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5 ANALISI DELLA SEZIONE IN CEMENTO ARMATO

PRECOMPRESSO

Gli elementi in c.a.p. sono costituiti, al pari di quelli in c. a., da conglomerato


cementizio e da armature in acciaio.
La differenza consiste nella applicazione di una sollecitazione artificiale, preliminare
rispetto all'intervento delle azioni esterne (carichi permanenti, accidentali, eccetera). Questa
pre-sollecitazione, comprimendo il c.a. e tendendo alcune armature, genera nell'elemento
uno stato di coazione che ha degli effetti benefici sul comportamento della struttura e sulla
sua resistenza.
A tale tecnica è anche legata una differente qualità dei materiali. Il conglomerato, pur materiali
essendo di base lo stesso, è mediamente migliore di quello da c.a.: infatti la fascia di
resistenze caratteristiche contemplata dalle Norme (300 y 550 kg/cm2) si colloca più in alto.
La migliore qualità è dovuta ad una confezione più accurata, commisurata anche al maggior
impegno tecnologico complessivo che richiede un opera in c.a.p.
Più importante la diversità dell'acciaio. Ne sono presenti due tipi: quello per le armature
con cui si esercita la precompressione e quello per le armature ordinarie. Le armature di
presollecitazione vengono realizzate con acciaio armonico che ha resistenze molto superiori
a quelle dell'acciaio dolce, pur avendone lo stesso modulo elastico Ea (cfr..par.2.6 e 3.1). La
precompressione però non può sostituirsi a tutte le funzioni proprie delle armature. Pertanto

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vengono introdotte anche delle armature ordinarie, ma in misura ridotta rispetto al c.a.,
come armature trasversali e staffature, armature secondarie, rinforzi locali eccetera.
In conclusione il c.a.p. è un cemento armato che, oltre alle armature ordinarie, in
quantità ridotta, possiede delle armature speciali, mediante le quali viene precompresso.

5.1 RAGIONE DELLA PRECOMPRESSIONE


La necessità della presollecitazione deriva principalmente dalia disponibilità di acciai
con resistenza molto elevata rispetto all'acciaio ordinario e che, naturalmente, si vogliono
sfruttare appieno. Ciò non è possibile infatti con la tecnica del cemento armato ordinario,
con le armature che entrano in tiro per aderenza, poiché alla maggior resistenza dovrebbe
corrispondere anche un maggior modulo elastico Ea.
Si consideri una sezione in c.a. soggetta a flessione semplice, ed il suo comportamento c.a. non precompresso
agli stati limite di rottura e di fessurazione.
a) s.l. (ultimo) di rottura (par.4.3) s.l. di rottura
Si ricorda l'espressione ricavata per l'armatura bilanciata:
Ab Dbh>H 'bu H 'bu H as @ u R* Ras
bu

Aumentando la resistenza di calcolo dell'acciaio Ras* e perciò anche Has (che vale
Ras* Ea ), a parità di altre condizioni il valore di Ab decresce molto rapidamente (al limite col
quadrato di Ras* ). Pertanto, impiegando acciai con Ras* crescenti, e non potendosi aumentare
*
in proporzione Rbu , né tanto meno H’bu (convenzionalmente fissa), tutte le sezioni tendono a
cadere nel campo delle sezioni fortemente armate. In conseguenza vanno incontro a rotture
di compressione (par.4.3) cioè a quelle in cui, per definizione, l'acciaio non raggiunge la
Ras* e, quindi, non viene sfruttato convenientemente.
b) s.l. (di esercizio) di fessurazione (par.4.9) s.l. di esercizio
*
1) I1 momento di fessurazione M f dipende dal momento d'inerzia Ji della sezione ideale.
Questa a sua volta (par.4.1) non è legata alla resistenza dell'acciaio, ma solo al suo

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modulo elastico Ea, tramite il coefficiente di omogeneizzazione n. Pertanto un acciaio
più resistente non porta nessun miglioramento, se non ha un Ea maggiore (che in effetti
non ha)
2) Il momento di apertura limite delle fessure, M w* , dipende dalla tensione V a wk (vedi
espressione dell'ampiezza wmax delle fessure), indipendentemente dal valore della
resistenza dell'acciaio: un valore elevato della resistenza può risultare inutile.
Dunque, un acciaio con resistenza Ras* elevata oltre certi limiti non può essere ben
sfruttato nel c.a. ordinario. Rispetto a tutte e tre le angolazioni da cui si è osservato questo
fatto, la ragione si riconduce alla perfetta aderenza che fa parte del modello di calcolo e
che, in effetti, si provvede per il buon funzionamento del cemento armato stesso.
Queste considerazioni possono riassumersi dicendo che l'armatura ad elevata resistenza,
per raggiungere le tensioni elevate di trazione, ha bisogno di elevati allungamenti H. I1
conglomerato, se è aderente, deve subire gli stessi allungamenti: quindi è costretto a
deformarsi molto e, di conseguenza, a fessurarsi molto, ed a subire anche elevate H di
contrazione al lembo compresso, rompendosi per compressione.
Con la tecnica della precompressione si può superare tale problema, permettendo alle
armature di subire degli allungamenti H diversi (maggiori) rispetto a quelli del conglomerato
adiacente.
L'armatura viene tesa prima di essere resa solidale con la struttura: viene, cioè, pre-tesa armatura di precompressione
mediante opportune apparecchiature; viene poi bloccata nella sua pretensione, contrastando
la relativa forza sul conglomerato, il quale diviene precompresso. Le due forze danno luogo
ad un sistema autoequilibrato.
In queste operazioni le armature si allungano, mentre il conglomerato si contrae;
l'aderenza, eventualmente, viene stabilita dopo.
Le armature di precompressione sono costituite da: fili, barre, trecce (due o tre fili
avvolti fra loro), trefoli (più fili avvolti intorno a un filo centrale); fili, trecce o trefoli sono
spesso riuniti in fasci che formano dei cavi.

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I sistemi di precompressione sono molti e coperti da brevetti; le differenze riguardano
essenzialmente la tecnica di messa in tiro e di bloccaggio delle armature.
Essi si suddividono in due gruppi: quelli a cavi pre-tesi o aderenti e quelli a cavi
post-tesi o scorrevoli.
Occorre fare una precisazione sui termini: nel c.a.p. i cavi sono sempre pre-tesi cavi pre-tesi (aderenti)
artificialmente rispetto all'entrata in azione dei carichi esterni, per la natura stessa della
precompressione. Nella suddivisione suddetta si intendono invece cavi pre-tesi quelli tesi
prima che venga gettato il conglomerato. In una prima fase essi vengono messi in tiro nelle
cassaforme vuote e contrastati o su di esse o a terra: hanno perciò un tracciato rettilineo
ovvero a tratti rettilinei. Viene poi eseguito il getto del conglomerato, ove essi rimangono
annegati (in tensione); a maturazione avvenuta, gli ancoraggi a terra vengono sbloccati ed i
cavi, impediti nell'accorciarsi dal conglomerato stesso, per aderenza, lo precomprimono.
I cavi post-tesi (s'intende: tesi dopo il getto del conglomerato) giacciono invece liberi in
guaine e sporgono dalle estremità dell'elemento gettato, finché questo non ha raggiunto un cavi post-tesi (scorrevoli)
indurimento sufficiente. A maturazione avvenuta i cavi vengono tesi dalle estremità,
contrastando immediatamente sul conglomerato, che precomprimono: debbono perciò
essere scorrevoli dentro la guaina. Una volta tesi a dovere, vengono bloccati alle estremità
contro il conglomerato. Tali cavi possono avere un tracciato curvilineo qualsiasi (senza
gomiti vivi), poiché durante il tiro la guaina rimane ferma nel getto indurito, secondo il
tracciato predisposto.
Gli apparecchi di bloccaggio sono commisurati alla portanza dei relativi cavi.
Generalmente il pezzo essenziale è una piastra d'acciaio o un cuneo, su cui vengono fissate
le estremità dei cavi, ed ha il compito di ripartire la forza di contrasto sul conglomerato.
A bloccaggio ultimato, dentro la guaina viene iniettata a pressione una malta di cemento
fluida, che la riempie tutta e poi indurisce.
La malta assolve le funzioni di proteggere il cavo dalla corrosione e di stabilire aderenza
tra il cavo e la guaina; questa è a sua volta aderente al conglomerato esterno, con il quale
pertanto il cavo viene a collaborare nelle successive fasi di carico, rendendo anche più
sicuro l'ancoraggio.

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Si cerca di orientare la forza di precompressione nel conglomerato in maniera da comportamento
comprimere quelle zone che, nella sollecitazione derivante dalle azioni esterne, ri-
sulterebbero tese. In tal modo:
 inizialmente i cavi raggiungono elevate tensioni, allungandosi liberamente, e le zone di
c.a. potenzialmente tese accumulano compressione;
 sotto i carichi di esercizio i cavi si continuano a tendere, ma la trazione, invece che tutta
alle armature, viene attribuita anche al conglomerato che ricede la compressione
accumulata, senza parzializzarsi (nella maggior parte dei casi);
 per ulteriore carico il conglomerato si fessura e si parzializza, fino a rottura, ma l'acciaio
potrà essere sfruttato al massimo, avendo scontato elevati allungamenti iniziali.
La sezione in conglomerato, quindi, non parzializzandosi sotto i carichi di esercizio,
viene sfruttata integralmente. A ciò si accompagna un controllo completo della fessurazione
ed anche una riduzione della deformazione.
Tutto ciò ha naturalmente anche dei risvolti economici traducendosi in notevoli risparmi
di acciaio e di conglomerato, rispetto al c.a., a parità di sollecitazioni esterne. I1 minor peso
delle strutture, che ne deriva, riduce poi le sollecitazioni stesse e costituisce un ulteriore
fattore di risparmio.
Ciò consente, fra l'altro, di realizzare strutture inflesse di luci impossibili per il c.a.; mentre
quest'ultimo risulta conveniente negli elementi prevalentemente compressi, oppure nelle
strutture inflesse di piccola luce o intelaiate.

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A titolo di curiosità si ricordano due esempi antichi di pro-sollecitazione artigianale, esempi tradizionali
applicate a note strutture: la botte e la ruota di bicicletta.
Nella fabbricazione di una botte le doghe vengono accostate faccia a faccia e poi legate
da cerchi di ferro montati a forzare e a caldo. Raffreddandosi, il cerchio stringe
ulteriormente la botte, cioè la precomprime. Se così non fosse, con l'entrata in carico della
botte per il riempimento, il cerchio si allungherebbe leggermente e, poiché l'interfaccia fra
doga e doga non reagisce a trazione, esse si distaccherebbero, facendo perdere tenuta alla
botte. Senza precompressione si avrebbe uno stato limite di esercizio paragonabile alla
fessurazione (o meglio alla decompressione) nel c.a.
Nel secondo caso, invece, i raggi di una ruota di per sé non potrebbero reagire a
compressione (essendo estremamente snelli andrebbero incontro allo s.l. di instabilità);
trovandosi di volta in volta al disotto del mozzo si affloscerebbero, ed il cerchione
lavorerebbe in modo del tutto improprio. Pertanto il ciclista pre-tende i raggi (contrastando
sul cerchione esterno, che si precomprime, e sul cerchio interno della ruota, che si
pretende). I raggi, una volta soggetti alla compressione del carico esterno, restano sempre in
trazione, ridotta, anche sotto carico. `

5.2 SFORZI DI PRECOMPRESSIONE


Molti sono i tipi di strutture in c.a. che vengono precompressi. Si ricorre a tale tecnica
ogni volta che è necessario ridurre il peso di elementi inflessi, (come per esempio in ponti,
coperture di grande luce) o quando si voglia annullare la fessurazione (serbatoi, tubi) o
limitare le deformazioni (tiranti eccetera).
Come per il cemento armato (par.4.0), in questo ambito verranno considerati solo gli
elementi monodimensionali (travi).
La sezione in c.a.p., oltre che agli sforzi esterni, è anche soggetta agli sforzi di
precompressione: l'analisi della sezione richiede quindi la determinazione di entrambi.
Poiché quella degli sforzi di precompressione presenta alcune particolarità, che influiscono
sulla verifica delle sezioni, esso verrà affrontato ora, limitatamente alle travi isostatiche,
nonostante un tale problema sia stato classificato (par.4.0) come appartenente alla analisi

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della struttura. Si rinvia a questa (cap.8), per quanto riguarda gli sforzi di precompressione
nelle strutture iperstatiche.
5.2.1 CAVI SCORREVOLI (POST-TESI)
Si consideri una trave precompressa da un solo cava post-teso, come in figura, e senza
altre azioni.
La determinazione degli sforzi in ogni sezione sarebbe immediata se il cavo scorresse
nella guaina senza attrito, gli ancoraggi bloccassero perfettamente il cavo alle estremità,
N
nella tensione di tiro, ed i materiali non subissero fenomeni viscosi.
Infatti, dalla statica dei fili si verrebbe a dedurre che la tensione N nel cavo è costante ed cavo
uguale a quella misurata all'apparecchia di tiro (martinetto) al momento del blocco degli N
ancoraggi.
In ogni sezione si avrebbe: N
 nel cavo uno sforzo di trazione N, diretto come la sua linea d'asse in quel punto; c.a.
 nella parte in c.a., per l'equilibrio, una risultante uguale ed opposta: cioè uno sforzo N,
diretto come il precedente, ma di compressione. N

Lo sforzo di compressione N si può scomporre in tre componenti (considerando un caso NcosD# N


piano): NsinD D N
 una componente normale o pre-compressione in senso stretto, pari a N ˜ cosD ;
 una coppia o pre-flessione, pari a N ˜ cosD ˜ e ;
 una componente tangente, o pre-taglio, pari a N ˜ sen D ;
D è l'angolo fra le linee di asse del cavo e della trave, nella data sezione. Per le forme
normali, D essendo piccolo, si può porre cosD # 1 .
Le sezioni andrebbero così verificate sotto l'effetto congiunto di questi sforzi e di quelli
prodotti dalle azioni esterne.
Prima di descrivere le correzioni necessarie, per effetto dei fenomeni accennati, si
descrive ora un altro modo di individuare gli sforzi di precompressione.
Si considerano tutte le forze superficiali scambiate fra cavo e conglomerato (sempre sistema equivalente
nelle ipotesi di cui sopra) che sono:

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 forze di blocco agli ancoraggi, pari a N (e scomponibili nelle tre componenti)
 pressioni fra cavo e guaina lungo i tratti curvi; in mancanza di attrito esse sono
R
perpendicolari alla linea di contatto e valgono p = N/R (essendo R il raggio di curvatura
locale del cavo).
N
I1 sistema (autoequilibrato) costituito da queste forze rappresenta in dettaglio quello con D0
e0
cui si realizza la precompressione del c.a. e, rispettivamente, la pretensione del cavo. p=N/R
Quindi, calcolando gli sforzi prodotti da tale sistema, si ottengono per un'altra via
ovviamente gli stessi sforzi visti, sezione per sezione. I1 sistema di forze viene detto
p=N/R
pertanto sistema equivalente alla precompressione, essendo in verità proprio il sistema che NsinD0 NsinD0

la realizza. NcosD0 Ncos0 D


M=N0 M=N0
Per calcolare la pre-compressione la pre-flessione ed il pre-taglio in una sezione, si
possono calcolare, rispettivamente, lo sforzo normale, il momento flettente ed il taglio Sistema equivalente alla precompressione

prodotti nella sezione dal sistema equivalente.


Si esaminano ora gli effetti degli attriti e del comportamento nel tempo dei materiali, che perdita di tensione
producono delle perdite di tensione nei cavi e, corrispondentemente, delle perdite di
precompressione nel c.a., rispetto ai valori predetti.
Si hanno delle perdite di tensione instantanee (cioè che avvengono durante le operazioni A) istantanee:
stesse di tiro e bloccaggio), tra l'apparecchio e le varie sezioni della trave; esse sono dovute
a vari fattori.
Una prima perdita si ha nell'apparecchio stesso, che per entrare in forza ha bisogno di un bloccaggio
certo cedimento, rispetto alla tensione letta sul martinetto in tiro.
Occorre calcolare che lo sforzo N0 all'ancoraggio non è, quindi, quello letto sullo
strumento, ma è ridotto, in una misura che dipende dal tipo di apparecchiature impiegate.
Inoltre, nelle sezioni via via più distanti dall'apparecchio, vi sarà una diminuzione attrito
progressiva della tensione, che andrà persa nell'attrito fra cavo e guaina. Fn

L'attrito nasce quando due superfici a contatto si scambiano una forza normale e tendono
Fa
a scorrere mutuamente. La forza di attrito Fa (tangenziale) che si può sviluppare è pari alla
Fa
forza normale Fn per il coefficiente di attrito f
Fn

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Fa f ˜ Fn
p
Se si esercita una forza Fa maggiore di quella di attrito, le due superfici scorrono, ma N
cavo
resta una reazione tangenziale pari a circa Fa.
Nel caso cavo-guaina, la Fn è presente nei tratti in curva, distribuita sotto forma di una
pressione normale p = N/R (v.sopra); N è ora lo sforzo di trazione locale nel cavo, non più
guaina
costante.
Nei tratti rettilinei teoricamente non c'è pressione di contatto fra cavo e guaina. Ma
inevitabili serpeggiamenti del tracciato producono lo stesso effetto che in curva, in misura 0 1 2 3
N0
ridotta.
A causa degli attriti il cavo perde tensione tra l'estremità di tiro e le sezioni, al crescere
della distanza. Le norme prevedono pertanto che si calcolino tali perdite, suddividendo il N1
D01
tracciato del cavo in più tronchi (v.figura). A1 termine del primo tronco (0-1) si ha uno N2
D12
sforzo di pre-tensione N1 pari a: D23
N3
§ ·
N1 N 0 u ¨1  f l l01  f cD 01 ¸ l01 l12 l23
, ¨
¸
© ¹
(N.B. i simboli N1 ,N2 ,N3 , non vanno confusi
perdite per attrito nel tratto 0-1 con quelli usati nel seguito per gli sforzi
in cui l01 ed D01 sono la lunghezza e l'angolo di curvatura del cavo nel tronco 0-1 fl ed fc i iniziali e finali di ogni sezione)

coefficienti di attrito in linea ed in curva.


Le norma stesse stabiliscono i valori dei coefficienti di attrito tra guaina (in lamierino) e
cavi, in mancanza di determinazione diretta:
fl = 0,003 m-1 ; fc = 0,3
Per la generica sezione (1,2,3...) occorre calcolare gli sforzi N1, N2, N3.... ridotti via via
fino alla sezione stessa, ripetendo l'operazione come per il primo tronco. La suddivisione in
più tronchi, non troppo lunghi, é necessaria, in quanto 1'espressione vista è
un'approssimazione lineare di un'integrazione, in cui lo sforzo N varia con continuità.
La determinazione degli sforzi variabili lungo il cavo è necessaria anche per il calcolo
dell'allungamento del cavo stesso che costituisce un controllo immediato, prima del blocco,

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che il cavo sia tutto alla tensione prevista e non si sia incastrato in qualche punto nella
guaina. L'allungamento complessivo si ottiene dalla somma degli allungamenti nei vari
tronchi: per il tronco 0-1 esso vale
'l01 > N 0  N1 2 Ea A@ ˜ l01 (A= area del cavo)
e così via per gli altri.
Alle perdite istantanee si può aggiungere quella dovuta al tiro dei cavi successivi. Una cavi successivi
trave, infatti, contiene generalmente più cavi, messi in tiro uno alla volta, ognuno dei quali
dà il suo contributo alla precompressione, accorciando la trave in proporzione alla sua
quota. Tale accorciamento produce una perdita di tensione nei cavi già in tiro, che si valuta
mediante il calcolo dell'accorciamento elastico della trave dovuto ai cavi successivi e
procedendo quindi come per il ritiro (v. oltre).
Le perdite differite procedono in tempi lunghi (mesi). Esse sono dovute sia b) differite:
all'accorciamento della trave per ritiro e per deformazioni viscose (che comporta un
accorciamento del cavo teso, riducendone la tensione): sia al rilassamento dell'acciaio
stesso, che costituisce di per sé una perdita di tensione.
La prima perdita deriva dal ritiro Hrs successivo alla messa in tiro dei cavi: dipende ritiro
quindi dall'età del conglomerato al momento in cui questa avviene. Disponendo del valore
Hrf sperimentale e delle curve esponenziali (par.3.1) di Hri in funzione dell’età alla messa in
tiro, si può ottenere per differenza il ritiro successivo
H rs = Hrf  Hri
In mancanza di determinazione diretta (e per spessore di conglomerato non
particolarmente sottile) le Norme forniscono i valori:
H rs = 0,00030 (strutture precompresse prima di 14 gg.)
H rs = 0,00025 (strutture precompresse dopo 14 gg.)
In conseguenza di un tale accorciamento nel cavo si avrà la perdita di tensione:
'Vr = H rs u Ea 'N r = 'Vr u A

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La perdita di tensione per deformazione viscosa del conglomerato dev'essere valutata viscosità conglomerato
secondo le Norme sezione per sezione, tenendo conto della posizione del cavo nella sezione
stessa, poiché esso seguirà la deformazione viscosa Hv del conglomerato adiacente (in
seguito alla aderenza tramite la malta iniettata); essa vale:
Hv V b Eb FIf (cfr.par.3.1)
in cui Vb è appunto la tensione del conglomerato sotto l'effetto della precompressione
iniziale (cioè senza contare le perdite lente) e dei carichi permanenti nel punto dove passa
il cavo nella sezione data. (Per il calcolo di tale Vb v.oltre).
Per il termine FIf le Norme stesse concedono, in mancanza di determinazione
sperimentale, i valori:
FIf = 2,3 (strutture precompresse prima di 14 gg.)
FIf = 2,0 (strutture precompresse dopo 14 gg.)
La perdita di tensione corrispondente, analogamente al ritiro, varrà
'V v H v Ea 'N v 'V v u A
Va notato che tale procedura semplificata è molto approssimativa, in quanto la defor-
mazione viscosa della trave avviene sotto sforzi che variano nel tempo.
I1 rilassamento dell'acciaio è una perdita di tensione, funzione della tensione iniziale, rilassamento
del tempo e della temperatura. La rappresentazione analitica considerata dalle norme è stata
prospettata nel par.3.1.
La perdita di tensione per rilassamento va sommata alle altre perdite lente (ritiro e
deformazione viscosa del conglomerato). Tuttavia bisogna osservare che fra loro vi è
un'interferenza che ne riduce gli effetti: infatti il cavo, accorciandosi e perdendo tensione
per gli altri motivi, è soggetto a un rilassamento ridotto rispetto a quello che presenterebbe
se fosse tenuto a lunghezza perfettamente costante. Le Norme (art.2.6.2) concedono
pertanto una riduzione del rilassamento, con un'espressione approssimata.

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Un artificio per ridurre effettivamente le perdite di tensione lente (e quella dovuta al tiro ritaratura dei cavi
dei cavi successivi) è la ritaratura dei cavi, ove il sistema di bloccaggio lo permetta. Questa
consiste in una rimessa in tiro del cavo, al valore iniziale massimo, dopo un periodo di
alcuni giorni o settimane, durante il quale si sono già sviluppate delle perdite. Mediante tale
rimessa in tiro le perdite, per la parte già sopravvenuta, vengono così recuperate.
La ritaratura non può essere sostituita da un maggior tiro iniziale, pur avendone gli stessi
effetti, in quanto, come si vedrà anche in seguito, la tensione di tiro del cavo ha per norma
un valore massimo ammissibile.
Riassumendo, un cavo non sarà tutto teso ad una tensione pari a quella realizzata al tiro, 1.1.1.3 perdite complessive
ma già inizialmente subirà delle perdite tra sezione e sezione, a causa degli attriti; inoltre, sforzi iniziali e finali in ogni sezione
tali tensioni caleranno col tempo (ma si suppone che le perdite si stabiliscano
asintoticamente a valori limitati). Interesserà quindi per ogni sezione lo sforzo N iniziale e
lo sforzo N a perdite lente avvenute o finale, che d'ora in avanti verranno detti brevemente
N1 ed N2; altrettanto vale per lo sforzo di precompressione sul conglomerato (uguale ed
opposto sezione per sezione a quello del cavo). N0
I due valori dello sforzo N dipendono dalla misura delle perdite, diversa da caso a caso.
Come ordine di grandezza esse valgono, detto N0 il tiro all'apparecchio, per un cavo:
| 5 y 30% di N 0 5 y 25% di N 1
  1  
N 2 finale N 0  'N anc  'N attr  'N rit  'N visc  'N rilass

N1(iniziale)

Riprendendo il sistema equivalente alla precompressione, esso va quindi corretto per le


perdite di tensione:
 inizialmente compaiono sul conglomerato delle forze distribuite tangenti al tracciato del
cavo (forze di attrito), che sono dirette in verso contrario a quelle di precompressione;
attraverso lo schema rappresentativo (v.figura) è evidente la riduzione di
precompressione via via che ci si allontana dagli ancoraggi;

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 col passare del tempo tutte le forze del sistema equivalente si riducono per le perdite
lente, fino a stabilirsi sui valori cosiddetti finali.
Il problema dell'ancoraggio è di bloccare il cavo, in tiro con forze fino a centinaia di ancoraggio dei cavi
tonnellate, su una testata, o in un punto intermedio, della trave. Si tratta quindi di ripartire
una forza concentrata su una zona ristretta, (per ragioni di ingombro) di conglomerato. guaina
Senza entrare nella descrizione dei numerosi apparecchi di bloccaggio, essi si riconducono a cavo

piastre metalliche appoggiate sulla superficie di conglomerato, oppure a elementi che


penetrano nel getto. Ad essi vengono fissati i fili, trefoli o trecce formanti i cavi, mediante
sistemi di cunei, o dadi e cunei. Ancoraggio per barre
Anche le barre hanno degli ancoraggi a piastra, alla quale possono essere fissate con (sistema Dywidag)
dadi filettati (v.figura)5.
Nel conglomerato, al contatto con gli apparecchi di bloccaggio, sono ammesse delle
tensioni locali pari a R’bk/1,3, molto superiori a quelle ammissibili in sezione; tali pressioni
si attenuano diffondendosi verso l'interno della trave. La loro rapida diffusione genera però
delle tensioni di trazione trasversali, che debbono venir assorbite da opportune armature di
frenaggio, cioè da fitte staffature incrociate, perpendicolari al cavo, per alcune decine di
centimetri all'interno del getto.
I1 calcolo delle tensioni che nascono nei pressi dell'ancoraggio ricade nell'analisi degli
stati tridimensionali. Generalmente il dimensionamento del frettaggio, come quello
dell'ancoraggio stesso, non è compito diretto del progettista, ma viene stabilito in base a
indicazioni fornite dal possessore del brevetto.
Talvolta il cavo può venire messo in tiro da una sola estremità: allora, all'estremità
opposta si dispone un ancoraggio morto o autoancoraggio. I1 cavo, invece che uscire dalla
trave ed essere collegato a una piastra, rimane all'estremità morta annegato nel getto, con i
trefoli sfioccati a ventaglio o ripiegati a cappio e bloccati per aderenza. Anche questi
ancoraggi richiedono una armatura secondaria di diffusione.

5
Si rinvia alle proiezioni svolte nel corso per una illustrazione più dettagliata.

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Con gli ancoraggi si ottiene un risparmio di materiale e di operazioni. Per i cavi che
hanno un tracciato lungo, però, il tiro da due estremità dà più sicurezza che la tensione
richiesta giunga fino alle sezioni più importanti.
Ad operazioni di tiro ultimate, gli ancoraggi esterni vanno ricoperti, generalmente con
una paretina in conglomerato, per protezione.
5.2.2 CAVI ADERENTI (PRE TESI)
cavo aderente
Si è detto che questi cavi vengono messi in tiro nella cassaforma vuota; poi si getta il
conglomerato che, a maturazione avvenuta, si precomprime sbloccando i cavi degli
ancoraggi esterni. La pre-sollecitazione di acciaio e conglomerato avviene perciò in due
tempi diversi, da cui il nome di cavi pretesi.
Per la attrezzatura fissa pesante che richiedono e per i vantaggi che offrono d'altra parte
(mancanza di ancoraggi in opera), essi vengono molto usati nella prefabbricazione.
L'esempio più corrente è quello dei travetti prefabbricati per solai, che vengono prodotti su
filiere, in pezzi molto lunghi, e poi tagliati a misura. Molti altri tipi di elementi vengono cavo aderente deviato

prodotti in serie con tale procedimento.


Non essendovi superfici a contatto durante il tiro, i cavi non possono avere tracciato perdite di tensione
curvilineo. Inoltre, salvo tracciati pluriangolati, non vi sono perdite per attrito.
Vi è però un calo di tensione nei cavi al momento dell'entrata in compressione del 1.1.1.4 A) contrazione elastica istantanea
conglomerato. Infatti questo, comprimendosi, si contrae, trascinando i cavi. Ciò non avviene
nei cavi scorrevoli perché, mentre i cavi vengono tesi il conglomerato si accorcia
simultaneamente.
Fin dall'atto della precompressione i cavi sono aderenti e si può ragionare su una sezione
omogeneizzata (par.4.1). Il coefficiente di omogeneizzazione viene però assunto pari a n =
6 (invece che 10 o 15) in base alla qualità superiore del conglomerato, ed alla
considerazione che esso non va in trazione sensibilmente, per cui il suo modulo elastico
complessivo è più elevato.

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Si esamina dapprima la sezione precompressa da un solo cavo. Si avrà, applicando uno
sforzo N iniziale eccentrico di e (come il cavo), una tensione di compressione variabile
espressa dalla formula binomia (par.4.7)
Vb N Ai  Ne J i y
in particolare, all’altezza del cavo (y=e)
Vb N 1 Ai  e 2 J i

H V b Eb 1 Eb N 1 Ai  e 2 Ji
Questa H, per l'aderenza, è la contrazione unitaria locale del conglomerato ma anche del
cavo. Quindi la perdita di tensione, per effetto di tale accorciamento varrà
'V Ea u H E a Eb N 1 Ai  e 2 J i n N Ai 1  e 2 i 2 G
e H Vb
Ora, lo sforzo N è proprio lo sforzo di precompressione finale della sezione, cioè quello
a contrazione scontata
cavo risultante
N = N0  'V u A
Risolvendo il sistema di queste due equazioni si ricavano le due incognite N e 'V:
N0
N ( = N1 )
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1 ¨1  2 ¸¸
Ai ¨© i ¹
in cui N0 è lo sforza di tiro iniziale, noto
A è l'area del cavo
Ai l'area della sezione ideale (B + nA)
I è il raggio d'inerzia della sezione ideale J i Ai
N.B. Se all'atto della precompressione interviene un momento esterno M1(v.oltre), il
termine e2 diviene e(e  M1/N).

133
In conclusione, all'atto della precompressione, invece che le perdite per attrito e rientro
degli ancoraggi, nei cavi pre-tesi ha luogo una riduzione di tensione (che si può anche cavo aderente
chiamare perdita) per l'accorciamento elastico del conglomerato, conseguente al rilascio dei
cavi.
Una volta tagliati i cavi (a filo della testata della trave) l'ancoraggio si realizza per
aderenza: bisogna perciò considerare che il cavo stesso diviene pienamente efficace dopo
una conveniente lunghezza di ancoraggio, al pari di quanto si è detto nel par. 4.9; ciò va
tenuto in conto, ad esempio, nell'appoggio delle travi, la cui profondità dev'essere
sufficientemente lunga e staffata.
Invece, per le perdite differite, tutto avviene come per i cavi post-tesi: B) perdite differite
N 2 finale N1 iniziale  'N rit  'N visc  'N rilass

5.3 COMPORTAMENTO E VERIFICA DELLE SEZIONI


La sezione in c.a.p. è dunque una sezione sottoposta preventivamente ad un sistema
autoequilibrato: uno sforzo N di trazione, applicato ad uno o più cavi, ed un uguale sforzo N
di compressione al c.a.
Lo sforzo N è noto ed è lo sforzo complessivo applicato al tiro, depurato delle perdite di
tensione di ogni cavo: sarà lo sforzo iniziale Ni, se al netto delle sole perdite istantanee; o lo
sforzo N2 finale, se al netto anche delle perdite lente.
Verrà ora trattata la precompressione integrale, cioè quella per cui, sotto le azioni di
esercizio, tutta la sezione è compressa (salvo una minima trazione ammessa). Si darà un
cenno, più oltre, sulle sezioni miste, in cui solo una parte viene precompressa, e delle
sezioni a precompressione parziale in cui l'intera sezione viene precompressa, ma non in
misura tale che resti senza trazioni significative in esercizio.
Nel caso, normale, in cui la trave sia precompressa con più cavi, si definisce, per cavo risultante
comodità, un cavo risultante, cioè un cavo ideale passante sezione per sezione nel centro di
spinta dei cavi.

134
cavi reali
Il cavo risultante (c.r.) sarà disposto in modo da presollecitare la trave in senso opposto
cavo risultante
alle sollecitazioni esterne. Ad esempio, in una trave appoggiata e con un carico distribuito
verso il basso, a cavi post-tesi, il c.r. avrà un andamento curvilineo come in figura, sezione

esercitando così una pre-flessione verso l'alto, crescente verso le sezioni di mezzeria, ed un sezione

pre-taglio, crescente verso gli appoggi, in proporzione, rispettivamente, ai diagrammi della c. r.


flessione e del taglio esterni. Ciò risulta anche meglio dell'osservazione del sistema
equivalente (par.5.2): per un cavo siffatto esso consiste in un carico ripartito e diretto verso
l'alto (oltre alle forze d'estremità).
Il comportamento di una tale trave si può descrivere sommariamente come segue. La comportamento
trave inizialmente appoggia sui casseri. La precompressione, entrando in gioco, tende a
imprimerle una deformata con curvatura verso l'alto. Purché gli appoggi siano
sufficientemente rigidi, essa tende a sollevarsi dalla cassaforma, rimanendo appoggiata alle
estremità e portando così, subito, il peso proprio insieme agli sforzi di precompressione.
Ciò è vantaggioso perché consente un migliore sfruttamento della precompressione, come si
vedrà anche oltre; però non accade se la trave viene appoggiata su un fianco o viene peso proprio
sostenuta nel tratto intermedio: problemi che sono da tener presenti nel trasporto dei c.r.
prefabbricati e che impongono eventualmente le verifiche di condizioni transitorie.
Un eccesso di precompressione non compensata dal carico potrebbe infatti provocare carichi accidentali
peso proprio
uno stato limite della struttura anche in fase iniziale, per deformazione, fessurazione o
anche rottura verso l’alto. Col tempo lo sforzo di precompressione diminuisce per le perdite c.r.
lente, quindi tale pericolo non si verifica se non subito.
Una volta caricata, invece, la struttura inverte l’inflessione fino a incurvarsi verso il
basso. Nella precompressione integrale si fa in modo che fino ai massimi carichi di
esercizio, il conglomerato non si fessuri e resti in campo elastico: le sezioni seguono bene lo
schema elastico interamente reagente.
Al crescere ulteriore del carico la trave si fessura e il conglomerate compresso entra in
campo non lineare V  H, come in una normale trave in c.a., fino alla rottura: la sola
differenza è che l'acciaio, pre-teso, raggiunge tensioni molto più elevate.

135
I1 fatto che la sezione sia pre-sollecitata comporta alcune particolarità nelle verifiche, in problemi di verifica
confronto al c.a.:
 prima di tutto le tensioni complessive non sono proporzionali (neppure in campo
lineare) ai carichi esterni, ma alla somma algebrica tra le sollecitazioni esterne e le
presollecitazioni (normalmente di verso opposto). Quindi la sola verifica alle tensioni
ammissibili è ancora più carente che nel c.a. ordinario, rispetto alla sicurezza in termini + + =
di aumento del carico; perciò le norme prescrivono, con le verifiche alle t.a., delle
verifiche aggiuntive agli s.l. di rottura e di fessurazione. precompressione M1 M2-M1

 inoltre, le condizioni più sfavorevoli per le tensioni massime non sono necessariamente
quelle a carico esterno massimo, ma possono essere quelle a carico esterno minimo: le
norme prescrivono perciò di verificare le tensioni in entrambe le condizioni;
 infine, lo sforzo di precompressione varia nel tempo. Poiché esso è opposto agli sforzi
esterni, il carico esterno minimo sarà più sfavorevole abbinato alla precompressione M1
(min.)
M2
(max.)
massima (cioè iniziale); invece col carico massimo sarà più sfavorevole la
precompressione minima (a perdite lente avvenute). Queste sono infatti le due
N1 N2
condizioni per cui vengono svolte generalmente le verifiche alle tensioni ammissibili (a (max.) (min.)

parte i casi in cui la struttura viene eseguita in più fasi).


In base a tali considerazioni è evidente che, in sede di progetto, la forma della sezione di valori degli sforzi di precompressione
una trave inflessa verranno calibrate in modo da ottimizzare le verifiche in entrambe le
condizioni. Cioè, il momento di precompressione Nue avrà un valore opportunamente Me Te

intermedio fra Memax ed Memin, ed il pre-taglio NusenD sarà compreso fra Temax e Temin, N e NsinD

in modo da minimizzare in assoluto le rispettive tensioni da verificare.


Prima di specificare i valori delle tensioni ammissibili, viene di fare un ulteriore tensioni ammissibili
considerazione. La condizione di carico minimo e precompressione iniziale ha luogo solo
all'atto della messa in tiro; col tempo la precompressione cala e con essa le corrispondenti
tensioni nei materiali. Quindi, la condizione di carico minimo col tempo si sposta verso la
sicurezza.

136
Essendo transitorie, le tensioni prodotte in tale condizione hanno dei valori ammissibili
più elevati di quelle a carico massimo (e precompressione finale). Queste stesse, comunque,
hanno dei valori leggermente superiore che nel c.a., a parità di resistenza caratteristica R’bk.
La ragione è che i materiali globalmente subiscono le tensioni massime alla messa in tiro e
poi non più, neppure con l'intervento dei carichi massimi (al contrario di quanto avviene nel
c.a.) superando una significativa riprova in opera. Questa sorta di collaudo preventivo dei
materiali al vero consente una certa riduzione dei coefficienti di sicurezza nelle tensioni
ammissibili.
Queste valgono, per il conglomerato:
in fase iniziale, a compressione: V 'b 0,48Rbkj

in fase iniziale, a trazione: V 'b 0,08Rbkj 0

a regime, a compressione: V 'b 0,38R 'bk 28

a regime, a trazione : V 'b 0,06 R'bk 28 0


I valori di R’bk sono riferiti all'età (j giorni) del conglomerato nella fase corrispondente
alla verifica. Per le condizione a regime si adotta senz'altro la resistenza convenzionale a 28
giorni R’bk28. Per la condizione iniziale, se la precompressione è attuata ad es. dopo una
settimana dal getto, si adotterà la R’bk7, con il carico esterno minimo che agisce in tale data.
Se successivamente può intervenire un carico minimo inferiore (ad esempio una flessione di
segno uguale a quello della presollecitazione) la verifica andrà ripetuta per le resistenze e le
perdite di tensione relative alla data di tale intervento.
I valori ammissibili in trazione V b interessano sia le V normali alle sezioni (dovute alle
pressoflessione), sia le V principali dovute al taglio. Le V 'b di compressione per taglio
hanno qualche ulteriore limitazione.
Le V b di trazione per pressoflessione sono limitate a zero nei casi, stabiliti, nei quali
vada esclusa la fessurazione.

137
Invece 1e tensioni ammissibili nell'armatura di precompressione valgono:
in fase iniziale a V api 0,85Rak s (cavi post-tesi)
a regime V api 0,6 Rak
Le resistenze Rak e Rak(s) devono essere garantite in produzione, secondo standards
stabiliti dalle Norme. La resistenza Rak(s) è allo snervamento: per i fili e le trecce viene
sostituita da Rak(0,2) per i trefoli di Rak(1).
Se le armature sono pre-tese, il coefficiente in fase iniziale viene portato da 0,85 a 0,90,
per tener conto della immediata riduzione di tensione per la deformazione elastica (par.5.2).
In ragione delle piccole trazioni ammesse nel conglomerato nella precompressione
integrale le tensioni stesse vengono calcolate sempre nell'ipotesi di sezione non schema di calcolo della sezione
parzializzata. Pur essendo ammesse delle V di trazione, vengono però prescritte delle
armature sussidiarie in acciaio ad aderenza migliorata, in grado di assorbire l'intera
risultante di trazione ad una tensione convenzionale di 2200 Kg/cm2 in fase iniziale e di
1800 Kg/cm2 a regime.
Nell'analisi della sezione, per le sollecitazioni esterne che intervengono dopo che è stata
Stabilita l'aderenza, le armature (sia pre-tese che post-tese) vengono omogeneizzate
(cfr.par.4.1 e 5.2) con un coefficiente n = 6. Viene ammessa nell'acciaio una sovratensione
pari a 0,06 Rak, per tali azioni.
Più oltre verranno precisate i criteri ed i coefficienti di sicurezza per le verifiche agli
stati limite.

5.4 FLESSIONE SEMPLICE


Con sollecitazione di flessione semplice s'intende quella prodotta dalle azioni esterne e
consistente in un momento flettente Me. La sezione sarà soggetta anche allo sforzo di Me
precompressione (autoequilibrato) calcolato come si è mostrato nel par.5 c.r.
sezione
Si assume che la sezione, nell'ambito delle tensioni ammissibili, anche di trazione, sia
interamente reagente, elastica e nella deformazione rimanga tutta piana, eccetto N

138
naturalmente il cavo: questo subisce una deformazione e preliminare indipendente e poi
eventualmente viene legato alla deformazione della restante sezione per aderenza.
5.4.1 VERIFICHE
Le verifiche, secondo quanto detto nel paragrafo precedente, saranno le seguenti

a) t.a. condizione iniziale


La precompressione è la massima. I1 carico esterno da considerare è il minimo. Se i cavi
sono post-tesi la sezione non li comprende, ma anzi dev'essere depurata dei fori delle
guaine.
Prima di tutto il carico. Dovendosi considerare quello esterno minimo, esso sarebbe
nullo. Però normalmente si fa in modo che questa condizione non si verifichi mai, che
almeno il peso proprio della trave entri in carico all'atto stesso della precompressione
(cfr.par.5.3). Vsup1 -0.08R'bk
Poiché la sezione si mantiene elastica, reagente e piana, si può impiegare la formula (0)
binomia (par.4.7) per il calcolo delle tensioni. Detti: ys1
M1
N1 lo sforzo iniziale del cavo risultante nella sezione (contiene le perdite
istantanee, non quelle lente)
M1 il momento flettente esterno Me minimo sulla sezione
yi1 e
A1 J1 area e momento d'inerzia della sezione iniziale (per i cavi pretesi coincide
con quella definitiva).
Le verifiche delle V nel conglomerato, che debbono essere soddisfatte ai lembi superiore N1

e inferiore sono: Vinf1 <0.0048R'bk

y s1 t 0,08 R ' bk j 0
trazione compressione
V sup
N1 A1  > N1 u e  M 1 J 1 @
y i1 d 0,48 R ' bk j
V inf

139
Il primo termine dà la compressione baricentrica. Il secondo sovrappone la preflessione
(N1ue) alla flessione esterna minima M1; yS1 e yi1 sono le distanze dei lembi superiore e
inferiore dal baricentro G1 (riferendosi a casi abituali di travi orizzontali con carichi diretti
verso il basso: gli indici superiore e inferiore vanno intesi in accordo col verso del momento
esterno).
La formula serve anche per la Vb da introdurre nel calcolo delle cadute di tensione per
effetto della viscosità (par.5.2) ponendo, al posto di yi, l'eccentricità e del cavo.
La V di trazione nel cavo, dal canto suo, deve verificare
V api N1 A1 d V api (A = area del cavo)

(i valori di V api sono indicati nel paragrafo precedente).


Nel caso di più cavi, questa verifica deve valere cavo per cavo, e non solo per il c.r. Vsup2 d -0.038R'bk
b) t. a. , condizioni a regime
Durante le perdite lente le tensioni nella sezione si alterano, ma le Norme consentono il
calcolo approssimato del valore ridotto N2 di cui al par.5.2 applicato alla stessa sezione; G1
anche il cavo risultante si può spostare lievemente se le perdite di tensione non sono uguali M2
G2
per tutti i cavi. I1 carico esterno da considerare è il massimo o, meglio, quello che provoca
e1
il massimo momento flettente Me = M2 sulla sezione che si verifica. La sezione su cui
agisce il sovraccarico comprende anche le armature di precompressione, oltre a quelle N2
ordinarie, omogeneizzate con coefficiente n = 6. I1 baricentro G2 di tale sezione sarà quindi
Vinf2 -0.06R'bk
spostato leggermente verso il cavo risultante; le distanze ys ed yi saranno alterate di
conseguenza. Le verifiche nel conglomerato saranno:
y s2 d 0,38 R ' bk 28
V sup
N 2 A1  > N 2 u e1  M 1 J 1 @  > M 2  M 1 J 2
V inf y i2 t 0,06 R ' bk 28 0

nell’acciaio dei cavi:

140
'V a > M 2  M 1 J 2 @emax d 0,06 Rak (trazione)
emax essendo la eccentricità del cavo più distante da G2
c) verifica alla fessurazione
Questa verifica è richiesta per le strutture in ambienti aggressivi.
I1 momento di fessurazione M *f (cfr. anche par.4.9) si calcola con coefficienti di
sicurezza sui materiali Jm = 1. Esso è il momento per il quale la Vinf2 eguaglia la resistenza
convenzionale a trazione per flessione (par.5.2):
V inf 2 Rbk f 2 7  0,06 R' bk 28 (kg/cm2)

quindi M *f si ottiene uguagliando a Rbk(f) l'espressione (di cui al punto b) di Vinf2.

 2 7  0,06 R ' bk 28 N 2 > @


A1  ^> N 2 e1  M 1 J 1 @  M *f  M 1 J 2 `yi 2

ricavato M *f , esso va confrontato col momento esterno di calcolo (per la fessurazione),


che in base alle norme è il momento massimo di esercizio M2 per un coefficiente Jf
complessivo pari a 1,3:
M *f t M e* 1,3M 2
d) verifica a rottura
Nelle verifiche precedenti lo schema di comportamento della sezione si è potuto
assumere reagente, elastico e (a aderenza avvenuta) omogeneizzato. E' venuto comodo
perciò tener in conto che i cavi sono tesi più del conglomerato, mediante l'applicazione di
due forze N uguali e contrarie: una di trazione al cavo e una di compressione alla restante
sezione; le perdite lente sono state poi riassunte in una riduzione di dette forze. Agli effetti
della precompressione sono stati infine aggiunti quelli delle forze esterne, attraverso un
momento flettente, agente sulla sezione con i cavi omogeneizzati
A rottura tale schema non è più adeguato, essendo la sezione fessurata, e le tensioni di schema di calcolo
tutti i materiali in campo non lineare. Le sovrapposizioni di effetti non sono possibili e non

141
conviene più l'artificio di separare nelle due forze uguali ed opposte gli effetti della
precompressione.
Pertanto la sezione dovrà essere analizzata sotto gli effetti congiunti di precompressione
e momento esterno. H H bu
'
Lo schema di calcolo della sezione è analogo a quello per l'analisi non lineare della
sezione in c.a.(par.4.3), ove si aggiunga la deformazione preliminare 'Hp del cavo, cioè la
C
differenza di H che si ha tra cavo e conglomerato adiacente, a perdite lente avvenute (e che
si calcola in campo elastico 'Hp = N2/AEa).
La sezione rimarrà dunque piana nella deformazione (a meno della 'Hp nel cavo) e sarà
parzializzata.
T
Le relazioni V  H del conglomerato e dei due tipi di armatura sono i diagrammi di c.r. armatura
calcolo (par.3.1) assumendo le rispettive resistenze di calcolo ordinaria
Rb* 0,55 u R' bk , e Ra* Rak
Ciò posto, la ricerca del momento di rottura si effettua esplorando i diagrammi di H che bu
passano, al lembo superiore, per H:= H bu = 0,0035, fino a trovare quello per cui le risultanti
si uguaglino (C = T) individuando la condizione di flessione semplice (v. figura). C
Tali risultanti si calcolano come nel par-4.3, salvo quella del cavo
A u V H ap  'H p A uV p
t
Tp C=T
in cui Hap è la deformazione della sezione nel punto del cavo e V H ap  'H p è la tensione H Vp Tp
Haoap T
che corrisponde alla H H ap  'H p . Vo
To
H ap d 0,01 H
cavo Hap (N2 /AEa ) T=To +Tp
come del resto per le armature ordinarie adiacenti. H
arm.ord H ao
Individuato il diagramma di rottura per flessione, il momento interno ultimo vale
M u* C ut T ut

142
ove, t braccio delle forze interne misura la distanza fra le rette d'applicazione delle due
risultanti.
La verifica, come al solito sarà
M u* t M e*

in cui M e* , momento esterno di calcolo (per la rottura), è dato per norma dal momento
massimo di esercizio M2 per un coefficiente di sicurezza complessivo Jf = 1,75
M e* M 2 u 1,75
Poiché il calcolo delle risultanti può essere laborioso, per i casi, di travi a T o ad I verifica semplificata
normalmente dimensionate (cioè non troppo basse) si può fare una verifica a rottura
semplificata.
In tali casi, infatti, si presume che le armature raggiungano, a rottura, le rispettive C
resistenze Ra* ; cioè che la sezione si comporti come una sezione debolmente armata
(par.4.3), cosa che si ottiene proprio in virtù della precompressione (par.5.1). t
Quindi la risultante di trazione varrà senz'altro
T Ra* p A p  Ra* o A o R*
ap A*
ap T
avendo indicato con l'indice p le armature di precompressione e con o le armature R*
ao Ao
ordinarie. Componendo le forze delle varie armature, se ne trova la retta di azione. Senza
dover poi calcolare la risultante C (essendo C = T). si assume che la sua retta d'azione sia al
centro dell'ala superiore; con il che si determina il braccio delle forze interne t (v.figura).
Segue che:
M u* T ut
da verificarsi come sopra.

143
5.4.2 PROGETTO
Per progetto della sezione si intende,come già n.el cap.4, il dimensionamento, a
momento esterno assegnato, della sezione stessa in maniera che soddisfi le verifiche
ottimizzando l'impiego dei materiali.
Nel caso della sezione precompressa dovranno essere assegnati sia il momento
massimo M2 sia il momento minimo M1.
Si considera ora un procedimento di dimensionamento di massima per sezioni in cui M1
e M2 abbiano lo stesso segno, come avviene nella maggior parte delle strutture isostatiche.
Innanzi tutto qualche considerazione sulla forma più opportuna delle sezioni.
Poiché la precompressione genera una flessione opposta a quelle dei carichi, si avrà che forma della sezione
col momento M1 sarà compresso un lembo (continuando a riferirsi alla trave appoggiata, il
lembo inferiore), mentre con il momento M2 sarà compresso l’altro (superiore). I1 caso è
analogo alla pressoflessione di segno alterno nel c.a. (par.4.7), e converranno quindi le
sezioni a I (doppia T), in generale non simmetriche, tra cui si includono anche quelle di
forma scatolare, che, nei riguardi della flessione retta, sono loro equivalenti a parità di ali e
di anime.
Si esamini lo stato tensionale rispetto alle verifiche alle t.a.
1) Nella condizione di carico minimo agisce sulla sezione uno sforzo N1, eccentrico di M1 N1 G1
e,
N1
ed un momento esterno M1 che, combinati, corrispondono allo sforzo N1 spostato verso
l'alto della quantità G1= M1/N1, sotto quest'azione,detta appunto stato corrispondente,
devono essere soddisfatte le verifiche: in particolare, al lembo superiore, la V dovrà essere
contenuta entro la V ammissibile di trazione ( V b 0 , oppure = 0,08 R’bk). Se la struttura
N2
ricade nel primo caso ( V b 0 ) la risultante N1, spostata di G1, non dovrà risultare fuori dal
G2
nocciolo; nel secondo ( V b 0,08R ' bk ) la N1 non dovrà risultare esterna ai punti limite
M2
(leggermente esterni al nocciolo). Per comodità si ragionerà sul nocciolo, ma le conclusioni
varranno anche per i punti limite. N2
2) Analogamente, per il momento massimo M2 lo stato corrispondente sarà la forza di

144
precompressione N2, spostata della quantità G2 = M2/N2; essa neppure dovrà risultare esterna
al nocciolo o ai punti limite (della sezione con i cavi omogeneizzati).
In una buona progettazione risulterà conveniente che le due verifiche siano soddisfatte di
giustezza, per sfruttare appieno la capacità dei materiali.
Ai fini delle considerazioni qualitative seguenti, si prescinda dalle differenze fra N1 ed
N2, fra i noccioli delle condizioni 1 e 2, e si supponga semplicemente che la sezione sia
soggetta a una forza N, in corrispondenza del cavo risultante: col momento M1 si dovrà
spostare di un G1 almeno fino all'estremo inferiore di nocciolo; col momento M2 si dovrà
spostare di un G2 non oltre l'estremo superiore di nocciolo.
Se la sezione ha solo carico permanente (M2 # M1) converrà che G1 # G2, cioè che il
nocciolo sia di ampiezza nulla e che G1 sia massimo, per limitare N: a ciò corrisponde una
sezione a T ideale, con tutta l'area concentrata nell'ala e il nocciolo ridotto al baricentro G

(1'anima,di area nulla, è necessaria per distanziare il cavo di G1). Se invece una trave ha solo
carico accidentale, essendo il peso proprio trascura bile, M1 = 0, converrà che G1= 0 e che G2 nocciolo G nocciolo

sia massimo: a ciò corrisponde una trave a I ideale, simmetrica con tutta l'area concentrata
nelle due ali. I1 nocciolo risulta alto quanto la sezione, riducendosi al segmento
congiungente le due aree.
Naturalmente questi sono esempi estremi: l'area dell'ala non potrà essere concentrata in
un punto ed anche l'anima dovrà avere un suo spessore, sia per permettere il passaggio dei
cavi rialzati, sia per resistere al taglio. D'altra parte, né il peso proprio né quello accidentale
saranno mai nulli, per cui sarà M2 z M1 z 0.
Resta però l'indicazione di tendenza: una trave che sopporta un carico in massima parte
permanente avrà una sezione a T (ad esempio per una copertura di grande luce); una trave
che sopporta un carico essenzialmente accidentale avrà sezione a I (ad esempio un ponte di
piccola luce). Nei casi intermedi le sezioni avranno forme a doppia T con ali diverse,
secondo il rapporto tra le sollecitazioni massime e minime.

145
Converrà, insomma, concentrare le aree di conglomerato il più possibile ai due lembi, in
proporzione opportuna, piuttosto che a un solo lembo, come nella sezione inflessa in c.a., a
causa dell'alternarsi del lato compresso al variare del carico accidentale.
Ciò posto si darà qualche indicazione sulla via da seguire per un primo dimensionamento
dimensionamento della sezione e dello sforzo di precompressione.
La sezione non sarà univocamente determinabile in base a deduzioni analitiche, essendo
molte le soluzioni possibili. I parametri a disposizione sono: l'altezza della sezione, le
dimensioni delle ali e dell'anima, la quantità e la posizione delle armature. I dati sono i
momenti flettenti esterni minimo e massimo M1 e M2 (anche se, per la loro determinazione
occorre conoscere il peso proprio della struttura, e quindi se ne dovrà introdurre un valore di
stima). l
Trattando sempre sezioni con momenti esterni dello stesso segno (come ad es. in una
h
trave appoggiata) si osserva innanzi tutto che il cavo risultante verrà disposto il più in baso
possibile, compatibilmente con gli ingombri ed i copriferri, per rendere massimi G1 e G2 e
l/15 > H > l/25
quindi risparmiare sulla armatura di precompressione.
L'altezza della sezione può essere condizionata da esigenze non strutturali. Riducendo
l'altezza occorre aumentare l'armatura e viceversa, ma oltre certi limiti l'aumento d'altezza
non conviene, comportando l'aumento di conglomerato (e di peso). In pratica, per le travi
b1
appoggiate, l'altezza H è compresa generalmente fra 1/15 ed 1/25 della luce 1.
s s/2
Fissata l'altezza, risulta fissato approssimativamente il braccio delle forze interne a C
rottura (cfr.più sopra: verifica semplificata). Infatti:
 è facile valutare, in base al numero dei cavi approssimativo, la distanza c del c.r. dal H t
lembo inferiore (a 5 y 10 cm); (il copriferro minimo per la guaina è fissato dalle norme
T
in 35 mm); A c
 lo spessore s dell'ala superiore pure potrà esser valutato: la sua. dimensione è legata alla (A = area del c.r.)
larghezza dell'ala stessa, e al fatto che questa lavora anche a flessione trasversale,
portando direttamente dei sovraccarichi o almeno il proprio peso: spesso l'ala superiore
è inglobata in solette, (nei ponti, coperture, eccetera):

146
t H cs 2
Conoscendo quindi M2 ed il braccio t ed avendo considerato che, a rottura, le risultanti
di compressione e di trazione valgono approssimativamente:
C # b1 u s u Rb* T # A u Rak
e che
M u* T ut C ut
volendosi ottenere inoltre
M u* # M e* M 2 u 1,75
si ricaverà
b1 # M 2 u 1,75 t u s u Rb* ; A # M 2 u 1,75 t u Ra*
tale risultato, si ripete di prima approssimazione, è fondato sulla considerazione che il
grosso della risultante di compressione interessa essenzialmente l'ala compressa: occorre
quindi che s non sia troppo grande rispetto ad H e che H stessa sia sufficiente a che (in una
trave normalmente dimensionata per i carichi dati) 1'acciaio possa raggiungere la propria
resistenza: qualcosa di simile alla condizione che rende una sezione in c.a. debolmente
armata (par.4.3), cosa opportuna, come si è detto, ai fini della duttilità.
Ricavata A, area del c.r., si può dunque ricavare lo sforzo di precompressione disponibile
N1 AV api  'N ist N2 N1  'N l

in cui 'Ni e 'Nl sono le perdite di tensione istantanee e differite stimate per la data sezione.
A questo punto la sezione è dimensionata in quanto all'altezza H, all'ala superiore, ed al
cavo risultante. Resta da attribuire quindi:
 la larghezza dell'anima bo,che in genere si mantiene al minimo, compatibilmente con il
passaggio dei cavi e delle staffe e anche in relazione con l'altezza H. In genere si ha un
minimo di una dozzina di centimetri (per ogni nervatura, se trattasi di una sezione
cellulare. Peraltro l'anima è soggetta anche alle verifiche a taglio (v.oltre);

147
 la dimensione dell'ala inferiore: per determinarla si fa riferimento alla verifica delle Vb a b1
precompressione massima N1, (e momento minimo M1) con successivi ampliamenti a.n.
dell'ala, fino a soddisfare la verifica stessa, alle tensioni ammissibili.
M1
Infatti, così come la verifica col momento massimo M2 regola la dimensione dell'ala
b0
superiore (sia a rottura, come si è visto, sia alle t.a.), la verifica con M1 ed N1 regola la H
dimensione dell'ala inferiore: basta considerare che la Vb al lembo compresso, se il lembo
N1
opposto è l'asse neutro, è data dalla formula monomio (par.4.7) A
Vb max
V b max N1 Sn H b2
in cui Sn, rispetto all'a.n., risente soprattutto dell'ala inferiore stessa, più distante.
Con ciò la sezione sarebbe definita. In realtà è necessario procedere un po' più a lungo
con aggiustamenti successivi, ripetendo le verifiche, per metterle tutte a punto tenendo
conto della forma esatta della sezione con i raccordi, i cavi reali, le perdite di tensione, le
armature, i pesi propri effettivi ordinari, eccetera.
Esistono vari procedimenti per la guida rapida degli aggiustamenti in funzione delle
verifiche, per i quali si rinvia ai testi più specializzati. Bisogna tener in conto, infine, che
sovente alcune dimensioni sono fissate da esigenze d'uso (si pensi, ad es., alla larghezza
viabile per un ponte): ancor più si tratterà di contemperare le esigenze di verifica statica
(che, essendo delle disuguaglianze, lasciano spazi di manovra dalla parte della sicurezza),
con il disegno complessivo.

5.5 FLESSIONE E TAGLIO


Anche per il taglio valgono le considerazioni di carattere generale fatte sugli effetti della
presollecitazione.
I1 cavo risultante, in tiro preliminare, esercita sulla sezione uno sforzo di taglio opposto
a quello esterno. In esercizio, le tensioni tangenziali saranno quindi ridotte. A rottura, il
cavo potrà collaborare con altre armature al massimo della sua capacità senza dover subire
allungamenti incompatibili, avendoli subiti preliminarmente.

148
Le verifiche sono prescritte solo per le condizioni di esercizio, con lo sforzo esterno Te differenze rispetto al c.a.
massimo e minimo. Prima di svilupparle, si esaminano le differenze nella analisi della
sezione in c.a.p. rispetto a quella in c.a. (par.4.4)
1) mentre le armature ordinarie si considerano scariche ai fini del calcolo delle W nel
Te
conglomerato in esercizio (par.4.4), l'armatura presollecitata è senz'altro in tiro e
quindi alleggerisce dette tensioni; ciò comporta che, nel c.a.p., dallo sforzo di taglio c.r. N NsinD
Te agente sulla sezione, per il calcolo delle Wb sarà sottratto lo sforzo di pre-taglio D
NsenD, e si impiegherà lo sforzo:T = Te  N senD

149
2) le tensioni principali di trazione V1 associate alle W vengono ridotte dalla
precompressione; poiché sono queste che vanno limitate (contro la fessurazione) ciò VG VG
V2
costituisce un ulteriore beneficio; il quale può essere accresciuto mediante l'uso WG
anche di staffe pretese, che è comunque riservato a casi speciali. WG
V1
3) le dette V1 di trazione, oltre ad essere inferiori, hanno anche una diversa
inclinazione; le fessure non saranno quindi a 45° ma ad un'inclinazione più bassa e, VG q
V2 V1
da uno schema a traliccio di Moersch, gli sforzi nelle armature risulteranno inferiori. V (trazione)
4) lo sforzo di pre-taglio NsenD, avrà possibilmente un valore intermedio fra il minimo
ed il massimo taglio esterno T1 e T2, al fine di minimizzare in assoluto il taglio
complessivo T: questo, pertanto, avrà nelle due condizioni verso opposto, anche se
Nsen D
T1 e T2 hanno lo stesso verso. Le armature ordinarie per il taglio non potranno quindi
seguire l'orientamento delle V1, come i ferri piegati nel c.a., ma dovranno essere T1
efficaci per entrambi i versi: saranno quindi solo staffe verticali.
Occorre però osservare che, per una corretta valutazione di tutti i benefici suddetti,
bisognerebbe considerare le azioni esterne "di calcolo". Considerare quelle “di esercizio” Nsen D
può essere pericolosamente sfavorevole alla sicurezza. Quello della precompressione è un T2
tipico caso di azioni producenti effetti discordi e quindi bisognose dei coefficienti parziali
JF.
La verifica convenzionale di regolamento si effettua solo in corrispondenza del verifica delle tensioni nel conglomerato
baricentro G della sezione. Le tensioni nelle due condizioni di verifica valgono ri-
spettivamente: b VG WG

WG > T2  N 2 sen D J 2 u b @S2*G VG N 2 A1 6

6
Le norme impongono talvolta una riduzione convenzionale della VG per la verifica alle t.a., per simulare
1'effetto di un coefficiente JF sulle sole azioni esterne. b VG WG

150
WG > T1  N1 sen D J1 u b @S1*G VG N1 A1
b è la larghezza dell'anima, depurata del diametro della guaina.

151
Le corrispondenti V1 principali di trazione, si ricavano dal circolo di Mohr:
W W
V1 V G 2  V g2 4  W G2
V1
e dovranno risultare inferiori alle rispettive V b di trazione (cfr.par.5.3) E1

V 1 iniz. d 0,08R'bkj V 2 regime d 0,06 R'bk 28


E2
Dal circolo di Mohr si ricava anche che l'angolo E formato dal piano normale alla V1
(piano secondo cui si formano le fessure) col piano orizzontale ha a regime iniziale V2

tg E = V1 /W
in valore assoluto minore sempre di 1, per cui E ! 45q ; inoltre, poiché la W ha nelle due
condizioni esaminate versi opposti, così sarà anche per E.
I1 calcolo degli sforzi nelle staffe viene condotto su uno schema analogo al traliccio di calcolo delle armature
Moersch (par.4.4), tenuto conto della diversa inclinazione (E z 45°) delle aste di parete
compresse. Lo sforzo di scorrimento 'F relativo ad un tratto di trave lungo 'l è dato d F2
§ ­T2  N 2 sen D · E2
'F ³ W G u b u dl ³ T t dl t J S *n ¨T
¨ ® ¸
¸ Tst
'l 'l
© ¯T1  N1 sen D ¹ C
' F1
Come per il c.a., anche qui si effettua direttamente il calcolo dell'armatura necessaria
(che automaticamente soddisfa la verifica) essendo lo schema isostatico. Lo sforzo di
E1
C Tst
trazione complessivo Tst nelle staffe del tratto 'l vale
Tst = 'Fu tgE
Si assume naturalmente il maggiore in assoluto, corrispondente alla condizione di carico
per cui Tst (e non Te) è massimo.
I1 numero di staffe nst necessarie nel tratto 'l (tenendo conto che una staffa ha 2 braccia
utili) si ricava dalla relazione di equilibrio
nst u 2 u Ast u V a 'F u tgE

152
Tali staffe sono le staffe di anima. Data la forma non rettangolare della sezione, come
del resto anche nel c.a. quando è il caso, le staffe saranno composte di altri pezzi staccati
per le ali, in maniera da chiudere tutto il perimetro (v.figura).
Come nel c.a. il rialzo dei ferri piegati deve essere verificato anche rispetto alla
flessione (cfr.diagramma dei momenti ammissibili par. 4.4), così anche nel c.a.p.
(principalmente per i cavi post-tesi) il tracciato del cavo risultante sarà tale da ottimizzare
il valore del pre-taglio NsenD sezione per sezione, al fine di ridurre il taglio complessivo
T; ma dovrà anche rispettare le condizioni per le verifiche a flessione lungo tutta la trave
(oltre alle esigenze di ingombro degli ancoraggi in testata).
Ancora, si prenda ad esempio una trave appoggiata agli estremi e di sezione costante. fuso del cavo risultante
Una volta definita la sezione di mezzeria (forma e armatura) si tratta di stabilire il campo
in cui può passare il c.r., affinché siano verificate le tensioni ammissibili in tutte le
sezioni. In genere si considerano, per semplicità, solo le verifiche delle V minime
(trazione) nelle due condizioni di carico; le V massime, a sezione e precompressione date,
risultano all'incirca egualmente verificate. M1
Tale campo viene detto per la sua forma fuso ammissibile del cavo risultante.
Nella sezione generica si è visto (par.5.4, PROGETTO) che lo stato corrispondente
alla condizione di carico minimo è per la sezione una forza Ni applicata in un punto
distante G1=M1/N1 dal cavo risultante; ed è una forza N2 applicata in un punto distante
nocciolo
G2=M2/N2, per la condizione di carico massimo. o punti limite N1
Si considera prima il caso in cui la Vb = 0. Allora, la forza che rappresenta lo stato
G1 =M1/N1
corrispondente dovrà restare sempre nel nocciolo.
A causa della condizione di minimo il cavo risultante deve passare perciò ad una
distanza non superiore a G1 al disotto del nocciolo.
La distanza G1 (variabile da sezione a sezione in funzione dei relativi M1 e N1), staccata
dall'estremo inferiore di nocciolo costituisce quindi il bordo inferiore del fuso: (se il c.r.

153
passa più in basso, il lembo superiore va in trazione in presenza del momento minimo M1
e della precompressione N1).
Per la condizione di massimo, il c. r. deve invece passare a una distanza non inferiore a
G2 al disotto dell'estremo superiore del nocciolo: il bordo superiore del fuso sarà quindi la
distanza G2 (variabile anch'essa da una sezione all'altra) staccata da tale estremo (se il c.r. è
più alto, il lembo inferiore va in trazione sotto il momento massimo e la precompressione
N2).
All'estremità appoggiata della trave, dove sia M1 sia M2 sono nulli, il fuso coincide col
nocciolo; così è in generale per tutti i punti di cui il momento è sempre nullo. Quando i M2

momenti esterni sono negativi, le rispettive distanze G vanno staccate verso l'alto.
Se la sezione di momento massimo (qui la mezzeria), è stata progettata in maniera da N2

raggiungere in entrambe le condizioni le rispettive V b , il fuso in tale sezione si riduce a un G1 =M1/N1

punto (v. figura).


I bordi del fuso riflettono ovviamente l'andamento dei momenti M1 e M2 (che nella
trave appoggiata e carico uniforme è parabolico); per precisione dovrebbe tener conto
della variazione di N per gli attriti, da sezione a sezione. fuso del c.r.
I1 fuso emerge dal nocciolo per la parte inferiore. Ciò rappresenta il vantaggio della
presenza di una parte del carico (M1) all'atto della precompressione: quanto maggiore essa
è, tanto più il cavo può uscire dal nocciolo, guadagnando braccio per il carico massimo.
I1 fuso, dunque, individua il campo ammissibile del cavo risultante: i singoli cavi
possono correrne però all'esterno. Talvolta in travi molto armate, non tutti i cavi vengono
portati fino in testata; in tal caso è necessario, nel tracciamento del fuso, tener conto del
salto di sforzo N nella sezione in cui si. ancora il cavo.
I1 fuso così costruito rappresenta la condizione che Vmin = 0 ai lembi. Se, invece, sono punti limite
ammesse delle trazioni (v.par.5.3), il fuso viene costruito nello stesso modo, ma a partire
dai punti limite, che sono quelli per cui (invece che zero) la V al lembo opposto vale V b .

154
Naturalmente essi non sono invarianti per la sezione,come il nocciolo, ma dipendono dalla
particolare V b assegnata e dal valore dello sforzo di precompressione N.
Gli estremi inferiore e superiore di nocciolo distano dal baricentro G rispettivamente
ci i 2 ys cs i 2 yi
mentre i due punti limite distano
Ci ci 1  V b V G Cs cs 1  V b V G

dove i è il raggio d'inerzia della sezione ( i J A)


VG è la tensione baricentrica e V b la tensione ammissibile di trazione, riferite alla
condizione di carico corrispondente.
Le operazioni di verifica mediante il fuso sono più che altro un controllo grafico per
definire il tracciato dei cavi in una trave a sezione costante. Nei casi più complessi, si
eseguono semplicemente le verifiche a flessione in una serie abbastanza fitta di sezioni, in
funzione della loro geometria e della distribuzione delle sollecitazioni esterne massime e
minime.
Quanto fin qui detto circa le verifiche ed il progetto delle sezioni in c.a.p. si riferisce precompressione parziale
alla tecnica della precompressione integrale, cioè quella per cui le sezioni in esercizio
sono sempre interamente compresse o quasi.
Come si è notato le norme impongono verifiche totalmente diverse per il c.a. ed il
c.a.p. alle tensioni ammissibili. Mentre nel primo la trazione è illimitata (salvo verifica
alla fessurazione), nel secondo la trazione è limitata a tensioni V b
(0 y0,08 R’bk) inferiori ad Rb.
Viene però in uso la tecnica di attribuire alle sezioni una precompressione parziale
cioè non così intensa da annullare le trazioni in esercizio, ma tale da arrecare benefici,
quanto alle deformazioni e alla fessurazione, rispetto ad una normale struttura in c.a.

155
L'impiego di tale tecnica richiederebbe una normativa con criteri di verifica a flessione
non discontinui fra sezioni in c.a. ed in c.a.p., che però attualmente non è disponibile in
Italia.
Un’altra tecnica che invece è di largo impiego attuale nelle travi soggette a flessione, é sezione mista
quella delle sezioni miste in c.a. e in c.a.p. In questo caso si tratta di sezioni composte di
una parte in c.a.p. (a precompressione integrale) e di una parte in c.a., che vengono unite e getto in opera
rese collaboranti. La parte in c.a. verrà sollecitata solamente a compressione. Tali sezioni
assomigliano, nella concezione, alle sezioni composte in acciaio e calcestruzzo (cfr.cap.7).
Tralasciando di descrivere i numerosi casi di applicazione, si accenna ai casi,
frequenti, di travi precompresse, con una soletta superiore gettata successivamente alla
precompressione. Tale sistema è comodo perché si possono prefabbricare elementi
precompressi più leggeri e gettare in opera quantità notevoli di conglomerato, risolvendo
travetti precompressi prefabbricati
anche il collegamento fra le travi parallele (sono molto diffusi in particolare i solai a
travetti precompressi e soletta gettata successivamente).
allegerimenti in laterizio
Le verifiche riguardano innanzi tutto la parte precompressa, in fase iniziale, al pari di getto in opera
una sezione in c.a.p., sollecitata sia dal solo peso proprio, sia dal peso del getto successivo
se (come avviene spesso) ne costituisce il cassero di sostegno.
I due getti, consolidati, costituiscono una sezione collaborante per i carichi accidentali.
Per le sollecitazioni che ne derivano la sezione viene trattata come piana, omogenea e
reagente per intero: naturalmente alle tensioni dovute ai carichi accidentali vanno travetti precompressi
aggiunte, per la parte prefabbricata, le tensioni precedenti; la somma va sottoposta alle
normali verifiche. travetto
Va anche posta attenzione al fatto che nella collaborazione a flessione e taglio nascono
gli sforzi di scorrimento fra le due parti della sezione mista, che si calcolano con le note
formule già ricordate anche in questo paragrafo: in particolare vanno verificate le W nel
conglomerato, e calcolate le armature passanti come per le sezioni in c.a., se trattasi di
travi.

156
Questo è solo un cenno informativo della tecnica delle sezioni miste. Nelle verifiche -
pur essendo i principi e gli strumenti di calcolo contenuti in quanto fin qui detto per il c.a.
ed il c.a.p. - occorre caso per caso saper tenere bene in conto le varie fasi e le modalità di
getto, di carico, di precompressione, gli effetti delle deformazioni lente differenziali e dei
collegamenti fra i getti successivi.

5.6 SFORZO NORMALE (SEMPLICE E COMPOSTO)


La precompressione per sua natura trova nei tiranti gli elementi di elezione, in quanto
ad essi può essere applicata una presollecitazione esattamente opposta alla sollecitazione
esterna, di trazione semplice.
Tuttavia essa trova anche qualche applicazione in strutture compresse, come pilastri elementi compressi
prefabbricati, pile o colonne particolarmente snelle: in esse la precompressione (agendo
c.r.
come sempre sia sulla deformabilità sia sulla resistenza) non è diretta, ovviamente, a
contrastare la sollecitazione preminente di compressione ma, piuttosto, la flessione che c.r. c.r.
può nascere durante particolari fasi di trasporto o di montaggio o per i cosiddetti effetti del
second'ordine delle forze esterne assiali.
Naturalmente, a maggior ragione, trova impiego in elementi nettamente presso-inflessi
(ad esempio, nei montanti di strutture a portale).
In tutti i casi di pressoflessione esterna le verifiche si svolgono esattamente come per
le sezioni inflesse (le quali in realtà sono, nell'insieme, pressoinflesse).
Per la verifica alle t.a., rimane valido tutto quanto detto nel par.5.4, salvo considerare
lo sforzo normale esterno Ne sommato allo stato corrispondente nella sezione. H 'bu R*
b
N*
e
Per la verifica a rottura, la risultante di compressione non sarà uguale a quella di
C*
trazione, ma C * T *  N e* .
Anche il progetto procederà con le dovute e intuibili variazioni: in particolare il cavo T*
risultante potrà avere eccentricità maggiore (a parità di Me) e lo sforzo di precompressione trazione compressione
N sarà minore. V

157
I1 comportamento e le verifiche dei tiranti, invece, ancorché non presentino aspetti tiranti
diversi in principio da quelli relativi alle travi inflesse, meritano una descrizione che può
valere da sintesi semplificata dei concetti della precompressione.
I tiranti vengono impiegati in strutture reticolari o strallate; la precompressione
permette di regolarne la fessurazione e la deformabilità in maniera più efficace e
determinabile che non nel c.a. e ciò è di notevole vantaggio nelle strutture iperstatiche. In 'l1
N1 c.r.
questa sede essi verranno trattati in quanto elementi che sono isostatici durante la
precompressione (e che poi possono essere integrati in strutture iperstatiche). ' l2
Nei tiranti, il cavo risultante è disposto in asse alla trave, per realizzare una N2
precompressione centrata. I singoli cavi possono essere perimetrali per aumentarne la
resistenza alle flessioni parassite. 'l
All'atto della messa in tiro, il cavo si tende e la sezione in conglomerato viene N2 N2
compressa uniformemente. Le tensioni valgono (intendendo sempre che Va è di trazione e Ne Ne
Vb di compressione)
Va N1 A Vb N1 B (A= area del c.r.; B = area sezione beton)
essendo N1 lo sforzo di tiro (No) depurato delle perdite istantanee (per attrito nei cavi
post-tesi, per contrazione elastica nei cavi pre-tesi. I1 conglomerato si è accorciato della
quantità 'l1=N1l/EbB.
A perdite lente avvenute, si hanno le tensioni ridotte Ne=N*
u
Va N2 A Vb N2 B A

e il tirante si è ulteriormente accorciato della quantità 'l2 > FIf  H rs  'N rilass. Eb B @ u l
(cfr.par.5.2).
All'entrata in funzione del carico esterno Ne in questa fase, il cavo si surtende ed il
conglomerato si decomprime; entro lo sforzo Ne di esercizio, la decompressione non è mai
totale

158
Va N 2 A  >nN e B  nA @ Vb N 2 B  >N e B  nA @
I1 tirante si allunga (rispetto alla precedente condizione) di 'l=Nel/Eb (B+nA).
All'ulteriore crescita della trazione esterna Ne, si giunge alla decompressione completa
del conglomerato e (trascurandone la resistenza a trazione) il carico Ne passa interamente
all'acciaio:
Va Ne A Vb 0 Ne N *f N 2 >1  nA B @
Crescendo ancora il carico, il tirante fessurato, si rompe per uno sforzo (valore di
calcolo)
N u* Ra* u A
I1 progetto di un tirante risulta facile, dati i carichi di esercizio, in funzione delle varie
verifiche.
L'area del cavo risultante A sarà dimensionata in base alla verifica a rottura
N e* rott . d N u*
L'area di conglomerato B in base alla verifica a fessurazione (decompressione)
N e* f d N *f N 2 >1  nA B @
oppure in base alla deformabilità elastica richiesta in esercizio
'l N e d 1 Eb B  nA
che può essere legata ad uno s.l. di deformazione della struttura (cfr.cap.6).
Un problema di dettaglio costruttivo da affrontare con cura è quello dell'unione del
tirante con il resto della struttura, in maniera che sia garantito il vincolo e che siano
trasmessi con continuità gli sforzi di trazione.

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