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© Promotrieste 2016
Immagini: Promotrieste,
Progetto grafico: Daniela Giraldi
Distribuzione gratuita, vietata la vendita.

manifestazione realizzata con il contributo di:


Regione Friuli Venezia Giulia
Fondazione CRTrieste
URES - Unione Regionale Economica Slovena

in collaborazione con:
Comune di Trieste
Associazione Antiquari Friuli Venezia Giulia

si ringraziano:
Assessore alla Cultura del Comune di Trieste
Gruppo Ermada Flavio Vidonis
Tatiana Donis ed il Girotondo d’Arpe
Associazione Italiana Ricerca sul Cancro
Comitato Friuli Venezia Giulia
EXE Advisor
Mini Mu
TRIESTE ANTIQUA
FRA MERCATO ANTIQUARIO
E CULTURA

La trentaquattresima edizione di Triesteantiqua è ritornata nella


meravigliosa sede del Salone degli Incanti, un posto che sta nel cuore di
tutti i triestini e di coloro che amano la città.
In questa struttura, non solo bellissima ma anche funzionale con i
suoi spazi e l’Auditorium, Promotrieste ha voluto cogliere l’occasione
per rilanciare la tradizionale manifestazione sia nella qualità della
partecipazione di espositori sia nell’affiancare il momento espositivo
con una nutrita serie di iniziative culturali, di alto profilo, sui temi del
restauro, della storia dell’arte, del collezionismo, delle opportunità del
territorio carsico e dei suoi percorsi di Guerra.
Non é mancata la musica con diversi concerti d’arpa e un intenso
girotondo d’arpe finale che ha suggellato il connubio fra il collezionismo
antiquario e l’arte in genere.
Uno sforzo organizzativo notevole che è stato premiato dal successo
di pubblico e che ci ha indotto a pubblicare il resoconto di quanto è
avvenuto in quei giorni. Promuovere il turismo non significa infatti solo
organizzare eventi e pubblicità ma anche interpretare quanto l’ospite si
attende da una città come Trieste, ricca di fascino per la sua storia, la
dimensione culturale europea, le sue tradizioni.

Umberto Malusà

1
Triesteantiqua nella cornice del salone degli Incanti

2
1 Maurizio Lorber

Capolavori scoperti e riscoperti


dei Civici Musei di Storia dell’Arte
di Trieste

Diceva Paul Klee che per vedere un quadro attribuito erroneamente.


ci vuole una sedia ma per comprenderlo, Questo modus operandi che vede
direbbe Federico Zeri, lo storico dell’arte ha affiancarsi lo storico dell’arte al restauratore
bisogno di un bravo restauratore. Solo così è è stato adottato in occasione dello studio di
possibile cogliere lo stato di conservazione alcune opere della Quadreria del Civico Museo
dell’opera, rilevando gli eventuali interventi Sartorio di Trieste per le quali è stata effettuata
successivi volti a migliorare, modificare, una ricognizione storiografica, condotta e
recuperare od anche stravolgere un’opera. Già coordinata dalla conservatrice dei Civici Musei
in una fase di indagine preliminare, l’intervento Lorenza Resciniti assieme a Francesca Nodari
del restauratore può rivelarsi fondamentale e allo scrivente per la parte storico artistica e
per capire se si tratti di un falso o di un dipinto a Maria Teresa Tito per le competenze sul
restauro, dalla quale è emersa l’opportunità di
operare un intervento di restauro su sei dipinti
per valutare, da un lato, le ipotesi attributive,
confermando quindi gli studi precedenti o
proponendo nuove soluzioni e, dall’altro, per
rendere finalmente godibili ai visitatori opere
rimaste a lungo nei depositi.
L’attuazione di tale intervento viene
resa possibile grazie al supporto economico
dell’imprenditore Paolo Tamai, titolare
dell’azienda “Gli orti di Venezia”, che ha voluto
sostenere questo recupero storico.
Iniziamo pertanto dall’opera forse più
preziosa della collezione: la Madonna con
bambino di Pasqualino Veneto1, la cui tavola
viene restaurata da Lucio Zambon), che riserva
non poche sorprese.
Grazie alla tecnica diagnostica che riveste

1 Il dipinto è attribuito, fin dal 1932, a Pasqualino


Fig.1 Pasqualino Veneto, Madonna con il bambino, Civici Musei Veneto: G.Gronau, Pasqualino (ad vocem), in “Künstler Lexi-
di Storia e Arte, Trieste (Riflettografia all’infrarosso di Davide kon”, vol. XXVI, 1932, Leipzig, cfr. L.Puppi, Per Pasqualino Ve-
Bussolari) neto, in “Critica d’Arte”, terza serie, n. 8, 1961, pp. 36-47.

3
un ruolo importante per lo storico e per il
restauratore vengono enucleati alcuni indizi
che permettono di raccogliere elementi utili
a presagire l’opera nella sua forma originale.
Per meglio esemplificare, segnaliamo come le
fotografie realizzate da Davide Bussolari, una
radiografia e una riflettografia a infrarossi (fig.1)
del dipinto in questione hanno evidenziato
l’esistenza di una figura, probabilmente un san
Giovannino, che ridipinture successive molto
coprenti avevano fatto letteralmente scomparire.
Queste immagini sono per il restauratore e per
lo storico dell’arte quello che l’ecoscandaglio
è per i pescatori odierni: un mezzo per gettare
uno sguardo ad una profondità un tempo
insondabile.
Nel caso della Madonna con il bambino (e
un san Giovannino “ritrovato”) non si trattava
solo di vernici che, secondo l’antico dettato di
Plinio, costituivano una sorta di moderazione
dello sfavillio cromatico (noto agli studiosi con il
termine di atramento2) ma di ben altro intervento Fig. 2 Sandro Botticelli, Cristo Dolente in atto di benedire, 1495
– 1500, Bergamo, Pinacoteca dell’Accademia Carrara
volto a eliminare una figura forse per ragioni di
mercato antiquario.
delle ipotesi che sono il sale della conoscenza.
Vorremmo però aggiungere, a proposito
Gli storici dell’arte che si occupano di
dell’uso delle fotografie che tanto la radiografia
attribuzione preferiscono proprio per tale motivo
che la riflettografia a infrarosso permettono
le fotografie in bianco e nero anziché a colori.
al restauratore di visualizzare una versione
Le riproduzioni in bianco e nero evidenziano
semplificata del dipinto che pone in evidenza
proprio l’incompletezza dell’informazione che si
ciò che può essere pulito o addirittura rimosso.
rivela utile per il lavoro del connoisseur, mentre
Questo aspetto investigativo è ben noto agli
quelle a colori risultano maggiormente ambigue
storici dell’arte i quali hanno sempre fatto, e
dal punto di vista informativo poiché confondono
continuano a fare, uso delle fotografie. Ma, si
fra “originale” e “riproduzione” rendendo difficile
badi bene, soprattutto di quelle in bianco e nero.
la distinzione fra “codice” e “contenuto”: «una
Dobbiamo infatti tener presente che è dalla
rappresentazione selettiva che indichi i propri
selezione delle informazioni che si possono fare
principi di selezione sarà più informativa di una
2 «Ad opera finita era solito dare ai suoi dipinti una replica esatta3».
velatura scura così sottile che, riflettendo, intensificava la lucen- Chi aveva compreso perfettamente questo
tezza del colore mentre, allo stesso tempo, proteggeva il dipinto
dalla polvere e dalla sporcizia e non era percettibile, se non da
vicino. Ma il suo scopo principale era di evitare che la brillan- 3 E.H.Gombrich, The Visual Image, in “Scientific
tezza dei colori offendesse lo sguardo, dando la sensazione American”, 227, 1972, pp. 82-96, trad. it. L’immagine visiva
all’osservatore di guardare attraverso un velo di talco, cosicché come forma di comunicazione, in E.H.Gombrich, L’immagine e
aggiungeva un impercettibile tocco di severità ai colori partico- l’occhio, Torino, Einaudi, 1985, pp. 155-185: 168. Rimando per
larmente brillanti»: Plinio il Vecchio, Historia naturalis, XXXV, un’analisi epistemologica più dettagliata a: M.Lorber, Pensiero
97, cfr. Ernst Gombrich, Vernici scure. Variazioni sul tema di visivo. Appunti su indici e icone:strumenti concettuali ed estetici,
Plinio, in Sul restauro (a cura di A. Conti), Torino, Einaudi, 1988, in, “Arte in Friuli – Arte a Trieste”, 2007, pp. 219-236., in “Arte in
pp. 117-131. Friuli – Arte a Trieste”, 24, 2006, pp. 119-144.

4
dettagli prima indistinguibili quali la finezza dei
capelli della Madonna e il velo trasparente teso
davanti al bambino.
Non meno intrigante il Suicidio di Lucrezia
(fig. 5), il cui restauro è a cura di Carla Vlah,
che riportava una firma, apposta nei secoli
passati ma comunque successivamente alla
realizzazione del dipinto, in virtù della quale
lo stesso veniva erroneamente assegnato a
Fig.3 Giovanni Morelli, 1890, schema della mano di Botticelli Sebastiano del Piombo. Il problema delle firme
o delle iscrizioni posticce, spesso aggiunte per
principio fu proprio Giovanni Morelli. I disegni
volere di incauti antiquari d’altri tempi, si pone
di dettagli che utilizzava per individuare gli
frequentemente ai restauratori. La pulitura di
autori sono dei modelli rozzi, molto semplificati
questi elementi non risolve quindi ma pone con
dell’orecchio o della mano propri di un
nuovo vigore allo storico dell’arte la questione
determinato pittore (figg.2-3). Ma, ed è questo il
su chi sia l’autentico autore del dipinto. Così,
punto fondamentale, un identikit non riproduce
nel caso del Suicidio di Lucrezia, dopo aver
fedelmente un individuo ma ne pone in evidenza
rilevato l’iscrizione apocrifa a nome Seb. del
un numero minimo di caratteristiche sufficienti
Piombo, è stato possibile avanzare cautamente
a farsi un profilo mentale di quella persona
e di riconoscerla. L’esperienza di Morelli è
pertanto prodromica all’utilizzo di fotografie
in bianco e nero, radiografie e riflettografie da
parte di conoscitori e restauratori che soltanto
attraverso una selezione dei dati visivi, per
loro natura potenzialmente infiniti, possono
giungere alla soluzione in vista di un problema
da risolvere: individuazione dell’autore, tipo di
pulitura da attuare, eventuali integrazioni di
quanto è purtroppo scomparso.
I reintegri non riguardano soltanto il dipinto
ma anche la cornice che, alle volte è parte
integrante dell’opera. È il caso della Madonna
con il Bambino4 (fig.4) attribuibile al cosiddetto
Maestro di Roncaiette, pittore anonimo attivo
in ambito padovano nei primi decenni del XV
secolo. Il dipinto è inserito in una cornice tardo
trecentesca che, in anni recenti, è stata in parte
sommariamente reintegrata. La pulitura delle
ridipinture successive, curata da Giovanna
Nevyjel e Claudia Ragazzoni, ha rivelato

4 P. Buttus, Decorazioni in oro nella pittura tardogo-


tica veneziana: due dipinti di Jacobello del Fiore e del Maestro
di Roncaiette a Trieste, in “Atti dei civici musei di storia ed arte”, Fig.4 Maestro di Roncaiette (attr.), Madonna con il bambino, in
n. 20, 2004, pp. 271-283. fase di restauro, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste

5
Più sicura invece l’attribuzione proposta
da Antonio Morandotti per l’Ecce Homo (fig.7),
restaurato da Carla Vlah, di Antonio Lagorio6
(1652-1690) anche se soltanto la pulitura
completa potrà assicurare una piena godibilità
del dipinto.
Concludiamo con una tela di grandi
dimensioni sulla quale può essere identificato
l’episodio biblico L’ebrezza di Noè che ha messo
a dura prova le restauratrici Deffar e Russo
dei Laboratori Restauri d’Arte poiché pesanti
cadute di colore e ridipinture accumulate nel
tempo avevano reso quasi illeggibile il dipinto.
È un caso significativo che evidenzia come
la precarietà dello sostanza pittorica ponga
notevoli difficoltà allo storico dell’arte che non
è nemmeno in grado di circoscrive l’ambito
e l’epoca di produzione. In questo caso si è
pertanto solo dubitativamente proposto il nome
di Simone Brentana, pittore della prima metà
del Settecento, quale possibile autore sebbene,
ad un esame più dettagliato del dipinto, siano
ravvisabili somiglianze con alcune opere
di Giulia Lama (Venezia, 1691 - 1747). In
Fig.5 Pier Francesco di Jacopo Foschi (?), Lucrezia, in fase di particolare vi è una fotografia, presente nella
restauro, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste
Fototeca Zeri7, di un dipinto nel quale lo scorcio
di Noè ebbro può essere accostato a quello
l’attribuzione al pittore fiorentino Pier Francesco
presente nell’opera dei Civici Musei di Trieste
di Jacopo Foschi, vicino per taluni aspetti alla
che lo stesso Federico Zeri (agosto 1978),
maniera del Bronzino5.
indica come opera della pittrice.
Parimenti per la Decollazione del Battista
Restaurare non significa solo pulire e
(fig.6), affidata alle cure dei Laboratori Restauri
integrare le cadute di colore, il lavoro è ben più
d’Arte Deffar e Russo, solo la pulitura ha
complesso e non a caso spesso controverso,
permesso di evidenziare una composizione
riguarda, fra l’altro, anche l’azione sui supporti
seicentesca che ricorda i modi del pittore
pittorici i quali, nel tempo, si deteriorano (tela)
fiorentino Ludovico Cardi detto il Cigoli ma che
o si deformano (legno). Giova ricordare come
si evince essere stata realizzata a bottega da
il bellissimo dipinto di Pasqualino Veneto sia
più mani, come risulta evidente nei dettagli e
stato sottoposto, in anni non lontani, ad un
nella diversa fattura dei volti.
intervento strutturale, retrostante la tavola di
5 Sul pittore Pier Francesco di Jacopo Foschi le pioppo, che in realtà ha contribuito ad irrigidire
immagini di confronto possono essere reperite in A. Pinelli, Pier
Francesco di Jacopo Foschi, in “Gazette des beaux-arts”, anno
109, n. 69, 1967, pp. 87-108; A. Matteoli, Un’opera datata di Pier
6 A. Morandotti, Studi sulla pittura nell’era del Web,
1: profilo di Antonio Lagorio, in “Nuovi studi”, 5, 2000 (2001), n.
Francesco di Jacopo Foschi, in “Ricerche di Storia dell’arte”, 32,
8, pp. 81-92.
1987, pp. 95-100; L. Pagnotta, Ipotesi sull’attività giovanile di
Pier Francesco di Jacopo Foschi, in “Antichità viva”, anno 31, n. 7 Catalogo Fondazione Zeri, Università di Bologna,
4, 1992, pp. 5-16. consultabile on line ad vocem “Giulia Lama”.

6
Fig.6 Ambito toscano, fine del XVII secolo, Decollazione di san Giovanni Battista e a destra Giulia Lama (?), Ebrezza di Noè, in fase
di restauro, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste

la tavola provocando la conseguente caduta di


colore lungo le naturali fibrature del legno. La
rimozione di quella “parchettatura” (una sorta
di impalcatura posta sul retro della tavola) e
la sua sostituzione con un diverso rinforzo
più mobile ha costituito la fase preliminare e
necessaria precedente l’intervento di pulitura,
il quale ha posto in evidenza l’integrità del
dipinto e ha rivelato la finezza del paesaggio
dai toni morbidissimi consentendo, in alcuni
punti, l’emergere del verde intensissimo
della malachite che le ridipinture avevano
completamente occultato. È così, con pazienza
e accortezza, e grazie all’aiuto di un avveduto
mecenate8, che si scoprono o riscoprono
capolavori, altrimenti celati nei nostri musei.

8 L’imprenditore Paolo Tamai, titolare dell’azienda


“Gli Orti di Venezia”, in collaborazione con Coop Alleanza 3.0,
ha provveduto al sostegno di questa meritoria impresa scienti-
fica. Il testo riassume parzialmente i contenuti della conferenza
che ho esposto il primo novembre 2016 nel contesto della fiera
“Trieste Antiqua” allestita presso Il Salone degli Incanti (ex Pe- Fig.7 Antonio Lagorio, Ecce Homo, particolare, in fase di restau-
scheria) di Trieste. ro, Civici Musei di Storia e Arte, Trieste

7
2 Daniele D’Anza

Alchemiche infiltrazioni in alcuni


dipinti veneziani del Seicento
e una curiosità caravaggesca

L’iconologia è quel ramo della storia dell’arte lagunare, dove si distingue per la produzione
che si occupa del soggetto o del significato delle di opere di soggetto stregonesco. Composizioni
opere d’arte, rappresentando, attualmente, ‘notturne’ in cui primeggiano “Astrologhi, Strigoni
uno dei settori di maggior successo degli e Negromanti”, affiancati da una pletora di piccoli
studi storico-artistici1. Essa sottintende una e divertenti ‘mostriciattoli’ antropomorficamente
rappresentazione allusiva – per similitudine, intesi, che in città vengono presto battezzate
per traslato, per indizio – a qualcosa di diverso come Strigossi o Stregozzi. Condotte in
da ciò che appare visivamente. Ne consegue parallelo alle raffigurazioni di carattere religioso,
uno studio che muove dal contentuto dell’opera queste diaboliche esecuzioni gli garantirono
d’arte per ritrovarne le ragioni contestuali che discreto successo fra i suoi contemporanei,
l’hanno generata, indagando la storia delle al punto da spingere le fonti a ricordarlo quasi
idee religiose, filosofiche, politiche e sociali esclusivamente come autore di “stravaganze e
dell’epoca. bizarie / De chimere, de mostri, e d’animali, / De
Mediante tale approccio desidero bestie, de baltresche, e cose tali / Trasformae,
approfondire in questa sede alcuni dipinti reformae da testa a pie”3.
veneziani del Seicento di soggetto stregonesco, Destinati al privato piacere, da assaporare
realizzati da Joseph Heintz il Giovane, pittore con gli amici più che da ostentare in pubblici
tedesco originario di Augusta ma veneziano ricevimenti, tali dipinti germogliano su un terreno
d’elezione. Dopo un iniziale tirocinio a Praga e concimato, a suo tempo, da Hieronymus Bosch
poi ad Augusta, egli giunge fra le lagune verso e Pieter Brueghel il Vecchio, le cui stravaganti
il 1623/16242. Qui vive e opera per più di un visioni pittoriche egli incontrò, presumibilmente,
cinquantennio, fino alla morte sopraggiunta nel a Praga nelle collezioni imperiali e di certo studiò
1678, maritandosi tre volte, generando prole nelle relative incisioni di derivazione4. Si tratta di
e inserendosi a pieno titolo nella vita artistica opere permeate d’una atmosfera congestionata
dall’infilzata fetida di esseri deformi, figli d’una
1 Cfr. M. Holly, Iconografia e Iconologia, Milano
1993. biologia sovvertita, che perso il viscoso e viscido
2 La data del suo arrivo a Venezia si deduce da
quanto riferito nel certificato di stato libero – il documento pre- 3 M. Boschini, La carta del navegar pitoresco, Ve-
liminare necessario per la celebrazione delle nozze –, compi- nezia 1660 [edizione critica a cura di A. Pallucchini, Venezia-Ro-
lato il 18 ottobre 1630 (Archivio Storico del Patriarcato di Ve- ma 1966, pp. 572-573]; P. Orlandi, Abcedario pittorico, Bologna
nezia, Fondo Curia Sezione Antica, busta 26, serie Examinum 1704, p. 185; L. Lanzi, Storia pittorica dell’Italia. Dal Risorgimen-
Matrimoniorum, cc. 102-103. Il documento viene citato in A. to delle belle arti fin presso al fine del XVIII secolo, III, Bassano
Engelmann, Die Malerfamilie Heintz in Venedig, “Archiv für 1795-1796, p. 159.

4
Sippenforschung und alle verwandten Gebiete mit Praktischer
Forschungshilfe” 110, 54, 1988, pp. 432-440; J. Zimmer, Heintz, In più occasioni il pittore preleverà alcuni parti-
Joseph d.J., in Allgemeines Künstler-Lexikon. Die Bildenden colari dalle stampe che Hieronymus Cock trasse dai dipinti di
Künstler aller Zeiten und Völker, 71, 2011, pp. 246-251). Hieronymus Bosch e Pieter Brueghel il Vecchio.

8
1. Joseph Heintz il Giovane, Alchimia. Collezione privata

apparire ritornano in fitta schiera a guisa di i capelli lunghi e un po’ arricciati, neri come
sgangherati e spiritosi saltimbanco. Mostruose gli occhi. La voce era «feminina», e sul viso
ibridazioni rinsanguate dal pretto gusto di una macilente portava un «filetto de mostacchi».
lingua corriva, aliena da polemiche teologiche Alcuni dicevano fosse polacco, altri russo, altri
e contaminata, verso la metà del secolo, dalle ancora tedesco. Aveva modi amabili, conosceva
infiltrazioni ermetico-alchemiche originate dalla molte lingue, era informato dei più inviolabili
presenza in città di un tedesco, anch’egli come arcani politici e aveva una cultura sconfinata.
il pittore, originario di Augusta, il cui nome Usciva raramente di casa e incontrava pochi,
italianizzato e presto diffusosi nell’ambiente selezionati suoi amorevoli. Si faceva chiamare
degli alchimisti e dell’occulto di mezza Europa Federico Gualdi”7.
è Federico Gualdi5. Un negromante insomma, un operatore
Questi giunse a Venezia nel 1642 o al più dell’occulto che “sapeva ogni cosa” e che
tardi nel 1650 e, successivamente, dal 1663 intendeva l’alchimia anche e soprattutto come
al 1666 gestì l’amministrazione dell’attività ricerca spirituale – capace di schiudere all’uomo
mineraria della famiglia Crotta6. I suoi i segreti della Natura –, il cui procedere è
conoscenti così lo descrivevano: “Aveva circa racchiuso nell’acronimo V.I.T.R.I.O.L.8.
quattrocento anni, ma non ne dimostrava più di
7 F. Barbierato, A. Malena, Rosacroce, libertini e
quaranta. Piuttosto basso, né grasso né magro, alchimisti nella società veneta del secondo Seicento: i Cavalieri
dell’Aurea e Rosa Croce, in Storia d’Italia, 25, Esoterismo, a
5 E. Humbertclaude, Luci su un maestro minore: cura di G. M. Cazzaniga, Torino 2010, pp. 325-326.
Federico Gualdi, in Alchimia, a cura di A. De Pascalis, M. Marra 8 L’acronimo V.I.T.R.I.O.L., già presente nelle illu-
(Quaderni di Airesis), Milano 2007, pp.63-91. Un ruolo decisivo strazioni del volume di Daniel Stolcius von Stolcenberg, Viridar-
nella perpetuazione della memoria del citato occultista lo gioca ium Chymicum, edito a Francoforte nel 1624, nonché nell’opu-
l’editore veneziano, di origine tedesca, Giovanni Giacomo Herz scolo di Michel Spacher, Cabala, Speculum Artis & Naturae, è
(F. Barbierato, Giovanni Giacomo Hertz. Editoria e commercio da sciogliersi in Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Oc-
librario a Venezia nel secondo ‘600, II, “La Bibliofilia”, III, 2005, cultum Lapidem, al quale a volte si aggiungevano le due lettere
pp. 275-289 [pp. 276-278]) V.M. (Veram Medicinam). L’acronimo, se da un lato suggerisce
6 Humbertclaude 2007, p. 68. Il 15 dicembre 1662, il procedimento per arrivare al completamento dell’Opera, che
Gualdi presentò a Venezia il suo progetto le Acque Alte. Una non può che partire dal minerale che si trova all’interno della
presentazione particolarmente dettagliata per esaltare le qualità Terra, dall’altro si qualifica come una sorta d’invito a indagare
tecniche e i vantaggi del suo progetto. L’arringa sedusse i magi- la propria anima e il proprio spirito per purificarsi, mediante un
strati, che il 23 dicembre 1662, tramite decreto, gli assegnarono, processo in tutto parallelo a quello della produzione della Pie-
per almeno tre anni, l’ammontare annuo di 5.000 ducati. tra filosofale. Questa nell’antica compilazione dei fondamenti

9
D’altra parte Venezia, nel corso del
Cinquecento, aveva maturato un ambiente
culturalmente avvertito e spiritualmente vivo
e inquieto, che si era opposto con fermezza
all’Interdetto papale di Paolo V, in un’esaltazione
della libertà repubblicana che al cospetto
dell’opinione pubblica europea confermava la
sua liceità sul piano religioso e comportamentale,
pur ribadendo la propria vocazione cattolica.
Non a caso, e in virtù soprattutto della sua
posizione e per gli scambi con l’Oriente, la città
era un focolare di attività alchemiche ben prima
della comparsa di questo celebre operatore
dell’occulto. Fu a Venezia che il mistero della
trasmutazione dei metalli venne compreso da
2. Potentissimus affectus Amor, settimo emblema tratto da Salomon Trismosin – colui che, con evidente
Emblemata Andreæ Alciati
metacronismo, viene indicato come il precettore
di Paracelso12, al quale avrebbe consegnato il
Durante gli anni trascorsi a Venezia, Gualdi poté
segreto della Pietra Filosofale a Costantinopoli
contare sull’appoggio di molte persone influenti
e nemmeno il Sant’Uffizio, pur raccogliendo nel 1521 –. Trismosin nel raccontare le sue
testimonianze compromettenti sulla sua peregrinazioni ricorda come a Venezia si
persona, riuscì mai a imbastirgli un processo. dichiarava di avere quattrocento anni e di conoscere il diavolo.
Il Sant’Uffizio pur indagandolo (ci sono pervenute diverse te-
Da una di queste confessioni si apprende come stimonianze di interrogatori nei quali gli imputati ammettevano
tali speculazioni avessero trovato terreno fertile che Gualdi e i suoi sodali fossero collusi con forze demoniache)
non riuscì mai a incriminarlo poiché, come emerge dagli interro-
fra le lagune: egli infatti contava in città “molti gatori, la “setta” vantava protezioni importanti. Agli affiliati, che
si definivano cavalieri dell’Aurea e Rosa Croce, si insegnavano
scolari, a quali insegnava secretamente tutti li “secretamente tutti gli arcani della natura”. Questa “setta”, di cui
arcani della natura”9. Nella sua orbita gravitava Gualdi era il vertice, si componeva di due ordini, uno più ristretto
di 12 unità, fra cui Gualdi, l’altro di 72. A tal proposito, l’introdu-
un intero gruppo di notabili veneziani e non zione di Franz Hartmann all’edizione italiana (Viareggio 1978)
del celebre volume I simboli segreti dei Rosa + Croce. L’Aureo
solo, come il Cavaliere Pietro Liberi10, tanto per Secolo Redivivo. Trattato intorno alla Pietro Filosofale del 1785,
restare in ambito pittorico, o il nobile bresciano sembra rievocare questi incontri veneziani: “Alcuni secoli or
sono il nome di «Rosacroce» ebbe una grande risonanza nel
Cesare Martinengo, per quello collezionistico11. mondo. Ma come misteriosamente era spuntato all’orizzonte al-
trettanto misteriosamente non tardò ad eclissarsi. Si diceva che
dell’Ermetismo tramandata da maestro a scolare che è il KYBA- questi «Rosacroce» formassero una società segreta di uomini
LION, non è altro che un’allegoria volta al piano mentale e non dotati di poteri sovraumani se non addirittura soprannaturali. Si
a quello materiale, in una trasposizione di onde mentali in altre diceva che essi sapevano predire il futuro, che conoscevano
specie di vibrazioni e non alla trasmutazione da un metallo a un i più reconditi misteri della natura, come trasmormare il ferro,
altro (Ermete Trismegisto, Il Kybalion, S.l. 2001, p. 4) il bronzo, il piombo e il mercurio in oro: preparare un «elisir di

9
vita» o «panacea universale» con la quale conservarsi giovani
Humbertclaude 2007, p. 74. per tempo indefinito; e si affermava inoltre che essi sapevano
10 C. Accornero, Pietro Liberi cavaliere e fenice dei comandare agli spiriti elementali della Natura e che conosces-
pittori, Treviso 2013, pp. 123-125. La studiosa osserva come sero il segreto della «pietra filosofale»: quel portentoso ele-
tale sodalizio dovette riflettersi “a vario titolo su un certo filone mento che conferiva l’onnipotenza, l’immortalità e la saggezza
della produzione artistica contemporanea, influenzando la scel- suprema. […] Essi parlavano degli abitatori dei quattro regni
ta di temi inconsueti e piuttosto rari, dal significato ancora forte- della Natura (ninfe, cioè, ondine, gnomi, silfi, salamandre e fate)
mente enigmatico, come la cosiddetta Allegoria dell’Astrologia come di esseri ben reali, viventi, coscienti e pronti a servire l’uo-
sferica di Guido Cagnacci della Pinacoteca Comunale di Forlì, mo, a istruirlo e ad esserne a loro volta istruiti; ma con il corpo
ma soprattutto l’Apollonio di Tiara di Pommersfelden, che dietro composto di sostanza eterea e troppo fina per essere percepita
la trasposizione pittorica del racconto filostrateo sembra offrire dai nostri sensi grossolani”.
un ritratto ideale di quel gruppo”. Oltre a Pietro Liberi, la “setta” 12 Paracelso fu il primo ad associare i rimedi contro
capeggiata da Gualdi contava su un altro pittore, il non meglio le malattie alle pratiche alchemiche (G. Cosmacini, L’arte lunga.
identificato Carlo Ripa. Storia della medicina dall’antichità a oggi, Roma-Bari 1999, pp.
11 Barbierato, Malena 2010, p. 349. Gualdi stesso 238-246).

10
trovò a operare all’interno di un laboratorio nel 1571 l’editio princeps del Pimander16, la cui
guidato da un tedesco e proprietà d’un Centilon fortuna a Venezia è certificata nelle riedizioni
(gentiluomo) del luogo13. Quest’ultimo “era che seguirono fra il 1481 e il 1493 e poi ancora
un personaggio molto importante e potente. nel 151717 .
Tutti gli anni, quando si celebravano le nozze Tali circoli alchemici dovettero guardare
del Doge con il mare, egli gettava nei flutti un con simpatia gli Stregozzi diffusi in città da
anello d’oro ornato di pietre, accompagnato Heintz il Giovane, tanto che alcuni elementi
da musici imbarcati sulle galere; il Centilon iconografici persistenti nei suoi Stregozzi,
aveva la sua dove sedeva maestosamente”14. A rinviano evidentemente a simbologie di stretta
Venezia, peraltro, presso la Bilioteca Marciana osservanza alchemica, suggerite al pittore, è
si conserva uno dei più antichi testi d’alchimia, pensabile, da qualcuno vicino a quel sodalizio.
quel Codex Marcianus Graecus 299, che il Istanze intercettate dal tedesco a Venezia,
cardinale Bessarione, già vescovo bizantino di ma che non dovettero stupirlo, essendo egli
Nicea, donò alla Serenissima Repubblica nel cresciuto in un ambiente culturale permeato
1468 insieme alla sua ricca biblioteca di testi anche da queste speculazioni: la Praga ‘magica’
greci15. Il sapere ermetico riaffiorato in Occidente di Rodolo II18.
a seguito della caduta di Costantinopoli e Tra i vari dipinti in cui si scorgono rinvii non
della traduzione operata da Marsilio Ficino soltanto epidermici all’Arte alchemica figurano,
del Corpus Hermeticum, commissionata da tra gli altri, la cosiddetta Alchimia di collezione
Cosimo de’ Medici, attecchì facilmente sul privata veneziana e soprattutto la Medea che
tessuto sociale della Serenissima Repubblica: ringiovanisce Esone, sempre di collezione
è a Treviso, infatti, che viene data alle stampe privata veneziana. La prima sembra giocata
13 Nel trattato Aureum Vellus, tradotto col titolo de Il
sull’esaltazione dell’ossimoro e del paradosso
Toson d’oro e pubblicato a Rorschach nel 1598, di cui un’edizio- (fig. 1), per cui un attraente nudo di donna colto
ne era proprietà dell’imperatore Rodolfo II, Trismosin (tre volte
memore), o chi si nascose sotto questo pseudonimo, dichiara da tergo, in tutto invitante, dovrebbe invero
d’esser riuscito a ottenere la pietra filosofale preparando una
tintura “d’incomparabile colore scarlatto” con cui poteva tramu-
raffigurare l’Allegoria della castità, considerati
tare i metalli vili in oro, mentre, in riferimento al suo soggiorno il setaccio, suo attributo abituale, e il Cupido
veneziano, ricorda d’essersi imbattuto in un importante labo-
ratorio d’alchimia, a cui capo c’era un tedesco di nome Hans
Tauler. Il laboratorio, che si trovava “sei miglia fuori Venezia”, è 16 Mercurii Trismegisti. Liber de potestate et sapi-
così descritto dall’autore: “Non ho mai rivisto nella mia vita un entia Dei e Graeco in Latinum traductus a Marsilio Ficino Flo-
simile laboratorio: esso era destinato alla preparazione di ogni rentino ad Cosmum Medicem patriae patrem. Pimander incipit,
specie di tintura, così fornito di sostanze e di mezzi tecnici; vi Taruisii 1471.
era tutto ciò che si poteva immaginare e tutto era pronto all’uso. 17 Mercurii Trismegisti. Liber de potestate et sapien-
Ogni operatore aveva un proprio locale privato e vi era un cuoco tia Dei per Marsilium Ficinum traductus: ad Cosmum Medicem,
destinato al servizio di tutto il personale del laboratorio”; prose- Venetiis 1493; Contenta in hoc volumine. Pimander. Mercurii
guendo, “fui io stesso presente quando [il nobiluomo veneziano] Trismegisti liber de sapientia & potestate Dei. Asclepius. Eius-
pagò 6.000 corone per il manoscritto Sarlamethon, una descri- dem Mercurii liber de uoluntate diuina. Item. Crater Hermetis a
zione in lingua greca del processo per ottenere la Pietra Filoso- Lazarelo Septempedano. Petri Portae Monsterolensis dodecas-
fale […] Potei porre in atto quel processo in quindici settimane, tichon ad lectorem, Venezia 1517.
e con esso trasformai in oro puro tre metalli” (S. Trismosin, Il
Toson d’Oro o Il Fiore dei Tesori, a cura di A.M. Partini, Roma 18 La presenza di alchimisti e operatori dell’occul-
1994, pp. 21-23 . to alla corte dell’imperatore Rodolfo II, su tutti John Dee ed
Edward Kelly, è cosa fin troppo nota per soffermarsi in questa
14 Trismosin 1994, p. 23. sede, mentre si desidera ricordare come nel 1608, l’imperato-
15 A. Barbera, The Euclidean Division of the Canon. re convochi Michael Maier, assegnandoli la carica di medico di
Greek and Latin Sources, Lincoln and London 1991, p. 11; corte. Maier si era laureato a Basilea, in un ambiente ancora
H.D. Saffrey, Historique et description du manuscrit alchimique permeato dalle teorie del medico alchimista Paracelso: giunto
de Venise Marcianus Graecus 299, in Alchimie: art, histoire et a Praga, in breve viene nominato segretario privato dell’impe-
mythes, Atti del convegno internazionale della Società di Studi ratore. Nel 1617 a Oppenheim Maier pubblica la famosa Ata-
e di Storia dell’Alchimia a cura di D. Kahn, S. Matton (Parigi, lanta fugiens, uno dei più celebri libri di emblemi, vera e propria
Collège de France, 14-16 marzo 1991), Parigi/Milano 1995, pp. raccolta d’immagini alchemiche e commenti filosofici, in cui arti
1-10 M. Papathanassiou, Stephanos of Alexandria: A Famous grafiche, poetiche e musicali risultano strettamente legate alla
Byzantine Scholar, Alchemist and Astrologer, in P. Magdalino, trattazione ermetica vera e propria (S. Quattrone, Michael Maier
M. Mavroudi, The Occult Sciences in Byzantium, Geneva 2006, e l’Atalanta fugiens, “Abstracta”, 17, luglio-agosto, 1987, pp. 40-
pp. 163-203 [p. 170]. 49).

11
in sella a un mostro alato, gruppo, ripreso dal contemporanei. Federico Gualdi, infatti,
disegno con Stegoneria dell’olandese Jacques incarnava il mito dell’eterna giovinezza, mito
(Jacob) de Gheyn II19, ma con la variante, non che egli stesso alimentava dichiarandosi in
priva di significato, del piccolo Eros bendato: possesso di miracolosi rimedi medicinali con cui
rappresentazione dell’amore cieco così come ringiovaniva se stesso e molte altre persone22.
lo si incontra nel Potentissimus affectus Amor, Affermazioni che alimentarono un alone di
settimo emblema dell’Emblematum liber di leggenda, tanto che sulla Gazette d‘Hollande
Andrea Alciato edito nel 1531 ad Augusta20. del 3 aprile 1687 si discusse la possibilità
Heintz quindi origina una composizione di prolungare la vita mediante procedimenti
innestata apparentemente sul paradosso di alchemici, riferendosi al caso di Federico
una Castità dalla forte carica sensuale, forse Gualdi23. Alone di leggenda che si protrasse
da intendersi come metafora di purificazione, anche nei secoli successivi, generando diversi
dove il setaccio è simbolo alchemico indicante avvistamenti della sua persona. Nel 1718 un
il vaglio, fase preliminare di depurazione della dispaccio da la Haye annunciava la sua morte
sostanza21. Un’opera quindi aperta a diversi accidentale – il cadavere fu poi identificato con
piani di lettura, il cui significato, per ora, sembra quello di Melech August Hultazob –, mentre
occultarsi nelle tenebre rischiarate dai bagliori Giacomo Casanova nel 1763 smascherava a
lunari e dalla lanterna di un Diogene sollevato Torino, un usurpatore del nome di Gualdi24. E
sopra le acque da trampoli che alludono alla ancora, nel 1744 il redattore del Taschenbuch
faticosa ricerca di equilibrio. für Alchemisten segnalò la presenza a Venezia,
Più intelligibile sembra il significato ‘altro’, sotto il nome di Federico Gualdi, del conte di
occulto, custodito nella Medea che ringiovanisce Saint-Germain, l’uomo che “non muore mai
il vecchio Esone, padre di Giasone, mitico eroe e che sa tutto” secondo la celebre definizione
greco posto a capo della spedizione degli di Voltaire25, in contatto col pittore veronese
Argonauti (fig. 2). In questa composizione il
22 Trismosin 1994, p. 24.
pittore sembra cavalcare le fantasie sull’Elisir 23 Da tale intervento prese spunto l’abate Claude
di lunga vita posseduto dall’abile occultista, Comiers, prevosto di Ternan, per la sua La critica della morte,
overo l’apologia della vita, e le ricette dell’arte ch’accrescono i
che gli avrebbe permesso di attraversare i languori della natura (Colonia 1694), apparsa per la prima volta
sul “Mercure Galant” tra il giugno e l’agosto del 1687 e pubbli-
secoli e che tanto scalpore suscitò fra i suoi cata quindi a Parigi nello stesso anno con il titolo La médecine
universelle, ou l’art de se conserver en santé et de prolonger sa
19 M. Löwensteyn,‘A singular design’: a newly dis- vie. Poco dopo, nel 1690, apparve a Venezia, per Sebastiano
covered drawing by Jacques de Gheyn II, “Burlington Maga- Cavizzi, la prima edizione italiana dell’opera dal titolo La critica
zine”, CLIII, 1295, february, 2011, pp. 81-85 [p. 83, fig. 10]; V. della morte, overo l’apologia della vita, esposta in lingua fran-
Klewitz, in Staatsgalerie Stuttgart. Die Sammlung. Meisterwerke cese dal signor di Comiers, prevosto di Ternan, trasportata in
vom 14. bis zum21. Jahrhundert, Stuttgart 2008, p. 84, cat. 26. italiano a prode Universale; & aggiontoci un Racconto, con alcu-
Per un inquadramento più generale si veda I.Q. van Regteren ne Lettere curiose per gli Amatori della Scienza Ermetica. Con-
Altena, Jacques de Gheyn. Three Generations, Boston and sacrata all’Illustriss. Sig. il Sig. Agostino Gadaldin, Segretario
London 1983. Il gruppo fu inciso in controparte da Andries Stock dell’Eccell. Senato. Sul frontespizio dell’opera compare il ritratto
verso il 1610. di Federico Gualdi, corredato da una didascalia che ricorda la
20 A. Alciato, Il libro degli Emblemi secondo le edi- sua improvvisa e misteriosa scomparsa da Venezia il 22 maggio
zioni del 1531 e del 1534, Milano 2009, p. 59. Un’altra raffigura- del 1682. L’anonimo redattore, riconosciuto in Sebastiano Ca-
zione dell’amore bendato compare in una delle illustrazioni di un vizzi, dichiara d’aver frequentato personalmente Gualdi a partire
libretto d’opera di Pio Enea degli Obizzi datato 1638 (M.I. Biggi, dal 1653, aggiungendo ai testi di Comiers un circostanziato e
in Le muse tra i libri. Il libro illustrato veneto del Cinque e Seicen- apparentemente ben informato Racconto intorno ai successi del
to nelle collezioni della Biblioteca Universitaria di Padova, a cura Signor Federico Gualdi. Un’edizione successiva uscì sempre a
di P. Gnan, V. Mancini, Padova 2009, pp. 142-143). Nella ver- Venezia nel 1694 (Barbierato, Malena 2010, p. 326).
sione settecentesca dell’Iconologia del Cavaliere Cesare Ripa 24 “Dovevo andare a Torino per attendervi il famoso
Perugino Notabilmente accresciuta d’immagini, di annotazioni e Gualdo, allora capo dei Rosacroce […]; io partii per Torino dove
di fatti dall’Abate Cesare Orlandi (vol. I, Perugia 1764, p. 119), andai a trovare il famoso Gualdo che non era altro che il perfido
l’Amore impudico viene rappresentato bendato con in mano una Ascanio Pogomas” (G. Casanova, Mémoires, tome huitième,
serpe e una fiaccola. Parigi 1832, pp. 171-173, in Humbertclaude 2007, p. 84).
21 F. Bottacin, Astrologhi, Strigoni e Negromanti. 25 P. Chacornac, Il conte di Saint-Germain. L’iniziato
Joseph Heintz: mago e alchimista?, Milano 2007, p. 10. immortale. Storia e leggenda, Roma 2007, p. 37.

12
3. Joseph Heintz il Giovane, Medea ringiovanisce Esone. Collezione privata

Pietro Antonio Rotari26. Appropiazione d’identità ovidiana del mito, così come viene narrata nelle
attuata anche da Giuseppe Balsamo conte di Metamorfosi29, la composizione, a ben vedere,
Cagliostro, il quale per sua stessa ammissione, sembra latrice di altri significati celati sotto le
una volta almeno si fece passare per Federico spoglie di quel mito30.
Gualdi27. A Venezia, per inciso, Gualdi non fu Se l’alchimia operativa punta alla
il primo operatore dell’occulto a dichiararsi in trasmutazione in oro di qualsiasi metallo,
possesso di tali rimedi; un secolo prima, nel anche il più vile, quella speculativa è protesa
1561, il medico alchimista Leonardo Fioravanti all’acquisizione della ‘pietra filosofale’ al fine di
diede alle stampe i suoi Capricci medicinali, il
cui fortunato ricettario annovera altresì il “modo 29 L’episodio è tratto da Ovidio, Metamorfosi, Libro
VII, vv. 285-293.
con il quale se insegna a suscitare i morti, cosa 30 Un’altra versione di questo mito fu commissiona-
terribile e grande da far stupir il mondo”28. ta al pittore Pietro Bellotti dal conte Jan Humprecht Czernin du-
rante la sua permanenza a Venezia (Catalogo della Pinacoteca
Osservando allora questa Medea ed dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, a cura di P.L. Fantelli,
M. Lucco, Vicenza 1985, p71, cat. 109) . In quell’occasione fu il
Esone con sguardo rinnovato si appalesano conte a prescrivere il programma iconografico, che si presenta
chiaramente infiltrazioni di simbologie derivate affatto diverso rispetto a quello espresso da Heintz il Giovane:
“Una donna di bell’aspetto che rappresenti la Maga Medea che
dalla pratica alchemica e dell’esercizio cuocendo l’herbe in atto dell’incantesimo in una caldarina e me-
scolandole dentro con una mano ne nuotan… diverse figurine
della magia intesa in senso rinascimentale. come mezze feminelle il resto d’una tuserta rospetti con faccia
Apparentemente impostata sulla versione humana pipistrelli et altri cornibizzi di diavolotti. Con altra mano
poi toccando colla verga o mano il corpo nudo d’Esone per rin-
26 P. Rivière, Il conte di Saint-Germain, Torino 2007, giovenarlo con quest’arte (come scrive l’Ovidio che così anche
pp. 38, 43, 52. successe). Onde mezza parte ciò e mezza faccia mezzo petto
una man etc. sara d’un huomo vecchio e l’altra d’un huomo rin-
27 Humbertclaude 2007, pp. 84-86. La fortuna del giovinendosi La Maga con capelli sparsi o ligati con intrecciatura
personaggio, indice della diffusione, seppur sotterranea, del singolare fra la quale inserti diversi bolettini con diversi caratteri
suo pensiero, prosegue anche nell’Ottocento, se è vero che nel magici soprascritti con accesa candela di cera magica apres-
1880 il suo nome assurge a simbolo negli alti gradi della mas- so. Il tutto di queste invenzioni si rimetta al piacere del gusto
soneria rosicruciana americana. del Sr dipingente Ambe hanno da essere solamte mezze figure
28 L. Fioravanti, Capricci medicinali, Venezia 1561. tanto Medea quanto Esone su una tela di quarte sette alta e
La straordinaria fortuna del volume è testimoniata dalle numero- longa otto” (Z. Kalista, Humprecht Jan Černín jako mecenáš a
se edizioni che, oltra alla princeps, furono pubblicate tra il 1565 podporovatel výtvarný umění v době své benátské ambasady,
e il 1670. Sulla diffusione a Venezia, nel Seicento, di queste 1660-1663, in “Památky archeologické”, 36 1930, p. 72; E.A.
pubblicazioni si rinvia a F. Barbierato, Nella stanza dei circoli. Safarik, G. Milantoni, La pittura del Seicento a Venezia, in La
Clavicula Salomonis e libri di magia a Venezia nei secoli XVII e pittura in Italia. Il Seicento a cura di M. Gregori, E. Schleier, I,
XVIII, Milano 2002. Milano 1989, pp. 174-175).

13
raggiungere un altissimo grado di perfezione, Identificazione persistente nel prosieguo dei
ossia purificare la propria anima fino al secoli e ancora viva in epoche più recenti.
raggiungimento dello splendore spirituale. L’alchimista noto come Fulcanelli, nel Mistero
Non a caso, dalle testimonianze raccolte delle Cattedrali, ricorda infatti come la favola del
dagli Inquisitori veneziani si apprende che gli Vello d’Oro sia “un enigma completo” e come
obblighi a cui sottostavano i membri della ‘setta’ nella lingua degli Adepti si chiami Toson d’Oro la
capeggiata da Gualdi, contemplavano anche materia preparata per l’opera, al pari del risultato
la povertà, o meglio, la prescrizione di dover finale34. Le avventure di Giasone sarebbero
compiere le proprie operazioni senza alcun quindi un’allegoria delle operazioni e dei requisiti
fine di lucro31. Com’è noto, in virtù di tali effetti richiesti per giungere alla perfezione spirituale:
prodigiosi la ‘pietra filosofale’ fu intesa anche un insegnamento esoterico delle condizioni e
come ‘Elisir di lunga vita’; più specificatamente, degli avvenimenti necessari alla trasmutazione.
alla Pietra filosofale si attribuisce il potere Giasone incarna la figura dell’eroe che parte alla
di trasmutare le sostanze, all’Elisir quello di conquista di se stesso cimentandosi nelle varie
rinnovare le energie vitali. Sovente gli alchimisti prove e un richiamo al mito di Giasone, inteso in
hanno rivisitato la mitologia e la storia sacra, chiave ermetica, si scorge altresì sull’architrave
allo scopo di intenderle come rappresentazioni della celebre Porta magica di Piazza Vittorio a
allegoriche della Grande Opera; così per la Roma35, che dava nel laboratorio alchemico del
creazione di Adamo, per la vicenda del profeta marchese Massimiliano Palombara; soltanto chi
Elia, o di Teseo che lotta nel labirinto di Cnosso la indivua e la varca può ottenere il ricco vello
e soprattutto nell’interpretazione delle vicende di Medea: “Villae Iannuam tranando recludens
di Giasone e del Vello d’oro32. Iason obtinet locuples vellus Medheae”36.
L’interpretazione del mito degli Argonauti Da Medea, Giasone apprende la
in chiave alchemica è abbastanza diffuso nella segretissima arte della medicina. È lei che,
letteratura del settore e una delle opere più note oltre a fornire all’eroe il potente narcotico per
a tal riguardo è di certo il Toson d’Oro, edito a addormentare il drago, rende la giovinezza al
Parigi nel 1612. Il Toson d’Oro non è altro che vecchio padre Esone. Senza i suoi consigli e il
la traduzione francese dello Splendor Solis di suo aiuto, Giasone non sarebbe mai giunto al
termine del suo viaggio, così come Teseo senza
Salamon Trismosin – l’alchimista testè citato,
il soccorso di Arianna non sarebbe potuto uscire
formatosi a Venezia –. Nell’edizione francese,
dal labirinto di Cnosso. È Medea che fornisce
però, compaiono brevi ma essenziali riferimenti
all’eroe le conoscenze indispensabili alla buona
al valore e alla costanza degli Argonauti: animi
riuscita dell’operazione.
arditi che si pongono alla ricerca dell’Aureo
Viene difficile allora intendere come casuale
Vello33. Tali riferimenti, inseriti dal traduttore
o di poca rilevanza, la constatazione che a
francese, indicano come egli, al pari di altri
Venezia, nell’arco temporale di presenza di
alchimisti, identifichi la conquista del Toson
Federico Gualdi, un pittore anch’egli tedesco e
d’oro con la realizzazione della Pietra filosofale.
originario di Augusta, affronti il tema di Medea
31 Barbierato, Malena 2010, p. 333.
32 Per svelare i riferimenti alchemici individuati in 34 Fulcanelli, Il mistero delle Cattedrali e l’interpreta-
questo e in altri miti, l’abate Antoine-Joseph Pernety (1716- zione esoterica dei simboli ermetici della Grande Opera, Parigi
1801) scrisse Les Fables égyptiennes et grecques dévoilées 1957 (ed. consultata Roma 2005, pp. 156-159).
révoilées au même principe, avec une Explication des Hiéro- 35 “Horti magici ingressum Hesperius custodit dra-
glyphes, et de la Guerre de Troye, Paris 1786. Un ulteriore in- go et sine Alcide Colchicas delicias non gustasset Iason” (A.M.
terpretazione ermetico-alchemica delle vicende degli Argonauti Partini, Introduzione, in Trismosin 1994, p. 42).
si trova in E. Canseliet, L’alchimia. Studi diversi di Simbolismo 36 Partini 1994, p. 42; M. Gabriele, La signification
Ermetico e di Pratica Filosofale, Roma 1985, pp. 87-102. de la «Porte magique» de Rome et la doctrine alchimique de
33 A.M. Partini, Introduzione, in Trismosin 1994, p. 27. Massimiliano Palombara, in Alchimie 1995, pp. 691-716.

14
non priva di significato ove si consideri che lo
scorrere della sabbia da una boccia all’altra
rappresenta, anche figurativamente, il fluire del
tempo. L’episodio vuole quindi riferirsi a una
dimensione eterna, rappresentabile sempre
e ovunque e perciò Medea è collocata al di
fuori del tempo, poiché ella è l’agente capace
di dominarlo, tanto da invertirne il corso.
L’imponente e oscuro macchinario in ebollizione
posto al centro sembra assolvere a tale scopo,
dal momento che è il mezzo attraverso il quale
la maga – nipote di Helios dio del sole – si
serve per conseguire il suo scopo: l’alchemico
athanor presso cui la materia subisce la sua
confectio. Tale macchinario, ricalcato su quello
4. Banconota da Centomilalire
dell’incisione La superbia che Cock stampò
nel 1558 su disegno di Pieter Brueghel37,
che ringiovanisce Esone, evidentemente all’interno della serie i Peccati Capitali, richiama
connesso a un topos della letteratura alchemica gli impianti per la distillazione forniti di stufa o
e alla rappresentazione del rinnovamento delle camere di riscaldamento, con tubi e becchi
energie vitali mediante l’Elisir di lunga vita. Una atti alla trasmutazione della materia, al tempo
raffigurazione, vien da pensare, commissionata illustrati nei diversi trattati d’alchimia; a esempio
all’artista da un sodale di quell’elite culturale in l’Alchemia del tedesco Andrea Libavius
possesso delle adeguate chiavi di lettura. pubblicato a Francoforte nel 1597 e poi di nuovo
Come da prassi, Heintz anche in nel 160638.
quest’opera chiama in scena i suoi consueti Una composizione, quella di Heintz, che si
legge in diagonale: dai due rettili antropomorfi
‘mostriciattoli’, figure di complemento ma non
a destra che interessati assistono alla
solo, che qui, come in altri Stregozzi, riempiono
trasmutazione, fino al cupido in sella al mostro
l’atmosfera, contribuendo in apparenza a
alato in alto a sinistra. Stando nel mito, la
offuscare il senso della rappresentazione
presenza del piccolo Eros si giustifica poiché
centrale. Quest’ultima, però, si configura in
spetta a lui far scoccare la passione amorosa
termini diversi, concentrando figure e oggetti in
fra Medea e Giasone, tuttavia, riferimenti alla
un intento simbolico maggiormente scoperto.
cultura alchemica appaiono nel flusso e riflusso
Su di essi cade lo sguardo dello spettatore
dei fasci luminosi che evidenziano l’ascesa e la
dopo l’iniziale smarrimento determinato dalla
discesa dello spirito purificato. Nella Tavola di
sorpresa generata dalla ricchezza figurativa del
smeraldo, incunabolo della letteratura alchemica
dipinto e dalla cupa atmosfera in cui la scena si
attribuito a Ermete Trismegisto, si precisa infatti:
svolge. Emergono per centralità, nella geografia
interna dell’opera, la figura di Medea e di Esone 37 Il disegno si conserva a Parigi presso l’Institut
in un’evidente elaborazione della simbologia Néerlandais, Fondation Custodia (H. Mielke, Pieter Bruegel. Die
Zeichnungen, Turnhout 1996, p. 158, fig. 35).
legata al tema del ringiovanimento. 38 Andreas Libavius (1555-1616) fu magister ar-
La clessidra senza sabbia posta a fianco tium all’Università di Jena. Influenzato dai nuovi insegnamenti
di Paracelso, accettò l’uso dei nuovi rimedi propugnati dal suo
della maga introduce in una dimensione sospesa, maestro, pur nel rispetto della medicina aristotelica e galenia-
na (S. Califano, Storia dell’alchimia. Misticismo ed esoterismo
non rilevabile in termini temporali. Un’omissione all’origine della chimica moderna, Firenze 2015, p. 85).

15
“Tu separerai la Terra dal Fuoco, il Sottile dal Andrea Sirani,39 e i due rettili antropomorfi,
Grosso, piano piano con molta cura. / Esso sale presi in prestito anche stavolta dal bagaglio
dalla terra al cielo e di nuovo discende in terra, iconografico di Callot, si scorgono un’anfora con
ed esso riceve la forza delle cose superiori e al sommo un setaccio, strumento necessario
inferiori. / Tu avrai, con questo mezzo, tutta la alla purificazione, e un catino che a guisa di
gloria del mondo e ogni oscurità si allontanerà forno si qualifica come recipiente di trasmissione
da te”. Lo smeraldo è il colore di Venere, – il cui atto alla distillazione: dal catino surriscaldato di
figlio, nell’opera di Heintz, annuncia il reflusso colore rosso fuoriesce un fascio di luce bianca. A
verso Esone della luce purificata –, e il segno ben vedere, l’intera composizione è giocata sui
corrispondente a questo pianeta è lo stesso di tre colori simbolo del processo alchemico, atti a
Mercurio, privato della luna, ossia privato del scandirne le fasi di lavorazione per ottenere la
principio formale. Pietra Filosofale: il nero, il bianco e il rosso. Lo
La montagna, dalla quale discente la luce stato iniziale in cui la sostanza viene ridotta a
rigenerante veicolata dal Cupido in sella al materia prima putrescente si definisce nigredo
mostro alato, si apre nella zona sottostante in e corrisponde al colore nero; la seconda, con la
una caverna popolata da un caos primordiale, materia riportata in vita, ossia l’albedo, al colore
esseri blasfemi e immondi che inscenano una bianco e infine lo stadio conclusivo di rubedo, in
sgangherata quanto grottesca adunata e in cui la sostanza diventa di colore rosso. Il rosso,
fondo alla caverna erompe la luce, riflesso il colore del fuoco, evoca nello spettatore lo
tangibile dell’illuminazione soprastante. Poco Spirito Santo che, disceso sugli Apostoli, dona
importa se l’apertura circolare in fondo alla loro la forza e il coraggio di predicare, di portare
caverna sia stata prelevata da una delle quattro il verbo. Il verbo, come insegna San Giovanni
tavolette di Bosch con le Visioni dell’aldilà, già in Evangelista, è logos, spirito, quello spirito vitale
collezione Grimani e dal 1615 visibili nelle sale e vivificatore che Cristo ha portato tra gli uomini
di Palazzo Ducale, o se i ‘mostriciattoli’ figurano per la salvezza dell’anima e non a caso di
identici nelle stampe del lorenese Jacques colore rosso sono i fumi che fuoriescono dalle
Callot, ciò che conta è il riassemblaggio e la froge del mostro alato imbrigliato da Amore, le
conseguente ripolarizzazione semantica di cui scintille infuocate, al pari delle serpi, sono
queste tessere figurative, ora piegate a intenti da intendersi quali raffigurazioni simboliche
di chiara estrazione alchemica. Molte volte tali delle onde magnetiche capaci di esercitare
aperture della terra, oltre all’evidente richiamo sul corpo umano benefici effetti. Il colore
al ventre materno capace di dare la vita, si bianco vivido di quella sostanza fluida che
configuravano come luoghi sacri della cultura fuoriesce dal piccolo forno rappresenta invece
celtica, in corrispondenza dei quali gli antichi il passaggio purificatorio per il raggiungimento
costruttori erigevano i loro dolmen. In quei luoghi della perfezione, che si completa attraverso
l’energia della terra si manifestava attraverso un il setaccio soprastante. La materia, subendo
diverso magnetismo, onde che percorrevano il numerose trasmutazioni, a ogni passaggio
suolo come serpenti, capaci di esercitare sul viene a perdere impurità, e gli elementi impuri
corpo umano benefici effetti. Il più noto di tali vengono, di volta in volta, sostituiti inserendo
al loro posto sostanze più rarefatte, in una
luoghi è il poggio di Chartres dove oggi sorge
la nota cattedrale, e fin dai tempi della cultura 39 Si tratta dell’Andromeda legata alla roccia, incisa
da Giovanni Antonio Sirani su invenzione di Lorenzo Loli, men-
celtica, meta di pellegrinaggio. tre la figura di Esone ricalca l’Ercole morente di un’acquaforte
Posizionati tra Medea, la cui figura è di Claude Vignon (M. Cannone, D. Gallavotti Cavallero, Dipinti
inediti e nuove attribuzioni per Joseph Heintz il giovane, “Storia
esemplata su l’Andromeda incisa da Giovanni dell’arte”, 39, 2014, pp. 64-65).

16
5. Caravaggio, Buona Ventura. Parigi, Louvre

continua ricerca della purezza dello spirito. concetto, il pittore pone al di sopra del teschio
A tale prassi va simbolicamente ricondotta una bacchetta ‘magica’ in posizione di quiete,
la presenza della pianta che verdeggia sopra la immobile nel tempo e nello spazio, rispetto
figura adagiata di Esone. Questa è simbolo di all’utilizzo dinamico dell’altra impugnata da
vita che si rinnova: non a caso Heintz la colloca Medea. Qui il racconto è finito, la narrazione
al di sopra del vecchio disteso, poiché, come a terminata40.
ogni primavera la linfa ritorna a scorrere nelle Nell’elaborazione iconografica del mito,
piante facendo nuovamente verdeggiare le si evidenzia il modus pingendi del tedesco,
foglie che rivestono il fusto rimasto nudo durante il quale imbastisce la propria composizione
l’inverno, allo stesso modo, a quel corpo, il assemblando, al solito, schegge figurative di
complesso macchinario, che sembra ubbidire riporto, talvolta mantenendo la loro valenza di
al cenno di Medea, rinnova e instilla sangue complemento, altre volte flettendola in chiave
novello, linfa vitale dell’uomo. Medea allora allusiva e simbolica.
potrebbe in questo caso intendersi anche come Un interessante ribaltamento semantico,
Allegoria della Natura che ogni anno si rinnova. inoltre, fa si che nel giro d’un secolo circa lo
Non a caso, ai piedi della maga compaiono due stesso mantice usato dal demone alato nel
libri, uno aperto a simboleggiare un racconto misterioso disegno di Giorgio Vasari, Allegoria
ancora da leggere, una narrazione che deve con geroglifici41 – spia probabilmente di una
ancora giungere al suo epilogo poiché la vita 40 Alcune di queste considerazioni sono frutto dello
scambio d’idee intercorso con l’amico Massimo Bergamasco.
continua, e l’altro collocato sotto un teschio,
41 J. Kliemann, Allegoria con geroglifici, in Giorgio
simbolo di morte e disgregazione, memento Vasari. Principi letterati e artisti nelle carte di Giorgio Vasari.
Casa Vasari. Pittura vasariana dal 1532 al 1554. Sottochiesa
mori, che blocca la lettura. A rinforzo di tale di San Francesco, catalogo della mostra a cura di L. Corti, M.
Daly Davis, Ch. Davis, J. Kliemann (Arezzo, 26 settembre – 29

17
linea genetica neoplatonica –, nella seconda famoso dipinto milanese occupava il retro della
versione de Le tentazioni di Sant’Antonio banconota, l’immagine della Buona Ventura fu
di Callot, fornisca a un piccolo demonio il posta a fianco del volto dell’assassino.
pretesto giocoso per insufflare nell’orifizio Fra tanti dipinti di Caravaggio, proprio
meno nobile di una pecora, degradando con questo, che certo non è tra i più famosi e
ironia l’utilizzo primigenio di quello strumento. nemmeno fra i più rappresentativi dell’arte
Heintz, che altre volte riportò questo frammento del maestro. E allora perché? Un mero caso?
iconografico callottiano nelle sue composizioni, Nell’opera, come ricordato da un biografo del
senza alterarne la valenza originaria, nel pittore42, si raffigura una zingara che nel leggere
Medea che ringiovanisce Esone lo riprende la mano del giovin signore gli sfila l’anello
caricandolo di significato in una più marcata dal dito, ossia l’Allegoria della Fiducia tradita
funzionalità narrativa. Se il sangue novello dall’Inganno.
fluisce zampillando, attraverso adeguati tubi Non sappiamo a chi si deve questa scelta:
di trasmissione direttamente al collo di Esone, certo è che la banconota fu la terza di quel
alle sue spalle il diavoletto alato di Callot gli taglio. Dopo il debutto nel 1967, operato sotto
soffia sulla testa con un mantice, ripetendo il governo Moro, in cui compariva l’effige di
così il gesto già esperito dall’altro demone suo Alessandro Manzoni, seguì una seconda
compagno nel disegno vasariano, che è stato emissione nel 1978 sotto il governo Andreotti,
letto anche come Allegoria dello Pneuma. In in cui si scelse di inserire il volto di una delle
quel caso, al giovane verrebbe in tal modo Grazie della Primavera di Botticelli. A questa,
trasmesso il ‘soffio innato’, capace di attivare le seguì nel 1983 la terza e ultima banconota da
funzioni vitali, similmente nel dipinto di Heintz il centomilalire con Caravaggio, stampata durante
diavoletto con mantice callottiano garantirebbe il governo Craxi.
a Esone uno pneuma rinnovato. Col senno di poi, tale scelta beffarda
È noto come la raffigurazione allegorica per sua appare profetica del destino di un uomo e di
stessa natura si carichi di significati ‘altri’, meno quello Stato che egli andava rappresentando.
nota invece è la constatazione di come un suo La rivincita delle icone, vien da dire, in barba a
utilizzo improprio possa generare indesiderate chi, inconsciamente, si spera, o consciamente,
rappresaglie. Mi riferisco a quanto successo e quindi in maniera furbesca e presuntuosa, ne
in tempi recenti, allorquando la Repubblica fa un utilizzo improprio.
Italiana decise di onorare la sua banconota più
prestigiosa fino all’avvento dell’euro, ossia la
storica centomilalire, apponendovi il volto di un
assasino accanto a una sua allegoria (fig. 3).
Su quella moneta, infatti, fu posto il volto
dell’omicida di Ranuccio Tomassoni,
Michelangelo Merisi da Caravaggio: omicida
42 “E di questa schuola (…molto osservante del
accertato e condannato in contumacia. Non vero…) non credo forsi che se sia visto cosa con più gratia et
affetto che quella zingara che dà la buona ventura a quel giova-
solo il volto, però, inquieta. Ad accompagnarlo netto, mano del Caravaggio, che possiede il signor Alessandro
furono scelte riproduzioni di due suoi dipinti Vittrici, gentilhuomo qui di Roma, che, ancorché sia per questa
strada, nondimeno la zingaretta mostra la sua furbaria con un
giovanili, il Canestro di frutta dell’Ambrosiana e riso finto nel levar l’anello al giovanetto, et questo la sua sempli-
cità et affetto di libidine verso la vaghezza della zingaretta che
la Buona Ventura del Louvre (fig. 4). Mentre il le dà la ventura et le leva l’anello…” (G. Mancini, Vita di Miche-
novembre 1981), Firenze 1981, cat. 74, pp. 173.174; F.P. Cam- langelo da Caravaggio, Biblioteca Marciana di Venezia, Mss. It.
pione, La regola del Capriccio. Alle origini di una idea estetica, 5571, ff. 59/61, del 1621, pubblicato nella rivista “L’Arte”, 1910,
Palermo 2011, p. 154. pp. 279-280).

18
3 Massimo De Grassi

Pezzicar, Rathmann, Mascherini:


da Trieste all’Europa e oltre

La dimensione monumentale è, o meglio, Museo Revoltella, dove giungerà dopo la morte


è stata, il contesto in cui si sono strutturate nel dello scultore (1890), e resterà esposta per
bene e nel male le carriere di molti artisti; una oltre vent’anni prima che ne venga formalizzato
constatazione che diventa ancora più evidente l’acquisto (1913). A questo proposito un dato
quando si tratta dei percorsi professionali degli molto interessante è quella offerto dal figlio dello
scultori che, specie nell’Ottocento e nella prima scultore, Amerino Pezzicar, che in una nota
metà del Novecento, trovavano nella scala manoscritta del 16 giugno 1911, indirizzata ad
monumentale l’imprescindibile metro di giudizio Attilio Gentile, raccoglieva la biografia del padre
della loro capacità. e, dopo aver raccontato le vicissitudini dell’opera
Le tre vicende che qui si tratteranno presso il pubblico e la critica degli Stati Uniti,
riguardano altrettanti scultori che, in epoche
diverse, hanno dato prova di non comuni
capacità tecniche, oltre che artistiche, e che
hanno contribuito a diffondere il nome di Trieste
in tutto il mondo.
Il primo, in ordine di tempo, è Francesco
Pezzicar, autore di molti lavori sparsi nei più
importanti siti triestini e di una rivoluzionaria
scultura in bronzo dedicata all’abolizione della
schiavitù.
«L’abolizione della schiavitù! Concetto
sublime da infiammare del sacro fuoco dell’arte
la fervida mente d’un artefice in cui riflettonsi gli
umanitari sensi d’un anima nobile e grande! La
mente del Pezzikar concepì arditamente così
sublime pensiero».
Così, con toni appassionati, il cronista de
“Il Cittadino” aveva descritto la scultura che
più di ogni altra segnerà la carriera artistica
dell’artista triestino, anche per le vicissitudini
che ne accompagneranno i destini fino al suo
tardivo approdo nelle collezioni del Civico 1 - Francesco Pezzicar, L’abolizione della schiavitù, da “Libertà
e Lavoro”, X, 11, 1876.

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annoterà: «Sicché l’opera […], rimase invenduta
e ritornò a Trieste. Quivi fu collocata nello studio,
situato nella casa Mayer (via Solitario (ora
M.d’Azeglio) angolo via Alfieri) ove rimase fino
alla morte di mio padre avvenuta li 6 gennaio
1890. Se questo fatto amareggiò grandemente
l’artista, non fiaccò però la sua forte tempra di
lavoratore instancabile e tenace».
Del resto lo scultore giuliano aveva piena
coscienza che si trattasse di un autentico
capolavoro e come tale lo aveva salutato anche
Giuseppe Caprin, che ne aveva apprezzato
l’accurato realismo, unito alla potenza evocativa
del soggetto scelto. “Libertà e Lavoro” gli
dedicherà così uno dei rari inserti illustrati
inseriti nel giornale a tutta pagina: una litografia,
invero poco riuscita, preparata dalla Tipografia
Linassi su di un disegno siglato «AG», che 2 - Fernando Miranda, The statue of ‘The Freed Slave’ in Me-
morial Hall, da “Frank Leslie’s Illustrated Newspaper”, 5 august
mostra la statua perfettamente frontale (fig.1). 1876.
Com’è noto la scultura era stata pensata
per essere proposta all’Esposizione Universale baronessa Rittmeyer che aveva in larga parte
di Vienna del 1873, ma a quella data non era finanziato i suoi studi accademici.
stata ancora ultimata. Occorrerà attendere il La presenza dell’opera alla rassegna
successivo appuntamento internazionale di statunitense sarà sottolineata con grande
Filadelfia per vedere Pezzicar presentare la enfasi dalla stampa triestina: «la statua del
sua ‘creatura’, firmata e datata 1873, questa bravo scultore nostro concittadino, trovasi
volta con attese e speranze se possibile ancora all’Esposizione di Filadelfia, ove sin dal primo
più grandi, vista la platea cui era destinata in suo giungere raccolse larga messe di meritate
occasione del centenario della Dichiarazione lodi, e venne collocata in uno dei più bei posti
di indipendenza degli Stati Uniti d’America. nella Galleria di Belle Arti. Dopo quanto se ne
La scelta di presentare la scultura in bronzo occupò la stampa tedesca e l’inglese troviamo
e non in una meno dispendiosa redazione in inutile spendere una sola parola sui meriti
gesso, magari patinato, se da un lato appariva particolari della modellazione, dell’anatomia, del
come un chiaro segnale dell’importanza che fuso: noi attendiamo che lo spirito americano
l’artista riservava alla sua creazione, dall’altro faccia giustizia all’ingegno del nostro artista e lo
era senz’altro una forzatura delle consolidate schiavo del Pezzicar trovi un piedistallo in una
prassi di mercato, che prevedevano maggiore delle libere città del Nuovo Continente!».
prudenza per la fusione in bronzo di opere di La scultura sarà citata con il titolo completo
quella rilevanza e di quelle dimensioni, al fine «The Abolition of Slavery in the United States»
di evitare all’autore pericolose esposizioni nel catalogo ufficiale della mostra, dove com’è
finanziarie visti gli alti costi della fusione ovvio era stata inserita nelle pagine riservate
stessa. Nel caso della scultura in esame, lo all’Austria. Certo doveva essere stata molto
scultore era stato ‘supportato’ almeno in parte gradita dall’autore anche la collocazione nella
da un committente, verosimilmente la stessa frequentatissima Memoriam Hall.

20
L’abolizione della schiavitù colpirà
profondamente il pubblico americano,
soprattutto grazie all’incisione pubblicata da
Frank Leslie, tratta da un disegno di Fernando
Miranda (fig.2), che leggeva la statua di
Pezzicar come possibile punto focale della
partecipazione degli afro-americani alle
celebrazioni per il Philadelphia Centennial
Exposition. L’incisione, e la statua di Pezzicar,
potevano certo rappresentare un segnale
importante dell’effettiva affermazione della
dignità e dell’uguaglianza degli afro-americani,
un’affermazione dei diritti acquisiti che
contrastava non poco con la realtà contingente.
Basti a questo proposito l’eloquente confronto
con il monumento eretto a Lincoln in quello 3 - [1]  [2]  [3]  [4]  [5]  Thomas Worth, Statue of Emancipation,
da  Going to the Centennial …, New York 1876.
stesso 1876 all’estremità ovest della Capital
Hill di Washington: l’opera, eseguita da Thomas
Ball, rappresentava il presidente nell’atto di
paiono sufficientemente illuminanti sulle sue
promulgare il suo editto, ma lo schiavo liberato,
ragioni:
anziché ergersi al suo fianco a celebrare
«l’opera come tale fu anche premiata, ma
l’evento, era inginocchiato ai suoi piedi, un dato
non trovò nessun acquirente tra i ricchi Americani
che, anche al netto della riconoscenza che
che pure in fatto d’arte spendono talvolta delle
pur la popolazione afro-americana doveva al
somme favolose. E questo facilmente trova una
grande statista, non poteva certo rassicurare
spiegazione nel fatto che la statua, se nel suo
sugli effetti reali del provvedimento.
significato rappresentava un fatto glorioso per la
L’immagine delle schiavo che
storia dell’umanità; nel medesimo tempo, aveva
orgogliosamente spezza le catene sarà oggetto
il torto di rappresentare agli Americani un’epoca
anche di parodie, come quella rintracciabile
nefasta: la guerra civile, le cui tracce erano in
nella guida umoristica Going to the Centennial,
quell’epoca recentissime e, si può dire ancora
and a Guy to the Great Exhibition, che offriva
sanguinanti».
una visione irriverente delle molte attrazioni
Per Pezzicar i riscontri ottenuti in patria
dell’esposizione di Philadelphia. Nella
saranno invece ben diversi, almeno sul piano
vignetta disegnata da Thomas Worth (fig.3) il
della critica, visto che la scultura rimarrà a lungo
protagonista della statua di Pezzicar diventava
invenduta anche, a quanto pare, per la reiterata
una sorta di folle ballerino, guardato con
indisponibilità dell’autore a trattare sul prezzo
sospetto da una coppia di afro-americani che
d’acquisto.
si allontanava circospetta e un po’ spaventata,
Il mancato acquisto dell’opera da parte di un
incapace di comprendere sino in fondo il
mecenate o di un’istituzione statunitense, che
profondo significato dell’opera.
molto peserà sullo scultore come racconta la
Del resto, se l’eccellenza dell’esecuzione
nota biografica redatta dal figlio, non mancherà
era stata segnalata sin dalle prime apparizioni
di suscitare stupore anche tra la stampa triestina
della scultura, le amare riflessioni del figlio
che a lungo, e inutilmente, aveva gridato al
riguardo la mancata allocazione dell’opera

21
primo intervento noto è quello di palazzo Artelli i
cui lavori di costruzione, diretti da Giorgio Polli,
si collocano tra il 1904 e il 1906. A Rathmann
era stato affidato un fregio a bassorilievo per
l’“Atrio Pompeiano” del primo piano che doveva
armonizzarsi con l’ambientazione “romana”
di gran parte del piano nobile. Lo scultore
interpreta però il tema bacchico con grande
libertà, accentuando gli aspetti grotteschi
nelle fisionomie dei satiri e degli animali. Per
il vestibolo del pianoterra lo scultore aveva
anche realizzato un bronzo a grandezza
naturale Volere e potere (fig.4) dove un uomo
seminudo è impegnato a spezzare un grande
blocco di marmo con l’ausilio di una leva;
evidente allusione alle capacità imprenditoriali
del committente, quel Filippo Artelli arricchitosi
grazie alle sue attività nel campo delle
assicurazioni marittime e nel commercio.
4 - Romeo Rathmann, Volere e potere, 1905 ca., Trieste, Pa-
lazzo Artelli.[6]  Lavori, quelli di Rathmann, che tuttavia non
uscivano dai canoni accademici appresi durante
il soggiorno romano. Alla sua collaborazione con
capolavoro. l’architetto Romeo De Paoil si deve una svolta
Tra gli autori triestini destinati a cercar verso stilemi decisamente liberty. Il riferimento
fortuna all’estero - questa volta trovandola - si va alle notissime sculture che decorano la
deve annoverare anche Romeo Rathmann, facciata principale di palazzo Terni-Smolars in
forse il più interessante tra le figure di artisti via Dante: due seducenti cariatidi a torso nudo
affermatisi tra gli ultimi anni dell’Ottocento e sopra il portone principale che riprendono in
l’inizio del secolo successivo. chiave di sottile eleganza formale le di poco
Vincitore nel 1898 del premio Rittmayer, precedenti soluzioni di Sommaruga per il teatro
il giovane scultore si era trasferito a Roma, di viale XX settembre.
dove aveva frequentato a lungo l’atelier di Negli anni successivi il momento non felice
Giulio Monteverde, da qui, nel 1902, aveva dell’edilizia triestina spingerà Rathmann a
indirizzato la sua richiesta di partecipazione al emigrare a Londra, alla ricerca di commissioni
concorso triestino per il monumento a Giuseppe in grado di garantirne quantomeno il
Verdi, poi vinto da Emilio Marsili. Nel 1904 era sostentamento. Partì assieme al fratello, alla
verosimilmente tornato in pianta stabile nella moglie e alla figlia Dora il 29 maggio 1909 e
città natale firmando l’angelo marmoreo per la trovò subito lavoro con l’impresa di costruzioni
tomba Michelus per il cimitero di Sant’Anna, che Whitehead & Sons, rivelando ben presto le sue
nella sua posa teatrale e l’innegabile virtuosismo grandi capacità di decoratore che lo vedranno
esecutivo denuncia inequivocabilmente la attivo in molti dei grandi cantieri allestiti dalla
frequentazione di Monteverde. ditta londinese.
Nel campo della scultura decorativa, che Al 1914 risale la sua realizzazione più
sarà poi il suo campo d’azione privilegiato, il suo importante in terra inglese: in quell’anno infatti

22
Rathmann presentò alcuni bozzetti per l’erigendo della scalinata d’accesso al complesso
monumento ai 35 ufficiali di macchina periti nel principale dell’ateneogiuliano (fig.6), a ideale
tragico affondamento del Titani insieme ad altri completamento di un ciclo decorativo che aveva
650 uomini dell’equipaggio del transatlantico. subito molteplici variazioni in corso d’opera.
Gli ufficiali di macchina si erano sacrificati Le vicende relative alla sua acquisizione
nel tentativo di tenere a galla l’enorme scafo sono piuttosto lunghe e complesse e molto
devastato dall’urto con l’iceberg. Per ricordare devono all’azione dell’allora rettore Rodolfo
la loro memoria la città di Southampton, della Ambrosino, che si troverà anche di fronte alle
quale molti erano originari, volle onorarli con il rimostranze di una parte non trascurabile del
Titanic Engineers Memorial (fig.5), un enorme senato accademico, dove si aprirà un dibattito
proscenio in granito dove al centro una grande piuttosto interessante sul valore della scultura di
Gloria bronzea si erge dalla prua di una nave Mascherini e più in generale su quello dell’arte
protendendo le corone d’alloro destinate a due contemporanea: nel verbale della seduta del
ufficiali di macchina posti leggermente più in 21 gennaio 1957 si legge infatti che “il Preside
basso. Prof. Luzzatto Fegiz, riferendosi alla statua
Nonostante la grande notorietà raggiunta di Minerva di recente collocata sul piazzale
con la realizzazione di questo monumento, la antistante l’edificio principale dell’Università,
carriera inglese di Rathmann proseguì senza chiede come mai si sia giunti alla scelta di una
grandi sussulti, garantendogli comunque quelle statua a suo parere così brutta. Il Prof. Citanna
sicurezze economiche che la sua amata città dichiara di condividere il suo parere”; la risposta
natale non era riuscita a garantirgli. del rettore sarà fermissima, spiegando al senato
Ben diversa la vicenda di Marcello “che […] Egli non pensa che si possa chiedere al
Mascherini, certamente l’artista triestino (anche Senato Accademico, in ragione della sua stessa
se friulano di nascita) più importante di tutto il composizione, un giudizio che non è in grado di
Novecento. Tra le sue moltissimi realizzazioni, esprimere e che coinvolga tutta l’arte moderna:
una delle più note e significative è senz’altro la due cose però sono certa o tranquillizzanti e
grande Minerva in travertino posta al culmine cioè: 1°) che lo scultore gode di eccellente

5 - Romeo Rathmann, Titanic Engineers Memorial, 1914, Southampton, Andrews Park.

23
fama, che ha risonanza internazionale; 2°) che la M.V. Di voler accogliere il desiderio unanime
non fu trascurato il parere dell’unico organo del sodalizio che io presiedo, di veder sorgere
nazionale che ha competenza, almeno statale, il simbolico simulacro al sommo della scalinata
a esprimere pareri in simile materia”, chiudendo d’accesso al palazzo universitario, sullo sfondo
con un’osservazione alquanto piccata “queste dell’ala ove è sistemata la Facoltà giuridica”. In
considerazioni non possono essere superate quella forma la proposta non verrà accettata,
dall’avversione, per ragioni di gusto, all’arte privilegiando la ben più aggiornata scultura
moderna dato che ogni epoca ha avuto la sua di Mascherini alla pur dignitosissima opera di
arte e non possiamo negare a quella della Selva, scultore che aveva lasciato un segno
nostra epoca di appartenerle”. profondissimo nell’immagine monumentale di
In questo senso si era mossa anche la scelta Trieste nella prima metà degli anni trenta, ma
di non accettare la donazione del presidente che vent’anni dopo appariva come un retaggio
dell’Associazione fra i laureati dell’ateneo di un passato tutt’atro che luminoso anche
triestino che scriveva sin dal 1952: “ho l’onore sul piano politico. Solo diversi anni più tardi,
di portare a conoscenza della M.V. Che, come a nel 1963, l’ateneo riceverà in dono dall’ALUT
suo tempo ha già fatto il mio predecessore […] una fusione in bronzo del modellino di quella
ha deciso di accettare il bozzetto della statua stessa statua, mentre il modello, alto circa tre
della Dea Roma dovuto allo scultore Attilio Selva metri, sarà donato al Civico Museo Revoltella.
e mi ha dato mandato di comunicare alla M.V. Per Ambrosino si trattava di difendere a
Questo voto”; e proseguiva quindi con questo oltranza il proprio operato ma anche l’ulteriore
tenore “ho l’onore di chiedere alla M.V. formale dimostrazione della sua capacità di ‘leggere’
accettazione da parte dell’Università di Trieste in maniera organica le possibili manifestazioni
del dono che l’ALUT intende fare al nostro della modernità, anche di quella artistica.
amato Ateneo e, al tempo stesso, di pregare Non dissimile deve essere stato due anni
più tardi l’atteggiamento della municipalità di
Anversa, che in occasione della mostra Het
Beeld in the stad, allestita nella città belga,
aveva acquistato una redazione in bronzo della
scultura (fig.7), pressoché identica a quella
triestina, fatta eccezione per la presenza del
frontino del cimiero, omesso nella versione
lapidea.
Come per l’esemplare triestino, anche la
redazione in bronzo di Anversa, collocata in
pieno centro storico e nei pressi di un ponte,
diverrà ben presto uno dei simboli della città
seggellando ancor più, se possibile, l’impronta
autenticamente internazionale del suo autore.

6 - Marcello Mascherini, Minerva, 1956, Trieste, Università degli


studi, Sede centrale.
7 - Marcello Mascherini, Minerva, 1958, Antwerp, Zuiderstrasse.
[7] 

24
4 Francesca Stopper

“Argenti sacri e profani a Venezia”

Un approfondimento sulla storia dell’ar- Durante l’incontro si è riscoperta la


genteria antica. centralità dell’argenteria in ogni aspetto della
La conversazione  Argenti sacri e profani quotidianità dei secoli passati: si sono presi in
a Venezia  a cura della dottoressa Francesca esame oggetti liturgici e arredi preziosi, che
Stopper è stata un’occasione per riflettere su testimoniano le mirabili capacità raggiunte
alcuni importanti momenti della storia del gusto, dagli argentieri della Serenissima.
in un percorso volto ad approfondire l’evoluzio-
ne stilistica dei manufatti veneziani nel corso dei
secoli, da Quattrocento al Settecento.

Bottega veneziana, Coperta di commissione


dogale con l’Allegoria di Venezia. Collezione
privata

25
5 Gruppo Ermada
Flavio Vidonis

LA GRANDE GUERRA:
STORIE DEL FRONTE

L’intervento “Follie. Scappare dalla guerra, come conseguenza dell’impatto con una guerra
rincorrere la guerra” trae spunto dall’omonima dalle dimensioni e dai modi inimmaginabili ed
mostra realizzata da Francesco Zardini, Sara insopportabili.
Sossi e Nicole Rodda (rispettivamente storico ed Ci si concentra quindi sul lato umano, sociale
illustratore, designer ed antropologa) nell’ambito ed antropologico del conflitto, analizzando
del progetto “VOCI DI GUERRA IN TEMPO DI in particolare il fenomeno del volontarismo e
PACE. TRA FRONTE E FOLLIA”, promosso del rifiuto, mentale o fisico, della guerra. Filo
dal Gruppo Ermada Flavio Vidonis. Tema in conduttore in questo percorso sono i volontari
oggetto è il manifestarsi della follia nella sua irredenti giuliano-dalmati, scelti in quanto
doppia forma, sia come euforica partecipazione efficaci esempi locali di fenomeni internazionali.
alle prime fasi del Primo Conflitto Mondiale che

26
Tatiana Donis ha incantato il pubblico con gli intrattenimenti
musicali di arpa e arpa celtica

Il presidente Umberto Malusà consegna l’assegno con il contributo di Promotrieste al presidente A.I.R.C. in occasione della
conversazione: “La ricerca e la cura nel tempo” tenuta da Vanessa Nicolin e Giorgio Mustacchi

27
Il presidente dell’Associazione antiquari Friuli Venezia Giulia Roberto Borghesi, il Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ed il presidente
del Consorzio Promotrieste Umberto Malusà inaugurano la XXXIV edizione di Triesteantiqua al Salone degli Incanti

Il gruppo delle restauratrici con Paolo Tamai e Maurizio Lorber

28
“I sapori della
nostra tradizione
culinaria”
L’arte dell’antico
non solo negli
oggetti ma anche
in cucina!

29
promotrieste.it
30