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Il turismo come strumento di

peace-building
OSWIECIM, LA MEMORIA DEL PRESENTE

Cecilia Pomponi | Prof. Tutor Fabio Carbone, Lidia Marongiu | Master Linguaggi del
Turismo e Comunicazione Interculturale, Università Roma Tre | 09/10/2018
Turismo sostenibile e CSR
− Definizione e strategie del turismo sostenibile.

− Pace “positiva” e pace “negativa”: l’importanza della partecipazione; verso una


Governance globale.

− Perché investire sulla sostenibilità? Il panorama italiano.

− Cos’è il turismo di pace e chi è il turista/ambasciatore di pace?

Il progetto: Oswiecim, la memoria del presente


− Definizione del progetto e del modello “reiterativo”.

− La Polonia: una destinazione emergente.

− Oswiecim oggi.

− Conclusioni.

− Bibliografia.

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Turismo Sostenibile e CSR
DEFINIZIONE E STRATEGIE DEL TURISMO SOSTENIBILE
Il tema del turismo responsabile o sostenibile è una delle grandi sfide della nostra
epoca, nonché dell’immediato futuro. Se già dagli anni ’80 si è iniziato a parlare di studi
di pace, sostenibilità economica e ambientale, forme alternative al turismo di massa che
rispettino l’ambiente e le comunità locali, è tuttavia solo da un decennio che questi
argomenti sono emersi prepotentemente all’attenzione del mondo. È segno che, forse,
si sta finalmente prendendo consapevolezza che il cambio di marcia non solo è
necessario, ma addirittura vitale.

Il 2017 appena trascorso è stato incoronato dall’ONU come Anno Internazionale del
Turismo Sostenibile, mentre l’UNDP ha rinnovato per il 2018 i suoi 17 Sustainable
Development Goals: 17 punti fondamentali (tra i quali combattere la povertà, la fame, le
disuguaglianze sociali e di genere, investire su crescita economica, infrastrutture,
relazioni diplomatiche, sviluppo umano, eccetera) o anche “macroaree”, cui il turismo
può contribuire positivamente in maniera trasversale.

L’interesse per il tema è talmente vivo che il Nobel per l’Economia 2018 è stato assegnato
a due studiosi americani, William Nordhaus e Paul Romer, i quali nelle loro ricerche
hanno saputo coniugare l’attenzione ai cambiamenti climatici, alle dinamiche sociali e
all’innovazione tecnologica. Tuttavia, il cammino è ancora molto lungo.

Unire il processo di peace-building al turismo, quest’ultimo come strumento di


promozione del dialogo tra i popoli, è un’idea da sempre latente, che però solo ora
comincia a essere presa in seria considerazione, almeno dalla promulgazione, nel 1999,
del Codice Mondiale dell’Etica per il Turismo (GCET) promosso dall’UNWTO: un codice
non legalmente vincolante, ma accettato da tutti i paesi sottoscriventi, inclusa l’Italia,
che sancisce il diritto a viaggiare come uno dei diritti inalienabili dell’uomo, insieme alla
libertà delle frontiere e allo scambio tra i popoli, nella tutela e nel rispetto delle
differenze.

Al GCET ha fatto seguito, nel 2000, la Amman Declaration on Peace Thourgh Tourism,
promulgata dall’IIPT, in cui si legge che “the preservation and wise use of the
environments, and ecological balance, are essential to the future of tourism, and that the
ancient wisdoms of Indigenous Peoples and care for the Earth be acknowledged and
respected.” e che “the global reach of the tourism industry be utilized in promoting
‘dialogues on peace’, […] and healing the wounds of conflict.”1

Il turismo responsabile dunque NON è una tipologia di turismo, bensì una serie di buone
pratiche e strategie che dovrebbero essere delle linee guida essenziali per qualunque
settore del turismo e per tutti gli operatori coinvolti.

Troviamo in parte già impiegati questi concetti in alcune «nicchie»: ad esempio


l’ecoturismo, il turismo solidale, il turismo della pace.

1
IIPT (International Institute for Peace through Tourism), Amman Declaration on
Peace Through Tourism, Amman, Georgia, 2000.

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Il turismo responsabile mira in generale alla sostenibilità economica, sociale e
ambientale delle attività turistiche e alla riduzione degli impatti negativi di
quest’industria sulle comunità locali. In quest’ottica, il turismo è uno strumento
indispensabile per il peace-building.

Nel concreto, queste strategie prevedono:

Partecipazione collettiva di tutti gli stakeholder e azione di Governance


Corrette campagne di Destination Management
Trasmissione del KNOW-HOW alle imprese locali
Partenariati economici e creazione di zone di libero scambio
Investimenti in CSR
Strategie di tipo WIN-WIN
Conflict Management in aree di tensione o post-conflitto
Attività di peace-building

PACE “POSITIVA” E PACE “NEGATIVA”: L’IMPORTANZA DELLA PARTECIPAZIONE;


VERSO UNA GOVERNANCE GLOBALE
Il turismo è, nei fatti, ad oggi, l’unico settore economico in crescita perenne e
che viene dato come crescente anche in futuro; è però indiscutibile la sua fragile
esposizione agli eventi di attualità, ai cambiamenti geopolitici, ai conflitti in atto. Per
operare, il turismo ha bisogno di un contesto di pace; e proprio sul termine “pace” il
mondo accademico sta forgiando una nuova visione: la pace non più intesa solo come
“assenza di guerra”, bensì come un mosaico assai più complesso di realtà e sfaccettature.

È indubbio infatti che anche altri fattori influenzino negativamente il turismo, ad


esempio: corruzione, criminalità, instabilità politica ed economica, tensioni sociali,
disuguaglianze. Questi fattori concorrono a una “pace negativa”, un contesto
estremamente sfavorevole per qualunque tipo di investimento o operazione, così
definita da Moufakir e Kelly:

«Negative peace may involve the presence of peacelessness; a situation in which, while
there is no violence, there is discord between and within communities.»2

La peacelessness è esattamente la condizione in cui nessuno fa nulla, mentre la


partecipazione collettiva è uno degli asset fondamentali sia del turismo sostenibile che
del processo di peace-building:

«Just as participation is essential to the success of democracy, participation is what makes


peace work in a sustainable way.»3

La pace partecipativa è un’attività in cui tutti sono coinvolti e agiscono per il benessere
sia degli individui che della collettività. La messa in pratica del turismo responsabile

2
O. Moufakir, I. Kelly, Tourism as Peace Education: a Role for Interpretation, in
International Handbook on Tourism and Peace, Cordula Wohlmuther, Werner
Wintersteiner et al., Centre for Peace Research and Peace Education of the Klagenfurt
University/Austria in cooperation with UNWTO, Drava, 2014, p. 276.
3
Ibidem.

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deve portare alla realizzazione di un circolo virtuoso che coinvolga tutti gli attori in
causa, attraverso confronti, tavoli di discussione, esposizione dei vari punti di vista:

 Grandi player pubblici e privati, aziende, imprese;


 Stakeholder locali: imprese presenti sul territorio, attori sociali e culturali,
residenti e comunità;
 Turisti, viaggiatori, clienti;
 Promotori contestuali: Onlus, ONG, associazioni, mediatori e ambasciatori di
pace;
 Governance: istituzioni politiche statali e regionali.

Solo così il turismo può diventare uno strumento di pace e non una forma di neo-
colonialismo o di sfruttamento. Può sembrare un’utopia, ma la mancanza di coesione
(un unico obiettivo) e di coordinazione (la tensione degli sforzi verso quell’obiettivo) è
ciò che spesso mina il processo di pace.

Ciononostante, importanti sforzi vengono fatti dall’UNDP, lo United Nations


Development Programme, con l’individuazione dei Millennium Development Goals e
l’impegno nelle relazioni diplomatiche. L’UNDP, unitamente all’UNWTO e all’UNESCO,
collabora con vari paesi allo scopo di creare una Governance democratica globale per la
pace: ogni anno investe circa 565 milioni di dollari in progetti per lo sviluppo inclusivo
della Governance e del peace-building a livello locale. Dal 2004 ha operato per la
mediazione e la prevenzione dei conflitti in più di 40 paesi.

Dal 1999 stila lo Human Development Report, l’indice di sviluppo umano mondiale,
strumento fondamentale per le politiche globali, basato su parametri non soltanto
economici: la crescita del PIL viene infatti messa in correlazione all’aspettativa di vita e
alla qualità dell’educazione (Health, Education, Income); ne risulta che lo squilibrio di
questi tre fattori, soprattutto una crescita economica incontrollata e priva di criteri etici,
comporta conseguenze disastrose. Gli ultimi dati (2017) sottolineano sempre più tre aree
critiche:

o Un divario sempre maggiore tra i paesi ad altissimo sviluppo e quelli a medio o


basso sviluppo, in particolare riguardo alle disuguaglianze di genere;
o L’attenzione ai cambiamenti climatici, all’ambiente, alla distribuzione delle
risorse energetiche, alla sopravvivenza del pianeta e alla qualità di vita dei suoi
abitanti;
o La distinzione tra quantità e qualità: maggior ricchezza non vuol dire
automaticamente miglior qualità della vita, dell’ambiente e dell’educazione.
Anzi, a volte si traduce nell’esatto contrario.

PERCHÉ INVESTIRE SULLA SOSTENIBILITÀ? IL PANORAMA ITALIANO


Già dal 2014, con la creazione di un Gruppo Tecnico per la promozione della RSI
guidato da Rossana Revello, Confindustria ha imboccato una strada molto chiara per la
diffusione delle buone pratiche nel mondo imprenditoriale italiano. Questo percorso è
proseguito grazie al Roadshow della CSR e all’adesione all’agenda ASVIS 2030 (Alleanza
Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), occasione in cui Confindustria ha individuato 3 dei
17 Sustainable Development Goals come prioritari per l’Italia: crescita economica e

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nell’occupazione; innovazione e infrastrutture; riduzione delle diseguaglianze. Quasi
un’istantanea del nostro paese.

Il percorso è proseguito, nel 2017, con il conferimento del Premio Aretè per la
comunicazione sostenibile e la promozione dell’industria 4.0; a queste iniziative si è poi
affiancato il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, a sua volta promotore di un
Giro d’Italia della CSR la cui ultima tappa, il 2-3 ottobre 2018, è stata alla Bocconi di
Milano.

Da tempo poi esistono in Italia numerose associazioni virtuose che si occupano di


promuovere questo tema, tra cui la principale è senz’altro l’AITR (Associazione Italiana
Turismo Responsabile): l’AITR patrocina vari progetti e collabora anche con tour
operator che operano secondo queste direttive.

Di grande successo, tra le iniziative sponsorizzate dall’AITR, è il festival IT.A.CÀ


migranti e viaggiatori, che si snoda in varie tappe su tutto il territorio italiano con più di
150 eventi, tavoli di discussione, workshop, allo scopo di informare e convincere gli
stakeholder, premiato dall’UNWTO per l’innovazione e l’eccellenza.

I recenti dati dell’VIII Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia (giugno 2018),
redatti dall’Osservatorio Socialis e da Istituto Ixè, insieme al Ministero dello Sviluppo
Economico e a partner come Acea e Ferrovie dello Stato, su un campione di 400 aziende,
hanno poi evidenziato che l’85% dell’imprese italiane ha investito 1, 412 mld in attività
di CSR, tra cui figura anche il turismo, con un tasso del 97% di soddisfazione da parte
delle aziende intervistate, risultate più efficienti, attrattive per gli investimenti, nonché
capaci di sbloccare agevolazioni fiscali da parte dello Stato. Il 52% è stato spinto a
investire in CSR per migliorare i rapporti con gli stakeholder. In concreto il 50% ha
registrato un miglioramento della brand reputation e della fidelizzazione del cliente. Il
49% ammette che la CSR migliora le relazioni con i territori e le comunità locali, mentre
il 44% riconosce i suoi effetti positivi sul clima interno all’azienda e sullo spirito di
squadra, tradotto in maggior produttività. Il settore finance, l’industria
chimica/farmaceutica e quella metallurgica sono le teste di traino di questo movimento,
ma l’impegno è stato trasversale: ben il 52% delle aziende intervistate si augura la
creazione di un “marchio” della CSR che premi le attività e gli investimenti in
quest’ambito.

COS’È IL TURISMO DI PACE E CHI È IL TURISTA/AMBASCIATORE DI PACE?


Il turismo di pace è una nicchia del settore turistico che focalizza la propria
attenzione sul presente, sull’impegno sociale e civile, sulla coscienza etica del
viaggiatore. Monumenti e musei della pace, città firmatarie di trattati o teatro di
momenti cruciali della Storia, luoghi di nascita di personalità come Mandela, papa
Wojtyla, premi Nobel per la pace, itinerari e peace trails sono tutti attrattori importanti
per questo turismo. Le top destinations in quest’ambito sono, in ordine: Israele, Nuova
Zelanda, Olanda, Svizzera, Austria, UK, Norvegia, USA, Canada e Belgio, ma nuovi paesi
si stanno affacciando all’orizzonte.

Chi sceglie questo tipo di turismo non è certo un turista mordi e fuggi o un viaggiatore
superficiale: il segmento di mercato è molto giovane (20-35 anni), benché la terza età

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stia sempre più scoprendo questa forma di turismo “slow”; sono escluse da questo profilo
persone che svolgono attività frenetiche e si concedono poco tempo per le vacanze, viste
essenzialmente come un modo per “staccare la spina”. Il peace tourist invece è mosso da
forti interessi personali e si ritiene prima di tutto un ambasciatore di pace, capace di
contribuire con la sua testimonianza al miglioramento della situazione globale. Un
turismo pianificato, slow, attento alle esigenze dei popoli e dei territori visitati, inteso
come occasione di arricchimento interiore e impegno civile.

Il progetto: Oswiecim, la memoria del presente


DEFINIZIONE DEL PROGETTO E DEL MODELLO “REITERATIVO”
Tra le destinazioni emergenti nel settore turistico, sia come meta che come
investitore, c’è la Polonia, destinazione che abbiamo scelto per il nostro progetto: il
rebranding della cittadina di Oswiecim/Auschwitz e la sua riconversione da luogo
dell’orrore in luogo di pace.

Il progetto propone un modello di tipo “reiterativo” o “replicante”, cioè capace di


applicarsi con la stessa formula ad altre destinazioni dove le cicatrici del passato hanno
effetti ancora nel presente sulla comunità locale (ad es. Sarajevo, Ypres, Groznyj): si
tratta di un viaggio per small groups (1-4 partecipanti) focalizzato sull’experience, in cui
i partecipanti possono esplorare liberamente la destinazione secondo i propri interessi,
ma sono fortemente stimolati a produrre dei feedback in tempo reale (podcast, video,
diario di viaggio, foto, blog, social media), e anche successivamente, i quali siano sia
recensioni che testimonianze, attraverso la “vetrina” del tour operator, associazione,
scuola, università o ente di promozione turistica che organizza il viaggio. Fondamentale
nell’itinerario è l’incontro con la comunità locale e l’immersione nella vita quotidiana
degli abitanti.

Si è scelta Oswiecim come destinazione sia perché esempio lampante di una


brandizzazione negativa, con effetti sugli abitanti attuali, sia per una questione di ricordi
personali legati a questo luogo, visitato in occasione di un viaggio studio. La
destinazione, così come la Polonia nella sua interezza, si presta molto bene a fare da
esperimento in quanto meta emergente.

LA POLONIA: UNA DESTINAZIONE EMERGENTE


Dal 2015, il Ministero per lo Sport e il Turismo della Repubblica Polacca ha deciso
di investire fortemente su crescita sostenibile, trasporti, promozione delle aree rurali e
industriali, coesione territoriale, attraverso il Tourism Development Programme 2020, un
PST conforme alle direttive UE per inserirsi sempre più efficacemente sul mercato
europeo e internazionale.

Nel 2016, la Polonia ha registrato un +4% di arrivi internazionali (17 mln) e un +10%
dell’indotto del turismo (10 bil, oggi 8-9). Ad oggi, il settore turistico contribuisce per il
5-6% alla crescita economica del paese e vede impiegate 760.000 persone, il 4,7% del
totale della forza lavoro, di cui 170-200.000 in catering e accomodation.

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Secondo i dati del Tourism Development Programme, nel 2013 si sono registrati 15,8 mln
di arrivi stranieri in Polonia, guidati da Germania, EU-15 (i paesi europei, tra cui anche
l’Italia, prima del 2004, anno che ha segnato l’ingresso di nuovi membri, fra i quali
proprio la Polonia), infine Russia, Ucraina, Bielorussia.

La Polonia attrae visitatori, per ora soprattutto europei ma non soltanto, per le sue
risorse naturalistiche, la bellezza e l’eredità culturale delle sue antiche città, l’ospitalità
della popolazione e l’ottima gastronomia, gli itinerari religiosi, il turismo industriale.

OSWIECIM OGGI
Oswiecim è la sede di un patrimonio scomodo: il lager nazista di Auschwitz
Birkenau, sito UNESCO dal 1979. Questo luogo genera molto interesse per i viaggi studio
e per il turismo di pace, ma anche per un turismo morboso (dark tourism) assolutamente
da evitare. Vi resta l’impronta dell’orrore, diversamente da luoghi come Hiroshima,
Nagasaki, Ground Zero, dove il messaggio di pace e speranza è stato veicolato in modo
molto forte a livello d’immagine, integrato con gli eventi del passato, senza essere
irrispettoso o invadente.

Oswiecim però non è soltanto il sito di un lager: è una deliziosa cittadina rurale polacca
dove la gente vuole vivere, andare avanti, pensare alla speranza e al futuro, essere
conosciuta anche per ciò che di altro la destinazione ha da offrire.

C’è dunque una tensione tra la comunità locale e il patrimonio scomodo (difficult
heritage) che, in qualche modo, ne «macchia» l’identità. Il progetto si prefigge di
risanare questa tensione e di portare al suo superamento (reconciliation), promuovendo
l’incontro, lo scambio, l’immersione con la comunità locale, in un’ottica più attenta al
presente e al futuro.

Il comune di Oswiecim è una cittadina rurale di circa 40.000 abitanti, su un’area di 30


km2, tra i fiumi Vistola e Sola, distante solo 60 km da Cracovia (30 min), già gemellata
con Arezzo e, dall’11 marzo 2017, ufficialmente anche con il comune di Cori, evento
culminante di una lunga serie di rapporti tra Italia e Polonia. Fa parte del voivodato
della Piccola Polonia (Małopolska): una regione emergente per le sue risorse
paesaggistiche e naturalistiche, meta ideale per sportivi e amanti dell’ambiente, ma
anche molto viva per quanto riguarda tradizioni ed eventi culturali. La regione è la prima
a livello nazionale per il numero di strutture alberghiere (527) e di guide escursionistiche
(2194). Oltre alle risorse del paesaggio, la Małopolska si caratterizza anche per la
presenza di 120 santuari religiosi, nonché per essere una delle regioni di punta dello
sviluppo economico in Polonia, spesso scelta per importanti meeting grazie alla sua
centralità, ma soprattutto alla presenza di numerosi tour operator e agenti del settore
interconnessi fra loro. Grazie al buon funzionamento di questo sistema, la regione è
promotrice di molti progetti turistici e culturali sia nazionali che europei, tra cui la
KRAKÓW REGIONAL FILM FUND, suscettibili di creare una buona governance locale.

In questa regione così ricca e poco conosciuta, la piccola Oswiecim è una città con una
storia antica che risale al Medioevo, quand’era l’orgogliosa capitale di un ducato
indipendente, poi nel XV secolo sede di un’importante comunità ebraica; un luogo dove,
da sempre, convivevano pacificamente polacchi, tedeschi, slavi, ebrei di varie nazionalità.

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Nel dopoguerra prosperò grazie alle industrie chimiche della gomma sintetica Buna-
Werke, facenti capo al colosso Farben, di cui esistono ancora gli stabilimenti, meta
imprescindibile per gli appassionati di turismo industriale.

La cittadina è ben collegata a Cracovia (nei pressi della quale si trovano i due principali
aeroporti polacchi, Cracovia Balice e Katowice) tramite una stazione ferroviaria e varie
linee di bus, oppure può essere facilmente raggiunta in auto. Secondo i dati di
TripAdvisor (2018) troviamo sul territorio ben 46 ristoranti, 29 strutture alberghiere (un
bel dato, per una cittadina così piccola), tra cui hotel e B&B, e 26 possibili attività, cui
aggiungiamo: il castello di Oswiecim, che oltre ad essere esso stesso un valido attrattore
è sede del museo storico Zamek della civiltà polacca; la visita delle vicine miniere di sale
di Wieliczka, ancora operative; e il più interessante Tauron Life Festival, festival
musicale per la promozione della pace cui hanno preso parte i grandi come Sting ed Eric
Clapton, che ha luogo dal 2010 in giugno, chiaro esempio di uno spirito giovanile di
rinnovamento.

Oswiecim rappresenta dunque una meta off-the-beaten-track, ma soprattutto un


possibile punto di partenza per l’esplorazione della più vasta area della Małopolska, vero
e proprio gioiello nascosto nel cuore della Polonia.

CONCLUSIONI
A questo punto, sono chiari i vantaggi di un simile progetto: oltre al budget non
particolarmente elevato, il punto di forza risiede nel focus sull’impatto emozionale, nella
sostenibilità ambientale e sociale, nel suo essere facilmente replicabile.

Il budget limitato è ovviamente un’arma a doppio taglio, in quanto limita le operazioni


possibili, ma il principale ostacolo è senz’altro la mancanza d’informazione, o talvolta la
disinformazione, ancora diffusa riguardo a temi come sostenibilità, responsabilità etica,
turismo di pace, su cui c’è ancora molto da fare.

Le possibili opportunità per la messa in pratica di un progetto come questo risiedono


nell’attualità dell’argomento, che sta smuovendo occasioni di crescita e investimento in
Italia e all’estero. Le principali minacce riguardano, come si è già detto, non tanto il
profilo economico, quanto gli avvenimenti di carattere mondiale che possono influire in
modo negativo su questo tipo di operazioni: rinascita di nazionalismi, chiusura delle
frontiere, inasprimento delle relazioni diplomatiche, eccetera.

BIBLIOGRAFIA
 UNWTO, GCET, Global Code of Ethics for Tourism, 1999

 IIPT, Amman Declaration on Peace Through Tourism, 2000

 Cordula Wohlmuther, Werner Wintersteiner, in collaborazione con UNWTO,


et al., International Handbook on Tourism and Peace, Drava, 2014

 UNWTO, Tourism and the Millennium Development Goals, 2018

 UNWTO, European Union Tourism Trends 2018

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 UNDP, Human Development Statistical Update, 2018

 Ministry of Sport and Tourism of the Republic of Poland, Tourism Development


Programme 2020, 2015

Sitografia:

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 www.unesco.org

 www.iipt.org

 www.aitr.org

 www.responsibletourismeinstitute.com

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 http://www.osservatoriosocialis.it/2018/07/06/viii-rapporto-csr-in-italia-22-
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 www.confindustria.it

 www.csreinnovazionesociale.it

 https://www.terranuova.it/News/Ecoturismo/Chi-e-il-turista-responsabile

 www.festivalitaca.net

Dati progetto:

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