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1.

ABSTRACT 1

2. APPLICAZIONI PRATICHE 1

3. APPROCCIO MATEMATICO 2

3.1. CONSIDERAZIONI PRELIMINARI 2


3.2. ADIABATICITÀ ATTRAVERSO LE SUPERFICI LATERALI 3

4. PRATICA 8

4.1. IPOTESI DI LAVORO E DESCRIZIONE DEI PROVINI 8


4.2. PREPARAZIONE ALLA PROVA 9
4.3. SETTING DEL PROGRAMMA PICOLOG 11
4.4. ACCORGIMENTI PER LO SVOLGIMENTO DELLE PROVE 13
4.5. IMPLEMENTAZIONE IN EXCEL 15
4.6. SVOLGIMENTO DELLE PROVE 17

5. CONCLUSIONI 32

6. PROSPETTIVE FUTURE 32
1. ABSTRACT
La resistenza termica di contatto è responsabile della
caduta di temperatura ΔT(=T1-T2) che si ha
all’interfaccia tra due superfici in contatto qualora vi
sia un flusso termico stazionario tra esse. Si parla di
flusso termico stazionario in quanto si prescinde dal
periodo transitorio di inizio dello scambio termico.
Ovviamente tale flusso termico è orientato nella
direzione delle temperature decrescenti.
Il coefficiente di scambio termico hc (anche noto come
conduttanza di contatto) tra due superfici in contatto
fisico tra loro, valutato come il reciproco Figura 1.1: rappresentazione dello
scambio termico tra superfici in
dell’espressione della resistenza termica Rc, è un contatto, in presenza di un ΔT.

parametro usato come costante di proporzionalità


diretta tra il flusso di potenza termica e la differenza di temperatura ΔT tra le due
superfici a contatto. Esso non è noto a priori, perché influenzato da specifici parametri
di progetto.
Questo elaborato è incentrato sull’utilizzo di un approccio matematico al problema
della misurazione di hc. A verifica del modello matematico si valuta il coefficiente hc al
variare della pressione di contatto e all’utilizzo di film di interfaccia non conduttivo.

2. APPLICAZIONI PRATICHE
La resistenza termica dei materiali è di grande interesse nell'ingegneria
elettronica perché la maggior parte dei componenti elettronici genera calore che va
smaltito. I componenti elettronici sono sensibili alla temperatura di funzionamento:
nei datasheet viene specificata la massima temperatura del die (chiamato anche chip)

1
per cui viene garantito un funzionamento corretto. L'affidabilità è legata in
modo esponenziale a questo parametro (più bassa è la sua temperatura minore è
la probabilità di guasto), pertanto in fase di progetto è importante calcolare e verificare
le temperature dei componenti nelle condizioni termiche di funzionamento più
stressanti.

3. APPROCCIO MATEMATICO
3.1. Considerazioni preliminari

Nell’esperimento in questione si considerino due provini, chiamati convenzionalmente


!
1 e 2, aventi masse m1 e m2 [kg] e calori specifici c1 e c2 ["#∙%]. Assunti noti tali parametri
!
ricaviamo le capacità termiche ["#]:

C1=m1∙c1 C2=m2∙c2 (3.1)

La temperatura in ogni provino subisce una variazione nel tempo, ma si ipotizza che
sia omogenea nello spazio. Questo approccio al problema si basa sul metodo delle
capacità concentrate1 considerato applicabile se il numero di Biot riferito al provino è
molto piccolo. Tale condizione, per i provini 1 e 2, può essere espressa come:

& ∙( & ∙(
Bi1=* '∙+) → 0 Bi2=* '∙+. → 0 (3.2)
) ' . '

1 Il metodo delle capacità concentrate risulta utile quando si vuole determinare il profilo temporale della
temperatura all’interno di un oggetto. Se la temperatura all’interno del provino è uniforme allora è possibile
utilizzare un unico valore di temperatura per indicare la risposta nel tempo da parte dell’oggetto, al variare delle
condizioni al contorno.Tale approccio può essere utilizzato, come detto, se e solo se Bi<<<1.

2
/
Dove hc rappresenta il coefficiente di scambio termico tra i due provini [0. ∙%], Ac [m2]

la superficie di scambio termico, V1 e V2 [m3] i volumi dei due provini, λ1 e λ2 i relativi


/
valori di conducibilità termica [0∙%].

3.2. Adiabaticità attraverso le superfici laterali

In prima approssimazione è possibile supporre che lo scambio di calore attraverso le


superfici laterali, e dunque con l’ambiente, sia nullo. Questa ipotesi non è molto lontana
dalla realtà, dal momento che nell’esperienza in questione si permette uno scambio
termico tra due provini ad alta conducibilità, mentre il trasferimento di calore verso
l’ambiente circostante è dovuto solamente ai contributi di convezione naturale e
irraggiamento, per cui può essere considerato trascurabile.
Il metodo delle capacità concentrate porta a considerare tale bilancio energetico:

Calore assorbito:
𝑑𝑇2
𝐶2 ∙ = ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ (𝑇; − 𝑇2 ) (3.3)
𝑑𝑡
Calore ceduto:
𝑑𝑇;
𝐶; ∙ = ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ (𝑇2 − 𝑇; ) = −ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ (𝑇; − 𝑇2 ) (3.4)
𝑑𝑡

Si impongono, pertanto, due temperature iniziali T1(t=0)=T1,0 e T2(t=0)=T2,0


differenti al fine di permettere lo scambio termico tra i provini.

Le equazioni (3.3) e (3.4) sono identiche, per cui risulterà:

𝑑𝑇2 𝑑𝑇;
𝐶2 ∙ + 𝐶; ∙ =0 (3.5)
𝑑𝑡 𝑑𝑡

Si introduce una nuova variabile, avente la seguente formulazione:

𝐶;
𝜗(𝑡) = 𝑇2 (𝑡) + 𝑇; (𝑡) ∙ (3.6)
𝐶2

3
Si deriva rispetto al tempo a la (6) e la si moltiplica per C1. Si otterrà:

𝑑𝜗 𝑑𝑇2 𝑑𝑇;
𝐶2 ∙ = 𝐶2 ∙ + 𝐶; ∙ (3.7)
𝑑𝑡 𝑑𝑡 𝑑𝑡

Il secondo membro della (3.7) coincide con il primo della (3.5), ciò implica

𝑑𝜗 𝑑𝑇2 𝑑𝑇; (3.8)


𝐶2 ∙ = 𝐶2 ∙ + 𝐶; ∙ =0
𝑑𝑡 𝑑𝑡 𝑑𝑡

AB
Essendo C1≠0, allora AC
= 0, cioè

𝜗(𝑡)=cost
(3.9)

Grazie alla (9) posso imporre le condizioni iniziali, cioè 𝜗(0)=cost= 𝜗0

F F F
𝑇2 (𝑡) + 𝑇; (𝑡) ∙ F. = 𝑇2,H + 𝑇;,H ∙ F. ⇔ 𝑇2 (𝑡) = 𝑇2,H + F. ∙ (𝑇;,H − 𝑇; (𝑡)) (3.10)
) ) )

Dopo un tempo virtualmente infinto le temperature dei due provini convergono ad una
temperatura di equilibrio.

𝑇J = 𝑇2 (𝑡 = ∞) = 𝑇; (𝑡 = ∞) (3.11)

Sostituendo l’equazione (3.11) in (3.10), per t=∞

𝐶2 ∙ 𝑇2,H + 𝐶; ∙ 𝑇;,H
𝑇J = (3.12)
𝐶2 + 𝐶;

Sostituendo la (3.10) nella (3.4) si ottiene:

𝑑𝑇; 𝐶2 + 𝐶; 𝐶2 ∙ 𝑇2,H + 𝐶; ∙ 𝑇;,H 1


= −ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ ∙ K𝑇; − L = − ∙ (𝑇; − 𝑇J ) (3.13)
𝑑𝑡 𝐶2 ∙ 𝐶; 𝐶2 + 𝐶; 𝑡8

4
dove 𝑡8 è un tempo caratteristico:

1 𝐶2 + 𝐶;
= ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ (3.14)
𝑡8 𝐶2 ∙ 𝐶;

L’analisi dimensionale restituisce, effettivamente, un tempo:

1 𝐶2 + 𝐶; 𝑊 1 1 𝐽 1 1
= ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ ⟹ O ; S ∙ [𝑚; ] ∙ V X ⟺ O ; ∙ S ∙ [𝑚; ] ∙ V X ⟺ O S
𝑡8 𝐶2 ∙ 𝐶; 𝑚 ∙𝐾 𝐽 𝑚 ∙𝐾 𝑠 𝐽 𝑠
𝐾 𝐾

Imponendo una nuova variabile θ(≠ 𝜗)

θ; (𝑡) = 𝑇; (𝑡) − 𝑇J ⟹ θ;,H = θ; (0) = 𝑇;,H − 𝑇J (3.15)

ed essendo 𝑇J = 𝑐𝑜𝑠𝑡, differenziare θ; (𝑡) coincide col differenziare 𝑇; (𝑡). Infatti:

dθ; 𝑑𝑇; 1
= = − ∙ θ; (3.16)
𝑑𝑡 𝑑𝑡 𝑡8

Tale equazione può essere risolta attraverso il metodo della separazione delle variabili,
integrando tra 0 e t:

θ; 𝑡
ln ( )=− (3.16.1)
θ;,H 𝑡8

Il profilo di temperatura dei corpi 1 e 2 è descritto dalle seguenti formule:

a
C 𝐶2 ∙ 𝑇2,H + 𝐶; ∙ 𝑇;,H 𝐶2 ∙ ^𝑇;,H − 𝑇2,H _ F eF
a& ∙+ ∙ ) . ∙C
𝑇; (𝑡) = 𝑇J + ^𝑇;,H − 𝑇J _ ∙ 𝑒 C' ≡ +c d ∙ 𝑒 ' ' F) ∙F.
𝐶2 + 𝐶; 𝐶2 + 𝐶;

(3.17)

5
j k lk
F a a&' ∙+' ∙ k) ∙k . ∙C F. ∙(m.,n am),n )
𝑇2 (𝑡) = 𝑇2,H + F. ∙ K1 − 𝑒 j' L ∙ ^𝑇;,H − 𝑇J _ ≡ 𝑇2,H + K1 − 𝑒 ) . L∙[ F) eF.
]
)

(3.18)

Noti i profili di temperatura è possibile identificare 𝑡8 dalla (3.16.1) e, di conseguenza,


ℎ8 :

1 1 𝑇; (𝑡) − 𝑇J 𝐶2 + 𝐶;
= − ∙ ln c d = ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ (3.19)
𝑡8 𝑡 𝑇;,H − 𝑇J 𝐶2 ∙ 𝐶;

1 𝐶2 ∙ 𝐶; 𝑇; (𝑡) − 𝑇J 1
⟹ ℎ8 = − ∙ ∙ ln c d∙ (3.20)
𝐴8 𝐶2 + 𝐶; 𝑇;,H − 𝑇J 𝑡
Mentre, considerando la 𝑇2 (𝑡):

1 1 𝐶2 𝑇2 (𝑡) − 𝑇2,H
= − ∙ ln c1 − ∙ d (3.21)
𝑡8 𝑡 𝐶; 𝑇;,H − 𝑇J

Lo scambio termico con l’ambiente circostante a 𝑇i può essere preso in considerazione


rimuovendo l’ipotesi di adiabaticità attraverso le superfici laterali. Si introducono,
pertanto, due aree A1 e A2 [m2] che rappresentano, appunto, le superfici laterali dei due
corpi presi in esame.
In questa ipotesi avremo due equazioni derivanti dai bilanci energetici nelle forme (3.3)
e (3.4), ma con l’aggiunta dei contributi di scambio termico per convezione e
irraggiamento dovuti all’ambiente circostante. Tenendo conto di queste caratteristiche
di scambio termico si assumono i due coefficienti ℎ2 e ℎ; , riferiti ai due corpi.

𝑑𝑇2
𝐶2 ∙ = ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ (𝑇; − 𝑇2 ) + ℎ2 ∙ 𝐴2 ∙ (𝑇i − 𝑇2 ) (3.22)
𝑑𝑡

𝑑𝑇;
𝐶; ∙ = −ℎ8 ∙ 𝐴8 ∙ (𝑇; − 𝑇2 ) + ℎ; ∙ 𝐴; ∙ (𝑇i − 𝑇; ) (3.23)
𝑑𝑡

6
Il campione caldo cede, dunque, calore attraverso la parete laterale oltre all’interfaccia.
Avendo assunto, tramite il modello matematico, l’assenza di scambio attraverso la
superficie laterale quello che appare è uno scambio termico maggiore attraverso
l’interfaccia, dunque una resistenza termica più bassa e un coefficiente hc più alto.
L’effetto opposto si verifica per il provino freddo, in cui hc,1 viene sottostimato.
A causa di questi problemi nel calcolo di ℎ8 , una media aritmetica dei due valori riferiti
ai due corpi potrebbe dare un risultato più affidabile:

ℎ8,2 + ℎ8,;
ℎ8 = (3.24)
2

In teoria il coefficiente di scambio termico e di conseguenza la resistenza termica di


contatto dovrebbero essere dei valori costanti. Dopo aver plottato i valori di hc,1, hc,2,
hc,m al variare della coordinata temporale, l’obbiettivo dell’analisi è riuscire ad
individuare un trend costante di hc,m in un periodo temporale più o meno lungo. Se la
risposta è affermativa, la coordinata y su cui si stabilizza la funzione del coefficiente
medio restituirà il valore di hc ricercato.

7
4. PRATICA
4.1. Ipotesi di lavoro e descrizione dei provini

L’obbiettivo è trovare riscontro pratico al modello matematico attraverso il


monitoraggio del profilo temporale di temperatura dovuto allo scambio termico tra due
provini posti a temperature considerevolmente diverse, l’implementazione dei valori
captati e l’ottenimento del valore numerico della resistenza termica di contatto. Uno
dei due provini è scaldato in forno fino ad una temperatura di circa 200°C, al fine di
imporre un ΔT dell’ordine di 150°C-170°C.
Tra i vari fattori il valore della conduttanza di contatto dipende dalle proprietà delle
superfici, in particolar modo dalla presenza di superfici rugose, per cui il passaggio di
calore avviene sia per conduzione attraverso i picchi (dove vi è effettivo contatto), sia
attraverso l’aria negli interstizi. Nel caso specifico preso in analisi si suppone che le
superfici all’interfaccia siano perfettamente lisce. Altro fattore non meno importante è
la pressione di contatto con cui le due superfici coniugate vengono schiacciate l’una
contro l’altra: essa è sicuramente non trascurabile in applicazioni pratiche in ambito
elettronico o automotive.
Nel caso in esame i due provini a contatto sono entrambi cilindrici, costituiti da una
lega di Al commercialmente chiamata ERGAL 7075-T6, tipica delle applicazioni in
campo automobilistico.

Le specifiche degne di nota ai fini dell’attività progettuale sono raccolte nella tabella
4.1:

Alluminio 7075 T6
Densità 2,81 kg/dm3
Calore specifico 0,96 kJ/(kg・K)
Conducibilità termica λ 130 W/(m・K)

Tabella 4.1: caratteristiche della lega di Al 7075 T6.

8
Le grandezze caratteristiche dei due blocchi sono indicate nella Tabella 4.2:

Altezza h Diametro d Massa m Volume V


Provino 45,3 mm 39 mm 144,99 g 54114,95 mm3
piccolo 2

Provino 34,1 mm 60 mm 259,38 g 96415,48 mm3


grande
Tabella 4.2: grandezze caratteristiche dei sample.

La conferma che il materiale sia effettivamente la lega 7075 T6 è ottenuta attraverso


un calcolo della densità mediante la formula ρ=m/V
Considerando il provino di grandezza minore, dove m=0,145 kg, V=5,41⋅10-5 m3, la
densità avrà valore ρ≃2,7 kg/dm3, coerente con il valore tabulato per tale lega di Al.

4.2. Preparazione alla prova

Il rilevamento delle temperature è possibile mediante l’utilizzo di termocoppie 3 di


tipologia T. Questa specifica tipologia, avente un diametro del filo metallico di 1mm,
consente una misurazione variabile in un range che va dai -200°C a +400°C.
Un’estremità è connessa al corpo di cui si vuole conoscere la temperatura, mentre
l’altra, tramite uno spinotto, ad un sistema computerizzato di acquisizione dati a
compensazione di giunto freddo4: lo strumento in questione è un PicoLog TC-08. Dal
lato provino i fili delle termocoppie vanno posizionati in alloggiamenti ricavati nel corpo
pieno tramite lavorazioni di foratura. È possibile verificare il corretto funzionamento

2 Si trascurano per il calcolo del volume i tre fori praticati in post lavorazione.

3 Una termocoppia è un sensore di temperatura costituito da due metalli diversi, uniti ad una estremità. Quando
la giunzione dei due metalli viene riscaldata o raffreddata, viene prodotta una tensione che può essere legata alla
temperatura con l'utilizzo di un misuratore adatto allo scopo.

4 Il principio su cui si basa la misurazione è basato sull’effetto Seebeck, secondo cui due metalli omogenei,
chimicamente diversi e saldati alle loro estremità, danno origine ad una corrente di debole intensità
(termocorrente), quando le due estremità (giunti) sono mantenuti a temperature diverse.

9
dei sensori attraverso un test empirico che prevede l’immersione dei fili metallici in
acqua: se essi restituiscono un valore coerente di temperatura sono considerati affidabili,
in caso contrario vengono scartati. Non è consigliabile effettuare tale verifica misurando
la temperatura dell’ambiente circostante, in quanto le rilevazioni potrebbero essere
disturbate da fenomeni ambientali, come correnti d’aria o irraggiamento. Questo step
preliminare di verifica è di estrema importanza per evitare di giungere a conclusioni
non veritiere, dettate da misurazioni erronee. Per rendere maggiormente accurata la
valutazione quantitativa delle temperature è ritenuto opportuno l’impiego di una pasta
termoconduttiva. Essa è utilizzata come “filler” per eliminare il “velo” d’aria presente
nella cavità in cui viene posizionata l’estremità sensibile della sonda. Essendo l'aria un
cattivo conduttore di calore, la sua presenza nella sede potrebbe diminuire l'efficienza
del trasferimento termico su cui si basa la misurazione. Oltre a ciò, a causa di limitazioni
tecnologiche nella realizzazione di fori a diametro molto piccolo è necessario fissare i fili
metallici con l’aiuto di silicone termoresistente5 per evitare che essi possano fuoriuscire
in maniera improvvisa, alloggiando nel vano con un gioco eccessivo. Per migliorare la
misurazione sono stati praticati tre fori ad altezze diverse lungo l’asse di ognuno dei
provini in cui posizionare le sonde che registrano il profilo temporale di temperatura.
Questa lavorazione implica l’utilizzo di 6 termocoppie al fine di osservare un eventuale
gradiente di temperatura all’interno di ogni pezzo. Questo è utile a valutare una
possibile disuniformità di temperatura al variare della coordinata assiale, a conferma o
smentita dell’ipotesi secondo cui Bi6<<<1.

5La tenuta del silicone è garantita fino a 300°C, circa 100°C in più rispetto ai valori tipici con cui si lavora in
questa attività.

6 Si ricorda che Bi rappresenta il numero di Biot.

10
4.3. Setting del programma PicoLog7

La trasmissione e memorizzazione dei dati è possibile


tramite il programma PicoLog. È richiesto il
collegamento al computer del Picolog TC-08 via USB. Il
setting è di estrema importanza per captare i dati
correttamente.
Nella schermata principale mostrata in figura 4.1 è
possibile individuare una icona stilizzata
Figura 4.1: screenshot raffigurante
rappresentativa dello strumento che consente di
schermata principale del programma
Picolog.
verificare se il dispositivo è stato collegato correttamente
al PC. Una volta connesso lo strumento è
possibile scegliere tra 8 canali disponibili.
Cliccando sul canale cui è stato collegato
fisicamente lo spinotto compare la finestra
mostrata in figura 4.2. Il passaggio cruciale è
scegliere la tipologia giusta di termocoppia, tra
le varie possibilità proposte. Un errore nella Figura 4.2: registrazione di un canale.

selezione del tipo di termocoppia comporta


misurazioni di temperatura completamente incoerenti rispetto ai valori reali. È possibile
selezionare l’intervallo di campionamento per gestire la frequenza con cui viene rilevata
e registrata la temperatura. Un setting ottimale suggerisce una scelta dell’intervallo di
campionamento pari a 500 millisecondi. Valori più bassi di 500 ms comportano un
numero considerevole di valori di temperatura registrati e, di conseguenza, un elevato
numero di “righe” da elaborare ai fini del calcolo di hc. È possibile, inoltre, rinominare
il canale modificando la voce “etichetta”: è un’operazione consigliabile perché consente

7Con il termine Picolog si fa riferimento all’utilizzo con licenza d’uso del software Picolog-
Picotechnology LTD ©.

11
di monitorare al meglio la totalità dei punti disposti lungo l’asse assi dei due pezzi, in
maniera tale da interpretare lo sviluppo di un eventuale gradiente di temperatura.
La registrazione dei dati parte dopo aver cliccato sul bottone “start capture”. È possibile
visualizzare i dati captati in forma di array o in forma di grafico. Nel grafico viene
plottata la temperatura contro il tempo passato dall’avvio della prova. Nel grafico ogni
canale ha un suo plot dedicato, di colore sempre differente, scelto al momento della
registrazione del canale.

Figura 4.3:
rappresentazione del
profilo temporale di
temperatura.

Una volta terminata la prova i dati captati sono memorizzati attraverso l’opzione
“salva”. Essi possono essere successivamente esportati in formato CSV o PDF. Si
predilige il primo, dato che risulta comodo ai fini della manipolazione dei dati attraverso
il programma Excel su cui è implementato il modello matematico per il calcolo di hc.

12
4.4. Accorgimenti per lo svolgimento delle prove

Come già evidenziato, è necessario testare l’affidabilità delle termocoppie attraverso la


loro immersione in acqua: i dati rilevati mostrati in figura 4.4 ci consentono di procedere
con la sperimentazione, restituendo tutti lo stesso valore a meno di un errore dell’ordine
del decimo di °C. Nelle prove in questione vengono impiegati 7 canali (figura 4.3), di
cui 1 per monitorare la temperatura ambiente, 3 per il pezzo freddo, 3 per il pezzo
caldo. Per evitare qualsiasi tipologia di inerzia termica durante la misurazione è
necessario isolare i provini da qualsiasi scambio termico ulteriore. A tal proposito è
necessario l’utilizzo di materiale isolante di interfaccia per le due superfici piane libere:
un primo blocco è posto nella zona di appoggio, mentre un secondo “protegge” la faccia
superiore del provino caldo. È possibile scegliere tra materiali polimerici, materiali
ceramici o legno. È preferibile l’utilizzo di blocchi di legno a media densità (0.35 kg/m3)
in quanto una qualsiasi tipologia di materiale polimerico impone dei limiti superiori alla
temperatura alla quale si avvia il test (a causa del rammollimento) e alla pressione
(deformazione plastica a basse pressioni). Si esclude la possibilità di impiego di un
materiale ceramico in quanto una qualsiasi piastrella verrebbe rotta in maniera fragile
in seguito all’applicazione di una pressione, anche modesta, a causa di irregolarità
superficiali che causerebbero dei picchi pericolosi.
Tuttavia, l’acqua intrappolata nei blocchi di legno, per via delle alte temperature in
gioco (principalmente nel blocco superiore), potrebbe evaporare: questo causerebbe dei
problemi di affidabilità nelle misurazioni, legate al calore latente di vaporizzazione
dell’acqua8. Esso consente di liberare una energia pari a 2272 J/g, un quantitativo
notevole per unità di massa.

8 In termodinamica, il calore latente è la quantità di energia scambiata durante un passaggio di stato. Essa non si

manifesta attraverso una variazione di temperatura.

13
Figura 4.4: test di affidabilità delle termocoppie.

Bastano, dunque, pochi mg di acqua evaporata per rendere tale processo influente sulla
sperimentazione. In figura 4.5 è documentato il processo di essiccamento di uno dei
due blocchi di legno. Il processo avviene in un forno elettrico e dura circa 30 minuti ad
una temperatura media di 100°C. Si decide di rimuovere i blocchi dal forno quando la
variazione di massa è nell’ordine del decimo di grammo.

Figura 4.5: confronto di massa del legno prima e dopo il processo di essiccazione.

Per il blocco in questione la variazione di massa è di 6,7 g: circa il 4% della massa


iniziale costituiva la quota parte dell’acqua immagazzinata nel blocco.

14
Per l’esecuzione delle prove è necessario portare ad una temperatura di circa 200°C uno
dei due provini: si monitora lo stato di temperatura in questa fase preliminare grazie
alle temperature istantanee segnalate dall’applicativo PicoLog.
Una volta raggiunto un valore prossimo ai 200°C il sample caldo viene estratto e
posizionato su quello freddo, lasciando che essi siano in contatto attraverso le loro facce
piane circolari. Si verifica, pertanto, un flusso di calore (nel verso delle temperature
decrescenti) tramite tale superficie e si osservano i due profili temporali di temperatura.

4.5. Implementazione in Excel9

I valori di temperatura ottenuti dalle varie prove sono raccolti in array ed estratti in
formato CSV. Tale formato consente di elaborare i valori registrati ed implementare
un modello matematico di calcolo del coefficiente di scambio termico tramite il
programma Excel. Proprio il modello matematico descritto nel paragrafo 3.2 fornisce
la base per il calcolo di hc. Esso viene tradotto in formule tramite la sintassi del
programma utilizzato. È necessario inserire i diversi parametri che costituiscono le
condizioni al contorno del sistema, tra cui le capacità termiche dei due provini C1 e C2,
il tempo t0 di avvio effettivo della prova e le corrispondenti temperature T1,0, T2,0

nonché la temperatura T∞ di equilibrio ricavata da (3.12). In figura 4.6 è rappresentato


un gruppo di celle in cui sono inseriti questi valori per una specifica prova.

Figura 4.6: esempio di tabella delle condizioni al contorno.

9Con il termine Excel si fa riferimento all’utilizzo con licenza d’uso del software Microsoft® Office
Excel.

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I dati raccolti dal Picolog vengono trasferiti su Excel tramite una procedura di upload
grazie alla quale si ottengono diverse colonne, una per ogni canale di registrazione, con
l’aggiunta del monitor del tempo trascorso dall’avvio della prova. Il numero di righe è
pari all’ammontare dei secondi trascorsi dall’inizio della prova diviso per l’intervallo di
campionatura.
Minore è l’intervallo di campionatura maggiore sarà il problema legato alla complessità
del calcolo richiesto alla macchina. Dai valori di temperatura, come già accennato, si
calcola il valore di hc per entrambi i sample, tramite una formula appositamente
sviluppata in Excel che riprende la (3.20). Ne è un esempio la figura 4.7, rappresentativa
del calcolo di hc,1. Il calcolo di hc,2 è analogo.

Figura 4.7: sintassi della formula per il calcolo di hc,1.


L’algoritmo viene “innescato” calcolando la prima casella e trascinando verso il basso il
risultato ottenuto. I valori ottenuti vengono plottati contro il tempo come in figura 4.8.
Se si riesce a trovare un range temporale in cui il trend di hc,m è orizzontale, dunque
costante al variare di t, allora la coordinata y su cui giace la retta verde, chiamata
Um 10 , definisce il valore ricercato. Ovviamente si trascura il periodo inziale in cui
emergono dei fenomeni spuri di non stazionarietà.

2800 U1
Um
2400
U2
2000
U (W/m2/K)

1600

1200

800

400
t (s)
0
0 30 60 90 120 150 180 210 240

Figura 4.8: plot dei tre valori di hc rispetto al tempo.

10 Um corrisponde alla notazione hc,m usata in questo documento.

16
4.6. Svolgimento delle prove

Il legno non dà problemi di resistenza alla compressione essendo caratterizzato da una


densità medio-alta (0,35 kg/m3), sebbene non sia completamente estraneo alla
conduzione di calore. Per valutare l’«influenza termica» del blocco di legno vengono
impiegati dei dischi di materiale polimerico, precisamente polipropilene di classe (5)11.
Si intende effettuare gli esperimenti introducendo il termoisolante in legno e in polimero
sia inferiormente che superiormente, monitorando più attentamente la variazione di
temperatura in altezza all’interno dei provini grazie alle sei termocoppie installate. È,
pertanto, possibile effettuare dei confronti tra le varie prove eseguite, per valutarne la
correttezza dello svolgimento e l’influenza del legno rispetto allo strato termoisolante
polimerico. È fondamentale cercare di mantenere sempre le stesse condizioni al
contorno, vista e considerata la loro importanza in fase di impostazione del foglio di
calcolo su Excel.

4.6.1. Impiego di supporto termoisolante in legno

Viene impostata la prima prova. Lo strato termoisolante utilizzato è in legno. Si cerca


di mantenere le condizioni al contorno stabili, ossia una temperatura ambiente che
oscilla tra 20-25°C. Si desidera innanzitutto scoprire se effettivamente vi è un gradiente
di temperatura nei due sample. Al variare della coordinata assiale le variazioni di
temperatura misurate nella totalità delle prove sono dell’ordine di 1-1,5°C. Questi valori
permettono di concludere che la temperatura è costante nel corpo, motivo per cui le
misurazioni effettuate a qualsiasi livello di altezza nel provino hanno ugual peso in
termini di affidabilità (Figura 4.9).

11 Il polipropilene (abbreviato in PP) è un polimero termoplastico. Il PP (5) in particolare è utilizzato in ambito


alimentare.

17
Figura 4.9: valori captati sul provino caldo, a dimostrazione dell’uniformità spaziale
della temperatura.

La prova in questo caso viene interrotta quando i profili di temperatura sono


coincidenti, ma in realtà è necessario arrivare ad un “plateau” nel grafico per
interrompere la registrazione. Il “plateau” può essere visto in maniera intuitiva e pratica
nella rappresentazione del profilo temporale di temperatura valutando la variazione
delle coordinate x e y. In via del tutto qualitativa basti considerare un Δx=x1-x0
piuttosto ampio, e verificare se corrispondentemente Δy=y1-y0=f(x1)-f(x0) è molto
ridotta in quell’intervallo di ascisse.

zona del plateau

Figura 4.10: profilo temporale di temperatura.

18
Figura 4.11: plot dei valori del coefficiente di scambio termico.

La rappresentazione grafica in Figura 4.10 è l’output di un insieme di dati raccolti in


array dal PicoLog. Questi vengono analizzati e implementati in Excel e consentono di
/
stimare il valore di hm, che in Figura 4.11 risulta essere pari a 614,7 0. ∙%
.

Figura 4.12: fotografia raffigurante la prova base


con supporto termoisolante in legno.

19
4.6.2. Impiego di supporto termoisolante polimerico

Per valutare l’influenza termica del supporto termoisolante in legno è possibile


sostituirlo con uno in materiale polimerico. In particolare, si utilizzino dei “dischi” di
polipropilene di spessore 1mm e di diametro qualsiasi purché maggiore di quello dei due
provini, per “rivestire” completamente le due superfici piane non in contatto. Il polimero
utilizzato in questa prova è un polipropilene (PP di classe 5, molto diffuso in ambito
alimentare). Le caratteristiche più rilevanti da un punto di vista fisico e chimico sono

elencate in Tabella 4.3.12

Unità di misura Polipropilene


Composizione - (C3H6)n
Densità struttura amorfa kg/dm3 0,855
Densità struttura kg/dm3 0,946
cristallina
Temperatura di fusione °C (K) 160 (433,15)
Conducibilità termica13 W/(m・K) 0,22
Tabella 4.3: tabella delle proprietà del polipropilene.

A causa della temperatura di fusione fissata a 160°C, le temperature di esercizio non


possono superare i 120°C, per evitare il problema del rammollimento e della variazione
delle proprietà termiche e meccaniche. Per questo motivo la prova in questione presenta
delle sostanziali differenze rispetto alla prima: il provino caldo viene, infatti, estratto al
raggiungimento di una temperatura pari a 120°C.
Si evince dalla figura 4.13 che il valore di hc,m,pp14 è pari a 661,4 W/(m2⋅K). In questo
caso il coefficiente di scambio termico mediato tra i due sample è leggermente maggiore
del primo caso.

12 Valori ottenuti in condizioni standard. Con l'indicazione condizioni standard (abbreviato in STP,
dall'inglese Standard Temperature and Pressure) vengono intese le condizioni di temperatura e pressione di 0°C e
1 bar.
13 Valore indicativo riferito ad una temperatura di 23°C e umidità relativa del 50%.
14 pp=polipropilene

20
La resistenza termica, come noto, è il reciproco di hc,m,pp.

1 𝑚; ∙ 𝐾
𝑅ss = = 1,512 ∙ 10au
ℎ8,0,ss 𝑊

1 𝑚; ∙ 𝐾
𝑅vw#xy = = 1,623 ∙ 10au
ℎ8,0,vw#xy 𝑊

Dai calcoli risulta che Rpp > Rlegno: il legno consente uno scambio termico leggermente
minore, ma dello stesso ordine di grandezza dello scambio termico con supporto
polimerico. Come ulteriore ipotesi semplificativa, essi si possono assumere dello stesso
valore.

Figura 4.13: plot di hc,m,pp.

21
4.6.3. Utilizzo di film non conduttivo: fogli cartacei essiccati

La «prova del nove» per quanto riguarda i risultati ottenuti attraverso le prove sopra
citate consisterebbe nel confrontare i valori ottenuti con dei valori noti di hc. Questo è
difficoltoso, perché non esistono dei campioni a resistenza termica di contatto noti. Per
questo motivo si effettua un calcolo alternativo interponendo diversi strati di carta tra
i due provini. Ciò che emerge è che la misura della conduttanza di contatto giace su un
segmento di retta, per cui è una conferma intrinseca del modello. Se ciò non fosse valido
risulterebbero dei valori totalmente incoerenti tra loro che non potrebbero essere
posizionati su una retta di regressione lineare. La carta utilizzata è standard, avente
grammatura 80 g/m2. Il numero di fogli impiegati è ovviamente discreto, per cui si
effettuano diverse prove aumentandone progressivamente il numero, fino ad un
massimo di 8. Ogni foglio pone un «ostacolo» al flusso termico orientato nel verso delle
temperature decrescenti. Essendo tutti i fogli della stessa natura la resistenza termica
di contatto aumenta con andamento lineare. Come per i blocchi di legno, ugualmente
nei fogli di carta potrebbe essere presente dell’umidità che evaporando (e liberando un
grande quantitativo di energia sotto forma di calore latente di vaporizzazione) a causa
delle alte temperature, potrebbe falsare i valori di hc,m ottenuti. Pertanto,
preliminarmente, si rende necessario essiccare i fogli a temperature al di sotto dei 100°C,
per evitare di modificare chimicamente la loro composizione. Come mostrato in Figura
4.14, le aspettative hanno un riscontro negli esperimenti effettuati, per cui
all’aumentare del numero di fogli essiccati aumenta il valore della resistenza termica,
ossia diminuisce progressivamente il valore di hc,m,N con N=numeri di fogli impiegati
nella prova. È possibile, infatti, rappresentare ogni singolo valore di hc,m,N al variare di
N, per poi valutare la tendenza della funzione empirica hm=f(N) e verificare che essa
sia approssimabile da una retta. Dai dati empirici è possibile sviluppare una retta di
regressione lineare, la quale risolve il problema di trovare una relazione tra variabili
misurate sulla base di dati campionari estratti da un'ipotetica popolazione infinita.

22
È possibile valutare la «bontà» dell’approssimazione analizzando l’equazione risultante
e il coefficiente R2.15
Il valore R2 è noto come coefficiente di determinazione e in ambito di regressioni lineari
semplici è il quadrato del coefficiente di correlazione. In generale, in statistica,
il coefficiente di determinazione è una proporzione tra la variabilità dei dati e la
correttezza del modello statistico utilizzato.
In questo caso la retta di interpolazione lineare ha equazione y=0,0002x+0,0003, con
R2=0,9531 (Figura 4.6.6). Ovviamente la vicinanza di R2 a 1 è indice di una regressione
significativa.

Figura 4.14: rappresentazione della retta di regressione lineare in Excel.

15 Il coefficiente R contiene informazioni sulla forza e sulla direzione di una relazione lineare tra due variabili: esso
è chiamato coefficiente di correlazione e può variare tra -1 e 1. I valori estremali indicano rispettivamente una
correlazione negativa e positiva, mentre il valore zero esprime l’assenza totale di correlazione.

23
Figura 4.14.1: rappresentazione schematica dell'esperimento con impiego di fogli
essiccati.

24
4.6.4. Prove di pressione

Ulteriori conferme a sostegno del modello provengono dal calcolo della resistenza
termica di interfaccia al variare della pressione di contatto. È noto che la trasmissione
del calore vari considerevolmente in dipendenza della «meccanica del contatto». Le
modalità con cui essa avviene sono 3: conduzione attraverso i punti di contatto,
convezione attraverso il gas «intrappolato» negli interstizi, irraggiamento. Quest’ultimo
viene trascurato a causa delle “modeste” temperature in gioco.
È molto importante valutare la rugosità delle facce piane dei provini in questione, da
cui dipende il valore dell’area effettiva di contatto, e il quantitativo di aria intrappolato
negli interstizi.
In figura 4.15 è rappresentato lo schema del contatto tra superfici in sezione.

Figura 4.15: schema del contatto tra due superfici piane.

Da un approccio puramente teorico emerge che per ridurre la resistenza termica di


contatto sono possibili diversi accorgimenti, spesso adottati simultaneamente:

- Lucidare a specchio le due superfici da porre in contatto (per lappatura),


riducendo lo spessore medio delle microcavità.
- Serrare tra loro le due superfici, applicando una pressione elevata mediante l’uso
di una pressa, in modo da schiacciare le asperità ed aumentare la superficie di
contatto e scambio termico.

25
- Interporre un sottile film di materiale più conduttivo dell’aria (paste siliconiche,
resine epossidiche), che sostituisca in tutto o quantomeno in parte l’aria
all’interno delle microcavità.

Per quanto concerne la rugosità, le superfici che devono entrare in contatto hanno
subito una lavorazione di lucidatura. Esse, infatti, presentano rugosità molto basse che
favoriscono dei fenomeni di adesione tra le superfici piane, motivo per cui si assume
che la rugosità sia pressoché nulla (come specificato nel paragrafo 4.1). Non avendo
notizie certe e valori oggettivi sulla lavorazione effettuata sui blocchi di Al, si pone
tutta l’attenzione sulla questione della pressione di contatto. Essa, come già accennato,
consente di aumentare la zona di contatto appiattendo le asperità e le irregolarità dei
due sample. Di conseguenza, essendo l’area di contatto al denominatore della (4.1), un
suo aumento attraverso un aumento di p, provocherà una diminuzione della resistenza
di contatto Rc, come anticipato.

1
𝑅8 = (4.1)
ℎ8 ∙ 𝐴8

Nella pratica viene analizzato il valore della conduttanza di contatto hc,m in seguito
all’applicazione di un dato valore di pressione. La pressione viene esercitata da una
pressa gestita da un software apposito. Tale pressa, ovviamente, applica attraverso dei
piattelli metallici una forza, pertanto bisogna sviluppare dei calcoli per valutare le forze
in gioco, partendo da valori di pressione noti. L’ordine di grandezza delle pressioni in
gioco è di circa 300kPa, valutando i riscontri pratici del problema nel settore
dell’elettronica. Nelle prove effettuate, tuttavia, non si oltrepassa la soglia dei 150kPa
a causa di problemi di stabilità dei provini in seguito all’applicazione di forze su un’area
di valore esiguo.
I due provini, dalla tabella 4.2, hanno diametri d1=39 mm, d2=60 mm. Il diametro di
contatto ovviamente coincide con il diametro del blocco minore, dunque dc=d1=39 mm.

26
L’area di contatto Ac è data dalla formula dell’area di una circonferenza (4.2):

𝜋 ∙ 𝑑8;
𝐴8 = = 1194,56 𝑚𝑚; (4.2)
4

Dunque, si eseguono tre prove di pressione, rispettivamente con valori di pressione pari
a p1=0 kPa, p2=100 kPa, p3=150 kPa.

Dalla formula inversa17 impiegata per il calcolo della pressione, si ottiene la forza da
imporre alla macchina:

Prova 1 Prova 2 Prova 3


Pressione 0 kPa 100 kPa 150 kPa
Forza 0N 119,5 N≃12kgf16 179,2N≃18kgf
Tabella 4.4: calcolo delle forze necessarie ad imprimere la pressione richiesta.

La pressa utilizzata per le prove è in genere impiegata per effettuare prove di trazione
e compressione. Essa è gestita in maniera analogica per piccoli spostamenti della
traversa mobile, mentre in maniera digitale per prove complete. Nel caso in esame è
necessario movimentare la traversa attraverso un rullino analogico che consente di
regolare con estrema precisione la forza applicata al provino. A macchina scarica la
sensibilità è dell’ordine della quarta cifra decimale. La figura 4.16 mostra il
funzionamento del software in cui è monitorata la corsa dell’attuatore, che ai fini della
prova di pressione non ha particolare importanza, e la forza applicata ai sample. In
questo caso si parla di una forza avente valore negativo, perché la macchina capta un
avvicinamento dei due supporti. Per pura convenzione, infatti, le forze trattive
possiedono segno positivo, mentre quelle compressive segno opposto.

16 Il kgf corrisponde alla forza peso esercitata da una massa di 1 kg sottoposta ad un'accelerazione di gravità pari
a 9,80665 m/s².
17 La formula della pressione è p=F/A. Dovendo calcolare F, allora F=p∙A.

27
Prima di avviare la prova è necessario
prestare attenzione ad alcuni aspetti, al fine
di renderla sicura ed affidabile. È opportuno,
innanzitutto, centrare bene rispetto alla
verticale i due provini. Se così non fosse si
creerebbe un momento dato dalla forza
moltiplicata per l’eccentricità della stessa
rispetto al baricentro della coppia di cilindri.
Figura 4.16: software di gestione della pressa.
Maggiore sarà la forza, a parità di
eccentricità, maggiore sarà il rischio di un
ribaltamento dei due cilindri (Figura 4.17). Inoltre, è necessario interporre delle lamine
metalliche tra i supporti della macchina e i supporti termoisolanti al fine di uniformare
la pressione applicata ai campioni da testare. Nel caso di utilizzo del legno, risulta utile
una scelta in tal senso al fine di limitare problemi di anisotropia. Nel caso del polimero,
essendo esso di dimensioni ridotte, l’aggiunta di una lamina metallica incrementa la
superficie di lavoro del piattello. Si opta per delle lamine in Al dello spessore di 1mm.
Infine, l’ultimo accorgimento consiste nello spostare il rullino regolatore delle forze in
maniera ponderata: l’Al, infatti, a causa della sua elevata rigidità, reagisce alle forze
applicate provocando dei picchi anomali nella lettura delle forze affidata ai trasduttori
di forza.
Anche in questo caso le prove prevedono l’utilizzo dei due termoisolanti noti.
Principalmente, i valori della conduttanza di contatto ottenuti sono riferiti ai test in
cui si è sfruttato il supporto in legno. Quest’ultimo, infatti, ha una ottima resistenza a
compressione, data la sua densità medio-alta. Tuttavia, come già affermato
precedentemente, a causa della sua densità sorgono dei problemi di conduttività del
calore e dunque di inerzie termiche indesiderate. Per questo motivo si effettua il
confronto con dei test in cui le basi isolanti sono di materiale polimerico. Quest’ultime
si soffermano su due valori di pressione su tre totali: spingendosi fino ad una pressione

28
di 100 kPa non si provocano danni alla struttura del materiale, evitando deformazioni
plastiche per compressione. Nonostante le condizioni al contorno siano differenti a causa
dei limiti tecnici di temperatura imposti dalla natura dei polimeri, i risultati sono
coerenti tra loro (tabella 4.5), per cui testare la conduttanza di contatto servendosi
delle basi in legno non ha provocato problemi di inaffidabilità dei risultati ottenuti.

Figura 4.17: fotografia raffigurante una delle prove effettuate alla pressa.

In effetti, come evidenziato nelle figure 4.18 e 4.19, rappresentative rispettivamente


della prova a 0 kPa e 100 kPa entrambe con isolamento in polipropilene, i valori di Um
/ / / /
sono approssimativamente di 620 0. ∙%
e 800 0. ∙%
, contro 625 0. ∙%
e 770 0. ∙%
,

appartenenti ai test con utilizzo di isolante in legno.

29
Oltre a ciò, i risultati sono numericamente coerenti con le previsioni derivanti dalla
formula (4.1), per cui al crescere della pressione di contatto da 0 a 150kPa la
conduttanza termica di contatto hc aumenta, dunque Rc diminuisce, sebbene il trend
non sia crescente con una pendenza significativa18. Questo potrebbe essere legato al
fatto che le superfici hanno un buon grado di levigatura, motivo per cui un aumento di
pressione non provoca sostanziali cambiamenti nello schiacciamento delle asperità
superficiali, nonostante incentivi comunque il flusso termico.
In Figura 4.20 è illustrato il calcolo ottenuto utilizzando l’isolante in legno.
All’aumentare della pressione di contatto i valori di hc giacciono su un segmento di
retta, ottenuta con ottima approssimazione in seguito all’interpolazione dei tre valori
sperimentali.

Figura 4.18: prova a 0 kPa con isolante polimerico.

Figura 4.19: prova a 100 kPa con isolante polimerico.

18 Il coefficiente angolare della retta vale 1,2143.

30
Prova 0 Prova 1 Prova 2 Prova 3 Prova 4
Supporto Legno Legno Legno Polipropilene Polipropilene
termoisolante
Pressione di 0 kPa 100 kPa 150 kPa 0 kPa 100 kPa
contatto
Conduttanza 625 770 815 620 800
di contatto
/
[ ]
0. ∙%

Resistenza 1,6⋅10-3 1,299⋅10-3 1,227⋅10-3 1,613⋅10-3 1,25⋅10-3


termica di
contatto
𝒎𝟐 ∙𝑲
[ ]
𝑾

Tabella 4.5: prove di pressione.

Figura 4.20: calcoli di hc, al variare della pressione di contatto.

31
5. CONCLUSIONI
Il modello, tenuto conto delle ipotesi formulate e dei valori ottenuti dalle diverse prove,
risulta essere affidabile perché in linea con le aspettative desunte dall’analisi teorica.
Esso, dunque, si rivela essere molto agevole in quanto consente di bypassare il problema
legato al metodo alternativo di calcolo di hc, ossia lo studio del problema del flusso di
calore attraverso due superfici coniugate mediante lo sfruttamento dell’analogia
elettrotermica. Studio, quest’ultimo, sicuramente di una complessità maggiore a causa
dei vari contributi al flusso termico (conduzione, convezione e irraggiamento) di cui
tenere necessariamente conto nella schematizzazione (in parallelo) del flusso termico.

6. PROSPETTIVE FUTURE
Verificato il metodo di calcolo di hc , in futuro è auspicabile la sua applicazione per lo
studio di elementi a geometria complessa. Oltretutto, allo scopo di affinare i calcoli,
potrebbe essere impiegato del film di materiale più conduttivo dell’aria (paste
siliconiche, resine epossidiche), per valutare l’influenza di quest’ultima negli interstizi
perfino per superfici molto levigate e l’utilizzo di lana di vetro per rendere
effettivamente adiabatiche le superfici laterali.

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BIBLIOGRAFIA
Corticelli, M. A. (2011). Elementi di fisica tecnica per l'ingegneria. McGraw-Hill
Education.
Minelli, G. (1974). Misure Meccaniche. Pàtron.

SITOGRAFIA
https://it.wikipedia.org/wiki/Polipropilene
https://www.materieplastiche.eu/images/documenti/schede-tecniche-polipropilene-
pp.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Regressione_lineare
http://cdm.unimo.it/home/dimec/muscio.alberto/CTSCinf-U08__Allegato1-
Resistenze%20di%20contatto.pdf
https://www.picotech.com/data-logger/tc-08/thermocouple-data-logger
https://www.instron.it/it-it/our-company/library/test-types/compression-test
https://dolly.ingmo.unimore.it/2018/pluginfile.php/4543/mod_resource/content/1/
Misure_di_Temperatura%20-%202016.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Alluminio_7075#7075-T6

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