steli hanno un diametro medio di 10
mm. le fibre sono morbide e giallo paglierino, il canapulo asciutto e con lume interno ridotto, il prezzo
di acquisto sarà più alto.
Figura n. 16
Riepilogo dei costi di coltivazione e redditività attesa nella coltivazione della canapa da seme (ipotesi
conduzione dell’azienda con sistema capitalistico e acquisto materia prima prodotta da parte della
Onlus attraverso la sottoscrizione di un contratto di fornitura).
Conto colturale Canapa da seme - varietà monoica
Ipotesi: redditività di un'azienda agricola a conduzione capitalistica (manodopera esterna)
Quantità/Ha U.D.M €/U.D.M €/Ha
Ricavi 1.770,00
Produzione principale (granella grezza) 0,70 tonn 2100,00 1.470,00
Produzione secondaria (paglia) 1,80 tonn 0,00 0,00
Pagamento diretto 1 Ha 300 300,00
Costi espliciti
Acquisto materie prime, di cui: 610,00
- Carburanti 200 litri 0,75 150
- Concimazioni 30,00 tonn 6,00 180,00
- Trattamenti fitosanitari 0,00 tonn 0,00 0,00
- Diserbo chimico 0,00 tonn 0,00 0,00
- Sementi 40,00 kg 7,00 280,00
Manodopera 11,00 ore 11,33 124,67
Operazioni in conto terzi, di cui: 170,50
- Raccolta semi 1,00 Ha 130,00 130,00
- Falciatura ed Andanatura 1,00 Ha 30,00 30,00
- Trasporto granella 0,70 tonn 15,00 10,50
Irrigazione (interventi di emergenza in pre-fioritura) 1,00 Ha 40,00 40,00
Costo complessivo 945,17
Margine 824,83

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L’ipotesi sopra descritta è relativa ai costi e ai ricavi di un’impresa agricola contrattualizzata dalla Onlus
per la fornitura di materia prima.
Dalla tabella sopra riportata emerge:
- la Onlus acquisisce una quantità pari a 0,70 ton versando € 1.470,00 al produttore;
- il produttore ha costi complessivi per € 945,17.
Il margine netto atteso, considerando anche che l’agricoltore ricava ulteriori € 300,00 per premi UE
(pagamenti diretti), è di € 824,83.
Nell’azienda a conduzione diretta occorre considerare un margine effettivo superiore, in quanto parte o
tutta la manodopera (che nell’azienda capitalistica rappresenta un costo) è fornita dalla famiglia
coltivatrice.
Si rappresenta, a questo punto, l’ipotesi di conduzione diretta da parte della Onlus.
Figura n. 17
Riepilogo dei costi di coltivazione e redditività attesa nella coltivazione della canapa da seme (ipotesi
conduzione diretta da parte della Onlus).
Costi di coltivazione Canapa da seme - varietà monoica
Conduzione ipotizzata: diretta della Onlus eventualmente con ricorso a conto terzi
Quantità/Ha U.D.M €/U.D.M €/Ha
Costi espliciti
Acquisto materie prime, di cui: 460,00
- Concimazioni 30,00 tonn 6,00 180,00
- Trattamenti fitosanitari 0,00 tonn 0,00 0,00
- Diserbo chimico 0,00 to nn 0,00 0,00
- Sementi 40,00 kg 7,00 280,00
Operazioni in conto terzi, di cui: 390,50
- Preparazione terreno 1,00 Ha 220,00 220,00
- Raccolta semi 1,00 Ha 130,00 130,00
- Trasporto granella 0,70 tonn 15,00 10,50
- Falciatura ed Andanatura 1,00 Ha 30,00 30,00
Irrigazione (interventi di emergenza in pre-fioritura) 1,00 Ha 40,00 40,00
Affitto 1,00 Ha 300,00 300,00
Totale costo 1.190,50

A commento di tale risultato si fa notare che il costo di coltivazione per la Onlus è di € 1.190,50.
In questo caso, pertanto, invece di pagare l’acquisto di materia prima a imprenditore agricolo esterno,
sostenendo una spesa di € 1.470,00/ha, la Onlus produrre tale materia prima sostenendo una minore
spesa (€ 1.190,50).
Naturalmente il presupposto, anche ricorrendo a impiego di macchine agricole e manodopera esterna
(conto terzi), è quello di una gestione imprenditoriale, con necessità di affitto/acquisto di terreni e
sostenimento di costi per la creazione e la gestione dell’impresa agricola controllata dalla Onlus.
Analisi economica relativa alla coltivazione di Canapa da infiorescenza destinata alla produzione di CBD.
Per quanto attiene questa tipologia di prodotto non si riscontrano particolari differenze da un punto di
vista tecnico colturale, se si eccettua:
Nello specifico emerge come:
- la scelta varietale, in cui si utilizzano (come già accennato nei paragrafi precedenti) varietà dioiche
adatte alla produzione dell’infiorescenza;
- non si ricorre alla semina vera e propria ma al trapianto di piantine già formate acquistate in plateau
(vedi foto sotto riportata).

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- la densità di impianto è di circa 3-5 piante /mq;


- l’irrigazione è elemento imprescindibile per evitare stress idrico che potrebbe comportare la perdita
dell’infiorescenza;
- la raccolta è unicamente manuale, con evidenti aggravi di costo della manodopera.
Di seguito il conto colturale con i costi e i margini netti attesi.
Figura n. 18
Riepilogo dei costi di coltivazione e redditività attesa nella coltivazione della canapa da infiorescenza
(ipotesi conduzione dell’azienda con sistema capitalistico e acquisto materia prima prodotta da parte
della Onlus attraverso la sottoscrizione di un contratto di fornitura).
Conto colturale Canapa (infiorescenza)
(in pieno campo)
Quantità/mq U.D.M €/U.D.M €/mq €/Ha
Ricavi
Produzione principale (infiorescenze essiccate) 36,00 grammi 0,25 9,00 90.000,00
Costi espliciti
Acquisto materie prime, di cui: 1,60 15.975,00
- Carburanti 0,25 litri 0,75 0,19 1.875,00
- Concimazioni 0,06 Kg 6,00 0,36 3.600,00
- Trattamenti fitosanitari 0,00 Kg 0,00 0,00 0,00
- Diserbo chimico 0,00 Kg 0,00 0,00 0,00
- Piantine 3,00 n° 0,35 1,05 10.500,00
Manodopera 0,50 ore 11,33 5,67 56.666,67
Irrigazione 5.000,00
Totale costi 77.641,67
Margine 1,74 12.358,33

L’ipotesi sopra descritta è relativa ai costi e ai ricavi di un’impresa agricola contrattualizzata dalla Onlus
per la fornitura di materia prima.
Dalla verifica delle risultanze del conto colturale sopra riportato emerge da un lato la notevolissima
redditività per l’azienda agricola, che aumenta, anche in questo caso, nell’ipotesi condizione diretta del
coltivatore, in quanto parte o tutta la manodopera (che nell’azienda capitalistica rappresenta un costo) è
fornita dalla famiglia coltivatrice; in particolare:

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- la Onlus acquisisce una quantità pari a 36 grammi/mq pari a 3,6 kg ad ettaro, versando €
90.000,00/ettaro al produttore per il ritiro di infiorescenze essiccate;
- il produttore ha costi complessivi per € 77.641,67/ettaro.
Il margine netto atteso è di € 12.358,33.
Nell’azienda a conduzione diretta occorre considerare un margine effettivo superiore, in quanto parte o
tutta la manodopera (che nell’azienda capitalistica rappresenta un costo) è fornita dalla famiglia
coltivatrice.
Quale indispensabile commento a tali risultati economici ipotizzati occorre far presente alcuni aspetti
non secondari che incidono sulla possibilità che un’impresa agricola si impegni a coltivare più di 1-2
ettari:
a) i costi delle anticipazioni colturali (es. acquisto piantine in plateau);
b) la notevole esigenza di manodopera concentrata in tre mesi di coltivazione (quasi 5.000 ore/ettaro);
c) la gestione irrigua puntuale e quindi la necessità che l’azienda si doti di impianto di irrigazione
adeguato.
Di seguito l’ipotesi di coltivazione diretta da parte della Onlus.
Si ritiene che l’affidamento dei lavori agricoli e della manodopera necessaria a contoterzi (es.
cooperativa agricola di lavoro), possa avvenire ad un costo vantaggioso per la Onlus.
I margini sono indubbiamente molto interessanti, ma vale quanto già esposto in precedenza e cioè che
anche ricorrendo a impiego di macchine agricole e manodopera esterna (conto terzi), occorre che la
Onlus crei una gestione imprenditoriale, con necessità di affitto/acquisto di terreni e sostenimento di
costi per la creazione e la gestione dell’impresa agricola controllata dalla Onlus.
Figura n. 19
Riepilogo dei costi di coltivazione e redditività attesa nella coltivazione della canapa da infiorescenza
(ipotesi conduzione diretta della Onlus con affidamento conto terzi delle attività di lavorazione e di
manodopera necessaria).
On lus gestione diretta
Quantità/mq U.D.M €/U.D.M €/mq €/Ha
Ricavi
Produzione principale (infiorescenze essiccate) 36,00 grammi 0,25 9,00 90.000,00
Costi espliciti

Ipotesi: contratti a Cooperativa agricola


60.000,00
di lavoro e di fornitura mezzi di
produzione a corpo

Margine 30.000,00

La maggiore criticità resta l’individuazione di un soggetto di comprovata affidabilità, che agisca come
fornitore di servizi in conto terzi.

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5.4 Produzioni attese di granella e di paglia nel caso di coltivazione di Canapa da seme.
In media in Europea, la coltivazione della Canapa produce 7,3 tonnellate ettaro di steli e 1 tonnellata di
semi.
Date le contenute superfici investite in Italia, non esistono statistiche ufficiali sulle produzioni di fibra e
granella ottenute da queste.
Per quanto riguarda il Lazio però l’Università degli Studi della Tuscia da qualche anno svolge prove
sperimentali svolte sulle coltivazione della canapa presso l’azienda didattica sperimentale dell’ateneo
nella quale sono state coltivate parcelle con differenti varietà e con differenti densità di semina (15-30-
60 piante per metro quadro e differenti livelli di concimazione azotata (50-100 kg ad ettaro).
Di seguito si riportano i risultati di paglia e semi ottenute dalle diverse prove. Da questa
sperimentazione è emerso che la scelta varietale e della densità di semina è fondamentale perché alcune
varietà e si prestano meglio alla produzioni di semi e altre alla produzione di paglia, mentre il differente
livello di concimazione azotata non ha particolari effetti sulle rese ottenute.
In media i dati mostrano che per quanto riguarda la paglia le produzioni ottenute si aggirano tra le 2 – 12
tonnellate per ettaro in funzione della densità di semina con valori massimi ottenuti dalla varietà Felina
32 che anche in termini di produzione di seme si è attestata sulle 1-1,8 tonnellate ettaro preceduta dalla
Fedora 17 e Ferimon dalle quali con 60 piante al metro quadro si sono ottenute fino a 2 tonnellate ettaro
di semi.
Figure n. 16, 17 , 18, 19
Risultati delle prove sperimentali su varietà, densità di semina e livelli di concimazione differenti19

19
Fonte: L’alternativa alla Granicoltura – Seminario Ardaf su “"LA CEREALICOLTURA NEL LAZIO TRA
TRADIZIONE ED INNOVAZIONE" – Dott. Emanuele Radicetti

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6. LA TRASFORMAZIONE DEL PRODOTTO: ANALISI GENERALE


6.1 Introduzione: il mercato del prodotto trasformato (olio e farine alimentari)
Nonostante ad oggi, il mercato è un mercato di nicchia, si trovano sempre con maggior frequenza nei
scaffali dei supermercati, su internet o in negozi specializzati di vendita di prodotti a base di canapa
(Canapa shop), confezioni di olio di canapa vendute in bottiglie di non più di 150 ml di prodotto nelle
quali vengono valorizzate in etichetta le proprietà benefiche e le molteplicità di impiego di questo
prodotto per il quale in ambito alimentare si consiglia l’uso a crudo.
La farina, che ricordiamo essere un prodotto secondario della lavorazione dei semi di canapa, è un
prodotto anche ‘esso sempre più richiesto dal mercato e non è raro trovare molini industriali o artigianali
o addirittura forni e panetteria che vendono prodotti ottenuti dalla miscela di farina di canapa con farina
tradizionale. Anche per questo prodotto le ditte che vendono farina di canapa ne evidenziano la
procedura di estrazione adottata e le proprietà del prodotto.
In particolare si evidenzia che i semi vengono decorticati e disoleati meccanicamente a freddo che senza
l’utilizzo di solventi, sono a garanzia della salubrità ed integrità del prodotto. La decorticazione infatti
conferisce una percentuale maggiore di nutrienti, circa un 33% di proteine, Omega-3 , Omega-6, fibre e
minerali. Da un punto di vista nutrizionale, la proteina della canapa possiede tutti gli 8 amminoacidi
essenziali, mostrando un alto contenuto degli amminoacidi metionina e cisteina (contenenti Zolfo) di
solito poco presenti nelle proteine vegetali.
Circa il 65% del contenuto proteico complessivo dei Semi di Canapa è costituito da una proteina di
immagazzinamento facilmente digeribile, l’edestina.
Data la novità del prodotto e la curiosità di molti consumatori, le industrie nel sottolineano le proprietà
in aggiunta alle altre tipologie di farina, per le quali si consiglia una miscelazione dal 5% al 10%.
Può essere infatti utilizzata negli impasti di pane, pizza e dolci, nelle fritture ed infarinature, trasferendo
agli impasti un leggero gusto nocciolato e un colore brunastro. Ottima se utilizzato per la preparazione
di pasta fatta in casa, pasta con o senza uova e gnocchi.
6.2 Tecniche di estrazione: analisi e confronto critico tra le soluzioni attualmente adottate
L’olio di semi rappresenta la quantità più rilevante dell’olio vegetale commestibile; esso si ricava da
alcune piante, molto diverse tra loro per specie, habitat, necessità colturali ecc. In particolare per il loro
forte contenuto in sostanza grassa si utilizzano i semi di arachide, colza, girasole, cotone, cocco,
palmisto, sesamo, soia. La deoliazione dei semi è sempre preceduta da operazioni di pulitura e, quando
è necessario, da decorticazione ed essiccamento. Il processo di pressatura viene effettuato tramite presse
continue e fornisce un olio molto denso, torbido per mucillagini e residui di farine. Il residuo solido
isolato per decantazione viene frantumato in particolari mulini a cilindri e ridotti in sottili lamelle che
vengono trattati con solvente, generalmente esano, per il recupero dell’olio ancora presente. Tale
solvente viene allontanato per distillazione e l’olio passa al processo di raffinazione insieme all’olio
ottenuto per pressione. Quando l’estrazione avviene solo con solvente i semi, macinati
grossolanamente, vengono posti a contatto con questo una prima volta, a freddo, in estrattori a
percolazione per 20-30 minuti. Il trattamento, definito anche estrazione per soluzione, consente di
estrarre l’olio libero dalle strutture cellulari. Il residuo solido, contenente ancora il 15-16% di olio, dopo
che il solvente è stato eliminato, viene ridotto in lamelle e passa in mulini a cilindri per poi essere posto
a contatto con il solvente in estrattori a immersione (estrazione per diffusione) per circa 2-3 ore in
quanto l’olio per passare nel solvente deve attraversare le membrane cellulari.
Dopo l’estrazione con solvente l’olio viene mandato alla raffinazione. Infatti, sebbene l’esano sia un
solvente abbastanza selettivo, il prodotto ottenuto contiene sempre materiali resinosi o di altra natura
che devono essere eliminati prima dell’immissione al consumo. La raffinazione o rettificazione è quel
complesso di trattamenti tramite i quali vengono eliminate dagli oli quelle sostanze che ne impediscono

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l’utilizzazione come alimenti o ne rendono difficile la conservazione. Vengono sempre rettificati gli olio
di semi, quelli di sansa e gli oli lampanti ossia gli oli vergini di oliva la cui acidità sia superiore al 4%. I
trattamenti previsti per la rettificazione sono i seguenti:
 Deacidificazione
 Decolorazione
 Deodorazione
 Demargarinizazione
Il processo di deacidificazione viene effettuato per ridurre l’acidità degli oli: quando l’acidità del
prodotto non è eccessiva ( intorno al 15%) , essa si realizza neutralizzando gli acidi liberi con una
soluzione di idrossido di sodio in quantità leggermente superiore ai valori stechiometrici, a caldo (70-
75°C) per circa 30 minuti fino alla formazione di fiocchi di sapone che, dopo sedimentazione, vengono
allontanati con mezzi meccanici come la centrifugazione. Se l’acidità è elevata ( oltre il 15%) si ricorre
al processo di distillazione sotto vuoto in corrente di vapore che consente di allontanare la gran parte
degli acidi liberi, mentre la parte residua si elimina per neutralizzazione seguendo la procedura innanzi
detta. Alla disacidazione segue la decolorazione con terre ( argille di tipo montmorillonitico) o con
carbone attivo eseguita a caldo (50-80°C) mantenendo la massa in continua agitazione per 30-40 minuti.
Allontanato per filtrazione il materiale decolorante si procede alla deodorazione che viene effettuata
riscaldando l’olio a 180-250 °C sotto vuoto con vapore acqueo: le sostanze maleodoranti quali gli acidi
a basso peso molecolare, le aldeidi e i chetoni avendo una temperatura di ebollizione molto inferiore
rispetto a quella dei gliceridi, vengono allontanate per distillazione.
Il processo di demargarinizazione o winterizzazione serve ad eliminare quei gliceridi saturi con basso
punto di fusione che provocano intorbidamento e un aumento della viscosità dell’olio a bassa
temperatura. La demargarinizazione è in sostanza una vera e propria cristallizzazione frazionata che si
esegue, generalmente, tramite raffreddamento rapido dell’olio mantenuto in costante agitazione ( inizio
della formazione dei cristalli ) seguito da un periodo di riposo ( maturazione, ovvero ingrossamento dei
cristalli) a 7-8 °C per circa 36 ore. La fase solida si separa, poi, per filtrazione. E’ evidente che la
rettificazione, se da un lato consente di immettere al consumo prodotti altrimenti non utilizzabili,
dall’altro provoca in essi modificazioni non sempre favorevoli. In particolare, nelle varie fasi
intervengono fenomeni di transesterificazione e di isomerizzazione, specie nei gliceridi di acidi
polinsaturi ed eliminazione o alterazione dei componenti insaponificabili. 20
Per estrarre oli da semi e frutti oleaginosi possono essere utilizzate due tecnologie:
- l’estrazione con solvente, che utilizza sostanze chimiche (l’esano, il benzene, o il toluene) per
estrarre la materia grassa dal seme o dal frutto preventivamente macinato;
- l’estrazione meccanica che sfrutta la semplice pressione fisica della pressa.
Per raffinare gli oli esistono anche qui due modi: per gli oli convenzionali, nel loro processo sono
sottoposti a operazioni di:
o centrifugazione per abbattere l’acidità libero dell’olio con aggiunta di soda caustica;
o de-mucillagginazione per eliminare mucillagini, resine, fosfatidi, l'olio trattato con acido
solforico o terre assorbenti;
o neutralizzazione eseguita per via chimica con l'utilizzo di soda caustica;
o decolorazione: processo che permette l'eliminazione delle sostanze coloranti e si esegue
chimicamente grazie all'azione ossidante, riducente, o disidratante di sostanze quali acido
solforico, idrosolfiti.

20
Fonte: https://www.chimicamo.org/tutto-chimica/olio-di-semi.html

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Figura n. 21
Confronto tra le tecniche di estrazione dell’olio di semi

SISTEMA TRADIZIONALE PER VIA CHIMICA SISTEMA ORGANICOILS PER VIA


MECCANICA

PULITURA E DECORTICAZIONE DEI SEMI PULITURA DEL SEME

MACINATURA A TEMPERATURA
PRERISCALDAMENTO AMBIENTE

PRESSATURA A FREDDO
MACINATURA DI SEMI

FILTRAGGIO NATURALE
RISCALDAMENTO A 150° E 2300 BAR
DI PRESSIONE PER LAMINATURA

ESTRAZIONE A MEZZO DI
SOLVENTE (ESANO)

nell'olio rimangono tracce minimali di


esano che la "legge" definisce non tossiche
N.B. (se sotto le 0,012 parti per milione)

FILTRAZIONE
DESOLVENTIZZAZIONE
A MEZZO DI VAPORE.

OLIO GREZZO (NON


COMMESTIBILE)

DEGOMMAZIONE CON ACIDO E


ACQUA ACIDULATA

Perdita di fosfolipidi e lipidi folari

DEACIDIFICAZIONE CON SODA


CAUSTICA/ESANO NEUTRO/ALCOL
ISOPROFILICO DECOLORAZIONE
CON TERRE ACIDIFICATE.

Perdita: carotenoidi, clorofille, antofille,


tocoferoli: comparsa isomeri trans

DEODORAZIONE CON VAPORE 180°-


220°

SI ESTRAE SOLO IL 50% DELL'OLIO


SI ESTRAE IL 99% DEL CONTENUTO PRESENTE NEI SEMI
OLEOSO

MA
MA: SI CONSERVANO TUTTI I PRINCIPI
SI ABBASSANO NOTEVOLMENTE VITAMINICO-MINERALI ED
I CONTENUTI DI TOCOFEROLI, ANTIOSSIDANTI
LECITINE ECC. CHE RIMANGONO IN
BASSE PERCENTUALI E COMUNQUE
CON SCARSA ATTIVITÀ BIOLOGICA
SI ELEVANO I CONTENUTI DI
ACIDI GRASSI TRANS, NOCIVI ALLA
SALUTE
Fonte: http://www.organicoils.it/Tecnologie.asp

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6.3 L’estrazione con fluidi supercritici (Supercritical fluid extraction-SFE)


La definizione di Fluido Supercritico (SCF) si riferisce a un fluido a basso peso molecolare che ha come
caratteristica chimico-fisica una temperatura critica molto v1cma a quella ambiente (Temperatura critica
tra 10°C e 40°C) e contemporaneamente una pressione critica relativamente bassa (Pressione critica tra
40 e 60 bar).
Gli idrocarburi leggeri hanno queste proprietà fisiche, ma sono altamente infiammabili e inoltre tossici
per cui il loro utilizzo è fortemente sconsigliato se non da evitare del tutto nel settore agro-alimentare.
In alternativa, i clorofluorocarburi (CFC) hanno dei costi molto alti specie se è richiesto un elevato
grado di purezza ed inoltre comportano un elevato impatto ambientale che non ne consente un utilizzo
ampio.
L'anidride carbonica (C02), pur avendo una pressione critica leggermente maggiore (Pressione Critica di
72.1 bar) rispetto al valore massimo, offre altre vantaggiose proprietà che ne fanno il fluido più
impiegato nelle applicazioni SC. L'anidride carbonica risulta essere:
- non infiammabile;
- a basso impatto ambientale;
- non tossica;
- a basso costo anche se utilizzata ad elevato grado di purezza.
La densità dei SCFs è modulabile con modeste variazioni di temperatura e pressione, specialmente
nell'intorno del punto critico (PC), e spesso viene utilizzata la pressione come variabile del processo di
separazione e/o estrazione.
L'uso dei fluidi supercritici è prioritaria nei casi in cui
- sono modesti i volumi delle matrici da trattare, come spesso accade nel settore alimentare;
- vi è un elevato valore aggiunto dei prodotti trasformati;
- le sostanze termolabili altrimenti sarebbero alterate nei processi classici.
L'uso dei fluidi supercritici (SCFs) come "solventi" risale agli ultimi due decenni con una ampia
applicazione nelle operazioni di estrazione (SFE Supercritical Fluid Extraction).
Il principale limite del loro utilizzo è rappresentato dagli costi elevati di start up dell'impianto, ma
l'aumento del costo delle materie prime, della manodopera, delle risorse energetiche ha reso sempre più
conveniente la loro applicazione.
I costi per la realizzazione di impianti dedicati e i costi di esercizio risultano sicuramente minori se
paragonati a quelli richiesti dalle alte pressioni idrostatiche, perché l'anidride carbonica raggiunge la
pressione critica a 74 bar che è un valore di esercizio assolutamente compatibile con dei costi non
eccessivi.
A questi vantaggi prima elencati occorre aggiungere la possibilità di poter operare con ridotti volumi e
con processi di separazione del solvente dal prodotto estratto molto semplici ed economici.
Le prime applicazioni di carattere industriale dei fluidi supercritici sono stati nel settore alimentare per
la decaffeinizzazione mentre oggi le applicazioni più comuni e convenienti trovano spazio nell'industria
farmaceutica.
L'impiego dei SCF nei processi industriali è correlato a problematiche di purificazione, estrazione,
solubilizzazione e di supporto ad altre tecnologie. Riassumendo le proprietà fondamentali dell'estrazione
con fluidi supercritici (SFE - Supercritical Fluid Extraction) sono:
- il loro potere solvente e la selettività del fluido impiegato nel processo;
- che il fluido impiegato è un gas non infiammabile e con basso impatto ambientale;
- di potersi considerare a tutti gli effetti una tecnologia "fredda" ;
- di potere modulare pressione e temperatura per ottimizzare estrazione e separazione.

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Estrazione in fase supercritica


L'estrazione condotta con fluidi in condizioni supercritiche è alternativa ai sistemi classici di
separazione (distillazione frazionata, estrazione in corrente di vapore, estrazione con solventi o il
desorbimento termico, etc.).
La SFE si applica a sistemi su scala laboratoriale, analitica (da poche centinaia di milligrammi sino a
pochi grammi di campione) o preparativa (qualche centinaio di grammi di campione), pilota (quantità di
matrice nell'ordine dei chilogrammi) fino a scala industriale che tratta tonnellate di materiale grezzo
come nel caso della decaffeinizzazione del caffè.
L'estrazione di matrici complesse è resa molto selettiva modificando pressione e la temperatura a cui si
opera, per adattarle alla solubilità dei diversi componenti di specifico interesse. L'estrazione con la CO2
è considerata innovativa come tecnologia di estrazione specie dei componenti vegetali lipofili ed è
realizzata secondo protocolli estremamente rispettosi dell'ambente e senza il rilascio di residui di
sostanze solventi.
Dopo la fase di estrazione la pressione di esercizio è bruscamente ridotta per cui la CO2 non ha forza
solvente rilasciando le sostanze estratte, che si ritrovano allo stato puro e concentrato.
La FDA definisce come GRAS (GRAS Generally Recognized As Safe/generalmente riconosciuto come
innocuo) questo processo. Le sostanze naturali, inoltre, sono spesso poco stabili a temperature elevate, e
richiedono quindi di essere stoccate e trattate a temperature vicine a quella ambiente: la CO2 avendo una
temperatura critica di 31°C, si rende particolarmente adatta come solvente per le sostanze di origine
biologica e/o termolabili.
L’olio così ricavato presenta una carica batterica praticamente inesistente aumentandole la
conservabilità e quindi i tempi di stoccaggio.
Le proteine, i carboidrati, i sali inorganici o i metalli non vengono in alcun modo estratte dalla CO2. Gli
estratti ottenuti mediante la CO2 sono microbiologicamente stabili, non necessitano di conservazione e
sono per natura praticamente sterili.
A differenza dei procedimenti convenzionali, la selettività dell'estrazione è specifica ed il metodo non
comporta stress termico per le sostanze trattate e non richiede l'impiego di solventi organici.
In alcuni casi particolari si rende necessario l'uso di co-solventi per estrarre sostanze poco affini alla
CO2 e l'utilizzo di un co-solvente trasforma l'anidride carbonica come vettore anziché solvente
principale, che trasporta il co-solvente nella matrice sfruttando in questo modo i benefici dell'alta
pressione.
Nel caso di estrazione di sostanze idrofile, la CO2 allo stato supercritico trasporta il solvente (acqua ad
alta pressione) all'interno della matrice per solubilizzare i composti idrofili che s'intende estrarre.
I trattamenti termici sono comuni per pastorizzare e/o sterilizzare gli alimenti, ma spesso alterano le
caratteristiche organolettiche degli alimenti e possono distruggere totalmente o in parte le molecole con
qualche bioattività interessante.
Naturalmente il loro vantaggio principale è di eliminare completamente i microrganismi patogeni o
essenzialmente quelli che causano alterazioni indesiderate che modificano le caratteristiche
organolettiche e nutrizionali dei prodotti trattati.
I consumatori oggi richiedono sempre più spesso prodotti genuini aventi caratteristiche sensoriali e
strutturali molto simili a quelle del prodotto d'origine, senza conservanti chimici e con una shelf-life
prolungata.
L'anidride carbonica in fase supercritica dimostra possedere delle interessanti e notevoli doti
antibatteriche inattivando molti microrganismi a temperature prossime a quella ambiente.

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Figura n. 22
Diagramma schematico dell’estrattore con fluidi supercritici

Fonte: https://www.abros-natura.it/images/estrazionesuperficiale.jpg

6.4 La struttura di trasformazione: descrizione, dimensionamenti, impiantistica


Il centro di trasformazione è orientato alla lavorazione dei semi di canapa dai quali ottenere olio e farina
di canapa e di infiorescenze dalle quali estrarre il CBD.
Per quanto riguarda la canapa da seme di prevede che la ONLUS coltivi circa il 40% delle superfici
investite mentre per le restanti la materia prima da trasformare venga acquistata.
Per il dimensionamento delle strutture ed in particolare dell’impianto si è tenuto conto dei volumi che si
prevede questo dovrà lavorare nell’arco di un anno e che sono stati quantificati sulla base dell’obiettivo
di lavorare il prodotto ottenibile da un totale di 400 ettari investiti a canapa da seme e 40 di canapa da
infiorescenza. Considerando che l’approvvigionamento della materia prima si concentrerà in un arco
limitato di tempo, il centro dovrà obbligatoriamente prevedere strutture dedicate alla conservazione
della materia prima.

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Per quanto riguarda le strutture, l’impianto verrà realizzato su di una lotto di terreno di circa 5 mila m2
nel quale sarà realizzato un fabbricato di circa 500 m2 per i locali destinati alla lavorazione dei prodotti,
un magazzino e rimesse per le macchine agricole di circa 200 m2, un locale per la vendita di 100 m2 e
circa 15 silos verticali da 10 tonnellate per lo stoccaggio dei semi.
Per la lavorazione dei semi, si prevede la realizzazione di un impianto di estrazione in grado di lavorare
almeno 800 kg/giorno di materia prima, un essiccatoio, un pulitore di semi, due macine per la
produzione di farina, due confezionatrici e due imbottigliatrici. Per quanto riguarda il CBD invece sarà
acquistato un impianto specifico e successivo all’estrazione con tecnica dei fluidi supercritici.

6.5 Analisi del costo di investimento per la realizzazione del Centro di Trasformazione del prodotto
Da un confronto con i preventivi forniti dalla ditta Separeco S.r.l, società che vanta diversi anni di
esperienza nella progettazione e realizzazione di impianti di estrazione con tecnologia a fluidi
supercritici, dai prezzi medi di acquisto delle macchine e attrezzature, dall’imputazione dei valori medi
di mercato dei terreni e fabbricati e dall’utilizzo dei costi di riferimento per il PSR 2014-2020 della
Regione Lazio per quanto riguarda i costi di realizzazione dei Silos per lo stoccaggio, emerge che il
valore per gli investimenti materiali da realizzare ammontano a circa 3,3 milioni di euro (iva esclusa) ai
quali aggiungere 370.000 € (iva esclusa) di studi di fattibilità, progettazione esecutiva e investimenti in
marketing e ricerca e sviluppo. Di seguito si riporta il piano degli investimenti previsti.
Figura n. 22
Piano degli investimenti
VALORE +
Tipologia Descrizione NR Prod. UM VALORE IVA%
IVA
impianto estrattore SFE - 240+240 1 800 Kg/24h € 950.000 22% € 1.159.000
impianto 240+240 liter SCF system secondary processes 1 1300 litri/24h € 1.096.500 22% € 1.337.730
impianto essiccatoio 1 8000 Kg/24 € 52.000 22% € 63.440
impianto Pulitore Calibratore 1 5000 Kg/ora € 28.000 22% € 34.160
impianto macina 2 100 Kg/h € 30.000 22% € 36.600
impianto confezionatrice 2 100 pacchetti/ora € 12.500 22% € 15.250
impianto imbottigliatrice 2 300 bottiglie/ora € 60.000 22% € 73.200
VALORE +
Tipologia Descrizione NR VALORE IVA%
IVA
attrezzature attrezzature produzione 1 € 22.000 22% € 26.840
attrezzature attrezzature uffici e locale vendita 1 € 20.000 22% € 24.400
VALORE +
Tipologia Descrizione NR U.M n° €/U.M VALORE IVA%
IVA
terreni area di realizzazione impianto 1 mq 5000 € 12 € 60.000 22% € 73.200
fabbricati locali per lavorazione prodotti 1 mq 500 € 900 € 450.000 22% € 549.000
fabbricati locali per vendita 1 mq 100 € 1.200 € 120.000 22% € 146.400
fabbricati magazzini e rimesse 1 mq 200 € 550 € 110.000 22% € 134.200
fabbricati silos verticale 15 tonn 10 € 2.003 € 300.450 22% € 366.549
VALORE +
Tipologia Descrizione NR U.M n° €/U.M VALORE IVA%
IVA
inv. immateriali studio di fattibilità e progettazione esecutiva ecc. 1 1 € 195.000 € 195.000 22% € 237.900
inv. immateriali marketing 1 / 1 € 25.000 € 25.000 22% € 30.500
inv. immateriali ricerca e sviluppo 1 / 1 € 150.000 € 150.000 22% € 183.000
TOTALE € 3.681.450 € 4.491.369

Il costo, al momento preventivabile, ammonta a 3.681.450 € ai quali va aggiunta l’IVA per un totale di
circa 4,5 milioni di euro di investimenti.
A copertura del costi degli investimenti e dell’IVA si prevede l’erogazione di un mutuo per un importo
di 2,5 milioni di euro da restituire in 10 anni ad un tasso del 2,75% e di un prestito di conduzione di 300
mila euro. Si ipotizza inoltre la possibilità di erogazione di un contributo pubblico di 1,3 milioni di euro
mentre la restante parte sarà a copertura con risorse proprie.

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Figura n. 23
Piano di copertura degli intervenenti
importi
investimenti -€ 3.681.450
IVA sugli nvestimenti -€ 809.919
mutuo bancario € 2.500.000
prestito di conduzione € 300.000
risorse proprie € 400.000
finanziamenti € 1.300.000
differenza € 8.631,00
Naturalmente si tratta di una ipotesi di piano di copertura, che può essere modificato in funzione delle
risultanze di proposte e opportunità di eventuali finanziatori/finanziamenti.

6.6 Organizzazione del Centro: volumi di lavorazione, manodopera da impiegare, tempistiche


Il centro di trasformazione mira alla lavorazione a pieno regime dei semi ottenibili da 400 ettari destinati
a seme di cui 160 ettari coltivati direttamente dalla ONLUS e di 40 ettari di produzione di infiorescenze.
I volumi stimati nell’anno a regime corrispondono a 280 tonnellate di semi grezzi (considerando una
resa media 700 kg/ettaro) e circa 14 tonnellate di infiorescenze di canapa essiccata (36 grammi per
pianta).
Nella condizione ottimale si stima la possibilità di lavorare 196.000 kg di semi che hanno subito un
processo di pulitura ed essiccazione (15% di perdita per pulitura e 15% per essiccazione) e 14.400 kg di
infiorescenze.
In questo studio non si analizza la possibilità di acquisto della paglia che può essere lavorata e
trasformata in canapulo.
Sulla base dei risultati previsti nell’anno a regime con 400 ettari investiti a canapa da seme e 40 ettari da
infiorescenza, si considera però che tale obiettivo venga raggiunto nell’arco di 6 anni dalla entrata in
funzione del centro come riportato nella seguente tabella.
Figura n. 24
Stima dei volumi lavorati
ANNO 1 ANNO 2 ANNO 3 ANNO 4 ANNO 5 ANNO 6
Superfici a canapa da seme (Ha) 50 100 150 200 300 400

di cui gestite direttamente dalla ONLUS (Ha) 20 40 60 80 120 160


Superfici investite a canapa da infiorescenza (Ha) 5 10 15 20 30 40

Per quanto riguarda la manodopera da impiegare, si prevede l’impiego di unità destinate al supporto
della logistica per circa 16 mila ore nell’anno a regime mentre per quanto riguarda la fase di
trasformazione vera e propria, dati i volumi previsti queste saranno 28 mila. Prevedendo anche la
commercializzazione di una quota delle produzioni presso il punto vendita aziendale, nell’anno a regime
si prevede anche l’impiego di due addetti alla vendita. Per quanto riguarda le altre figure, si prevede
l’impiego di 2 tecnici, due amministrativi e di un responsabile.

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6.7 Ulteriori utilizzi della materia prima prodotta e dell’impianto di estrazione supercritico
Dallo studio condotto sono anche emerse ulteriori possibilità di utilizzazione dell’impianto di estrazione
supercritico, attraverso una estrazione frazionata (SFE/SFF/SFP/SFM/SFC).
Ciò consentirebbe di sviluppare applicazioni di varia natura, tutte ecosostenibili:
• l’applicazione a matrici vegetali solide per l’estrazione di oli essenziali, oleoresine, aromi, principi
attivi, di interesse in campo alimentare, cosmetico e farmaceutico;
• l’ottenimento di frazioni arricchite;
• il frazionamento di cariche liquide (SFF—Supercritical Fluid Fractionation);
• il trattamento di olio di sansa, colza, lampante per la riduzione nel valore dell’acidità, del contenuto
sterolico, allontanamento di pigmenti e della frazione cerosa;
• il trattamento di miscele di olio di pesce;
• il trattamento di miscele di olio estratto da biomasse microalgali;
• la sostituzione dei solventi organici nell’industria alimentare, cosmetica, farmaceutica;
• la purificazione di prodotti di sintesi;
• la rimozione di solventi organici (alcoli superiori, organo clorurati, DMSO, NMP, DMF) da
antibiotici, polimeri;
• l’impregnazione di matrici inerti per la preparazione di catalizzatori supportati;
• la deposizione di metallo-ceni per espansione rapida di una soluzione supercritica (RESS) condotta in
modalità batch;
• la possibilità di attuare processi di micronizzazione;
• l’espansione rapida di una soluzione supercritica (RESS) applicata a polveri farmaceutiche quali
antibiotici (acido salicilico), antimicotici (griseofulvina), ormoni (progesterone, testosterone);
• la precipitazione indotta da un antisolvente supercritico (SAS) a partire da soluzione omogenea,
condotta in modo continuo e discontinuo, applicata a sostanze di interesse farmaceutico (acido
ialuronico, salbutanolo, pentamidina) ed elettronico (acetato di ittrio quale semiconduttore);
• il ricoprimento di farmaci (tecnica SAS eterogenea in discontinuo) con etilcellulosa, polimeri acrilici,
ftalati;
• i sistemi a rilascio controllato di farmaci (controlled drug delivery release);
• nuovi farmaci ingegnerizzati;
• il contenimento della carica microbica o batterica, allontanamento di pesticidi, decontaminazione di
terreni e/o fanghi inquinati;
• sgrassatura e pulitura di utensili per meccanica di precisione, industria orafa, apparati per
microelettronica.
A parte l’elevato valore aggiunto di queste applicazioni, lo sviluppo di tali applicazioni l’impianto
potrebbe essere utilizzato per l’intero anno, con evidenti vantaggi soprattutto sui costi di ammortamento.

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7. IL BUSINESS PLAN DELL’IMPIANTO DI TRASFORMAZIONE


7.1 La struttura del Piano di Sviluppo d’Impresa
Il piano di sviluppo aziendale analizza i costi e ricavi operativi che si andranno a generare nel corso
delle 6 annualità considerate e ricostruisce la situazione economica e patrimoniale dell’azienda per ogni
anno.
Per l’azienda si prevedono dei ricavi dovuti alle vendita di olio, farina e CBD estratto dalle
infiorescenze.
Da un punto di vista dei costi operativi, oltre all’acquisto delle materie prime destinate alla lavorazione,
si preventivano anche i costi sostenuti per la produzione della canapa da seme coltivata dalla stessa
ONLUS.
Il piano aziendale terrà conto di tutti i costi presumibili della gestione caratteristica del centro e quelli
relativi alla gestione finanziaria ed extra-caratteristica.

7.2 Inserimento dei costi di gestione dell’impianto (elaborazioni Ambi.ter)


Per quanto riguarda i costi operativi nelle 6 annualità, gli acquisti di materie prime sono rappresentate
dai costi per i semi di canapa prodotti dalla ONLUS, i volumi di semi di canapa e delle infiorescenze
acquistate.
Il costo dei semi è calcolato sulla base delle rese medie preventivate per un prezzo dei semi medio di
210 €/quintale, i costi di produzione sostenuti dalla ONLUS ammontano a circa 1.190 €/Ha. Per quanto
riguarda invece la canapa da infiorescenza, il prezzo di mercato attuale si aggira sulle 250 €/Kg con
oscillazioni dipendenti dalla qualità ottenuta e dal contenuto di CBD.

Figura n. 25
Il costo delle materie prime
COSTI MATERIE PRIME ANNO 1 ANNO 2 ANNO3 ANNO4 ANNO5 ANNO6

costi coltivazione canapa da seme di proprietà ONLUS € 23.810,00 € 47.620,00 € 71.430,00 € 95.240,00 € 142.860,00 € 190.480,00

aquisto semi canapa (fornitori) € 44.100,00 € 88.200,00 € 132.300,00 € 176.400,00 € 264.600,00 € 352.800,00

acquisto infiorescenze di canapa € 450.000,00 € 900.000,00 € 1.350.000,00 € 1.800.000,00 € 2.700.000,00 € 3.600.000,00

totale materie prime acquistate € 517.910 € 1.035.820 € 1.553.730 € 2.071.640 € 3.107.460 € 4.143.280

Per quanto riguarda i consumi energetici, questi sono stati calcolati sulla base della potenza degli
impianti acquistati, mentre per i carburanti sono stati considerati prevalentemente i consumi delle
macchine agricole per le operazioni di raccolta e trasporto della materia prima.
Per il packaging si considera un costo di 0,15€/kg per il confezionamento della farina e 1€/litro
(0,25€/bottiglia da 250 ml) per l’olio, mentre per il CBD circa 1,5 €/grammo.
Per quanto riguarda infine il trasporto del prodotto venduto, si è considerato il ricorso a ditte esterne per
le quali si stima una spesa pari a 0,15€/Kg di prodotto. Le manutenzioni infine si prevedono aumentare
in proporzione ai volumi lavorati e inferiori nei primi anni dato il fatto che tutte le macchine e gli
impianti sono di nuova costituzione.

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Figura n. 26
Altre spese variabili
ALTRE SPESE VARIABILI ANNO 1 ANNO 2 ANNO3 ANNO4 ANNO5 ANNO6
energia elettrica € 18.049,76 € 36.099,53 € 54.149,29 € 72.199,05 € 108.298,58 € 144.398,10
carburanti € 3.622,10 € 7.244,20 € 10.866,30 € 14.488,40 € 21.732,60 € 28.976,80
packaging farina (0,15€/Kg) € 2.004,55 € 4.009,09 € 6.013,64 € 8.018,18 € 12.027,27 € 16.036,36
packaging olio (1€/litro) € 4.900,00 € 9.800,00 € 14.700,00 € 19.600,00 € 29.400,00 € 39.200,00
packaging CBD (1,5 €/gr) € 35.640,00 € 71.280,00 € 106.920,00 € 142.560,00 € 213.840,00 € 285.120,00
manutenzioni € 26.328,55 € 52.657,09 € 78.985,64 € 105.314,18 € 157.971,27 € 210.628,36
servizi di trasporto prodotto € 27.502,37 € 55.004,75 € 82.507,12 € 110.009,50 € 165.014,25 € 220.019,00
totale altri costi variabili € 118.047 € 236.095 € 354.142 € 472.189 € 708.284 € 944.379

Per quanto riguarda la manodopera, è stato considerata una retribuzione oraria per gli operai destinati
alla logistica pari a 8 €/ora oltre oneri e TFR, 11€/ora per la fase di trasformazione oltre oneri e TFR.
Per quanto riguarda i dipendenti amministrativi è stata considerata una retribuzione netta mensile di
circa 1.300 € per gli amministrativi e per gli addetti alla vendita, 1.600 € per gli impiegati tecnici e circa
2 mila euro per la figura dirigenziale calcolati per 14 mensilità oltre oneri e TFR.
Figura n. 27
Costo della manodopera
RETRIBUZIONE RETRIBUZIONE ONERI A CARICO
Mansione SETTORE ATTIVITA' U.M. N. € u.m NETTA ANNUA LORDA ANNUA AZIENDA TFR
Operaio Operai a supporto logistica ore 990 8 € 7.920 € 12.118 € 3.756 € 969
Operaio Operai trasformazione prodotti ore 1.800 11 € 19.800 € 30.294 € 9.391 € 2.424
Impiegato Addetto alla vendita mesi 4 1.312 € 5.246 € 8.026 € 2.488 € 642
ANNO
Impiegato Tecnico mesi 14 1.600 € 22.400 € 34.272 € 10.624 € 2.742
1
Impiegato Amministrativi mesi 14 1.312 € 18.361 € 28.092 € 8.709 € 2.247
Dirigente Resp alla commercializzazione mesi 14 2.060 € 28.840 € 44.125 € 28.679 € 3.530
TOTALE € 102.567 € 156.928 € 63.648 € 12.554
Operaio Operai a supporto logistica ore 1.980 8 € 15.840 € 24.235 € 7.513 € 1.939
Operaio Operai trasformazione prodotti ore 3.600 11 € 39.600 € 60.588 € 18.782 € 4.847
Impiegato Addetto alla vendita mesi 14 1.312 € 18.361 € 28.092 € 8.709 € 2.247
ANNO
Impiegato Tecnico mesi 14 1.600 € 22.400 € 34.272 € 10.624 € 2.742
2
Impiegato Amministrativi mesi 14 1.312 € 18.361 € 28.092 € 8.709 € 2.247
Dirigente Resp alla commercializzazione mesi 14 2.060 € 28.840 € 44.125 € 28.679 € 3.530
TOTALE € 143.402 € 219.405 € 83.016 € 17.552
Operaio Operai a supporto logistica ore 2.970 8 € 23.760 € 36.353 € 11.269 € 2.908
Operaio Operai trasformazione prodotti ore 5.400 11 € 59.400 € 90.882 € 28.173 € 7.271
Impiegato Addetto alla vendita mesi 28 1.312 € 36.722 € 56.185 € 17.417 € 4.495
ANNO
Impiegato Tecnico mesi 28 1.600 € 44.800 € 68.544 € 21.249 € 5.484
3
Impiegato Amministrativi mesi 14 1.312 € 18.361 € 28.092 € 8.709 € 2.247
Dirigente Responsabile mesi 14 2.060 € 28.840 € 44.125 € 28.679 € 3.530
TOTALE € 211.883 € 324.181 € 115.496 € 25.934
Operaio Operai a supporto logistica ore 3.960 8 € 31.680 € 48.470 € 15.026 € 3.878
Operaio Operai trasformazione prodotti ore 7.200 11 € 79.200 € 121.176 € 37.565 € 9.694
Impiegato Addetto alla vendita mesi 28 1.312 € 36.722 € 56.185 € 17.417 € 4.495
ANNO
Impiegato Tecnico mesi 28 1.600 € 44.800 € 68.544 € 21.249 € 5.484
4
Impiegato Amministrativi mesi 28 1.312 € 36.722 € 56.185 € 17.417 € 4.495
Dirigente Responsabile mesi 14 2.060 € 28.840 € 44.125 € 28.679 € 3.530
TOTALE € 257.964 € 394.685 € 137.352 € 31.575
Operaio Operai a supporto logistica ore 5.940 8 € 47.520 € 72.706 € 22.539 € 5.816
Operaio Operai trasformazione prodotti ore 10.800 11 € 118.800 € 181.764 € 56.347 € 14.541
Impiegato Addetto alla vendita mesi 28 1.312 € 36.722 € 56.185 € 17.417 € 4.495
ANNO
Impiegato Tecnico mesi 28 1.600 € 44.800 € 68.544 € 21.249 € 5.484
5
Impiegato Amministrativi mesi 28 1.312 € 36.722 € 56.185 € 17.417 € 4.495
Dirigente Responsabile mesi 14 2.060 € 28.840 € 44.125 € 28.679 € 3.530
TOTALE € 313.404 € 479.508 € 163.648 € 38.361
Operaio Operai a supporto logistica ore 15.840 8 € 126.720 € 193.882 € 60.103 € 15.511
Operaio Operai trasformazione prodotti ore 28.800 11 € 316.800 € 484.704 € 150.258 € 38.776
Impiegato Addetto alla vendita mesi 28 1.312 € 36.722 € 56.185 € 17.417 € 4.495
ANNO
Impiegato Tecnico mesi 28 1.600 € 44.800 € 68.544 € 21.249 € 5.484
6
Impiegato Amministrativi mesi 28 1.312 € 36.722 € 56.185 € 17.417 € 4.495
Dirigente Responsabile mesi 14 2.060 € 28.840 € 44.125 € 28.679 € 3.530
TOTALE € 590.604 € 903.624 € 295.123 € 72.290

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54
Studio di fattibilità per lo sviluppo della coltivazione di Canapa e trasformazione in olio e farina

Per quanto riguarda le spese generali si prevedono circa 4.680 € per servizi svolti dal commercialista,
7.650 per consulenze esterne svolte da un biotecnologo, consulenza agronomica di importo crescente
alle superfici coltivate fino a 12.240€ nell’anno a regime, circa 361 mila euro tra assicurazioni, noleggi
vari (auto e mezzi), pubblicità ecc.
Figura n. 28
Spese Generali
ANNO 1 ANNO 2 ANNO 3 ANNO 4 ANNO 5 ANNO 6
commercialista € 4.680,00 € 4.680,00 € 4.680,00 € 4.680,00 € 4.680,00 € 4.680,00
consulenze biotecnologo € 7.650,00 € 7.650,00 € 7.650,00 € 7.650,00 € 7.650,00 € 7.650,00
consulenza agronomica € 1.530,00 € 3.060,00 € 4.590,00 € 6.120,00 € 9.180,00 € 12.240,00
pubblicità € 5.000,00 € 5.000,00 € 5.000,00 € 5.000,00 € 5.000,00 € 5.000,00
assicurazioni € 18.407,25 € 18.407,25 € 18.407,25 € 18.407,25 € 18.407,25 € 18.407,25
noleggi (auto e furgoni) € 7.500,00 € 7.500,00 € 7.500,00 € 7.500,00 € 7.500,00 € 7.500,00
altre spese fisse € 2.600,00 € 5.600,00 € 5.600,00 € 5.600,00 € 5.600,00 € 5.600,00
Totale € 47.367,25 € 51.897,25 € 53.427,25 € 54.957,25 € 58.017,25 € 61.077,25

7.3 Descrizione delle produzioni e dei ricavi attesi (elaborazioni Ambi.ter)


Sulla base dei volumi lavorati e considerando che per i processi di spremitura a freddo la percentuale di
resa in olio non supera il 18%, con l’impianto ad estrazione con fluidi supercritici si stima una resa in
olio superiore che si preventiva in via precauzionale al 20%. Ne deriva che i litri di olio ottenuti dalla
estrazione ammontano 39 mila nell’anno a regime.
Oltre all’olio, prove sperimentali dimostrano come la resa in farina corrisponde al 45% della materia
prima lavorata per un totale di 107 mila kg di farina di canapa.
Si prevede inoltre nella situazione a regime l’ottenimento di 570 Kg di CBD dato che l’impianto ha una
resa di estrazione pari al 99%.
Figura n. 29
Le produzioni attese (elaborazioni Ambi.ter su dati Canapicoltura.it)
PRODUZIONE ANNO 1 ANNO 2 ANNO 3 ANNO 4 ANNO 5 ANNO 6
olio canapa (litri) 4.900 9.800 14.700 19.600 29.400 39.200
farina (Kg) 13.364 26.727 40.091 53.455 80.182 106.909
CBD (kg) - resa estrazione - 99% 71 143 214 285 428 570

Sulla base di indagini di mercato, si è rilevato che il prezzo dell’olio di canapa viene venduto a 40 €/litro
e che vengono commercializzate bottiglie da 250 ml al prezzo di 10€/bottiglia.
Per quanto riguarda la farina, questa viene trovata in commercio a 10 €/kg mentre per il CBD il prezzo
ad oggi si aggira attorno ai 20 €/grammo.
Sulla base dei quantitativi stimati e dei prezzi considerati, i ricavi passano dai circa 1,8 milioni di euro
nel primo anno ai 14 milioni nell’anno a regime.
Nella tabella successiva vengono riportati i ricavi previsti.
Figura n. 30
Ricavi ottenuti
PRODUZIONE ANNO 1 ANNO 2 ANNO 3 ANNO 4 ANNO 5 ANNO 6
Ricavi olio canapa imbottigliato € 196.000 € 392.000 € 588.000 € 784.000 € 1.176.000 € 1.568.000

Ricavi farina di canapa € 133.636 € 267.273 € 400.909 € 534.545 € 801.818 € 1.069.091

Ricavi CBD € 1.425.600 € 2.851.200 € 4.276.800 € 5.702.400 € 8.553.600 € 11.404.800


Ricavi potenziali annui TOT. € 1.755.236 € 3.510.473 € 5.265.709 € 7.020.945 € 10.531.418 € 14.041.891

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7.4 Analisi dei risultati: stato patrimoniale, conto economico, indici di valutazione dei risultati
Dall’analisi dei costi e ricavi, emerge che il centro aziendale è in grado di generare al primo anno una
redditività pari a 191 mila arrivando a circa 3,7 milioni nell’anno a regime.
Analizzando i dettagli del conto economico, emerge come i costi per le materie prime incidono in media
per il 35% dei ricavi, le altre spese variabili, il 7% e la manodopera per il 13% circa.

Figura n. 31
Il conto economico
CONTO ECONOMICO ANNO 1 ANNO 2 ANNO 3 ANNO 4 ANNO 5 ANNO 6
+ Ricavi Netti da Vendita 1.428.419 2.856.838 4.285.257 5.713.676 8.570.513 11.427.351
+ Rimanenze finali prodotti finiti - - - - - -
- Rimanenze iniziali prodotti finiti - - - - - -
+ Altri ricavi e proventi - - - - - -
= Valore della produzione 1.428.419 2.856.838 4.285.257 5.713.676 8.570.513 11.427.351
- Costi delle Materie prime 492.908 901.144 1.351.715 1.802.287 2.703.431 3.604.574
- Costi variabili 103.889 216.052 324.078 432.103 648.155 864.207
+ Rimanenze finali materie prime - - - - - -
- Rimanenze iniziali materie prime - - - - - -
= Margine di contribuzione 831.622 1.739.643 2.609.464 3.479.285 5.218.928 6.958.570
- Salari e Stipendi 156.928 219.405 324.181 394.685 479.508 903.624
- Oneri Sociali 63.648 83.016 115.496 137.352 163.648 295.123
- Accantonamento TFR 12.554 17.552 25.934 31.575 38.361 72.290
= Margine Operativo Lordo 598.493 1.419.669 2.143.852 2.915.673 4.537.411 5.687.532
- Ammortamenti ed accantonamenti 200.130 200.130 200.130 200.130 200.130 200.130
- Altri costi fissi 36.946 40.480 41.673 42.867 45.253 47.640
= Reddito operativo 361.417 1.179.060 1.902.049 2.672.676 4.292.028 5.439.762
+ Ricavi non caratteristici - - - - - -
- Costi non caratteristici - - - - - -
+ Interessi attivi - - - - - -
- Interessi passivi 88.488 82.354 76.050 69.570 62.909 56.063
+ Proventi straordinari - - - - - -
- Oneri straordinari - - - - - -
= Reddito ante imposte 272.929 1.096.706 1.825.999 2.603.107 4.229.119 5.383.699
- Imposte (stima) 81.844 343.848 572.636 819.033 1.338.883 1.684.934
= Reddito netto 191.085 752.858 1.253.363 1.784.074 2.890.235 3.698.765
devoluzione utili (10%) 19.108 75.286 125.336 178.407 289.024 369.877
Per quanto riguarda il Margine Operativo Lordo, emerge che tolti i costi variabili e tutte le spese relative
alla manodopera, corrisponde a circa il 50% dei ricavi.
Gli ammortamenti e gli altri costi fissi invece hanno una maggiore incidenza nei primi anni passando dal
14% sui ricavi nel primo anno al 2% nell’anno a regime. Ciò è dovuto al fatto che nei primi anni,
l’impianto lavora volumi inferiori alla sua capacità potenziale di lavorazione e i costi fissi si
ammortizzano su ricavi ovviamente inferiori. Il reddito operativo infatti passa da un 25% dei ricavi al
primo anno ad un 48% nell’ultimo.
Il reddito netto ante imposte ha comunque una progressione positiva e sale da un 19% all’anno 1 e
attestandoti al 47% al sesto anno.

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Figura n. 32
Andamento del valore della produzione, del Margine e del Reddito Operativo
e del Reddito netto nelle 6 annualità analizzate.

Fonte: Elaborazioni Ambi.ter

Per quanto riguarda la situazione patrimoniale, se il capitale fisso investito dal primo anno all’anno a
regime registra una svalutazione a seguito degli ammortamenti sugli investimenti realizzati, il capitale
circolante vede un forte incremento dovuto agli incassi delle vendite previste.
Si è considerato inoltre un prelevamento degli utili del 10% di ogni anno.
Se per quanto riguarda il Conto Economico non si sono considerate le possibili giacenze di magazzino
sia dei prodotti che delle materie prime acquistate perché di difficile quantificazione preventiva, nello
Stato Patrimoniale si è voluto però quantificare i possibili crediti che si vengono a generare verso clienti
e i debiti verso forniti ipotizzando un tempo di pagamento a circa 30 giorni.

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Figura n. 33
Lo Stato Patrimoniale
STATO PATRIMONIALE ANNO 0 ANNO 1 ANNO 2 ANNO 3 ANNO 4 ANNO 5 ANNO 6
Immobilizzazioni immateriali
Immobilizzazioni Immateriali - 370.000 329.250 288.500 247.750 207.000 166.250
Totale immobilizzazioni Immateriali - 370.000 329.250 288.500 247.750 207.000 166.250
Immobilizzazioni materiali
Terreni - 60.000 60.000 60.000 60.000 60.000 60.000
Capitale Fabbricati e impianti - 3.209.450 3.053.301 2.897.152 2.741.002 2.584.853 2.428.704
Fisso Macchine e attrezzature - 42.000 38.769 35.538 32.308 29.077 25.846
Totale immobilizzazioni materiali - 3.311.450 3.152.070 2.992.690 2.833.310 2.673.930 2.514.550
Immobilizzazioni finanziarie
Immobilizzazioni Finanziarie Partecipazioni - - - - - - -
Totale Immobilizzazioni Finanziarie - - - - - - -
Attivo Fisso Totale - 3.681.450 3.481.320 3.281.190 3.081.060 2.880.930 2.680.800
Disponibilità finanziarie
Rimanenze finali - - - - - - -
Totale Disponibilità Finanziarie - - - - - - -
Liquidità Differite
Crediti - 119.034 238.069 357.103 476.138 714.207 952.275
Capitale Altri Crediti - - - - - - -
circolante Totale Liquidità Differite - 119.034 238.069 357.103 476.138 714.207 952.275
Liquidità immediate
 Banca c/c 4.500.000 95.087 845.926 1.005.492 1.622.238 2.647.569 2.628.193
Cassa - - - - - - -
Totale Liquidità Immediate 4.500.000 95.087 845.926 1.005.492 1.622.238 2.647.569 2.628.193
Capitale Circolante Totale 4.500.000 214.122 1.083.995 1.362.595 2.098.376 3.361.775 3.580.468
Impieghi Totale: 4.500.000 3.895.572 4.565.315 4.643.785 5.179.436 6.242.705 6.261.268
Passività Correnti
Debiti a breve termine - - - - - - -
Fornitori - 41.075 75.095 112.642 150.190 225.285 300.380
Altri Debiti - - - - - - -
Capitale di Totale Passività Correnti - 41.075 75.095 112.642 150.190 225.285 300.380
Terzi Passività consolidate
Debiti a medio lungo termine (fin.soci e R.P.) 300.000 300.000 300.000 300.000 300.000 300.000 300.000
Mutui 2.500.000 2.279.755 2.053.376 1.820.692 1.581.529 1.335.705 1.083.034
TFR - 12.554 25.108 42.661 68.595 100.170 138.531
Totale Passività consolidate 2.800.000 2.592.309 2.378.484 2.163.353 1.950.124 1.735.875 1.521.565
Mezzi Propri
Mezzi Capitale netto 1.700.000 1.090.211 1.434.164 1.239.763 1.473.456 1.680.334 1.110.434
Riserve - - - - - - -
propri Utile di esercizio - 171.976 677.572 1.128.027 1.605.666 2.601.212 3.328.889
Totale Mezzi Propri 1.700.000 1.262.187 2.111.736 2.367.789 3.079.122 4.281.546 4.439.323
Fonti Totale: 4.500.000 3.895.572 4.565.315 4.643.785 5.179.436 6.242.705 6.261.268

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Per quanto riguarda infine l’analisi dei principali indici di bilancio, emerge una progressione positiva di
tutti i principali indici rispetto al primo anno di operatività del centro.
Interessante evidenziare come l’indice di indebitamento si riduce a seguito della restituitone delle rate
del prestito e che attesta la non necessità di ricorrere ad altre fonti di finanziamento.
Figura n. 34
Principali indici di bilancio
ANNO 1 ANNO 2 ANNO 3 ANNO 4 ANNO 5 ANNO 6
ROI 0,09 0,28 0,41 0,54 0,75 0,87
ROE 0,13 0,45 0,56 0,66 0,79 0,85
ROS 0,25 0,41 0,44 0,47 0,50 0,48
Indice di struttura 0,38 0,67 0,79 1,09 1,60 1,77
Indice di copertura finanziaria delle immobilizzazioni 0,72 0,70 0,69 0,68 0,68 0,68
Indice di indebitamento 1,83 1,51 1,06 0,80 0,55 0,43
Flusso di Cassa della gestione complessiva -€ 4.404.913 € 578.862 € 1.031.539 € 1.511.080 € 2.424.119 € 3.151.735

Per quanto riguarda infine la gestione dei flussi di cassa, nel primo anno in l’uscita relativa al costo degli
investimenti da realizzare sono sufficientemente coperti dalle fonti di finanziamento individuate pari
complessivamente a 4,5 milioni di euro oltre che ai ricavi ottenuti già al primo anno di operatività. Nelle
altre annualità si osserva come il flusso di cassa risulta essere sempre positivo.
8. ANALISI SWOT21
A completare i risultati del Business plan è necessario segnalare all’impresa Committente che intende
valutare cosa accade nel mercato in cui intende operare, evidenziare quali possono essere i punti di forza
e di debolezza del suo business, nonché per valutare quali sono (o possono essere) le opportunità offerte
dal mercato, oppure le minacce che lo stesso mercato presenta alla possibilità di realizzare (o espandere)
il suo business.
Astrattamente si può infatti in primo luogo affermare che non esistono idee di business che non hanno
punti di forza o punti di debolezza, così come non esistono mercati che non offrono delle opportunità o
non presentano minacce.
L’analisi SWOT ha proprio questo obiettivo: permettere all’imprenditore di ridurre al minimo il
rischio d’impresa e il conseguente rischio finanziario, conoscendo nel dettaglio una serie di aspetti del
proprio business che sono essenziali per sapere come affrontarli nel momento in cui si presentano.
Premesso ciò, e con riferimento ai risultati del presente studio di fattibilità, si evidenziano i seguenti
aspetti.
STRENGHTS (punti di forza).
Si ritiene che questa iniziativa presenti alcuni punti di forza che gli consentono di differenziarsi dalla
concorrenza. Tra questi:
- la capacità imprenditoriale evidenziata dai profili dei soci della Onlus e dei propri associati;
- la qualità di prodotto e di processo che si intende percorrere (si pensi alla tecnica di estrazione con
fluidi supercritici, alla scelta del metodo di coltivazione in biologico);

21
strumento di pianificazione strategica usato per valutare i punti di forza (Strengths), le debolezze (Weaknesses), le
opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) di un progetto o in un'impresa o in ogni altra situazione in cui
un'organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo. L'analisi può
riguardare l'ambiente interno (analizzando punti di forza e di debolezza) o esterno di un'organizzazione (analizzando
minacce ed opportunità).
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- la capacità di penetrazione sul mercato che deriva dai contatti già avviati con Enti pubblici e privati
e lo sviluppo di integrazione dei diversi segmenti produttivi in distretti di bioeconomia agricola che
aggreghino agricoltori, fornitori di servizi, agroalimentare e agroindustria;
- la disponibilità di professionalità tecniche e consulenziali derivanti dal concorso di società di
professionisti nell’iniziativa imprenditoriale.
WEAKNESSES (punti di debolezza).
Alla luce del presente studio l’unico punto di debolezza potrebbe essere rappresentato dalla difficoltà di
aggregare all’iniziativa imprese agricole e superfici tali da generare quei quantitativi di materia prima in
grado di giustificare pienamente la dimensione dell’impianto di trasformazione qui ipotizzato.
Peraltro si ritiene che tale possibile difficoltà possa essere superata attraverso accordi con organizzazioni
professionali agricole e associazioni impegnate all’interno della Filiera della Canapa.
OPPORTUNITIES (opportunità offerte dal mercato).
Questa Filiera offre certamente grandi opportunità, evidenziate nell’indagine di mercato riportata nei
capitoli precedenti, nonostante la diffusione delle coltivazioni di canapa in Italia sia un fenomeno
abbastanza recente e quindi costituisca un “mercato nuovo” con scarsa offerta sul mercato nazionale e,
conseguentemente, notevoli importazioni per effetto di una domanda crescente.
Il presente studio ha inoltre evidenziato interessanti margini di profitto per tali imprese agricole.
Molte di queste hanno già iniziato ad interessarsi a questa coltivazione, per gli evidenti vantaggi
economici derivanti dalla possibilità di inserimento della coltura in rotazioni colturali molto interessanti
soprattutto nelle zone marginali oggi in grande sofferenza economica.
La volontà di scegliere quale settore di vendita dei prodotti finali quello alimentare, che rappresenta oggi
il più diffuso (80%), rafforza le possibilità di successo di questa iniziativa, che potrà essere sviluppata
anche negli altri settori nutraceutici, cosmetici, fitofarmaceutici o destinati ai settori della bio-edilizia e
delle bio-plastiche.
Non di meno l’interesse crescente del mercato, come già accennato, per gli aspetti alimentari e medicali
sta crescendo considerevolmente alla luce dei recenti studi sugli eccellenti risultati connessi al consumo
di prodotti alimentari derivati dalla canapa e terapeutici per molte patologie.
Un mercato in continua evoluzione per nuovi utilizzi dei derivati della canapa e la mancanza di imprese
che trasformano il prodotto, costituiscono la maggiore opportunità offerta dal mercato.
THREATS (minacce provenienti dal mercato).
Derivano in primo luogo dalla necessità di chiarezza normativa che resta ancora in evoluzione, legato
anche ad aspetti politico-sociali se non ideologici, non sempre prevedibili nell’immediato.
Anche l’andamento dei prezzi dei prodotti oggi piuttosto elevati a causa della notevole domanda e
limitata offerta, potrebbe lasciar prevedere una fluttuazione dei prezzi, ma non tale, a parere di chi ha
redatto il presente studio, da porre in discussione le previsioni e la validità degli indici economici
scaturiti dal presente studio nel breve-medio periodo.
Infine “l’effetto moda” che si ritiene di dover citare in tale contesto ma che però, paradossalmente,
assume nel contempo un elemento di opportunità e di minaccia, per quanto meno incidente rispetto agli
aspetti alimentari e terapeutici che si ritiene contribuiranno allo sviluppo dei prodotti derivati da questa
coltivazione.

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9. CONCLUSIONI DELLO STUDIO


Le risultanze del presente studio, in particolare i commenti all’analisi SWOT riportati nel capitolo 8,
confermano:
- che la Filiera Canapa offre certamente grandi opportunità, evidenziate nell’indagine di mercato,
che evidenzia una scarsa offerta e quindi la necessità di notevoli importazioni per effetto di una
domanda crescente (v. cap. 4);
- gli interessanti margini di profitto per le imprese agricole, che destinando anche superfici
modeste in zone marginali, possono raggiungere risultati che le altre coltivazioni non riescono
neanche ad avvicinare (vedi parr. 6.5);
- gli ottimi indici di profitto riscontrati nel business plan dell’impianto di trasformazione, a
condizione che sia presa in considerazione la dimensione di investimento qui ipotizzata, in
quanto ritenuta maggiormente valida rispetto a soluzioni impiantistiche di minore capacità di
lavorazione, e quindi non tali da garantire una adeguata remunerazione del capitale investito (v.
cap. 7);
- l’interesse crescente del mercato, per gli aspetti alimentari e medicali sta crescendo
considerevolmente alla luce dei recenti studi sugli eccellenti risultati connessi al consumo di
prodotti alimentari derivati dalla canapa e terapeutici per molte patologie:
- un mercato in continua evoluzione per nuovi utilizzi dei derivati della canapa e la mancanza di
imprese che trasformano il prodotto, che costituiscono la maggiore opportunità offerta dal
mercato.
Non di meno si rileva la possibilità di numerosi e ulteriori utilizzi della materia prima prodotta e
dell’impianto di estrazione supercritico attraverso una estrazione frazionata (SFE/SFF/SFP/SFM/SFC),
che consentirebbe di sviluppare applicazioni di varia natura, tutte ecosostenibili (v. par. 6.7).
A parte l’elevato valore aggiunto di queste applicazioni, lo sviluppo di tali applicazioni l’impianto
potrebbe essere utilizzato per l’intero anno, con evidenti vantaggi soprattutto sui costi di ammortamento.
Come punti di debolezza e/o minacce del progetto, la difficoltà di aggregare all’iniziativa imprese
agricole e superfici tali da generare quei quantitativi di materia prima in grado di giustificare pienamente
la dimensione dell’impianto di trasformazione qui ipotizzato; peraltro si ritiene che tale possibile
difficoltà possa essere superata attraverso accordi con organizzazioni professionali agricole e
associazioni impegnate all’interno della Filiera della Canapa.
Inoltre, necessità di chiarezza normativa, che resta ancora in evoluzione, legata quest’ultima anche ad
aspetti politico-sociali se non ideologici, non sempre prevedibili nell’immediato.
In misura minore, la possibile fluttuazione dei prezzi, che, a parere di chi ha redatto il presente studio,
non è tale da porre in discussione le previsioni e la validità degli indici economici scaturiti dal presente
studio nel breve-medio periodo.
Si vuole, infine, sottolineare:
 che la capacità imprenditoriale evidenziata dai profili dei soci della Onlus e dei propri associati;
 che la volontà della Onlus di offrire una qualità di prodotto e di processo che si intende
percorrere (si pensi alla tecnica di estrazione con fluidi supercritici, alla scelta del metodo di
coltivazione in biologico);
 che la capacità di penetrazione sul mercato che deriva dai contatti già avviati con Enti pubblici e
privati e lo sviluppo di integrazione dei diversi segmenti produttivi in distretti di bioeconomia
agricola che aggreghino agricoltori, fornitori di servizi, agroalimentare e agroindustria;
 la disponibilità di professionalità tecniche e consulenziali derivanti dal concorso di società di
professionisti nell’iniziativa imprenditoriale, potranno costituire il valore aggiunto necessario al
successo dell’iniziativa.
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Bibliografia
E. Radiocetti - L’alternativa alla Granicoltura – Seminario Ardaf su “"LA CEREALICOLTURA NEL
LAZIO TRA TRADIZIONE ED INNOVAZIONE".
Convegno Confagricoltura su “Opportunità e criticità della canapa industriale: se ne parla in un
convegno organizzato a Palazzo della Valle il 25 luglio”.
D. Aluifi, E. Vignò - La canapa come opportunità di sviluppo per le imprese agricole -
Agriregionieuropa anno 12 n°45, Giu 2016.
MANUALE DI AGRICOLTURA QUARTA EDIZIONE STEFANO AMICABILE]
Enciclopedia Treccani
Farmacologia. Principi base ed applicazioni terapeutiche - Rossi, Cuomo, Riccardi. Ed. Minerva
Medica
Industrial Hemp Harvest and Storage Best Management Practices - Dipartimento agricoltura e
sviluppo rurale Stato dell’Alberta

Siti Web consultati:


www.istat.it
http://eiha.org/
www.federcanapa.it
www.assocanapa.org
www.canapaindustriale.it
http://www.usidellacanapa.it/usi/index.php

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