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ETRUSCHI

Divisione della volta celeste seconda la disciplina etrusca


Fegato di Piacenza del IV secolo a.C.
per verificare le corrispondenze tra sfera celeste e mondo terrestre
Civiltà preromana presente in Etruria (Toscana,
Umbria occidentale e Lazio settentrionale fino a
Roma) delimitata dal corso dei fiumi Arno e Tevere,
le cui fonti sorgono da opposte pendici di un
medesimo complesso montuoso il Falterona.
Ma l'espansione commerciale e politica etrusca
nella Campania e nella Valle Padana fece sì che
monumenti e riflessi d'arte si trovino anche in
queste regioni e vi abbiano perdurato anche dopo il
decadere della potenza politica etrusca su quei
territori.
Quando si parla di arte etrusca non si intende
un'arte legata a una determinata stirpe; ma si usa
questo termine per indicare la produzione artistica
che accompagna quella civiltà che si sviluppò in
Italia, sotto il segno della potenza etrusca, dall' VIII
sec. a.C. sino al totale annientamento della
nazionalità etrusca ai tempi di Silla (82-80 a. C.) e
di Ottaviano (stragi perugine, 40 a. C.).
I secoli VII e VI a. C. sono quelli della maggiore
floridezza, dovuta allo sfruttamento dei giacimenti
metalliferi della costa tirrenica e al commercio
marittimo. Sono anche i secoli della espansione
nella Campania e nella pianura padana.
La decadenza della civiltà etrusca coincide con la
conquista dell'Italia, e poi del Mediterraneo, da
parte dei romani nel IV sec.: la nazione etrusca
subisce una involuzione caratterizzata dalla
conversione della propria economia da mercantile
che era ad agricola, con la conseguente minore
disponibilità di mezzi liquidi e orizzonte culturale più
chiuso, di carattere più locale.
Questa circostanza avrà conseguenze determinanti
per lo svolgimento e per i caratteri dell'arte etrusca,
segnando una cesura e una svolta.
L'ordinamento sociale etrusco ebbe sempre
carattere aristocratico; il predominio economico di
un numero ristretto di famiglie è attestato, fino agli
ultimi tempi, dalle iscrizioni sepolcrali. Come
conseguenza nel campo artistico, si hanno
Antefissa del tempio di Giunone Sospita
caratteristiche distintive da un centro all'altro,
a Lanuvium – Roma
specialmente nel tipo delle camere sepolcrali e nel
Museo Nazionale di Villa Giulia
modo di decorarle.
La differenza fra arte e artigianato, non esiste nella società antica, almeno fino a quando non si
giunge in essa a un processo di diffusa intellettualizzazione, come in Grecia.
L'arte etrusca non è giunta mai a questo stadio e in essa non troviamo elementi per riconoscervi
problemi formali, tanto l'arte etrusca si dimostra chiaramente frutto o di imitazione di forme nate
altrove o di improvvisazione più o meno felice.
Essa ha quindi un percorso particolarmente ineguale, dove a rapidi aggiornamenti e talora
estrose soluzioni originali possono seguire lunghi attardamenti in formule altrove superate, e
ottusità ripetute. Ciò contrasta in modo particolare con lo svolgimento storicamente ed
esteticamente concatenato ed organico dell'arte greca, dove fantasia e ragione si equilibrano
sempre, e con il superamento, in quella civiltà artistica, delle condizioni artigiane.
Bisogna anche tener conto, che dell'arte etrusca le opere statuarie esistenti nei templi e negli
edifici pubblici sono andate distrutte, già in antico in seguito ai saccheggi romani, e che la
enorme maggioranza di quanto ci rimane, essendo oggetti legati alle suppellettili funerarie,
accentua in modo particolare l'aspetto artigiano della produzione etrusca.

Canopi di età arcaica


Nell'Apollo di Veio (VI-V sec. a.C.) si può riscontrare una chiara influenza derivante dalla
scultura ionica: acconciatura, espressione del volto e pieghe della veste, anche se mancano di
leggerezza e naturalezza. Lo stesso uso della terracotta, invece del marmo, conferisce alle
sculture una fragilità e una matericità lontana dall'idealizzazione greca

Vulca, Apollo di Veio (VI-V sec. a.C.)


A Vulca, il maestro della scuola di Veio, unica grande personalità artistica etrusca della quale
sia possibile una definizione e che appare identificabile nella tradizione scritta pervenutaci, si
possono attribuire le grandi statue fittili trovate nello scavo del tempio del Portonaccio a
Veio, Apollo, Eracle, Hermes, la statua femminile col bambino, e gli altri frammenti pertinenti
alla decorazione architettonica (antefisse a maschera gorgònica, con testa di Acheloo ecc.). A
Vulca o alla sua scuola erano attribuite dalla tradizione le statue in terracotta che ornavano il
tempio di Giove Capitolino a Roma, il che corrisponde esattamente alle condizioni della civiltà
artistica nella Roma dei Tarquini e dell'inizio della Repubblica. In queste terrecotte, l'abilità
tecnica già notevolissima in altre opere fittili come il sarcofago di Cerveteri (Roma, Villa
Giulia) con i coniugi sulla klìne (circa 510 a. C.) e il gusto per la linea elegante ed incisiva, si
unisce a una forza espressiva alquanto barbarica, ma di grande efficacia.

Sarcofago degli sposi, proveniente da Cerveteri, Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia
Sarcofago degli sposi, proveniente da Cerveteri, Parigi, Louvre
Specialmente nei secoli della maggiore potenza economica etrusca, i manufatti artistici
rinvenuti nelle necropoli hanno l'aspetto di una produzione artigiana destinata a una élite
aristocratica, la cui potenzialità di acquisto si era andata elevando rapidamente. La
grandissima maggioranza dei vasi greci che ci sono conservati provengono dall'Etruria come
merce di lusso e come oggetti di pregio collocati nelle tombe dove, essendo queste in genere a
forma di ipogeo praticabile si sono conservati spesso integralmente, mentre ciò non è avvenuto
in Grecia stessa.
Ristrettasi poi l'Etruria in se stessa, decaduto il suo commercio marittimo e divenuta una
nazione italica dedita all'agricoltura e agli scambi interni, anche l'arte si farà più paesana, più
rustica: queste caratteristiche troveranno continuazione nella corrente "popolare" dell'arte di
età romana.
A questa fondamentale vicenda sociale è legato anche il fatto che nell'arte etrusca si possono
delimitare due periodi di maggior fioritura, l'uno che può datarsi fra 550 e 460, l'altro fra 225 e
circa il 100 a. C.

Vaso François, 570 a.C., Museo Archeologico


di Firenze.
Dal nome dell'archeologo che lo scoprì nel 1845
a Chiusi, è un cratere a volute a figure nere di
produzione attica, capolavoro della
ceramografia arcaica. Si tratta del più antico
cratere a volute attico conosciuto. I numerosi
frammenti del vaso furono rinvenuti nella
necropoli etrusca di "Fonte Rotella" a Chiusi nel
1844 e 1845, dispersi in due tumuli funerari
saccheggiati già in antico.
I centri abitati sorgono generalmente in cima ad una collina, protetti da mura. Nelle mura si
aprivano alcune porte, le prime in Italia ad essere realizzate con aperture ad arco reale (che si
distingue dallo pseudo-arco che funziona come architrave. Uno degli esempi più antichi è quello
di Volterra (IV sec. a.C.).
Negli archi il peso delle strutture è trasmesso da vari conci fino al piedritto con una componente
orizzontale, che contribuisce a dare solidità alla struttura.

La porta dell'arco a Volterra (ricostruita in età romana)


Non resta molto dei templi etruschi, a parte alcuni basamenti in pietra, poiché si trattava di
strutture piuttosto effimere con due spioventi in legno. Vitruvio li descrive come edifici larghi con
tre celle parallele per tre diverse divinità, ampio pronao con quattro colonne di ordine tuscanico
(ordine che ha orine da quello dorico, ma da quest'ultimo si differenzia per l'assenza di
scanalature e per l'aggiunta del basamento). L'origine delle sue forme è greca, ma quello etrusco
veniva fatto sorgere su un alto podio a cui si accedeva da un'ampia gradinata sul fronte.
Le tombe e la casa
organicamente connesse al concetto della tomba-abitazione del defunto (tombe a camera), nella
quale si immaginava che il defunto, deposto col rito dell'inumazione nella fase arcaica e quello
dell'incinerazione nell'età ellenistica, usufruisse, con una sua misteriosa presenza, degli arredi
per il banchetto e dei cibi in essa deposti.
Il tipo strutturale della tomba varia da luogo a luogo, a seconda della natura del terreno: se esso
è compatto (tufaceo o roccioso), la tomba è scavata a formare uno o più ambienti, con soffitto
che imita o un doppio spiovente con trave centrale, o lacunari intagliati come fossero in legno, o
in altra imitazione dei mezzi di copertura usati nell'architettura reale. Ove il terreno esige una
costruzione muraria, la copertura della camera, generalmente a pianta rettangolare o rotonda è,
in età arcaica, a falsa volta composta di filari aggettanti uno sull'altro sino alla lastra di copertura,
o a falsa cupola (thòlos). Sia nell'uno che nell'altro caso, la camera sepolcrale era sormontata da
un tumulo di terra, leggermente conico, talora di grandi dimensioni, retto alla base da un anello di
muratura o di roccia intagliata (Populonia, Cerveteri). Il tumulo costituiva l'architettura esterna del
monumento funebre. Uno stesso tumulo poteva contenere più camere funerarie, anche di
impianto non contemporaneo.
La Tomba di Casale Marittimo (VII sec. a.C.) è formata da una serie di anelli, costituiti da
lastre di tufo, che si restringono progressivamente verso l'alto, una pseudocupola.
Un pilastro rastremato sostiene la struttura. Le pietre non sono smussate lungo la superficie
interna della tholos (come nel tesoro di Atreo a Micene) per cui si crea un intradosso con
gradini a spigolo vivo.
L'effetto è aggressivo e barbarico: nonostante i contatti con la cultura greca, si tratta di una
concezione anti-classica.
Necropoli di Cerveteri,VI secolo a.C.
La pittura etrusca si manifesta soprattutto sulle pareti delle tombe con scene di danze, di caccia,
pesca, gare, banchetti funebri; sul soffitto vengono dipinte finte travi, cassettoni, motivi vegetali
che alludono al realismo dell'ambiente.
Nelle tombe più antiche la pittura è applicata direttamente alla superficie rocciosa della parete,
mentre nel corso dei secoli cominceranno a dipingere su uno strato di intonaco fresco, quasi un
affresco. La figurazione è bidimensionale, le tinte sono piatte e delimitate dalla linea di contorno,
la tavolozza limitata a rosso, bruno, azzurro e verde.

Agguato di Achille a Tròilo,


Tomba dei Tori, Tarquinia
(540 a.C.)
La Tomba dei Cavalli (510 a.C.) presente scene più equilibrate ed eleganti. La camera funeraria
ha il tetto a spioventi con trave centrale colorata di rosso. Sulla parete di fondo vi è una figura
femminile che saluta un uomo accompagnato da un ragazzo che suona l'aulos; ai due lati
avanzato simmetricamente verso il centro due cavalieri.
L'aumento dei contatti con la cultura greca sono evidenti nel IV secolo. Un esempio di questa
influenza sono le pitture della Tomba dell'Orco di Tarquinia.
La testa della fanciulla (375-350 a.C.) si staglia su una nuvola verde senza richiedere una linea
di contorno. Non c'è chiaroscuro, ma il profilo con la bocca dischiusa, l'occhio di profilo intento
a guardare la scena infernale, mostrano una visione più drammatica dell'oltretomba. Si tratta di
un mutamento iconografico che corrisponde alla crisi morale del popolo etrusco, conspevole
del declino della propria civiltà
Tomba della caccia e della pesca, 530-520 a.C., Tarquinia
La tomba del tuffatore, 480 a.C. - Paestum, Museo Archeologico
La pressione romana sulla popolazione tarquiniese è all'origine dell'improvvisa fioritura dei
sarcofagi in pietra chiusini alla metà del III secolo a.C., per una migrazione delle maestranze
meridionali al nord dove la prevalenza dell'incinerazione aveva impedito una precedente diffusione
dell'uso del sarcofago.
Le trasformazioni sociali in atto nel territorio chiusino condussero ad una prevalenza di domanda
relativa a più economiche urne fittili; anche per i sarcofagi ci si rivolse alle officine coroplastiche.
A questa tipologia appartengono i celebri sarcofagi di Larthia Seianti e quello della sua parente
Thanunia Seianti. Entrambi presentano notevoli dettagli ornamentali, quasi a sottolineare il
bisogno di esibizione ed autoaffermazione di una classe nobiliare, a cui le defunte appartenevano,
ormai in decadenza.

Sarcofago di Thanunia Seianti. Terracotta, 150-140 a.C. Da Chiusi. Londra, British Museum
Sarcofago di Larthia Seianti. Terracotta, 150-140 a.C. Da Chiusi. Museo Archeologico di Firenze
Tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. si colloco una delle sculture bronzee più significative
dell'arte etrusca, la Lupa Capitolina, simbolo delle leggendarie origini della città di Roma (e forse
eseguita proprio su committenza dei romani).
L'animale con l0espressione ringhiante, è posato saldamente sulle quattro zampe con aspetto
aspro e aggressivo. Anche non è trattata con realismo è interpretata per coglierne il senso: la
struttura ossea è evidente, la vena gonfia sul muso ne rivela la tensione nervosa, le mammelle
gonfie indicano lo stato di madre pronta a combattere per difendere i suoi cuccioli. L'aggiunta di
Romolo e Remo, a completamento del mito romano, è un aggiunta del XV secolo dell'artista
Pollaiolo

Lupa Capitolina, V secolo a.C., Roma Museo dei Conservatori


La Chimera d'Arezzo, V-IV sec. a.C. Museo Archeologico di Firenze
Scoperta nel 1553 nelle campagne di Arezzo e restaurata da Benvenuto Cellini, fu conservata per
un periodo in Palazzo Vecchio dove Cosimo I dei Medici la volle accanto al proprio trono, fu poi
spostata nella villa medicea di Castello perche' la sua presenza in Palazzo Vecchio era ritenuta
funesta. L'originale e' adesso conservato al Museo Archeologico di Firenze mentre sono visibili
due copie bronzee leggermente piu' grandi, collocate nella prima meta' di questo secolo ad ornare
le due fontane in piazza della Stazione ad Arezzo.
L'arringatore 110-90 a.C.- Firenze Museo Archeologico
Le fonti rinascimentali non concordano sul luogo del rinvenimento dell'opera: secondo alcune fu
rinvenuta nel 1566 a Sanguineto, frazione di Tuoro sul Trasimeno, e secondo altre a Pila, frazione
di Perugia. Dalla iscrizione incisa sulla toga (TLE^2 651) si sa che la statua era dedicata, forse
dalla comunità, a un notabile etrusco di nome Aulo Metello, originario di Perugia o Cortona.
Doveva trovarsi presso un santuario o, con meno probabilità, presso la tomba del personaggio.