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Ferrando Mantovani

Stupidi si nasce
o si diventa?
Compendio di stupidologia

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Edizioni ETS
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ISBN 978-884674235-3
ISSN 2420-840X
A me stesso,
il più stupido degli stupidi
(ma in ottima compagnia)
PRESENTAZIONE

Il perché del presente compendio di stupidologia, teorica ed applicata, scritto in un mese,


meditato una vita? Premesso che la stupidità è cosa comicamente seria o tragicamente comi-
ca, nostro intento primario: avviare un’analisi della storia umana in chiave di stupidità. Mai
tentata, ma possibile solo volando alti, al di sopra delle correnti delle stupidità coeve. E di
ben maggior utilità pedagogica delle interpretazioni ottimistico-idealistiche, materialistico-
marxiste o neutrali.
Scopo ultimo: contribuire a schiudere le porte della conoscenza su questo inesplorato
mondo della stupidità, per meglio identificarla e snidarla. Nell’illusoria speranza di un’azio-
ne di contenimento più intelligente, almeno verso le forme più dirompenti di questa oscura
forza, che da sempre ostacola la crescita civile del genere umano. O, comunque, concorrere
alla presa di coscienza che la maggior parte delle cose che facciamo come normali, naturali
o intelligenti, sono in verità, di più o di meno, stupide. Scopo più immediato: ai proclivi alla
meditazione sulle umane vicende si pone, prima o poi, una triplice per così dire alternativa:
sparare, spararsi o sfogarsi. L’autore ha optato per la soluzione meno cruenta.
Ma movente inconfessabile: la sfrenata ambizione di scrivere «verità» che restino, tra le
più sapienziali di questa era. Di continua consultazione e da adottarsi anche nelle scuole,
superiori e inferiori. E come strenna natalizia. Nei battesimi, genetliaci, nozze d’oro. E di-
vorzi. Più formative di un intero corso di laurea. E da immortalare nella storia del pensiero
filosofico. Con tante edizioni, rivedute e peggiorate. E solo la stupidità – chi scrive ha presto
capito – si prestava allo scopo.
Agli ubertosi pascoli della stupidità politica, intellettuale e televisiva è stata riservata,
per la loro capacità di produrre cultura e storia, particolare attenzione. I risultati superano
ogni aspettativa. E se vi è cattiveria, equamente distribuita, non è di chi constata, ma della
realtà constatata. Aperta la finestra, abbiamo soltanto osservato: fuori e dentro di noi. Sulla
purezza delle intenzioni giudica Altri. Se vi è rammarico, è soltanto per l’inadeguatezza delle
nostre forze al compito sovrumano della descrizione della stupidità nelle sue non dominabili
dimensioni: in lunghezza, larghezza, altezza, profondità. Spessore e peso specifico. Procede-
remo, pertanto, per saggi e campioni: molti di validità universale. Altri, meglio attrezzati, po-
tranno più compiutamente procedere oltre su questa proficua via. Il solco è tracciato. Anche
se, prevedibilmente, continuerà a gravare sul tema il marchio del tabù. Perché è come scrivere
sull’acqua.
Esito più che appagante sarebbe l’avere nell’immediato anche minimamente contribuito,
di un granello soltanto, all’onestà dei politici, al riposo del legislatore, al silenzio dei magi-
strati, all’umiltà degli intellettuali, alla verità dei media. A ridurre la distruttività planetaria
delle multinazionali. E, perché no, a rivedere l’ordine delle acritiche convinzioni umane stra-
tificate. E a produrre qualche anticorpo. Ciò contando sulle virtù terapeutiche dell’inconte-
stabile verità che tutti sopportano e esultano se giudicati malfattori, ma nessuno tollera di
essere considerato stupido. Tanto più se lo è.
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Una siffatta impresa non è l’ardire di superba presunzione. Né il coraggio della libertà di
chi mai ha cercato amicizie facili ed applausi. E tanto meno voti e presidenze. Più semplice-
mente, l’offerta di un’inusuale chiave per rileggere le medesime umane cose e rimeditarle. E
sarcasmo, sì, per le stupidità dai tragici eventi per l’umanità. Ma col manto distensivo delle
punte di ironia, pur se dagli esiti più illuminanti di qualsiasi critica. Non disgiunto da un
incontenibile senso di tenerezza per le veniali stupidità con cui allietiamo la quotidianità
delle nostre vite.
Alla benevolenza del lettore valutare più che il peccatore, questo nostro peccato, perché
qui sta il problema: se le cose dette siano menzogna, come vorremmo. O verità, come paven-
tiamo, poiché – ahinoi – diabolica appare la contraria prova. E la scoperta della fitta trama
di stupidità che avvolge l’intera storia dell’umanità? Un’avventura fascinosa dell’intelletto,
sconvolgente sul piano umano. Pur se con la «Speranza», nell’impietosa radiografia, del
buon Noè, che misura il crescente livello del diluvio, in attesa del promesso arcobaleno. E del
rientro della colomba col ramoscello d’ulivo.
Ad ogni buon conto, il compendio è stato costruito in modo che tutti – presenti inclusi
e non esclusi noti personaggi televisivi, certi giornalisti sportivi e i pubblicitari in genere –
sentano che la stupidità è soltanto quella altrui. Anche per evitare il rischio, non teorico, di
suicidi di massa.
Qualunque riferimento a fatti o persone non è mai casuale. Ed un doveroso ringrazia-
mento a tutti i personaggi, maschili, femminili e dubbi, viventi o vissuti, di estrazione varia,
generose Muse ispiratrici di questa nostra fatica.
CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE

1. La stupidità antica e la stupidità contemporanea


Nella storia umana la stupidità ha sempre avuto un ruolo determinante, essendo la
storia dell’umanità soprattutto la storia delle umane stupidità. Ne è conferma – fra le infi-
nite altre – la storia di tutte le guerre, calde, fredde e semifredde. E, più ancora, di quelle
«giuste» e «definitive», sicure premesse di altre ancor più giuste e definitive. Coi successi
ultimi delle «guerre di tutti contro tutti». Tutte in funzione della pace: eterna.
Mai come ora, però, l’umanità – sempre così poco misericordiosa verso l’intelligenza
– ha tanto rischiato di delegare alla propria stupidità il governo del mondo e la sua stessa
sorte. Una differenza di fondo esiste, invero, tra la stupidità dei tempi andati e dei tempi
presenti.
La stupidità di ieri era, tutto considerato, più riposante: una stupidità «nature». Poiché
solitaria, casereccia, controllata, gratuita. Di salute talora cagionevole e di complemento.
Non disgiunta da un certo elementare buon senso. E che si era fatta tutta da sé. Una stupi-
dità ormai perduta, ma sentita con crescente nostalgia.
La stupidità di oggi è una stupidità di un’intraprendenza ed interazione senza eguali e
senza riposo. In servizio permanente effettivo ed erga omnes. Perché non solo organizzata,
associata, sindacalizzata e retribuita. Di sana e robusta costituzione e longeva: inconti-
nente e non biodegradabile. Ma, altresì, autogiustificantesi come intelligenza e progresso.
Nonché computerizzata, quindi, veloce. E contro gli stupidi «retribuiti» e «longevi», «pro-
gressisti», «veloci» e in tempo reale, non vi è scampo, difesa, rimedio, speranza.

2. Gli apporti dell’ideologia e della tecnologia alla stupidità contemporanea


Con i decisivi apporti dell’ideologia, la stupidità moderna ha potuto beneficiare di un
processo di depurazione da ogni residuo di buon senso. Fino a raggiungere – meglio ve-
dremo – quella situazione ottimale, rara in natura, della stupidità allo stato puro: senza
imperfezioni. E senza lucidi intervalli.
Il libertarismo-permissivistico, filiazione del relativismo etico e del capitalismo consu-
mistico della massima licenza per il massimo consumo, si è premurato di infrangere i tra-
dizionali argini di contenimento della stupidità, che ha potuto recuperare la più completa
libertà di azione: in libertà incondizionata. Ed anche l’ideologia conflittualistico-classista
ha lasciato il segno: caduta l’ideologia è rimasta la «cultura del nemico», con la genera-
lizzata rissosità, quali metodi per impostare i rapporti intersoggettivi: politici, sindacali,
scolastici, sportivi, stradali, condominiali. Matrimoniali e tra i due sessi. Dal canto suo,
l’emancipazione femminile, confondendo la parità delle opportunità con la parità nella
stupidità, sta rapidamente elevando la tradizionale minore (o più riservata) stupidità del
gentil sesso alla superiore (o più solare) stupidità maschile, equiparandone le possibilità
di pubblica estrinsecazione. Dal fumo, alcol e droga, al servizio militare, villania stradale
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e verbale, al carrierismo e al peculato. Dalla box al catch e al kung fu. Dalla devianza al
terrorismo e tifoseria sportiva. Dall’accesso alla televisione al linguaggio giornalistico cal-
cistico. E alla pedofilia.
In dispregio del principio di eguaglianza, che vuole che i diseguali siano trattati in
modo diseguale, l’ideologia democratico-libertario-egualitaria ha proclamato la perfetta
parità tra intelligenti e stupidi1. Col suo connaturale limite di contare e di non pesare i
cervelli, essa ha così assicurato – democraticamente e a suffragio universale – alla com-
patta maggioranza degli stupidi l’ininterrotto governo della politica. Il sistema elettorale
maggioritario ha ulteriormente accentuato l’emarginazione, anche parlamentare, dei resi-
dui focolai di intelligenza. Che poi il voto per appello nominale e palese ha condannato
ad adeguarsi anche alla rigida disciplina interna della stupidità partitica. Il perfetto sistema
democratico della «dittatura della stupidità», ove la libertà di voto sta nell’alternativa tra
l’una e l’altra stupidità bipolare. Per cui il parlamento è l’unico luogo dove la stupidità può
fare più danni che in guerra. Meno peggio, comunque, delle democrazie popolari, ove la
residua intelligenza è neutralizzata o soppressa.
Non meno fondamentali gli apporti della rivoluzione tecnologica. Con il progresso tele-
matico, associato all’internazionalizzazione della lingua inglese, la «stupidità via satellite»,
«cablata» e «Internet», sta dilagando urbi et orbi, senza più barriere spaziali e di idioma2.
La «globalizzazione della stupidità». Le applicazioni elettroniche ai sistemi di sondaggio
hanno elevato le singole stupidità sondate ad «opinione pubblica», registrata nei suoi can-
gianti andamenti, con tutta la sua forza condizionante di ogni scelta, innanzitutto politica.
Con la conseguita vittoria sulla sterilità, grazie alla procreazione assistita, è caduto ogni
ostacolo alla trasmissione della stupidità in via ereditaria, poiché pure gli stupidi ama-
no riprodursi. Comprese le ultrasessantenni. Con le conquiste dell’ingegneria genetica le
multinazionali attendono di potere immettere, a breve termine, nel mercato – su pressante
richiesta delle reti televisive – gli «stupidi clonati», riprodotti in serie. Ciascuno la copia
perfetta dell’altro: tutti egualmente stupidi. Con la fascinosa possibilità del trapianto dei
«cervelli geniali» su corpi più vitali, la chirurgia sostitutiva ha aperto le entusiasmanti
prospettive dell’avvitamento dei nostri «geni» della politica alla poltrona oltre i naturali
limiti biologici. E col progettato innesto di microcomputer nell’encefalo si affaccia all’oriz-
zonte la terrificante ipotesi degli stupidi «onniscienti» e senza amnesie: il cerebrostupido
al silicio. Teste di chip. Un futuro di «stupidità perfetta», con l’unico teorico rischio di un
micidiale virus, capace di portare il bipede umano alla ragione.
Ed alla stupidità reale sta affiancandosi la «stupidità virtuale»: con la «video-droga»

1 E grazie alla felice combinazione della democrazia libertario-egualitaria e antimeritocratica e della villania,
il ragazzotto moccioso si sente in diritto di insultare l’anziano e la signora. E il balordo stradale di investire un Ein-
stein o un Beethoven. «Bloccata» sotto certi profili, la nostra democrazia è del tutto «sbloccata» quanto a maleduca-
zione: senza complessi.
2 Non ancora interamente valutabili sono, invece, l’insieme degli effetti stupidogeni della telefonia cellulare:

senza filo, senza legge, senza pudore. Balocco, per molti, di infantile maleducazione. E di conversazioni di primaria
inutilità, alle cui tentazioni sempre meno sono i resistenti. Per gli agenti turistici: dove «non si prende», non si va più
in vacanza. Per i neurologi il telefonino è un dispensatore d’ansia, essendone i possessori mai completamente liberi.
Per la pubblicità invece allunga la vita. Per gli aeronauti mette in tilt il pilota automatico. Per i cardiologi interferisce
sul pace-maker. Per gli oncologi provocherebbe il tumore al cervello. E per la stupidologia? Povero tumore!
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(ritrovato ultimo il «video-Dio», offerta di esperienze sovrumane e celestiali visioni), per la


liberalizzazione della quale stanno promuovendo referendum i «soliti incurabili referen-
dari». E si confida, attraverso i sostitutivi delle simulazioni pluridimensionali delle video-
battaglie e delle porno-realtà virtuali, di debellare guerre e criminalità sessuale: non l’ine-
betimento generale e la pornotossicodipendenza.
Alle tecniche di amplificazione sonora e al dilagante macchinismo la stupidità deve la
sua promozione a «stupidità al decibel»: a tutto volume e hi-fi. Che divora la nostra pace,
sonno, timpani. E coronarie. Con le punte più avanzate del motoveicolo, ciclomotore e
antifurto sonoro. E della stupidità rock, specie nei suoi sviluppi «trash» e «rap»: musica re-
gressiva, gastro-intestinale, ove essenziali sono il fracasso, l’urlo e l’ossessivo dimenamento
e sudorazione collettivi, ritmati dalle «ragazze-cubo». Optional la voce e l’armonia. Dalle
sublimi vette della musica classica, espressiva dell’intera gamma degli umani sentimenti,
ai sublimi regressi della musica boscagliosa da tam tam, espressione di tutte le ricchez-
ze viscerali. E al filone musicale «contro la vita», inneggiante al suicidio, cannibalismo,
necrofilia, eutanasia e a similari horrors. Indici, anch’essi, di trionfo dello spirito. Le più
espressive manifestazioni musicali di una civiltà despiritualizzata. E col Gender? Non più
stupidi maschili e stupidi femminili. Solo unisex.
La stupidità occidentale, essendo la più progredita, sta contaminando le civiltà orien-
tali, decomponendone – vana la loro disperata difesa3 – la plurimillenaria sapienza. Ed
accelerando il processo di occidentalizzazione neocolonialistico-culturale dei Paesi sotto-
sviluppati: il passaggio dalla loro più ingenua stupidità alla nostra, più matura e perversa.
Apertosi tra le tante speranze, il secolo XX è vissuto nelle illusioni di ideologie, portatrici di
distruzione materiale e morale. E si è spento nell’ «americanizzazione» del mondo.

3. Gli inquietanti interrogativi decadenziali


In un modo o nell’altro, la stupidità ha così smisuratamente esteso i suoi domini, rag-
giungendo i vertici del sapere e delle scienze, delle lettere e delle arti, e dominando, sem-
pre più incontrastata, pensieri, idee ed azioni dei detentori del potere e di noi sudditi.
Sicché non è azzardato presumere che la stupidità umana e l’inquinamento planetario
(buco dell’ozono, effetto serra, piogge acide, nuclearizzazione) costituiscano i problemi del
nuovo millennio. Che sono, poi, un problema unico: di un’umanità di sprovveduti, in testa
i Paesi industrializzati, che – con una chiara presa di incoscienza – rischia, distruggendo
tutto attorno a sé, materialmente e spiritualmente, di distruggere se stessa e di morire di
solitudine.
3 Dietro alla resistenza dell’Islamismo – a parte l’ovvia inaccettabilità degli orrori violenti, impositivi e mar-

tirizzanti i cristiani e gli infedeli in genere – sta un reale problema: il tentativo di sottrarsi al colonialismo culturale
occidentale e alla sua forza di decomposizione. Che nella sua voracità intende omologare tutte le altre culture per li-
vellarle come al passaggio di un bulldozer. Senza mai un esame di coscienza. Per non ammalarsi, il resto del mondo,
del più occidentale dei mali: la «depressione». Il nostro sarà anche il secolo del verosimile scontro tra l’Occidente, in
crescente decomposizione, e l’Islam, sempre più fondamentalista ed espansionistico. Che ha alzato la testa non tanto
per la sua forza, ma per la debolezza dell’Occidente: con la sua rinuncia alla propria identità, coi suoi valori-base
della civile convivenza. E di questa Europa, diventata non solo anticristiana, antisemita, antiamericana ed antiocci-
dentale. Ma, peggio ancora: «antieuropea».
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Consequenziale, pertanto, l’interrogativo: se la stupidità contemporanea corrisponda


ad una crisi acuta, e quindi transitoria, della nostra civiltà, in concomitanza di riaffioranti
concezioni torbide del mondo. O, invece, ad una crisi cronica e progressiva, per cui con
ulteriori sviluppi in tutte le sue tipiche manifestazioni decadenziali – denatalità e invec-
chiamento, devastazione ambientale, stragi abortive ed eutanasiche, infanti buttati, suici-
di, anoressia, depressione e disturbi psichici, insonnia, droga e alcolismo adolescenziale,
despiritualizzazione, amoralità, eclissi della legalità, disordine, corruzione, prostituzione
e pedofilia, criminalità organizzata e disorganizzata, ipersessualizzazione-impotenza, ra-
refazione dell’eurosperma, agalassia, magia, satanismo, occultismo, nonché arte moderna,
musica rock e sindrome Internet – segnerà l’irreversibile declino di questa povera civil-
tà occidentale, che sta compensando la perdita dell’istinto primario della riproduzione e
conservazione della specie con la cultura dell’autodistruzione. E dimentica che per ferrea
legge biologica i popoli più vitali e aperti al futuro sono quelli non più computerizzati, ma
con più figli.
E noi, prigionieri del fallace dogma della storia come progresso continuo e, perciò,
concentrati sulla larvale banalità dei problemi contingenti (quelli, esistenziali, del doppio
turno elettorale, della par condicio televisorum4 e delle regali protuberanze craniche della
reale casa inglese) ci distraiamo dal vero problema: la soluzione definitiva di tutto con l’e-
stinzione, fra non troppi decenni, della stessa fauna europea per l’implosione demografica
e esplosione stupiditaria5. Altra cosa se sia grave perdita. Quella di una civiltà che, per gli
olfatti raffinati, emana – con la sua inappetenza per i valori liberatori, con il suo appetito
per i disvalori schiavizzanti e, soprattutto, con la sua ingrugnita tristezza – un gran tanfo
di decomposizione, di nichilismo, di morte. Una «civiltà suicida»?

4. I quattro perenni problemi della stupidologia


Non esiste, a tutt’oggi, una vera e propria scienza della stupidità: la stupidologia. E, con-
seguentemente, non sono mai state istituite cattedre universitarie, pur se incommensura-
bilmente più utili di un elevato numero di insegnamenti, anche fondamentali. L’Enciclo-
pedia Britannica e la Treccani ignorano, significativamente, l’argomento6. Dalle scienze
antropologiche il fenomeno non ha mai ricevuto un’attenzione pari al suo ruolo storico.
Cosa contraria ad ogni legittima aspettativa, stante la disponibilità di uno sterminato ma-
4 Per i posteri, lettori di questa opera: par condicio = figura retorica utilizzata dai politici della fine del secolo

XX per garantirsi la eguale possibilità di esternazione del vaniloquio, menzogne elettorali, argomenti inutili e paro-
lacce.
5 Un contributo decisivo alla denatalità è stato dato, unitamente ad altre cause e al lavoro femminile extrado-

mestico, dall’allarmante slogan femminista: «Lo sperma è cancerogeno».


6 Come rilevava Musil, aprendo il suo «Discorso sulla stupidità», «chi al giorno d’oggi» – ed eravamo ancora

nel 1937 – «abbia l’audacia di parlare della stupidità corre gravi rischi: la si può interpretare infatti come arroganza, o
addirittura come tentativo di disturbare lo sviluppo della nostra epoca». E nella ricerca di predecessori lamentava di
averne scoperti incredibilmente pochi. La stessa conferenza, dal titolo «Della stupidità», tenuta nel 1866 da Johann
Eduard Erdmann, discepolo di Hegel e professore all’Università di Halle, fu accolta, già al suo annuncio, a suon di
risate. Nonostante la drammatica serietà dell’argomento, trattato addirittura da un hegeliano. Perché «i saggi prefe-
riscono evidentemente scrivere sulla saggezza». E «evitano di studiare la stupidità, nel timore di essere confusi con
l’argomento». E i c.d. «Grandi Editori» sono più propensi a pubblicare «stupidità» che «scritti sulla stupidità».
Considerazioni introduttive 17

teriale umano di indagine e le pressoché illimitate possibilità sperimentali, che avrebbero


dovuto privilegiare la scienza stupidologica rispetto ad ogni altra, assicurandone i più lumi-
nosi destini. E le ragioni di tale arretratezza scientifica restano in buona parte misteriose.
Da non trascurare, certo, sia l’insuperabile avversione dei Governi, Parlamenti ed Enti locali
a finanziare programmi di ricerca in materia, per il fondato timore di essere anch’essi confusi con
l’argomento. Sia la sovrumanità dello sforzo di riduzione della stupidità a sistema scientifico, per
la sua indominabilità, imprevedibilità, in tutti i campi del pensiero e azione umana; come pure
all’unità di «scienza di sintesi» la pluridisciplinarità e l’interdisciplinarità (bio-psico-socio- crimino-
logiche) delle analisi. Nonché l’arduo coraggio dell’introspezione, poiché – per dirla all’incirca con
Sant’Agostino – come la veritas anche la stupiditas habitat in interiore homine. E più ancora il fatale
equivoco di identificare la stupidità con la dabbenaggine, sprovvedutezza, ottusità, con la preclusa
possibilità, così, di cogliere le più pericolose forme di stupidità, mimetizzate da intelligenza. Onde
molti atti, ontologicamente stupidi, vengono dalla maggioranza di noi ritenuti intelligenti o norma-
li. E quotidianamente praticati.

Ma per smascherare la stupidità, specie nelle suddette forme, occorre porsi non all’in-
terno, ma al di fuori di essa. Essere – come già altri hanno detto – sommamente in grado
di «semplificare», di ritornare «semplici». Cioè liberi, il più possibile, dai condizionamenti
e dagli stereotipi di stupidità, stratificatisi attraverso millenni di «evoluzione civile». Ossia
con la riacquistata capacità di mentalmente «azzerare», potendo così beneficiare di un
patrimonio di incontaminata «ignoranza».
Un siffatto ritardo scientifico e didattico ha reso sempre impossibile anche la mera
programmazione di una politica generale di contenimento della stupidità come sistema
coerente di principi teoretici e di concrete applicazioni pratiche. Coll’amaro prezzo di
trovarsi, nell’impari lotta, ciclicamente al punto di partenza e al limite dello scetticismo. E
di dovere sempre ripartire da capo dopo avere ripetuto gli stessi errori.
Nessun approccio scientifico può, però, prescindere dalla fondamentale esigenza di
fare emergere, sotto le inesauribili «variabili» storiche, le «costanti» della stupidità sui quat-
tro problemi di fondo: 1) il problema della definizione di stupidità: che cos’è uno stupido?;
2) il problema delle cause della stupidità: perché si è stupidi?; 3) il problema della classifica-
zione della stupidità: in che modi si può essere stupidi?; 4) il problema della difesa contro la
stupidità: ci si può e come difendere contro gli stupidi?
E per colmare le gravi lacune culturali dei laureati senza neppure i rudimenti sull’umana stu-
pidità, è auspicabile che – in qualche riforma universitaria sempre in corso – siano introdotti, al-
meno nelle Facoltà umanistiche, poiché le più bisognose, corsi biennali obbligatori di stupidologia.
Anche se può essere, verosimilmente, che sul tabù della stupidità questo resti per altri mille anni
l’unico aspirante trattato. Da leggersi preferibilmente dai beneficianti dell’«anima ridens», più che
dai seriosi, costantemente con la testa tra le mani. E per modiche dosi, per le sue enunciazioni di-
sturbanti e le sensazioni di sconforto. E, quindi, da «rimuovere». Pur se, tempo qualche decennio,
le tremende cose qui dette conserveranno il nostalgico sapore delle innocenti confessioni da diario
di un’educanda.
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Finito di stampare nel mese di luglio 2015