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L’erbario dipinto di Mattia Moneti: note


botaniche.

Chapter · January 2008

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Maria Adele Signorini


University of Florence
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L’erbario dipinto di Mattia Moneti:
note botaniche
Maria Adele Signorini
con la collaborazione di Laura Vivona

R acconta il naturalista toscano Giovanni


Targioni Tozzetti1 (1776) che nel 1732
accompagnò il botanico Pier Antonio Miche-
botaniche anche il prete botanofilo – come lo
definì Targioni Tozzetti – Mattia Moneti, su
cui si trovano notizie negli scritti di Dragone
li (1679-1737) in un’escursione a Cortona ed Testi, Buresti e Gialluca3 e nei documenti da
ebbe occasione di osservare numerose piante loro citati, molti dei quali manoscritti.
di quel territorio, di cui riporta una diligente Della vita di Moneti è presto detto: nato
lista. Ma scopo – o pretesto – dell’escursio- a Cortona nel 1687, nel 1711 viene ordina-
ne non era solo la conoscenza della flora del to sacerdote e nel 1735 gli viene affidata la
territorio: Micheli si recava a Cortona per parrocchia in campagna di Sant’Angelo in
ordinare la collezione di oggetti naturali del- Metelliano. Nel 1754, al momento della fon-
l’Accademia Etrusca, un’accolita di studiosi dazione della Società Botanica cortonese di
sorta pochi anni prima in quella città per cui è fatto presidente Filippo Venuti, Moneti 1
  G. Targioni Tozzetti, Relazioni
iniziativa di un gruppo di cortonesi, tra cui il ne viene nominato direttore; l’anno succes- d’alcuni viaggi fatti in diverse
parti della Toscana (II ed.), vol.
religioso e naturalista Filippo Venuti. L’Acca- sivo è ascritto all’Accademia Etrusca. Muo- VIII, Cambiagi, Firenze 1776,
pp. 464-480 (copia anastatica
demia nasceva nel solco di una consuetudine re nel 1758 a 72 anni a Sant’Angelo, dove è dell’originale, Forni, Bologna
1972).
che nel XVII e XVIII secolo ispirò l’istituzio- sepolto. Si sa da Targioni Tozzetti che, come 2
  Cfr. anche quanto riportato
ne di un gran numero di queste aggregazioni Venuti, anche Moneti erborizzò assiduamen- da G. Dragone Testi, Un ignorato
Centro di Studi Scientifici del secolo
di intellettuali e volenterosi che coltivavano te nel territorio cortonese, ma le piante da lui XVIII: la Società Botanica Cortonese
e l’opera di Mattia Moneti,
interessi come le belle lettere, l’archeologia raccolte – al pari di quelle di Venuti – non ci Annuario Accad. Etrusca di
Cortona (1936-1937), 1938, p. 6
o i vari aspetti di quella che allora veniva sono arrivate. Di lui non si sarebbe dunque («Certo è che il Micheli conobbe
chiamata la Filosofia naturale. conservata particolare memoria se, oltre alla l’abate Mattia Moneti, ed andò
anche ad erborizzare accanto
Nelle sue giornate cortonesi, che dovette- lapide sulla tomba che ne loda le qualità di ad una cappella da quest’ultimo
goduta»); p. 14 («[Moneti] fu
ro certo lasciare una forte impronta nella vita religioso e di botanico, non fossero rimasti anche incoraggiato [allo studio
della botanica] dallo stesso
culturale della cittadina, Micheli si dedicò anche i volumi di immagini di piante da lui Micheli, che conosciutolo in
occasione del viaggio a Cortona
dunque ad ordinare le collezioni dell’Acca- dipinte, conservati nella Biblioteca di Corto- lo ebbe quale assai diligente
demia, a erborizzare e a identificare le sue na (Fig. 8). e premuroso compagno di
escursioni in ogni territorio»).
piante, e anche le molte che erano state rac- Il carattere dell’uomo emerge con chia- 3
 Dragone Testi, op. cit.; D. Buresti,
Una Società Botanica a Cortona nel
colte in precedenza dallo stesso Venuti con rezza dagli aggettivi usati negli scritti dei ‘700 seconda in Italia dopo quella
di Firenze, «L’Universo», 59(2),
lo scopo di dare alle stampe un catalogo del- biografi: la Dragone Testi lo definisce umile, 1979, pp. 401-434; B. Gialluca,
L’Erbario di Mattia Moneti, in
la flora di Cortona, che sfortunatamente, per mite, buono, ma più frequentemente modesto; AA.VV., Da Andrea Cesalpino ai
quanto si sa, non vide mai la luce. È verosi- Buresti usa i termini studioso, umile, riser- nostri giorni. Erbari aretini in mostra,
Arezzo, Museo d’Arte Medievale
mile2 che, oltre a Venuti, Micheli abbia avuto vato, ignoto, onesto, laborioso, paziente, ma e Moderna, 4 marzo - 27 maggio
2005, 2005, oltre che B. Gialluca
per compagno di escursioni e di dissertazioni soprattutto mite; il contemporaneo Lodovico in questo stesso volume.

Chiara Nepi, Enrico Gusmeroli ( a cura di ), Gli erbari aretini da Andrea Cesalpino ai giorni nostri,
ISBN 978-88-8453-765-2 (print), ISBN 978-88-8453-803-1 (online) © 2008 Firenze University Press
Fig. 8
L’ er bar io dipinto di Mattia Moneti 65

Fig. 9 Fig. 10

Coltellini4 lo pianse alla morte come schivo, interessarsi ad essa, visto che nel suo erbario
piacevole, modesto, caritativo; in Gialluca si trova un esemplare di Polypodium vulgare
si trovano gli aggettivi marginale, apparta- con l’etichetta «Nel bosco de Cappuccini di
to. Dunque, un semplice e bonario curato di Cortona copioso, 1732» e l’indicazione «It.
campagna, pittore dilettante con la passione Corton. n. 100», indicazione che farebbe
delle piante. Passione che pare fosse nata supporre un buon numero di campioni rac-
perché, avendogli il medico prescritto per colti nella stessa escursione. Invece, a fronte
certi suoi mali un Polypodium che cresceva delle quasi cinquanta specie del citato elen-
nel bosco dei Cappuccini, Moneti andò per- co di Targioni Tozzetti e del numero d’ordine Fig. 8 Carta del 1° Volume
sonalmente a cercarlo, appassionandosi alle riportato nell’etichetta dell’esemplare miche- dell’erbario Moneti
elegantemente illustrata e recante
erborizzazioni. Racconta Targioni Tozzetti liano, attualmente nell’erbario Micheli (con- la collocazione all’interno della
biblioteca comunale.
che nel 1732 in quello stesso bosco Micheli servato nella Sezione Botanica del Museo di Fig. 9 Carta raffigurante un
gambero di fiume, con riportato il
raccolse un «Polypodium (an) majus, acuto Storia Naturale di Firenze) si trovano solo 10 luogo del suo rinvenimento.
folio, viterbiense … copioso». E aggiunge: esemplari provenienti da Cortona, 4 dei qua- Fig. 10 Carta raffigurante
“Chelidonium maius, sive
«Il Sig. Micheli dubita se il Polipodio che li con la dicitura «It. Corton.» e numeri da Hirundinaria”.

trovammo noi sia l’accennato del Barrelliero, 71 a 1125. 4


  Citato in Buresti, op. cit.
e dal Boccone… e nel suo Libro Rariorum ne Come risulta dagli scritti citati, l’erbario 5
 Devo all’amica Chiara Nepi,
che ringrazio, tutte le notizie sugli
farà diligente esame». Inevitabile in questa dipinto di Moneti conservato a Cortona consta esemplari cortonesi dell’erbario
discussione immaginare accanto a Micheli la di 3 volumi rilegati, eseguiti rispettivamente Micheli.
6
  A differenza degli altri, il terzo
presenza di Moneti, a dibattere dell’identità nel 1732 (l’anno dell’escursione di Micheli), volume non è datato, anche
se risulta che venne donato
proprio di quella pianta cui doveva l’interes- 1738 e 17556. A questi si aggiunge un ulte- all’Accademia Etrusca nel 1755,
vedi Gialluca, op. cit., ed in questo
se per la botanica. E anche Micheli dovette riore volume, donato all’Accademia Etrusca stesso volume.
66 Mar ia Adele Signor ini

Fig. 11 Fig. 12

Fig. 13 Fig. 14
L’ er bar io dipinto di Mattia Moneti 67

Fig. 15 Fig. 16

dopo la morte di Moneti e costituito da una scibili, anche grazie a dettagli che rivelano Fig. 11 Carta raffigurante
“Scrophularia nodosa fetida”.
trentina di fogli con numerazione a sbalzi, l’occhio botanico allenato dell’autore. Tra i Fig. 12 Carta raffigurante
“Ranunculus sylvaticus, sive
su cui si trovano figure in parte incomplete caratteri diagnostici in evidenza ve ne sono di sylvestris” (= Anemone
accompagnate dal solo nome volgare in ita- sottili, come il lattice aranciato sulle super- apennina L.).
Fig. 13 Carta raffigurante
liano. Si tratta evidentemente di materiale in fici di taglio del Chelidonium majus (1:48) 8 funghi eduli.
Fig. 14 Carta raffigurante
forma provvisoria, ancora da sistemare. Sem- (Fig. 10) o i rizomi nodosi della Scrophularia “Asplenium, sive Ceterach”.
Fig. 15 Carta raffigurante
bra che Moneti avesse invece completato e (2:19) (Fig. 11) in rari casi sono riportati det- Orobanche maior “Orobanche
donato all’Accademia Etrusca già nel 1756 tagli separati (vedi Anemone apennina, 1:70) maior Caryophyllum olens”.
Fig. 16 Carta raffigurante
un quarto volume del suo erbario dipinto, (Fig. 12). L’immagine occupa di norma tutto “Nymphea alba maior, sive
Nenuphar”.
che sarebbe oggi perduto. il foglio, indipendentemente dalle dimensio-
I tre volumi che ci sono pervenuti com- ni reali delle piante, che quindi non sono in
prendono in tutto 338 figure relative a 313 scala tra loro. In pochi casi in una stessa ta-
specie, (25 compaiono due volte): oltre a un vola compaiono più specie, come le due Aju-
animale (Fig. 9), vi si trovano 6 specie di fun- ga (1:46) o i funghi eduli (2:95) (Fig. 13).
ghi, 6 di licheni, 1 briofita, 6 pteridofite, 293 Radici e parti ipogee sono spesso lasciate
angiosperme7. Le piante, ritratte a tempera, bianche o appena accennate. Nelle immagini 7
  Un elenco delle specie
mostrano un aspetto alquanto rigido e inge- di qualche pianta di rupe o muro (come Cete- dell’erbario Moneti secondo la
nomenclatura della prima metà
nuo che ricorda quasi quello di certe raffigu- rach 1:138 e Cymbalaria 2:17) o di ambiente del ’900 si trova in Dragone
Testi, op. cit. Non tutte le sue
razioni cinquecentesche più che le ben più umido (come Typha latifolia 2:88) si vede un identificazioni appaiono tuttavia
fedeli iconografie botaniche coeve. Tuttavia cenno dell’ambiente di crescita (Fig. 14). completamente condivisibili.
8
  Qui e in seguito le figure sono
le immagini non sono prive di una loro piace- Sotto all’immagine è riportato il nome identificate con il numero del
volume, seguito da quello del
volezza e le piante sono quasi sempre ricono- della pianta, secondo una nomenclatura po- foglio.
68 Mar ia Adele Signor ini

9
  J.P. Tournefort (1656-1708),
J. Bauhin (1541-1613) e C.
linomia per la quale sono citati con sigle gli zona. Non mancano però piante di ambien-
Bauhin (1560-1624), P. A. Mattioli autori di riferimento: per lo più Tournefort, te umido o acquatiche come Nymphaea alba
(1500?-1577). Nel terzo volume
dell’erbario i riferimenti agli autori ma anche i Bauhin e più raramente altri pre- (3:63) (Fig. 16), oggi verosimilmente rare-
mancano, a parte poche eccezioni
in cui è citato Mattioli. linneani, a cominciare da Mattioli9. Un’al- fatte o scomparse in seguito alla bonifica, e
10
  Quinquefolium montanum folio
inferne canescente Michel. H. Pis.
tra mano ha aggiunto quasi sempre la sigla antiche infestanti come il fiordaliso (3:102),
(2: 45). Parthenium minus foliis I.R.H. e un numero, con evidente riferimento rese anch’esse rare, qui come altrove, dalle
tenuissimis achillaea. Coesuris
Michel. (2: 82). Persicaria non alle Institutiones Rei Herbariae di Tournefort mutate tecniche agronomiche. Infine, nume-
maculosa urens, spicis longis
strigosis I. R. H. Michel. (2: 89). (1700). Tournefortiano è anche l’ordinamen- rose entità raffigurate dovevano anche allora
(In neretto le aggiunte di grafia
diversa). to sistematico seguito. In tre casi si trovano non essere comuni, come Erithronium dens-
11
  Cfr. P.A. Micheli, Relazione
dell’erba detta da’ Bottanici
riferimenti a Micheli, tutti però in diversa canis (1:88), Nepeta cataria (2:22), Physalis
Orobanche, e volgarmente grafia10. In genere è riportata anche la di- alkekengi (2:7); altre si troverebbero a Corto-
Succiamele, fiamma, e mald’occhio,
ecc. Tartini e Franchi, Firenze stribuzione, talvolta con aggiunte successive na al limite dell’areale, come Hymenocarpus
1723.
12
 Vedi ad esempio 1: 77, 1: 100. di altra mano: si va da indicazioni generi- circinnatus (2:29), Hypericum perfoliatum
13
 Vedi 2: 15, 2: 54, 2: 57. che come Nasce da p. tutto, Nasce p. li sodi (2:40) e Tetragonolobus purpureus (3:81),
14
  Cfr. S. Pignatti, Flora d’Italia, voll.
1-3, Edagricole, Bologna 1982. a descrizioni dettagliate come Questo nasce quest’ultima non citata oggi per la Toscana
15
  «… essendo che la salute
pubblica, che molte volte dipende molto di là dalla V.a di Pergo nella strada nella Flora d’Italia14.
dall’uso dei Semplici, veniva
affidata ad alcuni vili uomini
quando si va p. andare a Valecchie (3:91). In Di tutte sarebbe interessante verificare
mercenari, che privi affatto di
quelle cognizioni a ciò necessarie,
un caso, quello dell’Orobanche (1:31) (Fig. la presenza attuale nel cortonese, meglio
erano incaricati dai farmacopoli 15), è aggiunto un commento pratico: Questa se dopo una preliminare e accurata verifica
di rintracciarli… per ovviare al
continuo evidente pericolo dei pianta si trova di rado ed è bene. L’orobanche delle identificazioni di Dragone Testi. Alla
miei cari concittadini mi accinsi
all’impresa… sperando, che delle è anche l’unica corredata del nome in volgare luce di quanto scrive Moneti all’inizio del
mie fatiche suddette ne avrei
potuto ritrar due vantaggi nel
Succiamele. E chissà se anche la particola- III volume a proposito dello scopo della sua
tempo stesso, con precludere
cioè la strada all’ignoranza, e
re attenzione rivolta a questa parassita non opera15, desta infine qualche stupore la pre-
impostura dei nostri pseudo sia un’eco dei contatti tra Moneti e Micheli, senza tra le piante raffigurate non già di sole
bottanici, … e con animare altrui
sull’esempio mio a coltivare lo che l’aveva approfonditamente indagata11. In specie medicinali, ma di ogni genere di ve-
studio di questa bella parte della
Fisica e Medicina…» Dunque, pochi casi si trovano notazioni sulla rarità getali, compresi molti di cui non si conosce
le figure del suo erbario dipinto
dovevano servire soprattutto per
della specie12 o sul fatto che sia sativa, cioè alcun uso officinale. Evidentemente, al di là
il riconoscimento delle piante
medicinali che, per la mancanza di
coltivata13. delle intenzioni iniziali, nel corso dell’opera
bravi e onesti erboristi, al tempo Le piante raffigurate sono in massima la passione per le piante doveva aver preso la
non davano garanzie di corretta
identificazione. parte comuni e certo tuttora presenti nella mano al volenteroso abate cortonese.

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