Sei sulla pagina 1di 10

LITERATURA Y CULTURA EN LENGUA ITALIANA 1

Orario delle lezioni : MERCOLEDÌ E VENERDÌ dalle 15:00 alle 17:00,


aula S06 Facoltà di Filologia Traducció i Comunicació, UV
Prof. Giuliana Mitidieri
Biografia di Dante 1265-1321
Firenze: La vita di Dante è strettamente legata alla città. Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell'Italia
centrale.
A partire dal 1250, un governo comunale composto da borghesi e artigiani aveva messo fine alla supremazia della nobiltà e
due anni più tardi vennero coniati i primi fiorini d'oro che sarebbero diventati i "dollari" dell'Europa mercantile. Il conflitto tra
guelfi, fedeli all'autorità temporale dei papi, e ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, divenne sempre più
una guerra tra nobili e borghesi simile alle guerre di supremazia tra città vicine o rivali. Alla nascita di Dante, dopo la cacciata
dei guelfi, la città era ormai da più di cinque anni nelle mani dei ghibellini. Nel 1266, Firenze ritornò nelle mani dei guelfi e i
ghibellini vennero espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei guelfi, si divise in due fazioni: bianchi e neri.

La Vita Nuova
È stata la sua prima opera. Un lavoro giovanile steso tra il 1292 e il 1293 che si compone di 35 poesie e 42 brani in prosa.
Rappresenta quella parte del memoriale di Dante che segna l'inizio di un genere letterario: quello che espone la storia personale dell'autore e la
raccontata in lingua volgare e senza l'intermediazione di un protagonista o di un narratore fittizio.
Il titolo sta a significare la vita “rinnovata”, illuminata dall'amore. Si tratta dunque della giovinezza, di quella parte della storia personale di Dante
illuminata dall'amore per la meravigliosa Beatrice (Bice di Folco Portinari, sposa di Simone De Bardi) e della rivelazione primordiale che quest'amore
gli ha provocato nel fiore della sua adolescenza. Non ha ancora compiuto nove anni quand'egli scorge colei che amerà per l'eternità e che, a sua volta,
non è che una bimba di otto anni. Occorre precisare subito che Dante non incontrerà Beatrice che due volte: una prima volta a nove anni e poi
soltanto nove anni più tardi, nel mutismo più ostinato della fanciulla e con gli ostacoli invalicabili che si frappongono tra i due.
Non c'è mai alcun rapporto né dialogo tra loro. Unico scambio è «il saluto dolcissimo» che Beatrice invia a Dante quand'egli ha 18 anni e che gli
provoca la visione dei «confini della beatitudine». In seguito a questo incontro Dante fa un sogno misterioso, descritto nei colori di un
surrealismo ante litteram e la sua passione cresce a tal punto da preoccupare alcuni degli amici che gli sono più vicini e risvegliarne la curiosità.
Dante decide di dedicarsi alla lode della gentilissima e inaugura con la prima canzone inclusa nella Vita nuova quel «dolce stil novo» ch'egli
rivendicherà come punto di partenza della poesia lirica che distinguerà tutta la sua generazione. Rinuncia a conquistare la sua dama e apprende a

considerare la passione che prova per lei come fine a se stessa. La sua poesia si consacra esclusivamente alla lode dell'essere amato .
TANTO GENTIL E TANTO ONESTA PARE
Lode della donna amata, che qui si declina con toni, metafore e costruzioni sintattiche
che evocano un tono da litania evangelica. La lode di Beatrice culmina nei due
celebri sonetti inseriti all’interno del capitolo: Tanto gentile e tanto onesta pare,
e Vede perfettamente onne salute, che vengono inseriti nella struttura del prosimetro.

La contemplazione della donna amata infonde nel poeta una beatitudine


corroborata dalla lode stessa, il cui stile acquista qui definitivamente valore
paradigmatico: d’ora in poi, la poesia non potrà prescindere dal valore salvifico
di Beatrice. Dante descrive gli effetti che Beatrice, con il suo semplice passeggiare
per la via, suscita in coloro che le stanno intorno - anticipando così l’argomento
del sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare -, testimoni dellagrazia angelica che la
donna trasmette. Ecco l’incipit del capitolo ventiseiesimo:

Tanto gentile e tanto onesta pare


la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare. 4
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare. 8
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova: 11
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
LA DIVINA COMMEDIA
Dante iniziò la composizione della Commedia durante l’esilio, probabilmente intorno al 1307
(oggi è scartata l’ipotesi secondo cui avrebbe scritto i primi sette canti dell’Infernoquando era ancora a Firenze).
La cronologia dell’opera è incerta, ma si ritiene che l’Infernosia stato concluso intorno al 1308, il Purgatorio intorno al 1313,
mentre il Paradiso sarebbe stato portato a termine pochi mesi prima della morte, nel 1321.

Il titolo originale è Commedia, o meglio Comedìa, secondo la definizione dello stesso Dante;
l’aggettivo Divina fu aggiunto dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante (metà del XIV sec.) e comparve per la prima volta
in un’edizione del 1555 curata da Ludovico Dolce. È un poema didattico-allegorico, scritto in endecasillabi e in terza rima.

Racconta il viaggio di Dante nei tre regni dell’Oltretomba, guidato dapprima dal poeta Virgilio ( per l’ Inferno e Purgatorio)
e poi da Beatrice (che lo guida nel Paradiso).

L’opera si propone anzitutto di descrivere la condizione delle anime dopo la morte, ma è anche allegoria del percorso
di purificazione che ogni uomo deve compiere in questa vita per ottenere la salvezza eterna e scampare alla dannazione.
È anche un atto di denuncia coraggioso e sentito contro i mali del tempo di Dante, soprattutto contro la corruzione ecclesiastica
e gli abusi del potere politico, in nome della giustizia.

La struttura

La Commedia è divisa in 3 Cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna delle quali divisa in canti:
il numero è di 34 canti per l’Inferno (il primo è di introduzione generale al poema), 33 per Purgatorio e Paradiso, quindi 100 in totale.
Ogni canto è composto di versi endecasillabi raggruppati in terzine a rima concatenata (con schema ABA, BCB, CDC…),
di lunghezza variabile (da un minimo di 115 a un massimo di 160 versi). In totale il poema conta 14.233 versi endecasillabi.

Nell’opera ci sono alcuni parallelismi, che rientrano nel gusto tipicamente medievale per le simmetrie:
il canto VI di ogni Cantica è di argomento politico, secondo un climax ascendente (Firenze nell’Inferno, l’Italia nel Purgatorio,
l’Impero nel Paradiso). Ogni Cantica termina con la parola «stelle» («e quindi uscimmo a riveder le stelle», Inf., XXXIV, 139;
«puro e disposto a salire a le stelle», Purg., XXXIII,145; «l’amor che move il sole e l’altre stelle», Par., XXXIII, 145) e su tutto domina
il numero 3, simbolo della Trinità.
Il viaggio allegorico
La Commedia è il racconto di un viaggio, che ha un significato letterale e un altro allegorico.
Il significato letterale è quello del viaggio di un uomo, Dante, che la notte del 7 aprile (o 25 marzo) dell’anno 1300
si smarrisce in una selva, dove incontra alcune belve feroci e viene poi soccorso dall’anima del poeta Virgilio,
che lo conduce attraverso i tre regni dell’Oltretomba. Questo viaggio ha la funzione di illustrare al lettore la condizione
delle anime post mortem, come Dante stesso chiarisce nell’Epistola XIII a Cangrande della Scala, e si svolge nella settimana
santa dell’anno in cui papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo della Chiesa cristiana, cioè dall’8 al 14 aprile del 1300
(oppure dal 25 al 31 marzo, a seconda che l’inizio del viaggio coincida con l’anniversario della morte di Cristo, 25 marzo
appunto, oppure con il venerdì santo del 1300, cioè l’8 aprile).
Il viaggio ha però anche un significato allegorico, ovvero quello di un percorso di purificazione morale e religiosa
che ogni uomo può e deve compiere in questa vita per ottenere la salvezza eterna. In questa luce i vari personaggi
del poema possono avere un doppio significato, letterale (o storico) e allegorico: Dante è ad esempio il poeta fiorentino
nato nel 1265 e autore della Vita nuova (senso letterale), ma è anche ogni uomo (senso allegorico); Virgilio è il poeta latino autore
dell’Eneide, ma anche la ragione naturale degli antichi filosofi in grado di condurre ogni uomo alla felicità terrena;
eatrice è la donna amata da Dante e morta a Firenze nel 1290, ma è anche la teologia rivelata e la grazia divina in grado
di condurre ogni uomo alla felicità eterna.
È allora evidente che Virgilio, allegoria della ragione umana, può guidare Dante solo fino al Paradiso Terrestre
posto in vetta al monte del Purgatorio, che è a sua volta allegoria della felicità terrena e del possesso delle virtù cardinali
(prudenza, fortezza, temperanza e giustizia), mentre sarà Beatrice a guidare Dante fino al Paradiso Celeste,
allegoria della felicità eterna e del possesso delle virtù teologali (fede, speranza e carità).
La lettura del poema deve tenere conto di questa interpretazione, chiamata da Auerbach «figurale», altrimenti si rischia di
non comprendere buona parte del suo significato di fondo.
Il Titolo
Il titolo Commedia si rifà alla teoria medievale degli stili e allude al fatto che il poema comincia male,
con lo smarrimento angoscioso nella selva, e finisce bene, con l’ascesa all’Empireo e la visione di Dio
(al contrario la tragedia inizia bene e finisce male, come chiarito da Aristotele nellaPoetica, che Dante
conosceva in forma indiretta). La retorica medievale distingueva inoltre tre stili, quello alto e
«tragico», quello medio e «comico», quello basso ed «elegiaco» (che corrispondevano alle tre opere di
Virgilio, Eneide, Georgiche, Bucoliche). La Commedia presenta una commistione di tutti e tre gli stili,
anche se c’è una certa prevalenza per quello «comico», proprio soprattutto dell’Inferno.
Quanto alla lingua, Dante si serve del volgare fiorentino già usato nelle precedenti opere, benché
ricorra anche a latinismi, francesismi, provenzalismi e prestiti da varie altre lingue (c’è chi ha visto
persino vocaboli di origine araba, mentre i versi 140-147 del Canto XXVI del Purgatorio sono in pura
lingua d’oc). Dante ricorre talvolta a linguaggi strani e incomprensibili (le parole di Pluto, quelle di
Nembrod nell’Inferno), mentre altrove conia degli arditi neologismi (specialmente nelParadiso).
Questo ha portato gli studiosi a parlare di plurilinguismo e pluristilismo della Commedia, il che
differenzia Dante da Petrarca e dai poeti dell’Umanesimo e del Rinascimento, che preferiranno alla
sua una lingua più «pura» e regolare. Sulla questione cfr. anche il sito «Dantepoliglotta.it», che
contiene interessanti materiali sulle traduzioni della Commedia.
Gli exempla del poema
La novità straordinaria della Commedia non è tanto la descrizione dei luoghi dell’Aldilà, già proposta da altri scrittori
precedenti, quanto piuttosto il fatto che Dante non si limita a descrivere castighi e premi ma indica personaggi noti
che il pubblico del tempo conosceva assai bene. L’autore indica cioè ai lettori esempi (exempla in latino)
di peccati puniti o di virtù premiata che abbiano per protagonisti personaggi «pubblici» e perciò noti a tutti,
erché solo così è possibile suscitare il maggior effetto possibile nell’ immaginazione
(è Dante stesso a chiarirlo nel Canto XVII del Paradiso, nelle parole dell’avo Cacciaguida); ciò risponde anche
a un’altra funzione, quella di usare esempi noti e spesso «scandalosi» al fine di denunciare i mali e le ingiustizie del tempo.
Questo spiega perché Dante scelga i personaggi da includere fra i dannati, i penitenti o i beati in base al criterio della notorietà,
ovvero tra gli esempi più importanti e noti di quel peccato o di quella virtù, non importa se reali e storici oppure letterari e
immaginari: abbiamo personaggi che appartengono alla storia antica e recente, alla cronaca «nera» del tempo di Dante
(si pensi a Paolo e Francesca), al mito classico, alla letteratura, alla tradizione biblica. Dante del resto non distingue in modo
scientifico e moderno tra mito e storia, perché tutto è funzionale alla rappresentazione dell’«escatologia», cioè della realtà
dell’Oltretomba e del destino ultraterreno delle anime.
Allo stesso modo Dante non esita a reinterpretare in chiave cristiana personaggi e vicende del mito classico,
secondo una tradizione tipica del Medioevo: lo stesso Virgilio era visto come «mago e profeta» del Cristianesimo,
poiché si riteneva che avesse predetto la nascita di Cristo nella famosa Egloga IV. Analogamente molti demoni e mostri infernali
sono divinità classiche degradate al rango di diavoli, mentre troviamo il poeta latino e pagano Stazio tra le anime del Purgatorio,
e Rifeo e Traiano tra i beati del Paradiso. Le stesse Muse, Apollo, Giove sono immagini usate per adombrare Dio stesso.
Canto I dell’Inferno
Nel primo canto dell'Inferno, il pellegrino Dante si trova nella famigerata "selva oscura",
che è simbolo esplicito di una situazione di traviamento esistenziale e spirituale che,
per sua stessa ammissione, rischia di condurlo alle soglie della morte.
L'aver scorto un colle rischiarato dalla luce divina non è che il primo passo del suo percorso
di redenzione; le tre fiere che gli ostacolano il passo (la lonza, il leone, la lupa) lo costringono
ad un lungo excursus nelle viscere infernali, durante il quale Dante sarà guidato da un altro
"poeta" (v. 73), il buon Virgilio, che diverrà la sua guida morale e letteraria, subito dopo
aver pronunciato la celebre profezia sul "veltro" (v. 101) che libererà il mondo terreno
dal male e dal peccato.