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copertina: Tamara De Lempicka, La comunicanda, 1928


(particolare)
• 1 •

PIERRE LOUŸS
PICCOLO GALATEO EROTICO
PER FANCIULLE
AD USO DEGLI ISTITUTI DI EDUCAZIONE

TRADUZIONE DI PAOLO BIANCHI


CON UNO SCRITTO DI ALBERTO CAPATTI

ES
PICCOLA BIBLIOTECA DELL'EROS
Titolo originale: Manuel de civilité pour les petites filles.
A l’usage des Maisons d’Education

© 1993 ES Srl

ISBN 978-88-98401-37-7
PICCOLO GALATEO EROTICO PER FANCIULLE
GLOSSARIO

Abbiamo ritenuto superfluo spiegare parole come fica, fessura, mona,


potta, fava, uccello, cazzo, coglione, fottere, sperma, rizzare, menare,
succhiare, leccare, pompare, scopare, chiavare, infilare, sbattere, inculare,
scaricare, godemiché, lesbicona, lesbica, sessantanove, slinguare,
puttanella, puttana, bordello.
Sono parole familiari
a tutte le ragazzine
IN CAMERA

Se vi sorprendono tutta nuda, celatevi pudicamente con una mano il viso


e con l’altra la fica; ma non fate marameo con l’una e non masturbatevi con
l’altra.

Non pisciate nella stufa; andate al gabinetto.

Non appendete il godemiché all’acquasantiera del letto. Simili arnesi


vanno riposti sotto il capezzale.
IN CASA

Non restate al balcone per sputare sui passanti, soprattutto se avete dello
sperma in bocca.

Non pisciate sul gradino più alto della scala per far le cascate.

Non ficcate un godemiché nella bocca di un neonato per fargli poppare il


latte rimasto nei coglioni di caucciù, se non siete del tutto sicura che la
vostra amichetta non abbia la sifilide.
NELL’OFFICE

Quando avete usato una banana per divertirvi tutta sola o per far godere
la cameriera, non riponetela nel vassoio prima di averla accuratamente
asciugata.

Non masturbate tutti i vostri amichetti in una caraffa di limonata, anche


se la bibita vi sembra più buona con l’aggiunta di sperma fresco. Gli invitati
del vostro signor padre forse non condividono i vostri gusti.

Se furtivamente vi scolate una buona metà di una bottiglia di champagne,


non pisciateci dentro per riempirla.

Non suggerite al cameriere di scaricare nel culo di una pollastra cotta,


senza esservi personalmente accertata che il cameriere non è malato.

Non fate la cacca nella crema al cioccolato, anche se vi hanno privata del
dolce e siete certa di non mangiarne.
A TAVOLA

Se vi chiedono cosa bevete durante i pasti, non rispondete: «Bevo solo


sperma».

Non fate andare avanti e indietro un asparago nella vostra bocca, facendo
gli occhi dolci al giovane che volete sedurre.

Non slinguate un’albicocca aperta, facendo l’occhiolino alla più celebre


lesbica della compagnia.

Non usate due mandarini per fare i coglioni a una banana.

Se masturbate il vostro vicino dentro al suo tovagliolo, fatelo con


discrezione affinché nessuno se ne accorga.

Se avete di fronte quella lesbicona della vostra amica del cuore, non
fatele scenate di gelosia attraverso la tavola.

Quando un adulto racconta una storia piuttosto spinta che i bambini non
devono capire, non mettetevi a lanciare gridolini disarticolati come una
ragazzina che gode, anche se la storiella vi eccita al sommo grado.

Se trovate un capello sospetto nella minestra, non dite: «Fantastico, un


pelo del culo!».

Non nascondete un godemiché nel canestro della frutta per far ridere le
ragazze al momento del dessert.

Quando servono banane, non infilatevi la più grossa in tasca. Gli uomini
ne sorriderebbero, e forse anche le vostre amichette.

Se siete ancora impubere, non schiacciatevi una manciata di fragole tra le


gambe per poi mostrare al mondo intero che vi sono venute le mestruazioni.

È di pessimo gusto far scivolare un godemiché sotto il tovagliolo di una


fanciulla al posto del panino.
PASSATEMPI

Non chiedete mai a una signora il permesso di andare a fare un giochetto


con sua figlia. Dite «giocare», è più discreto.

Quando giocate a fare un pranzetto per le bambole, non invitate le vostre


amichetta a pescare i pesciolini di sperma nel bidè della vostra signora
madre.

Quando giocate a «paglia corta», non chiedete a una ragazzina di tagliarsi


cinque o sei peli, soprattutto quando sapete bene che non ne ha neppure
uno.

Se giocate al «dito bagnato», non inumiditevelo tra le cosce, a meno che


non siate in privato.

Se proponete di giocare a «mostrami l’uccello e ti farò vedere il culo»,


accertatevi come prima cosa che non ci siano adulti in giro.

La stessa cosa vale quando giocate «a quella che piscia più lontano»,
soprattutto se come arbitri prendete dei ragazzini.

Lo stesso se giocate «al parto» con una bambolina di porcellana nella


fica.

E ancora quando giocate «a quella che farà la più grande porcheria». È il


gioco favorito dalle ragazzine, ma i genitori non l’approvano.

Se giocate a «guancialino d’oro», e siete in ginocchio davanti a un


giovanotto, non succhiategli l’uccello: non sareste più in grado di
rispondere alle domande che vi pongono nel gioco.

Mettersi del miele tra le cosce per farsi leccare da un cagnolino, a rigore
è lecito, ma non è il caso di rendergli il favore.

Non masturbate mai un giovane davanti alla finestra. Non si può mai
sapere chi potrebbe colpire.
Non montate a cavalcioni sulle spalle di un signore se avete le mutande
aperte. Per poco che siate eccitata, gli macchiereste il collo della redingote.

Tirarsi su la gonna, sedersi su un birillo ritto in piedi, farlo entrare lì dove


voi sapete, e correre via stringendolo con la sola forza dello
«schiaccianoci», è un esercizio dei più indecenti che una fanciulla bene
educata non deve mai eseguire, anche se l’ha visto fare con gran successo.

Se giocate «al bordello» con molte ragazzine, non strofinatevi il ventre e


le cosce con il carbone per recitare la parte della negra.

Se giocate «alla puttana» con dei ragazzini, non chiedete in prestito


venticinque piattole alla figlia del giardiniere per farvi un’autentica fica da
battona.

Se, giocando a «nascondino», vi ritrovate sola con una ragazzina in un


nascondiglio impenetrabile, sgrillettate la vostra compagna: è l’usanza. E se
fa la pudibonda, masturbatevi davanti a lei per darle il buon esempio.

Se mentre fate equitazione in compagnia di un affascinante cavaliere, la


sella vi procura un’emozione travolgente, potete sospirare: «Ah! ah!...», a
patto che aggiungiate subito dopo: « È per lei, signore, che mi viene».

Quando giocate a «mosca cieca», non frugate sotto le gonne della vostra
prigioniera dicendo che così la riconoscerete all’istante. Ne sarebbe troppo
compromessa.

Quando qualcuno propone di giocare a «chiapparello» o a «chiappino»,


non mettetevi a ridere. Ogni battuta in proposito sarebbe troppo facile.
IN CLASSE

Non disegnate sulla lavagna le parti sessuali della maestra, soprattutto se


è stata lei a mostrarvele in confidenza.

Dopo esservi masturbata sotto il banco, non asciugate il dito bagnato nei
capelli della vostra compagna, a meno che non sia lei a chiedervelo.

Se trovate più comodo andare a masturbarvi al gabinetto, domandate


semplicemente di uscire: non dite mai il perché.

Se vi chiedono chi era Pompeo, non rispondete: «Credo sia un pompino»;


e se vi chiedono quale personaggio storico vi sarebbe piaciuto essere, non
rispondete con una strizzatina d’occhi: «Vorrei essere Poppea». Sono
facezie che farebbero ridere i vostri compagni, non certo la maestra.

Non dite che il Mar Rosso è chiamato così perché ha la forma di una fica,
né che la Florida è l’uccello dell’America, né che la Jungfrau, ossia la
Vergine, non merita più questo nome da quando gli alpinisti le montano
sopra. Sarebbero osservazioni sagaci, ma sconvenienti sulla bocca di una
bambina.

Non inumiditevi il pollice in bocca o nella fica per girare le pagine.

Se vi dicono che l’uomo si distingue dalla scimmia perché non ha la


coda, non protestate che invece ne ha una.

Tra i principali verbi della terza coniugazione non è il caso di citare


fottere: io fotto, io fottevo, io fotterò, che io fottessi, fottente, fottuto. La
coniugazione di questo verbo è interessante, ma se farete mostra di
conoscerla verrete rimproverata più che se la ignoraste.

Se la somma che vi fanno fare dà come risultato 69, non mettetevi a


sghignazzare come una piccola imbecille.

Se il professore vi chiede la penna, non fate finta di capire che vi prega di


succhiargli il pene.
Nelle versioncine in inglese del primo anno a volte si trovano frasi
ingenue: «Io ho una passera graziosa. Tu hai un grosso grilletto. Lui o lei
ama la lingua. Mia sorella ha una bella conchiglia. Volete un lecca-lecca?
L’ussaro ha sparato due colpi. Cerco le fave dei baccelli. Lo sgombro ha
una bella coda. Mio fratello ha delle scrofe e mio padre delle vacche». Non
azzardatevi a tradurre: «I have a pretty little cunt. You have a big clito. She
likes to be tongued», e così via.

Se la vostra maestra vi conduce in camera sua e vi prende tra le braccia


con un turbamento estremo, sollevatevi le gonne senza affettazione e
guidate la sua mano esitante. La sgraverete da un grande fardello.

Non abbordate, il primo giorno di scuola, una compagna più grande per
chiederle se si tocca: I. perché la domanda è superflua. Si masturba
certamente. II. perché potrebbe aver la tentazione di mentire. Conducetela
in gran segreto in fondo al giardino e abbandonatevi davanti a lei alle vostre
piccole abitudini. Il vostro esempio la farà vergognare della sua
dissimulazione.

Se una delle compagne più grandi vi canzona per la vostra tenera età
perché lei ha peli graziosi mentre voi siete liscia come una mano, non
trattatela da orsa, da cavernicola o da donna barbuta: ma traete
insegnamento dal vostro piccolo moto di collera ricordandovi di esser
modesta quando anche voi avrete la passera folta.
DONI

Se in un medaglione serbate un riccioletto di peli biondi tagliati dal culo


della vostra amichetta dite comunque che sono capelli.

Non regalate mai un godemiché a una donna sposata, a meno che non sia
proprio lei a confidarvi i suoi dispiaceri. Se offrite una matita a pulsante,
non mettetevi a lanciare occhiate assassine, facendo andare freneticamente
in su e in giù il portamine dentro il suo contenitore.

Il regalo più bello che una bambina possa fare, è la sua verginità. Poiché
quella davanti si può offrire solo una volta, offrite cento volte quella di
dietro e farete così cento favori.

Se un’amica vi offre un anello, infilatevelo al dito che abitualmente usate


nei vostri piaceri solitari. È una delicata attenzione.

Se offrite un portapenne bello grosso a una piccola ingenua, insegnatele a


usarlo, altrimenti sarebbe un dono sprecato.

Regola inviolabile: non afferrate mai l’uccello di un ballerino che non ce


l’ha ancora duro per voi. Una rapida occhiata ai suoi pantaloni vi eviterà di
prendere un granchio.

Se ballando un valzer godete, ditelo a bassa voce, non urlate.

Se vedete una macchia sull’abito di una fanciulla, non chiedetele se si


tratta di sperma.

Il compagno di ballo che vi mette il suo uccello in mano intende


conferire a questa galanteria un carattere confidenziale. Non chiamate tutti i
presenti per mostrare quel che impugnate.

Quando un signore, dietro un mobile, vi sborra in mano, è preferibile


succhiarvi le dita piuttosto che chiedere un tovagliolo.

Una ragazza ben educata non piscia dentro il pianoforte.


IN VISITA

Prima di entrare rimettetevi i guanti, se vi siete masturbata in ascensore.

Quando la padrona di casa si china per darvi un bacio, non infilatele la


lingua in bocca. Non è una cosa da farsi davanti a testimoni.

Dite: «Buongiorno, signora, come sta?», ma non domandate mai a una


donna sposata: «Ha scopatO bene, la notte scorsa?», perché il più delle
volte non saprebbe che dire.

In un salotto dove vige il più stretto formalismo, non prendete mai il


fazzoletto di un signore per asciugarvi le vergogne, neppure se è stato lui a
farvi bagnare.

Se vi piace una delle ospiti, potete sorriderle furtivamente, ma non fate


vibrare la vostra lingua in bocca con una strizzatina d’occhi: esprimereste in
modo troppo sfacciato un invito che è meglio lasciare sottinteso.

A chi vi fa ammirare una rosa non dite: «Assomiglia alla fica della
signora X…». Sarebbe un complimento, certo, ma di quelli che vanno
riservati all’intimità.

Se una signora riservata vi dice: «Mio figlio lavora meno bene di vostro
fratello», non rispondete: «Sì, ma il suo sperma è migliore». Elogi di tal
genere non fanno alcun piacere a una madre cristiana.

Se vedete una traccia vermiglia sui baffi di un giovane, non ditegli


davanti a tutti: «La signora X… ha dunque le sue cose?». Calerebbe un
silenzio imbarazzante.

Non chiedete mai direttamente a un’attrice drammatica dove ha trascorso


i suoi anni di bordello. Informatevi presso le sue amiche.

Se vi dicono che siete un «vero maschiaccio», non mostrate la vostra fica


per dimostrare il contrario.

Dire a una giovane signora che ha splendidi capelli biondi è un


complimento gentile. Ma chiederle ad alta voce se ha i peli delle stesso
colore, è pura indiscrezione.

Se una signora rifiuta di sedersi, non datele consigli sul pericolo di farsi
inculare da qualche incauto.

Se siete seduta sul bordo di una sedia, non dondolatevi avanti e indietro.
Rischiereste di perdere la testa.

Se il signore che sta parlando a vostra madre comincia ad avere


un’erezione dentro i pantaloni, non fatelo notare ad alta voce.

È bene dir sempre la verità. Ma quando la vostra signora madre riceve e


vi chiama per chiedervi cosa stavate facendo, non rispondere: «Mi
accarezzavo, mamma», anche se è assolutamente vero.
SUPERSTIZIONI

Gli uomini si prendono mettendo loro un pizzico di sale sulla punta della
coda, e poi succhiandola fin quando il sale non sia sciolto.

Il venerdì, giorno di Venere, non ha alcuna influenza nefasta sugli


incontri d’amore. Anzi, è vero l’esatto contrario.

Se siete in tredici a far l’amore nello stesso letto, non mandate la vostra
più giovane amica a masturbarsi tutta sola al tavolino. Fate invece venir su
la figlia della portinaia, così sarete in quattordici.

E se un amante vi scopa tredici volte in una sola notte, non lasciatelo


andar via prima che abbia scaricato per la quattordicesima volta.

Se una brunetta vi dice: «Le brune vengono al mondo attraverso la fica e


le bionde dal buco del culo», potete rispondere spavaldamente che si tratta
di una voce falsa. Se siete bionda, potete anche rifilarle un ceffone.

Quando avrete perduto la verginità, non rivolgetevi a Sant’Antonio da


Padova per ritrovarla. Sant’Antonio del Porcello ha meditato a lungo sulle
questioni sessuali, mentre il suo omonimo non se n’è mai occupato.

Non appendete un maialino d’oro ai peli della fica, come portafortuna per
quello che incoronano. I signori che vi tireranno su le gonne potrebbero
sorridere di questo vostro emblema.

Nel castello in cui i vostri genitori ricevono, non bevete l’acqua del bidè
di tutte le ragazze per conoscere i loro pensieri.

Non pretendete che un godemiché venga benedetto dall’arcivescovo,


prima di prenderlo in culo. Certi prelati si rifiuterebbero.
IN CHIESA

Quando una ragazzina si alza dal letto deve aver finito di masturbarsi
prima di incominciare a pregare.

Se non vi siete masturbata abbastanza al mattino, non finite di farlo


durante la messa.

Non seguite la funzione su una copia di Gamiani, soprattutto se è


illustrata.

Non strappate un bottone dai pantaloni del vostro vicino per darlo in
elemosina. Fatelo prima di entrare in chiesa.

«Chiunque conosca qualche impedimento per questo matrimonio, deve


comunicarlo» dice il prete. Ma è una semplice formula. Non balzate in piedi
a quelle parole per rivelare dei segreti.

Quando sedete accanto a una signora che s’inginocchia inarcando le reni,


non domandatele se quella posizione le riporta alla memoria teneri ricordi.

Se il giovane vicario, al catechismo, vi chiede cosa sia la lussuria, non


rispondetegli ridendo: «Lo sappiamo meglio di lei!».

Il giorno della vostra prima comunione, se una signora vedendovi


esclama: «Com’è graziosa! Sembra una sposina!» non rispondete: «Mi
mancano solo i fiori d’arancio». La battuta verrebbe giudicata sconveniente.

Se succhiate un signore prima di fare la comunione, badate bene di non


inghiottire lo sperma: non sareste più a digiuno, come è necessario.

Inginocchiandovi all’altare, non invitate a bassa voce la vostra


giovanissima vicina a venire a letto con voi nel pomeriggio.

Durante la predica, se il sacerdote sembra credere alla «purezza delle


fanciulle cristiane», non sbellicatevi delle risa. Se scopate di pomeriggio in
una chiesa di campagna, non lavatevi il culo nell’acquasantiera. Invece di
purificare il vostro peccato, lo rendereste più grave.
IN CONFESSIONE

Se il vostro confessore vi chiede quante volte vi siete profanata, non gli


rispondete: «E lei?».

Non vi masturbate nel confessionale per farvi assolvere un istante dopo.

Quando raccontate tutte le vostre porcherie al buon prete che vi sta


ascoltando, non domandategli se gli sta venendo duro.

Se vi confessate dal vostro direttore spirituale, non chiedetegli mai di


lasciarvi prendere in mano il suo uccello per spiegargli quel che fate ai
ragazzi; e non mostrategli neppure la fica per illustrargli quel che fate alle
ragazze.

Se il vostro direttore spirituale ha preso l’abitudine di scoparvi,


d’incularvi o di scaricarvi in bocca, prima di assolvervi da tutto questo e dal
resto, tenetevelo pure come amante, se vi piace, ma come confessore
cercatevene un altro. Dal punto di vista canonico è inadeguato.
AL MUSEO

Non arrampicatevi sul basamento delle statue antiche per servirvi dei loro
organi virili. Non bisogna toccare le opere esposte; né con la mano né con il
culo.

Non scarabocchiate riccioli neri sul pube delle Veneri nude. Se l’artista
rappresenta la dea senza peli, è perché Venere si radeva la passera.

Non chiedete al guardiano di sala perché mai l’Ermafrodita ha tette e


coglioni. Non è un problema di sua competenza.
AI CHAMPS-ELYSÉES

Se avete già le tette, non scopritevi a destra e a manca per offrire il seno
alla vostra bambola. È consentito alle balie, non alle bambine.

Non acquistate una bacchetta del cerchio per piantarvela nella fica
davanti a tutti. Fatelo a casa vostra.

Non entrate negli orinatoi per veder pisciare i signori.

Se un vecchio satiro vi mostra il suo membro all’angolo di un viale, non


siete assolutamente tenuta a mostrargli la vostra fichetta per ricambiare la
cortesia.

Se avete appena scopato in un boschetto in pieno giorno, non lavatevi il


culo nella vasca del Rond-Point. Vi fareste notare.
PER LA STRADA

Offrire dieci soldi a un povero perché non ha di che mangiare è perfetto;


ma succhiargli l’uccello perché non ha un’amante, sarebbe eccessivo: non
siete affatto tenuta a farlo.

Se avete voglia di andare a letto con un signore che passa, non


chiedeteglielo personalmente. Fategli parlare dalla vostra cameriera.

Non fatevi mai infilare nelle parti intime una canna per annaffiare. Questi
strumenti eiaculano troppo forte per la vostra modesta capienza.

Se lungo un marciapiede scorgete uno stallone violentemente eccitato,


non allungate la mano per aiutarlo. Non si usa.

Se una mano misteriosa comincia a palparvi il culo in una folla compatta,


allargate senza esitazione le cosce per agevolarla.

Non disegnate cazzi sui muri, neppure se possedete un reale talento come
disegnatrice.

Non succhiate i signori nei pisciatoi prima dell’una del mattino.


NEI NEGOZI

Se vi fate slinguare da una commessa del Louvre nel camerino di prova,


non urlate che state godendo: ne nascerebbe un terribile scandalo.

All’uscita dai gabinetti non esigete una riduzione con il pretesto che vi
siete soltanto masturbata.

Non entrate mai in un bordello per chiedere una lesbica se non avete
almeno venti franchi con voi.

Se per pagare un acquisto vi manca qualche spicciolo, non proponete al


negoziante di succhiarglielo in cambio della differenza, soprattutto se sua
moglie vi sta ascoltando.

Non andate a chiedere sfrontatamente a un parrucchiere per signora di


arricciarvi i peli del culo.

Non mandate alla merciaia il vostro godemiché per fargli applicare dei
nastri.
A TEATRO

Non mettete la mano sui pantaloni del vostro vicino per vedere se il
balletto lo fa rizzare.

Se notare che una ballerina ha i capelli biondi e le ascelle nere non


chiedete a voce alta il motivo.

E neppure dite, sempre ad alta voce: «È quella bruna alta laggiù che va a
letto con papå!». Soprattutto se siete in compagnia della vostra signora
madre.

Anche se avete informazioni di prima mano sulle doti della compagnia,


non dite per tutto il palco: «Quella là succhia come una pompa; stronca
chiunque; e l’altra, al suo fianco, si fa strada col culo».

Se nella rappresentazione vi capita di udire facezie un po’ spinte,


allusioni, giochi di parole, non spiegateli ai grandi, anche se i grandi hanno
l’aria di non aver capito.

E neppure chiedere perché mai il bel tenore non infila la soprano che
canta tutto il tempo come se stesse godendo. Non si può fare quasi mai sulla
scena.

Se la parte dell’amante è recitata da una ragazza travestita, non urlate per


tutto il teatro: «Brutta troia! Sciacquati la bocca! Dove hai nascosto il tuo
godemiché?» e altre frasi impertinenti che il pubblico non potrebbe udire
senza proteste.
AL MARE

Passando accanto a un signore che sta facendo il bagno non agguantatelo


per i coglioni, anche se i vostri palpeggiamenti sono facilitati dal suo
costume. E non masturbatevi facendo il morto, si noterebbe,

Durante il bagno non domandate ai presenti il permesso di far pipì. Fatela


senza autorizzazione.

Se vi è possibile, non rinchiudetevi con un signore nella vostra cabina.


Entrateci piuttosto con una ragazzina, che ve la leccherà altrettanto bene, se
non meglio, e senza compromettervi.

Se scrivete oscenità sulle pareti della vostra cabina, non firmatele con il
nome della signora che vi ha preceduto.

Quando, attraverso una fessura, scoprite nella cabina vicina una signora
che, credendosi sola, si masturba, non picchiare sul tramezzo per chiederle
«se sta per venire». Invece di incoraggiarla, la turbereste.

Se un signore vi domanda come mai non fate il bagno, non rispondete:


«Ho le mie cose».
IN ALBERGO, IN VIAGGIO

Non chiamate il maître alle undici di sera per chiedergli una banana. A
quell’ora, domandate una candela.

Non chiedete in direzione se la cameriera sa leccare. Interrogatela di


persona.

Non mettetevi alla finestra per chiamare i passanti, neppure se avete una
gran voglia di scopare, e nessuno per soddisfarvi.

Potete spiare attraverso il buco della serratura per sapere perché mai
mamma se ne sta chiusa per tutta la giornata con un giovanotto che non
conoscete, ma non azzardatevi ad urlare: «Forza mamma! Dai che vieni, dai
che vieni!». Invece di eccitarla, potreste turbare in modo increscioso le sue
occupazioni.
IN CAMPAGNA

Non fate annunciare dal tamburino comunale che avete perduto la


verginità. L’uomo che l’ha presa non ve la renderà.

Se incontrate in un luogo solitario un vagabondo che vi salta addosso,


lasciatevi scopare senza fare storie. È il modo più sicuro per non farsi
violentare.

Non fate godere sette o otto contadinelli dentro un bicchiere per poter
bere sperma con lo zucchero. Vi procurerebbe una pessima reputazione in
tutto il paese.

Davanti al giardiniere che innaffia la terra per far crescere il tappeto


erboso, non annaffiatevi la fessurina per farvi crescere i peli. Riderebbe
della vostra ingenuità.
DOVERI NEI CONFRONTI DEL PROSSIMO

Compenetratevi di questa verità: tutti i presenti, di qualunque sesso e di


qualunque età essi siano, nutrono la segreta voglia di farsi succhiare, ma la
maggior parte di loro non oserà mai ammetterlo.

Rispettate dunque sopra ogni altra cosa l’ipocrisia umana chiamata anche
virtù, e non dite mai a un signore, di fronte a quindici persone: «Tira fuori
l’uccello, e ti faccio vedere la fica». Non vi mostrerà, siatene certa, il suo
uccello.

Se invece riuscite a rimanere sola con lui, in un luogo in cui sia sicuro di
non esser scoperto, non soltanto vi mostrerà l’uccello, ma non si rifiuterà
neppure di farvelo succhiare.

La maggior parte dei consigli che seguono deriva dai principi precedenti.
DOVERI NEI CONFRONTI DEL PADRE

Se il vostro signor padre vi dice con voce furiosa: «Tu non sei più mia
figlia!» non rispondetegli ridendo: «Lo sapevo da un sacco di tempo».

Quando il vostro signor padre fa la sua comparsa nella compagnia che vi


circonda, non dite: «Ecco il cornuto!», oppure, se lo dite, sussurratelo.

Bere un bicchiere di birra nella sala da biliardo di papà, è male, e


pisciarci dentro perché non se ne accorgano, significa solo aggravare la
colpa.

Se vi sedete sulla coscia sinistra del vostro illustre genitore, non


strofinate il culo contro il suo cazzo per farglielo venir duro, a meno che
non siate sola con lui.

Se il vostro signor padre vi prega di succhiarglielo, non dite


sconsideratamente che il suo uccello ha il sapore della fica della cameriera.
Potrebbe chiedersi come mai riconoscere quell’odore.

Se il vostro signor padre vi conduce al bordello per farvi leccare da abili


puttane, non date il vostro indirizzo a tutte quelle signorine per poter
scambiate con loro cartoline. Una ragazzina di mondo deve andare al
bordello soltanto nel più stretto incognito.

Se vi state masturbando quando vostro padre entra in camera, fermatevi:


è più decoroso.

Se il vostro signor padre si degna talvolta di eiaculare nella vostra


boccuccia, accettatelo a occhi bassi, e come se fosse un grande onore di cui
non siete degna. E soprattutto non andate subito a vantarvene come una
sciocca all’orecchio di mamma.
DOVERI NEI CONFRONTI DELLA MADRE

Non chiamate mai vostra madre: «Vecchia vacca! Scolo di pisciatoio!


Succhiaputtane! Cacasperma! Sifilide ambulante!», e così via. Sono
espressioni, queste, che vanno lasciate all’uomo della strada.

Inoltre non ditele mai: «Non me ne sbatte un cazzo! Vai a dar via il culo!
Va’ a cagare!».

Soprattutto evitate di dirle: «Ti smerdo!», perché semmai siete voi che
siete uscita dal suo culo.

La sera, quando la vostra signora madre viene a rimboccarvi le coperte,


aspettate che abbia lasciato la stanza prima di incominciare a masturbarvi.

Se la vostra signora madre vi chiede chi preferite baciare, non rispondete:


«Il culo della cameriera».

Quando andate da quello tra i vostri amanti che di solito vi incula, non
truccatevi il buco del culo nella toilette della vostra signora madre con il
rossetto che usa per le labbra.

Non fissate ai fianchi un godemiché per infilare la vostra signora madre


prima che lei ve l’abbia chiesto.

Non proponete a vostra madre di avere un ruolo, per piccolo che sia,
nelle sue voluttà coniugali. Attendete che sia lei a proporvelo.
DOVERI NEI CONFRONTI DEL FRATELLO

Il colmo della villania è quando una ragazzina vede che a suo fratello
tira, e lei non fa nulla per aiutarlo.

Masturbate il fratello nel suo letto, non nel vostro. Potrebbe esser
compromettente.

Dopo aver succhiare vostro fratello, non sputate lo sperma sulla faccia
dell’istitutrice. Se andasse a lamentarsene, avreste delle noie.

La maggior parte delle ragazzine si fa sverginare dal proprio fratello, la


qual cosa presenta minori inconvenienti dell’intervento di un estraneo.

Se vostro fratello vi monta alle tre del mattino e vi pianta gentilmente il


cazzo nel culo, non rispondetegli che avete sonno.
DOVERI NEI CONFRONTI DELLA SORELLA

I giorni in cui la signorina vostra sorella non vede né il suo amante né la


sua amica del cuore, infilatele gentilmente una mano sotto le gonne e
chiedetele se è disposta ad accontentarsi di voi.

Se risponde che preferisce masturbarsi da sola, ritiratevi con discrezione.

Quando la signorina vostra sorella sta pisciando, non toglietele il vaso di


sotto per farla pisciare per terra; sarebbe uno scherzo di pessimo gusto.

Quando, inginocchiata in camicia da notte, dice le preghiere della sera,


non le ficcate la lingua nel culo se non è lei a manifestarne il desiderio.

Se trovate un signore tutto nudo nel letto di vostra sorella, non andate a
dirlo a voce bassa al vostro signor padre. La visita non è per lui.

Se alla vostra sorellina spuntano peli sulla fichetta prima che a voi, non
glieli strappate con la scusa che è ingiusto.

Quando la signorina vostra sorella si reca a un ballo, non scrivetele sul


dietro del suo abito bianco: «Signori, per favore, inculatemi!». Evitate di
scrivere simili cose.

Durante il suo fidanzamento, non dite al futuro cognato che vostra sorella
ha un particolare talento nel succhiare l’uccello. Sebbene sarà lui ad
approfittare di questo talento nascosto, non potrebbe ascoltarvi senza
qualche scatto d’umore.

Se vi chiedono cosa fa vostra sorella in camera, non rispondete che si


masturba, anche se siete certa di quel che dite.

Non andate a dire in giro che vostra sorella si mette il guanciale tra le
cosce, se lo strofina contro e lo chiama Gastone.

Se la signorina vostra sorella si serve ripetutamente del vostro godemiché


rifiutandosi di rendervelo, non andate a lagnarvene con i vostri genitori. E
non fate conto sul loro senso di giustizia neppure nei giorni in cui lei si
rifiuta di leccarvela. Sareste, in entrambi i casi, frustata.

Non prendete in giro vostra sorella se rifiuta di farsi inculare. Una


fanciulla per bene è assolutamente libera di concedere un solo buco ai suoi
amanti.

Quando vostra sorella maggiore è in camicia da notte


sull’inginocchiatoio, non mettetevi a leccarla dal di dietro, perché potreste
distrarla.
DOVERI NEI CONFRONTI DI DIO

Tutte le sere, prima di masturbarvi, recitate le vostre preghiere in


ginocchio.

Ammirate la bontà di Dio che dona a ogni bambina una fica per
affondarvi tutti i cazzi del mondo e che, per variare i piaceri, vi permette di
sostituire il cazzo con la lingua, la lingua col dito, la fica col culo e il culo
con la bocca.

Ringraziatelo di aver creato le carote per le bambine, le banane per le


giovincelle, le melanzane per le giovani madri e le barbabietole per le
donne mature.

Rendetegli grazia per avervi istillato il desiderio di godere e per aver


creato mille modi per farlo.

Se desiderate un amante, chiedetelo a lui: ve lo darà. Se vi occorre


un’amichetta, diteglielo senza falsi pudori. Dio legge nel vostro cuore. Non
potreste ingannarlo.

Non pregate quando siete tutta nuda. Mettetevi una camicia da notte, non
tiratela su, né davanti né dietro, se c’è qualcuno presente. Se avete un
godemiché in erezione nella passera, toglietevelo. Fate lo stesso se l’avete
nel culo.

Mentre pregate in ginocchio, se qualcuno approfitta di questa posizione


per cercare di incularvi, non prestatevi a questa sconvenienza.

Se, prima di andare a comunicarvi, succhiate qualcuno, non inghiottite lo


sperma; non sareste più a digiuno.

Ma potere berne il venerdì. Lo sperma, così come il latte, non è ritenuto


un alimento grasso.

Alcune fanciulle troppo sorvegliate si comprano una piccola Santa


Vergine in avorio levigato e se ne servono come di un godemiché. È
un’usanza condannata dalla Chiesa. Potete invece servirvi benissimo di un
cero, a patto che non sia benedetto.
CON L’AMANTE DELLA MADRE

Quando una ragazzina ha indovinato chi è l’amico del cuore di mamma,


non deve, a nessun costo, andare a dirlo a papà.

Non dite mai all’amante di vostra madre chi è la fanciulla che si


masturba per lui, soprattutto se quella fanciulla siete voi.

Se l’amante arriva in anticipo e la vostra signora madre vi prega di farlo


aspettare, fateglielo venir duro, ma non glielo succhiate.

Non dovete neppure chiedere a vostra madre, quando rientra da un


appuntamento galante, se è andato tutto bene, quante volte l’ha fatto, se il
signore ce l’aveva duro, e così via. Simili domande meritano solo la frusta.

Ugualmente vietato è prendere in disparte l’amante di vostra madre per


chiedergli: «Scusi, lei le viene dentro? Mamma è una bella porca? Succhia
con garbo? Manda giù lo sperma? Lo prende in culo?», e così via.

Soprattutto non dovete dirgli: «Papà ha scopato la mamma, la scorsa


notte. È stata la cameriera a dirmelo». Questa informazione non verrebbe
accolta con piacere.

Se sapete che vostra madre aspetta l’amante nella sua stanza, non
nascondetevi sotto il letto, per uscire all’improvviso facendo: «Bum! Sono
io!», mentre gode in bocca. Potreste farla strangolare.

E neppure aspettate proprio quel momento per entrare bruscamente nella


sua stanza gridando: «Ecco papà!», quando sapete benissimo che il vostro
signor padre è in viaggio.

Se il vostro genitore è assente per sei mesi o un anno, non azzardatevi, in


un giorno d’adulterio, a nascondere la pompetta di vostra madre in modo
tale che se ne accorga troppo tardi. Lo scherzo potrebbe causare ben gravi
conseguenze, e non verrebbe apprezzato.

Se scoprite che siete figlia dell’amante e non del marito di mamma, non
chiamate quel signore «papà» davanti a venticinque persone.
È il marito di vostra madre che dovete chiamar papà. Anche se siete certa
di non essere unita a lui da legami di sangue, non ditegli a un orecchio:
«Potrei succhiartelo, tanto non sei mio padre!». Le ultime parole
distruggerebbero quanto di amabile poteva esserci nelle prime.

Se qualcuno viene in visita mentre vostra madre sta facendo l’amore, e se


lei v`incarica di andare a rispondere: «Mamma è indisposta», non
aggiungete particolari sulla sua malattia. Se vi domandano: «Cos’ha?», non
rispondete: «Un cazzo nel culo».
RUBRICA SPECIALE PER FARSI SVERGINARE

A una bambina non si addice, dopo gli otto anni, continuare ad esser
vergine, anche se succhia uccelli da molti anni.

A otto anni compiuti, se vi chiedono la vostra verginità, dovete darla; se


non ve la chiedono, dovete esser voi a offrirla educatamente.

Per farvi sverginare, stendetevi in mezzo al letto, toglietevi la camicia o


almeno tiratevela su fino alle ascelle, allargate le gambe e aprite con
entrambe le mani le labbra della fica.

Se il signore preferisce sverginare innanzi tutto le vostre chiappette,


presentategliele all’istante: tocca a lui scegliere la via che più gli piace.

Se il vostro sverginamento ha luogo sull’erba o sulla panca di un giardino


o in una carrozza o sull’asse del water o in cantina su una botte, o nel solaio
su una vecchia cassa, non lamentatevi della posizione scomoda. Si scopa
dove si può.

Quando vi avranno sverginata, guardatevi bene dall’andarlo a raccontare


al vostro signor padre. È una cosa che non si fa.

Non ditelo neppure alla vostra cameriera, a meno che non abbia
l’abitudine di masturbarvi ogni sera, perché in tal caso rischierebbe di
scoprire da sola la faccenda.
CON UN AMANTE

Potete avere tutti gli amanti che vi aggrada, ma non raccontate ai giovani
quel che fate con i vecchi. Né viceversa.

Non dimenticate di dire «per piacere» quando chiedete un uccello, o di


rispondere «grazie» quando ve lo danno.

Quando vi trovate in piedi dinanzi a un signore che ce l’ha duro


all’altezza della vostra vita e si ripropone di chiavarvi, salite su uno
sgabello affinché la vostra fichetta sia all’altezza delle circostanze.

Di norma, tuttavia, è preferibile che vi mettiate in ginocchio sopra una


poltrona, sollevandovi le gonne sulla schiena e aprendo le chiappe con tutte
e due le mani, in modo da presentare i due orifizi tra cui il signore potrà
scegliere in piena libertà. È la posizione più educata.

Se è la signora madre ad accompagnarvi dal vostro amante, lasciatela


scopare per prima: è la norma. E quando è il vostro turno, leccategliela per
tenerla occupata.

Finché siete impubere, potete far l’amore senza alcun pericolo con i
negri, se i negri vi eccitano; ma non appena comincerete ad aver le
mestruazioni, pregate i vostri amanti negri di incularvi, perché se partoriste
un piccolo mulatto la vostra reputazione ne sarebbe compromessa.
CON I DOMESTICI

Se siete una bambina a cui piace moltissimo scopare, se avete sempre la


camicia piena di sperma e le lenzuola piene di macchie, accarezzate un po’
la cameriera perché non racconti nulla in giro.

Non succhiatelo mai al cameriere davanti alla cuoca. Ne sarebbe gelosa e


farebbe la spia.

Salendo sull’automobile dei vostri genitori, non date un bacino sul collo
dell’autista, neppure se gli siete molto grata per avervi appena scopata sei
volte.

Non vi lagnate con la vostra signora madre perché la nuova serva non ve
la vuol leccare. Fatela cacciar via con un altro pretesto.

Non inculate a forza la cameriera con un manico di scopa. Potreste farle


un gran male.

Quando l’istitutrice inglese sta dormendo, non tagliatele dei peli per farvi
dei baffi biondi.

Se la cuoca accetta di lasciarvi esaminare la patonza in tutti i suoi


dettagli, non buttatele dentro della polvere da grattare.

Se sorprendete la sguattera mentre si fa con un mattarello, non andate a


riferirlo alla signora madre. Quando una povera ragazza è in calore, usa
quello che ha sotto mano.

Non leccate i vostri domestici. È un servizio che potete chieder loro ma è


preferibile non ricambiare.

Non entrate mai nell’office alzandovi le gonne fino alla cintura e


gridando: «Su, sbattetemi tutti!». Perdereste il rispetto della servitù.

Per quanto venale sia il cameriere che vi scopa, non regalategli un


gioiello della vostra signora madre ogni volta che vi monta.
Non esigete da una cameriera che vi lecchi più di due volte al giorno.
Non bisogna affaticare la servitù.

Dopo averlo succhiato a qualcuno, non andate in cucina a sputare lo


sperma dentro le pentole. Sareste giudicata male dai domestici.
CON IL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Se vi tocca l’onore di pronunciare un discorsetto d’occasione dinanzi al


Presidente della Repubblica, non sussurrategli all’orecchio quando vi bacia:
«Vieni da mamma, te lo farò rizzare».

Anche se lo riconoscete come un vecchio frequentatore della casa


clandestina in cui prostituite la vostra boccuccia, non chiamatelo
«bambinone» di fronte alla sua guardia d’onore.

Non chiamatelo neppure «vecchio satiro», pretendendo un ricatto di


centomila franchi come prezzo della vostra discrezione.

Se invece vi fa segretamente rapire e si avventa sul vostro didietro per


appagare la sua lubricità, nulla vi obbliga a lasciarvi violentare dal capo
dello stato.

Se, col vostro pieno consenso, andate a letto con lui, e se lui vi prega di
fargli la pipì in bocca, non gli obiettate che sarebbe un atto indegno del
rispetto che gli dovete. Conosce il protocollo meglio di voi.

Potete chiedere al Signor Presidente della Repubblica una ciocca dei suoi
capelli per ricordarvi dei suoi favori, ma sarebbe indiscreto tagliargli
l’uccello per conservarlo in suo ricordo.

Se mentre andate a zonzo di notte vi imbattete nel Presidente della


Repubblica che, ubriaco fradicio, è caduto in una pozzanghera, fatelo
ricondurre all’Eliseo con gli onori dovuti alla sua carica.

Se il Signor Presidente della Repubblica dovesse restar stecchito mentre


gli state pompando la sborra, potete raccontare la vicenda in giro: non
verrete perseguita. Ci sono dei precedenti.
PER SUCCHIARE

Non dite mai a un uomo di mondo: «Devo succhiarvelo?». Sono le


puttanelle di strada a usare simili espressioni. Sussurrategli piuttosto
all’orecchio: «Vuole la mia bocca?».

Se è un signore che non avete mai succhiato, non indulgete in sapienti


leccate lungo tutto l’uccello fin dietro ai coglioni. Si farebbe una pessima
opinione dei vostri trascorsi.

Prendete con modestia l’uccello in bocca, abbassando gli occhi.


Succhiate lentamente. Tenete discosti i denti per non mordere e serrate bene
le labbra per non sbavare.

Quando il signore è sul punto di godere, non interrompetevi per


chiedergli notizie di sua madre, anche se vi foste dimenticata di farlo al
momento giusto.

Quando eiacula, inghiottite in silenzio fino all’ultima goccia, e poi dite


una frase carina sul sapore del liquido che avete appena bevuto.

Fatto questo, non pregate il signore di offrirvi dieci centesimi. Le


ragazzine di mondo succhiano per l’onore.

Se state facendo l’amore con un signore che conoscete bene e che fate
venire per la ventesima volta, potete tranquillamente succhiargli la pelle dei
coglioni e ficcargli la lingua in culo come preambolo: ma lasciategli credere
che è il solo a cui concedete questi piccoli favori.

Se il signore si affloscia tra le vostre labbra, non incolpate la debolezza


dei suoi mezzi, ma la vostra inesperienza.

Se muore, riabbottonategli per prima cosa i pantaloni, prima di chiamare


la cameriera, e non raccontate mai in quali circostanze ha reso l’anima al
Signore.
A LETTO CON UN’AMICA

Quando siete a letto con un’amica, mettetele la mano sulla fica; non
aspettate che sia lei a pregarvi.

Non prendete in giro una ragazzina perché è ancora vergine. Ci sono


delle sventurate che non l’hanno mai fatto venir duro a nessuno.

Ricordatevi che nella posizione detta del «69», il posto d’onore è


riservato alla persona sdraiata. Una ragazzina deve occupare sempre il
posto di sopra.

Se la vostra amica non ha saputo agitar la lingua nel punto giusto,


sarebbe di pessimo gusto pisciarle in faccia in un accesso
d’insoddisfazione.

Quando spegnere la luce dicendo alla vostra compagna: «Lascia che ti


chiami Arturo», sappiate bene che le fate una confidenza.

Non fate arrossire una fanciulla che vi ha appena leccato con sapiente
dolcezza il buco del culo. L’ha certamente fatto con la migliore intenzione.
A LETTO CON UN VECCHIO SIGNORE

Se per un rovescio di fortuna i vostri genitori sono costretti a prostituirvi


prima dell’età legale, mostratevi degna della fiducia che vi accordano e
dimostrate loro che non hanno avuto torto a vantare il vostro precoce
talento.

Se siete con un vecchio, non spogliatevi subito. Lasciate che vi frughi


sotto le gonne e che insinui lui stesso le sue venerabili dita fino alla parte
del vostro corpo che maggiormente lo interessa.

Non abusate di titoli onorifici quando vi rivolgere al vostro protettore.


Eccellenza, sua Signoria, Illustrissimo Presidente del Senato sono
espressioni che è meglio lasciar perdere. Piuttosto, non abbiate timore di
chiamarlo: «Maiale! Porcello! Gran puttaniere!». Queste parolacce,
pronunciate con un lieve sorriso, saranno sempre favorevolmente accolte.

In ogni circostanza, voltare le spalle a un vecchio è un comportamento


giudicato maleducato. Tuttavia una ragazzina nuda che presenta le chiappe
a un vecchio magnaccia può star certa di non venir sgridata.

Se il signore vi fa delle domande sulle vostre abitudini, sappiate


presentarle come peggiori di quel che in realtà sono. Dite, ad esempio, che
vi masturbate quattro o cinque volte al giorno, anche se abitualmente lo fate
soltanto una volta, e che ogni sera leccare il clitoride della vostra signora
madre, anche se sapete bene che lei preferisce il vostro amante.
NON DITE... MA DITE

Non dite: «La mia fica». Dite: «Il mio cuore».

Non dite: «Ho voglia di scopare». Dite: « Sono nervosa».

Non dite: «Ho goduto da pazzi». Dite: «Mi sento un po’ stanca».

Non dite: «Vado a masturbarmi». Dite: «Vado e torno».

Non dite: «Quando avrò i peli al culo». Dite: «Quando sarò grande».

Non dite: «Preferisco la lingua all’uccello». Dite: «Mi piacciono i piaceri


delicati».

Non dite: «Tra i pasti bevo solo sperma». Dite: «Seguo una dieta
speciale».

Non dite: «Me ne fotto dei romanzi casti». Dite: «Vorrei qualcosa
d’interessante da leggere».

Non dite: «Quella gode come una vacca in calore». Dite: «È un’esaltata».

Non dite: «Quando le mostrano un uccello, si arrabbia». Dite: «È


un’originale».

Non dite: «È una che si masturba da crepare». Dite: «È una


sentimentale».

Non dite: «È la più grande puttana della terra». Dite: «È la miglior


ragazza dei mondo».

Non dite: «Si lascia inculare da tutti quelli che le leccano la fica». Dite:
«Fa la civetta».

Non dite: «L’ho vista fottere da entrambi i buchi». Dite: «È un’estrosa».

Non dite: «Gli tira come a un cavallo». Dite: «È un giovane perfetto».


Non dite: «Il suo uccello è troppo grosso per la mia bocca». Dite: «Mi
sento proprio una bambina quando chiacchiero con lui».

Non dite: «Ha goduto nella mia bocca ed io nella sua». Dite: «Ci siamo
scambiati qualche impressione».

Non dite: «Quando lo succhiano, viene subito». Dite: «È un impulsivo».

Non dite: «Ho dodici godemiché nel cassetto». Dite: «Non mi annoio mai
da sola».

Non dite: «È una lesbica scatenata». Dite: «È incapace di civettare».

Non dite: «Se ne fa tre senza uscire». Ma: «Ha un carattere saldissimo».

Non dite: «Le ragazzine le scopa alla perfezione, ma non sa inculare».


Dite: «Ha una natura candida».

Evitate i paragoni azzardati. Non dite: «Duro come un cazzo, tondo come
un coglione, bagnato come la mia fessura, salato come lo sperma, non più
grosso del mio grilletto» ed altre espressioni simili che non sono ammesse
dal dizionario dell’Académie.
PIERRE LOUŸS FOTOGRAFO
DI PIERO LORENZONI

Non amo l'Agnese che trova amari


I quindici anni e fugge a far la vita
Mandando tre foto per la mamma:
Cazzo in figa e in bocca,
E cazzo in culo.

Pierre Louÿs da Pybrac


Con la pubblicazione di queste fotografie1 viene alla luce un aspetto
meno noto di Pierre Louÿs. Pioniere della «fotografia d’arte» non
professionistica, Pierre Louÿs ne aveva fatto uno dei suoi passatempi
prediletti. Indubbiamente in cuor suo non si riprometteva di rendere
pubblici questi cliché, non più dei romanzi osceni che, anche in questo
caso, scriveva per divertimento personale. Era decisamente un cattivo
giudice della propria produzione: la sua prosa oscena è, a nostro avviso,
mille volte più smagliante di quella di cui andava fiero nei salotti, e le foto
sono quelle di un artista abile e colto. Essendo ricco, operava certamente
con il materiale migliore del suo tempo, come testimonia la qualità delle
sue fotografie. La ricerca sistematica dell’osceno non altera in lui il
rifinimento estetico della composizione. Dal punto di vista plastico, è di un
accademismo un po’ compassato, un po’ pompier,2 tutto dentro il gusto
dell’autore di Afrodite. Eppure c’è incontestabilmente del talento.
Le sue fotografie (almeno quelle che conosciamo) si possono dividere, a
seconda della loto ispirazione, in gruppi definiti (anche se a volte
inevitabilmente si sovrappongono).
Un primo gruppo è costituito da immagini di donne nude, con il sesso in
evidenza, spalancato e offerto. Incontestabile feticista della vulva, si spinge
spesso a divertenti aberrazioni: faceva assumere, ad esempio, alle sue
modelle posizioni acrobatiche da contorsioniste. Non senza humour e
autoironia, adorava farle appollaiare su un trapezio per facilitare le cose.
Un secondo raggruppa immagini di ragazzine, di adolescenti e di donne
dall’aspetto giovanile, evidentemente nude. Le pose sono varie: semplici
nudi accademici, piuttosto casti; nudità colte più oscenamente (che possono
allora rientrare nella prima categoria precedentemente descritta);
composizioni più decisamente audaci. Non compaiono invece mai (sempre
stando alle fotografie che conosciamo) scene saffiche, e questo è almeno
sorprendente.
Di un terzo gruppo fanno parte le scene «esotiche», interne alle due
categorie precedenti, realizzate durante i vari soggiorni di Louÿs nell’Africa
del Nord. Louÿs fotografò un numero considerevole di donne negre e arabe,
con una preferenza marcata per le fanciulle. La tenerezza evidente dello
sguardo che, attraverso quell’altro occhio che è l’obiettivo fotografico, getta
sulle donne africane, esclude ogni razzismo, anche se Louÿs, da buon
turista (ma non da colonialista), cade talvolta nella trappola del pittoresco a
buon mercato.
Qui presentiamo una scelta di fotografie appartenenti al secondo gruppo,
che è quello, a nostro avviso, artisticamente più interessante.

1 Le fotografie riprodotte provengono dall’archivio privato del professor

Piero Lorenzoni.
2 Stile artistico enfaticamente accademico, privo di intrinseca validità.
L’espressione si diffuse in Francia nell’ultimo quarto del 19° sec., a
designare in particolare l’arte ufficiale del secondo Impero.
PRIMA DI LOLITA
DI ALBERTO CAPATTI

Dopo la lettura del Piccolo galateo erotico ci si chiede come un bravo


ragazzo possa, da adulto, diventare un pedofilo e riempire centinaia di
pagine a lettere tonde e piene, con un solo personaggio e un medesimo
ruolo: la bambina scafata ed espertissima. A questo enigma, Pierre Louÿs
ha dato una risposta che richiede un ascolto paziente. Nei suoi cataloghi
erotici e nei suoi diari, alle premesse generiche e alle divagazioni seguono
dettagli biografici, indovinelli lascivi e qualche segreto. Per far luce su di
essi, bisogna comunque iniziare da quell’Istituto di educazione, che Louÿs
non ha conosciuto, e dalle pose sconce di una vispa Teresa che non voleva
dimenticare.

Avendo i collegi il compito di preparare le bimbette alla vita mondana e


matrimoniale, il pudore veniva insegnato con le belle maniere. Così si
faceva a Parigi, nella capitale del peccato, come in qualsiasi pensionato
della campagna inglese. Da Madame de Maintenon a Madame de Genlis a
Clara de Juranville, le gran dame della pedagogia, sino all’inizio del xx
secolo, la civilité, la buona creanza era istillata con l’esempio, ricorrendo
nei casi dubbi al manuale. Alcuni capitoli vi consigliavano l’abito e il
costume, per nozze e per lutti, altri esprimevano il necessario riserbo su
certi fatterelli d’igiene e di cuore. Deposto il seme in ogni singola
educanda, la virtù veniva innaffiata dalla norma, e, crescendo la pianticella
fra punizioni e pettegolate, non spuntava foglia che non portasse nelle
nervature dei sani principi. Va da sé che le insegnanti erano nubili e
parlavano a piccole donne, a madri future.

Questo galateo sembra invece rivolto a bimbe cresciute in riformatorio.


Ne è autore Pierre Louÿs, poeta simbolista e squisito porcello, romanziere
del peplo (Afrodite, 1896), della mantilla (La donna e il burattino, 1898),
del culetto tondo e nudo. A chi egli destinasse le ripetute lodi di
quest’ultimo, non è un mistero, avendo qualche complice, parecchi seguaci,
moltissime amiche ed eccellenti estimatori fra i letterari parigini. La sua
sconcezza era innocua e impunita perché di consumo privato. Infatti, il
nostro libricino esce un anno dopo la sua morte, nel 1926, senza menzione
dell’editore, e non v’è da supporre che fosse mai stato stampato prima. Esso
conferma l’esistenza di una pedofilia che la legge dell’11 aprile 1908, sulla
protezione delle prostitute minorenni, cerca di arginare; è la risposta del
vizioso, provocato da una bimba senza l’ombra di una peluria e senza peli
sulla lingua, sguaiata e di buona famiglia. Anzi ottima, con aderenze
politiche e tanta servitù: governante inglese e autista, cuoca e sguattera,
camerieri e cameriere. La piccola peste è nata nel 1900, con gas ed
elettricità, stufe e ascensori, vetture e telefono; il collegio dovrebbe
raddrizzarne il carattere moderno (ossia ribelle e libero) e farne una
personcina all’antica, a modo. Senza azzardare una cifra patrimoniale, i
genitori erano gente ricca e altolocata.
Pierre Louÿs dà l’impressione di frugare nei panni sporchi con una
grande allegria. Ha la pedagogia nel sangue e un sangue di sifilitico.
Adescando mamme, sorelle e sorelline con foto, lettere, doni, recita, nella
vita e nell’arte, la parte del cliente che carezza il pube liscio, misura con il
centimetro le proporzioni, fiuta le mucose e prende appunti. Nella sua
filosofia genitale, oltre a racconti di profonda puttaneria (Tre figlie di tanta
madre redatto fra il 1910 e il 1914, pubblicato nel 1927), vi sono dialoghi in
stile falso antico e migliaia di versi. È difficile sapere se Louÿs fosse più
libertino o più erudito, ma, una volta scelto lo schema (quattro alessandrini
a rima alternata), la sua mano e la penna erano caricate a molla, come
carillons. Nella sua facilità si nasconde studio, passione e innata eleganza.
Da un volume raro prende il modello, la trama e il tessuto; con il gesso
disegna la sagoma, calcando sulla forca di un pantalone o le pinces della
sottana. Imbastisce i pezzi e al momento della prova li stacca l’uno dopo
l’altro, mettendo in mostra la carne.
Dai nove sonetti sulle eroine di Wagner (1891) alle 780 strofe di Pybrac,
questo suo gioco si ripete per venticinque anni. Pibrac, senza y - così come
Pierre Louis all’anagrafe - era il cognome di un magistrato di Tolosa, e, per
antonomasia, designava una raccolta di strofette pie, i Quatrains moraux
(del 1574). Louÿs ne leggiucchia alcune, spreme il succo catechistico e lo
sputa; rivoltandole come dita di guanto, le adatta nella forma più stringata e
ripetitiva, servendosi di due lingue, l’una scarlatta e triviale, l’altra lucida,
elegante, bianca e nera come un frac. Tutte le quartine cominciano con la
stessa clausola che fa il verso ad un classico capriccio puerile: Non mi va,
non mi piace, non voglio, no e poi no… Je n’aime pas, je n’aime pas, je
n’aime pas… I primi epigrammi sorprendono gli ascoltatori: scolarette che
si masturbano in tram, battoncelle a caccia di clienti nel metro, signorine
d’impulsiva indecenza. Via via, superando la misura nel tono e nel numero,
le barzellette si fanno deprimenti, e il conoscitore della prostituzione
parigina s’abbandona ad una nenia tristissima, da cui trapela un’uggia, un
umore acidulo di gusto non dissimile dal pessimismo di Pibrac. Ottocento
mucchietti di carne e di lettere, da amare e da non amare, da recitare con un
mezzo sorriso, più afflitto che dolce, alfine nauseato.
Non mi va di vedere una bambina
Che ungendosi l’ano sbaglia il vasetto,
Spalmata senape e non vaselina,
Guaisce inculata come un cagnetto.
Da queste filastrocche si distaccano per gemmazione le opere erotiche
maggiori, Trois filles de leur mère e il Manuel de civilité pour les petites
filles. A l’usage des Maisons d’éducation. Pierre Louÿs prende una quartina
e la gonfia come un preservativo, oppure la tagliuzza e ricompone a lembi,
e, infilandone una dozzina di seguito, tira giù la pagina. La stessa idea del
vasetto sbagliato la ritroviamo in un armadio ad uso farmacia dei Dialoghi
di Cortigiane:
«vaselina 30 g.
farina di senape 5 g.
pepe di Caienna 2 g.
acido borico 3 g.
Immergete la punta del medio nella pomata e ungete regolarmente la
clitoride e le piccole labbra, prima di iniziate la masturbazione».
Tutti i testi brevi e postumi si sfogliano come pagine di un’enciclopedia
sessuale per scapoli. Alla voce banana, seguono le cinque del Piccolo
galateo e la citazione del dialogo: La prima banana. Lo stesso dicasi per
carote, melanzane, barbabietole. Il lettore non ha certo bisogno di complessi
rimandi: il catalogo, di donne e di ortaggi, è un genere letterario semplice.
Nell’abbozzo di una utopia, L’isola delle Signore (L’île aux Dames),
anch’essa degli anni prima della guerra, Louÿs inventa una società al cui
interno ogni idea erogena viene istituzionalizzata. Non è un caso se la
licenza di fottere, contro la citata legge del 1908, faceva della bambina
prostituta il personaggio ideale dell’isola.
Una visita rapida permette di cogliere come l’isolotto di sagoma vaginale
ospitasse istituti e collegi nei quali il piccolo galateo era legge. Fermiamoci
davanti ad un liceo misto. È l’ora della pausa:
Nel giardino. Il pubblico dietro le inferriate guarda le ragazzine e i ragazzi scopare. Alcuni uomini
passano l’uccello attraverso la griglia per farsi fare un pompino dalle liceali. Delle venditrici
ambulanti offrono dolciumi, libricini osceni, godemiché da pochi centesimi.
Nel pittoresco quadretto svolazzano nastri colorati e chiome slacciate.
Accanto al Liceo, vi sono le Elementari. Le bambine giocano, come nel
Manuale, a chiapparello, a paglia corta, alla corda, e, ben in vista, si
accovacciano per far pipì, con le mani sulle ginocchia divaricate. Sono
ricreazioni da giardino pubblico, o almeno la variante oscena di quelle che,
decenti, il giovane Louÿs osservava a Parigi nel parco del Luxembourg.
Nella sua adolescenza, le esperienze precoci e conturbanti non abbondano,
semmai vi figura un albero genealogico con un grosso nodo e due rami
tronchi: il fratellastro Georges che gli fece da padre, e la duplice morte,
della madre (nel 1879) e del fratello maggiore (nel 1884). Nessuna traccia
sussiste di una sorellina vispa e istruttiva. La vita di un orfano non è libera,
semmai più severa: nel diario che redige a 12 anni, racconta delle 76 biglie
perse in un solo pomeriggio (4 febbraio 1882), o della tombola con Louise
et Thérèse (25 febbraio). Con il senno di poi e una malizia ingiustificata, si
potrebbe fantasticare su premi e penitenze, verbali o carnali. Invece Pierre,
fra Louise e Thérèse, vince una figurina, un diavoletto di cartone che cede
al perdente, René. Questo confermerebbe il principio secondo il quale le
scritture erotiche, lungi dall’essere accertamenti autobiografici, per
mascherare un trauma o svelare un turbamento, riparano tardi e male,
ripetutamente e con esubero, le sofferenze di una educazione austera. I
giochetti linguistici del Piccolo galateo correggerebbero a posteriori le
castigate e grigie prediche di parenti e insegnanti.
Eppure un dubbio sussiste. Il collezionista, il pornografo, il puttaniere,
uni e trini, ribattono l’esistenza di una doppia morale nella quale la virtù
affiora in superficie, mentre il vizio butta radici fonde e segrete. Quale dei
due, il liceale o lo scrittore, l’orfano o il sultano, è l’angelo e chi il diavolo?
Occorre scegliere fra due ipotesi: il fanciullo represso è divenuto, da
grande, un pedofilo: lo stesso bambino, svezzato in fiore, ha ricercato nel
corso della vita, dentro il corpo adulto, il suo primo turbamento.
Per risolvere gli enigmi occorrono chiavi intelligenti. Fra di esse, le
migliori sono lettere e appunti. Una parte del 1918 Pierre Louÿs la consacra
ad un suo diario del 1887, quando aveva sedici, diciassette anni. Durante gli
ultimi mesi di guerra, la sua vista va peggiorando e, anche con una lente,
fatica a leggere la propria scrittura. Con pazienza, decifra, rivede e postilla
il diario di gioventù, che riscopre come l’opera migliore, quella «scritta
meglio». A prendere alla lettera una tale affermazione, parrebbe che la vita
gli sia sfuggita irrimediabilmente; eppure spulcia rigo a rigo, sbuffa e si
diverte. Il gattone grigio dall’occhio cisposo avanza la zampa verso un
guizzante topolino rosa, giocherellando, rivoltandolo, per farselo amico.
Nel 1918, l’opera erotica è conclusa; solo la foga, l’inesperienza dei giovani
pizzica il suo pessimismo. In particolare quando riconosce, in quei giovani,
se stesso:
Venerdì 24 giugno 1887, alle 9 di sera

[...] Sedici anni! L’anno in cui ho fatto tutto per la prima volta, in cui tutto sembra nuovo perché si
osserva tutto con altri occhi, in cui per la prima volta si sente la primavera e per la prima volta si
osservano le ragazze, e, la notte, si resta svegli nel letto sognando a lungo, molto a lungo, formulando
progetti d’avvenire irrealizzabili.

Non potendo cambiare la natura umana né cancellare l’acme dei


sentimenti e del pudore, Pierre Louÿs aggiunge in margine:
Non raccontarmi le tue tristezze, bambino mio. All’età di sette anni hai imparato tutto dalla tua
prima amante che aveva otto anni e che trovò d’istinto, come Blaise Pascal, i dodici teoremi di
Euclide.

È la prova di un primo rapporto sessuale? Se sì, il Piccolo galateo erotico


ritrae i capricci e tutte le bugie di una Lolita di otto anni. Dopo
quell’incontro, al suo amichetto non difetterà la nozione del come ma la
pazienza di attendere e di crescere, fin quando saprà scegliersi, da solo,
l’abito e la donna.
La prima educazione sentimentale finisce talora là dove comincia quella
erotica. Ma è un’illusione: dopo le prime esperienze, l’oblio fa sì che tutto,
nell’età della crescita, ricominci da capo. A sedici anni, in un giorno di
prima estate, Pierre attraversa i giardini del Luxembourg per «farsi bello al
concerto della Guardia Repubblicana». Ha un’età doppia di quella della
prima amante, e si pavoneggia: «Con il gilet chiaro, i pantaloni di moda e
una rosa all’occhiello, avevo un’aria baldanzosa che doveva piacere». A
fianco di queste righe, la sua tetra reincarnazione aggiunge un «Povero
bamboccio!» e prosegue «Ah! sì, hai sedici anni. Se le donne non ti hanno
rivolto la parola è colpa della tua rosa. Come mezzo di seduzione non era
una gran trovata».

In questo rapporto fra due generazioni e due esistenze, riesaminate in


successione e simultaneamente, egli fonda quella pedagogia sessuale che
nella sua scrittura ha tanta voce. Louÿs, diario alla mano, ritrova Pierre e
non potendolo recuperare per una seconda vita, gli ricorda tutto quello che
l’altro (o lui stesso) non aveva saputo vedere e fare. La «prima amante» di
otto anni li riconcilia e li affratella: è Alice nel bordello delle meraviglie,
Alice che cresce e torna piccola a volontà, che entra ed esce vivacissima fra
un rigo e l’altro. Avendo insegnato ad un coetaneo i dodici teoremi del
piacere, ha sufficiente autorità per guidare l’adolescente, mano nella mano,
verso quell’età disseminata di mille insidie carnali, dal sangue guasto alla
vista sempre più debole, verso quello stato di senile abbandono in cui le
rose all’occhiello avvizzite e sbriciolate, pungono il cuore e piagano la
memoria. Nel 1918 Pierre Louÿs aveva ancora lume e forza per annotare un
diario; dopo quella data, anche il fantasma della giovinezza lo fugge
atterrito e nessun lettore del Piccolo galateo merita il racconto dei suoi sette
ultimi ed ignobili anni.
Table of Contents
Copertina
Frontespizio
Copyright
Inizio
Pierre Louÿs fotografo
Prima di Lolita