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INTRODUZIONE

Obiettivi del corso: Il corso approfondisce il governo, la gestione, la direzione e l’organizzazione aziendale
con riferimento alle relazioni reciproche intrattenute dalle imprese con l’ambiente competitivo. Esso adotta
il metodo dell’analisi sistemica.

Moduli:
Modulo 1: Impresa e divisione del lavoro
Modulo 2: Funzioni aziendali
Modulo 3: Evoluzione dei modelli d’impresa
Modulo 4: Governance e management dell’impresa
Modulo 5: Condizioni di sistemicità e condizioni di competitività dell’impresa
Modulo 6: Matrice dell’adattamento e strategie di adattamento
Modulo 7: Cambiamento in impresa: innovazioni, resistenze e drammi

Una prima elementare rappresentazione dell’impresa

Le IMPRESE sono aziende di produzione; esse svolgono una “funzione di servizio” alla società, quella di
produzione e vendita di beni o servizi – secondo principî di razionalità economica – per soddisfare bisogni.
In impresa – attraverso “strutture” e “persone” –hanno luogo operazioni che consentono di
TRASFORMARE qualcosa (fattori produttivi) in qualcos’altro (beni o servizi) con un valore aggiunto.

Il General Management si lega a concetti di:


- economia aziendale;
- teoria dei sistemi.

“L’impresa è un sistema” ?
Nel “mondo organizzativo” nel quale si articola il sistema della società, noi focalizziamo le organizzazioni
sociali che si denominano aziende di produzione (in specie imprese industriali e imprese di servizi).
AZIENDA “E’ il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa” (Codice Civile,
art. 2555).

MODULO I - IMPRESA E DIVISIONE DEL LAVORO


Trasformazione e retroazione

Task environment
Ogni impresa occupa una spazio nel sistema della società ed in particolare occupa uno spazio nel settore
dell’economia in cui è entrata ed ove per statuto vuole operare e competere: tale ambiente si dice
ambiente specifico dell’impresa (o task environment).

Nel task environment l’impresa entra in relazione con le seguenti forze competitive: - fornitori; - clienti; -
concorrenti diretti; - potenziali entranti; - prodotti complementari e sostitutivi; - organizzazioni
“interessate” al settore (editoria) o a-specifiche del settore ma influenti (amministrazioni pubbliche).

General environment
General environment o ambiente generale ove si colloca il settore di attività economica in cui opera
l’impresa.
Di seguito si individuano gli attori del task environment (ambiente specifico):
Il processo di trasformazione
- Input (INP)
- Lavorazione e trasformazione (TR)
- Output (OUT)
- Informazione (IF)
- Feedback (FD)
Nel corso del tempo, la trasformazione degli input in output in impresa ha sempre di più coinvolto il fattore
informazione.

IMPRESE OVVERO AZIENDE DI PRODUZIONE


Nel “mondo organizzativo” (R. Presthus) nel quale si articola il sistema della società, noi focalizziamo le
organizzazioni sociali che si denominano aziende di produzione (in specie imprese industriali e imprese di
servizi).
AZIENDA “E’ il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”
(Codice Civile, art. 2555).
Aziende di produzione ovvero IMPRESE. Esse svolgono una “funzione di servizio” alla società, quella di
produzione e vendita di beni o servizi – secondo principî di razionalità economica – per soddisfare bisogni.
In impresa – attraverso “strutture” e “persone” – hanno luogo operazioni che consentono di
TRASFORMARE qualcosa (fattori produttivi) in qualcos’altro (beni o servizi) con un valore aggiunto.

AMBIENTE E FORZE COMPETITIVE


TRASFORMAZIONE E LAVORO
L’impresa è inclusa nel corpo (sistema) della società e, in particolare, dell’economia (S/E) di cui è “parte” o
“cellula”. La società e l’economia le offrono “fattori produttivi” quali capitale fisico e umano, terra,
conoscenza, informazione (input).
L’impresa li trasforma e li restituisce alla società e all’economia con “valore aggiunto”, in forma di “prodotti
e/o servizi” (output). Nell’impresa si lavora. Questa elementare affermazione equivale a dire che gli input
acquisiti sono “lavorati”, trasformati in output, attraverso operazioni affidate alle persone ed alle strutture
che l’impresa gestisce secondo “principi” [vedremo i principi di management].
Il lavoro di cui trattasi è “compito” di operai, impiegati, quadri, direttori, amministratori, che “operano” di
concerto con altri mezzi (materiali o immateriali).
Chi lavora in impresa “partecipa” all’impresa. Quindi: all’impresa partecipa non solo chi conferisce capitale
di rischio, ma anche chi conferisce una prestazione di lavoro, ad ogni livello della gerarchia aziendale.

1.2 Alle radici di governance e management

RAZIONALIZZAZIONE COME PROCESSO E METODO


La trasformazione degli input in output non avviene in modo spontaneo. Essa deve essere oggetto di
amministrazione. Sono fondamentalmente tre i “momenti” in cui si configura l’amministrazione aziendale:
gestione, organizzazione, rilevazione (G. Zappa, 1927):
─ Gestione: afferisce a “processi” quali le operazioni aziendali di produzione, vendita, finanziamento, ecc.
─ Organizzazione: afferisce a processi quali la creazione di “strutture” e l’impiego del personale.
─ Rilevazione: afferisce a “processi” quali la tenuta e il controllo dei conti.
Razionalizzare l’amministrazione significa:
a) Dividere il lavoro;
b) mettere ordine e dare regole alle funzioni e operazioni;
c) applicare il calcolo economico.

PRINCIPI RAZIONALI DELL’AGIRE RAZIONALE IN IMPRESA


 Divisione ordinata del lavoro aziendale (operazioni da gestire) e strutturazione del lavoro
diviso secondo un progetto (operazioni da organizzare)
 Regole nell’amministrazione aziendale e nell’interazione tra parti e tra partecipanti
 Calcolo e scientificazione dei processi inerenti a ciò che si gestisce e si organizza (operazioni
da rilevare sia ex ante, sia concomitantemente ed ex post).
 Comportarsi come se si assolvesse un dovere professionale, in forza di una vocazione.
 Agire con coscienziosità, cioè metodo e cura, rispetto a ciò che si fa. In sintesi: agire in
modo «sistematico». Date queste premesse l’amministrazione aziendale sarà esercitata su
basi teoriche e morali solide, che verosimilmente porteranno a «risultati economici
positivi», in un periodo di tempo definito (Etica Protestante)
LA FINALITA’ DELL’IMPRESA L’IMPRESA NON PUO’ ESSERE O RESTARE SENZA “SCOPO”
(T.Parsons 1960)
Finalità generale (in diritto «assetto sociale»): produzione di un bene o servizio per un “pubblico”; esso
emerge inequivocabilmente dall’atto costitutivo e dallo statuto aziendale.
Finalità particolare che vincola statutariamente la prima:
1. formazione di un reddito da distribuire a chi conferisce capitale di pieno rischio;
2. formazione di un reddito da non distribuire – cioè da reinvestire all’interno del sistema aziendale – o
produzione di un bene/servizio in assenza di reddito, soddisfacendo una domanda “meritevole”, trascurata
da altre tipologie di offerta (caso delle aziende senza fine di lucro ovvero non-profit)
3. creazione di un valore sociale – anche in assenza di reddito.

UNA CONFIGURAZIONE SEMPLIFICATA DELLA GERARCHIA

LA DIVISIONE DEL LAVORO PER AREE FUNZIONALI


L’ANALISI PER FUNZIONI DELLA GESTIONE AZIENDALE (I)

Approfondiamo le caratteristiche delle parti (o sottosistemi) in cui il lavoro aziendale è diviso.


Nell’esaminare i sottosistemi adottiamo un approccio funzionale
Funzione aziendale: insieme di operazioni, compiti di lavoro e attività svolte dagli altri fattori
produttivi per raggiungere un unico obiettivo.
Elementi significativi del concetto:
a) aggregazione di una pluralità di operazioni;
b) loro interrelazioni in vista del raggiungimento di un determinato obiettivo
(“funzionale” alla finalità del sistema).
Negli schemi che seguono approfondiremo le seguenti funzioni:
• produzione;
• approvvigionamenti;
• logistica;
• marketing;
• ricerca e sviluppo;
• sistema informativo.
L’approfondimento delle funzioni aziendali si conclude con l’analisi del modello della catena del valore
elaborato da Michael Porter, che è utile per chiarire il rapporto tra gestione delle singole funzioni
aziendali, rapporti cooperativi e competitivi con le organizzazioni che popolano l’ambiente specifico del
sistema d’impresa.

IL MANAGEMENT RAZIONALE E L’ETICA PROTESTANTE (I)

Riforma protestante nel ‘500 e sviluppo come “sistema” del capitalismo nel ‘700 e ‘800: sono queste le
lontane radici del “razionalismo economico” contemporaneo.
Max Weber spiega, in un’importante sua opera1 - scritta a fine ‘800 – le ragioni del “razionalismo
economico”. Di seguito, noi riporteremo alcune premesse etico- economiche del discorso che stiamo
svolgendo.
“Il motivo fondamentale dell’economia moderna in genere è stato individuato nel razionalismo
economico” … “Con questa espressione s’intende quell’ampliamento della produttività del lavoro che,
con l’organizzazione del processo di produzione da punti di vista scientifici, ha eliminato la sua
dipendenza dai limiti fisiologici naturalmente dati della persona umana” (pag. 98).
“E’, naturalmente, una delle proprietà fondamentali dell’economia privata capitalistica che sia
razionalizzata sulla base di un calcolo rigorosamente matematico, che sia orientata verso il successo
economico – ambìto in una forma pianificata e oggettiva – contrariamente alla vita alla giornata del
contadino, alla privilegiata routine del vecchio artigiano corporativo e al capitalismo di avventura che
era orientato secondo probabilità politiche e speculazioni irrazionali” (pag. 99).
(a proposito di “calcolo” e di “professione”)
Presupposto del razionalismo economico: “Il guadagno di denaro – se ha luogo legalmente – all’interno
dell’organizzazione economica moderna è il risultato e l’espressione dell’abilità nella professione
[Beruf]” (pag. 76)  la professione dell’imprenditore è la conseguenza di una chiamata, di una
vocazione.

1
Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Bur, XI Edizione, Milano 2000.
“… Quell’idea peculiare del dovere professionale, che oggi è così corrente eppure è tanto poco
ovvia”…“in verità…è caratteristica dell’etica sociale della civiltà capitalistica, anzi in un certo senso ha
per essa un significato costitutivo” (pag. 77).
Citando Lutero («Kirchenpostille»), scrive Weber che, nell’etica protestante, “il lavoro professionale è un
compito o meglio il compito assegnato da Dio” (pag. 108) e, pertanto, una “espressione esterna
dell’amore verso il prossimo” (pag. 103).
Precisa Weber che, nell’etica protestante, il lavoro sociale di chi opera con questi principi nel mondo “è
semplicemente lavoro in maiorem gloriam Dei. E quindi ha questo carattere anche il lavoro
professionale, che è al servizio della vita terrena della collettività” (pag. 169).
“Il lavoratore professionale svolgerà il suo lavoro con ordine, mentre altro è vittima di un’eterna
confusione” (pag. 220).
Citando Baxter («Christian Directory»), sottolinea Weber che, nell’etica protestante prevalente, lo stato
di grazia è dato dalla “coscienziosità che si esprime nella cura e nel metodo con cui si attende alla
professione” (pag. 221).
Che cosa è il capitalismo?
“L’avidità di lucro, la ricerca del guadagno, del denaro, di un guadagno pecuniario quanto più alto
possibile, in sé per sé non ha nulla a che fare con il capitalismo.
Questa tendenza si è trovata e si trova nei camerieri, medici, cocchieri, artisti, cocottes, funzionari
corruttibili, soldati, banditi, crociati, in coloro che frequentano le bische, nei mendicanti”….
“L’abbandono definitivo di questa definizione ingenua del concetto di capitalismo è un dato elementare
della storia della civiltà. L’avidità smodata del guadagno non si identifica minimamente nel capitalismo e
meno ancora nel suo «spirito»….2.
“Peraltro, il capitalismo si identifica con la ricerca del guadagno nell’impresa capitalistica continua,
razionale; di un guadagno sempre rinnovato ossia della redditività. Poiché così deve essere. In un
ordinamento capitalistico dell’intera economia, una singola impresa capitalistica che non adottasse il
criterio della probabilità di conseguire redditività sarebbe condannata a perire” (pag. 37-38).
“L’organizzazione razionale moderna dell’azienda capitalistica non sarebbe stata possibile senza altri
due importanti fattori di sviluppo: la separazione dell’amministrazione domestica dell’azienda………… – e
strettamente connessa con questo primo fenomeno – la contabilità, o tenuta razionale dei conti”(pag.
42).
“Ma tutte queste particolarità del capitalismo occidentale in ultima analisi hanno realizzato il loro
significato attuale solo grazie alla connessione con l’organizzazione capitalistica del lavoro” (pag. 42).

L’IMPRESA COME SOCIETA’ PER AZIONI

Nel XVII secolo il nuovo metodo razionalistico di produzione “incontra” la grande impresa.
“L'origine della società per azioni coincide, storicamente, con quella della grande impresa. Le prime
grandi imprese dell'era moderna, le compagnie delle Indie del diciassettesimo secolo, sono al tempo
stesso le prime forme di società per azioni; in esse compaiono, per la prima volta, i caratteri propri di
questo tipo di società: la limitazione della responsabilità dei soci e la divisione del capitale sociale in
azioni” (F. Galgano, in R. Cafferata, Economia delle imprese pubbliche, F. Angeli, Milano, 1986, p. 37).

2
Citando Baxter («Christian Directory», 1678) scrive Weber: “Ciò che la morale veramente condanna è l’adagiarsi nel
possesso, il godimento della ricchezza con la sua conseguenza di ozio e il concupiscenza e, soprattutto, con la
conseguenza di deviare dal faticoso cammino verso la vita santa” (pag. 216).
“Il rapporto fra grande impresa e società per azioni, sorto con le compagnie coloniali del Seicento, si
ristabilisce su nuove basi a misura che, fra la fine del Settecento e il principio dell'Ottocento, si
compiono due decisivi eventi storici”.
Il primo evento è l'introduzione delle macchine nel processo produttivo: esso crea le premesse tecniche
per la produzione industriale su larga scala. “Ma le macchine offrono alla classe imprenditoriale solo la
tecnica possibilità di produrre su larga scala: la grande impresa industriale comporta l'impiego di ingenti
capitali, che la classe imprenditoriale da sola non possiede e la espone a rischi enormi, che essa non è
disposta a correre. La classe imprenditoriale chiede, ancora una volta, di poter fruire di privilegi connessi
alla grande impresa […] e chiede, questa volta, molto di più: essa chiede che la società per azioni diventi,
anch'essa, un'ordinario strumento giuridico” (Ibidem, pag. 40).
Tale strumento consente la limitazione del rischio e della responsabilità dei soci al capitale che essi
apportano all’impresa come titolari di diritti di proprietà (capitale sociale).
"Il rapporto fra società per azioni e grande impresa cessa, ben presto, di essere un rapporto biunivoco:
tutte le grandi imprese sono, immancabilmente, società per azioni; ma non tutte le società per azioni
sono grandi imprese. La forma giuridica della società per azioni viene utilizzata per dare vita anche a
imprese di medie o medio-piccole o, addirittura, piccole dimensioni." (Ibidem, p. 41)

DIVISIONE DEL LAVORO PER AREE FUNZIONALI O PROGETTI


L’ANALISI PER FUNZIONI DELLA GESTIONE AZIENDALE

Entriamo dentro l’impresa per approfondire le caratteristiche delle parti (o sottosistemi) in cui il lavoro
aziendale è diviso.
Nell’esaminare le parti (o sottosistemi) adottiamo un approccio funzionale, indagando quindi le singole
funzioni e le loro relazioni (oppure i progetti su cui l’imprenditore lavora)  Funzione aziendale: insieme
di operazioni, compiti di lavoro e attività svolte dagli altri fattori produttivi per raggiungere un unico
obiettivo (produzione o vendita o approvvigionamento o altro).  Elementi significativi del concetto: a)
aggregazione di una pluralità di operazioni; b) loro interrelazioni in vista del raggiungimento di un
determinato obiettivo (“funzionale” alla finalità del sistema).
Negli schemi che seguono approfondiremo le seguenti funzioni:
- produzione;
- approvvigionamenti; - logistica e trasporti;
- marketing e distribuzione (funzione commerciale);
- ricerca e sviluppo;
- sistemi informativi;
- Direzione amministrativa che comprende (solo accennata perché trattate in altri insegnamenti):
- amministrazione e controllo
- finanza
- gestione del personale (solo accennata perché trattate in altri insegnamenti)

L’approfondimento delle funzioni aziendali si conclude con l’analisi del modello della catena del valore
elaborato da Michael Porter, che è utile per chiarire il rapporto tra gestione delle singole funzioni
aziendali, rapporti cooperativi e competitivi con le organizzazioni che popolano l’ambiente specifico del
sistema d’impresa.

Brevi cenni introduttivi alle funzioni presenti nel II modulo


La funzione di produzione che si occupa delle attività di acquisizione, combinazione e trasformazione di
input in output. I due obiettivi chiave sono:
- il costo del prodotto
- la qualità del prodotto.
Le scelte chiave della funzione di produzione si possono distinguere tra: - scelte di progettazione del
sistema produttivo - scelte di gestione del sistema produttivo

La Funzione Logistica si occupa della gestione dei flussi fisici e dei correlati flussi informativi
dall’acquisizione di materie prime/componenti alla distribuzione del prodotto finito. La funzione
logistica presidia come obiettivi chiave:
- il livello di servizio logistico (disponibilità del prodotto, tempestività, affidabilità e flessibilità della
consegna)
- il costo logistico totale (trasporto, movimentazione e stoccaggio) La logistica si suddivide tra:
- logistica in entrata o gestione materiali
- logistica interna o di stabilimento
- logistica in uscita o distribuzione fisica.
Le attività chiave della funzione logistica sono:
- acquisizione di materiali e componenti dai fornitori (approvvigionamento);
- trasporto dai fornitori alle unità di utilizzo;
- interfaccia programmazione di produzione;
- movimentazione interna, manipolazione e stoccaggio;
- gestione dei magazzini ;
- pianificazione della distribuzione;
- imballo e trasporto a magazzini periferici, centri di distribuzione o punti di vendita.

La funzione Commerciale presidia i rapporti che l’impresa ha con i suoi clienti:


• Marketing: studia il mercato e i trend, definisce le strategie e le politiche
• Vendite: tengono i contatti con i clienti, promuovono il prodotto, negoziano le condizioni e spesso
fungono da interfaccia anche per aspetti logistici e amministrativi.

La Direzione Amministrativa comprende le seguenti aree:


- Contabilità: a presidio della regolarità amministrativa verso l’esterno (contabilità
generale) e verso l’interno (contabilità analitica)
- Programmazione e Controllo: a presidio della definizione e del raggiungimento degli
obiettivi economici
- Finanza: a presidio del bilanciamento tra investimenti e finanziamenti

La Programmazione e controllo si colloca come anello di congiunzione tra le scelte strategiche e la fase
di attuazione e comprende: - il controllo direzionale: il processo con cui il management assicura che le
strategie siano messe in atto in modo efficace ed efficiente; - la programmazione e controllo operativa:
il processo che garantisce che gli specifici compiti siano attuati nel modo desiderato.

La finanza assolve due compiti fondamentali:


- contribuisce a decidere quanto e in quali attività specifiche debba investire (decisioni di investimento)
- definisce le modalità di raccolta delle risorse necessarie (decisioni di finanziamento).
Le decisioni di investimento riguardano investimento, disinvestimento, rinnovo di impianti, immobili. Si
basa in prevalenza su modelli di attualizzazione dei flussi (VAN - valore attuale netto). Le decisioni di
finanziamento includono l’acquisizione e l’amministrazione di fondi, la scelta tra fonti interne e fonti
esterne, (capitale proprio e/o capitale di debito).

La Gestione del Personale si occupa di:


- amministrazione del personale (paghe/stipendi, presenze, contributi)
- progettazione della struttura organizzativa (formalizzazione e manutenzione della struttura /
organigrammi; progettazione e cambiamento di processi, procedure e mansioni)
- gestione delle risorse umane (selezione, formazione e sviluppo)
- gestione delle relazioni sindacali (negoziazioni, normativa e contenzioso)