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Karen Barad

Performatività della natura


quanto
quanto e queer
queer

a cura
cura di
di
E lena Bougleux
Elena Bouglleux

ttraduzione
raduzione ddii
Restituta
R estittuta Castiello
Castiello
o

Edizioni ETS
Sommario

Premessa
remessa 7
di Liana Borg
ghi
Borghi

Stati di sovrap
sovrapposizione dii iin/coerenza
pposiziione e d n/coerenza
onee, politica
tra azione, politica e materia
materia 11
di Elenaa B ougleux
Bougleux

Perfomatività
Perfomat
tività d
della
ella natura
natu
ura

Performativitàà nel post-umanesimo:


post-u
umanesimo: per comprendere
com
mpreendere
come la materiaa diventa materia 31

Entanglement quantistici ereditarie


uantistici e relazioni ereditari
i
hauntologiche: dis/continuità, avviluppamenti
/continuità, avvilup
spaziotemporali e giustizia-a
giustizia-a-venire
v 61

Qual è la misura del nulla? Infinito, Virtuale, Giustizia 95

Natura e performatività queer 105

Note 147

Bibliografia 163
Natura e performatività queer
Versione autorizzata1

In che modo possiamo


possiaamo immaginare
im
mmagin nare llaa queerness
queernes di una delle
più diffuse ccreaturine
reaturin ne in
in assoluto
assoluto – ll’atomo?
’attomo? Q ueste cr
Queste creaturine “ul-
tra queer” cconon llee lor
ro o
loro rdinarie qualità
ordinarie qualità quantistiche
quantistiche queerizzano
eerness stessa
la queerness stessa con
con i loro
loro modi
modi di di essere
essere radicalmente
radicalm deco-
ve. L’ob
struttive. biettivo
L’obiettivo oèd dii il
llusttrare come
illustrare come una un
na serie
serrie di
di cose
cose apparen-
tementee iimpossibili
mpossibili si siano
iano iin realtà
n reaaltà possibili,
possibilli, iinclusa
nclussa la
la queerness
q
usalità, della
della causalità, della materia,
matteria, dello sspazio
pazio e d el temp
del po.
tempo.
uolo del
“Dal suolo del Texas trasuda
trrasuda unauna colonia
co
olonia composta
composta di miliar-
di di amebe” be” (Y
Yoon 2009)
(Yoon 20009)) è ilil titolo
titoloo dii un
un articolo in cui pullu-
p
olteplicità di potenti
lano una molteplicità potenti immaginari
immaginaari d dai ai quali emana
eman nel
complesso un n sentore di p paura,
aura, ssee no
non
on di
di vago
vago moralismo,
moralismo, di cui
mpregnato. L
l’articolo è impregnato. ’articolo vero e pro
L’articolo oprio brulica di allu-
proprio al
sioni a tutti quei fenomeni
ei fenome eni chche sono
he son no oggetto d dii iinteresse
nteresse anche di
questo articolo: i fondamenti della realtà, laa sstabilità tabilità e l’instabili-
l’in
azioni e le metamorfosi, l’a
tà, le riconfigurazioni agentività non umana,
l’agentività
i comportamenti delle creaturine queer, queer la paura e il moralismo,
Natura e performatività queer

l’attraversamento dei confini di nat natura e cultura, della dimensione


micro e macro, del tempo e d dello spazio.
“Gli scienziati hanno scoperto un vasto impero appiccicoso
esteso 40 piedi e composto da miliardi di organismi unicellulari
geneticamente identici che trasudano nella melma di un pasco-
lo di mucche fuori Houston”2. Il miscuglio di moralità, politica e
fluidi corporei – l’accumulo di terrori notturni legati a un movi-
mento collettivo sotterraneo e il disgusto della carnalità – creano
un cocktail invitante. Il linguaggio descrittivo è intenso ed evoca-
tivo – “vasto impero appiccicoso [...] trasudano nella melma” – e
106 Performatività della natura

l’immaginario, che vi aderisce in superficie come in una sospen-


sione colloidale, è pregno dell’odore stantio della paura. Non è
necessario andare molto in profondità per assistere alla fusione tra
preoccupazioni politiche e curiosità scientifiche sino a creare un
organismo multi-cellulare più complesso:
Benché sembri improbabile che le amebe ebe popossano coordinarsi in
interazioni reciproche su distanze poco più più che
che microscopiche,
m la sco-
perta di una siffatta massiccia cia colonia
coloniia di
di cloni, afferma
cloni, af ffe [Kevin Foster,
il biologo evolutivo di H Harvard], “fa
ar vard], “f
fa bbalenare
allenare llaa ppossibilità
o che le cel-
lule si possano
no evolvere
evolvvere e organizzare
organizzarre su
su sscala molto
ca l a m olto p più ampia”.
[…]
…] In effetti, proprio
effettti, p roprio ccome
ome q queste
uestee ccolonie
olonie d dii amamebe sociali, po-
trebbero
ebbero esserci amebe gigantigigganti ovunque
ovunque ssotto
otto i nnostri
ostri ppiedi senza che
nessuno
suno se nee accorga.
accorgaa.
“Ero
Ero solito
olito sscherzare,”
so cherzzare,” aggiunge
aggiunge ill ddottor
ottor S Schliwa,
chliwa, “dicendo che
potrebbe
bbe esservi un
esseervi u no organismo
rganismo ggigante
igante nnel
el ssuolo
uolo eesteso
stteso ssu
u tutto il con-
tinentee e a ogni
oggni ppalata nee po
alata n portiamo
mo vvia
ortiam un
ia u pezzo”.
n pe ezzo”.

Dovee ssii n
nasconderà
asconderà aallora
llora la p prossima
rossima am ameba
meba giggigante?
gante? Il dottor
Schliwa sot ttolinea come ll’ameba
sottolinea ’ameba madre
maadre di di tutte
tuttte le amebe fu ori-
ginariamente
ente scoperta nel
sccoperta neel 11940
940 ddaa u
una
naa rricercatrice nome Ruth
icercatrice di nom
N. Nauss che he scoprì la specie
sp
peccie inin un
un parco
parco o cittadino
cittadino di New York.
Y
Svelando i meccanismi alla allla base
base del
del suo
suo racconto
racconto drammatico,
dramma
l’autrice dell’articolo New York
articolo del New York Times
Times fa fa emergere
emerggere alla supe
superfi-
immaginarri ssotterranei
cie uno degli immaginari ottterraanei del suo op ezzo, scoprendo la
pezzo,
presenza appena na velata di
di un fantasma: il clas ssico dell’horror
classico dell’horror d
del
1958 The Blob, un film da Guerra Fredda sull’insidiosa sulll’insidiosa minaccia
del comunismo. La tematica anti-comunista p erm tutto l’articolo
permea
e si insinua anche nei dettagli scientifici ((o almeno nella loro pre-
ssimoro solo apparente, le amebe sociali sono
sentazione): “Un ossimoro
capaci di organizzarsi si in gruppi
g e comportarsi in modo collaborati-
vo, tanto che alcune di esse si suicidano persino, pur di contribuire
alla riproduzione delle compagne”. Il sacrificio dell’individuo per il
bene della collettività calza a pennello con la tematica della Paura
rossa e “il suicidio” – un termine interessante per tutto ciò che esso
implica in termini di intenzionalità e di metafisica dell’individuali-
smo – è, infatti in effetti, il modo con cui gli scienziati e i giornalisti
divulgatori scientifici comunemente si riferiscono al destino “indi-
viduale” delle amebe durante il loro processo di aggregazione. Ma
Natura e performatività queer 107

non è forse una lettura, quanto piuttosto un’interpretazione un po’


singolare di un organismo a cui originariamente è stato dato il nome
della divinità mutaforme Proteo – Proteus animalcule – “un blob
privo di forma definita, i cui frammenti una volta staccati potrebbe-
ro assumere vita propria”, un organismo che si trasforma passando
da un gruppo di cellule geneticamente identiche c e apparentemente
non coordinate tra loro per diventaree un na sor
una sorta di aggregato mu-
cillaginoso dotato di un sistema ema im mmunitario e di altre funzioni
immunitario
iccellulari, co
tipiche di specie multicellulari, on ffunzioni
con un
nzioni di ive svolte da unità
diverse
cellulari identiche? 3
tiche?? C Comeome sostiene
sostiene iill professor
proofessor John
Joh Tyler Bonner,
che haa passato ttutta
utta llaa vi
vita
ita a sstudiarli,
tudiarli, i ffunghi
unghi m mucillaginosi
uci [di cui
le amebe social
sociali
li o i ffunghi
unghi mucillaginosi
muciillaginosi cellulari
cellulari (Dictyosteliida)
rappresentano
presentan una
no u varietà]
na vaarietàà] ““non
non ssonoono aaltro
ltro cche
he una sasacca di amebe
rivestita
stita daa una
una sottile
sottiile guaina
guaina di di mucillagine,
muciillagine, le le quali,
quali, tuttavia, ma-
tano comportamenti
nifestano commportamenti diversi diversi equivalenti
equivalenti a q uelli d
quelli dii animali che
dono m
possiedono uscoli e nervi
muscoli nerrvi con
coon ggangli
angli – ossia cervellli semplici”4.
ossia cervelli
Ciò chee conta
conta o nonnon conta
conta comee ““individuo”
individuuo” non nèn néé chiaro né
definito, eded è esattamente
essattamen nte questo
questo l’intoppo
l’intoppo scientifico:
scientifi fico: la diatriba
ura d
sulla natura ell’identità – iill cche
dell’identità he d daa unnp unto d
punto dii vista scien
scientifico è
la cosa più ù spettacolare
spetttacolare ed ed eccitante
ecccitante in in questo
questo caso. Nessuna
Nessun sor-
presa che le amebe siano aassurte ssurte a o rganism
organismi mi m odello nella bio
modello biologia
molecolare e in genetica per per lloo sstudio
tudio d ella ccomunicazione
della omunicazione e d della
differenziazione ne cellular
cellulare. re. L
Lee aamebe
mebe sociali q ueerizzano la natu
queerizzano natura
ettendo in
dell’identità mettendo nd iscussiione il binomi
discussione binomio io iindividuo/gruppo.
ndividuo/grupp
nendo in tema di queerizzaz
In effetti, rimanendo zione d
queerizzazione ell’identità l’a-
dell’identità,
nifesta una serie multipla dii in
meba sociale manifesta ndetermi
indeterminatezze ed è
riuscita ad aggiraree i continui tentativi degli scienziati di fissarne la
tassonomia, dato che he la sua appartenenza
apparten di specie sfugge alla clas-
sificazione non solo in base al phylum ma anche al regno5. Tuttavia,
la retorica di parte predilige la narrazione del sacrificio dell’indi-
viduo per il bene collettivo. Non sorprende che le lettrici riescano
senza grosso sforzo a svelarne le tendenze politiche e moraleggianti.
Mentre la giornalista prova palesemente un gran gusto nel
trattare l’argomento, la risposta affettiva stimolata dalla scherzo-
sa rievocazione di questo spettro non è puramente nostalgica dal
momento che il Blob – una incontenibile creatura proteiforme e
appiccicaticcia che fagocita qualsiasi cosa si trovi sul suo cammino,
108 Performatività della natura

una interpretazione vividamente letterale della paura di essere fa-


gocitato dall’Altro tipica del panico xenofobo per la proliferazione
dello straniero – non è morto con il maccartismo ma ha prosperato
durante gli anni della guerra in Vietnam fino al periodo reagania-
no. L’anticomunismo feroce non è l’unica forma assunta da que-
sta paura. Nel corso della storia essa ha cambiato m e moltiplicato
le sue forme fino ad assumere quellee ma aleodo
maleodoranti di altre paure
sociali, ponendo le basi per una di iffusa rreazione
diffusa eazio di panico e un
diffuso disgusto e disprezzo sp
prezzo verso
versso l’Altro.
l’Altro. Per Perr esempio,
es negli ulti-
mi anni il Blob ob è diventato
diventato virale
virale generando,
generaando, d ur
durante recenti crisi
arie come l’epidemia
sanitarie l’eepidemia di di AIDS,
AIDS, la la sindrome
sin
ndrome della de mucca pazza
aviiaria, un
e l’influenza aviaria, un mix
mix di
di panico
panicco e iignavia,
gnavia, an anziché reazioni
mpassionevvoli e ponderate.
compassionevoli ponderate. T uttto q
Tutto uesto h
questo haa portat
portato al sacrificio
evole di
colpevole di umani
umani (in (in particolare
particoolare uomini
uoomini gay, gay, tossicodipendenti
tossic
per viaia iniettiva,
inietttiva, aadulti
dulti e b ambini rresidenti
bambini esiddenti n ell’Afric sub-saha-
nell’Africa
mamm miferi n
riana), mammiferi on u
non manii ((in
umani in p articollare bovini)
particolare bovini) e uccelli (in
laare polli).
particolare polli). L’istigazione
L’istigazione sistematica
siistematica aalla lla pau ura e al disgusto
paura
è evidente te nella
nella perniciosa
perniciosa diffusione
diffusio one di di malattie
mallattie sociali
socciali di matrice
razziale, religi iosa ed etnicaa ccome
religiosa ome ll’islamofobia
’isllamofobia negli Stati Uniti e
in Europa, il ris sveglio dii ceppi
risveglio ceppi virali
virali dii antisemitismo
antisemitismo in Europa E
uanta anni dal
a soli cinquanta ll’O
Olocau ustto, o l’
dall’Olocausto, ’ultima ondata sfacc
l’ultima sfacciata-
mente razzista ta di provved dimenti contro
provvedimenti contro o ll’immigrazione
’iimmigrrazione in Ar Arizo-
na, giusto per citarne alc cune. Q
alcune. ualsiiasi formaa p
Qualsiasi renda, la paura p
prenda, per
il Blob è viva e vegeta sulla su
ulla scenaa politica
politica contemporanea.
conttemporanea.
Quando si inizianizia il viaggio nella melma scivolosa scivolo osa della
della morali-
m
tà, della politica e dei fluidi corporei, non c’è c’èè nulla
nulla di
d innocente
perficiale di reazioni di pa
nell’istigazione superficiale panico. Sotto la superfi-
cie sta nascendo un n conglomerato di angoscia e terrore, e quando
avorevoli esso trasuda all’esterno. La paura e il
le condizioni sono favorevoli
moralismo formano una miscela caustica.
In effetti, quando si parla di amebe sociali non è necessario guar-
dare troppo lontano per incontrare ogni sorta di retorica moraleg-
giante. “Amboebic Morality” [“Moralità amebica”] – un articolo il
cui titolo è privo di qualsiasi sottigliezza – usa termini come “no-
bile”, “imbroglioni”, “sanguisughe”, “cooperazione con lo stranie-
ro”, “abnegazione” per descrivere il comportamento amebico; un
linguaggio pienamente in sintonia con la divulgazione scientifica.
Natura e performatività queer 109

L’articolo prosegue spiegando come le amebe siano impiegate nello


studio sperimentale dell’altruismo, come se fosse il modo più natu-
rale per approfondire le indagini, senza menzione alcuna del ragio-
namento circolare sotteso all’argomentazione6. Tutto ciò portereb-
be a chiedersi se la Natura sia un soggetto morale esemplare o un
attivista comunista (oppure, che il cielo non vvoglia, entrambi!). Ciò
detto, sarebbe grave concludere che ho o sollo inte
solo intenzione di denuncia-
re ancora una volta gli errori a cui porta porta l’“antropomorfizzazione”.
l’“antro
Al contrario, sono seriamente erriamente interessata
in
nteresssata all’antropomorfizzazio-
all’’an
ne, se intesa comee u uno
no sstrumento
truumento p per
er lliberarci
iberarci d dall’incrostazione
tossicaa dell’antropocentrismo,
dell’antrropocentriism mo, ssecondo
econdo ccui ui ll’umano
’umano nel suo modo
eccezionale
cezionale di esiesistere
istere d detiene
ettiene ttutti
utti i “benefici”
“benefici” come com l’agency, l’in-
tenzionalità,
zionalità, llaa razion
razionalità,
nalitàà, llaa ssensibilità,
ensibillità, iill ddolore, l’empatia, il lin-
olore, l’e
ggio, laa coscienza,
guaggio, coscienzza, l’immaginazione
l’iimmagginazion ne e molto
molto altro
altro ancora.
a Sono
cioè interessata
interessaata a mettere
mettere iin nddiscussione
iscussione i p presupposti
resuppostti ch che puntella-
no innanzitutto
anzitu ’’aanthroposs, iinclusa
utto ll’anthropos, ncclusa la la separazione
separrazion ne ddata per scontata
ata pe
tra l’“umano”
mano” e i suoi suoi altri.
altri. Con questoquesto non n voglio
vogliio promuovere
promu un
antropomorfismo
morfismo strategico
strategico fi fine
ne a ssee sstesso
tesso m maa l’uso o dell’elemento
dell’e
morfi
antropomorfico fico per
per porre un un problema,
problemaa, n on p
non perer consolidar
consolidare la no-
stra abitudine
dine al alla
lla proiezione
proiezzione bensì bensì per per smantellare
smantellare le presupresunzioni
pos” nell’antropocentrismo,
dell’“anthropos” nell’antro opocentrrismo, ccreando reaando così uno spazispazio per
una risposta – ossia per invitare invvitaare l’altra/o
l’aaltrra/o a rispondere
rispondere aprendosi
aprendo al
rischio e facendondo tutto ciò ciò che
che serve
serve per cre creare
eare veramente
veramente le ccon-
dizioni per unaa risposta,
rispostaa, e di di conseguenza
coonseguenza rimuovereriimuoverre (alcuni de)
d
i pesanti strati di impossibilità non umane ((o, o, aalmeno, creare uno
lmeno, crear
spiraglio per far circolare un soffio di aria fresca) 7
freescca) .
Quindi direi che he la difficoltà non risiede tanto nel fatto di at-
tribuire valori morali rali a specie non umane, quanto nel carattere
perentorio e caustico co del moralismo,
mo in particolare quando è fi-
nalizzato a rinsaldare il i binarismo umano/non umano8. Dato che
il moralismo raffigura gli umani come gli unici attori morali sulla
scena, la divisione tra natura e cultura non è una linea di confine
come un’altra, ma l’atmosfera in cui esso prospera. Non sorprende,
dunque, che il moralismo si senta in dovere di difendere con estre-
ma ferocia questo sacro confine. Ma per una sorta di ironica neme-
si, più la paura e il moralismo vengono eccitati nella difesa febbrile
della divisione tra natura e cultura, più si producono crepe in quel-
110 Performatività della natura

la stessa divisione, come per un incontrollato tic nervoso.


Si consideri l’esempio seguente: la (il)logicità del concetto di
“crimini contro Natura”, un termine legale che si riferisce a “rap-
porti sessuali contrari all’ordine naturale”, inclusi gli “atti di natu-
ra bestiale miranti al soddisfacimento di desideri sessuali degrada-
ti e pervertiti”9. Più comunemente, esso si riferisce fe alla “sodomia”
e, in particolare, ad atti sessuali tra persone perso one dello
d stesso sesso. A
tutt’oggi, le sanzioni penali per averr commesso commesso atti sessuali “con-
tro Natura” possono essere esssere ccosì
osì ssevere
everee d daa prevedere
prevved l’ergastolo (si
veda per esempiompio llaa llegislazione
egislazione dell’Idaho)
dell’Idaho) o persinoper la morte10.
bbinamen
L’abbinamento nto p erverso
perverso od dii n atura, ssessualità
natura, essualità e morale
m è chiara-
ente illustrato dalla
mente dalla seguente
seguente affermazione:
affermazione: “la sodomia sod deve es-
seree condann nata perché
condannata percché ill fondamento
fondamento o razionale
razion nale di ogni
og morale è la
ura e laa sodomia
natura sodomia è ccontro
ontro na atura”. Q
natura”. uesta d
Questa ichiaraz
dichiarazione di Har-
ry V. Jaffa, p rofessore d
professore dii fi losofia p
filosofia oliticca aall C
politica laremon McKenna
Claremont
Collegee e allaa C laremont G
Claremont radduate S
Graduate chooll H
School enrry S
Henry alvato è tratta
Salvatori,
da un ed pubblicato sul L
ditoriale pubblicato
editoriale Losos A ngelles T
Angeles imess il
Times il 14 Gennaio
1989. Un nd ocumento u
documento fficialee intitolato
ufficiale intitoolato “Omosessualità
“Omosessuaalità e legge l na-
ubbblicato sul sito
turale”, pubblicato ow webeb dell’ultraconservatore
dell’u ultraconservatore Cla Claremont
ella C
Institute nella alifornia d
California el ssud,
del ud, ccita
ita l’affermazione
l’afffermazione dell’edi
dell’editoriale
e conclude: “Ritenere arb bitraria la
arbitraria la distinzione
distinziione generativa tra ma-
schio e femminamina significa considerare
consideraare aarbitrarie
rbitrarie ttutte differenze
utte le differe
su cui si fondada ogni mor rale – p
morale er eesempio
per sempio q uella cche
quella he condanna la
enocidio. Esso
schiavitù e il genocidio. Esso iimplica
mpplica che siamo o liberi
lib
beri ddii scegliere se
esistano o meno o dei limiti oggettivi alle azioni azion ni umane,
umane, o dei criteri
criminare tra il bene e il male”
oggettivi per discriminare malle”111. Quindi,
Q secon-
sessualità non venisse crimi
do Jaffa, se l’omosessualità criminalizzata, crollerebbe
ogni base della morale:
orale: l’illegalità dell dell’omosessualità costituisce il
fondamento stesso della mor morale. l Questa (assenza di) logica è per-
fettamente coerente con il perverso dato di fatto che i crimini più
odiosi commessi contro natura, almeno secondo molte e diverse
culture, non sono le mattanze di non umani o di Altri umani rite-
nuti “meno che umani”, bensì “gli atti sessuali contro natura”, come
gli atti sessuali non riproduttivi, specie la sodomia, in altre parole,
gli “atti omosessuali”.
Il moralismo, che si nutre dell’eccezionalismo umano e, in par-
ticolare, della superiorità umana (difatti, l’essere soggetti morali
Natura e performatività queer 111

costituisce una delle caratteristiche che fanno ritenere gli uma-


ni superiori alle bestie), giustifica la specifica proibizione morale
contro i comportamenti “contro natura”. C’è un prezzo da pagare
per chi non si comporta “secondo natura” e va contro le sue leggi.
Ma se il crimine è commesso contro la Natura stessa – l’intera
Natura, vale a dire se l’atto è così oltraggioso so da contravvenire a
“tutto ciò che è naturale” – allora esso o deve
devve essere
ess stato commesso
necessariamente da un qualche he attore
atto ore esterno
esterno alla a Natura, presu-
mibilmente – se è anche hee cconsapevole
onsapevvole d ei ssuoi
dei uoi p ec
peccati – un soggetto
umano. Quindi, ndi, see ll’atto
’atto è contro
contro llaa Natura
Natura e iill ssoggetto che l’ha
compiuto
piuto non aappartiene
ppartiene aad d eessa
ssa m maa vvii ssii ccolloca all’esterno, allora
olloca al
tte le azioni commesse
tutte commessse da da questo
questto soggetto
sooggetto dovranno
dovran essere “non
allineate
ineate con n llaa natura
natuura o determinate
determinate da da essa,
esssa, contrarie
contra ad essa” –
ossiaa “innaturali”
“innaaturali” per per d definizione 122
efiniziione . E allo allo stesso
stesso ttempo,
emp se è vero
che laa proibizione
proib bizione morale
morale è indirizzata
indirizzataa contro contro i ccomportamenti
om
umanii “innaturali”,
“innaaturali”, incluso
inclusso ill comportarsi
comportarssi come come un un animale,
a ni allo-
ra questo o ssignifica
to ignifica che che sisi comporta
comporrta come come fa llaa n natura
aturra – compiendo
co
atti “secondo
ondo na natura”.
atura”. D Dunque
unque la (assenza
(assenza di) di) logica
logiica qui
qu sottesa
inciampa sullsullo
lo stesso dualismo
stesso duali ismo – il il dualismo
duaalismo natura/cultura
natura/cultur – che
intenderebbebbe as assicurare.
ssicurare. D Dii ffatto
atto è la la norma
no orma stessa – nell’etichet-
nell’e
tare alcuni comportamenti
comportamen nti come
come di di natura
naturaa b bestiale
estiale – a infrangere
infran
questo sacro confine, apren aprendondo llaa sstrada
trrada aallalla possibilità
possibilità che gli uma-
u
ni possano compiere
ompiere azi azioni
ioni nnonon
nu mane . P
umane 13 Pertanto,
ertanto, la legge con-
c
travviene alla sua ua stessa proibizione
proibiziione violando con con laa forza
orza il confine
fo confin
tra natura e cultura tura e commettendo con ciò llaa massima masssima violazione.
violazi
Inoltre, tutto il discorso sui “crimini contro conttro o natura”
natur ” ha deciso a
sua discrezione che he la Natura è sempre e comunque com una buona cri-
stiana o che, quanto to meno, i suoi trafficitraffi sono connotati da quella
purezza da cui gli umani mani sono stati esclusi sin dalla cacciata dall’E-
den. Ma se la Natura fosse f invece comunista, pervertita, o queer?
Citando la famosa frase del biologo evolutivo J.B.S. Haldane –
“l’Universo non solo è più queer di quanto pensiamo ma è persino
più queer di quanto potremo mai immaginare” – Bruce Bagemihil
scrive che il mondo “trabocca di creature omosessuali, bisessuali e
transgender di ogni risma” (Bagemihil 2000: 9). Citando la lettera-
tura scientifica su mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, pesci, insetti e
altri invertebrati, egli scrive: “l’omosessualità è documentabile in
112 Performatività della natura

più di 450 specie animali nel mondo ed è riscontrabile in tutte le


principali aree geografiche e in tutte le principali classi animali”
(Ibid.: 12). Ma persino questo straordinario catalogo zoologico di
animali queer copre solo una piccola frazione dell’universo – se
anche restassimo entro i confini della Terra, esiste una miriade
di creaturine che non rientrano nella lista, come c le innumerevoli
forme di vita non animale (amebe, piante, piantee, virus)
vir e la moltitudine
di esistenze che classifichiamo o comee ““inanimate”.
inanimate
La mia tesi è che il mondo, mondo, nellanella sua
sua esuberanza,
esub ber sia infinita-
mente più queer eer dii q uanto vvogliano
quanto ogliano ffarar iintendere
ntendere ttutte le numerose
citazioni
oni di HalHaldane.
ldane. InIn questo
questo miomio articolo
articcolo prenderò
prende in considera-
one anche la possibile
zione possibbile queerness
queerness d dii u na d
una elle crea
delle creaturine più dif-
fuse:
e: l’atomo.. Q Queste
uestee ccreaturine
reaaturine “ultra
“ultraa queer”
queerr” con le lloro ordinarie
lità quantistiche
qualità quaantistiche queerizzano
queerizzan no llaa queerness
queerness stessa
stessa conco i loro modi
sere rad
di essere dicalmmente decostruttive
radicalmente 14
decostrutttive . In4 n eeffetti,
ffetti, d dal
al mmomento che
queer signifi fica d
significa ecostruiree iin
decostruire nm aniera rad
maniera dicale ttutte
radicale utte llee iidentità e i
binarismi,mii, iincluso
ncluso ilil binarismo
binarrismo natura/cultura,
natura/culttura, questoqueesto ar articolo in-
ustrare ccome
tende illustrare ome u na sserie
una erie di ccose
ose aapparentemente
pparrentemen nte im
impossibili
siano in realtàà possibili,
possibili, in nclusa la
inclusa la queerness
queeerness d ella causalit
della causalità, della
materia, delloello spspazio
pazio e de del
el ttempo.
em
mpo. Q Queer
ueerr n non
on è un termine fisso e
determinato; o; non possied
possiede de u n co
un onteesto d
contesto dii rriferimento
iferimento fisso, iil che
non vuol dire re che significhi
significh hi quello
quello o cche uole. Il termine queer
he ssii vvuole. q
è esso stesso un organis organismosmo vvivacemente
ivacemente m utevole, una radic
mutevole, radicale
apertura desiderante,erante, un na molteplicità
una molltepplicità audace emente proteiforme
audacemente proteiforme e
differenziante, una dis/continuità agenziale, una una spaziotemporalità
sppaziotempo
avviluppata che si materializza iterativament
iterativamente te e ssii rei
reinventa in ma-
niera promiscua. E se la queerness non fosse il mero superamento
del confine tra natura ura e cultura, ma lla natura stessa della materia-
mporale?
lizzazione spaziotemporale?
Nel concludere questa introduzione vorrei ringraziare l’ameba,
una compagna eccezionale capace di cooperare attraverso distanze
spaziali e temporali grandissime, per avermi aiutato a far emergere
la diffusione sotterranea di culture moraleggianti che diffondono il
morbo dell’odio genocida e danneggiano le ecologie della diversità
necessarie a prosperare. Ed è sicuramente così quando l’indigna-
zione morale si insinua nelle fondamenta della società.
Natura e performatività queer 113

Natura e performatività queer15

Questa discussione sulla performatività queer della natura è as-


sistita da una banda variopinta di collaboratori queer – tra cui le
amebe sociali, i neurorecettori delle pastinache, il fulmine, una
specie fantomatica di dinoflagellati, gli accademici cc (una strana
specie compagna) e gli atomi. L’approccio pprocccio qu qui adottato non in-
tende tradursi in un invito rivolto ivolto aagligli aaltri
ltri nnon
on umani ad entrare
nel queer, ma in unaa m essa iin
messa nd iscusssione di
discussione di tutti
tut i binarismi che
sostengono lee diffdifferenze
ferenze in in gioco.
gioco. Q Quindi,
uin ndi, p prima
riima di farli entrare,
sono necessariee aalcune
lcune altr
altrere p remesse, ttra
premesse, ra ccui
ui una discussione più
approfondita
profondita di come llaa d distinzione
istinzione n natura/cultura,
atura/cultura, in particolare
nella
la specifica
specificca forma
form ma dell’eccezionalismo
dell’eccezionallismo u umano,
mano, m mini alla base
lsiasi tentativo
qualsiasi teentativo di di concepire
concepire e coltivare
coltivare ecologie
ecologie della
de differen-
za chee potrebbero
potreb bbero aavere
vere ll’opportunità
’o
opportunità d dii eemergere.
mergere. D Dala momento
che in gioco o è la
la stessa
stessa natura
naturra del del processo
proceesso d dii m ateria
materializzazione
spaziotemporale,
mporale, iniziamo,
em iniziamo, quindi,
quind di, come
come sii cconviene
onvien tutti gli in-
ne a tu
cipit, connu na ri
una ipetizion
ripetizione.ne. E cco, allora,
Ecco, alllora, cche
he q uesto iincipit
questo ncipit ritorna
per la primama volta…
vo
olta…
“Atti contro
ntro nnatura”
atura” – q quali
ualli iimmagini
mmaginii b bestiali
estiali evoca quesquesta fra-
se? Quando o vengono commessi
commmessi “atti “atti contro
contro o natura”
natura” di solito n non si
tratta di crimini
mini di piccolaa entità.
entità. Questa
Questta frase
frase trasuda
traasuda indignazio-
indigna
ne morale, propriooprio comee d al ssuolo
dal uolo del del Texass ttrasudano
rasuudano le amebe,
ame
e sono in palio delle vitee (forse (forse anche
annche letteralmente)
letteralm 16
mente) . Quali sono son
questi atti contro o natura che ispirano sdegno om oraale? Sicura
morale? Sicuramente
ersino forme di sessualità eterosessuale,
piaceri queer, persino eterosess e un as-
sortimento di altre re pratiche umane. Chiara Chiaramente, qui è in gioco
la differenza binaria ia natura/cultura
natura/cultura, ma la logica che si sforza di
stabilizzarla è alquanto perversa. Da una parte è chiaro che gli
anto per
umani sono percepitii come gli attori, i perpetratori di questi “atti
contro natura”. Ne consegue una percezione di esteriorità assoluta:
il crimine è contro la Natura stessa, contro tutto ciò che è natura-
le. La Natura è la vittima, oltraggiata, offesa. Allo stesso tempo,
gli umani che commettono “atti contro natura” vengono descritti
come animali. In altre parole, il “colpevole” è percepito come qual-
cuno che danneggia la Natura dall’esterno ma allo stesso tempo è
dileggiato per essere diventato parte della Natura stessa. Mentre in
114 Performatività della natura

questo caso la trasgressione sia esplicita che implicita è data dalla


bestialità, il “vero crimine”, secondo gli accusatori, è la trasgressio-
ne del binarismo natura/cultura, non solo violato ma anche offeso.
In altre parole, i persecutori di coloro che si macchiano di “crimini
contro natura” inciampano su quel confine che loro stessi vorreb-
bero proteggere. A peggiorare le cose c’è il fatto t che gli “atti contro
natura” che veramente meriterebbero o un na rea
una reazione sdegnata per
le gravi ingiustizie commesse, e, di solito
so
olito non non contano
con affatto come
violazioni secondo la ((non)logica
non)logicaa d dii qu uesta p
questa raatic moralistica. Un
pratica
caso tra tutti: stan nte llaa cconsueta
stante onsuetaa aassociazione
ssociazzione ttra ra umani e cultura
da unaa parte e animali
animali e natura
natura dall’altra,
dall’aaltra, ssii p
potrebbe
otreb pensare che
le forme di violenza con ntrro ggli
contro li aanimali
nimalli p raticate dall
praticate dall’industria delle
carni
ni – cioè lo lo sterminio
stermminio d dii m
massa
assa dii quegli
quegli “Altri” resi uccidibili
cadrebbbero ssecondo
– ricadrebbero ecoondo q uestta logica
questa logicaa tratra gli
gli “atti
“atti contro
co natura”
evoli d
meritevoli dii p ubblica iindignazione
pubblica 17
ndignazione . E invece, invece, cciòiò cche
h viene cri-
izzato eed
minalizzato d eetichettato
tichettato ccomeome iimmorale
mmorale ssono ono llee p ratiich sessuali,
pratiche
mentre lo o ssterminio
terminio d dii m assa deg
massa gli aanimali
degli nimalii p assa in
passa nosserv e im-
inosservato
viene normalizzato,
punito, viene noormalizzzato, naturalizzato
naturaalizzato e reso reso accettabile
acccettabi come
un prezzo o da pagare
pagare per laa produzione
produzionee di di cibo.
cibo. SeSe la logica vacilla,
quale falla del binarismo
binarismo onnatura/cultura
attura/culturaa vviene iene messa in evi evidenza
unzione di teoria
dalla congiunzione teorria queer
queeer eded ecocritica?
ecocrritica?
La performatività
matività è stat stata
ta unun concetto
concettto eessenziale
ssenziale per la te teoria
18
queer . Eppure, ure, la performatività
perfo ormatività è stata considerata
connsiderata (quasi esc esclu-
sivamente) unaa prerogat
prerogativa umana;
tiva uma ana; gli umanii ne ne rappresentano
ppresentano il
rap
solo argomento e il solo interesse . Eppure, 19 Eppurre, è bizzarro
bizzarro costrui-
co
re sull’impalcatura ura dell’eccezionalismo um mano u
umano na teoria che si
una
propone specificamente mente di affrontare argomenti argom come l’abiezione
fferenziale dell’um
e la costruzione differenziale dell’umano, specialmente laddove le
gradazioni dell’umano, no, ivi compreso
co l’inumano, sono spesso costi-
tuite in relazione ai non umani.
Un caso esemplare è rappresentato dalla ben collaudata tattica
della disumanizzazione – attraverso l’identificazione di un deter-
minato gruppo di umani oppressi con altri non umani oggetto di
disprezzo, “rendendo così possibile non solo identificare un grup-
po come nemico ma anche sterminarlo a cuor leggero” (Mamdami
2001, citato in Raffles 2006: 521)20. Heinrich Himmler, capo delle
SS naziste, non era estraneo a questa tattica. Egli è assolutamente
Natura e performatività queer 115

esplicito riguardo alle conseguenze rese possibili da una tale con-


sapevole equivalenza:

L’antisemitismo equivale esattamente allo spidocchiamento. Libe-


rarsi dai pidocchi non è questione di ideologia. È una questione di pu-
lizia. Parimenti, l’antisemitismo per noi non è mai stata una questione
ideologica ma un problema di igiene di cui finiremo di occuparci a
ui fin
breve. Presto ci saremo del tutto spidocchiati.
pidoccchiati. Ci restano solo 20.000
pidocchi dopo di che il problema sarà
bleema sarrà aarchiviatoo iin
rcchiviato n tutta la Germania
(Himmler, aprile 1943,43,, ccitato
itato iin Raffles
aff les 2006:
n Ra 2006: 521;
521; corsivo
co aggiunto).

Glili effetti su
sulle
ulle vvite
ite um
umane
mane d dii ttali
ali identificazioni
identificazion o equivalenze
(im)poste
m)poste tra umani e altri alttri non
non umani
umani sono sono sstate
tate e continuano a
essere devastanti.
ere devast tanti. Allo
Allo sstesso
tesso ttempo,
empo, p peccheremmo
eccheremmo di negligenza
denu uncia della
se la denuncia dellaa costruzione
costruzione differenziale
differenziale dell’umano
dell’uum in rela-
zione al non umano
umano avesse
avesse l’unico
l’unico effetto
effetto didi concentrare
concentra la nostra
ione dii nuovo
attenzione nuovo ed ed esc clusiivamente sull’umano.
esclusivamente sulll’umano. U na delle rea-
Una
zioni all ccalcolo
alcolo ggenocida
enociida usato
usato da da Himmler
Himmller è stata statta di
di respingere
re
questo p paragone
aragonee iinvocando
nvocaando la sup superiore
periore singolarità
siingolarittà dell’umano.
dell
Ma questaa reazione
reaazione non solo solo elide
elide l’equivalenza
l’eq
quivalenza svalutando
svalutand ulte-
riormente un solo so termine
olo termin ne d dell’equazione
ell’equazzion ne – iill non umano rispetto
ri
utiilizzando
all’umano – ma lo fa utilizzando o lo o stesso
stessoo ca alcolo razzializz
calcolo razzializzante.
Una simile risposta ripropone
isposta riprop pone iin n aaltri termini
rmini iill p
ltri ter problema
roblema che cer-
ca di risolveree sottoscriv
sottoscrivendo
vendo u una
na posizione eetica tica e morale basbasata
su una cancellazione
lazione – unun modo
mod do perper evaderee llaa rresponsabilità
esponsabilità in
relazione alle (inevitabili)
inevitabili) esclusioni costitutive
costitu utive prodotte.
prodotte IIn altri
termini, attraverso so questa interpretazione llaa rrelazione elazi di equiva-
lenza tra umani e non umani è cancellata ma solo a patto di cancel-
lare le condizioni materiali e gli effet effetti dei modi differenti in cui le
differenze contano. Una dell delle dimensioni cancellate è la indiscus-
sa uccidibilità dei non umani. I non umani non vengono presi in
conto da questo tipo di calcolo morale21. D’altra parte, le posizioni
opposte – la riaffermazione di una equivalenza tra umani e non
umani nel nome dei diritti degli animali o la priorità dei diritti
degli animali sui diritti umani (rivendicata invertendo i consueti
termini dell’ineguaglianza che dà per scontata la superiorità uma-
na) – si rivelano ugualmente problematiche e non contribuiscono
affatto a promuovere una assunzione di responsabilità22.
116 Performatività della natura

Serve un punto di partenza per un’analisi che non dia per scon-
tato nessuno dei due termini dell’equivalenza ma che affronti inve-
ce direttamente la questione dei tagli che producono le distinzioni
tra “umani” e “non umani” – laddove la costruzione differenziale
di entrambi i termini è importante tanto quanto le rispettive esclu-
sioni costitutive – prima ancora di iniziare l’operazione o di parago-
ne. In altri termini, è necessaria una presa pressa di responsabilità per i
tagli prodotti e gli entanglement ment chechhe nene sono
sono eeffetto.
f In particola-
re, l’approccio “post-umano”ummano” non nonn consiste
conssiste nel
nel confondere
co i confini
tra umano e non umano, umano, non noon sta
sta nell’elidere
nell’eelidere tutte
tutt le distinzioni e
differenze,
enze, e ne nemmeno
emmeno ne nelel mero
mero rrovesciamento
ovescciamento dell’umanesimo,
d
ensì nel comprenderee ggli
bensì li eeffetti
ffetti m ateriali d
materiali elle spec
delle specifiche modali-
tà con cui vengono
ven ngono tracciati
trracciati i confini
confini tra trra “umani”
“umani” e “non “n umani”23.
Elemento
mento ccruciale,
ruciale, dunque,
dunque, è ch che
he uuna
na ttale
ale analisi
analisi nonno può inten-
dere questi ttagli
aglii come
come u una na q questione
uestione cche he aattiene
ttiene eesclusivamente
scl
atiche u
alle pratiche mane d
umane dii d iffferen nziazione, vale
differenziazione, vaale a dire,
dire, alle
alle distinzioni
d
operate cculturalmente.
ulturalmente. Q Qualsiasi
ualsiasii ccosa intenda
osa si int tenda p per
er ““taglio”
tag esso
non devee presumere
presum mere preesistenti
preeesistenti n ozioni d
nozioni dii ““umano”.
umano o”.
In alternativa, potremmo
rnatiiva, potremm mo cchiederci:
hiedercii: cche he n nee è del non umano
quando si adottaa un approccio
appro occio o performativo
performattivo all’abiezione, all’assog-
all’abiezione, all
gettamento, alla agency e aalla lla materializzazione?
maaterializzazzion ne? Sicuramente
Sicurament do-
vrebbero entrare prospettiva
trare nella pros spettiva aanche
nche i n nonon uumani
mani insieme agli
umani, ma il punto non ssta ta n elll’allargare l’a
nell’allargare ambito di applicazio
l’ambito applicazione
della performatività
atività per includerli.
includ derrli. Piuttosto, iill p punto
untoo sta nel fatto
fat
che le stesse pratiche
tiche di differenziazione dell’“u dell’“umano”
uman no” e “non uma-
no”, del “vivente”” e “inanimato”, di ciò che è “culturale” “ccultural e “natura-
le” producono cruciali ciali effetti di materializzazi
materializzazione di cui non si tiene
conto quando l’analisi alisi inizia solo dopo dop che questi confini sono già
stati istituiti. In altree parole,
parole si deve d tenere conto non solo della ma-
terializzazione di corpii “umani”, ma di tutto il divenire della materia
e delle materializzazioni, inclusi gli effetti materializzanti di quelle
pratiche di produzione dei confini attraverso cui sono differente-
mente costituiti l’“umano” e il “non umano”. Questa operazione
deve includere, oltre alle forze naturali e sociali in sé, anche la costi-
tuzione differenziale di tali forze in quanto “naturali” o “sociali”24.
Di conseguenza, la mia tesi qui non riguarda la performatività
non umana in sé e per sé ma le pratiche materializzanti della dif-
Natura e performatività queer 117

ferenziazione, nel contesto delle quali non si può dare per scon-
tato che tutti gli attori, le azioni e gli effetti siano umani. Sono
quindi interessanti non solo le pratiche adottate dagli umani per
operare distinzioni, ma anche quelle intraprese dai non umani per
differenziare se stessi dall’ambiente, da altri non umani nonché
dagli umani e da altri ancora. Più specificatamente, a il punto non
sta nell’aggiungere i non umani agli uma ani tr
umani tra gli attori o agenti
di cambiamento, piuttosto nel el ripen nsare llaa natura
ripensare natu della causalità,
lazzionalità e del
della agency, della relazionalità del cambiamento
cambiamen senza conside-
rare fondativee queste
quesste d istinzzioni e ssenza
distinzioni enza sstabilizzarle.
tabilizza È necessario,
dunque,
que, ripensare
ripenssare la la natura
naturra delladella differenziazione
differenziazione emancipandola
daa nozioni identitarie
identiitarie o spaziali
spaziali fisse.
fissse. In
In effetti,
effetti, qual
q è la natu-
ra della diffe
differenza
erenza see llaa d differenziazione
ifferenziaziione n nonon avviene nello spazio
e nell tempo
temp po mama nell divenire
divenire materiale
materialle sspaziotemporale?
paziotempor 25 Quale

stranaa causal
causalità
lità iinterviene
nterviene n nelle
elle costruzioni
costruzioni p performative?
erforma Qua-
le temporalità
poralittà ne
ne costituisce
costituisce ssua ua o operazione
perazio one (e (e/o
e/o nnee è ccostituita)?
Cosa significa
nifica accogliere
gn accogliere le le esclusioni
usioni costitutive
esclu costiitutive nel
neel tessuto
tessu stesso
del divenire
nire mmateriale spaziotemporale?
atteriale sp paziotempo orale?
Altrovee ho già già esposto in in maniera
maniera d dettagliata l’approccio post-
ettagliata l’approcci
umano e performativo
perforrmativo aaii p processi
rocessi d dii m
materializzazione
aterializzazione ch che non
limita il suoo ambito di indagine ndagine alla
in alla sola sferra dell’umano226. Se-
sola sfera
condo il mio o approccio re ealissta agenziale
realista agenziiale tutti
tutti i corpi,
corpi, non solo
so i
corpi umani, contano nell d divenire
iveniire pperformativo
erformattivo d del
el mondo – ne nella
sua intra-attività 2
27
tà iterativaa . La7 La materia
materia non è considerata
consideerata un me mero
effetto o prodotto to di pratiche discorsive, ben nsì u
bensì unn ffattore
attore agen
agenziale
lizzazione iterativa, per cui ll’identità
della sua materializzazione ’iidentità e la differen-
calmente riviste. In particol
za ne escono radicalmente l
particolare, ho messo in evi-
denza come ciò che he consideriamo no normalmente entità individuali
non sono in realtà oggetti separati, se con confini e proprietà deter-
minati ma sono piuttosto tt (“parti” aggrovigliate di) fenomeni (di
intra-azioni material-discorsive) che si estendono attraverso (ciò
che comunemente consideriamo luoghi e momenti distinti nel-) lo
spazio e il tempo (laddove i concetti di “materiale” e “discorsivo”
nonché la loro relazione sono disancorati dalle proprie fondamen-
ta anti/umaniste e ridefiniti). I fenomeni sono entanglement del di-
venire materiale spaziotemporale, non nel senso colloquiale di una
connessione o intreccio di entità individuali ma nel senso tecnico
118 Performatività della natura

di “entanglement quantistici”, che rappresentano l’inseparabilità


(ontologica) di “componenti” che intra-agiscono agentivamente28.
La nozione di intra-azione (in opposizione a quella più comune
di “interazione” che presume la preesistenza di entità/relata indi-
pendenti) segna uno spostamento importante, aprendo alla possi-
bilità di ridefinire nozioni fondative dell’ontologia t classica come
la causalità, la agency, lo spazio, il tempo, emp po, la m materia, il discorso,
la responsabilità e l’accountability. bility. UnaUna specifica
specific intra-azione ope-
ra un taglio agenziale (opposto
(opposto al taglio
taglio cartesiano
cartesian no – che rappresenta
una distinzione ne int trinseca – ttra
intrinseca ra soggetto
soggetto e oggetto)
oggetto e produce una
azione tra “soggetto”
separazione “ssoggetto”” e “oggetto”.
“oggetto”. QuestoQuesto significa
signifi che il taglio
enziale opera una ri
agenziale isoluzione “l
risoluzione locaale” all’interno
“locale” all ’ interno del fenomeno
lla intrinseca
della intrinsecca indeterminatezza ntollogica299. Quindi le intra-azioni
indeteerminatezza oontologica
operano
ano ununa
na ccruciale
rucialee separabilità
separabilità aagenziale
genzziale – la la condizione
condizio locale per
una esteriorità-immanente-ai-fenomeni.
esterioriità-immanente-aai-fenomeni. Q Quindi,
uindi, llaa ddifferenziazione
iffe
rellazione di
non è una relazione di radicale
radicale eesteriorità
steriorità m maa uunana relazione
relazione di separa-
bilità agenziale,
geenziale, di
di esteriorità
esteriorità immanente.
imm manente. Lee intra-azioni
intra-azzioni congiungo-
c
ungono ((in
no/disgiungono in una
una mossa
mossa sola) ). L
sola). ’ identitàà è materia
L’identità materria feno
fenomenica;
non è unaa questione individuale.
quesstione individ duale. L L’identità
’ iden ntità è m multipla interiormente
ultipla interio
o, meglio, l’identità
l’idenntità è difdiffrazione
ffraziione aattraverso
ttraveerso ssee stessa – l’idenl’identità è
/différance/diveergere/differire/diiffereenziare30.
diffrazione/différance/divergere/differire/differenziare
In questo saggio mi p ropongo d
propongo dii aapprofondire
pprofondire ulteriorm
ulteriormente
questi argomenti considerando
enti consid derando ggli li atti dii n natura
atura – ossia l’intra-
l’int
attività della natura, la sua sua performatività
perfformatività queer qu ueer – allaalla ricerca di
un’alleanza, o meglio considerando “noi ste stessi”
essi” co come
ome già se sempre
parte della natura, a, parte di tutti quegli esser esseri
ri cche
he llaa ccategoria degli
“atti contro natura” a” pretende di salvare o di d difendere ma che in
realtà cancella o demonizza.
emonizza. Nel prossimo
pros i paragrafo introdurrò al-
cune “creaturine queer”. eer”. Le definisco
d “queer” non per il desiderio
di utilizzare un termine i a effetto laddove “eccentrico” o “strano”
sarebbero stati ugualmente adeguati, né per sostenere che esse in-
dulgano in pratiche sessuali queer (benché almeno per certi aspetti
alcune lo facciano), ma per sottolineare piuttosto come la loro stessa
“appartenenza di specie”, per così dire, espliciti la queerizzazione
della “identità” e della relazionalità31 (non è sufficiente dire sempli-
cemente che l’identità è una relazione, se la relazione in questione
avviene tra entità concepite come antecedenti alla relazione stessa).
Natura e performatività queer 119

Parlare di “creaturine queer” significa operare un’interruzio-


ne ai tagli che definiscono questi termini. Da una parte possiamo
intendere la parola “queer” come verbo che agisce sul sostantivo
“creaturina”. Queerizzare la creaturina è importante dal momento
che il termine “creaturina” già opera quelle esclusioni che stia-
mo problematizzando. Una creaturina, secondo n una delle sue ac-
cezioni, è una creatura vivente, laddove ove llaa lin
linea di demarcazione
tra “animato” e “inanimato” è data per per sscontata,
contat e non l’effetto di
definizion
particolari pratiche di definizione ne dei
deii confini.
confinii. D D’altro canto, una
“creaturina” è giàà intrinsecamente
intrinsecamente queer,queer, caratterizzata
caratt come è
da associazioni
sociazionii contraddittorie
contradditttorie iin nqquanto
uanto ttermine
ermine definito sia in
pposizione agli
opposizione aglli uman
umanini o distinto
distinto d daa essi
essi (nel
(nel suo riferirsi a es-
serii animati n non
on umumani),
mani)), ssia
ia iin
n rrelazione all’umano
elaziione al ll’umano (per esempio
comee term mine d
termine dii rip
provazione o d
riprovazione ispreezzo, m
disprezzo, maa aanche
nche ttalvolta come
ine affettuoso
termine affetttuoso e tenero) 3
32
tenero) . Significativamente,
Significativamentee, dunque,
dun le cre-
aturinee sono op er d
per efinizioone in
definizione ntrinsecameente d
intrinsecamente estabiliizz
destabilizzanti e non
hanno un na iidentità
una dentittà determinata.
determinata.

Creaturine
ne queer,
queeer, causalità
caussallitàà quantistica
quantistiica e performatività
performativit
ra
della natura

Le creaturine
ine queer che
che vverranno
erranno introd
introdotte
dotte iin
n questa sez
sezio-
lmine, i neurorecettori
ne sono: il fulmine, neuroreceettori delle pastinache,
pastinache, una spspe-
cie estinta di dinoflagellati, gli accademici (una (una strana specie) e
strana sp
gli atomi. Tenerlele d’occhio (oppure, se si è una
una stella
stell serpentina,
ssere) per investigare le lo
tutto il proprio essere) loro perturbanti abilità
comunicative o, più precisamente, le b
ù precisamente bizzarre relazioni causali che
isultato della
manifestano come risultato d natura fenomenica/entangled del
“loro” essere, serviràà a evidenziare la natura agentivamente intra-
attiva, ossia performativamente queer, del (loro) /divenire33. Nel
chiamare in causa questi nostri collaboratori queer è fondamentale
essere consapevoli che il punto non è utilizzare i non/umani come
strumenti utili al nostro pensiero ma pensare insieme a loro, farci
carico dei nostri obblighi etici nei loro confronti, dal momento che
non sono solo degli strumenti a nostra disposizione ma reali esseri
viventi (e includo in questa categoria sia gli esseri cosiddetti “ani-
120 Performatività della natura

mati” che quelli “inanimati”)34. Un aspetto collegato è evitare la


trappola di posizionare tutto in relazione all’umano e impegnarci
invece a tenere in giusta considerazione l’attività di ciascuna crea-
turina nel suo continuo intra-agire con il mondo che contribuisce
a materializzare e nel suo esserne parte.

Il balbettante crepitio del fulmin


fulmine
ne

Il fulminee ispiraa p paura


aura e ssoggezione.
oggezione. Dà Dà u una
na scossa
s alla nostra
oria, facen
memoria, ndo b
facendo alenarre n
balenare ella nostra
nella nostra m ente le immagini del-
mente
le origini elettri izzantii d
elettrizzanti ella vvita:
della ita: quella
quella deldel fulmine
fulmine che infuse la
ntilla vitale,
scintilla vitalle, la scossa
sccosssa che
che animò
animò il il brodo
brodo primordiale
primor trasfor-
dolo iin
mandolo nu na zzuppa
una upppa ddii m ateria o
materia rgganica d
organica daa cui
cui si
si ssvilupparono
lentamente
mente i primi
primmi organismi,
organismi, ma ma anche
anche le le immagini
immagin ni della
d natura
lta qua
stravolta ando ll’uomo
quando ’uomo u surp
usurpapa ilil suo
suo potere
pottere didi dare
dare la la vita, come
nel casood del
el ffamoso
amoso m mostro animato
ostro anim mato d dal
al Dr.
Dr. F Frankenstein.
rank kenste Il ful-
mine dà lala vita
vita e la
la toglie.
togllie.
mine è un
Il fulmine un fenomeno
fenomen no straordinario.
straordinaario. È ll’archetipo
’aarchetipo dell’“atto
de
di natura”, caus
causasa di “più ùm morti
orrti ddirette
irettte ddii q
qualsiasi
ualsiasi altro fen fenome-
no naturale”” (Uman 1986 6: 117).
1986: 7). O gni aanno
Ogni nno o ssono
ono innescati da ful-
mini circa diecimila
iecimila incendi
incenndi b boschivi
oschivvi (Uman
(Uman 11986: 86: 5). Secondo
98 Second il
National Weatherather Service,
Servicce, “in
“in ogni
ogni momento
momentto sono sono in corso 1800 18
temporali in un n qualchee lluogo
uogo d ella terra”, p
della perer uunn ttotale
otale annu
annuo
di 16 milioni di temporali che scaricano fulmini fu 35
5
ulmini . Il fulmine fulmi è
allo stesso tempo o un evento quotidiano e un n ffenomeno
enome veramente
complesso che sfida fida costantemente la capa capacitài degli scienziati di
comprenderne la fisica. Una delle mi mie altre collaboratrici, la teori-
ca post-strutturalistaa Vicki Kirby,
Ki descrive in modo straordinaria-
mente vivido la natura queer delle performance del fulmine, con
le seguenti parole:

Dal momento che casa mia è una specie di eremo affacciato su un


panorama che include un ampio scorcio del porto e dell’orizzonte di
Sidney, di frequente mi capita di vedere tempeste elettriche che solca-
no il cielo della città. Mentre aspettavo il prossimo fulmine, cercando
di immaginare dove potesse cadere, mi sono chiesta quale fosse la lo-
gica imprevedibile di questa scarica di fuoco dotata di una volontà ca-
Natura e performatività queer 121

pricciosa e allo stesso tempo caparbia. La convinzione secondo cui il


fulmine segue una certa logica è testimoniata dalla credenza secondo
cui il fulmine non colpisce mai nello stesso posto. Ma come ci spiega
Martin Uman, uno dei più importanti studiosi dei fulmini, i fatti sem-
brano dimostrare il contrario. “Molte delle nostre scoperte sui fulmini
sono state fatte proprio perché i fulmini colpiscono ripetutamente le
stesse strutture […] l’Empire State Building New York City viene
ng a N
colpito dai fulmini in media 23 voltee ll’anno…”
ann (Uman 1986: 47).
no…” (U

Nel leggere comee llee sscariche


cariche eelettriche
lettrriche p prediligano
reedil edifici alti,
ari in ca
alberi solitari ampi d
campi daa golf,
golf, trattori
trattori e ampie
ampie superfici
s d’acqua
ho anche imparato
impaaratto cche
he questi
questi iincontri
ncontri eelettrici sono preceduti da
lettrici son
curiosi
riosi riti di innesco. Un’affascinante
Un’affascinantee comunicazione,
comunicazion una sorta di
balbettante
bettantee crepitio
crepitio tra
traa la
la terra
terra e il
il cielo
cieelo sembra anticipare la scari-
sembra antic
era e p
ca vera ropria. U
propria. Unn eesempio
sempio sspettacolare
pettacolare è iill ffenomeno
enomen del fuoco
nt’Elmo, una
di Sant’Elmo, una luminescenza
luminescenza che che qualche
qualcche volta
voltaa sii manifesta
m in-
torno a un og oggetto
ggetto nnel
el mmomento,
om nzi immediatamente
mentto, aanzi immmediataamente prima,pr dello
scoccaree del
del fulmine…
fulmine…
iziamo da
Ma iniziamo da un
un fenomeno
fennomeno dall comportamento
comporttamento assai più p sem-
plice dellaa controversa
conntro
oversa na atura d
natura el ffuoco
del uoco od dii S ant’Elmo asso
Sant’Elmo associato a
quelle “sfere mobili
re mob luminose”
bili lumi inosee” cche siamo
he si iamo o soliti
soliti chiamare fulmini
fu
36
globulari . Per esempio, se se cominciamo
cominciamo a considerare
considerare la sc scarica
del fulmine, ossia il lampolamp po che
che siamo
siamo soliti
solliti osservare
osserrvare in una ttem-
pesta elettrica, a, potremm
potremmo mo ssupporre
upporre che essa aabbia bbia origine in u una
nuvola e che venga enga poi scaricata
scaricata inin direzionee del del suolo.
suolo. Tuttavia,
Tuttavi
se questa causalità ità nella sua direzione fosse vera, vera, sarebbe
sarebbe ragione-
vole chiedersi come me può essere informato iill ffulmine ulmi di quale sia
la direzione più breve reve verso la terra prima prim di misurarla. Secondo
gli esperti, il percorso rso del fulmine
fulmin rappresenta un arco disgiunto
che procede sia verso l’alto che verso il basso (Uman 1986: 73).
so l’alt
Gli edifici o altri oggetti al suolo possono innescare un fulmine
inviando un invito, attraverso quelle che vengono chiamate sca-
riche di ritorno ascendenti, a una scarica discendente non ancora
visibile chiamata ‘scarica pilota’ – o viceversa. Uman spiega questo
momento di innesco in termini di atti linguistici.

È importante notare […] che la scarica pilota ha origine nella nuvo-


la senza alcuna ‘conoscenza’ degli edifici o della geografia sottostante.
122 Performatività della natura

In effetti, si crede che la scarica pilota non abbia alcuna ‘consapevo-


lezza’ della presenza di oggetti al suolo fino a quando non si trova a
qualche decina di metri dal punto di caduta finale. Quando tale ‘con-
sapevolezza’ si manifesta, una scarica di ritorno si innesca dal punto
di caduta e si propaga verso l’alto fino a incontrare la scarica pilota di-
scendente, completando così il percorso verso il suolo” (1986: 49-50).

Potremmo a ragione chiederci:: in q quale


uale lin
lingua viene condot-
ta questa conversazione elettrica lettrica che
che sembra
sembra anticipare
a se stessa
nell’istante finale (o è quello quello iiniziale?)
nizialle?) dell’intuizione
dell’iint divina –
“quando laa consapevolezza
consap pevolezza si si m anifesta??” ((Kirby
manifesta?” Kirby 22011: 10-11).
Cos’è questaa bizzarra
bizzarra ccomunicazione?
omun nicazione? C Chehe tipo di causalità ha
luogo?
ogo? Un fulmine non noon è lala semplice
semplicce risoluzione
risoluzione dell’accumulo
de di
ferenzialle eelettrico
differenziale lettricco ttra
ra tterra
erra e n uvola durante
nuvola duran nte un ttemporale: un
fulmine
mine non
non sii p propaga
roppaga ssemplicemente
emplicemente d daa uuna
naa nnuvola
uvo tempora-
lesca alla terraa lungo
lungo unun percorso
percorso unidirezionale
unidireezionale (per (peer quanto ab-
bastanzaza erratico).
errattico). IIll p erccorso cche
percorso he compie
compiie iill ffulmine
ulmine nonn solo è
imprevedibile
dibile ma
ed ma nonnon procede
procede neppure
neppure senzasennza soluzione
soluuzione di conti-
il cielo
nuità tra il cielo e lala terra.
terraa. Esiste,
Esiste,, per
perr così
così dire,
dirre, una
una sorta did comu-
nicazione a distanza all’opera
disttanza all’o opera ttra due
ra i d ue ppunti.
unti. P Per meccanismo
er un mecca
enziatii non hanno
che gli scienziati han nno ancora
ancora del
del tutto
tutto chiarito, all’interno
all’in
di una nubee temporalesca ssii ccrea rea u na forte
una forte polarizzazione
polarizzazione el elettri-
ca – gli elettroni vengono
roni vengon no sstrappati
trappati d dagli
aglli aatomi
tomi a cui erano le legati
e si accumulano no nella pa arte iinferiore
parte nferiore della nu ube, llaa più vicina aalla
nube,
terra. In risposta, superficie
ta, la supe erficie terrestre viene p polarizzata
olarizzata da questi
ques
onati e incanalati verso la terra.
elettroni direzionati terrraa. A questo
questo punto si
crea un forte campo mpo elettrico tra la terra e il il nuvola
nu e non resta
altro che creare un n percorso conduttivo ch che li unisca. I primi ac-
cenni di questo percorsorcorso sono così modesti da non far presagire il
loro finale esplosivo. “Tutt“Tutto inizia con una piccola scintilla all’in-
terno della nube a 8 chilometri di altezza. Una scarica di elettroni
si precipita fuori, percorre cento metri poi si ferma e si accumula
per alcuni milionesimi di secondo. Dopo di che questa corren-
te prende una direzione diversa, si accumula più volte. Spesso si
divide in diramazioni, ma non siamo ancora in presenza di un
fulmine” (Discovery Channel 2007)37. Questi primi tenui bagliori
prendono il nome di “scariche pilota”. Ma l’accumulo di cariche
negative (elettroni) nella parte inferiore della nube non si risolve
Natura e performatività queer 123

in un flusso di elettroni che si scaricano direttamente al suolo. È


il suolo, invece, che risponde con un suo corrispondente segnale
ascendente. “Quando la scarica pilota si trova tra i dieci e i cento
metri dal suolo, quest’ultimo comincia a rilevare un eccesso” di
carica elettrica e “alcuni oggetti sul terreno rispondono lanciando
piccole scie verso la scarica pilota, sottili filamenti m di plasma poco
luminosi che cercano di connettersi con cciò iò cche sta scendendo”.
È come se gli oggetti sulla superficie uperficcie vvenissero
enissero interpellati dalla
chiamata della nuvola. a.. Quando
Quando una una delle
delle risposte
risppo ascendenti in-
contra la chiamata amataa discendente
discendente iill ccircuito
ircuiito ssii cchiude
hiu e si produce
una potente sc scarica
carica cche he p prende
rende fforma
orma d dii ffulmine.
ulmine Ma la scarica
on prosegue in maniera
non maniieraa ccontinua
ontinua neanche
neanche dopo dopo che c il percorso
è stato
tato aperto,
aperto o, per
per così
così d dire:
ire: ““La
La pparte
arrte del
del canale
canale vvicino al suolo
arica p
si scarica perer p rima, ssuccessivamente
prima, uccessivaamente llee p ar t i p
parti iù iin
più n al
alto, per finire
con laa scaricaa dalla
dalla nube
nube stessa.
stessa. Pertanto
Pertanto o il
il lampo
lampo visibile
visib a occhio
nudo ha un m ovimento as
movimento scendente d
ascendente alla tterra
dalla erra aallal la n uvo mentre
nuvola
ntti ccorrenti
le potenti orrrentii ddii eelettroni
lettroni si m uovono vverso
muovono erso iill b asso
basso”.
Abbiamo
amo q qui un
uii u n eesempio
seempio più u unico
nico che raro, vivido
che raro, viivido ed entu-
siasmante, e, di rrisposta
isposta alla d ifferenza. Q
differenza. uale m
Quale eccanismo ag
meccanismo agisce in
questo scambio mbio ccomunicativo
omunicaativo ttra ra ccielo
ielo e tterra
erra quando al cen centro di
questa relazionezione inanimata
inanimaata eppure
eppurre stranamente
stranam men nte animata vi è una
consapevolezza? zza? Come fa questo questo sscambio
camb bio aad d aanticipare,
nticipare, per così
dire, sé stesso? o? In che m modo
odo ill ssuolo
uollo si anim
animama fino fino ad avere con- c
sapevolezza dell suo aspirante
aspirrante interlocutore?
interlocutore? E cosa cosa significa
siignifica per il
mittente trasmettere ttere a un destinatario un m essaggio specific
messaggio specifico per
quel dato destinatario atario e connesso in manie manieraeraa ccosì
osì ri rigorosamente
localizzata, eppuree non specifico nel momento d della sua trasmissio-
ne? Come la mettiamo amo con una comunicazione
com che non ha né un
mittente né un destinatario natario fin fino a che la trasmissione non è avvenu-
ta? In altre parole, come interpretiamo il fatto che l’esistenza di un
mittente e di un destinatario deriva da questa relazione a distanza
invece di precederla? Se il fulmine vivifica il confine tra la vita e la
morte, se si colloca sullo spartiacque tra animato e inanimato, non
sembra cadere ora da un lato ora dall’altro di questo confine?38
124 Performatività della natura

I neurorecettori chiaroveggenti delle pastinache

I neurorecettori delle pastinache sembrano possedere “una cer-


ta qual misteriosa chiaroveggenza”:

Essi sono in grado di anticipare un messaggio g a loro indirizzato


quando non è ancora arrivato, e si attivano no pronti
pron all’attesa. Come se
l’identità e il comportamento di ciascun ciascuun vvisibile
isibilee recettore fossero in
qualche modo estesi o dis disseminati
sseminatii nelle
nelle pieghe
piegh he dello spaziotempo;
come se fossero contemporaneamente
onttemporaneamente qui quii e là.là. Se
Se in
i questo esempio
tratto dallaa biologiaa la
la separazione
paraazione ttra
sep mittente
ra m itttente e d destinatario
est è bizzar-
ramente compromessa,
mente compro omessa, llo o è aanche
he llo
nch o sstatuto
tatuto d del messaggio. Riflettia-
el mess
mo o bene: se non c’è distanza
disstannza tra
tra i due,
due,, qquale
uale d differenza
ifferenz può produr-
re un messaggio
messagggio e quale
quuale esso sarebbe? C
esso sarebbe? Che
he stranezza
strranezza è questa
q azione a
distanza
nza chee cconfonde
onfondee lala logica
logica della
della causalità
cauusalità ((Kirby
Kirby 22001:
00 59, corsivo
39
mio) .9

Prima
maa di
di concludere
conclu udere che
che questi
queesti d
due
ue esempi
eseempi di
di comunicazione
comu
paradossale
sale ((il
il ffulmine
ulmine e i neurorecettori
neurorrecettori ddelle
elle pastinache)
passtinach – pa-
radossi che
he innu ultima istanza
ltima istanzza investono
investonoo le
le strutture
strutture della tempora-
te
lità e dellaa causalità
caussalità – si applicano
pplicano in
ap in fondo
fondo a pochi e selezionati
selez
fenomeni, allarghiamo il campo campo e approfondiamo
ap
pprofon ndiamo i dettagli. Kirby
K
chiaccchiere neuronali
inizia la sua storia sulle chiacchiere neu
uronali delle
dellle pastinache de-
scrivendo come me si sentì quando
quando venne
venne a sapere
pere di
sap di questo strabi-
stra
liante risultato scientifico.
scientifico o.

Stavo aspettandodo in fila con un gruppetto didi assegnisti


assegnisti di
d borse di
studio, ciascuno incaricato
ncaricato di esporre i propri progetti
prog di ricerca a un
gruppo di benefattori
tori convenuti per l’occasione.
l’occ Ero stata chiamata
a giustificare il mio entusiasmo per la
l critica decostruttiva a un pub-
blico non accademico o che i
che, giustamente, si aspettava di essere rassicu-
rato sul suo investimento. Inutile dirlo, ero piuttosto preoccupata di
non riuscire a convincerli. Accadde però una cosa: con tranquillità e
naturalezza la giovane biologa che parlava prima di me espresse elo-
quentemente il nocciolo della mia argomentazione. L’oggetto partico-
lare della sua passione erano le pastinache e, se ricordo bene, il suo
interesse per come le cellule comunicano a quelle vicine era agevolato
dalla facilità con cui le strutture neuronali di queste particolari cre-
ature permettevano l’osservazione […]. I suoi ascoltatori, affascinati
Natura e performatività queer 125

dalle sue parole, impararono che i neurorecettori, funzionanti come


serrature che possono essere aperte solo dalla chiave o dal codice giu-
sto, sembravano possedere una certa qual misteriosa chiaroveggenza
(Kirby 2001: 58-59).

Dopo aver commentato la bizzarra causalità mostrata da questa


scoperta, Kirby continua:

Naturalmente avevo già sentito sentito parlare


parlare di di tutto
tuttto questo. Anzi, con
un certo divertimento, notai
to,, notai ccome ’eenttanglement che imbricava una
omee ll’entanglement
cellula all’interno
terno d dii u
un’altra
n’altra aavesse
vesse assunto
assunto u una dimensione addirit-
na dim
tura umana rispetto
petto alla
risp alla questione
queestione d dell’individualità.
ell’individualità. La biologa aveva
giàà saputo della mie ri icercche iin
ricerche n co orso prima
corso prima di di incontrarmi,
incon mentre
cavo ancora
cercavo ancorra ddii espo orre i risultati
esporre risultati ddii cciò
iò cche
he llei,
ei, natur
naturalmente, aveva
itabilmeente sscoperto?
inevitabilmente copeerto? Q uale aalgoritmo
Quale lgoriitmo vvirale
irale ccii aaveva
vev unite prima
ostro in
del nostro ncontrro? ((Kirby
incontro? Kirrby 22001:
001: 559).
9).

Il racconto
cco
onto che faa K Kirby
irby di
di questi
quuesti d due
ue fenomeni
fenomeeni comunicativi
comu a
distanzaa – che
che mescolano
mescolano in maniera
man niera aapparentemente
ppaarentemeente imimpropria
(se non scandalosa)
canndalosa) fenomeni
fenommeni cheche ap appartengono evidentemente a
pparteengono evidentem
scale e campi
mpi didi applicabilità
applicabiilità diversi
diversi (una
(unna combinazione
combinazione appapparente
di forze naturali culturali,
turali e cultura come
ali, coome ssee ffossero dii tipo tanto div
osssero d diverso)
ssuna simpatia per
– non ha nessuna per l’eccezionalismo
l’eecceziionaliismo u mano di sta
umano stampo
umanista o anti-umanista.
nti-umanistta. N Nel el ssuo aggiio, Quantum
uo ssaggio, Quanttum Anthropolo-
Anthrop
gies, in cui Kirby
irby sostiene
sostienne llaa necessità
necessità di unaa llettura materialista
ettura materialis
della grammatologia
ologia di Derrida,
Derrida, ella nota comee ai ai paradossi
paradossi quan-
qua
tistici manifestatiti da fulmini, pastinache e umani umani sia continua-
alsiasi ancoraggio empirico,
mente negato qualsiasi empirico o, come
co se il pensiero
di attribuire alla natura un grado così rradicale d di complessità on-
tologica fosse insopportabile,
portabile, come
co se argomenti così sconcertanti
fossero solo il risultato
ato di una perversa forzatura culturale di un
qualcosa assai più banale. Sostenendo che la decostruzione deve
essere intesa come una scienza positiva, Kirby libera l’energia vita-
le del mondo in un modo che risuona con il mio approccio realista
agenziale al divenire del mondo. In altri termini, le relazioni im-
bricate della naturcultura non si fermano all’intra-azione tra Kirby
e la biologa la cui esposizione, precedendo la sua, attua una radi-
cale disfatta di ogni “precedenza”40. Già sempre in comunicazione
126 Performatività della natura

con i reciproci interventi materialisti, la lettura materialista che


Kirby fa della grammatologia di Derrida e il mio ri-pensamento
dei processi di materializzazione alla luce della fisica quantistica
(che rende evidente la decostruzione da parte della fisica dei suoi
stessi fondamenti classici) erano in conversazione reciproca prima
ancora che ci incontrassimo. Questa collaborazione
o prematura è
ancee d
un esempio delle molteplici performance dii en
entanglement con cui
il mondo produce se stesso.

Le performance
performan
nce ffantomatiche
antomatich
he d
della
ella P
Pfiesteria.
fiesteria.

Nell’estaate d
Nell’estate del
el 19997 iill Washington
1997 Washington P Post
ost pubblicò
pubb blicò unau storia con
un titolo
itolo degno
degno d ell National
del National IInquirer:
nquirer: ““LaLa ffrenesia
ren
nesiia alalimentare di
una ‘cellula infernale’
cellula inffernalle’ ttrasformista”.
rasformistta”. L L’articolo
’artiicolo d descrive
escriive così questi
diaboliciici microrganismi:
micrrorgan nismi: ““Invisibile
Inviisibile ssia agli
ia ag gli sscienziati
ciennziati cche
h ai pesci,
è un bizzarro
zzzarro ppredatore
redatore u unicellulare
nicelluulare che
che sembra
seembra ttrasformarsi
rasfor da
animale a p pianta
iantaa e viceversa. mato Pfiesteria
Chiamato
viceeversa. Chiam Pfiesteria piscicida,
piscicid que-
sto killer dinofl
dinoflagellato
flaggellato h haa aattirato l’attenzione
ttirato l’atttenzione degli scien scienziati di
tutto il mondo
ondo quando
quando è eemerso merso ssei anni
ei ann ni ffaa [1991] dalle pr profon-
dità tenebrose ose degli estuari
estuarri sulla
sullaa costa
costa della
dellla Carolina
Carolina del Nord,N
il fantomatico o sospetto di di una
una serie
serie di
di stragi
sttragi ddii mmassa
assa che ha hanno
annientato più ù di un miliardo
milliardo di di pesci”
pesci” (Warrick
(Warrrick 1997 1997 in Schrader
Schrad
2010: 175-276).
I dinoflagellati ti sono microscopici protistiprotisti, dii ssolito
i, d unicellulari
olito uni
e spesso fotosintetici, appendice
etici, dotati di una appendic ce a fforma
o di frusta. Si
pensa che i “dino”” siano la causa delle maree m rosse e si sospetta
che siano tossici per er alcune specie d di pesci. Non sono né vegetali
né animali ma possono ono comcomportarsi in un modo e nell’altro:

Nonostante si creda che la metà delle specie di dinoflagellati sino-


ra descritte si comporti come piante fotosintetizzanti e l’altra metà sia
eterotrofa (ossia, che ottengano energia cibandosi di altri organismi),
sta prendendo piede la convinzione che molte specie siano in realtà
mixotrofe, capaci di alternare le abitudini nutrizionali delle piante
a quelle tipiche degli animali a seconda delle condizioni ambientali
(Coats 2002: 417; Hackett, et al. 2004: 1523). Inoltre, sempre a seconda
delle condizioni ambientali, i “dino” possono modificare anche la mo-
Natura e performatività queer 127

dalità riproduttiva, di solito, ma non sempre, asessuata.


Per molti dinoflagellati è stata documentata anche una fase sessuata
che consiste nella fusione di gameti generati in maniera asessuata in
modo da produrre uno zigote dotato di motilità, il planozigote (Coats
2002: 418, tratto da precedente versione inedita di Schrader 2010, die-
tro autorizzazione dell’autrice).

Una specie tossica di “dino” – la Pfiesteria Pfiesteria piscicida


p (“killer dei
nziione della
pesci”) – ha attirato l’attenzione della studiosa
studiossa di science studies
41
Astrid Schrader . Schrader
Scchrader spiega
spieega come coome u una
na so sorta di “isteria da
Pfiesteria” si sia im
impossessata
mpossessatta della
della comunità
comunità scientifica,
scient incapace di
identificare
entificare le ccaratteristiche
aratteristicche ffondamentali
onndamentali d della Pfiesteria dopo più
ella Pfie
di due decenni di rice erche. N
ricerche. Nonon cc’è ’èè u nanimità né su
unanimità sul ciclo di vita
della Pfiesteria
la Pfiesteeria n
néé su
sulla
ulla loro
loro patogenicità,
patogeniccità, presunta
presunta responsabile
resp del-
la morte
orte dii milioni
milioni di
di pesci
pesci e didi gravi
gravi d danni
anni agli
agli estuari,
esstuari, se non della
loro distruzion
distruzione.
ne. LLungi
un dall’essere
ngi d all’essere una una semplice
semplicce ccuriosità
uriosiità scientifica,
gli interessi
eressi concretii iinn ggioco
io
oco nenelel ffornire
ornire u una
na rrisposta
posta a queste
isp q do-
haanno rricadute
mande hanno icadute eeconomiche
conomich he eed d eecologiche
cologgiche gl globali 42
lobali .
anncanza d
La mancanza dii unan nimità tra ggli
unanimità li sscienziati
ciienziati sul lle pec
sulle peculiarità
della Pfiesteria
steria ha
ha spinto o i politici
politici ad ad adottare
adottare un atteggiamento
atteggia
Schraderr ci
attendista. Ma Schrader ci avvisa
avv visaa chechhe questa
questa posizione (a tutta
prima non schierata) è tant tantoto pericolosa
periicolosa q quanto disinformata, dal
uanto disinformata
momento chee si basa su u unn ccolossale
olossale ffraintendimento
rain ntendimento riguardo alla
cienza: i po
natura della scienza: olitici ((ee llaa maggior p
politici artte degli scienzia
parte scienziati)
credono che una na mancanza
mancan nza di prove definitivee iindichi ndichi un’incertez-
un’incerte
za, un vuoto nelle lle attuali conoscenze che sarà saaràà colmato
colmato in futuro.
Al contrario, esaminando
minando le differenti prat pratiche
tiche di laboratorio in
dettaglio, Schrader er conclude che l’incap l’incapacità degli scienziati di
definire la natura della Pfiesteria ha h a che fare precisamente con la
natura stessa della creaturina
reaturi oggetto di studio – ossia, con l’inde-
terminatezza della sua appartenenza di specie.
In altre parole, Schrader avanza l’idea secondo cui ciò che gli
scienziati e i politici assumono come incertezza epistemologica sia
in realtà una indeterminatezza ontologica: “Gli organismi della spe-
cie Pfiesteria non sono semplicemente multipli o fluidi, riducibili
a variazioni lungo un asse temporale predefinito, ma intrinseca-
mente indeterminati. Non esiste un momento temporale in cui la
Pfiesteria può essere inequivocabilmente definita al di fuori del
128 Performatività della natura

suo ambiente” (Schrader 2008b). Schrader chiarisce questo punto


più nel dettaglio:

Oltre a dimostrare l’inseparabilità di “organismo” e “ambiente”,


nel ciclo vitale della Pfiesteria i cambiamenti spaziali (sincronici) e
temporali (diacronici) sono del tutto intrecciati. Non c’è un momento
temporale in cui la Pfiesteria si può catturare
urare nella
n sua completezza.
Quindi, parte del dilemma che generaa la la controversia,
contro secondo me,
sta nel fatto che le domande de “che cosa sono llee Pfiesteria
cosa sono Pf piscicida” e
“cosa fanno le Pfiesteria
f esteeria tossiche”
tossiche”” sono
sono iinseparabilmente
nseparab entangled
(Schrader 2010: 283).
010: 283
3).

Le Pfiesteria coltivate
coltivaate eesclusivamente
scllusivamente in in presenza
presenza di alghe non
possono diventare
sono divventare k killer dii p
illeer d pesci.
esci. IIronicamente,
ron hanno bisogno di
nicamente,, hann
averee pesc
pesci
ci iintorno
ntorno p per
er ppoterne
oterne d diventare
iventare i k killer. Lee Pfiesteria
iller. L P tos-
siche sono tal
talili ssolo
olo q uando ssii ttrovano
quando rovano iinn rrelazione
elazione co on i pesci e in
con
specifiche
che condizioni
con ndiziion ni aambientali.
mbienttali. Detto
Detto in n parole
paro ole semplici,
semp senza
pesci non n ci
on ci sono
sono n nemmeno
emmeno kil killer dii p
ller d pesci. See volete
escii. S voolete sapere
sa che
cosa sono le Pfiesteria
o le Pfiesteria in n isolamento
isolamento o – sempre
sempre cche he ciciò
iò sia ppossibile
nevitaabilmente Pfiesteria
– avrete inevitabilmente Pfiesteria non tossiche, ma non Pfiesteria
non tossiche, Pfi
piscicida, killer d ei pesci (Schrader
dei (Schrader 22010:010: 2285).
85).
Come per er gli altri nostri
nosttri collaboratori
collaaboratori queer,
queeer, le performance
perform
vitali delle Pfiesteria
fiesteria non sono sono llocalizzabili
oca lizzzab nello
bi li nel lo sspazio
pazio o nel ttem-
po. Esaminando ndo una ga gamma
a m ma d dii m
metodologie
etodologiie d dii la
laboratorio
aboratorio us usate
per studiare la tossicità e ll’appartenenza
’apparten nenza di sp specie
pecie d el la Pfiesteria,
della Pfiesteri
Schrader avanzaa l’idea secondo cui gli approcci app proccci cheche insistono
insis su
un “modello semplicistico emissione-trasmissione-ricezione”
mplicistico di emissione-tr rasmissi
non riescono a stabilireabilire la tossicità della Pfiesteria
Pfi perché le loro
procedure – che implicano mplicano specifispecifiche definizioni di tossicità e
una comprensione assai rud rudimentale di causalità e temporalità –
precludono apriori le tipologie di performance agenziali tossiche
della Pfiesteria.
Per contro, le procedure ideate da un particolare laboratorio,
il laboratorio Burkholder et al., non sopprime l’agency materiale
delle Pfiesteria cercando di imporre un modello causale determi-
nistico quale meccanismo responsabile della moria dei pesci. Al
contrario, il loro approccio permette alla Pfiesteria di intraprende-
re eterogenee relazioni causali, temporanee e non deterministiche:
Natura e performatività queer 129

[Le] definizioni di agency [adottate dal Laboratorio Burkholder]


non presuppongono che la tossicità sia una proprietà intrinseca di
un particolare stadio di vita. Piuttosto, i vari ceppi tossici di Pfie-
steria fanno riferimento a performance di un conglomerato di va-
rietà mutanti, descritte come manifestazioni temporanee di un ciclo
di vita variabile che non può essere isolato dalle intra-azioni che le
producono. Dal momento che i ceppi non rappresentano categorie
n rap
fisse ma possono trasformarsi l’uno o nell’altro,
nelll ’aa ltro, il loro tipo di tossicità
non può essere misurato solo olo dai parametri
para metri ambientali
am mb di un dato
momento ma dipende de dalla
da l la storia del laa Pfiesteria:
storiaa della Pfiesteria: ossia, dagli effetti
delle intra-azioni
zioni no non
on determinabili
deteermi nabi l i cche he hanno
ha nno condotto
cond la Pfiesteria
alla sua
ua attuale m manifestazione
a ni festazio o ne m materiale.
ateria le. I ““dino”
d i no” si comportano nei
confronti
nfronti dei pesci di diversamente
iverssa mente a se seconda
econda d dii come sono recente-
nte entratii in
mente i n contatto
conttatto ccon on lloro.
oro. P er u
Per sarre i termini
usare termi del labora-
torioo Burkholder,
Burkh Pfiesteria hanno
holder, le Pfiesteria ha nno una
u na memoria
memoria biochimica
bioc delle
nti stimolazioni
recenti stimoolazioni ricevute
riceev utee daida i pesci,
pesci,, ili l che
che introduce
i ntroduce una dimen-
sione tempor
temporalera le vvariabile
ariaabi le n el laa rel
nella lazione tr
relazione ra ggli
tra li o rga niism e il loro
organismi
ambiente te (da
(da u
unana ver r s io ne p
versione reced dente inedi
precedente inedita ita did i Schrader
Schraader 2010, die-
riizzazione d
tro autorizzazione el l ’aautrice).
dell’autrice).

Quindi, i, Sch
Schrader
hraader rie
riesce
e sc e a d dimostrare
imostrrare ccomeome pratiche di la-
boratorio responsabili d debbano
ebbaa no ttenereneer conto
conto delle performperformance
agenziali dell’organismo
ell’organismo n nell’evidenziare
el l ’eev id
denziare laa nanatura
atura specifica delle
sali. Respon
relazioni causali. nsabilità ssignifica
Responsabilità igniifica ooffrire
f frire alll ’organismo l’op-
all’organismo l
portunità di rispondere.
ispondere. I ““dino”
dino” n non rispondono
on rispond dono a modelli cau causa-
li deterministici.
ci. Essi insistono
nsistono perché siano prese
in prese in in considera-
consider
zione le propriee performance agenziali. Maa questo queesto non significa
i
che qualunque resoconto
esoconto performativo dell delle pratiche
le prati scientifiche
prendere che gli oggetti di studio sono effetti
andrà bene. Comprendere
piuttosto che causee non risolve una u volta per tutte la questione
della causalità nella direzione
direzi di una non causalità o di un’assen-
za totale di causalità nello spazio ormai svuotato dal determini-
smo. Dunque le scelte possibili non sono solo tra causalità de-
terministica, non causalità o mancanza di causalità. Le Pfiesteria
mettono in evidenza un tipo di causalità intesa come intra-attività
iterativa (Barad 2007). E infatti, è proprio questo che mette in
evidenza come le questioni dell’epistemologia e dell’etica siano
inseparabili: “la causalità come intra-attività reiterabile diventa
una eredità che temporalizza il fenomeno nel suo ‘assemblaggio’
130 Performatività della natura

di tracce mortali e dipende dall’inclusione di specifiche questio-


ni di interesse come parte del disegno sperimentale in modo da
rendere l’esperimento ripetibile” (Schrader 2010: 297). La pratica
scientifica responsabile è allo stesso tempo una questione di buo-
na pratica scientifica (una scienza epistemologicamente robusta)
e di giustizia-a-venire.

La performatività q
queer
ueer d
dell’atomo
ell’aatomo

“Nessuno
Nessuno ccomprende
omprende queste quesste sstranezze
tra nezze queerqueer quantistiche”,
rive Alan Grometst
scrive Grometstein tein n in The R
in The oot of
Root of T hings (Grometstein
Things
1999:
99: 4). Esiste
Esisste qualcosa
quallcosa più più queer
queer dell’atomo?
del l ’atomo? E con co queer non
ndo semplicemente
intendo seemplicemeente strano. stra no. L Laa naatura d
natura el l ’aatomo, la sua stessa
dell’atomo,
identità, l’iindeterminatezza43.
ità, è l’indeterminatezza
dall’in nizio sembrava
Sin dall’inizio sembravva esserciesserci q ualccosa di
qualcosa di q ueer nei quan-
queer
44
ti . O, meglio,
meglio, sin si n d
dall’inizio
a l l ’ inizio era
era cchiaro
hiaro cche
he i q quanti
ua nti rendono
problematica
atica ll’idea
’iidea sstessa
teessa d dii “ini
“inizio”.
izio”. P Più
iù ddii diec
diecici anni
ann prima
dell’avventonto d della
el la teoria quantistica,
qua ntistica, iill fifisico
sico N Niels
iels Bohr fece la
geniale mossa ossa teorica
teorica di applicare
applicare il i l concetto
conncetto di quanto di ener-
gia di Max Planck alla materia materia e, in n particolare,
par ticcolare, a ogni particella
parti
di materia, ossia, a ogni aatomo. tomo. IIll m od
del lo d
modello el l ’atomo di Bo
dell’atomo Bohr è
una variante quantisticaa d del
el modello
modell lo basato
basaato sul su l sistema solsolare
proposto da Ernst Rutherford.
Ruthher ford Nel
d. N el modello d dii B Bohr
ohr ogni atom
atomo
composto da protoni e neutroni)
ha un nucleo (composto neutrroni) e degli degli elettroni
ele
che risiedono in “orbite” discrete (ossia, q quantizzate)
ua ntizza intorno al
nucleo. Ogni elettrone trone in un atomo occupa uno di una serie finita
di livelli di energia. ia. Quando un el elettrone “salta” da un livello
di energia più alto a uno più basso, viene emesso un fotone (un
quanto di luce) con una frequenza (colore) corrispondente alla
differenza di energia tra i due livelli45. Dal momento che ogni
atomo della tavola periodica possiede una configurazione unica
di orbite discrete, lo spettro atomico identifica univocamente l’a-
tomo che lo produce, come se fosse un’impronta atomica46.
Il modello di Bohr era in grado di dare conto della stabilità
della materia e fu capace di prevedere in maniera accurata lo
spettro di emissione dell’idrogeno. L’incredibile successo di que-
Natura e performatività queer 131

sto modello fece guadagnare a Bohr il premio Nobel per la fisica.


Tuttavia, a un attento esame appare evidente come ci sia qualcosa
di intrinsecamente queer nella natura della materia.
Consideriamo il processo con cui viene prodotta una singola
linea di emissione di uno spettro atomico. Ogni linea spettrale
(di un dato colore o frequenza) è il risultato di d un “salto” compiu-
to dall’elettrone da un livello di energia rgia più
più alto
a a uno più basso.
In cosa consiste esattamente la natu u ra d
natura dii q uesto “salto”? L’espres-
questo
sione “salto quantico” o è d iventtata p
diventata ar te d
parte ell lessico
del le quotidiano
con il significatocato d dii ““enorme
enorme ccambiamento”,
a mbia mento”, lladdove, ad in realtà, i
cambiamenti
iamenti in n questione
questionee non non potrebbero
potreebbero essere essere più piccoli. Un
quanto”, come llo
“quanto”, o inte endono i fi
intendono sici, ssignifica
fisici, igni fica la qu quantità minima
esistente
stente di una
una grandezza
gran ndezza fi fisica
sica e dedeiei ssuoi
u oi m ultipli variabili47.
multipli
Pertanto,
Pertant to, un
un salto
salto o quantico
qua ntico è m molto
olto p piccolo,
iccolo, m maa q questa
u non è la
sua caratteristica
aratteriistica ppiùiù rrappresentativa.
appresentaativa. C Ciòiò cche
he rrende
ende u unico il “sal-
antico” d
to quantico” el l ’elettron
dell’elettrone ne ri ispetto a qu
rispetto ua lsiassi aaltro
qualsiasi ltro sa
salto di cui
possiamomoo fare
farre esperienza
espperienza quotid quotidiana
dia na è la sua sua natura
natu ura didiscontinua
ontraddice l’idea
(il che contraddice l ’ idea stessa
stessa d dii ssalto):
a lto): in p artico olare, ll’elettro-
particolare,
ne è inizialmente
almeente a un dato o livello
livel lo di energia
nergia e il
en i l momento succes-
sivo si trovava a uun
n altro li livello
ivel lo mmaa ttra
ra un nm omento e l’altro non si
momento
trova da nessuna
ssuna parte! Ill salto salto quantico,
quuantico, pertanto,
perrtan nto, è un movimento
movim
discontinuo. I fenomeni quantici quan ntici sono
sono notoriamente
notoria mente perturb perturban-
ti. Ma malgrado ado il gran n parlare
parlarre e il i l manifestarsi
maniffestarsii di una gamma gam
sempre più numerosamerosa dii fenomeni
fenomeeni straordinariamente
straordinaaria men nte bizzarri, e
a dispetto dei sofisticati strumenti matema matematiciatici ut utilizzati per de-
ti lizzati pe
scriverli, il nodo cruciale di tutti questi paradossi paaraadossi ssta proprio in
questo, nella discontinuità
ontinuità quantistica.
Consideriamo la questione attentamente. attent Inizialmente l’elet-
trone si trova in uno no stato energetico
e più alto che chiameremo
E2. In un secondo momento si trova in uno stato energetico più
basso che chiameremo E1. In quale momento verrà emesso il
fotone? Secondo il modello fisico classico proposto da Ruther-
ford, mentre orbita intorno al nucleo l’elettrone perde progres-
sivamente energia, vi è l’emissione di uno spettro continuo di
luce e l’atomo decade rapidamente in un lampo di luce (quindi
secondo questo modello gli atomi sono instabili e questa è una
delle sue debolezze). Per contro, il modello quantistico di Bohr
132 Performatività della natura

ha due caratteristiche importanti che lo distinguono dal modello


classico: 1) gli elettroni dell’atomo non orbitano intorno al nu-
cleo come pianeti intorno al sole ma ciascuno occupa in un dato
momento un livello discreto di energia, quindi dal momento che
ogni “orbita” corrisponde a una data quantità di energia e l’elet-
trone che risiede in una data orbita non emette e energia (luce); 2)
quando gli elettroni transitano da un n livello
livvel lo did energia più alto a
uno più basso, il surplus di energiaa viene v iene liberato
l ib e r sotto forma di
pacchetto discreto detto ettto “fotone”.
“fotonee”. Da Da questo
questo op punto di vista non
è possibile che he si verifichi
verifichi una una transizione
tra nsizione ccontinuaonti tra livelli di
energia
gia diversi.. Ma Ma questo
questo o ffaa ssorgere
orgere u unnp problema.
roblema Se l’emissione
di un fotone può ò esser re ssolo
essere olo iill rrisultato
isu ltato d dii u unn salto
salto, esattamente
in quale momento
mom mento nel nel corso
corso d del
el ssalto
a lto vviene
iene emesso
emesso iil fotone (si ri-
di che il
cordi i l fotone
fotone rappresenta
rappresenta u unnq uaa nto d
quanto dii lluce,
uce, p er
pertanto la luce
em
non viene emessa messa in in maniera
ma niera ccontinua
ontinua m maa iin nq ua nt discreta
quantità
sotto forma d dii p ar ticel la di
particella di luce)?
luce)? L’emissione
L’emisssione del del fotone
fotoon non può
avvenirere m en
mentrentre ll’elettrone
’eelettrone sta p assa ndo d
passando daa E2 a E1 perchéperc non si
trova maiai iinnuunonoo qualunque
qua lun nque degldegli li sstadi
tadi iintermedi
nteermedi ttra ra i due
du livelli
di energia,a, néé iill ffotone
otone p può
uò eessere
ssere em emesso
messo q quando l’elettrone si
ua ndo l’elett
vello E1 o E2 perché
trova al livello percché n non
on è aavvenuta
v venuta (ancora) alcuna a
variazione di energia. Inoltre, In
noltre, qualcosa
qua lcosa non non torna nel rapp rapporto
di causalità dal momento che che per per eemettere
mettere u un n ffotone
otone di un d dato
colore l’elettroneone che las scia E2 (per
lascia (per passaree a E1) sarà già dovuto dov
arrivare al punto arrivvo E1 ancor
to di arrivo anccor pprimarima di pa partire,
artiire, così
così da garan-
gara
tire l’emissione di un fotone della corretta frequenza frequenza e la conser-
co
vazione dell’energia rgia – davvero uno strano rrapporto appporto d di causalità!
Pertanto, la natura ra paradossale della causali causalità quantistica deriva
dalla discontinuitàà dei quanti – dal fatto f stesso che esiste una
discontinuità intrinseca (costitutiva di tutte le intra-azioni).
seca (costi
In cosa consiste lla d discontinuità quantistica? Questa discon-
tinuità che queerizza i nostri presupposti sulla continuità non è
né il suo opposto né il suo complemento. I “salti” quantici non
sono semplici dislocazioni nello spazio attraverso il tempo e non
rappresentano un passaggio dal qui-ora al dopo-là, non quando
è la frattura stessa che contribuisce a costituire ciò che è qui e
ora, peraltro nemmeno in maniera definitiva. Il problema non sta
tanto nel fatto che qualcosa è ora qui e dopo là senza essere stato
Natura e performatività queer 133

nel mentre da nessuna parte, ma – come se questo non bastasse –


che il qui-ora e il dopo-là hanno perso il loro ancoraggio: per loro
non vi è né luogo né tempo proprio. Dove e quando avvengono i
salti quantici? Se la natura della causalità diventa così problema-
tica da impedire a un effetto di seguire la causa nel dispiegarsi
dell’esistenza lungo il tempo, come è possibile i orientarsi nello
spazio o nel tempo? Possiamo continuare nuaree a pr presupporre che spa-
zio e tempo siano ancora “lì”??
Questa causalità queer queer comporta
comp por ta ili l sovvertimento
sov veer ti della dis/
continuità, un so ov ver timento così
sovvertimento così destabilizzante,
desstabi lizza così incre-
dibilmente
mente ver vertiginoso
r tiginoso che he è difficile
ch dif fici le immaginare
immagina come possa
sere il fondamento sstesso
essere tesso d el la st
della tabillità dell’esistenza.
stabilità dell’esi O, per
essere
ere più prprecisi,
recisi, see llaa natura
natura iindeterminata
ndeteerminata dell’es dell’esistenza è tale
ché osc
perché ci l la continuamente
oscilla contiinua mentee tr ra stabilità
tra stab
bi lità e instabilità,
instabilit tra possi-
bilitàà e impossibilità,
imposssibi lità, allora
a l lora llaa relazione
relazione dinamica
dina mica tra trra continuità
c e
ntinuitàà è cruciale
discontinuità crucia le per per ill d ivenire in
divenire ndefi nito d
indefinito delel m
mondo che
opponee rresistenza
esistenzaa ssia ia aalla
l la n on ca
non ausa lità siaa aall dete
causalità erm mini
determinismo.
Non vvorrei
orrei es esagerarne
sagerarn ne ll’importanza,
’iimportta nza, m maa iill q
quanto,
uannto, ququesta mi-
disgiiunzione che non
nuscola disgiunzione non esiste
esiste nello
nel lo spazio
spazio o nel tempo,
opera una torsi ione nellaa n
torsione attura sstessa
natura tessa d el la relazione tra conti-
della
continuità, a ta
nuità e discontinuità, a l punto
tal punto o che
che lala natura
naaturra del cambiam
cambiamento
cambia con ogni intra-aziointra-azione.one. Il I l cambiamento,
cammbia mento, con con tutti i limiti
li
delle generalizzazioni,
izzazioni, p puòuò eessere
sseere d definito
efinito u unnd dinamismo
namismo sui ge-
in
unzionam
neris, il cui funzionamento mento differisce
differisce comp pleta mente da quel-
completamente que
lo che si ritienee operare sulla materia situ situata nello spazio e nel
uata nello
tempo (per esempio, mpio, una differenza impor r tan
importante nte è chche l’esistenza
non è semplicemente ente una molteplicità dell’essere dell’ che si evolve
nello spazio e nel tempo); piuttosto, piuttosto ciò che viene a esistere ed è
immediatamente riconfigurato configura comporta un divenire iterativo e
i l
intra-attivo di materializzazione spaziotemporale48. L’intra-azione
iterativa configura e riconfigura degli entanglement. Gli entan-
glement non rappresentano l’interconnessione tra cose o eventi
separati nello spazio e nel tempo. Gli entanglement sono viluppi
di materializzazione spaziotemporale.
134 Performatività della natura

Identità queer, cancellazioni quantistiche e le im/possibilità


di cambiare il “passato”

L’entanglement quantistico è l’aspetto distintivo della


meccanica quantistica, quello che provoca una rottura
radicale rispetto alla teoria classica.
Erwin Schrödinger,
“The Present Situation
esent Situation in Quantum Mechanics”
Abbiamo
Abbiamo a che che fare
fare non
non con
con degli orizzonti di
presenti
presenti m modificati
odifificati – passati
passati o a venire
ve – ma con un
“passato”
“p
passato” ch che
he n non
on è mmai
ai stato
stato presente
presente e che non lo sarà
mai,
m ai, iill ccui
ui ““a-venire” non
a-vveniree” non ssarà mai
arà m ai una produzione o la
riproduzione
riproduziione nella
nella forma della presenza.
Ja
Jacques Derrida,
Margini
Marrgin della filosofia
Abbiamo
A bbiam mo d deciso
ecisso ddii eesaminare
sam
m i na r e u
unn ffenomeno
eno che è
iimpossibile,
mposssibile, aassolutamente
ssolutaamente impo impossibile
ossibille spiegare
spiegar in modo
cclassico
lassico e che
che contiene
contien ne iill n
nucleo
ucleo d della
ella memeccanica
eccanic quanti-
sstica.
tica. IIn
n rrealtà,
ealltà, ne
ne contiene
contiiene l’unico mistero.
Richard Fe
Feynman,
pezzi facili
Sei pez

I fisici oggi
gi vantano la prova
provva empirica
empiriica della
della possibilità
possibilità di cam-
c
biare non solo lo il passatoo ma
ma lala natura
natura stessa
stesssa di
di ciò
ciò che significa
signi
ato. Si trat
essere nel passato. tta del
tratta del cosiddetto
cosiddetto esperimento
espperimmento del cancel-
cance
latore quantistico 49
co .
Secondo Nielss Bohr, la fisica quantistica evidenzia
evvidenzia come le en-
tità fisiche (atomi,i, fotoni, elettroni, etc.) non abbiano
b un’identità
ontologica propria (né in quanto parti particelle né in quanto onde, os-
sia, né come oggetti localizzati né come anomalie estese di un cam-
po)50. Per Bohr, l’identità
en i non è mai data ma continuamente per-
formata. Questo può essere facilmente dimostrato attraverso un
semplice strumento chiamato dispositivo a doppia fenditura che è
in pratica uno schermo su cui sono stati praticati due fori. Secondo
la fisica classica, se si vuole sapere se una certa entità è un’onda
o una particella basta semplicemente farla passare attraverso due
fenditure aperte, ripetutamente (o, in alternativa, far passare più
entità identiche attraverso i fori) sinché non si evidenzierà uno
Natura e performatività queer 135

schema, o pattern. Se comparirà un pattern di dispersione, per


effetto del quale la maggioranza delle entità si ritroverà dall’altra
parte in corrispondenza di uno o dell’altra delle fessure, si tratta
di particelle. Se comparirà un pattern di diffrazione – risultato di
una qualche anomalia (simile a quella prodotta da un’onda su una
superficie d’acqua) che attraversa contemporaneamente a entrambe
le fenditure – allora si tratta di un’onda 51
da . Questo
Que comportamento
peculiare è importante: un pattern di di diffrazione
diffrazio è il risultato di
una interferenza prodotta dootta dada ciò ò che
che passa
passa contemporaneamente
coont
attraverso le due fe essure ((ee n
fessure nonon aattraverso
ttraversso u na ffenditura
una en alla volta,
come nel caso d dii u
una
na pparticella).
articcella). L Lee oonde
nde e llee p particelle
artic producono
attern a due ffenditure
pattern end diturre n ettamen
nettamente nte d iversi, p
diversi, perer cui
cui, dal punto di
ta della fisica
vista fissica classica,
classsica, questo
questo eesperimento
sperrimento o sarebbe il test decisi-
vo per definire
er defifinire lala natura
naatura di
di un’entità.
un’en ntità.
Maa la fisica
fisiicaa quantistica
quantistica mette
mette in in discussione
discusssiione la la classificazione
classifi on-
tologica
ca classica
classsica d delle
elle eentità
ntiità in
in due
due tipologie
tipologgie distinte:
disstinte: onde
on o parti-
celle. Gli eesperimenti
sperimenti condotti
coondotti all l’inizio del ventesimo
all’inizio ventesim mo secolo
seco hanno
prodotto o rrisultati
isultatti iinspiegabili
nspiegabili se let tti aalla
letti lla luce
lucce delle
delle nozioni
nozion classi-
che di identità,
entitàà, e ll’esperimento
’esperimeento d della
ella ddoppia
oppia ffenditura sufficiente
enditura è suf
a mettere in lucee questi ccomportamenti
omportamenti n on classici. Se un eelettro-
non
ne viene inviato
viato centinaiaa d dii vvolte attraverso
olltee atttraverso o llaa doppia fenditura
fenditu (o
se centinaia di elettroni ven ngono iinviati
vengono nviatii u no alla
uno alla volta
volta attraverso
attravers le
fenditure) il pattern che comparirà
comparirà sarà uno o di di diffrazione,
diffrazione, come
co
quello che caratterizza
atterizza lee o onde.
nde. S See si ripete llo stesso
o sttesso esperimento
o esperimen
con atomi, neutroni roni o protoni il pattern prodotto prod dotto sarà
sarà sempre
sempr uno
di diffrazione. Ma, diversamente dalle ondee su sull’acqua,
ull’acqu le particel-
le non “interferiscono”cono” l’una con l’altra (non possono occupare lo
stesso posto allo stesso tesso tempo) e, in ogni caso, dato che vengono
fatte passare attraverso doppia fenditura una alla volta è impossi-
rso la dop
bile che si incontrino iin alcun modo. Dunque, come si giustifica il
comportamento ondulatorio? Ogni particella dovrebbe attraversare
ciascuna fenditura una alla volta (per definizione), eppure il risultato
di una entità (simile a un’onda sull’acqua) che attraversa contempo-
raneamente entrambe le fenditure è un pattern di diffrazione.
Per risolvere questo paradosso immaginiamo di predisporre un
dispositivo per “controllare” cosa accade in corrispondenza del-
le fenditure, per “guardare” ciascun elettrone mentre attraversa
136 Performatività della natura

la fenditura e procede verso lo schermo. In effetti, Einstein, che


rifiutava la teoria quantistica e restò fedele all’ontologia classica,
propose di utilizzare questo “rilevatore della fenditura” per dimo-
strare che la fisica quantistica era concettualmente contradditto-
ria in quanto mostrava la stessa entità in forma di particella in
prossimità della fenditura (mentre passava attraverso tt una soltanto
delle due) ma in forma di onda in corrispondenza orrisp ponde dello schermo,
e le entità non possono esseree allo stesso stesso ttempo
empo onde e particelle.
Bohr dissentì caparbiamente iaamente da Einstein
Ein nstein e sostenne
so
ost che l’esperi-
ntrolllo d
mento del controllo ella ffenditura
della enditura p ro
oposto da Einstein dimo-
proposto
stravaa benissim
benissimomo iill ssuo
uo concetto
con ncetto d dii ccomplementarietà,
omplementarie secondo cui
na entità si comportaa o come
una come u n’onda o una
un’onda una particella
partic a seconda
dello strumento
llo strumen impiegato
nto imp piegatto p per
er llaa sua
sua misurazione
misuraazione (ossia,(os a seconda
dellaa natura
natuura d el dis
del spositivo ccon
dispositivo on ccui ui sstabilisce
tabilisce u unn en
entanglement).
aso dell d
Nel caso ispositivo a doppia
dispositivo doppia fenditura
fenditu ura provvisto
prov visto di d rilevatore,
sosteneeva che
Bohr sosteneva che ilil pattern
patttern risultante
risultante sarebbe
saarebbe statostato di
di dispersio-
attteristico di
ne, caratteristico di un
un comportamento
comportaamento cor rpuscolaare. O
corpuscolare. Ossia, ben-
ché un’entità
ntità ssii ccomporti
omporti ccome ome un un’onda
n’onda ccon onnuun semplice
n sem mplice disposi-
ppia ffenditura
tivo a doppia enditura (sen nza rrilevatore),
(senza ilevatorre), eessassa ssii comporter
comporterà come
ella con
una particella con un dispositivo
disspositivo a doppia
dopp pia fenditura
fenditura provvisto
provv di
rilevatore. Pertanto, la na atura ste
natura essaa ddell’entità
stessa ell’’en
ntità – la sua onto ontologia
– cambia (o, meglio, si deter rmina differentemente)
determina differen ntemente) a seconda del dell’ap-
parato sperimentale
entale usatoo per per determinare
determiinare laa sua sua natura.
natura. Per BoBohr
la complementarietàarietà evitava
evittava ilil pericolo
peericolo della contraddizione
contradd dizione e con-
co
nere risultati obiettivi. La suaa spiegazione
sentiva di ottenere spieggazione consiste
co
ferente oggettivo di concetti
nel fatto che il referente concettti come
come “onda”
“ e “par-
ticella” non è un oggetto con confini determ determinati in possesso di
caratteristiche intrinseche
inseche (come sosterrebbe
sos l’ontologia classica)
ma è, piuttosto, ciò che lui chi chiamava un fenomeno – l’entanglement
o inseparabilità di “oggetto” e “dispositivo” (che non preesistono
all’esperimento ma emergono da esso). Bohr giunse a questa con-
sapevolezza attraverso un approccio molto poco ortodosso per un
fisico – infatti si concentrò su come funzionano i concetti (un passo
radicalmente inconsueto per uno scienziato!), su come funzionano
in un certo modo, e su come significano in un certo modo52.
L’esperimento delle due fenditure fu dunque al centro di di-
battiti infuocati e discussioni interminabili tra i fondatori della
Natura e performatività queer 137

fisica quantistica a partire dagli anni Venti del ‘900 e continua a


suscitare grande interesse ancora oggi. Fu il Gedankenexperiment
(l’esperimento mentale) del tempo. Einstein e Bohr ne discussero
all’infinito. Oggi l’esperimento che all’epoca non fu mai realizza-
to (poteva esistere solo nel regno rarefatto del pensiero astratto)
può essere riprodotto in laboratorio: benvenute/i u nel mondo della
meta/fisica sperimentale.
Senza addentrarci in troppi ppi dettagli
detttagli relativi
relativi all’esperimento, è
sufficiente dire che si p uò progettare
può progetttare un un dispositivo
disposit a due fenditu-
g gnoso
re molto ingegnoso od otato d
dotato dii uunn rrilevatore
ilevatore ((composto
comp da un laser
e due cavità). Questo
Questo dispositivo
disppositivo intercetta
inteercetta la la fenditura
fend attraverso
ui avviene il passaggio
cui passaggiio senza
senza disturbare
disturbare “i “ilil m oto iin avanti verso
moto
l’esterno” dell’atomo
terno” del ll’aatomo ommanipolando
nipolando solo
an olo llee ssue
so ue “parti interne”. L’a-
tomo,o, mentre
men ntre procede
proceede vverso
erso llee d ue ffenditure,
due enditure, p assa attraverso
passa a un
raggioo laser cche
he eeccita
ccita uno
uno deidei suoi
suoi elettroni
elettroni e llo o ffaa p
passare a un
eneergia più
livello di energia più alto.
alto. In
In corrispondenza
corrisponden nza d dii cciascuna
iascuna fenditura
ossizionate d
sono posizionate ue ““cavità
due cavità micromaster”
miccromaster”” p rogetttate per
progettate pe costrin-
gere l’elettrone
ettrone a ffareare uunn “s“salto”
salto” iindietro
ndietro e a rritornare
itorn nare nnella sua
mino
orbita di minore ore energia
energia mentre
mentre l’atomo
l’atom mo passa
passa attraverso
attraverso la cavità.
oducee ll’emissione
Questo produce ’emissio one d dii u n ffotone
un otonee ““rivelatore”
rivelatore” che res resta nel-
fenditurra attraversata
la cavità – segnalando la fenditura attraverrsatta dall’atomo nel ne suo
percorso verso so lo schermo..
Ripetendo l’esperimento
l’esperimen nto senza
senza il il rilevatore
rilevato ore si si pproduce
roduce un p pat-
tern di diffrazioneione – oss sia, ll’atomo
ossia, ’attommo si compor
comporta rta ccome
omee un’onda. S Se
l’esperimento è nuovamente condotto con il rrilevatore ilevattore di fendi
fenditura
allora il pattern è quello tipico delle particell particelle, le, ccome
ome aveva previsto
Bohr. Questa è una na prova empirica e diretta dirett che l’identità non è
fissa e intrinseca bensì performativa.
ensì performativa
Bohr spiegò la natura pe f
performativa delle cose in termini di
entanglement quantistici ti tra dispositivi di misurazione e oggetti
misurati: secondo Bohr il punto non è tanto che le cose si com-
portano diversamente quando sono misurate diversamente, ma
piuttosto nel fatto che esistono solo i fenomeni – le intra-azioni tra
“dispositivi” e “oggetti” nella loro inseparabilità. Se l’ipotesi di
Bohr riguardo ai fenomeni intesi come entanglement quantistici
regge, molte cose apparentemente impossibili diventano possibili.
Supponiamo che il rilevatore di fenditura sia realizzato in modo
138 Performatività della natura

da rendere possibile la cancellazione della prova dell’effettivo pas-


saggio dell’entità (in questo caso, un atomo) attraverso una deter-
minata fenditura dopo che questo passaggio è avvenuto53. Se l’in-
formazione relativa alla fenditura di passaggio viene “cancellata” si
verifica la ricomparsa di un pattern di diffrazione tipico delle onde
(proprio come avviene nel caso in cui non sia stato predisposto
un rilevatore di fenditura). In effetti,, non importa impo nemmeno a che
punto l’informazione venga cancell cancellatalata – inin particolare,
par potrebbe
essere cancellata dopo po cche
he l’entità
l’entittà inin questione
questionee ha h già attraversato
l’intero dispositivo
p sitivo o e contribuito
contriibuito alla alla comparsa
commparsa del d pattern. In al-
tre parole, si pu puòuò d etermin
determinare posteriori – cioè,
nare a posteriori cioè, dopo che ha già
attraversato
traversato il d dispositivo
ispositiivo – see l’entità
l’entità attraversa
attraversa il dispositivo
di come
ondada o particella
particcella – ossiaossia se
se attraversa
attraversa le le due
due fenditure
fenditure contempora-
neamente
mente o oppure
ppure un una
na ddelle
elle ddueue per
per vvolta.
olta. QQuesto
uesto iimplica
mp che non
solo ill compo
comportamento
ortamento p passato
assato d dii uuna
na d data
ata entità
entità è stato
stato modificato
alcosa che
da qualcosa che accade
accade nel nel futuro
futuro ma ma ch he è sstata
che tata modificata
mod l’i-
dentità stessa
sttessaa ddell’entità.
elll’eentità. PPertanto,
ertantto, aabbiamo
bbiamo o llaa prov
prova
va eempirica
mp che
l’identitàà ddell’atomo,
ell ’attomo, llaa ssua
ua oontologia,
ntologgia, n on è m
non maiai fisssa ma è sempre
fissa
aperta a modifi
modificazioni
ficazioni futurfuturere e ppassate!
assate!
I fisici che hannohanno pro proposto
oposto ll’esperimento
’esperim cancellazione
mento della cancell
quantistica interpretano questi questi ri isultati co
risultati ome la prova della pos-
come
sibilità di “cambiare
ambiare il p passato”.
asssatto”. Ill llinguaggio
ingguaggio che chhe essi utilizzano
utilizz
rticolare interpretazione
rivela una particolare intterpretaazione di questi queesti risultati
rissultati che mal
ma si
concilia con la filosofia-fi
filosofia-fisicafisica d dii B
Bohr: particolare,
ohr: in part riferi-
ticolare,, essi si rife
scono all’informazione
mazione sulla fenditura attraversata attravversataa come
come qualcosa
qual
che viene “cancellato” llato” (da qui il nome di “es “esperimento
speriment del cancel-
latore quantistico”) ”) e al pattern di diffrazion
diffrazione come qualcosa che
viene “ristabilito” (come se a ritornare ritorna fosse il pattern originario).
Ma, come ho già argomentato, gomentat questa interpretazione non è suffi-
cientemente accurata e, inoltre, è basata su presupposti messi in
discussione dallo stesso esperimento e che riguardano la natura
dell’essere e del tempo.
Se si presuppone una metafisica della presenza, affermando che
il pattern è il risultato del comportamento di una serie di oggetti
individualmente determinati, allora non si spiega come possa ave-
re alcun effetto la “cancellazione” dell’informazione riguardo alla
fenditura attraversata da ciascuna entità, dopo che questo passag-
Natura e performatività queer 139

gio è avvenuto. Diversamente, quale nozione di causalità potrebbe


rendere conto di questa bizzarra circostanza? Quale potrebbe es-
sere la fonte di questa comunicazione istantanea, una sorta di co-
spirazione globale di singoli attori che agiscono all’unisono? Che
razza di inquietante causalità è questa che agisce attraverso una
azione a distanza?! La difficoltà qui risiede nell’erroneo e presuppo-
sto di un’ontologia classica basata sulla la credenza
crreden in un mondo po-
polato da oggetti che esistono o in maniera
maniera iindipendente,
ndip dotati di
eteerminati e che
confini e proprietà determinati che si si muovono
muovo ono all’interno di un
hiamaato “s
contenitore chiamato spazio” iin
“spazio” n ssintonia
intonia ccon on un una sequenza line-
are di momentii cchiamata
hiamata “t “tempo”.
tempo”. M Maa ccii ssono prove che indicano
ono pro
he il mondo non funziona
che funzziona secondo
secondo una una simile
simile ontologia
onto classica.
Come ho sostenuto
sostenutto altrove
alttrove (Barad
(Barad 2007),
2007),, attraverso
attravers una lettura
rattiva ttra
diffrattiva ra fi sica e teoria
fisica teoria post-strutturalista
post-stru utturalista è possibile
poss “esten-
dere”” e appro ofondire llee iidee
approfondire dee llegate
egate aallalla teoria
teoria della
della performatività
per
ler oltr
di Butler re iill rregno
oltre egno d ell’ummano ((cosa
dell’umano cosa cche he in n rrealtà s deve fare
ealtà si
quuando ssii p
anche quando rende iin
prende n esam me ll’umano
esame ’umano n ella su
nella ua m
sua ate
materialità), a
patto chehee alcune
alcune nozioni
nozioni fondamentali
fondameentali come comme materialità,
materrialità discor-
ency e ccausalità
sività, agency ausalità vvengano
engano opportunamente
oppportunamente rivisit rivisitate alla
luce della revisi ione radic
revisione calle d
radicale elle iinterpretazioni
delle nterp pretazioni classiche di d ma-
teria e senso o suggerita da da queste
questee scoperte.
sccopertee. Esaminando
Esaminando le prove p
quantistico aalla
fornite dal cancellatore quantistico lla luce
luce d ell’interpretaz
dell’interpretazione
post-umana e performativa
performattiva della dellla natura della dellla Natura,
Natura, si risolvo-
risol
no alcuni evidentienti paradossi
parad dossi e sii fornisce
fornisce al d ecostruzzionismo un
decostruzionismo una
spinta empirica. In altri termini, la scelta di questa questaa strategia
strategia scom-
mette sulla possibilitàbilità che gli echi e i risvoltii radicali raadicali del
d decostru-
zionismo non siano no solo fantasie perverse d della mente umana o
della cultura ma che fatto, aaccadimenti queer del mondo54.
he siano, di fatto
Per ritornare allee prove in oggetto, l’esperimento del “cancel-
latore” quantistico fornisceo consistenza empirica all’affermazione
decostruzionista secondo cui abbiamo a che fare “non con degli
orizzonti di presenti modificati – passati o a venire – ma con un
“passato” che non è mai stato presente e che non lo sarà mai, di cui
‘l’a-venire’ non sarà mai la produzione o la riproduzione nella for-
ma della presenza” (Derrida 1982: xx). La prova empirica, in effet-
ti, è coerente con questa affermazione nel senso che (nel cancellare
l’informazione dopo che il fatto è accaduto) chi conduce l’esperi-
140 Performatività della natura

mento non cambia un passato che era stato già presente. Tanto per
cominciare il passato non è semplicemente ciò che è esistito e il futuro
non è semplicemente ciò che avverrà; il “passato” e il “futuro”, piut-
tosto, sono rielaborati e inviluppati attraverso pratiche iterative di
materializzazione spaziotemporale – incluse l’identificazione delle
fenditure di passaggio e la conseguente “cancellazione” di questa
informazione – che rappresentano un feno ome unico. Lo spazio
fenomeno
e il tempo sono fenomenici, ossia, ssia, sono
so
ono prodotti
prod dott intra-attivamente
nel corso del fenomeno sttesso; loo spazio
o stesso; spazio e il il tempo
teemp non preesistono
come qualcosa di da ato e ddeterminato
dato etermin nato alal di
di ffuori
uori ddelel fenomeno55.
me ho giàà ricordato,
Come ricordato, la la prova
prova empirica
empirica contraddice
con l’affer-
azione fatta d
mazione daa alcuni
allcunni fisici
fisici secondo
secondo cui cui tutte
tutte le tracce
tr dell’even-
to sono “can ncellate” q
“cancellate” uando vviene
quando iene eeliminata
liminatta l’infor
l’informazione sulla
ditura di
fenditura di passaggio
passagggio e “ripristinato”
“ripristinato” il il pattern
pattern di di diffrazione.
di Al
contrario,
rario, iill p
pattern
attern ddii d
diffrazione
iffrazione p prodotto
rod dotto ccome omme rrisultato
is della
llazionee locale
cancellazione locale d ell’inforrmazzione (ri
dell’informazione iguardo aalla
(riguardo lla fenditura
fe di
passaggio o dell’atomo)
gio dell’aatom mo) non
non è lo stesso
stesso di quellouello ““originario”
qu originar (ossia
quello pr rodotto p
prodotto rima cche
prima he veniss
venissese ccompiuta
ompiutta llaa rilevazione
rillevazio della
fenditura).). DDiversamente
iversamente dall’originale,
dall’originalle, il il nuovo
nuovo pattern di d diffra-
pallesemente eevidente
zione non è palesemente vidente senza
senza rintracciare
rintracciare esplicitamente
esplicita
gli entanglement ti). L
(esistenti).
ement (esistent Laa ttraccia
racccia ddii ttutte
utte llee misurazioni perma-
p
ne anche dopo po che l’informazi
l’informazione ione vviene
iene ccancellata;
anceellaata; serve uno sf sforzo
per rendere visibili tutti ggli li eentanglement
ntanglement fantasmatici.
fantasmatici. Il pass passato
non è chiuso (non lo è m maiai sstato),
tato), mmaa la canccancellazione
cellazione (di tutte le
tracce) non è la questione più importante. Il p assato non
passato non è presen-
prese
te. “Passato” e “futuro”
futuro” sono reiterativamente
reiterativamen ntee riconfigurati
riconfi figu e invi-
luppati attraverso o l’intra-attività continua dell m o
mondo. Non c’è nes-
suna relazione intrinsecamente
rinsecamente determinata
determin tra passato e futuro. I
fenomeni non sono collocati nell nello spazio e nel tempo; piuttosto, i
fenomeni sono entanglementnglem materiali avviluppati e intrecciati nel
processo di materializzazione spazio temporale dell’universo. Persino
il “ritorno” di un pattern di diffrazione non segnala un ritorno al
passato, una cancellazione di memoria, un ripristino di un passato
tornato presente. La memoria – un pattern creato dai viluppi sedi-
mentati di intra-attività iterativa – è inscritta nella trama del mondo.
Il mondo “conserva” la memoria di tutte le tracce; o, meglio, il
mondo è la sua memoria (un viluppo di materializzazione).
Natura e performatività queer 141

Conclusioni

Insieme ai miei collaboratori ho posto una serie di sfide all’onto-


logia classica – una visione del mondo che presuppone l’esistenza
di entità discrete che interagiscono l’una con l’altra attraverso una
causalità localmente determinata, dove il cambiamento am è il risul-
tato di un evento (la causa) che causa sa un
un altro
altro evento (l’effetto) e
dove le cause mettono in movimento movimen nto delle
delle entità
en che si muovo-
no attraverso lo spazio zio
o ssecondo
econdo ou nfl
un usso ttemporale
flusso emmp lineare. Tra
i presuppostii alla base basee didi tale
tale concezione
concezione vi vi sono:
son che il mondo
mposto daa oggetti
è composto oggetti individuali
ind dividuali concon proprietà
proprietà e confini deter-
minati;
inati; che lo spazio è u unn ccontenitore
ontenitore d definito
efinito in ccui avvengono
degli
gli eventi; che
che il tempo
tempo è un un parametro
parammetro che che progredisce
prog auto-
mamentte in
nomamente in m anniera llineare;
maniera inearre; cchehe ggli
li eeffetti
ffetti sseguono
eguo le cause.
Tutti questi p presupposti
resupposti ssono ono sstati messi
tati m essi iinnd discussione
iscussiione dalle per-
formancence qu ueer d
queer e l la n
della atu ura: i ffulmini,
natura: ulmini, i n euro orecetto
neurorecettori or delle pa-
stinache, un
e,, u nddinoflagellato
inoflagelllato ora p pianta
ianta ora
ora animale
animalle rinvenuto
rinven negli
estuari ddelel N ord
Nord dA meriica, ggli
America, li atomii e ggli
li u maani sono
umani o tra le creatu-
rine naturali
rali llee ccui pratiche,
ui pratiche e, iidentità
dentità e aappartenenze
ppartenenze di spe specie non
si possono spieg
spiegare
gare alla luceuce di
lu di un’ontologia
un’ontolo ogia classica.
classica.
Abbiamo o visto, per ese empio, co
esempio, ome llee noz
come zion
nozionini classiche di ccausa-
lità e identitàà risultino inad inadeguate
deguate in noognuno
gnu uno d dii q
questi
ueesti casi e com
come le
loro perturbanti nti abilità comunicative,
comunicative, i loro rrapporti apporti causali queer
qu
siano inspiegabili bili se le llorooro iidentità
denttità sono concepite
con ncepite iin n termini di
entità indipendenti. enti. Queste creaturine non possono possono essere
essere conce-
pite come agenti separati che interagiscono ccon onnu n aambiente o con
un
altri agenti separati, ti, non quando la supposta sequenza di causa ed
rticolata e la causalità
effetto appare disarticolata caus l sembra assumere caratte-
ristiche in qualche maniera p perturbanti. Ciascuna delle creaturine
prese in considerazione non solo “mette in crisi la nostra concezio-
ne del tempo inteso come flusso omogeneo di momenti identici a
loro stessi, in cui una causa per definizione precede i suoi effetti”
(Schrader 2010: 278-279), ma anche la nozione stessa di identità e
di ciò che ne deriva, incluse le questioni di causalità, responsabilità
e accountability.
In alternativa, ho proposto una ontologia realista agenziale, che
potremmo anche chiamare “ontologia quantistica”, basata sull’e-
142 Performatività della natura

sistenza di fenomeni piuttosto che di cose che esistono in modo


indipendente (Barad 2007). Questi entanglement performativi di
materializzazione spaziotemporale sono in grado di dare conto di
performance dalla causalità complessa come quelle prese in consi-
derazione nel mio saggio.
Altrove ho ripetutamente evidenziato come m la svolta ontologica
suggerita da queste scoperte non sia neces ssaria
necessariamente circoscritta a
56
una scala microscopica . Tuttavia, ttavia, il il fatto
fatto di
di ripetere
rip strenuamen-
te e di articolare in mo modo
odo p più approfondito
iù ap pprofondito il m mio argomento non
basta certo a evita
evitare
are i ttentativi
entaativi d dii cchi,
hi, spspinto
pinto d dal
al panico, cerca di
nere, addo
contenere, omesticare e n
addomesticare ormalizzare llaa queerness
normalizzare queer della natu-
ra, che non accetta d dii eesser
sser m messa
essaa iin
nq quarantena
uarantena e m minaccerà sem-
pre di debordare
debord dare e contaminare
contaminare “l “la
la vvita
ita come
come la conosciamo
con noi”
– trasformando
asformmando il il freakshow
frreakshow inconcludente
inconclludente e giocoso giocoso degli atomi
in unaa “catastrofe”
“catasttrofe” fonte
fonte di di ansie
ansie ssu u llarga
arga scala.
scala. L Laa m
miaia speranza è
enden
che prendendondo in in esame
esame questiquessti (ulteriori)
(ulteriori) esempi
esempi cheche coinvolgono
co
entità di scala
scalla macroscopica,
macroscopica, come com me llee p performance
erfoormancee d ella Pfiesteria
della
e dei fulmini,
mini, l’onnipresente
lm l’onnipresente queerness
queeerness della dellla natura possa essere
naturaa poss
apprezzatata attraverso
atttraverso ordiniordiini diversi
diversi di di grandezza
grandezza e familiarità.
fam
Così, per esempio,
esemp pio, benché
bench hé uunn fenomeno
fenomenoo quotidiano
quotidiano macroscopico
macros
come il fulmine
mine possa esi esibire
ibire alalcuni
lcuuni ccomportamenti
ompo ortamenti regolari in li-
nea con una spiegazione ba basata
asatta sulle
sulle leggi
legggi della
della fisica
fisica classica, esso
manifesta nondimeno
dimeno alcunialcu uni tipi
tipi di comportamenti
di comportam menti qqueer manifestati
ueer manifes
su scala microscopica
copica anche
anch he ddagli
aglli aatomi.
tomi. Divers
Diversamente
samentee da fenome
fenomeni
meno familiari e più “esotici” quali gli atom atomi,
mi, i ccui
uii ccomportamen-
omporta
ti queer rifiutano o di essere addomesticati d dalle leggii della fisica
alle leg
classica, questo fenomeno
nomeno macroscopico quotidi quotidiano pone una serie di
dilemmi all’internoo stesso del campo della d fisica “classica”, esibendo
una serie di comportamentiamenti queer/quantistici.
qu Quali segrete indeter-
minazioni potrebbero celarsi nella classificazione apparentemente
aproblematica di micro e macro?
Comportandosi un po’ come un elettrone o un fantasma, la
decostruzione si insinua implicitamente o esplicitamente in ogni
parte di questo mio saggio, uscendone e rientrandone. Insieme a
Kirby e Schrader, dò la possibilità al pensiero di Derrida di giocare
seriamente con queste creaturine queer57. Pur senza addentrarsi
nei dettagli di questi elementi decostruttivi più di quanto non lo
Natura e performatività queer 143

permetta la lunghezza di questo articolo, il fatto di menzionare


la possibilità di un puntello empirico a concetti decostruzionisti
come quello di différance può sorprendere o persino sconcertare.
Mentre per qualcuno potrebbe sembrare blasfemo suggerire che
il decostruzionismo possa trovare un qualche sostegno empirico
(specialmente alla luce dell’equivoco assai diffuso di secondo cui il
decostruzionismo avrebbe archiviato definitivamente defi finitiva l’empirismo,
scavandogli, per così dire, la tomba), tombaa), noi noi insistiamo
insisti su una lettura
strruzionismo
materialista del decostruzionismo o che
che apra
apra nuove
nuoove strade per ricon-
pirism
figurare l’empirismo, mo, eemancipandolo
mancipandolo d daa interpretazioni
interpr conven-
zionalili e senza d dare
are perper scscontato
contato che che esso
essso ppossa
ossa (o
( debba) essere
cantonato. Secondo ll’approccio
accantonato. ’ap
ppro occio rrealista
ealista agenziale
agenziale che ho propo-
sto le afferma
affermazioni
azioni d dii n
natura
atura eempirica
mpirrica n non
on sosolo
olo non vvengono esclu-
se, ma ven ngono intese
vengono inttese ccome
ome sp pecifiche aarticolazioni
specifiche rticolazioni intelligibili
del mondo (con (con il
il dovuto
dovuto rispetto
rispetto per per tutte
tutte le
le diverse
diverse condizioni
arie a rrendere
necessarie endere rragionevole
agioonevo ole q uesta pretesa).
questa prretesaa). In
In particolare,
par le
aziioni eempiriche
affermazioni mpiriche n on fann
non fannono rriferimento
iferimeento a en ntiità determina-
entità de
te esistenti
nti individualmente
individualmente ma ma a ffenomeni-nel-loro-divenire,
enomeni-n nel-loro o-diven lad-
iveniire n
dove il divenire on è lega
non ato a u
legato na temporalità
una temmporalità futura bens bensì a una
relazionalitàità radicalmente
rad
dicalmentte aaperta
perta d el mondo
del mondo che diventa mondo. mo
In questo o breve incontr
incontro ro ccon
on iill d ecostruzzion
decostruzionismo nismo può esser
essere uti-
le tenere a menteente che il realismo
reallismo agenziale
agenziale non non costituisce
costituisce un’inter-
un’in
pretazione ortodossa
todossa della
dellla fisica,
fisicaa, per
per così di dire, maa è una indag
ire, m indagine
diffrattiva dellee differenz
differenze ze materializzate
matterrializzate che ccontano,
ontano o, dove veng
vengo-
salmente idee provenienti da
no lette trasversalmente alla fisica
dalla fisiica e dalle teorie
t
post-strutturalistee e decostruttiviste . Come 58 Com me hoho già detto
d prece-
dentemente, la fisica ica è straordinariamente capace c di decostruirsi,
rimettendo in discussione
ussione e riconfigurando
riconfigur concetti fondativi come
agency, causalità, spazio, tempo, materia e responsabilità59.
azio, temp
Ma voglio ritornare alle domande poste all’inizio o, meglio,
sono le stesse domande a ritornare, così come hanno permeato tut-
to il saggio, ed esplicitare alcune problematiche etiche e questio-
ni di interesse nodale presenti in filigrana nella discussione sulla
causalità, la temporalità e l’entanglement, così come è emersa dalle
azioni performative di queste creaturine non umane.
I concetti derridiani di “giustizia-a-venire” e différance perva-
dono spettralmente questo articolo per motivate ragioni. Secondo
144 Performatività della natura

il mio approccio realista agenziale, differenziare non significa solo


separare ma anche assemblare, come parte dello stesso movimen-
to: congiungere-disgiungere. Differenziare è una questione di en-
tanglement. Gli entanglement non sono intrecci di entità separate
bensì irriducibili relazioni di responsabilità. Non c’è una linea fissa
di demarcazione tra “sé” e “altro”, “passato”, “presente” e “futuro”,
“qui” e “ora”, “causa” ed “effetto”. La dis/continuità dis/co quantistica
non è una disgiunzione comee le alt tre. I ttagli
altre. agli agenziali
ag non segna-
no alcuna separazionee assolutaassoluta ma ma una
unaa congiunzione/disgiunzione
congiun nz
– un “‘tenersii assieme’
assiieme’ p ersino d
persino dii cciò
iò cche disp
he è disparato […] senza
ferire la dis-giuntura,
dis-giuuntura, la la dispersione
diispersione o laa differenza,
differenz senza cancel-
re l’eterogeneità
lare l’eterogeneiitàà del ll’alttro [[…]
dell’altro …] ssenza,
enzaa, o p rima anco
prima ancora della, giun-
zione sintetica
ne sintetic ca della ccongiunzione
ongiunzione e d della
e l la ddisgiunzione”
isgiunzio (Derrida
4: 41). I tagli
1994: 41). tagli agenziali
agen nziali – le le intra-azioni
intra-aziioni – non non producono
produ separa-
(assolutte), ma
zioni (assolute), ma h anno a cche
hanno he fare
fare con
con u na sseparabilità
una eparabilit agenziale
erenziaare e aaggrovigliare
– differenziare ggroviglliaree (intesi
(intesi come
comee m ossa unica,
mossa unica, non come
processii ssuccessivi).
ucccessivvi). I ttagli
agli agen nziali rielab
agenziali borano radicalmente
rielaborano radica le
relazionii didi congiunzione
congiunzion ne e disgiunzione.
disgiun nzione. Laa separabilità,
separaabilità, in que-
sto senso, la separabilità
seeparabilità agenziale,
aggenziale, è unaun na questione
questione di eterogeneità
etero
irriducibilee non p regiudiccata d
pregiudicata alle relazioni
dalle relaziioni ereditarie
ereditarie che tetengono
erogeneo senz
insieme l’eterogeneo senzaza rridurre
idurree llaa differenza
differeenza all’identità.
ntinuità quantistica
La dis/continuità quanttistica queerizza
queeriizza la la nozione
noziione stessa di dif-
ferenziazione. Essa permette
perm mette un n necessario
necessario rripensamento
ipensamento di ccosa
i/contare, ttenere
vuol dire rendi/contare, enere iinn cconto, ’ ountabillity – che no
onto, l’acco
l’accountability non
oncezione fissa di identità, dii iintervallo
derivi da una concezione ntervvallo o di uun’ori-
gine. Rendi-contare are – tenere conto di ciò ch he ssii m
che at
materializza e ciò
che è escluso dalla lla materializzazione – non può essere frutto di
un semplice calcolo, o, dato che non si può p basare sulla presunta esi-
ividuali che
stenza di entità individuali ch possono essere aggiunte, sottratte
o equiparate tra loro. L L’accountability non si può ridurre all’iden-
tificazione di fattori causali e all’attribuzione di responsabilità a
questa o a quell’altra causa. In effetti, la causalità è davvero que-
stione del tutto queer. Accountability, invece, significa assumere
l’impegno etico-onto-epistemologico di comprendere come tagli
differenti contino in modo differente nella intra-attività iterativa
del farsi mondo, ossia, degli entanglement di materializzazione
spaziotemporale. Per rendere conto di qualcosa bisogna essere
Natura e performatività queer 145

accountable (rendicontabili), perché tutti i reso-conti avvengono


all’interno non dall’esterno. Non esiste una posizione puramente
esterna, esistono solo la separabilità agenziale, le differenze inter-
ne, la différance. L’accountability non può basarsi su una matemati-
ca dell’identità. Le facili sostituzioni, le equivalenze e le relazioni
transitive tra elementi singoli vengono tutte obliterate. o
Ironicamente, ma con conseguenzee ass sai imp
assai importanti, non esisto-
no “atti contro natura”, non nel sen nso d
senso dii uunana eesteriorità assoluta,
come si intende comunemente. un
nemente. In In questa
questa rielaborazione
riellab radicale
ulturaa n
della natur/cultura on eesiste
non siste u na p
una osiziione eesterna
posizione ster alla natura da
cui siaa possibilee agire;
agire; cii sono
ono solo
so solo “atti
“atti di
di natura”
natura” (che includono
il pensiero e il llinguaggio),
inguagggio), il il che
che non
non ssignifica
ignifica riduridurre la cultura
allaa natura b bensì rifiutare
ensì rifi fiutare l’idea
l’idea che
che lala natura
natura sia intrinsecamente
int
deguataa e cche,
inadeguata he, innp articolare, ssia
particolare, ia m ancante d
mancante dii vvalore
alo e signifi-
cato, e quindi
quind di rrichieda
ichieda il il supplemento
supplem mento della
della cultura
cultura (Kirby).
(K E se
ciassim
cominciassimo mo a concepire
concepiree llaa cultura
cultura come
comee q uallcosa cche
qualcosa he fa la natu-
ra? Questoessto ri
ipensamento delle
ripensamento delle dicotomie
dicotomie natura/cultura
naatura//cu ultura e umano/
non umano ano apre
apree lo
lo spazio
spazio a sentimenti
sentim menti di di indignazione
ind dignazio one morale
mo per
atti specificifici di
di violenza
violenza contro
co
ontro u manii e non
umani non umani,
umani, ivi compresi
co
materiiali(zzantii) dei
gli effetti materiali(zzanti) dei processi
processi di di differenziazione
differenziazione (e quin-
alenza).
di di equivalenza).
Il terminee entanglementt non non definisce
definiscce l’interconnessione
l’iinterco onnessione di tut-
ti gli esseri sino formarne
no a formar rne uunono ssolo,
olo, bensì iidentifica specifiche
dentifica le specific
relazioni materiali riali della continua
continuaa differenziazione
differenziazzione de el mondo. G
del Gli
entanglement sono ono relazioni vincolanti – un n vincolo
vincolo verso l’altro
l’
– tracce aggrovigliate gliate di alterità. Alterizzare,
Alterizzarre, o ssia la
ossia l costituzio-
ne di un “Altro”, comporta un debito del “sé “sé” nei confronti del-
l’“Altro”, che a sua volta è irriducibil
irriducibilmente e materialmente legato
d
e intrecciato al “sé” – in una diffrazione/dispersione dell’identità.
L’“Alterità” è una relazione l entangled di differenza (différance).
Un’etica dell’entanglement implica una serie di possibilità e di
vincoli nella rielaborazione degli effetti materiali del passato e
del futuro. Non può mai esistere una redenzione assoluta, ma la
materializzazione spaziotemporale può essere produttivamente ri-
configurata, rielaborando man mano le im/possibilità. Modificare
il passato non cancella i segni sui corpi; gli effetti materiali che si
sedimentano in queste stesse riconfigurazioni – memorie/ri-mem-
146 Performatività della natura

br-anze – sono inscritti nella carne del mondo. Il nostro debito


nei confronti di chi è già morto/a e di chi non è ancora nato/a non
può essere disgiunto da chi noi siamo. E se riconoscessimo che
differenziare è un atto materiale che non ha a che fare con una
separazione radicale, ma al contrario con una creazione di legami
e di responsabilità61?
Note 155

alto del numero dei numeri interi (una serie infinita numerabile).
12 Wikipedia fornisce una spiegazione relativamente accessibile di tutti questi fe-
nomeni.

Natura e performatività queer


1 Esiste una versione precedente non autorizzataa di questo qu articolo apparsa nella
rivista studentesca Qui Parle (19/2/2011 University rsity o off Ne
Nebraska
N ebrask Press). Ringrazio Hilda
Rømer Christensen e i direttori della rivista Wo Women,
Wome meen, G
m Gender,
een der & Research per avermi
nde
der
dato l’opportunità di pubblicare re llaa ve vversione
rrssione autorizzata
auttorizzzaata d dell’articolo.
ell’arar ti
ar
2 Tutte le citazioni ioni in i n questa
quues
estaa sezione
esta sezzione ne sono
ne sonono tratte
ono trat
atte
at te dal
dal a giàgià citato
c articolo del New
York Times laddove
ddove non n diversamente
div
iver e saa mentee specificato.spec
sp ecifi ficacato
too.
3 È fantastico o il
il fatto
faatt
tto
o ch cchee “fino n a cen
no centomila
een
ntomi
toomi
milaa aamebemeebeb ssii ag aggreghino
ggr
g egh rispondendo alla
richiesta
hiesta di soccorso d dell’adenosina
ell’aded no osiinana m monofosfato
onof
on ofo
ossfafatoo ciclico.
cicicliico. Dapprima
D pp
Da p rima formano una torre,
che alla fine crolla e diventa un na ch
una chia
chiazza iazza
ia
iazz
zzza ob oblulungga d
lung
lu
oblunga dii ccirca
irca
ir c d
ca due ue millime
millimetri. Le amebe dap-
primaa identich he al
identiche all’l’’in
i terno
all’interno o di q uest
ue
questo sstto ps p seudo
eud
eu doo
oplplas
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pseudoplasmodio la mo
modiodid o – si ssimile
imilelee a una lumaca – iniziano
erenziarrssii e a assumere
a differenziarsi assssumeree ruoli ruuol
olii specializzati”
sp pecciaa lliizz
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z aatti”i ((Otte
Otte
Ot t 22007,
0007,7 vedi
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riferimento alla nota 6).
4 Questa cit citazione
ittaz
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azioi ne è attribuita
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a Professor
Pror fess
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Tyller Bonner,
Bono ne n r,r, alla
a llla voce
voo “Slime Molds”
di Wikipedia.
pedia.
5 “Scoperto
“Sco ope
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arroli del Nord,
il Dictyostelium
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u cl laasssificato
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i come “f ““fungo
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funngo inferiore”
nfferriore” e negli anni
inf
seguenti come
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appartten
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reegn
re gn d i protisti,
de prottisstiti,, dei
dei funghi
fu hii e dei mitocondri mit o ond tubolari.
itoc
Dagli anni ’90 90 d del
ell ’900
9 0 la maggior p
’90 parte
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eg sci
eg
egli scienziati
ciien
enziz atti ha accettato
zi accettato la class classificazione
attuale. Gli amebozoi
mebozo oi sono
sono considerati
conside dera
de ti oggigiorno
raati ogg
ggig
iggio
iorn
orn
rno co comem ffacenti
ome a en
ac enti parte di un clade cla che fa
regno a sé dal momento che sono o più pi imparentati
impa
immpapareentatti con n gli
gli animali
a nimali e i funghi che ch con le
piante” (Wikipedia, edia, voce “Dictyo “Dictyostelid”).
ost steellid d”). R Ringrazio
Ri i nggraaziio Fern rnnF Feldman
eldman per aver con
el condiviso
la mia passione per l’indeterminatezza delle le amebe
dell le a me
mebe be sociali ia lii e aver
soccia aveer messo in evidenzaevide il
carattere elusivo della loro classificazione
classifi ifica
ifi
ficcaazziion onee bibiologica.
iol
olo oggic
ic
ica.
6 Carol Otte, e, post del 9 o ottobre
ttttobobree 22007
obre 007
0007 ((http://www.damninteresting.com/amoe-
http://www.d damn
ammni nteresting.com/am
bicmorality/, ultimo o accesso 5 Novembre Novo embre 2010). 10). Si tratta di un articolo
20010 arrttic olo “straordinaria-
icol “straordinar
mente interessante”, una pezzo divulgativo molto ben scr scritto
rit o cche
i to hee rriferisce
h ifeer
if molte delle
erisce molt
scoperte scientifiche sulle amebe sociali. L’uso che fa Otte Ottte del del linguaggio
l ngua
li e i suoi ri-
ferimenti alla morale non costituiscono una strizzata d’occhio d’oc occchchio o ai lettori; in effetti, le
questioni morali sono una na costante della letteratura scien scientifica sulle amebe sociali, il che
rende questo fenomeno piuttosto interessante. interessante
7 Per esempio, se laa nozione di “ameba “a sociale” è un ossimoro che suona tutta-
via veritiero, ossia, se il presupposto esupp implicito è che degli organismi unicellulari siano
semplicemente troppo primitivi per intraprendere relazioni sociali o manifestare una
forma qualsiasi di comportamento cooperativo (soprattutto a distanza), allora rimuo-
vere il tabù che impedisce di pensare la socialità e l’agency come capacità non umane
rappresenta un primo passo fondamentale per eliminare alcuni degli effetti cumulativi
dell’eccezionalismo umano.
8 In effetti, la possibilità stessa di un non umano che sia morale apre il varco a un
ripensamento, o queerizzazione, della morale che non sarebbe più fondato sulla contrap-
posizione natura/cultura, ma la metterebbe in crisi. Con questo cambio di direzione,
parlare di “moralità amebica” non costituirebbe più l’ennesima manovra colonialista
per consolidare implicitamente gli umani all’interno di questa equazione (di fatto una
156 Performatività della natura

inuguaglianza) sfruttando il non umano come risorsa epistemologica, riducendo così


tutto alla domanda: cosa ci può insegnare l’Altro? o persino, in nome di chi “noi” do-
vremmo parlare in sostituzione di una respons-abilità, vale dire la possibilità lasciata
all’altro di rispondere?
9 Vedi il codice legale dello Stato della Carolina del Nord (http://www.ncgala.
org/guide/guidecan.htm).
10 http://www.everything2.com/index.pl?node_id=1009724
11 http://famguardian.org/Subjects/SexualImmorality/Homosexuality/Homo- rali
AndNaturalLaw.htm
12 Si veda il dizionario online: http://www.vocabulary.com/definition/unnatural.
p://www w.vvoccab bu larr y. y.cco
L’indeterminatezza di significato d dii “n
“naturale”
naturale” “innaturale”
e”” e “in in
nnnaatuturalee” produce interessanti in-
stabilità.
13 Se si interpreta
erpreta questa que u stta legge
leg e come
le
legg come un un modo
m do
mo o per
perr impedire
i mp
mpedi
p agli umani l’imita-
zione parodica
rodica di animali,
an nimmal i non
a li,
i, non nel e senso
el sen
e so so didi compiere
comp
mpieere r “atti
“aatttiti bestiali”
besti veri e propri ma
semplicemente
mplicemente dellee pratichepra
prratichee d dii im
imitazione
mit itaz
azzio
azioi ne agendo
ageggeend do coccome
me se
me se ffossero
ossero aanimali (non umani),
umani
ani travestiti da agnello per peer così
co osìì dire,
dir
ire,e, allora
a lllor
o a sa sarebbe
are
r bb bbee la la llegge stessa ad attribuire agli
egge stess
umanini una sorta di di ttimido
i ido travestitismo
im travves
tr esti titi
titi
tismmo contrassegnando
contra
cont
co traassegeggna
na nd ndo sp sspecifiche
pecifiche az azioni umane come
una forma di dragdraragg chec e vi
ch viola
olaa iill con
iol confine
onnfin
fi e tr traa na
natura raa e ccultura.
u tu
ul uraa. Il I ttono
o o iironico della mia
on
rispostata a questta in
questa nteerp rpre reta
re
interpretazione ttaazion
onee piùp ù debole
pi d bo
de bole delladel
e la
la legge
legggee è del dell tutto
tut
uttto
t voluto,
vol
o u poiché l’uso
malizioso so di simili eq eequivalenze
uiva
ui v le lenz
n e di d pend
pe
pend
dipende ndee da d
dala l mo odo
modo do in i n cui
cui vienev ien ne utilizzato
uttilizzza
u za il “come se”.
zat
equiuivva
ui va lenzee a cavallo
L’uso di simili equivalenze c vall
ca lllo dei
d i confini
de confi
co nfini
nfi nii di
n di specie iiee d
dii cuii il m orral
o rallism fa pesante
moralismo
uso non sono no affatto
ono aff
ffat
ff attto
to “in“innocenti”
iin
nno oceenti”” ccome
noce ome fa farebbe
areebb immaginare
bbee immagi gi nar
gi nare l’esp
na l’espressione
s ione “come se”.
preess
Infatti, comeme osserva
ossse
serv va Hugh
rva
rv Hugh h Raffles,
R aff fl s, l’affermazione
affle l’afferma maazi z on ne di
one di Himmler
Him mml mlere secondo
secono do cui
on cu “l’anti-se-
minitismo […] equivale
…]] eq qui
uiva vale
va esattamente
a lee esattamen ntete aallo spidocchiamento”
l lo sp
ll spid
pididocch chia
chhia
iamem nto” o” n non “semplice” modo
on è un “sempl
per suggeriree che “l “l’anti-seminitismo
l ’aa ntti-seminitism mo è co come
me llo
me spidocchiamento,
o spidoc o ch
oc chiaa m meent n o, e nemmeno cche è sem-
plicemente un n tipo di spidocchiamento.
di spidocchia a me
m nt n o.
o. E s o eequivale
Esso
ss qui
uivale le esattamente
le esasattamente
tttt spidocchiamen-
allo spidocc
to” (Raffles 2010: 10: 142). La frase volutamente vollutamen
ut
ut ntet provocatoria
pro
r vocato to ori
riai no non
n n dice “semplicemente”
“semplice
che gli ebrei si comportano come pid pidocchi,
doccch c i,i poiché
pooiiché
chhé quella
quel
qu e la che chee Himmler
H immler pone in essere
è una relazione di equivalenza: gli ebreei sso
gli ebrei
gl ebre
eb sono
onoo pidocchi.
piddocch hi. Raffles
R aff flefles aggiunge
agggiunge che “benché
“ben i
Nazisti abbiano tracciato
acciato i confi confini
fi ni d dell’umano
el l’
el
ell’
l uman
ummanano ineguagliata
o con ineguagl glliaataa fferocia
errocia non furono loro
a iniziare l’espulsione one degli ebrei ebreei dal d l regno
da regngnno dell’umano.
dell’umano. Nel Nel periodo
Ne peeriiodo pre-moderno in
Francia, per esempio, o, ‘dal momento che il rapporto sessuale co con un
con una
u ebrea
na eb corrisponde-
brea corrispo
va esattamente al coito o con un cane’, i Cristiani che avessero o avavuto
v uto
vu o rrapporti
apporti eterosessuali
con Ebrei potevano essere sere perseguiti per il crimine capita capitale a le d dii sod
sodomia e bruciati vivi
con le/i loro partner – ‘dato dato che queste persone agli occhi del della legge e della nostra santa
fede non differiscono in alcun modo dalle bestie’ (le (l quali erano ugualmente soggette
a processo ed esecuzione). ). In tono minore, minore ll’identificazione da parte dei tedeschi degli
ebrei con i cani (bastardi) e, qualche volta, con i maiali, continuò lungo tutto il periodo
nazista. Ma l’associazione degli d ebrei con la figura minacciosa del parassita, figura che
infesta in modi al contempo ovvi ma anche inaspettati il corpo dell’individuo, la po-
polazione e, naturalmente, la nazione, è stata più distruttiva – e insidiosa – perché ha
richiesto nuovi interventi e controlli” (Ibid.: 145).
Per questo, nella prossima sezione dell’articolo insisto sulla necessità di sovver-
tire il calcolo razionale della sterminabilità e uccidibilità (sull’immoralità del rendere
uccidibile si veda Haraway 2008). Se questa aritmetica omicida rimane integra, cercan-
do, per esempio, di negare l’equivalenza difendendo solo un suo termine e disprezzan-
done l’altro, sicuramente essa si ripresenterà per perseguitare e danneggiare tutte le
forme di vita, sia umane che non umane. Il significato che attribuiamo all’Altro ha un
Note 157

peso. È importante aver chiara l’idea che simili relazioni di equivalenza non mettono in
crisi il confine tra natura e cultura – esse, al contrario, ne vengono alimentate.
14 Si veda anche Barad 2010. Alcuni potrebbero obiettare che la queerness abbia
necessariamente a che fare con il desiderio e che questo squalifichi gli atomi, gli elettro-
ni, lo spazio e il tempo. Ma questa obiezione basata sull’eccezionalismo umano elude la
seguente domanda: che forma deve avere il desiderio, di modo che solo alcuni esseri o
forme di vita siano autorizzati ad accedervi e non altri?
15 Il resto di questo articolo (a parte il primo paragrafo ragr della sezione intitolata
“Natura e performatività queer”) rappresenta laa versio versioneo finale
ione
io fi dell’articolo “Natura
e Performatività Queer” inviato a Qui Parle. Sf for ttu una
n tame
Sfortunatamente, meen non è stata questa la
men
versione che Qui Parle ha inviato p pe
er la
per l stamp
stampa pa e og ogni
gni
n ttentativo
en
entati
n tiivo di correggere l’errore è
fallito.
16 Nella versione
rsione originale
orriigi
gina
naa le cc’era
’era
ra u una
naa n notaotta a piè
ota p è pagina
pi p gi
pa gin na cheche commentava
c l’articolo
del New York Timess iintitolatontitollat
nt
ntit a o “D““Dal
Dal a ssuolo
u lo
uo lo d del el T
el Texas
exas
ex a ttrasuda
as r su
ra s dada una ccolonia di miliardi di
amebe”.
mebe”. Quella (parte (partr te della)
rt dell
deell a) nota
lla)
a) otta ha
nota
o ha poi poii ispirato
isp pir
iraat
ato la
ato la ssezione
e io
ez ionnee di di apertura
aper di questo arti-
coloo e quindi è stata rimossa. L L’allusione
’alll
l lus
usio
sio
ion ne presente ntee nel
prreesseent n l termine
ne t rm
te minine “palio”
“palio [stake in inglese],
nel senso di ciò che he è in gioco
che g occo e su
gi su cui ui viene
cui nee investito,
v iieen inv
nves
nv ves tiit , ffaa riemerge
estito riemergere un importante
significato storico
ficato storirico
riico
c d della
e la
el parola
l par arro stake
olla sst
tak
akee rilevante
rillevvan ntee p per
err qquesta
ueest
sta
ta di discussione:
d sccus on il fatto storico che
ussiione:
on
gli “atti
ti contro natura”
natturra”a fossero
ossero attivamente
fos attivivam
iv
ivama en entee perseguiti
perseegu iti dalla
uit dall
da l a Chiesa
ll Ch i saa durante
hie du il Medio
Evo e che he una delle
dellle pene n capitali
peene cap
apit a i previste
ital
al prev
pr iste consistesse
evv is
ist con
onsisist
si esse nell’essere
ssttes nel l ’esssesere re bruciati
brucic a al rogo (sta-
ke). Da una parte, e potremmo
potremm mm mo dire
diree che h sii tratta
che trat
tr
rata taa ddii un att atto
tttto d dell’inconscio;
elll ’i
’ i nccon
onsc i ; d’altra parte,
scio
senza negarne
arn
rne
rn ll’esistenza,
ne l’ ’es
esis
iste
tenzza,a ed dal
a m
al momento
om
o mento che chee riapriremo
ria
iap prriremo o in
i n questo
questo saggio
aggio la questione
o sa
della comunicazione,
uni
nica
nic zziio
ca onnee,, potremmo
pot
otreemm
otre mmo o chiederci
c iederci quale
ch qu a e sia
ual s a ill meccanismo
si meccca c nismoi dii questo riverbero,
d
di questa provocazione
rovoccaz one di
aziio di senso, e ssee ssi siamomo dii ffronte
iamo
am ron
ro nte a un entanglementn anglement (nel
ent ( tempo
ma anche nello llo spazio)
spaziz o)) intrinseco alla
zi a l la materialità
al mater
ater
at e iaa lità del del ricordare
ric
icorord
or dare e non già all’ennesima
rda all’
caratteristica specifica dell’umano.
specificca dell’uman no. O almeno,
no all me
almemeno n , questa
no qu taa rilettura,
rille tura, sorprendente rispetto
ilet
a quella tradizionale,
ionale, è esattamente
esattamen ntet il i l genere
geneere re di di rielaborazione
riiel
e abborraazzioneion umana/non umana
io uma che
questo articolo spera di ispirare.
17 Sulla importante
portante nozione ne etica
ne eti
tica
ca didi “rendere
“ren
“r endeere uccidibile”
en ucccid diib
bile”
ille”
e sii veda
v da Haraway 20
ve 2008.
18 Si vedano, o, in particolar
particolare,arre,
e, i lavori
laavvor
vo
orri classici
cl
cl di Butler
Butllerr 1993 1993 e 1990 e SedgwickSedgw
1995, 2003 e la produttivaduttiva eredità tà q
tà queer
ueeer d dii ququesto importante
uesto important ntte rerelazionarsi
elaazionarsi con l’idea di
performatività.
19 Per una documentazione
umentazione sugli approcci alla teoriaa della deella
ll performatività
ll p rrfformati i che con-
pe
testano esplicitamente un esclusivo interesse per l’umano si s vvedano
edaan Barad 2007 e 2003;
ed
Birke, Bryld e Lykke, 2004; 004; Giffney e Hird 2008; Kirby 1997 e 2006, e Schrader 2010.
20 Il rapporto Stanton nton sugli stadi del genocid genocidio identifica la disumanizzazione
(stadio 3) come uno stadio o caratterizzato dal dall’identificazione di alcuni gruppi di umani
con i non umani. Tra gli Altri ltri oggetto
ogget di disprezzo sono annoverati a questo scopo cani,
ratti, scarafaggi, pidocchi, animali infestanti, insetti e parassiti.
21 “E allora la morte degli animali? È morte ‘in quanto tale’ e ne hanno consape-
volezza, oppure siamo noi ad avere accesso all’idea di morte attraverso di loro? Cosa
esattamente potrebbe significare per noi la morte di un animale, non per ciò che ci può
procurare in quanto a cibo o vestiti, ma per un qualche ‘sapere’ che potremmo guada-
gnare nel vedere morire un animale, se non uccidendolo con le nostre mani? La doman-
da sorge in parte dalla consapevolezza della relativa invisibilità dell’enorme numero di
uccisioni che avvengono quotidianamente nei mattatoi, nei laboratori o nei rifugi per
animali, uccisioni che, prima della metà del XIX secolo, avvenivano prevalentemente
davanti ai nostri occhi, nelle strade se non nelle cucine” (Weil 2006: 90). Recentemen-
158 Performatività della natura

te abbiamo assistito a un forte aumento di consapevolezza dello sterminio di animali


che prima ignoravamo; si veda, per esempio, Derrida 1991 e 2008; Wolfe 2003; Sztybel
2006; Spiegel 1997; Agamben 2004 e 1999.
22 Quando si parla di render conto e di accountability è importante prestare at-
tenzione al calcolo matematico che vi sottende. Si noti che la vulnerabilità dell’altro co-
stitutivo abietto non è necessariamente fondata sull’esistenza di una gerarchia. Possono
esservi coinvolte anche relazioni di equivalenza.
23 Un approccio post-umano mette in discussione la datità da delle categorie differen-
ziali di “umano” e “non umano” nell’esaminare lee pratiche pratiich c e attraverso
at cui questi confini
differenziali sono stabilizzati e destabilizzati zati (Bara
(Baradrad
ra
ad 2003
22003:
20 0033: 80 08)8). In questo saggio propon-
8).
808).
go una revisione della nozione di “effetto” effffet
e to” e, più più
i inin generale,
gene
ge neerale,
raa di di relazione causale.
24 In altre parole, un elemento e em
el mene tto o didi analisi
annalis
a lis
i i è costituito
ccoosttit itui
uiito
u to d dala l ri
ripensamento della per-
formatività (di stampo ampo u umanista),
m niist
ma s a),
a)) nonon
on la la semplice
sempl
emmpl ice estensione
p ic essteensio i nee del suo ambito di appli-
nssio
cabilità. Ciò includee an anche
nch
che la l comcomprensione
mpren
prrensi
en
nssiion
onene della
deelllla performatività
perf
pe rfoormativit come intra-attività
or
iterativa
rativa più che come me ccitazionalità
me i az
it azioio
onali
naa itàt iiterativa.
teera
tera
ratitiiva
v .
25 L’espressione sinteticasinteticca in n inglese
i ng
ngle
nglelesee “spacetimemattering”
“sp
sppaccettim imem emat
emmattteeri r ng” (senza(sen il consueto trat-
tino separatore) ssii ri riferiscee al alla
l la
la nnatura
aturra imbr
at iimbricata
immbric
brrica
b iccata di di q quelli
u llli che di sol
ue solito si considerano
elementi separati.
enti separ a ii.. Si
rat Si veda
veda B Barad
arad
ar d 22007.
007.
00 7
26 Si veda
ved da Ba
Bara
Barad r d 20 20070077 e 22003.
003.
000
27 In contrasto too ccon
on
o n laa no
n
nozione
zion
zi one di
on di performatività
pere fo ormat
rmat
rm ativv iittà didi B Butler
utt leer intesa
i nte
in tteesa come
com citazionalità
iterativa (Butler 1993).
1 9933).
19
28 I fe
fenomeni
enonome
meeni ni sono
sonno relazioni
rela
reela
lazi
zion
i ni ontologicamente
ontologi gica
giiccaa m
meentn e primitive
prim mittivve – re relazioni
elaazi
z oni senza relata
preesistenti. Ossia,
ti.. Os
O s a,
si a llee re
rrelazioni
ela
laziziion non
ni no
n on sono deriv derivazione
ivaz
iv azio
io
ione
onene secondarie
sec
e on nda
d rie i di ““relata”
rela
re l ta” iindipenden-
ti bensì è la didipendenza
dipeend
nd e zaa ontologicaa reciproca
den
en reci
re
eci
ciprro occa deii “relata”
“rel
“r a – llaa rrelazione
eellata” elazione – a costituire
c il
principio ontologico
tologico op primitivo.
ri mitivo. I rre relata
ela ta eesistono
lata sist
siist
s on
o o so olo internamente
solo i tteern
in errn
nama ente ai fenom fenomeni come
risultato di specifiche
pecifiche intra-azioni
hee intra-azion ni (o((ossia,
osssia
ia,, nonon
n n cii sono o relata
rela
re la indipendenti, solo relata-
ela
lata
azioni).
interni-alle-relazioni).
29 In altre parole, i relata non pree preesistono
eeesi
sist
sttono
onno alaalle
le rrelazioni;
le elaz
el a io oni
n ; i rerelata-interni-ai-fenome-
elata-interni-ai-fen
ni emergono da specifiche
pecifiche intra-a intra-azioni.
azziion
on i.
oni
30 La diffrazione,zione, come fenomeno fennomomen eno fisico,
en fisic
fis ico,o implica l’entanglement/sovrapposizione
l’ent
nttan ngl
glememment/sovrapposizi
di tempi e spazi diversi. versi. Si veda Barad B ra
Ba rad d 2003.
2 03
20 0 .
31 In effetti, il punto non è semplicemente che l’identità l’identittà è fluida fluid
flu ida
id
da o multipla,
multipla bensì
be
che l’identità stessa è ciò che in gioco e in questione rispett rispetto to a cciòiòò cchehee conta e non conta,
h
mentre la responsabilità tà è parte delle relazioni e degli entan entanglement
annglem
gllem ment etico-ontologici del
farsi mondo.
32 OED Online, http://dictionary.oed.com:
tp://dictionary.oed.com:
“Critter”: variantee scherzosa di “creature” “cr
“Creature”:
2 a. Una “creatura” vivente o essere creato, un essere vivente; un animale; spes-
so in contrapposizione a “umano”.
3 a. Un essere umano; una persona o individuo (come nella frase “ogni creatura
nella stanza”). Di uso comune nell’espressione “le creature nostre simili”. [Francese
créature.]
b. Con aggettivi che esprimono (a) ammirazione, approvazione, affetto o te-
nerezza (talvolta scherzosamente); (b) compassione o commiserazione (talvolta con un
accenno di paternalismo).
c. Termine usato per esprimere riprovazione o disprezzo.
33 Si veda Barad 2007 per una trattazione più approfondita del singolare apparato
Note 159

visivo delle stelle serpentine. Le stelle serpentine sono un altro dei miei collaboratori
queer.
34 Haraway ha instillato in tutte noi la necessità di render conto dei propri obbli-
ghi. La sua tenace messa in discussione del confine tra umano e non umano ha avuto un
impatto enorme sul campo degli “animal studies” (prima ancora che questo campo di
studi esistesse) e non solo. A che punto sarebbero l’ecocritica, gli science studies fem-
ministi, gli STS, la teoria femminista e tutto il resto senza il suo contributo? Il confine
tra il vivente e l’inanimato è forse quello meno indagato e q quello che ci fa sentire più a
nostro agio (almeno noi umani, di sicuro non le stelle telle serpentine).
sere pent Ironicamente questo
è un riverbero del privilegio di cui gode la biologia biologi g a rispetto
gi risp
ri speetto o aalla
l l fisica nel nostro attuale
ll
immaginario tecnoscientifico, nella lla
laa cultura
cul
u tura d dii mam ass
ssaa,
massa, a, ccosì
o ì cco
os om negli studi culturali,
come
negli science studies e negli egli an nim
mal
animal al sstudies.
tud
tu dies.. Una
Una traccia
Un trrac
accicia di questo que
uesto pregiudizio culturale
si rinviene nella categori
categoria riia di
di ““non
noon umano”,
um maan no”
o , comunemente
co
omum neeme ment ntee intesa
in
in come equivalente di
“animale non umano”.
umano o”..
35 National Weather Weaeatth
eath her
her Service,
Ser vi
v cee, “Lightning
“ igght
“L htni
t ni
n ngg Safety”,
Saf
afet
fet
e y”
y”,, http://www.lightningsafety.
http://w
ht
noaa.gov/science.htm.
aa.gov/science.htm.
36 Kirby aggiunge
agggi
aggi giu ge in
giun n una
un
na nota:
nottaa: “A
no A dispetto
diisspe
speetto o del
dell titolo
de tito
ti olo del libro di Peter Coleman
sull’argomento,
rgomento o, Ba
Ball
alll Lightning:
Lightni n : A Scientific
ning
ni ng Scie
Sc ie tifi
ient
ie fic Mystery
Myssterr y Ex
My Explained
Expl p ai
pl a ne
n d (1998),
(19998 8 i ffulmini globulari
98),
rimangono
gono un argomento
arg
rgom o ento
om een
ntoo controverso
contr overrso e irrisolto
trov
ov irrissol t nella
olto
olto nell laa letteratura”.
let
ettet ra
te ratut raa”.
37 Tutte le cit citazioni
taz
a ioionni in
in questo
ques
qu
quesesto
esto
op paragrafo
arrag
agraafof sono
son
ono ttratte
rattttee d dal
all pprogramma
rogram
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canale Discovery Channel
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Weath thher r Lightning
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Ph (set-
tembre 2007),
007)
7), ht
7) http://science.howstuffworks.com/nature/natural-disasters/lightning.htm.
h ttp
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p:/ ://s
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c .h
how
owsttuf
uffworks.c .com
.c
como /n /nata ure/na naaatu
n ttu
ural-disaastters/lig
er
er
38 Se llaa nozione
nozi
no
ozi
zion o e di
on d campo
cammpo o è la chiave per er spiegare
er spi
pieg
eggar
are questo
qu ueesstto o fenom
fenomeno,
meno, come
co sembra
effettivamente,
nte, allora
a l lo
allo
al r sarà
lora
lora sarà opportuno
opporttununo sottoporre
sott
so ttop
opporree aad d ananalisi
anal a iissi llee anomalie che lo caratte-
rizzano e non n chiudere
chiude deere la questione
question ne con
co on un
un nome.
nome.
omm In n ogni
ogni
og n caso,
casaso,o, rimangono molti mol enigmi
sulla natura del el campo po
p o elettrico cche viene
hee vieieenee aanimato.
n mato
ni mat . K Kirby
Ki irb
rby ne
rby n menziona uno int interessan-
te: “se le nubi temporalesche, fina nanc
na ncche
finanche h que ell
quelle l e en
eenormi,
nororrmi
o r i, no non n possiedono
p ssiedono campi elettrici
po e
sufficientementee grandi da generare quell’enorme queuelll ’e
’ennorme sc
no ciin
ntill
scintilla l la che
ll ch he è il fulmine, da dove
viene tutta quellaa energia? In que uestto mo
ue
questo m ommeent
momento ent
n o i ri rricercatori
cerccat atoorri no n
non n sst tanno riconsider
stanno riconsiderando
la natura di ‘campo’ o’ come divisione
division
onne dii polarità
pol
o ar
arit ità separate, néé il
it i l concetto
coonncccetto di ‘posizione’,
‘posizione né
le spiegazioni che presuppongono no
n o ccause
ause llineari.
au i neaari. Di fronte all problema
in
inea pro obllema delle origini del
fulmine stanno cominciando inciando a cercare la risposta nello spazi spazio” o” (Kirby
io” (Ki
K rb
Ki r y 2011: 138-139).
138-139
39 Il concetto di “azione a distanza” si riferisce a ciò ò chech
he è più più propriamente
propri indi-
cato come “entanglement ent quantistico” e viene citato più av avanti
van antiti iin
ti nq questo saggio quando
si parlerà di atomi e delle lle loro performance.
40 “Naturcultura” è, naturalmente, uno di quei termini evocativi meravigliosa-
mente sintetici che ha inventato entato Donna Haraway.Ha
41 Si veda Schrader 2008a 2008a, 200
2008b e 2010.
42 Si pensa che le Pfiesteria causino le maree rosse o quelle che oggi si chiamano
comunemente fioriture di alghe tossiche (HABs). “Le fioriture di alghe sono conside-
rate dannose per due ragioni distinte ma sovrapposte – sia per la produzione elevata di
biomassa sia per la produzione di tossine. I microrganismi chiamati dinoflagellati costi-
tuiscono la preoccupazione maggiore per gli ecologi marini [...] Un aumento esplosivo
della biomassa delle alghe può portare all’espansione delle cosiddette ‘zone morte’. Le
‘zone morte’ sono aree oceaniche dove l’ossigeno è esaurito. Quando enormi quantità di
alghe non riescono a essere consumate dai predatori, i loro corpi si depositano sul fondo
dell’oceano, dove i batteri contribuiscono alla loro decomposizione. I batteri consuma-
no così tanto ossigeno da rendere impossibile la vita per qualsiasi abitante del fondo
160 Performatività della natura

oceanico. Secondo le ultime stime, nel mondo circa 400 ‘zone morte’ stanno soffocando
importanti unità tassonomiche della vita negli oceani [...] Queste cosiddette ‘zone mor-
te’, comunque, non sono affatto morte, anzi pullulano di vita – semplicemente di vita
che ‘noi’ non vogliamo” (Schrader 2008b).
43 Il teorico queer David Halperin scrive: “La politica queer [...] la sua efficacia e
la sua produttività politica possono di fatto ancora essere rinnovate ed estese; il primo
passo di questo processo sarà cercare di mantenere la funzione dell’identità queer come
termine vuoto per un’identità ancora in via di elaborazione one e non ancora pienamente
realizzata, e concettualizzare l’identità queer come me un’identità
un’ididentit
id
d in divenire e non come il
referente di una forma di vita realmente esistente esistente. tee La
te. La politica
polittic ca queer, per restare queer,
ica
ha bisogno di svolgere la funzione nee di di svuotare
svuotaarree la la queerness
quee
qu eeernrnesss della d sua referenzialità o
positività, arginando la sua ua ten ende
en denz
de
tendenza nzaa vve
nz erso in
verso inca carrnaz
ca
incarnazioni a ioioni
nii concrete
con
oncr crete e, quindi, preservando
la queerness in quanto rel ellaazzio
relazione ion rresistente
ione e isste
es tentnte e no
nt nonon co ccomemee ssostanza
ossta
osta ta nzza an antagonista”. (Halperin
1997: 112-113).
113). Comee è stato sta
t to o specificato
specific ficat
fic atto in in q questo
uest
ue sto sa ssaggio,
agggio
i , lala ttemporalità
e por
em queer è un futu-
rismo
mo aperto. Le bes bestioline
sti
t io
ollini ne ququeer
que eer fafanno
fann
a nn
n o un np passo
aassso o in i n più:
più: la
pi la “natura”
“n indeterminata della
Natura
tura non ha solo un futuro o aperto
apeertto ma ma anche an ncche h un n passato
p sssat
pa ato o ap aaperto
erto (si vveda, in particolare
la sezione questo
zione di ques stoo aarticolo
rticollo ch che
he rirriguarda
guar
gu arda d iill ca cancellatore
can
a ncell la latore
lato
toorree qquantistico).
ua ntistico). In effetti, “passa-
to” e “futuro” ssono ono
on aanch’essi
o an ch’eessssisi sosoggetti
oggget etti t a iindeterminatezza.
nd detter e mi mi na nate
tezz
zza.
zz a.
44 La maggior
magggig or
or p parte
arte
ar ttee d
delle
e le d
el discussioni
isscu
cuss sssioion ni recenti
rec
ecen
centi t sulla
sul
u l la
ulla
ul la causalità
cau ausa s liitàà qquantistica
ua n citano le
disuguaglianze
aglianze di Be Bell
B l l ((Bell
ell Beell 1964:
196 4: 195)
9644: 95) come
195 come l’esempio
co l ’eese
seem mpio op pererr aantonomasia.
ntton
n o assia Ma la natura
nom
paradossaleale della causalità
cau
ca
ausalit i à quantistica
it qu uan
antist icc è già
sttica giià evidente
e id
ev iden en nella
ente ell laa nozione
nel nozo io one stessa
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tess
te s a di
d “salto quan-
tico” al centro
tro del
entr
tr deel modello
m deell
mo l o atomico
atomomic co di Bohr
ico Boh hr (1913),
( 91
(1 913) 3), il primo
3) mo
m o modello
modello lo atomico
t mi quantisti-
ato
co (che ha anticipato
ant
ntic
ntticip
icip
ic patto laa m meccanica
ecca
ec ccaa ni
nica quantistica).
ca quantistica
ca caa).
).
45 Il fatto
atto che
che ill differenziale
dif
di iff
ff
fferenzial le energetico
ener
ennere ge geti ttiico
c traa i due due
u livelli
livvel el li sia
ell sia annullato d dal rilascio
di un fotone è il risultato
risu
su
u lt
l ato del prin principio
ncciipipioo di di cconservazione
onse
onns rvazzio ione
n d
ne dell’energia
e l’
el l energia – l’energ l’energia non si
crea né si distrugge.
trugge. IIll principio od dii coconservazione
onsnser erva
err va
vazi zziion ne dell’energia
deelll ’e neergia (o della massa-energia,
’ene
n massa-
secondo la teoria ria della relatività) è co onsn id
considerato derrat aou un
una na leggee fo ffondamentale
n amentale della nat
nd natura, se
non la legge fondamentale
damentale della natura. naturaa.
46 Le immagini agini valgono più piiù di di mille
mil i l le parole
parolle in questo quest
uesstto ca
ue ccaso.
so
o. Per fare un ese esempio
concreto, lo spettro emissione
ro di emission ne de dell’idrogeno
d ell’i
lll ’iidrog
drrogogen e o ha quattro ro linee
ro i neee primarie: rosso, blu
linee
in
chiaro, blu scuro e violetto. Quindi, Quin i di
in d , è possibile
poss
po ssib
ss ib
bil l identificare gli
ile g i elementi
gl elementi presenti in un
gas luminescente (persino ersino a grandi distanze, come quelli di una una stella)
un stel
st la)) individuando
eellla
l la individuand il
suo spettro atomico e i colori presenti.
47 “quantum, n.5”, 5”, OED Online, http://dictionary.oed.com/cgi/entry/50194299
http://dictionary.oeed. d.co
com
co m /c
48 Lo spazio, il tempo empo e la materia non sono semplicemente sempli “dati”; essi, invece,
sono costituiti (e iterativamente vamente ricostituiti) attrav attraverso le performance intra-attive del
mondo.
49 Qui riassumo solo o alcune caratteristiche chiave dell’esperimento. Per una de-
scrizione più dettagliata e un’analisi di questo esperimento si veda Barad 2007: 310-317.
50 Secondo la fisica classica, tutto ciò che esisteva nel mondo poteva essere inse-
rito in una categoria; la natura di ogni entità (benché qui si metta in discussione il con-
cetto stesso di “entità”) era tale da essere (intrinsecamente) ondulatoria o corpuscolare.
Mi prendo qualche libertà con la parola “entità” dato che è precisamente l’oggetto del
contendere.
51 Un classico pattern di diffrazione è quello prodotto dalle interferenze delle
onde sull’acqua causate da due sassi lanciati simultaneamente in uno stagno. Ossia, si
tratta di un pattern che alterna regioni di intensità diverse.
52 Si veda Barad 2007 per maggiori dettagli.
Note 161

53 Per i dettagli sulla costruzione di questo rilevatore si veda Barad 2007, capitolo 7.
54 Anche Kirby discute di questo argomento (Kirby 2011) e offre una prova strin-
gente del fatto che si può narrare questa storia rimanendo all’interno della teoria deco-
struttiva.
55 Si veda anche Barad 2010.
56 Si possono distinguere due questioni. Una riguarda il modo in cui vengono
interpretate le entità e gli eventi. Questi sono problemi di ontologia. Tutta un’altra que-
stione è se il comportamento dell’entità in oggetto possa ssa essere spiegata secondo le
leggi della fisica classica o della fisica quantistica ca (o qu qualche altro insieme di leggi o
qualch
metodologie di approccio). Sicuramente,, si può ò considerare
coon nsi
s deraare re il fulmine un fenomeno
(nel senso tecnico dell’ontologia q quuantistica
an n
quantistica quui es
qui spo
post
esposto) stto)
o) e aallo l lo stesso tempo essere in
grado di spiegare alcunee caratteristichecar
a at
ar atte
teririisttic
iche regolari
reggollarii del
del suo suo comportamento
su comp
co ricorrendo
sica class
alle leggi della fisica sssica
ica. IInoltre,
ic
classica. no
n olt
ltree, è ab abba
bba
basttan
bast
abbastanza a zaza int ntter
n eressa
esssa
interessante sant
ntte nonotare come coloro che
mettono in dubbio l’im immpo p rtta nza del
l’importanza ell’
el l ’on
l’ o to t lo
dell’ontologia ogigia qu
quan
uaannttiist
quantistica s icicaa nen el cam
nel campo dei fenomeni ma-
croscopici,
oscopici, non hanno
hann no problemi
prob
pr ble emi ad
lem ad accettarne
accce
accecett
cett ttar
ta ne n l’applicabilità
l’a
’app
’a
app pliica
c b bii lità
lità
li tà per le scale che vanno dal
submicroscopico
microscopico sino a quelle lee piùù iinfinitesimali.
nfin
nfi fi nitetesi
esima
i ma
m li. In Inoltre,
Inololltrre,
o e, come
come sostengo
soste in Barad 2007,
anche
he il concetto o di di scala n nononnèu univoco
nivo
ni oco o e i concetti
conceetttti di “macro”
“mmacro” e “m “micro”, come quelli
di “passato”
assato” e ““futuro”,
futu
fu turo
tu r ”, non
ro on sono
son no annidati
anni
an da i o ordinati
nidati
da orddinnatti in n maniera
man anieiera
ie r semplice.
sem
e pl
57 Si ved
vedada in np particolare
aarr ti
tico
cola
co laaree K Kirby
i by
ir by 22011;
01
01111; S Schrader
ch
hrade der 2010,
de 2001010, e Barad Baraad 2010.
Ba 2 1 Come saggio
20
complementare
mentare a questo qu ues
estoto puòuò ò eessere
s er
ss eree u utilmente
til
ilme
l m nt letto
ntee le tto aanche
etto
tt nch
che
he BaraBarad
B
Baarraad 20 22010.
10.
58 Sulla didiffrazione
iffffrraaziione come come metodologia
co mettod o ollog ogiaia e come
come fenomeno
feeno
nom
omeno o fisico
fisiicco
o si
si veda
v in parti-
colare il capitolo
api
piito
p tolo
l 2d
lo dii Bara
Barad
Ba 2007.
araad 2007
20 07. IIll mio con
0 07 concetto
onnce
cett
ttto di dif diffrazione,
fffrraz
a ioi ne, contrapposto
cont
co ntr
trapp a rifles-
sione, interpretato
rpr
p etat
pr a o in
etat
et n senso
sen nso o metodologico
met todologgico deve
eto deve molto
de mololto o a Haraway
to Har aw 1997.
araaway 9 7. La diffrazione
199
come metodologia
dolloggiaia si si differenza
diff
di fferenza in
ff i n modo
m do
mo do significativo
signi
iggn fificcat
ativivvo dalla
da lla
da llla critica
critica socio-cost
cr socio-costruttivista.
In particolaree essa n non
on pretende di di collocarsi
coll
co lloc
ll ocar
oc si al di fuori
a si fuo
uori r d della
el la
ella
el la scienza, ma si relaziona
costruttivamente nte e decostruttivamente
decostruttivaa ment meen e con on la scienza
co sci
ciienza zaa dall’interno
a l l interno (non acriticamente
dal
all’ acriti
ma non come una na critica). È questione questi tion
tion
ti ne quii dii ontologia,
ont
ntol
nt oo oggia, di d epistemologia
epi
pi
pistemologia
pi etic oltre
e di etica,
che di metodologia. gia.
59 Questo è pertinente con n ll’
l’affermazione
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Derrida
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decostruzio-
ne non è un metodo do ma è ciò chee fa fanno
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nn o i testi sti (Derrida 1985).
teest 198 85)
5)..
60 Bohr considera idera il fatto che che “noi
ch “n noii [umani]
[um mana i] siamo parte partte te della
deel la
la natura che cerchia-
cerch
mo di comprendere”” come la prima ispirazione per la sua filosofia-fisica. fillossofia-
fi ofifiaa--fissica. Kirby ha
fisi h in-
cessantemente interrogato ogato il confine natura/cultura e ha in insistito
nsiststit
st tit
i o sus q questi
uesti argomenti in
tutto il suo lavoro. Ella la afferma provocatoriamente che l’ ll’affermazione
afffe
af fermr azi controversa di
Derrida secondo cui “non on c’è nulla al di fuori del testo” sia d da intendersi come “non c’è
nulla al di fuori della natura” tura” (Kirby 2011).
61 Sono grata a Vicky ky Kirby e Astrid Schrader S per aver ispirato questo mio lavoro
e per avermi generosamente te permesso
perme di invitare nel mio saggio alcuni dei loro collabo-
ratori non umani preferiti, di prendere in prestito citazioni consistenti dai loro scritti e di
includere citazioni da loro materiali inediti. Sono l’unica responsabile di qualsiasi errore
o inesattezza presenti in questo articolo. Sono molto grata anche a Fern Feldman per la
sua paziente lettura di questo articolo e per i suoi suggerimenti e commenti preziosi.