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Storie della telesivisione: dalle origini alla convergenza


1. Dimensioni del mezzo e sistemi nazionali: le storie della televisione

La televisione ha caratterizzato la storia contemporanea dell'Europa e del Nord America, dalla fase "archeologica"
degli anni '30 del Novecento alla progressiva "domesticizzazione" del medium, per arrivare agli anni più recenti
contraddistinti dall'esplosione dell'offerta e delle forme di distribuzione, dalla frammentazione e dalla
personalizzazione del consumo. I moderni media si strutturano, dalla seconda metà dell'Ottocento in avanti, in un vero
e proprio sistema caratterizzato da scambi e sovrapposizioni. De Sola Pool e Ortoleva suddividono il sistema dei
media in quattro distinte aree: l'editoria (che comprende libri, giornali, film, musica registrata, videogiochi...); le reti o
i vettori (area caratterizzata da tutti quei servizi che permettono una comunicazione istantanea a distanza, grazie alla
mediazione di specifiche tecnologie, dal telegrafo alla telefonia fino alle odierne reti informatiche e telematiche); gli
hardware e i software (che costituiscono un area contenente la tecnologia destinata alla produzione, distribuzione e
fruizione dicontenuti mediali: dai grammofoni ai giradischi, dai cellulari agli smartphone, dalle radio domestiche a
quelle portatili, dai televisori alle smart TV, dai personal computer ai tablet); e infine il broadcasting che – dagli Anni
Venti con la radio ai decenni successivi con la TV – costituisce un terreno di intersezione, ibridazione e convergenza
fra comparti e settori diversi: fortemente caratterizzate dalla dimensione tecnologica, le industrie radiofoniche e
televisive devono sviluppare una propria dimensione editoriale, produrre cioè contenuti (i programmi),
"impacchettarli" entro un'offerta (i palinsesti e i programmi, ma anche le piattaforme dei servizi on demand come
Netflix oAmazon Prime Video) e distribuirli mediante specifiche reti di telecomunicazione. La TV può essere infatti
definita come un insieme di tecnologie per la comunicazione finalizzate alla costruzione e alla circolazione di
un'offerta di contenuti audiovisivi destinati a un pubblico. La storia istituzionale della televisione si focalizza su quelle
imprese e su quegli apparati che producono e distribuiscono i contenuti televisivi ----> una storia istituzionale della
televisione italiana ripercorre le vicende che, dal 1954 (anno di inizio delle trasmissioni regolari) ai giorni nostri,
conduce il sistema televisivo dal monopolio della RAI all'apertura di una limitata competizione fra TV di servizio
pubblico e televisione commerciale a partire dagli anni Ottanta, per arrivare all'odierna situazione di abbondanza di
offerta, contenuti e reti. Storiche sono anche le modalità con cui il mezzo televisivo costruisce un rapporto con il
proprio pubblico. Una storia del consumo televisivo si snoda attraverso fasi caratterizzate dalla visione extradomestica
e collettiva e poi dalla progressiva domestricizzazione. L'enorme popolarità della televisione fra fasce trasversali della
popolazione consente di creare quell'immagine canonica della famiglia radunata nel salotto di casa, di fronte al nuovo
"focolare domestico", che a partire dagli Anni Sessanta ha sottratto via via la centralità della radio. L'abbassamento del
costo dei televisori e l'approdo di nuove tecnologie danno vita, nei decenni successivi, alla personalizzazione e
all'individualizzazione del consumo televisivo, all'ampliamento dell'offerta e alla progressiva targetizzazione delle reti.
Uno degli elementi di maggiore continuità nella storia della televisione consiste nella sua dimensione prevalentemente
nazionale: fin dalle origini la TV rappresenta un mezzo di unificazione e rispecchiamento delle "comunità
immaginate" nazionali- , e anche in tempi più recenti – contraddistinti dall'intensificazione della circolazione
internazionale di contenuti, sia nella forma di prodotti finished, come serie e film, sia attraverso i mercati dei format –
l'industria televisiva resta nazionale in molti sensi: per quanto concerne i contenuti, le forme dell'offerta, i ritmi del
palinsesto. Il public service broadcasting rappresenta il contributo più significativo dell'Europa alla storia
internazionale della televisione. Quello di servizio pubblico è un concetto che caratterizza fortemente le storie dei
diversi sistemi televisivi dei Paesi dell'Europa Occidentale (Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Germania,
Svizzera, Austria, Olanda).Gurdando alla storia televisiva europea, possiamo individuare tre diverse età: l'età della
scarsità o paleotelevisione, che corrisponde al periodo delle origini della televisione, fra la seconda metà degli anni
Quaranta (dal 3 Gennaio 1954 in Italia) e la fine degli anni Settanta, contrassegnata dalla centralità del servizio
pubblico monopolistico e dalla capacità della televisione di integrare e sincronizzare la comunità immaginata
nazionale; l'età della concorrenza o neotelevisione, caratterizzata dalla fine dei monopoli pubblici e dalla crisi del
public service broadcasting, dalla crescita dell'offerta generalista, dalla nascita di oligopoli nazionali e della TV a
pagamento; e, infine, l'età dell'abbondanza, caratterizzata dalla progressiva digitalizzazione del mezzo, dal definitivo
emergere di piattaforme distributive diversificate, dall'enorme crescita dell'offerta e delle reti e dalla concergenza della
televisione con altre aree mediali.
2. La "paleotelevisione", o età della scarsità

È fondamentale in questa fase il ruolo svolto dalla TV nel processo di unificazione linguistica e culturale dell'Italia. La
televisione si rivela efficace nel rafforzare quel senso di unità e di appartenenza a una comunità immaginata nazionale
soprattutto per le sue caratteristiche di medium istantaneo (caratterizzato dal liveness): la TV è in grado di
sincronizzare un'intera comunità sui suoi riti e sui suoi ritmi. Caratteristiche principali della televisione nell'età della
scarsità:- è una TV caratterizzata da un'offerta limitata, ristretta: il segnale televisivo comprende un numero limitato di
canali nazionali (in Italia, negli anni Cinquanta, è uno solo: il Programma Nazionale).- nel modello americano è una
TV solo parzialmente regolata (cessione di licenze a privati); è invece una TV fortemente regolata in Europa
occidentale, con l'impegno diretto degli Stati a fornire un servizio pubblico in uno stretto regime di monopolio (forte
regolamentazione dovuta alla convinzione che il medium possa esercitare un grande potere di orientamento sulla
società e sulla cultura).La televisione europea nell'età della scarsità è fortemente caratterizzata dal ruolo centrale del
public service broadcasting. Il concetto di servizio pubblico si fonda sull'idea che la produzione e la diffusione di
programmi costituisca un bene pubblico, di cui lo Stato si fa perciò garante.4 principali funzioni riconosciute in
Europa ai servizi pubblici:

1. è un servizio universale, disponibile a tutti, senza considerazioni di reddito o di area geografica;

2. è un servizio impegnato a garantire un'offerta e una programmazione equilibrata fra vari generi di programmi

3. è un servizio impegnato a garantire un'informazione politica imparziale;

4. è un servizio indipendente dalle pressioni commerciali e governative.

L'esperienza britannica è fondamentale: è qui che per la prima volta si passa a elaborare un'idea di public service
broadcasting: nel Regno Unito viene fondata nel 1922 la BBC (British Broadcasting Corporation) e finanziata con un
canone annuale. La formulazione dell'idea di servizio pubblico si deve però a Lord John Reith, primo direttore
generale della BBC. Secondo Reith, la BBC doveva porsi compiti di alto livello: il broadcasting «aveva la
responsabilità di portare nel numero più ampio di case il meglio di ciò che era stato formulato in ogni area della
conoscenza umana»; non doveva perciò adeguarsi ai gusti del pubblico, ma doveva guidarli in una vera e propria
missione educata che facesse della radio un nuovo centro di diffusione del sapere. Sempre secondo Reith, il servizio
pubblico, pur dipendendo dallo Stato, deve mostrarsi indipendente dalle pressioni governative o partitiche. Parole
d'ordine di John Reith sono insegnare, informare e divertire.

In Italia, la RAI dà vita ad una regolare programmazione televisiva il 3 Gennaio 1954. La televisione italiana è, più
ancora delle altre emittenti europee BBC(GB), ARD (Germania) o RTF (Francia),una tv pedagogica. La RAI vorrebbe
essere una televisione-scuola e cerca di fare della televisione uno strumento di crescita culturale della nazione.
L’imperativo della divulgazione de dell’insegnamento vengono perseguiti attraverso due modalità, una diretta e una
indiretta. I programmi che vanno sotto l’etichetta di “telescuola” (es. Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione per il
recupero dell'adulto analfabeta - 1960: un vero e proprio corso a distanza destinato a insegnare a leggere e a scrivere
a una massa ancora enorme di italiani analfabeti) incarnano il mandato pedagogico in maniera letterale. Ma è
soprattutto l’adattamento dei grandi classici della letteratura italiana, europea e internazionale a costituire una via più
indiretta, e decisamente più popolare, per avvicinare gli italiani alla conoscenza di quei classici che non possono
essere ignorati da un buon cittadino. Il gioco a premi costituisce il genere in assoluto più popolare della televisione
delle origini. Esso è di esplicita derivazione americana: viene preso e adattato in Europa, subendo importanti
variazioni: le produzioni europee tendono a riprendere la struttura del quiz, centrato su domande e risposte, dove
l'elemento del varietà costituisce un elemento rilevante Lascia o raddoppia? Introduce la valletta e la forte
caratterizzazione del concorrente/personaggio grazie alle interazioni con Mike Bongiorno; Campanile sera coinvolge
spettacolarmente la provincia italiana e le sue piazze.
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La terza età della televisione è quella dell'abbondanza. Essa è segnata da una serie di processi e fenomeni che, da un
lato, proseguono e radicalizzano alcune tendenze già emerse nella seconda età della televisione e, dall'altro lato,
segnano delle discontinuità più evidenti.Due sono gli elementi in particolare che caratterizzano questa terza epoca: 1.
la digitalizzazione del mezzo (sul piano della produzione, della distribuzione e del consumo di televisione) 2. la
sempre più marcata convergenza fra televisione e altri comparti mediali Henry Jenkins: "cultura convergente"Il
passaggio universale al digitale terrestre – con le sue conseguenze in termini di offerta, di frammentazione del
consumo, di strategie palinsestuali, di costruzione di reti nuove – è il più consistente cambiamento che la TV abbia
affrontato nel recente periodo.Ma il digitale terrestre (DTT), pur essendo la tecnologia di accesso-base alla TV, non è
la sola piattaforma distributiva su cui le imprese televisive possono contare: satellite, IPTV, TV mbile, come pure il
web e i servizi di streaming online (OTT). In primo luogo, dunque, "convergenza" significa "divergenza" delle
piattaforme e dei devices con cui si accede ai programmi e ai contenuti. più apparecchi di fruizione!Il testo
televisivo aveva storicamente la caratteristica peculiare di esaurirsi nella messa in onda e di essere un prodotto
delimitato da confini temporali precisi. Ora il programma diventa sempre più un brand complesso, che vive di
innumerevoli altre estensioni e temporalità: il suo utilizzo può essere ripetuto; la sua vita si riverbera su altri media e
sua altre merci (siti web, social network, merchandising).Mutano anche gli spettatori: il pubblico non è più
passivizzato, ma è il primo protagonista della cultura convergente social TV