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C’è un’arma che scava lì dove un tempo la spensieratezza è stata rimpiazzata da profonde ferite, così

profonde da sembrare dei tunnel gelidi in cui regna solo del buio pesto. Ha un nome e si chiama Rabbia,
rabbia liquida ed imponente, mista ad odio ed a grigiore umano. Mi chiedo: come si può parafrasare questa
rabbia? Diventa difficile individuarne tutti i fattori specie se la tristezza prende il sopravvento sulla capacità
di raziocinio, quel raziocinio che invidio a tanti, a tutti coloro che in queste ultime ore tessono gogne e
consumano parole come etica e morale. Io invece sono ancora immobilizzata tra i fili di un groviglio fatto di
mille domande e con difficoltà riesco ad andare oltre. Non so parafrasare questa Rabbia perché non riesco
a concepirla, ma mi pare che sia diretta a destinatari che non credo che possano incarnare il Male: una
gonna, un colore, un volto piacevole, delle curve che fanno capolino, un profumo, un sorriso o
semplicemente un genere, quello femminile. Ha un vero nome, ogni cosa ha un nome ed il suo è un po’
lungo, fosse solo questo il problema! È cacofonico e non convince nemmeno alla pelle. Si chiama “ SE L’È
ANDATA A CERCARE ”, un’accozzaglia di suoni e di parole che ha tanti volti, porta troppe identità ed è la
peggiore onomatopea umana. È il fardello che pesa sulle coscienze di persone apparentemente sensibili ma
che alla prima occasione gettano un’occhiata un po’ troppo invasiva su una gonna indossata, quasi a volerla
strappare per sostituirla con le loro visioni becere e perbeniste. Ci si veste di ben altro e spesso si indossano
anche silenzi, silenzi che masticano lacrime, umiliazione e confessioni che non riescono a vedere la luce
perché si è stati privati della libertà di Essere. Senza libertà di Essere si diventa cadaveri, cadaveri che
continuano a camminare, a sentire il bruciore sulle ferite ogniqualvolta la Rabbia attacca giustificando gli
“assassini”. Assassini verso la materia, ma peggio ancora verso l’Essenza delle vittime ed il mondo è pieno
di questi assassini, un assassino in più ogniqualvolta ci si limita a giudicare senza soffermarci sulla
profondità di uno sguardo.