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URBANISTICA: introduzione 25/09/2018

URBS:città come luogo fisico


CIVITAS:città come società che vi abita
POLIS: città come governo

La città non è solo un insieme fisico di cose, ma c’è da considerare coloro che vi abitano, difatti può essere
considerata come un organismo unitario dotato di identità.

FUNZIONI URBANE:

1)DIFESA-rocca 2)SCAMBIO-mercato 3)RELIGIONE-chiesa


4)GIUSTIZIA-foro, tribunale 5)ISTRUZIONE-scuola 6)RELIGIONE-chiesa

CRISI DELLA CITTA’:


1)Difficoltà di accesso ai beni comuni
2)problema della casa
3)inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo
4)perdita di identità
5) traffico

Da luogo degli incontri e delle relazioni, spesso oggi la città diventa luogo della segregazione e
dell’isolamento.

RAGIONE DELLA CRISI:

1) Sviluppo della produzione dei beni materiali


2) Parallelo sviluppo dei diritti comuni e della democrazia
3) Aumento della popolazione accentrata nella città
4) Aumento della domanda di fruizione delle fruizioni urbane
5) Modifica del concetto di interesse comune

L’urbanistica si occupa di decidere come si rapportano e dove si collocano le varie funzioni.

IL PIANO PER A CITTA’:


1) strumento per regolare lo sviluppo urbano
2) strumento per dare coerenza

La pianificazione nasce come un insieme di regole, dettate dall’autorità pubblica, miranti a dare ordine alla
trasformazione della città e a fornire una cornice all’interno della quale potessero esplicarsi le attività degli
operatori rivai.

URBANISTICA:
1) Tecnica relativa al coordinamento costruttivo, nella creazione delle zone di insediamento demografico,
allo scopo di realizzare condizioni più favorevoli alla vita e alle attività produttive degli abitanti.

2) Ha come oggetto l’analisi del territorio e si occupa della messa appunto dei mezzi tecnici-legislativi
finalizzati alla progettazione o all’adeguamento a nuove esigenze, sia di centri urbani, che di infrastrutture,
che si avvale dell’apporto delle scienze economiche, statistiche e sociali e tiene conto delle modificazioni
che le nuove strutture generano nell’ambiente.
3)il complesso delle attività di studio, ricerca e progettazione, che ha per fine la creazione di zone di
insediamento demografico, nelle quali la vita degli individui e le loro attività produttive si svolgono nelle più
favorevoli condizioni possibili.

4)disciplina che si occupa di organizzare e disporre razionalmente ed esteticamente gli aggregati urbani,
utilizzando ed equilibrando ad un tempo cognizioni e norme scientifiche.

5) disciplina che studia la formazione, la trasformazioni e il funzionamento dei centri abitati e ne progetta il
rinnovamento e la crescita.

6 disciplina che si occupa dell’analisi e della pianificazione dello sviluppo dell’insediamento urbano.
L’urbanistica elabora i piani generali di trasformazione del territorio, i piani di circolazione stradale dei
veicoli pubblici e privati, le strategie di recupero delle zone depresse e delle aree rurali di protezione
ambientale.

7)Disciplina che studia le condizioni, le manifestazioni e le esigenze di vita e di sviluppo delle città al fine
pratico di attrezzare entità urbane e territoriali in funzione della vita della collettività nelle migliori
condizioni.

Perché analizzare il territorio degli insediamenti:

1) Per descriverlo nelle sue caratteristiche geometriche


2) Per analizzarlo nell’uno e nell’altro dei suoi aspetti
3) Per operare su di esso: è il caso dell’urbanista

L’urbanistica è una disciplina attiva, per l’urbanistica la descrizione, l’analisi e la rappresentazione non sono
fine a se stesse, ma sono finalizzate all’intervento.

L’urbanistica è dunque l’arte di organizzare e gestire lo spazio urbano e rurale in senso complessivo al fine di
ottenere il suo efficiente funzionamento nonché di migliorare rapporti sociali e quelli con l’ambiente
naturale.

Pianificazione: Una deliberata attività di organizzazione spaziale, sociale ed economica, finalizzata a


sviluppare una strategia ottimale di azioni future per realizzare un insieme desiderato di obiettivi per
risolvere problemi specifici n contesti complessi, accompagnata dal potere e dall’intenzione di destinare
risorse specifiche ad agire come indispensabile per attuare strategie scelte.

L’urbanistica analizza lo spazio sia nelle caratteristiche fisiche e morfologiche, ch in quelle del territorio e
degli insediamenti(intesi anche come morfologia degli insediamenti e organizzazione funzionale. È una
disciplina che organizza lo spazio ed è anche una disciplina sciale, regolando la convivenza in un luogo.
L’urbanistica si fa anche disciplina a tutela dell’ambiente e di studio del tempo, che ha come strumenti
l’analisi delle caratteristiche demografiche ed economiche. L’architetto deve occuparsi dell’edificio, ma è
inevitabile allo stesso tempo che si occupi dell’urbanistica.

Definizioni di urbanistica:Barnet: …tutto ruota attono all’edificio: il ruolo del pianificatore è quello di
“designing cities without designing building”, quello del’architetto è quello di “building designer”.

Piano: quando lavori su un progetto alle dieci sei architetto, alle undici e mezzo sei un urbanista e alle tre
puoi tornare ad essere un architetto e alle sei di nuovo un urbanista.
Secchi: l’architettura e l’urbanistica sono la stessa cosa. L’urbanistica prepara un progetto solitamente
guardando l’intera città, l’architetto molto spesso guardando un solo edificio o un insieme di edifici, che
però acquistano senso solamente se sono collocati sullo sfondo, nel contesto della città.

LA NASCITA DELL’URBANISTICA MODERNA:


le basi dell’urbanistica vengono poste a partire dall’800.
Prima della nascita delle città si parlava di NOMADISMO, sperato poi dalla stanzialità che ha portato alla
creazione degli insediamenti. Prima l’uomo si muoveva seguendo ritmi della vita e il massimo
raggruppamento erano le famiglie e le tribù. L’uomo impara a coltivare il terreno, vedendo che nei luoghi
dove egli defecava nasceva della vegetazione.

CONCETTO DI SOVRAPPIU’:
l’agricoltore inizia a produrre in sovrappiù, cioè produce più del bisogno della sua famiglia. Il sovrappiù dove
essere tutelato e difeso e allo stesso tempo diventa i motivo di creazione del commercio, poiché esseno in
più il proprietario può scambiarlo con beni di cui non è in possesso. nasce parallelamente al concetto di
commercio la specializzazione della produzione, che ne sta alla base. Non è più sufficiente avere un
aggregato di capanne, ma c’è la necessità di avere dei villaggi, dove siano presenti dei luoghi per la
comunità. Specializzandosi anche i vari villaggi in alcune attività nasce il bisogno di collegamento tra i
villaggi stessi. Il possesso del sovrappiù varia nei secoli; nel Medioevo per esempio era di proprietà del
padrone, mentre nel periodo Rinascimentale, con l’avvio della classe borghese era del produttore.

Modello del feudalesimo:


nel Medioevo, con la struttura del Feudalesimo, i sovrappiù era intoccabile ed era del signore. Il servo si
limitava a produrre. In questo modello l’insediamento principale era il castello.

Modello borghese:
il sovrappiù rimane nelle mani del produttore e quando questo comincia ad aumentare, aumentano i luoghi
di consumo collettivo. Nascono i luoghi ai quali corrispondono le figure sociali, le quali non servono alla
produzione di sovrappiù, ma a quella di servizi, come difesa, amministrazione della giustizia, servizi comuni,
gestione del culto e delle cerimonie e scambio(mercante). L’insediamento era a città e il rapporto con il
territorio era di interrelazione e non di sfruttamento.

La città assume il bisogno di competere con altre città, questo soprattutto nel periodo delle città-capitali
dell’Ottocento. Nasce così dalla competizione la figura del mercante , cioè l’addetto allo scambio del
sovrappiù. Egli guadagna dalla differenza del costo di scambio, cioè dal prezzo che lui fa pagare in più
rispetto al produttore a causa del servizio da lui svolto. Questo servizio era da considerare molto pericoloso
a causa delle scorribande che potevano rubare le merci del mercante, rischiando quest’ultimo la propria
vita. Con l’aumento dello scambio e delle merci c’è bisogno di un organo di organizzazione del patrimonio
finanziario. Il mercante se non ha soldi per l merci, così può chiedere un prestito alla banca, che potrà saldar
una volta che egli avrà venduto i propri prodotti. Nascono così dal ‘500 in poi le grandi famiglie bancarie,
come quella dei Medici. All’inizio l’attività bancaria si svolgeva al piano nobile delle abitazioni. Con l’avvento
dell’era capitalista, il mercante che ha messo a parte il proprio patrimonio lo investe, per poter iniziare
anche lui una propria produzione. Il capitalista inizia così a comprare immobili e attrezzi che possano servire
per la sua nuova attività. Con l’avvio del capitalismo avviene un altro fatto importante, cioè la
compravendita della stessa forza lavoro. Si ha così il passaggio all’economia industriale.

Le attività con il feudalesimo erano sparse, ma con l’avvento dell’industria il produttore ricerca la forza
lavoro, dunque avviene un inurbamento delle città, che riguarda soprattutto il periodo tra ‘700/’800. La
condizione dell’operaio cambia rispetto a quella dl servo, poiché egli non è legato ad un solo produttore, ma
può mettersi al servizio di altri. Il fine della produzione adesso non è più il sovrappiù per il signore, ma è la
produzione stessa, che può fornire del capitale in più al produttore, il quale la può investire in altre attività
che a loro volta daranno dei profitti, investibili ancora in altro.

Le città iniziano a loro volta a specializzarsi in una produzione , rendendo i rapporti tra città inevitabili.
Tuttavia questo avrà come conseguenza la specializzazione del lavoro dell’operaio stesso e quindi la sua
libertà, prima conquistata con il bisogno di forza lavoro, adesso si riduce ad una sola produzione.

Con l’istituzione del trasporto ferroviario le distanze si accorciano e si da avvio così all’economia
internazionale. Le città si sviluppano enormemente e inizia la crisi stesa della città. Questa crisi è dovuta al
fatto che i borghesi hanno bisogno di palazzi che siano in grado di manifestare la loro magnificenza, che
devono allo tesso tempo convivere con la popolazione operaia instauratasi in città a causa della necessaria
vicinanza alle fabbriche. Nascono così problemi di convivenza.

Il capitalista inizia a investire sui terreni centrali della città, privatizzando il suolo e rendendo quindi le
abitazioni vi ubicate molto più costose.

BERNUOLLI:

tesi: la città nasce su un suolo indiviso, dalla non divisione del suolo deriva la possibilità di regolare e
trasformare, di governare le trasformazioni della città in funzione di interessi comuni. Quando prevale
l’appropriazione privata del suolo urbano cominciano a entrare gli elementi di crisi.

Il suolo nasce indiviso, ma già con il diritto romano,questo si privatizza. La privatizzazione ha portato alla
centralità degli edifici bancari piuttosto di quelli pubblici.

In età rinascimentale con l’avvento dei Medici in generale dei mercanti arricchiti, è la classe di quest’ultimi a
diventare parte del governo, andando a sostituire quelle figure che ne facevano parte a causa della loro
nobiltà. È così che al centro della città non si pongono più le funzioni pubbliche, ma piuttosto quelle
bancarie o comunque di proprietà dei mercanti.

Come detto precedentemente la privatizzazione dei suoli ha portato ad un aumento dei prezzi nella parte
centrale della città, decretando una suddivisione di abitazione in base alla classe di appartenenza;gli opera
per esempio abitavano vicino alle fabbriche, dove il capitalista aveva costruito per loro delle case, dalle quali
poteva ottenere ulteriori profitti.

Anche i bambini vennero inseriti nei processi di produzione, ma con l’aumento delle differenze tra operaio e
mercante, si vennero a creare dei movimenti per la rivalsa dei più deboli.

Trasformazione dei grandi stati nazionali:


cuore: fabbriche e abitazioni operaie
cervello:banche e uffici delle società finanziarie
collegamento: rete dei trasporti e delle comunicazioni
per governare il tutto: prolungarsi nel potere statale e avere mercati nazionali ampi e sicuri.

Il ruolo delle grandi capitali:


1)per la rappresentazione che in esse si svolge
2)per il potere che in esse deve esprimersi
3)per il prestigio che dalla loro forma deve emanare
4)sono il luogo della residenza della classe dirigente

Nuovo disegno urbano:

residenza della famiglia borghese


prospettive, percorsi, viali, monumenti, piazze
zonizzazione di classe(palazzo reale, casa del podestà, quartieri borghesi, operai, middle class)

La residenza degli operai:


le case operaie non vengono più costruite singolarmente ma sempre a dozzine o a mucchi. Un lato è
costituito dalle case in prima fila, che sono fortunate ad avere una porta posteriore e un piccolo cortile.
Dietro il muro dei cortili di queste case vi è un angusta via, sulla quale si affacciano le case con l’affitto più
basso.

Furono fatte varie ipotesi per risolvere il problema della convivenza tra le classi:
1)quelle degli utopisti che credevano che ci fosse bisogno della costruzione di una nuova società;
2)quelle dei funzionalisti che credevano in un miglioramento possibile grazie a dei provvedimenti in grado
di migliorare il funzionamento;
3)quelle dei socialisti scientifici, che da noi non saranno analizzate, che proponevano di trasformare la città,
dopo averla compresa.

Saranno proprio le idee degli utopisti ad influenzare le città odierne.

UTOPIE DI EVASIONE: cancellazione immediata del problema.


migliorare le condizioni delle persone.
Le utopie in generale rifiutano la società industriale.
Prima del ’48 si proponevano di creare nuove società, dopo invece riguarda la riorganizzazione della città
attraverso piani urbanistici.

ROBEN OWEN: 1771-1858


è stato nel 1781 commesso in un negozio, nel 1789 apre un’industria tessile a Londra ed infine nel 1799
acquista le fiandre di New Lanark in Scozia.
le sue attività lo portano ad accumulare ricchezze per aprire un’industria tessile. Anche lui è stato un
operaio, quindi è consapevole della loro condizione. Egli sa che se un individuo si trova in un ambiente
piacevole, allora sarà n grado di produrre di più. Ha intenzione di realizzare un ambiente al servizio
dell’uomo.

PROPOSTE URBANE:
dovevano risiedere a New Harmony 1200persone e la città doveva comprendere 1000/1500 acri di terreno.
la struttura doveva essere quadrilatera con un settore per gli edifici pubblici, case degli operai, dormitori dei
bambini sopra tre anni orti e giardini e impianti industriali esterni e schermati da alberature.
Gli operai hanno buoni salari e hanno case salubri con un asilo infantile, il profitto che l’azienda ha viene
utilizzato anche per migliorare la condizione dell’operaio. Viene fondata una scuola per la formazione del
carattere e dell’istruzione. Questa fabbrica diventa un modello, nella prima metà dell’’800 viene visitata da
produttori di tutto il mondo.

Propone una città “New Harmony”, basata su una vita collettiva; l’impianto della città è di forma quadrata e
presenta all’interno i vari servizi. Questo piano viene considerato come il primo piano urbanistico moderno.
Arriva a proporre questo modello a napoleone e allo zar Alessandro, senza tuttavia trovare qualcuno che ne
fosse interessato per l’attuazione.

Prova a realizzare questo modello in America, tuttavia le persone finiscono per litigare e l’esperimento
fallisce. Si impegnerà quindi successivamente nella causa delle cooperative operaie.

CHARLES FOURIER:1772-1837

non è come Owen, ma è un teorico. Considera assurdo il sistema caratteristico del capitalismo basato sulla
competizione. Propone un modello d superamento tra le differenze uomo donna e studia l’istruzione. Per
arrivare alla società moderna c’è bisogno di gradualità, passando da un pino urbanistico, in particolare
quello del Falasterio.
Propone un numero di abitanti attivi e passivi, in tutto 1620, e un rapporto tra il numero delle donne e
quello degli uomini pari a venti su ventuno. Inoltre prevede un edificio centrale con altri due laterali
contigui, il primo adatto ad ospitare le attività pubbliche, mentre gli alti ad ospitare gli alloggi. Suddivide a
loro volta i piani degli alloggi; a piano terra gli anziani, al piano medio quello dei ragazzi ed infine all’ultimo
piano gli uomini e le donne. Non era prevista una vita individuale. La struttura non verrà mai realizzata, egli
infatti non si impegna alla realizzazione del suo progetto in prima persona. Saranno i suoi seguaci a cercare
di realizzare le sue teorie. Sia in Spagna che in Russia senza avere alcun successo.

Il suo successore Godin proporrà alla Francia una realizzazione di un Falasterio in periferia, ma non sarà mai
accettata. Ci prova in America, ma ottiene il solito insuccesso, ottenendo però un’impronta sull’industria.
Godin progetta un Falasterio, tuttavia diversamente da quello di Fourier la vita è collettiva, ma è presente
anche la vita familiare. Gli edifici si costituiscono di tre blocchi, con un corti centrale coperto da una tettoia
e servizi igienici comuni. All’esterno dei blocchi erano presenti una scuola e una mensa. Non si sottolinea
più l’autosufficienza del modello, ma la produzione industriale, venendo meno la vita comunitaria. Questo
modello avrà discreto successo e sarà ripreso da Le Corbusier. Seguendo la scia di Owen sull’assistenza agli
operai prevede un fondo pensione e malattia. I direttori del familisterio si dovevano occupare dei servizi
pubblici, rinvestendo i guadagni.

EBENEZER HOWARD:1850-1928 (città giardino)


è un anti socialista che tornano in Inghilterra lavora nel tribunale di Londra dove legge libri sul vivere
insieme. Cerca di realizzare una città ideale. Le città giardino esistevano già ed erano quartieri dove si
trovavano le persone benestanti. Quello che propone lui si basa anche sul salvare la città dall’inquinamento
e dalla congestione. È come se proponesse una città campagna.

Decide che l’industria deve stare al centro e la parte centrale (1000 acri) deve essere abitata da 30000
persone, mentre quella limitrofa(5000 acri) da 2000.

Le cit non dovevano superare i 32000 abitanti, quando ce ne era bisogno si sarebbe provveduto attraverso
la costruzione di una nuova città. Le città sono autosufficienti e collegate tra di loro attraverso delle ferrovie,
poste nella parte esterna della città. Ogni città era basata sulla centralità di un giardino. Il modello è radio
centrico, poiché c’era una via centrale e delle diramazioni che partivano dal centro andando a creare degli
spicchi con all’interno le parti abitative. Ci sono due esempi di queste città Lethworth, nella quale le
industrie stanno fuori dalla città e Welwyn. Inoltre all’esterno delle città c’era un’aria verde, la green band,
che doveva essere rispettata e dove non vi si doveva costruire.

Tony Garnier:1869-1948 (le citè industrielle)


il massimo degli abitanti possibili era 35000, la città doveva seguire le più moderne tecnologie e l’uso del
suolo doveva essere per metà pubblico. La pianta era a scacchiera e attraversata dalla tramvia. Dato il
concetto dell’importanza delle nuove tecnologie, la realizzazione degli edifici era il cemento armato. Le
fattezze, essendo il cemento il materiale più utilizzato, si staccavano da quelle francesi, basate
sull’ornamento. Dentro la città da lui progettata c’è una grande scuola e un grande stadio. Non propone nel
suo modello le chiese, i tribunali e le prigioni, dato il suo spirito socialista.

URANISTICA: 02/10/2018

La città borghese: i primi piani ottocenteschi

Oltre a imboccare dei disagi dovuti alla vita della popolazione la società ottocentesche , dovevano
rappresentare il potere della nazione. Le fabbriche erano dentro il tessuto urbano e gli operai stavano li
vicino. C’era bisogno di interventi per il miglioramento della vita egli operai. Abbiamo visto le ipotesi degli
utopisti, basati sulla vita comunitaria. A questo modello non corrisponderà un modello di società, ma di
nuovi sviluppi della città, come le città giardino.

Le hp dei funzionalisti si occupano di migliorare i trasporti attraverso le ferrovie, che rendevano possibile
uno scambio più veloce e la creazione della rete ferroviaria, per fare questo si utilizza l’esproprio, che è alla
base della costruzione di queste infrastrutture.

Primi elementi di pianificazione:


1)infrastrutture di trasporto a rete
2)espropriazione per pubblica utilità
3)primi piani urbanistici

Infrastrutture di trasporto in Inghilterra:


1825: prima ferrovia a vapore gestita con le corvées
1844: lo Stato subentra ai privai nelle ferrovie
1858:inizia l’abolizione di pedaggi stradali

Infrastrutture di trasporto in Francia:


1790: lo Stato si occupa direttamente delle strade
1838: entra in funzione la prima ferrovia
1838:il Conseil Gèneral des Ponts et Chausséè è incaricato di fare il piano generale delle ferrovie.

Espropriazione:

1300-Filippo il Bello(necessità e giusto prezzo)


1607-Enrico IV di Borbone (editto di Sully)
1685-Luigi XIV Re Sole(norme sugli allineamenti)
1791-Costituzione Francese

Espropriazione in Francia:

1807-1809- Napoleone I, Leggi sulle Bonifiche delle paludi


1810-procedureespropriative
1833-principio di retrocessione
1841-procedura d’urgenza
1850-legge Melun per l’espropriazione dei quartieri insalubri(disciplina le caratteristiche degli alloggi e
consente l’esproprio delle case malsane, che può essere decretato non solo con legge ma anche con
semplice atto amministrativo.

nascono in Francia prima della Rivoluzione industriale, però verso fine ottocento c’è l’accelerazione di
queste procedure, per risanare e abbellire le città. Il diritto dell’ente pubblico di appropriarsi della proprietà
privata diventa parte integrante del diritto urbanistico. I piani urbanistici son una legittimazione degli
espropri. Se non vengono cedute dal privato, il pubblico le espropria, questa ordinanza parte da Filippo Il
Bello. In base alla necessità e al giusto prezzo. Necessario poiché per un bisogno pubblico e il giusto prezzo
che ha portato alla nascita dell’estimo.
Estimo = scienza economica appropriata che permette di capire quanto vale un terreno, quanto un pubblico
deve pagare per espropriare. Enrico IV di Borbone fa l’editto di Sully, con delle norme sugli aggregamenti,
fanno una linea vento sulla quale dovevano affacciarsi gli edifici. Sarà ripreso da Luigi quattordicesimo. Luigi
quattordicesimo fa le Norme sugli allineamenti. Queste norme partono dal motto di Luigi quattordici.

Art.17 stabilisce il concetto dell’esproprio come articolo della costituzione. la proprietà è inviolabile con
l’eccezione della necessità pubblica, costata ed evidente. Questo vuol dire non appropriarsi violentemente
della proprietà. Il giusto prezzo doveva essere deciso prima della presa del terreno. Si tratta del tema del
GIUSTO E DEL PREVENIVO. Queste leggi continuano con Napoleone I.

Leggi espropriative di Napoleone: 1810

1)Primo atto delle procedure espropriative: dichiarazione di pubblica utilità.

2)Secondo atto del prefetto sui territori da espropriare = indicazione delle particelle da espropriare, così
nascono i primi catasti.catasto=censimento di tutte le proprietà.

3)fase giudiziaria: i proprietari hanno un confronto con l‘ente pubblico e discutono sull’indennizzo

4)decisione del giusto prezzo, deciso in modo preventivo.

5)pagamento dell’indennizzo in modo preventivo

Spesso gli enti pubblici non hanno delle risorse per l’esproprio.

Nel ’33 si abroga quella del 1810, i territori espropriati devono essere restituiti

1841 ristabilimento della legge.

Legge Melun = attraverso l’esproprio dei quartieri insalubri per costruirne più salubri. Si può sancire l’utilità
dell’esproprio di questi quartieri.

Esproprio e regolamenti edilizi in Gran Bretagna:

Common law, case to case, jus eminens


1842-relazione di Chadwich sulle condizioni della povertà: cause inseparabilmente connesse all’ambiente
edilizio.

Provvedimenti:

1)nuove amministrazioni locali elettive, con grandi poteri per la tutela dell’igiene e la regolamentazione
dell’edilizia.
2)vasti programmi di fognature, preparati da una evoluta manualistica tecnica, obbligo dei servizi igienici
nelle case.

3)regolamentazione edilizia che prescrive norme sui distacchi, sulle ventilazioni, dimensioni minime. Si
iniziano a realizzare i primi parchi pubblici.

1845-legge di consolidamento delle clausole sui suoli e sulle ferrovie

Urbanistica: 02/10/2018

PRIMI PIANI URBANISTICI:

esistevano già progetti per le città nuove, che spesso venivano realizzate con tracciati ortogonali, come
quelle romane. Ma nell’800 le grandi città assumono la necessità di rifare un piano.

Sulla base dei progetti tracciati da veri e propri piani urbanistici vengono fondate le città di colonizzazione,
nelle colonie degli imperi europei e nelle terre del Nuovo mondo dell’America del Nord.

1851 a Parigi Grand Travaux

1857 Vienna

1859 Barcellona

1864 Firenze

Nasce l’urbanistica moderna e sono foggiati i suoi primi strumenti, le cui potenzialità saranno sviluppate in
tutto il secolo successivo.

La prima è Parigi che a fine 700 era descritta nei quaderni d’Orleans , dove i cittadini si lamentavano dei
problemi della città, le principali erano riguardanti il traffico e il fatto che ci fossero fogne a cielo aperto e il
tema del’esistenza di quartieri insalubri a causa delle epidemie o poiché poco illuminati. Prima che
intervenisse napoleone, che distruggerà la città, chiamando un prefetto barone. Questo barone non ha un
piano, ma il piano è nella testa di Napoleone ch fa riferimento al plan des artistes.

Laugier e patte facendo riferimento alle idee di Volterre, il primo con il saggio delle architetture, dice che
Parigi deve essere bella rappresentando il prestigio e il potere, per farlo ci vuole un CONTROLLO
DELL’ASSETTO URBANO. Questo vuol dire prescrivere la larghezza delle scale e la grandezza degli edifici. È
necessario anche dare norme sugli elementi da utilizzare. Su questi nascono le moderne prescrizioni sui
materiali moderni da utilizzare nelle città. Sono i primi anni in cui si inizia a pensare a normative. Patte
invece dice che non servono solo le norme ma è necessario un plan total, che possa dare delle regole ed un
ordine, opponendosi alle città di fondazione Medievale. Dice che la città deve essere data di are verdi,
canali, vie di fuga. Le norme sono igieniche e dedite alla sicurezza, quindi non solo norme dedicate alla
rappresentanza.

L’arco di trionfo è quello che esprime al meglio questi concetti.

In nero nella foto si indicano parti dove intervenire. Attraverso la commissione si stabiliscono le dimensioni
delle strade. Siamo in un periodo in cui Parigi

Disegno alla lavagna.:


1)ile de la citè)2)mura della città medioevale3)limite del costruito.4)cinta Dazaria 5)place de la concorde 6)
le tuileries 7) le champs elisees 8) ruede rivoli 9)hotel des invalides 10) place de la bastille 11) place de
l’etoile 12)boulevard de strasbourg 13)boulevard d st michel 14) nuova cinta dazaria 15) parc de
butteschaumont 16) parc montsouris

George Eugene viene assunto per la realizzazione del piano. Sotto Enrico IV c’è la necessita di creare delle
strutture tecniche, quindi Luigi tredicesimo realizza un accademia per la costruzione dei macchinari militari.
Il duca Dorleans creerà il proprio corpo ingegneristico delle strade e dei ponti. Si decide di fare una scuola di
tre anni per formare dei tecnici. Per accelerare le procedure Napoleone III ridurrà gli anni a due. Haussmann
è il prefetto della città e Napoleone sale al potere diventare presidente della seconda repubblica, poi fa un
colpo di stato nel giorno dell’incoronazione di napoleone primo, 2 dicembre 1851. Viene incoronato
dall’arcivescovo e diventa imperatore del secondo impero. Riuscirà a finanziare le grandi imprese pubbliche.
Il prefetto precedente a Hausmann non gli sta dietro. Hausmann inizia a carriera molto giovane, diventando
prefetto della Senna, anche sindaco della città. Si circonda di una serie di ingegneri.

Piano Hussman:

La prima cosa che fa napoleone è quella di far arrivare da Parigi una grande rete ferroviaria, viene
circondata da un’imponente rete ferroviaria che circonda tutta la città e che entra anche all’interno. Divide
le strade in tre grandi categorie, quelle principali finanziate dallo stato, quelle secondarie metà dallo stato e
metà dl municipio e quelle comunali finanziate solo dal municipio. Prevede un sistema a raggiera con l’asse
est ovest e quello nord sud. Viene realizzata la piazza ll’arco di trionfo (place de l’etoile). Boulevard de
Strasbourg e boulevard de st michel= nome degli assi(?). la cinta medievale viene rasa al suolo e lì viene
realizzato un bulevard interieur e la cinta esterna un boulevard exterieur. È possibile quindi viaggiare
attorno alla città, abbattendo le due vecchie cinta di mura. Il boulevard era un viale molto ampio e alberato.
Le industrie si erano collocate al di fuori dalla città delimitata dalle mura Dazaria. Viene realizzata una nuova
cinta Dazaria più esterna, includendo le industrie all’interno, costringendole a pagare i dazi. Questa zona
con le fabbriche diventa la zona Banlieu.

Hausmann riesce a espropriare interi quartieri, grazie alla legge poteva espropriare tutto se il territorio era
malsano. Gli costava poco perché un quartiere così valeva poco. Risanava la zona e costruiva strade e case e
le rivendeva a un prezzo più alto. Per l norme degli allineamenti e sulla facciata, spesso si realizzava prima la
facciata e poi da li si realizzava il resto. Il primo motivo della costruzione delle Boulvard era quello di evitare
le barricate, che bloccavano i sedimi stradali. C’era un tentativo di controllare la costruzione attraverso delle
licenze di costruzione, permessi.

Hausmann interviene anche sulle fogne, è la prima volta che si pensa ad un piano unitario, il tema era
quello d fare una rande opera ingegneristica. Le leggi utilizzate era quella del ’41 e quella del 1850. Ad un
certo punto Hausmann si trova elle sentenze della corte dei conti ch gli dicono di ridare i territori
espropriati. Er rimediare alla spesa delle grandi opere si inventa la cassa dei lavori pubblici. Del denaro che
viene messo sul mercato i cittadini acquistano delle quote che poi vengono restituite nel tempo. Questo gli
permette di realizzare queste grandi opere. L’architettura era obbligatoria per la realizzazione delle facciate,
le finestre dovevano essere regolari per essere armoniche. Haussman prevede anche la realizzazione di
grandi parchi (parc de butteschaumont e parc montsouris) all’estrno della Boulevar de Strasbourg. I parchi
servivano pr dare del verde nelle zone in cui mancava. Altri parchi sono quelli del bois de boulogne e bois de
vincennes. Il Boi de Boulogne era molto grande che era fatto all’italiana con assi regolari che si incrociavano
tra di loro, però a Napoleone piaceva il giardino all’Inglese, in cui domina il giardino sublime che ha al suo
interno anche delle rovine, quindi viene cambiato dall’inglese all’italiana. Il Boulogne viene ampliato con le
abitazione dei parigi che hanno l’affaccio sul parco. Lo stesso non avviene con quello periferico.

L’intervento di Haussman struttura i boulevard sopra le cinta murarie e realizza gli assi e i giardini.

BARCELLONA:

la città è legata ad un urbanista ingegnere Il Defonso Cerdà y Suner che nasce nel 1815, al 50 percento iene
realizzata come l’aveva pensata lui. La tendenza di Barcellona di separarsi dalla Spagna comportava la
separazione da mura, la sua giurisdizione era legata al ministero della guerra. Doveva difendersi da
eventuali nemici sul confine, il motivo reale era controllare gli antiseparatisti della zona attraverso il
controllo militare. In quest’epoca i catalani avevano patteggiato per gli Asburgo che avevano perso e i
Borboni fanno n modo da tenerla sotto controllo. La città si costruisce sulla collina, con i sudditi nella parte
portuale.

Secondo disegno:

1)Montuic 2)zona franca, dove non si poteva edificare 1250metri3) Barceloneta = dove stavano i
sudditi 4) Besos 3) ampliament di Rovira(?)

Nel 1854 c’è un epidemia di morti, la città ha una densità di 1800 abitanti per ettaro.

Si chiede al governo di poter espandere la città con una sollevazione popolare che permette alla fazione
popolare di salire al potere. Si proclama la possibilità di distruggere le mura. Interviene l’ingegnere Cerdà,
che era ultimogenito, che doveva farsi prete, ma poi diventa ingegnere. La scuola ingegneria era una scuola
militarizzata simile a quella Parigina, esisteva nel 1800. Cerdà inizia a teorizzare una città ideale on la teoria
general de la urbanisacion. Nel 58 isabella seconda concepisce l’ampiamento e lui con questo cerca di
concepire una città nova. C’è una scontro tra la popolazione e lo stato. Quando isabella dà inizio all’ensance,
l’ampiamento, incarica Cerdà, che però si scontra con un altro archietto, Rivira y Tiras, che aveva fatto un
ampiamento della città verso la città di Gracia.

Il piano Cerdà:

Viene applicato quello di Cerdà che è il triplo dell’altro. Ipotizza un isolato tipo che può essere riprodotto
all’infinito(?). Cerca di capire perché la città è stata sottoposta al Colera, quindi per averla orientata verso il
vento doveva essere orientata da Ovest verso Est e poi l’altezza degli edifici. Rispetto all’ampiamento di Trias
a cuore, per lui la città doveva essere ampliata fino al fiume Besos. Lui prevede che da Barceloneta e Gracia
si dipartano due grandi assi che si prolunghino fino al fiume, una meridiana e una diagonale, che si
dovevano incontrare in una piazza, la pl ace de las glorias catalanas. Prevede un ospedale a Gracia e uno
infondo all’asse meridiana. Poi prevedeva all’interno dell’espansione degli assi ortogonali. Tra l’urbanizzato e
il fiume ci doveva esser un grande parco. Ha un orientamento nord est degli isolati, molto grandi e post
nella griglia ortogonale. Nella griglia ortogonale c’è una disposizione dei servizi particolare.
Parte dalla realizzazione degli isolati 5x5 (Barrios), che hanno nel centro la chiesa e la scuola. Il quartiere era
la parte base del sistema con 2,5mtri cubi(?)…
Quattro Barrios formavano i Distritos. Questi quattro quartieri avevano al centro l mercato e il parco.
Quattro dei Distritos formavano i Sector(16000 abitanti). Al centro del Sector c’erano gli uffici
amministrativi, il municipio. Il principio che sta alla base è che questo modello può espandersi all’infinito, il
secondo concetto è la distribuzione dei servizi, il concetto è che non si percorrono più 1500 metri per
arrivare al parco e al mercato.

L’isolato è uno dei quadretti che stanno alla base dei 5x5 dei Barrios.
La forma è quella di un quadrato con angoli smussati, per il trasporto. L’isolato poteva essere diviso in nove
parti sopra ai quali il 40 percento fosse costruito. In mezzo all isolato doveva passare la via tramviaria.

Foto della suddivisione e degli isolati:

dalla proposta iniziale le dimensioni sono stata ampliati e alzati dai 18 ai 22, con costruzioni anche nei
cortili. Il volume della superficie coperta dal 40 percento costruito, diventa il 40 a verde e il 60 percento a
costruito.

VIENNA:

il suo destino di città è molto lontano concettualmente da quello di Parigi. Mentre Parigi è la città degli
ingegneri e rasa al suolo. A Vienna c’è uno sviluppo a poco a poco , viene concepito il concetto di bello, è
realizzata dagli architetti. Dal ’33 diventa una città cosmopolita che confina rispetto alla Russia e ai popoli
Slavi, raggruppando popoli da città diverse. In questa città ci sono vicende alterne. Nel ’29 viene assediata
dai turchi poi un altro assedio e nel 1500 viene costruito un baluardo di mura che resiste agli assedi. Nel 700
non c’è bisogno di avere delle mura imponenti per via del cambiamento delle battaglie. La conformazione
della città si caratterizza per la posizione della servitù. L’impossibilità di edificare intorno alla cittadella. C’era
il Danubio con vicino Altstadt con attorno la cinta muraria. Il Glacis era la parte di servitù non edificabile.
Attorno a quest’ultimo c’era la parte edificata dalla nuova borghesia e si chiamava “Vorstadte”, anche
questa circondata da altre mura.
dietro a questa cinta muraria c’era la parte delle industrie che tendevano a stare in periferia.
la città diventa cosmopolita e nel luogo del comando vivono gli Asburgi, invece nella parte di espansione
settecentesca c’è la parte dei borghesi.
anche qui fuori ci sono i proletari come a Parigi. Qui c’è una divisione gerarchica verso il centro,
diversamente ai due modelli. Con i moti del ’48 il re abdica e sale al trono Francesco Giuseppe che sposerà
Isabella (Sissi). Vienna diventa molto ampia ch matura l’opinione che è inutile avere la cinta nella parte
interna. Si propone di buttare giù la prima cinta e di utilizzarla per qualcosa di nuovo. A Barcellona non
aveva funzionato, qui viene fatto un concorso per la progettazione. Dentro quest’aria si propongono una
serie di ambienti. In generale il diritto stabilisce di demolirla perché vengono meno le ragioni dignitarie ed
economiche. Il motivo militare ed economico, cioè la parte della Vorstadte ora è ampiamente inglobata
nella città, diventando una parte centrale dove costruire. 1/5 dello spazio lasciato dalle mura sarà
residenziale e 1/4 a parte pubblica. Si realizza un nuova scuola e la Ridestrasse, un nuovo viale. In generale
questa zona è quella dei grandi servizi che unisce le parti della città. I vincitori sono due con a capo un
architetto Lorh. L’intervento che viene fatto è quello dell’abbattimento delle mura. La parte della Glacias
diventa Ringstrasse. Le caserme erano posizionate tra la Vorstadte e la Stadt, come anche il parlamento, il
palazzo di giustizia e l’università. La cosa interessante che i lavori iniziano nel 1859 come a Barcellona. Gli
edifici non hanno una collocazione precisa, come quella di Barcellona, qui il principio è quello di un asse sui
cui assestare i nuovi edifici, la Ringstrasse.
la chiesa è in stile gotico, l’università in stile Rinascimentale, il palazzo è in stile greco corinzio(stile di epoca
della democrazia), il teatro è in stile barocco, poiché epoca ei grandi scrittori teatrali. Il principio è molto
diverso da quello francese. Si applicano gli stili in base alla destinazione dell’edificio. È stato un modo
ECLETTICO. Il problema funzionale non viene posto.
ci si pone il problema di prezzi, poiché un quinto viene venduto a prezzi alti poiché è molto servito dalle
funzioni. I prezzi di vendita permette di ripagare i lavori. La ringstrasse è di 20 metri, quindi rende possibile
la marcia elle truppe. Il ring doveva essere la connessione tra le parti di città in realtà adesso predomina
l’anello. Sul ring abbiamo un personaggio famoso Camillo Sitte, si iscrive all’accademia e vedendo la nascita
del ring non riesce a non disprezzarlo. Ripristinare il passato può essere fatto, ma non come è stato fatto il
ring. Lui ha capito facendo il viaggio Italia che il conflitto tra tecnica parigina e arte viennese può essere
superato solo con l’urbanistica e l’idea degli spazi racchiusi, come le piazze italiane. Per lui le piazze danno
ordine pubblico. Anche se gli edifici sul Ring sono piacevoli singolarmente, non riescono a legarsi
nell’insieme e nella città.
Camillo era stato a Siena e secondo lui il fatto che passando nelle strade medievali si avevano sempre nuove
prospettive, per lui va riproposto lo stupore.

Disegno 1

Disegno 2

FIRENZE:

la città nel Settecento si è sviluppata poco, è rimasta fino al settecento dentro la cinta muraria, fino al 1856,
quando Firenze diverrà la capitale d’Italia. Viene chiamato Giuseppe Poggi, che prevede l’abbattimento della
cinta muraria, dove sta l’odierna circumvallazione. Campo di Marte era posizionata diversamente dal modo
odierno. Firenze nel 1731 è una città in rovina con Leopoldo riprende alcune opere come la stazione
Leopolda, ma è conosciuto anche per le bonifiche e l’ampiamento di alcune strade.
rispetto all’urbanizzato la città è ancora verde.

Nel 1865 avviene il piano di ampliamento, a Barcellona c’è il piano, per Parigi non c’è nessun piano, rimane
nella testa di napoleone, a Vienna c’è il concorso, ma non un vero e proprio piano, se non la concentrazione
degli edifici sul ring.

Dentro c’erano bisogno di edifici ministeriali con degli alloggi per il personale degli edifici della capitale. Poi
il problema era quello di non avere speculazione edilizia, sui territori ora liberi. Poi c’era l’esigenza di dare un
volto moderno, essendo capitale. Si crea la stazione di Santa Maria Novella. Si procede anche qui con
l’esproprio. Il tema dei viali è interessante. Lungo le mura si fanno le residenze, poste a raggiera(?). dentro le
piazze si lasciano le porte della città, come sorta di monumento. In piazza Beccaria c’è una porta verso il
fiume con un grande giardino. I progetti degli edifici avevano un tentativo di allineamento e rappresentanza
della nuova borghesia, una quinta urbana che avevano a facciata che riprendeva
Viale dei colli: lungo il viale ci sono villini molto lussuosi che portavano fino a piazzale Michelangelo.

Nuovi quartieri: erano previsti nel piano, hanno tipologie che vanno ai villini alle schiere e ai blocchi di
appartamenti. La maglia era piuttosto regolari. Iniziano i lavori per il mercato di san Lorenzo. Si vuole creare
lung’Arno delle specie Boulevard. Le vie vengono ampliate dato il traffico delle carrozze. Dentro Firenze
venne realizzata la tramvia, fino al 1975, quando venne smantellata. Questa cosa della capitale dura poco.
Firenze entra in un periodo di crisi, poiché il piano è sovradimensionato per la grandezza delle città, solo
all’inizio del nuovo secolo c’è una popolazione. C’è n riqualifica delle zone degradate, si butta giù la zona
delle botteghe e degli ambulanti, quella che oggi è pizza della Repubblica. Dopo il colera di Napoli,
l’amministrazione decide che la popolazione venga evacuata. Decidono di fare un operazione di
riallineamento della città.

I luoghi del potere quando Firenze era capitale: erano centrali, dentro il centro storico, Vittorio Emanuele
dentro palazzo Pitti. Il parlamento a Palazzo Vecchio (salone dei 500 per i parlamentari). Per il senato la sala
dei 200. Il ministero dei lavori pubblici al monastero di Santa Maria Novella.

NASCITA DELL’URBANISTICA MODERNA: LE VILLE FUNCTIONNELLE E I CIAM


Vanestre e le Corbusier fanno un viaggio nel 1933.

Principi di Le Corbusier:

-i pilotis, strutture portanti

-i tetti giardino, il tetto piano permette la creazione di un giardino in cima alla casa

-il plan libre, la pianta può essere libera, poiché le partizioni non sono più portanti

-le fenetre en longeur, staccandosi la facciata, la finestra può essere a nastro

-la facciata libera, determina notevoli differenze rispetto al passato

La partizione interna era basata sul “modulor”, una partizione, definita come una progressione delle altezze
alle quali si può trovare l’uomo. Ogni posizione è sempre la sezione aurea della posizione successiva. Sono
questi gli anni in cui nasce il tinello, prima la cucina era l’ambiente principale della casa. Invece con queste
teorie dell’architettura contemporanea si pensa a un cucinotto che rende possibile la prossimità della cucina
per la donna. Le teorie di Le Corbusier fanno un salto di scala. Propone il concetto della città
contemporanea in cui le funzioni sono divise a seconda di come si svolge la vita al suo interno. C’è un centro
funzionale con grattacieli, una zona industriale e una residenziale. I grattacieli dovevano avere a massima
densità di popolazione e di illuminazione. Il senso di avere la facciata staccata, permetteva le facciate tute
vetrate, le strutture erano tutte in cemento armato, come la città di Ganier. Le Corbusier aveva lavorato con
Beherens e aveva visto che il lavoro di Peter era troppo tradizionale e statico.

Con Le Corbusier si parla di verde a 110 percento. È la massima potenzialità per ottenere il verde nello
spazio urbano. Vi è una divisione tra spazio pedonale e spazio veicolare, poiché le macchine stavano
prendendo sviluppo.

L’unitè d’habitation:
prevede nei principi che le famiglie abbiano ciascuno il proprio alloggio, come il Familisterio. Prevede alloggi
e degli spazi comuni sia al piano terreno, come lavanderie, sia all’ultimo piano dove prevede l’asilo nido. A
città diventa una città giardino verticale. Dentro i pilastri c’è il passaggio della rete idrica. La facciata
presenta dei frangisole. A Marsiglia e a Berlino sono state realizzate queste strutture. La struttura de l’Unitè
riguarda la parte residenziale della città contemporanea. I grattacieli cruciformi stavano al centro ed erano
immersi nel verde.

Questo tipo di città allora sembrava visionario e si scontra con il concetto della città di allora.

Le Corbusier nel 1924 venne interpellato per ricostruire le Marais (piano Voisin), un quartiere vicino al
Louvre. Lui propone di distruggere il quartiere e sostituirlo con grattacieli di 70 piani. Questo suo modello
viene poi riproposto in diverse atre parti del mondo. Propone per Rio un progetto di città contemporanea
che cerca di integrarsi con la città esistente. La sua proposta è avanzata tecnologicamente. Propone
un’autostrada costiera, lunga 6 km e alta 100 metri. L’autostrada sarebbe stata abitata, 12 piani sopra il
livello stradale e sei piani sotto. L’altezza dei piani di 5 metri permetteva di avere due piani, tipologia Duplex.
Le proposte non vengono realizzate. Questa cortina sarà riproposta in altri parti del mondo.

Nel 1933 viene sviluppato il progetto della città radiosa (la ville radieuse). Edifici con vetrate, grandi viali
intermedi per passeggiare e le strade separate in base a veicoli e persone. Prevede che la strada sia interrata
e sopra a strada ci fosse il percorso pedonale. L’angolo retto è un principio generatore. Propone il principio
dello zoning, cioè la divisione della città in zone funzionali. Propone un’intensità di uso dei suoli, 14 metri
quadri per abitante. Con densità di 1000 abitanti, che viene distribuita in verticale sugli edifici.

La pianta: ci sono grattacieli cruciformi.

La città storica aveva le industrie dentro la città, qui l’idea invece è di tenerle separate.

Le Corbusier non è l’unico che pensava alla distribuzione della città, a Barcellona c’era stato bisogno di un
intervento per il colera, dunque le facoltà di architettura si occupavano alla salubrità degli edifici. Gropius
progetta frequentando l’università di Berlino, lanciando l’idea di realizzare un quartiere di architettura
moderna. Questo quartiere nuovo mette insieme tutte le tecnologie, il quartiere si chiamava Weissenhof,
cioè bianco. Questo quartiere diventa il quartiere dell’innovazione.

C’era un altro quartiere a Berlino, dove ci si pone il problema dello spazio pubblico. Il tema è quello di
trovare una soluzione per l’esposizione solare e agli spazi pubblici.

Survey before plan, zuid plan (Berlage), era un piano che ampliava la parte sud della città e prevedeva dei
viali che si dipartivano dal centro con facciate in linea.

Piano di Amsterdam(Van Eestern): questo piano è diverso da quello precedente, le parti rosse sono le parti
residenziali, quelle viola sono le industriali, le verdi sono le aree verdi, quelle gialle sono le aree agricole. A
parte importante è che prevede un enorme espansione basandosi su un’analisi statistica, proiettando la
crescita della popolazione al 2004. Si prevede una crescita a 900000 abitanti. Queste proiezioni hanno tre
scenari: in futuro le componenti delle famiglie si riducono, invecchiamento del patrimonio edilizio,
riqualificazione delle pari esistenti, fuoriuscita dei residenti per le attività terziarie, problema che
Amsterdam ad oggi condivide con Firenze. Pensano ad una città che si espande.

La notevole differenza tra il plan Zuid e quello di Amsterdam è che nel piano di Berlage sono disegnati gli
isolati e gli edifici, mentre nell’altro non c’è disegnato nessun edificio, c’è il reticolo delle strade e la zona
residenziale. Questo ultimo è innovativo perché la zona è concepita per zone funzionali.

Plan Marcià:
è per Barcellona, questo gruppo di catalani vogliono accostarsi al piano di Barcellona con un’altra parte della
città, la città del divertimento, il tema è AVERE UNO SPAZIO PER POTER VIVERE IL DIVERTIMENTO DELLO
STARE al mare. Diventa la città dello svago, che però non sarà mai realizzata.

Questi temi vengono trattati negli incontri internazionali, è stata appena conclusa la prima guerra mondiale,
dunque sono architetti che hanno vissuto la guerra e che adesso vogliono collaborare insieme, questi
congressi uniscono i principali personaggi dell’epoca. In questi incontri si discute di quello che stanno
facendo. Nel 1929 si parla dell’alloggio minimo. Nel 1930 si occupano del quartiere, il quarto CIAM parla
della città. Quest’ultimo è quello che ci interessa, poiché si parla di salubrità. Dal 1930 si passa al 1933,
poiché devono chiedere agli architetti di produrre una serie di materiali. I CIAM nascono con l’architettura
moderne, cioè che la forma segue la funzione, in urbanistica comporta la definizione della funzione con
l’assenza della definizione dell’edificio.

IV CIAM: si svolge in viaggio, che porta verso l’urbanistica moderna. Durante il viaggio gli architetti si
incontrano, gli spazi della nave sono ristretti, quindi sei costretto a discutere sulle questioni. Questo viaggio
è di esplorazione sul futuro della città. Partono da Marsiglia e arrivano poi ad Atene e quando risaliranno
realizzeranno una sintesi del lavoro svolto. Dal 31 al 33 sono stati fatti dei lavori preparatori, le Corbusier
richiede di realizzare te tavole, uguali per tutte le 33 città europee.

Il IV CIAM (La città funzionale)

I lavori preparatori (1931-33):

Studio di 33 città europee riassunte ciascuna in 3 tavole con segni e legenda unificata (Statuto del

linguaggio) sulla base dei lavori per il piano di Amsterdam:

1.Distribuzione delle funzioni, con particolare attenzione all’abitazione (1:10.000)

2.Circolazione e traffico (1:10.000)

3.Relazioni tra città e territorio, con particolare attenzione all’uso del suolo e ai movimenti
pendolari(1:50.000)

La legenda è unificata e prende come colori quella dl piano di Amsterdam. La codificazione del linguaggio
viene realizzata in questa occasione, la prima tavola era con le funzioni principali della città, una carta con la
circolazione, e una con la relazione tra la città e il territorio, cioè i movimenti dei pendolari in relazione agli
usi del suolo. Nel viaggio di andata si discute sui problemi della città moderna e dagli spostamenti tra casa e
zona del lavoro. Si chiede ai partecipanti una sintesi, cioè definire le caratteristiche della città del futuro. La
proposta è la Carta di Atene che riporta le fattezze di un manifesto. In questa carta si prevede che l città sia a
misura d’uomo e che quindi possa mettere in relazione la città abitativa, il lavoro, la circolazione e lo svago.
Gli architetti stabilisco una serie di prescrizioni. L’incipit è composto dalla parte analitica con l‘esposizione
dei problemi e poi le proposte, che dicono che bisogna esigere il miglioramento della posizione dei
quartieri: soleggiamento, esposizione al sole, basse densità, grandi spazi verdi, separazione del traffico
veicolare da quello della residenza e l’incremento della tecnologia dell’edilizia abitativa, siamo nel momento
in cui il cemento armato permette di staccare gli impianti.

La proposta: la CARTA DI ATENE

la città funzionale elo zoning


La "condizione caotica" che gli studi preparatori svolti tra il 1930 e il 1933 rivelano agli architetti dei CIAM
comporta un totale ripensamento della città che dovrà essere:

-a misura d'uomo

-tarata sulle funzioni quotidiane

-centrata sul problema dell'abitazione

Lo strumento proposto per la costruzione della nuova città è lo zoning, per "l'armonizzazione delle funzioni
chiave".

La città, quindi, funziona in relazione aquattro temi fondamentali:

-Abitazione

ABITARE

 Miglioramento della posizione dei quartieri residenziali e delle loro qualità igieniche

 Basse densità

 Separazione del traffico veicolare alla residenza

 Incremento della tecnologia dell'edilizia abitativa

 Grandi spazi verdi

-Svago

SVAGARSI

 Giochi e sport in tutti i quartieri

 Demolizione degli ambienti malsani e creazione di spazi verdi

 Definizione delle funzioni del verde

 Tempo libero all'aperto per tutti

 Potenziamento degli svaghi esistente

Emerge il tema dello svago che implica l’uomo ha bisogno di rigenerarsi, la dimensione diviene più umana,
considerando il gioco e lo sport. In Italia questo diventerà legge nel 1968 e non prima. Per svagarsi occorre
prevedere lo smantellamento di spazi malsani, anche se non era facile poiché molte di queste arti
inglobavano i centri storici. Nella carta si parla dell’utilizzo delle spiagge e dei grandi parchi, diventando
un’esigenza per tutti. Ci sono alcuni principi che impronteranno la distanza tra casa e impianti industriali.

-Lavoro

LAVORARE

 Riduzione delle distanze casa-lavoro


 Separazione di residenza ed industria

 Infrastrutturazione razionale degli impianti produttivi

 Definizione di spazi opportuni per l'artigianato nelle città

 Miglioramento dei collegamenti urbani

-Circolazione

CIRCOLARE

 Analisi scientifica dei problemi di circolazione

 Ridisegno e riassetto della rete viaria

 Differenziazione degli spazi pedonali da quelli veicolari

Razionalizzare le strade ad alta circolazione da quelle di media circolazione.

Lèger dice che le idee degli architetti sono troppo avanti e che se loro vogliono fare gli urbanisti devono
diventare sociali e comprensive per tutta la popolazione.

LEGER

...penso che la vostra epoca eroica sia conclusa [...] Lo sforzo di pulizia è terminato. Fermatevi perché state
superando il limite [...] Un’élite ha seguito la vostra epocaeroica.

È normale. Avete costruito delle case per gente che era all’avanguardia [...] Voi volete invece che le vostre
idee si estendano .. che la parola “urbanistica” domini il problema estetico”. “L’urbanistica è sociale. Siete
entrati in un campo del tutto nuovo, un campo nel quale le vostre soluzioni pure e radicali dovranno
combattere [...] Abbandonate questa minoranza elegante e accondiscendente [...] Il piccolo uomo medio,
l’“urbano”, per chiamarlo col suo nome, è preso da vertigini [...]Voi avete creato un fatto architettonico
assolutamente nuovo. Ma da un punto di vista urbano-sociale avete esagerato per eccesso di velocità. Se
volete fare urbanistica credo dobbiate dimenticare di essere degli artisti. Diventate dei “sociali” [...] tra la
vostra concezione estetica, accettata da una minoranza, e la vostra visione urbana, che si trova ovunque in
difficoltà per l’incomprensione delle “masse”, c’é una rottura [...] avreste dovuto guardare all’indietro:
avreste visto di non avere seguito [...] C’è bisogno che uomini come voi osservino più attentamente uomini
che stanno dietro e a fianco di loro e che si attendono qualcosa, [...]. Rimettetevi i vostri piani nelle tasche,
scendete nella strada, ascoltate il loro respiro, prendete contatto, confondetevi con la materia prima,
camminate nel loro stesso fango e nella stessa polvere”.

F. Léger,

Discours aux architectes, “ Annales Techniques”, n. 44

Lettera di Le Corbusier a Giedion, 1933

Il nostro IV Congresso è un evento. Semplicemente! [...]

L’ultimo giorno sono state prese delle decisioni accettate da tutti.


Esse sono oggettive. Ecco il fatto sensazionale: accordo su delle idee oggettive. Sono idee quelle che devono
essere poste di fronte all’opinione pubblica. È per questo che il nostro Congresso vive. Se no crepa! Queste
idee oggettive saranno una verità del 1933 per tutti, in tutti i paesi. ... Non dobbiamo sottrarci. Abbiamo dei
doveri:degli architetti ci attendono, dei sindaci, dei ministri: in una parola persone che hanno delle
responsabilità. Non si fa un Congresso per affermare delle cose vuote, ma per costruire [...] È giunto il
momento. Giedion, il mondo brucia. C’è bisogno di certezze. Noi siamo i tecnici dell’architettura moderna
[...] io chiedo che le risoluzioni siano pubblicate. La forma mi importa poco”

04/10/18

Secondo progetto per Amsterdam Sud, H. P. Berlage, 1915

Continuità e frammento sono figure che interpretano due molti distanti di intendere la città, non solo da un
punto di vista di risultato formale, ma soprattutto nelle logiche e nelle modalità di trasformazione. Le
criticità determinate dalla crescita e dalla concentrazione urbana prodotte dalla rivoluzione industriale alla
fine del 19° secolo e la ridistribuzione dei poteri in favore dello Stato centrale, sono gli elementi chiave che
portarono nel 1901 all’approvazione in Olanda dell’Housing Act. Questo documento istituiva infatti uno
speciale fondo nazionale per la costruzione di case sociali e stabiliva l’obbligatorietà dell’elaborazione dei
piani urbanistici, a cui veniva riconosciuto il potere espropriativo.

H.P. Berlage è stato probabilmente il primo architetto e pianificatore olandese a diventare una celebrità
internazionale. I suoi riferimenti culturali furono quasi esclusivamente i teorici di lingua tedesca ed in
particolare il lavoro di Camillo Sitte (Der Stadtbau nach seienne kunstlerischen Grundsatzen - La
pianificazione secondo i principi Artistici del 1889), con cui condivideva l’ambizione di ricreare la città come
un’opera d’arte e di ricostituire, attraverso il progetto di piano, le relazioni che la rivoluzione industriale
aveva fortemente alterato, tra la società, l’economia e la politica

Il piano di Amsterdam Zuid di H.P. Berlage

Giuseppe Samonà

“Il disegno planimetrico di questo quartiere, da taluni ritenuto piuttosto estrinseco e formalista
nell’impostazione a Y della sua arteria fondamentale e nella conseguente disposizione della trama stradale
che vi si coordina, ha, secondo me, il pregio di favorire quella unità che ancor oggi è attributo essenziale
della vita civica, e che non si ritrova nei quartieri razionalisti e in quelli di oggi con altrettanta forza
espressiva.”

Nel quartiere di Berlage, la viabilità non è molto differenziata né indipendente dai lotti edilizi, come avviene
per i nuovi quartieri; ma gli edifici allineati lungo la strada ne sono distanziati per un largo tratto attrezzato a
verde pubblico; nel braccio della Y questo verde ha la grandiosità dei boulevards parigini, per l’ampiezza
delle visuali alberate, che tuttavia, non tolgono l’intimità all’ambiente residenziale. È singolare, altresì,
l’espressione conferita a questo ambiente dalla continuità delle facciate, che Berlage volle tutte della stessa
altezza in volumi di quattro piani, per aumentare l’unità e la coerenza del quartiere. In queste facciate si è
sbizzarrito l’estro decorativo e romantico della scuola di De Klerk, assai più spiritoso di quello viennese,
anche se ibrido e discontinuo. Tuttavia, l’insieme assorbe senza soffrirne queste estrose vibrazioni di
superficie, che lasciano immutata la solida continuità dei volumi rigorosamente uguali, realizzati con blocchi
larghi 50 metri e lunghi 100 o 200 metri, con cortile interno alberato.

La scelta tipologica dell’isolato caratterizza il progetto e dipende da due motivi:


1)un primo motivo è di carattere organizzati, perché l’esecuzione è affidata di solito a cooperative edilizie ed
il numero degli alloggi di un isolato corrisponde alla dimensione media di una cooperativa

2)l’altro motivo è formale per il desiderio di Berlage di istituire un controllo architettonico unitario su
porzioni abbastanza estese di tessuto urbano. L’uso dell’isolato, l’unità dei materiali, le scelte tipologiche
articolate hanno prodotto un ambiente accogliente, ricco di elementi di “riconoscibilità”, che pur
contenendo abbondanti spazi verdi, non ha affatto un aspetto suburbano, ma anzi ha una forte identità
cittadina.

Nel 1926, la necessità di un nuovo schema per l’espansione di Amsterdam aprì una discussione tra i fautori
di una pianificazione strategica ed i sostenitori di un progetto urbano di matrice estetica. La domanda alla
base di questa discussione risulta ancora molto attuale: può un piano andare oltre la definizione di uno
schema che indichi i limiti del futuro sviluppo urbano, soprattutto in condizioni di instabilità economica?

Lo sfondo di questa discussione era l’acceso dibattito tra il “Municipal Housing Department” ed il gruppo di
progetto del futuro piano. Mentre i primi avrebbero privilegiato uno sviluppo urbano fatto di piccoli
quartieri e la costruzione di una città giardino al di fuori di Amsterdam, i secondi invece sottolineavano la
necessità di una coerenza funzionale della città in crescita e la necessità di utilizzare anche fondi privati per
il suo sviluppo. Prevalse la seconda posizione, che costituisce la base del Piano Generale di Espansione, noto
anche con il nome di AUP [Algemeen Uitbreidingsplan Plan] presentato nel 1934 dal Dipartimento di
pianificazione urbana di Amsterdam, sotto la guida di Cornelius Van Esteren, presidente del CIAM dal 1930.

L’AUP rappresenta il passaggio da una pianificazione di tipo intuitivo, basata su principi estetici ed artistici,
così come predicata da Berlage, ad un approccio più scientifico, fondato su un’analisi accurata delle
proiezioni demografiche, necessità residenziali, dotazioni di spazio pubblico etc. Il Piano mirava a mostrare
la coerenza funzionale della città nella sua interezza e con la regione circostante. Le espansioni sono
pensate come nuovi quartieri giardino, separati tra loro da aree verdi e divisi in blocchi urbani aperti.

Piano Generale di Espansione di Amsterdam, AUP, C. Van Eesteren, 1934

Con l’approvazione dell’AUP ed il discorso di apertura della famosa esposizione del 1935 “De functionele
stad” ha inizio la pratica pianificatoria della cosiddetta città funzionale che troverà ampio spazio nella
pianificazione europea del dopoguerra.

Quando parliamo di tipi, parliamo di tipologie, andando a cogliere gli elementi generali, che lo definiscono
come tali.

Morfologia urbana: lo studio della forma della città, andando a superare il singolo tipo edilizio. Studio tra il
tipo e lo spazio aperto.

Qualunque parte della città si modifica, sia gli edifici che gli isolati. La forma degli isolati normalmente
permane nel tempo. Dove esiste una definizione tra spazio pubblico e privato si trova difficoltà nel
modificarlo. Per la teoria della persistenza i tracciati rimangono più simili nel tempo. Nella città storica
l’unità morfologica è l’insula. Un determinato centro storico con case a corte sarà differente ad uno a edifici
multipiano. I centri storici al sud per esempio presentano case a corte e strade molto strette. Spostandosi in
realtà più piovose, lo spazio urbano è totalmente differente. In entrambi i casi la definizione tra lo spazio
privato e lo spazio pubblico era netto e definito. Esiste però un momento in cui questa capacità di analizzare
la città viene meno, con la rivoluzione industriale. Questa fa da spartiacque storico.
Proprio nel periodo successivo che entra in crisi il modello tradizionale della città. Esistono una serie di
innovazioni, che avvengono con la Rivoluzione che alterano la struttura stessa della città, dovuta all’enorme
inurbamento. Le città crescono in modo disordinato perchè non esistevano piani urbanistici. L’urbanistica
era basata su una strada per esempio o in base ai lotti come nel Medioevo. il passaggio alla casa familiare
ha portato ha un cambiamento. I quartieri erano posizionati a ridosso delle fabbriche, ponendosi forti
problemi dovuti all’igiene. A seguito della rivoluzione avviene un salto logico, con un superamento
dell’isolato.

Con la creazione di edifici multipiano lo spazio verde attorno è vuoto e si va a perdere il rapporto tra spazio
pubblico e privato. Negli isolati moderni andiamo a perdere l’idea del blocco che delimitava la strada.

Anche con la casa isolata urbana si trasforma la città. Se oggi pensiamo alle aree degradate della città,
spesso queste ultimi due tipi sono presenti.

Figura delle continuità:

la città storica è costruita secondo un tracciato, seguendo la continuità.

Le ragioni per cui Parigi fu ripensata da Hausmann furono dovute alla forte espansione e il traffico
congestionato, che questa aveva creato. Si realizzano quindi degli sventramenti che passano da parte a
parte la città. La possibilità di poter ricostruire una via percorribile, permettono di percepire Parigi, come
Parigi, cioè attraverso un’asse è possibile scorgerla.

Figura del frammento:

i piani urbanistici si basano sulla ricostruzione di alcuni frammenti.

Due progetti per Amsterdam:

agli inizi del 900 alcuni quartieri avevano una densità elevatissima, viene emanato l housing act, cioè dei
piani urbanistici, attuati attraverso l’espropriazione dei terreni, che permettevano una ricostruzione
frammentata della città. Nel giro di pochi anni si alternano due figure.

Berlage, architetto che ha come riferimento Camillo Sitte con il quale condivideva l’idea di rifondare la città
come un opera d’arte. Egli costruirà una scuola legata alla realizzazione del suo piano urbanistico.

Il piano Zuid:

la capacità nella realizzazione del piano sta principalmente nella definizione di alcuni tracciati, hanno
permesso la costruzione d un quartiere con la ricostruzione di punti nodali. Nei quartieri di Berlage non c’è
un verde come nei quartieri parigini, però ricrea la continuità delle facciate. Fonda la scuola De Kerc che
progettano gran parte degli edifici del piano Zuid, è uno degli ultimi momenti in cui il progetto urbano è un
progetto di disegno. Crea un effetto di arte nella città, che riprende alcuni aspetti della città storica. La
scuola culturalista si basa sulla produzione degli effetti visivi.

Van Esteren:
è uno dei capostipiti del funzionalismo, è stato il primo a sostenere che la città csi potesse contenere
attraverso dei retini, che definiscono delle zone. Non vediamo le strade e si vedono mala pena i corsi
d’acqua.

Aveva progettato una città per gli anni duemila, calcolando l’aumento della popolazione e del bisogno di
istruzione. La disciplina ha sviluppato delle teorie, alcune delle quali contrastano la città contemporanea
fatte di edifici multipiano e case monofamiliari, che hanno demonizzato la periferia.

Città diffusa: come la città veneta

La maggior parte della città vive in una casa monofamiliare, perché è stata definita così? Poiché nel corso
degli anni 90 la critica alla periferia è andata svanendo. Gli urbanisti iniziano a leggere le motivazioni che
stanno alla base della vita quotidiana. Questo modo di abitare è stato demonizzato per molto tempo.

Manhattan è una città sostenibile, per il fatto che ci si può spostare attraverso dei servizi pubblici, ma come
modello di città non comprende il sistema di approvigionamento di risorse che sostengono la vita umana.
Per far funzionare una città così grande, deve esistere un’intera popolazione che si occupi
dell’approvigionamento ed un sistema di elementi che permettano di rivalutare la città diffusa venete. Un
modello che in qualche modo sia sostenibile, per la produzione delle risorse e quindi una sua sostenibilità.

ITALIA: 09/10/2018

IL MIRAGGIO: UNA NUOVA CIVILTA’ IMPERIALE

L’Italia del “Fascismo di pietra”

“Fascismo di pietra” per la molteplicità delle strutture che vennero in un qualche modo modificate,
distrutte, ricostruite secondo i progetti del duce. Vi era l’intenzione di materializzare in strade, monumenti,
edifici, piazze di antiche città italiane o di città di recente fondazione il modello di una nuova civiltà
imperiale che pretendeva di essere universale come lo era stata la civiltà romana nel mondo antico.

Si voleva esaltare la figura dl Duce, l’intensione era quella di manifestare questa imponenza con la
realizzazione di piazze e viali.

La bonifica dell’agro Pontino: viene posta come un’opera grandiosa.


il regime si proponeva di strappare la terra per la realizzazione della città. Questo era un tentativo di evitare
il rinnovamento, vede come un pericolo l’inurbamento che ha portato la popolazione verso le città. Lo
spostamento richiede maggiori servizi, quindi per il fascismo era ritenuto una cosa non positiva. In realtà il
tentativo di fondare nuove città era un’azione antiurbana. Era un modo per avere un maggiore controllo. Ci
sarebbe stata una distribuzione di favori che avrebbero evitato problemi sociali. L’opera nasce dall’opera
nazionale militare che attraverso l’esproprio realizza gli interventi. L’opera nazionale combattenti si
occupano della bonifica. Vengono create nuove città e nuovo sistema di poderi.
i tempi che dava Mussolini erano molto ristretti all’incirca sei mesi. Da una parte si doveva celebrar il regime
e fare in modo che questo l’asciasse un’impronta reale. Nel 1932 viene realizzata la casa del fascio.
Gli strumenti: le città di fondazione

Nonostante una parte del Fascimo si presenti come modernista, sembrano prevalere tendenze antimoderne
e anti -urbane:

-necessità di limitare la crescita urbana, l'inurbamento del proletariato e lo spopolamento delle campagne

-fondazione di piccoli centri rurali per combattere la denatalità, vista come degenerazione, ed i disordini
sociali.

Il soggetto: l'O.N.C.

(Opera Nazionale Combattenti)

-Recupera le aree necessarie a realizzare gli interventi attingendo a terreni demaniali incolti o da bonificare,
che vengono ceduti all‘ONC

-Provvede alla pianificazione, all'appoderamento ed all'assegnazione dei vari appezzamenti a famiglie di


mezzadri che nel tempo ripagano gli investimenti iniziali e ne riscattano la proprietà.

-Tempi certi: 6 mesi dalla posa della prima pietra

La città di fondazione: Littoria (Latina)


le case non sono spazi d’aggregazione ma di controllo civile e religioso da parte della chiesa, non sono parti
di incontro, ma di rappresentanza.

La seconda città che viene realizzata è Sabaudia, per la quale viene fatto un concorso in cui risolta vincitore
il gruppo di Piccinato. Questo viene pubblicato come modello di città nuova italiana. C’è il dibattito sulla
carta di Atene in questi anni, qui si vede che il modello è ancora disegnato con i tessuti disegnati.

Pontinia:
progetta questo progetto per il quartiere nord di Roma, non sarà mai ricevuto dal governatore, lui assume
l’impegno di proporsi con il suo modello di città sia al popolo che agli amministratori. Le sue proposte in
Italia rimangono sulla carta, sul dibattito intrnazional il modello di sbaudia viene considerato superato.

Pontinia:

rimane la piazza centrale la chiesa con la sua piazza, ma non sono previste altre distinzioni funzionali. Non è
tutto negativo, poiché il regime lascia la prima legge urbanistica nazionale, che viene fatta nl 42. La legge
nasce da dibattito di urbanistica, che disciplina lo sviluppo urbanistico nel territorio italiano. La legge
prevede una serie di piani regolatori intercomunali e comunali. Questa è ancora vigente in Italia.

11/10/2018

LA LEGGE URBANISTICA NAZIONALE 1150/42: PRINCIPI ISPIRATORI, STRUMENTI, SVILUPPI

Nascita:

L’Inu e il dibattito disciplinare

Finalità:
disciplina de “l’assetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo urbanistico in genere nel
territorio del Regno” (articolo 1).

Strumenti:

 piani regolatori territoriali

 Piani regolatori intercomunali

 piani regolatori comunali estesi all’intero territorio comunale

 norme sull’attività costruttiva (articolo 2).

È una legge valida su tutto il territorio italiano, è ancora oggi vigente. È stata declinata in vario modo a livello
regionale a partire dagli anni’70. L’impianto comunque si basa su questa legge.
é stata scritta in epoca fascista, in Europa c’era un dibattito sull’architettura moderna, alcuni artisti italiani
cercarono di portare questo dibattito anche in Italia. La legge introduce uno strumento nuovo in Italia,
anche se sulla scia delle esperienze 800esche era stato introdotto un percorso di pianificazione anche in
Italia, come il piano Poggi per esempio.

Nel piano Poggi aveva fatto delle tavole di analisi. In corrispondenza dei disegni ci sono dei colori, alle quali
campiture sono accompagnate delle sigle e dei nomi.

Le parti scritte nella mappa scritte adesso diventano delle norme.


nella tavola c’è la parte Normativa che dice cosa si può fare in una zona e cosa non si può fare, nelle norme
ci sono vari parametri da rispettare, come metri quadri realizzabili a seconda delle funzioni.

Chi decide cosa si può fare in una data area?


tendenzialmente è l’espressione di una volontà collettiva quindi è la politica a decidere. Le norme in
particolare vengono decise dal sindaco e dall’assessore, che rappresentano la maggioranza, decidono cosa
fare per il bene della città. Queste regole devono essere efficaci, cioè devono essere applicate. Rispetto ad
altre regole, come gli statuti medioevali per esempio, che riguardano la vita di tutta la città, quelle del piano
regolatore riguardano l’utilizzo del territorio, quindi si riferisce ad un tipo di luogo specifico rappresentato
cartograficamente.

Per l’operatore pubblico il piano è un piano di lavoro, che permette la realizzazione di opere pubbliche,
mentre per il privato, che ha una particella spesso inserita nel catasto, l’indicazione di cosa si può fare e non
fare è l’indicazione di un’opportunità, ad esempio commerciale o residenziale. Il piano da dei vincoli, che
possono essere di tipo geologico, sono analisi che determinano delle costrizioni. Ci sono vincoli alla
costruzioni, legato all’altezze alle volumetrie. come il piano Hausmann chiedeva di avere gli edifici allineati
alla strada.

Perché dotarsi di uno strumento normativo?

Il primo motivo per cui nasce lo strumento normativo è quello di evitare il caos nato con la nascita dello
spontaneismo della nascita degli edifici. Dl momento che costruisco in zone non idonee questo edificio
diventa abusivo. Sere anche per avere una vista del territorio che si proietta verso il futuro di 20 anni per
esempio. Nell’immediato dopo guerra il piano era quello di espandere la città, invece oggi c’è bisogno di
recuperare i territori che oggi non funzionano più. Lo strumento del piano regola la rendita immobiliare,
fondiaria ed edilizia.
Prima della legge del 1942, abbiamo avuto nel 1885 il Piano Poggi, preceduta dai piani sull’esproprio del
1865. In quest’ultima si ripercorrono le fasi dell’esproprio come nella legge Francese.

Le cinque fasi dell’esproprio:

1)richiesta della dichiarazione,

2) dichiarazione della pubblica utilità con le particelle da espropriare, poiché essendo la proprietà
privata inviolabile, c’era bisogno per superarla di un bisogno pubblico

3)piano particolareggiato d’esecuzione

4)definizione del giusto prezzo, il prezzo che avrebbe avuto l’immobile se fosse stato venduto sul
mercato

5)decreto di esproprio, segnala il passaggio della proprietà dal privato al pubblico

Questo strumento nel 1865 è stato utile per realizzare le strade. È la base del piano di Milano del 1889.

nel 1865 a Napoli ci sono delle leggi particolari per a città di Napoli che doveva risanare una parte
importante di Napoli, si decreta una legge che permette l’esproprio di un territorio che necessita di
essere risanato, per spendere meno l’indennità è data dalla media dl valore di mercato dell’edificio e
quello che corrisponde alla somma di 10 affitti dell’edificio, in modo da avere un valore inferiore,
oppure considerare il valore dichiarato per pagare le tasse, poiché in genere il cittadino tende sempre
a dichiarare un valore più basso.

Vn = p mercato più la sommatoria delle 10 quote di affitto

V= dichiarato

Nel 1907 anche Roma si dichiara il piano regolatore con Ernesto Nathan, anche qui si decreta che il
comune può espropriare in base al prezzo corrispondente a ciò che dichiara il proprietario per pagare le
tasse.

Contesto internazionale di questa legge:


1) CIAM
2)la carta di Atene del ’33.

Contesto nazionale

3)Inu istituto nazionale di urbanistica, che pubblicavano le opere internazionali

Nel 1942 siamo in piena guerra, si riesce a portare al governo la legge che viene portata avanti fino
all’11 Agosto. Definire le regole, impone agli enti e alle ministrazioni dei disegni.

Legge:
1) la finalità è quella di governare il territorio, che necessita dei piani regolatori, che hanno diversi livelli
territoriali

2)la principale partizione è quella comunale, quindi dire che va esteso al territorio comunale è una
novità, perché tutti i piani per ora riguardavano la città, ma non tutto il resto del territorio, quindi tutto
il territorio viene pianificato, anche il suolo agricolo.
Viene introdotto un sistema gerarchico, rappresentabile per mezzo di una piramide:
primo piano: piano territoriale di coordinamento(stato), doveva essere fatto dal ministero dei lavori
pubblici, doveva coordinare tutta Italia, dicendo dove le autostrade dovevano nascere, la prima a
nascere è la Torino Savona.

piano di fabbricazione: venivano indicate solo le aree di trasformazione, senza fare tutto il piano
regolatore

Piano intercomunale: vari comuni decidono di fare insieme un piano


piano di fabbricazione: venivano indicate solo le aree di trasformazione, senza fare tutto il piano
regolatore

Ultimo piano: prg= piano regolatore generale(comune)

Piano particolarizzato di esecuzione.

La Ratio di esecuzione è quello analitico, prendo un problema ampio e lo scompongo in problemi più
piccoli, quindi le singole soluzioni particolari mi portano alla soluzione generale.

Questo tipo di pianificazione non è stata mai realizzata, in Francia c’è una pianificazione di carattere
statale, invece in Italia è sempre stato disatteso. I comuni si sono occupati della pianificazione nel
secondo dopo guerra. L’articolazione dei livelli di pianificazione:
1) piano paesistico L.1497/39

In generale questi strumenti attuativi sono molti e sono stati pianificati nel tempo.

ATTUAZIONE:

avviene attraverso la concessione edilizia, autorizzazione, denuncia di inizio attività

PIANO TERRITORIALE DI COORINAMENTO:


Ci sono dei vincoli dovuti al paesaggio a alla presenza della conformazione del territorio. Si individuano
di solito le funzioni sovra locali, come l’ospedale per esempio. Quindi funzioni che hanno come
un’utenza un’ampia zona. E decidono i nuovi territori residenziali.
decide sulle grandi reti di mobilità, come le ferrovie.

è un piano sovraordinato, esteso a vaste porzioni del territorio nazionale. E formato dal Ministero dei
Lavori pubblici, dal 1972 dalle Regioni. Dal 1990 è di competenza delle Province.

Nel PTC devono stabilirsi le direttive da seguire in rapporto:

1/ alle zone da riservare a speciali destinazioni ed a quelle assoggettate a speciali vincoli o limitazioni di
legge;

2/ alle località da scegliere come sedi di nuovi nuclei edilizi od impianti di particolare natura ed
importanza;

3/ alla rete delle principali linee di comunicazione stradali, ferroviarie, elettriche, navigabili esistenti e
in programma. (art.7)

l.142/90: diverse destinazioni del territorio/localizzazioni infrastrutture/regolamentazione sistemi


idrogeologici/parchi e riserve.
Piano regolatore generale:

1)Rete stradali e ferroviarie in base alla zona abitata

2)) divisione del territorio in zone, che sarà deciso solo nel ’66.

3) zone di espansione residenziale e i vincoli, dovuti alle volumetrie, alle distanze dalle strade e le aree
di uso pubblico o sottoposta a servitù, quindi strada privata ma di uso pubblico, le quali saranno
destinate all’esproprio

4) aree per le costruzioni relative al fascio

Il primo manuale dell’architetto riporta come disegnare le infrastrutture di trasporto in base alle
primarie, alle secondarie, ecc. quindi incroci primari e secondari e parla della zonizzazione, con
l’identificazione anche degli spazi per il divertimento. Con la stampa a colori, i colori rispetteranno quelli
del piano di Amsterdam.

Fase di formazione del piano regolatore:


il piano regolatore viene realizzato dalla politica tecnicamente assistita, perché è espressione di
un’esigenza collettiva, che viene espressa dai politici, ma tradotta dai tecnici, che fanno un’analisi
dell’apparato urbanistico per individuare i problemi per arrivare alla realizzazione delle carte con le
relative norme. L’apparato CARTOGRAFICO è analitico, progettuale e normativo. Una volta elaborato, il
piano va in adozione. Chi fa l’adozione? Il piano va in consiglio poiché il piano è espressione della
comunità, quindi deve essere trattato sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Sindaco

Giunta

Consiglio: c’è anche l’opposizione

1)ELABORAZIONE:

-ANALISI

-PROGETTO

-NORME

2)ADOZIONE:

-PUBBLICAZIONE, attraverso la delibera del consiglio comunale

3)OSSERVAZIONE: il piano viene pubblicato e i cittadini hanno dai 40/60 giorni per leggerlo e per fare
delle osservazioni di tipo pratico. Le osservazioni sono sempre assistite dai tecnici, poiché riguarda la
proprietà privata, le osservazioni vengono portate in comune, che ha l’obbligo di fare le
CONRODEDUZIONI.

4)CONTRODEDUZIONI

5)APPROVAZIONE: Una volta superata questa fase si ritorna in consiglio comunale per l’APPROVAZIONE,
che analizza le controdeduzioni e modifica la parte di progetto e le norme. Vengono portate in consiglio
le parti modificate e il piano viene pubblicato e viene attuato. L’approvazione viene fatta dal consiglio
solo in Toscana, in altre zone andava al ministero dei lavori pubblici. Ad oggi (dagli anni ’70)
l’approvazione è delle regioni o delle provincie o dei comuni (come in Toscana).

Il piano regolatore viene attuato o per intervento diretto con la licenza edilizia (dal 1977 concessione
edilizia, dal 2001 Permesso di costruire o Denuncia di inizio attività ) o per piano particolareggiato di
esecuzione. (Ppe)

PIANO PARTICOLAREGGIATO:

 le masse e le altezze delle costruzioni lungo le principali strade e piazze;

 gli spazi riservati ad opere od impianti di interesse pubblico; gli edifici destinati a demolizione o
ricostruzione ovvero soggetti a restauro o a bonifica edilizia;

 le suddivisioni degli isolati in lotti fabbricabili secondo la tipologia indicata nel piano;

 gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare o da vincolare; la profondità delle zone
laterali a opere pubbliche la cui occupazione serva ad integrare le finalità delle opere stesse ed
a soddisfare prevedibili esigenze future.

16/10/2018

GLI ANNI 50 E I PRIMI PIANI:


Gli anni cinquanta: dopoguerra e ricostruzione

Intere parti di città sono da ricostruire, la decisione verteva sul fatto di ricostruire rispettando gli edifici
precedenti. Questo problema non riguarda solo le grandi città, ma anche i piccoli paesi. Le politiche del
regime erano quelle di evitare l’inurbamento per mantenere la popolazione all’infuori della città. In
modo che essa non potesse avere coscienza della propria condizione sociale. Nel dopoguerra
l’inurbamento è molto ampio, poiché la parte maschile è rimasta vittima del fronte. Inoltre cinque anni
di guerra le scuole non hanno funzionato, quindi non è facile avere gente specializzata. L’industria del
Nord non riesce a riprendersi. Molta mano d’opera doveva essere riqualificata. Alcune delle
competenze sono andate distrutte con la guerra. Il motore fu il settore edilizio, poiché la mano d’opera
era facile e i materiali erano reperibili sul posto. L’edilizia diventa fonte di lavoro e ripresa economica. In
questa fase si poteva utilizzare la legge urbanistica nazionale, che diceva che era necessario un piano. Il
dibattito si arena sul fatto che i piani non vengono fatti poiché sono considerati un ostacolo. Gli elenchi
sui lavori pubblici escono solo nel 1954. Invece di fare un pino regolatore, che diceva dove erano le
principali strade e le principali zone funzionali, per abitare, mobilitarsi e i principali servizi pubblici.

Piani di ricostruzione legge 1402/51: antidoto alla mancanza del piano, sono considerati un piano
perso, era un piano di emergenza, non un piano urbanistico. L’elenco con le città che avevano l’obbligo
di istituire un proprio piano regolatore generale che fosse in linea con il piano generale di
coordinamento escono solamente 12 anni dopo nel 1954.

Piano INA casa legge Fanfani 43/49: grande finanziamento per i poveri. Anche qui spesso in mancanza
di un piano regolatore.

Nel 52 vengono introdotte delle norme di salvaguardia del piano, per costringere i comuni a fare i piani
regolatori.
I Piani di Ricostruzione D.lgs 154/45 e L. 1402/51:

 I comuni individuati in un apposito elenco statale potevano utilizzare il Piano di Ricostruzione,


strumento con validità decennale.

 L’applicazione di questi strumenti, che avevano efficacia di piano particolareggiato e dovevano


riguardare le parti del territorio da ricostruire fu spesso estesa anche a parti del territorio comunale
di nuova espansione

 I Piani di Ricostruzione si connotano per: massima permissività urbanistico-edilizia; rapidità dei


tempi di approvazione; procedure abbreviate per l’espropriazione; agevolazioni fiscali per
l’attuazione

 I Piani di Ricostruzione dovevano indicare: - le reti stradali e ferroviarie; - le aree per edifici di culto,
servizi e spazi pubblici; - le zone destinate a demolizioni e ricostruzioni; - le nuove zone edificabili e
le caratteristiche funzionali

Vengono varati nel 45, c’è un elenco dei comuni fortemente danneggiati dalla guerra. Questo piano di
ricostruzione è di 10 anni e doveva individuare gli elementi di recuperar e ricostruire ex novo. Non
riguarda tutto il comune, ma riguarda solo la parte danneggiata del comune.

I piani di ricostruzione fanno riferimento alla parte di città da ricostruire.

Fondamentalmente i piani di ricostruzione prevedono delle densità molto più alte rispetto alle
precedenti. Aumentano i volumi e le procedure vengono abbreviate. (precedentemente: Adozione,
osservazione dei piani e poi approvazione)
le procedure potevano essere velocizzate, occorre indicare gli spazi pubblici, le zona a ricostruire e i
piani di riedificazione.

Occasioni perdute della ricostruzione:

Pianoro: era stato distrutto e si agì per parti di città, come prevedeva il piano di ricostruzione. Il piano
prevede una nuova strada con una serie di case nuove. Però la proposta si affianca ad un’altra che era la
costruzione ex novo di una nuova Pianoro, con piazza, chiesa, dunque simile all’impostazione fascista. Di
reticolo regolare e semplificato. Questo viene pubblicato anche sulla rivista Urbanistica. Alla fine è stato
ricostruito il paese vecchio ed è stato fatto quello nuovo, anche il paese esistente è stato ricostruito,
senza fare la nuova strada proposta. Oltre al paese vecchio è nata una nuova parte residenziale.

IL PIANO INA CASA.

Questi piani di ricostruzione con la legge 28 febbraio 49, il parlamento approva la costruzione delle case
per i lavoratori. Si da avvio alla costruzione di case economiche. Il piano è durato 14 anni, segna una
fase significativa, poiché diventa uno dei piani più grandi per le classi abbienti. L’idea era quella di fare
nuovi quartieri nuovi e moderni. Il progetto prende piede da Amintore Fanfani, che aveva l’idea di una
nascita della città attraverso il settore edilizio. Fanfani era stato attento alla questione abitativa, aveva
scritto una sua teoria dove diceva che le condizioni di miseria erano dovute al degrado dell’edilizia.
Secondo Fanfani il modo per affrontare questo tema era far ricorso alla carità cristiana (al governo c’era
la DC). La finalità del progetto era quella di aumentare l’occupazione, facendo case economiche,
sfruttano fondi dello stato. Il programma viene finanziato in parte dallo stato e in parte dai prelievi sui
lavoratori, facendo una trattenuta mensile. Per fare questo programma viene istituito il comitato di
attuazione del piano che era un organismo di vigilanza generale e il coordinamento degli aspetti
architettonici fu affidato ad Arnaldo Foschini.

Le due istituzioni:

 Comitato di attuazione del piano: vigilanza generale, emanazione norme, distribuzione fondi e incarichi
(Guala, Fanfani, Dossetti, La Pira)

 Gestione INA-Casa: coordinamento degli aspetti architettonici e urbanistici, emanazione manuali,


correzione e approvazione progetti (Arch. Arnaldo Foschini, preside della Facoltà di Architettura
romana)

Esiti:

 20.000 cantieri diffusi in tutta Italia, nelle grandi città come nei piccoli centri

 2.800 vani prodotti a settimana

 una casa a circa 560 famiglie a settimana.

 un posto di lavoro ogni anno a 40.000 lavoratori edili

 350.000 famiglie migliorano le proprie condizioni abitative

Il 40 percento delle famiglie che a Napoli ottiene l’alloggio o stava nelle grotte o nelle baracche o in case
condivise. Il progetto dà lavoro e offre una casa alle famiglie. È un’operazione che permette di sperimentare
forme di architettura contemporanea. Questi quartieri sono un tentativo di sperimentazione, l’obiettivo dei
quali era la non prefabbricazione, quindi facendo un tipo di architettura manuale, per dare lavoro alle
persone. Le fattezze sono quelle dell’architettura moderna.

Il ruolo dell’architetto-urbanista

 Ca 6000 architetti e ingegneri coinvolti (su 17.000)

 Ruolo pubblico e sociale: attuazione di un dispositivo di ricostruzione anche sociale e morale


dell’Italia del dopoguerra, aiutando la collettività a trasformarsi in comunità

 Guidato dai manuali di INA-Casa

Il piano previsto dalla l. 1150/1942 viene disatteso, perché:

1. il momento storico e la contingenza politica

a. mancano del tutto i riferimenti ai funzionari preposti alle procedure di adozione e approvazione

b. non sono mai stati approvati i regolamenti attuativi contenenti l’elenco dei comuni che avrebbero
dovuto obbligatoriamente dotarsi di Prg.
c. si predilige l’utilizzo del programma di fabbricazione, strumento più snello e meno disegnato

d. laddove c’è un piano, questo viene disatteso: LE MANI SULLA CITTA’

2. La mancanza di una disciplina relativa alle indennità di esproprio e alle procedure

Il quadro normativo:

a. Legge n. 2892 – 15 gennaio 1885 Risanamento della città di Napoli indennità esproprio determinata
dal valore medio tra il valore di mercato e quello relativo agli ultimi 10 anni di fitto.

b. Legge n. 502 – 11 luglio 1907 (Provvedimenti per la città di Roma) il Comune può espropriare le
“aree fabbricabili comprese nel perimetro del nuovo piano regolatore […] a un prezzo corrispondente
al valore dichiarato dal proprietario delle aree agli effetti della tassa sulle aree stesse”.

c. Legge n. 1150 – 18 agosto 1942 (art. 18) prevede l'esproprio nelle zone di espansione ed aree
inedificate e quelle in cui insistono costruzioni in contrasto con la destinazione d'uso del P.R.G. (non
bisogno di esplicitare la pubblica utilità) = indennità pari al valore del terreno prima
dell'elaborazione del piano.

d. Legge n. 2359 – 25 giugno 1865 Espropriazioni per causa di utilità pubblica:

1. richiesta alla competente autorità della dichiarazione di pubblica utilità delle opere da realizzarsi;

2. dichiarazione dei tempi di espropriazione, d’ultimazione delle espropriazioni e dei lavori di


realizzazione delle opere;

3. formazione del piano particolareggiato, con la descrizione degli immobili da espropriare e delle
somme offerte quali indennità;

4. determinazione dell’indennità come “il giusto prezzo che avrebbe avuto l’immobile in una libera
contrattazione di compravendita”

5. emissione del decreto di espropriazione, con conseguente trasferimento della proprietà


dall’espropriato all’espropriante.

Si applica ancora la legge del 1865 per il risanamento della città di Napoli che concede l’indennizzo a
valori di mercato.

Difficoltà di attuare il concetto introdotto dalla nuova LUN per cui le aree avrebbero dovuto essere
espropriate pagando il valore agricolo e non quello definito nel Prg o nel Pdf o nel piano di
ricostruzione

3. Un iter procedurale troppo lungo: mancano i piani e le procedure esecutive

a. Laddove non c’è il Prg non ci possono essere strumenti di attuazione

b. PPE: troppo dettagliato e rigido rispetto alle esigenze del momento (piani di ricostruzione
adottati in 3 mesi, quindi redatti in meno di 2 mesi).
c. Un iter procedurale troppo lungo: Adozione del Consiglio comunale, approvazione da parte
dello StatoChi teme l’esproprio per pubblica utilità nel frattempo costruisce, per questo viene
emanata la legge di salvaguardia in pendenza dell’approvazione dei piani regolatori (legge
1902/52).

Progetto Ina casa Cavedone a Bologna: questi episodi che sono vere parti di città, permettono di
costruire non solo un nuovo quartiere ma una nuova comunità. In questo meccanismo era previsto di
costruire nuove città. “non case ma città” discorso del sindaco all’inaugurazione dell’isolotto. Questa
esperienza delle città giardino, anche in <<Italia arriva la sperimentazione. Oltre a rilanciare l’economia
il programma diventa importante per l’urbanistica. Su 17000 architetti in tutta Italia 6000 vengono
coinvolti in questo progetto con procedure veloci. Gli architetti arrivavano alla mattina coi progetti e in
giornata veniva approvato. Questo era un meccanismo che sembrava funzionare bene. In questo
meccanismo il tema di costruire comunità ha interi effetti sullo spazio pubblico, il tema di creare spazi di
socializzazione diventa predominante. Il ruolo dell’architetto diventa pubblico e sociale, provando
attraverso l’architettura fare della collettività una comunità. In questo periodo nascono anche dei
manuali, che sono dei suggerimenti su come progettare edifici e spazi pubblici.

Ma non c’è un piano regolatore generale. Il piano de 1942 viene disatteso poiché l’Italia diventa
Repubblica e il piano ha una procedura comunale, che implica delle controdeduzioni che poi vengono
mandati al ministero, ma inviati al ministero si perdono, perché mancano i funzionari competenti per
l’approvazione. Fino al 1954 non viene pubblicato nessun elemento attuativo. Quindi si utilizza il
programma di fabbricazione, poiché più veloce. Nelle città elencate tra le più danneggiate si preferisce
utilizzare i piani di ricostruzione. Il piano è visto come elemento per aumentare la rendita fondiaria.
L’altro elemento per cui non viene realizzato è il tema dell’esproprio, che facevano riferimento al 1885
con la legge di Napoli, a quello del 1907 e quello del 1942. L’articolo 18 della legge del 42 prevede che le
zone da espropriare siano Considerate come zone agricole, che però sarà ritenuto incostituzionale,
poiché ingiusto sul giusto prezzo.
Un altro motivo era la mancanza dei piani particolareggiati, invece i piani di ricostruzione erano più
veloci e quindi più facili da attuare.

Il piano di lottizzazione = piano particolareggiato

La legge del 42 pur avendo limiti imprescindibili c’è la necessità i fare piani che salvaguardino i piani. Le
norme dicono che se siamo nel momento dell’approvazione del piano tutta l’attività edilizia può essere
bloccata, poiché quando viene adottato un piano i cittadini sanno dove sono realizzati gli spazi pubblici.
Spesso succedeva che venivano costruir edifici abusivi sulle piazze e sulle strade. Quindi le norme di
salvaguardia salvaguardano il territorio in attesa dell’approvazione del piano.

Molte amministrazioni pensano alla realizzazione di un piano. La necessità è quella di rispondere


all’inurbamento e come trattare i temi del centro storico e delle zone agricole.

La generazione di piani viene fatta in tre grandi stagioni.

L’immediato dopo guerra con la necessità dello sviluppo. Anni 70 e 80 quello dei servizi. Negli anni 80 si
pone il problema ambientale, cambiando la produzione e a creazione di zone dismesse.

PRIMA GENERAZIONE DI PIANI:

Il contesto: il miracolo economico

Con la ripresa dell’economia tre milioni di contadini si sono trasferiti in città e si trasferiscono altri in
America, i quali contribuisco all’economia poiché rimandano i soldi in patria. l’Italia aveva il vantaggio
che le materi prime costavano poco, aumentando le capacità di acquisto della popolazione. Con l
nascita dei supermercati, cambia il modo di vivere della città. Questo ha delle conseguenze importanti
poiché aumenta la qualità della vita. Altre conseguenze furono la concentrazione della popolazione e
dei capitali nelle città, aumento della rendita urbana, aumento delle proprietà.

I piani che vengono fatti in questo periodo fanno riferimento alla scuola di Amsterdam che aveva
introdotto il codice del linguaggio ripreso in tutta Europa. Le zone di espansione sono anche più grandi
dei centri. Il tema è cosa fare dei centri storici. Lo sviluppo dell’economia porta allo sviluppo delle
infrastrutture dei trasporti.
I piani devono pensare alle nuove infrastrutture tra le quali strade e autostrade, poiché la macchina si
sta diffondendo. Queste riflessioni vengono sviluppate dal piano di Ivrea che viene realizzata tra ‘52 e
poi ‘59. Olivetti aveva una filosofia improntata da teorie solidaristiche, pensa che offrir dei servizi sia
una responsabilità dell’azienda. Offre servizi per la maternità e l’infanzia. C’era l’assistenza sanitaria e un
fondo di solidarietà che integrava le prestazioni del servizio. C’erano dei servizi avanzati. Agisce sulla
formazione e la cultura, apre un centro per meccanici e disegnatori. Istituisce un servizio come la
biblioteca di fabbrica. C’era la mensa e il trasporto. Olivetti prevede la realizzazione di case per i
dipendenti e la formazione di parte della città. Olivetti finanzia il comune per fare il piano regolatore.
Nel piano si prevedono le espansioni della città. Una struttura di circumvallazione, la realizzazione di
nuove residenze.

Sei aree d'intervento principali del piano di Olivetti:

• assistenza maternità e infanzia: asili e colonie estive, assistenza sanitaria durante la maternità e
vantaggioso trattamento salariale (astensione dal lavoro per 9 mesi e mezzo all’80% del salario);

• assistenza sanitaria: assistenza in fabbrica per gli infortuni, attività di prevenzione delle malattie
professionali e di profilassi per le famiglie, Fondo di Solidarietà Interna (alimentato dai contributi dei
lavoratori e dell’azienda) che integra le prestazioni del servizio sanitario nazionale;

• assistenza sociale: presenza di assistenti sociali in fabbrica che intervengono sia nei casi dei singoli
lavoratori (ambientamento di nuovi assunti, difficoltà di tipo economico-sociale, disadattamento al
lavoro), sia a livello collettivo, rilevando le condizioni di lavoro e collaborando per migliorare
l’organizzazione della fabbrica.

• istruzione professionale: Centro Formazione Meccanici, corso per disegnatori, corsi serali, Istituto
Tecnico, borse di studio per i dipendenti Olivetti;

• servizi culturali: biblioteca di fabbrica (61.000 volumi e 3.000 periodici nel 1961 a Ivrea),
manifestazioni culturali (dibattiti con specialisti di fama su temi di attualità, rassegne d’arte, proiezioni
cinematografiche), corsi popolari, studi e pubblicazioni, conferenze, concerti e spettacoli anche durante
le due ore di intervallo per il pranzo;

• gestioni varie: servizi di mensa, di trasporto e per l’abitazione (accesso alle case per dipendenti
costruite dalla Olivetti, concessione di prestiti e fidejussioni bancarie, consulenza tecnica e
architettonica gratuita, ecc.).

La politica edilizia e urbanistica:

• le case per i dipendenti: Tra il 1926 e il 1976 gli alloggi costruiti dall’Olivetti, direttamente o in
collaborazione con enti pubblici, sono 1.213 (973 a Ivrea). Le abitazioni erano date in affitto o a riscatto
a condizioni decisamente vantaggiose rispetto ai prezzi di mercato; la selezione dei dipendenti era
affidata a una commissione, formata dal Consiglio di Gestione e dai rappresentanti di alcuni enti
aziendali sulla base di criteri quali: il reddito, le condizioni familiari, l’anzianità aziendale, ecc.

• La visione della città fabbrica: Olivetti finanzia il comune per la creazione di una équipe
interdisciplinare (Gruppo Tecnico di Coordinamento urbanistico del Canavese) guidata da Ludovico
Quaroni

Il piano di Quaroni 1952-56


 Infrastrutture viarie efficienti esterne alla città e aperte al territorio

 anulare interna di raccordo fra città vecchia e nuova

 nuovi insediamenti residenziali a “grappolo” separate da cinture di verde

 quartieri residenziali integrati con le attività

 integrazione sociale

 risanamento del vecchio centro con introduzione di servizi per la città e il territorio

 espansione industriale estensiva per nuclei separati da cinture verdi e agricole

Gli studi sociologici di Friedman, Matera:

La filosofia della miseria Negli anni '50 la Basilicata e Matera diventano oggetto di studio e riflessione da
parte di intellettuali italiani e stranieri. Nasce la Commissione per lo studio della città e dell'agro di
Matera promossa dall'UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) - CASAS
(Comitato assistenza senza tetto) e dall'INU (Istituto nazionale Urbanistica), per iniziativa di Adriano
Olivetti, presidente dell'INU, e di Frederic Friedmann, sociologo tedesco docente all'Università di
Arkansas, USA. L'obiettivo di questa prima sistematica indagine conoscitiva su Matera, iniziata nel 1949,
è quello di creare "comunità" nuove, in cui vengano privilegiati i momenti pedagogici e di
riorganizzazione umana.

Il piano opposto è quello per Matera: anche a Matera la popolazione viveva nelle grotte, in cui vivevano
famiglie e animali. La commissione delle nazioni unite contatta l’INU dove il presidente era Olivetti.
Friedmann inizia a studiare le condizioni della popolazione. Vede la condizione di miseria. 1951:
l’UNRRA CASAS finanzia 200 alloggi alla Martella con due soluzioni:

- borgo compatto, per ricreare le relazioni di vicinato

- case isolate.

Si sceglie una soluzione di compromesso: case isolate ma aggregate in un borgo. Questo piano prevede un
quartiere in aperta campagna che doveva sfollare la gente dei sassi. Il nuovo quartiere ha delle parti centrali
con delle villette attestate.

Padova:1956 piano Piccinato

 sovradimensionamento della previsione di residenze, però non prevede un modello di espansione a


macchia d’olio.

 Viabilità precisa, che non sovrappone quella di attraversamento a quella residenziale.

 Previsione di un nuovo polo alternativo al centro storico

 Sottovalutazione del centro storico

 Zona industriale vicino alla stazione Mestre-Venezia


«Lunghe teorie di lottizzazioni fitte di casette hanno ormai in gran parte sconvolto l’economia del territorio
comunale; e il maggior numero di opposizioni al piano è stato rappresentato da piccoli e grandi proprietari
di campi, che non volevano rinunciare al loro programma di trasformare in piccoli lotti i loro terreni…

18/10/2018

Gli anni Cinquanta:

I piani:
1Ivrea
2Matera
3Padova
4Siena
5Assisi

Il problema dei centri storici:


non dovevano essere considerati come qualcosa di bello ma qualcosa da tutelare. Per questo sono fatte la
legge 1089 del 1939 per i beni storici e architettonici, con un elenco di edifici vincolati in questa legge e
un’altra per la tutela dei beni paesaggistici 1497 del 1939, che implica il tema della panoramicità, che in
genere sono le zone di crinale. Questi temi vengono un po’ meno durate la seconda guerra mondiale,
poiché era messa in primo piano la necessità di una casa. Questi problemi si pongono dopo la seconda
guerra, come ad esempio a Siena e ad Assisi.

Siena 1956: Piccinato, Bottoni; Luchini

 Viene definita la zona a del centro storico

 Tutela delle zone agricole e del paesaggio

 Nuova espansione che prevede la costruzione di piccoli insediamenti compatti sulle zone collinari a
Nord e a Nord Ovest con la presenza di servizi principali. Tuttavia è un’espansione che si può
definire negativa in quanto la periferia è vicina, ma non si collega al centro città.

 La prima grande differenza con quello di prima, questo non prevede solo il centro storico, ma la
visione si estende a quasi tutto il comune poiché la legge 1050 del 1942 dice che la legge si deve
estendere al comune. Le zone gialle e arancioni sono le espansioni, che sono sotto la fortezza e
verso nord verso la strada che va a Firenze. Il piano indica le parti della città che sono pianificati
secondo criteri che tendono a costruire il già costruito. Si espande al di là dell’impianto storico.

Piano Piccinato, Luchini, Bottoni:


la loro intensione è quella di parlar di centro storico, ma che riporta elementi diversi da quella precedente
con importanti demolizioni, QUI CI SONO DELLE ANALISI SULLA PERIODIZZAZIONE. Il centro storico viene
delimitato, questo tema si pone in questo periodo e serve per far si che dentro a questo periodo ci siano dei
recuperi del patrimonio storico esistente. Durante il periodo fascista non c’erano problemi per la
demolizione della parte storico, invece nel dopoguerra viene seguita la carta del restauro del 1931, in cui si
stabilisono i principi per il buon restauro degli edifici. Nell’immediato dopo guerra ci si rende conto di dover
far entrare nei piani il centro storico, quindi c’era bisogno di analisi che dessero un senso all’insediamento.
Le vallate diventano parte integrante del perimetro, poiché l’interesse si sviluppa al paesaggio. Nel territorio
agricolo vengono individuate delle parti verdi scure che vengono individuate come zone di tutela
ambientale e paesaggistica. Questo è un vincolo per la realizzazione o la demolizione di un edificio.

Nel 66 il fatto del cento storico (a) viene dettato dalla legge. La tangenziale di Siena nasce con questo piano.

Si nega un’espansione del territorio a macchia d’olio, si prevede espansione sulla parte dei crinali, il tipo di
insediamento prevede la presenza di un minimo di servizi, soprattutto quelli non immediatamente collegati
con il centro storico. La zona b,c e d riprendono colori che indicano le zone di densità. Nell’immediato
intorno della città ci sono zone intensive, man mano che ci si allontana sono zone sempre più estensive. La
parte nera sono i nuovi edifici di impianto pubblico, come scuole, caserme, ecc.

Sintesi punti principali:

• Ricerca di equilibrio fra conservazione e sviluppo

• Delimitazione del centro storico (zona A) e interventi di salvaguardia e recupero del patrimonio
storico e monumentale esistente

• Salvaguardia del territorio extraurbano (aree agricole non edificabili e vincolo panoramico)

• Negazione dell'espansione "a macchia d'olio”: concentrazione delle nuove aree insediative
prevalentemente sulle creste collinari, connesse da un sistema di parchi pubblici

• Struttura insediativa: "quartiere organico" formato da palazzine e dotato dei servizi indispensabili

ASSISI: 1958 Astengo

Anche ad Assisi, che assomiglia a Siena per l’impianto, anch’essa murata, qui il piano è fatto da Giovanni
Astengo, che propone delle analisi molto approfondite, ad esempio l’impianto romano, le tracce
dell’impianto e quelle che sono le espansioni delle mura. O anche un’analisi sul sistema delle piazze, che
spesso sono croce vie, che si allargano come punto nodale, questo serviva per capire cosa fare con queste
piazze e su come l’osservazione potesse essere recepita dall’operatore, che deve avere la possibilità di fare
impianti utili alla sua attività. Viene pubblicato sulla rivista di Urbanistica. L’altro tema importante è quello
dl tessuto extra urbano, iniziano ad essere fatte analisi anche sul territorio comunale. Ci si pone il problema
di cosa c’è nel territorio alla quale si affiancano delle norme di piano per tutelare il centro storico e la parte
agricola. Si parla di interventi di restauro e risanamento edilizio, dove non si può demolire l’edificio. L’analisi
dell’uso del suolo serviva a decidere dove impiantare la zona di uso industriale, viene indicata la parte bassa
dove sono presenti gi impianti stradali. Gli insediamenti di ampliamento sono localizzati o vicino alle parti di
crinale o nella parte in pino. L’apparato normativo del centro storico serve per la delimitazione e dentro ha
delle prescrizioni più severe, essendo le strade strette vengono realizzate nel 1954 delle zone a traffico
limitato. Anche ad Assisi le zone di circumvallazione sono nelle zone di pianura. Le zone a verde anche qui
non possono essere edificate, per tutelare il centro storico e lo strumento è il piano particolareggiato
esecutivo, questo è uno dei primi esempi. il piano particolareggiato fu realizzato sia per la parte di
espansione che per quella che riguardava la zona centrale.

Punti principali del piano di Astengo:


 rigoroso corpus di norme, prescrizioni e divieti tesi a salvaguardare il carattere storico,
monumentale e artistico della città e del territorio

 interventi imperniati sul restauro, il risanamento edilizio e sulla dotazione di nuovi impianti e
infrastrutture.

 costituzione di alcune aree idonee allo sviluppo industriale-artigianale

 creazione in pianura di una rete stradale per la circolazione veloce, capace di vitalizzare al massimo
tutto il territorio in pianura e di consentire scambi veloci con la collina e la montagna

 regolamentazione delle acque del Tescio mediante la formazione di bacini per l'irrigazione;

 ampliamenti degli abitati esistenti e insediamenti di nuovo impianto a carattere industriale e


residenziale, localizzati e concentrati in appropriate aree per ridurre gli oneri pubblici e preservare
al meglio l'integrità del paesaggio.

Piano particolareggiato n.1: città dentro le mura

Rigide prescrizioni di intervento che individuano:

 limiti al traffico automobilistico

 aree attrezzate per servizi pubblici  zone adibite a parco naturale e giardino pubblico

 limiti di edificabilità

 vincoli per gli edifici esistenti.

I PIANI DELLA SECONDA GENERAZIONE:


durante gli anni Sessanta siamo in pieno boom economico, in cui il tema dell’espansione non è legato
all’urgenza postguerra, che non si ponevano problemi sul tipo di sviluppo, ad esempio i problemi legati alla
prossimità dei servizi, un pò si è posto nel programma INA casa che prevedeva delle comunità, che
prevedeva la realizzazione di piazze e scuole. Nella seconda generazione si sente la necessità di riformare la
legge 1150 del 1942, si parla di dimensioni minime delle abitazioni, di dimensioni minime per le strade e si
parla di servizi.

Vi era inoltre la pianificazione dei centri storico, ancora non c’è un vero piano per l’ambiente se non le zone
a vincolo. La legge 1150 del 1942 diceva di indicare le zone in base alla funzione, nel 1968 queste zone
vengono classificate. Lo sviluppo delle infrastrutture e lo sviluppo economico richiedevano la realizzazione
di una rete autostradale, il ministero progetta soprattutto strade e autostrade. Il tema dei servizi viene
trattato in modo innovativo, nel 1958 viene fatto un concorso per l’espansione della laguna i Venezia, queste
espansioni vengono proposte a Mestre e il progetto sarà quello di Ludovico Quaroni, che però non sarà mai
realizzato. Questo progetto ha degli emicicli che si affacciano sulla laguna con edifici a semicerchio che sono
centri direzionali (edifici commerciali, uffici) che hanno un diametro di 400,20,160 metri con altezze che
arrivano fino a 16 piani. Con degli edifici così alti viene meno il rapporto con la città veneziana della parte
residenziale, la densità è di 250 abitanti per ettaro.
Siamo in un’epoca dove c’è attenzione al disegno urbano, il tema che parte dal progetto è capire dove
inserire le zone a servizi terziari e il rapporto con il resto della città come si inseriscono i servizi di
infrastrutture tecnologiche. Spesso queste parti di città nuove comportano la costruzione di nuove strade e
la creazione di nuovi impianti per l’acqua il gas e l’elettricità.

La legge 1150 ha dei limiti, al ministero non c’erano funzionari, poiché i piani si perdevano. Mancavano delle
procedure effettive per l’esproprio e il piano era visto come un modo per attuare una speculazione edilizia.

Speculazione edilizia: spesso per il comune che doveva prevedere i servizi, un privato poteva cercare di
trasformare un terreno agricolo in un terreno residenziale con servizi. Il nuovo piano doveva cercare dunque
di riflettere sullo sviluppo complessivo della città e di non permettere solo la speculazione fondiaria dei
privati.

Si prevedono la realizzazione di servizi che siano legati anche alla cultura, allo spettacolo e all’istruzione. Gli
industriali sono i primi a sentire l’esigenza di una razionalizzazione del territorio, poiché c’è uno
spostamento a nord Italia (Genova, Milano, Torino), che crea un’esigenza i quartieri vicini alle industrie che
abbiano anche dei servizi. quindi nasce la necessità di avere spostamenti efficienti e prossimi all’industria.
Nascono così un sacco di centri dove vivono gli operai dell’industria. Sulla base di queste esigenze l’istituto
nazionale di urbanistica nel 1960 con il VII congresso dell’INU popone di istituire le regioni, c’è la necessità
di integrare la pianificazione urbanistica con la programmazione economica. Il tema dei finanziamenti deve
essere parte integrante della pianificazione. La tangenziale di Siena viene fatta quasi subito, la strada nord
sarà realizzata solo negli anni ‘90per esempio. Viene proposto di istituire un comitato che unisca i tecnici
per la programmazione e pianificazione con quelli della pianificazione economica.

Vi è inoltre un superamento del’esproprio generalizzato dei suoli pubblici, attraverso due meccanismi:

1. Il comparto: i proprietari di una determinata porzione di area pianificata - comprendente sia aree
edificabili che aree destinate ad uso pubblico o a pubblici servizi - sono obbligati a costituirsi in consorzio
per l'attuazione delle previsioni del piano, compresa la realizzazione e la manutenzione delle opere di
urbanizzazione primaria. Si attuano compensazioni tra aree edificate e a servizi.

2. La cessione gratuita di aree a destinazione pubblica: Obbligo ai proprietari di cedere gratuitamente al


comune, nelle zone di espansione, una quota del 30 per cento dell'area totale da destinare ad attrezzature
pubbliche e di sostenere le spese di urbanizzazione primaria.

Per farle diventare legge il ministro Fiorentino prova a fare una commissione che dovrebbe realizzare una
legge per l’unione della pianificazione economica con quella urbanistica, e fare dei piani regionali e
comunali. Il comune dentro i piani attuativi deve acquisire le aree per realizzare le opere di servizi primari e
poi fare un’asta per il territorio. Il comune prende i suoli e poi concede la possibilità di costruire. Tutti i
proprietari immobiliari non accettano usto tema dell’esproprio generalizzato, che poi porterà alla caduta del
governo. L’unica cosa che viene lasciata è una prima attuativa di piani, si istituiscono i piani per l’edilizia
economica popolare. Anche in questo caso la corte costituzionale decreterà che l’esproprio è illegittimo.
Poiché deve essere dato un indennizzo prima dell’esproprio.

Punti del piano di Sullo:


Il Disegno di legge Sullo (1962) Fiorentino Sullo, ministro democristiano dei Lavori pubblici dal febbraio del
1962, insedia una commissione per la riforma urbanistica con membri dell’Inu (Giovanni Astengo, Luigi
Piccinato e Giuseppe Samonà) insieme a giuristi (Guarino), economisti, sociologi.

1. rapporti tra programmazione economica e pianificazione urbanistica: i provvedimenti in materia di


abitazione siano sostenuti da opportune risorse finanziarie

2. articolazione della pianificazione urbanistica in: - piano regionale, - piano comprensoriale, - piano
regolatore comunale - piano particolareggiato.

3. obbligo di attuare il piano regolatore generale e quello comprensoriale per mezzo di piani
particolareggiati, che hanno valore a tempo indeterminato.

4. ESPROPRIO GENERALIZZATO Il comune, all’interno dei piani attuativi:

• acquisisce le aree

• realizza le opere di urbanizzazione primaria

• cede, con il mezzo dell'asta pubblica, il diritto di superficie sulle aree destinate a edilizia residenziale, che
restano di proprietà del comune.

SI DIVIDE IL DIRITTO DI PROPRIETA’ DALLO JUS AEDIFICANDI (diritto di costruire)

La legge n. 167/62 “per favorire l'acquisizione di aree fabbricabili per l’edilizia economica e popolare”

• ERP inserita in piani specifici (Piani per l’edilizia economica popolare PEEP) coordinati da Prg o Pdf

• i Comuni possono costituirsi patrimoni di aree per lo svolgimento di attività edilizia di tipo economico e
popolare ANCHE MEDIANTE ESPROPRIO

• coordinamento ed integrazione degli interventi realizzati dagli enti operanti nel settore dell'edilizia
economica e popolare con gli interventi realizzati dai privati

La possibilità di acquisizione delle aree mediante esproprio è dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale
(sentenza n. 22 del 1965)

1. perché prevede l’esproprio senza che si provveda anche a realizzare, l’indennizzo è differito nel
tempo per cui questo meccanismo di accumulazione di terreni previsto dalla legge 167/62 è
incostituzionale

2. per le indennità di espropriazione si ricorre alla legge di Napoli del 1885.

La “legge ponte” 1 settembre 1967 n. 765 “recante modifiche e integrazioni alla legge n. 1150 del 17
agosto 1942”

Premesse (1966): - Frana di Agrigento (8500 vani) -Alluvioni di Venezia e Firenze


Obiettivi
Incentivo alla formazione dei piani attraverso:

• Limiti alle possibilità di edificazione nei comuni sprovvisti di strumenti urbanistici (90% dei comuni
italiani)

• Intervento sostitutivo degli organi dello Stato e pesanti sanzioni nei comuni sprovvisti di piano regolatore
o di programma di fabbricazione

Meccanismi

1. PERIMETRAZIONE: i comuni senza PRG devono perimetrare l’urbanizzato con indici univoci in tutta
Italia: nelle zone urbane: 1,5 mc/mq; nelle zone agricole: 0,1 mc/mq.

2. CONTRIBUTO DEI PRIVATI ALLE OPERE DI URBANIZZAZIONE: per le opere di urbanizzazione primaria
(strade, fognature, acqua, luce, verde di vicinato, ecc.) e per parte di quella secondaria (scuole,
ambulatori, parchi, centri sociali, ecc.).

3. SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO IN ZONE OMOGENEE A. centro storico B. edificato di completamento


(addizioni novecentesche) C. espansione D. industria E. zone agricole F. attrezzature speciali (servizi)

4. STANDARD URBANISTICI quantità minime di spazio che ogni piano deve inderogabilmente riservare
all'uso pubblico, e le distanze minime da osservare nell’edificazione ai lati delle strade (in ritardo di
decenni su altri paesi europei), verranno definiti con Decreti Ministeriali (1404 e 1444/68

Urbanizzazione primaria: luce, gas, acqua

Urbanizzazione secondaria: strutture collettive, come le scuole, il teatro

Attrezzature speciali: servizi sovra locali come lo stadio, l’ospedale, che non fanno riferimento agli utenti del
quartiere, ma che forniscono una zona più ampia.

NTA: norme tecniche di attuazione


Caratteri dei piani della seconda generazione: questi piani si inquadrano dentro il territorio, prevedono dei
servizi, quindi sono il banco di prova per la legge del 1967, c’è la tutela dei centri storici ma hanno poca
attenzione per i territori ancora non urbanizzati.

L’inquadramento territoriale:
già con Siena e Assisi l’inquadramento ebbe sviluppo comunale, con i piani di seconda generazione si
prende in considerazione come i comuni come Bologna si inseriscono sulla Pianura Padana, come le città
sono collegate tra di loro, quello che loro propongono è un’espansione trasversale che permetta la
creazione di assi che portano all’attestazione dell’edificato lungo quest’ultimi. Questi piani vengono fatti
dopo la legge del 67 e il congresso dell’INU del ’60. Il contesto è quello di contrastare la speculazione edilizia
e dare zone per lo svago e i servizi. Per questi vengono fatti dei calcoli per la quantità. Ad esempio un metro
quadro di scuole per abitante. Vengono considerate le attrezzature sportive, i parchi di quartiere, le
attrezzature religiose, i centri sanitari e quelli civili, al’incirca in totale 13 mq per abitante. C’era bisogno di
quantificare e collocare i servii nella città. Il piano di Modena indica le varie zone con i grandi servizi
pubblici.

Modena:1965
Autori O. Piacentini, L. Airaldi, G. Campos Venuti

Presupposti
• Il contesto politico: impegno per la riforma urbanistica e il contrasto alla rendita
• fondamento culturale: urbanistica razionalista con forte connotazione sociale – il diritto ai servizi e alla
qualità urbana
• gli studi e le esperienze europee sugli standard
• schema di sviluppo alternativo della Pianura Padana e sistema infrastrutturale integrato (v. Reggio Emilia)
• il piano del 53/58

Caratteristiche
• Si rivolge al territorio con l’asse attrezzato alternativo alla via Emilia
• schema viario non radiocentrico, ma in reticolo ortogonale (sottomultiplo dello schema padano)
• struttura gerarchica dei servizi generali e di quartiere e dimensionati su ampi standard elaborati
appositamente per il piano
• disegno dei servizi strutturante il piano e integrato con i quartieri residenziali
• disegno del verde pubblico a penetrazione fino al centro storico
• le aree di sviluppo residenziale sono organizzate attorno a polarità

Reggio Emilia:1967 i principi sono simili, il contesto è lo stesso, l’espansione anche in questo caso è sull’asse
Nord Sud invece di essere in quello est Ovest. Le grandi espansioni comportano che il centro si sposta, non è
più il centro storico, ma anche le parti con i servizi. Le nuove espansioni determinano nuove forme di città.

Autori F. Albini, G. Campos Venuti, O. Piacentini (vedi prg. Modena)

Presupposti (vedi PRG Modena)


• Il contesto politico: impegno per la riforma urbanistica e il contrasto alla rendita
• fondamento culturale: urbanistica razionalista con forte connotazione sociale – il diritto ai servizi e alla
qualità urbana
• gli studi e le esperienze europee sugli standard
• schema di sviluppo alternativo della Pianura Padana e sistema infrastrutturale integrato
• il piano del 1949

Caratteristiche
• Si rivolge al territorio con l’asse attrezzato N-S alternativo alla via Emilia cui si appoggiano tutte le strutture
del piano (nuovi quartieri, attrezzature pubbliche, centri direzionali, parchi)
• schema viario non radiocentrico, ma in reticolo differenziato per nuove direzioni di sviluppo
• grandi aree per servizi generali di carattere comprensoriale e di quartiere: è il “laboratorio” per gli
standard
• centro direzionale urbano e centri direzionali minori alternativi al centro storico
• parco pubblico N-S spina dei nuovi insediamenti e dell’intera città

Trattamenti dei centri storici:


Dal momento che sposto le funzioni dal centro storico, questo può presentare degli aspetti di degrado,
speso delle parti vengono demolite e ricostruite, all’infuori i centri come Siena, spesso il centro diventa una
zona marginale e degradata dove ci sono le classi povere della popolazione, per l’assenza dei servizi. Oppure
diventa luogo dove le classi deboli sono esclusi per la speculazione.

Il riconoscimento del valore culturale dei centri storici

Lo stato dei Centri storici: carenza legislativa e normativa e gli effetti della rendita portano a:
• trasformazioni edilizie indiscriminate
• sacche di emarginazione e povertà
• espulsione delle classi deboli

Carta di Gubbio (1960)


• I centri storici sono beni culturali da tutelare nel loro insieme
• censimento dei centri storici e delle aree da risanare
• proteggere la popolazione che vi abita e lavora
• invito a introdurre la questione nella pianificazione

Si stabilisce che i centri storici sono beni culturali da dover tutelare. È necessario fare dei centri storici con le
aree da risanare e per proteggere la popolazione che ci abita e che ci lavora. Il tema dei servizi riguarda le
aree nuove. Invece per la popolazione insediata sul centro storico ha diritto ad alloggi salubri. Le zone B e C
hanno bisogno dei calcoli per i servizi, mentre le zone A oltre a questi calcoli, ci vogliono delle indagini, che
vengono fatte a Bologna per esempio.

Bologna:1969/1973 Venuti

Quindi a Bologna (1969/73) per esempio c’è l’esame tipologico, dove si studia l’evoluzione delle case nel
centro storico, studiando come la pianta si evoluta nel tempo. Ci sono analisi che riguardano il degrado,
vengono individuate le “unità primarie di intervento” dove è necessario intervenire. Vengono definite delle
categorie di intervento. Nelle zone più degradate si può intervenire sulla pianta, su quelle meno degradate
un restauro meno invasivo. Questo piano è un piano di edilizia economica popolare.

Il Piano Marconi del 1955 aveva previsto un forte espansionismo e un modello di sviluppo a Macchia D’olio
lungo la via Emilia. Di positivo è che aveva previsto una tangenziale a Nord della città in corrispondenza
della pianura, dove questa effettivamente sarà realizzata. Il piano di Venuti invece apportava delle varianti
per la tutela dei parchi e il recupero del centro storico, inoltre un aumento dei servizi da 9 mq ad abitante a
13mq. Nel 1963 era stato avviato un piano di edilizia economica popolare che tuttavia poteva essere
definito discutibile in quanto si trovava in un’area ben collegata dai trasporti al centro storico, ma non
prevedeva altro rispetto al residenziale e ai servizi relativi e dunque era un ‘area destinata ad ospitare solo
persone ansiane o bambini durante le ore diurne.

23/10/2018

Standard urbanistici: lezione Carlo Pisano


Rendita:
Si chiama rendita il reddito che il proprietario di certi beni percepisce in conseguenza del fatto che tali beni
sono, o vengono resi, disponibili in quantità scarsa; dove la scarsità va intesa in uno dei seguenti sensi:

1) i beni in questione appartengono alla categoria degli agenti naturali, disponibili in quantità limitata e
inferiore al fabbisogno;

2) i beni in questione vengono resi disponibili da chi li possiede in quantità inferiore alla domanda che di
essi si avrebbe in corrispondenza di prezzi uguali ai loro costi

Sul versante della produzione, tre tipi di redditi (e di soggetti):

• salario: valore/remunerazione della forza lavoro, prezzo della produzione e riproduzione della forza
lavoro, remunerazione del “proletario”.

• profitto: residuo del processo produttivo (valore prodotto – costo della produzione), remunerazione del
“capitale”, tendenzialmente indirizzato all’accumulazione; remunerazione dell’ “imprenditore”

• rendita: è la remunerazione corrispondente al fatto che viene messa a disposizione dei produttori veri e
propri un bene utile, scarso e appropriabile, remunerazione del “proprietario immobiliare”

Rendita fondiaria: È il reddito percepito dal proprietario fondiario (proprietario del terreno) in conseguenza
del fatto che egli è proprietario di un bene (la terra) destinabile alla coltivazione o al pascolo. Supponiamo
distinte le figure del proprietario terriero e del capitalista produttore agricolo. Se la terra complessivamente
coltivabile fosse scarsa, il proprietario terriero avrebbe la possibilità di far pagare un prezzo al produttore
che voglia utilizzare il suo terreno.

Rendita differenziale: La rendita differenziale deriva dal fatto che, se la terra è generalmente scarsa, e
quindi la proprietà di essa rende possibile la percezione di una rendita, esistono tuttavia differenze tra i vari
tipi di terra in relazione all’uso che se ne vuole fare. La terra può essere più o meno fertile, più o meno
vicina al mercato dei prodotti o ai nodi di trasporto… Se esiste un unico proprietario di un determinato
bene, allora si parla di rendita monopolista.

Rendita fondiaria urbana: La rendita fondiaria urbana è il reddito che deriva dalla proprietà del terreno in
relazione non a un suo uso agricolo, ma all’uso edilizio urbano. Terreno agricolo e terreno urbano sono
entrambi beni scarsi, ma la loro scarsità è di natura e grado notevolmente differenti. La scarsità del terreno
urbano non è una scarsità naturale in senso proprio, ma una scarsità che deriva dal fatto che solo un
numero limitato di terreni è storicamente dotato di quei requisiti che ne rendono possibile una utilizzazione
edilizia-urbana.
La scarsità del terreno urbano è quindi manovrabile. E poiché è evidente che i livelli di scarsità influenzano i
livelli di rendita, anche i livelli della rendita sono manovrabili. Anche in questo caso possiamo distinguere la
componente assoluta dalla componente differenziale. La rendita assoluta è quella che deriva al terreno dal
fatto che esso è edificabile. La rendita differenziale deriva invece dal fatto che quel terreno presenta
vantaggi o requisiti che lo rendono più appetibili di altri.

Tendenza generale:
1. la rendita differenziale aumenta con l'avvicinarsi alle aree urbane più vicine al centro della città.

2. l'espansione della città nelle aree marginali ha portato all'aumento della rendita differenziale per le aree
di fascia centrale

3. Il decentramento dei servizi, che avrebbe portato alla riduzione della rendita delle aree centrali, in realtà
ha innescato fenomeni di aumento della rendita sia per le aree periferiche sia delle aree centrali

Broadacre city:
Bumham propone la realizzazione di un ring, che significa definire un bordo, quindi ciò che sta dentro ha
valor maggiore rispetto a ciò che sta fuori. La città era vista da Wright come corrotta, poiché la rendita del
centro avrebbe avuto una rendita infinitamente maggiore, poiché chi viveva in centro aveva molti più
servizi. Wright propone un modello di città alternativo delle Broadacre city. Il progetto dava la possibilità ad
ogni abitante di avere un acro, in modo tale che ogni famiglia potesse avere la possibilità di mangiare. Il
concetto di Wright doveva essere l’alternativa al modello speculativo. Un modello che proponeva pari diritti.
Nello stesso periodo l’idea che la metropoli corrompesse l’uomo stava prendendo luogo anche in filosofia.

Wright pensa ad assi ortogonali, come la griglia di Thomas Jefferson, su cui impostar la città.

Dal punto di vista tecnico l’articolo 42 della costituzione italiana sancisce la proprietà pubblica e privata.
Dice che la proprietà privata può essere espropriata per un bene di uso pubblico. Per limitare la rendita
fondiaria l’urbanistica ha pensato ad una tassazione, il terreno viene reso urbanizzabile, ma si devono
pagare delle tasse, è il costo per l’urbanizzazione, tu puoi organizzare un territorio, ma poi lo regali allo stato
già infrastrutturato. L’altra modalità è stato l’esproprio generalizzato, cioè i terreni urbanizzabili non
potevano essere di proprietà privata, ma dovevano essere pubblici, resi urbanizzabili e venduti all’asta.
Nell’apparato italiano questo non è stato mai realizzato, poiché portare via terreni è sempre stato un
problema, quindi a parte alcune eccezioni, come i piani edilizi popolari, non sono mai stati realizzati. Sullo
proponeva un pagamento su base del terreno in quanto tale e non urbanizzabile.

Le proposte di Sullo è fallita, non si è riparlato di legge nazionale fino al ‘66.

I pianificatori hanno considerato la rendita urbana come un ostacolo allo sviluppo ordinato degli
aggregati urbani e allo sviluppo delle forze produttive.

•Ostacolo perché la rendita urbana non è il prodotto di un investimento del proprietario sul suolo urbano.
Esso non partecipa alla formazione della ricchezza, ma si limita a prelevarne una quota solo in forza del
diritto di proprietà.

•La formazione della ricchezza dei suoli urbani deriva da investimenti pubblici (il piano urbanistico
soprattutto) e dagli effetti che questi innescano.

•I proprietari dei suoli prelevano una quota di ricchezza sociale. Per questo i proprietari sono considerati
come una ristretta classe improduttiva
Frana di Agrigento: 1966

Per questo viene emanata la legge ponte che forza i comuni a dotarsi di prg, senza la quale non puoi fare
lottizzazioni, non puoi espanderti. Accolla ai privati la realizzazione di servizi primari e secondari. C’è chi ha
chiesto un anno di proroga, durante il quale sono state realizzati 8,5 milioni di vani. Ci sono stati un sacco di
concessioni un giorno prima della chiusura della proroga. La legge ponte ha portato alla realizzazione dei
prg, grazie al decreto 1444 del 1968.

Legge Ponte:
Punti principali:
• La legge limita le possibilità di edificazione dei comuni sprovvisti di strumenti urbanistici (circa il 90% dei
comuni italiani.
• Rigide sanzioni per punire illegittimità e gli abusi edilizi.
• Sono proibite la lottizzazione nei comuni sprovvisti di piano regolatore o di programma di fabbricazione. •
Accolla ai privati le spese per le opere di urbanizzazione primaria e per parte di quella secondaria.

Innovazione fondamentale della legge ponte riguarda l’introduzione degli standard urbanistici, cioè le
quantità minime di spazio che ogni piano deve inderogabilmente riservare all’uso pubblico, e le distanze
minime da osservare nell’edificazione ai lati delle strade.

Come viene approvata la legge Ponte

La legge ponte rimanda a due Decreti ministeriali:


• Decreto ministeriale 1 aprile 1968 n. 1404 (distanze minime a protezione del nastro stradale)
• Decreto ministeriale 2 aprile 1968 n. 1444 (limiti inderogabili di densità edilizi...e spazi pubblici...)

Effetti:
• per la prima volta sono accollati ai privati le opere di urbanizzazione
• si promuovono PRG in tempi relativamente brevi in molte zone
• è fatto obbligo dei parcheggi pertinenziali
• proibizione delle lottizzazioni in assenza di PRG
• ANNO DI MORATORIA - la legge entra in vigore un anno dopo: effetti devastanti (8,5 mln vani in un
anno)

I servizi sono l’insieme degli elementi che servono a garantire una data prestazione. Le attrezzature sono i
luoghi dove avvengono i servizi. Le infrastrutture sono la rete che permette il flusso di traffico. Le opere di
urbanizzazione sono l’insieme di strutture fisiche necessarie per rendere urbanizzabile un dato sito.
Urbanizzazione primaria, azioni necessarie per rendere urbanizzabile un dato sito (parcheggi strade).
Urbanizzazione secondaria sono i servizi pubblici essenziali (culto, cura della persona).

Pubblico: ciò che è di proprietà, o è affidato alla gestione, della pubblica amministrazione. Privato: ciò che è
di proprietà, o è affidato alla gestione, di soggetti privati. Collettivo: ciò che è predisposto, gestito e
organizzato in relazione a una utilizzazione da parte di un insieme di cittadini.

Si intende per standard urbanistici la determinazione delle quantità minime di spazi pubblici o di uso
pubblico, espresse in metri quadrati per abitante, che devono essere riservate nei piani, sia generali che
attuativi. Lo standard è un valore minimo, considerato come livello di dotazione obbligatorio e come soglia
minima al di sotto della quale non si può considerare soddisfatto il dispositivo normativo.
Il decreto prevedeva standard riferiti a diversi tipi di attrezzature: alcune di interesse locale, cioè tali da
dover essere direttamente accessibili dagli utenti con percorsi pedonali o comunque superabili in archi di
tempo brevi (20-25 minuti). Altre di interesse territoriale, le quali per la loro natura o per la dimensione
funzionale richiesta, dovevano essere localizzate in relazione a bacini d’utenza più ampi.

Per le attrezzature di interesse locale il decreto stabilisce che ogni cittadino ha diritto ad un minimo di 18
mq di spazio pubblico, così ripartiti: V - 9 mq per il verde, il gioco e lo sport I - 4.5 mq per asili nido, scuole
materne e dell’obbligo P - 2.5 mq per parcheggi pubblici S - 2 mq per attrezzature di interesse comune
(culturali, assistenziali, amministrative, religiose, sociali, sanitarie etc.)

D.M. 1444/68

Per le attrezzature di livello territoriale il decreto stabilisce la necessità di una ulteriore dotazione di: 15 mq
per parchi territoriali 1.5 mq per attrezzature ospedaliere 1 mq per istruzione di livello superiore Rinviando
alle decisioni degli strumenti urbanistici le quantità relative ad ulteriori servizi.

Il decreto prevede inoltre la suddivisione del territorio in zone omogenee: ZONE A: Agglomerati urbani e
aree circostanti di carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale ZONE B: Parti di territorio
totalmente o parzialmente edificate (Rc >12,5% (1/8) di Sf e It >1,5 mc/mq) ZONE C: Parti di territorio per
nuovi complessi insediativi, inedificate o con edificazione inferiore ai parametri di B ZONE D: Parti di
territorio per nuovi insediamenti industriali o assimilabili ZONE E: Parti di territorio destinate ad usi agricoli
(sono escluse quelle con alto frazionamento proprietario) ZONE F: Parti di territorio destinate ad
attrezzature ed impianti di interesse generale.

ZONE A:
Definizione: Parti del territorio comunale interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico,
artistico o di pregio ambientale e le aree a queste circostanti che, per talune delle predette caratteristiche,
possono considerarsi ad esse assimilate o complementari.
Destinazione d’uso: Residenziale, terziaria, commerciale, direzionale, ricettiva, attività culturali,
professionali, di servizio ovvero quelle artigianali non nocive o moleste.
Modalità di attuazione: Diretta: tramite titolo abilitativo per interventi indicati dalle leggi in materia.
Indiretta: tramite Piano Particolareggiato Attuativo (PPA) nelle aree in cui tale strumento è previsto dal PRG.

ZONE B:
Definizione: Le parti del territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone A. Si considerano
parzialmente edificate le zone in cui la superficie coperta degli edifici esistenti non sia inferiore al 12,5%
(1/8) della superficie fondiaria della zona e nelle quali la densità territoriale sia superiore ad 1,5 mc/mq.
Destinazione d’uso: Principale: residenziale. Complementare: attività commerciali, artigianali, ricettive e di
servizio, studi professionali, uffici, autorimesse di uso pubblico o privato ecc.
Modalità di attuazione: Diretta: tramite titolo abilitativo. Indiretta: quando previsto da PRG, tramite Piano
Particolareggiato Attuativo.

ZONE C:
Definizione: Le parti del territorio destinate a nuovi complessi insediativi residenziali o a prevalente
destinazione residenziale, che risultino inedificate o nelle quali l’edificazione preesistente non raggiunga i
limiti di cui alla zona omogenea B (quindi inferiore al 12,5% della superficie fondiaria di zona).
Destinazione d’uso: Principale: residenziale. Complementari: attività di servizio, terziarie, studi professionali
ed uffici, commerciali, artigianali purché non produttrici di inquinamenti, le attrezzature pubbliche o di uso
pubblico.
Modalità di attuazione: La realizzazione di qualsiasi intervento è subordinata all’approvazione di un piano
particolareggiato attuativo.

ZONE D:
Definizione: Le parti del territorio destinate ad insediamenti industriali ed artigianali.
Destinazione d’uso: Principale: industriale Complementari: attrezzature tecnologiche, laboratori di ricerca,
magazzini, depositi, silos, rimesse, edifici ed attrezzature ricreative e/o sociali, uffici, mostre, edifici per la
commercializzazione di oggetti e articoli assemblati o manipolati in loco, attrezzature per il trasporto e la
logistica, residenziale solo se inerente alla funzione di custodia dell’immobile.
Modalità di attuazione : Gli interventi di ristrutturazione, demolizione con ricostruzione e ampliamento si
realizzano mediante: Intervento diretto: solo ove sono presenti le urbanizzazioni primarie e secondarie;
Intervento indiretto: piano attuativo, negli altri casi (e per la realizzazione di nuovi insediamenti – Piano
Insediamenti Produttivi ).

ZONE E:
Definizione: Le parti del territorio destinate ad usi agricoli e forestali.
Destinazione d’uso: Principale: agricola e forestale. Complementare: tutte le opere funzionali all’attività
agricola e forestale destinate agli usi necessari allo svolgimento di tali attività, attività, ivi compresi gli
impianti tecnici e tecnologici, tecnologici, della produzione agricola e delle strutture aziendali e delle
infrastrutture tecniche e di difesa del suolo. Può essere ammessa la funzione residenziale, se compatibile
con l’uso agricolo del territorio e finalizzata al soddisfacimento delle esigenze abitative del conduttore.
Modalità di attuazione: In genere intervento diretto (alle volte può essere richiesto anche un piano di
sviluppo aziendale).

ZONE F: Definizione: Le parti del territorio destinate ad attrezzature e servizi pubblici o di uso pubblico. Il
PRG attua una distinzione in base all’ambito di interesse e delle attrezzature: regionale/comprensoriale e di
quartiere.
Destinazione d’uso: Attrezzature sociali, assistenziali, sanitarie, scolastiche, culturali, religiose, impianti
sportivi e ricreativi, uffici pubblici, attrezzature ed impianti tecnologici relativi alle aziende elettriche,
telefoniche, dell'erogazione dell'acqua e del gas, dei trasporti pubblici, autorimesse, ecc.
Modalità di attuazione: Diretta: tramite titolo abilitativo per interventi indicati dalle leggi in materia.
Indiretta: tramite Piano Particolareggiato Attuativo (PPA) nelle aree in cui tale strumento è previsto dal PRG

Superficie territoriale (St): somma delle superfici fondiarie e di quelle di urbanizzazione primaria e
secondaria (Sf+S1+S2)

Superficie fondiaria (Sf): superficie lotto privo, superficie territoriale priva delle aree destinate a standard e
strade

La SUL comprende tutti i piani fuori terra esclusa la copertura, comprende scale e ascensori privati, i muri
perimetrali, le logge con aggetto superiore ai 2 m. la sul non comprende le zone condominiali: scale, balconi
con aggetto superiori ai 2 m e le terrazze di copertura.

25/10/2018
I VINCOLI:

il vincolo è una limitazione alla quale sono sottoposti i beni, mobili o immobili, di proprietà pubblica o
privata, a causa della loro rilevanza per il pubblico interesse. Il limite si suddivide in salvaguarda privata, per
garantire il godimento del proprio bene, le distanze, il diritto privato. La salvaguardia pubblica riguarda le
strade, le ferrovie, la segnaletica e le zone forestali, tutta quella parte di paesaggio pubblica. Si suddividono
in tre categorie:

1)Ricognitivi: stabiliti per forza di legge, per categorie di beni, riconosciuto come patrimonio della comunità.

2)Conformativi: si riferiscono alla proprietà privata, riguardano le modalità di utilizzazione del bene senza
incidere sulla proprietà (fasce di rispetto)

3)Vincoli urbanistici: conformazioni attraverso i quali il piano urbanistico disciplina le pianificazioni.

RICOGNITIVI

VINCOLO IDROGEOLOGICO E FORESTALE (RD 30 dicembre 1923, n. 3267) Con riferimento alle parti del
territorio soggetti a fenomeni di erosione, rischio frana, esondazione, ecc.

VINCOLI SULLA TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (Leggi 1 giugno 1939, n. 1089, 1497/39,
431/85) Si riferiscono alla tutela delle bellezze naturali e delle cose, immobili e mobili, d'interesse artistico,
storico, archeologico ed etnografico.

Aree tutelate per legge (L. 8 agosto 1985, n. 431 Legge Galasso) integrata con Codice dei Beni culturali
D.lgs. nr. 42/2004 Tutela delle aree di particolare interesse ambientale:

• aree costiere comprese in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia;
• aree lacustri comprese in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia;
• fiumi, torrenti e corsi d'acqua, e relative sponde per una fascia di 150 metri;
• aree alpine con altitudine superiore ai 1600 metri;
• aree appenniniche con altitudine superiore ai 1200 metri;
• ghiacciai, vulcani;
• parchi e riserve naturali;
• aree boschive e forestali;
• aree d'interesse archeologico.

VINCOLO AEROPORTUALE (D. Lgs 96/2005) Si tratta in particolare delle limitazioni relative agli ostacoli ed ai
pericoli per la navigazione aerea, ai sensi dell’art. 707 commi 1,2,3,4 del Codice della Navigazione.

VINCOLO DI PROTEZIONE CAMPI ELETTROMAGNETICI (Legge 36/2001)

VINCOLO DI CLASSIFICAZIONE ACUSTICA E ABBATTIMENTO RUMORE (Legge 447/2000) La classificazione


acustica consiste nella suddivisione del territorio comunale in aree acusticamente omogenee con l’obiettivo
di prevenire il deterioramento di zone acusticamente non inquinate e di fornire un indispensabile strumento
di pianificazione dello sviluppo urbanistico, commerciale, artigianale e industriale

URBANISTICI

La ZONIZZAZIONE
La DESTINAZIONE D'USO DEGLI IMMOBILI Lo strumento urbanistico stabilisce l'insieme delle modalità e
delle finalità di utilizzo di un'opera. Con la destinazione d'uso si categorizza l'oggetto in questione per
contestualizzarlo in un insieme. le principali destinazioni d'uso sono:

 residenziale: edifici di civile abitazione.

 agricola - forestale: aree destinate a coltivazioni, pascoli, con edificabilità estremamente ridotta.

 produttiva: capannoni industriali e strutture affini. Comprende anche le attività artigianali.

 direzionale - commerciale: supermercati, uffici, magazzini;

 turistica: attività ricettive e per il tempo libero;

 servizi e attrezzature di interesse locale: scuole, campi da gioco, giardini, chiese , parcheggi
pubblici, municipi;

 servizi e attrezzature di interesse generale: ospedali, scuole superiori all'obbligo, grandi parchi

I ricognitivi e i conformativi non sono indennizzabili, gli urbanistici, invece sono indennizzabili quando le
aree vengono destinate a opere pubbliche o di pubblica utilità (art. 9 DPR 327/2001), come per esempio per
realizzare opere di interesse collettivo previste dagli strumenti urbanistici: infrastrutture a rete e puntuali,
edifici pubblici aree per standard e servizi, attrezzature di interesse generale. Fino al 1968 i vincoli
urbanistici erano a tempo indeterminato, in seguito a sentenza 55/68 della Corte Costituzionale limitati a 5
anni dalla data di approvazione con legge 1187/68. Se ribaditi devono essere anche ristorati (sentenza
179/99 Cost.).

VINCOLI DI INTERESSE PUBBLICO

DERIVANTI DALLA ESECUZIONE DI OPERE PUBBLICHE Presuppone la dichiarazione di pubblica utilità

 Infrastrutture (Strade, ferrovie, porti, aeroporti, centrali elettriche, impianti tecnologici e discariche,
ecc.);

 Edifici pubblici.

DERIVANTI DALLO SFRUTTAMENTO DI RISORSE NATURALI Genera un vincolo sul territorio che lo sottrae ad
ogni altra forma di utilizzazione. Le opere sono dichiarate di pubblica utilità

 Aree destinate allo sfruttamento di risorse geotermiche;

 Concessioni di ricerche e sfruttamento dei giacimenti minerali;  Ricerca e coltivazione di cave e


torbiere;

 Realizzazione di opere di bonifica;

 Dichiarazione di zona sismica

EMANATI PER TUTELA DI “ZONE DI RISPETTO” Genera un vincolo generico per rendere sicura l’attività o la
funzione per la quale il vincolo è stato emanato
 Zone prossime agli aerodromi;

 Zone di rispetto cimiteriale;

 Fasce di rispetto per strade, autostrade, ferrovie, vie navigabili;

 Demanio idrico

DERIVANTI DA SERVITÙ COATTIVE Genera un vincolo puntuale e molto forte sia per il territorio che per la
proprietà

 Acquedotti - Elettrodotti - Metanodotti

EMANATI A TUTELA DI BENI E VALORI DI PUBBLICO INTERESSE Genera un vincolo puntuale e molto forte
sia per il territorio che per la proprietà

 Difesa del suolo (idrogeologici e forestali - di Uso civico - di Zona umida);

 Archeologico - Storico-artistico e monumentale -Aree protette

NON INDENNIZZABILI I vincoli generali

Secondo sentenza 179/99 Cost.,

 Vincoli ambientali e paesaggistici;

 Le fasce di rispetto;

 I vincoli sulle aree franose;

 I vincoli conformativi degli strumenti urbanistici;

 I vincoli degli strumenti urbanistici strumentali;  I vincoli urbanistici reiterati ma non omogenei (es.
da parco a scuola).

La sentenza introduce e dichiara legittimo il meccanismo dello scambio o dell’offerta di “altre aree idonee
alle esigenze del soggetto che ha diritto ad un ristoro”, quindi dà via libera al sistema della PEREQUAZIONE

Vincoli non indennizzabili:

1. Perché imposti a intere categorie di beni e quindi interessanti la generalità dei soggetti per i quali il
regime è lo stesso

2. Sono connaturati alla proprietà i limiti fatti normalmente nei regolamenti edilizi o nella pianificazione e
programmazione urbanistica (es. le zone di rispetto, gli indici di edificabilità, ecc.)

3. Non richiedono una durata predefinita o indennizzo i vincoli comunque estesi che impongono una
destinazione realizzabile anche attraverso l’iniziativa privata o mista pubblico-privata (parcheggi, impianti
sportivi, ecc.) in regime di economia di mercato.
06/11/2018

Luci e ombre degli anni ’80 e ’90:

Ci sono delle emergenze naturali che provocano la costruzione di edifici abusivi, che caratterizzano in
particolare questi anni. Anche in questo periodo c’è un condono edilizio, che rende stabili e legali gli edifici
abusivi.

Emerge lo sviluppo sostenibile, che impronta delle politiche nuove che riguardano l’ambiente e la tutela del
paesaggio. Negli anni ’90 c’è la riforma degli enti locali.

Il contesto in cui siamo è quello della questione della casa, siamo all’inizio degli anni ’70, si stabilisce che c’è
un bisogno di 13000 vani. Attraverso l’Ina casa e l’edilizia popolare vengono fatti 19 milioni di vani. Per il
quinquennio del ’65-’69 si prevedono altri 20 milioni di vani. È un periodo che si cerca di stimare il bisogno
abitativo. Eppure i dati del censimento dicono che ci sono fondamentalmente una stanza per ciascuno, in
realtà c’è stato uno spostamento dal Sud verso il Nord, che ha prodotto un grande disequilibrio territoriale
tra Nord e Sud. Nelle zone spopolate è venuto meno il presidio territoriale. Così come nelle zone di
concentrazione c’è stata una grandissima concentrazione di popolazione con problemi nati all’interno della
città. In questi anni c’è stato lo sciopero “autunno del ‘69” a seguito dell’assunzione di 15000 operai dal sud.
Ciò significava 60000 abitanti a Torino, che avrebbero inciso sui servizi. quindi la protesta che sfocia in quegli
anni ha il tema del lavoro e della casa. Chiede una regolazione delle grandi espansioni e che i servizi, che
sono stati stabiliti nel ’67. Molti abitanti protestano per avere un regime abitativo migliore.

Nasce quindi la legge della casa del ’65 stabilisce di demandare i piani di costruzione alle regioni. Regola un
istituto per l’esproprio per pubblica utilità, per l’edilizia pubblica e per l’edilizia economica popolare. questa
legge per la casa sfocia in una grande diatriba, la corte costituzionale dice che l’esproprio lede la proprietà
privata, sfociando nella legge 10 del 1967. L’importanza della legge è quella di separare il diritto di costruire
dal diritto di proprietà, si stabilisce che al proprietario deve corrispondere a un contributo pari alle opere
necessarie.

L’edilizia popolare ha l’esonero dagli oneri della concessione.

L’altro istituto è il programma pluriennale di attuazione per la realizzazione di opere pubbliche, primarie e
secondarie. Decide che la amministrazione deve definire le opere pubbliche per evitare le espansioni a
macchia d’olio. È un programma a cui corrisponde un bilancio triennale.

Fino al ’77 i piani passano dal ministero. Quando il piano viene approvato il comune lo rende pubblico.

L’architetto presenta gli elaborati per ottenere la licenza edilizia dal comune.

La legge del ’42 viene considerata di principio e dice che sono le regioni a stabilire i principi.

Il fatto che i diversi compiti vengono delegati alle regioni, anch’esse inizieranno a fare dei piani.

La legge del ’78 sarà utile perché dice che le opere pubbliche possono essere realizzate anche se in
contrasto con i piani regolatori. Nell’82 viene stabilito il silenzio-assenso se il comune non si esprime su un
processo entro 90 giorni questo è approvato. Ma questo comporta che dove si sono accumulate le
pratiche… c’è chi dice che la pianificazione locale frena l’economia, ancora alcuni parlano dell’emergenza
casa anche se i dati sono stati smentiti dai censimenti.

Queste leggi servono per:

1)emergenza del terremoto dell’Irpinia, che ha colpito 687 comuni, con 3000 morti. Ha avuto effetti
devastanti per la ricostruzione. Cosa è stato fatto? Sono stati fatti dei finanziamenti per la ricostruzione che
sono stati attribuiti alle regioni. Ma hanno aperto un dibattito, poiché si dice che sono stati usati in modo
improprio, montanelli diceva che sono stati dispesi miliardi. Nell’89 viene stabilita una commissione
parlamentare d’inchiesta, il presidente della quale sarà Scalfaromani pulite

Cederna dice che i disastri sono dovuti alla cattiva gestione del terremoto. La pianificazione deve riguardare
anche l’ambiente prestando attenzione alle pericolosità del territorio. Oltre a queste emergenze naturali, si
parla di emergenze provocate.

2)emergenze provocate: mondiali del 1990 sono una grande emergenza, riguardano molti decreti
l’emergenza di costruire per i mondiali. Dal 1884 nessuno fa nulla, nell’87 ci si rende conto che deve iniziare
la costruzione, questi provvedimenti hanno tutti nel titolo l’emergenza dei mondiali. Succede che i 3 anni
vengono realizzati stadi per tutta Italia, la stazione di Firenze viene riqualificata. Diventa una grande
occasione per tutta Italia. È stata un’occasione di riscatto per diverse città, diventa un’occasione per grandi
opere che anche in questo caso viene macchiata dalla grande speculazione, come gli alberghi e i centri
congresso, son o visti come grandi opere immobiliari.
3)Nel ’92 si festeggiavano gli anni dalla nascita di Cristoforo Colombo. Ci sono delle opere per Genova,
un’esposizione specializzata, le Colombiadi lo erano. Questa esposizione porta un sacco di finanziamenti su
Genova, che permettono la riqualificazione del porto vecchio, è un avvenimento che porta a realizzare la
stazione della metropolitana che ha un effetto importante per la città. I Carruggi erano molto degradati,
poiché il porto era abbandonato, quindi era una parte di degrado, con questi finanziamenti si riqualifica la
città. Da una parte ci sono emergenze che portano alla speculazione e altre che hanno invece risvolti
positivi. La legge 47 del 1985 dice che è possibile pagare nel caso siano stati fatti degli edifici
abusivi(condono). Si legittima un reato contro la collettività e va a costruire su territori da tutelare. La fase di
discussione della legge in cui l’abusivismo è sanabile a pagamento, succede infatti che nell’anno 1984
vengono fatti 200000 alloggi abusivi.

Di positivo rimane il concetto dello sviluppo sostenibile del ‘70, il Club di Roma viene pubblicato un
rapporto, in cui si dice che le risorse sono limitate e che quindi non è detto che noi riusciremo a vivere
sempre di petrolio. Dicono che le risorse verranno finite dalla crescita illimitata, creando catastrofi
ecologiche. Si ipotizza l’effetto del buco dell’ozono. Questo studio diceva che riducendo la fascia dell’ozono e
aumentando il disboscamento sarebbe aumentata la temperatura mondiale, che avrebbe portato
all’indebolimento delle falde acquifere. Il dibattito viene tenuto dall’ONU, questo dibattito viene fatto tra
Nord e Sud del mondo. Sono gli anni di massima espansione di una serie di prodotti nocivi, che servivano
per la massima produzione agricola, in cui le industrie inquinanti saranno portate nei paesi in via di
sviluppo. Si discute sulla diminuzione dei consumi di energia. Si avvia una diatriba tra Nord e Sud del
mondo, che porta la commissione mondiale per l’ambiente alla determinazione dello sviluppo sostenibile.

Nella nozione di sviluppo sostenibile sono incorporate le tre dimensioni fondamentali, che dovrebbero
coesistere: 1) la dimensione economica, 2) la dimensione ambientale, 3) la dimensione sociale. Lo sviluppo
sostenibile fu introdotto autorevolmente nell’agenda internazionale dal Rapporto Bruntland2 che nel 1987
definiva ''Sviluppo sostenibile quello sviluppo capace di soddisfare i bisogni della attuale generazione
senza compromettere il soddisfacimento dei bisogni delle future generazioni". Si tratta di una concezione
della sostenibilità che va al di là della semplice protezione ambientale integrandovi elementi economici (lo
sviluppo), sociali (equità intra e intergenerazionale), culturali e insediativi (la qualità della vita).

La dimensione ambientale è stata l’ultima ed essere considerata, l’ambiente nel dopoguerra non era
considerato, dopo il boom inizia a far parte dei discorsi.

La sostenibilità nella dimensione ambientale parte dal riconoscimento della frattura che esiste tra processi
economici e processi ecologici e, quindi, possiamo affermare che essa si fonda sulla nozione di resilienza.
Una azione è sostenibile se mantiene la resilienza, e quindi preserva (o non pregiudica) il comportamento
sistemico

Il perseguimento della sostenibilità ambientale si fonda:

1. sulla conservazione delle condizioni che hanno consentito e consentono il perpetuarsi della vita nel
tempo (a cominciare dalla vita umana);

2. sul controllo degli effetti negativi delle attività antropiche sul capitale ecologico (aria, acqua, suolo,
biodiversità6) minacciato dalla utilizzazione ad un tasso superiore alla capacità di
rinnovo/rigenerazione.

Con riferimento all'economia “ecologica”, la sostenibilità si fonda su tre precise condizioni:


1. il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore a quello di rigenerazione delle
stesse;

2. il tasso di utilizzazione delle risorse non rinnovabili non può essere superiore al tasso di sviluppo delle
risorse rinnovabili surrogabili o utilizzabili in alternativa;

3. il tasso di inquinamento non deve superare la capacità di assorbimento dell'ambiente.

Dimensione culturale e sociale:


Oggi le diverse culture coesistenti formano un mosaico di eccezionale ricchezza, ciascuna delle quali è
capace di dare risposte in modo univoco e diversificato, evitando comportamenti omologanti. Le culture
locali esprimono, ad esempio, le diversità e le specificità, che si riflettono nella struttura della domanda,
nell'uso delle risorse, nella scelta delle tecnologie; il risultato è la riduzione della competizione nell'uso di
una stessa risorsa, e quindi dello squilibrio tra domanda ed offerta. Comportamenti più omologati
concentrano invece la domanda su una offerta ridotta, con il duplice risultato del sovra-utilizzo della stessa e
del conflitto tra soggetti. Il nostro futuro dipende dalla capacità di comprendere i limiti dell'attuale cultura e
di saper contribuire a promuovere un sistema di valori non incentrati soltanto sulla competizione,
sull'efficienza, sul dominio e l'espansione, ma anche sulla cooperazione, sulla reciprocità, sulla
responsabilità.

Dimensione economica:
Uno sviluppo diventa sostenibile quando consente di procedere alla produzione di nuova ricchezza senza
compromettere la base di risorse che rappresenta il "capitale" complessivo di una comunità, cioè che non
metta in difficoltà economicamente le parti più deboli. Un capitale da conservare costante nel tempo senza
farlo degradare nella ricerca della massima produzione. In questo contesto si impone la definizione di un
limite nel consumo introducendo il concetto di "capitale critico" che consenta di identificare le soglie di non
sostituibili di alcuni tipi di risorse.

Gli approcci allo sviluppo sostenibile:

1. 1972 Conferenza mondiale delle Nazioni unite a Stoccolma: sviluppo compatibile con l'ambiente. È la
prima volta che vengono adottati a livello internazionale alcuni principi che saranno alla base del
concetto di sviluppo sostenibile: "L'uomo è portatore di una solenne responsabilità per la protezione e il
miglioramento dell'ambiente per le generazioni presenti e future", pertanto "Le risorse naturali della
Terra, devono essere salvaguardate a beneficio delle generazioni presenti e future attraverso una
programmazione e una gestione appropriata e attenta" , quindi "deve essere mantenuta e, ove
possibile, ricostituita e migliorata la capacità della Terra di produrre risorse vitali rinnovabili". Voluta e
organizzata dai paesi sviluppati, che si erano resi conto che il carico ambientale legato ad uno sviluppo
incontrollato stava diventando insostenibile. Il problema più trattato è pertanto quello
dell’inquinamento, che preoccupa soprattutto i paesi industrializzati. Il problema dello sviluppo
sostenibile è affrontato solo marginalmente.

2. 1987 "Rapporto Bruntland" ("Our common future") della “Commission on Environment and
Development” dell’ONU. Noto come Rapporto Bruntland, dal nome del presidente della commissione,
definisce lo sviluppo sostenibile come "uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza
compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni". Si tratta di una
definizione del tutto generale per un approccio unitario allo sviluppo e all'ambiente, in base alla
considerazione che un ambiente degradato e depauperato nelle sue risorse non può garantire uno
sviluppo durevole e socialmente accettabile. La protezione dell'ambiente non viene più considerata un
vincolo allo sviluppo, bensì una condizione necessaria per uno sviluppo duraturo.

3. 1992 Conferenza di Rio de Janeiro: Sviluppo sostenibile e Agenda XXI. Durante questa conferenza, a
livello mondiale, vengono gettate le basi per dare l'avvio ai programmi di risanamento ambientale del
nostro pianeta, vengono enunciati i principi su cui impostare le politiche nazionali ed internazionali e
vengono posti in evidenza i problemi globali che devono coinvolgere responsabilità ed azioni di tutti gli
stati. Da questa scaturiscono tre documenti principali: la Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo
sviluppo, la Dichiarazione autorevole di principi sulle foreste e l’Agenda XXI, programma d’azione
ambientale della comunità internazionale. Ù

4. 1997 Convenzione sul Clima. A Kyoto i paesi industrializzati si impegnano a ridurre del 5,2% le
emissioni di CO2 (principale responsabile dell’effetto serra) nell’arco di 10-12 anni.

5. 2015 Commissione di Parigi Alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 paesi
hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L’accordo
definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare
cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC.

Gli approcci:

Funzionalisti:

Secondo questa concezione di sviluppo sostenibile il primato spetta comunque all'economia: i valori
ambientali sono sempre concepiti come esternalità e sono comprensibili e valutabili solo per quella parte
che risulta monetizzabile: in questo senso vengono generalmente trascurati o sottovalutati i rischi e i danni
a lungo termine, la qualità estetica, il rispetto delle culture locali, ecc . In sintesi i caratteri distintivi (ed i
limiti) di quest'approccio sono sinteticamente riassumibili:

- prevalenza di normative ed interventi che tendono ad agire a valle dei fenomeni di degrado e che non
sono in grado di contrastare con continuità il riprodursi di tali fenomeni;

- scarsa attenzione nei confronti dei processi di artificializzazione e di semplificazione degli ecosistemi;

- trasferimento della questione ambientale ai paesi poveri, dovuta principalmente alla subordinazione della
qualità ambientale alla domanda di mercato di una popolazione attestata su livelli di benessere medio-alti;

- territorio concepito come elemento astratto, spogliato nella sua identità e negato nella sua memoria
storica;

- forme di insediamento condizionate più dai principi di razionalità economica che dalle caratteristiche
ambientali;

- più in generale, il concetto di sostenibilità è subordinato a quello di "capacità di carico".


La sostenibilità è assimilata ai limiti ammissibili di consumo di risorse, di sfruttamento di un territorio, di
inquinamento dell'ambiente, dove i limiti sono stabiliti dalla scienza ufficiale e ratificati dalla sfera politico-
amministrativa: cosa, come e dove produrre entro questi limiti lo decidono le imprese, il mercato.

Ambientalisti scientifico:
Nell'ambientalismo scientifico viene compiuto uno spostamento di ottica fondamentale rispetto
all'approccio funzionalista: la natura, i sistemi ambientali hanno diritti che devono essere rispettati, pena
anche la decadenza del sistema antropico. In questo approccio la sostenibilità ha valore di interazione
reciproca tra insediamento antropico e ecosistema naturale: la salvezza dell'economia dell'uomo è
subordinata alla ricostruzione dell'economia della natura. Rispetto all'approccio funzionalista,
esclusivamente regolativo e tutto teso alla ricerca dei limiti, l'ambientalismo scientifico assume un'ottica più
propositiva e progettuale: la sostenibilità diventa la condizione strutturale dello sviluppo economico (se nel
primo approccio si può parlare di sviluppo compatibile, è con l'ambientalismo scientifico che assume un
senso il concetto di sviluppo sostenibile). L’inquinamento non è visto come qualcosa da dover controllare,
come pensano i funzionalisti, ma in realtà esso per gli ambientalisti è la somma totale di tutta l'energia
disponibile nel mondo che è stata trasformata in energia non disponibile.

Territorialista: (Alberto Magnani)

L'approccio territorialista è orientato alla definizione di modalità insediative che producano la rinascita del
territorio. La questione della sostenibilità dello sviluppo viene impostata mettendo in evidenza le regole
genetiche dello sviluppo stesso. Il concetto chiave è quello di sviluppo locale autosostenibile, dove il
termine locale vuole mettere in evidenza la valorizzazione delle risorse territoriali e l'identità di un luogo,
mentre autosostenibile sta ad indicare l'importanza di una ricerca di regole insediative produttrici di
omeostasi9 locali e di equilibri di lungo periodo tra insediamento umano e ambiente. Il punto fondamentale
dell'approccio è l'assunzione del territorio come elemento di riferimento dello sviluppo locale
autosostenibile al fine di costruire un insieme di relazione virtuose tra le sue componenti costitutive.

La pianificazione diventa lo strumento per tutelare l’ambiente e per comprende le regole che regolano
l’ambiente e cercare di conviverci. L’approccio da importanza agli strumenti e agli abitanti che si devono farsi
partecipativi, riconoscendo le caratteristiche del paesaggio.

1)tutela del paesaggio

2)tutela del suolo

3)aree protette

Il concetto di paesaggio nasce fin dal periodo tra le due guerre, la legge era del 1939. La prima che compare
nella normativa e viene considerato come tutela della conservazione dell’esistente come valore storico e
culturale, oltre che economico ed ESTETICO. Oggi si parla di paesaggio come fatto CULTURALE, gli abitanti
entrano a far parte della gestione del paesaggio, questa evoluzione si protrae per quasi un secolo.

Legge 1089 del 1939:

gli edifici di valore storico e architettonico sono sottoposti a vincolo, così come le zone di interesse
numismatico, ma non sono soggette a vincolo gli edifici di età inferiore ai 50 anni.

Legge 1567 del 1939:

questa legge dice che sono protette le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza, come le colline
toscane per esempio, sono protette in generale le cose che hanno notevole interesse pubblico. Vi
appartengono le ville, i giardini e i parchi che si distinguono per la loro non comune bellezza. In generale si
tutelano le bellezze naturali e le bellezze panoramiche.
Settembre 1985 legge 431: Legge Galasso

L’ambiente deve essere tutelato, poiché ci fornisce le risorse per vivere. C’è bisogno di pianificarlo, cercando
di regolarlo in un qualche modo. Per questo c’è una sottoposizione a vincolo che non hanno a che fare con
l’ambito della bellezza.

Legge 352 del 1997: interessa anche gli elementi di singolarità geologica.

Bene paesaggistico: non solo il bello, ma ciò che ha una particolare struttura morfologica.

Il piano territoriale a valenza paesaggistica è obbligatorio, diventando lo strumento che permette di agire
sul paesaggio.

La Convenzione europea del paesaggio negli anni 2000 definisce il paesaggio con un passo in più, dapprima
dalle valenze estetiche siamo passate dalle caratteristiche morfologiche, in questa visione del paesaggio ci
dice che il paesaggio è una parte di territorio così come percepita dalle persone, questo permette di
distinguere il territorio naturale e quello antropizzato.
Definizione: “paesaggio”, designa una determinata parte del territorio, così come è percepita dalle
popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e delle loro interrelazioni.

Questa nuova visione converge assieme alle altre del 1939 e del ‘97 nella legge del 2004, attraverso il
codice dei beni culturali e del paesaggio, nel quale si da molta importanza al ruolo della Provincia.

PRIMO PIANO REGIONALE: PIANO DELLA VALLE D’AOSTA

è un piano a valenza paesistica, tutta la parte analitica è tesa a individuare le unità di paesaggio.

08/11/2018

Strumenti di pianificazione ambientale:

I vincoli idraulici vengono dai piani tesi al rispetto del territorio, dopo la legge Galasso del 1985 si
aggiungono i vincoli al suolo e alla tutela delle acque con la legge del 1889(Norme per il riassetto
organizzativo e funzionale della difesa del suolo) la numero 183. Questa legge nasce dopo che nell’86
c’erano stati eventi alluvionali eccezionali.
Le norme della legge 183 portano all’istituzione all’Autorità di Bacino, tale autorità ha il compito di
elaborare il Piano di bacino o Piano di assetto idrografico. Oggi queste autorità hanno un riferimento
sovralocale. La legge decide il soggetto che deve intervenire sul fiume, l’autorità di bacino deve gestire con
interventi.

Piano di Bacino: È redatto dall’Autorità di bacino e approvato dal Ministero (dalla Regione per i bacini di
interesse regionale)

Principali contenuti:

a) Quadro conoscitivo aggiornato del sistema fisico, delle utilizzazioni previste dagli s.u., dei vincoli insistenti
b) Individuazioni delle situazioni di degrado del sistema fisico e delle cause
c) Direttive cui devono uniformarsi difesa del suolo, sistemazione idrogeologica e idraulica, uso acque e suoli

d) Opere necessarie distinte per obiettivo


e) Programmazione e utilizzazione delle risorse idriche, agrarie, forestali, estrattive
f) Individuazione opere e provvedimenti finalizzati alla conservazione del suolo e della tutela dell’ambiente
g) Opere di protezione consolidamento e sistemazione dei litorali marini che sottendono il bacino
h) Valutazione preventiva dei rapporti costi benefici e dell’impatto ambientale e degli interventi previsti
i) Normativa e interventi consentiti per le estrazioni materiali e fasce di rispetto
j) Zone da assoggettare a particolari vincoli e prescrizioni
k) Prescrizioni contro l’inquinamento del suolo che può incidere sui corpi idrici
l) Misure necessarie per contrastare la subsidenza

Ovviamente i Piani Regolatori devono conformarsi al Piano di Bacino.

Il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI): piano territoriale settoriale, strumento conoscitivo, tecnico-
operativo e normativo, direttamente vincolante per gli strumenti sotto ordinati.

Il Piano di Bacino:

Compiti del PAI:

 curare gli interventi idrogeologici ed idraulici, di forestazione e di bonifica

 proteggere le zone umide e le parti terminali dei fiumi

 prevedere serbatoi d'invaso per prevenire inondazioni ed allagamenti

 disciplinare le attività estrattive e prevenire i possibili fenomeni di dissesto

 garantire le condizioni di equilibrio delle falde sotterranee

 predisporre la ricostruzione dei cordoni dunosi

 rendere conforme lo stato delle acque superficiali a quanto stabilito dalle normative comunitarie

 prevedere l'istituzione di parchi fluviali, lacuali e di aree protette riordinare il vecchio vincolo
idrogeologico
Gli interventi idraulici sono realizzati dalla regione dal Genio civile (ingegneri idraulici che si occupano di
interventi vicino alle zone fluviali) e dal Consorzio di Bonifica (ente preposto alla gestione ordinaria:
realizzazione delle piste ciclabili, manutenzione, protegge le parti naturali del fiume).

Fiume Seveso: aveva avuto un inquinamento delle falde e tutta la zona Lombarda aveva avuto problemi,
aveva portato alla Direttiva Acque, che determinava la regolamentazione delle acque sotterranee e pone il
problema dell’analisi delle acque inquinate.

Il rischio idrogeologico e idraulico:

L’idrogeologia è la disciplina delle scienze geologiche che studia le acque sotterranee, anche in rapporto alle
acque superficiali. Nell’accezione comune, il termine dissesto idrogeologico viene invece usato per definire i
fenomeni e i danni reali o potenziali causati dalle acque in generale, siano esse superficiali, in forma liquida
o solida, o sotterranee. Le manifestazioni più tipiche di fenomeni idrogeologici sono frane, alluvioni, erosioni
costiere, subsidenze e valanghe.

La cartografia di settore rileva una perimetrazione delle aree a rischio, evidenziando:


• Il rischio idrogeologico, che corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli
pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua della rete idrografica minore e di
smaltimento delle acque piovane.
• Il rischio idraulico, che corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli idrometrici
critici (possibili eventi alluvionali) lungo i corsi d’acqua principali

Il fiume ha un letto che si muove, in una ventina di anni si allarga, poi esonda e poi ci sono piene eccezionali
ogni 50 anni in cui il fiume si allarga di più. Questi vengono denominati come TEMPI DI RITORNO.

Pericolosità idraulica:

rosse: tempi di ritorno trentennale, dove non si può costruire

zone gialle: ogni 200 anni, si può costruire con programmi condizionati

L’unione della carta della pericolosità idraulica e geologica danno la carta della pericolosità Integrata.

Legge 6 dicembre 1991 n. 394 “Legge quadro sulle aree protette”

Obbligo di fondare la gestione dei parchi naturali sulla pianificazione

Definizione delle tipologie di aree protette:


• Parchi nazionali
• Parchi naturali regionali
• Riserve naturali
• Aree protette

Definizione degli enti di gestione:


• Ente parco Comunità del parco

Definizione degli strumenti di gestione:


• Piano del parco
• Piano pluriennale socioeconomico
• Regolamento del parco
I Vincoli di legge: Vincoli ricognitivi e conformativi sono provvedimenti disposti per legge (o avente stesso
valore) mirati a prevenire o risolvere specifici problemi che le azioni sul territorio possono determinare

I vincoli ricognitivi nascono dal riconoscimento di un valore o di un rischio attraverso un’azione di verifica.
Sono vincoli riconosciuti a norma di legge e, per questo, non riconoscono l’indennizzo e hanno validità
illimitata (ad es. legati alla tutela delle aree sottoposte a vincolo per scopi idrogeologici, alla tutela delle
cose, immobili e mobili, d'interesse artistico, storico, archeologico ed etnografico, alla protezione delle
bellezze naturali o alla tutela delle aree di particolare interesse ambientale)

I vincoli conformativi incidono su di una generalità di beni, nei confronti di una pluralità indifferenziata di
soggetti, in funzione della destinazione assolta dalla intera zona in cui questi ricadono e delle sue
caratteristiche intrinseche, o del rapporto con un’opera pubblica. Ad esempio, il vincolo di inedificabilità
relativo alla fascia di rispetto stradale riguarda una generalità di beni e di soggetti, ed ha una funzione di
salvaguardia della circolazione, indipendentemente dalla eventuale instaurazione di procedure
espropriative. Si tratta in sostanza di vincoli che riguardano i modi di godimento e utilizzazione del bene: la
proprietà del bene è ancora del privato quindi non prevedono il pagamento di alcun genere di indennità

Tipi di vincoli ricognitivi:

Beni culturali D.lgs. 42/2004 Articolo 10. (Beni culturali)


1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici
territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro,
che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

2. Sono inoltre beni culturali:


a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri enti
pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;
b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di
ogni altro ente ed istituto pubblico;
c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di
ogni altro ente e istituto pubblico, ad eccezione delle raccolte delle biblioteche indicate all'articolo 47,
comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e di quelle ad esse assimilabili.

3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall’Articolo 13:
a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico
particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1;
b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente
importante;
c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;
d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente
importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della
cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive
o religiose;
e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti [...]

4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a):


a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;
b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all'epoca, alle tecniche e ai materiali di produzione,
nonché al contesto di riferimento, abbiano carattere di rarità o di pregio, anche storico;
[...] f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;
g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico;
h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;
i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico;
l) le architetture rurali aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell’economia
rurale tradizionale.

Beni paesaggistici D.lgs. 42/2004 Articoli 136 e 142

Articolo 136. (Immobili ed aree di notevole interesse pubblico) 1. Sono soggetti alle disposizioni di questo
titolo per il loro notevole interesse pubblico: si rifà un po' alla legge del 1939.
a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;
b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si
distinguono per la loro non comune bellezza;
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e
tradizionale, ivi comprese le zone di interesse archeologico;
d) le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili
al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.

Beni paesaggistici D.lgs. 42/2004 Articoli 136 e 142

Articolo 142. (Aree tutelate per legge) ex Galasso 1. Sono comunque di interesse paesaggistico e sono
sottoposti alle disposizioni di questo Titolo:
a) i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i
terreni elevati sul mare;
b) i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia,
anche per i territori elevati sui laghi;
c) i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle
acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o
piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna;
d) le montagne per la parte eccedente 1.600 metri sul livello del mare per la catena alpina e 1.200 metri sul
livello del mare per la catena appenninica e per le isole;
e) i ghiacciai e i circhi glaciali;
f) i parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi;
g) i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a
vincolo di rimboschimento, come definiti dall'articolo 2, commi 2 e 6, del decreto legislativo 18 maggio
2001, n. 227;
h) le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici) le zone umide incluse nell'elenco
previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448;
l) i vulcani;
m) le zone di interesse archeologico individuate alla data di entrata in vigore del presente codice.
2. Non sono comprese tra i beni elencati nel comma 1 le aree che alla data del 6 settembre 1985:
a) erano delimitate negli strumenti urbanistici come zone A e B;
b) erano delimitate negli strumenti urbanistici ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, come
zone diverse dalle zone A e B, ed erano ricomprese in piani pluriennali di attuazione, a condizione che le
relative previsioni siano state concretamente realizzate;
c) nei comuni sprovvisti di tali strumenti, ricadevano nei centri edificati perimetrati ai sensi dell'articolo 18
della legge 22 ottobre 1971, n. 865.

Esempio di vincolo conformativo:


Vincolo stradale D.M. 1404/68 e codice della strada

Art. 3 - Distinzione delle strade Le strade, in rapporto alla loro natura ed alle loro caratteristiche, vengono
così distinte agli effetti della applicazione delle disposizioni di cui ai successivi articoli:
A) Autostrade
B) Strade di grande comunicazione o di traffico elevato: strade statali comprendenti itinerari Internazionali;
strade statali di grande comunicazione; raccordi autostradali non riconosciuti; strade a scorrimento veloce
C) Strade di media importanza: strade statali non comprese tra quelle della categoria precedente; strade
provinciali aventi larghezza della sede superiore o eguale a m. 10,50; strade comunali aventi larghezza della
sede superiore o eguale a m. 10,50;
D) Strade di interesse locale: strade provinciali e comunali non comprese tra quelle della categoria
precedente.

Art. 4 - Norme per le distanze Le distanze da osservarsi nella edificazione a partire dal ciglio della strada e
da misurarsi in proiezione orizzontale, sono così da stabilire: strade di tipo
A) - m. 60,00; strade di tipo
B) - m. 40,00; strade di tipo
C) - m. 30,00; strade di tipo
D) - m. 20,00.

I piani della prima generazione guardavano alla ricostruzione e allo sviluppo, la seconda generazione di
piani, tra anni ’70 e ’60, il tema è quello del garantire i servizi, alla grande espansione erano necessari i
servizi(alcuni piani sono stati di sperimentazionelegge Ponte: definizione per legge le quantità di aree a
servizi), infine la terza generazione, anni ’80 e ’90 c’è il problema della crisi petrolifera, che fa sì che dentro
alla città ci siano grandi aree dismesse e quindi la necessità di affrontare il problema dei “contenitori vuoti”,
perché queste aree avevano problemi di inquinamento e poi dall’altra parte sono occasioni per la città, si
può riflettere su cosa fare, sia guardano alla singola area sia guardando alla pianificazione. Dentro ai piani
negli anni ’90 si introducono la pianificazione ambientale. Nella riqualificazione delle aree si chiede un mix
di funzioni per poter andare contro la zonizzazione. Queste aree richiedono maggiore attenzione
all’ambienteanalisi del territorio extraurbano. Nei piani di terza generazione si inizia ad avere una
cartografia che guarda anche alla pericolosità sismica e idrologica.

Caratteri della terza generazione di piani:

• Inquadramento territoriale
• Pianificazione dei centri storici e politica del recupero in area agricola (territorio extraurbano)
• Entra nel piano la problematica dell’ambiente
• Entra nel piano la problematica della qualità e della trasformazione urbana
• È ampiamente modificato il concetto di zonizzazione

Piano della città di Pavia:

Presupposti

Principi informatori
• Il piano del 1956/64 (Dodi) caratterizzato da enorme capacità insediativa e altissimi indici
• Il piano dei servizi del 1973 di Campos Venuti
• Il piano del 1976 di G. Astengo e G. Campos Venuti

Azioni del piano:


• tutela, riqualificazione e trasformazione dopo un’attenta analisi dei tessuti urbani e agricoli - attenzione
alla qualità e al disegno degli interventi
• individuazione e valorizzazione del patrimonio territoriale identitario (parco Visconteo, Naviglio, i segni
geografici dei fiumi, ecc.) e di quello urb.co ed edilizio urbano
• definizione della forma e dei margini urbani con azioni mirate alle specifiche problematiche
• massima attenzione alle occasioni di trasformazione urbana e della loro fattibilità per i servizi
• limitato incremento insediativo concentrato in gran parte nelle aree di trasformazione e di
riqualificazione, minimo spazio per le nuove quote di espansione
• sviluppo e integrazione con la città delle grandi infrastrutture

Il nuovo piano di Pavia assume come piano base la tutela e la riqualificazione, la quale può avvenire solo
dopo l’individuazione del patrimonio territoriale.

Bologna:

Presupposti
• Il piano del 1958 redatto dall’U.T.C. caratterizzato da grande previsione di sviluppo, alti indici, standard
insufficienti (5,2 mq/ab)
• Il piano del 1970, formalmente variante generale al PRG 1958 per l’adeguamento delle infrastrutture e dei
servizi al DM 1444/68 e per il contenimento del carico urbano.
• Politica di riqualificazione del centro storico (P.e.e.p.) problema del centro storicopiani di edilizia
economica popolare
• ripensamento della struttura della città e necessità di ricerca della qualità urbana
• Inquadramento del piano nel contesto della pianificazione urbanistica intercomunale (P.U.I.)

Si cerca negli anni’80 di portare ad una riqualificazione della qualità urbana.

Nel 1984/86 il piano prevede:

• riqualificazione urbana di grande scala con spostamento di funzioni dal centro storico ad una nuova “spina
dorsale” polifunzionale
• ristrutturazione del sistema infrastrutturale pubblico basato su rotaia (metropolitana leggera)
• studio di un sistema integrato della mobilità basato sulle varie modalità di trasporto
• fascia di verde boscato est ovest parallelo all’arco della “spina” con funzione di parco urbano e limite
visuale
• trasformazione dell’insieme degli spazi collettivi in un sistema integrato e organico di elevata qualità
• riqualificazione della rete dei servizi e della loro accessibilità
• parco della collina in continuità con i parchi urbani
• individuazione di aree problema (zone integrate di settore) con progettazione urbanistica di dettaglio
• norme di dettaglio per il recupero del patrimonio edilizio storico
• predisposizione delle previsioni di piano per la sua informatizzazione

Piano per la città di Siena:1990


Viene fatto dall’architetto Mario Secchi (C’era stato un piano degli anni ’50 di Piccinato).

Questo nuovo piano pone al centro il tema dell’ambiente, tutta la parte dell’analisi tiene conto della zona
collinare, le sottozone agricole sono numerate e riprendono le caratteristiche olografiche. Tutto il verde
agricolo viene zonizzato e normato, diverso dai piani precedenti che prevedevano una definizione di legge
generica. Nella normativa toscana verranno fatti i Sistemi Territoriali per la zona agricola.

Si cerca di rifare una collegazione del verde urbano. La parte più interessante di questo piano è la
formazione di un disegno di area vasta e un disegno puntuale, le zone di verde e le zone puntuali, come le
aree dismesse.
Sei erano i punti principali:

Se prima il piano aveva uno sviluppo fuori dal centro storico verso la collina che andava verso Firenze, questi
nuovi piani riguardano anche gli attraversamenti est ovest, il fiume e i luoghi centrali che si attestano lungo
le mura, i progetti lungo la tangenziale e il parco fluviale. A questi progetti corrisponde una scheda
normativa, che riporta i percorsi, le aree a parcheggio e le zone riqualificate. Questo piano prevede la
realizzazione della stazione, l’arrivo degli autobus doveva essere spostato dall’altra parte della stazione.

Il progetto della strada fiume prevedeva una strada che arrivava alla strada Siena-Firenze.

Legge n. 142 del 1990 « Ordinamento delle autonomie locali »

Il Nuovo Ordinamento degli Enti Locali

Tre livelli della pianificazione

 pianificazione regionale

 pianificazione provinciale e metropolitana


 pianificazione comunale

Il comma 4 dell'articolo 3 della legge 142/1990 dispone che "la regione determina gli obiettivi generali della
programmazione economico-sociale e territoriale".

Lo strumento: il Piano Territoriale Regionale + il Piano Paesaggistico o PTR a valenza paesaggistica

Provincia "la provincia, inoltre, predispone e adotta il piano territoriale di coordinamento” contenente:
a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;
b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;
c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il
consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali".

Lo strumento: Piano territoriale di Coordinamento Provinciale

Città metropolitana La città metropolitana - comma 1 dell'articolo 19 della legge 142/1990: "la legge
regionale, nel ripartire tra i comuni e la città metropolitana le funzioni amministrative, attribuisce alla città
metropolitana, oltre alle funzioni di competenza provinciale, le funzioni normalmente affidate ai comuni
quando hanno precipuo carattere sovracomunale e debbono, per ragioni di economicità ed efficienza,
essere svolte in forma coordinata nell'area metropolitana, nell'ambito delle seguenti materie: a)
pianificazione territoriale dell'area metropolitana b) viabilità, traffico e trasporti c) tutela e valorizzazione
dei beni culturali e dell'ambiente d) difesa del suolo, tutela idrogeologica, tutela e valorizzazione delle
risorse idriche, smaltimento dei rifiuti e) raccolta e distribuzione delle acque e delle fonti energetiche f)
servizi per lo sviluppo economico e grande distribuzione commerciale g) servizi di area vasta nei settori della
sanità, della scuola e della formazione professionale e degli altri servizi urbani di livello metropolitano"

Città metropolitana La città metropolitana - comma 1 dell'articolo 19 della legge 142/1990:


"la legge regionale, nel ripartire tra i comuni e la città metropolitana le funzioni amministrative, attribuisce
alla città metropolitana, oltre alle funzioni di competenza provinciale, le funzioni normalmente affidate ai
comuni quando hanno precipuo carattere sovracomunale e debbono, per ragioni di economicità ed
efficienza, essere svolte in forma coordinata nell'area metropolitana, nell'ambito delle seguenti materie:
a) pianificazione territoriale dell'area metropolitana
b) viabilità, traffico e trasporti
c) tutela e valorizzazione dei beni culturali e dell'ambiente
d) difesa del suolo, tutela idrogeologica, tutela e valorizzazione delle risorse idriche, smaltimento dei rifiuti
e) raccolta e distribuzione delle acque e delle fonti energetiche
f) servizi per lo sviluppo economico e grande distribuzione commerciale
g) servizi di area vasta nei settori della sanità, della scuola e della formazione professionale e degli altri
servizi urbani di livello metropolitano"

La legge Ponte quando ha individuato le zone ha obbligato tutte ad avere la zona D, industriale. Il piano
provinciale da delle disposizioni per queste aree industriali che hanno maggior bisogno delle infrastrutture.

La competenza importante delle provincie è quella delle scuole superiori.

Città metropolitana: simile alla provincia, ma era più piccola della provincia
Ha competenze sulla coordinazione dei comuni sulla raccolta delle acque, i servizi per lo sviluppo
economico, la sanità e la scuola.

Oggi molte funzioni della provincia sono passate alle regioni.

C’è stato un dibattito sul dividere il piano generale in un piano operativo e in un piano strutturale.

La 142 apporta l’accordo di programma tra enti diversi, regione e provincia, permettendo la variazione del
piano regolatore generale. L’accordo di programma fa un documento unico. Prima dell’accordo si fa la
conferenza dei servizi (legge 241 del ’90), si mette ad un tavolo tutti i servizi sia della provincia che della
regione. Questi metodi sono per la semplificazione procedurale.

13/11/2018

DALL’ANALISI AL PROGETTO:IL METODO SWOT

FASI DI PIANIFICAZIONE

La prima fase di un processo di pianificazione è quella analitica, che si occupa di una serie di materie che
sono quelle economiche, sociali e culturali, per capire come si muove la città. L’analisi swot fa l’analisi sui
punti di forza, le debolezze, le minacce presenti nell’aria. L’analisi swot mi dice in che modo agire sul
territorio, facendo delle politiche territoriali, prendendo atto dei punti di debolezza e di forza. Le politiche
territoriali forniscono lo spazio per l’azione strategica, le strategie possono essere degli elenchi di cose,
attraverso le quali scelgo le azioni da fare. Gli obiettivi hanno bisogno di essere condivisi. L’analisi swot è un
metodo di diagnosi, che ha origine aziendale, nasce dal posizionamento strategico di un’impresa sul
mercato. Fattori endogeni: fanno parte del sistema, dell’azienda. Mentre esogeni: opportunità e vincoli.
L’applicazione di questo metodo serve per capire quali possono essere le politiche dei soggetti pubblici e
privati. Si tratta di capire come l’impresa si muove nel mercato di riferimento. L’impresa ha dei fornitori, dei
clienti, ma anche dei rivali, dunque dovrà agire sul mercato facendo concorrenza attraverso la qualità.
Questi ragionamenti fanno parte del microambiente. Questi sono i fattori endogeni. I fattori esogeni, esterni
sono quelli che le persone che guidano l’impresa devono conoscere ma non ci possono agire direttamente.

FATTORI ENDOGENI: del microambiente

Risorse materiali:

1)risorse fisiche: capannone

2)finanziarie

3)umane

Risorse immateriali:

4)il sapere, conoscenza dei bisogni, idee di rinnovo dei prodotti

5)risorse di immagine

Competenze:

6)saper fare
FATTORI ESOGENI: il macroambiente

Permettono di individuare quali sono:

1) opportunità: variabili che permettono di rafforzare la competitività

2)minacce: fattori che rappresentano un pericolo per l’impresa

Fattori politico normativi:

1)disciplina della concorrenza

2)politica fiscale

3)regolamentazione del commercio internazionale: embargo, si impedisce il commercio di determinati


prodotti, è una regolamentazione che impedisce il libero scambio delle merci

4)legislazione sul lavoro: molte aziende si spostano poiché il lavoro costa meno

5)legislazione in materia ambientale: fonte di grandi dibattiti, in Europa ci sono varie direttive, che in Cina
per esempio non ci sono

6)deregulation: spesso si parla di troppa libertà del mercato, di lasciare troppo liberismo fiscale

7)privatizzazioni: si collega alla deregulation

8)stabilità politica: quando c’è instabilità al governo crolla la borsa

9)politica nazionale:

10)politica internazionale

FATTORI ECONOMICI:

1) andamento del PIL

2)disoccupazione

3)tassi di interesse

FATTORI SOCIO-CULTURALI:

1)Tendenze demografiche della popolazionein base alla presenza di popolazione vecchia o giovane ci
sono esigenze diverse

2)Distribuzione del reddito

3)Pari opportunità

4)Cambiamenti degli stili di vitacambiamenti nella struttura dell’azienda

5)Livelli di educazione

FATTORI TECNOLOGICI:
1)spesa governativa nella Ricerca

2)velocità di trasferimento tecnologico

3)tassi di obsolescenza della tecnologia

4)livello di innovazione tecnologica

Ovviamente l’avanzamento tecnologico ha portato, nel caso in cui l’azienda non si rinnovasse, alla sua
chiusura.

Il tema dell’avanzamento tecnologico ha portato al declino della città industriale, diventa una città a non
avere più grandi spazi.

ANALISI SWOT:

l’analisi avviene attraverso l’incrocio, considero le minacce del macroambiente, i settori che tirano di più,
come la moda, l’analisi incrociata dei punti di forza e debolezza mi aiutano a capire le minacce e le
opportunità e formulare delle strategie.

Punti di forza:

1)risorse finanziarie

2)market leader riconosciutoBarilla, Scavolini

3)accesso ad economie di scala: si raggruppano le aziende nello stesso luogo, distretti specializzati, che sono
luoghi in cui ci sono diverse aziende che producono lo stesso prodotto

4)economie di apprendimento: personale qualificato per una determinata azienda, si aprono scuole per la
formazione di operai qualificati

5)tecnologia proprietaria: brevettoinnovazione di prodotto

6)competenze tecnologiche superiori

7)management esperto

Debolezza:

1) macchinari vecchi

2)strutture obsolete

3)mancate competenze manageriali

4)minacce del mercato esterno

5) possibilità di acquisire nuovi ambiti di mercato

A COSA INTERESSA A NOI LA SWOT:

Ci dà una mano alla sintesi preliminare, serve per avere il quadro complessivo dell’intero progetto
FATTORI ENDOGENI: punti di forza, risorse

1)naturale: elementi naturalistici: flora, fauna, falde non inquinate

2)elementi storico architettonico: resti archeologici, chiese, poderi

3)socioeconomiche: esempio settori di attività economiche

4)pianificazione: gestione delle risorse

FATTORI ENDOGENI: punti di debolezza

1)zone alluvionabili

2)patrimonio storico degradato, abbandonato

3)socio-economichecrisi delle attività che hanno inquinato il territorio

4)pianificatoriospeculazione

Carta del patrimonio, ci dice i punti di forza

FATTORI ESOGENI: opportunità

1)finanziamenti regionali

2)investimenti esterni

FATTORI ESOGENI: Minacce

1)immagine distorta della città

2)mancato finanziamento dei programmi

Dalla diagnosi al progetto: forme di rappresentazione sintetica

Dobbiamo considerare l’aria di progetto come qualcosa che è al centro per alcune persone. L’intento deve
essere quello di migliorare l’angolo di mondo. Dobbiamo fare in modo di tenere in considerazione le
persone che vivono in quella zona.

Quali sono le opportunità che devono essere rappresentate come un diagramma, un disegno che dice quali
sono i modi per migliorare la zona.

Come può essere considerato il sistema mondo?Regionale.

I principali interessi della regione e come sono collegati

20/11/2018

MASTERPLAN:

dimensione urbanistica del progetto. È l’applicazione di alcune teorie del progetto ad una scala urbana.
Progettare un pezzo urbano all’interno della città. Rappresenta l’obiettivo della nostra esercitazione.
Progetto per un nuovo quartiere ad Anversa. È stato progettato da Secchi Viganò. Diamante fiammingo: città
di medie dimensioni, mai metropoli, numero notevole di città medie e piccole.

Città di Anversa: l’area è inserita in un sistema murario, alla fine di questo ring l’unica aria non urbanizzata
era il Nieuw Zuid. Questo fiume di autostrade arriva nell’aria di progetto. Nei punti di scambio tra acqua e
progetto si crea un sistema di binari paralleli e stretti. La città di Anversa fa parte delle Fiandre. La Vallona è
francofona, nelle Fiandre parlano l’olandese e a Brouxel si trova un insieme di culture. Anversa è una città
olandese nella cura dello spazio pubblico e nelle tipologie edilizie. Anversa ha avuto un sacco di piani
strategici, tra cui il nuovo lungo fiume. Il progetto era legato al problema che Anversa si trova in un delta, nel
punto di congiunzione di grandi fiumi e il mare. Il mare ha le sue maree e i grandi fiumi creano oscillazione
di bassa e alta marea di oltre quattro metri. Il rapporto è sempre immediato nell’acqua. C’è la necessità di
costruire delle barriere, poiché con alte maree e apporti dei fiumi, si creano delle enormi inondazioni. Nel
tempo sono state create delle dighe, che sono diventati elementi di protezione e dei limiti, poiché non si
può accedere al lungo fiume.

Progetto di Nieuw Zuid: nel 1990 concorso internazionale, Toyo Ito però abbandona il progetto quasi
subito. Nel 2010 è stato rifatto un concorso vinto da Viganò. Fino al 2012 c’è stato un lavoro di
trasformazione del masterplan in un piano attuativo. Vanno asciugati alcuni elementi e trasformarlo in una
serie di aree e di perimetri. Questo progetto era stato sviluppato da tre attori principali. Da una parte gli
imprenditori quelli che vogliono guadagnare dal suolo. Poi c’è la città che ha un architetto molto potente,
tipo assessore all’urbanistica. Queste tre figure rappresentano delle idee di progetto molto diverse. La città
vorrebbe avere degli spazi ampi, però gli imprenditori vogliono un edificio vendibile. I progettisti devono
stare nel mezzo. I developer avevano una struttura che si affacciava su uno spazio immenso.

Idea del parco a pois:

l’idea si basava sul ridimensionamento delle strade per poter ridurre gli svincoli, con un parco costituito da
varie porzioni. Liberando lo spazio del nodo si andava a costruire un parco di 9 ettari. Tutta l’idea del parco
era costituita da un percorso circolare sul quale si distribuivano diverse funzioni.

Per quanto riguarda il quartiere:

29 ettari per molte funzioni.

La forma urbana è un elemento fondamentale nel masterplan. Concetto della striga, non un blocco, ma un
sistema lineare su cui si vanno ad attestare i vari edifici. Su questa idea hanno suddiviso la superficie in una
serie di elementi lineari successivi. La configurazione mista garantisce la maggior densitàmix tra torri e
blocchi. La torre da molta densità, ma proietta le ombre in modo ampio, mentre il blocco permette una
superficie densa, ma minore della torre. Abbiamo un’infrastruttura centrale, con trasporto carrabile. Il
progetto non rende eccessiva il processo della striga, ma poi facendola scomparire all’interno del quartiere,
però alla fine questo elemento non è più percepibile, rimanendo comunque centrale. Il quartiere ha una
strada che separa il lungo fiume con l’aria interna, il quartiere ha una strada in mezzo da cui si diramano le
perpendicolari. La strada centrale è leggermente curvata, poiché permette il rallentamento nella zona delle
auto. Oltre a questi elementi delle strade, c’è anche tutto un sistema di smarrimento delle acque. Oltre al
sistema della striga, noi abbiamo la capacità di interagire con la forma urbana, ma non possiamo creare il
singolo edificio. Hanno creato una struttura più economica e più grande. Si crea la possibilità di avere
elementi esterni ai vari appartamenti. Ogni appartamento doveva avere un panorama. In ambiente
olandese si costruiscono molte logge che sono molto complesse per l’edificio, invece questa soluzione
permette di avere un elemento compatto con vari elementi che ottimizzano l’irradiamento solare.

Dieci punti:

1)rapporto con il suolo, esiste una vegetazione, in parte di qualità, in parte non di qualità, alcune parti di
verde dovevano mantenersi poiché garantivano di avere un sito non spoglio per la durata del progetto.
Hanno progettato di acquistare degli alberi, hanno proposto una piantumazione precoce, cioè piantano in
tutta l’aria del progetto degli alberi giovani dando il tempo di maturare. Un altro elementi importante è
legato alla legge di aree residenziali ad un’altezza minima di 8 metri sul livello del mare. Il terreno era
posizionato a sette metri, quindi dovevano sollevare il terreno di un metro e mezzo. Quindi hanno pensato
di sollevare alcuni prezzi utilizzando i suoli presenti. In posti del genere i parcheggi sono tutti sotterranei.

Il terreno dei parcheggi superava quello da apportare per risollevare le aree. Questo crea dove ci sono le
parti di vegetazione non dovevano essere riempite, si creavano quindi dei solchi. Creava la possibilità per
creare dei solchi con delle rampe, per poter creare elementi più intimi all’interno del quartiere. Il
masterplan non definisce la grandezza precisa, ma deve essere flessiblie. Questa flessibilità permetteva di
aggiustare la struttura urbana e gli spessori degli edifici. La forma urbana è definita alcuni edifici bassi.

Tutti gli elementi del progetto hanno degli spunti per rendere il progetto sostenibile, sia per il verde, che per
la mobilità. La struttura di Anversa è caratterizzata da un viale che costeggia l’acqua e un viale più interno.
Tutte le attività di qualità sono stati disposti sulla strada interna, poiché normalmente si ha più piacere a
stare lungo il fiume, ma il passaggio lungo il fiume è molto trafficato. Hanno proposto quindi una seconda
strada.

Elemento dei parcheggi:

1)parcheggi ciclabilidistribuiti, inseriti nello spazio pubblico

2)macchinevolevano cercare con la distribuzione trovare delle logiche distributive che rendessero più
scomodo l’edificio. Realizzare parcheggi grandi, ma con pochi parcheggi. Dalla tromba delle scale non si
poteva usufruire del parcheggio. Un altro elemento importante è la suddivisione pubblico e privato, ciò che
rimane all’imprenditore e ciò che viene lasciato alla città. Il rapporto può essere mediato attraverso un
muro, oppure ci possono essere soluzioni per creare delle soluzioni vivibili.

Lo spazio privato è diviso da una piccola cancellata e un sistema di vegetazione, creando distanza tra spazio
pubblico e privato.

Le strade sono miste tra ciclabile e carrabile.

1)woonerf: spazio pavimentato in cui tutti gli appartamenti hanno uno spazio. Filo di verde che filtra
l’introspezione. Gli elementi non sono mai allineati. Le macchine sono portate a diminuire l velocità. Negli
spazi pedonali si possono avere dei giardini più ampi. La strada principale è asimmetrica, spostata su un
lato, poiché nel nord Europa gli spazi pubblici vanno massimizzati verso il sole.

Definizione del verde, una struttura a gradienti

Gestione dell’acqua: solitamente le fognature sono basate sui tempi di ritorno, cioè si basa su dati statistici,
che però non significa niente poiché può variare. Quindi i passaggi pedonali hanno dei solchi sul suolo che
permettono un assorbimento dell’acqua. Quando gli eventi sono pericolosi, vi è un parco che aiuta nella
gestione dell’acqua piovana. Si crea un a propria ecologia e un ambiente di vita importante.

Un altro elemento importante è legato alla distribuzione di tipologie: abbiamo blocchi, barre nelle quali
sono inseriti gli uffici, delle torri e degli elementi più bassi. Per ogni tipologia è stata pensata una propria
sezione e profondità. Un edificio residenziale deve avere una profondità tra 10 e 12. Con i 14 metri va
inserito il corridoio centrale con due vani di scale laterali. Lo spessore dell’edificio è importante per il
masterplan. Gli uffici partono dai 20 metri, poiché hanno bisogno di archivi e aree relax con parcheggio
sottostante.

Le torri non dovevano arrivare a terra da sole per ragioni di utilizzo. La distribuzione delle torri si basava
sull’irraggiamento solare, le torri inoltre non erano tutte allineate.

Uno dei problemi più rilevanti della città moderna era la monofunzionalità, zone legate alla residenza per
esempio. Uno degli elementi della contemporaneità è il mix di funzioni, che possono andare dalla
residenziale ai servizi. anche nel residenziale di solito si fa un mix, con diverse tipologie, che permettessero
l’unione di società. Avevano pensato di distribuire l’uosing sociale all’interno del quartiere.

Case a schiera dedicate a famiglie più numerose. Il commercio si addensa sulla zona centrale.

Oltre a una distribuzione del quartiere si pensava a una distribuzione verticale. Ai primi due piani la casa a
schiera con giardino retrostante. Al piano superiore case più piccole, al piano sopra stanno le case più
grandi.

Sostenibilità energetica:

1)si riduce la domanda, miglior isolamento

2)miglioramento della distribuzione dell’energia. Normalmente i quartieri contemporanei hanno un


riscaldamento centralizzato. La centrale fa sempre riscaldamento, di notte per gli appartamenti e di giorno
per le residenze.

PROGETTO DELLO SPAZIO PUBBLICO:

lo spazio pubblico si distribuisce sulla zona centrale.

Woonerf: strada con spazi pubblici, parcheggi biciclette, alberi, obbligando la macchina a fare curve
portandola a rallentare. Ogni strada era larga 16 metri, con strada giardini, passaggi pedonali, la strada
effettiva è di 4,5 metri. I passaggi pedonali hanno sempre 16 metri con giardini retrostanti, passaggio
pedonale e condotto per le acque.

Inner Street: con marciapiede più grande da un lato

Anche gli elementi aggettanti sono stati studiati.

Planimetria pubblico privato e planimetria con gli edifici.

22/11/2018

PIANIFICAZIONE STRUTTURALE ED OPERATIVA:


LA LEGGE REGIONALE 1/2015:

In toscana con la legge regionale 1/2005 si introducono cambiamenti significativi alla legge
precedentemente in vigore indicando una diversa e più netta forma e natura nella strumentazione di
governo del territorio. Inteso come “ l’insieme delle attività relative all’uso del territorio, con riferimento sia
agli aspetti conoscitivi che a quelli normativi e gestionali, riguardanti la tutela, la valorizzazione e le
trasformazioni delle risorse territoriali e ambientali” (art. 2comma 1) TERRITORIO COME RISORSA
COLLETTIVA. In quanto risultato di un’azione sociale di lungo periodo.
Il governo del territorio è il “mezzo” in mano alle istituzioni pubbliche per rendere coerente l’intenzionalità
dei programmi politici con le politiche del territorio e con quelle della programmazione il tutto in un’ottica
pratica di sostenibilità dello sviluppo

Quadro conoscitivostatuto del territorio (I contenuti hanno validità a tempo indeterminato. Le invarianti
strutturali sono l’ossatura dello statuto)strategie (Rappresentano la visione al futuro del territorio e
definiscono gli aspetti operativi e gestionali conformi allo Statuto del Territorio).

 STRUMENTI DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE definiscono le strategie di lungo periodo con


visioni statutarie dei territori

 ATTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO hanno esiti di trasformazione diretta sul territorio

STRUMENTI DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE:

• Piano di Indirizzo Territoriale (PIT)

• Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP)

• Piano Strutturale Comunale (PS)

ATTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO:

• Regolamento Urbanistico (RU)

• Piani Attuativi

• Accordi di Programma, Piani e Programmi di settore

GLI ATTI DEL GOVERNO DEL TERRITORIO DEVONO CONFORMARSI AGLI STRUMENTI DELLA
PIANIFICAZIONE

Legge Regionale 65/2014


Legge 56 /2014 Istituzione delle Città metropolitane, riordino delle Province, Unioni e fusioni di Comuni, ed
il trasferimento di alcune funzioni finora assegnate alle Province a Regioni e Comuni

Aseguito dell’esperienza maturata sono emerse le seguenti necessità:

• garantire un sistema complessivo di governo del territorio più efficace;

• rendere effettivo il principio per il quale nuovi impegni di suolo sono ammessi solo se non sussistono
possibilità di riuso degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti con introduzione di meccanismi per
contrastare consumo di nuovo suolo;

• definire in maniera netta territorio urbanizzato e rurale;

• favorire la partecipazione dei cittadini alla formazione degli atti di governo del territorio secondo criteri di
trasparenza e celerità e garantire un miglior grado di conoscenza generale degli atti in discussione;

• assegnare un ruolo più significativo all’attività agricola riconosciuta come attività economico-produttiva,
nel rispetto e valorizzazione dell’ambiente.
I CONTENUTI DELLA PIANIFICAZIONE COMUNALE

I COMUNI esercitano le funzioni primarie ed essenziali della pianificazione urbanistica art. 8 c.2

Disciplinano l’utilizzazione e la trasformazione delle risorse del territorio in ambito comunale;

 riconoscono le identità dei luoghi e tutelano le risorse essenziali del territorio anche in attuazione
della disciplina paesaggistica del PTC;

 definiscono gli indirizzi per il governo del territorio comunale espressi dalla comunità locale nel
rispetto di quelli espressi dalla Regione e dalla Provincia;

 stabiliscono gli obiettivi delle proprie politiche di settore e ne definisce l’attuazione programmata

Art. 10 L.R. 65/2014ATTI DI GOVERNO DEL TERRITORIO:


1. Sono atti di governo del territorio gli strumenti della pianificazione di cui ai commi 2 e 3, i piani e
programmi di settore e gli accordi di programma di cui all’articolo 11.

2. Sono STRUMENTI DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE:


a) il piano di indirizzo territoriale (PIT);
b) il piano territoriale di coordinamento provinciale (PTC);
c) il piano territoriale della città metropolitana (PTCM);
d) il piano strutturale comunale;
e) il piano strutturale intercomunale;

3. Sono STRUMENTI DELLA PIANIFICAZIONE URBANISTICA:

a) il piano operativo comunale;


b) i piani attuativi, comunque denominati.
Art. 92 L.R. 65/2014

1. Il PIANO STRUTTURALE si compone del QUADRO CONOSCITIVO, dello STATUTO DEL TERRITORIO e della
STRATEGIA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE.

2. Il QUADRO CONOSCITIVO comprende l’insieme delle analisi necessarie a qualificare lo statuto del
territorio e a supportare la strategia dello sviluppo sostenibile.

3. Lo STATUTO DEL TERRITORIO contiene, specificando rispetto al PIT, al PTC e al PTCM:


a) il patrimonio territoriale comunale, e le relative invarianti strutturali;
b) la perimetrazione del territorio urbanizzato;
c) la perimetrazione dei centri e dei nuclei storici e dei relativi ambiti di pertinenza;
d) la ricognizione delle prescrizioni del PIT, del PTC e del PTCM;
e) le regole di tutela e disciplina del patrimonio territoriale, comprensive dell’adeguamento alla disciplina
paesaggistica del PIT;
f) i riferimenti statutari per l’individuazione delle UTOE e per le relative strategie.

4. La STRATEGIA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE definisce:


a) l’individuazione delle UTOE;
b) gli obiettivi da perseguire nel governo del territorio comunale e gli obiettivi specifici per le diverse UTOE;
c) le dimensioni massime sostenibili dei nuovi insediamenti e delle nuove funzioni collegate agli interventi di
trasformazione urbana come definiti dal regolamento previste all’interno del territorio urbanizzato,
articolate per UTOE e per categorie funzionali
d) i servizi e le dotazioni territoriali pubbliche necessarie per garantire l’efficienza e la qualità degli
insediamenti e delle reti infrastrutturali, nel rispetto degli standard di cui al D.M. 1444/1968, articolati per
UTOE;
e) gli indirizzi e le prescrizioni da rispettare nella definizione degli assetti territoriali e per la qualità degli
insediamenti, compresi quelli diretti a migliorare il grado di accessibilità delle strutture di uso pubblico e
degli spazi comuni delle città;
f) gli obiettivi specifici per gli interventi di recupero paesaggistico-ambientale, o per azioni di riqualificazione
e rigenerazione urbana degli ambiti caratterizzati da condizioni di degrado;
Il QUADRO CONOSCITIVO definito dal Piano Strutturale comprende l'insieme delle risorse essenziali:
a) aria, acqua, suolo e ecosistemi della fauna e della flora;
b) città e sistemi degli insediamenti;
c) paesaggio e documenti della cultura;
d) sistemi infrastrutturali e tecnologici. Il quadro conoscitivo è l’archivio delle conoscenze del territorio a cui
si farà riferimento per effettuare le scelte di sviluppo, salvaguardia e valorizzazione delle risorse del
territorio

Il Quadro conoscitivo non è usato per approfondire il ventaglio e il significato delle letture di corredo al
piano; non serve nemmeno per descrivere “semplicemente” il territorio del piano, né per produrre
minuziose analisi e rappresentazioni cartografiche o per ripercorrere sinteticamente le tendenze
socioeconomiche.

Esso ha un ruolo più strutturante e forte, perché: è usato per mettere a sistema (da qui l’obbligo di
predisporre un apposito Sistema informativo territoriale) tutto l’apparato conoscitivo disponibile
orizzontalmente sul territorio e all’interno dell’amministrazione, nonché verticalmente, tra gli enti
istituzionalmente coinvolti.

LO STATUTO DEL TERRITORIO

Art. 6 L.R. 65/2014

1. Lo statuto del territorio costituisce l’atto di riconoscimento identitario mediante il quale la comunità
locale riconosce il proprio patrimonio territoriale e ne individua le regole di tutela, riproduzione e
trasformazione.

Individua e definisce:

 la struttura identitaria del territorio comunale definita attraverso l’individuazione dei sistemi e dei
sub-sistemi territoriali e funzionali e delle relative risorse;

 le invarianti strutturali che rappresentano le prestazioni irrinunciabili che devono essere garantite
secondo il principio dello sviluppo sostenibile e della riproducibilità delle risorse

 i principi del governo del territorio;

 la disciplina del paesaggio in attuazione del piano di coordinamento territoriale;

 le aree e gli immobili dichiarati di notevole interesse pubblico

È importante perché cambia il paradigma tradizionale della pianificazione, da quello funzionalista a quello
identitario.

Riconoscimento e trascrizione in un apposito documento dei valori patrimoniali intrinseci fondati sui
cosiddetti “giacimenti locali”, cioè quelle risorse che caratterizzano un luogo e lo distinguono da un altro.

Lo Statuto del territorio è un disvelatore delle peculiarità locali e quindi delle regole che stanno alla base
della sua riconoscibilità.

Queste regole entrano a far parte delle cosiddette invarianti strutturali.


Art. 5 L.R. 65/2014

1. Per invarianti strutturali si intendono i caratteri specifici, i principi generativi e le regole che assicurano la
tutela e la riproduzione delle componenti identitarie qualificative del patrimonio territoriale. Caratteri,
principi e regole riguardano:
a) gli aspetti morfo-tipologici e paesaggistici del patrimonio territoriale;
b) le relazioni tra gli elementi costitutivi del patrimonio territoriale;
c) le regole generative, di utilizzazione, di manutenzione e di trasformazione del patrimonio territoriale che
ne assicurano la persistenza.

2. L’individuazione delle invarianti strutturali riguarda l’intero territorio, comprese le sue parti degradate.
Salvo espressa disciplina dello strumento della pianificazione territoriale, l’individuazione delle invarianti
strutturali non costituisce un vincolo di non modificabilità del bene ma il riferimento per definire le
condizioni di trasformabilità.

LA PARTE STRATEGICA traccia le strategie evolutive come espressione del programma di sviluppo
economico, sociale e culturale della comunità locale. Delinea la STRATEGIA DELLO SVILUPPO TERRITORIALE
comunale:

1. indica gli obiettivi e gli indirizzi per la programmazione nel governo del territorio;

2. definisce le dimensioni massime sostenibili degli insediamenti nonché delle infrastrutture e dei
servizi necessari per le unità territoriali organiche elementari, sistemi e sub-sistemi;

3. definisce le unità territoriali organiche elementari per assicurare un’equilibrata distribuzione delle
dotazioni necessarie alla qualità dello sviluppo territoriale;

4. definisce i criteri e la disciplina per la progettazione degli assetti territoriali

5. definisce gli interventi da realizzare mediante i piani complessi;

6. definisce i criteri di individuazione delle aree connotate da condizioni di degrado;

7. definisce la disciplina della valutazione integrata;

8. indica le misure di salvaguardia, di durata non superiore a tre anni, da rispettare sino
all’approvazione o all’adeguamento del regolamento urbanistico.

IL DIMENSIONAMENTO DEL PIANO:

In base alla legge regionale il dimensionamento del piano strutturale non discende dal calcolo del
fabbisogno valutato per un arco temporale definito, bensì rappresenta il carico massimo ammissibile per un
territorio in riferimento agli obiettivi di sviluppo e al grado di riproducibilità delle risorse.

Spetta agli strumenti gestionali del piano strutturale attuare progressivamente il dimensionamento del
piano strutturale stesso in base al fabbisogno stimato ogni quinquennio.

Sono parti riconoscibili della città o del territorio, significative ai fini degli indirizzi e parametri da rispettare
nella predisposizione della parte gestionale del Piano Regolatore.
UTOE – Unità Territoriali Organiche Elementari

Le UTOE rappresentano le unità urbanistiche elementari del progetto di Piano Strutturale, ognuna di esse
contiene un riferimento descrittivo e normativo da utilizzare come guida nel Regolamento Urbanistico.

Per ogni UTOE vengono inoltre determinate:


• le dimensioni massime ammissibili degli insediamenti
• gli abitanti insediabili
• le funzioni che possono essere ospitate
• le infrastrutture ed i servizi necessari

Il PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE del piano strutturale ha durata massima non superiore a tre anni
decorrenti dall’avvio del procedimento.

IL PS HA UNA DURATA TENDENZIALMENTE INDETERMINATA può essere modificato con varianti qualora si
modifichino elementi sostanziali del quadro conoscitivo o si intenda modificare gli obiettivi già assunti.

1)Si avvia il processo partecipativo. L’avvio è composto dalla Relazione di Avvio del
Procedimento ed il Documento preliminare di V.A.S. del Piano.

2)Con deliberazione del Consiglio Comunale si adotta il Piano. Successivamente all'adozione, entro il
termine di 60 giorni consecutivi dalla data di pubblicazione dell'avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione
Toscana (BURT) tutti i cittadini o chiunque abbia interesse possono presentare osservazioni ai documenti
adottati.

4)È la fase conclusiva dell'iter procedurale. Con deliberazione del Consiglio Comunale si approva in via
definitiva il Piano, eventualmente modificato a seguito dell'accoglimento di osservazioni e pareri. Il
provvedimento di approvazione è accompagnato dalla Dichiarazione di Sintesi di V.A.S. Il piano è efficace
dalla pubblicazione del piano sul Bollettino Ufficiale Regionale (BURT).

Il Piano adottato è soggetto alla procedura di "conformazione" di cui all'art.21 della disciplina del PIT/PPR e
pertanto sarà soggetto alla "Conferenza paesaggistica" di cui all' art.31 della LR n.65/2014 secondo le
procedure definite dall'Accordo siglato tra Regione Toscana e il MiBACT in data 16/12/2016.

La legge specifica i contenuti che possono costituire oggetto di osservazione ovvero:

 da parte della Regione i possibili profili di incompatibilità, contrasto ed incoerenza con il PIT e con i
piani e programmi di settore o con atti della programmazione regionale.

 da parte della Provincia i possibili profili di incompatibilità, contrasto ed incoerenza con il PTC e con i
piani e programmi di settore o con atti della programmazione provinciale.

 da parte della città metropolitana i possibili profili di incompatibilità, contrasto ed incoerenza con il
PTCM e con i piani e programmi o con atti della programmazione.
 da parte del Comune i contenuti del PIT, del PTC, PTCM ritenuti incompatibili con le norme
statutarie di tutela e valorizzazione del patrimonio territoriale oppure lesivi delle competenze
riservate al Comune dalla legge.
PIANO STRUTTURALE INTERCOMUNALE

Art. 94 L.R. 65/2014

Due o più comuni, anche appartenenti a province diverse, possono procedere alla formazione del piano
strutturale intercomunale avente i contenuti di cui all’articolo 92.

Il piano strutturale intercomunale contiene le politiche e le strategie di area vasta in coerenza con il PIT, il
PTC delle province di riferimento o il PTCM, con particolare riferimento: - alla razionalizzazione del sistema
infrastrutturale e della mobilità, al fine di migliorare il livello di accessibilità dei territori interessati, anche
attraverso la promozione dell’intermodalità; - all'attivazione di sinergie per il recupero e la riqualificazione
dei sistemi insediativi e per la valorizzazione del territorio rurale; - alla razionalizzazione e riqualificazione
del sistema artigianale e industriale; - alla previsione di forme di perequazione territoriale di cui all’articolo
102.

Il procedimento di formazione del piano strutturale intercomunale ha durata massima non superiore a tre
anni e sei mesi decorrenti dall'avvio del procedimento.

PIANO OPERATIVO

Art. 95 L.R. 65/2014

1. In conformità al piano strutturale, il PIANO OPERATIVO disciplina l’attività urbanistica ed edilizia per
l’intero territorio comunale e si compone di due parti:

a) la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti, valida a tempo indeterminato;


b) la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio, con
valenza quinquennale.

Mediante la disciplina per la gestione degli insediamenti esistenti il piano operativo individua e definisce:
a) le disposizioni di tutela e di valorizzazione dei centri e dei nuclei storici, comprese quelle riferite a singoli
edifici e manufatti di valore storico, architettonico o testimoniale;
b) la disciplina del territorio rurale, al fine di assicurare il perseguimento degli specifici obiettivi di qualità,
compresa la ricognizione e la classificazione degli edifici o complessi edilizi di valenza storico-testimoniale;
c) gli interventi sul patrimonio edilizio esistente realizzabili nel territorio urbanizzato;
d) la disciplina della distribuzione e localizzazione delle funzioni, ove inserita come parte integrante del
piano operativo;
e) la delimitazione degli eventuali ambiti portuali del territorio comunale, entro i quali le previsioni si
attuano tramite il piano regolatore portuale;
f) le zone connotate da condizioni di degrado.

Mediante la disciplina delle trasformazioni degli assetti insediativi, infrastrutturali ed edilizi del territorio,
il piano operativo individua e definisce:
a) gli interventi che, in ragione della loro complessità e rilevanza, si attuano mediante i piani attuativi
b) gli interventi di rigenerazione urbana;
c) i progetti unitari convenzionati;
d) gli interventi di nuova edificazione consentiti all’interno del perimetro del territorio urbanizzato,
e) le previsioni relative all’edilizia residenziale sociale ;
f) l’individuazione delle aree destinate ad opere di urbanizzazione primaria e secondaria, comprese le aree
per gli standard di cui al d.m. 1444/1968 e le eventuali aree da destinare a previsioni per la mobilità
ciclistica;

IL POC HA UNA DURATA QUINQUENNALE

Le previsioni del Piano Operativo devono essere supportate da:


• La ricognizione delle disposizioni relative al patrimonio territoriale e del recepimento del piano
paesaggistico
• La ricognizione del patrimonio edilizio esistente, delle aree urbanizzate e delle relative criticità compresi
gli elementi di rischio idrogeologico e sismico.
• La valutazione della fattibilità geologica, idraulica e sismica degli interventi e dall'individuazione delle
misure di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.
• Il monitoraggio della domanda e dell'offerta di edilizia residenziale sociale
• Il coordinamento fra scelte localizzative e la programmazione dei servizi di trasporto collettivo e di
connessione intermodale.

27/11/2018

STANDARD URBANISTICI E PROGETTAZIONE URBANISTICA:

zone attrezzate: edifici comunali o ospedali

l’urbanistica funzionava con una suddivisione di zone, legata sia alla funzione che al modo di progettare.

Standard urbanistici: dotazione minima da rispettare

Per ogni abitante si prevedono 18 mq:

VIPS18mq ad abitantesi dividono per 2 per V: verde pubblicogiardini di quartiere.

I9:2=4.5 per l’istruzione istruzione alla scuola dell’obbligo, per l’istruzione alcuni standard si attingono a
quelli esistenti, se ce li abbiamo presenti non c’è bisogno
Pparcheggi:4.5:2=2.5 mq, non sono parcheggi legati alla residenza.

S servizi di quartiere 2.5:2ambulatori medici, chiesa o piccoli centri collettivi

Gli standard per le zone A valgono in misura doppia.

Per le zone industriali gli standard sono diversi.

Residenziale 25 mq + servizi alla residenza 5mq =30 mq

5mq servizi connessi alla residenzanegozi di vicinato, tabacchi, farmacia.

Altezza negozi: superiori a quella delle residenze sui 4 metri3.2+solaio

INDICI URBANISTICI PRINCIPALI: superficie territoriale: superfici fondiarie + superfici urbanizzate primaria e
secondaria

Superficie fondiaria: superficie territoriale priva di aree destinate a standard

Sul: superfici di ogni piano

Sua: superficie utile netta

SC: superficie di proiezione della sul

Indice territoriale: devo calcolare gli standard

Indice fondiario: non calcolo lo standard

Superficie x indice= volume massimo

Volume: se ho un piano interrato, non lo considero nel calcolo del volume. Il conteggio dei piani si fa dal
piano terra. Il locale tecnico fa volume e se eccede dal tetto non va calcolato. Se ad esempio posso far
sporgere il corpo scale, tanto si può non considerarlo. Se faccio il loggiato al piano terra per ospitare i servizi
residenziali, questo fa volume a metà. Il terrazzo fa volume per metà.

Nei casi in cui l’edificio più alto si proietta sull’altro edificio. Il distacco per edifici più alti di 0 metri il distacco
deve essere pari all’altezza dell’edificio più alto.

Distanza dal confine: 3 metriquesta distanza non si ha dal momento in cui gli edifici siano in aderenza.

Popolazione insediabile: ho una superficie, dalla quale trovo un volume max., poi trovo il numero di abitanti
virtuali.

CASA A SCHIERA: 3 corpi di fabbrica allineati, con aree di pertinenza, non eccedono oltre i 3 piani

Parcheggi: calcolati con gli standard urbanistici

Parcheggi legati alla residenza: ogni 10 mq di residenza devo prevedere un mq di parcheggi.


Palazzina: prevede un corpo di fabbrica
In linea: due fabbricati allineati, con spazi comuni a tutti gli abitanti, caratterizzato da un corpo tecnico che
per mette il raggiungimento dei piani. Lato corto sui 12 metri, lato lungo sui 25.

Sopra ai 9 piani si passa agli edifici a torre. 12x 25= 12 persone per piano.

29/10/2018

I piani attuativi e gli strumenti di intervento diretto:

Ci sono aree che hanno schede norma, non vi si può intervenire direttamente, ma si deve fare un intervento
preventivo, cioè un piano attuativo che ci dice come fare. Il disegno urbano è la parte intermedia tra il PRG e
per attuazione diretta. Oltre al piano regolatore e quello attuativo, si può avere il programma pluriennale di
attuazione e il regolamento edilizio, le sue regole cambiano da luogo a luogo, poiché le caratteristiche
edilizie variano in base al sito. Per passare dal progetto all’intervento devo ottenere un titolo abilitativo, che
si chiama permesso di costruire, che ha tutto l’iter dal comune alla commissione edilizia, per accedere
all’approvazione. Per alcune operazioni non ho bisogno dei permessi, ma di un’autocertificazione. Con
questo un architetto si prende la responsabilità del progetto fatto. La differenza tra i due è che il permesso è
una richiesta quindi il comune deve istruire la pratica e deve dare il permesso. La autocertificazione non ha
bisogno di richiesta, ma solo il rispetto delle norme.

Strumenti attuativi: piani particolareggiati esecutivi

I piani attuativi sono istituiti per legge, sono diversi tra i diversi paesi, l’Inghilterra ha la pianificazione di
quartierevi è anche la partecipazione dei cittadini. La stessa cosa per quelli Francesi, si prevede la
presenza dei cittadini, ma in Francia la procedura è strutturata. In Italia siamo simili alla Francia si presenta il
progetto, che deve essere istruito e deve essere portato al consiglio comunale e in quaranta giorni deve
essere approvato. Di solito il progetto va in provincia o in regione. I piani attuativi invece vanno sempre in
comune in toscana. Nascono nel 1942, solitamente sono di settore, riguardano dati argomenti. Ad un certo
punto sono stati ritenuti non adatti, per le città che presentavano le grandi aree dismesse che non potevano
essere zonizzate come deciso dalla legge Ponte. Chiaramente i piani attuativi non sono superati, ma li
ritroviamo nelle schede. Sono un pò cambiate le modalità di finanziamento.

Il piano particolareggiato di esecuzione può essere utilizzato dal comune, che espropria i terreni e vi realizza
opere pubbliche. Per capire come realizzare le opere pubbliche hanno portato a costi importanti, i comuni
oggi si accordano col privato per realizzare le opere pubbliche, senza esproprio. Sullo aveva proposto
l’esproprio generalizzato ed è stato tolto. Nel ’77 invece viene fatta la legge sull’esproprio, è il comune
attraverso il piano decide la fertilità del terreno utilizzato.

Nel tempo sono emersi i piani del 71piano insediamenti produttivi

Piano di recupero=introdotto per fare riferimento alle zone all’interno della città, con la legge del ’78, ci si
rende conto di intervenire sulle parti abbandonate della città e si prevede il piano di recupero delle zone
degradate, che hanno bisogno di recuperare il patrimonio.

Piano di lottizzazione convenzionata= il privato si mette d’accordo con il comune per la realizzazione di
opere pubbliche, altrimenti il comune dovrebbe pagare tutto.

Piano particolareggiato:

-reti stradali
-masse e altezze degli edifici

- aree riservate ad opere, come si dividono i lotti, per le diverse costruzioni edilizie

-interventi sul patrimonio edilizio esistente

- lottizzazione delle aree edificabili

- elenchi catastali delle aree soggette ad esproprio, è necessario indicare quali sono le proprietà e quelle
soggette ad esproprio-

-aree per l’ampiamento

Piano finanziario: le procedure sono le stesse del piano regolatore, viene portato in comune adottato
dall’amministrazione viene osservato per 30 giorni (a differenza del piano regolatore che sono 40 g.) una
volta approvato ha validità di 10 anni. Da una parte ha effetto di dichiarazione di pubblica utilitàsi può
espropriare se necessario quindi. E i privati possono avere le concessioni edilizie, cioè il permesso di
costruire.

CASTELFRANCO DI SOPRA:

il piano prevedeva una realizzazione di un’area verde di una strada e di una zona residenziale. Nel piano
particolareggiato si deve indicare le opere pubbliche e le reti infrastrutturali. Nel progetto non si deve
guardare al singolo edificio, ma il contesto urbano.

Nella realizzazione ci sono i costi di tutte le opere previste, anche per il raggiungimento dell’area. Nel piano
sono individuate le lottizzazioni edilizie, in base al tipo di edificazione.

Dentro alle tipologie edilizie, si possono avere diversi tipi di alloggi. Chiaramente sono elaborazioni
concettuali, non ci sono le suddivisioni interne, c’è solo un’individuazione concettuale.
anche se non si entra nel dettaglio vanno dette almeno le parti pubbliche e gli accessi.

CARATTERISTICHE DEL PEEP: piano attuativo di settorepiano del ’62, per i piani di edilizia popolare,
obbligatorio per i comuni sopra i 50000 abitanti. Nella concezione originaria il PEEP era un piano
indipendente dal piano regolatore, potevano essere fatti interventi di edilizia al di fuori del PEEP, questo
riguardava gli interventi per i grandi quartieri. La realizzazione di queste aree era nelle aree di espansione e
veniva fatta in base alle previsioni dei bisogni futuri. Nei comuni ci sono gli elenchi delle persone che hanno
diritto gli alloggi.

Ci sono cooperative che per abbattere i costi comprano i terreni e fanno edifici a basso costo.

Il piano per edilizia economica popolare sono tutti simili: reti stradali

- Lottizzazione

- Gli elaborati sono definiti per leggi, come la planimetria, gli elenchi dei territori da espropriare e le
norme urbanistiche, che dicano quali sono le altezze e le varie caratteristiche degli edifici.

- La procedura è la stessa del piano esecutivo, con i trenta giorni per l’approvazione, anche qui durata
di 10 anni, ma può essere portata a 18, e può assumere il carattere di piano di pubblica
utilitàesproprio.
Le Piagge: edifici lineari e vengono realizzati dentro alla città di Firenze.
è un piano importante, perché porta a Firenze 10000 nuovi abitanti, il progetto è diviso in unità minime.
Anche questo piano attuativo prevedeva delle parti pubbliche, spesso che arrivano in un secondo momento.
Il problema è che i servizi solitamente vengono realizzati solo dopo, all’inizio sono quartieri monofunzionali,
abitati solo durante le ore notturne.

Piano per gli insediamenti produttivi:’71

-I contenuti sono gli stessi del PEEP, così come la procedura. Cambia la destinazione agli impianti produttivi,
turistici.

-La validità è superiore ai 10 anni.

(Nella zona industriale il tema stradale è importante, per le curvature per esempio).

IL PIANO DI RECUPERO:’78

Come si deve intervenire sulle parti di città esistenticategoria di intervento= dentro alle aree c’è sempre la
categoria di intervento, cioè quello che possiamo fare, manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria
e il risanamento conservativo. Mentre la ristrutturazione urbanistica può prevedere una ricostruzione
dell’edifici.

Piano di recupero sulla parte storica, indicando quali sono gli interventi. Gli elaborati di progetto indicano le
demolizioni e le ricostruzioni, ma partono dal rilievo di manufatti esistenti.

Piano di lottizzazione convenzionata: ‘67

lottizzazione delle aree con interazione con i privati

C’è la convenzione, oltre alle tavole e alle previsioni di spesa, che è un atto tra privato e pubblico che
prevede la concessione gratuita delle aree di urbanizzazione primaria e secondaria. Si evita così al comune
l’espropriazione. La realizza il privato e la cede al comune. Vengono definiti i termini non superiori ai 10 anni
e la fide iussione, se i privato non fa le opere il comune prende i soldi dalle banche e da lui avvio alla
realizzazionegarantisce l’interesse pubblico.
prima si fanno le opere pubbliche primarie: come le strade e le reti.

IL REGOLAMENTO EDILIZIO:
viene istituito dall’articolo 33 del ’42. Si trova in tutti i comuni è diverso dal piano regolatore, che individua
parti pubbliche e residenziali, quello edilizio è un corpo di norme che da caratteristiche di igiene e di
estetica, cioè cercare di rendere omogenee le aree. Poi dice i distacchi dalle strade, le tipologie edilizie, la
grandezza dei balconi, le recinzioni.

Come si struttura un regolamento edilizio. Di solito ha norme procedurali, come ottiene la concessione
edilizia e quali sono le commissioni preposte dal comune, nel comune ci sono amministrazioni addette
all’edilizia e per il paesaggio. Il regolamento dice come funzionano le commissioni, quando si ritrovano.

Molti comuni adesso fanno il regolamento edilizio coordinato.


ATTI AMMINISTRATIVI PER IL PASSAGGIO DAL PIANO PARTICOLAREGGIATO E LA REALIZZAZIONE DEGLI
EDIFICI:

la pratica da presentare al comune si chiama permesso di costruire. Testo unico: dice quali sono le
caratteristiche e quali sono i casi particolari. Anche il permesso ha un periodo di costruire ha un tempo di 10
anni. La casistica più evidente per il permesso di costruire vale soprattutto per le aree di nuova costruzione.
L’utilizzo del permesso di costruire e l’autocertificazione è legato alle categorie di intervento, determinato
dalla legge del ’78.

Il permesso di costruire è riferito o a un manufatto nuovo o a una restaurazione che cambia la facciata, le
autocertificazioni intervengono su opere che non incidono sulle caratteristiche dell’edificio, ma sono
sull’immediato, opere che non modificano volumi e caratteristiche, in questo caso l’architetto certifica che
ha rispettato tutte le previsioni del regolamento edilizio e che il progetto è valido. Una volta presentata la
pratica, queste dichiarazioni ti portano ad avere il via immediato ai lavori. Il permesso di costruire invece è
soggetto a tempi. Dice che il comune è obbligato a istruire la pratica e ne verifica chi la conformità, poi
l’istruttore deve fare un rapporto per la commissione edilizia e per quella paesaggistica se siamo sotto
vincolo paesaggistico. La commissione edilizia da le prescrizioni per la modifica. Poi si modifica come ha
detto la commissione, poi si rivà in comune e si ottiene il permesso di costruire. La procedura implica ben 90
giorni.

CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI EDILIZI:

-manutenzione ordinaria si cambiano le caratteristiche volumetriche, sono spesso elementi semplici,


pulizia delle facciate, sostituzione degli apparecchi sanitari, intervento sui piani tecnologici, realizzazione di
recinsioni. Interventi interni. Sono categorie che vengono sempre concesse.

-manutenzione straordinariarichiede di fare il tetto, di fare i tramezzi, di modificare i collegamenti


verticali. Dentro rientra il rifacimento delle strutture portanti, cambiamento travi. Non altera i volumi e non
comporta modifiche di destinazioni d’uso.

-restauro e risanamento conservativo richiede la conservazione delle caratteristiche con opere che non
modificano la tipologia edilizia, si chiamano consolidamenti, non cambiano la facciata.

È importante non modificare le quote di imposta, se viene rifatto il tetto. È possibile ripristinare i volumi
originari.

-Ristrutturazione edilizia: si rende l’edificio diverso dal presente, è possibile la demolizione e la


ricostruzione della geometria. Nel 2013 si dice che la sagoma dell’edificio va mantenuta solo sotto vincolo.
Può decidere di fare nuove aperture, si può fare nuove scale anche fuori, fare recinzioni, si possono fare
accessi carrabili nuovi, modifiche dell’aspetto esteriore.

-Interventi di nuova costruzione: ampliamento, costruzione ex novo, installazione di manufatti leggeri come
le casine prefabbricate. Quando ho delle pertinenze ad un nuovo edificio viene considerata nuova
edificazione, così come un deposito di materiali edilizi, se faccio dei capannoni entro nella parte di nuova
edificazione.

-ristrutturazione urbanistica: non riguarda un singolo edificio ma tanti edifici, demolisco diversi edifici e si
modificano le strade, oltre a sostituire si cambia il tessuto urbanistico.
Rispetto a queste categorie abbiamo tre tipi di procedure:

1)regime libero: posso intervenire senza permesso manutenzione ordinaria

2)regime di comunicazione: autocertificazionerestauro

a) Richiede comunicazione inizio dei lavori CIL: quando si cambia qualcosa come una porta, pavimentazione.

b) Comunicazione di inizio lavori asseverata: la manutenzione straordinaria, ci vuole un tecnico abilitato che
firmi che le opere si attengano al piano regolatore, al regolamento urbanistico.

c)segnalazione certificata di inizio attività: interventi di edilizia leggera, cioè senza apporto di volumi
significativi. Varianti del permesso di costruire= si può

d)denuncia di inizio attività alternativa al permesso di costruire: restaurazione edilizia pesante, nel caso in
cui ci sia già un piano attuativo, si attiene alle caratteristiche del piano attuativo.

3)regime di abilitazione: permesso di costruire edilizia nuova


CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI EDILIZI:

D.L. 21/06/2013 n°69 Decreto “del fare” convertito in legge dalla L. 09/08/2013 n°98

ART.3 del DPR 380/2001- definizioni degli interventi edilizi:

si intendono per interventi edilizi:

a) «interventi di manutenzione ordinaria», gli interventi edilizi che riguardano le opere di riparazione,
rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in
efficienza gli impianti tecnologici esistenti;

CASISTICA ESEMPLIFICATIVA:
• Rifacimento di pavimentazioni interne (demolizione, rimozione e ricostruzione).
• Rifacimento di pavimentazioni esterne di balconi, terrazzi, cortili, patii, cavedi, ecc. (demolizione,
rimozione e ricostruzione), a patto che non siano modificate le caratteristiche preesistenti (materiali, colori).

• Rifacimento di rivestimenti e/o intonaci interni (demolizione, rimozione, ricostruzione, tinteggiatura).


• Riparazione o sostituzione di infissi sia interni che esterni (per questi ultimi a patto che non siano
modificate le caratteristiche esteriori degli infissi preesistenti, quali sagoma, materiali, colori, aggetti,
ornamenti), comprese recinzioni, muri di cinta, cancellate, ecc..
• Rifacimento di rivestimenti e/o intonaci di facciate e prospetti esterni, a patto che non siano modificate le
caratteristiche preesistenti, quali sagoma, materiali, colori, aggetti, ornamenti.
• Pulizia di rivestimenti e/o intonaci di facciate e prospetti esterni.
• Riparazione o sostituzione di finiture esterne degli edifici, quali canali di gronda, pluviali, comignoli e
canne fumarie, frontalini, fioriere, manto di copertura dei tetti, orditura secondaria dei tetti, ringhiere o
parapetti di balconi e terrazzi, ecc., a patto che non siano modificate le caratteristiche preesistenti, quali
sagoma, materiali, colori, aggetti, altezze, ornamenti.
• Installazione di grate di sicurezza esclusivamente nei vani finestra ed a filo del muro.
• Sostituzione di apparecchi idrico-sanitari.
•Interventi finalizzati a mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti (quali impianti che utilizzano
l'energia elettrica, impianti radiotelevisivi, impianti anti-intrusione, impianti di riscaldamento, di
climatizzazione, di condizionamento, e di refrigerazione. impianti idrici e sanitari, impianti che utilizzano gas,
impianti di protezione antincendio, ecc.) senza la realizzazione di nuovi volumi tecnici sia fuori che entro
terra.
•Installazione di tende o tendoni a parete o con ancoraggio a terra non permanente, gazebo, zanzariere,
pergolati, ecc., al servizio di unità immobiliari a destinazione abitativa.
•Installazione di antenne o parabole di piccole dimensioni.
•Realizzazione di recinzioni costituite esclusivamente da paletti infissi al suolo e rete metallica.
•Realizzazione o spostamento di arredi fissi (armadi, cucine, pareti attrezzate in legno o cartongesso, ecc.).

b) «interventi di manutenzione straordinaria», le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire


parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici,
sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche
delle destinazioni di uso;

CASISTICA ESEMPLIFICATIVA: • Rifacimento o nuova costruzione di tramezzi interni, ivi compresa l'apertura
di vani in tramezzi esistenti. • Rifacimento o nuova costruzione di controsoffitti. • Modifica, sostituzione o
nuova realizzazione di collegamenti verticali esistenti, quali scale, rampe, montacarichi, ascensori, ecc.,
all'interno di una singola unità immobiliare. • Rinnovo, sostituzione o nuova realizzazione di impianti
tecnologici (quali impianti che utilizzano l'energia elettrica, impianti radiotelevisrvi, impianti antiintrusione,
impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento, e di refrigerazione, impianti idrici e
sanitari, impianti che utilizzano gas, impianti di protezione antincendio, ecc.), all'interno della singola unità
immobiliare. •In generale, altre opere relative a parti interne delle unità immobiliari, in qualunque
materiale realizzate, che eccedano i limiti sopra indicati per le opere di manutenzione ordinaria. •Rinnovo,
consolidamento o sostituzione di parti anche strutturali delle singole unità immobiliari (quali ad esempio:
solai, travi, murature portanti, ecc.)

c) «interventi di restauro e di risanamento conservativo», gli interventi edilizi rivolti a conservare


l'organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel
rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'organismo stesso, ne consentano destinazioni
d'uso con essi compatibili. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli
elementi costitutivi dell'edificio, l'inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle
esigenze dell'uso, l'eliminazione degli elementi estranei all'organismo edilizio;

CASISTICA ESEMPLIFICATIVA: •Sostituzione di infissi esterni, comprese recinzioni, muri di cinta, cancellate,
ecc., con modifica delle caratteristiche esteriori degli infissi preesistenti, quali sagoma, materiali, colori,
aggetti, ornamenti. • Rifacimento di rivestimenti e/o intonaci di facciate e prospetti esterni, con modifica
delle caratteristiche preesistenti, quali sagoma, materiali, colori, aggetti, ornamenti. • Rifacimento di
pavimentazioni esterne con modifica delle caratteristiche preesistenti (materiali, colori). • Riparazione o
sostituzione di finiture esterne degli edifici, quali canali di gronda, pluviali, comignoli e canne fumarie,
frontalini, fioriere, manto di copertura dei tetti, orditura secondaria dei tetti, ringhiere o parapetti di balconi
e terrazzi, ecc., con modifica delle caratteristiche preesistenti, quali sagoma, materiali, colori, aggetti,
altezze, ornamenti, o nuova realizzazione degli stessi. • Realizzazione di soppalchi che non comportino
aumenti della superficie utile dell'unita immobiliare. • Rinnovo, consolidamento o sostituzione di parti
anche strutturali (quali ad esempio coperture, murature perimetrali anche portanti, solai, elementi
strutturali orizzontali o verticali, ecc.) degli edifici, senza che vi sia modifica delle quote d'imposta, del
posizionamento degli elementi edilizi, della sagoma e dei prospetti. • Nuova realizzazione dì impianti
tecnologici (quali impianti che utilizzano l'energia elettrica, impianti radiotelevisivi, impianti anti-intrusione,
impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento, e di refrigerazione, impianti idrici e
sanitari, impianti che utilizzano gas, impianti di protezione antincendio, ecc.) all'esterno dell'unità
immobiliare o dell'edificio. • Modifica della consistenza o del perimetro di singole unità immobiliari
mediante cessione o accorpamento di porzioni contigue di esse, sia in orizzontale che in verticale.
•Ripristino dell'unità immobiliare o dell'edificio nelle sue originarie caratteristiche attraverso la eliminazione
di elementi incongrui o estranei, superfetazioni, ecc

d) «interventi di ristrutturazione edilizia», gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante
un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal
precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi
dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell'ambito degli
interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e
ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente (1), fatte salve le sole innovazioni
necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di
essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la
preesistente consistenza. Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e
ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di
ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell'edificio preesistente;

(1) Negli interventi di demolizione e ricostruzione il decreto «del fare» ha eliminato il vincolo di mantenere
la stessa sagoma come prescrizione necessaria ai fini dell'inquadramento degli interventi di demolizione e
ricostruzione nella categoria della ristrutturazione edilizia.

CASlSTICA ESEMPLIFICATIVA:

• Realizzazione o modifica di aperture esterne (quali porte, finestre, lucernai, abbaini, ecc.) anche in
murature portanti. • Opere edilizie che comportino aumento o diminuzione del numero delle unità
immobiliari, a parità di superficie utile complessiva. • Nuova realizzazione di ascensori, scale o piattaforme
elevatrici esterne con modifica della sagoma degli edifici, comunque senza creazione di nuova volumetria
abitabile. • Realizzazione o modifica di recinzioni metalliche, muri di cinta, cancellate, accessi carrabili, ecc..
•In generale, altre opere edilizie che comportino modifiche dell'aspetto esteriore, dei prospetti e delle
sagome degli edifici, quali realizzazione di balconi, logge, pensiline, modifica delle coperture esistenti
tramite adozione di soluzioni architettoniche o strutturali differenti, ecc.. •Demolizione e ricostruzione di
solai a quote diverse da quelle preesistenti, con o senza aumento della superficie utile delle unità
immobiliari. •Realizzazione di soppalchi abitabili con conseguente creazione di nuova superficie utile.
•Recupero a fini abitativi di sottotetti esistenti. •Opere edilizie che comportino il cambio di destinazione
d'uso di unità immobiliari o edifici tra categorie funzionalmente autonome dal punto di vista urbanistico.
•Nuova realizzazione di piscine pertinenziali nell'area di sedime di unità immobiliari o edifici esclusivamente
se adibiti ad uso abitazione. •Nuova realizzazione di pertinenze, volumi tecnici o spazi accessori all'interno
o nell'area di sedime delle unità immobiliari o degli edifici, senza aumento della superficie utile.
•Demolizione e ricostruzione dell'edificio con la stessa volumetria, seppure anche con modifica della
sagoma preesistente.

e) «interventi di nuova costruzione», quelli di trasformazione edilizia e urbanistica del territorio non
rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti.

Sono comunque da considerarsi tali: e.1) la costruzione di manufatti edilizi fuori terra o interrati, ovvero
l'ampliamento di quelli esistenti all'esterno della sagoma esistente, fermo restando, per gli interventi
pertinenziali, quanto previsto alla lettera e.6; e.2) gli interventi di urbanizzazione primaria e secondaria
realizzati da soggetti. diversi dal Comune; e.3) la realizzazione di infrastrutture e di impianti, anche per
pubblici servizi, che comporti la trasformazione in via permanente di suolo inedificato; e.4) l'installazione
di torri e tralicci per impianti radio-ricetrasmittenti e di ripetitori per i servizi di telecomunicazione; e.5)
l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes,
campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come
depositi, magazzini e simili, e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee ancorché
siano installati, con temporaneo ancoraggio al suolo, all'interno di strutture ricettive all'aperto, in
conformità alla normativa regionale di settore, per la sosta ed il soggiorno di turisti; e.6) gli interventi
pertinenziali che le norme tecniche degli strumenti urbanistici, in relazione alla zonizzazione e al pregio
ambientale e paesaggistico delle aree, qualifichino come interventi di nuova costruzione, ovvero che
comportino la realizzazione di un volume superiore al 20% del volume dell'edificio principale; e.7) la
realizzazione di depositi di merci o di materiali, la realizzazione di impianti per attività produttive all'aperto
ove comportino l'esecuzione di lavori cui consegua la trasformazione permanente dei suolo inedificato;

CASISTICA ESEMPLIFICATIVA

• La casistica di seguito riportata è chiaramente da ritenersi aggiuntiva ed integrativa di quella già�


contenuta nel testo normativo. • Nuova realizzazione di pertinenze, volumi tecnici o spazi accessori al di
fuori dell'area di sedime delle unità� immobiliari o degli edifici. • Realizzazione di chioschi, pergolati,
gazebi, ed in generale di manufatti infissi al suolo con copertura fissa o chiusure laterali. • In generale,
opere edilizie che comportino aumento della volumetria abitabile delle unità immobiliari o degli edifici. •
Demolizione e ricostruzione con aumento della volumetria abitabile (fatti salvi i possibili «premi di
cubatura», consentiti da diverse legislazioni regionali anche nell'ambito dei provvedimenti sul cosiddetto
«piano casa»).

f) gli «interventi di ristrutturazione urbanistica», quelli rivolti a sostituire l'esistente tessuto urbanistico-
edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione
del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale.

2. Le definizioni di cui al comma 1 prevalgono sulle disposizioni degli strumenti urbanistici generali e dei
regolamenti edilizi. Resta ferma la definizione di restauro prevista dall'articolo 34 del decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 490.

Regimi degli interventi edilizi e procedure:


1. INTERVENTI IN REGIME LIBERO

2. INTERVENTI IN REGIME DI COMUNICAZIONE

3. INTERVENTI IN REGIME DI ABILITAZIONE

Interventi in regime libero:

non è prevista alcuna procedura Attività edilizia libera art. 6 D.P.R. 380/2001

La libera iniziativa dell’attività edilizia non esime i soggetti interessati dal rispetto delle norme relative ad
altri settori che hanno incidenza sull'attività edilizia:

 rispetto delle prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro

 delle norme antisismiche

 delle norme di prevenzione incendi

 delle norme igienico-sanitarie, ecc

Art. 6 comma 1 del D.P.R. 380/2001 INTERVENTI PER I QUALI NON E’ PREVISTA ALCUNA PROCEDURA: -
Interventi di manutenzione ordinaria. - Interventi volti all'eliminazione di barriere architettoniche che non
comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma
dell'edificio. - Opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico,
ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato. -
Movimenti di terra strettamente pertinenti all'esercizio dell'attività agricola e le pratiche agrosilvopastorali,
compresi gli interventi su impianti idraulici agrari. - Serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in
muratura", funzionali allo svolgimento dell'attività agricola. - Installazione di depositi di gas di pettolio
liquefatto (GPL) di capacità complessiva non superiore a 13 mc (art. 17 del D. Leg.vo 22/02/2006, n. 128).

IINTERVENTI IN REGIME DI COMUNICAZIONE:

I soggetti interessati sono tenuti ad effettuare dichiarazioni o comunicazioni alle autorità preposte, con
efficacia abilitante, fatti salvi i poteri di successiva verifica e controllo che l'ordinamento pone in capo alle
autorità stesse.

IN QUESTI CASI SONO PREVISTE LE SEGUENTI PROCEDURE:

Comunicazione inizio lavori: CIL

Art.6 comma 2 del D.P.R. 380/2001 INTERVENTI PER I QUALI E’PREVISTA LA COMUNICAZIONE DI INIZIO
LAVORI:

a) Gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b), ivi compresa
l'apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali
dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei
parametri urbanistici; b) Opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad
essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a
novanta giorni. c)Opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano
contenute entro l‘indice di permeabilità, ave stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la
realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali
tombati. d) Pannelli solari, fotovoltaici, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A) di cui al
D.M. 02/04/1968, n. 1444. e) Aree ludiche senza fini di lucro ed elementi di arredo delle aree pertinenziali
degli edifici. e-bis) le modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie coperta dei fabbricati adibiti ad
esercizio d'impresa, ovvero le modifiche della destinazione d'uso dei locali adibiti ad esercizio d'impresa.
Introdotto con l’ art. 13 della L. 134/2012

Comunicazione di inizio lavori Asseverata CILA:

Variante della procedura del CIL, caratterizzata dalla necessità di allegare alla comunicazione una relazione
tecnica a firma di un tecnico abilitato, nella quale si asseveri la conformità degli interventi agli strumenti
urbanistici ed ai regolamenti edilizi vigenti.

Art. 6, comma 4, del D,P.R. 380/2001 INTERVENTI PER I QUALI E’ PREVISTA LA COMUNICAZIONE DI INIZIO
LAVORI ASSEVERATA:

-Interventi di manutenzione straordinaria, ivi compresa l'apertura di porte interne o lo spostamento di


pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del
numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici.

-Modifiche Interne di carattere edilizio sulla superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio d'impresa,
ovvero modifiche della destinazione d'uso dei locali adibiti ad esercizio d'impresa.

SEGNALAZIONE CERTIFICATA DI INIZIO ATTIVITA’: SCIA

Introdotta dal D.L 78/2010 convertito in legge dalla L. 122/2010, che ha sostituito la ex DIA cosiddetta
«ordinaria»).

Art. 22 – 23 – 23 bis del D.P.R. 380/2001 NTERVENTI PER I QUALI E’ PREVISTA LA SEGNALAZIONE
CERTIFICATA DI INIZIO ATTlVITA’:

-Interventi di ristrutturazione edilizia (vedi tabella) cosiddetta «leggera», ovvero realizzata senza aumento
della superficie utile, della volumetria, delle unità immobiliari e senza modifiche della sagoma e dell'aspetto
esteriore degli edifici.

-Interventi di restauro e risanamento conservativo (vedi tabella).

-Interventi non soggetti al Permesso di costruire, non rientranti nell'attività edilizia libera e non realizzabili
tramite Comunicazione di Inizio lavori o Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata, che siano conformi alle
previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.

-Varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, che non
modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio qualora
sottoposto a vincolo, e non violano le eventuali prescrizioni contenute nel Permesso di costruire.

Denuncia di inizio attività alternativa al permesso di costruire:

Art. 22, comma 3, del D.P.R. 380/2001 INTERVENTI PER I QUALI�E’ PREVISTA LA DENUNCIA DI INIZIO
ATTIVITA’ ALTERNATIVA AL PERMESSO DI COSTRUIRE:
- Interventi di ristrutturazione edilizia (vedi tabella) cosiddetta «pesante», cioè che portino ad un organismo
edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche
del volume, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone
omogenee A di cui al D.M. 02/0411968, n. 1444, comportino mutamenti della destinazione d'uso, nonché
interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli.

-Interventi di nuova costruzione (vedi tabella) o di ristrutturazione urbanistica (vedi tabella) disciplinati da
piani attuativi comunque denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore dì piano attuativo, che
contengano precise disposizioni plano-volumetriche, tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia
stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale in sede di approvazione degli stessi piani o
di ricognizione di quelli vigenti; qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente all'entrata in
vigore della l. 21/12/2012, n. 443 (e quindi anteriormente aIl'11/11/2002).

INTERVENTI IN REGIME DI ABILITAZIONE:

Devono a chiedere alla autorità il permesso di costruire:

Artt. 10 e seguenti del D.PR. 380/2001 INTERVENTI PER I QUALI E’ PREVISTO IL PERMESSO DI COSTRUIRE:

- Interventi di nuova costruzione (vedi tabella).

- Interventi di ristrutturazione urbanistica (vedi tabella).

- Gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal
precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma dei
prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A,
comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modifiche della
sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22/01/2004, n°42 e successive
modificazioni.

04/12/2018

I programmi complessi: strumenti per l’innovazione della pianificazione

Gli anni Novanta:

•frammentarietà della società

•ruolo dell’unione Europea

•Cambiamento nel contesto istituzionale italiano

inadeguatezza del piano tradizionale

Le dimensioni delle attività produttive vengono meno, sia per le tecnologie, sia per il minor bisogno di posti
per lo stoccaggio. Le tecnologie permettono il controllo a distanza, senza l’intervento di operatori, per cui
tante attività hanno abbandonato determinati luoghi.

La società è fortemente colpita dallo sviluppo tecnologico e l’Unione Europea ha un ruolo molto forte,
fondamentale per le politiche internazionali. L’Unione mette nel dibattito la sussidiarietà, ogni livello di
governo deve occuparsi delle materie del proprio livello. La Provincia della Provincia e i comuni dei comuni.

Devoluzionepassaggio di competenze da un’amministrazione all’altra, dallo Stato alla Regione e dalla


Regione al Comune. Quindi si torna a dire che c’è necessità di riformare il piano tradizionale. Da un lato
l’unione europea non ha competenze nella pianificazione, se non il piano ambientale, come il controllo della
qualità delle acque o dell’assetto idrogeologico, aree protette.

Sono direttive dunque prescrizioni a cui gli stati membri si devono attenere, un’altra direttiva è la VAS
(valutazione ambientale strategicanascono da alcuni incidenti rilevanti) la direttiva di impatto ambientale,
che è importante nelle grandi opere.

Comunicazione Europa 2000 (1991)

Comunicazione Europa 2000 + (1994)

Comunicazione La problematica urbana: orientamenti per un dibattito (1997)

Quadro d’azione per lo sviluppo urbano sostenibile nell’Unione europea (1998)

SCHEMA DI SVILUPPO DELLO SPAZIO EUROPEO (1999) per rispondere ai problemi che riguardano un po
tutta Europa

L’Unione ha ruolo di coordinamento, ma non ha competenze sulla pianificazione, però dato che in tutta
Europa c’era il problema delle arie dismesse, allora l’unione attraverso il Consiglio ha fatto fare delle ricerche
sulle problematiche urbane. Emerge che sono problemi che riguardano tutte le città, problemi di degrado,
popolazione segregata, con problemi economici. Vengono proposti due strumenti:

1 cambiamenti nelle strutture urbane: schema di sviluppo dello spazio europeo

Problemi:

 emergere di reti e grappoli di cittàsegregazione sociale


 continua espansione delle città
 Crescente segregazione sociale
 Insufficiente miglioramento della qualità dell’ambiente urbano
 Cambiamenti nel potenziale economico delle città

Soluzioni:

• complementarietà e cooperazione tra le cittàsignifica migliorare l’equilibrio dei sistemi di città,


cercare di integrare il territorio, cooperare tra città, quindi migliorare il sistema di reti e il rafforzamento tra
le città Europee

• città dinamiche, attraenti, competitive

• sviluppo sostenibile delle città, la conferenza di Rio aveva lanciato lo sviluppo sostenibile, adesso
torna nelle tematiche europee. Uno sviluppo che permetta di lasciare le risorse anche alle generazioni
future.

• partnership tra le città e la campagnail loro rapporto si è un pò rotto, le politiche sono legate al
BIO cercando di recuperarne il rapporto.

l’attività cooperativa serve a rilanciare la competitività tra città.

Agli strumenti corrispondono i finanziamenti=fondi strutturali:

 Azioni nazionali e regionali coerenti con gli obiettivi dei fondi definiti a livello Nazionale nei Quadri
Comunitari di Sostegno (QCS), nel Quadro Strategico Nazionale (QSN) e nel Programma Operativo
Nazionale (PON) declinati a livello regionale nel Programma Operativo Regionale (POR) e nel
Documento Unico di Programmazione (Docup)
 Iniziative comunitarie (Urban, Interreg)
 Progetti pilota e azioni sperimentali innovative (Progetti Pilota Urbani)

Progetti pilota e azioni sperimentali innovative (Progetti Pilota Urbani)

• I fase: coinvolte 33 città europee appartenenti a 11 Stati membri della Comunità.

• spesa tot: 204 milioni di euro, di cui 101 M euro coperti da Fondo Europeo di Sviluppo Regionale

Le risposte della pianificazione in Italia:

1. CITTA’ METROPOLITANE E PIANIFICAZIONE STRATEGICAvedi legge 142 del 1990


2. NUOVE LEGGI REGIONALI vedi legge 142 del 1990
3. PROGRAMMI COMPLESSI:

Obiettivi:

 rimediare alle rigidità del piano tradizionale  rispondere alla complessa configurazione dei
problemi (città, politiche urbane, processi decisionali)

Caratteri:

 strumenti per la gestione attuativa dei progetti


 carattere normativo

Contenuti:

 presenza di finanziamenti pubblici specifici


 prevalenza delle ragioni della fattibilità  orizzonte temporale di breve-medio termine
2. 3. Sono progetti pilota che l’unione europea fa nelle città. Le città partecipano al bando e ricevono
finanziamenti per riqualificare il degrado.
I programmi che vengono finanziati dall’unione danno visibilità all’operato del sindaco, sulla scia di questi
programmi a livello nazionale si bandiscono programmi simili, come il programma straordinario per l’edilizia
residenziale. Vedremo che sono un’occasione di apprendimento per l’amministrazione. Nel ’94 c’è una
seconda puntata di progetti urbani. Insieme a questo dibattito nell’unione si bandiscono anche in Italia
finanziamenti per riqualificare la città. Si produce la devoluzione di poteri e c’è la possibilità di fare accordi
anche con i privati.

Negli anni ’90 ci si rende conto che i servizi sono importanti e non solo la parte residenziale.

Così anche negli anni 2000 ci sono altri programmi. Quando entriamo negli anni 2000 i programmi
diventano sempre più ampli e la materia passa alle regioni. Oggi non è più lo stato, ma ora è il Comune il
primo punto di riferimento (comuni, provincie e Stato, modifica del titolo quinto della Costituzione). Lo
stato fa leggi di indirizzo, ma ogni regione ha la sua legge di territorio e i finanziamenti ad ok diventano di
competenza della regione. 2007/2013PIUSS ... ecc.

In Toscana PIUprogrammi di integrazione urbana

I primi programmi complessi sono stati un’occasione per avere nuovi finanziamenti- i bandi scardinano il
sistema, poiché si ottengono finanziamenti in base alla capacità dei comuni di rispondere ai bandi. I bandi
generalmente si uniscono in tre grandi famiglie:

•programmi che si occupano di rinnovo urbanoazione fisica (Prin, Pru, Priu)

•dalla riqualificazione alla rigenerazionesi occupano degli abitanti, con politiche che migliorano le
condizioni di vita, non solo attraverso azioni, ma anche attraverso attività che permettano di incontrarsi.
(Ppu, Urban, Cdq)

•Obiettivo territorio: da interventi infrastrutturali a grandi piani. (Prusst, Pit, Piau, Sistema)

Esempi.

Prima generazione (accento sul rinnovo urbano) Pru Corso Grosseto (Torino)

Seconda generazione (rigenerazione) Priu Fontebranda (Siena) Cdq San Miniato (Siena) Corea (Livorno)

Terza generazione (apertura al territorio) Prusst Borgaro e Settimo Torinese (Torinese) Piau Catania

1 Programmi Integrati L.203/91


Obiettivi:

Programma straordinario per l’edilizia residenziale (L. 203/91 per la lotta alla criminalità organizzata)

Target: dipendenti statali (forze dell’ordine)

possibilità per i privati di proporre destinazioni d'uso in difformità con la previsione degli strumenti
urbanistici evitando la procedura ordinaria di variante

Aspetti Caratterizzanti

Co-presenza di edilizia residenziale e servizi

Co-presenza di edilizia di libero mercato

Co-finanziamento pubblico- privato

1.Programma del ’91 programma straordinario per l’edilizia residenziale, per la lotta della criminalità
organizzata, quindi costruzione di nuove caserme. Prevede che i privati possano proporre aree per edificare.
Dice che queste aree possano avere destinazioni d’uso indipendentemente a ciò che è previsto dal piano
regolatore, per esempio costruiscono in zona agricola. Ognuno fa come vuole, presentano richieste come
300000 edificazioni in zona agricola a Roma. Quindi è contestata la proposta da privato a Comune, i comuni
insorgano, il bando fallisce.

1 Programmi Integrati L.179/92

Aspetti Caratterizzanti

 Riqualificazione del tessuto urbanistico, edilizio e ambientale


 Ricerca d'integrazione di diverse tipologie d'intervento
 Presenza di una pluralità di funzioni

Obiettivi

 Riqualificazione Urbana non settoriale con pluralità di attori e risorse pubbliche/private

BANDO PROGRAMMI INTEGRATI 179/92:

Ogni zona deve avere diverse funzioni e che abbia integrazione tra risorse pubbliche e private. Qui sono i
Comuni che presentano al ministero le aree, attingeranno alle aree da riqualificare già presenti nei piani.

Cessione che viene dal plus profitto; la valorizzazione una parte se la tiene il privato, ma in parte viene fatta
per opere pubbliche.

1 Programmi di Recupero Urbano L.493/93

Aspetti Caratterizzanti

 Concorso di risorse pubbliche/private orientate ad affrontare i tradizionali problemi della periferia


pubblica (PEEP)
 interventi infrastrutturali e di potenziamento delle attrezzature e avvio di processi complessi di
qualificazione morfologica e funzionale
Obiettivi
Riqualificazione edilizia pubblica per combattere il degrado delle periferie

1Il PRU di Corso Grosseto a Torino

Il programma di recupero urbano

oggetto: due quartieri di edilizia popolare (via Sospello e via Fiesole) 1.500 alloggi pubblici su 10.000 totali,
abitati complessivamente da 25.000 persone.

soggetti: ATC-Agenzia territoriale per la casa, Comune.

finanziamento: spesa complessiva di 320 miliardi di lire.

Il piano di accompagnamento sociale (PAS)


obiettivo: affiancare per cinque anni (1999-2003)
l'attuazione del PRU di corso Grosseto

oggetto: azioni di sviluppo sociale ed economico che possano mettere in moto sinergie positive attorno agli
interventi di riqualificazione "fisica" previsti dal PRU.

soggetti: Il PAS è gestito dall'Ati (associazione temporanea di imprese) costituita dall'associazione Avventura
Urbana, da GRM Srl e dall'antropologa urbana Marianella Sclavi

Gli interventi: Tre serate per sorridere nelle torri che convivono con il cantiere e per festeggiare i lavori. Il
Pas, in collaborazione con le cooperative Vides Main e Mondoerre, ha invitato a chiacchierare sul
pianerottolo gli abitanti delle torri di corso Grosseto 353 - 349 - 355 e 361/7 - 361/5 - 361/3 nei giorni di
martedì 11 e giovedì 13 settembre. Si sono ascoltate e raccolte le testimonianze degli inquilini, si sono
ricordati i tempi passati, quando le case non ancora finite erano prese d'assalto dall'arrivo di famiglie
numerose. Le storie raccolte sono state le protagoniste della serata conclusiva di venerdì 14 settembre, una
festa-spettacolo, dedicata anche alle tradizioni delle "terre d'origine" con cibi tipici e musica. Tante sono le
famiglie che ricordano con nostalgia i primi anni, quando tra i condomini l'atmosfera era più rilassata e
amichevole.
Seconda famiglia di piani:

Programmi di Riqualificazione Urbana DMLLPP 21/12/94

Aspetti Caratterizzanti

 Stessi contenuti e obiettivi dei Programmi di Recupero Urbano, però estesi a tutte le aree di
trasformazione della città con particolare riguardo alle aree dismesse.
 Obbligatorietà della concorrenza di risorse e operatori pubblici/privati
 Necessità di costruire "metodi condivisi" nel dialogo della concertazione

Obiettivi

 Riqualificazione Urbana non settoriale con pluralità di attori e risorse pubbliche/private (cfr.
Progr.integrati L.179/92)

PRiU Fontebranda a Siena:


Soggetti promotori
• Comune di Siena • Siena Parcheggi Spa • Società Consortile Fontebranda arl

Contratti di Quartiere L.499/97

Aspetti Caratterizzanti
 realizzazione di interventi residenziali e non attraverso l'attivazione di risorse private
 stipula di convenzioni tra pubbliche amministrazioni ed associazioni senza fine di lucro, volontariato
ecc.
 attivazione di procedure di partecipazione e comunicazione tese a garantirne una più diffusa
conoscenza Obiettivi
 Raggiungimento di più elevati standard di vivibilità attraverso una pluralità di azioni in settori diversi

Caratteristiche: Intervento sul nucleo originario PEEP (661 alloggi, Arch. G. De Carlo, 1974)

Progetto originario degli anni ’80:

Il progetto originario:

• Disatteso (no attività commerciagli lungo i percorsi interni)

• Non finito (chiesa, biblioteca e ludoteca e centro associazioni ai piani terra di due edifici, impianti sportivi
senza spogliatoi)

• Misconosciuto

Problemi:

• Degrado strutturale

• Disagio sociale (emarginazione e “ghettizzazione”)

• Mancanza di servizi di aggregazione di base

INTERVENTI:

Residenza:
• Nuova costruzione di 59 alloggi di edilizia pubblica (24 alloggi parcheggio e 35 per anziani o disabili);
• manutenzione e ristrutturazione di 141 alloggi di edilizia pubblica

Servizi:
• Realizzazione di locali destinati a servizi sociali, laboratorio di quartiere, centro civico (uffici decentrati,
biblioteca, ludoteca e mercatino coperto),
• Realizzazione spogliatoi per gli impianti sportivi

Urbanizzazioni
• Realizzazione di una piazza pubblica e di 200 posti auto coperti;
• adeguamento reti fognaria, idrica e telefonica,
• potenziamento viabilità carrabile e pedonale;
• illuminazione pubblica;
• verde elementare e attrezzato, orti sociali

Interventi sociooccupazionali:
• Attività di assistenza agli anziani,
• alloggi in affitto per anziani e disabili,
• formazione professionale nei settori socioassistenziale e edile,
• ufficio comunicazioni,
• Laboratorio di quartiere,
• attività commerciali

Soggetti coinvolti • ATER di Siena • Poste italiane SPA • Dipartimento di Processi e metodi della produzione
edilizia, Università di Firenze • Scuola edile dell'Associazione industriali di Firenze • Monte dei Paschi di
Siena • Arciconfraternita della Misericordia di Siena • ABI Coop • CRAL ospedalieri • Cooperativa Orsa
Maggiore • Coop Centro Italia • Privati

Il Contratto di Quartiere Corea a Livorno

Le caratteristiche Il quartiere Corea è situato in un'area a nord della città caratterizzata da elevata densità
edilizia e carenza di servizi e infrastrutture. Nato nel dopoguerra per ospitare gli sfollati del bombardamento
e gli alluvionati del Polesine, il quartiere si è ampliato nel 1960 e nel 1984, con l'introduzione di edifici a
torre costruiti dallo IACP, in aggiunta agli alloggi di 2-3 piani preesistenti. Attualmente conta 477 alloggi di
cui 400 pubblici (Comune, Demanio, ATER). Il Contratto di quartiere si articola in interventi rivolti sia agli
aspetti fisici che economici e sociali. L'obiettivo di fondo del programma è il miglioramento delle condizioni
ambientali complessive con nuovi servizi e riqualificazione fisica di edifici e spazi aperti. Complessivamente
l'intervento prevede la trasformazione di 200 alloggi, tra recupero e sostituzione. Una particolare attenzione
è rivolta alla qualità e all'innovazione secondo criteri di sostenibilità e di fruibilità da parte dei disabili.

Soggetti coinvolti:

Regione Toscana, ATER di Livorno, Demanio dello Stato, Ente livornese scuola edile, Università degli Studi di
Firenze, Scuola superiore Sant'Anna, Istituto tecnico per geometri Buontalenti, Supermercati PAM, AGIP,
Demotica 2000.

Finanziamento Min LLPP

20.000 milioni di lire: nuova costruzione di 100 alloggi di edilizia pubblica, sperimentazione, urbanizzazioni.
Altri finanziamenti Comune di Livorno 8.359 milioni di lire: edilizia residenziale e urbanizzazioni; Regione
Toscana 6.723 milioni di lire: edilizia residenziale e urbanizzazioni; Demanio dello Stato 2.909 milioni di lire:
edilizia residenziale e urbanizzazioni; Privati 7.400 milioni: acquisizione aree e realizzazione centro civico.
Finanziamenti totali 45.391 milioni di lire.

QUALITA' PROGETTUALE

Sociale: Integrazione dei servizi mancanti e realizzazione di un centro civico, di un asilo nido, di una
ludoteca, centro famiglie, centro di aggregazione giovanile.

Urbanistica: Ristrutturazione urbanistica con parziale demolizione e ricostruzione di alloggi, riqualificazione


degli edifici rimanenti e degli spazi ad uso pubblico. Realizzazione di una nuova piazza e di un parco urbano,
realizzazione di aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi.

Edilizia: Recupero e adeguamento funzionale di 56 alloggi, di cui 6 per categorie deboli e svantaggiate, con
sperimentazione delle tecnologie domotiche; demolizione e ricostruzione di 140 nuovi alloggi pubblici con
criteri di edilizia sperimentale orientati alla durata, al risparmio energetico e alla bioclimatica.

Viabilità: Ristrutturazione della viabilità locale con separazione dei traffici pedonali e veicolari, con
riprogettazione degli spazi centrali in conseguenza della realizzazione della nuova piazza.

QUALITA' AMBIENTALE
Eliminazione sorgenti inquinanti: Realizzazione di un'area a parco in sostituzione di un parcheggio e
deposito per autotrasporti.
Miglioramento della sostenibilità ambientale: Allontanamento di attività di trasporto (autoparco) e
progettazione bioclimatica.

PARTECIPAZIONE E CONCERTAZIONE Costruzione di laboratori di progettazione partecipataLaboratorio di


quartiere per la raccolta di una banca dati e osservatorio sui bisogni sociali del quartiere.

SOSTEGNO ECONOMICO E SOCIALE


Creazione di occupazione per la rivitalizzazione economico produttiva dell'area:

Impiego di lavoratori socialmente utili nella gestione del nuovo centro civico

Insediamento di nuove attività artigianali e commerciali:

Realizzazione di un nuovo centro commerciale e di una strada commerciale

3 PRUSST (Programmi di Recupero Urbano e Sviluppo Sostenibile Territoriale) D.M.L.L.P.P. 25/9/98

Aspetti Caratterizzanti

 realizzazione di infrastrutture e sviluppo produttivo del territorio


 possibilità di espropriare tutte le aree
 individuazione di criteri molto definiti per la selezione dei progetti Obiettivi
 Interventi di riqualificazione edilizio-urbanistica (PRU)
 Creazione e miglioramento delle infrastrutture coordinandole con gli aspetti urbanistici
 Interventi per lo sviluppo di attività industriali artigianali e commerciali

PRUSST 2010Plan (Settimo e Borgaro Torinese)

1. Interventi di tipo ambientale: Il progetto Tangenziale verde


2. Interventi di tipo ambientale: Parco fluviale Antichi Argini
3. Interventi di tipo ambientale: Opere di difesa idraulica
4. Interventi di tipo infrastrutturale: completamento viabilità Est di Settimo
5. Interventi di tipo infrastrutturale: rete di teleriscaldamento
6. Interventi di tipo infrastrutturale: percorsi ciclo-pedonale
7. Interventi di recupero urbano: bonifica aree industriali
8. Interventi di recupero urbano: Porta Nord (Residenze private, residenze agevolate, area
commerciale, area direzionale, parco tematico e scuola materna)
9. Interventi di recupero urbano: aree attrezzate complesse per PMI
10. Interventi di recupero urbano: nuovo centro riabilitazione e lunga degenza ASL 7 Chivasso
11. Interventi di recupero urbano: Recupero a fini congressuali del Castello di S. Cristina

PIAU (Programmi Innovativi in Ambito Urbano) Porti e Stazioni - D.MIITT. 988/2003

Aspetti Caratterizzanti

 interventi concentrati su funzioni di rilevanza sovralocale


 Interventi su veri e propri ambiti territoriali interessati da grandi infrastrutture territoriali
policentriche
 Finanziamenti alla fase di progettazione e predisposizione degli studi di fattibilità

Obiettivi

 inscrivere le politiche territoriali e urbane in un quadro di riferimento programmatico


complessivo
 rafforzare la relazione tra armature territoriali, sistemi urbani e reti di secondo livello

I PROGRAMMI COMPLESSI

1. Imprenditorialità e operatività della pubblica amministrazione

• Flessibilizzazione procedurale • Fattibilità amministrativa • Cultura della responsabilità • Cambiamenti


nel modello organizzativo

2. Partenariato pubblico-privato
• Bando di confronto pubblico concorrenziale • Fattibilità economico-finanziaria • Superamento
dell’imparzialità della pubblica amministrazione • Co-responsabilizzazione del privato • Partecipazione
degli abitanti

3. Integrazione delle azioni/ sinergia tra politiche

• Integrazione funzionale • Integrazione delle azioni fisiche e sociali • Sinergia tra politiche

4. Rapporto col piano

• Superamento delle rigidità del piano • Apertura alla pianificazione strutturale e strategica

5. Qualità urbana e ambientale

• Miglioramento della fruibilità urbana e ambientale • Incidenza sulla riorganizzazione urbana e


territoriale

Comune di Catania: il programma riguarda tutta la fascia costiera che sono interessati dall’infrastruttura
ferroviaria, che separa il centro storico dal mare. In questi vari tratti si decide di interrare la parte ferroviaria.
Prevede nuove costruzioni e un’area verde lungo la costa. Alcuni interventi sono stati fatti, altri invece no.
Non si parla solo di un quartiere, ma di una serie di interventi.

I programmi degli anni 90 non sono stati riproposti a livello nazionale. Sono programmi che adesso sono
passati alle Regioni. Spesso sono fondi per opere pubbliche. Nella storia dell’urbanistica hanno portato a
nuovi punti di vista.
11/12/2018

Aree di scarto e visions progettuali:

riciclo: la città viene considerata come un elemento n continua modificazione. Il riciclo viene calato
nell’ambito dell’urbanistica. La legge 65/2014 ha portato ala distinzione tra territorio urbanizzato e non
urbanizzato.

Tutto quello che s trova all’interno dell’urbanizzato può essere modificato. Nel caso di area non urbanizzata
non si può usare suolo vergine per nuove residenze. possono essere fatte modifiche di suolo come
commerciale e di servizio, ma non residenziale. Non potendosi espandersi la città i gioco di forza sono le
aree di degrado. L’aria abbandonata diventa un’occasione da sfruttare.

Berry propone una lettura del territorio nel 1970:

quanto più e città soo grandi, meno crescono per effetto di movimenti migratori interni, mentre più centri
smo piccolo

stadi di sviluppo della città moderna per Berry:

1 stadio: urbanizzazione, espansione con sviluppo di servizi

2 stadio: sub urbanizzazione, il maggior sviluppo, espansione frammentata della città, maggior consumo di
suolo. L’espansione porta alla rottura tra il rapporto città e campagna. Lo sviluppo porta ad una criticità di
servizi, dunque l’espansione si blocca.

3stadio:deurbanizzazione, la popolazione tende ad andare nelle città satellite, nelle piccole città con servizi
e condizioni di vita diverse.

4stadio: riurbanizzazione --questa è una previsione di Berry. Un nuovo sviluppo in centri abitati, in alcuni
caso si è verificato e in altri no.

Contro urbanizzazione: lo stesso concetto di Berry è stato definito da Oswalt come città in contrazione.
La città si espande poi decide di abitare altrove, parte delle strutture utilizzate precedentemente rimangono
vuote.

La contrazione ha avuto il sopravvento con la crisi del 2008.

Città diffusa (definizione di Indovina): le città italiane si diffondono in maniera frammentaria, che viene
definita diffusa.

Lo sviluppo di questo tipo non è programmato, la città si sviluppa altre città vengono abbandonate. La città
contemporanea non è più di quella degli anni ’50, è divenuta una sorta di anticittà.

La definizione con cui alcuni studiosi hanno trattato gli edifici abbandonati è stata basata al legame ch questi
hanno con la città. I primi ad avere questo approccio sono stati gli economisti, poiché questi territori si
legano alla RENDITA URBANA.

Rendita urbana:

ci sono tre possibilità per l’uomo di guadagnare qualcosa:

1 il primo è il lavoro, cioè una prestazione, attraverso il quale ha un salario.

2 il secondo è il profitto, attraverso un investimento modifica le materie prime e le vende, la differenza tra
quello che investe e quello che riprende è il profitto.

3 il terzo è la RENDITA, la quale si può avere in ambito immobiliare, economica. La rendita è il surplus che
un bene ha semplicemente per trovarsi all’interno di un sistema chiuso in forma rara. Io ho un bene
all’interno di un sistema limitato e il fatto di averlo e il fatto che questo sia raro permette a questo bene di
avere un valore in più rispetto al valore iniziale dello stesso. Guadagnare con la rendita è molto più
semplice.

Dal momento che ho territori abbandonati, vacant land, ho la possibilità di avere un guadagno. Un terreno
può assumere valore se legato alla rendita fondiaria. Egli individua più territori abbandonati, all’interno di
ambiti già urbanizzati. Definisce 5 casistiche parlando di particelle, legandole quindi all’aspetto catastale e
quindi economico. Dice che alcuni terreni non sono urbanizzati, poiché non hanno forma regolare o hanno
territori scoscese(prima e seconda definizione). Vede che molti terreni come opportunità di guadagno,
derivante dalla rendita urbana, i proprietari sanno che possono sfruttarli, ma aspettano il momento più
propizio, per ottenere il massimo guadagno, cercano di elevare il valore differenziale del terreno e la
rendita. Questa differenziazione è passiva dal proprietario, m sono le dinamiche derivanti dalla società che
permettono ai terreni di acquisire un dato interesse(terza casistica). La lettura che fa è legata alla
speculazione immobiliare.

La visione di Northman parte dal punto di vista del proprietario, sono aree interessanti, perché hanno la
possibilità di essere sfruttate.

Studio di Bowman e Pagano, riprendono lo studio precedente, ma dicono che le aree possono essere lette
in maniera positiva dal punto di vista economico, ma hanno dei punti di criticità. Sono in realtà di difficile
trattazione, fattori che vanno a influenzare gi ambiti devono essere ampliati ai fattori sociali, come lo
sviluppo urbano, si occupano oltre che delle politiche economiche anche di politiche pubbliche. Dunque
questi terreni di per se sono elementi positivi per il proprietario, ma all’interno di un contesto urbano si
determinano dei lati negativi. Se ho un edificio abbandonato su una strada, questo determina un degrado
fisico che influenza gli edifici più prossimi, ma anche gli edifici di fronte, quindi in base alla conformazione e
alla posizione dell’edificio, può avere delle ripercussioni sempre più ampie. Dal momento in cui ho una serie
di edifici in abbandono comprometto tutta la strada. Dal punto di vita economico la lettura di Northman era
limitata.
Altra lettura contrapposta a queste due precedenti: è quella di Denis Wood, il quale guarda gli spazi
abbandonati slegati dai fattori economici, ma guarda come le aree abbandonate influiscono sulla società.
Egli dice che ci sono gli spazi attivi della società e gli spazi abbandonati, che rimangono in ombra in quanto
tali. In realtà sono caratterizzati da degrado fisico e di comportamenti. Luoghi da cui stare lontano. Sono
caratterizzati dall’illecito, che la zona pubblica non permette. Secondo Wood sono aree necessarie alla città
contemporanea, perché questi comportamenti che ci sono, che qualcuno ha necessità di avere, quindi sono
luoghi necessari per lo sfogo, per l persone più marginalizzate all’interno delle dinamiche urbane. Da una
lettura positiva degli ambiti di degrado.

BROKEN WINDOWS di Kilson e Kelling se una finestra è rotta dichiara il fatto che un edificio è abbandonato.
Se prendiamo una macchina e viene parcheggiata nel quartiere ricco e uno in quello malfamato, la gente
passa e frega lo specchietto, fino a diventare aree di scarto, questo per dire che il degrado richiama altro
degrado. Nel quartiere bello la macchina viene deturpata comunque, perchè nel caso di parti abbandonate
le persone nonostante siano educate nel caso di qualcosa d non posseduto, fanno qualcosa che non
farebbero nel caso in cui fosse posseduta. Il degrado porta ad altro degrado. Se la finestra di un edificio è
rotta e non viene riparata, allora nessuno ci abita, allora possono essere rotte altre finestre, poiché nessuno
reclamerà, nessuno se ne occupa. L’edificio dunque viene occupato per il degrado. Questo degrado
influenza i comportamenti del contesto urbano, se una persona anziana deve passare su una strada da un
lato degradata percorrerà quella non degradata. Le aree abbandonate determinano dei comportamenti di
criticità sociale e sicurezza pubblica.

Altra definizione: Roger Trancik

Considera questi spazi come spazi persi poiché l’architetto moderno non è stato in grado di cogliere, un
errore progettuale. Spazi semplicemente disegnati senza essere studiati all’interno del contesto, favorendo
le relazioni urbane. Secondo Trancik dice che questi spazi rimangono:

1 un monito per i progettisti, per non rifare errori

2rappresentano occasioni per essere riprogettate secondo una funzione sociale.

Questi spazi non essendo progettati sono senza personalità, per questo non vengono frequentati. Se non si
inseriscono all’interno degli spazi caratteristiche non verranno utilizzati.

Gli spazi abbandonati a partire dagli anni 80 sono esito di spazi industriali che sono stati dismessi, per vari
motivi, e questo abbandono ha lasciato complessi che assumo definizione di derelict land, poiché il suolo è
inquinato, terreni fortemente danneggiati, che possono essere utilizzati solo se trattati e modificati. La
rigenerazione è vincolata alla politica, e i costi della politica sono molto elevati, quindi non vengono
riprogettati. Derelict land nasce in Inghilterra per indicare le cave dismesse. In America si chiamano
Brownfield.

Greyfield: sono terreni grigi, vecchie aree commerciali e terziarie abbandonate in particolare centri
commerciali. È stato coniato dal New Urbanism per indicare i parcheggi adiacenti ai centri commerciali che
consumavano molto suolo. Nel contesto americani dei grandi centri abbandonati hanno costi minori dei
Brownfield e sono aree vicine ai centri urbani, quindi sono già presenti le infrastrutture. L’abbandono è
dovuto al fatto che l’attività è andata dismessa.

Altra definizione: Drossape

L’aspetto interessante è un aspetto legato al paesaggio, dicendo che le zone di scarto fanno un paesaggio
nuovo, contemporaneo. Da delle declinazioni:

1all’interno delle aree residenziale

2 parcheggi, aree di sosta


3 grandi opere— spazi persi, perché il progettista non ne può dare definizione.

4 fasce di rispetto della ferrovia

5 discariche

6 spazi industriali dismessi

Lynch: sociologo

Place of Waste- da una lettura della città come gli spazi degli scarti, che possono essere gestiti. Gestione dei
rifiuti e delle aree abbandonate.

Dansero: vuoto urbano

In Italia il termine più diffuso è quello di vuoto urbano. Molti imprenditori definendo gli spazi abbandonati
come vuoti, vengono trattati come qualcosa da abbattere, senza guardare la preesistenza, senza recuperare,
ma abbattere e ricostruire.

Terzo paesaggio: Clement

Definisce le aree non come abbandonate, poiché la natura non li ha abbandonati, ma l’uomo l’ha fatto.
Diventano per lui luoghi di biodiversità, un terzo paesaggio che nasce dalla mano del’uomo che poi si
sviluppa in maniera autonoma.

Questi spazi sono incerti, poiché non c’è interpretazione univoca, sono nella fase di passaggio in cui hanno
perso la loro funzione d’essere, ma che adesso avendo perso la loro funzione hanno un incertezza per il
futuro.

1 stagione:

anni 80’ con il decentramento produttivo

2 stagione:

crescita abnorme delle costruzioni edilizie, senza pensare al sistema

3 stagione:

legata alla crisi del 2008, come residui inutilizzati.

Incompiuto: stile architettonico

edifici rimasti incompiuti, molte politiche sono alimentri, perché determinano spreco di soldi e servizi
incompiuti o inutilizzati.

Le opere incompiute rappresentano l’illusione di sviluppo

I negozi sfitti:

fenomeno della saracinesca abbassata. A causa della crisi molti edifici dismessi rimangono sfitti.

Capannoni inutilizzati:

capannoni realizzati che non sono mai stati sfruttati. Capannoni prefabbricati, difficili da riutilizzare.

Case sfitte:

si continua a costruire case che poi non vengono utilizzati. Le imprese costruivano mettendo un ipoteca alle
case ancora non costruite. Molti progetti sono stati ideati in periodo di crescita economica come nel 2006,
che però nel 2008 rimane invenduto a causa della crisi. I redditi diminuisco, chi ha costruito pria della crisi
ha valutato l’immobile secondo i valori di mercato nel periodo del finanziamento. le banche hanno
assimilato tutti questi edifici sotto pegno. Le banche hanno acquisito il patrimonio edilizio, mettendolo al
valore di mercato del finanziamento, che non c’è più. Al momento in cui le banche decidessero di vendere il
patrimonio abbasserebbero il valore degli immobili. L’offerta sarebbe molto più elevata della domanda. Le
banche avrebbero una perdita numerica, quindi gran parte dell’invenduto non è messo nel mercato per non
perdere la redita dell’investimento fatto prima della crisi.

Orti di guerra: le coltivazione di orti urbani

Gli orti urbani sono stati introdotti negli anni 70’ in America, che utilizzavano aree dismesse.

Queste idee hanno portato alla nascita di community garden. Spazi ridotti che creano delle relazioni sociali
e comunità, alcuni orti nascono in maniera spontanea, altri invece come quelli di Copenaghen sono
progettati. Ci sono orti con un disegno dietro, con alcuni spazi comuni, ma ogni proprietario ha il suo spazio
delimitato. Si definiscono anche le dimensioni degli orti, orti legati ad utilizzi domestici.

Progetto del 1995 a New York :

si crea un manifesto di appartenenza gli ortaggi poi vengono venduti in mercatini di quartiere, che creano
senso di appartenenza alle comunità e piccole dinamiche economiche e di produzione. Nella pratica non è
facile creare relazioni sociali.

Orti dipinti a Firenze:

orti nati a sensibilizzare la popolazione a una vita più sana, spronando alla produzione per un sistema
alimentare più sano e corretto. In un piccolo campo di atletica inattivo, è stato deciso di portare avanti
questo orto urbano, che rispetto ai precedenti non ha terreno, ma asfalto, quindi pensato attraverso la
coltivazione su casse. Se il comune decide di costruirvi, l’orto può essere spostato. L’iniziativa è andata
avanti per le scuole vicine, per la diffusione della conoscenza.

Jardin vert tige parigi: gli spazi inutilizzati vicino alla ferrovia vengono adibiti ad orti. Gli spazi di quartiere
hanno ricevuto finanziamenti pubblici.

Non è un episodio sporadico, ma è un’iniziativa promossa dallo stesso comune di Parigi. L’orto urbano è
l’approccio che crea delle visioni nuove, diverse.

Agropolis monaco: città agricola legata all’agricoltura con una serie di progetti, che non è più la creazione di
una rte, ma una proiezione della città verso il 2030che si proieta ad essere città dl verde.

Espacios de paz venezuela pico estudio 2014: spazi che riescano ad attivare dinamiche sociali all’interno
delle favelas.

Estonoesunsolar Sarahgoza:piccoli lotti demoliti rimasti incompiuti, l’iniziativa del comune è quella di creare
spai di ricreazione pubblica. Spazi vuoti che possono diventare qualcos’altro. Hanno fatto lavorare persone
disoccupate per la progettazione e non architetti.

Rus autoparque Lima: sono state realizzate iniziative legate al gioco, attraverso un utilizzo diverso con
materiale di riuso.

Draw OuT: murales sulle facciate degli edifi

Consiste semplicemente nell’attivare street art su edifici abbandonati.

Renew Newcastel: fondi sfitti in cui il proprietario permette la riqualificazione, il progetto ha avuto rilevanza
nazionale. Sono persone che non hanno possibilità di prendere uno spazio in affitto, consentendo usi
temporanei. Permettendo iniziative culturali e artistiche. Questa dinamica ha ridato visibilità al quartiere,
riattivando anche il mercato immobiliare.

In Italia un’iniziativa simile è Pop Up che è stato finanziato dalla regione e portato avanti da comuni.

Altre dinamiche di uso contemporaneo ci sono stati anche per i capannoni sfitti, che sono stati utilizzati per
installazioni di piccole strutture.

Progetto SENZA FILTRO BOLOGNA, che consiste in un capannone con street park.

Progetto High Line New York, utilizzo del viadotto ferroviario abbandonato. Il progetto è stato finanziato da
privati, è stato realizzato in più fasi.

13/12/2018

I PROGRAMMI COMPLESSI A TORINO:

strumenti per l’innovazione della pianificazione:

Firenze e Torino hanno con dei programmi complessi realizzato qualcosa di simile. Tuttavia hanno scale
differenti.

Programmi complessi: l’intento è di sorpassare le rigidità del piano. Spesso le prescrizioni richiedono varie
varianti che hanno tutto un loro Iter, che hanno tempo di uno e due anni. L’altro tema era quello di
rispondere alle complessità di esigenze, come la compresenza di culture diverse, zone dismesse e
degradate. Una prima famiglia riguardava la riqualificazione urbana, poi il sociale e i grandi temi territoriali.

Quelli di oggi sono a cavallo tra la prima e la seconda famiglia. A Torino ci sono stati più di venti programmi
complessi. Torino aveva personale organizzato. Il comune di Torino ha lanciato la programmazione,
provando ad avere i finanziamenti europei. Ci sono stati 24 piani complessi, che fanno riferimento ai piani
generali di Gregotti e Cagnardi. A Torino c’erano più di mille ettari di attività dismesse, ch comprendevano le
ex fiat e le ferrovie. Le aree verdi dovevano riqualificare, attraverso zone urbane di riqualificazione con poca
densità urbana. Nelle arie di servizio si prevedevano indici di edificazioni basse. Si introduce la
perequazione, un trasferimento di crediti edificatori. Le aree di edificazione sono spostate in un altro lotto,
come un’area dismessa. I crediti volano e atterrano in un altro lotto. Questo comporta l’intervento di due
proprietari. Il comune decide dove si deve edificare, dunque il comune può decidere i crediti edificatori.
Questi esperimenti vengono fatti dal piano di Torino che lo prevedeva, tra cui la cessione gratuita del 10
percento della superficie territoriale. Se non posso fare edificazione ma ho capacità edificatoria la posso
trasferire in un altro terreno. Questa cosa si può avere su terreni edificabili o non edificabili o capannoni
dismessi, che devono essere abbattuti e che la sul può essere trasferita in un altro lotto. I due proprietari poi
si possono dividere la rendita. Questa è una cosa che parte dagli anni ’90. Adesso con la crisi questi
meccanismi funzionano poco.

Il piano di Torino prevede la realizzazione dell’interramento della ferrovia e la realizzazione di una via
metropolitana. Anche questo è stato un caso simile a quello fiorentino, si parlava di fare di Campo di Marte
una stazione passante per l’alta velocità. Tra i programmi complessi c’è tata la possibilità di fare
l’interramento della ferrovia ed è stato realizzato un viale. Su questo asse si sono attestati diversi programmi
complessi che sono stati gestiti dal progetto speciale spina centrale:

programma di lingotto

spina 1 ,2,3,4: riqualificazione di arie degradate. Queste spine sono state oggetto di queste richieste d
finanziamento. le aree perimetrale hanno parti residenziali e a servizi con aree verdi. Le spine sono i disegni
di quello ch avverrà del progetto. A queste si affiancano altri progetti che hanno riguardato la parte di
rigenerazione, contenuti quindi di carattere sociale, animazione, intervististe. Si prendono in carico le
periferie per la riattivazione delle attività.

Spina 2 ottiene i finanziamenti dai programmi integrati 179/92. Diceva di riqualificare grandi zone.

Un'altra fonte di finanziamento è stata quella dei giochi di Torino 2006. Si prevede di raddoppiare il
Politecnico. Il raddoppio porta alla riqualificazione delle officine, che erano vincolati dalla sovrintendenza.
Vennero resi utili come locali per il politecnico. Il programma non è stato esenti da varianti. Nel programma
di Spina 2 ci sono state delle modifiche. spesso si fanno previsioni ce non sono coerenti con i reali bisogni
delle città. Nel piano si prevedevano 2000 posti letto per i studenti, poi si propose di distribuirli.

I piani attuativi hanno durata di 10 anni, in questi anni possono cambiare le esigenze. Nel frattempo ci sono
stati i giochi olimpici, quindi questa aria si è deciso di realizzare le case per studenti nel villaggio media. Il
tema della riconversione è parte integrante per l candidatura dei giochi olimpici.

I programmi di riqualificazione urbana avevano lo stesso obiettivo del recupero urbano, però quelli erano
dedicati alle vecchie arie PEEP, per le arie a costruzioni popolari, che erano degradate poiché sprovviste dei
servizi residenziali e pubblici che erano previsti dal piano ma non realizzati. Quelli di riqualificazione invece
erano dedicati a tutte le aree dismesse. A Torino questo porta ad un’operazione grandissima, come quella
della Spina 3. Il disegno del piano prevedeva di realizzare un parco con ai lati dell’edilizia residenziale. L’aria
è 101 ettari, di cui 65 erano destinati a parco, realizzato attraverso un accordo di programma, che mette i
pubblici e i privati ad un tavolo, per accordi brevi. Arrivano risorse dal ministero, comunali e provinciali. Le
proprietà erano di vecchi stabilimenti, come quello della Fiat. Previsioni del piano vigente, bonifica della
parte del cemento. Ci sono 2200 alloggi. Il piano era una proiezione al futuro, quindi residenziale , di blocco
chiuso più vicino alla città. Una parte era dedicata al settore terziario. Ciò che è stato realizzato è simile al
programma. La realizzazione parte da un progetto che ha come elemento direttore il grande parco lungo il
fiume Dora, che prevedeva un nuovo asse stradale e la dotazione dell’aria di nuovi elementi, la demolizione
del cls lungo il fiume e la realizzazione di ree nuove. Nel progetto c’era scritto anche un tunnel multi servizi.
Questo non è stato possibile, quindi è stata rivista. La prima cosa realizzata è stato il parco tecnologico. La
seconda parte sono stati gli alloggi residenziali, con grande centro commerciale, cinema, con densità molto
alte poi il parco Dora. Nell’area continua c’è stato l’inserimento di piccole medie intese, che erano già
presenti. Gli interventi privati riguardano soprattutto il centro commerciale e la realizzazione di
teleriscaldamento e cogenerazione.

L’aria portava a più di 15000 abitanti, una città dentro una città.

Anche in questo caso c’è stato bisogno di fare una variante al piano per aggiungere delle funzioni, nel 2001
si è aggiunto le attività artigianali, come la piccola media impresa. Inoltre è stata aggiunta una chiesa. Anche
qui nel 2003 in previsione dei giochi del 2006 si è deciso di insediare un villaggio per i media, che sarebbero
stati riconvertiti in residenze. Le ferrovie hanno chiesto delle modifiche al percorso ferroviario. È
intervenuto anche qui il piano di assetto idrogeologico, che ha portato ll’abbandono di alcuni servizi.

Gli edifici dei media si sono alzati da piano terra, le parti sotto seno dedicati o a uffici o a garage., dato il
rischio idrogeologico.

La parte a parco è stata l’ultima a essere realizzata.

Si è utilizzato molto l’accordo di programma, il piano è stato modificato. Sulla qualità urbana ci sono state
molte discussioni. La parte più contestata è la parte sociale, ha portato tante persone. Non è stato previsto
un accompagnamento con gli abitanti presenti.

FIRENZE, ARIA EX FIAT DI NOVOLI:


nasce come area industriale automobilistica, che poi viene dimessa e riqualificata coi programmi di
riqualificazione urbana del 1994. Il piano industrial del 1917 prevedeva un area industriale, occupando un
area di campagna. Nel dopoguerra lo stabilimento Fiat si insedi in questa zona, la prima cosa prodotta sono i
trattori, che in epoca bellica diventano auto belliche. In concomitanza erano stati realizzai anche gli alloggi
per gli operai. Nel 1997 l’area presentava i capannoni dismessi, all’interno di un tessuto urbano compatto
che l’ha inglobata e non più vicino a una zona a campi. Era già stato previsto il palazzo di giustizia in una
parte dell’aria nel ’77, realizzato venti anni dopo. Viene fatto un concorso vinto da Krier che propone
nell’aria di riprodurre il tessuto del centro storico. Quindi di non seguire il tessuto ai margini di palazzine
ortogonali degli operai, ma di riprodurre quello del centro. Previde in mezzo un grande parco. Per Krier ci
sono delle regole molto stringenti, i prospetti devono essere trattate tutti come fronti. Non sono ammesse
facciate cieche, hanno tutte delle finestre, che devono avere sviluppo verticali e se sono a sviluppo
orizzontali devono essere suddivise con telai quadrati. Queste regole compositive sono considerate
stringenti, a Torino sono arrivate solo dopo quindi non hanno improntato il disegno delle facciate.

Si prevedevano il polo universitario e un parco. Non è stato realizzato il parco come previsto, poiché si
dovevano prevedere dei parcheggi che sono andati sotto il parco.

Una differenza importante tra i due parchi è che questo di Firenze è più piccolo e chiuso rispetto a quello di
Torino.

18/12/2018

Generazioni di piani a Firenze:

la legge del ’42 avrà applicazione nel secondo dopo guerra.

Piani di primo ordinamento: tentano di disciplinare la ricostruzione e lo sviluppo spontaneo della


Ricostruzione.

Seconda generazione: ne fa parte il piano di Firenze del ’73.

Succedono i piani che rispondono alla cultura della trasformazione urbana: il piano regolatore disegna un
disegno di sviluppi della città. Si chiamano così, perché la parte centrale è il disegno di trasformazione.

Dagli anni ’70 si entra nella fase della de-urbanizzazione, rallenta lo sviluppo e si creano dei vuoti nella parte
centrale della città. Il piano regolatore si pone la riqualificazione dei vuotiterza generazione di piani.

Firenze è una città interessata a promuovere il processo di urbanizzazione.

Piani di prima generazione:

1)piano di Padova:

2)piano di Siena del 1962: primi tentativi di regolare lo sviluppo storico della città.

La legge del ’42 ha istituito un piano intercomunale che deve occuparsi di fare da tramite tra vari comuni.

Piani di ricostruzione: provvedevano alla parte distrutta, poi il piano regolatore sarebbe stato realizzato
dopo.

A Firenze c’è un concorso per la ricostruzione della zona di Ponte Vecchio, che verrà in parte realizzato. Solo
nel 1949 si passa a studiare un primo piano regolatore comunale. È in carico un’amministrazione con
Sindaco Mauro Fabiani, che affida il compito di questo primo piano a tre architetti Detti, Savioli, Bartoli.
Questo piano regolatore studiato tra ’49 e ’50 non raggiunge un’efficacia esecutiva, non entra in vigore,
poiché c’è un cambio di amministrazione, viene approvato piuttosto come studio, verrà usato alla base del
piano regolatore del ’62. Lo studio assume la prospettiva secondo la quale lo sviluppo va configurato come
sviluppo di tutto il bacino, dell’area intercomunale.

La pianura in direzione di Sesto ha più spazio per uno sviluppo lineare delle città. Questa è un’idea che piace
a tutti gli urbanisti. Tutti lavorano a questo disegno.

Piano regolatore del ’58: c’è un commissario prefettizio che amministra la città.

Il commissario tenta di portare a termine la realizzazione del piano regolatore, viene mandato a Roma, il
Ministero dei lavori pubblici respinge il piano di Firenze, poiché contraddiceva l’idea di sviluppo in
concomitanza con i territori concomitanti. L’amministrazione Lapira riesce a terminare il processo di
rivisitazione del piano, si arriva alla fine del ’61 alla dotazione del piano regolatore.

Piano regolatore del ’62:

punti importanti:

1)Proteggere il bacino, sia sul Nord che a Est Sud-Est. Ci sono due livelli di protezione dell’ambito comunale,
le zone Agricole e Panoramiche, delle quali sono molto ridotte gli indici di edificabilità, rispetto al ’58 che
hanno l’obiettivo di proteggere la collina. Importante questo il tema tra città e campagna. Questo piano
riesce ad ottenere dei risultati di protezione. Pianificazione intercomunale: il processo converte sulle colline
e sulla piana ad est, lo sviluppo si concentra a Nord, si orienta verso la pianura più adatta ad accogliere lo
sviluppo urbanistico.

Già il piano regolatore del ‘62 ha una pianificazione intercomunale, che verranno sviluppati poi fino al ’65.
Chi aveva fatto quello del ’58 se ne era dimenticato.

Piano regolatore del ’62, centro storico: Simile è l’intervento di Stengo di Assisi.

Altre due idee:

1)centro direzionale: c’era l’idea di trasferire a nord ovest di Firenze un’aria direzionale, che doveva
decongestionare il centro storico, dove si concentravano le banche e le assicurazioni, ecc.

Questa doveva essere un’alternativa. Questa idea ha portato a delle discussioni, con una procedura fatta
nella prima metà degli anni ’90 è stata realizzata la scuola Carabinieri.

Ricostruzione di Borgo San Jacopo: ogni privato ha proceduto a una ricostruzione propria, senza considerare
le altezze.

Le procedure del ’62 sono figlie della zonizzazione. La zonizzazione però non di sulla qualità di vita urbana.
Lo zoning è un metodo ormai superato.

Un’altra cosa che accadde è che il piano viene adottato nel ’62 quando viene portata a termine l’autostrada
del Sole. Il Progetto è nella pianura a Ovest della città, zona verso la quale la città voleva espandersi.
L’assessore Detti propone l’attraversamento del percorso dell’autostrada del Sole. Nel 1950 gli architetti
fiorentini, della scuola fiorentina erano ancora in sintonia, nel ’57 c’è una consistente discussione sul
discorso dell’insediamento di Sorgane, quartiere ad Est della Città. Nel ’57 doveva essere più grande rispetto
a quello effettivamente realizzato. Dalla pianura saliva fino alla collina, da una parte gli architetti progettisti
come Michelucci, dall’altra c’erano le istituzioni culturali con Detti. La discussione:
Per le istituzioni culturali l’insediamento era importante per difendere la collina, poiché se si edificava in
collina, diventava difficile proteggerla. I progettisti dicevano che non c’era niente di male nella costruzione
sulla collina. Difatti con il piano del ’62 passa una mediazione, viene realizzata solo la parte di pianura.

C’era bisogno di superare il piano Detti, poiché non riusciva più a servire il territorio, ma la ragiuone
fondamentale era che il movimento di espansione della città figlio del fatto che gran parte della popolazione
industriale si era trasferito nelle città, finisce, perché si raggiungono dei livelli di saturazione, l’Italia
industriale aveva raggiunto l’apice. Ma poi perché tutta una serie di contraddizioni del processo avevano
presentato il conto, avevano determinato problemi più grossi dei benefici. Il piano Detti, che aveva
innovazioni, era figlio di questa fase storica, cioè l’esigenza di espansione controllata e dimensionata. Dotata
di servizi, ma non poteva continuare a funzionare al momento che l’espansione cessava. Firenze era arrivata
a 460000 abitanti.

Era stato un processo di grande crescita, ma che si interruppe, con decrescita demografica e di attività. Un
po per volta le attività industriali iniziano a delocalizzarsi, poi finiscono per chiudere completamente. Come
affrontare questa fase?

La legge Ponte e la legge sugli standard davano un modo più controllato di fare un piano regolatore.
Produce a Firenze un processo di sostituire il piano Detti con un altro piano, che si protrarrà per quasi 25
anni.

Alcuni sostenevano che il piano detti se era superato doveva essere fatto un piano nuovo.

Con una serie di tentativi, di forzature, si arriva al 1993, 30 anni dopo il Detti ad adottare un nuovo piano,
approvato nel ’98 che va sotto il nome di Marcello Vittorini. Questo piano prevedeva lavorazioni che erano
state prodotte da tanti altri.

Il piano Vittorini: era dettagliato e rigido, è interessante poiché gli studi che l’hanno preceduto sono
proceduti attraverso la teoria tipologica, che pensa che esista un concetto di edificio chiamato Tipo
connaturato all’umano. Ci sono cicli di civiltà in cui il tipo tramonta con deperimento del rendimento della
configurazione dello spazio abitato. Quando in questi cicli di evoluzione e decadenza, il tipo va recuperato
razionalmente poiché se ne è persa la conoscenza totale. Con questo piano è stato classificato i tipi edilizi,
dicendo quali erano compatibili con la tipologia. Con la stesura del piano del tipo incompatibile si può
demolire e ricostruire con un premio del 10 percento della volumetria. Questo ha creato nel tempo
situazioni difficili anche di tensione, si sono formati comitati, non tutto è stato realizzato. Il piano aveva la
nuova edificazione sulla vecchia edificazione, ma non era questa la soluzione ideale della teoria tipologica. Il
trasferimento dei volumi era ingestibile.

piano Vittorini, proprio perché nasce come piano di sintesi, si caratterizza come un piano molto poco
strategico per il territorio. Ma dal punto di vista della disciplina minuta del suolo è molto più avanzato del
piano Detti, infatti tiene conto in particolare della cultura della trasformazione, quindi l’abbandono della
prospettiva espansionistica e trovando modi di lavoro sulla città che già c’è ottenere attraverso l’utilizzo del
suolo, luoghi più consoni all’uso della società. Questo piano era composto da una settantina di mappe, che
dicevano come bisognava operare. Quando il piano è venuto a realizzazione era però già cambiata la realtà
di Firenze, che ha perso una stagione dell’urbanistica, perché la stagione per le altre città aveva corso, lei è
stata discutere sul piano per 25 anni. Quando questo piano era pronto il mondo era già avanti e l’urbanistica
era venuta a conclusioni diverse. Queste conclusioni avevano prodotto ed evidenziato come il fatto di
impostare un piano finiva per diventare il pretesto per governare il territorio attraverso Varianti. Ogni volta
che c’era un problema, non si riragionava sulla filosofia del piano, ma si pensava ad una variante per il pezzo
di territorio, prevedere qualcosa di diverso. La logica delle varianti svuotava i pisani qualunque senso.
Perché se il piano è stato costruito con una logica, non può accettare qualunque cambiamento. Sulle cose
fondamentali deve essere fedele a se stesso o essere sostituito da un piano nuovo.
Si doveva disporre di due piani:

1)uno aveva il compito di definire le scelte di lungo periodo, destinate a mantenersi per un tempo lungo,
invece per la gestione quotidiana;

2) ci voleva un piano Dettagliato, che obbedisse alle scelte di lungo periodo.

Quando il piano Vittorini, che era l’ultimo e il più spinto dei venti piani, aveva sia strategia che la misura di
dettaglio. Si arrivò che l’adozione del piano nel ’93 e l’approvazione nel ’98 entro in vigore la legge sul piano
strutturale e il regolamento urbanistico. Quindi il piano era già obsoleto. Il piano successivo è un piano che
nasce in un momento in cui, una volta stabilito dalla legge il Piano Strutturale doveva essere realizzato. Le
scelte a lunga durata erano di due tipi:

1) individuazione delle parti fondamentali del territorio che si volevano tutelare (atteggiamento di
Detti sulla non costruzione nelle colline).

2) Parte strategica, cioè definizione di una strategia coerente, chiara e fondata sulla evoluzione del
territorio e sull’evoluzione del rapporto comunità e territorio. In questo ambito alcune cose sono centrali: la
dimensione dell’insediamento sul territorio, questo non solo in termini demografici, ma la dimensione delle
attività. Decidere dove si vuole arrivare con l’insediamento era stato sottovalutato nei piani di prima e
seconda generazione. Il piano di prima generazione di Genova prevedeva di crescere fino a 500000000 di
abitanti. Lo stesso piano del ’62 prevedeva 700000 abitanti, poiché non esisteva la cultura per il tipo di
territorio, che ha una sua contabilità che non può essere superata.

Il piano strutturale definisce le dimensioni e le componenti e fare delle decisioni sul sistema infrastrutturale
per far funzionare l’insediamento.

Il piano strutturale del 2007 si sforza di definire il massimo numero possibile di conoscenze strutturali del
territorio. Il caso di Firenze è particolare perché ogni giorno ha il doppio della popolazione effettivamente
residente. C’è un fortissimo pendolarismo dall’intorno di Firenze. C’è anche un pendolarismo rovescio, tutta
una serie di attività che erano dentro si sono trasferite fuori Firenze. Quindi si svuota e si riempie di
continuo. Un’altra caratteristica strutturale è che Firenze ha un rapporto tra veicoli immatricolati e veicoli
che possono essere ospitati della metà.

Firenze aveva una mobilità elementare, anche questo conferma che la città è asimmetrica, la zona Ovest è
più sviluppata di quella Est.

Sintesi:

invarianti strutturali: le cose che non potevano essere soggette a variante. Le invarianti servono per dire che
le parti di territorio da realtà naturali o di antropizzazione di tipo aperto, come boschi sono tutte sottoposte
a tutela, come anche il fiume, che presenta una fascia dove si presenta l’influenza del fiume sulla morfologia
e che quindi deve essere tutelata.

Permane la limitazione definita da Detti sugli insediamenti urbani.

La strategia che si è proposta dice di riordinare quello che è già esistente, senza costruire pezzi di città
nuova. Per fare questo c’è bisogno delle infrastrutture, prevedendo zone ciclopedonali, per arrivare ad
individuare all’interno dei punti caldi all’interno della città. Anello di circumvallazione Nord, previsto sotto la
collina di Fiesole e Careggi, che doveva consentire non solo l’attraversamento da Est a Ovest, dalla
popolazione esterna, ma per consentire una mobilità intraurbana, che non dovesse per forza passare dal
centro. I viali di circumvallazione sono stati pensati da Poggi come centro di vita della città nuova, come
centro monumentale di tipo lineare, nel quale si doveva riversare il di più senza intasare il centro storico.
Con lo sviluppo della mobilità i viali sono la tangenziale di Firenze. Oggi non sono vivibili, poiché attraversati
da un fiume di auto.
Come si fa a riportare la qualità urbana? L’unico modo è portare traffico in una posizione diversa, il piano
strutturale si poneva il superamento attraverso lo studio di questa tangenziale. Il disegno è un punto di
arrivo di tanti ragionamenti.

L’altra cosa che prevedeva il piano era quello di, dato che i punti culturali sono concentrati, creare altri poli
di interesse, per ossigenare il sistema per fornire la possibilità di ricambi, distribuendo l’utenza su un
sistema più ampio. La stessa cosa succede coi servizi:

3 gradi di polarizzazione:

1) servizi urbani

2)servizi di livello sovra-urbano

3)servizi di livello nazionale o internazionale.

Nei pressi della Leopolda è stato realizzato il teatro del maggio che ha riferimento maggiore di quello locale.

Vi è l’obbligo di individuare le unità di territorio omogenei ed elementari, in base ai collegamenti.


Costituiscono entità i cui problemi devono essere risolti al loro interno, attraverso il soddisfacimento degli
standard. Operare in un modo o in un altro le individuazioni, cambia l’approccio alla realizzazione del piano.
Questa individuava 28 unità. Ma se ne possono fare diversi, l’attuale ne individua 12. Il piano del 2007 era
molto rigido riteneva che i problemi si dovessero risolvere dentro l’insediamento. Ma questo piano
individuava le unità a cavallo di sistemi separanti come il Fiume. Poiché il piano si poneva come obiettivo
quello di aumentare i collegamenti strategici. individuare come territorio elementare due territori divisi dal
fiume significa di fare una diversa politica nell’unificazione della vita, proponendo qualità urbana a livelli più
ampli.