Sei sulla pagina 1di 453

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nell’ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere più protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è
un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l’anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dall’editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.

Linee guide per l’utilizzo

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l’utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
l’imposizione di restrizioni sull’invio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l’uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l’uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall’utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.

Informazioni su Google Ricerca Libri

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nell’intero testo di questo libro da http://books.google.com
IT H
00 0

FS K. K. H O F B | B L I O T H E K -

in C OSTERR. NATIONAL BIBLIOTH E K Se sei


± −+|-|-|-
* •• •
|-
}
|-·
- *
****
----*
~,* |-
|-~
~~
*
·|-
---- __ _-
;--------
T-w º'r ' º^\T^ wrºnae aet ſ rºt ſy <!<\!--~~~~№tºr -- 3 , !
-

- I

25 º º - - –
LETTERE
V O IL G A R I

D I D I V E R. S I
G E N T I L H Vo M 1 N I
D E L M O N F E R- -

R A T O,

R.A C C O L T E D.A M E S S E R.
ST E FAN O G VA ZZ O.

I N B R E S C I.A -
t

Appreſſo Giouan Battiſta Bozzola.


M• D • L XV I,
-
.|-|-|-·|-·|-
|--
· |-
----
•|-|-
·|-|-
|-|-
*••••••
|-|--|-
|-
-·----
*
;
…--------·
|-• ••
·|-.*·|-|-|-|-- -
|-|-|-*
|-!·|------ -
|-|-
|-|-|-·|-·
··----·
|-!: • • •, ,|-|-
,|-|--
|-··1-|-|-|-|-
----,
·|------|-----
|-! !|-
--' ,|-
|-|-|-|-|--
|-|-··|-
-|-|-|-?

- -- |-··|-·|-|-|-
|-----·*· ·-:
*· -* .
• ----…
*•
----~·|-|-|-|--·|-|-
-|-·|-|-|-|-|-
-|-----|-|--
:*|-
··-----
•----|-••|-…',|-|-|-.
-* .------|--
-
.·|-·
-·|-|-|--·{|-
|-|×
|-|-·!”·*|-·|-- -----
·- -
··.*|-·|-|-|-»|-(:
- -· -----
-/**
|-----*·|-|------
− →*+→ r, \ºi
M SMAN®
ao

222 º S

ALLA ILLVSTRISS,
ET EccELLE NT'ISSIMA
s 1 c. D. I s A B E L L A.
, c o N z A C As
º - a º -

- - - - -
MA Rc H EsA DI PEsc
1 A RA -
V E L D o Lc E,
& pietoſo a
mor della pa
tria,che negli
animi noſtri è
impreſſo dal
la natura, au
mentato dal
- - - - - - - la ragione, 8
conſeruato dall'uſo, mi fece rauede
re molti dì ſono Eccellentiſſima Si
gnora che dalle lunghe, 8 contino
ue guerre paſſate è ſtato inſifatta ma
niera oppreſſo il bel terreno del Mö
ferrato, che molti rari,8 mirabili in
e 1]
egni à guiſa di piante da maluagi
i" offeſe, è da ſpeſſe i"
percoſſe,non hanno potuto ſtendere
i rami,S produrre i deſiati frutti. La
onde volendo io far chiaro il mon
do,che dentro alla ſcorza hanno ſer
bato il naturalvigore, mi ſon poſto
à raccoglier alcune lettere di diuerſi
pur del Monferrato, contra lequali
già mi par di ſentire mille gridi, mil
le beffe, 8 mille punture, concioſia
che vanno attorno tanti volumi di
lettere di famoſi auttori, che hoggi
mai è leuata la ſperanza à più moder
ni non che d'auanzarli, ma quaſi d'ag
guagliarli. Tuttauia non iſchifando
i benigni lettori di ſcorrere quando
che ſia, tutta queſt'opera, diranno è
mia difeſa, che qui ſono molte belle,
& diuerſe materie non più trattate
da altri, 8 ſe ve ne ſono alcune po
che, volgari, S& communi, vengono
ſcritte con ſinuoui concetti, 8 con
tal forma di parole, che non ſi può di
re, che ſiano per pouertà d'ingegno
è rubate, è tolte in preſtanza;& quin
di s'accorgeranno, che oltre all'ha
uerio con queſta picciola fatica eſſal
tato la patria, ſi come è il mio primo
oggetto, haurò anco quaſi impenſa
tamente giouato à molti. Ma ben
veggo,che non ſi reſterà perciò d'ac
º" di mendicata gloria, perche
io habbia con alcune mie inutili &
ſciocche lettere preſo luogo fra tan
te honorate perſone; alche brieue
mente riſpondo, che s'io ho voluto
dar fine à queſta impreſa, ſono ſtato
prima coſtretto di promettere alla
maggior parte di queſti gentilhuomi
ni,che con le loro lettere ne meſco
lerei alcune mie,le quali però voglio
credere, che altro, che lode non mi
poſſano recare; perche ſopportando
io,che con la baſſezza loro ſcoprano
maggiormente la grandezza degli
altri auttori,ne dourei eſſer commen
dato di modeſtia;& ſopportando al
l'incontro eſſi auttori, che le mie let
tereſiano nell'opera riceuute & dal
:: 1 11
loro ſplendore illuſtrate, merito me
deſimamente d'eſſer partecipe della
gloria loro. Queſto volume magna
nima, & virtuoſa Prencipeſſa, a V.
l Eccell. ho voluto conſecrare con
– ſperanza, che non ſdegnerà alcuna
volta tralaſciando i più graui ſtudi di
riuolgerſi con lieto animo à queſta
famigliarlettione,laquale tengo per
fermo,chele debba alcun diletto ap
portare, poi ch'eſſa & nello ſcriuer
delle lettere, & nel conoſcere i leg
giadri ſcrittori è non meno felice,
che giudicioſa. Qui forſe prendereb
be occaſione altra perſona di dire,
che non cedendo voſtra Eccell. nè
di valore, nè di grandezza d'animo,
º nè di ben ordinata, 8 eſſemplar vita
ad alcuna Prencipeſſa, che hoggidì
viua, non ſi poteua abbellire queſt'o-
pera con più ſuperbo fregio, che coi
diuinisſimò nome della MA R-
c H E s A D 1 P E s c A R A, & il
medeſimo direi io ancora, s'io non
ſapeſſi, che voſtra Eccellenza ha per
ſingolar,8 proprio coſtume di chiu
der l'orecchie à coloro, che in fac
cia le ſue lodi le raccontano: onde
mi baſterà di dirle, che tutti queſti
gentilhuomini conſapeuoli dell'a-
more che ella porta è queſto ſtato,
& delle corteſi & honeſte maniere,
con lequali ſe lo rende obligato,
& diuoto, hanno ad vna voce ac
conſentito, ch'io le faccia dono del
picciolo volume, 8 datomi ſperan
za, che le habbia ad eſſer caro que
ſto ſegno della riuerenza & ſeruitù
mia. Et qui humilmente melein
chino,diſiderandole feliciſſimavita.
Di Caſale il primo dell'anno
. . Me D e 1 Kv - º

A. - - . . . .

Di voſtra Eccellenza,
Humiliſſimo & obligatiſs.
Seruitore. -

Stefano Guazzo.
se iiij
S O N E T T O D E L
S I G. A N S E L M O
- M O R R A e

gºgº'o
A L s 1 G. S T E FA N o
C v A z z o. -

E=
01 che naſce dal uostro im
mortal lume -

Vn ſplendorſi mirabile, 3

º ſi raro,
Chiapporta i nostri colli il
di più chiaro,
Eiuaghifiorià le più algenti brume 5
Benuelrò lieto ancor il real fiume
scuoter criſtalli dal bel ſeno caro, (paro
Fal Mincio, è l'Arno, e al Tebro andar di
spargendo arene d'or fior del costume.
Tal che ſaran d'archi, teatri, tempi,
Metalli, marmi, 3 d'altri cccelſi honori
Degni gli ameni colli, el fiume altero.
Nèfiagiamai fra noi, che non s'adori
Il uostro diuin nome; & contro dgli empi
colpi di morte non ſi ſerbi intero.
T A V O L A D E G L I
A V T o R I -

A LES SA NUD RO MOL.A.

tarvi il L Cataneo
Reuerendo Padre Giorgio
iVA\; S.
ºyA º o -
a Calr. I Callſ,

s N
Vi,
" Al Signor Gaſparo Aran
e . 2,

E - A . . . . 3.
Al Sig. Stefano Guazzo. 5.
Alla Sig. Iſabella . . . . 9
Alla Signora . . . . . . . . IQ
A M. Battiſta d'Alba. I2

Al Sig. Bernardino Gambera. . 13. -

AlSig. Lorenzo Poggiuolo. I6


Alla Sig. Laura . . . . . . 17,
A NS E LM O MORRA. . .
AL Sig. Federico Colli. 18.
A Monſignor Bartolomeo Cagna. I9
Al Sig. Giulio . . . . . 2O

Alla Sig. Chiara R e 2 I,

A ND RE A PICCO.
A M. Maſſimigliano Montegnano. 23
«A . . . 24.
Al si sianliorapersa. 28
T A v o L A

vAlla Signora . . . . . . . . 27
- BATTISTA C.A NE.
A L Sig. Stefano Guazzo. 28
vAl medeſimo. 3o
B.A TTI STA BA LIA No.
A L Sig. Giouanni Nugnez: 3I
Al Sig. Ottauiano . . . . 32
B O NI FA CI O MA L VEZZI.
A L La Marcheſa di Peſcara, 33
Al Sig. Franceſco Toſabezzi. 34
Al Sig. Ambaſciator Figueroa. 34
Alla Sig. Lelia Sangiorgio. 35
vAl Conte Giulio Maluezzi. 35
«A . . . . 37
Al Sig. Leonardo Arriuabene. 37
Al Sig. Nicolò d'Oria. 38
Al Sig. Luca Grimaldi, 39
Al Sig. Gio. Giorgio della Rouere. 39
«A . . . . - 4o
Al Sig. Guglielmo Guazzo. 4o
B o NI FA ci o c.ARRErro,
A L Sig. Gio: Giorgio Carretto. 4i
Alla Sig. Barbara Carretta. 44
Al Cardinale d'Aras. 46
FED ERI co M.A o Noc.A vallo.
«A - - - - 47
A M. Marco Franceſco Bellino. 48
De c1 1 Avro R1.
Al Sig. Franceſco Gambera. 49
Al Sig. Criſtoforo Picco. - 49
FRAT E FRA NUCESCO
C O C O N A T O,
.A Meſſer Gio. Giacomo Bottaccio. 5o
Al Veſcouo di Caſale. 53
A M. Stefano Guazzo. 55
Al medeſimo. 56
Al medeſimo. - 59
FRA N CES c o P VGI E LL.A.
A L Sig. Stefano Guazzo. 6o
Al Sig. Giacomo del Ponte. . . . . . 61
A M. Henrico Euſibione. 63
A M. Gerontio Baua. 64
A M. Panurgo Fanfaluga 65
Al Sig. Annibale Magnocauallo. 68
FRA NCESCO PA PA LA RAD O.
A L Sig. Stefano Guazzo. 71
.Al medeſimo. 72
Al medeſimo. 73
Al Sig. Federico Natta. . . 74
«Al Sig. Leonardo. Arriuabene. 74
Alla Marcheſa di Peſcara. 75
Al Sig. Tomaſo Belangeri. 76
Al Sig. Giulio Aldriſio. 76 -

AlSig. Gio. Battiſta Vialardi. - 77


«Al Sig. Fuluio . . . . . . 78
T A v o L A
Al medeſimo. 79
Al medeſimo. 8o
Al medeſimo. 8I
A incerta ſignora. 82.
Alla medeſima. 83
A Cecilia Cortigiana. 84
G I 0. F R.A N C E S c o .
B E L L O N E.

A L Sig. Hippolito Galuagni. 85.


Alla Sig. Violante Bobba. 86
Alla Conteſſa di Gabiano. , 87,
«A - - - - - o 88
G I 0. F RA N C E S c o .
º C R O V A. . . . . . .

A L Sig. Gio. Giacomo Bottaccio. 88


Al medeſimo. 9r.
AlSig. Stefano Guazzo. 93
Al Sig. Giulio Ceſare Papazzoni. 95
c 1 o F RA N c E s c o
R O V I G L I O N E, - -

A L Sig. Stefano Guazzo. a 96


Al medeſimo. º 96
Al medeſimo. 97.
Al Sig. Girolamo Cibò. 98.
Al Sig. Sebaſtiano Ferreri. 98.
A M. Matteo Criuelli. . 99
D E. GLI A VT O R I,

GHERARDO BORGOG NI.


.A Monſignor di Neuiglie. I Oo
Al Sig. Guglielmo Serralunga. 1 OI
Alla Sig. Nicoletta Marenca. I O2

Alla Sig. Maria Tartoneſe. . Io3


Al Sig. Lorenzo Borgogni. Io3.
A M. Gio. Battiſta Bocca. “ Io5
GI.A cola o D EL Po NT E. ,
A L Sig. Franceſco Carli. Io5
Al Conte Giulio Ceſare Couo. Io6
GIO VA N NI CA NE.
Al Signor . . . . . Io7
G I O. G IA C O M O ,
D A L P E R O ».
A l Sig. Criſtoforo Picco. Io9
Al medeſimo. I Io
Al medeſimo. III,

A M. Gio. Antonio Pauarancio, I I L.

Al medeſimo. a . I I 2,

Al medeſimo. - . I 12
GIO. GIA CO MO BOTTA C CI O.
A L Marcheſe di Peſcara. I I3 l

A Teodoro Bottaccio. I 15
Al Sign. Teofilo Bancino I IS -

A M. Franceſco Filopono. I2 I
Al Sig. Stefano Guazzo. - I2 ,
Al Sig. Bonifacio Carretto. I 23
N
T A V O L A -
G I O. G V G L I E L M (2
C A V A G L E A T E,

A L Conte Teodoro San Giorgio. 128


Al Sig. Leonardo Arriuabene. 129
Al Sig. Gio. Giacomo Bottaccio. 13o
Al Sig. Emilio Caccianimico. A 131
- Al Conte della Vezza i 33
,
Al Sig. Michele San Giorgio. - AI 35
G I O. G V G L I E L M O
- S E R RA LV N C A e -

A L Sig. Gio. Franceſco Belloni. 137


Al Sig. Giouanni Cerrato. 137
Al Sig. Perim Pergamo. so - , 138
All'ingrato. I 39
GVG LI E LM o GVA zzo.
A M. Franceſco Teſtadoro Dorino. 141
A M. Pier Franceſco Sapienti. 144
A M. Prete Perpetuo. - 146
A Madama Billot. - 147
«Alla medeſima. 147
Alla medeſima. 148
: 1 HETTOR MI RO GLI O.
«A L Duca di Mantoua. - e - 148
Al medeſimo. . 155
Al Cardinale di Mantoua. 156
Al medeſimo. - 157
al sig. Franceſco crotto e 159
D e c11 avro Ri.
A Meſſer Marco . . . . . I6 e
O LI VI E RO CA PELLO.
Alla Sig. Hippolita Bobba. - 163
PE RIM. PERG A MO. -
.Al Signor . . . . . . 167
Al Sig. Guglielmo Serralunga, 169
Al Sig. Carlo Montiglio, 17o
Al Sig. NicolòGuaſco. - 171
T I ETRO M o NTO GER0.
vA M.Stefano Guazzo. 172
Alla Sig. Lelia San Giorgio, 173
. Alla communità di Trino. 173
i Al Sig. Leonardo Arriuabene, 175
Al conte Federico San Giorgio. 176
Al Sig. Giouanni Cane. - 177
A M. Stefano Guazzo. - , 178
. ST E FA NO D E L LI RE.
i Al Sig. Franceſco delli Rè. 18o
a ST E FA NO G VA ZZO.
. A Don Battiſta Agoſta. 182
i Al Sig. Ceſare Gonzaga. - 183
Alla Sig. Lelia San Giorgio. I 84
i Al Sig. Gabrielle Calzoni. 185
A M. Fabio Meſarani, 187
Al Sig. Franceſco Papalardi. I 88
. A Madonna . . . . . I89
; A M. Guglielmo Guazzo. 189
TAVOLA D E GLI A VT o RI.
Al Vicario di Caſale. 19r
Al Sig. Andrea Damiani. I 9I
Alla Sig. Margherita Baliana. I92.
Alla Sig. Maddalena Colli. I93
A M. Gherardo Borgogni. . I94
A Madamigella di San Giuliano. I94
Al Sig. Criſtoforo Picco. I96
Al Sig. Ceſare Ceppo. I97
Al Sig. Aleſſandro Mola. I 99
A Don Giacomo Bennati. 2 OO

Al Sig. Franceſco Agnello. 2, O2,

Alla Signora . . . . . 2o3


Al Duca di Neuers. 2o4.
Alla Sig. Caſſandra Berna. 2 o5
Alla Sig. Maddalena Colli. 2o7
Al Caualier.Arriuabene. 2o8

TRA I A N O B 0 B B.A.
alla Sig. Lauinia Bobba. 2o9
I L F I N E,
A L R: TA D RE GIORGIO
C A T A N E O ,

Lo eſſorta à voler continuarla vi


ta ſua nella religione de Gieſuati,
della quale era ſollecitato da amici
& parentiàvolerne vſcire.
E O I RE vE R EN D o Padre
mio l'hauete inteſa, ci pi
gliata pel aerſo laſciando la
Corte, nella quale pur tene
uate de primieri luoghi, per
º entrar nella ſantiſſima reli
sione de Gieſuati al ſeruigio di Dio, ci è ben
da credere, che l'opera ſola dello Spirito ſanto -
u'habbia indottosi coteſta deliberatione,et non
diſagio,dapocaggine,ò diſperatione,come mol
taltri,che in poco tempo hanno poi mostro la
leggierezza loro, chi l'haurebbe creduto mai,
A
A LE S SAN D RO

che uoi già ſalito a tale stato, che poteuate cò


ficcar il chiodo nella ruota, che più non giraſſe,
fitosto riſoluto haueſte tanto generoſamente
ſprezzato le grandezze del mondo, º quegli
honori, che ciaſcuno deſia, & dietro ai quali la
maggior parte degli huomini laſcia la uita,
l'hauere, & l'anima? è mirabile mutatione, è
ſantiſſimo proponimento. Laſciate pur dire il
mödo fallaciſſimo ne ui ſmarrite per minaccie
de pareti,ò per prieghi,et promeſſe d'amici, et
fate fronte al Diauolo nemico di noſtra ſalute,
il quale non mancherà con ogni maniera di ten
tatione di ſollecitarui à mutar conſiglio. Siate
conſtante in mantenerui in quella profeſſione,
che uolontariamente da uoi ſteſſo ui ſete eletta
per continouo eſercitio de uostri giorni, º do
ue non baſteranno le propie forze,ſiaui ſcudo il
Signor Iddio,di cui (credete à me)con la per
petua oratione diſporrete à modo uostro,nepa
tirà egli mai, che contra di uoi preuaglia tenta
tione alcuna. Et ſiate ſicuro che quando com
mincierete à entrar in quelle digotiſſime con
templationi, nelle quali tutto rapito in ſpirito
uerrete quaſi à faccia i faacia à mirare la
grandezza della maeſtà diuina, la proui -
denza, é bontà ſua, la gloria del paradiſo,
la felicità degli eletti, 3 poi quà giù la mi
- - M O- L Ae º 2
e- ſeria di queſto mondo, l'inſtabilità della vita,
la breuità de nostri giorni, la corrottione del
l'uniuerſo, non uorreſte eſſer Imperadore. Per
ſeuerate adunque, ci mostrate al mondo col
ſantiſſimo uoſtro eſempio,che fuori del ſeriligio
di Dio tutto il resto è uanità; ci ſiate certo,
che non ui mancherà corona ſicuriſſima d'al
l troualore, che di lauro, è d'oro. Pregate Id
º dio, che indrizzi i giorni miei nel ſuo glorioſo
i; camino, é sio poſſo alcuna coſa per uoi,com
- - - , - • M -

º, mandatemi ſenza riſpetto, chio ui ſeruirò di


ſi cuore, con che diuotamente mi ui raccomando.
t Di Caſale il primo d'Aprile, M. D. Lx 1.
f4 A L si G N o R GA S PA R.
l A R A N D Ae -

il -

f- . CHE non voglia combatter col ſuo


º nemico, ma piutoſto perdonargli.

che ſi come delle uirtù ancor


che tutte ſiano lodeuoli l'una
l'altra di lode, o eccellenza
| auanza, coſi non ſia degli
0, - errori ? che ſe ben tutti ſono
ſº ſoggetto di biaſimo, altri però ſono più deglial
«A A
- - AL E ssAND Ro .
tribiaſimeuoli. Errore altro non è che un de
uiamento dal giuſto, et diritto termine:2 per
che dal termine ſi può deuiare,ò per caſo, è uo
lontariamete. Due ſono le ſorti d'errori,de qua
t li quanto più degli altri ſiano degni di biaſi
moi uolontari, sò che il conoſcete. Horſe coſi
è, perche dunque uoi, che con fama di tanta
prudenza ſino a queſt'hora ſete uiuuto, pati
rete per ſeguirun introdotto abuſo, di traboc
car nel maggior erroruolontario, che ſi ritro
ui? Ditemi di gratia, perche coſi alla cieca
pocoprezzando la ſalute uostra cercate la per
ditione, 6 ruina dell'anima propria? quaſi che
molto più uaglia un non sò che di falſiſſimo ho
nore, che l'eterna beatitudine. Deh ſe uoi ſete
chrittiano, ceſſino hora coteſti uostri cartelli,
ſpengaſi l'ira deluottro cuore, º eſcaui di ca
pocoteſta ardentiſſima uoglia di combattere,
che oltre che aſſai dubbioſo ſia il fine d'ogni com
battimento,nò ueggo,che ci poſſiate ſe non per
dere mille uolte che reſtaste uincitore. Et che
3loria aſpettate uoi dall'uccider un'anima per
la cui ſalute (mirate quato è degna)l'iſteſa di
uinitade ſcendendo dall'altiſſimo ſuo throno,
tolta ſopra di ſe ogni noſtra imperfettione,non
ricusò la morte? Ma ſe fortuna ſi uolgeſſe,che
Iddio ui guardi, che ſarebbe di uoi? chi ui pro
M o L A 3
mette, che in quel punto uinto dalla rabbia,
tormentato dal nemico, occupato dalla diſpee
ratione, trauagliato dal Diauolo, º oppreſſo
dalla morte poſſiatene di Dio raccordarui, ne
di uoi ? e ſe allhora non potrete, e hora non
uolete, è pur ſicura la uostra dannatione, che
da uoi ſolo procede, dico da uoi ſolo, cioè da
ciaſcuno che ſi conduce in campo. Penſateci di
sratia, penſateci bene, ci atteneteui al mio
conſiglio, che chi trouò queſto ecceſſo de duelli
ò pagano era, 6 infidele, è poco amico di ſe
ſteſſo. Voi potete beniſſimo con tutto l'honor
uoſtro accommodarui, l'offeſa è leggieriſſima,
ci piutoſto burla,che altro, ragioneuoli ſodiſ
fattioni ui offeriſce il nemico, el tutto ſtà nel
le uostre mani. Riſerbate l'ardiruoſtro, e le
forze a impreſa di maggior gloria, che ſe pur
hauete animo di mostrarle, non mancheranno
honoratiſſime occaſioni in utiluoſtro & ferui
gio di Dio; 3 habbiate per ſicuriſſimo che la
maggior uendetta che poſſiate prender d'ogni
mortal nemico per quaifi uoglia offeſa è il per
donare, 3 che tanto è maggior la gloria del
perdonare della uendetta ſanguinoſa, quanto
dell'honoruano di queſto bugiardo mondo è piu
mobile, o degna l'eterna noſtra felicitade. For
ſe haurò paſſato i termini con queſta mia, ci
A iii
º A L E,S S A N D R o

ſe per caſo ancor ſete d'opinion contratia ui


haurò turbato non poco, ma perdonatemi, che
ad ogni modo io hauea propoſto di far queſto
ufficio, che la fratellanza nostra, º la pietà
chriſtianam hanno a ciò obligato. Son ben con
tento di non paſſar piu oltre laſciandoui cam
po da conſiderar fra uoi ſteſſo tutto quello, che
di piu haurei potuto ſcriuere intorno a queſta
materia. Reſtami ſolo pregarIddio,che ui di
ſponga l'animo ad ubbidiral ſuo ſantiſſimo uo
lere, ci accettare i miei fideliſſimi raccordi,
con i quali non reſterò di ſollecitarui fin tanto
chio ſenta che ſiate ritornato in uoi. con che
di tutto cuore mi ui raccomando. Di Roma
il primo di Deccmb. M. D. LX.
A - - -- - - - -- - - --

CoRREGGE vn ſuo amico, ilqua


le non ſentiuabene della fede chri

Il V MANA coſa è il peccare


mercè della peruerſa noſtra
inclinatione, ma il perſeue
rare nel peccato, ci tener
uirtude il uitio, inhumana
& diabolica dirſi dee. Ma
M o L A.
raccorda,che trattando noi è bocca più d'una
uolta di materia importante alla fede noſtra,
ſempre ui sforzauate di ſostenerla falſità; ma
io credeua,che ciò faceſte più per diſputare, º
moſtrar l'acutezza del uoſtro ingegno, che per
che coſi credeſte; ma hora per quanto ci appor
ta la fama, ci moſtrano l'altrui lettere, che
non ſenza compaſſione ſcriuono di uoi, ueggo
con mio graue dolore tutto il contrario di quel
lo,ch'io uorrei, ci intendo, che ſete accennato
è dito come perſona, dalla cui prattica shab
bia à guardarognuno; ci sà Iddio con che
ſtomaco ſento queſte nuoue; sì perche non ardi
ſcone poſſo per bonormio parlar in difeſa uo
ſtra; & sì perche uolendo far il debito mio, a
mando Iddio,ſono sforzato è odiar ogni nemi
co ſuo,de quali mi pare che uoi portiate l'inſe
gna. Deh ſe mai poterono diſporui i miei pre
ghi, che pur ualſero già preſo di uoi non puo
co,diſponganui bora è ſuilupparui, º uſcir di
coteſto laberinto d'errori, ne tanto ui piaccia
la filoſofia male appreſa, che poi ungiorno con
uoſtro eterno danno u'habbia è ſpiacere dha
uerla ſtudiata; non dico già chella non ſia buo
na, 6 neceſſaria, ma uoler con eſſa queſtiona
re dei fondamenti della fede, dico bene, che è
ſtrada iniqua,fallace, 3 pernitioſa, che ſe con
- A iiii
- ALEs sA N D R o
ragioni ſi poteſſe prouar la fede,gia non ſareb
be fede. Credetelo a me,cheſete uſcito del ſen
tiero, º ſe altri ui dice il contrario, ſappiate
che non ui è amico. Riconoſcete l'errore prima
che più sinuecchi, che poi malageuolmente ſi
laſcia un habito lungo tempo nodrito. Laſcia
te che Platone, di Ariſtotele ſtiano nelle loro
opinioni, ci credete ciò che credettero il Pa
dre & gli Auoli uoſtri, la cui ſantauita non
sò come non ui ſerua per guida, regola, e ſpec
chio,poi che ſerue à tutta la Città per eſempio
rariſſimo, ci da non mai inuecchiare. Et ſe
puruolete che il mondo ui conoſca per filoſofo,
moſtratelo nel uiueruirtuoſamente, il cui prin
cipal ramo è il conoſcer Iddio per ſuo Signore
colreſto della ſanta fede, il buon gouerno della
caſa uoſtra, º della Città quando ui arriua
retecon la uera intelligenza delle coſe natura
li; & filoſofo, ci dottisſimo ui moſtreranno
aſſai più queſte opere che le uoſtre pericoloſe di
ſpute,lequali con un ſol Credo meglio ſi riſoluo
no,che con tutti i ſillogiſmi del mondo, i quali
ſogliono molte uolte piu intricar gli intelletti
che chiarirli. Vorrei hora eſſereccellente pre
dicatore per piu efficacemente perſuaderui il
uero,ma doue mancano le forze mie, per im
perfetto chriſtiano,ch'io mi ſia, uiprometto di
M O L A, “ 5
jöpplire con i preghi è Dio, sì che, ſe fia poſſi
i bile,ui doni tanto lume, che poſſiate conoſcer
tº l'erroruoſtro, é conoſciutolo pentiruene, co
a me fece il figliuolo prodigo, ilche ſe farete, ui
i prometto che di cilidiſſima ueſte ſarete riueſti
4- to, & posto con infinita gioia del cielo è ſeder
f0 alla tauola di nostro Signore. In tanto diſpo
e meteui pian piano d'accettar il mio conſiglio,
a che il piu fedele non ui ſi può dare, ci d'aprir
il cuore alle inſpirationi dello Spirito ſanto,che
ſe ben Iddio uuole la ſalute noſtra, uole puran
li coil nostro libero conſentimento, º non dubi
tate, che quella diuina bontà, che ui laſciò tra
boccare, perche piu chiara ui foſſe la ſua miſe
ricordia nel rileuare, non ſi rammenterà mai
piu d'eſſere ſtata offeſa da uoi, purche ben pen
tito tanto l'amiate poi, quanto l'offendete ho
ºra. Et con queſto fine pregando Iddio,che meſe
ſaudiſca, mi ui raccomando. Di Firenze il
i rav. d.Agoſto. M. D. LX I.
- . - - - -
te A L ES SAN D RO

A L S I G N o R s T E FA N o
G V A Z Z O.

Racconta le lodi d'alcuneSig.


lequali ſi trouarono ad una feſta.
S E Fosse poſſibile Signor
N Stefano mio, noi doureſimo
ſaper il tuttoſi che beniſſimo
ſeguiſſe, che eſſendo il tutto
creato ad uſo, & ſeruigio del
= lhuomo,egli tutto il poſſedeſ
ſe;intendo tutto delle ſcienze, uirtù, arti, cº
conſuetudini: perche naſcono alle uolte tali oc
caſioni, che dall'arte, come per eſempio dal ſa
per teſſere una tela, ne può riſorger non poco
honore. Et ben lo mostrarono gli antichi he
roi, che molte di quelle arti, che noitroppo di -
licatiſtimiamo uili,baueuano tanto per fami
gliari, 3 degne di loro, che perciò ancor hog
gi ne uiuono con gloria. Ma perche noi, è per
la troppa tenerezza, è per la breuità de no
ſtri giorni ſiamo coſtretti ad attenderà un ſol
fine più neceſſario all'eſſernostro, di qui naſce,
che per la maggior parte ſiamo quaſi nemici
della uita uniuerſale. Siohaueſſi ſaputo bal
lare con quella gratia, di deſtrezza,che ſape
M O L A- . 6
teuoi,mi ſarei l'altr hieri acquiſtato i cuori al
meno d'nn paio delle noſtre gentildonne, e ui
giuro,ch'io hebbi tanto per male di non ne ſa
pere,challhormalediſſi cento uolte la mia me
lenſaggine,parendomi d'eſſer peggio che Cimo
ne inanzi chegli amaſſe Ifigenia. La ſettimana
paſſata mi ritrouai in caſa del Sign. Galeotto
Carretto, che con ſolenne feſta raccolſe la ſpoſa
del signor Gianfranceſco Natta gentildonna
iPaueſè, nobile ueramente, ci costumatiſſima;
d'onde non ſapendo far come gli altri, che con
nuoua foggia de balli faceuano belliſſima uiſta
alle Dame fui sforzato per non laſciarui à fat
to l'honor mio, è uſcirmene quaſi nell'entrare;
di che me ne duolſe oltre modo per la uoglia,
chiohaueua di paſcermi un poco di quell'hone
ſto diſio, che ci ſuol talhora leuare in eſtaſi.
Et perche ſappiate, ch ancora uoi stareſte uo
lentieri ungiorno intero è coſì dolce contem
platione, udite. Eraui primieramente la Si
gnora A NN A ca R RETTA figliuola del
l'honoratiſſima Sig. cosTAN zA conteſſa
di Coconato, la cui rara bellezza, º grate
maniere ſon tali, che s'io non dubitaſſi di far
troppo ingiuria all'altre, direi chella non ha -

pari. Ma non meno di queſta mostraua di poſ


ſedere tutte le gratie del paradiſo la Signora
A L EssAND R o
MA R1A Conteſſa di Langoſco, laquale oltre
la bellezza ſua incomparabile, mostra una dol
cezza nell'aſpetto da rintenerire qualſiuoglia
indurato cuore. S'io uoglio dir poi della Sign.
L E I. I A SAN GI O R GI O TO RN I E L LA;
tutta gratia, tutta bellezza, di tutta ſpirito,
l dubito in uero, che non mi manchino leparole
a mezzo l corſo;ella non parla, non ride, non
guarda, non ſi muoue mai, che mille cuori è
un tratto non uccida, ci per me reſtai tutto
pien di marauiglia nel ueder d'ogni intorno
della ſala uſcir doloroſi ſoſpiri per lei. Che di
rouui poi della Sig. A NNA v1 s c o NT E
v1 A LA RD A? le cui bellezze ſono fra l'al
tre ſingolari, i marauiglioſè: ma perche à lo
darle pienamente non baſtano le parole, nel in
telletto mio, uoglio ſolo dirui, chella con dolce
aria, con altiera fronte, ci con reale aſpetto in
fonde,nonſo come, nei cuori altrui una meſco
lanza di paſſione, ci contento: & pare appun
to che la natural candidezza del ſuo uiſo, e -
la finezza de ſuoi biondi capelli s'aſſomiglino
d quella perla legata in oro che gia diſſe il Pe
trarca. Tacerouui mai la S. CHIARA BAR
DEI LoNA Mantouana ?da i cui begli occhi co
me da due chiari Soli uſciuano raggi che abba
gliauano l'altrui uiſta. Qual ſarà mai ſi cru
º M O L A. 7
in do nemico d'amore, che mirando con quanta
di gratia, 3 honeſtà ella accompagni ogni ſuo
li atto, non ſi ſpogli di fierezza, non ritorni hu
g mile, º non le ſi renda ſeruitore? Della co
A, ; ſtumatiſſima non men che bella Sign. DoRA
ma

f), 11 ce figliuola del S. Conte della MoTTA


che ui dirò io, ſenonchella è ſceſa dal Paradi
li) ſo, donde ha portato ſecotante gratie, che ne
può millaltre arricchire? La Sig. VE R o NI
cA v ALLA RA à niun'altra ſeconda, come
chiariſſima ſtella fra l'altre riſplendea in mo
i do,ch'à dirui il uero non ui ſi può quaſi porre
differenza. La Sig. A NT o N 1 A sA cc A
ancor chaueſſe gli occhi non troppo ben ra
lº ſciutti per la morte del sign, ſuo conſorte, era
, però da ueder fra quei panni neri come pretio
ſiſſimo rubino fra non troppo ben macinato oro
º legato Doue laſcio la sign, 4 Ngº i 1ca
i AN, º che con angelica beltà, 3 ſembianti
ſgr diuini partoriua diſe non men fra le Donne,
. che fra gli huomini marauiglia tale, che da tut
ti i circonſtanti quaſi per una lingua l'haureſte
ſentita inalzar fin là donde è diſceſa, ne cre
do, che l'inuidia iſteſſa le trouaſſe che dire, che
ſeda quanto ſi uede uo: remo giudicar ciò che
non appare, il più bell'animo non tiene di lei
altra gentildonna. Preſo di queſte la Signora
A L ES SAN D RO

D 1 AN1 RA cAL o 1A d'aſpetto Romano,


di creanza reale, di costumi ſantiſſimi, º di
bellezza rariſſima faceaſi beluedere, che mo
ſtraua di contender con l'altre dell'Imperio.
Non men di tutte contraſtaua delpari la di
licatiſſima Signora A N NA B o B E A, la
uale con ſuoi honeſtiſſimi portamenti ben mo
f" d'eſſer degna del Signor Emilio ſuo conſor
te. Della Signora MA R GH E RITA BA -
LI AN A PRAT A ueramente margherita pre
tioſiſſima, 6 rara, ſoggetto delle più pregiate
lingue, ſtimo che meglio ſia tacere, che com
minciarper poco, pur ſe uolete che in una ſo
la parola ui dica il parer mio nè Beatrice, nè
Laura, nè qual'altra hebbe mai fama di bel
la giunge alla metà di lei, le cui diuine uir
tù hanno con gran ragione dato materia d
uoi Signor Guazzo d'honorarla con le uoſtre
diuine carte, ci riporla fra le più ualoro
ſe Donne de noſtri tempi. Ma che più tar
do à dirui della Signora VE R o N1 c A BE L
LoNA? à cui pare che il cielo ſia ſtato troppo
partiale, é che natura habbia tralaſciate tut
telaltre per adoperarogni ſuo ſtudio in lei ſo- .
la,la quale con ſuoi modeſtisſimi ſguardi pa
rea chinuitaſſe ciaſcuno a renderle nbbidien
za. La Sig. CATERINA VAL LA RA con
e M O L A- 8
la Signora GI NEv RA ſua Cognata in habito,
sfoggiato & nuouo abbelliuano sì ogni parte
che parea quaſi, ch'altrolume non ui ſi che,
il loro. Non ui parlo della Signora PET Ro-.
NILLA CAPELLI, che con infinita leggia
dria, ci honeſtà rappreſenta un Sole appunto
nell'aſpetto, di cui dicendo, e ſcriuendo ogni
penna,cº lingua ſi ſtancherebbe. Vna nouella
Venere danni teneri, º di beltà eſtrema di
ſceſa hor hora per rallegrar il mondo parea la
Sign. MA RTI A MoRANA d'honeſtiſ, co
ſtumi adorna. Vna caſtiſ. Biana, ci un'eſ
ſempio di corteſia era à uederla Sig. CHIARA
G Rossa, che ben moſtra in ogni ſua parte
di corriſpondere al chiariſs. ſuo nome. Lesig.
B A RT o Lo M E A & V Io L ANT E B E L
L o NE inſieme Cognate fra queſto honaratiſ.
ſtuolo non erano l'ultime, anzi di belle manie
re, prudenza, di bellezza moſtrauano te.
ner tanta parte, quanta baſta adarricchirle
amendue. Vorrei tacer uolontieri della Sign.
G1 vLIA se R RAL o N GA, perche in uero
qualhoragiungo col penſiero a lei, mi s'allen
tano le parole, sannoda la lingua, ci manca
l'ardire, 3 è ben ragione poi che à giudicio u
niuerſale ella è opera si compiutamente ordi
ta,che tutte le miglior lingue inſieme non ba
A L E SS A N D RO

ſterebbono è dir di lei, ma per non le far torto,


poi chancoreſſa ſi trouò quiui, dirò ſolo, che di
bellezze, 6 uirtù non cede ad alcuna delle ſo
pranominate. 6 queſta è Sign. Guazzomio
la belliſſima uista, chiobebbi in quel poco di
tempo, chio mi fermai ſul ballo. Ben ſapete,
che in queſte ſole non ſi conchiude la bellezza,
et la gratia delle gentil donne di Caſale,chaſ
ſaipiu dell'annouerate ce ne ſono d'altrettanto
honoremeriteuoli,lequali rendono queſta Cit
tà tanto famoſa (ſia detto cd buona pace)quan
ta altra di leggiadre Donne abondeuole, ma il
ragionar di tutte non è impreſa da me, baſtan
domi ſolo l'hauerui raccontate alla sfuggita
queste poche, chiotrouai allhora raunate in
ſieme. Se uoi neuolete una giornata ſimile la
ſciateui riuedere che presto preſto il Sig. Conte
nostro di Gabiano condurrà a caſa la Sig.Au.
relia Gattinara ſua nouella ſpoſa, che ſi come
intédo è la maggior beltà de noſtri giorni,alla
cui uiſita concorreranno queſteSignore a dieci
a dieci. S'io u'ho dato noia perdonatemi,che
queſto è stato ragionamento di Donne fra le
quali ſto tanto uolentieri, che non trouola uia
d'uſcirne. State ſano fra queſti caldi, ci rac
cordateui, che non ho maggior uoglia, che di
ſeruirui. Et ui bacio le mani. Di Caſale il v. di
Giugno. M. D. L XI. ALLA
4 M O L Ae 9

A L LA SI G NUO RA I SA BELLA
x • • • • e •

La conforta è prender in patien


tia la ſua lontananza.

il EL L 1 ss 1 M A Donna,mia
Signora oſſeruandiſſima. La
ragione in uero dourebbe go
uernar il mondo, poſcia che
tutte le coſe ſenza eſſa hanno
- º del manco, del diſcordante,
& dell'imperfetto; ma ſe ben ueggiamo, ancor
eſſa ſoggiace il più delle uolte all'appetito, zº
molte fiate alla fortuna; ilche aſſai chiaro in
meſi conoſce, che ancor, che la ragione uoglia
chio stia ſempre con uoi, nol uuole però l'or
goglioſa fortuna, laquale furioſamente giran
do per gli stati altrui, uà trauagliando i con
tenti, º ruinando i trauagliati, delche s'io
mi dolga, giudico che ſia più tosto ufficio uo
Stro di crederlo, che mio diſcriuerlo; conſi
derata la differenza dell'eſſer mio preſente à
quello de paſſati giorni, quando m'era lecitogo
der della preſentiauostra forſe più chio non
meritaua,poi che ſi preſto ne ſon reſtato priuo,
che pare appunto, che per errore, ci non per
A LE SS A N D RO

gratia il cielo mi ui paraſſe inanzi, º tanto è


la doglia maggiore, quanto la conoſco irreme
diabile, che ſe pur io ſperaſſi riſanarmene di cor
to, gran parte del tormento mi leuerebbe la
proſſima ſanità. Ma che tempo poſio statuire
a nuouo noſtro incontro, ſe la ſeruitù,chio ten
go bora con la Corte soppone ad ogni mio de
ſio? Altro conforto non mi reſta in tanti af,
fanni, ſe non il ſaper, che uoi con la prudeuza
uostra accompagnerete la diſgratia mia, ne
uorrete più di quello, che uuole il cielo, ci ſe
ben ui par duro ch'io ſtia lontano da uoſtroc
chi, il ſaper chioſono a tutte l'horeauanti à
quelli dell'Illuſtriſſimo Monſignor mio cha
moreuolmente mi uede, ci da cui poſſo ſperar
ogni grandezza, ui può addolcir aſſai coteſta
amaritudine. Si che d'accordo temperiamo ui
ſupplicoleuoglie nostre, et con la memoria del
paſſato diletto, º con la ſperanza del futuro.
facciamo sì, che queſto trauaglio mezano non
ci diſperi, aggiungendoui di più quel piacere
che poſſono pigliarſi gli amanti di lontano col
uederci di continouo con la mente, º con le uo
lanti lettere piene di quei concetti che ſenza al
tro cibo tengono in uita. Della fedeltà mia,
non ueggo che poſſiate dubitare,et della uoſtra
uuole amore, ch'io ne stia ſicuriſſimo. Ama
M o L A. Io

temi come ſolete,e ſcriuetemi, ch'io uigiuro di


far il medeſimo, º di tener ſcolpito nel petto
infin chio uiua la belliſſima imagine uostra,
nell'intelletto le accortiſſime parole, nella me
moria l'infinita corteſia, et nella lingua il chia
riſſimo, e ſopra d'ogni altro lodato nome d'I-
ſabella, a cui tanto debbo, quanto è impoſſibile
poter ſodisfare. Qui faccio fine, º ui bacio le
mani. Di Firenze il primo d'Agoſto. M. D. LXI.
A L LA S I G N o R 4 -

s e - º e

TRA rr A dell'eccellenza, 8 diui


nità d'amore, & della felicità che ſi
posſiede nell'amar & contemplarle
bellezze non meno dell'animo, che
del corpo.
H 1 A Ro è Signora mia, che
molte coſe dalla natura crea
te ſono di guſto diuerſo, non
però riſpetto loro, che altre
dar non poſſono, ſenon quel
lo,che portano dall'iſteſana
tura, ma riſpetto a noi, che accommodandole al
ſenſo noſtro tali legiudichiamo, quali l'appeti
B 2.
AL ES SA N DR O

to ci perſuade, ſi che quel medeſimo, ch'io sti


merò buono, z ottimo, altri l'haurà per triſto
e& peſſimo, 3 di qui naſcono i tanti diſpareri
che hoggi regnano al mondo, i quali non ſareb
bono ſe accommodaſſimo il ſenſo alla propria
natura de ſoggetti, giudicando uniuerſalmente
il buon buono, el mal male. Et per daruene
eſempio chiariſſimo parlerò dell'amore, che è
pur coſa buona, 3 ſantiſſima, nondimeno quan
ti ſono che l'hanno per biaſimeuole ? quanti al
tri che accostandoſi al uero l'hanno per lode
uole, e digniſſimo? de quali quanto errino i
primi,la ragione ce lo dimoſtra, che ſe noi uor
remo difinir queſto amore, troueremo altro no
eſſer,che un diſiderio di goder con perfetto con
giungimento la coſa amata, come ſi potrebbe
dir di quello ch'io tengo d'unire uirtuoſamente
l'animo mio con l'eſtrema bellezza del uoſtro,
ſi che un'iſteſſo animo amendue cigouermaſſe.
Stando ciò come potremo noi biaſimarlo?po
ſcia ch'altroin ſe noncomprende, chun diſio di
diuina compoſitione, ſi dirſi può, eſcludendo
come mortifero ueleno ogni uil macchia, è ap
petito beſtiale, di cui fra ben composte menti
ragionar non ſi dee, o ſe mi foſſe lecito iſpri
merui di parola in parola la ſudetta difinitio
ne, mostrerei chiaro altro non eſſer amore, che
-

M O L A• 1 r.
diſiderio ſantiſ & principio di noſtra felicita
de,ſenza ilqualuiuédo noi, di ragione, 6 dhu
manità priuiſiamo; ma per nºi far torto al pru
dentiſ.giudicio uostro,ch aſſai più oltre à que
ſto termine ſcorre, laſcierollo per ſouerchio.
Horſe coſi è, come in uero ſi dee credere, che
ſantiſſimo ſia l'amore, º che il bello eſſendo di
ſua natura amabile non ſi poſſa ſenza grandiſ
ſima ingiuria di ſe ſteſſo, º di cui l'ha creato
non amare, che marauiglia ſarà ſè eſſendo uoi
belliſsima uiſcoprirò con queſta mia quanto io
u'ami, & oſſerui? & cheuorrà dir l'ignorante
uolgo, ſe uoi come corteſe accettatrice della
mor miopatirete d'eſſer amata? alla cui ſerui
tù non ſenza maturo conſiglio mi ſon dedicato,
poſcia che tali ſono nobiliſſima Signora oltre
la bellezza eſteriore, che non ha pari, le doti
dell'animo uostro, º le gratie leguali felice
mente poſſedete, che chi fiſamente le mira, -
contempla come io, pian piano come di grado
in grado ſalendo ſcala inauedutamente uſcito
di ſeſteſſo,ſi ritruoua tant'alto aſceſo, che tut
to auolto nella contemplatione della beltà di
uina, come da graue ſonno deſtoſi perſuade poi
d'eſſer diſceſo dal Paradiſo, del che aſſai certa
fede ne fa il belliſſimo uoſtrouiſo,l'aſpetto gen
sile,la grandezza humile,le ſoauiſſime parole,
B tt/
A LE S SAN D R O
i prudentiſſimi diſcorſi, ei costumi honeſti, da
quali ſegni come da traſparete criſtallo riſplen
dono fuori tutte le uirtù dell'animoſi ben rac
colte inſieme,che ſete ſtimata opera la più per
fetta,che per molti ſecoli è dietro(perdoninmi
l'altre)ci ſia ſtata donata. Et ſe per gratia ſpe
tiale donataci, ſiamo tenuti a ringratiarne il
donatore,non ueggo,che quaſi in altro habbia
te à ſpender buona parte del giorno, che in rin
grattar l'altiſſimo Iddio,cheu habbia fra l'al
tre, come ſuo uaſo particolareletta per un ri
tratto naturale, o compiuto della beltà cele
ſte, ond'altro non ſi ſenta riſonar nelle lingue
altrui, che il famoſiſſimo nome uostro, º non
meno di uoi ſiamo noi tenuti a rendergli gra
tie,che i nostri tempi degni col mezo della bel
lezza uostra tirarci ad acceſo diſio, 3 certa
ſperanza di goder quella eterna, che ad ogni
credente è apparecchiata, ma più d'ognaltro
io come più affettionato uostro ſeruitore ho da
lodarlo, che pur m'habbia sbendato gli occhi,
& fattomi per mezo delle diuine qualità uo
ſire
ſinogiungerci la debolezza
alla conoſcenza dell'intelletto
dell'immortalità, º beamio
titudine dell'anime nostre, che ben confeſſò di
nonhauerfin bora mirato tantalto. Et ecco
che nuouo acquiſto è il mio, che oltre l'infinito
e M o 1 A. I 2,

contento,ch'io ſento nell'amarui, mi ueggo da


uoi quaſi di peſo è gran forza leuato dalla baſe
ſezza di queſto fango alla ſpeculatione degli
altiſſimi ſegreti con molto roſſore demiei paſ
ſati giorni: ondhoggi appunto peruoi miagui
da comincio ad enuiarmi nel miglior ſentiero
del nostro pellegrinaggio.Se adunque à ragio
ne io u'ami, o debba con tutto l'affetto mio ſo
pra tutte le coſe eternamente amare,giudica
telo uoi. Vi ſcriuerei più in lungo, ma perte
ma di non offenderui col troppo, mi fermerò è
queſto paſſo, baſtandomi hauerui manifeſtato
quanto ſia honeſto l'amore, quanto affettuoſa
mente io u'ami,et quanto felice io ſia in amar
ui. Reſta hora,che uoi con la corteſia, 6 giu
dicio uostrofacciate sì, che nè alla uostra no
biltà,ne alla mia ſeruità facciate torto. In tan
to V. S. ſi conſerui, e mi commandi,ch'altro
non deſidero. etle bacio humilmente le mani.
Di Caſale il raix. di Maggio. M. D. LXI.
E iii
AL E ss AND Ro -

A M. BATTISTA DA LEA

G L 1 dà nuoua con piaceuoli ma


niere, che i danari da lui mandati à
ſuo figliuolo l'hanno liberato dalla
infermità.
Il Ica chi uuole,che ſe il ma
U| leſi medica mentre ch'egli è
freſco pergraue ch'egli ſia,ſi
riſana leggiermente, ma ſe è
per non iſtimarlo,ò per fug
gir la ſpeſa ſi laſcia inuec
chiare,radeuolte auiene, ch'ogni rimedio non
ſia tardi, et ſè ben pare che alcuno ne guariſca,
nondimeno ſi uede ſpeſſo, che il male poco do
poi germoglia di nuouo. Ecco,chela medicina
dei uenticinque ſcudi che hauete mandati d
M. Gio. Franceſco uoſtro figliuolo, l'ha fatto
leuar ſubito di letto, gli ha purgato le colere,
cacciato la flemma,nettato loſtomaco, ritorna
to il colore, rimeſſo il fiato, rimenato l'appeti
to, & pian pianogli ridona le ſue priſtine for
ze,ma ſe poco più tardaua,ui prometto, chera
quaſi imposſibile drileuarlo,tanto era indebo
lito, & fiacco. Io non gli bò mancato mai di
quel poco chio poteua, come nongli mancherò
- MI O L A , I3
nell’auenire, ma ſapete ben uoi, che le lunghe
infirmitadi ſogliono stancare non meno i guar
diani, che gli amalati. Horringratiamo Iddio,
ch'egli è aſſai ben ridotto, e ſtarà ſano per un
pezzo,pur che ſiguardi da nuoui diſordini, cº
io ui prometto per quanto poſſo,d'aiutarlo è ſo
ſtenere. Viuete lieto fra cotesti delicatiſſimi
uini, la memoria de quali mi tiene in contino- ,
sua ſete; con che mi ui raccomando. Di Firen
ze il 1x. d'Agoſto. M. D. 1xi.

A L si G. E E RIN.A RD I No
G A M B E R A, - *. -

Lo auuertiſce con vitili raccordi


della vita ch'egli dee fare nella ſer
uitù di ſua Santità, S nel pratticar
della Romana Corte. -

A O I faceſte Sign. Bernardino


una bella riſolutione à ſpie
i garlali, ci uſcir una uolta
dal nido, alla barba di quei
noſtri giouani otioſi, che tut
to il capitale, guadagno, º
intereſſo degiorni loro hanno conſecrato è Dei
Tatrij, ci domeſtici. Benhabbiano quelle pro
A LE S SAN D R 0

mincie, che hanno per coſtume di cacciarſi di


caſa tutti gli altri figliuoli fuor che i primoge
niti, che coſiſtanno ſicure le Città dalle ſedi
tioni, o rieſcono gli huomini per neceſſità
maggiori aſſai di ualore, ci fama, che non ſa
rebbono:ma tanto piu ui lodo, quanto ui ſete
eletto la ſeruità della corte di Roma,nellaqua
le certo ſi può meglio ſperare, che altroue; an
cora ch'ella ſia molto trasformata dall'eſſer
ſuo digià. Egliè uero, che in queſto principio
uiparrà alquanto ſtrana, e faticoſa;sì per u -
ſcir uoi pur hora dalla morbidezza delle piu
me, º dalla tenerezza della madre, come per
non hauer ancor molta prattica di quanto ui
conuerrà oſſeruaresdelche uoglio daruene una
brieue inſtruttione per eſſeruiſtato io dieci an
mi interi. Accettate però queſto da me più
per ufficio di caro amico, che per conſiglio di
prudente Cortigiano. Vi biſogna adunq; por
re per principal fondamento ſopra di cui s'hab
“bia à fermarogni uoſtro edificio, il timor di
Dio ſenza ilquale è imposſibile oprar bene. Sie
sue poi la diligenza nella ſeruitù di S. Santi
tà, ne troppo ambitioſa per non ui acquiſtar
l'inimicitia de uoſtri pari; ne troppo fredda
per non mancare a uoi ſteſſo. Quando auiene,
che per caſo non ſi poſſa troppo liberamente
M O L A - I4
paſſar per le portiere,loderei, che moſtraſte piu
toſto modeſtia, ci humiltà, che troppo ardire;
perche nel medeſimo inſtante ne ſarete lodato,
e ſeruirete per eſempio ad altrui, ilche non è
poco,auuertendo però, che queſto ſi conoſca oſ
ſeruato da uoi piu per riſpetto, che per dapo
caggine. Et perche ſete ſeruidor nuouo, non ui
dee eſſerlecito ſenza preſuntione uoler in quat
tro giorni preceder ogn'altro, che queſto ha ti
to dell'odioſo, quat'altro error cortigiano. Ne
iragionamenti che suſano per le camere, o in
qualſiuoglia compagnia, non ui comuiene en
trarmai ſenon dimadato per fuggire ogni ſcor
no che ue ne poteſſe riſorgere. L'udir molto,et
parlar poco fùſempre ſtimata uirtù principa
le,laquale ui ſarà, come credo, più gioueuole
che dannoſa. Se ſarete ricerco del uoſtro pare
re in alcuno ragionamento graue, come molte
uolte s'uſa per aſſaggiarleperſone, caſo che ui
ſentiate gagliardo di riſpoſta conueneuole ſarà
bene il laſciarui intendere:moſtrando però ſem
pre più dell'ignorante,che del molto ſauio,affi
ne che non habbiate à ſcruir per interprete do
gni picciol dubbio,il che suſa per pigliarſi più
toſto ſpaſſo d'altrui,che per fargli honore; ma
non hauendo riſpoſta che ſodisfaccia,ſarà mol
to meglio il rimetterui à qualche uoſtro mag
A LE S SAN D RO

giore,che dir uoi coſa fuor di propoſito. Il ri


prender, 3 motteggiar altrui non mi pare lo
deuole,maſſimamente in uoi perche ſe ad ogn
uno ſpiace la sferza del pedante, più aſſai è o
dioſa quella delgiouane,ilqualene perſcienza
ne per prattica può eſſer buon cenſore. Nel par
lar di S. Santità, ci d'ogni prelato, guardate
di non uſcir mai di quella riuerenza, 3 riſpet
to, che comuien loro;sì perche la uita de Prin
cipi, & noſtri maggiori non ſoggiace alla no
stra correttione; & sì perche dal biaſimo uo
ſtro non può ſeguirloro danno, ne utile è uoi,
douependendo in lorfauore, quantunque nell'
animo ſentiſte altrimente,ue ne potrà talhora
uenir utile non poco. Di tutto ciò che S.S.ope
ra,o dice:publico,opriuato non ne douete mai
biaſimarnulla, perchegli è impoſſibile, che il
uoſtro intelletto penetri al ſecreto della ſua pru
denza, º del ſaniſſimo conſiglio di cui ſi ſerue.
Le uoſtre prattiche hanno da eſſere con uoſtri
maggiori,o con uoſtri pari, o ſe ſi può, con i
piu letterati,perche da eſſi ne partirete ſempre
con guadagno, oue con gl'inferiori manchere
ſte di riputatione. Et perche di tutta la ſerui
tù ſi ſogliono pur rubar certebore da diſpen
ſare à modo ſuo; di queſte uorrei ſi foſſe poſt
ſibile, ne faceſte due parti, l'una delle quali
M O L A e 15
ſpendeſte in uiſitar, 3 corteggiare queſto, cº
quel prelato, per acquiſtarui la gratia di tut
ti,ci ualerui del fauor loro ne uoſtri biſogni;
l'altra nello ſtudiarcoſa, che ui poteſſe ſecondo
le occaſioni partorir honore; dico honore, per
che dal Petrarca,dall'Arioſto, º da ſimilipa
rehoggidi, che non ſe ne ſoglia cauar altro,
che ſolleuamento d'animo aggrauato, ma da
lettione piu graue, come da hiſtoria, o ſacra
ſcrittura potete in un punto dargran nome,et
marauiglia di uoi. Con perſone non ſolo aper
tamente infami, é uitioſe,ma pur un poco ſo
ſpette, non ui ſtà bene in modo alcuno nèami
citia,nè prattica per non eſſer tenuto uoi tale,
ancor che foſte altro; perche uno de più chiari
ſegni che moſtri quali noi ſiamo, l'amicitiano
ſtra. Particolariſſimo ſtudio ſopra ogni altro
douete porre in giouar à ognuno non guardan
do al mal'animo d'alcuno contra di uoi; per
che col beneficio sobligano gli amici, ci ſi uen
dica de nemici. Da tutte le occaſioni di riſſe,
Agarre, é inimicitie, douete fuggire come da co
ſa peſtifera.Il gioco uorrei lo laſciaſte à Prenci
pi,i quali poſſon hora per hora rimborſarſi ſen
za alcun danno loro il denaro, che perdono; il
che nò poſſiam noi,onde ne ſentiamo alle uolte
infiniti diſagi, che ſogliono tirarſi dietro mille
-
A LE SS A N D RO

impenſati diſordini. Il ueſtire,il caualcare, el


paſteggiare quando non trapaſſi il grado uo
ſtro, ſarà molto piu lodeuole, che il ſouerchio,
e lo sfoggiato, perche oue queſto mostra ua
nità, leggierezza; quello è inditio d'animo
ripoſato, 3 prudente. Quanto alla prattica
delle Donne è impoſſibile darne regola, ma ſe a
marctelhonore, e l'util uoſtro, 3 ſe haurete
riguardo di non offender l'honorata ſeruitù uo
ſtra,tengo per fermo, che no farete erroretrop
po importante. Grandiſſime ſpatioſe, º più
facili aſſai,che altroue ſono in Roma le uie del
la uirtù, e deluitio: A'uoi ſtà conoſciuta la
differenza loro,enuiarui nella buona. Ma per
che siouoglio dirui tutto quello, che intorno è
queſta materia ſi può ſcriuere, ſarà dedicarui
un libro, º non ſcriuerui una lettera, di mia
intentione non è di formar ilperfetto Corteg
giano già formato per miglior mano, uoglio,
che ui contentiate, chio u habbia tocco ſola,
mète queſti capi,ai quali aggiungedo uoi quel
li che ui parranno concordanti, ma dubito pun
to,che no rendiate di uoi ſi dolceharmonia nel
la lingua,e nell'orecchie della Corte, che in bre
ue con uniuerſal contento della patria, 6 mio
particolare ue ne ſeguirà il fine che deſiderate;
ilche dalla qualità de uoſtri honeſtiſſimi coſtu
E i
º M O L A» , I 6'

mi ognun ſi può ſicuramente prometter di


uoi. Fra tanto aſpetterò che in queſte parti di
Toſcana mi commandiate alcuna coſa,colgual
fine ui bacio la mano che Iddio ui feliciti. .
Di Liuorno il III, di Gennaio. M. D. LXII.

A L S I G. L O RE N Z O ,
! P O G G I V O L O.

l Dell vs o dello ſcriuere, & del


bene che ne rieſce. -

e- 5 N IA mille uolte benedetto co


lui, che ritrouò l'uſo dello
ſcriuere, poi che ce ne ſeruia
l
- - SE i mo come di coltello delfico à
- - - so -

ºli FS Ai mille biſogni. Se l'animo è


-
milliftilliil I
N
Fº turbato, ci oppreſſo da mol
tifaſtidi, la penna ce lo ſollieua, & raſſerena.
Se uogliamo ragionar con amici mille miglia
lontani, la penna ci auicina à bocca à bocca.
4 Chi fa le triegue, chi compone lepaci, che dal
lamoroſe battaglie naſcono ſenon la penna?chi
i ci fa padroni delle Muſe,tröbe di poeſia,et fa
ma del mondo,ſenon la pena?qual coſa ci lieua
inalto, 3 fuori di noi ſteſſi ſenon la penna? la
quale malgrado dell'ignorante uolgohà fatto
con ragione chiamar queſto, º quello ſpirito
A L es SA N D r o

diuino. Ma ſe tutte queſte ſono marauiglie,


qual ſarà quella, ch'eſſa fa nel rappreſentarci
auanti il naturaliſſimo ritratto delle coſe, che
altroue ſi fanno, ſi che 3 uoi di Roma ueggia
te Piſa, o io di Piſa uegga Roma? Io per me
nò neuoglio dir più, perche à lodar queſta pen
na, altra penna ci uuole che la mia. Tutto
queſto ho detto, perche dalla leggiadriſſima uo
ſtra lettera, come da lucidiſſimo ſpecchio ho
compreſo è parte i parte quanto ſi è fatto di
bello in Roma è queſto Carneuale, º forſe con
maggior uantaggio di uoi, perche mi par im
poſſibile, che uoi non ſiate ſtato ſoſpinto, ci ſcal
pitato più del douere, o forſe anco habbiate
tocco qualche ouata, doue io ſicuriſſimo da o
gni noia ſpiegato il uostro bel foglio homira
to con mio agio le fiere caccie de tori, i leggia
dri tornei, lemarauiglioſe gioſtre,le uaghe &
diuerſe maſcherate, iſolenni conuiti, º final
mente quantom hauete narrato; la ondemer
oè della uoſtra penna, che coſì naturalmente di
pinge, anch'io poſſo dire d'eſſer ſtato a Roma.
Vi ringratio adunque quanto poſſo, laſciando
di raguagliarui all'incontro del nostro Carne
uale, che ſarebbe un darui rame per oro. State
ſano, 3 commandatemi. Di Piſa alli xxi.
di Febraro. M. D. LXII.
v4 LL.A
- M o L A. 17
A LL A S I G N 0 RA
- L A V R Ae

L E giura che non è vero ch'egli


ſia innamorato di lei ſi come ella di
ceua, & piaceuolmente dipinge le
ſue bruttezze.
E H Signora Laura fatemi
per corteſia un fauore, poi

contemplatione della bellez- -

za uostra, ci conſiderate ui
prego particolarmente ciò che uoi ſete, chioui
Prometto che uolendone dir quello, che la con
ſcientia ui detterà,uſcirete d'ungrande errore;
che doueui reputate coſa di molto prezzo, ui
Agiudicherete roba di poca ualuta, 6 degna di
paſſar per ogni luogo ſenza pagamento diga
bella. Può egli eſſere, che tanto preuaglia al
uero l'amor proprio, ch'al diſpetto del mondo
uogliate eſſer bella eſſendo la più brutta femi
na, che mai creaſſe la natura? Può eſſere chio
ſoſpiraſſi mai per uoi, come malaccorta cica
late? Io non mi uoglio sforzardi mostrarui
bugiarda perche mi confido nel giudicio di cui
A LE S SAN D R O M o LA.
ci conoſce, ne uoglio manco per uendetta del
uostro ſparlare, pormi attorno alla deſcrittio
me delle uostre bruttezze, ancora che ui ſi fa
ceſſe il douere. Baſtiui queſto, che sio haueſſi
mai hauuto tal penſiero, ſirei ſtato molto più
cieco in amarui,che non ſete uoi ſciocca in per
ſuaderui d'eſſer amata. Non uedete meſchina
uoi, ch'egliè pur forza ch'io lo dica, che i cin
quant'anni della uostra età, gli occhi lagrimo
ſi, le falſe treccie, le ciglia dipinte, il uiſò ma
ſcherato, la grinzata pelle, la bocca fetida, 6
iſdentata, la gola ſcannata, il petto caſcante,le
mani ſuccide, l'habito ſconueneuole, i coſtumi
uili,le parole ſconcie, i concetti baſſi, o l'ani
mo plebeo, adornamenti dell'eſſer uostro fareb
bono disinamorar.Amoriſteſo?Riconoſceteui,
riconoſceteui hormai, 3 cedete l'arme à San
Giorgio, che ui ſi conuienehora più il baſtone
per appoggio, che il giuoco della ciuetta, alqua
le non reſta alla fine appaniato altri che uoi.
gueſto bò uoluto ſcriuerui non per intereſſe
mio, che poco curo il uoſtro dire, ma pel riſpet
tochio porto all'età uoſtra. Dioui doni l'aiu
to ſuo, º ritorni all'antica ſanità l'inferma
uostra mente. Di Piſa alli j. d'Aprile.
M. D. L XII. - -
A N S E L M O M O R RA,
A L si G. FEDERI co
C O L L I e

Morr E G o 1 a piaceuolmente gli


Auuocati, Procuratori, S&Notai.

LL A fineſi è pur tagliata la


coda alla mia lite, ne più mi
truouohauer biſogno de No
i tai, Procuratori, 6 Auuo
cati, leguali tre profeſſioni,
ſè lecito m è dir ciò ch'io
ne ſento, ſono appunto in queſto inferno,deui
uenti(ch'altro non è queſto noſtro mondaccio)
le tre Furie Infernali, onde ben diſſe un ami
comio ſentendo anch'egli il medeſimo in quel
ſuo uerſo. -

guelle del centro rio, queſte del mondo


Furie infernali.
Horſe coſi è, dite signor mio, dite ui priego
per l'anima di Bartolo,per l'amor di Baldo,per
C i
A N S E IL M O

la diſgratia d'ogni altro teſto, libro, libraccio,


o ſcartabello, chiomi uoglia dire, ſe punto ui
inalberate baſtonar Notai,ferir procuratori,
ammazzar Dottori, toccarli dico ſul uiuo.
Ter Dio direte uoi, che è troppo. Ma che riſpon
derò io,ſenon chio credo,che uoi credete, che io
credendo ciò,credail uero? Io non t'intendo;
ecco il commento, cioè, che uoi burlate, come
pur faccio anch'io, ſapendo beniſſimo quanto
in ciaſcuna di queſte bonoratiſſime profeſſioni
ce ne ſia de nobili giuſti, º eccelleuti, ci ſpe
tialmente hauendo io con famoſi Iureconſulti
non poca ſeruitù º amicitia, fra quali ecci
V.S con la quale sionon ſperaſſi di poter libe
ramente & queſta & ogni altra piaceuolezza
motteggiando dire, ſtarei cheto. V. S. mauiſi
dello stato ſuo º uiua felice. Di Grazzano.
M o R R A. 19
A Mo NSI G NOR BA RT o -
L. O M E O C A G N A

Trepoſito di Trino.
D 1 sc o R R e della mutatione de
coſtumi nel Monferrato, & loda Ma
dama Eccellentiſſima.

Flo più uolte fra me ſteſſo pro


il poſto di ſcriuerà V.S.ma i
trauagli di fortuna per non
dir d'animo, º di corpo,non
S m hanno laſciatone queſte,
- ne alcun altro lodeuole pcn
ſieroporre ad effetto. Hor che malgrado di
queſti corrotti tempi reſpiro pur anco, uengo
con uiuo affetto è ſalutarla, 3 ſignificarle la
molta inuidia ch'io le porto del ſuo star fuori:
percioche lontano uiuendomi non uederei tut
todi quelle coſe, lequali, º d me, º ad ogni
ſano intelletto ſommamente diſpiacciono. Cre
dete uoi Monſignore per comminciar da que
ſto capo, che più in queſti contorni regninopa
ce, carità, fede, i lealtà ; & che ui ſia più
quella ſchietta maniera di uiuere,che già ſole
ua eſſere coſi propria, di coſì ſola di queſto pae
ſe? Credete certo che nò. Le inimicitieglin
C iii
A N S E IL M O

ganni, gli odii, c l'inuidie oltre à molte al


tre ſceleraggini hor ſono in piedi. Qui mi
potreſte dire, che queſti ſono biaſini com
muni, & che per tutto ſono in uſo; tuttauia
meno affliggono l'animo quei uiti, che ſi ueg
gono nell'altrui caſe, che ſi facciano quei, che ſi
diſcernono nelle ſue: &ueramente ſi può dire,
che ſi come la natura uinta da diuerſi, o per
uerſi coſtumi è talmente fatta licentioſa, che
trappaſſa gli ordini primieri, ci ſi uede in tut
to dal ſuo primo eſſer differente, coſi queſto po
uero paeſe contaminato da uarie nationi(tac
cioigraui, & inſopportabili strati chegli ha
patito, é le lagrimoſe prede che ne ſono ſtate
tratte)ſia diuenuto tale, quale ui ho detto. Vi
confeſſo bene, che quantunque per uia di tanti,
& tanti ſecoli habbiano imparato gli huomini
con l'iſperiezaad eſſer più aſtuti, perſpicaci,et
conſeguentemente più pieni di uiti, o di quel
li più licentioſi eſecutori, queſti huomini però,
queſti noſtri dico hanno ſempre ſerbato,cº qua.
ſi inſino a queſto giorno (udite miracolo)oltre
ad ognialtra natione di quell'andar loro anti
co, che coſiſanto ſolea eſſer, ci buono. La onde
ſi può ſperare sì perche non è in tutto ſpento in
alcuni giuſti, nobili, e ualoroſi huomini quel
primo habito ; sì anco perche eſſendo hoggi
M o R R A, 2o

M A Rc H E R1 TA Illustriſſima, º eccellen
tiſſima Marcheſana noſtra di quel pellegrino,
e raro intelletto, chella è, di coſi benigna
uerſo i ſuoi ſudditi, che non tanto ſi compiace in
tener ferma,et retta giuſtitia, quanto in huma.
namente conſeruarpacefra loro,che et dall'eſe.
ſempio di queſta prudentiſ. Prencipeſſa,et dal
ualor di quei pochi piglierano qualità tornan
do al primo loro stato. Ma perche queſte coſe
non poſſono eſſere ſe non con ſpatio di tempo,
penſate ſefrà tanto mi ſtruggo,sio me ne dol
go, 3 s'io me ne rammarico. Scriuerei a uo
ſtra Signoria delle coſe di quà, ma non uoglio
perhora con ragionamentopiù lnngo porgerle,
più noia. Stia ſana V.S. & felice, o di meri
cordeuole. Di Grazzano il v. di Settembre.
M. D. L XIII. -

4 i s. c i vi I o . . . .
M o r r E o G1 A i Medici.
ì O ch E mi ſono ingannato
di gran lunga, Diauolo farſi
Medico? Medico un pari di
º uostra Sig. coſi ricco, ci di
È coſi bell'animo? Medico dico
da douero, ueſtirſi la toga,
C iiii
A N S E L M O -

montarſu la mula, pergire come in proceſſio


ne d'uſcio in uſcio per l'anima d'un reale; toc
carpolſi, ueder orine, odorare sterchi, ordinar
caſſie, ontioni, i criſtei. Oime chi l'haurebbe
mai ſognato? Signor Medico, Signor Giulio,
uaglia pure à direil uero,etuogliami male chi
ſente il contrario. Quanti ciabattini furono,
ſono, ci ſaranno in queſt'arte? Quanti,che fan
no tutto di pruoue nelle uite noſtre? & noi al
tri meſchini tosto che ſentiamo un dolor di ca
po, mandiamo per Meſſerlo Medico;egli ci cor
red caſa, º dopo l'hauerci tormentati buono
ſpatio di tempo, ci da della ſecure ſul collo man
dandoci adingraſſari cimiteri. Non mi ma
rauiglio punto ſe M. Catone Cenſorino fu sfor
zato dopo l'hauer quel gran carnefice di Arca
gacoportato in Roma l'uſo di ciabattare,don
decrebbe la moltitudine,et la crudeltà de Cia
battini, a ſcacciarli d'Italia. Ma non intedo per
ciò di dannar l'arte,l'arte uera,l'arte perfetta,
et neceſſaria,ne meno intendo di biaſimar quei
pochi medici eccellenti, che furono, et ſono hog
gidi fra noi,anzi à Mercurio, ad Apolline, ad
Eſculappio,ad Hippocrate per tito beneficioſo
no io con tutto il modogrideméte tenuto,oltre
che non ſi ſente meno obligata la natura huma
ma à Caſio Calpitano, ad Aroncio Ruberio, ad
2M O R R A » . 2. I

Antonio Muſa, a Galeno, ad Auicenna & è


molt'altri Illuſtri º eccellenti Medici, che al
di primi inuentori. Qui V.S. mi dirà ſe coſi è,
perche ti marauigli ? Signor Dottore andate
piano,mi marauiglio, che conſiderate le quali
tà uoſtre uiſiate fatto medico, per eſercitaror,
dinariamcnte la medicina, poſcia che à ciò non
ui douea ſpinger diſiderio di nobiltà, eſſendo
iſtati dei Caualieri, dei conti,cº molt altri Il
luſtri perſonaggi di caſa uoſtra: ne diſegno dar
ricchire eſſendo uoi coſi acconcio nei beni del
la fortuna che potete più toſto arricchir altri.
Ma quando ho bene à dentro rimirate le coſe
uosire, io mi riſoluo, che due cagioni ui ponno
hauerà ciò induttoiluna è perauentura il Pri
uilegio de Medici,ilquale à lor ſoli è conceſſo di
poter amazzar gli huomini quando lor piace,
ſenza pericolo d'eſſerne puniti, ilche ad altri
non è lecito, uolendo le leggi che chi uccide ſia
ucciſo,cº i Prencipi medeſimi non potrebbono
ſenza manifeſto biaſimo conſeguir tanto oltre.
L'altra è il poter liberamente uiſitar le belle
Donne à letto,corteggiarle, toccarloro il pol
ſo, & maneggiarle. Queſto Signor Medico ſe
.non m'inganno è il primo uoſtro oggetto, que
ſto l'Auicenna, e queſta la toga: & per que
ſto ſolo effetto mi naſce molte uolte diſiderio di
A N S E L M 0
calciaruna Palandra di Damaſco, un berret
tone di ueluto, un ſaione d'alto o baſſo, 6
farmi dottore. O, mi direte, che ſaitù,che non
hai studiato? Ma che penſateuoi,ch'io mi fac.
cia qui in GRAzzANo ?attendo ad impararà
ſcriuere poſcia che non ſo leggere. Studio di con
tinuo uerbi gratia in formarun.A, un B,un C,
& coſi mettendo le lettere, cioè queſte appreſº
ſo di quelle,di quelle di queſte, apprendo a ſcri,
uertanto che sionon ſaprò legger,poſſo alme
no ſperare di ſaper far ricette. Ma uenendo al
le preſe io conchiudo, che perhauerlibertà fra
le dòne & perſeruigio loro egli è bene,cheſia
te Medico. Et laſciando le ciancie ui bacio le
mani Di Grazzano lixII.d.Ag. M. D. LxIIII.
AL LA si o No R4 ch IA RA
D E L L A R. -

FA ſcuſa della tardanza del ſuo


ritorno a Milano, 8 la conforta.
E 1 D Is EGNI noſtri, leg
giadriſſima Donna, º Sign.
mia oſſeruandiſſima haueſ
ſero tutti il deſiderato effet
to, lo ſtato humano ſarebbe
ueramente felice; ma la ſcia.
r M 'O R R A. 22,

gura moſtra è tale che per lo piu ci uengono da


uarij accidenti interrotti. Io diſegnai (come
ui ſcriſſi) d'eſſere per tutto il paſſato ottobre
in Milano, ma il diſegno è riuſcito uano,ci ſo
noſtato da tanti auenimenti ſoprapreſo,che câ
grandiſſimo dolor mio non ui ho potuto ſcriuer
infino adbora. L'altro bieri, che fu il Sabbato
nono giorno del preſente, hebbi la ſoaue, ci à
meſopra modo cara lettera uoſtra, laqualleg
Jendo fui uicino alla morte. Siate pur certa
chio ſentiua la paſſione che hauete ſentita,
ſpargeua le lagrime,chehauete ſparſe, et mu
ſciuano i ſoſpiri, che da uoi ſono uſciti; ondela
ſciando tutte le mie occupationi à parte, pen
ſai di riſponderui, non già per impetrar del
non error mio perdono, che ciò non patirebbe
la gentilezza uoſtra, ma per farui noto ciò che
più mi tormenta, º più m'accora; & è che
purpaſſeranno le feſte inanzi chioui riueggia.
Penſate anima mia, che non ſenza lagrime,et
ſoſpiri ui dò queſta nuoua. Ma uiuete ſicura,
che nel ricordarmi ogn hora di quelle fila do
ro, di quelle due ſtelle, di quelle candidiſſime
perle,di quei finiſſimi rubini,di quelle dolci,et
angeliche maniere,io maledico mille uolte que
: ſta miſera lontananza. Deh dolce uita mia,
per l'amor che mi portate, che sò ch'egli è gran
A N S E L M O

de,habbiatemene pietà: Traggia queſta graue


dimoranza mia dal uoſtro candidiſſimo petto,
oime,un ſoſpirſolo, ilquale cinto d'ali amoroſe
d me uolando, raccolga queſto doloroſo ſpirito.
Siatemi non men corteſe d'una lagrimetta ſo
la,neui ſi ritroui altri, chel Signor noſtro A
more. Fate chegli ui ſia teſtimonio; è lui ſo
lo in uecemia aprite l'animo uoſtro,chio ter
rò la medeſima uià, & procaccierommiliſteſi
ſò sfogamento. Aſſegnate cuor mio ultima
mente il differir di queſti crudeli giorni più to
ſto alla nemica fortuna, che all'innoceza mia.
Ma che dico io? paſſeranno ancora queſti po
chi giorni paſſeranno queſte feſte, queſte lagri
me, queſti ſoſpiri,cº queſti dolori. Ritorniamo
dunque ànoi, apriamo gliocchi dell'intelletto,
ci diamoci pace,conſiderando, che tanto mag
siore ſaràpoi il contento, che ne concederà il
tempo, quanto è hora grande la noia,che ci
tormenta aſpettando. Intanto, ben
mio, ui bacio le mani con tut
to lo ſpirito mio.
Et quipregandoui ad amarmi
faccio fine.
Di Grazzano glix I. di Decembre
M. D. L X I I I I.
!
º ºssi S S
º
l
si Si a - --
Kº) S i
22
f,

iS

º
ſ. -
ANDREA PICCO. - ,

4 M. M A ss 1 M 1 A N o
e - M O N T E G N A N o. -

lo viſita,S: gli dà ragguaglio del


i l'eſſer ſuo.
i ſif Al I o non fosſi certo dolciſſimo
º " Sig. mio, che in mezo è uo
g ſtri alti penſieri,la memoria
di me haueſſe luogo, in uero
a S. Ai non sò come mipoteſſi uiuer
º - priuo della uoſtra piaceuole
compagnia, ma ſapendo, che inſi fatta manie
raſono poſti i fondamenti dell'amicitia noſtra,
che ne lontananza,nè qualſiuoglia altro caſo
gli potrebbe diradicare, mi conſolo tutto in
meſteſſo, º tanto più quando conſidero, che
bora non fa di meſtieri uſar alcun termine e
ſtrinſeco in far conoſcerl'intrinſeca conformi
“tà degli animi noſtri. Et perciò mi gioua à
scredere che il diſiderio chio " con uoi,
ſia il mero ritratto del uoſtro, º che non ſiſce
A N D R E A

mi punto l'amore, che ſempre mi portaſte, il


qualeper grande cheſia, non ſarà mai maggio
re dell'oſſeruanza, e riuerenza, che del conti
nououi porto, eſſendo le uirtù uoſire tali, che
muouono à tutti un ardentiſſimo diſiderio d'ho
morarui, ci ſeruirui. Mi rallegro con uoi del
uoſtro buono eſſere, o mi dolgo del mio infeli
ce; percioche ritrouandomi hora in queſta Cit
tà priuo di tutti i miei più cari amici, ci Si
gnori che ui erano poco fà, non sò quaſi più
che mi fare. Sarei hormai qui inuecchiato, ſe
non che talhora inalzato sù l'ale de miei pen
ſieri me ne uengo ſpeſſo è uoi, 3 parmi in
quello inſtante di ricondurui meco à Pado
ua, & mi faccio a creder, ch'io ragioni con
uoi, & chio mi prenda quel diletto dalle uir
tù uoſtre, chioſolea prima che ui partiſte, é
mi par di conſumar coſi felicementetutto quel
tempo chioſtò con eſſo uoi, che non poſſa eſſer
turbata la tranquillità mia dagli altri pen
ſieri quantunque noioſi & oſcuri. Ma piaccia
a Dio, che poſſiamohormai riuederci da doue
ro. Io non miſono ancora riſoluto di partirmi
diquà,ma non partirò,ſenon con animo di tor
mar in breue. Conſeruateui ſano, commanda
temi,cº uiuete lieto. Di Padoua il IX.di De
cembre. M D Lx 1.
- er 1 c c o. 24
l - - -4 . . . . . -

; Lo conſola molto efficacemente


i nella morte del figliuolo. -

0 conſidero molto bene quan


to cordoglio,et quanto rama
È rico u habbia portato l'im
º matura morte del S. uoſtro
- - - - - - - Tra i
figliuolo, et ne faccio giudi
- cio dall'iſteſſo mio dolore;
º perche eſſendo in megrandiſſimo per la perdi
i ta d'un amico che tanto mera affettionato, º
º che altrettanto io amaua, & oſſeruaua, credo
i certamente che uoi, che gli erauate Padre ſia
º te talmente oppreſſo da infinito diſpiacere, che
º niuna ſorte di conſolatione ue nepoſſa ſolleua
i re. La onde molto preſontuoſo mi stimareſte
º s'io uo'eſſi in coſi miſerabil caſo uietarui le la
, grime, non potendo io trattenermi di pianger
a continouamente un giouane di tanto ualore,et
liberalità amatore di tante uirtù,ſprezzatore
i d'ogni uitio,et finalmente ornato di tutte quel
e le belle parti,che in maturo huomo ſi poſſino di
, ſiderare, oltre che ſe nogliamo penſare come e
º gli è morto nel fiorde ſuoi anni, 3 rapito in
quel tempo, che s'aſpettauano larghiſſimi frut
A N D R E A
ti delle ſue uirtù, giudicheremo la ſua ſuentu
rata morte degna di molto maggior pianto.
Et perciò dubito che uolendo io cercard uſar
quelli debiti, ci amoreuoli uffici con eſſo uoi,
che ſi conuengono, non ſi faccia in noi maggio
re il cordoglio. Ma sio uoleſi ſempre ragio
mar della ſua morte, ci raccontar ad una ad
una l'infinite qualità ſue,credo che ſarebbe mol
to meglio tacere, che rinouare le ancor tenere
piaghe. Laſciando io adunque da canto quelle
coſe che non giouano,mi riuolgerò è dirui, che
è coſa molto lodata il ſaperſi mostrar forte, º
costante in ſimili auenimenti, º ſe dal tutto
non ſi può tralaſciar il dolore,ben che giuſtiſſi
mo,ſi dee almeno con qualche parte di ragio
ne mitigare, o non aſpettarchel tempo, è la
neceſſità il racchetino; ilche è più conuene
uole à perſone uolgari, ci ſenza diſcorſo, che
ad huomo di ſanogiudicio come uoi ſete,poten
domaſſimamente ciaſcuno conoſcere di quanto
danno ſia il dolerſi fuor del douere, poi che ne
ſeguono il più delle uolte non ſolamente graui
infermità, ma un lungo habito d incurabile
maninconia. Che uolete dunque far Signor
mio? Volete aggiunger male di male à guiſa
di colui, che ſpogliato d'una gran parte delle
ſue facoltà, getta il reſtante nel mare? certa
772emi g
p I C C O. 25
mente eſſendo stato per l'adietro ſempre fermo
et ſtabile l'animo uostro a tutti i colpi di fortu
na,non douetehora mostrare una tanto biaſi
meuole mutatione, dando materia di dire che
habbiate diſpiacere della uera, 2 eterna feli
cità ſua,cº troppo cara ui ſia queſta miſera,et
trauaglioſa uita. Non credete uoi,ch'egli ha
ueſſehormai comminciato a ſentirla ſua parte
degli affanni et ſciagure dell'infelice modo? Vi
uete pur ſicuro, che eſſendonehora libero, º ri
trouandoſi in quel glorioſo stato, non ſolamen
te non cura le uostre lagrime,ma le ſdegna co
me uane, 6 impie. Et ſe forſe ui duole, ch'egli
ſia mancato troppo per tempo,ui conſoli lame
moria de ſuoi giorni bene ſpeſi, el ſapere, che
quaſi inſino da fanciullo egli giunſe à quel col
mo d'intelletto, º di giudicio che ſi poſſa mag
giore, é conchiudete chegli è morto uecchiſſi
mo. Molto erto, e faticoſo è (come ſapete)il
camino di queſta uita, º però tanto maggior
mente ci dobbiamo rallegrare, quantoi" tO
ſto egli l'ha finito, diſtricandoſi con la breuità
della uita dagli infiniti trauagli ci diſgratie
che ogni giorno è quelli aucngono che lunga
mente ci uiuono. Ha fuggito legrandiſſime in
commodità della uecchiezza,laquale moltiſo
ſtengono troppo infelicemente. Ha laſciato
D
- A M D R E A

l'ambitione del mondo, la quale come uelenoſa


ſerpelbaurebbe forſe fatto uſcir fuori diſtra
da, ci per ſouerchio diſiderio di poſſeder ricº
chezze, 3 peruenir ad altiſſimi gradilhaureh
be fatto cangiar uita, 6 coſtumi, onde con hia
fimo, 3 dishonorehaurebbe finito i ſuoi gior
ni. Lodiamo Iddio,ch'egli è partito da noi con
tanto honorato nome, laſciando perpetua me
moria delle buone, º lodeuoli opere ſue, et me
co di nuouo conchiudete, che lungamente non
uiue colui, che per moltanni camina ſopra la
terra, ma quello ueramente che fa ottimo fine
della uita ſua. Raſciugate adunque coteſte la
grime,et reſtate hormai d'attriſtarui della ſua
morte,anzi della ſua uita. Sò che quell'anima
beata non potrà,ſenon hauergrandiſſimo cor
doglio ueggendoui in queſti uoſtri ultimi gior
mi coſi uanamente piangere. Parmi di ſentir,
che grandementeſi dolga di uoi,che hahbiate à
male, che tolta dalle ſciagure di queſta uita,
ſia inalzata alla ſuprema & eterna beatitudi
ne, Marauigliaſi anco ſommamente, che uoi
giudicioſiſſimo giudichiate un buono degno di
pianto, il quale dalla ſeruitù alla libertà,dalle
tenebre alla luce, dai pericoli alla ſaluezza,
dalle coſe terrene ei caduche alle celeſti, 6 e
terme, ci finalmente dalla compagnia degli
p 1 c c o, º 26
huomini è quella degli Angioli ſia traſporta
to; & però credete uoi, che ſe ui foſſe conceſſa
la poſſanza di poterlo riuocare è queſta uita,
- cb egli i ubidiente? non già, anzi ſtime
| i" d'a
rebbe coteſto ufficio più tosto
- more. Non turbate ui prego col uostro noioſo
ramarico la ſua felicità, ne uogliate contra
i. ſtar al uoler di Dio, hauendo egli conſtituite
l'anime nostre in queſti corpicciuoli con talleg
a ge, che quando è ſe le chiama,ſe ne uadano ſubi
º to. Etſe bene alcune ne toglie inanzitempo è
º da credere, che non uoglia laſciarle talmente
º auiluppare nei lacci delle coſe terrene, che in
a uaghite delle ſciocchegridezze di queſto mon
pº do,habbiano a perder la ſua diuinagratia. Sò
º che non potrete trattenerui come buono, che
ſº non mi dichiate, cheſtrana, 3 acerba coſa ui
º pare l'eſerreſtato coſi toſto priuo della preſen
a za d'un caro, ci buon figliuolo, ma ringratia
i te Iddio,che ue l'habbia dato buono, ci ralle
grateui che ſia ſtato degno d'un talpadre, 6
e che non habbia punto tralignato dalla fami
gliauostra, dalla quale ne ſono uſciti buoni
ni di tanto giudicio,cº di tanta autorità. Ve
a ramente ſi dee piagnere la morte di coloro, la
i cui memoria inſieme col corpo ſi ſpegne, mand
; già di quelli, che laſciandoglorioſo teſtimonio
D /
A N D R E A

della uita loro, ſono fatti immortali. Infinite l


ragioni potrei addurui, baſteuoli à leuarui dal
tutto non che a mitigare l'eſtremo uoſtro dolo
re, ma mi parrebbe col proceder più auanti di
fare eſpreſſo torto alla molta prudenza uoſtra,
della quale non ho mai hauuto alcun dubbio,
ancora chioſappia che ſi come i buoni Noc
chieri non ponno alle uolte uincerla tempeſto
ſa furia de uenti,coſi gli huomini forti non pon
no ripararſi coſi alla ſprouiſta da i fieri colpi
della fortuna. Mi rendo tuttauia ſicuro, che
col chiaro lume della ragione ſcaccierete da
uoi quell'oſcuro nembo di dolore, che u ingom
bra l'animo º aprirete la ſtrada è questa con
ſolatione chioui porgo,laquale è cauſata più
dall'amore, 6 riuerenza ch'io ui porto, che da
poco conoſcimento della prudenza, e uirtù
uostra. Reſtate ſano, e conformateui al uo
ler di Dio, ilquale ſia ſempre con uoi.
Di Padoua,

AL SI G NOR MA NULIO
V A L P E R G A.

Lo ringratia d'un'opera amoreuo


le da lui fatta in ſuo beneficio.
p I C C O, 27
=l I cEvE1 l'altrhieri le uo
ſtre lettere tanto piene d'hu
manità, i corteſia, quanto
richiede la uirtuoſa natura
uoſtra; per lequali ho rico
Fº noſciuto l'affettione che mi
portate; Nem ha punto ingannato la ſperan
2a cbio hauea del uoſtrofauore nel mio nego
tio; percioche di tanta autorità ſono ſtate le
parole che ui hauete ſpeſe,che il Sign. mio Pa
dre,ſi è hora dimoſtrato molto più pronto a ſoc
corrermi,che non è ſtato per l'adietro. Ham-.
mi mandato danari, 6 credo che mi creſcerà
la prouiſione poi che V. S. gli ha fatto mani
feſta la careſtia del uiuere in queſto ſtudio; la
ondemauedo molto bene Sign. mio, che tutto
di cercate con l'opere & gratioſi uffici di far
mi uoſtro perpetuo debitore; & io, che conoſco
ciò eſſeruigrato non mancherò mai di darui
occaſione che il poſſiate fare, con diſiderio di.
certificarui per effetti quanto io penſi è hono-,
rarui, º ſeruirui, anchora ch'io dubiti, che il
poter mio non ſarà mai tale, che baſti à pagar
ui parte degli oblighi ch'io uitengo. Ma uoi
come corteſe creditore pigliate l'intera ſodis
fattione dell'animo mio, con tutto ilquale ui
bacio la mano. Di Padoua il 4 d'Apr 1561.
D if
- - A N D R E, A,
- A L LA S I G N 0 R.A.
- , - .• • - . - :: -

- La r r 1 RA amoroſa.
- -
,

O N o ſtato per lungo ſpatio


di tempogentiliſſima Signo
ra in continouo penſiero, s'io
doueſſi ſcoprirui l'amor infi
nito, chio porto alle diuine
gratie,cº angeliche bellezze
uoſtre. & mentre fra me ſteſſo molte, º diuer
ſe ragioni andai riuolgendo, mi trouai in tal
modo confuſo, chio non ſapea ad alcun partito
appigliarmi. Sgomentauami la grandezza uo
fi , dalla quale miſurando l'indegnità mia,
ſcorgeua grandiſſima diſuguaglianza fra noi,
& perciò pareuami atto più tosto di temera
rio, che di giudicioſò il uolermi ad una tanta
impreſa diſporre; alche s'aggiungeua una coſe
gran tema di non offender in alcuna parte l'ho
noruoſtro a me ſopra ogni altra coſa caro, che
bé fui uicino a rimanermi in tutto dal mio pro
ponimento. Ma conſiderando finalmente,che ol
tre alla leggiadria, ei rara beltà del corpo uo
ſtro, riſplende in uoi un animo tanto benigno,
& corteſe,che non permetterà,che nè per ingra
,
a , P . I C C O, 1 , 28
ta, nè per crudele ſiate tenuta, incomincioſi
allhora à conſolarin tal guiſa l'affitto mio ſpi
rito, che da nuouo ardire al primo deſiderioto
ſto fu riſoſpinto, 3 conoſcendo io oltre à ciò,
che non ſolamente ſono sforzato ad amarui per
le uirtù, per le gratie, ci per le bellezze uo
ſtre, ma ancora perche coſi è piacciuto al cielo,
mi ſono dal tutto riſoluto di paleſarui l'amoroſa
fiamma, la quale per uoi dolce Padrona arden
domiſi fieramente mi tormenta che hormai no
trouo coſa in me,che ſia uiua. Et doue di que
ſto mio errore, ſe pur errore ſi dee chiamare, io
ne habbia a patir alcuna pena, non mi ſarà al
meno graue poi che alla mia uoluntà haurò ſo
disfatto in certificarui,che nelle uoſtre mani è
ripoſto il uiuere, el morirmio. Non reſtando
di ſupplicarui, che non u intreſca in mercede
della mia lunga, é tacitaſeruità, di farmi
degno d'una corteſe riſposta, con la quale doue
ui piaccia farmi dono d'alcuna parte della gra
tia uoſtra, mi terrò il più felice amante che
boggidi uiua, rendendoui ſicura, che ſi come
non mi ſarete stata auara di fauore, coſi non
ſarò io men liberale d'amore, 6 riuerenza
uerſo uoi. Non fate adunque corteſiſſima Si
gnora chio reſti punto ingannato del ſoccorſo,
chio attendo dalla infinita bontà uosira, la
D tilt
º CI O , BATTISTA
ualcredo non haurà à ſdegno la ſeruità, º
fi riuerenza d'un coſi humilſeruo, di cui poſſº
gloriarmi con honore che il più fedele, neil più
affettionato non trouerete mai.
-

G I O: B A T T I S T A
C A N E»

A L si G NoR sTE FA No
- - - - G V A Z Z O,

GL1 racconta i ſuoi trauagli, S&


con vere ragioni dimoſtra che nelle
noſtre tribulationi dobbiamo eſſer
patienti,lodarIddio, º ſperarſem
pre nella diuina bontà ſua.
il A vost RA amoreuoliſi
i ma lettera, che mi portò il
preſente corriere, m'ha dato
chiara teſtimonianza, che la
i lunga aſſenza, ci lagrande
diſtanza de luoghi non han
c A N E, 29
noſcemato punto della fraternal amicitia, che
infino dai primi anni fu contratta tra noi, non
ui eſſendo ſcordato nelle tribulationi mie d'u-
far l'ufficio del uero amico contante prudenti
eſortationi & cordiali offerte, delche ue nere
ſto obligatiſſimo, º quanto più poſſo di cuore
ue ne ringratio. Et perche con molta inſtantia
mi chiedete e ſcongiurate àuoleruì dire di qual
animo mitruouo dopò la partenza di mio pa
dre dalla patria, come ſento, ci comporto i
ſuoi trauagli. Ancora chio non poſſa ſodisfa
re a coteſto uoſtro diſiderio ſenza rinouarmi al
quanto i paſſatidolori,nò eſſendo i primi moti
in poter nostro, nondimeno poſponendo ºgni co
ſa al debito dell'amicitia,dico,che dopòlhaue
reaſaiconſiderato moltaltri ſimili eſempi oc
corſi nei paſſati,cº moderni tempi ho preſo de
terminata riſolutione di conformarmi in tutto
al uoler diuino,ſapendo che tutti i più ſauij ten
sono,che i mortali niunapreſontione ſi può a
ſcriuer maggiore, che il uoler ricercare la ra
gione perche Iddio faccia tale, di tale coſa,
atteſo che d gli huomini è ben permeſſo di ſer
uire à ſua diuina Maeſtà; ma non di dargli in
coſa ueruna conſiglio: & gli ſuoi miſteri ci giu
dici ſono tant'alti, º incomprenſibili,chean
cogli.Angeli Serafini non gl'intendono,nepoſ è
c1 o. E AT T 1 sTA
ſono ſapere, º però ben diſſe l'Apoſtolo.guis
enim nouit ſenſum Domini, aut quis conſilia
rius eius fuit ? Et nel uero qual è quel tanto
ſauio, che render poſſa la ragione perche à Dio
fù più grato Abel,che Chaimè piu accetto in
ſin nel uentre della madre Iacob,che Eſauiper
che conduſſe fuori d'Egitto il popolo d'Iſrael,et
poi lo deſtruſſe nel deſerto? perche à coſi nume
roſo popolo Giudaico diede per Rè Saul, ilqual
andaua dietro è gli Aſini ? & Dauid ilqual
guardaua le pecore perche il noſtro Sign. ſal
uò il Ladron d'Iſna, 3 laſciò impiccar Giuda
ſuo Diſcepolo ? Vi potrei moltaltri eſempi de
gentili addurre, ma ſapendoli uoi, non ne dirò
altro. Horhauendo io ſopra di ciò fatto più
uolte conſideratione, 3 penſato alle mutatio
ni, ci riuolgimenti delle Corti,hò fatto un fer
mo proponimento, auengane ciò che ſi uoglia,
d'accettar ogni coſa in buona parte, lodar il
creatore, º ſperarſempre bene della ſua di
uina clemenza, o con tal confidenza ho ſop
portato chetamente queſto caſo, aſſicurandomi
che le buone attioni, cº l'innocenza di mio Pa
dre ben poteano patir alcuna tempeſtoſa flut
tuatione, ma che la bontà del Signor Iddio, cº
de noſtri Illuſtriſ. & ſapientiſ. Signori non
gli laſcieranno mai patir naufragio, anzi lo
, c A N E. 3o
ridurranno infelice porto; & mi conſolo fra
tanto non ſolamente con gli eſempi di molti
honorati, º uirtuoſi huomini antichi; ma de
i noſtri tempi, ci tràgli altri del Sig. Girolamo
- Morone, del Cardinal ſuo figliuolo,del Marche
ſe di Marignano, del Signor Lodouico Vista
rino, e d'altri aſſai, i quali furono malamen
tetrauagliati, 3 impregionati, 3 dapoi me
ritamente liberati, º non ſolo reſtituiti di lo
ro primi gradi, ma eletti ad aſſai maggiori. Si
che in queſto mio aſpro trauaglio armatomi di
ueri ammaeſtramenti della Chriſtiana, e na
turalfiloſofia,dopòlhauermi gran pezzo ripa
rato contragl'impeti della crudel fortuna, mi
ſon fermato, come ui ho detto, ci ſpero uederne
toſto felice riuſcita, ci che nel ritorno uoſtro
; alla Patria ci potremo lietamente godere in
ſieme. Fra tanto attendete à conſeruarui ſa
no,ne ui increſca farmi alcuna uolta degno del
; le uoſtre lettere, perche mi ſono ſempre di gran
conſolatione, º contento; col che facendo fine
miui raccomando ingratia, & ui baciola ma
. no. Di Caſale alli xv. di Marzo.
M. D, LI III,

;
º
-

-
oro. E ATT1sTA CAN E.
A L M E D E S I M O,
Gli raccomandavn ſuo amico
io sono stato coſi bene in
formato delle qualità di Meſ
ſer Fabricio preſente porta
tore,che diſiderido egli d'ap
i poggiarſi ad alcuno di cote
Fa H ſti signori, non poſſo manca
rech'io non uelo raccomandi con tutte le forze
dell'animo mio. Tengo per certo che lo uedrete
uolentieri ſenon per altro almeno per riſpetto
delleuirtù alle quali uoi foſte ſempre inclinato.
Ma aggiungendoſi poi è queſto ſtimolo,l'infini
toamore,chioui porto, non poſſo credere, che
monui mouiate un paſſo di più per darefetto è
queſta impreſa: & ſe queſto non baſta ui è an
colopinione delle perſone honorate che m'han
no richieſto à far queſto ufficio, alle quali do
uete ſodisfare con aſſicurarle chioſono altret
tanto amato da uoi. Vi prego adunqne (per
raccoglier tutte le coſe in una) à ſpender que
ſia uolta l'autorità,el credito uostro in modo,
che la uirtù,l'amore, l'opinione non habbia
no a dolerſi di uoi;alquale mi raccomando ſen
za fine ſalutandoui in nome del Signor Giouan
mi mio Padre, che è tutto uostro.
fi
iº BATTISTA BALIANo,
a L si c o 1 o va N

Brasrua la corrotta vita de Cor


teggiani.
Ei V E sT A mattina appunto
i mi è stata preſentata la lette
ra di V.S. con la quale mes
i ſorta, 3 prega è tornarin
2 Si corte, affermando, chio ui
= ſon molto diſiderato, ci che
quel Signore mi darà boniſſima prouiſione; in
riſposta della quale sio non haueſi riſpetto al
l'amicitia noſtra di tant'anni, forſe mi mostre
rei con queſta troppolicentioſo, parendomi eſº
ſere ſtato da lei offeſo. V.S. ſi ricorderà molto
bene quanto inſieme già ragionammo della ma
la uita de Corteggiani, non tanto per conto de
pli ſtenti ci trauagli che ſi patiſcono in Corte,
che il non mangiare, non bere, non dormirne
B A T r I S T A
faraltra coſa mai ad hora,che ne uéga uoglia,
ſono di poca importanza,poi che tutti all'ulti
mo ſi ſopportano, quanto delle molte ſceleraggi
ni,che ſi commettono; Ditemi di gratia, doue
s'apprende più toſto il beſtemmiare,ilgiocare,
il mormorare,l'adulare, º ogn'altro uitio più
nefando, che in Corte ? & ſe tutte queſte coſe
V.S. le ha meco diſcorſe, non offende l'amicitia
nostra eſortandomi lì ritornar in Corte,dalla
quale con tanta difficoltà mi ſon tolto? Et ſe
pur ella penſa di tirarmiui con l'ottimo tratte
nimento,non sà che ſe ben il Signore deſſe al ſer
uitore ogn'anno la decima delle ſue entrate,tut
ta la conuerrebbe ſpendere per farſene honore?
& ſe non la ſpende in coſe honorate,non sà,che
non mancanogiuochi femine,ruffiani,buffoni,
i quali cauano à forza dalle mani de poueri
Corteggiani i danari channo,cº che non han
no? oltre à queſto non sà ancora per pruona,
che biſogna tener contenti i Diſpenſieri, i Cane
uari, i Cuochi, ci tutti gli altri Vfficiali? non
sà che ſe in Corte ſi truoua alcun più fauorito
di noi,ci biſogna adularlo, corteggiarlo,e(quel
che più importa)preſentarlo di cotinouoi ſè tut
te queſte coſe dee far un corteggiano, qualpro
uiſione potrà baſtargli? & quando pur baſtaſ
ſe, che bonore potrei conſeguirio riuendendola
- l

E a L 1 A N o. 32
libertà procurata, 3 racquiſtata con tanto ſu
dore? Hora cominciamo da un'altro capo, ci
dicami di gratia V, S. quante meſſe odestando
in Corte? quante ſi confeſſa, o quante limoſi
ne fa l'anno? ben ſono io pazzo a dimandarlo.
quante uolteſi truoua in compagnia doueſi lo
di alcuno è piaceſſe a Dio, che tante ſi trouaſſe
doue ſi dice male? Quanti trauagli, 3 diſpia
ceri ſente ogni giorno è infiniti. In quindici
anni che ſegue la corte quanto ſi truoua d'a-
uanzo?non mi potrà diraltro ſenon che ſi truo
ua più pouero,che mai, 3 ch'altro guadagno,
che di molte infermità non ha fatto. Etſe tut
te queſte coſe ſono coſi chiare come le ſcriuo,per
che non ſi riſolue V.S. d'abandonar più tosto la
Corte,che d'eſortarme à tornarui? Egliè hor
mai tempo, ch'ancor eſſa riconoſca l'error ſuo,
e ſenza più indugiolo emédi col ritornar dal
la miſera ſeruitù alla felice libertà, dalle lun
che fatiche al neceſſario ripoſo, dalla noioſa
morte alla piaceuole, º beata uita. Ho uolu
to renderle queſto buon ufficio in cambio del ca
tiuo(perdonimi)che dal troppo amor inganna
ta eſſa ha fatto meco, ci aſpettando auiſo di
ualche miglior ſucceſſo della uita ſua,le bacio
e mani. Di Caſale il Xv di Settembre.
M. D, LX I .
B A r r I S T A

A L S. OTTA VIA N0.


Lo conſola nella morte del fi
gliuolo.
I S P E TTA N D o io commo
ºN dità di mandarui una mia
" per rallegrarmi con eſſo uoi
Se del grado, on era aſceſo dopò
i lighiſtudi il Dottore uoſtro
- º figliuolo,m è ſopragilita una
uoſtra piena di pianti, ci lamenti per l'impro
uiſa ſua morte, della quale per la lunga amici
tia che è fra noi potete eſſer certo, che ne ſento
quel dolorgrande, che ſi poſſa della perditad'-
un amantiſſimo fratello; 3 quello, che più mi
tormenta è il conoſcer quanto mi ſia difficile il
darui alcuno conforto; nondimeno conſideran
dola uoſtra prudenza piglio animo di poterui
in parte racchetare, et non ho dubbio alcuno,
che eſſendo uoi quell'honorato gentilhuomo,
che ſete, non ui uenga a mente, che à queſto
uiaggio ſiamo tutti naturalmente inuiati, 3
ſe ben uoſtro figliuolo era molto giouane, forſe
ui parea che per ordinaria ragione doueſſe pri
ma toccare a uoi queſt'ultimo, o acerbo paſſo;
pur ſapete che ſenza eccettione di luogo,di tem
po,di
B A L 1 A N o. 33
po, di ſtato, º di ſeſſo amminiſtra la morte
l'imperio ſuo:oltre che reſtando egli, º parten
douoi, ne potea riceuer la caſa uoſtra di quei
danni,che ſentono molte altre meſcolate di fi
gliuoli di diuerſe madri. Vi dorrete forſe d'ha
uer ſpeſo molto nel ſuo ſtudio,et ch'egli ſia man
cato in queſto punto, che ſperauate riportarne
utile, et honore? Neanco per queſto ui douete
dar in preda di ſenſi, raccordandoui l'eſempio
che altre uolte uoi ſteſſo mi hauete allegato,
di quei figliuoli,chene i biſogni loro riueriſco
no i padri,cº nei commodi gli ſprezzano, 3
oltraggiano, che ſe bene il uoſtro non daua que
ſti ſegni poteua nondimeno mutarſi egli anco
ra, ci far miſeri gli ultimi uoſtrigiorni. Et
quando pure non ui giouino queſti diſcorſi,con
ſolateui almeno, anzi gloriateui dell'honorato
fine chegli hà fatto non laſciando dopòſe, ſenò
materia da douerſi da tutti lodare;al che s'ag
giunge,che come chriſtiano ſete anco obligato
ad acquietarui, & tenerperfermo, che quanto
uiene dalla mandiuina, tutto èper " be
ne, º per noſtra ſaluezza, e che ſempre in
queſto mondaccio ſono laſciati ultimi i peggio
ri per dar loro ſpatio di pentimento. Sia dun
que l'animo uoſtro riuolto piu toſto à render
gratie alla ſuprema bontà,che à dolerui di qua
- E
s o N 1 F A c r o
to eſſa diſpone, ci commandatemi con ogni ſia
curtà, che mi trouerete ſempre quell'amoreuo
le amico ch'io ui ſono ſtato. Di Caſale il Xv di
Settembre. M. D. L XI.

3
aiSS A / -

BONIFACIO M ALVEZZI,
A L LA SI G. M.A RC H E S.A
D I P E S C A R A.

Svpplica che voglia impetrarri


medio dal Signor Marcheſe per le co
ſe ſue danneggiate da ſoldati.
flE F A c o LT A D 1, che noi
| babbiamo nello ſtato di Mon
i il ferrato ſono di maniera op
ºi º il preſſe dallegraui impoſitio
-

i ni straordinarie dalla ingor


=l diggia de ſoldati, e dal con
corſo di gente barbara, che manco male ſareb
beilnon hauerle. Il numero de mangiapani è
infinito, o non ſolamente non ſi contentano di
diſtruggere, º diuorare, ma uogliono di pietre
M A 1 v e z 2 1. 34
eauar ſangue, coſa indegna,aſpra, 6 dura. Se
Voſtra Eccellenza laquale hebbe in ogni tem
po riguardo al ben nostro, non ſi fa hora auan
ti con lo ſcudo dell'autorità ſua,ſarà facile illa
ſciar i beni, difficile il ricouerargli, º certiſſi
ma la ruina nostra. La ſupplico, che degni far
conoſcere al Sig. Marcheſe Illuſtriſſimo, che noi
tutti ſiamo nel numero de ſuoi diuoti ſeruitori,
che da queſto ufficio ne uerrà ottimo rimedio
al mal nostro. Maggiorgratia non aſpetto da
Voſtra Eccellenza, a queſta ſola, me le rende
rà,non più diuoto, ma più obligato. con che le
baciohumilmente la mano. Nostro Signor la
conſerui felice. Di Caſale il Xxv. d.Aprile,
D. M. LVII,

AL S. FRATNCESCO TOSABEZZI,
cAsTELLANo DI MANTova.
S1 rallegra della dignità che ha
ottenuta dal Signor Duca.
i : " E tvtti i Prencipi foſſe
" º coſi diligenti nella elettio
- " ne de loro miniſtri, come pru
N dentiſſimo fu l'eccelletiſſimo
E Sig. Duca noſtro in farui ca
a ſtellano di Mantoua, º ſe
E i
E o N 1 F A c 1 o
cretario maggiore, non sudiriano forſe tanti
pianti, ſoſpiri, ci lamenti di queſto, di quel
meſchino per le ſcale de palagi, ne le coſe ſareb
bono tirate in lungo con tanto dannode nego
tianti. Et ſe tutti foſſero come uoi pietoſi,amo
reuoli, ei giuſti, eletti per merito, di lunga
iſperienza, º nonperfauore, beato il mondo.
Godete Signor Franceſco, che queſti honoriſo
noi frutti de uostri lunghi trauagli,douuti al
la fede, 3 alla ſincerità dell'animo uostro: &
ſi come io ne ſento infinito piacere, coſi ui pre
go ad amarmi,etſeruirui liberamente del poco
poter mio, col qualfine à V. S. bacio la mano.
Di Brudio.

A L si G. A M B.A sci.A To R.
F I G V E R O A e

R 1 sp e N D E advna ſua lettera in


raccomandatione del Ferrero.

=l O N occorreua che V.S. Illu


il ſtriſſima mi raccommandaſ
ºlº ſe con lunga lettera M. Otta
a uiano Ferrero di Sauona,per
che oltre alle belle parti, con
lequali egli ſi fa raccomman
M A L v E z z 1. 35
dato da ſeſteſſo, è me bastaua ſolamente il dir
mi ch'eſſa l'ha in protettione. Creda V.S.Il
luſtriſſima che hauendo egli alcun lume di ra
gione, io non mancherò d'aumentarlo col mio
Agiudicio. Le reſto obligato del fauore, ch'ella
mi fa di commandarmi, º la prego chella non
ceſſi mai di mostrarmi con queſti amoreuoliſe
v.
gni,chio leſia grato ſeruitore. Et à V.S.Illu
ſtriſſima bacio la mano,diſiderandole ogni con
tento. Di Sauoma il X. di Gennaio. M. D. LXII.

A LL.A IL LVSTRE SI G NO RA
LE LI A SAN GI O R GI O.

Scrive queſta ſolamente inlodarla.


ON o molt anni Sign. Lelia
honoratiſſima chioſentori
uerirſi per molte contrade d'
| Italia il chiaro nome di V.S.
; ma uenendo hora di Roma ho
potuto con mio grandiſſimo
contento facilmente conoſcere, che in ogni par
te ſono i cieli è uostro grandiſſimo fauore, men
tre che giunto a Vinegia, quiui trouai in gran
conteſa due felici ſpiriti delle diuine qualità uo
ſtre. Volea l'uno, che la gloria di Caſale per
E ij
B O N I F A C I O

uoi foſſe posta nel ſereno de uostri begli occhi,


negli honeſti ſembianti, ci nell'infinita corte
ſia. L'altro nella diuina gratia,nei gentiliſſi
mi coſtumi, º nel maturogiudicio. La onde
accordatiſi pur fra loro conchiuſero finalmente
di mandar al Sign. Guazzo rinchiuſe le uoſtre
lodicolmezo mio,accioche egli nelle ſue pregia
te carte faceſſe chiaro il mondo, che uoi ſete uni
ca di uirtù,prima di gratie, 6 ſola di bellez
ze. Fate adunque fra uoi feſta, º è me,ilqua
le d'ogni uostro honore ſento gioia infinita, da
te luogo negli alti uostri penſieri, ſi come à uo
ſtra Sign.bacio le mani, 6 mi raccomando in
gratia. Di Bologna il v. di Giugno. M. D. 1x1.
A L cO NT E G I VLI o
M A L V E Z z I.

DiscoRRE degli abuſi delle Corti.


=n Os I I D D 1 o ui perdoni,co
me à me con la uostra lette
3 | rabauete dato gran cordo
Si Nil glio mentre ricercate di ſape
| re, ſe io m'appoggierei all'Il
luſtriſſimo Signor N. Non
u accorgete Signor mio,che alla morte, o non
M A L V E z 2 I. 36
alla uita mi perſuadete ? & che è un uosirone
mico non ſapreſte diſiderarpeggio? Ngn uedete
uoi che in quella Corteno ſi uede altro che per
ſecutioni,odi,lamiti infin al cielo partialita
di ingiurie ſcorni,ſimulationi,uane apparenze
falſe relationi, 6 uitioſiſſima uita. Io ſono di
natura tale Iddiogratia, che non sò iſprimer
con la uoce ciò che il cuor mio non patiſce, non
ſon atto è perſuader il male, conſentiralleſini
ſtre uoglie, 6 contrafariluiſo: non sò riderà
compiacenza altrui,pianger per mostrarmi a
moreuole,nè dolermi più della natura mia,non
sò far il morto quando il Signore ha nuoua ſpia
ceuole, perche dell'affettione mia gli ſia fatto
hiſtoria, meno come ui dico sò ridere gli altrui
diffetti per eſſer conforme à gli altri, ne è ciò
ſaprei accommodarmi. Io nacqui libero,eſciol
to d'ogni penſiero d'ambitione tra le chioſe, cº
teſti, là onde troppo duro mi ſarebbe il ſeguir
gli altrui commandamenti per hauer mille
notti piened'affanni, é ſoſpiri ſtando ogn hor
con tema, che non mi ſia leuata la ſpeſa, e la
gratia, & mi ſpauenta l'eſempio d'alcuni gen
tilhuomini, che stauano al ſeruigio del ſudetto
Signore, iduali hanno ſtentato nel fiore de ſuoi
anni, anzi di tutta la uita,etpoi raccolti frut
ti d'ingratitudine in uecchiezza. Felice è co
tit/
B O N I F A C I C .

lui,che con l'altrui eſempio può uiuere. Non


ſapete, che le Corti ſono coſi dette perche ſono
corte di piaceri, 3 lunghe d'affanni ? Voglio
no alcuni, che San Pietro negaſſe Chriſto in Cor
te,per dimoſtrare, che nelle Corti caderebbe o
gni miſeria, e ogni ſegno di uiltade. Io ho par
lato cò infiniti Corteggiani ſenza hauerne mai
trouato uno,che ſi contentaſſe. Tutti hanno il
ſuo uncino, chi mi dice ſia maladetta la Corte,
chi ſoggiunge maladetto ſia il giorno, di ma
niera, che le maledittioni uanno in uolta per
la corte. Sapete per cui è buona ? pergli buf
foni, & ciarlatori, ma chi uuol uiuere con le
ſante leggi, 6 uirtuoſe opere, non può conſen
tire al male, ne ſprezzare il bene:Et per conclu
ſione non darà mai il cuore all'huomo honora
to di ſeguire quella ignominia di adulatore, nè
quella ſcelerata uita di maldicente: La onde
Signor Conte ui ringratio con quella prontez
za d'animo con la quale ui ſete moſſo a ſcriuer
mi, certificandoui, che quanto a me tengo ogni
Trencipe per mio Signore,et riueriſco qualter
reno Iddio, ma non uolſigiamai inchinare al
ſeruigio della Corte, ſtimado infatti, che d'buo
mo libero, contento, ci ſano diuerrei ſeruo,infe
lice, ci ripieno d'ogni male. V.S.Illuſtre uiua
cotenta,eſana. Di Caſale il 13. Nou. 156o
M A L v E z 2 1. 37
A . . . . -

Lo riprende perche ſcriua, &par


li oſcuro. -

è una uoſtra lettera piena di


4 a fantaſtiche dimande, alla
A qual ho più uolte uoluto dar
-e =| riſpoſta, ma
pragiunto alleſempre
ſpallem'è ſo
qual
che Signor uillano, che col Meſſere udite, º
ſue noioſe repliche m'ha impedito queſto douu
to officio, º ancobora ho qui un Pietromar
tire, à cui m'è ſtato biſogno dire aſpetta un po
co di gratia, º dargli del fratello per lo capo
per ritenerlo a bottega. Breuemente adun
que riſpondendoui dico,che leggendo la corteſe
uoſtra, quaſi fui per dar al uento la carta del
la mia dottoraggine, eſſendomi inciampato in
mille paſſi Platonici,che m'hanno poſto il cer
uello a partito, º ui confeſſò lealmente, chio
non conobbi mai la mia ignoranza,ſe non quà
do io uidi tanti sbardellati diſcorſi, che per me
non intendo quegli ſtrani nomi di Palladeo,
Thebeo: non sò in qual guiſa l'oracolo d'A-
pollineſe neuolaſſe con una moltitudine d'api
f, o N I F A C I O
come uoi dite: non sò ragionar della beatitu
dine degli amoroſi ſpiriti: non sò che ſia amo
reſemidiuino: non sò parlar di genere,ne di ſpe
cie,ne coſi fatte mercatantie. Parlate chiaro
col mal'anno, º laſciateui intendere,altrimen
te ſuccederà a uoi come al Marcheſe di Spilim
bergo, ilquale uolendo parlar per lettera col
Gonnella,fà piantato ſul più bello. Nel reſto
eccomi tutto uoſtro intero, ſano, ci di buona
uoglia ſenza inuidia del uoſtro arciſapere. Di
gratia laſciateui intendere, uiuete famigliar
mente,teneteui alla poeſia commune,non ſtate
nei traucrſi, partiteui dalle ſpine, caminate,
perlo bel ſentiero, come fanno i galanthuomi
mi eſtate ſano.
A L s. L E o N A R. D o
A R R 1 v A B E N E.

GL 1 raccomanda vn ſuo amico.


0 LT 1 riſpetti mi muouono a
pregar caldamente V.S. che
le piaccia d'impiegar l'aut
torità ſua preſſo il Sign. Lo
douico Gonzaga Illuſtriſs.
per beneficio di queſto mio
M A L v E z z 1. 38
amico. Io conoſco primieramente ch'ella non
ſarebbe il Sign. Leonardo Arriuabene, ſe non
foſſe coſi pronta come è diſtrugi delle perſo
ne meriteuoli. Veggo dapoi,chella interamen
te poſſede la gratia di quel gentiliſ. Prencipe,
ilquale hauendo da lei appreſi tanti coſtumi,et
belle maniere che l'hano fattogratiſſimo è più
d'un Rè,non le negherà coſa ueruna. Vi con
corre oltre à ciò l'honeſtà della dimanda,ſi co
me intenderà da eſſo mio amico,alquale mi ri
metto per non deuiarla mente di V.S. da gli
importanti negoti del ſuo gouerno. Non poſe
ſo ancotacerla bontà,cº le uirtù di queſt'huo
mo,allequali sò che V.S. haura quel riguardo,
che ſuole di buoni, 6 uirtuoſi. Gliele racco
mando adunque con quelle più uiue, é arden
ti parole, che poſſono trouar luogo preſſo di lei,
& che comuengono all'affettione,chio leporto,
º al deſiderio,ch'io ho diſeruirla; & le bacio
le mani,diſiderandole ogni contento. Di Bolo
gna il rpi. d.Agoſto. M. D. LX.
-

º os 1 F A c1 o
va i s. N 1 c o L o D o Ri A
D E L S, GI A CO M O .

Losgåna d'vna ſiniſtra informatione


ſoci o che ſappiate Signor
mio che non è perſona al mo
do, laqual habbia maggior
auttorità ſopra di me, che
uoi, perche in effetto ſete
º parte dell'anima mia,ºpo
tete meco quello cheui piace: ma ſon ben cer:
tiſsimo che ſe quel galanthuomo ui batteſſe di
pinto il negotio con quella uerità che ſi richie
de in tutte le coſe, ſareſte ſtato men caldo in
raccommandarlo,ethaureſte moderato la trop
podolce natura uoſtra,con laquale ſete pronte
à i ſeruigialtrui. Hor il caſo è diuerſo Colui
è bugiardo, º uhaſiniſtramente informato:
nondimeno poi che uoi ſete uoi, & chehauete
il uanto di potermi metterà leſſo, 3 arroſto
come dicono i noſtri paeſani, laſciatemi gioca
re,ch'io farò un bel tratto,onde uoi che deſide:
rate diuederne il fine ſarete ſeruito,egli che ſi
paſte di ſperanza, non ſi trouerà in tutto in
gannato, o io che ho uoglia dubidirui reſterò
contento. Eccomi tutto uoſtro, ci con maggior
M A L v E z z 1. 39
diſiderio di goderui, che d'altro. Se non ui ri
ſoluete di uenir à paſſar il tempo quà meco,mi
haurete coſti in breuealle ſpalle con altro che
parole. Bacio la mano a V. S. Di Caſale il
xr. di Decembre. M. D. Lx1.

4 L s. I ve.A G RI MAL D 1
- FV D E L RE VE REND ISS.

GLI raccomandavn gentilhuomo


ſuo amico.

E = O N o N mi dolgo honora -
i tiſ. Sign. Luca,che V. Si
A È gno. m babbia fatto degno,
si ch'io le ſia ſeruitore,ma ſi be
i me, che intendendo molti co
“ teſta bontà ſua, mi ſpingono
a darle noia con mie Lettere in raccommanda
tione loro; & doue io dourei cercar occaſione
di leuarmi dalle ſpalle tanto obligo,chio le ten
go, mi danno ſoggetto di reſtarle più debitor
che mai. Hieri le raccomandai quel Piemon
teſe, bora mi conuien pregarla per queſto gen
tilhuomo,ilquale in effetto è uirtuoſo,cº degno
per le qualità ſue d'eſſer raccolto, amato da
lei: Egli ſe ne uiene con ferma credenza, che
E O N I F A c I O

queſta lettera gli habbia è portargrandiſ.gio


uamento del che è lei ſtà il non permetterche
gli reſti ingannato:la prego adunque à uolerlo
fauorir largamente per amor mio, aſſicurando
ſi che ilfauore ſarà fatto a me ſteſſo, ci rico
noſciuto da me come da principal debitore. Al
l'Illuſtriſ. Sig. Figueroa degniſi per me farri
uerenza, º dirle chio non diſidero meno la
gratia ſua, che del mio Prencipe naturale. Al
Magn. & honorato Signor Nicolò doria del
Sign, Giacomo, é al Magnifico M. Agoſtino
fratello mille raccomandationi. Il Magnifico
Sig. Gio: Franceſco Viualdi & io ce ne uiuia
moallegramente diſiderando V. S. Di Sauo
nail c. di Marzo del M. D. LXII.
A L s. G 1 o. G I o R G 1 o
D E L LA R o v E R E.

Gli dà ſegno dell'animo ſuo


prontoverſo di lui.
=i 4 GENTE di V. S. dirà
si sg: l'officio, ch'io ho fattoper li
º º ſpeditione uoſtra. Non uo
º gliol"
º te obligo alcuno,che è ſcruir
ui ſon tenuto, 3 uoglio che
M A L v E z z I. 4o
noi ſiate tuttauia mio creditore. Ben uorrei,
che queſta mia affettione ui foſſe coſi chiara co
me è grande. D'una parte mi sforzerò di dar
uene certezza col ſeruirui ſempre di cuore: l'al
tra io la rimetto al maturo giudicio uoſtro col
quale penetrate bene lì dentro gli animi altrui
& bacio la mano a V. S. Di Mantoua il pri
mo d'Agoſto del M. D. L 1x. -

«A - - - - -

NA R RA breuemente le qualità
appartenenti advn Giudice.
lo v1 dico brieuemente, poi
che in ciò uolete il mio pare
re,che à un Giudice s'appar
i tiene ſopra ogni altra coſa
i l'hauerriguardo alle pouere
- º uedoue,ò i miſeripupilli,al
legiuſte ragioni de carcerati, alla liberatione
de delinquenti per caſo fortuito, per liqualinò
ſolamente non è biaſimo l'eſſergiudice & par
te, ma è ſommamente commendato. Gli hono
ricoſi fatti uengono da Dio ottimo, ci giuſtiſ.
in noi collocati, perche ſolleuiamogli oppreſſi
dall'ingordigia degli auari dalla malignità
B O N I F A C I O

de calonniatori, º dall'oltraggio depotenti:


ilche douete far uoiparticolarmente come huo
7000 terremo i lì una ſubita, di impro
uiſa morte, come bennato, o come miniſtro di
giuſtitia. Ne douete temere di proferire il giu
dicio uoſtro contra l'iſteſſo Prencipe quando la
ragione, 3 le leggi il permettano. Siate pur
. fermo, ci coſtante, e mentre habbiate l'ho
nore eſpreſſo nella fronte non ui curate che
tutto il reſto uadi dopò le ſpalle. Et qui mi ui
raccommando ſenza fine. Di Mantoua il xv.
di Maggio. e M. D. L IX. - e

A L S I G. G VGLI ELMO
G V A Z Z O,

GLI raccommandavn giouine ſuo


am1CO,

Fi.A Fortuna, chorride, bor


piange, horfa feſta, º hor
i minaccia, ha preſo a traua
gliar ſmiſuratamente queſto
mio amico con poco riguar
do delle belle qualità ſue.
Egli è aſtretto con mio & ſuo ſcontento è la
ſciare queſta ſua naturalpatria di Monferra
to per
M A L v E z z I. 4I
to per guſtarforſe piu torbid'acque. Io ue lo
raccommando con quellepiù uiue, calde, ci a
moreuoli parole, che poſſono muouere il bell'a-
nimo uostro. Egliha felice mano in formarua
rie ſorti di lettere, ma la principale è la can
cellareſca. Scriue preſto, con politezza, 6 cor
rettamente. Sono poi le ſue lettere famigliari,
& à punto quali ſi richiedono fra galanthuo
mini. Ha uno stile naturale, che ſenza ſtudio
alcuno rieſce uago, & diletteuole. Diſpone be
nei ſuoi concetti, ci conchiude con grande ma
rauiglia. E molto prattico di cicerone,le cui
ſentenze uſa in modo,che paiono ſue. Spogliaſi
in tutto della pedanteria, o di qui ſi conoſce
ch'egli ha giudicio. La ſua dottrina è fondata
ſopra i termini d.Ariſtotele.” Egli è diſcreto,et
ſecreto,libero d'ogni uitio, cº nato di buoni pa
renti, che è grande, e gagliardo argomento
per lui. Prouedetelo di Padrone, che lo cono
ſca, & poſſa riconoſcere i meriti ſuoi, e non
mancate dell'uſanza uostra in abbracciar ipa
ri ſuoi, altrimente abandonereſte uoi medeſi
mo, & fareſte gran torto alla natura uostra,
la quale fu ſempre diſideroſa di giouare, o con
effetti l'hauete mostrato. Di ciò ui acquiſtere
te perpetua gloria, º io ue ne reſterò coſi ob
bligato come di coſa trattata d honore & util
F
B ON I FA CI O C A RR ETTO

mio. Con che ui bacio la mano. Di Caſaleil


xv. d'Agoſto. M. D. Lx 1.

BONIFACIO CARRETTO
M A R C H E s E3

A L si G. GIoRGIo c.A RRET To


M A R C H E S E.

Lo eſortaà voler darbraccio con


l'opere honorate alla caſa ſua, S lo
prega a volergli eſſer fauoreuole di
conſiglio & aiuto nella vita che ha
da fare .
EO NoN uorrei già Illuſtre
il Signor zio,che contrario ef
º fetto faceſſe questa lettera
| al diſiderio mio, º che il uo
i leriogiouinetto di poca ſciè
º za, & di minoriſperienza
eſortaruoi,chematuro d'età, d'honore,et dau
torità ſiete, ad uno ufficio honorato, alquale
-

M A R C H E S E, 42
ui ha ſempre o la natura inchinato, º la uir
tù dell'animo uostro ſpinto, m'apportaſſe nome
preſſo di uoi più tosto di preſontuoſo, ci inetto
cenſore, che d'amoreuole, e riuerente nipote.
Mauoglio ſperare, che dalla bontà uoſtra mi ſa
rà permeſſo di poterui ragionar liberamente,
poſcia che queſte mie parole hanno da ſeruirui
ſolamente in quel modo, che lo ſperone ſerueal
l'ardito, di ueloce cauallo, perche più tostogiii
ga alla deſiata meta. Io adunque con quella
modeſtia, che mi ſi conuiene uengo ad eſortar
ui,che uogliate con gli homeri dell'ingegnoſo
ſtenere, 3 colali dell'opere uoſtre inalzare u
ma Vedoua, la quale uiuendo ſuo marito hono
ratiſſima è ſempre stata, hora per la perdita di
eſſo & de figliuoli alquanto oppreſſaſi truo
ua. Etperchem intendiate, dicoui Sign. mio,
che la Vedoua, che aiutar douete,è la caſa no
ſtra ueramente uedoua, 6 priua non del mari
to ſolo, ma di tutti quegli huomini illuſtri; de
quali ella ha ſempre ſin dal primo principio
dell'origine ſua come feconda madre il ſuo pae
ſe abondeuolmente arricchito. Questa mentre
il marito, ci i figliuoli hauea, quale honorata
e ſplendida matrona, come ſapete, in luogo il
luſtre & eccelſo habitaua, & bora mancatole
i ſuoi principali ſostegni, ha riceuuta cadendo
F i
B O N I F A CIO e CA R.

una ſigraue percoſſa nella gloria, che ſe uoi, in


cui ha posta la ſua maggiore ſperanza come ue
roriſtauratore non la rimettete in piedi,dubi
ta di non starſi lungamente à terra. Ella sà,
che la ſua utilità, 3 l'honore de uostri nobiliſ
ſimi parenti ad ogni uoſtro beneficio di com
modo ui è piacciuto ſempre di preporre. Sà che
alla uirtù,alla fatica,alla gloria, non al ſonno,
ne all'otio, nè è uani piaceri del mondo uoii uo
ſtri penſieri hauete dirizzati. Sà che niuna fa
tica, niuno pericolo per grande, ci manifeſto
che foſſe,bauete giamai ricuſato,percheà lei ag
giungeſte honore. Nè le fugge dalla memoria
quanto honore le faceſte in Roma ſeruendo per
amor di lei al Reuerendiſſimo Cardinal Sado
leti;6 quanta riputatione di più erauate per
accreſcerle, ſe la maligna fortuna non haueſſe
fatto si, che di partiruenefoste coſtretto. Tut
ti queſti uostri meriti è lei ricorda la ragione
come materia, º cauſa di conſolatione perche
hauendo conoſciuto uoi per natura per elettio
ne per deſtino all'honore, º util ſuo inchinato,
non dubita, che in queſto ſuo gran biſogno non
ſiate à ſouenirle preſtiſſimo. Et con queſta con
fidenza haurebbe dauoi nuouo aiuto richieſto,
ſenon che come diſcreta, generoſa stà aſpet
tando,che uoi dalla uostra natura amoreuole
M A R c H E s E. 43
ſoſpinto è queſta impreſa ui poniate. Ma poi
che io ueggo che à queſto, forſe da altri negoti
impedito, non hauetebora l'animo in tutto ri
uolto, ho penſato di raccommandaruela ſtret
tamente come coſa utile,giuſta, neceſſaria, poſ
ſibile, 3 honeſta. Ne laſcierò di dirui, cheha
uendo uoi trappaſſato lungoſpatio di tempo ſen
za operar coſe notabili & degne del ualoruo
ſtro, douete in ogni modo riſuegliargli addor
mentati ſpiriti,etcoi raggi d'altre uoſtre ſegna
late attioni ſcacciarle tenebre, che rimangono
negli animi di molte perſone, lequaliſi danno
a credere, che in uoi non ſia quella eccellenza
di uirtù già diuolgata, è che mancando alla
Agrandezza uostra, ui ſiate dalle magnanime
impreſe inanti il tempo ritirato. Non manca
no già alcuni più giudicioſi d'allegare in difeſa
uostra, che ſpendete buona parte del tempo in
torno ad honeſti, é lodeuoli ſtudi, ma non ſan
no però negare, che la uirtù uoſtra non ſia in co
i langhe come oro nel fango ſepoltoio ſog
giungono, che non eſſendo nato l'huomo à ſolo
beneficio di ſè steſſo, doureſte far parlare il uo
ſtro tacito intelletto, º ſeruirui de uostri ſtu
di à beneficio del mondo, ci è particolar glo
ria di caſa nostra. O ſe mi foſſe bora lecito del
º Sign. GAL E o TT o, del Sig. G1 o Rc1 o,
F iii
-

B O N I FA CI O CA R R,
del Sig. G1o: viceNzo uostro padre rac
cordargli honori, l'ambaſcierie, i gradi,che per
le loro rare uirtù meritarono dall'Eccellenza,
del Marcheſe Gv GLI ELM o di Monferra
to, quanto haurei da raccontare? 3 siopo
teſſi dire ſenza ſoſpetto di uanagloria di Mon
ſignor Sci P 1 o N E il Protonotario, º del
Sig. A L E E RT o auolo uoſtro, ci biſauolo
mio paterno, quanto miſtenderei? Ma (ſia det
to con buona pace dell'anime loro) ſono tali le
gratie, che hanno i cieli infuſe nel uirtuoſo, 3
srande animo uostro, che uolendo uoi procac
ciarui coſi fatti gradi,haureſte ſenza dubbio è
tutti loro posto il piè auanti. Ma queſti diſcor
ſi hor mi ricordano la perdita del Sig. A L
B E RT o padre mio, 3 fonte onde deriua ogni
mio dolore; percioche s'io haueſſi lui, ſpererei
pure che facendomi egli ſpalla con le ſue uirtù,
come già comminciato hauea,di poter aſcende
re à qualche honorcuolgrado. Ma poi che la
fortuna mi chiuſe queſto paſſo, mi confido in
uoi Signor mio dolce, cheper uostra amoreuo
lezza per pietà, per zelo del uostro honore, cº
per non laſciar riuſcir uana la ſperiza che tut
ti habbiamo posta in uoi, non permetterete,che
io diſideri l'honorato uostro ſoccorſo, e mi ſa
rete corteſe del fauore & conſiglio uostro ne
-
m A R e H E s E. 44
propormi quelle coſe che ponno recarmi riputa
tione, é gloria,ci farmi ſtimar degno figliuo
lo della Vedoua;Spero anco che particolarmen
te per l'amore che portate ancora alle felici oſ
ſa delSig. Alberto uoſtro amatiſſimo fratello
non mancherete con l'eſempio dell'honorate
uoſtre attioni,ed una ben ordinata uita,dine
stare nel tenero arboſcel mio tutti quei frut
ti che à gloria uostra, a beneficio della caſa, cº
è beneficio del mondo ſi poſſono aſpettare; di
che ue ne reſterò ſempre obligato, ci farò sì
che à tutti ſarà manifeſto l'amore, o la riue
renza, chioui porto. Nè altro mi reſta à dir
ui ſenon che ui prego è perdonarmi shoho fat
to torto alla prudenza uoſtra perche la ſopra
bondanza d'amore fa molte uolte i termini del
decoro trappaſſare. Et qui pregando auostra
Signoria ogni proſpero auenimento, le bacio le
mani, 3 mele raccommando in gratia.
Di Caſale allixx. di Decembre.
M, D, LX I I I I.
B O N I FA CI O CARR.
A L LA IL L. SI G N. BARBARA
C A R R E TT A M A R C H E SA

sv A M A D RE ,

Con grande affetto eſprime l'a-


more ch'egli le porta, dedicandole
tutti i ſuoi penſieri.

Il V E ſono i fini dolcisſima si


| gnora Madre, i quali nel
mio uiuere mi ho propoſto:
l'uno,ch'io uoglio piacerſem
" pre à Dio s'io poſſo; l'altro
º ch'io uo compiacere è V. Si
gnoria più chiopoſſo. Il primo fine mi ho pro
poſto, perche ueggio, 6 conoſco chiaramen
te, che da quel ſolo dipende la ſicurezza del
la uita noſtra, ci ch'eſſo a guiſa di barchetta
ſenza nocchiero,ſcorrendo per lo tempeſtoſo ma
redi queſto mondo,urta nei duri ſcogli, º mi
ſeramente ſi ſommerge.Il ſecondomi ho propo
ſto,percioche il primo ſenza queſto non mipoſe
ſo guadagnare,oltre che è ciò V. S. m'ha infi
nitamente obligato, perche non contena d'ha
uermi dato l'eſſere, uà tutto di procurando di
adornarlo,e polirlo di maniera, chio non sò
I
M A R C H E S E.

ben diſcernere ſe quello più mele oblighi di que


fto,ò più queſto di quello. Ma comunque ſia, io
me le tengo, 6 per quello, º per queſto obli
gatiſſimo: nè ſarà giamai ingiuria di tempo, è
difortuna, che mi poſſa torre la riueréza, chio
leporto,nè la ſempre uiua memoria, che di lei
tengo. A lei hò conſecrato perladietro,conſa
cro di nuouo tutti i diſideri, i penſieri miei,
perche ciò ch'io ſono, ſono di lei, 6 per lei, la
onde eſtremo diſpiacere mi danno le ſue lettere
quando moſtrano di dubitare chionon l'ami,
perciocheſe ad amarla la natura m'ha sforza
to,l'elettione ſoſpinto,le ſue uirtù,et l'amoreuo
lezza confermato, ſarei io forſe coſi empio, ci
duro,che contraſtaſſi alla natura? coſi leggie
ro che diſcordaſſi da me ſteſſo? coſi ingrato che
non le pagaſſi il debito? coſi diſleale, ch'io non
l'amaſſi in eterno? egli è uero che piu uolte mi
ha commandato V.S. chio laſci i penſieri ad
altri, ci chioſtia lieto,ilche in tutto non ho eſ
ſequito. Ma non però merito d'eſſer accuſato,
chio non l'ami: perche l'amore non può mutar
la natura mia, eſſendo i penſieri tanto con
iuntimeco & tanto da me inſeparabili, quan
to il Sole dalla luce. Ma dirà V.S. che queſto
è ſegno di diſubidienza, º che il diſubidiente
non ama; al che riſpondo,chegli è ſegno piu to
E O N I FA CI O CAR R.
ſto d'amore,che di diſubidienza: perche diſubi
diente colui ſi chiama, ilquale ricercato a far
qualche opera doue non ui corra il pregiudicio
dell'utile, º dell'honor ſuo,non la fà. Ma non
credo già sio foſſi ſollecitato a darmi delle pu
gnalate,o è uituperarmi in qualche modo, che
non lo facendo poteſſi con ragione diſubidiente
eſſer riputato: onde in queſto caſo diſubidiente
non ſono, ſe obligato dall'honor mio ad amare
V.S. piu che la mia uita,tuttauia l'amo, ben
che mi commandi il contrario, che altro non
poſſo inferire ſe mi commanda chio laſci i pen
fieri,ſenon che le diſpiaccia,chiolami: perche
con queſti penſieri altro non ho mai cercato,
che di darle a conoſcerlamorchio le porto, º
l'animomiograto. Ma laſciato queſto diſcorſo
a parte, dico oſſeruandiſſima ſignora mia, che
ſe V.S. uuole chioſa in tutto ſpeſierato,uuole
l'impoſſibile perche la natura mia non lo ſop
porta; ma ſe uuole che alquanto io temperi la
natura mia, queſto opererò a tutto mio pote
re, et coſi le prometto di fare. Hor baciando
le mani a V. S. con quella humiltà maggiore
chio poſſo, me le raccomando ingratia, 3 fac
ciofine Iddio la conſerui ſana lungamente.
Di Caſale.
M A R C H E S E, 46
, A L S I G. CA R. D I N.A L E
l D A R A s.

ſ GL 1 ſcuopre con grande affetto


' il diſiderio che ha diſeruirlo.
º
N O GL 1 o No Illuſtriſ. & Re
uerendiſ. Sig. mio igiouani,
che d'animo nobile, o eleua
toſono qualhora per li corrot
ti coſtumi delle compagnie, è
º per le loro imperfettioni al
ſuo diſiderio dar compimento non poſſono, ſe
h ſteſſi, di tutte le ſue operationi à qualche per
- ſona di ualore,et d'auttorità conſecrare: sì per
; che la uirtuoſa potenza di quella ſia loro qua
ſi freno agli appetiti, 3 concupiſcenze gioue
nili, come perche etiadio ſia ſperone all'animo
ragioneuolmente acceſo alla gloria,ci agli ho
mori. Ad imitatione de quali, io che ſempre
ho hauuto l'animo (ſiami lecito darmele à co
, noſcere)intento alle uirtuoſe operationi, ci è
º gli ſtudi delle coſe graui,gioueuoli al mondo,et
l honorate, conoſcendo per iſperienza, che l'im
perfettione dellagiouentù di queſto noſtro ſeco
lo,ſaria baſteuoleper ſe ſteſſa d tormi di mente
queſta mia buona uolontà,6 natural inchina
E O NI FA CI O CAR R.

tione,ho deliberato d'appoggiarmi ſopra l'al


tezza della uirtù,et dell'auttorità di V. S. Il
luſtriſ, accioche facendola quaſi berſaglio di
tutti i miei penſieri, poſſi caminare per la di
ritta uia delle uirtù, º col fauore, & merito
ſuo ſalire à quel grado di riputatione, º di
gloria,che io da me, º ſenza l'aiuto di lei,con
feſſo di non meritare. Vengo dunque à dedicar
meſteſſo,l'opere,i penſieri, la uita, ci l'animo
mio à V. S. Illuſtriſ, tirato non ſolo dalla già
detta cagione, cioè dalla fama delle infinite
uirtù ſue,laqual m'ha fatto marauiglioſamen
te uago, & deſideroſo di ſeruirla, ma anco da
quella lunga, 3 intrinſecaſeruitù,chebbe con
lei ſin dal principio dello ſtudio ſuo in Padoua,
il Sign. Alberto mio Padre (di buona memo
ria)ilquale mentre uiſſe non fù mai ſatio dipa
leſare i meriti di V. S. Illuſtriſ. la onde ha
uendomi io propoſto di ſeguir le ſue ueſtigie, ſe
guirò conueneuolmente la ſeruitù ch'egli ha
uea con lei,ſe purella è queſto mio diſiderio, la
porta della gratia ſua uorrà aprire, come io
credo che farà, coſi per la memoria, che della
ſeruitù d'eſo mio Padretiene,come perche alla
gentilezza della ſua natura il contrario fare
ſi diſconuiene. Ma quando è ciò non l'induca
il mio picciol merito la prego, che l'honeſtà del
a-

1M A R C H E S E. 47
la cauſa, 3 fine di queſta mia uoluntà uoglia
mirare: percioche come ben diſſe ildiuino Pla
rone, Noi non ſolo a noi ſteſſi ſiamo nati, ma al
la patria, è i parenti, agli amici, a tutti gli
huomini: & la natura ſi come tutte le coſe è
noſtro beneficio ha creato, coſi lhuomo per ri
ſpetto dell'huomo ha produtto; alchehauendo
riguardo V.s. Illuſtriſ. ſpero che m'accetterà
per ſuo deuotiſ.ſèruidore, come ſono. Ma per
che io conoſca chellababbia preſo il poſſeſſo di
queſta mia ſeruitù, aſpetterò che mi comandi,
non perche io mi tenga molto atto a poterla ſer
uire, ma per dimoſtrarle il pronto diſiderio,
ch'io ho d'bonorarla, ci riuerirla ſenon quan
to merita la grandezza ſua, quanto potranno
le deboli forze dell'intelletto mio. Et qui à V.
S. Illuſtriſ humilmente raccomandandomi,
ci pregando uita felice faccio fine.
Di Caſale.
F E D E R I C O
M A GN O C A V AL L Oe

-4 . . . . . .

Lo prega è volergli far rimetter


alcuni libri che gli erano ſtati rubati
&impegnati advn'hebreo.
Fl.A cac1 o N E che mi ha
| moſſo hora è ſcriuerà V. S.
per una parte mi diſpiace,et
per un'altra grandemete mi
piace. Mi diſpiace per la
ſciagura, che m'è intraue -
nuta, 3 mi piace per lo ſoggetto che mi naſce
di baciarle la mano, ci raccordarle il diſide
rio,ch'io ho diſeruirla,il che non ho fatto pri
ma dubitando di non recarle noia con coſi fat
te lettere: in modo, che s'io porto odio al ladro,
perche mi rubò, ci impegnò le mie robe, ſono
sforzato ad amarlo per l'occaſione che m'ha da
to di ricercaril fauor di V. S. Coſtui Sig. mio
FED E R1 c o MA GN o cA v. 48
tra l'altre coſe m'inuolò, 3 impegnò alcuni li
bri. Del diſagio ch'io patiſco dell'altre robe,a
ſai di leggiero me la paſſo, ma del danno chio
riceuo,per eſſer ſenza libri, º non poter leg
3endoli apprender alcuna coſa, ne ſento un fa
ſtidio inſupportabile. Etperciò ſupplico V.S.
poi che l'altre robe che l'hebreo ha nelle mani,
ſono di maggior pretio aſſai, che non è la ſom
ma dei danari ch'egli ha sborſati, º che per
queſto uiene aſſicurato di non poter perdere,
che mi faccia gratia di commettergli, che mi
dia i libri,che del reſto ſtarò aſpettando che il
Sign. Vicario me ne faccia ragione, trouando
mezo di ſodisfare a me, o all'hebreo. Et fra
tanto reſterò obligato è V. S. coſi per ueder
chioſa preſſo di lei in alcuna ſtima, come per
lo guadagno che ſtudiando ſpero di fare. Et
le bacio la mano pregandola a comandarmi do
ue ella creda,che con queſte deboli forze io poſ
ſa in alcun modo ſodisfar alualorſio, 3 al di
ſiderio mio. Noſtro Signor Iddio le doni feli
ce uita.
Dal Borgo San Martino. M., D. Lx 1.
r E D -E R I C O

A M. MA RCO FRA NC ESCO


B E L L I N O»
VI CA RI O DI CASA L E,

CH E non voglia dar fede al det


to d'vna certa donna.

N 'I o haueſi coſi occaſione di


far ſeruigio à V. S. come ho
di darle faſtidio, certo è che
i piutoſto farei quello, che que
Ai ſto: ma l'uno mi uien tolto
dalla mia impotenza, l'altro
mi uien conceſſo dalla uoſtra gentilezza,di ma
miera cheprouocato dalla ragione, 6 aſſicura
to dall'integrità dell'animo uoſtro,uengo a pre
garui,che non permettiate, che le falſe parole
di quella maga habbiano appò uoi tanto cre
dito, che le mie ui pareſſero deboli, di uane:
perciò che è tanto mala la conditione, di tan
to uitioſa la uita ſua, che non per queſta ſom
ma, che poco rilieua, ma per manco aſſai por
rebbe la mano sù la carta, ci giurerebbe il fal
ſo, doue all'incontro potete aſſicurarui, chio
non tratto ſenon della uerità iſteſa, º chio
non ſono ſtato finhora à conoſcere, che facendo
altrimente, darei indicio di perſona di poca
bontà
MA GNO CAVALLO 49
bontà,cº di niuna creanza, ci mostrerei di te
ner uoi per pocogiudicioſo, é manco intenden
te,coſa in tutto lontana dall'animomio,con tut
toilquale oſſeruole uoſtre uirtuoſe operationi,
º diſiderando ſommamete di ſeruirui ſempre che
io habbia occaſione di poter tanto. Iddio da
mal ui guardi. . Dal Borgo San Martino il
i XVIII. di Nouemb. M. D. Lx 1.
º

º A L SIG. FRA NIC E Sco


G A M B E R A, , , , ,
ſ

' GL 1 manda alcune ſtanze.


cc o v I Signor France
ſco che attendendo io alla
º promeſſa, che nell'altra mia
º
rs
ui feci uengo a ſodisfare i
m quello, che nella uoſtra mi ri
r cercate. Coſi piaceſſe à Dio,
e che tali foſſero le coſe mie in effetto, quali ſono
º nel uoſtro pºſiero, che nè io ſarei idegno delle lo
º di, che mi date, nè uoi rimarreſte inginato del
º uoſtro giudicio. Tuttauia da me medeſimo mi
compiaccio uedendomi, 3 amato, et lodato da
perſona tanto honorata. Vi mando alcune ſtan
G
F E D E R I C O

ze, lequali diſidero, che uediate in compagnia


di Meſſer Gio. Giacomo Bottaccio, affine che
congiunto il ſuo giudicio col uostro poſſiate me
glio correggergli errori che commetteranno al
la preſenza uostra. Et con queſto finepregan
doui ſanità mi ui raccomando. Dal Borgo
San Martino. M. D. LX I.

A L S IG N O R C RI
ST OF O R O PI CO.
-.

GL 1 manda alcuni coponimenti.

| di queſta carta un frutto mal


i maturo, ſpiccato dall'albero
grande della mia ignoran
E- -
tia, con laSarete
ingegno. mano contento
del picciolo
di
pigliarne un ſaggio per amor mio, 6 ſeal gu
ſto del uostro giudicio parerà (ſi come dubito)
meno ſaporito, il rimanderete , auuertendomi
della ſua imperfettione,accioche per lo innan
zi io non ui faccia uenir con ſimili preſenti il
male del faſtidioſo, poi che è purtroppo quello
della gotta. Iddio per gratia ſua ui faccia coſi
pomero d'infermità di corpo, come ui ha fatto
|

- i

M A GN o cAv A LL o. 5o
ricco d'una diſpoſitione d'animo ben compoſto
col qualepaſſando per lo tempio delle uirtù ſa
lite ogn bora è quello della gloria. Conſerua
teui più che potete, 3 commandatemi. Dal
Borgo San Martino il xxvII. di Decemb.
M, D . LX I .

, FRATE FRANC
C O C O NO A T 0
º a T E o L o Go. .
º A M. GI O. GI.A C O M O
º - B OTTA C CI O .
r - - -

º D1cHIARA dottameute quelle pa


role di Gieremia Templum Domini,
Templum Domini, Templi Dfiieſt.
V o sTRA richieſta sign.
Gio. Giacomo mio cariſſimo
ſon contento di riſoluere quel
dubbio, che ci propoſe qui in
camera noſtra Rabi Salomon
º ſopra le parole di Gieremia
G i
F. F R A N C E S C O

al ſettimo, Templum Domini, Templum Do


mini, Templum Domini eſt. Volendo conchiu
der Rabi Salomon,chel Profeta prometteua à
GiudeitreTempi auanti la uenuta del Meſſia,
ci che dal primo tempio di Salomon infin ad
hoggi non c'è ſtato ſenon il ſecondo tempio redi
ficato per Zorobobel, et che biſognando ſecondo
la promeſſa di Dio redificar il terzo tempio,nà
ſegue che auanti la redificatione del terzo tem
pio ſia uemuto il Meſſia, 3 che per queſta pro
fetia ſi trouano i Chriſtiani ingânati che Chri
ſto ſia Meſſia de Giudei, o Saluator de Gen
tili. Ma io dico, che i Giudei singannano per
che il Profeta non parla, che habbiano da eſſe
re tre Templi auanti la uemuta del Meſſia, ma
parla in uece di Dio ſdegnato contrai Giudei, i
quali perſuadeuanſi, che facendo Iddiogratia
de peccati nel tempio di Gieruſalemme à colo
ro, che offeriuano al tempio foſſe loro lecito da
poi ſodisfar alletriſteloruoglie,ſi come foſſe in
loro facoltà la remiſſione de propri peccati per
l'offerte, che faceuano nel tempio: non dimeno
singannauano,et che ſia il uero, uedete ciò che
il Profeta ſoggiunge, 3 dice. Ecco uoi ſteſſi ui
confidate nelle parole de bugiardi, leguali non
uigioueranno eſſendo uoi ladroni, micidiali,a-
dulteri,diſleali, o idolatri di Baal,ſi che en
A
c o c o N A T o. . 5t
trando uoi nel tempio,etinuocato il nome mio
dite; Noi ſiamo liberati auenga che habbiamo
fatto ogni male; coſa, che faceua adirar Iddio
com ei dice.Egliè forſe fatto il mio Tempio una
ſpelonca deladroni? Io ſono il Signore, andate
in Silo,oue prima fà riuerito il nome mio,anzi
che foſſe edificato il Tempio di Gieruſalemme,
etuedrete ciò,chio feci quiui per li peccati del
popold Iſrael, diſtruſi quelluogo, di ui tolſi il
colto,coſi ruinerò queſto tempio,nelqualui con
fidate,ſi come pur fece dopò la morte di Chri
fto, ilcheprediſſe Daniel. Coſi adunque uolſe Dan o
intendere il Profeta quado diſſetre uolte Tem
plum Domini,Templum Domini,Teplum Do
mini eſt. Et coſi Sig.mio rimane ſciolta la pro
poſta di Rabi Salomon. Voglio pertanto con
dhiudere che Chriſtofà il uero Meſſia de Giu
dei, et Saluatorde Gentili per queſta ragione,
che tutte le ſacre ſcritture ſi ingombrarono in
lui. Si come fu quella delgran Profeta Iacob, Gen49
ilquale poco dianzi che uoleſſe renderlo ſpiri
toà Dio, congregati i figliuoli ſuoi iuanzi àſe,
diſſe loro. Non ſarà tolto lo ſcettro reale della
Tribu di Giudanèl Ducato della proſapia ſua
infin che non uenga quello che dee eſſer manda
to, allhora ceſſerà il uostro regno. Queſta pro
fetia fù adempiuta in Chriſto, ilqual nacque
G i
F. F R A N C E S C O

ſotto 0ttauio Imperatore Romano regnando in


Gieruſalem Herode Aſcolonita di padre Idu
meo del popol Gentile. Si che da indi inſin ho
ra non hanno mai hauuto i Giudei Re in Gieru
Aggeo ſalem della tribu di Giuda. Del medeſimo ad
pi, uento del Meſſia, che fù Chriſto,prediſſe Aggeo
Trofeta dicèdo in uece di Dio a Giudei. Di qui
d poco mouerò il cielo, la terra, el mare,moue
rò le genti,ci uerrà il diſiderato a tutte le gen
ti. Queſta profetia fu adempiuta in Chriſto.
Terche quando egli nacque furono mandati
e gli Angeli del Cielo ad annontiar à i pastori
ch'era nato il Saluator del mondo in Betlaem.
luc. 2
Si moſſe la terra perche fù publicato un editto
da Ottauio Imperatore per tutto il mondo,che
Luc 2 ognuno tornaſſe alla ſua patria. Si moſſe il ma
re,perche quei tre Rè d'Arabia uarcarono il
mare, o uennero in Betlaem ad adorar Chri
ſto. Verrà il deſiderato a tutte le genti, per
che molti del popoloentile, ſicome furono i Sa
Gio. 4 maritani, ſi conuertirono a Chriſto. Segue il
Trofeta, ci dice Ingombrerò queſta caſa nuo
ua di gloria, ſi che ſarà maggior la gloria di
queſta ultima caſa,che della prima; ſi come uo
leſſe dire il profeta chel Tempio di Salomone
redificato per Zorobobel ſarebbe più glorioſo,
che lprimo Tempio edificato da Salomone, non
c o c o N A T o 52
per riſpetto del ualore, perche fu di maggior
ualor il primo Tempio edificato da Salomone,
chelſecondo redificato per zorobobel;ma rima
ſe il ſecondo più glorioſo per riſpetto, chequiui
fu offerto Chriſto, 3 quiui egli predicò, 3 fe /
ce molti miracoli, iquali reſero glorioſo il tem
pio; ſi che conchiude il Profeta chriſto eſſer il
Meſſia;coſi lo conferma.Amos dicendo di Dio, Amosz
sopra le tre ſceleraggini d'Iſrael mi conuerti
rò, ſopra il quarto peccato non mi conuertirò,
perche hanno uenduto il giuſto per l'argento.
ſquattro gran peccati fecero i Giudei & non
dimeno i tre furono loro perdonati, del quarto
non c'è ſperanza di perdono. Il primo fu lauen Gen.37
dita del buon Giuſeppe, ma con tutto che foſſe
ro caſtigati con la penuria di ſett'anni, fu non
dimeno fatto loro gratia di aggradire à Farao e
ne,ſi che poſſedetero l'Egitto per un tempo,
Il ſecondo peccato fu fadorare il Vitello d'oro Exo 32
nel deſerto, onde ſtettero quiui quarant'anni
confinati, pure Iddio dapoi fecelorogratia del
poſſeſſo della terra de Cananei, Euec, Ezeuei,
& Abuſei. Il terzo peccato fu il micidio de 4Rez,
Trofeti,perloquale Nabucodonoſor ſpinto dal
giuſto furore di Dio diſtruſſe Gieruſalemme, 2
abbrugiò il Tempio: nondimeno Iddio dapoi ſi
riconciliò con loro ſi che per Zorobobel furono
- G iiii
- F. F R A N C E S c o
rimeſſi in Gieruſalemme, 3 redificaronoil tem
pio. Sopra il quarto peccato non ſi uolſepiegar
Iddio, perche uenderono il giuſto chriſto per
l'argento,delche non poteuano far maggior pec
cato,ſi come ſi conoſce dalla grauezza della pe l
na per la differenza degli altri peccati. Per
la uendita di Giuſeppe ſett'anni di careſtia,per
l'idolatria del Vitel d'oro quarant'anni confi
nati nel deſerto; Perl'homicidio de Profeti ſet
tanta anni ſchiaui in Babilonia. Per l'homici
dio di Chriſto ſono sbandeggiatigià per mille
cinquecento, i tantanni. Hauendo adunque
hauuto i Giudei maggior caſtigo per la morte
di Chriſto di qualunque altro peccato da loro
commeſſo, ſegue che il peccato ſia maggiore che
faceſſero mai per loquale doueano eſſer deſtrut
Dan. 9 tiſi come prediſſe Daniel dicendo. Mancherà
il ſacrificio, ci nel Tempio ſarà una abomina
tionedi ruina,ſi come fu perche quiui fu poſto
in uece dell'arca del teſtamento, nella quale ſi
adoraua Iddio, la statua d'Adriano Impera
tore, & che la ſudetta ruina durerebbe inſin
, alla fine del mondo,ſi come ſi uede che la ruina
de Giudei uà continouando come maladetti da
Dio. Si che Signor mio preghiamo ſua diuina
Maeſtà,che illumini il cuore di Rabi Salomone
col reſto del Giudaiſmo à creder quell'iſteſo,
C O C O N A T O.

che crediamo noi chriſtiani,che Chriſtofigliuol


di Dio ſia fatto buono in carne, uero Meſſia
de Giudei, 6 Saluator de Gentili. Di Caſale
il xvII. di Settemb. M. D. Lx 1. -

A Mo N. sc I PIO NE DA ESTE
V ES CO V O DI CASA L E,

D1 sco R R e ſopra la dimanda


fattagli,ſe il Concilio di Trento ſi fi
nirà,o nò.
Ha 01 Reuerendiſ, Monſignore
A come religioſo, 6 theologo
trasformato per amore,et fe
de in Chriſto, sì che uorreſte
uedere tutto il mondo conſe
polto in lui riſuſcitato,et fat
toglorioſo in cielo mi dimandate sel Concilio
cominciato in Trento, compiraſſi per mio pa
rere,onò. Dicoui adunque, chiouengo ſopra
ogn'altra coſa meco conſiderando (il che uoi co
me perſona dotta, 3 giudicioſa potete meglio
di me) la cura che per adietro ha hauuta Chri
ſto della chieſa ſua ſanta catholica, ci haurà
per inanzi in conſeruarla, ſin tanto che ſarà
compiutoil numero degli eletti ſuoi; ſi che cd
E. r R. A N C E S c O

piuto, uerrà poi a riformarla, ci offerirla a


Dio Padre ſuo in cielo, º per queſta cagione
mi muouo a credere come chriſtiano, ci cato
lico, che compiraſſi, perche ſapete che fra gli a
genti ordinati Iddio è ordinatiſ & che hauen
do formato la Chieſa ſua ſanta Catolica col
ſangue ſuo pretioſiſs. acciò che come ſupremo
bene il conoſca,conoſcendolo l'ami,amandolo il
poſſeda, 3 poſſedendolo il goda, non deeman
care di mezo proportionato al fine, il quale è
di continouar la ſua fede nel mondo, ſenza la
quale niuno gli può aggradire. Et auenga,che
à noi paia,chehoggi ſiamo come al tempo d'A
cab,6 Hiezabel quando erano ſi pochi leali à
Dio,che Helia geloſo dell'honor ſuo diſſè. O si
gnore i tuoiprofeti ſono ucciſi, i tuoi altari ſo
mo diſtrutti, 3 io ſon rimaſo ſolo, º cercano
trarmi di uita, à cui riſpoſe Iddio. Io mi ſon
riſerbato ſettemila huomini, i quali non hanno
piegato le ginocchia inanzi a Baal,ſi come ha
ueſſe uoluto dire Iddio, non dubitar Helia, ch -
io non permetterò,chel nome mio ſia ſpento al
mondo percioche mi ſon riſerbato un certo nu
mero d’huomini eletti,i quali infin all'uniuer
ſalſindicato confeſſeranno il nome mio,ſi come
dice Paolo, coſi in queſto tempo le reliquie dei
molti ſecondo la elettione della gratia ſono fat
C O C O N A T O, 54
te ſalue. Non è adunque da dubitare, che eſe
ſendo Iddio poſſanza ſenza debolezza, non mu
ti il cuore di coloro,i quali per luſinghe diabo
liche ſono fmori del grembo della Chieſa ſanta,
catolica,Romana, 3 che eſſendo ſapienza ſen
za ignoranza nol ſappia fare, ci bontà ſenza
malitia no luoglia fare. Queſti ſono i trofei,
leglorie, ci le corone, che ſuol riportar Iddio
delle ſue mirabili attioni quando le coſe del
mondo ſon ſi confuſe, che nel poter, nèl ſaper
del mondo le può ordinare, é egli le ordina.
Non fà un gran diſordine del ſuperbo Lucife
ro, che perſouerchio amor di ſe ſteſſo si ribel
laſſè è Dio, ſi che cacciato entro l'inferno ri
maneſſe in parte peggiorata la ſuprema Città
di Gieruſalemme,che non era in poter d'angelo
in Cielo,ne di creatura in terra di riſtorarla?
Non la riſtorò egli quando annodò quell'alto
ſopraceleſte col baſſo della terra,ſi che ſi potè
dir allhora
Tartus & integritas diſcordes tempore longo
Virginis in gremio fa dera pacis habent?
onde nato lo publicarono poi gliangeli come ci
mune allegrezza al mondo,dicendo; Gloria in
altiſſimis Deo,et in terra pax.ſi che ſe ben quel
fiero, ci orgoglioſo inuaghito di ſe ſteſſo Mar
tin Luthero à guiſa d'un altro Lucifero ha per
F. F R A N C E S C O
ſuaſo lo ſcioccouolgo à ſcoſtarſi dalla uera, &
ſanta fede Catolica Romana, ci accoſtarſi a Ba
al Idolo della libertà carnale, non credete uoi
ſi come ſua maeſtà ſeppe trarre dalla ruina "
tanti angeli catiui sdrucciolati giù dal cielo
nell'inferno, un certo numero d'huomini ugua
li à gli angeli, 6 innalzarli al paradiſo,che câ
quel medeſimo potere potrà,con quelſapereſa
prà, ci con quel uolere uorrà riſtorare la ſua
ſanta Chieſa catolica Romana, di ridurla i
quella perfettione,che ſi dee d'un corpo candi
do ad un capo ſi illuſtre, i glorioſo come è
Chriſto, ci rimetterla di nuouo à quel Pio Pa
ſtore che hoggi uiue in terra, accioche la reg
ga, & gouerni con quella compiuta auttorità,
con la quale egli poco auanti l'aſcender al cie
lo,la rimiſe à Pietro fedel peſcatore? Credete
lo percerto,altrimente come potreſimo noi fer
marci in quelle parole uiue, & efficaci chegli
diſſe all'iſteſſo Pietro ſuo Vicario in terra? Pe
tre oraui prote,ut fides tua non deficiat,quan
do per lo cotrario la ſuaChieſa ſanta catolica di
uentaſſe Babilonica, ſarebbe il noſtro crederà
Chriſto un ſeminar nell'arena; ma crediamo,
che la ſanta Chieſa catolica Romana ſia fonda
ta ſopra la uiua pietra di chriſtoſi che nè l'im
peto de rabbioſi uenti delle Lutheranehereſie,
c o c o N A T o 55
nel corſo dell'acque continoue dell'humana
auaritia la potranno confondere, perchella è
difeſa dalla º" di Dio Padre, gouernata
dalla ſapienza del figliuolo, conſeruata dalla
bontà dello Spirito ſanto, in modo, che à me
pargià di ueder quei ſemidei Cardinali,cardi
ni della ſanta Chieſa, con la lorgiuſta miſura
continouare il moto del giuſto, ci ſanto primo
inſtituto della Chieſa ſanta ſenza alterarlo. ,
Veder poi quei guardiani del gregge di Chri
ſto col paſtoral della loro dottrina catolica cac
ciari lupi rapaci. Vdir quei Teologi con for
tiſſimi argomenti delle ſcritture Sacre confon
derle ignoranze, ci pertinacie dei ribelli di
ſanta Chieſa. Et la ſantità del Papa, Vicario
di Chriſto in terra con l'autorità ſua ſottomet
terſi quel moſtro della ſetta lutherana, 3 cal
candolo direſuperaſpidem,6 baſiliſcum am
bulabo, & conculcabo leonem & Draconem;
& mandar poi predicatori catholici come fol
sori per le quattro parti del mondo è magnifi
car il nome di quell'agnello ſanto, nel cui ſan
sue ſono illuſtrate le ſtole degli eletti ſuoi, ac
cioche tutti noi fedeli rimeſſi gli Scettri, 3 le
Corone delle noſtre forze cantiamo; tibi honor
gloria;uirtus, atti maieſtas in ſecula ſeculo
rumanen. Attendete adunque a uiuer lieto,
F. F R A N C E S C O
e curar l'un º l'altro huomo.
Di caſale il Xvi. di Settembre. M. D. LXI.
A M. S T E F A N O
G V A Z Z O.

C o M M e N da la fatica da lui fat


ta nel raccoglier lettere di diuerſi
del Monferrato.
E L D o N o ui diede il Cie
lo, quando ui dotò di sì raro
ſpirito, che ui fà parerun So
le al mondo: percioche ſi co
me il Sole comminciò il ſuo
- primo moto in ariete ani
mal manſueto, i gioueuole;coſi uoi con la uo
ſtra piaceuolezza comminciaſte à ſuegliar i be
gli ingegni del uoſtro natiuo terreno,acciòche
mandaſſero nell'altre parti del mondo la fama
della gloria loro. Etſi come egli ſi uolgeuerſo
il Toro, coſi uoi riuolgendoui con la forza del
uoſtro intelletto, traheſte fuori dei cuori de
uirtuoſi gli alti concetti loro, o quindi mi
rando algemini accoppiaſte la uoſtra celeſte
eloquenza col balbuzzar della noſtra terrena
ignoranza per farne un nodo indiſſolubile, mo
c o c o N A T o. º 56
ftrando oltre à ciò,che non u era uſcito di men
te il Cancro quando trouaſti i begli animi del
Monferrato, che ſenza la uoſtra guida ſi tira
uano in dietro d'apparir più chiari.Ettoſto dal
l'orme del Leone inuitato ci riſuegliaſte à più
lodeuol uita col ſoauerugito della uoſtra ſono
ra muſa mentre erauamo addormetati nel ſon
no della mortal tepidezza. Et per conformar
ui al ſegno di Vergine, illuſtraſte con la candi
dezza uoſtra le tenebre dei peniſieri noſtri. Et
quaſi con la Libra bilanciando il mondo, troua
Aſte i paeſani uoſtri di non minor gloria al ſecol
noſtro, che gli altri ſottºpoſti a qual ſi uoglia
no clima. La onde à garra dello Scorpione ſa
nando prima col uoſtro ſenno l'infermo ſaper
moſtro, correſte poi ſubito come Sagittario è
traffigerci il cuore, perchehaueſimo più cura
nell’auenire di polir la materna rozza fauel
la. Quindi abbattendo l'orgoglio all'altiero
Capricorno, ci inuitaſte humanamente, ſenza
alcuno ſoſpetto d'ambitione à laſciar con eſſo
uoi alcuna memoria è poſteri della uita no
ſtra, non per appariruoi ſolo il Sole al mondo,
ma per honorargli buonini uirtuoſi. Et col
ſegno dell'Acquario uerſaſtel'urna della chia
ra dottrina, che ſorge nel fonte uiuo dello ſpiri
rito uoſtro, acciocheadacquata la ſterilità de
P. F R A N C E S C O
noſtri concetti ſi riduca è miglior coltura. Hor
signor mio finendo il uoſtro corſo aſpirate al
l'ultimo ſegno de Peſci, nelquale ſuoleſſere la
bella Primauera,oue ſi ſcuoprono i ſecreti del
la terra tenuti naſcoſi ſotto l'horridouerno. Io
adunque inuitato dal bell'ordine del uoſtro So
le,uengo,ù ſcoprirmi inanzi a uoi tal qual io
mi ſono oſcuro & freddo, acciò che col uoſtro
chiaro lume illuſtriate il cieco mio ſpirito, ci
col uoſtro calore m'accendiate il cuore ad amar
ui alla miſura de uoſtri meriti. -

-
Di Caſale il iiij. d'Ottobre.
o
M. D. Lxi.
a L M E D E si M o
CoM e ſi debba intendere quel
verſo di Dauit; Iurauit Dominus, &
non poenitebiteumtu esſacerdosſe
cundum ordinem Melchiſadec. º

O sv Isc E RAT o amor


ilqualui porto Magnifico S.
mio tratto dalle rare doti
delbello ſpirto uoſtro misfor
za à copiacerui di quel tan
º to che già mi chiedeſtemen
tre eratiamo in San Franceſco udendo cantar
quel
c o C o N A r O. 57
quel uerſo di Dauit. Iurauit Dominus & non
penitebiteum, tu es ſacerdos in eternum ſecun
dum ordinem Melchiſadec. Giurò Iddio,adun
queſenza pentirſi mai che l ſuo figliuolo era ſa
cerdote eterno ſecodo l’ordine di Melchiſadec,
ſi come haueſſe uoluto dire Dauit,che Iddio ſet
tenò in preſenza di ſette angeli del paradiſo,
perciò che il numero ſettenario figuraua la uni
uerſità degli Angeli chelſuo figliuolo era ſa
cerdote eterno ſecondo l'ordine di Melchiſadec.
Diſſe adunqi Iddio non ſenza gran miſterioſecà
do l'ordine di Melchiſadec, 3 non ſecondo l'or
dine di Aron, percioche non ſi truoua nella ſa
cra ſcrittura la genelogia di Melchiſadec, ne
cheibaueſſe padre ne madre, e auenga che
foſſe nato come gli altri huomini,fu perciò con
miſtero naſcoſa la ſua natiuità & morte, a tal
che fu iſtimato Melchiſadec eſſere stato ſenza
principioé ſenza fine, adombrando il ſacerdo
tio di Chriſto, ilquale fu ſempre eterno & ſa
rà ſenza fine; Si come dice Iſaia, generation?
eius quis enarrabit? ma il Sacerdotio di Aron
fu temporaneo, ilquale come ombra & figura
di Christodoueua col tempo ſparire ſopragiun
gendo il ſopraceleſte Sole Chriſto, ſi come ſpare
l'ombra ſorgendo il Sole. Fu Chriſto Sacerdote
Aſecondo l'ordine di Melchiſadec,perciò che Mel
II -
r. F R A N c E s c o
chiſadec fu Rè di Salem, che tanto uol dire Sa
lem quanto pace,percio che Chriſtofu Rè della
pace, ſi come dice Iſaia;ci uocabitur admira
bilis conſiliarius, Deus fortis, 6 princeps pa
cis. Fuſi gran conſiglier Christo, che ſeppe trat
tar & componer la pace tra Iddio padre ſuo
giuſto Prencipe col mondo ſoggetto & ribello,
ſi come ne renderono testimonianza glangeli
ſceſi dal cielo, quando cantarono ſopra la cap
panna,oue nacque Chriſto. Gloria in altiſſimis
Deo, & in terra pax. Fu Sacerdote ſecondo
l'ordine di Melchiſadec, che uuol dire giuſto,
perciò che Chriſto fu quel giuſto Sacerdote per
la cui giuſtitia fà" la ſua Chieſa ſan
ta Catolica, ſi come dice San Giouanni. Et de
plenitudine eius omnes accepimus. Et Sacer
dote ſecondo l'ordine di Melchiſadec, percioche
Melchiſadec ſi accostò più al uero & leal ſacri
ficio di tutti gl'altri Sacerdoti ſecondo l'ordine
di Aron,etcoſi diſcostandoſi dagli ſacrifici de
gl'animali brutti offerſe è Diopane & uino co
me ombra & figura di Chriſto ilquale prima,
chei aſcendeſſe in cielo ſacramentalmente intie
roſi laſciò noi ſuoi fedeli in terra. Eſſendo a
dunque Chriſto Sacerdote ſecondo l'ordine di
Melchiſadec, meritamente ſi può conchiudere,

chei ſia il più degno Sacerdote di tutti gl'altri


C O c O N A T o 58
sacerdoti ſecondo l'ordine di Aronipercioche
douete ſapere, che tornando quel gran Patriar
cha di Abramuittorioſo dalla guerra di quei
Rè di Caldea, ci incontrandoſi con Melchiſa
dec inchineuolmetegli chiamò la beneditione,
offerendoli la decima dello ſpoglio di quei Rè, à
tal che ſi può argomentare che Melchiſadecfoſi
ſe più degno di Abramo, percioche, eglièmol
to più degno colui che benedice, che non è il be
medetto, di colui che riceue la decima,che non
è colui che la dà. Melchiſadec adunque benedi
cendo.Abramo, ci da lui riceuendo le decime
fu piu degno di Abramo,cº coſi ſegue, che foſſe
ancora più degno di Aron,percioche, Aron fu
figliuolo di Leui,ci Leui di Iacob, º Iacob di
Iſac, ci Iſac di Abramo. Et però riceuendo
Abramo la benedittione da Melchiſadec auan
ti, chei haueſſe figliuoli la riceuette,nò ſolo per
lui, ma per tutti i figliuoli, liqualihaueuano à
naſcere dei lombi ſuoi. Segue adunque, che
Abramo tolſe ancora la benedittione per il fi
gliuolo ilqual hauea a naſcere Aron; Mirate
pertanto Signor mio et tra uoi ſteſſo raccoglie
te il miſtero, º dite. Se la figura di Chriſtosa
cerdote, che fù Melchiſadec, fù più degna di
Aron Sacerdote, quanto maggiormente debbe
eſſere il figurato Chriſto;e& perciò diceua Pao
H /
º F. F R A N c E s c o
lo à i Giudei. Talis enim decebat ut nobiseſ:
ſetpontifexſantius, innocens, impolutus, ſe
gregatus à peccatoribus & excelſior calis fa
itus, qui non habet neceſſitatem quotidie quem
admodum Sacerdos prius proſuis delictis ho
ſtias offerre,deinde propopulis, hoc enim fecit
ſemel offerendo. Conueniua adunque che foſſe
un tal Sacerdote nella Chieſa Santa Catolica,
innocente candido, ci ſenza macchia diuerſo
da i peccatori fatto per eccellenza piu grande
dei cieli, ilquale non è aſtretto ogni giorno ſi
come ſoleua far il Sacerdote ſecondo l'ordine di
Aronoſferire gli ſacrifici di uitelli & agnelli
primieramente per gli peccati ſuoi, dºpoſcia
per quei del popolo, ma il Sacerdote Chriſto
cò un ſol ſacrificio offerſe ſe ſteſſo in croce a Dio
padre ſuo,onde eſſendo ferito nel costato ſorſe
ſangue & acqua. Sangue per giuſtificarla ſua
chieſa ſanta, é acqua per illuſtrarla, ci incan
didirla 3 & coſi inchineuolmente pregò ſua
diuina Maeſtà, che per ſua clemenza uoglia
annouerarmi con quelli che già furono lauati
col ſangue ſuo in terra & con eſſi loro farmi
beato in cielo. -
e o c o N A r o. 59 -
vA L M E D E S I M O.

Raorosa della nobiltà, s: in qual


modo vn huomo diuenga piu illu
ſtre dell'altro. - - - -

A O ALLE uolte non poco mi


| marauiglio d'alcuni huomi
è niſi ignoranti, º ſciocchi,
- si che tanto preſumono della
iº S lor nobiltà, che ſi fanno di
uerſi dagli altri, come ſe foſº
ſero stati formati da un altro fattore diuerſo
dal ſommo Iddio. Haurebbono eſſi ragione, ſe
per caſo foſſero stati due Dei del mondo, un più
illustre dell'altro, dal quale foſſero stati for
mati, ma eſſendo stampati da un medeſimo Id
dio,nò hanno ragione di gloriarſi della loro no
biltà,mercè d'una medeſima cagione, dallaqua
le tutti indifferentemente procediamo. Non ſi
dee anco perſuader un homo d'eſſer più illustre
dell'altro per eſſer nato da un padre più chiaro
di ſangue dell'altro quanto alla carne, perciò
che queſto non fa la differenza dell'eſſer più no
bile,concioſia che allora ſi tiene un uaſo eſſer
più apprezzato d'un altro, quando è di mate
riapiù purgata, ſi come ſi ſuol dire, che luaſº
H iii
º : r. p R A N C E S C o

d'oro è più degno di quel di rame,ma qui non ſi


uede,che l'un ſia più degno dell'altro quanto al
la carne,eſſendo noi tutti tratti da una mede
ſima maſſa di carne. Direi ancora che l'huomo
non ſi dee inalzarper differenza dell'altro per
riſpetto dell'anima, perche tutte l'anime ſono
create della diuina maeſtà tutte uguali quan
to alla condition naturale. Ma ſapete Sig.mio
che coſa fa un huomo più illuſtre dell'altro? La
uirtù dell'anima,ſi come potete uoi compren
dere nel chiaro ſpecchio delle belle doti dell'ani
mo di Madama Margherita nostra Illustriſſi
ma Ducheſſa,laquale auenga che ſia Illuſtriſſi
ma di carne per eſſer uſcita da quella già trion
fante ſtirpe de famoſiſſimi Imperatori Paleo
loghi,ella è però molto più illustriſſima (ſiami
lecito coſi dire) per la candidezza del ſuo bel
l'animoſi come dimostra con effetti nel ſuo go
uerno,eſſendo benigna nell'aſcoltare, ſaggia nel
riſpondere graue nel conſigliare, giudicioſa nel
riſoluere,tarda nel punire, clemente nel perdo
mare, modeſta nel conuerſare parca nel uiuere,
liberale nel donare, ſollecita nel giouare, ſi che
ſi può dire giustamente di ſua Eccellenza che
ſia la gloria, lo ſplendore, º l'ornamento del
Monferrato. Conchiudo adunque Signor mio,
chenoi non ſiamo più illuſtri l'un dell'altro per
C o C O N A T O, 6o
riſpetto della materia, eſſendo noi formati da
una medeſima maſſa di terra, nè per riſpetto
della cagione eſſendo noi fatti da un Dio ſolo,
nè per riſpetto dell'anima ſemplice, eſſendo l'a-
mime create tutte eguali quanto alla condition
naturale, ma può ben eſſere illuſtre più l'un
dell'altro per riſpetto dell'acquiſtata uirtù, la
quale illuſtra coſi l'huomo,come il Sole il mon
do,et per lo contrario il uitio coſi l’oſcura,come
le tenebre l'inferno. Et poi che in queſta parte
bò ſodisfatto più brieuemente chio ho
potuto alla uostra richieſta
farò qui fine con rac
- commandarmi
a uostra
Sig. -

H iiii
FRANCEsco PvcIELLA
A L SI G. s T E FA No
C v A z z o.

co N belle, 8 modeſte maniere


ſcuſa le ſue lettere.
E= O HA v E vA quaſi fra me
diliberato ſignor Guazzo di
mancarui della promeſſa ,
f, che troppo inconſiderata -
si mente ui feci, cioè di non ui
“ mandar altrimente alcuna
delle mie lettere: il che molte ueriſimili ragio
nimi conſigliauano,ch'io faceſſi, dellequali la
principale, e più forte è che eſſendo io ſcola
re in leggi, ci ueramente partecipe del diſgra
tiato dire demiei Maeſtri, dourei uergognar
mi pure d'aprir la bocca, non che di moſtrare
al mondo queſte mie ciancie. Ma ripenſando
poi il tutto da capo,ho giudicato, che fia man
comale eſſere ſtimatopoco ſauio,che poco fede
FRAN CES C b P V GI E LL A 6 I
le. Et poſcia, ch'io ſono incorſo nell'errore del
prometterui, egli è il debito,ch'io ne porti la pe
ma con l'attenderui,affine che nigno delitto co
me uogliono le noſtre leggi ſe ne rimanga impu
mito. Vi mando adunque alcune delle mie let
tere ſcritte appunto come richiede il merito lo
ro, & acconcie in modo, chepiù di ſette uolte
ui pentirete d'hauermele addimandate; benche
di ciò, quanto è uoi, non ne ho faſtidio ueruno;
perche per la medeſima ragione, che ha con--
dannato me, ſe hauetº peccato nell'addiman
darle,douete hauerne caſtigo in ſopportarle.
Ma ben mi peſa infino all'anima, che con que
ſte mie nouelle debbiate torre molto di uaghez.
za, e di leggiadria ai feliciſſimi parti degli
altrui rari,cº pellegrini ingegni. Et ciò ui po
trebbe forſe recare un giorno obbrobrio, o di po
cogiudicio,o d'una certa biaſimeuole affettio
ne, che uerſo di me, z% delle coſe mie moſtrate
hora di portare. La onde hor che è uoi,cº pa
rimente à meſi è ſodisfatto,ui conſiglierei di ri
tirarui dal proponimento,chauete fatto dim
pacciarle ſtampe con queſte mie lieui fraſche.
Et s'io otteneſſi queſto appouoi, riputerei d'ha
uer conſeguito una gratia rariſſima, ſenza che
mi trouereſtepoſcia ancor uoi più contento d'-
hauer oſſeruato il mio conſiglio, che d'hauerlo
r R A N c E s c o
sprezzato. Ma ſe pure rimarrete fermo nella
uoſtra diliberatione(ilche però non credo) de
gnate di farciandioſtampare queſta innanzi
all'altre,acciò poſſa il Lettore, letta queſta ſo
la ſchifare il tedio, che ne ſentirebbe in legger
le tutte, ci acciò ſè alcuno mi uorrà riprende
re,uegga quìpronta la mia ſcuſa, 3 rinfaccia
ogni coſa a uoi, che ſarete di tutto il malcagio
ne. Etui bacio le mani. Di Pauia à gli xi di
Gennaio. M. D. LXII. - - -

A L S I G N. G I A C O M O
D A L P O N T E,

Tass A alcune donne le quali po


coſtimando i virtuoſi ſono corteſi à
gl'ignoranti.
E R ogni modo egli è Signor
Giacomo come uoi dite. Ce
ne ſono alcune tanto ingra
te, che non conoſcono pur un
cenno di ſeruitù che da un
- corteſe,etaffettionato aman
teuenga loro fatto giamai; nè uogliono ingra
tia alcuno, che col mezo d'un ſanto timore ſi in
gegni di portarloro riuerenza, o ſia dall’ini
P V e 1 E IL L A 62
quo deſtino d'adorarle sforzato, come ſe Dee
immortali foſſero qua giù dal cielo in diuino
habito diſceſe, ma ſolamente diſutili,ſporchi,et
uiliſſimi amatori agli appetiti loro ſono attiſ
ſimi,cº beniſſimo accommodati. Et per con
chiuderla in poche parole, non hanno così toſto
prattica d'un facchino, o d'uno ſtallone, come
le uccellaccie ſe l'hanno beccato. Ne ui penſa
te per Dio d'eſſer uoi ſolo in queſta naue, ouero
chequeſta nemica fortuna ad altro no minacci
tempeſta, ci ruina, che al capo uoſtro. Alza
teun poco gli occhi, di uedrete quanti ce ne ſo
no ſimili a uoi.Credete forſe che tutti i uoſtri
pari ſieno contenti, º felici in amore Sig. Gia
como? O ſe ualeſſe quel uero procederin amar
fidelmente, é ſeruire con quell'honeſto riſpet
to, che in un ſanto amore ſi richiede, quanti di
uerrebbeno Petrarchiſti,et quanti Petrarche
uolmente parlando ſifarebbono conoſcere lie
ti,eº felici ſhura gli altri amanti. Et non sò
quaſi ſe anch'io mi debba porre nel numero di
queſti poueri e sfortunati paſſiperdi come ui
peſate ch'io ſia trattato dalla mia bagaſcia in
zibettata? Venga il cancaro al cornuto d'A-
pollo, el mal di ſan Lazaro è quelle sfacciate,
che fanno un chiaſſo, cº una tauerna di Par
maſo,cº d'Iſelicona,et uadi il fuoco di ſant'An
-
F R A N C E S C O
tonio à Caballino, 3 Hippocrene, 6 a quante
montagne,colli fonti,boſchi, º ualli ſono nel
la giuridittione delle Muſe, che mai con la pi
docchieria delle loro bagatelle di uerſacci, 3
furori aſinini nonmi giouarono un tantolino
per acquiſtarmi la gratia di queſte monne Teſ
ſe rancide, º ammorbate ſtreghe. Si paſcono
ui sò dire d'altro che di uento, ci diciancie.
Aggrada loro più una bella forma di panto
fole, che quanti epitheti Signorili, o quanti
Titoli profumati uadino attorno. Ma perche
perdere tante parole? quaſi che ce ne manchino
dell'altre aſſai che ſono ſtate ben ben calcate ſot
to la medeſima ſtampa. A che hannogiouato
alpoueretto del Petrarca cotate belle parolet
te cotanti laméti,e ſoſpiri ſparſi nelle ſue rime,
ſe quella tignoſa di Laurano degnò mai di mo
ſtrargli pur una uolta ſereno quel ſuo uolto ma
ſcherato di biacca è ben ch'egli poi deſcriua
queldolcelume nel mouer de ſuoi occhi, che gli
moſtraua la uia ch'al ciel conduce, ci dica.
uanta dolcezza unquanco º ,

Fù in cordauenturoſi amanti accolta º


Tutta in un loco è quelch'io ſento è nulla.
Tercioche queſto egli dice per mitigar lo ſde
gno,el dolore,che ne ſentiua,comepure ſoglio
no fare tutti gli altri Poeti ſimili a lui,i qua
P v G I E L L A. - 63
li quando non hanno pane è cibarſi, ne uino à
ſpegnerſi la ſete,danno di mano alla lira,o alla
ribecca, ci quiui ſe ne prendono panciate da
rouerſiar fuori l'anima. Conſolateui dunque
Signor Giacomo, conſolateui, che ne io, ne uoi
ſiamo ſoli in queſto ſtato. Di Pauia il ix. di
Maggio del LX. -

a M. H E N R1 c o
E VS I BI O N E,

Lo eſſorta à dilettarſi talhora di


ſcriuer lettere. . .

F1 F v preſentata pochi gior


i mi ſono una uoſtra, la quale
| m è ſtata dell'altre tanto più
grata, quanto da queſta più
chiaramente l'animo uoſtro
= comprendo uerſ me buono.
Et ueramente uoi ſete da me in queſto ampia
mente guiderdonato. Dell'altra uoſtra non ac
cade, che appò me mendichiate ſcuſa alcuna,
perche potetehoggimai ſapere,che non da que
ſti ſegni, ma dal ſincero,e ſchietto uolere iogiu
dico, é ſempre giudicai l'amico. Ben è uero,
che non mi diſpiace, che diſcriuerelettere pure,
I R A N C la S ce)

et ornateui dilettiate, et à coſi fare ſommamen


teui eſorto,º lodo non tanto per iſcriuere,cº
dichiarar i concetti dell'animo tra gli amici,
cºfamigliari, come ancora tra huomini dotti,
o d'alcuno ſpirito dalla natura dotati. Ne forſe
ciò à uoi con molta difficoltà potrà riuſcire,pur
che alquanto di tempo metter uiuogliate con
oſſeruare alcuno degno ſcrittore quando dai
più graui ſtudi ui ſarà conceſſo di reſpirare. Ma
eccomi gia in ſul far del grande, e in ſul mo
ſtrarchio sò parlar per lettera. Perdonatemi
di gratia M. Henrico,chio non mi credeua en
trartato a détro,nè mi sò imaginar che ſtrano
capriccio, o che folle fantaſia di parer ſauio mi
ui habbia condotto. Quanto al rimanente della
lettera uoſtra,doue u'affaticate tito,et trouate
tante maniere per lodarmi, io accuſando il pun
togiuſto ui riſpondo, che nè io hò fatto,nè uoi
hauete detto,ò ſcritto coſa in parte alcuna de
gna di lode, º è queſto ui douete acchetare di
pendendo l'erroruoſtro dal mancamento mio.
Di Trino li xxII. d'Agoſto. M D. LxI.

-
p v o 1 E L 1 a 64
A M. GERO N TI O BA V.A.

Lo eſorta a pigliarmoglie,8 gli


dimoſtra che perfetto congiugimen
to è quello d'un vecchio, 8 d'una
giouine .

N
EEsse
l di queſtoR parere:
si, che anch'io ſon
& ſe toccaſ
i ſe à me il darui coſiglio, non
il ci farebbe meſtiero d'altre
parole di più, che la coſa ſa
- rebbe fatta. Chi non sà che
gliè ſempre bene il prêder moglie, 6 che è tan
to meglio chiun uecchio,come ſete uoi ſi accom
pagni con una bella giouane, quanto è più per
fetta la meſcolanza, che ſi fà di due contrari ?
Non habbiamo noi per pruoua certiſſima, che
la primauera è temperata pelgran freddo,cº
caldo, che ſi uengono a incontrare inſieme? Et
per darui un eſempio, che m'intendiate, quan
do ui fate lauari piedi dalla fante, º che la
leſia è troppo calda, non le commandate uoi,
che ui giunga dell'acqua fredda per intepi
dirla? Coſi uoglio inferire al nostro propoſito.
chi negherà, che non ne debba uſcire una rara
compoſitione, ſe ſi congiungono le uostre carni
F R A N C E S C -O

rancidette con quelle ſode, ci freſche carnine?


Io per me ſarò ſempre di parere,chefarete male
è laſciarla paſſare: percioche ſe riguardiamo
prima all'utile, che ſete per trarne, non ſi può
dir con uerità,che non ui debba eſſer utiliſſimo
il prender moglie. Se haurete moglie, haurete
pur anco le uoſtre panatelle à tempo,haurete i
uoſtri faccioletti bianchi ogni mattina per moc
carai il naſo, 3 aſciugarui gli occhi, 6 le da
rete ſicuramente à gouernari uoſtri doppi du
cati, che non ui foſſero rubati. Se riguardia
mo poi alla laude, che ne riporterete, quanti
penſate che ſaranno quelli che dirannoſia bene
detto il uecchio che ſi ha eletto una robetta coſi
º fina,ſia benedetto il giorno chella capitò nelle
º ſue mani, º altre ſimili benedittioni? Voglio
parlar per conto mio. Poſio morire s'io non
lodaſſi coſi queſto matrimonio, come altra co
ſa,che mi ſia ſtata fin qui in piacere: perche in
fatti ueggo, che uoi ſete tanto buona perſo
ma, & ella giouane tanto da bene, di tanto fa
cile ad accommodarſi a tutte le coſe, che ſareb
be impoſſibile è trouarun altro paio di Nozze
che conueniſſero ſi bene. Et eſſendo io arriciſſi
mo d'amendue le parti, mi riputerci i grato
s io non me ne rallegraſſi come di coſa propria.
Ma laſciamo l'utile, o la laude per hora, zº
ueggiamo
P V G I E L L A. 65
ueggiamo un poco segli è anco honeſto ch'un
uecchio babbia in compagnia una giouane:la
qual coſa perche ſia meglio inteſa, dobbiamo
primieramète preſupporre, che le nozze hanno
da eſſer pari,o conſeguentemente che tutte le
nozze pari ſono honeſte, non ſignificido altro
l'honeſto,eccetto quello che à commune giudi
cio parche conuenga. Horche queſte nozze ſia
napari, nol può ciaſcuno da queſto giudicare,
che ſarete ſenza dubbio amendue d'un uolerpa
ri, & conforme, 3 è ciò che farà l'uno sacche
terà l'altro? Io dico queſto, perche conoſco la
piaceuole natura de uecchi, i quali ſi contenta-,
no di poco,cº la gentilezza delle giouani, che
non ſono punto faſtidioſe,anzi ciò che non poſº
ſono hauer per una maniera, ſe lo procacciano
patientemente per un'altra, e tanto più que
ſta regola procederà in uoi,che ben hò compre
ſo prima d'adeſſo la bontà uostra, ci la facili
tà di lei, 3 sò certamente, che ui darete luogo
a tempo per li uostri biſogni non eſſendo nè eſſa
tanto priua di ragione, che non ui ſia perſer
uir in ciò che ui farà mestiero,nè uoitanto cru
dele,che non le concediate ancotanto di libertà
che poſſa attendere a ſe ſteſſa, ci mantenerſi ui
ua,& ſana. Segli è dunque coſi,che per tante,
& tante ragioni non ſia ſenon bene, che condu
I
r R A N C E S C o

ciate à fine queſto matrimonio,chi ui coſtringe


a penſaruipiù ſopra? Forſe il timore di reſtare
ne impacciato per debolezza di forze? questo
è un timoruaniſſimo, ci ui sò dire che il uiuo
calor di leiſuſciterà il uostro mezo ſpento. La
ſciate adunque queſte ſciocche imaginationi à
parte, ci attendete a far bene i fatti uostri,
chio per me ue ne loderò ſommamente. Di Tri
no il xxIIII.di Luglio del LXI.
A M. P A N V R. G o
F A N F A L V G A.

GL1 fà credere che l'eſercitio del


Pedante è honorato.

E=" Ei non più digratia Meſſer


| Panurgo. Mi marauiglio de
caſi uostri. Hauete coſi poca
fede in me, che non uogliate
credere,ch'io uicreda?Vi cre
- do purtroppo nella malho
ra. Che biſogna tanto cicalare? Mandate un
poco à ſpaſſo queſti grilli, chio mi ſento il capo
aſſai rotto, ſenza che mi ui s'aggiunga nuouo
itrepito. Io credo, io credo, º grido inſieme à
più non poſſo, che li è uero,chegli è ueriſſimo,
p V o I E IL L A, 66
che tra gli altri meſtieri il uostro è buono, cº
ſanto, º diletteuole, º al fine belliſſimo, º
perfettiſſimo. Che uolete più da me? Aſpetta
te forſe, che anch'io il confermi con ragioni, 6
auttorità d'huomini di riſpetto? Horsù ſe non
ci uàaltro per contentezza dell'animo uostro,
io ſon contento di cotentarui il mio meſſer Fan
faluga; con queſto patto però chio uoglio sbri
garmene per un tratto. Incominciando adun
que coſi ſenza ordine alcuno,ui dico,che da quì
ſi può aſſai comprendere come ſia buona coſa
l'eſſer Pedante, che quando un huomo da bene
hà queſto eſercitio per le mani, ſi penſa, ci ſi
crede fermamente d'eſſere un Dioniſio Siracu
ſano Rè di Sicilia, perche anch'egli come ga
lanthuomo uolſe guſtar quel uostro dolce me
ſtiero, laonde ſe non ci interueniſſe mai altro,
credo che da queſto ſolamente uoi ui potete ad- .
dimandar feliciſſimo: percioche per qual altra
maniera potrà alcunoſtarſi di continouo con
la grandezza nell'imaginatiua, ſe non per uia,
della ſoauiſſima,dolciſſima, melliflua,lattea,et
zaccarea ſignora, la Signora FILAvrIA? In
effetto ella è pure l'amoreuoleſignora Alman
co ella non ſi cura di tante profumarie,nè ſi fà
tanto corteggiare, ma uiene alla libera nelle
braccia di chi la uuole accogliere, ſenza tante
I /
F R A N C E S C O

cerimoniuzze,ſenza tantefanfaluge, ci ſenza


tante poco meno, chio non diſſi merde. Et di
qui auiene, che tutti i uostri pari ſono coſi ben
ueduti, di accarezzati da ſua magnificentiſſi
ma Signoria, che ui potete ipſo iure uendicar
il titolo di OMNIBvs NvMERIS ABsoLvTIs -
sIMI in omni genere di felicità, º di gloria.
Et nel uero ſe noi non uogliamo ſcostarſi dalla
ragione,troueremo proculdubio,che re ipſa me
ritate da ſua magnificentia & queſta, 6 mag
º gior corteſia, perche uoi altri ſete poi in ogni
modo gli Anteſignani, 2 Coryphoci del uero,
ci puro eloquio Romano. Et ſe uoi non foſte,
non ci ſaria forſe uno per miracolo, ilquale sin
tendeſſe nell'encyclopedia, cioè in quel circolo
di dottrine coſi da Greci, o ſiano Albaneſi no
minato. Et che ? ſe ui ritrouate à una tauola
rotonda,ſete forſe uoi degli ultimi a dimoſtra
reil ualore, º l'iſperienza mirabile chauete
nella uostra diſciplina ? Etſe accade, che ſi ra
gioni di uarie arti,o ſcientie, come ſarebbeper
eſempio di Loica, di Matematica, della Po
steriora,della forma lunga,oblunga, ci circo
lare, & ſimili, stannoſi forſe i Signori Pedanti
dietro agli altri? Non ſono queſte coſe per far
mi al mondo eterni, 3 per fama immortali nel
girar di tutti i ſecoli? Ma ce ne ſono anco del
p V G I E L L A 67
l'altre non coſi in tutto da ſprezzare. Et pri
mieramente chi ſarà colui il quale paſſando a
canto a canto alla stanza d'un Signor Pedan
te, & ſentendo igridi, i rumori, le minaccie,
ch'egli tra ſuoi fanciulli ſuole uſare, non penſi
chiui ſia un Palagio di Rè, ò d'altro Prencipe?
Et per dir di uoi. Chiunque entrerà nelle uo
ſtre ſcuole, non uedrà egli un ordine ſimile è
uno eſercito? Taccio come foſſe per reſtar ma
rauiglioſo alcuno ſe ui uedeſſe far quelle bra
uate con quei geſti horribili, con quegli occhi,
infiammati,et uiperei, o con quel ſubito me
nar di mani: perche oime non ſi terrebbe ſpedi
to? Mi raccorda già d'hauerui ueduto in tan
taexcandeſcentia, ci inſi fatta furia in com
mandare a queſto à quello, 3 chera il peggio
in rompere capita,humeros,brachia, 6 nates,
chio ſteſſo, ilquale non era già ſotto la diſcipli
ma uoſtra, non ardiua alzar gli occhi permi
rarui in frote, di modo erauate alterato.è Dio
quei poueri fanciulli sò dire, che non ſono tardi
a cauarſi la berretta, ci è parlarui ſempre per
l'interceſſione d'un Domine perfumato. Hor
che diremo dei graui, ci filoſofici costumi,de
i quali ſono i Pedanti ornati. Non ſono eſſi i
ueri ritratti di quegli antichi Piatoni, di que
gli Stoici, di quei Socratici,et ſimili altri huo
I if
-

F R A N C E S c O
mini da bene? Io per me ogni uolta ch'io pongo
mente alle barbe lunghe ſparſe per lo petto, al
l'andare altiero, alle ueſti demiſe, alle bocche
ciniche, cheſempre moſtrano di maſticare il cu
ius generis col cuium pecus, & finalmente o
ogniuolta chio conſidero un minimogeſto Pe
danteſco, io ſtupiſco tra me, io reſto inſenſato,
io mi trasformo in un ſaſſo. Hormi par di ue
dere un Triogene andarſene di quà, hora uno
Anaxagora paſſarſene per colà, miſi rappre
ſentano tante imaginationi tante ſimilitudi
ni, all'Idea del capriccio, chio non sò quello,
chio mi faccia, è chio non mi faccia. Non
trouerei hoggi il fine di queſta lettera,sio uo
leſſi raccontar tutte le lodi, che meritamente
ſi ſogliono dare di Pedanti; & per uſar un
uerſo Marroniano,
Antedie clauſo component ueſper Olympo.
Onde cercherò ſolamente come lo promeſſo di
confermar ciò che s'è detto con l'autorità d'al
cun huomo da bene, ci poi farò fine. Et eccomi
appunto col uoſtro Dioniſio,ilquale eſſendo pri
mieramente stato Re di Sicilia,uolſe anco farſi
Tedante,giudicando che meglio non poteaſer
uar la maeſtà regia, che col mezo di tale eſſer
citio. Fà molto per uoi parimente un bel detto
d'Aleſſandro, illuale,eſſendogli addimandato
p v e 1 E L L A 68
a cui haueſſe maggior obligo,è Filippo ſuo Pa
dre,ouero ad Ariſtotele ſuo pedante, riſpoſe,
che più era tenuto ad Ariſtotele, perche mio
Tadre,diſſe, è cagione chioſa, ma Ariſtotele
è cagione chioſiahuomo da bene. Per testimo
nio dunque di queſt'huomo da bene meritano
più i Pedanti, che i propri padri; che coſa ri
cercate di più? Rimaneteui dunque contento
delle già addotte autorità inſieme con quella,
che per maggior uostra ſodisfattione mi pare
di ſoggiungerui, laqualeè, che eſſendo pregato
un maeſtro Apollonio da Antonin Pio Impe
ratore ſi degnaſſe ſua Signoria di andar à caſa
ſua per inſegnarà M. Antonio ſuo figliuolo,e-
sliperſeruar il decoro della grauità Pedante
ſta negò da galanthuomo di uoler ciò fare in
modoueruno, dicendo, che non era honeſto,che
il maeſtro ſe n'andaſſe al diſcepolo, ma ſi bene
douea il diſcepolo andarſene al maeſtro. Et coſi
faccio fine con queſti due uerſi Vergiliani.
Non mihiſi cetum lingue ſint, ora ſi centii
Ferrea uoxpoſélaudes celebrare Pedanti.
Digratia contentaui di queſto, di non mi fa
ſtidite più ſenon uolete chioſtimi per lo inan
zituttii Pedantifaſtidioſi. Di Pauia il III.
di Nouembre. M. D. Lx 1.
1 iiii
F R A N C E S c O -

A L S I G NO R. A N N I B.A E
M A GN O CAVA LLI ,

D 1 s c o R R E dottamente delle
diuerſe maniere dello ſcriuere.

I addimandate, quali ſiano


le maniere del dire, E come
debba ſeruirſi ciaſcuno della
uarietà degliſtili? Non pic
ciola impreſa ueramente mi
F hauete impoſta; euolentieri,
sio poteſſicon honor mio, la ricuſerei. Perche
è confeſſar liberamente quel ch'io ne ſento, il
ragionare di ſimil materia, E D'ALTR Homeri
ſoma che da miei, e ci biſognarebbe penna,in
chioſtro,et ingegno piu purgato,che io non hò,
eſſendo queſte coſe tali, che piutoſto ſi poſſono
imparare da lungo uſo, 3 oſſeruare nelle fati
che debuoni ſcrittori, che renderne ferma, cº
certa regola. Pure poi che mi è commandato
da uoi,a cui non poſſo,ne uoglio contradire,mi
sforzerò il meglio che mi ſarà poſſibile, diſpie
garui brieuemente quanto io negiudico. Trè
ſono,sio non m'inganno, le forme del ragiona
re; humile,graue, 3 mezana. La humile non
sallontana punto dal modo, che tutto di ſoglia
p V G I E L L A 69
mo uſare ne noſtri ragionamenti, oſſerua con
gran ſollecitudine la proprietà del dire,et qua
ſi à bello ſtudio ſi sforza con parole communi
di proferire, di eſplicarle coſe; non ama ſpeſſe
figure,neſi ſerue molto di metafore, ſe non per
auuentura di quelle, che dal communeparlare
non ſi diſcoſtano; non uſa amplificationi; ma
tutta l'oration ſua è facile, e temperata, º
quaſi popolareſca, fugge i pompoſi ornamenti,
ſe ne ſtà nel ſuo propoſito ferma, 3 diſputa con
bell'ordine,ne ſi diparte mai dalla incomincia
ta ſtrada; ingannando dolcemente con queſta
ſpecie di ſimplicità le orecchie degli uditori.
La graue per lo contrario deſidera metafore
ſpeſſiſſime,e tolte di lontano; amplifica l'oratio
ne; con molti, 6 uari rauolgimenti ſi uà aggi
randosinſomma altro non fà, che ſtudioſamen
te moſtrare un dire ornato, e pieno d'ogni
pompa. La mezana appena ſi sà diſcernere
dalla graue, ne molto è da quella differente; è
copioſa di parole, di abonda di figure; mà nel
lo amplificare è alquanto piu riſtretta, par
tecipa in queſta parte della modeſtia dell'hu
mile. Ma nulla, o poco ci haurà giouato il co
noſcere la uarietà di queſti tre ſtili ſe non ci ha
ſterà l'animo poi di ualercene à tempo, º nel
le occaſioni. Ondemifà meſtiero di dimoſtra
F R A N c E S c o

re,come uſarla dobbiamo; & è queſta certa


mentela più difficilparte dell'impreſa aſſegna
tami: perche io per me giudico, che non ſe ne
poſſa parlare coſi propriamente, º con quella
certezza, che ſi potrebbe di molti altri ſogget
ti. Pertato me nepaſſerò coſi di leggiero;ne mi
ui fermerò per troppo di horaſopra; imitando
pure in ciò il cane di Egitto, ilquale per tema
delcrocodilo,bee,é fugge in un punto. Par
lando dunque ſuccintamente, ſtimo che la hu
mile conueneuolmente ſi uſi ſempre che ci biſo
gna trattare,oſcriuere coſe d'ogni giorno, co
me lettere famigliari, auuiſi di caſa, ragiona
menti, ouero dialoghi, di coſe tali, 3 è ſopra
tutto queſta forma di ragionare molto atta è
darprecetti,et ammaeſtramenti di qual ſi uo
glia dottrina,o ſcientia. La onde ueggiamo M.
Tullio hauerla accettata quaſi in tutte le ſue
-
diſputationi filoſofiche;& ce l'ha appunto rap
preſentata in que nobiliſſimi libri,ne quali ha
trattato degli uffici." forſe diſdice -

uole l'uſarla etiandio in narrationi è ſoggetti


burleuoli; anziella è per auentura in tal con
to neceſſaria; perche eſſendo la piaceuolezza,
laquale ſuoleſſere nelle burle,totalmente con
traria alla grauità,male ſi potrebbe eſprimere
con lo ſtile o grande omezano,ne quali dee ri
p v c 1 E L 1 A. 7o
trouarſi ſempre grauità; ſe non eguale,almeno
non diſeguale in tutto. Della grande pare?
me che ſe ne dobbiamo ſeruire, quando ci èpro
poſta una materia parimentegrande, z9 di no
bil ſoggetto; come di lodare un Prencipe,o al
tra perſona Illuſtre,di ſcriuer coſe importanti,
di trattarin giudicio di cauſe graui. Conuie
ne anco non poco queſto modo di dire alle hiſto
rie; c) più che in altri, ſi ricerca nel Poeta he
roico; ilche ci ne copioſi ſcritti di Liuio, e nel
diuiuo poema di Virgilio ſi può uedere ſenza
chio ad alcuno lo accenni. cicerone ha uſata
altresì queſta maniera di dire in molti luoghi,
et più che altroue, nelle orationi citra Verre,e
nelle accuſe cotra Piſone, ci contra Catilina,
et finalmente nella honoratiſſima difenſion di
Milone. La mezana laquale, come ſi è detto,
non molto è differente dalla grande ſi potrebbe
uſare in materiegrandi ueramente; ma non pe
rò di quella grandezza,che dello ſtile grande è
propria. Il perche ſecondo il mio giudicio, ci
ualeremo di queſta forma in alcune cauſe giu- .
diciali, ma non di troppa importanza; ce ne
ſeruiremo anche in lodare, o in uituperarper
fone di mezano ſtato; in deliberationi, in conſi
gli,in eſortare in pregare, in raccomandare,
in conſolare, º in mille altre coſi fatte occor
F R A N C E S C O

renze. Le quai coſe tutte ſi poſſono cauare dal


la maggior parte delle Epiſtole di Cicerones et
ſi ueggono in alcune delle ſue Orationi. Appar
tiene ſimilmente lo ſtilmezano alle materie c -
hanno con la grauità meſcolata per dentro la
piaceuolezza, come ſi uede ne lamentiamo
roſi, nelle deſcrittioni di que caldi affetti, che
nelle lodi, ne ringratiamenti, 3 ne ſuoi poe
migiudicioſamente ripongono i fedeli, º prat
tichi ſeguaci d'Amore, i cui eſempi chiara -
mente ſi comprendono in Ouidio, in Tullio, cº
Tropertio, e meglio tra Greci negli amoroſi
componimenti di Muſeo,di Saffo,e di Anacre
onte; º in niun altro più che nel miracoloſo
Toeta Toſcano, ilquale tuttauia ſi è accoſtato
molto ſpeſſo alla grauità più proſſima alla gra
dezza. Ci farebbe meſtierohora d'intendere,
in che modo minutamente ſi poſſono fingere
tutte queſte forme di dire, cioè con qualeſciel
ta di parole, con quallegame di clauſole e di
parti con qual ſuono di numero, con che ordi
ne di teſtura,ſi nelle proſe, come nelle rimeci
dobbiamo in eſſereggere,cº gouernare. Ci bi
ſognarebbe etiandio accennar i contrari ne
quali facilmente ſi uiene à cadere, acciochenò
foſſimo per humiliſtimati,digiuni, horridi, º
oſcuri;pergrandi gonfi ſuperbi, 3 Aſiaticis
P v o 1 E L L A. , 71
e permezani, incerti,uacillanti, º inetti. Ma
chi uoleſſe pienamente trattarne, non in una
lettera, ma nè anco in un gran uolume ſe ne po
trebbe iſpedire. Per tanto parendomi hauerui
dbaſtanza oſſeruata la promeſſa faccio qui fi
meglaſciando she nel reſto uigouerniate ſecon
do il giudicio,ottimo diſcernitore delle coſe dub
bie, º intricate. Et rimettendoui ſe ne
deſiderate altro, è quanto in bre
uità ne ha minutamète ſcrit
to il dottiſſimoBembo,
ui bacio le ma
ni.
Di Pauia alli xvii di Gennaio.
M D L X I I.

e
FRANCESC
D o, F V D E L S I G.
V I N C E N Z O.

A L S I G. S T E F.A N O
G V A Z Z O.

si ſcuſa di non potergli dar ſue


lettere perdiuerſi impediméti, & gli
addimanda conſiglio ſe dee pigliar
moglie.
E o 1 mi chiedete Sig. Guazzº
coſa ueramente impoſſibile»
perche mi truouo più impe
dita la perſona, el ceruello
da facendette, i penſieri,
che Laocoonte da Serpi. Pri
mamente non ſono ancora intutto sbrigato da
Trocuratori, chal Purgatorio non è maggior
pena. Poi egli è tempo di dar opera a far buo
ni, & dilicatiuini. Di più ſonperpigliarmo
glie;dico, che mi conuiempigliarla. Parui que
r RAN cEsco PAPA LA RD o. 72
ſto poco intrico? Io permeui prometto,e sfor
erommi con ogni mio potere di ſodisfarui, ma
sio non oſſeruola promeſſa, non uidolete; per
che s'io uò darui coſe già fatte, non baſterei con
la carta da nauigare à raccorlessio uò farne
di nuouo,non ci ueggo uia. Meglio fareſte uoi
a conſigliarmi ſopra il paſſo di pigliar moglie,
& non mi auiluppar più il ceruello con ſi fat
tenouelle, che in dubbio di mio ſtato horpian
go,horrido. S'io piglio bella moglie, non per
me: ſe brutta, perpetuo inferno: pigliarla po
uera è male, troppo ricca più che peggio. Vo
lentieri la torrei, come uuole Meſſer Lodouico
Arioſto nelle ſatire. Il fatto stà è trouarla.
Conſigliatemi dunque, ſtate ſano,etamatemi.
Di Caſa a xvi. di Settemb. M. D. Lx 1.
A L M E D E S I M O.
Si ſcuſa tuttauia per lo male che
gliè ſopragiunto & l'eſortaà voler
laſciar le medicine.
ON hà permeſſo l'inuidioſa,
i 6 et partial nemica, ci d'ogni
ºttº felicità diſturbatrice fortu
il na, ch'io poſſa più con uoi di
alcuna accetteuole iſcuſa ua
lermi ; & sio uoleſi bora
F R aN c E s c o
dirui,ch'io ſpedo i miei giorni in cacciar fiere,
e uccelli,ò in ſeguirle pedate della mia Don
na,ouero incorrerposte per impetrar benefici,
- e che per difetto di tempo non poſſo compia
cerui nell'honeſta, e lodeuole uoſtra dimanda,
-!

per Dio ne mentirei. Ma sio uidico, che per


diabolico accidente mi truouo auuiluppato fra
cerotti, i medicine,mal paſciuto da fiſichi, 6
crucciato da barbieri, ben lo potete, é douete
credere, perche ui dico il certo. Hieri giocan
do à maglio, è per diril uero, ſeguendo chi ui -
giocaua, & trouandomi fra Silla, di Cariddi,
uolendomi guardar, º non potendo, fui da un
colpo di palla nella giuntura del pie manco be
ſtialmente percoſſo: onde da intolerabilduolo
tormentato, º uinto, Stömene à letto sforzata
meteipaſſando mia uita in otio;herma e ſolita-.
ria uita,appito da filoſofo,uita da teſſer rime,
o lettere amoroſe, s'altro inciampo non ci foſſe.
Ma ſe talhor m'inuio alla ſtrada di Parnaſo
per ſalutarle Muſe ſperido di riportarne qual
che frutto, quanto fù grande il deſio digiun
gerui, tanto maggiore è la fretta, con che tor
narne mi conuiene: Et ſe per caſo ſouiemmi al
cun gentil ſoggetto di ſcriuere, é che traua
gliando la mente, ponga ogni mio penſiero per
dargli forma, ecco chioſento l'offeſo piede ſi
graue
P A P A L A R D O, 73
grauemente dolermi, ch'io ſon coſtretto i la
ſciar l'impreſa, º dar bando alle frottole pro
cacciado rimedio all'inſopportabile mia pena.
Hò uoluto Sig.Guazzo farui partecipe del mio
trauaglio.Horuò,che ragioniamo di coſe meno
increſceuoli. Emmi piacciuta eſtremamente la
bella riſolutione dell'amico, che appigliandoſi
al conſiglio (quantunque debole)di chi lama,
habbia mutato uoglia, & cangiato penſiero,
che ben ſi sà(trouandoſi aſſai più larga cºpia
ma la ſtrada del male, che la del bene) quanto
men d'ogn'altro s'apprezzi un uago,cº polito
ſtil di perſona, che con eſſo l'abomineuole nome
dimaldicentes acquiſti, º quanto all'incon
troſia pregiato dagli oratori il cattar beniuo
lenza, º quanto è tutti ſia neceſſario in ogni
effetto. Io uorrei che laſciaſte hormai coteſte
purgationi, & che in uece di ſiropi, 3 morſel
li opraſtefaggiani e ſtarne,perche ſi fatti ani
maliſon di buona digeſtione, aſſottigliano gli
humori fanno buon ſangue,e ſcaldano lo ſtoma
co. Di gratia non date più occaſione di medici
di far anatomia di uoi, 6 d'impararà uostre.
ſpeſe,ma cacciategli di caſa " , & gode
teui lieta uita. Di Caſa il v. di Nouembre,
del Lx 1.

MC
s F R A N c E s c o
A L M E D E S I M O.

si duole ch'egli ſia partito di Ca


ſale. -

Vo far il mondo sig. Guaz


zo,che no ſia in poter d'buo
mo di conoſcerche uaglia un
uero amico, una proſpera for
tuna, o una bella ricchezza,
o qualſiuoglia altro bene,
ch'egli poſſeda, ſe primamente non ne reſta in
tutto priuo ? Ben diſſe il uer colui che non co
noſce pace, º non la ſtima, chi prouato non ha
la guerra prima. Chi m'haueſſe altre uolte det
to,che di quelle poche facetie, è fauole ch'io ui
ſcriſſi prima che di quà partite,et àmolt'altri
amici, ne foſte ſtato principal autoruoi, certa
mente l'haurei mentito. Ma hora confeſſo il
uero,perchegli è coſi,ne dir ſi può il contrario:
et quanto più fondati argomenti riuolgo nella
mente mia tanto maggiormente conchiudo,
ch'io in uero non ſono altro, che quaſi un terre
no aſciutto colto dalla uostra grata preſenza,
& dolce prattica,onde à uoi ne rimane degna
mente il pregio: perche mentre m'hauete con
nostri bei diſcorſi, di ſottili ragionamenti ſue
P A P A L A R D o. 74
gliato l'animo, di deſto l'intelletto, non ho ceſ
ſato giamai di eſercitarmi l'ingegno(come che
rozzo ſia)nel glorioſo tempio di uirtude ſpinto
però ſempre dall'honeſta inuidia cauſata da
uoi, come da un chiaro lume, challumi le mie
tenebre. Ma hora che con graue mio danno,et
infinita doglia ui ſete da noi dilungato, g da
gli ameni colli, che tanto uipiaceuano, mi ſi è
ſpenta improuiſamente la luce,ſopito lo ſpirito,
rugginito l'ingegno,etinuilito l'animo, ne pun
to mi giouail chieder ſoccorſo da monna Ca
liope,o dall'altre,e non è marauiglia ſe diſtrut
ti i fondamenti ne uà in ruina la machina; per
che mancando la cauſa debitamente manca il
ſucceſſo, horſi ch'io riconoſco il già perduto be
ne, ma non dianzi, hor conoſco i miei danni,
ma ripararci non poſſo, ne dar la colpa à perſo
ma fuor che è uoi,ch'eſſendomi stato d'ogni ben
cagione,hor con la partenza uostra mi cagio
nate ogni male. S'io non ſcriuo dunque coſa che
uaglia non uimarauigliate,ne ui dolete di me,
ma incolpando di ciò uoi ſolo procacciatemi ri
medio, poi che di coſi buono effetto l'honor ne
ſpetta a uoi,da cui deriua ogni mia gloria.
K /
i r R A N c E s c o
A L SIG N. FED E RICO
N A T T A,

GL 1 manda copia d'wna ſua ſcrit


ta alla Sign. Marcheſa di Peſcara.
E R non eſſer tenuto inuola
tor di donna ſenza profitto,
emmi biſognato Signor Fede
rico per diſcarico mio ſcri
uerne quattro parole à ſua
Eccellenza,inuiate al Sign.
Leonardo Arriuabene,dellequali parédomi di
farmio debito in parte, mando copia a Voſtra
Sig. alla quale infinitamente mi offero,
.A L S I G. L E O N.A RD O
A R R I V A B E N E.

Lo prega è voler preſentarvna ſua


Marcheſa di Peſcara.
A RMI d'hauer inteſo nouel
lamente, oſſeruádiſſimomio
l| Sig. che alcune buone perſo
| ne uanno ſpargendo ofauo
le,o ſogni defatti miei,nemi
Èil può caper nell'animo la ca
p A P A L A R D O. 75
gione. Pertanto prego V.S. per l'amorgran
de, che da chio fui figliuolo ſempre le portai,
& per l'uſata ſua corteſia, ſi degni di porger
l'alligata in mano di ſua Eccellenza,acciò per
eſſa conoſca ella, o ognuno chio nacqui nobi
le, & che mai non ſi trouerà, chio faceſſi coſa
diſconueneuole à me,º che Iddio giuſto giudi
ce non mancherà di dar loro la degna mercede
de ſuoi meriti. Dell'incommodo che ſi torrà
per amormio,ione le resterò con obligo perpe
tuo, º pregandole lunga felicità le bacio le
702a722 a

A L LA S1 G N. MARCHESA
- D I P E S C A R A,

Si giuſtifica preſſo ſua eccellenza


intorno alle falſe relationi ch'erano
ſtate fatte di lui.
"Io non foſſi aſſicurato illuſtr.
A Sign dall'integrità d'animo,
" dall'intelletto raro,et dell'al
\" i tre innumerabili uirtù di V.
ſi Ecc. º dalla ſincerità mia,
io dubiterei molto, che i ma
ligni, i quali chi per coprir i propri errori, chi
K iii
- e F R A N C E S C O

per compiacer altrui, (non contenti per adie


trodhauer ragionato di me oltre il douere,
penſando di far me, º non ſe ſteſſi fauola del
uolgo) bora di nuouo comio intendo a dire mi
dandomi per l'orecchie de miei Signori, in al
tra maniera di quel chioſoglio,hanno tentato
pormele in diſgratiasio dubiterei certo, ci te
merei più che molto, che non foſſero baſteuoli
di ſcemar qualche parte del buon nome, che ap,
preſſo di lei con ogni mio potere mi ſono ſempre
ingegnato d'acquiſtarmi. Ma fidandomi nel
la prudenza ſua,crederò, ci credo,che ſceglien
doil uero dal falſo, o non hauendo riguardo è
menzogne,non mancherà di tenermi in buon
conto, º nella gratia ſua come prima ſolea. Et
le ſupplico,che tenga queſto perfermo, chiopo
ſi ſempre ogni mio ſtudio, 3 penſiero per mi
rar altamente, º che mai, maſſimamente per
cotai ſoggetti, a far coſa, che foſſe men che de
gna di me indurnò mi laſciai.Iddio le doni lun
ga, & feliciſſima uita. Io con quella riueren
za, ci humiltà, che mi conuiene, le bacio le
7724722,
p a P A L A R D o. 76
vd L S I G N 0 R TO MA S O
- B L A N G E R I. . . . .

GL 1 ſcriue che non vorrebbe ch


egli per cagione degli ſtudi, 8 dell'
amore ſi tratteneſſe più in Villa.
ON sò Signor Tomaſo mio ſe
pil?i legrandi occupationi de uo
ºli ſtri begli studi m'habbiano
i priuo della uoſtra dolce, ci
tanto amata uiſta, ouero ſe
la bella Villana uaſſalla del
la chieſa di Caſtelletto,u habbia inſi fatta gui
ſa fatto porre in bando la patria, che ui i
in tutto ſcordato il laſciarui goder da uoſtri a
mici. Hornon ſapendio di cui delle due mido
lere,darò ſolo la colpa alla nemica mia fortu
na,che di già molt anni hauendomi tolto à con
ſumare, delle mie più care coſe, e più diſidera
te ſempre m'ha priuo, Ben ui conſiglierei,an
zi uolentieri ui pregherei,ſe miei prieghi foſſe
robaſteuoli, che in coteſti uoſtri ſtudi o amori
ſeguite l'antica impreſa d'Aldo Manutio,cioè
il Delfino con l'Ancòra, per la cui dichiara
tione leggeſi il prouerbio latino del Romano
Guerriere; Feſtina lente: perche non ui dando
K int
F R A N C E S C 6)

tanto tutto alle lettere,etteprando un poco la


mor della bella Villana, no farete tanta care
ſtia di uoi à uoſtri amici. Vi mando copia d'un
Sonetto pieno demieiguai,ilqualcóponendo io
perſtrada l'ultima giornata del mio ritorno di
Roma,fui uicino dannegarmi al porto di Vige
uane;perche in uero conoſco, che le coſe miehan
no grandiſſimo biſogno della ſcuola de uoſtri
pari. Intanto ſe mi conoſcete buono in coſa ue
runa,ſeruiteui di me come d'un uero cº leale
amico ſi deue fare.
A L S I G N. G I V L 1 o --
A L D R I S I O . -

Si rallegra con lui ch'eſſendo ue


nuto a quiſtione con diſuantaggio ſi
ſia valoroſamente diportato.
E L periglioſo caſo occorſoui
rallegrarmi non poſſo, attri
ſtarmi non uoglio, perche l'u-
nomi uieta l'amoroſo affetto,
c: la paſſion che prouiene dal
l'indiſolubil legame della no
ſtra amicitia, cº l'altro la ragione. Che l'ami
co dell'amico ſi dolga è coſa bumana, º natu
rale, i rade uolte auiene, che la fragilità dei
F A P A L A R D o. 77
ſenſi non abbagli il chiaro lume dell'intelletto,
& dell'iſteſa uerità. Non fia dunque gran
merauiglia, sun errorquaſi commune tal'hor
ſi ſcorge in me,poi che tanto uamo. Ma quan
dopoimi raueggio,6 chio ritorno in me ſteſe
ſo contrapeſando con ugual bilancia, o con ue
re ragioni la picciola uoſtra offeſa da una par
te,dall'altra l'honorgrande, 6 la gloria, che
pertal accidentehauete riportato trouandoui
ſolo fra tanti nemici armati,et fratelli, ci ha
uendone uirilméte ferito un di loro, quato più
uero amico mi ui conoſco, tanto maggior com
prendo eſſer l'obligo,chio tego di rallegrarmi:
perche colui, che lealmente ama, con ogni ſuo
potere è tenuto di procacciar, ci diſiderar al
l'amato ricchezze pompe proſperità di uita,et
altri beni di fortuna, ma molto di molto più
l'honore. Confortateui dunque Sig. Giulio,lo
date i cieli, º rallegrateui meco, perche con ſi
gran diſuantaggio, ci ſenza mostrar punto di
temenza ſete uſcito di tanto periglio, ſcoprendo
chiaramente al mondo,l'inuitto cuoruostro,la
uirtù,el ualore, curateui prego di leuaruito
ſto diletto,chio nòtarderò molto à riuederui.
Ma per non darui noia ſarò breue, raffrenan
do l'appetito, º la uoglia mia nel più bel cor
ſo, Di Pauia il X di Gennaio. M. D. LXI.
F RA N c E s c o :
A L SI G. Gio. BATTI sr 2
V I A L A R D I. ,

GL1 ſignifica la noia ch'egli ſen


tein Pauia, e'l deſiderio di ritornar
à Caſale. -

ESSEZa
3S A RM 1 per Dio ciaſcun bo
- - - - - 5 -

ra dieci, 3 dieci anni chio


SE), D

ritorni; sì per ueder uoi col


reſto de nostri piaceuoliſi
ºli
(2 mi academici, come anco per
tidir nuoua del capriccioſo,
º anfibologico sign. Fuluio, ilquale conſuoi
eigmiº ineſtricabili ragionamenti ci deſta
gli ſpiriti,caccia i mali humori, o ci pone è
tutti il ceruello in bisbiglio. Ma tante ſono l'al
tre cagioni, cha deſiar la dolcezza della pa
tria miſoſpingono chioſpero in breue, & nel
lo ſpatio à punto di tre giorni di riuederui. Io
mitruouo in Pauia ſolo come romito, ſenza ci
ºſatione di perſona,o compagnia ueruna,per
thegli ſcolari attendono duoltari fogli,ei no
bili della città per la maggior parte amano
d'eſſer corteggiati, ilche non è meſtier da me,
cºme ben ſapete, ne uiſitroua altro diporto,
che giocar a maglioſenza ſoldi, è girperſtra -
N A P A L A R D O. 78
da nuoua ſtaffeggiando dictro à cocchi, et car
rette,paſcendoſi tuttauia d'aria,et di perfumi,
& ciò tanto mi diletta,quanto a cani le maz
zate. Più mi gioua una piaceuolezza, chio
ſenta dal nostro Signor Franceſco Castello, con
una ſua dolce riſata, o un bel diſcorſo del Sign.
Giulio Aldriſio ſopra duelli:ouero il uostro pò
derar, i tirarà propoſito le chimere del Sign.
Fuluio, che quanti giuochi,o feſte, o tornei qui
ſi ueggano. Raccordarui dee, che per l'impro
uiſa uostra partenza non hebbi ragguaglio al
cuno della concluſion del Dottore ſopra le mie
lettere, º che per la lontananza mia reſtai
priuo della riſpoſta dell'amico già (credo) man,
datami: onde ci naſce occaſione degna & ne-,
ceſſaria di riformar la tralaſciata nostra aca
demia, ci ricreatione. Vi degnerete dunque
in nome mio di ſalutargli altri compagni, 6
del mio ſubito ritorno fargli partecipi, acciò
ciaſci di loro ſi prouegga di qualche honorato
ſoggetto per dar principio all'amoroſo nostro
collegio, o all'uſato ragionamento,con patto,
peròtale,che ſi dia bando a qual ſi uoglia tra
uaglio,et noioſo penſiero,ne d'altro trattarſia.
lecito, che di materie ridicoloſe, di uirtù,et da
more. Dio ui matenga lieto,efelice,etgrato al
la uoſtra padrona,eme à gli amici. Di Pauia.
F R A N C E S C O

A L s I G. F V L V 1 o
4 - - - - -

Con alcune lodi motteggieuoli


lo viene ſtuzzicando, per dargli ma
teria di ſcriuere.
IpoRTANDoMI l'altrhieri,
& paſcendo gli occhi,l'orec
chie, º la lingua, ma molto
più la mente mia di dilicatiſ
SE
i ſimo cibo d'una uostra filoſo
5- il fica,fauoloſa, e facetiſſima
lettera non ſo in che modo nelle mani capita
tami,ne reſtai per buonoſpatio di tépo dagran
marauiglia attonito e stupefatto,perche in eſe
ſa ui dimostrate talmente uniuerſale, che pare
appunto, anzi date à creder al mondo che hab
biate ſcopato tutte le ſcuole defiloſofi, che hab
biate peculiari, ci famigliariſſime tutte l'arti
liberali, inſomma che habbiate ſquinternato
tutti gli auttori Greci, o Latini, Antichi, 3
moderni coſi di fauole,come d'historie,ilchenò
baſterebbe a uno chaueſſèſettanta ſett'anni,et
ſapendo io,che non hauete ancor ben compiuto
i quarantacinque, ne rimaſi fra me steſſo con
fuſo come ſappiate tanto, di modo,che dopò l'ha
P A P A L A R D o. 79
uerui (come meritate) canonizato con molti
galanthuomini chiom incontrai fui gran pez.
za in forſe, ci da due contrarii" non po
co combattuto: l'uno moſſo da boneſta inuidia
mi ſpingeua à ſcriuerui,l'altro rinfacciandomi
a paſſo a paſſo l'ignoranza mia no ſenza gran
roſſorem arrestaua: nondimeno pigliando ar
dir da me ſteſſo, ci conſiderando di quanto be
ne ſarei cagione, al fin al fine mi riſolſi, ci di
ſcriuerui diliberai, non già per prouocarui, ne
perchio creda di poter competer con uoi in tal
profeſſione, ma ſolo per darui materia di far
paleſe al mondo l'alto uostro intelletto, o le
profonde ſcienze, di che ſete dotato, che tenen
dole naſcoſe fanno l'iſteſſo effetto, che faccia
pretioſa pietra da ueli ingobrata, 6 moſtran
dole al mondo come degnoneſete, immortal ui
faranno. Duolmi bengrandemente di non ha
mer un uago, & fantaſtico capriccio, con che
io poteſſi ſpronare, º darui degna occaſione di
ſcriuere, eſcoprire largamente à tutti le rariſ
ſime uirtù uostre, che con gran danno uniuer
ſale quaſi ſepolte giacciono. Accettate almen
dunque la buona intention mia, la cagion
finale, onde io preſi l'ardire di ragionarui. Vi
uete lieto, ci ſerbatemi nel catalogo di coloro,
che più uamano.
º r R A N c E s e o
A L M E D E S I M O -

Si duole chi egli non habbia pi


gliata pelbuon verſo la lettera pre
cedéte e di nuouolosfida à ſcriuere.
3 ,
º
-

- -

il GLI E uero Signor Fuluio,


che l mal della puntura il
più delle uolte à tutti ſpia
ce; non perciò haurei credu
togiamai, ne mai mi ſareb
be entrato in capo,ch'eſſendo
uoi corteggiano uecchio,ci burlatore, doueſte
coſi ſtranamente temerlo ſperone d'un motteg
giar piaceuole,che per friuole ciancie, et nouel
lette di pochiſſimo rilieuo, haueſte sdegno con
tano de più cari amici che u habbiate, ilquale
lontano in tutto, ci ſequeſtrato è fatto dall'o-
brobrioſo ufficio dell'adulatore,ſol per iſuegliar
ui à coſe degne, º per farui honore, ſincero
ſempre, ſempre leale ui ragiona. Già ſon più
giorni,ch'io ui ſcriſſi una mia, doucpiù per ze
lo damiſtà,che per ricordo ui dichiarai larga
mente, come è uerdadero amico,l'animo, e lo
pinionemia ſopra il conto delle lettere, º ui
ſoggiunſi ch'io mitrouerei in Pauia. Voi tiran
ºil giuoco è trauerſo, e sdegnando contrara
P A pr A L, A Re D O. 8o
sione, º contra le leggi dell'amicitia,me & le
coſe mie,non ui ſete punto curato di mai riſpon
dermi; ilche mi dà chiaro,et manifeſto indicio,
che uoi ſiate meco adirato, 3 di ciò haureste
grandiſſimo torto; nondimeno potrei far erro
re, & di leggiero; però uorrei per leuarmi ſi
fatta impreſſione di capo, º per isgannarmi,
che mi faceste con una uostra partecipe, 3
certo della cagione, che u ha indutto à coſi lun
go ſilentio: altrimente aſpettate un cartello,et
rendeteui ſicuro di duellare, o di combatter
meco, ma con arme uſate, ci da uirtuoſo Caua
liere: dellequali,ſe à me toccheranno (come di
ragione miſpettano, poi che ui ſete dichiarato
l'offeſo)ui mando di già la liſta, acciò poſſiate
eſercitarui,et douui tal uantaggio per faruiſa
pere con quanto diſiderio brami di trouarmi
con uoi all'honorato abbattimento. Vi man
do ancora (ſenza pregiudicio però della ragion
mia) tre ſicuriſſimi campi,ſeper doueremi bi
ſogneranno. L'arme ſaranno Sonetti, o Stan
ze, o lettere famigliari. I Campi, Theſpia, o
Parnaſo, o l'Helicona, alla cui guardia,et fran
chezza ui ſarà.Apolline & le Muſe, con tutti
i uirtuoſi. Intanto ſtate all'erta, ci proue
dete à caſi uoſtri. Di Caſale da rif. di No
uembre del LXI.
-,
F R A N C E S e o
A L M E D E S I M O.

Lo torna a ſperonare, & piaceuol


mente lo motteggia.
E L'AM o RE uhainuolato
il ceruello è fatto, che colpa
ne ho io? Volete forſe chio
porti la penna dell'altrui fal
lo,o credete ch'io uoglia im
pazzare per riſanarui? Per
Dio ſete in errore,ch'io non l'intendo coſi. Per
ſuadendomi,che uoi foſteſano di mente come di
perſona, uimandai non è molto una uirtuoſa
disfida,ouogliam dir cartello, con arme tanto
approuate da qualſiuoglia Caualier d'hono
re, & Campi tanto coueneuoli,ci franchi, che
ſe non haueſte patito dell'infermità che ſcriue
te,non poteuate in alcuna maniera, ne doueua
te rifiutarli; & ſè la diſgratia uoſtra non ui
ſcuſaſſe, potrei prouarui con uere ragioni, che
uoi andateſchifando ilgiuoco, 3 che litigan
do, ci ponendo le coſe ingarbuglio u'ingegna
te tuttauia di menar la prattica in lungo. Et
che ſia il uero, uoi non accettate nè l'arme, nè
i Campi,ch'io ui mando; potendoui appigliar
liberamente à quella parte,che àmaggior uti
le ui
p A P A L A R D p. 81
le ui torni, il che non s'admette nell'arte del
la caualleria. Poi ualendoui della liberalita
de da me prima uſataui, ui sforzate quanto
più potete di moſtrarui liberaliſſimo, o mi
mandate due patenti di campo con certe arme
difenſiue, & non altro,acciò non ſi poſſiamo of
fendere ſe per caſo haueſimo adazzuffarſi. Di
più ſottoſcriuete il uoſtro Cartello con molti te
ſtimoni, i ſuggelli, acciòſia di maggior fede,
ma ui mutate il nome ſottol'uſata uoſtra anfi
bologia per poter dire al fine,che non ſiateuoi
ſuel " quando foſſimo a tal cimento. Hor
ſi come ſi uoglia,io ui ſcuſo trouandoui debo
le,come mi fate certo, della più bella parte che
u'habbiate. Ma poi che del uoſtro male n'è ca
3ioue amore, è lui ricorrete,che ui ſani, ci poi
parlatemi,chio per me intendo, º proteſto di
non eſſerui più tenuto,perhauer fatto compiu
tamente quel ch appartiene à ualoroſo Caua
liere, º non miſeriuete altra uolta,perche sia
non uedrò, che ſiate perfettamente riſanato,
non ui darò riſpoſta.
v ,

- , li - ,
- -

-
- ,

* - --
. .. .
- - - -
.
- . . .
r R A N c E s c o
.A L M E D E S I M 0.

Lo ammoniſce piaceuolmente è
volere ſcriuer chiaro, 8 laſciarſi in
tendere. -

il IoNoR caro io non ho febre


bettica come ui perſuadete
nè terza nè cotinoua miſen
- to molto ben diſpoſto della
il perſona, e ſano di ceruello
E sº che più importa, o non mi
giouano come uoi dite ne manco mi piaccionº,
i cibi ruuidi & le materie ruginoſe, perche ſo
no di troppo dura digeſtione ma non sògià che
penſier,o che piacerſia il uostro,ſe m'habbia
teſiritto perche io ui riſcriua, è perche io tac
ciaipur uò darui riſposta, sella non ſarà in
tutto è propoſito,la colpa ſia di uoi, percioche
non u intendo,etuintenderei siouoleſſi, ma la
ſoma non è da me,et ſarebbe da me sioui poneſ
ſi fatica et tempo, ma il tempo costa troppo, º
io ſono dilicato di natura, º per dirui il uero,
io mi terrei Dauoſe gli altri foſſero Edipi. Ho
riceuuto già ſono due giorni, una uostra, non
ſos io me la chiami lettera,ouero cumulo di ua
rie chimere, ci d'oſcuriſſimiſoggetti con gran
P A P A L A R D O, 82
numero di gente etnomi,oueri o falſi più toſto
da far paura è fanciulli, et da ſcongiurar ſpiri
ti, che da mandarà gli amici, che à dichiararli
biſognerebbe tuttauia perder il tempo e gli oc
chi in fauole, i genologie, ilche non conuiene
eſſendo coſe, che molto paiono,e poco rileuano.
vi aggiungete poi una ollapodrida di compo
ſte, & confettioni diuerſe in tanti alberelli e
ſcattole,che ne ſarebbe ben fornito un " º

in tanti ceſti e biſaccie, che ne anderebbe cari


ſco un ben gagliardo ſomiere, 23 pur di coteſte
uostre uiuande non ho ancor trouato perſona,
che habbia potuto guſtarne. Se uolete dunque
chiouiſcriua, parlatemi famigliare, e laſcia
teui intendere ſe non da me, almeno da quelli,
che più di me ſanno, º non uogliate in picciol
foglio tutte le poeſie rinchiudere; che m'hauete
di maniera intronato il ceruello,ch'io ſon ſtato
in gran dubbio di riſponderui. Signor mio, sà
che ſapete aſſai, però uorrei (nol dico già per
conſigliarui) che uoi trauagliaſte il raro &
eleuato uostro ingegno in materie dotte et pro
fonde sì, ma diletteuoli & uaghe, 3 gioueuoli
al mondo, e non tanto oſcure e ſcabroſe, che re
cando faſtidio agli aſcoltanti, ne perdiate poi
il tempo e la fatica inſieme: mi parto hor hora
per Pauia, state ſano. -
L if
F. R A N c E s c o ,
A 1 Nc ERTA SI G NoRA.
C o N. grande affetto la prega d'-
il E G GIA D R1 ss1 MA Don
na. Egli è gran tempo, che
da mille, ci mille manife
ſtiſſimi ſegni hauete potuto
chiaramente comprendere
quale, o quanto ſia l'amor
chio ui porto, ci l'amoroſo fuoco, che merce
uostra di continouo marde: nondimeno o che
per far proua di me habbiate finto di non cono
ſcerlo,opur, che in uero non ue ne ſiate accor
ta,non mi ſono infina queſt hora potuto accer
tare ſe ui ſia grata, o nò,la fedeliſſima ſeruitù
mia. Horparendomi d'hauerui tanto ſeruito,
e coſi lealmente,ch'io meriterei di riportarne
hormai qualche mercede, ci parendomi per
non iſpender più il tempo in uano,chelarden
te mia fiamma non ſi debba tener più naſcoſa,
ho preſo partito con queſta mia di paleſarlaui.
Si che uita della mia uita,ſiate certa, che ſi fie
ramente di uoi m'ha acceſo la ſiniſurata uoſtra
bellezza, che ſi come ella al giudicio mio non
truoua paragone, coſi ui potete giuſtamente
uantare d'eſſer amata, ci ſeruita dal più ſui
a -
P A P A L A R D o. 83
ſcerato amante, é lealſeruitore,ch'altra Don
ma foſſegiamai, é che niuna coſa hauctein po
teruoſtro, è d'altrui, di cui poſſiate più ſicura
méte diſponere, che di me,et d'ogni coſa mia.Se
dunque ſete la più bella, la più amata,etcò più
fede ſeruita donna,ch'io giudichieſſer mai ſta
ta,non mi può capere nell'animo, che ſi chiara
bellezza habbia ad eſſer ingombrata di crudel
tà, & che ſi feruente amore qual è il mio,deb
ha per premio, ci guiderdone ingratitudine ri
ceuere,anzi ſpero eſſer tanta la corteſia,etgen
tilezza uoſtra, che non ſofferrete in conto alcu
no,che tal ſeruitù mi ſia di crudel odio, º ri
troſa uoglia ricambiata, ma più toſto con lieta
ci felice riſpoſta riſuſcitaretel'afflitto mio cuo
re, & gli affannati miei ſpiriti, come uero, º
unico rimedio della lor morte.

A LL A M E D E SI M A.
C o NT 1 Nov A nel medeſimo ſog
getto d'amore. º e
- o 1 che Signora perfiero mio
deſtino, o per iniqua mia
ſuétura al traditor d'Amor
i coſi è piacciuto, chio debba
SA ſeguir uoi, che tante uolte à
il coſi gran torto mancidete,
L ii
e R. A N C E S C O

e che dal dì chioprima ui mirai laſciandoui


il cuor in pegno ſempre ſia reſtato ſchiauo dell'
incredibiluoſtra bellezza,ù cui niun altra può
agguagliarſi, ſono sforzato di nuouo unico ben
mio con queſte quattro parole ramentarui l'a-
morchio ui porto, ho portato, ci porterouui
mentre chio uiuo,dal quale notte,cº di naſco
no caldi ſoſpiri, amare lagrime, et angoſcioſi la
menti, le quai coſe inſieme cauſeranno (ſe poco
più tarderete à darmi qualche riſtoro)ch'io mi
ſpogli di queſta tedioſa,e miſerabiluita.Degna
teui dunque,o ſola ſperanza d'ogni mio bene,di
piegar alquato l'indurato cuoruoſtro, et la co
tanto uer me ostinata uoglia, dandomi qual
che commodità di poter couiua uoce contarui
l'aſpremiepene, é lacerba mia doglia,ch'io
ſpero,credo, ci tengo certiſſimo (sagli honeſti
miei prieghi come Vliſſe al canto, ci è miegiu
ſte querele ſordanò ſarete) chaurete pietà alla
fine demiei tormeti, di che ſe mi farete degno,
riputerommi in qualche parte guiderdonato
dell'amore, della fede, della ſeruitù mia.
p A p A L A R D o. 84
A cE ci LIA CORTEGIA N.A.

S1 riſente d'un torto ch'eſſa gli


hauea fatto.
EI NoRATA, ſconoſcente, fin
garda, 6 mancatrice dife
è de Signora non più mia.
ºgº. La piaga antiueduta aſſai
si men duole. Niſai,che trop
pom'era manifeſto, chia
ro(come più,ci più uolte t'ho detto) che lettº
falſe promeſſe non mi ſariano ſeruate, º che le
tue finte lagrime, di chio ſempre mi ridcua,
hauriano tal fine? Pertanto non mi maraui
glio, ne mi pento; non mi marauiglio, che tu
babbi burlato uno, che t'ha fatto più d'honore,
ci d'utile,che non douea, º mantenuta con
tra il douere in riputatione,et credito malgra
do di tutto il mondo; perche facendo tu il con
trario,nò haureſti fatto quello, che ad una tua
pari conueniua: non mi pento d'hauertiuſº
tutte le corteſie,ci amoreuolezze, chioboſs:
putoimaginarmi, non già per coſa chio uoleſi
da te,come tu ſai,ma per mia uſata bontà, º
gentilezza; non mi pento d'hauerti difeſº da
tutte le diſcorteſie, di inſolentie, che t'habbia
L iiii
f R A N c E s c o
uoluto uſar qualhuomo ſi uoglia, ſe ben non la
meritaui, non me ne pento nò, perche io nacqui
gentilhuomo, & feci quel tanto, che è gentil
huomo conuiene. Non penſarſi poco,ch'io uo
glia minacciarti, perche le minaccie ſon arme
del minacciato. Voglio ſolo, che ti baſti di ſa
pere,che l'hai fatto i ne, º che in breue cono
ſcerai l'error tuo, ci dorratti à baſtanza d'ha
uertanto noiato, chi t'amaua, perche ſpero ſi
come la Diamante Padouana, come m'hai det
to per la ſua gentil creanza ha fatto bonoratiſ
ſimo fine,che tu iſteſamente, º per ugual ca
gione farai il fine no meno honoreuole del ſuo;
conoſcerai all'hora ſe merita talingiuria, chi
benſerue,ma ti ualerà poco. Horsù Signora
cecilia fate bene, ci fatene aſſai, che ui biſo
gnerà,3 ricordateuiſoldi queſto, che uoi l'ha
uete fatto a me, º che forſe un giorno ui troue
rete pentita del uostro errore quando meno ci
enſarete. Tenete ben cara la mia lettera, che
ui ſarà ſempre teſtimonio, sio ui haurò detto
uerità, è bugia.
Di uostra Ingratitudine, 6 diſcorteſia.

Nemico capitale
Franceſco Papalardo,
Sia Aaſº 2%

GIO. FRAN C E S C o
B E L L o N E.

A L S I G, H I PTP O L I T'O
V. A L V A G N I ,

Lo eſorta àtenermano all'accor


do fra la Marcheſa di Peſcara e l
Prencipe di Mantoua.
=lo N l'occaſione del sign.ce
i | ſare. Ceppo, che uiene coſtà
f| dall'Illustriſſimo Sig. Pren
cipe di Mantoua,io ui ſaluto,
ci abbraccio, º in un pun
– º tomi dolgo con eſſo uoi diſi
lungo ſiletio, che meco uſato hauete, ilquale
mi contento che ſia stato cauſato da incommo
dità, pur che non ſia da poco amore. Ma ri
mettendo tutto ciò nella diſcretiſſima uostra
conſideratione paſſerò al reſtite di queſta mia
dicendoui, che già ſono due meſi paſſati, che
o I O. F R A N c E S C O
mandato dalla Eccellentiſſima Signora Mar
cheſa di Peſcara mia Signora d Madama Du
cheſſa Eccellentiſſima ſua madre, qui in Caſale
mi ritruouo, º per negoti di qualche impor
tanza, è quali(ancor che ſiano di materia dif.
ficile)ſpero tuttauia di dar ottimo fine. coſi
piaceſſe à Dio che ſi terminaſſero ſenza dilatio
ne le non uoglio già dir liti, ma differenze che
frà ilſudetto Signor Prencipe,cº eſſa Signora
Marcheſa, mercè detriſti & maligni ſpiriti,
nate,nodrite, é creſciute ſono; lequali uoglio
pur credere, che debbano, quando che ſia, riſol
uerſi con quella amoreuolezza che ſempre è
stata fra loro, malgrado dei cicaloni, i ſemi
natori di diſcordie: concioſia che Madama Du
cheſſa Eccellentiſſima m'ha fatto nouamente
uedere una lettera del Signor Prencipe, doue
le ſcriue, chepiacendo alla diuina bontà fra po
coſe ne paſſerebbe a Parigi, 3 chiamerebbe è
ſè il Dottor Barchino Agente della Marcheſa
ſua ſorella,colquale credeua di certo poner fine
alle differenze loro. Et pertanto uoglio hora
raccordare a V. S. come à ſeruitore amoreuole
& affettionato è queſti due Prencipi, che uo
glia con quelle occaſioni che le ſi preſenterano,
perſuadereficacemente il ſuo Signore ad eſſe
quire queſto ſuo ſanto proponimento,affine che
E E L L o N E. , 86
reſti fermo, inuiolabile l'amore fra loro Ec
cellèze,nè ſi ſmuoua punto per colpa di queſta
maledetta beredità laſciata da Madama Eccel
lentiſſima la Marcheſa mia Signora, é padro.
ma di felice memoria; & maledetta la chiamo
giuſtamete,poi che eſſa Madama per uero mio
raccordo di quaranta ben contati anni, non ne
cauò mai altro, che continuo trauaglio di men
te,ſpeſa ineſtimabile alla borſa, é lì tutti i ſer
uitori di ſua Eccellenza fatiche intolerabili,et
chiamata alla fine dal Signor Dio à miglior
uita,ne rendè lo ſpirito ſenza bauerne d'eſſa
giamai un picciolo contento,ne utile ſentito;et
che più mi duole,ſe il Sign. Dio non ui porge la
ſua ſanta mano, porterà forſe alli medeſimi he
redi il medeſimo ſcontento, nel che uorrei pa
rer bugiardo. Hor Signor mio, l'affettione e
la ſeruitù che di lunga mano porto è queſti no
ſtri Signori Eccellentiſſimi, 6 la geloſia, chio
ho della pace, di concordia loro, m'hanno tra
ſportato d dir coſa,d'onde potrei forſe da alcu
no eſſer giudicato temerario; non dimeno ap
preſſo di chi conoſce le attioni mie ſarò ſcuſato,
& forſe lodato. Con queſta non ho che dirui di
nuouoſe non che per lettere del penultimo del
preſente della Marcheſa mia Signora ho inteſo
che uoleua ſua Eccellenza partire la mattina
e I O. F R A N C E S C O

ſeguente per Mantoua peruiſitar & conſolar


Monſignor Illuſtriſſimo cº Reuerendiſſimo il
Cardinale ſuo fratello, ilquale ſi come ui dirà
il Sig. Ceppo ſi ritruoua in miglioramento ta
le,che ſi tiene perſicura la ſua conualeſcenza,
la quale inſin hora è ſtata dubbioſa. Et nelue
ro ſarebbe stata troppo gran perdita, ſe nel
uerdeggiare de ſuoi anni ci foſſe mancatocoſi
honorato, coſi amoreuole, e coſi gentil Pren
cipe,al quale dobbiamo per ſuoi meriti pregar
felice, di lunga uita. Io ſpero in brieue d'an
darà Milano doue diſidero di poter ſeruire al
Sig. Prencipe, ci compiacere è uostra Sig. 3
a tutti cotesti gentilhuomini. Et con queſto
fine pregandola a far riuerenza per me à ſua
Fccellenza; Vi bacio le mani diſiderandoui il
compimento d'ogni uoſtro diſiderio.
Di Caſale l'ultimo di Gennaio. M. D. Lx v.
a ,
- - -

A LL.A SI G N. VIO LA NTE


B o B B A.
-

S1 ſcuſa leggiadramente di non


hauergli ſcritto più ſpeſſo.
E E L L o N E. 87
il Livsr RE signora, guan
$l do io haueſſi penſato che uoi
ºi foste reſtata in dubbio del -
ºrſi l'affettionechio aiporto, ue
= º ne haurei dato piùſpeſſo cer
tezza con mielettere, ma eſſendo uoi di fi
miſſimo giudicio, 6 uera ſcrutatricedecio
ri, non ho uoluto farui torto, con dichiarar
ui quelle coſe, che intendete beniſſimo, oltre
che le continue repliche d'un medeſimo ſºgget
to offendono stranamente le perſone d'alto
intelletto. Et però uoglio conchiudere, che
ho fatto bene a non ſcriuerui con molta diligen
fia percheſi come da queſto ufficio meneſi
beriſultato più tosto nome di faſtidioſo, che da
moreuole coſi hauendo paſſata laſtruiti mia
con ſilentio, merito che mi teniate per diſcreto
ſeruitore. Io uorrei pure con ſciocchi argomen
fiſeuſarlamiadapocaggine, a difenderla con
lº ſcudo della prudenza uostra, ma alla fine
maneggo che il cercardi coprirla è unſcoprire
la affatto, perche à V.s. che ha più ioia di
º non biſºgna penſare di uender queſti filogiſ
mi. Sarà adunque manco male, che ſenza al
ºre girandole,io confeſſi l'errore, rimettendomi
nella gratia uostra, o pregandouià perdonar
mi,atteſo,ch'io ſarò più ſollecito nell’auenire a
GIO, F RA N CE S C o

pagar queſto debito. Et con tutto chioſiaſta


to un poco ſofiſtico nello ſcriuer queſta mia, ſia
te certa chioſarò ſempre ſincero nell'amarui,
ci ſeruirui. Con che ui bacio le mani. -, -

A L La si o c o NT E ssa
- A v R E L I A D I
GA B I A N O a

Con bello arteficio ſcuſa labre


uità delle ſue lettere. , º

LL vsT RESig. Queſta è la


terza lettera, chio ui ho
ſcritta dopò la partita mia
di Caſale; non sò ſe habbiate
riceuute l'altre due, leguali
- ------ ſtimo che ui ſiano diſpiacciu
teper la breuità loro; ma sio ſon ristretto in
queſto ufficio con uoi, con la quale non dourei,
incolpate i molti negotij,che non mi danno an
cohora tempo diſcriuerui lungamente. Ma ſe
ui pare chio habbia in ciò mancato, raccoglie
tetutte le tre lettere brieui, & fatene una lun
ſga a uostro modo. Sono anco reſtato di ſcri
uerui diffuſamente per carestia di ſoggetti de
gni di uoi, ci per non imitar alcuni che nelle
B E L L o N E. 38
prime uiſite conſumano i quaterni di carta, º
paſſato poi quel primo furore diuengono muto
li,doue io giudico che ſia molto meglio ilpoco
che dura, che il molto che finiſſe. Aggiunge
teui che m'ha fatto ſoprastare il dubbio, chio
hauea del ricapito delle lettere, non uolendo io
caricarla ſoma infin che non foſſe bene inuia
ta. Per tutti questi riſpetti merita la breuità
mia di trouar ſcuſa appo uoi. Ma eccoui, che
sforzandomi dallegarle cagioni del mio ſeri
uerlaconico, mi ſono ſcoperto poco men che cer
retano,ù guiſa di quel frate, ilqualepredican
do i cento ragioniper lequali egli douea
eſſer brieue. Bacio le mani a V. S.
«A - - - -

R1 e R E N D E vn giocatore,
.
El A prima perdita che face
| ſte di cento ſcudi è primie
i ra,moſſe à compaſſione i uo
| ſtri amici, non meno per lo
danno, che per l'humorma
ninconico, nelauale ſtrug
gendoui intendo che ui doleuate à tutto tran
ſito della fortuna. Queſta che hauete bora fat
- - - -
º c 1 O. F R A N c E s c o
ta di quei pochi, che ui reſtauano, ui ha fatto
anco perdergli amici, cº l'honore. Io non sò
hora ch'altro ui reſti a perdere ſenon la uita
prima che u intrauenga peggio. Horandate
è grattarui la rogna poueraccio, ci nel beſte
miar Iddio habbiate inanti à gli occhi per eter
ma penitenza queſte parole. Ingiuſtamente ſi
duol di Nettuno chi cade nel ſecodo naufragio.

GI O. FRAN C E SC O
C R O V A,

A L SI G. GI O. GI. A COMO
E o T T A c c 1 o, a
D 1 s c o R R E della nobiltà, 8 delle
parti conueneuoli all'huomo nobile.
A R1 E ſono ſtate l'opinio
ni degli antichi e moderni
filoſofi intorno alla nobiltà;
percioche chi la poſe nelle ric
chezze, chi nella antichità
del ſangue, chi ne priuilegi,
o fauori
c R o v A 39
è fauori de Prencipi, º altri nelle uirtù; & s
ancora che con diuerſe forme de parlarin hab
biano trattato,nodimeno ſon concorſi tutti in º r

uno, º frà gli altri mi pare, che non ui ſia al


cuno,che ſi ſia accostato più alla uerità, come
hà fatto Platone,ilquale ſotto belliſſimo uela
me di fauola racconta,chauendo Prometeo da
ti à Epimeteo tutti i doni, che è mortali con
uengono con carico, ch'a ciaſcuno animale ſe
condo il grado loro li diſtribuiſſe; e mentre
Epimeteo daua all'uno la uelocità, º all'altro
la forza, 6 dato finalmente à tutti il ſuo natu
rale,fù tanto liberale in queſta ſua diſtributio
ne,chauendo già dato ogni coſa,ci uenendo al
l'huomo,alquale non hauendo che dare, fà for
za,che ignudo,diſarmato, º biſognoſo d'ogni
coſa lo laſciaſſe. Moſſo adunque à pietà Pro
meteo, uedendo, che l più nobile animale che
foſſe al mondo reſtaua coſi infelice, º ueggen
do tutte le doti mortali diſtribuite ad altri,ri
corſe alle diuine, º tolto da Minerua & da
Volcano l'arte & la ſapientia, º quelle inuol
te nel uelo della ragione, o donatele all'huo
mo lo fece incontinente tanto più nobile degli
altri animali, quanto le coſe celeſti auanzano
le terrene perciochelornò di ſagaci ſenſi, et di
ueloci imaginationi, é appreſo gli diede la fa
M
e 1 o. F R A N C E S C O

uella, º le mani atte ad ogni operatione,onde


ſi può dire, che la natura non ci ſia stata aua
ra di niuna coſa perche in noi ha ſeminati i ſe
mi della uirtù, acciò che noi con la noſtra dili
senza º induſtria la coltiuiamo di maniera,
chacquiſtiamo le uirtù,per lequali,lhuomo di
uentanobile. Onde non mi poſſo ſenon grande
mente marauigliare, che il uolgo ponga la no
biltà ne beni di fortuna,e dica con Ariſtotele,
che nobili ſon coloro,che bebbero i ſuoi maggio
ri ricchi,et che alcuna uolta fiorirono di uirtù,
ilche quanto ſia uano ogn huomo di ſano giudi
ciolo può chiaramente conoſcere, per le ragio
ni dette auanti, eſſendo, che la uera nobiltà no
procede d'altronde, che dalla propria uirtù;
perche ſe ciò foſſe, ſeguiria che niuno poteſſe eſe
ſere principio di nobiltà però s'è uiſto, cºſi ue
de tuttauia molti antichi o moderni, i quali
con le loro uirtù hanno illuſtrate le caſe loro,
& ciò conferma Saluſtio, il quale dice, che
la nobiltà de nostri maggiori bebhe principio
dalle uirtù,cº ſe la nobiltà sacquiſtaſſe con le
ricchezze ſeguiteria,che molti i quali uengo
noricchi per molti ladronecci,per uſure, 6 al
tre maleopere,acquiſtaſſero ancola nobiltà, il
che è falſiſſimo perche queſti tali ſon più preſto
noti,che nobili, Diuiſe appreſſo Platone la no
c R o v A. 9o
biltà in quattroparti,la prima in coloro i qua
li ſono diſceſi da buoni, giuſti, 3 honorati pa
renti,la ſeconda di quegli, i cui parenti ſono
ſtati Prencipi, la terza quando i nostri mag
giori ſono ſtati in pregio per la fama dellepro,
dezze fatte in guerra, la quarta di coloro, che
ſono eccellenti in qualche dottrina però da no
ſtri maggiori ſi poſſiamo ben gloriare di haue
re riceuuto il ſangue, ai lauita, ma non già la
nobiltà, la quale pende tutta dagli animi no
ſtri; perciò che la natura ci crea tutti eguali,
male uirtù ne diſtinguono l’uni dagli altri,co
me diſſe Papa Vrbano IIII, è un Re di Spa
gna,ilquale gli rimproueraua,ch'egli era nato
ignobilmente, º li riſpoſe. Il naſcere non è uir
tù, il diuentare sì, com'hofatto io, è uirtù -
nobiltà. La onde Seneca dice che tutti gli bue
mini hanno i medeſimi principi, º una mede
ſima origine, º che niuno è più nobile d'un al
tro, ſenon colui, ilquale ha miglior natura, cº
ingegno più atto "ſcientie, º alle arti nobi
li. Non nacque Catone Cenſorino il uecchio
d'oſcuro legnaggio? ma le ſue ſingolari uirtù lo
fecero nobile; nacque pur ancoSocrate di pa
dre, e madre ignobiliſſimi, e le ſue diuiniſi
me uirtù lo reſero nobile, 6 fugiudicato dal
l'oracolo d.Apolline il più dotto, el più ſauio
M i
i c I O. F R A N C E S c o
huomo,chefoſſe mai. Leggeſi, che Valerio Pu
blicola fà tre uolte Conſole, di uenendo i mor
te fù per l'eſtrema ſua pouertà ſepolto del pu
blico; & doue laſcio il buon Attilio Calatino,
dilquale fù tolto dall'aratro & dalla zappa, et
ornato della ſuprema dignità della Dittatura?
però queſti ſoni ueri nobili, i quali per le loro
egregie uirtù sacquiſtarono la nobiltà, di non
coloro, che ſi gloriano d'eſſere nati nobili, per
ciocheſi uede molti nati di famiglie Illuſtri, i
quali con la loro ribalda uita hanno oſcurato
tutto il loro legnaggio, ſi comeſi legge del cru
del Silla, º del luſſurioſo Serſe Rè di Perſia, i
quali con la lor ſcelerata uita eſtinſero lo ſplen
dore delle caſe loro, 3 de molti altri antichi e
moderni,de qualine ſon pienele carte. Chi ſa
rà adunque tanto ignorante delle coſe del mon
do, che uoglia chiamare queſti tali nobili, la
cui peruerſa uita quanto più fà dishoneſta,tan.
to più eſtinſe la nobiltà deſuoi maggiori, con
la loro inſieme?La onde ſi legge che molti anti
chi diredarono i loro ſcelerati figliuoli, 3 in
loro uece adottarono altri, acciò che le caſe non
andaſſero in rouina per uiltà delor maluagi fi
sliuoli. Et per non diſcoſtarmi in tutto da Ari
ſtotele, confeſſo, che le ricchezze ſono in certo
nodo neceſſarie al nobile, purchelle ſiano ben
---
r - c R o vi A - 9t
uſate, perche ſono quaſi ornamento e ſplendo
re della nobiltà, perche quelle l'aiutano è con
ſeruare,concioſia che al nobile conuiene far ope
re magnifiche, º anche perche ſi ueggono mol
ti,che per pouertà non poſſonoſalirà quei gra
di di uirtù, i quali la naturagli inchina,tutta
uia elle non ſon tantoneceſſarie,quanto il uolgo
crede,come dice Giuuenale ſcriuédo à Pontico.
- La uirtù ſola nobiltà ſi chiama. -

Terò chi uuol eſſer mobile, è miſtier, che in lui


ſi troui la prudenza per poter far elettione de
beni & de mali, é che finalmente ſia ornato,
e poſſegga quelle uirtù morali,chàhuomo no
bile conuengono, º cominciando dalla fortez.
za,ettemperanza, l'una delle quali ci fà intre
pidamente ſottoentrarà tutti i pericoli, 3 a
mapiù una honorata morte, che una uitupero
ſa uita, l'altra ci ammoniſce,che non ci diamo
punto di uani piaceri del corpo fuggendo ogni
brutto appetito, ci appreſſo ſarà giuſto ci con
tinente l'una delle quali uirtù riduce ad equa
lità tutte l'opere che l'un huomo con l'altro fà,
e frà tutte le uirtù queſta è la prima, perche
ci inſegna è uiuere uirtuoſamente, et ubbidire
alle leggi,l'altra ci raffrena con la ragione gli
appetiti che ci coducono è biaſimeuoli piaceri.
Sarà inoltre ueritiero moderando con queſta
M iii
c I o. r R A N cE S C O
uirtù tutti i penſieri, che di noi ſteſſi facciamo,
e delle coſe nostre,perche la bugia è contraria
alla natura, però quando ſi dice le parole che
non ſon conformi ai penſieri ſi fa contra la mia
tura sarà patiente & affabile, ſopportandº
uolontieri, e con franchezza d'animo le coſe
difficili, nelle conuerſationi & ragioname.
ti ſarà affabiliſſimo, perche questo è un ſaniº
ſimo condimento di tutta la vita humana º
ſi formerà finalmente queſto nobile uno dirittº
e intero
teſi affetto
muona, º innell'animo, che ordinariament
ciaſcuna delle ſudette uirtù
saccordi. Et perche mi par d'hauere detto in
queſto ſoggetto aſſai più di quel che da princi
piombinea propoſto nell'animo, farò qui fine,
ma non già di honorare amar V. S. quantº
io debbo. Di Caſale li xv. di Sett. M. D. Lºi

A L M E D E S I M 0.

RA o 1 o NA dell'amicitia, & come


ſia neceſſaria perconſeruatione del
l'uniuerſo.
- -
C R O V A, 92
E lo stimo, che l'amicitia ſia
tanto neceſſaria, che ſenza
eſſa il mondo ſi diſtruggereb
be, perciò che non u è ſorte
niuna d'huomini,chenò hab
- -- bia biſogno di queſto ſantiſſi
mo legame però io non uorrei,che V.S. diceſſe,
che l'amicitia che già molti anni ho ſeco foſſe
accidentale, º che io l'haueſi amata ſolperca
gione della diletteuole conuerſatione,che io ha
ueua con eſſo lei, quando talhora uemiua à uiſi
tarla per ricrearmi con i ſuoi dotti diſcorſi, 6
piaceuoli ragionamenti da i noioſi fastidi di
queſto mondo, de cui dotti diſcorſi ne ſentiua
tanto piacer & guſto, che io non sò, qual dilet
tatione io poteſſi appareggiare è queſta; onde
hora mi sà tanto più amara la uita, quato per
coteſta ſua lontananza non poſſo, ſi come ſole
ua, godere della ſua uirtuoſa conuerſatione;
però io dico,che non uorrei,chella aſſomigliaſ
ſe queſta noſtra amicitia à quella de Cortigia
ni, ancorchella habbia hauuto principio nelle
Corti, doueſi ſuole amare, o per utile, o per di
letto, onde auuiene, che gli huomini aſſenti
dalle Corti, et quelli che ui reſtano facilmente
ſi ſcordano degli amici, deiquali ne ſoleuano
trarre utile, o piacere. Ma l'amicitia, come è
M iii
e i 6). F R A N, C E S C o
quella che ho con V. s. che è fondata ſu le uir
tù per qualſiuoglia diſtanza di luoghi,ne per
altro accidente non ſi può impedire;la cui diſtà
za ancor che poſſa impedire alcuni offici, co
me ſarebbe il conuerſare cº uiuere inſieme uir
tuoſamente, nondimeno ella non può impedire
la ſcambieuole affettione che è franoi per con
to della uirtù,perche l'iſteſſa uirtù è principio,
e fonte dell'amicitia uirtuoſa,laquale è di tan
ta efficacia, che ci fà anco amare le perſone,che
nonhabbiamo mai conoſciute; & di quì naſce,
chegli amici uirtuoſi non mancano mai di ben
uolerſi, di amarſi corriſpondeuolmente, quan
tunque ſiano lontani l'un dall'altro, ilche io
mi prometto di V.S. tenendo io di lei una amo.
reuolememoria, riuerendola & oſſeruandola,
ancorche tra lei,eme ui ſia molta diſugualian-.
za, conſiderate le ſue diuiniſſime uirtù el mio,
pochiſſimo ſapere; nondimeno le ricordo, che
Aleſſandro Magno ſoleua domandare amici
molti i quali non erano uguali a lui ne di uir
tù,ne di grandezza;onde uorrei,che hora ſi tro
uaſſero de Lelii e degli Scipioni, degli Oreſti e
Tiladi, e di quei Pitagorici Damone,e Pitia,i
ualitätosamauano,che l'uno poſe la uita per
l'altro,laonde marauigliadoſi Dioniſio il Tirà
no di tanto amore efede, non ſolamente gli ſciol
- -
C R. O v A, 93
ſe ambedue dalla morte, ma pregolli,che lo uo
leſſero accettare nella loro costante,è perfetta
amicitia, la quale è aſſai più nobile & pretio
ſa,che non è l'amore, perche uno può amare,et
non eſſere amato. Miſero adunque ci infelice,
è colui,chè ſpogliato d'amici, a cui egli non poſ
ſa liberamente ci ſicuramente manifeſtare tut
ti i ſuoi biſogni; è quanto è dolce conoſcere, che
uno amico ſi rallegri delle nostre felicità, le
cui congratulationi ſogliono alle uolte recare
di gran lunga maggior contento, che la coſa
iſteſa non ſuolfare, di cui l'amico ſi congratu
la: è quanto ancor d'alleuiaméto apporta quel
condolerſi,che fanno gli amici l'un con l'altro
di qualche loro infortunio; è preclariſſimo do
no datoci da Dio per ultimo condimento della
nostra humana felicità, º per ilquale ogni no
ſtra attione ſi fà perfetta. Però quel dotto.A-
grigentino diſſe, che tutte le coſe del mondo ſo
no conſeruate negli ſtati loro dell'amicitia,et
dalla diſcordia diſſipate, 3 guaſtesº beniſſi
mo diſſero gli antichi, l'amicitia eſſere non me
no utile, che neceſſaria per conſeruatione del
l'uniuerſo, che ſiano gli elementi. Queſta è
, quella amicitia di cui parla Ariſtotele, laqua
le uuole,che ſia più neceſſaria in una Città,che
la giuſtitia,perche doue è amicitiaiui è giuſti-.
C I O. F R A N C E S C O
tia, e doue è giuſtitia non ui ſarà molte uolte
amicitia. V.S. uina felice, ci ſperi bene, chid
dio non ci mancherà mai della ſua gratia.
Di Milano il xv. di Gennaio. M. D. Lx v.

A E SIG. ST E FA NO GVA ZZO,


s E CRETA RI o D I MA D A MA
DvcHESSA DI MANTova.

G1 1 dice il ſuo parere intorno


alla felicità;& quali ſiano le parti che
rendono l'huomo felice.
Elo Lo Ro che dicono, che i
beni eſtrinſechi,ci di fortu
ma poſſono farlbuono felice
Nºi come ſaria la bellezza, la
lei gagliardia,i piaceri, la no
biltà,6 le ricchezze, ſi in
gannano di gran lunga perche ſe le ricchezze
foſſero baſtanti à farlhuomo felice, quel tan
to lodato Focione non haurebbe ricuſati i ma
gnifici doni d'Aleſſandro, nè Curione, nè so
crate, nè infiniti altri dal mondo lodati haue
rebbono coſi allegramente abbracciata la po
uertà,shaueſſero giudicato, che le ricchezzepa
teſſero fare l'huomo felice, oltre che infiniti huo.
c R O vi a 94
mini ſi ſariano potuti dolere della diuina pro
uidenza, sella haueſſe poſto un tanto bene nel
la fortuna;6 però hauendola poſta ne beniſo
ra i quali ella non ui ha dominio alcuno,ogni
i"ſe nepuò promettere quanto uuole,maſ
ſimamente i Signori,ù i quali non manca il mo
do di conoſcere, di porre in eſecutione quanto
loro conuiene,ſe non ſono impediti dalle luſin
ghe delle ſenſualità, o pur accecati dalla opi
nione del uolgo,ilquale perche uede, che la uita
humana e quaſi tutta piena di queſti piaceri,
ne quali eſſo pone la uera felicità, le pare che
ſe ne chiariſca affatto guardando al uiuere de
Trencipi,i quali ſi danno tutti di piaceri del
corpo & alle delicie; per il che ueggendoli ui
uere coſi dilicatamente, º in tanta ſtima,
& honore,ſi perſuade che la uita loro ſia la mi
gliore, e la più felice che nel mondo ſi poſſa
bauere, & diſiderare; onde ſi uede di quanta
importanza ſiano i cattiui coſtumi, e ſpecial
mente di quegli, nei quali il uolgo ſi ſpecchia.
che le ricchezze non porgano gran commodi
tà à chi bèle uſa ad acquiſtare queſta humana
felicità,lo confeſſo, perche non potreſimo eſe
re addimandatifelici, ſe uedendo qualche no
ſtro amico poſto in neceſſità, non haueſimo il
modo di ſoccorrerlo, etſouuenirlone ſuoi biſo
e I o. F R A N C E 8 c )
gni, perche l'huomo,come diſſe il diuino Plato
ne,non perſe ſolo è nato, ma agli amici,a pa
renti, º alla patria. La onde ſollhuomo è ca
pace di queſta humana felicità, la quale conſi
ſte non come il cieco uolgo ſi perſuade, ma in
operare uirtuoſamente, 3 ſi come un ſol fiore
non fà primauera, coſi anco una ſola attione
uirtuoſa non baſta a farlhuomo felice; ma è
neceſſario, che l'huomo ui perſeueri infino alle
ultimo dì della ſua uita; però ſi dice, che l
felice non differiſce dall'infelice ſe non per la
metà della uita, cioè per quel tempo ch'egli
opera uirtuoſamente; onde ſi conoſce, che la
felicità noſtra conſiſte ſolamente nell'opera
tioni uirtuoſe;& ſi come queſta felicità è frà
tutti i doni, che da Dio habbiamo riceuuti no
biliſſimo, dobbiamo anco credere, che proce -
da da nobiliſſima cauſa, che eſſo Iddio, dal
qual dobbiamo riconoſcere queſto pretioſo do
no,concedutoci perſpecial gratia,acciòche con
l'operare uirtuoſamente sacquiſtiamo queſta
humana felicità per mezo dellaquale s'acqui
ſtiamo anco la contemplatiua, laqual n'è ri
ſerbata da ſua diuina Maeſtà nella patria Cea
leſte. Chi uorrà adunq; conſeguire queſta hu
mana felicità comuiene, che abbracci tutte le
uirtù morali, i particolarmente la giuſtitia
C R O V A 95
come più neceſſaria di tutte l'altre, e ſpecial
mente à Prencipi: perche Socrate non uolſe
mai affermare, che l'Rè di Perſia foſſe felice, ſe
prima non ſapeua segli era giuſto. La onde mi
allegro con V. S. & con coteſti Sign. Acade
mici Illuſtrati : poi che con le loro uirtuoſe at
tioni hanno coſi largo campo di acquiſtare que
fta humana felicità, condar di continuo opra
allo ſtudio,leggendo, ci inſegnando con le loro
dottiſ. lettioni;ondeſpero,cheda coteſta hono
ratiſ, compagnia riuſciranno perſone di ma
niera qualificate, 6 compite, che potranno di
tempo in tempo,e con l'opere,e con le parole ſer
uir à ſuoi Prencipi,alla patria, º di lor me
deſimi. Di Milano il primo dell'anno 1565.
A L SIG. GI VLI O CESA RE
P A P A Z Z O N I- -

GLI dice il modo che ſi dee oſſerua


rene cartelli contra perſone incerte.
O H o hauuta la lettera di
Voſtra Signoria col manife
ſto del Sign. . . . . . per il
- qualementiſce chiunque ha
lº è il detto, cheſſo.........
è=iel preſupponendo di non ſapere
GI O. FRAN C. C R O VA

il calonniatore, onde dà la mentita è perſone


incerte, però io le dico,poichella me ne fà tan
ta inſtanza, che ſecondo il mio poco giudicio è
ſtato mal conſultato; perche egli non doueua
publicare il ſuo cartello contra perſone incer
te ſenza le clauſule neceſſarie; perche come ſi
dà mentite à perſone incerteſi dee dire, ſe ſarà
parmio,mi offero di prouargli che ha mal det
to, & ſimili altre parole,et ſe non ſarà parmio
gli darò perſona uguale al grado ſuo: percio
che ogni uolta,che non dica queſto ſi fà pari al
più uilhuomo del mondo, ci per leggi di duel
lo non lo può rifiutare: la onde il ſuo auuerſa
rio haurebbe potuto far comparire ſe fuſſe ſta
to ben conſultato, un qualche ſciagurato, ilqua
le hauria tolto ſopra di ſe quella mentita. Ho
poi ueduto per il ſecondo ſuo manifeſto, come
ſi ſon riueduti dell'errore,che ſi fece nel primo
dicendo,chi lo uorrà dire, pur che ſia parmio
& c. Queſto è quantom occorre direiu queſto
ſoggetto, il che ho detto piùpreſto per compia
cerle,che perche queſta ſia mia profeſſione. -
le prego ogni felicità. Di Milano il cav. di
TNouembre. M D LXIIII.
e
GIO. FRAN CES C O
R o v I G L 1 o N E.
A M. s T E F A N o
G V A Z Z O,

PR or e sr a ch'egli non ſcriue


per diſiderio di gloria, ma per ſodiſ
far alla ſua richieſta.
'Io dirò ch'io mi ſia rimaſo
eternamente obligato alla
corteſia, et allagentil crean
Si za del mio Sign. Guazzo, io
E dirò pur il uero; percioche
dapoi ch'io ragionai ſecohie
ri quel poco di tempo,che ben poſſo dire,chap
pena il uidi, m'è reſtato nell'animo un caldiſi
modiſiderio di ſeruirlo: neſapendo coſi all'im
prouiſo oue pigliarmi l'occaſione, mi ſouuiene
hauermi V.S. inuitato lì ſcriuerle; onde ho
penſato di darle ſegno dell'affettione chio le
porto con l'ubbidirla: ma le giuro, ci promet
to la fede mia, che ne per diſio d'honore, ne per
C I O. F R A N C E S C o

uaghezza di gloria mi muouo à queſto, che sò


bene non meritarla penna mia d'eſſer annoue
rata frà quelle,ch'eſſa uà ſcegliendo, ma ſi bene
per" alla ſua richieſta, ci per ſuppli
carle, di darmiluogo fra ſuoi amici più cari,
fra i quali io mi tengo de primi in amarla, -
oſſeruarla quanto meritano le uirtù, le manie
re, & i coſtumi ſuoi lodeuoli. Et con queſto fi
ne le bacio le mani. -

Di Occimiano il raij. d'Ottobre del LX 1.


«A L M E D E S I M O

S1 ſcuſa, che per alcuni trauagli


non può appigliarſi ad altro degno
ſoggetto di ſcriuere. -

iFi o EEN E Signor mio, chio


- i douea ad ogn'altra coſa an
º" tiporre il debito chio tengo
$ è V. S & la promeſſa chio
H le feci di ſcriuerle nel ſuo
º partirſi di quì: ma sò ben
anco che preſſo di lei ritroueranno luogo di ſcu
ſºci di compaſſione i noioſi, i grandi incon
tri, che d'albora in poi m'hanno in diuerſe &
frane maniere perturbato l'animo. Iddiosà,
che
·R o v 1 c L 1 o N e 97
che non ſolamente diſidero ſeruirla con la pen
na, ma con l'isteſa uita: perche hauendomi la
! uentura mia, e la corteſia ſua fatto guadagna ºa

reſi raro,6 caro amico, ragion è, chio cerchi


con ogni ſtudio di conſeruarlomi: & ſe tutti
gli altri mezi mi fieno ſcarſi, almen queſt'uno,
che non mi manca, dourei ſpeſſo adoperarlo in
farmele grato. Ma in uero doue io penſaua d'-
appigliarmi ad alcuno ſoggetto piaceuole, que
ſti accidenti m'hanno poſto in sù gli occhi ca
gioni piene di triſti humori, oggetto in tutto
contrario all'orditura noſtra. Dunque ella
sappaghi di tanto, º per moſtrarſi non meno
corteſe & humano, che ſi ſia nobile,etuirtuoſo,
reſti contenta di non mai ſcordarſi il Rouiglio
ne,ilquale non pure riueriſce, ci ama il nome
di V.S.ma ſe mi è lecito dir coſi,l'ammira, ci
adora. ci qui faccio fine,baciandole le mani.
Di Occimiano il vi. di Marzo del LXII.
a - a
- - 1 - ,

A L M E D E s 1 M 0.

Lo ringratia ch'egli habbia impe


trate lettere da Madama Eccellen
tiſſima in ſuo fauore.
TN
o I o. F R A N c E S c O
5 il I A ho detto, che le lettere uo
ſtre mi paſceuano l'anima
d un cibo ſoauiſſimo: hora
non mi rimouendo punto da
quel propoſito, dico,ch'io mi
trouo di coſì debole, ci dili
cata compleſſione, che non poſſo ſoſtener il di
giuno, ſenon con grande pericolo, 3 danno. Il
digiuno,ch'io hopatito,è lungo, ci ſi è hormai
comuertito in una fame, che milieuale forze,
poi che non ui ſete mai compiacciuto di ſcriuer
mi due uerſi da che partiſte da noi: & sio non
haueſſi preſo alcuna ſoſtanza per mio manteni
mento della uiua memoria, che di me riſplende
ua nelle lettere per uoi ſcritte al noſtro Signor
Criuelli, io l'haurei fatta male. Ma alla fine
ogni mia amaritudine, ſi è diſtillata in dolciſ.
º" liquore con la riceuuta della lettera, che
da Madama Eccellentiſſima bauete impetrata
d mio fauore, accompagnata dalla uostra per
laquale ueggo quanto mi ſiate corteſe, et quan
toioui ſia obligato; 3 benche non mi dia il
cuore di poterui à baſtanza ringratiar dell'u-
no,ne ſodisfar dell'altro: nondimeno procure
rò di conſeruare in tutti i giorni miei l'humani
tà uostra nella memoria mia. Viuete felice
ſempre. Di Occimiano il XXI Marzo, del LXII,
R o v 1 c L 1 o N E. 98
..A L S I G. G I R O L A M o
- - C I B O. -

Gli dichiara l'affetto dell'animo ſuo.


iON ostante che le uirtù di
V. S. & la lealtà, ch'ella
rappreſenta nel ſuo dolciſſi
i mo aſpetto, m'habbiano in
N dotto ad amarla, non è però
che la Città di Genoua ſua
felice patria non me ne dia anco cagione, ha
uendo io quiui riceuuto tante corteſie, ci fauo
ri,che ſempre mi ſi deſta una mirabile allegrez
zanel ueder un Cittadino Genoneſe, ci tanto
più un compiuto, ci honorato gentilhuomo,
qual'è V.S.ma da questo amore ch'io le porto,
ſento naſcer in me il côtraſto d'un ſommo dilet
to, et d'un'eſtremo cordoglio perche da un lato
io godo, e mi ſtimo felice nel conoſcerla, 3
nell'amarla, dall'altro mattriſto, o mi chia
moſuenturato di non poterle con alcun effetto
dichiararloſſeruanza mia uerſò lei. Veggo
molto bene, chella per troppo riſpetto reſta di
commandarmi, º chioper eſſer pouero non
ho modo di ſeruirla: & biſognerà alla fine che
io mi confidi,che con quella humanità, con lae
N i
c 1 o. F R A N cE s c o
quale V.S. m'ha fatto ſuo ſeruitore,con l'iſteſe
ſa accetterà il pronto animo mio. Et fra tan
to confeſſo di non poter mai pagar il debito,
ch'io le tengo, quando bene ella me ne uoleſſe
far dono,perche nuoua corteſia, nuouo debito
partoriſce: ma non reſterò già per teſtimonio
della grata uoluntà mia, di riuerirla con ogni
affetto, predicar ſempre la bontà, il ualore,
c9 le ſingolari uirtù ſue. Et le bacio la mano
pregandole felice ſtato.
Di Occimiano il rpij. di Marzo M D LXv.
A L SIGNOR SE B.A STIA No
F E R R E R I.

FA ſcuſa perche non gli ſcriue più


ſpeſſo. -

se 0 D 1 R o coſi per dirilue


i ro, che prima potrei ſcordar
me ſteſſo, che ſcordarmi V.S.
º allaquale ſe ben non ſeriuo
ſpeſſo, ſono però affettionato
º come comuiene à ſuoi meri
ti, & à gli oblighi,chio le tengo,che ſono 6 gli
uni, & gli altri infiniti; ma io giudicai ſem
pre,che lo ſcriuer ſenza degno ſoggetto, maſſi
R o v 1 G L 1 o N E 99
mamente à ſuoi pari, non ſia coſa di molto gu
ſto. Mi rallegro aſſai, ci ſommamente la rin
gratio della uiua memoria chella tiene di me,
& delle nuouechellami dà di ſe steſſa, º del
li nostri Reuerendiſſimi Signori preuosti, cº
di tutti gli altri amici, º Signori miei:ne ac
cade che V. S. con ſi corteſe inuito aggiunga le
gna all'ardente fuoco del deſiderio, chiobò di
uenir à uiſitarla, a farle riuerenza perche ſo
pra ogn'altra coſa lo bramo: ma hor da una,
hor d'altra occaſione mi ſono del continouopo
ſti innanzi nuoui impedimenti. Spero pure,
che sofferirà una uolta tempo commodo perſo
disfar al debito mio. Mi reſta ſolamente pre
garla,che fra tanto per farmi gratia ſegnala
ta,mi tenga per ſuo affettionato ſeruitore, cº
non ſdegni di commandarmi, con che le bacio
la mano, º in ſua buona gratia mi raccoman
do con tutti coteſti Signori. Di Occimiano il
xvIII. di Marzo del LX II.

A M. MA TT E O CRI VEL LI.

Lopregaàvoler in nome ſuorin


gratiar il Guazzo.
n iii
G 1 o, F R A N c E S C o

- il O Riceuuto le lettere del no


N| ſtro Signor Guazzo, ilquale
mi uà ogni giorno maggior
mente obligando alla bontà
ſua. In uero egli non può,
eſſendo acceſo di caldi ſpiri
ti di uera nobiltà, ſenon auanzar con la bontà
dell'opere ſue la ſperanza già di lui cicetta ne
gli animi altrui. Ecco, chappena uifeci cenno
d'una coſa, chio diſideraua col ſuo mezo in
mio fauore,che già ſento lui hauerla con gran
diſſima preſtezza eſſequita. Se mai ui pregai,
uiprego bora è riferirgli in nome mio infinite
gratie, 6 dirgli,che mancandomi le forze, e
creſcendomi la uoluntà di ſeruirlo, uiuo con
grandiſſimo faſtidio. Al diſiderio, ch'egli ha
delle mie lettere, non mancherò di ſodisfaruo
lentieri,ancora chio reſti in dubbio di meſteſſo
nel ueder lodar da ſua Signoria le coſe parto
rite dal mio debole ingegno, che puzzano di ſo
la ignoranza, che ſe ben gioua alle uolte à gl'in
fermi il dar loro è intedere, che ſtian bene, non
auien però coſi àgl'ignoranti, che il far loro è
credere, che ſian dotti li fà inuaghire di ſeme
deſimi, 3 nodrirſi più nella loro ignoranza.
Non ſarà perciò mai chiomi diffidi deſſera
mato da lui, poiche contanti ſegni me ne fà fe
-

R O V i G L I O N E - too
de Mas alcuno per conto d'eſſe lettere mi da
ràbiaſimo di preſontione, nol farà già per
chio non l'habbia ubidito. Conſeruateuiſano,
& raccomandatemi à Madama Margherita
uostra conſorte, é à i figliuoli. Di Occimiano
il xv. d'Aprile del M. D. Lx11.

a Mo NSI G NOR DI
N E V I G L I E -

Lo eſorta a fuggirla maninconia


con ridurſi à memoria le gratie che
Iddio gli ha fatte. -

E1 RA LL E C R o ſenza fine
') | d'hauer inteſo, che V.S. hab
Ai bia ſcacciato da ſe quellhu
ſi mormalinconico, che tanto
le daua noia: ilche è confor
= me all'altezza dell'ingegno,
& alla coſtantia d'animo, di che l'hanno i cie
TN iiii
G H E R A R D O

li dotata.Et con tutto che la ragione nella mag


giorparte degiouani ſi faccia ſerua, nondime
noſiuede purhora chella è ſignora in V. S.&
che trionfa de ſuoi appetiti. Reſta adunque,
chella continoui in coteſta uittoria, 3 bilan
ciando giudicioſamente i buoni, di rei aueni
menti, conchiuda, che aſſai più cagioni le ſono
date di rallegrarſi, che d'attriſtarſi, trouandoſi
nata nobile, ci illustre di ſangue, con belliſſi
me facoltà o giurisditioni, o d'ingegno tale,
che maggiore è aſſai il numero di coloro, che le
reſtano dietro,che di quelli che le uanno inan
zi; & ſe ben la fortuna le ſi mostra talhora ne
mica con turbarle parte della ſua quiete, non
dee per queſto perderſi d'animo, ma con lo ſcu
do della ſua prudenza difenderſi ualoroſamen
te contra i ſuoi fieri colpi, iquali ſono acciden
tali, anzichenò, che ſe ſi paſſaſſe tutto l corſo
della uita noſtra ſenza meſcolanza di qualche
trauaglio, non ci parrebbe dolce il ripoſo, ne ſi
guſteria la pace non ſentendoglincommodi del
la guerra,ne s'apprezzeria la ſanità non ſopra
uenendo mai l'infermità, ne cari ſarebbono è
gli amanti gli abbracciamenti delle loro ama
te ſenon ui s'interponeſſe qualche geloſia, o al
tra paſſione. Si che ſe la dolcezza di tante gra
tie che V. S. poſſiede, non foſſe meſcolata da
B O R G O G N I, Io I

qualche poco d'amaritudine, ella nò ſentirebbe


; a pieno il contento di tanti ſuoi commodi; nei
quali nostro Signore la proſperi, º conſerui
ſi come io ſommamente diſidero. Età V.s.ba
cio la mano pregandole lunga & felice uita.
D.Alba il v. di Gennaio del LX 11.

A L SI G NO R. GVGLI ELMO
S E R R A L O N G A,

GL 1 dà nuoua del figliuolo nato


al Sign. Duca di Sauoia,8 ſi rallegra
gi
della futura pace fra Prencipi.
I E R1 altardi giunſe la nuo
ua delparto della Sereniſſi

i ma Madama Margherita di
Fräcia Ducheſſa di Sauoia,
ilquale fù domenica: in mo
do, che ſiſiamo chiariti, che
coſa uoleſſe importare quel tito ſtrepito d'arti
slieria,che ſi ſentì hierſera, ci ſi ha per nuoua
certa, che ha partorito un fanciullo,et che il S.
Duca ne ha ſentito quel cotento cheſi può ima
sinare meglio che iſprimere. Etgià tutta la
ſua Corte giubila, 6 per queſto Piemonteal
. tro non s'ode che ſuoni & canti, non ſi parla ſe
G, H E R A R D O -
non digioia, ſi uede sfauillarne i uolti delle
perſone l'allegrezza dei cuori loro, ogni città
ogni Villa, ci ogni Caſtello ſi compiace nel fe
ſteggieuole ſuono di campane: Riſplendono al
tiſſimi fuoghi:Danzano le fanciulle per le con
trade, ci inſomma ogni coſa è pieno d'allegrez,
za,cº di conſolatione, 3 ſi tien per fermo, che
da queſto felice parto habbia è naſcer negli a
nimi di queſti altiſſimi Prencipi un'ardente di
ſiderio di confirmarqueſta ſantiſſima pace per
molti anni, non ſolamente à conſeruatione del
Tiemonte, ma etiandio di tutta Italia,laqua
le era hormai coſi afflitta, che parea, che l'eſtre
mo d'ogni infelicità ſolo aſpettaſſe, ma final
mente Iddio clementiſſimo moſſo a pietà delle
noſtre miſerie poſe fine à gl'incendi, alle ruine,
agli strati, alle ucciſioni, di ſacrilegi,allera
pine, à i tradimenti, 3 è tutte quelle coſe che
ſuol ſeco apportar la guerra. Coſi ueniſſero di
fine queſte maladette ſette d'hereſie,che di gior
no in giorno ſi ueggono germogliare in molte
parti d'Europa con poca riputatione de Pren
cipi Chriſtiani. Etperò Signor mio habbiamo
hoggimai è ſperare di poter paſſar queſto rima
mente di uita in conſolatione:ilche à V.S. dou
rebbe eſſere uno stimolo di ritornar à goderſi
della ſua dolciſſima patria, dalla quale è meri
-
-

E o R o o c N 1. 1o2
tamète amata et diſiderata per le ſue rare qua
lità, º con queſto fine mele raccomado in gra
tia pregandola a baciar in mio nome le mani
al gentiliſſimo Signor Gio. Battiſta ſuo fratel
lo, & alla uirtuoſa Sig. Violante ſua cognata.
Di Alba il XVI. di Gennaio del LX11.

A L LA SIG N. NICO LETTA


M A REN CA RICH E L MA,

Lº raccontailbenechedilei gli
ha detto vn'altra gentildonna.
i A Signora Maria Tartone
è| ſè, uirtuoſa, 3 gentiliſſima
sign mia, m'ha ſalutato in
nome di V.S. & detto mil
l'altre coſe, che mi ſono ſtate
ſommamente grate, cioè che
V. S. uiem molto amata, ci tenuta cara da tut
ta quella honoratiſſima compagnia di gentil
buomini,6 gentildonne di Sauona, º che rie
ſce mirabilmente nei ridutti che costi ſi fanno
ogni ſera per diporto,facendo belliſſimi giuochi o
e recitando leggiadriſſimi ſonetti, e stanze
i molto à propoſito, º con belliſſimagratia, º
º (che più mi piace) chellas è data molto alleg
c: PI E R, A R D O -

ser de libri uolgari coſi di proſa come di rima,


º chin ciò honeſtamente ſpende parte del ſuo
tempo, coſa ueramente degna d'ogni lode, º
delgentiliſſimo animo ſuo, 6 chinſieme è per
recarle utile, ci honore: però la prego è conti
nouare in coſi honorato eſercitio, accioche ue
nendo poi, come pur ſi ſpera, quà in Alba ci
poſſa far partecipi delle ſue uirtuoſe fatiche,
che ſe prima era amata da questa Città, hora
ſarà riuerita, 6 ammirata inſieme da tutto l
mondo,ſi come per tutto l mondo già ſcorre il
famoſo grido delle ſue rare bellezze, 6 ſingo
lari uirtù. Et fra tanto le piacerà in ſegno del
l'oſſeruanza mia uerſo lei d'accettaril ſonetto
chio le mando con queſta, nel quale l'ho noma
tacintia, percioche ho inteſo che coſi le hanno
posto nome in Sauona,ilqual uiene da quell'al
tiſſimo monte dell'Iſola di Delo, famoſo per la
natiuità d'Apollo, 6 di Diana,et perciò l'uno
è detto Cintio, º l'altra Cintia. Et con que
ſto fine prego V. S. che non l'eſca di mete in tan
ta ſua gioia la memoria di queſta Città, dalla
quale è amata quanto meritano le uirtù ſue, et
baciandole le delicatiſſime mani, in gratia me
le raccomando. D.Alba. del M. D. LXII.
- , se
E o R G o G N 1 1o3
«ALLA SIG. MARIA TARTONESE
S C A R E IL L A-

L E ſignifica quanto ſia diſiderato


il ſuo ritorno in Alba.

O D vB 1T o Signora mia,
che quello ch'io diſſi à V.S.
nelSonetto chio le diedi alla
ſua partenza d'Alba persa
uona, non le ſia uſcito di men
tepoi che chiaramente ſi ue
de, chella non ci attende la promeſſa del ſuo ri
torno. Già tutta l'Academia incomincia lì do
lerſi di lei,percioche ſopragiundengo lefeſte di
TNatale non ſi trouerà à farla lieta della ſua
2entiliſſima compagnia, 3 coſi m'hà impoſto,
chio le ſcriua pregandola in nome ſuo duoler
ci far queſta gratia,concioſia, che già ſi tratta
di far l'Abbate,º credo, che la ſucceſſione del
la Badia del Sign. Vincenzo Belli, toccherà a
M. Luca Borgogni mio zio, il che ci dà ſperan
za di far un lietiſs. Carneuale, ci però la pre
Ago a metterſi in ſtrada quanto prima, accio
che ſopragiungendo il mal tempo non le uenga
impedito il uiaggio con noſtro grandiſſimo di
ſpiacere. Siamo qui ſenza lei come un corpo
e H e R a R D O

ſenza capo. Ma per dirle il tutto ſi dubita che


ella non reſti uinta dalla corteſia, é tratteni
menti di quelle gentildonne Sauoneſi, le quali
ſono il uero ſpecchio dellagentilezza, leggia
dria, fra leguali le piacerà ſalutar per parte
mia la belliſſima, ci honeſtiſſima Signora Ni
coletta Marenca Richelma, altrimente detta
Cintia, ueramente degna d'ogni ſublime lode,
e& baciar le mani al uirtuoſo, ci corteſe Sign.
Gio. Franceſco Boſco,ci al Sig. Nicolò ſuofra
tello,a i quali ſon molto affettionato. La Sign.
Faniuella, el Sign. Arciprete Boſia ſalutano
V. S. Et mia moglie non deſidera altro più,che
di uederla. Coſi noſtro Signore le dia lunga ui
ta,ci tranquilla. - -

D'Alba il rp. di Decembre del LX 1.


A L S I G. L 0 RE N Z O
B O R G O G N I.

ME sc o la famigliarmente diuer
ſi ragionamenti.
I G No R Cugino lonoratiſ.
Alla partita uoſtra d'Alba
ºss" per Iſpagna uoi mi promet
Viº" teſte maria & montes, ma
BAi finalmente ueggio liga pro
i meſſa con l'attender corto.
-

B O R G o C N I Io4
Mi prometteſte dico di ſcriuermi ogni meſe, º
io altrettanto promiſi è uoi. Io ui ho già ſcrit
toſei lettere, ne da uoi ho riceuuto pur un ſe
gno di riſpoſta. Potrebbe eſſer, che nel paſſar
il golfo del Mar Leone laſciaſte conſumardal
la freddura dell'acque le caldiſſime promeſſe
che già mi faceſte,pur mi uò confortando da me
ſteſſo, con dir che m'habbiate ſcritto più uolte
chio à uoi non ho, ma che le lettere ſiano mal
capitate. Ho poi anco da dolermi del Sig. mio
Zio, & del Signor Gherardo mio Cugino,ma
non tanto come di uoi, º certo, che fate un
gran torto al grado chinſieme habbiamo, anco
ra ch'io non mi diſponga in tutto è credere,che
uſcita uiſia dal cuore l'affettione, che moſtra
uate portare a queſta Città, a noi tutti,che
ognhor diſideriamo di riuederui. Voi pur mi
diceuate, che di gran lunga ui piaceua più que
ſta Città, che la uoſtra Villanueua della Xa
ra,i porcierto que teniades razon, poi che ha
uendola io pratticata ſei meſi, l'anno del qua
rantotto non guſtaigiamai una picciola gioia
tutto chio foſſi raccolto molto lietamente dal
ſudetto Sign. mio zio. Non dico già per que
ſto,che non ui ſiano di molti honoratiſſimigen
tilhuomini,et belliſſime gentildonne, fra lequa
. li u è la Sign. Anna Garzia, 6 la Signora Ca
- e H e R A R D O

terina mia cugina, alla quale ſarò ſempre obli


gatiſſimo per le molte corteſie ch'io da lei beb
bi in caſa uoſtra. Ma non mi negheretegià uoi,
che i costumi di Spagna non ſiano molto diffe
renti da queſti nostri d'Italia, 6 ch'altreſini
ſia più dimestichezza generalmente fra noi,
che costi non è, come chiaramente hauete con
feſſato più º più uolte uoi steſſo. Horperche
fra l'altre coſe, che uoleſte chioui prometteſſi,
fù ch'io ui deſſi ragguaglio quando io haueſi à
dar alle Stipe il uolume delle mie rime(ilqual
credo intitolar LA BELLA CLoRI) ui dico,
che frà non molto tempo ſpero co l'aiuto di Dio
di uenirne è fine,et già melotruouo quaſi tra
ſcritto, º come prima ſarà fuori ne haurete da
me un uolume, in cambio delguale ui piacerà
hauer memoria di me,ci diral Signor mio zio,
che il Sig. Decano ſi morrà con diſiderio di ue
derlo anco una uolta. Vi piacerà di ſalutar
in mio nome il Signor Ginez Gonzalez, º la
Signora Tereſa Gomez a quali prego con eſſo
uoi felice uita. -

Di Alba il XVIII. d'ottobre del L'x11.

«A M.
i B o R c o c N 1 r. 1e5
A M. Gio. BATTIs T.a e

Lo ringratia d'alcune rime da lui


mandategli.
FlE B B 1 in Diano, doue io mi
trouaua à diporto col mio
Sig.Capitano Alfonſo Car
di,le uostre belliſſime rime,
ma
che già mi
lequali prometteſte,del
ui ringratio aſſai.
º eleſono leggiadre et degne d'eſſer com
ºndate e tali furono giudicate da quel gen
tilhuomo molto intendente di poeſie uolgari.
ſººn me ne ſono già fatto quelle riſate,chemi
Iſcriuete,nè le ho condannate alfuoco, ma holle
ripºſte fra le mie più carecoſº,e haureitemu
rºdi non hauerne à stare a ſindicatosio quel
ºantº haueſſi eſſequito, che di loro crudelmen
teº imponesie. Di gratia non uilaſciate mai
più uſcir di bocca coſì crudelſententia contrai
propri figliuoli, perciò che ſpinti dall'ingiuria
chelor fareſte, ſarebbono sforzati a chiamar
ºtta contra di uoi auanti al giuſtiſſimo
Tribunale delle Muſe. Benuorrei cheſpende
ſei uosiristudiàpiù lodataimpreſa,che que
Q
c H E RA R D o B o R GO GN I
ſta d'indegnamente lodarmi come hauete fat
to nel uostro Sonetto eccellente in ogni parte
fuor che nel ſoggetto, per riſposta del quale ui
mando tre miei, pregandoui, che ſi come illo
ronaſcimento è stato di notte, coſi liuoglia
te condannar non al fuoco, ma è perpetue tene
bre, acciò che non habbiate poi di render conto
della loro morte. Et fra tanto conſeruatemi in
gratiauostra, allaquale mi raccomando ſen
a fine. D.Alba la uigilia di TNatale del LXI.

GIACOMO DAL PONTE,


A L SIG. FRA NUCESCO
- - C A R L I. -

Commenda le virtù 8 corteſia di


queſto gentilhuomo.
- A TRoMBA della uostra fa
-

ma m'hauea ſuegliato già è


lungo tepo un diſiderio gran
de di conoſcerui preſential
mente; pur non accertato,
in un giouenil corpo ſi tro
CIAcoMo DAL PoNTE. Io6
uaſſero tutte le qualità che ad huomo maturo
ſi conuengono, mi pareua d'eſſere à guiſa di cie
co, che non hauendo mai ueduta la luce non la
ſtima tanto, quanto uieneſtimata da ueggenti,
Horecco che ſtandomi ſopra queſta difficilcre
denza, mi riſolueste ogni dubbio quel giorno
che nel coſpetto di tanti honoratiſſimi caua
lie ilodaſte à piena uoce con belliſſima oratio
nel'Academia, o di lei Prencipe il Conte Giu
lio Ceſare Couo. è Dio con che gratia,con che
belle maniere dimoſtraſte il mirabilmiſterio, l'
artificioſo conteſto, le graui ſentenze, la ſoaue
eloquenza,l'acutogiudicio, 3 la uarietà del
l le ſcienze con ſodisfattione & marauiglia di
tutti,laſciandoli in dubbioſe uoi à nostri mag
giori,o eſſi à uoi agguagliarſi doueſſero. Ne
di ciò contento,uoleſte aumentarla gloria uo
ſtra il ſeguente giorno, ribattendo con ſottili ar
gomenti,con ueriſimili ragioni, ſingolardot
trina la uerità da noi difeſa. Non reſtaua al
tro,ſenon, che oltre alletante uirtù,io conoſceſº
ſi anco la corteſia uostra,ſi come ui piacque di
farmene ſegno col uiſitarmi, 6 farmi degno
dell'amicitia uostra. Hor tutte queste cagioni
m'hanno aſtretto a ſalutar V.S. con la preſen
ſ te, ci pregarla che ſi contenti di "
nella gratia ſua, 6 commandarmi liberamen
Q i
e 1 Ac o M o D A E P O N TE
te che mi chiamerò contentiſſimo ſempre chio
la poſſa feruire. Con che le bacio le mani,
Di Pauia, . .

A L s i G. c o NT E GI VLIO
- cE sA RE covo. -

G11 raccomandavnpouer huomo.


aEsse R Girolamo Pulci buo
moda bene, ma sfortunato,
ha biſogno in certe ſue facen
de, ch'egli ui raccunterà a
3 | bocca, più di fauore che di
- =i ragione. Egli è ricorſo a me,
e io ricorro è uoi. So che l'amicitia nostra,la
carità, o la pouertà,per non dir miſeria di cº
ſtui ſenza altro ui ſono raccomandate. Ma ſº
pra il tutto ue lo raccomando da parte di Dio,
à cui farete coſagrata,ù mefauore, º al postº
ro beneficio,con acquiſtarui l'obligo, cº la di
uotione di dodici ſuoi figliuoli. Di Pauia.
A L S I G. . . . . -

GL1 dice il ſuo parere come ſi deb


bagouernar l'huomo nella morte de
ſuoi cari; & diſcorre ſopra due con
trarie opinioni in materia di morte.
il Nco RA ch'io mi troui for
" ſe più confuſo di V.S. per la
º ſuenturata perdita di quel
i ſingolar lume della patria
noſtra il Signor Conte Gu
= glielmo di ſan Giorgio meri
tiſſimo Preſidente di queſto Senato, non poſſo
però per l'oſſeruanza ch'io porto è V.S. man
care di ſignificarle,ſi come eſſo deſidera, 3 mi
commanda l'opinione mia ſopra il fatto della
morte. Le dico adunque che fra gli antichi fu
rono due opinioni contrarie, l'una de uolgari
accompagnata da Epicuro,et altri filoſofi,qua
O i
s e I O V A N M 1

liſtimauano la morte un male, o danno eſtre


mo: l'altra degli Stoici, quali giudicauano la
morte coſa feliciſ. Diceuano gli Epicuri la con
ditione della morte eſſer horrenda, ci degna
per molte cagioni di pianto, 6 di dolore, per
che eſſa con la uita neleua la robba,gli honori,
i piaceri,le bellezze, le uirtù, º la forza del
l'animo, 6 del corpo,ſoggiungendo, che niuna
coſa è piu rigida,ne più ineſorabile della mor
te,concioſia, che uiſomoarti, con leguali le fie
re diuengono manſuete, i marmi, 3 i diaman
ti ſi ſpezzano, ma niuna coſa può placarla
morte, onde giustamentebabbiamo à dolerſi
di lei, ci abborrirla, anzi ſareſimo ſtimati di
ſenſo beſtiale,ſeper la morte de noſtri amici no
ci commoueſimo è dolore, 3 pianto. Et qui à
confermatione di queſta ſentenza ſi potrebbo
no allegare diuerſi eſempi, ci particolarmen
te quello del Patriarca Iacob, il quale per la
falſa nuoua della morte di Gioſeffe, ſi ſtracciò i
panni, e alla morte di Abſalon il ſapientiſſi
mo Dauid pianſe largamente,el Redentore del
la natura bumana con lagrime ſi dolſe della
morte di Lazaro; & s'uſa ancora boggidi con
pianti, ci con ueſti lugubri il moſtrarſegno di
dolore nella morte delle perſone care, º atti
menti. Ma gli stoici ſeueri cenſori de coſtumi,
C A N E. Io8
con la loro contraria opinione dimandano ſe
noi ci dobbiamo attriſtare del bene,o del male,
ci riſpondendoſi del male prouano esſi con ua
rie ragioni la morte non eſſer male, º dico
no, che ſe ſi uole tenere l'opinione di quei
che ſtimano dopò la morte non eſſer altra coſa
di noi, certamente la morte non è male, perche
toglie, 6 eſtingue il ſentimento del male; ma
ſeſtimano, che morti i corpi reſtino l'anime, co
me ueramente reſtano,eoi acquiſtiamo l'im
mortalità, ci però dobbiamo rallegrarci della
morte, la quale ci apporta miglior conditione,
& ſtato; oltre che il ſapientiſ. Solone afferma
la uita noſtra no eſſer altro,ch un albergo d'hu
mane disgratie,nelquale ſono rinchiuſi infiniti
morbi, esſigli, naufragi,incendi perſecutioni,
& mille altri trauagli, º pericoli. Se dunque
tutti questi mali ſono cancellati, ci tolti dalla
morte, nella quale conoſciamo ſecondo Cicerone
eſſer un ſommo bene,o niun male, ueramente ſi
dee conchiudere la morte non eſſer coſa mala,
nemiſera; ma fine delle miſerie, e porto della
quiete, é però non ſi dobbiamo marauigliare,
ſe diſcorrendo quel Cirenaico di queſta morte,
& dolendoſi delle miſerie dell'humana uita,fe
cesì,che molti ſuoi auditori da loro ſtesſi ſi die
dero la morte ſtimando che ſciolta l'anima dai
- O iiii
G m o v A N N i
legami del corpo, haueſſe da goderla uera im
mortalità. Non è dunque ragione alcuna per
loro parere, che ci perſuada a douer piangere,
e dolerſi della morte, poſcia che per queſta
diſſolutione acquiſtiamo il pretioſiſsimo dono
dell'immortalità.
Fra queſte due tanto contrarie opinioni ſi
interpone il catolico con una dorata mediocri
tà,parendogli, che il non dolerſi in modo alcu
no della morte de ſuoi amici ſecondo la ſenten
za degli stoici ſia coſa inhumana,e luolerſi ol
tre modo attriſtare, ci mongouernarſicon ra
gione,ſecondo gli Epicuri ſia coſa troppo uile.
Onde ſeguendo la ſentenza di Solone. Ne quid
nimis, permette il Catolico, che l pietoſo chri
ſtianos attriſti della morte de ſuoi amicie con
dolor però ſanabile, ci con lagrime che non al
terino la fede noſtra. Di queſto ne habbiamo
l'eſempio di Demoſtene,ilquale eſſendogli mor
ta l'unica ſua figliuola, dopò ilſettimo giorno,
comparueauanti il popolo coronato, o in ha
bito candido: & ui ſono altri coſi fatti eſempi
degentili,i quali tralaſcio, é allegherò per ci
cluſione quello di Dauid, ilquale dopòlhauer
pianto la morte del figliuolo,ſi leuò da terra ſi
tolſe il Cilicio, º la poluere, º lauatoſi, o on
to andò a menſa. Hor Signor mio ſe ben ſon cer
C A N E, Io9
to, che V.S. intende meglio di metutte queſte
coſe,ho però uoluto in ciò darle argomento del
diſiderio chiobò di ſeruirla,conchiudendo, che
con ragione habbiamo è dolerſi della morte del
sign Preſidente, la cui uita ha giouato ad infi
mite perſone, º in particolare a tutto queſto
ſtato. Ma poi ch'egli fu di coſtumi coſi
eſemplari & di coſi integra uita,
dobbiamo rallegrarſi che ho
ra egli ſia aſceſo a più
certo &
più felice ſtato,doue goderà dell'eterna
beatitudine. Et con queſto fine è
- P. S. bacio le mani.
D A L P a R o.

a m. c R1 s T o F o R o
P- I C O.

Si conduole della gotta ch'egli pa


tiſce,8 li dà poi conto dell'eſſer ſuo.
E V ia otanto
c o ſincero,
Noscolibero,
V.S. 6amico
af
o

fº, a lº fettionato,che non potrebbe


meco uſar adulatione ; &
perciò non ho dubbio, ch'ella
non ſenta per conto mio di
ſpiacere, ci piacereſi come dice. Che le ſpiac
cia l’aſſentia mia facilcoſa è a crederà me,che
prouo tuttauia grandiſſimo dolore col restar
priuo della dolciſſima ſuasconuerſatione. Che
le piacciano le mie lettere, il credo ancora,per
che eſſa ha riguardo non alle coſe inettè, chio
ſcriuo,ma all'affettionato animo di chi ſcriue.
e fo. G1 A C. D AL PE Ro 1 to
Ma in questa parte io prendo al doppio alle
grezza dalle ſue lettere, º per le dolci parole
loro, 3 per riſpetto del grande amore, che le
hà dettate:Onde ho ben da dolermi della mala
dettagotta, che ui impediſce lo ſcriuerni più
ſpeſſo; ben che per altra cagione eſſa più mat
tristi, perche tormentando a V.S. il corpo,tor
menta a me l'animo, che è lei è congiuntiſſimo,
& perciò mi contento che per ſua commodità
non ſia ſollecita, nè lunga nello ſcriuermi, pur
che non manchi quello che non può mancare,
l'amore, º la continoua memoria di Gio. Gia
comotutto ſuo. Dell'eſſermio, che V, S. diſi
dera d'intendere, la certifico che Iddiogratia è
in proſperità; e con tutto chio habbia temu
to un tempo queſto aere,mentre ſonoſtato aſſen
te dalla Corte,mi truouo però hora à ſtar me
glio nei negoti,che per auanti nell'otio: Pur
ſono al ſolito magretto, nè sò come potrei ſop
portar così mal ueſtito il grandiſ. freddo del
futuro uerno caſo che S. Maeſtà ci restaſſe, o
andaſſe in Fiandra, come è più commune opi
nione. Tuttauia ſecondo chio mi trouerò pi
glierò partito al fatto mio, hauendo ſempre il
primo riguardo alla conſeruatione di queſto
mio poco ſpirito di uita. Di nuouo dopò la fini
ta guerra altro non c'è ſenon della Dieta, la -
o t. o. G 1 A c o M 6
quale ſi terrà in Auguſta,doue preſto S. Mae.
ſtà anderà menando tuttauia ſeco il Duca di
saſſonia, el Lantgrauio come due trofei delle
ſueuittorie. Ne altro occorrendomi a V S &
alla sig.ſua conſorte mi raccomando infinita
7fle/lté.

a Di Norimbergo il wiiij. di Luglio del XLVII,

A 1 M E D Es 1 Mo
Lo ringratia del Sonetto che gli
ha ſcritto, 8 gliene mandavno in ri
ſpoſta.
- o non sò il mio honoratiſ.
Signor Criſtoforo a cui mi
6),il| renda più obligato,o alla in
º s
|
9;cóparabile dottrina,ò all'in
gi i" finita bontà di V. S. poi che
-

- = queſta mi rende teſtimonian


za d'eſſer ricco d'un amico corteſiſ & quella
di uirtuoſiſ, dal quale parimente riceuo di con
tinouo corteſia, ci honore; ilche riconoſcendo
io non da miei meriti, ma dallagetilezza ſua,
le rêdo quelle gratie, che per me ſi poſſono mag
giori. Et poi ch'io non poſſohora come diſidero
D A E P E R o, I I I

con la preſentiauiſitarla, accetti queſto mio ſo


netuccio in riſpoſta del ſuo uero Sonetto, non co
me degno di lei, ma come pegno della mia affet
tione. Di Valenza il crix d'Agoſto del XLVI.
«A L M E D E S I M 0.

LoDa argutamente il ſuo ſtile.


El.A dolcezza Signor mio,che
| (come ſcriuete) ui dona il
il gusto del Pero, è minor, 6
diſſimile è quella,ch'io rice
uo dal ſoauiſſimo canto del
- l'honorato Pico ; perche la
uoſtra non da bontà,che ſia nel frutto procede,
ma dall'affettione, che gli portate,doue la mia
è cauſata dalla ſola eccellenza del uostro dol
ciſſimo canto, onde ne deriua l'affetto, é la
tanta riuerenza mia uerſò uoi, quata d'alcun
altro,che uiſia amico, i ſeruitore. Maraui
gliomi Signore, come la mano di V. Sig. dalla
igotta indebolita coſi ſia pronta a ſcriuere gli
alti concetti dell'ingegno, che nell'infermo cor
po uostro,diuino, o ſaniſſimo alberga. Tac
cianſigli antichi bugiardi Poeti,i quali al ui
ao attribuiſcono la uirtù del fabricaruerſi, af
C I O, G I A C O M o

fermando il beracqua eſſer alle Muſe nemico,


o alla poeſia contrario, che uoi in tanta aſti
nenza & di uino, 6 di cibi uiuendo,honorate
degnamente ci le Muſe, e la poeſia con mol
ti uostri leggiadri componimenti. Viuete fe
lice & conſeruatemi nella memoria uostra.
Di Valenza il Xv. di Settemb. M. D. XLVI. s
a - - s

a M. Gio. A NTo NIo


PAV A RAN TI O. :

Lo viſita amoreuolmente & l'inui


ta ad andare a Valenza.

i ON uoglio, che penſiate in


modo alcuno, che la mia ne
gligenza uſata con uoi nel
lo ſcriuere proceda per chio
nò ſia ſempre ricordeuole di
uoi, cº che ſia ſciemata in
me quell'affettione,che di continououi bopor
tato: ma mi contento,chene diate la colpa alla
mia pigritia naturale nodrita d'un certo pre
ſuppoſito di dire io ſcriuerò domani, è l'altro.
Non laſciate però di ſcuſarmi co la uostra cor
ºſia, alla quale non più uoglio eſſer ingrato,
ma facendo forza alla dapocaggine mia uo
D A L P E R O. II ,

plio, é ui prometto di uiſitarui ſpeſſo ſpeſſo


con mie lettere. Mi duol bene di non poterui
Soder preſente, ilche mi ſarebbe di frutto gran
diſſimo allo ſpirito, ilquale dalla uostra pia,et
amoreuole compagnia riceuerebbe non poco
frutto, é conſolatione. Godianci almeno in di
ſiderio il mio Sig. Gio. Antonio, e ſpeſſo con
le lettere. Dinuitarui à uenir à paſſar dodici
giorni in Valenza,non ardiſco, ma piacendoui
di uenire, ardiſco ben di prometterui habita
tion freſca, 6 muſica. Il Signor Iddio ui con
ſerui. Di Valenza l'ultimo di Giugno del L1.
A L M E D E s 1 M o
Coschivde che nei trauaglimon
dani ſi deono cercarle conſolationi
ſpirituali. -
El O ſcritto due uolte al Signor
Franzino per conto uostro,
del qual'ufficio ſon certo che
ui contenterete ſenza chio
gli ſcriua di nuouo, perche
l'accreſcer faſtidio è pari
ſuoi diminuirebbe l'affettione, el credito, d'on
de non ſeguirebbe quel buon effetto, che ſi diſi
C I O, G I A C O M Co

dera. Di me ui dò nuoua, che quanto al corpo


ſon ſano, º quanto all'animo quieto, Diogra
tia, hauendo aſſai tempo per dilettarmi con li
miei ſtudi di qualche libro pio, ci chriſtiano:
altrettanto diſidero & credo, che facciate uoi,
ancora che i trauagli del mondo preſtino occa
ſione grande di trauiare dalla strada dello ſpi
rito: nondimeno ben poſſiamo con l'aiuto del
Signore nei trauagli eſteriori ripoſare interior
mente, ci tuttauia caminare queſto pellegri
maggio, ci inuiarſi uerſo il porto della ſalute
nostra. Et con queſto fine à V.S. mi raccoman
do di buon cuore. D'Iſpruc il XIII. di Mar
zo. M. D. L II.

A L M E D E S I M Q.

Lo eſorta à partirſi da i tumulti


del Monferrato, & ridurſi alla quie
te di Mantoua.
E Rc H E le lettere, chiori
ceuo da uoi ſono per lo più di
(I complimento, io non uſo dili
gentia in riſponder coſi al
tutto, di ogni uolta,ma fac
cio come il chierico, che ſer
ue il
-

D A L P E R o. I 13
ue il ſacerdote alla meſſa, alquale non riſpon
de ſempre, º riſponde poco. Io mi ricordo di
uoi non ſpeſſo, ma di continouo, come diſidero,
& ſon certo, che uoi di me ui raccordate. Ben
m'increſce dei trauagli del noſtro paeſe, i quali
io odo ſolamente, ma uoi di più liuedete; pur
mi conſolo che uoi ſete riſoluto col mondo, 3
che con animo chriſtiano accettate ogni coſa
dalla mano di colui, che il tutto fà, ci il tutto
fà bene. Paſſeranno questi freddi deluerno, &
poi ſe diliberarete di fuggir dalle miſerie, 3 ue
l niruene alla quiete di Mantoua, farete elettio
-
' ne, che mi ſarà di contento: perche della
uirtuoſa compagnia uoſtra io sò di
non poter migliorare. Et à
V. Sign. di cuore mi
raccomando.
Di Mantoua il primo di
Decembre.
M. D. LI II,
B o r T A cc I o,

A LL E cc EL LE NTI SS. SI G.
M A R C H E S E D I

P E S C A R A,

GL 1 dedica vn ſuo dialogo, 8 di


ſcorre quanto ſia vtile il pigliar ad
imitari fatti d'alcuno grande Capi
taIlO e

ilGLI È communegiudicio,
che niuna coſa più atta ſia a
recar utile, º honore a chi
diſidera diperuenire ad alcu
ri E famoſa, ſegnalata im
7la

preſa, che il legger, 6 dili


gentemète diſcorrere quelle che dagli huomini
illustrifelice, ci ſauiamente furono fatte per
cioche queſta bella contemplatione, oltre che
gli ſtagioueuole,l'infiamma ancora ad ordina -

\
-

c1 o. G1 A c. E or TA cc 1o. 114
are, & dirizzarla uita ſua è lodato, ci glorio
fo fine, è tale chegli riuolgendo nell'animo del
continouolagran uirtù, 6 ualor di colui, che
tolto ha come guida è ſeguitare,uiene sforzato
alla fine da un certo natural diſiderio dimi
tarlo in tutto, 6 per quella medeſima ſtrada
caminare, ci per queigradi ſalire, che lo con
ducono a quella altezza di gloria,et fama,che
già nella mente ſua propoſto shauea : Ondeſi
legge,che Theſeofù d'Hercole imitatore, Aleſ
ſandro Magno d'Achille,Scipione di Ciro,Ce
ſare del ſudetto Aleſſandro, i quali huomini
dall'altruigloria ſpinti, fecero eſſi ancora ope
re tali,che per lo ſplendor di quelle, ne ſono poi
diuenuti famoſi et chiari, 6 con eterno grido
della fama i nomi loro fatti immortali. Hono
ratiſſima coſa dunque diremo,ci utiliſſima câ
feſſeremo cotale imitationed huomini illustri,
eſſendo ella da noi con diritto giudicio eletta:
percioche ci inſegna la uia di quelle coſe, che
honeſtamente ſeguire, º fuggir dobbiamo.
Ft ciò da ciaſcuno uedere chiaramente ſi può,
mentre ch'egli conſideri la uita, i costumi,l'im
preſe, i uari º fortunati auenimenti di cota
li huomini, la onde può egli appigliarſi con
giudicio ſaldo è quelle parti che più gli conuen
gono, e che aprirgli poſſono la ſtrada º ren
T j
C I O. G I A C O M G ,
derglorioſi nel gouerno de Prencipati, z de
gli imperi ciuili, ci militari, i quali nelle ma
mi, & amminiſtatione loro ſon poſti. Ma tra
tutti gli altri huomini glorioſi,a me pare degno
d'eſſer imitato Aleſſandro Magno, il quale fà
reputato un di quegli huomini di fortuna, di
conſiglio, di fortezza, ci d'ogn'altra heroica
uirtù talmente accompagnato, che potè in brie
ue tempo far tante magnanime impreſe, quan
te hanno fatte à pena molti inſieme in lunghiſſi
moſpatio di uita, come uederſi può nell'hiſtorie
de ſuoi mirabili, ci diuini fatti ripiene. Onde io
acceſo dalle honoratiſſime uirtù ſue, hò compo
ſto un Dialogo, nel quale ſi diſputa,ſe Aleſſan
dro,ſi come ſoggiogò molte parti del mondo,
haurebbe potuto parimente uincere i Romani
in battaglia quando haueſſe contra di loro l'ar
meriuolte. Et quiuil'Eccellentia uostra brie
ucmente uedrà raccolti inſieme tutti i fatti di
quel magnanimo Rè, & di tutti quei Romani
che furono nell'iſteſſo tempo che Aleſſandro ci
batteua, & ſoggiogaua il mondo, é ſcorgerà
ancor quanto grande ſtata ſia la uirtù della
nimo, o la poſſanza del corpo nei pericoli del
l'una, º l'altra fortuna di queſto feliciſſimo
Trencipe nelle tante ſue attioni paſſate in pic
ciolo ſpatio di uita. Per la qual coſa hauendo
-

º o r T A c c. 1 o. 115
io inteſo da molti, che i fatti di queſto Rèinuit
tiſſimo aggradano a uoſtra Eccelletia, 3 chel
la cò ogni induſtria ſi sforza d'imitarlo in tut
telopere lodeuoli,ch'egli ha fatto, acciò che no
ſolamente poſſa andar di pari con gli ſuoi fllu
striſſimi predeceſſori,ma etiandio per lo ualor
del corpo, º per la uirtù dell'animo preposta
ſia à quelli, º d tutti gli altri inſieme, che con
loro alte impreſe hanno laſciata per tutto il
mondo di ſefama immortale: ho uoluto forſe
troppo arditamente offerirle questo mio Dia
logo, ilquale per rozzo, 6 inutile, che ſia,da
rà forſe ad alcuno ſpirito gentile bella occaſio
medi piu felicemente ſcriuere, che non hò fat
tio,& abbracciare queſta honeſta impreſa con
più limato, ci fauoreuole ingegno, é politoſti
le, non ſenza honor ſuo, 3 maggior ſodisfattio
ne di uostra Eccellenza, la qualprego humil
mente à non ſdegnarfra tanto queſta mia pic
ciola fatica, nella quale quando altra coſa non
ſi uegga di buono, uedraſſi almeno quanto in
queſta mia baſſa fortuna habbia ſempre riue
rentemente ammirato la diuina altezza del
l'animo ſuo,alla quale io per far qui fine pre
go il nostro Sig. che largamente doni ogni ac
creſcimento di dignità, 3 d'honore,
Di Mantoua,
- p iii
c; I 6. e I A C o M o
«A T E O D ORO BOTTA C CI 6
S V O FI GLI V O LO. -

TRA rra della lettione depoeti,


della religione, con alcuni vtiliſſimi
raccordi.

Io Ho inteſo il profitto, che


i fai nelle buone lettere, la
è qual nuoua m'ha recato un
i ſingolar contento, perche il
ſauio figliuolo è la ueraglo
ria del padre. Ma poi che
cominciato hai è udire i Poeti, mi è paruto di
arti hora un picciolo diſcorſo intorno a queſta
lettione. Et perciò eſſendo coteſta tua etade fa
cile à riceuere nell'animo ogni impreſſione coſi
rea, come buona, ſarai auuertito di non uoler
dare piena credenza di loro ſcritti, ſenon à
qualche ſentenza appartenente à i buoni costu
mi dell'humana uita: perciocheſi ueggono nei
loro poemi meſcolate coſe diſdiceuoli, ci uergo
gnoſe contra la conſuetudine del ben uiuere: on
de non ſenza cagione uolea il gran Platone,
che ipoeti foſſero ſcacciati dalle Città, come
corrottori de buoni coſtumi, º in ueroſe i loro
uerſi et componimenti non ſono giudicioſamen
-

E o T r A e c 1 o. 116
reinterpretati da buoni, é dotti precettori,
generano negli animi degiouani un certo di
fpregio dell'honeſtà, º della religione quando
ſentono gli adulteri,odij,riſſe, ingiurie, 3 al
triuiti nefandi che perli loro libri ſi leggono
i quali ſono atti a radicarſi più tenacemente,
nei petti rozzi, che le coſe buone, ci ſogliono
creſcere inſieme con l'etade,onde auiene che fat
ti huomini diuentino Mezenti, Neroni, cº
Heliogabali; & pertanto il ſauio Maeſtro dee
farſcielta di quei buoni poeti, i quali non ſola
mente trattano di coſe piaceuoli, ma di graui
ſentenze alla vita noſtra appartenenti; Onde à
queſto propoſito diſſe Horatio,che o dilettare,o
siouare mogliono i poeti. Et coſi io più uolte
paſſo il tempo in eſſi per lo piacere chio ſento
e mentre ſcorgo l'artificio grande congiunto con
la profonda dottrina,che tiene l'animo ſoſpeſo
di marauiglia, ci per l'alte, 6 diuine ſenten
ze,che fra queifigurati concetti à guiſa di gem
me fra loro uagamente riſplendono. Di qui na
ſce,ch'io ſono sforzato per uiua ragione à cre
dere, che Vergilio ſia tra tutti i poeti heroici
il più degno che ſi legga è figliuoli, non tanto
per la maeſtà del uerſo, dell'ingegnoſa inuen
tione, º dell'ordinato poema, quanto per le
graui ſentenze,ch'egli ha con furore ucramen
tit/
6: i O. G I A C O M O

ee diuino per tutte l'opere ſue dottamente ſpar


ſe,tra lequali come uero conoſcitore della gran
dezza di Dio, diſſe queſta, come coſa principa
liſſima in tutte le attioni humane,che ſi douea
honorare Iddio; la quale come conueneuole à
tutti, º ſpetialmente ànoi chriſtiani,che hab
biamo queſto ſopra gli altri commandamenti,
mi muoue bora è dirti figliuolo amatiſſimo,
che queſto precetto ti debba eſſer ſempre a cuo
re: perciò che non ſi truouahuomo coſi reo,coſi
d'intendimento priuo, nè barbaro che non ſia
perſuaſo almeno dall'iſteſſa natura, che Iddio
ſopra ogn'altra coſa ſi debba riuerire, º adora
re comeſignore padre, gouernatore, ci dona
tore di tutti i beni del mondo. Conſidera ſe quel
le perſone,da cui habbiamo riceuuto,o aſpettia
moalcuno beneficio,ò fauore, ſi ſogliono ama- e
re, é oſſeruare con tutto il cuore, ciò che di fa
re ſiamotenuti uerſo Iddio diſpenſatore di tut
telegratie, ilquale da noi altro non unole per
tanti benefici, che la riconoſcenza di quelli
con l'oſſeruatione de ſuoi commandamenti, gº
col ſottoporre à lui la uolontà nostra, 3 offe
rirgli la mente pura, º le buone opere di uero
amore, ci fede accompagnate. La onde uolen
do noi uiuere nella ſua gratia, ci biſogna eſſere
mondi da qualunque uitio del corpo,et dell'ani
-

E o T T A c c 1 o. 117
ma;perciochelopere fatte da reo, 6 maluagio
huomo ſenza carità, non ſono accette à me
rito di uita eterna alla ſua diuina maestà, al
laquale offerir non ſi può coſa piu grata, che il
cuore,e lo ſpiritoſincero & puro. Et non uo
ler credere di Poeti che dicono, che i Deiſi fan
no amici per mezo de doni. Queſta è ſentenza
più tosto di pagano, di ſciocco, che di chriſtia
mo, º ſauio,perche à Dio ſolamente ſon grati,
ci meritori di premio eterno i doni,che uengo
no dalle mani debuoni,et non altrimente. Chi
oſſeruerà dunque queſti ammaeſtramenti, non
pure faraſſi grato a Dio, ma acquiſteraſſi an
cora fama appreſſo il mondo. Leggeſi appò gli
antichi, che quegli huomini, che cura hauea
no delle coſe diuine, º della religione erano in
uita honorati, é dopò morte come Dij riueri
ti; onde quel famoſo Enea Troiano perche fu
religioſo,etamoreuole uerſo i Dei della patria,
liberandogli dallo incendio Troiano,sacquiſtò
cognome di Pio, ci dopò morte da i popoli la
tinifà come Iddio eſaltato. Numa Pompilio
per la grande religione meritò d'eſſer creato
Rè de Romani, i quali come che haueſſero per
nemici tutti i popoli uicini non furono però
mai d'alcuna parte trauagliati per uia di guer
ra mercè della riuerenza, a riſpetto, che ha
c 1 o. o 1 A c o M o , V
ueano eſſi popoli al detto Rèper la ſua grandi
uotione & riguardo al culto diuino. Laſcio
d'allegarti l'eſempio di molti, chepel contra
riohauendo ſprezzato la religione, crudeliſſi
mamente finironola uita loro con infamia per
petua. Ma poi chioſon giunto coſi innanzi è
parlar della religione: Voglio da capo ridire,
che tra tutte l'altre la noſtra è la più ſanta,più
honeſta, o più perfetta che foſſe, è ſarà mai,eſ
ſendo di lei capo il più ſanto, più honeſto,etpiù
perfetto, che è Chriſto figliuolo del ſommo Id
dio. Et con tutto che in queſti tempi eſſa reli
gione da maluagi, i licentioſi huomini alte
rata ſia,non pertanto uoglio tacere, anzi con
alta uoce uoglio gridare, ci auiſarti, che per
ucruna occaſione, che naſca,ne per perſuaſione
d'huomo,che uiua, quantunque dotto,ò grande
non ti diparti mai con l'animo da quello, che
la ſanta Chieſa Catolica, 3 Romana crede, cº
laſcia caminare per altra strada, chi uuole,te
mendo ſempre tu la uia degli antichi padri,
con hauerà cuore, ei fedelmente effettuare »
quel ſanto ricordo, che diede Gi rhristo è
ſuoi diſcepoli, dicendo, che dou e ſer
penti eſſer ſaggi, e come colon "zo

lendo inferire che faceſſero com º -

quali quando ſi ueggo 'rer.


2 o T T A c c I o I 18
rela uita,procacciano ſolamente la ſalute del
capo,non facendo conto del reſto del corpo; per
cioche rimanendo il capo ſano ſi rauiua di nuo
uo il corpo quantunque ſia ſtato percoſſo. Vo
leua adunque, che i ſuoi diſcepoli non haueſſero
cura dei loro corpi, ma del capo chera egli ſteſ
ſo, º che di ſemplicità saſſomigliaſſero alle
colombe,cioè che nonſi doueſſero partire dalla
chieſa ſua doue erano rinati,como fa la colom
ba, la quale non s'accompagna con altro co
lombo,che con quello, che primamète preſe per
compagno alla generatione. A i propo
ſito figliuolo mio ſarai ſaggio per amore della
religione di Giesù Chriſto, º ſemplice in con
ſeruarla dottrina comelegitimo,º non adul
atero chriſtiano; lequali coſe ſe fedelmente eſſe
quirai, tieni per oracolo certo, che paſſerai gli
anni tuoi ſempre con grande contentezza di te
medeſimo, oltre che coſa molto lodeuole farai
nel coſpetto degli huomini,cº ſopra il tutto a
Dio aggradeuole,º d me di maggior allegrez
za ch'io poſſa ſentir in queſta uita,laquale tan
to più cara ſarà da me conſeruata, quanto mag
gior frutto conoſcerò, che nei bei costumi, zo
buone lettere farai,riponendo ogni penſiero, 6
ogni attione in riuerire, ci honorare quello
che di ſopra tho mostrato. Di Caſale.
- c 1 e. o 1 A c o M e
A L S I G N. T E O F I L o
B A N c 1 N o.

G 11 dimoſtra quanto dannoſaco


ſa ſia l'amore delle bellezze del cor
,& quantovtile quello delle bel
ezze del animo. ,

E =l Nco R A chioſappia, che


º difficile impreſa mi fa il uo
i lere à giouane innamorato
" porre leggi, per raffrenare
E i coteſto uoſtro furore, º per
- - ſuaderui,che trauiandoui da
queſto camino,neprendiate un altro più bone
fio, e in ogni tempo più utile; & lodeuole:
Nondimeno non potendo per l'amor ch'io ui
porto tacere,ueggendouihora dato in preda ad
altrui, º che di uoi ſteſſo più ſignor non ſete,nò
houoluto mancare, come amico, chiouiſono,
di farui chiaro con queſta mia, in quanto erro
reui trouiate: perche ſe ben poco, o forſe nium
frutto queſti raccordi riporteranno di preſen
te,quindi auerrà almeno,che poſcia negli an
ni uoſtri ſeguenti, conoſcerete,che della uita, zº
dell'honoruoſtrohohauuto più ſollecitudine,
che hora uoi medeſimo non hauete. Et per ue
e o T T A e c 1 o 119
nire all'effetto del diſiderio,chiobo di ridriz
zarui in sù la buona ſtrada, etgiouarui inſie
me,ui dico figliuolo dolciſſimo, cheſi come due
ſorti d'amore ſi ritrouano, coſi diuerſi tra loro
l ſono gli effetti; percioche l'uno di queſti à gli
occhi come oggetto ſi rappreſenta, ci produce
quelle coſe,che dilettano l'appetito,el ſenſo no
ſtro. L'altra,che ha per oggetto la bellezza del
l'animo produce ſimilmente i ſuoi piaceri; co
perche l'amore è cauſato dalla bellezza, due
ſorti di bellezza diremo che ſiano, dellequali
l'una ſi può con ragione chiamare caduca, cº
breue,ò più toſto humana,et l'altra diuina; la
onde quato le coſe diuine ſono dell'humane più
belle più pretioſe, º più durabili, tanto la bel
lezza dell'animo è da eſſere più apprezzata,
e diſiderata, che quella del corpo perche que
ſta non è altro che un ben fragile fuggitiuo,mo
mentaneo, e finalmente corruttibile, ilquale
quanto più sauicina alla uecchiezza,tanto più
perde del ſuo ualore, et honore,et alla fine uien
abbandonato da ſuoi ſeguaci; cancioſia, che gli
amatori di cotal bellezza tanto l'amano, 3
ammirano, quanto ella ſi troua à poter dura
renellagiouanezzalaqual mancando, manca
no eſſi d'amore, º riuolgono i lor penſieri altro
aue, percio che ceſſando la cagione dell'amore,
C I O. C I A C O M o

che fù la bellezza humana, neceſſaria coſa è


che ceſſi inſieme l'effetto, cioè l'amore. Ma pel
contrario la bellezza dell'animo come beneſta
bile, º perpetuo non patiſce coſi fatta mutatio
ne per tempo alcuno;anzi quanto piu uà innan
zi negli anni, tanto maggior fermezza, ci
maggior amore genera nei cuori de ſuoi aman
ti, i quali non poſſono, ne uogliono abbandonar
la ueggendola di giorno in giorno più uigoro
ſa, & più forte, o tanto più saccendono di di
ſiderio di poſſederla, quanto più legati nella ſer
uitù lungamente ſi trouano: dalche io conchiu
do,che più beato, ci felice colui ſia che i ſuoi
penſieri tien fiſſi nella bellezza dell'animo,che
chi mira,cº ama quella del corpo. Et ben ſo
no differenti queſte due bellezze, poi che da
quella del corpo alla fine altro non riporta l'
huomo, che dolore, affanno, ci pentimento del
la paſſata uita in coſe men che honeſte, hauen
do perduta ogni fatica con la coſa amata, 3
inſomma ſe ſteſſo. Ma dalla bellezza dell'ani
mo,ſegue dopòle uigilie, fatiche, i diſagi un
perpetuo ripoſo di mente, ſenza alcuno ſoſpetto
io timore di perdere ilfrutto acquiſtato. O bel
lezza adunque ueramente diuina, deh quanti
ueri amatori haureſti, ſe poteſſero uederti con
loro occhi mortali. Ma ben pochi ſono, perche
v
-

E o T T A c c 1 o. 12 o
ſiamo per la maggior parte offuſcati dalla neb
bia di queſto amor terreno,ilquale coſi ingom
bra l'intelletto noſtro con le ſue falſe luſinghe,
che non ci laſcia mirare queſta bellezza eter
nà,laquale non ſi conſidera a guiſa della bellez
za humana, icui amatori hanno per lor guida
un ingordo diſiderio, che gli traſporta a mille
ſconueneuoli attioni,onde naſcono, i dishonori
delle caſe,con morte di molti huomini, ci alle
uolteguerre, e diſtruttione degli ſtati, º in
famie perpetue al mondo; lequali coſe ſono mo
ſtrate non ſolamente dall'hiſtorie, ma dalla ſpe
rienza iſteſſa. Ma i ueri deuoti della diuina
bellezza ſi pongono inanzi per lor guida la ra
gione,laquale come moderatrice di tuttigli af
fetti,ci inſegna ad operare, di acquiſtarla col
mezo della fortezza, della prudenza, della tem
peranza,della giuſtitia, 3 di tutte l'altre uir.
tù,atte à gouernare i diſordinati ſenſi, ſotto la
ſua ubidienza. Et perche non ſi poſſono perfet
tamente amare le coſe, che non ſi conoſcono, o
uedono,biſogna ſopra il tutto,chio ui faccia ſa
pere, che i queſta conoſcenza u'introdurrà nel
l’auenire la filoſofia, laquale poi che infin qui
hauete impiegato il tempo nelle buone lettere
greche, ci latine,u inſegnerà a conoſceruoi ſteſ
ſo,cioè qualſiail uero huomo,el non uero, é
v º
C. I O, G I A C O M O

uando haurete appreſo qualſia il uero, che


l'animo perfettamente ornato delle uirtù,6
come elles acquiſtino poi, allora pian piano
uerrete à conoſcere la bellezza ſua, dellaqual
ui parlo,le cui fattezze coſi riſpondono l'un al
l'altra,che ne producono una proportione, che
di gran lunga auanza quella del corpo quanti
quefuſſe dalla natura compiutamente fabrica
to, &è inſomma di tanto pregio, che niun'altra
pari bellezza ſi può con l'intelletto imagina
re,nè con parole ſpiegare. Et per tanto sella
auanza in ogni parte di gran lunga la terrena
bellezza,ſe li ſuoi amatori uiuono piu felici de
gli altri, e ſe tanta è la differenza degli ef
fetti che l'una, º l'altra partoriſcono,mi pa
rehormai figliuolo mio amatiſſimo,ſe non ſete
in tutto cieco, come l'amore che ſeguite, che
dobbiate ſenza più indugio ritirarui, º inge
gnarui con tutte le forze dell'animo, o del
corpo di farui amico, ci ſeruitore di queſta
bellezza immortale, ci conſecrarle le primitie
deluoſtro giouanil amore in perpetuo, º in
lei riporre ogni uoſtra ſperanza,ogni fatica,o-
gni induſtria, accioche ui acquiſtiate il ſuo fa
uore, & queſto facilmente ottener potrete da
lei,laqual da uoi non danari, non ricche ueſti,
nè altra coſa dimanda,ſi come è proprio della
bellezza
E o T r A c c 1 o. 121
bellezza mortale, ma ſolamente uuole da uoi
la purità del cuore, l'opere uoſtre uirtuoſe, ci
honeſti ragionamenti; º come liberale ch'ella
è ui farà in premio di queſto,rauuedere che in
fino al preſente non ſapeuate chi uoi foſte, ui
farà di mortale immortale, di brutto bello, di
pouero ricco, di ſciocco ſaggio, 3 ui ſarà in
ſomma corteſe di tutti i beni, che con l'intellet
touoſtroimaginar potrete,eſſendo ella diſpen
ſatrice di tutti i teſori della prudenza, laquale
in mano di coſtei da che nacque li ripoſe. Non
uoglio eſſer piu proliſſo parendomi d'hauerui
a baſtanza moſtrato in queſta parte l'amor
mio,el camino che douete ſeguire ſe tale eſſer
uorrete, quale m'hanno promeſſo ſempre la bon
tà, & uirtù uoſtre,é diſidero che ſiate.
A M. F RA N C E S c o
FI LO P O N O .

Morr e Go 1 a piaceuolmente i
Procuratori & la lorprofesſione.
- o 1 che ſete fatto pelatore, o
uogliam direprocuratore di
Palazzo, non poſſo più uede
re pur una lettera uoſtra, et
l ueggo da che hauete preſo la
prattica de litigioſi,et laſcia
C E O, G I A C O M O,

te quelleperſone quiete, con le quali haueuate


lunga dimeſtichezza. Sete diuenuto ſcordeuole
del uoſtro caro Bottaccio attendendo ſolamen
te alle cautele del Cipolla. Horſia con Dio.
Mi rallegro,che non ſiate morto per la lunga
infermità, che hauete patito; ma mi maraui
glio, che ſiate uiuoper haueruoi fatto tante in
giurie,e ſcorni alle Muſe, lequali conoſcendoſi
abädonate da uoi,uhino recato il male adoſſo
per punirui della uoſtra ingratitudine, ma poi
moſſe à pietade, non hanno ſofferto, che ſiate
paſſato di là nell'altro mondo per darui ſpatio
di riconoſcerui dell'errore commeſſo. Io non sò
già come ſarete, o poſſiate mai eſſere buon pela
tore, eſſendo uoi lungamente auezzo à dire il
uero,º biſognandouihora per uiua forza uen
l
dere tutto di parolette, ci bugie à uoſtri clien
ti,ſe forſe non uolete come per l'adietro eſſere
pouero, 6 tener i loro penſieri ſempre ſoſpeſi
tra la perdita,cº uittoria delle cauſe, ci tro
uar perdendo mille arti per ſaluarui,che la lite
non ſi ſia perduta per colpa uoſtra, ma per al
tri accidenti. Son certo, che le cautele del Ci
polla ui faranno biſogno, ſe conuerſerete fra
quelli che ſono confettati in ſimili diauolerie di
palazzo. Io conchiudo, ſe uorrete eſſer huomo
da bene, che ſarete pouero forſe più che prima,
Br O T T» A C C I O I 22,

ma ſe uorrete farui buon procuratore, ui aſſicu


ro,che diuenterete ricco d canna, non hauendo
però mai ripoſo in queſto mondo nel corpo uo
ſtro,ne all'anima dopò morte, che per peniten
za ſarà nell'inferno dannata a uoltar ſempre
proceſſi,libelli,inſtromenti, o andarhora al
tribunale di Minos,hor di Radamanto, hora d'
Eaco, di maniera che ſarete ſimile à quel miſe
ro di Siſifo. Et ſè uoi credete dopò morte an
dar la sù in cielo,douehabitano i buoni,ſete in
grande errore. Che ſia il uero,udite donde è
nata la cagione di queſta mia credenza ſopra
il fatto depari uoſtri. Caualcando io uerſo Pa.
uia ſopra un cauallo d'un mio amico in compa
gnia di moltaltri, giunto al Pò per paſſare il
porto,tutti gli altri caualli ſalirono ardita
mente ſopra il porto. Il mio, nè per forza de
gli ſperoni,nè per baſtonate, che più di mille
glifurono date, mai uolſe ſalirui, laqual coſa
mouea non meno i me, che a tutta la càpagnia
gran faſtidio, alla fine per mia uentura ſopra
giunſe un gentilhuomo, che pur anch'egli uolea
paſſare, 3 ueggendo i mio cauallo coſi
restio,ci me in penſiero di ritornarmene à Ca
ſale; Non fate diſſe ègentilhuomo, ch'io lo fa
rò paſſare tantoſto, cºſtando io con diſiderio
di uederne l'effetto, egli sauicinò all'orecchia
2, i
C I O. GI A C O M O

del cauallo, º bisbigliatoui non sò che, ſubite


ſe ne ſalì ſopra il porto, del che marauigliando
mi pregai quel gentilhuomo à uolermi inſegna
recotal ſecreto. Non poſſo diſegli negarui
queſto, poi che coſi amoreuolmente me lo chie
dete. Tutte le uolte adunque che ui occorrerà
un ſimil caſo, direte nell'orecchio al cauallo
queſte parole,ſi come l'anima del Procuratore
uà à caſa del Diauolo, coſi uà tu ſopra queſta
naue,oporto. Etio poi l'ho prouato, ei perco
ſa uera lo tengo. State adunque freſchi uoi Pro
curatori ſe uaffaticate per dar l'anima uoſtra
al Diauolo. Tornate indietro Compare poi che
non ſete atto a mentire, o che mentendo è ſi
cura la dannatione uoſtra; & dimandateper
dono alle Muſe,ad Apolline & i Mercurio, i
quali ſon certo che ui accetteranno di nuouo
nella lor compagnia, pur chefacciate uoto di
non impacciarui mai più di Proceſſi. Età uoi
con queſto fine mi raccomando quanto poſſo,
Di Caſale il r. di Gennaio. M D LXII.
A L S I G. S T E F A NL 0
G V A Z Z O.

Gli dichiara vn luogo di Plinio


ſcorretto. -
e o r r A c c 1 o 123
il 01 mi proponetealcuni dub
bi, cº fra gli altri quel di
Tlinio,ilquale ſcriue, che un
Cittadino Romanofà accuſa
to, chegli per incanteſimi
traſportaua le biade de uici
etch'egli per purgarſi di que
ſta calonnia, andò alligiudici menando ſecola
figliuola con uanghe, marre, aratri, 6 altri
siromenti d'agricoltura, º nel loro coſpetto
diſſe. Queſti,Signori giudici ſono gl'incanti,et
le malie, che uſate ho nella mia poſſeſſione,mo
strando i ſudetti ſtromenti con la figliuola. Et
qui Signor Guazzo uoi dite, che in queſta ſua
difeſa, non ui par coſa molto a propoſito ilgiu
ſtificarſi per uia della figliuola con quegli stro
menti, aggiungendo, che poco lauor far poteua
con quella ſola figliuola infarche il campo ſuo
già diminuito della maggior parte rendeſſe
tanto, quanto faceua prima, quando lo lauo
raua tutto. Horui riſpondo, che queſto dubbio
naſce dalla ſcorrettione del teſto di Plinio doue
letta hauete queſta hiſtoria, ci che doue fa ma
tione della figliuola, leggerſi dee la famigliuo
la, cioè i ſerui ſuoi, percioche ha più delueriſi
mile,che menaſſe i ſeruiſeco con gli stromenti,
ehe la figliuola ſua. Et coſi hauete il parer mio,
g if
G 1 O. G I A C O M O

intorno a queſto dubbio. Deglialtri un'altra


uolta con più mio agio ui ragguagliarò: hornò
poſſo eſſer più lungo per alcune mie coſe di qual
che importanza, uiuete felice. Di Mantoua.
A L si o N, B o N1 Facro
C A R R E T T O. , ,

- GL1 dimoſtra l'ordine che ha da


ſeguire nell'apprender le ſcienze.
Osci A che uoi mi chiedete
una coſa tanto honeſta, cº
| io ſon tanto diſideroſo di co
| piacerui sì per la stretta, cº
| lunga amicitia ch'io già heb
- bi col Signor uostro padre,
e ſi perli gentili uostri costumi,non poſſo,nè
uoglio in parte alcuna mancare di far ſempre
quel tutto, che ledebolimie forze potranno in
ſeruigio uostro. Io adunque mapparecchio è
ſodisfarui nella dimanda fattami per una uo
ſtra amoreuoliſſima lettera intorno al ſapere
in che modo habbiate à procedere più auanti
nelle diſcipline, poi che già ſete per uſcir fuori
della ſcuola della Grammatica. Ma uolendo
con uoi ragionarchiaramente di queſte coſe,
B o T r. A c c 1 o.. 124
mi conuien fare un poco di diſcorſo ad un certo
mio modo, ancora che forſe ui parerà alquanto
lontano per moſtrarui non ſolamente l'ordine
che hauete ad oſſeruare, ma il gran profitto,
che oſſeruandolo farete. Dico adunque Signor
mio che grandi,et molti ſono i doni et benefici,
che il ſommo Iddio ha donato i gli huomini,
ma in uero tra più grandi dee eſſer nouerato
l'hauerformato l'huomo, 6 composto d'anima
ragioneuole, º ornato col dono della fauella:
percioche la parte dell'anima ragioneuole, che
ſiede nell'intellettiva, pocogiouerebbe all'huo
mo,douegioua molto per la fauella,segli priua
tone foſſe per eſſere stromento neceſſario a ſpie
gare i concetti chiuſi in quella parte del corpo,
anzi dell'anima nostra. Ditemi,qual utilità,
o qual piacere shaurebbe, ſe l'anima nostra foſ
ſe, come è diuina, ci ragioneuole, ſe in lei foſſe
raccolta la cognitione di tutte le coſe diuine,et
humane, sella poteſſe à ſuo modo ritrouare co
ſe grandi,et per quelle ſaggiamente diſcorrere,
etpoi reſtaſſe priua di queſto ſingolar dono del
parlare, colquale fra noi ſpieghiamo i penſieri
nostri? ma per dirlo alla libera, queſto nostro
corpo mi parrebbe ſenza la fauella a guiſa d'un
ſimulacro mutolo: oltre ciò di che noi più, che
le beſtie gloriare ci potremmo, ſe ci foſſe ſtato
2. iiii
c 1 o. c 1 A c o M o
dallanatura negato il mezo diſprimere i con
cetti, º gli affetti noſtri ? Come mai gli huo
mini ſi ſariano raunati inſieme ad habitare, et
uiuere giuſtamente,et politicamente nelle cit
tà ſenza l'uſo delle parole? con le quali s'appren
dono l'arti, & diſcipline ? Inſomma come ſen
za l'aiuto della fauella l'huomo à lhuomogio
uar potria, ci inſegnarla uia,per la quale ſi ca
mina è conſeguire i precetti, i forma del ben
uiuere,ſe l'huomo priuo foſſe come ſon le beſtie
di coſi pretioſo stromento, º neceſſario? Vera
mente ſi ha da ringratiare il grandiſſimo Iddio
di coſì ricco dono, per loquale eccediamo tutti
gli altri animali, perche in uero eſſendo l'huo
momutolo, con ragione quaſi potria dolerſi,eº
accuſarla natura, che gli foſſe ſtata più tosto
maluagia madrigna, che pietoſa madre. Et ſè
uogliamo ſenza paſſione conſiderare minuta
mente quanto gli animali priui di ragioneſia
no ſtati dalla natura priuilegiati,conoſceremo
chiaramente,che da quelle due parti in poi, che
ho detto hauer l'huom ſolo ſono di aſſai miglior
conditione,che noi non ſiamo. Et che queſto ſia
uero,eccoui,che ſe la gran forza del corpo,ſe la
marauiglioſa uelocità nel correre,ſe l'acutez
zanel uedre,ſe la pronta ſenſibilità nell'udire,
ſe inſomma la lunghezza del uiuere conſidera
l

B O T T A C C I O, I 25
remo,certamente confeſſeremo, che ſiamo loro
in tutte queſte coſe inferiori. Ma forſe qui mi
ſi " dire,che le bestie non hanno di quel
le uirtù, che ſono proprie dell'huomo, eſſendo
priue di ragione. A queſti brieuemente riſpon
derò, che ſe bene io concedo, che le bestie no han
nol'uſo della ragione, non per queſto concede
rò, che non habbiano dalla natura riceuuta
una parte di queſti doni, di che noi ci gloria
mo,concioſa, che in eſſe ſi ſcorgono, é appari
ſcono ſpeſſo quegli effetti di uirtù, che negli
huomini ſauiſiueggono come nell'Elefante per
certi ſegni d'adoratione,che fà,la religione;nel
Leone la generoſità,o ſia magnanimità, nelleci
cogne l'amore, o pietà uerſo i lorparenti; nel
le Formiche l'induſtria grande nell'apparec
chiarſi il uiuere per lo uerno, et in altri anima
li ſimili coſe, cheſono stimate negli huomini di
gran lode, é honore, ancora che alcuni ſaui ſi
sforzino di prouare, che le beſtie non ſiano in
tutto priue del lume della ragione, come potrei
qui ſcriuere, ſe non foſſe coſa fuori dell'intentio
ne,che hò preſo a dichiararui. Ma per ritornar
al propoſito mio,dico,che chiaramente è mani
feſto,come la diuina prouidenza ha uoluto pri
uilegiare, º illuſtrare l'huomo ſopra tutti gli
altri animali di queſto dono ſpetiale della fa
c 1 o. c 1 A c o M o
nella, accioche come di ſopra ho detto poteſſe i
ſuoi concetti,affetti & diſiderij ſcoprire,cº ci
l'uſo della lingua pratticare o uiuere come
ch'egli ſia di natura ciuile, º atto, º nato è
uiuere in compagnia. Et accioche poi più orna
tamente poteſſe iſprimere, ci ſpiegare le coſe
concepute nella mente ſua, furono ritrouate
queſte diſcipline, i precetti, per liquali que
ſto nostro parlar naturale ſi fa più leggiadro,
ci polito, 3 è queſto effetto furono ritrouate
la Grämatica, la Dialettica, 3 la Retorica, le
quali ſono coſi inſieme l'una con l'altra legate,
che tutte & tre ſono neceſſarie alla cdpoſitione
delle parole che noi chiamiamo oratione,laqua
le douendo eſſer perfetta, biſogna che babbia
in ſe medeſima tre coſe ſopra il tutto notabili,
cioè che ſia ſenza menda nelle parole, che ſia
probabile nell'intentione, e che ſia uaga nella
compoſitione, leguali coſe ſogliono i maeſtri del
bel parlare dalle ſudette tre diſcipline ſcieglie
re. Imperò che la Grammatica ci inſegna co
me noi habbiamo à comporre l'oratione con pa
role proprie,et conueneuoli à quelle coſe, di che
trattiamo, o che ſiano ſenza menda,ò uitio in
eſſa oratione. La Dialettica poi ci fa capaci
peruia di precetto,ci ragioni proue, & dimo
ſtrationi di quello, che ſi diſputa segli ſia coſi
» o r r A c c 1 o. 126
e nò. Segue queſte due la Retorica, laquale
con certi ſuoi uiui colori, º uaghi ornamenti
abbelliſce eſſa oratione in modo, chel'una all
altra uicendeuolmente da luogo & aiuto.Egli
è ben uero, che tra loro ſono alcune poche diffe
renze,percioche la Dialettica ſtringe il ſuo ra
sionamèto in poche parole riſolute, ma la Reto
ricapiglia aſſai più capo di parole, in diſcorre
re delle coſe, che l'huomo uuol dire con no poca
uaghezza per far l'auditore capace di ciò cha
da trattare: onde ſoleua un certo filoſofo aſſo
migliar la Dialettica alla mano chiuſa quan
do fa il pugno, cº la Retorica alla mano ſpie
gata,uolendo egli accennare che l'una di que
ſte più ſtrettamente dell'altra, una coſa
dichiara. Horla Grammatica è quaſi una ma
i".
teria rozza,ma però aſſai atta a riceuer la for
ma ſua propria,laquale è introdotta principal
mente dalla Dialettica, come quella che tratta
anco di uoci,di oratione, come la Grammatica,
non per riſpetto,ch'eſſo parlare ſia ſenza difet
to in quanto alla compoſitione delle parole, ma
piutoſto cheſſa oratione faccia capace l'huomo
ſe la coſa, di che ſi ragiona è uera,o falſa. Etco
ſi uoi uedete l'ordine naturale che hauete à te
nere e cioè che appreſſo alla Grammatica dee
ſeguire la Dialettica, ſi perche l'huomo ſap
“ c I 6. G 1 A c o M o
pia per mezzo di queſto ſtromento diſcorre
re, sì per chiarezza, di intelligenza di eſſa
Grammatica, la quale ſi come poco fà ho det
to, è quaſi materia rozza, e la Dialettica è
d'eſa la forma. Preſſo di queſta uiene la Re
torica, la quale all'altre due pare che porti
un non sò che di ſplendore, o uaghezza con
tutta quella perfettione, di forma, che ſi poſe
ſa ricercare, 3 diſiderare nel parlar d'ogni ſor
te. Et queſta fà in eſſe due quell'effetto, che
ueggiamo farla pittura intorno all'eſtremità
di qualche magnifico palazzo, il quale quan
tunque habbia tutte quelle parti, che ſi ricer
cano alla commodità delle ſtanze; nondimeno
per compiuta perfettione, 3 uaghezza è da
uarie figure, e colori che paſcono, o diletta
no gli occhi adombrato, 6 illuſtrato: ondeſa
rà queſta in ordine l'ultima ad eſſere imparata
come condimento dell'altre due diſcipline: ol
tre à cioè da ſapere, che il parlar commune è,
o naturale,o artificioſo: Il naturale chiamo io
quello che tutti uſano ſecondo le lor lingue, cº
paeſi, 6 queſto è commune à tutti, doue ſi uſa.
L'artificioſo è quello, che uſano ſolamente gli
huomini ammaeſtrati, 6 eſercitati nelle già
dette diſcipline;& queſto orna il naturale, co
me fa la forma la materia. Dipiù ſi come la fa
r o T T A c c 1 o. 127
nella naturale fa l'huomo apparere più eccel
lente di tutti gli altri animali,coſi dico, che le
artificioſa oratione fa l'huomo auezzo nelle di
ſcipline più marauiglioſo, ci piu eccellente, é
più degno di lode & d'honore, che non è l'huo
mo rozzo, 3 ſenza lettere. Et qui farò fine
intorno a queſto mio diſcorſo, dal quale uoi age
uolmente potrete giudicare che ordine hauete
da oſſeruare in queſte diſcipline per apprender
le, lequali poſcia che ſono coſi neceſſarie à chi
uuole auanzariluogo, z% conuerſar fra buo
mini grandi di ſapienza, ci uirtù,ui eſorto ca
ramente à uolerle con queſt'ordine, che ui ho
ſcritto apparare con tutte le forze dell'animo,
& del corpo, º con tutto lo ſtudio, 6 diligen
tia uoſtra, accioche ſiate ſopra il uolgo alzato
per l'acquiſto di queſte tregratie raccolte inſie
me. Etſi come ſete di nobiltà di ſangue e di
coſtumi gentili ornato, diſidero ancora, che in
queſta parte ſiate ſimilmente illuſtre. Et po
trete poi animoſamente ſalire all'altre bonora
te & diuine ſcienze, che ſenza l'aiuto di quelle
potreſte molto affaticarui, ma riportareſte dal
le uigilie, ci fatiche poco frutto: onde pel con
trario con minor fatica, º con maggior ripu
tatione uiuerete negli anni uoſtri maturi, quà
do ſarete compiutamente uagato, ci prattica
c1 o. c1A c. E or TA cc 1 o.
to in questi coſi honorati, º diletteuoli sia:
di delle uere ſcienze, che fanno l'huomo quaſi
un Dio in terra, ci laſcierete di uoi fama im
mortale appreſſo il mondo gloria alla caſa uº:
stra, contento grande à gli amici, ci parenti,
et finalmente alla patria.Et queſta mia opinio
ne ſon certo, che non ſolamente haurà effet
to; ma che per la bontà del uostro ingegno, º
per l'amore che portate alle uirtù, di gran
lunga con l'aiuto di Dio trappaſº
ſerete, con che mi uirac
comando di buon
Ct40re e
ſo SASi Si Sºa.

25 Ai

G I O. G V G L I E L M O
C A V A G L I A T E e

A L co NT E TE O D ORO D.A
SAN GI O R GIO -

S1 rallegra con lui del ſuo dotto


rato, lodando ſuo Padre, & la caſa
ſan Giorgio,
- si O s AP E v A molto tempo da
li - ſi | uanti,che ſareſte aſceſo a co
º è| teſto honorato grado di Dot
torato: percioche coſi ad or
| gn'hora m'hanno promeſſo
gli aſſidui studi uostri, ne
quali con una continoua ſollecitudine, 6 con
lunghe uigilie ui ſete ſempre con marauiglia di
cui ui conoſce alleuato, accreſciuto, ci mante
nuto,eſſendo a ciò ſpinto da quella laude, º da
quel diſiderio d'honore, di che infino da primi
anni ui uidi infiammato; La onde di ſi felice
riuſcita mi rallegro con uoi ſe non quanto deb
C i o, c V L I E IL M O

bo paſſando il debito mio oltre all'infinito, al


meno quanto poſſo,reſtando ſicuro,che non ſia
te punto per mancare alla grandezza del bell'
animo uostro, con la quale ſeguirete le diritte
ueſtigie del Signor uostro padre, il quale nella
facoltà delle leggi, nell'amminiſtrar con ugua
li bilancie la giuſtitia, º negli alti affari del
gouerno fù eccellente, º ſingolare, ci (come
ueramente ſi può dire) àgiorni ſuoi coſa perfet
ta: oltre chiom aſſicuro, che confermerete ne
gli animi delle perſone quella credenza che ſi
tiene,che con l'opere uirtuoſe, et bonorate ſia
te per ſodisfar à ciò, che il mondo stà aſpettan
do dalle belle qualità uostre; perche moſtran
doui & col ſenno, ci col ualore uero, º legi
timo ſucceſſore, ci degno figliuolo d'un tanto
padre,u inalzarete à quel ſublime ſcanno d'im
mortal gloria,chera proprio di lui:auenga che
niuno dubiti che deriuando la nobiliſſima ca
ſata uostra nell'antico ceppo de grandi Duchi
di Lituania, habbiate punto è tralignare, nè
adeſſer più otioſo di quello, che ſiano ſtati gli
altri Conti di ſan Giorgio, i quali mal grado
dell'ingiurioſa fortuna hanno ne ſecoli paſſati,
ci nei preſenti con bell'ordine ſeguito l'onora
tamente, º con egregi fatti il corſo della uita
loro. Direi di più hauendo ampia, e uera ma
i 27 la
c A v A c L 1 A T E. 129
teria da poterne dire, ma qui mi taccio, per
che temo che mi auanzerebbe più dell'opera,
che del tempo. Di nuouo adunque mi rallegro
con V. S. & con raccomandarmele di cuore,
le prego ogni altro contento. Di Mantoua il
vII. di Febraio del LX 11.

A L S I G. L E O N.A RD O
A R R I V A B E N E,

GL1 dà querela d'alcuni ecceſſi


vſati dal Capitano della militia di
Pomaro.
º

O M1 dolgo con V. S. come


con un mio padrone, ilquale
conobbi ſempre uerſo di me
amoreuole, e con quello an
co, à cui per l'autorità, che
T le uien data, ſtà a reprimer
l'audatia, & inſolenza del Capitano, ei ſolda
ti della militia di Pomaro, i quali non contenti
dell'offeſa, che fuori d'ogni ragione, º ſenza
propoſito ci fecero il giorno di ſanta Croce ol
traggiando con furor di popolo bene à dentro
le nostre fini, ferendo, o ſpogliando unpouero
compagno, hanno anco ardire, et in particolar
R.
c; . o. c V c L I E L M o
il capitano non conoſcendo ſe steſſo,ne il grado
di M. Ceſare mio fratello,di brauare, ci minac
ciarlo nella guiſa,che ſi sà, º come è il costu
-
me di ſi fatte genti, quando ſi danno a credere
di poter eſſerſuperiori in alcuna maniera à gé
º.
tilhuomini. A me increſce di quanto è ſucceſ
ſo perche non mi piace che mio fratello ſia in
tromeſſo in brighe, e in querele, ci maſſime
con coloro, coi quali ſi può far gran perdita,
ſenza ſperanza di riportarne guadagno, nè ri
putationesſi ancora perche gli huomini di Po
maro furono ſempre nostri buoni amici, º ui
cini, & eſſi ſanno chio non ho tenuto le mani è
cintola quando mi s'è preſentato occaſione di
poter loro giouare, & far ſeruigio. La ſuppli
co adunque à contentarſi di far tanto che mio
fratello ſia conoſciuto per quel gentilhuomo,
& fedelſeruidore, che in tutti i tempi è stato
a nostri Signori, ci poi che può, º sà,por
retal freno all'orgoglio del Capitano, che ſia
eſempio per l’auenire à chiunque uorrà ſen
za appiglio di ragione farſoperchieria ad al
trui, che oltre darà rimedio ad infiniti ſcan
dali, che perciò potrebbono naſcere, ci man
terrà in coteſto stato quella pace, 6 quiete,
che da loro Eccellenze uiene tanto diſidera
ta, & farà coſa degna della bontà, di pruden
- -
c A V A G L 1 A T E. - I 3o
zaſuaio, che di nuouone la ripriego,et che tan
tole ſono obligato, aggiungerò queſt'obligo al
cumulo " altri, ci penſerò ſempre, º
ad ogni occaſione di mostrarle la prontezza
dell'animo mio inſeruirla, ci honorarla come
conuiene al grande merito, º ualorſuo, 6 al
debito mio, colguale baciola mano, 3 prego
Iddio, che la faccia felice in ogni ſuo honorato
diſiderio, Di Mantoua il x, di Fehr. M. D. 1x1,

a i sio, Gio. giacomo


B Q T T A C C I O,

Lo da alcuni ſuoi Epigrammi, e


riſponde ad alcuni capi della ſua let
tCra, -

E0 a E B B1 gli Epigrammi,et
E le lettere uostre in queltem
fi poi,
2,

che il carneuale era al
colmo della ſua azzia, e -
º perciò non ui riſpoſi allhora,
- º perche anch'io era occupato
nella ſchiera de pazzi,parendo d me che pernò
farlo ſchifo più degli altri,quella ſtagione do
ueſſe inuitarmi ad impazzire, e andar con
R. 4
º o I o, G v G L I E L M o
gli altri attorno. Gli Epigrammi ſono belli,ar
guti, 3 dotti, o queſto non dico io ſolo ma i
più intendenti di Poeſia, che qui ſi trouino. N5
poſſo adunque ne dirle lodi loro,nè ringratiar
l'amoreuolezza uoſtra à baſtanza. M'increſce
“oltremodo chio non mi ſia trouato preſente al
- la uenuta del Sig. Ferretti, percioche amando
locomio faccio, eſſendo fra lui et meunami
citia ſenza paragone, mhaurei tolto una ſatol
la deſuoi graui,etpiaceuoli ragionamenti. Ma
non è perciò,che m'habbiate à chieder perdono,
ſe più toſto non me l'hauete ſcritto,ci ſo benio,
che il fallir uostro (ſe pur coſi ui piace chia
marlo)è di ſcuſa degno, perche la ſeruitù della
corteui tiene talmente obligato, che non haue
teotio di far queſto,ne altro. Io sì che tanto ui
ſon tenuto, meriterei d'eſſer incolpato di megli
gente,et poco amoreuole non hauendoui in tan
ti giorni, chioſan qui ſeritto almeno due ri
3he: ma in queſto un ſol conforto mauanza,
Che bellum eſt ſua uitianoſce, mercè della let
tera uostra cò laqualchauete ſuegliata la mia
dapocaggine, ci fattomi accorto dell'error
mio, ilquale emenderò nellauenire pur che la
pena poſſa gir di pari col peccato. Che habbia
tememoria di me, º chem amiate queſto non
m'è purhora nuouo; & s'egli è neceſſario,che
-
- e A v a c 1 1 a r E. - 131
.Amorà nullo amato amor perdoni, qual maº
rauiglia ſia ſe eſſendo io aſtretto ad amar uoi
perle rare, é uirtuoſe doti, º per l'integrità
dell'animo uostro, uoi ricambiate me d'altret
tanto amore? Ho fatto le uoſtre raccomanda
tioni à tutti queſti gentilhuomini, i quali ue le
rendono con uſura. Io, puppi & prora ſontut
to uostro, pregandoui ogni felicità. Viuete
ſano, 3 di me ricordeuole. Di Mantoua il II,
di Marzo. M. P. Lv 1 11. . .
5 . . . . . .
s A L S I G. E M I L I O - -

cAcci AN 1 M 1 co.

. Morrº a ora, & dipinge le ma


niere de ſimulatori.
3 - .
I . . -
- - -

E lº sro con infinito diſiderio


º d'intender,che dopòla molta
ºli
º noia, cº grande trauaglio,
ai che haurete patito per lo
----
è
-
uiaggio ſiate giunto alla pa
- - tria à ſaluamento, che in ue
ro quando paſſaſte di qui io u hebbi aſſai com
paſſione parendomi, che Giunone shaueſſe ri
ſerbata la maggior urna di pioggia per uerſar
la nella partita che faceſte da noi, tutta sù le
R. iii
i c 1 o, c y e L 1 e 1 M &
ſpalleuosire,cº che le ſtrade ſi faceſſero abiſſi,
forſe perche col mezo de molti incommodi, cº
grauiſſimi diſagi patiti perſi lunga e strana
mia, ſi affinaſſe la gioia, º l'allegrezza che do
uete ſentir hora nel riuederla moglie, i figliuo
li,i fratelli, º gli amici, che con tanto, ci ſi
lungo diſideriou hanno aſpettato. Non poſſo
ſenon credere, che il giubilo, l'accoglienze di
tante, o coſì care perſone ſiano ſtate oltremo
do grandi. Ma quanti uiſi còtrafatti,di fuori
tutti ridenti,et dentro poi con animo arrabbia
to, pieno di fele, é toſcouhauranno dato i ba
ci di Giuda è sò che ue ne ſaranno di quelli, che
non eſſendo uoi appena ſcaualcato, con la mag
gior fretta del mondo ſaranno corſi a baciarui
la mano, nepotranno capir nella pelle per lo
piacere, che ſi sforzeranno di moſtrare per la
giunta uoſtra con offerirui la caſa, l'hauere,
e loro steſſi: & pure poco fa con un cuor ma
ligno, º beſtiale stauano d'hora in hora aſpet
tando il meſſo con la nouella, che foſte morto
infelicemente, º in eſtrema miſeria fra le ma
nidebarbari, Parmi di uederSer Notaio Ci
clopouenir anſando da uoi in un habito che
rappreſenta il uero, et natural ritratto di quel
lo, che diſſè, Regem uestrum crucifigam ? con
un batter ben mille uolte deginocchi in terra,
C A V A G, L I A T E, 132
ſpingendo un cotal poco la pancia auanti per
maggiorgrauità,che non potrà leuaruiſi d'at
torno, piangendo per tenerezza,o forſe per
cordoglio dell'arriuata uostra, uorrà che cre
diate al uostro diſpetto,che niuno più uami,nè
più ui ſia ſeruidore di lui, ci con alcuni falſi
ſogghigni,che non paſſeranno però molto auan
ti,uoſferirà del ſuo buon uin bianco, o come
quello,che ſi tiene ſoprintendente in tutte le co
ſe, ui tirerà da parte, 6 dirauui,chehora,che
ſete giunto,le coſe della Città col mezo ſuo me
glio potranno accomodarſi, º che ſpererà con
la prudenza,etualor uoſtro d'aſſettaril tutto,
e fingendo dilauer còpaſſione alla fragilità hu
mana,nò laſcierà alcun buono, di cui non dica
male.Dirà anco, che ha fatto le marauiglie per
difeſa dell'honor,e della riputatione uoſtra: &
pur ſapete prima che paſſaſte i monti, che uifà
detto come º per le piazze,et per le barberie
iltriſto, et ſciagurato ſparlaſſe di uoi. Altri gi
fii,et ritti come pali, et più ſaccenti che il Cum
animaduerterem ui diranno ſtate ilben ritor
nato,egliè ben tempo hormai, che ſodisfacciate
al grande diſiderio che haueamo noi, cº tutta
queſta magnifica Città di riuederui: & con
tutto ciò di naſcoſto uorranno, 3 diranno, che
babbiate offeſa la dignità canonica, cº legale,
R. iiij
- C: I O G V G L I E L M 0
nè potranno ſtarà luogo, ſapendo che bauete
portato la legge in iſcritto del tutto contraria
all'aſpettatione loro, i getteranno fuoco, cº
fiamma, parendo loro che per l'auenire habbia
te ad eſſer cenſore delle loro falſe propoſitioni.
Millaltri poi con parole condite di fina adula
tione, e più dolci che mele sforzeranſi di far
ui à credere che u habbino per morto ſoſpirato,
ci pianto, º non è molto che ſguazzandoſi ri
deuano del uoſtro male. guantefalſe Sirene,
quanti adulatori a guiſa di rondinelle che uen
gono al buon tempo, e partono al cattiuo, ui
sauuolgeranno attorno, º con finti uiſiuor
ranno eſſer piu uoſtri, chedi loroſteſſi, ci d me
ſi adietro u erano nemici capitali? Di gratia
fatemi fauore dandomi quanto prima lungo,
e minuto ragguaglio d'ogni uoſtro ſucceſſo per
che potrebbe eſſer ſoggetto da laſciarne memo
ria alla poſteritade. Dite à M. Fuluio uoſtro,
che chi non ha del ſuo la fà male con quel d'al
trui, º che non ſi laſci uſcir di mente il tratto
di quel galanthuomo, ilquale dopò bauergli
fatto mille offerte, gli diſſe finalmente, che ſe
patiua diſagio di coſa ueruna,uendeſſe, o man
daſſe pegno al Giudeo,e s'ingegnaſſe dauiar
ſi per qualche uia. Queſti Signori Acadamici
Velati, tenendo quaſi perfermo, che un'altra
c A v A G L 1 A T e 133
uolta, º di corto habbiate a paſſar per queſta
ſtrada hanno all'ordine una bella comedia,
che ui faranno ſentire, la quale non cederebbe
ad alcuna di Plauto,ne à qual ſi ſia d'altro co
mico moderno. Viuete felice & trionfate de
noſtri nemici.Di Bologna il 7, di Magg. 1559.
a L s 1 o N o R. c o N T e
D E L L A v E z z A. -

- - - - - - - -

- GL1 raccorda alcune piaceuolez


ze paſſate già fra loro.
E o H E B e 1 poco fà da Lauro
i ſeruitore del Conte Teodoro
da Sangiorgio uoſtro nipote
l'amoreuole lettera, che uì
ºre 2i piacque di ſcriuermi, laqual
tantoà me fù più cara, quanto iolaſpettaua,
con maggior diſiderio, che non ſi fà è primiera
la quarta carta; Sallo Iddio, quanto mincre
ſca che le lettere che io uiſcriuo, & quelle che
uoi ſiriuete habbino sì triſta uentura, che non
poſſino giungere a ſaluamento ſenza eſſer ſua
liggiate mercè d'alcuni, che tolti poco fà dalle
mandre,cº fauoriti dalla fortuna,cercano con
queſta uia di ſaperle nouelle per uenderle ſul
G 1 o. C v G L I E L M o
mercato, mantenerſi ingrandezza, contemi
pro almeno queſto mio diſpiacere poi che ho in
finiti compagni, che ſi dolgono, che nonſolamé
teſi fà annotomia di quanto eſſi ſcriuono; ma
che le lettere loro ſono poi raſſettate con ſi tri
ſtogarbo, che moſtrando apertamente le pia
ghe, naſce uoglia à tutti coloro a cui paſſano
per le mani,diuederle,leggerle º commentar
le; ma accioche nell’auenirehabbino più ſicuro
ei fedele ricapito, ho iſtimato che non ſi potrà
far meglio, che inuiarle in mano del Conte Teo
doro,ilguale con la ſcorta della ſua gentilezza
& corteſia,le manderà ſempre ſicure. Era bel
la la commodità del procaccio di Zefirmo, qui
do trasformandoſi in più uarie figure che non
faceua Proteo,correua, trottaua,galoppaua,
al caldo,al freddo, alla pioggia, al uento, por
tando lettere da fare in un momento piangere,
et ridere la bella Donna da Foſſano,di cui era
uate sì fieramente guaſto, che bora altrettanto
carca & ricca d'anni, quantopouera & leg
giera di fortuna ſe ne stà fra quei monti inac
ceſſibili alle genti, forſe piangendo la ſua dis
gratia,poi che allettata da un diſiderio troppo
difficile è riuſcirle, non ſeppe, o non uolle tuor
quel bene che Iddio mille uolte il giorno le man
daua à caſa. Saprà hora quanto più dolci, cº
º e a v A c L 1 A T E 134
faporiti foſſero i baci d'un giouane bello, uato
roſo, é aitante, di quello che hora ſiano quegli
d'un uecchio bauoſo, º isdentato, che ſi piſcia
ſu le ſcarpe, e che afflitto, e malmenato dal
le podagre, paſſeggiando a gran ſtento col ba
ſtone d'altro non ha dibiſogno, fuor che della
sfortunata che per ſoſtentargli la carne uec
chiamalageuole à riſtorarſi affatichigiorno
e notte in fargli panatelle, º riſtoratiui; &
in ſcambio di quei tanti odori & perfumi che
ella adoperaua, fiuti ogni ora mille noioſi on
guenti. Venga il malanno è quel ſogro Cane
Ghibellino,che è uoi fù diſi poco profitto, ci è
me diede tanta ſeccaggine. Domandate un po
to à Monſignordi Calozzo, cronica & annale
dell'impreſe che allora ſi faceuano, ciò che gli
auennepel mezzo di coſtui, quando accompa
snädoui per entrar nel riuolto, andando lui al
buio,et hauendo fallito l'uſcio, diede in quella
buona chriſtianella,che s'oſſomigliaua alla ſta
toa,roſa da tarli,di S. Deliberata, iniſcambio
di quella che più non giunge oſſo è neruo; altri
che uoi sò ben che non m'intende. Se in quel
tempo che Amore era più padrone di uoi, che
uoi di uoi steſſo alcuno fuſſe ſtato sì ardito,che
auuenendoſi in una letterina della Diua non le
baueſſe fatto di berretta, o hecho di rodiglia,
a G I O, G. v G L I E L M o

io uisò dire, chehaureſte armato me allora


più brauo & più fiero, che Franceſco dal pen
macchio, di piaſtra & maglia, per attenderlo
al paſſo, o fargli alcuno ſtrano ſcherzo. Ben
mi ricorda, come paſſò la facenda, quando io,
ſoſpinto dalla rabbia, º geloſia, hauendomi
uoi ueſtito un giacco più peſante di quello del
Daneſe, e poſtomi un mezo celatone in capo,
et di ſopra un capello all'Albaneſa,con due pi
ſtoletti à fianchi, con un grade pugnalaccio di
dietro, º la rotella al braccio, º con la ſpada
in mano ignuda,perche mi riſentiſſi dell'ingiu
ria fattami da quella mia nemica, conduceſte
me à mezzanotte in fretta fra quelle ruine,et
monti di pietre per dar la ſtretta è quel ſtallo
nemio riuale, che ſi daua à credere di manegº
giar il meſcolo a ſuo modo;ò Dio, nò mi ſouiene
mai di ciò,che non mi paia ſentirmi tutto fiac
co,ſneruato, 3 ſenz'oſſo, perche inciampando
in un pezzo di colonna, che appena ſpuntaua
fuori di quelle pietre preſi sì ſtrana, cºſi hor
ribile caduta,che quaſi m'hebbe à fiaccar il col
lo,& uoi da cui ſperaua aiuto per rileuarmi,
rideuate sì ſconciamente, che ui ſi ſarebbonan
nouerati i denti iu bocca; baſta che priuo più
della metà dell'arme che ſi ſmarrirono fra quel
le rotture, ritornaſſimo d caſa con le piue in
-
c A v A c E 1 A T E 135
faeco. Sedtamenamoto quaramus ſerialudo.
io m'allegro con uoi che ſiate ſano, e che non
manchiate di quell'affettione uerſo di me, che
ui ſono ſeruitore affettionatiſſimo & leale, che
ſempre ho conoſciuto deriuar dalla bontà del
l'animo uoſtro. Io non iſtimo, qual si uoglia
ſtrano accidente, che mi poſſa auenire, anzi mi
tengo felice,º fortunato,eſſendo ſicuro di eſſe
reamato da uoi tanto mio padrone, che potete
eſſermi ſcudo, e riparo contra ogni colpo di
maluagia fortuna,ſeguite pur con forte animo.
l'impreſa di ſommariua del Boſco, poiche ha
uendo Iddio, º la ragione, che prenderanno
l'arme per uoſtra difeſa non bà dubbio alcuno,
che con la patienza, col tempo, º col hauere,
conſeguirete,il giuſto intento uoſtro. Vi bacio
la mano, e prego felice fine ad ogni uoſtro ho
norato diſiderio. Di Mantoua.
- - -

. -A L
s .
,
s I G. M 1 c H E L E
- . . -

SAN GI o R GI o .
- -

Gli da conto della vita &coſu


mi d'un ſuo figliuolo.
G I o, o V G L I E I M O
fFtse il N co RA ch'io non ſia gia
º mai ſtata in dubbio dell'ani
º i modi V.S. uerſo di me, ha
l uendone chiaro conoſcimen
º Vito,per mille manifeſti ſegni,
=º io però l'ho conoſciuto me
glio dalla lettera che V.S. ha ſcritto è M. En
rico ſuo figliuolo. Vorrei perſi henigno,et cor
diale affetto,che foſſero in me forze tali, che
sagguagliaſſero al grande diſiderio che ho di
ſeruirla, che trouerebbe in menon minor pron
tezza d'opere, º d'effetti. Sodisfaccio talhora
in parte à queſto mio honeſto diſiderio co la bi
tà, di amoreuolezza di queſto ſuo gentiliſ. fi
gliuolo,ilquale rappreſentandomi,etcò le paro
le & con la preſenza, la uiua imagine di lei,
fà che mi ritorna a mente quel felice tempo,
quando ne più belli, i migliori miei anni go
deti l'amenità, e la dolcezza di coteſti ſuoi
luoghi, che à me furono un tempo il mio Par
naſo, é il mio Elicona, con la dolce & amore
uole conuerſatione, laquale reſtandomi nel cuo
re impreſſa, mi è ſtata di grande alleuiamento
ne trauagli e nelle fatiche che da indi in poi
andando attorno ho ſopportate. Io amo queſto
figliuolo,ſe non tanto che aggiunghi al merito
ſuo,che è grande, º come dourei,almeno quan
e A v A o L 1 A T E. 136
topeſo. In queſta ſua prima età,dà chiaro in
ditio quale riuſcita habbia d fare, ſe egligiun
se i ſuoi maturigiorni riprometto che bale
tºglie ardenti alle coſe d'honore,nèſi raffred
da in lui l'ardore coſi toſto, Egliè il uero, che
mºſſo da una grandezza d'animo cheè propria
di lui, cº di tutta ſua honoratiſſima caſata, et
cºme quello che ha lo ſpirito gentile,nòpuò pa
tire d'eſſere diſpregiato, anzi ha grandiſſimo
ſdegno quando a lui pare che gli uenga fatto in
giuria: egli è molto deſideroſo dimparare,giuo
ca darne uolentieri con giudicio, o con bel
garbo, è tale chegli dimoſtra eſſeruimolto in
clinato, ſi diletta aſſai della muſica; nel can
- tare ha modo, ſauità,6 gratia. se chi glin
ſºgna di lauto,lhaueſſe più ſollecitato egli hog
gimai, ne ſaprebbe aſſai. Non ha malignità
ma più toſto è dotato d'una grande amoreuo
lezza, 6 bontà. E credulo, come quello che
iſtima, che niuno uoglia,o poſſa ingannarlo, et
tutti poſſeggano quella bontà d'animo, che re
igna in lui. E ſempre pieno di ſperanza, perche
ſi promette di far tutto ciò,ch'egli deſidera,co
naſſimamente in quello chegli può arreccare
laude,c honori.E gagliardo,forte, ardito,
porta amore agli amici, º d pari ſuoi, ci ſi di
letta di uiuere in compagnia. Nelle coſe, non
v
CIo. GvGLIELMO CAVAGLIATE. -

pecca mai nel troppo, che è fuori del naturalco


ſtume di tutti i giouani,etſimilmete in tutte le
ſue attioni uſa modestia. Si moue facilmente
a compaſſione, perche ha buona opinione di cia
ſcuno, di miſurandogli altri con la bontà ſua,
li giudica indegni di hauer male. Ama il ri
dere, ci è talmente faceto, che s'aſſimiglia al
padre, º con tutto che ſia alquanto balbucien
te, è peròpiaceuole nel parlare: non punge al
cuno ſenza temperamento,egli è riuerente,ac
costumato, 3 patiente nelſeruire, ci rieſce
molto caro a Madama Eccellentiſſima, 3 è
tutta la corte. A mepare d'hauerle dipinto in
parte le belle qnalità di questo gentiliſſimo fi
gliuolo, delle quali mi rallegro ca V.S.laqual
prego di raccomandarmi alla Signora ſua con
ſorte,ai Signori ſuoi fratelli, ci ſorelle, 6 alle
figliuole , facendole certe, che ſe bene non mi
sofferiſce l'occaſione di ſeruirle come conuiene
al merito loro, ci debito mio, che in me
uiuerà ſempre l'ardente deſi
derio in tutto ciò che
io potrò gia
mai. -

oro.
G I O. G V G L I E L M O
S E R R A L O N G A ,

A L sI G. GIo. FRA Nc Esco


B E L L O N I, -

RA GI o NA con lui brieuemente


delle ſingolari virtù della Signora
Marcheſa di Peſcara.

f: " E A uoi foſſe coſi poca fati


N ca lo ſcriuere, come a me è
$ gran contento il legger le uo
si ſte lettere, io ui pregherei è
Berett
s E-va
a -
H darmi parte con una uostra
III e

degli ſpaſſi, che haueſte in


Milano al Carneualuecchio, º delle maſche
rate, o feste, che ſi fecero per la uemuta dell'Il
luſtriſſima signora Marcheſa di Peſcara:del
la cui amoreuolezza intendo che ſi ſono inua
ghite tutte quelle signore Milaneſi, nelche ue
ramente moſtrano ottimo giudicio. Ma ſe dal
S
o 1 o. C v G L 1 E L M o
l'aria, ci dalle maniere ſolamente preſero
tanta ſodisfattione, conſiderate quanta mara
uiglia ingombrate le baurebbe, ſe ſua Eccellen
tiafoſſe stata di lunga mano coſi da eſſe, com'è
da noi conoſciuta nei conſigli prudentiſſima,
nelle aduerſità patientiſſima, nella proſperità
moderatiſſima, nelle impreſe ſollecita,cº nelle
fatiche animoſa. Laſcio di dirui mille altre
parti lodeuoli,lequali ſi poſſono meglio diſcor
rere con l'intelletto, che iſprimere co la lingua.
Le laſcio dico, perche ci uorrebbe altro inchio
ſtro che l mio: & torno a dirui,chio uorrei ue
dere una deſcrittione di uostra mano dei paſſa
tempi di Milano, col qual fine à V.S. mi rac
comando quanto poſſo. Di Mantoua alliXIII.
di Marzo. M. D. LXI.
A L SI G. GI o V.A N N I
C E R R A T O,

Gli dà auiſo della ſua patrona,3


l'eſortaà venir à riuederla.
I GN o R mio egli è hormai
tempo, che uiriſoluiate di ri
ſpondere a chi ui chiama.
I Non uedete uoi,chela Sign.
Riaſène languiſceet muore
s E R R A L o N G A. 138
te i dolci, º pietoſi ſuoi lamenti? non u accor
gete dallo sfauillarde ſuoi begli occhi chella
tuttauia mercè ui chiama ? Et che altro uo
gliono dire, quei continouiſingulti, 6 ſoſpiri,
& quelle tante lagrime, ſenon l'ardente, ci
troppo amore,chella ui porta? ah ingrato uoi,
ſenon la ſoccorrete. Orsù ſuegliateui, & non
ſofferite che coſi giouane, coſi freſco, coſi bello,
& coſi amoroſo ſpirito per uoi ſi conſumi. Io
ui prometto Signor mio,chehieri dopò un lun
gopianto, ella fu uinta da un brieue ſonno,nel
quale giurerei dai mouimenti chella faceua,
che uoi le appariſteauanti, º che non ceſſan
do di dolerſi ui diceua. Ahi crudeliſſimo nemi
co,è poſſibile, che di tata durezza habbi il cuor
ripieno,che non ti riuolghi à penſare quanto io
fui facile à darmi in preda all'amor tuo? quan
touolentieri io conſentei, che pigliaſti il poſ
ſeſſo di questa miſera uita? o madre d'amore,
ò ſpietato fanciullo,patirete uoi, chio ſia coſi
uilmente ſtratiata? & chegli ſe ne uada coſi
altiero, ci ſenza castigo? & in questo penſie
ro destandoſi, ricominciò l'uſato ſuo pianto con
infinita mia compaſſione. Di gratia Sign mio
uenite ſubito, che per Dio hauete il torto dſtar
uene in coteſte ſelue cacciando fantaſmc. Ve
nite adunque, che ſarete il ben uemuto, º ue
S i
c: I o. G V G L I E L M O

mendo riſuſciteretei morti. Di Mantoua alli


II.d.Aprile. M. D. Lx 11.
A L S I G. P E RI M
P E R G A M O.

RA cc o NT A le lodi, 8 i buoni ef
fetti del matrimonio.
O DA T o ſia Iddio, che alla
fine habbiamo pure indotto
quel nostro amico a laſciar
quella Cialtrona, 6 a pi
il gliar moglie, 3 nel uero io
º non sò perche egli doueſſe
star coſi ostinato: atteſo che oltre alle ragioni
da uoi dottamente allegate, ui è anco, che dal
matrimonio rieſconohonori,amicitie, 6 gran
dezze, e col ſuo mezos accomodano molte li
ti, ci ſi racchetano infiniti odij, ci diſcordie;
nèſi truoua altro inſtromento più atto di que
ſto à riconciliare gli animi dei nemici. Et qual
compagnia èpiù dolcepiùgrata,cº più natu
rale di quella del marito, o della moglie?
quindi neuengono i cari figliuoli,quindi ſi ſchi
ua l'adulterio per mezo del quale non ſolamen
teſi commette il peccato;ma sacquista l'infa
s e R R A L o N G A. 139
mia, & ſi conſumano le facoltà, ſi come faceua
appunto eſſo nostro amico;ilquale conoſcerà in
breue la differenza fra l'ubidiente moglie, 3
la maluagia concubina, la quale ſi dilettaua
estremamente di crucifiggerlohora con ingiu
rie, hora con minaccie, 3 hor con l'ingorde, et
continoue dimande, alle quali è ſtato conſtretto
d conſentire con ſuo grauiſſimo danno, ci con
bauer pagato ſempre un piacere con mille tor
menti. Or rallegriamoci adunque, poi ch'egli
fuggendo la uergogna,uuole appigliarſi all'ho
nore del ſanto matrimonio, del quale ſi gran sti
ma ne fecero i Romani che difficilmente com
metteuano i carichi ci maneggi publici in ma
no d'altri, che di perſone accaſate, tenendo in
maggior conſideratione l'hauer figliuoli, che
l'eſſer carico d'anni: laquallegge fù particolar
menteſeruata dagli Egittij, iquali non admet
teuano l'huomo non maritato al gouerno della
Republica,conchiudendo,chella non poteua eſ
ſere bengouernata da huomo, il quale non ha
ueſſe prima imparato a gouernarla caſa ſua.
Ma qui non m'accade entrar nelle gran lodi
del matrimonio trattate non meno da latini,
che da greci ſcrittori. A me baſta il dirui che
l'opera nostra è stata ſantiſſima, o che uo
gliamo fornirla con trouar una moglie conuc
S i
C 1 o. G v G L I E L M O
neuole all'amico: auuertendo che doue egli ſte
ra permezo nostro di ridurſi a una felice ui
ta, non habbia poi cagione di maledirci, ci do
lerſi che gli ſia stata aſſegnata per compagna
una furia infernale, che tali ſono, anzi peg
giori le male mogli, perche quelle non tormen
tano ſenoni cattiui, & queſte tormentano i
cattini, º i buoni: ben chiom aſſicuro chegli
è galanthuomo, o che ſi farà conoſcerperma
rito, e chegli non uorrà ſecondo il costume
d'Achaia ſcopar la caſa, lauar le maſſeritie,
farilletto, (che è peggio) laſciarſi ingiuria
re, ci battere dalla moglie. Stateſano, 6 a
matemi. Di Mantoua il penultimo di Marzo.
M. D . LX II

A L L I N G RA T 0.
Lo accuſa agraméte d'ingratitudine.
, E LA ſubita mutatione, che
dello Stato uostro ha fatto
la fortuna, non ui ha ſpen
ta in tutto la memoria, do
uete pur ancoricordarui, che
- (tre dì ſono) erauate più
he l'iſteſſa forfanteria, é che ha-.
s e R R A L o N c A. 14o
uendo biſogno dell'aiuto di molte perſone, ui
mostrauate tutto dolce, tutto humile, º tut
to amoreuole. Hora mi uien detto, che per lo
contrario ſete diuenuto tanto orgoglioſo, º ſu
perbo per lo maneggio, che ui è stato dato,che
ben ſono rimaſi ingannati tutti queſti popoli
della ſperanza, che haueano concetta delle uo
ſtre falſe apparenze, o che è quelli principal
mente, dai quali ne i uoſtri biſogni riceueſte
mille piaceri, è quelli iſteſſi ſete nemico capi
tale, º fate loro mille torti. Ma ui ricordo
ſconoſcente che uoi ſete,che à Dio ſommamente
ſpiace il uitio dell'ingratitudine, º che degno
di morte uien chiamato l'huomo ſcordeuole de
i benefici riceuuti. Nè uoglio tacere,che tan
to miſericordioſi furono i Corinti è i micidia
li, o tanto ſeueri à gl'ingrati; che ſi conten
tauano ſolamente di bollare quelli, 3 è que
ſtileuauano la uita. Faccia purlhuomo quan
ti ſacrifici egli può, che eſſendo ingrato, ſa
rà ſempre infame, º odioſo al mondo. Et
ſe pur non uolete penſar tanto oltre, doure
ſte almeno conſiderare quanto ſia uolubile la
fortuna, o come ella poſſa in un momento
farui traboccare nel fondo della uostra pri
ma baſſezza, ci renderui inhabile àpoter più
riceuere beneficio, ne aiuto da alcuna perſo
S iiii
c1 o, c vo L1 EL M o sr R R.
na. Riconoſcete adunque, riconoſcete il pri
mo eſſer uostro, º non ui laſciate gonfiar
tanto dal uento della ſuperbia, ch un giorno
non ue ne habbia è riſultare uno estremo dan
no, ci una perpetua uergogna. Et con que
ſto fine prego Iddio, che ui faccia più auuer
tito nelle attioni uostre, ci che ui in
ſpiri à conoſcere, ci credere, che ha
uete più biſogno di conſiglio
hora nella proſpera for
tuna,che non haue
ſtegià nell'au
uerſa.
Di Caſale alli xv. di
- . Maggio.
M , D. LX I.
-
G V G L I E L M O
G V A Z Z O,

A M. F R A N c E s c o
T E S T A D O R O
D O R IN O ,

GL I racconta gli ſtenti, 8 diſagi


della corte doue ſi troua.
il 0 1 MI pregate di procurar
alcuno honeſto partito per
i lo noſtro M. Anſelmo,ilqua
È les ha poſto in cuore di do
uerſene uenir à queſta Cor
te, dicendomi uoi ch'io fac
cia opera di buon amico. Debita per certo,et
ufficioſa molto è la richieſta uoſtra, nè io poſſo
reſtar di eſſequirla, º cominciando di preſen
'te,io ui prego il più d io poſſo di far ogni sfor
zo,anzi di uietarſe potete, perche non ci uen
ga. Se queſto ottengo dauoi,ſpero d'hauer tro
uato il partito, etſodisfatto all'opera del buon
- G V G L I E IL M O

amico. Voi dite chegli è hormai auezzo agli


incommodi delle Corti,e che ſi ſaprà bene ac
commodare, ma ſtatene a me, che tutte le corti
ſon fatte al torno a petto è queſta, laquale in
brieue è l'inferno; dateui bor à penſarſe ui dee
entrare, di imaginateui, che coſi inquieto è lo
ſtato di queſta Corte, che tre giorni intieri di ri
poſo non ſi godono mai. Il fine d'un trauaglio
è il cominciamento d'un altro; fornito un cami
no ſi tirano padiglioni, º trabacche ſi drizza
notauerne, & caparetti;ſi ſcaricano robbe,di
sfannoſi ualiggie,ſtendonſi ſpalliere,ci con fa
ticagrande ſi adagiano gli alloggiamenti; nè
ſi toſto ſi ſono fatti gli apparecchi da un lato,
come ecco dall'altro colgono sù il tutto in un
tratto alla ſproueduta; chi quà, chi là; chi dal
la dritta, chi dalla manca, et tutti alla trauer
ſa con tanto d'empito, confuſioni di carret
te,muli,et bagagliegettandoſi il mondo ſotto
ſopra,come ſe aſpettaſſero il fuoco, che già con
le fiamme li poneſſe in fuga; o ſentiſſero, che ſot
to i piedi mancaſſe loro la terra,el giorno del
l'uniuerſalgiudiciogli haueſſe colti. Queſti
Iſono trauagli, 3 tormenti da far deuiar cia
ſcuno, º gettar la diadema di capo, 3 mipa
re aſſai migliore la conditione della gente d'E-
gitto,condannata all'andar miſeramente tapi
c v A z z o I 42
mando. Queſto perpetuo motto, non ha egli fac
cia di pena inſernale, º della fatica di Siſifo,
ilquale perla uolubiltà del ſaſſo, che con nuouo
precipitio ruina,ad eterna pena è condutto?
.Aggiungete poi, che lo ſtar del continuo è ca
uallo,el trottare alla diſperata, º con ſtraboc
cheuol furia,rompe in sì fatta maniera ciaſcu
ma parte del corpo, che i meſchini Corteggiani
a guiſa dell'infelice Iſione poſto ſopra la ruo
ta, girano attorno attorno,et non trouano mai
la fine del riuolgimento loro. Non dee poi ſa
pere M. Anſelmo qualſia il fastidio, el diſa
º igio, che per riſtoro della fatica nel lungo di pa
tita,ſi dà con un nouo alloggiamento fatto co
me Iddio ui dica, che fino a Prencipi ſe ne ſen
tono più di ſette uolte, de quali ſe ne ſono uiſti
bene ſpeſſo è ripararſi il meglio che hanno po
tuto: onde fra me ſteſſo ho detto molte uolte.
A che giouano a caſa loro le ſplendide " , le
adagiate camere di pretioſi drappi ornate, º
iſolo a pompa tenute, i tanti ſecreti luoghi da
compiaceruiſi dentro,le belle loggie, i rileuati
poggi gli ſpatioſi Cortili, le diletteuoli grotte,
3li ameni giardini, 6 gl'infiniti agi che ui ſo
no? Et di che rilieua il conſumamento d'un ſeco
lo, & d'un teſoro intorno alle reali porte, alle
magnifiche ſcale, alle marauiglioſe fontane, a
c v o L 1 E L M o
uaſi,colonne,figure in uarie forme ſculte di por
fido,alabaſtro,ſerafi, & d'altri eſquiſiti, cºpe
regrini marmi, iguali à che uale hauer fatti
condurre da ſtrani, 6 lontani paeſi? 3 à qual
fine con tanto ſtudio ſi procurano le riguarde
uoli pianure,lagrata uiſta de piaceuoli mon
ticelli, 3 d'antichi arbori confreſce ombre,ſe
non per commodità di teſtudini,topi, ſerpi, cº
altri animali,che ui sinuecchiano dentro, poi
che à guiſa di Tantalo non ſe ne poſſono ſeruire
nei biſogni loro? Iomi rido ſpeſſo ueggendo,che
conuiene loro qui alla Corte farſi camere, 3
ſale in una ſtalla, con li tramezi delle coperte
demuli,ci ſtenderui i loro materaſſi,ſe perciò
giungono a tempo, che molte uolte da fanghi ſo
no ritenuti fra uia. Et giunta poi la pouera
turba delle genti loro ſi recita la paſſione in un
guſcio d'ouo, ci ſe ne ſtanno la notte gl'infelici
ſeruitori ſecondo che la buona uentura li condu
ce, et ringratiano Dio d'un poco di paglia qua
dola poſſonhauere,et ſalendo bene ſpeſſo ſopra
una ſcala di legno fracido, che per due o tre
gradi interi,lor conuerrà ſaltarne altrettanti
rotti pergiunger ſopra un pulito granaio, o
capanna,doue entrati allo ſplendore di madon
ma Diana,che da più lati corteſemente fà lume
& al ſuon di denti commincieranno in compa
G V A Z Z O I 43
gnia de topi a far freſche danze alla triuigia
na,che fino al bel giorno dureranno. Non ci
uale qui l'appiccarla à S.franceſco, ne dire io
ſono ſcudiere,io nobile,è caſa mia faccio, 3 io
ſon quello che porto il bambagio al Sign. quan
do uà à far ſuo agio, non c'è figliuolo di polla
bianca, tutti d'accordo ſe ne uanno è trouarla
ſcala.Dateui à penſare come ſtanno poi quelli,
che ci uengono per negoti, à quali è conceſſo
priuilegio dalloggiar in campagna alla ſere
niſſima, e ſe pure ne caparetti trouano luogo,
non mancano carrettieri,ne mulatieri, che per
danari uogliono ſtentar anch'eſſi, ci far loro
compagnia. Quanti poi credete che ui ſiano,
i quali nè a meza notte ſon certi doue poſſano
hauer campo libero da coricarſi portando inui
dia à gli uccelli, o alle fiere medeſime? In
. ſomma tutto qui è pieno d'eſtrema afflittione,
ne sò qual picciola parte di notte, è di giorno
ſi paſſi ſenza dolore. Hor che dirouui delle sto
macoſe brodaiuole di queſti bigitinelli, oueter
ribilmente ſi giuoca alla ſtretta, ci fatto l'ap
parecchio,uoi uedete in un baleno la rappreſen
tatione di campoſanto da cantarui ſopra l'eſſe
quie,non apparendo ſenon oſſa, la onde biſogna
affrettarſi perche troppo uicina al di faſi la
ſera. Io uisò dire, che ſe i bocconi foſſero traui
c v G L I E L M o
acceſe non la camperebbono, che ſe ne uannoè
ſtaffetta, et con tanto precipitio,che ſtanno per
ſaltar fuori dell'orecchie. Di queſto coſi bello
ſpettacolo n è cagione la propria infelicità del
la corte,laquale non conoſce nè miſura, nè ho
ra;cº come che tal modo di uiuereſi habbia è
porre nei minori faſtidi, è però ſtrana coſa al
lungo andare, il bere con la ſete, el mangiare
con la fame altrui. Non biſognerebbe già,che
M..Anſelmo ſi penſaſſe di poter poi attendere
alcuna uolta alli ſuoi ſtudi perche qui iltempo
manca, é ogni buon guſto ne dilegua, 6 hiſo
gnerebbe chegli ſi riſolueſſè d'abandonarleMu
ſe, ci ſè ſteſſo. Segli occorreſſe à ſcriuere,i mu
ri, le fineſtre, i fondi di ualigie farebbono tauo
la. Ma per uſcir una uolta di queſto inferno,
io ui dico che qui sodono i pianti, º le quere
le d'infiniti malcontenti, che alla fine ſi troua
no dietro è uane, ci doloroſe ſperanze hauer
conſumata la robba, ſpeſi gli anni, 6 ruinata
la uita. Fate adunque uiprego,che M..Anſel
mo riuolga l'animo in altra parte. Bello, e -
bonoreuole partito gli offeriſce la patria, la
qualſiuede che benignamente à ſe lo chiama:
onde à mepare che ſenza cercar miglior pane
che di frumento egli debba riſoluerſi con l'A-
riosto; - -
C v A z z o I 44
Chi uuol andar attorno attorno uada,
A me piacehabitarla mia contrada.
Voi ſtate ſano,º amatemi.
«A M. PI E R FRA N C E S c a
S A P I E N T I,

Accvs A lui,che non gli habbia


ſcritto, 8 ſcuſa ſe ſteſſo per non ha
uergli ſcritto.
il 0 R1 cEvvt o le molte let
tere uoſtre, che tutto dì mi
mandate, ci ben ſi conoſce
la memoria che tenete della
mico, onde ne meritate lode
infinita, º ui ringratio pur
aſſai di coteſta uoſtra amoreuole maniera, con
laquale mandatepian piano legando in guiſa,
che non sò quando dall'obligo potrò diſcioglier
mi. Piacerebbeui queſto M. Pier Franceſco
per un principio di lettera? Io non ui potrei
Agià ſcriuere in queſta maniera ſenza mentire,
ma ſpettate pure,chio ui uoglio raſſettarla ca
pellina in capo, Parui che queſto ſia un far
d'amico,hauendo ſcritto quà mille uolte ſenza
mandarmi purun, Dio ti dia il malanno? Vole
C V o L I E L M o

te poi ch'io penſi,che la luna è mſºgno di tauer


na. Io ui ſonoſtato troppo credulo, º la bontà
mia paſſerebbe in malitia,sio faceſſi il cieco in
coſa hormai coſi chiara, doue uoi steſſo rauedu
toui del fallo,hauete preſo per coſiglio di torre
il colpo,cº dolerui prima di me, ma ricordate
ui,che non ſi uince per tirar prima, ne ſempre
cuopre ſe chi cerca di ſcoprir il compagno. La
querela, che per uoi ha fatta meco il Capitano
Alberto è ſtata,ch'io tengo sì le carte, non ui
ſeriuendo mai, che m'hauete uoi mandata una
lettera uoſtra, ma chehauete cantato a ſordi,
che ſete entrato in dubbio dell'animo mio, cº
che perciò uolete ſtar à uedere. Voi ui lamen
tate di me, ci io mi lamento di uoi, ma non ſi
calcia da queſta. Di me non dirò già che mi
mancaſſero ſoggetti, che di queſte ſcuſe non mi
uaglio, ma ſi bene la commodità, eltempo, che
le poche lettere,lequali ad altri ho ſcritte, quel
le ſolamente ſono state,che è ſorza m'ha la ne
ceſſità cauate di mano. Nèſtarò qui è dirui
qualſia la uita mig, el peſo ch'io ho addoſſo.
Sono molti meſi, che andiamo raminghi, e ſe
non ci facciamo contra la morte,credo che ha
urà chefare à trouarne. Doueſi è la mattina,
non ſi ſtà la ſera penſate mò il reſto, ci uede
teuoiſe potete improuerarmi coſa del mondo,
cbe
c V A 2 2 O I45
cheue ne faccio giudice. Crudel ſarebbe chi
non ſi moueſſe à compaſſione de caſi noſtri, ma
troppo più chi ſi uoleſſe obligare i ſalutargli
amici con lettere,che mi marauiglio come le po
che che ſi mandano non ſiano tutte piene di ſti
ualli et ſperoni,poi che qui d'altronòſi parla.
Ma che diremo di uoi che non m'hauete ſcrit
to? Io sò pure che dalle continue occupationi,
che hauete nell'andarà ſolazzo,ui auanzatem
po da ſcriuere, o che le commodità ui corro
no dietro è ſchiera à ſchiera, uoi non lo neghe
rete. Li ſoggetti non sò come non ubabbiano af
fogato, 3 in ogni caſo per difetto loro non ſi
; può hauereiſcuſa, perche il non hauer ſogget
ſi to, è il uero ſoggetto delle lettere fra gli ami
ci; poſcia che allhora Amor ſolo è quello che
ſpinge. Ma queſto anco ui ha di peggio, che
credendo uoi di celarla poca memoria tenu
ta dell'amico, apertamente hauete paleſato il
manco amore uerſo di lui, ci moſtrate di
non hauermi ſcritto, non perche uiſcordaſte di
me, ma per dubitar dell'animo mio, non ha
uendo io riſpoſto ad una lettera uoſtra. Coſi
intrauiene alla Simia,che più moſtra il ſedere
quanto più s'innalza. Se hauete laſciato di ſcri
uermi per tal dubbio, non lo doueuate fare, ha
uendolo fatto,moſtrate che la fede uoſtra uer
T
- c V G L I E IL M o

ſo l'amico è poca, eſſendoui caduto il ſoſpetto -


Doureſte pur ſapere che l'amicitia non conſiſte
nel render lettere per lettere, ne ſi miſura l'a-
more dal numero delle parole. Ma di quale
ageuolezza mi fateſtare a ſperanza nel reſto,
quando di dieci righe non mi uolete far cre
denza? Direi di più siouolesſi, ma non piac
cia à Dio, chio dichiari l'innocetia mia col far
moſtra degli difetti altruiſi come uoi ui ſete
sforzato. Hor laſciando queſti argomenti a
Dialettici,io uoglio M. Pier Franceſco, per la
parte mia che l'amicitia noſtra ſtia ſalda, -
laſci paſſare ſette per quattro, e mi dà a crede
re che il non hauermi uoi ſcritto,non auenga da
poca memoria, ma da ſicurtà,laquale tra quei
che samano dà per certo maggior ſegno d'amo
re, che non fà il riſpetto. Seui ſete querelato
meco ne dò colpa alben che mi uolete, ilqualui
fà diſiderar d'intender nuoue di me. Sebaue
te moſtrato poca fede, poca memoria, di poco
amore ſia tutto per prouaresio ſon fermo, e -
ſe può naſcer ſoſpetto in me. Amiamoci pur
ſempre,ſcriuiamoci, ci riſpondiamoci quando
potremo, º quando ci parrà. Mi piace poi ol
tre modo che habbiate giudicato, che à me toc
chi eſſer il primo a ſcriuere, poichetocca à chi
più ama. State ſano. -
“G V A Z Z O 146
A M E s S E R. P R E T E
P E R P E T V O , -

Lo motteggia perche ſcriua ceri


monioſamente, 8 con parole poco
famigliari.
F: NI A RA egli poſſibile una fia
SN ta, che miſeriuiate Gugliel
r º
mofà coſi, di colà,ſenza per
si N. ogni picciol fuſcello andarà
igi pigliarla
è=èe Fiere
uolta nei quan
quam preambulareſchi? Sio
andaſſi di là dal mare, muterei l'aria, ma non
l'animo, ſarei qualſono, º ſon qualfui più uo
ſtro che mio, perche la metà per ragione d'ami
citia ui tocca, 6 perche fra gli amici niente è
diuiſo,hauete anco a fare nell'altra metà. Po
nete questo da capo, mettete quello da piedi,
tramutate ſcemate,aggiungete,fate ciò che uo
lete, ogni coſa franoi starà bene. Hor dite in
un fiato ciò che ui biſogna, che tutto ſonuoſtro.
Ma ſe per caſo uſate queſti modi per farmi è
uedere, che ancora uoi ſappiate, non lo fate di
gratia, che appo me è ſouerchio. Ben diſaue
duto ſarei,sio non conoſceſſi il ſaper uostro, 3
ben dainuidia moſſo, sionol confeſſaſſi. Di
T i
- c V G L I E IL M O

caſi d'Orlando quel che ſi uuole, chegli non fà


mai dotto come uoi, i cui meritamente ſi con
uiene il titolo di maeſtro di stalla, anzi diſtal
lone delle Muſe. Voi fate uolar la penna, cº
melauorate à marauiglia, che ad ogni gran Si
gnore baſterebbe lo ſcriueruoſtro. Sò poi che le
ſapete tutte, che hauete i fioretti della Bibbia
a mente. Dell'aueduta piaceuolezza non ne
parlo,che il filo della camicia con le mani trar
reſte à Penelope. Anderei dietro un giorno
ſenza mai raffinare, siouoleſi dir quello,chin
uoi è da capo a piedi, ma ben ui prometto(non
naſconderò queſto, che ſarebbe un defraudarui
delle uostre lodi)che nella dimanda con la uo
ſtrafattami, mi raſſomigliauate con quelle ſca
lette ad un girifalco, che andaſſe tanto alto,che
ſteſſe à pericolo di perderſi, ond'io tutto in me
raccolto staua aſpettando che haueſſe à riuſci
re. Ma queſto tutto non uuol dir nulla poi che
il ſaper uostro non ha biſºgno di pompa preſſo
di me, che ſono a tutte l'hore in acconcio per
uoi. Trattatemi pur alla dimeſtica, º ſcriue
temi come mi parlereſte, che più guſto truouo
aſcoltando uoi,che tanto amo, che un foreſtie
ruccio, chio non ſappia chegli ſi ſia. Coteſti
bei modi di dire ſerbateli à luogo, o tempo,che
ad ogni tratto non ſi uuol metter lor mano:
S V,A 2 2 O , 147
preſto preſto ſi farebbon uenirà gran mercato,
e à i biſogni ne potreſte" patir difetto. Ter
nete pur à munitione quéi altresì,badare,teſtè
e cbente per faruene honore à maggior occa
ſione con perſone piugrandi di me. Inſomma
ui uà diſcretione in queſto meſtiero. Fate con
to che habbiano lì ſeruire di codimento, º non
di cibo. Sò hora che m'intendete;infino al trop
pozuccaro annoia. Ma ſenza altro adopera
tegli ne più ne meno, come il uostrozambellot
to,che ſarà bella, 3 fatta più chiara non uela
ſaprei dire. Hor per uenire al uerbo principa
le,darò quello che mi chiedete à uoſtro fratel
lo, & periſcontro della pollice farà il moggio
di ſale,che ho mangiato con uoi: & però ue la
rimando. Se in altro ſon pergiouarui, ſouuen
gaui che in me perpetuerà M. Perpetuo.
A MA DA MA E IL LOT.
La ringratia della lettera ch'eſſa
gli ha ſcritto.
i Hirſ 01 hauete pur uoluto con la
ºVER uostra corteſe lettera farmi
conoſcer quanto ſiate più a
siº - moreuole di me, che non ui
ho mai ſcritto dopò chioſo
no in Corte. Ma in uero ho
T iii
C V G L I E L .M O -

conoſciuto prima d'adeſſo che mi biſogna ce


derui in tutte le uirtuoſe parti. Nè penſa -
te perciò chiomi diſperi, nè che io mi stimi
dimanco ualore, anzi miglorio, ci mi re
co à grande bonore l'eſſere ſtato uinto da una
bella o uirtuoſa figliuola,come ſete uoi,etſon
ſicuro che la uoſtra uittoria porta alla mia per
dita fauore, 6 riputatione. Et perciò ue ne
ringratio quanto poſſo pregandoui à non ui la
ſciar mai uſcir di mente l'affettione, ci riue
renza,che già ui ho dichiarata, 3 far talhora
pruoua della ſeruitù mia,cò che mi raccoman
do alla buona gratia uostra.

A L L A M E D E s 1 M A.
La ringratia delle raccomanda
tioni ch'eſſa gli ha mandate.
FAl I E R1 furono fatte le uosire
raccomandationi à tutti quei
ſti gentilhuomini delSignor
Duca mio, da me in poi, che
reſtai eſcluſo da queſta gra
tia : d'onde preſi opinione
d'eſſerui uſcito dal cuore: ma hoggi eſſendoui
raccomandata a me ſolo col mezzo d'unpag
e v A z z o 148
yio,mi ſono in tutto ſgannato, º mi conoſco ho
ra ſopra gli altri priuilegiato: parendomi ap
punto d'eſſere ſtato cauato fuori di quel nume
ro nel modo che ſi caua dal pane del commune
un pezzo di paſta per la fogaccia della dome
nica,ſi che io stimo più ſaporite queſte racco
mandationi fatte à me ſolo, che tutte l'altre in
ſieme, º me ne ſono già fabricato un monte di
promeſſe. Potrei bene ingannarmi coſi in que
ſta opinione,come nella prima, ma ſe coſi è,non
me lo dite di gratia, º laſciatemi uiuere in
queſto dolce errore che mi tiene in uita. Et con
queſto fine rendo per una cinquecento racco
mandationi, alla buona gratiauoſtra.

A L L A M E D E s 1 M A.
La prega è volergliſcriuerſpeſſo.
01 mi farete diuenir troppo
| glorioſo ſe continuate à ſcri
| uermi le nuoue dell'eſſeruo
ſtro. Sò benio ch'io non me
rito tanto fauore. Ma uoi
= douete forſe coſi fare più to
ſto per manifeſtarà tutto il mondo la bontà uo
ſtra,che per mio particolar riguardo. Horsù
att/
e- cvc L1EL M o GvAzz o

fate bene, perche coſi fà anco il Sole,rallegran


do con la ſua uiſta non meno i piccioli, che i
grandi. Tanto più adunque ui reſto obligato
quanto più è lontano il merito mio dalle gra
tieuostre, lequali ui ſupplico è continuarmi,
poi che con questo mezo riluce uiè più la cor
teſia uostra.

H E TT o R MIR o G LI o,
A L S I G N 0 R D V c A
D I M A N T O V A,

D1 ch 1 A RA conviue ragioni due


regole appartenenti alla ſanità,8 diſ
corre ſopra l'uſo della medicina.
=n A coyE à giorni paſſati in
TPadoua una dotta conteſa
fra alcuni ualenti Medici ſo
i pra due regole appartenenti
il al uiuer noſtro:l'una, che tut
to ciò, che piace nodriſceil al
H E TT O R M IR O GLI O, 149
tra tutte le coſe eſſer ſane à ſani nel qual ſog
gettaio ſon uemuto fra me steſſo facendo alcu
me conſiderationi forſe non poco utili: la onde
occorrendomi a ſcriuerà uoſtra Eccellentia del
lo stato di Madama Eccellentiſſima Ducheſſa
ſua Madre, º mia Signora ho preſo ardire con
queſta occaſione di ſoggiunger brieuemente in
torno alle dette regole il parer mio.
Madama dunqigiunſe ad Abbanoa rrir.
del preſente, doue ha cominciato a pigliar la
goccia con molta ageuolezza, dallaquale non
poſſiamo ſenon ſperare ottimogiouamento men
0 tre che ſua Eccellenza giunga a fine di queſto
rimedio con quella buona diſpoſitione, con la
quale ui ha dato felice principio. Et per tor
nar al primo propoſito le dico, che la diuerſità
de pareri partoriſce diffidenza, ci dubbio in
tutte le coſe, maſſime nella medicina,laqual di
;
l uerſità ueramente non ſi può dir nuoua nell'ar
te nostra, ma uemuta d'età in etade da huomi
ni antichi,cº di gran nome, iquali diuerſamen
te, 3 ſecondo la fantaſia loro priui della uera
dottrina medicauano, Et eſſendo tra loro ſi
mil diſcordia furono drizzate tre ſette di medi
ci totalmente diuerſe l'una dall'altra; del che
aueduteſi molte perſone, diſſero la medicina eſº
ſer instabile, o fallace, é che perciò non bi:
- H E T T O R

ſognauà ne creder, ne farà modo loro, ma ſe


guirla natura, cºgli appetiti nostri, ci ſe
condo eſſa in tutte le coſe gouernarſi, i cui uo
lendo contrastare ſi uengono a imitar i gi -
ganti, che coi Deiuolſero combattere, oltre
che da tutti i filoſofi, ei medici iſteſſi ſi admee
te, che la natura da ſe medeſima è ſofficiente a
indurre gli huomini alle coſe gioueuoli, età ri
mouerli dalle nociue, & gouernarli come gli al
tri animali ſenza error alcuno, eſſendo ella dot
ta & operando come giudicioſa, poi che è guie
data dall'intelletto, cheno erra mai la cui pro
uidenza ſi dice eſſer ſenza fine. Et fabricando
nuoui argomenti ſeguirono, 3 diſſero il ſenti
mento del guſto eſſerci stato conceſſo affine,che
con eſſo noi diſcerneſimo i migliori, e più di
licati cibi da i peggiori & abomineuoli, inſe
gnandoci quello che ſi dee pigliare, º laſciar
d parte: & di qui uogliono conchiudere, che
quelli che più dilettano ſono conſeguentemen
te migliori, i più conformi alla compleſſione
di chigliadopera. Di più, che la natura non fe
ce mai coſa alcuna in darno, anzi che tutto è
ſtato da eſſa fabricato a commodo,è uſo, º or
namento nostro,nè ha infuſi in noi queſti appe
titi per danno, ma più tosto per ſalute nostra;
Jºggiungendo, che i medici haueano uitupera
M I R O G L I O 15o
to & lodato i cibi ſecondo il loro appetito, ci
Juſto,cº che per iſperienza uedeuano moltiag
prauati da mali ſecondo la loro opinione incu
rabili, eſſerſi ſenza medicina riſanati, colſolo
aiuto della ſua buona natura, º per lo contra
rio molti morire d'aſſai minormale nelle mani
demedici più eccellenti, alcuni ancora, che tut
tauia uiuendo ſotto le regole della medicina ſo
no di cortiſſima uita; & molti diſordinati, cº
ſprezzatori d'eſſe regole, uiuono lungamente;
& che perciò i Romani stettero tanto tempo
ſahi ſenza medico alcuno;aggiungendo di più,
che ſi ueggono molti huomini più uolentieri pa
ſcerſi d'alcune ſorti di frutti, che d'altri cibi et
iſl uiuono ſani, º che non uale il dire che il trop
po uſo continuo delle coſe cattiue ſia biaſimato,
e non il mezano, di poco, percioche ſono me
deſimamente uituperate le pernici et faggiani,
ſe ſenza miſura ſi mangiano. A queſto argo
mento ſi aggiunge finalmente,che molto più re
ligioſa, chriſtiana coſa è il nodrirſi di frutti
d'herbe,e di legumi, elbere acqua, che il ci
barſi di carne, o d'altre uiuande dilicatiſſime
ordinate da medici, i dottimo ſuco,ſi come ci
dimostra la uita degli huomini ſanti, o par
ticolarmente quella di San Girolamo,cº d'al
tri non meno ſanti, che dotti, le cui ſcritture
ti E T T O R .

fanno fede, che una ſimil uita non ſolamente ci


mantiene lungamente ſani, ma ci libera da ui
tij dell'anima, o ci conduce al luogo de beati,
ai quali huomini ſanti è più da credere, che è
Galeno è altri medici famoſi. - ,

Totrei io ancora Eccellentiſ. Signore con


le auttorità de dottori noſtri affermare, che noi
debbiamo eſſer contenti dell'opere della natu
ra,laquale è per ſe ſteſſa baſteuole à eccitar à
qualſi ſia animale i propri, neceſſari,et più con
uenienti appetiti, coi quali ſi mantenga, 3
sacquiſti la ſua ſanità, ma tacerò hauendone
detto per opinione degli altri aſſai. Nondime
no poſſiamo beniſſimo riſpondere, º ſodisfare
alle ſudette ragioni dichiarando prima qual
ſia eſſa natura, che altro non è che la uirtù, cº
poſſanza con la quale l'animale è regolato, cº
Jouernato; egliè ben uero, che ſecondo l'eccel
lenza, ci uaria compoſitione de corpi è quali
eſſa natura è ſuperiore,eſcono uarij, & diuerſi
appetiti, º ſimilmente operationi più, º me
no buone e perfette; 29 pertanto in cui è la
natura di maggior eccellenza, ci perfettione,
ſono ancora più degne, é migliori le operatio
ni;e di qui uiene la differenza, che tra gli ap
petiti, é effetti noſtri ſi uedescº di più le tan
to differenti opere, o diſideri che ſono tra gli
M I R O C L I O 151
huomini, di tutti gli altri animali, coſa che al
tronde non procede, che dalla eccellenza della
natura noſtra, che di gran lunga di uera perfet
tione la loro eccede: quindi naſce quel gran
de ardore, 3 inſatiabiluoglia, che habbiamo
d'imparare, º perciò diſſe quel grande filoſofo,
Tuttigli huomini naturalmente diſiderano di
ſapere: per laqual coſa chiaramente ſi uede che
lhuomo in quanto huomo ſolamente diſidera
quello che è ottimo, ci che più conuiene alla
perfetta natura ſua, º ciò hanno uerificato
tutti i più nobili filoſofi, ei medici del mondo,
dicendo eſſer ſolo conueniente all'huomo l'eſſer
ſaggio, c uiuer con ragione. Coſi adunque dee
neggerſi, 6 uiuer l'huomo ſecondo l'appetito,
& natura ſua, 3 ubidirle come è ſuo uero ca
pitano, 3 guida;che à uoler contraſtarle, ueriſ
ſimo è, che à guiſa degiganti ſi fà guerra coi
Dei, & in queſta maniera non ha biſogno l'huo
monè per conſeruarſi ſano,neper riſanarſi qui
do è infermo,d'altro medico, che della natura
ſua,eſſendo ella da ſè mediſima diligente, ci ha
ſteuole à ſouenirli di quanto ha biſogno. Ma per
che non in noi ſolamente regna queſta tale otti
ma, & perfetta natura, ma ui s'aggiunge anco
ra la concupiſcenza, che parimente è commune
a tutti glialtri animali, ct che sadopranella di
R E r r o R
lettatione, maſſimamente de cibi,la quale il più
delle uolte ſignoreggia in noi, di qui naſce, che
da eſſa trattigli huomini, ci auolti nelle dilica
tezze non ſeguono il loro diritto camino, anzi
trauiando fanno triſte, ci peſſime elettioni in
uece delle buone,ilche uedendo il diuino filoſofo
aſſomigliò la natura moſtra è un carro tirato
da due caualli, guidati da un carrettiere pru
dente per loquale inteſe l'ottimo noſtro intellet
to, & per li cauallide quali uno ſia indomito,
e sfrenato, e l'altro ubidiente, ſignificò la ra
gione,cº l'appetito, º ſi come è talhora sforza
to il ſaggio carrettiere dal cauallo sfrenato è
uſcir del buon ſentiero, non potendo il cauallo
ubidiente far contraſto all'impeto dell'altro,co
ſi è sforzato l'intelletto noſtro a cedere, ci in
clinare all'appetito, laſciando la ragione à par
te: & pertanto non è marauiglia, ſe per confu
ſione dei ſenſi noſtri, e per fortezza, ci au
mento della ragione,è ſtata ritrouata l'arte, la
quale habbia riguardo a ciaſcuno ſecondo i di
ſideri ſuoi, che sella adornerà i coſtumi dell'a-
mimo,ſi chiamerà filoſofia morale, º ſe proue
derà alla ſanità del corpo, meriterà il nome di
conſeruatrice d'eſa. Della prima fà molto ben
lodato il grande Scipione, ilquale dopò hauer
uinta, o quaſi tutta abbruggiata Cartagine,
M I R o G L ,I O 152
rimandò al padre, º allo ſpoſo ſuo la caſtagio
uane,uergine bella amarauiglia,che prigionie
ra gli era ſtata menata al ſuo alloggiamento.
Con ſimil arte ancora fecero reſiſtenza alla
grande cupidigia delle ricchezze Marco Scau
ro, Quinto Emilio, molt altri per le loro uir
tudi buonini illuſtri. -

Quantopoi uaglia in noi l'arte della medi


cina nol prouerò con le chiare ragioni & iſpe
rienze dedottori grauiſſimi, ci antichiſſimi,
per eſſer coſa è giorni noſtri tanto manifeſta,ct
chiara,hauendola V. Eccell. in ſe ſteſſa proua
to,che trauagliata lungamente da una conti
noua febre pericoloſa, è prieghi dell'Eccellen
tiſ. Madama Ducheſſa ſua Madre pigliò una
medicina ordinatale dagliEccellenti ſuoi medi
ci M. Franceſco, º M. Gio: Maria Facini,per
laquale fù da eſſa febre liberato. Non ſi uede
medeſimamente, un'infermo trauagliato di fe
bre continoua, e dalla ſete con debolezza di ſto
maco, non diſiderar altro più che di beracqua,
ci beuendola incorrere in acerbiſſimi dolori,
che beuendo altra ſorte di beuanda, ancorche
manco al ſuo guſto piaceuole,non ſente traua
glio alcuno ? cº queſta ſperienza può V. Ecc.
bauer ueduta in Madama ſua Madre, mentre
durò quella ſua lunga febrei perciochefù da
- E E T T o R

noi eletto un uino bianco al ſuo ſtomaco accom


modatiſſimo, º uietata a S. Ecc. l'acqua già
tanto tempo da lei uſata per lo nocumento, che
le faceua,ſe ben al guſto tato l'era grata. Auie
metalhora, che alcuna perſona mangiando di
uerſè uiuande per malſuco,ò altra qualità cat
tiua d'una d'eſſe,cade in un dolor di capo,et nò
ſapendo qual deſſe ne ſia cagione, continoua à
mangiarle tutte,delche il ſaggio medico accor
toſi,con uietargliene una fa ceſſare il dolore,et
ritornando il patiente à guſtarla, ſente manife
ſtamente rinouarſi il medeſimo dolore. Et per
che queſte ſono coſe troppo chiare,uano ſarebbe
il raccontarne in maggior numero. Quanto al
guſto noſtro, crederò io ancor eſſeruero ciò che
dicono, ma auenga,che quei cibi che ſono aggra
deuoli al guſto ſiano anco più couenienti,et mi
glioriallo stomaco di quelli che l'aborriſcono,
non ſi dec però quiui far argomento della bon
tà, & tristezza deſi, perciocheſi uede, che il
dolce, 3 gratoſapore d'un cibo uelenoſo, ci
mortale lo rende molto ſoaue, ci piaceuole al
guſto: & perciò è mantenerla ſanità dello ſto
maco,cº del corpoſi dee far nei cibi quello, che
suſa nelle medicine, oue nonſi riguarda ne al
l'amaro,ne al dolce ſapor d'eſſe, ma al gioua
mento che ſono per recare. Più oltre non ueg
giamo
M 1 R o c L 1 e I 53
giamo noi molte donne grauide, che ingorda
mente bramano di mangiar carboni,terra, cº
altre coſe peſſime? Per queſto uogliamo noidi
re che ſimilforte di uiuande lorgioui, oſia ſa
maº Adiiq, per conoſcer qualiſiano le copleſio
ni, a cui conuengono i cibi chepiù appetiſcono,
e più lorº piacciono, et quai cibi poſſano con la
ſºità e qualità loro eſſer profitteuoli, ono
cini, biſogna ad ogni modo, che la medicina ce
l'inſigni. Affermo ſimilmente quato ſi dice del
la natura, che no opera mai indarno coſa ueru
maina be aſſicuro k. Ecc.che noile uſiamo poi
malamente ſenza modo, tepo,omiſura alcuna.
Ft coſi accioche non reſtiamo totalmete in pre
da agli appetiti con l'induſtria, arte predet
faſi deonogouernar le coſe che i medicihab
ºianº lodato, e biaſimato i cibi ſecondo ilgu
ſto é uolontà loro, questo è falſo, percioche
tutto è ſtato detto, º approuato con ragione,
º iſperienza lunga, maſſimamente deſapori,
ºdori & degli effetti cheſi producono gliè
tenuero che in alcuni paeſi, a luoghi ſono dif
ferenti d'odore, e di ſapore, ſono ancorpiù
º menº nociui & ſani, sì come ancor ſono di
ſi meſi di bontade, º nocumentoſecondo le com
iº pleſioni, uſanze degli huomini diuerſè: &
ſi Pertantoſiuede che un cibo più ſiconuerrà,et
-
arrro r,
giouerà à una natura, che à un'altra, ſecondo
la ſomiglianza, ci ſimbolo che ſarà tra l tem
peramento dell'huomo, º del cibo. Concedo
ancorio, che alcuni ſi trouanouiuer lungamen
teſenza conſiglio demedici, ſi come uiſſeroxe
nofilo muſico,cº Socrate:ma queſto è, sì per la
loro buona natura,et sì perche ſottomettendo
ſi alla ragione ſono temperati, º ordinati nel
uiuer loro. Credo ancora, ſi uede chiaro, che
ui ſiano perſonehoggidi al mondo, che diſordi
natamente uiuendo,ſi danno è piaceri, 3 deli
catezze d'ogni ſorte, º pureſtanno lungo tem
poinuita; dico bene che queſti ſono rariſſimi,
& per uno che facendo ſimiluitaſcampi aſſai,
dieci ne muoionogiouani, o reſtano dalla got
ta,o d'altri mali oppreſſi di continouo, & ciò
per la loro crapula,cº uita àguiſa di Sardana
pali. La cagion poi, che può alcuni di questi
tali condurre ſani a lunghezza di uita, o che
uiene da grande eſercitio, permezo delguale
ſi fortifica il calor naturale, ci ſi conſumano
tutte le ſuperfluità, o che procede dalla lunga
conſuetudine,con laquale ſi ſono pian piano a
uezzi à coſi diſſoluta uita;il chefà, che in alcu
ni non auiene nocumento d'importanza, come
ſi legge degli Ethiopi,i quali quando uoleuano
ºccideri Prencipi loro,nodriuano di ueleno le
vi
M I R O o L I O 154
più belle, cº più gratioſe figliuole che haneſe
ro,affine, che restando eſſe ſenza nocumento,et
cambiandoſi gli ſpiriti ci humori loro in uele
no,poteſſero i" morte a Prencipi col mezo de
i baci, z congiungimenti, dai quali esſi non
ſi poteuano aſtenere, ancora che ſopragiungeſs
ſe talhora la morte ad alcuna delle fanciulle,
perlo continouo uſo del uelenoſo cibo. Di più
ſi truouano altri huomini in aſſai maggior nu
mero morire per li diſordini loro,o caderinina
fermità incurabili, eſſendo ſtati per l'adietro
ſempre ſaniſſimi e molti prima deboli, º in
diſpoſti, che per opera de medici ſi ſono poi rin
forzati,ºlungamente uiuuti. Et ſe i Romani
ſtettero tanto tepo ſenza medici,nòſtetterape
roſenza medicina, che ogniuno ſecondo la com
plesſione, il ſeſſo,l'età, e la ſtagione del cielo,
& de paeſi seleggeua una buona regola, cºn
maniera di uiuere, con la quale ſi manteneua
ſano; & ſe in alcuna indiſpoſitione incorreua,
ſi riſanaua con dieta,bagni,untioni, i frica
tioni, o con ſemplici & compoſti a tali biſogni
conueneuol" rimedi eſſendone però al
cuni ignoranti, che fuori di tempo, º d'ordine,
e di miſura gli uſauano, non ſapendola uir
tù loro, infermauano maggiormente, o moriua
no,tra i qualifi catone Romano, che indiffe.
V /
º ti E r T o R 1 :
rentemente uſando il ſuco de Cauoli, uolſe con
eſſo medicarſempre la ſua famiglia, 3 tanta
fece, che tutta la ſtroppiò, º quaſi l'ucciſº, cº.
di queſti tali ce ne ſono è di noſtri in aſſai buon
numero,che in luogo di riſanargli infermi,gli
amazzano, per eſſer ignoranti delle coſe ſecre
teaccennate dagli antichi, º del modo, et del
tempo,co i quali è neceſſario uſarle. Che molti
dopò aggrauati da pericoloſi mali ſenza conſi
glio, 3 opera de medici ſianoguariti, ciò è a
mennto per la forza, 6 bontà della natura lo
ro,laquale,o con uomito,o fluſſo di ſangue, o di
altro humore ſi può eſſere ſcarca, hauendola pe
rò l'infermofauoreggiata con qualche indu
ſtria & artesilcheſe prima, a miglior tem
po,cº con maggiore ſtudioſi fuſſe fatto più to
ſto ſarebbe l'infermo uſcito di pericolo. Non
uoglio per queſto negare, che alcuni non ſe ne
muoiano nelle mani de medici d'infermità ſa
mabile; maſi come può quest'auenire per ca
gione del medico ignorante, coſi può anco eſe
re, che l'infermità in prima uiſta ſanabile ſi ſia
-
poi fatta mortale o per propria malignità del
Iſa,oper l'inobedienza, ci diſordine dell'infer
mo. Dapoi ſe quel che piace gioua, & nodri
ſce, qualcoſa piace più, º più è diletteuole du
ma bella, 3 leggiadra Donna? con la quale pe
M I R O G L JI IO 455
rò ſe tanto ſi prattica, quanto l'appetito porta,
in molte ſorti d'incurabili mali ſi trabocca,maſ'
ſimamente in debolezza denerui,in hettiche fe
bri, 6 gotta, e altri, che non accade raccon
tar di preſente,ma che è più, non ſi fanno delle
uiuande, é uini dilicatiſſimi al guſto, che poi
ſono auelenati? non ſi truoua pariméte chi per
mangiar d'un cibo che gli ſarà ſommamente
piacciuto incorre in grauiſſimi mali, come ſa
rebbe influſſo di uentre è in ſoffocamento,come
perli funghi auiene? E pur coſa paleſe di quel
buon compagno, che ſopragiunto dalla fame
per uiaggio ſi poſe a mangiar tanti pomi, -
poi à beracqua in modo, che eſſendogli indebo
lito lo stomaco,elfegato, finalmente mori di
dropiſia. Per tutte queſte ragioni adunque io
non crederò che quella uolgar regola uaglia,
che dice, quel che sà buono nodriſce, ma più to
ſto direi il contrario, che quello, che benodriſce
foſſe buono,ne come credo, che quella regola ſia
uera, che dice; A i ſani ogni coſa è ſana,et que
ſto per le ſperienze dette di ſopra, ma ben ſi po
trebbe dirforſe così, che tutte le uiuande ſane
ſono ſane ai ſani. Alla ragione di quegli huo
mini ſantiſſimi riſpondo, ch'ella mira più toſto
la ſanità dell'anima, che del ". -

ſi con taluita la carne noſtra, facendoſi con


V it
. - H E T ro R 1 -

traſto à gliempiti della luſſuria, o dellemor


bidezze terrene. Ma con tutto ciònon manca
no al mondo molti costumati, é di buona, º
temperata natura, i quali paſcendoſi tuttauia
di carne,cº d'altri cibi dilicati ſono riuolti al
ſeruigio di Dio,agli eſerciti lodati, º all'o-
pere chriſtiane, ci ſante, hauendo ſempre più
riguardo alle ſempiterne felicità, che ai diletti
uani, 29 caduchi di queſta mortaluita; del che
ne riſplendono coſi chiari eſempi nell'Illuſtriſ
ſima caſa Gonzaga,che ben ſarebbe ſouerchio il
uolerli addurre i V. Eccell, alla quale con que
ſto fine baciohumilmente la mano. Di Abba
no il xviij. di Giugno. M. D. LXI. -
- - --

A L ( M E D E S I M O.

CoN c H 1 v D E che advn Medico


conuiene il titolo di Capitano.
o ringratio quanto più bu
| milmente poſſo, º debbo uo
" ſtra Eccellenza del fauore
chellam ha fatto con la ſua
amoreuoliſſima lettera, dan
domi titolo di strenuo Capi
tano,ueramente conucneuole o per una, oper,
M 1 R o c L 1 o 156
altra maniera à tutti i medici, quali conla lo
ºro dottrina riſanano, è uccidono chi uà loro
per le mani: & ſi come lo" i ſuoi ſol
dati da grandi pericoli,et l'uccidergli nemici,
ſono atti di uero capitano, coſi illiberar con ri
medij molti aggrauati da diuerſe indiſpoſitio
i ni, & molti farne morire,è proprio ufficio di
l
ualente medico, é ragioneuolmente gli ſi può
dare dello strenuo Capitano. Et non ſenza ap
parete ragione quel grand huomo Romano ſcri
uendo a ſuo figliuolo,l'auuertì,che fuggiſſe i me
dici Greci,percioche cercando d'accreſcerla fa
º ma loro con la nouità dei rimedi, uccideuano
molte perſone,ſi come già haueanogiurato di
fare, del che non ſolo non erano puniti, ma tra
loro era alla fine quello degno di maggiorhono
re,chepiù ne hauea ammazzato, coſa però, che
i nostri tempi ſarebbe,e' uituperoſa, e ſeue
ramente castigata: dirò bene, chiun medico,il
quale nel principio della ſua auocatione iſperi
mentando con altrui pericolo i ſuoi rimedi,di
ueniſſe alla fineper questa uera eſperienza ſag
gio,cº dotto, meriterebbe º per l'una, e per
l'altra ragione nome di gagliardo, 2 brauo
Capitano. Madama Eccellentiſſima con l'aiu
to di Dio partirà per Mantoua fra quattro
giorni hauendo con felice ſucceſſo, º gioua
V iii .
º i rºtt E T r o R e
mento finito di pigliarla goccia. Et baciohu.
milmente la mano è uoſtra Eccellenza. Di
bbano alli II. di Luglio del LX 1.
-

; A L S I G. C.A RD I NA L E
- H E R c o L E D I
M ANT o v A.
-

- GL1 dà conto dell'indiſpoſitione


di Madama Eccellentiſſima Ducheſ
ſa di Mantoua.
L L1 x. del paſſato l'Illuſtriſ
ſima ei Eccellentiſſima Ma
dama Ducheſſa mia Signora
li infermò di gotta accompa
º gnata da febre, e doglia di
= teſta, e di ſtomaco, ma eſſen
do in quattro giorni ceſſato il dolore delle giun
ture,cº del capo, ui reſtò la febre con l'indiſpo
ſitione dello ſtomaco tanto crudele, che malage
uolmente comportaua alcuna ſorte di cibi qui
tunque dilicati ſi foſſero, anzi ſubito dopò il
paſto ſi faceua maggiore, º medeſimamente
creſceua la febre in modo, che eſſendo ſua Eccel
lenza hora dall'uno, hora dall'altro trauaglia
ta,non poteua pur un poco pigliar fiato, ne ri
M 1 R o G L 1 o 157
fiorarſi, maſſime che nel tepo della notte quan
do douea ripoſare ſe le aumentaua la febre con
molte, 3 graui afflittioni. Ma dopò lhauer
continouato ſua Eccellenza per dodici giorni
in queſto eſſere, parue che il male ſi racche
-
taſſe,et la laſciaſſe in ripoſo; & rallegrandoci
noi tutti della a mano, a mano ribauuta ſani
tà, ecco che aixxIx. ſi riſuegliò il dolore nello
stomaco con la febre non ſolo maggiore della
prima, ma continoua,che l'indeboliſcono, e ſtan
cano di maniera,che ipuò nè ripoſar, nè ci
barſi, ſenon con fastidio grande, º già ſono
i" , ch'ella coſi fattamente com
uta dal male ſe ne stà nelletto, º da quel
lo,che i ſegni ci mostrano, non poſſiamo ſenon
giudicare, che il male habbia da eſſer lungo, il
che molto ne fa dubitare, atteſa la debole, º di
licata compleſſione di ſua Eccellenza, etletan
te diuerſè,6 graui indiſpoſitioni, 6 paſſioni
d'animo, dalle quali è stata oppreſſa, oltre che
affermando l'Eccellente Meſſer Gio. Maria Fa
cino ſuo medico di tant'anni non hauer mai
ſua Eccell. patito febre, ci stando di preſente
coſi estenuata, º magra, afflitta da contino
ua lunga febre, º dolori aſpriſſimi, non è ſen
za cagione ſe stiamo in qualche ſoſpetto, che ſe
ſimili accidenti foſſero in perſona robuſta,cire
i ºff E r r o R :: - -

fierebbe maggior ſperanza di ſanità ſenon coſi


per tempo, almeno più tardo, uincendoſi pian
piano la lunghezza del male con la gagliar
dezza della compleſſione poſſente à ſopportar
lungamente ſimili diſturbi: nondimeno ande
remo à tutto nostro potereſoccorrendo ſua Ec
cellenza con buoni rimedi,cº diligenza,affi
ne che ſi rimetta in miglior stato, con ſperanza
chel Signor Dio non ci uoglia priuare d'un tan
to eſempio di giustitia, di pietà,º di ſanta ui
ta. Piaccia a ſua diuina Maestà ch'io poſſa
quanto prima dar miglior nuoua di questa à
V. S. Illustriſſima alla quale non mancherò
di far ſapere di giorno in giorno ogni ſucceſſo.
Et qui le bacio le mani quanto più humilmen
tepoſò, ci debbo. Di Mantoua alli xvII. di
Settembre. M. D. Lx 1. º º

. .
-

A L M E D e s 1 M o.
Co Nr.1N va in dar nuouadiMa
dama,8 ragiona degli effetti che na
ſcono da una grande imaginatione.
- , -
M 1 R o o L 1 o 158
OP o chio ſcriſſi, che per la
lunga, continoua, & lenta
| febre, e per l'indiſpoſitione
dello stomaco di Madama
i Ducheſſa Eccelletiſſima noi
- non erauamo ſenza ſoſpetto
ºttica ſi cºme ne haurà pienamente dato
conto è V.S, Illustriſſima l'Eccellente ſuo me.
dico M. Antonio Capriana, ilquale colſuo
pºntino giudicio, e ferma dottrina
confermò il parer nostro; io le diedi auiſo,che
ſiaEccell ſi ſentiua lo ſtomaco alquantofor
rificato, e che cominciaua à cibarſi meglio,et
dpigliarla notte qualche ripoſo,età darci buo
ºſperanza. Horale aggiungo, che per bon.
; tà del ſommo creatore, ella uiene ogni giorno
con maggior forza uincendo il male, ci ritro:
ºandoſi ºgni mattina libera dalla febre,non ci
laſcia più che dubitare della ſua ſalute. Hoggi
ſi come V.S. Illustriſſima mi commanda, le ho
baciato in ſuo nome le mani, et rallegrandomi
parimente del miglioramento acquiſtato,lebo
detto quanto le ſia stata cara queſta buona
ºlta poiche non aſpettaua,nè diſiderauaal.
º maggior conſolationes dalle quali parole
ſua Eccellenza ha preſoestremo contento, in
ºndendo maſſime ilfeliceiatoin che vis.il
-

1 o A e rr o R
lustriſſima ſi truoua nonostante la mutatione
dell'aere, ſºgno euidente, che Iddio uoglia col
mezo de buoni eſempi, 3 ſante operationi di
lei ridurre à perfetto fine queſto ſacroſanto ci
cilio, o m'ha ordinato, chio la debba humil
mente di tantaſua amoreuolezza ringratiare,
ſoggiungendo, chella è certiſſima no meno per
effetti, che per parole del buon animo di V. S,
Illustriſſima non ſolo uer lei, ma ancora uerſò
gl'Illustriſſimi ſuoi figliuoli:oltre à ciò,che ben
le piace di riſanarſi, ma d'altra parte le duole
di non eſſere stata riconfortata nel ſuo lungo
male dalla preſenza di lei, che ſe foſſe uenuta à
Mantoua,come ſi diceua, ſi ride certiſſima che
l'allegrezza, é contento di uederla l'haurebbe
più facilmente riſanata, ma poi che non è stata
degna di tanto bene, starà aſpettando miglior
occaſione di farle riuerenza. Et nel uero Mon
ſignor Illustriſſimo, chi haueſſe ueduta la mu
tatione, che ſua Eccellenza fece, quando udì
che V.S. Illustriſſima era partita da Trento,
haurebbe giudicato eſſer di più,chella non di
ce. Queſti ſono degli effetti, che naſcono da
una grande imaginatione,o altra paſſione d'a-
mimo,eſſendoſi ueduti molti, che o per paura, o
per allegrezza, o perfede,che haueſſero in al
cune coſe ſono diuerſamente caduti in graui ac
M I R O G L I O 159
cidenti, ci di morte, º di uita. La onde uole
ſero gli antichi nostri dottori che gl'incanti
non per altro operaſſero, ſi come ueggiamo ne
gl'infermi, che per la grande credenza, che è
quelli uien data. Et pertanto eſſendo ſmiſura
ta l'oſſeruanza, ci riuerenza di queſta Eccel
lentiſſima Signora uerſo V.S.Illustriſſima dal
la quale sà all'incontro d'eſſer ſommamente a
mata, era facilcoſa il credere che la preſenza
ſua le doueſſe portarnotabile alleuiamento, ne
marauiglia ſarebbe ſtata, che ne foſſe ſeguito
l'effetto. Horpiaccia a Dio di darle ſanità, cº
forza tale,che ſe ne poſſa ritornar tosto a Ca
ſale, doue per beneficio di quello stato, è ſo
pra modo da tutti diſiderata. Età V.S. Illu
ftriſſima bacio con riuerenza le mani. Di Man
toua il xxx. d'Ottobre. M. D. Lx 1.
- - - - --

a L si o F RA N c Esc a
- c R O -T T O. ...

D1 c e il ſuo parere ſopra vn So


netto latino, 8 ragiona della quali
tà d'altri verſi. e
- - -- - -
ºi oli e r T o R
A Ro oltre modo mi è statº
il sonetto latino del Sig. Sº
sºi fano Guazzo che vis mi ha
ſi i mandato, coſi per la nuº
il inuentione, come per la lºg
giadria
intorno alquale eſſa ricercadeliº
componimentº:
mio, al
la cui dimanda io ſono statº dubbioſo molto ſe
douea riſpondere onò, parendomi ueramente:
chella faceſſe in un tempo medeſimo è lei, 3 è
metorto, eſſendo V.S. daipiº letterati ripo
ſia nel numero de migliori choggiº poſſedano
queſta ſcienza: & io oltre che poco in questa
profeſſionem affaticai bollº tralaſciata
da quellbora in quà, che alla medicina mi ri
moli; nondimeno per compiacerleºpº mi
ſono andato il meglio chiobopº nella me
moria recando ciò che già appreſi in tal modo
dicomporre dal sign. Giº Battiſta Giraldi Se
retario dell'Eccellentiſſimo Sig Duta diº
rara, mio honoratiſſimo precettore º pri
maledico, che i nerſi in quanto al numero lorº
m'hanno ripieni gli orecchiº datº chiaro ſe
gno,che il detto autore habbiº felice uena,
è molto uicina al numero di Virgiliº.ipº
cioche & la ſcielta delle parole, 6 la diſpoſi
tione, e le figure del dire ſono bene affinate.
M I R O G L I O I 6o
Egliè ben uero,che quanto al comporre,ioten
go, che il uerſo heroico non ſia numero da ſonet
to, perche troppe ſono le ſillabe, che compon
sono i piedi con i quali camina quella maniera
di uerſi,in modo, che più conueneuole è il nume
ro dell'hendecaſillabo,il quale coſi finiſce in un
dici ſillabe, come in undici finiſce il uerſo del ſo
netto: ma ui è poi queſt'altro contrapeſo,che il
uoler trattar materia graue col hendecaſilla
bo, ſarebbe un porre i zoccoli di Venere a pie
di d'un Caualiero: ilche mi fà dire,che il ſonet
to non è coſa di numero latino di queſta graui
tà, ne forſe anco dell'hendecaſillabo percioche
quella commune uicinanza di uoci, che fanno
un medeſimo ſuono, offende nei uerſi latini,tal
che ſe ſi ritruouano in ogni ſorte di uerſò tre o
quattro deſinenze ſimili, fanno inutile, ci bia
ſimeuole tutto il componimento, concioſia che
quel numero, che noi chiamiamo rima è pro
prio d'ogn'altra lingua, che della latina, 3 del
lagreca; perche queſte due lingue hanno meſe
ſa la loro eccellenza in altro, che nel ſuono del
l'ultime uoci, o ſillabe, che uogliam dire; oue
la nostra lingua, la Prouenzale, la Spagnuo
la, la Franceſe, la Siciliana, gi altre ſimili
hanno più mirato al ſuono, che ad altro,i
lo del fine del uerſo, alla qual coſa lauendo ri
-
PI E r T o R .t

guardo alcuni huomini della nostra religio


ne, hanno fatti i loro hinni, º altre orationi
a Dio con la gratia delle rime, le quali hanno
apportato diſgratia anzi che nò alle orecchie
dei migliori giudici. E ben uero che, ancora
che queſti uerſi heſſametri che m'ha V. s. man
dati, habbiano con eſſo loro la conſonanza del
le rime, è ella meno ingrata, che non è in que
gli altri uerſi,che ho detto: perche la lunghez
za del uerſofà che coſi non ſi ſente quella ſomi
glianza delle deſinenze; oltre che finiendo l'ul
time dittioni quaſi tutte in conſonati, ſi fanno
ſentir meno,che ſe finiſſero in uocali, delle qua
li è il ſuono molto uiuace,et ſi fà molto ſentire,
et di qui è(diceua eſſo Sig.Giraldo)che le rime
spagnuole, leguali hanno ancoeſſe quaſi ſile
conſonanti per fine, rieſcono meno grate nella
nostra lingua, la quale ama quella uiuacità,et
quello gagliardo ſpirito nell'ultima deſinenza,
& perciò le finiſce in uocali, leuatone alcune,
che uſa Dante con uoci latine,lequali tuttauia
da giudicioſi non ſono lodate. Hora ritornan-.
doà i uerſi, chella mi ha ſcritti, ho molto ben
ueduto in eſsi il bell'ingegno del compoſitore,
ancor che prima non mifoſſe naſcosto, ilquale
inſigran numero, ha molto gentilmente accon
cia la rima, o hauuto auuertenza,chella ſia
ſtata
M I R O G L I O I6E
ſtata di modo introdutta in queſta maniera de
uerſi, che offenda meno, che ſi habbia potuto.
I uerſi poi danno a conoſcere, che è maggior fa
tica l'acconciarle rime, che le ſillabe percioche
d piedi del uerſò latino ſi può rimetter alle uol
te lo ſpondeo per lodattilo, e anco alcuna uol
ta nell'heroico porui il proceleuſinatico, o il
iambo, e il trocheo, come uediamo hauer fat
to Virgilio,talche, ci per la mutatione delle
ſedi, 3 per quella dei piedi ſi ritruoua age
uole modo dallogare le parole,oue biſogna,che
la rimaſia ſignificante, e ſempre di quel me
deſimo numero, º nella medeſima ſede, e non
ſolamente ui ſia perfar ſuono, ma per compire
il ſentimento º con grauità, ci con leggia
dria, ilche porta ſecotanta malageuolezza,
che molte fiate i maggiori maestri ſi ritruo
uano inuiluppati. Et queſto è quantom è oc
corſo di dire intorno al ſonetto latino, che per
conto del bello intelletto, ci rara dottrina del
Signor Guazzo, non fà biſogno chio ne parli,
eſſendo manifeſto pertanti ſaggi, chegli ne ha
dato almondo, ilchesio uoleſi dire à V.Stan
to ſarebbe ſouerchio quanto siotrattaſi con lei
della luce del Sole, Et qui me le raccomando
di tutto cuore. Di Mantoua alli xxvII. di
Decembre del L x 1.
X
FI E T T O R

A M. M A R. C O,

B 1 A s 1 M A con alcune ragioni la


deliberatione da lui preſa di farſi fra
re Capuccino.
O N grande marauiglia, cº
diſpiacere ho inteſo M. Mar
comio caro la uostra ulti
ma,cº da me non aſpettata
deliberatione, cioè c'habbia
te fermamete nell'animo uo
ſtro stabilito di uoler eſſer frate Capuccino,
non per altra cagione, che per ridurui àpeni
tenza dell'error commeſſo uerſo uostra moglie
mentre uiuea,bauendola uoi per geloſia,6 per
capriccio tenuta rinchiuſa alle uolte in una
camera un meſe, ſenza pur uederla, ºpera
uentura stracciatole i capelli, di fattole mil
l'altri torti,ſenza però giuſta occaſione, eſſen
do ella ſempre stata (ancor che belliſſima) di
honesti, ci rari costumi, º di caſtiſſima uita.
Di queſto uoſtro proponimento uoi ne ricerca
te il parer mio, ilquale com'egli ſi ſia, ci come
u'habbia a piacere, non sò: Ben ſon certiſſimo,
cbegliè tale, quale l'amicitia nostra lunga,et
ſinceram obliga a dirui. Ma ſe hauete giàfiſ
M I R O G- L I O I6I
ſo il chiodo in coteſta riſolutione, che ne fare
teuoi? Et pure io non uoglio reſtare per ſodiſ
fattione, º forſe anco per beneficio uostro, di
raccordarui primieramente, che uoi hauete
toccata la fimbria dei cinquant'anni, che non
ſapete leggere, ne ſcriuere sì che ſiate inteſo,
che ſempre ui piacque lo ſtar lungamente à ta
uola, l'hauercibi dilicati, il leuarui tardi, il
giocare, l'andarà caccia, 6 inſomma l'hauer
tutti gli agi, 3 honeſti piaceri, che à gentil
huomo ricco come uoi quaſi conuengono. Per
tanto uorrei ſapere, ſe uolete ſeruire à Dio, o
pur à gli altri frati, cioè ſe uolete dir meſſa,
& celebrar gli uffici che alla religione apper
tengono, o ſe puruolete guardar le porte, zap
parlhorto,andar con le biſaccie, 6 con le zuc
che per le caſe limoſinando, di far quelle coſe,
che à gl'ignoranti ſi commettono, ilche non cre
do: ma uolendo uoi faregli altri uffici, prima
che gli habbiate bene appreſi, ſarete nell'eſtre
ma uecchiezza in modo che quando ſaprete con
uenientemente ſeruire à Dio, non haurete for
za di farlo, º ne reſterete inutile, 6 a uoi
ſteſſo in odio. Et ſe ciò non basta per aggirar
ui il ceruello, aggiungete poi, che ui conuiene
cambiaruita, e costumi; che oltre al uiuer
parcamente, º gustarcibi inſoliti di mille di
X /
- H E T T O R

uerſi condimenti, o triſti; biſognerà digiuna


re,leuarinanzi giorno, starui nella uostra cel
la à ſtudiare, udirle lettioni, ragionar della
ſacra ſcrittura,et tuttauiaſtar in orationi,far
uita eſemplare, ºſanta, laſciar le belle ueſti,
andar diſcalzo,cº maccrar la carne, perche ſi
come il medico graſſo è lodato, coſi è tenuto di
buona uita il religioſo macilento. Vi dico di
più, che uoi d'una diſperatione entrerete in u
n'altra forſe maggiore, a guiſa di colui, che di
liberatamente sannegò per fuggire il fuoco,eſ
fendogli ſtato da un bugiardo indouino predet
to,chesabbruggierebbe. Ma ſe ſete diſperato,
uolete uoi ſeruire à Dio per diſpetto? Egliè pu
recommune prouerbio, che dall'operar perdi
ſpetto non ſeguì mai buono effetto: pertanto
ſappiate, che a Chriſto nonſi ſerue di queſta ma
niera, percioche egli è biſogno hauerci prima
lungamente, e ben penſato,co eſſerſi poi moſ
ſò da uero, 3 perfetto zelo di religione,ci non
da ſciocca diſperatione, ci forſe bizzaria, cº
quaſi chio non diſſi pazzia. Penſate poi uoi per
dir,io mi ſono ueſtito l'habito da frate,di poter
conchiudere adunque io ho emendato l'errore,
adunque ho ſcordato ogni follia, o Dio mi con
ſolerà? Voi u ingannate, che quando ben anco
habbiate il capuccio, ui biſogna oltre à ciò che
M I R O C L I O 163
tutte l'opere uostre ueramente corriſpondino
all'habito. Ma uoi penſando ſolamente all'en
trar del monastero non auuertite à quello che
lì dentro ui comuerrà fare; & non fate conto,
che uolendone poi uſcire, ci laſciarla uitare
ligioſa, ui correrà dietro un'eſtremo uituperio
con pericolo d'eterna dannatione. Conſidera
te, conſiderate bene tutte le circonstanze, cº
non uogliate riguardando il poco far delibera
tione del molto. Et ſe pur uolete distorui da
quel continouo, & noioſo penſiero della moglie
morta, pigliatene un'altra, ci ſopportandola
talhora fatele miglior compagnia challa pri
ma, che coſi facendo uiuerete chriſtianamente
in allegrezza, ci conſolatione, º queſta ſarà
la uera penitenza del uostro primo peccato.
Stateſano,et di gratiagouernateui in
modo chio non ſia aſtretto è
correr da uoi per pur
garui con l'hel
leboro.
Di Mantoua il Ix. di
Maggio del
LX II,

;
º

O L I V I E R O
C A P E L L O,

A L LA S 1 G. H I P P O L I T.A
B o B E A. -

R A c co N r A i mali effetti dell'a-


morſenſuale,e i rimedi per fuggirlo.
O RT E sE, ci honeſtiſſima
Signora. Soleuano gli an
tichi, º grandi Oratori nei
principi dei ragionamenti
loro proponer coſe utili, 6
diletteuoli per renderſi at
tenti, o beneuoli gli aſcoltanti. Ma douendo
io ſcriuere che coſa ſia Amore, gli effetti che
di lui naſcono,ci i rimedi chegli ſi conuengo
no, non ſeguirò in queſto principio il ſudetto co
fiume, eſſendo io poco ſicuro, che alle mie pro
meſſè doueſſero effetti conformi ſuccedere. Ben
mi piace di diſcorrer breuemente col mio baſſo
ſtile intorno a coſi alto ſoggetto per ſodisfarſo
o ti v1E R o cA P E L L o. 163
lamente à quanto l'altrhieri mi commandaſte,
drichieſta d'alcuni giouani di pellegrino inge
gno, che per iſcacciar col uentaglio delle cian
cie il furor dei giorni caniculari con uoi era
no adunati,tenendo io per fermo, che col lume
del uoſtro immortal nome, º coi uiuaciſ rag
gi delle uirtù,e bellezze,ch in uoi riſplendono,
illuſtrarete queſta mia picciola fatica, poſcia
che uoi ſete nel ſecol noſtro un'altra Giuſtina,
che per miracolo fù cidotta al Palazzo dell'Im
perador Valentiniano per la più bella di uolto
et di fattezze di corpo, º di più gentili manie
re, & di più uirtù dotata, che à quei tempi ſi
ritrouaſſe. Et perche tuttauia nella memoria
ritengo le minaccieuoli parole che diceſte,au
uertendomi di non dire,o ſcriuer coſa d'onde ne
restaſſi poi pentito,io miſeruirò della riſposta
che diede Ariſtide à Dioniſio Tiranno, dal qua
; le eſſendo ſtato condennato a morte, ci diman
dato in qual opinione egli fuſſe delle parole per
l'adietro da lui dette; egli animoſamente riſpo
ſe,che delle coſe da lui fatte ne poteua hauer do
lore, ma delle parole dette per niun conto ſe ne
uolea pentire. Hora uolendo io dire che coſa
ſia Amore,ui proteſto, che non intendo di par
lar d'altro che del ſenſuale, laſciando che dell'a-
mordiuinoſi uedano i trattati de ſanti Dotto
X tuº
- U L I V I E R O

riſi come faccio anco dell'amor della Republi


ca,cº della patria,de padri, º deparenti per
conto del qualeſi ponnoriuolgerlopere del di
uino Platone,la Politica d'Ariſtotele, Vale
rio Masſimo, o altri, che diffuſamente n’han
no trattato. Et perciò uenendo al mio princi
pale oggetto,ui dico per bocca di Salomone,
che Amore è una rete,o laccio,colguale ſi lega
mogli Animi liberi, ci ſi trasformano i ſenti
menti,il giudicio, º la diſcrettione degli huo
mini,talmente cheper eſſo molti ſi perdono.
Ariſtotele, Plutarco, ci S. Girolamo lo chia
mano traſcuraggine di ragione,ci ſporco uitio
proſſimo alla pazzia. Seneca Tragico lo bat
teggia per una ſoaue peſtilenza, una gran for
za della uoluntà humana,et un ſottil calor del
l'animo. Valerio maſſimo lo nomina dolcezza
commune a tutti gli animali brutti,radice, 6
principio di tutti i mali. Platone dice chegli
è un eſca, con la quale gli huomini ſi prendono
come i peſci con la paſta. Tullio il depinſe per
nemico di ragione, 3 contrario adogni buon
conſiglio, che accieca gli occhi dell'intelletto,
& tira alla fine il corpo in precipitio. Teren
tio l'adorna col titolo del Rede uiti, dell'in
giurie,ſoſpetti, inimicitie,tregua,pace, cºguer
ra,ſenza ordine, ci conſiglio. Diogene Cinico
c A P E L L o. 165
lo chiamò negotio degli otioſi, perche mentre
gli huomini ſi ritirano da i uirtuoſi eſerciti,
cadono in queſto otio trauaglioſo. Catone Cen

.
º
ſorino diſſe che queſto Amoreera un'animo in
focato che ſi nutriua nell'altrui corpo, il che
uien confermato da S. Agoſtino quando dice,
che l'animo dell'inamorato alberga nel corpo
g della coſa amata, º non in quello, da cui rice
ſl uela uita: Il Petrarca ce lo rappreſentò per
contrari chiamandolo hor uiua morte, hor di
lettoſo male, manſueto fanciul, º fiero ueglio,
fiamma naſcoſta,dolcezza amara,ſaporito ue
neno, ci horpiaga ſoaue. Ma è dauertire,che
due ſono le ſorti di queſto amore,l'una è quan
do la uirtù,et la bellezza ci inuitano ad amar
che che ſia, nel qual amore gli occhi & la men
teſenza alcun uano, 6 laſciuo appetitoſi con
tentano ſolamente di ueder, ci contemplar il
loro oggetto;cº queſto amore benche caduco,et
ſ) mortale, merita però nome di ſempiterno, º di
uino, in modo che a lui non conuengono le ſo
ſ! pradette diffinitioni, anzi ne rieſcono bene,pa
f) ce,gioia, ci tranquillità d'animo. L'altra è
fiſ quando ſenza alcun riguardo, ci riſpettoſia
iº mo traſportati da tutti i ſenſi nel cieco diſio di
ſl fruire à guiſa delle fiere brutte la coſa amata;
ſº e queſto non ſolamente acquista il nome di
O L I V I E R O
ſenſuale, ma di beſtialeancora,eſſendo commu
me à tutti gli altri animalisé à queſto conuen
gono tutte le difinitioni de ſudetti autori, e -
anco di peggio, perche da eſſo non procedono,
(uenendo al ſecondo capo) ſenon angoſcioſela
grime,caldi ſoſpiri, trauaglioſi giorni, inquiete
notti, ci infelice uita, con altri triſtiſſimi effet
ti, i quali troppo lungo ſarebbe a raccontare,
concioſia che non ſi può eſprimer la minor par
te degli ſtrati,riſſe,ci morti, che queſto amo
reordiſce nelle Caſe, Prouincie, Republiche,cº
Regni doues interpone; onde giuſtamente fù
da Vergilio chiamato improbo, ci sforzator
de cuori humani, non trouandoſi malignità,
tradimento, ne ſceleratezza a cui non ſi dia in
preda un animo di coſi fatta rabbia & furore
acceſo, il quale laſciandoſi diſtruggerle forze,
et la bellezza,atterrar tutti gl'alti,etgeneroſi
concetti, macchiarlhonore, e la fama,accor
ciarla uita, º appreſar la morte; non ſi uer
sognerà di ingannargli amici,uccideri paren
ti,ruinari figliuoli,profanari monaſteri,infa
mar le donne caste et honeste prezzaril cul
to di Dio, o perder l'anima, el corpo con eter
ma dannatione. Aggiungete, che non haurà
lhuomo contaminato di queſta peſte timor del
agiuſtitia,ma sforzeraſſi di metter in eſecu
- c A P E L L o 165
tione i ſuoi diſegni, rubando, ci uiolando le dò
ne altrui; non dirà mai uerità, non laurà com
paſſione à poueri,ne riguardo è gli afflitti,ma
intento al falſo idolo, distemperatore d'ogni
buon conſiglio, applicherà il ſuo intelletto ad
una brieue & tranſitoria dolcezza. Da que
fto maluagio Amore ſtanno ritirate la mode
ſtia,la uergogna,l'aſtinenza,l'honeſtà,la ſobrie
tà,la caſtità,et la continenza. In lui non ſi tro
uanè fede,nè ſperanza,nè carità, nè ſapienza
alcuna, perches incorpora con la ſuperbia,ua
| magloria,arroganza,ambitione,diſpregio,ribel
lione, é con tutti gli altri uiti, i particolar
mente s'accende d'ira, d'odio, di diſcordia, di
rancore,d'impatienza, d'oſtinatione, di mali
gnità,di furore,di ſtaſi continouamente inuol
to nelle maledittioni,mormorationi, º inimi
citie,è fratello della crapula, o l'iſteſa luſſu
ria,fornicatione adulterio, inceſto. Queſto
peſſimo uitiohà ſempre meſſo il mondo in ſcom
piglio. Già fà cagione che Dauid ammazzò
l'innocente Vria,fece idolatrar Salomone, leuò
le forze d Sanſone,abbruggiò l'antica Troia,ſu
ſcitò guerra trà i Lacedemoni, 6 Meſſennij,
tra Sabini, e Romani. Per lui Clitemneſtra
diede la morte ad Agamemnone, Laodice ad
.Antioco ſuoi mariti. Fabia medeſimamente
, . 6 L I V I E R O
acciſe il ſuo per meglio effettuare i triſti ſuoi di
ſideri col giouine Petronio. All'incontro per
cagione di queſto infedel Amore, Mitridate
leuò la uita à Laodice ſua moglie con la ma
dre, fratelli, 3 ſorelle per iſpoſar Hipſicratea.
queſto medeſimo induſſe Medea è ſtracciarle
carni de propri figliuoli & fratello. Questo
medeſimo ſoſpinſe Aiace à contaminar Caſſan
dra profeteſſa figliuola di Priamo; & Domi
tiano Imperatore ſua nipote donzella; & che è
peggio tanto ſi ſtende queſto Diabolico uitio,
che ilpadre non abborriſce la figliuola, il fi
gliuolo la madre, il fratello la ſorella,come di
ſcorrendo per l'antiche, ci moderne hiſtorie
chiaramente ſi uede, poi che Amnon figliuolo
di Dauid conuersò con Thomar ſua ſorella,
Cleopatra con ſuo fratello, Maccareo con la ſo
rella, Mirra col padre, Menefan con la Ma
dre, AntonioCaracalla con la matrigna,Theo
dorico Re di Francia con la nipote, Hemon con
Rodope ſua figlia. Siſimbrita Rède Perſi con
la madre,dellaquale hebbe due figliuole.Et qui
taccio molti altri diuerſi & abhomineuoli ui
ti cauſati da queſto maledetto amore, i quali
non potrei raccontare ſenza arroſſirmi di uer
gogna, ci offenderle uoſtre pure orecchie. Re
Iſtamiſodisfar all'ultimo capo intorno ai rime
r
c A P E L L o 167
dij,che ſono neceſſari per liberarſi, o preſer
uarſi da queſto amoroſo ueleno: dei quali non
oſtante che Hermogene, Teſifonte, Dorca -
tio, Nigidio, Lamocratio, 3 Ouidio ne hab
biano copioſamente ſcritto, nondimeno non re
ſtero io di dire per mio parere che il maggio
re, ci più utile rimedio che darſi poſſa contra
l'amore è il non comminciar mai ad amare, o
hauendo comminciato,finirſubito, o fuggirle
conuerſationi, º diſuiarſi dalle occaſioni, non
dâdo luogo,nè modo perche poſſa annidarſi nel
cuore,tenendo per fermo,chedi quei che lo fug
Agono,molti rimangono uittorioſi, ci pochiſſi
mi di quei che l'aſpettano. Marauiglioſe ſono
l'arti chegli uſa per tirarci nella rete, ci col
pigliarci ſcherzando ci ſtringe da douero. Mol
te fiate tentarono di ſepararſi Hercole da Mi
trida, Pirro da Helena, Menelao da Dor
ta, Alcibiade da Dorbetta, Demofonte da
Fillide, Annibale da Sabina, o Marco An
tonio da Cleopatra, ci pure non ſolamente né
poterono, ma all'ultimo per cagion d'eſſe per
dettero ſè medeſimi. Giouano ſopra il tutto i
negotiſ à romper le catene d'amore,ſi comeal
l'incontro ſi rendono con l'otio più forti, o più
3raui,6 per maggior ſicurezza ſi dee con la
lontananza ſpegner la memoria del ſuo male,
o L 1v1 E R o cAP E LLo.
non ricuſando di ſottoporſi è diuerſe fatiche,in
commodi, & diſagi col mezo de quali ſi ſcac
ciano iteneri, º laſciui penſieri. Et finalmen
te non ſarà alcuno ingannato dai luſingheuo
li tradimenti d'amore, mentre pigli per ſua im
preſa la non meno piaceuole che graue ſenten
za del dottiſſimo Signor Luigi Alamani,caua
ta dal fonte del Greco autore, la quale mi pare
che qui ſi debba recitare per ſuggello delle ſu
dette ragioni.
Chi ſpegner brama un amoroſo ardore,
Trauagli quantopuò le membra,el core;
Se ciò non i" lunge uada,
Che non poſſa ueder chi troppo aggrada:
Ets ei duraſſe ancor,l'aſpro digiuno,
Il gel,la pouertà riſana ognuno:
Chi non guariſce poi,il ciel riprenda,
La Natura, il ſuo Fato,e poi simpenda:
Romperpuò ſolo un amoroſa ſorte
Trauaglio,lontananza,fame,o morte.
Et con queſto fine prego V.S. ad iſcuſarmi ſe
con troppo lunga lettera ho trappaſſato il ſè
gno perche eſſendo ampia queſta materia non
hopotuto riſtringerlonde marine in un guſcio
duouo: con che le bacio le mani, pregandole
ogni deſiderata felicità.
Di Caſa il raiiij. Luglio M. D. x L1111.
- PER IM PER GA Mo.
a º si o . . . . .
Gli adduce le ragioni che l'han
no moſſo a prender il carico impo
ſtogli dalla Città d'Alba.
5 .A v E RA Idea della natu
i ralbontà, 3 corteſia uo
ſtra, che nelle più ſecrete
Si parti del cuore,molt anni ſo
| no,porto rinchiuſa come pre
- - tioſo theſoro,mi ſi rappreſen
tò come in un uiuo ſpecchio nell'amoreuoliſſima
lettera, che m'hauete ſcritto, della quale tanto
più ui reſto obligato, quanto meno io l'aſpetta
ua, & molto meno la meritaua. Et benche le
coſe ſiano in termine tale, che il pentirmi ua
glia poco,trouandomi già in questo luogo, non
mi ſono però ſtati mengioueuoli, che gratigli
am. oreuoli, ci ſinceri uoſtri raccordi, ſcorgen
u,
N E R I M

doſi per eſſi il candidiſſimo animo, col quale ſe


teriuolto per instinto naturale è procacciar
l'utile,cº l'honor altrui. Et confeſſo,chelera
gioni da uoi allegate coſi per l'efficacia loro,co
me per uenire da un tanto mio Signore, mi ſon
parute tali, che ſe la lettera mi preueniua nel
la patria, ſarebbono ſtate baſteuoli à metter in
diſputa il mio uiaggio: Ma poi che da ragio
mi à mio giudicio aſſai urgenti mi ſono laſciato
ſpingere in queſte parti, non ſaprei, ne potrei
con honor mio ritrarmene: perche ſe ben come
ditemi douea da queſta impreſa diſtorre la lun
ghezza del camino,le fatiche, ci i pericoli, che
quindi ne ſeguono, l'abbandonar lo studio no
mellamente aperto, la dolciſſima compagnia
della moglie, i figliuoli, º altre ragioni, che
non meno prudentemente, che affettuoſamente
mi dimostrate: nondimeno coſi per honor mio,
come per amor della patria, io non douea ne
potea ricuſar queſta fatica: perche eſſendo da
gli honestiſſimi prieghi della Città d'Alba in
uitato, i constretto a pigliar queſto carico,
tanto manco mi ſoccorreua ragione di ricuſar
lo,quanto io più chiaramente conoſceua il ſuo
grandiſſimo biſogno, uedendo queſta nauicella
della patria mia da diuerſi & contrarijuenti
combattuta, e che doue la concordia de Citta
dini
P E R c A M o. 169
º dini douca conſeruarla, ci fortificarla ſi ſco
ſi

i;
priuano come nella colonna di Rodi in Aſia,
ſº
odi interni, 3 occulti,oltre à i trauagli inſop

portabili della guerra, dalche non ſi poteua a
gi
ſpettarſenon danni certiſſimi, ſi come ſi legge
ſi
della Republica Romana,laquale honoratame
te ſi mantenne, 3 glorioſamente s'aumentò
ſº
mentre che i Cittadini attendeuano ſolo alla ſa
li tedeſchi col coſiglio, chi con le ricchezze,
pº chi con la diligentia, o chi conl'induſtria,ſpo
ſº
gliandoſi in tutto della particolar affettione,
& utilità ma non ſi tosio l'ambitione, cº-la
mor proprio aſſalirono Silla, Mario, Pompeo,
pr Ceſare, º altri, che fù in un momento il ſere
moſtato della Republica mutato in torbidiſi
ma tempeſta. Ilche maggiormente s'hauea da
ºnere della Città d'Alba,ueggendoſi priua de
ſuoi uerisº naturali Prencipi, da quali ſole
ºa tuttodi riportare aiuti, fauori uguali al
la benignità, ci clementia loro: onde eſſendo
tanto diſideroſa della confirmatione de ſuoi pri
filegi, nei qualipiù uolte patiua ingiuria -
ſcorno da ſuoi allora ſuperiori in queſteparti,
& de quali tanto era geloſa, quanto la nobil
tà, & antichità d'eſſa meritauano,non laurei
potuto mancare alle honeſte richieſte fattemi,
ſapendo io maſſimamented'eſſer più tenuto al
Tr
. P E R I M

la patria, che à parenti,moglie, figliuoli, 6 è


me ſteſſo. Et parendomi ancora coſa non meno
utile, che honeſta l'eſercitar in modo la giouen
tù nei trauagli,che poi nella uecchiezza agia
tamente dimorarſi poſſa, i preuedendo che
queſto uiaggio non mi potea eſſerſenon d'utile
& d'honore nel uedere, º apprender coſe nuo
ue,io giudicai per tutte queſte ragioni, che mai
mi foſſe lecito ilperder coſi bella occaſione,
nella quale auengachecocorrano fatiche gran
di, ci diſagi impenſati, nondimeno tanto mag
gior ſarà poi l'allegrezza nel ricordarmene, et
ſinodriranno fra tanto le fatiche mie della ſpe
ranza & certezza della futura gloria. Re
ſtami hora baciarla manod V.S. & renderle
infinite gratie della memoria chella tiene di
me & dei molti ſegni d'amore che le piace di
mostrarmi,de quali le ne reſto ſommamente o
bligato,Iddio la conſerui felice.

«A L S I G. G V G L I E L M O
s E R R A L v N o A.

Si rallegra con lui del grado otte


nuto da Madama Ducheſſa di Man
toua
P E R G A M O 17o
il V opinione di Pitagora,che
l'amicitia ſia di tanto ualo
re, & forza, che trasfor
mi un amico nell'altro, ci
che l'uno non ſi contentime
no dei piaceri dell'altro, che
de ſuoi medeſimi;cº ben uediamo noi per iſpe
rienza che l'effetto della uera amicitia è di re
ſtringer più cuori in un uoler ſolo. Et perciò
hauendo io inteſo la nuoua dell'ufficio in che
V. S. è stata collocata preſſo Madama Eccel
lentiſſima, 3 ſentendo io d'eſſermi trasforma
to in lei per la nostra antichiſſima amicitia,
già mera riſoluto di non rallegrarmene ſeco
parendomi di far queſto officio più con me ſteſ
ſo, che con lei: ma hauendo poi meglio ſcoper
tala uirtù di queſta metamorfoſi che nei ſoli
cuori conſiſte, mi ſono pur diſpoſto di rallegrar
mene tanto più uolentieri co queſta mia, quan
to ſi conoſce ciò no eſſer auenuto per opra di for
tuna, ma per le rare qualità di V. Sig. lequali
hanno moſſo ſua Eccell. è deputarui à ſi ho
morato grado, º quanto menſi uede eſſer sta
to mendicato da uoi. Et poi che i uostri ante
ceſſori ſi ſono loroaperta la ſtrada, ci è V.S.
in quella Illuſtriſ. caſa, reſta che come buon
figliuolo, 6 ſucceſſore arditamente camini per
7 /
P E R 1 M -

eſa. Et quantunque molto più lodeuole ſia il


gloriarſi nelle uirtù proprie, che depredeceſſo
ri, nondimeno tanto maggior laude meritano
le uirtù ſue quanto da più alto, ci honorato
principio traggono origine: lequali coſe tutte
danno larghiſſima ſperanza chella habbia da
inalzarſi di giorno in giorno è maggiori impre
ſe, ilche coſi le conceda Iddio,come io infinita
mente diſidero. State ſano, 3 tenete perfer
mo, ch'io honoro del continouole uirtù uoſtre.

A L S I G N. c.A R. L O
M O N T I G L I O.

Lo viſita,S fa ſcuſa di nonhauer


gli ſcritto più ſpeſſo.
El OM E auiene à chieſſendo ſta
to un ſuo amico da lunga, et
pericoloſa infermità aggra
uato ſenza hauerlo mai uiſi
tato, che non sà poi trouar
modo, ne strada d'andargli
auanti parendogli d'hauer troppo mancato è
quanto douea, coſi èſucceſſo di me con V.S. che
non hauendole per molti meſi chella è in Roma
mai ſcritto, non ſapeua con qualardire è ſcuſa
p E R G A M O, 171
pormi à ſcriuerle: ma poi uenutami auanti la
natural ſua corteſia, di conſiderato, che la no
ſtra amicitia ha fatto per la conformità degli
ſtudi coſi fermeradici, che non ha biſogno diſi
mili pontelli per ſoſtentarſi, nè mi parendo ar
ticolo neceſſario lo ſcriuer ſenza degnoſogget
to, mi ſono accertato che queſta mia tardanza
non l'haurà fatto punto dubitare della uolun
tà mia uerſo di lei, potendoſi aſſicurare, che do
ue ho mancato con lettere, ho ſopplito con l'a-
nimobonorandola,ci oſſeruandola del contino
uo,ſi come le potrà far fede il Sign. Guglielmo
Serralunga miohonoratiſſimo compare. Et poi
del non hauerle ſcritto hò più da dolermi me
co,che con V. S. per lo danno ch'io ne ho pati
to non hauendo riceuuto delle ſue dolciſſime
lettere per mezo dellequali haurei goduto de
ſuoi utili, ci piaceuoli ragionamenti, º forſe
ſareitalhora ſtato ragguagliato delle nuoue di
Roma, delle quali ne ſono ingordiſſimo. Et pe
rò hauendo fatto il peccato, º la penitenza in
ſieme,tanto più facile mi ſarà l'ottenere l'aſſo
lutione da lei, º mi sforzerò hora con ogni di
ligentia d'emendarla traſcuraggine mia paſſa
ta. Lemando con queſta mille ſaluti della mia
Conſorte, e di Cabrino mio, ma non uorrei che
gli uſaſſe tutti è un tratto, ma ſe ne ſcruiſe à
r i
. - P E R I M

tempo quando tarderanno è giunger mie let


tere. Io le ſono quello iſteſſo che fui ſempre, o
più hora che mai, perche mi par di uederla in
maeſtà fra quelle grandezze molto differenti
dalle quiſquiglie di queſta pouera, ma libera
patria. State ſano, i comandatemi.

A L S I G. N. I c o L o
G V A S C O,

S1 rallegra con lui che ſia appog


giato al Cardinale Aleſſandrino.
VN Q vE V.S. ſi truoua in
| Roma, ſenza hauermi pur
il fatto cenno della riſolutio
ne, nè della partenza ſua è
Afè che hauete fatto torto
5- Fai alla nostra amicitia, laqua
leſe fuſſe maſchio com'è femina non la paſſe
rebbe coſi di leggiero ſenza riſentirſene. Ma uo
glio pigliar la miglior parte come ſi dee fare
d'un amico. La uostra diliberatione è miogin
dicio è ſtata boniſſima, ci tanto più à tempo,
quanto ui ſete trouato ſciolto, ci sbrigato da
quegli impedimenti, che ui poteuano da coſi ho
morato uiaggio trauiare. Me ne rallegro adun
-
P E R G A M O, 172
- gi con uoi, º con me ſteſſo non meno di que
o, che dell'appoggio uostro à Monſignor il
Cardinale Aleſſandrino ſpecchio di uirtù, co
ſantità, dal quale non potete ſperar altro che
utile, é honore,delche me ne truouo hora tan
to conſolato, quanto io mi trouai ſconſolato
della uostra ſubita partita. Et con tutto che
per riſpetto uoſtro io debba di ciò rallegrarmi
molto, nondimeno per riſpetto mio haurei da
dolermene pur aſſai, poi chio rimango priuo
delibonesi uostra compagnia da me tanto di
ſiderata: Ma eſſendo io riſolutiſſimo di poſpor
re ogni mio contento ad ogni minimo ben uo
ſtro, non poſſo ſenon ſentirne quella maggior
allegrezza che cade nell'animo di uero,cº lea
le amico. Ben ui prego come fratello, è non ui
laſciar inuolger in quei tanti uiti & in quel
la peſtifera ambitione, 6 inuidia cortegiana,
che già fà l'ultima ruina di cartagine, perche
ue ne ſeguirebbe contrario effetto al uostro pri
mo intento, che fù ſempre d'eſſer buono, ºa
mico di Dio. Et ricordiſi V. S. che i negoti del
la Corte, 6 maſſime di Roma ſi uincono con la
diligentia, ma molto più con la patientia, le
quali parti eſſendo uostre proprie o naturali.
non ſi può ſenon credere che la fortuna habbiaº
a fauoreggiare ogni uostro honesto diſiderio.
- 2 iiii
P r e T R o -
Et ui bacio la mano pregandoui ad amarmi
quanto ſapete chio amouoi. -
- -- -

PIETRo MoNTo GERo,


s A M. ST E FA NUO G VA zzo
- S V O FRA TEL L o . - - -

Fa ſcuſa di queſte ſue lettere non


eſſendo ſua profesſione. - .

S I sv o L diruolgarmente, è
N meglio tardi, che non mai:il
che intendo quando ſi trat
º ta di coſe ben ordinate, cº
- E meglio eſſequite, ma nel ca
ReAFSF ſo delle lettere,ch'io ui man
do dubito che nè preſto, nè tardi ſia ſtato bene
ad enuiarle; che nel uero meritano più il fuo
co,che la ſtampa: ci non è marauiglia, che un
ſarto non ſappia farzoccoli. Queſta non è mia
profeſſione, o ſe ben m'accade ordinariamen
te à ſcriuerquà, ci là,io perciò non tengo con
M o N T o G E R o. 173
to delle lettere, si perche di natura mia ſonpi
gro allo ſcriuere, & per queſto riſpetto non mi
riſerbo le copie, ci sì perche trattandoſi meco
coſe di poco momento, non ho occaſione di con
ſeruarle. Nondimeno per ſodisfare alla uoſtra
richieſta,ui ho inuiate queſte poche parole,con
penſiero, che la loro groſſa, ci rozza materia
habbia da pigliar forma, i politezza dal uo
ſtro ſcarpello,ſe forſe non uolete,che in mezo di
tanti belli ſpiriti, elle reſtino iſpiritate. Vi
uete felice. Di Verrolengo alli III. d'Aprile.
M. D , L XII, -

- sº

A L LA IL LVSTRE SI G. LE LIA
s A N G 1 o R G 1 o.

L'1 Nv 1 r A à diporto in Canoueſe.


F.A lettera uoſtra, con laqua
le mi ricercate,ch'io ui man
dil Amadigi posto nuoua
mente in rima, è ſtata a ca
pitarmi infin a queſti gior
- niſanti; la ondepoco è man
cato che iniſcambio, io non ui babbia man
dato la uita de ſanti Padri, ouero il Fioretto
della Bibbia, ma eſſendomi poi aueduto, che que
P I E T R O
sta ſarebbe stata appunto una delle confuſio
minate nella terra di Babel, ho conchiuſo di ca
pitolarcon uoi, ci dirui con questa mia, che
ſe puruolete chioui madi horal Amadigi, ne
dimandiate prima la licenza al Reuerendo Pa
dre Predicatore di Santa Croce, che s'egli ſi ci
tenta, ſarò contentiſſimo anch'io: altrimente
dateui patientia, 6 riſolueteui di uenir dopò
Taſqua è guſtar dei buon uini del Canaueſeco
megià ci prometteſte, 3 quitrouerete.Ama
digi,et Liſuarte inſieme col caualier della cro
ce, & noi pronti ad ubidir V.S. in tutto ciò
che degnerà di commandarci. Et fra tanto le
bacio la mano. Di Verrolengo ai XVIII. di
Marzo. M. D. LX II.
- a -

A G L 1 H V o M 1 N 1, E T
c o M M v N 1 T A D 1
T R I N O.

D 1 sc o R R E per ſuo parere à qua


li ſorti di perſone conuenga il cari
co di farle guardie nella terra.
M o N T o c e R o. I 74
fil. A riſolutione, della diman
i da, che uoi mi fate è quali
perſone sappertenga il far
le guardie nella terra uo
ſtra, è tale, che più tostoſe
ne doueua ricercare l'eccel
lentiſſima Signora Ducheſſa nostra Padrona,
oucro ſuoi magiſtrati, che dimandarne un mal
siudicioſo ſoldato comio ſono sì perche ſua Ec
cellenza haurebbe interamente riſposto ciò
ch'ella stima eſſer di ſuo ſeruigio, cºsì perche
i ſuoi magiſtrati haurebbono giuſtamente pro
posto tutto ciò che foſſe conueneuole, onde per
' luna, é per l'altra autorità ſi ſarebbono ac
chetati gli animi uostri, ilche non auerrà for
ſe per coſa, chio ue ne dica. Et ſe non chiodi
mostrerei una troppo grade ingratitudine uer
ſo l'obligo,ch'io tengo alla molto amoreuole ri
chieſta uostra, non ui haurei detto il parer mio
in queſto caſo, ilqualſi come ſempre rimetterò
alla cenſura di chi meglio intende queſte prat
tiche di me, coſi ui dico, che il carico di far le
guardie no ſolamente ſi dee giudicar perſona
le come ordinariametei legiſti l'intendono, ma
alcune uolte ancora ſi dee dimandar reale,oue
ro eſemplare. Etperciò io diſcorro, chelpoue
ro quando è giouane, ſano ſarà tenuto a far
v
P I E T R 6 e
le guardie come obligato a carico perſonale
trattandoſi qui, ch'egli habbia da far conto del
la uita ſua al pari del ricco,o di quello, che pre
tende d'eſſer priuilegiato, º ſotto queſto cari
co perſonale intendo comprenderſi tutti quelli,
che ſono dotati di mezanefacoltà mentre che
ſon giouani; perciocheſi come Iddio tanto diſi
dera la ſalute del pouero quanto del ricco, º
tanto ſi dee adorarda gli uni, quanto dagli
altri, coſì noi ſiamo tutti indifferentemente o
bligati al ſeruigio de nostri Illustriſſimi Pren
cipi come ministri di Dio in terra. Dimando
poi il carico delle guardie reale per cagione de
ricchi i quali ſiano impotenti, ouero infermi,
o uecchi, o donne uedoue, o pupilli, i quali non
deono per conto delle perſoneloro eſſer aſtretti
d farle guardie, ma per ſeruigio del Prenci
pe, º conſeruatione delle robe loro ſono tenuti
di deputar altri che ſoppliſcano in uece loro,
poi che ſimili perſonehanno più biſogno di con
ſeruarſi le facoltà perli commodi loro, che non
ha il pouero, il guale non trouandoſi che per
dere mentre che gli reſti la uita, non teme di
cambiarlo stato miſero. Vltimamente chiamo
il carico delle guardie eſemplare per quelli, i
quali ſotto preteſto che la leggeglihabbia pri
uilegiati, non ſi raccordano il douutoſeruigio,
M o N T o c E R o. 175 s
che hanno giurato di fare i loro Prencipi; &
queſti ſono i conſiglieri,i Dottori, º altre per
ſone qualificate della terra uostra, la quale
quando foſſe(che Dio nol uoglia)da nemici ſo
prapreſa ſarebbono i primi ad eſſere amarame
te conſegnati. Et pertanto conuiene, cheſi à
guiſa di ualoroſi capitani ſiano i primi coi
loro buoni eſempi ad inanimar la ſeditioſa ple
bealſeruigio de nostri amoreuoliſſimi Signori
recandoſi a memoria, che ſopra il capo loro ripo
ſa l'honor delle donne,la conſeruatione dediui
mi tempi, la caſtità delle religioſe Verginelle,
& inſomma tutta la quiete publica, é che ſi
come facendo il debito loro haueranno lode al
mondo, é premio dal grande Iddio, coſi quan
do per colpa del loro mal eſempio coteſta terra
riceueſſe danno, ſarebbono, º da Dio, ci dai
" ſeueriſſimamente castigati con ripor
tarne biaſimo eterno. Mi riſoluo adunque,che
tutti generalmente ſono obligati a far leguar
die, eccetto ifanciulli, º le donne uedoue, che
ſianopouere, igiouani poueri, di impotenti,
ouero miſerabili, º uecchi priui di robba: la
qual riſolutione ſe coſi da uoi ſarà affettuoſa
mente eſſequita, come l'hauete ricerca, º io
ue la mando,crederò che in queſta parte reste
rà fatto il ſeruigio di loro Eccellen, 3 uoitut
, p I E T R O ,
ti inſieme quieti. State ſani,cº amatemi. Di
Verrolengo ai XXIII. d'Agoſto. M. D. Lxi.
A L s 1 G N. L E O NA R D o
A R R I V A B E N Ee

GL 1 dà ragguaglio della militia


del Monferrato,8 d'alcuni diſordini
à quali biſognaua prouedere.
" I co M E non ho mancato
con ogni diligenza, giraffet
tione parte con lettere, par
te con ambaſciate di procu
rare che i popoli ſottopoſti
- - -e al carico del Sig. Conte mio
ſi prouedeſſero d'arme conformi alla mente de
noſtri Eccellentiſ, Prencipi, o all'ordine da
tomi da V. S. coſi ſtimereidi non hauer anco
ra ſodisfatto a me steſſo, s'io non le diceſi hora
ciò che occorre, 6 chiogiudico conuenirſi in
queſto negotio: ilche nonfaccio con più lunga
lettera, poi che il Signor Ottauione le darà è
bocca particolariſſimo ragguaglio. Onde dirò
ſolamente, che in molti luoghi uedo bormai sì
tarda, ci poca riſolutione,che quaſi altro, che
parole non ne ſpero poſcia, che la maggior par
M O N T O C E R o, 176
te d'eſſi nel termine d'un anno non ha appena
dato principio all'elettione degli ufficiali,non
che alla prouiſione dell'armi. Et perciò lode
rei,chel Capitano Franceſco,o altri caualcaſſe
ſenza più indugio,a tutte le terre, é conoſciu
ta la loro negligenza, minacciaſſe almeno l'eſ
ſecutione, quando anco non ſi uoglia fare. Al
trimente dubito aſſai, che non portiamo il ſaſ
ſo di Siſifo, che ſi come queſta militia non è me
no utile, che neceſſaria, coſi conuiene chella ſia
ben fondata, º meglio diſciplinata, ſenon uo
gliamo, che a guiſa d'incompoſto, º mal gouer
nato fuoco cauſi infiniti, etirremediabili diſor
dini, & danni: al che ui ſarà ottimo riparo,
mentre che ſi prouegga di ſaldiſſime colonne,
che la ſoſtengano. Le colonne diſidero, che ſiano
la pena,el premio; queſto per gli oſſeruatori
degli ordini militari; quella perli diſubidien
ti, & tumultuoſi. Ma l'uno & l'altro infin'ad
hora appreſſo di noi è coſì debole, che per conto
del premio appena s'è trouato chi ſi ſia fatto di
ſcriuere,ilche non deue parere ſtrano, poi che
non ſi toſto ſono ſtati publicati i priuilegi, 3
eſſentioni conceſſe da loro Eccell che, non sò co.
me,la maggior parte è ſtata riuocata. La pena
poi non pur non s'è data ai trasgreſſori, ma ne
anco ſtatuita: Il perche non mi marauiglio
r 1 E r R o
(coſa nefanda è penſare)ſe molti ardiſcono pre
ſontuoſamente di portar l'inſegne d'una terra
all'altra per ſcherzo, ci paſſatempo, ſenza li
cenza de ſuoi capi; dalche ne reſta queſta mili
tia auuilita,é fuor di modo contaminata;ol
tre che di quiſi potrebbero ageuolmente cauſa
re grandiſſimi ecceſſi. Hauendo adunque V.S.
dato principio in queſto ſtato è coſi importan
te, é honorata impreſa,ella farà opera glorio
ſa,ſe prouederà con la diligenza, ci autorità
ſua, che ceſſino queſti inconuenienti, ci ſi uen
gaall'intera eſecutione della uolontà, del ſer
uigio, 6 della riputatione di loro Eccell. Et
con queſto fine rimettendomi all'ampia rela
tione del Signor Ottauio,bacio la mano a V.S.
Di Verrolengo il riiij. di Luglio. M. D. LXI.

A L SIG. co NT E FED E RIco


DI SAN GI O R GI O ,

Lo E ss o R r A à non voler in
trometter l'autorità ſua in vna cer
ta diſferenza.
-
-
-

- - g

s E
M o N T o C E R- o. 177
Ef E LA ſodisfattione, che ſi ri
E li Si cerca per rintegramento de
"Nº" gli huomini di, ... per lo
º è Vºi caſo ſucceſſo fra loro,co uici
ti Ai ..: - -

Ai ni, haueſſe da eſſer tale, che


º - meritamente uno Caualiere
pari di V. Sig. doueſſe ſpenderui dell'autorità
ſua,non baurei mancato per ubidire à ſuoi com
mandamenti, di dirle ancora io il parermio.
Ma coſi fatte conſiderationi ſi deono per mio
giudicio riſerbare per rintegramento di perſo
ne ben qualificate, é che ueramente facciano
profeſſion d'honore, di non per plebei, 3 uole
gariſſimi buonini come ſon queſti, i quali an
cor che caldamente astretti dalle preghiere di
V.S. à riconciliarſi con ſuoi aumerſarij,prima
non ſi ſono riſoluti,che con molta loro inſtantia
non ſiano ſtati eſſi auuerſari per giuſtitia ca
ſtigati, quaſi che l'honore di chi fà profeſſione
d'armi conſiſta nel uendicarſi per uia de magi
ſtrati, º non col proprio ualore: Laonde non
loderei mai,chella ſpendeſſe un cenno in queſto
caſo,non che punto dell'auttorità ſua, ci giu
ſtº dico, che le parole concertate da chi tratta que
ſto accordo, lequali bora le rimando, ſiano aſ
ſai conueneuoli,atteſa la qualità di coſtoro, che
quido ſi trattaſſe di ſodisfare i perſone di mag
;i Z
- : p I E T R O

gior conto, elle ſenza dubbio non ſarebbono ba


ſteuoli. Et in queſto modoſi ſchiferà lo sdegno
di chi le compoſe,il che ſeguirebbe con l'aggiun
gere,oleuarui alcuna coſa, 6 V. S. non uerrà
a dar il muſchio alle beſtie. Et qui ſenza fine
le bacio le mani, º in ſua buona gratia mi
raccomando. ,

· Di Verrolengo il ridi Settembre. M. D. LXI.


-

A M o I o c a N E.
Fa ſcuſa piaceuole peralcuni ſcu
di leggieri che glihaueasborſati.
O N o N sò come nel numero
dei trecento ſcudi, chio ui
sborſai ſe ne ſiano ritrouati
ſedeci dal Sole di ſi poco pe.
i ſo, come per la uoſtra mi fa
te ſapere:percioche non tan
toio di conſentimento uoſtro gli feci riconoſce
reà l'orefice, ma di mia mano gli hauea prima
diligentemente peſati, nè crederei a me ſteſſo,ſe
uoi inſieme con M. Siluio, alla preſenza mia
al carattero uoſtro non gli haueſte trouati buo
ni, ci traboccheuoli. Onde non ſaprei chi incol
parneſe forſe il mercurio, colguale furono fiſa
-
M o N r o c E R o. 178
ti eſando ſtato ſofiſticamente congelato, non ſi
foſſe in queſto tempo troppo dolce riſoluto.Tut
tauiam è ſtato caro per contento uoſtro, che
M. Antonio mio fratello ue gli habbia cam
biati, che auanti che l caldo li riſolua più,ſpe
ro di dar loro buon ricapito. Fra tanto me ne N

uado à Caſale,chiamato dalla Eccellentiſ. Si


gnora Marcheſa di Peſcara, 6 quiui ſi uedre
mo, rimettendomi per bora à tutto ciò che M.
Siluio preſente ui eſporrà di più in mio nome.
Et ſenza più,mi ui raccomando di cuore, pre
gandoui felice uita. Di Verrolengoilarvij.
di Decembre M. D. Lx 1.

A M. ST E FA NO G VA zzo,
- S.VO FRATELLO, . ..:

D1scoRRE dei buoni&deirei


effetti d'Amore, 8 lo diſſuade dalla
prattica del matrimonio.
Fl'EssE Rioſtato tutti queſti
| giorni intricato nei faſtidi
deſoldati, come di preſente
pur ſono,ha cauſato chionò
ho potuto ſcriuerui fino è
queſt'hora. Ma eſſendomi ue
Z j
p I E r R o
nuto alle mani un uoſtro lungo diſcorſo manda
to à noſtro Padre, non ho uoluto tardar più à
uiſitarui, 3 auertirui ſi come il Fraternal a
more ricerca di quanto in ciò mi ſouiene. La on
dedico, che tutti i giouani ſono naturalmente
ad amare inclinati: Cotal inclinatione per mio
parere non ha da eſſer biaſimata,nè in tutto lo
data. Non ha da eſſer biaſimata in quanto el
la procede da benigne, 6 amoreuoli conſtella
tioni,lequali producono molte buone creanze,
politezze,corteſie,ſpaſſi, e trattenimenti, cº
eccitano gli animi di coſe alte ci ſuegliate,et ci
inſegnano mille bei modi coi quali di contino
uo singegniamo d'eſſer amoreuoli, ci dilettian
ci di honoratamente uiuere con molti altri ot
tini effetti, che quindi naſcono, come recita il
diuino Platone ne libri ſuoi d'Amore. Non ha
da eſſerlodata, in quanto queſta inclinatione
genera ſpeſa perdita di tempo, tormenti,cordo
gli ſcandali,etinſomma citrauia dall'amordi
uino à cui tito ſiamo tenuti Euui poi un'altra
peruerſa et maladetta inclinatione,laqual più
toſto ſi può chiamarfurore,che amore, e que
ſta in tutto la biaſimo, 6 danno,cº è quella è
cui dice il Poeta comuenirſi i ceppi, o la cate
na: percioche io uoglio l'amante tale, che ſebè
non può ſecondo il comunemente diſiderato ſi
M o N T o c E R o. : 179
ne godere della coſa amata, non habbia però è
ſcordarſi l'eſſere, º l'honor ſuo, cº la ſodisfat
tione de ſuoi più cari, º in ſomma non babbia
a perderſe ſteſſo per altrui, ſi come par à me
che in coteſto uoſtro ſouerchio, º rabbioſo amo
re facciate uoi,tentando, con modi ſconueneuo
li(ſotto preteſto di non uoler punto ſcoſtarui
dalla uolontà di noſtro Padre) l'ultima,º ma
nifeſta ruina uoſtra. Voifratello mio dolce ſo
lo attendete all'appetito, o non conſiderate il
fine,percioche nò ſolamente, no ricerchereſte à
tal precipitio il conſentimento del Padre, ma,
ricercandolo egli ſe ben costei foſſe donna di
gran lunga più ricca, più bella, più ſaggia, di
migliorparentado,ci più honorata che non è,
ma uolendo egli nongli conſentireſte per modo
alcuno,potendo uoi conoſcere che ſubitamente
ingannereſte il mondo di tanta bella ſperanza,
che nei primi uoſtranni gli hauete data. Et
Iſtate ſicuro pur che uogliate hauer patientia,
e non mancar à uoiſteſſo, che i cieli ui riſer
bano à coſe grandi, ci honoratepiù di ciò, che
uoi forſe ſperate. Io ſcriuoi coſe non per
chioſtimi che uoi ſiate per penſar mai coſa che
ſia à dishonoruoſtro,edi noi tutti,ne per por
re à parte l'amore & riuerenza douuta da buo
ni, & ubidienti figliuoli è Padri loro, ma per
z in
- pr ET R o M o N To G E Ro.
che amandoui di cuore,temo aſſai del pericolo.
Ter tanto fratello amatiſſimo state fermo, 3
attendete all'honoruoſtro, o contento noſtro,
che il premio è dei coſtanti. Io dal canto mio
non mancherò di mantenerui con ogni diligen
tia in gratia di noſtro Padre, zi di ſoccorrer
ui ai biſogni ſè menauertirete. Voi dal uoſtro
procurate di far il ſimile, che ue ne ritroue
rete contentiſ.ſi come per lo contrario il più
pentito e sfortunato che uiua, ancora chiomi,
aſſicuri che hauendo uoi quell'ingegno, che al
tre uolte hauete dimoſtrato,allenteretealqui-.
toil freno alla ragione,et ritirerete le redi
ni all'appetito,affine che poſſiate per
uenire à gli honorati diſegni
da noi tanto di -
ſiderati.
State ſano. Di Caſale il criiij.
d'Aprile, M. D. LIII.
sT E FAN o D E I RE.
A L S I G. FRA N C E S C O
- D e 1 R è.

Lo D a le honorate qualità di lui,


& diſcorre degl'effetti della fortuna.
A 7 N E LA uolubilfortuna, Ma
H. Signanimo Signor mio, in tut
" ti i ſuoi accidenti non deuiaſ
E

º IP l ſe dalla natura, la quale co


di me stabile & ferma haureb
be hormai inalzato V.S. à
quel ſupremo grado, che già moltanni è douu
to alle ſue rare et uniche uirtù, tengo per certo
che l'eccellenze dell'animo che in lei ſi ſcorgo-,
no,uerrebbono è ſcoprire tutte quelle parti che
con tanta marauiglia del mondo sacquistano.
Ma tanto ha operato queſta dura auerſaria del
le uirtù,cheturbata la naue della quiete di uo
ſtra Sig. l'ha con infinito cordoglio di quei che
l'amano & riueriſcono, condutto nellehorribi
Z tit/
S T E F A N O

li, ci periglioſe onde delle mondane attioni.


Nelle cui mani, il ſommo Iddio ha posto lo
ſcettro di queſto mortal regno, non perche ella
con una faccia medeſima di continuo ci gouer
ni,ma acciò che à guiſa di luna cangi ſembian
te, º ſpeſſo con occhio foſco & malignoi uir
tuoſi riguardi, per lungoſpatio di tempo op
preſſi & ſottoposti li tenga. Ma con tutto ciò
uoglio ſperare & aſſicurarmi, che le innumera
bili uirtù di V.S. nei graui & noioſi accidenti
di maligna fortuna come Sole tra nuuoli cono
ſciute, uerranno ad ornare il nome ſuo diglo
rioſa & perpetua memoria. Nè credo che per
altra cagione Iddio l'habbi condotta è ſi esire
moperiglio, che per far chiaro al mondo l'inuit
to animo ſuo accompagnato da infinita pru
denza, con la quale non ſi è recato a triſto augu
rio,la mutatione degli stati, poſcia che con lo
ſcudo del ſuo ualore, potrà render uano ogni
gran colpo di mondana diſauentura. La onde
dicoSign. cheſi come la diuerſità dei uenti, è
atta a mutare l'aſpetto del cielo di ſereno in te
nebroſo, coſi i uarij rauolgimenti della nemica
fortuna rompono ci ſommergono il ripoſo di
queſta nostra frale & caduca uita. Ma quan
dopure la fortuna, i pianeti, le ſtelle, e tutte
le più ſecreteparti del cielo, dalle quali pende
D E L L I R E. I8I
mogli ſtami demortali, haueſſero intete le loro
ingorde uoglie,ù ſoli danni di lei, tengo perfer
.mo chella non ſarà mai da dramma di timore
offeſa, confidadoſi & pigliando argomento dal
la ſua uita, tutta auolta nelle ſue attioni heroi
che & chriſtiane: eſſendo lei dotata di perfet
tiſſimo giudicio, di ſomma pietà uerſo Iddio,
d'incomparabile carità uerſo il proſſimo, no ha
uendo fatto nè penſato mai coſa uile, con uiuer
ogni giorno come ſe ogni giorno haueſſe à mori
re, poco curando il proprio commodo, é ſem
pre intento all'altrui. A cui s'aggiungono le
belle parti della ſua cara & uirtuoſa conſorte,
laquale non contenta di conformarſi di nome
& d'honeſtà alla pudiciſſima Lucretia è dal
mondo ammirata come raro eſempio di pru
denza, ci ualore, come ben chiaro teſtimonio
ne rende la ſua bella 29 gentil prole,laquale co
me ueramente degna di tali parenti,ha hauuta
ſi larga coppia dei doni del cielo, che infinite
altre ne ſono rimaſe poueriſſime per ſempre. Et
qui initi à gli occhi mi ſi preſenta il Signor Ce
ſareſuo primogenito figliuolo: ilquale oltre
allhauer fattoglorioſo acquiſto di tante innu
merabili uirtù, egli di nuouo contende di pari
con V.S. onde ſpeſſo naſce dubbio fra gli huo
mini di perfetto giudicio, qual di loro occupi
/
- ..3 T E F A N O

il primo ſeggio. Queſte ſono honorato signor


mio le fide ſcorte, con lequali da ogni impetuo
ſo uêto di maligna fortuna ella potrà riparare
ſi,queſto è lo ſcudo, colguale Cicerone, Camil
lo, Temiſtocle, Ariſtide, di moltaltri antichi
famoſi,s'hanno recato a gran uentura, l'haue
re commodità di mostrar la fortezza dell'ani
mo loro: queſte dico ſono le ragioni, lequali è
difenderui dalle percoſſe dell'humane diſauen
ture u'inuitano, º come ſcoglio che non è pun
toiſmoſſo dall'impetuoſe onde del mare:coſi eſe
ſa ſi mostrerà nella fiera etperiglioſa lutta che
ha conla fortuna. Et ſon certo che non le ſarà
, fuggita della memoria, quella degna & pru
dente ſentenza di Demetrio, che niun huomo
più infelice gli parea, di quello a cui la fortu
ma non haueſſe dato a guſtare del ſuo ueleno,
quaſi che come l'ombra il Sole, coſi l'auuerſità
ſegua la gloria, et ciò chiaramente con l'eſſem
pio della quercia ſi conferma, laquale dicono
hauer più ſalde & ferme le radici, quando ha
longamente con la rabbia dei uenti combattu
to. Chi dubita che finita sì aſprà conteſa, tro
uandoſi V.S. rimeſſa nei ſuoi priſtini honori,
non ſia coſi stimata di ſaggiezza un Salomone,
come già è conoſciuta di giuſtitia un Radaman
ro,di fede un Fabricio, z d'integrità un sci
D E 1 R E. 182
pione, a tale ch'io istimo, che quelli di quali
per ſpetial dono ſarà conceſſo eſſere condotti
ſotto ilgouerno d'un tanto ſaggio & giustosi
; ore uerranno a tanto, che non resterà più lo
ro che deſiderare, ci ſaranno ridotti à un'altra
età d'oro, la onde i moderni ſcrittori potranno
; giouare più alla posterità, con la ueritade, che
non fanno gl'antichi a noi con le loro menzo
sne. Temo,honorato Signore mio, di non fare
contrario ufficio al deſiderio mio, ilquale ſem
pre fù di honorarla & riuerirla,bauédoio più
preſto uoluto donar, che riceuer luce,dagli ar
denti raggi dell'honorate uostre operationi, il
che à me biaſimo ci è uoi poco utile potrebbe
apportare, non hauendo V.S. più biſogno del
l'altrui lodi,che sbabbi il mare dell'acqua dei
fiumi, che tributo gli portano con l'onde loro,
tuttauia ſe per hauer uoluto troppo con l'ale
del mio penſiero inalzarmi, ſarò da molti per
temerario notato, io ſtimo almeno appreſſo di
lei, (tale è la ſua gentil natura) hauer fatto
cenno d'un animo grato. Et coſi offerendogli
tutto ciò chiò poſſo & debbo con ardentiſſimo
diſiderio d'intendere che V.S. ſia ſalita di me
riti delle ſue uirtù, farò fine. Di Grazzano il
primo di Decembre del M. D. L XIII 1.
sTE FAN o GvAzzo.
a M. p o N ea rri sra
- A G O S T A.

GL1 deſcriue la forma & icoſu


mi della Città di Caſale.
fTI 101 mi chiedete, chioui man
º di il ritrattto della mia pa
i tria: Eccoloui tutto figura
to in un guſcio di noce. CA
si s A LE è posto nel piano in
= forma circolare,cogiro d'un
miglio. Tanto uicino al Pò, che il ſente fra
carne & pelle. Ha cinta la fronte d'una ricca
corona di uerdi colli,doue albergano Cerere,et
Bacco, l'uno uerſando dalla cima diuiniſſimo
nettare, l'altra ſpargendo a piedi ſaporitiſſima
ambroſia. E fornito di ſicuriſſime mura,d'un
belliſſimo Caſtello, di riguardeuoli chieſe, di di
uoti monaſteri, di magnifiche caſe, d'una uir-,
tuoſa Academia, e dungiuſtiſſimo Senato.
ST E F A N O A G VA ZZ O. 183
In queſto picciolo ſpatio non intendo di rinchiu
dere gl'Illuſtriſſimi miei Prencipi, poi che il
largo campo dell'hiſtorie è ripieno del felice
imperio, º delle generoſe impreſe di caſa Pa
leologa, 3 Gonzaga. La Città ſi come non è
di paſſaggio, coſi non ha molto concorſo di fore
ſtieri. Sono però eſſi ben uenuti,carezzati,et.
honorati. Il numero degli habitanti è di preſº
ſo à quindici mila. Sonoui più auuocati, che
eauſe, più medici che orinali, nobili aſſai,mer
catanti, º artefici in gran copia. Entrate pic
ciole, ſpeſe ſouerchie. Si ueſte bene, ſi uiue me
slio, ſono i costumi facili, le maniere grate,la
creanza poco cerimonioſa, gli animi per lo più
leali, nemici dell'alterezza,preſti à i ſeruigi de
gli amici, º all'opere chriſtiane. I uecchi
tengono lieta, ci honeſta uita, i giouani ſo
nomartiali, ſi dilettano d'apparere, ci bor
giuocano al maglio,horfanno feſte,horpaſſeg
ſgiano lungo le contrade. Le donne,ch'io douea
nomar prima,ſono belliſſime, e più pernatu
ra, che per arte,in habito tanto leggiadro, é
pompoſo, quanto suſi altroue, ne in tutto ri
belle, ne in tutto arrendeuoli à gli amanti.
Riſplendono in questo numero,come stelle nel
l'oſcura notte, alcune ſaggie & giudicioſe,le
qualicon mirabili trattenimenti, ci col mo
- S T E F A N O
strarſi grate è uirtuoſi º honorati Caualieri
reſteranno dopò morte al pari dell'antiche ma
troneriuerite,c adorate nel ſacro tempio del
l'eterna memoria. Questa è la maniera & for
ma di uita,chetienehoggi la mia patria,laſſº
le bor che in tutto è ſpenta la rabbia del furio
ſo Marte ſi riuolgerà in sì fatta guiſa agli iº
di dell'arti liberali, º alle grandi impreſe che
in breuiſſimo tempo con l'altre più famoſe Cit
tà d'Italia potrà di gloria contendere. Vi ba
cio le mani. - . .

A L' I L L V S T R I S S I M O, E T
E C C E L L E N TI S S. S I G.
C E SAR E G o NZA GA.

Si rallegra delnaſcimento del ſuo


primogenito. - -

I 'EcL1 è il uero,che non mai,


º è ben di rado alberghino
giuntamente in noi la pru
denza, o la fortuna, quan
tagloria, º quanto ſpetial
gratia è quella di V. Eccell.
poichelmondo resta hormai in dubbio quali
tolo prima le ſi debba, o di prudentiſſimo,o di
6 V A 2 2 o. - 184
f feliciſſimo. Io non sò già ſè Iddio noſtro Sign.
poteſſe darle quà giù più compiuto ſegno della
mor ſuo,che dopo tanti beni d'animo 6 di cor
po, porle auanti la diſiderata uiſta di queſto
caro figliuolo, 3 dolce Prencipe, che horale è
mato, nel qualecome in chiariſſimo ſpecchio el
da potrà rimirare tutte le ſuegratie. Ma la
principal cagione, che mi muoue à ſtimaruo
iſtra Eccell. feliciſſima è il ſapere,ch'eſſa giudi
cioſamente conoſce la felicità ſua, 3 humil
mente dalla diuina bontà la riconoſce. Horper
che me ne rallegro con lei più di cuore, ci ne
godo più in me steſſo, che non sò con parole iſpri
mere; mi riſoluo di non far più lunga lettera s
ma di starmene a uedere & pregare con l'af
petto di uero ſeruitore,che quella liberal mano,
donde ſono uſciti questi doni ſi stenda anco in
mantenerne uostra Eccell.in lungo poſſeſſo, º
farla contenta d'ogn'altro ſuo diſiderio. Et qui
me le inchino humilmente. Di Caſale il XXIX.
di Luglio del LX 11 1.
-
. -

A L L 1 L L V S TRE SI G No R,
L E L I A S A N G I O R G I O
T O R N I E L L A.

La conſola in morte di ſuo fratello,


«- ,a
s T E F A N o

E gas di VE L giorno chio penſai di


i conſolarui in morte del Con
| te Federigo, hebbero contra
di me tanta forza le uostre
si copioſe lagrime,che da ſouer
º chio dolore mi furono ſubita
mente le parole interrotte. Io me ne ritorno ho
ra à uoi cd più fermo,et riſoluto animo, et ripi
gliando il mio primo ufficio,ui ſupplico uirtuo
ſa Signora, che alzando al cielo i contriſtati oc .
chi, º l'afflitta mente,ui diate hormai è pen
ſare,che all'anima d'un Caualier coſi ualoroſo,
leale,amato, o di buon nome, come fà lbono
ratiſ. uostro fratello, non può eſſer toccata al
tra stanza, che l'eterna, 3 diuina; di che ne è
manifeſtiſ ſegno l'hauer eſſa in queſto nostro
pellegrinaggio ſopportate di quelle lunghe, º
continue anguſtie, con lequali ſuole il grande
Iddio eſercitar le ſue dilette creature. Laſcia
te pure il ſenſo della troppa bumanità, ci di
ſcorrendo con libero giudicio qual foſſe la uita
del Conte, confeſſate che ſingolargratia gli ha
fatta il signor nostro,leuandolo da queſte mi
ſerie. Era coſa degna di christiana & amore
uole ſorella il piangerla partita di lui, per te
ſtificar al modo,quato egli foſſe amato da uoi.
Horehehauete à noi tutti laſciata queſta fer
1024,
e v a zz o, 185
i neºsiniifrabi.
dendogli le debitegratie, o di ſodisfar à uoi
steſſa riconoſcendo la grandezza dell'animo
noſtro Coteſte amare lagrime; coteſti doloroſi
ſoſpiri, º continui lamenti, ad altro non gioua
no,che à conſumar quelle bellezze, quellegra;
tie, º quegli ſpiriti, che Dio ui ha dati perche
habbiate è conſeruarli come rari, i pretioſi
doni della maeſtà ſua, a cui piaccia di con .
ſolarui. - - A º v . .
di . . . . . . 3 º

A L SI G. G.A E RI E L- ti -

i c A i z o N I. i
,
RA cco Nra gli effetti della for
tuna, & conchiude, che ciaſcuno ſi
debbe contentare del ſuo ſtato.
-
.
. .. . . .
f, l'Nc o RA ch'io mi ſenta il
º l - capo stordito, la mano debo
i le, gli ſpiriti afflitti,etle for
" xe ſmarrite per una terza
-

ſº º º coperloſpatio di tre ſettima


º, io uedrò nondimeno di riſpondere alla uo
º
ſtra portatami dal Teſoriere dell'Illuſtriſſimo
ſº Signor mio, doue mhauete fatto un diſcorſo de
.A.A
º : S T E F A N O

gli accidenti della fortuna, i quali a me non


ſonnuoui, & ue ne dirò, ſi come mi commanda
amore,il parer mio. Non è dubbio alcuno, che
la fortuna ha in corpo un maligno ſpirito, ci
tanto è nemica della uirtù,che dirittamente of
fenderla non potendo, a carezzare gl'ignoran
ti" & pazzi diſpettoſamente ſi ri
uolge, onde non ſenza cagionefù detto,che do
ueabonda la fortuna, quiui manca l'ingegno,
& per lo contrario. Ma che ſiamo forſe noi
C07020 i" canne, da ogni piccioluento
moſſe? Non deelhuomo ſauio turbarſi punto,
perche tutto di coſi fatti miracoli uegga, anzi
quanto più grauato ſi ſente, tanto più franco
e magnanimo mostrarſi, tenendo per fermo,
che le felicità ſono i ueli che adombrano gl'in
telletti, gi le auuerſità ſono i raggi che li ri
ſchiarano, rendono apparenti. Voi non ſete
il primo,neſete ſolo a riceuer questi oltraggi,
e º meno ui douete marauigliare, che queſte co
ſe auengano a pari uoſtri,che ſe non aueniſſero,
perche ſi comeil mare tiene in fondo i pretioſi
teſorigittando ſopra la feccia, coſi la fortuna
ſommerge gli huomini ualoroſi inalzando gli
ſciocchi. Fateui pure buonanimo, e quella
riſolutione, che hauete preſa di uoler uiuere à
noi steſſo, ſiate conſtante in eſſequirla. Io ui ſa
o v A 2 Z O. 186
rò fedel compagno a questa impreſa pigliando
la mia parte della medicina, della quale nè ha
forſe più biſogno di uoi, concioſia,ch'io ho fat
to à miei di mille fabriche in aria imaginan
domi di meritar alcuno ripoſo in premio delle
mie fatiche paſſate, non meno nello ſtudio delle
buone lettere, che nelle prattiche delle Corti,
dalla qualimaginatione tantopiù à détro ſono
ſtato offeſo, quanto maggior numero di uccel
lacci in forma d'huomini ho continouamente
ueduti da queſta maluagia fortuna al grado de
uirtuoſi eſerportati. Ma alla fine altro non
men è ſeguito,che le tante & ſtrane infermità,
lequali dopò infinita perdita di ſangue, 6 con
tinoue purgationi di maligni humori da malin
conia generati, m'hanno inſi fatta maniera ſta
perato lo stomaco, º indebolite le forze, che
hormai non poſſo più dirmia colpa ; La onde
per lunga ſperienza, º per raccordi di molti
; ualenti huomini ho trouato, che non c'è altra
ſperanza di riſanarqueſto corpo,siononpongo
ogni ſtudio in riſanar prima l'animo,laqualcu
ra non conſiste nel poter de medici, ma nel uo
lerde patienti,neſi cauano i rimedi dalle botte
ghe degli ſpetiali, ma dai libri de filoſofi, i qua
i li ſi come ſuole la Tramontana ſcacciari nuuo
li, & purgarlaere,coſi hanno forza di raſſere
A.A li
e
s r E F A N o.
nargli ſpiriti, e allontanari noioſi penſieri:
Voi uedete hora,comio ſtò peggio di uoi per ha
uèriuari effetti della inuidioſa fortuna trop
pofiſamente conſiderati. Guardate bene di non
traboccare in queſto errore, e ſiate certo,che
gli è forza,che chi porta inuidia all'altruiſta
to,habbia in odio il ſuo,et per conſeguente ſe ne
miua miſero, 6 infelice. Riſoluiamoci pure no
potendo eſſer amati da altrui,d'amarci noi ſteſ
ſi, & ridiamoci come nuoui Democriti delle
uanità del guasto mondo percioche oue à que
ſto uogliamo intendere fuggiremo il biaſimeuo
le nome d'ambitioſi, º ſpogliate tutte le paſt
ſioni, s'accorgeremo col tempo d'eſſer noi i più
contenti, che uiuano, ſi come ueramente tutti
quelli ſono, che ponendo il freno all'appetito, ſi
gouernano con la ragione. Tutte queſte coſe
uoi le ſapete meglio di me, ma uolentieri le bo
dette, perche uorrei uedere, che ſi come glani
mi nostri ſono conformi in amore, coſi foſſero
congiurati contra la cieca fortuna. Horuiue
te lieto ci ricordateui di me, che con tutto l'a-
nimo ui abbraccio pregandoui felice uita. Di
iParigi il XxvII. di Giugno. M. D, L1x,
-
-
co v A z zro. 187
s. º A., v M E S. S. E A. 'F A “E I Q -

- . M E s s A R A N 1.
Raorosa dello ſtile che ſi dee
vſare nelle lettere famigliari.
- t .. .

I piace oltremodo, che ui dia


| te à i ſeruigi di coteſto hono
i rato Signore, non meno per
i la coſideratione, nella qual'
| egli ui metterà preſſo gl'Il
= luſtriſ. noſtri Padroni, che
per la maniera, che apprenderete dello ſcriue
re,cº del negotiare. Etſi come huomo, che non
fapendola diritta uia per andare al mare. Si
piglia un fiume per guida,coſi uoi non potendo
giungere di primo uolo à queigradi dhonore,
che ui stanno a cuore, douete per mio auiſo aſſi
curarui con la ſcorta d'un Caualier tale. Hor
f per ſodisfar alla uoſtra richieſta,ui dico brieue
mente, che dello ſcriuer correttamente il Bem
bo, l'Alunno, 6 molti altri ui ſaranno buoni
maestri mentre,che ui proponiate di farui loro
famigliare, ſenza iduali auenga che molti per
la lunga prattica aſſai politamente ſcriuano,è
però uergogna il non ſaperne addurre la ragio
ne,6 tanto ſono lontani queſti dagl'altri, qui
.A.A iii
mtſ
s T E F A N O
to è un barbiere da un medico. Ben trouerete
uoi diuerſe opinioni intorno all'ortografia, le
quali ui farano quaſi diuenirheretico, ma uoi
teneteui alle communi, infina tanto,che ſi fac
cia un concilio ſopra la lingua uolgare. Quan
to allo stile dopò hauuto riguardo all'eſſere del
le perſone per cui,es à cui ſi ſcriue, chiaro è che
ui conuieneformarlo horpiù, hor meno rimeſ
ſo ſecondo la uarietà de ſoggetti, ma in modo,
che ſempre ſi mostri una grauità piaceuole, 3
una piaceuolezza graue. Non uorrei, che ui
bruttaste le mani nei colori retorici, ci nelle
figure poetiche, percioche non hanno che fare
von queſta foggia di lettere communi, ci fami
gliari,lequali ſcriuendoſi più per biſogno, che
per pompa debbono ſemplicemente rappreſen
tar l'animo nostro ſenza ſoſpetto d'adulatione
o di cerimonie. Non mi ſpiacciono i concetti
ben continouati,perche danno ſegno d'ordinato
giudicio, ma il laſciarlitalhora ſcatenati, cº
fermarſi con diſcretione di paſſo in paſſo,ha non
sò che di uaghezza ſommamente diletteuole.
quelle coſe,che potete baſteuolmente iſprimere
con maniere raccolte,non ui curate di ſpiegar
le con lunghe nouelle à guiſa di coloro, che in
un fiume di parole no dicono una goccia di ſen
timento: ma non ſiate ancotanto laconico, che
G V A 2 2 O. 188
lo stile rimanga aſciutto,auuertendo il più che
potete ad accompagnarla chiarezza, º la bre
uità inſieme,perche ſi come le parole ſouerchie
fanno l'oratione neioſa, º affettata, ci man
cograue,coſi le ſentenze oſcure, o troppo ri
rette ſono molteuolte attribuite all'aſprezza
dell'ingegnosº raccordiui,che à Marco Anto
mio fù opposto, che ſcriuea coſe,cherano più am
mirate, che inteſe, Fuggite anco quei periodi
lunghi, ci odioſi, i quali stancano il fiato, e -
la memoria è i lettori, e non ui perfumate
mai d'alcuna uocerozza, e diſuſata, ſi come
ſogliono alcuni, i quali uanno collume in ma
no ſcegliendo le più intricate, rancie,cº meno
inteſe, cheſi trouino in Dante, o nel Boccac
cio,non sauedendo che coluoler fauellare trop
po Toſcanamente ſi fanno ſcorgere per non To
ſcani. Et con tutto, che ne miei ſcritti io mi ſap
pia malſeruire di queste coſe, non douete però
marauigliarui, che amandoui come fratello,io
le ui proponga, º in uoile deſideri come in me
steſſo. Vedete pure di far quel ch'io ui dico,
& non guardate è quel ch'io mi faccia. Di C
ſale ilXIII. di Settemb, del Lx.
- -
, º , ,
-

- - - . - - i º
- - - e-

-- - - - - --- «A M ti,
-
º sº e sa s o
a L S I G. F Rea N c E s c o.
eP A P A L A R D o
i
Rrs P o N D e ad una ſua, 8 diceil
fopareteintornoalpigliarmoglie.
il Ro PP o m'increſce d'hauer,
Pºi aggiunto legna al fuoco in.
l
f| tanti uostri faſtidi. Tutta
Ns . uia mi riconforto, º pren-.
3 do ſperanza, che ſe pigliate.
##Faº queſta moglie, che uoi dite,
eſauiriſoluerà coſi bene gli humori,che potre
te poi è bellagio compiacermi nella richieſta,
chio ui ho fatta. Il conſiglio,che da me uorre i
ſte,noi poſſo dare diuera ſcientia; Darlo di boe
ca altrui è preſuntione. Ma ſiami detto pre
ſuntuoſo e peggio,pur che uoi non mi dichia
te diſubidiente Conchiudo adunque, che non o
stante, che pochiſſimi ſi contentino delle lormo.
gli,co moltiſſimi ſe ne dolgano,nonſi dee però
dar la colpa alle mogli, percheſe fanno il me
- deſimo dei mariti. Etperciò ſon di parere,che
uoi la ui pigliate ſe non per altro, per rimaner,
chiaro di queſto dubbio perche col bel giudicio
de uostro u accorgerete forſe anco al primo giorno
da qual parte naſca il difetto. Sopra il tutto
G V A Z 2 O. 189
non ſtate a far commenti intorno alle qualità
della moglie, perche tutte maglione è qualche
effetto se la pigliate bella uiriſtora gli ſpiriti,
fibrutta ui caua di ſoſpetto ſºpouera ai ubidi
ſee,ſe ricca uitiene agiato ſegiouane, ui dà 4
iuto; ſeuecchia, tanto miglior dote, ſe nobile
ui accreſce ſplendore, ſenile s'illuſtra per uoi»
ſeboneſta,ſi può coſtruareſe lorda le ſi può tor
iericolo. Riſolueteui adunque, é ſaltatº
dentro a tutto corſo, che non potete, auºgº
che può ſe non cader in piedi ºfra tanto pi
gliandola in parole eilaſciandola pigliarà uoi
infatti prego Iddio che ue la mandi buona. Di
caſale il n. di settemb. M. o Lºi. -

i
a Ma po N N 4
Si burla d'vn medico che le do
mandauacento Scudi, per la cura di
ſuo marito. - i

1 over medico litigioſo,


cheui dimanda cento ſcudi
" per la cura del già uostro
l marito, non sò dir altro,ſend
ch'egli à mio giudicio ha
grandiſſimo biſogno di medi
a S. T È . A N G

tina. Procureremo a tutto noſtro potere, che


queſto Renerendo Senato gli ordini almeno un
cristeo per cauarli la freneſia di capo. conſi
derate di gratia s'egli uuole centoſcudi per ha
ner fatto morire un'infermo, che coſa egliuor
rebbe poi per riſanarlo. Per me non mi soffer
rebbe il cuore di pagarla morte coſi cara, po
tendo morire ſenza ſpeſa. Digratia non gli da
te nulla, perche uisò dire, che ſe noſtro marito
gli ha perdonato l'oltragio della uita, non gli
perdona almeno quello della borſa, é glielo
rinfaccierà ancora al dì del giudicio. di ca
ſale il ra d'ottobr M. D. Exi,
«A M. G VGLI E L MO G VA Z ZG
. . s V o F RATE LLo.

Loautiertiſce come ſi debba go


uernare nelli ſuoi ſtudi.
E il.A Nv o vA, che inſino in
queste parti è uenuta del
grande profitto, che uoi fate
nello ſtudio delle buone let
il tere, minuita nomeno è ral
"legrarmi con uoi, che i pre
garui,che ui sforziate di ſpedirui toſto da cote
G V A Z Z O. I 9o
ſta ſcola di grammatica per inuiarui alla diui
ua filoſofia, o ad alcun'altra impreſa ſecondo
che uiſentirete l'animo più diſpoſto. Voi ue
dete che noialtri uoſtri fratelli corriamo tutti
per diuerſe ſtrade in un uirtuoſo fine, nondime
mouoi ſete coſi ben poſto sul diritto camino,
che uolendo, ci trapaſſerete di gran lunga, 6
tra tutti,uoi ſolo ne riportarete il pregio. Que
fta bella ſperanza,che habbiamo di uoi,cerca
te di mantenercela coſi fattamente, che non ne
reſtiamo ingannati,il che ui ſarà facile ſegui
dato dal principal timor di Dio, º de uostri
maeſtri, non tralaſcierete mai i uostri studi or
dinarij,laſciando le prattiche inutili, ci acco
ſtandoui ſempre à uirtuoſi, ben creati, º più
dotti di uoi, percioche dagl'ignoranti non ap
prenderete coſa alcuna,màſe fràgi intendenti
commetterete errore, ne ſarete toſto auuertito.
Inſomma uoi giungerete al ſegno della gloria,
mentre che ſiate tutto riuolto à penſieri uir
tuoſi, con diſegno di ſaper ſempre più oltre, cº
con lhauer continouamente inanzi è glocchi
l'honore,ilquale ſentirete uſare in un punto il
freno, º gli Speroni, ritirandoui dall'opere
ſconcie, º uituperoſe, e incitandoui alle lode
uoli & magnifiche. Negli ſtudi uoſtri non
ui ſinarriſca alcuna difficoltà, che ui uenga
- S.T E F A N o

amanti perche ui ſi rintuzzerebbe l'animo di ſè


guirla uoſtra impreſa, doue con alquanto di
patientia, tutte le coſe ui ſi renderanno facili,
& piane. Ben ui ricordo, che alle lettioni do
ſuete inuitarui da uoi ſteſſo, ſenza aſpettare deſ
ſerui tirato a forza,tenendo per fermo, che le
ſcientiericercano più la diſpoſitione del diſcepo
lo,che la ſollecitudine del maeſtro. Se uoi fate
queſta diliberatione diuerrete oltremodo ua
go delle uirtù, º come Protogene non potrete
quaſi leuargli occhi & le mani dalle uoſtre fa
tiche,ilgual habito u introdurrà più facilmete
alla perfetta Conoſcenza di tutte le altre coſe,
che uorrete intendere. Queſti raccordi che uen
gono da fratello amoreuole stiano ſempre nel
l'animo uoſtro impreſſi, che ne ſentirete un gio
uamento mirabile. Et poi chiouedo,che dina
tura uoſtra ſete tanto acceſo alla gloria non ui
ſcriuerò altro,ſenon chio ſpero ancora di uiuer
tanto, chiouedrò per man uoſtra ridrizzato
l'albero di caſa noſtra,ilquale dalla maluagità
de tempi è stato non purpiegato, ma quaſi git
tato à terra. Et con queſto felice augurio ui
abbraccio dolciſſimo fratello, pregandoui à ſe
guitar lietamente il bel principio uostro, che il
Signor Iddio ui porga mano. Di Orleans il
XIII, di Gennaio. M. D. Lv 1.
o V A Z Z oa º I 91
A L S I G. V I C A R I Q .
D 1 c A s A L E. -

: Gli raccomanda la cauſa del ſuo


barbiere. - - - - e

RE c o v1 Signor mio, che


non habbiate a male,ch'io ui
raccomandi ſpeſſo, ci è boc
ca, º per lettere (ſi come
A faccio bora) Maeſtro Gior
è El giobarbiere. La ſomma bon
tà uostra, el grande amore, chio porto è que-,
ſtopouer huomo, ſono due continoue tentatio
ni, che mi ſpingono, ci portano di peſo in coſi
fatto errore. Et qual errore? da non perdonar
mi mai perche l'importunarcéto uolte,ungen
tilhuomo di giudicio à cui baſti un ſolo cenno,è
ingiuria manifeſta. Ma con tutto ciò non aſpet.
toda uoi altro caſtigo, che d'intender ben toſto,
chehabbiate aperto il ſeno della benignità uo
-
ſtra al detto Maeſtro Giorgio, 3 chiuſa a me
la ſtrada di daruene più faſtidio,dalche uedre
te ancor naſcer conteſa fra lui ci me, qual di
noi due uihabbia a reſtar più obligato. Età uo.
ſtraSig. mi raccomado quanto poſſo. Di Man,
toua ilxv. di Nouemb del LX.
S T E F A N O

A MESSER A ND RE.A .
D A M I A N I .

Gli dà conto della compleſſione


& dell'eſſer ſuo.
i lo riceuuto la lettera uostra
ſi
S.
si con la ricetta del ſiropo,l'u-
ma et l'altra m'è stata cara,
| ma qual deſſe più nol ſa
A | prei dire perche non aſpetto
manco ſeruigio al corpo dal
l'una, che piacere ha preſo l'animo dell'altra.
Oſſeruerò pienamente i uostri raccordi. Coſi
nel far diligentemente componer il ſiropo, co
me nell'uſarlo con diſcretione, ben che m'haue
teposto il ceruello à partito dicendomi, che ha
uirtù di far diuenir bello. Queſto è un paſſo di
corrompergli stoici, o già mi ſento combattu,
to dal zelo della ſanità, e dal diſiderio della
bellezza. Il piacere mi ſperona, cº l'utile mi,
raffrena. Ma uedrò io è tutto mioli di te
nermi nel mezo fra la ſanità cº la bellezza, et
credo che mi uerrà fatto di non eſſer mai ne
troppo ſano, nè troppo bello. Horui dico, che
per bontà di Dio, º per opera uoſtra ſento o
gni di miglioramento. Lo stomaco non mi dà,
e V a E 2 O. . I 92

più tanta molestia, nonostante chiobea d'un


nino dilicato, º tanto ribelle dell'acqua,quan
to i luterani delle meſſe. Truouo, che i cibi ſodi
mi conferiſcono. Agli humori malinconici la
ſeruitù mia non laſcia luogo, 3 ſono hormai
chiaro, che tanto più mi conſumano, quanto
più ſono otioſo, ſenza chio faccio loro fronte
col uostro conſiglio il più chio poſſo, et con l'in
finita bontà di Madama, i cui commandamen
ti ſono coſi litani dall'aggrauarmi che nel ſeri
uere minodriſco di dolcezza. Il diſcorſo, che
mhauete fatto delle coſe uoftremiuà molto,et
lodo,che ui diate in tutto è conſeruarlietamen
tela uita uostra,ilche douete fare ſi pergioua
mento di uoi steſſo, cºſi per mostrare, che non
ſete di quei falſi predicatori, che dicono bene,
ci fanno male. Di quel negatio,poi che non ſi
può intenderaltro di preſente, aſpetteremo lì
pigliar partito nello steccato, Baciola mano,
a P.S. ſalutando il uirtuoſo, é diſcreto Meſº
ſer.Agostino. Alerio. Di Mantouail xv, di
-

Decembre. M. D. LX.
- se - . ,
- - s - - - y

- ,
s r e F a N o
ALLA srG MA RG HERI Torº
- E A LIANA PRATA.
- ,
. Lo d a lebelle&virtuoſe qualità
che ſono in lei. º º
- - - - -- . - r, -

A Rv1 hora coſi gran ma


rauiglia, che del continouo
io parli o ſcriua in lode uo-.
ſtra Signora mia honoratiſi
ma ? ſe queſto ui ſpiace, ui
dourebbe ancoſpiacere d'eſt
ſer tanto più bella dell'altre, quanto più chiaro
è il Sole di tutti i celeſti lumi. Vi doureſte pen
tire dei leggiadri, ſanti coſtumi, che con tan
tagloria uostra & ſodisfattione altrui hauete,
appreſi. Vi conuerrebbe trasformarui in un
mengrato, º men reale aſpetto, poi che cote
ſto affligendo i contenti, º contentando gli af
flitti, tempera i cuori di un dolciſſimo amaro.
Pi biſognerebbe rimanere dai piaceuoli ragio
namenti, º maturi diſcorſi,co iquali inebria
tegli aſcoltanti di dolcezza tale, che diſponen
doli ad affermare o negare come meglio ui pia
ce, dilettate ſempre,et non ſatiate mai. Laſciar
anco ui comuerrebbe i lunghi et continui studi,
ne iquali faticoſamente uiuendo, ui ſete fatta
immor
c V A Z Z O: I93
immortale, acquiſtato nome delle più dotte,
più ſaggie, cº più eloquenti gentildonne, che
hoggi uiuano, del che ne uàaltiera ſopra tutte
l'altre la Città di Caſale. In ſomma ſe uolete,
ch'io taccia di uoi, leuate l'occaſioni, con le
quali m'hauete ſciolta la lingua, aperti gli oe
chi, º ſuegliato l'intelletto. Date licenza al
legratie, che ui albergano nel uiſo; ſpegnete
l'honeſtà, che uiſtà acceſa nel cuore; 6 ſpoglia
temifinalmente di tutte le uirtù, le quali porta
te per ornamento del generoſo animo uostro.
Ma ſi come uoi non potete, ne uolete da que
ſto honorato corſo ritirarui,coſi non poſſo nè uo
3lio rimanerio parlando, ci ſcriuendo di far
chiaro il mondo, che l grande ualor uostro ha
Agenerato nella mia mente una eterna riueren
za, & uno ardentiſſimo diſiderio di ſeruirui.
Et laſciandoui con queſta certezza, bacio hu
milmente la mano a uostra Sig. nella cui feli
cegratia quanto poſſo mi raccomando. Di Ca
ſale il primo di settembre, M. D. Lx 1.
A LL.A SI G. MA D DA LE NA
C. O L L I,

FA ſcuſa di non hauerle mandate


alcune robbe.
e BB
S T E F A N o

E =s V E L 1'aſino di Melazzo(na
Nel dicogia per lodarlo)mi die
deſeidi ſono la marcia fede
º di condurre in barca le robe
| di uoſtra Sig. 6 conſegnar
º le in caſa di mio Padre; Ma
il forfante con l'eſſerſi partito due giorni pri
ma di quello chegli hauea detto, m'ha laſciata
quì in riua con le robbe,et con la burla. Queſto
ſciagurato uorrebbe a mio giudicio col mezo
delle bugie acquistarſi il credito di uero bar
caruolo, ma non gli uerrà fatto, perche colme
zo della fame, che lo caccia, è hormai conoſciu
to da tutti per famiglio pidocchioſo de barca
ruoli,tolto ànolo perun pezzo di pane a tirar
lanciana. Gliele renderò s'io poſſo. Fra tan
to ſiate certa,ch'io non mancherò con la prima
occaſione d'alcun'altro mentriſto denuiareſe
robbe, lequali sò molto bene, che ſono aſpettate
con molto diſiderio da uostra Sig. alla quale ha
cio la mano pregandola a ſtar inferma il meno
chella può. Di Mantouail Ix. di Decembre.
M, D. LXI. - - - - -
G V A Z Z O. I 94
A, M. G H E R.A R. D o
B o R G o G N I. , .

s Lo certifica dell'affetto ſuo verſo

7 E ss E R Guglielmo Serralon
i ga fà ſempre delle ſue,et me
gli ne duole bora per riſpetto
l' uoſtro,perchegli ui ha pro
I meſſo di me coſe, che non mi
F dà l'animo di poterui oſſerua
re. Ma poi che ui ſete laſciato intenderdi uo
lermi per amico, biſogna che mi godiate coſi fat
lo come io mi ſono. Voglio ben dirui, che ſe in
me non trouateguſto piaceuole,non ui trouere
te almeno cattiuo odore. Io tengo un animo
tutto ſincero, di tutto pronto a i ſeruigi degli
huomini uirtuoſi, tra i quali uedo, che uoi ha
uete bonoratiſſimo grado, la onde io ſottraggo
non poca ſperanza di douer coſi è dentro occu
parla gratia uostra, come sio foſſi ueramente
quel galanthuomo, chioui uengo dipinto. Vi
ringratio molto del uoſtro leggiadroſonetto,et
ui mando qui inſieme la riſposta, la quale ſon
certo che leggerete con uoſtra grande ſodisfat
tione, perche ſi ſcoprirà hora meglio la luce del
BB j
. S r E F A N O
le uostre ſtelle nelle tenebre della mia notte.
Vn certo mio Epigramma qui rinchiuſo uor
rebbe uenir à far riuerenza a Möſignor Vida,
ma è tato mal ueſtito,che ſi uergogna. Io gli ho
ben detto che ſua Sig. Reuerendiſſima pone più
mente all'animo,che à i panni deſeruitori.Tut
tauia per andarſene più arditamente egli ha
urebbe biſogno, che l'introduceſte uoi, º lo co
priſte col manto delle uostre belle parole. Io a
dunque ue lo raccomando. Et ſe per caſo uipa
rech'egli ſia per farmi poco honore, ponetegli
una maſchera al uolto, ci preſentatelo ſotto
l'habito d'incerto autore. Hora io torno è dir
ui che di me ui potete prometter tutte quelle co
ſe,che ſi poſſono aſpettare ſenon da uirtuoſo, al
meno da amoreuole amico, la quale offerta mi
dà il cuore di mantenerui ſempre. Di Man
toua il xvI. di Gennaio. M. D. LXI.

v4 M A D.A M I G E L L A D I
- S A N G I V L I A N O,

LA prega che non oſtante ch'ella


ſia fatta ſpoſavoglia ricordarſi di lui.
e o pv A 2 2 Os. 195
El A L benedettogiorno,che la
uostra mercè mi deſte perſe
i gno d'amore il glorioſo nome
A | di leale, io uenni ſempre fe
gi delmente mantenendo que
º ſto titolo,colamarui, º ſer
uirui, & col dichiararui le più ſegrete parti
dell'animo mio. Hor lealmente ui confeſſo,che
dislealiſſimo fui quell'infelice giorno, che mi
fà recata la nuoua delle uosire honoratiſſime
nozze, poſcia che coſi fattamente mi trafiſſe il
dolore, che per lungo ſpatio di tempo mi furono
a gran noia le felicità uostre. Perdonatemi
signora, º con l'uſata prontezza del mirabi
deintelletto uoſtro non attribuite ſenon à ſouer
chio amore queſta ſouerchia paſſione. Sono bo
ra ritornato alquanto in me ſteſſo, ci ſento,
chall'amor proprio, fà gagliardiſſimo contra
ſto l'amor uostro. Il primo mattriſta poi che
coteſto legameha diſgiunto in tutto le menti
nostre, abbattuta la fabrica degli alti miei
penſieri,et diſuelti i fondamenti di tutte le mie
ſperanze. Il ſecondo fieramente mi riprende,
e mi fa riueder quanto io ſia obligato ad ha
uer cari tutti i uoſtri diletti, è preporre il ben
uoſtro alle commodità mie, 3 è non perdona
re all'iſteſſa uita in bonore, i ſeruigio uoſtro,
BB i
S T E F A N o

Eccouila forma dello ſtatò mio dubbioſo, nel


quale m'hanno poſto i uostri contenti, e i miei
guai. Auiſate ſe con ragione diſidera la mor
te un che ſtia ſempre nell'angoſcie, º tormen
ti di coſi miſera uita. Ma ſi come io uincendo
alla fine l'ineſtimabile mia doglia ſento gran
diſſimo piacere del uoſtro bene, può eſſere che
in premio di queſto non ſentiate uoi una piccio
la parte del mio male? può eſſere che nel cuore
di gentildonna ſaggia,et uirtuoſa, come uoi,ſia
per alcuno accidente ſpenta in tutto la memo
ria d'un'affettionato ſeruitore? Non piaccia
a Dio mai, ch'io fermi nella mente queſto no
ioſo penſiero. A me gioua più toſto di credere,
che tanto da me naſcoſto non ſia il Sole debei
uostri occhi, che alcuno pietoſo raggio non por
ga ancora un poco di lume all'oſcuriſſime mie
tenebre. Ben mi direte uoi forſe,ch'io non me
rito più perdono, poi che queſte ſciocche, º po
co ragioneuoli ſperanze mitraſportano a pen
ſar coſe di uoi contrarie all'honeſto animo uo
ſtro, ilqual'eſſendo hora tutto riuolto al ſuo ue
ro obietto,non sà,nè può,nè uuole, et non è per
dar mai luogo ad alcun altro penſiero. Ma ſe
uoi corteſe Signora non ſdegnate di mirar lo
ſtato mio con occhio pietoſo, º ridurui ancora
una uolta à memoria il primo eſſer uostro, la
º V A 2 2 O, 196
langa, é fedelſeruitù mia, il feruentiſſimo a
more, & la continoua riuerenza, che ſempre ui
ho portata, non ſolamente ſofferrete uolentieri
d'eſſer offeſa inſino è queſto termine, ma in uoi
ſteſſa recandoui tacitamente,ui dorrete di non
potere in un medeſimo punto ſaluare l'honor
uoſtro, é la uita mia. Et con tutto, che à uoi
per auentura coſi malageuole ſia il turbarui
nel colmo di tante allegrezze, come a me è qua
ſi impoſſibile il rallegrarmi nel fondo di tante
miſerie: nondimcno uengaui auanti quanta
gloria fiela uostra,non ſcemandoſi in uoiper al
cuno contento la pietà delle perſone afflitte,et
cadute per uoi in perpetua diſperatione. Mo
ſtrate hora Signora queſto bell'animo,dandomi
è conoſcere con qualche grato ſegno,che dell'in
felicità mia habbiate notitia et dolore,et quan
dopure à ciò non ui diſponga la riputatione
uostra, ne il riſpetto mio, uaglia almeno è di
ſponerui il nouello amore del uostro feliciſſi
me ſpoſo, della cui dolce compagnia con tanto
maggior contento ui goderete, quanto più ſpeſ
ſo ſarà contrapeſata da uoi con la rimembran
za delle infinite mie paſſioni, le quali alleggia
te da queſto honeſtiſſimo conforto, laſcieran
no maggior campo nell'animo mio da ralle
grarmi de uostri lieti auenimenti, 3 pregar
BB tit/
e s r E F A N o
Iddio, che tanto ui ſia liberale dell'altre ſue
gratie, quanto ui è ſtato di bellezze ci ualore.

A L si o cristo FoRo
- , P 1 cc o. a s
S1 condole con lui, della morte
d'un loro commune amico.

I RA cc o RD A Signore,
| che aigiorni paſſati uiuen
do ancora il Sign. Gio. An
tonio Bazano non ſi poteua
moſatiar di tener ragiona
- mento di lui in camera uo
ſtra? di lodar il ſuo eleuato ingegno? di diuiſa
re ſopra le tante qualità che gli poſſedeua? di
rallegrarci del ſuo honorato appoggio? di star
finalmente in aſpettatione delli ſupremi hono
ri, ai quali egli douea peruenire? Miſeri noi
come ſiamo ſubito da tanto contento in eſtre
mo dolore traboccati. Signor Picco io ſon fuo
ri di me ſteſſo, ne crederò mai, che la felice ani
ma di quel giouane ſenta alcuno dolore più
uicino del mio. Vorrei qui narrarui da capo
il fratenal amore ſtato fra lui ci me, ma ſono
- -
-

G V A Z Z O, 197
troppo oppreſſi i miei ſenſi. Che ui pare bora
dell'interpretatione data da noi alle ultime
ſue lettere? elle furono ben lette,mà molto ma
le inteſe. Le ſue allegrezze ch'egli ci ſcriuea
eranopreſagio dal camino, che uoleaprendere
ucrſo lo ſtato di gloria. Et con quel Sonetto,
ch'egli ci mando, pieno di tanta dottrina, 3
leggiadria, altro non uolea dire, ci intendere,
ſenon che auuicinandoſi alla morte rendea à
suiſa di Cigno le ſue uoci più dolci, º più pie
toſe. Voi Signor Picco,che l'hauete amato per
tante cagioni, i principalmente per amor
ſº
delle uirtù, aiutatemi à piangere queſta com
mune perdita, ci ſenza dar luogo ad alcun'al
tropenſiero, ſtia ſempre con noi la memoria”
del ſuo felice nome, º facciaſi in ogni tempo
di lui parlando, º ſcriuendo honorata men
tione, che di tanto gli ſiamo tenuti. Et perche
egli ſcriſſe di molte belle coſe, ci degne della
posterità, ſarebbe opera uoſtra il fare, che la
Madre, º fratelli ſuoi ci deſſero copie de ſuoi
componimenti da honorar le ſtampe, º far ui
uer lui eternamente, con molta gloria di caſa
ſua, º ſodisfattione de ſuoi amici. Troppo
gran torto gli ſi farebbe in uero, ſe noi altri
conſapauoli del ualore, ci heredi dell'amor
ſuo, non gli procuraſſimo queſti trofei. Io ui
S T E F A N O

mando fra tanto uno Epitafio, ch'amore & da


lore m'hanno dettato, ci in buona gratia di
uoſtra Signoria mi raccomando ſenza fine.
Di Mantouail iiij. di Nouembre. M. D. LX.
i

-
º - - -

- , - - - -º -

-
-
A L S I G. C E S A R. E :
c E P P o.

Con c H 1 v D E che perviuerſano


biſogna darbando alla maninconia.
| I cno R Compare,io ſon ri
è ſolutiſſimo, ci muoia San
ſon con tutti i Filiſtei,di la
Si ſciarla uela ai uenti, º
i conforme alla lettera, che
- m hauete ſcritta starmene
più allegro chio poſſo.Honori à ſua poſta, roba
agli ingordi,fiche à fingardi,forche à gli ambi
tioſi.Andiam puruia alla boniſſima pigliamo
ciò che uiene, º non penſiamo a ciò che reſta.
guando ci bauremo ben bene beccato il ceruel
lo,nepiù,ne meno ne ſarà. Io ſono hora è Man
touai ſe torneremo a Caſale non lo sò,neuoglio
G V A Z Z O. I98
ſaperlo, perche io non piego più à una parte,
che all'altra, ci ſon coſi ben cittadino del mon
do, come ſi fuſe Diogene. Quando ſonerà il
corno,ſentirò bene anch'io, ſe non diuengo ſor
do. Che dite Signor Compare,non ui pare bell'
humore il mio? non ſono io fatto più che Leo
ne?à dirà alcuno ſcrupuloſo. Ancora biſogna
ſodisfar alle genti del mondo:genti al buon'
anno: che uuol dirgenti? ſe ſaranno galant'buo
minime ne loderanno: ſe ſaranno beſtioni, che
mi curo io del fatto loro ? Io ui prometto Si
gnor compare, chiomi uergogno raccordando
mi chio ſono ſtato pazzo per l'adietro. Io fa
ceua tutto di chimere, le moſche mi faceuano
male,le parole m'erano pugnalate, il riſo mi da
ua noia, lo Star malinconico & ſolitario era
il mio conforto, lemedicine minodriuano più
che l pane perimaginatione, ma in effetti non
pure non m'hanno giouato; ma ſcematele for
ze, afflittigli ſpiriti, accorciata la uita,appreſ
ſata la uecchiezza, e quaſi condotto è mor
te. Horſia lodato Iddio, che alla fine la ragio
ne ha ſottopoſto i ſenſi, º mi ha fatto accorge
re che l mio male era nel centro del cuore, 3
che la medicina è in poter mio. Eccoui adun
ue,chio l'adopero è tutto paſto,ella non mi co
ſi nulla,ella naſce ſul mio, o quanto più ne
S T E F A N o
conſumo,tanto più neabondo;è ſempre fiorita,
& non teme ne caldo,ne gelo; non è compoſta,
ma ſemplice; non ſe ne troua nei campi, ne in
giardini,ne in luoghi ſeluaggi, ma ciaſcuno ne
porta una radice nel petto, ci ha nome uolun
tà. Non mi dite più adunque, chiouiua alle
gro, che quando anco io non uoleſi, lo uoglio
fare malgrado di me medeſimo. Hor Stateſa
no, º uiuete ancora uoi ripieno d'una coſi ſat
tauoluntà. Et ſe per caſo, alcuno ui dimanda
dell'eſſermio,ditegli ch'io stò beniſſimo, ci chi
io ho conuertiti i ſiropi in uino, & che l'acqua
m'è uenuta è faſtidio. Voi ui burlate Signor
compare di queſte mie brauate, ci ſon certo
che non lo credete, parendoui ch'io faccia de
trippes coragon. Mas al ritorno uostro non
mi trouate riformato, anzi trasformato in tut
to, ditemi Zani, 6 datemi un Cauallo, chio
lo godero per amor uoſtro; fra tanto conſer
uateui ſano & uiua l'amore, -

Di Mantouailix. d'ottobre del LX.


C V A Z Z 6. I 99

A L si G. A L Essa ND Ro
M O L A e

Linuitaaſciuer più ſpeſſo & ſi ral


legra con lui della nuouaſeruitù ſua.
il o R sù uoihauetepurgitta
ta la colera, che ui rodea lo
ſtomaco, ſete purſatiodha
uermi detto tutti i mali del
mondo, hauete pure racche
tato l'inquieto ſpirito uo
; ſtro. Che ſarà hora? Mi darete almeno licen
za,ch'io ui dica uenticinque parole? Io non poſ
ſogià credere, che mi uogliate più malescº per
ciò con la berretta in mano, ci con riuerenza
comincio à dirui, chioſano buono da bene, º
cheuerſò d'ogn'altra perſona, che mhaueſeti
ratel'orecchie come uoi,haureifatto quel riſen
timento, che ſi richiedeua. Ma ui dirò il uero.
voi ſete un di quelli, che non ſi truouano: &
ſete ſempre ſtato coſi fatto:biſogna chiohabbia
il torto con uoi, o coſì ſia. Ioui ho ſcritto di
Francia più di ſeſſantanoue lettere, 3 uoi il
ſapete, ma non ue neuoglio hauer ſcritto pur
una. Voi non mi ſcriueste mai come ue ne pon
no far fede i mille testimoni della conſcientia
- S T E F A N O
uoſtra, ma ſon contento di creder che m'habbia
te ſcritti i uolumi di lettere. Non ui faccio ho
ragran piacere? ma desi. Queſti ſono dei pri
uilegi di uoi altri cortigiani di Roma, far con
dannarle uerità altrui,et l'hauer diſpenſa (per
donatemi) delle proprie bugie. Mi ſono capi
tate da douero due uosire da ſei giorni in quà,
lequali ho lette come coſa rara, ma quella par
te,douem accuſate, non l'ho uoluto leggere, º
doue moſtrate di uolere, che ſi ricongiungano
gli animi nostri mezo diuiſi per colpa di cui sà
Iddio, mi ſono compiacciuto oltremodo. Sia
adunque fra noi una ſempiterna fratellanza,
& mano a carta ci inchiostro.Ma uedete sia
ſongalanthuomo hauédo riſerbato nel fine ciò,
chio douea dirui prima. Perdonatemi. Io ha
uea tanto l'animo a riprenderui,ch'io mi dime
ticaua di rallegrarmi con uoi dell'appoggio uo
ſtro è un tanto cardinale. Et però quello, che
ho detto di ſopra ſia per non detto, a comin
ciamohora la lettera. -

Mirallegro adunque con uoi, anzi non mi


rallegro hora, perche uoglio aſpettare è ralle
grarmi un'altra uolta quando ſaprò doue in
uiarui le mie lettere, che noneſſendo io ſicuro
del ricapito di queſta potreitalhora romperil
collo all'allegrezza. Et perciò mandatemi la
e V A Z 2 O. 2oo
carta del nauigare, º fatemi cenno del titolo
che uolete chioui dia, perche ſe ſete entrato in
capella, il molto Reuerendonò ui macherà mai

|
º
ſe i ruinaſſe il Paradiſo, ci ui darò anco del
Monſignor per la quadra, 6 biſognando mi re
sterò di far tanto il compagno con uoi, del che
forſe ui marauigliate, quaſi ch'io penſi di trat
tarui ancora da condiſcepolo. Dite pure come
ho à gouermarmi, che tanto farò. Il Sonetto

|
º
che m'hauete mandato è bello per eccellenza,
& m'ha fatto sdegnar tanto contra quella Si
gnora che uen ha dato ſoggetto, chio mi ſon
moſſo è dirle alcune parolaccie chioui mando
con queſta mia, le quali ſè ui parranno troppo
ſconcie,incolpatene la colera, che fa ſcappargli
huomini delle celle della poeſia. Io uerrei ben
; anco ad ammazzarla fino in caſa, ſi ch io ui
uerrei per amor uoSiro. Prouate ancora una
fiata sella ſi uuol riſoluere; caſo che non ſcriue
; temi ſubito, ci laſciate poi fare a chi sà. Ho
ſcritto aſſai, o forſe ancotroppo per la prima
uolta, ma di queſto nè cagione la ſudetta ma
donna, a cui mi parea già eſſer attorno coi ma
li ſcherzi. Viuete lieto,ci ſcriuetemi ſpeſſo, ſe
; non uolete ch'io chiuda il mio calamaio con la
chiaue del perpetuoſilentio. Io fra tanto, ui
prego honore,ſanità,et la gratia di Monſignor
S T E F A N O
uostro. Di Mantoua ilxII. di Gennaio del
M, D , L X II -

a M. D o N o I a c o M o
B E N N A T I, -

G L1 ſcriue in burlaiſucceſſi del


le nozze dell'EccellentiſſimoSignor
Duca di Mantoua.
'I MPA cc1 o che uorreſte
| darmi di ſcriuere i ſucceſſi
delle nozze del Signor Duca
ſarebbe poco all'amor ch'io
ui porto, ma è troppo alla
ſeruitù mia, la quale è rad
doppiata con la uemuta dell'Illuſtriſſimo Sign.
Lodouico à cui ſeruo in aſſenza di mio fratello.
Dateui à penſare qualſia la uita d'un huomo
dilicato intermalleum & incudinem, che ſe
non m'hapete poi compaſſione mio danno.Egliè
impoſſibile, che à queſta hora nonſia uenuto al
le mani di Monſignor Illustriſſimo alcuno di
ſcorſo di tutti queſti trionfi, cº m'imagino che
già ui parrà d'eſſer ſtato nell'inferno che qui
fù fatto. Ma nonhaurete forſe potuto penetrar
è miracoloſi, diuini ſpettacoli del paradiſo.
In
-
C V A z Z o: ' 2 Q1
In uero ſi ſono uedute di molte coſe, ne ui man -
carono Diauoli, che ſtraſcinarono alcune fan
ciulle per le camere infernali; tuttauia ho poi
inteſo che non fù fatto loro alcuno male. Eraui
è queſto ſpettacolo l'arca di Noè; Thedeſchi,
Spagnuoli, Franceſi, cº Bergamaſchi, più di
º millanta donne tutte da porre in canto figura
"
to, º farui ſopra delle pauſe ſenza fine. Mi
diſpiace bene, che habbiate a morire ſenza ba
ueruedute in queſto numero una dozina del
le più belle Toſe di Milano, intorno alle quali
ſi pauoneggiauano cento masticatori di lenti

. ſco, o altrettante Venetiane, le quali furono


uagheggiate damolti mariuoli tirati dallo ſple
dore deltheſorodi San Marco, ch'eſſe haueano
intorno. Non ui parlo dei Prencipi & de
gl'Ambaſciatori uenuti d'infinibus terre. Nel

i farſi l'abbattimento ſopragiunſero in una bar


chetta alcuni Caualieri in forma degli Apo
ſtoli di Chriſto, che andauano peſcando, º
preſentarono una lampreda di uenti lire i
una Ninfa, la quale aſpettandoli in sù la

|
s
riua cantaua il Peſcatore. L'Illuſtriſſimo
Signor Lodouico ruppe lancie, dardi, pic
che,acette, mazze, stocchi, ci andò con la
ſpada in mano infin ſu, la porta dell'inferno,
& dopo l'hauer combattuto col Diauolo fù con
; CC
-

. S T E F A N G

dotto dagli angioli è ſuon di trombe in paras


diſo, nel qual entrando con l'arme indoſſo,rice
uette per mano di Mercurio una bolletta di po
ter alloggiar in caſa del Dio Marte, 6 quiui
fù anco condotto poco dopoi il noſtro Sig. Her
cole Cauriani, nè ſi uidero più infino all'altra
feſta, doue comparſero ſopra caualli della raz
za del Sole portando in groppa uno la Dea Ve
nere, o l'altro un papagallo. Et perche uoi
ſapete che dulce belluminexpertis, uennero in
campo con molto ardire alcuni auenturieri di
ſauenturati, de quali il Sign.Marcheſe negit
tò tre in terra con lo Stocco, ci furono alcuni
che giudicarono,che il uederliſteſi ſopra lo ſtec
cato foſſe il più bello della feſta. Non penſate
perciò,che ſi sborſaſſero danari perueder que
ſte belle coſe, e queſto fu cauſato dall'amore
uolezza d'un gentilhuomo Franceſe, che pagò
per tutti: percioche nell'uſcir della feſta gli fà
data la stretta alla borſa, donde ne fù cauata
l'anima di quattrocento ſcudi d'oro dal Sole,
ch'egli hauea preſi in Fräcia per compagni nel
uiaggio,ch'egli hauea da fare per l'Italia, ſo
pra ilqual diſordine non hauendo il Podeſtà po
tuto fargli altra ragione, ha publicata una ſen
tenza interlocutoria, perlaquale lo condanna
nel male, nelle beffe, dandogli però licenza
o V A Z Z O, 2 O2

di poter commutar le cagioni del ſuo uiaggio


d'una in altra, ct doueprima diſegnaua d'adar
a cauallo per maniera di diporto, bora ſe ne
uada deuotionis gratia in habito di pellegri
no. Egli non è però ancora riſoluto, anzi ſtà in
forſe d'acconciarſi per Pantalone in una com
pagnia di queſti che fanno le comedie. Inten
ſi derete poi il reſto per altra uia. Ho fatto quan
tom hauete ſcritto,ſe uolete altro dite tosto. Io
da uoi non uoglioſenon, che in concilio, 6 ex
tra ui raccordiate di chi uama. Se fate queſto
io occupo ſenza dubbio il primo luogo nel Sa
cro tempio della diuina memoria uostra, º
con queſto fine me uobiset ſocietati ueſtre. Di
Mantoua il penultimo di maggio del LXI,
A L S I G. F R. A N C E S C o
A G N E L L Oe

Lo ringratia della carta da ſcriue


re mandatagli da Peſaro.
= 1 è finalmente capitata la
º gratiſſima carta, laquale no
aſpettògiamai con taldiſio.
| O come è bianca, liſcia ſotti
le & per eccellenza buona.
Horsi, che mi uien uoglia
CC i
- s r E F A N o
di ſeriuere, º di lodare contra il mio costume
queſto meſtiere. Mi parea ben di conoſcere,
che la cagione, perchio stracciaua quattro fo
gli inanti che mi poteſſe uenir fatta una lette
ra, non era per iſtemperamento di penna, ne di
inchistro, ne di ceruello,ma ſolo per difetto di
carta, la quale miſi preſentaua ſempre auanti
o rognoſa,o ubbriaca, o biſunta,o affumicata,o
piena di macchie, di buſchi,cº di peluzzi. Hor
ſia benedetto Iddio, ci benedetto ſiate uoi,che
nhauete fatto conoſcerla differenza da carte
a cartoni. Queſta è uera carta da Signori. .
Carta che merita i caratteri d'oro, carta da
ſonetti,da canzoni, o da lettere amoroſe,car
tachecon la candidezza ſua saſſomiglia alla
nimo dell'Agnello, anzi dell'Angelo, che me
l'ha mandata non da Peſaro, ma dal Paradiſo.
queſta è quella carta, che nello ſcriuere non
mi ſtanca,ne mi ſatia mai, che mi conforta la
uiſta & gli ſpiriti, che mi trahe di mente mille
nuoui concetti, ci mi conduce à rimirar la glo
ria delle Muſe ſopra il Monte Parnaſo. In
ſomma queſta è la carta che mi fà parere un
Talatino, é un frate Veſpaſiano. Vi ringra
tio adunque del dono, che m'hauete fatto di ſei
Reſime, e uireſto obligato, che m'habbiate ri
meſſo le buone carte in mano, 3 fatto porre
SC V A 2 2 o, 2o3
“giù le cartaccie, contra lequali ho preſo coſi
igran colera, che nell’auenire tutte quelle, che
mi uerranno alle mani le metterò in pezzi, cº
farò loro nelle occorrenze quell'honore, che me
ritano. Signor mio ui dico da douero, che la
carta è perfettiſſima, é molto di ſodisfattione
di Madama nostra Signora a cui ho detto, che
noſtra Sign. me l'ha mandata principalmente
per uſo di ſua Eccellenza laqual m’ha commeſ
ſo, chio la ſaluti con queſta, cº la ringrati del
ſla memoria che tiene di lei. Bacio le mani è uo
ſtra Signoria, di al Sign. Claudio Gonzaga è
cui ſon ſeruitore, la prego di conſeruarmi in gra
tia del Sig. Conte Proſpero d'Arco Ambaſcia
store Ceſareo. Di Mantoua.
- - - -, - -

- .
- --

si o N o RA M 1 a
Col confeſſarle ciò ch'ellagli op
pone, la conſtringe ad amarlopiùar
dentemente.

Cc iii
.
- s r E F A N o
- O 1 uolete in ogni modo, che
i il non hauerui io ſcritto do
º pò Carneuale, ſia cauſato o
ſi dall'eſſermi ritirato in que
si ſi giorni ſanti alla contem
ºs -

platione delle coſe diuine, o


dall'hauerfondato nouo amore, ma no bauran
no tanta forza le parole uoſtre,ch'io mi diſpon
3a à credere che lo crediate, anzi io accetto
queſto diſcorſo più toſto per ſegno d'amore, che
di diffidenza, 3 maueggo che uoi ſteſſa non da
te fede à ciò che dite, 6 che la lettera ſe ben fu
ſcritta dalla mano, non fù però dettata dal cuo
re. Sò benio che di questa mia tardanza non
ſolamente mi ſcuſate, ma ui muonono à pietà le
mie continue occupationi,etgiurerei anco, che
d queſthora ſete pentita di hauermi ſcritta una
coſi fatta lettera, con laquale s'io non ui amaſ
ſi, mi chiamerei offeſo da uoi. Ma ditemi(ui
prego)qualcontemplatione,o qual nuouo amo
re potrà mai ſcioglier queſte braccia, queſta
uita, e queſt'anima dall'indiſſolubilmodo, di
che uoi coſi ſtrettamente, ci con tanto affetto
la legaſte? Viuete pur ſicura, che non faranno
mai nè alcuno di queſti due riſpetti, nè amen
due inſieme,chio ſia per abandonar queſta feli
ce impreſa, alla quale ho giurato immortalfe
c v A 2 z o. 2o4
de & perpetuo amore. Non uoglio perciò ne.
garui, chio non ſtia bene ſpeſſo inuolto nella
contemplatione delle coſe diuine, ci chio non
penſi talhora à nuouo amore, perche nel con
templare le coſe diuine mi ſi rappreſentano ſem
pre le bellezze, le gratie,lboneſtà, i costumi, i
ſembianti, e le uirtù uostre non meno diuine,
che infinite, é quindi ammirando hor l'una,
horlaltramiuengono date uarie & nuoue oc
caſioni d'amarui, º di chiamarmi contento di
queſto nuouo amore. Hor dunque signora
“non uidolete di me perche io non ui ſcriua,ma
ilaſciate più toſto chio mi dolga di me steſſo per
chio uiſcriua, concioſia che io uorrei por fine
hormai a tante lettere, i poter ragionar in
uiua uoce nel uoſtro dolciſſimo aſpetto. Ilche
ſpero pure che ſarà fra pochi giorni. Ama
temi Padrona mia,amatemi,ci ſe potete traſ:
figurateui tutta col penſiero in me medeſimo,
per accorgerui meglio dell'ardentiſſimo amor
schio ui porto. Et qui ui laſcio, anzi con uoi ri
mango baciandoui le mani,
- - - - -

cc iii .

s - . . .
- S T E F A N O

A LL E cc E E LE N.TI Ss. SI G N.
- Lo D o v1 c o Go Nz AGA
DVCA DI NEVERS.
a

Si rallegra delle ſueNozze.


E Rc H E le grandi impre
º, ſe patiſcono molte difficoltà,
2( perche il mondo è pieno di ri
uolutioni, perche il poeta
diſſe; Varium, ci mutabile
ſemper famina,et perche uì
attorno un certo uolgar prouerbio. Chi ama
teme; quindi è che gli animi di molti affettio
nati ſeruitori di uoſtra Eccellenza, ſono stati
gran tempo in dubbio del matrimonio final
mente con l'aiuto di Dio Ott. Maſſimo ſucceſſo
fra lei,cº Madama Eccellentiſ di Neuers.
Mahorſi può ben dire certamente, che queſti
contraſti hanno apportato maggior gloria ad
amendue le parti, perche uoſtra Eccellenza ha
fatto chiaro il mondo della ſingular pruden
za ſua nel ſaper regger una barca fra tanti ſco
gli, º condurla nel deſiato porto, di Madama
con la mirabil ſua conſtantia ha uirilmente di
moſtrato,che in tutte leſue fortune non hauea
ſe non un cuore, una fede, di un ſolo amore: On
G V A Z Z O, 2o5
deuoglio credere, che la grandezza di uoſtra
Eccellenza sappaga più di queſta dote dell'in
uitto animo d'una tanta Prencipeſſa, che del
Ducato di Neuers, & degli altri ſtati,ch'ella
poſſiede. Di tutto ciò ſono stato quaſi per non
rallegrarmene con uoſtra Eccellenza per me
zo di queſta mia,ſapendo che è coſi baſſo, ci è
coſi obligato ſeruitore, come io le ſono, comuie
ne più il far questo ufficio col cuore, che con la
lingua, nondimeno perche in coſi fatte occaſio
ni ſogliono i Prencipi con alquanto più rimeſ
ſe, famigliari maniere dell'uſato moſtrarſi
gratioſi ad ogni ſorte di perſone, emmi paruto
di poterle licentioſamente ſcriuer la preſente
per ſegno del piacere chioſento,di queſto bene
detto matrimonio,ilqualepiaccia a Dio no
ſtro Signore che ſia ſempre felice, ci produca
una glorioſa ſtirpe d'heroi, & ſemidei in ſoste
nimento della ſanta fece catolica, in ſeruigio
della Corona di Francia, ci in beneficio dei
deuoti ſeruitori di uoſtra Eccellenza, allaqua
le riuercntemente bacio le mani. -

Di Caſale il rav. di Marzo. M. D. LXV.


S T E F A N o
a L LA SI G. c.A S SA N D RA
- LE ON A B E RN A, - -

- Gli racconta un ſuo amore, &


- - - 5 -

poi lo riſolue in burla.


o NoNsò d'hauer mai ſcritto
ti al Sig. Papalardo, chio non
º habbia ſempre condite le mie
º lettere con la ſoauementione
i del uoſtro honoratiſſimo no
- me. Ma con tutto ciò uido,
lete di me, e mi rendete il cambio di tante fi
ſtole,tanti cancheri, e tante gianduſſe, che
fornirebbero un'hoſpitale. Ben dourebbe ba
ſtarmi ſenz'altro male, l'aſſaſſinamento, con
che mi ha colto il traditor d'Amore, che male
detto ſia Vdite pure, o ſe poi non m'hauete
compaſſione,mio danno. Io mi trouai un gior
no (ò giorno infelice) in compagnia d'alcune
gentildonne, l'una delle quali parue à gli occhi
et all'intelletto mio delle più belle coſe che Dio
creaſſe. Non hebbe però tanta forza la ſua
marauiglioſa bellezza, che nel primo incontro
ºi ſi smoueſſe punto il ſangue. Ma ecco che
ſtandoio in atto di cimone,l'inimicogella mia
lo V A Z 2 O, 2 o6
pace, quel traditor che già ui ho detto, mi co
strinſe à mirar fiſo i begliocchi di lei, nei quali
come in un fonte, mi fece bere coi propri occhi
l'amoroſo ueleno, ilquale m'infuſe nel petto ſi
acerba paſſione,che per buono ſpatio di bora ne
reſtai tramortito. Ma perche io non haueſi à
morire d'una ſola morte il maligno garzone la
diſpoſe à parlarmi ſi dolcemente, che ſubito ri
tornati in megli ſpiriti, mi s'acceſero le fiam
me neluiſo, 3 mi ſi rinouò coſi fattamente il
uigore, che alla linguafà conceſſo il poter for
mar alcune uoci, con le quali, le ſignificai la
more,la riuerenza, º la ſeruitù mia. Hebbi
la riſpoſta dubbioſa, di poca ſperanza; onde
il carnefice ſeguendo l'ufficio ſuo, con più cru
depunture mitrafiſſe l'anima. Feci pure al
quanto di contraſto, e con nuouo ardire porſi
nuoui preghi, ma in uano. Quindi col tacere,
col ſoſpirare, º con altri ſegni di dolore miran
doleſingolari ſue bellezze, me ne ſtaua riſtret
to fra la ſperanza, e ltimore. Finalmente do.
uendo ciaſcuna delle raunate donne dipartir
ſi,ella mi laſciò è Dio con un benigno, di pie
toſo sguardo, ilquale mi diede à credere, che
l'allontanarmi da lei,le fuſſe alquanto diſcaro.
con queſta credenza mi riduſſi alla mia ſtan
va,doue recandomi per la mente tutte le coſe
. . . S.-T E F A N O ,

paſſate,cº uari diſegni riuolgendo ſono uemu


to i miei giorni del continouo in dubbioſo ſtato
trapaſſando. Qui però non finiſce il tormen
to,anzi il micidialenon mi laſciando chiuſi gli
socchi, maccreſce i penſieri, 3 toglie le forze
con lunghe inquiete e noioſe notti Etſº pure
qualche hora di ripoſo mi concede, ecco l'im -
portuno, che in forma di lei mi dipinge la fal
ſa allegrezza,dalla quale ingannato, mi riſue
glio con doppio dolore. Et con tutto che hora
col mezo de miei negotij, bora col conoſcerme
ſteſſo, º col ridurmi a memoria le ſentenze de
filoſofi, io mi sforzi di ſolleuarmi col penſiero
da queſta graueimpreſa, altro effetto però non
ne ſento,ſenon che con maggior impeto, ci con
più acutezza mi rientrano poi nel cuore i fieri
dardi dello ſpietato arciere; & tale è hormai
diuenuto l'eſſer mio quale è degli ſpiritati, a
dei farnetichi; neſi uede più la forma, nel'i-
magine di me ſteſſo. Hor Signora mia ui la
ſcio penſare ſe le mie acerbe pene ſono degne di
compaſſione, º ſe douete àgli afflitti aggiun
gerafflittione. Ma uoglio bora burlarmi di
uoi,poi che ho fatto la uendetta dell'ingiurie
che mi diceste nella uoſtra lettera. Voi ue l'ha
uete pur beuuta, ci credete uere queſte cian
cie. Io innamorato? Dio meneguardi, uor
C V: A Z Z- o, 2o7
rei prima che m'intraſſero in corpo tutti quei
Diauoli, quelle maledittioni, che m'hauete
ſpedite per le poſte. Confeſſo bene,che sioſta-.
ma poco più a ſcoſtarmi dalla riua del Mincio,
le uoſtre diuine qualità erano baſteuoli àmet
termi in croce, ci ruinarmi affatto. Ma uoi,
ſete una di quelle donne, dellequali conuien di
re col Poeta, che languir per lei, Meglio è che,
gioir d'altra. Et à V. Sign.baciola uirtuoſa,
7/la720, r . .
- - i

A LL.A SI G. MA D DA LE N.A
- C o L L I« ,

GL1 manda è donartre fiori.


I GN o RA Parente. In que
sto primo giorno dell'anno
ui preſento la mancia di tre
Si fiori, i quali sio uoleſi ac
si i compagnarcon dieci parole
=- perfumate, ſi come merite
rebbono, ſon certo che mi dareſte del ceretano
per lo naſo. A uoſtra posia. Egli è forza ch'
io ui dica almeno che queſti non ſono fiori col
ti nei giardini, facilià ſeccarſi, cº di poca ſti
e S T E F A N O

ma,mafiori uſciti d’un ſacro monaſtero, lauo


rati dalle pure mani, d'un angioletta dichri
ſto,ſempre uerdi, ci immortali. Hor ditemi
ceretano quanto uolete, ma ricordateui pri
ma,che i ceretani uendono caro, ci io dono a
buon mercato. quanto ai fiori io ue li dono tut
ti o tre, ma uorrei che ne donafte uno alla
Signora Angela mia Cognata,l'altro alla Si
gnora Giulia, e del terzo, che ne diſponeste.
uoi liberamente. Questo è ben un tratto da
uero ceretano direte uoi, ma conſiderate che è
pur anco un bel uantaggio il poterſi ſcieglier
dei tre l'uno. Horsù io non uoglio in modo al
cuno eſſere ſpedito per ceretano, e perciò ui di
co,che i fiori ſono uoſtri,et che ne facciate quel
tanto che più ui aggrada. Io ui ſcriuereiho
rapiu lunga lettera, ma dubito, che ſe ben l'ho
ſcappata due uolte,me l'attacchereste alla ter
za, & però uoglio ſpedirmi in cento parole di
cendoui,che in cambio dei fiori, uoglio da uoi
che andando,ſtando,ſola, accompagnata, dor
mendo,uegghiando, in ogni luogo, º in ogni
tempo m'habbiate nell'animo coſi fatto cere
tano com'io mi ſono; º d V. S. bacio le mani,
pregandola a far parte dei fiori alleſudette
Signore. -
e o v A.z..z O, - 2 o8
- «A L SI G. C.A VA L I E R.
A R RI VA BEN E, -
-

Gli inuiavn Sonetto.


VAN TE uolte ho ſcritto al
Signor Hettor Miroglio,tan
tel'ho pregato, chegli uiſa
luti per parte mia. Segli ha
mancato, uoglio ben dire ch
º egli è partiale, poſcia che
tutto dì mi fà le uoſtre raccomandationi, e -
non ui rende le mie. Haurete con questa un
mio Sonetto che non ſente ſenon d'acqua cotta,
eſſendo stato fatto in tempo di febre: spero
nondimeno che ui ſarà caro, riſpetto all'animo
dell'autore, tutto riuolto ad ammirarle uirtù
elualor uoſtro,di che ne è ripieno il mondo.
Io ui uerrò trattenendo con ſimili inſalatuc
cie in queſti gran caldi. Fra tanto ui prego,
che ſopportiate uolentieri d'eſſer amato da me,
ci non ne facciate altro riſentimento, che col
tenermi uiuo nella gratia uostra. Preſſo è gli
altri fauori aſpetterò pur anco alle uolte delle
uostre dolciſſimelettere, poi che da una tanta
bontà ſi ponno aſpettar li non che parole.
ST E F A N O C VA Z Z O,

L'altro giorno mi fà accennato, che minaccia


uate di uoler uenir à ſtar otto giorni con noi,
ma credetemi, che non ui baſterà l'animo. Il
Signor noſtro padre ſe ne ſtà tuttauia in quel
l'otio moleſto dellegotte, è quanta conſolatio
negli portarebbe la uemuta uoſtra.Bacio le ma
mi à uostra Signoria pregandola che, quando le
occorrerà tener ragionamento con l'Eccellentiſ
ſimo Sig. Duca nostro padrone delle genti baſ
ſe faccia anco qualche motto del Guazzofede
liſſimo ſeruitore di ſua Eccellenza, il Signor
Caſtellano noſtro è ſopragiunto alla fine di que
ſta, & m'ha quaſi uoluto mandare in Torre
di Nona, perche io non ui hauea fat
to le ſue raccomandationi. Vi
uete felice, é ſalutate il
miogentiliſſimo Si
gnor Romano
Arſago.
TRA
T RA I A No B o B B A,
a L La s i c. La vi N 1 a
N vv o 1 o N A
-

B o B e A.

La viſita&con lei ſi rallegrache


ſia diuenuta moglie di ſuo fratello.
01 ch E non mi è conceſſo
di preſente per alcune mie oc
º( cupationi intorno al ſeruigio
del Duca mio Sign. ſodisfar
il perſonalmente, ci con la ui
ua uoce al debito mio,et far
le fede della gran ſodisfattione, º contento,
ch'io ho preſo del caſamento di V. S. col Sign.
Alfonſo mio fratello, non ho uoluto laſciare
cò l'occaſione del ſeruitor del Sig. Prenciualle,
di darle il buon prò, ci rallegrarmi ſeco,ſi co
DD
-
T R A I A N O

me faccio con ogni mio maggior affetto, di que


ſto tanto diſiderato ſucceſſo, di che ne renda le
douutegratie al Sign. Dio, º ne rimango ſom
mamente obligato agli Illustriſſimi " TPa
droni, che ſi benignamente hanno uoluto, che
tutto ſi conchiuda con la mano, é fauor loro,
ſegno ueramente certiſſimo della loro infinita
bontà, º corteſia, o dell'affettione,che por
tano à queſte due caſe. La onde non mi cono
ſco basteuole per quello, che à metocca di pa
garne loro parte alcuna, ſenon con la gratitu
dine dell'animo mio,ilquale non ceſſerà mai di
redicar le lodi del loro ualore. Le relationi
poi ch'io ho della prudenza, rare parti di uo
Iſtra Sig, hanno accreſciuto di maniera queſto
mio contento, che mi riſerberò è dimoſtrarglie
le con gli effetti & in perſona, poi che non mi
dà il cuore di deſcriuergliele con questa mia,
e ben ſapeuo, che di caſa tantohonorata, -
uirtuoſa altro non poteua uſcire, che frutti ſi
mili di lei,é à ſuoi maggiori. Aſſicuriſi pure
uosira signoria che ſi ha acquiſtato il Signor
.Alfonſo per marito, di me per fratello amo
reuoliſſimo, º che non ſolamente potrà di
ſporre d'ogni mia coſa, ma ne ſarà ella steſſa
diſpenſatrice, col qual fine reſterò pregando
Dio, che faccia felice, ci fecondo questo ma
B o B e A. IIo

ritaggio, e che tutto ſia è ſeruigio di ſua di


uina Maestà, di loro Eccellenze, con ſalute
dell'anime, e dell'eſſer loro, º con questo le
bacio le mani. Di Pietraſanta allix1x.
daprile, M , D, LXII,
: - i
- a

1 I F I N E. e -
i , i
- -

- - DD lº
- - - - - - º, i

e -
,
-
e
- . . . e -
-

- -
- -

s i
-
-

- - -

-
- - - -

-
- r

- 1 : :
t - , a r

- .

, - - -
- - -- -

e. - - -

-
º
- , -
-

15 R. R. O R. I o c c o Rs 1 :
-
N ELLA STA M PA e - - -

Car.Facc. Errore Corretto,


-

15 I l'amicitia noſtra è l'amicitia noſtra


32, 2, amantiſſimo amatiſſimo
43 2, uoſtro ne . uoſtro nel
I shoho s'io ho
44
allº, 2, 7204 C07tterla
non contenta
I adietro, conſacro adietro, et coſacro
45
2,
49 faſtidioſo faſtidio
2, Et ſacerdote Fu ſacerdote
57
8o 2,
penna pena -

88 I finiſſe finiſce
93 2, Curione Curio
2.
Io5 ,in un giouemil ,che in un giouemil
I I 2, I
Franzino Fanzino
I 2.8 2.
nell'antico ceppo dall'antico ceppo
I 33 I noſtri nemici uoſtri nemici
I cane Ghibellino cane di Ghibellino
134
2142 soſomigliaua saſſomigliaua
136 li peſſo poſſo
iui ci honori ci honore
iui in compagnia in compagnia loro
I42 I 7020tto 7/20t0
I 52. 2 quiui quindi
155 1 ne come credo ne manco credo
166 2 due figliuole duefigliuoli
179 1 ma uolendo egli ſono parole di più
19o I. in un uirtuoſo a un uirtuoſo
191 2 paſſo di paſſò da
197 I conſapauoli conſapeuoli
2o3 I SIGNORA MIA. ma dopo l'ar
gomento.
2 o8 2 noſtro padre uoſtro padre
-
- -
-
A LT R1 che ſono di niun momento ci da
ſe chiari,per manco tedio ſi tralaſciano.
R E G I S T R O,

se a Bc DE FGH I KLM No Pg Rs
T VXTZ A.A BB CC DD.

Tutti ſono quaderni, eccetto DD


- che è duerno.

IN BREscIA
A P P Ress o to D o v I c o
D I S A B B 1 O,

A IN STAN zA DI GI O. BATTISTA
R Q 2 Z O LA M, D, LX VI.
// ±
- ----- _ - - - - - ------ - - -=====~~~~ ~~~~ =|
Osterreichische Nationalbibliothek

|||||| +Z157614509
-

º N vv . L N e
-
-
-

Potrebbero piacerti anche