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Lorenzo Stoppa Tonolli
Rebecca Covaciu

Briciole di Infinito
un duo poetico-pittorico

Salviati & Sagredo

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©Salviati & Sagredo - Milano
Prima edizione: 2016

ISBN: 978-88-941736-0-4
Stampato nel mese di aprile 2016
da Global Print s.r.l - Gorgonzola (MI)

Proprietà riservata

Progetto e realizzazione: Composit.02 - Milano

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Al Preside Giuseppe Como
e alla Professoressa Anto-
nella Manni, per avermi ac-
colta e costantemente moti-
vata lungo il mio percorso.
A tutti gli altri insegnanti
del Liceo Boccioni, per la
fiducia in me riposta e per
il prezioso aiuto di cui mi
hanno fatto dono.

Rebecca Covaciu

Alla scuola, laboratorio di


Gioia e di Speranza.
A tutti gli allievi del presen-
te, del passato e del futuro.

Lorenzo Stoppa Tonolli

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Presentazione

Si sa che l’affiancare scrittura e immagini può generare un


di più di senso, una sorta di potenziata “creatura”: quando si
leggano i versi di Lorenzo Stoppa e si osservino i piccoli qua-
dri di Rebecca Covaciu, se ne ha conferma. La vita di Rebec-
ca, che è di etnia Rom e ha diciannove anni, è stata segnata da
molte esperienze dolorose: lei ha conosciuto molti paesi, ma
“non sempre” - così leggiamo nella sua nota biografica - “ha
conosciuto persone buone” e “non sempre ha avuto un let-
to dove dormire”; e solo la precoce scoperta della pittura, di
“un arcobaleno dalle infinite sfumature”, le ha dato un con-
forto decisivo e costante. Così i suoi pennelli hanno originato
una realtà compensativa, capace di far dimenticare tanti tra-
scorsi drammi. Le presenze da lei tratteggiate, spesso memori
del visionario Chagall, si accampano tra sogno e fiaba, come
altrettanti auspici di tenerezza e di pace (coerentemente, in
questa atmosfera incantata si profila anche la silhouette di un
violinista che suona tranquillo il suo strumento). Ebbene, è
con tale desiderio - o volontà - di idillio che converge la poe-
sia di Lorenzo Stoppa: quasi percorsi da un pacificato respiro
cosmico, i suoi versi pur brevissimi - tra haiku e pointillisme
- guardano a uno spazio e a un tempo maiuscoli, aspirano a
celebrare il Tutto e auscultano il sorgere delle cose, il vagito

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di “infiniti semi”: vien da pensare a una prospettiva lucrezia-
na gioiosa, in cui è sereno anche l’ignoto. In sintonia, i qua-
dretti di Rebecca colgono il soffio del Creato, spesso situando
le figure sotto un vasto firmamento stellato, perché l’univer-
so sa farsi abbraccio. All’interno di questa cornice di terra e
cielo si stagliano piante e prati, esseri umani e cervi, uccel-
li, colombi: regno vegetale e regno animale si incontrano e si
intrecciano (non a caso certi alberi hanno un volto) con fidu-
cia. Ed ecco che nei versi di Lorenzo, simili a battiti del cuo-
re, microcosmo e macrocosmo si toccano (“nelle foglie stan-
no mondi”) e ogni cosa è in silenziosa attesa di sbocciare, di
espandersi e di formare il “puro Uno”; così un’idea filosofi-
ca si veste di tinte primaverili. Ma altrettanto primaverile è la
pittura di Rebecca: entro contorni netti i colori - si direbbe -
fanno festa e l’ingenuità del tratto si accorda con l’acuta per-
cezione del nascere o rinascere, e ribadisce queste sentimen-
to un’immagine significativa, cioè un grande viso (ritratto o
autoritratto che sia) che guarda dritto in avanti, con risolutez-
za, perché le tribolazioni sono alla spalle e il futuro non può
spaventare la “piccola” ma sapiente pittrice. Qualche volta
l’arte aiuta la vita.

Tiziano Rossi

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Introduzione

Quando ho conosciuto Rebecca Covaciu sono presto rima-


sto colpito da un tratto essenziale della sua personalità: una
strettissima implicazione tra creatività artistica e quotidianità.
Ricordo bene il primo dipinto che mi mostrò a scuola, un trit-
tico di grandi dimensioni.
Rappresentava una scena agreste con personaggi del popolo
Rom e alcune figure angeliche che portavano loro conforto
per l’imminente demolizione di un villaggio costruito al limi-
tar del bosco. Sullo sfondo un lunghissimo treno sfrecciava
veloce attraverso l’orizzonte e in alto un grande cielo stellato
avvolgeva eventi e persone in un’estatica stabilità.
Fui subito interrogato dalla nuova allieva circa i significati
possibili contenuti nel dipinto.
Mi chiese: “che cosa vede lì?”.
Il suo sguardo attento e gentile accompagnava il mio concen-
trato a leggere la scena, annuendo con compiacimento ogni
volta che le mie parole fornivano una risposta plausibile.
Fu lei però ad aiutarmi nell’osservazione del treno stellare:
“il treno della felicità e del presente, quello che tutti possono
prendere se ne sentono veramente il bisogno”.
Pronunciò questa frase in modo così naturale e spontaneo che
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ne rimasi profondamente colpito, presentendo, in una sor-
ta di intuizione furtiva, che questa giovane studentessa Rom
avrebbe profondamente inciso nella mia sensibilità di inse-
gnante e di poeta.
Il grande quadro aveva passato l’estate a riposare nell’aula 102
del Liceo Boccioni, dopo che il Preside Como, grande esti-
matore e mentore di Rebecca, aveva liberato il proprio studio
perché fosse pronto ad accogliere il suo successore.
È stato recentemente acquistato in occasione di una perso-
nale che la pittrice ha tenuto in una piccola, graziosa galle-
ria di Brera.
Ora probabilmente è a casa di qualche appassionato la cui
intelligente sensibilità non soltanto ha permesso a Rebecca di
aiutare la sua famiglia a partire dal proprio talento, ma sopra-
tutto di segnare ufficialmente l’inizio di un percorso che auspi-
chiamo prosegua prolifico e fervido di soddisfazioni.
Durante il corso dell’anno sono state molte le occasioni in
cui, parlando con Rebecca e osservando nascere i suoi dise-
gni, ho potuto sperimentare quale grande profondità d’animo
ed autocoscienza estetica e sociale possieda questa persona.
Se è vero che talora nel corso della relazione di apprendimen-
to l’insegnante può essere professionalmente e umanamente
gratificato dal rapporto con gli allievi, in questo caso riconosco
volentieri che l’interazione con Rebecca è stata una vera lezio-
ne di vita e la dimostrazione concreta che è possibile impara-
re da una persona anche molto più giovane.
Ciò che colpisce in Rebecca non è dovuto semplicemente al
fatto che la ragazza provenga da una realtà esistenziale estre-

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mamente dura e sfidante nella quale dimostra di muoversi con
dimestichezza mirabile.
Piuttosto lascia sbalorditi che sia riuscita autonomamente a
maturare e nutrire il desiderio di esplorare la diversità senza
rinnegare niente della cultura di provenienza.
Rebecca infatti sa beneficamente integrare in una pratica di
esistenza sempre propositiva le numerosissime difficoltà del-
la sua condizione e le potenzialità più autentiche offerte dal
moderno mondo occidentale, in primis da quello della scuola.
Questo libro nasce da un confronto dialogico con l’allieva,
scaturito dalla relazione didattica e trasformatosi poi, gra-
dualmente, in collaborazione creativa parallela al lavoro svol-
to a scuola.
La riflessione sull’arte che ne è derivata non ha mai avuto un
assetto speculativo ma è sempre sorta dalla considerazione
degli aspetti reali e quotidiani dell’esperienza vissuta.
Tutta la prima parte del lavoro si compone di un’alternanza
di brevi poesie che proseguono idealmente Le stagioni dell’a-
nima e di disegni realizzati da Rebecca.
Alcune delle poesie e dei disegni sono nati sinergicamente,
attraverso una felice contaminazione di idee sorta dalle nostre
riflessioni, altri sono invece autonomi.
Ci sono anche dei casi in cui i versi nascono in omaggio alla
figura della pittrice ed altri in cui i disegni sviluppano in modo
originale suggestioni tratte dai versi.
Ciò che però, al di là di tutto, accomuna le due forme espres-
sive è la cosa più importante: l’intima convinzione che l’imma-
gine e i suoi significati possibili rappresentino la viva essenza

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dell’arte e che il simbolo sia un vero luogo dell’anima, in cui è
possibile ritrovare il contatto col Tutto.
La seconda parte del libro è costituita da un breve dialogo in
cui emergono i contenuti di alcune delle conversazioni che
hanno accompagnato lo scambio estetico con l’allieva e la
nascita della pubblicazione.

Milano, luglio 2015

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Briciole di Infinito
un duo poetico-pittorico

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Sole.

La luce corre su velocissimi cavalli a farsi pane.


Pane dalle mille svolte possibili.

Nel sangue risvegliato ondeggiano spighe.

Stormi,
Stormi di percezioni benedicono l’esistere.

Stormi di piccolissime percezioni


Benedicono il Creato.

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Bordo dell’alba.
Mare.

Oltre le palpebre
Mite stella sorride.

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Cadde la maschera
E dietro

Non fu che puro Azzurro finalmente,

Libero spazio di contatto,


Vuoto che tutto unisce, incontra e nutre,

Come Madre.

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Vetta.
Mare aperto delle nuvole.

Ciò che è lontano

Come fiore rinasce


Nell’animo terso.

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Tè.
Lungo i sentieri del vapore ti incamminasti.

In piccola capanna azzurra


Un saggio ha lasciato entrare il cielo.

Per merenda: tazzine d’infinito.

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Porticina schiusa.
Nel grembo della pendola
Il Presente è entrato sorridendo.

Ogni cosa si è fermata ad ascoltare:


“maturo è il tempo, chi molto ha girato
libero senta adesso il battito profondo”.

Ruote e rotelle d’ogni età,


Su bianco cuscino accomodate
Adagio respirano.

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In mente liberata sorgono stanze chiare.
Miriadi di farfalle.

Tutt’intorno, di luce,
Vagisce una finestra.

L’immenso oceano
Nel cavo della mano sta raccolto.

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Scendemmo vaste gradinate
In riva al fiume a meditare,
Delle intenzioni nel luminoso spazio.

Pura coscienza ovunque ha casa.


In ogni particella elementare un mondo s’apre.

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Grande silenzio.
La gabbietta è stata aperta.
Ogni concetto è volato nell’immenso.

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Stelle.
Sonno della campana.

Ad ogni respiro il Sentiero


Fa l’animo più vasto.

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Compleanno del cielo.
Il monte è entrato a passeggiare nella mente.

Piccolissime porticine
Guidano il rosa fino al cuore.

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Tramonto.
Raccolsi nello sguardo il monte,
Da lontano.

Nell’animo schiarito avverto


Il vento correre fra i rami,

E un piccolo scoiattolo
Ascendere alla sera.

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Luna piena.
Intuizioni qua e là brucano sillabe:

Io….. mio…….
o forse, meglio:

Miao.

Con felina saggezza


Il pensiero
Accanto al fuoco si accoccola.

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Notte stellata.
Sul palmo aperto del Silenzio
Beve nettare un attimo-colibrì.

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Primavera di luce.

Foglio onestamente disertato:

Parole e paroline son tutte uscite


A farsi il bagno al fiume.

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Meriggio.
Ogni concetto è tornato

Un’intuizione pura,

E al sole aperte
Le piccole ali azzurre

Libero cinguetta.

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Estate.

Lingua antica del mare.


La saggezza dei morti è salita nel grembo delle rosa.

La colazione profuma.

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Autoritratto
cm 22 x 17,6. Acquarello su cartoncino

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In volo
cm 35 x 27. Tecnica mista penna e acrilico su cartoncino

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Ciánito.
(azzurro inspiro dello Spazio!)

Della coscienza collettiva


Fare un giardino nitido
Di Luce.

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Vastità dell’estate.
Pozzo di chiara luce.

Ampio giardino di silenzi in ogni poro della pelle dirama.

In ogni filo d’erba:


Risveglio.

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Caro maestro
cm 18 x 25,5. Acrilico su cartoncino

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Là, il mio cuore
cm 13,3 x 16,8. Tecnica mista acquarello e acrilico su cartoncino

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Pace.

In puro spazio di presenza il respiro ti ha condotta


Per le ampie valli della percezione
Tenendoti la mano.

Immenso è il corpo dell’Insegnamento


Come una terra di cui noi siamo i solchi

A dare messi.

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Sole sul mare.
La Rabbia è andata in pensione.
Beve luce l’animo risanato.

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Piccolo ficus in camera chiara.
Fuori mare.

Ogni sua fogliolina


È infinito paese di silenzio.

Lungo strade viola ci si riconosce.

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Lasciale andare libere le cose
Dai guinzagli stretti della mente:

Non è che un sorgere.

Con senso fervido l’albero carezza


Ben radicato nel sereno,

E sentilo il remoto spazio delle stelle


Farsi esperienza viva sotto le tue dita!

Adesso anche i sassetti si voglion tutti bene.

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Oltre il pianto
cm 18,3 x 25,5. Acrilico su cartoncino

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Il grande dono
cm 17,4 x 27. Acrilico su cartoncino

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Prime stelle.
Torre della campana.
Il rosa gattona fra i rami della sera.

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Cielo tra le foglie.
Silenzio d’aula.
Generazioni di allievi altrove risplendono.

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La fonte
cm 20,8 x 30. Acrilico su cartoncino

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Il vero Amore
cm 19 x 28. Acrilico su cartoncino

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Pace profondissima del cielo.
I concetti son tutti a riposare.
Ogni cosa scopre parenti ovunque.

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Il poema ora si svuota.
È tutto un fuggi fuggi generale.

Che parolina rimarrà a farsi corteggiare


Dallo spazio

Aperto della pagina?

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Pomeriggio.
Merenda di luce.

La piccola pittrice
Ha lasciato fare l’ispirazione.

Ogni colore si è seduto attorno al tavolo


A festeggiare immagine neo nata.

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Vastità.
Mitezza delle spighe ascesa al pane.
Sorgono stelle sul cuore risanato.

Comprensione ed amore per mille capillari irrorano


Le chiare distese della mente.

Lo spazio, come gestante, è attento ad ogni piccolo particolare.

Ogni cosa
Prepara lieta un nascere.

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Pomeriggio di Orpheo
cm 18,3 x 25,5. Acrilico su cartoncino

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Buon mattino
cm 18,80 x 28. Acrilico su cartoncino

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Sera.
Profumo dei limoni.
I nostri passi maturano nel bosco.

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Cactus alla finestra.
In una gran caverna siamo entrati
Dove risplende vasto
Il puro compleanno della luce.
In fondo la porticina è schiusa,
Sulla maniglia della quale cresce un bosco.
Varcasti adagio,
Su passi che lambiscono la sera
Il libero sentiero fino agli orti,
Ed attraverso il chiaro della percezione
Tornasti a casa infine, lasciandoti alle spalle
Il mondo immenso che riposa
Sulla punta di una spina.

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Rinasco ovunque
cm 23 x 30. Acquarello su cartoncino

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A merenda con l’anima
cm 13,3 x 17,5. Acquarello su carta porosa

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Destino d’orologio

Ogni rotella e ruota ha scelto un vaso.


Tutte si danno al giardinaggio.

Come compagne del Tempo, navigate,


Dei secondi han fatto semi del presente.

Una è la pianta a scaturire


Nelle cui foglie stanno mondi e terre pure.

Il ferro ha messo mani premurose.

Ovunque primavera
Smuove dell’animo germogli
Nell’immenso.

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Scendiamo i gradini, uno per uno,
Che al cuore di un granello conducono

Di sabbia.

La porta piano in stanza d’oro scivola.


Un lumicino sul tavolo risplende.

In infinite stanze come questa


Amici innumerevoli respirano l’Intatto.

Dalla finestra schiusa,


Radioso, l’azzurro entra volando.

Non hai che da lodarlo l’inesauribile rigoglio dell’esistere.


È semplice:

Sentilo ovunque Ciò che ci sostiene,

Come nei grani della spiaggia,


In ogni fibra delle cose sta un maestro.

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Spiaggia prestissimo.

Impronte della annate.


Sul volto liscio della sabbia sboccia

Inesauribile poema.

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Alba.
Come piccolo passero giungesti
Al davanzale della mente,

Tu,

Inaspettata,
Soave sensazione.

Da oggi aperta lascerò la mia finestra,

Sempre,

E innumerevoli semini disporrò


Per ogni tua sorella.

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Meditando l’azzurro
cm 21 x 28. Acquarello su cartoncino

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Al mio caro Maestro di violino, Avishai Chameides

L’angelo del suono


cm 23 x 30,7. Tecnica mista penna e acrilico su cartoncino

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Baluginio.

Una classe in fila


Di piccole intenzioni mattutine
Tenendosi per mano entra a giocare

Nel chiaro della pagina.

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Bocciolo intatto. Mare.

Fitte pareti dei petali separano strapiombi di luce.


Il bianco uccello ha preso il volo.

Dalla terra

La rosa conduce gli antenati in alto,

Piano,
Al compleanno della luce.

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Corrispondenze
cm 18.8 x 28,2. Acrilico su cartoncino

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Pedibus calcantibus
cm 23 x 30. Acquarello su cartoncino

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Nel bicchiere è entrata una moneta rosa.
Il sorriso ha seguito la ragazzina per due continenti.

A casa

La fiducia di una cagnetta


Allatta l’eternità.

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Stella del mattino.
L’elicriso è in piedi sull’alba.

Infiniti sentieri il profumo


All’anima dischiude.

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Mite albeggiare.
Spiaggia ampia dei giorni.

Pagina chiara
L’onda
Fa gravida d’Aperto.

Ciò che è da dire è il Puro Manifesto.

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Su ampio petalo di luce
Le percezioni si sono ritrovate a fare offerte.
Chiara intenzione come gemma sorride.

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La Comprensione è ancora una bambina,
Ma stamattina ha appreso l’equilibrio
Sulla sua bicicletta.

Tutti i colori del giardino


Sono invitati a festeggiare:

Per ognuno una bella seggiolina


Nel chiaro spazio della mente.

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Lo Spazio ha infinità di mani.
La piccola pittrice sa sentire.
Ogni mattino l’Arte bussa alla sua porta.
Presente d’oro.

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ad Enrico Baiano

Dal fondo della tavola armonica


Come sirena si è affacciata ad ascoltarti
Eternità stupefatta.

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Scese la mente risvegliata con agilità di bimbo
Fin dentro ai recessi delle cellule,
E le infinite porte percorse ad una ad una
E le infinite stanze,

Viola,
Dove maestri siedono composti.
In pace benedetta, al centro di ogni stanza sta un bicchiere,
E mite la mente sa remarvi fino al centro,

Ad isola di Luce.

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Spazio pacificato. Mare.

Il Giudizio è ospite
In casa mite della Luce.

L’avevano cresciuto a pane e aceto il bimbo.

Semplice vivanda, profumata,


Fa ora della tavola luogo amico.

Piccoli passi, inspiro dopo espiro,


In vacanza la Rabbia hanno portato

Fino alla Terra Pura.

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Pace.
Prime stelle.

Alle dita ampie degli alberi


La voce della campana

Il Rosa ha compagnato.

Domani anche i sassetti


Si scambieranno doni.

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Tardinverno.
Mattino di luce.
La vita timida si stira
Nei muscoli di seta delle primule.

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Contatto.
Aperto spazio.
Culla della Luce.

Mente fratellata al puro fuori.

Cavalli dell’aria riportano, ciascuno,


Frammenti vivi in cuore al Semplice.
Concordi i petali
Raccolti sono tutti attorno al Vuoto
Come a un padre.

Ovunque mani s’aprono,


Nuvole carezzate.

Bianca vallata sui tetti sussurra.

Cresce un sentire come pane.

Ora le fibre d’ogni cosa


Son tutte levatrici del Silenzio,

Ora le fibre d’ogni essere


Son tutte levatrici dell’Ignoto.

Contatto.
Inesauribile tenersi.

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Lascia che sorga dai prati della mente
Antico nutrimento.

In ogni filo d’erba gli insegnamenti erompono dal fondo.


Comprendere non è che danza libera di luce.

Respira dunque mentre le percezioni


Nel vasto a pascolare vanno che non ha confini.

Chiare vallate salutano l’azzurro.

Il grande stormo delle annate è tutto contenuto in ogni


cellula ]
Dove lo spazio risvegliato
Ha mani colme di infiniti doni.

Lo senti?

Passato ed Avvenire si sorridono


E mite l’aurora affonda le sue dita
Nel sonno intatto delle cose.

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Chiedilo a Ciò che hai riconosciuto
Il tuo sguardo prima di nascere cos’era:

Una brezza, un vento fresco,


Un soffio sull’oceano illimitato.

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Alba.
La mente è mare in pace.

Nella baia, delfini

Portano in groppa istanti d’oro.

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Mattino.
La fiducia è fiore che si schiude.
Gioiosamente giungono ali
A benedire l’ora.

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Grado per grado, scala a spirale.
Tra delicate cellule risale

Il maestro

Lungo il gambo
Dell’iris sconfinato.

In camera viola
Un lumicino brilla alla finestra.

Nell’ampia distesa la campana


Richiama adagio ogni percezione.

La Terra Pura sboccia in attimo di luce.

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Ogni parola e gesto del maestro
Come torrente scorrono a un presente
In cui è possibile fiorire.

In ogni poro della pelle avvertili:


S’aprono laghi che vastità rispecchiano, supreme.

Attingilo il segreto
Che del molteplice giocare delle onde
Il gran viluppo rasserenando scioglie.

Al puro Uno scendi, un passo dopo l’altro,


Al mite Intatto che dentro nelle cellule risplende.

Nelle gran piane aperte della mente un albero s’innalza


Fra le cui fronde vaste
Stormiscono le annate

E Infanzia ed Avvenire si sorridono,

Per sempre.

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Spighe. Minestra d’oro.
Pensiero bambino. L’Insegnamento risplende allattato.
La cascata è libera, anche le percezioni volano al mare.
Torre di luce nella mente. Vagiscono infiniti semi.
Nella ciotola si è accoccolato l’universo.
La putredine sorride, rose ascendono schiette.
La coppa è pura. Gattino vi sorseggia.
Anche il cielo nuvole allattano.
La fune è recisa. L’Azzurro prende il largo.
Il sentire si fa profondo.
Non c’è neppure da bussare alla porta del maestro.
Il vento è democratico.
I panni chiari sono un regalo per l’anima.
Terrazze di luce. Gabbiani in volo.
Mondi su ogni piuma.
Camminate nel cielo. Torrenti di cellule.
Pace potabile per tutti. Tutti gli esseri senzienti.
Muoviamoci insieme, stiamo in ascolto.
Sotto il sole ci si riconosce.
Pura intenzione ha messo rami e fronde.
Nel verde della coscienza
Cinguettano miracoli.

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Mattino presto.

Saluta Sguardo la fuga della valle,


Bianca,

Sui tetti ampi di Luce.

In groppa all’Ignoto,
Sellata morbida ogni particella elementare,
La percezione è puro espandersi.

La roccia secoli respira


Per mano adagio accompagnati

Al qui
Ed ora della mente.

L’animo accoglie
La fuga familiare della valle
In spazio chiaro, mite,

Custodito.

Azzurri canottieri in pace vogano


Le cellule esaudite.

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Alpe.

È caro esserqui
Sulle tre e mezza dell’anima

Blu,
Fattasi cielo,

Mentre le scie d’aerei misurano


Silenzi

E l’Assoluto è docile
Sgretolarsi,

Mite sussurro

In sistri d’oro di betulla.

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Respiro lieve
Nato d’alba.

La Gioia beve
Candido prodigio.

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Dialogo con Rebecca

Lorenzo Stoppa Tonolli: hai visto Rebecca che cielo oggi


in giardino? Aria tersa e limpidissima, bianche nuvole nel-
lo spazio……. e i gatti del nostro liceo!, - pupilli amatissimi
della Signora Cristina e della Signora Ombretta -, sono feli-
ci di luce!
Rebecca: sì prof., e il profumo dei tigli ovunque. Sembra che
l’aria si sia profumata come per un appuntamento speciale!
L. S. T.: appuntamento speciale……….….., magari la fine
della scuola che sta per giungere? Non ti dispiace che l’an-
no sia passato così in fretta?
La bellezza di questa giornata ha un che di evocativo; sem-
bra un sorriso del tempo, un cenno speciale che ci invita al
momento presente!
Di quest’anno scolastico che cosa pensi Rebecca?
Che colore useresti per significare questo presente chiaro e
forse un po’ malinconico?
R.: argento e azzurro insieme, probabilmente: colori del cie-
lo e del mare assolato, colori di spazio e di promessa.
Mancano ancora due settimane e in questo periodo, come
lei sa, sto cercando di esserci il più possibile.

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Purtroppo ultimamente ci sono stati nuovi problemi in fami-
glia e non sono riuscita a venire a scuola regolarmente.
Vede, essere qui è moltissimo.
Ieri pomeriggio, mentre ero alla Rinascente a suonare il vio-
lino, pensavo: le ore che passo insieme ai miei compagni e
ai professori sono preziose, ognuna è una finestra di liber-
tà affacciata sulla duplice necessità di restare figlia del mio
popolo e insieme di approfondire l’importante legame di
fratellanza con la cultura che mi ha accolta, compresa e cer-
tamente, in parte, trasformata.
Quando capita di dovermi dedicare alle urgenze della mia
famiglia sono profondamente contrastata, perché so che non
venire a scuola per alcuni giorni di seguito può complicare il
mio percorso, deludere gli insegnanti e i compagni.
Tuttavia in quei giorni di estrema necessità cerco almeno con
la mente e col cuore di esserci, cerco di tenere in vita le mie
buone intenzioni pensando che questa lontananza obbliga-
ta, utile alla sopravvivenza della mia famiglia, cui devo tan-
to, fortifica in me la consapevolezza di quanto sia prezioso
il tempo dell’apprendimento e della condivisione.
Così, quando effettivamente riesco ad essere a scuola per più
giorni consecutivamente, in ogni pennellata, in ogni linea,
in ogni tratto ospitato dalla tela, mi si rivela una viva forza
di libertà, assaporabile fino in fondo e chiarissima nel suo
valore.
Ciò che cerco di lasciar passare nei miei dipinti è certamente
anche questo senso di gioia e di gratitudine che fa del pre-
sente un momento da riconoscere ed onorare.

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L. S. T.: certo Rebecca, credo di capire a cosa ti riferisci.
Penso che la tua esperienza di vita, così difficile e sfidante,
consenta però ad un animo sensibile e maturo come il tuo
di imboccare la strada della consapevolezza in modo diret-
to e pieno.
Essa ti consente di vedere chiaro una verità universale, comu-
ne a tutti, ma non a tutti evidente.
Essere studenti e insegnanti è una condizione speciale,
un’opportunità d’esistenza preziosa: il tempo che passiamo
a scuola, più che mai in un liceo artistico, infatti, può assu-
mere un valore inestimabile semplicemente osservandone
più a fondo e con stabile concentrazione la natura di tempo
di crescita e condivisione nella Bellezza.
Il valore del tempo consapevolmente condiviso benefica il
nostro cuore e la nostra mente di esseri umani e ci pone nel-
la possibilità di sperimentare una delle cose più grandi che
ci sono concesse, ossia quella di realizzare insieme un per-
corso nella Bellezza, nella forma vivente, della quale l’arte è
fra le più alte espressioni.
Tutti i tuoi disegni e i tuoi dipinti, ad esempio, lasciano inten-
dere in modo chiaro che per te l’arte non è un’esperienza
opzionale ma un vero e proprio prolungamento dell’animo,
in cui la tua visione del mondo e delle cose è pienamente
attingibile e messa a disposizione degli altri.
Il tuo stile schietto e un po’ primitivo, così resistente ad un
addomesticamento tecnico, mi è presto parso adattissimo ad
armonizzarsi col testo poetico.
Le tue immagini infatti sono immerse in un silenzio che

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sa evocare e suggerire senza costringere, integrando nell’u-
nità della forma sia l’elemento gioioso e gaio dell’esistere,
sia quello umbratile e tragico, elementi che, a ben vedere,
accompagnano costantemente ogni nostro respiro come for-
ze complementari.
Riflettendo sul nostro lavoro, che esperienza pensi di aver trat-
to dalla collaborazione per la creazione di questo libricino?
Il fatto che talora ti abbia un po’ forzata ad un uso del colore
più evanescente ed acquatico ti è parsa un’invasione di campo?
R.: no, no prof.: anche se perlopiù il mio istinto prende for-
ma nei colori brillanti e ricchi di contrasti, non per questo
mi è meno gradito quello che lei definisce un uso evanescen-
te del colore. Come vede non mi richiede alcuno sforzo!
Queste due modalità di frequentare l’universo cromatico
sono entrambe feconde e prolifiche, la seconda probabil-
mente si sposa meglio col colore dei suoi versi che suggeri-
scono spesso atmosfere evanescenti e sfumate.
L’esperienza della nostra collaborazione è stata molto bel-
la perché ho trovato alcune delle sue idee particolarmente
suggestive, non solo a livello di contenuto ma anche per la
loro natura intrinsecamente plastica e già di per sé figurativa.
È come se i suoi versi fossero nati da un bozzetto che lei ha
celato da qualche parte nella sua testa e che con le parole
riesce a tradurre felicemente nel verso.
L. S. T.: ah sì?, pensi questo?, mi fa proprio piacere perché
in effetti credo che in ciò che scrivo la componente iconica
sia assolutamente centrale e questo non solo negli haiku ma
anche nelle liriche più lunghe.

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R.: anche in quelle molto estese come l’elegia de Le pagine
dei giorni?
L. S. T.: sì, sì, certo, anche lì!
R.: glielo chiedo perché in poesie così lunghe e ricche di
immagini qualcuno forse potrebbe trovarsi disorientato.
L. S. T.: certo, è vero, qualcuno che viva il testo come un
sentiero da percorrere a passo di marcia!
R.: mentre invece richiederebbe, diciamo, un passo più medi-
tativo?
L. S. T.: sì, cara Rebecca, davvero un passo più meditativo!
Molta arte richiede pazienza e disponibilità a restare.
Non che si tratti di fornire agogiche e metronomi, ci man-
cherebbe altro!
È vero, però, che al lettore il quale si trovi ad attraversare
il paesaggio di una poesia ricca di immagini, provandone
un senso di familiarità o di agio, o anche solo di curiosità,
sarebbe utile fermarsi a respirarvi un po’ dentro, creando
spazio tra un passo e l’altro e nutrendo la propria percezio-
ne immaginativa di silenzio e serena stabilità.
R.: sì, sì, infatti l’immagine possiede una specie di fluido.
Stare davanti ad un quadro che piace, starci stabilmente,
un po’ come volentieri si resta a casa di una persona gradi-
ta, può metterci in contatto con tutto ciò che di positivo è
condensato nell’opera.
È come una luce che generosamente si dà tutta intorno,
abbracciando lo spettatore!
Lei prof. non ha mai provato a raffigurare le sue immagi-
ni poetiche?

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L. S. T.: non hai idea di quanto mi dispiaccia a volte non
possedere alcun mezzo d’espressione figurativa. Non dise-
gno più dai tempi delle scuole medie!
Data la mia mancanza di confidenza con matite e pennelli,
sarebbe fonte di grande pena fermare il flusso dell’ispirazio-
ne cercando di darle forma grafica.
Preferisco di gran lunga avere te per compagna di viaggio e,
come si è fatto, lasciare che una sensibilità affine come la tua,
anche grazie alle animate chiacchierate che hanno accom-
pagnato la creazione del libello, dia liberamente forma ad
opere autonome.
Questi tuoi disegni sono per natura molto consonanti con
i miei versi ma non nascono con l’intenzione di trasporli in
immagine dipinta, quasi fossero un’illustrazione del testo.
Quest’ultimo aspetto, come sai, è piuttosto importante e si
tratterà di chiarirlo al pubblico quando capiterà di fare del-
le presentazioni.
R.: sì certo, è vero, è un tema importante: far capire in che
cosa possa consistere una collaborazione fra poesia e pittura!
Impresa assai difficile perché effettivamente mi rendo con-
to che l’idea che genera un’opera, intendo l’idea-seme, l’in-
tuizione-radice, può avere un’identica natura spirituale sia
per il poeta che per il pittore; di questo mi sono resa conto
man mano che il nostro lavoro procedeva, come dal dialo-
go nascevano continuamente nuove idee, nuovi momenti di
ispirazione, quasi specchi di fronte a specchi.
L. S. T.: sì, sono d’accordo.
È come se attraverso lo scambio creativo di opinioni e trova-

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te, frammisto, come è stato, a considerazioni innestatesi su di
una fiducia sempre più serena e corroborante, sia avvenuta
una benefica contaminazione, che credo, in qualche modo,
abbia giovato a entrambi.
Ti ricordi come è nata l’idea del violinista nell’orecchio?
R.: sì certo, le stavo raccontando del mio maestro di violino.
Gli toccò andare in guerra. Non si poteva separare dal suo
strumento neanche sul campo di battaglia. Un giorno fu pre-
so dal desiderio folle e ispirato di correre allo scoperto met-
tendosi a suonare sotto le cannonate.
Ne uscì sordo per l’esplosione di una bomba molto vicino
alla sua postazione.
L. S. T.: e mi raccontasti anche di come, poi, una volta fini-
ta la guerra, con instancabile risolutezza e profonda fiducia,
avesse continuato a suonare riacquistando lentamente l’udi-
to fino alla normalità!
Mi hanno talmente colpito questa storia, il suo sapore mitico
e soprattutto il tuo modo di raccontarla, già di per sé spet-
tacolare, che all’improvviso l’immagine del maestro nell’o-
recchio, del maestro alla ricerca del canto nella caverna del
silenzio, è venuta a trovarci d’un balzo.
È bastato condividerla, sorriderne, lambiccarci un pochino
e il giorno seguente ecco nato il disegno che aveva nottetem-
po maturato nella tua mente la sua forma visibile e concreta,
facendo poi il suo ingresso definitivo sulla carta.
R.: sì, è andata proprio così, nel disegno c’è come condensa-
to tutto questo percorso creativo che affonda le radici nel-
la vita di un’altra persona, nata prima di me, prima di lei e

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cresciuta in un mondo che ora è molto cambiato, un mon-
do che ora forse non esiste più.
L. S. T.: ma di cui tutti noi siamo in un certo senso la con-
tinuazione!
Vedi?, una prova schiacciante del fatto che nulla nasce dal
nulla, ma piuttosto che tutto si trasforma! Poco importa se
chi guarderà il disegno disposto a lasciarsi toccare da esso,
non attingerà al segreto della sua genesi.
Anche se questo segreto rimanesse celato, celato per sem-
pre, è nella viva concretezza dell’opera che è riposta la sua
trasparenza: avendo dietro di sé un percorso fatto di vita,
di storia, di confidenze spirituali e di auspici comunicativi
sinceri e profondi, essendo cioè una creatura viva ed inter-
dipendente, saprà sicuramente innaffiare semi di compren-
sione e conoscenza nell’animo di chi vi entrerà in contat-
to, qualunque sia il contenuto particolare a cui darà luogo.
R.: sì, è vero.
Certo che è proprio prodigiosa la magia comunicativa che
abita le immagini nate dal cuore!
L. S. T.: già, l’immagine felice ha un ruolo tanto importante
perché possiede potenzialmente la virtù di condensare un insie-
me di significati possibili che ad esempio, in poesia, il colore
delle parole, col loro senso e talora anche col loro suono, è in
grado di trasmettere, lasciando al lettore, a colui cioè che si dà
alla pratica poetica, il compito di riposare nell’immagine, di
meditarci dentro, di accoccolarvisi se crede. Se ci pensi bene
questa esperienza è un modo in cui lo spettatore può permet-
tere all’opera di continuare dentro di sé, nel proprio corpo.

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Egli le consente di accedere attraverso la percezione ad una
dimensione essenziale, quella dell’anima, nutrendola di nuo-
va esistenza.
Poi, probabilmente, dato che lo spettatore-lettore è innanzi-
tutto una persona reale che agisce e vive nella società, se l’o-
pera ha mosso in lui qualcosa di importante, è bello pensare
che la riconsegnerà all’aperto della coscienza collettiva aven-
dola trasformata istintivamente in pensieri, parole e azioni.
R.: l’opera c’è anche dove non si vede più quindi!
L. S. T.: eh sì, proprio come il frutto che abbiamo mangiato
a colazione continua nel nostro corpo, trasformatosi in san-
gue, respiro e pensiero.
R.: lei crede che una simile virtù nutritiva sia presente nei
miei disegni?
L. S. T.: credo proprio di sì, in molti.
Ben presto osservando i tuoi disegni ho avvertito in essi que-
sta veracità nutritiva che fa dell’arte, a tutti gli effetti, un vero
alimento dell’animo.
L’ho rilevata anche nei primissimi del taccuino che ha poi
dato vita al tuo bellissimo libro, L’arcobaleno di Rebecca!
R.: ah sì?, in quale per esempio?
L. S. T.: penso all’intenso disegno di pagina 37, quello
accompagnato da una tua nota che recita:

Sono in Romania
questa è la nostra casa
e il mio albero
e i miei pic[c]ioni

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Il disegno in questa pagina ha una potenza iconica grandis-
sima: casa, albero, piccioni, lo spirito del “miei” che aleggia
silenzioso ed empatico fra le cose, donando loro il soffio del-
la vita e il colore tragico e prezioso dell’esistenza; tutto sen-
za alcun giudizio o attaccamento, in pura levità primitiva!
Credo che la tua attuale saggezza ed equanimità nell’affron-
tare la vita e le sue difficoltà fosse già tutta presente in nuce
in questo disegno.
R.: sì, ho presente quel disegno, è nato quando eravamo
ormai lontani da quella casa, la casa della mia infanzia.
Nel dipingerla avevo ben in mente le albe, il lento animar-
si dei cinguettii al venir della luce, le mattine passate sull’a-
ia coi miei fratelli, il profumo della terra umida che sotto
la chioma dell’albero rimaneva sempre un po’ più scura e i
piccioni appunto, che becchettavano sul prato mentre sta-
vo a guardarli, incuriosita dai loro piedini carnosi e da quel
passo accompagnato da tutto il movimento della testolina,
avanti e indietro.
Ricordo bene il giorno della partenza per l’Argentina, lo
ricordo come se fosse adesso: eravamo ormai in macchina,
già percorse alcune decine di metri, quando sentii, profon-
do, il bisogno di girarmi e salutare.
Fu allora, in un istante pieno, speciale, che colsi tutta inte-
ra l’immagine della mia vecchia casa immobile che mi guar-
dava, mentre sottovoce le dicevo: “rimani lì, rimani pure,
tu puoi farlo!”.
L. S. T.: che bello!
Ecco, ti ricordi?, questo è proprio ciò che si chiama dimorare

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nel momento presente, osservando e sentendo intensamente
quello che in noi si manifesta, foss’anche un sentimento tri-
ste o ambivalente, permettendogli di produrre il suo fiore.
In questo caso quell’istante è diventato immagine dell’ani-
ma e quell’immagine, poi, coi suoi tempi, opera.
L’opera permane ora nella sua natura di nutrimento, fonte
di riflessione e comprensione.
R.: speriamo dunque che le nostre opere possano offrire,
attraverso la loro natura, alimento e forza ai cuori del mag-
gior numero possibile di persone, fornendo loro ristoro, pace
e coraggio!
L. S. T.: sì! Cerchiamo di mantenere sempre viva in noi que-
sta speranza e nutriamo la nostra intenzione di positiva riso-
lutezza, ciò è molto importante.
R.: e a lei prof. che cosa lascia il lavoro che abbiamo svolto
insieme quest’anno?
L. S. T.: guarda, una bella cosa: la consapevolezza della natu-
ra preziosa ed impagabile dell’esperienza d’apprendimento,
quella che è in gioco nella relazione con l’allievo.
Aver compreso una volta ancora, ma forse in modo più for-
te, quale grande occasione rappresenti potersi incontrare in
un luogo deputato alla conoscenza, la scuola, dove in comu-
ne accordo è possibile beneficare il nostro animo allenando-
lo a riconoscere i legami che uniscono le cose in un Tutto.
La relazione didattica, come normalmente la si chiama, è
davvero duplice: benefica l’allievo e il maestro parimenti e
quando funziona bene li armonizza a tratti in un’unica vibra-
zione esistenziale.

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Quello che ho potuto trarre dai tuoi racconti, dalle tue rifles-
sioni e osservando come ti relazionavi coi numerosissimi
ostacoli di vita che si sono presentati durante l’anno scola-
stico, è innanzitutto la conferma concreta di un grande inse-
gnamento mai abbastanza profondamente assimilato, e cioè
che si può essere felici anche con poco e che, in ogni caso,
è possibile trasformare il dolore in comprensione e in poesia,
cosa che tu fai normalmente.
Credo che, al momento, questa conferma sia una delle
acquisizioni più importanti nella mia carriera di insegnan-
te e nella mia esperienza di vita: è stato un grande insegna-
mento!
Per questo mi auguro che tu possa proseguire il più serena-
mente possibile il tuo percorso di studi e continuare a nutri-
re il tuo animo comunicativo così da produrre opere e azio-
ni capaci di migliorare la salute della coscienza collettiva.
R.: per quanto dipenda da me, ci può contare, ce la metterò
tutta! So che il contributo di ciascuno alla collettività par-
te dal migliorare se stessi, dall’allenarsi a recepire e supera-
re le difficoltà, innanzitutto quelle dentro di noi, le nostre
paure, l’ansia, i timori radicati che abbiamo ereditato dalle
nostre culture.
Ho scoperto che la disponibilità a migliorare se stessi è il
primo passo per guarirci dal veleno della discriminazione,
dell’ignoranza e dalla sofferenza che ne deriva.
Ho la piena consapevolezza che l’arte sia uno dei modi più
belli per guarirci dall’attaccamento alle nostre opinioni, svi-
luppare una visione profonda e per aiutare gli altri a genera-

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re un’intenzione simile, promuovendo un percorso di risve-
glio comune delle nostre coscienze.
Cercherò quindi di fare del mio meglio per imparare il più
possibile e guidare la mia vera natura alla sua piena realiz-
zazione.

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Indice

Presentazione a Briciole di Infinito di Tiziano Rossi 7

Introduzione 9

Briciole di Infinito
un duo poetico-pittorico 13

Dialogo con Rebecca 104

Indice delle opere artistiche

Autoritratto
cm 22 x 17,6. Acquarello su cartoncino 31

In volo
cm 35 x 27. Tecnica mista penna e acrilico su cartoncino 33

Caro maestro
cm 18 x 25,5. Acrilico su cartoncino 37

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Là, il mio cuore
cm 13,3 x 16,8. Tecnica mista acquarello
e acrilico su cartoncino 39

Oltre il pianto
cm 18,3 x 25,5. Acrilico su cartoncino 45

Il grande dono
cm 17,4 x 27. Acrilico su cartoncino 47

La fonte
cm 20,8 x 30. Acrilico su cartoncino 51

Il vero Amore
cm 19 x 28. Acrilico su cartoncino 53

Pomeriggio di Orpheo
cm 18,3 x 25,5. Acrilico su cartoncino 59

Buon mattino
cm 18,80 x 28. Acrilico su cartoncino 61

Rinasco ovunque
cm 23 x 30. Acquarello su cartoncino 65

A merenda con l’anima


cm 13,3 x 17,5. Acquarello su carta porosa 67

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Meditando l’azzurro
cm 21 x 28. Acquarello su cartoncino 73

L’angelo del suono


cm 23 x 30,7. Tecnica mista penna
e acrilico su cartoncino 75

Corrispondenze
cm 18.8 x 28,2. Acrilico su cartoncino 79

Pedibus calcantibus
cm 23 x 30. Acquarello su cartoncino 81

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