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CM4 2006

COSTRUZIONI METALLICHE

Il successo mediatico di molte architetture, The public success of many works of


nelle quali l’acciaio è utilizzato estesamente, architecture in which steel is widely used
costituisce l’occasione per un’attenta provides us with an opportunity to reflect
riflessione sulla particolare connotazione che on the relationship between technology

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oggi assume il rapporto dialettico tra tecnica and architecture in the construction
e architettura e sulle molteplici istanze che industry of today.
innervano il costruire contemporaneo.

Definire lo stato dell’arte dell’impiego Oggi non si costruiscono più archi, né si usano
dell’acciaio in architettura e tracciarne pietre per costruire. Eppure il racconto di Cal-
le linee evolutive è un’operazione complicata. vino, posto sullo sfondo del progetto di archi-
Se infatti sul versante delle quantità impiegate tettura contemporaneo, conserva tutta la sua
il trend presenta connotati differenti a secon- pregnanza metaforica laddove con l’arco si iden-
da degli indicatori o dei diversi punti di vista
assunti (quello dei produttori di acciaio, quel-
lo dei carpentieri, quello dei progettisti), per
quanto concerne invece la sua visibilità occorre
sottolineare come esso stia attraversando un pe-
riodo di particolare fortuna, soprattutto grazie
Architettura e acciaio:
al diffuso impiego in architetture ampiamente
descritte e puntualmente documentate sulle
gli scenari del progetto
più blasonate riviste internazionali di architet- Architecture and steel: scenarios of the project
tura. Ponendo in secondo piano le implicazio-
ni di carattere mediatico della fama raggiunta,
in questo breve testo si propone una lettura
dell’affermazione dell’acciaio nel progetto di Andrea Campioli
architettura, tesa a metterne a fuoco criticità e
potenzialità in relazione alle molteplici istanze
che innervano il costruire contemporaneo e, in
particolare, all’originario rapporto dialettico tra
tecnica e architettura la cui complessità è richia-
mata in modo assai efficace da Italo Calvino in
un dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan conte-
nuto in Le città invisibili [1]. Scrive Calvino:

«Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede


Kublai Kan.
Il ponte non è sostenuto da questa o da quella pietra,
- risponde Marco, - ma dalla linea dell’arco che esse
formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi sog-
giunge: - perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco
che m’importa.
Polo risponde: - Senza pietre non c’è arco.»

Figg. 1-3 - GMP Meinhard von Gerkan, Volkwin Marg and partner, Lehrter bahnhof, Berlino 2006
(Eva-Maria Barkhofen, Hg., GMP - von Gerkan, Marg und Partner Vol. 3 -
Berliner Bauten und Projekte 1965 - 2005, Jovis, Berlin, 2005) 67
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Figg. 4-6 - Richard Rogers, Lloyds Register of Shipping, Londra, 2002


68 (Andrea Campioli, Idea, progetto, dettaglio, in: Mario Losasso, a cura di, Progetto e inovazione, Clean, Napoli, 2005, pp. 88-89)
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Figg. 7-9 - Jun Aoki, Edificio Louis Vuitton, a Omotesando, Tokio, 2004
(Arquitectura Viva, n. 100, I-II 2005, pp. 98-101)

tifichino gli edifici nella loro opulen- di un singolo aspetto di un problema Ed è soltanto assumendo questa
za tecnologica e morfologica e con le costruttivo se non all’interno di un molteplicità interpretativa che è pos-
pietre dell’arco i numerosi materiali, quadro di riferimento complessivo. sibile delineare lo scenario che carat-
spesso ibridati tra loro, e gli articolati Ma allo stesso tempo essa sottolinea terizza oggi l’impiego dell’acciaio in
processi che presiedono alla costru- come sia possibile definire e specifi- architettura.
zione. Molteplici sono le chiavi inter- care un quadro d’insieme soltanto a L’attuale fortuna dell’acciaio è certa-
pretative che possono essere assunte partire dalle caratteristiche peculiari mente riconducibile ad alcuni para-
per leggere il dialogo tra Marco Polo delle singole parti. digmi diffusamente assunti nel pro-
e Kublai Kan. La più immediata è Infine, in termini più astratti, la me- getto di architettura contemporaneo
che non è possibile concepire la for- tafora può essere assunta per indica- come riferimenti imprescindibili:
ma di un oggetto a prescindere dalle re come l’unica possibilità per con- leggerezza, trasparenza, e da ultimo,
sue più intime ragioni costruttive: cepire correttamente un’architettura anche se con non poche ambiguità,
non esiste forma separata dai mate- sia quella di collocare su un piano di il paradigma della sostenibilità che,
riali che si utilizzano per realizzarla; sintesi ciò che sappiamo delle cose declinato in termini di reversibilità e
in secondo luogo essa pone all’at- (l’arco, l’idea di arco, le sue ragioni riciclabilità, pongono la costruzione
tenzione del lettore su come non sia costruttive) con ciò che le cose sono in acciaio in una posizione di appa-
possibile procedere alla definizione (le pietre dell’arco). rente vantaggio rispetto ad altre tec- 69
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nologie. Numerosi sono gli esempi


che possono essere ricondotti a que-
sti assunti paradigmatici e quelli qui
presentati, più di altri, si prestano a
testimoniare il carattere dialettico del
rapporto tra forma e costruzione.
Molto potrebbe essere detto su que-
sto rapporto. Lo ha fatto, per esem-
pio, Kenneth Frampton nel saggio
Tettonica e architettura [2] in cui af-
fronta il tema del rapporto tra ar-
chitettura e costruzione, sostenendo
l’opportunità di una loro coinciden-
za. Nella sua riflessione, egli riper-
corre alcuni momenti e richiama
alcune figure salienti della storia
dell’architettura moderna alla ricer-
ca delle espressioni che in modo più
chiaro hanno assunto come presup-
posto progettuale la coincidenza tra
concezione tettonica ed intenzione
formale. Contro questa posizione,
Figg. 10-12 - Bernard Tschumi, Gruzen Samton Associated, Alfred Lerner Hall da più parti è stato osservato come
Student Center, Columbia university, New york, 2000
(Bernard Tschumi, Hugh Dutton, Glass ramps, glass wall: deviations nell’architettura recente si sia invece
from the normative, Architectural Association, London, 2001) verificata una chiara separazione tra

70 Figg. 13-14 - RCR Arquitectos, Casa unifamiliare, Montagut, 2004 (Detail, n. 4, apr. 2005, pp. 315-319)
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COSTRUZIONI METALLICHE Andrea Campioli - Architettura e acciaio: gli scenari del progetto

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le diverse parti dell’edificio e in defi-
nitiva tra la costruzione, le sue forme
e i significati a esse attribuiti.
In questa direzione R. Gregory Tur-
ner [3] sottolinea come il processo di
innovazione delle tecniche costrutti-
ve e impiantistiche, che ha investito
il settore edilizio a partire dagli anni
Cinquanta, abbia determinato uno
spostamento dell’attenzione proget-
tuale dall’edificio nel suo insieme
alle sue singole parti componenti,
delineando una sempre più chiara
separazione tra l’involucro, la strut-
tura e le reti impiantistiche. Allo stes-
so modo Giovanni Morabito [4], nel-
lo sviluppare alcune considerazioni
sul rapporto esistente tra struttura
portante e forma nell’architettura
moderna, afferma una irreversibile
obsolescenza della triade vitruviana
venustas, utilitas e firmitas, riconoscen-
do come caratteristica fondamentale
del progetto moderno una sostanzia-
le e sempre più evidente distinzione
tra la costruzione dell’edificio e i suoi
esiti figurativi. Si tratta di una ambi-
guità che costituisce l’essenza stessa
del progetto di architettura e che
connota inequivocabilmente molte
architetture contemporanee che si
sono confrontate con l’acciaio come
materiale da costruzione.
Il percorso attraverso i diversi modi
di esprimere il rapporto tra forma e
tecnica prende le mosse da quello che
può essere considerato, anche sto-
ricamente, il campo di applicazione
dell’acciaio per eccellenza: le stazio-
ni ferroviarie. La Lehrter Bahnhof di
Berlino progettata da Meinhard von
Gerkan, Volkwin Marg e ancora in
fase di completamento (figg. 1-3) co- Figg. 15-18 - Jaques Herzog, Pierre de Meuron, Prada Aoyama Tokyo, 2003
stituisce un emblematico esempio di (Germano Celant, ed., Prada Aoyama Tokyo, Fondazione Prada, Milano, 2003) 71
un rapporto tra tecnica e forma risol- 13-14), possono essere considerati Celant [5] sottolinea come esso sia «il
to a completo favore della tecnica. In invece rappresentativi di una ricerca primo edificio di Herzog e De Meu-
questo caso la soluzione costruttiva che mira a configurare l’architettura ron nel quale la struttura, lo spazio
connota anche linguisticamente l’ar- attraverso la creazione di una rela- e la facciata formano una sola unità.
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chitettura: è evidente il richiamo al- zione profonda tra lo spazio inter- Il nucleo verticale, i tubi orizzontali,
l’architettura high-tech nella quale è no dell’edificio e lo spazio esterno. i solai, le griglie della facciata defi-
proprio il carattere meccanico del det- Tecnica e forma sono in questo caso niscono uno spazio ma allo stesso
taglio costruttivo a divenire l’elemento completamente subordinate alla ri- tempo essi sono struttura e facciata.
distintivo dal punto di vista formale. cerca di soluzioni in grado di attrar- Questo significa che ogni singola
Questa stessa ricerca supporta anche re l’attenzione dell’utente puntando parte visibile dell’edificio (ad ecce-
il progetto di Richard Rogers per il sia sulla complessa articolazione zione per il vetro) è struttura, spazio
Lloyds Register of Shipping, realizza- volumetrica, sia sulla ricerca di ele- e facciata allo stesso tempo».
to a Londra nel 2002 (figg. 4-6), dove menti di involucro capaci di creare La ricerca di una sintesi tra forma e
è proprio la definizione costruttiva condizioni percettive differenti in tecnica può essere invece considera-
dei dettagli del sistema di involucro relazione alle condizioni di illumi- ta il punto di partenza di numerosi
a dare forma all’architettura. nazione interne ed esterne. progetti di Renzo Piano. La Nuova
I progetti di Jun Aoki per la sede Si tratta di architetture che in qual- sede per il Sole 24 Ore è emblematica
Louis Vuitton a Tokio, realizzato nel che modo tentano di esprimere un di questa ricerca ed è anche signifi-
2004 (figg. 7-9), quello di Bernard concetto di spazio prima ancora cativa della particolare attenzione
Tschumi per la Alfred Lerner Hall che una forma e che trovano forse posta al rapporto tra industrializza-
Student Center della Columbia Uni- l’espressione più significativa nel zione delle tecniche esecutive e uni-
versity di New York del 2000 (figg. progetto di Jaques Herzog e Pierre cità del progetto. Se infatti i sistemi
10-12) e, a scala diversa, quello di de Meuron per la sede Prada di To- di involucro e di frangisole in coper-
RCR Arquitectos per la casa unifa- kyo, realizzata nel 2003 (figg. 15-18). tura (figg. 19-21) fanno riferimento
miliare a Montagut, del 2004 (figg. Descrivendo il progetto Germano all’impiego di elementi prodotti in

Figg. 19-21 - Renzo Piano Building Workshop, Nuova sede per il Sole 24 Ore, Milano, 2004. Gli edifici per uffici
(19-20: foto Andrea Campioli; 21: Raffaella Poletti, a cura di, Renzo Piano Building Workshop:
72 nuova sede per il Sole 24 Ore, il Sole 24 Ore, Milano, 2004)
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Figg. 22-24 - Renzo Piano Building Workshop, Nuova sede per il Sole 24 Ore, Milano, 2004. La mensa
(Raffaella Poletti, a cura di, Renzo Piano Building Workshop: nuova sede per il Sole 24 Ore, il Sole 24 Ore, Milano, 2004)

serie industrialmente, la struttura Pero, ultimato nel 2005 (figg. 28-32), gettuale, è Frank O. Gehry. Per pri-
portante della mensa (figg. 22-24) è e per il Nardini Research & Multi- mo, egli ha concepito un processo
costituita da sette travi di acciaio di media Center a Bassano del Grap- progettuale che, a partire dalla rea-
differente dimensione, le cui connes- pa, anch’esso del 2005 (figg. 33-36), lizzazione di un modello di cartone
sioni sono state realizzate secondo oppure il progetto di Dante Benini, rappresentativo dell’intenzione di
procedimenti che fanno riferimento per la nuova sede della Torno a Mi- forma, per successive approssima-
alla sempre crescente capacità del- lano del 2005 (figg. 37-39). In questi zioni, consente di arrivare alla defi-
l’industria di realizzare piccole serie progetti la forma si precisa al di là nizione puntuale di tutti gli aspetti
di oggetti quando non pezzi unici. di ogni considerazione in merito che consentono di costruire la forma.
Anche il Centro Paul Klee, inaugu- alle risorse e ai vicoli tecnici che ne Il progetto per il Bard College Per-
rato a Berna nel 2005 (figg. 25-27), si permetteranno o ne limiteranno la forming Arts Center ad Annandale
confronta con questo tema: in que- costruzione. Le imperfezioni che tal- on Hudson, del 2003 (figg. 40-43), è
sto caso, al carattere di unicità delle volta presentano queste architetture paradigmatico di questa prassi ope-
travature di acciaio ad andamento dal punto di vista del dettaglio co- rativa. La distanza tra dimensione
curvilineo si contrappone la serialità struttivo palesano alcune difficoltà figurativa, dimensione funzionale e
degli elementi di tamponamento. insormontabili che spesso insorgono dimensione costruttiva è sottolinea-
In molte architetture contemporanee all’interno di un processo progettua- ta da Francesco Dal Co [6] nella let-
invece il rapporto tra forma e tecni- le in cui forma e tecnica sono consi- tura del percorso progettuale sotteso
ca si pone con maggiore conflittua- derati mondi autonomi e separati. alle architetture di Frank O. Gehry:
lità. Ne sono un esempio i progetti Il pioniere di questa ricerca, che «L’apparente casualità dei materiali
di Massimiliano Fuksas per il nuovo pone lo studio della forma come impiegati nella costruzione dei pla-
polo della Fiera di Milano di Rho- nodo centrale della riflessione pro- stici permane nelle costruzioni. […] 73
intenzione di forma. Tuttavia la sua
ricerca percorre strade di sperimen-
tazione tese a verificare le potenziali-
tà e le criticità degli strumenti tecno-
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logici oggi a disposizione. A partire


dalla sperimentazione di forme flui-
de, egli definisce prototipi di archi-
tettura la cui struttura, determinata
secondo parametri variabili, può
essere declinata secondo una molte-
plicità di configurazioni: le regole di
sviluppo contenute nel modello ne
garantiscono comunque la costruibi-
lità. Il padiglione Web of North Hol-
lande, realizzato a Haarlemmermeer
nel 2002 (figg. 44-47), è uno di questi
prototipi. Spiega Kas Oosterhuis [7]:
«Stiamo mettendo a punto una linea
customizzabile di corpi architettoni-
ci. Un prodotto edilizio in grado di
trasformarsi continuamente durante
la fase progettuale per via della mol-
teplicità di sollecitazioni e di vettori
decisionali a cui è aperto e sottopo-
sto» (Oosterhuis, 2002).
Vorrei a questo punto richiamare al-
cune potenzialità che le ricerche, di
cui le architetture che abbiamo visto
sono l’esito, stanno mettendo in evi-
denza. Oggi «siamo di fronte a una
massiccia immissione di concetti e
procedimenti del tutto nuovi nel fare
e nel pensare l’architettura. L’era elet-
tronica ha dilatato, accelerato, messo
in discussione, una serie di codici
che, sia pure innescati dalla capacità
di antivedere nelle avanguardie del
novecento, vengono oggi sopravan-
zati da metodi e tecnologie comples-
se, quanto coinvolgenti» [8]. Anche
se le architetture costruite in molti
casi palesano un eccesso di autorefe-
renzialità, le ricerche ad esse sottese
mettono radicalmente in discussio-
ne la visione del progetto in termini
di attività omologata, fondata sulla
manipolazione di soluzioni morfo-
logiche, tipologiche e tecnologiche
conformi di cui si è detto sopra, ri-
scoprendo invece l’originaria dimen-
sione euristica del progettare [9].
Figg. 25-27. Renzo Piano, ARB Architects, Centro Paul Klee, Berna, 2005. In questo senso, si delinea per il pro-
(Casabella, n. 735, lug. Ago. 2005, pp. 58-81) getto di architettura un nuovo sce-
nario teorico e operativo, uno sce-
nario per certi versi già abbozzato
Questa ricercatezza si riflette nelle quali si accede alle costruzioni di dall’evoluzione che ha caratterizzato
organizzazioni spaziali degli edifici Gehry, seguono le sensazioni estra- la prassi del progetto in questi ultimi
che tendono ad assumere configura- nianti che si provano nei vasti spazi anni e che ha imposto in molti casi
zioni labirintiche, più o meno perce- senza direzione, in cui sembrano di- un ripensamento e una ricollocazio-
pibili a seconda del loro ruolo rap- panarsi in tre dimensioni i suoi dise- ne del rapporto tra forma e tecnica,
presentativo. Allo choc accattivante gni, gomitoli arruffati di linee». tra architettura e costruzione.
che il pubblico prova di fronte alla Anche il lavoro del progettista olan- La prassi del progetto contempora-
74 concrezioni incoerenti attraverso le dese Kas Oosterhuis muove da una neo si caratterizza per una moltepli-
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cità di assetti processuali, all’interno
dei quali gli operatori assumono
ruoli e responsabilità i cui confini
risultano spesso sfumati. I modi se-
condo cui si evidenziano le relazio-
ni tra gli operatori, in relazione alle
diverse fasi del processo di proget-
tazione e costruzione, sono spesso
tanto diversi che è possibile parlare
di differenti culture del progetto.
Alcuni processi possono essere ri-
condotti a una cultura artigianale del
progetto, dove il ruolo del progetti-
sta coincide ancora oggi con quello
del mastro costruttore che raccoglie
in sé tutte le competenze per potere
progettare e costruire. Il progettista,
ripercorrendo lo scenario delle pos-
sibilità tecniche disponibili fino a
individuare la più adeguata rispetto
al problema, attua un procedimento
di elaborazione ricorsiva delle infor-
mazioni; la presenza di un solo pro-
gettista, responsabile del progetto
garantisce che l’approfondimento
delle singole parti venga sempre ela-
borato in riferimento anche alla sua
collocazione all’interno del sistema
complessivo costituito dall’edificio.
Figg. 28-32 - Massimiliano Fuksas, Nuovo polo della Fiera di Milano, Rho-Pero, 2005 Nella cultura artigianale risulta dif-
(foto Andrea Campioli) ficile distinguere confini precisi tra 75
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Figg. 33-36 - Massimiliano Fuksas, Nardini Research & Multimedia Center, Bassano del Grappa, 2005.
76 (33-34 e 36 Costruzioni metalliche, n.3, mag.-giu. 2005, pp.19-32; 35: foto Andrea Campioli)
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dettaglio e architettura, tra architet- cesso di trasformazione che, a fianco ulteriormente. Il carattere ricorsivo
tura e costruzione. di strutture organizzative snelle in dell’attività progettuale tende a coin-
Altri processi fanno riferimento a grado di gestire in modo unitario cidere con il confronto in tempo reale
una cultura industriale del progetto, progetti di piccole dimensioni, vede delle diverse competenze delineando

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dove le diverse competenze, riferi- crescere strutture articolate, spesso una cultura di progetto che ha come
te spesso a figure professionali con anche in modo temporaneo, capaci punto di forza il riferimento a ciò che
differente formazione, intervengo- di far fronte a interventi di grande nella ricerca sociologica e antropo-
no sequenzialmente sul progetto dimensione, di elevata complessità logica è stata recentemente definita
risolvendo in modo separato e iso- e che richiedono di essere portati a come “intelligenza collettiva”. Pierre
lato problemi particolari. Questo termine in tempi sempre più stretti. Lévy [10] propone questa locuzione
modello può essere utilizzato per In questa prospettiva il rapporto tra per indicare «una intelligenza distri-
rappresentare la struttura proget- architettura e costruzione cambia buita ovunque, continuamente valo-
tuale delle società di ingegneria che,
seppur caratterizzate da un elevato
livello di interrelazione tra i diversi
ambiti specialistici, tendono tuttavia
ad affrontare in successione i diver-
si aspetti. Ciò comporta il rischio di
assumere la soluzione progettua-
le come compromesso tra i diversi
contributi specialistici, limitandosi
a fornire una serie di prestazioni
“standard” piuttosto che persegui-
re una soluzione originale dotata di
una sua propria identità.
Altri processi si fondano invece su
quella che potrebbe essere definita
come una cultura artigianale high-
tech, dove le diverse competenze sono
chiamate a lavorare sul progetto con
un atteggiamento di collaborazione.
Essi assumono l’elaborazione del pro-
getto come attività dotata di una rile-
vante interdisciplinarietà tra i diversi
contributi specialistici, pur conser-
vando il ruolo centrale del progettista
come figura di coordinamento che
garantisce la coerenza di ogni singola
scelta attuata nell’ambito dei diversi
specialismi con l’idea e gli obiettivi
che originariamente il progetto si è
dato. All’interno di questo modello
gli esperti delle diverse aree lavorano
insieme fin dall’inizio, instaurando
un rapporto di interrelazione molto
forte, la cui maggior difficoltà risiede
nel contenere la predominanza di un
settore rispetto agli altri.
Altri processi ancora attingono a una
cultura globalizzata del progetto,
dove i problemi vengono definiti e le
soluzioni delineate all’interno di una
comunità tecnico-scientifica allarga-
ta, sia dal punto di vista del campo
di azione di ogni singola disciplina,
sia dal punto di vista del numero di
competenze disciplinari interessate.
Ed è proprio questa che è stata definita
come la cultura globalizzata del pro-
getto a configurare un’interessante,
ancorché problematica, prospettiva
per il progetto contemporaneo. Si sta Figg. 37-39 - Dante Benini, Nuova sede della Torno, Milano, 2005
infatti oggi delineando un lento pro- (foto Andrea Campioli) 77
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Figg. 40-43 - Frank O. Gehry, Bard College Performing Arts Center, Annandale on Hudson, 2003
(Casabella n. 713, lug.-ago. 2003, pp. 8-25)

rizzata, coordinata in tempo reale, tratta di una posizione radicalmente tare simultaneamente e in modo inte-
che porta a una mobilitazione delle differente da quella prospettata con grato il progetto e la sua costruibilità:
competenze», la sola capace di dare l’artigianato high-tech. In questo una cultura nella quale il problema
risposte articolate a problemi com- caso, infatti, non si tratta di arrivare del rapporto tra progetto e costruzio-
plessi senza procedere a una loro ste- alla soluzione per successivi aggiu- ne appare risolto, così come la rela-
rile riduzione, così come i paradigmi stamenti nei quali le diverse compe- zione tra la parte e l’insieme.
della cultura industriale avevano im- tenze vengono messe a sistema, ma Gli esempi citati sono una chiara
posto. La definizione è ripresa anche piuttosto la soluzione è il risultato dimostrazione di come l’impiego
da Ubaldo Fadini alla voce Tecnica del contributo simultaneo delle di- dell’acciaio nell’architettura contem-
del Lessico postfordista [11] dove sotto- verse competenze in gioco. In questa poranea imponga un profondo rife-
linea l’importanza dell’information prospettiva, caratterizzata da una rimento a questa cultura.
technology come strumento per una elevata complessità delle operazioni
concreta attivazione dell’intelligenza e delle relazioni tra gli operatori del
collettiva, consentendo la connessio- processo progettuale e di costruzio- Prof. dr. arch. Andrea Campioli
ne in rete in tempo reale di compe- ne, diviene assai difficile pensare al Dipartimento di scienze e tecnologie per
tenze e conoscenze diffuse a scala progetto come risultato di una scel- l’ambiente costruito (BEST - Building
planetaria. ta operata dal progettista. Più reali- Environment Science & Technology) del
All’interno di questo scenario non è sticamente, il progetto è il risultato Politecnico di Milano
più il singolo progettista ma insie- della convergenza di tutte le compe-
me tutti i soggetti coinvolti a dover tenze in grado di garantire la realiz-
predisporre la matrice dei possibili zabilità tecnica di un’idea. Dalle relazioni ad invito del XX Con-
esecutivi e al contempo a verificar- Si potrebbe in altre parole concludere gresso del C.T.A. Ischia, 25-28 set-
ne la congruenza con le potenziali- che la cultura globalizzata del proget- tembre 2005
78 tà del mondo della produzione. Si to si caratterizza per il fatto di affron-
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Note
[1] Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, To- [7] Kas Oosterhuis, Architecture Goes Wild, 010
rino, 1972. Publisher, Rotterdam, 2002.

[2] Kenneth Frampton, Studies in Tectonic Cul- [8] Alessandra Muntoni, Architettura nell’era
ture: The Poetics of Construction in Nineteenth elettronica, Mancosu, Roma, 2005, p. 6.
and Twentieth Century Architecture, MIT Press,
Cambridge, 1998 (tr. it. di Mara De Benedetti, [9] Sul tema del progetto come attività di
Tettonica e architettura. Poetica della forma ar- esplorazione euristica si vedano Guido Nardi,
chitettonica nel XIX e XX secolo, Skira, Milano, Euristica e architettura, in Massimo Bonfanti-
1999). ni et al., La vita inventiva, Edizione scientifiche
italiane, Milano, 1998, pp.114-126 e Donald A.
[3] R. Gregory Turner, Construction Economics Schön, The Reflexive Practitioner, Basic Books,
and Building Design: A Historical Approach, Van New York, 1983 (tr. it. di Angela Barbanente, Il
Nostrand Reinhold, New York, 1986. professionista riflessivo. Per una nuova epistemolo-
gia della pratica professionale, Dedalo, Bari, 1993).
[4] Giovanni Morabito, Forme e tecniche dell’ar-
chitettura moderna, Officina, Roma, 1990. [10] Pierre Lévy, L’intelligence collective. Pour
une anthropologie du cyberspace, Éditions La
[5] Germano Celant, Prada Aoyama Tokyo, Fon- Découverte, Paris, 1994 (tr. it. di Maria Colò,
dazione Prada, Milano, 2003, p. 125. L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del
Cyberspazio, Feltrinelli, Milano, 1996, p. 34).
[6] Francesco Dal Co, Il mondo capovolto: la tar-
taruga vola e la lepre minaccia il leone, in Fran- [11] Ubaldo Fadini, Tecnica, in: Adelino Zanini,
cesco Dal Co, Kurt W. Forster, Hadley Soutter a cura di Ubaldo Fadini, Lessico postfordista, Di- Figg. 44-47 - Kas Oosterhuis, Ilona
Arnold, Frank O. Gehry. Tutte le opere, Electa, zionario di idee della mutazione, Feltrinelli, Mila- Lénárd, Web of North Hollande,
Haarlemmermeer, 2002
Milano, 1998, p. 78. no, 2001, pp. 304-308. (Costruzioni metalliche, n. 4,
lug.-ago. 2004, pp. 25-39) 79