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Comune di Integrazione Studio Geologico Secondo le indicazioni della DGR 8/1566 in adeguamento Relazione

Sulzano (BS) di supporto alla pianificazione urbanistica alla LR 12 “Legge per il Governo del Territorio” illustrativa

1. PREMESSA ......................................................................................................................................................... 1
2. ASPETTI RELATIVI ALLA SIMICITÀ ................................................................................................................... 2
2.1 NORMATIVA DI RIFERIMENTO ................................................................................................................ 2
2.2 RISPOSTA SISMICA LOCALE................................................................................................................... 3
2.2.1 Metodologia per l’analisi della risposta sismica ................................................................................ 4
2.3 ANALISI DI PRIMO LIVELLO - CARTA DELLA PERICOLOSITÀ SISMICA LOCALE ............................... 6
2.4 ANALISI DI SECONDO LIVELLO - VALUTAZIONE DEL FATTORE DI AMPLIFICAZIONE ...................... 7
2.4.1 – Valutazione dell’amplificazione sismica per effetti litologici ........................................................... 8
2.4.1.a Indagini geofisiche per la determinazione delle velocità delle onde sismiche di taglio (Vs).... 9
2.4.1.b Calcolo delle “Vs30” (velocità di taglio nell’ambito dei primi trenta metri di sottosuolo) e
determinazione della categoria di suolo di fondazione secondo il DM 14/09/2005............................. 9
2.4.1.c Valutazione del fattore di amplificazione sismica locale (Fa) ................................................ 10
2.4.2 Valutazione dell’amplificazione sismica per effetti morfologici........................................................ 12
3. CARTA DI FATTIBILITÀ’ DELLE AZIONI DI PIANO......................................................................................... 13
3.1 PRESCRIZIONI PER LE CLASSI DI FATTIBILITA’.................................................................................. 14
3.2 NORME DI PIANO RIGUARDANTI LA COMPONENTE SISMICA .......................................................... 18
3.2.1 Interventi ricadenti all’interno dell’area di applicazione dell’analisi sismica di secondo livello ....... 18
3.2.2 Interventi posti all’esterno dell’area di applicazione dell’analisi sismica di secondo livello ............ 19
4. CARTA DEI RISCHI IDRAULICI E IDROGEOLOGICI...................................................................................... 19
4.1 NORMATIVA DI RIFERIMENTO PER LE AREE IN DISSESTO INDIVIDUATE NELLA CARTA DEI
RISCHI IDRAULICI E IDROGEOLOGICI ........................................................................................................... 21
5 BIBLIOGRAFIA ................................................................................................................................................... 25

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Agosto 2008 Geo.Te.C. Studio Associato
Comune di Integrazione Studio Geologico Secondo le indicazioni della DGR 8/1566 in adeguamento Relazione
Sulzano (BS) di supporto alla pianificazione urbanistica alla LR 12 “Legge per il Governo del Territorio” illustrativa

1. PREMESSA

La presente relazione illustrativa riguarda l’indagine per l’integrazione dello Studio Geologico di supporto alla

pianificazione urbanistica del Comune di Sulzano (BS), condotto in riferimento alle indicazioni della d.g.r. 22

dicembre 2005 n. 8/1566 “Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e

sismica del Piano di Governo del Territorio, in attuazione dell’art. 57, comma 1, della l.r. 11 marzo 2005, n. 12 –

Legge per il Governo del Territorio”.

Alla data di redazione del presente studio (Agosto 2008) la citata d.g.r. n. 8/1566 è stata sostituita dalla d.g.r. 28

maggio 2008 n. 8/7374, che ha aggiornato i criteri e gli indirizzi; come consentito dalla stessa d.g.r. n. 8/7374, lo
studio è stato condotto secondo la d.g.r. n. 8/1566 in quanto questa era vigente all’atto del conferimento

dell’incarico allo scrivente da parte dell’Amministrazione Comunale e andrà quindi integrato con una verifica della

componente sismica rispetto ai nuovi criteri introdotti dalla delibera più recente (in particolare rispetto alle nuove

soglie calcolate dalla Regione Lombardia in riferimento del d.m. 14 gennaio 2008 “Approvazione delle nuove

Norme Tecniche per le costruzioni”).

Dato che la precedente indagine geologica di supporto al Piano Regolatore Generale (datata maggio 2004 e

condotta dal dott. geol. Sergio Ghilardi – Studio GEA, ai sensi della L.R. 41/97) era già dotata di cartografia di

sintesi e fattibilità estesa a tutto il territorio comunale, ma solamente alla scala 1:5.000, nel presente studio di

integrazione sono stati presi in esame i seguenti aspetti:

• componente sismica con analisi di primo livello su tutto il territorio comunale e analisi di secondo livello

sulle aree urbanizzati e urbanizzabili e sul loro immediato intorno; il territorio del Comune di Sulzano ricade

infatti in zona sismica 3. Per l’esame degli aspetti sismici è stata condotta un’indagine geofisica finalizzata

alla valutazione dei profili di velocità delle onde di taglio dei terreni delle aree urbanizzate e urbanizzabili.

• Redazione delle norme di piano relative alla componente sismica.

• Redazione della carta di fattibilità geologica alla stessa scala del piano, cioè alla scala 1:2.000, per la

porzione di territorio coperta da aerofotogrammetrico a tale scala; redazione della carta di fattibilità per

tutto il territorio comunale alla scala 1:5.000 e alla scala 1:10.000, quest’ultima con base topografica CTR.

La zonazione della fattibilità geologica e le relative prescrizioni sono state desunte dalla precedente

versione dello studio geologico di supporto al PRG (maggio 2004), apportando alcune piccole correzioni su

errori materiali riguardanti la perimetrazione della classe di fattibilità 4. Sulle carte di fattibilità sono stati

sovrapposti i risultati dell’analisi sismica di secondo livello.

• Redazione della Carta dei rischi idraulici ed idrogeologici (delimitazione delle aree in dissesto) alla scala

1:10.000, con legenda uniformata a quella PAI; nella precedente versione dello studio geologico di

supporto al PRG (maggio 2004) non era stato infatti chiuso l’iter PAI in quanto il Comune non aveva

risposto alle osservazioni della Regione Lombardia in merito a tale cartografia.

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In accordo con la normativa, gli elaborati cartografici che costituiscono il presente studio quindi sono i seguenti:

estesa alla porzione di territorio coperta da


Tavole Carta di fattibilità geologica delle azioni di piano
aerofotogrammetrico alla scala 1:2.000 (aree
1a - 1b scala 1:2.000
urbanizzate e loro intorno)

Tavola Carta di fattibilità geologica delle azioni di piano

2 scala 1:5000

estese a tutto il territorio comunale


Tavola Carta di fattibilità geologica delle azioni di piano

3 scala 1:10.000 (con base CTR)

Tavola Carta della pericolosità sismica locale

4 scala 1:10.000

Tavola Carta dei rischi idraulici ed idrogeologici:

5 delimitazione delle aree in dissesto (con legenda


uniformata a quella PAI)

scala 1:10.000

Gli allegati a fine testo, relativi all’analisi sismica di secondo livello, sono i seguenti:

- allegato 1: Ubicazione indagini sismiche ReMi (scala 1:5.000);

- allegato 2: Risultati indagini sismiche ReMi;

- allegato 3: Profili di velocità da indagini ReMi e confronto con schede di valutazione dgr 8/1566;

- allegato 4: Stratigrafia pozzo comunale.

2. ASPETTI RELATIVI ALLA SIMICITÀ

2.1 NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 Marzo 2003 “Primi elementi in materia di

criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in
zona sismica” (G.U. n° 105 del 8/05/2003, suppl. ord. n. 72), sono state individuate in prima applicazione le zone

sismiche sul territorio nazionale e fornite le normative tecniche da adottare per le costruzioni nelle zone sismiche

stesse. Tale ordinanza è entrata in vigore, per gli aspetti inerenti la classificazione sismica, contestualmente al
dm 14/09/2005 “Norme Tecniche per le costruzioni” (G.U. n° 222 del 23/09/2005, suppl. ord. n. 159).

A partire da tale data è quindi in vigore la classificazione sismica del territorio nazionale così come deliberato

dalle singole regioni; la Regione Lombardia, con la d.g.r. n° 14964 del 7 Novembre 2003, ha preso atto della

classificazione fornita in prima applicazione dall’Ordinanza 3274/03.

Secondo tale classificazione il territorio del Comune di Sulzano ricade in zona sismica 3, alla quale competono

valori di accelerazioni orizzontali ag con probabilità di superamento del 10% in 50 anni pari a 0,15 g (dove g è

l'
accelerazione di gravità).

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Come precedentemente esposto, il presente studio è stato redatto secondo le indicazioni della d.g.r. 22/12/2005

n. 8/1566, che fa riferimento a tale classificazione sismica e alla Normativa fin qui descritta; per completezza si

riassume anche la Normativa sismica entrata in vigore successivamente.

I valori della pericolosità sismica del territorio nazionale calcolati su una griglia con passo di 0,02° di cui

all’allegato 1b all'
Ordinanza PCM n° 3519 del 28 aprile 2006, sono stati adottati dal d.m. 14 gennaio 2008 (che

con l’entrata in vigore il 5 marzo 2008 ha sostituito il precedente d.m. 14 settembre 2005) per la nuova

classificazione sismica Nazionale, che ha sostituito la precedente nella quale il territorio veniva suddiviso in 4

zone a differente sismicità.

Per adeguarsi al d.m. 14 gennaio 2008 e alla nuova classificazione sismica, tramite la d.g.r. 28/05/2008 n. 8/7374

la Regione Lombardia ha aggiornato la d.g.r. 22/12/2005 n. 8/1566; il presente studio dovrà quindi essere

verificato in futuro secondo le indicazioni della nuova delibera.

Secondo la nuova classificazione, il territorio di Sulzano rientra in una fascia per la quale sono stati individuati

valori di accelerazione orizzontale ag al suolo con probabilità di eccedenza del 10% in 50 anni compresi tra
0,125g e 0,150g.

Il dm 14/01/2008 prevede un periodo di monitoraggio di 18 mesi (che terminerà quindi il 30 giugno 2009) nel

quale si possono utilizzare per la progettazione anche le norme previgenti in materia di costruzioni; fanno

eccezione le nuove progettazioni degli interventi relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali di cui al decreto del

Capo del Dipartimento della Protezione Civile 21 ottobre 2003, per le quali si applicano da subito le disposizioni

del dm 14/01/2008.

Fino al termine del periodo di monitoraggio, ai sensi della d.g.r. n. 14964 del 7 novembre 2003 con la quale la

Regione Lombardia imponeva l’obbligo, in zona 4, della progettazione antisismica esclusivamente per gli edifici

strategici e rilevanti (così come individuati nel dduo n° 19904 del 21 novembre 2003, secondo la dgr 22 dicembre

2005 n°8/1566), qualora si optasse per l’utilizzo della normativa previgente in materia, si dovranno considerare le

specifiche di “sismicità media” (S=9) per i Comuni in zona 2 e di “sismicità bassa” (S=6) per i Comuni sia in zona

3 che in zona 4.

Dal 1° luglio 2009 la progettazione antisismica, per tutte le zone sismiche e per tutte le tipologie di edifici, sarà

regolata dal d.m. 14 gennaio 2008.

2.2 RISPOSTA SISMICA LOCALE

Le particolari condizioni geologiche e geomorfologiche di una zona possono influenzare, in occasione di eventi

sismici, la pericolosità sismica di base, producendo effetti diversi che vanno a sovrapporsi e sommarsi a quelli del

sisma; tali effetti devono essere considerati nella valutazione generale della pericolosità sismica di una data area
e costituiscono l’oggetto della “componente sismica” del Piano di Governo del Territorio secondo la d.g.r. 22

dicembre 2005 n° 8/1566.


Tali effetti, in funzione delle caratteristiche del terreno presente, vengono distinti in due gruppi: gli effetti di sito (o

di amplificazione sismica locale) e gli effetti di instabilità.

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Gli effetti di sito o di amplificazione sismica locale interessano tutti i terreni che mostrano un comportamento

stabile nei confronti delle sollecitazioni sismiche e sono rappresentati dall’insieme delle modifiche che un moto

sismico (terremoto di riferimento) relativo ad una formazione rocciosa di base (bedrock), può subire presso la

superficie topografica o durante l’attraversamento degli strati di terreno sovrastanti il bedrock. Tali effetti si

distinguono a loro volta in due sottogruppi che possono essere contemporaneamente presenti nello stesso sito.

• 1 - Gli effetti di amplificazione topografica, che si verificano quando le condizioni locali sono rappresentate da

morfologie superficiali più o meno articolate, che favoriscono la focalizzazione delle onde sismiche presso la

cresta dei rilievi e i ripiani sovrastanti le scarpate, con conseguente amplificazione delle onde stesse a causa

di fenomeni di riflessione sulla superficie libera e di interazione fra il campo d’onda incidente e quello diffratto.

• 2- Gli effetti di amplificazione litologica, che si verificano quando sono presenti profili stratigrafici con

determinate proprietà meccaniche sovrastanti il bedrock e che portano all’esaltazione locale delle azioni

sismiche causate da fenomeni di risonanza fra onda sismica incidente e modi di vibrare del terreno, e

fenomeni di doppia risonanza fra periodo fondamentale del moto sismico incidente e modi di vibrazione del

terreno e della sovrastruttura.


Gli effetti di instabilità interessano invece tutti i terreni che mostrano un comportamento instabile o potenzialmente

instabile nei confronti delle sollecitazioni sismiche attese e che può rivelarsi incompatibile con la stabilità delle

strutture presenti. I principali effetti di instabilità sono i seguenti.

• Fenomeni di riattivazione o neoformazione di movimenti franosi (crolli, scivolamenti rotazionali e/o

traslazionali, colamenti eccetera) per i quali il sisma rappresenta un fattore d’innesco del movimento a causa

dell’accelerazione esercitata o a causa dell’aumento delle pressioni interstiziali.

• Movimenti relativi verticali e orizzontali tra diversi settori areali posti in corrispondenza di faglie

sismogenetiche, che portano a scorrimenti e cedimenti differenziali (tali fenomeni sono possibili solo per

terremoti di magnitudo molto elevata e in presenza di particolari strutture geologiche affioranti o sepolte).

• Fenomeni di rottura connessi a deformazione permanente del suolo nel caso di terreni caratterizzati da

proprietà fisico-meccaniche particolarmente scadenti; per terreni granulari sopra falda sono possibili cedimenti

a causa di fenomeni di addensamento del materiale mentre per terreni granulari fini (sabbiosi) saturi sono

possibili fluimenti e colamenti a causa di fenomeni di liquefazione.

• Nel caso di siti interessati da carsismo sotterraneo o da particolari strutture vacuolari presenti nel sottosuolo si

possono verificare fenomeni di subsidenza più o meno accentuati, legati al crollo parziale o totale delle cavità

sotterranee.

2.2.1 Metodologia per l’analisi della risposta sismica

Nel presente paragrafo viene riassunta la metodologia definita dalla d.g.r. 22 dicembre 2005 n° 8/1566 per

l’analisi della risposta sismica in un dato territorio comunale, in adempimento a quanto previsto dal DM

14/09/2005, dall’OPCM n° 3274 del 20 Marzo 2003 e dal dduo n° 19904 del 21/11/2003. Tale metodologia

prevede tre livelli di approfondimento, in funzione della classificazione sismica del Comune, dell’importanza degli

edifici interessati e della fase di lavoro (pianificatoria o progettuale).

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• Analisi di primo livello: è un approccio di tipo qualitativo che consiste nel riconoscimento delle situazioni

passibili di amplificazione sismica o di effetti di instabilità sulla base di dati esistenti, cartografie di

inquadramento, osservazioni geologico-geomorfologiche, topografiche e morfometriche del territorio. Tale

livello, obbligatorio per tutti i comuni, prevede la redazione della “Carta della pericolosità sismica locale” su

tutto il territorio comunale, nella quale deve essere riportata la perimetrazione areale e lineare delle diverse

situazioni tipo definite nella legenda (che verrà illustrata nel successivo paragrafo) di cui all’allegato 5 alla

d.g.r. n° 8/1566, in grado di determinare gli effetti sismici locali e denominate “scenari di pericolosità sismica

locale” (zone PSL da Z1 a Z5).

• Analisi di secondo livello: è un approccio di tipo semi-quantitativo che si applica nelle sole aree passibili di

amplificazione perimetrate nella carta della pericolosità sismica locale (zone PSL Z3 e Z4); permette di

determinare una valore numerico (fattore di amplificazione sismica locale - Fa) che fornisce una stima

dell’effettiva risposta sismica delle situazioni individuate tramite il primo livello. Per applicare tale procedura

(per i dettagli sulla quale si rimanda all’allegato 5 alla dgr n° 8/1566) sono necessari, relativamente alle

situazioni individuate, dati più approfonditi di tipo morfometrico, litologico-stratigrafico e geofisico (questi ultimi
in particolare relativi alla velocità di propagazione nel terreno delle onde sismiche di taglio). L’analisi di

secondo livello è obbligatoria per i comuni ricadenti in zona sismica 2 e 3, nelle zone interferenti con

l’urbanizzato e nelle aree di espansione urbanistica; nei comuni ricadenti in zona sismica 4 tale livello deve

essere applicato nelle situazioni in cui si prevede la realizzazione o l’ampliamento di costruzioni strategiche e

rilevanti (elenco tipologico di cui al dduo n° 19904/03). Il valore di Fa determinato con l’applicazione del

secondo livello deve essere confrontato con “valori soglia” definiti dalla Regione Lombardia per ogni comune,

al fine di determinare se la normativa nazionale risulti sufficiente a tenere in considerazione anche gli effetti di

amplificazione sismica locale (Fa<soglia) o insufficiente (Fa>soglia).

• Analisi di terzo livello: è un approccio di tipo quantitativo e consiste nella determinazione degli effetti di

amplificazione tramite indagini e analisi ancor più approfondite (per la descrizione delle quali si rimanda

all’allegato 5 alla dgr n° 8/1566). Le analisi di terzo livello si applicano in fase progettuale nelle aree passibili di

effetti di instabilità individuate con il primo livello (zone PSL Z1, Z2 e Z5) e nelle aree analizzate con il

secondo livello per le quali si è ottenuto un valore di Fa superiore alla soglia; in quest’ultimo caso, in fase

progettuale, in alternativa all’applicazione del terzo livello è possibile utilizzare i parametri di progetto previsti

dalla normativa nazionale per la zona sismica superiore. Nei comuni ricadenti in zona sismica 4 tale livello

deve essere applicato nei confronti di costruzioni strategiche e rilevanti (elenco tipologico di cui al dduo n°

19904/03). Il terzo livello è obbligatorio anche nel caso in cui si stiano progettando costruzioni il cui uso

prevede affollamenti significativi, industrie con attività pericolose per l’ambiente, reti ferroviarie o viarie la cui

interruzione provochi situazioni di emergenza e costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti e

socialmente essenziali.

Nella carta della fattibilità delle azioni di piano devono essere riportate con appositi retini trasparenti le aree a

pericolosità sismica locale distinguendo quelle con Fa maggiore del valore soglia comunale, da quelle con Fa

minore.

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2.3 ANALISI DI PRIMO LIVELLO - CARTA DELLA PERICOLOSITÀ SISMICA LOCALE

Come precedentemente esposto, il territorio del Comune di Sulzano ricade in zona sismica 3 ed è quindi prevista

obbligatoriamente l’applicazione dell’analisi di primo livello per tutto il territorio comunale con la redazione della
Carta di pericolosità sismica locale.

Per quanto riguarda l’analisi di primo livello, conformemente a quanto richiesto dalla normativa, sono state

individuate le aree passibili di amplificazione sismica o di effetti di instabilità e sono state rappresentate nella

Carta di pericolosità sismica locale alla scala 1:10.000 (Tavola 4). La carta è stata realizzata in base all’analisi

delle carte topografiche disponibili e in base all’analisi della cartografia geologica di base (carta litologica e

morfologica) e di sintesi della precedente Indagine geologica di supporto al PRG (maggio 2004 a cura del dott.

geol. Sergio Ghilardi); i dati esistenti sono stati verificati e integrati tramite sopralluoghi sul terreno.

Come legenda di tale carta è stata utilizzata quella di riferimento definita nell’allegato 5 alla dgr n° 8/1566 esposta

di seguito.

SIGLA SCENARIO DI PERICOLOSITA’ SISMICA LOCALE EFFETTI DI RISPOSTA SISMICA


LOCALE

Z1a Zona caratterizzata da movimenti franosi attivi


Instabilità
Z1b Zona caratterizzata da movimenti franosi quiescenti (attivazione-riattivazione
accelerazione movimenti)
Z1c Zona potenzialmente franosa o esposta a rischio di frana

Zone con terreni di fondazione particolarmente scadenti


Z2 (riporti poco addensati, terreni granulari fini con falda Instabilità (cedimenti-liquefazioni)
superficiale)
Zona di ciglio H>10 m (scarpata con parete subverticale,
Z3a bordo di cava, nicchia di distacco, orlo di terrazzo fluviale
o di natura antropica) Amplificazioni topografiche

Z3b Zona di cresta rocciosa e/o cocuzzolo: appuntite -


arrotondate

Z4a Zona di fondovalle con presenza di depositi alluvionali


e/o fluvioglaciali granulari e/o coesivi

Z4b Zona pedemontana di falda di detrito, conoide alluvionale


e conoide deltizio-lacustre
Amplificazioni litologiche
Z4c Zona morenica con presenza di depositi granulari e/o
coesivi (comprese le coltri loessiche)

Z4d Zona con presenza di argille residuali e terre rosse di


origine eluvio-colluviale

Z5 Zona di contatto stratigrafico e/o tettonico tra litotipi con Instabilità (comportamenti
caratteristiche fisico-meccaniche molto diverse differenziali)

Nell’ambito del territorio in esame non sono presenti elementi riconducibili agli scenari Z1a e Z1b (movimenti

franosi attivi e quiescenti) che per caratteristiche e dimensioni possono risentire del verificarsi di un sisma;

analogamente non sono presenti terreni riconducibili allo scenario Z2 (zone con terreni di fondazione

particolarmente scadenti come riporti poco addensati, terreni granulari fini con falda superficiale, ecc).

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Nello scenario Z1c sono state inserite le zone potenzialmente franose in senso lato (aree in erosione regressiva o

degradazione, aree con franosità superficiale diffusa, ecc.) che si trovano principalmente lungo le scarpate di

erosione ad elevata altezza e pendenza dei corsi d’acqua principali; sono state inoltre inserite le pareti rocciose

interessate da fenomeni di crollo di blocchi e le aree interessate da carsismo superficiale e sotterraneo.

Per quanto riguarda lo scenario Z3a sono state indicate le linee corrispondenti al ciglio di scarpate aventi altezza

superiore a 10 m, ricavate dall’analisi della CTR alla scala 1:10.000 e dell’aerofotogrammetrico comunale alla

scala 1:2.000 (margine di terrazzi morfologici, orlo di scarpate di erosione torrentizia, rotture di pendenza molto

marcate lungo i versanti, ecc.).

Per quanto riguarda lo scenario Z3b sono state indicate le linee di cresta individuate in base all’analisi della Carta

Tecnica Regionale e dell’aerofotogrammetrico alla scala 1:2.000.

Nello scenario Z4 sono state inserite le aree caratterizzate dalla presenza di depositi superficiali con spessore

indicativamente superiore a 5 m (spessore massimo di copertura superficiale che una formazione a

comportamento rigido - categoria di suolo di fondazione di tipo A - può presentare secondo il d.m. 14/09/2005),
desunte dall’analisi della cartografia esistente integrata con osservazioni di terreno. Non sono presenti depositi

riconducibili alla categoria Z4a; nella categoria Z4b sono stati inseriti i depositi di conoide alluvionale e le falde di

detrito, nella categoria Z4c i depositi di origine glaciale e nella categoria Z4d i depositi di origine eluvio-colluviale.

Per quanto riguarda lo scenario Z5, sono state indicate come linee di contatto tra litotipi con caratteristiche fisico-

meccaniche molto diverse tutti i limiti esterni delle zone Z4 a contatto con substrato roccioso affiorante,

subaffiorante o con depositi superficiali aventi spessore indicativamente inferiore a 5 m.

Si sottolinea che la carta di pericolosità sismica realizzata ha valore di inquadramento ed è da considerarsi come

riferimento e punto di partenza per l’applicazione dei successivi livelli di approfondimento in fase pianificatoria e

delle analisi sismiche in fase progettuale.

2.4 ANALISI DI SECONDO LIVELLO - VALUTAZIONE DEL FATTORE DI AMPLIFICAZIONE

Come precedentemente esposto, il territorio del Comune di Sulzano ricade in zona sismica 3 per la quale è

prevista obbligatoriamente l’applicazione dell’analisi di secondo livello nelle zone passibili di amplificazione

(scenari Z3 e Z4) perimetrate nella carta della pericolosità sismica locale ed interferenti con le zone urbanizzate e

di espansione urbanistica.
Le aree in cui è stato applicato in questa sede il secondo livello di approfondimento sono evidenziate nelle carte

di fattibilità alla scala 1:2.000, 1:5.000 e 1:10.000 e coincidono le aree urbanizzate e urbanizzabili del territorio

comunale e il loro immediato intorno (fascia posta a lago e primo tratto di versante posto a monte, comprendente

le località di Sulzano, Pero, Tassano, Gussago, Martignago, Gazzane, Dosso, Vertine, Montecolo). Non sono

stati considerati nell’analisi di secondo livello i piccoli nuclei sparsi posti più a monte lungo il versante.

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2.4.1 – Valutazione dell’amplificazione sismica per effetti litologici

L’analisi di secondo livello per la valutazione dell’amplificazione sismica per effetti litologici proposta dalla
normativa richiede la conoscenza di alcuni dati di tipo litologico-stratigrafico e geofisico sui siti da investigare; fra

questi, i principali sono costituiti dalla litologia prevalente nel sito e dal profilo di velocità delle onde sismiche di

taglio (Vs) fino al raggiungimento di valori pari o superiori ad 800 m/s (valore che identifica il “bedrock” sismico), o

almeno nei primi trenta metri di profondità.

Sull’insieme delle aree passibili di amplificazione litologica individuate con il primo livello di approfondimento

rappresentate nella carta della pericolosità sismica locale (zone Z4) ed interferenti con l’urbanizzato e con le aree

di espansione urbanistica, sono stati individuati degli ambiti geologico-geomorfologici omogenei, che si ritiene

siano caratterizzati da parametri litologico-stratigrafici e geofisici relativamente costanti. All’interno di ciascun

ambito sono stati individuati uno o più siti rappresentativi nei quali, dopo la determinazione dei parametri geologici

e geofisici necessari, è stata effettuata l’analisi di secondo livello.

I dati geofisici sono stati ottenuti con l’esecuzione di una campagna di indagini secondo la tecnica ReMi

(Refraction Microtremor), realizzando 4 stendimenti. Per la caratterizzazione stratigrafica e litologica dei siti sono

stati utilizzati i dati disponibili per le aree in esame, costituiti dalla stratigrafia del pozzo comunale e dalla

cartografia geologica e litologica; ci si è inoltre basati sulla conoscenza geologico-geomorfologica del territorio in

esame.

Nella tabella seguente sono elencati gli ambiti omogenei considerati, le indagini geofisiche eseguite ed i dati

raccolti per i diversi siti rappresentativi sui quali è stata condotta l’analisi di secondo livello.

INDAGINE DATI LITOLOGICO-


AMBITO SITO RAPPRESENTATIVO
REMI STRATIGRAFICI

Conoidi alluvionali a lago remi 1


Zona stazione stratigrafia pozzo comunale
(base del versante) “stazione”

Fascia a lago esterna ai remi 2


Zona bar le palafitte quadro geologico-geomorfologico
conoidi “Palafitte”

Terrazzi inferiori in località


remi 3 “Dosso” quadro geologico-geomorfologico
Terrazzi glaciali lungo il Dosso

versante Terrazzi superiori in località remi 4


quadro geologico-geomorfologico
Tassano “Tassano”

L’ubicazione degli stendimenti ReMi e del pozzo comunale è riportata nell’allegato 1 alla scala 1:5.000; la

stratigrafia del pozzo comunale è riportata nell’allegato 4.

Le indagini geofisiche condotte, i dati con esse ottenuti e l’applicazione della procedura di secondo livello per la

determinazione del valore di Fa sono descritti nei paragrafi seguenti.

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2.4.1.a Indagini geofisiche per la determinazione delle velocità delle onde sismiche di taglio (Vs)

Per la determinazione della velocità di propagazione delle onde sismiche di taglio (Vs) nel sottosuolo dei siti in

esame è stata condotta una campagna di indagini geofisiche di superficie “ReMi” (Refraction Microtremor).

Questa tecnica consente di ricostruire il profilo della velocità delle onde di taglio (Vs) nel sottosuolo, acquisendo i

dati con la stessa strumentazione della sismica a rifrazione tradizionale, ma utilizzando come fonte di

energizzazione il “rumore” sismico ambientale presente naturalmente e/o prodotto da fonti antropiche. Le basi

teoriche sulle quali si basa il metodo sono le stesse dell’analisi spettrale delle onde di superficie (SASW) e della

multi-analisi delle onde di superficie (MASW ).

Per l’acquisizione dei dati sul terreno è stata utilizzata la seguente strumentazione:

- sismografo multicanale (24 canali) “PASI” capace di acquisire fino a 36000 campioni per canale con

intervallo di campionamento da 1 a 2 ms;

- 24 geofoni verticali con frequenza di risonanza di 4,5 Hz;

- 2 cavi sismici per il collegamento dei geofoni, con spaziatura massima pari a 10 metri.
L’analisi e l’interpretazione ReMi dei dati acquisiti viene eseguita utilizzando un software appropriato e consiste in

primo luogo nella trasformazione dei dati in una rappresentazione grafica del rapporto tra la frequenza

dell’energia spettrale delle onde di taglio e la velocità (o lentezza) delle stesse (vedi allegato 2), sul quale viene

selezionata una curva di dispersione consistente nel limite inferiore della velocità dell’energia spettrale delle onde

di taglio in rapporto al trend della frequenza, rappresentata dai quadretti nelle figure. Successivamente viene

modellata una curva di dispersione (curva continua nelle figure) con strati multipli e velocità delle onde S tali da

far combaciare la curva di dispersione risultante dai dati acquisiti, ottenendo così l’andamento delle Vs con la

profondità che, nel caso delle indagini svolte, è relativo al centro dello stendimento geofonico. I profili di velocità

ottenuti (sia in forma numerica sia in forma di grafico) sono riportati nell’allegato 3; nella tabella seguente sono

riportate le caratteristiche delle indagini svolte.

Interdistanza lunghezza profondità max raggiungimento bedrock

geofonica stendimento raggiunta sismico (Vs 800 m/s)

remi 1 “stazione” 5m 115 m 30 m NO

remi 2 “Palafitte” 5m 115 m 30 m SI

remi 3 “Dosso” 5m 115 m 30 m SI

remi 4 “Tassano” 5m 115 m 30 m NO

2.4.1.b Calcolo delle “Vs30” (velocità di taglio nell’ambito dei primi trenta metri di sottosuolo) e

determinazione della categoria di suolo di fondazione secondo il DM 14/09/2005

Sulla base dei dati sismici ottenuti come sopra esposto è stato possibile determinare il parametro Vs30 secondo
quanto definito nel D.M. 14 Settembre 2005 “Norme tecniche per le costruzioni”:
30

Vs30 = ------------------

i = 1, N h i / Vi

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Dove :

hi = spessore in metri dello strato i-esimo per un totale di N strati presenti nei primi 30 metri di sottosuolo;
-6
Vi = velocità delle onde di taglio (per deformazioni di taglio g < 10 ) dello strato i-esimo per un totale di N strati

presenti nei primi 30 metri di sottosuolo;

N = numero strati nell’ambito dei primi 30 metri di sottosuolo.

Dallo sviluppo del calcolo sono stati ottenuti i valori che hanno permesso di individuare, per ogni sito preso in

considerazione, le categorie di suolo di fondazione riportate nella tabella del paragrafo successivo.

2.4.1.c Valutazione del fattore di amplificazione sismica locale (Fa)

Il fattore di amplificazione sismica locale Fa è stato determinato in ognuno dei siti rappresentativi presi in

considerazione applicando la metodologia proposta nell’allegato 5 alla d.g.r. n° 8/1566. La metodologia permette

di valutare se l’applicazione della normativa sismica vigente con il d.m. 14 Settembre 2005, che per il Comune di

Sulzano prevede l’utilizzo dei parametri associati alla zona sismica 3, sia da considerarsi sufficiente o meno a

tenere in considerazione anche gli effetti di amplificazione sismica legati alla situazione litologica del sito. Per

questo scopo, una volta determinato, il valore di Fa deve essere confrontato con i “valori soglia” definiti dalla

Regione Lombardia per ogni singolo Comune e che per Sulzano sono i seguenti:

categoria suolo di fondazione periodo 0,1 -0,5 s periodo 0,5 -1,5 s

SUOLO A 1,3 1,8

SUOLO B-C-E 1,8 2,8

SUOLO D 1,9 4,6

Secondo le indicazioni della normativa il periodo compreso fra 0,1 e 0,5 secondi è rappresentativo di fabbricati

bassi, regolari e piuttosto rigidi, aventi altezza indicativamente inferiore a 5 piani, mentre l’intervallo 0,5 - 1,5 s si

riferisce a strutture più alte e flessibili.

Nel seguito sono esposti i passi di applicazione del metodo per la determinazione di Fa; i risultati intermedi e finali

ottenuti per i siti considerati sono esposti nella tabella a fine paragrafo.

Il primo passo consiste nella scelta della scheda di valutazione che, secondo le indicazioni contenute nell’allegato

5 alla d.g.r. n° 8/1566, deve essere fatta in base alla litologia prevalente presente nel sito, con successivo

confronto fra l’andamento delle Vs con la profondità previsto nella scheda e l’andamento reale riscontrato

nell’indagine. Inoltre, secondo quanto riportato nelle integrazioni al citato allegato, in presenza di una litologia

non contemplata nelle schede di valutazione esistenti, nel caso di alternanze litologiche e nel caso in cui in cui

esista la scheda di valutazione per la litologia esaminata ma l’andamento delle Vs con la profondità non ricada nel

campo di validità della scheda, può essere scelta un’altra scheda che presenti l’andamento delle Vs con la

profondità più simile a quello riscontrato nell’indagine. In accordo con tali indicazioni, nell’ambito dei siti esaminati

in questa sede, la scelta della scheda di valutazione è stata fatta in fase preliminare in riferimento ai dati

litologico-stratigrafici reperiti, con successiva verifica basata sul confronto fra il profilo di velocità delle onde S

ricavato tramite le prove ReMi e i profili delle Vs delle schede attualmente disponibili nell’ambito della normativa.
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Tale confronto è schematizzato nei grafici dell’allegato 3 dal quale si evince quali schede sono compatibili con le

diverse situazioni esaminate; le schede scelte per i diversi siti sono indicate nella tabella fine testo.

Il secondo passo dell’applicazione della metodologia per l’analisi di secondo livello consiste nell’individuazione

dello spessore e della velocità Vs dello strato superficiale, in base ai quali si sceglie all’interno della scheda di

valutazione la curva di correlazione T-Fa più appropriata fra le tre disponibili. Nei casi in esame lo spessore e la

velocità del primo strato sono stati desunti dai risultati delle prove ReMi; le curve scelte sono indicate nella tabella

a fine testo. Questo discorso vale solo per il periodo compreso fra 0,1 e 0,5 s in quanto per il periodo superiore la

curva di correlazione T-Fa è unica.

Il passo successivo consiste nella determinazione di T, che rappresenta il periodo proprio del sito espresso in

secondi; in base alle indicazioni della normativa, il calcolo deve essere svolto considerando la stratigrafia fino alla

profondità in cui il valore delle velocità Vs è uguale o superiore a 800 m/s ed utilizzando la seguente relazione:

4x i = 1, N hi

T (s) = ---------------------------------------
( i = 1, N hi x Vsi ) / i = 1, N hi

Dove :

hi=spessore (m) dello strato i-esimo; Vsi=velocità (m/s) delle onde di taglio dello strato i-esimo; N=numero

strati.

Nei siti esaminati in cui la profondità del bedrock sismico (Vs=800 m/s) non è stata raggiunta direttamente

dall’indagine, in accordo con le indicazioni contenute nelle integrazioni all’allegato 5, tale dato è stato ricavato

ipotizzando un opportuno gradiente di Vs con la profondità sulla base dei dati ottenuti dall’indagine, fino al

raggiungimento del valore di 800 m/s. Le profondità del bedrock sismico e i valori di T per i siti considerati sono

indicati nella tabella fine testo.

L’ultimo passo permette di determinare il valore di Fa lungo le curve di correlazione T-Fa in base al valore di T,

sia per il periodo compreso fra 0,1 e 0,5 s, sia per il periodo compreso fra 0,5 e 1,5 s; in base alle indicazioni della

Normativa il valore di Fa deve essere arrotondato alla prima cifra decimale. I risultati ottenuti sono riassunti nella
tabella seguente.
categoria
sito e indagine scheda di curva di profondità Fa soglia Fa soglia
suolo di T
ReMi valutazione correlazione T-Fa bedrock 0,1-0,5 s 0,5-1,5 s
fondazione

limoso
1 “Stazione” B 3 38,0 m 0,250 s 1,7 1,2
argillosa 2

limoso
2 “Palafitte” B 3 27,2 m 0,236 s 1,7 1,2
argillosa 2

3 “Dosso” B ghiaiosa 3 10,7 m 0,102 s 1,2 1,0

4 “Tassano” B ghiaiosa 3 32,0 m 0,239 s 1,4 1,1

I valori di Fa ottenuti sono sempre inferiori ai valori soglia definiti dalla Regione Lombardia per il Comune di

Sulzano per entrambi gli intervalli di periodo; in base alle indicazioni della d.g.r. 22 dicembre 2005 n° 8/1566, in

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tutta l’area sottoposta ad analisi sismica di secondo livello, la normativa sismica nazionale vigente con il d.m. 14

settembre 2005 è quindi sufficiente a tenere in considerazione anche gli effetti di amplificazione sismica per

cause litologiche. In fase progettuale è quindi corretto applicare lo spettro previsto dalla normativa per la zona

sismica 3 nella quale ricade il territorio comunale di Sulzano.

In accordo con le indicazioni della d.g.r. n° 8/1566, le aree a pericolosità sismica locale per effetti litologici con

valore di Fa inferiore al valore soglia comunale sono state riportate nelle carte di fattibilità geologica (alla scala

1:2.000, 1:5.000 e 1:10.000). Tali aree non sono state distinte da quelle a pericolosità sismica locale per effetti

morfologici.

2.4.2 Valutazione dell’amplificazione sismica per effetti morfologici

L’analisi di secondo livello per la valutazione dell’amplificazione sismica per effetti morfologici proposta dalla

normativa si basa sull’esame delle caratteristiche morfometriche degli elementi che originano tale effetto di sito e

si applica solo per l’intervallo di periodo 0,1-0,5 s; per costruzioni con strutture flessibili e sviluppo verticale

indicativamente compreso tra 5 e 15 piani non è disponibile la procedura di secondo livello ed è quindi necessario

passare direttamente all’analisi di terzo livello in fase progettuale.

Nel caso in esame sono stati analizzati tutti gli elementi passibili di amplificazione morfologica interferenti con le

aree urbanizzate e di espansione urbanistica individuati con il primo livello di approfondimento e rappresentati

nella carta della pericolosità sismica locale (zone Z3 - creste e scarpate).

I dati morfometrici delle creste e delle scarpate sono stati ricavati dalla Carta Tecnica Regionale alla scala

1:10.000 e dall’aerofotogrammetrico Comunale alla scala 1:2.000 realizzando un numero molto elevato di profili

topografici.

I valori di Fa determinati devono essere confrontati con i “valori soglia” (relativi alla categoria di suolo di tipo A),

definiti dalla Regione Lombardia ogni singolo Comune; per Sulzano tale valore è pari, per il periodo compreso fra

0,1 e 0,5 s, ad 1,3.

Per quanto riguarda lo scenario di scarpata (Z3a), il valore di Fa massimo ottenuto nelle varie situazioni

analizzate è risultato pari ad 1,3. L’analisi morfometrica svolta ha inoltre permesso di riconoscere le situazioni che

possono dare effettivamente un’amplificazione sismica; secondo la normativa sono infatti da intendersi come

scarpate solo le seguenti situazioni:

• fronte principale della scarpata avente altezza non inferiore a 10 m e inclinazione non inferiore a 10°;

• fronte superiore a monte della scarpata di estensione paragonabile al dislivello altimetrico massimo del

fronte principale, o comunque non inferiore ai 15-20 m;

• inclinazione del fronte superiore inferiore o uguale ad 1/5 dell’inclinazione del fronte principale.

Per quanto riguarda lo scenario di cresta (Z3 b), il valore di Fa massimo ottenuto nelle varie situazioni analizzate

è risultato pari ad 1,3. L’analisi morfometrica svolta ha inoltre permesso di riconoscere le situazioni che possono

dare effettivamente un’amplificazione sismica; secondo la normativa sono infatti da intendersi come creste solo le

situazioni caratterizzate da pendii con inclinazione maggiore o uguale ai 10° e con dislivello altimetrico minimo

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maggiore od uguale ad 1/3 del dislivello altimetrico massimo. Inoltre il versante a valle della cresta è da

considerare come passibile di amplificazione solamente fino alla prima evidente rottura morfologica.

I valori di Fa ottenuti sono inferiori (o al limite uguali) al valore soglia definito dalla Regione Lombardia per il

Comune di Sulzano. In base a tali risultati e alle indicazioni della d.g.r. 22 dicembre 2005 n° 8/1566, si conclude

che per tutte le aree analizzate la normativa sismica nazionale vigente con il d.m. 14 settembre 2005 è sufficiente

a tenere in considerazione anche gli effetti di amplificazione sismica per cause morfologiche. In fase progettuale è

quindi corretto applicare lo spettro previsto dalla normativa per la zona sismica 3 nella quale ricade il territorio

comunale di Sulzano.

In accordo con le indicazioni della d.g.r. n° 8/1566, le aree a pericolosità sismica locale per effetti morfologici con

valore di Fa inferiore (o uguale) al valore soglia comunale sono state riportate nelle carte di fattibilità geologica

(alla scala 1:2.000, 1:5.000 e 1:10.000). Tali aree non sono state distinte da quelle a pericolosità sismica locale

per effetti litologici.

3. CARTA DI FATTIBILITÀ’ DELLE AZIONI DI PIANO

La carta di fattibilità geologica delle azioni di piano è stata desunta dalla precedente versione dello studio

geologico di supporto al PRG (datato maggio 2004, a cura del dott. geol Sergio Ghilardi); si è preso atto della

zonazione della fattibilità mentendola identica alla precedente versione, sia rispetto ai limiti, sia rispetto alla

classificazione della fattibilità, apportando solamente alcune piccole correzioni di errori materiali riguardanti la

perimetrazione della classe di fattibilità 4 e in particolare gli alvei dei corsi d’acqua e le loro pertinenze.

Sono state redatte le seguenti carte di fattibilità:

• carta di fattibilità alla scala 1:2.000 (allegato 1a, settore sud-ovest; allegato 1b, settore nord-est), relativa alla

porzione di territorio coperta dall’aerofotogrammetrico comunale alla scala 1:2.000, comprendente la parte

urbanizzata e un suo intorno relativamente ampio;

• carta di fattibilità alla scala 1:5.000 (allegato 2), relativa all’intero territorio comunale e redatta sulla base

dell’aerofotogrammetrico comunale alla scala 1:5.000;

• carta di fattibilità alla scala 1:10.000 (allegato 3), relativa all’intero territorio comunale e redatta sulla base

della Carta Tecnica Regionale alla scala 1:10.000.

Per quanto riguarda la sovrapposizione sulle carte di fattibilità dei risultati dell’analisi sismica di secondo livello,

dato che non sono mai stati ottenuti valori del fattore di amplificazione Fa superiori alle soglie definite dalla

Regione Lombardia per il Comune di Sulzano (vedi paragrafo precedente), tutta l’area di applicazione del

secondo livello è stata contrassegnata con apposito retino trasparente come area con Fa inferiore alla soglia

comunale.

Anche per quanto riguarda le prescrizioni connesse con le classi di fattibilità, si è preso atto di quanto già definito

nella precedente versione dello studio geologico di supporto al PRG; a fine paragrafo si riporta un estratto della

relazione allegata a tale studio, nel quale sono indicate le prescrizioni per le diverse classi di fattibilità.

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Le indicazioni contenute in tale estratto, quelle nel seguito e quelle relative alle norme di Piano

riguardanti la componente sismica (paragrafo 3.2) dovranno essere riportate nelle Norme Tecniche di

Attuazione dello strumento urbanistico.

Ogni indagine, indipendentemente dalla classe di fattibilità assegnata alle singole aree, dovrà essere condotta

seguendo le indicazioni delle normative esistenti, con particolare riferimento al d.m. 14 gennaio 2008
“Approvazione delle nuove Norme Tecniche per le costruzioni”; le indagini e gli approfondimenti prescritti per le

diverse classi di fattibilità devono essere effettuati prima della progettazione degli interventi e non sono in ogni

caso sostitutivi di quelli previsti in fase esecutiva dal d.m. 14 gennaio 2008.

Si ricorda che per le aree comprese entro le zone delimitate come aree in dissesto nell’Atlante dei rischi idraulici

ed idrogeologici del Piano Stralcio per Assetto Idrogeologico (PAI) redatto dall’Autorità di Bacino del fiume Po

valgono anche le relative norme contenute nelle Norme di Attuazione del PAI delle quali si riporta un estratto nel

prossimo capitolo.

Le indagini dovranno considerare l’inserimento degli interventi nel quadro geologico, geomorfologico ed

idrogeologico, estendendo l’area da investigare ad un intorno significativo per definire le condizioni di pericolosità

e di rischio. L’approfondimento e le modalità d’indagine dovranno essere commisurate all’importanza dell’opera

da realizzare.

Le indagini sono parte integrante del progetto che dovrà essere redatto in conformità alle eventuali indicazioni

contenute nell’indagine stessa.

3.1 PRESCRIZIONI PER LE CLASSI DI FATTIBILITA’

(estratto da relazione del maggio 2004 a cura del dott. geol. Sergio Ghilardi, relativa all’ indagine geologica di
supporto al Piano Regolatore Generale del Comune di Sulzano, condotta ai sensi della L.R. 41/97)

N.B.: Fra quelle citate nel seguito, vi sono alcune normative attualmente non più in vigore; è quindi necessario

fare riferimento alle nuove norme che le hanno sostituite.

A) Nelle aree ricadenti in classe 1 di fattibilità, senza particolari limitazioni, per le quali non sono state individuate
specifiche controindicazioni di carattere geologico all’urbanizzazione od alla modifica della destinazione d’uso
delle particelle, è possibile qualsiasi tipo di intervento nel rispetto delle norme vigenti.
Per il territorio comunale di Sulzano non sono state individuate aree con classe di fattibilità 1.

B) Aree ricadenti in classe 2 di fattibilità, con modeste limitazioni, l’edificazione è consentita senza particolari
controindicazioni, tuttavia, per tutti gli interventi edilizi, indipendentemente dai valori di area e dal volume
dell’intervento, la progettazione dovrà essere supportata da una relazione geologico-tecnica e/o idraulica con
indagini in sito e verifiche esaustive rispetto alle specifiche problematiche presenti nell’area.
Dovrà inoltre essere verificata la compatibilità delle previsioni urbanistiche con particolare riferimento alle
problematiche locali.

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C) Aree ricadenti in classe 3 di fattibilità con consistenti limitazioni.


La classe III comprende le zone in cui sono state riscontrate consistenti limitazioni alla modifica delle destinazioni
d'
uso dei terreni, per l'
entità e la natura dei rischi individuati nell'
area di studio o nell'
immediato intorno.
L'
utilizzo di queste zone sarà pertanto subordinato alla realizzazione di supplementi d'
indagine, per acquisire una
maggiore conoscenza geologico-tecnica o idraulica dell'
area e di un suo immediato intorno.
Tale approfondimento tecnico dovrà essere attuato grazie all'
esecuzione di approfonditi studi geologico-
geotecnici e idrogeologici, mediante campagne geognostiche o significative verifiche idrauliche che dovranno
interessare non solo i principali corsi d'
acqua, ma anche i corsi d'
acqua minori che nel passato hanno manifestato
significative forme di dissesto.
Il risultato delle indagini condotte dovrebbe far scaturire l'
entità massima dell'
intervento, le opere da eseguirsi per
una maggior salvaguardia geologica o l'
attuazione di sistemi di monitoraggio geologico che permettano di tenere
sotto osservazione l'
evoluzione dei fenomeni in atto.
La classe III comprende aree acclivi potenzialmente o realmente soggette a fenomeni di dissesto idrogeologico
come frane di vario tipo e fenomeni alluvionali con trasporto in massa.
Rispetto alla precedenti aree quelle rientranti nella terza classe di fattibilità presentano una maggiore diffusione
ed estensione del dissesto e comportano, quasi sempre, la necessità di realizzare opere di difesa idrogeologica o
idraulica.
Non sempre queste opere dovranno essere collocate nell'
area contrassegnata dalla classe di appartenenza, ma
al contrario potranno collocarsi in aree esterne che, nella dinamica geomorfologica, comportano la
manifestazione dell'
evento più a valle.

La progettazione relativa a qualsiasi intervento edilizio, indipendentemente dal valore di area e dal volume
dell’intervento, dovrà essere supportata da una relazione geologico-tecnica e/o idraulica con indagini in sito e
verifiche esaustive rispetto alle specifiche problematiche presenti nell’area.
Le limitazioni di carattere geologico riscontrate per questa classe impongono che i risultati contenuti nella
relazione geologico-tecnica e/o idraulica, da predisporre preliminarmente rispetto alla progettazione esecutiva
degli interventi, siano ritenuti vincolanti nella misura prospettata.
Per la classe di fattibilità 3 si dovranno comunque prevedere interventi edilizi a impatto geologico contenuto.

Si specifica inoltre che per:


- Aree ubicate all’interno o in adiacenza a movimenti franosi quiescenti (si faccia riferimento alla sottoclasse
3a individuata nella cartografia relativa alla Fattibilità geologica) è necessario definire:
• Le caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche dell’area e di un suo significativo intorno;
• La caratterizzazione geotecnica e geomeccanica dell’area e di un intorno significativo;
• La possibilità di interventi finalizzati alla mitigazione del rischio per l’area in esame, attraverso interventi di
carattere strutturale anche esterni all’area stessa, con indicazioni specifiche sulla tipologia degli stessi;
• La possibilità di interventi nell’ambito dell’area in esame, finalizzati alla protezione delle nuove strutture in
progetto, con indicazioni specifiche sulla tipologia degli stessi;
N.B. Il metodo di studio da eseguirsi è quello contenuto nel D.g.r. 29 ottobre 2001 – N° 7/6645 – Approvazione
direttive per la redazione dello studio geologico ai sensi dell’art. 3 della R.L. 41/97, relativamente all’Allegato 2
“Procedure per la valutazione e la zonazione della pericolosità e del rischio da frana in Regione Lombardia”.

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- Aree di interferenza con la dinamica fluviale (corsi d’acqua principali e corsi d’acqua minori) (si faccia
riferimento alla sottoclasse 3b individuata nella cartografia relativa alla Fattibilità geologica) è necessario
definire:
• Le caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche dell’area e di un intorno significativo;
• La caratterizzazione geotecnica e geomeccanica dell’area e di un intorno significativo;
• La possibilità di interventi finalizzati alla mitigazione del rischio per l’area in esame, attraverso interventi di
carattere strutturale anche esterni all’area stessa, con indicazioni specifiche sulla tipologia degli stessi;
• La possibilità di interventi nell’ambito dell’area in esame, finalizzati alla protezione delle nuove strutture in
progetto, con indicazioni specifiche sulla tipologia degli stessi;
N.B. Il metodo di studio da eseguirsi è quello contenuto nel D.g.r. 11 dicembre 2001 – N° 7/7365 – Approvazione
del Piano Stralcio per l’assetto idrogeologico del bacino del fiume Po (PAI) in campo urbanistico, facendo
riferimento al METODO DI APPROFONDIMENTO riportato nell’Allegato 2 per i corsi d’acqua principali, mentre
utilizzando il METODO SEMPLIFICATO riportato sempre nell’Allegato 2 per i corsi d’acqua minori.

- Aree ubicate all’interno della fascia di rispetto dei pozzi e delle sorgenti (si faccia riferimento alla sottoclasse
3c individuata nella cartografia relativa alla Fattibilità geologica).
Per le zone di rispetto dei pozzi e delle sorgenti ricadenti in classe di fattibilità 3, si applicano le prescrizioni
normative contenute all’Art. 5, comma 5 del DLGS 258/2000. L’attuazione degli interventi o delle attività elencate
all’art. 5 comma 6 del citato Decreto Legislativo (tra le quali edilizia residenziale e relative opere di
urbanizzazione, fognature, opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio) entro le zone di rispetto,
in assenza di diverse indicazioni formulate dalla Regione ai sensi dell’Art. 5 comma 6 del D.lgs 258/00, è
subordinata all’effettuazione di un’indagine idrogeologica di dettaglio che porti ad una riperimetrazione di tale
zone secondo i criteri temporale o idrogeologico (come da D.G.R. n. 6/15137 del 27 giugno 1996) o che
comunque accerti la compatibilità dell’intervento con lo stato di vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee e dia
apposite prescrizioni sulle modalità di attuazione degli interventi stessi.
Per ciò che attiene alla disciplina delle attività poste all’interno delle zone di rispetto (comma 6, art. 21 del D.lgs
11 maggio 199, n. 152 e successive modificazioni), si deve far riferimento alla D.G.R. 10 aprile 2003, n. 7/12693,
la quale, in attesa della predisposizione del riordino della normativa concernente la qualità e l’utilizzo delle acque
nel “testo unico regionale”, formula criteri e indirizzi in merito:
• alla realizzazione di strutture e all’esecuzione di attività ex novo nelle zone di rispetto dei pozzi esistenti;
• all’ubicazione dei nuovi pozzi destinati all’approvvigionamento idrico.
N.B. Gli interventi che interessano aree di rispetto delimitate con criterio geometrico, in assenza quindi di una
conoscenza idrogeologica sufficientemente approfondita, si renderà necessario uno studio idrogeologico,
idrochimico ed ambientale ai sensi della D.g.r. 15137/96

- Aree ubicate all’interno di zone ad elevata vulnerabilità della risorsa idrica per la presenza di fenomeni carsici
(si faccia riferimento alla sottoclasse 3d individuata nella cartografia relativa alla Fattibilità geologica).
Analogamente a quanto definito precedentemente, le zone interessate da carsismo e conseguente elevata
vulnerabilità degli acquiferi sottostanti e circostanti, necessitano di accurati approfondimenti di indagine idraulica e
idrogeologica, a livello di intero comparto. Sarà inoltre necessario predisporre studi geologici dettagliati volti ad
identificare l’esatta ubicazione delle cavità sotterranee, in modo da perimetrare correttamente le aree utilizzabili
per l’edificazione.

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- Aree ubicate all’interno della fascia lacustre (si faccia riferimento alla sottoclasse 3e individuata nella
cartografia relativa alla Fattibilità geologica).
Per le aree ricadenti nella fascia lacustre, si prospettano due ordini di problemi, il primo legato alla presenza di
livelli torbosi, anche di notevole spessore che si estendono fin dal p.c. ed il secondo legato all’ingressione
lacustre.
Pertanto sarà necessario produrre:
1. Una relazione contenete le caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche dell’area e di un
intorno significativo;
2. Una approfondita relazione geotecnica per il dimensionamento delle fondazioni. Tale relazione deve tenere
conto delle eventuali pressioni idrostatiche presenti nel sottosuolo.
3. Un approfondito studio idraulico volto a individuare le possibili interferenze delle opere di progetto con il
livello del lago, valutando la quota idrometrica corrispondente al massimo livello di espansione lacustre.

Inoltre:
• Dovranno eventualmente essere previste opere di difesa delle fondazioni superficiali al fine di scongiurare
l’innesco di fenomeni erosivi.
• Per la realizzazione delle murature di elevazione, almeno per i primi due metri da terra, si consiglia l’utilizzo
di materiali da costruzione poco danneggiabili al contatto con l’acqua e possibilmente impermeabili (esempio
prodotti Sikament o malte speciali).

- Aree ubicate all’interno degli ambiti di conoide (aree di conoide con pericolosità residua) (si faccia riferimento
alla sottoclasse 3f individuata nella cartografia relativa alla Fattibilità geologica) è necessario definire:
• Le caratteristiche geologiche, geomorfologiche ed idrogeologiche dell’area e di un intorno significativo;
• La caratterizzazione geotecnica e geomeccanica dell’area e di un intorno significativo;
• La possibilità di interventi finalizzati alla mitigazione del rischio per l’area in esame, attraverso interventi di
carattere strutturale anche esterni all’area stessa, con indicazioni specifiche sulla tipologia degli stessi;
• La possibilità di interventi nell’ambito dell’area in esame, finalizzati alla protezione delle nuove strutture in
progetto, con indicazioni specifiche sulla tipologia degli stessi;
N.B. Il metodo di studio da eseguirsi è quello contenuto nel D.g.r. 29 ottobre 2001 – N° 7/6645 – Approvazione
direttive per la redazione dello studio geologico ai sensi dell’art. 3 della R.L. 41/97, relativamente all’Allegato 6
“Scheda conidi”.

Nelle aree individuate nella classe di fattibilità 3, ricadenti all’interno o poste nelle vicinanze degli elementi
morfologici definiti nella carta del rischio con legenda PAI, allegata al presente studio, gli ultimi due punti
costituiscono condizione indispensabile al buon esito alla pratica istruttoria di svincolo dell’area. In questi casi il
redattore della relazione tecnica dovrà anche garantire che gli interventi proposti, migliorativi per l’area di
intervento, non comportino incrementi del rischio per le aree adiacenti.

D) Aree ricadenti in classe 4 di fattibilità non sono ammesse nuove costruzioni, per gli edifici esistenti saranno
consentiti esclusivamente interventi così come definiti nell’art. 31, lettere a), b) e c) della legge 457/1978.
Nella classe di fattibilità 4 è consentita la realizzazione aree ricreative senza edificazione, oltre ad opere di
bonifica, consolidamento e messa in sicurezza di aree problematiche dal punto di vista idrogeologico.

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Eventuali infrastrutture pubbliche e di interesse pubblico potranno essere realizzate solo se non altrimenti
localizzabili e dovranno comunque essere puntualmente valutate in funzione della tipologia di dissesto e del
grado di rischio che determinano l’ambito di pericolosità/vulnerabilità omogenea.
Tali interventi dovranno essere valutati caso per caso con il supporto di una dettagliata ed approfondita relazione
geologico-tecnica che consideri e valuti tutte le problematiche presenti nell’area ed in un suo congruo intorno,
supportata da specifiche indagini in sito.
Per le aree di tutela assoluta dei pozzi e delle sorgenti ricadenti in classe di fattibilità 4, si applicano le prescrizioni
normative contenute all’Art. 5, comma 4 del DLGS 258/2000. La zona di tutela assoluta, avente un’estensione di
almeno 10 metri di raggio, deve essere adeguatamente protetta ed adibita esclusivamente alle opere di
captazione e ad infrastruttura di servizio.
Per le aree poste nella fascia di rispetto dei cimiteri, ricadenti in classe di fattibilità 4, si applicano le limitazione
previste ai sensi dell’art. 5 del DPR 285/90

Per tutto quanto non espressamente citato nelle precedenti norme, al fine di raggiungere una assoluta forma di
tutela del territorio, si deve fare riferimento alle norme contenute nell’Art. 9 delle N.d.A. del PAI a cui la carta del
rischio con legenda uniformata PAI, prodotta conformemente alle disposizione contenute nella D.G.R. 11
dicembre 2001 – N° 7/7365, fa riferimento.

3.2 NORME DI PIANO RIGUARDANTI LA COMPONENTE SISMICA

In base all’indagine sismica svolta in questa sede ed a quanto esposto nei paragrafi relativi (capitolo 2) le norme

di Piano riguardanti la componente sismica, oltre al rispetto della normative sismiche di carattere Nazionale, sono

le seguenti.

3.2.1 Interventi ricadenti all’interno dell’area di applicazione dell’analisi sismica di secondo livello

Per tutti gli interventi edilizi posti all’interno dell’area presa in considerazione nell’analisi sismica di secondo livello

del presente studio (delimitata nelle carte di fattibilità alla scala 1:2.000, 1:5.000 e 1:10.000), a partire dalle

indicazioni contenute nella carta di pericolosità sismica locale alla scala 1:10.000 sarà necessario valutare nel

dettaglio, in sede di relazione geologico-tecnica associata al progetto di ogni singolo intervento, l’effettiva

presenza o meno di situazioni passibili di effetti di instabilità, ovvero di fenomeni di instabilità di versante (Z1),

della presenza di terreni particolarmente scadenti o passibili di liquefazione (Z2) e della presenza di contatti fra
litotipi con caratteristiche fisico-meccaniche molto diverse (Z5). Qualora venisse confermata la presenza di tali

situazioni sarà necessario valutarne l’effettiva incidenza con le analisi specifiche definite di “terzo livello” secondo

la d.g.r. 22 dicembre 2005 n° 8/1566.

Dato che nella d.g.r. 8/1566 non è presente la specifica analisi di secondo livello, nel caso di interventi relativi a

tipologie edilizie con periodo proprio compreso fra 0,5 e 1,5 secondi (cioè strutture relativamente alte e flessibili)

ricadenti entro settori soggetti ad amplificazione per effetti morfologici (Z3), è necessario applicare il terzo livello

di approfondimento definito nella d.g.r. 8/1566 oppure, in alternativa, applicare lo spettro previsto dalla normativa

per la zona sismica 2 (zona sismica superiore rispetto a quella in cui ricade il Comune di Sulzano).

Per gli interventi relativi a tipologie edilizie con periodo proprio compreso fra 0,1 e 0,5 secondi (cioè basse,

regolari e piuttosto rigide, indicativamente inferiori a 5 piani) ricadenti entro settori soggetti ad amplificazione per

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effetti topografici o litologici (Z3, Z4), o nel caso di interventi relativi a tipologie edilizie con periodo proprio

compreso fra 0,5 e 1,5 secondi ricadenti entro scenari soggetti ad amplificazione per effetti litologici (Z4), si

considera corretto applicare lo spettro previsto dalla normativa per la zona sismica 3, in quanto nell’analisi di

secondo livello non sono mai stati ottenuti valori di Fa superiori alla soglia definita dalla Regione Lombardia per il

Comune di Sulzano.

3.2.2 Interventi posti all’esterno dell’area di applicazione dell’analisi sismica di secondo livello

Per tutti gli interventi edilizi posti all’esterno dell’area presa in considerazione nell’analisi sismica di secondo livello

del presente studio (delimitata nelle carte di fattibilità alla scala 1:2.000, 1:5.000 e 1:10.000), a partire dalle

indicazioni contenute nella carta di pericolosità sismica locale alla scala 1:10.000 sarà necessario valutare nel

dettaglio, in sede di relazione geologico-tecnica associata al progetto di ogni singolo intervento, l’effettiva

presenza o meno di situazioni passibili di amplificazione sismica ovvero la presenza di cigli di scarpate ( Z3a),

creste (Z3b) o di depositi superficiali con spessore superiore a 5 m (Z4). Sarà inoltre necessario valutare
l’effettiva incidenza di tali fenomeni con le analisi specifiche definite di “secondo livello” nella d.g.r. 22 dicembre

2005 n° 8/1566 o con le analisi definite di “terzo livello” dalla medesima normativa.

Sempre a partire dalle indicazioni contenute nella carta di pericolosità sismica locale alla scala 1:10.000, sarà

inoltre necessario verificare nel dettaglio, in sede di relazione geologico-tecnica associata al progetto di ogni

singolo intervento, la presenza o meno di effetti di instabilità ovvero di fenomeni di instabilità di versante (Z1), la

presenza di terreni particolarmente scadenti o passibili di liquefazione (Z2), e la presenza di contatti fra litotipi con

caratteristiche fisico-meccaniche molto diverse (Z5). Qualora venisse appurata la presenza di tali situazioni, sarà

inoltre necessario valutarne l’effettiva incidenza con le analisi specifiche definite di “terzo livello” secondo la d.g.r.

22 dicembre 2005 n° 8/1566.

4. CARTA DEI RISCHI IDRAULICI E IDROGEOLOGICI

La Carta dei rischi idraulici e idrogeologici, redatta alla scala 1:10.000 sulla base della CTR ed estesa a tutto il

territorio comunale, rappresenta la delimitazione delle aree in dissesto con legenda uniformata a quella del PAI

(Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico, redatto dall’Autorità di Bacino del fiume Po) ed è finalizzata

all’aggiornamento del quadro del dissesto del PAI stesso.

L’individuazione delle aree in dissesto fatta in questa sede non è definitiva, ma potrà essere modificata, con le

modalità e procedure definite dalla Regione Lombardia, in seguito ad eventuali interventi di sistemazione o di

difesa o al verificarsi di nuovi fenomeni di dissesto che comportino una variazione delle condizioni di pericolosità.

E’ stato necessario realizzare tale carta in questa sede in quanto nella precedente versione dello studio geologico

di supporto al PRG (maggio 2004) non era stato chiuso l’iter PAI in quanto il Comune non aveva risposto alle

osservazioni della Regione Lombardia in merito a tale cartografia, redatta dal dott. Geol. Sergio Ghilardi; in

particolare, a seguito della trasmissione di due differenti versioni della carta con legenda PAI (la prima datata

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Luglio 2003 e la seconda Maggio 2004), nel parere allegato alla nota Z1.2005.005249 le osservazioni che la

Regione Lombardia espresse furono le seguenti:


- laddove, nel confronto tra le carte del luglio 2003 e maggio 2004, perimetrazioni afferenti alle frane e alle

“esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio” si sovrappongono, valgono entrambe le

perimetrazioni e la rispettiva normativa associata;

- la perimetrazione del conoide in località Pera ritenuta valida è quella contenuta nella tavola datata luglio

2003.

La carta elaborata in questa sede accoglie tali osservazioni in quanto corrisponde a quella del maggio 2004, con

aggiunta delle “esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio” rappresentati nella carta del luglio 2003

e non più riportati nella successiva del maggio 2004. Inoltre, per quanto riguarda il conoide in località Pera (quello

posto al margine nord-est del territorio comunale, al confine con il Comune di Sale Marasino) si è tenuta valida la

perimetrazione contenuta nella carta del luglio 2003.

Infine, in questa sede si è deciso di proporre una diversa perimetrazione per quanto riguarda i conoidi della Valle

di Vaiorzo e del torrente Vaglio; il primo è posto all’altezza dell’abitato di Sulzano e su di esso sorge buona parte

dell’urbanizzato locale, mentre il secondo è posto presso il margine sud-ovest del territorio comunale, al confine

con il Comune di Iseo. Nelle precedenti versioni della carta con legenda PAI (sia quella del luglio 2003, sia quella

del maggio 2004) entrambi sono stati classificati come Ca (area di conoide attivo o potenzialmente attivo non

protetta da opere di difesa e sistemazione a monte) per quanto riguarda l’alveo più una fascia al suo esterno, e

come Cp (area di conoide attivo o potenzialmente attivo parzialmente protetta da opere di difesa e sistemazione a

monte) per tutto il resto delle aree di conoide, con versioni leggermente diversa fra le due carte relativamente al

limite esterno dei conoidi.

Questi due conoidi sono stati oggetto dell’indagine svolta nel 1999 dallo Studio Associato Geo.Te.C. (del quale lo

scrivente è socio) denominata “Osservazioni alla delimitazione delle aree a rischio idrogeologico individuate dal

Progetto di Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) nel territorio comunale di Sulzano”; in riferimento a tale

indagine, secondo quanto riportato nella relazione che accompagna la precedente versione dello studio geologico

di supporto al PRG, sarebbe stata redatta la carta di fattibilità e la versione del maggio 2004 della carta con

legenda PAI.

Per quanto riguarda la carta con legenda PAI non vi è questa corrispondenza in quanto nell’indagine Geo.Te.C.

del 1999 (al quale si rimanda per i dettagli e la cartografia) è stata assegnata la pericolosità H5 (allora definita

come “alta”) all’alveo e alle sue pertinenze, pericolosità H4 (allora definita come “media”) ad una stretta fascia

posta in sinistra dell’alveo (valle di Vaiorzo) e ad una fascia a cavallo dell’alveo (torrente Vaglio), e pericolosità H3

(allora definita come “bassa”) a settori limitati posti in destra idrografica nella zona distale; la restante parte delle

aree di conoide non è stata classificata ed è quindi caratterizzata da pericolosità inferiore ad H3.

Per quanto riguarda la fattibilità vi è invece corrispondenza in quanto alle zone classificate a pericolosità H5 e H4

nell’indagine Geo.Te.C. del 1999 è stata assegnata la classe di fattibilità 4, mentre alle zone classificate a

pericolosità H3 (e alle restanti porzioni dei conoidi) è stata assegnata la classe di fattibilità 3.

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Per questi due conoidi si osserva inoltre che nell’attuale perimetrazione dell’Autorità di Bacino del Fiume Po-

Atlante dei Piani, la classificazione delle aree in dissesto coincide con quella individuata dall’Indagine Geo.Te.C.

1999 (zone H5 in Ca, zone H4 in Cp e restanti aree di conoide in Cn).

Si segnala infine che, per i due conoidi in esame, le aree classificate come Cp nella carta con legenda PAI, sono

invece individuate come “aree di conoide stabilizzato” nella carta di sintesi della precedente versione dello studio

geologico di supporto al PRG (maggio 2004).

In conclusione, per questi due conoidi si propone in questa sede di classificare come Ca il settore classificato a

pericolosità H5 nell’ambito dell’indagine Geo.Te.C. 1999, come Cp il settore classificato a pericolosità H4 e come

Cn (area di conoide non recentemente riattivatosi o completamente protetta da opere di difesa) le aree

classificate ad H3 e le restanti porzioni di conoide caratterizzate da pericolosità inferiore, utilizzando come limite

esterno del conoide quello individuato nelle carte di fattibilità e di sintesi della precedente versione dello studio

geologico di supporto al PRG (maggio 2004).


Operando in questo modo, la correlazione fra l’indagine Geo.Te.C. 1999, la cartografia PAI e la cartografia

geologica di supporto allo strumento urbanistico è riassunta nella tabella seguente:

pericolosità da indagine Fattibilità geologica Carta con legenda


Carta di sintesi Attuale classificazione
Geo.Te.C. 1999 in PRG 2004 (confermata PAI 2008 per PGT
PRG 2004 dell’Autorità di Bacino
osservazione al PAI per PGT 2008) 2008

H5 (alta) 4 Conoide attivo Ca Ca

H4 (media) 4 Conoide attivo Cp Cp

H3 (bassa) e inferiore 3 Conoide stabilizzato Cn Cn

4.1 NORMATIVA DI RIFERIMENTO PER LE AREE IN DISSESTO INDIVIDUATE NELLA CARTA DEI RISCHI
IDRAULICI E IDROGEOLOGICI

Come anticipato nel capitolo precedente, oltre alle prescrizioni relative alla fattibilità geologica, nelle aree

comprese entro le zone delimitate come aree in dissesto nella carta dei rischi idraulici ed idrogeologici con

legenda uniformata a quella PAI (Tavola 5), valgono anche le relative limitazioni e disposizioni contenute nelle

Norme di Attuazione del PAI delle quali si riporta di seguito un estratto relativo agli articoli e alle parti di interesse

per il territorio comunale di Sulzano, nell’ambito del quale sono presenti le tipologie di dissesto Fa, Fq, Ca, Cp,

Cn, Ee ed Em.

Estratto da: Norme di attuazione del Progetto di Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI)

N.B.: Fra quelle citate nel seguito, vi sono alcune normative attualmente non più in vigore; è quindi necessario

fare riferimento alle nuove norme che le hanno sostituite.

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Art. 9. Limitazioni alle attività di trasformazione e d’uso del suolo derivanti dalle condizioni di dissesto
idraulico e idrogeologico

1. Le aree interessate da fenomeni di dissesto per la parte collinare e montana del bacino sono classificate
come segue, in relazione alla specifica tipologia dei fenomeni idrogeologici, così come definiti nell’Elaborato 2
del Piano:
• frane:
Fa, aree interessate da frane attive - (pericolosità molto elevata),
Fq, aree interessate da frane quiescenti - (pericolosità elevata),
• esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio lungo le aste dei corsi d’acqua:
Ee, aree coinvolgibili dai fenomeni con pericolosità molto elevata,
Em, aree coinvolgibili dai fenomeni con pericolosità media o moderata,
• trasporto di massa sui conoidi:
Ca, aree di conoidi attivi o potenzialmente attivi non protette da opere di difesa e di sistemazione a monte -
(pericolosità molto elevata),
Cp, aree di conoidi attivi o potenzialmente attivi parzialmente protette da opere di difesa e di sistemazione a
monte - (pericolosità elevata),
Cn, aree di conoidi non recentemente riattivatisi o completamente protette da opere di difesa – (pericolosità
media o moderata),

2. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 3 ter del D.L. 12 ottobre 2000, n. 279, convertito in L. 11 dicembre
2000, n. 365, nelle aree Fa sono esclusivamente consentiti:
• gli interventi di demolizione senza ricostruzione;
• gli interventi di manutenzione ordinaria degli edifici, così come definiti alla lettera a) dell’art. 31 della L. 5
agosto 1978, n. 457;
• gli interventi volti a mitigare la vulnerabilità degli edifici e degli impianti esistenti e a migliorare la tutela della
pubblica incolumità, senza aumenti di superficie e volume, senza cambiamenti di destinazione d’uso che
comportino aumento del carico insediativo;
• gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria e straordinaria di opere pubbliche o di interesse
pubblico e gli interventi di consolidamento e restauro conservativo di beni di interesse culturale, compatibili
con la normativa di tutela;
• le opere di bonifica, di sistemazione e di monitoraggio dei movimenti franosi;
• le opere di regimazione delle acque superficiali e sotterranee;
• la ristrutturazione e la realizzazione di infrastrutture lineari e a rete riferite a servizi pubblici essenziali non
altrimenti localizzabili, previo studio di compatibilità dell’intervento con lo stato di dissesto esistente validato
dall'
Autorità competente. Gli interventi devono comunque garantire la sicurezza dell’esercizio delle funzioni
per cui sono destinati, tenuto conto dello stato di dissesto in essere.

3. Nelle aree Fq, oltre agli interventi di cui al precedente comma 2, sono consentiti:
• gli interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo, così come definiti
alle lettere b) e c) dell’art. 31 della L. 5 agosto 1978, n. 457, senza aumenti di superficie e volume;
• gli interventi di ampliamento degli edifici esistenti per adeguamento igienico funzionale;

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• gli interventi di ampliamento e ristrutturazione di edifici esistenti, nonché di nuova costruzione, purchè
consentiti dallo strumento urbanistico adeguato al presente Piano ai sensi e per gli effetti dell’art. 18, fatto
salvo quanto disposto dalle linee successive;
• la realizzazione di nuovi impianti di trattamento delle acque reflue e l’ampliamento di quelli esistenti, previo
studio di compatibilità dell’opera con lo stato di dissesto esistente validato dall'
Autorità competente; sono
comunque escluse la realizzazione di nuovi impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, l’ampliamento
degli stessi impianti esistenti, l’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti, così come
definiti dal D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22. E’ consentito l’esercizio delle operazioni di smaltimento e
recupero dei rifiuti già autorizzate ai sensi dello stesso D.Lgs. 22/1997 (o per le quali sia stata presentata
comunicazione di inizio attività, nel rispetto delle norme tecniche e dei requisiti specificati all’art. 31 del
D.Lgs. 22/1997) alla data di entrata in vigore del Piano, limitatamente alla durata dell’autorizzazione
stessa. Tale autorizzazione può essere rinnovata fino ad esaurimento della capacità residua derivante
dalla autorizzazione originaria per le discariche e fino al termine della vita tecnica per gli impianti a
tecnologia complessa, previo studio di compatibilità validato dall'
Autorità competente. Alla scadenza
devono essere effettuate le operazioni di messa in sicurezza e ripristino del sito, così come definite all’art.
6 del suddetto decreto legislativo.

5. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 3 ter del D.L. 12 ottobre 2000, n. 279, convertito in L. 11 dicembre
2000, n. 365, nelle aree Ee sono esclusivamente consentiti:
• gli interventi di demolizione senza ricostruzione;
• gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo degli
edifici, così come definiti alle lettere a), b) e c) dell’art. 31 della L. 5 agosto 1978, n. 457;
• gli interventi volti a mitigare la vulnerabilità degli edifici e degli impianti esistenti e a migliorare la tutela della
pubblica incolumità, senza aumenti di superficie e volume, senza cambiamenti di destinazione d’uso che
comportino aumento del carico insediativo;
• gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria e straordinaria di opere pubbliche e di interesse
pubblico e di restauro e di risanamento conservativo di beni di interesse culturale, compatibili con la
normativa di tutela;
• i cambiamenti delle destinazioni colturali, purché non interessanti una fascia di ampiezza di 4 m dal ciglio
della sponda ai sensi del R.D. 523/1904;
• gli interventi volti alla ricostituzione degli equilibri naturali alterati e alla eliminazione, per quanto possibile,
dei fattori incompatibili di interferenza antropica;
• le opere di difesa, di sistemazione idraulica e di monitoraggio dei fenomeni;
• la ristrutturazione e la realizzazione di infrastrutture lineari e a rete riferite a servizi pubblici essenziali non
altrimenti localizzabili e relativi impianti, previo studio di compatibilità dell’intervento con lo stato di dissesto
esistente validato dall'
Autorità competente. Gli interventi devono comunque garantire la sicurezza
dell’esercizio delle funzioni per cui sono destinati, tenuto conto delle condizioni idrauliche presenti;
• l’ampliamento o la ristrutturazione degli impianti di trattamento delle acque reflue;
• l’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti già autorizzate ai sensi del D.Lgs. 5
febbraio 1997, n. 22 (o per le quali sia stata presentata comunicazione di inizio attività, nel rispetto delle
norme tecniche e dei requisiti specificati all’art. 31 dello stesso D.Lgs. 22/1997) alla data di entrata in
vigore del Piano, limitatamente alla durata dell’autorizzazione stessa. Tale autorizzazione può essere
rinnovata fino ad esaurimento della capacità residua derivante dalla autorizzazione originaria per le
discariche e fino al termine della vita tecnica per gli impianti a tecnologia complessa, previo studio di

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compatibilità validato dall'


Autorità competente. Alla scadenza devono essere effettuate le operazioni di
messa in sicurezza e ripristino del sito, così come definite all’art. 6 del suddetto decreto legislativo.

6bis. Nelle aree Em compete alle Regioni e agli Enti locali, attraverso gli strumenti di pianificazione
territoriale e urbanistica, regolamentare le attività consentite, i limiti e i divieti, tenuto anche conto delle
indicazioni dei programmi di previsione e prevenzione ai sensi della L. 24 febbraio 1992, n. 225. Gli interventi
ammissibili devono in ogni caso essere soggetti ad uno studio di compatibilità con le condizioni del dissesto
validato dall'
Autorità competente.

7. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 3 ter del D.L. 12 ottobre 2000, n. 279, convertito in L. 11 dicembre
2000, n. 365, nelle aree Ca sono esclusivamente consentiti:
• gli interventi di demolizione senza ricostruzione;
• gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di risanamento conservativo degli
edifici, così come definiti alle lettere a), b) e c) dell’art. 31 della L. 5 agosto 1978, n. 457;
• gli interventi volti a mitigare la vulnerabilità degli edifici e degli impianti esistenti e a migliorare la tutela della
pubblica incolumità, senza aumenti di superficie e volume, senza cambiamenti di destinazione d’uso che
comportino aumento del carico insediativo;
• gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria e straordinaria di opere pubbliche e di interesse
pubblico e di restauro e di risanamento conservativo di beni di interesse culturale, compatibili con la
normativa di tutela;
• i cambiamenti delle destinazioni colturali, purché non interessanti una fascia di ampiezza di 4 m dal ciglio
della sponda ai sensi del R.D. 523/1904;
• gli interventi volti alla ricostituzione degli equilibri naturali alterati e alla eliminazione, per quanto possibile,
dei fattori incompatibili di interferenza antropica;
• le opere di difesa, di sistemazione idraulica e di monitoraggio dei fenomeni;
• la ristrutturazione e la realizzazione di infrastrutture lineari e a rete riferite a servizi pubblici essenziali non
altrimenti localizzabili, previo studio di compatibilità dell’intervento con lo stato di dissesto esistente validato
dall'
Autorità competente. Gli interventi devono comunque garantire la sicurezza dell’esercizio delle funzioni
per cui sono destinati, tenuto conto delle condizioni idrauliche presenti;
• l’ampliamento o la ristrutturazione degli impianti di trattamento delle acque reflue.

8. Nelle aree Cp, oltre agli interventi di cui al precedente comma 7, sono consentiti:
• gli interventi di ristrutturazione edilizia, così come definiti alla lettera d) dell’art. 31 della L. 5 agosto 1978, n.
457, senza aumenti di superficie e volume;
• gli interventi di ampliamento degli edifici esistenti per adeguamento igienico funzionale;
• la realizzazione di nuovi impianti di trattamento delle acque reflue.

9. Nelle aree Cn compete alle Regioni e agli Enti locali, attraverso gli strumenti di pianificazione territoriale
e urbanistica, regolamentare le attività consentite, i limiti e i divieti, tenuto anche conto delle indicazioni dei
programmi di previsione e prevenzione ai sensi della L. 24 febbraio 1992, n. 225. Gli interventi ammissibili
devono in ogni caso essere soggetti ad uno studio di compatibilità con le condizioni del dissesto validato
dall'
Autorità competente.

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12. Tutti gli interventi consentiti, di cui ai precedenti commi, sono subordinati ad una verifica tecnica,
condotta anche in ottemperanza alle prescrizioni di cui al D.M. 11 marzo 1988, volta a dimostrare la
compatibilità tra l’intervento, le condizioni di dissesto e il livello di rischio esistente, sia per quanto riguarda
possibili aggravamenti delle condizioni di instabilità presenti, sia in relazione alla sicurezza dell’intervento
stesso. Tale verifica deve essere allegata al progetto dell'
intervento, redatta e firmata da un tecnico abilitato.

Dr. geol. Giovanni Carleschi

Darfo Boario Terme, 6 Agosto 2008

5 BIBLIOGRAFIA

1) Autorità di Bacino del fiume Po - Parma - Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI) - Interventi sulla rete

idrografica e sui versanti (Legge 18 maggio 1989, n. 183, art. 17, comma 6-ter). - Norme di Attuazione -

2001.

2) Compagnoni M., Pergalani F. - Analisi e valutazioni degli effetti sismici di sito in Lombardia finalizzate alla

definizione dell’aspetto sismico nei Piani di Governo del Territorio - Allegato 5: integrazioni. Dipartimento di

Ingegneria Strutturale del Politecnico di Milano - Milano, Febbraio 2006.

3) Comune di Sulzano (BS) - Osservazioni alla delimitazione delle aree a rischio idrogeologico individuate dal

Progetto di Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) nel territorio del Comune di Sulzano - Geo.Te.C. Studio

Associato, Novembre 1999.

4) Comune di Sulzano (BS) – Integrazione all’Indagine geologica di supporto al Piano Regolatore Generale ai

sensi della L.R. 41/97 – Studio GEA, a cura del dott. geol. Sergio Ghilardi, Maggio 2004.

5) D.M. 14 settembre 2005 - Norme tecniche per le costruzioni.- Suppl. Ord. alla Gazz. Uff., serie gen. n. 222
del 23/09/2005.

6) D.M. 14 gennaio 2008 – Approvazione delle nuove Norme tecniche per le costruzioni.- Gazz. Uff., n. 29 del

04/02/2008.

7) Ordinanza PCM n. 3274 del 20 marzo 2003 - Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione

sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica - G.U. n. 105, 8

maggio 2003, Suppl. Ord. n. 72.

25
Agosto 2008 Geo.Te.C. Studio Associato
Comune di Integrazione Studio Geologico Secondo le indicazioni della DGR 8/1566 in adeguamento Relazione
Sulzano (BS) di supporto alla pianificazione urbanistica alla LR 12 “Legge per il Governo del Territorio” illustrativa

8) Ordinanza PCM n. 3519 del 28 aprile 2006 - Criteri generali per l’individuazione delle zone sismiche e per la

formazione e l’aggiornamento degli elenchi delle medesime zone - G.U, anno 147, n. 108 del 11-05-2006

9) Decreto del Capo del Dipartimento della protezione civile del 21 ottobre 2003 “Disposizioni attuative dell’art.

2, commi 2, 3 e 4, dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003” – G.U.

n. 252 del 29 ottobre 2003

10) Regione Lombardia – D.g.r. n. 7/6645 del 29 Ottobre 2001 - Approvazione direttive per la redazione dello

studio geologico ai sensi dell'


art. 3 della l.r. 41/97 - Boll. Uff. della Reg. Lomb. - anno XXXI, n. 294, 2001.

11) Regione Lombardia - D.g.r. 20 Dicembre 2001- n. 7/7365 - Attuazione del Piano stralcio per l'
Assetto

Idrogeologico del fiume Po (PAI) in campo urbanistico. Art. 17, comma 5, della legge 18 maggio 1989 n. 183.

- BURL - anno XXXI, n. 314, 2001.

12) Regione Lombardia - D.g.r. 22 Dicembre 2005 n. 8/1566 - Criteri ed indirizzi per la componente geologica,

idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio, in attuazione dell’art. 57, comma 1, della l.r. 11

marzo 2005, n.12 - BURL - anno XXXVI, n. 14, 19 gennaio 2006, 3° Suppl. Straordinario.
13) Regione Lombardia - D.g.r. n 7/14964 del 7 Novembre 2003 - Disposizioni preliminari per l’attuazione

dell’OPCM n°3274/2003 “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del

territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”- Boll. Uff. della Reg. Lomb. -

anno XXXIII, n. 275, 2003.

14) Regione Lombardia - Decreto dirigente dell’unità organizzativa n. 19904/03 21/11/2003 - Approvazione

elenco tipologie degli edifici e opere infrastrutturali e programma temporale delle verifiche di cui all’art. 2,

commi 3 e 4 dell’ordinanza p.c.m. n 3274 del 20 marzo 2003, in attuazione della d.g.r. n° 14964 del 7

Novembre 2003 - Boll. Uff. della Reg. Lomb. - serie ordinaria, n. 49 del 1/12/2003.

15) Regione Lombardia - L.r. 11 marzo 2005 n. 12 - Legge per il governo del territorio - BURL. - anno XXXV, n.

69, 16 marzo 2005, 1° Suppl. Ordinario.

16) Regione Lombardia - L.r. 14 luglio 2006 n. 12 - Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 11 marzo 2005,

n. 12 “legge per il governo del territorio”. - BURL 18 luglio 2006, n. 29, 1° suppl. ord.

17) Regione Lombardia - D.g.r. 28 Maggio 2008 n. 8/7374 – Aggiornamento dei “Criteri ed indirizzi per la

componente geologica, idrogeologica e sismica del Piano di Governo del Territorio, in attuazione dell’art. 57,

comma 1, della l.r. 11 marzo 2005, n.12” approvati con d.g.r. 22 dicembre 2005, n. 8/1566 - BURL - anno

XXXVIII, n. 120, 12 giugno 2008, 2° Suppl. Straordinario al n°24.

18) www.adbpo.it – sito web dell’Autorità di bacino del Fiume Po, per la consultazione dell’Atlante dei Piani

contenente la perimetrazione delle aree in dissesto.

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Agosto 2008 Geo.Te.C. Studio Associato