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M a t e r a l i d i s t u d i o e r i f l e s s i o n e i n o c c a s i o n e d e l l’ i n c o n t r o

“per ripensare assieme al lavoro...” | Livorno - 11 Dicembre 2010

RIFLESSIONI SUL LAVORO


di Letizia Del Bubba

In questi giorni sto riflettendo su tutta questa tematica del lavoro, del nostro rapporto con
il lavoro, con tutti i vari lavori possibili che molte giovani donne si sono anche inventate, e
con tutte le difficoltà che giovani donne e giovani uomini affrontano oggi x un lavoro
dignitoso.
Da una parte abbiamo davanti una realtà fatta di precariato, non solo per persone giovani,
ma anche x uomini e donne di circa 40 anni, ancora precari o espulsi dal lavoro a tempo
determinato, immigrati pagati a cottimo, al nero, super sfruttati, per caricare le casse ai
mercati centrali, o a lavorare nei campi nelle campagne italiane, obbligati alla
clandestinità. Dall’altra ci sono persone, giovani donne come ad es. mia nipote Martina,
che scrive: “non era importante quello che sarei andata a fare, ma piuttosto allontanarmi
dai meccanismi inglobanti della Città-società, che ormai stavano soffocando le mie
aspirazioni e i miei sogni, lasciando il posto ad un senso di inquietudine ed estraniamento
alla vita quotidiana”.
Diritti, sogni, aspirazioni, desideri. Quindi un groviglio di questioni, perché le donne “ al
mercato portano tutto” come ha scritto Luisa Muraro.
La mia generazione si è affacciata al mondo del lavoro con tutta una serie di regole di
convivenza civile, di diritti, che, in questi ultimi dieci anni, piano piano, sono stati messi
completamente in discussione. Non si tratta di privilegi, come ad esempio la possibilità,
nel Pubblico impiego, di andare in pensione con 20 anni di anzianità. Questo non è mai
stata una conquista sindacale ma una elargizione della politica paternalista e patriarcale
della DC, per cui le donne erano soprattutto madri, quindi potevano lavorare senza
professionalità ed essere sottopagate perché comunque avevano un marito che le
manteneva, e potevano smettere di lavorare presto per una pensione minima, un optional
x pagarsi “i vizi”. Insomma, le donne erano comunque sotto tutela degli uomini. Io parlo
invece del diritto di assentarsi dal lavoro per seguire persone con handicap, per diventare
madre, di essere malata, di rinnovare il contratto di lavoro. Diritti che pensavamo ormai
acquisiti. E poi invece vedo tutte queste persone senza alcun diritto, che mi fanno quasi
venire un senso di colpa, come se io fossi una privilegiata perché a 22 anni ho vinto un
concorso per un lavoro fisso, ma che non amo e, dopo 41 anni di contributi, potrò andare
in pensione.
Desiderare di vivere in campagna, di coltivare la terra, di curare i giardini di altri dovrebbe
essere un lavoro tutelato e riconosciuto come quello dei e delle precarie dell’Università,
delle scuole, dei servizi.
Un'altra voce che sento circolare in giro, spesso da parte di amministratori, è che “i precari
sono un lusso che non ci possiamo più permettere”. Come se questi lavoratori e lavoratrici
nei servizi, perché nella P.A. il precariato è impiegato soprattutto nel settore dei servizi alla
persona, fino ad oggi avessero svolto un lavoro completamente inutile e fossero stati
assunti solo per “raccattare consenso e voti”. E’ una visione completamente falsata della
realtà. Quindi l’ingiustizia non è solo verso queste persone a cui si vuole negare il diritto al
lavoro, ma anche a noi cittadini e cittadine, che usufruiamo dei servizi da loro forniti.
Oggi non esiste alcun soggetto politico che rappresenti, anche se in modo insufficiente, in
modo a volte contradditorio, il mondo del lavoro. E questo è un triste dato di fatto con cui
dobbiamo fare i conti. Io penso che il lavoro, i lavori, dovrebbe essere il tema centrale della
riflessione politica ma non nella sua astrattezza generica, ma nella carne e nel sangue,
perchè è bene ricordare anche che a lavoro si può morire, della realtà viva delle persone.

Associazione centrodonna Evelina de Magistris - www.evelinademagistris.it


Un tempo c'erano “gli esuberi” ora “i precari”, termini così anonimi che invece, si
riferiscono a persone in carne e ossa, con una loro storia, sogni, aspirazioni, desideri,
necessità.
Mi sembra che il nodo politico di fondo sia che questo mondo abbia perso completamente
il senso della convivenza civile, della solidarietà, dell’uguaglianza dei diritti fondamentali,
come quello di non essere sfruttati, il senso della giustizia. E’ da qui, credo, che bisogna
ripartire, riscrivere le regole della civile convivenza o, come la chiama Michela Murgia,
“l’amicizia civica”.E tutto questo percorso politico deve essere fatto senz'altro nel
sindacato, senz'altro nei partiti che si dicono di sinsitra, ma anche e soprattutto in ognuna
e ognuno di noi, nelle pratiche quotidiane.Perchè solo instaurare rapporti, confrontarsi,
costruire reti di solidarietà può renderci più consapevoli, più forti e anche più libere.

2 dic 2010

Associazione centrodonna Evelina de Magistris - www.evelinademagistris.it