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intervista

S tefano
Zenni
I l ja z z,
m usic a c r eo l a
e g lo bale

Una nuova storia del jazz, scritta da uno dei più


autorevoli musicologi italiani, è un evento che vale
la pena di approfondire. Abbiamo parlato con Stefano
Zenni del suo libro «Storia del jazz. Una prospettiva
globale», da poco uscito per la casa editrice Stampa
Alternativa/Nuovi Equilibri

di Sergio Pasquandrea

Da dove è nato lo stimolo a scrivere una nuova Una delle particolarità del libro è la forte accen-
storia del jazz? tuazione della dimensione geografica, attraver-
La spinta a scrivere il libro è venuta dal curatore del- so l’uso di cartine e di diagrammi. Da dove è nata
la collana, Gianfranco Salvatore, il quale all’inizio quest’idea?
mi aveva chiesto un breve manuale di livello univer- L’idea è nata da un mio personale bisogno di chia-
sitario. Poi, lavorandoci, l’idea si è sviluppata: ho vo- rirmi alcuni aspetti. Ad esempio, avere un’idea più
luto produrre un testo che fosse aggiornato non solo precisa di come fosse avvenuta la diaspora dei jaz-
dal punto di vista dei dati, ma anche da quello me- zisti da New Orleans: perciò ho provato a segnare
© niko giovanni coniglio

todologico, in modo da offrire al lettore, con un lin- gli itinerari sulla carta geografica, verso Chicago,
guaggio piano e non specialistico, un panorama sul- New York, Los Angeles. Un altro era ricostruire le
le principali scoperte della musicologia jazz negli traduzioni dei libri sulla storia del jazz, in francese,
ultimi trenta o quarant’anni. inglese, italiano, oppure individuare le zone in cui

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intervista stefano zenni

«Bisognerebbe che i lettori andassero a cercarsi i video dell’epoca (e spero


che lo facciano, dato che spesso ho indicato le fonti) per capire come ballo
e musica interagissero strettamente»

nacquero le altre musiche nere (blues, ragtime, bo- soltanto di grandi solisti e grandi improvvisatori si-
ogie-woogie...). Ho capito che un’operazione del ge- gnifichi fare un torto ai tantissimi grandi arrangia-
nere avrebbe potuto chiarire le idee anche al lettore, tori e compositori che costellano questa musica, da
ad esempio mostrando quali culture africane sono Jelly Roll Morton, a Don Redman, a Duke Elling-
arrivate in America, dove, e quali contributi hanno ton, fino a Mingus o Tim Berne. Composizione e ar-
fornito al jazz, che è una delle principali scoperte rangiamento hanno sempre fatto parte dell’espe-
della musicologia più recente. rienza dei jazzisti e continuano ancor oggi a farne
parte. Tutto il jazz del periodo swing è inconcepi-
Più di metà delle pagine sono dedicate al jazz bile senza l’opera degli arrangiatori: musicisti spes-
pre-bop. È stata una scelta cosciente? so di grande pregio, che hanno scritto centinaia
Sì, lo è stata, tanto che alcune recensioni mi han- di partiture e hanno costituito la spina dorsale del
no rimproverato di trattare in maniera troppo velo- jazz, ma che vengono esclusi dai libri di storia sem-
ce gli anni più recenti. Ora, a parte il fatto che non plicemente per il fatto che scrivevano, e non suona-
mi pare sia vero (non penso ci siano molti altri li- vano o improvvisavano. A tutt’oggi, la composizio-
bri in cui si parli del jazz italiano degli anni Settan- ne è un aspetto fondamentale della musica di Steve
ta e Ottanta, come invece io ho fatto), bisogna consi- Coleman, o di Roscoe Mitchell, o di Anthony Brax-
derare innanzi tutto che si conosce molto meglio il ton, che sono importanti come compositori almeno
jazz degli anni Trenta o Quaranta, rispetto a quello quanto lo sono come solisti.
più recente, dove è ancora difficile distinguere l’at-
tualità da ciò che ha assunto una prospettiva stori- Molti paragrafi sono dedicati ad aspetti come il
ca. Inoltre, per me era importante anche riuscire far management, gli ingaggi, il copyright, le condi-
apprezzare al lettore musicisti fondamentali, come zioni economiche dei musicisti.
Bix Beiderbecke o Fletcher Henderson, che mi pare Sono aspetti che possono sembrare secondari, ma
stiano scomparendo dall’orizzonte percettivo degli che a volte hanno un effetto importante sulla musi-
appassionati odierni, specialmente dei più giovani. ca. Ad esempio, uno dei motivi per cui tanti jazzisti
usavano mascheramenti di temi noti (Cherokee, I Got
Sempre a proposito del jazz delle origini, tu sot- Rhythm) era anche che in questo modo le case disco-
tolinei lo strettissimo rapporto che c’era tra il grafiche potevano evitare di pagare i diritti di copy-
jazz e la danza. right agli autori. In questo caso, le regole del merca-
Lì il libro soffre della mancanza di un link diretto to influenzano la creatività di un artista, e aiutano a
a YouTube! Bisognerebbe che i lettori andassero a spiegare perché Parker abbia scritto Ko-Ko, invece
cercarsi i video dell’epoca (e spero che lo facciano, di incidere direttamente Cherokee. Ti faccio un altro
dato che spesso ho indicato le fonti) per capire come esempio: uno dei motivi per cui Louis Armstrong ri-
ballo e musica interagissero strettamente. Pensa, ad uscì a sopravvivere alla Grande Depressione, che tra-
esempio, che moltissimi batteristi erano anche bal- volse tanti altri musicisti (pensa a Jelly Roll Morton,
lerini di tip-tap; non solo, ma nel libro mostro an- che morì in miseria) fu il fatto che, nei primi anni
© william gottlieb/library of congress

che come il linguaggio ritmico di un grande solista Trenta, il suo manager Tommy Rockwell lo convin-
come Armstrong sia stato direttamente influenzato se a suonare con le grandi orchestre, abbandonando il
dal contatto con i ballerini. vecchio repertorio di New Orleans e incidendo quel-
li che oggi sono noti come “standard”, ma che all’epo-
Metti spesso in risalto il grande peso che la com- ca erano brani appena composti per i musical di Bro-
posizione e l’arrangiamento hanno avuto nel- adway. Il successo di quei dischi aiutò Armstrong a
la storia del jazz: un aspetto raramente trattato. rilanciare la sua carriera, e forse senza quella svolta
Non voglio fare il revisionista a tutti i costi, ma anche lui avrebbe finito per scomparire, come scom-
sono convinto che appiattire il jazz a musica fatta parvero tanti altri jazzisti degli anni Venti.

washington, anni quaranta

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intervista stefano zenni

«In genere si tende a pensare a una serie di influenze dirette (da Armstrong a Roy Eldridge The Original Dixieland Jass Band
Da sinistra: Henry Ragas (pianoforte),
a Dizzy Gillespie a Clifford Brown, e così via), mentre gli studi più recenti mostrano Larry Shields (clarinetto), Edwin Edwards
(trombone), Nick La Rocca (cornetta) e
che le relazioni sono molto più complesse, non-lineari» Tony Sbarbaro (batteria)

In molti punti del libro, critichi la visione stretta- che invece erano emarginati dal grande mercato e
mente evolutiva della storia del jazz, sostenendo suonavano nei locali. Sono tutti aspetti che si perdo-
che c’è bisogno di un modello molto più comples- no di vista, se si segue una visione “progressiva” del-
so, rispetto a uno schema puramente lineare, nel la storia del jazz.
quale non si riescono a inquadrare le esperienze
“isolate” o apparentemente “fuori tempo”. Questa impostazione ti permette anche di ren-
Questo è uno dei grandi problemi della storiogra- dere conto di personalità eccentriche (penso ad
fia musicale in generale, e di quella jazz in partico- esempio a George Russell) che sarebbero diffici-
lare: la difficoltà a rendere conto di ciò che avvie- li da inquadrare in un’evoluzione lineare.
ne a livello sincronico. Il problema sorge perché si Per me sono fondamentali quei diagrammi, che tro-
è applicato alla storia del jazz quel modello pseudo- vi in vari punti del libro, in cui ho provato a traccia-
evoluzionista e pseudo-positivista di tanti vecchi re le influenze reciproche tra i musicisti, siano essi
manuali di storia della musica, nei quali si disegna solisti o compositori. In genere si tende a pensare a
lo sviluppo dalla musica più “primitiva” verso quel- una serie di influenze dirette (da Armstrong a Roy
la più “evoluta”, in cui uno stile supera il precedente Eldridge a Dizzy Gillespie a Clifford Brown, e così
e lo relega nel dimenticatoio. Se invece affrontiamo via), mentre gli studi più recenti mostrano che le re-
la nozione di stile come fa George Kubler, pensando lazioni sono molto più complesse, non-lineari, da ve-
cioè che lo stile sia la soluzione a dei problemi di na- dere più come una rete, che non come una semplice
tura formale, si posso fare scoperte molto interes- sfilza di nomi.
santi, prendendo un periodo storico e osservando
tutto ciò che succedeva, in maniera sincronica. Uno dei punti fondamentali del libro è la nozione
che il jazz non solo è ormai internazionalizzato e
Un capitolo illuminante, al proposito, è quello creolizzato, ma nasce tale, fin dalle sue origini.
sul jazz del secondo dopoguerra. Non solo il jazz nasce creolizzato, perché alla base ci
In quel periodo, problemi formali simili sono sta- sono musiche molto differenti, ma nasce anche glo-
ti affrontati da musicisti di generazioni differenti. balizzato. Pensa che nel 1917 l’Original Dixieland
Data la crisi delle grandi orchestre, si affermano le Jazz Band incide quello che comunemente si consi-
piccole band, che possono essere i gruppi Dixieland, dera il “primo disco di jazz”, ma già nel 1918 l’ODJB
o gli All-Stars di Louis Armstrong, ma anche i quin- va a incidere a Londra, e l’anno successivo, a Milano,
tetti dei musicisti be bop, che eseguono repertori di- gruppi italiani registrano brani del suo repertorio.
versi, affrontando però gli stessi problemi musica- Nei primi anni Venti ci sono musicisti in tutta Europa
li, e si esibiscono addirittura negli stessi luoghi, cioè
i club e i piccoli locali, invece delle grandi sale da
ballo del periodo swing. Anzi, continuando l’inda-
che iniziano a suonare questa nuova musica. Il jazz si
diffonde, con una rapidità impressionante, attraver-
so i canali del mercato globale di quegli anni: i gran-
I l valore di questo testo non sta soltan-
to nella mole impressionante di dati
e informazioni in esso radunati. Il libro
altri testi simili: evitando gli inutili tec-
nicismi, così come le analisi più minuz-
iose (per le quali si rimanda a I segre-
gine si scopre anche un’altra cosa interessante, cioè di transatlantici, le ferrovie, che fra le tante merci è importante innanzi tutto perché rag- ti del jazz, uscito quattro anni fa per lo
che proprio in quel periodo nasce il jazz “da concer- scambiavano anche dischi, spartiti, e trasportavano guaglia il lettore su molte delle nozioni stesso editore), Zenni analizza le con-
to”, ossia eseguito non più nei club dove la gente an- gli stessi musicisti, che andavano a suonare nei luoghi più aggiornate, introdotte nella musico- dizioni sociali ed economiche del jazz,
dava per mangiare, bere e divertirsi, ma nei teatri del divertimento di massa. In fondo, il jazz è la prima logia afroamericana: illuminanti, in tal le sue logiche distributive e commercia-
come la Town Hall e la Carnegie Hall, dove si pa- musica che nasce nell’era dei mass media e che caval- senso, le pagine sull’arrivo degli africani li, il contesto culturale nel quale i musi-
gava il biglietto e si ascoltava la musica in silenzio. ca, con grande spregiudicatezza, mezzi come la radio in America, o quelle sulle strette inter- cisti operavano, fornendo insomma un
Stefano Zenni
E a inventarlo (prima ancora di Norman Granz con e il disco. La sua caratteristica è proprio quella di es- relazioni fra oralità e scrittura nel jazz vasto affresco che evita l’aneddoticità
il “Jazz at the Philarmonic”) sono i musicisti più an- sere una musica ibrida, la cui storia si svolge in molti Storia del jazz. Una prospettiva globale delle origini. Ma la principale novità di e ambisce invece a fornire un quadro il
ziani, come Eddie Condon e Pee Wee Russell, che luoghi, dallo studio discografico ai cabaret e alle sale Stampa Alternativa questa storia “globale” del jazz sta so- più possibile comprensivo e approfon-
/Nuovi Equilibri, 2012
avevano la forza commerciale e contrattuale per im- da ballo. Bisogna tenerne conto, se si vuole evitare di prattutto nell’impostazione generale, che dito di ciascun periodo storico e delle
porre questo nuovo formato, e non i giovani bopper, averne una visione monca Pagine 601 – 25 euro tocca dimensioni raramente trattate in sue molteplici interrelazioni. (SP)

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