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Ginnasiarchia ed evergetismo a Cirene tra la fine

dell'epoca tolemaica e l'età di Sinesio

Giuseppe Cordiano

Sono particolarmente grato agli organizzatori di questo colloquio per la


ghiotta opportunità che mi offrono di far fare un ulteriore passo in avanti
alle mie ricerche sulla ginnasiarchia a Cirene1.
Per giunta, il tema sul quale si incentra questo incontro mi costringe
ad affrontare in primis il rapporto tra ginnasiarchia ed atti evergetici, cioè
un argomento di cui solo in parte mi era già occupato in ambito cirenaico.
Come vedremo, la documentazione circa l'evergetismo di alcuni arconti del
ginnasio della colonia terea (documentazione di natura essenzialmente epi-
grafica) non è particolarmente ricca ma è decisamente significativa e tale
da poter consentire, oltre ad una miglior comprensione delle caratteristiche
salienti della figura del ginnasiarco a Cirene sotto i Tolemei ed in epoca
successiva, un inquadramento delle profonde trasformazioni subite da
questa arché-timé a partire da età giulio-claudia (e il pensiero va anzitutto
alle conseguenze determinate dal trasferimento del ginnasio civico).

1
In particolare, alla cortesia e disponibilità di O. Curty ed E. Culasso debbo se in mia
assenza (causa malattia) è stata ugualmente data lettura a Friburgo nell'ottobre 2005 del
testo della mia relazione. È stato inoltre molto gradito lo scambio epistolare intercorso
successivamente con A. Chankowski, che ha dato luogo ad una sorta di dibattuto (che in
tal modo non mi è stato del tutto impedito) seppur limitatamente a quanto trattato da me
e dallo Chankowski nelle nostre due relazioni (e nei nostri altri studi sul tema). Il pre-
sente lavoro mi consente inoltre di pubblicare, secondo quanto mi ripromettevo già nel
2001, la parte delle mie ricerche relativa alla ginnasiarchia a Cirene in età imperiale.
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A completamento del mio libro del 1997 sulla ginnasiarchia in Sici-


lia, Magna Grecia e Massaliotide2, ho sentito il bisogno in anni recenti di
ampliare l'orizzonte geografico, oltre che temporale, di tale studio, dedi-
cando alcune ricerche anche alla polis dorica fondata in terra africana, ri-
cerche pubblicate e presentate a partire dal 2001 con cadenza biennale3. Il
primo lavoro, edito sui Minima Epigraphica et Papyrologica, voleva of-
frire, dopo i validi studi sul tema in primis di M. Luni, A. Laronde, S. Ma-
rengo e J. Reynolds4, un primo inquadramento delle connotazioni salienti
della ginnasiarchia a Cirene in età tolemaica alla luce in particolare delle
sei coeve liste efebiche; il secondo (Entre gymnazein et hippeuein: chevaux
et "dressage" militaire de l’éphèbe à Cyrène), cui tengo particolarmente,
presentato al colloquio su "Les armes dans l'Antiquité: de la technique à
l'imaginaire" che si è tenuto a Montpellier nel 2003, verteva sul rapporto
agoghé-efebia a Cirene e sul ruolo militare del cavallo anche nell'ambito
del locale tirocinio efebico.
A questo punto vedrò di sintetizzare quelli che a mio avviso emergo-
no quali i più importanti risultati in merito fin qui conseguiti, in parte già
negli studi precedenti ai miei.

2
G. Cordiano, La ginnasiarchia nelle poleis dell'Occidente mediterraneo antico (1997).
3
G. Cordiano, MEP IV (2001), p. 255-296; Id., Entre gymnazein et hippeuein: chevaux
et "dressage" militaire de l'éphèbe à Cyrène, in P. Sauzeau – Th. Van Compernolle (a
cura di), Les armes dans l'Antiquité: de la technique à l'imaginaire. Colloque de Mont-
pellier (mars 2003), in corso di stampa.
4
M. Luni, QAL 8 (1976), p. 223-284; Id., Africa. Riv. bimestr. studi e documentaz. 21
(1976), p. 109-132; Id., Il Ginnasio-Cesareo nel quartiere monumentale dell'Agorà, in
Da Batto Aristotele ad Ibn El-‘as. Introduzione alla mostra (1987), p. 41-46; Id., Il gin-
nasio-"Caesareum" di Cirene nel contesto del rinnovamento urbanistico della media età
ellenistica e della prima età imperiale, in Archeologia Cirenaica. Giornata Lincea (Ro-
ma, novembre 1987) (1990), p. 87-120; Id., Strutture monumentali e documentazione
epigrafica nel Foro di Cirene, in A. Mastino (a cura di), L'Africa Romana. Atti del IX
Convegno (Nuoro, dicembre 1991) (1992), p. 123-146; A. Laronde, Prêtres d'Apollon à
Cyrène au Ier siècle ap. J.C., in A. Mastino (a cura di), L'Africa Romana. Atti del IV
Convegno (Sassari, dicembre 1986) (1987), II, p. 469-484; Id., Cyrène et la Lybie hel-
lénistique (1987); Id., Prêtresses d'Héra à Cyrène, in A. Mastino (a cura di), L'Africa
Romana. Atti del V Convegno (Sassari, dicembre 1987) (1988), p. 279-286; S.
Marengo, AFLM 15 (1982), p. 625-636; Id., AFLM 20 (1987), p. 307-317; J. Reynolds,
JRS 68 (1978), p. 111-121; Id., LibStud 9 (1979-1980), p. 65-72; Id., Inscriptions from
the Cyrenaican Limes, in A. Mastino (a cura di), L'Africa Romana. Atti del V Convegno
(Sassari, dicembre 1987) (1988), p. 167-172; Id., The Ephebic Inscriptions of
Teucheira, in E. Catani – S. Marengo (a cura di), La Cirenaica in età antica. Atti del
Convegno (Macerata, maggio 1995) (1998), p. 475-483.
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Dopo i lavori in particolare di F. Chamoux5, è ormai sufficiente li-


mitarsi a richiamare il tema della centralità avuta a Cirene dal cavallo e dal
carro anzitutto in ambito bellico nel corso di gran parte della storia della
città. Ad esempio, già Pindaro esaltava (P. IV, V e IX) la Cirene dai bei
cavalli (eujivppou Kuravna": IV, 2), città dai bei carri (IV, 7: eujavrmaton
povlin) ed auriga esperto nella guida del carro (IX, 4: diwxivppou Kurav-
na"), una polis rinomata in quanto abitata da un popolo equestre (V, 115:
ejlavsippon e[qno") che incarnava l'adempimento della profezia di Medea
(IV, 17-20: "mutati i delfini dalle corte pinne con le cavalle veloci, non re-
mi ma redini governeranno e carri dai pie' di tempesta")6. In tale quadro si
inseriscono tra l'altro le sei vittorie panelleniche conseguite da Cirenei in
gare equestri nel V e IV sec. a.C.7 e i due monumenti fatti erigere a Delfi
dalla colonia terea in onore del proprio fondatore Batto e di Zeus Ammone,
effigiati entrambi su quadriga8.
Alla luce in particolare dei condizionamenti di tipo morfologico (gli
sterminati altipiani e spazi aperti tipici della Cirenaica) ma come vedremo
anche per altri motivi, ben si comprende l'impiego militare del carro e della
cavalleria ed il loro ruolo dirimente negli scontri campali documentati in
Cirenaica ad esempio all'epoca dello spartano Tibrone o di Ofella e via di-
scorrendo9. Per sintetizzare al massimo, basti in merito a questo punto ri-
portare le parole di F. Chamoux sulle varie comai cirenaiche che spesso
"étaient menacés par les raids de pillards libyens qui avaient leurs bases
dans le désert"10: quelle stesse popolazioni indigene che non a caso già
Erodoto11 definiva abili nell'addomesticare e aggiogare i cavalli e nella gui-
da proprio delle quadrighe.
Gli studi di A. Laronde12 sulla prosopografia di Cirene hanno poi
mostrato come un'onomastica d'impronta marcatamente equestre connoti
pressoché sistematicamente gli esponenti più ragguardevoli dell'aristocrazia

5
In part. F. Chamoux, Cyrène sous la monarchie des Battiades (1953); Id., Chars cyré-
néens, in Archeologia Cirenaica..., op. cit. (n. 4), p. 7-16.
6
Traduz. B. Gentili, in Pindaro, Le Pitiche (1995), p. 121.
7
L. Santi Amantini, La gran gloria dei carri di Cirene, in M. Khanoussi et alii (a cura
di), L'Africa Romana. Atti del XII Convegno (Olbia, dicembre 1996) (1998), p. 155-162.
8
Pausania X, 13, 5 e 15, 6-7.
9
Per un quadro sui più recenti studi in merito alle figure di Tibrone e Ofella, n. 21.
10
F. Chamoux, Chars cyrénéens, art. cit. (n. 5), p. 16.
11
L'Alicarnasseno a IV, 170 descrive l'abilità dei Libii Asbisti con le quadrighe ed a IV
189 riferisce una tradizione secondo la quale sarebbero stati proprio i Libii ad insegnare
ai Greci ad aggiogare alle quadrighe i cavalli (e d'altronde Diodoro XX, 64, 3 accenna
non a caso ai ben 6. carri libii messi a disposizione di Agatocle alla fine del IV sec.
a.C.).
12
Vedi n. 4.
280 GIUSEPPE CORDIANO

cirenea. Gli stessi che, provenienti dalle poche famiglie di grandi proprieta-
ri fondiari13, praticavano l'allevamento dei cavalli e si nutrivano di senti-
menti nobiliari, da guerriero di stampo quasi omerico, in contrasto con lo
spirito egualitario di tipo oplitico (l'idea di homoiotes) che ci si attende-
rebbe in una polis per giunta politicamente legata a Sparta14. Era l'ippotro-
fia a indurre costoro a comportamenti fortemente individualistici, come ri-
vela da un lato l'importanza attribuita a Cirene ai duelli, cioè alle monoma-
chie (che la tradizione voleva introdotte già nel VI sec. a.C. dal più impor-
tante legislatore e riformatore della città, Demonatte di Mantinea)15, e come
palesano d'altro canto nell'arco dell'intera storia della polis i vari singoli
sobillatori contrari alla monarchia battiade16, i ribelli ex-governatori dei
Lagidi17 o anche gli estemporanei tiranni quali il Nicocrate vissuto addirit-
tura nell'età di Silla18.
Ma veniamo ai riflessi di carattere addestrativo e formativo prodotti
dal ruolo centrale rivestito dal cavallo come strumento da combattimento
(rispetto anzitutto alla panoplia oplitica).
Il diàgramma, cioè la lettera-editto contenente lo schema di riforma
costituzionale imposto da Tolemeo I19 ai suoi nuovi sudditi della Cirenaica

13
Si tratta sovente di quegli aristocratici "qui élevaient les chevaux sur leurs terres et qui
en effet attachaient la plus grande importance au contrôle des vastes étendues du gradin
supérieur et de l'altipiano" ai margini meridionali della chora cirenaica, visto che "c'est
là que se dressaient leurs rares puvrgoi": A. Laronde, op. cit. (n. 4), p. 311.
14
Per un quadro ed un'analisi dei rapporti intrattenuti in via diretta da Cirene con la po-
lis lacedemone, stando in primis alle fonti letterarie e storiografiche, cfr. anzi tutto F.
Chamoux, op. cit. (n. 5), passim; M. Nafissi, Battiadi ed Aigeidai: per la storia dei rap-
porti tra Cirene e Sparta in età arcaica, in G. Barker et alii (a cura di), Cyrenaica in An-
tiquity (1985), p. 375-386 (con specifica disamina) e Id., La nascita del kosmos (1991),
passim; L. Breglia, AION(archeol) 9, (1989), p. 9-30; C. Calame, Narrating the Foun-
dation of a City: the Symbolic Birth of Cyrene, in L. Edmunds (a cura di), Approaches
to Greek Myth (1990), p. 311 sgg.; Id., Mythe et histoire dans l'antiquité grecque: la
création symbolique d'une colonie (1996), passim; P. Vannicelli, QUCC 70 (1992), p.
55-73; Id., Erodoto e la storia dell'alto e medio arcaismo (1993), p. 123 sgg.; F. Miner-
vini, Misc. Grec. Rom. 19 (1995), p. 19-75 ed ora M. Monico, Cirene tra Tera e Sparta:
quale la vera madrepatria?, Anemos 1 (2000), p. 157-183.
15
Ateneo IV, 154d.
16
Cfr. per tutti F. Chamoux, op. cit. (n. 5), passim.
17
Vedi infra n. 21.
18
E ricordato da Plutarco (Mulier. virt. 19 [= Mor. 255e-257e]).
19
Prima del 305 a.C., cioè dell'anno in cui si attribuì il titolo di basileus (così ad es. A.
Laronde, op. cit. [n. 4], p. 88): in merito ai contenuti del testo e specialmente ai proble-
mi di datazione dello stesso, cfr. ora ad es. L. Criscuolo, Questioni cronologiche e inter-
pretative sul diagramma di Cirene, in K. Geus – K. Zimmermann (a cura di), Punica-
Libyca-Ptolemaica. Festschr. W. Huss (2001), p. 141-156 (che propende per il 320 ma
in primo luogo delimita al periodo tra il 321 e il 308 le possibilità di più attendibile da-
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 281

da poco conquistata, contiene al paragrafo 7 una specifica disposizione,


tesa ad evitare, mediante un apposito divieto20, che fra i politai potesse ri-
vestire un ruolo di spicco tra gli altri colui che fungeva da maestro di equi-
tazione per i giovani della città ed anche quello deputato al combattimento
oplitico. Da notare l'ordine delle menzioni, quasi che il primo dei due
maestri d'armi, quello per l'hippeuein, fosse da un lato più ragguardevole e
dall'altro potenzialmente più pericoloso del secondo, quello per l'hoploma-
chein, evidentemente per il mantenimento del dominio lagide sulla polis:
un controllo che in effetti più volte venne messo in discussione dalle ripe-
tute rivolte cirenee che caratterizzarono già la fine del IV ed il III sec. a.C.,
supportate dalle efficienti e ben addestrate politikai dynameis21.
L'inizio dell'età ellenistica è segnato per Cirene dall'imposizione del
dominio lagide che, ai fini del nostro discorso, interessa in quanto com-
portò da un lato la probabile introduzione dell'efebia e della ginnasiarchia22
e dall'altro la costruzione del primo damosion gymnasion tra IV e III sec.

tazione del documento in questione) e A. Bencivenni, Progetti di riforme costituzionali


nelle epigrafi greche dei secoli IV-II a.C. (2003), p. 105-150.
20
SEG 9 (1938), 1, l. 43-45: o{sti" ejk tou` politªeuvºmato" dhmosivai ijatreuvhi h] pai-
dotribh`i h] didavskªhiº toxeuvein h] iJppeuvein h] oJplomacei``n h] khruvsshi ejn bruta-
neivwi, mh; sunporeªuevsºqw muriaka;" ajrcav": o}" a]n touvtwn ejpiklhrwªqºeivhi, th``"
ajrch``" ªpaºusavsqw.
21
È il caso delle chiare velleità autonomistiche ed espansionistiche dell'ex governatore
lagide Ofella: all'alleanza stipulata già con Alessandro Magno (cfr. ad es. Diodoro XVII,
49), in effetti si appellarono probabilmente i Cirenei nel richiedere intorno al 324 a.C.
l'appoggio militare di Tolemeo di Lago per fronteggiare la spedizione condotta contro di
loro dallo spartano Tibrone, ma il risolutivo invio di Ofella dall'Egitto, se da un lato
segnò l'avvio dell'ingerenza lagide a Cirene, d'altro canto diede inizio per tale dominio
anche a quel tormentato periodo, caratterizzato da almeno due rivolte anti-tolemaiche a
Cirene (nell'ultimo quindicennio del IV sec.) e dalle aspirazioni autocratiche e quindi
indipendentiste degli ex-governatori tolemaici di Cirene (è il caso del citato Ofella al-
l'epoca della spedizione africana del siracusano Agatocle nonché di Magas, restauratore
del dominio lagide, proclamatosi poi intorno al 279 a.C. re di Cirene) finché le nozze tra
Berenice, figlia di Magas, e Tolemeo III Evergete I nel 246 a.C. non sancirono il pieno
momentaneo ristabilimento del controllo tolemaico sulla Cirenaica; su questa parte della
storia cirenea, cfr. ad es. A. Laronde, op. cit. (n. 4), p. 252 sgg., 349 sgg. e 379 sgg.; C.
Ravazzolo, Ofella, Atene e l'avventura libica, Hesperia 7 (1996), p. 121-126; S.
Consolo Langher, Cirene, Egitto e Sicilia nell'età di Agatocle, in E. Catani – S. Marengo
(a cura di), op. cit. (n. 4), p. 151-190; Id., Siracusa e la Sicilia greca tra l'età arcaica e
l'alto ellenismo (1996), passim.
22
Magistratura che a ragione lo Chankowski (nella sua relazione al presente colloquio –
Les souverains hellénistiques et l'institution du gymnase: politiques royales et modèles
culturels –) nota essere in età alto-ellenistica "un produit d'importation" ancora però
assente nella Cirene dell'età del diàgramma (che non ne fa in effetti menzione).
282 GIUSEPPE CORDIANO

a.C.23, cioè del principale ginnasio a Cirene, che fu poi ristrutturato nel cor-
so del II sec. a.C. e denominato Ptolemaion24.
Che effetti ebbe l'introduzione del ginnasio e dell'efebia, cioè di
questi standardizzati istituti a diffusione panellenica? E quali motivazioni
ebbe tale innovazione?
Anzitutto un'osservazione di fondo: Cirene era una polis dorica in
stretto contatto con Sparta e dotata non a caso di un'originaria agoghé con
forti analogie proprio con quella lacedemone, stando a quel che riusciamo a
intravedere (donde ad esempio la centralità rituale delle feste Carnee, at-
testata sia da Pindaro che da Callimaco)25.
Ma allora, in tale contesto, cosa comportò la successiva introduzione
dell'efebia? Di quest'ultima la polis dorica non doveva aver propriamente
bisogno, essendo già fornita di qualcosa di più di un semplice tirocinio ci-
vico-militare per i giovani, e cioè di una forma di agoghé. Del conseguente
strano miscuglio che ne derivò è emblematico l'aspetto stesso delle cariche
magistratuali preposte in loco al tirocinio efebico da età ellenistica fino ai
primissimi anni della nostra era: le 'liste' cirenee dei contingenti con ogni

23
Documentato per l'epoca alto-ellenistica anzi tutto (oltre che da una base votiva iscrit-
ta della prima metà del III sec.: cfr. L. Gasperini, QAL 6 [1971], p. 4-5 che la ritiene
dedicata ad Hermes ed Herakles) da un contrassegno in bronzo (effigiante un atleta e da
intendere quale probabile tessera d'accesso al ginnasio: M. Luni, Il Ginnasio-Cesareo…,
art. cit. [n. 4], p. 42), ritrovato nell'area dello Ptolemaion – in particolare negli strati di
terreno sottostanti l'impianto ginnasiale successivo – in strato presso taluni resti murari
relativi al più antico edificio ginnasiale (M. Luni, ibid.; Id., QAL, art. cit. [n. 4], p. 273,
n. 14; Id., Il ginnasio-"Caesareum" di Cirene…, art. cit. [n. 4], p. 92; pace C. Dobias-
Lalou, Bull. Epigr. 2002, p. 539).
24
In onore di Tolemeo VIII Evergete II. In merito, cfr. S. Stucchi, Cirene 1957-1966:
un decennio di attività della Missione archeologica italiana a Cirene (1967), p. 95 sgg.;
Id., Architettura cirenaica (1975), p. 204 sgg. e M. Luni, Strutture monumentali…, art.
cit. (n. 4), con bibl. prec. Come noto, lo Ptolemaion a partire da età augustea venne pro-
gressivamente trasformato in Caesareum (in merito, vedi oltre): l'ex-ginnasio divenne
insomma la nuova Agorà della città, cioè il principale Foro di età romano-imperiale (e
già nel I sec. d.C. il ginnasio risultava non a caso trasferito in una nuova sede a poca
distanza, costituita dalla c.d. Insula di Giasone Magno: al riguardo, vedi infra).
25
Nella prima metà del III sec. a.C. il cireneo Callimaco (nel secondo Inno ad Apollo,
65 sgg.) menziona la telesphorìa annualmente tenuta nell'Apollonion cireneo, della
quale rammenta in particolare l'ecatombe di tori per i banchetti e la danza dei giovani
guerrieri con le donne libiche (sul tema ad es. A. Laronde, Cyrène et la Lybie…, op. cit.
[n. 4], p. 331 e 362). Già Pindaro due secoli prima (P. V, 74 sgg.), in uno degli epinici
dedicati ad Arcesilao IV dopo la vittoria del 462 a.C., lascia intendere come l'ode vero-
similmente fosse stata eseguita da un coro di giovani – cfr. v. 103 – durante le Carnee
cirenee a seguito della rituale processione sulla skyrotà a cavallo che attraversava la
città, diretta al santuario apollineo, ove avrebbe quindi avuto luogo il banchetto tra so-
dali (cfr. per tutti B. Gentili, op. cit. [n. 6], p. 160-161 e 531-533).
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 283

probabilità annuali26 degli 'efebi' di Cirene, detti localmente triakatioi, cioè


'i 300'27 (o, meglio, di parte soltanto di essi: vedi oltre) mostrano di ripro-
durre una medesima struttura28, quale si desume a mio avviso in maniera
nitida dall'esame del relativo materiale epigrafico29. Lo schema prevedeva
che, all'elencazione di singoli efebi della colonia terea30 (propriamente non
tutti), si anteponesse sempre quella di alcuni magistrati in carica nello stes-
so lasso di tempo. Questi ultimi rivestivano una serie sempre uguale di ar-
chai, menzionate nello stesso ordine e ricoperte da un numero, mantenutosi
immutato, di 'arconti'31, quasi che queste venissero sempre gerarchicamente

26
A favore invece della durata biennale dell'efebia cirenea, M. Luni, QAL, art. cit. (n.
4), p. 239. SEG 9 (1938), 4, l. 29 (... to;" kaq∆ e{to" e{kaston gum[nasiarcevnta"] ...: in
merito alla quale, vedi infra) tuttavia attesta con certezza come i ginnasiarchi a Cirene
restassero in carica un solo anno (così ora anche A. Chankowski, L'éphébie hellénisti-
que: étude d'une institution civique dans les cités grecques des îles de la Mer Egée et de
l'Asie Mineure [in corso di stampa], n. 11 del cap. su Cirene).
27
Sugli efebi cirenei detti triakatioi, Aristofane di Bisanzio, p. 88, fr. 1 (ed. A. Nauck,
1848): ejn de; Kurhvnh/ tou;" ejfhvbou" triakadivou" –sic– kalou``sin; Ammonio, De ad-
finium vocabulorum differentia, p. 29-30, n° 117 (éd. K. Nickau, 1966): ejn de; Kurhvnh/
tou;" ejfhvbou" triakataivou" kalou``sin; Esichio s.v. triakativoi (oiJ e[fhboi, kai; to;
suvsthma aujtw``n); Eustazio, Commentarii ad Iliadem 727, 18 (tou;" de; met∆ aujtou;"
ejfhvbou" Kurhnai`oi me;n triakavtiou" – codd. triakavpou"– kalou``si). Sulla loro
denominazione (= 'i 300') e le originarie peculiarità di natura civico-militare (da rileg-
gere anche all'interno delle tante forme di tripartizioni care in particolare al mondo dori-
co, quali ad es. le triakades spartane – cfr. Erodoto I, 65, 5 –), vedi infra.
28
A ragione (e affronteremo la questione di seguito nel testo) la C. Dobias-Lalou, Le
dialecte des inscriptions grecques de Cyrène (2000), p. 242 preferisce definire tali testi
semplicemente delle dediche alle due divinità del ginnasio e sulla sua scia ora lo Chan-
kowski (op. cit. [n. 26], n. 6 del cap. su Cirene) preferisce giustamente non parlarne
come di veri e propri catalogi epheborum tout court.
29
Condotto da chi scrive nel citato articolo apparso sui MEP, art. cit. (n. 3), dal quale si
desume il seguente canonico schema: ∆Epi; tou`` dei``na \ triakatiarcevnta": \ to;n dei``na
tou`` dei``na \ to;n dei``na tou`` dei``na \ to;n dei``na tou`` dei``na \ to;n dei``na tou`` dei``na \ ajpo-
rutiavzonta \ to;n dei``na tou`` dei``na \ gumnasiarcevnta": \ to;n dei``na tou`` dei``na \ to;n
dei``na tou`` dei``na \ to;n dei``na tou`` dei``na \ kai; tw``n presbutevrwn \ to;n dei``na tou``
dei``na \ triakativo": \ to;n dei``na tou`` dei``na \ (etc.) \ in fondo: oJ dei``na tou`` dei``na \ ÔEr-
ma`i ÔHraklei``.
30
Cioè dei triakatioi, menzionati all'accusativo (con l'aggiunta di seguito del loro patro-
nimico) su due o più colonne e introdotti dall'accusativo plurale triakativoı: così già S.
Marengo, AFLM 15, art. cit. (n. 4), p. 631 sgg.
31
Come notava già il Luni (QAL, art. cit. [n. 4], p. 247 e 269), seppur ancora con qual-
che imprecisione (non è vero che il numero dei ginnasiarchi tw'n presbutevrwn mutò
mai, nella fattispecie da tre ad uno), ed ha poi ribadito con estrema precisione la Maren-
go (ibid., p. 630), la quale ha sottolineato il "forte conservatorismo che ha mantenuto
invariati l'ordine di presentazione, la designazione e il numero" dei magistrati e degli
'ufficiali' cirenei.
284 GIUSEPPE CORDIANO

inquadrate (forse per ordine d'importanza) alla luce delle rispettive compe-
tenze nei confronti degli efebi32.
Alla menzione dell'eponimo33, segue sempre quella dei 4 triacatiar-
chi34 in carica e degli altrettanti ginnasiarchi (3 'generici', privi cioè di ulte-
riori specificazioni, più quello dei non più efebi, i presbyteroi)35 e i due
gruppi di 4 sono intramezzati dalla menzione dell'aporytiazon (termine ed
arché di controversa interpretazione)36 – per inciso si noti anche la men-
zione, in fondo, dell'efebo che effettuò, probabilmente a sue spese, la dedi-
ca di tale epigrafe alle divinità per antonomasia protettrici del ginnasio nel
mondo greco, vale a dire Ermes ed Eracle–37.

32
Così già M. Luni, QAL, art. cit. (n. 4), p. 241.
33
Cioè del sacerdote d'Apollo. La funzione eponimica di questo hiereus, posto a Cirene
al vertice delle magistrature civiche fino alla tarda antichità, è attestata a partire almeno
dal IV sec. a.C. (cfr. ad es. SEG 9 [1938], 11 sgg. – i c.d. conti dei demiurghi –) ma
probabilmente venne introdotta già nella seconda metà del V sec., dopo la caduta della
dinastia dei Battiadi: vd. per tutti ora G. Ottone, MEP 3 (2000), p. 72.
34
I triakatiavrcai (dei quali ricorre la menzione anche nelle tabulae militum S.E.Cir.
243.1 e SEG 9 [1938], 50) venivano detti esplicitamente efebarchi in età imperiale (cfr.
l'ejfhvbarco" triakatiavrca" di età antonina in SEG 9 [1938], 742, l. 5-6): sul loro
ruolo di veri e propri ufficiali dell'esercito civico (a stare anche alle appena citate liste
militari, fin dalla tarda età classica almeno), vd. infra.
35
Su quest'ultimo gruppo d'età, cfr. ad es. M.P. Nilsson, La scuola nell'età ellenistica
(1973), p. 58 sgg. e G. Cordiano, op. cit. (n. 2), p. 25-26.
36
Come noto, questo participio deriva da un verbo che rappresenta un hapax di difficile
comprensione, fin dalle sue possibili derivazioni (secondo l'Oliverio [Africa Italiana 3,
(1930), p. 189] da ajpov + rJutivzw = rJutidovw ad indicare la "vecchiaia imperversante"
–sic–), tanto da contribuire a rendere poco chiara la stessa natura della magistratura in
questione. Fatto sta che questa, "da riferire comunque al mondo dell'efebia" (F. Sartori,
Schemi costituzionali nell'Occidente greco, in C. Antonetti (a cura di), Il dinamismo
della colonizzazione greca. Atti del Convegno [Venezia, novembre 1995] [1995], p. 46)
visto il suo ricorrere in queste sole iscrizioni, viene menzionata dopo i 4 triacatiarchi e
prima degli stessi 4 ginnasiarchi, donde la scarsa probabilità che si tratti del "responsa-
bile dell'istruzione militare dei presbyteroi" (come per M. Luni, QAL, art. cit. [n. 4], p.
240 e 269 e A. Laronde, op. cit. [n. 4], p. 437); parrebbe perciò da connettere più ai 4
ufficiali dell'esercito cireneo che non ai solo successivamente riportati responsabili del
ginnasio. Per una felice recente interpretazione del termine da parte della Dobias-Lalou,
vedi oltre.
37
Cfr. J. Delorme, Gymnasion: étude sur les monuments consacrés à l'éducation en
Grèce (1960), p. 339 sgg. con ampio elenco di attestazioni in merito. La citazione delle
due divinità nei nostri testi risulta inoltre preceduta da quella dell'efebo dedicante o dei
due efebi dedicanti (cfr. SEG 20 [1964], 741 A e 740 A): a Cirene la ripetuta citazione
del nome di uno degli efebi (si tratta del primo dei triakatioi enumerati, poi nuovamente
ricordato prima della coppia divina) assicura che si trattava di chi votò alle due divinità
la stele, facendosi forse carico delle relative spese, non quindi dell'efebo segretario. In
effetti, gli unici singoli epheboi grammateis esplicitamente citati (per altro non più con
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 285

All'interno delle 'liste efebiche' di Cirene spicca in primo luogo la


presenza, in cima ai magistrati della locale efebia, dei 4 triacatiarchi, cioè
alla lettera degli efebarchi, in una parola degli 'arconti' che di norma nel-
l'ambito dell'efebia costituivano i principali aiutanti dei ginnasiarchi (qui
solo successivamente menzionati); per giunta, va notato che anche il nume-
ro complessivo di questi ultimi (3 + 1) è pari a quello dei triacatiarchi (4).
Gli 'arconti' dei triakatioi, come mostra la più importante delle tabulae mi-
litum rinvenute a Cirene (SEG 9 [1938], 50)38 ancora intorno alla metà del
IV sec. erano da considerare a tutti gli effetti come degli 'ufficiali' al co-
mando di una parte dell'esercito cittadino ma il loro numero era ben supe-
riore, poiché ammontavano a 17, non a 4 soltanto. Insomma, l'efebarchia
non era a Cirene connotata dalla consueta sussidiarietà dell'addetto agli
efebi rispetto al capo del ginnasio – si tratta quindi di un'anomalia – e, pur
se sembrerebbe comunque che la stessa fosse stata ridimensionata numeri-
camente39 tra IV e III sec. a.C., questi 'ufficiali', i triacatiarchi, mantennero
una qual preminenza quando vennnero affiancati da altrettanti ginnasiarchi.
In altra sede ho in particolare cercato di evidenziare come la stessa
denominazione triakatioi ('i 300') fosse anteriore all'introduzione del ginna-
sio e dell'efebia a Cirene, prima di passare ad indicare, dal III sec. a.C. al-
meno, i giovani cirenei tout court40. Ho inoltre rimarcato un altro dato: la
menzione dei 17 triacatiarchi nella citata tabula militum ricorre da un lato
dopo quella dei locaghi responsabili delle forze militari civiche dotate di
cavalli (e cioè di quelli a capo rispettivamente dei lochoi delle quadrighe e
dei monippoi, cioè dei cavalieri)41 e dall'altro precede quella della fanteria,

la denominazione di triakatioi) in liste efebiche cirenee sono quelli del 161 e del 223/4
d.C. (SEG 9 [1938], 128, II, l. 23 e 20 [1964], 742, l. 17) e si rinvengono solo all'interno
del secondo, distinto e più tardo gruppo di 'catalogi epheborum' cirenei, caratterizzato
da continui "sovvertimenti nella gerarchia delle magistrature" efebico-ginnasiali (M.
Luni, QAL, art. cit. [n. 4], p. 270; si va dalla scomparsa della carica dell'aporytiazon e di
quella del ginnasiarco dei non più efebi, alla ridenominazione della triacatiarchia – or-
mai detta semplicemente efebarchia –, fino alla frequente ridefinizione innanzi tutto
numerica delle varie cariche efebico-ginnasiali: cfr. in tal senso di seguito nel testo).
38
È quanto ha ribadito M.-L. Lazzarini, SEG 9 (1938), 50: una revisione alla luce di
vecchi e nuovi frammenti, in L. Bacchielli – M. Bonnano Aravantinos (a cura di), Scritti
di antichità in onore di S. Stucchi (1996), I, p. 175-192.
39
Stando anche alla communis opinio, risulta in effetti poco credibile che solo 4 dei 17
fossero addetti in età ellenistica ai triakatioi in relazione al loro tirocinio ginnasiale.
40
All'interno della relazione presentata a Montpellier nel 2003 (sulla quale supra n. 3).
41
Ammontanti nel primo caso a 6 locaghi e nel secondo a 5. I monippoi vanno
verosimilmente interpretati in tal modo, e cioè come 'combattenti a cavallo', "cavaliers
montés" (così recentemente C. Dobias-Lalou, op. cit. [n. 28], p. 241 e M.-L. Lazzarini,
art. cit. [n. 38], p. 177 ma già F. Chamoux, art.cit. [n. 5], p. 8) più che come "chars à un
seul cheval", cioè carri da volata, così come riteneva S. Stucchi (Architettura cirenaica,
286 GIUSEPPE CORDIANO

composta dai fanti pesanti (i pezoi), dai peltasti addetti ai triakatioi42, e da


altri gruppi di armati alla leggera (si va dai lanciatori di giavellotto – gli
akontistai –43, dai peltasti in ausilio alle quadrighe44, dai para(i)bat(a)i –
cioè i soldati al fianco dell'auriga sul carro –45 fino dagli "aiutanti" di questi
ultimi46). Grazie perciò a tale elenco su pietra dei comandanti delle varie
parti dell'esercito cireneo di terra, risalente alla tarda età classica, si deduce
come i triakatioi, procedendo per esclusione, non potessero di conseguenza
essere né dei fanti leggeri come i peltasti (che in parte combattevano in ef-
fetti al loro fianco), né costituire il grosso dei fanti. I '300' tuttavia, se non
militavano nelle file della fanteria, neppure dovevano rappresentare l'ossa-
tura della cavalleria dell'esercito cireneo, da identificare probabilmente con
i monippoi; i triakatioi piuttosto sembrerebbero da assimilare, anche per
analogia con casi simili, con un corpo scelto47 di efebi a cavallo48. Un cal-
zante parallelo si rinviene in effetti proprio nella metropoli putativa, cioè a
Sparta49, dove 300 giovani hippeis in età storica formavano un corpo d'élite
di fanteria pesante, da ritenere alla luce del nome originariamente montato
a cavallo50. È possibile insomma che, analogamente ai loro 'colleghi' lace-
demoni di età preclassica, anche 'i 300' cirenei costituissero un raggruppa-
mento militare, composto da giovani soldati selezionati per la particolare

op. cit. [n. 24], p. 95, n. 3): già sia Senofonte (Cyr. VI, 4, 1) che Platone (Leg. 834c)
sono univoci nell'utilizzo del termine monippos per designare esclusivamente il cavallo
da sella e tutt'al più chi lo cavalcava.
42
Guidati possibilmente da 22 locaghi. A capo del precedente gruppo, troviamo invece
18 locaghi.
43
Sottoposti con ogni probabilità a 20 locaghi.
44
A 12 o 13 ammontavano i locaghi che li comandavano.
45
Guidati da 5 locaghi.
46
Similmente rendono l'espressione locagoi; paraibatikw``n lovcwn sia S. Stucchi (Ar-
chitettura cirenaica, op. cit. [n. 24], p. 95, n. 3) che M.-L. Lazzarini (art.cit. [n. 38], p.
182); ammontavano ad 8 questi locaghi.
47
M. Launey, Recherches sur les armées hellénistiques (1949-1950), II, p. 596 n. 5
("corps d'élite de 300 hommes"); M.-L. Lazzarini, art.cit. (n. 38), p. 182. M. Luni, QAL,
art. cit. (n. 4), p. 240 li definisce "un corpo speciale di fanteria".
48
S. Stucchi, ibid. Similmente ora la Dobias-Lalou, op. cit. (n. 28), p. 241.
49
Sui rapporti Sparta-Cirene, bibliogr. sopra a n. 14. Non a caso dei richiami tesi a re-
cuperare la originaria ªLaºkwnikh; swfrosuvnh kai; a[skhªsi"º sembrano esser stati
rivolti nel II sec. d.C. agli abitanti di Cirene dall'imperatore Adriano (SEG 28 [1978],
1566, l. 31-43 e sul tema J. Reynolds, JRS, art. cit. [n. 4], p. 118-119; N.H. Kennell, The
Gymnasium of Virtue. Education and Culture in Ancient Sparta [1995], p. 85-86 e Ch.P.
Jones, Chiron 28 [1998], p. 255-266).
50
Cfr. ad es. W.K. Pritchett, The Greek State at War (1974), II, p. 224-225 (con analisi
anche del non del tutto dissimile battaglione sacro tebano); U. Cozzoli, Proprietà fon-
diaria ed esercito nello stato spartano (1979), p. 84-97 e M. Nafissi, op. cit. (n. 14), p.
82 sgg. e 153 sgg.
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 287

abilità guerriera palesata51, connotati da una qualche forma di impiego bel-


lico del cavallo (a differenza quindi di quanto avveniva in Laconia in età
storica); per giunta affiancati nei combattimenti campali da una parte appo-
sita della fanteria leggera (cioè da vere e proprie truppe ausiliarie – i pel-
tastai summerìtai tois triakatìois–).
Quindi, l'introduzione dell'efebia e della ginnasiarchia dovette fare i
conti con i precedenti istituti militari cirenei, fra i quali anche quello dei
giovani e selezionati cavallerizzi detti triakatioi e dei loro comandanti mi-
litari, i triacatiarchi, ai quali si continuò a riconoscere un ruolo di spicco
probabile eredità della loro originaria veste precipuamente bellica nell'am-
bito già dell'agoghé.
Ma v'è di più: stando ad una felice proposta avanzata cinque anni fa
da C. Dobias-Lalou52, l'aporytiazon, come sembra indicare la radice del
termine in questione, parrebbe essere colui che faceva andare al galoppo,
cioè alla lettera chi urlava "à bride abbatue!", in una parola l'istruttore di
cavalleria all'interno anzitutto dell'efebia. Mi permetto in tale prospettiva di
avanzare in aggiunta, a proposito del ginnasio cittadino, una personale
ipotesi: le smisurate dimensioni (un quadrilatero, esteso per poco meno di
un ettaro, dalla superficie pari a 3 isolati urbani) proprie forse fin dal III
sec. a.C. del principale damosion gymnasion (prima cioè che venisse edifi-
cato il monumentale Ptolemaion sullo stesso suolo nel secolo seguente)
sono totalmente spropositate se confrontate con i dati demografici relativi
alla Cirene ellenistica, analizzati anzi tutto da A. Laronde nella sua mono-
grafia del 198653, ma tali mastodontiche dimensioni54 vanno forse riconsi-
derate tenendo presente il probabile uso ginnasiale di cavalli nell'ambito in
primo luogo dell'addestramento equestre fornito tramite l'efebia in questa
polis. E non a caso il cireneo Annikeris, vincitore con la quadriga ad Olim-
pia forse nel 388 a.C. ed in contatto con Platone, aveva dato prova di estre-
ma destrezza nella guida in corsa di una quadriga proprio all'interno del

51
Ma fors'anche per le disponibilità economiche che consentivano il mantenimento e
l'allevamento di cavalli: sulla parallela situazione attestata a Sparta, valido punto di
partenza resta U. Cozzoli, ibid., p. 86 sgg. (con analisi delle relative fonti). I giovani
lacedemoni, che nella loro polis facevano a gara per venir iscritti dai 3 hippagretai tra i
prestigiosi 300 hippeis spartani, sembrano insomma aver quasi ispirato i Cirenei nel-
l'istituire in parallelo prima dell'età ellenistica un corpo di giovani combattenti detto
appunto 'i 300'.
52
C. Dobias-Lalou, op. cit. (n. 28), p. 244-246.
53
A. Laronde, op. cit. (n. 4), p. 392 sgg.
54
Pressoché senza paralleli nel mondo greco, come recentemente ribadito da E. Fontani,
Il ginnasio, in C. Franzoni (a cura di), I Greci (2002), vol. IV, 2, p. 922.
288 GIUSEPPE CORDIANO

ginnasio ateniese dell'Accademia55, quasi fosse aduso a tal genere di evolu-


zioni con carri anche a quattro cavalli all'interno di ginnasi.
In generale, in età ellenistica solo fino a un certo punto l'efebia cire-
nea sembrerebbe aver assimilato ed uniformato ai propri standardizzati ca-
noni la figura del triakatios cireneo, già prima d'allora fortemente conno-
tato in chiave bellica (visto che rappresentava uno dei '300', uno quindi dei
giovani combattenti di un apposito corpo scelto civico montato). È ovvio
che da età alto-ellenistica l'attestazione dei tre ginnasiarchi 'generici' induce
a ritenere che dovessero essere ormai costoro a prendersi cura di tutti i gio-
vani cirenei nell'ambito del tirocinio efebico (così come succedeva con gli
efebi in gran parte del mondo greco)56 a tale addestramento precipuamente
dedicato57. Tuttavia, i 4 triacatiarchi, cui spettava il posto d'onore nelle me-
desime 'liste efebiche', sembrano ancora precipuamente legati, insieme al-
l'aporytiazon, all'idea di triakatioi preesistente all'introduzione dell'efebia, e
perciò possibilmente costituivano un trait d'union significativo con il mon-
do equestre che aveva caratterizzato la figura del triakatios cireneo nel-
l'ambito della sola agoghé fino ad età lagide. In fondo, 1) i vari rilievi in
pietra effigianti protomi equine58, cavalli, cavalieri, aurighi e quadrighe59,
dedicati in età ellenistica da alcuni triakatioi; 2) la stessa coeva attestazione
55
Teste Eliano (VH II, 27). Cfr. anche L. Moretti, Mem. Acc. Lincei, s. VIII, VIII, 2
(1957), p. 179-180.
56
Nella veste cioè, come abbiamo già detto, di 'arconti' preposti in particolare alla ge-
stione dell'edificio pubblico. Quest'ultimo aspetto è quanto esplicitamente testimonia
SEG 9 (1938), 4 (circa in particolare la celebrazione di sacrifici nello Ptolemaion, pre-
rogativa esclusiva dei ginnasiarchi): vedi di seguito.
57
Sulla suddivisione del corpo civico in tre phylai, promossa da Demonatte di Mantinea
verso la metà del VI sec. a.C. fondandosi sull'origine etnica dei coloni e mantenuta in
età ellenistica – cfr. ad es. SEG 9 (1938), 72, l. 134 –, vedi Erodoto IV, 161, 3 (e cfr. F.
Chamoux, op. cit. [n. 5], p. 138 sgg.; A. Laronde, op. cit. [n. 4], p. 36 sgg. e special-
mente K.J. Hölkeskamp, Hermes 121 [1993], p. 404-421).
58
Come ad es. nel caso della stele recante la lista efebica del 3/4 d.C. (= SEG 20 [1964],
741 A).
59
Cfr. anzitutto M. Luni, QAL, art. cit. (n. 4), p. 245-246, nrr. 14 e 14bis: trattasi di due
basi marmoree, entrambe dall'Agorà, rispettivamente con dedica originaria da parte di
un solo personaggio ad Hermes ed Herakles – cfr. S.E.Cir. 164 e L. Gasperini, Fasi
epigrafiche e fasi monumentali: contributi alla storia e all'archeologia di Cirene greca e
romana, in G. Barker et alii (a cura di), op. cit. (n. 14), p. 35 sgg. – e raffigurazione di
una quadriga con auriga su un lato e cavallo condotto da un giovane abbigliato da efebo
su un altro – poi ricoperta a partire dal 12/11 a.C. da una ventina di singoli graffiti
efebici –; l'altra – predisposta per una statua – con quattro quadrighe al galoppo su
altrettanti bassorilievi ed alcuni graffiti efebici posteriori al 19/8 a.C. Cfr. inoltre L.
Pandolfi, Rilievi eroici di Cirene, in E. Catani – S. Marengo (a cura di), op. cit. (n. 4),
p. 449-456 per altri 4 similari rilievi cirenei (stesso il tipo di raffigurazioni e di graffiti)
di età tardo-ellenistica.
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 289

dell'istruttore della cavalleria militare, l'aporytiazon, e forse 3) le dimen-


sioni del ginnasio costruito già nel III sec. a.C. rinviano ad un mondo
connesso in ultima istanza all'agoghé cirenea che non era tramontato del
tutto neppure con l'introduzione dell'efebia (si pensi ad esempio alle pro-
cessioni di giovani cirenei a cavallo lungo la Skyrotà ed alla loro danza in
armi in occasione delle feste Carnee, teste Pindaro ma anche Callimaco)60.
Ma probabilmente un numero cospicuo di giovani cirenei non poteva per-
mettersi la proprietà, l'allevamento ed il mantenimento di un cavallo. Per
giunta, il numero annualmente attestato di triakatioi in età ellenistica (com-
preso tra i 78 e gli 80)61, ammontando ad alcune decine più che a qualche
centinaia, come sarebbe da attendersi, induce a congetturare la presenza di
triakatioi 'di prima categoria' e di altri 'di seconda categoria', i primi legati
al mondo dell'equitazione che richiamava situazioni e istituzioni precedenti
(gli unici probabilmente registrati nelle nostre 'liste efebiche')62, i secondi
invece, ben più numerosi, genericamente assimilati agli efebi quali sono
noti un po' ovunque nel mondo greco63.
La Cirene di età ellenistica continuò insomma ad essere ideologica-
mente improntata da quella forma mentis, cara a parte del corpo civico che
s'identificava nei valori ippotrofici, e tenne di conseguenza, nel momento
dell'introduzione dell'efebia e del ginnasio, ad estendere al tirocinio efebico
quella formale e sostanziale (e perciò apparentemente aberrante) disparità
caratteristica di Cirene, pur di mantenere distinto dal grosso della fanteria
'oplitica' il ruolo dei cavalieri cirenei – ancora determinanti negli scontri
bellici terrestri – con non solo implicita negazione del civico ed efebico
spirito 'oplitico'64.
60
Vedi sopra n. 25.
61
Il primo è fornito da SEG 20 (1964), 741 A, mentre il secondo sembra suggerito dal
confronto con il primo (è propriamente attestato dall'acquisto di 80 strigili effettuato nel
II-I sec. a.C. da un ex ginnasiarco: SEG 37 [1987], 1674 e S. Marengo, AFLM 20, art.
cit. [n. 4]).
62
Che in effetti tali propriamente non solo: vedi sopra n. 28. Non a caso in tali 'catalogi
epheborum' colpisce tra l'altro la ricorrente presenza di fratelli, cioè di giovani che di
norma dovevano risultare sfasati come età, ma vengono ugualmente sempre presentati
sotto il medesimo anno (poiché con un unico cavallo a disposizione?) dell'efebia cirenea
di primo livello.
63
E i 4 triacatiarchi che provvedevano anche sotto i Lagidi all'inquadramento dei giova-
ni politai al termine del tirocinio efebico nelle schiere delle politikai dynameis, forse
influivano nel decidere la destinazione degli stessi in chiave militare, distinguendo tra
triakatioi montati e triakatioi normali?
64
Così già G. Cordiano, Entre gymnazein et hippeuein…, art. cit. (n. 3). Più che negare
valore alle testimonianze antiche che documentano che la denominazione data a Cirene
agli efebi tout court era quella di triakatioi, è a mio avviso preferibile sottolineare le
disuguaglianze sociali che attraversavano profondamente la locale aristocrazia, e di
290 GIUSEPPE CORDIANO

Non è questa la sede per soffermarsi sui motivi che spinsero i Tole-
mei a far riformare le originarie istituzioni civico-militari di marca dorica
(ivi compresa la carica di stratego), ma certo dovettero risultare impellenti
fin dagli ultimi anni del IV sec. da un lato il problema del controllo della
bellicosa e insofferente polis dorica da poco incorporata ma nel contempo
anche l'esigenza di promuovere in Cirenaica il fenomeno del mercenariato
militare, a tutto favore anzi tutto delle leve degli eserciti lagidi65.
Veniamo, conclusa questa prima parte, ai singoli casi di ginnasiarchi
dallo spirito evergetico.
Prima della nostra era, tralasciando innanzi tutto il problematico caso
costituito dalla dedica di 80 probabili strigili, ad Ermes ed Eracle, da parte
di un a noi ignoto ginnasiarco66, l'attestazione più importante di evergeti-
smo nell'ambito della ginnasiarchia cirenea è costituita dalla stele di Barceo
figlio di Teocresto (SEG 9 [1938], 4)67. Con due appositi decreti, incisi su
una stele rinvenuta nel santuario di Apollo, la città tributava una serie di
onori al da poco defunto Barkaivo" gumnasivarco" (l. 33: Barªkaivw gum-
nasivaºrcw), che un'altra iscrizione (SEG 9 [1938], 133) menziona in pre-
cedenza, nel 17/6 a.C., quale sacerdote di Augusto68.
In particolare, la polis voleva dimostrare la propria gratitudine, al-
l'indomani della morte, a questo suo cittadino che aveva lasciato per testa-
mento due proprietà fondiarie al demos e cioè, oltre ad un podere per le ne-
cessità dei sacerdoti di Apollo e Artemide, il campo detto di Mnaseas ad
Ermes ed Eracle per la comune unzione dei Cirenei (ajªgro;nº Æto; MnasevaÆ
ÔErma`i kai; ÔHraklei`` ej" to; koino;n tw`` dªavmw a[leimºma, l. 8-9). Al bene-
fattore la città decreta una serie di onori funebri, che tra l'altro prevedono
che al trasporto della salma debbano partecipare i triakatioi e gli altri fre-
quentatori, evidentemente del ginnasio, che usufruiscono delle unzioni (to;"
tªriakativo"º kai; to;" a[llo" to;" metevconta" tw`i ajleivmmato", l. 19-20)69.
Inoltre, tra gli altri oggetti votati alla memoria del ginnasiarco evergete, ve

conseguenza il corpo civico, e i loro probabili riflessi, alla luce di un'ideologia ippotro-
fica restia ad accogliere lo spirito oplitico, nella strutturazione a due livelli conseguen-
temente data all'efebia (legata alla disponibilità o meno del cavallo da parte del giovane
cireneo).
65
Si rinvia a quanto già scritto nel lavoro apparso nel 2001 (n. 2).
66
SEG 37 (1987), 1674; S. Marengo, AFLM 20, art. cit. (n. 4) e sopra n. 61.
67
Ampio quadro bibliogr. in merito anzitutto in J. Delorme, op. cit. (n. 37), p. 220-221;
M. Luni, QAL, art. cit. (n. 4), nr. 12 e A. Laronde, op. cit. (n. 4), p. 466.
68
Si tratta di una dedica in onore di Afrodite, promossa dai 9 nomophylakes all'epoca in
carica a Cirene.
69
Ritengo sia da accogliere la restituzione in lacuna del termine triakatioi al nominativo
plurale, quale ora avanza lo Chankowski (op. cit. [n. 26], in appendice al cap. su Ci-
rene).
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 291

n'è anche uno (forse uno scudo – probabilmente dorato – iscritto) da collo-
care ej" to; gumnavsªionº (l. 26). Infine, nel giorno dell'anniversario della
nascita di Barceo, ogni anno i ginnasiarchi all'epoca in carica (to;" kaq∆
e{to" e{kaston gumªnasiarcevnta"º, l. 29)70 dovranno effettuare dei sacrifi-
ci in suo onore. Il secondo decreto fissa varie norme per l'impiego del la-
scito (tese anzi tutto a evitare l'alienabilità e l'ipotecabilità dei due fondi) e
ad un certo punto specifica che il podere detto di Mnaseas era stato donato
ÔErma`i kai; ÔHraklei`` kai; tw`i damosivwªi gumnasivwiº (l. 44) e le sue ren-
dite dovevano essere utilizzate per la fornitura dell'olio al ginnasio pubbli-
co71.
Insomma, il ginnasiarco Barceo doveva esser conscio, in particolare
a seguito dell'esercizio delle sue funzioni di capo del ginnasio, dei conside-
revoli costi prodotti dalle abbondanti forniture di olio necessarie, per il
buon funzionamento del ginnasio, ai frequentatori abituali dello stesso, cioè
ai giovani ma anche a tutti i Cirenei maschi adulti che più o meno abitual-
mente si recavano presso il damosion gymnasion per tenersi in esercizio
nella lotta e discipline affini. Donde l'evergetismo di Barceo in favore, alla
sua morte, degli istituti poleici del ginnasio e dell'efebia, mediante un appo-
sito lascito, mirato ad alleviare il peso dei notevoli costi rappresentati dalla
fornitura pubblica dell' a[leimma; costi ben documentati in pressoché tutte
le città greche d'età ellenistica che difatti incentivavano, tributando vari tipi
di onori, l'evergetismo dei propri concittadini che spesso si facevano carico
proprio delle spese relative alle forniture ed elargizioni gratuite di olio72.
Ma veniamo ad altro, addentrandoci nella piena età giulio-claudia.
Gli studi di alcuni archeologi ed epigrafisti anzi tutto italiani hanno da tem-
po ormai mostrato come il damosion gymnasion o Ptolemaion fosse stato
trasformato in Caesareum verso la metà del I sec. d.C.73. È questa l'epoca in
cui si decise di dotare la città di un Foro, una nuova e più ampia agorà ro-

70
In merito vedi sopra n. 26.
71
L. 45-46.
72
Sul tema, a titolo esemplificativo, già J. Delorme, op. cit. (n. 37), passim e M.P. Nils-
son, op. cit. (n. 35), passim.
73
In merito, anzi tutto S. Stucchi, Cirene 1957-1966…, op. cit. (n. 24), p. 95 sgg.; Id.,
Architettura cirenaica, op. cit. (n. 24), p. 204 sgg. e M. Luni, Strutture monumentali…,
art. cit. (n. 4), con bibl. prec. A partire dall'età augustea, lo Ptolemaion fu progres-
sivamente trasformato in Caesareum (è quanto attestano in primis delle iscrizioni latine,
collocate sulle facciate dei due Propilei del complesso e relative ai primi interventi di
trasformazione e restauro: si veda soprattutto L. Gasperini, QAL, art. cit. [n. 23], p. 5
sgg. e Id., Note di epigrafia cirenea, in L. Bacchielli – M. Bonnano Aravantinos [a cura
di], op. cit. [n. 38], p. 154-156).
292 GIUSEPPE CORDIANO

mana, e in particolare è allora che il propileo orientale74, uno dei due mo-
numentali accessi al fabbricato in questione (e per l'esattezza quello che si
apriva sul decumanus maximus), viene restaurato probabilmente in età ne-
roniana dal proconsole in carica, cioè dal governatore della provincia, e da
un tal Pacilaeus legatus legionis; in tale occasione il porticato di età elle-
nistica che circondava internamente per intero il mastodontico fabbricato
venne per l'appunto ridenominato porticus Caesarei, la porticus del Caesa-
reum. Era quindi già stata per lo meno avviata la trasformazione del grande
ginnasio civico in Caesareum, in Foro75.
Cirene però non restò priva di un damosion gymnasion. È merito di
M. Luni aver riesaminato il dossier relativo a quanto emerso dallo scavo
archeologico della non lontana cosiddetta insula di Giasone Magno, scavo
pubblicato nel 1966 da P. Mingazzini76. Prima che nel II sec. d.C.77 venisse-
ro qui realizzati alcuni ampliamenti e ristrutturazioni di tipo anche monu-
mentale78, il Luni ha mostrato come la parte occidentale di tale edificio,
verosimilmente a carattere originariamente abitativo e dotato centralmente
di un peristilio intorno ad un'area aperta, fosse divenuto già nel corso del I
sec. d.C. la nuova sede dell'istituzione ginnasiale.
All'interno di tale quadro ritengo vada ripresa in considerazione
l'unica attestazione relativa alla ginnasiarchia per il pieno I sec. d.C. Si
tratta di un'iscrizione (SEG 9 [1938], 58)79 presente su una base litica che a
sua volta sosteneva una statua. È stata trovata proprio nell' 'insula di Gia-
sone Magno' e il testo ci informa del fatto che essa era stata realizzata dalla

74
A differenza di quello meridionale, quello che si apre sull'importante asse viario urba-
no che giunge fino all'acropoli (e che va identificato con la Skyrotà processionale), re-
staurato tra il 4 ed il 14 d.C. da due distinti personaggi romani senza però che venisse
menzionata nelle relative iscrizioni la riqualificazione quale porticus Caesarei: bibl. alla
n. prec.
75
Ci si rifà in merito a quanto edito da S. Stucchi, L. Gasperini e M. Luni (cfr. n. 73).
76
P. Mingazzini, L'insula di Giasone Magno a Cirene (1966) e M. Luni, Strutture mo-
numentali…, art. cit. (n. 4), p. 124.
77
E poi anche in età severiana.
78
Fra questi ad es. il mosaico dedicato ad Ermes e recante l'iscrizione (= S.E.Cir. 111)
che menziona il Tiberio Claudio Giasone Magno che convenzionalmente dà nome al-
l'edificio.
79
SGDI 4856 (con trascrizione effettuata quando ancora era possibile leggere integra la
l. 1); G. Oliverio, Documenti Antichi dell'Africa Italiana II, I (1933), nr. 60 e fig. 16; M.
Luni, QAL (n. 4), nr. 17:
Klaudivan ∆Aravtan Filivskw
qugatevra, fuvsei de; Eujfavneuı,
matevra Kl(audiva") ∆Olumpiavdo"
aijwnivw gumnasiarcivdo",
5 ajreta``" e{neka Kuranai`oi.
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 293

città per onorare la madre di Claudia Olimpiade, ginnasiarchide perpetua:


matevra Kl(audiva") ∆Olumpiavdo" aijwnivw gumnasiarcivdo" (l. 3-4).
Claudia Olimpiade è un personaggio di spicco a Cirene80, poiché,
come hanno mostrato A. Laronde e M. Luni81, diviene sacerdotessa di Era
intorno al 37 d.C., così come in precedenza anche possibilmente la madre82,
onorata nella nostra iscrizione all'interno di un edificio pubblico ammini-
strato dalla figlia. Claudia Olimpiade aveva cioè ricoperto anche il sacerdo-
zio femminile più prestigioso a Cirene.
Per giunta, la madre aveva per fratelli Filisco, Pausania e Filosseno, i
quali furono gli eponimi civici, cioè i sacerdoti d'Apollo, rispettivamente
nel 17/6 a.C., nel 2/3 d.C. e a cavallo tra gli anni 20 e 30 del I sec. d.C.83 e
costoro, oltre a raggiungere in tal modo l'apice del cursus honorum
nell'ambito della propria polis, furono anche Filosseno eforo (SEG 18
[1962], 739) e Pausania il lusipov l emo" celebrato in SEG 9 (1938), 63
verosimilmente per aver contribuito in maniera decisiva a porre fine ad uno
stato di guerra in atto tra Cirenei e nomadi Marmaridi84.
Insomma, la Claudia Olimpiade che, oltre che sacerdotessa di Era
intorno al 37 d.C., viene verso la metà del secolo ricordata anche come
ginnasiarchide perpetua faceva parte di una famiglia influente, di notevole
spicco e probabilmente facoltosa. È una vera e propria rivoluzione quindi
quella che aveva ormai interessato all'epoca la ginnasiarchia a Cirene, visto
che essa venne: 1) assegnata a vita e non più annualmente, 2) per giunta ad
una donna e 3) non più necessariamente ad un collegio di 4 persone. Ab-
biamo altre attestazioni di ginnasiarchidi ej" to;n aijw`na perpetue, cioè a vi-
ta, in età romano-imperiale, ad esempio in Pisidia, a Lesbo e fors'anche in
Egitto85 tutte ricoperte da donne facoltose e munifiche che si facevano cari-
co di una sorta di leitourghia ginnasiale.
Il carattere straordinario di tale titolatura a Cirene spicca ancor più se
si tiene presente che la documentazione epigrafica relativa alla ginnasiar-
chia di tipo ordinario (ricoperta cioè da maschi adulti ed in modo colle-

80
In tal senso si confronti anche S.E.Cir. 118: ªKl(audivan) ∆Oºl≥umpiavda Filivs≥ªkwº,
fuvsi de; ⁄ ªKleºavrcw ajreta``" e{neka kai; poti; to;" ⁄ ªqeo;"º cavrin eujsebiva" Kura-
nai`oi.
81
A. Laronde, op. cit. (n. 4), p. 479 sgg. e M. Luni, QAL, art. cit. (n. 4), nr. 17.
82
A. Laronde, Prêtresses d'Héra à Cyrène, art. cit. (n. 4), passim.
83
Si vedano SEG 9 (1938), 133 e 179, l. 4 (cfr. anche 349); 9 (1938), 63 e S.E.Cir. 1; L.
Gasperini, QAL 5 (1967), p. 58, l. 11-12. In merito, A. Laronde, Prêtres d'Apollon à
Cyrène…, art. cit. (n. 4), p. 282-284.
84
Su tale iscrizione tra gli ultimi M.E. Michelini, Il monumento onorario a Pausanias:
un esempio di reimpiego a Cirene in età augustea, in E. Catani – S. Marengo (a cura di),
op. cit. (n. 4), p. 429-448.
85
Studiate ad es. da L. Casarico, ZPE 48 (1982), p. 117-123.
294 GIUSEPPE CORDIANO

giale) riprende con il II sec. d.C. fino agli inizi del secolo successivo, rap-
presentata com'è da tre ulteriori preziose liste efebiche.
Quindi, la figura di una ginnasiarchide a vita era di carattere straor-
dinario per una Cirene costretta eccezionalmente a giovarsi della munifi-
cenza di una sua ricca abitante, come già sottolineava l'Oliverio86 (e fra pa-
rentesi va anche notato che forse per la famiglia di Claudia Olimpiade non
era la prima volta che ci si faceva carico di spese connesse all'istituzione
ginnasiale, visto che lo zio Filosseno ricevette, per via di a noi ignoti meri-
ti, onori civici tributatigli sia nell'agorà che per l'appunto nello Ptole-
maion)87.
Insomma, la concomitanza, intorno alla metà del I sec. d.C., tra la
trasformazione del mastodontico damosion gymnasion in Foro e l'attesta-
zione, all'interno dell' 'insula di Giasone Magno', cioè del nuovo ginnasio,
della ginnasiarchia perpetua, ricoperta da una illustre cirenea mi induce a
ipotizzare, in attesa di ulteriori conferme o meno88, un ruolo centrale di
Claudia Olimpiade e della sua famiglia nell'ambito del trasferimento del
ginnasio poleico in una nuova non lontana sede e nel sopperire di conse-
guenza, come ginnasiarchide perpetua, alle spese che non possiamo imma-
ginare di poco conto se si dovette provvedere, se non anche all'acquisto
stesso del preesistente fabbricato, per lo meno alla sua ristrutturazione e
trasformazione in ginnasio ed al suo arredo.
Perché Cirene potesse continuare ad esser dotata di un seppur più
piccolo damosion gymnasion fu quindi probabilmente necessario trovare
dei facoltosi cirenei disposti a farsi carico di spese straordinarie, meritevoli
di conseguenza, vista la loro inusuale entità, di onori fuori dalla norma
come la ginnasiarchia a vita ad una donna89.
Come ho accennato prima, effettuato il trasferimento del ginnasio,
già nel II sec. d.C. le liste efebiche tornano a documentare magistrati ginna-
siali di tipo affine a quanto era consueto in precedenza a Cirene. Sia il 'ca-
talogus epheborum' del 161/2 (SEG 30 [1980], 742), che quello del 172
circa (SEG 46 [1996], 2207) ed infine quello del 223/4 (SEG 9 [1938], 128)
presentano infatti a mo' di incipit una serie di cariche più o meno costituite
86
G. Oliverio, op. cit. (n. 79), nr. 60.
87
Una imago clipeata – e fors'anche uno scudo dorato iscritto? –, pace G. Paci, AFLM
19 (1986), p. 367-375 (che pensa allo Ptolemaion ateniese).
88
Un riesame di quanto emerso dagli scavi editi dal Mingazzini andrebbe promosso, alla
luce sia dei materiali anche mobili all'epoca scoperti sia in particolare alla luce di nuovi,
più accurati rilevamenti planimetrici delle strutture e delle varie fasi edilizie dell' 'insula
di Giasone Magno'.
89
E a questo punto dedico solo un cursorio cenno ai pur interessanti esempi di ever-
getismo ginnasiale di matrice imperiale relativi all'età degli Antonini (sui quali bibl.
sopra a n. 49 ed ora A. Chankowski, op. cit. [n. 26]).
GINNASIARCHIA ED EVERGETISMO A CIRENE 295

nell'ordine dalla coppia degli efebarchi, da quella degli strateghi e da quella


dei ginnasiarchi (ma ad esempio sia i primi che i secondi si riducono tal-
volta ad uno solo).
In cosa si era verosimilmente trasformata l'efebia a Cirene? Certo
non era più un valido tirocinio addestrativo a carattere anzi tutto militare,
destinato ai giovani cirenei che aspiravano ad entrare nel corpo civico della
loro polis. Tanto più che è ormai palese dal II sec. in poi anche l'assenza di
un protagonista della locale anomala efebia e del ginnasio di età ellenistica:
il cavallo.
Non c'è giunto alcun rilievo di tale epoca effigiante cavalli e dedicato
da efebi90 o comunque in ambito ginnasiale. Gli efebi stessi hanno perso la
loro peculiare denominazione di triakatioi, così come chi a loro preposto,
detto ormai semplicemente efebarco91 e non più triacatiarco. È inoltre sin-
tomaticamente scomparso l'aporytiazon92, cioè l'istruttore di equitazione dei
triakatioi, né d'altronde le ridotte dimensioni del nuovo damosion gymna-
sion dovevano consentire la possibilità di portare al ginnasio i cavalli93.
In conclusione, dobbiamo immaginare che, mentre l'efebia ormai
sempre più derogava dalle proprie originarie peculiarità addestrativo-
militari94, il cavallo non venisse più impiegato in chiave bellica nella Cire-
naica? Ma in realtà le sempre più ricorrenti razzie dei nomadi dei dintorni,
come ha mostrato a più riprese A. Lewin95, indussero Roma a trasferire in
zona vari reparti di coortes equitatae in particolare dalla seconda metà del
III sec., e ancora tra la fine del V e gli inizi del VI sec. sotto l'imperatore

90
Ulteriormente scesi di numero (rispetto ai triakatioi elencati in età ellenistica), rispet-
tivamente a 68, 60 e ancora 60 nelle tre citate iscrizioni di II e III d.C.
91
Salvo che ancora nel 161 d.C., nell'iscrizione che presenta una sorta di provvisoria
doppia denominazione (sulla quale, sopra n. 34).
92
Oltre al ginnasiarco dei non più efebi.
93
Una nuova carica si aggiunge alle altre, l'academarco – documentato anche nella non
lontana Ptolemaide (= M. Luni, QAL, art. cit. [n. 4], nr. 2 a p. 258) –, che rinvia forse
all'attenzione riservata (in merito, cfr. anzi tutto gli studi di J. Reynolds, cit. a n. 4) da
Adriano, da un lato nella sua lettera ai Cirenei in favore dell'istruzione a sfondo cultu-
rale dei paides cirenei (in fondo alle prime 2 liste efebiche viene in effetti, forse non a
caso, introdotto il paidonomos, cioè propriamente l'addetto ai paides che funge anche da
epistates ed è lo stesso personaggio in entrambe) e dall'altro quella che lo indusse nella
monumentale villa, che si fece costruire presso Tibur, a farsi edificare anche un edificio
denominato appunto Accademia.
94
Per giunta per spegnersi già nel corso del III sec.?
95
A. Lewin, La difesa dal deserto: osservazioni preliminari per uno studio comparato
delle frontiere, in A. Mastino (a cura di), L'Africa Romana. Atti del VI Convegno (Sas-
sari, dicembre 1988) (1989), p. 197-209; Id., Le aristocrazie della Cirenaica romana ed i
conflitti con le tribù barbare (I sec. a.C.-V sec. d.C.), in A. Mastino (a cura di), L'Africa
Romana. Atti del IX Convegno…, op. cit. (n. 4), p. 757-762.
296 GIUSEPPE CORDIANO

d'Oriente Anastasio I (SEG 9 [1938], 356) ci si preoccupava di garantire nei


castra96 della regione la fornitura di cavalli ai soldati che dovevano
controllare i movimenti dei berberi.
Intanto, i Cirenei avevano perso l'abitudine di andare a cavallo in
contesti di natura bellica? Forse no, se ancora agli inizi del V sec. il vesco-
vo Sinesio97, d'intesa con alcuni grandi proprietari terrieri cirenei organizzò
un servizio di pattugliamento di alcune aree ai margini della Cirenaica, af-
fidandolo a giovani (meta; tw``n ejfhvbwn) a cavallo, a mo' quasi di pallido
retaggio dell'antica tradizione militare cirenea fondata in primo luogo sul-
l'impiego bellico del cavallo e sull'insegnamento dell'equitazione in campo
militare ad alcuni 'efebi'.

96
È non a caso in età bizantina che ebbe luogo la trasformazione a Cirene dell' 'insula di
Giasone Magno' in caserma, secondo il P. Mingazzini (op. cit. [n. 76], passim).
97
Sinesio, Epist. 132; cfr. D. Roques, Synésios de Cyrène et la Cyrénaïque du Bas-
Empire (1987), p. 263 e 280.