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Pier Paolo PortinarozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUT

PoliticazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
serie diretta da
Massimo L. Salvador; e Francesco Tuccari
n realism o po litico
zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA

VOLUMI PUBBLICATI
Luigi Bonanate ~ La guerra
EcloardoTorrarolo - n laicismo

• Edltori Laterza
© 1999, Gius. LarerzazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
& Figli

Prima edizione 1999

PrQprieta lt>,tteraria d~ervata a Norberto Bobbio,


Gim. latér-¡;a & l~lgli.81'3., maestro di «realismo dal volto umano»,
Roma-Bari nel nooantesimo compleanno
Finito di stampare
nel settembre 1999
Poligrafico Dehoniano -
Stabilimento di Bari
petconto della
Gius. Laterza & Figli Spa
el 20-5901-0
ISBN 88-420-5901-3

E vierata la ripcoduzione, anche


pmiale, con qualsiasi meno
effett~a, cornpresala fotoC:opill.
anche ad uso interno o didartico.
Per la legge italiana la fotocopia
e lecita solo Pe" uso personalezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
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non darmeggi l'autore. Quindi ogni
fotocopia che eviti l'acquisto
di un libro e illecica e minaccia
la sopravvivenza di un modo
di rrasrnerrere la conoscenza.
Chi fotocopia un libro, chi mette a
disposizione i mezzi per fotocopiare,
chi cornunque favoriscequesta
pratica comrnetre un Úlno e ópera
ai danni della cultura.
Premessa

i termini ricorrenti dellessico politico, realismo e sicura-


FrazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
mente uno dei piú usati e abusati. Come ogni «ismo», anche
il realismo e un costrutto polemico, che si vorrebbe antidoto
a ogni utopia, a ogni ideologia, a ogni pratica giacobina di as-
solutizzazione dei valori, nonché al dispotismo mite delzyxwvutsrqponmlkjihgfedc
wish-
fu! thinking. Il suo strale e prevalentemente indirizzato verso
gli illusi, gli ingenui, i sognatori, le «anime belle» della politi-
ca; ma puó colpire anche gli attivi e miopi faccendieri dello
Ii «scambio politico». Esso e un'arma irrinunciabile contro co-
loro che praticano deliberatamente la falsificazione e contro
coloro che cedono, per comodita e quieto vivere, alle lusin-
1 ghe dell'autoinganno, fínendo cosí, immancabilmente, per

I ingannare. Ma e altresi uno strumento duttile nelle mani dei


cinici che in difesa del proprio «particulare» ricorrono con
falsa coscienza all'apologia dell'esistente e in nome del reali-
{ smo propagandano le piú diverse miscele di pregiudizio e in-
teresse.
t In consíderazione di quest' ambiguitá, la riflessíone sul
f realismo poli tico deve fare i contí, a un tempo, con un'ostilitá

I pregiudiziale e con un' attrazione discreta ma irresistibile. Per


un verso, contínua ad avere credíto un modo dí pensare che

I
rifiuta il realismo come cinismo amorale, difesa di interessi
consolidati, irriflessa esaltazione del diritto del piü forte,
ideologia della volontá di potenza: e in effettí il realismo ha

I spesso funzíonato e funziona ancora come lasciapassare per

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gresso» - di peter costituire uno strumento essenziale per il
dittatori o nelle democrazie. come argomento al servizio del-
gov~r?o delle demoerasie e per la tutela della pace,hanno in-
le pratich~ meno trasparenti del poter€!.ln neme d.elrealismo
fattl npetutamente .mancato íl bcrsaglio nel corso di questo
la Irode, la Vlalenza e la
si arriva a legittimare tuno, la forza ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
secol~: non hanno .previsto i tot~tadsmi, né la dissoluzione
eorruzione. Per altra verso,. Pintento demistificatorio del rea-
del SIstema sovietÍco né il risorgere dei nazionalismi. Ora si
lismo politico alimenta da sernpre una .diffus~ f,as~¡nazio_ne
s~anno n:ostran?~ i.mpotenti anche nel settore della preven-
per Il laeo oscuro del potc.re, per ~et~cn:che d1 d:s_sunulazlo. Zl.one ~el conflitti internazionali, dove I'antica logica della
ne, per glizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
arca11aimperií. Inoltre, m virtu della cnsi delle uro-
dls~uasl0ne e della coercizione non sembra conoscere alter-
pie e del discredíto delle ideo~ogie. qu~tafll;e .scco~oha ge-
nerato un clima favorevole all appl'OCC10realistieo 1U proble- na?v~. ~i. qU~lo scet~dsmo nei confrouti oon solo degli al-
Ch~18~t~I s~lenze palingenetichetna anche degli onesd pro·
e
tni. poUticL NeidiscOISO l:mbblico subentrata un'iul10s.fera fess~orustt ~l. un sapere, che si·vuole sdenti6co, del mondo
di sobdcta e di avvel'sione alle astrazioni che raffrcdda g1len-
stoneo-polluco.
tusiasmi dei cavaUeri dcll'ideale e índebolisce le certez'Ze dei
Ma nell'~~ertezza d~l.nostro tempo, che e anche perdita
profeti di un'euca nuova... . .. .' della.c~trallta della polluca, della sua capacita di guida e go-
1gJ;ttndicambi1Ullenti di fine secolo, dlchlarando .,1 falH-
ver?~, Clo.n,onsignifica il dtomo dell' arte e della prudenza
mento di idoologie e utopie, hanno riproposto con forza la
pol~t~ca.VI e .un paradosso nell' attuale rinascita del realismo
quest1aoe del realismo político. 11crollo.repentino d,ei re~im,i
polluco, ehe Impedisce di guardare a esso con l'animo russi-
sodalisti, la crisi lenta ma ~rutturale dena 8tl1to sO<.:lale
rittQ efe)(!. del modello ocddentalc di wel/are, le conseguC11'Ze
dl d1-
?i.
~u_rato chi vede ?,efinitivamente tramontata l'epoca delle
¡dcologIe: quanto pIU ha succ~o nella sua prestazione criti-
de~ globalizzazione, cOJl il rápido svarure dél s~gno d~ u~
ca, ne~a demolizione dell'universalismo, tanto piu .esso.s'in-
n\.lQVp or<Ünemondíale q,QPOla guerra fredda e 1msabblarsl
deoohsce sul versante pratiCQ.Tl'oppi sano i pretendentí alla
d~i p~ogetti di ruorma ·delle organizzazioni· illteroaz:ionali) U
corona, troppiidisPensatod di conc~pni strategiehe trop-
ri~ertlere di particolaris111iche minaccÍano di comprometo
~i i manipolatori di r:alta virtuali. Il profilo del politi~o rea-
tere sul nascete ogoi programma di riorganizzazione federa-
lIsta ~ppare necessarlamente sfocato in un mondo che ha
U~tka. d~i Stilti. il dtamo della. gUerra, tnagari ncl1e forme
smarrIto la fede anche nell'effeuualita del Potere. E delinea-
delzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
pca¡;c;.e1f!orcing o den~intervent{) a fini umanitan, m~ .con
re la sua agenda> e Ptobabilnlcotf;J non meno difficile oggi di
U ~onS1..l(~to s~~ito di vittíme e distruzioni, l~ cuduta dI te~-
quanto non fosse ncdl'eta.del Barocco.
sione nelprocessa di costruzione europea, ruvenuto m,atena
di tecnoingegneria economica estranea alln democrazla e al . ~on iltra~~nto dell~ideoJogie e delle ut()pÍe, tutti ormai
SI dlco~o .reabstl- pro.p1'1o come,grazifi'!.altrionfo del me.t'Ca-
sentlre delle citiadin~e, tutto do agisce suLsenso comune ta, tuttI SI proclamano liberali e liberisti. In realta abbonda-
cante una scuola di disincanto e orienta le culture politi<.:he
no i ~e~isti fasuJli e ,9elli a corr,ente alternata, che c<:>o gí"án-
verso un pragmatl.co scettkistno, de dlsmvoltura coruugano rea1tsmo e moralismo E .
Anche nelmondo degll studi si avverte. U ritorno di un m- •• ' ... . . •.•. .. . OrInal
teresse non solo storiografico pe! dottrine classkhe,. come eserclZ10consu~to sostenere che~ne1l'epoca deU'e.n~tgiá nU~
queUadellaf~gion di SbltOt che sapcvano ríconoscere le.~u-
deare, deU'!ngegll:eriaarneti~ e della catastrofe eC(llogic~in·
re.logiche del pote re .e1 codid de1l'~gire strategico. Le SClen- c~~b~nte, il massun(;)dl.r~m() ... cQincide c(.)olanormativita
plU es~gente. 1pacifisti, che non hanno difficolta a evOcare
ze 4ella sodeta e.della. polideát sviluppatesi 5u11'onda <leIla
scenarl apocalittici, pretendono di essere i ved realisti; cosl i
presunzione - una delle tante modeme «iUusioni del pro~

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ve i vi?coli c~stituzionali impediscono allo Stato di custodire
$olidarlsti, che proclaman o la fine della sodeta del lavoro e troppi segren, ecco profilarsi una soluzione: gli arcana ven-
della piena úccupaziorie; CQsl gll ipergarantisti, che diagno* gon~ est~rna~izzati, cioe dati in carico ad altri, affidati alla cu-
sticano rineffettualita delle sanzioni e delle pene. Ma se no~ stodia di quer centri. di potere e di quei gruppi corporati che
si traduce in una nuovs saggezza di governo.1a stanchezza nel n.on sono so~topOSt1ad altrettanti vincoli e controlli. Espe-
confronti delle retoriche del solidarismo, del repubblicanesi- rten~e ,r_e~entlhann~ mostrato come vi siano piu segreti (o se-
mo, del patriottismo costituzion~e fa posto almeno aila eu: gretl.plUmteressann e rneglio dissimulati) nelle cittadelle eco-
riosittt verso le tecniche effettuah del potere, verso la realta nomico-finanziarie che nei santuari tradizionali della politica.
rapparenza del consenso.
del potete che si cel~ dietrozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
~a culla,del segreto passa cosi dalla «ragion di Stato» alla «ra-
La dialettica di pubblico e segreto si canaca nel cuore del grone ~l partito», allá «ragione d' azienda» o alla «ragione
potere. Non c'e potere senza pubblicíta e non e'e potere s:~- bancana». A~ca~e c~si che. agli occhi di tanti liquidatori del
za segreto. D~quando esiste un d¡scoeso sul potere, la polm- «~oderno», 11 mIto l11uministadi un'opinione pubblica che
ca e stata riconosciuta ne11a sua doppieZZ8.,da un lata teatro dlsso~vele nebbie che circondano il Palazzo non regga piu.
~d'azione drarnroaturgia. rituale, pubblka rappresentazioi)c. Rispetto alle classiche geometrie della modernita, la to-
arcana imperii. manovre dietro il sipari~,
dall'altr~l appunto,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBApo~rafla de~potere appare cambiata, schiacciata sui poli del-
negoziazioni ÍOlpresentabili. La scotnmessa moderna ~elle 11- la vl~eopoht1~a e dell~ crip,topolitica. A un estremo lo spazio
beraldel1lacrazie era stata volta a superare questa schl'zofre- ?ve SIvede, SI.sente, Sl sublsce, ma non si fa politica, all'altro
nla del potete. conciliando gli eSU'emie riportando le ded- illuogo ove sl.concentra e si nasconde la politica che conta,
sioni alla sfeta pubblica parlamentare, a un centro non aper- q~eUa che ~eclde, che sposta denaro, risorse e opinioni, Nel
to a tutti ~ tilla competizione di tutti, non perfcttamente tra~ g~?COtra vldeopo!itica e criptopolítíca il segreto ovviamente
spatenti! 11111 comuoque visibile e controllab~le: N~~c?~O dl c e ~ncora, ma ••e dlventato piu artíficiale, piu vulnerabile e piu
questa vicertda, da cut sono nate le no~tre lStlt~ont.ll se~ ~~rtcoloso neHa sua vulnerabiliúL L'irruzione della videopo-
e
greto tuttavia non scomparso dalla vlta dello Stato ma Sl lmca nella sfeta del segreto qualche volta lo banalizza qual-
e secolatizzato e costituziona1izzato. Originariamente esso che v,ol~alo ingigantisce. La forza del segreto di uno St~to as-
conferivá sacralita al potete, era una nsorsa simbolica de1la solutlstlco stava neUa sua monopolizzazione a opera del po-
sua legittimazione. Ora viene ricondotto aUa dimensione tere sovrano. Solo l' alto t.radimento di qualche dignitario po-
strument qUllnto e necessario per la salvaguardia degli teva metterla a repentagho. In una societa priva di centro in-
interessi co o oggetto di regole e limítato da pro~ v~ce,la sua disseminazione ne pregiudica la funzionalita ~iB-
cedure. Da. potere si sposta e si disloca nelia pri· Ol del ~~ntrollosociale. Il segreto diventa un'arma generaliz-
vacy del cittadino, dove e rÍConosduto e tutelato come tm be~ z~ta dI ncatto alla mercé di tutti i poteri e una risorsa strate-
ne ~ greto della corrispondenza o quello del voto. glca per l~ c0rI?peti~í()ne..Loasfera pubblica si riduce a luogo
ár<.:dna e i loro detenton -1professionisti dei servizi
1vecezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA ove grandl e p~cco.hUQlll,lntfanno mercato dei loro segreti.
segreti _ vengono invece confinad in un. ghetto, da ~ui la . .Ne~a pohtlc~ lh~~rna un? riserva realistica era all'opera
«huona» pClliticadeve tenersi 10ntana, anche a costo di per- len nel co~frontl dl l?eol~gle che miravano a espandere il
derne U controllo e di favorirne le devíazioni. processo d~ dem?crat1~ZaZlOnea tutti i settori della sodeta,
Oggi, in una societa pluralistica e policentrica, i segreti• d~lla fa~br~ca.aHeserclto al carcere, imponen do al cittadino
lungí dallo scomparire, proUferano e si disseminano, pene- g11obbhghl dl una partecipazione totale; ed e a11'opera oggi
trando per esempio nelle amministrazioní delle hnprese. 00-
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si sollevino dubbi sull'oPp01"t.l1trltadi.upa trasfot-
ovunquezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA s?ggetto ~ollettivo rivoluzionario e insieme forza d'integra-
maziene in senso giurisdizionale della p<.llitica(<«giustizializ.. zlOn~.soclal~. An~he venendo ad anni piú recenti, la nostra
zszíone»), o di una sua evoluzione in sensQ tecnocratico, fa.. tradizione ~hstudi politici e continuara Iungo un percorso che
vorendo organismi che si vorrebbero mdipendenti, neutrali; ha ?eI realismo un richiamo costante e nelIa critica alle pato-
tecniqi, $otttatti al conrrollo democratlco, a daJ;lOO(,{i organi~ logie .della dernocrazia reale il suo nerbo: dalla precoce de-
smi legittimati dalla.competizione poUtlc~ Nel nome del rea- nunCl.ad~lla partitocra.zia in Maraniní alla teoria delle dege-
lismo si ~ praticato e teorizzato per annifoel nostro paese, un ner~zlon~ 'parlamentar~ e. ~el.le rendite politiche in Miglio,
«modeUo spanítorle» di ecccpazione df;lle istituziom e di d~ll analisi del potere invisibile e del criptogoverno in Bob-
cortuzione come metodo del consensorWQ si e anche gUaro bio al programma di una teoria realistíca della democrazia in
data con preoccupezione la stagione di bonifica giudiziaria ~olo, dalla denuncia del deficit di realismo nelle democrazie
della politi~a, denunciato lo strapotere deígiudici, pxoposta ~nSartor~ alla crítica dell'illuminismo applicato alla política
10 Paneblanco, larga pa.rt~della nostra letteratura politologi-
uh' amnistía e sosten uta una legislazióne pretnwe nei cOIl·
ca sembra ancora condlvldere quell'orientamento di fondo.
fronti <id «collaboratori di giustiiül.».
Analogbi orientamenri si possono registrare milla política Del rest.o il sistema político italiano, con le patologie del-
la sua l~rasslparlamentare e le velleita dei suoi riformismi, con
intetnazionale, che continua a essere ·dommata gill conBitt<?
la perslstenza della sua vocaZÍone trasformistica e la vitalita
tra tagi(.)nide11aforza e ragioni del.diritto. Nel nome del tea·
lismo si SQstiene qui che non e ragionevole destabllizzare re-
~e~lí istinti di potere della sua classe política, con la vischio-
sUa della sua cultura clientela re e con l'impudenza delle sue
gimi di$poticl e mettere a repentaglio processi di Pace· a1;U'a-
«formule poUtiche», continua a essere Qna ouo11a pales~~~
vel'SOtilla política intransigente dei dfritti pmani; o che 1aJot·
cI'indagine per il realismo. E dunque parad~ssale (e forse non
tll per i diritti pu€) rivestire una funZ!ólle strategica e stru-
troppo). che, a tutt'oggi, del realismo político si sia rinuncia.-
roentale~ in quanto serve al indebolire illO~tti cohco«entisul
to a dellO~are un profilo complessivo, preferendo discettare,
merCllt:O .mondial~, sottop()nendoli a vmcoU chi!. ~evitabil~ con v~cazlOne consolatoria, di spirito repubblicano ed etica
mente diminuirebbero i lOfO valltllggi cotnpetitivia .llvellodi pubbhca.
costo della forza-Iavoro. E sempre nelnome del rea.llsmoveJ;l-
gÓno ~gomentatepe~lessita sul!'otientarnento lnteJ:Ven~~-
co neUe ctisi internazionalL e sulla sttateg1a contraddittQpa
dene «~erre umanitarie» o sullJorietl.~ªP1ento a risolvete
conttove~ie.internazionali facendo ricot$oaUa·giud.sdizi9ne,
Íll partic()lare perseguendo crimini di ~erra e C9ntr() l'tllllll-
nita in con,dizioni di semí-paralisi operativa delle oxganÍ?;za-
zioni internazionali e di problematica discrezionalita politica.
Nella cttltura del.nostro paese, coslcóndi~i9natatin ~9si·
tivoeill negativo, dallapresenzadella Ci:hiesa cattolica, eepn
ftl.one dominante di realismo polluco c::he da lv,tachiavellie
Gu1cclardini arriva a Croce. agli elitisti¡ Mosca, Páteto e.Mi-
chels - qudli che James Btlrriham ha ••deffulto •«neQP1fich.ia"
vellicl» -, e a Gramsd. teoriZzatore del «DUOvQ prindpe».

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TIproblema: teoría e storia
Approssimazioni

Il «principio realtá»
1.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA

Come tutti gli «ismi», anche «realismo político» e termine


ambiguo. Al parí di ideologie come liberalismo, nazionali
il realismo, che a un'ideologia non e
smo, socialismo, anchezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIH
ridudhUe e che anzi come orienramento di pensierQ alleídeo-
logie intende contrapporsi, e costrutto dai molti significati, in
virtú della pluralitá dei modi d'intendere íl concetto di realtá
o il ríchiamo al principio di realtá, Talvolta il riferimento e al-
la realtá empirica della natura umana in opposizione alle sue
trasfigurazioni etiche, talora alla cogenza dei processi storici
in opposizione ai progettí degli attori sociali, talaltra ancora
all'uso che dell'esperienza si fa nella definizione delle strate-
gie di condotta.
Sulla base di questa molteplicitá di significati, il realismo
condivide in política la fortuna degli omonimi indirizzi in fi-
losofía, in letteratura e nelle arti figurative, dove il termine e
proliferato in un caleidoscopio di accezioni. Coniato in rife-
rimento alla disputa sCQlastictl sugli uaiversali per designare
la po,sizione che ne affcrmava la realta (~ Duns Seoto a tene-
re a battesimo il coneetto di tea/itas), la nozione non e piú
uscíta dal lessieo filosofico moderno, dove a richiamarsi al
realism<:)flonseno ceJ'tQsoltantQ materialisti, positivisti e, piú
in genewc, faut()ri dcillJesistcma del mondo estemo, ma au-

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tori come Fiebre Schelling o Hegel, dunque pensateri le cuí surrogatorio anticipano quella felicita collettiva con i riti del-
dottrine sonost;te c:om.1'rensivamente defil1iteidealistiche. la partecipazione.
Come nel discorso filosofíco rcaltá sta a indicare «il modo Per questo il principio realtá si contrappone anche al
d' essere delle cose in quanto esistano Iuori dalla mente uma- «principio speranza», affermando il superiore diritto del «giá
na o indipendentemente da essa» in contrapposizione all'i- sempre cosí» rispetto alla debole legittimazione del «non an-
«il modo d' essere di ció che e nella mente
dealitá che designazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA cora». Contro l'utopia del «regno della liberta», in cui l'uo-
e non e o non puó essere o non e ancora incorporato o ~ttuato mo e liberare dalla schiavitü del bisogno e dellavoro e lo «svi-
nelle cose» I cosl nellessico politico con quel concetto SI fa ap- luppo delle capacita umane diventa fine a se stesso», il reali-
pello al modo d'essere dei rappérti di potere con~idera~iindí- smo postula l'intrascendibilitá del «regno della necessitás".
pendentemente dai desideri e dalle preferen~e di ~ttOrl o da~- Bisogno, scarsitá, lavoro, conflitto sono le determinazioni che
le teorie, pif! o meno esplicitam~nte norm.atl~e,.di s~ettaton. definiscono il quadro della condizione umana, che nessun
Ma come in filosofia si danno diverse vaneta di realismo - a progresso e in grado di mutare. Alieno da prospettive di
ernancipazione, il realismo si coniuga piuttosto con il «prin-
partire da qucllo piú ingenuo del senso com~ne -;. c.0s1 ~che
cipio responsabilitá». Non e un caso, del resto, che l'opera fi-
in ambíto politico e possibile distinguere varrann d, realismo
losofica che Hans Jonas ha dedicato al «principio responsa-
distinte in base al modo di concepire íl.rapporto tta la realta e
bilitá» riservi tanta parte alla critica dell'utopia". Dando rap-
l'apparenza. . presentazione della realtá, anche dei suoi aspetti meno rassi-
Per il realismo político, come per quello gnoseologico,
curanti, i1 realismo vuole indirettamente educare aun' «euri-
l'ap1'ello alla realtá, .colI1Ul1que inteso, ha un sign.if~catopo~i,-
stica della paura»: il reale e visto come qualcosa di minaccio-
tiv:o.Cio che e, si assume, vale, a onta della sua fmltezza, plU
so per la sopravvivenza e gli sfo1'zidell' attivita umana come
di quanto viene desiderato, immaginato, idealmente appl'ez-
indirizzati a contrastarne le minacce.
zato. Ma il teale e anche limite, Jolore, soffe1'enza.<<<Il 1'as- In prima approssimazione, si possono contrapporre una
saggio dal principio di piacere a qucllo di re-alt~ e- peroSig· nozione larga e una piu ristretta di realismo politico. Stando
mund Er~ud - uno deLpiu importanti progress1 nello svilul'- all'una, esso «e soltanto un ingrediente di qualsiasi posizione
po d~1'Io»2. Nel ~sico della. psico~nali~i,.~ «principio ~li política, perché ne e il presupposto informativo»7: anche l'i-
realta» si oppone aIl'«onnipotenza del detnderl». C?~O~~taro deología poggia del resto su un nucleo realistico, perché pre-
uno spa~(') mterl1ledio tra Eros e Thanato~, la realta e CIO c~e suppone una descrizione del mondo almeno parzialmente at-
fa resistenza a deskteIJÍ e pulsioni soggettIve. Anche Martm tendibile (giacché, in caso contrario, tale descrizione non po-
Heidegger individua in questo elemento la conno~azion~ spe- trebb~. trovare larghe adesíoni reiterate nel tempo). Stando
cifica del concetto: «La realta ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
resistenza o, megho, reslsten- all'altra, sí tratta invece di una «posizione política» dotata di
zialita»>. Hans Blutnenhetg parla, nelIa sua genealogia del unapropria autonomia -la si potrebbe definire un'ideologia
mito, di narcisismo ontogenetlco,. indivídual1dotle il nucleo dell'anti-ideologia -, accomunata alle altre ideologie dall'o-
nena «sopravvalut;tzione dei propri átti psichici»lI. Questo rientamento p1'atico e da presupposti di natura extrascienti-
narcisi$1lloopera anche nella genesi di utopie e ide<?logie:es- fica ma contrapposta a esse dal rifiuto della loro 'missione'
se collettivizztln(l e.proiettano nel futuro ü soddisfacimento sto1'ica:mentre le ideologie sono sempre figlie di un determi-
del principio di piacere; sono costruzioni del ?eside~io, mos~ nato soggetto collettivo (una classe, un' élite del potere) e di
se da un impulso iconoclastico verso la tealta, che In modo un 'epoca storica, di cuí pretendono di 1'Ícostruire la logica fi-

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al punto d1 rottura e di superarnento, il realismo po~i~ico
nozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA ralisti ne conferma l'habitus, essendo la risultanza di un rno-
aspira a essere una concezione metaepocale della polluca, ralismo frustrato e deluso. C'é un realismo, per dirla con ca-
svincolllta du concreti portatoristorici (salvo poter. essere tegorie weberiane, della Weltbeherrschtmg, del dominio C011-
considerato il denominatore comune dell'ideologia di tutte, sapevole del mondo, amante del rischio e dell'azzardo, c'é un
indistintamente, le classi dorninanti). realismo della WeltanpaHUl1g, dell'adattamento al mondo,
In base alla prima accezione, il realismo puó essere consi- scettico e incline al compromesso, e persino un realismo del-
derato un parente assai prossimo del positivismo, che non a la Weltablehmmg, del rifiuto del mondo, che sfocia nella mi-
caso si e presentato storicamente come alfiere di un nuovo ~c- santropia, nella convinzione che gli uomini possano convive-
cesso alla realtá. Proponendosi di contribuire alla conversio- re in societá senza distruggerla solo perché non sono all'al-
ne della sociología dalla metafisiea alla scienza, Vilfredo Pa- tezza del loro odio reciproco".
reto ha illustrato bene questa posizione: realista e chi da un
lato si pone dal punto di vista della corrispondenza delle sue
asserzioni con la «realtá sperimentales e dall'altro considera
2. Traarte e scienza
le azioni in base alla loro «utilitá sociale». In prospettiva
Se non e propriamente un approccic ~ci(!lltiJicoalla realtapQ'"
(neo) positivistica , la condízione minlma deIJ·orientati1ento lítica e neppure un orientamento ideologico che, muov~dQ
realista e tautocontrollo rispetto all'interferenza di giudizi di
dal. riconoscímento della· costanZQ della ~atura·um~, po,;
valore nello studio dei fatti: «Nelle scienze sociali occorre
stuli la sostanziale immodificabilita delle struttl.U'e S9ciali.
principalmente .stare in guardia contro l'inrromíssione dei
sentimentí dell'autore, il quale inclina a ricercare non ció che
e
ncndimeno il realismo stato spesSQinteso ~()mel'uA<)eco'"
me l'altro, Sovente, infatti, nel discorso dei realisti amora la
dovrebbe esistere per confarsi ai
esiste, senz' aitro, ma ció chezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
presunzione di una supen.()re at1;ituQinescienttñ~J llels~$()
suoi sentimentí di religione, di morale, di patriottismo, di
della maggiore obiettivita, dell'avalutativita, ••de.ILtdepultazlo"
umanitarismo, o di altra specie»8.
ne del giudizio dall'incursione eU Earta.riem9ti~ eiPl'e~t~e~
Che ci si orienti a una nozione ristretta o a una píu larga,
E vi e in questo ol'Íentam~nto un natUrale conservatoriSmo.
non. si deve comunque vedere nel realismo una famiglia dí evidente nell' assunzi()ne Pt'eanalitíca cie1l'immutabilita deU;,t
dottrine <!llanto piuttosto un ori(tfiblm<mto..cli. fon~o volto a natura umana. Una riflessione crítica sul realismo deve svi-
p(ivüegiate la descrÍAÍone ~Í$pett().~ posizi()ne diiaeal,i e 6- lupparsi tenendo prCS(!QtLenteamI;,e qUl'::stec.:Qwponenti.
naUta etitlJ,e. M~ana base di qu~o tt.tteggia,ll1entoche s¡pre· A monte di scienza e id~ologiai si puo ris<:on~t'areuna coa-
ten de obiettivo o scientifico, in questa ideologia deH'anti- zione al realismo che e intrinseca alla stessa osservazione del
idoologia,si cela.nomotivazioni p$i(i:QIQgkhee asslln~¡()niva- fenomel1o politico. n realismo ha come ogg~to !lO!') le l(1eo.
lori@: nel descrivere quella che sD:Uls~era come tealtlvera.
logie ma i!attidelpotere. P;-n PUQtQ dipam:el'lZft Qbpligl!~~per
conteo gU a.bbellime.nti del «goo:4», i1realiSta o ~i c.0mpiace e
ilmscorso senza duooio ilcelebre pa$.'iO dtd CApitolo XVde1
o si rasse.gna o (indigna. O'e U1l reallfllIlo cQmplacluto. che Prindpe di .MadlÍavelli, ml;:ui e ~p.. . quello qhe oggi defi.
ostenta la l'ropria dit:nestichezza cpo.<lc:fac(,Z~de del Ilfondo nlremmo ilprogtamma sci(tlttifico d 'aütot;e;
e la propria capadta dlpadroneggittreilgiocQpericolosqdcl-
an.
la contingcoZ:Q,c'e 1lO reaÜSl)lo melang;>nic9f rassc;gnato a Ma sendo l'intenzione mio stata scrivere cosa che sia utile a chi
coItuzione e alta cad4dta delle opere uman~~ e c'e un reali- la intende, mi e parso píu conveniente andare dreto alla veríal ef-
smo che vibra d'indignazione morale, che nell'irridere i mo- fettuale della cosa che alla immaginazione di essa_E molti si sano

16 17
irnmaginat] republiche e principati che non si sono mai 'Vi$tinécO< ria, Per converso, l'insicurezza e l'odio per le depravazioni
nosciuti in vero esserc, Perché gli e tanto discosto da come si vive umane circostanti possono indurre l'osservatore delIe cose
a come si doverrebbe vivere, che colui che lascia quelIo che si fa,
politiche ad attribuíre al proprio tempo livellí di corruzione
pe! queno che si dovetrebbe fare. ímpara piu.ptescola ruin~ ~e41 mai prima raggiunti.
perservazione sua: perché uno uomo che voglíafarein tutte lepar-
te professione di buone, conviene che mini fra tsnti che non 50110 In questa configurazione il realismo e una forma di «radi-
buoni!". cale empirismo»!", che prende le mosse dai nudi fatti della
política. Fatti tenuti ínsieme da una rete di concetti tanto ele-
e
Quella di Machiavelli una. dichiarazione di metódo:J.a.vía mentad quanto indeterminati. Basta assumere una definizio-
per la conoscenza política e qaella dell'osservazione di!'etta e ne di política che rende in modo sintetico ma pregnante il
di. quaot9.a.c- contenuto di questa dottrina, per ritrovarseli insieme inanel-
deUa registrazione, senza «coloriture» cmotive,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
cade. 10 opposizione a chi anrépone la ptesttí~jo.tle alla de- latí: la politica e lotta ehe ha come fine il potere e come mezzo
scrizione.,·Urealista si preoccupa innanzitutto di stabUire ida- la forza. Che cosa esattamente si debba íntendere con lotta
ti difatto e di inrerrogarsi sulle Joro cosnessioni dlnamiche, potere, forza, i classici del realismo di solito non dicono. As~
Come ilpasso citato evidenaia, tale orientarnento non va pero sumono questi concetti come pilastri granitici del senso co-
disgiunto da un'esplidta assunzíone antropolo'gica. mune. Con il senso comune, o col mondo della doxa, íl reali-
Non. Pinunaginázione di do .che dovrebbe ess~e ma la smo infatti, a differenza di molte filosofie, non intende rom-
congettuta.deUe rágioni dell'essere-cosl di do e
che cQSdtui~ pere. Vuole pero scuoterne l'orientamento emotivo, la voca-
sce laposta in gioco deUa sua rÍcerQl. NeU'altrettanto c~ebre zione rassicurante. Prende le mosse dal senso comune non
lettera del 26 agosto 1513 aFrancesc() Vettori, che con (¡)l)ten* per rovesciarne gli assunti ma per radicalizzarli, per immuniz-
tazione di buone letture classiche lo invita a rivedersi quanto zarlo dalle tentazioni normalízzanti. La realta della política,
Aristotele ha da dire sulla divisione delle repubbliche, Ma- questo il suo messaggio, non e normale ma eccezionale. E il
chlaveUi un po' seeCato !isponde: «Né so quello srilles A.ti~ Iu,QSO in cui la «naturalita» deUeIIlotivazíóni, degli interessi,
s.totile delle repubbliche divulse; roa io penso bene 'luello che deUe.pratiche degli uomíni si.condensa in aggregati instabili
el
ragio:neVl)ln1en.tepotrebbe essere, queno che e quello che e forieri di pericoli. E poiché la normalita del senso comune
e stato»ll.n realismo trae alim<:nto dalla studio del passato, e
non attrez.zata ad affrontare l'eccezione, né a coglierne riJ.p-
dalla considerazione del presente e dalla congettuta raziona- pt'osSimru'si.U. realismo. vuole educare aUa paura, disciplinar-
le, confortata da quelle conoscenze, del futuro. L'autorita del- la, neutraliz.zame le componenti autodistruttive e valotÍzzar-
la storia e l'esperienza del presente devono essere recíproca- ne quelle difensive, al servizio deH'autoconservazione.
mente ponderate per giungere a ragionevoli previsioni. L'e- Ma il realismo non si limita a descrivere e a spiegare) VI,l<r
e
sperienza senza]a l)toria infatti deca, mcntte la storiá. senZlf le anche prevedere e prescrivere. Esso ha a che tate con una
ltes¡:>erienza PU9 risultare Ít;\gannevole.NzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
elPro.eulia alsec9n~ concezione che guarda aUa política non come sdenza bensi
do libro dei Discorsi, Machiavclli mette in ~dia dal rischio come arte. 11suo rifiuto del «do ver essere» investe le norme
di idealizzazione del passato incombente su ogni lavoro sto- di una ragione idealizzante, dunque l'ambito morale, non
riografico: poiché, a differenza del presente,]! passaro non quel10 tecnico-pragmatíco. Nell'ambito del1a prassi política,
pub essere cagione né di timore né d'invidia,lo stori~ puo per contro, il.realismo e fm troppo prodigo di precetti - sul-
essere índotto a sottovalutare «quelle cose che remetebbono l'arte di acquistare e conservare il potere. Machiavelli, si e vi-
a quelli tempi infamia», magnificando invece le ragioni di glo- sto, vuole scrivere «cosa utile a chi la intende» e per questo si

18 19
rivolge ai detentori del potere: il suo e un sapere che si mette 3. «Post res perditas»
a disposizione del Palazzo. La conoscenza delle regolaritá
il comporta- Per comprendere quest'ambiguitá sempre latente e utile
della storia e delle costanti antropologiche -zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
mento dell'uomo deve poter essere reso calcolabile - e con- adottare un punto di vista biografico-psicologico. Il realismo
dizione di ogni governo efficace. Ilrealismo concepisce la po- e un atteggiameuto che scaturisce dall'esperienza délla pras-
litica, per dirla in termini kantiani, come «arte di sfruttare il si política, e.la concezione della política che hanno non i filo-
meccanismo della natura per governare gli uominie '? , come sofí, che la politica pensano, ma i politici, che concretamen-
ingegneria dei moventi. Nella storia del pensiero sono state téJafanno. O coloco che I'hanno.fatra, Perché gia qui va in-
ideare altre architetture, si e pensata la scienza política, l'zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
epi- tródotta una distinzione tra il realismo che accompag¡u,l'e-
steme politilze, come scienza della costituzione e della legisla- seJ.'dzio del potere e iI realismo che matura daU'amara rl.f1es-
zione o come tecnica pedagógica volta a sviluppare le virtú sióne sulla gf!rditadel potere. Occorre collocare su lJiani di-
del cittadino. Anche se non esclude del tutto ció dal suo am- versiilrealismo di RicheHeu e queUo di Machiavelli. Il primo
bito, il realismo e altra cosa: sapere finalizzato all'agire stra- eforsepiu aderente alla realta.,.ma e il.seeondo 11 gui<;larcipiu
tegico e all'arte di governo. in profondit~ .nella decifrazione dclle logiche del potel'el~.
A differenza delle concezioni filosofiche della política, Qui non si tratta solo della banale constatazione che chl eim:·
che muovono dalla teoria per imporre modelli aHa prassi, íl pegnato nell'esercízio del potere non ha molto tempQresiduo
realismo e fondamentalmente una prasseologia, una dottrina per la merutazione sul porere. Si tratta piuttosto delfatto che
che interpreta situazioní, elabora massime per l'azíone e for- l'attore e cos1 interno alle logiche del potere da .pon poterse-
mula previsioni sulla base dell'esperienza. Ma evidenti son o i ne distaccátC per seguire disegni di lungo petiodo é da .110n
limiti della precettistica al servizio deH'arte política: poiché i poterle disvelare senza incorrere nel rischio di un insuccesso
suoi destinatari possono essere moltí - e differenti perché pratico.
animati da divergenti interessi: principi e civitateJ, grandi e Il grande realismo politico scaturisce al punto d'incontro
popolo -, il precettore s'imbarca in un'impresa rischiosa e de- tra la prospettiva deH'attore e quella dello spettatore. Per co-
stinata a ínvilupparlo nelle infinite contraddizioni del reale. 11 noscere empiricamente la realta della política occorre esser-
suo e un sapere stocastico, che inevitabilmente si perde nei cÍsi calati; ma per rivelarne le logíche occorre altro, il distac-
labirinti della soggettivita. Al realista «puro», il cui mezzo co dalle sue urgenze, l'estraniazione dai suoi quotidiani com-
espressivo e la rzltessiol1e, si contrappone dunque il realista promessi, l'elaborazione riflessiva delle sue lezioni. Nella pri-
«pratico», che si esprime attraverso ilprecettozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
14: ma se il rea- ma prospettiva prevale l'ottimismo dell'azione, nella seconda
lista puro, che si autoesclude dal Palazzo, e una figura-limite, il pessimismo dell'intelligenza. Non e un caso che i due mas-
giacché il político, a differenza del moralista, non puo con- simi esponenti del realismo politico nella storia occidentale,
dannarsi alla solítudine, il realista pratico e l'abitatote abi- Tu~idi4ée Mª-chhlvelH.abbiano $critto te loro opere postres
tuale del Palazzo del Potere. Tanto il primo e amletico nel- pel'~/'tas.dQPo.averfatto esperienza degli ÍInPerativi e dei ti·
l'interrogare le situazioni, quanto il secondo ostenta sicurez- schl esist~nz~ªUdeUa poUdca in epoche di sconvolgimenti e
za nel definite strategíe di difesa e di offesa. Lo scetticismo dLcrisLM~lQ.stesso, sipottebbe aggiungere, vale p~rPlato'
teorico contrasta con questo dogmatismo pratico. Dalla sua ne,.che dclsuo disgusto per la política ateniese da conto net·
costitutiva ambiguita, tra scienza e arte politica, il realismo la Settima epistola, o per Guiccíardini, che mette mano alla
non puo essere liberato. Storia d'Itatia nel momento della sua disfatta política e che a
20 21
essa lavora mentre stende un'orazione per difendersi dall'ac- gli imperativi dell' azione postulano come condizione una cer-
cusa di essere, fra le altre cose, «rubatore de' danari pubbli- ta fíducia e un certo ottímismo, la certezza soggettiva di poter
ci, saccheggiatore del nostro contado, uomo che ha esosa la riuscire, senza la quale ilpassaggio aH'azione non puó aver suc-
vita privara»!". cesso. L'attore político non puó permettersi che il pessímismo
Il primo modo per aeeostarsi all'atteggiamento del reali- dell'intelligenza soffochi l'ottimismo dell' azione.
e e
sta dunque quello biografieo. Se il realismo un sapere ri- Spe~SQeilúlllJfragi()diuna carriera a s~gt1.areilpeSsimís11lo
cavato daIl'esperienza pratica nel mondo della storia, la chia- della. rifle$sione. QtíáfidQun uomo d' azione sconfitró mette
ve per la sua decifrazione sta nelle esperienze di chi lo adot- mano alla penna, non sono i motivi nobili ma solo quelli egoi-
ta: esperienze di delusione, dísinganno, disincantamento. Il stici, o imrnorali, o irrazionali a dominare la sua ricostruzione
possesso e l'esercizio del potere sono la prima scuola di rea- degli eventi. Lo osservava giá Montaigne a proposito dellazyxwvutsrqponmlkjihgfed
5to-
lismo, perché fungono da educazione alle pratiche della po- ria di Guicciardini:
lítica, instaurano una consuetudine quotidiana con l'uso del-
la forza, con l'arte della persuasione, con le tecniche della dis- Ho anchetil~MltO.quest(){~he.ditanti spiríti e fatti che egligiu-
simulazione, con la disponibilita al compromesso. Solo la dica, di tanti lnaneggie eonsigli,non ne riferisce mai uno ~(.)I() Iill~
perdita del potere e la sconfitta acuiscono pero il senso della virtú, allareligionee allacoscienza,comese queste cosefosseroad-
realtá, divengono un filtro dell' esperienza, depurano il flusso dirittura spente nel mondo; e di tutte le imprese, per belle che es-
degli avvenimenti dal caotico interferire della contingenza, se siano anche all'apparenza esteriore, egli ne riíerisce la causa a
consentono dí estrarre dal magma di azioni e legittímazíoni qualche occasione cattiva o a qualche profitto!".
ad agire le nervature piú robuste, le continuitá che hanno ori-
gini strutturali, gli ostacoli profondi che spesso l' attore nel- Ma l'esperienza dello scacco puó avere anche altre risul-
il tanze. Allo scetrlcÍ$mQ estt"ertl()di Guicdal'diní si cOtlth~ppo-
l'immediatezza del suo operare non riesce a scorgere. MazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
realista non si accosta all'enigma della storia eonvinto di pos- ·tl~ildisíncaotS,t()pr~gtnatisIDº di Machiáv~, Per ilprimo le
sederne la soluzione. La decifrazione della storia non diven- cose umane, nonostante ogni sforzo, non si lasciano ricon-
ta, nel suo canovaccio di lavoro, filosofia della storía. durre a ordine e regolaritá, Per il secondo, dopo la grande de-
L'approccio psicologico ha i suoi limiti, ma consente di lusi911('\.un' orma ª~H(}t:titnÍ$ti<:apresun~ione di aSsOggettare
comprendere meglio il carattere polemico del realismo. L'e- il tn()Ildo resta neU~lcºtlyip~iope di poter n;arte dalle. espe-
sperienza dello scacco equivale per il realista alla discesa nella rienze preeetti validi nel tempo. Solo la riflessione puo derm-
caverna del filosofo. Anche luí deve liberarsi da un'ingenua fi- rare la valutazione della realta da ingredienti deformanti e
ducia nell' apparenza, da una sopravvalutazione di sé e degli al- rendere ptrcepibile la duplice potenza della realtii e dell'ap-
tri. Il realista e in lotta con la realta: connaturata al suo abíto parenza. Ma anche MachíaveIli e consapevole deH'azzardo dí
mentale e al modo di sentire e la consapevolezza non solo del- queste teorizzazioni: realta e apparenza spcsso si alleano, 1n-
l'ostilita dell'ambiente in cui si muove, ma anche dell'inaffi- fattí, per scompigliare le previsioni umane.
dabilitii di coloro che lo affianeano in un'impresa. Egli teme i
nemici e diffida degli amici. E un misantropo condannato al- 4. Realtd e apparenza
l'azione e dunque aHa socialitii. Il político si muove in situa-
zioni di massíma íneertezza - quelle sÍtuazÍoni in cui viene esal- 1fatti del potere non sono immediatamente evidenti, ma co-
tata la volubilita e la problematicita della natura umana .:...ma perti, dissimulati. Per i realisti l'uomo e un anímale mistifiea-

22 23
tore. Non e all'altezza di quella realta in cui e condannato a strutti cospiratori di cuí abítualmente le ideologie si ali-
muoversi e cerca pertanto costantemente di «colorida» in mentano.
il reale, d' al-
modo consono alle sue emozioni. Per dominarezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Ancora una volta va sottolineata la fondamentale ambiva-
tro canto, egli deve muoversi con circospezione e fingere, per lenza del realismo. Per un verso esso e disvelamento della
non esporre le proprie azioni alla resistenza di coloro che con realtá che si cela sotto l'apparenza, ricerca delle cause strut-
lui competono per gli stessi beni scarsi. Cío che e ottenuto turali dei fenomeni in contrapposizione alle loro cause occa-
con la forza deve sembrare conseguiro con il consenso, cío sionali, ai motivi addotti dagli attori, alle loro ideologie. Ma
che e oggetto di appropriazione deve sembrare risultato dí per altro verso e anche dottrina che la realta della política si
una distribuzíone equa e impersonale. risolve nelIa sua apparenza, nel suo essere percepita ora COSI
Centrale e per il realista la díalettica realtá-apparenza, La e ora altrimcnti. Vi sono infatti due generi di attori sulla sce-
realtá e nascosta, perché gli uomini non dicono quello che fan- na política: quelli che giudicano e agiscono conoscendo le
no e perché nas condono con le parole quello che fanno con le cause profonde degli eventi e le rnotivazioni nascoste degli in-
azioni. La prima domanda che egli sí pone e allora: quale realta teressati, quelli che giudicano e agiscono sulla base di quan-
sí cela al di sotto dell'apparenza? La política non e solo idea- to loro e vísibile o reso visibile e dunque in base alla sola ap-
lita, programma, artificio, costruzione istituzionale; finzione parenza: «li uomini in universali iudicano piu alli occhi che
giuridica ma intreccio di interessi, moventi profondi, fattori alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a senrire a pochi:
viscerali, tendenze di lungo periodo. Soprattutto la politica ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu
non e solo rappresentazione dell' agire in pubblico, ma ha rap- se'»!". Grazie aquesta predisposizione dei suoi attori la polí-
porti, per lo piú dissimulatí o solo parzialmente manifesti, con tica e teatro di simulazione e dissímulazione, macchina di ar-
le dimensioni del privato e del segreto. Orbene, il realismo e in tifici e finzioni.
primo luogo un' analisi della politica che riporta alla luce ció Ne1 campo del realismo s'inscrivono dunque sia un sape-
che e nascosto e ció che essa nasconde: il privato e il segreto, re al servizio di autoconservazione e autoaffermazione, so-
di cui e parte l'irnrnorale e l'illecito. pravvivenza e sopraffazione, siaun'autoconsapevolezza filo-
Notoriamente il realismo si contrappone all'utopia e all'i- sofica, risultante dallo smascheramento delle logiche effet-
deologia, Mentr~ l'utopista ricerca la perfezione politica in tuali del potere contro le ideologie che servono a conferire
un iperuranío di astrazioni, e l'ideologo trasfigura con «ap- senso o motivazione all' agire degli individui e dd gruppi. Dal
parenze ingannevoli» la realta del potere, il realista «cerca il primo puó discendere un'apologctica dell'esistente, dalla se-
yero voho della política alzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dLsotto del mondo delle idee e die- conda una teoria critica delle patologie polítíche. «lnsegna
tro le maschere legittimanti, rÍfiutando Í sogni deU'utopia e molto bene Cornelio Tacito - scrive Guicciardini - a chi vive
le contraffazioni dell'ideologÍa» 1R. Ma che cosa garantisce sotto a' tiranni el modo di vivere e governarsi prudentemen-
che la realta ritrovata squarciando i veli dell'ideologia e del- te, cosi come insegna a' tiranni e modi di fondare la tiranni-
l'utopía sia realta non colorita da altre assunzioni valoriali? Il de»20..Notoriamente un'analoga ambiguita e. stata addossata
realista attríbuisce alla sua esperienza questa funzione dí neu- ai
a Maclllllvelli, per glitl1'ile$~~:rabileCO,t'ls.;gllere tiranni) per
tralizzazione critica. Ma il realismo e altres! una pratica poH- gli. alttíeducatore dei popoli alla liberta.:t~pttbblicana, Anche
tica che usa vírtuosisticamente la dissimulazione e il segreto con questo parados so il realísmo político e destinato a con-
e attraverso queste tecniche favorisce la genesi di queí co- vivere.

24 25
5. Po/ere e conflittozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBAmirare l·ostilita e costituire ildomillio, passarel <lalla"ioleaza
orizzontale e anonUca al potere verticale e org~to che e
La realta si e detto, e resistenza. Ma questa realta che fa resi~
governo de! conflitto ..Il fatt(" sresso del. cotn.~do e attcsta-
e semplicemente necessita oggettiva ma volonta
steozá nonzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA zione di un ordine e l'ordine ...qualsíasi ol'dine ....e meglio.del
contrastante, per vincere la quale oecorrell potere, c,he.e V?:
conflitro e dcll'anarchia. SOtto qu~t() pronto J.'qpposto del
10Ilta orgallizzata. e armata. Il.potere, milla sua acce'L1o~~pm
realismo e ínvece l'anarchismo - piu precisamente una dot-
generale, come potenza21, e la risersafondamentale C~l sld:~
trina che nega la naturalitadell'ostilita c.ilsuo.sQPeramento
ve fare rícorso pet COlltellere c.asso~ge:t~are~avol0!lta alttw,
attraverso il mOmento artificiale del potere, aff~ando per
che e volanta ostUe. La reciproca tmphcaZlone di potere e centro che e il p<>terea produrre ostilita.
ostilita e ilfondamento $1.1 qui poggil,l.l'intero edfficlo del rea..
Per il realismo sussiste una conn.essioneineludtbi1e tra Pll- ,
lismo político. • .. . . .... ... . •. cificazione interna ed estcl'naIizzazfoue del conflitto. L'uní-
n porere ha due facee, untl estelna e l'~trainterna! .: de verso político. e un pluriverso e la guerra una costante ineli-
conseguenza. anche la polltica ha un asse 01'lzzont~~ dI tlP~ minabile di questo pluriverso22• La neutralizzazione del con-
conflittuale e un aSSe verticale. COflIlotatodal dOmInIo, che e Bitto all'intemo di uno spazi().strutturato dal potere e una ne-
repressioneldd conflitto attraverso ruso o la min~ccia della cessita dettata daIl' accerchiamento o dalla preseriza di un ne-
forza fisÍca. Thomas Hobbes. il filosofo dello S~ato cogtro la mico estemo; e il frutto del timore o almeno di un calcolo di
minaccia latente deUa $tierra civile, ~a sintet~zzato. Ü ipl'tl?le- utilita. Ma la pacificazione avviene esternalizzando i costi del-
ma con una formula efficace.: «per Clascul')Oe nemlco.chlUn-
la convivenza e proietbU'ído al. di fupri dei ~onani qucll!(l.g~
que non gH obbedísca né gti éOln~andÍ»('Pe ~ivel.IXll\DQ.
zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
ve c'e eguaglianza, questa la st1'lllge?teJOgl~a. hOb~e$UUla,
gtdsivita •che in unO Stato non puo s~aritatrsi. pena la suaau ..
to.dissoluzio.oe.. NeUa .Stol'iSlJ secondo i· r~sti~ la cocslone
non puo esserd che conflitto,e dove,s~sQPe~a.ilcon(littQ non delle sintesipoliticl1e e.funziou<!della prés~ di un némico
puo esserd che gerarchía e sttuttura didommIo. Pace e.lUlar~ esterno e del continuo ricorso alla guerra c~mestnunetlto per
chia.si esdudono recíprocamente: da! che conS(!gue cQnfeJ:- mantenere la concordia fra le classi. Gia Machíav.elli .•.....senten~
rea necessita chein quellospazio pollti<:oiUClIincm esiste una ziava nei Disconi (n, 25): «Perché la cagione de11a disunione
gerarchia dd c0tllando e del1'obbed,i~nza, c.0t~: relle rela-
zioni tra Stan sovrani, vige una condizlone di osf;illti Perma-
dclle repubbllche il.piu.dcUev()he cl'oZio e la pa~, la cagio.-
De della unione ela. paura e la guerra». Analogamente, ped
nente e di guerra latente. . . realisti, anclleJa guerra civile(i(,lstituiªce sPf!s$.oUijatappa es~
Il nucleo tcoretico del realismo puo essere pertanto 1nd1- senziale nel proCesso di fOrnlttzione di $itltesi polinche parti-
viduato in poche assunzionifonda11letltali: alli r~ta .p~iti. colarmente solide e durevQli2l.
ca e conflitto b) il conflirto si governa conIa fQ~a. c) U (:o1')~ Per qlle~ta concezione, íl senso o il fine deIla .L)ollticae
fliuo produc~ ordine ef()tma attraverso ti) rinstaurazi0ne di dunque primariamente uonJa convÍvenza degli índMdui ma
gerarchia e comando. Parte.odo dal j)r,esUfJposto p.~ ~a~w:a la sopravvÍv(!nza del gl'llPpO, la qume pt@uppone a) la so-
intimamente conflittuale e antagonisttca della poltttca, ..Ü tea~ praffazione del gruppi ri,vali; b) l'appropnazione delle risor-
li~o si contrappone in primo luogo alpacifismot cloc a quel~ se necessarie; e) l'organizzazíone del gruppo secondo una
l'ideologia che postula .oon>5010la deside~a~iliti ma an.che la struttura inegualita.ria. Il mondo cui i realisti pensano e con-
p()ssihilita di eliminare dal mondo PO~t1COquclla ~Ol11l.a trassegnato, oltte che dall' o.stilita, dalla scarsita. Ed e l'inter-
estrell1a di conflitto che e la guerra. L'UtllCO modo per deb.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
ferenza di questí due fattod a rendere impossíbíli soluzioni
26 27
pacifiehe e giuste del probl.ema sociale, Se non si desse osti· dí rapportí di forza, sui quali secondaría incidenza - come co-
lita, uno schema equo di ripartizione delle risorse sarebbe perrure e razionalizzllzioni a pcsteriori - hanno le forme giu-
realizzabile. Se non vi fosse scarsitá, l'ostilitá potrebbe essere ridiche, leideologie dclIa giustizia e ¡valori.
neutralizzata o almeno relativizzata con contropartite di ca- Inteso come risorsa strategica dell'uomo di governo, ilrea-
rattere economico. Ma ostilitá e scarsitá sono datí strutturali lismo e invece un' arte politica, un insieme di tecniche per íl
della condízione umana. L'equilibrio che risulta dall'íntera- controllo dei comportamenti finalizzato al contemperamento
zione dí questi fattori non puó che essere caratterizzato da di ordine e conflitto e alla sicurezza collettiva. Contro la C011-
strutturale diseguaglianza-", cezione «escatologica» della política propria dei rnovimenti ri-
il realismo político? Nella sua voluzionari, che pensano la política come un'ultima sporca
Che cos'e allora, in síntesi,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dimensione descrittiva, e un paradigma epistemologico cuí battaglía, vinta la quale i caratteri della condizione umana po-
afferiscono una concezione della politica come lotta per il po- tranno modificarsi in termini strutturali (la famosa transizione
tere - una lotta che si avvale della violenza fino al limite del- dal «regno della necessitá» al «regno della libertá»), il realismo
l'uccisione fisica - e una concezione dello Stato come «puro fa propria una concezione «demonologica» della politica",
fenomeno di forza» o come strumento d'ímposízione di un secondo la quale la forza e la frode, I'avarizia e l'ambizione,
ordinc". Nella sua articolazione prescrittiva, per realismo si l'invidia e l'ingratitudine, l'inganno e il sospetto costituiscono
deve intendere invece un orientamento, una sensibilitá, po- elementi ínsopprimibili della dinamica política. Finché esiste-
tremmo quasi dire un istinto, al servizi9 dell'autocenserva- ranno Stati e si [ará política, gli uornini di governo dovranno
ziane di quel soggetto coUettivo che ~1C)Stato, una sorta di adottare questi codici di condotta.
tecnologia del potere operante sui moventi dell'agire umáno, n dibattito sulla razionalitá e sull'efficacia di quest'arte
un'arte dí governo poggiant~ su un insi~e piu C)meno siste- política dura dalle origini della tradizione política occidente-
matico di massime prud®zii\li, e petennelllentevolta alla ti- le. La lotta per la sopravvivenza del gruppo porta necessaria-
cerca di un precario equilibrio in una situazione connotata da mente alla sopraffazione o puó venire temperata in vista del-
diseguaglianze, attori ostili e risorse scarse. la coesistenza? La sopraffazione e compatibile con il consoli-
Inteso come paradigma epistemologico, al realismo pos- damento di un ordine o e fatalmente destinata a provocare
sono venir attribuite, piú analiticamente, una concezione una risposta di eguale tenore, una contro-sopraffazione? La
conflittualistica del politico, una concezione strategica della lotta per il potere serve alla conservazione del grtippo o sol-
política e una concezione tecnica dello Stato. Concezione tanto aquella dei detentori del potere? Sono queste le do-
conflittualistica del politico (in contrapposizione a una con- mande che da sempre vengono poste per saggiare la raziona-
cezione armonicistica della sodeta) nel senso che il conflitto lita di que sto orientamento. E in effetti, come i suoi critici
e sempre in ultima istanza costitutÍvo dc;,llo spazio pC)liticoe hanno regolarmente rilevato, il realismo e perpetuamente in
nessun assettoistituzionale riesce a contenerlo e a sttperarlo bilico tra íl difetto e l'eccesso: la strategia dell'autoconserva-
una volta per. tutte. Conc~one strategjca .4dlttpolitica (in zione rischia spesso di risultare debole in un mondo in con-
contrapposizione a concezione cOJllltniC;ádva)nel 5en$()che il tinuo movimento, in cui per mantenersi occorre crescere; ma
fine dcll'agire paliticononel'intesaint()rl1o.~ V~()d~Q~t8I1ti- la strategia dell' autoaffermazione e intrinsecamente destabi-
vi (la giustizia, il bene comune) o a proceduremail successo. lizzante, hybris. Questa
votata com'e alla sopraffazione e allazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVU
Concezione tecnica deHo Stato (in contrapposizione a con ce- ambivalenza e nel codice genetico del realismo politico.
zione etica) nel senso che quest'ultimo e visto come insiemezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
28
Breve storia del problemazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
sue convinúoni e isuoigiuclizi.Non puo sorprendere pertan-
ro che la genesbdel realiStn0 come ori(![ítrunento del sapere e
della co.ndotta.vada in<llviduatain amhiw stóriogranco, pre-
cisamente all'interno delpensier« stottco-politko greco: ilsuo
1uogoqriginario cín EJ;'()d9to(<<ilpdmocheorganizzo una va.
sta indagine su una guerra e le sue cause») e in Tucidíde (colui
che trasformOUtla tale iQdagme in «unnsrudio sulgovemo 1'0-
litico e sul com~ndo militare>->4). Come ha argomentato Leo
e
Strauss,la stot-l.1lpolítica una spedfica scoperta della cultura
e
e1lenigt: ilsUOoggétto non 1~o0l'lllalita dena~~tione parri-
moelale clel potere ma l'eccezione deigrandi conflitti .che de.
cidono il corso di una civiltá. Non il grande 1egislatore, ordi-
Storiografia e natura umana
1.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
natore di cittá, né il pastore dí popoli, che quel patrimonio
Se la tecnica di governo di un universo sociale conflittuale e umano amministra, ma lo stratega conduttore di eserciti e il
l'oggetto spedÍico del realismo. político, qu~to non e una protagonista delle narrazioni storiche. 11 tema~i Tucidide e la
dottJ:ina che póssa essere circóscritta all'alveó deUa cultura g\.letrapi~Jo).portantefque1la che si svolge in.tlp.advilta giun-
eceídeneale. Basterebbe a illustrarlo il richiamo all'arte di go- ta al culminede1.suo sviluppo, e·clunque «la potenza umana,
verllo esposta ne:.U'Arthai·asttadi Kautilya 1 o alla conl:~zione ma la poten~visbl inmaniera sitnp~tetic~",Da una. Wterra,
stl'ategtca di SllIl.-tzu2• In questi classici del pensiero politico che si pone Ji CQIllPimen.todi Ullpro.cesso diaccumulazione di
orientale confütto e gerarchia sono gia riconosduti come le ricchezza e potenza, e che e la piu grande kiltesis, ilpiu gran-
coordinate fondamentali del mondo politico. Ció che non si de mQyimellto che ilmondoe1lenic:o aabia conosciuto1 si risa-
trova peró ancora in questa trattatistica, rispetto alla quale, le alla natüra umilna ea quegU spedficimovend che proietta-
no l'uomQneUo spazio·tempo del divenire stonco.
come ha rilevato. Max Weber, «Il Príncipe di Machiavelli e
uno scritto innocuo», e la dimensione di una storicita disin-
e
LI,\genesidel reali,Slllo io.trinsecamente legata alla gene-
cantata e il riconoscimento de1l'auton()mia deI mondo políti-
e
si della stona perché pensiero dell'origineí sapere archeo-
logico, ticerca. delle cause profonde e ..nascostedegli avveni-
co: la storía e inglobata in una dimensione di ,);'latu.-alitacon-
mend. Da Erodoto a Tucidide a Polibio l'interesse della sto-
cepita magicamente. Nella tradizione ocddentale il realismo
riografia viene progressiv~mente spostandosi dalla narrazio-
si configura come pensiero della «volonta di potenza», che
ne delle cause soggettive (aitia significa originariamente mo-
investe gran di energie e innesca tragid destÍni per impone i
tivo di risentimento) alla ricerca delle cause strulturali dei
propri piani al mondo. Il principio deUa strategía cinese -la-
conflitti (il che vuol dire itldividuazióne di una gerarchia del-
sciat accadere l'~Cfett~).- e ¡nvece ernblematico di un iltteg-
a#Íf!.. propbasis, arche). Rispétto alle narrazioni mo-
le cause:zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
giamento che nQn tnilit a dominare il toóndo con dispendio- rali.'ltiche, orienta te a celebrare le gtanClÍ gesta, le azioni ec-
so investimento di soggettívÍta ma a esso si adatta sfruttando
ce:.Uenti,i CQstutllÍ e le virtu, la storiografia del realismo lavo-
con economicita i vantaggi della situazione3.
ra per portare alla luce le cause profonde dell'accadere stori-
e
La realta di cuí parla il realismo politico propriamentc co, individuare i meccanismi del potere che stanno alla base
una realta storica. Dalla cotlsiderazione della storia esso trae le del tumultuante (e apparentemente incomprensibile) succe-
30 31
dersi degli eventi, scoprire le motísazioni che gli attori ten- Le coordinare generalidd paradigma testimoniano di que]
dono a díssimulare e a tenere nascoste. La ricerca sulle cause peculiare incesto di storieismo e naturalismo.da cuiha origine
e il primo terreno di preva di un pensiero che
delle guerre zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA n e
il realismo.poHtico. suo·oggetto «una realta Ia.cui legge o
vuole distinguere realtá e apparenza della politica, principio prevede che il consumo dei .suoi contenuti partieo-
Le stQrie di Tucidide sono importanti non. soloperché
MazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA latí a:vvenga nell'ámbito dí una struttura ínalterabile e non
inaugurano un genere sdentifico della storiografia, che inda- consumabiles", come il ciclo delle forme di governo o il ci-
gaJe.C!8USprossime
C e] n~mote.degü.avvenimcnti grandi ~ me- clo dí sviluppo di una potenza egemone. La ricostruzione sto-
morabili, ma Pcr la profondita con cuí seandagliano la di- rica ancora la varietá dei suoi contenuti alla permanenza di
mensione politka della Atltu.ra· umana., Lo storico greco vi una struttura generale dei mutamentí. Ma alla generalizzazio-
anaUz.zaí1 rapport() essenzia1e ma problematico tra do che gli ne e alla definízione delle uniíormitá essa perviene attraverso
uorpini fanno e do che dicono di fate o di voler o di dover fa- e1l
un'ermeneutiea d c situazioni. In questo modo diprocedere
re. In qllestO l'aj')porto tra ~zioni e discorsi si avverte una frat- realismo ouol« coglt'ere l'uni-
domlña.le logtes. del concreto: tizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLK
tura, un'asimmetria, una dissonanza. Proprio perché tema- versale nel particolare. 11suo strumento conosdtivo e il giudí-
tizza un insanabile dualismo e scopre lo iato tra la realta del- zio riflettente, un tipo di giudízio c;:henon si appl'ende dalla 10- ,
le azioni e l'apparenza ckli disc()ui, Tuddide, e stato detto, gica bensl dalla storia. Solo la conoscenza dei precedenti sto-
«imita il carattere enigmadco clella realtfi»6.Ma scopre anche do, degli exempla, egaranzia di correttezzanella selezionedci
la forza di quei discorsi, la loro capacita di muovet'e le azioni .casiconcreti passibilí di universalízzazione.
e trasformare la realta, Hloro potere di dare senso al corso de-
gH eventi. Se gis la tragedia andava alla r¡cerca deUalogica na- 2. Filosofia política e realismo
scosta nelIa foUia del mondo umano, ora la ston()gtafia sco-
píe uei fa~i del potere le t"gioni mondane di qudIa logica c L'opera storiografica di Tucídíde precede di pochi anni la sta-
ne spiega ilprevalere suUJinfinita accidcntalita.degli eventi. gione classica della filosofía politica ellenica. E non vi e dub-
e
pall'opeta.cIi Tucidiqe gia enudeabile il paradigma del bio che il realismo stia in un rapporto particolarmente stret-
realismo politicQ, la sua concezione della storia (con il nesso to con la nascita della filosofía política. 11programma della fi-
di l)ecessita•.caso eiaríon umaní); il·nconoscimento dialcu- losofía política e infaui una rísposta normativa al dísincanto
ne costanti antrepologiche (paura, utile e onore come mo- che l'investígazione storÍca della realta produce. Se Tucidide
venti o cause finali dell'agire politico) e della logica antago- definisce il paradigma del realismo politico, Platone elabora
nistica (amico-nemico) della política, la ricostruzione di una H mQdello dell' alternativafilosofíca, o della riSpósta filosofi-
specifica (linatnica di p()tenza che s'inscrive uella legge bio- ca, al realismo. Rispetto a questo la filosofía politicll e insie-
·logic~ delht Cl'escita e de1la degtd~a. Un paradigma chc.ti- me negaziO!leCe c~nservaz¡otJe, autentica Aup.,eblJllgin setlso
troviamo, immutato nei su'oitratti dlfondo. nella storiogl'a.f'ia hegeliano. E utopía e realismo insieme. Solo il Platone disin-
che inaugura il discorso politico della modernita: anche per can tato che traspare dalla Settima Epistola puo mettere mano
Machiavelli la storia e la risultante dell'intreccio di necessira, al progetto tanto aml?izioso, e che non a torto, anche se spes-
fortuna e virtu, anche per luí paura, avarizia e ambizione so- so in modo riduttivo, e stato definito utopico, della Repub-
no i moventi principali dell'agire umano, anche per lui il Mica;
mondo politico e strutturato (e si trasforma) in base a rag- Utopica e la normativita del suo programma politico in
gruppamenti amico-nemico e a dinamiche di potenza. quanto il filosofo aspira a reinventare la polis. 11modello dí

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e
una Cittá come deve essere, delineato inzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Repubblica, divcn- da un lato l'esistenza di due ordinamenti della proprietá e
tato paradigma dell'idealisrno politico. La rigida articolazio- causa di una frattu.t:"a strlltturale della polis e quindi g~1lera.
ne delle classi nella polis e soprattutto l' ascetismo (volto al be- trice di stasis; dall'altro l'ossessione per l'unitá di un ordine
ne comune) dei custodi - non della felicita dei custodi ma del- po lis in una
rígidamente gerarchico fínisce per trasformare lazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZY
la felicita della cittá intera ci siamo preoccupati, afferma So- struttura di potere dispotieo.
crate in replica a una ragionevole obiezione di Adimanto - Nel programma utopico di Platone sono cosi giá racchiu-
non possono essere considerati indizi di realismo político. se le ragioni di 'ludIa durevole ostiliti trafilosofia e polirlca
Realistica e pero la diagnosi a partire dalla quale si alimentazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
che, come ha argomentato HtUlnah Arend~, avrebbe segnato
il progetto utopico: il disordine delle passioni, la malattia del- l'interaftadizione occidentale", Tale originaria ostilltá puc, es-
la polis, la corruzione delle forme di governo e degli uom~ni sere variamente interpretata. Ma a evidenziarla basterebbero
di potere, Di questo realismo anche il progetto conserva chia- le battute del dialogo ehe un suo contemporaneo, Bertrand
ra I'impronta, a partire dalla figura del filosofo-re, che non e de jouvenel, ha costruito sul modello den'Alciblade (pseu-
soltanto «tessitore» ma altresi polemileos, in quanto deve co- dolplatonícó'". Il filosofo ha paura del male che l'azíone
noscere l'arte della guerra se vuol dare forma alla polis". sconsiderata puó fare. Il político ha paura del male che 1'0-
L'opera di Tueidide aveva lasciato in ereditá ai posteri due missione e l'indecisione possono causare. Per questo Socrate
acquisizioni fondamentali riguardanti l' ambito del politi.eo:la amrno,oisceAlcibiadead acquisire, prima di agite, saggezza o
scoperta della dinamica imperialistica di potenza, con il suo almeno consapevolezza di nonsapere qual e il bene della Citta
nesso di autoconservazione e autoaffermazione, e della fragi- e quindi i'obiettivo dell'agíre; e Alcibiade schernisce I'incon-
lita delle istituzioni politíche, predisposte a disciplinare il cludenza di un sapere estraniato dalla realtá, Il filosofo mal
conflitto interno rna íncapaci di reggere l'urto di quello ester- sopporta illassismo di una condotta sottomessa all'irraziona-
no. Questi problemi sono le sfide che l'autocoseienza storica lit~etí~~del mondo, 11político mostra insofferenza per le in-
pone al pensiero filosofico del IV seco\o e che la filosofía po- cOllcludenti astrazióni. teoriche e per le pretese nprmative di
lítica di Platone raccoglie, delineando un progetto di polú au- una teoría incapace di ispírarela prassi dei molci••~ sul piano
tarchica e chiusa, orientata alla stabilíta piuttosto che alla cre- del sap<':re d.i chigovertta che sigiota la partita decisiva tra 11
scita (o comunque a una crescita regolata e rígidamente go- realista e il suo .antagonista-filosofo. Per 1'000 ilfine·e biolo-
vernata), e dotata di un assetto istituzionale capace di supe- gicamente o storicamente dato -1' autoconservazione e l'au-
rare il dualismo político delle fazioni (la stasís) e il particola- toaffermazione -, e ii saperc tiguardera le tecniche i?etcon-
rismo degli inte1'essi. La radicale proposta platonica di rifor- seguirlo nel modo piu efficiente e duraturo. Per ilfilosofo il
ma della polis persegue da un lato l'obiettivo di rallen tare lo fine e piu esigente, giacché non si tratta solo dell'autocol1ser-
sviluppo della citta, togliendo interesse acquisitivo ai ceti fo1'- vazione di alcuni m¡¡.della eonvivenza di tutti (al limite, della
ti e contenendo la dinamica imperialistica di potenza, dall'al- convivenza cosmopolitica).
tro quello di porre rimedio alla fragilítá delle istítuzioni poli- Gia nel dialogo tra Socrate e Trasimaco del primo libro di
tíehe, dando alla polis una struttura piu rigida, un piu cogen- Repubblica, davanti all'ammissione di quest'ultimo, che ia for-
te ordine gerarchico, e operando per bandire la guerra fratri- za da sola non basta ma va corroborata da specifiche cono-
cida dalle relazioni dello spazio ellenico. Tale risposta e pro- scep:í:edi chi com,anda, si apee un contenzloso sulmetito: per
blematica - a ragione Aristotele rimproverera a Platone pro- e
il fIlosofo la sapieoza di cm col1landa tale solo seto grado di
prio maneanza di realismo - e si espone a una duplice critica: e
considerare H tomaconto dei governati, pe!"il sofista invece

34 35
l'arte di sfruttare l'ingenuitá, la debolezza e la viltá della gran porto, pure qui d'implicazione e di contrapposizione, che il
massa deglí uomini. La contrapposizione e radícale: la filoso- realismo intrattiene con la religione cristiana. D'implicazio-
il
fía, denunciata la soggettivirá e la relativitá di moventi qualizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA e
ne, in primo luogo, giacché non vi dubbio che fra i fattorí
desiderio, l'interesse, la passione, cerca di individuare valori genetici della concezione negativa dell'uomo e dello Stato
oggettivi - un bene comune, la giustizia come qualitá dell' or- (come rimedio alla malvagitá dell'uomo) un posto di prim'or-
dine sociale - su cui fondare la comunitá política. 11realismo dine spetta alla dottrina cristiana del peccato originale e del-
smaschera questa pretesa oggettivitá, mostrando il carattere la colpa. Di eontrapposizione, poi, dal momento che rispetto
soggettivo, dunque la convenzionalitá e la relativitá, della stes- al cristianesimo, inteso come «religione deIla eompassione» e
sa giustizia, delle leggi, della ragione umana. Ció che si chiama della rinuneia, il realismo fa sua un'etica dell'auto-afferma-
giusto spesso non e altro che la copertura ideologica di ció che zione collettiva e un'ideologia della pienezza di potere.
vuole il piú forte; oppure, al contrario, l' arma con cui i deboli A una prima approssimazione, realismo politico e cristia-
si tutelano. 11realismo e quindi il grande corrosivo di quelle nesimo si presentano come i due termini di un'antitesi. Se il
teorie della giustizia nelle quali la filosofía politica ha sempre realismo e orientato al rieonoscimento dell' autonomía deIla
individuato il suo nucleo normativo. política, il cristianesimo originario lo e invece alla negazione
Benché la filosofía politica di Platone, a cominciare dal- deIla política: «niente e piú estraneo a noi cristiani della cosa
l'antropologia, possa essere letta come elaborazione filosofi- pubblica» afferma Tertulliano!'. Fra le tan te interpretazioni
ca della sfida del realismo, resta un discrimine che continuerá ehe hanno messo in luce la matrice antipolitica del cristiane-
a operare nella tradizione e che ancora oggi rende persuasiva simo, quelle di Machiavelli e di Nietzsche notoriamente pri-
la contrapposizione tra moralismo filosofico e realismo poli- meggiano. Per il Segretario fiorentino il cristianesirno e un'i-
tico: dove l'uno s'impegna in un programma etico-pedagogi- deologia della debolezza e della decadenza política: la mora-
co volto a cambiare la natura umana, l'altro muove dalla con- le del rifiuto del mondo, della sua intrínseca peccaminositá,
vinzione dell'inanitá di questi sforzi; dove l'uno, coerente- inevitabilmente si trasforma in política della capitolazione
mente con i suoi presupposti, stabilisce una plausibile con- davanti al maleo Per il filosofo deHa «volontá di potenza»,
nessione tra riforma morale e riforrna istituzionale, l'altro, al- grande estimatore di Tucidide e Machiavelli, il «mondo di
trettanto coerentemente, deduce da! postulato, suffragato e
pura fínzione» della religione cristiana solo «l'espressione
dall'esperienza, dell'immutabilitá umana la conseguenza che di un profondo malessere di fronte al reale L..] Nel cristia-
sono possibili solo limitati mutamenti istituzionali. Per il rea- nesimo né morale né religione toceano un punto qualsiasi
lismo politico ogni grandioso progetto di ricostruzione della della realta» 12. La compassione deprime l'energia del senti-
societá, concepito sfidando le leggi della natura umana, non mento vitale ed e destinata a sprigionare veleni esiziali per il
puó che sfociare in un tragico fallimento. Su questo punto, corpo sociale.
non v' e dubbio che la storia gli abbia dato ragione.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Ma a osservatori acutí come Machiavelli e Nietzsche non
poteva sfuggire - ecco che si delinea una prima dislocazione
del problema - come con il cristianesimo si facesse strada una
3. Cristianesimo e pessimismo sorta di «realismo dei deboli», che avvalendosi di altri mezzi
La parabola storica del realismo politico puó essere decifra- e ricorrendo a una logica contorta, nondimeno e in grado di
ta solo se, accanto all'originaria implicazione e contrapposi- scendere a compromessi con la realtá. Al cristiano e stato det-
zione di filosofía e realismo, viene tematizzato anche il rap- to: «vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque

36 37
prudentí come i serpenti e semplici come le colombe» (Mat- perché, anche le bande dei briganti cosa sono, se non picco-
teo, 10, 16). Sulla base dí questo precetto, la pratica della sí- li regni? Sono manipoli di uomini comandati da un capo, le-
arcana
mulazione e della dissímulazione, del segreto e deglizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
gati da un patto sociale, con la ripartizione del bottino se-
non sembra essere estranea al códice genetíco dell'etica reli- condo una legge accettata da tutti» 17. 11 celebre passo contie-
giosa. E stato del resto osservato, proprio in reLtzione al cri- ne, si e detto innumerevoli volte, il paradigma di una con ce-
stianesimo originario, che al pari della malvagitá anche la zione «adiafara» o avalutativa dello Stato, cioé una definizio-
bontá ha bisogno di nascondersi. In analogia con la dottrina ne volta a individuare gli elementi strutturali o tecnico-orga-
il cristianesimo «deve opera-
realpolitica deglí arcana, anchezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
nizzativi dello Stato - la struttura gerarchica, un patto d'u-
re nell'ombra, giacché l'essere vistí e uditi produce inelutta- nione e di sottomissione, una regola per la spartizione del
bílmente quel fulgore e quella apparenza in cui ogni santita, bottino - e aporre l'accento proprio sul momento dell'orga-
comunque si ponga, si tramuta subito in ipocrisía» 13. nizzazione della forza 18. Anticipa, se cosi sí vuole, quella de-
Ma il cristianesimo e altresl una matríce del realismo po- finizione dello Stato a partire dal mezzo specifico, come in
litico per la concezione difettiva dell'uomo-nel-mondo di cui Weber o in Kelsen, che ancora condiziona il nostro modo di
si fa portatore. A essa, infatti, e connessa quella concezione intendere la política. E anticipa, soprattutto, quelle dottrine
negativa dello Stato secondo cui il compito essenziale del po- «antipolitiche» (si pensi al marxismo e all'anarchismo) che
tere e di «porre un rimedio alla natura malvagia dell'uomo», nello Stato non vedono altro che «violenza legalizzata».
onde lo Stato e visto soprattutto nel «suo aspetto repressi- Ma storicamente l'importanza della tesi di Agostino e ben
VO»14. In epoca moderna, il pensíero político postrivoluzio- altra. Il passo citato si presta in effetti a una duplice inter-
nario avrebbe conferito nuova enfasí aquesta dottrina. J 0- pretazione: nel senso di un'irredimibile amoralitá del potere,
seph de Maistre e perentorio: per cui non puó darsi altro che differenza quantitativa tra uno
Stato e una banda di ladroni; oppure nel senso che il potere
poiché il male esiste sulla terra, agisce costantemente e, per una puó essere riscattato nella misura in cui si lascia «evangeliz-
conseguenza necessaria, deve essere represso per mezzo del casti- zare» dalla giustizia. La prima lettura mette capo alla dottri-
go; e di fatto noi vediamo su tutta la faccia della terra un' azione co- na luterana dell'irriducíbilitá dei due regni: per Lutero, Í'au-
stante di tutti i governi pe!' fermare o punire ogni attentato del cri- toritá secolare e una necessitá per domare la «bestia» che,
mine; la spada della giustizia non ha guaina: deve continuamente senza catene, renderebbe impossibile la convivenza dei cri-
minacciare o colpire'".
stiani!", La seconda si traduce nei tentativi di conciliazione
tra il mondo umano e la cittá di Dio, attraverso la costruzio-
E Schopenhauer sembra fargli eco: «la necessitá dello Sta-
ne di uno Stato fondato sull'ideale di giustizia. La trasforma-
to si fonda sulla riconosciuta iniquitá del genere umano»!". E
zione del cristianesimo operara da Agostino sfocia nella fon-
a partire da queste convergenze che ha preso piede nel lessi-
dazione di una política cristiana come «mezzo per ottenere
co comune l'cquazionc (in vcritá inadeguata e riduttiva) di
un fine superiore»: essa rivoluziona la logica del potere, giac-
pensiero reazionario e realismo político.
ché «il motivo per sobbarcarsi a11'onere del politico terreno»
Per molte ragioni e pero Agostino l'autore che ci consen- diventa ora «l'amore, non il timore del prossimo»20.
te di comprendere meglio la matrice cristiana del realismo Proprio per questo, pero, la costruzione di questa políti-
político, mettendone in luce l'intima ambivalenza. «Togliete ca cristiana resta inficiata da una fondamentale ambiguita,
la giustizia, e cosa sono i regni, se non grandi brigantaggi? dal momento che la Chiesa, per conseguire il suo scopo, de-
38 39
ve comunque Il realismo políti- Una riflessione filosofica sul problema del male non puó
adottare la logica del potere.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
politi- trovare posto in questo lavoro. Basti qui ricordare che dupli-
co rinasce in etá moderna come risposta alla crisi dellazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
ea ecclesiastica e come reazione alle escatologie dei movimen- ce e nella tradizione cristiana il significato del male, che puó
ti evangelici. Ben lo esemplifica la riflessione di Machiavelli, essere inteso (oggettivamente) come mancanza, privazione di
che si sviluppa tra i due poli deHa realtá della Curia romana essere, nu11a,oppure (soggettivamente) come atto di volontá
e della visione apocalittica di Savonarola. Duplice e la valen- che viola un ordine normativo -le leggi divine. Con Machia-
za della critica machiavelliana agli effetti corruttori della reli- velli entrambe queste nozioni vengono trasposte al fenome-
gione cristiana: da un lato, essa rende gli uomini deboli, in- no del potere: poiché dalla pienezza e integritá del potere di-
capaci di resistere al male, dall'altro, esercitando attraverso la scende l'effettualitá dell'ordine e da questo la validitá con-
Chiesa un potere temporale, e agente di corruzione. La sta- creta delle norme, il male reale s'identifica con la messa a re-
pentaglio del potere e dell'ordine; si stabilisce di conseguen-
gione della Controriforma avrebbe messo in luce tutti i para-
za una gerarchia tra la privazione di potere e la violazione del-
dossi e le deroghe di un governo temporale posto al servizio
le norme giuridiche e morali. Machiavelli capovolge la tradi-
della religione cristiana. E la ragion di Stato avrebbe saputo
zionale gerarchia di essere e apparenza, in primo luogo lad-
sfruttare la situazione, riconoscendo la formidabile funzione
dove afferma l'opportunitá non di essere ma di apparire buo-
civilizzatrice della religione.
ni, in secondo luogo quando pone questo precetto al servizio
E tesi corren te che con Machiavelli la tradizione política di una política che vuole contrastare non l' apparenza feno-
occidentale abbia scoperto il «demoniaco del potere», La menica del male (la violazione occasionale di questa o quella
questione, naturalmente, non e di facile decidibilitá. Se per norma giuridica o morale) ma la sua sostanza, vale a dire la
demoniaco s'intende «l'esser posseduti da quella volontá sen- perdita del potere e la conseguente assenza di ordine norma-
za dí cuí non ha luogo nessuna grande creazione di poten- tivo, dunqque del principio stesso di effettualitá delle norme.
za»21,appare difficile contestare che giá il mondo antico - e Nel quadro di una politica secolarizzata il Príncipe e suben-
Tucidide in modo eminente - ne abbia fatto esperienza. Ma trato a Dio come soggetto capa ce di riconoscere la differen-
se al senso del demoniaco inerisce quello dell'immoralitá, al- za tra essere e apparire.
lora e chiaro che esso presuppone la concezione cristiana del-
la caduta e del peccato-". «Mai [. .. ] il demoniaco del potere
e stato combattuto con tanto di energia» quanto dall'ordina- 4. Realismo politico e modernitá
mento sociale cristiano: nondimeno l'opposizione del cristia- Altrettanto complesso e il rapporto tra il realismo político e
nesimo ha reso solo piú affilatí i contorni del realismo, ma il mondo moderno. Come in ambito filosofico la modernitá
non lo ha posto fuori gioco-", Semmai, la secolarizzazione si connota per il dubbio radicale che investe l'esistenza delle
della política prendeva il suo avvio proprio nel corso di tale cose e per il principio cartesiano che oggetto della conos cen-
bartaglía. Nel tentativo maehiavelliano di collocare la politi- za é soltanto l'idea, cosí in ambito político essa introduce 1'i-
ca al punto d'incontro tra 1'umano e il ferino si avverte lo sfor- dea deHa sovranitá umana sulla storia, dell'artificialitá deHo
zo, ben riconosciuto da Croce, di sottrarla alla piú terribile Stato e dell'illimitata plasmabilitá dei rapporti di potere. La
dicotomia di divino e dernoniaco-". La tesi di un Machiavelli modernitá e l'epoca del costruttivismo, della fede in una ra-
«diabolico» sarebbe stata soltanto la caricatura polemica deí gione capace di ridisegnare il mondo umano secondo un pia-
no unitario. Ma e anche l'epoca in cui questa ragione senza
perdenti della secolarizzazione.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA

4Q 41
misura si scontra con le «dure repliche» della storia (Hegel) giche specifiche della política, tornano a essere contrapposti.
e in cui (oltre Hegel) realtá e ragione finiscono per sciogliere prius logico e storico (lo stato
Ora si tratta di relegare in unzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLK
la loro alleanza. Hannah Arendt ha ben sintetizzato questo di natura) la ferinitá, per riconoscere nello Stato illuogo del-
paradosso della modernitá, quando ha scritto: «La filosofia la pacificazione, del diritto e della civiltá'".
il cui piú grande rappresentante e
politica dell'etá moderna,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Per quanto problematica possa apparire ogni analisi che
ancora Hobbes, inciampa sullo scoglio di un razionalismo proceda per gran di cesure epocali, questa contrapposizione
moderno irreale e di un realismo moderno irrazionale»:". ci consente di evidenziare meglio le componen ti del realismo,
Certo, la modernitá política e inaugurara proprio sfidan- la loro persistenza e trasformazione, il senso della sfida della
do il postulato primo del realismo, la tesi della costitutiva ine- modernitá nei loro confronti. Abbiamo visto il paradigma
guaglianza degli uomini. 11contrattualismo, con le sue fin- originario emergere con Tucídide intorno a 1) una concezio-
zioni intorno allo stato di natura, muove dal postulato oppo- ne secolarizzata della storia, incentrata sulle categorie di ne-
sto. E approda a una concezione opposta della politica, se- cessitá, caso e fattori umani, 2) un'antropologia naturalistica
condo cui questa non e attivitá strategica orientata alla so- e pessimistica, 3) una concezione conl:1ittualistica della polí-
pravvivenza del collettivo (e dunque attrezzata principal- tica, 4) una teoria delle regolaritá della dinamica di potenza.
mente alla guerra) ma prassi rivolta alla convivenza degli in- Per contro, la rnodernitá lavora per scardinare questi assun-
dividui (e quindi finalizzata all'organizzazione della pace)". ti, 1) stabilendo il primato della volontá umana sul corso sto-
Ma il paradigma contrattualistico non esaurisce l'orizzonte rico e ridimensionando fattori come la necessitá e la fortuna,
della modernitá, Incontriamo in etá moderna, e non solo fra 2) adottando una prospettiva teleologica che indude la per-
i nostalgici dell'ordine «organico» di epoche passate, le mas- fettibilitá umana e rompe pertanto con l'assunto della cicli-
sime espressioni del realismo politico: basterebbero ad atte- citá del tempo storico, 3) postulando il processo di civilizza-
starlo le grandiose concezioni della storia di Hegel, Marx, zione come progressiva neutralizzazione dell' ostilitá e della
Weber. Ma e importante capire come queste siano maturate violenza, 4) sostituendo all' autonoma dinamica delIa poten-
al termine di un lungo cammino, nel corso del quale al reali- za e della guerra le Iogiche del diritto e dell'economia.
smo sono venute anche le sfide piu radicali. 1) La filosofia della storia moderna opera una duplice di-
Con l'etá moderna, intanto, si consuma la frattura tra na- slocazione concettuale. Affermando il primato dell'uomo sul-
tura e storia. La fiducia machiavellíana di poter dedurre dal- la storia essa pretende di porre fuori gioco l'elemento della
la storia regole generali per la prassi non tarda a entrare in cri- contingenza; localizzando quel primato nella ragione, sotto-
si, soppíantata dalla nuova fede nella scíenza. Per il raziona- mette anche la necessitá agli imperativi dell'umano. Non e in-
lismo del XVII secolo si puó dare scienza o della natura o del- fatti la Virtú degli umanisti a dare scacco alla Fortuna, bensi
l' artificio: una scienza política di conseguenza puó essere fon- una Ragione che si oggettivizza da un lato nella tecnica e dal-
data, come attesta n programma filosofico di Hobbes, solo a l'altro neIle istituzioni, diventando in questo modo un'irresi-
patto che si concepisca lo Stato come una macchina artificia- stibilc potenza sociale. Come avrebbe mosirato in modo
le, pensata e fatta dall'uomo, e come tale sottratta alla con- grandioso la filosofía della storia hegeliana, la ragione mo-
tingenza storica. Questa negazione della storia e pero, para- derna nutre la presunzione di colonizzare la necessitá, di pie-
dossalmente, al servizio di un progetto di civilizzazione. La garla ai suoi scopi e di divenire essa stessa potenza necessi-
bestia e l'uomo che, lo si e appena ricordato, erano in Ma- tanteo D'altro canto, dei tre fattorí cui Tucidide attribuiva il
chiavelli ancora indissolubilmente congiunti a definire le 10- moto della storia, la paura, l'onore e l'utilita, e quest'ultimo a

42 43
il sopravvento nella moderna concezione economi-
prenderezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA zionale, identificandola con la pace, la concordia, il consen-
e
cistica del mondo. Il commercio destinato a rendere obso- so. In base aquesta dislocazione categoriale, nellessico della
leta la guerra, la societá industriale a soppiantare la societá modernitá la politicitá delI'uomo appare ayer sempre meno a
militare. che fare con la dimensione ferina e sempre piú con quella di-
2) Non meno sensiblle ela t1'ásformazione cutil progetto scorsiva e argomentativa, per cui il baricentro dell' attivitá po-
Hlosofico della modemitá sottopone l'anrropologia.Nella fí. litica si sposta dal polo dell' agite strategico aquello dell' agi-
losoña moderna, in polemice con la radíeallzzaeícne delle re comunicativo-".
guerre civili confessionali, 1'immagine dell'uomo si secolariz- 4) Con l'etá moderna, che pure e inaugurata dall'edifica-
za, accogliendo la lezione di Machíavelli ma al ternpo stesso zione di macchine del potere di una cornplessitá che non ha
liberandola dai suoi presupposti moralistici, La secolarizza- precedenti - gli Stati -, la politica e d' altro canto costretta a
zione dell' antropologia e la posta in gioco delle moderne ana- fare un passo indietro rispetto ad altri arnbiti della vita socia-
tomie delle passioni: per Hobbes queste non sono altro che le. Sono l'economia e il diritto che aspirano ormai a diventa-
bomine,
«specificazioni dell' appetito e della repulsione» (DezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
re i poli complementari della mediazione moderna. Le leggi
XII, O; riprendendo a un tempo Machiavelli e Hobbes, Spi- della política vengono in primo luogo relativizzate da quelle
noza polemizza contro i filosofi che «considerano gIl uominí, dell' economía, lo scambio trasforma il nemico in amico, il
non come sono, ma come vorrebbero che fossero» e consi- mercato sostituisce al primato del conflitto qucllo della coo-
dera le passioni «non come vizi della natura umana, ma come perazione. Il mercato, inoltre, sottrae all'arbitrio degli indivi-
proprietá» (Tractatus politicus, 1, 1 e 4). Ma e soprattutto la dui la distribuzione della ricchezza, eliminando (o almeno ri-
nuova antropologia della societá mercantile, quale si delinea dimensionando) cosi una pluralitá di ragioni di attrito, invi-
in panicolare nélla filosofía moraíe delSettecento seozzese, dia, risentimento: cosl, ció che prima appariva prodotto di
che censente di .portare a compimento que! progetto dlsct:O- odiose diseguaglianze sociali diventa ora risultato di una lot-
larizzazione. L'impulso acquisitivo dell'uoOlO trova una sua teria naturale e socÍale29• Ma la política viene altresl ridimen-
compensazione nell'inclinazione allo scambio, mentre il radi- sionata dal diritto: la storia della politica moderna non puó
carsi di una razionalita utilitaristica ha come effetto collate- essere disgiunta, come evidenzia la storia del costituzionali-
rale il diffondersi della credenza nella reciproca benevolenza smo, dalla sistematica pretesa di sottomettere il potere al di-
degli uorníbi ritto. Il Machtstaat, lo Stato-potenza, deve praticamente dis-
3) Nella dimensione del politico, la tivoluzione cop~,ni- solversi nel Rechtsstaat, lo Stato di diritt030. Anche il proces-
cana che il pensiero moderno vorrebbe affermare con cerne il so di burocratizzazione comporta una neutralizzazione del-
trapasso da un'id ea di política come lotta Per la sopravviven- l'elemento político a favore del diritto, in quanto comporta
za (di un collettivo) a un 'idea di ordine della convivenza (di il prevalere di una razionalita impersonale nei rapporti di
individui). La politica per la masona moderna non e slpefe potere3!.
del dominio ma scÍcnza ddle con.dizioni di possibílita della La contrapposizione qui delineata, per quanto possa go-
prassi razionale. Il nesso originario di guerra e política, che dere di un diffuso consenso, rappresenta peró solo una pri-
ogni versione classica del realismo assumeva come elemento ma chiave di lettura del cammino della modernita. Per rico-
centrale, ora viene reciso per fal' posto a una concezione che noscerne a fondo la complessita e necessaria una piíl atten-
- hobbesíanamente - confina la guerra nella naturálira pre- ta interpretazione dei dassici. La secolarizzazione dell' antro-
politica e fa invece dell'esistenza politic~ unacost~Qne ra- pología non significa l'abbandono di quella nozione proble-

44 4,5
rnatica dell'uomo che, al culmine deIla traiettoria moderna, e conflitto e, in particolare, per il ruolo che sono disposti ad
Schmitt avrebbe riconosciuto come presupposto ineludibile attribuire al conflitto nelIo spazio deHapolítica. Hobbes vuo-
di ogni autentico pensiero politico ". Hobbes prende le mos- le espungerlo dallo Stato, pur conservandolo nei rapporti in-
se dalla critica dell' assunto della naturale socievolezza e quin- ternazionali, mentre Kant estende il prograrnma di neutraliz-
di dell' esistenza di un ordine político naturale, assumendo ilzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
zazione anche a quest' ambito, attraverso l'edificazione di una
bellum omnium contra omites dello stato di natura come sfi- confederazione di repubbliche che possa garantire rapporti
da ineludibile per qualsiasi filosofía política. Rousseau, pro- pacifici tra le nazioni; Hegel tenta di risolverne la presenza in-
prio nel soleo tracciato da Machiavelli, dichiara nel pream- frastatale attraverso un modello di maggiore complessitá isti-
bolo al 1 libro del Contrat social di voler affrontare la ricerca tuzionale, ma ne riconosce I'insuperabilitá in ultima istanza a
dell'ordine político «prenden do gli uomini quali sono e le livello di rapporti tra gli Stati, il cui contenzioso solo la guer-
leggi quali possono essere». Quanto a Hegel, come e ben no- ra puó decidere (e per questo Hegel rappresenta il momento
to, tutta la sua filosofía si regge sull' assunto dell'ídentitá del di sintesi tra filosofía e realismo político). E un fatto pero che,
íl razionale: egli si propone non di «insegnare allo
reale conzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA dalle filosofie di Hobbes, Kant e Hegel, schiere di epigoni
Stato com'esso dev'essere, bensi píuttosto com'esso, l'uni-
ideologici hanno tratto argomenti per pensare il superamen-
verso etico, deve venir conosciuto» ".
to del eonflitto político e per approdare a una visione della
Anche Kant prende le mosse dal «legno storto dell'uma-
storia definitivamente pacificara.
nitá» e dalla considerazione dello stato di natura come stato
Rispetto a questi epigoni, il realismo ritrova in etá mo-
ingiusto e ne deduce I'insuperabilitá del momento coercitivo
derna la sua ragion d'essere ingaggiando un'epocale battaglia
del pote re sovrano (anche nel regime repubblicano). Nei suoi
contro le ideologié'". In questa battaglía le sue armi sono an-
saggi politici, persino in uno scritto che potrebbe apparire
programmaticamente utopistico come Per la pace perpetua, cora queIle della storiografía tucididea, cioe i fatti. La neu-
Kant si propone di risolvere «il problema della costituzione tralizzazione tecnocratica della política nell'economia e sta-
di uno Stato», e quello, a esso connesso, dell'ordinamento ta confutata dallo .sviluppo storico. Per la sua proiezione sul
giuridico interstatale, facendo leva sul «meccanismo della na- futuro, la rnodernitá comprende se stessa piú sotto il segno
tura», adducendo argomenti che possano valere anche per un del possibile e del virtuale che del reale: I'accelerazione della
«popolo di diavoli, purché siano dotati di intelligenza»>'. storia - soprattutto dello sviluppo tecnologico - sembra da-
Quanto pero contraddistingue la filosofia política moderna e re scaeco alla realtá. E tuttavia la modernitá faIlisce nel suo
iI suo rifiuto di dedurre dall' anatomia realística dei compor- tentativo di emancipazione dal realismo come paradigma
tamenti umani e dei processi politici una dottrina della pru- fondamentale del pensiero politico: la parabola da Hobbes a
denza ispirata alle massime della cosiddetta ragion di Stato. Schmitt lo dimostra con fin troppa evidenza"'. L'idea di un'e-
L'idea regolativa che la orienta resta, se non la necessitá, al- stinzione dello Stato, che da Fiehte e Saint-Simon si propaga
meno la possibilitá di un «progresso verso il meglio» che ri- nell'Ottocento e segna le ideologie della rivoluzione indu-
guardi le condizioni dell' esistenza associata degli uomini. striale, si seontra con l'íneliminabile necessitá del potere, An-
La filosofía política moderna adotta strategie differenzia- che il programma di risoluzione del potere nel diritto perse-
te per la neutralizzazione del conflitto. Classici come Hob- guito da! pensiero moderno si e rivelato utopia. Per molti ver-
bes, Kant, Hegel si distinguono sostanzialmente per le rno- sí la storia deIla modernitá, da Lutero, Bacone e Hobbes fino
dalita con cui affrontano il problema del rapporto tra ordine a Hegel e Weber e la storia della ricerca dí una coniugazione

46zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA 47
etbos e kratos, di razionalizzazione tecnica e di di-
possibile dizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA pazione dal potere dell'uomo sull'uomo si capovolgerá nel-
sciplínamento morale del potere'", l'incubo del dominio totalitario'".
il realismo politico diventa co- Come la guerra per Tucidide, cosi la rivoluzione e per la
Nel corso della modernitá,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
si illaboratorio di disincanto contro le nuove «religioni seco- rnodernitá un «maestro violento». Le rivoluzioni moderne, in
lari» e il bacino di raccolta per tutte le posizioni alla ricerca particolare quella francese e quella bolscevica, si sono rivela-
di un antidoto alle utopie e alle ideologie. Grandi realisti di- te grandi scuole di realismo, cui hanno attinto generazioni di
ventano gli entusiasti delusi, che dalle accese alchimie del fu- studiosi del potere e dell'ideologia: esse hanno tentato su lar-
turo si riconvertono alla fredda anatomia del passato. Ne e un ga scala, giustificando ogni mezzo in vista del fine, di inne-
esempio il realismo degli idealisti delusi dalla rivoluzione stare la giustizia sull'interesse, l'idealitá sul bisogno. Ma an-
francese, da Burke a Gentz a Fichte a Hegel, ma anche, un che il realismo e stato una grande scuola per i rivoluzionari,
secolo piñ tardi, la vicenda politica degli elitisti delusi dalle perché ha insegnato loro a riconoscere la natura conflittuale
«promesse non mantenutex'" della democrazia, delliberali- dei rapporti sociali e il ruolo della violenza come levatrice del
smo e del socialismo: dalla parabola intellettuale di Vilfredo nuovo nella storia. In una gallería dei ritratti degli antenati, a
Pareto, campione in gioventü di liberalismo e poi critico del- Marx come a Lenin spetta pertanto un posto di primo piano.
le «plutocrazie demagogiche», a quella di Roberto Michels, il Nella loro opera e nella loro attivitá entrambe le componen-
socialista e democratico teorizzatore della legge ferrea dell' 0- ti del realismo politico, quella teoretica e quella pratica, sem-
ligarchia approdato al consenso verso il regime fascista, a brano trovare anzi la loro riconciliazione, perché l'individua-
qUclla di James Burnham, che dalla critica allo stalinismo ap- zione dei moventi strutturali della storia si combina con una
pl'Qda a un conservatorisrno non sceVfQdLcomponenti apo- prasseologia che si modella opportunisticamente sulle situa-
logetiche. zioni. Ma e una riconciliazione piú apparente che reale: per-
11 ritorno del realismo nel mondo moderno e legato alle ché l'anatomía della societá e la genealogia storica sono al ser-
«duterepI1che>Ydcllá storía e al disillcanto poSttívoluzipoario. vizio di un disegno utopico che le modalitá della prassi fini-
El'esperíenza delle rivoluzioni cherestituisce forza alrealisrno scono sistematicamente per smentire.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVU
quando ormai hanno perso vigore le «alcinesche seduzioni»
giusnaturalistiche di eguaglianza, liberta e fraternitá, Le rivo-
luzioni volte a realizzare il bene nella storia si sono rivelate in-
fatti formidabili levatrici del maleo «Se mai dobbiamo dimo-
strare un' economia parsimoniosa - scrive Edmund Burke sti-
lando le sue Riflessioni sulla rivoluzione francese -, sará nella
volontaria produzione del male. Ed ognirivoluzione contiene
inséqual~(!male»19.J\lle,pt'Qrne$secllgiustiziafaseguitoJ'ef-
fettualita del terrore. lb rispostall. questi c<.:cessi,llrealisnlopo-
strivoluzionarlo divCAt~c~nsel'Vlltorismoe pensieró reaziona-
rio, in cui la matrice antipolitica cristiana si salda con un viru-
lento antimodernismo. A partire dal punto di svolta del Ter-
rore giacobino, le guerre e le rivoluzioni appariranno a esso
epifanie del demoniaco nella modernitá. Il sogno dell' emanci-

48
Etica e politicazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
cutori di abbandonare il registro argomentativo della giusti-
zia, del dikaion, per adottare quello dell'interesse, del
sympberon (V, 90). Su questo piano, i Melii cercano di con-
vincere gli antagonisti che anche per loro l'urilitá consiste nel
«bene comune» e raccomandano la moderazione nell'eserci-
zio della potenza, in vista di un futuro mutare dei rapporti di
forza. Ma gli Ateniesi replicano brutalmente definen do í ter-
mini dell'ultimatum: sottornettersi per scongiurare la distru-
zione, rinunciare alla liberta in cambio della salvezza. I Melií,
del resto, non debbono illudersi, giacché anche i Lacedemo-
ni, dai quali sperano soccorso, agiscono in base alla stessa 10-
gica di potenza e considerano «giusto cío che rappresenta il
1. I:utile e il giusto loro interesse» (V, 105). Dallo svolgersi del dialogo non si fa
difficolrá a comprendere come sicurezza, utilitá e onore, i tre
Si e visto come una prima difficolta nell'individuare un pro-
moventi che Tucidide individua per spiegare l' agire delle po-
filo del realismo político quale unitario orientamento di pen-
leis , in realtá non sono che le tre maschere con cui si presen-
siero e di azione vada rintracciata nella rnolteplicitá dei suoi
ta il potere.
referentí polemici. 11 realismo si contrappone di volta in vol-
Un aspetto del dialogo e dunque la radicale svalutazione
ta, e su una pluralitá di piani, all'idealismo , al moralismo, al
di ogni considerazione di giustizia. Da un punto di vista stra-
normativismo, all'utopismo, al1'anarchismo, al liberalismo, al
tegico la domanda di giustizia non e che un'ídeologia al ser-
pacifismo, al cosmopolitismo. Ma se nellinguaggio filosofico
vízio di un atto re debole. Ma anche gli Ateniesi, esponendo
la contrapposizione dominante e tra realismo e idealismo, in
illoro punto di vista imperialistico, non rinunciano a giusti-
e opposto amoralismo, per il quale
quello politico realismozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
ficarlo, con un argomento di tipo naturalistico: la legge della
invece il reale e sempre inadeguato all'ideale e alla norma, forza non puó essere ridotta a un sopruso, bensí e inscritta
l'essere al dover essere. Giii nel pensiero político dell'anti- nella natura e sancita dagli dei. 11 piú forte comanda per ne-
chita, in Cina come in Grecia intorno al IV secolo a.c., ve- cessitá di natura - affermano nel corso del dialogo gli Atenie-
diamo delinearsi una netta contrapposizione tra moralísti e si -, «noi non abbiamo stabilito questa legge né siamo stati i
realisti, La posta in gíoco tra le due scuole e, almeno all'ap- primi ad applicarla dopo che era stata stabilita, ma l'abbiamo
parenza, semplice: quando giustizia e utilitá entrano in colli- ricevuta quando esisteva giá, ce ne serviamo, ~ la lasceremo
sione, il che accade di norma in ogni conflitto, gli uni assu- al futuro, nel quale esísterá per sernpre; sappiamo che anche
mono la prima a criterio d' azione, gli altri la seconda. voi o altri, se raggiungeste la stessa potenza che abbiamo noi,
il celebre Jialugu clei Melii Tucidide ha fornito di
ConzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA fareste lo stesso» (V, 105). Appellandosi al criterio dell'utilitá,
questo confUtto una rappresentazione irtsuperatal. 11 dialogo ilrealismo si configura in questo modo come un'ideologia del
tt1ilv1eliie Ateniesi e un dlalogo per la «saIvezza», per la SÓ~ carattere naturale del potere.
pravvivenza di una citta neutrale, a cuí la potenza imperiali- Quello a cui l'analisi tucididea approda e l' argomento che
stica Atene chiede apertamente la sottomissione (V, 88). altrove Platone avrebbe messo in bocca a Trasimaco: la giusti-
Rompendo gli indugi, gli Ateniesi impongono ai loro interlo- zia e cio che giova al piu forte, a chi e superiore (in un rappor-

50 51
to di forza):'. A quell'argomento, come e noto, Socrate avreb- giudichi la possibilitá d' agire, poiché anche il tiranno, com.e
il perseguimento dell'uti-
be opposto la convinzione che solozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
ogní altro soggetto politico, non puó mai agire da solo ma di-
le collettivo e insieme espressione di giustizia e fattore di sta- (Repubblica 352a). Solo sulla ba-
pende dal concorso di altrizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIH
bilizzazione del potere e dell' ordine politico. Sulla base di que- se della reciproca fiducia e quindi di uno schema di equa coo-
sta considerazione, anche il dialogo dei Melií puó pero essere perazione (rnagari di pochi a danno dí tutti gli altri) e possi-
sottoposto a una diversa chiave di lettura, che non e quella del- bile l'azione politica.
la contrapposizione tra utile e giusto ma dí due diversi modi Nello stesso dialogo platonico incontriamo pero anche
d'intendere l'utile. Nel dialogo esposto da Tucidide, il punto una variante moderata di realismo, quella di Glaucone. Nel
di vista dei Melii, in particolare quando suggeríscono agli in- secondo libro di Repubblica, Glaucone presenta, infatti, una
terlocutori che e utile non distruggere ilbene comune (V, 90), tesi diversa da quella delineata in precedenza da Trasimaco,
non puó essere ricondotto a una forma ingenua dí moralismo argornentando come vi sia una posizione intermedia tra il fa-
quanto piuttosto a una variante moderata di quello stesso rea- re impunemente ingiustizia (il sommo bene per il realista ra-
lismo che gli Ateniesi ostentano con l'illusoria tracotanza di dicale) e il subirla senza trame vendetta (íl sommo male).
chi si sente imbattibile. Per i realisti la giustizia non e comun-
que mai un valore intrínseco o una virtú autonoma, ma la co- Dicono dunque che il fare ingiustizia e per natura un bene, il
pertura ideologica dell'utile del piú forte oppure lo «sviluppo subirla un male, e che il subirla e un male maggiore di quanto non
del sentimento proprio di chi si sente offeso»>, dunque una ri- sia un bene il farla, dimodoché quando gli uomini si fanno e subí-
vendícazione di «onore». Non e qualcosa di autentico e di ori- scono fra loro a vicenda ingiustizia, provando ambedue le cose, co-
ginario, ma di contorto e dí derivato. loro che non hanno la possibilitá di sottrarsi all'una e di ayer solo
l'altra ritengono giovevole accordarsi fra loro di non farIa né su-
birla del parí (Repubblica 358a).
2. La politica deiforti e l'etica dei deboli
Anche questa posizíone, come quella di Trasímaco e a dif-
L'argomento di Trasimaco e diventato nella filosofía occiden- ferenza di quella di Socrate, e frutto dell'adozione del punto
tale il topos contro cui si e addensato íl maggior numero dí dí vista dell'attore, sebbene l'attore non sia qui íl forte bensi
critiche al realismo politico - e a buon diritto il sofista e as- il debole. La giustizia si presenta infatti come la risultante di
surto a figura dell'amoralitá o dell'immoralitá del potere. Ma un'impotenza e di un timore: in modo diretto come la risul-
la posizione di Trasimaco (come pure, per restare ai dialoghi tante dell' «impotenza di fare ingiustizia» e rnediatamente co-
platonici, quella di Callicle) esemplifica soltanto la variante me il prodotto del timore di una sanzione", Merita sottoli-
radicale del realismo politico. Nel suo nudeo normativo essa neare che e sulla base di questa argomentazione che viene
afferma che l'ingiustizia e preferibile alla giustizia e la tiran- fondata la funzione delle leggi e delle istituzioni. A onta del-
nide il supremo ídeale della vita. Questo realismo e in realtá le formulazioni spregiudicate del Principe (che si sono gua-
un «iperrealismo» che finisce per confutare se stesso: se ele- dagnate il plauso dí Nietzsche), anche il Machiavelli repub-
vato a massima per l'azione esso conduce alla guerra di tutti blicano dei Discorsi rappresenta questa variante, quando ar-
contro tutti e non alla stabilizzazione del potere. Contro il suo gomenta che il popolo vuole essere govemato dalla legge. Se
antagonista, Socrate ha buon gíoco nel mostrare come la vita per il realismo radicale le istituzioni e lo Stato altro non sono
del tiranno, dominata dalla paura, non possa essere assunta a che oppressione organízzata a favore delL'oppressore, per la
paradigma di vita felice e, soprattutto, come l'ingiustizia pre- versione moderata le istituzioni sono piuttosto strumenti di

52 53
correzione e compensazione della ingiustizia e della violenza con la tradizione contrattualistica. L'implausibilitá della tesi
sociali endemiche. radicale trasimachea non toglie pero che in epoche di gravi
Queste due varianti del realismo si connettono specifica- sconvolgimenti e di disordine endemico il modello «forte» si
ílpotere político: per
mente a due modi distinti di intenderezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
presti meglio di ogni altro alla ricostruzione della realtá e i~-
e
la variante radicale, quesro semplicemente il potere del piú dichi anche la strategia vincente - se soccorre la fortuna (e, III
forte, il potere caratterizzato cioé dal duplice requisito della fondo, senza la fortuna, questa e la convinzione comune dei
coattivitá e dell' esclusivitá, per la variante moderata e invece realistí, tutte le strategie sono perdentí) - per la massimizza-
íl potere che, avendo stabílizzato nei consociati la convinzio- zione del potere.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
ne nell' effettiva esclusivita dei suoi comandi - la weberiana
credenza nella legittirnitá del suo monopolio coercitivo - si
e costituito in ordine Iegale, per cui ai requisiti della coattivi- 3. L'autonomia delta politica
ta e dell' esclusivitá se ne e aggiunto un terzo, appunto la le- Iltema del dissidio tra política e morale puó aben vedere es-
galitá".
sere considerato íl tema ricorrente del realismo político. Le
Per quanto la tesi di Glaucone venga a ragione conside- azioni umane sono dominate dal fine dell'utilitá, non da quel-
rata come una prefigurazione dell'ipotesi contrattualistica, e
lo della giustizia; ma quando assumono a obiettivo la giu~ti-
bene non l'erdere di Vista le ragioni della sua convergenza zia esse finiscono per produrre conflittí e disutilitá, Un agtre
con il realismo. Che anche la fiducia, il consenso, l'accordo rigidamente ispirato a valori morali e spesso un agire socia~-
siano un ingrediente indispensabile della política, il realismo
mente nocivo. Le patologie di quella che Hirschman ha defi-
non puó negarlo. Da ció non discende pero, da parte del rea-
nito «retorica dell'intransigenza» possono essere benissimo
lista, l'adozione del punto di vista contrattualistico. Il reali-
ricondotte ad acquisizioni del realismo. Un agire indirizzato
sta, infatti, sa fin troppo bene, da 1.lfX lato, che di~tto ogni ac-
alla giustizia presenta il rischio della futilitá, degli effetti per-
cordo sta una prova di forza che hl:lgia detertpinato vincitori
versi e della messa a repentaglio". Nel mondo economico e
e vinti (come dietro ogni trattato di pace un rapporto di for-
politico le azioni ispirate a considerazioni morali po~sono .ri-
ze plasmato dalla guerra) e, dall' altro, che tale accordo non e
velarsi o del tutto ininfluenti, oppure produrre effetti non m-
mai un patto universalistico tra individui líberi ed eguali ma
tenzionali, come la fuga di capitali in seguito a misure indi-
un patto tra pochi stipulato facendo ricorso aUafinzione del-
rizzate a introdurre maggiore equita fiscale, oppure ancora
la rappresentanza e rinunciand;o in modo solo parziale al pr()~
provocare una vera e propria catastrofe dell' ordine politico.
prio potere di fare ingiustizíaó• La genialita dell' operaziOtlc
Fiat iustitia pereat mundus.
compiuta da Hobbes agli alboridel contrattualismo fl)0der-
Alla base del realismo sta una concezione dell'autonomia
no consistera nell'universalízzazione deitermi.l)idelpa~~ pur
della politica. Cio significa, letteralmente, che la política ha le
nelIa condivisione di un' antropolog:ia pessimistica. Ma non
sue leggi - con cui non e opportuno interferire -. ~ che ~sí~te
c' e chi non veda come il suo realismo s'infranga sull'artificio
del patto. una divisione dei compití tra etíca o morale e polluca. L euca
riguarda la sfera privata e il rapporto del~'uomo con _latra~
SuIla base di questa variante debole dell'amoralismo sofi-
scendenza; la política con cerne la dimenSIOne strateglca del
stico. muoven.do cioe dall'ipotesi della genesi dcIJ'ordine po-
rapportí d'interesse e di potere. La sEera della política e «la
lirico daIPumana «Ímpotenza di Eare ingiustizia», il realismo
sfera Ji azioni stl'umentali che in quanto tali debbono essere
ha stabilito nel corso dei secoli una sua precaria convivenza
giudicate non in se stesse ma in base aUaloro maggiore ido-

54 55
neitá al raggiungimento dello SCOpO»8.Muovendo da questo la salute della patria, non vi debbe cadere aleuna considera-
il realismo finisce inevitabílmente per adottare
presupposto,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBAzione né di giusto né d'ingiusto, né di piatoso né di crudele,
anche una concezione strumentale dell' etica pubblica: e po- né di laudabilc né d'ignominioso» (Discorsi, III, 41). Dal-
co ínteressato a individuare la legittimitá e la pertinenza del- l'imperativo della preservazione dello Stato questo amorali-
le ragioni fornite da chí prende posizione su una questione di smo politico deduce la legittimitá di violare valori inferiori
rilevanza política, ma vede nelle norme solo il tentativo di ra- ogni qualvolta siano in gioco valorí superiori.
zionalizzare il fatto che si prenda una certa posizione e che in Dal riconoscimento dell'eterogeneitá tra il comporta-
virtú di un interesse vitale si asserisca: io qui sto e non posso mento degli individui e quello dei gruppi, il realismo trae la
altrimenti. conseguenza che le norme della morale non sono adatte a
Nel quadro di que sta condivisa ma generica assunzione contrastare le dinamiche della potenza. Afronte delle poten-
circa J'autonomia della politica si possono naturalmente indi- zialitá corruttrici del potere, l'istanza ordinatrice della mora-
viduare posizioni diverse sul rapporto tra la política e la mo- le e comunque debole. Come sostiene Reinhold Niebuhr:
«non e possibile trovare degli antidoti morali sufficiente-
rale, distinguendo tre tesi che, per semplicitá, chiameremozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dell'amoralita, dell' immoralitá e dell' eticitd della política. Con mente potenti da distruggere gli effetti deleteri che il veleno
una certa forzatura le si e spesso associate, rispettivamente, ai del potere ha sul carattere delle persone»". Anche il diritto,
nomi di Tucidide, Machiavelli e Hegel. Ma la forzatura e for- di per sé, costítuisce un debole argine contro le forze della
se inaccettabile, se si tiene conto che una sirnile classificazione storia e della natura umana. Ma, come nota Schopenhauer,
presuppone giá un'interpretazione riduttiva del pensiero dei esso puó díventare, nelle mani dell' arte política, uno stru-
tre autori citati, la cuí posizione e sul problema meno netta e mento meno refrattario e soprattutto meno volatile della mo-
meno rigorosa (fatta eccezione per Hegel) di quanto a fine di rale: «Il diritto in se stesso e impotente: per natura, domina
esposizione didattica si desidererebbe. Non l'attribuzione di la violenza. Il problema dell' arte política e di far passare la
questa o quelIa affermazione a questo o a quell' autore assume violenza dalla parte del diritto, di modo che, per mezzo di es-
qui un rilievo, bensi l' esposizione di una mappa elementare dei sa, il diritto possa dominare-V. Il positivismo giuridíco e, pri-
rapporti possibili tra etica e política". ma di ogni altra cosa, un'ideologia volta a stabilizzare questa
a) La prima tesi e quella dell'amoralita della política, se- trasposizione della violenza nel diritto che e intrinseca a ogni
condo la quale la política come insieme di pratiche non ha processo di costituzione di un ordine.
niente a che vedere con la morale, che e un ambito regolato b) La seconda tesi e quella dell' immoralitd della politica.
da norme diverse e valutabile secondo un diverso criterio di Essa presuppone il conflitto tra tradizione cristiana e mondo
giudizio. Gerhard Ritter parla aquesto proposito di «amora- della politica. Un altro passo di Schopenhauer puó ben ser-
lismo sernplicistico»!". Giá nel mondo antico ne possiamo virea illustrare questa posizione. Muovendo dall'intcrpreta-
trovare esemplare illustrazione in Tucidide. Ma anche Ma- zione corrente del pensiero di Machiavelli, il filosofo puó de-
chiavelli e stato ascritto e puó effeuívamente essere aseritto a durre un principio generale: «mentre tra gli indivídui, e nel-
questa posizione, nella misura in cui aHúma che il criterio la morale e nelIa teoria del diritto che li riguarda, vale il prin-
per valutare le azioni politiche e il successo. «Facci dunque cipio quod tibi fieri non vis alteri ne feceris, tra i popoli e in
uno príncipe di vincere e mantenere lo stato: e' mezzi saran- politica vale il principio inverso: quod tibi fieri non vis alteri
(Il Prin- tu [eceris» 1'. In que sto rovesciamcnto della regola :;¡ureatro-
no sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati»zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
cipe, XVII!). E altrove: «perché dove si delibera al tutto del- va un'efficace formulazione la tesi dell'immoralitá del reali-

56zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA 57
srno político. E infatti in óp.pOsizione all'etica della compas- comportamento quotidíano degli indivídui (di tutti gli indi-
il rea- vidui, non soltanto di categoríe particolari di essi), quel con-
sione, della carita, della fratellanza, della solidarierá chezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
lismo sviluppa la sua posjzione. fliuo e destinato ad assumere ben altra virulenza, generando
Ma, a dire il yero, la qucstione non puó essere ridotta a negli attori la lacerante consapevolezza di muoversi tra siste-
una contrapposizione cOSIperentoria. Negli autori della tra- mi normativi recíprocamente escludentisi.
dizione cristiana, i confini tra questa posizione e la prece- e) La terza posizione e quella dell' eticitd della politica. Con
dente son o solitamente piuttosto indeterminado Come e no- quest' espressione s'intende sottolineare la necessaria impli-
to, il nucleo della concezione política di Machiavelli e Guic- cazione di etica e política, dove pero l'etica che si accorda al-
ciardini, e la loro (questa si, comune) idea che in política non lo Stato non e la morale privata degli individuí che si con-
si pcssaferequsleosa di bueno senza il supportc del.male, so- frontano nella loro coscienza con un'istanza trascendente. La
no sta ti S~S$O iQterpretati in questi terminidi aperto e di- distinzione tra morale pubblica e privata, tra eticitá e morale
e in qualche modo connaturata, anche se talora assunta qua-
chiarato immoralísmo. Nel dialogozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Del Reggimento di F¡rel1-
ze, di pochianniposteriore al Principe, introducendo.la no- si inconsapevolmente e spesso non adeguatamente proble-
zione di «ragionedegli Stati», Francesco Guicciardi.ni, a so- matizzata, al realismo politico. La superioritá etica della po-
stegno della necessitá di usare mezzi estremi (come l'uccisio- sizione di Creonte rispetto a quella di Antigone sta nell'av-
ne dei l.?~gionieri di guerra) in una guerra contro «inimici vertire l'obbligo di agire in modo tale da rnassimizzare il be-
ostinatisshnl» (quali etano i Pisani per Firenze), afferma; nessere collettivo dei cittadini o, volto in negativo, minimiz-
zare i ríschi per la loro sicurezza e incolumitá (dunque pre-
E se vidicessi "heJ protedendo· oosi, si acq\li5terebbeoQtnc di servare la pacee scongiurare la guerra civile)1(,. Anche in que-
Cí'Uddta e anelu:: (ii poca íZoIlscienzia,io vi confC$S~ei l'uno e 1'111- sta prospettíva il fine della política e la sopravvivenza. Ma la
tro; mil vidirei piñ (litre ~he eh¡ vuele tenere oggid} e' dornini e gli
variante, diciamo cosl, «ética» del realismo politico intende
Stati debbe, dove si puo, usare la piet~ e la bo.ntih e do.ve.no.n si
puo fare altrimenti, e necessario che Llsila crudelta e la poca con- sottolineare come per í collettivi umani, a differenza che nel-
scÍenzia14. la lotta naturale dell' evoluzíone, il fine della sopravvivenza sía
sempre qualíficato eticamente. La sopravvivenza della polis,
Tra la.tes! dell'1Ul1oralitae quella dell'immoralita non sus- il cui fine non e il viveremail «ben vivere» (come dice Ari-
si~te in effettiun.c;on.flne netto ..E piuttosto il contesto cultu- stotele) o il «vÍvere libero» (come dice Machiavelli), e un
rale entro il quale esse si collocano a decideme la specifica.na- obiettivo complesso.
tura.. In un univ~rso caratterizzato da un matcato lrraz¡ónali~ Il Machiavelli teorico della virtu repubblícana (ecco
smo etico e da «politeísmo dei valotÍ», come per esempio un'ulteriore prova della fragilita delle classificazioni) rientra
queHo della polis greca, il confliuo tra etica e politica (si pen- a píeno diritto in questa categoria. Ma e la filosofía politica di
si al caso di Antigone) non puo configurarsi che come con- Hegel a costituire naturalmente il paradigma di que sta va-
flitto tra la tradizione e la legge otra l'etidta che si esprime riante del realismo politico. Per Hegel non v' e dubbio che
nel sentimento (la pieta) e il comando del pote re sovranol5;
ma in un universo caratterizzato da un forte impulso alla ra- ilbenessere di uno Statoha una giustificazionedel tutto diversache
zionalizzazione etica e dalla presenza di un'istituzione (la non abbia il benessere dell'individuo,e che la sostanzaetica,lo Sta-
Chiesa) che avanza con relativo successo la pretesa di mono- to, ha i1 suo essercÍ, cÍoe il suo diritto immediatamente in un'esi-
polizzare il controllo dene norme morali che disciplinano il stenza non astratta, bensi concreta, e che soltanto questa esistenzazyxwvutsrqpon

¡i 58 59
stínzi.0n~ tra Gesinnungsetbile, J'etica dell'intenzione o della
concreta, non uno dei molti pensieri universali tenuti per precetti
morali, puó esser principio del suo agire e comportarnento 17, ~O~V1tlZlOne,e V~r~nt~ortu~gsethlk, l'etiea della responsabi.
~ta: In. ques.ta.dllitl?ZlOne nemct&e .la cO.llttapp()sj~kmetra
1enea d~lcrlS~~anesllnoe que11adi una politic-~secolai'Ízzata.
Il supremo comandamento etico per lo Stato ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
il dovere
di autoconservazione. Cornbattere del resto richiede sempre Nella pnma C10 che conta e la purezza dell'íntenzione indi-
una morale: le prospettive di successo nella lotta per l' auto- pendentemente dagli esiti che poi l'azione sortisce. La massi-
ma «Il cristiano opera da giusto e rimette l'esito nelle mani di
conservazione e l' autoaffermazione sono anzi, di norma, pro-
Dio» ne esprime nel modo migliore l'orientamento. Nella se-
porzionali all'intensitá della convinzione degli attori di lotta-
re per la «giusta» causa. Tra concezione conflittualistica e co~~a contano inve.<:;e. proprio glLesiti dell'azionc. per cui il
concezione etica della politica si da cosí necessariamente im-
político deve sempre «rispondere delle conseguenze (preve-
dibili) delle proprie azioni»I?
plicazione.
In questa prospettiva si annida peraltro un duplice para- . . E ancor~ una vol~a ~a.variante moderata del realismo po-
dosso etico. Azioni considerate criminali, per esempio ucci-
htl~~ a porsi con serreta il problema del rapporto tra etica e
pohtlCa, prendendo posizione.per l' etica della responsabilíta.
dere, possono essere gíustificate e persino esaltate come eroi-
Anche nel caso delleveluraziení etiche il realismo mostra di
srno, qualora intervenga la legittimazione dello Stato che co-
manda ai suoi cittadini di marciare armati contro il nemico.
saper a.ndare. olt.re,l'apparenza: in.fatti, se l'agUe dettato da
buone mtenzrorn S1 presenta a ptima vista come piú autenti-
Ma, recíprocamente, anche azioni intrínsecamente morali
camente morale di un agüe utilitaristico fondato suI calcolo
(come l'altruismo o il solidarismo) possono trasformarsi a li-
delle conseguenzc, nelIa concretezza degli eventi storíci l'Í-
veHo coHettivo nelloro contrario, in una forma di particola-
rismo che viola prindpi universali di umanita o di dirítto.
suIta Yero ilcontruio.
Uomo morale e so-
Reinhold Niebuhr, per esempio, nel suozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
. N~ssuna e~c~ ~e1 mond~ ~u~ pJ:~efud(ll'e da! fatto .cne ilt~~-
cieta immorale, parla di «paradosso etico del patriottismo»:
«11paradosso e che il patriottismo trasforma }'altruismo per-
~lung~ento ?i
fmI «h,uoni» e i1pro delle yolte acoompagnato ~,.
1usa dI mezzt sospettl o per 10.fIlenO J?erlcolosl e clalla ptlssibili.tl¡
sonale in egoismo nazionale»18. 1 gruppi sono necessaria- o anche dldla p;rQbab~itadel ~ncórSo dI altre conseguenze catd-
mente piu egoisti deglí individui. Ma nell' ottica del realismo, ve, e nessuna enca puo d.eteríIlJnare qual'ldo e inqualtn.iSt.t1'aJo
sco-
questo limite deIla morale del gruppo e compensato dalla sua .po moraitnente buono <,<giustifiibi»i tttt:zzi e le altte c()tl$~uenze
superiore razionalita. mor.dmente pericoloseZ°.

L' assoluta convinzione di essere chiamatí dal corso stori-


4. Etica della responsabt'litd <:0. a· J:~ru.:e II~ene e l~~ustiz!a su1!ate.rra ha spesso m-
Stahilito che anche il realismo non puo ridursi a una conce- dotto 1Rlu~iversl so~ettl flvoluzlonan tI Cae proprii metodi
zione meramente tecnica della politica e deHo Stato e che a ~elle 'pIU dll;umanetlr~d! .•In ~articolar~,<.¡Ualld.,r.iapoll-
zyxwvutsrqponmlkjihgfedcb
t~c~vl~e po~ta al SC.I.'VlZ10 dlvmorrassoluti, ¡'«idealismo» cleí
esso necessariamente afferisce una qualche dottrina etica, si
El?! puo ra~ldam~nt~ ~ovesciarsi.come conferma l'esempio
tratta di soffermarsi ancora sulla specificita di questa etica. Il
dI tutte le nvolUZlOlll,10 un «iperreaIismo» deí mezzF l.
punto di partenza per tale riflessione e ofEerto da Max Weber
. ,Pe~il re~smo polldco e altreutlllto yero che il fine ~u-
che, come e noto, nelIa sua celebre conferenza sulla Politica
suftca 1 tneZZi·quanto ·che i mezzi contaminano il fine. Que,
come professione ha discusso il problema introducendo la di-zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
61
60
sto duplice condizionamento e alla base della specifica dina- non e una religione del potere ma una «dietetica della poten-
mica di entropia morale che caratterizza le grandi scene tra- za»23,L'istinto di potenza e la prima delle qualitá normali del
Il problema tuttavia non e riduci- politico, ma esso puó altrettanto normalmente degenerare in
giche del dramma storico.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
bile semplicemente aIla qualitá morale dei mezzi. Il problema un vano agitarsi, per ilquale «non esiste alcun 'essere' al di sot-
della decisione in política e complicato anche dal fatto che, to del fare, dell' agire, del divenire»?". La vanitá e il senso sog-
come del resto in altri arnbití della vita, sono i fini stessi a con- apparenza del potere, smarrendo la
gettivo che si gratifica dell'zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHG
fliggere tra loro. Ma chi agisce in base all'etica dell'intenzio- coscienza che il suo mantenimento e fatica e dovere, discipli-
ne non sopporta «l'irrazionalismo etico del mondo». Il polí- na e sacrificio. Di conseguenza, l'uomo político commette
tico deve invece saper convive re con questo, riconoscendo peccato mortale quando «rischia, per mancanza di una causa,
che i gruppi e gli individui hanno díverse concezioni del va- di scambiare nelle sue aspirazioni la prestigiosa apparenza del
lore e del bene e che da questo politeísmo dei valori scaturi- potere per il potere reale e, per mancanza di responsabilitá, di
scono le piü radicali ostilitá. godere del pote re semplicemente per amor della potenza, sen-
Naturalmente, non si puó ignorare che questa contrap- za dargli uno scopo per contenuto»:". Per questa colpa il tri-
posizione tra il punto di vista dell'intenzione e il punto di vi- bunale della storia non conos ce assoluzione.
sta delle conseguenze sia stata messa in discussione a varie ri-
prese dalla filosofía, e nel modo piú rigoroso da Hegel. «Il
principio: nelle azioni non tener conto delle conseguenze, e
l'altro: giudicar le azioni dalle conseguenze, ed esse render
misura di que! che sia giusto e buono, -l'uno e l'altro e ugual-
mente intelletto astrattov". Il limite del realismo politico,
specularmente al limite del moralismo politico, consiste nel-
l'assumere unilateralmente la prospettiva delle conseguenze.
Ma se non v'é dubbio che, come mostra proprio la filosofía
hegeliana, questa unilateralitá puó essere superata dal punto
di vista speculativo - e puó esserlo, appunto, soltanto all'in-
terno di una concezione che pensa l' eticitá della política e
quindi ne afferma, in definitiva, la superioritá morale -, dal
punto di vista pratico il realista avrá sempre buon gioco nel-
l'obiettare che il principio consequenzialista non conosce al-
ternative valide.
La distinzione tra etica della responsabilitá ed etica del-
l'intenzione resta l'ultima parola del realismo político. Ma non
e una parola conclusiva. Perché non risolve le aporie del poli-
tico. C' e pero un punto che iveri realisti, da Tucidide a Weber,
considerano ferrno e riguarda la necessitá di disciplinare la
passione del potere, scongiurando che essa si trasformi in ste-
rile attivismo. In tutte le sue manifestazioni etiche il realismo

62
Il paradigma tucidideozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYX

storia disincantata
1. LazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA

E dunque possibile individuare un paradigma minimo del


realismo político, cui ricondurre concezioni antiche e mo-
l'assunto che la politica
derne dell' agíre umano nella storia,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQ
costítuisca un ambito autonomo dell'attivitá umana e debba
venir con cepita come lotta che ha per fine ilpotere e per rnez-
zo la forza e, infatti, comune a epoche e societá diverse. Poi-
ché la peculiaritá del realismo occidentale e nella sua conce-
zione della storia, quale e emersa fin dal mondo greco, per ac-
costarsi al suo nudeo occorre partire dalla considerazione
della storia. Il realismo político e, infattí, in primo luogo una
determinazione del pensiero storico, che considera grandez-
ze collettive, non semplicemente individui, operanti in base a
logiche naturali in un contesto mutevole. Questa compren-
sione del mondo storico-politico, che e la prima connotazio-
ne del realismo, presuppone un processo di disincantamento
e di oggettivazione del mondo umano'. La storia e opera de-
gli uomini, non degli dei: giá solo il prevalere degli ingiusti sui
giusti testimonia del disinteresse di questi ultimi per le fac-
cende umanc e del fatto che altre logiche le governano/.
Analizzando l'opera di 'Iucidide, non e difficile eviden-
ziare, come si e giá anticipato, le componenti fondamentali
del realismo: una visione disincantata della storia, un'antro-
pologia elementare ma depurata da credenze mitologiche,

67
una concezione della política e della dinámica di potenza. Ma eroiche. La guerra ha le sue leggi inesorabili e al tempo stes-
questi elementi di portata universale emergono quasi con na- e
so il dominio del caso. Potemos, questo «maestro che ama
turalezza, senza apparente sforzo di elaborazione riflessiva, la violenza» (biaios didaskalos), porta alla luce sentimenti e
dalla narrazione dí una vicenda particolare. Qual e, il
infatti,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
comportamenti estremi che in tempo di pace restano laten ti
tema dell' opera tucididea? Una guerra, pío precisamente il in virtú delle opportunitá della civilízzazione e che ora inve-
poleis greche abbia ce involvono gli uomini in una spirale di pericoli. La guerra e
conflitto piú grande che iI mondo dellezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
conosciuto. Sullo sfondo di una trama pluridecennale di levatrice di bybris, della violenza che non conosce misura";
eventi militari, il destino dí una sintesi política di tipo irnpe- ma possiede al tempo stesso una dinamica che puó essere og-
riale, lo sviluppo di una costellazione bipolare all'ínterno del getto di considerazione razionale. Dalla guerra il timare
pluriverso politico, le sue ripercussioni sulla política interna, (deos), l'utile (ophelia) e l'onore (time) emergono come moti-
l'ineluttabilita della dinamica di potenza, il suo autonorniz- vi dell'agire strategico con una nitidezza che e ignota ad altri
zarsi dalle intenzioni degli attori sono le implicazioni 'teori- arnbiti dell' attivitá umana",
che' della narrazione, attraverso la quale la logica dell' auto- II primo assunto della concezione tucididea della storia
conservazione e dell' autoaffermazione dei soggetti collettivi concerne l'irnrnutabilitá della natura umana. Descrivendo le
viene portata alla luce'. Tucidide non si limita a qarrare, in- calamita che accompagnano la guerra civile di Corcira, Tuci-
tende spiegare e in certa misura anche elaborare schemi di dide parla di «cose che avvengono e avverranno sempre fin-
previsione utilizzabili entro contesti diversi, La sua storia e ché la natura degli uomini sará la stessa», anche se diverse ne
«storia monurnentale» nel senso in cui Nietzsche la intende- possono essere le manifestazioni, «secondo ogni mutamento
va, quale occorre «all'artivo e al potente, a colui che combat- delle circostanze che si presenta» (IU, 82, 2). Il secondo as-
te una grande battaglia, che ha bisogno di modelli, maestri e sunto verte sul primato dell'irrazionale, o comunque del n011
consola tori» 4. razionale, nella vicenda storíca. La storia e governata, secon-
La storia secondo Tucidide risulta da un intreccio di ne- do Tucidide, non dall'astuzia della ragíone, deltogos, ma dal-
(ananke), caso (tyehe) e fattori umani (fa antbropinai.
cessitázyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA Ia potenza del desiderio (eroJ) e dalla speranza (pistis)8. «E in
L'oggetto dell'opera non e naturalmente estraneo all'indivi- ogni occasione la speranza e il desiderio, questo alla guida e
duazione di questi elementi. Proprio nella guerra, infatti, si quella al suo seguito, mentre il secondo escogita il piano e la
manifestano con particolare evidenza i caratteri che il reali- prima fa balenare il favore della fortuna, compiono i danni
smo poi generalízza a fattori esplicativi dell'intera dinamica piu gravi, ed essendo invisibili sono piú potenti dei pericoli
política. In primo luogo l'ananke: necessaria e la spinta irn- visibili» (IU, 45, 5). Accanto a desiderio esperanza l'altra po-
periale per chi abbia conseguito un determinato livello di for- tente molla dell' agire storico e la paura. La politica e pertan-
za, necessaria e la repressione dd dominanti sui dominati, ne- to un intreccio in cui pio che la ragione, l'umana capacita di
cessaria e la guerra quando in un'area geopolítica dominata calcolo e di giudizio, contano le emozioni e le passioni. La
da una potenza si assiste all'ascesa di un'altra grande poten- preliminare lezione del realismo e dunque che ci sono SI co-
za'. Pochi eventi deIl'esistenza umana illustrano meglío della stanti nella motivazione dell'agire, ma che alcune di queste
guerra la tirannia della necessÍta nel dominio della contin- costanti, in quanto arazionali, sono in larga misura imponde-
genza. Nella guerra l'uomo non e padrone del corso storico, rabíli.
ma non e neppure interamente abbandonato ad esso: quí la L'invariabilita della natura umana ndIa storia, la sua irra-
soggettivita acquista i suoi píeni diritti e da le sue prove píozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
zionalíta e il suo potenziale destabilizzante sono altresl i pre-

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supposti della concezione di Machiavelli, come risulta da tan- Ma la concezione realistica della storía non perde occa-
Discor- sione per evidenziare anche la debolezza dei valori, delle nor-
ti passi, a partire dal «Proemio» al libro secondo deizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
il mondo sempre essere stato ad uno medesimo
si: «giudicozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA me e persino degli assetti istituzionali. Propositi e ideali del-
modo». In evidente parallelismo con le tesi di Tucidide e del- l'uomo si piegano davanti aUa coazione della necessitá e gli
la storiografia classica, necessitá, fortuna e virtú sono le cate- ordinamenti normativi s'ínfrangono davanti alla hybn's della
gorie-cardine anche della concezione della storia di Machía- nátUl'a umana.·({8 sernplicemente impossibile - e da prova di
vellí. Esse portano alla luce, con la loro opposizione, il para- grande stupiditá chi lo crede - che quando la natura si muo-
dosso che inficia il mondo delle azioni umane, che e un mon- ve con ardore per far qualcosa, si riesca a impedirlo con la for-
do in cui i fini s'infrangono contro la legalitá di un ordine na- za delle leggí o con qualsiasi aItro terrore» (IIl, 45, 7). Anche
turale o contro la contingenza di eventi che simulano un'in- le pene, di fronte all'incalzare del bisogno e della passione, si
tenzionalitá cuí non corrisponde un portatore identificabile", rivelano fragili argini incapaci di contenere la piena della vio-
La struttura teleologica dell'agire viene costantemente sfida- lenza. Il tempo dell' edificazione civile e lento quanto quello
ta da fartori, la necessitá e il caso appuntoJ che ne condizio- della distruzione e rapido. Anche in ció, come nel prevalere
nano negativamente le possibilitá, E l'esperienza di questa delle passíoni sulla ragione, si manifesta il primato del nega-
frustrazione che fa sorgere nel pensiero l'esigenza di meglio tivo. Solo l'elaborazione di un paradigma di razionalita stra-
conoscere quei fattod per dominarli e prevederli, nella misu- tegica, che tenga nel debito conto tutti questi fattori, puó co-
ra del possibile. stituire per l' azione umana un argine contro l'entropia della
Né Tucidide né Machiavelli sono interessatí all'elabora- política.
zione di un'antropologia filosofica e pertanto molte delle lo- Ma la vulnerabilitá dei piani strategici e la fragilitá delle
ro intuizioni appaiono formulate in modo rapsodico - e an- istituzioni fa si che l'umanitá venga sempre e di nuovo a tro-
cor piú lo saranno nelle pagine dei tanti loro epigoni. Se sí varsi in situazioni che riproducono i conflitti originad e ivin-
considera questo paradigma originario nel suo sviluppo sto- coli della scarsitá, La storicitá degli eventi infattí non ne
rico, non risulta peró difficile riconoscere il nesso che lega tra esclude la ripetizione: al di sotto del variare degli attori e ri-
loro necessitá, contingenza e determinazioni antropologiche, conoscibile un'eguale «struttura» dei mutamenti. Tucidide,
che dalla necessitá e dalla coazione del bisogno fa discende- nel proemio delle Storie (I, 22), formula l'ipotesi della ripeti-
re la conflittualitá e l'aggressivitá umana e dalla contingenza bilitá degli avvenimenti come corollario dell'immutabilitá
e dall'incertezza delle situazioni fa derivare la volubilitá e l'in- della natura umana. Machiavelli, pcr parte sua, non si stanca
costanza. E la necessitá, che non conos ce legge, a frapporsi ai di insistere sul punto: «perché tutte le cose che sono state io
buoni propositi degli attori razionali e aporre il corso delle credo che possono essere»!". E ancora nel nostro secolo, che
loro azioni in conflitto con la giustizia, Ed e la contingenza, e stato fra le altre cose il secolo dello storieismo, possiamo
con le sue capricciose sfíde, a sviare gli uomini dai sentieri le~gel'e in Patetq: «E tanto cenO che "la storia non si ripete
della prudenza e della moderazione, inducendoli a dubitare mai" identicamente quanto e certo che "si ripete sempre" in
della capacita di controllo razionale degli eventi e condan- certe parti che possiamo dire principali» 11. N ella pluralita dei
nandoli a un'istintuale reattivita. Solo le istituzioni - questa casi storici, tra i fattorÍ che danno vita a una «configurazio-
una prima acquisizione - possono contribuire a mitigare la ne» sussiste una sorta di similitudo dissimilis.
necessita, a stabilizzare l'incertezza e a domare le pulsioni au- Quest' assunzione circa il permanere della strut!ura dei
todistruttive dell'uomo. mutamenti e alla base dell'inclinazione dei realisti a esercita-

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re la difficile arte della comparazione storica senza quelle pre- ni in generale, in quanto esclusi dal- e sottomessi al- pote-
cauzioni che lo storicismo moderno ha insegnato. Un bilan- re, ma esposti al desiderio costante di acquisirlo, b) assunzio-
cío del realismo politico, che qui non si puó svolgere attra- ni che riguardano i detentori del potere in quanto individui
verso la ricostruzione delle sue diagnosi storiche, non do- dotati di qualitá, cornpetenze e risorse particolari, c) assun-
vrebbe mancare di rilevare questo paradosso: nato da una co- zioni che, desunte dall' analisi dell' agire individuale, vengono
stola della storiografia antica, il realismo non ha tardato a tra- adattate al comportamento di soggetti collettivi, gli Stati.
sforrnarsi in una concezione del potere interessata a eviden- Molte delle apparenti incongruenze che affettano il discorso
ziare, mediante la comparazionc, piú le uniformitá che le in- degli scrittori polítici scompaiono o si ridimensionano se si
dividualitá, finendo quindi per minimizzare le differenze sto- tiene conto di queste differenziazioni dell' ambito di riferi-
riche a vantaggio delle costanti antropologiche e delle rego- mento.
laritá della politica, In scomodo e instabile equilibrio tra filo- Cia in Tucidide possiamo rilevare come l'analísi antropo-
sofia e storia, esso ha nondimeno mostrato di saper ben sfrut- logica sia condotta a diversi livellí di astrazione e con diffe-
tare le sue risorse, penetrando dove filosofia e storiografia, da e
renti intendimenti: la storia un'archeologia delle azioni che
sole, non sarebbero state in grado di arrivare.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
producono eventi, ma di queste azioni si danno motivi di-
chiarati, che intessono pubblicamente il discorso del potere
e legittimano le rivendicazioni degli attori, e motivi occulti,
2. Costanti antropologicbezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dissimulati. La prima dimensione con cerne I'autorappresen-
Il realismo politice nasce emancipando si da una concezione tazione che gli uomini danno dei propri moventi all'interno
mitologica della storia, ma non da una concezione antropo- di un'interazione che ha portata strategica, la seconda e il
morfica della política. La paura, l'onore e l'utilitá sono per prodotto di un'ermeneutica del sospetto che scava dietro le
Tucidide, come abbiamo detto, le molle della politica: mo- ideologie autogiustificatorie. La prima si colloca nello spazio
venti che valgono per gli attori individuali come per gli atto- pubblico delle poleis in cuí si decidono le gran di politiche, la
ri colIettivi, le poleis. Un'assunzione pre-analitica riguardan- seconda ci conduce all'interno del Consiglio dei Quattrocen-
te l' analogia tra i moventi degli individui e i moventi degli Sta- to, dal cui osservatorio Tucidide racconta gli eventi e «inizia
ti struttura il campo del discorso sul potere. Lo Stato e, se- illettore agli arcana della política» u.
condo una metafora organicistica che avrebbe oltrepassato Se la guerra tra potenze che ambiscono all'egemonia e il
anche la soglia del razionalismo moderno, un uomo in gran- t~a originario della storíogrsfís, la guerra civile lo e per la
de, un malerosantbropos. Concezione realistica della política dfl~sione antropologico-politica, E in essa che la natura del-
e antropologia pessimistica, del resto, non possono venire di- l'uomo nella dimensione poli tica si evidenzia. Ma a uno sean-
sgiunte12• daglio piu attento e demistificante - e questa e la prestazione
Ma l'antropomorfismo político che sottende il discorso del realismo politico - ci si awede che i «nomi» della politi-
dei realisti non comporta un impoverimento degli schemi ca nascondono realta piu amorfe e camaleontiche, ma so-
analitici adottad per spiegare azioni individuali ed eventi col- práttutto meno nobili e lineari. Quando passa a considerare
lettivi, giacché lo strumento antropologico si rivela nelle ma- da osservatore disincantato i comportamenti degli attori nel
ni di tali autori sufficientemente duttile e differenziato. Cosi, vivo del conflitto, anche il codice lessicale di Tucidide cam-
l'antropología política del realismo va rícostruita nel suo di- bia: aIla time subentra la philotimia, cíoe l'ambizione, che e
smodata ricerca deH'onore, aH'ophelia la pleollexia, cioe l' avi-
spiegarsi su tre livelli:zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
a) assunzioni che riguardano gli uomi-

72 73
e
l'avarizia, che la radice antropologi- e dell'ambizione ricorre con ostinazione come la ragrone
ditá di beni materiali ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
ca dell'ingiustizia distributiva (III, 82,6). S'incontra cosí una profonda dei permanenti conflitti e disordini:
seconda dimensione della natura umana, non ancora elabo-
Di qui nasce quella avariziache si vede ne' cittadini, e quello
rata e formalizzata nei motivi pubblici, la cui forza si manife-
appetíto non di vera gloria, ma di vituperosi onori dal quale de-
sta nell' eccezione, nelle situazioni di anomia.
pendono gli odi, le nimicizie,i dispareri,le sette: dalle quali nasce
Se la posta del realismo e la lotta per la sopravvivenza, la morti, esilii,afflizionidi buoni, esaltazionidi tristi. Perché i buo-
paura e la sua emozione fondamentale, perché la paura e un ni, confidatisioella innocenzialoro, non cercono, come i cattivi,di
sentimento indispensabile alla sopravvivenza. L' analisi del chi estraordinariamente gli difenda e onori, taoto che indefesi e
potere s'intreccia da sempre con il riconoscimento della pau- inonorati rovinano. Da questo esemplo nasce lo amore delle partí
ra: e il potere piú assoluto e anche quello che massimizza, in e la potenza dí quelle: perché i cattivi per avaríziae per arnbizio-
senso attivo e in senso passivo, la paura, Come sostiene Pla- ne, i buoni per necessitá le seguano.
tone, il tiranno - chi concentra il massimo di potere - vive in
(Rep. 578a). Il tiranno non solo governa in-
balia della paurazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA L'avarizia dellessico degli umanisti traduce la pleonexia
cutendo paura, ma vive prigioniero della paura -la paura del greca, e l'ambizione la philotimia. Se avarizia e ambizione ap-
popolo oppresso, che lo odia, e la paura dei suoi pretoriani, paiono come le molle originarie dell' agire umano, odio, in-
che lo difendono solo per ragioni di convenienza e sono sern- gratitudine, crudeltá, ipocrisia, inganno, sospetto sono le pas-
pre pronti a vendersi a ehi congiura eontro di luí. Per Hob- sioni derivate di cui l' agire strategico si serve nella lotta per la
bes l'ordine político si fonda su quella che egli considera la sopravvivenza 15.
passione piú potente, la paura della morte come massimo dei Se la política e lotta per l' autoconservazione e l' autoaffer-
mali. E se «le societá grandi e durevoli hanno tratto origine mazione, a essa e inerente una tendenza all'instabilitá, una
non dalla benevolenza reciproca degli uomini, ma dal timo re spinta al superamento, aIl'eccesso. Anche quest' elemento e
reciproco», anche la loro grandezza e durata dípende dalla Coito nelia sua radice antropologica da Machiavelli nella let-
capacita del potere di incutere timore'". tera del 10 agosto 1513 a Francesco Vettori: «agl'huomini pri-
Ritroviamo in Machiavelli gli stessi moventi della politica ma basta poter difendere se medesimi et non essere domina-
giá individuati da Tucidide: paura, avarizia, ambizione sono to da altri; da questo si sale poi a offendere altri et a volere
anche per il Segretario fiorentino le molle dell' agire politico. dominare altrui». In questa dialettica e implicita una natura-
Un príncipe, dice Machiavelli, e perennemente tormentato le tendenza all' abuso del potere. Le istituzioni nascono, co-
da due paure, l'una interna, l'altra esterna: la paura dell'altro me giá aveva riconosciuto Platone, per trovare un equilibrio
come sottomesso-escluso dal potere e la paura dell' altro co- tra volontá di fare il male e volontá di non subirlo. Ma chisi
me straniero-nemico. Ma anche i grandi e il popolo sono as- impadronisce delle istituzioni finisce per usarle con ambizio-
sillati dalla paura di perdere i privilegi o la liberta. La risul- ne «dominando altrui», Le istituzioni, in altri tcrrnini, non so-
tante di tutte queste paure e il fragile equilibrio del sospetto no una risposta definitiva e universalistica al problema del-
su cui ogni ordine politico si fonda. Ma il precario ordine po- l' ordine politico, una risposta che vada in eguale misura a
litico e altresi il prodotto delle tante avarizie e ambizioni che vantaggio di tutti i consociati; sono una risposta provvisoria
Istorie !t"orcntil1e (III, 5), dove si e parziale, perennemente esposta aUastrumentalizzazione da
agitano la vita sociale. NellezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
tratta della corruzione nelle citta d'Italia, il tema dell' avarizia parte dd contraenti piu forti. .zyxwvutsrqponmlkjihgf

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E inoltre importante sottolíneare come il pessimismo an- rativi della necessitá e dai capricci del caso. La tesi di Ma-
tropologico di Machiavelli non poggi solo sull'individuazio- ehiavelli non pecca tuttavia, come taluni interpreti suppon-
dejkienze morali - «Perché delli uomini si puó dire que-
ne dizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA gono, di eccessiva semplificazione: la sua rícognizione non
sto generalmente: che sieno ingrati, volubili, simulatori e dis- conduce ad assolutizzare quei vincoli, si limita a suggerire che
simulatori, fuggitori de' pericolí, cupidi di guadagno; e men- la política e l'ambito in cui anche un animale straordinaria-
tre fai loro bene, sono tutti tu a, Offeronti el sangue, la roba, mente versatile nei confronti dell'ambiente e delle sue muta-
L..] quando il bisogno e discosto; ma, quan-
la vita, e figliuolizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
zioni come l'uomo va ineontro allo scacco delle sue capacita
do tí si appressa, e' si rivoltano» (Principe, XVII) - ma an- di previsione, risposta e adattamento'",
che sulla denuncia di carenze intellettuali - «e nel mondo non Come in molti altri scrittori politici della tradizione reali-
e se non vulgo»!", Cío che rende non meno aleatorio e ri- stica, possiamo dunque enucleare in Machiavelli un duplíce
schioso il mondo della política e l'imprevedibilitá del com- uso dell'antropologia: descriuivo (in base al quale si mostra
portamento umano imputabile a limiti cognitivi quali la su- che cosa sono gli uomini) e normativo (in base al quale si sug-
perficialitá, cioé il giudicare secondo le apparenze, la man- geriscono all'attore politico modalitá di comportamento pru-
canza di riflessione, e quin di la sottovalutazione dei pericoli, dente). Dalla malvagitá degli uomini discende la necessitá e
la pigrizia mentale, e dunque la convinzione che le cose ab- anche la legittimitá del ricorso alla forza per intirnorirli e go-
biano ad accadere sempre nei modi giá esperiti. 11conserva- vernarli!". Ma dalla loro semplicitá e ottusitá discende la pos-
torismo cognitivo, combinandosi con la volubilitá pratica e síbilitá di dissimulare le teeniche del potere, facendo appari-
l'imprudente desiderio d'innovazione, condanna l'uomo a re quello che non e ma che i piú desiderano vedere. 11gioco
oscillare tra un troppo e un troppo poco di volontá di gover- di realtá e apparenza trova cosi la sua fondazione anche nel-
nare gli eventi. la dimensione antropologíca.
Per illustrare il conservatorismo cognitivo e d'obbligo ri-
chiamare un passo della celebre lettera a Francesco Vettori
del lOagosto 1513, nel quale Machiavelli denuncia sia l'inca- 3. Il primato del con/litto
pacitá di prevedere o dar credito alla possibilitá (pur imma- Il rieonoseimento del carattere conflittuale della politica, nel
ginata) del nuovo, di cío che e eccezionale, sia l'incapacitá di senso dell'irriducibilitá e insuperabílitá in ultima istanza del
modellare l' agire alla «qualitá dei tempi», adattandosi alle cir- conflitto, e un tratto costitutivo del realismo politico. Tucidi-
costanze: «uno naturale difetto degli uomini: prima, di voler de, mostrando neHe Storie che l' evento piü importante per ac-
vivere di per di; l'altra di non credere che possa essere quel cedere alla eomprensione del mondo político, alla decifra-
che non ~ stato; l'altra, far sempremai conto d'uno ad un mo- zione delle sue logiche, che non sono quelle della religione o
do»!". In questo passo Machiavelli da formulazione aquel del diritto o dello scambio economico, e una guerra, fornisce
dato della condizione umana che potremmo chiamare «disa- non solo la descrizione di come opera nel concreto la logica
gío della storicitá»: condannato a vivere in un mondo in co- polarizzante amico-nernico, riflettendosi all'interno delle sin-
stante mutamento e pieno di pericoli, l'uomo e costituzional- gole poleis, tna anche l'analisi della configurazione interna
mente impreparato all'eccezione e inadatto ad affrontare il delle coalizioni nonché del sistema globale degli attori politi-
mutamento. La difettivita della condizione umana proietta cí, con le potenze-guida, gli alleati, i satelliti e i neutralFo.
ruomo nell' avventura risehiosa della storia, ma la sua dota- La logica polarizzante che sta alla base di questo sviluppo
zione emotiva e intellettuale lo rende vulnerabile daglí impe- ha come ulteriore implicazione l'esclusione del Terzo. Nelzyxwvutsrqponm

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racconto vetero-testamentario dell' assedio assiro di Gerusa- esterne ma anche a imporre l'ordine interno. Anche nel pro-
Re (lI, 18, 13-37) il dignitario militare
lemme nellibro deizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
getto di risanamento della cittá corrotta, il guardiana filo- e
Rab-saches espone e smonta le ragioni della resistenza degli sofo e uomo di guerra (polemikos): e questa seconda cosa non
assediati:zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
a) la speranza infondata, b) la svalutazione della for- soltanto «nei eonfronti dei nemici esterni e delle parti irra-
za militare altrui, e) l'illusione di poter contare sull'aiuto di gionevoli dell' anima, ma anche, di necessitá, nei confronti dei
el) la benevolenza divina (dunque
un Terzo amico (l'Egitto),zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
cattivi della sua stessa polis - e kakoi sono i piu che abitano
l'aiuto di un Terzo trascendente). Le stesse argomentazioni- la polis, e che incessantemente tentano di fare della polis un
sorprendentemente, dal momento che e improbabile che Tu- proprio 'prodotro'»:".
cidide conoscesse questo precedente storico - ritornano nel Non diversamente stanno le cose per Machiavelli: in ogni
celebre dialogo dei Melii nelle Storie. 1 Melii contrastano le cittá sono sempre presenti «dua umori» in lotta fra loro. Il
pretese degli Ateniesi adducendo sostanzialmente gli stessi conflitto tra i potenti, i «grandi», e il popolo, e permanente,
argomenti: a) la speranza infondata, b) la non decisivitá della in quanto, come si dice nelle Istorie fiorentine (II, 12), «vo-
sproporzione delle forze, e) l'aiuto spartano, d) la benevolen- lendo il popolo vivere secondo le leggi, e i potenti comanda-
za divina (V, 102-110). E stato assai opportunamente osser- re a quelle, non e possibile capino insieme». Nel fatto che glí
vato come si tratti di un «dialogo tipico, con argomenti tipi- oligarchici vogliano porre a propria disposizione l'ordina-
ci»:". Diventerá infatti, dopo questi precedenti, un topos ri- mento giuridico, mentre per il popolo esso debba fungere da
corren te del realismo politico il riconoscimento della logica baluardo di difesa contro l'arbitrio dei potenti si riflette il
antagonistica e coercitiva che domina il mondo (pluriverso) fondamentale conElitto tra una concezione etica aristocratica,
politico, con esclusione di rapporti di terzietá neutrale o be- che identifica il bene con l'interesse dei pochi (il modello di
nevola'". Trasimaco), e una concezione democratica, per la quale il be-
Ma il riconoscimento dell'originarietá del conflitto e. an- ne viene invece a coincidere con l'interesse dei piú (il model-
che il punto di partenza della fllosofia politica. AH'inizio e po- lo di Glauconel-". Ma il pensiero di Machiavelli e dominato
lemos o, se si guarda all'interno della cittá, stasis. L' analisi del- dalla consapevolezza che l'ostilitá reciproca delle sintesi po-
la genealogia della polis che fornisce Platone in Repubblica litiche e il dato elementare da cui ogni ragionamento político
(369b-373e) serve bene a ilIustrarlo. La cittá nasce quando deve prendere le mosse. A chi vada in cerca di una conferma
ognuno non basta piü a se stesso e s'impone il bisogno della della tesi schmittiana, secondo cui il «criterio» per definire il
cooperazione. Ma la cittá fondata sul bisogno reciproco e sul- «político» come ambito sociale va individuato nella coppia
la divisione del lavoro finisce per esorbitare dai limiti del pu- concettuale arnico-nemico/", difficilmente si puó indicare un
ro necessario, punta all'appropriazione di terre e ricchezze, territorio di caecia piú invitante dell'opera di Machiavelli.
all' acquisto illimitato, e da questa hybris acquisitiva hanno Il punto di vista realistico non va peró confuso con una
origine sia stasis che polemos. Ilconflitto interno e anzi gene- forma ingenua di darwinismo sociale, Piuttosto, ció che lo ca-
ticamente quanto precede l'aggressivitá delle sintesi politiche ratterizza e la capacita di pensare il campo della política nel-
e la guerra. Le cittá entrano in guerra tra loro, ma anche si di- la sua costitutiva polaritá di lotta 'naturale' per la sopravvi-
vidono e si sdoppiano in due meta nemíche, la citta dei ricchi venza e dinamÍca 'artificiale' di potenza. La distÍnzione tra
e quella dei poveri (Rep., 551d). La struttura militare che si «due generazioni di guerre», che Machiavelli illustra, ripren-
sviluppa con la progressiva divisione dei compiti tende a di- dendo un celebre passo ciceroniano (Deofficiis, 1,12), neiDi-
ventare casi uno strumento volto a preservare dalle minacce scorsi (II, 8), e costruita sulla dicotomia 'civilta politiche' e

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'barbari invasori': l'imperialismo delle prime non e dettato la interna; e ne consegue che la preoccupazione dominante
semplicemente dall'imperialismo biologico della sopravvi- della prima non e la pace ma la guerra. Tale posizione e stata
«u ter esset, 110nzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
spesso sostenuta nel corso del pensiero político, ma necessí-
venza (guerre intraprese, diceva Cicerone,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
uter imperare!») e non sizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
esaurisce nell'appropriaeione terri- ta di correzione o almeno di specificazione. Se consideriamo
toria!e¡ perché agisce in tal caso una molla ultédóre.]' espan- attentamente il contenuto dell'opeta dei classici del paradig-
sione ddla potenza, sorretta ideológicamente da! sense di ma realista, a cominciare da Tucidíde e Machiavellí, dobbia-
una missione e comunque dalla convinzione di esportare un mo riconoscere che la tesi del primato della politica estera
ordíne etico-politico superiore, L'elementare tipología ma- riassume in modo piuttosto semplicistico illoro pensiero. Tra
clllavelliana fomisce il quadro di ríferimento entro il quale e política interna e política estera il rapporto e dí condiziona-
ven uta a collocarsi per secoli (fino alle guerre di 'pulizia etni- mento reciproco a diversi livellí. Ció che caratterizza il reali-
ca' contemporanee) la riflessÍone sulle cause delle guerre e smo e piuttosto la convinzione che tra l'ambito interno e
sullaformazion.edelle imrnagini persistenti - attraverso le piú quello esterno della política non esista eterogeneitá di logi-
c()mpl~sse mediazioni culturali - di nemico. Alla base di quel- che: la política e sempre potemos per cui anche dove non si
httipologia sta. inJatti, un' altra primaria contrapposiziene Era ricorre alle armi la guerra e solo dissimulata o ritualizzata o
le due ragioni originarie dell'ostilitá, il «combattere per ne- sublimata - comunque combattuta con altri mezzí, come sug-
cessitá» oppure «per ambizione» (Discorsi, I, 37). gerisce l'inversione della celebre formula di Clausewitz'".
Al pari del potere, l' ostilitá e per il realismo un dato na-
turale dell'universo político, che e sempre un pluriverso. Di- 4. Dinamicbe di potenza
e
t'épotereqel resto dlre ostilita. Non il sentimento o I'ínten-
zione estile ma la semplice esisten~a di una concentrazione di n grande tema deIl'opera e
tucididea la dinamica accresciti-
potere - che «per natura» e espansivo e non puó essere em- va del potere e della potenza. C' e una necessíta incoercibile
cacemente difeso se non promuovendone la crescita - e cau- in questo processo. La guerra e un esito necessario dell'im-
sa di ostilita, per cui chiunque possiede potere diventa per ció pero come l'impero lo e dell' accrescersi delle forze materíali.
stesso un potenziale nemico. La ricerca della sicurezza conduce all'egemonia e l'egemonia
si tramuta in tirannide, che a sua volta e causa di insubordi-
L'unita politica presUPPQoela possibilitiu:eale del nemico e nazioni e di instabilita. EvidenZÍando questo paradosso, Tu-
quindi un'altra unita politicácoesistente con la prima. Pcrcio sulla cidide anticipa quello che nel dibattito contemporaneo e sta-
terra, Hnchéesiste uno Stato, visaranno sempre piu Statie non puo to definito il «dilemma della sicurezza». Dall' anarchia nci
csistere uno «Stato» mondiale che comprenda tutta la terra e tutta rapporti tra gli Stati scaturisce il timo re reciproco, da questo
l'umanita. TImondo politico e un pluriverso non un univers026. la loro ricerca di sempre maggiore potenza a fini difensivi, di
qui un' analoga reazione da parte degli aItrí Stati e cosi vía se-
La liberta di scegliere gIi amici e i nemici sí configura (0- condo una catena di reazioni reciproche che alimenta la spi-
me la forma originaria della liberta política. E il riconosci- rale del riarmo e dell'insicurezza28.
mento da parte del nemÍco la prima e piu effettuale forma di Timare, utilita, onore sono per Tucidide, lo si e gía visto,
assicurazione della propria identita. i moventi della politica internazionale. Prenden do le mosse
Se la política e!otta per la sopravvivenza del collettiv(), ne da questi fattorí e agevole passare alla determinazione dei ca-
consegue a prima vista íl primato della politica estera suquel- ratteri della política internazionale, che puó essere orientata

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all'equilibrio, all'accumulazione dí po- famiglia dei realisti la valutazione del suo ruolo per la stabi-
alla sícurezza, dunquezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
all' egemonia, oppure al prestigio, alla compe-
tenza, dunquezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA lita delle costituzioni. Per Machiavelli, posto che in ogni re-
tizíone diplomatica/". Ma Tucidide non mira all'elaborazione pUhb}ica. come si e detto, con.f1iggono due llmor!, <<tlittele
di una tipologia astratta: piú che a distinguere i moventi del- leggi che sifanno in favore della liberta, nascono dalla disu-
la politica di potenza e interessato a mostrarne la connessio- l1ÍoneJoro» (Discorsi¡I ..4), onde si puo sostenerC che gli cE·
neo La sicurezza e il primo fattore esplicativo del comporta- fetti del conflitto sono positivi, mentre per Guicciardini e ve-
mento delle sintesi politiche. Ma poiché coincide con la so- ro piuttosto l'opposto: «laudare la disunione e come laudare
pravvivenza del collettivo inteso come entitá política autono- in uno infermo la infermitá, per la bontá del remedio che gli
ma, essa non puó essere ridotta alla pura conservazione rna e stato applicato» (1,4, p. 528). In questa contrapposizione si
implica lo sforzo verso l'egemonia, l'accrescimento della po- riflette una fondamentale alteritá d'opzioni, che a dire il vero
tenza e la subordinazione di altre unitá politiche al proprio attraversa l'intera storia del pensiero politico, in cui incon-
volere30. triamo autori che identificano il supremo valore político nel-
La scoperta di questa intrinseca dinamica destabilizzante la liberta e altri che lo individuano nell' ordine: per gli uní il
e la lezione piú preziosa della guerra del Peloponneso per il conflitto ha una funzione positiva perché genera e preserva la
pensiero politico realista, giacché consente di riconoscere la liberta, per gli altri una funzione negativa perché minaccia
cQilnessióne sussÍBtente. tra la. dinamica impedtiliSnca di P9~ l'ordine". 11primo e I'orientamento preferito dagli innova-
ten~ e iafragilita delle istituzioni politiche, che disciplinano tori, il secondo l'orientamento prevalente tra i conservatorio
.iI conflltto interno roa non reggono runo di 'luello estem9. Ma gli uni e gli altrí, se sono appunto realisti, convergono nel
A questi problemi il realismo tenta di dare risposta in termi- ríconoscere il primato del conflitto.
ni di moderazione strategica e con programmi di stabilizza- Se la logica della política e la logica della sopravvivenza
zione istituzionale volti a massimizzare la durata delle sintesi del gruppo, risulta connaturata a essa una connotazione spa-
politiche. A ragione si e interpretata la dottrina tucididea co- ziale. La lotta per la sopravvivenza e sempre, in qualche mo-
me una «dietetica della potenza»: la consapevolezza della ne- do, lotta per uno spazio vitale. Le determinazioni geografiche
cessitá della forza, del dominio e dell'ímperialismo e una con- sono quin di intrinseche al pensiero politico e il realismo e nel
sapevolezza tragica, che invoca l'intervento di una prudenza suo nucleo geopolítica. A Tucidide non sfugge naturalmente
mode.ráttice31• In Tucidide, ma anche in Machiavelli e in il carattere talassocratico dell'egemonia ateniese: l'interesse
Clausewitz, íl realismo si presenta come una dottrina della vítale di Atene e, infatti, il controllo del mare, senza il quale
moderazione strategica32• Per Clausewitz la guerra, nella sua sarebbero minacciati l'approvvigionamento di materíe prime
esset1Z~ll.tende alPassoluto'.lrla nel suo contest<>st<>tic<> e EO- e il commercÍo su cui a sua volta si fonda il sistema di sicu-
zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
n
litico essa..prevede.elementi dimoderazione. ~tiliSmoprell" rezta imperiale edificato nel Mediterraneo orientale. La po-
de le mosse, sarto ilproftlo fenomenologico, dal Presuppost() larizzazione geopolítica tra potenza terrestre e potenza ma-
strutturale dell'ostilita e .dal1'esistenza del nemic(); ma come rittima individuata da Tucidide nella contrapposízione di
filosofía di governo lavora contro l'assolutizzazione dell'ostÍ- Sparta e Atene sarebbe diventata un paradigma per qualsiasi
lita e la criminalizzazione del nemico. successiva analísi di sistemi internazionali bípolarP4.
Se comune a tutto il fronte realista e il riconoscÍmento del- Al realismo politico e connaturata altresl una melanconi-
la centralita del conflitto per la comprensione dell' ordine e t ca filosofía della storia. La dinamica di potenza e sottoposta,
del mutamento politico diversa e pero all'interno della stessa II infatti, tanto alla legge della crescita quanto alla legge della

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I 83
decadenza. L'egernonia di una patenza e destinata a traman-
Il realismo della forza
tare, come inseg~ano. 'rucidide.e Mnchiaveill. ··NeJ.1azyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
versione
deWanakyklq.rts neppute u
~achiavelliatla della tci)ria anticazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA e il realismo deUa frode
CIelO.delle forme cU governa.e destinato ti ripetersi, «perché
quasr nessuna republica puó essere di tanta vita, che possa
passare mohe voIte per queste mutazioni e ritnanerein pie-
de»J5. Per la moderna recria economica delle classi sociali da
Smüh a Marx, anche ilpotere delle dassi dOnllnantivat in-
control con il mutare degl.i assetti produttivi, al declino~ che
EapostO.8 nuoveJorzeemetgenti.I teoritidelleélites,iQfine,
hannó rtf{>rtn~to la stC$sa idea alltintemo di una rudimen-
tale teoría del cicl() politlco. ~ aristocrazié» nIeva Pareto
?el Trattato ~on dUJ:'fUlQ. Qualunque ne sianole cagioni, .~ ti ferino
1. Llumano ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
lncontrastabile elle doPQ un certo tempo sl~ariscono. La gro-
ria e un citn.itero di ariscocrazié» (§ 20'>). Su queste elemen- Riconoscere che il realismo político e sapere rivolto al!'arte di
tari uniformiti - il declino della potenza imperiale la lona governo costituisce una condizione necessaria ma nan suffi-
delle classi~.lacircolazione deJle.él#e.l' - il realismo ha'consoli .. ciente per la sua definizione. Ogni pensiera p.olitica, infatti,
dato le sue posizioni nella storiografi~ e nclIe scicllze sociali. puo essere interpretata in relazione aquesta finalita. Peculia-
re del realisma e invece che quest' arte venga esercitata te-
nenda canta dei vinc.oli e dei rischi di un monda struttural-
mente canflittuale, dunque pastulanda quella che patremmo
definire primata dell' agire strategica. Le tecniche impiegate
dai gavernantí per reggere i gavernati sana in linea di princi-
pia (al di la delle caperture e degli addamesticamenti) le stes-
se di quelle adaperate per c.ontrastare la mínaccÍa di nemici
esterni alla sintesi palítica. Si registra casi, nellessic.o e nelia
metaforal.ogia del realisma palitic.o, una permanente canta-
minaziane tra la l.ogicadella guerra e la lagica del gaverna, tra
il cadice dell' astilita e quella della canvivenza.
L'universa politico e innanzi tutta l'ambito della vialenza
e della caerciziane: nan logos ma kratos decide del rapparto
tra gli uamini nell'arena palitica. La vialenza e all'arigine nan
sala delle guerre ma anche dei regimi palitici, di qualunque
tipo essi siana, e getta la sua lunga ambra sul destin.o delle ca-
stituziani e sulla vícenda delle generazioni. Storicamente, al-
l'origine degli Stati troviamo un att.o di appropriaziane, che
si accampagna alla vialenza: chi ha rísarse e n.on le sa difen-

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I
i
dere deve cedere davanti a chi, spinto dalla scarsitá alla mi- zioni di combattere: runo con le leggi, l'altro, con la forza».
grazione o dalla volontá di potenza all'espansione, ha energia GJa questa fo~ulazione mq$tra s()me 11dirltm sia cOllcepít()
Il loro consolidamento non e in termini srrurneatal] rispetto allalotta dementare per la 50-
per combattere e per vincere.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
poi che una legalizzazíone della violenza: l'agostiniana «ban- pravvivéllZa e quilldi sl-lbordinato a lUlil conceaione strategi-
da dei briganti» non si trasforma in regno perché cessa la vio- ca che irupedisce di riconoscerae ilvalore irldipendentemen-
lenza ma «per il conseguirnento dell'impunitá» '. Appropria- te dalla forza. Notoriamente, la connessione di diritto e vio-
zione e violenza, pero, segnano anche la vicenda interna del- lenza, dike e bia, e antica come la storia del pensiero politico.
le sintesi politiche: Caino e il fondatore della prima cittá. An- Ma laddove la filosofía política classica mira aIla disgiunzio-
che Machiavelli attribuisce grande risalto al fatto che all'ori- ne di ferinitá e Iegalita", Machiavelli ne pensa la complernen-
gine della piú potente sintesi política dell' antichitá vi sia un tarítá, ricorrendo almito antico di Chirone centauro, precet-
fratricidio-'. rore di Achille, per illu~~rarel'idea che all'~~rcizio del pote-
Ma se la violenza e all'origine delle aggregazioni politiche, re ineriscono ragione e istinto, saggezza e impulsivitá, legalitá
e in conformitá di questo dato d'esperienza che occorre go- e violenza. «1I che non vuol dire altro, avere per precettore
vernarle. La deriva della contingenza e I'incapacitá d'adatta- uno mezzo bestia et mezzo uomo, se non che bisogna a uno
mento dell'uomo in situazioni d'incertezza fanno SI che solo príncipe sapere usare l'una e l'altra natura; e l'una sanza l' al-
un ordine coercitivo si mostri in grado di dominare, sia pur tra non e durabile» (Príncipe, XVIII).
sempre in modo imperfetto e parziale, il corso della storia. La Naturalmente le due nature, anche ilFiorentino ne e con-
violenza non puó pertanto essere bandita dallo spazio politi- sapevole, stanno tra loro in permanente dissidio. Per risol-
co, puó solo essere monopolizzata e organizzata giuridica- verlo, o almeno per mitigarlo, a Machiavellí soccorre la tec-
mente. Ma aquesta tesi generale, cui ogni autentico pensato- nica della dissimulazione: la ferinitá del potere, che a fini di
re político necessariamente consente (basti pensare alla gene- intimidazione e dissuasione e talora opportuno dispiegare
sí dello Stato secondo Thomas Hobbes), il realista aggiunge la cOJllpiutam~te, di nQJ:PlJl<:I<.!ve restare celtt~a.1I che e pos si-
consapevolezza dí un elemento specífico: che il passaggio dal- hile. in quanto la «bestia» del potere e piú duttile e ha in fon-
oiolenza anomica della condízione prepolitica al potere lega-
lazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA do piú risorse della sua componente umana (cioé normativa),
lizzato dello Stato non e cOSInetto come un autore contrattua- Infatti, la natura ferina, vale a di re a-rnorale e a-giuridica, del-
lista vorrebbe: il potere, questo sembrerebbe essere ilmessag- l'agire politico si lascia ricondurre a una duplice dimensione,
gio, si consolida e si stabilizza attraverso íldiritto, cioe legaliz- la forza e la frode, la potenza e Pastu~a, ílIeone e la volpe.
zandosi, ma non puo risolversi interamente nel diritto e nella «Sendo dunque necessitato uno prinC¡pe sapere bene usare
legge senza correre il rischio di autodistruggersi; devc conser- la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e illione; perché el
vare la prerogatíva di operare in modo extragiuridico ed ex- lione non si difende da' lacd, la golpe non si difende da' lu-
tralegale, dunque non solo extramorale, e farne uso qualora pi; bisogna adunque essere golpe a conoscere e' lacd, e lione
«necessitato». Nato, per accrescimento e stabilizzazione, dal- a sbigottire e' lupi»4. Per Machiavelli anzi, come si argomen-
la «banda di ladroni», il potere non puo mai definitivamente ta nei Discorsi (II, 13), la Erode e piu importante della forza
rinnegare quelle sue origini, pen~ la dissoluzione. per assurgere al potere e per consolidarlo.
Anche in que sto caso e a Machiavelli che ci dobbiamo ri- Dell'idea che occorre far ricorso alla violenza per con-
volgere, per incontrare un'esposizione forte di tale linea ar- durre le guerre e governare gli Stati troviamo illustrazione in
gomentativa. Per l' autore del Príncipe si danno «dua genera- tutte le gran di narrazioni, epiche, tragiche, storiografiche,

86 87zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLK
delle avventure del potere. Gia i poemi omerici sono una raf- qualitá personali, la piú atta a dirígere ed animare l'attivitá
strategicax''.
figurazione del ruolo che forza e astuzia hanno nella lotta perzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
il potere. Poiché il nudeo del realismo politico e costituito da
una dottrina strategica, la forza coattiva, il che vuol dire, di
2. La qualitá dei tcmpi
fatto, armata, finisce con l'essere la prima delle sue preoccu-
pazioni. Anche questo e particolarmente evidente nell' opera E stato osservato che la storia política presuppone la fede nel-
di Machiavelli. «Debbe adunque uno principe non avere al- la centralita della política e nella saggezza che ne illumina l'a-
tro obietto né altro pensiero, né prendere cosa aleuna per sua gire". Questa saggezza e il giudizio politieo, la prudenza come
arte, fuora della guerra et ordini e disciplina di essa; perché ragione dell' agire strategico. In terminí generali, il realismo e
quella e sola arte che si espetta a chi comanda»zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
(Principe, diagnostica delle situazioni conflittuali ed educazione al giu-
XIV). Delle due minacce alla sicurezza di una sintesi política, dizio in quelle situazioni. Data la volubilitá della fortuna, I'in-
quella esterna e la piú temibile e ha la prioritá nella scala del- stabilitá dei rapporti, il camaleontismo degli attori, esso at-
le preoccupazioni di chi detiene il pote re, perché «sempre tinge forza dall'essere «sapere delle circostanze», un sapere
staranno ferme le cose di dentro, quando stieno ferme quel- nel quale persone particolari deliberano su casi particolari".
le di fuora» (Principe, XIX). Anche laddove si presenta nella veste generale di teoria del-
Egualmente, la questione della frode, come strumento es- l'agire strategico, e tale sempre in una dimensione concreta,
senziale per la conquista e per il mantenimento del potere, at- come dottrina delle qualitá che soccorrono alla decisione nel-
traversa l'intero percorso della teoria política occidentale. le condizioni del conflitto - qualitá che tradizionalrnente so-
Detienne e Vernant hanno messo in luce la «persistenza del no state individuate nella prudenza e nella virtú.
tema deH'astuzia nel fondo dei miti di sovranitás". Nella mi- Gia Aristotele insegna che, deliberando si solo sul contin-
tologia greca la conquista del potere da parte di Zeus non puó gente, la pbronesis non va considerata scienza, ma nemmeno
dolos, che e astuzia, trappola e le-
prescindere dal rícorso alzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
arte, nel senso della tecbne, poiché mira all'azione e non alla
game magico: ció e simboleggiato nella Teogonia dal fatto che produzione e si muove quindi in un mezzo - le relazioni di
Zeus sposa e fagocita Metis, la dea dell'astuzia; nella versio- potere - piú fluido di quello cuí fanno riferimento altri sape-
ne eschilea della teogonia, il ruolo che Esiodo attribuiva a ri", Pass ata attraverso il filtro delle seuole filosofiche e della
Metis e svolto invece da Prometeo. Fin dall'episodio del gio- tradizione cristiana, la pbronesis e giunta talora a noi trasfi-
chi del canto XXIII dell'Iliade la melis appare decisiva per il gurata idealisticamente in una saggezza che appare ormai
successo piú della stessa forza. A differenza di questa, che co- lontana dal tumultuoso mondo dei conflitti. Nella loro anali-
nos ce solo la gradazione dell'intensitá, l'astuzia e molteplice si dell'intelligenza pratica, i filosofi classici mettono pero in
e differenziata, elastica e adattabile alle situazioni. Ulisse e l'e- luce anche due qualitá, l' ancbinoia, l' agilitá di mente, e l' eu-
roe polumetis per eccellenza, versatile nel preparare e preve- stocbia, la giustezza del colpo d' occhio, che rientrano a far
nire inganni. Non a caso a lui si deve lo stratagemma che met- parte della facoltá del giudizio e ne evidenziano la funziona-
te fine all'assedio di Troia e che sancisce trionfalmente l'in- lita entro situazioni conflittuali. Entrambe sono qualitá emi-
gresso dell' astuzia nel catalogo delle risorse dell' agire strate- nentemente strategiche: la prima serve a trasmettere all'azio-
gico. Un ruolo che ancora Clausewitz non esiterá a sottoli- ne la rapidita dell'intelligenza, la seconda ha a che fare con la
neare quando, dopo ayer riconosciuto nel coraggio la speci- precisione della míralO. Non a caso ritroviamo analoghe de-
fíca virtu della tattica, dichiarera l' astuzia essere «fra tutte le terminazioni nella teoria strategica e nel pensíero politicozyxwvutsrqponml

88 89
moderni, tra Clausewitz e Weber. Per uscire vittorioso dalla tadini la lotta contro i Persiani sostenuta in condizione diín-
il capo militare deve, se-
continua lotta contro l'imprevistozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
feriorítá dai loro antenati, che respinsero i barbari «piñ con
condo Clausewitz, possedere due qualitá eminenti: «una in- il giudizio (gnome) che con la fortuna, e con audacia maggio-
telligenza che, anche in mezzo alla oscuritá intensa che la cir- re della loro potenza» (J, 144t 4), ponendó coslle hasiper la
conda, conservi una luce interna sufficiente a condurla al ve- loro futura gtanqezzá. E (¡uesta una formulatione che antici-
ro, ed il coraggio di seguire questa debole luce». La prima pa con buona approssimazione il tema machiavelliano della
qualitá e ilzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
coup d'oeil, la seconda la risolutezza 11. virtú,
Il ritratto che Tucidide fornisce di Pericle nellibro primo Nt!} concetto di virtq si fondono gli íngreclienti fonqa-
delle Storie puó essere assunto a luogo originario di una tra- mentall dellª concezione realistica della politice. E virtuoso
dizione di riflessíoni sul giudizio político: l'uomo político che sa far fronte alla necessitá e volgere a pro-
prio favore la fortuna, cogliendo l'«occasione». Ed e virtuo-
sapeva giudicare nel modo piú competente e con il mínimo dí ri- so chi sa neutralizzare il timore e perseguiré utile e onore. La
flessione le questioni imrnediate, e per le cose non ancora avvenu-
virtú in Machiavelli e, notoriamente, energia e competenza
te sapeva fare le congetture migliori per il periodo piú esteso del
futuro: le azioni che intrapreodeva era capace dí spiegarle, e per strategica, coniugata con capacita di giudizio e fermezza de-
quelle in cuí non aveva esperienza non maocava di esprimere un cisionale. Ma e anche astuzia situazionale, capacita dí sfrut-
giudizio appropriato; prevedeva benissimo, quaodo erano ancora tare le occasioni che la fortuna presenta, dal momento che
nell' oscuritá, i vantaggi e gli svantaggí (1, 138, 3). «gli uomini possono secondare la fortuna e non oporsegli;
possono tessere gli orditi suoi, e non rompergli»!'. Con que-
Da Tucidide a Weber, iI colpo d'occhio e la lungimiranza, sta formulazione il Fíorentino mette in luce come la virtú,
l' ampiezza di competenze e la forza di persuasione, la capa- proprio come la prudenza, debba adattarsi ai tempi. Poiché
cita previsionale e il senso di responsabilitá (che a quella si ali- la política e un camaleonte, anche l'uomo político deve dare
menta, perché non si puó dare responsabilitá senza potere prova dí quella elasticitá e prontezza di reazione di cui abi-
causale e conoscenza degli effetti) ricorrono come le qualitá tualmente gli uomini difettano.
in base alle quali si puó riconoscere il talento dell' autentico E a que sto punto che nel discorso machiavelliano fa la sua
capo politico+', comparsa la categoria di «qualitá dei tempi». Attraverso que-
La coniugazione di coraggio e prudenza e dunque il giu- sta nozione, Machiavelli da voce a una duplice consapevolez-
sto dosaggio di offensiva e difensiva sono ordinariamente gli za: quella, da cui non sí puó prescindere per la valutazione
ingredienti piú sicuri dell'agire strategico. Tucidide fa dire ad della stessa sua opera, secondo cui in tempi di crisi e di cor-
Archidamo: «Bisogna sempre, nel territorio del nemico.mar- ruzione l'arte política deve [are ricorso a pratiche e a massi-
ciare mostrandosi fiduciosi nelIo spirito, ma nelle azioni fare me che non. apparirebbero giustificate in tempi normali; e
i propri preparativi dimostrando paura. In questo .modo si l'altra, piú specifica, secondo cui, anche nell'arco di una ge-
avra il piu grande coraggio nell' avanzare contro gli avversari nerazione, le condizioni ambíentali dell' agire político posso-
e la piu grande sicurezza nel subire ¡loro attacchi» (JI,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
1 1 , 5). no mutare cosl sensibílmente da rendere necessaria l'adoiio-
Ma il realismo insegna anche a diffidare delle ricette collau- ne di stili e codici di condotta affatto diversi da quelli adot-
date e a valutare nel modo opportuno le situazioni in cui oc- tati in pass ato. Dalla qualita dei tempi non dipende solo il
corre agire con determinazione e impeto. Nel grande discor- successo dell'una o dell' altra modalita d' azione. Dipende al-
so del primo libro delle Storie, Pericle ricorda ai suoi concÍt-zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
tresl, piu in generale, il ruolo che spetta alla capacita umana

90 9]
di progettazione e di azione, dunque la possibilitá stessa di ne della virtú, Ai razionalisti, che sanno distinguere ilmomen-
una qualche forma di política razionale. Sempre Machiavelli, to soggettivo delle azioni da quello oggettivo delle strutture,
Principe, riconosce la plausibi- sarebbero subentrati gli scettici, che ten dono a dissolvere le
nel celebre capitolo XXV delzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
lita dell'opinione secondo cui gli uomini non possono «cor- costanti e le strutture della política in un flusso decisionale
íl corso degli eventi ma debbono sempre in balia della contingenza: per questi il realismo avreb-
reggere» con la prudenzazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
rassegnarsi a lasciarsi «governare» dalla sorte: una tesi cui gli be cessato d'essere l'anticamera della scienza política per ri-
uomini attribuiscono particolare credito «ne' nostri tempi dursi a torso di una (precaria) arte dell' autoconservazione.
per la variazione grande delle cose che si sono viste e veggonsi Con il suo elogio della «discrezione», GuiccÍardini puó essere
ogni di, fuora di ogni umana coniettura», Ma, pur confessan- considerato il paladino del giudizio in etá moderna.
do di essere talora indotto ad accogliere tale opinione, il Se-
gretario florentino, in un disperato sforzo di difendere il po- E grande errare parlare delle cose del mondo indistintamente
e assolutamente e, per casi dire, per regala; perché quasi tutte han-
stulato del libero arbitrio e l'iniziativa dell'uomo nella storia,
no distinzione e eccezione per la varietá delle circustanze, le quali
dichiara la sua preferenza alla congettura che «la fortuna sia
non si possono fermare con una rnedesima misura: e questa di-
arbitra della meta delle azioni nostre, ma che etiarn lei ne la- stinzione e eccezione non si truovano scritte in su' libri, ma biso-
sci governare l'altra meta, o presso, a noi»!". gna le insegni la discrezione'",
Nelle sue formulazioni piú persuasive, lo si e giá sottoli-
neato, il realismo e dietetica del potere, dunque una dottrina Non e lontano da queste forrnulazíoni Montaigne, per il
della moderazione strategica. La dietetica del potere e desti- quale gli avvenimenti, specialmente in guerra, dipendono
nata pero a infrangersi davanti alla sfida dell' eccezione, che co- «per la maggior parte, dalla fortuna» 17• E nel Seicento, uno
stringe il realista a risposte radicali. La dietetica e un' arte di go- scrittore rappresentativo di questo orientamento scettico
yerno legata a particolari condizioni, presuppone l'intesa e la quale Virgilio Malvezzi sentenzia: «negli affari politici, non vi
disponibilitá alla negoziazione e alla moderazione da parte di e altra regola, che la fortuna»!",
entrambe le partí. Ma non e una ricetta affidabile in una situa-
zione in cui qualche attore sfida in maniera rivoluzionariazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
l' 01'-
dine interno o internazionale o in cuí ogni calcolo strategico e 3. «Arcana imperii»
frustrato dall'inaffidabilitá delle parti in gioco. In condizioni
di corruzione estrema, que sto il senso della lezione di Machia- «Il segreto sta nel nueleo piú interno del potere» ha scritto
velli, occorre saper usare mezzi estremi. Tre secoli piü tardi, gli Elias Canetti'". Non e la forza, una risorsa che del resto va irn-
avrebbe fatto eco, attestando al suo autore «una mente davve- piegata con parsimonia, che di per sé decide dell' esito dei
ro política che pensava nel modo piu grande e piu nobile», He- conflitti. Molto di piu incide il suo impiego strategico, quin-
gel: «Una vita prossima alla putrefazione puó essere riorga- di la segretezza dei piani, la dissimulazione delle proprie in-
nizzata solo con la piu dura energia» 15. tenzioni, che consente di cogliere di sorpresa l'awersario e di
Con l'agg1'avarsidel disordine delle cose d'Italia e della di- sconfiggerlo senza eccessivo dispendio di mezzi ed energie.
pendenza dal pote re straniero, con il caos delle guerre civíli Essendo temuto, inoltre, il potere e anche intensamente os-
confessionali in Europa; la letteratura del Barocco e del Ma- servato; e l'eccessiva esposizione agli sguardi ne puo svelare
niel'ismo político avrebbe perso la fiducia in questo ruolo atti- le incrinature. TImodo migHore che il potere ha per proteg-
vo dell'intelligenza umana e ridimensionato i margini d'azio- gersi e per conseguire i suoi effetti e allora quello di combi-

92 93
nare l' ostentazione intimidatoria del suo arsenale coercitivo del potere. Gran parte della letteratura política che accom-
con la dissimulazione di talune sue potenzialitá e la secreta- pagna iI processo di monopolizzazione del potere, di centra-
zione di una parte dei suoi atti. Da questa doppiezza del po- lizzazione e di disciplinamento in cui consiste la formazione
tere discende la duplicitá del programma del realismo, che e degli Stati moderni, con cerne proprio queste tecniche equi-
cío che appare e al tempo stesso di ció che si ce-
indagine dizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA voche volte a produrre obbedicnza e disciplina. La differen-
la dietro l'apparenza, dottrina essoterica del potere pubblico za tra i teorici della sovranitá e gli autori della ragion di Sta-
arcana imperii.
e dottrina esoterica deglizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA e
to consiste nel fatto che in questi ultimi piü evidenziata la
Gia gli storici del mondo antico avevano riconosciuto componente prasseologica. Non ci si limita ad affermare l'in-
questa veritá, Fra di loro Tacito e il piú sottile indagatore dei dispensabilitá del monopolio statale della forza ma si trae la
segreti del Palazzo, dei labirinti dí un Potere costantemente conclusione pratica che i governanti non debbono esitare a
teso a esibire la sua forza e a nascondere i suoi misfatti. Ma e far ricorso a qualsiasi mezzo, anche moralmente illecito, per
nell'etá della formazione dello Stato moderno, segnata dai raggiungere il fine dell' autoconservazione e dell' autoaffer-
conflitti confessionali che hanno lacerato l'unitá della repub- mazione".
blica cristiana, che la trattatistica política elabora una siste- Con i cataloghi di massime, talora generalissime talaltra
matica del segreto. La teorica degli arcana imperii diventa il contraddittorie, degli scrittori che si richiamano alla «ragion
nerbo della dottrina della ragion di Stat020. Essa riconosce il di Stato» si potrebbero compilare volumi. Qui menzionere-
nesso che esiste tra sapere e disciplina e opera nel senso del- mo soltanto un loro dichiarato avversario, Immanuel Kant, e
la monopolizzazione non solo del pote re ma anche del sape- il suo trattatello Per la pace perpetua, in cui si trova una sinte-
re. Chi governa deve accumulare il massimo di sapere e lavo- si efficace di quelli che sono i precetti fondamentali di quella
rare affinché i segmenti strategici di questo sapere non arri- dottrina. Kant conosceva bene la materia e poteva trarre dal-
vino a conoscenza né dei nemici né dei sudditr". n grande la storia tedesca del suo secolo un esempio paradigmatico di
vettore della razionalizzazione dello Stato e l'istituzionalizza- doppiezza machiavellica. Nell'Antropologia ci ricorda per
zione del sapere segreto. Anche le logge massoniche, che al l'appunto come Federico Il, l'autore dell'Anti-Machiavelli,
potere assolutistico intenderanno contrapporsi organizzando «benché professasse in pubblico di essere soltanto il primo
le forze morali della societá civile. servitore dello Stato, in privato non poteva nascondere, so-
Il Sapere del Palazzo riguarda le tecniche in cui si artico- spirando, che la veritá era l'opposto, con la scusa che la col-
lano le conoscenze particolaristiche di chi comanda. Il crite- pa era di quella brutta razza che si chiama genere umano»:".
rio e quello dell'efficienza del comando. Nelle sue varianti Pur proponendosi di elaborare una costituzione che possa
forti, propriamente «machiavelliche», la teoria della ragion di servire a ordinare anche una repubblica di diavoli, Kant pren-
Stato puó sembrare null'altro che un'apologia della sopraffa- de assai esplicitamente posizione contro la ragion di Stato,
zione da parte dei potentí - e come tale, senza dubbio, fini- contro una dottrina cioe che legittima la violenza e il dispoti-
sce per essere adoperata. Ma nelle sue varianti moderate es- smo in base a una sedicente esperienza antropologica; ma in
sa e una dottrina della conservazione dello Stato, una pras- realtá si tratta non degli uomini come per natura sono ma co-
seologia della prudenza politica, orientata alla prevenzione me una certa política «li ha fatti».
dei disordini e delle insidie, ossessionata da un imrnaginario Secondo Kant, il sedicente realista o moralista politico,
polemogeno. Con l'etá della ragion di Stato, il realismo assu- colui che adotta il punto di vista di Machiavelli, pur rinne-
me il carattere di un'ideologia al servizio della stabilizzazionezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
gandolo, e usa moral e e religione soltanto come copertura

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ideologica di politiche ispirate a ohiettivi di autoconservazio- leggi, ma alle leggi stesse». COSIscrive il teorico dei «colpi di
ne e autoaffermazione, Stato» Gabriel Naudé, richiamandosi all'autoritá di Charron,
agisce in base alle seguenti massime:zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
[ac el excusa, 2) sifecisti llega, 3) divide el impera'". A esse
1)zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA per avvalorare il principio secondo cui per rispettare la giu-
possono essere ricondotti gran parte dei consigli di pruden- stiúa nelle cose gran di bisogna talvolta allontanarsene nelle
za politica impartiti da quella disciplina che Carl Ludwig von cose piccole: «per agire con giustizia alI'ingrosso e permesso
Haller, il teorico della Restaurazione, avrebbe denominato far torto al dettaglio»?", La giustizia all'ingrosso e l'utilitá del-
«macrobiotica» o «arte di prolungare la vita degli Stati»25. lo Stato (o dei Grandi, dei Potenti nello Stato), il torto al det-
Kant nega peró, anche sulla base dell'esperienza recente del- taglio e quanto la cíviltá giuridíca moderna denuncia come
la rivoluzione francese, che quelle massime possano davvero violazione dei diritti. E owio che questa dottrina si colloca
giovare alla conservazione di uno Stato civile. agli antipodi di quelle elaborazíoni che sarebbero confluite
Con la mas sima del [ac el excusa si cerca una soluzione a nel grande filone del costítuzionalismo.
buon mercato del conflitto tra morale (o diritto) e convenien- La massima del si fecisti nega e il campo di applícazione
za politica. La formula traduce in precetto per la prassi il prin- della menzogna e della dissimulazione. A partire da Platone
cipio della «forza normativa del fattuale». Ció che e acquista, si e accumulata una letteratura sul ruolo deUa «nobile men-
per il [atto stesso di essere, la sua legittimitá. Dopo aver viola- zogna» esercitata contro i nemici. La política di potenza e di
to una norma si cerca giustificazione nelI' emergenza o nelIa sopraffazíone (o di pulizia etnica, per riprendere un esempio
necessitá. Tale giustificazione appare facilmente persuasiva attuale) implica violazioni del diritto e della morale la cui gra-
quando sia in gioco la salvezza della cosa pubblica. vita non puó essere giustificata. In questo caso, anche una
strategia di minimizzazione appare inadeguata, occorre can-
Facci dunque uno príncipe di vincere e mantenere lo stato: e' ceUarele tracce di quanto si e cornpiuto per non dover sentí-
mezzi sempre fieno iudicati onorevoli e da ciase uno saranno lau- re ilpeso della sua irreversibilitá'". Quando l'evidenza dei fat-
datí; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo even-
ti non puó essere negata, la dottrina della ragion di Stato
e
to della cosa: e nel mondo non se non vulgo, e' pochi non ci han-
escogita la soluzione di imputarne la responsabilitá a un ca-
no luogo quando gli assai hanno dove appoggiarsr".
pro espiatorio. La sorte che Cesare Borgia riserva al suo luo-
Il fine deIla sopravvivenza del collettivo giustifica in ogni gotenente di Romagna Ramiro de Lorqua, «per purgare li
caso il ricorso alla forza e alla frode. E quando la minaccia al- animi di quelli popolí e guadagnerselí in tutto», volgendo
la sopravvivenza e aIl'ordine non risulti immediatamente per- contro di lui l'odio dell' «universale», e diventata paradigma-
cepihile, un principe ha sempre buon gioco nel sollecítare tica di quest' astuzia della ragione strategica'". Naturalmente,
l'immaginario polemogeno evocando qualche congiura o la política della menzogna presenta costi cosi ahí da conflig-
quaIche nemico che trama nell'ombra. gere con l'interesse alla stabilizzazione. Gli stessi autori ere-
La strategia della minimizzazione del torto in nome del sciuti aquesta scuola avvertono la problematicirá dell'itera-
principio di nccessitá trova la sua elaborazíone giuridico-po- zione di massime di questo genere?". L'arte della dissimula-
lítica nel concetto di deroga. E in effettí, quello della deroga zione funziona solo se adoperata con molta parsimonia (oltre
alle leggi e un tema rÍcorrente negli autori della ragion di Sta- alla dietetica della forza, c'e una dietetica della frode)' Ma la
too «Molti ritengono che un príncipe saggio cd esperto deb- ragíon di Stato tende a stravíncere e cosl finisce spesso per eS-
ba, se la necessita lo richiede, non solo comandare secondo le sere self-defealing.

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e
divide et impera un altro principio in-
La massima delzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA Tocqueville sentenzierá: «Ogni governo che semina
tramontabile dell'agire strategico, applicato con eguale suc- e
vizi, prima o poi raccoglie rivoluzioni: questo si visto fin dal
cesso nell' ambito della política interna e di quella internazio- principio dei secoli»:".
nale. Il virtuoso della strategia e per il realismo un seminato-
re di discordia: il nemico che nel suo agire strategico adottazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
il
codice della frode insieme con quello della forza. «Non ti 4. L'arte delta simulazione
prendere a danneggiar piú insieme, ma macchinando contro A Corte, ci si corica e ci si alza pensando al proprio interesse; esso
di tal'uno, confederati in amicizia con quell'altro» recita una e do che vi si digerisce mattino e sera, giorno e notte; ció che in-
massima del Breviario dei politici attribuito al Cardinale Maz- duce a riflettere, a parlare, a tacere, ad agire; solo con questo spi-
zarino'". Lo stesso principio e formulato da Machiavelli: rito ci si accosta agli uni e si trascurano gli altri, si sale e si scende;
in base a questo principio vengono dosati riguardi, compiacenze,
e
I1 modo cercare di diventare confidente di quella cittá che e stíma, indifferenza, disprezzo".
disunita; ed infino che non vengono all'armi, come arbitro ma-
neggiarsi intra le parti. Venendo alle armi, dare lenti favori alla par- Lo spazio della Corte e
il campo in cui si esercita l' erme-
te piú debole, si per tenergli piú in su la guerra e fargli consuma- neutica del realismo. In questo spazio l'interesse la fa da pa-
re, si perché le assai forze non gli facessero dubitare tutti che tu vo- drone, ma gli sforzi sono tutti indirizzati a dissimularlo o a
lessi opprirnergli e diventare loro principe. E quando questa parte
e governata bene, interverrá quasi sempre che l'ara que] fine che e
trasfigurarlo in quella grande finzione che il bene comune.
Degli interessi, ci rassicura con una voce il realista, si puó da-
tu ti hai presupposto (Discorsi,Il, 25).
re calco lo razionale; l'arte della simulazione e della dissimu-
lazione, insinua pero un'altra voce, puó rendere vana ogni
Ma in modo ancora piú subdolo opera il corruttore, che
previsione e ogni calcolo.
applica la massima rigorosamente nel senso della frode. Dal-
Un' analisi classica di quest' arte la troviamo in uno dei sag-
la corruzione di amici e nemici il principe si attende l'inde-
gi morali di Bacone, intitolato Delta simulazione e dissimula-
bolimento di qualsiasi congiura avversaria e il disgregarsi di
ogni possibile alternativa al suo potere.
zione. Ma la centralita del nascondersi e del celarsi nella vita
Con la stagione delle rivolte e delle rivoluzioni, la moder-
sociale e
un tema ricorrente deHa letteratura dell'epoca ba-
rocca. Di questa tattica estrategia deHo stare coperti si dan-
nitá dovrá rendersí conto che queste massime, cui la ragíon
no, secondo Bacone, tre modalitá.
di Stato attribuisce la funzione di consolidare il potere, sono
in realtá vettori di destabilizzazione. Esse imprigionano gli
Primo, la discrezione, riservatezza e segretezza: quando uno si
Stati in un labirinto di illegalitá e di ingiustizie, compromet- e.
sottrae a farsi vedere, o a farsi afferrare qual Secondo, la dissi-
tendo il processo di razionalizzazione. Kant condanna i cri- mulazione mella negativa: quando uno lascia cader segni e prove
mini commessi dalla rivoluzione a cuí con animo contrastato, che egli non e quello che e. Terzo, la simulazione nell'affermativa:
tra l'entusismo e l'orrore, gli tocca nei suoi tardi anni d'assi- quando un uomo intenzionalmente ed espressamente finge e so-
stere: ma sa che quegli eccessi son o causati da un'arte di go- stiene di essere que! che non 34• e
yerno che fa leva sulle passioni piu basse dell'uomo e che di
esse si serve per sostenere politiche contraríe al diritto. Mez- Torquato Accetto, per parte sua, in Della dissimulazione
zo secolo piu tardi, quasi alla víg.ilia del 1848, in un impor- onesta, cosi definisce il SUD oggetto: «La dissimulazÍon e una
tante discorso contro i meto di di governo della Francia or-zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
industria di non far vedere le cose come sono»35. Simulare la

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speranza e dissimulare l'incertezza, la paura, la disperazione
Dunque, uno strumento utile per neutralizzare e combar-
e il primo requisito dí un'attivitá di comando, che deve saper
zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
tere i nemici, non molto - talora anzi controproducente - per
infondere ai subordinati íl coraggio. In quest'arte sta la quin-
crearsi amíci. Il realismo della forza rende lirnpide le con-
tessenza della prudenza. «Il cauto silenzio e íl santuario del-
trapposizioni amico-nernico, Quello della frode le confonde
la prudenza» scrive Baltasar Gracián36•
e aumenta l'opacitá e l'incertezza dell'arena política. L'intima
Simulazione e dissimulazione evitano il ricorso alla vio-
contraddittorÍeta di questa pratica sta nel disconoscere Í'im-
lenza. Ma vi sono altre ragioni - propriamente di ordine stra-
portanza strategica della fíducia. In condizioni di elevata con-
tegico - che consigliano il ricorso a questi stratagemmi.
flittualitá e di scarsa informazione, il poter far conto sulla ri-
sorsa fíducia - che rappresenta «uno stadio intermedio tra
1 grandi vantaggi della simulazione e dissimulazione- osserva
conoscenza e ígnoranza relative all'uomo»?" - e un fattore
ancora Bacone- sono tre: primo, mettere a dormite l' opposizione
e sorprendere: perché quando le intenzioni d'un uomo sono pub-
strategico di inestimabile pregio.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONML
blicate, e come un allarmeche chiamaa raccolta tutti quelli che son
contro di esse. I1 secondo e riserbarsi un' onesta ritirata; perché se 5. Elogio della corruzione
uno s'impegna con una manifesta dichíarazione, deve o riuscire, o
soccombere. Il terzo e scoprir meglío l'animo altrui; perché a chi Non soltanto la dottrina della ragíon di Stato ma anche la filo-
si apre gli uomíni difficilmentesi mostreranno ostili, ma lasceran- sofía della nascente societá mercantile s'inscrive nell' alveo del
no che vada avanti e volgerannola loro liberta di parola in propria realismo politico. Se il grande tema del moralismo e la critica
liberta di pensiero. dcl1a corruzióne, spesso íl realismo si cimenta nell'elogio del-
la corruzione che conque aUa moltiplicazione degli scambi e
L'arte della simulazione e dunque insieme una tecnica di- al diffondersi dellusso. Con quali argomenti? Sarebbe agevo-
fensiva e una tecnica d'attacco. La Corte e il teatro di tante le ricavarne dalla letteratura settecentesca un ampio reperto-
píccole guerre, in cui la tattica prevale sulla strategia, e in cui rio. La societá deí bisogni e dell' egoismo e ilyero principio del-
l'uomo prudente sa che la prima regola per poter resistere a la civiltá. L'utile e la prosperitá degli Stati sono il ftutto della
lungo, attendendo l'occasione propizia per sferrare la propría forza e della frode. In nome dell'interesse degli Stati occorre
offensiva, e tenersi coperti, arroccandosi in una difesa intes- contravvenire non solo al comandamento «non uccidere» ma
suta dí inganni. Ilprimato della difensiva viene teorizzato dai anche a quello «non rubare». La corruzione non e solo un sin-
moralisti ben prima che Clausewitz ne elabori la sua versione tomo di decadenza, piú spesso e un vettore dí espansione e di
nella strategia militare. consolidamento della potenza.
L'opera che puó essere assunta a paradigma del machía-
Ci sono anche tre svantaggi,a pareggiare ivantaggi.Primo, che vellismo economico e la Fauola delle api di Bernard Mande-
la simulazione e la dissimulazionecomunemente portano con sé ville~ i1cui nUc1eQ,o~inario,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLK
r:aifJ(jare$co1JtC11t()~OJIflCt() i/úr-
un'ornbra di tímidezza,la quale, in taluní affari, toglie le aliper vo- lan!; resionestiJ d$al.é al 170.5. E un testo fondamentale per
lare dirictoallameta. Secondo, chemette in imbarazzo e rende per-
l'antÚ'aziQoali$mo della te9da della soc:leta: M~devme. SVÍD-
pIessi i pensieri di moltí, che forse altrimentí coopererebbero, e fa
cola la concezione della socÍeta come artifício dal modello
che un uomo cammini pressoché solo verso i propri fini. Terzo e
contrattualista e l'individualismo dall'assunto che gli uomini
massimo, che priva un uomo di uno dei princípalissimi strumenti
dell'azione: la fiducia e il creditoJ7. agiscano come soggettí isolati in uno stato naturale e si uni-
scano secondo dei calcoli razionali. La sua e una ricerca sui
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«veri fondamenti» della societá, volta a «dimostrare che se Di fronte al processo della corruzione - al particolarismo dei
l'uomo fosse rima sto nel suo primitivo stato d'innocenza, e privad, all' avarizia - il Fiorentino non vedeva altra vía d'u-
e scita che il ricorso alla forza, ai mezzi eccezionali, pur consa-
avesse continuato a godere dei benefici a luí destinati, nonzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
assolutamente probabile che sarebbe divenuto quella creatu- pevole dell' antinomia del político: colui che puó fermare con
ra socievole che ora e»39. Per lui la socievolezza e il risultato mezzi eccezionali il corso della corruzione non potra che es-
di un gioco di interessi e passioni - in cui la riflessione e la ra- sere lui stesso un prodotto della corruzione'". Contro coloro
zionalitá hanno un ruolo derivato e marginale - e la societá che vedono nel prevalere dell' avarizia, del particulare, la cau-
non si fonda su un calcolo razionale degli individui. Da cío sa della corruzione e del venir meno della passione per il be-
discende che il benessere della nazione si realizza come un ef- ne pubblico, Mandevílle obietta invece che questo e massi-
fetto non intenzionale delle azioni degli individui, non come roizzato dall'inttecdo del1~passioni egOi$tiche. Non lntrijga,.
scopo di qualcuno o prodotto di un disegno razionale. lita, che e aclarta alle.piccol~ societá chiuse, ma le passioní
Mandeville e il Machiavelli del paradigma economicistico l' aVa1'~ia,l!ftInbiziQtle}la van~glória o l'orgoglió
egoistiche,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
di spiegazione della societá e delle sue regole. Significativa e sono alla base <itillosviluppo ¿elle gran(Ü.societa. Se la .fru-
galitá e l' austeritá dei costumi si addícono alle «piccole so-
aquesto proposito gia una formulazione che leggiamo nel-zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Ylntroduzione alla sua Ricerca sull'origine della uirtú morale: cietá di uomini buoni e pacifici», ora e la dialettica dí prodi-
«Una delle ragioni principali per cui cosí poche persone com- galitá e avarizia, consumo e risparrnio, che promuove lo svi-
prendono se stesse e che la maggior parte degli scrittori inse- luppo della societá apetta.
gnano agli uomini sempre quello che dovrebbero essere, e Troviamo qui, accanto alla polemica nei, confronti della
quasi rnai turbano le loro teste dicendo loro quello che sono morale Cristiana, anche il rífiuto dell'eticitá classica, il cuí ul-
realmentew"', Al di la di questa díchiarazione metodologica, timo cantore, in etá moderna, sara Rousseau.Sia per la novitá
che richiama quell' empirismo radicale di cui abbiamo trova- dell' antropologia siaperla radica lita con cuí delinea la sua so-
to precoce testimonianza in Machiavellí, tutta l'opera di luzione contrattualistica, sia ancora per il programma peda-
Mandeville ci offre una genealogía della socievolezza e della gogíco, Rousseau resta agli antipodi, nonostante le sue di-
morale basata sull'assunto che non le qualita buone ma gli at- chíarate intenzioni, del realismo politico. Il che, beninteso,
tributi cattivi dell'uomo lo rendono socievole. «Cio che noi non gli impedisce di raggiungere verticí di realismo psicolo-
chiamiamo male, sia morale sia naturale, e il grande p~incipio gico che loiscrivonoa buon dirítto nella gallería dei massimi
che ci rende creature sodeyoli»41. L'approccio utilitaristico ai moralisti della storia. Ri5petto alle opposte concezíoni del de-
vizi viene a configurarsi cosi come la variante moderna di un moniaco del potere e dell' eticizzazione dei costumi la filoso-
realismo che all'autonomia della política ha ormai sostituito fía della societa civile imbocca invece con Mandeville una ter-
l' autonomia della sfera economíca. za via, individuando un oggetto, un meccahismo, che con-
E in gioco pero un'operazione piu complessa della sem- sente di rovesciare la logica entropica del potere. La partita
plice estensione del realismo machiavelliano all'economia. che si gíochera tra arm()pia degli interessi e conflitto enttopí-
Machiavelli partiva dalla scíssione manifesta tra morale pri- co, tra mano invisibile e hecessita della coercizione risultera
vata (cristiana) ed etica politica, mirante alla salus populi, e a oghi buon conto la partita decisiva della modernita.
costatava che la morale privata era inadatta all'azione di go-
yerno. Si doveva apparire morali (nel senso cristiano) ma non
esserlo. La via da luí imboccata si rivelava pero senza uscita.

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colando la sua concezione delle istituzioni. Non e difficile co-
JIzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
realismo politico e le ideologiezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
statare come in quest' ambito Machiavelli sia analíticamente
piú ricco di Tucidide, Tocqueville di Machiavelli e Weber di
Tocquevílle. Presupposto di questo interessamento alle istitu-
zioni e ovviarnente la convinzionc che la morale non basti a fre-
nare l'abuso del potere, ma occorrano, come dice Machiavel-
li, «buoni ordini e buone leggi». Ragione del crescente rilievo
attribuito a esse l'esperienza e la riflessione storica, che mo-
strano come l'ingegneria istituzionale possa contribuire alla
stabilizzazione dei rapporti politici.
Certo, in conforrnitá con i suoi assunti piu generali, il rea-
lismo vede le istituzioni esposte naturalmente a molti rischi e
Il realismo istituziouale
1.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA considera la loro evoluzione alla luce del consueto dualismo di
realta e apparenza. Quando il teorico della civilizzazione ad-
11realismo non e cieco nei confronti dei rischi del potere. Sa dita come progresso un'innovazione istituzionale, il realista
che la hybris del fare la storia, del dare un ordine definitivo prende atto con un certo scetticismo e si affretta a verificare se
alle contingenti relazioni umane, e da ternpo immemcrabile quel progresso sia davvero reale o se si limiti invece all'appa-
alla radice delle grandi tragedie politiche. Gia Platone argo- renza, alla forma esteriore del processo político. Alla fantasía
menta nelle Leggi (70c), facendo ricorso al mito di Crono, istituzionale vengono posti límiti dall'invarianza della natura
come nessuna natura d'uomo sia capace di governare le cose umana, alla razionalitá ordinatrice fa ostacolo la contingenza.
umane con potere assoluto senza riempirsi di violenze e in- Spesso eongiunture storiche sfavorevoli condannano all'in-
giustizie e cerca un rimedio a ció nelia legge, nella giuridifi- successo anche gli assetti istituzionali piú equilibrati. E non-
cazione e nell'eticizzazione del potere. Su scala maggiore ri- dimeno, in virtú del suo orientamento alla «dietetica della po-
sl'ettQ alle tlrannidiantichc, il mondo moderno ha fatto espe- tenza», almeno il realista moderato e interessato ai meccani-
rtenza, dagli ass()lu,tismi Dlonarchici del xvn e XVIII secolo smi atti a prevenire abusi del potere/.
ai totalítarísmi del XX secolo, dei devastanti effetti di un po- E anche in nome del realísmo che il potere viene limitato
tere senza limiti e ha riconosciuto come violenza e corruzio- per prevenire gli abusi: il governo degli uomini dal governo
ne ne siano conseguenze inevitabili. «Il potere tende a cor- delle leggi, il gubernaculum dalla iurisdictio, le burocrazie pa-
rompere e il potere assoluto corrompe in modo assoluto» trimoniali dalle istituzioni rappresentative. Il realista ricono-
scríve Lord Acton in una lettera del 1887, la cui citazione ri- see il ruolo delle istituzioni nel modificare valori, rappresen-
corre da aliora nella letteratura sul Iiberalismo '. tazioni eollettive e comportamenti politici. Ma tiene ferrni,
Benché nel suo paradigma originario il realismo si conno- quando considera le istituzioni, i seguenti capisaldi: a) il pri-
ti per il riconoscimento della [ragilitá delle istítuzioni ríspetto mato del governo degli uomini sul governo delle leggi; b) il
al ciclo naturale della crescita e della decadenza, alla physeos primato dei poteri politici rispetto a quelli di controllo; e) il
ananke, alla violenza della natura umana, nondimeno nel cor- primato della eostituzione materiale sulla costituzione for-
so della storia esso e venuto, in relazione alla crescente consa- male; el) la natura complessa dell'evoluzione giuridica. In ri-
pevolezza della rninacciositá del potere, differenziando e arti- ferimento a ciascuno di questi elementi, la sua preoccupazio-

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ne e di evidenziare quanto si nascondazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dietro ostia sotto o arrivi a toccare i santuari del potere: le grandi controversie di
venga prima della configurazione formale delle istituzioni.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
natura politica possono essere decise soltanto in maniera po-
a) Dall'antica disputa filosofica se sia migliore il governo lítica".
degli uomini o il governo delle leggi, il realista non si sente e) Se aleatorio risulta, nella política internazionale, confi-
particolarmente coinvolto: la sua attenzione si tivolge, sottozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dare nell'equilibrio e affidarsi alla moderazione delle poten-
il profilo empirico, al ruolo che gli individui esercítano nelle ze, qualche risultato in piú sembra possibile conseguire affi-
istituzioni. Se l'attivitá politica e fondamentalmente irrazio- dandosi a progetti costituzionali di stabilizzazione del pote-
nale, se a determinarla sono in primo luogo le passioni del po- re, al fine di garantire durata alle sintesi politiche. A partire
tere, e ovvio che per comprenderla occorre considerare pro- dall'antichitá questo programma di stabilizzazione viene per-
prio gli uornini che da queste passioni sano mossi a scegliere seguito, contemperando forze e interessi sociali eterogenei,
e ad agire. Il realista sa che e fuorviante e pericoloso spiega- con il modello del governo misto, che ben rappresenta 1'0-
re il divenire storico privilegiando la forma rispetto alla vita; ríentamento rcalistico in ambito istituzionale. Ma, piü in ge-
per questo e interessato a mettere in evidenza che dietro a nerale, con la filosofia política classica e con Aristotele pren-
ogni norma c'e un potere, quindi una concreta volontá uma- de forma una teoria della costituzione materiale come «ordi-
na; e che ogni norma e oggetto d'interpretazione e di ricono- namento delle magistrature» e insieme come struttura delle
scimento da parte di soggetti concreti, da cui in definitiva di- forze sociali, delle classi e dei poteri che, nell'insieme delle lo-
pendono la sua legittimitá e la sua efficacía. ro interrelazioni, configurano un concreto assetto político. 11
b) Fra i poteri di cui dispone uno Stato, la preferenza del realismo istituzionale, in altri termini, sottolinea la necessitá
realista va verso quelli di natura política o esecutiva, che non che gli ordinamenti formali siano in accordo con le esigenze
esprimono tanto un punto di vista al di sopra delle parti ma profonde e quelli che Machiavelli avrebbe chiamato gli
il punto di vista della parte piü forte (anche se divenuta, in «umori» della societá. Al culmine di questa tradizione che
virtú della regola di maggioranza o di altro principio di rico- guarda aIla dimensione materiale della vita delIe istituzioni
nos cimento, rappresentativa della totalitá), 11realismo e una possiamo collocare Hegel, quando definisce, in polemica con
filosofía del gubernaculum piú che della iurisdictio, dal mo- l'artificialismo rivoluzionario, la costituzione (Verfassung)
mento che il suo interesse primario non e la tutela del diritto «organizzazione dello Stato» e «processo della sua vita orga-
quanto piuttosto l'efficacia dell'azione: per una concezione nicas", Non a caso sará I'hegeliano Lassalle a elaborare una
tecnica dello Stato l'essenziale e «reperire i mezzi adeguati teoria della costituzione materiale, cui ancor oggi si fa riferi-
per ottenere nel caso concreto un risultato concretoe-'. Per il mento.
realista il potere giudiziario e, proprio per la sua pretesa im- d) Intesa come insieme di forze socialí e politiche e come
parzialitá, il pote re piú debole. Vero e semmai che, alla radi- assetto giuridico dei loro rapporti, la costituzione non e per i
ce del carattere discriminante (colpevoli e innocenti) del pa- realisti il risultato di un progetto razionale, di un atto costi-
radigma giudiziario il realista coglie la memoria della guerra tuente, di una decisione che crea l' ordine giuridíco a partire
e la traccia di un pÍu originario paradigma moral!:! e político da un nulla normativo, quanto piuttosto il risultato di un pro-
(buoni e cattivi, amici e nemicí). E van.o pertllIlto postulare cesso, che si svolge nel tempo «attraverso lotte e agitazioni»,
una purezza impolítica della giurisdizione e presupporre una come nota Polibio (VI, 10); o, per dirla con MachiaveIli, un
perfetta separazione tra la logica strategíca della conflittualitá ordine che si produce «a caso, ed in piú volte, e secondo Ji ac-
e la logica normativa della terzietá anche quando il processo cidenti» (Dúcorsi, 1, 2). I,'assetto istituzionale e visto quin di

106 107
come risultante di un percorso spesso contraddittorio, della corruzione, in quanto il potere limitato e moderato e an-
in cuizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
íl caso ha larga parte e in cui la ragione degli attori procede che un potere disarmato nei confronti delle forze del male;
per prove ed errori", daU'altro la tesi che il meccanismo della divisione dei poteri
Questi caratteri contribuiscono a spiegare perché il reali- costituiti non ha presa sui poteri che agiscono informalmen-
sta non attribuisca eccessivo rilievo alle differenze giuridiche te nelle pieghe della societá 9.
tra forme di governo. Al di la delle forme istituzionali, infat- Il realismo politico nella sua versione moderata, come
ti, comune e per lui la sostanza sociale e la dinamica del po- dottrina della dietetica del potere, incontra il costituzionali-
tere. Come problematizza i confini tra politica interna e poli- smo e la teorica del governo deIla legge. Da Montesquieu a
tica estera, tra pace e guerra, cosí il realista relativizza anche Tocqueville a Weber c'e un filone del realismo político mo-
le differenze tra forme di governo, tiranniche e repubblicane, derno che si innesta nellibetalismo, che si pone il problema
oligarchiche e democrariche, Notoriamente Machiavelli. po- del bilanciamento del potere, sia che esso assuma la forma del
ne sullo stesso piano i1 ruolo della violenza nella gtm.esídei re- governo misto o del controllo degli apparati amministrativí
gimi tirannici e delle repubbliche libere. «E chi piglia una ti- da parte di un organo rappresentativo oppure la forma del
rannide e non ammazza Bruto, e chi fa uno stato libero e non dualismo tra burocrarizzazione e democrazia plebiscitaria,
per scongiurare il rischio di una democrazia «acefala» in ba-
ammazza i figliuoli di Bruto, si mantiene poco ternpo»zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
(Di..zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
scorsi, 111,3). Quesra tesi evidenzia l'orientamento del reali- lía dei partiti e delle corporazioni. «In uno Stato moderno il
smo radicale, che ovviamente non puó conciliarsí con il co- po/ere reale, che non si esercita né nei discorsi parlamentari
stituzionalismo. Per esso «la guerra non e la ferita destinata a né nelle enunciazioni dei sovrani, ma nell'uso quotidiano del-
cicatrizzarsi neIla 'regolaritá' della politica, ma il suo sotto- Yamministrazione, e necessariamente e inevitabilmente nelle
fondo ineliminabilee". mani della burocraziao'". 11 realismo político e orientato so-
Per contro, la variante moderata del realismo intrattiene prattutto a mettere in evidenza i limiti dell'íngegneria istitu-
con il costituzionalismo un rapporto piú differenziato, anche zionale. Esso si contrappone a qualsiasi velleitarismo rifor-
se pur sempre problematico''. Realismo político e costituzio- mistico e indirizzo utopistico in materia di forme di governo:
nalismo condividono una concezione pessimistica della natu- «di tali forme - ammoniva ancora Max Weber - non se ne
raumana in relazione al potere, ma divergono nel valutarela possono creare molte ad arbitrio; per i grandi Stati ce n'é sol-
portara dei correttivi istrtuzionali necessarí a qOllteneme gli tanto un numero limitato. Per un politico realista la questio-
ahusi. Pet ditla in sintesi, il realismo mueve due Éendam,en- ne reale, da risolvere in rapporto ai compiti politici della na-
tali obiezioni alle filosofie del potere limitato, accusandole a) zione e quale di queste forme sía adatta di volta in volta al suo
di essere per cosi dire ossessíeaate dagli abusi d~macJ."Opo- Stato»!'.
teri e di non prestare attenzione allesfide ch~slJlgoll(,)daIPas- Grande appare invece oggi la distanza tra realismo e co-
SO e che possono risultare ancora piú dest~bili~ti per l'ot- stituzionalismo. L'evoluzione del costituzionalismo in questo
dine político; b) di non tenere in conto suffidente la com- secolo e andata, infatti, in direzione di un' eticizzazione della
plessita delle strategie dei macro- e micropoteri, che con di- costituzione e di una giustizializzazione della política, che
sinvoltura aggírano i limiti posti dagli assettí istituzionali. Cio non si possono conciliare con l'approccio rudemente conflit-
che differenzia il realismo dal costituzionalismo e da un lato tualistico degli eredi di MachiaveIlí. A fronte di questi svi-
la te,si che la limitazione del poteN!, se scongitita le maggion luppi, il realismo non puo fare altro che caldeggiare la re-
violenze e ingiusti.zie, non e in grad.o di pteverlite Pentíopia staurazione di una sobria concezione tecnica delle istituzioni,

108 109
Ít1t~~ecome $ttun~~qd perla re¡solátpentazione del potere e logico che dissimula piú che smascherare le reali dinamiche
pel' 1~prev~zíolle deí. $ugi ahusi12, Rispetto aU'orientamen- del potere, per l'altro uno strumento poco duttile nelIa ge-
ro libel'ale~!)$it1()j U.cQstituzi()oáUsmQ.contem~oraneopren- stione dei conflitti. «La teoria della sovranitá permette di fon-
d(! poi le distanze dal pess~fAism(}antropoIogioo per appre- dare un potere assoluto nel dispendio assoluto del potere, e
dan! a una con<:e~(me dd diJ;itto «mite»D; uftche questa una non di calcolare il potere col minimo di dispendio e il massi-
ilrealismo dassico, per i1
ragiQfl(! di 1'r()tonqo dissensQ can.zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
mo d'etficacia»!".
'l1.la1e U qititto 'assolve tm~.JUl'lzi(}nerepl'essiva e deve essCre Ancor piu estranea all'orizzonte concettuale del realismo
non rnite ma arcigno. Per contenere la deriva umana verso il e la categoria di contratto sociale, che per le teorie razionali-
male e porre argine al disordine occorre intimidire la «bestia» stiche dello Stato costituisce il fondamento della sovranitá.
che e nell'uomo. Non lo Stato artificiale ma lo Stato naturale, prodotto di evo-
luzione e di lotte storiche, e oggetto del realismo político. Per
2. Le finzioni della política dirla in terrnini hobbesiani, tale oggetto non e ilzyxwvutsrqponmlkjihgfe
Common-
uiealtb by Institution, l'ordinamento che consegue a un patto
In una delle sue accezioni rílevanti, si e detto, realismo e si- d'unione o d'obbligazione, rna íl Commonwealth by Acquisi-
nonimo di <{radicaleempirismo», per cui possiarno definire tion, cioe il regime político che nasce da una presa di posses-
realismo político queIl' empirismo che ha pet oggetto í fatti so o da un'occupazione'". Il discorso storico dei realísti rae-
del potere. A cezione di realismo si puo lar risalire containvece la storia dei re e dei potentÍ, delle conquiste e
la stessa ge scÍen:za politica, che storicamente si apre delle usurpazioni, delle vittode e delle sconfitte, pet legare gli
la sua viaeconsegue la p~opria autonomía scendendo in cam- uomini aUa..«coritinuita del potere attraverso la contmuÍta
po contro le grandi finzioni della metafisica giuspubblicisti- della legge» e per «affascinarli attraverso l'intensificazione
ca: sovranÍta, contratto sociale, volonta generale, bene comu- della gloria degli esempi del potere e delle sue gesta»17. La
ne, rappresentanza, identita di governanti e governati. lotta per la sopravvivenza del collettívo, non la ricerca del-
1 procéssi di monopolizzazione dcl porere e del sapere che l'accordo tra individui e alI'origine degli Stati e delle loro tra-
sono alla hase delPedificazione dello Stato modemo rappre- sformazÍoni.
sent!IDúper ílrealismo un ·campo sperimentale di straordina- Analogamente, per il realismo la nozione dí bene comune
ria rilevanza. Ma il realismo non e' Ínteressato tanto alla fin-
zióne giurídica della sovranita quanto alla pluralita del mec-
e priva di senso quando pretenda di determinare un punto
oggettivo dí sintesi degliínteressi di tutti. Quella del bene co-
canismi disciplinari che instaurano e consolidano l'obbe-
mune, sulla falsariga dell'apologo di Menenío Agrippal8, non
dienza in quelle formázioni di massa che sono gli Stati mo-
dcrrn. Non sono, inratti, le elegantí e geometriche tra~oni e che un'ideologia attraversola quale l'interesse di una parte
giuridkhé sulla sovtllnitA m9. le analisi di psicologia politica della societa viet:1etrasfigurato in interesse generale e nelIa
su! «m.eccanismi»14 quotidiaru del potere a consentirci di scienza política es~a e diventata bersaglío preferito della cri-
comprendere la víta concreta degli attori sociaU e di penetra- tíc:a qei teoricí realístí, a cominciare daJoseph A. Schumpe-
iJrcana del prindpi e dei loro oonsiglieri, dei corpi in-
re glizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA ter. Una definizione univoca di bene comune non si puo da-
termedi e delle oligarchie finanziarie, deí mediatori di·con- re, dal momento (he questo ha necessariamente «significati
senso e degli imprendítori di protezione. La teoría della so- diversi per indívíduí e gruppi diversi»; ma se anche a tale de-
vranita, ha sostenuto Foucault, e per un vetso un fattore ideo- finizione condivisa si supponesse di pervenire, ció non con-

111

I
110

---------------------......._---~--_ - .
sentirebbe comunque «risposte egualmente definite a singo- mentando che sono i pochi a farsi scegliere e che questi po-
lí problemi»!". chi non sono necessariamente i migliori. L' ambiente e le mo-
e no-
Uno dei cardini della moderna dottrina democraticazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dalitá della competizione política sono anzi favorevoli alla se-
toriamente íl concetto di volontá generale. Ma una volta ne- lezione di indívidui in cui primeggiano venalitá, arnbizione e
gata «l'esistenza di un bene comune unívocamente definito e volontá di potenza'",
discernibile da chiunque», che funga da fuoco verso il quale L'acqmsizione che. seno sempre in pochi a governare e
convergono tutte le volontá individualí, anche la volontá ge- certo vecchia come il pensiero politico. Aristotele, pur nel
nerale sí dissolve in una bolla metafisica. 11 passo succcssivo quadro di una censiderazíone deUa polis democratice. come
della critica schumpeteríana alla concezione dassica della de-
mocrazia consiste nel mettere in guardia dall' «attribuire alla
spazio in cm si realizza l'ide1l!ta di.
gover~are ,ed essere go-
vernátt, ríconcsce come le candlc rilevantl ftmscano per ~-
volontázyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
dell'individuo un'autonomia e una razionalitá del tut- sere in mano a un gruppo limitato di cittadini. Tutta la teon-
to irrealistiche». L'osservazione empirica mostra infatti che, ca della ragion di Stato descrive il Palazzo come un luogo
«entrando nel raggio della política, il cittadino medio scende chiuso, schermato da «nebbie» che impediscono alla Piazza
a un gradino inferiore di rendimento mentale» e ció fonda- di penetrarnei segreti, e comeilleatro dell'agire di poehi, .•il
mentalmente per tre ragioni:zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
a) «la pressione di impulsi e pre- príncipe e isuciministri, cotiliglierie cortígianl, N~'et3 ~el-
giudizi extrarazionali e irrazionali»; b) l' assenza di un con- la democrazía, ogni realista si compiace nel demolíre 1'1Uu-
trollo logico dei processi mentali applicati alla política e di sione che il potere appal'tenga órraai a tutti: ti partire .da
una verifica diretra dell'esperienza in relazione alla comples- un'acquisizione largamente condivisa si enuclea la dottrma
sita delle situazioni; e) la manipolazione informativa e l'in- delle élites o minoranze organizzate, che trova in Gaetano
fIuenza esercitata da «gruppi interessati a sfruttare la situa- Mosca e in Vilfredo Pareto i suoi sistematizzatori'". Ma giá un
zione»20.
La teoria della democrazia viene cosi passata al filtro del
secolo primáJohn Caldwell Calho uni
analizzando eón pis po-
lemica il primo sistema democratico su larga scala, quello
realismo politico. Se «il metodo democratico crea legislazio- americano aveva dato formulazione al principio délla. supe-
ne ed amministrazione come sottoprodotti della lotta di con- rio;ita dell~ minoranza organizzata sulla maggioranza disor-
correnza per il potere politico»21, il prius resta anche qui il ganizzata e riconosciuto l'esistenza di una classe di professio-
confIitto, per cui il risuItato non puó che essere struttural- nistt del1a pó)itica24, .
mente inquinato dai velení che la competizione per íl potere Ncllateotiapólitica del Novecento va a Max Weber ilme-
sprigiona. La pretesa razionalíta della scelta democratÍca e rito di ayer mostrato come il processo decisionale democra-
subordinata a fattori irrazionali: non l'argomentazione razio- tico tenda inevitabilmente ad assurnere una connotazione ce-
nale ma la manipolazione delle emozioni el' elemento che de- saristica trasformando ogni elezione in una sorta di plebisci-
cide la competizione strategica. Del resto, anche alla base del- , 1·' ,
too «11 plebiscito non e una comUlle 'votazione' o 'e eZlone ,
l'idea di rappresentanza troviamo due assunti finiti nel miri- b.cos
....·...1e la prgfesslolle di una '{cde' nella vocazíone dí capo di
no della corrosiva critica deí realisti. 11 primo postula il ca- colui che pretende per sé questa acc1amaZlone» . 25 A ·h .
. nc e m
rattere ascendente del potere, la sua investitura dal basso; il democrazia, dunque, non e il popolo che sceglie ma una mi-
secondo con cerne il carattere aristocratico della rappresen- noranza che sí fa scegliere: il grado dí democraticita di un re-
tanza, l'idea che attraverso l'elezione si giunga alla scelta deí gime politic() e tutto nelIa modalita di questo farsi scegliere,
migliod. Il realismo li mette entrambi in discussione argo- neUa diversa miscela di ragioni ed emozioni¡ ndIa tutela isti-
112 113
di un effehivo pluralismo, nemeffidenzª delle pro-
tuzionale:zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA coordinate ideologiche della modernitá - il pacifismo, il soli-
cedure.·Ogni teória realistica della democrazia riconosce la darismo, l'egualitarismo, l'anarchismo. Il realista, sia detto
superioritá di un dispositivo istituzionale di selezione dei ca- una volta per tutte, e ben consapevole del fatto che il deside-
pi chepreveda la competizione tra individui sulla base di pro- rio e la speranza sono un grande motore di trasformazione
grammi politici, rna inclina a ridimensionare il peso degli ar- storica e che nell'agire político non si puó attingere il possi-
gornenti rispetto aquello degli interessi e delle emozioni, a bile senza ayer tentato l'impossibile. Ma una volta ricono-
evidenaiare l'autore:ferenzialiHi del sistema politico, la neu- sciuto il ruolo dell'immaginario nell'orientare le azioni urna-
tl'allzzazione del co~senso e quindi Pespropriazione del clna- ne, egli e impietoso nel diagnosticare l'«eterogenesi dei fini»
dittLa opera delle oligarchie del partiti, dei media e del mer- e quella che e stata chiamata la «triplice frustrazione dell' a-
cato/". zione»: imprevedibilitá dell'esito, irreversibilitá del processo
e anonimitá (dunque irresponsabilitá) degli autorr".
AUabase delle ideologie moderne e del progetto utopico
3. La critica delle ideologie
della modernitá sta il postulato dell'eguaglianza degli uomi-
La modernita,Jo si e gis rilevato, ha mostrare nel suo irnmagi- ni e la fede nella potenzialitá della ragione di riformare in sen-
nario Ideologico una certa ostilita al principio realtá. Essa sta, so egualitario (sia pure secondo modalitá e con esiti differen-
per riprendere diagnosi fsmose, piuttosto sotto il segno della ziatí) gli assetti sociali, Anche l'utopia, come un'analisi delle
possibi,lita. Nella sua préiezione verso il futuro, nel suo stare opere paradigmatiche del genere, da Moro a Campanella puó
Ú'l bilico tra C:spedeuza e. aspetteriva, il setlso della possíbllitit agevolmente mostrare, sa, a dire il Yero,di dover venire a pat-
fittisce per oSt:tJt~equeno dclla teaIta. Ufáttostesso che mol~ ti con i metodi della ragion di Stat029. Ma la discriminante del
te diagnosi, nostalgiche o tragiche, della modernita abbiano il pensiero utopico e la fiducia nella possibilita di eliminare o
loro denominatore comune nell'awento deU'economia e del- razionalizzare le diseguaglianze sociali. Questa fede conflig-
la tecnka (:()tlsente di cómprenaetc questo trionfo della pos- ge radicalmente con l'assunto-cardine del realismo, che puo
sibilita: nella dimensione economÍCa e.tecnica vengono infarti essere sintetizzato nella formula: «ogni pensiero politico de-
prefiguratiscenarichelaragionepolitícanonoserebbeimma- ve incominciare dal principio dell'ineguaglíanza originaria
e
ginare. Anche se sPeSso si. presentata la politica come l'arte degli uomini»30. Il realismo tiene fermo al principio (fattuale
del possibile, ai cl~siq~appariva óvvio che quesCarte si eserci. e normativo insieme) delle gran di diseguaglianze: nelIa pro-
tasse in uno spaziodelimit~to e precostit~ito dalle dure leggi priet~i nel PQt~e, nel sapete, Gll uom¡.n~sono diseguali pef
della neces~ita. La r~gi()ne1ll0de,rnapretende dí dare scacéo a dota~()ne .ru'ltUtalee la societá non f~lt;he' accentu$l,tele cUse·
questa necessita. guaglianze; il riconoscimento delle diseguaglianze e, d' altra
Quello che si e conveUuto defJJiíre «ptógettopolitico del- parte, fattore d'integrazione e di dinamismo, principio di 01'-
la modernita» puo essere sinteti;zato nellll scommessa su11' e- dine e di sviluppo delle socÍeta. L'eguaglianza giuridica degli
conomía, sul diritto e sulla morale come vettori di civilizza- individui (come quella fra gli Stati) non e un presupposto na-
n
ZÍottedel potere27, realismo e pero scettico sulla profondita turale ma un prodotto storico dello sviluppo dell'umanita ed
e itreversibilitá di qll~sto processo. Se la re~ta politica e in- esercita un'influenza positiva soltanto combinandosi con il
tritlsecatn~nte' potere,. conllitto, ordine e gerarchia, ne COnse- riconoscimento di piu sostanziali diseguaglianze. Per quanto
guono precise implicazioni rispetto ai valori, che ci consen- vade possano esserele fOfllle istituzionali che orgarüzzano la
tono di comprendere meglio la hattura tra il realismo e le e
convivenza, ad acci>muriarle il fatto che SQl1() seropre pachi

114

l 115zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJI
i deteotori delpotere effettivo. Benché, ami ptoPr1o)n quan- mini sono delle bestie; i Principi sono delle bestie che non so-
to .AgUodi epoche democratiche - Tucidide e la democrazia no alla catenas ". Contrariamente a quanto postulano i dot-
ateniése, Machiavelli e Iarepubblica florentina, Tocqueville e trinari dell' antiliberalismo'", l'ideología liberale non si fonda
la democrazia americana, Weber e la d~Illocra~zaiione te. su un ottimísmo indifferenziato, ma su un'antropologia dif-
desea - •zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
.íl realista politico lnevítabilmente approdaalIa <<leg- ferenziale:zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
l'homo oeconomicus inclina alla cooperazione, mazyxwvutsrqponmlk
ge di ferro dell' oligatchia», l' horno politicus tende alla prevaricazione e al conflitto (di
Una delle grandi prestazioni scÍentifiche del realismo mo- conseguenza, il mercato e strumento di integrazione, ma il
e e
derno senza dubbio la crítica delle ideologie. NOn un caso potere e fattore di divisione e corruzione). Sulla base della co-
<:hesíano stati clue studiosi realísri delIa societa come Marx e mune preoccupazione per la tendenza all'abuso, intrinseca in
Pareto a coocepire, sia pure con divergentifinalít~!.fpIu am- ogni concentrazione di potere, tra le due concezioni del mon-
biziosi programmi di critica delle ideologie} t. Ma, come .gia do e certo possibile un'intesa'". Proprio per il suo atteggia-
un' analisi limitata alle opere di questi studiosi potrébbe mo- mento critico nei confronti della mediazione economica e
strare, il rapporto tra realismo e ideologia non si configura giuridica, il realismo si pone pero anche in aperto conflitto
se.mplicemehte In'termini di opposiziotie o di esclusÍone reci- con illiberalismo: non puó accettarne l'affermazione del pri-
proca. Innanzi tutto, giA di per sé le idcologie prt$eíJtano un mato della societá civile né tanto meno l'idealizzazione'".
carattere fondamentelmenre anclpite e combinaho fu modo In termini ancora píu radicali, il socialismo, per la sua
sptegiudicato realismo e proiezione Utopica. Ittoltte, trascina- concezione egualitaria della societa, si contrappone al reali-
to dalla sua vocazionepolem.ica e demistificant~lll'(!8Üsmod. smo, per il quale il fine di un'eguaglianza economica genera-
scrua.diessereassorbitodalgorgo id~Ql()gicoe dIventareesso lizzata non solo e utopico, ma autodistruttivo. La rappresen-
stesso ideología, Non cQntto tUUe le idéologie della moder. tazÍone del marxiano «regno della liberta», cioe di una con-
tilia: i,nfatti. ~so indir~z:t in m~o.eqlla11ime isuoi straU po- dizione sociale liberata dall'organizzazione coercitiva dei la-
lerute!: se nel confronu dI due di queste, illiberalismo e il so- voro, e quindí di una societa senza classi e senza Stato, e ov-
cialismo, e píu o meno in aperta rotta di collisione, COllIl Con- viamente quanto di piu lontano si possa pensare rispetto al
servltorisfllo e H.nazionalismo innatuétie llweee un tapporto paradigma incardinato sui postulati dell'insuperabilita della
preferenztale. Lldea della CQstanzadelIa natura umana e del- lotta e della necessita della gerarchia. Ma se sul piano delle
rindis~oDibili~ di alcunete.ndetue fondamentali del proces- assunzioni antropologiche di fondo e della filosofía della sto-
so stOr1colo Ot1entaverso unaforma unhre~ale di conservaró- ria il socialismo respinge l' orientamento realistico - rove-
dSlllo; a partire dalla rivol~()fle francese e venuto anzi al- sciando anzi su di esso l' accusa di essere deformazione ideo--
Ieandosi di fatto al conse-rvatQrismo e quasi conCóndendosí logica della realta, dunque «falsa coscienza» -, in quanto tec-
con esso, condividendone l' accanimento contro le «illusiorli nica di direzione delle masse non esÍta ad adottare, talora per-
del progtesso». sino a radicalizzare, le massime dell'arte di governo maturata
Postulan~o la separaziol)e di econoIllia e polltica e 50'- alla scuola della ragíon di Stato (che díventa ragion di Stato-
prattutto.attnbuendo al mOIllento político Una valenzasern. partito)36.
plicement~ residuale~ l'etalí~r!l1e sembra chiuderela.sti:igio- Per questo motivo le pratiche politiche dei sistemí socÍa-
ne del realismo classlco. Ma nel codice delliberalisl110 an. e listi sono diventate per gli eredi novecenteschi di Machiavel-
COra.ben rlconoscibile que! pessimismo antropologico cri- li un campo d'indagine prefel'enziale sulla ~<veritaeffettuale
stiano che infOrma il pensiero di Motltesquieu. «Tuttí.gliuo" della cosa». Le inerzie cognitive, gli autoinganni, le deiibera-
te falsifícazioni, la presunzione d'onnipotenza che connota- sono a poco a poco sgretolate le certezze che la filosofía scien-
no l'universo mentale del rivoluzionario al potere rappresen- tista della societá moderna aveva alimentato fin dall'Illumini-
tano solo in forma estremizzata costanti antropologiche che smo e sono state sconfessate le promesse del positivismo ot-
il realismo aveva appreso a riconoscere.
da tempozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA tocentesco. Cia aglí inizi del secolo, Max Weber aveva preso
posizione contro una seienza soeiale intesa come scienza di
Quando la mente umana si accosta alla realtá con lo scopo di leggi, contrapponendole il paradigma di una «scienza di
agire - ha osservato Morgenthau - essa viene sviata da quattro ti- realtá»?". Uno dei cavalli di battaglia del realismo político
pici Ienomeni mentali: i residui di madi di agire e di p(!Osarepre- contemporaneo, da Morgenthau a Hayek, e stata la polemica
cedentemente adeguati ma divenuti, in seguito,Ob501eti¡Jeinter- contro l'illuminismo sociologico, il dogma tecnocratico, le il-
pretazioni demonologiche della realtá che sostituiscono con una lusíoni del costruttivisrno, l'applicazione della scienza alla
realtá fittizia- popolata da uornini malvagipiuttosto che da que-
política. Non c'e un nesso - e se c'e e debolissimo - tra spie-
stioni apparentemente insondabili - la realta attuale; il rifiuto di
gazione e previsione nelle scienze sociali. E l'ingegneria polí-
scendere a patti con un minaccioso stato di cose rinnegandolo at-
traverso illusori giochi verbali; la fiducia nell'infinita malleabilitá tica, inseguendo l'obiettivo di sottoporre a controllo empiri-
di una realtá apparentemente turbolenta ". co condizioni del tipo «se... allora», e costretta a espungere
dal suo ambito, condannandosi alla futilitá, il conflitto e l'a-
Nella misura in cuí si propone di [are seriamente i conti gire strategíco. «Nel campo dell'azione política - sentenzia
con queste patologie, il realismo político costituisce un For- invece il realista Berlín -, dí leggi non ce ne sono pratica-
midabile antídoto al pensiero ideologico. Restituisce il giusto mente affatto: le capacita sono tutto»?".zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQ
posto alla logica del concreto rispetto aquella dell'astratto,
aglí imperativi dell'interesse rispetto a quelli della morale, al- 4. Contra l'utopia cosmopolitica
le ragioni degli uomini rispetto a quelle delle leggi. Non!, e-
laborazione di teorie generali, ma la riflessione sulla condot- Fin da quando il pensiero moderno ha riproposto il genere
ta e la capacita di deeisione di uomini concreti in situazioni letterario delle utopie e l'illuminismo indirizzato la sua criti-
particolari sono la posta degli autori che alle lezioni della sto- ca alle ideologie del potere, pacifismo e cosmopolitismo han-
ría si richiamano. Tanto e critico nei confronti del dogmati- no accompagnato lo sviluppo del progetto político della rno-
e
smo. altrettanto il realismo affascinato dalla qualita delgiu- dernitá. Al suo interno l'idea della superabilitá della guerra e
dizio. Riflettendo sulle (!$perienze dei grandi starísrí den~ de- del pluralismo degli Stati sovrani viene progressivamente ac-
mocrazie liberali, Isaiah Berlin ha individuato il segreto del quistando un ruolo centrale. E in effetti uno dei vettori che
loro successo nella capacita, che nt¡)npuo essere ~egn.ªta», indirizzano il pensiero político moderno e costituito dalle
di «comprender e il carattere di un particólare moVimen.tQ,di utopie della pace41• A partire da Kant, l'idea di un antagoni-
un particolare individuo, di una congiuntura unica, di una smo tra forma repubblicana e guerra, l'ancoraggio del didtto
qualche particolare combinazione di fattori economicí, poli- internazionale a una (con)federazione dí liberi Stati e il rico-
tid, personali». Per lui, d' altro canto, sono stati i dittatori del nos cimento di un dititto cosmopolitico degli individui di-
secolo, Lenin, Stalin, Hitler a «minare la fiducia in una seien- vengono le basi su cui edificare le proposte del «pacifismo
za attendibile dei rapporti tra glí uomini»>B. istituzionale» 42.
Questa conclusíonc puo ben essere assunta a sintesi della E sul futuro della guerra, pertanto, che si gioca la partita
disputa novecentesca suBe scíenze storico-socÍali. In essa sí del superamento del realismo. Certo, le sue premesse antro-

118 119
pologiche, che gli impediscono di prendere anche solo in delle relazioni internazionali e l'operativitá di un'organizza-
considerazione l'ipotesi di un superamento delle pulsioni ag- zione collettiva per la sicurezza (e si chiude ora con una guer-
gressive alla radice dei conflitti armati, sono troppo forti per ra che sancisce l'impotenza dell'attore universale di preveni-
poter essere disinvoltamente accantonate'". Non a caso iI re e risolvere una crisí internazionale e di contrastare esplo-
il tentativo di
pensiero político moderno, come ben rnostrazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
sioni di macrocriminalitá collettiva). Il crollo delle speranze
Kant, accetta la sfida sul suo stesso piano. Non si tratta di nu- di una civilizzazione del sistema internazionale dopo le «illu-
trire rroppe illuslc)Ol (pur coltivate dallevarie famiglie del pa- sioni del progresso» dell' etá liberale avviene con la prima
cifismo «finalistico» dí matrice religiosa) sulla cetrezione del guerra mondiale. La risposta istituzionale alla tragedia di
«legno storto dell'umanitá» per effetto di un processo di mo- que sto conflitto e l'edificazione della Societá delle Nazioni:
ralizzazione, ma di costruire delle istituzioni sovranazionali e ed e proprio a partire di qui che prende avvio la controversia
dei meccanismi di compensazione degli interessi che ponga- tra le due dottrine destinate a confrontarsi per l'intero seco-
no rimedio al flagello della guerra. Ma il grande ostacolo e co- lo, I'internazionalismo (o idealismo) e il realismo". Ma la sta-
stituito dalla sovranitá degli Stati, soggetti politici non dispo- gione dell'internazionalismo dopo la prima guerra mondiale
sti a rinunciare a porzioni consistenti del loro potere a van- e breve e contrastata. 11 ritorno del realismo político a parti-
Tertius super partes. 11 tradizionale re dagli anni Trenta e da intendersi in risposta all'idealismo
taggio di un effettualezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
scetticismo dei realisti nei confronti di posizioni di neutralitá fallimentare della Societá delle Nazioni e dell'ideologia che la
e di terzietá non sosten uta da una forza adeguata continua a sottintende, il wilsonismo americano. Alla ancor piú atroce
fatsi valere (in lDpdo esernplare con Hegel+') contro l'ipotesi tragedia della seconda guerra mondiale viene data risposta
di.una l~ga per ltl Pªtf!. istituzionale con l'Organizzazione delle Nazioni Unite: ma a
Le illusioni del pacifismo istituzionale, contro cui il rea- raggelare le rinnovate speranze dell'internazionalismo inter-
lismo politico e sceso ripetutamente in campo, possono es- viene rapidamente la guerra fredda, che condanna l' attore
sere compendiate in tre tesi fondamentali: 1) e in linea di universale a un molo marginale e declamatorio. Dopo il
massima possibile, attraverso organi di governo mondiale, 1989, la fine del bipolarismo alimenta per una breve stagione
prevenire i conflitti, dí qualsiasi natura essi siano; 2) e sem- l'utopia di un nuovo ordine cosmopolitico, ma il progressivo
pre possibíle trasformare i conflitti politíci in controversie deteriorarsi della situazione mondiale restítuisce fiato alla
giuridiche, rendendoli cosi 'giustiziabili', cioe decidibili con fanfara dei realisti: la comunita internazionale non si dimo-
PtQc:edura (qWl~.t)gi)ldiziaria;3) qual(jra nemmeno que.-;to stra in grado né di aUuare la tanto díscussa e auspicata rifor-
basti, la comuniu\· ittternazionale p<>flsiedesuffidenti e cre~ ma dell'Onu né di porre rimedio al suo declin046. Lo stesso
dibili stl;'Uíllentidi sanzione lIlorale o economica per piega- ritorno nel discorso pubblico del tema dell'interesse nazio-
re la vdl()tl,ta degli Stati renit(!ilt1 al diritto. L' esperienza del nale come interesse alla sopravvivenza, integrita, sicurezza e
XX secolo, in cuí, per la prima volta nella storia, questi benessere dello Stato costituisce un indicatore abbastanza
principi sono stati non soltanto teorizzati ma tradotti in de- eloquente del mutamento di prospettiva.
cisioni politiche e istítuzioni, costituisce un banco dí prova Sulla base di queste vicende, l'espressione «realismo po-
piuttosto eloquente della validita delle opposte assunzioni lítico» e venuta assurriendo nel dibattito contemporaneo
del realismo politico. un'accezione piu specialistica, che ne fa la designazione di
Tutta la storia del XX secolo e scandita da delusíoni e fal- una (anzi della príncipale) conente di studí nell'ambito delle
limen ti che hanno per oggetto il processo di «civilizzazione» relazioni internazionalí. 11 massimo esponente di que sta cor-

120 121
ren.te e Hans ]. Morgenthau, nella Po/¡t/cazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Ira le verso político frapPol1gano aUa realizzazione simultanea di
cui opel'azyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
(1948) con.fluiscono le maggiori tradizi.oni dassiche
navonizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA queste tre ,condlzioni49•
e moderne di riflessionc sulln policlca internazionale. No- L'alternativa al problematico funzionamento di un siste-
nostante la sua costitutiva «ambiguWi», questa e per Mor- ma di sicurezza collettiva individuata da Kelsen - che si vor-
genthau «govemata da lcggi oggettive che hanno la loro on- l'ebbe piú realistic.a, roa che tlllisce per esserlo ancor meno -
gIr:e nella natura umana»; si erarta pertanto di metteme in e consistita nel tentativo di aggil'are l' ostacolo della resisten-
eVlde~a ~<glle~e.mentirazi~n~j,» per rendeda íntelligibile al- za degli Stati alla celltl'alizz~one qel sistema internazionale
~ate?rl~~~den~cand~ n~ «mter:sse ~efinito come potere» attl'ilversO un processo di gr~dltale accentramento che pren-
n p~mclpl~ gut~a.dell aZlone degll Stau47• TI realismo políti- da le mosse dall'istituzione di una Corte internazionale a giu-
co, ID altrL terrnml, non sottovaluta il ruolo dell'irrazionalita risdizione obbligatoria. Anche questa via del pacifismo isti-
nelIa .stori~; ma mira a elaborare delle direttive per lo Stato tuzionale si e rivelata pero, a tutt'oggi, estremamente delu-
che SI voglla comportare da attore razionale. Trattando delle dente sotto il profilo dell' efficacia. Kelsen ha forse ragione
questioni inerenti aUa sicurezza, un símile attore deve aver nel sostenere che «non vi puo essere legislatore senza giudi-
ehiarl quaU siano a) gU Ílltercssi da proteggere~ b) le mÍllacee ce, mentre vi puo benissimo essere un giudice senza legisla-
a que~i i~teressi)e) imezzi cO!,!cui sí perseguono quegli in. tore»50, ma ha torto nel sottovalutare il ruolo del potere ese-
tereSSl e SI fa {rome a quelle mmacce4l>. curivo e nel proporre un 'ingenua analogia tra l'evoluzione deí
In generale, II reálistno applicato alla dotttina delle rela~ sistemi giuridici arcaici e quella del sistema internazionale: in
zioni internazion' . ce che la política internazíonale si questo caso, a différeIl~a.ehe nelle sodera arcaich:e, il sistema
'Í1lsegna de a otta, o della minaccia del ricorso al. decentralizzato int~azionale si trova a dovel"competere con
rza, con scarso dguardo per considerazioni detrare dal ordinarnenÜ'giuridicl céntta]i~zati{dunquepiu evolutiJeome
díritto o da11a morale. Ma l'e!emento specifico e costituito gU"Státi.,In ass~a dí coaUzionf poIiti:ehe interessate alI'ar-
dalla cri~~ al. sistetn? ~ternazionale di sicurezza previsto tllazioue delle sentenze della >QotteinteJ:namonme, questi ul-
dalla Socreta delle nUIOn! e poi. con signíficative ma non de- timi possono continuare a esercitare, relativamente índistur-
dsive v~rianti, dalrOnu. Per funZÍQnal'ccome dispositivo di bati, le loro prerQgative sovrt\.Ile.In riferirnento alla cresecn-
prevenztone della guerra il sistema di sicurezza collettiva de- te domanda di tribunali internazionali il realista non puo non
ve soddisfare tre presupposti: deve .cssere in grado di mobili- avvertire il rischio che si arrivi soltanto a incentivare la dina-
tare in ogni situazione di minaccia alla pace una forza milita- miea dell'inflazione giudiziaria, un fenomeno che gia larga-
re cosi esorbitante da poter scoraggiate qualsiasi aggressore mente si puo co.nst¡á,tarenell' evolllzione dei sistemi giuridici
o sfidante; deve poifondarsi su una condívisa concezione del. nazionali, dove la comllonente simbolica della giurisdizione
la sic~rezza co1letuva c. del diritto interllazionale che <lCco. tende a prendet;e il SoptaY'Y@tosu quella stn.mrentale e la
muni tuttele nazioni; infiíle, oecorre che le nazioni (induse macchina della gill$t1zia sta.;(;{íventandosempre piu comples~
le grandi potenze) siallOeffettivamente disposte, in ogru con- sa, costosa e inefficiente dal punto di vista del potere sanzio-
~to c~q conflittualcl a subordinare i loro interessi politici natorio.e quindi della detéi'tenza.
In ·conflttto al bene comune della sicurezza imernazionale. Non.puo pertal1to sorprendel'e che, a ftotlte di qucsti fal-
~e$peri~ ,della Sodeta delle nazioni prima, quella del- limenti,edelle novít! cosdt~te .dalle (nlQlteplid) trasforma-
1Orgarnzzazlone delle Nazioui Uiúte in seguíto, sembrano zioni del sistema internazionale in questo secolo, il concetto
ayer mostrato quanti ostacoli le costanti strutturali del pluri- di anarchia sia tornato a rappresentare nel recente dibattito

122 123
ínternazionruistico un hersaglio polemico di prim'ordínezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
5l• l'uso strategico delle risorse che l' ambiente internazionale
Anche per il realismo contemporaneo il eencerrc chiave resta mette a loro disposizione. Ció attenua, senza eliminarla, la
quello dí «anarchia intemazionale»'2. Ma anat'chia non im- condizione dell'anarchia e indebolisce di conseguenza.l'inte-
plica che il sistema internazionale sia da considerarsi incapa~ resse degli attori ad abbandonare una situazione che offre un
ce di una quaIche forma di oedine. Fin dalle analisi di Tud- cerro numero di garanzie e al tempo stesso una maggiore
dide s~!egemonht, ogni realista e perfettamente consapevo- gamma di opzioni strategiche. Fintanto poi che l'originario
le del tarto che non si da anarchia 'pura! o 'perfetta') ina che patto d' obbligazione nazíonale (il protego ergo obligo su cui si
ü sistema internazionale e sempre anche strutntrato gerarchi- fondano i vincoli di cittadinanza) mantiene una sua effetti-
camente. Inoltre, attraverso una serie di revisioni che non ne vitá, individui e agenzie di cittadinanza non hanno interesse
intaccano H Dudeo} il paradigma realista si e mostrara 4l gra- a denunciarlo per sostituirlo con un piú incerto (nelle sue ga-
do di incorporare le novitil e di fomire spiegazioni ddJe tr8.- ranzíe di sicurezza) patto d'obbligazione internazionale,
sformazibni in atto5$. In partkolare, que110che e stato ddI- Laddove invece lo Stato si dissolve e quelprimo patto vie-
nito e si e autodefin.ito «neorealismo» si e proposto di fare i ne a perdere la sua validitá, vengono a mancare altreslle con-
contí in maniera sistematica coni fani nuovi della politica in- dizioni minime per l'ínstaurazione di patti che non. siano
ternazionale, vale a direzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
a) con revoluzione in senso liberm- quelli che hanno per oggetto la sopraffazione, la non-ªggres-
democratico (<<repubhlicatl<»> nel senso di Kant) della gran.., sione o la difesa. Si riproduce cosl l'aporía originaria dello
de maggioranza degli Stati) b) con l'evoluzione del diritto in~ stato di natura hobbesiano: fintanto che glí individui restano
ternazionale e il proliferare di organizzazioni e «regimi» in- nello stato di anarchia giuridica, non sussistono le condizio-
ternazionali, e) con la conseguente crisi strutturale della so- ni per l'instaurazione di patti validi; doVe questi sono pre-
vranita degli Stati54. supposti, la loro stessa esistenza condiziona e indeboli~ce la
Non vi e duhbio che, a partire dalPeta della guerta fre:d~ validita di pattí ulteriori. Sono queste le ragionÍ che spiegano
da ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
poi, con ulteriore accderazione. dopo la sua mag. la perdurante fortuna del modello dell' anarchia .Erai teoríd
gioranza degli Stati ha perso il contl'Ollo dclla ca estera delle relazioni internazionali. Ilparadigma realistico haln de-
e ha visto emergere il1tti rilevanti attod, orgaruzzazioni finitiva retto, anche in quest'ambito, all'attacco reiterato di
internazionáli¡ imprese multinazionali, modelli teorici opposti e concorrenti, per quanto sia chiaro
nativc, assodazioru e buroe . alL . che in ogni fase del suo sviluppo ~ anche nelle cOl1qi#oni
tali trasformazioni che hauno. lito t/e/acto estreme. della guerra ~ il sistema internazionale offre di sé
sovranita degli Stati e . . ensionato di pote,ré é.si- un'immagine piil complessa di quella di unasociale stato di
con e guerra di tutti contro tutti.
internazi ilpers oto deJ1a eres
eupazione, della stahilita dí
degli organi di govcrno mondiale parrebbe la na ine.
vitabile conseguenza. In rcalta, pero, gli Stati COlltmuano á
preferire rispetto a un' opzione cos1lineare la compensazione
della ~1el'ditadella loro sovranitil attráVersol'integr~one in
organizzazioni nali (che sono anche alleanze nillitari), U
potenziamento (decentralizzati) regimi internazlonall e

124
NotezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONM

Approssimazioni
1 N. Abbugnano, DbiQnario d¡ji/araj¡a, Utet, Torino 1968, p. 716.
2 S. Freud, lnlrodgvone a/lo psicoallalisi, in Opere, VIII, Boringhie-
ri, Torino1989. p. 513.
3 M.l{eidegger, EJ's:ere(!'lemAA,.J..QngánEi$i. MUlUlo1976" p. 2$9. Ma.
cfr. W.· Pilthey, Conlribu#alla saluri0nf! detfrt>ble"'~it:irCill'Qrig(lI~ ~.Ii
zyxwvutsrqponmlkjihgfedc
dirit(Q dI/Ita tI()slra CfetJ~!l1/Jn/la. rea}4d: del rfJl>tl40 esteyttQ, in Per la{ol1°o
.Mzionedelle sdenzc dellospirita. Scr## ed¡He¡ttéJitll~60·J8Q6.Arige~ zyxwvutsrqponmlkjihgfedc
li, Milano 1985, pp. 248Q6.
4 Cfr. H. Blumenberg, Elaborazione del mito, TI Mulino, Bologna
1991,p.31.
5 Cfr. K. Marx,JlCapitale. C,itit:d.dell'economia política, III, 48, Eí-
naudi, Torino 197'. pp. 1102·103.
(, Cfr. H. Jonas, Ilpri!U:ipiQ responsdbi/itd, Un'etialper la dI/fila tec-
lIologica. Einaudi, Tocino 1990 e E. Bloch. Principiorperanza, Gar'¿anti,
Milano 1994.
"! (J.5.rtori,
DeW()§I'tlziaede./ti~~'pf1i, TIMulino, Bqlqgna 1957, p. 33.
1) Pateto, Traltato di .sociolog,iagenera/e, E~i9t# di Cornunitá,
V;
MilanQ 1964.p. 833. .. ....
9 E.M. Cioran.Storiaculopl'a. A~élplti"Milan.Q198? p. 101.
lO N. MllPliavelli, TI Prillcipe, in I(l"Qpqrt •.I, EinllUdi¡Torino 1997,
p.159.
11 Id., Lettert, in Id., ()pere. va!; m~Utet. Torino1984'1l' 417.
12 A. Passer1n d'EntrevC$; Dott.tituJ ~lIt.?$tato.1Jk#,~e'J~{i.l¡afJttl¡iie
di interpretazione, Giappichelli, Tormo 1967, p. 31.
13 1. .Kant, Pe, la pace perpetua, in Strllti politici e di filosofía della
storia edt!/ ¿iritla, Utet, Torino 1965, p. 319.
14 Riprendo la distinzione proposta da G. Macchia, 1 moralisti clas-
sieí. Da Machiavelli a La Bruyere, Adelphi, Milano 1988, pp. 23·24.zyxwvutsrqponmlkj

127
15zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Basti ad accertarlo un confronto delle opere di Machiavelli con 11 Per una stimolante impostazione del problema cfr. H. Arendt,
Che cm' e la politiatl. Edízíoni di Comunira. Milano .1995, pp, 47 sgg.
A.-J. du Plessis Cardinal de Richelieu,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Testamento político e massime di
Stato, Giuffre, MiJu.op 1988. 12 F. NietzSche,llA"IICristo, in r:At#icristo. Maledizione delcristia-
1(, F. Guicciardioi. Comolatoria Accusatoria Defensoria. Autodifesa /1esimo, Adelphi, MIlano 1995, p. 15.
di un po/#ü:o, ti Cltl'lt di U..DQtti aterza, ROn.'lít.Bilti1993, p. 126. 1} Arendt, Che cos'é la politicaí', cit., p. 48.

17 M. de MOlltttigne,.Sltggi . daderi, lvl'illloQ. vel. II, pp, 98'9? 14 N. Bobbio, La teoria delle forme di governo nella stona del pen-
Sul1lquest[onecfl', G. Sasso, Per Prancesco Guicdanlilli. Quattra rtlldi, siero.poIitico. Giappicbelli, Torino 1976. p. 60.
Istituto StQl'ko ltaliano per ilM&iio Evo, Roma 1984. J'J.cleMaist~LeseratediPielr()burgo,Ru.~con¡.Milano 1986, p . .35.
Ul M. Bovero, Gya111scie ilzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
retí.líStllo políti!::o, in E Sbarberi (a cura lf>A, Schopenhauer, Parerga,e paralipol1lcna, Adelphi, Milano 1983,
di), Teoria política e sacie/a industriale. Ripensare Gramsa, Bollati Bo- n, p. 318.
ringhieri, Torino 1988, p. 60. 17 Agostino, La Gtta di Dio, IV, 4, Einaudi, Torino 1992, p. 147.
I.~)Machiavelli, Il Principe, cit., XVIII, p. 166. rs A. Passerin d'Entreves, Doctrina dello Stato. Elementi di analisi e
21) F. Guiccíardiní, Ricordi, Garzanti, Milano 1975, n. 18, p. 28. di interpretazione, Giappichelli, Torino 1967, p. 36.
21 M. Weber, Economia e societd, Edizioni di Comunitá, Milano 19 M. Lutero, Sull'autoritá seco/are, in Id., Scritti politici, Utet, 'Iori-
1974, I, p. 51: «La potenza designa qualsiasi possibilita dffar valere.eu- no 1959.
tro una relazione socirue, anche difronre a un'ppposizione, la propria 20 Arendt, Che cos'e la politica?, cit., p. 50.
volonta, quale che sia la base di .qUt:Sta possibiUta». 21 G. Rítter, Il volto demoniaco del potere, II Mulino, Bologna 1958,
22 C. Schmitt, Il cOllceita di 'poli/feo', in Id.,Le categol'íe del 'politi- p.13.
ca', IlMu1in(), 1391(lgna1972,pp. 137-38. 22 Cfr. B. Croce, Elica e politica, Laterza, Bari 1967, p. 204: «Ma non
2J Cfr. G.1JJg11o, Guemt, pace, dirüto. UI1t1ipOlcsigellcraJeSIJllere- vi ha dubbio che il pensiero cristiano, nel quale ha tanta parte l'indagi-
golarit4 de/ciclo pplitico, in l&. Le regolanta della politica, Giuffte. Mi- ne della coscienza morale, raffinando questa coscienza, preparava il dís-
lano 1988, II, pp. 761-90. sidio che doveva scoppiare».
24 J. Freund. r:essence du politlque, Sirey, l'tlds 1965. 2) Ritter, Il volto demoniaco del po/ere, cit., pp. 24-25.
25 N. Bohbio, Stato, governo, sopela. Pf'(I»Jmettlidi un dizionario po- 24 Cfr. Croce, Etica e política, cit., p. 206.
lítico, Einaudi, Torino 1995, pp. 4:J sgg. 25 H. Arendt, Vt'la activa, Bompiani, Milano 1964, p. 322.
26 Cfr. D. Sternberger, Drei Wimel der Politik, Insel, Frankfurt a.M. 26 Per questa contrapposizione cfr. M. Bovero, Etica e politica Ira
1978. machiavellismo e kantismo, in «Teoria politica», V, 1988, n. 2, pp. 55 sgg.
27 Cfr. L. Strauss, Diritto na/urale e sloria, 11 Melangolo, Genova
1990, pp. 190sgg.
Breve storia del problema 211 Lo mostra l'approdo di teorie, pur diverse, come quelle di H.
Arendt, D. Sternberger, J. Habermas. Di quest'ultimo, in particolare,
Art~iJsastra (ltarte del gouerno), Baroetti, Roma 1990.
1 J<tl,,-úlya, vedi la Teorta dell' agire comunicativo, Il Mulino, Bologna 1986.
2 Suu-tzu,Thei1rt ofWarfare, Bill.lanÜne Books, New: York 1993. 29 Cfr. F.A. v. Hayek, Legge, legúlazione e liberta, n Saggiatore, Mi-
}F. J~n, Tra.tjato tkl.l'ell~c¡(/1 Emaudi,Torino 1998.pp. 121 ~8. lan01989.
.¡ A. M<>Illi$Ji~o, Sttm'a e storiogra/Úl a"':lic4. n Mulino, Bol~gna ~oLa radicalita di questa logica e ben esemplificata da L. Ferrajoli,
1987, pp.Sl·.52. La sOvranita nel mondo moderno, I.:aterza, Roma-Barí 1997.
5 L. Stl"l,\~, Gerusalemme e Atene. Studi sul pensiero politico del- lJ Il rimando qui e ovviamente aIle tesi di M. Weber, Economía e 50-
¡'Occidenté, Einaudi, Torino 1998, p. 87. cieta,Edizioni di Comunita, Milano 1974.
(,Ivi, p.l0g. }2 C. Schmitt, Il concelto di 'politico', in Id., Le categorie del 'politi.

7 G.Sas$().~chiavelli e la teoria dell'anacyclosis. in Id., Machiavel- ca', 11 Mulino, Bologna 1972, pp. 143-55.
li egf¡(lHttt:hi.e4UrjJtt~¡, Ri ..· 4i.Mil9.JlG-Na~1987.p, 2().. H Q.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale
BM.€acdari.GeoJiloso/i ... . .()paiAddpbtMUano199~.p. 34. e scienza dello Slato in compendio, Laterza, Roma·Bari 1991, p. 15.
4) Rit>tendo <¡na, Ola con irtteoti tesi cletro~tilita
differenti,Ja nota tra }4 L Kant, Per la pace perpetua, in Scn'tti poli/ici e di filosolia delta

filo$<ifille politicasostenuta da H. Arendt, Sul14 ri(.lo'u4i01le. Ediijoni di SIOrig e#ldirltlo, Utet;¡ Torino 1965. .Cfr.
O. Hoffe. Pers{tlo un poppw
Comunita, Milano 1983, p. 251.
10 B. deJouV'tmel, La leoria pura della politica, Giuffre, Milano 1997,
diiD.}.!M ....•.
.."SuTIa".)l.I.·.-h.11.vocazione
bíro. ~. '1.0 defloSl.tl. t. (J, G iapP iC. h
iUlti'¡deologka ...•.elli'.'Tonno ..l ..99.'''. P.1p.'.7.9.Sgg..
del t(¡!alismoctr. N. J3obbio, Saui
pp. 27 sgg. $lill'!t:ien'tp política iltll(ilia, 4tcerza.¡ RCl'clla,Bari.199lr. pp. XIII sgg.

128 129
J6zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Necessitá e caso ritornano qui nelIa coniugazione di «coazione al- 1J Ivi, pp. 320-21.

l'ordine» e «contingenza assoluta» attraverso la quale e pensata la poli- 14 F. Guicciardini, Dialogo e Discorsi del reggimenta di Firenre La-

Genealogia della politica; CarlSehmitt e la cri- terza,


tica moderna: cfr. C. GalIi,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA Bari 1932, p. 161. '
si del pensiero politieo moderno, I1Mulino, Bologna 1996. tj G.W.F. Hegel. LiTleamélfti di/i/oso/ia del dirillo, Dirittó l1alurate
J7 F. Meinecke, ILidea della ragton di Stato nella storia moderna, San- e scielf:t.t1 dello S/III0 ¡ft CCT1lpel1diQ,§ 166, LaterZa, Roma-13ari 1991,
soni, Firenze 1977. p.145.
38 Cfr. N. Bobbio, ll futuro della democrazia, Einaudi, Torino 1991, 16 Cfr. G. Poutara. Amigollf! o CreOtlle.Etica e poltiiál flel/'era ata-
pp.3 sgg. lliuniu. Roma 1990.
39 Cfr. E. Burke, Scritti politici, Utet, Torino 1963, p. 464. Lineal1lelltidljitoso/i.a del d¡rilto cit., S :;37, pp. 263-64.
40 Cfr. J. Talmon, Le origini della democrazia totalitaria, Il Mulino, . lIIO morale cit. p. 70.
Bologna 1967. I? M. Weber, Ú1 po#tiat come profmi()1UI, in Id., 1t Irtvoro inlel/e/-
ttUlle come pJ'o!essiOlle, • 6, p. 109.
~()!vi, p. 110. SuB i dai me.zzi dr. G. Pontara
Etica e política Se 'i/ichii me1.1.I, tImo, ologna 1 -59.'
, Gramsci e 1I realismo fJo/itico, d ('8 cura
L Ancora oggi la si ritrova discussa in apertura di rnolte opere di eti-
ittea e societa tíld/lstria/e. Ripensare Gramsci, Bollad 80.
ca e política internazionale, Si veda, per esempio, M. Walzer, Guerre giu- 01988, p. ')7. Cfr. altresi Ponrara, Se t1jine cit., pp. 214
sgg.
ste e ingiuste, Liguori, Napoli 1990, pp.18 sgg.
2 Cfr. Platone, Repubblica 338c. In etá moderna si veda almeno B.
22 • UIICOlllCIf • de/ ¿¡riuo p. 102.
Pascal, Pensieri, Einaudi, Torino 1962, n. 310, p. 136: «non essendosi 2) . • Münkler,i riJ?ldungder Staats-
raison I11der Frühen Nell
potuto fare in modo che quel che e giusto fosse forte, si e fattozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
iD modo 1987. pp. 21-76.
che quel che e forte fosse giusto».
24 Geucul()gia delk lIIQtale cit.• p. .
J F. .J'Fetzsc?e~.. Genealogía della mora le. Uno seritlo polemico,
25 PQlt~ic.accme pro/euione, <:ir., p. 103.
Adelphi, ~a,r¡() 1984, p. 62.
4 CQ$l.~che];argomento di Calliele nel Gorgia, 483b: «io credo'
che quelli che hanno stabilite le leggi siano stati gli uomini deboli e la ¡(paradigma tucidldeo
massa».
5 M. Bovero, La natura della politiál. Potere, forza, legittimita, in 1 Come ha ossetvttto S. MIlz:r.armo, 11p(!ttsiera rt()rico c14uitXJ.La.
«Teoria política», XIII, 1997, p. 10. Rorrut-Banl990t, l. p. 301: «solo I'intelletturuismo greco potevl.l
6 Dissento invece sul punto da Bovero, ivi, p. 8. re a .questo estremo d1stltCCO,che permette a1lo senetore ru.ana1i:¡;.
7 Cfr. A. Hirschman, Retoriche dell'intransigenza. Pervel'sita, futilita, zare con freddezza quasi disumarra una situazione di cuí egli stes.c¡o tU-
tore». .
e
messa a repentaglio, Il Mulino, Bologna 1991.
8 N. Bobbio, Etica e poliliea, in Elementi di politica, Eínaudí Scuo- 2 Cfr. M. Untersteiner, I sofisti, Bruno Mondadori, Milano 1996,
la, Milano 1998, p. 66. p.497.
9 Una monumentale trattazione del problema in V. Hosle, M.oral und 3 Cfr. M. Cesa, Le ragioni della forza. TucidiJe. e la teoria delle rela-

Politik. Grulldlagen einer politischen Ethik für das 21. Jahrhundert, iinJemariófUtli, n Mulln na 1994 ' ud in
Beck, München 1997. Uta di), Roóis 01Reflif?t! . . Citss, pp.
10 G. Ritler, Il volto demoniaco del potere, Il Mulino, Bologna 1958, ~~ .~ 51111 Ultl'I(/~e¡/Jalma del/a st(JriiJper •
p. 39: «Non sí puó peró parlare di immoralísmo, per il fatto che al no-
stro Fiorentíno non manca per nulla la coscienza di cío che nei suoi di- , Tua 16. CEr. L. Canfora. sto
scorsi vi e di moralmente pericoloso». A Machiavelli, d'altra parte, Rit- .Flrptl (a idee po/llichI! eCOna e
ter attesta anche una «fede idealística nella potenza quale principio or- Utet, .. Sol tema P.R Pouncey, The Necessities. (Ji
dínatore e costruttore» (ivi, p. 41). War.AStu :yo . ~PeJ'símism,Columbia Uni ,New
LI R. Níebuhr, Uomo morale e sacieta immorale, Jaca Book, Milano Y~rk 1980 e M. •And'lke in Thucydti1es, Scholars •AtLm-
1968, p. 23. tg 1988.
12 A. Schopenhauer, Parerga e paralipomena, Adelphi, Milano 1983, 6 Cfr. M. Cacciari, Geojilosofia dell'Europa, Adelphí, Milano 1994,
vol. n, p. 329. p.42.

130 131
7 Per la concezione della storia di Tucídide cfr. M. Kauppi,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Tbucy- di pace non avrebbero avuto i1 pretesto, e non avrebbero osato chia-
dides: Cbaracter and Capabilities, in Frankel (a cura di), Roots of Reali- marli, ma quando' le due partí erano in guerra e ciaseuna aveva a sua di-
sm, cit., pp.142-6S;zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA $pO$i~one un'all~nza per danneWare gli uvv~rsad e per aumentltre
R Cfr. A. Jaguitl, Tucididi:ovvero: attualitá di un inattuale, in «Qua-
odIQ stesso tempoJa s~a forza, f¡tl;ilmel1te si ot~ef!evache fossero in\lJ¡¡-
dcrni di sto ría», III, 1977, n. 'rp ...177.
te truppe in aiuto di coloro che volevano effettuare qualche mutarnen-
9 Cfr. R. Bubner, Ce~~ichtsprozesse und Handlungsnormen,
to político».
Suhrkam Fnmkfurt a.M. 1984.
21 L. Canfora, TrIi:idt(J1J e l'impero. La presa di Melo, Laterza, Roma-
10 N. .. hillvelli, DÚc(}fSi, in Id., Opere, vol. I, Einaudi, Torino
1997,p.4~2. . Bari 1991, pp. 5 sgg.
11 V. Psreto, Trattato di sociologia generale, Edizioni di Comunitá, 22 La svalutazione della neutralitá nella coneezione strategiea di Ma-

Milan<.)1 Sz ,v()J ..ll,p.8l2. chiavelli sará dí quest'orientarnenro documento esernplare: N. Machía-


12 S ... J1ittQ dal.r~.p.·
....000....t.<!.tnPQ,rnnoo.'...f.ü•..
ttl.'t.o ~.·ien~.ddle
.••• velli, Il Principe, XXI, in Id., Opere, vol. I, Einaudi, Torino 1997, p. 180.
i. sie argOtnen~~ .ro •. rtuulH.di UIlll disgiunúom.nlel 23 Cacciari, Geo-filosofia dell'Europa, cit., p. 33.
me .. t'!: cfr. 1). .... prin . 24 Cfr. supra i1 paragrafo Tra arte e scienza nel capitolo Approssima-
democyaUco. tia rcallstk:a d de,iuu;mvl1; trineIU. lla- zioni.
no 1992, p. 60. Ma nel paradigma classico del realismo questa tesi non
25 C. Schmitt, Il COl1cettodi 'politico', in Id., Le categorie del 'politi-
puo trovare <:itradlnll.rl'~,
IJ L. Caofo'N,lJmis/ero Tucidide, Adelphi, Milano 1999, p. 27. ca', Il Mulino, Bologna 1972, p. 108: «La specifica distinzione política
14 Cfr. De cive, 1, 2. e
aUa quale e possibile ricondurre le azioni e i motivi politici, la distin-
15 Su vizi e passioni cfr. S. De Grazia, Machiavelli all'i¡¡ferno, Later- zione di amico (Freund) e nemico (Feind). Essa offre una definizione
za, Roma-Bari 1990, I'P'95 $~; concettuale, cioe un criterio, non una definizione esaustiva o una spie-
gazione del contenuto».
del.~!~;;:~~~:~a • ob~~~rím:::~z~~~~~:ía~; =r~,c~~ 26 rvi, pp. 137-38.
4 ....4:: ht <fel"luncill dI una: . Ct\ c,*ren~lljnteUettuale ~ su cui insiste 27 M. Foucault, Difendere la sociela. Dalla guerra delle razze al mui-
tptlW()t'lll<ntte JI .. . > ~e\dti!lla~a ~lchelostolto pqnga smo distato, Ponte aile Grazie, Firenze 1990, pp. 27 sgg.
dífficolta aUn ne nQtI.t('alemm l'Í<.'OtlQscendóche la .ne piu 28 Cfr. J.H. Herz, Idealist Internationalism and theSequrily Dilem-
forte e la paura della morte (cfr. L. Strauss, Diritto natura e e storia, Il
ma, in «World Polines», 1950, n. 2, pp. 157-80.
Melangólo, <,¡enova l~~O, p. 216). Prdl'rlQ ~ tltq si pUQ ra,,-
29 E la tipt>IQgiª che ~fl:)Vinmoal centro della teoría del caposcuola
visar~ l'i~lcrinllturtl originaria ..del .realismo . . .. sr MachiaveUi
del realismo contemporaneo H.J. Morgenthau, Politica tra le nazioni. La
a"rti]jbé 1:,.l.Ion gi(jCQ • óbicttare ehe 11\ f!:1111111 e
dclJl mqft<11U>/I. la pas-
totta per il potere e la pace, Il Mulino, Bologna 1997, pp. 78 sgg.
sione piu fQr1;e.
17 N. Machiavelli, Lettere, in Opere, vol. lII, Utct, Torino 1984, )()Cfr. Cesa, Le ragioni della forza cit., pp. 27 sgg.
p.4()4. JI Sul concetto di «dietetiea della potenza)) cfr.]. Vogt, Diimonie der
18·t.tha~~® ci-oppodi:<ie:l'$izyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBAMacht tlnd Weisheti der Antike, in H. Herter (a cura di), Thukydides,
y,p Í$.t!IO, socil.llislIlt:) (j ~ Wissenschaftliche Buchgesellsch.aft, Darmstadt 1968, pp. 282-308 e H.
.250. P<W Münk1er,Jm Namen des Staates. Die Begrt~nd(mg der Staa.tsraÚon in der
001' .".,assooza' di Prühen Neuzeit, Fiseher, Ftankfurt a.M. 1987, p. 36.
di git~4~(), 32 S.S. Wolin, Politica e visione. Continuita e innovazione nel pen-
19 '{ü'nnn, Milano 1975, siero politico ocadent,J!e, Il Mulino, BologQ!l 1996, p. 319, individua la
gli uo preposto a
finlllita del programma di Machiavelli in «un' economia della violenza,
illtri legittimamente ureb~ tl usare pil11 a severlti\¡ ma:es-
sendo la. pío parte () poco buoni ('1 poco ti, bi.<íognafondarsi piu una scienza deU'uso controilato della forza».
in suUa severita: e chi la intende altrimenti, si inganna». 33 Cfr. N. Bobbio, Thomas Hobbes, Einaudi, Torino 1989.

20 Per la sovrapposizione dei fronti della guerra per l'egemonia a }.j Cfr. R.N. Lebow, B.S. Strauss (a cura di), Hegemonic Rivalry.
queUi ddla guerra dvile ctr. Tuddide. Le .Slorie cit., m, 82, p. "9: Prom Thucydides lo Ihe Nuclear Age, Boulder, Westview 1991.
«quando vi etano ddle discordie, volta era posstbUe al capi de- }5 N. Machiavelli, Dúcorsi, r, 2, in Id., Opere, vol. r, Einaudí, Tori-

mocratici chiamare gU Arenie$i, e oligarchi í Lncederooni. fn tcmpo no 1997, p. 205.

132 133
18 Cosi Virgilio Malvezzi, Il Tarquinio Superbo (1632), che riprendo
il realismo della frodezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Il realismo della forza ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA da G. Borrelli, Ragion di Stato e Leuiatano. Conseroazione e scambio al-
le origíni (MM moJemita po!J1it:i1, Il Mulino, Eologna 1993, p. 197.
Agostino, La attd di Dio, IV, 4. Cfr. J. Burckhardt, Sullo studio del-
IzyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
19 E. Canetti, Marsa e potere.Adelphi, Milano 1981, p. 350.
la Storia. Lezioni e conferenze (1868-1873), Einaudi, Torino 1998, p. 48: 20 Cfr. H. Münkler, 1m Namen des Staates. Die Begründung del'Staats-
«la violenza e sempre ilprius. Circa la sua origine non abbiamo nessuna raison in der Früben Neuzeit, Fischer, Frankfurt a.M. 1987.
perplessitá, dato che sorge di per sé dalla diseguaglianza delle attitudini 21 Cfr. A. Dewerpe, Espion. Une antbropologie bistorique du secret
umane. Puó darsi che spesso lo Stato non sia altro che la sua sisternatiz- d'Etat conte",p()~ifi'l, Gallimard, Pans 1994..
zazione», 22 Cfr. S. Pistone, &8oion di $11;1;1(1, inJ')itionario di política, a cura di
2 Cfr. P.E Taboni, La attd di Caino e la cittá di Prometeo. Una lettu- N. Bobbio, N. Matteucci, G. Pasquino, Utet, Torino 1983, p. 946.
ra con Leo Strauss, QuattroVenti, Urbino 1998. 23 1. Kant, Antropologia dal punto dí vista pragmatico, in Seritti mo-
3 Cfr. Platone, Leggi 874e-875a, in Tutti gli scritti, Rusconi, Milano rali, Utet, Torino, 1970, p. 7'6.
1991, p. 1665: «e necessario che gli uomini si diano delle leggi e vivano 24 Id., Pet la pace perpetu(1, in Seritti politici e di filosofía della storia

in conforrnitá con esse, perché altrirnenti non differirebbero affatto dal- e del diritto, Utet, Torino 1965, pp. 322 sgg.
e
le bestie piú ferocí, dato che la natura urnana di per sé non in grado di 25 c.L. v. Haller, La restaurazione dellá scienza politice, vol. II, Utet,
riconoscere cio che le serve pee viveee in societa, e pUl' ammesso che Torino 1976, p. 455.
26 N. Machiavelli, Il Príncipe, XVIII, in Id., Opere, vol. 1, Einaudi,
lo conoscesse non saprebbe poi - o forse non vorrebbe - agire per il
meglio». Torino 1997. po 167.
4 Sulla metafora cfr. M. Stolleis, Uleone e la vo/pe. Una massima po-
27G. Naudé, Considerazioni poli/iehe mi colpi di Sta/o, Giuffre, Mi-
titica del primo assolutismo, in Stato e ragion di stato nella prima eta mo- lano 1992,. p. 107.
28 Rientra nel campo del realismo político quell'insieme di argo-
derna, IlMulino, Bologna 1998, pp. 13-30.
menti che un brillante scienziato sociale ha un po' riduttivamente ascrit-
5 M. Detienne, J.-P. Vernant, Le astuzie dell'inlelligem:.a nell'antica
to alla retoricareazionaria: cfr. A. Hirschman, Retoriche dell'intransi-
Grecia, Mondadori, Milano 1992, p. 42.
genza. PerversiJ~~Jut¡lita, 1f!ess(ll!repentag{fo, IlMu.lirt9, Bologna 1991.
(,K. v. Clausewitz, Delia guerra, Mondadori, Milano 1979, p. 213. 29 Cfr. ..MllchiaveUi,JI Pr/1!f{ipe, VII, cit., pp. 136-3..,.
7 L. Strauss, Gerusalemme e Atene. Studi sul pensiero porifico del-
30 Cfr. Borrelli, Ragion di Stato cit., pp. 197-98.
I'Occidente, Einaudi, Torino 1998, pp. 88-89. II Breviario dei politici seeondo il Cardinale Mazzarino (1684), a cu-
R Cfr. Aristotele, Etica Nicomachea, 1141b.
ra di G. Macch41..IDzzoli, 91981, p.'n·
9 Ovvio qui il riferimento all'interpretazione della prassi fomita da 32 A. de Tocqneville, note e dis(X)fIl politici 1839-1852, Bolla-
H. Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano 1964. ti Boringhieri, Torino 1994, p. 23.
10 Detienne, Vernant, Le astuzie dell'intelligenza nell'antica Grecia, B J can de la )3ruyere, 1 i:lJtaiteri. Eln!lUdií 1orino 1981, p. 140.
cit., pp. 238-39. 34 F. Harone, Del/4 simu/¡¡vone e dis$lmulll1';one, in Id., Stritti poli-
11 Clausewitz, Delia guerra, cit. p. 61. tici giuridici e s/orici. Utet. TQfÚlO 1971.•pp. 320-21.
12 Cfr. M. Weber, La politica come profenione, in Id., Illavoro intel- 3' 1: Accett()¡ Delta disitmtílazi(,me onesta, Einaudí, Torino 1997,
lettuale come professione, Einaudi, Torino 1976, pp. 101 sgg. p.27.
l} N. Machiavelli, Diseorsi, II, 29, in Id., Opere, l, Einaudi, Torino 36 Cfr. R. Villari, Elogio della dissimulazione. La lotta politica nel Sei-

1997, p. 406. Per un'equilibrata introduzione al problema Q. Skinner, cento, Laterza, Roma-Barí 1987.
Machiavelli, Dall'Oglio, Milano 1982. Approfondimenti in G. Sasso, 37 Bacone, Delia simulazione cit" pp. 322-23.

Niccolo Machiavelli, l, Il pettsiero politico, Il Mulino, Bologna 1993. 38 Cosi G. Simmel, Socidlogia, Edizioni di ComuhÍta, Torino 1998,

14 Ma sul rapporto tra sorte e calcolo umano, cfr. Tucidide, Le sto- p. 299: «Chi sa completamente non ha bisogno di fidarsi, chi non sa af-
rie, I, 140, 1. fatto non puo ragionevolmente fidarsi».
15 G.WE Hegel, La costituzione della Germania, in Id., Seritti poli-
39B. Mandeville, Lafavola delleapi,Laterza, Roma-Bari 1987, p. 245.
40 Ivi, p. 23.
lici, Einaudi, Torino 1972, pp. 104-105.
41 lvi, p. 266. E evidente qui l'inversione dell'assioma hobbesiano,
16 E Guiccíardini, Ricordi, Garzanti, Milano 1975, p. 12.
da cui pure Mandeville prende le mosse.
17 M. de Montaigne, Saggi, Mondadori, Milano 1986.1, p. 311. Cfr.
42 Cfr. Machiavelli, Discorsi, cit., l, 18.
A.M. Battista, Política e morale nella Francia dell'etd moderna, Name,
Genova 1998.

135
134
Il realismo politice e le ideologiezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
21 Cfr. N. Bobbio, Saggi sulla scienza politica in Italia. Laterza, Ro-
ma-Bari 19962•
1 J.E.E.D. Acton, Essays on Freedom and Power, Free Press, Glen- 24 Si veda M,L.Salvadori, Po/ere elibertii ne/,nofU/o tI¡odemo. Jo/m
coe 1948, p. 364. C. Calhoun; un genio imbarawtlle, Lateraa, Roma-Barí 1996, pp.
n profilo di questo realismo istituzionale e ben individuabile, nel
2zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
106 SU.
pensiero político moderno, sulla linea Montesquieu-Tocqueville-Weber. 25 Weber, Parlamento e gover!lOdt., pp, 112e 166;
} C. Schrnitt,zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
La dittatura. Dalle origini dell'idea moderna di soura- 26 Cfr. 2010, Uprim;ip4to dem()(;1'olico eir••pp. 142 sgg.
nifa alla lotta diclasse proletaria, Laterza, Roma-Bari 1975, p. 23. 27 Cfr.]. Habel'mas•.Fatti (' uorme: CotlJriklltia ut{.ateoria discorsiva
4 Cfr. C. Schmitt, Il custode della costituzione, Giuffre, Milano 1981.
del diritto e della democrazia, Guerini, Milano 1996.
5 G.W.F. Hegel. Lineamenti difilosofia del diritto, Diritto naturalee
2RCfr. H. Arendt, Vi/a 4"itJ4, Bompillni,Mihm0 15164.pp. 192.95.
saenza dello Stato in compendio, Laterza, Roma-Bari 1991, p. 216. 29 Gia E •M<.!Ínt:cke, L'ide4 ({el14ragkm diSta/o Jlella sloría moderna,
(,Per qualche considerazione aggiuntiva rimando al mio Il grande le- Sansoní, Firen:re 1977, p, 98, mosttava la conhlflliíl~zion~ di mac!tiave)-
gisla/ore e il custode della costituzione, in AA.VV., Il futuro della costitu- lismo e utapia in Campanclla; analoghe considerazioni SI.1 Moro in G.
zione, Einaudi, Torino 1996, pp. 5-34. Ritter,lllJollo demotlÚJlxJdel potere, lIMuUno.Bologna1958,pp.56sgg,
7 R. Esposito, L'origine della politica. Hannah Arelldt o Simo/te
lO H. Treitschkt; La/Jolilica, LlltC1'7Al, Bari 1918,1,. p. ;21.
Weil?, Donzelli, Roma 1996, p. 70. H Cfr. BobbiQ. SaggtsulÚl scietlta /Jolitka cit., pp. 79422.
R Assai utile per esplorare i territori di frontiera tra realismo e costi-
)2 GL. de Montesquieu, Ocuvres completes, voJ. 1, Gallitnard. PIltis
tuzionalismo C.J. Friedrich, Constitutional Rearan olState, Brown Uni- 1949, p. 1437.
versity Press, Rhode Island 1957. :n Cfr. C. Schmitt, llcollct!tJo di 'politleo', in Id., Le C4fef/!tieJcl1po-
9 Cfr. M. Foucault, Difendere la rocieta. Dalla guerra delle razze al
razzismo di stato, Ponte alle Grazie, Firenze 1990.
n
liticr/, Molino, l3ologna 1972, pp. 14~ sgg. Ltt .qu~ti()tlé (: di,scu~aJn
S. Holmes. Amllomia dell'atlfiliberalismo, Edizioni di GOMtl1úta, Mita:.
10 M. Weber, Parlamento e governo nel 1ttIOVO ordinameflto della
no 1995.
Germania, Einaudi, Torino 1982, p. 80. >4 Cfr. LA v. R(;)chau, GN(fuI!;Ot~e del' 1].fMlP'Jlitlk, U11~~,F~k-
11 Ivi, p. 67.
12 G. Sartori, Ingegneria costituzionale comparata, 11 Mulino, Bolo-
furt a.M. 1972. SUlla varÍllnte· realiscu del Ilberlllistl'l.o cEr. R.~~or~.,
S. Maffettooe, 1fondumlrnti del liberalismo, La:te~. m>ma... Bari; 1996,
gna 1995, pp. 211 sgg. pp. 133 sgg.
1) Ma per la consapevolezza del problema antropologico, cfr. G. Za-
u Idealizzazione divenuta particolartnente ~~~~c!t1e1 ~$Ó)rsO ~el
grebelsky, Il diritto mi/e. Legge diriui giustizia, Einaudi, Torino 1992, Jibenilismo conretllpOratlOO,con Lt SUR enfasi sui writthleglHnclividui e
pp. 140 sgg.
14 Uso iI concetto nell'accezione dijo EIster, Alchemies o/ the Mind.
SlÚ doveri dei collettivi. Cfr. per tutti J.
Rawls, UmNeoríiJ "e!fa.g¡IlSlt~d.
Feltrindli, Milano 1982. .
Ralionality and !he Emotiolls, Cambridge University Press, Cambridge- 36 Non a caso sono stati i sistemi del socialismo reale a scrivere nel
New York 1999, cap. 1. XX secoIo un ulteriore capitolo nella storia del machiavellismo. Cfr. R.
\5 Foucault, Dtfendere la sociela cit., p. 37.
Aron, Maehiavelli e le til'annie modeme, Seam, Roma 1998.
16 Cfr. T. Hobbes, Leviathan, XX.
)7 H. Morgepthl1~JPoliJicatrd le nazi(mi La lqtt4pqril P9~~i:eelá
17 Foucault, Difendere la sociela cit., p. 53.
pace, n
Mlditi0'~logrlll.l9?7i p..1J.
18 Lo scomoda ancora D. Zolo, Il principato democratieo. Per tina
teoria realirtlea della democrazia, Feltrinelli, Milano 1992, pp. 48 sgg.,
'6
1.Berlin, Il g¡tl(#~(JPQlitiw,in Id., ¡¡semo de/~ ~iJlta,Adelpb.l,
MU~ 199$. pp. 9~.e 90.
ne! criticare le contemporanee teorie della giustizia sul modelIo di John 19 M. Weber, Saggi Julla dotl,úta della sciel1za, De Donato, Bari
Rawls. 1980, p. 7.
19 J.A. Schumpeter, Capitalismo, socialismo, democrazia, Etas Kom- 40 B.erJiil,llgifl4izjopolilioocit., p. 92.
pass, Milano 1967, pp. 240-41. 41 Cfr. D. Archibugi, F. Voltaggio (a cura di), Filoso/iper la pace, Edi-
20 Ivi, pp. 242 e 250.
tori Riuniti. Roma 1991.
21 Ivi, p. 273.
42 Sui termini genenill del problema si vediUlo almert9l.l{lUlt, Per
22 Sulla versione realistica della teoria democratica cfr. almeno G.
Sartori, The Theory o/ Democracy Revisited, Chatham House, Chatham
la patepe'petua, in s.. .
'Pc0}tiíd e di filoro/t'4 dé/la storút e>delt!irjtiQ,
1987 e Id., Demoaazia. Cosa e, Rizzoli, Milano 1993.
Utet, Torino 1~6~,e R . bbio,Jlproblema della~/eT,a e le.piedetl4.PcIl'
n
ce, Mulinoi Bologna 1979.

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140 141
Uautore

Nato a Torino 1'11 ottobre 1953, Pier Paolo Portinaro e stato al-
lievo di Norberto Bobbio. Dapprima borsista della Fondazione
a Tormo e della Alexander von Humboldt-Stiftung
Luigí EinaudizyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
a aónn, ha poi msegtlnto Sdenza política presso ilSemínar für wis-
senschaftliche Politik dell'universitá di Friburgo in Brisgovia e So-
ciología presso l'Istitutó di sociologia deU'universita di Magonza.
Dal1992 mse:gtla FUQsofiapolltica presso la Facolta di letrere e fi-
losofia dell' ateneo torinese.
Ha curato e p~T'entato al pubblico italiano, fra l' altro, o~erc di
1. Kant, H. ArendtiH. Jonas, G. .t\llders. Tra i suoi lavorirÍ(:ordia-zyxwvutsrqponmlkjihg
m iJ.4 eristdello «jf!spubliail1l europaetlm». $aggiofU Ca,lSchmitt
ozyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
(~~()tti di C®lunita., Milano 1982). tt Tmo. Unafigurll delpoli-
tic<>:.~An~elitMilano1986).Max Weber.. La demOCf'iJ1J't!comeproble--
ma e./a bUT"QCra;'Í(/CQmeacslin() (Angeli. Milano 1987h La r()flaiftc,
ilf,~p() e ¡I caí/Oro. tlpología Jel realismo p()litico (Marsilio, Venezia
1993) .Interesse nazionale e iftleresse g/ohale (Angeli, Milano 1996) J
Stato (Il Mulino, Bologna 1999); inoltre ha curato, assieme a
J. LlJ.ther e G. Zagrebelsky, Il futuro della costituzione (Einaudi,
Torlno 1996).
Indice dei no m i zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQ

Abbagnano, Nicola, 127. Burke, Edmund, 48, 130.


Accetto, Torquato, 99, 135. Burnham, James, 8, 48.
Acton, John Emmerich Dalberg-
Acton, lord, 104, 136. Cacciari, Massimo, 128, 131, 133.
Agostino, Aurelio, santo, 38-39, Calhoun, J ohn Caldwell, 113.
129,134. Campanella, Tommaso, 115, 137.
Archibugi, Daniele, 137. Canetti, Ellas, 93, 135.
Arendt, Hannah, 35,42, 128-29, Canfora, Luciano, 131-33,
134,137. Cesa, Marco, 131, 133, 138.
Aristotele, 18, 34, 59, 89, 107, Charron, Pierre, 97.
113, 134. Cicerone, Marco Tullio, 80.
Aron, Raymond, 137. Cioran, Émile Michel, 127.
Clausewitz, Karl von, 81-82, 88,
Bacone, Francesco (Francis Ba-
90,100,134.
con), barone di Verulamio e vi-
Croce, Benedetto, 8, 40,129.
di Sant' Albano, 47, 99-
scontezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Czempiel, E.O., 138.
100,135.
Battista, Anna Maria, 134.
De Grazia, Sebastian, 132.
Berlin, Isaíah, 118-19, 137.
Detienne, Marcel, 88.
Bloch, Emst, 127.
Dewerpe, Alaín, 135.
Blumenberg, Hans, 14, 127.
Bobbio, Norberto, 9,128-30,133, Dieh1, Paul, 138.
135,137. Dilthey, Wilhelm, 127.
Bonanate, Luigi, 138. Dotti, Ugo, 128.
Borgia, Cesare, 97. Dworkin, Ronald, 137.
Borrelli, Giulio, 135.
Bovero, Michelangelo, 128-31. Eibl-Eibesfeldt, Irenaus, 138.
Brown, Martín, 138. Elster,]on, 136.
Bubner, Rüdiger, 132. Erodoto, 31.
Bull, Hedley, 138. Esiodo, 88.
Burckhardt, Jacob, 134. Esposito, Roberto, 136.

147
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'96-~6 'Lv-9v '!;:Inur.wUlI 'lUIl)]' T! OIl.Jp '13!ssn.Jd !P ;:¡J 'll OJ!l::lPdd
Waymann, E, 138. Wolín, Sheldon S., 133.
Weber, Max, 30, 39, 42, 47, 60, Indice del volume
62,90,105,109,113,116,119, Zagrebelsky,Gustavo, 136.
128-29,131,134,136-37. ZoIo, Danilo, 9, 132, 136-38.

Premessa 3zyxwvutsrqponmlkjihg

Il problema: teoria e storia

Approssimazioni 13
p. 13
1. Il «principio realtá»zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONM
2. Tra arte e scíenza 17
3. «Post res perditas» 21
4. Realtá e apparenza 23
5. Pote ce e conflitto 26zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQ

Breve storia del problema 30


1. Storiografía e natura umana 30
2. Filosofia política e realismo 33
3. Cristianesímo e pessimisrno 36
4. Realismo político e modernitá 41

Etica e politica 50
. il giusto 50
1. L'utile ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFE
2. La política dei forti e l'etica dei deboli 52
3. L'autonomia della política 55
4. Éticadella responsabilitá 60

151
Paradigma e variazioni
Il paradigma tucidideo 67
1. La storia disincantata 67
2. Costanti antropologiche 72
3. Il primato del conflitto 77
4. Dinamiche di potenza 81zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA

Il realismo della forza


il realismo della frode 85
ezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
1. L'umano e il ferino 85
2. La qualitá dei ternpi 89 Nella stessa collana
3. «Arcana imperii» 93
4. L'arte della simulazione 99
5. Elogio della corruzionezyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
101zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA

Ilrealismo político e le ideologie 104


1. n realismo istituzionale 104
2. Le finzioni della política 110
3. La critica delle ídeologie 114
4. Contro I'utopia cosmopolitica 119

Bibliografía 139

lJautore 143

Indice dei nomi 147


Storia contemporaneazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
Religione
serie diretta da serie diretta da
Bruno Bongiovanni e Nicola Tranfag/ia Giooanni Filoramo

VOLUMI PUBBLICATI
VOLUMI PUBBLICATI
Aurelio Lepre - Mussolini Enzo Pace - Renzo GuoJo - 1 fondamentalismi
Paolo Pombeni -zyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
La politica nell'Europa del Novecenro Giulio Busi - La Qabbalah
Paride Rugafiori - Imprenditori e manager nella storia d'Italia Sofia Boesch Gajano - La santirá
Guido Verucci - La Chiesa cattolica in Italia dall'Unitá a oggi Cristiano Grottanelli - Il sacrificio
Liliana Saiu - La politica estera italiana dall'Unitá a oggi

Storia moderna
Sociología
serie diretta da
serie diretta da Vincenzo Ferrone e Massimo Firpo
Paolo Ceri
VOLUMI PUBBLICATI
VOLUMI PUBBLICATI
Michel Vovelle - 1 giacobini e il giacobinismo
Alberto Martinelli - La modernizzazione Guido Abbattista - La rivoluzione americana
Marcello Fedele - Come cambiano le amrninistrazioni pubbliche Mario Infelise - 1 libri proibiti
Gian Primo Celia - Il sindacato

Filosofía
Economia
serie diretta da
serie diretta da TitoMagri
Giorgio Rodana
VOLUMI PUBBLICATI
VOLUMI PUBBLICATI
Maurizio Fercaris - L'ermeneutica
Salvarore Rossi - La politica económica italiana Salvatore Veca - La filosofía politica
1968-1998 Eva Picardi - Le teorie del significare
Giorgio Rodano - La disoccupazione
Sidney Pollard - L'economia internazionale dal 1945 a oggi
Steria anticazyxwvutsrqponmlkjihgfedcbaZYXWVUTSRQPONMLKJIHGFEDCBA
se#iediretta da
Anlirea Giardina

VOUJMI PUBBLICATI

Augusto Ftaschetti _ Augusto


Mario Liverani _ Uruk, la prima cittá
Giulio Firpo '_ Le rivolte giudaiche