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La cultura di

Verga è una cultura positivistica, lui ritiene che solo il

rigore del metodo scientifico consenta di conoscere la realtà e di studiarla ed analizzarla. Può

essere definita anche materialistica in quanto vede il comportamento umano in

dipendenza dell’egoismo e dei bisogni materiali dell’uomo. Infine è anche deterministica,

pensa che il comportamento umano non è libero ma condizionato da

vari fattori, come l’ambiente e in particolare dalle leggi economiche, che prevalgono sui

sentimenti.

La produzione pre-verista

Dato che la sua famiglia era legata agli ideali risorgimentali, i primissimi romanzi di Verga hanno
come argomento i valori risorgimentali, il primo è intitolato “Amore e patria”.

Dopo questi primissimi romanzi, la sua produzione poetica è divisa in due filoni: il filone pre-
verista, come argomento l’amore e la passione; il filone verista, l’adesione al vero,
l’attenzioneagli umili, l’ambientazione nei paesaggi siciliani.

Della produzione pre-verista ricordiamo l’opera più famosa, “Storia di una capinera”, un romanzo
epistolare dove la protagonistaè unaragazza costretta alla monacazione per motivi di indigenza
della famiglia e perciò costretta a rinunciare al giovane di cui si era innamorata.

Questo romanzo, pur appartenendo alla fase pre-verista, mostra un’attenzione verso il vero di
Verga, si tratta della rielaborazione di un fatto realmente accaduto, e lo capiamo quando Verga
spiega il titolo. Le ha ricordato una storia realmente accaduta ad una ragazza che era morta
chiusa in convento. Come l’uccellino che dovrebbe spiccare il volo ed esser libero muore nella
gabbia, allo stesso modo lei muore in un convento.

Il padre l’aveva mandata in convento poiché non poteva permettersi la spesa di un eventuale
matrimonio, ciò si lega alle leggi dell’economia e alla cultura deterministica che vede prevalere i
soldi agli affetti, avvicinamento anche al verismo.

Tra le caratteristiche dell’opera abbiamo la forma epistolare, che esprimeva in modo diretto il
punto di vista della protagonista, poi c’è il tema dell’esclusione ed emarginazione che ritornerà in
altre opere di Verga, è orfana così come Rosso Malpelo, nonché come già detto delle leggi
economiche che vincono sui sentimenti. Un’ulteriore passo avanti verso la produzione verista lo
compie con un bozzetto, breve racconto caratterizzato da uno spiccato realismo, intitolato
Nedda. I personaggi sono umili della terra natìa, la protagonista è una raccoglitrice di olive
innamorata di un contadino che anche lui è un povero disgraziato, la ragazza si accorge di
aspettare un figlio dal contadino, quando la bambina nasce è deposta nellaruota del convento.
Lei si rifiuterà di consegnare la propriafiglia nella ruota del convento, dove venivano consegnati i
bambini che nascevano al di fuori del matrimonio, le convenzioni sociali impongono di
consegnarlaallaruota, e per questo verrà condannata dal prete e dalle altre donne. Tornail tema
dell’esclusione e dell’emarginazione, presente in Verga. Lui stesso in qualche modo si sentirà un
escluso e un emarginato, il poeta in questa società moderna non trova più un suo ruolo. Non si
può considerare un’opera verista perché il narratore fasentire lasua voce, interviene
continuamente a far sentire lasua protagonista, distante dal narratore impersonale tipico del
verismo.

Questi fattori sono la diffusione del romanzo di Zola “L’ammazzatoio”, tradotto e

recensito con grande entusiasmo da Capuana che l’aveva proposto come modello di romanzo
per

l’attenzione alla realtà; il tentativo insieme a Capuana di creare il primo romanzo moderno,
ovvero

l’attenzione rivolta al presente e non al passato, questi due autori siciliani si incontrano a Milano

capitale della letteratura e prendono questa decisione; la cosiddetta questione meridionale,

intendiamo la situazione del mezzogiorno italiano post-risorgimento che avevamo già definito

come drammatica e di estrema miseria, questa questione scoppia in seguito ad un’inchiesta,

“L’inchiesta in Sicilia”, gli autori sono Franchetti e Sonnino ed erano due professori universitari

che posero l’attenzione sulle condizioni di arretratezza del mezzogiorno italiano sottolineando le

dure condizioni di vita lavorative a cui erano sottoposti i bambini, emerge lo sfruttamento del

lavoro minorile tramite la loro inchiesta, che poi vedremo nella novella Rosso malpelo, bambini

che erano costretti a lavorare sotto la terra anche per 10-11 ore nelle miniere di zolfo, ma anche

grazie alla pubblicazione delle lettere meridionali di Pasquale Villari, che era un napoletano
storico

e politico che evidenziale ragioni sociali del brigantaggio, spiegastoricamente perché nel
meridione

si sviluppò questo fenomeno, ovvero la grande miseriaa cui erasottoposto il meridione che
facilitò

il fenomeno del brigantaggio, maanche la corruzione della classe politicalocale, queste lettere
sono

considerate il primo manifesto del movimento meridionalista in Italia.