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MAURO MUSSOLIN

Il culto dell’Immacolata Concezione


nella cultura senese del Rinascimento.
Tradizione e iconografia
Questo saggio ha beneficiato del sostanziale aiuto di Clara Altavi-
sta, Marilena Caciorgna, Gian Mario Cao, Benito Mussolin, Ettore
Pellegrini, e delle conversazioni con Jehane Kuhn, Petra Pertici, Ful-
via Sussi e Vincenzo Lavenia. Un incoraggiamento ad approfondire la
ricerca mi è venuto da Philippa Jackson e Fabrizio Nevola, organizza-
tori di due giornate di studio tenutesi nella primavera 2003 rispettiva-
mente presso l’AHRB Centre for the Study of Renaissance Elites and
Court Culture (University of Warwick, UK) e il Graduate College di
Santa Chiara (Università degli Studi di Siena) e dedicate al tema «Ri-
tual in Renaissance Siena: Comparative Disciplinary Approaches», i
cui atti sono stati recentemente pubblicati in «Renaissance Studies»,
vol. XX, 2006, n. 2. Chiarificazioni determinanti per la ricerca devo
anche a Raffaele Argenziano, Mario Ascheri, Monika Butzek, Maria
Assunta Ceppari Ridolfi, Marco Ciampolini, Alberto Cornice, Stefano
Dall’Aglio, Maarten Delbeke, Gabriele Fattorini, Machtelt Israëls,
Diana Norman, Henk van Os, Patrizia Turrini. Particolare ricono-
scenza ho nei confronti dei direttori Daniele Danesi (Biblioteca Comu-
nale di Siena), Michael Rocke (Biblioteca Berenson, Villa I Tatti di Fi-
renze), Carla Zarrilli (Archivio di Stato di Siena), Alessandro Sderci
(Segreteria Generale del Monte dei Paschi di Siena), oltre che al perso-
nale delle rispettive istituzioni. Questo lavoro porta la dedica di un fi-
glio ai genitori che lo hanno concepito.
De Maria numquam satis
Adagio popolare

Sinossi
«La controversia, di cui prendo a scrivere la istoria è,
fra le contese agitate sin d’ora dall’ingegno humano, una
delle più celebri che si siano accese sin da i primi secoli
della Chiesa»1: la frase d’inizio della Controversia della
Concezione della Beata Vergine Maria descritta istorica-
mente del gesuita Tommaso Strozzi, pubblicata a Palermo
nell’anno 1700, esprime bene il secolare dramma che a-
nimò le coscienze intorno all’argomento descritto in queste
pagine. Per ironia della sorte infatti quella che può oggi ri-
tenersi la più popolare fra le ricorrenze dedicate alla Ma-
donna, ovvero la festività dell’Immacolata Concezione,
corrisponde viceversa a uno dei passaggi più controversi
della teologia cattolica2. La festa si celebra l’8 dicembre e

1
STROZZI 1700, vol. 1, p. 1.
2
È opportuno anticipare che il dogma di fede sull’Immacolata Con-
cezione afferma per verità rivelata come «la beatissima Vergine Maria
nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio
di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del ge-
nere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato o-
riginale», cfr. DENZINGER, HÜNERMANN 1996, nn. 2800-2804; la storia
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solennizza il concepimento senza peccato di Maria da par-


te dei genitori Anna e Gioacchino. Nove mesi dopo, l’8 set-
tembre, la Chiesa occidentale ricorda la natività della Ver-
gine e riserva al 15 agosto il festeggiamento dell’assunzione
del suo corpo in cielo, culmine della glorificazione terrena
della madre di Dio3.
La Controversia di padre Strozzi usciva in uno dei mo-
menti più drammatici del dibattito teologico animato dai
giansenisti intorno ai temi della predestinazione e della
grazia divina in rapporto al libero arbitrio dell’uomo. In
questo scenario, l’argomento intorno all’Immacolata Con-
cezione, vertendo sulla preservazione di Maria dal pecca-
to originale, si riproponeva come uno dei principali moti-
vi di attacco. I sostenitori del privilegio mariano, nelle cui
fila militavano soprattutto gesuiti, francescani e serviti, e-
rano definiti immacolisti o sinelabisti, mentre gli opposi-
tori, fieramente rappresentati dai domenicani, erano

della dottrina dell’Immacolata Concezione è ampiamente tracciata in


FRANCIA 2004, pp. 19ss. Per ogni ulteriore approfondimento restano
ancora fondamentali LE BACHELET 1927, O’CONNORS 1958, oltre che i
saggi nelle monumentali collezioni Virgo Immaculata. Acta 1955-58 e
Inmaculada 2004, a cui può aggiungersi il riassuntivo e più recente
CECCHIN 2003.
3
I dettagli sulla vita della Vergine derivano in massima parte dai
vangeli apocrifi e in particolare dal Protovangelo di Giacomo e dal
Vangelo dello pseudo-Matteo, quest’ultimo tramandato in più redazio-
ni e con lezioni assai discordanti, tali da generare dubbie leggende sul-
la natività di Maria, tra le quali la nascita prematura della Madonna,
ovvero Maria settimina, di derivazione armena, cfr. Vangeli apocrifi
1990, p. 11, nota 2; SCHREINER 1995, p. 4; VAN DER HORST 1978; la sto-
ria di Maria settimina appare già esclusa nella Legenda aurea di Jaco-
po da Varagine, poiché in palese contraddizione con le antichissime ce-
lebrazioni mariane basate sull’anniversario della nascita dell’8 set-
tembre, cfr. LECLERCQ 1932.
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chiamati macolisti o labisti. L’enciclopedico trattato stori-


co di padre Strozzi, finalmente scritto in italiano, contie-
ne inoltre la più antica e completa descrizione del culto
dell’Immacolata Concezione nella città di Siena. Alla fine
del Seicento infatti i senesi sembravano credere corrente-
mente alla tesi secondo cui la città sarebbe stata devota al-
la ‘pia sentenza’ da una remota antichità. La popolarità
del trattato dello Strozzi diede modo di confermare tale
assunto, il quale fu tramandato pressoché intatto fino al
Novecento. Negli anni quaranta della scorso secolo, lo
studioso domenicano Giacinto Bosco, appuntando la pro-
pria attenzione sulla figura intellettuale del domenicano
senese Ambrogio Catarino Politi (1484-1553), contribuiva
in modo determinante alla chiarificazione dei passaggi
cruciali del successo del culto dell’Immacolata Concezione
a Siena intorno al 1526, data fondamentale di questo mo-
mento storico. Lo studio di padre Bosco permetteva di
precisare molte delle informazioni contenute nel pionieri-
stico trattato dello Strozzi alla luce della pubblicazione di
un importante carteggio inedito dello stesso Politi. Il car-
teggio faceva ampiamente luce sul ruolo strategico assunto
dal Politi nella promozione dell’Immacolata Concezione,
rendendo pienamente condivisibile l’affermazione conclu-
siva del Bosco secondo cui «nella Chiesa e nell’Ordine do-
menicano [il Politi] merita un posto d’onore che nessuno
può contestargli, come una delle personalità più spiccate e
benemerite nel campo mariologico del secolo XVI»4. Tut-
tavia, l’interesse di padre Bosco non giungeva a caso. L’e-
saltazione del contributo del Politi «alla chiarificazione
della dibattuta questione ed al suo trionfo» nelle intenzio-

4
BOSCO 1950, p. 166.
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ni del Bosco serviva in modo manifesto a controbilanciare


la plurisecolare ostinazione dei frati dell’Ordine domeni-
cano contro la ‘pia sentenza’ immacolista.
È indubbio che fu la città di Siena lo scenario principa-
le della battaglia del Catarino a favore della campagna a
sostegno dell’Immacolata e su tale scenario padre Bosco
appuntò significativamente la sua attenzione: si tratta pur
sempre del più spettacolare risarcimento da parte domeni-
cana alla storia della definizione del dogma. Ma ciò che av-
venne in città nel terzo decennio del Cinquecento fu un e-
vento persino più complesso di quanto già descritto dallo
Strozzi e messo in luce dal Bosco. Il sostegno dei senesi al-
l’Immacolata Concezione fu un fenomeno di così ampia
portata da lasciare in secondo piano lo stesso contributo
del Politi e modificare le tradizioni religiose cittadine con
nuovi rituali collettivi che finirono per favorire la promo-
zione di una iconografia originale e di un vero e proprio
rinnovamento architettonico. Il volto dell’immaginario de-
vozionale senese ne risultò profondamente cambiato e nuo-
ve, operanti mitografie andarono a loro volta a modificare
la memoria storica dei senesi.
Nelle pagine seguenti si ripercorreranno le principali
tappe della precedente bibliografia e, al tempo stesso, si
cercherà di descrivere come nella città toscana, a partire
dal 1526, fu possibile dare vita a un nuovo culto civico che
andò ad investire la collettività urbana, ponendola al cen-
tro di uno dei dibattiti intellettuali più infuocati dell’epoca:
quello appunto sull’Immacolata Concezione. Per meglio
comprendere ciò che nella promozione di questo culto si ca-
ratterizza come specificamente senese sarà necessario inda-
gare l’argomento attraverso tappe successive, a partire da
una necessaria chiarificazione dell’origine del significato
della formula ‘immacolata concezione’ e dei non pochi pro-
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blemi rappresentati dal privilegio attribuito alla Madre di


Dio. Verrà poi osservato come i governi che si imposero in
città dopo il 1525, ovvero da quello cosiddetto dei libertini
succeduto al governo novesco dello sfortunato Alessandro
Bichi, si resero artefici di un laboratorio ideologico e icono-
grafico centrato sul culto dell’Immacolata Concezione che
impressionò fortemente la devozione dei cittadini. Infine si
cercherà di spiegare perché la tradizione iconografica del-
l’Immacolata Concezione a Siena si distacchi così distinta-
mente dalle rappresentazioni di questo mistero in altri con-
testi culturali coevi della penisola italiana5.

La concezione della Vergine fra storia e scienza


Non è un caso che anche a Siena il dibattito sull’Imma-
colata Concezione di Maria prenda avvio al passaggio da
Quattro a Cinquecento, inaugurando la difficile stagione
del processo di riforma cattolica. È questo il momento di
maggior crisi delle coscienze, di poco precedente al disci-
plinamento imposto dal Concilio di Trento. Per compren-
dere il problema dell’Immacolata Concezione bisogna per-
tanto procedere a una più ampia riconsiderazione avvenu-
ta all’inizio dell’Età moderna sui temi della nascita e del-
l’origine della vita e che va ad investire quel lungo proces-
so di costruzione della coscienza individuale cattolica, re-

5
Le pagine seguenti approfondiscono e ampliano quanto contenuto
in BOSCO 1950, pp. 103-20, 137-66, 233-66; quest’ultimo saggio costi-
tuisce una parziale pubblicazione della tesi inedita di BOSCO 1940, che
non è stato possibile consultare; sull’argomento si veda quanto già de-
scritto in MUSSOLIN 1997, pp. 138-57; MUSSOLIN 2006. Non è stato inol-
tre possibile consultare la tesi di laurea di Sara Donati, La battaglia di
Camollia e l’iconografia dell’Immacolata Concezione, Università de-
gli Studi di Siena, relatore F. Bisogni, anno 2002.
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sponsabile di una prima riflessione modernamente intesa


del concetto di ‘persona’, ancora oggi attualissima fra
quanti si interrogano su questioni di bioetica6.
La chiarificazione sull’origine della vita umana e del-
l’individuo avviatasi alla fine della Scolastica riguardava
proprio il momento misterioso in cui l’anima si unisce al
corpo per dare origine a un essere dotato di autonoma per-
sonalità. Da tale riflessione furono pienamente investite le
dottrine intorno alla nascita della Vergine e, quindi, intor-
no al rapporto fra la Madre di Dio e il peccato. A loro vol-
ta tali tematiche si legavano a doppio filo ai più alti e com-
plessi temi della liberazione dal male: dall’iniziale caduta
dell’uomo, quale responsabile della trasmissione per via di
seme maschile della colpa originaria, alla successiva libe-
razione dal peccato originale operata da Cristo sulla croce,
quale garanzia della salvezza eterna raggiungibile alla fine
dei tempi. La vita esemplarmente vissuta dalla Vergine tro-
vava dunque un’accresciuta dimensione escatologica, se-

6
Alcuni recenti saggi di Adriano Prosperi hanno approfondito l’a-
nalisi delle ragioni sociali e culturali che stanno dietro alla promozione
del culto dell’Immacolata Concezione a partire dalla fine del Quattro-
cento. Chi scrive ha tratto beneficio dall’inquadramento al problema
offerto dallo studioso in una conferenza sul tema Il Battesimo nell’età
della Riforma: rituali, teologie e forme di identità tenuta presso Villa I
Tatti, The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies
in Florence (13 marzo 2003); l’argomento, già considerato in PROSPERI
1999, è stato in parte ripreso in PROSPERI 2005, pp. 279-81. Sul mo-
derno concetto di persona cfr. PROSPERI 2005, pp. 285-99; LAVENIA
2006. Un importante contributo alla precisazione del significato di
‘concepimento virginale’ secondo un’interpretazione rabbinica è for-
nito da DI SEGNI 1990, il quale, analizzando il concetto di purezza vir-
ginale espresso nella Bibbia, mette in rapporto ciò che i cattolici defi-
niscono come immacolatezza di Maria con la purità rituale e l’assenza
di sangue mestruale delle vergini veterotestamentarie.
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gnando una fondamentale tappa del progetto di redenzio-


ne operato da Dio tramite Cristo. Maria esente da peccato
si confermava uno dei principali argomenti che contribui-
vano all’idea di giustizia universale e salvezza cristiana.
Assunto a modello di una Chiesa e di una umanità che da
peccatrici si fanno redente, il ruolo di intermediazione del-
la Madonna fra Cristo e uomo diveniva così perfetto. Gesù
come nuovo Adamo aveva preservato Maria restituendola
come nuova Eva, perché ciò che appartiene al figlio per
natura «decens erat»7 che spettasse alla madre per grazia.
Per costei si erano infatti sciolti i vincoli della carne e della
concupiscenza, del peccato e della morte; attraverso il suo
corpo elevato a tabernacolo vivente dell’Altissimo, essa e-
ra definitivamente proclamata porta di salvezza eterna e
archetipo assoluto di nascita perfetta e maternità ideale.
Ma se tutto ciò corrisponde in linee generali a quanto e-
spresso nella più moderna posizione dogmatica, il processo
di costruzione di questa verità di fede fu lungo e persino
drammatico. Con il progresso delle indagini scientifiche di
derivazione aristotelica, la questione cominciò subito a
ruotare intorno a un semplice corollario derivato dall’arti-
colo di fede universalmente condiviso che proclama l’im-
macolatezza di Maria (e non, si noti bene, l’immacolatezza
del suo concepimento che, come si vedrà in breve, è

7
L’espressione ebbe enorme portata teologica ed è tratta dal De
conceptu virginali et originali peccato già attribuito a sant’Anselmo
d’Aosta arcivescovo di Canterbury, cfr. ANSELMUS CANTUARIENSIS
1853, vol. 158, caput XVIII, col. 451A. Allo stesso Anselmo sono dubi-
tativamente attribuite altre opere relative alla concezione della Vergi-
ne, quali il Sermo de conceptione Beatae Mariae e il Miraculum de
conceptione Sanctae Mariae, che descrivono i più antichi e noti mira-
coli operati dalla Vergine sotto questo titolo, cfr. ANSELMUS CANTUA-
RIENSIS 1853, vol. 159, coll. 319-24; LE BACHELET 1922, coll. 1001-4.
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tutt’altra cosa): se dunque, in previsione della maternità


divina, la natura umana di Maria era stata santificata fino
al punto da ristabilire quelle condizioni di amicizia che
l’uomo ebbe con Dio prima del peccato originale, restava
tuttavia da dimostrare, e stavolta in termini biologici, l’i-
stante esatto in cui la santificazione della Vergine era avve-
nuta: e questa dimostrazione costituì un obiettivo assai dif-
ficile da raggiungere.

Dalla concezione della Vergine Immacolata all’Imma-


colata Concezione della Vergine
Come accennato, la formula ‘immacolata concezione’
costituisce il felice risultato di un lungo e difficile processo
di conciliazione di due fatti della vita della Madonna che,
da un punto di vista teologico, erano stati in origine del
tutto separati8. I primi secoli cristiani, l’età patristica e, in
parte, quella scolastica avevano posto la questione in mo-
do assai diverso da quanto sarebbe stato predicato succes-
sivamente.

8
Ancora al tempo di Clemente XI (1700-21) risultava necessario
precisare come nella costituzione apostolica Commissi nobis [ut festum
Conceptionis Beatae Mariae Virginis Immaculatae de praecepto ubi-
que in posterum observetur] del 6 dicembre 1708 (cfr. Bullarium Ro-
manum 1857-72, tomo XXI, p. 338, n. 120), che estendeva de iure la
festività all’universalità della Chiesa, l’aggetivo Immacolata è riferito
non alla Concezione, bensì alla persona della Vergine, come già co-
mandato da un precedente decreto del Sant’Uffizio del 23 febbraio
1627, poi confermato il 29 aprile 1639, cfr. SERICOLI 1956, pp. 137-8:
per non incorrere in ambiguità nei documenti ufficiali si preferì defini-
re l’Immacolata Concezione con l’espressione ‘Virgo sine labe concep-
ta’; sulle censure e sui fraintendimenti delle costituzioni ecclesiastiche
relative all’Immacolata, cfr. LAURENTIN 1956, pp. 29ss; PIANA 1957,
pp. 27-30.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 141

La festa della semplice concezione di Maria ha radici


devozionali e liturgiche assai antiche nella Chiesa orientale
delle origini e la sua celebrazione, già diffusa a partire dal
terzo secolo, ricorda sia l’atto di concepimento avvenuto
tra Anna e Gioacchino (che sottolinea in questo modo la
concezione attiva di Anna che concepisce Maria), sia la
concezione della stessa Vergine (che indica piuttosto la
concezione passiva di Maria nel grembo della madre An-
na). Tale ricorrenza si diffuse presto in occidente, a parti-
re dai primi anni del XIV secolo, senza che all’evento fosse
collegato alcun riferimento alla purezza immacolata e ori-
ginaria di Maria9.
Il significato di quest’ultimo termine è difatti assai più
complesso. Fin dalla prima epoca cristiana l’immacolatez-
za di Maria descriveva la totale assenza di peccato nella vi-
ta della Madonna e l’assoluta purezza della sua anima.
Nell’universo cristiano su questo punto tutti furono presto
d’accordo. La fonte indiscutibile del tema è rappresentata
dall’apostrofe dell’arcangelo Gabriele alla Vergine: «Ave,
gratia plena, Dominus tecum». L’evangelista Luca testi-
monia come già dall’attimo dell’annunciazione Maria fosse
panaghya, ovvero tutta santa, e ciò ancor prima di accet-
tare l’incarnazione per opera dello Spirito creatore. Que-
sta pienezza di gratia testimoniata dall’angelo si rende teo-

9
Nella Chiesa d’oriente, a partire dall’VIII secolo, la data della fe-
sta della Concezione della Vergine coincise con il 9 dicembre, come do-
cumenta un calendario napoletano del IX secolo, cfr. LE BACHELET
1922, col. 987; da una tradizione copta deriverebbe l’uso circoscritto
alla Chiesa irlandese del IX secolo di celebrare la festa nei primi tre
giorni di maggio; la data dell’8 dicembre con pieno significato immaco-
lista fu invece stabilita nell’Inghilterra pre-normanna a partire dal XI
secolo, cfr. LE BACHELET 1922, coll. 987-95; RAES 1951; LÖW 1951;
LAMY 2001.
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logicamente necessaria dal momento che non può ammet-


tersi che il figlio di Dio si sia incarnato in un ventre mac-
chiato dalla colpa che aveva provocato l’inimicizia fra Dio
e uomo. Fondandosi sull’autorità di sant’Agostino, Jacopo
da Varagine esprime bene questo concetto nel passo della
Legenda aurea riferito all’assunzione della Vergine: «la
putredine e i vermi sono l’onta della condizione umana: es-
sendo Gesù immune da questa onta, viene di conseguenza
eccettuata anche Maria, da cui Gesù assunse la carne [...].
Se il figlio ha la natura della madre, allora pare giusto che
la madre abbia la natura del figlio, non nell’unità della
persona, ma nell’unità della natura»10.
Anche i più tardi racconti centrati sulla morte della
Vergine – ovvero la Dormitio Mariae Virginis e il Transitus
beatae Mariae Virginis (che una pia tradizione attribuiva
rispettivamente a Giuseppe d’Arimatea e a Giovanni E-
vangelista) – indicano come l’assunzione finale della Vergi-
ne fosse conseguenza di quella assoluta purezza. Si ritene-
va, cioè, che nel momento del trapasso – non a caso defini-
to koimèsis, o ‘dormizione’, dagli ortodossi – Maria fosse
assunta in cielo corpo e anima proprio perché priva della
macula del peccato originale: un’assenza, le cui conse-
guenze avevano liberato Maria dagli effetti della morte ga-
rantendole l’incorruttibilità della carne11. Può ben dirsi
dunque come, già dal III-IV secolo, l’universalità dei cri-
stiani, pur riconoscendo l’assoluta immacolatezza di Ma-
ria, non ritenne di doverla considerare in relazione all’at-
to del concepimento, il quale, detto in termini scientifica-
mente moderni, corrisponderebbe all’istante della fecon-
dazione embrionale. Largamente basate sulla biologia ari-

10
JACOPO DA VARAGINE 1995, p. 656, ma si veda anche p. 639.
11
Vangeli apocrifi 1990, pp. 445-74.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 143

stotelica, le teorie sull’animazione – ovvero sullo studio di


tempi e modi attraverso cui l’anima immortale e divina si
infonde nel feto attraverso il seme maschile (conceptio se-
minis) dando origine alla vita con la creazione del feto
(conceptio carnis) – facevano ritenere, pur con molte ri-
serve, che i feti dei maschi ricevessero l’anima (conceptio
hominis) intorno al quarantesimo giorno dal concepimen-
to, mentre quelli delle femmine intorno all’ottantesimo.
L’età patristica sembra dunque essersi accontentata di una
dottrina che, considerando l’inevitabilità per ciascun indi-
viduo – Maria compresa – di dover contrarre la colpa origi-
naria al fine di poter beneficiare della redenzione universa-
le operata da Cristo, ammetteva anche per Maria un conce-
pimento naturale da parte dai genitori, il quale attraverso il
seme paterno avrebbe determinato l’infectio carnis e dun-
que la trasmissione del peccato originale. Solo a tempo debi-
to, l’opera divina avrebbe provveduto alla santificazione
dell’anima della Vergine e alla purificazione del suo corpo.
Tale momento, festeggiato liturgicamente come ‘santificazio-
ne di Maria’, doveva pertanto essere compreso necessaria-
mente fra l’istante del concepimento e quello del parto12.

12
L’episodio evangelico della ‘visitazione’ di Maria ad Elisabetta (e-
semplato su un modello vetero-testamentario derivato da Geremia 1,5)
dava forza a ritenere che l’animazione del feto avvenisse proprio nel-
l’utero della madre: «Ecce enim, ut facta est vox salutationis tuae in
auribus meis, exsultavit in gaudio infans in utero meo» (Luca 1,44);
l’esultazione del Battista nel grembo di Elisabetta dava dunque modo
di ritenere che l’anima si infondesse nel corpo circa nel momento di
passaggio dallo stato di embrione a quello di feto. Questo episodio co-
stituiva pertanto un fondamentale termine di confronto per la ben più
eccezionale e gloriosa santificazione dell’anima di Maria nel grembo di
Anna. Sul problema dell’animazione dei feti nel Medioevo, cfr. LAVE-
NIA 2006.
144 MAURO MUSSOLIN

Solo a partire dalla fine del primo millennio può farsi ri-
salire la credenza, elaborata con tutta probabilità tra Ir-
landa e Inghilterra, secondo cui Maria sarebbe stata sine
labe concepta: vale a dire ‘generata’ o ‘concepita’ senza
che avvenisse, neanche per quell’ipotetico istante, alcuna
trasmissione di peccato originale13. Questa interpretazione
ebbe una diffusione progressiva e a macchia d’olio nell’Eu-
ropa del XIII e XIV secolo, quando il culto della Madonna
conobbe un incremento senza precedenti. Come conseguen-
za, il fenomeno fu responsabile dell’avvio di un più serrato
dibattito teologico sull’argomento il quale dalle cattedre
delle università raggiunse presto i pulpiti dei predicatori.
In breve, le interpretazioni che ne seguirono raggiunsero
posizioni così dissimili da implicare assunti dottrinali in-
conciliabili e il soggetto della materia andò a sfidare diret-
tamente, e con esiti drammatici, ogni conoscenza scientifica
e biologica sull’animazione umana in un terreno in cui nes-
suna fonte, nemmeno apocrifa, poteva giungere in soccor-
so. Mai prima d’allora nessuno aveva considerato la santi-
ficazione di Maria in rapporto al suo concepimento e, per
quanto la nascita della Vergine potesse aver costituito un e-
vento eccezionale, bisognava pur che ciò rientrasse nei li-
miti delle potenzialità che la natura concedeva agli uomini.
Al riguardo, la Chiesa si trovò sempre concorde nel respin-
gere come eretica qualunque dottrina basata sulla procrea-
zione non comune della Madonna.
Gli oppositori dell‘Immacolata Concezione ritenevano
pertanto che, proclamando la totale solidarietà di Maria
con la condizione umana, anche solo per un infinitesimo
istante la Vergine avrebbe dovuto essere toccata dalla ne-
cessità, definita teologicamente debitum peccati, di con-
trarre il peccato originale per poter poi beneficiare della

13
FRANCIA 2004, p. 51.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 145

redenzione universale operata dal sacrificio di Cristo sul-


la croce. Costoro si basavano principalmente sulla cele-
bre Epistola 174 di san Bernardo di Clairvaux (1090-
1153)14 e su alcune distinzioni di san Tommaso d’Aquino
(1225 ca.-1274). I sostenitori dell’Immacolata Concezione
viceversa si rifacevano al determinante contributo del
francescano Giovanni Duns Scoto (1265-1308), il quale,
superando il precedente scoglio teologico coll’affermazio-
ne che ‘preservare’ è beneficio ancor più grande di ‘libe-
rare’, aveva formulato l’idea di una redenzione preventi-
va di Maria dagli effetti del peccato originale per la per-
fetta opera di mediazione di Cristo nei confronti della
madre15. L’idea scotista ebbe subito notevole successo e
fece cadere progressivamente molte resistenze. Ma da
quel momento, francescani e domenicani radicalizzarono
le loro posizioni, trovando nuovi terreni di conflitto.
Conseguentemente, le diatribe si trasformarono in violen-
te accuse – formali e sostanziali – che durarono per seco-

14
Indicativa è la leggenda medievale che narra come san Bernardo
di Clairvaux avesse dovuto espiare in Purgatorio la colpa di esser sta-
to in vita contrario all’Immacolata, cfr. LE GOFF 1982, pp. 183-4. Al-
tra leggenda narra come san Bernardo, apparendo a un confratello, a-
vesse rivelato che tutto il Paradiso glorificava l’Immacolata Concezio-
ne. Ma sul culto dell’Immacolata Concezione presso i cistercensi, cfr.
HONTOIR 1954.
15
Secondo la formulazione di Duns Scoto (esemplificata dal passo
spurio «potuit, decuit, ergo fecit») «anche Maria avrebbe contratto il
peccato originale per comune generazione, se non ne fosse stata pre-
servata per la grazia del Mediatore. E come gli altri ebbero bisogno di
Cristo, perché per suo mezzo venisse loro rimesso il peccato già con-
tratto, così ella ebbe ancor più bisogno di un mediatore che la preser-
vasse dal peccato, affinché non fosse soggetta a contrarlo e non lo con-
traesse», Duns Scoto, Opus oxoniense III, d. 3, q. 1, in Maria 2000, p.
702; cfr. anche FRANCIA 2004, pp. 36-40; ma sul contributo di Scoto al
dibattito, si cfr. le precisazioni in ROSCHINI 1951, coll. 1653-4.
146 MAURO MUSSOLIN

li16. Certamente però la ricezione da parte dei fedeli di te-


matiche così sottili non fu soltanto lenta e dolorosa, ma
principalmente discontinua. Mentre i fedeli avevano diffi-
cile accesso alla discussione teologica, fu soprattutto nella
letteratura omiletica che la portata dottrinale del mistero
subì un processo di impressionante semplificazione ideolo-
gica. Alla fine, il sensum fidelium si trovò concorde nel ri-
conoscere con il massimo degli entusiasmi la più sublime e
sfuggente delle virtù mariane, fino al punto da ritenere be-
stemmia qualunque posizione contraria. Nonostante in o-
gni tempo un gran numero di teologi si mantenesse saldo su
posizioni di prudenza, isolato ma strenuo oppositore del
mistero dell’Immacolata Concezione rimase l’Ordine dei
padri predicatori, che continuò a festeggiare l’anniversario
dell’8 dicembre esclusivamente sub titulo sanctificationis
Mariae: una astratta proclamazione dell’assoluta purezza
di Maria, avulsa da ogni legame con il suo concepimento,
sebbene ambiguamente celebrata in quello stesso 8 dicem-
bre da sempre dedicato alla concezione della Vergine17.

16
Conflitti dottrinari fra diversi schieramenti religiosi erano da sem-
pre all’ordine del giorno. Solo a titolo di esempio si ricorda un’acerri-
ma disputa teologica, magistralmente narrata da Enea Silvio Piccolo-
mini nei Commentarii, tra francescani e domenicani alla metà del seco-
lo XV intorno a una questione, che oggi appare davvero sorprendente,
relativa alla natura del sangue di Cristo separato dal corpo nei giorni
della Passione; ovvero se questo sangue dovesse continuarsi a conside-
rare divino, e quindi essere oggetto di latria, oppure riconoscersi sepa-
rato dalla divinità di Cristo e pertanto divenire semplice oggetto di du-
lia, cfr. PICCOLOMINI 1984, pp. 2049ss, PICCOLOMINI 1883, pp. 299-336;
PICCOLOMINI 1997 con bibliografia; si veda anche il notevole contributo
alla discussione in VASOLI 1988 e l’approfondimento in BIANCA 1986.
17
Questo modo di solennizzare la ricorrenza fu istituito in un capi-
tolo generale dell’Ordine nel 1388, cfr. LE BACHELET 1922, coll. 1102-
8. Mentre secondo STROZZI 1700, vol. II, pp. 158-62, erano stati i do-
menicani della regione tedesca di Treviri che avevano iniziato a uffi-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 147

Dalla fine del Quattrocento, la popolarità del culto del-


l’Immacolata Concezione non conobbe battute d’arresto18.
Si deve al francescano Sisto IV (1471-84) la prima determi-
nante azione istituzionale in favore della celebrazione del-
la ‘pia sentenza’19. Ma è bene tenere presente che durante

ciare secondo ‘santificazione’ a partire dal 1486, per ovviare all’impo-


sizione dell’autorità civile che costringeva i religiosi a celebrare in
quelle contrade la ‘Concezione immacolata’ della Vergine.
18
Anche i padri del Concilio di Basilea (1431-49, scismatico dal
1438) erano giunti alla formulazione di una sentenza in favore dell’Im-
macolata Concezione, sostenendo che era più pio credere alla preser-
vazione della Vergine dal peccato originale, rispetto all’opinione con-
traria, secondo una formulazione sostenuta dal teologo domenicano
Juan de Torquemada, cfr. LE BACHELET 1922, coll. 1108-15; DENZIN-
GER, HÜNERMANN 1996, p. 610 (nota introduttiva al n. 1400). Nono-
stante tale ‘pia sentenza’ fosse stata pronunciata dopo che sul Concilio
era caduto l’interdetto di Eugenio IV (1431-47), essa godette di un lar-
ghissimo successo, cfr. FRANCIA 2004, pp. 41-4. Nel 1458 fu la volta del
teologo Domenico di Dominici il quale, su richiesta dall’autorità apo-
stolica, redasse un importante trattato dedicato all’Immacolata Con-
cezione che avrebbe dovuto fornire una risposta esaustiva sulla liceità
del culto e sull’opportunità di una celebrazione universale della festa
in oggetto. Tuttavia gli esiti dell’opera non fornirono alcuna soluzione
decisiva, ammettendo la necessità di dover lasciare la questione aper-
ta, cfr. JEDIN 1957; EDERER 2003, pp. 88-99, in part. pp. 90-2.
19
Intorno alla figura di Sisto IV (Francesco Della Rovere), gran
propugnatore del pensiero scotista, troveranno posto i più influenti
sostenitori pro Immaculata. A Padova, forse il centro italiano più im-
portante per l’irradiazione di questo culto, Francesco Della Rovere e-
ra stato maestro dello Studio e teologo del vescovo Fantino Dandolo, al
quale è attribuita una popolare orazione sull’Immacolata Concezione
che, secondo CORTESE 1977, in part. pp. 201-6, e DELLA ROVERE 1985,
fu composta invece dallo stesso Della Rovere; al riguardo, si vedano le
riserve in LOMBARDI 2000, p. 704. A Roma, confessore di Sisto IV fu il
beato Amadeo de Sylva, minore conventuale autore della celebre Apo-
chalypsis nova e promotore di un ispirato movimento di riforma fran-
148 MAURO MUSSOLIN

il suo pontificato la sede apostolica fu ben lungi dal fornire


una valutazione dottrinale sull’argomento. Non bisogna
infatti sopravvalutare l’opera di Sisto IV in difesa dell’Im-
macolata, poiché il pontefice seppe mantenersi assai cauto,
evitando di urtare la sensibilità dei labisti proprio nelle se-
di ufficiali del potere pontificio20. Nonostante le molte co-

cescana detto degli Amadeiti, il quale, insieme con la sorella minore


Beatriz de Sylva, anch’essa futura beata, (vedi qui a nota 291) fu in
quegli anni fra i più strenui difensori del mistero mariano, cfr. STROZ-
ZI 1700, vol. II, pp. 162-74; MORONI 1842, pp. 151ss; VASOLI 2000, pp.
96ss con bibliografia.
20
A sostegno di quanto detto vale la pena ricordare l’autorevole giu-
dizio già di SERICOLI 1945, p. 61: «Sensu ergo mitiori festi Conceptionis
institutionem ex parte Xysti IV oportet intelligamus». Sull’argomento
si veda anche l’equilibrato parere di DESSÌ 1991, pp. 271-3 e ZUCCARI
2005, p. 66. È opinione assai diffusa che la distrutta Cappella dei cano-
nici di San Pietro, approntata da Sisto IV nella basilica vaticana e de-
stinata poi ad ospitare la celebre tomba eseguita dal Pollaiolo, fosse de-
dicata all’Immacolata Concezione. La questione è tanto interessante
quanto delicata, poiché ciò è correntemente ripetuto nella quasi tota-
lità della letteratura relativa (in part. DI FONZO 1986, pp. 456-8; AURI-
GEMMA 2000, pp. 458-74), sulla base di quanto affermato in MÜNTZ
1882, pp. 147-8, e nella pubblicistica di matrice francescana, compren-
dente fonti e documenti assai importanti (fra i quali l’Officium et Missa
Immaculatae Conceptionis Beatae Mariae Virginis, generalmente po-
sto in appendice alle varie edizioni del Mariale di Bernardino Busti,
ed. cons. B. Busti, Rosarium sermonum, vol. III: Mariale, Lione, im-
pensis Iacobi de Giunta, 1525, fol. xxxviii, II col.); POLITI 1552, p. 92;
Bullarium Franciscanum 1929-90, vol. III, p. 632, nota 7; SERICOLI
1956, p. 102, nota 10. Eppure, significativamente, ETTLINGER 1953,
pp. 268-74 non fa cenno alcuno all’Immacolata Concezione e ne dubita
persino FRANCIA 2004, p. 52, note 32 e 33, rifiutando di identificare in
senso immacolista l’iconografia della Cappella. Per quanto mi sia stato
possibile verificare, l’unico appiglio a favore della dedicazione della
Cappella dei canonici della Basilica all’Immacolata Concezione lo for-
nirebbe la bolla sistina Cum illius del 1 marzo 1483 riguardante la do-
tazione dei benefici canonicali e delle prebende corali concesse in occa-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 149

stituzioni apostoliche approvate durante il suo pontificato


a favore del culto, l’intenzione del papa restò comunque

sione della destinazione funeraria della Cappella, trascritta in Bulla-


rium Franciscanum 1929-90, tomo III, pp. 860-1, n. 1705, dove è espli-
citamente riportato «Eamque [Cappella] sic constructam in honorem
et sub invocatione Conceptionis Virginis Mariae ac SS. Francisci et An-
tonii de Padua consecrari facere curaverimus». Tuttavia la Cappella
dei canonici era stata già consacrata da Sisto IV l’8 dicembre 1479 (cfr.
la bolla di erezione Romanus pontifex, in Bullarium Romanum 1857-
72, tomo V, pp. 269-70, n. 22, Bullarium Franciscanum 1929-90, tomo
III, pp. 632-3, n. 1264), mentre la bolla citata fa esclusivo riferimento
alla prassi liturgica già istituita nella Cappella «hodie missam in eadem
Cappella celebrantem onnipotenti Deo, in honorem et sub invocatione
Conceptionis praelibatae Virginis Mariae, cuius festum etiam hodie in
institutione Romanae Ecclesiae solemniter celebramus». Un solenne uf-
ficio dedicato all’Immacolata veniva infatti recitato l’8 dicembre e nelle
ricorrenze dei due santi titolari, quando la visita al suo altare permet-
teva di lucrare un’indulgenza plenaria. Che la Cappella non fosse dedi-
cata alla Concezione è tuttavia evidente anche da altre circostanze, a
partire dall’iscrizione posta alla base dell’abside: «Hoc sacellum a fun-
damentis erectum beatae Virgini, Sancto Francisco et Sancto Antonio
Patavino dedicavit», cfr. GRIMALDI 1972, p. 162. Resta indubbio che la
dedica alla Vergine e ai due santi francescani e insieme la solenne cele-
brazione dell’ufficio dell’Immacolata Concezione, sancita dalle citate
disposizioni apostoliche, determinò enormi conseguenze; eppure, per
quanto sia possibile argomentare, resta improprio considerare tale
Cappella come intitolata alla Concezione della Vergine, e men che meno
Immacolata; per ulteriori conferme, cfr. VOLTERRANO 1733, col. 115,
ALFARANO 1914, pp. 78-82. Ha contribuito a tale confusione anche il
soggetto dell’affresco realizzato dal Perugino sul catino absidale entro
il 1479; il tema è stato scambiato spesso per uno dei primi tentativi di
rappresentazione dell’Immacolata, che invece rispecchia alla lettera la
dedica della Cappella: ovvero, in alto la Vergine con il Bambino attor-
niati da angeli sopra nembi (Madonna in gloria) e, più in basso, a sini-
stra i santi Pietro, Francesco d’Assisi, il committente Sisto IV e a de-
stra i santi Paolo e Antonio da Padova, cfr. CANUTI 1931, Vol. II, pp.
122-3, note 109-12 (ma vedi anche vol. I, pp. 52-4). Si sa poi che al tem-
po di Gregorio XIII (1572-85) sopra la mensa d’altare fu posta la cele-
150 MAURO MUSSOLIN

quella di vietare ogni possibile contestazione alla celebra-


zione della festa, pur lasciando a ciascuno di conservare
privatamente libertà di opinione. Tre sue disposizioni me-
ritano di essere considerate. La costituzione Cum præex-
celsa (27 febbraio 1477)21, che stabiliva l’istituzione di una

berrima Pietà vaticana di Michelangelo entro un prezioso tabernaco-


lo marmoreo (si vedano le immagini in GRIMALDI 1972, p. 163 e l’af-
fresco di Giovanni Battista Ricci in Santa Maria de Partorientibus
nelle Grotte Vaticane che mostra l’interno della Cappella, in ZUCCARI
2005, p. 66). Inoltre, è spesso riferito come il culto dell’Immacolata
Concezione tributato ancor oggi nella Cappella Paolina, eretta ai pri-
mi del Seicento, dopo la distruzione della vecchia Basilica, con analo-
ga funzione corale e pressoché sulla stessa area, derivi dalla vecchia
Cappella dei canonici di Sisto IV; ma nell’altare della Paolina, consa-
crato nel luglio 1626, furono traslate sia il titolo che le reliquie del
precedente Coro sistino, cioè la Vergine e i santi Antonio e Francesco
ai quali, per l’occasione, fu aggiunta la dedica a san Giovanni Criso-
stomo con relative reliquie; nel 1625 poi, sulla mensa fu anche ricollo-
cata la Pietà michelangiolesca (che vi stette fino al 1749) con un fon-
dale dipinto da Simone Vouet (1626), raffigurante la Croce con i sim-
boli della Passione e i citati santi; solo quando il gruppo michelagiole-
sco esulò altrove, sull’altare venne realizzata la monumentale pala in
mosaico ancor oggi visibile e che mostra finalmente l’immagine del-
l’Immacolata Concezione fra i santi già titolari della Cappella, opera
condotta da Giuseppe Ottaviani nel 1744-47 su disegno di Pietro
Bianchi (la cui tela originale databile 1730-40 si conserva presso la
basilica romana di Santa Maria degli Angeli), cfr. le schede di M. Ga-
ni e C. Savettieri in PINELLI 2000, vol. Schede, pp. 547-59. Tale ex-
cursus fa perdere consistenza alle ipotesi fatte con una certa generi-
cità in GOFFEN 1986, pp. 228ss; GOFFEN 1991, p. 66 e 144 nota 27;
LEWINE 1993, p. 18; e con molta più dottrina in PFEIFFER 1990, pp.
109ss, secondo cui la perduta Assunzione della Vergine del Perugino
posta sull’altare della più nota Cappella Sistina nei Palazzi Vaticani
avrebbe richiamato il soggetto l’Immacolata Concezione, costituendo
un analogo con la presunta Immacolata Concezione della Cappella dei
canonici della Basilica di San Pietro.
21
DENZINGER, HÜNERMANN 1996, n. 1400.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 151

messa e ufficio (Sicut lilium) con rito proprio e indulgenze,


stesa dal canonico veronese Leonardo da Nogarola vecchio
allievo di Sisto IV, e la costituzione Libenter (4 ottobre
1480)22, che concedeva un’ufficiatura alternativa con litur-
gia ancor più strettamente immacolista, redatta dal teologo
Bernardino de’ Busti23. Tali atti diedero seguito a dramma-
tici conflitti e lo stesso papa fu costretto a emanare la terza
costituzione apostolica Grave nimis, nota nelle due versio-
ni del 1482 e del 148324, con la quale il culto dell’Immaco-
lata Concezione era ufficialmente ammesso dalla Chiesa
tramite le ufficiature definite dai due precedenti decreti,
senza alcuna ulteriore possibilità di contestazione, special-
mente da parte dell’Ordine dei predicatori25. Le prescri-
zioni apostoliche restarono tuttavia disattese e i conten-
denti continuarono a disputare pubblicamente, indiriz-
zandosi reciproche denunce. Per i due secoli successivi, la
vicenda ebbe lenta ma progressiva maturazione. Leone X
(1512-21) pensò di discutere il problema in occasione del V
Concilio Lateranense (1512-17), dando incarico di studia-
re il problema al domenicano Tommaso de Vio detto il Gae-
tano, reputato fra i più eminenti teologi del tempo; nel
1515 Gaetano ammise di non poter emettere alcuna posi-
zione di condanna, ritenendo che non sussisteva alcuna
necessità per proclamare la ‘pia sentenza’ una verità di fe-
de: se le articolate conclusioni del teologo scoraggiarono il
pontefice dal risolvere la questione, esse vennero impugna-

22
Bullarium Franciscanum 1949, vol. III, p. 665, n. 1336.
23
Su Bernardino Busti, cfr. ALECCI 1972.
24
Bullarium Franciscanum 1949, vol. III, pp. 852-3, n. 1685 e pp.
888-9, n. 1773; DENZINGER, HÜNERMANN 1996, nn. 1425-6.
25
Per l’atteggiamento della Santa Sede nei secoli XII-XIV a favore
dell’Immacolata, cfr. DONCOEUR 1907-08; per l’atteggiamento di Sisto
IV, cfr. SERICOLI 1945; SERICOLI 1954; e inoltre FRANCIA 2004, pp. 44-
60; ZUCCARI 2005.
152 MAURO MUSSOLIN

te da entrambi i contendenti per supportare ciascuno le


proprie convinzioni26. Più tardi, anche i padri riuniti al
Concilio di Trento, sebbene la materia fosse stata oggetto
di lunghi approfondimenti, preferirono soprassedere, dal
momento che ciò non costituiva argomento contro gli ereti-
ci, ma controversia tra i cattolici27. Perdurante l’opposi-
zione dei domenicani, la Santa Sede insistette nella conti-
nua promulgazione di costituzioni e decreti in favore del
culto, anche per la continua pressione esterna28. Nel 1617,
l’università di Granada, seguita in breve da molte altre u-
niversità spagnole e italiane, emise il cosidetto votum san-
guinis, ovvero il giuramento di difendere la fede nell’Im-
macolata Concezione fino all’effusione del sangue. Una ta-
le difesa si comprende solo in rapporto all’opposizione dei
domenicani e di importanti intellettuali e scienziati, fra i
quali va segnalata la strenua militanza di Ludovico Anto-
nio Muratori (1672-1750), padre della moderna storiogra-
fia scientifica. Spetta al risolutivo breve Sollicitudo om-
nium ecclesiarum del papa senese Alessandro VII Chigi
(1655-67)29, emesso l’8 dicembre 1661 su richiesta di Filip-

26
LE BACHELET 1922, coll. 1164-6.
27
DENZINGER, HÜNERMANN 1996, nn. 1516-6; i decreti della V ses-
sione del Concilio tridentino, protrattasi dal 24 maggio al 17 giugno
1546 sul tema del peccato originale, confermarono comunque la vali-
dità di tutte le precedenti disposizioni di Sisto IV relative all’Immaco-
lata Concezione.
28
Il 6 luglio 1616, con la costituzione Regis pacificis Paolo V (1605-
21) proibì la possibilità di predicare pubblicamente contro la sentenza
immacolista; il 24 maggio 1622 Gregorio XV (1621-23) con ulteriore
decreto estese la proibizione anche ai colloqui privati; da allora fu po-
sto il veto alla celebrazione «sub modo ‘sanctificationis’», ammetten-
dosi «non alio quam ‘conceptionis’», cfr. DENZINGER, HÜNERMANN
1996, nn. 2015-7.
29
DENZINGER, HÜNERMANN 1996, nn. 2015-7.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 153

po IV di Spagna, aver lanciato il culto verso una definitiva


prospettiva ecumenica30. La bolla conteneva per la prima
volta una chiara interpretazione del significato di conce-
zione immacolata, dichiarando in modo esplicito che per
singolare privilegio divino l’anima di Maria era stata im-
mune dal peccato originale fin dal suo primo istante di
concepimento. La dottrina della redenzione preventiva di
paternità scotista veniva finalmente accettata come patri-
monio della Chiesa, seppur non in modo esclusivo. Gli ef-
fetti di questo provvedimento furono di incalcolabile popo-
larità e intere nazioni si posero sotto la protezione dell’Im-
macolata, che resta infatti una delle principali icone del-
l’età barocca. Nel 1696, Innocenzo XII (1691-1700) rese
obbligatorio l’ufficio dell’Immacolata nella relativa ottava
e, nel 1708, Clemente XI (1700-1721) estese la celebrazione
all’universalità della Chiesa31. «Impossibile est omnes om-
nino bullas pontificias recensere, quae post Christum in
festi favorem emanatae fuerunt», testimonia Cherubino
Sericoli32, eppure sarebbe altrettanto interessante conside-
rare quanti fra i successori di Sisto IV abbiano cercato di
ridimensionare il culto dell’Immacolata Concezione33.

30
Nel Seicento fu soprattutto la monarchia asburgica spagnola ad
abbracciare il culto dell’Immacolata come manifesto della ritrovata i-
dentità nazionale, cfr. PROSPERI 2005, p. 279; per gli altri paesi, cfr. i
vari contributi in Virgo Immaculata. Acta 1955-58, vol. XIV (1957),
De Immaculata Conceptione apud varias nationes; MORETTI 2005;
sulla diffusione dell’iconografia dell’Immacolata Concezione nell’età
barocca, cfr. PIGLER 1976, alla voce «Die Unbefleckte Empfängnis».
31
DENZINGER, HÜNERMANN 1996, n. p. 611 (nota al n. 1400), vedi
qui a nota 8.
32
SERICOLI 1945, p. 144.
33
Si potrebbero forse citare fra questi, Urbano VIII (1623-44) e In-
nocenzo X (1644-55), cfr. LAURENTIN 1956, pp. 37-44, si veda qui a no-
ta 8.
154 MAURO MUSSOLIN

Solo l’8 dicembre 1854, dopo le mature consultazioni di


Pio IX (1939-58) con il collegio plenario dei vescovi della
Chiesa cattolica, fu possibile per il papa emanare la bolla
Ineffabilis Deus che definiva finalmente l’Immacolata
Concezione di Maria una verità di fede34. Da tale risultato,
fu possibile spingersi verso l’ultima definizione dottrinale
riguardante la Madonna, ovvero quella relativa all’Assun-
zione, proclamata dogma da Pio XII nel 1950, tramite la
bolla Munificentissimus Deus35. Finalmente la prospettiva
cattolica riusciva ad ottenere quella trionfale celebrazione
dell’opera di salvezza della Chiesa incarnata da Maria.
Nell’arco di tempo occorso tra la proclamazione dei due
dogmi, l’Europa tornava a essere quel novello santuario
mariano dedicato all’Immacolata che le continue appari-
zioni della Vergine testimoniavano.
«O Marie conçue sans péché» era stato distintamente
letto da santa Caterina Labouré in una delle sue ripetute
visione avvenute a Parigi nel 1830 (analogamente a quanto
sarebbe stato rappresentato nella popolarissima Medaglia
Miracolosa, ispiratrice di ulteriori esperienze mistiche).
«Que soy era Immaculada Councepciou» aveva proclama-
to la Bianca Signora apparsa a Bernardette Soubirous nel
1858 nella grotta di Lourdes e assai simile era stato il teno-
re del messaggio riferito dalla Vergine a suor Lucia de Je-
sus dos Santos il 25 marzo del 1917 a Fatima: «Ele quer e-
stabelecer no mundo a devoção a Meu Imaculado Co-
ração»36.

34
DENZINGER, HÜNERMANN 1996, nn. 2800-4.
35
DENZINGER, HÜNERMANN 1996, nn. 3900-4.
36
«Egli [i.e. Cristo] vuole stabilire nel mondo la devozione al mio
Cuore immacolato»: tale messaggio è riportato fra le memorie di suor
Lucia, rese pubbliche nel 1973. Sulle apparizioni dell’Immacolata tra
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 155

La polisemia dell’immagine dell’Immacolata Conce-


zione
Se in campo teologico è necessaria una grande cautela
nell’individuazione delle eventuali istanze immacoliste, al-
trettanto va richiesto nell’indagine iconografica del sogget-
to. Comuni generalizzazioni e inutili fraintendimenti sa-
rebbero largamente evitati se si analizzassero meglio i con-
testi storici e sociali nei quali ciascuna immagine dell’Im-
macolata Concezione fu prodotta. L’evoluzione dell’icono-
grafica del tema, con la sua straordinaria varietà di sogget-
ti, può infatti essere meglio compresa se condotta sulla ba-
se della storia della devozione, piuttosto che attraverso un
rigido raggruppamento per tipologie che scavalca i limiti
geografici e forza quelli cronologici. I numerosi volti as-
sunti dalla dottrina immacolista hanno certamente deter-
minato una grande varietà iconografica, che va rintraccia-
ta riscoprendo le radici culturali del problema e principal-
mente la sua tradizione. Considerando il rapido excursus
storico delle pagine precedenti è possibile in linee generali
riassumere alcune tappe che hanno guidato l’elaborazione
del soggetto pittorico dell’Immacolata Concezione37.

XIX e XX secolo e sulla relativa iconografia, cfr. LÉPICIER 1956, pp.


248ss; sull’argomento cfr. anche l’ottimo CIARDI 2005.
37
Per ulteriori chiarificazioni iconografiche e aggiornamenti bi-
bliografici, si rimanda a FRANCIA 2004, oltre che ai saggi del catalogo
della recente mostra Una donna vestita di sole. L’Immacolata Con-
cezione nelle opere dei grandi maestri, realizzata per celebrare il
centocinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma
presso la Città del Vaticano (Braccio di Carlomagno), cfr. MORELLO,
FRANCIA, FUSCO 2005. Si vedano comunque i ricchissimi repertori ti-
pologici relativi all’Immacolata Concezione in LEVI D’ANCONA 1957
e, nonostante alcune forzature interpretative, in TOSCANO 1960, vol.
II, pp. 9-104.
156 MAURO MUSSOLIN

Anteriormente alla seconda metà del XV secolo, può es-


sere facilmente notato come il concepimento della Vergine
da parte della madre Anna fosse comunemente rappresen-
tato senza che a esso venisse necessariamente accomunato
un significato immacolista. Il doppio annuncio dell’angelo
agli anziani genitori, il più raro motivo di Anna gravida38 e
quello più comune dell’incontro di Gioacchino e Anna
presso la porta Aurea di Gerusalemme, episodi comune-
mente derivati dai Vangeli apocrifi, ricordano tutti la con-
cezione attiva di Anna e dunque il semplice concepimento
naturale di Maria da parte dei genitori. L’idea di ‘preser-
vazione’ e quella di concepimento immacolato della Vergi-
ne dal primo istante della creazione sono dunque general-
mente estranee a tali immagini: è piuttosto l’eventuale con-
trario a costituire l’eccezione da valutare caso per caso.
Tuttavia, il casto bacio scambiato da Anna e Gioacchino
alla porta Aurea fu latore di una credenza tanto popolare,
quanto eterodossa, definita conceptio per osculum39. Se-
condo tale erronea credenza, la Madonna sarebbe stata
concepita non per generazione comune, ma attraverso un
bacio e dunque senza la trasmissione per via maschile del
peccato originale: una concezione attiva di Anna non solo
immacolata, ma addirittura priva di copula40. Tale ipotesi

38
Sull’importantissimo culto di sant’Anna e sulla relativa iconogra-
fia, cfr. GALIZZI KROEGEL 1999, pp. 227ss; sul culto a Firenze, VALEN-
TINI 1998.
39
Anche questa interpretazione eterodossa fu derivata da alcuni
passi corrotti del Vangelo dello pseudo-Matteo, cfr. qui a nota 3.
40
Solo a titolo d’esempio, si fa notare come il superbo realismo di
Giotto nell’Incontro di Gioacchino e Anna alla porta Aurea della Cap-
pella degli Scrovegni a Padova si tinge di accenti popolareschi nelle
leggende apocrife di omonimo soggetto eseguite da un maestro della
cerchia di Nardo di Cione (1345-55) nel chiostro dei morti della dome-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 157

fu sempre duramente respinta dalla Chiesa in quanto pa-


radossale e incoerente duplicazione del modello unico e i-
nimitabile della nascita virginale di Cristo. Non va sottova-
lutato tuttavia che proprio grazie alla diffusione di questa
credenza da sempre avversata, ma condannata definitiva-
mente solo nel 1677 da Innocenzo XI (1676-89), si deve
gran parte della fortuna – e della scorretta interpretazione
– del culto dell’Immacolata Concezione di Maria attraver-
so l’Europa del Medioevo.
Con il Quattrocento si assiste a un notevole incremento
del numero di rappresentazioni direttamente legate al te-
ma dell’immacolato concepimento e ciò con una sorpren-
dente molteplicità di variazioni iconografiche derivate dal-
la moltiplicità stessa delle interpretazioni proposte. Tra
questi temi compaiono principalmente: la Donna vestita di
sole, ovvero Mulier amicta sole di derivazione apocalitti-
ca; la rappresentazione genealogica della Vergine dalla
stirpe di David attraverso il cosiddetto Albero di Jesse; la
Disputa sull’Immacolata Concezione, modellata sul genere
della sacra conversazione con santi e tituli tratti dagli uffi-
ci liturgici relativi41; l’immagine della Tota pulchra con
rappresentazione simbolica delle virtù della Madonna de-

nicana Santa Maria Novella a Firenze e da Lorenzo Monaco nella cap-


pella Bartolini Salimbeni in Santa Trinita sempre a Firenze: in en-
trambi i casi l’incontro dei genitori della Vergine è guidato da un ange-
lo che avvicina le loro teste in una ideale, quanto ‘immacolata’, con-
giunzione.
41
La diversa influenza dei due uffici dell’Immacolata sulla relativa
iconografia è discussa in DAL PRÀ, 1988. Va inoltre notato che nel tipo
della ‘disputa’ la selezione dei personaggi fu basata più sulla popola-
rità o sulla recente canonizzazione dei santi piuttosto che sulla testi-
monianza di fede sinelabista: in Santa Maria a Ripa di Empoli, l’alta-
re in terracotta policroma dedicato all’Immacolata Concezione con i
158 MAURO MUSSOLIN

rivate dalle litanie lauretane42; le storie di Ester e Assuero43


e quella più rara di Augusto e la Sibilla tiburtina44. Va pre-

santi Anselmo e Agostino faceva da pendant a un analogo altare dedi-


cato interamente a Sant’Anselmo, il cui culto era stato ammesso dalla
Chiesa nel 1492. Su questa coppia di robbiane, adesso conservate nel
Museo della Collegiata di Sant’Andrea di Empoli, cfr. PAOLUCCI 1985,
pp. 147-50, FRANCIA 2004, pp. 131-5. D’altro canto, neanche le frasi
riportate nei cartigli corrispondono necessariamente a quanto le fonti
attribuiscono ai rispettivi autori, come dimostra il costante inserimen-
to dei santi Francesco e Antonio, mai espliciti assertori dell’Immacola-
ta, o quello persino paradossale di san Bernardo, la cui presenza –
contraria al buon senso e alla verità storica – fu viceversa usata come
consapevole mezzo di «propaganda visiva, destinata a colpire i fedeli
in un punto particolarmente sensibile», cfr. DAL PRÀ 1988, pp. 279-
81. Basti dire che nell’Officium del Busti (settimo giorno, Lezione III),
persino il profeta Maometto è citato fra i testimoni a favore dell’Imma-
colata Concezione, cfr. CECCHIN 2003, pp. 103-4.
42
Rapide, ma fondamentali considerazioni sulla difficoltà degli ar-
tisti nel ritrarre il soggetto dell’Immacolata Concezione sono fatte in
CHASTEL 1989.
43
Il soggetto è tratto dal racconto biblico, secondo cui il re Assuero,
tramite la benedizione con lo scettro, fa esente Ester dalla pena di
morte riservata a coloro che gli si fossero presentati senza preavviso;
da ciò deriva la nota frase di significato immacolista «Non enim pro te,
sed pro omnibus haec lex constituta est» (Esth., 15,13); FRANCIA 2004,
pp. 147ss; anche TOSCANO 1960, vol. II, pp. 51-64.
44
Questo soggetto, meno raro di quanto si creda, farebbe riferi-
mento alla nota profezia secondo cui la Sibilla tiburtina avrebbe mo-
strato all’imperatore Ottaviano la visione della Vergine-madre am-
mantata di luce con in braccio il figlio-Salvatore; nella Legenda aurea
è riferito che sul luogo della visione Ottaviano avrebbe costruito un al-
tare sul quale sarebbe poi sorta la chiesa francescana di Santa Maria
in Aracoeli, dove ancora è custodita la reliquia medievale ritenuta l’al-
tare della profezia (XII sec.), cfr. JACOPO DA VARAGINE 1995, pp. 53-4;
nel catino absidale della chiesa si trovava il distrutto prototipo icono-
grafico della storia con la Profezia della Sibilla ad Augusto dipinto da
Pietro Cavallini e caratterizzato dall’apparizione della Vergine in po-
sizione elevata e laterale; sul soggetto iconografico cfr. TOSCANO 1960,
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 159

cisato che a questo elenco occorre aggiungere un gran nu-


mero di dipinti a soggetto mariano, quali assunzioni, mae-
stà o Madonne della Misericordia, nelle cui iscrizioni è fat-
to esplicito riferimento all’Immacolata Concezione della
Vergine. Tale raggruppamento costituisce la più palese te-
stimonianza della difficoltà registrata da artisti e commit-
tenti nella codificazione iconografica del soggetto da rap-
presentare45.
Dal Cinquecento, quando più chiara divenne l’elabora-
zione dottrinaria del mistero, è possibile assistere a quel
percorso di lenta selezione o di reciproca contaminazione
delle tipologie iconografiche prima accennate che, solo agli
inizi del Seicento, condurrà alla più classica e riconoscibile
immagine dell’Immacolata Concezione dell’età barocca,
perfettamente descritta da Emile Mâle, in cui «la Vergine
compare sollevata da terra, le mani giunte, gli occhi bassi e
nasconde un mistero; il vento dell’infinito le muove i capel-
li e le solleva il manto. Raggiante di purezza, più antica del

vol. II, pp. 64-76; uno degli esempi più rappresentativi del soggetto re-
sta la lunetta affrescata da Domenico Ghirlandaio all’esterno della
cappella Sassetti in Santa Trinita a Firenze, a introduzione del ‘pole-
mico’ ciclo di storie francescane (1485); interessante è l’interpretazio-
ne del tema proposta in TOSCANO 1986, riguardo al complesso dipinto
di Gerolamo Bedoli della Pinacoteca di Parma, ma si veda al riguardo
il parere differente in FRANCIA 2004, pp. 221-5.
45
Un classico esempio di questa tipologia è rappresentato dalla ta-
vola dipinta da Antoniazzo Romano (1467-72 circa) proveniente dalla
cappella del cardinal Bessarione in Santi Apostoli e ancora oggi custo-
dita nell’omonima chiesa romana, notamente affidata alle cure del-
l’Ordine francescano; tale immagine, pur appartenente al tipo del-
l’Hodigitria esemplata sull’icona di Santa Maria in Cosmedin, reca la
scritta «Concepta abque ulla labe» a cui si accompagnavano in origine
altre inscrizioni di chiaro senso immacolistico incise sull’edicola mar-
morea originaria, cfr. ZUCCARI 2005, p. 65.
160 MAURO MUSSOLIN

mondo e adorna di eterna giovinezza, essa è bella come un


pensiero di Dio». L’Immacolata Concezione quale epifania
della stessa grazia divina e tale da sollevare finalmente la
Vergine «al di sopra di ogni controversia»46.

Nonostante gli studi presentino uno sfondo storico così


ricco e una casistica iconografica tanto varia, è bene anti-
cipare alcune conclusioni che servono ad inquadrare il
culto dell’Immacolata Concezione a Siena agli inizi del
Cinquecento. In primo luogo va ricordato come ovunque
il dibattito sull’Immacolata Concezione si fosse mantenuto
su un doppio livello conflittualmente vivo, l’uno suscitato
da incertezze intellettuali e scientifiche – oltre che teologi-
che – intorno ai temi dell’origine della vita e della salvez-
za, l’altro derivato da un entusiasmo devozionale di inar-
restabile portata. In tale contesto sarebbe ozioso distin-
guere tra cultura alta e bassa, dal momento che questi due
livelli agirono congiuntamente, spronandosi a vicenda.
Pochi culti della Chiesa cattolica possono rivendicare una
dimensione ideologica e sociale così articolata. Né sarebbe
altrimenti spiegabile la straordinaria cautela con cui la
Chiesa romana e non pochi intellettuali affrontarono l’ar-
gomento. In secondo luogo, è bene ricordare come la dot-
trina sull’Immacolata Concezione trovasse lentissima ma-
turazione fra i teologi, filtrando poi attraverso la dimen-
sione omiletica dei predicatori, i quali esposero l’argo-
mento, ciascuno secondo cultura ed entusiasmo propri,
sollecitando variamente i molti e articolati ordini di pro-
blemi imposti dal privilegio mariano; cosicché dai pulpiti
delle chiese, dalle cattedre delle università e soprattutto

46
La puntuale interpretazione del fenomeno fornita in MÂLE 1984,
pp. 50-2, resta fondamentale per acume, incisività e buon senso.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 161

dai seggi delle confraternite il messaggio andò a diversifi-


carsi fino a toccare corde assai diverse della sensibilità
devozionale e artistica.
Soltanto con la proclamazione del dogma, ovvero po-
nendo il 1854 quale fondamentale spartiacque storiografi-
co, si può registrare la trionfale e definitiva vittoria delle i-
stanze immacoliste. Allora, nacque ovunque un entusia-
smo plebiscitario per la ‘pia sentenza’ che travolse ogni
opposizione e comportò la nascita di una visione retroatti-
va, e dunque a posteriori, che ha finito per presentare il
culto dell’Immacolata Concezione quale storia della rivela-
zione di una verità divina compiutasi a tappe nella dimen-
sione umana. A documentare tale immagine sono anche
quelle interpretazioni iconologiche che tendono a esclude-
re o ridimensionare il carattere sinelabista di molte opere
quattro-cinquecentesche solo perché distanti o in contrad-
dizione con la formulazione dogmatica del 185447. Una si-
mile teleologia spiega la preponderanza degli studi icono-
grafici dell’Immacolata Concezione rispetto a quelli pro-
priamente storici. I primi ben si prestano a costruire un
catechismo per figure, che ricerca nelle opere d’arte del
passato la manifestazione di un dogma che, seppur svelato-
si nel tempo, esiste ab initio nella mente di Dio48. I secondi
guardano piuttosto alle fratture della storia, restituendo a
quel catalogo di immagini il valore di documento e, secon-

47
Esemplare, al riguardo, la lettura offerta in BARGELLINI 1954.
48
Si vedano in FRANCIA 2004, i giudizi sulla Disputa sul peccato ori-
ginale dello Staatliche Museum di Berlino, attribuita a Girolamo Gen-
ga, a p. 185, le obiezioni mosse all’iconografia vasariana a pp. 216-7 e
soprattutto il capitolo conclusivo alle pp. 247-50. Il volume resta co-
munque un fondamentale aiuto all’inquadramento dottrinario del
problema.
162 MAURO MUSSOLIN

do la fulminante espressione di Michael Baxandall, di «te-


stimonianza di un rapporto sociale»49.
Il corrente raggruppamento tipologico dei soggetti sotto
cui viene generalmente organizzata la rappresentazione
dell’Immacolata Concezione può essere opportunamente
ricombinato in chiave storica e non dottrinaria, osservan-
do i motivi che hanno guidato la diffusione dei temi imma-
colisti all’interno di ciascun contesto culturale. Tre rapidi
esempi possono chiarire l’argomento. Per primo può citar-
si la circolazione di modelli dell’Immacolata Concezione
attraverso immagini di piccole dimensioni, elaborate nelle
officine artistico-devozionali di alcuni particolari scripto-
ria monastici, conventuali e persino diocesani, poste a cor-
redo di breviari e libri di preghiera. In tali opere, speri-
mentazione formale e controllo dottrinario si incontrano
nell’economia di mezzi e risultati, veicolando un contenuto
immacolista verso un pubblico ben selezionato. La diffusa
presenza di temi iconografici legati all’Immacolata Conce-
zione in incisioni50, miniature51 e coperte di messali spiega
perché rappresentazioni sincretiche così inusuali siano po-
tute apparire in ambiti così distanti. Due precoci e diffe-
renti rappresentazioni del tema possono essere qui portate
a esempio: da un lato, la rara immagine di Immacolata
Concezione quale Mulier amicta sole del Nationalmuseum

49
«A fifteenth-century painting is the deposit of a social relation-
ship», BAXANDALL 1972, p. 1.
50
La grande diffusione di incisioni provenienti dal nord Europa
con il tema della Donna dell’Apocalisse potrebbe avere influito sulla
fortuna dell’interpretazione del soggetto in chiave immacolista, come
dimostrato dal caso di Albrecht Dürer, cfr. G. Morello in MORELLO,
FRANCIA, FUSCO 2005, pp. 118-9.
51
Si veda solo a titolo d’esempio, il catalogo di opere in MORELLO,
FRANCIA, FUSCO 2005, pp. 114-27.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 163

di Stoccolma, dipinta sulla copertina di un libro prove-


niente da ambito francescano52; dall’altro, un’analoga pic-
cola coperta custodita a Lucca nel Museo Nazionale di Vil-
la Guinigi (e significativamente proveniente dal convento di
San Francesco della stessa città), nella quale l’Immacolata
Concezione è rappresentata ricorrendo alla figura di Maria
come Ester53. Non deve sorprendere dunque se, oltre un de-
cennio più tardi, una medesima iconografia venne adottata
da Vincenzo Frediani per la spettacolare Disputa sull’Im-
macolata Concezione (post 1503), dipinta per la cappella
della Concezione nella medesima chiesa lucchese di San
Francesco54. Il contratto di allogazione al pittore, nell’ecce-
zionale precisione con cui vengono richiesti gli elementi da
dipingere nel quadro, costituisce infatti una puntuale tra-
sposizione di alcuni passaggi contenuti nell’ufficio dell’Im-
macolata Concezione redatta da Bernardino de’ Busti55. È

52
Per la tavoletta di Stoccolma, attribuita alla cerchia del Pinturic-
chio intorno al 1510, cfr. A. Cavallaro, in MORELLO, FRANCIA, FUSCO
2005, pp. 176-7.
53
Per la tavoletta di Lucca, cfr. G. Dalli Regoli in Matteo Civitali
2004, pp. 370-1; per una attribuzione al pittore Michele Ciampanti e
per una datazione all’ottavo decennio del Quattrocento, cfr. MASSAGLI
2001-02, p. 78; ringrazio Riccardo Massagli per le gentili precisazioni
fornitemi su Vincenzo Frediani e sulla Chiesa lucchese tra Quattro e
Cinquecento.
54
Benché correntemente nominata Disputa sull’Immacolata Con-
cezione, il soggetto della pala lucchese sarebbe meglio indicato quale
Immacolata Concezione di Maria come figura di Ester; fu merito di
Michael Carmichael aver riconosciuto il soggetto, prima di allora im-
propriamente interpretato come Incoronazione di Maria, cfr. CARMI-
CHAEL 1909.
55
Il contratto è integralmente pubblicato in TAZARTES 1987, p. 36;
la derivazione dall’ufficio del Busti è discussa in DAL PRÀ 1988, pp.
279-81; ma vedi anche FRANCIA 2004, pp. 147-57.
164 MAURO MUSSOLIN

straordinario notare come nessuna libertà compositiva fu


lasciata al pittore e le differenze tra quanto prescritto nel
contratto e quanto dipinto nella pala non spettano certo
all’artista, ma all’officina teologica del convento. Destina-
ta a divenire la pala d’altare di una cappella alla quale fa-
ceva capo una congregazione dedicata alla Concezione del-
la Vergine, questo dipinto monumentale che mostra la figu-
ra di Maria come Ester divenne l’immagine di culto di una
comunità da tempo votata alla semplice Concezione della
Vergine, ma pronta a riattualizzarne il messaggio nel segno
dell’Immacolata e sotto egida francescana. In virtù del so-
stegno popolare, il modello ebbe in città grande e duratura
fortuna, venendo a lungo copiato, a partire dalla splendi-
da versione eseguita dal pittore bolognese Francesco Fran-
cia per Maddalena Trenta moglie di Bartolomeo Stiatta
nella chiesa di San Frediano dopo il 151156.
Come secondo esempio, può ricordarsi la rappresenta-
zione l’Immacolata Concezione attraverso allegorie forte-
mente intellettualizzanti, motivate piuttosto da richieste
della committenza che da tradizioni devozionali del

56
Sul culto della Concezione in San Frediano a Lucca, oltre che
CARMICHAEL 1909, pp. 20ss, cfr. BARACCHINI, FILIERI 1986, pp. 753-5;
DAL PRÀ 1988, p. 279; FRANCIA 2004, pp. 157-61; M. Ferretti in Mat-
teo Civitali 2004, pp. 546-9. Vale la pena aggiungere che, ad inaugura-
re nel 1279 le celebrazioni della festa della Concezione nella Diocesi
lucchese era stato il monastero di Santa Cristiana (o Santa Maria No-
vella) in Santa Croce sull’Arno, mentre in città il primato spetterebbe
al convento di Santa Maria della Rosa, dove, dal 1365, è attestato un
altare al quale faceva capo una confraternita della Concezione con
larghissimo concorso di popolo; nel tempo tuttavia il maggior contri-
buto alla diffusione delle tesi immacoliste in Lucca fu dato proprio dal
convento di San Francesco, cfr. BERTAGNA 1957b, pp. 368-75; FREDIA-
NI 1957, pp. 393-5.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 165

luogo57. Questo è il caso di cui fu protagonista Giorgio Vasa-


ri intorno al 1540. Al pittore era stata commissionata dal
ricco banchiere Bindo Altoviti una Concezione di Nostra
Donna destinata alla cappella di famiglia della chiesa di
Santi Apostoli di Firenze. Nelle Vite egli confessò candida-
mente che la comprensione del soggetto gli era stata «assai
malagevole» e che ciò aveva richiesto l’aiuto di «molti uo-
mini letterati [...] insomma, io non aveva fino allora fatto
opera (per quello che mi ricorda) né con più studio, né con
più amore e fatica di questa»58. Il risultato finale dovette
certamente essere apprezzato all’interno della cerchia sofi-
sticata e colta del committente, cosicché fra Arezzo, Firen-
ze e Lucca numerose furono le copie eseguite dallo stesso
autore e molte le variazioni sul tema dipinte da altri pittori.

57
Nell’elenco che raccoglie rappresentazioni dell’Immacolata Con-
cezione destinate a una raffinata e colta committenza possono farsi
rientrare: la pala di Giovanni Antonio Sogliani del 1521 con un’Allego-
ria della Concezione per il fiorentino Giovanni Serristori, oggi alla
Galleria dell’Accademia di Firenze, ma in origine destinata alla chiesa
francescana dell’Osservanza di San Salvatore al Monte nell’omonima
città, cfr. VASARI (1568) 1906, vol. V, pp. 130-1; il progetto irrealizzato
del Rosso Fiorentino del 1528 per una simile Allegoria destinata alla
chiesa della Madonna delle Lagrime di Arezzo la cui iconografia, ca-
ratterizzata da un complesso disegno con l’immagine dei progenitori
nell’atto di cogliere il frutto proibito e la figura della Vergine come
nuova Eva, era stata suggerita dal canonico letterato e umanista Gio-
vanni Pollastra, cfr. VASARI (1568) 1906, vol. V, p. 164; la Disputa sul-
l’Immacolata Concezione di Pier Francesco Foschi nella chiesa di
Santo Spirito di Firenze, commissionata da Raffaello Torrigiani. Poco
o nulla è noto intorno alla sofisticata e misteriosa Disputa sul peccato
originale dello Staatliche Museum di Berlino, attribuita a Girolamo
Genga in FRANCIA 2004, pp. 184-6, e a Guillaume de Marcillat, in CHA-
STEL 1989, p. 24.
58
VASARI (1568) 1906, vol. VII, pp. 668-9.
166 MAURO MUSSOLIN

Ma con il processo di disciplinamento delle immagini pro-


mosso dalla Controriforma al volgere del secolo, la fortuna
della soluzione iconografica vasariana, certamente affabu-
lata e concettosa per la maggior parte dei fedeli, lasciò il
posto ad altre più facili soluzioni59. Ma, come sottolineato
da Benedetta Moreschini, il modello vasariano segna un im-
portante traguardo nell’evoluzione del genere, incarnando
«il passaggio dall’iconografia della ‘disputa’ sull’Immaco-
lata Concezione ‘all’allegoria’ sul medesimo mistero»60 as-
sai più popolare dalla seconda metà del Cinquecento.
Altro ancora è il terzo caso qui considerato, in cui l’Im-
macolata Concezione si impose come culto a carattere civi-
co. In queste circostanze è comune osservare una tendenza
alla semplificazione iconografica che portò quasi a dissol-
vere le immagini dell’Immacolata Concezione in altre più
convenzionali immagini mariane, ciascuna ben radicata
nella sua tradizione locale. La scelta di modelli visivamen-
te più facili, la cui autorevolezza fosse al di fuori di ogni
discussione, fece da consapevole veicolo per una diffusione
a basso impatto dell’astrusa dottrina immacolista61. In

59
Cfr. CORTI 1989, pp. 36-7; VIRDE 1997-99; FRANCIA 2004, pp.
215-7; B. Moreschini in MORELLO, FRANCIA, FUSCO 2005, pp. 182-3. Il
modello vasariano riscosse infatti molto successo, come testimoniano
le versioni dipinte da Jacopo da Empoli, dal Pomarancio, da Carlo
Portelli, dal Poppi, dal Cigoli, da Santi di Tito, da Giovan Battista
Naldini, sull’argomento cfr. A. Griffo in PROTO PISANI, NATALI, SISI,
TESTAFERRATA 2004, pp. 118-9; MORESCHINI 2005. Ringrazio Laura
Corti per l’amichevole guida all’universo vasariano.
60
MORESCHINI 2005, p. 55.
61
Esistono pochi studi storici dedicati all’Immacolata Concezione
quale culto civico; un provvisorio e perfettibile elenco potrebbe sulle
prime comprendere il caso della chiesa francescana dei Frari a Vene-
zia, dove nel promuovere l’Immacolata Concezione i frati restarono a-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 167

questo caso agli artisti fu lasciata una relativa libertà d’in-


venzione nel descrivere la più sublime virtù della Madon-
na, facendo ricorso a un più familiare repertorio di imma-
gini che evitasse tanto la complessità iconografica legata al-
le aspettative intellettualistiche di una raffinata commit-
tenza, come nel caso vasariano, quanto le richieste devo-
zionali di una congregazione ben preparata a comprendere
il tema, come nel caso lucchese.
Ulteriori verifiche chiariranno meglio i criteri generali
che guidarono la diffusione del soggetto dell’Immacolata
Concezione all’interno di ciascun contesto culturale e geo-
grafico, nonostante fin d’ora appaia piuttosto evidente co-
me ciascun luogo abbia offerto un’interpretazione del te-
ma dell’Immacolata Concezione assai prossimo alle con-
venzioni pittoriche della tradizione e ai prototipi di mag-
gior successo di iconografia mariana locale. È altrettanto
possibile verificare un uso assai selettivo delle fonti in cia-
scun contesto: le ‘dispute’ dipinte in area fiorentina deri-
vano generalmente dall’ufficio Sicut lilium del Nogarola,
mentre le ‘dispute’ lucchesi fanno piuttosto riferimento al
Mariale del Busti, facilmente individuabile perché solo da
esso – e non dal Nogarola – derivano le descrizioni dei mi-
racoli operati dalla Vergine Immacolata, di solito destinati
a far da soggetto alle predelle62. Bernardino Busti è persino

derenti alla tradizionale immagine di Madonna in trono con Bambino


di belliniana memoria, cfr. GOFFEN 1991; similmente può dirsi riguar-
do al tipo di Immacolata Concezione diffuso fra Marche e Umbria, do-
ve il motivo sembra esser rimasto fedele all’immagine di una Madonna
stante elevata in cielo con o senza mandorla, sull’argomento vedi SIMI
VARANELLI 1986, nonostante non mi trovi del tutto d’accordo con la
metodologia e le conclusioni del saggio.
62
Seguendo Anselmo d’Aosta, nel Mariale del Busti (sermone IX)
sono riferiti «non nulla miracula» anticamente operati in molti luoghi
168 MAURO MUSSOLIN

esplicito nel legare i miracoli operati dall’Immacolata Con-


cezione alla città di Lucca «Hoc autem festum solemniter
celebratur pluribus vicibus, et pluribus ecclesiis in civitate
Lucae quolibet anno, cantando missam cum organis et pul-
su campanarum et ornatu ecclesiae et de Conceptione ipsa
populo praedicatur. Et propter talem celebritatem multa
ab eadem Virgine beneficia recipiuntur et miracula ac pro-
digia plurima fiunt»63.
In Siena, nessun supporto teologico fu necessario per
dare volto all’amore che i senesi riponevano nella loro ce-
leste protettrice: la promessa di fede della città al nuovo
culto verso l’Immacolata Concezione fu testimoniata dal-
l’aggiunta di una semplice dedica a uno stendardo ‘di No-
stra Donna’ che la città offriva alla Vergine per superare
un momento di tragica difficoltà64. L’indimenticabile, mi-
racolosa vittoria ottenuta dai senesi in quel 1526 per l’in-
tervento dell’Immacolata Concezione, dichiarò al tempo
stesso la verità della dottrina, stabilendo un circolo virtuo-
so che ebbe nello stendardo dedicato all’Immacolata la sua
principale icona: Assunta a palladio cittadino della ‘pia
sentenza’, quella bandiera, vessillo, reliquia ed ex voto al
tempo stesso, così fu descritto in un anonimo poema con-
temporaneo:

in nome dell’Immacolata Concezione (ad esempio in Inghilterra, a Mi-


lano, Mantova, Bergamo); ciò è riferito anche nell’Officium dell’Im-
macolata dello stesso autore (secondo giorno, lezioni V-VI; quarto
giorno, lezione IV).
63
Bernardino Busti, Mariale, sermone VIII, parte III.
64
In una breve, ma chiarissima intuizione in BISOGNI 1984, p.
386, è sottolineato come l’iconografia senese dell’Immacolata Conce-
zione volesse mostrare principalmente la protezione della Vergine
durante l’evento bellico e meno l’esemplificazione teologica del mi-
stero mariano.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 169

E poi veniva in vel candido e puro


della Madonna el primo gonfalone
quel che fu torre, over la rocca, el muro
che Siena rendé salva e le persone,
poi s’inginocchia ognun salvo e sicuro,
gridando: Ave Maria di salvazione,
e magistrati tutti lieti e franchi
gli fann’onor con cento torchi bianchi65

L’Immacolata Concezione a Siena: antichità del culto e


origine del mito
Alla data dell’8 dicembre, il Diario Sanese di Girolamo
Gigli puntualizza con una esplicita nota di orgoglio che «non
è finalmente da tralasciarsi di riferire che i sanesi furono i
primi in Italia a venerare quel mistero e poi in tutti i tempi
ne furono invitti difensori»66. Al tempo del Gigli, tale affer-
mazione aveva già una lunga storia e, sebbene non sia del
tutto esatto riconoscere ai senesi la priorità della venerazio-
ne per l’Immacolata nella penisola italiana, bisogna tuttavia
ammettere che a Siena il sostegno al culto avviato nel 1526
fu di lunga durata e foriero di straordinarie conseguenze.
L’affermazione del Gigli era fondata sull’autorità rico-
nosciuta sull’argomento alla Controversia della Concezio-
ne del gesuita Tommaso Strozzi, nella quale era espressa-
mente dichiarato che: «Gloriavasi Siena d’essere stata la
prima fra le città d’Italia in onorare con publico culto la
purità originale della madre di Dio, ed haverne sperimen-
tato il patrocinio. Impercioché, afflitta nel mille trecento
sessantatré da gravissima pestilenza, se ne conobbe libera-

65
Vittoria gloriosissima s.d. [post 1530], ottava 180, cfr. qui a nota
125.
66
GIGLI 1854, vol. II, p. 620; ma si veda anche, GIGLI 1716, pp. 48-
9.
170 MAURO MUSSOLIN

ta per publico voto, con cui si offerse a renderla ogni anno


una solenne dimostranza di ossequio; e fu l’andar tutti gli
anni il pubblico Magistrato a riverirne la sagra immagine di
Belverde, e presentarle un riverente tributo in pegno della
ricuperata salute»67. Non mi è stato possibile rintracciare la
fonte dell’affermazione raccolta dallo Strozzi relativamen-
te al pubblico voto del 1363, ma è presumibile che tale noti-
zia derivi dalla prima elegantissima edizione dei Fasti Se-
nenses68, fortunata raccolta di profili agiografici di santi lo-
cali edita presumibilmente dal gesuita Giovanni Battista
Ferrari intorno al 1661. Non può neanche escludersi che
tale argomento fosse tratto da fonti pubblicizzate dai frati
dell’Ordine dei Servi di Maria, che a Siena risiedevano in
quello che era comunemente ritenuto il più antico edificio
ecclesiastico dedicato all’Immacolata Concezione, ovvero
la chiesa di Santa Maria in Valmontone dove era custodita
la citata Madonna del Belverde69.

67
STROZZI 1700, p. 237; in Siena l’anno 1363 fu effettivamente ri-
cordato per una pestilenza particolarmente grave, cfr. Cronaca senese
di Donato di Neri e di suo figlio Neri, in LISINI, IACOMETTI 1931-39,
pp. 599, 605.
68
Fasti Senenses [1661 ca.], p. 168; si veda anche padre Sebastiano
Conti nella sua manoscritta Vittoria maravigliosa per intercessione
della Venerabile Madre Margherita Bichi terziaria di S. Francesco ot-
tenuta a 25 di luglio del 1526, in Biblioteca Comunale di Siena [d’ora
in poi BCSI], ms A.VI.15, c. 107; Sebastiano Conti fu anche curatore
della seconda edizione dei Fasti Senenses 1669, che a Margherita Bichi
dedica le pp. 331-47, con trascurabili variazioni rispetto alla prima e-
dizione. I Fasti Senenses dichiarano esplicitamente che le fonti usate
per il profilo agiografico della Bichi furono il volume dell’Orlandini, le
delibere della Balia e del Concistoro e i manoscritti delle Storie senesi
(1512-1526), di Agnolo Bardi in BCSI, ms A.VI.51, cc. 21-31v.
69
La notizia di un voto all’Immacolata Concezione avvenuto nel
1363 non deriva da GIANI 1618-22, vol. II, p. 93, come altrimenti so-
stenuto. Alla luce della documentazione disponibile resta dunque ar-
duo spiegare su quali basi fu elaborata una simile affermazione. In at-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 171

Bisogna anche aggiungere che Girolamo Gigli in un’ope-


ra di poco precedente alla prima edizione postuma del
Diario Sanese del 1723, ovvero ne La città diletta di Ma-

tesa di ulteriori chiarimenti vale la pena di ripercorre alcuni fatti indi-


cativi: nel 1363 Francesco di Guglielmaccio Petroni stendeva un testa-
mento allogando a un certo «Jacobus pictor» una pittura di una Santa
Maria de Belvedere (MILANESI 1854-56, vol. I, pp. 271-2). Nel 1632,
Filippo Montebuoni Buondelmonti riferisce che nel 1529, in occasione
di una epidemia di peste, la cappella di patronato del notaio Antonio
Campana fu decorata con drappi verdi di buona speranza e l’immagi-
ne della Madonna ivi custodita portata in processione per la città, mo-
tivo che «forse», sottolinea il cronista, fece sì che la tavola della «devo-
tissima imagine della Regina del cielo [fosse] detta comunemente la
Madonna del Verde» (F. Montebuoni Buondelmonti, Memorie di San-
ta Maria dei Servi di Siena in BCSI, ms B.VII.14, cc. 12v-14). Dal mo-
mento che l’informatissimo Buondelmonti non fa menzione di un pre-
cedente voto contro la peste del 1363, l’affermazione sembrerebbe es-
sere stata elaborata successivamente sulla base di una interpretazione
retroattiva del testamento di Francesco di Guglielmaccio Petroni. Pas-
sando all’analisi delle pitture oggi presenti in chiesa, la situazione sem-
bra complicarsi ulteriormente. Gli appellativi di Belvedere, del Verde
e Belverde hanno finora generalmente portato a identificare questa
immagine con una tavola già attribuita a Jacopo di Mino del Pellicciaio
e oggi comunemente assegnata a Taddeo di Bartolo, dipinta probabil-
mente nell’ultimo decennio del Trecento (BELLOSI 1972, p. 75; SOL-
BERG 1991, vol. 2, pp. 1063-73). Considerata l’ambiguità delle fonti e
il continuo spostamento delle opere all’interno della chiesa, non riten-
go tuttavia impossibile che possa essere avvenuto uno scambio nomi-
nale fra la citata immagine di Taddeo di Bartolo e un’altra Madonna
con Bambino dipinta da Lippo Memmi nel 1319 e comunemente detta
Madonna del Popolo (LUSINI 1908, p. 34; E. Avanzati, in BAGNOLI,
BELLOSI 1985, pp. 86-7, cat. n. 11); ciò deriva anche dal fatto che la
letteratura assegna a entrambe le tavole il monumentale quadro-ta-
bernacolo dipinto da Astolfo Petrazzi con la Madonna e la peste di
Siena del 1630, assai più appropriato per la Madonna di Lippo Memmi
(si veda il parere di TORRITI 1988, p. 349, discordante da GIGLI 1854,
vol. II, p. 135; LUSINI 1908, p. 46, nota 122). Altra ipotesi sull’origine
del colore verde per l’immagine della chiesa dei Servi è in GIGLI 1854,
vol. II, p. 266.
172 MAURO MUSSOLIN

ria del 1716, si era persino lanciato oltre l’attestazione del-


lo Strozzi, dichiarando che l’antichità del culto dell’Imma-
colata in Siena era provata dal fatto che il sigillo della Re-
pubblica del 1266 avesse incisa una Madonna in trono re-
cante in pugno la mistica ‘rosa di Gerico’ e con il piede po-
sto a calpestare la testa di un serpente: prove sufficienti
per l’autore di una schiacciante lettura sinelabista70. Tale
anacronismo non era tuttavia sfuggito alle chiose di Uberto
Benvoglienti, il quale nel 1729 ebbe a curare l’edizione
delle cronache medievali senesi pubblicate nel XV tomo del
Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Muratori. In o-
maggio al curatore, estremo eroico nemico dell’Immacola-
ta Concezione, e in diretta polemica con il Gigli scomparso
nel 1722 – di cui era stato in origine molto amico, ma con il
quale era poi entrato in aperto contrasto – Benvoglienti
commentava senza mezzi termini71: «Girolamo Gigli a fo-
glio 73 del suo discorso della Città diletta di Maria appor-
ta la figura di questo sigillo, e a foglio 39 lo ispiega con vo-
lerci dare ad intendere che questo sigillo fusse in uso fin
del duodecimo secolo; ma non bastandoli di porre avanti
questo farfallone, cerca d’ispiegare questo sigillo con dire
esservi qui impressa la Santissima Concezione. In verità
questi sbagli sono talmente massicci che, per iscusarlo, al-
tro non saprei dire ch’egli era solo poeta e non istorico»72.

70
L’ipotesi sul sigillo espressa in GIGLI 1716, pp. 39-40, 48-9 (con ri-
produzione a p. 73), poi accolta in BERTAGNA 1957b, p. 360, è respinta
in MARCHETTI 1991, pp. 95-6. Sul sigillo, cfr. CIONI 1989, scheda 2; per
l’immagine del sigillo nella Maestà di Simone Martini in Palazzo Pub-
blico, cfr. BAGNOLI 1999, fig. 43 e p. 40, nota 27 con bibliografia.
71
La polemica fra Benvoglienti e Gigli è narrata in PETRUCCI 1966.
72
La nota del Benvoglienti è nel cosiddetto Chronicon sanense at-
tribuito ad Andrea Dei in MURATORI 1729, tomo XV, coll. 32-3. Benvo-
glienti specifica il motivo del drago quale «simbolo dei nemici di Siena,
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 173

Al Benvoglienti non era certo sfuggito il tentativo fatto


proprio dal Gigli di assegnare il primato del culto italiano
a Siena, e che in assoluto sarebbe stato secondo soltanto
(stando alle conoscenze dell’epoca) a quello avviato dai ca-
nonici di Lione nella prima metà del XII secolo, che ricor-
diamo aveva suscitato le perplessità di san Bernardo di
Clairvaux.
Alla luce dei documenti oggi a disposizione, è provato
che a Siena la festa della sola Concezione di Maria, pur
ben nota, non ebbe alcuna straordinaria rilevanza civica,
almeno fino alla metà del XV secolo73. La più antica, ben-
ché isolata, traccia di culto in città si trova in un calenda-
rio compilato intorno alla seconda metà del XIII secolo e
forse proveniente dall’Opera Metropolitana74. L’ingresso

come chiaro s’osserva nella rappresentazione che i sanesi facevano


nella festa di san Giorgio»; nell’occasione un attore a cavallo vestiva i
panni del santo sconfiggendo il drago e liberando la città personificata
da una fanciulla, cfr. anche MAZZI (1882) 2001, pp. 6ss. Una conferma
all’interpretazione del drago/serpente come rappresentazione del ne-
mico si ha dalla più vecchia cronaca della Sconficta di Monte Aperto,
che riporta l’invocazione dei senesi prima della battaglia: «Vergine
Maria, aitaci al nostro gran bisogno e liberaci delle mani di questi lioni
e di questi draghi e serpenti che ci vogliano divorare», cfr. SPAGNOLO
2004, p. 15.
73
A Siena la più importante festa civica rimase sempre quella del-
l’Assunzione, cfr. GLÉNISSON 1993; la storia della devozione dei senesi
alla Madonna è ottimamente delineata in NORMAN 1999.
74
Si tratta del calendario conservato in BCSI, ms F. III. 5, che
MARCHETTI 1991, pp. 87-96 descrive come proveniente dal monastero
vallombrosano di San Michele Arcangelo di Siena nel poggio di San
Donato; ma su questo punto si veda quanto contrariamente sostenuto
in ARGENZIANO 2000, pp. 29-30, in part. n. 11. Secondo BERTAGNA
1957b, pp. 360-1 presso la Biblioteca Comunale di Siena si conservano
ulteriori copie di breviari di probabile derivazione francescana datati
fra XIV e XV secolo che riportano la commemorazione della festa.
174 MAURO MUSSOLIN

della festa della Concezione nella liturgia ufficiale senese


sembrerebbe datare al 12 dicembre 1369, quando un de-
creto del Consiglio Generale la eleva a festività pubblica,
richiedendo che ciascun statuto delle Arti la consideri festa
di precetto75. Ciò è puntualmente osservabile nella redazio-
ne in volgare dello Statuto di Mercanzia del 1358, che ag-
giunge tale ricorrenza a margine dell’elenco di festività ob-
bligatorie osservate al tempo della compilazione (1358)76.
Ma è bene non sopravvalutare tali reliquie liturgiche, so-
prattutto in rapporto ad altre città toscane del XIV secolo,
come Lucca e la stessa Firenze, già devotissima a Sant’An-
na e alla sua ‘concezione attiva’ sin dai tempi della caccia-
ta del Duca d’Atene (26 luglio 1343)77.
Nell’Italia centrale d’inizio Trecento, persino una delle
laudi di Jacopone da Todi mostra bene come fosse crescen-
te l’entusiasmo verso una interpretazione dichiaratemente
immacolista della Concezione della Vergine78. Si è accenna-
to come in Toscana spettò principalmente al vescovato di
Lucca aver favorito quel culto con vari privilegi fin dalla
fine del XIII secolo. Comunque sia, dall’inizio del Quat-
trocento, il dibattito intorno all’Immacolata Concezione
dovette tormentare gli animi dei senesi come quelli di cia-
scun altro fedele dell’Europa occidentale. In Siena come

75
Archivio di Stato di Siena (d’ora in poi ASS), Consiglio generale
179, c. 92v, citato in BERTAGNA 1957b, p. 361.
76
ASS Mercanzia 3, c. 13v, cfr. BERTAGNA 1957b, p. 361; La festi-
vità è registrata come semplice «Conceptione della nostra donna vergi-
ne Maria» anche nello Statuto di Mercanzia del 1472 (ASS, Mercanzia
6), cfr. CHIANTINI 1996, p. 13.
77
VALENTINI 1998; ASHLEY, SHEINGORN 1990.
78
Per riflessi immacolistici nell’opera di Jacopone da Todi, cfr. DI
STOLFI 1957, p. 341. Sulla festa della Concezione a Firenze, cfr. BER-
TAGNA 1957b, pp. 376-81.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 175

altrove, il culto per la Concezione di Maria fu straordina-


riamente incentivato dalle comunità francescane, servite e
gesuate che attribuirono alla festa un senso univocamente
immacolista79. Eppure, una posizione di grande prudenza
fu mantenuta da san Bernardino da Siena. Nelle prediche
volgari, pur lasciando intendere il suo entusiasmo per la
preservazione di Maria, il predicatore affermò dichiarata-
mente che «in locis ubi sunt fratres sancti Dominici non
praedices de Concepitone» e ancora «melius est tacere,
quam de talibus praedicare [...] sicut in conceptione Virgi-
nis et similibus»80. La circostanza illustra ampiamente la
discrezione del frate nel cercare di ridurre le occasioni di
scandalo e alleggerire il clima di tensione caratteristico
delle prediche dell’epoca81.
Ma in Siena, l’antica prudenza suggerita dall’Albizze-
schi fu presto sopraffatta dalle opinioni di parte. Gli sce-
nari del conflitto dovettero moltiplicarsi e può immaginar-
si che fra questi luoghi ci fossero senz’altro le aule dello

79
Sulle controversie in sede di predicazione, cfr. PIANA 1957; DESSÌ
1991, pp. 273-83.
80
Per le allusioni a favore dell’Immacolata nel ciclo di prediche se-
nesi dell’Albizzeschi (1427), cfr. BERNARDINO DA SIENA 1989, vol. II,
pp. 824-5 (predica XXIX, 16-18). Gli appelli alla prudenza in BERNAR-
DINO DA SIENA 1935, pp. 56 e 223, sono discussi in DESSÌ 1991, pp. 276-
7; ma al riguardo si veda soprattutto EMMEN 1964, il quale, eviden-
ziando l’intento agiografico della precedente letteratura (SCARAMUZZI
1930, p. 139, nota 139; FOLGARAIT 1939, in part. p. 521; ABATE 1957;
DI STOLFI 1957, pp. 352-4 e soprattutto BERTAGNA 1957a), ha notato a-
cutamente come in realtà tutta la posizione immacolista nell’opera
bernardiniana resti assai difficile da definire.
81
BERTAGNA 1957b, p. 361-2, ricorda anche il ms G. IX. 28 in BC-
SI, firmato da Giovanni Minnocci nel 1441 e contenente un trattato De
conceptione o De peccato originali sostanzialmente macolista.
176 MAURO MUSSOLIN

Studium Urbis, frequentate da dottori e maestri di diverse


provenienze religiose82. Una figura di teologo francescano
assume qui particolare rilevanza per aver costituito un le-
game tra il convento senese dei minori, le cattedre dell’uni-
versità e il dibattito più aggiornato sull’argomento. Si trat-
ta del frate Francesco Sansone nato a Brescia da famiglia
originaria di Siena. Il suo cursus honorum registra tappe
straordinarie che lo portarono a occupare posti chiave del-
la scena religiosa italiana. Divenne maestro di filosofia
presso lo Studio senese nel 1457; affiliatosi alla Provincia
francescana di Toscana nel successivo 1458, fu quindi reg-
gente dello stesso Studio nel 1461-64; poi guardiano del
convento di San Francesco di Siena nel 1463 e custode del-
la Provincia Toscana dal 1470 al 1475; finalmente, longe-
vissimo ministro generale dell’Ordine dei Frati minori dal
1475 al 1499, anno della morte. La sua splendida lapide
tombale in bronzo e marmi intarsiati creata nella bottega
di Lorenzo Ghiberti fu posta al centro del coro, oggi per-
duto, della chiesa di Santa Croce a Firenze dove ancora si
trova. Egli fu committente di celeberrimi artisti e di raffi-
nate opere all’antica in ogni campo dell’arte e in tutti i
principali centri di spiritualtà francescana, a cominciare

82
Nel biennio 1457-58, anche Francesco Della Rovere (futuro Sisto
IV) fu maestro di teologia allo Studio di Siena, cfr. PUSCI 1976, p. 282;
DI FONZO 1986, pp. 234-7. Le università furono fra i centri più attivi
nel sostegno all’Immacolata Concezione. In assoluto, la più antica con-
fraternita dedicata alla Concezione sembra sia stata quella degli stu-
denti normanni alla Sorbona di Parigi risalente al 1311; lì, a partire
dal 1497, fu imposto a tutti candidati di difendere in un sermone la
dottrina dell’Immacolata Concezione e ciò in breve tempo fu ripetuto
in moltissime altre università (Colonia, Magonza, Oxford, Cambridge,
Tolosa, Bologna, Vienna etc.).
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 177

da Assisi e Padova83. A Brescia poi, sua città natale, arrivò


a coinvolgere persino Leonardo, del quale resta un signifi-
cativo schizzo di progetto del 1498 per la monumentale pa-
la dell’altare maggiore della chiesa di San Francesco, poi
realizzata dal Romanino che vi lasciò uno dei suoi maggio-
ri capolavori84. In Siena, al Sansone si deve la costruzione
dei due chiostri quattrocenteschi del convento di San
Francesco di cui sopravvive quello dove è ancora leggibile
la lapide dedicatoria: «Hoc primum et secundum clau-
strum fieri fecit frater Franciscus Sanson de Senis genera-
lis Minorum MCDLXXXVII»85. Francesco da Siena, come
usò spesso definirsi, va soprattutto ricordato per essere
stato uno dei maggiori protagonisti del dibattito sull’Im-
macolata Concezione al tempo di Sisto IV. Nella più impor-
tante disputa sull’Immacolata avvenuta a Roma nel 1477
contro le tesi macoliste del domenicano Vincenzo Bandello,
futuro maestro generale dell’Ordine dei frati predicatori
tra il 1501 e il 1506 e già più volte pubblico disputatore sul
medesimo argomento in varie città dell’Italia settentriona-
le, Francesco Sansone fu nominato da Sisto IV come difen-
sore delle tesi immacoliste. Durante la disputa romana
sembra che Francesco argomentasse meglio del Bandello le

83
Un recente profilo biografico sul Sansone e sulla sua commitenza
è in DI FONZO 2000.
84
GUERRINI 1935; BEGNI REDONA 2000; questa commissione brescia-
na a Leonardo andrebbe considerata parallelamente alla commissione
assai più complessa della Vergine delle rocce, destinata alla chiesa di
San Francesco Grande a Milano come pala dell’altare della Confrater-
nita della Concezione, cfr. le schede di V. Arrighi, E. Villata e P.C. Ma-
rani in ARRIGHI, BELLINAZZI, VILLATA 2005, pp. 67-9, 141-3; e da ulti-
mo le nuove scoperte in SYSON, BILLINGE 2005.
85
Sui lavori quattrocenteschi nel convento di San Francesco di Sie-
na, cfr. ZANELLI 1897; MUSSOLIN 1999; MUSSOLIN in c.d.p.
178 MAURO MUSSOLIN

proprie posizioni e il pontefice diede prova di apprezzarne


i meriti, sancendo l’evento con la citata bolla Cum praecel-
sa dello stesso 147786.
Non è escluso che il Sansone abbia contribuito a fare
della chiesa di San Francesco di Siena il principale centro
cittadino di irradiamento del culto, come era accaduto per
l’omonimo convento di Brescia87. La perdita dell’archivio

86
STROZZI 1700, vol. II, pp. 136-8; DI STOLFI 1957, p. 358, nota
115; DI FONZO 1986, p. 457. Il Bandello, vittorioso disputatore a Imo-
la nel 1474-75, era stato invitato a Ferrara nell’aprile 1478 dal duca
Ercole d’Este a tenere una analoga pubblica disputazione, che sembra
avesse spinto i più colti cittadini ad assumere una posizione contraria
alla ‘pia sentenza’. Questa situazione provocò nel papa la necessità di
far redigere il secondo ufficio del Busti e successivamente la bolla Gra-
ve nimis, cfr. PIANA 1957, pp. 11-9; DESSÌ 1991, pp. 270-1, DAL PRÀ
1988, p. 278. Sulla fondamentale figura di Vincenzo Bandello, autore
di un Libellus di fortissima condanna contro l’Immacolata, cfr. FER-
RUA 1963; sull’influenza del Bandello sul giovane Savonarola, cfr.
DESSÌ 1991, p. 269, nota 11, CATTIN 1973, pp. 168-71.
87
Tanto il Sansone, quanto l’amico lucchese Paolo Ghiova, maestro
di teologia francescano e allievo di Francesco Della Rovere, figurano
fra gli artefici dell’erezione di numerose compagnie dedicate alla Con-
cezione della Vergine negli ultimi decenni del Quattrocento. Relativa-
mente a Siena, in SERICOLI 1956, p. 113, nota 74, è ricordato che «in-
dulgentia Conceptionis [...] concessit Iulius II ann. 1509 pro domo S.
Francisci civit. Senarum», senza tuttavia fornire alcun riferimento bi-
bliografico. Una relazione del 1849 (Brevi notizie interessanti il simu-
lacro di Maria Santissima sotto il titolo della Concezione che si venera
nella chiesa parrocchiale di San Mamiliano in Valli, suburbio di Sie-
na, portato in solenne processione la domenica in Albis dell’anno
1849, copia cons. in ASS, Biblioteca, Miscellanea VII/12), citata anche
in MERLOTTI 1995, p. 506, riferisce di una miracolosa immagine lignea
della Vergine della Concezione, così pregevole da essere attribuita a
Jacopo della Quercia, custodita nella chiesa di San Mamiliano fuori
porta Romana, ma proveniente dalla cappella maggiore della chiesa di
San Francesco di Siena; si tratterebbe con tutta probabilità della me-
desima ‘statua’ condotta in processione l’8 dicembre dai confratelli
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 179

del San Francesco di Siena a causa del noto incendio del


1655 non permette di avere ulteriori notizie sulla popola-
rità del culto nella chiesa, ma dal 1471 la festa dell’Imma-
colata Concezione è significativamente presente nel calen-
dario liturgico della chiesa dei francescani osservanti del
convento di San Bernardino sul colle della Capriola poco
fuori Siena88. Nel 1486, l’istituzione in Duomo di una nuo-
va cappellania «sub nomine Conceptionis» presso l’altare
della Madonna delle Grazie dà ulteriormente segno di una
progressiva importanza del culto fra le tradizioni civiche
cittadine89. È a questo punto che possono farsi risalire le
prime immagini di violenti scontri fra domenicani e france-
scani sul tema della ‘pia sentenza’. La più antica testimo-
nianza la fornisce Sigismondo Tizio90. Il cronista ricorda
l’espulsione a furor di popolo dei domenicani dal Duomo
di Siena per una infuocata reazione alla predica sull’Im-
macolata del francescano Giovan Gualberto Rovai, avve-
nuta alla vigilia della festa, il 7 dicembre 1510. Il Rovai a-
veva provocatoriamente sostenuto, forse non senza ragio-

della Compagnia dell’Immacolata Concezione in San Francesco, come


ricordato in GIGLI 1856, vol. II, pp. 618-9.
88
BERTAGNA 1957b, p. 362.
89
Debbo l’informazione alla generosità di Monika Butzek che pub-
blicherà il documento nel prossimo volume della collana del Corpus
delle chiese di Siena interamente dedicato al Duomo. Per altra docu-
mentazione su cappellania e canonicato della Concezione di Maria det-
to «del custode», cfr. CATONI, FINESCHI 1970, p. 182, n. 3214, p. 206,
nn. 3451-2.
90
S. Tizio, BCSI, ms B.III.12, tomo VII, c. 194, cfr. BERTAGNA
1957b, p. 363; DAL PRÀ 1988, pp. 270-1. Il riconoscimento di Giovan
Gualberto Rovai come predicatore in Duomo per l’avvento del 1510 è
in BERTAGNA 1957b, p. 363, nota 3. Altra diatriba riferita dal Tizio, c-
fr. BCSI, ms B.III.13, tomo VIII, c. 192, avvenne tra 4 e 5 luglio 1517
presso la Curia arcivescovile, ma di essa non è noto l’argomento.
180 MAURO MUSSOLIN

ne, che persino san Tommaso non si era mai dichiarata-


mente espresso contro l’idea di una concezione immacolata
della Vergine91. Siena reagiva a quanto stava accadendo in
giro per l’Europa e forse nella città toscana era giunto l’eco
del grande scandalo occorso a Berna nel precedente 1509.
Lì, quattro frati domenicani erano stati mandati al rogo
per aver messo in scena una fraudolenta apparizione della
Madonna ai danni del credulo converso Giovanni Jetzer, al
quale avevano fatto credere che la stessa Vergine lo avesse
scelto per dare testimonianza al mondo della sua ‘maculata
concezione’92. È certo comunque che anche a Siena la popo-
larità del culto non conobbe battute d’arresto, tanto che
dall’anno 1514 le processioni per l’ottava della Concezione
di Maria sono già comprese nell’elenco di quelle occasioni
speciali in cui «la Signoria esce dal Palazzo»93.

91
In effetti, i sostenitori dell’Immacolata Concezione hanno sempre
cercato di dimostrare questo punto, cfr. ROSSI 1954a, ROSSI 1954b.
Sull’argomento cfr. Virgo Immaculata. Acta 1955-58, vol. VI (1955),
De Immaculata Conceptione in Ordine S. Dominici. Una curiosità po-
trà interessare i lettori senesi: in ambiente domenicano, la stessa Cate-
rina da Siena veniva portata come testimone contrario all’Immacolata
Concezione, si veda BOSCO 1950, p. 161, nota 136 e p. 265, nota 29;
spetta al lucchese Ippolito Marracci, forse il più eroico sostenitore del-
l’Immacolata Concezione nel Seicento, aver scritto una risolutiva Vin-
dicatio S. Catharinae senensis a commentititia revelatione eidem S.
Catharinae Senesi adscripta contra immaculatam conceptionem bea-
tissimae Virginis Mariae, cfr. MARRACCI 1663; nell’opera è inoltre con-
tenuta un’esplicita incisione che mostra l’autore di fronte al ritratto di
santa Caterina colta nell’atto di porgere all’Immacolata un cartiglio
con scritto «Concepta sine labe originalis peccati et numquaquam re-
velatum fuit mihi contrarium»; cfr. BISOGNI, DE GREGORIO 2000, p.
106; sul Marracci, vedi FREDIANI 1957, pp. 398-401.
92
SCHREINER 1995, p. 6.
93
Cfr. ASS Concistoro 2357, c. 2, la fonte è analizzata in NEVOLA
2000, p. 172, nota 12.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 181

Dramatis personæ
Qualche anno fa, ebbi modo di studiare il comporta-
mento dei frati appartenenti ai due conventi domenicani di
Siena di fronte all’obbligo imposto dai governatori di cele-
brare la festa dell’Immacolata Concezione nel torno d’an-
ni compreso tra il 1526 e il 153294. I due conventi erano
quelli di San Domenico in Camporegio e di Santo Spirito ai
Pispini. Nei due conventi risiedevano rispettivamente i
frati predicatori cosiddetti conventuali e quelli osservanti
della Congregazione Tosco-romana riformata, meglio co-
nosciuta come Congregazione di San Marco di Firenze e
nella quale erano fioriti sant’Antonino Pierozzi e Girola-
mo Savonarola. L’antefatto storico di quei giorni è fin
troppo noto e data ai giorni di poco precedenti il sacco di
Roma. La disfatta francese di Pavia del 1525 aveva inde-
bolito l’autorità papale di Clemente VII (1523-34). A Sie-

94
MUSSOLIN 1997, pp. 138-57. Mentre queste pagine erano in fase di
correzione editoriale è comparso nel «Bullettino senese di storia pa-
tria» un lunghissimo saggio di John Koenig dal titolo Saving Siena: a
Renaissance State’s Religious Response to Political and Military Cri-
sis. A una pur rapida lettura del lavoro, non può non encomiarsi la
sorprendente abilità dell’autore nel saper condurre una tal massa di
riferimenti archivistici a un numero così limitato di argomenti; il sag-
gio tenta infatti di documentare come la promozione della festa del-
l’Immacolata Concezione dal 1526 abbia significato, in qualche modo,
«a hasty, unceremonious overthrow of the revered Maria Assunta» (p.
129) dietro cui è registrabile «a significant new approach of this go-
vernment [dei libertini] to the application of religious solutions to poli-
tical problems» (p. 119), operazione quest’ultima descritta come una
riattualizzazione di ciò che è definito come «Siena Strategy» (pp.
46ss). La complessità del fenomeno presentata dall’autore può essere
condensata senz’altro dalla frase: «As always, where there was a crisis
there was religion» (p. 139). Non si tralascino tuttavia le conclusioni a
fine saggio (pp. 198ss) né l’affermazione a p. 46, nota 13.
182 MAURO MUSSOLIN

na, il gruppo antimediceo rovesciava la reggenza novesca,


uccidendo Alessandro Bichi e imponendo il nuovo governo
cosiddetto dei libertini95. In breve, i rapporti fra quest’ul-
timo governo e il pontefice, convinto alla vendetta dai fuo-
riusciti noveschi, si ruppero del tutto. Mentre le truppe
papali e fiorentine ponevano l’assedio presso le mura di
porta Camollia, in città maturava un fortissimo risenti-
mento contro la famiglia Medici, la rivale Firenze e i fuo-
riusciti di origine novesca. All’inizio del luglio 1526, il
Concistoro decise di propiziarsi l’intercessione divina affi-
dandosi ai consigli di Margherita Bichi Buonsignori. Di il-
lustri origini patrizie, divenuta vedova dopo una vita di
tribolazioni e calunnie, Margherita si era avvicinata al
terz’ordine francescano sotto la direzione di fra Giacomo
da San Gimignano del convento di San Francesco di Siena.
Sofferente in salute e piagata nel corpo, donna Margherita
conduceva vita ritirata fra la propria abitazione e la chiesa
di Santo Stefano in Camollia. La principale fonte lettera-
ria che descrive le vicende di questa donna fu scritta dal
senese Achille Maria Orlandini in un assai raro volumetto
titolato La gloriosa vittoria dei Senesi per mirabil maniera
conseguita nel mese di luglio del anno MDXXVI e dato alle
stampe il 16 febbraio 1527 (1526 stile senese) dallo stampa-

95
Per il quadro storico è ancora fondamentale PECCI (1755-60)
1988, p. II, pp. 167ss; una pennellata a forti tinte è offerta da DOU-
GLAS (1904) 2000, pp. 173-83; per un più documentato commento, si
vedano ASCHERI 2000, pp. 162-79; TERZIANI 2002, pp. 218ss. In parti-
colare, intorno al quadro politico e militare della battaglia di porta
Camollia, le più equilibrate descrizioni sono in CALLEGARI 1908, pp.
307-81 e PELLEGRINI 2004. Desidero anche ringraziare Juan Carlos
D’Amico per le conversazioni sull’argomento, i cui studi sono riassun-
ti in D’AMICO 2002.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 183

tore Simone di Niccolò Nardi, su cui si tornerà a lungo96.


Da quest’opera fu tratta poi una vera e propria agiografia,
composta nel 1699 da Giovanbattista Luti minore conven-
tuale di San Francesco di Siena97. Appassionato difensore
della santità di Margherita come tanti suoi compatrioti,
l’Orlandini credette nelle virtù profetiche e nella preveg-
genza della donna. Ma Sigismondo Tizio, già confessore
della Bichi, trascrive nelle Historiae senenses più d’un im-
pietoso giudizio sulle riferite capacità divinatorie di Mar-
gherita, definendola senza mezzi termini «futilis mulier»98.
Inoltre, Tizio è l’unico a ricordare di una antica inimicizia
sorta tra la Bichi e i domenicani di Santo Spirito nata in
seguito a un esorcismo praticato da quest’ultima su una
monaca del monastero di San Giacinto detto di Vita Eter-
na, fino ad allora posto sotto la direzione spirituale dei
predicatori osservanti, ma da quel momento revocata a

96
ORLANDINI 1527; come dimostra lo stesso nome di Achille Maria
Orlandini, nel decennio successivo alla battaglia di porta Camollia fu-
rono moltissimi i casi di nuovi battezzati e persino di maschi adulti che
adottarono in segno di devozione il secondo nome di Maria.
97
LUTI 1699; in tale volume, pubblicato per celebrare il rinnovo del
voto della città alla Vergine dopo i drammatici terremoti del 1697, l’e-
saltazione dell’opera della Bichi a favore dell’Immacolata Concezione
serviva per fornire un glorioso precedente alla cerimonia di votazione,
sotto gli auspici dei frati minori di San Francesco di Siena; il tentativo
costituisce soprattutto un’amplificazione retorica di quanto già nel-
l’Orlandini e nelle fonti d’archivio relative, corredate dai meno pro-
babili aneddoti ricavati da Fasti Senenses [1661 ca.], pp. 165-73 e Fa-
sti Senenses 1669, pp. 331-47. Classici studi sulla Bichi restano MI-
SCIATTELLI 1966, pp. 163-71; MENCHI 1968; ARGENZIANO 2000, pp. 21 e
125.
98
Il passo del Tizio da cui è tratta l’espressione «futilis mulier» è in-
tegralmente riportato qui a nota 156; una breve raccolta di giudizi sul-
la Bichi è in PECCI (1755-60) 1988, parte II, p. 212 in nota.
184 MAURO MUSSOLIN

causa delle polemiche suscitate dalla controversa guarigio-


ne99. Il grande ascendente esercitato da Margherita sui se-
nesi faceva sì che la donna venisse ritenuta in odore di san-

99
«Erat igitur in Senensi Urbe Mulier quedam saga atque fatidica
ex Bichia Familia, nomine Margarita, Uxor Francisci Bonsigniori,
cuius iam elapsis annis, cum eiusmodi ministerio fungeremur, Confes-
sionem Sacramentalem audivimus ad plures annos. Hec, relicto Viro
et Filijs, a quibusdam Canonicis Senensibus nimis credulis alebatur in
Edibus Sancti Stephani nunc, et in Camollie Regione. Hec dicebatur
eiecisse malum Spiritum a Clamidata quadam Vite Eterne, et Georgii
de Georgiis Filia in nomine Sancte et Individue Trinitatis. Nunc ut va-
leant quidam contra Fratres Sancti Spiritus agere valeant, mutave-
runt nomen Trinitatis in nomen Conceptionis, ita ut Fratres illos non
modicum persequerentur. Nec sane Mulier Johannem Canonicum Iu-
venem Hieronjmi Simonis Procuratoris Filium ad Senatores, et Liber-
tatis Conservatores per hos dies, obsessa Urbe, destinavit, nam et ex
Senatoribus quidam ita fidem Margarite adhibebant, ut inconsulta illa
nihil agerent, mihique ipsi, eorumque Tabellio rettulere vera eccenisse
cuncta, que predixerat. Mandat igitur, atque exposuit, ut pro Senato-
res solemniter decernatur ea die, qua Senensis Civitas fuerit liberata
ab Hoste, celebretur solemnis super alias omnes Festivitas Immaculate
sue Conceptionis, non venationibus, aut ludis ceteris, sed spirituali-
bus, utpote Confessione Peccatorum, et assumptione Sacramenti Eu-
charistie, precipue ab omnibus Magistratibus in posterum, ut diebus
celebretur [?]ibus Festivitas custodiatur. Secundo exposcere Virginem
Urbis Dominam, quod sua in Urbe disputari, neque predicare valeat
adversus Conceptionem suam, sed illam observare et tenere, Religio-
sosque omnes, atque alios, qui eiusmodi celebritatem non accepta-
bunt, nec solemnizabunt, sua in Urbe habitare non valeant, aut ali-
quod habere Domicilium. Tertio denuntiat, Virginem exposcere, ut
Dominica proxima, que erit dies Julij vigesima secunda Marie Magda-
lene dicata, et Dies Dominica, omnes Magistratus, qui in Dominio sue
Urbis erunt, ad Maiorem confluant Ecclesiam, facta prius Confessio-
ne, et Communione accepta et coram eadem Imagine, in conspectu
cuius alias fuere, Missam Conceptionis celebrari faciant», S. Tizio,
BCSI, ms B.III.15, tomo X, c. 296r-v; ringrazio Gabriele Fattorini per
l’aiuto gentilmente fornito nella trascrizione del citato passo del mano-
scritto. È documentato che nel 1526 ai domenicani fu levata la cura
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 185

tità. Queste cosiddette ‘sante vive’ costituiscono un feno-


meno tipico e straordinariamente vivace di quegli anni,
che ha in Caterina Benincasa il più nobile dei suoi esempi e
in Onorata Orsini un diretto precedente100. Tanto a Siena
quanto in altre città italiane, a tali figure era affidata una
funzione sociale paragonabile a quella di un consigliere di
stato101. Le parentele della Bichi con influenti membri del
governo le garantivano poi una certa dimestichezza con
l’autorità, sebbene qualsiasi contatto fra la donna e la vita
pubblica fosse mediato dal suo direttore spirituale, il cano-

spirituale delle monache del Monastero di San Giacinto di Vita Eterna,


cfr. ASS, Patrimonio resti ecclesiastici 2348 [Chronica Conventus
Sancti Spiritus de Senis], c. 27; LIBERATI 1949, p. 160.
100
Onorata Orsini aveva profetizzato alle magistrature senesi la vit-
toria sul comandante Jacopo Piccinino che nel 1455 aveva invaso il Se-
nese con le sue truppe mercenarie. I nomi di Onorata e di Margherita
inoltre figurano costantemente accoppiati nella comune azione di tute-
la della libertà civica ricevuta per intercessione della Vergine Maria. Il
passo del Tizio relativo ad Onorata Orsini è trascritto in GIGLI 1716,
p. 67 (ma vedi anche p. 13); inoltre, una delle rarissime copie del volu-
me di ORLANDINI 1527, fu rilegata nel codice miscellaneo della BCSI,
ms A.VI.15 [XVII sec.], contenente importanti fonti manoscritte e a
stampa sulle battaglie di Montaperti e di porta Camollia e su Onorata
Orsini e Margherita Bichi; il volume raccoglie infatti un Ristretto della
vita della Signora Honorata Orsina de’ Saracini sanese che si legge
distesa in un antico manoscritto della libreria del Signor Bellisario
Bulgarini (cc. 83-91) e una Vittoria maravigliosa per intercessione
della Venerabile Madre Margherita Bichi terziaria di S. Francesco ot-
tenuta a 25 di luglio del 1526 sotto gli auspici dell’Immacolata Concet-
tione della SS. Vergine loro Regina (cc. 103-112), entrambe sicura-
mente tracciate dal gesuita Sebastiano Conti forse in previsione della
seconda edizione dei Fasti Senenses 1669. Su Onorata Orsini, cfr. Fa-
sti Senenses [1661 ca.], pp. 63-70; Fasti Senenses 1669, pp. 125-40
(dies natalis 16 marzo).
101
Sulle ‘sante vive’, cfr. ZARRI 1990.
186 MAURO MUSSOLIN

nico del Duomo Giovan Battista Pecci, vale a dire uno di


coloro definiti dal Tizio «nimis credulis». Margherita, di-
chiarando che l’assedio delle truppe papali e fiorentine co-
stituiva il giusto castigo per l’odio e le discordie interne dei
cittadini, assicurava che la Madonna avrebbe garantito la
liberazione della patria se fosse stato indetto un triduo di
pentimento collettivo con digiuni, confessioni e pubbliche
ammende. Non va dimenticato che uno dei bersagli della
moralizzazione propugnata dalla Bichi erano i rappresen-
tanti di quella vitalissima crapula licenziosa e dissacrante
assai viva nelle varie congreghe festose di Siena: erano
quelli i giorni in cui Antonio Vignali metteva in ridicolo la
faziosità del governo dei senesi in quell’opera-simbolo libe-
ramente ispirata ai modelli di Pietro Aretino che è La Caz-
zaria102. Vista la moralità dei tempi, la Bichi ritenne così di
riguadagnare il favore celeste proponendo una solenne ce-
rimonia in Duomo, nel corso della quale si sarebbe proce-
duto alla benedizione di uno stendardo espressamente de-
dicato all’Immacolata Concezione, con il quale si sarebbe
inaugurata una solenne processione snodata attraverso
tutte le chiese cittadine. Il governo discusse la richiesta no-
minando una commissione composta da Bartolomeo Bor-
ghesi, Giovanni Tegliacci e Francesco Salvani103. Se la de-
dica di uno stendardo all’Immacolata Concezione sembra
giungere in modo inaspettato, essa dovette rappresentare
l’esito finale di un progetto mirato a sedare antiche pole-
miche contro l’Immacolata Concezione «per maniera che

102
Nel 1530 Antonio Vignali fu costretto a lasciare la patria per aver
«offeso troppo altamente la maestà della gentilissima citta di Siena», c-
fr. l’introduzione di N. Borsellino, in VIGNALI 1984, p. 13. Sulle con-
greghe del primo Cinquecento, si veda CATONI 2001.
103
ORLANDINI 1527, c. 8v.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 187

[come riferisce l’Orlandini] le ciarlatrici profane lingue


non potessero ostinatamente più a quella [festa] contrad-
dire» 104. Adempiendo ai comandi di Margherita Bichi,
martedì 17 luglio 1526, i commissari fecero approntare lo
stendardo richiesto dalla donna. Si trattava di una bandie-
ra che due membri del governo, Bartolomeo Borghesi e A-
lessandro Politi, avevano qualche tempo prima commissio-
nato al pittore Giovanni di Lorenzo, un artista assai ri-
chiesto per la confezione di questi manufatti105. Mercoledì
18 luglio, lo stendardo veniva consacrato in Duomo all’Im-
macolata Concezione della Vergine presso l’altare della
Madonna delle Grazie da Girolamo Piccolomini vescovo di
Pienza e dal canonico Giovanni Pecci; quindi veniva por-
tato in processione in città da tutti i rappresentanti del cle-
ro secolare e regolare opportunamente cooptati nei giorni
precedenti. Ma subito i frati dei due conventi domenicani
presenti in città fecero mostra di disobbedire alle generali
richieste della Repubblica, disattendendo alla cerimonia.
Il successivo 20 luglio, quando già il nemico tentava di

104
ORLANDINI 1527, c. 7v.
105
Sulla pittura di Giovanni di Lorenzo, cfr. ROMAGNOLI [ante
1835] 1976, vol. V, pp. 395-413; CORNICE 1981; BISOGNI 1984, p. 387,
nota 40; SRICCHIA SANTORO 1990a, p. 36; BAGNOLI 1990b; MOSCADELLI,
ZARRILLI 1990, pp. 704-6, nn. 263-87; CIAMPOLINI 1997 e in ultimo
FATTORINI 1998-99, con nuovi documenti inediti e rigoroso apparato fi-
lologico. Nel 1525 il pittore aveva realizzato uno ‘stendardo della li-
bertà’ su commissione della Repubblica; i documenti relativi al citato
‘stendardo di Nostra Donna’ datano invece dal 16 giugno al 10 agosto
1526, mentre la dedica all’Immacolata Concezione fu aggiunta il 18 lu-
glio: va anche notato che nell’espressione «gonfalonis intemeratae et
gloriose nostre Virginis Marie», usata nel pagamento del 16 giugno,
l’appellativo di ‘intemerata’ in questi casi va riferito alla persona del-
la Madonna e non alla natura eccezionale della sua Concezione.
188 MAURO MUSSOLIN

sfondare le prime linee di difesa, Giovanni Tegliacci e Ales-


sandro Politi si recarono dalla Bichi a chiedere ulteriori
direttive. Solo allora la donna rese ufficiali «alcune condi-
zioni»106, che dovettero invece essere definite con la massi-
ma cura sin dall’inizio. Si tratta di quel famoso memoriale
che raccoglie in forma programmatica le rivelazioni che la
Vergine avrebbe direttamente ispirato alla pia donna. I
due canonici della famiglia Pecci, Giovan Battista e Gio-
vanni, decano del Capitolo della Cattedrale e vicario del
vescovo, se ne fecero portavoce di fronte alla Balia dei
Ventuno Conservatori della Libertà. Nel riferire un’opi-
nione corrente al momento in cui veniva data alla stampa
la biografia secentesca della Bichi, Giovanbattista Luti
farà esprimere ai due canonici quel giudizio assai tenden-
zioso sulla precocità del culto senese dell’Immacolata: «sì
come Siena era stata la città primogenita d’Italia in sacrifi-
care con l’umiltà del cuore la magnificenza de’ tempi e de’
sacri altari sotto il titolo della purissima Concettione, così
[la Vergine] pretendeva ne perseverasse il fervore ne’ suoi
cittadini con tal vanto» 107 . Il memoriale, ovvero
recordium, della Bichi seguiva un ardito obiettivo sintetiz-
zabile nelle tre richieste dettate dalla «gloriosissima et
sempre immaculatissima madre [...] imperadrice e signio-
ra nostra». A nome della Vergine la prima richiesta impo-
neva alla Balia di deliberare anticipatamente che nel
«giorno [in cui] sarà liberata questa città da tanta miseria
si facci festa solennissima sopra tutte le altre della sua In-
maculatissima Concepitone», come già fatto in occasione

106
ORLANDINI 1527, c. 11v.
107
LUTI 1699, p. 26; per quanto mi sia stato possibile verificare, la
notizia dell’antichità del culto non sembra essere mai riferita in OR-
LANDINI 1527.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 189

della dedica dello stendardo. La seconda più radicale ri-


chiesta comandava che nessuno potesse disputare sulla
concezione della Vergine e che «tutti quelli religiosi et altri
che tale festa [dell’Immacolata Concezione] non accepta-
ranno et non solenizaranno, non possino nella sua città ha-
bitare o alcuno domicilio havere». La terza prescriveva
che la domenica successiva tutti i magistrati avrebbero do-
vuto recarsi in Duomo di fronte all’altare della Madonna
delle Grazie, dove «confessi e contriti [...] faranno cele-
brare una messa della Immaculata Concepitone», rinno-
vando la votazione della città in nome dell’Immacolata
Concezione, ma secondo il rituale approntato nel 1260 pri-
ma della battaglia di Montaperti108.
In sede di governo furono espressi molti pareri contrari
riguardo al provvedimento di espulsione di quei religiosi
che si fossero mostrati contrari alla celebrazione e ciò per
le ovvie ricadute diplomatiche che ne sarebbero derivate.
Alla fine il recordium fu accettato integralmente, divenen-
do legge sabato 21 luglio 1526. Secondo il Luti, i più alti
rappresentanti del governo si erano fatti garanti della don-
na: «in qualità suprema di Capitano di popolo Alberto
Bulgarini, come gonfaloniere del Terzo di san Martino e
Cancelliere della Repubblica Francesco Orlandini, e in
grado di consiglieri Bartolomeo Tantucci, Giovanni Pal-
mieri, Giovan Battista Politi, Antonio Vecchi e Cristofano
Piccolomini, huomini tutti di gran stima ed autoritate»109.

108
La copia ufficiale di questo documento, da cui sono tratti i passi
citati, è contenuta fra le delibere in ASS, Balia 85, cc. 61-3 [21 lug.
1526]; il testo è integralmente trascritto e tradotto in TOTI 1870, pp.
39-42 (senza indicazione di data); ampi stralci sono anche in PECCI
(1755-60) 1988, p. II, p. 213; BOSCO 1950, pp. 108-9.
109
LUTI 1699, p. 29. A quei giorni dovrebbe risalire anche un enig-
matico patto di ‘fratellanza’ sottoscritto da anonimi «difensori de la
190 MAURO MUSSOLIN

Vennero eletti sette deputati per dare esecuzione agli ordi-


ni di Margherita: Bartolomeo Borghesi, Girolamo Bellanti,
Giovanni Tegliacci, Ugo Benizi, Bernardino Buoninsegni,
Girolamo Vieri, Francesco Salvani; altri tre vennero eletti
per poter conferire direttamente con la Bichi: Giovanni
Catasti, Giovanni Mignanelli, Giovanni Ugocci. Il giorno
successivo, domenica 22 luglio, si rinnovava in gran pom-
pa il rituale dell’offerta delle chiavi di fronte all’altare del-
la Madonna delle Grazie in Duomo. In assenza dell’arcive-
scovo, l’ufficio dell’Immacolata Concezione fu recitato dal
vicario Giovanni Pecci, il quale a nome della Vergine rice-
vette le chiavi della città dal priore del Concistoro Tomma-
so di Giovanni del Rondina110. La scena potrebbe essere
quella rappresentata da Domenico Beccafumi nella tavo-
letta che ritrae una Cerimonia di ringraziamento in Catte-
drale (fig. 6), oggi nella collezione del Duca di Devonshire
a Chatsworth111. Quella domenica 22 luglio coincideva con
la festa di santa Maria Maddalena e l’occasione diede an-
che modo di offuscare le antiche memorie sacre della dina-
stia Petrucci, mortificando corse e palii in favore di con-
fessioni e ammende112.

dolce et santa libertà» sotto l’invocazione della Vergine, conservato in


un volumetto in BCSI, ms B.V.41, citato in MISCIATTELLI 1966, p. 166,
nota 7.
110
Il rito della cerimonia è dettagliatamente descritto in ASS, Con-
cistoro 959, cc. 8-9, e Balia 85, cc. 63v-4v [22 lug. 1526]; la sua tra-
duzione è in TOTI 1870, pp. 33-9 e 42-5.
111
Cfr. BORGIA, CARLI, CEPPARI, MORANDI, SINIBALDI, ZARRILLI
1984, pp. 226-7.
112
Per festeggiare la vittoria di porta Camollia, il ‘palio alla lunga’
dedicato a santa Maria Maddalena fu trasformato nel palio dei santi
Jacopo e Cristoforo, cfr. A. Bardi, Storie senesi (1512-1526), BCSI ms
A.VI.51, c. 31; ma si veda la precisazione in TURRINI 1997, pp. 50-1.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 191

Due principali considerazioni sembrano aver guidato i


motivi per cui la Signoria senese decise di accogliere le ri-
chieste della Bichi e variare il vecchio voto della città alla
Vergine con una nuova dedica all’Immacolata. Se l’impre-
scindibile richiamo alla protezione della Madonna contri-
buì a rafforzare l’immagine di Sena civitas Virginis, al
tempo stesso il culto dell’Immacolata Concezione poté in-
vestire Maria di un nuovo e più specifico ruolo di protettri-
ce delle libertà repubblicane contro la detestata rivale fio-
rentina. «Maria, mistica Giuditta liberatrice del suo popo-
lo sanese da ogni sorte di pericoli» dirà Girolamo Gigli ri-
ferendo la narrazione di questi fatti113. Il culto dell’Imma-
colata Concezione lega infatti Maria al ruolo di nuova
Eva, quale figura di colei che schiaccia i flagelli della men-
zogna, dell’oppressione e della malattia rappresentati dal
peccato e dal serpente.
Da sempre, o almeno dal 1260, l’invocazione e l’offerta
delle chiavi alla Vergine richiamavano alla memoria la glo-
riosa ‘sconfitta di Montaperti’ inflitta dai senesi alla su-
perbia dei fiorentini. Quella data sanciva anche il patto
della città con la Vergine e il ruolo assunto da quest’ultima
quale Advocata senensium114. Ma a partire dalla metà del
Quattrocento, l’enfasi posta sulla protezione della Vergine
nei confronti della città aveva acquistato un significato
sempre più politico e ideologico. Una serie di eventi chiari-
scono questa progressione. Nel 1479, la vittoria di Poggio
Imperiale contro i fiorentini era stata attribuita all’inter-
cessione della Madonna attraverso un’immagine posta
presso la porta di Fontegiusta, luogo in cui sarebbe presto

113
GIGLI 1716, p. 58.
114
ARGENZIANO, 2001, pp. 92-7.
192 MAURO MUSSOLIN

sorto il celebre santuario115. Nel 1483 poi, in un momento di


gravissima tensione politica interna e di sospette alleanze fi-
lo-fiorentine, i governanti avevano ripetuto per la prima
volta il cerimoniale del patto con la Vergine e l’offerta delle
chiavi secondo la cerimonia eseguita per la prima volta nel
1260. Quell’occasione aveva permesso al tempo stesso di
compiere un rituale di pacificazione volto ad appianare le
discordie interne tramite l’abolizione dei Monti di governo e
l’espulsione di tutti i perturbatori della pace e della patria,
vale a dire principalmente di quei membri del partito dei
Nove simpatizzanti per la nemica Firenze116. Nel 1526, il ter-
zo rinnovo del patto fu quello caratterizzato dalla dedica al-
l’Immacolata Concezione, quale nuova garante delle libertà
dei senesi117. Il bisogno di legittimazione del nuovo governo
dei libertini andava naturalmente allineandosi sulla prece-
dente tradizione politica popolare e antinovesca.
D’altro canto, anche le richieste della Bichi sembrano
ricalcare il rituale precedente alla battaglia di Montaperti,
ripetendone puntualmente i passaggi «cum omnibus illis
juribus, capitulis, obligationibus» e contribuendo in modo
determinante ad accrescere il deposito ideologico rappre-
sentato da quella cerimonia118.

115
GIGLI 1854, vol. II, pp. 192-3; MARELLI 1908; ARGENZIANO 2001,
p. 108.
116
Cfr. Ephemerides Senenses di Allegretto Allegretti, in MURATORI
1733, p. 815; SHAW 2006; di questa cerimonia resta l’immagine nella
Gabella dipinta da Pietro di Francesco Orioli, cfr. la scheda di A. An-
gelini, in BELLOSI 1993, pp. 366-7; ma vedi anche BORGIA, CARLI, CEP-
PARI, MORANDI, SINIBALDI, ZARRILLI 1984, pp. 184-5.
117
La cerimonia del voto alla Vergine fu istituita, come detto, nel
1260 e rinnovata nel 1483; dal 1526 fu espressa in nome dell’Immaco-
lata Concezione e ripetuta sotto stesso auspicio nel 1550, nel 1555 e nel
1697, cfr. LUTI 1669, pp. 57ss.
118
ASS, Concistoro 959, c. 8v, TOTI 1870, p. 37; LUTI 1699, p. 32.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 193

Siena sceglieva consapevolmente una strada difficile e


azzardata. Il voto del 1526 venne strutturato, né più né
meno, come un’antica ordalia119. La vittoria avrebbe rap-
presentato per i senesi la prova che tramite la Bichi la Ver-
gine stessa guidava loro i passi, favorendo gli attuali gover-
nanti nei loro piani diplomatici. Il suggello della divina au-
torità rappresentato dall’eventuale vittoria avrebbe spaz-
zato con un colpo solo decenni di tradizioni cultuali legate
al governo dei Nove e, al tempo stesso, polarizzato il risen-
timento dei senesi contro la comunità fiorentina dei dome-
nicani riformati di San Marco di Firenze, punendoli per
quella «ritrosa gara & dannabile e appuntata ostinazione»
combattuta contro la purissima Concezione di Maria120.
I preparativi della battaglia furono attentamente consi-
derati. Sull’onda di un entusiasmo generale, la città rac-
colse le deboli forze e si preparò a una sortita contro gli as-
sedianti. La narrazione di quanto accadde nei successivi
momenti spetta all’opera dell’Orlandini, da cui si appren-
de che due membri della famiglia Politi, Alessandro e il fi-
glio Camillo, si recarono da Margherita per ricevere diret-

119
In ORLANDINI 1527, cc. 13v-14, la questione è posta esattamente
in questi termini: «Comandando ciò la Vergine gloriosa ai suoi suggetti
espressamente per li servi suoi e permettendo Ella per testimonianza e
chiarezza d’Essa ne’ bisognosi avvenimenti, tempestivo aiuto compie-
re si dovessero a ogni modo i giusti desii de la santa Vergine e coman-
dare che chiunque per li paesi a Lei suggetti far volessi dimoranza, co-
sì dela Concezzione sua credessi come Ella intendeva che creduto fosse
e i ripugnanti a quella credessero a lor senno in altra parte ove più ag-
gradiva loro, fuor del terreno a tal Signoria legato. Et se mal fatto pa-
reva a qualcuni di licenziare una così fatta religione [i domenicani],
peggior cosa stimar dovevano che per cagione di pochi la città loro gis-
se in perdizione».
120
ORLANDINI 1527, c. 14; sull’intolleranza dei senesi verso i frati di
Santo Spirito, vedi qui a nota 155.
194 MAURO MUSSOLIN

tive sull’ordine di attacco: sembra che Alessandro venisse


addirittura prescelto dalla Vergine per guidare il gruppo
di armati da Fontebranda dietro allo stendardo raffigu-
rante la croce di Cristo. L’altro drappello, al comando di
Giovanni Maria Pini, sarebbe uscito da porta Camollia al
seguito dello stendardo bianco in onore della Vergine. Nel
preciso istante ordinato dalla Bichi, poche sparute squa-
dre di militari senesi facevano incursione nel campo nemi-
co, mandando in rotta i quattordicimila uomini accampati.
Il 25 luglio, giorno dei santi Giacomo e Cristoforo, è ricor-
dato ancora come la gloriosa rivincita di porta Camollia121.
Sembra che il primo vessillo posto a sventolare sul campo
nemico fosse la piccola bandiera bianca lì piantata dai cin-
quecento incliti «gioveni di donna Margherita»122.
La provvidenza sembrava davvero aver parteggiato in
favore di Siena. In città e nel contado seguirono intermina-
bili cerimonie di ringraziamento e ovunque si videro i pro-
digi operati dalla Vergine Immacolata. Secondo la felice e-
spressione di Gabriele Fattorini, l’immagine di questa bat-
taglia appare davvero come sospesa tra misticismo medie-
vale ed eroismo classico123. Persino uno scettico Francesco
Vettori riferiva a Niccolò Machiavelli di quell’inaspettata
vittoria dei senesi nei toni di un prodigio di sapore biblico:
«Voi sapete che io male volentier m’acordo a credere cosa
alcuna sopranaturale, ma questa rotta mi pare stata tanto

121
La vittoria è ricordata tra le deliberazioni in ASS, Balia 85, c.
69r-v [25 lug. 1526].
122
ORLANDINI 1527, c. 18; CALLEGARI 1908, p. 353.
123
FATTORINI 1998-99, p. 22, nota inoltre come tale sentimento mi-
stico fosse estraneo alle imprese politiche e militari del governo nove-
sco di Pandolfo Petrucci. All’autore va tutta la mia riconoscenza per
aver consentito la lettura del suo prezioso lavoro inedito.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 195

estraordinaria, non voglio dire miracolosa, quanto [...] mi


pare simile a certe storie ho lette nella Bibbia, quando en-
trava una paura nelli uomini, che fuggivono e non sapevo-
no da chi»124.

Da Montaperti a porta Camollia e ritorno


Il legame più sorprendente fra la battaglia di Montaper-
ti e quella di porta Camollia è costituito da un immaginario
visivo e ideologico condiviso. Un rarissimo poema anonimo
in ottava rima, senza data, privo di luogo di pubblicazione
e persino di stampatore, fu pubblicato sotto il titolo di Vit-
toria gloriosissima deli Sanesi contro ali Fiorentini nel
Piano di Camollia adì XXV di Luglio anno MDXXVI125. La
data di composizione è certamente successiva al volume

124
MACHIAVELLI 1999, p. 436.
125
Vittoria gloriosissima s.d. [post 1530]; il rarissimo poemetto in
206 ottave fu pubblicato in due tirature pressoché identiche, entrambe
seguite da quattro stanze e una barzelletta «composte da altro autho-
re» (c. 13); è assai probabile che il volume sia stato stampato da Simo-
ne di Niccolò Nardi o dal libraio Alessandro da Siena che figura spesso
come suo socio; riguardo all’autografia, MANGO (1886) 1969, pp. 1ss,
lo attribuisce allo stesso Orlandini, diversamente da MAZZI (1882)
2001, p. 264, che lo assegna a Giovanni Tondi e POLIDORI 1854, p. IV
che lo dà a Giovan Battista Garghi. Tuttavia il colophon dell’operetta
riporta «F.N. Faciebat», come giustamente descritto in Guerre in otta-
va rima 1989, vol. I. Repertorio bibliografico e indici, a cura C. Ivaldi
e D. Diamanti, pp. 105-6, cat. 20, nn. 161-2. Il testo del poema è inte-
gralmente trascritto in MANGO (1886) 1969, pp. 1-116, mentre in Guer-
re in ottava rima 1989, vol. II. Guerre d’Italia (1483-1527), a cura di
M. Beer, D. Diamanti, C. Ivaldi, pp. 673-96, è pubblicata la riprodu-
zione anastatica della seconda tiratura contenuta nel codice Chigiano
G.II.40, cc. 267r-278v della Biblioteca Apostolica Vaticana; una copia
della prima tiratura, caratterizzata per una impressione assai più niti-
da, è custodita in ASS, Biblioteca, Miscellanea VII/1.
196 MAURO MUSSOLIN

dell’Orlandini del febbraio 1527 e dal momento che Carlo


V vi è descritto come re d’Italia cinto della corona ferrea,
essa va collocata dopo il 22 febbraio 1530126. I passi che le-
gano questo poema a nomi e fatti della leggenda di Monta-
perti segnano un filo ininterrotto:

L’ultimo [gonfalone] venne quel di Camollia


ch’è tutto bianco: quel ch’a Monte Aperto
a’ Fiorentini cavò ben la pazzia
quando ellor campo rimase diserto127

Il poema dà inoltre ampia rilevanza al caratteristico e-


pisodio di Elisabetta Silea, umile donna del popolo, chia-
mata anche Lisabetta o Betta, che aveva avuto l’audacia di
recarsi nel campo di battaglia e impossessarsi di un prigio-
niero, per trascinarlo poi per le vie della città come glorio-
so bottino di guerra128. Anche Giugurta Tommasi nella se-
conda parte ancora inedita della sua Historia di Siena dà
conferma del fatto, presentandolo tra i momenti di giubilo
seguiti alla battaglia di Camollia: «diede gran piacere alla
plebe una donna Elisabetta che havendo un fiorentino ca-
rico di spoglie lo condusse per tutte le strade di Siena in
mostra»129. Questo aneddoto non deriva dall’Orlandini,

126
Un più ambiguo passo della Vittoria gloriosissima sembra far ri-
ferimento alla battaglia di Tunisi del 1535, cosicché la datazione dell’o-
pera potrebbe persino far pensare a un poema composto in occasione
della trionfale entrata di Carlo V in Siena nel 1536, cfr. Vittoria glorio-
sissima s.d. [post 1530], ottave 6-7, cfr. MANGO (1886) 1969, p. 43.
127
Vittoria gloriosissima s.d. [post 1530], ottava 120, cfr. MANGO
(1886) 1969, p. 81.
128
L’episodio di Elisabetta è in Vittoria gloriosissima s.d. [post
1530], ottave 198-199, cfr. MANGO (1886) 1969, p. 107.
129
G. Tommasi, La seconda parte inedita della Historia di Siena,
BCSI, ms A.X.74, (libro VIII, II deca) c. 334v.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 197

ma è citato per la prima volta nell’opera manoscritta di Si-


gismondo Tizio130. Il Tizio non fu uomo incline a credere a
racconti di tal fatta se questi non fossero stati da lui rite-
nuti autentici . Ma sorprende osservare come l’immagine
di questo paradossale trionfo muliebre sull’arrogante ne-
mico abbia un precedente del tutto analogo nelle storie di
Montaperti. All’epoca della battaglia sull’Arbia, una certa
Usilia aveva fatto ingresso in città trascinando un gran nu-
mero di spoglie e prigionieri legati al suo povero mulo di
‘treccola’, ovvero di umilissima fruttivendola131. Nel con-
fronto tra le battaglie di Montaperti e di porta Camollia,
non vale dunque dimostrare l’autenticità di tali eventi, ciò
che fa da documento sono piuttosto le analogie nella co-
struzione mitografica. Quella «atmosphere of fantastica-
tion» che aveva suscitato la diffidenza di Edward Garrison
nei confronti delle cronache medievali di Montaperti, as-
sume in questa prospettiva una forza documentaria mag-
giore della stessa oggettività storica132. Quella massa di a-
neddoti contenuta nei racconti di Montaperti lievita nei
successivi racconti della battaglia di porta Camollia, legan-
do le due battaglie attraverso una serie di episodi in cui fi-
gure marginali assumono il fondamentale ruolo di eroi per
caso «insieme irreali e pittoreschi», di autentici testimoni
di quel popolo minuto assai distante dagli orizzonti cultu-

130
S. Tizio, BCSI, ms B.III.15, tomo X, p. 314: «Et nos vidimus
mulierem iuvenem annorum viginti unius fune brachium ligatum cap-
tivum florentinum perducere, vini cado oneratum ac telo, quod dexte-
ra gerebat, ut ambularet minitantem, et multi ridentes viderunt. No-
men mulieris Betta nutrix», citato in POLIDORI 1854, p. 338 e nota 3, e
ricordato in Bellum Julianum; GIGLI 1856, vol. II, p. 625.
131
L’episodio di Usilia caratterizza tutte le versioni dei racconti di
Montaperti, a partire da quella edita da SPAGNOLO 2004, p. 61.
132
GARRISON 1960, pp. 23-58 (citaz. a p. 55).
198 MAURO MUSSOLIN

rali e dalle ambizioni mercantili delle élites dei Monti dei


Nove e dei Gentiluomini. Tema costante dei racconti della
sconfitta di Montaperti è la presenza di personaggi margi-
nali alla battaglia impegnati a svolgere compiti viceversa
fondamentali per il raggiungimento della vittoria. Basti
considerare il coro dei sacerdoti, delle donne e dei bambini
che in città rimasero a pregare e andare in processione: a-
nime innocenti a cui la Vergine non seppe negare la sua be-
nevolenza cambiando l’esito della guerra133. Né possono di-
menticarsi le figure di Geppo spaccalegna e del tamburino
Cerreto Ceccolini, posto sulla torre Marescotti a riferire
sulle sorti della battaglia. Ruoli che ritornano pressoché
invariati nei racconti della battaglia di Camollia, dove la
non più esistente torre Marescotti lascia il posto al campa-
nile di S. Domenico134, mentre il coro dei cittadini disarma-
ti continua a svolgere il suo ruolo di intermediazione fra
terra e cielo. Avanti a Montaperti, la guida morale della
città precedentemente assunta da Bonaguida Lupari, no-
men omen, nei fatti di porta Camollia va a cadere su Mar-
gherita Bichi con la mediazione dei due canonici. Non de-
sta alcuna sorpresa la dichiarazione di Girolamo Gigli se-
condo cui la «vittoria [di Camollia] fu riputata più gloriosa
pe’ sanesi, che quella di Montaperto». Nel rivendicare un
ruolo tutto femminile nella battaglia, Gigli supera persino
il paragone fra Usilia e Betta, dichiarando che in quella
vittoria «trionfò il sesso di Maria nella pietà di Margarita,
meglio che per la vittoria dell’Arbia nell’ardire di Usilia,
imperocché se questa condusse in trofeo tanti prigionieri
legati colle fascia delle sue trecce dietro allo stendardo ver-
ginale, quella chiuse la bocca a tutti i contraddittori del

133
SPAGNOLO 2004, pp. XXIV-XXVI, XXXII-XXXIII, 55, 58.
134
Cfr. BCSI, ms C.VI.14, c. 106; GIGLI 1856, vol. II, p. 623.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 199

misterio della Concezione Immacolata di nostra Donna,


colle pruove che fecero i contrassegnati dal suo nome, so-
pra i più forti nemici»135. Non tralasciando una stilettata a-
gli avversari dell’Immacolata Concezione e in primo luogo
ai domenicani, Gigli ricorda quanto descritto dall’Orlan-
dini, secondo cui la Bichi aveva richiesto che gli armati an-
dassero dietro ai due gonfaloni con gli stemmi del «crocifis-
so Iddio» e del «bianco stendardo di Maria [...] non gri-
dando mai altro nome che quello del salvatore IDDIO o di
MARIA. E acciò che ciascuno potesse apertamente vedere a
nome di chi vincere dovevano, portassero i capitani e altri
chi n’havesse disio un brieve in petto di questo tenore:
«PER IMMACULATAM VIRGINIS CONCEPTIONEM / DE INIMICIS
NOSTRIS LIBERA NOS DEUS NOSTER»136. Anche un simile det-
taglio si ritrova nelle versioni più romanzate della batta-
glia di Montaperti, dove sembra essere stato fondamentale
il ruolo giocato dai colori delle sopravesti dei combattenti
di ciascun Terzo: «le prime sopraveste erano bianche [Ter-
zo di Camollia], che seguitavano l’aiuto della Vergine Ma-
ria; le seconde sopraveste erano rosse [Terzo di San Marti-
no], che segnificavano espargimento di sangue; el terzo
ghonfalone con sapraveste nere, segnificavano morte d’uo-
mini [Terzo di Città, al quale altri cronisti successivi asse-
gnano colore verde]»137. Allo stesso modo, il maniscalco
delle brigate senesi a Montaperti «andava sempre invocan-
do lo nome di Dio e della sua madre santissima Vergine

135
GIGLI 1716, p. 15; anche DOUGLAS (1926) 2000, p. 175, non fu in-
sensibile a tali narrazioni e ripeté che «la gloria di Montaperti s’illan-
guidì di fronte a quella della battaglia di porta Camollia».
136
ORLANDINI 1527, c. 15.
137
Cronaca senese di autore anonimo in LISINI, IACOMETTI 1931-39,
p. 58.
200 MAURO MUSSOLIN

Maria, e a lei senpre racomandandosi, che a loro desse for-


za e vigore contra quelli maladetti fiorentini», così come
da parte dei soldati tedeschi era invocato a gran voce san
Giorgio loro protettore138.
Il ponte mitografico stabilito tra le due battaglie ha ra-
gioni assai profonde. Gli studi hanno da tempo sottolineato
come la maggior parte dei racconti di Montaperti fosse sta-
ta elaborata in pieno Quattrocento per cementare un’iden-
tità di matrice popolare, con funzione spesso antifiorenti-
na139. Stesso può dirsi per la più antica versione sopravvis-
suta della battaglia di Montaperti, quella più vicina al per-
duto archetipo, databile alla metà del Trecento, come sem-
bra confermato dai recenti studi di Luigi Spagnolo. Secon-
do lo studioso questa «versione più scarna (quindi, presu-
mibilmente, meno interpolata e più antica) della cronaca
della battaglia di Montaperti»140 lungi dal mostrare un tono
da poema cavalleresco di aristocratiche pretese, rivendica
piuttosto accenti da cantàri di ‘storia patria’ dove i citta-
dini compaiono uniti in difesa della libertà e in nome della
Madonna: «tutti d’uno animo e d’una intenzione, e bene
disposti contra de’ cani fiorentini»141. Tale carattere costi-

138
SPAGNOLO 2004, p. 27 (per facilità di lettura nella trascrizione
del passo ho separato alcune parole ed eliminato i raddoppi iniziali).
139
Sull’uso politico del mito di Montaperti nella storia senese, cfr.
KAWSKY 1995, pp. 122-6; e l’accurata analisi in PARSON 2004, pp. 1-31.
La battaglia di Montaperti stimola ancora oggi l’identità collettiva dei
senesi come dimostrato dal continuo revival storico ed editoriale.
140
SPAGNOLO 2004, p. XVII.
141
SPAGNOLO 2004, p. 21 avanza efficacemente l’ipotesi che la com-
posizione del perduto archetipo posto alla testa della famiglia delle più
antiche cronache di Montaperti dovrebbe risalire, per una serie di ri-
mandi interni, al regime politico dei Dodici governatori e difensori del
Comune, databile agli anni 1355-68, e composto in massima parte da
rappresentanti del popolo minuto.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 201

tuisce dunque il filo rosso che lega insieme le diverse ver-


sioni del racconto di Montaperti e che va ad innestarsi di-
rettamente nel tronco più vitale dei racconti della battaglia
di porta Camollia, i quali di Montaperti incarnano con pie-
na consapevolezza il mito. «Imitando l’approvatissimo sti-
le de greci & de romani scrittori», Orlandini si fa portavo-
ce di un messaggio che si alimenta di una romanità tutta
repubblicana, che fa leva sulla concordia dei cittadini e
che considera l’attentato alla libertà della patria una mi-
naccia all’ordine e alla giustizia divini. Il discorso di inci-
tamento alle truppe che l’Orlandini fa pronunciare al co-
mandante Gianmaria Pini prende dunque l’aspetto di una
orazione classica, giocata su un eloquente paradosso: sono
i più semplici cittadini a dover difendere la città dalla rapa-
cità dei cosiddetti nobili. Una guerra, quella di Camollia,
combattuta «da la plebe dunque, sola, dai soli artefici che
none sguainorno forse mai più spade» contro i nobili e i lo-
ro alleati, ovvero la «potentissima repubblica fiorentina» e
«l’altissimo prencipe degli ecclesiastici»142. Quei semplici
combattenti, eredi degli eroi di Montaperti, sono i destina-
tari di un estremo appello di coraggio: «ma se voi siete legi-
timi figlioli di quei famosi padri et heredi del loro alto valo-
re, come certamente per successione del medesimo imperio
sete posseditori, di quelli dico, che col sangue de maggiori
di costoro [cioé del sangue dei fiorentini] tinser rosse l’ac-
que chiare del nobilitato da tanta clade Arbia fiume, e a tal
guisa di greggi entro a quel cerchio pinsero i più famosi po-
puli di Toscana, ne la gran rotta fatti prigionieri»143.
Un ultimo paragone fra i racconti delle due battaglie ri-

142
ORLANDINI 1527, c. 28v.
143
ORLANDINI 1527, c. 24.
202 MAURO MUSSOLIN

guarda il fondamentale ruolo giocato dai gonfaloni. La


versione più antica della Sconfitta di Monte Aperto, ri-
guardo ai gonfaloni e ai loro gonfalonieri, ricorda che «lo
primo fu quello di Santo Martino, e sì per riverenzia del
santo e perché era presso alla porta. Lo sicondo fu quello
di Città, con grandissimo essercito di gente e bene in pun-
to. Lo terzo fu lo gonfaloniere reale di Camollia, che apre-
sentava lo mantello della nostra madre Vergine Maria, che
era tutto bianco e candido, netto e puro»144. Non è un caso
che quel «gonfalone bianco [di Camollia], grandissimo più
che ogni altro gonfalone o stendardo che vi fusse infra tut-
te quelle brigate»145 finì per rappresentare nelle versioni
successive del racconto di Montaperti la «bandiera princi-
pale» della città e la concretizzazione fisica di quel manto
di protezione che la Vergine aveva steso per proteggere i
senesi al combattimento146. A quanti erano rimasti in città
a pregare con gli animi e gli sguardi rivolti verso la Val
d’Arbia, si era infatti manifestato un segno: «fu veduto u-
no mantello bianchissimo inn’aire, sopra al campo de’ Sa-
nesi. Alquanti dicevano che erano fummi de’ grandi fuochi
che facevano la gente del comuno di Siena; ma per maggior
parte si diceva ch’egli era lo mantello della nostra madre

144
SPAGNOLO 2004, p. 21; ma si veda anche la retorica degli stendar-
di in Vittoria gloriosissima s.d. [post 1530], ottave 116-20, cfr. MANGO
(1886) 1969, pp. 79-81.
145
SPAGNOLO 2004, p. 30.
146
Si veda anche la Cronaca senese di autore anonimo in LISINI, IA-
COMETTI 1931-39, p. 58. Lancillotto Politi ne La sconficta di Monte A-
perto del 1502, diffusamente analizzata più avanti, pone quell’origina-
rio vessillo di Camollia addirittura come la rappresentazione della
«magnifica bandiera del comune di Siena, tutta pura, tutta candidissi-
ma, in similitudine o vero in segno della purità della regina nostra,
quasi sola purità e innocentia dovesse essere vexillo contra e nimici»,
cfr. POLITI (1502) 2002, c. 62.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 203

Vergine Maria, la quale gli guardava per li preghi delli san-


ti relegiosi e delle perfette donne e uomini che sempre sta-
vano inn’orazione per pregare Iddio per loro»147. Al rien-
tro in città il carroccio da guerra con le lunghe antenne e il
gonfalone bianco di Camollia piantato in mezzo da cimelio
di guerra divenne presto reliquia civica, tanto che nel 1264
esso faceva già parte delle rituali cerimonie cittadine, a cui
il comune tributava onori con una permanente offerta di
cera148. Una cronaca quattrocentesca descrive bene la fun-
zione civica rappresentata dall’oggetto: «e’l detto stendar-
do era biancho ed era fatto a onore della Vergine Maria. E
questo fu fatto biancho per significatione della Vergine
Maria ed haveva da chapo un verso scritto nel bandelone,
el quale diceva così: «SENA VETUS CIVITAS VIRGINIS, ALPHA
ET OMEGA, PRINCIPIUM ET FINIS» [...] E questo charoccio
[su cui era affisso il gonfalone] non si chava mai fuore se
non quando e’ fusse una grande solennità o veramente per
qualche vitoria auta o noi o nostri coleghati»149. Girolamo

147
SPAGNOLO 2004, p. 35.
148
L’8 settembre 1260, quattro giorni dopo la battaglia, gli abitanti
di Montalcino dovettero fare atto di pubblica sottomissione ai senesi di
fronte al Carroccio con il gonfalone, cfr. Caleffo Vecchio 1931-34, vol.
II, pp. 846-52, n. 628; nel 1262 il terzo articolo del Constituto del Co-
mune di Siena prevedeva che di fronte al carroccio ardessero costante-
mente delle candele e che ivi fossero pronunciati i massimi giuramenti
dei magistrati, cfr. ZDEKAUER 1897, p. 26. Un approfondito studio sui
‘cimeli’ della battaglia di Montaperti, tra i quali, oltre il gonfalone
bianco, il carroccio, la campana dei fiorentini detta ‘la martinella’ e il
celeberrimo Libro di Montaperti, potrebbe essere avviato sulla base di
quanto riferito in PORRI 1844, pp. 76-8, 81; PAOLI 1860; PAOLI (1889)
2004, pp. XLIIII-LXV; KAWSKY 1995, pp. 245-9 e gli spunti forniti in
PARSON 2004, pp. 1-31.
149
Cronaca senese di autore anonimo in LISINI, IACOMETTI 1931-39,
p. 65. Altre dettagliate descrizioni del carroccio sono contenute nella
204 MAURO MUSSOLIN

Gigli suggestivamente, ma senza che ciò fosse suffragato da


documentazione alcuna, sostenne addirittura che la cap-
pella del Manto nell’Ospedale di Santa Maria della Scala
avesse ricevuto il nome per aver custodito a lungo questo
«Manto trionfale di Maria»150.

cosiddetta Cronaca senese di Paolo di Tommaso Montauri in LISINI,


IACOMETTI 1931-39, pp. 203, 215-6.
150
GIGLI 1716, pp. 12, 28; GIGLI 1854, vol. II, pp. 184-7, 271; più
recentemente WEBB 1996, pp. 263-5. Molte testimonianze confermano
che il gonfalone di Montaperti fosse a lungo custodito presso l’Archivio
dello Spedale di Santa Maria della Scala, cfr. MALAVOLTI (1599) 1982,
parte 2, pp. 15-20; TOMMASI (1625-26) 1973, parte 1, pp. 333-6; LISINI,
IACOMETTI 1931-39, p. 215, nota 1, ipotizzano che ciò che restava del-
l’oggetto sia stato disperso in uno sciagurato riordinamento occorso
nel 1775. La cappella del Manto, già nominata cappella delle Reliquie,
costituiva il sancta sanctorum dello Spedale di Santa Maria della Sca-
la, nel quale erano in origine custodite le più importanti reliquie del-
l’Istituto; si ritiene comunemente che il nome di cappella del Manto sia
dovuto all’affresco con la Madonna del Manto di Domenico di Bartolo
dipinto nel 1444, staccato poi nel 1610 per esser trasferito sull’altare
della cappella del Sacro Chiodo o Sagrestia grande, commissionata dal
rettore dello Spedale Giovanni Buzzichelli (i fianchi dell’affresco della
Madonna del Manto ritrovati nel luogo originario sono depositati tem-
poranemente presso la Pinacoteca Nazionale di Siena, cfr. TORRITI
1990, pp. 246-7); GALLAVOTTI CAVALLERO 1974, pp. 184-6, ed GALLA-
VOTTI CAVALLERO 1985, pp. 105-7 e 171, sostiene che Domenico di Bar-
tolo abbia mantenuto l’iconografia di una precedente e venerata im-
magine della Madonna della Misericordia: in attesa di ulteriori verifi-
che, parrebbe lecito dar fiducia all’ipotesi del Gigli, osservando che
tale precedente immagine della Madonna del Manto potrebbe essere
stata dipinta a metà del XIV secolo al fine di saldare il legame devozio-
nale tra la Madonna della Misericordia rappresentata nell’affresco e il
‘manto-gonfalone’ ivi custodito; il momento storico corrisponde al Go-
verno dei Dodici, coincidente sia con la rielaborazione delle antiche
cronache di Montaperti (vedi qui a nota 141), sia con l’arrivo da Vene-
zia della preziosa collezione costantinopolitana di reliquie (1359) de-
stinate alla Cappella del Manto, fra le quali figurava parte del velo,
dell’abito e della cintola della Vergine. Sull’iconografia senese della
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 205

L’epica popolare repubblicana e mistica della Sconfitta


di Monte Aperto aveva tracciato una strada che fu subito
percorsa dal primo cronista della battaglia di porta Camol-
lia. Ciò che era stato consapevolmente colto infatti dall’Or-
landini venne persino enfatizzato tanto dall’anonimo autore
della Vittoria gloriosissima quanto dagli agiografi secente-
schi di Margherita Bichi, dai redattori dei Fasti Senenses, a
Sebastiano Conti e Giovanbattista Luti. Poco più tardi, al-
l’inizio del Settecento, Girolamo Gigli si assunse la respon-
sabilità di chiudere il cerchio, dichiarando che durante la
battaglia di porta Camollia alcuni «aveano veduta l’immagi-
ne di Nostra Signora posta sul portone [i.e. l’immagine della
Vergine in gloria dipinta sull’antiporto di Camollia] risplen-
dere con insolita e chiarissima luce. Quei pure di Montalci-
no riferirono, che il giorno della battaglia aveano veduta u-
na vaghissima nuvola stendersi sopra la città di Siena cuo-
prendola e ponendola come in difesa»151: il verginale manto
di Montaperti dunque, quella «graziosa nuvoletta bianca»152
segno del favore della Madonna, ritornava da un passato
mitologico per riapparire questa volta sopra Siena e render-
si ben visibile da Montalcino, la cui riconquista nel 1260 –
non deve essere dimenticato – era costata «lo strazio e ‘l
grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso»153.

Madonna della Misericordia, cfr. GIANNI 2004; FATTORINI 2003, in


part. p. 49 e schede relative; sulle reliquie dello Spedale e sulla devo-
zione mariana cfr. GAGLIARDI 1996.
151
GIGLI 1856, vol. II, p. 626. Il passo del Gigli relativo ai prodigi e
allo splendore emanato dalla Vergine in gloria dell’antiporto di Camol-
lia sembra tratto dalla cronaca di Francesco di Lorenzo da Proceno, o-
blato dello Spedale di Santa Maria della Scala, redatta al tempo della
battaglia, cfr. la trascrizione in LIBERATI 1898; LIBERATI 1906; analogo
prodigio è riferito nel Bellum Julianum in POLIDORI 1854, p. 335.
152
GIGLI 1854, vol. II, p. 184.
153
Dante, Inferno X, 86.
206 MAURO MUSSOLIN

Ambrogio Catarino Politi nel convento di Santo Spirito


di Siena
Ottenuta la vittoria di porta Camollia, tutte le chiese di
Siena si unirono al giubilo generale ad eccezione dei due
conventi di San Domenico e di Santo Spirito. In supporto ai
domenicani senesi, il 12 agosto 1526, giungeva una proibi-
zione formale del maestro generale dell’Ordine domenicano
Silvestro da Ferrara che consetiva soltanto di «celebrare
officium aut missa quam sub modo Sanctificationis, prout
in Ordine nostro fieri consuevit, et non in modo Conceptio-
nis»154. Del resto, nessun ordinamento giuridico civile aveva
l’autorità di imporre ai religiosi una questione di esclusiva
pertinenza ecclesiastica. Ma la popolazione mostrava di es-
sere sorda ai cavilli del diritto canonico, così un inarresta-
bile malcontento fu diretto verso tutti i frati predicatori e
in particolare quelli riformati di Santo Spirito. Dominato
da una maggioranza di frati fiorentini e malauguratamente
posto a ridosso delle mura prossime a porta San Viene, il
convento di Santo Spirito divenne il facile bersaglio di
un’avversione certamente strumentale. Quei frati, dal can-
to loro, animati da una proverbiale intransigenza, non ce-
dettero ad alcun compromesso, preferendo mettere a dura
prova la reputazione e la loro sicurezza personale155.

154
CREYTENS 1970, pp. 191-2, nota 263. Sull’argomento restano
ancora fondamentali: BOSCO 1950, pp. 103-20, 137-66, 233-66 e LIBE-
RATI 1950, pp. 140-41; diffuse precisazioni e documenti sono in MUS-
SOLIN 1997, pp. 138-57, a cui si rinvia per ogni ulteriore approfondi-
mento.
155
I senesi avevano già mostrato insofferenza verso i frati di Santo
Spirito in occasione del tentativo di riforma del convento da parte di
Girolamo Savonarola nel 1494, cfr. MUSSOLIN 1997, pp. 52-70. Nei fat-
ti del 1526, i motivi erano stati acuiti da tre fattori: la principale com-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 207

Testimone d’eccezione è ancora una volta il Tizio. Nelle


Historiae senenses sono ampiamente documentati i tor-
menti dei domenicani, in particolare di quelli di Santo Spi-
rito, guardati come traditori, tanto per l’origine fiorenti-

ponente fiorentina, la prossimità del convento alle mura, il possibile


spionaggio attraverso le confessioni. A documentare questo stato di co-
se è una petizione anonima giunta alle magistrature: «alcuni cittadini
amatori molto della patria loro et continuamente invigilanti a la quiete
et pace et a la preservazione del optimo, libero et politico presente sta-
to, con debita reverentia narrano a vostre Signorie qualmente da più
monasteri et conventi de la città vostra così dentro a le mura come ne li
suburbii di quella sono stati exclusi et allontanati li monaci et frati se-
nesi et empiti di forestieri et per la maggior parte di fiorentini et conse-
guentemente poco considerati a questa Repubblica [...] Il medesimo a-
donque occorrendo nel convento di Santo Spirito del quale sono stati
remossi tutti i frati senesi di stima et messi tutti i fiorentini, il che acca-
dendo non solo contra la mente di tutti li buoni cittadini ma etiandio
con loro gravissima indignazione ha generato et va generando ogni
giorno nelli animi loro ombra di sospecto, atteso maxime il sito del pre-
nominato convento, il favore che hanno da alcuno potente nimico
[Clemente VII] di questo vostro Reggimento, al corso che hanno de le
confessioni donde possano sottrahere molti secreti quali ad epsi comu-
nicati ne potrebbero nuocere non mediocremente al vostro Stato, ac-
cedenti oltra di questo alcune gare [contro l’Immacolata Concezione]
quali hanno prese et vanno ostinatamente proseguendo, né si vede a
che vogliono riuscire» (non è stato possibile rintracciare l’originale,
integralmente riportato in LIBERATI 1950, pp. 140-1). In quegli stessi
anni inoltre il convento di Santo Spirito era interessato da notevoli la-
vori di fondazione lungo la via di Finimondo e i senesi erano ossessio-
nati dalla possibilità che attraverso questi interventi potessero scavar-
si dei bottini per sottopassare le mura e consentire l’accesso dei fuori-
sciti politici. Tali opere causarono lunghissimi processi tra i frati di
Santo Spirito e il vicinato e dovettero di certo contribuire al clima di
sospetto verso i domenicani della Congregazione di San Marco di Fi-
renze, cfr. MUSSOLIN 1997, pp. 135-8; notizie di processi contro tradi-
tori che avevano scavato gallerie in città sono in CALLEGARI 1908, pp.
319-20.
208 MAURO MUSSOLIN

na, quanto per la vicinanza del convento alle mura156. Sa-


rebbe vano ricordare come quegli stessi domenicani della
Congregazione di San Marco, nonostante le accuse mosse
dai senesi di filo-fiorentinismo mediceo, sarebbero stati di
lì a breve i più agguerriti sostenitori di una politica antime-
dicea e tra gli ispiratori della seconda repubblica di Firen-
ze157. In breve tempo, a Siena la festa dell’Immacolata
Concezione divenne un affare di stato e gli occhi di tutti si
concentrarono sui domenicani. A metà novembre 1526, il
priore di Santo Spirito, il celebre Zaccaria di Lunigiana,
insieme a tutti i frati nativi di Firenze venne espulso dalla
città per non voler garantire la dovuta partecipazione al
rito programmato per il successivo 8 dicembre. Il 28 no-
vembre 1527, la Signoria disponeva nel frattempo le ordi-
nanze necessarie per equiparare la festa dell’Immacolata a
quella dell’Assunta con processione, offerta di ceri e libe-
razione di due prigionieri e ciò in tutti i territori della Re-

156
«Edicuntque fratribus Sancti Spiritus et Sancti Dominici ut aut
celebrent Conceptionem, aut alio migrent [...] Migrandi edicta fra-
tres, non ferebant, neque audebant, adversus divi Thomae doctrinam
celebrare. Abierant autem prius fratres Sancti Spiritus quotquot e-
rant florentini, cum pro moenibus pubblicis habitarent. Mihi quidem
non fit verosimile mandasse Virginem ut urbem incolere non valerent,
qui conceptionem non dicerent. Non enim mandasset Maria quae pec-
catum continerent. Peccatum vero et excomunicatio ut laici eiiciant
clericos. Praeterea cur magis eiiciendi ex urbe Sena, quam de aliis. In-
super ex Sisti constitutione quae incipit Grave Nimis utraque opinio
teneri potest, neque determinatum est ab Ecclesia quod Margharita
futilis mulier audet determinare. Verum universus orbis vanitate re-
fectus est, ubi tot inania referuntur. Nos enim ex his adducimur crede-
re, ut neque Margharita neque illius ministri et executores intelligant
peccatum originale nec Virginis conceptionem», S. Tizio, BCSI, ms
B.III.15, tomo X, pp. 293-6.
157
Sull’argomento si vedano POLIZZOTTO 1994, capitoli VII-VIII;
VERDE 1995, pp. 403-17; MUSSOLIN 1997, pp.152-3 e note.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 209

pubblica. Molto interessante è il modo in cui la Balia regi-


strò l’evento: «lo passato anno, essa nostra Repubblica
trovandosi in periglioso assedio et da ciascheduno abando-
nata, solo in Maria Vergine et in la sua Immaculata Con-
ceptione confidandosi, far in prima a suo honore, solo col
glorioso vexillo di Maria Vergine, devotissima processione,
essa sola con suo manto coprendoce, ci concesse contra li i-
nimici la gloriosa et triunfante victoria per tutti li seculi di
memoria degna»158. Così, mentre a Roma si consumava la
tragedia del sacco, a Santo Spirito giungeva ancora una
volta il sostegno del capitolo generale della Congregazione
di San Marco che intimava l’assoluta e categorica opposi-
zione a celebrare «sub conceptione»159.
Questo clima infuocato fa da sfondo al rientro in città
del predicatore senese Ambrogio Catarino Politi, richia-
mato a Siena per sostituire i confratelli espulsi160. Da una

158
Nella stessa deliberazione di Balia si aggiunge: «Item che il dì di
dicta festività de la Inmaculata Conceptione sia feria [per l’ottava] e
come supra la festa di Sancta Maria di Agosto, e questo s’intenda per
la città et contado», ASS, Balia 92, cc. 215-7 [28 nov. 1527]: altre no-
tizie in ASS: Balia 93, c. 87v [31 dic. 1527]; Balia 95, c. 202v [10 nov.
1528]; altri documenti citano spesso anche i frati di San Domenico:
Balia 85, c. 97v [1526]; Balia 90, cc. 131v, 152 [1527]; Balia 92, cc.
246r-v [1527]; Balia 93, c. 226 [10 feb. 1527(1528)]; Balia 94, c. 38v
[13 mag. 1528]; Balia 98, cc. 67, 82 [1529]; solo alcuni di questi riferi-
menti sono riportati in BERTAGNA 1957b, p. 365.
159
CREYTENS 1970, pp. 191-2.
160
Noto al secolo come Lancillotto Politi (1484-1553), egli è ampia-
mente conosciuto con il nome regolare di Ambrogio Catarino Politi (la
storiografia senese e i documenti relativi si riferiscono a lui piuttosto
come ‘Caterino’). Professore allo Studio senese all’età di diciott’anni,
divenne presto avvocato concistoriale a Roma sotto Leone X; il Politi
fu patrizio senese di ferma integrità morale, di solida preparazione
giuridica, di battagliero e terribile spirito polemico. Ispirato più tardi
dagli scritti di Savonarola si fece frate domenicano nel 1517 nel con-
vento fiorentino di San Marco, prendendo il nome in omaggio ai due
210 MAURO MUSSOLIN

delibera del capitolo provinciale del 2 maggio 1528 si cono-


sce che «Item data est commissio priori Sancti Dominici de
Fesulis fr. Thome de S. Miniate et fr. Ambrosio Polito se-
nensi eundi Senas et pertractandi cum magistratibus et ci-
vibus omnia spectantia ad materiam prefate Conceptionis,
et restituendi conventum prefatis magistratibus nisi nos
tute et quiete vivere permittant in ritu et observantia Ordi-
nis nostri»161. Caso piuttosto raro tra i domenicani, era ri-
saputo che il Catarino nutrisse una speciale venerazione
per il mistero dell’Immacolata Concezione162. Questi rite-

celebri santi domenicani di Siena, Ambrogio Sansedoni e Caterina Be-


nincasa. Divenuto celebre negli ambienti curiali per la sua difesa con-
tro gli errori di Martin Lutero, fu tuttavia religioso ostinato e disubbi-
diente. Fattosi sostenitore delle tesi antisavonariale, avviò una acerri-
ma polemica con i domenicani osservanti di San Marco. In seguito ai
fatti qui narrati, il Catarino fu sciolto dall’Ordine domenicano e scelse
come residenza Roma, dove entrò in contatto con il circolo culturale di
Vittoria Colonna e Michelangelo a Monte Cavallo. Fu poi chiamato co-
me teologo al Concilio di Trento ed eletto vescovo, dapprima di Minori
e poi di Conza. Morì, si disse, in procinto di ottenere l’abito cardinali-
zio da parte di Giulio III (1550-55), che era stato un suo affezionato di-
scepolo allo Studio di Siena. «Cervelli torbidi e sediziosi» furono defi-
niti i membri della famiglia Politi nel ricco dossier manoscritto raccol-
to in risposta al confratello dal celebre domenicano Serafino Razzi in-
torno al 1598, cfr. S. Razzi, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
(d’ora in poi BNCF), ms Palatino 906, in part. cc. 21v-22; inoltre,
RAZZI 1596, pp. 259-60; QUETIF, ECHARD 1719-21, vol. II, pp. 144-51;
SCHWEIZER 1910, pp. 43-63; SCARAMUZZI 1932; SCARAMUZZI 1933. La
laurea del Catarino è ricordata in MINNUCCI 1981; FALDI 1994; DUVAL
1986. Sulla figura di Ambrogio Catarino Politi teologo e trattatista si
attende un importante studio di Giorgio Caravale, per il momento cfr.
GORCE 1935; CARAVALE 2005, con bibliografia aggiornata; la polemica
antisavonaroliana del Caterino è stata recentemente analizzata in un
approfondito saggio di DALL’AGLIO 2006.
161
CREYTENS 1970, p. 192.
162
Fra Quattro e Cinquecento, anche i domenicani Annio da Viter-
bo e Domenico Campani si distinsero per la loro fede all’Immacolata e,
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 211

neva di essere stato testimone di una guarigione miracolosa


operata per intercessione dell’Immacolata alcuni anni pri-
ma nel convento di Pistoia, dove nel 1526 risulta ancora
affiliato163. Vista la disperante situazione in cui versava il
convento di Santo Spirito, i superiori della Congregazione
contavano sul rientro di questo celebre domenicano sene-
se, per di più immacolista, per riuscire a dirimere la que-
stione164. Si ricorderà come altri membri della famiglia Po-
liti avessero avuto contatti diretti con Margherita Bichi; se
si aggiunge che il massimo ufficio di priore concistoriale e-
ra occupato in quell’anno dal fratello Giovanbattista Poli-
ti, le premesse facevano davvero ben sperare165. Ma alla lu-
ce dei fatti, nessuna scelta avrebbe potuto portare conse-
guenze più svantaggiose all’intero Ordine dei predicatori.

come il Catarino, furono aspramente osteggiati dal proprio Ordine, c-


fr. FUMAGALLI 1980, pp. 180-99; DESSÌ 1991, pp. 284-7; non è stato
possibile consultare HORST 1987.
163
Il fatto è noto perché riferito dallo stesso Catarino, che lamentò
di esser stato calunniosamente accusato dai confratelli per aver pro-
mosso il culto dell’Immacolata Concezione a Siena: «Hæc autem om-
nia, neque me authore, neque suasore, per acta sunt, quippe qui eo
tempore Pistorii agens, quid Senis ageretur, nec quidem rescire pote-
ram; quamquam quid attinet de authore inquirere, cum rei exitus rem
fuisse omnino divinam facile declaraverit?», POLITI 1533, c. 3v; ma si
veda anche BOSCO 1950, pp. 116-7 e 265 che pubblica quasi integral-
mente il carteggio del Politi con fra Zanobio Pieri vicario generale del-
la Congregazione di San Marco di Firenze, conservato in BNCF, ms
Conventi soppressi I.V.36.
164
Il Politi aveva soggiornato altre volte nel convento senese, per e-
sempio dal 1522 al 1524, cfr. VERDE, GIACONI 1992, vol. II, pp. 707-11.
165
Su altri membri della famiglia Politi, vedi infra; inoltre PECCI
(1755-60) 1988, p. III, pp. 218-20, che si rifà abbondantemente ai
singoli profili tracciati in UGURGIERI AZZOLINI 1649, vol. I: Lancel-
lotto, pp. 456-7, 560; Ambrogio Caterino, pp. 114-6, 348-9, 456-7;
Giovanni Battista, pp. 527-8; Adriano, pp. 584-5; Alessandro, pp.
560-84.
212 MAURO MUSSOLIN

È vero che il Catarino dapprima lavorò per la riappacifi-


cazione. Udito in Concistoro il 20 maggio 1528 insieme al
confratello Tommaso di San Miniato, fece una rispettosa,
ma energica difesa delle ragioni dei frati che permise loro
di riuscire a rinviare la celebrazione, fintantoché almeno
l’autorità apostolica non avesse deciso definitivamente in-
torno alla vicenda166; i frati di Santo Spirito garantivano
comunque alle magistrature ciò che il diritto canonico im-
poneva loro: «offeriamo nelli giorni solenni della festa vo-
stra accomodare al luogo della chiesa et li paramenti a
quelli sacerdoti che dal vostro Collegio saranno mandati a
celebrare messe in Conceptione»167. Il successo ottenuto
nell’intermediazione gli procurò l’elezione a priore del
convento, ma il fragile status quo ebbe breve durata. Le
magistrature senesi facevano continue pressioni alla Curia
apostolica di Clemente VII per emanare qualche costitu-
zione al riguardo168. Nell’autunno del 1528, quando le ri-
chieste per ottenere la concessione del breve divennero in-
cessanti, la Balia pensò di registrare tra le deliberazioni
quel fondamentale recordium delle volontà di Margherita

166
Non mi è stato possibile rintracciare il documento originale, inte-
gralmente pubblicato in LIBERATI 1950, pp. 141-3; BOSCO 1950, pp.
234-5 pubblica alcuni passaggi copiati dal Catarino nel proprio carteg-
gio; su Tommaso di San Miniato, cfr. VERDE, GIACONI 1992, p. 710 e al-
l’indice.
167
Per via di una clausola del Concilio Lateranense V, sess. XI
(1516), Catarino dovette accettare che i magistrati potessero far cele-
brare ad altri religiosi l’ufficio della Concezione in Santo Spirito. Nel-
l’approssimarsi dell’8 dicembre 1527, è documentato che le magistra-
ture diedero incarico a quattro presbiteros secolari di andare a cele-
brare gli uffici dell’Immacolata Concezione in San Domenico, ASS,
Balia 92, c. 246r-v [7 dic. 1527].
168
Uno dei primi riferimenti al breve è in ASS, Balia 92, c. 209 [26
nov. 1527].
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 213

Bichi, nel quale è minuziosamente descritta la vittoria di


porta Camollia in seguito alla votazione della città all’Im-
macolata Concezione169. Si tratta di una vera e propria
versione ufficiale della battaglia costruita a posteriori, ma
da quel momento assunta a fonte primaria, sebbene an-
ch’essa chiaramente derivata da La gloriosa vittoria dei
Senesi di Achille Maria Orlandini del 1527. Il breve di Cle-
mente VII giunse a Siena nella seconda metà di novembre
1528 e, a detta del Catarino, fu subito dato alle stampe170.
Ma la costituzione clementina era formulata in modo da
concedere, e non imporre, che ciascun sacerdote celebras-
se secondo le proprie personali convinzioni. Nel clima di
entusiasmo generale il 24 novembre i magistrati conferma-
rono i festeggiamenti per l’ottavario del successivo 8 di-
cembre, con le distribuzioni di cera assegnate l’anno pre-
cedente e l’aggiunta di alcune singolari postille fra cui l’ob-
bligo per i notai di aggiungere all’intestazione di ogni scrit-
tura pubblica l’invocazione all’Immacolata Concezione171.
Se dunque la costituzione clementina non sbloccava le resi-
stenze dei domenicani osservanti, i quali avrebbero prefe-

169
ASS, Balia 95, cc. 146-8 [11 ott. 1528].
170
Le vicende del breve, spedito dopo lunghe peripezie il 16 novem-
bre da Roma e giunto a Siena entro il 25 novembre, sono ricostruibili
attraverso il carteggio della Balia con Jano Calvo Salimbeni a Roma
(ottobre-novembre 1528), cfr. ASS, Balia 95, cc. 161, 166v, 194v, 197;
Balia 429, cc. 110, 122, 127v, 142v, 153v, 158, 160, 163 (ringrazia-
mento al Muscettola del 25 nov.), 164v; Balia 584, cc. 14, 31, 45, 91;
Balia 585, cc. 2, 28, 56, 64 (conferma della spedizione da Roma), 70;
con qualche imprecisione fanno cenno del breve anche, BOSCO 1950,
pp. 137-9; BERTAGNA 1957b, p. 366.
171
ASS, Balia 95, cc. 228v-9v [24 nov. 1528]; giova notare che in
queste delibere non è ancora fatto cenno alla basilica di Santa Maria
dei Servi.
214 MAURO MUSSOLIN

rito l’esilio piuttosto che disobbedire al veto dei superiori


della casa madre di San Marco di Firenze, per i conven-
tuali di San Domenico in Camporegio essa dava via libera
alla celebrazione. Anche per il Catarino dunque l’autorità
papale scioglieva le pregiudiziali alla celebrazione imposte
dall’Ordine e, con subdola coerenza, egli si trasformò da
quel momento nel più acceso sostenitore dell’Immacolata
Concezione all’interno dell’Ordine domenicano. Cosicché
il suo ardimento diede scandalo: la mattina dell’8 dicem-
bre 1528, vestite le insegne priorali e officiando la messa di
fronte alla comunità dei frati, il Catarino si concesse la va-
riazione liturgica vietata dai superiori. La Chronica di
Santo Spirito non lascia dubbi al riguardo: «et in praefa-
tione quando dicitur ‘et te in Sanctificatione’, qui dixit ‘et
te in Concepitone’»172. A detta del Tizio, da quel momento
in città si formò un vero e proprio partito di catarinotti.
Fra i senesi, il rifiuto dei frati di Santo Spirito fu a lungo
uno degli argomenti più discussi173. Prevedibilmente, il Po-
liti venne presto rimosso dall’incarico di priore e poco do-
po ottenne temporanea licenza per recarsi a Roma174. Con
questa azione il Catarino usciva dalla scena del convento
senese di Santo Spirito, ma tra la Balia di Siena e i supe-
riori della Congregazione si continuò a combattere per via
epistolare una vera e propria battaglia diplomatica. La

172
Dalla Chronica quadripartita del convento di Santo Spirito,
conservata in ASS, Patrimonio resti ecclesiastici 2348, c. 28; molti do-
cumenti inediti e la trascrizione integrale del primo libro della Chroni-
ca, insieme a un’ampia analisi delle fonti del convento è in MUSSOLIN
1995, in part. 21-30.
173
Si veda la delibera di poco precedente all’8 dicembre in ASS,
Balia 95, c. 259 [4 dicembre 1528].
174
ASS, Balia 600, c. 89 [30 gen. 1529]; Balia 431, c. 61 [20 nov.
1529].
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 215

corrispondenza è fittissima e coinvolse le massime autorità


religiose e politiche tra Firenze, Roma e Siena. Si citano a
esempio i nomi dell’ambasciatore imperiale Giovanni Mu-
scettola, dei cardinali Francisco Quiñones175 e Giovanni
Piccolomini arcivescovo di Siena176, degli ambasciatori se-
nesi a Roma Jano Calvo Salimbeni e Filippo Sergardi, de-
cano della Camera apostolica.
Nel 1530 Firenze soggiogava di fronte al drammatico as-
sedio delle truppe papali e imperiali. A quell’epoca, l’in-
sofferenza dei senesi verso i predicatori di Santo Spirito
non costituiva più un caso isolato. Ovunque nelle città to-
scane si sollevavano critiche nei confronti del coinvolgi-
mento politico dei frati della Congregazione di San Marco,
definiti da suor Domenica di Paradiso degli «spirituali ma-
scherati»177. Anche il successivo epilogo è noto. Appena ri-
conquistata Firenze, il 27 ottobre 1530, Clemente VII de-
cretò la soppressione del regime vicariale della Congrega-
zione Tosco-romana riformata di San Marco, istituendo in
sua vece la Provincia Tosco-romana riformata, definita da
puri limiti geografici. Il gesto non cercava soltanto di rista-
bilire il controllo apostolico sulla vecchia Congregazione,
ma spingeva a favore di una maggiore unità di tutto l’Ordi-
ne domenicano178. Eppure a Siena le magistrature non otte-

175
La posizione immacolista del cardinale francescano Francisco
Quiñones è evidente dal suo Breviarium romanum composto nel 1535,
cfr. FRANCIA 2004, p. 58.
176
PECCI (1748) 2002, pp. 347-8, riferendo dell’assedio del 1526, ri-
corda che Giovanni Piccolomini era stato «principal consigliere de’
reggenti della Repubblica, esortandoli con pubbliche preghiere a ri-
correre agli aiuti di Maria Santissima, antica, e particolar protettrice
della città di Siena».
177
VALERIO 1992, pp. 71-3, n. 41.
178
MUSSOLIN 1997, pp. 152-3; CREYTENS 1970, pp. 136ss.
216 MAURO MUSSOLIN

nevano ancora il nulla osta dei predicatori osservanti di


Santo Spirito alla celebrazione tanto invocata. Una dram-
matica circostanza esasperò gli animi. Nella notte del 4 di-
cembre 1531, scoppiò un incendio nella chiesa di San Do-
menico di Camporegio «ch’ebbe del portentoso»179. La reli-
quia del teschio di santa Caterina riusciva miracolosamen-
te a salvarsi dalle fiamme, mentre il corpo del beato Am-
brogio Sansedoni veniva quasi del tutto consumato dal ro-
go. Si tratta dell’incendio che avrebbe ispirato a Baldas-
sarre Peruzzi gli straordinari progetti di ricostruzione del-
la chiesa180. La strumentalizzazione della sciagura fu imme-
diata. La prossimità dell’8 dicembre e il rogo di un santua-
rio domenicano fecero parlare ovunque di segni ammoni-
tori. Le cause dell’incendio restarono ignote, ma ciascuno
accusò gli avversari di responsabilità dolosa e, a dar credi-
to al Catarino, i padri di San Marco lo incriminarono per-
sino di aver appiccato il fuoco181.
A quel punto le magistrature usarono l’incidente per
trovare nuova energia e denunciare ai superiori della re-

179
STROZZI 1700, vol. II, pp. 241-2.
180
RIEDL, SEIDEL 1992.
181
Le giustificazioni del Catarino riguardo all’incendio sono assai e-
splicative: «Sed ecce ibi insperato aliud novum atque oppido mirum:
templum enim Beati Dominici igne quopiam, nescio unde, repente
exorto, euro perflante bona parte succenditur. Quam rem cum prodi-
giosam omnis populus interpretaretur, coepere magistratus eius multo
maiore instantia a nostris fratribus eam celebrationem Immaculatæ
Conceptionis exigere; nam et opportune et quasi de industria factum
videbatur, ut tunc id prodigii eveniret, quum eiusdem Sanctæ Concep-
tionis festivus dies celebrandus instaret [...]. Tunc vero maxime adver-
sum me multi denuo infremere, meque huius rei authorem falsissime
criminari; quorum indignatio, ne dicam furor, cum neque tempore de-
ferbesceret, sed magis cresceret. Stimulo mihi fuit ut saluti et quieti
meæ et christianæ libertati consulere cogitarem», cfr. POLITI 1533, c. 5.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 217

cente Provincia Tosco-romana riformata l’inaccettabile o-


stinazione dei frati di Santo Spirito. Tra le lettere spedite
dal Concistoro fra l’8 e il 9 dicembre 1531 ve n’è una diret-
ta a Filippo Sergardi assai esplicativa riguardo alle tensio-
ni di quei giorni: «habbiamo nuovamente deliberato che o
[i frati di Santo Spirito] veramente si disponghino a farlo,
o si perdino il convento; e già sono stati costretti questa
volta parte di loro per nostri comandamenti a celebrare,
narrandole appresso come per il miracoloso segno del fuo-
co a questi giorni successo nella chiesa di San Domenico da
tutta la città meravigliosamente notato, si sonno quei frati
risoluti a fare la voluntà nostra e con questo insieme ce
raccomanderete la reverentia di frate Ambruogio Puliti
cittadino nostro, il quale è quello che per havere tenuta
l’oppinione e per haverla con l’opra sua sempre favorita è
stato già molt’anni perseguitato»182. Le continue pressioni
dei senesi dovettero far capire ai domenicani che era tem-
po di levare la pregiudiziale al culto dell’Immacolata Con-
cezione almeno nello stato di Siena, cosicché Angelo da
Diaccetto, vicario provinciale della Provincia Tosco-roma-
na riformata, richiedeva alle magistrature senesi un po’ di
tempo per comporre onorevolmente la questione, assicu-
rando che «el reverendissimo monsignor Oxomense183 ha
preso sopra di se questa impresa, el quale per esser di
grandissima auctorità appresso noi, per l’affectione che
porta alla vostra magnifica Repubblica, per l’interesse
della cesarea Maestà, ci rendiamo certi debba operare si

182
ASS, Concistoro 1739, cc. 150v-2v [8-9 dic. 1531]; ampi passi
del relativo carteggio sono trascritti in MUSSOLIN 1997, pp. 154-7.
183
Si tratta dello spagnolo Garsia de Loaysa vescovo di Osma, mae-
stro generale dell’Ordine domenicano dal 1526 e cardinale titolare di
Santa Susanna dal 1530.
218 MAURO MUSSOLIN

che siate contenti et satisfacti»184. Da parte sua, il superio-


re Giovanni da Fenario, vicario generale dell’Ordine, da-
va ulteriore assicurazione formale ai signori del Concisto-
ro: «prometto apertamente che ordinerò con opportuno
precepto che al tutto e frati nostri celebrino sotto nome
della Conceptione si come ne richiedete; solo domando in
singulare benefitio che vostre magnifiche Signorie, oltra si
longha patientia e tanti altri beneficii, si degnino conceder-
ci un breve tempo nel quale con maturo conseglio possiamo
imporre perpetuo silentio e ultimo fine a questa causa già
facta odiosa»185. Altra lettera del Fenario al Concistoro,
appena successiva, aggiungeva: «ae reverendissimi cardi-
nali [Loaysa e Piccolomini] et a noi sarebbe sommamente
grato e non meno opportuno [disporre di più tempo], im-
peroché allhora, con conseglio di essi reverendissimi si fa-
ria tal determinatione universale a tutto l’Ordine, il che a
noi è sommamente a cuore»186. Sergardi ipotizzava persino
di una possibile riconciliazione del Politi con l’Ordine do-
menicano: «a lo nostro frate Ambrosio similmente [Gio-
vanni da Fenario] me dixe li perdonava et haveva perdo-
nato, per quanto pottei comprendare; dal suo parlare me
penso non sia molto contrario a la oppinione de frate Am-
brosio et è valente homo, et credo sarà electo novo genera-
le et succedendo credo darà qualche previsione a questa
cosa»187.
Finalmente, il 19 giugno 1532, dalla curia generalizia del-
l’Ordine presso il convento romano di Santa Maria sopra
Minerva giungeva la tanto attesa disposizione definitiva del-

184
ASS, Concistoro 2086, cc. 84 [15 dic. 1531].
185
ASS, Concistoro 2086, c. 86 [16 dic. 1531].
186
ASS, Concistoro 2086, c. 90 [29 dic. 1531].
187
ASS, Concistoro 2086, c. 90-1 [30 dic. 1531].
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 219

l’Ordine dei predicatori alla celebrazione dell’ufficio del-


l’Immacolata Concezione nei due conventi domenicani di
Siena. Il 9 luglio dello stesso anno, la Balia ringraziava uffi-
cialmente i superiori dell’Ordine per la grazia concessa188.
Il Politi faceva rientro in Siena nel medesimo anno e,
«amicorum hortatu», pubblicava nel 1533 la Disputatio
pro veritate Immaculatae Conceptionis Beatae Virginis
Mariae189. Il trattato costituisce un’esplicita risposta alla
domanda che in quei giorni dovette letteralmente dilaniare
le coscienze di magistrati e colti cittadini, secondo cui «aut
celebrare de Conceptione est offensa Dei, aut non»190. Nel
trattato, alla disanima delle proprie tesi l’autore fa prece-
dere una Prefatione in cui è descritta l’infocata polemica
occorsa in Siena negli anni precedenti. Per il Catarino la
possibilità di pubblicare le proprie tesi equivalse a una ri-
vincita differita e negli anni successivi proseguì l’incessan-

188
ASS, Balia 105, cc. 244-4v [9 lug. 1532], contiene, oltre ai citati
ringraziamenti, un’altra trascrizione del breve con la liberatoria alla
celebrazione spedito da Roma; il breve è registrato anche in ASS, Con-
cistoro 2207, filza [19 giu. 1532].
189
Tale trattato è conservato in tre edizioni leggermente differenti;
la prima edizione fu stampata a Siena e corrispondente a POLITI 1533;
ai fini della vicenda senese è la più rilevante poiché è anticipata da u-
na interessante lettera di Giovanbattista Politi, fratello del Catarino,
e seguita dalla Expositio controversiae inter ipsum et quosdam de Pa-
tribus eiusdem Ordinis exortae, anche citata come Explanatio erro-
rum in controversia super celebrationem Conceptionis Immaculatæ
Virginis inter Fratres nostros et Senenses Cives oborta, in cui l’autore
risponde alle accuse lanciate dai confratelli della Congregazione di
San Marco; la seconda edizione fu edita a Lione nel 1542 all’interno
degli Opuscola; la terza, destinata ai padri del Concilio di Trento, fu
pubblicata a Roma nel 1552, cfr. POLITI 1552; cfr. BOSCO 1950, pp.
156-65.
190
POLITI 1533, cc. 2v, 79.
220 MAURO MUSSOLIN

te attività di promozione della ‘pia sentenza’ dapprima in


Francia e poi in qualità di teologo pontificio a Trento, sce-
gliendo l’auditorio internazionale del Concilio per ap-
profondire la chiarificazione dottrinale del mistero del-
l’Immacolata Concezione nella sincera speranza che la sua
opera contribuisse alla futura approvazione da parte del-
l’universalità della Chiesa cattolica191.

Il «teatro delle guerre e dei trionfi» di Camollia


Persino da giovane il Politi non si era mantenuto estra-
neo dalla scena politica e intellettuale cittadina. La corri-
spondenza con i membri della Congregazione di San Mar-
co rivela come egli fosse stato calunniosamente accusato
dai superiori di aver anche ispirato l’uccisione di Alessan-
dro Bichi tramite una sua opera manoscritta, il Tractatus
substitutionum, composta nel 1514 e stampata a Lione so-
lo nel 1529192.
Indietro nel tempo va segnalato un altro fatto eccezio-
nale. Divenuto maestro dello Studium urbis, il diciotten-
ne Lancillotto Politi aveva dato alle stampe la sua prima
opera, che si rivela essere anche in assoluto la prima edi-
zione per i tipi di Simone di Niccolò Nardi, a sua volta
primo editore di origine senese ad aprire una stamperia

191
Si veda la V sessione del Concilio di Trento del 17 giugno 1546, di
cui fu protagonista il Catarino, cfr. DENZINGER, HÜNERMANN 1996, n.
1516; a Trento, al fianco del Catarino nella difesa dell’Immacolata
Concezione, si sarebbe trovato anche l’arcivescovo di Siena Francesco
Bandini Piccolomini, succeduto allo zio Giovanni Piccolomini il 7 a-
prile 1529, vedi GIGLI 1716, p. 50; su Francesco Bandini Piccolomini,
cfr. PECCI (1748) 2002, pp. 351ss.
192
BOSCO 1950, pp. 264-5.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 221

in città193. L’opera giovanile del Politi appare sotto tutti i


punti di vista profetica. Si tratta della celebre La sconficta
di Monte Aperto edita nel 1502 e dedicata al magnifico
Pandolfo Petrucci194. Opera giovanile, la Sconficta am-
manta di paludata classicità il vitalissimo volgare delle an-
tiche cronache di Montaperti. La struttura del testo si
complica per i faticosi riferimenti all’antica e le abbondan-
ti virate poetiche in onore della Madonna. Non esistono
prove dirette, ma è assai facile che tanto la Bichi quanto
l’Orlandini abbiano abbondantemente attinto a quella che
fu senz’altro la versione della storia di Montaperti più fa-
cilmente accessibile sul mercato. Ma ciò che più sorprende
del libro del Politi è l’incisione del frontespizio, fortunatis-
sima ma di ignoto artista (fig. 7). Questa immagine mostra
una tradizionale raffigurazione della Madonna della Mise-
ricordia con il suo manto aperto sopra una veduta di Sie-
na, a ricordare tanto il manto di protezione steso sulla
città dalla Vergine, quanto il gonfalone della Madonna cu-
stodito come reliquia. Ma ciò che nell’incisione assume
straordinaria importanza è il primo ritratto realistico del-
la città di Siena vista dall’esterno dei bastioni di porta di
Camollia. La xilografia contiene anche l’invocazione alla
Madonna «Salva nos ne pereamus» e la scritta «Sena ve-
tus» impressa sul fronte del cosiddetto torrazzo di mezzo
di Camollia195. Non mi sembra sia stato finora notato che

193
Sullo stampatore Simone di Niccolò Nardi, cfr. IACOMETTI 1926,
pp. 184-202; PALLECCHI 2002; LEONCINI 2002; PELLEGRINI 2003.
194
La recente edizione anastatica di POLITI (1502) 2002, è stata
pubblicata senza la dedica iniziale al Magnifico Pandolfo Petrucci si-
gnore di Siena, contenuta a c. 1v dell’originale.
195
Si veda l’ampia scheda di E. Pellegrini in L’immagine di Siena
1999, pp. 26-7, che approfondisce e revisiona quanto già in PELLEGRI-
NI 1986, pp. 31-2.
222 MAURO MUSSOLIN

questa xilografia del 1502 anticipa di parecchi mesi la più


nota veduta di Siena della Libreria Piccolomini, affrescata
da un aiuto scelto del Pinturicchio nella scena di Pio II che
presenta Federico III a Eleonora di Portogallo196. La scel-
ta di ritrarre l’esterno di Camollia non è frutto del caso,
ma rivela la consapevole volontà dell’autore di rappresen-
tare la città dal luogo delle entrate trionfali dei visitatori il-
lustri. In questo senso l’incisione si distacca dalle prece-
denti immagini della Madonna che protegge Siena descritta
attraverso una simbolica rappresentazione, di cui l’esem-
pio più emblematico resta la tavoletta di Biccherna del
1467 dipinta «al tenpo de’ tremuoti» da Francesco di Gior-
gio Martini197. I bastioni di porta Camollia offrivano al pel-
legrino diretto a Roma lungo la via Francigena un primo
sguardo sulla città, ma anche un facile terreno a quanti a-
vessero voluto accamparsi per minacciarne le mura. Per i
senesi quei luoghi godevano della speciale protezione della
Vergine. Il 18 maggio 1260, nelle vicinanze di Santa Petro-
nilla, appena fuori il cosiddetto antiporto di Camollia, era
avvenuta la prima di una lunga serie di schermaglie tra
soldatesche fiorentine e senesi che in poco tempo avrebbe
condotto alla battaglia di Montaperti198. Tanto nello scon-

196
Nel cartone preparatorio di Raffaello, correntemente datato al
1503, lo sfondo della scena è significativamente lasciato in bianco, cfr.
GREGORI 1984, p. 22; SCARPELLINI, SILVESTRELLI 2003, pp. 265-9, con
bibliografia.
197
Per la protezione della Madonna in rapporto ai terremoti del
1467, cfr. GIGLI 1854, parte II, p. 182; cfr. la recente scheda di M.C.
Paoluzzi, in TOMEI 2002, pp. 198-200 con bibliografia precedente.
198
Sul combattimento di Santa Petronilla, cfr. PAOLI 1869, pp. 24-
5. Un ampio racconto delle battaglie combattute nell’area di Camollia
è in MERLOTTI 1995, pp. 355-66; un approfondito studio sul contesto
medievale del Terzo di Camollia e sul suo sistema difensivo è in BROGI-
NI 1995; la presenza ecclesiastica e le dinamiche sociali sono analizzate
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 223

tro di Santa Petronilla, quanto nella sconfitta di Monta-


perti, i senesi erano risultati vincitori anche per il valore
dimostrato dai soldati della compagnia di Camollia. Tutte
le cronache di Montaperti enfatizzano continuamente que-
sto punto, né fa eccezione La Sconficta del Politi199. La vi-
cina Fonte Becci, posta all’inizio della strada per il Chian-
ti e scelta come luogo del riscatto dei prigionieri fiorentini
dopo la battaglia di Montaperti, rappresentava addirittu-
ra il marchio dell’infamia procurata dai senesi agli odiati
rivali200. Fu naturale che nei dintorni cominciassero a de-
positarsi i segnali più evidenti della protezione della Vergi-
ne contro ogni possibile attentato alle libertà repubblica-
ne. Nel tempo, l’intera zona venne costellata di immagini e
cappelle dedicate alla Madonna201. Ma il riferimento più

in BROGINI 2001; sull’argomento si veda anche l’informativo Porta


Camollia 2004; sul soppresso monastero di Santa Petronilla e gli edifi-
ci intorno, cfr. CHIANTINI, STADERINI 1995, pp. 25-44.
199
POLITI (1502) 2002, c. 82.
200
Cronaca senese di autore anonimo in LISINI, IACOMETTI 1931-39,
p. 61.
201
A cominciare dai dintorni di Camollia fino in piazza del Campo,
nell’arco di un secolo, quasi ad accompagnare i pellegrini attraverso i
nodi della viabilità stradale dell’epoca, fu realizzata una serie eccezio-
nale di piccoli edifici all’antica dedicati alla Vergine, tra cui la cappel-
la di Santa Maria degli Angeli al Palazzo dei Diavoli (1516 ca.), la cap-
pella della Visitazione presso l’antiporto di Camollia (1459 ca.), la
cappella della Presentazione presso la chiesa della Magione (1523ss), il
tempio di Santa Maria in Portico a Fontegiusta (realizzato intorno al
1482 come un gigantesco baldacchino sopra l’immagine miracolosa), la
chiesa di Santa Maria della Neve (1471ss) e infine la Cappella di Piaz-
za dedicata alla natività di Gesù (dal 1352, completata nel 1468). Il
raffinato tempietto della Visitazione, posto a destra dell’antiporto di
Camollia è il meno noto di queste costruzioni, anche perché continua-
mente scambiato sia con l’oratorio del Santo Sepolcro che con la chie-
sa di San Basilio; tale errore derivato da GIGLI 1854, vol. I, p. 346, è
224 MAURO MUSSOLIN

sacro fu certamente la Vergine in gloria circondata da an-


geli affrescata all’inizio del Trecento sulla lunetta esterna
dell’antiporto di Camollia, detto per questo torrazzo di-
pinto. La pittura, attribuita con qualche incertezza alla
mano di Simone Martini, divenne uno dei modelli di imma-
gini mariane più amati e copiati in Siena202. Ma le cattive
condizioni dell’affresco costrinsero a numerosissimi ritoc-
chi, fino al totale rifacimento, a meno del volto della Vergi-
ne, da parte di Alessandro Casolani nel 1588 e Giuseppe
Nasini nel 1686203. Quella Madonna sembrava rivolgersi

ripetuto in CARLI 1976, pp. 170-1; la cappella della Visitazione, sulla


quale mi riservo di tornare in un prossimo studio, venne costruita su
committenza di Alessandro Piccolomini-Miraballi, principale tesoriere
di Pio II nei lavori di Pienza, cfr. MERLOTTI 1995, p. 361.
202
Il coinvolgimento di Simone Martini nell’affresco dell’antiporto
di Camollia è stato ampiamente chiarificato in FATTORINI in c.d.p.; la
Vergine in gloria ivi dipinta potrebbe costituire una delle prime imma-
gini senesi di questo tipo, il cui archetipo andrebbe rintracciato nel-
l’Assunta della duccesca vetrata del Duomo, cfr. BAGNOLI, TAROZZI
2003; Machtelt Israëls, in una conferenza su Sassetta and Bernardino
of Siena. Pictorial Impact of a Preacher (16 maggio 2005, Villa Spel-
man, Johns Hopkins University in Florence), ha puntualizzato le vi-
cende relative alla commissione della distrutta pala dell’Assunta per
l’altar maggiore della chiesa dell’Osservanza di Siena, esplicitamente
derivata dall’affresco dell’antiporto di Camollia; per adesso si veda
LEONE DE CASTRIS 2003, pp. 287-92; più in generale sull’iconografia
dell’Assunzione a Siena, cfr. CARLI 1965, p. 94, nota 15; FARGNOLI
2004. La vitalità dell’iconografia dell’Assunzione nell’arte senese at-
traverso i tempi è evidente nelle immagini dei drappelloni del Palio
dell’Assunta, cfr. ZETTI 1999.
203
Cfr. LUSINI 1894a; CARLI 1976, con estese notizie sui rifacimenti
dell’affresco e ampia documentazione; CHIANTINI, STADERINI 1995, pp.
75-81; a quasi un secolo dal rifacimento del Nasini, un’incisione usata
come frontespizio della Beatissima Deiparae Virginis S.P.Q.G. Patro-
nae se suasque philosophicas theses quas marchio Joannes Baptista
Pastorelli, Senis, apud Aloysium et Benedictum Bindi, 1770, dichiara-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 225

spontaneamente ai passanti: per san Bernardino la Ma-


donna di Camollia divenne l’immagine della ‘Vergine bel-
la’ per eccellenza, e ciò aggiunse valore a un luogo già per
molti versi sacro. Una lapide con elegantissime lettere ca-
pitali fu apposta nella seconda metà del Quattrocento sulla
muraglia dell’antiporto di Camollia ricordando espressa-
mente la devozione del santo per quell’immagine: «HANC
MIHI EXQUISIVI AMICAM AB ADOLESCENTIA MEA. D. BERNARDI-
NUS»204. Numerosi artisti ritrassero il santo in devozione ai
piedi dell’affresco. All’episodio, Pinturicchio affida un si-
gnificativo dettaglio fra gli affreschi della cappella Bufalini
in Santa Maria in Aracoeli a Roma (1486) che svolge il
compito di aprire la narrazione della vita del santo (Figg.
8-9)205. Nel 1460, l’ingresso di Pio II in città era stato intro-
dotto da una splendida cerimonia allestita di fronte alla
Vergine in gloria di Camollia: un sofisticato marchingegno
dava movimento a un coro d’angeli, i quali si rivolgevano
al papa e all’immagine della Vergine, chiedendo a entram-
bi protezione per la città206. Il culto di quella sacra immagi-
ne si impose presto fra i cittadini e sappiamo da un ricordo

va di essere copia dell’immagine della Vergine in gloria affrescata dal


Martini nell’antiporto di Camollia.
204
CARLI 1976, p. 162; Nelle sue prediche senesi, san Bernardino a-
veva fatto ripetuti riferimenti a questo dipinto, cfr. BERNARDINO DA
SIENA 1989, p. 69; un affresco con San Bernardino giovinetto in pre-
ghiera davanti all’immagine della Vergine dipinta sulla porta di Ca-
mollia, fu dipinto da Ventura Salimbeni nel 1598 in una vela dell’o-
dierna Sala del Consiglio del Palazzo Pubblico, cfr. BORGHINI 1983,
pp. 293-4, tav. 382; analogo soggetto fu dipinto da Rutilio Manetti, cfr.
la scheda di catalogo in BAGNOLI 1978, p. 145.
205
CARLI 1960, p. 24; SCARPELLINI, SILVESTRELLI 2003, p. 62.
206
A. Allegretti, in MURATORI 1733, col. 770, sub data 31 gennaio
1460 (1459, stile senese).
226 MAURO MUSSOLIN

del 1466 che ogni 2 luglio, giorno della Visitazione, la Bic-


cherna vi partecipava con un’offerta di 12 lire di cera. Un
trionfale arco vi fu allestito in occasione dell’entrata trion-
fale di Carlo V in Siena nel 1536 e anche nelle vedute secen-
tesche l’affresco appare sempre circondato da un allesti-
mento festivo con candele continuamente ardenti207. L’inte-
resse del governo in favore del decoro delle porte urbiche
fu uno dei primi atti del governo dei libertini. Già nel 1525,
un provvedimento di Balia imponeva che «sopra quelle
porte della città dove non era fino ad allora dipinta l’imma-
gine di Maria santissima, vi si dipingesse»208, obbligandosi a
uniformare gli altri ingressi della città all’immagine maria-
na del torrazzo dipinto di Camollia209. Machtelt Israëls ha
recentemente approfondito lo studio di questi interventi a
carattere civico vòlti a migliorare il decoro cittadino. Inter-
venti che, nonostante la lunga gestazione, ebbero il loro
vertice in due monumentali commissioni affidate al Sodoma
e realizzate tra il 1530 e il 1531: la Natività della lunetta e-
sterna di porta Pispini e la ridipintura della Madonna con
il Bambino dell’altare della Cappella di Piazza210.
Come Montaperti, la vittoria di porta Camollia del 1526
entrò presto a far parte di una dimensione ideologica collet-
tiva, sopravvivendo persino alla perdita dell’autonomia po-
litica. Nel 1554, a seguito di un terribile assedio, la città ave-
va capitolato per fame nelle mani dei Medici. Le mura di
Camollia avevano comunque resistito consentendo l’onore

207
Si veda anche la Biccherna che ritrae la solenne entrata in Siena
di Cosimo I nell’ottobre 1560, cfr. BORGIA, CARLI, CEPPARI, MORANDI,
SINIBALDI, ZARRILLI 1984, pp. 258-9.
208
ASS, Balia 92, c. 205v [25 nov. 1527].
209
PECCI (1755-60) 1988, p. II, p. 176; GIGLI 1716, pp. 45-6.
210
ISRAËLS in c.d.p.; sulla Cappella di Piazza, cfr. LIBERATI 1942.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 227

delle armi, cosicché la coeva tavoletta di Gabella (Fig. 10),


dipinta nel 1555 da Giorgio di Giovanni, tradisce un mes-
saggio politico che si lascia leggere senza alcuna ambiguità:
un laconico san Paolo addita espressamente il distrutto tor-
razzo di Camollia rivolgendo ai cittadini l’esortazione con-
solatoria «Omnes qui volunt iuste vivere persecutionem pa-
tiuntur»211. Le ottocentesche memorie di Giuseppe Merlotti
sulle parrocchie suburbane di Siena riassumono bene cosa
rappresentassero i luoghi di Camollia per i senesi: «le adia-
cenze di questa parrocchia di Santa Petronilla, sono state
sempre teatro delle guerre e dei trionfi che gli antichi senesi
hanno mai sempre riportato contro i loro nemici»212. La ve-
duta di Camollia contenuta nel frontespizio della Sconficta
del Politi aveva davvero colto nel segno, andando a descri-
vere per la prima volta e con tanta consapevolezza un topos
fondamentale dell’ideologia repubblicana che di lì a poco la
memoria collettiva avrebbe definitivamente consegnato al
mito. «Cor magis tibi Sena pandit» veniva aggiunto alla por-
ta cittadina per festeggiare l’ingresso in città di Ferdinando
I de’ Medici: da quel momento Camollia sarà motto gentile e
cartolina al tempo stesso della città di Siena213.

Giovanni di Lorenzo e le immagini del perduto stendardo


dell’Immacolata Concezione
La battaglia del 1526 ebbe numerosi storiografi214. I più

211
BORGIA, CARLI, CEPPARI, MORANDI, SINIBALDI, ZARRILLI 1984,
pp. 250-1.
212
MERLOTTI 1995, p. 364.
213
Sulla data e sul significato della dedica si rimanda agli informa-
tissimi MOSCADELLI 2004 e PAPI 2004.
214
Sulla scorta di Sigismondo Tizio altri storici senesi hanno de-
scritto la battaglia di Camollia e, pur non negando alla Vergine il meri-
228 MAURO MUSSOLIN

affascinanti furono certamente quelli di parte e fra essi


l’Orlandini. La sua Gloriosa vittoria dei Senesi era stata
data alle stampe nel 1527 dallo stesso editore del Politi, ov-
vero quel Simone di Niccolò Nardi che costituisce anche un
fondamentale trait d’union fra i due autori215. Nell’opera
dell’Orlandini, al verso della carta 10 è inserita una xilo-
grafia (Fig. 11) che mostra l’aspetto del gonfalone dedicato
all’Immacolata dipinto nel 1526 da Giovanni di Lorenzo216.
Se dunque l’Orlandini ebbe il ruolo di storico di parte dei
fatti narrati, a Giovanni di Lorenzo spettò quello di ritrat-
tista ufficiale. Ettore Pellegrini ha ben analizzato questa

to della vittoria, hanno sottovalutato e persino taciuto il ruolo giocato


dalla Bichi. Uno sferzante parere sulla Bichi ricalcato dal Tizio è quel-
lo espresso da Giugurta Tommasi ne La seconda parte inedita della
Historia di Siena, BCSI, ms A.X.74, (libro VIII, II deca) cc. 317-26:
«Molte cose in quei giorni riferite somiglianti a sogni davano speranza
di vittoria. Era una certa donna ditta Margarita che faceva la profe-
tessa, le predizioni della quale, come suole avvenire agli animi presi da
timore, senza fondamento erano ricevute per vere. Costei piena di pia-
ghe standosi sopra al letto, o agitata da notturni fantasmi o ispirata,
cosa che è pia da credersi, da divino spirito haveva in tali [?] cose pre-
detto, alcune liete, altre dolorose, le quali né io stimo doversi ricevere
per vere, né essendo riferite da menti da essere rifiutate per vane, que-
sto certamente è verissimo. Il popolo da niuna cosa più che dalle super-
stizioni lassasi governare» (citaz. da c. 326v); dal Tommasi è poi deri-
vato il giudizio nel Bellum Julianum, ora in POLIDORI 1854, p. 320; al-
tre simili considerazioni sono in A. Bardi, Storie senesi (1512-1526),
BCSI, ms A.VI.51, cc. 21-31v; Anonimo, BCSI, ms C.VI.14, cc. 106-8v;
GUAZZO 1546, cc. 24v-41v; GUAZZO 1552, pp. 43-73; SOZZINI (1854)
1970, p. 20; MALAVOLTI (1599) 1982, pp. 128v-31v; BUONSIGNORI (1856)
1972, vol. II, pp. 177-81; U. Benvoglienti, Miscellanea, BCSI, ms
C.IV.21, cc. 244r. POLIDORI 1854, p. IV, nota a, riferisce di un’altra
narrazione della battaglia di Camollia, non rintracciata e stesa da un
certo «Luca Antonio Mainero, nato in Malaga, ma di padre genovese».
215
Cfr. qui a nota 218.
216
FATTORINI 1998-99, pp. 12ss.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 229

xilografia che costituisce la naturale evoluzione dell’anoni-


mo frontespizio della Sconficta del Politi del 1502217. L’im-
magine della Madonna vi compare a figura intera con un
braccio verso terra e l’altro verso il cielo in atto d’interme-
diazione; essa è sospesa fra teste di cherubini e nuvole e
circondata da raggi e angeli; una coppia di putti alati l’in-
corona, mentre altri due putti alati ai piedi offrono rami
d’ulivo reggendo un cartiglio senza scrittura, ma il cui con-
tenuto può essere idealmente intregrato con ciò che sta
scritto «in italico rythmo»218 fuori dalla cornice: «VOI, VOI,
DONNA DEL CIEL / VOI FUSTE QUELLA CHE LIBERASTE NOI /
NON POCHE SQUADRE PER FAR FEDE QUAGGIÙ CHEL PRIMO PA-
DRE NON PECCÒ IN VOI, SEMPRE GRADITA ET BELLA»219; il pro-

217
PELLEGRINI 1986, pp. 22, 33-4; E. Pellegrini, in L’immagine di
Siena 1999, pp. 11, 28-9. La stessa matrice della xilografia dell’Orlan-
dini fu riutilizzata come frontespizio della lettera a stampa di Cecchi-
no Cartaio a madonna Gentile Tantucci, cfr. La Magnifica et honora-
ta festa fatta in Siena per la Madonna d’agosto l’anno 1546 (copia
consultata ASS, Biblioteca, Miscellanea VII/2), ripubblicata in CEC-
CHINO CARTAIO (1546) 1879; il riutilizzo dell’incisione sembra motivar-
si con un passo della lettera dove si descrive la bandiera di Giovanni di
Lorenzo: «e doppo seguiva un grande stendardo di Nostra Donna,
sott’il qual milita la nostra Signoria e tutti li magistrati che ordinata-
mente lo seguano» (c. 2v, o p. 14); ); ciò è confermato anche in MALA-
VOLTI (1599) 1982, p. 129v: «In Siena poi che per ordin pubblico fu
fatto uno stendardo con l’immagine della Nostra Donna, et in honor
della medesima accompagnato alla chiesa catedrale dalla Signoria e
dagli altri magistrati, come s’è poi usato sempre dalla Signoria d’haver
voluto per guida quel gonfalone». Tranne che nei documenti, in queste
pagine si è sempre indicato con il termine ‘gonfalone’ il manto-reliquia
medievale della battaglia di Montaperti, mentre con quello di ‘sten-
dardo’ la bandiera dipinta da Giovanni di Lorenzo.
218
Fasti Senenses [1661 ca.], p. 171.
219
GIGLI 1716, p. 15: «In uno degl’istessi trionfali vessilli della pa-
tria, che oggidì ancora sogliono portarsi avanti all’eccelso Senato, fu-
rono scritti questi versi in testimonio del benefizio ricevuto».
230 MAURO MUSSOLIN

filo stilizzato della città di Siena permette di riconoscere i


luoghi di Camollia con il grande Torrazzo di mezzo220. Ma è
bene soffermarsi anche sulla più criptica descrizione ver-
bale dello stendardo:

Essendo sopra tutte altre festività solenni ai sanesi solen-


nissima l’Assunzione di Maria, di essa Vergine Assunta la
sembianza in detto stendardo effigiata ragionevolmente
vedersi doveva. Ma da divina vertù mossi, come per le co-
se doppo successe manifestamente si vede, quei tali ch’o-
perari ne furono, non del misterio del glorioso Innalza-
mento dela Vergine sopra tutti gli spiriti beati, ma di quel-
lo del candidissimo suo Concepimento volsero che intito-
lato fosse. Et ciò appare evidentemente per lettere in esso
scritte. Imperciò che da l’un de lati, in cotal tenore per
comandamento de Cittadini detti, ivi poste, si leggano
queste parole: IMMACVLATAE CONCEPTIONI VIRGINIS MA-
RIAE DICATVM. Dal altro poner vi fece il Cancelliere de la
Repubblica gl’infrascritti versi, di latini numeri compo-
sti. Nei quai la Vergine in atto piatoso risguardante la
Città, che quivi sotto ai santi piedi si vede dipinta, ragio-
na con essa in cotal guisa parlando: DONASTI CLAVES / CLA-
VES ET MOENIA SERVO. FVNDE PRECES NATO LIBERA FACTA
MEO221.

Finora, la critica ha ritenuto che tale incisione costituis-

220
Molte opere di Simone di Niccolò sono corredate da interessanti
xilografie che contengono il profilo della città di Siena (per esempio la
Vita del beato Ambrogio Sansedoni, Siena 1509, c. 1; la Vita della se-
raphica s. Catherina da Siena, di Raimondo da Capua, Siena 1524, c.
1v, in quest’opera è da notare il volgarizzamento curato da Ambrogio
Catarino Politi), inoltre nell’editore assai frequente è l’adozione del
simbolo della Lupa con i gemelli, accoppiato alla parola Libertas; altri
argomenti a sostegno di una collaborazione tra Simone di Niccolò Nar-
di e Giovanni di Lorenzo sono in FATTORINI 1998-99, pp. 13ss.
221
ORLANDINI 1527, c. 9 (corsivi miei).
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 231

se l’unica immagine relativa allo stendardo, descrivendola


come una palese ibridizzazione tra l’iconografia dell’As-
sunzione e quella della Madonna della Misericordia222. Con
la dovuta cautela, è possibile ipotizzare che lo stendardo,
secondo un uso più comune, presentasse due facce entram-
be dipinte, dal momento che altre fonti visive lo dipingono
come una bandiera con asta laterale. A dar credito a que-
sta nuova ipotesi vengono in aiuto le indicazioni fornite
dallo stesso Orlandini che, giova ricordare, rappresenta
l’unica fonte da cui è derivata ogni successiva descrizione
dello stendardo. Il passo appena citato dell’Orlandini me-
rita dunque di essere considerato puntualmente. Come
primo punto bisogna tener conto che da lungo tempo i go-
vernanti avevano espresso il desiderio di «consagrare uno
stendardo a la Donna del cielo & de la Città, né mai, non
so da che impediti, tal cosa poterno compire. Lo compie
questo come è detto, e apunto fu fornito il giorno avan-
ti»223. Lo stendardo era dunque già stato commissionato in-
sieme ai soggetti da rappresentare. Ciò restituisce senso
anche all’espressione «da l’un de lati» a cui bisogna dare
significato letterale insieme al fatto che «la sembianza del-
l’Assunta [ovvero la ‘Donna del ciel’] ragionevolmente ve-
dersi doveva». Ciò significa che da un lato del gonfalone e-
ra effettivamente visibile l’immagine dell’Assunta, adesso
tuttavia corretta dalla nuova titolazione «Immacolatae ...
dicatum», voluta dalla Bichi e fatta eseguire secondo il suo
«comandamento» dai commissari. «Dal altro» lato, era let-

222
Questa ipotesi secondo cui l’immagine dello stendardo potesse
rappresentare una ibridizzazione fra l’iconografia dell’Assunta e
quella della Madonna della Misericordia costituisce un profondo ag-
giornamento persino di quanto sostenuto in MUSSOLIN 2006.
223
ORLANDINI 1527, c. 9.
232 MAURO MUSSOLIN

teralmente «dipinta» una «Donna della Città», ovvero


l’assai tipica rappresentazione senese della Madonna della
Misericordia con ai piedi il turrito profilo cittadino visto
dai borghi di Camollia, la cui dedica, non a caso apposta
dal cancelliere della Repubblica, esplicitava la protezione
attiva della Vergine su Siena a suggello dell’antico patto
delle chiavi224. Per l’istintivo meccanismo che portò a col-
legare la vittoria di porta Camollia all’effettiva immagine
di quei luoghi, questa faccia dello stendardo fu preferita
come immagine ufficiale della vittoria, entrando a corredo
del libro dell’Orlandini quale tangibile materializzazione
del diretto patronato svolto nell’occasione dall’Immacola-
ta nei confronti della città. Un segnale della doppia icono-
grafia contenuta nello stendardo di Giovanni di Lorenzo è
osservabile in un documento citato da Machtelt Israëls,
nel quale è riferito che la Signoria si recava in Duomo per
l’ottavario della natività della Vergine, l’8 settembre del
1528, alla testa del «vexilli Assumptionis seu Conceptio-
nis»225, con evidente riferimento alle due facce dello sten-
dardo di Giovanni di Lorenzo. L’ipotesi di un doppio di-
pinto, l’uno con l’Assunta e l’altro con la Madonna della
Misericordia, può persino spiegare il motivo dello slitta-
mento iconografico che attribuisce a entrambe le icono-
grafie mariane tanto il valore di ex voto della miracolosa
vittoria del 1526, quanto un riferimento esplicito all’Im-
macolata Concezione226.

224
ORLANDINI 1527, cc. 8v-9; LUTI 1699, pp. 20-1; STROZZI 1700,
vol. II, pp. 237-8.
225
ASS, Concistoro 972, c. 2v [1 sett. 1528], ISRAËLS in c.d.p.
226
Agnolo Bardi descrive «una bandiera biancha dipintovi l’Assun-
ta della gloriosa Vergine», BCSI, ms A.VI.51, c. 22; Sigismondo Tizio
sembra descrivere il lato opposto dello stendardo, facilmente indivi-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 233

Si è ricordato come i fatti di Camollia fossero stati adat-


tati in versi e stampati nel volumetto intitolato La vittoria
gloriosissima ed è assai probabile che anche quest’opera
fosse edita da Simone di Niccolò Nardi227, ma ciò che costi-
tuisce motivo di vera sorpresa è il frontespizio del libello
(Fig. 12), il quale riadatta, a meno di una sottile striscia
del registro inferiore, la xilografia iniziale della Sconficta
di Monte Aperto del Politi228. Il riuso di vecchie matrici in
più recenti opere non costituisce certo un caso eccezionale,
tuttavia bisogna pur ammettere che la scelta di quell’im-
magine permette di attribuirle un valore simbolico che
rende omaggio tanto al Politi, quanto ai luoghi di Camollia
legati alla protezione della Madonna. Va detto poi che i
frati del convento di Santa Maria dei Servi di Siena nel
commissionare nel 1533 al medesimo stampatore Simone di
Niccolò Nardi una piccola raccolta agiografica per servire
ai confratelli della Compagnia della Trinità, significativa-
mente titolata Incunabula Ordinis Servorum sub Deiparæ
Virginis vexillo militantium, inserirono nell’ultima carta

duabile per il riferimento al ritratto della città, cfr. S. Tizio, BCSI, ms


B.III.15, vol. X, c. 275r: «Pingebatur interea Vexillus Virginis Mariae
ascendentis in caelum, sub eius pedibus Civitas Senensis erat»; Tizio,
BCSI, ms B.III.15, vol. X, cc. 294v-295r: «Pingi insuper fecerant Se-
nenses sericum Vexillum album brachiorum octo effigie Mariae Virgi-
nis in Caelum Ascendentis cum Senensi Urbe sub pedibus, suasu Lau-
rentii Luti doctori probi viri». Giugurta Tommasi semplifica da Tizio:
«Nel mezzo della messa solenne, il vescovo di Pienza benedisse il gon-
falone nel quale era l’immagine di Maria Vergine degl’Angeli portata
in cielo», cfr. BCSI, ms A.X.74, c. 324; non è escluso che l’ipotesi del-
l’assimilazione del tema dell’Assunta con la Madonna della Misericor-
dia derivi proprio da questa notissima descrizione del Tizio.
227
Vedi qui a nota 191.
228
Ciò è stato evidenziato per la prima volta in E. Pellegrini, in
L’immagine di Siena 1999, p. 26.
234 MAURO MUSSOLIN

del volumetto ancora una volta l’immagine del frontespizio


della Sconficta del Politi229.
Il vorticoso giro di rimandi non si esaurisce qui. Se per
motivi cronologici bisogna escludere Giovanni di Lorenzo
come autore del frontespizio della Sconficta di Monte A-
perto del Politi del 1502230, senza difficoltà è possibile attri-
buirgli con sicurezza il disegno della seconda xilografia
contenuta nella Vittoria gloriosissima (Fig. 13). Si tratta di
un piccolo riquadro rettangolare che mostra la scena del-
l’attacco della cavalleria senese contro le truppe assedian-
ti, con i cannoni dei nemici ancora puntati contro il profilo
della città tracciata a distanza e il torrazzo di mezzo di Ca-
mollia mezzo diruto per i bombardamenti ricevuti alcuni
giorni prima231. L’ardito scorcio di un cavallo abbattuto in
primo piano documenta l’abilità del pittore nell’aver sapu-
to caratterizzare drammaticamente la scena. Il soggetto
rappresenta una libera copia di quanto dipinto nella tavo-
letta di Gabella del 1526 universalmente attribuita a Gio-
vanni di Lorenzo (Fig. 14)232. Egli non fu soltanto il ritratti-

229
Incunabula Ordinis Servorum sub Deiparæ Virginis vexillo mili-
tantium, Siena, per Simone di Niccolò Nardi, 8 marzo 1533 (1532, sti-
le senese); il volume raccoglie in appendice le vite dei beati serviti se-
nesi Filippo, Gioacchino e Francesco, quest’ultima scritta da Niccolò
Borghesi (volume cons. BNCF, 1314.4 miscellanee).
230
Giovanni di Lorenzo fu forse battezzato nel 1494 e risulta morto
nel 1562, cfr. MOSCADELLI, ZARRILLI 1990, p. 704, n. 263; G. Fattorini,
in PICCINNI, ZARRILLI 2003, p. 78.
231
Rispetto a quanto riferito in PELLEGRINI 1986, pp. 35-6, ed E.
Pellegrini, in L’immagine di Siena 1999, p. 30, giova precisare che
questa piccola incisione non è tratta da ORLANDINI 1527, ma dalla Vit-
toria gloriosissima s.d. [post 1530].
232
FATTORINI 1998-99, pp. 11ss; datazione, attribuzione e funzione
della tavoletta di Gabella sono da ultimo discussi da V. Ascani, in TO-
MEI 2002, p. 224-5; ma vedi anche BORGIA, CARLI, CEPPARI, MORANDI,
SINIBALDI, ZARRILLI 1984, pp. 27 e 228-9.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 235

sta ufficiale della vittoria del 1526, ma – insieme all’edito-


re – dovette essere un ardente paladino dell’Immacolata.
Le edizioni di Simone di Niccolò Nardi successive al 1526
riportano tutte l’invocazione «Laus Deo onnipotenti et
semper Immaculatae Virgini Mariae», mentre non è esclu-
so che Giovanni di Lorenzo abbia combattuto fra i «segua-
ci gioveni di Donna Margarita» dietro al gonfalone bianco
di Camollia il 25 luglio 1526. La devozione, l’intensa atti-
vità sociale e politica e la personalità artistica di questo
pittore sono state messe in luce dagli studi di Marco Ciam-
polini, Patrizia Turrini e Gabriele Fattorini. Giovanni di
Lorenzo venne nominato spesso come Giovanni Bianco per
l’abitudine di indossare candidi abiti del colore immacola-
to della Vergine, così come mostrano le sue Madonne rico-
perte di un bianco mantello dai metallici riflessi azzurri e
oro. Come anticipato, fu pittore specializzato nella confe-
zione di stendardi sacri e profani e divenne oblato dell’O-
spedale di Santa Maria della Scala dal 1552. Ricoprì la ca-
rica di capitano e vessillifero della compagnia di Salicotto
negli anni quaranta e si diceva che fosse giunto alla fine
della vita preservando la propria castità in onore dell’Im-
macolata. In casa sua fu persino ospite il giovane Ignazio
di Loyola di passaggio a Siena233.
Se Giovanni di Lorenzo e Simone di Niccolò Nardi, in-
sieme all’Orlandini, figurano tra i principali artefici del-
l’officina iconografica del nuovo rituale civico dedicato al-
l’Immacolata Concezione, il governo dei ventuno Conser-
vatori della Libertà può essere individuato come il princi-
pale ed entusiasta committente. Da dietro le quinte è infine

233
CIAMPOLINI 1997; TURRINI 1997, pp. 61-74; FATTORINI 1998-99,
pp. 45ss.
236 MAURO MUSSOLIN

possibile percepire l’opera di Lancillotto/Ambrogio Cata-


rino Politi quale animatore della scena intellettuale. In
questo quadro, il ruolo della Bichi come ‘santa viva’ tende
certamente a ridimensionarsi, tanto più che nella vicenda
la sua funzione oracolare si esaurisce con il raggiungimento
della vittoria. Di lei si conosce poco altro. Ritiratasi dal
mondo, Margherita Bichi si spense nel 1535, lasciando fra
le ultime volontà quella di essere sepolta presso l’altare del-
l’Immacolata Concezione nella chiesa di San Francesco234.
La fama dello stendardo dell’Immacolata restò invece viva
a lungo, procurando a Giovanni di Lorenzo una indiscussa
popolarità. Ciò è ancor più manifesto considerando quella
che la critica ritiene essere la più importante opera di Gio-
vanni di Lorenzo. Si tratta della grande pala «con melanco-
nici colori condotta» secondo Ettore Romagnoli235, ovvero
con «un misto dell’eleganza di Sodoma e degli sfumati di
Beccafumi» secondo Fabio Bisogni236. L’opera fu commis-
sionata dalla Balia e ritrae la Vergine dell’Immacolata
Concezione mentre protegge i senesi durante la battaglia
di Camollia (Fig. 15). Seppur da sempre custodita nella
chiesa di San Martino, di questa pala non è nota la colloca-
zione originaria all’interno del tempio, dove è sicuramente
documentato un più antico altare della Concezione237. Il qua-
dro è firmato e datato 1528, ma i pagamenti sono registrati

234
Nei Fasti Senenses [1661 ca.], pp. 165ss, il dies natalis della Bi-
chi, ovvero data della morte, coincide con il 25 luglio, occasione certa-
mente strumentale per fissare il trapasso della donna all’anniversario
della battaglia di porta Camollia; il testamento della Bichi è ricordato
in LUTI 1699, pp. 50-2; inoltre vedi qui a nota 254.
235
ROMAGNOLI [ante 1835] 1976, vol. V, p. 403.
236
BISOGNI 1988, p. 344.
237
La chiesa di San Martino fu profondamente trasformata da Gio-
van Battista Pelori dopo il 1540, cfr. LIBERATI 1954; sulla localizzazio-
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 237

dal 1526238. Rispetto all’incisione raffigurante lo stendardo


nel volume dell’Orlandini vi sono introdotte alcune varia-
zioni formali nel gesto della Madonna poco rilevanti ai no-
stri fini. Data la grandezza del dipinto, sono meglio osser-
vabili i movimenti delle truppe e la posizione delle artiglie-
rie conquistate agli assedianti. Il dettaglio mostra chiara-
mente come lo stendardo dell’Immacolata, posto in alto
sulla prima porta di Camollia, presenti l’asta posta a sini-
stra e sventoli mostrando il lato con il dipinto della Madon-
na della Misericordia (Fig. 16); accanto vi è l’insegna allea-
ta dell’aquila imperiale239. Il torrazzo di mezzo è diruto co-
me nella xilografia contenuta nel poema in versi, mentre
nell’antiporto o torrazzo dipinto si distingue chiaramente
l’amatissima Vergine in gloria di Simone Martini, ovvero
la ‘Vergine bella’ cantata da san Bernardino, dipinta so-
pra il simbolo civico della lupa. Gli inconfondibili dettagli
di porta Camollia dipinti nella pala di San Martino collega-
no senza possibilità di dubbio quest’opera firmata da Gio-
vanni di Lorenzo tanto alla tavoletta di Gabella del 1526,
che alla seconda incisione della Vittoria gloriosissima.
Da un affresco di Antonio Gregori, dipinto nel soffitto
lunettato della Saletta del Capitano del popolo in Palazzo
Pubblico nel 1619, è possibile osservare il momento in cui
lo stendardo dell’Immacolata fu portato in ringraziamento
al Duomo dopo la battaglia (Fig. 17). L’immagine dello
stendardo rappresentata indubbiamente un’Assunta senza

ne del precedente altare della Concezione all’interno della chiesa ri-


mando a ISRAËLS in c.d.p., riservandomi alcune precisazioni in altra
sede.
238
BAGNOLI 1990b, pp. 336-9; MOSCADELLI, ZARRILLI 1990, p. 705,
nn. 271-2; CIAMPOLINI 1997, pp. 16-9; FATTORINI 1998-99, pp. 9-11.
239
Alcuni dettagli ingranditi del quadro sono pubblicati in BAGNOLI
1990b, pp. 330, 339.
238 MAURO MUSSOLIN

alcuna traccia del profilo della città. Per accordare il mo-


vimento laterale del corteo diretto verso il Duomo a destra
con la scena di battaglia sulla sinistra, il pittore fu forzato
a rappresentare il lato dello stendardo di cui si era persa
memoria (l’asta è infatti posta a destra), mentre sullo sfon-
do sono simbolicamente rappresentati i bastioni di Camol-
lia; l’iscrizione del riquadro non lascio adito a dubbi: «Al-
bum Deiparae Virginis ad coelum assumptae vesillum»240.
Il medesimo lato dello stendardo è rappresentato anche in
un dettaglio della scena che ritrae Matteo da Mensano
mentre impone a Carlo IV di uscire con le sue truppe dalla
città (Fig. 18), affrescata forse da Sebastiano Folli nel
1593 in una lunetta della Sala grande del Capitano del po-
polo (oggi aula consiliare)241. L’ipotesi di uno stendardo di-
pinto da entrambi i lati può infine giustificare meglio l’ico-
nografia della monetazione senese successiva al 1526. An-
che questa circostanza trova un parallelo nella battaglia di
Montaperti. Nel 1279 infatti, per onorare il patto della
città con la Madonna, era stata introdotta l’usanza di ag-
giungere alle monete, oltre alla tradizionale dicitura «Sena

240
Cfr. BORGHINI 1983, pp. 310-1, 328-9; il testo seguente integra e
corregge leggermente quanto ivi trascritto a p. 310: «Album Deiparæ
Virginis ad coelum assumptæ vesillum per eam precibus et votis in
maiori templo divinum ausilium imp[l]oras cum a magno florentino-
rum et Clementis VII exsercitu Senarum suburbia vastarent S.P.Q.S.
tante matri addicitus explicuit mense julio MDXXVI quo firmissimo
auspicio et si viribus longissime [...]ar mactatis profligatisque hosti-
bus eorumque spoliis ac aeneis tormentis direptis insignem atque adeo
miram potitus est victoriam hinc publice exeuntes de magni reipublicæ
editus excelsi viri primarii et magistratus sacrum vexillum sibi prefer-
ri consueverunt».
241
La cacciata di Carlo IV da Siena avvenne nel 1369, ma la scena è
ambientata alla fine del XVI secolo, cfr. BORGHINI 1983, p. 295, fig.
385.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 239

Vetus» e «alpha et omega», la nuova legenda «Civitas Vir-


ginis» e «principium et finis». Allo stesso modo, dopo la
battaglia di Camollia furono eccezionalmente coniate due
serie di grossi da 40 quattrini che al rovescio recano la
scritta «Manus tue Domine fecerunt me» (Giobbe, X,8) con
esplicita allusione immacolista. Le nuove monete segnava-
no anche una eccezionale rottura nella tradizionale conti-
nuità iconografica, mostrando nel diritto la figura della
Vergine con manto aperto sopra una veduta della città da
porta Camollia (Fig. 19) e nel rovescio una Vittoria alata
con ramo di palma in mano242. Un’altra serie di grossi da
20 quattrini utilizza nel diritto un’analoga figura della
Vergine senza il profilo della città (Fig. 20), ma con la dedi-
ca «Salvavit nos destera tua» (liberamente tratta da Salmo
CXXXVII,7)243. Non è nota alcuna ordinanza delle magi-
strature riguardo alla coniazione di queste tre serie di mo-
nete, tanto che la presenza di fori nella maggior parte degli
esemplari lascia facilmente pensare che siano state usate
come medagliette sacre.
Dal segno dello zecchiere Guido Biringucci, la coniazio-
ne può farsi risalire a due quadrienni compresi fra il 1528-
31 e il 1536-39; Giuseppe Toderi propende convincente-
mente per l’inizio del secondo quadriennio, quando la
città rinnovava solennemente il decennale della vittoria in
coincidenza della visita di Carlo V in Siena, avvenuta dal

242
Le due serie mostrano una minima variazione del diritto, consi-
stente nell’aggiunta di due teste di cherubini a fianco della Vergine, c-
fr. TODERI 1992, pp. 348-53, cat. 53 e 54. È noto anche il caso di falsi-
ficazione di un grosso d’oro, del tutto identico all’esempio di cat. 53,
cfr. TODERI, VANNEL TODERI 1992, pp. 231-4; ma si veda comunque il
parere contrario espresso in GIGLI 1716, p. 44.
243
TODERI 1992, p. 354, cat. 55.
240 MAURO MUSSOLIN

24 al 28 aprile 1536244. L’accoppiamento dell’immagine a


mezzobusto della Vergine con manto spiegato sopra il pro-
filo della città ricorda ovviamente il frontespizio della
Sconficta di Monte Aperto del Politi. Nel classico studio
sulla Zecca senese del 1844, Giuseppe Porri faceva notare
come «dopo questo tempo [1526] divenisse, quasi direi ri-
tuale, la rappresentazione della Vergine col manto aperto e
sottoposta la città»245.
Tra le incisioni ricordate dal Porri è espressamente ci-
tata quella dell’Orlandini, ma viene ricordata senza alcun
riferimento quella del frontespizio della Vittoria gloriosis-
sima in versi, ovvero quella della Sconficta di Monte Aper-
to del Politi. Se dunque questa prima serie di monete costi-
tuisce un omaggio più vicino al frontespizio della
Sconfitta, le immagini contenute nelle successive serie di
monete battute dal 1540 fino alla caduta della Repubblica
nel 1555, mostrano una figura della Vergine più vicina al-
l’opera di Giovanni di Lorenzo.
Come notato da Beatrice Paolozzi Strozzi, questa ulte-
riore serie di giulii e mezzi giulii presenta due tipi di ico-
nografie della Vergine246. Il primo tipo è a figura intera
dentro mandorla raggiata con tipico dehanchement bec-
cafumiano che Alessandro Bagnoli ha riconosciuto in

244
TODERI 1992, p. 348; ISRAËLS in c.d.p. propende invece per l’ini-
zio del primo quadriennio, in concomitanza con il rinnovamento arti-
stico avviato dopo la battaglia.
245
PORRI 1844, pp. 125-9, p. 128; PAOLOZZI STROZZI 1992, p. 169,
nota 45.
246
Anche il sigillo del Magistrato dell’Abbondanza (in questo perio-
do chiamato con la più classica espressione di ‘Otto sopra l’Annona’)
ed eseguito nel quadriennio 1540-44, mostra il profilo turrito di Siena
sormontato da una Vergine a mezzobusto con il Bambino in braccio e
una cornucopia, cfr. LIBERATI 1894.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 241

molte opere di Giovanni di Lorenzo, alle quali può ag-


giungersi l’Immacolata del ‘bandellone’ dell’Arte della
Lana custodito nella sagrestia della chiesa di San Niccolò
al Carmine del 1544247.
Il secondo tipo presenta invece la figura assisa in con-
trapposto con torsione a sinistra, mani giunte, movimen-
to e sguardo ascensionale, che ricorda, seppur lontana-
mente, l’affresco della Madonna Assunta e angeli dell’o-
ratorio di San Rocco della Contrada della Lupa e una
Madonna Assunta e angeli adoranti della Pinacoteca Na-
zionale di Siena (inv. 348), entrambi attribuiti da Marco
Ciampolini a Giovanni di Lorenzo248.
Se pertanto il primo tipo a figura stante deriva dal-
l’immagine dello stendardo mostrata nell’incisione del-
l’Orlandini e nell’Immacolata di San Martino, il secondo
tipo a figura assisa e mani giunte potrebbero derivare
dalla faccia dello stendardo con l’Assunta, come rappre-
sentato nelle due lunette del quartiere del Capitano del
popolo in Palazzo Pubblico249.

247
BAGNOLI 1990b, pp. 332-3. Rispetto al catalogo numismatico in
TODERI 1992, al primo tipo di figura della Vergine corrispondono le se-
rie: mezzo giulio da 20 quattrini (1540-41, cat. 56); giulio (1542-44,
cat. 59); giulio (1546-48, cat. 62); mezzo giulio (1548, cat. 67); giulio
(1551, cat. 74).
248
CIAMPOLINI 1997, pp. 32-3; FATTORINI 1998-99, pp. 39-41. Ri-
spetto al catalogo in TODERI 1992, al secondo tipo di figura della Vergi-
ne corrispondono le serie: mezzo giulio da 20 quattrini (1540-41, cat.
57); giulio (1548, 1549, cat. 65); scudo d’oro largo (1549, cat. 69); giu-
lio (1549, 1551, 1553, cat. 71); giulio (1549, 1550, cat. 72); giulio
(1550, 1551, cat. 73); giulio (1551, 1553, cat. 75); giulio (senza data,
cat. 80); cfr. TODERI 1992.
249
Vedi qui a nota 240.
242 MAURO MUSSOLIN

Spazi e tempi della festa dell’Immacolata Concezione a


Siena dopo il 1526
A Firenze la sconfitta di porta Camollia non era passata
sotto silenzio e anche le magistrature cittadine dovettero
riflettere a lungo sull’opportunità di ingraziarsi l’aiuto
dell’Immacolata Concezione. Pertanto, come ringrazia-
mento per la cessazione della grave pestilenza del 1527, fu
proclamata una serie di disposizioni dirette a festeggiare
pubblicamente e con massimo onore il triduo della Conce-
zione del successivo 8 dicembre250. Ferdinando Leopoldo
Del Migliore narra un curioso aneddoto che ricondurrebbe
il culto fiorentino per l’Immacolata Concezione a una ma-
trice senese: ispirati da un sermone del cardinale Giovanni
Piccolomini arcivescovo di Siena, un gruppo di sacerdoti
fiorentini aveva fondato nel 1517 una congrega sotto il tito-
lo della Concezione che nel giro di pochi anni, per i privile-
gi concessi da Leone X e Clemente VII, rese possibile, nel
1531, l’erezione di un omonimo oratorio oggi non più esi-
stente, ma originariamente posto fra via dei Servi e via dei
Fibbiai251.

250
BERTAGNA 1957b, p. 376; RICHA (1754-62) 1989, vol. VIII, pp.
135-7.
251
Nel 1539 l’ingresso dell’oratorio fu spostato da via dei Fibbiai a
via dei Servi per assicurare una più onorevole entrata, cfr. DEL MI-
GLIORE (1686) 1976, pp. 317-23, dove è raccolto un erroneo aneddoto
relativo alla pala d’altare dipinta da Ridolfo del Ghirlandaio e secon-
do cui vi sarebbe stato ritratto Ambrogio Catarino Politi, «il quale
chiese in grazia d’esservi posto, per segno della sua ilarità d’animo in
confessare apertamente quelché già da’ suoi religiosi frati era stato a-
gramente difeso intorno al misterio della Concezione» (p. 322); l’affer-
mazione è poi corretta in RICHA (1754-62) 1989, vol. VIII, p. 140, il
quale riconobbe nel citato ritratto il volto del committente Leonardo
Buonafede, vescovo di Cortona.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 243

A Siena, nello stesso frangente in cui Ambrogio Catari-


no Politi era intento a dirimere la questione della celebra-
zione nel convento di Santo Spirito, le magistrature pro-
mulgavano nuove disposizioni per tenere desta la memoria
della vittoria e rendere la festa più solenne. Da subito la
chiesa di San Francesco fu scelta a tempio delle glorie civi-
che, non solo quale antico centro propagatore del culto
dell’Immacolata Concezione, ma anche per il crescente
ruolo di augusto pantheon dei cittadini illustri252. Nel 1526,
vi erano state tributate le solenni esequie dei sei giovani
patrizi caduti nella battaglia di Camollia253. Mentre in bre-
ve vi avrebbero trovato l’ultima dimora alcuni dei princi-
pali protagonisti di questa vicenda: Margherita Bichi nel
1535 aveva destinato la propria sepoltura ai piedi della
cappella in fondo al braccio destro del transetto, già dedi-
cata a San Sebastiano e quindi alla Concezione254; la cap-
pella era patronato della famiglia Politi e nel giro di qual-
che anno vi sarebbe stata posta la lapide commemorativa
di Ambrogio Catarino255. Ma ciò che più sorprende è che, a
seguito del drammatico incendio del 1655 che aveva lasciato
‘miracolosamente’ intatta la «imago B. Virginis sine macula
concepta in eodem templo asservata, quae in perantiqua li-
gnea tabula depicta et levi velamine cooperta erat»256, la
cappella sarebbe stata restaurata da Girolamo Gigli senio-

252
MUSSOLIN in c.d.p.
253
Il numero complessivo dei soldati senesi caduti nella battaglia fu
intorno al centinaio cfr. UGURGIERI AZZOLINI 1649, vol. II, pp. 141-6;
LUTI 1699, pp. 47-8; GIGLI 1856, vol. II, p. 628.
254
Cfr. Fasti Senenses [1661 ca.], p. 170; LUTI 1699, pp. 50-2.
255
Sulla scomparsa lapide di Ambrogio Catarino Politi, cfr. UGUR-
GIERI AZZOLINI 1649, vol. I, pp. 116 e 155; LUSINI 1894b, pp. 151-7.
256
MARRACCI 1663, citato in GIGLI 1716, p. 51.
244 MAURO MUSSOLIN

re, zio e padre adottivo dell’omonimo Girolamo Gigli auto-


re del Diario sanese, per devozione e per contribuire al de-
coro del tempio257.
La celebrazione degli avvenimenti legati alla battaglia di
porta Camollia non restò isolata in San Francesco. A par-
tire dal 1528, fra le delibere del governo senese si trovano
svariati provvedimenti e offerte per la creazione di altari e
chiese nuovamente dedicate all’Immacolata Concezione.
Ricordando il precedente che aveva elevato la chiesa di
San Giorgio in Pantaneto alla consacrazione della vittoria
di Montaperti258, fu presto deciso di costruire una nuova
chiesa dedicata all’Immacolata Concezione in onore della
battaglia di porta Camollia. La Compagnia dei disciplinati

257
GIGLI 1716, p. 51: «Altare della Concezione (oggi ragione di mia
famiglia)»; GIGLI 1856, vol. II, p. 618: «[8 dicembre] festa in S. Fran-
cesco all’altare di casa Gigli, dove si venera l’immagine di Maria Vergi-
ne Immacolata, la quale a’ 24 di agosto nel 1655 restò miracolosamen-
te illesa col velo che la ricopriva dalle fiamme che rovinarono tutto
quel gran tempio, quasi che Dio volesse far palese che ancor Maria Im-
macolata, nella comune rovina del peccato, rimase intatta dalle mac-
chie della colpa originale»; sui rapporti di parentela sui due Gigli, cfr.
BANDINI PICCOLOMINI 1894, pp. 67-8; lavori di restauro alla cappella
sono documentati nel 1660, quando alcuni dei pochi scalpellini attivi
in Siena sono impiegati «per l’altare della Concettione in San France-
sco», cfr. BUTZEK 1996, p. 114, n. 84; sull’altare furono anche colloca-
te due statue bronzee di Fulvio Signorini, GIGLI 1854, pp. 618-9; sul-
l’incendio, cfr. MUSSOLIN in c.d.p.
258
Sul legame fra la chiesa di San Giorgio e la battaglia di Monta-
perti, cfr. la Cronaca senese di Paolo di Tommaso Montauri in LISINI,
IACOMETTI, 1931-39, p. 215, nota 2, e p. 222; LIBERATI 1903; si vedano
anche le risoluzioni relative alla chiesa di San Giorgio nel Constituto
del 1262, in ZDEKAUER (1897) 1983, pp. 54-5; in particolare sulla chie-
sa, cfr. LIBERATI 1953a, pp. 246-7; sulla scelta di san Giorgio come
santo protettore per la battaglia di Montaperti, cfr. WEBB 1996, pp.
265ss.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 245

di San Giovanni Battista si fece subito carico della realiz-


zazione del tempio,

Et prima perché con iudicio del excellente maestro


Balthassarre architettore delle medesime per tale hedifi-
tio, come più commodo, hanno electo al sito dove hoggi
siede la chiesa di San Giovanni, fra el muro castellano
antiquo e nuovo di Follonica, pregano humilmente quelle
si degnino esser contente operare con quelle persone che
di tal sito fussero padrone o havessero ragione alcuna di
decto luogho, cioè in decta chiesa e quanto più da epsa al
muro castellano antiquo inclusive e per larghezza alla ar-
chitectura corrispondente, debbino satisfacendosi in
quello che dalle proprie cose si trovassero dannificate,
cedere decto sito e luogho a decti fratelli lassandoli con-
sequire un tanto pio e giusto desiderio259.

Non si conosce molto altro sulle intenzioni dei commit-


tenti e sul coinvolgimento nel progetto di Baldassarre Pe-
ruzzi espressamente nominato nel documento, ma per iro-
nia della sorte il terreno sul quale doveva essere costruito
il nuovo tempio cittadino coincideva con lo spazio occupa-
to dalla vecchia chiesa di San Giovanni Battista, oggi iden-
tificabile con l’oratorio della Contrada del Liocorno, pro-
prietà queste che il convento di Santo Spirito possedeva fin
dal 1352. Il documento costituisce sicuramente il testo del-
la petizione inoltrata alla Balia e registrata tra le delibera-
zioni del 7 ottobre 1528: «audita petitione fratribus Disci-
plinatorum Sancti Johanni Baptiste de Senis [...] delibera-

259
Non mi è stato possibile rintracciare il documento pubblicato in
MILANESI 1854-56, vol. III, p. 107; e corretto in LIBERATI 1953b, p.
255, nota 1; ma si veda anche MUSSOLIN 1997, pp. 150-2. Sulla succes-
siva costruzione dell’oratorio di San Giovannino della Staffa, cfr.
CECCHERINI 1995, pp. 88-97.
246 MAURO MUSSOLIN

verunt quae infrascripti tres de collegio auctoritatem ha-


beatur esse cum fratribus Sancti Spiritus civitatis Sena-
rum usque concedere per usum dicta ecclesia et pro omnia
iura quae habere in dicta ecclesia locum suprascrip-
tum»260. Un’altra deliberazione di Balia del successivo 11
ottobre è ancora più esplicita:

Considerato con quanta satisfactione di tutta la città li


Magnifici Signori Conservatori della Libertà hanno pro-
curato che si edifichi un tempio ad honore et laude della
Inmaculata Conceptione della Madonna, vera padrona
di questa alma città, et per loro ordine ottenuto con gra-
tia delli frati di Sancto Spirito per ogni interesso che po-
tessero havere nella chiesa di San Giovanni et loco cir-
chumstante di lungheza braccia cento et per largheza
braccia sexanta, posta fuor delle mura vechie et portic-
cuola chiamata di San Giovanni in Pantaneto, acciò che
tal sancta opera si principii et mandi ad effetto felice-
mente come si spera, in breve tempo per li grandi offerte
che son state fatte per gran numero di cittadini et matro-
ne venerande che le Signorie vostre Magnifiche affine che
con buono ordine et con buon modo in tal cosa si proceda
et tollisi via tutte le fraudi che si potessero pensare che
quelle elegino tre cittadini quali sieno operarii senza al-
cun salario sopra tal fabrica et habbino per retenere il
patronato per il magnifico comune di Siena a deputare o-
perarii et ministri come fare expediente et darci la loro
ampla auctorità uno anno, potendo et per li consegli et
per latre balie che saranno esser rifermi o vero altri tre
eleggere in loco loro di anno in anno et così successive in
perpetuo si seguiti in preservatione di vero patronato per
il magnifico comune di Siena.
Item che la tavola nuovamente facta intitulata della pre-
fata Inmaculata Conceptione della quale per il collegio di

La commissione fu costituita da Giovanni Palmieri, Marcantonio


260

Tolomei, Antonio Vitelli Ghiarandoni, eletti ciascuno per Monte, cfr.


ASS, Balia 95, cc. 134v-5 [7 ott. 1528].
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 247

Balia se ne sono pagati fiorini sexanta, che detta tavola


sdepongha(?) et rimetisi in detto tempio261.

Nelle scarse trascrizioni delle delibere capitolari del


convento di Santo Spirito non sembra essere rimasta trac-
cia alcuna di richieste di concessione di terreno. Il 9 gen-
naio 1529, una lettera indirizzata dal Catarino ai superiori
di San Marco a Firenze, ricordava ancora che «di nuovo
siamo richiesti del sito promesso della vigna» e il successi-
vo 29 febbraio, in una lettera delle magistrature allo stesso
convento fiorentino, era fatto notare ai padri che non si e-
ra ancora «consegnato quel luogo di quella vigna secondo
che era debito et obligo»262. Si ignora quanto a lungo i reli-
giosi poterono temporeggiare sulla concessione dell’area,
ma attraverso una rapida lettura, le date dimostrano che i
frati di Santo Spirito, finché il progetto rimase legato alla
dedica all’Immacolata, riuscirono a impedirne la realizza-
zione. La frase finale dell’ultima delibera di Balia citata
insinuerebbe persino l’ipotesi secondo cui quella tavola
«nuovamente fatta» potrebbe persino riferirsi alla Vergine
dell’Immacolata Concezione protegge i senesi durante la
battaglia di Camollia di Giovanni di Lorenzo ora in San
Martino, terminata appunto in quei giorni; a conferma di
questa ipotesi, si opporrebbe tuttavia un documento data-
to 9 novembre 1528 che ricorda esplicitamente un’offerta
«pro tabula de altare quod fit in ecclesia Sancti Martini
sub titulo Immacolate Conceptionis Virginis Marie»263.

261
ASS, Balia 95, cc. 148r-v [11 ott. 1528].
262
BOSCO 1950, p. 262, nota 25, e p. 264; copia della lettera è in
ASS, Concistoro 1737, cc. 15v-16 [29 feb. 1529].
263
MOSCADELLI, ZARRILLI 1990, p. 705, ma va sempre ricordata la
confusione delle fonti nei confronti dell’altare dell’Immacolata Conce-
zione in San Martino, come ricordato qui a nota 237.
248 MAURO MUSSOLIN

Il perdurante rifiuto dei frati di Santo Spirito costrinse


la Balia a rimediare con altri progetti. Così fu l’anniversa-
rio della battaglia di Camollia del 25 luglio, festa dei santi
Giacomo Maggiore e Cristoforo, a dare lo spunto per la co-
struzione di un oratorio a essi dedicato in contrada di Sali-
cotto264. Alcuni documenti fanno luce sull’attività edilizia di
questo edificio avviato nel 1531 e terminato nel 1536, che
andava a sostituire il precedente progetto della Compagnia
dei disciplinati. Una lapide posta al termine dei lavori della
chiesa gioca con le date, inducendo un sottile equivoco che
nell’enfasi per il decennale della battaglia annulla l’iniziale
ritardo subito per il cambio di programma: «IM[maculatæ]
MAR[iæ] OB VICT[oriam] 1526 - 1536 F[ecit] P[opulus]»
(Fig. 21). La storia della chiesa dei Santi Giacomo e Cri-
stoforo, oggi oratorio della Contrada della Torre, è stata
delineata con grande cura in occasione dei recenti restauri.
Patrizia Turrini ha evidenziato come il governo si rese par-
tecipe del progetto con ampi finanziamenti, sottolineando
che i veri committenti della chiesa furono gli animosi uomi-
ni delle due contrade di Salicotto, molti dei quali avevano
combattuto valorosamente fra i «gioveni di Donna Marghe-
rita». Ettore Romagnoli riferisce anche che per edificare
l’oratorio furono utilizzati i materiali provenienti dalla «di-
roccata torre del portello di San Prospero»265. Ancora una

264
GIGLI 1854, vol. II, p. 38; TURRINI 1997, p. 42, sottolinea fra le
possibili ragioni della localizzazione dell’oratorio dei Santi Giacomo e
Cristoforo in Salicotto anche la presenza nel Terzo di San Martino di
molti soldati spagnoli, il cui santo protettore fu san Giacomo Maggio-
re, come evidenziato anche dalla dedicazione della cappella di San
Giacomo degli Spagnoli nella chiesa di Santo Spirito, dipinta dal Sodo-
ma nel 1530, su cui si vedano MUSSOLIN 1997, pp. 96-115, e FATTORINI
1998-99, pp. 65-75 con opportune precisazioni.
265
ROMAGNOLI [ante 1835] 1976, vol. V, p. 405.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 249

volta, il pittore Giovanni di Lorenzo assunse il ruolo domi-


nante di ispiratore e supervisore dei lavori di costruzione,
ricoprendo fin dall’inizio l’incarico di operaio, camerlengo
e infine pittore della chiesa266. Entro il 1535 è databile la
pala d’altare con l’immagine della Vergine fra i santi Gia-
como e Cristoforo dipinta di sua mano (Fig. 22), con espli-
cito significato sinelabista267. Tra le opere d’arte legate al
culto dell’Immacolata Concezione ve ne è un’altra di Gio-
vanni di Lorenzo. Si tratta della pala di Sant’Anna metter-
za realizzata nel 1530 per l’omonimo altare della chiesa
dei gesuati di San Girolamo a porta Samoreci in Salicotto.
L’importanza dell’opera, aldilà dell’affascinante e aggior-
natissimo inquadramento architettonico, andrebbe valuta-
ta non solo in rapporto alla committenza femminile dichia-
rata nella tabella: «Questa op[er]a [h]a fatto far / Ma-
don[n]a Honora Urs / ini don[n]a del signor / Paulo Savel-
li p[er] voto / I D XXX»268, ma anche riguardo al culto. La

266
Si può aggiungere che Alessandro, fratello di Giovanni di Loren-
zo, e Callisto, figlio di Simone di Niccolò Nardi, appaiono come reviso-
ri dei conti dell’oratorio di San Giacomo e Cristoforo in Salicotto dal
luglio 1536 al febbraio 1538; cfr. TURRINI 1997, in part. pp. 43-4, 58;
TURRINI 2003 (con ampie trascrizioni dalle fonti); sull’architettura
dell’oratorio, cfr. CECCHERINI 1995, pp. 166-73. Ringrazio Marco
Ciampolini e Patrizia Turrini per i consigli e le precisazioni sull’argo-
mento.
267
BAGNOLI 1990b, pp. 332-3; CIAMPOLINI 1997, pp. 21; FATTORINI
1998-99, pp. 39-40, sembra che l’immagine fosse posta per qualche
tempo sull’altar maggiore, ma oggi si trova sulla parete laterale dentro
una monumentale cornice ottocentesca, cfr. le note manoscritte di A.
Picchioni, Chiese senesi, BCSI, ms A.VIII.3, cc. 122v-124v, nella tra-
scrizione in TURRINI 2003, p. 37, nota 3.
268
Si tratta del compimento di un voto di una certa Onoria Orsini,
quasi omonima della citata Onorata Orsini, sulla cui committenza var-
rebbe la pena condurre ulteriori indagini; si veda qui a nota 100.
250 MAURO MUSSOLIN

Sant’Anna metterza di Giovanni di Lorenzo non si limita a


un ovvio atto di omaggio alla madre della Vergine, ma mo-
stra anche due particolari difficilmente visibili: in basso al
dipinto, quasi completamente abrasi, figurano due foglietti
illusionisticamente attaccati o spillati alla superficie della
tela, recanti ciascuno una lunga preghiera a sant’Anna che
concepì Maria «sine macula»269. Se questi due particolari
dovessero risultare coevi al quadro, ha senso ricordare
che la spinta al culto di sant’Anna era stata avviata dalla
stessa Signoria quando aveva proclamato festività civiche i
giorni 25 e 26 luglio, dal momento che il primo corrispon-
deva all’anniversario della battaglia di porta Camollia de-
dicato ai santi Jacopo e Cristoforo e il successivo a
sant’Anna270. Al culto dei santi Giacomo e Cristoforo è si-
curamente collegabile anche la decorazione della cappella
del castello di Belcaro appena fuori Siena con una Madon-
na con il Bambino fra i santi Caterina da Siena, Giacomo,
Cristoforo, Caterina d’Alessandria nel catino absidale e
altre scene intorno tra cui Storie dei santi Giacomo e Cri-
stoforo, generalmente attribuite a Giorgio di Giovanni ver-
so il 1535271.

269
Questo è il senso generale della preghiera, che andrebbe ulte-
riormente confermato con una più attenta lettura dell’originale e della
documentazione raccolta in occasione dell’ultimo restauro; sulla tavo-
la, cfr. BAGNOLI 1990b, pp. 340-1; sul culto dei Gesuati per l’Immaco-
lata Concezione cfr. GAGLIARDI 2004, pp. 150-6.
270
ASS, Concistoro 965, cc. 33 [29 luglio 1527], nello stesso volume
sono compresi molti altri provvedimenti per la festa.
271
SRICCHIA SANTORO 1987, pp. 450ss; SRICCHIA SANTORO 1990b, p.
347; BISOGNI 1988, pp. 344-5, quest’ultimo rintracciava negli affreschi
di Belcaro una collaborazione fra Peruzzi, Giovanni di Lorenzo e Bar-
tolomeo di David; si veda anche FROMMEL 1967-68, pp. 146-9; il ruolo
di Peruzzi alla decorazione della cappella è nuovamente ridimensiona-
to in FROMMEL 2005, pp. 58ss.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 251

Nel periodo in esame, che coincide con il ritorno in pa-


tria di Baldassarre Peruzzi tra il 1527 e il 1536 quando
massimo fu in città il recupero dell’antico, è sorprendente
notare come alcuni dei pittori più influenzati dalla nuova
tendenza classicista abbiano scelto di rappresentare l’Im-
macolata Concezione attraverso la desueta storia della
Profezia della Sibilla Tiburtina ad Augusto272, assai cara
agli ambienti francescani. Al Peruzzi è stata infatti lunga-
mente attribuita un’opera che ormai è correntemente con-
siderata fra i primi capolavori del giovane Daniele da Vol-
terra, ovvero il monumentale affresco con Augusto e la Si-
billa della chiesa di Santa Maria in Fontegiusta a Siena,
certamente realizzato in questo torno d’anni273. È noto poi
un altro disegno con Augusto e la Sibilla, comunemente at-

272
Per la rappresentazione delle sibille a Siena, cfr. CACIORGNA,
GUERRINI 2004, pp. 13-51; vedi qui a nota 44.
273
ROMANI 2003, p. 20; la datazione dell’affresco non è nota, ma es-
sa certamente precede il momento del definitivo trasferimento di Da-
niele a Roma, avvenuto fra il 1536 e il 1537 (ROMANI 2003, p. 175); nel-
la commissione potrebbe essere ravvisate istanze filo-imperiali che
parrebbero far pensare a una commissione coincidente con l’annun-
ciata entrata di Carlo V del 1530; sulla scorta di un’assegnazione a Pe-
ruzzi dell’affresco di Fontegiusta, Giulio Mancini attribuisce al senese
anche una perduta storia con Augusto e la Sibilla dipinta a Roma
presso la chiesa di San Salvatore in Lauro, ma che Vasari – senza tut-
tavia specificare il soggetto – assegna a Polidoro da Caravaggio, cfr.
MANCINI 1956, vol. I, pp. 77, 189, vol. II, note 319, 652, 722; VASARI
(1568) 1906, vol. V, p. 143; l’elaborazione del tema a Roma all’interno
della cerchia post-raffaellesca è documentata anche dai disegni del
Parmigianino e da una xilografia a chiaroscuro di Antonio da Trento,
cfr. A. Gnann, in FORNARI SCHIANCHI, FERINO-PADGEN 2003, pp. 338-
9; sull’attribuzione dell’affresco di Fontegiusta, cfr. FROMMEL 1967-
68, pp. 144-6; SRICCHIA SANTORO 1987, pp. 443-9; da ultimo, FROMMEL
2005, pp. 57ss, che ritorna a riavvicinare l’opera alla mano del Peruz-
zi intorno al 1530.
252 MAURO MUSSOLIN

tribuito al Riccio274. I gesti enfatici dei personaggi, l’am-


bientazione nel foro romano, lo splendore delle armature e
delle vesti presenti nei citati esempi denunciano un consa-
pevole aggiornamento stilistico verso il Manierismo, rive-
lando come si sia cercato di riattualizzare il tema immaco-
lista facendo ricorso a una manifesta dichiarazione di ro-
manità. La critica ha inoltre spesso considerato le affinità
tra l’affresco di Fontegiusta e la magnifica Disputa sul-
l’Immacolata Concezione con Anna, Gioacchino e altri
santi attribuita a Bartolomeo di David e proveniente dalla
pieve dei Santi Pietro e Paolo di Buonconvento275. Nulla è
ancora emerso intorno alla commissione di questa com-
plessa pala d’altare, ma è certo che, né in città, né nel con-
tado sono noti altri esempi di Immacolata Concezione che
possono essere ascritti al tipo della ‘disputa’. Questi ultimi
episodi rivelano come a Siena si tentasse da più parti di
proporre una elaborazione del tema in qualche modo al-

274
Il disegno è conservato al Metropolitan Museum di New York,
Inv. n. 80.3.147. Cfr. SRICCHIA SANTORO 1987, p. 457-67.
275
La tavola si trova oggi nel Museo d’Arte sacra della Val d’Arbia
di Buonconvento, cfr. SRICCHIA SANTORO 1982, pp. 32-5; BISOGNI
1984, pp. 283-7; BAGNOLI 1990a, pp. 316-7; sulla scomparsa predella,
PADOVANI, SANTI 1981, p. 50. Giova ricordare che il presente saggio si
limita ad analizzare la tradizione del culto dell’Immacolata Concezio-
ne nella sola città di Siena, escludendo i riflessi nel contado e nei terri-
tori posti sotto il suo governo, dove restano tuttavia altri importanti
capolavori tra cui si ricordano solo l’Immacolata Concezione di Fran-
cesco Vanni (1588) nel Duomo di Montalcino, di stile baroccesco, e
l’Allegoria dell’Immacolata Concezione di anonimo pittore dipinta
per l’oratorio della Santissima Concezione a San Casciano dei Bagni
alle pendici del Monte Amiata, assegnabile al terzo quarto del XVI se-
colo e di chiara derivazione vasariana, la cui conoscenza mi proviene
da una gentile segnalazione di Alberto Cornice.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 253

ternativa a quella stabilita da Giovanni di Lorenzo. Un re-


cente saggio di Tomoo Matsubara si muove in questa dire-
zione, tracciando un’ipotesi affascinante, putroppo non
ancora supportata dalla necessaria documentazione stori-
ca e iconografica276. Dopo la battaglia di Camollia, i dome-
nicani conventuali di San Domenico avrebbero tentato di
distogliere l’attenzione verso l’Immacolata Concezione
proponendo il culto alternativo della Madonna del Rosa-
rio. L’operazione sarebbe avvenuta attraverso un uso ‘po-
lemico’ delle immagini, e una consapevole riattualizzazio-
ne delle venerate icone della chiesa, tra cui il Bildtaber-
nakel, ovvero quadro-tabernacolo, organizzato dal Sodo-
ma assemblando al centro una Madonna con Bambino di
Francesco di Vannuccio (1370 circa) e intorno un Eterno e
santi sopra una veduta di Siena. I santi rappresentati so-
no Sebastiano, Caterina da Siena, Sigismondo e Domeni-
co, il quale indica in alto un’apparizione della Vergine con
Bambino, mentre la città è ripresa dall’esterno di porta
Camollia. Intorno a una data non ancora definibile, a tale
Bildtabernakel fu aggiunta una predella di Antonio Maga-
gna dipinta intorno al 1515-20 e rappresentante i Quindici
misteri del Rosario. Verso il 1530, il Sodoma avrebbe an-
che dipinto per la stessa chiesa uno stendardo processiona-
le con una Assunzione della Vergine dal sepolcro con die-
tro lo sfondo di porta Camollia. Entrambi i soggetti dipin-
ti dal Sodoma rielaborano certamente le soluzioni formali
dell’iconografia immacolista caratteristica di Siena, dirot-
tandone il significato in direzione opposta ma, in qualche
modo, sancendone la popolarità del modello. Non è diffici-
le provare come, in quegli stessi anni, i domenicani fossero

MATSUBARA 2004; ringrazio Fabio Torchio e Alberto Cornice per


276

questo importante riferimento bibliografico.


254 MAURO MUSSOLIN

impegnati in una straordinaria promozione del culto di


santa Caterina da Siena, pertanto il saggio di Matsubara,
suggerendo l’esistenza nel convento di San Domenico di
un’officina devozionale alternativa e in ‘polemica’ con
quella ufficiale, spinge l’indagine in un terreno ancora da
esplorare.
Negli stessi anni, il Terzo di San Martino diveniva sem-
pre più il laboratorio nel quale prendeva volto la promessa
della città nei confronti dell’Immacolata Concezione. Del
resto, il convento degli ostinati frati di Santo Spirito si tro-
vava in quel Terzo, poco distante dal convento di Santa
Maria dei Servi e dalla sua erigenda chiesa. Rispetto ai la-
vori di costruzione di questo tempio, la Repubblica si era
addossata dal 1511 il compito di finanziare in modo consi-
stente le spese di costruzione; a partire dal 1525 il governo
dei libertini aveva persino incrementato le offerte. Fra le
tante chiese senesi dedicate alla Vergine, la basilica di San-
ta Maria dei Servi ambiva certamente ad occupare la più
prestigiosa posizione dopo il Duomo. Notevoli difficoltà a-
vevano impedito tuttavia la regolarità dei finanziamenti.
Le cronache senesi ricordano il nefasto 1527 come l’annus
paupertatis. Carestie, guerre e pestilenze sensibilizzavano
facilmente gli animi alla devozione mariana e in Siena co-
me altrove, una timida recessione del contagio avvenuta
nell’autunno del 1527 fu subito attribuita alle preghiere ri-
volte all’Immacolata. La Signoria colse l’occasione per ra-
tificare con una serie di capitoli ufficiali la celebrazione
dell’Immacolata Concezione come festa civica277. Questa
ratifica è stata spesso interpretata come un ulteriore voto
pubblico della città di fronte a una miracolosa immagine

277
ASS, Balia 92, cc. 215v-217 [28 nov. 1527]; BOSCO 1950, pp.
112-4; BERTAGNA 1957b, p. 365.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 255

della Vergine custodita nella chiesa. In realtà, ciò è frutto


di un fraintendimento. «Morbi contagione per totam fere
Italiam furente», furono più verosimilmente gli stessi frati
serviti a promuovere le virtù taumaturgiche delle antiche
immagini mariane custodite nella chiesa sull’esempio del
celeberrimo santuario fiorentino della Santissima Annun-
ziata278. Pertanto, pur non essendo noti i motivi della scel-
ta, i serviti di Siena concentrarono la loro attenzione sul-
l’immagine sacra, forse già oggetto di speciale devozione,
custodita nella terza cappella sinistra della navata, di pa-
tronato del notaio Antonio Campana. Questi, figurando
fra i procuratori di Balia nelle celebrazioni per il culto del-
l’Immacolata Concezione, diede forse più facilmente la di-
sponibilità a collaborare di concerto con i frati, accettando
che la propria cappella fosse «con pubblica elemosina pa-
rata di verde [...] dimostrando i popoli in quel colore la
speranza che havevano nella intercessione di Maria»; inol-
tre, acconsentì affinché l’antica immagine della Madonna
ivi custodita fosse portata in processione per la città279;
l’immediata diminuzione della mortalità fu premiata da un
concorso di popolo senza precedenti e da una impressio-
nante produzione di ex voto, tanto che per l’affluenza di
devoti bisognò prolungare l’apertura della chiesa fino a
tarda sera. L’occasione fornì nuovo stimolo al completa-
mento della fabbrica, così fra le delibere di Balia del 23
novembre 1532 non sorprende constatare la decisione di
destinare per un anno le entrate della Gabella della doga-
na per coprire i costi di costruzione della chiesa280. Solo a

278
Si veda quanto riportato in GIANI 1618-22, parte II, p. 93v.
279
Le citazioni sono tratte dal manoscritto di F. Montebuoni Buon-
delmonti, Memorie di Santa Maria dei Servi di Siena, BCSI, ms
B.VII.14, cc. 12v; cfr. qui a nota 69.
280
CECCHINI 1954, pp. 60-1, doc. 1.
256 MAURO MUSSOLIN

questa data può farsi risalire l’idea di titolare l’erigendo


tempio «sub nomine Immaculatae Conceptionis»281. Il 18
maggio 1533, alla presenza del senato cittadino, del cardi-
nale Giovanni Piccolomini arcivescovo di Siena, del gene-
rale dell’Ordine dei Servi Girolamo Amadei da Lucca e dei
frati convenuti per il capitolo generale dell’ordine, l’altare
maggiore della chiesa fu dedicato alla Concezione della Ver-
gine da Girolamo Piccolomini vescovo di Pienza, lo stesso
che nel 1526 aveva benedetto lo stendardo dell’Immacola-
ta. Il generale Amadei tenne anche un’importante omelia
sull’Immacolata Concezione282, ma bisogna precisare che,
contrariamente a quanto riferito nei documenti delle magi-
strature, gli annali dell’Ordine dei Servi escludono, con più
verosimiglianza, ogni riferimento al concepimento immaco-
lato della Vergine, dichiarando solo «sub titulo Sanctæ Ma-
riæ Conceptionis», in accordo con quanto consentito uffi-
cialmente dalla Chiesa283. La Signoria riconobbe all’anni-
versario dell’Immacolata Concezione da celebrarsi in San-
ta Maria dei Servi l’onore riservato alle feste maggiori; i ca-
pitoli per i festeggiamenti dell’ottava lasciavano al Duomo
il privilegio della messa dell’8 dicembre, ma riservavano al-
la chiesa dei Servi, attraverso un complesso scambio di visi-
te e di offerte di cera tra il convento e la Signoria, le cele-

281
ASS Balia 107, c. 151v [23 nov. 1532]; va notato che nella deli-
bera di pochi giorni precedente e relativa alla festività dell’Immacola-
ta Concezione, contenuta in ASS, Balia 107, c. 147v [20 nov. 1532], la
chiesa dei Servi non compare ancora fra i luoghi deputati per le cele-
brazioni.
282
Sull’importante figura di Girolamo Amidei da Lucca e sul ruolo
da questi svolto in Germania nel 1517 nella lotta contro l’eresia lutera-
na, cfr. ROSSI 1956, p. 79.
283
Su questo punto gli Annalium di Arcangelo Giani sono estrema-
mente espliciti, cfr. GIANI 1618-22, parte I, pp. 153-4, in part. p. 153v.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 257

brazioni dell’intero ottavario a conclusione delle quali le


magistrature erano tenute a recarsi in processione nella
chiesa guidate dallo stendardo dell’Immacolata dipinto da
Giovanni di Lorenzo284. È difficile a questo punto credere
che la dedica all’Immacolata Concezione della chiesa dei
Servi stabilisca un primato assoluto nella cristianità, anche
se così venne ritenuto e riferito per secoli. Certo è che tale
credenza finì per essere accettata come vera da Pio X
(1903-14), il quale l’8 agosto 1908 elevò la chiesa al grado di
Basilica minore, dichiarando espressamente nella bolla di
costituzione come la data di dedicazione del 18 maggio 1533
testimoniasse «primum in universo Catholico terrarum or-
be Immaculatæ Conceptionis B. M. Virginis dicatum»285.
Nel frattempo, le magistrature diedero mostra di favori-
re altri luoghi chiave della topografia sacra cittadina, spin-
gendo diverse comunità religiose nel sostegno del culto per
l’Immacolata Concezione. Nel 1529, il convento di San
Bernardino alla Capriola dedicava all’Immacolata Conce-
zione una campana appena realizzata286 e, di lì a poco, in-
torno al 1532, anche la chiesa di San Giacomo e Cristoforo
avrebbe realizzato una campana dedicata alla Vergine Im-
macolata, la cui immagine appare accanto a quella di un e-
lefante, simbolo usato qui per la prima volta a caratteriz-
zare la contrada della Torre287.

284
Le trascrizioni dei capitoli delle celebrazioni del 21 ottobre 1533
contenuti in LIBERATI 1943, pp. 110-1 e CECCHINI 1954, pp. 61-2, doc.
2, provengono da due fonti archivistiche differenti, ma analoghe nel
contenuto; cfr. anche PECCI (1755-60) 1988, p. III, pp. 18-9; GIGLI
1854, vol. II, pp. 134, 620.
285
LUSINI 1908, p. 50, con trascrizione integrale della bolla di Pio
X; ma si veda anche LUSINI 1908, p. 54, nota 50.
286
BERTAGNA 1957b, p. 384 nota 32.
287
L’immagine della campana è riprodotta in CEPPARI RIDOLFI,
CIAMPOLINI, TURRINI 2001, pp. 321-2.
258 MAURO MUSSOLIN

Mario Ascheri ha ricordato come la distribuzione delle


libbre di cera da parte dell’ufficio della Biccherna rappre-
senti l’istantanea della gerarchia dei luoghi sacri nel tem-
po288. Il cosiddetto «ultimo statuto della Repubblica» del
1545, rimasto manoscritto, mostra lo stato complessivo
delle offerte di cera a quella data per ciascun altare com-
preso nell’elenco della Biccherna, documentando l’impor-
tanza tributata dalla Repubblica ai luoghi dedicati all’Im-
macolata Concezione. Per rendere maggiormente chiaro il
paragone va detto che l’altare della Cappella della Madon-
na delle Grazie riceveva l’eccezionale quantità di 160 lib-
bre, seguito dall’altare della cappella di Santa Caterina in
San Domenico con 80 libbre e da quello di San Bernardino
in San Francesco con 58 libbre. Tutte le altre offerte rag-
giungevano cifre sensibilmente minori; intorno a 24 libbre
di cera si attestavano i principali luoghi di culto come l’al-
tar maggiore del Duomo e, fra questi, gli altari connessi al-
la devozione per l’Immacolata, ovvero l’altare maggiore
della chiesa dei Servi e l’altare dei Santi Giacomo e Cri-
stoforo in Duomo (nella cui festa del 25 luglio, come detto
più volte, ricorreva l’anniversario della vittoria di porta
Camollia). Isolato, con 20 libbre, seguiva l’altar maggiore
della chiesa del monastero della Concezione in Camollia.
Fra 18 e 12 libbre si attestavano poi tutte le altre principa-
li fondazioni religiose della città, con offerte progressiva-
mente minori.
Merita considerare l’importanza riconosciuta al distrut-
to monastero della Concezione della Immacolata Vergine
Maria (questo è infatti il titolo dichiarato esplicitamente

288
ASCHERI 2000, pp. 167-8; mentre GIGLI 1856, vol. II, pp. 619ss,
riporta le singole offerte di cera da parte della Biccherna all’inizio del
XVIII secolo per ciascun altare dedicato all’Immacolata Concezione.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 259

nella bolla di erezione di Clemente VII289 e non dell’Imma-


colata Concezione di Maria come spesso riferito in altri do-
cumenti successivi). La storia di questo istituto femminile
dedicato alla Concezione resta poco nota. Il suo atto di fon-
dazione risale infatti al 5 settembre 1528, sebbene la sede
definitiva fosse stata concessa solo successivamente, quan-
do fu disponibile parte delle fabbriche del palazzo Bandi-
nelli Paparoni nella omonima piazza in Camollia. Lo scopo
dell’istituto fu quello di dare rifugio alle monache prove-
nienti dai conventi prossimi alle mura della città, demoliti
in quegli anni di guerra per pubblico decreto al fine di evi-
tare di offrire riparo alle truppe assedianti, come emblema-
ticamente rappresentato dalla distruzione del monastero di
Santa Maddalena a porta Tufi290. È noto che il Concistoro e-
sercitava sul monastero della Concezione un patronato di-
retto, visitandolo ogni bimestre e concedendo alla badessa
l’onore di portare l’anello d’oro con la balzana uguale a
quello indossato dal Capitano del popolo291.

289
ASS, Conventi 1439, cc. 38-9 [5 sett. 1527], trascritto in RIEDL,
SEIDEL 1992, tomo 1.2, p. 874, doc. 76.
290
Sul monastero di Santa Maria Maddalena a porta Tufi, si veda
JACKSON in c.d.p.
291
ASS, Conventi 1443, c. 112 [30 dic. 1546]; Conventi 1444, c. 2;
si veda anche GIGLI 1716, p. 50; GIGLI 1854, p. 618; S. Conti, Vittoria
maravigliosa [...], BCSI, ms A.VI.15, c. 110r-v. Una guida alla docu-
mentazione del monastero è raccolta alla voce ‘SS. Concezione di Ma-
ria’ in RIEDL, SEIDEL 1992, tomo 1.1, pp. 325-34; altra documentazio-
ne sul monastero della Concezione è presso l’Archivio Arcivescovile di
Siena, cfr. CATONI, FINESCHI 1970, pp. 229, n. 3652, p. 242, n. 3942.
Vale la pena aggiungere che a Roma, nel 1525, presso il Campidoglio e-
ra stato fondato un monastero di monache concezioniste, appartenenti
cioé a quella congregazione femminile chiamata delle Vergini della
Santissima Concezione, costituita a Toledo dalla beata Beatriz de Syl-
va sorella del citato beato Amadeo (vedi qui a nota 19); la congregazio-
260 MAURO MUSSOLIN

In città, una volta ottenuta nel 1532 la disponibilità dei


domenicani a celebrare la festa, sembrò che nulla potesse
più turbare il nuovo corso delle celebrazioni. Eppure, no-
nostante i molti sforzi per incidere durevolmente sulla de-
vozione all’Immacolata, i nuovi equilibri politici preceden-
ti alla caduta della Repubblica impressero nuove direzioni
al culto. L’imperatore Carlo V in visita a Siena nel 1536 vi
avrebbe trovato una città fieramente repubblicana e ghi-
bellina, profondamente devota a Maria. Ma cosa sarebbe
rimasto del culto per l’Immacolata dopo l’aperta frattura
creatasi con la Spagna, il successivo rientro dei Nove e il fi-
nale epilogo sotto il dominio fiorentino? Ancora nel 1550, e
di nuovo nel 1555, in occasione rispettivamente della quar-
ta e quinta cerimonia di rinnovo del voto alla Vergine, la
dedicazione fu ripetuta a nome dell’Immacolata Concezio-
ne, ma i successivi cambiamenti di rotta politica costrinse-
ro ad alcuni importanti slittamenti di significato che si ri-
flettono anche nella celebrazione di questa festa, così vin-
colata a temi di libertà e orgoglio patrio. Nel 1555, perduta
la libertà, venne sospeso ai senesi il diritto di battere mo-
neta. Nonostante ciò, il duca Cosimo I fece coniare una se-
rie di monete chiamate testoni (1557-74), nel cui diritto era
visibile il profilo barbuto del principe, ma nel cui rovescio
«con munificenza veramente preclara [...], per disacerba-
re e sminuire il peso della servitù novellamente imposta»292
fu mantenuta l’immagine della figura a mezzobusto della
Vergine con il manto aperto sulla città vista da porta Ca-

ne era stata confermata da Innocenzo VIII nel 1498 e dal 1511 posta
sotto la giurisdizione dei francescani per intervento del cardinale
Francesco Quiñones, cfr. STROZZI 1770, pp. 162-79; SERICOLI 1956,
pp. 104-6; OMAECHEVARRÌA 1975, coll. 1395-6.
292
PORRI 1844, p. 154.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 261

mollia293. Segno più evidente del nuovo corso della storia fu


invece la soppressione del palio del 25 luglio già dedicato
alla vittoria di Camollia ottenuta nel giorno di San Giaco-
mo, che a partire dal 1557 fu anticipato al 19 luglio per ce-
lebrare il più opportuno anniversario dell’infeudazione di
Siena da parte dei Medici294. Qualcosa di simile era avvenu-
ta con il palio di san Giorgio ai tempi di Montaperti, il qua-
le, dopo l’insediamento del governo filo-fiorentino dei No-
ve, era stato soppresso in favore del meno politicizzato pa-
lio in onore del beato Ambrogio Sansedoni295. La promozio-
ne dei Medici verso il culto della Madonna di Provenzano
va visto anche come contraltare all’Immacolta Concezione e
alle sue implicazioni politiche e civiche. Ma per il resto, no-
nostante la nuova orbita politica medicea, l’indipendenza
intellettuale degli artisti senesi nella rappresentazione del-
l’Immacolata Concezione si mostrò fieramente vitale, sce-
gliendo una strada alternativa alle contemporanee formula-
zioni artistiche, ma rivolta piuttosto a un dosato recupero
della più recente tradizione locale, appena sfiorata dalle
coeve esperienze romane, emiliane, venete. Nel promuove-
re le rappresentazioni dell’Immacolata Concezione in città,
non sorprende ritrovare per tutto il Cinquecento quei moti-
vi iconografici legati allo stendardo di Giovanni di Loren-
zo. Gabriele Fattorini ha messo convincentemente in rap-
porto al culto dell’Immacolata Concezione un affresco della

293
PAOLOZZI STROZZI 1992, p. 167, tav. 118; G. Angeli Bufalini, in
BALBI DE CARO, ANGELI BUFALINI 2001, pp. 273-5, nn. 347-52. Si veda
anche coeva la Biccherna del 1558 con una Madonna della Misericor-
dia del tipo di Giovanni di Lorenzo, cfr. BORGIA, CARLI, CEPPARI, MO-
RANDI, SINIBALDI, ZARRILLI 1984, pp. 252-3.
294
GIGLI 1854, vol. II, p. 31; ASCHERI 2000, p. 166.
295
Si veda, tra gli altri, Cronaca senese di Paolo di Tommaso Mon-
tauri, in LISINI, IACOMETTI 1931-39, p. 222.
262 MAURO MUSSOLIN

chiesa della Magione attribuito a Lorenzo Brazzi detto ‘il


Rustico’ databile al 1556 che mostra una Madonna con
Bambino entro mandorla, entrambi biancovestiti e solleva-
ti al di sopra di una merlatura. Si tratterebbe di un’imma-
gine ex voto, derivata dalla predella di Martino di Bartolo-
meo con l’Apparizione della Vergine sopra la chiesa della
Magione dipinta per la stessa chiesa, ma riattualizzata sul
modello delle Immacolate di Giovanni di Lorenzo296. Anche
le miniature delle pagine dei Libri dei Leoni, ossia di quei
registri del patriziato cittadino che significativamente rac-
coglievano gli elenchi ufficiali di quanti erano ammessi al
governo cittadino, costituiscono una miniera di variazioni
combinatorie sui tre temi iconografici già presenti nella mo-
netazione senese dopo la battaglia di Camollia297. Al tipo
della Vergine a figura stante fanno inoltre riferimento le in-
cisioni contenute nelle varie edizioni Dell’historia di Siena
pubblicate con grande spirito repubblicano da Orlando
Malavolti fra 1573 e 1599, che mostrano il ritratto della
città di Siena da porta Camollia sotto l’immagine della Ver-
gine accompagnata dalle figure di san Bernardino e santa
Caterina e la scritta «Abscondi non potest civitas supra
montem posita»298. Ancora più esplicito è il riferimento al-
l’immagine dello stendardo mostrato nella celeberrima Ve-
duta di Siena delineata da Francesco Vanni nel 1595 e inci-
sa poco più tardi da Pieter de Jode299. Il noto Paradiso se-

296
FATTORINI 2001, in part. pp. 225-9.
297
Si vedano le Tavole che riproducono le miniature dei Libri dei
Leoni, in ASCHERI 1996, pp. 397-501; inoltre ARGENZIANO 1996, p. 291,
nota 24.
298
PELLEGRINI 1986, pp. 37-8, 87-98; E. Pellegrini, in L’immagine
di Siena 1999, pp. 44-5.
299
F. Bellini, in SRICCHIA SANTORO 1980, pp. 242-3; PELLEGRINI
1986, pp. 105-9; E. La Spina, in L’immagine di Siena 1999, pp. 46-7.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 263

nese dei santi locali gerarchicamente spiegato al vertice


dell’incisione con la magistrale veduta di Siena a volo
d’uccello mostra ancora al centro la figura Vergine nell’a-
spetto dell’Immacolata Concezione del tipo di Giovanni di
Lorenzo300, alla quale sembra adattarsi perfettamente l’ar-
dita apostrofe di Girolamo Gigli: «tu che per dar tutto il tuo
latte a Siena, il celeste Figliol non tieni allato» (Fig. 23). In
quest’opera Francesco Vanni rappresenta certamente il cul-
mine di una eccezionale stagione iconografica caratterizzata
da una produzione di immagini dell’Immacolata Concezione
che, fatto salvo il raddoppiamento iconografico di Assunta e
Madonna della Misericordia, aveva comunque segnato un
momento di felice equilibrio fra tendenze ideologiche ed esi-
genze devozionali. Basti pensare a quanto siano distanti le
rappresentazione allegoricamente complesse dell’Immacola-
ta Concezione elaborate in area fiorentina e lucchese lungo
tutto il Cinquecento su sollecitazione di una raffinata ed esi-
gente committenza patrizia prima e granducale poi301.
In Siena, solo dalla fine del secolo XVI, di fronte all’i-
narrestabile progresso della devozione alla ‘pia sentenza’ e
parallelamente a una continua diffusione della sua icono-
grafia si assiste a un progressivo stemperamento delle i-
stanze politiche legate al culto e a un lento allontanamento
dei modelli iconografici di Giovanni di Lorenzo.
Al passaggio del secolo, persino «l’antica e festevole
Congrega o Accademia de’ Rozzi», che fino ad allora non
si era certo distinta per la passione nei soggetti sacri, variò
l’antico patronato di San Giovanni Battista in quello del-

300
In ARGENZIANO 1996, p. 291, nota 24 e p. 313, la Vergine gloriosa
dell’incisione del Vanni è riconosciuta come figura dell’Immacolata
Concezione.
301
MORESCHINI 2005; D’ADDARIO 1972, p. 189.
264 MAURO MUSSOLIN

l’Immacolata, stabilendo di riunirsi ogni 8 dicembre per


celebrare una «festa letteraria in onore dell’Immacolata
Concezione» ed eleggere il nuovo arcirozzo per un anno302.
In moltissimi fra conventi, confraternite, arti, magistra-
ture, uffici richiedevano ai principali artisti nuove imma-
gini dell’Immacolata Concezione. Nel 1597, la Congrega-
zione degli Artisti dava incarico a Ventura Salimbeni di di-
pingere la pala per l’altar maggiore del proprio oratorio
presso il Collegio di San Vigilio con una Immacolata Con-
cezione, oggi conservata nel Museo della Contrada del Leo-
corno303. Nel 1609, Francesco Rustici dipingeva una Imma-
colata Concezione con Bambino per l’altare maggiore del-
la chiesa di San Sebastiano in Camollia, sede di una fre-
quentatissima Compagnia304. Entro il 1611 è datato l’affre-

302
GIGLI 1716, pp. 62-3; MAZZI (1882) 2001, in part. pp. 263-9, ri-
corda l’iniziale spirito libertino di matrice popolare dei membri della
congrega, incarnato – nei primi tre decenni del Cinquecento – dal gri-
do ‘Impero e libertà’; ciò è inoltre testimoniato da una produzione di
poemetti, stanze e barzellette fortemente antifiorentina e filospagnola,
ma caratterizzata da una saldissima devozione alla Vergine; non è e-
scluso che lo stesso Achille Maria Orlandini possa esser stato vicino al
circolo culturale dei Rozzi.
303
CIAMPOLINI 1988, p. 356, nota che la Madonna del Salimbeni,
seppur posta sopra una mezzaluna, è tratta da una Annunciazione di-
pinta da Giuseppe Valeriano e da Scipione Pulzone nella chiesa del
Gesù a Roma:a questa data è significativo che per le contemporanee
rappresentazioni dell’Immacolata Concezione gli artisti senesi si affi-
dassero agli esempi più svariati; si veda anche A. Bagnoli, in SRICCHIA
SANTORO 1980, pp. 150-1; sulla Compagnia degli Artisti, cfr. E. Avan-
zati, in L’Università di Siena 1991, pp. 345-7; GIGLI 1856, vol. II, p.
619.
304
L’unico segno che lascia identificare questa Vergine stante con
Bambino in braccio con la rappresentazione di una Immacolata Con-
cezione è la presenza in basso di una mezzaluna; sull’opera cfr. A. Ba-
gnoli, in SRICCHIA SANTORO 1980, pp. 188-9.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 265

sco con Ester davanti ad Assuero dipinto da Ventura Sa-


limbeni nella parete abdisale destra del Duomo e certamen-
te collegabile alla rappresentazione dell’Immacolata Con-
cezione nella tribuna del Duomo fra i temi devozionali più
rappresentativi della Chiesa senese (Fig. 24)305. Nel 1629,
Rutilio Manetti dipingeva una Immacolata Concezione con
David e Isaia per il convento di San Niccolò a porta Roma-
na nella quale è finalmente presente una teatralità più com-
piutamente barocca306. Nel 1644 i Reggitori del Monte dei
Paschi di Siena commissionavano a Raffaello Vanni una
Madonna con Bambino e sette serafini che affida a un sem-
plice stellario e alla mezzaluna il suo messaggio sinelabi-
sta307. Nel 1649, il Concistoro allogava allo stesso Raffaello
Vanni una ispiratissima Assunta, che sembra tentare un e-
stremo richiamo all’analogo soggetto presente nella secon-
da faccia dello stendardo di Giovanni di Lorenzo308.
Tuttavia un’insopprimibile testimonianza di fedeltà alle
tradizioni andava sempre più segnando i luoghi di Camol-
lia. Nel 1622, vicino al sito della vecchia chiesa di Santa
Petronilla fuori le mura, fu decisa la costruzione del nuovo
convento dei cappuccini di Siena. La prima pietra venne
posta l’anno seguente e i lavori terminarono entro il 1627.
Il convento fu completato nel 1632 e il 19 settembre dello
stesso anno la chiesa fu dedicata alla Concezione della Ver-
gine Maria, quale protettrice di Siena e di quei luoghi309.

305
Sull’affresco, cfr. CARLI 1979, p. 138; D. Capresi Gambelli, in
SRICCHIA SANTORO 1980, p. 148; LANDI 1992, pp. 13-5.
306
BAGNOLI 1978, pp. 123-4; E. Pellegrini, in MORELLO, FRANCIA,
FUSCO 2005, pp. 168-9.
307
BISOGNI, CIAMPOLINI 1987, p. 89.
308
ARGENZIANO 2001, pp. 106-8.
309
All’interno del convento dei cappuccini, oggi chiesa parrocchiale
di Santa Petronilla, si trovano due tarde immagini dell’Immacolata,
266 MAURO MUSSOLIN

Specialmente nel XVII secolo il culto a Siena per l’Im-


macolata diede segno di prosperare in sintonia con le gene-
rali tendenze dell’Europa cattolica310. La concessione del
ricordato breve Sollicitudo omnium ecclesiarum l’8 dicem-
bre 1661 da parte di Alessandro VII, ovvero del senese Fa-
bio Chigi, dimostra la solidità del legame fra l’Immacolata
Concezione e i senesi e spiega il favore ottenuto dal culto
nella coeva produzione letteraria, dai Fasti Senenses, a
Giambattista Luti, fino agli scritti di Girolamo Gigli311. La
ricostruzione della Cappella della Madonna delle Grazie in
Duomo, promossa da papa Chigi a partire dal 1659, rien-
tra in un progetto che andava a glorificare l’Immacolata
Concezione come culto venerato ab antiquo nella città na-
tale del papa. Il Diario sanese descrive bene la solennità
della cerimonia condotta nella cappella della Madonna
delle Grazie «(8 dicembre) Festa, ed indulgenza plenaria
alla Metropolitana alla Cappella di Alessandro VII dove va
l’Eccelso Senato a tener Cappella alla Messa con offerta di
libbre 100 cera, e dietro a lui tutte le arti della città con of-
ferta di altre libbre 107 cera. Nel cantarsi la Messa si licen-
zia il Maestrato di Biccherna dalla Signoria, e va al Mona-
stero della Concezione in Camollia»312. La lapide dedicato-

l’una dipinta da Annibale Mazzuoli (1692), l’altra da Francesco Guer-


rini (1806), in sostituzione di un quadro di omonimo soggetto di Fran-
cesco Vanni o Niccolò Tornioli distrutto nell’incendio del 1689, cfr.
CHIANTINI, STADERINI 1995, pp. 162-3.
310
ARGENZIANO 1996, pp. 289, 291 nota 24, aggiunge le seguenti ope-
re dedicate all’Immacolata Concezione: Sebastiano Folli, chiesa delle
Sperandie (1605); Ventura Salimbeni, già nella chiesa di San Giorgio e
ora nel Museo Diocesano (sec. XVII); Giuseppe Nicola Nasini, chiesa
di Sant’Andrea (1726); Anonimo, chiesa dei Santi Vincenzo e Anasta-
sio (sec. XVIII).
311
DENZINGER, HÜNERMANN 1996, nn. 2015-17.
312
Importanti spunti di ricerca mi provengono da Maarten Delbeke,
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 267

ria della Cappella, pur appellandosi alla sola Immacolata,


lascia sospeso il riferimento alla sua purissima concezione
«DEI MATRI BEATÆ MARIÆ / VIRGINI IMMACULATÆ / ALEXAN-
DER VII PONT. MAX / ANN D. MDCLXI» (Fig. 25)313.
Le grandi novità apportate da Alessandro VII avrebbe-
ro finalmente scardinato per sempre le consuetudini icono-
grafiche che si erano stabilite dai tempi di Giovanni di Lo-
renzo e della battaglia di Camollia. La spettacolare pala
d’altare della Madonna Immacolata fra i santi Tommaso
da Villanova e Francesco di Sales, capolavoro di Carlo
Maratta datato 1671 e destinato alla cappella Chigi nella
chiesa di Sant’Agostino, rivoluzionava il modo in cui il mi-
stero sarebbe stato rappresentato in Siena da allora in a-
vanti (Fig. 26)314. Spettacolare e affollata nel suo dinami-
smo teatrale e dosatamente celebrativa nei confronti del-
l’opera del papa, la pala mostra insieme alla Vergine e al
Bambino, l’arcangelo Michele e i ritratti di san Tommaso
da Villanova e di san Francesco di Sales, canonizzati en-

che ringrazio per aver facilitato la lettura dei suoi saggi sulla diffusione
del culto dell’Immacolata Concezione nei paesi Bassi ad opera di Ales-
sandro VII, cfr. DELBEKE 2001; DELBEKE in c.d.p.; sulla devozione di
Alessandro VII alla Vergine, cfr. BONICELLI 2001, in part. pp. 78-80.
313
GIGLI 1854, vol. II, p. 617; sulla cappella della Madonna delle
Grazie poi detta del Voto, cfr. BUTZEK 2000; ANGELINI 2001; la docu-
mentazione relativa all’erezione della cappella da parte di Alessandro
VII è in BUTZEK 1996, pp. 31-8.
314
ANGELINI 1995, pp. 84-6; inoltre A. Angelini, in ANGELINI, BUT-
ZEK, SANI 2000, pp. 481-2; Carlo Maratta aveva precedentemente di-
pinto una pala di identico soggetto per la chiesa romana di Sant’Isido-
ro, luogo di culto dell’Immacolata Concezione in quanto centro di stu-
di scotistici, oltre che chiesa nazionale dei francescani spagnoli prima
e irlandesi poi, cfr. AMATURO, CASTELLANI 2001, pp. 105ss; ZUCCARI
2005, pp. 71-2; si veda anche G. Serafinelli, in MORELLO, FRANCIA, FU-
SCO 2005, pp. 134-5.
268 MAURO MUSSOLIN

trambi da Alessandro VII315. Le preferenze artistiche del


papa verso la scultura sacra monumentale di derivazioni
berniniana aprirono poi Siena a una nuova serie di com-
missioni, fra cui alcune statue dedicate all’Immacolata
Concezione. L’8 dicembre 1678, sul precedente altare de-
dicato alla Concezione in San Martino, Alessandro de’
Vecchi commissionava un aggiornato allestimento berni-
niano a Giuseppe Mazzuoli e ai suoi fratelli per una nic-
chia architettonica che avrebbe dovuto ospitare una Vergi-
ne Immacolata «col Bambino in braccio, e serpe sotto il
pie». Nella medesima chiesa, di fronte all’altare anzidetto,
tra 1684 e 1687, Fabio de’ Vecchi, vescovo di Montalcino e
fratello di Alessandro, faceva realizzare alla stessa bottega
dei Mazzuoli una statua con San Tommaso di Villanova316.
Nel 1697, lo stesso de’ Vecchi provvedeva a finanziare la
realizzazione del nuovo altare maggiore in marmi mischi
della chiesa di Santa Maria dei Servi317.
Queste nuove commissioni costrinsero Siena a fare i
conti con un aggiornamento stilistico e iconografico trop-
po a lungo rinviato. La nuova maturazione teologica avve-
nuta in età barocca sull’Immacolata Concezione trovava
un preciso riflesso nella formulazione iconografica del te-
ma: la Vergine Immacolata sedeva adesso in contrapposto
accanto al figlio sopra il globo lunare; coronata da uno
stellario luminoso, volgeva lo sguardo verso il basso, scru-
tando l’opera di cooperazione svolta insieme al figlio Re-
dentore: i loro piedi uniti a calpestare un mostruoso ser-
pente le cui spire avvolgevano la terra, seminandovi i semi

315
San Tommaso da Villanova fu canonizzato nel 1658 e san Fran-
cesco di Sales nel 1665.
316
ANGELINI 1995, pp. 81-6.
317
LIBERATI 1943, p. 113.
IL CULTO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 269

del male, del peccato e dell’eresia. Un’immagine certa-


mente «bella come un pensiero di Dio», ma terribile e pa-
rimenti attrezzata come un manuale di catechismo post-
tridentino.

De Maria et iam satis


Altro adagio popolare

ABSTRACT

The cult of the Immaculate Conception was particularly


widespread in Siena compared to other cultural areas.
One of the most important feasts of the Virgin Mary, cele-
brated on December 8, it was the center of an extremely
complex theological debate in the Catholic Church, which
culminated, after centuries of discussion, in the definition
of the dogma pronounced by Pope Pius IX. This article il-
lustrates the ways in which, starting in 1526, the cult in
Siena of the Immaculate Conception contributed to its
progressive general acceptance also by its numerous ad-
versaries in Catholic circles. The regimes that governed
the city from 1525 onwards, starting from the so-called
government of the “libertines,” followed by the govern-
ment of the Nine headed by Alessandro Bichi, promoted
an interest in the ideology and figurative representation
of the topic which profoundly affected the collective ima-
gination of the Sienese people. Because of its strong iden-
tification with Siena, the iconography of the Immaculate
Conception, spread throughout the Sienese territory in
the early sixteenth century, represents a natural elabora-
tion of certain elements characteristic of the traditional
representation of Siena as civitas Virginis. This was the
beginning of a movement that had crucial importance in
the promotion of the cult of the Immaculate Conception
throughout the whole Church under the fervent support
of Pope Alexander VII, a Chigi.
ELENCO DELLE TAVOLE

6. Domenico Beccafumi, Cerimonia di ringraziamento in Cattedrale (1526?), pittura su tavola. Chatsworth (UK), Trustees
of the Chatsworth Settlement Devonshire Collection.

7. Anonimo La Vergine protegge Siena, xilografia (da Lancillotto Politi, La sconficta di Monte Aperto, Siena 1502,
frontespizio). Siena, Archivio di Stato.

8. Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, San Bernardino giovinetto in preghiera davanti all’immagine della Vergine
dipinta sulla Porta di Camollia (1486), affresco. Roma, Santa Maria in Aracoeli, Cappella Bufalini.

9. Ventura Salimbeni, San Bernardino giovinetto in preghiera davanti all’immagine della Vergine dipinta sulla Porta di
Camollia (1598), affresco. Siena, Palazzo Pubblico, Sala grande del Capitano del popolo (oggi sala del Consiglio
comunale).

10. Giorgio di Giovanni, Tavoletta di Gabella (1555), pittura su tavola. Siena, Archivio di Stato.

11. Giovanni di Lorenzo (attribuito), xilografia (da Achille Maria Orlandini, La gloriosa vittoria dei Senesi per mirabil
maniera conseguita nel mese di luglio del anno MDXXVI, Siena 1527, carta 10v). Siena, Archivio di Stato.

12. Anonimo, xilografia (già frontespizio di Lancillotto Politi, La sconficta di Monte Aperto, Siena 1502, e qui riutilizzata
come frontespizio di Anonimo, Vittoria gloriosissima deli Sanesi contro ali Fiorentini nel piano di Camollia adì XXV di
Luglio anno MDXXVI , s.l., s.d., ma Siena post 1527). Siena, Archivio di Stato.

13. Giovanni di Lorenzo (attribuito), xilografia (da Anonimo, Vittoria gloriosissima deli Sanesi contro ali Fiorentini nel
piano di Camollia adì XXV di Luglio anno MDXXVI , s.l., s.d., ma Siena post 1527, pp. non nn., ma 17). Siena, Archivio di
Stato.

14. Giovanni di Lorenzo (attribuita),Tavoletta di Gabella (1526), tempera su tavola. Siena, Archivio di Stato.

15-16. Giovanni di Lorenzo, Vergine dell’Immacolata Concezione protegge i senesi durante la battaglia di Camollia
(1528), tempera su tavola. Siena, Chiesa di San Martino.

17. Antonio Gregori, Lo stendardo dell’Immacolata è portato in Duomo dopo la battaglia di Porta Camollia (1619),
affresco. Siena, Palazzo Pubblico, Saletta del Capitano del popolo.

18. Sebastiano Folli (?), Matteo da Mensano impone a Carlo IV di uscire con le sue truppe dalla città (1593), affresco.
Siena, Palazzo Pubblico, Sala grande del Capitano del popolo (oggi aula del Consiglio comunale).

19. Grosso da 40 quattrini, diritto (1536?). Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 334.

20. Mezzo giulio da 20 quattrini, diritto (1540-41), Roma, Museo Nazionale Romano, Collezione ex Reale.

21. Lapide marmorea dedicata all’Immacolata Concezione, «IM[maculatæ] MAR[iæ] OB VICT[oriam] 1526 - 1536 F[ecit]
P[opulus]» (1536). Siena, Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, oggi Oratorio della Contrada della Torre.

22. Giovanni di Lorenzo, Vergine fra san Giacomo e san Cristoforo (1530 circa), pittura su tavola. Siena, Chiesa dei SS.
Giacomo e Cristoforo, oggi Oratorio della Contrada della Torre.

23. Pieter de Jode (da Francesco Vanni), Veduta di Siena, dettaglio (post 1595), incisione. Siena, Biblioteca Comunale
degli Intronati.

24. Ventura Salimbeni, Ester davanti ad Assuero, (1611), affresco. Siena, Duomo, tribuna

25. Fregio dedicatorio all’Immacolata, «Dei matri beatæ Mariæ / Virgini Immaculatæ / Alexander VII Pont. Max / D.
MDCLXI». Siena, Duomo, Cappella della Madonna delle Grazie.

26. Carlo Maratta, Madonna Immacolata fra i santi Tommaso da Villanova e Francesco di Sales, (1670 circa), olio su
tela. Siena, Chiesa di Sant’Agostino.

Tavola fuori testo. Francesco Vanni, Immacolata Concezione con l’Eterno, penna inchiostro, biacca su carta, Casa
d’Aste, Old Master Drawings.
6. Domenico Beccafumi, Cerimonia di ringraziamento in Cattedrale (1526?), pittura su tavola. Chatsworth
(UK), Trustees of the Chatsworth Settlement Devonshire Collection.
7. Anonimo La Vergine protegge Siena, xilografia (da Lancillotto Politi, La sconficta di Monte Aperto, Siena
1502, frontespizio). Siena, Archivio di Stato.
8. Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, San Bernardino giovinetto in preghiera davanti all’immagine della
Vergine dipinta sulla Porta di Camollia (1486), affresco. Roma, Santa Maria in Aracoeli, Cappella Bufalini.
9. Ventura Salimbeni, San Bernardino giovinetto in preghiera davanti all’immagine della Vergine dipinta sulla
Porta di Camollia (1598), affresco. Siena, Palazzo Pubblico, Sala grande del Capitano del popolo (oggi sala
del Consiglio comunale).

10. Giorgio di Giovanni, Tavoletta di Gabella (1555), pittura su tavola. Siena, Archivio di Stato.
11. Giovanni di Lorenzo (attribuito), xilografia (da Achille Maria Orlandini, La gloriosa vittoria dei Senesi per
mirabil maniera conseguita nel mese di luglio del anno MDXXVI, Siena 1527, carta 10v). Siena, Archivio di
Stato.
12. Anonimo, xilografia (già frontespizio di Lancillotto Politi, La sconficta di Monte Aperto, Siena 1502, e qui
riutilizzata come frontespizio di Anonimo, Vittoria gloriosissima deli Sanesi contro ali Fiorentini nel piano di
Camollia adì XXV di Luglio anno MDXXVI , s.l., s.d., ma Siena post 1527). Siena, Archivio di Stato.
13. Giovanni di Lorenzo (attribuito), xilografia (da Anonimo, Vittoria gloriosissima deli Sanesi contro ali
Fiorentini nel piano di Camollia adì XXV di Luglio anno MDXXVI , s.l., s.d., ma Siena post 1527, pp. non nn.,
ma 17). Siena, Archivio di Stato.
14. Giovanni di Lorenzo (attribuita),Tavoletta di Gabella (1526), tempera su tavola. Siena, Archivio di Stato.
15-16. Giovanni di Lorenzo, Vergine dell’Immacolata Concezione protegge i senesi durante la battaglia di
Camollia (1528), tempera su tavola. Siena, Chiesa di San Martino.
17. Antonio Gregori, Lo stendardo dell’Immacolata è portato in Duomo dopo la battaglia di Porta Camollia
(1619), affresco. Siena, Palazzo Pubblico, Saletta del Capitano del popolo.

18. Sebastiano Folli (?), Matteo da Mensano impone a Carlo IV di uscire con le sue truppe dalla città (1593),
affresco. Siena, Palazzo Pubblico, Sala grande del Capitano del popolo (oggi aula del Consiglio comunale).
19. Grosso da 40 quattrini, diritto (1536?). Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 334.

20. Mezzo giulio da 20 quattrini, diritto (1540-41), Roma, Museo Nazionale Romano, Collezione ex Reale.
21. Lapide marmorea dedicata all’Immacolata Concezione, «IM[maculatæ] MAR[iæ] OB VICT[oriam] 1526 -
1536 F[ecit] P[opulus]» (1536). Siena, Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, oggi Oratorio della Contrada
della Torre.

22. Giovanni di Lorenzo, Vergine fra san Giacomo e san Cristoforo (1530 circa), pittura su tavola. Siena,
Chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo, oggi Oratorio della Contrada della Torre.
23. Pieter de Jode (da Francesco Vanni), Veduta di Siena, dettaglio (post 1595), incisione. Siena, Biblioteca
Comunale degli Intronati.
24. Ventura Salimbeni, Ester davanti ad Assuero, (1611), affresco. Siena, Duomo, tribuna.
25. Fregio dedicatorio all’Immacolata, «Dei matri beatæ Mariæ / Virgini Immaculatæ / Alexander VII Pont.
Max / D. MDCLXI». Siena, Duomo, Cappella della Madonna delle Grazie.

26. Carlo Maratta, Madonna Immacolata fra i santi Tommaso da Villanova e Francesco di Sales, (1670
circa), olio su tela. Siena, Chiesa di Sant’Agostino.
Tavola fuori testo.
Francesco Vanni, Immacolata Concezione con l?Eterno, penna inchiostro, biacca su carta, Casa d’Aste, Old
Master Drawings.
270 MAURO MUSSOLIN

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