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Quaderni Internazionalisti

SCIENZA E RIVOLUZIONE

Volume secondo

SBORNIA DI BALLISTICA SPAZIALE


Supplemento al n. 1 della rivista "n+1"
Registrazione: Tribunale di Torino n. 5401 del 14 giugno 2000.
Via Massena 50/a - 10128 Torino
E-mail: quinterna@ica-net.it
Sito Internet: http:/www.ica-net.it/quinterna/
Composto, riprodotto e distribuito in proprio, settembre 2000
Pubblicazione non in commercio
Copertina: Yuri Gagarin, il primo astronauta (12 aprile 1961)
1. TRIVIALE RIGURGITO DI ILLUMINISMO

Attuazione tecnologica e scientifica sensazionale come perfor-


mance. Reazione sociale e politica sciatta, meschina e degna di un
mondo umano che regredisce, impotente al controllo degli eventi
fisici e dei propri riflessi

Quale nei plenilunii sereni


trivia ride tra le ninfe eterne
che dipingono il ciel per tutti i seni...

DANTE

Nella concezione del Cosmo a cui possiamo dare i nomi di Ari-


stotele, Tommaso d'Aquino e Dante, se la Terra ha l'onore di essere il
centro dell'Universo, una separazione assoluta, metafisica, categorica
e gerarchica si stabilisce tra il mondo terrestre e quello celeste. Mu-
tevole e corruttibile il primo, e suscettibile di essere intaccato da noi;
immarcescibile e non manomissibile il secondo, conteso in principio
ed in eterno al corpo dell'uomo, verme della Terra.
Quale il limite cosmico tra i due mondi? È strano che, almeno a
nostra conoscenza, i cattolici non l'abbiano osservato. In questa epo-
ca di dissoluzione nessuno osa guardare nella sua Bibbia prima di
parlare: guarda le grinte di quanti fingono di aprire le proprie. Il li-
mite non è la superficie del pianeta. Il sistema terrestre si schiera nel-
l'ordine di densità dei quattro elementi peripatetici: terra, acqua, aria
e fuoco, tutti corruttibili. Il primo termina alla crosta rocciosa, il se-
condo alla superficie dei mari e altre acque, il terzo al limite dell'at-
mosfera aperta alla terrestre creatura volatile; resta il quarto di cui
non fu scandagliata l'altezza salvo che dallo scherzevole Ariosto
(tanto amante di balle che non schivò il viaggio nella Luna) per cui le
schegge in cui volarono le lance dei due cavalieri in duello tornarono
giù accese: eran salite alla sfera del fuoco. Poiché nessun vecchio
mito è di origine puramente ariostesca - con rispetto dei poeti - pos-
siamo assimilare alla sfera del fuoco di Dante, sottostante al cielo
3
della frigida Luna, quella che gli attuali scienziati chiamano ionosfe-
ra e mesosfera, pista da ballo di cariche e radiazioni semi ignote, per
un mille chilometri oltre la superficie terrestre.
Il satellite russo, se è vero che ha raggiunto i 900 km lungo tutta o
(più accettabilmente) parte dell'orbita,1 non ha lasciato ancora i con-
fini tomistici del mondo corruttibile, e il Vaticano non è tenuto a
scomunicarlo. L'uomo non ha violato il Cielo. Nella concezione or-
todossa le particelle dei fuochi terrestri, elemento ancora più leggero
dell'aria, tendevano alla propria sede e ascendevano fino al limite
celeste.
La concezione moderna partita da Copernico, Galileo, Keplero,
Newton ha da tempo cancellato il limite metafisico tra mondo terre-
stre e celeste, ed ormai anche la Chiesa non condanna la opinione as-
sodata che le stesse trasformazioni della materia che avvengono sulla
Terra, di massima, avvengono anche sui corpi celesti che sono attori
e non testimoni impassibili del divenire universale. I cieli furono
scoperti mutabili e Newton identificò lo stesso principio a spiegare
peso e moto dei gravi sulla Terra, e il rivolgersi degli astri nel cielo.
Nelle prime figure del suo Philosophiae naturalis principia mathe-
matica egli mostra come la Luna giri eterna attorno alla Terra senza
mai cadervi, e altrettanto per ogni satellite o pianeta. La corsa sul-
l'orbita vale un seguirsi di minimi atti di caduta, senza che sia rag-
giunto mai il corpo attraente. Non è peso o grave quanto cade, ma
ogni parte di materia soggetta alla attrazione; non cessano di essere
soggetti alla gravità il corpo galleggiante, il pallone aerostatico o il
sasso che sale lanciato verso l'alto. Per questi casi come per il satel-
lite il moto risulta dalla combinazione e, come si dice in meccanica,
dalla risultante tra l'azione della gravità e quella di altre forze come
la spinta del mezzo o la velocità impressa dal lancio o la forza centri-
fuga, opposta alla attrazione centripeta, che si sviluppa quando un
mobile invece che in linea retta corre lungo una curva.
La Luna non cadrà mai né avrà bisogno di forze, di impulsi, di la-
voro meccanico, o di somministrazione di energia motrice, in quanto
sussiste tra il suo peso, e meglio tra l'attrazione verso la Terra, e la
forza centrifuga, un equilibrio che lega la stabilità della Luna lassù

1
L'apogeo (distanza massima) del primo satellite risultò di 947 km e il perigeo
(distanza minima) di 228 km. Con 96 minuti di rivoluzione.

4
colla velocità del suo moto, e le cui leggi trovò Keplero dallo studio
delle posizioni e del moto degli astri.2
Nella scienza moderna non vi è più una distinzione di principio
tra il peso del grave alla superficie terrestre e la forza che tiene la
Luna nel suo equilibrio sull'orbita fissa, rispetto alla Terra.
Un satellite che osservi le leggi di Keplero, da quando si segue
non Aristotele ma Galileo e Newton, non differisce più in principio
da un sasso che cade o rotola qui tra noi sulla Terra.
Tale nozione appartiene alla umanità dall'aprirsi dell'evo moderno
ed ha preceduto le grandi rivoluzioni liberali borghesi e la loro ideo-
logia illuminista, e opposta al principio di autorità teologico.
Il corpo lanciato da alcuni giorni e che percorre il cielo, in quanto
segua le leggi di Keplero, non fa che verificare una verità scoperta
all'inizio dello storico modo di produzione borghese capitalista, e
vale di titolo di merito solo per questo stadio del pensiero umano;
tutta la teoria e la tecnica dell'impresa di oggi appartiene alla sovra-
struttura illuminista ed antiscolastica di questa società.
Quanto ha il satellite artificiale a che fare con Keplero? La legge
che è dato verificare è la terza, perché ancora è dubbio se l'orbita del
proietto sia ellittica e con quali estremi. Si può supporla circolare, e
vedere se avviene che nel confronto coi dati del nostro unico satelli-
te, la dolce Luna, si trovi che i quadrati dei tempi di rivoluzione
stanno tra loro come i cubi delle distanze dal centro terrestre.3

2
Il tentativo di dimostrare la periodicità, e quindi la stabilità, del Sistema Solare,
ha una storia di tre secoli. La soluzione sembrava trovata con il teorema "KAM"
(dalle iniziali di Kolmogorov, Arnold e Moser), proposto nel 1954 e dimostrato de-
finitivamente nel 1967. Tuttavia alla fine degli anni '80 furono studiate a fondo le
proprietà caotiche del Sistema Solare e si è per ora giunti alla conclusione che non vi
sono attendibili possibilità di previsione sullo sviluppo delle perturbazioni al di là di
un centinaio di milioni di anni, ovvero un tempo insignificante rispetto a quello del-
l'evoluzione dell'Universo.
3
Secondo la prima legge di Keplero l'orbita di ogni pianeta non è un cerchio ma
un'ellisse di cui il Sole non occupa il centro ma uno dei fuochi. La seconda legge
dice che il segmento congiungente il centro del Sole al centro del pianeta in movi-
mento descrive aree uguali in tempi uguali. La terza legge è quella descritta, e dimo-
stra che il rapporto fra le due quantità è uguale per qualsiasi pianeta o satellite. La
formula è valida per calcolare il periodo di rivoluzione di ogni corpo orbitante a
partire dalla sua distanza media dal fuoco (o dal Sole), oppure, se si conosce il pe-
riodo di rivoluzione, per calcolare la distanza media. Se Keplero e Copernico aves-

5
Mediamente per la Luna la distanza è di 60 raggi terrestri, ossia
384.000 km; mentre il tempo di rivoluzione è di 27 giorni e 7 ore,
ossia 655 ore.
Il satellitino gira a quanto pare con un tempo di 96 minuti primi,
ossia un quindicesimo di giorno, ossia 1 ora e 36 primi. Il rapporto
del quadrato dei due tempi è circa 168.000. Poiché tale rapporto deve
eguagliare quello dei rapporti tra i cubi delle distanze, si trova che il
satellite sta a 1,086 raggi dal centro della Terra, e dalla superficie a
soli 550 km circa. Se fosse vero che il satellite è partito a 900 km dal
suolo, il tempo di rivoluzione secondo Keplero dovrebbe essere non
96 ma 104 minuti, e la velocità media 7,3 km al secondo. Bisogna,
pare, trattare coi lanciatori del proietto come col pescivendolo al
mercato, fare la tara sulla cifra pretesa. Portato il satellite a 550 km, e
al suo tempo "ufficiale", la sua velocità sale a circa km 7,5 al secon-
do; 27.000 all'ora.
Il lettore per curiosità, se ha afferrato che la velocità cresce quan-
do il satellite è più vicino, vorrà sapere quale è il massimo. Se il sa-
tellite girasse ad un raggio dal centro, ossia sfiorando le acque del
mare (e naturalmente se girasse, per altro assurdo, non nell'aria ma
nel vuoto) il tempo che si trova è circa 85 minuti e la velocità non
troppo maggiore, solo 9 km al secondo.
La lontana Luna va piano: solo un chilometro al secondo, circa
come una palla di cannone. La Terra intorno al Sole corre a 30 km
per secondo; il Sole "rispetto alle stelle fisse" a una ventina, si ritie-
ne, di km al secondo.
Se il satellite si avvicina alla Terra, e se non subisce altri effetti
che quello kepleriano, dovrebbe accelerare avvicinandosi, come di-
cono abbia fatto l'involucro del razzo portante, ultima sezione, che
dunque non ha "sparato" un'ultima volta il razzo, ma lo ha "scodel-
lato", come un ovetto, in mezzo al cielo.

sero continuato a basarsi sui dati "immediati", non avrebbero mai potuto rompere
con la teologia medioevale mediante l'astrazione matematica. Il trionfo nello strap-
pare al cielo il suo segreto non risiedette tanto nelle formulazioni in sé quanto nel
loro uso contro la pura percezione soggettiva, che pur portò alla costruzione di mira-
bili e precisi astrolabi fin dall'antichità; infatti le relazioni descritte da Keplero non
sono affatto discernibili in natura come invece risultano a posteriori sulla carta.

6
Non vogliamo fare terminologia pura, e dire che se il moto non è
kepleriano puro l'oggetto non è che un corpo terrestre, di precaria
vita, ma solo accennare in termini elementari quali possono essere i
disturbi dalla legge kepleriana, a prescindere da quelle perturbazioni
che sono studiate nella classica Meccanica Celeste e che derivano
dall'attrazione di altri corpi (Luna e Sole in primo luogo). Quando si
applica la teoria Keplero-Newton (sia detto che nei modesti limiti
della questione le formule della relatività generale einsteniana non
muterebbero nulla di essenziale alla deduzione) si immagina che si
abbia a che fare con punti materiali: ossia che tutta la massa sia con-
centrata nel centro di figura dell'astro. La cosa va per il satellitino di
pochi decimetri, ma per la Terra a così breve distanza dalla superficie
è altro affare. Le due attrazioni sono eguali per una sfera matematica,
di densità omogenea, ovvero variabile per strati concentrici. Ma la
Terra ha le montagne sporgenti e i mari, non è sferica ma schiacciata
ai poli, è molto dubbiamente omogenea anche concentricamente.
Non ci permettiamo di opinare poi sull'altra causa rallentatrice, che
potrebbe essere una materia "cosmica" diffusa fuori dall'atmosfera
gassosa della Terra.
La legge kepleriana poi resterebbe valida se l'orbita non fosse cir-
colare ma ellittica, ed allora si spiegherebbero le varie opinioni sul-
l'altezza. Difficile sapere se il razzo è partito al punto più alto o più
basso; solo si può dire che dovrebbe ripassare sempre al punto di
partenza alla stessa altezza del lancio (per il moto di rotazione della
Terra passerebbe alla stessa altezza ad ogni incrocio col parallelo di
lancio).
Si può affermare che la caratteristica della permanenza sull'orbita
è una di quelle che potrebbero far classificare il satellite tra i corpi
celesti, o per essere meno metafisici tra i moti studiati dalla meccani-
ca celeste e non tra quelli oggetto della balistica esterna, che risolve
il moto dei proiettili usciti dalla canna o altro dispositivo di lancio. In
tale caso per conoscere tutti i dati dell'orbita basterebbe sapere la
velocità istantanea e la direzione del moto del punto di lancio, di nota
distanza dal centro della Terra.
Nel pensiero moderno tra un campo e l'altro del sapere non vi so-
no più barriere assolute come le cortine di acciaio. Ma la distinzione
sorge dall'ordine di grandezza dei dati; dialetticamente secondo He-

7
gel (anche lui ideologo ancora del modo di produzione capitalista) è
la quantità che diviene qualità.
L'oggetto in questione - come diceva in Verne il fiociniere Ned
Land non sapendo ancora se era balena, o nave sottomarina, opera
d'uomo - per un'altra ragione oltre la precarietà e l'incertezza del
cammino, ed il bisogno di soffietto pubblicitario, tiene della qualità
del proietto terrestre e non del corpo celeste. Se la sua distanza fosse
di 900 km esso starebbe ad appena un settimo di raggio terrestre
dalle nostre teste, contro i ben 59 raggi della Luna. Circa 400 volte
più vicino, a portata di mano.
Quando, in meditazioni in carcere nel 1923,4 leggendo della prova
della relatività einsteniana attesa dalla misura astronomica degli spo-
stamenti del perielio di Mercurio, pensammo che si poteva tentare di
lanciare un proiettile satellite rispetto alla Terra per studiarne l'esatto
moto, non pensammo a uno che facesse bip bip bip, ma ad uno che se
ne stesse ad alcune decine di raggi terrestri, come ad un terzo dalla
Luna vera, girasse in alcuni giorni e si lasciasse leggere ai telescopi
soliti le posizioni.
Questo fa bip, ma sta centinaia di volte più vicino, si comporta
come una stellina di quelle del cinematografo, che dopo lanciata la-
scia ad ogni momento temere la caduta.
Tecnologicamente l'essere riusciti a lanciarlo, anche per un solo
giro della Terra, è un esperimento notevole, e siamo lietissimi che al
cafoname scientifico d'America la cosa sia fallita. Ma ora vogliamo
solo cercare nei dati astronomici quale sia il minimo ordine di gran-
dezza di un satellite o pianeta nella distanza dal corpo "potenziante".
Velocità limite di un corpo satellite vicinissimo alla Terra: circa 9
km per secondo. Dello Sputnik da 7 a 8 km. Della Luna, 1. Della Ter-
ra, 30. Del Sole, circa 20. La bravura sarà lanciare un satellite lento
che non corra molto di più di un proiettile da cannone di marina.
L'ultima sezione del razzo portante non era più un propulsore. Ha
scodellato, dicemmo, il satellite, come un ovetto, in mezzo al cielo,
non lo ha "sparato"; ossia non gli ha regalato supplementi di forza

4
Bordiga fu arrestato nel febbraio del 1923 e rimase in carcere fino all'ottobre.
Come ricordato in un altro articolo, la questione teorica del satellite fu affrontata con
gli altri detenuti politici durante gli anni del confino nei corsi "di istruzione" che
servivano anche a tenere in contatto i militanti eludendo la rigida sorveglianza.

8
viva, per il qual fatto pare che corrano quasi di conserva. Era calco-
lato? Uhm... Segreto e scienza fanno a cazzotti.
Tra i pianeti abbiamo Mercurio che passa per vicinissimo al Sole,
ma ne dista un terzo dalla Terra, ben 50 milioni di chilometri. Ben-
ché il Sole sia una sfera enorme col raggio di 700.000 km, per la bas-
sa densità (un quarto della terrestre) il più vicino corpo celeste sta a
70 raggi da esso. Mercurio, si dirà, è un pianeta, non un satellite di
pianeta. Tra questi ve ne sono a distanze grandissime, più di trecento
raggi del pianeta. Ma vediamo i più vicini. Phobos, luna di Marte, sta
a 2,77 raggi dal centro, e quindi il caso minimo è la distanza di 1,77
raggi dalla superficie del pianeta. Il quinto satellite di Giove, parago-
nato da insigni astronomi al Mercurio del Sole, sta a 2,53 raggi dal
centro, e quindi 1,53 raggi dalla superficie. Da notare che mentre
Marte è di alta densità, e il satellite basso dista dalla superficie 6.000
km, Giove ha densità minima e la distanza del satellite più basso
dalla superficie è ben 110.000 km.
Dove vanno a finire i 550 km del satellite "sovietico" (come sa-
rebbe giusto chiamarlo, in materia di corpi celesti, se avesse per cen-
tro dell'orbita, non quello della Terra ma la Torre del Cremlino) pari
ad un settimo di raggio terrestre, quando i minimi della statistica dei
cieli ci hanno dato un raggio e mezzo, e 6.000 km, ossia una gran-
dezza 11 volte maggiore?
Si può concludere che si potrà dire dagli uomini di avere costruito
artificialmente un corpo dal moto kepleriano quando lo si sarà collo-
cato ad una distanza dalla crosta terrestre pari al diametro del Piane-
ta.
Non dovrà essere di 83 centimetri! La Luna ha un diametro che è
più del quarto di quello terrestre: 1.736 km! Phobos, il più vorticoso
di tutti, gira attorno a Marte in 8 ore. Phobos, giocattolo del sistema
solare, è la più interna delle due lune di Marte, e dista dalla superfi-
cie del pianeta 1,53 raggi. Una analoga seconda luna terrestre (non
Ersatz)5 ne dovrebbe distare almeno 10.000 km.
I minimi tra gli oltre mille pianetini, o asteroidi, compresi tra le
orbite di Marte e di Giove, e ritenuti frammenti di un grande pianeta
esploso hanno il diametro dell'ordine di grandezza di decine di chi-
lometri; il massimo, Cerere, di 780 km, metà della Luna. Non ci
5
"Surrogato" in tedesco.

9
mettiamo a calcolare quanti Sputnik ci vogliono per farne uno, in
diametro, volume, o massa...
L'Unità ha creduto di sfottere un fesso planetario che aveva detto:
i russi sono fini, hanno lanciato il satellite per distrarre l'attenzione
mondiale dalla crisi di San Marino. Riabilitiamo quel fesso, e propo-
niamo questa definizione per un satellite serio: non essere più piccolo
perfino della Repubblica di San Marino, che non arriva al diametro
di 10 km.
Secondo Keplero, se l'orbita del corpo satellite o ex razzo si strin-
ge attorno alla Terra, essa diventa più corta, ma nello stesso tempo
diminuisce il tempo di rivoluzione e cresce la velocità, almeno fino
all'incontro con l'atmosfera resistente, per cui parte della forza viva si
trasforma in calore disintegrante, e l'orbita diviene una parabola di
caduta.
Il coso sarà dunque un semplice proiettile terrestre, e rientrerà
nella balistica esterna cui abbiamo fatto cenno? Altri due numeretti, e
ognuno pensi ciò che vuole sull'ordine di grandezza della fessaggine
umana. Se non vi fosse l'aria il migliore alzo di un cannone sarebbe a
45° e, con una velocità di uscita dalla bocca di 625 metri a secondo,
la gittata sarebbe di 40 km con l'altezza di tiro di 20 km. Ora la resi-
stenza dell'aria è così influente che il proietto cade ad appena 3 km
dal cannone, con l'alzo ottimo di 32°.
Poiché la densità dell'atmosfera decresce con l'altezza, era ovvia
l'idea del missile in quanto un proiettile giunto molto alto con una
buona velocità residua incontra un'azione ritardatrice sempre più ri-
dotta e riprende una grande gittata. Si tratta dunque di portare il cor-
po a grande altezza, e di conservargli velocità o ridargli quella per-
duta nel viaggio in salita. A ciò provvede il razzo, proiettile carico di
esplosivo o di altro agente energetico che non è destinato ad esplode-
re o espandere all'arrivo, ma durante la corsa. Il razzo è un motore
che agisce anche nel vuoto; esso non fa affidamento sulla resistenza
dell'aria come l'elica dell'aereo, ma sulla reazione di inerzia. Il corpo
in moto lancia parte della sua massa dalla culatta in direzione oppo-
sta al moto; per il principio delle quantità di moto il proiettile residuo
acquista la quantità di moto perduta dalla massa emessa sotto forma
di getto di gas, ed accelera.
Perduta la carica che dà il getto e l'impulso per accelerare, si può
gettare l'involucro che la conteneva col dispositivo di alimentazione:
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dal missile-razzo a stadi successivi si passa per sola "quantità" e non
per "qualità" al satellite, sotto la condizione, calcolabile con le for-
mule balistiche, di una certa altezza finale e una certa velocità di av-
vio dell'ultimo pezzo libero.
L'effetto del razzo a reazione era stato pensato da Verne nel suo
Dalla Terra alla Luna, non per accelerare la partenza del proiettile
abitato, ma per rallentare la discesa all'arrivo.6
Il satellite artificiale nel campo immediato terrestre e di minima
dimensione è un'applicazione della balistica e del moto a reazione,
non è un esperimento di meccanica celeste. Questa resta una scienza
di osservazione.
Sputnik, possono dire gagà e gagarelle, aristocrazia mentale del
XX secolo, è proprio "una cannonata".
Che dire del viaggio interplanetario, della nave interplanetaria,
della stazione satellite accampata nel cielo? Senza schifare la fanta-
scienza, si è saputo che un disegno dell'astronave dato da una rivista
russa come "progetto" tecnico non è che copia di uno schizzo di fan-
tasia di una rivista americana del 1954. Oggi i grafici non si fanno
per progettare tecnicamente, ma per stordire il giudicante. Questa ro-
ba circola da oltre un decennio, e le idee sono secolari. Il razzo-
missile, e di più teleguidato, fu realizzato alla fine della guerra con la
graziosa sorellina bomba atomica: evviva la Scienza moderna!
Lasciamo il problema di quanti decenni ci vogliono a rispondere
all'interrogativo se l'organismo umano resiste ad essere portato mille
chilometri più su del livello del mare, e la precedenza data al cane
come l'ebbe la pecora con la Mongolfiera.7 Diamo questo solo giudi-
zio: non interesserà mandare l'uomo a leggere e riferire negli spazi
siderali: esso è lo strumento più imperfetto e labile che ormai posse-
diamo. Manderemo strumenti-robot elettronici, quasi insensibili e
leggeri. L'uomo continuerà ad osservare il cielo lontano con mezzi
analoghi a quelli degli antichissimi caldei, che ricevettero sulle retine
dei loro nudi occhi, migliaia e migliaia di anni addietro, le radiazioni

6
Il razzo compare non nel libro di Verne citato ma in quello successivo intitolato
Intorno alla Luna che ne è la continuazione.
7
Questo articolo uscì sul giornale del 6 novembre 1957, ma fu redatto "intorno al
15 ottobre" (vedi articolo Un poco di chiaro... ecc.). La cagnetta Layka fu lanciata il
3 novembre e il volo fu annunciato il 4.

11
che avevano viaggiato verso di loro da milioni e bilioni di anni. Il
cervello dell'uomo seppe quel che doveva sapere senza lasciare la
madre Terra. La Scienza ha risorse maggiori di quelle di un sopral-
luogo da guardia di questura. Anche la Scienza politica non si fa dal
fesso, che va a vedere, da un Reston, poniamo.8
Questo passo nel percorso di una delle tante tecnologie che gli
uomini hanno fondato, con sforzi e contributi a volta ridicoli e inge-
nui, a volta poderosi ed anche eroici, nell'ambiente sociale contem-
poraneo è stato trattato non diversamente e certo meno seriamente
dei grandi ritrovati che si sono succeduti nel tempo moderno, da cir-
ca quattro secoli o cinque. Nessuna grande parola nuova ha potuto
echeggiare che apra le porte di una attitudine nuova nell'imposses-
samento dell'uomo sulla natura, rispetto a quella dell'epoca capitali-
stica. Il capitalismo di Stato russo ha fruito a pieno diritto del van-
taggio di essere il più giovane, ricco di vigore organico e dell'espe-
rienza altrui, e di quello basilare di essere economicamente e politi-
camente totalitario. Se la Forma Dittatura ha guadagnata una partita,
il fatto lo salutiamo anche noi, che analizzando quella Forma la rife-
riamo a quelle di ieri, e non a quella di domani. E il democratismo si
freghi.
La gioventù del capitalismo e della rivoluzione borghese russa
segue la legge di rivestirsi di dittatura, come di romanticismo, se
perdonata la ciarlataneria per sfruttare il successo pubblicitario.
È una nuova, ma triviale, edizione di Illuminismo, ma in ritardo
di secoli, quella con cui il potere statale decanta come fonte di pro-
gresso il suo controllo del lavoro scientifico. E lungo sarebbe com-
mentarne gli atti ed i modi. Più che mai, come in tutta la corsa dege-
nerativa della rivoluzione proletaria russa, non si dà peso a quanto è

8
Questo assunto è perfettamente confermato: gli scienziati hanno ottenuto molto
di più con le spedizioni automatiche e a minor rischio e costo. Del resto vi sono cor-
renti scientifiche all'interno stesso della borghesia che affermano la necessità del
procedere empirico solo nel campo della verifica sperimentale e ritengono che sia un
errore epistemologico partire dall'esplorazione. James Reston fu reporter famosis-
simo degli anni '50. Il giornalismo fu la componente sociale che più andò in fibrilla-
zione durante le prime imprese spaziali. Memorabile fu Ruggero Orlando, ubriaco di
retorica (qualche maligno disse di alcool) fino allo spasmo durante l'impresa del-
l'Apollo 11. Tito Stagno, nell'euforia del momento diede per avvenuto l'allunaggio
quando ancora gli astronauti stavano cercando il luogo adatto.

12
vero e forte, ma a quanto conduce ad un successo scorrevole e tocca-
bile con mano: lo stesso sciagurato criterio al quale va tutta imputata
la dissoluzione di ogni energia rivoluzionaria da trent'anni ad oggi.
Pallido e freddo illuminismo lunare. Polemica triviale non meno
di quella dell'altra parte.
Non va fatto del pacifismo lacrimogeno, che vale quanto la stolta
emulazione, di cui si celebra uno dei peggiori saturnali. Ma quando il
signor Krusciov ha detto che chi ha il satellite, appeso lassù ad una
incapacità calcolatrice mondiale, ha anche il missile che sarà spie-
tato, ha inserito questo vanto di "cultura e civiltà più spinta" nella
sua dottrina. In ogni dove del mondo la centrale russa - come anche
sarebbe se fosse anticipazione della nuova umanità e del comunismo
per cui si batte il proletariato della Terra - ha alleati seguaci ed amici
già convinti che non vi è che da abbracciare il suo verbo e seguire il
suo esempio, in Terra, in cielo e dappertutto. Ma il suo missile sarà
spietato su amici e nemici di classe, su avversari ed alleati, su popo-
lazioni di Stati in guerra e su partigiani in armi!
E non vuol dire ciò che si dichiara che questo inganno è finito,
che non resta in campo che una forza di Stati imperiali e di mostri di
potenza, che sono per la loro stessa essenza spietati contro tutte le
popolazioni, e senza esitazione dinanzi alla costruzione a distanza
delle necropoli territoriali, che nessuna forma storica avrà avute così
immense quanto l'Illuminato Capitale, se la sua luce sinistra non vie-
ne spenta, chilometro quadro per chilometro quadro della Terra, nel
corpo a corpo sociale?
La conquista scientifica che l'Ottobre 1957 ribadisce è questa:
conta più il Terrore, che l'Opinione, nella Fisica della Storia.
Poiché è incontrastato che con l'avvento del potere proletario la
scienza prenderà un grandioso slancio, ignoto ai vecchi modi di pro-
duzione, si potrà chiedere: quali saranno le nuove e diverse caratteri-
stiche delle conquiste di quella epoca, alla quale neghiamo apparte-
nenza per la sferetta oggi lanciata?
Nella costruzione marxista la scienza diverrà scienza della società
tutta, ed aperta fino all'ultimo dei suoi membri. Finirà la divisione del
lavoro e la distinzione tra lavoro manuale e mentale (pietre angolari
dei nostri principii). Morranno i cerchi chiusi di esperti e specialisti,
dietro i quali non si annida l'impulso al sapere umano e al fare uma-

13
no, ma solo la fornicazione tra affare mercantilistico e cervelli in af-
fitto.
Cadrà il brevetto, il segreto, la ricerca nel mistero, ma se ne anti-
ciperanno alla luce del sole le previsioni dottrinali prima delle verifi-
che sperimentali e delle prove tecnologiche.9
Il segreto di Stato e di nazione vale quello di classe. Vale l'oscu-
rantismo dei despoti e dei preti che imbavagliarono la corrisponden-
za aperta che legò Galileo a Copernico, Keplero a Tycho Brahe che
gli lesse le posizioni apparenti dei pianeti per lunghi anni e le pubbli-
cò, Newton a Keplero, a dispetto della meschina polemica nazionale
di Hegel sulla priorità tedesca o inglese.
L'odierno volgare pubblicistico colpo di scena dei russi, che van-
tano di aver sorpreso e sbalordito il mondo, resta nell'ordine di uno
sfruttamento al mercato dell'attività di pensiero, caratteristica del
peggiore tempo borghese, e tanto più è corruttore del proletariato
mondiale in quanto lo si proclami volto ai fini della scienza, e non a
quelli della guerra.
Non è l'alba del lavoro scientifico di un mondo nuovo, ma un pas-
so del trito illuminismo verso forme oscurantiste e di scienza mono-
polizzata, che sta al livello, nella storia del pensiero, dell'ermetismo
di antiche teocrazie, è degno di una vieta teosofia esoterica, in cui
alla massa non giunge la conquista della scienza che le è preclusa,
ma la schiavizzante suggestione di un rito esterno che suscita terrore;
o ammirazione abbrutita.
Una finale osservazione. Non solo persone di buona cultura gene-
rale, ma anche di professione tecnica, mostrano credere che l'exploit
russo consista, dopo la gran cannonata a reazione - di cui gli ameri-

9
Durante il periodo che vide esplodere il lavoro scientifico del mondo borghese,
Francis Bacon, nella sua Nuova Atlantide (1624), sottolineava che la scienza degna
di questo nome si presenta come risultato di specie e spiegazione della natura, non
come segreto esoterico di pochi e meraviglia da saltimbanco: "Possediamo tante co-
se che, pur essendo naturali, destano ammirazione; potremmo anche, in molti casi
particolari, ingannare i sensi in un'infinità di modi, se volessimo far passare queste
cose come miracoli. Ma noi odiamo ogni forma di impostura e di menzogna, tanto
che è severamente proibito a tutti, sotto pena di ignominia e di ammenda, alterare a
ampliare le opere che abbiamo ottenuto per via naturale, mentre abbiamo il dovere
di farle conoscere nella loro pura realtà, senza orpelli e affettazione di miracolo"
(nel volume L'Utopia, a cura di L. Bortone, Loescher, pag. 178).

14
cani ne avrebbero sparata una più grossa ma andata ridicolmente fuo-
ri di strada - nel mantenere attraverso una centrale trasmittente e di-
rigente un invio di energia alla sfera che corre da settimane per te-
nerla in corsa e per aria. Ora, il satellite non dà più fastidio e spesa
dello strale, poi che dall'arco uscì.
Un collegamento vi è tra i concetti energetici e quelli economici,
che dimostra che anneghiamo in un saturnale del mercantilismo, e
non altro.
La fisica di Aristotele conteneva un principio che la meccanica di
Galileo capovolse (ma quattro secoli e mezzo di retorica anticlericale
non hanno fatto ancora capire la sostanza del fatto). I corpi avrebbero
piacere di stare fermi; e se si dà loro il fastidio di muoversi occorre
forza, energia, e... spesa di denaro. Dopo Galileo e dopo anche Ein-
stein si stabilisce il divario tra forza ed energia, e solo la seconda
"costa denaro". Il "movimento" è (Engels) la condizione di stato di
tutti i corpi, non ha bisogno di spesa di energia, e non costa nulla a
nessuno, purché resti "rettilineo ed uniforme" (Einstein ha solo gene-
ralizzata questa scoperta fondamentale, immensa). La forza intervie-
ne solo quando si modificano le condizioni del moto, ossia il corpo
accelera, ritarda, o devia dalla traiettoria rettilinea. Ma occorre forza,
non ancora energia e denaro (in fisica energia vale lavoro, in econo-
mia borghese denaro vale lavoro). Infatti in ogni moto kepleriano,
come quello del satellite (non solo se circolare ma anche se ellittico)
agisce la "forza centrale" dell'attrazione newtoniana, ma non si spen-
de energia alcuna (per essere rigorosi il bilancio energetico in una
rivoluzione totale, e infinite rivoluzioni, si salda a zero).
Poiché era evidente che il moto degli astri (a velocità favolose an-
che oggi nell'ipotesi geocentrica) non costava nulla a nessuno, fece
comodo la fisica di Aristotele ai creazionisti e tomisti, e Dio fu il
primo lanciatore di razzi (altro che brevetto al Kremlino o al Penta-
gono).
Sono passati Aristotele e Tommaso, ma l'effetto della società di-
visa in classi è che l'uomo, anche della classe alta, è persuaso ancora
che "il moto costa" perché gli effetti delle resistenze passive gli in-
ceppano carri, navi, treni, automobili, aerei e razzi. Quindi se lo
Sputnik non si ferma, chi paga? Ecco tutta la cultura messa in circo-
lazione.

15
Come la Luna, la Terra e il Sole, lo Sputnik gira gratis, anche se
sappiamo che i non apatici corpi celesti si scambiano in mille forme
energia.
L'uomo non ha imparato abbastanza che costa invece fermare il
moto, malgrado gli effetti millenari di scontri, cozzi, investimenti e
disastri.
La spesa dell'energia, nella fisica moderna, occorre non quando
un corpo modifica le sue condizioni di movimento, ma quando lo fa
in modo da passare "da un potenziale basso ad uno alto", come il
veicolo che va per una salita, ed acquista "energia di posizione" che
può rendere in discesa.
Perciò si paga per l'ascensore, e la legge borghese ci concede di
gettarci gratis da una finestra - noi, antimercantilisti, non beviamo!
Il cielo ha un'economia non mercantile, e il fare di questo un mito
fu una millenaria intuizione dell'umanità. Il satellite russo appartiene
ad un pianeta e ad una società mercantile! Cade, e [qualcuno crede
che vada] ricalciato come nel foot-ball.
Il comunismo, interpretati il cielo, la terra e la società con la dot-
trina materialista, porterà giù tra noi la distruzione del mercantilismo,
e l'uomo non sognerà di fare più soldi della sua scienza.
Nella fisica precapitalista era immutabile il cielo ed eterno un suo
ineffabile creatore, come nell'economia capitalista viene presentata
naturale ed eterna la legge dello scambio e del mercato, ed è dio il
denaro.
La scienza del comunismo vincerà, quando le due eternità saranno
allo stesso titolo infrante.

Da "Il programma comunista" n. 20 del 1957

[In questo articolo sono state inserite le note di rettifica e aggiunta com-
parse sul numero successivo de Il programma comunista e intitolate Coda
al triviale satellite]

16
2. SECONDO SATELLITE E CANNONATA
CONTRO LA LUNA

Il lancio del secondo satellite ha chiarito che si indicano non le


altezze medie ma quelle massime, e la previsione del lancio del cane
ammette che il nuovo Sputnik al suo "perigeo" passi a soli 200 km. Si
annunzia ora l'altezza massima "oltre 1.500 km" ed il nuovo periodo
che non è più di 96 ma di 102 minuti collimando con quello da noi
indicato di 104 minuti abbastanza bene.
Si dice che le osservazioni verificano un'orbita prima calcolata,
ma ciò che sarebbe stato utile per la cultura dei non "specialisti" sa-
rebbe stato dare a tutti gli elementi prima del lancio. Essi dovevano
esistere sotto forma (al minimo) dell'asse maggiore e del minore del-
l'orbita. Ma erano, crediamo, avvolti nell'indeterminatezza.10
Si può fare un calcolo meno grossolano sull'orbita ellittica, tenen-
do buono il tempo di rivoluzione di 102 minuti. Esso conduce a
1.570 km di distanza dalla superficie della Terra a Sputnik apogeo.
Ammettendo che la distanza perigea sia la detta di 200 km segue che
i due semiassi sono 7.934 e 6.564 km dal centro della Terra; la lun-
ghezza dell'orbita 45.700 km (mentre quella circolare a 1.570 km di
altezza sarebbe stata di circa 50.000); la velocità media 7,50 km per
secondo. Le formule elementari kepleriane in queste ipotesi ci danno
la velocità massima di 8,1 e quella minima di 6,7 circa, che si ha alla
massima altezza. È dunque plausibile che lo Sputnik due sia partito
ad oltre 1.500 km ma non colla velocità di 8 bensì di meno di 7 km.
Solo se scende a 200 raggiunge la velocità di 8, o poco più. L'altezza
media è dunque circa 900 km.
Quanto allo Sputnik I, se il periodo era all'inizio di 95 o 96 minuti
come fu annunziato, la massima altezza può aver superato i 900 km,
ma la minima è stata certo molto minore (come da rilievi di molti os-
servatori) e la media intorno ai 550 da noi indicati. Le velocità non
10
I primi lanci avvenivano portando i vettori a un'altezza considerevole, dove i sa-
telliti venivano lasciati "cadere" a bassa velocità in modo che la gravità li catturasse
e li facesse entrare in un'orbita "spontanea". Per questo le orbite erano molto ellitti-
che e non potevano essere comunicate in anticipo, dato che non era possibile preve-
derne il tracciato. Su questo fatto gli articoli insisteranno molto.

17
variano molto (e per qualunque corpo dipendono dall'altezza a cui sta
passando, così all'ingrosso). Per il n. 1 sarebbero state tra 8,2 e 7,1
km, e nella media 7,6 come accennammo.
Resta il lancio del razzo nella Luna. Il problema del proiettile-
satellite è trattato nei classici trattati di meccanica razionale da mez-
zo secolo. Un proiettile che lascia la Terra da un punto della superfi-
cie ricade su di essa, fino ad una certa velocità. Se supera quella di
partenza di 11.000 metri circa non prende un'orbita ellittica (quindi
un satellite va lanciato dall'alto) ma una orbita iperbolica, e non ri-
torna più sulla Terra. Se viene sparato dall'alto, oltre ad evitare la re-
sistenza dell'aria, basta una velocità minore.
Il problema non è di arrivare lontano, perché si può andare fino al
Sole, ma di "azzeccare" la sfera lunare. Riuscirci vuol dire padroneg-
giare velocità, posizione e direzione del lancio finale, risultato in ve-
rità notevole.11 Già Verne immaginò che si vedesse brillare sulla Lu-
na un punto di urto del colpaccio.
Tutto lo smarrimento dei demoborghesi risale al fatto che essi
imbottivano i crani col sostenere che il comunismo facesse ribassare
la scienza, non in quanto tale, ma perché con la dittatura comprime-
va lo spirito. I conti col comunismo non si fanno in Russia, ove non
se ne sente neppure l'odore, e si sviluppa la stessa tecnica e scienza
di ogni forma capitalista. Resta solo smentito che per tanto occorra la
atmosfera fasulla della libertà parlamentaristica. Se i razzi-satelliti
hanno per bersaglio i valori dello spirito, possono far centro davvero.
La cagnetta se tornasse non potrà raccontare se nello spazio co-
smico lo spirito funziona. I valori del corpo possono salvarsi entro un
recipiente ad ambiente condizionato (atmosfera chimica, temperatu-
ra, pressione) e la cagnetta direbbe solo se le azioni di radiazioni ex-
tra-atmosferiche li travolgono. Ma non dirà che succede della vita
biologica fuori del campo di gravitazione. Le nostre cellule vivono
sotto l'accelerazione di gravità di circa metri 9,80. Si è provato nei
decollaggi che si resiste ad una accelerazione varie volte multipla.
Quid per accelerazioni ridotte? La cagnetta sopporta quella minima
di sei decimi del normale, ma nella astronave si arriverebbe a zero.
La vita si fermerebbe certamente, e nessuno scafandro antiradioattivo
lo eviterebbe. È vero che un uomo appeso per i piedi muore solo do-

11
Cfr. Volume primo: "Spedire manufatti nello spazio".

18
po un certo tempo, sotto un'accelerazione negativa uguale alla positi-
va terrestre. Nella irrealizzata finora, accelerazione zero, al massimo
vivrà il doppio del tempo, ma la questione non è aritmetica; e senza
essere fisiologi opiniamo che crepi prima,12 e non crediamo studiare
meglio il problema pensandoci a testa in giù.
Il brevetto lo prenda un altro.

Da "Il programma comunista" n. 21 del 1957

12
I primi voli umani dimostrarono che in effetti la sopravvivenza nello spazio sareb-
be molto breve senza lo sviluppo di una apposita medicina spaziale con relative tec-
niche di adattamento e senza i perfezionati schermi antiradiazioni di oggi.

19
3. UN POCO DI CHIARO DI SPUTNIK
NELLA SBORNIA DI BALLISTICA CELESTE

In data 4 ottobre un comunicato ufficiale da Mosca annunciava il


primo lancio di un satellite terrestre fornendo due notizie: che il cor-
po faceva un giro completo sulla sua orbita in 95 minuti e che "se-
guiva una traiettoria ellittica ad un'altezza di circa 900 km". La velo-
cità impressa dal razzo era detta di 8.000 metri al secondo.
Le nostre povere parole non escono a razzo, e fu nel nostro n. 20
redatto verso il 15 ottobre che denunziammo la poco scientifica esa-
gerazione di cui è nutrita ad arte tutta la campagna sul satellite, in cui
come in altre mille fasi storiche le conquiste del sapere umano sono
adibite a rincoglionire le sempre e da tutti corteggiate "masse", il cui
mestiere, per i loro adulatori, è di aprire la bocca fino alle orecchie.
Affermammo che, se il periodo era quello, la distanza media po-
teva essere circa 550 km; e se fosse stato vero che era 900, il periodo
di rivoluzione doveva essere maggiore, circa 104 minuti, colla velo-
cità media 7,3 km.
Il 4 novembre venne annunciato che era in volo il secondo Sput-
nik (i satelliti si varano senza preavviso e senza rompere sul loro gu-
scio nessuna bottiglia di spumante, malgrado l'effetto che fa alle
masse la tradizionale pagliacciata). Veniva affermato che il periodo
era 102 minuti e l'altezza raggiunta più di 1.500 km, confermando la
velocità di 8.000 metri.
Nel nostro n. 21, elaborato pochi giorni dopo, rilevammo che
malgrado la formula, al solito politica e non scientifica: "compie un
giro in 102 minuti all'altezza di 1.500 km", le storielle sul lancio del
cane avevano condotto alla confessione che si tratta sempre di "mas-
sime" altezze e che si ammetteva (nel bailamme dei riferimenti gior-
nalistici) che la minima giungesse a 200 km soltanto.
Ripetemmo dunque il calcolino tenendo per buono il periodo an-
nunciato (e verificabile in tutto il mondo), poco diverso da quello da
noi attribuito ad un'altezza media di 900 km. Infatti calcolammo per
l'altezza minima di 200 km e il tempo di 102 minuti un massimo di
1.570 km, e indicammo le due distanze estreme tra lo Sputnik II e il
centro della Terra: 7.934 e 6.564 km.
20
Per chiarificare, tali sono la distanza apogea e quella perigea,
mentre quello che chiedevamo ai russi era la lunghezza dei semiassi
dell'orbita, che nel nostro caso erano 7.249 km per il "semiasse"
maggiore, media dei due numeri ora detti, e poco meno per il minore.
Il 9 novembre i sovietici, che non ci leggono certo, non hanno
dati i semiassi chiesti, ma hanno fornito per tre corpi, i due Sputnik e
il razzo vettore del primo, i dati precisi del tempo di rivoluzione e
della massima altezza. In base a tali dati si può ora calcolare
l'"altezza minima" su cui si tace, ed anche la velocità massima e mi-
nima. La sparata grossa per il gran pubblico sta nella forte velocità,
ed è interessante si ammetta che grande velocità significa: altezza ri-
dotta e che si riduce; rallentamento, quindi non lontana caduta. Sem-
bra paradossale che grande velocità conduca a rallentamento, ma con
l'alta velocità si accorcia l'orbita e si serra intorno all'atmosfera più
densa del pianeta. Nel vuoto spaziale il moto kepleriano non rallenta
mai, tra estremi costanti di distanza e velocità.
Ripetiamo quindi che la bravura tecnologica sarà di avere un sa-
tellite: a) con minore velocità e grande periodo di rivoluzione, perché
starà lontano dalla Terra e dall'atmosfera; b) a parità di tempo di ri-
voluzione e quindi di massima distanza, con orbita più vicina che sia
possibile alla circolare.13
Chiesta ora la debita scusa ai pelandroni fregatissimi che vorreb-
bero un marxismo senza matematica e perfino senza numeretti, ve-
diamo di chiudere l'argomento. Tanto l'orbita della Luna che quella
degli Sputnik non sono cerchi ma ellissi, però poco diverse dal cer-
chio, di poca "eccentricità". A scuola si conosce prima il cerchio e
poi l'ellisse, ma nella vita e nella scienza è il contrario. La sfera è un

13
La reiterata richiesta di orbita circolare ha evidente carattere polemico non solo
perché quella variamente ellittica è ottenuta comunque, anche con lanci effettuati in
un intervallo piuttosto ampio di angoli e velocità come abbiamo visto, ma soprattutto
perché l'orbita circolare facilita molte operazioni, come il rendez-vous (incontro), il
docking (attracco) o il raggiungimento della posizione geostazionaria. Un'orbita cir-
colare dimostra sempre di essere un risultato voluto, mentre un'orbita ellittica no,
specie se l'ellisse è molto accentuata. Mettere un satellite su un'orbita ellittica voluta
comporta però le stesse difficoltà che per un'orbita circolare. I Russi, per esempio,
lanciarono la costellazione di satelliti per comunicazioni Molniya, ognuno dei quali
aveva un'insolita orbita, perfettamente calcolata, di 400 km al perigeo e di ben
40.000 all'apogeo.

21
sasso raccattato che non abbia bozze, il cerchio è una particolare el-
lisse senza eccentricità. L'ellisse ha due assi (diametri) ossia due se-
miassi (raggi) diversi tra di loro. In una cometa sono molto diversi e
l'ellisse è lunga lunga. In un cerchio sono uguali.
A Keplero e a noi interessano i semiassi maggiori che sono legati
al tempo di rivoluzione dalla terza legge. Ora si pensi che nella Luna,
misurando in raggi della Terra, si ha come distanza apogea 66,1; co-
me distanza perigea 55,5; e sono due posizioni opposte tra di loro
(come si sa per il Sole e la Terra, alla quinta elementare) sicché, se le
sommo, ho l'asse maggiore dell'orbita; e il semiasse è 60,8 raggi ter-
restri. Poco importa il semiasse minore, normale, trasversale al pri-
mo, che è quasi uguale: 60,6. Poco diversa è la distanza media tra i
due corpi celesti, che si enuncia di 60 semidiametri. L'orbita è poco
schiacciata rispetto alla circolare, eppure la Terra, nel fuoco, sta a 5,3
raggi dal centro di essa.
Ora il buon Keplero disse (ci insegnò a farlo, e noi pigliammo
carta e lapis) che se la Luna gira in 655,7 ore, e il semiasse è quello,
e se lo Sputnik II gira in ore 1,73 (ossia i dichiarati oggi minuti
103,52) il semiasse della sua orbita è 7.390 km. Allora sappiamo
tutto.
Se l'altezza massima è 1.670 km la distanza apogea dal centro ter-
restre si ha aggiungendo il raggio e risulta 8.048, circa i 7.934 del
numero scorso. La perigea la sappiamo se dal doppio del semiasse
togliamo la distanza apogea, e viene di 6.732 (ponemmo 6.564 prima
del comunicato). Siamo in possesso dell'altezza minima: soli 354 km
circa dalla periferia terrestre. Magro risultato tecnologico. Infatti se
facciamo il calcolo scocciante per il primo satellite abbiamo: altezza
massima dichiarata 810 km, minima calcolata 350 km. Dunque il se-
condo Sputnik, cagna o meno, passa tanto basso quanto il primo. Se
vi preme il raggio vettore, all'altezza massima data di km 695 ri-
sponde col calcolo della minima quella di 329. È dunque giusto che
il primo a cadere sarà il razzo, che "perde" 8 secondi al giorno, ossia
gira la Terra in minor tempo, ed "accelera".
Il secondo Sputnik perde, secondo l'ultimo comunicato, 2,3 se-
condi al giorno mentre il primo, fresco di lancio, ne perderebbe 2,94.
Ma se facciamo il rapporto al maggior tempo di rivoluzione si cala a
2,68.

22
Non hanno istituito un "Totosputnik", e poi noi pronostichiamo
ma non giochiamo. Saremo perditori morali se il secondo Sputnik si
terrà in cielo più tempo del primo.
Quanto alle velocità, ricalcolate colle cifre ufficiali date, esse ri-
sultano 8.170 metri al secondo, ma quando il satellite passa a 354
km; soli 6.840 quando passa a 1.670. Se si tratta di far paura colla
possibilità energetica di portare un razzo ad 8.000 metri di velocità,
si ammetta che si è lanciato il satellite a soli 360 km; con che non si
potrà mai evitare che "ripassi" a quella quota, e se ne venga giù piano
piano.
Noi crediamo che le cifre russe non derivino da altre osservazioni
che quelle dei tempi di passaggio, e per il resto da calcolini come
quelli che noi facciamo col mozzicone del lapis e non con una batte-
ria di calcolatrici elettroniche. Gli stessi indaffaratissimi occidentali
non crediamo rilevino altro quando lo Sputnik passa non meno indaf-
farato nel cielo.
Nella decadenza del feudalesimo l'arte visse il periodo barocco.
La scienza del decadere capitalistico è una scienza barocca, pesante
ma impotente. Oggi si lavora per settori di competenza e nessuno
mette il naso fuori della sua stretta specialità; così fa di cappello alle
fesserie di altri, ma sta tranquillo perché essi non possono controllare
le sue.
Nessuno legge l'altezza dello Sputnik che passa perché non lo si
può collimare né colla tecnica di mestiere dell'astronomo né con
quella del geodeta. E ognuno dei due lascia all'altro il disturbo.14
L'astronomia, come quella dei caldei, non legge che tempi ed an-
goli. In altre parole ogni osservatorio immagina che il suo strumento
sia fissato nel centro della Terra, perché il punto mirato è immensa-
mente lontano, ovvero attende i passaggi nei pressi dello Zenit allo

14
Le traiettorie dei primi voli non erano "tracciate" con precisione dagli osservatori.
Il volo di Gagarin fu comunicato in Occidente da un radioamatore tedesco, Heinz
Kaminski di Bochum, che aveva captato i segnali degli elettrodi cardiaci dell'astro-
nauta. In seguito i sovietici gli chiesero di collaborare per il tracking dei loro satelli-
ti. Per quanto riguarda gli anni successivi, le "basi note" furono poi costruite a centi-
naia e nuovi metodi furono applicati. Ancora oggi, però, alcune misure di grande
precisione sulle traiettorie dei corpi astrali, come quelle interferometriche (Very
Long Baseline Interferometry), richiedono lunghe serie di dati, che vengono imma-
gazzinati su nastri ed elaborati in differita.

23
strumento meridiano. Lo Sputnik sfugge agli equatoriali e agli stru-
menti dei passaggi, che non gli possono correre dietro quando razza
via, basso sull'orizzonte.
Occorrerebbe una base terrestre nota per cogliere nello stesso
istante visioni fotografiche da due punti lontani della Terra e questo è
un rebus tecnologico per il nostro poco comprendonio e antiquato
tecnicismo.
Il termine glorioso di scienziati rimbomba per il mondo gazzetta-
to, ma quelli stanno abbottonati per bene, difesi dalla consegna del
segreto.
Anche Galileo aveva il suo pericoloso segreto. Ma non giocava
alla sapienza del poi, e crittografò in documenti suggellati e conse-
gnati a fedeli custodi le sue scoperte, in ingenui endecasillabi latini: i
satelliti di Giove, la figura oblunga di Saturno (il suo strumento non
risolveva l'anello), le fasi di Venere... oggi splendente e scambiata
per nave marziale... "Cynthiae figuras imitat mater amorum". Anche
gli Sputnik imitano Cinzia, Trivia, la Luna. E la scienza da affitto
stilla comunicati Tass o United Press, nella emulazione del darla da
bere.

Da "Il programma comunista" n. 22 del 1957

24
4. EPICEDIO FILOSOFICO SU LAYKA

Vorremmo chiudere l'argomento satelliti, ora che una mezza ma-


snada sembra volerne scendere e salire da tutte le parti, e vorremmo
rassicurare i lettori che non ci daremo più a calcoli di altezze, tempi e
velocità, paghi di avere rischiata la profezia che il secondo Sputnik
russo non batterà di gran cosa la durata del primo.15
È meglio prenderla un poco in lingua filosofica, dato che pare alla
maggior parte di più facile digestione (si fa per dire) di quella mate-
matica, e venire... al concorso di preminenza tra l'uomo e la cagna.
Benché zoofili convinti - e tanto più in quanto ci rifiutiamo ener-
gicamente di associarci alle languidità dei "personumanofili" - non è
per il sacrificio a fini scientifici o tecnologici della graziosa bestiola
che scomoderemo le categorie fondamentali dell'essere e del cono-
scere.
Vogliamo chiederci se Layka ha battuto l'Uomo nella gara, che
tanto ha appassionato, della corsa attraverso lo spazio; e dedurne una
strana umiltà e modestia dell'animale-uomo 1957, che si guarda at-
torno infessito come se, in linguaggio da sportivi, fosse rimasto al
palo.
Non ci saremmo davvero stupiti se un tale stato d'animo, diffuso
in tutto il mondo umano, quanto alle moderne masse non solo, ma
anche quanto ad ambienti di cultura e di scienza, avesse prevalso
(alla vista di un satellite prefabbricato), mezzo millennio addietro,
quando era ancora nella "coscienza" generale la certezza che la Terra
è incrollabilmente ferma al centro dell'Universo ed i cieli le ruotano
intorno perfino ogni 24 ore, il che darebbe per la sola Luna una velo-
cità di 100.000 km all'ora, oltre che decupla di quella impressa agli
Sputnik. Il Sole correrebbe quattrocento volte di più, e tacciamo del
resto.
Ma da quando noi conosciamo i movimenti della Terra rispetto
agli altri corpi celesti e non (come sarebbe metafisico dire)
15
Il primo Sputnik orbitò per 96 giorni prima di cadere; il secondo per 162.

25
nell’'indefinibile "spazio assoluto", non ci saremmo dovuti conside-
rare secondi a Layka, noi, e le altre bestie. Il nostro corpo attraversa
lo spazio cosmico o interplanetario o siderale, come si dice oggi con
cento paroloni, con velocità sbalorditive, che per la rotazione diurna
del pianeta valgono 450 metri al secondo (una palla di fucile), per
quella di rivoluzione attorno al Sole 30.000 metri, e per quella con la
nostra galassia, o sotto universo di stelle-soli, cifre ancora più alte.
Ma noi corriamo senza muoverci neppure, a letto, e senza inco-
modare per questo i nostri muscoli! L'obiezione vale tanto quanto
quelle a Galileo: non ci sentiamo girare, e giunti agli antipodi non
caschiamo nello spazio vuoto a testa in giù... Non era forse lo stesso
per la ammirata cagna, nella sua tomba di metallo?
Bella forza, dice la coltivata opinione pubblica, che farebbe schifo
a Tolomeo: noi non portiamo dietro un costoso apparato per darci un
ambiente condizionato alla nostra possibilità di respirare e nutrirci.
Non lo portiamo? L'aria e il resto sono attaccati alla Terra per lo
stesso meccanismo che lo siamo noi, e se stessimo su di un pianeta
senza quella appiccicata atmosfera avremmo smesso da tempo di ve-
getare e filosofare.
Se noi fossimo fideisti e teisti diremmo che il buon Dio ci ha dato
uno scafandro e un abitacolo ben più comodi e ricchi di quelli di
Layka, caricati ad orologeria per farla fuori dopo poche ore. Ma noi
non lo diciamo; perché pensiamo che l'ambiente sociale incollato con
noi alla vertiginosa madre Terra è ancora coattivo e mortifero peggio
dell'involucro respiratorio e alimentare di Layka.
Ci stupisce però che i credenti non abbiano rilevato le differenze
suggestive tra la condizione dell'uomo e quella di Layka, che sono a
favore dell'uomo sulla Terra e da tutti i punti di vista lo mettono al di
sopra del cane sullo Sputnik. Per il credente la condizione dell'uomo
sulla Terra è miracolo di Dio che svaluta il miracolo spaziale del-
l'uomo e inoltre quello di Dio è fatto ordinario, non evento d'ecce-
zione.16
Layka è sfuggita alla gravità terrestre? Mostrammo che tanto non
era avvenuto che per una ridotta frazione, in modo che il corpo della

16
Questo paragrafo, da "Ci stupisce" a "eccezione" era praticamente illeggibile nel-
l'originale, forse a causa dell'omissione di frasi o parole: l'abbiamo riscritto attenen-
doci, crediamo, agli intenti dell'autore.

26
cagnetta premesse contro la sua scatola solo qualche ettogrammo di
meno.17 Il vero miracolo sarebbe che la bestia viaggiante sul "corpo
spaziale" fosse attirata dal suo corpo-veicolo con una forza compara-
bile per ordine di grandezza al suo peso sulla Terra. Questo capola-
voro tecnologico si avrebbe, adottando per viaggiatore una pulce,
con un corpo volante grosso forse come una montagna - altro che
pallone da calcio! Quella nostra, di avere come riferimento di vita il
baricentro del nostro veicolo, la Terra, è altra superiorità su Layka.
Che cosa resta alla piccola viaggiatrice spaziale per essere pro-
clamata vincitrice, almeno come pioniera del signor Uomo? Non ci si
può rispondere che con un solo argomento: essa non sapeva e non
capiva la differenza tra il suo ambiente accompagnatore e il nostro,
che era il suo prima di essere allenata inconscia allo incapsulamento
mortale.
Non si tema che noi rispondiamo con la conclusione che i miliardi
di senescenti ringraziatori di Dio non hanno osato tentare: la supe-
riorità dello "spirito" sulla materia, e della "coscienza" sulla passiva
animalità vegetale. Il nostro metro filosofico non è trascendente. Noi
notiamo solo che Layka ha battuto solo l'uomo della società pre-
illuministica, che non si era accorto che stava nel cielo senza alcun
bisogno di morire per arrivarci, cosa a cui i preti condannavano noi, e
i russi hanno ridotto Layka. Che non si era accorto di correre per il
mondo spaziale e di vincerne ad ogni atto respiratorio le condizioni
mortifere, perché la massa di aria e di vita lo travalicava con lui a
velocità ineffabile.
La potenza del determinismo filosofico sta nello stabilire che la
nostra volontà non può andare oltre dati limiti, e la scienza sociale
consiste in una conoscenza più profonda e chiara della natura e del
meccanismo di tali limiti. Il romanzo dello Sputnik e di Layka non ha
reso la collettività degli uomini più cosciente - e meno schiava - delle

17
E' vero che Layka non era al di fuori del campo gravitazionale, ma orbitava,
quindi era in stato di imponderabilità. Il riferimento ai pochi ettogrammi di meno
potrebbe sottintendere una rotazione del mezzo, ma Sputnik II, per quanto se ne sa,
era un sistema inerziale privo di apparati per la realizzazione di gravità. Anche il
riferimento alla pulce e alla montagna è un po' sbrigativo: una grande massa eserci-
terebbe la stessa forza gravitazionale sia sulla pulce che sulla cagnetta cioè con la
stessa accelerazione di gravità.

27
determinazioni entro cui si muove.18 Esso ne ha patologicamente an-
nebbiata la chiarezza di visione delle linee limiti facendola esultare
perché il cane si fosse liberato da vincoli che da secoli la scienza an-
cora borghese aveva scoperto inesistenti con la rottura rivoluzionaria
di una catena remota di formule inadeguate.
Non è la vittoria sulla scienza dell'epoca capitalista, ma una catti-
va sbornia di superstizione, una drogatura di scialbo fanatismo, che
ha riportato le masse di oggi assai al di sotto di quella e delle sue
lontane classiche aurore.
Credere che il cielo fosse a noi vietato ed estraneo è versione del-
l'antico balbettio, che figurò una Terra estranea a lui, e deteriore per
la chiave del determinismo storico. Eppure quel primo balbettare lo-
gico e cosmologico fu più degno e fecondo della penosa chiassata
attuale, di questo rock-and-roll cosmico di lestofanti e di fanatizzati.

Da "Il programma comunista" n. 23 del 1957

18
Cfr. per esempio l'introduzione di Engels alla sua Dialettica della natura: sap-
piamo che "nella società umana sussiste ancora una colossale sproporzione fra le
mete prefissate e i risultati raggiunti; che i fatti imprevedibili predominano, che le
forze incontrollate sono molto più potenti di quelle messe in movimento secondo un
piano" (Editori Riuniti, Opere Complete, vol. XXV pag. 332).

28
5. GARA DI SATELLITI E RETICENZE EMULATIVE

Tabella di confronto di chi non fa il tifo per nessuno:

Dati comunicati Sputnik I Sputnik II Explorer 1 Explorer 2


Tempo di rivoluzione 94' 72'' 103' 52'' 113' 115' 27''
Massima altezza, km 810 1.670 2.600 2.600
Data del lancio 4 ott. 1957 3 nov. 1957 31 gen. 1958 31 gen. 1958

Dati aggiuntivi calcolati Sputnik I Sputnik II Explorer 1 Explorer 2


Semiasse maggiore, km 6.958 7.390 7.830 7.948
Distanza apogea, km 7.188 8.048 8.978 8.978
Distanza perigea, km 6.728 6.732 6.682 6.918
Minima altezza, km 250 354 304 540
Semiasse minore, km 6.930 7.360 7.700 7.810
Velocità media, km/sec. 7.600 7.500 7.200 7.150
Velocità massima, km/sec. 7.800 8.170 8.360 8.100
Velocità minima, km/sec. 7.410 6.840 6.230 6.250

Dopo il lancio dei due satelliti russi facemmo i nostri commenti


nei nn. 20, 21, 22 e 23 del 1957 e ci scusammo coi lettori di dover
aggiungere alle considerazioni storico-politiche anche quelle scienti-
fiche in una sobria misura, e... filosofiche.
Nel n. 22 del 23 novembre-7 dicembre facemmo stato di un co-
municato ufficiale russo dimostrando che le nostre deduzioni dalle
prime notizie erano esatte e restavano confermate.
Nella tabella qui sopra disegnata, quei dati di allora sono riportati
integralmente per metterli al confronto coi dati americani.
Non occorre molta scienza per sapere che tutto il mondo è paese e
quindi le due macchine di propaganda, più complicate assai dei razzi
stessi e delle loro armature di lancio, sfornano i risultati nella stessa
direzione, ossia in quella che fa gioco nell'imbottire i crani. L'emula-
zione, agli occhi del grosso pubblico mondiale, gioca nel vantare
grandi altezze raggiunte dalla superficie terrestre, ed alte velocità
impresse al corpo viaggiante.
Con considerazioni di fisica elementare, ma non ammaestrata al
servizio di potere alcuno, facemmo vedere che un risultato probante

29
è certamente la grande distanza del satellite dalla Terra, ma occorre
bene chiarire qual è la distanza massima e la minima. Un risultato
che davvero distinguesse un corpo ospite dello spazio interplanetario
da un proietto terrestre sarebbe una grande altezza minima, e con po-
co scarto dalla massima e quindi dalla media.
Quanto alla velocità, se è chiaro che quella di partenza deve esse-
re elevata oltre gli 8.000 metri al secondo per far sì che il corpo non
ricada nel primo giro (e oltre 10.000 se dovesse lasciare la sfera di
attrazione della Terra), fino a che si tratta di un satellite sulla sua or-
bita, il grande risultato sarebbe la bassa velocità (quella della Luna
che è un satellite serio è circa 1 km, ricordiamo, al secondo).
Invece si fa voluta confusione tra velocità di lancio e velocità in
orbita, massima e minima, e si tace, o se ne sa poco, la distinzione tra
altezza di ultimo lancio, altezza massima e minima in orbita (distan-
za apogea e perigea).
Gli americani che tanto si vantano di fare tutto alla luce del sole,
senza nascondere manco le loffe, non sono stati meno volutamente
oscitanti, se non ermetici.19
Nel nostro calcolo che non pretende a rigore ed è del tutto gros-
solano, ma ci consente di garantire i risultati di confronto, partiamo
da due dati che bastano a tutto: il tempo di un giro completo sull'or-
bita, e la massima altezza o distanza dalla superficie terrestre. Dicia-
mo però che riteniamo di facile verifica il primo, ma molto dubbio il
secondo, per ragioni già dette.
Usando le leggi di Keplero e confrontando con la Luna, satellite
da bon,20 chi sa il tempo di rivoluzione trova il semiasse maggiore
dell'orbita ellittica. Se si tiene per buona la massima altezza, e cono-
scendo il raggio terrestre, si ha la distanza apogea (massima tra sa-
tellite e centro della Terra) e da questa la perigea. È anche facile tro-
vare il semiasse minore, di poco più breve del maggiore, come per la
Luna. E si possono dedurre le velocità: massima al perigeo, minima
all'apogeo, e media.
Per i satelliti russi trovammo che lo Sputnik II, più grosso, giunto
più in alto, toccava però una minima altezza non diversa da quella

19
Loffa: peggiorativo di peto; oscitanti: in stato di svogliatezza, sbadiglianti.
20
Dialetto piemontese: davvero, sul serio, autentico.

30
del primo (354 e 350 km). Pronosticammo che sarebbe stato in aria
più o meno lo stesso tempo. Il primo ha girato tre mesi, la caduta del
secondo non dovrebbe essere oggi molto lontana, se siamo fortunati
in questo celeste totocalcio. Il secondo Sputnik aveva però orbita più
allungata, e se maggiore fu la velocità massima, la minima diminuì
di molto, e la media di poco.
Dell'Explorer americano sono stati forniti dati contraddittori. Af-
fermiamo che né russi né americani sanno i dati dell'orbita prima dei
lanci, ed aspettano a calcolarli dal tempo di rivoluzione, e forse dalla
altezza minima, che è il ponte dell'asino, e non dalla dubbia massi-
ma, con passaggi di poca osservabilità.
La prima cifra di novanta minuti per la piccola luna statunitense è
stato un lapsus (non diciamo delle calcolatrici, ma delle telescriventi;
siamo nella civiltà in cui la macchina fa fesso l'uomo). Poi hanno an-
nunciato 113' indicando le altezze massima di 3.200 km e minima di
320, infine portando la massima a 2.600 e la minima a 370 dato il
tempo, evidentemente misurato, di 115' 27''.
Nel nostro calcolo teniamo per buoni i rilevanti 2.600 km, e
usiamo i due tempi sopra detti nelle due versioni. Avviene questo:
che col primo tempo la minima altezza risulta di soli 304 km, mentre
col secondo dato del giorno 4 essa aumenta (e sarebbe importante) a
540 km. In relazione a tale dato si potrebbe spiegare la vanteria che il
satellite americano resterà in aria dieci anni, alla quale pensiamo va-
da fatto un poderoso taglio.
Se invece prevalgono i dati della prima versione, data anche la
leggerezza del satellite americano che aggrava il ritardo del mezzo
anche tenue, esso non dovrebbe battere di molto gli Sputnik. La pri-
ma versione è la sola che raggiunge la vantata velocità di 30.000 km
orari.
Ai fini della durata nello spazio, su cui poco si sa oggi, influisce
la minima altezza. Se due orbite hanno la stessa distanza perigea, e
diversa distanza apogea, per orbite non esageratamente allungate
metà della corsa si svolge nei pressi del pianeta in ambi i casi, e l'ef-
fetto rallentatore ha lo stesso peso. Crediamo quindi un poco tenden-
ziosa la seconda versione americana, che tende ad esaltare la minima
altezza dell'Explorer ad un valore che batte di molto gli Sputnik. Li
staremo ad aspettare quaggiù, e ad osservare la fretta dalle due parti
di lanciare altri in volo, che imbrocchino in orbite migliori.
31
Se fossero vere le quattro verticali della nostra tavola, come si
pronunzierebbe il nostro arbitro, che se ne frega in pari grado di tutti
i concorrenti?
- Maggiore massa del corpo lanciato: Sputnik II.
- Massima altezza raggiunta: Explorer.
- Energia cinetica: essendo il prodotto dei primi due dati, preval-
gono di molto gli Sputnik sull'Explorer.
- Figura più circolare dell'orbita (ovvero sua minore eccentricità):
Sputnik I.
- Maggiore velocità massima: Explorer prima versione (dato il
poco scarto è di non molto valore di merito).
- Minima media velocità (dato veramente optimum nel senso del
progresso generale ed internazionale): primo, Explorer seconda ver-
sione; secondo, Explorer prima versione; terzo, Sputnik II; quarto,
Sputnik I.
Siamo dolenti ma, sportivamente, in ogni classifica vi è un fuori-
classe:
- Primo, Padreterno: Luna.

Codicillo. La nota che precede è stata scritta tre o quattro giorni


dopo il lancio dell'Explorer americano, ma in seguito non si sono
avute maggiori indicazioni sui dati dell'orbita. Tanto per il satellite
yankee che per quello russo ancora in corsa (al 18 febbraio) si prefe-
risce parlare dei... successori. Ciò conferma due nostre illazioni: l'or-
bita è del tutto incerta ed incalcolabile al momento del lancio del raz-
zo multiplo, dagli effetti estremamente indeterminati ed "improgetta-
bili" (altro che lanciare prima una stazione spaziale e poi "abbordar-
la" come nella fantascienza di moda!). Dopo il lancio è anche inde-
terminata e dubbia la lettura dei dati dell'orbita e del suo modificarsi,
che non si riuscirebbe a fare che per un satellite decine di volte più
lontano e più lento.
Per lo Sputnik II una notizia è data dal centro di ricerche del-
l'aviazione svedese, che sembra attendibile. Il periodo sarebbe sceso
a 96 minuti, perdendo in tutto 8 minuti dal lancio, che finalmente so-
no indicati correttamente come anticipi sul passaggio. I satelliti fini-
scono anticipando e accelerando come spiegammo, la velocità, men-
tre si avvicinano al pianeta. Secondo la fonte il tempo limite sarebbe

32
di 88 primi, che, a quattro secondi al giorno, sarebbe raggiunto alla
metà di aprile.
Nostre modeste osservazioni. Col solito calcolo, a 96 primi il se-
miasse maggiore dell'orbita dello Sputnik II si è ridotto da 7.390 km,
a solo 7.028. Per sapere le distanze dalla Terra, di cui non si dice
nulla si può fare l'ipotesi che l'orbita resti simile a se stessa nello
stringersi, conservando il suo grado di eccentricità. Pura ipotesi, per-
ché la perdita di energia dipende da due cause che variano lungo l'or-
bita - resistenza del mezzo e velocità - ma forse favorevole agli im-
putati.
In tal caso le distanze apogea e perigea sarebbero scese a 7.620 e
6.390 km da quelle in tabella. La prima da un'altezza massima scesa
da 1.670 km a soli 1.340. Quanto alla minima, per il calcolo è di so-
li... 12 km. Dunque il momento critico sarebbe già arrivato.
Perché il periodo scenda a 88 primi come dicono gli osservatori
svedesi, l'orbita si dovrebbe "arrotondare". Infatti il semiasse scende-
rebbe ulteriormente a 6.626 km, la distanza massima sarebbe 7.200
con un'altezza di poco più di 400 km, ma la minima sarebbe minore
del raggio terrestre, ossia 6.030 km! Quindi se tanto mi dà tanto non
è possibile che il satellite russo stia per aria fino al 15 aprile.
Probabilmente i due "mondi" si emuleranno nel lasciarci senza
satelliti, non essendo da supporre che il minuscolo Explorer tolleri
un periodo tanto corto quanto lo Sputnik II, anche per la maggiore
eccentricità della sua orbita, dedotta dai dati annunziati.

Da "Il programma comunista" n. 4 del 1958

33
6. NUOVO SATELLITE D'AMERICA

Minuscolissimo, è stato lanciato il 17 marzo. Tenga il lettore pre-


sente il nostro specchietto del n. 4 e gli daremo i dati del Vanguard I,
secondo quanto è stato pubblicato nei primi giorni. Tempo di rivolu-
zione maggiore di tutti: 134 minuti primi (l'Explorer I avrebbe rag-
giunti i 115). Altezza massima 4.105 km (il detto, 2.600). Il calco-
letto permette di stabilire: semiasse maggiore km 8.778 (più dell'Ex-
plorer), distanza apogea 10.483 (massimo), distanza perigea 7.073
(minimo), minima altezza km 695: massimo dai calcoli, mentre è
stata annunziata quella di km 647, che resterebbe da questa ultima
verifica confermata. Semiasse minore 8.630 (la eccentricità dell'or-
bita è sempre forte). Velocità media 6,8 km per secondo, minima tra
tutti; buon risultato. Velocità massima 8,4; ossia i soliti 30.000
km/ora, sempre alta. Velocità minima 5,7; minore di tutte.
Sarebbe il migliore lancio tra tutti quelli imbroccati finora, salvo
la estrema piccolezza del corpo che nessuno riesce a vedere. Ma la
ciarlatanata che si spaccia per scienza è chiara: dopo il lancio si è
detto che era una prova dei tre stadi, e la messa in orbita sarebbe
stata una vincita fuori programma, "un sottoprodotto dell'esperi-
mento". Oggi i dati si dichiarano pari a quelli prima calcolati; ed è
evidente l'enorme millanteria. Ripetiamo, noi che siamo come esperti
del tutto sotto zero, che i dati si sanno a posteriori, e che uno solo è
serio: il tempo di rivoluzione, dubbie assai restando le altezze, e
tanto più quanto meno visibile è il corpo.21
Come tempo di rivoluzione è stato l'optimum finora, è chiaro. Ma
l'altezza massima rilevante non deve ingannare: quella che conta per

21
Il Vanguard aveva 16 cm di diametro ed era stato lanciato per affinare le tecniche
di controllo degli stadi plurimi con un vettore completamente "civile". Troviamo
conferma dei calcoli di Bordiga in una rivista dell'epoca: "I dati relativi al piccolo
pompelmo detto Beta 1958, sono alquanto diversi da quelli previsti in sede teorica.
Infatti il perigeo invece di collocarsi tra i 450 e i 500 km è salito a 620 km e la velo-
cità a questo punto è risultata vicina ai 9.000 m/sec.; ciò ha portato l'innescarsi di
un'orbita particolarmente elevata e allungata, con apogeo a circa 4.000 km di quota
e velocità massima sull'orbita di poco superiore ai 32.000 km/h" ("Il Vanguard ce
l'ha fatta", Oltre il Cielo del 16 marzo 1958).

34
la durata è la minima che sarebbe la maggiore dei casi precedenti, ma
sempre limitata: un decimo del raggio della Terra - niente di troppo
celeste.
Adesso si aspetta la notizia che tòmbolino Sputnik ed Explorer 1,
e può essere vero che questo piccolo grapefruit (pompelmo) si tenga
su molto più a lungo.
Bella gara, che ricorda quella dei ragazzini a scuola, ognuno
avendo per campione una mosca munita di appendice a imbutino di
carta. Guai però se fosse vero quanto l'ingegnere-propagandista da
affitto tedesco americano von Braun ha ventilato (altro che tutto pre-
visto!) sull'apogeo a 50 km! La minima altezza scenderebbe a fior di
terra. Fanfaroni!

Da "Il programma comunista" n. 6 del 1958

35
7. LO SPUTNIK AMERICANO

Invano abbiamo atteso qualche maggiore notizia sul terzo satellite


lanciato in orbita da Cape Canaveral, dopo quelle sempre confuse dei
primissimi giorni.
I dati forniti sono incompatibili tra di loro. È stato detto che que-
st'altro cilindretto marca Explorer, marca esercito (per distinguerlo
dalla sferetta Vanguard, della marina) ha sgarrata la strada e passa
troppo vicino alla Terra. Quindi, dopo avere dato notizie utili sull'alta
atmosfera, cadrà presto. Ma i dati sono questi: tempo di rivoluzione
115' 7''. Massima altezza km 2.781, ossia meno del Vanguard. Si è
detto poi per l'altezza minima il giorno del lancio (26 marzo 1958)
che era di 200 km, poi la si è rettificata due giorni dopo a soli 179,
ossia meno di tutti i satelliti russi o americani.
Abbiamo fatto il solito calcolo. Data la costante usata (che non è
quella di Newton ma quella kepleriana nel caso della Terra corpo fis-
so attraente, dedotta dalle cifre del satellite Luna) dato quel tempo, il
semiasse maggiore dell'orbita è di km 7.933. La distanza apogea,
data dalla massima altezza annunciata più il raggio terrestre, è 9.159
km. Fatta la sottrazione la distanza perigea risulta di 6.707 km, ossia
l'altezza minima sarebbe 329 km; molto maggiore di quella denun-
ciata in 179, o anche 200, sebbene sempre minore di tutti i precedenti
tentativi. Se tanto mi dà tanto, la durata in aria dovrebbe essere circa
quella degli Sputnik, poco meno. Perché tanta modestia, e tanto er-
metismo, peggio di quello russo?
Questo silenzio strano, rotto solo per dire che il primo Explorer
gira e trasmette dati preziosi, fa pensare che per altre ragioni l'Ameri-
ca 3 si sia liquidato o perso subito, mentre nulla si sa del Vanguard,
o America 2.
Intanto i russi annunziavano per questi giorni la caduta dello
Sputnik II. Forse quando queste righe saranno stampate la Terra sarà
un poco a corto di satelliti artificiali, a meno che non sorga nei cieli
l'atteso Sputnik III, che non dovrebbe essere "cancellato" come un
esperimento nucleare, ovvero per voto di castità...

Da "Il programma comunista" n. 7 del 1958


36
8. SESTO SATELLITE MANUFATTO

Il terzo Sputnik russo batte di gran lunga gli altri satelliti per le
dimensioni e il peso, ma per tutti gli altri dati non ha un primato.
Forse è il lancio riuscito dopo vari tentativi fatti, come in America,
piuttosto a caso, e senza certezza né fondata previsione sull'esito.
Forse per questo invece del Primo Maggio ha preferito partire il
giorno dell'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo. Pochezza
della umana pianificazione! Meno male che il 25 maggio non l'ha
sgarrato...
Il periodo di rivoluzione, come abbiamo spiegato, dovrebbe esse-
re lungo e non breve, per segnare un passo avanti. Non è che 106 mi-
nuti, contro 95 del primo Sputnik, 104 del secondo, 115 del primo
Explorer, e del secondo, e 135 del Vanguard, che è il più riuscito, se
pure il più piccolo. Un satellite che si rispetti e che aspiri alla eternità
dovrà girare attorno alla Terra almeno in un giorno; e gli faremo di
cappello. Questi sono proietti cui si è saputo dare tale impulso da non
ricadere prima di avere fatto un giro della Terra. Tutti gli altri giri si
fanno senza averci speso nulla; ma il difficile è farli fuori dalla atmo-
sfera, che si riconosce sempre più alta.
Un astronomo di Cambridge (America, non Inghilterra) dal dato
di km 1.880 di massima altezza ha dedotto che questo satellite cadrà
in sei mesi, dato che passa alla minima altezza di 240 km. Per noi il
calcolo è errato; e risulta invece così.
Sputnik III. Periodo di rivoluzione 106 minuti. Massima altezza
km 1.880. Distanza apogea 8.258 km. Semiasse maggiore dell'orbita
secondo Keplero km 7.509. Distanza perigea 6.759 km. Altezza mi-
nima km 381. Ricordiamo che la graduatoria di merito dei satelliti
non dipende dalla massima altezza (che è quella di 4.000 del Van-
guard giusta anche gli specchi dati dall'Unità), ma dalla massima
"minima altezza" sulla superficie terrestre, su cui tutti tacciono.
La graduatoria è dunque: Vanguard, km 695 - Explorer 1, 540
(giusta certi dati forniti all'inizio) - Sputnik III, 381 - Sputnik II, 354 -
Sputnik I, 350 (qualche tempo dopo i lanci) - Explorer 2, 329.
Noi non sappiamo come fa l'astronomo americano a calcolare i
sei mesi. Crediamo però che i due Explorer siano da tempo caduti, e

37
quanto meno il II, ultimo lancio americano. Lo Sputnik III durerà po-
co più dei fratelli.22
Rileviamo solo che la energia scatenata nei lanci russi, data la
massa dei corpi, e dato che la velocità è sempre su circa gli 8.000
metri al secondo, è di gran lunga superiore. Perché, con tanta energia
a disposizione, non si riesce a partire coll'ultimo impulso da un punto
più alto? Dopo di che basterebbe anche al satellite una velocità mino-
re. C'è evidentemente un limite insorpassabile in questa tecnologia
avvolta di veli misteriosi, e propagandistici nel senso deteriore. Il suo
capolavoro, viaggi di uomini a parte (che sarebbe già molto attuare
con un missile-aviogetto che girasse mezza Terra), sarebbe piazzare
lassù un satellite che si vedesse fermo nel cielo, possedendo, lungo il
piano equatoriale, un periodo di rivoluzione pari a quello di rotazione
della Terra; e qui rinunziando a spiegare perché la gratuita forza di
sostentamento si desterebbe lo stesso.
A titolo di curiosità questa lunetta, che non cadrebbe più, dovreb-
be distare dal centro della Terra circa sette raggi, ossia 43.000 km.
Sapientoni: tra quanti anni ce la esibite? Prima o dopo che, come di-
ce il vegliardo Russel, sia scomparso il genere umano (in questo sì,
capace del supremo suo capolavoro)? 23

Da "Il programma comunista" n. 10 del 1958

22
I parametri ufficiali furono comunicati più tardi: 1.880 km di apogeo e 230 di
perigeo. Lo Sputnik III cadde dopo due anni, il 6 aprile 1960, quindi il calcolo di
Bordiga è più realistico di quello dell'astronomo di Cambridge, perché a 230 km
l'atmosfera ha ancora un certo potere frenante per oggetti che si muovono a grande
velocità. Oggi si usano orbite basse solo per missioni brevi e vicine alla Terra, come
le ricognizioni fotografiche di spionaggio, o il parcheggio delle navette di riforni-
mento della stazione orbitale Mir prima del docking un centinaio di km più in alto.
23
Satelliti con tempo di rivoluzione di un giorno sono poi stati realizzati per le tele-
comunicazioni. Il primo satellite per tale uso, il Syncom, fu lanciato nel 1963 e fallì,
ma fu seguito da un secondo tentativo riuscito. Il primo satellite commerciale,
l'Early Bird, fu lanciato nel 1965. I satelliti "geostazionari" in realtà si muovono e
abbisognano di correzioni, tanto che reti di antenne paraboliche a terra sono proget-
tate appositamente per seguirli. La loro orbita, comunque, risulta pressoché circolare
ed è situata all'altezza meccanicamente obbligatoria di 36.000 km (il che, aggiunto il
raggio della Terra, fa esattamente sette raggi, 43.000 km, la distanza calcolata anche
da Bordiga). Tale fascia orbitale, per i motivi ricordati, risulta oggi alquanto satura,
con migliaia di satelliti e vettori in essa concentrati.

38
9. SATELLITI PIOVONO

Il quinto satellite della serie artificiale, terzo degli americani e se-


condo dal nome Explorer, lanciato il 26 marzo, è caduto disintegran-
dosi il 27 luglio, seguendo la sorte degli Sputnik I e II; e mentre non
sono ben chiare le notizie sull'Explorer I e sul Vanguard.
Fin dalla sua nascita il morticino di oggi destò molti dubbi e noi li
illustrammo in una nota del n. 7 del 10-24 aprile 1958. Dissero subito
che la sua orbita molto allungata passava troppo vicino alla Terra,
annunziando l'altezza minima prima di 200 e poi di 179 km, e prono-
sticando una settimana sola di vita. Ma altro scienziato parlò di sei
mesi! Avendo però data l'altezza massima di 2.781 km e il tempo di
rivoluzione di 115 minuti, noi mostrammo che se ne deduceva una
forte altezza minima, ben 329 km, tuttavia minore di ogni altro satel-
lite. Mostrammo i nostri dubbi e, dato che allora i russi annunziarono
prossima la caduta dello Sputnik II, prevedemmo una magra di satel-
liti artificiali.
Oggi la stampa americana parla per gli ultimi giri di 2.735 km di
altezza massima e soli 198 di minima, senza fornire tempi che con-
sentano verifiche. Ma il solito ingegnere von Braun avrebbe data
un'altezza minima poco diversa, e una massima di 2.100, vantando
tuttavia le importanti segnalazioni che il satellitino avrebbe fornito,
prima di sparire, in tre mesi, durata insperata da lui. Come si vede i
fabbricatori di satelliti sanno ben poco sulla sorte che li attende e i
loro sono calcoli del senno di poi.
Fin dal nostro primo commento (il tema è stato trattato nei nn. 20,
21, 22 e 23 del 1957 e 4, 6, 7, 10 del 1958) definimmo tali corpi co-
me corpi terrestri e non celesti, sia nel senso dell'antica filosofia na-
turale scolastica sia in quello della filosofia dopo Galileo che negò il
dogma della immutabilità dei cieli. Gli stalinisti ammetteranno che
secondo il materialismo dialettico la quantità diventa qualità. Si tratta
di stabilire quale sia il passaggio tra un proiettile terrestre e uno sta-
bile satellite, e noi dopo poche ore dal primo annunzio azzardammo
che per essere a moto permanente (se non perpetuo) il satellite da
lanciare doveva stare ad un raggio almeno dalla Terra, circa 6.000
km, tentando umilmente la trasformazione della quantità in qualità.
39
Oggi che vediamo i satelliti umani non avere moto costante, ma
accelerare in una inesorabile caduta a spirale, e venire giù uno dopo
l'altro, manteniamo la nostra modesta distinzione di principio tra essi
e la luna vera.
Con essa non riproponiamo certo quella tra opera di Dio e del-
l'Uomo.
Quando il pensiero borghese, nella cui scia ideologica è ricaduta
la Russia di oggi, ruppe con le vecchie idee, la stessa prima mongol-
fiera gli fece cantare che non restava altra scoperta che la vittoria
sulla morte per andare a "libar con Giove in cielo".
Oggi che i satelliti di sua maestà la scienza tecnica cadono uno
sull'altro, è il caso di ricordare l'altro poeta borghese dell'Inno a Sa-
tana, se pure di matematica digiuno, e di bocca buona in filosofia:
"Meteore pallide, pianeti spenti
piovono gli angeli dai firmamenti".24
Ed è il caso di ridere del tardo illuminismo che denunziammo nel
bever grosso delle folle di questa epoca moderna e sconnessa. Le
meteore che arrivano quaggiù, già per Galileo furono la prova che
lassù vi è la stessa nostra materia e con le stesse leggi. La scienza
dell'epoca borghese fu per questo grande al suo apparire; e sulle sue
basi sorse il nostro materialismo sociale e rivoluzionario, che le
strappò la boria del Progresso.
Oggi possiamo ben dire che questa scienza piega per sempre la
sua orbita storica, cade dal liricamente minacciato cielo degli antichi
dèi, e si disintegra sotto i nostri occhi.

Da "Il programma comunista" n. 13 del 1958

24
Giosuè Carducci, 1863.

40
10. FALLIMENTO DI LANCI ASTRALI

Si è avuta negli ultimi tempi una serie di insuccessi di tentativi


annunziati per porre in orbita nuovi satelliti, e in ispecie per avviare
il razzo, di cui si parla da tempo, che dovrebbe raggiungere la distan-
za della Luna e poi, secondo quanto si vanta, mettersi a girare attorno
alla stessa. Secondo gli americani si sarebbe già al punto di poter non
solo fare passare il corpo lanciato dietro la Luna, ma di fotografare la
faccia che dalla Terra è sempre invisibile, e perfino mostrarla al-
l'umanità in una trasmissione televisiva.
Prima che il lancio del complicato ordigno si risolvesse in una
totale disintegrazione al primo stadio, si dichiarò che vi era una sola
probabilità su dieci di successo. Che cosa si voleva dire? Forse vi è
meno di una probabilità su dieci per la riuscita di un lancio che porti
un proiettile fuori della attrazione terrestre.25 Dopo sorge il quesito
sulla sorte di questo corpo, e noi crediamo quasi impossibile fare sì
che esso giri attorno alla Luna anziché perdersi negli spazi interpla-
netari senza più ritorno.
Per rimediare al loro insuccesso gli americani hanno detto che i
russi tentarono un simile lancio il I° Maggio, e tacquero l'esito falli-
mentare.
Adesso temono che in settembre, quando la Luna sarà di nuovo
alla minima distanza dalla Terra (la differenza non arriva al dieci per
cento) i russi faranno più presto a lanciare la cannonata alla Luna.
Per rimediare hanno invano fatto partire il satellite Explorer V,
che, se si fosse messo in orbita, avrebbe portato a tre le lune artifi-
ciali d'America contro il solo Sputnik III dei russi. Ma anche qui
hanno fallito.

25
Per gli Americani vi era un 10% di probabilità di successo dell'intera missione
intorno alla Luna, ma dopo appena 77 secondi dal lancio esplose il primo stadio. Se
si facesse il conto dei fallimenti in quel tipo di tentativi, le probabilità di successo
completo si dimostrano a cose fatte molto meno del 10%. Oggi la percentuale media
di successo nei lanci è intorno al 98%, mentre nei lanci commerciali con vettori col-
laudati sfiora il 100%.

41
L'inguaribile mania pubblicitaria ha indotto gli Stati Uniti a tenta-
re un'altra stamburata proprio mentre avevano potuto vantare il suc-
cesso della traversata del Mare Polare Artico al disotto della banchisa
di ghiaccio, impresa questa veramente seria sotto il punto di vista
della calcolazione scientifica e del risultato tecnico del tutto confor-
me al piano, che ha significato un controllo completo della teoria e
dell'organizzazione in un campo veramente complesso, e una riuscita
al disopra di ogni critica.26
Gli americani sono in contraddizione quando dicono che tali espe-
rienze vanno annunciate prima, nell'interesse della scienza e della
cultura generale, senza temere di ammetterne l'insuccesso se il tenta-
tivo fallisce. Perché, se questo è giusto - come lo è - , non hanno an-
nunziato prima il progetto di attuare la traversata artica sottomarina?
Quando la scienza non era strettamente legata ad interessi mercantili
di classe, furono annunziati davanti a tutto il mondo gli storici tenta-
tivi di trovare i passaggi di Nord-est e di Nord-ovest, e di raggiunge-
re il polo geografico, e l'umanità non ammirò i tornati indietro vinti
ed i caduti meno dei trionfatori.
Poiché pare si vada verso l'embrassons-nous generale (gli scien-
ziati hanno ad esempio dalle due parti osservata la consegna di ga-
rantire tecnicamente sicuro il controllo delle prove nucleari, il che è
assai discutibile) i russi hanno voluto uscire dall'ermetismo sul loro
unico satellite in corsa. Annunziano che la vita ne sarà solo di 18 me-
si, e finalmente dicono a chiare note quello che fin dal primo mo-
mento era chiaro, e noi in brevi note da profani sostenemmo, che un
moto permanente era impossibile con una bassa altezza perigea. Di-
cono finalmente (Unità del 23 agosto) le umili verità: quanto più
grande è il periodo di rivoluzione iniziale del satellite, tanto più lun-
ga sarà la sua durata. Questo significa, lo abbiamo detto tante volte,
che un satellite ben riuscito deve girare sull'orbita a bassa velocità,
mentre si è ritenuto più demagogico e di effetto pubblicitario-
propagandistico vantare le enormi velocità impresse dalle sensazio-

26
Il sommergibile nucleare Nautilus a partire dal 1956 aveva percorso 3.200 km in
immersione sotto la banchisa polare seguendo una rotta che andava dallo Stretto di
Bering alla Groenlandia. Il "piano" consisteva in una crociera sperimentale di 26
mesi e 96.000 km quasi tutti in immersione.

42
nali attrezzature, gli otto e più chilometri al secondo contro il solo
chilometro della impassibile e incadibile Luna vera.
Avendo ammesso quel notissimo concetto della meccanica, ne
segue che il satellite più riuscito e di più lunga durata è il piccolissi-
mo americano Vanguard, sebbene sia discutibile la pretesa che girerà
per due secoli. La sua altezza perigea è di gran lunga la massima.
Tornando al proietto che non si vuol destinare a descrivere intor-
no alla Terra un'orbita ellittica, ma ad andare più su della Luna, il
dato base della questione è noto da molto tempo e si deduce dagli
enunciati delle leggi di Keplero e di Newton. Un corpo lanciato dalla
superficie terrestre con una velocità non inferiore a 11.174 metri al
minuto secondo, pari a 40.000 km all'ora, non descrive una curva
chiusa ma un ramo di iperbole, che è una traiettoria aperta, allonta-
nandosi sempre più dal punto di partenza. Se non intervengono nuo-
ve forze attraenti può andare più lontano della Luna e anche del Sole.
Nel caso più semplice, sparando il corpo in verticale, esso descri-
ve una retta e non si fermerà mai.
Il problema si riduce ad imprimere ad un oggetto una tale veloci-
tà. Verne, che come scrittore di fantascienza era più serio di tutti i
successori, si tenne al lancio verticale e immaginò la Columbiade,
una immensa canna di artiglieria forata nella terra. Fece poi i calcoli
del caso sul percorso del proiettile e sulla eventualità che esso in-
contrasse la Luna, tenendo conto del moto della stessa intorno alla
Terra e del tempo di alcuni giorni necessario al percorso. Fu lui che
per girare la difficoltà dello scontro catastrofico immaginò che, ad
opera del caso, il proietto sfiorasse solo la Luna e ne divenisse per un
dato tempo un satellite.
Affermiamo che per ora non un calcolo ma solo un caso, poniamo
con un decimo di probabilità utili - quando la velocità minima indi-
cata sia stata impressa - può far avvenire la scelta tra le diverse ipote-
si. Primo: la mira è giusta e il proiettile si frantuma sulla faccia della
Luna. Secondo: la mira è mancata, ma la velocità insita nel proiettile
vince l'attrazione della Luna e questo se ne va oltre per sempre. Ter-
zo: il proiettile passa tanto vicino che resta attratto come satellite
perpetuo della Luna. Quarto, e quasi assurdo, ciò che molti disegni
fumettistici hanno mostrato: il proiettile dopo alcuni giri intorno alla
Luna ricade sulla Terra, ove si schiaccerebbe distruggendosi o si

43
brucerebbe nell'atmosfera, dato che riprenderebbe la velocità di oltre
11.000 metri al secondo al suo arrivo.
Giulio Verne batte gli attuali fantascienziati e anche i vari uffici
tecnico-scientifici militari anche per un'altra questione: dove prende-
re l'energia di propulsione per imprimere la velocità iniziale? Sul
fondo della Columbiade, la carica di fulmicotone non faceva parte
del corpo viaggiante, come in ogni pezzo di artiglieria. La lunghezza
poi della canna permetteva di passare dalla velocità zero a quella di
lancio suddetta con una certa accelerazione, che il romanziere ritenne
sopportabile dagli uomini chiusi nel proietto.
Oggi invece il proiettile parte con i propri mezzi, creando il grave
problema del razzo a più stadi. Partono decine di tonnellate a velocità
ridotta, accelerano per effetto di motori a reazione come quelli degli
aviogetti, si staccano in pezzi successivi finché un leggero corpo fi-
nale scatta via con la velocità massima. L'enorme sciupio di peso
morto e di energia si deve al fatto che fino alla velocità, poniamo, di
alcuni chilometri al secondo la forza viva relativa deve essere im-
pressa a decine di tonnellate di involucri e di carburanti chimici ed
ossigeno, liquido o meno, che in parte si esauriscono nella combu-
stione, in parte ricadono giù.
Oggi che si fanno trivellazioni incredibili al tempo di Verne, non
era l'idea della Columbiade più intelligente di quella del razzo a più
stadi?27 Noi attenderemo con scetticismo che quest'ultimo rompa il
"muro" degli 11.174 metri.
Forse un tale risultato si avrà solo quando si potrà muovere il
proietto con l'energia nucleare. Ma la tecnica attuale sa usare questa
solo sotto due estremi: uccidere un milione di persone, o scaldare una

27
Erano stati in effetti ideati cannoni elettromagnetici e acceleratori di massa che
avrebbero potuto far raggiungere altissime velocità ai proiettili. Prove di laboratorio
hanno portato piccole masse di acciaio alla velocità di 3.000 m/sec., ma teorica-
mente, fuori dall'atmosfera, si potrebbero raggiungere i 10.000. A queste velocità
l'attrito con l'aria sarebbe enorme e ogni proiettile brucerebbe, come bruciano i corpi
che dallo spazio cadono sulla Terra. I cannoni elettromagnetici sono tornati alla ri-
balta durante la Guerra del Golfo, quando si suppose che Saddam Hussein avesse
acquistato quella tecnologia per l'utilizzo in campo militare. Si stanno sperimentan-
do treni a levitazione magnetica che utilizzano gli stessi principii.

44
caldaia a vapore ultrapesante. Deve quindi passare molta acqua sotto
i ponti.28
Con la corrente energia chimica dei più ricchi combustibili il bi-
lancio fisico dell'operazione è irrazionalissimo. Per lanciare un chi-
logrammo di materia a quella velocità occorre spendere un'energia
che dalla fisica elementare risulta di circa sei milioni e mezzo di
chilogrammetri. Bruciando un chilo del migliore carburante, e non
pretendendo di veicolare altro, si hanno 11.000 grandi calorie. Per il
principio della conservazione dell'energia nei limiti degli scambi
chimici a tale quantità di calore corrisponde un lavoro meccanico di
4.700.000 chilogrammetri, ossia meno (a parte che con qualunque
motore la più gran parte del calore va perduta nella trasformazione in
lavoro) dell'energia da imprimere al corpo autolanciante.
La tecnica dei motori a combustione di qualunque tipo dà una
certa autonomia a tutti i veicoli terrestri, marini ed aerei, ma cade di-
nanzi al veicolo spaziale. Solo quando il proietto avrà un'autonomia
del grado di quella del Nautilus atomico, potrà forse partire portan-
dosi la sua riserva di energia. Per altra via non crediamo che riescano
né americani né russi.29

28
Nel 1958-59, negli Stati Uniti, furono stanziati 30 milioni di dollari per un im-
pianto sperimentale di motori atomici in Nevada. Uno di tali motori fu montato su
un aereo Convair B36, ma solo per prova, perché le schermature avrebbero appe-
santito troppo il sistema. Le prove effettive con un motore (Kiwi) che utilizzava la
pila di un sommergibile nucleare furono condotte a terra mediante un treno radio-
comandato per via dell'alta radioattività, ma l'intero progetto fallì dopo pochi mesi
per l'impossibilità di ricavare energia sufficiente dagli scambiatori di calore. Motori
nucleari a razzo con flusso di idrogeno inerte surriscaldato dalla reazione atomica
sono stati sperimentati in seguito, ma a tutt'oggi non sembra possano avere un futu-
ro. Il fisico nucleare Carlo Rubbia, in un seminario pubblico al CERN di Ginevra, ha
presentato nell'estate del 1998 la teoria per un motore a "frammenti di fissione". Es-
so si dovrebbe basare su di una camera di combustione foderata di americio, in cui
una reazione nucleare surriscalderebbe dell'idrogeno proveniente da normali serba-
toi, producendo plasma a due o trecentomila gradi di temperatura. Il getto di plasma
raggiungerebbe un'elevatissima velocità di eiezione ("Prossima destinazione pianeta
Marte", in La Repubblica del 29 agosto 1998 e "Rubbia: vi porto su Marte in 45
giorni", Corriere della sera, 20 settembre 1998).
29
Riusciranno proprio per questa via, ingigantendo i vettori ed esasperando la
quantità d'energia erogata. Il vettore che portò in orbita il Vanguard citato negli arti-
coli precedenti pesava a pieno carico 10.200 Kg; il Thor, che fece il primo tentativo
americano di avvicinare la Luna senza carico utile, pesava 52.000 Kg (se ne parla in

45
Un'ultima considerazione. La troppa quantità di energia da spri-
gionare esclude ogni regolazione, e il massimo risultato prevedibile è
quello che il corpo si perda o contro la Luna o nello spazio. Ogni al-
tra previsione è bassa pubblicità come quella di televedere il retro
della Luna, che non si lascerà prendere per esso.
La complessità dell'apparecchiatura, dovuta a enfiagione com-
merciale arrivistica e politica, ne è prova. Trecentomila pezzi! Uno
non ha funzionato, dicono i risibili esperti, ma quale non possiamo
dire! Ognuno è l'esperto di una dozzina di "pezzi".30
I nuovi balzi della scienza si fanno con attrezzi a pochi pezzi. Sa-
rà leggenda, ma Newton avrebbe scoperta la gravitazione universale
senza la cui conoscenza si potrebbero smontare tutti gli uffici di
Cape Canaveral, quando gli cadde sulla testa una mela: pezzo uno.
Galileo scoprì le leggi del pendolo vedendo oscillare una lampada
nel duomo di Pisa. Leggenda? Nel senso che il pendolo su cui fece le
misure era molto più rudimentale: un sasso, uno spago, un chiodo:
pezzi tre.31
Signori scienziati di questa epoca di coglionature: provate a tirare
sulla Luna con qualche pezzo di meno!

Da "Il programma comunista" n. 17 del 1958

questo articolo e nel seguente); il Saturno V, vettore delle missioni con equipaggio
Apollo per la Luna, pesava 3.000.000 di Kg.
30
Il disastro della navetta Challenger, che nel 1986 andò perduta con tutto l'equi-
paggio di sette membri subito dopo il lancio, fu dovuto ad un nuovo progetto che
limitava drasticamente l'immane numero di componenti raggiunto dai veicoli spa-
ziali fino alle missioni Apollo (diversi milioni). Tali componenti erano diventati
tanto sofisticati e sensibili che dovevano essere multipli per via della sicurezza,
quindi estremamente costosi. Com'era prevedibile, a causa della tendenza al rispar-
mio di capitale costante i pezzi furono semplificati e diminuiti di numero a scapito
della sicurezza, e l'intero vettore si disintegrò a causa di una banale guarnizione,
bruciata durante la combustione dei razzi primari di spinta.
31
Si potrebbe dire della teoria della relatività: pezzi nessuno. Einstein era ferma-
mente convinto che le maggiori scoperte scientifiche comportassero necessariamente
la semplicità. E' evidente che qui si fa un discorso per paradossi, sottolineando che il
gigantismo è nemico del rendimento, e il miglioramento di quest'ultimo dimostra
sempre un miglioramento tecnologico (il quale, tra l'altro, non dimostra affatto che si
avanza altrettanto nel campo dell'epistemologia).

46
11. NON SI LASCIA AGGIRARE LA FREDDA SELENE

"Nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai


prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni
materiali della loro esistenza. Ecco perché l'umanità non si propone
se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le co-
se dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le
condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono
in formazione".32

Non i russi ma ancora gli americani hanno lanciato il secondo


razzo destinato a superare la distanza a cui si trova la Luna; che non
si può chiamare satellite, perché della Terra non lo sarà mai, e della
Luna è solo un satellite "candidato". Dalle prime notizie che final-
mente ammettono che a grande distanza dalla Terra si hanno velocità
minori, ma forse con troppa fretta hanno dato già una velocità infe-
riore a quella della Luna stessa, che è di circa 3.600 km all'ora, si ri-
leva che vi è stato un grosso sbaglio di mira, e non solo la Luna non
capterà il corpo come suo satellite, sia stabile che destinato a ricadere
verso la Terra (due cose altamente improbabili forse su centinaia di
prove), ma nemmeno ne sarà colpita; sicché questo primo pezzo di
materia, che gli uomini colle loro macchine hanno lanciato fuori dal
campo di gravitazione terrestre (espressione anche essa più giornali-
stica che scientifica), viaggerà verso le infinite profondità dello spa-
zio ultralunare; e non se ne saprà più nulla.
Siamo davanti al conato di una scienza decadente, che appare
avere mobilitate forze immense materiali e mentali (i cervelli elettro-
nici scomodati a calcolare l'orbita con l'errore limite di qualche se-
condo di arco non hanno evitato lo svarione di quindici gradi!), e in
cui collaborano risorse statali-sociali-economiche immani, condan-
nate alla impotenza da una falsa e superata organizzazione del lavoro
umano.
Il limite di impossibilità al successo sta in questo deficiente e de-
generante intrico di assurdità. Se il semplice lancio a più dei noti
11.000 circa metri al secondo è un successo, o meglio un primo pas-
32
K. Marx, Per la critica dell'economia politica, Prefazione, Editori Riuniti pag. 5.

47
so rudimentale, come in tutte le conquiste umane, lo si poteva fare
con un pezzaccio di metallo e non con l'ultra-artefatto apparato dai
trecentomila, o forse stavolta seicentomila "pezzi", i cui artefici (al-
meno in una certa minoranza) sapevano di paralizzarsi l'un l'altro, ma
sapevano pure di non volersi sabotare i rispettivi profitti!
Per nulla - nella nostra oscura opera - impressionati dal luogo
comune che tutte le grandi scoperte hanno trovato degli increduli, af-
fermiamo che il controllo dei campi dell'infinitamente grande e del-
l'infinitamente piccolo, in modo utile alla sapienza e alla sanità della
umana specie, non si avrà che rompendo i limiti storici della divisio-
ne mercantile del lavoro.
Marx dice, nel passo citato, che il compito e il fine che l'umanità
si pone appaiono solo dove le condizioni materiali del loro raggiun-
gimento esistono, o si trovano almeno nel processo del divenire. Esse
mancano oggi a pari titolo in America e in Russia. Non sono infatti
condizioni quantitative ma socialmente qualitative. Non basta poter
pagare molti altissimi stipendi all'Ovest o all'Est, ma si dovranno at-
tendere forme nuove di offerta non venale del lavoro umano.
Il razzo avrebbe già rivelato che la zona di radiazioni verso i
100.000 km non è compatibile colla vita dell'animale uomo. Ripe-
tiamo un nostro vecchio concetto: gli uomini non useranno mai in
queste esplorazioni il più difettoso dei loro apparecchi di osservazio-
ne, che è l'uomo stesso.
Oltre la Luna andranno per noi i robot, per noi vedranno e misure-
ranno; il robot ha sull'uomo della società borghese un vantaggio in-
colmabile: non lo si può comprare.33
Tanto avevamo scritto alle prime notizie che il razzo avesse rag-
giunta la velocità di fuga o almeno quella (circa pari) bastevole ad
arrivare presso la Luna. Sappiamo bene che nell'epoca attuale nasce
non prima il fatto e poi la notizia, ma prima la notizia e poi il fatto,
eppure siamo stati fatti fessi.

33
Fino alla Luna sono andati gli uomini, e anche piuttosto numerosi, poi hanno
smesso, quando è risultato evidente che non serviva a nulla, dato che le stesse cono-
scenze erano state ottenute anche con macchine. Oltre la Luna le condizioni odierne
sono sempre quelle di allora: si inviano solo macchine. Tra l'altro la tendenza è
quella di approntare apparecchiature sempre più semplici e meno costose distribuite
su più missioni, ognuna con compiti più delimitati che in precedenza.

48
Il Pioneer invece non è giunto che ad un terzo della strada e poi è
cascato giù miseramente verso la Terra. Con volgare bugia si dice
che mancava poco (direzione a parte) alla velocità necessaria. Non è
questa la sede per il calcolo, ma in effetti la velocità di partenza è
stata enormemente inferiore.
Questi tentativi vanno a casaccio, ripetiamo ancora, e tanto più
quanto più complesso e macchinoso è il programma annunziato e lo
stanziamento di spesa sbafata in cento direzioni. Centinaia di esperti
diversi, ma con una specialità comune: sbafare.

Da "Il programma comunista" n. 19 del 1958

49
12. PIONIERI DA VICOLO CHIUSO

Quando ci fecero credere che il primo razzo americano Pioneer


era giunto alla distanza dalla Terra che gli consentiva di non più ri-
tornare, affermammo che poteva essere verosimile che si perdesse
nello spazio ultralunare, ma era incredibile che si mettesse a girare
come satellite della Luna per poi, dopo averla guardata dal di dietro,
ritornare sulla Terra.
Sono oggi ben tre i tentativi americani falliti, e di quello russo
non si sa nulla.34
Il von Braun ebbe a dire dopo il primo fallimento, che bisognava
tutto al più ripromettersi di formare un satellite non della Luna, ma
del Sole; e così il moderno pubblicitarismo rimpiazzava una frottola
sventata con una più grande.
Teoricamente sarebbe forse possibile lanciare simile "pianeta arti-
ficiale" nello spazio (o farlo cadere nel Sole), sparandolo "in avanti"
sull'orbita terrestre, facendogli cioè aggiungere alla velocità della
Terra, che è di 30 km al secondo, gli 11 km al secondo della prima
velocità di fuga.35
Ma dopo gli ammessi grossolani sbagli degli angoli di lancio,
della velocità di lancio, e dell'istante di partenza (si domina quello
dalla Terra, ma non quello degli "scatti" ulteriori) e senza far qui
luogo a critiche teoriche, si deve asserire che è stato fatto un passo

34
Erano in realtà quattro: il Pioneer 0, il 17 agosto 1958 non riuscì neppure a parti-
re perché esplose al primo stadio. Pioneer 1 giunse a circa un terzo della distanza
che ci separa dalla Luna e ricadde sulla Terra trasmettendo dati sull'estensione della
prima fascia di radiazioni; Pioneer 2 esplose per un difetto di accensione del terzo
stadio; Pioneer 3 superò di poco il 25% della distanza Terra-Luna e, ricadendo, sco-
prì la seconda fascia di radiazioni. Il programma Pioneer è ancora aperto.
35
La velocità necessaria per immettere un manufatto in orbita con la Terra al fuoco
è di 11.180 metri al secondo; con il Sole al fuoco è di 42.095 metri al secondo, e il
Lunik I raggiunse per la prima volta questa velocità. In russo le sonde lunari si sono
sempre chiamate Luna, ma in Occidente le chiamavano Lunik forse per assonanza
con Sputnik (il nome ufficiale di Luna I era oltretutto Mechta). Questo paragrafo, da
"teoricamente" a "fuga" era scritto in modo confuso, l'abbiamo corretto mantenendo
il contenuto originale.

50
indietro, e che (fino a prova contraria) non si riesce ancora a mandare
un oggetto partito dalla Terra fuori dall'effetto della attrazione della
stessa, in modo che cada sulla Luna o sul Sole. Solo quando questa
possibilità dell'uomo risulti teoricamente e praticamente dimostrata,
si potrà parlare di dare a corpi astrali altre rotte da quelle di un
proietto viaggiante per effetto di velocità impressa e della attrazione
terrestre. I satelliti finora lanciati altro non sono che proiettili balisti-
ci, che non è nemmeno possibile a rigore definire extra atmosferici,
ossia staccati dalla sfera di materia che forma il pianeta Terra.

Da "Il programma comunista" n. 23 del 1958

51
13. IL RAZZO DALLA FINE IGNOTA

A proposito di razzi americani che dovevano raggiungere la Luna


abbiamo più volte scritto quello che le notizie sul recente razzo russo
hanno confermato a tutti: che con il sistema di lancio attuale a suc-
cessive esplosioni non si poteva raggiungere tale precisione da pre-
vedere di colpire la Luna, ovvero aggirarla con ricaduta sulla Terra,
ovvero ancora (e sempre più difficile) fabbricare il satellite alla Lu-
na. Ricaduti sulla Terra i vari razzi americani, osammo dubitare sulla
possibilità di portare un pezzo di materia tanto lontano, da non rica-
dere sulla Terra.
Successivamente gli americani hanno fatto un bel colpo col lancio
del satellite Atlas, alquanto corpulento, non per il fatto che ritra-
smette compiacente le nostre chiacchiere da terra (ma che bel risul-
tato! almeno ci inviasse un saggio delle allocuzioni extraterrestri),
ma per la asserita capacità di regolare da terra la cosiddetta entrata in
orbita. Comunque hanno dato un'orbita abbastanza circolare (nostra
vecchia richiesta) ma non abbastanza alta da durare quanto i satelliti
precedenti: si parlava di una ventina di giorni contro i mesi degli
Sputnik ed Explorer e gli anni dell'altissimo Vanguard (ma lo si ve-
de? dà qualche segnale?).
Adesso il razzo russo che non ha colpito la Luna, ma la ha supe-
rata passandole assai prossimo, ed è andato oltre, ha esso smentito il
nostro codinismo, realizzando per la prima volta un lancio di qualco-
sa che non tornerà mai quaggiù?
Non siamo del tutto convinti. Due giorni dopo il lancio il vice-
presidente dell'Accademia russa delle Scienze non ha escluso il ri-
torno sulla Terra.
La risorsa di farne un pianeta del Sole fu una trovata di Werner
von Braun quando i lanci americani fecero enorme cilecca. Oggi so-
no stati forniti i dati dell'orbita e lo strano annuncio che il corpo en-
trava in essa il 7 gennaio. Ma il 6 gennaio, alla asserita distanza di
600.000 km, esso ha cessato di essere rilevabile, per sempre.
Che significa uscire dalla sfera di gravitazione della Terra ed en-
trare in quella della Luna o in quella del Sole? Nulla. Quelle "sfere"
non hanno un limite come i confini degli Stati terrestri. Sono tutte di
52
raggio infinito, e differiscono solo perché il loro potenziale dipende
dalla massa dell'astro centrale. Il problema - è cosa elementare - non
va posto come un'uscita o un ingresso, ma come ricerca della distan-
za a cui il corpo è attratto con ugual forza dalla Terra e dalla Luna,
ovvero dalla Terra e dal Sole.36
In qualunque punto della sua corsa il corpo subisce le tre attrazio-
ni. Tra Terra e Luna, essendo la massa della prima quasi cento volte
più grande di quella della seconda; risulta dalla legge di Newton che
la distanza di pari attrazione, lungo una linea retta, è circa un decimo.
Dato che la Terra dista dalla Luna 384.000 km, a 38.400 km dalla
Luna vi è la possibilità (salvo i sicuri sbagli di mira) che il corpo non
torni sulla Terra ma cada sulla Luna stessa.
Quanto al Sole, la sua massa è 330.000 volte quella della Terra.
La distanza di indifferenza risulta di circa un diciottesimo della tota-
le, e quindi essendo questa di 150 milioni di chilometri, è a oltre otto
milioni di chilometri dalla Terra che occorre arrivare per essere certi
che il corpo cessi di subire l'azione della Terra a preferenza di quella
del Sole. Ma noi sappiamo solo che è giunto a 600.000 km. Se ritor-
nerà non lo sapremo mai. Nemmeno i Pioneer li abbiamo visti tuffar-
si nell'oceano terrestre o colpire un continente.
Queste banali osservazioni, perché non le fanno gli esperti? Facile
risposta: le sanno benissimo, ma sono esperti "politicizzati" e ognuno
ha l'ordine di non scoprire le balle degli avversari, per tema che si
scoprano le sue.
Il razzo non aveva da entrare in nessuna orbita. Noi due fessi, io
che scrivo e tu che leggi, siamo entrambi in orbita attorno al Sole,
perché rispetto al sistema di riferimento di Galileo-Newton solidale
con le stelle fisse abbiamo la stessa velocità della Terra, di circa 30
km per secondo. Abbiamo ciò in comune col signor Razzo da Mosca.
Questo ha superato la velocità di fuga di circa 11,2 km per secon-
do che si calcola supponendo per un momento che la Terra sia ferma,
e questa sua velocità in un sistema solidale con la Terra è quella di
un moto ritardato; mano mano che sale esso rallenta, e si fermerebbe
a distanza infinita. Allora la sua velocità rispetto alla Terra sarebbe
zero. Ma per il vecchio principio della composizione dei movimenti

36
Dato che la gravità dovuta alla massa di un corpo astrale diminuisce col quadrato
della distanza, vi sarà gravità zero solo a distanza infinita.

53
del gran Galileo (cose che si potevano spiegare al pubblico varii se-
coli prima dei voli spaziali; ma oggi lo impediscono fatti umani, ov-
verossia sociali) quando il Razzo è a velocità zero rispetto alla Terra
(o quasi) possiede sempre i suoi bravi 30 km al secondo rispetto al
Sole, proprio come noi due fessi!
Allora in date circostanze di traiettoria può non entrare, ma resta-
re in orbita a una gran distanza dalla Terra.37 Non cercheremo qui
quelle complesse circostanze, ci limiteremo a dire che di questa en-
trata in orbita abbiamo la stessa disistima dialettica che della famosa
costruzione del socialismo; sempre su ordine di accademie delle
scienze!
Comunque la certezza dell'evento la avremmo quando leggessimo
che il razzo è a più di 8 milioni di km dalla Terra, e non a 600.000
soli. Da questa distanza può sempre, sotto date direzioni di traietto-
ria, ricadere.
Il corpo è partito quando la Luna era all'ultimo quarto, ossia quasi
tangenzialmente all'orbita terrestre. Potrebbe dunque avere una an-
golazione buona per non precipitare sul Sole ma girargli attorno con
l'ordine di grandezza della rivoluzione della Terra.
Ma non siamo nemmeno convinti che sia giunto a 600.000 km.
Ha fatto troppo presto. I tempi dati e le distanze (calcolate o misura-
te? ecco il punto!) non vanno di accordo. Partenza all'una del mattino
del 2 gennaio con la velocità massima iniziale di 11,2 km/sec., ossia
circa 40.000 km/ora. Alla distanza lunare di 384.000 km viene an-
nunziato alle 6 a.m. del 4. Sono 53 ore con la media di 7.300 km/ora.
Ma le tratte date nei vari comunicati danno una velocità media in
certi casi crescente, il che è assurdo. Non possiamo fare sui confusi
comunicati qui una tale analisi.
Alle 10 a.m. del 5 viene dato a 597.000 km e si parla di 62 ore,
mentre sono 81 o 82. La velocità media è maggiore delle precedenti

37
La Terra e tutti i pianeti del Sistema Solare gravitano press'a poco sullo stesso
piano di rotazione attorno al Sole (eclittica). Tutti i satelliti lanciati nelle cosiddette
orbite solari rimasero sempre su questo piano, come dice il testo. Il primo satellite
solare ad infrangere questa barriera fu Ulisse, il quale, lanciato nell'ottobre 1990 ver-
so Giove, ne sfruttò l'enorme campo gravitazionale (febbraio 1992) per acquisire
slancio e nuova direzione al fine di immettersi in un'orbita passante sui poli del Sole
(1994 e 1995), intersecante l'eclittica del sistema e della durata di sei anni. Ci risulta
che sia a tutt'oggi l'unico.

54
o quasi eguale: 7.250 km/ora. Se fossero 62 ore sarebbe di gran lunga
maggiore, il che è ancora più assurdo. Né le distanze né i tempi an-
nunziati come verificati (da chicchessia lo siano stati) forniscono la
certezza che il corpo è oggi un pianeta artificiale e che non abbia a
tornare sulla Terra.
I dati per una completa analisi saranno forniti forse agli "scien-
ziati". Ma quelli occidentali ragioneranno come sempre: cane non
mangia cane.

Da "Il programma comunista" n. 1 del 1959

55
14. L'IRREPERIBILE PIANETA

Conviene che il lettore ci consenta, senza appesantire troppo, di


tornare sull'argomento del razzo di Capodanno 1959, sia in quanto
alcuni altri testi russi hanno dato qualche precisazione - che al solito
ed anche in questo campo vira pian piano verso la confessione del
fallimento - sia per chiarire qualche punto rimasto forse oscuro e
qualche errore incorso nella nota ultima.38
Un articolo della Pravda rimanda a tentativi futuri la realizzazio-
ne di un razzo osservabile e "verificabile" nella sua orbita. Spiega
che il razzo attuale è invisibile ai più grandi telescopi ottici ed al ra-
dar, oltre la distanza che si assume di aver riscontrata di 597.000 km.
Il telescopio dà la esatta posizione nella sfera celeste, ma solo il radar
darebbe la distanza, se potesse agire a grande portata, il che non è.
Quindi un futuro razzo sarà tracciante, sbufferà periodiche nuvolette
di vapore di sodio, e sarà seguito otticamente.
Alle grandi distanze il rilievo di posizione angolare permette di
calcolare l'orbita e le distanze col vecchio metodo parruccone di Ty-
cho Brahe e di Giovanni Keplero.39

38
Anche oggi, controllando i dati dei documenti storici, non abbiamo una concor-
danza fra le cifre fornite, a volte dalle stesse fonti, per cui è impossibile ricostruire il
cammino verso la tracciabilità e la conseguente manovrabilità rispetto alle rotte bali-
stiche. Ad ogni modo alla data del 2 gennaio del 1959 si dimostrò per la prima volta
che le missioni con equipaggio avevano solo scopo propagandistico e che quelle ro-
botizzate erano più promettenti, meno costose e meno pericolose. Il primo Lunik
passò a soli 5.900 Km dalla superficie lunare (6.500 secondo fonti americane) per-
mettendo a Krusciov di affermare: "Siamo i primi al mondo a tracciare la rotta ver-
so la Luna". Ciò si dimostrò vero e infatti il 12 settembre una sonda centrò la Luna
portandovi patacche commemorative mentre il 4 ottobre Lunik 3 effettuò il primo
giro intorno al satellite fotografando la faccia nascosta.
39
Metodo "parruccone" forse perché Tycho Brahe (1546-1601) cercò di conciliare
il sistema copernicano con la Bibbia. Il sistema ticonico era infatti eliocentrico per
quanto riguarda i pianeti, che erano fatti ruotare intorno al Sole, e geocentrico in
quanto il Sole veniva fatto ruotare intorno alla Terra. Nonostante questa complica-
zione le precisissime osservazioni astronomiche di Brahe permisero al suo allievo
Keplero (che quindi parruccone non fu) e poi a Galileo di confermare la validità del
sistema copernicano contro quello tolemaico allora imperante.

56
Quanto al radar, esso basa il rilievo di distanza sul tempuscolo
che il fascio di onde hertziane mette dalla Terra all'oggetto e ritorno:
a 600.000 km sono quattro secondi, ma i fattori di errore fisici e di
osservazione sono tali che si ha il diritto di non credere. Dunque
aspettiamo il pianeta tracciante: lo dia ad intendere al Keplero, e poi
si crederà.40
È stato dato d'altra parte uno schema del moto del Lunik proiettato
sulla Terra. Va chiarito che non è il razzo che gira attorno alla Terra
ma questa che gira sotto di esso, che ascende in linea verticale o qua-
si. Vi sarebbe una certa deriva trasversale a moto uniforme pari a
quello della periferia terrestre sull'atto del lancio, ma dipende dalla
latitudine ignota e non si vede nello schema, in cui i passaggi sulla
stessa verticale sono a 24 ore esatte.
Anche questa volta non è detta l'ora del lancio, ma si può dedurre
meglio che dai primi comunicati. Il razzo non è partito (come cre-
demmo) all'alba del 2 gennaio, ma la sera alle 20, dato che si insiste
sulle 62 ore che noi credevamo 81, e che sono ancora più assurde
per la corsa di 600.000 km. Ci vengono fornite nove posizioni con
ore e distanze, meno quella di partenza che è segreta come luogo e
incerta come ora: il razzo non parte proprio da terra ma da una certa
altezza a cui è condotto accelerando dai motori a reazione. In tale
momento a non molti chilometri dalla Terra il razzo raggiunge una
velocità massima "di fuga" e comincia il moto ritardato: da terra la
velocità sarebbe 11.200 metri al secondo che valgono 40.000 km al-
l'ora. Il moto di un corpo in queste condizioni si può calcolare, es-
sendo le velocità diminuenti tali che i loro quadrati cambiano come
le distanze dal centro della Terra. Si può fare il calcolo per la serie di
ore date dai russi, e dedurre dalle distanze affermate e dalla media
delle tratte tra due posizioni le velocità approssimate; si vedrà che
sono tutte esagerate.

40
In seguito è stato effettivamente messo a punto un sistema chiamato proprio "di
tracciamento" (track, traccia; tracking, puntamento, rilevamento) basato non su ri-
petuti sbuffi di sodio come ipotizzato e come tentato effettivamente senza successo,
ma su angolazioni radio, come l'attuale rilevatore di posizione satellitare GPS (Glo-
bal Positioning System), e su precisissime misurazioni dei tempi, ottenute con oro-
logi atomici. Le nuvole di sodio erano state usate per evidenziare otticamente la po-
sizione di satelliti e sonde, ma oltre ad avere numerosi inconvenienti, erano disperse
dal vento solare, come le code delle comete.

57
Ora delle osservazioni russe progressive: zero, 7, 10, 17, 23, 25,
34, 40, 50, 62. Velocità desunte dalla marcia dei russi: km/ora
14.300; 12.330; 10.290; 9.350; 9.550; 9.750; 12.000 (tra 370.000 e
442.000 km!); 6.800; 7.250.
Sono tutte velocità maggiori di quelle teoriche puntuali che risul-
tano alle stesse distanze: 10.000; 8.700; 7.300; 6.250; 6.040; 5.300;
4.850; 4.520; 4.270. Colle medie, 15.300; 9.350; 6.800; 6.150; 5.675;
5.020; 4.685; 4.395.
Non si può che concludere che sono troppo forti gli spazi misura-
ti. Con le velocità dette i 600.000 km (non è semplice il calcolo)
comportano circa 94 ore e non 62. All'ultimo contatto il razzo era più
vicino del dichiarato e si può arrischiare l'ipotesi che fosse solo a
385.000 km, ossia alla distanza della Luna.
Non conta la spiegazione che la Luna avrebbe accelerata la mar-
cia del razzo. Questa assurda maggiore velocità è stata annunziata tra
370.000 e 442.000 km, ossia, se le distanze fossero vere, dopo la Lu-
na, quando la attrazione lunare collaborava con la terrestre ad un
maggior ritardo, dopo avere data prima una certa accelerazione,
compensandosi i due effetti. Tutto questo è molto elementare ma ci
basta per ritenere che i dati annunziati sono politici, e non scientifici.
Non crediamo quindi all'inverificabile pianeta solare. Un corpo,
chiariamo, passerebbe nella attrazione della Luna a circa un nono
della distanza dalla Terra, ed a quella del Sole, essendo il rapporto
delle due masse 330.000, ad un 580° ossia circa alla distanza della
Luna. Ma questo è vero se i corpi sono fermi, mentre invece girano
tutti attorno al Sole. Per questo la Luna resta legata alla Terra e non
cade sul Sole. Il razzo, per "sciogliersi" dalla Terra e legarsi al Sole o
cadervi, dovrebbe non avere la velocità impressa, come spiegammo,
della rivoluzione della Terra, circa 30.000 m/secondo. I russi ora de-
stramente lo riconoscono quando dicono che "ha percorso" 30 milio-
ni di chilometri. Li ha infatti percorsi, anche se è in qualche posto
della Terra ove sia caduto. Insieme al deretano di Molotoff.
Invece anche un razzo "sparato" verso il Sole dovrebbe davvero
essere a molti milioni di chilometri sulla congiungente per cadervi,
dato che parte in possesso della componente trasversale di circa 30
km al secondo, che basta a tenerlo alla distanza della Terra, di circa
150 milioni, per l'effetto di Keplero e Newton.

58
Infine l'ipotesi che i russi siano riusciti a far partire il razzo con
una velocità iniziale molto superiore a quella di fuga nemmeno reg-
ge, perché essi dichiarano che i primi 100.000 km li ha percorsi in
sette ore, che è circa la velocità totale corrispondente a quella distan-
za nel calcolo teorico. Deve piuttosto ritenersi che il razzo Lunik sia
partito dalla Terra ad una velocità minore di quella di fuga, non ri-
uscendo ad allontanarsi di più di 400.000 km.
Perché gli scienziati del campo antagonista non fanno nessuna
critica non lo sappiamo dire. Forse siamo troppo poco scienziati noi
per permetterci di interloquire. Ma l'avvenire dovrà pure chiarire il
mistero.41

Da "Il programma comunista" n. 2 del 1959

41
Il mistero si chiarisce facilmente: gli Americani erano rimasti letteralmente sbi-
gottiti dal fatto che che i Russi, dopo tre soli lanci di satelliti artificiali, al quarto
"volo" fossero riusciti quasi a farsi agganciare dalla Luna passandole a poche mi-
gliaia di Km. L'impresa russa fu molto più complessa di quanto supponesse Bordiga,
il quale non sapeva ancora che i Russi avevano realizzato una delle "sue" "condizio-
ni", cioè la prima correzione di rotta avvenuta nello spazio, quindi l'avvio dei pro-
grammi per la precisione automatica del volo che rendevano inutile la presenza del-
l'equipaggio. Probabilmente i dati confusi che egli denuncia servirono semplice-
mente a nascondere il fatto all'avversario americano.

59
15. LATITANZA DEL PIANETA

Il lettore ci scusi ma una rettifica dei dati russi ci induce ad


un’altra piccola nota che conferma le nostre deduzioni. Il Paese Sera
di Roma del 27-28 gennaio ha riportato dalla Pravda su quattro pa-
ginoni una relazione ufficiale russa, una cifra della quale cambia una
di quelle che avevamo tratte dalla Unità romana del 15 gennaio. Se
uno dei giornali italiani sia incorso in un errore di stampa, o se vi sia
stato un pentimento nelle relazioni russe, non ci è possibile dire.
Notiamo che la ultima versione si esprime con molta prudenza
quando dice: "ad una distanza dalla Terra di un milione di chilome-
tri o più (l’ultima osservazione è asserita di nuovo alle ore russe 10
del 5 gennaio ed alla presunta distanza di 597.000 km) la forza di
gravità della Terra sul razzo si è alquanto attenuata, e perciò il raz-
zo poteva (sic) continuare il suo volo unicamente grazie alla forza di
attrazione del Sole. (Espressione non rigorosa a termini di tutto il più
esatto contesto). Il 7 o 8 gennaio il razzo cosmico sovietico dovrebbe
(sic) essere entrato in una orbita indipendente rispetto al Sole, di-
ventandone un satellite che è (sic) il primo pianeta artificiale del si-
stema solare". Può essere faccenda di traduzione e di sintassi il met-
tere d’accordo i verbi "poteva", "dovrebbe", "è". Ma scientificamente
è certo che non è provata la esistenza di un pianeta artificiale del
Sole.
Le ore date dai comunicati russi, ed ora confermate, sono, dalla
partenza la serie: 7, 10, 17, 23, 25, 34, 40, 50, 62, che è rimasta la
stessa. Le distanze date giusta la nostra prima lettura, a quelle ore del
viaggio, erano in chilometri dalla Terra: 100.000, 137.000, 209.000,
284.000, 370.000 (Luna), 442.000, 510.000, 597.000. Ora di queste
distanze troviamo cambiata quella che corrisponde alla ora 40 del
viaggio, che non è più 442.000, ma 422.000.
Della serie di ore e di distanze ci siamo serviti, facendo le diffe-
renze tra le successive osservazioni, per calcolare le velocità medie
che risultavano assai irregolari: in chilometri all’ora 14.300, 12.330,
10.290, 9.450, 9.500, 9.550, 12.000, 8.800, 7.250. Era soprattutto
strano che vi fosse stata una accelerazione dopo scavalcata la Luna,

60
ossia dopo i 370.000 km, quando doveva maggiormente essere con-
fermata la regola di decrescenza.
Accettando la cifra mutata da 442.000 a 422.000 la serie ricalco-
lata delle velocità medie diviene meno irregolare, ed è la seguente.
Chilometri all’ora 14.300, 12.330, 10.290, 9.350, 9.500, 9.550,
8.670, 8.800, 7.250.
Neppure la serie è regolarmente discendente perché si verifica se
non un forte aumento della velocità almeno nella costanza nelle tratte
tra le "progressive" 209.000, 265.000, 284.000, 370.000. Poi vi è un
calo da 370.000 a 422.000, ma non si può dire che si spiega col supe-
ramento della Luna, in quanto da 422.000 a 510.000 stranamente si
accelera di nuovo, mentre per le forti tratte e la distanza aumentata
da Terra e Luna, si dovrebbe rallentare di molto come avviene solo
tra 510 e 597.000.
Noi quindi ripetiamo che in tutte le osservazioni annunciate le ore
sono quelle ma le distanze sono sopravalutate a quasi il doppio. La
nuova serie russa nemmeno concorda con la serie di velocità che si
avrebbero teoricamente alle date distanze, ove si prescinda dal pic-
colo effetto della Luna, prima in un senso e poi nell’opposto, con
buon compenso. La serie è quella già data nel numero scorso:
15.300, 9.350, 6.800, 6.150, 5.675, 5.020, 4.685, 4.395, tutta armoni-
camente decrescente.
Se fosse vero il percorso di 597.000 km il tempo sarebbe stato,
non di 62 ma di 94 ore. Al tempo di 62 ore misurato il razzo non po-
teva essere, e lo confermiamo, che a circa 385.000 km, ossia circa
alla distanza dell’orbita lunare.
Non più visto da occhio umano ha proseguita la corsa con velo-
cità inferiore ai 5.000 km orari rispetto alla Terra, ha seguitato a ral-
lentare probabilmente fino alla velocità zero ed è ricaduto verso la
Terra, di cui in tutta la sua vicenda ha conservata la velocità propria
rispetto al Sole di circa 30 km al secondo, come anche il testo russo
chiaramente espone.
La prova della mal detta "entrata in orbita solare" non è scientifi-
camente raggiunta davanti ad un contraddittore serio. Al distacco dal
razzo mancava qualcosa alla velocità cosmica o di fuga, anziché es-
servene, come i russi dicono, un eccesso. Comunque la prova non
potrà essere data che con un corpo osservabile molto più a lungo, e

61
tale da essere di nuovo collimato dopo che sarà passato dietro al So-
le. Per oggi una tale possibilità umana non è stata provata.42
Il rilevamento della distanza da quello della velocità angolare,
giusta la invocata seconda legge di Keplero proprio per le brevi di-
stanze non è probante, perché le velocità angolari dovrebbero essere
note rispetto al centro della Terra e non è trascurabile la parallasse
dovuta alla sede geografica degli osservatori, mentre sarebbe quasi
impossibile fare il calcolo con letture da tutto il pianeta, ed estrema-
mente arduo tenere conto della flessione dell’orbita kepleriana avente
il fuoco nel centro terrestre (ramo di iperbole, come dice il testo) nel
tratto di percorso prossimo alla massa lunare che fu certamente
quello delle ultime letture. Perché mai, chiederemo in fine, mirare a
sfiorare la Luna, se si trattava di artefare un pianeta?!

Da "Il programma comunista" n. 3 del 1959

42
Secondo fonti russe il manufatto si mise in orbita solare il 14 gennaio con perie-
lio a 146.400.000 km, velocità massima di 32 km al secondo e minima di 27,750. Se
è vero, essendo questa un'orbita quasi uguale a quella della Terra, l'ipotesi più pro-
babile è che sia stata raggiunta e superata la velocità di fuga, come ormai riportano
gli annuari ufficiali. Fonti americane danno semplicemente per dispersa la sonda
dopo il flyby lunare.

62
16. VERA EMULAZIONE SPAZIALE

Bisognerà attendere maggiori notizie sulle prime ore di viaggio


del razzo lunare-solare Pioneer 4 lanciato dagli Stati Uniti in concor-
renza al Lunik russo.43 Per ora notiamo forti analogie nella presenta-
zione dei due eventi. In un tempo preparatorio nei due casi si pre-
sentò come bersaglio la Luna, che si trattava di colpire, aggirare o
almeno sfiorare. Quando poi si è dovuto confessare che una mira così
precisa non è possibile, si è detto che il risultato era quello di supera-
re la velocità di fuga e mandare il razzo oltre la possibilità di ritorno
sulla Terra facendone un pianetino del Sole.
Adesso gli occidentali pare mettano in dubbio i dati comunicati
dai sovietici circa il passaggio a breve distanza dalla Luna, dopo aver
dovuto ammettere che il Pioneer è passato a non meno di 56.000 km.
In sostanza nessuno dei due concorrenti denunzia di errore le di-
stanze calcolate e annunziate dall’altro, o almeno cerca di annunziare
quelle determinate da lui. Perché tanta cavalleria? Per la stessa ra-
gione che spingeva gli àuguri romani a sorridersi ogni volta che
s’incontravano per strada: il comune fine di imbonire la generalità.
Tuttavia il razzo americano sembra più moderato. I russi pretesero
che il Lunik raggiunse la distanza della Luna dopo 34 ore, mentre il
Pioneer la avrebbe raggiunta dopo 41. A tale distanza la velocità del
corpo allegata dai russi era di 8.670 km/ora, (ultima versione che
commentammo) mentre per gli americani è di soli 7.240. Ora a tale
distanze la velocità di un corpo partito dalla Terra alla minima velo-
cità cosmica (di circa 40.000 km/ora) sarebbe di soli 5.300 km/ora. I
russi avrebbero dovuto sparare il colpo con 3.370 km/ora in più (cir-
ca 1 km/secondo) e gli americani con 2.000 circa; mentre lo stesso
von Braun avrebbe parlato di poco più della velocità di fuga.

43
In realtà le numerazioni dei manufatti sarebbero diverse. Sia il Pioneer che il Lu-
nik erano il numero cinque della rispettiva serie. I primi quattro Lunik fallirono la
missione prima di partire per difetti dei booster (razzi di spinta primaria) e i Russi
tennero segreti i fallimenti; il loro lancio fu identificato dagli Americani il 1° Mag-
gio, il 25 giugno, il 22 settembre e il 15 novembre del 1958. Delle tribolazioni del
progetto Pioneer abbiamo già detto in una nota precedente.

63
I russi vantarono la distanza di 597.000 km in 62 ore, gli ameri-
cani fino al momento in cui scriviamo questa nota annunziano
500.000 km in 55 ore e mezza; che per i russi sarebbero state solo 50.
Noi, ammesse le ore, non crediamo alle distanze ed alle velocità che
sono molto inferiori, e lasciamo incerta l’uscita per sempre dalla at-
trazione terrestre.
Comunque il ripiego propagandistico della entrata in un orbita
solare (ma di che si tratta? di un posto prenotato in aereo?) non cela
che una grossa frase ad effetto senza senso logico e scientifico: la
Terra e tutti gli oggetti che su essa giacciono o si muovono o ne sono
proiettati via sono in orbita solare colla stessa velocità propria della
Terra, tripla di quella di lancio del Lunik e del Pioneer.
Una strana ma spiegabile solidarietà tra imbonitori spiega che le
due parti non si rinfaccino queste banalità facilmente smontabili, e si
rifugino emulandosi nello stesso intrigo di bugie.
Il contraddittorio, vantata arma del democratismo borghese, de-
nunzia il suo storico fallimento quale arma per trovare la verità. Co-
munque va seguita la serie delle notizie che le due fonti emettono,
per inserirvi una possibile modesta intuizione che domani potrà esse-
re confermata da una nuova organizzazione sociale della ricerca e
della critica scientifica. Questa potrà uscire solo da una catastrofe ri-
voluzionaria di questo mondo umano, a uno dei suoi più gravi svolti
di cinica corruzione nel tristo momento che volge.

Da "Il programma comunista" n. 5 del 1959

64
17. CRONACHE DELLA CONQUISTA
CIARLATANESCA DEGLI SPAZI

Abbiamo, in una serie di note, commentato le molte frottole dette


a proposito delle strombazzate conquiste dei satelliti e razzi.
Subito dopo il lancio del primo satellite russo "entrato in orbita"
giusta la frase fatta subito andata di moda, avvertimmo che il succes-
so sarebbe stato quello di ottenere che il satellite girasse in un tempo
più lungo attorno alla Terra, e fosse quindi meno veloce. Era impor-
tante che fosse elevata la minima altezza sulla superficie terrestre (al
perigeo) perché da questa dipendeva la durata del viaggio del corpo
che permettesse con una certa fantasia di non considerarlo come un
semplice proiettile che la resistenza della atmosfera fa cadere più
presto.
Ben presto queste nostre tesi subito enunciate, per modeste che
fossero, ebbero generale conferma. Al peso del corpo negammo una
grande importanza. Riassumiamo la cronaca della "gara" senza voler
fare concorrenza a... Nicolò Carosio.44
1.Sputnik I, russo. Del peso utile di Kg 84 lanciato il 4 ottobre
1957 cadeva dopo tre mesi. Altezza minima km 350; periodo 95 pri-
mi.
2.Sputnik II, russo. Del peso di 508 Kg lanciato il 3 novembre
1957 cadde dopo 5 mesi. Periodo 104 primi, altezza minima 354 km.
3.Explorer 1, americano. Del peso di Kg 14. Lanciato il 31 gen-
naio 1958, è in orbita e si assume vi resti oltre due anni. Periodo 113
primi, altezza minima da noi ritenuta dai dati diffusi 304 km, ma da
altre fonti 350 e più (dovette essere annunciata una falsa altezza apo-
gea).
4.Vanguard 1, americano. Peso appena Kg 1,5. Lanciato il 26
marzo 1958. Periodo massimo: 139 primi. Altezza perigea notevolis-
sima: 695 km Ciò spiega la previsione che stia su 200 anni; ma rite-
niamo che nessuno sia in grado di vederlo più.

44
Uno dei più popolari radiocronisti e commentatori di calcio dell'epoca, attivo per
molti anni, celebre per il suo gergo e i suoi neologismi.

65
5.Explorer 3. Americano, del peso di 15 Kg Lanciato il 26 marzo
1958, è caduto dopo tre mesi. Altezza minima dubbia, che dovette
essere inferiore ai 200 km.
6.Sputnik III. Russo, del peso di ben 1.324 Kg, lanciato il 26 lu-
glio 1958. Periodo 106 primi, altezza minima calcolata da noi 381
km; secondo altre fonti 240. Dato che era prevista la durata di soli sei
mesi, non dovrebbe più essere "in cielo".
7.Explorer 4. Americano. Del peso di Kg 17, lanciato il 19 di-
cembre 1958 col periodo di 107 primi e la minima altezza di 261 km,
qualche fonte gli prevede 4 anni di "volo", ma non lo crediamo af-
fatto.
8.Discoverer 1, del notevole peso di 350 Kg, lanciato il 19 di-
cembre '58 con la bassa altezza minima di 185 km, cadde un mese
dopo.
9.Discoverer 2, del peso di ben 740 Kg e che si dice zeppo di
strumenti (ma non si è recuperata una certa capsula che se ne doveva
staccare) ha il periodo, sempre basso, di 94 primi, e si annunzia la
minima altezza di 253 km. Non ne abbiamo rifatto il calcolo, dato
che si ammette che cadrà presto.
Bilancio: non ci sarebbe oggi nessun satellite russo; e forse tre di
quelli americani, che però sono tanto piccoli da non potere essere os-
servati otticamente e per via radar. Il solo che può assumere ad una
eternità... teologica, è in verità un corpo celeste... che viaggia in
stretto incognito!
Vi sono poi i razzi che sono stati lanciati verso la Luna. Quattro
fallimenti americani hanno le date del 17 agosto; 10 ottobre; 8 no-
vembre; 5 dicembre 1958. Il successo russo è del lancio 3 gennaio
1959, e quello americano del 3 marzo 1959. I russi affermano che il
loro è passato a breve distanza dalla Luna, gli americani parlano di
oltre 50.000 km. Il tempo dato dai primi fu di 34 ore, dai secondi di
41. Abbiamo mostrato che se questo fosse vero la velocità di fuga di
circa 11.000 m per secondo avrebbe dovuto essere superata dagli
americani di 2.000 m e dai russi di ben 3.370. Ne abbiamo dedotto
che non è credibile che i primi abbiano seguito il loro razzo fino a
597.000 km dalla Terra, e i secondi fino a 550.000. I due corpi (a no-
stro avviso) non hanno evitato la ricaduta sulla Terra e la disintegra-

66
zione, e nessuno potrà mai verificare la gratuita asserzione che de-
scrivano una orbita da pianeti del Sole.45
A nostro avviso l’avvenire relegherà queste asserzioni nel campo
della fantascienza del tempo presente, assai deteriore rispetto ai ro-
manzi di scienza del saggio Ottocento.

Da "Il programma comunista" n. 8 del 1959

45
E' sicuro invece che non tutti i corpi ricaddero. Il compito più difficile non era
sganciarli dalla gravità terrestre, ma sapere dove sarebbero andati a finire. I primi
tentativi di mettere in orbita oggetti artificiali fu compiuto nel 1946 dagli Americani,
che usarono i razzi V2 catturati in Germania. Meteore artificiali (così le chiamava-
no) furono "sparate" mediante cariche esplosive da circa 60 km di altezza, prima che
il razzo esaurisse la sua velocità in modo da aggiungerla a quella dei proiettili. Nel
1957, mentre orbitava il primo satellite russo, gli Americani lanciarono uno sciame
di queste "meteore" da 100 km di altezza con un razzo Aerobee ad una velocità
molto superiore rispetto a quella del razzo tedesco. Tenendo conto che la velocità di
"sparo" fu di 14.500 metri al secondo, tali oggetti andarono sicuramente in orbita
solare, abbandonando la Terra per sempre, molto prima dei Lunik e dei Pioneer. Ci
sfugge completamente l'utilità scientifica di un esperimento consistente nello sparare
verso lo spazio delle inerti e assolutamente irrilevabili biglie di metallo.

67
18. FERRAGOSTO SPAZIALE

A quanto pare gli americani non sono affetti dalla mania ignobile
del ferragosto che ammorba in Italia. Pare che la ragione sia questa:
gli Stati Uniti sono così vasti che in ogni stagione dell’anno si può
trovare in essi il clima tropicale o quello glaciale, secondo i gusti.
Ognuno prende le sue ferie in un momento qualunque dell’anno e
sceglie il suo soggiorno.
Ma non è questo che ci interessa ora. L’agosto in cui gli europei
si sono dati a tutte le mollezze è stato in America un mese di grande
attività per il lancio dei satelliti, di cui da molti mesi non si parlava
più. Può darsi che le imprese di costruzioni atomiche prese dal terro-
re che scoppi la pace scoccando tra gli indici ripiegati dei super-big,
si siano dati a far pressione sugli alti comandi militari per questa ri-
presa di attività.
Sono quattro i lanci di cui con maggiore o minore dovizia di det-
tagli i giornali hanno parlato. Il 7 agosto è stato lanciato lo Explorer
6 detto per la sua forma Ruota da mulino. Di questo satellite di peso
non enorme (64 chilogrammi, e si devono ricordare i 1.324
dell’enorme Sputnik III russo) rappresenta una conquista nuova la
enorme distanza dalla Terra, 42.000 km; e meriterà un discorso a
parte in relazione ai criteri esposti da noi in queste modeste note sulla
discriminazione tra corpi celesti e terrestri. Un grosso punto nella ga-
ra è stato segnato contro i russi, è certo.
Il 13 agosto è stato lanciato il Discoverer 5 dalla modesta massi-
ma altezza di 720 km, ma notevole per il suo peso di 770 Kg, com-
presa una ogiva di 160, nel cui recupero si è però fatto fiasco.
Il 14 si è fatto un altro lancio per cui si è parlato di 2.336 km e
della anche elevata altezza perigea di 672; ma sarebbe andato di-
strutto non solo il satellite di 38 Kg ma anche la interessante sfera in
lamina di alluminio che doveva avere il diametro di metri 2,60 e il
peso di soli 4 Kg, colla prerogativa di rendere il corpo visibile otti-
camente, solo modo di constatarne in contraddittorio l’esistenza dopo
il breve periodo di emissione di segnali. Anche il lancio del 16 ago-
sto, del Discoverer 6 è stato un fallimento per la capsula che si è per-

68
duta, e forse anche per il satellite di modesta altezza dato che si è
parlato di un periodo orbitale di 90 minuti, quasi minimo.
Dopo tale fitta serie di lanci, con almeno due messe in orbita ri-
uscite, gli americani sono stati in grado di vantare che hanno in cielo
6 satelliti, su 9 lanciati, mentre i russi ne hanno uno solo, su tre lan-
ciati. L’ultima nostra rassegna di queste flotte spaziali è nel n. 8 del
1959 (maggio).
Dopo avere notato ancora una volta che i satelliti con piccola mi-
nima distanza dalla Terra è da prevedere che stiano poco in alto, e
che se non si possono vedere otticamente e se le batterie non manda-
no più segnali la loro esistenza non può venire provata, riepiloghia-
mo la situazione.
Satelliti certamente caduti.
Russi: Sputnik I e II lanciati il 4 ottobre e il 6 novembre 1957.
Americani: Explorer 3, lanciato il 26 marzo 1958 e Discoverer 1,
lanciato il 9 novembre 1958.
Satelliti che si affermano in orbita.
Russo: Sputnik III, lanciato il 15 maggio 1958. Sebbene si sia al-
lora parlato di probabile caduta in cinque o sette mesi e la altezza
minima sia ridotta, nessuno afferma che non c’è più; forse una corte-
sia diplomatica americana.
Americani: Vanguard 1 lanciato il 26 marzo 1958 a cui si previ-
dero 200 anni di vita. In effetti ha una forte altezza minima, 695 km e
un alto periodo di rivoluzione, 139 minuti, che erano finora primati,
ma il peso è ultraminimo: un chilo e mezzo! Explorer 1 lanciato il 31
gennaio 1958 di 14 chili, che aveva la minima altezza di 350 km
(forse) e per cui si promisero da 2 a 5 anni di vita. Explorer 4 lan-
ciato il 26 luglio 1958, del peso di 17 Kg per cui si parlò di 4 anni
sebbene l’altezza annunziata fosse ridotta. Discoverer 2, lanciato il
13 aprile 1959, per cui fu vantato il peso di Kg 740, ma che anche
aveva periodo ed altezza modesti. Ai detti quattro satelliti americani
andrebbero aggiunti i due di questi giorni, e quindi siamo alle sei
lune americane contro una sola russa.
Mentre però noi dubitiamo che sia ancora in orbita lo Sputnik rus-
so riteniamo che degli americani solo il Vanguard abbia una proba-
bilità di non precipitare dopo pochi mesi, data la grande altezza peri-
gea, mentre si riduce ad un pezzettino di materia solida perduto nella
immensità e incapace di ogni influenza o manifestazione.
69
Anche i due ultimi entrati in orbita per cui gli stessi americani
danno altezze perigee infime (252 e 220 km ) non dovrebbero avere
vita superiore a pochi mesi. Solo se si riuscirà a lanciare quello vuoto
di grande diametro che la luce solare renderebbe visibile si potrà as-
sicurarsi sperimentalmente della durata delle sue rivoluzioni.
Gli altri sono dei precari proiettili che girano una spirale con
molte volute intorno alla Terra, e inesorabilmente vi ricadono. Nelle
nostre note sui razzi ultralunari che i russi e gli americani affermano
"entrati in orbita solare" (con frase di scarsa serietà), noi escludiamo
che si possa provare che non siano ricaduti quali gravi errabondi
sulla Terra da cui partirono, incendiandosi nella sua atmosfera.
La forte distanza perigea nell’Explorer 6, la ruota da mulino, me-
rita che da noi si risponda al quesito se non si siano raggiunti i limiti
che consentirebbero di classificarlo con un "corpo celeste", nei limiti
del significato che per una tale definizione abbiamo illustrato.
Nel nostro primo scritto (n. 20 dell’ottobre 1957) chiedemmo due
cose; che il solido si tenesse ad una distanza dalla superficie della
Terra non inferiore ad un raggio (circa 6.000 km) e che procedesse
lentamente sulla sua orbita; cercando di liberare i nostri lettori dal
complesso di stupefazione per gli 8 km al secondo (prima velocità
cosmica) vantati per i satelliti come condizione del lancio in orbita.
La Luna, ricordiamo, corre solo un chilometro per secondo intorno a
noi. Chiedemmo poi almeno un giorno di tempo di rivoluzione.
La "ruota da mulino" ci permette di fissare queste idee. Essa ha
una orbita tanto allungata che non poteva mancare un altro motto ca-
fone: orbita a frittella. In un primo momento hanno dato per l’orbita
il periodo finora inaudito di undici ore, colle distanze minima di 225
km e massima di 37.000. Poi con cifre più esatte le ore sono state in-
dicate in 12 e 45’ e le distanze in 252 e 42.200 km. Questa distanza è
davvero notevole; aggiunta ai 6.378 km del raggio terrestre dà una
distanza apogea di km 48.758 ossia circa 7,64 raggi terrestri. I risul-
tati degli Sputnik sono battuti di lontano.
Va però tenuto conto che la distanza minima è soli 252 km e
quindi la distanza perigea 6.630, pari a 1,04 raggi terrestri.
La triviale frittella come ellisse kepleriana ha le carte in regola,
tanto che riteniamo che si sia rilevato il periodo di rivoluzione e
l’altezza minima, e calcolata quella massima.

70
Le due distanze che abbiamo date, dal centro terrestre, sommate
danno l’asse maggiore dell’orbita, che è 55.208 km ossia 8,68 raggi
terrestri. Il tempo di rivoluzione in ore decimali è 12,75. Il semiasse
maggiore è 4,34 raggi terrestri. Secondo la legge di Keplero di pro-
porzionalità tra i quadrati dei tempi di rivoluzione e i cubi dei semi-
assi maggiori, a tale valore del semiasse corrisponde (dal solito cal-
coletto) il tempo di rivoluzione di ore 12,51 molto vicino a quello re-
so noto in 12,75.
Vogliamo ora dimostrare più da vicino che questo satellite meglio
riuscito è molto più lento dei primi e caduchi. Un satellite vicinissi-
mo alla Terra, ossia che distasse (dal centro) un raggio terrestre,
avrebbe il tempo minimo di rivoluzione, come dicemmo all’inizio, di
73’ ed esattamente la velocità cosmica di cui si menò tanto scalpore
di circa 11.000 metri al secondo pari a 40.000 km all’ora.
Il satellite attuale ha una distanza focale (differenza tra il semias-
se maggiore e la distanza perigea) di 3,30 raggi e ciò permette il cal-
colo del semiasse minore dell’orbita che risulta 2,83 raggi. Saputi
tutti e due i semiassi si può calcolare la lunghezza di tutta l’orbita,
che è - evitando di dare formole - 24,6 raggi ossia 157.000 km. Dato
il tempo di ore 12,51 trovato col calcolo, la velocità media oraria
dell’Explorer 6 risulta di 12.550 km /ora e quindi 3,38 km al secon-
do. Il corpo dunque è sempre più veloce della Luna, ma molto meno
dei satellitini ad orbita minima finora lanciati.
Abbiamo altra volta data la velocità minima e massima, che sono
molto diverse. Seguendo la prima legge di Keplero delle velocità
areolari costanti46 si divide tutta l’area della grande ellisse per il tem-
po di 45.000 secondi e si trova la velocità costante di 37.500 (chilo-
metri quadri al secondo: area descritta dal raggio vettore). Alla di-
stanza minima di 6.636 km la velocità è alta: 10,8 km /secondo, alla
massima di 48.578 minima, ossia solo 1,46 km/secondo.
Dunque gli americani hanno avuto il grande successo di lanciare
un corpo ad alto periodo di rivoluzione: mezza giornata al posto
dell’ora e mezza o due, dei casi precedenti. Lo hanno anche spinto a
ben 7,64 raggi terrestri dal centro della Terra. Ma quando la sfiora
corre troppo, e corre alla sua rovina!

46
In realtà la seconda legge di Keplero, come abbiamo visto (la prima dice sempli-
cemente che l'orbita è un'ellisse).

71
Ricordate i nostri scherzi filosofici. Hanno dunque gli americani
per i primi rubato al gran dio il segreto del corpo celeste dal moto
eterno? No, risponderemo. Non sono saliti al sacro; stanno al profano
delle ruote da molino e delle frittelle. La minima distanza dal centro
terrestre è solo 1,04 raggi; l’altezza di miseri 250 km. Il corpo è an-
cora dentro la parte gassosa della materiale sfera geofisica, ad essa
appartiene, e entro pochi mesi in essa si brucerà, tra il ghignare di
Satana.47
Le condizioni che noi, poveri mortali, abbiamo dettato al satellite
per cui i due grandi sono in concorrenza spietata (o vellutata?), sono
che esso giri in non meno del tempo di rotazione della Terra, 24 ore -
e che la distanza perigea misurata dal centro superi i due raggi terre-
stri - che anche al vertice di velocità massima serbi la calma andatura
di Selene.
Allora forse il satellite manufatto sarà eterno, e il Capitale cristia-
nissimo potrà vantare di aver squadrato le fiche a Dio.48
Noi non avremo votato né per l’uno né per l’altro.

Da "Il programma comunista" n. 15 del 1959

47
Paddlewheel durerà fino al luglio 1961 inviando le prime fotografie della Terra
dallo spazio.
48
"Squadrare le fiche": mostrare il pugno con il pollice racchiuso tra l'indice e il
medio ripiegati in segno di scherno e anche di scongiuro. Anche "fare le corna", con
altra disposizione delle dita.

72
19. SELENE INCOCCIATA E SCOCCIATA?

È dimostrato che alla mezzanotte (ora di Mosca) tra il 13 ed il 14


settembre 1959 il razzo russo Lunik secondo ha colpito la Luna? Lo è
soltanto per quelli che credono che le affermazioni di Stato non sono
che la pura verità in tutti i campi. Ma lo Stato, come si proverà defi-
nitivamente quando lo si colpirà coi razzi della rivoluzione è la orga-
nizzazione storica del falso.
La rivoluzione dovrà formare un suo passeggero Stato, nel senso
che non potrà perdere tempo a dimostrare le sue tesi ai contraddittori,
o li dovrà ridurre velocemente al silenzio. Solo in una società senza
Stato vi saranno verità evidenti per tutti, ed una vera scienza umana.
Oggi quella che appare organizzazione di scienza non è che organiz-
zazione di menzogna.
Chi dunque per ragioni di milizia vuole credere, creda; e chi vuole
schiattare, schiatti: non possiamo lacrimare per nessuno dei due
greggi.
Ci siamo occupati dei lanci astrali quando quelli americani sono
falliti (nn. 17, 19, 23 del 1958) colla ricaduta del proiettile dopo bre-
ve corsa; di quello russo che sarebbe andato oltre la Luna (nn. 1, 2, 3
del 1959); e di quello americano che fece la stessa fine (n. 5 del
1959). Da allora le nostre note erano tornate ad occuparsi dei satelliti
della Terra.
Quando i lanci americani fallirono fu trovata la diversione, che
poi i russi fecero propria, che non si era voluto colpire la Luna con
una cannonata (ne parlammo fino dalla seconda di queste nostre no-
terelle n. 21 del 1957) né aggirarla con un proiettile che ricadesse
sulla Terra, né lanciare un corpo che ne divenisse satellite ma che si
era inteso di fabbricare nientepopodimeno che un pianeta del Sole,
che ad un certo momento, dopo molta indecisione tra le diverse
eventualità suindicate, veniva "messo in orbita". I russi adottarono
questa scappatoia di quel cervello affittato che è von Braun come ar-
ticolo di scienza, e noi incolti codini ci limitammo a rilevare che c’è
poco da mettere, dato che il nostro umile deretano, quanto il loro sa-
pientissimo, corre su un’orbita solare a 30 km al secondo, senza co-
nati di propulsione a razzo.
73
In quelle occasioni si fu da ambo le parti corrivi a dare sul viaggio
del corpo dati frequenti: ore, distanze dalla Terra, e velocità. Lavo-
rando su questi dati imprudenti (pur con qualche errore che cercam-
mo poi di rettificare: non possediamo di elettronico, nonché il cer-
vello, manco il sedere) indicammo che contenevano gravi contraddi-
zioni.
Non vogliamo ancora indicare numeri, ricordiamo solo che la
stessa decrescenza della velocità con l’aumentare la distanza dalla
Terra restava in certe tratte invertita.
La conclusione del nostro abbozzo di discussione fu che: o i tem-
pi erano troppo brevi o le distanze annunciate troppo forti. Dedu-
cemmo che i due razzi solari (diciamo così) forse non erano andati
oltre l’orbita lunare ed erano ricaduti sulla Terra. Il nostro è un dub-
bio o un sospetto, non una dimostrazione. Di massima troviamo scar-
si i tempi dati dai russi (34 ore) e dagli americani (41) per coprire la
distanza Terra Luna. Questi tempi avrebbero richiesto un eccesso di
velocità su quella minima per vincere la gravità terrestre, o di fuga,
che è di 11,2 km al secondo. L’eccesso avrebbe dovuto essere forte
sia nel caso americano sia, ancor più, in quello russo.
Oggi si sono dette molte cose dopo il clamore fatto attorno
all’evento. Ma si è taciuto (senza attribuirlo alle nostre critiche!)
sulle distanze e velocità prima dell’arrivo. Risulta, tra tante pubblica-
zioni chiassose, che la velocità di fuga è stata di poco superata, ba-
stando arrivare ad una distanza a cui l’attrazione della Luna si faces-
se sentire, con una minima velocità di un 2 km al secondo. (Noi ave-
vamo già detto che la caduta sulla Luna o lo sgarro oltre la Luna era-
no due casi molto più probabili che la "messa in orbita" intorno alla
Luna per fotografarla di dietro, e oggi notizie russe annunciano che
tale programma è abbandonato come inutile).
Sotto l’azione dell’attrazione lunare il razzo avrebbe accelerato
fino ad urtare sul satellite a circa 3 km al secondo. Fu allora che dis-
sero che sola prova dell’urto, dato che tutto sarebbe andato in fran-
tumi, sarebbe stato il cessare del bip-bip. Gli osservatori inglesi,
molto abbottonati, hanno confermato che il segnale è cessato, ma non
hanno taciuto che tale risultato si poteva avere con facili dispositivi
ad una ora arbitraria. Le altre prove (nuvola di polvere e cratere) so-
no almeno fino ad ora di calibro giornalistico.

74
A noi, quali avvocati del diavolo, sembra che le cifre siano ancora
in contrasto col troppo breve tempo di viaggio annunciato, in circa
32 ore. In effetti non si dice mai la vera ora di partenza; ma la sola
distanza data nel corso della domenica 13 collima alquanto (a 78.000
km dalla Terra, ore 13). È noto che il razzo fa un primo breve tratto
accelerando sotto la spinta dei motori a reazione, e quando la velocità
cosmica è raggiunta li abbandona. Molto si è detto sulla correzione
da Terra della traiettoria del razzo, il cui calcolo è grandemente com-
plesso.
Ammettiamo che la correzione da Terra sia stata attuata, ma con-
sideriamo balla pura quella "automatica" durante il volo (e anche
solo all’arrivo) ad opera di un supercervello elettronico installato a
terra. In seguito i russi hanno ammesso che staccati i motori il volo è
libero. Dal momento che gli annunci hanno dato per sicuro l’impatto
si era parlato di questa correzione che aveva ripilotato il razzo sulla
via giusta. Ma noi anzitutto neghiamo che si possano fare da terra si-
curi rilevamenti della posizione, come detto altre volte.
Osserviamo poi che quella correzione con razzi ausiliari periferici
era possibile da Terra in quanto nella atmosfera pesante l’asse di fi-
gura del razzo coincide con la traiettoria grazie alle alettature a timo-
ni fissi, e si può imprimere un angolo di deviazione.49
Nel volo libero il corpo rotea in modo imprevedibile e irrilevabi-
le. Una correzione automatica si potrebbe ammettere con un appa-
recchio che viaggi col corpo, ma non dalle stazioni terrestri (come si
confessa ora).50 Allora sarebbe anche possibile che un tale dispositi-

49
All'epoca di questo articolo erano già utilizzate da qualche anno, oltre ai deviatori
di getto e agli alettoni (caratteristici soprattutto dei primi vettori militari la cui
traiettoria avveniva in gran parte nell'atmosfera), apparecchiature più sofisticate per
la guida inerziale anche nel vuoto.
50
Il rilevamento da Terra dei satelliti è oggi abbastanza minuzioso grazie a com-
plessi sistemi di satelliti lanciati allo scopo e collegati a stazioni fisse terrestri. In
passato non era così: le missioni flyby (ricognizione ravvicinata di un corpo astrale
per mezzo di satelliti o sonde) produssero un'ecatombe di vettori e apparecchiature,
specie su Marte e Venere. E' vero che le traiettorie, e soprattutto le rotazioni intorno
ai tre assi, risultano tuttora imprevedibili e irrilevabili da Terra, ma adesso il proble-
ma è risolto proprio tramite il posizionamento preciso sulla traiettoria e intorno ai tre
assi, ottenuto per mezzo di apparecchi che viaggiano col corpo, come richiesto nel-
l'articolo (anche se la loro indipendenza è relativa, essendo sempre indispensabile il
controllo da terra). Il telescopio satellitare Hubble è un buon esempio: esso non

75
vo servisse a frenare il famoso allunaggio e fissare la stazione sul
satellite (in teoria).
Verremmo a quel tale Robot che abbiamo visto pilota, al posto
degli uomini, sulle navi spaziali. Non lo vediamo solo nei fumetti di
fantascienza, ma lo prevediamo al posto del millantato prossimo lan-
cio di astronavi con uomini vivi. Dicemmo che il Robot ha tanti
vantaggi su quell’apparato difettoso che è il corpo fisico di un uomo
individuo - ed il maggiore vantaggio è che non è venale, e nemmeno
vanitoso. Nessuno stimolo o prezzo lo può indurre a falsificare i suoi
riferimenti, e telegrafare che è oltre e sulla Luna, solo per ordine su-
periore, mentre ricade su questo basso pianeta.
I racconta-balle preferiscono operare stando a terra.

Da "Il programma comunista" n. 17 del 1959

monta motori di riposizionamento a combustione per evitare la contaminazione dello


spazio circostante dovuta ai gas esausti che comprometterebbero l'estrema sensibilità
delle ottiche, quindi tende inesorabilmente a uscire dalla sua posizione. L'involuzio-
ne dell'orbita è corretta periodicamente dall'esterno mediante missioni Shuttle (re-
boosting). Invece i movimenti di assetto sono ottenuti esclusivamente con un sofisti-
cato sistema automatico montato a bordo. Questo consiste in un insieme di ruote
d'inerzia la cui variazione di velocità si trasmette all'intero satellite facendolo muo-
vere nelle tre dimensioni. Tre puntatori solari provvedono ai movimenti angolari di
riferimento approssimativo, e sei giroscopi più due puntatori fissi di stelle servono
per il puntamento fine. La posizione è mantenuta tramite tre micro-sensori interfe-
rometrici che controllano la periferia dell'immagine stellare proiettata sul "campo
visivo" di una speciale telecamera. L'incredibile precisione raggiunta è di 0,007 se-
condi d'arco per 10 ore di rivoluzione. Il puntamento avviene sulla base delle coor-
dinate astronomiche, della magnitudine, del colore e del movimento proprio di una
ventina di milioni di oggetti astrali memorizzati in un Data-Base estendibile con i
nuovi dati raccolti dallo stesso Hubble (fino a 2 miliardi di oggetti). Per dare un'idea
della precisione ottenibile con sistemi di guida montati a bordo, basti pensare che,
dopo la riparazione in orbita dello specchio difettoso, il telescopio spaziale riuscì a
scoprire e a fotografare un ammasso di galassie ai confini dell'universo conosciuto,
mantenendo la macchina fotografica in esposizione fissa per 14 ore consecutive, du-
rante le quali fece 10 orbite intorno alla Terra.

76
20. APPUNTINI AL VOLO DEL LUNIK III

Queste umili note sono scritte dopo le notizie di stampa e radio


della mattina dell’8 ottobre 1959.
La partenza del razzo è stata annunziata riferendola al "4 ottobre"
senza dare ore. Da quanto poi annunziato si induce che la partenza
sia avvenuta alle ore 3 di Roma e 5 di Mosca antimeridiane.
Il primo comunicato dice, come diranno tutti gli altri, che il corpo
"segue l’orbita prestabilita". I nostri gravi dubbi riguardano il modo
di prestabilirla, il modo di verificarla, e... il modo di raccontarcela.
La previsione iniziale era di raggiungere l’orbita lunare senza cadere
sulla Luna, ma passando a 10.000 km da essa. Può essere stato errore
dei profani non capire che si trattava dell’ora di passaggio non "die-
tro" la Luna, ma di fianco ad essa, a pari distanza dalla Terra (circa
378.000 km).
Il passaggio a tale distanza è previsto e poi annunciato per le ore
15 (di Roma) del 6. Si comunica che è avvenuto a 7.000 e non
10.000 km dalla Luna. Dunque variante all’orbita prestabilita. Senza
calcoli, si può affermare che tale variante di circa 3.000 km significa,
in punti ulteriori della asserita orbita (racchiudente la Terra e la Luna
in questa prima rivoluzione), varianti di centinaia di migliaia di chi-
lometri e di molti giorni.
Non sappiamo capire come (notizia non russa) i segnali radio a
quell’ora precisa si sono disturbati, visto che il corpo solo molte ore
ed ore più tardi sarebbe stato "nascosto" dal globo lunare. Questa
volta vi è l’altra novità che i segnali non sono lanciati di continuo ma
ad ore del giorno prestabilite (questo lo crediamo possibile).
È anche colpa dei profani avere capito che il corpo avrebbe girato
in tondo attorno alla Luna alla stessa distanza di 7.000 km, essendo
chiaro che i 10 e poi 7.000 erano dati come un minimo del raggio
vettore, e che questo sarebbe poi aumentato.
Sono state date due distanze e tempi; prima di tale passaggio: alle
10 del 5, km 248.000, e alle 18 km 284.000. Sono 36.000 in otto ore
e la velocità media è di 1,25 km per secondo; il giornale filo-russo ha
detto da Mosca che era di due km.

77
Si è annunziato che il corpo ha appena sfiorata la velocità di fuga
e quindi è andato più lento dei Lunik I e II, raggiungendo la distanza
della Luna non più in 36 e 34 ore ma in due giorni e mezzo, ossia 60
ore. Il lettore ricorderà che noi demmo tale tempo nelle note sul Lu-
nik I, e a noi sembrò che le distanze annunziate fossero esagerate.
Con la velocità di fuga, e misurando le distanze dalla Terra in li-
nea retta, il corpo dopo tale tempo dovrebbe avere la velocità di soli
1,5 circa km per secondo. Questo contraddice la cifra prima annun-
ziata.
Maggiore contraddizione deriva dalla successiva notizia che nel
curvare dietro la Luna il corpo procede a poche centinaia di km per
ora; e quindi dalle astronavi sarà facile osservare i corpi celesti (!).
Bisogna distinguere tra la velocità propria sull’orbita e la velocità
presa sulla radiale Terra-Lunik. Questa seconda si può ridurre molto,
ed anche a meno di poche centinaia di km/ora, ma la vera velocità
sull’orbita resta dell’ordine di quel chilometro e mezzo, ossia oltre
5.000 km/ora - notando che la Luna scorre in senso opposto a 3.600
km/ora.
Si era detto che il corpo si sarebbe stabilito indefinitamente su una
grande orbita comprendente la Terra e la Luna descritta in nove gior-
ni. In tal caso ogni tre cicli la Luna avrebbe tagliata tale orbita - ma
crediamo che la sua azione perturbatrice, utile la prima volta per ren-
dere ellittica l’orbita di fuga, avrebbe causato la deformazione della
traiettoria e la poco probabile caduta sulla Luna, e molto probabile
sulla Terra.51
Le ultime notizie dell’8 dicono che l’apogeo sarà a 470.000 km
(dunque assai più di quello atteso e prestabilito (?!) e il perigeo a
40.000 (già troppi per la verifica ottica del passaggio). Il semiasse
maggiore di tale orbita risulta dalla media distanza in 255.000 km;
mentre per la Luna è 387.000. Il rapporto del primo al secondo è
0,66. Per la terza legge di Keplero il rapporto dei tempi di rivoluzio-
ne risulta 0,535 (radice quadra del cubo a 0,66). Se quindi la Luna
gira attorno alla Terra in 27 giorni circa il Lunik girerebbe in 14 e

51
Queste osservazioni anticipano dati rivelati poi dai Russi: Luna III fu utilmente
deviato dalla gravità lunare la prima volta, ma in seguito le perturbazioni si dimo-
strarono dannose: il satellite-sonda si disintegrò nell'aprile 1960 dopo aver percorso
11 orbite in 177 giorni.

78
mezzo. Può dunque essere corrente la data del 10 ottobre per la mas-
sima distanza e quella del 18 annunziata per la minima. Ma è evi-
dente che gli annunci si vanno modificando di comunicato in comu-
nicato; ed è quindi pura millanteria parlare di orbite minutamente
calcolate in previsione del lancio. Più ancora infondata appare la
pretesa che la vera orbita sia rilevabile, e quella che, fatti i calcoli, la
si corregga da terra.
Si è parlato, per questo ultimo razzo o corpo lanciato con razzi, di
"stazione", in quanto esso contiene strumenti che inviano segnala-
zioni alla base terrestre. Non è possibile mentre il viaggio è ancora in
corso, tra monche notizie e ridondanza di commenti ad effetto, dire a
che si limitano le trasmissioni; assai inverosimile è che consentano di
stabilire la posizione effettiva del corpo nello spazio e le sue distanze
(telemetriche? i dati su cui lavora l’astronomo non sono telemetrici)52
da altri corpi o da noi. Purtroppo la "scienza" che fa sbalordire tanti
ammiratori cammina sul sentiero della fumettistica "fantascienza".
Finora la stazione era un satellite artificiale della Terra costruito
nello spazio con successivi lanci, e praticabile dall’uomo come tram-
52
La questione della telemetria scatenò una violenta polemica sulla veridicità dei
dati offerti dai Russi e sulla stessa veridicità delle imprese lunari, dato che i segnali
radio ricevuti di per sé non dicevano nulla, erano un bip-bip di codice sconosciuto.
Ad un certo punto sembrò che la rete dei radioamatori ne sapesse di più degli enti
spaziali statali. Un giornalista, Lloyd Mallan, divulgatore scientifico e collaboratore
di alcune riviste specializzate (lo troveremo citato in articoli successivi), volle dimo-
strare che, sulla base della tecnologia in possesso di Mosca e del fatto che le stazioni
di tracking americane non avevano potuto rilevare dati telemetrici, il volo del Lunik
I era un'invenzione propagandistica. Dall'osservatorio inglese di Jodrell Bank fecero
sapere che, con un solo punto di raccolta dati in Europa, non si poteva né confermare
né smentire l'ipotesi, perché la telemetria di allora funzionava solo con almeno due
punti di osservazione e oltretutto solo "vedendo" bene l'oggetto osservato. Il secondo
Lunik fu invece individuato e seguito sia dagli Americani che dagli Inglesi, ma solo
per una parte del tragitto. Nessuno, con la tecnologia dell'epoca, era in grado di se-
guire otticamente la sonda e tantomeno di pilotarla sul serio alla distanza di centinaia
di migliaia di km; tant'è vero che anche un certo Haddock, astrofisico americano,
cercò di dimostrare che l'unica base concreta per dare come avvenuto l'impatto sulla
Luna era il fatto che... nessuno poteva controllare una tale asserzione! L'impatto fu
ottenuto non grazie all'immissione della sonda su di una traiettoria esattamente pro-
gettata, ma grazie alla rilevazione degli scostamenti e agli impulsi telecomandati che
spostarono il manufatto da una traiettoria errata ad una coerente con l'obiettivo.
Questo secondo procedimento si dimostrerà fondamentale per tutti i successivi lanci
di sonde e satelliti fino ad oggi.

79
polino per viaggi astrali. Chiamare stazione un semplice complesso
di strumenti, complicatissimi fin che si vuole, e fondare sul suo au-
tomatismo, significa venire alla nostra tesi, che l’uomo del nostro
tempo nominerà suo procuratore spaziale un robot, perché vada, ve-
da e racconti in vece sua. Siamo codini, ma diamo della ciarlatanata
alla stazione astrale per treni viaggiatori, e alla non lontana messa in
vendita dei biglietti! Sfiducia nella scienza umana, questa? Sì, fin che
tale scienza non descriverà fuori da un raggio di iniziati quello che ha
"prestabilito", prima di effettuare le grandi prove sperimentali. Cioè
fino a quando sarà scienza ad uso di una società proprietaria, e stata-
lista.
10 ottobre mattina. Le notizie dicono che il Lunik fila verso
l’apogeo di 470.000 km. Aggiungono che la velocità è minima, di
soli 1.400 km orari, poco più di un aereo supersonico, e quindi meno
di mezzo chilometro al secondo. Il proiettile di un cannone del secolo
scorso era più veloce. Bene. Per ora non verifichiamo il calcolino
della velocità minima all’apogeo e massima al perigeo (che sarà
sempre inferiore alla velocità di fuga). Notiamo che si dovrebbe pro-
prio credere ad un Dialogato Astrale tra i giganti russi e noi pigmei.
Fin dalla prima nostra nota sul Satellite Sputnik I deridemmo la cafo-
neria degli annunci delle velocità immani, e spiegammo che il capo-
lavoro era raggiungere basse velocità. Ora, con questo disinvolto
voltafaccia, ci danno la risposta. Ci hanno anche risposto alla richie-
sta che il corpo girasse in non meno di un giorno. Ricevuto e passo...
Un momento. Una delle nostre condizioni era che l’orbita non fosse
tanto eccentrica. Quella oggi presentata (se verificata ed osservata si
vedrà poi) è ancora troppo eccentrica, tra i 470.000 e 40.000 km (di-
stanza a cui non crediamo possibile la fotografia telescopica del cor-
po). La relazione tra i due raggi vettori estremi è di oltre il decuplo;
per la Luna vera è circa di nove decimi. Capital-comunisti ex atei: ci
vuole ancora qualcosa per far le fiche al creatore!53

Da "Il programma comunista" n. 18 del 1959

53
L'orbita era più eccentrica ancora, perché l'apogeo risultò alla fine di 484.000 km.
In questo caso specifico, però, se l'orbita doveva intersecare quella della Luna essa
doveva essere altamente eccentrica.

80
21. IL DIALOGATO ASTRALE

Il Lunik III o Orbitnik mentre il 18 ottobre discorrevamo timida-


mente di lui dalla nostra riunioncina di Milano è ufficialmente pas-
sato nel punto più vicino alla Terra, ossia a 40.000 km da noi. Dalle
notizie precedenti la distanza massima era stata di 470.000 km e ciò
come mostrammo due numeri addietro concorda col periodo di 15
giorni e mezzo annunziato tardivamente (le solite scoperte di nuovi
corsi di moda per rinnegatume). Rilevammo che si trattava di una
rispettabile distanza, che il periodo di rivoluzione lo era altrettanto, e
la risposta era giusta (esatta si dice in questo tempo borghese, per cui
solo vero è l’esigere, che significa riscuotere soldi - participio pas-
sato esatto) alle nostre richieste di almeno due raggi di distanza dal
centro terrestre e almeno un giorno di rivoluzione.
Non avevamo ancora ottenuta un’orbita non troppo eccentrica.
Valga il vero. La somma delle due distanze massima e minima forni-
sce l’asse maggiore dell’ellisse di 510.000 km. La distanza focale ri-
sulta di 255.000 meno 40.000 ossia 215.000 km, tra il centro di figu-
ra della ellisse e il suo fuoco che è nel centro terrestre. Una tale ellis-
se ha l’asse minore di soli 104.000 km e dunque è molto allungata, o
se volete schiacciata: la sua larghezza è solo un quinto della lunghez-
za. Faremo di cappello ad un satellite o razzo o stazione viaggiante
che sia, che abbia l’asse trasverso 54 dell’orbita almeno quattro quinti
di quello maggiore. Mosca, attendiamo.
È stata annunziata la velocità massima al perigeo di 3,9 km al se-
condo ossia ben 14.100 km all’ora. Troppi per le nostre istanze. Da
tale cifra si deduce la minima velocità avutasi al perigeo del 10 otto-
bre con una semplice proporzione inversa: risulta di 333 metri al se-
condo e 1.200 km all’ora, non più di un aeroplano nemmeno super-
sonico, come si vantò allora. Ma abbiamo ancora da ridire: attendia-
mo una velocità massima dell’ordine di un chilometro al secondo,
proprio della Luna "non prefabbricata" (ora ci smammano che il sa-
tellite di Marte Phobos, che citammo nella nostra prima nota astrale
sul triviale illuminismo, sarebbe prefabbricato dai marziani:
54
Asse minore dell'ellisse.

81
l’avranno data ad intendere al... Kaiser... Sapete il mottetto della
prima guerra? Quell’uom dal fiero aspetto - Non dica non dica fre-
gnacce - Illuminateci il Kaiser - E poi si crederàaaa...!).
Che la troppa velocità perigea, figlia della troppa eccentricità e
poca circolarità dell’orbita, sia segno di mala fine, lo si ammise fin
dal 18 ottobre col dire che per effetto dei passaggi ogni tanti giri
presso la Luna l’orbita si deformava e il corpo sarebbe caduto sulla
Luna o sulla Terra, con una vita precaria.
Quando poi il 27 ottobre si rivelò la fotografia, che dal 18 si era
detto di avere presa e trasmessa sulla Terra, si previdero solo 11 o 12
giri di vita del razzo prima del suo incendiarsi per aver avuto
l’imprudenza di abbassare il perigeo. Quanto al prossimo apogeo non
solo fu annunziato di 484.000 km, ossia accresciuto, ma datato col 27
ottobre alle 20, ossia con un semiperiodo di 9 giorni e 4 ore diverso
da quello di prima, di circa sette giorni. Tutto matematicamente cal-
colato ed elettronicamente previsto; ma sempre con impiego della
disgustosa risorsa dei nuovi corsi: diciamo sempre la stessa cosa, an-
che quando suoniamo una musica di tono tutto diverso. Quei nostri
signori non sono ciecamente immobili nel dogma, come noi. Se i
marziani hanno fabbricato loro, in luogo dello sfiatato Jehovah, il lo-
ro Phobos, si vede che avevano meglio dialogato con qualche fesso
come noi, dato che da alcuni secoli che lo sbinocoliamo da quaggiù il
vezzoso satellite non solo non è caduto sul pianeta ma ancora non ha
persa una battuta del suo armonico ritmo.
La fotografia finalmente stampata su tutti i giornali del mondo.
Great! in linguaggio distensivo: grande! I particolari che vi si vedono
non sono che della faccia nota della Luna, già più fotografata di Ma-
rylin Monroe. Di nuovo non si vede che il Mare di Mosca; buco nero
che se si vede in tante negative diverse trasmesse sarà un cratere, ma
se è in una sola edizione può essere un buco della emulsione: non ce
lo vorrebbero spiegare dialogando? Non ci va molto tanta diversità di
frastaglio tra una faccia e l’altra,55 e per spiegarla occorre almeno

55
La risoluzione ottenibile dalle trasmissioni analogiche di allora (la famosa foto-
grafia fu ottenuta su pellicola e sviluppata automaticamente a bordo) non permetteva
di vedere che le due facce non sono molto differenti. E' comunque confermata dalle
missioni successive una rugosità ridotta dovuta ad una finora non del tutto spiegata
minor presenza di crateri.

82
una decente ipotesi: un bombardamento per esempio di vulcani terre-
stri, o di una spenta umanità già tanto civile quanto i marziani manu-
fattori di satelliti, e più ancora degli scienziati dialoganti e disgelanti
da Mosca, cui fa omaggio un intero mondo borghese. Diremo dialo-
gando al nostro modo scurrile, e usando ancora il dialetto meneghi-
no: dagh on taj! Come a quel predicatore di villaggio che attribuiva
alla coda di Lucifero la lunghezza di un milione di miglia.

Da "Il programma comunista" n. 20 del 1959

83
22. BALLE DI ALTA PRECISIONE

Per qualche tempo non si è parlato di satelliti e di razzi e la pro-


paganda spaziale ha pasciute le folle di un altro annunzio. Un comu-
nicato TASS del 7 gennaio annunziava una serie di tiri di prova con
razzi pesanti che non sarebbero stati destinati alle immensità spaziali
ma a ricadere, sia pure a distanza mai prima raggiunta, sulla superfi-
cie terrestre. Fu dichiarato che scopo di queste prove non era la pre-
parazione di missili ad impiego militare come quelli che gli USA
lanciano nell’Atlantico da Cape Canaveral, ma la sperimentazione di
razzi molto pesanti atti a divenire satelliti della Terra dai quali tra al-
cuni anni partirebbero altri lanci per i pianeti del sistema solare. I
colpi partendo da una località russa presso il Caspio dovevano cadere
tra il 15 gennaio e il 15 febbraio in una zona del Pacifico Centrale di
cui erano date le coordinate estreme per avvertire tutti i naviganti di
starne lontani, mentre una flotta di navi russe avrebbe fatto sorve-
glianza per i controlli dei tiri e la sicurezza altrui. Vi furono subito
proteste americane e la stampa di Washington disse che il quadrilate-
ro vietato misurava 43.000 km quadrati. Sarebbe stato un bersaglio
davvero enorme in quanto corrisponderebbe ad un quadrato di quasi
210 km di lato, tale da contenere ad esempio tutta la Corsica. Ma gli
americani baravano: segnando su una carta del Pacifico i quattro
vertici di quello che non risulta un quadrato ma un rettangolo
coll’asse lungo da Nord-ovest a Sud-Est, le dimensioni sono di circa
30 km per 50 e quindi non oltre 1.500 km quadri. Un simile rettan-
golo può comodamente contenere l’isola d’Elba.
Un tiro è stato fatto il 20 gennaio e l’altro il 1 febbraio. Del se-
condo si dice che "è caduto nella zona prestabilita" e noi intendiamo
nel rettangolo di 30 per 50 km. Del primo si disse che l’errore di mi-
ra si era limitato a 2 km "dall’obiettivo previsto" con il che intendia-
mo che è caduto 2 km fuori del perimetro del rettangolo, e non certo
a 2 km dal centro di figura di esso. Siccome la distanza di tiro e stata
12.500 km, e lo scarto dalla mira tra 17 e 32 km da un lato o
dall’altro, il grado di esattezza rispetto alla gittata è stato di circa due
per mille.

84
Se anche si volesse ammettere lo scarto di soli 2 km dal centro del
rettangolo, il grado di esattezza sarebbe più fine, e di quasi il due per
diecimila. Ma qui devono subentrare i russi a dire frottole. Secondo
l’Unità del 23 gennaio è stato come colpire una mela da 10 km, e per
di più a "pochi millimetri dal centro". I propagandisti di affitto sono
incorreggibili e non potevano non servirsi della mela di Guglielmo
Tell che, pur bravissimo, tirava a cento passi dalla testa del figlio.
Accordiamo alla mela 10 cm, e la finezza del tiro a 10 km sarà uno
per centomila; ossia è stata vantata venti volte maggiore se lo sbaglio
è stato 2 km, e nella nostra retta interpretazione duecento volte mag-
giore. Questo conto che si può fare sulla punta delle dita valga per
qualche nostro compagno pur molto intelligente che non gradisce che
noi critichiamo le affermazioni sbalorditive.
Tutta la stampa del mondo presente è basata sulla stupefazione
dei lettori, che si vergognerebbero di dire: questo è impossibile; per
non sentirsi dare dei codini. Col grado di fantasia della mela il colpo
doveva cadere a soli 125 metri dal bersaglio, non ai 2 km annunziati
da Mosca, che (come abbiamo logicamente mostrato) significano
nella migliore ipotesi ben 17 km.
Tant’è; bisogna far colpo sul lettore e deviarlo dalla domanda:
questa nuova prova modestamente terrestre non è un passo indietro,
ossia non è la confessione che le prove precedenti sono fallite e sono
state falsamente presentate?
I russi hanno invocato la dialettica per cui tornando indietro si
prepara l’andata avanti, ossia a Marte o Venere. Per supercodini vo-
gliamo bene passare, ma così grosso non beviamo. Ammettiamo pure
che quando l’ultimo stadio non sarà finto ma avrà un ultimo motore a
razzo si potrà mettere in orbita a poca distanza dalla Terra un satellite
artificiale con un lancio meno imprevedibile di tutti i precedenti sa-
telliti e razzi, che hanno imboccato orbite a caso e non affatto precal-
colate. Perché è necessario lanciare i corpi (astronavi?!) verso i pia-
neti da questa stazione spaziale presa a prestito ai fumettisti della
fantascienza? Si dice: perché occorrerà una spinta minore che dalla
superficie della Terra per realizzare la fuga cosmica. Questo sarebbe
vero in teoria, ma noi vi leggiamo solo la confessione che nessuno
dei razzi finora lanciati ha superato, dopo la prima velocità di fuga
(satelliti), anche la seconda (pretesi razzi solari). E si è constatato che
con i razzi a molti stadi si perde ogni possibilità di realizzare orbite
85
calcolate per le incertezze meccaniche e cinematiche di ogni succes-
siva esplosione. Questo razzo privo di testa è la confessione di tale
impossibilità.56
A proposito dei vari Lunik abbiamo mostrato come i dati delle or-
bite risultavano, anche negli annunzi ufficiali, sempre più diversi da
quelli preannunziati. E ad esempio abbiamo negato che le orbite si
potessero correggere da terra con dispositivi di telecomando. In ciò è
contenuta la assoluta impossibilità di indirizzare un tiro su Marte o
Venere, per difetto di spinta e per mancato controllo della direzione
orbitale fra tre e più corpi in corsa.57
A Nizza il 12 gennaio si è riunita una conferenza internazionale di
scienza spaziale. Il russo prof. Blagonravov ha "smentito categori-

56
E' vero che partendo da uno "spazioporto" in orbita ci sarebbero dei vantaggi, ma
il bilancio energetico sarebbe comunque sempre lo stesso: bisognerà pure portare in
orbita dalla Terra il materiale da costruzione per montare le astronavi da lanciare
"con minor spinta". Una volta costruite le astronavi si può ipotizzare un loro riutiliz-
zo, ma rimane il problema del carburante e del servizio navetta con la Terra. E' pro-
babile che gli esperimenti citati fossero di natura prettamente militare, contraria-
mente a quanto Bordiga sembra supporre. Invece il ragionamento sui problemi pro-
vocati dagli stadi multipli è corretto: fino a che il problema fu balistico, si trattò di
difficoltà insormontabili. Esse furono superate solo quando si imparò a guidare da
terra sia i vettori che, soprattutto, le sonde.
57
Specialmente per quanto riguarda le sonde, il comando di correzione di traiettoria
viene generalmente dato da terra sulla base di sistemi di puntamento fissi a bordo
(sestanti astronomici e simili); ma il problema non risiede in questo. L'assoluta im-
possibilità di puntare su corpi astrali sussisterebbe a tutt'oggi se la questione fosse
prevalentemente meccanico-balistica, come lo era allora, e la posizione si dovesse
ancora calcolare da terra. Oggi la precisione di lancio non è più così importante per-
ché le sofisticate apparecchiature di bordo permettono ai satelliti e alle sonde di au-
todefinire la propria posizione nello spazio (come richiesto in un articolo preceden-
te), e le correzioni di traiettoria sono rese più semplici da nuove apparecchiature. Se
così non fosse, il percorso di una sonda a spasso per il sistema solare non sarebbe
definibile a priori per via dei piccoli scostamenti iniziali che danno luogo a grandi
errori nel tempo, i quali non sarebbero rilevabili da terra neppure oggi senza l'ausilio
degli automatismi di bordo. Con le nuove tecniche si ottengono risultati spettacolari:
studiando i dati della missione Mariner 10 su Mercurio (flyby), Giuseppe Colombo,
esperto di meccanica planetaria, si accorse che con modeste variazioni delle traietto-
rie teoriche la stessa sonda avrebbe potuto essere "fiondata" su Venere per incontra-
re tre volte Mercurio invece di una. La sonda Cassini, in viaggio verso Saturno, uti-
lizzerà più volte l'aggancio gravitazionale dei pianeti per acquisire velocità (gravity
assist).

86
camente" che la fotografia della faccia nascosta della Luna dal Lunik
III "fosse stata ottenuta su impulsi od ordini trasmessi da terra".58 Il
russo ha spiegato che si è trattato solo di una serie di operazioni au-
tomatiche di orientamento, scatto, e simili, predisposte nelle attrez-
zature del razzo, e che hanno agito "come Robots". Ciò è poco per
fare intendere alla nostra scarsa coltura che la fotografia sia autenti-
ca. Ma interessa molto per ricordare come non era partito preso, o
voluta diffidenza, o spirito di parte, ciò che mosse le nostre critiche
alle contraddittorie notizie di tempi e distanze nella corsa misteriosa
del Lunik III, quando si volevano spiegare le novità e gli scarti dei
primi annunci colla fumistica risorsa di razzi sussidiari comandati
dalla Terra, di cui mostrammo la inverosimiglianza tecnica e scienti-
fica. Oggi si fa assegnamento dichiarato sui Robot e sulle stazioni
spaziali flottanti nello spazio. Ma il lettore cafoncello si adesca sem-
pre con il miraggio dell’astronave pilotata da uomini in tuta, che
mettono piede su Marte.
Per noi è tutta pura e voluta menzogna. Dalla parte tanto dei Bla-
gonravov che dei von Braun, cervelli in affitto ad interessi di con-
formismo statale.

Da "Il programma comunista" n. 3 del 1960

58
Anatoli Blagonravov, anziano accademico delle scienze, fu per anni l'unico por-
tavoce ufficiale sui lanci russi. Era l'equivalente russo di von Braun, senza la pac-
chianeria di quest'ultimo. Riservato per motivi di stato, quando poteva dare spiega-
zioni rifuggiva dalle frasi ad effetto limitandosi ad asciutti resoconti tecnici. Negli
anni '50 scrisse la prefazione un po' romantica ad una edizione russa delle opere di
Ziolkovski sottolineandone le anticipazioni scientifiche.

87
23. ELEMENTI DELLA QUESTIONE SPAZIALE

SOLUZIONI CLASSICHE DELLA DOTTRINA STORICA


MARXISTA PER LE VICENDE DELLA MISERABILE
ATTUALITÀ BORGHESE

Rapporto alla riunione di Milano del 17-18 ottobre 1959


Terza Seduta

Venne da varii partecipanti alla riunione la richiesta che nel corso


di essa fossero brevemente prospettati agli intervenuti i termini fon-
damentali delle discussioni sui recenti lanci dalla Terra di satelliti e
razzi cosmici, di cui il nostro giornale si è occupato con una serie di
note critiche a partire dal lancio del primo Sputnik da parte dei russi.
Scopo di una tale esposizione non fu di ripetere o di aggiungere
commenti alle successive notizie dei lanci che in tutto il mondo su-
scitano interesse e discussione, ma di meglio preparare i compagni
alla lettura e comprensione dei commenti che appaiono sulla nostra
stampa alle successive tappe dei tentativi, e di far sì che nostri ele-
menti preparati in materia possano fare utile opera di diffusione dei
concetti svolti nel seno della nostra organizzazione.
La nostra propaganda orale e scritta e il nostro lavoro interno non
hanno e non possono né vogliono avere un metodo scolastico, ed an-
zi la nostra viva critica a tutto il rumoroso seguito dato in argomento,
specie dalla propaganda filorussa, agli eventi di cui si esalta il lato
stupefattore delle folle, mira appunto a combattere i lati nefasti di
quello che nella società presente appare come "volgarizzazione po-
polare" della Scienza con lettera maiuscola; e fin dalla prima battuta
che metteva la Luna all’ordine del giorno della voga pubblicitaria
staffilammo il falso illuminismo di cui la borghesia imbottisce le
masse, e che non in diverso stile viene impiegato dai poteri che han-
no come centro il Kremlino.
Il relatore avvertì che non poteva per ragioni evidenti svolgere
una esposizione illustrata con metodi matematici e che si sarebbe li-
mitato a fissare alcuni punti essenziali, con riguardo soprattutto alla
storia della scienza e a quella presentazione dei concetti di ordine fi-
sico e cosmico che vale a stabilire come l’interesse a questi argo-
88
menti non discende da capacità fondate sul corso di studii che cia-
scuno abbia fatto, e tanto meno da nozioni che ha abbordato per la
sua attività professionale e il suo lavoro economico, ma discende
proprio da moventi di classe e di politica rivoluzionaria di partito,
sicché a simili temi, come a molti analoghi, quali la relatività di Ein-
stein e la fisica nucleare, hanno motivo di accedere tutti i militanti
del movimento, e questo deve loro assicurarne il mezzo quale che sia
la misura del loro allenamento scientifico.
Abbiamo la certezza che il modo meno insidiato per pervenire
alle vitali conclusioni di ordine sociale e storico proprie del partito è
proprio quello di non costruire sui dati della burocrazia scolastica ed
accademica dominante nella società mercantile, e che se è vero che
in essa la coltura è anche un privilegio di quelli che usurpano quello
economico, tuttavia la strada alla verità - appunto per tali motivi di
classe - si apre in larga parte più facilmente all’ignorante che al tim-
brato con scartoffie da corsi di studio.
Nessuno ha dunque motivo di desistere dall’abbordare questi ar-
gomenti, e deve trovare la forza di farlo con efficienza critica radi-
cale senza bevere pari pari tutte le insidiose pozioni tossiche della
diffusione moderna.
Alcuni ricordano che nelle isole del confino fascista, dopo il
1926, si formarono scuole in cui l’argomento che non si faceva poli-
tica ma coltura valida per tutti serviva sì, ma solo in funzione di una
mentalità da poliziotti borghesi. Fra quei corserelli ve ne furono di
fisica e di astronomia con accenni anche alle ardue discussioni sulla
teoria della relatività. Che tutto questo fosse un passatempo inutile ai
fini politici, può essere idea rimasta nella testa di stalinisti antifascisti
accesi, ma senza saperlo educati in uno stile fascista passivo. Basterà
dire che in quei corsi fu enunciata l’idea della possibilità tecnica di
porre in moto un satellite artificiale intorno alla Terra. Va detto che
mancavano trent’anni al primo tentativo, accessibile solo ad
un’economia statale, ma anche che non si ponevano allora obiettivi
militari né, tanto meno, politici, ossia di "épater le proletaire", ma
quello della verifica di una delle riprove sperimentali della teoria di
Einstein, ossia lo spostamento del periodo di un pianeta molto vicino
al corpo attraente, come si osserva per Mercurio senza che la mecca-
nica celeste tradizionale lo possa spiegare. Si intende che per questi
fini il corpo in rivoluzione dovrebbe essere sicuramente visibile con
89
telescopii e sicuramente esterno alla atmosfera terrestre, in maniera
che non sia disturbato il moto sull’orbita. Un simile satellite manca
tuttora.59

Fisica di Aristotele
La nostra esposizione non dovendo aderire a programmi appro-
vati da ministeri può fare dei salti avanti e indietro per seguire la
analoga vicenda del corso dei fatti umani. Vorremmo indicare alcuni
caratteri salienti della rivoluzione della conoscenza umana per cui la
fisica di Aristotele fu rimpiazzata da quella radicalmente diversa di
Galileo e di Newton, allorché l’astronomia di Tolomeo, che poneva
la Terra al centro, fu sostituita da quella di Copernico e Keplero.
La corrente impressione piccolo borghese è che Aristotele per-
dette il suo tempo a scrivere baggianate di cui i moderni si liberarono
con derisione, ma che anche quelle che vi sostituì Galileo furono ef-
fetto di errori di distrazione, dato che oggi è venuto Einstein a scrive-

59
Questa è una previsione particolarmente importante. Sistemi di tale precisione si
dimostrarono indispensabili e furono alla fine escogitati, anche se invece dei tele-
scopi furono usati raggi laser. I sistemi di guida automatici montati sui satelliti, no-
nostante l'enorme precisione, non potrebbero dimostrare l'effetto relativistico cercato
nell'esperimento virtuale descritto nell'articolo. L'enorme complessità delle misura-
zioni su satelliti passivi fu superata per mezzo di sistemi basati su satelliti ricoperti
di specchi prismatici, su cui si riflettono raggi laser inviati da Terra. Il primo di que-
sti satelliti, il Lageos (Laser Geodynamics Satellite), fu lanciato nel maggio del
1976. Questi satelliti, oltre che alla misurazione della crosta terrestre, servono a sta-
bilire relazioni precise tra le misure e rappresentano quindi il mezzo per "campiona-
re" le reti di rilevazione o tracking dei satelliti. La precisione delle misure (rilevano
fino a 1 cm di scostamento all'anno sulla crosta terrestre) permetterebbe anche di
verificare l'effetto relativistico ipotizzato. L'omologo russo del Lageos si chiama
Etalon, quello giapponese EGP. In Italia si costruì il Lageos II con tutto il sistema di
rilevamento a terra. Nel giugno del 1976 fu lanciato un satellite apposito, il Gravity
Probe, per verificare la teoria di Einstein tramite un orologio maser all'idrogeno ge-
mellato con uno identico a Terra. Un secondo Gravity Probe contenente apparec-
chiature per la misura della precessione del perielio non fu lanciato per mancanza di
fondi. Si tratta in fondo di misurare l'einsteniana curvatura dello spazio e l'esperi-
mento pratico fu suggerito per la prima volta alla fine degli anni '60 da W. M. Fair-
bank (cfr. Peter G. Bergmann, L'enigma della gravitazione - Relatività generale e
cosmologia, SEI Mondadori).

90
re nuove formole al posto di quelle del milleseicento.60 Ma una si-
mile visione è del tutto fasulla, in quanto si tratta invece di intendere
la sola via per la quale la conoscenza della specie umana è venuta
costruendosi, man mano che la specie stessa percorreva il suo corso
di organizzazione sociale e di sempre nuovi rapporti colla natura,
prima solo in posizione consumatrice, poi in posizione produttiva.
Conducendo questa costruzione della storia della società della tecni-
ca e della scienza, risulta che si trattò di tappe necessarie di tutto un
cammino organico che contenne e presentò questi grandi luminosi
balzi tra loro lontani, e che il contributo che siamo stati educati a
chiamare coi nomi di Aristotele e di Galileo non fu meno grandioso
di quelli che apporterà la fisica dei secoli futuri. Ed evitiamo per ora
il tema di quanto valga la situazione contemporanea, che si mostra
come una grande palingenesi delle possibilità umane conoscitive ed
applicative, ma che appunto sotto il riguardo della scienza applicata
alla produzione sociale mostra i suoi lati negativi e deteriori, e chiede
uno scioglimento drammatico all’avvenire.61
La scuola Aristotelica è un passo gigante sulla via dello sforzo di
descrivere la natura quale essa è, non solo reagendo al primitivo ine-
vitabile (e anche esso utile) antropomorfismo, di cui l’uomo non sarà
libero che in una società comunista integrale, ma introducendovi il
gioco della relazione tra causa ed effetto, e soprattutto trovando sulla
sfera terrestre quelle norme e regole generali di previsione che so-
cietà precedenti avevano già costruite per i fenomeni celesti (e forse

60
La teoria della relatività è operativa quanto la meccanica di Galileo e Newton
rispetto a tutti quei fenomeni che avvengono a velocità di molto inferiore a quella
della luce e nell'ambito dei campi di gravità dei pianeti. Questo tipo di inglobamento
delle precedenti teorie nelle recenti e più universali, è stato chiamato principio di
corrispondenza, come si è visto nella prima parte di questo volume.
61
In questa frase possiamo trovare la risposta a tutta la polemica sugli articoli "spa-
ziali". La scienza moderna è il massimo cui possa giungere l'umanità in questo modo
di produzione, ma non può essere la palingenesi (resurrezione a nuova vita, rigene-
razione) della conoscenza umana. La scienza dell'epoca borghese smette di essere
rivoluzionaria e diventa funzionale soltanto allo sviluppo delle forze produttive, che
non ha un apice stabilito ed è indipendente dal salto qualitativo della conoscenza:
"L'abituale affermazione che il capitalismo è nel ramo discendente e non può risali-
re contiene due errori, quello fatalista e quello gradualista" (da Teoria e azione
nella dottrina marxista, ora in Partito e classe, disponibile presso i Quaderni Inter-
nazionalisti).

91
a suo tempo esamineremo l’altra ipotesi stupefattrice, di puro stile
illuminista, e quindi intellettualista ed idealista, ergo reazionaria e
anticomunista, che tali lezioni siano state impartite agli antichissimi
uomini da astronauti in viaggio di crociera spaziale).62
Dove si deve mostrare necessario che vi sia il ricco e il povero, si
prende la via traditora di dimostrare che è necessario vi sia il grande
uomo e i fessi qualunque, e soprattutto l’insegnante (diplomato) e gli
scolaretti.
Non è la storia della filosofia greca che vogliamo fare, ma era
certo grande il tentativo di Aristotele di ridurre la natura minerale a
quattro elementi disposti dal basso in alto: terra, acqua, aria e fuoco,
mentre altri studiosi avevano tutto poggiato su un elemento solo. Gli
atomisti greci dovevano poi precedere di millenni non tanto la sco-
perta di una vasta serie di elementi, ma la riduzione di essi diversis-
simi nella fenomenologia ad un tipo unico di particella costitutiva,
intuito verso il 1800 dal moderno Proust e poi verificato dagli sforzi
della ricerca sperimentale che oggi tanto stupisce.63

Omaggio al passato
La nostra visione non personale della vicenda storica e della for-
mazione del sapere - tumultuose entrambe - non ci impedisce di rile-
vare che la partizione aristotelica dei settori del sapere non ha ancora
cessato di essere utile. Per noi non gioca la fecondità di una grande
mente ma quella di una grande epoca, di un grande aggruppamento
umano, come ragioni di determinismo sociale agevolmente mostrano
per l’età d’oro della Grecia classica.
Non è dunque un mancare di rispetto alla grande figura dire che la
sua fisica era ancora metafisica, tanto più che questa parola divenuta
poi di uso generale nacque dal fatto che certi libri dell’opera immen-
sa seguivano quelli di fisica. Parve comunque consono ad un primo

62
La riunione si tenne poi a Firenze il 19-20 marzo del 1960 con un seguito a Ca-
sale Monferrato il 9-10 luglio; non apparve sul giornale di partito. Ne esiste una re-
gistrazione trascritta che sarà pubblicata prossimamente dai Quaderni Internazionali-
sti nella raccolta dal titolo Critica alla filosofia.
63
Joseph Louis Proust, 1754-1826. Formulò una legge "delle proporzioni finite"
secondo la quale gli elementi si combinano in rapporti costanti di peso. Fu molto
criticato, ma aprì la via alle successive ricerche.

92
sforzo di dare un modello al magico rapporto della causa all’effetto
costruire la fisica sulla ipotesi che ogni elemento tendesse al suo si-
mile, spiegando così lo scendere dei solidi nell’acqua e nell’aria, e il
salire del fuoco, di cui si immaginò che una sfera altissima involges-
se quella dell’aria. Secondo questa primordiale concezione l’uomo
anche se non legato alla terra poteva invadere l’elemento del pesce e
dell’uccello, ma avrebbe trovato morte alla quota della sfera del fuo-
co. Oggi, in tempo di fantascienza, quella deduzione antica non ci
pare poi da buttare via del tutto. Sappiamo che nello spazio interpla-
netario non si brucia ma si gela nello zero assoluto, che tutto rende
immobile (quanto sappiamo!) ma come la mettiamo colle fasce di
radiazioni cosmiche appena scandagliate e multimisteriose? 64
La nostra tesi della utilità delle conoscenze passate, che possono
in dati rapporti farsi radicalmente preferire alle più recenti (ciò che
mai potrà digerire il pestifero filisteo del tempo capitalistico) trova
conferma nel grande rispetto con cui Galileo, nelle sue opere mirabi-
li, parla di Aristotele. Storicamente è nota la vicenda di quella filoso-
fia fondamentale: caduta la Grecia e caduta Roma la dottrina fu ere-
ditata dagli arabi che crescevano in potenza sulle rive mediterranee, e
trasmessa dai grandi commentatori alessandrini. I cristiani nel con-
durre contro il tentativo arabo di assoggettare L’Europa una lotta
senza quartiere, assorbirono la dottrina dei loro nemici, ne sostanzia-
rono la loro teologia in fondamenta più profonde di quelle date dai
loro libri sacri. Fu Tommaso d’Aquino a costruire a distanza di quasi
due millenni questa sistemazione monumentale, anche se la sua ope-
ra si rivolse meno alla parte naturale che a quella umana di Aristotele
(psicologia logica ed etica) tracciando le linee di un incontro gran-
64
Oggi le fasce di Van Allen, scoperte nel 1958 dallo scienziato americano che
diede loro il proprio nome, non sono più "multimisteriose". Quando l'Explorer I, che
portava tra gli altri strumenti un rilevatore di radiazioni, coprì col suo percorso uno
spazio radioattivo, ci si accorse che si trattava di una duplice fascia a forma toroidale
(la classica ciambella) che circondava la Terra; in tale fascia vengono emesse radia-
zioni ad alta energia (particelle elettricamente cariche) a causa dell'interazione dei
raggi cosmici e del vento solare con gli strati ultrararefatti dell'atmosfera tra i 3.000
e i 15.000 km di altezza. Il fenomeno è generalizzato a qualunque pianeta che abbia
un campo magnetico e un'atmosfera. Le fasce di Van Allen sono molto pericolose
per la vita biologica e solo recentemente si sono accumulati dati sufficienti sull'affi-
dabilità degli schermi protettivi e sugli effetti dovuti al tempo di esposizione dell'or-
ganismo alle radiazioni.

93
dioso tra il dogma rivelato e trasmesso e l’opera ricercatrice della
mente umana. La durata stessa storica del possente sistema prova che
i prodotti di quelle forme storiche, religiosa e scientifica, non differi-
scono nella origine motrice, come sembra al popolarismo moderno
laicizzante.
Ma i seguaci di Aristotele e Tommaso dettero nei secoli seguenti
la misura della degenerazione del metodo e della maturità di un sov-
vertimento delle forme sociali e dell’umana struttura conoscitiva. Su
questi seguaci impotenti si abbatté la rivoluzionaria sferza di Galileo,
e non sulla grandezza del Maestro, la cui opera apparteneva ed ap-
partiene alla umanità lottante.

Caduta dei gravi


Non sarà difficile dare un esempio che ci riconduce al tema di-
retto e che vale a spiegare perché noi diffidiamo delle ultimissime
scientifiche da baraccone, tipo satelliti ammaestrati.
Nella fisica di Aristotele il peso del grave è causa della sua velo-
cità di caduta. Egli introduce la legge che un peso di due chili cadrà a
terra in metà tempo di uno da un chilo. Ma Galileo afferma che non è
vero; la legge è un’altra; cadono nello stessissimo tempo. Da quel
dibattito sono passati tre secoli eppure non tutti sono sicuri che pren-
dendo il peso da cento grammi e quello da duecento di una comune
bilancia battono insieme a terra. Nella "pratica concreta" che imbro-
glia tutto abbiamo la vaga memoria di aver provato con due corpi di-
versi, una piuma ed un sughero, una pietra ed un foglio di carta, una
palla e una lamiera. Galileo appunto perché sperimentalista e speri-
mentatore (l’opera si chiama il Saggiatore) distinse tra la forza di
gravità e le resistenze passive, nella specie quella dell’aria che ral-
lenta i corpi più leggeri. La lamiera può fermarsi, la piuma salire in
alto. Nel vuoto, cadrebbero come piombo, nello stesso tempo del
piombo, e un pallino da schioppo cade nello stesso tempo della palla
da cannone. Gli ingenui contraddittori peripatetici di Galileo la pi-
gliavano da filosofi. Tutto sta a sapere a che si deve credere: alla sen-
sazione materiale, l’ aiestesis, o non piuttosto alla mente, al nous, al
logos, come insegna Aristotele. Logo e ragione mi dicono che deve
cadere più presto il più pesante. Ma Galileo risponde: non solo voi
non siete capaci nel cimento sperimentale e negate quello che vi dice

94
il vostro occhio e orecchio, ma se per poco aveste appreso la effica-
cia del logos, del discorso logico, dal vostro maestro Aristotele, io vi
proverò che senza esperienza ad hoc, col puro logos ho ragione.
Ho due mezze palle uguali e le lascio cadere. Non dubitate che ar-
rivano a terra insieme. Ora le incollo secondo il diametro ed ho una
sferetta completa. E’ chiaro che pesa il doppio. Ma è anche chiaro
che cade colla stessa velocità della mezza sfera. Se infatti, come voi
dite, la velocità fosse maggiore, bisognerà che una delle mezze sfere
faccia accelerare l’altra trascinandola. Non solo non si saprebbe
quale delle due preferire ma è contro la logica che se la mezza sfera
ha una velocità "di grado uno" (come si esprimeva Galileo) possa
imprimere all’altra mezza la velocità di grado due.
Ne deduciamo cosa semplice. Galileo trovò una ben diversa legge
e formola quantitativa per la caduta del grave, in cui la velocità non
dipende affatto dal peso, ma dallo spazio e tempo di caduta. La teoria
della relatività cambia di poco tale legge quantitativa, la cambia me-
no di quanto la cambi il solo considerare la distanza del grave dal
centro della Terra, distanza che varia nella caduta, come osservò
Newton; approssimazione che in quel testo a Galileo non occorreva.
Potrà darsi che sorgano in avvenire teorie ulteriori, concediamo per
chiarezza. Ma quel dialogato, con Simplicio,65 non esprime il logos
ma l’urto di due tappe della storia umana e della conoscenza; esso
non sarà più revocato dal futuro.

Fisica di Galileo
Infallibile non fu Galileo né Aristotele né altro, ma quello svolto
rivoluzionario resta nella sua funzione demolitrice un risultato defi-
nitivo, su cui si potrà sempre costruire. E’ irrevocabile, incontrover-
tibile. Come lo era la condanna del principio di autorità e il supera-
mento del dogma rivelato, come lo fu più oltre la condanna rivolu-
zionaria irrogata al sistema sociale capitalistico, e alla sua sciocca
filosofia, che pretese di essere definitiva nei punti di arrivo,
dell’illuminismo borghese, superstizione scientifica; male che non
affettò Galileo, perché era un rivoluzionario della conoscenza.

65
Simplicio non compare nel testo considerato, Il Saggiatore, ma nel Dialogo dei
massimi sistemi e nelle Nuove scienze.

95
La questione della caduta dei gravi ci mostra quanto sia difficile
impostare un problema di causalità. I corpi stanno fermi fino a che
qualcuno non li smuove con uno sforzo: dunque è la forza causa del
moto, più forza più moto, dunque più peso più velocità. Oggi dicia-
mo anche che il peso è una forza, ma non poniamo più la relazione
tra forza e velocità. Si può disporre di un corpo lanciato a grande
velocità uniforme, senza l’obbligo di applicarvi alcuna forza. Questo
sembra un paradosso ma esprime il principio di inerzia, caposaldo
scientifico dovuto a Galileo, che è indispensabile anche alla mecca-
nica relativistica che, se resterà valida, non sarà che un passo di più
sulla via della generalizzazione. Generalizzare vuol dire sostituire a
tanti fatterelli concreti un modello, che può non essere nella natura,
ma interpreta il caso tipo, il caso puro.
L’empirismo antropomorfo, dirà Galileo, ci insegna che il corpo
non si vuol muovere, si oppone. E’ una prima espressione della iner-
zia, ma particolare, incompleta. Intanto per ben ragionare bisogna
spogliare il caso singolo dagli accidenti secondarii, nella specie le
nostre resistenze passive. Se si tratta di un grande masso di roccia
semiaffondato in un terreno scabro, sarà evidente anche per Primo
Carnera66 la sua ostinazione a non spostarsi di un centimetro. Ma
prendiamo una sfera tornita da perfetto artista e lucida, poggiata su
un piano orizzontale e duro come marmo; la mano di un bimbo ba-
sterà a farla mettere in moto rotolando (l’attrito volvente, o di roto-
lamento, è minimo se il cerchio è perfetto, il raggio grande). Invitia-
mo ora Carnera a fermare con una mano la grande sfera rotolante;
egli non potrà farlo che in un certo spazio e tempo; e se lo mettiamo
tra la sfera e un muro potrà essere stritolato. Allora la legge diviene
più generale: un corpo in quiete tende a restarvi, un corpo in moto
anche tende a restarvi. L’inerzia fa sì che ci voglia una forza a dare
ad un dato corpo una certa velocità, e la stessa forza a togliergliela
(ammettendo soppresse le resistenze passive).
Andiamo diritti al satellite. Tutto sta a lanciarlo, ma una volta
lanciato "non costa nulla" (come abbiamo detto più volte) che egli

66
Pugile, campione dei pesi massimi per un solo anno nel 1933, popolarissimo per
la sua mole (era alto più di due metri) e la sua forza, cui si accompagnava un'atipica
agilità.

96
seguiti a correre lassù. Ci pensa l’inerzia, ossia la forza viva, la velo-
cità impressa alla sua massa.
Consideriamo la Terra e il suo grande o piccolo satellite. Tornia-
mo al problema perché la Luna non cade sulla Terra. L’astronomia di
Tolomeo poteva anche chiedersi: perché il Sole non cade sulla Terra?
La risposta degli antichi era quella che contentò anche Dante: ogni
corpo è attaccato, come incollato, ad una sua sfera che rotea nel cie-
lo, avendo la Terra al centro. Nell’universo di Dante l’ultima e mas-
sima sfera è quella dell’Empireo, cielo delle stelle fisse, o primum
mobile, che per virtù di Dio creatore ruota su se stesso in 24 ore in-
sieme a tutti gli astri che non siano i pianeti, o stelle erranti, ciascuno
fissato ad un cielo di grado minore fino al primo, della Luna. Seguo-
no Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno e l’ottavo o Empi-
reo.

Storia della conoscenza


Quando nel suo duro cammino la conoscenza umana trova una ri-
sposta rivoluzionaria, e quindi indistruttibile, fa ben più che ottenere
la frase di Bongiorno: la risposta è esatta. Il grido è tutt’altro: la do-
manda viene annullata, era falsa. O meglio, se ha servito finora, dal
momento di questa esplosione non serve più. Galileo Galilei apre con
la stessa nostra reverenza il poema di padre Dante, ma dice: non sa-
rebbe meglio chiederci perché la terra non cade sul Sole? Con questa
inversione della domanda comincia una nuova storia dell’uomo, e del
suo sapere.
A che risponde la dottrina della relatività particolare di Einstein?
Ad una vecchia domanda, che (in un certo senso) fecero i preti che
processavano Galileo: se la Terra si movesse su una orbita intorno al
Sole, un segnale luminoso dovrebbe mettere un tempo diverso ad an-
dare da un punto all’altro della Terra secondo che l’onda luminosa
viaggia nello stesso senso o in quello contrario al moto spaziale di
essa. Se i sacerdoti avessero avuto il dato di Michelson, la cui espe-
rienza provò che il tempo era lo stesso, avrebbero gridato: la Terra è
ferma.67 Ma invece viene Einstein e non già "condanna" Galileo,

67
Albert Abraham Michelson ed E. W. Morley condussero nel 1887 un esperi-
mento con cui dimostrarono come non fosse rilevabile alcun effetto ottico collegato
al moto della Terra rispetto all'etere, che allora si supponeva fosse il tramite stazio-

97
bensì mostra che la domanda va "spostata". Misurando la velocità del
segnale in un senso e nell’opposto si è sempre preteso di potere ado-
perare la stessa unità di misura di spazio e di tempo. Ma questo ov-
vio punto di partenza della domanda cessa di essere valido. Per il si-
stema in moto rispetto a quello fermo, spazii e tempi sono legger-
mente diversi.
Usando formolette di Lorentz,68 Einstein espresse questa contra-
zione delle unità di spazio e di tempo applicate ad un corpo in moto
(era Galileo che aveva stabilito che il corpo fermo non esiste) e di-
mostrò che la esperienza di Michelson aveva dato il risultato che do-
veva attendersi, introducendo la velocità della Terra e quella della
luce. La prima è trenta, la seconda trecento mila chilometri al secon-
do, la minima "contrazione" (di ciò che per gli antichi e fino a Kant
erano le due categorie immutabili, i dati "a priori" di ogni attività
mentale umana) risulta non da questo rapporto, un decimillesimo, ma
dal suo quadrato, un centimilionesimo, dalla formolina di Lorentz.
A scuola la risposta soddisfa la domanda; e giù quel timbro pro-
fessionale che proporremmo di appioppare al sommo di una natica.
Nella vita rivoluzionaria dell’umanità la risposta è la distruzione
della domanda e dei titoli di nobiltà.69

nario della propagazione dell'elettromagnetismo e il riferimento assoluto per il moto


meccanico. L'esperimento portò alla conclusione sorprendente che la velocità della
luce era la stessa anche in un sistema in movimento e ciò era incompatibile con il
concetto di etere. Infatti tale concetto fu abbandonato e fu possibile giungere alla
teoria della relatività. In recentissimi studi sulla fisica ricompare il termine "etere"
(fra virgolette) nell'ambito del tentativo di superare il concetto di spazio vuoto e di
unificare le teorie di campo (Cfr. per esempio Franco Selleri, Tempo relativo e si-
multaneità assoluta, dispensa, Università di Bari - Dipartimento di Fisica; INFN -
Sezione di Bari).
68
Antoon Hendrik Lorentz formulò una teoria elettronica della materia (1892) che
permetteva di ricondurre i fenomeni elettromagnetici a spiegazioni elementari. Im-
maginò che la totalità delle proprietà fisiche dei corpi e dei fenomeni ad essi colle-
gati fosse riconducibile alle proprietà di cariche elettriche elementari. Sulla base de-
gli esperimenti di Michelson e Morley, avanzò un'ipotesi chiamata poi contrazione
di Lorentz. I calcoli di Lorentz ebbero conferma sperimentale nell'osservazione dello
spettro emesso da un corpo incandescente immerso in un campo magnetico (effetto
Zeeman), e la conferma definitiva la diede la meccanica quantistica.
69
La ricordata palingenesi potrà esservi soltanto quando l'umanità riuscirà non solo
a porre domande e ad esse rispondere, ma quando potrà distruggere le domande cor-
renti e porne di nuove. Il punto morto della fisica, quello che disturbava tanto Ein-

98
L’esempio della relatività può essere indigesto. Passiamo ad un
esempio storico. Per una secolare sgonfiata l’Uomo si svolge verso la
Libertà della sua Persona (dicono anche la Dignità). Ammorba la
domanda: va conquistata all’uomo la libertà politica, o quella eco-
nomica?
Millenni di sistemi filosofici si arrabattano dietro questa domanda
e confondono il problema della libertà dell’uomo dalla necessità che
lo piega alle influenze dell’ambiente di natura con quello della libertà
del singolo dalla schiavitù ad altri uomini o gruppi di uomini. Ma la
scoperta rivoluzionaria del comunismo non trova già una nuova so-
luzione al problema, bensì frantuma la sua impostazione, travolge la
vuota domanda: libertà o necessità? L’animale uomo in tanto è do-
tato di conoscenza in quanto è animale sociale, uomo sociale. La sua
sapienza dopo la sua azione, lo condurrà a liberare la sua specie dalle
più gravi pastoie determinatrici della necessità naturale. Il nostro
programma non è la libertà della persona umana, politica od econo-
mica, è ben altro: liberare l’uomo dalla stupida illusione della Perso-
na: elevarlo a uomo sociale.
Geocentrismo, unicità delle categorie spazio e tempo, sistemi fi-
losofici costruiti sull’Io individuale; sono fantasmi dell’Uomo, che
nel suo corso cadono.
Ma ciò non vuol dire che non vadano considerati e vagliati quali
tappe della lunga immensa costruzione che fu la storia della specie
umana. Essi non si annullano come si fa di una formola sbagliata
scritta sulla lavagna passandovi lo straccio. Così si cancella pueril-
mente la "risposta non esatta". La conquista della verità non si fa
cancellando risposte, ma cancellando domande, il che avviene in
grandi gloriose ed isolate svolte della vita, che è lotta prima che sa-
pienza. La verità si raggiunge cambiando i quesiti, e a questo lavora-
no non le teorie servili di risposte esatte, ma le serie di risposte ine-
satte che trascinano al suo capovolgimento ogni domanda tradizio-
nale.

stein, consiste nel fatto che oggi la scienza rinuncia addirittura alla domanda. Infatti
la meccanica quantistica risponde bene alle verifiche sperimentali, ma alla domanda
"Perché?", il fisico moderno risponde: "Che importa? Funziona".

99
E’ l’errore, l’arma della ricerca della verità. E’ l’errore che di-
venta dubbio, critica e rivoluzione, ciò per la stessa borghesia na-
scente di secoli addietro.
Per noi comunisti è ancora di più: la violenza della rivoluzione
precede e rende possibile la sola scienza, propria dell’Uomo che non
sia più vuota Persona.

Romanzo del satellite


Nella nostra volgare espressione che la eterna corsa del satellite
della Terra non costa nulla, sta tutta la filosofia della fisica di Gali-
leo, da cui siamo partiti. Diamo per ammesso che la nostra Luna, di
cui si servì Newton per dimostrare, scoprendo la legge di gravitazio-
ne, che essa si comportava come se cadesse sulla Terra, riducendo
Luna e sassata alla stessa legge generale, possedesse in partenza la
sua velocità di un chilometro al secondo. Un qualunque modo sim-
bolico di dire questo è che Dio la abbia creata dandole quella spinta
iniziale. Quando diciamo che velocità uniforme ossia inerzia co-
stante non richiede somministrazione di lavoro meccanico, ossia di
energia, e nella società umana spesa di danaro, esprimiamo un con-
cetto con simboli che l’avvenire potrà mutare, ma che nel passato
quando tutto era teologia si potevano esprimere dicendo che a Dio la
attuazione della sua volontà non costa nulla, perché alla stessa non vi
è limite. Chi nella società borghese è l’Onnipotente? che dispone di
capitale danaro senza limiti.
Comunque, per essere lineari immaginiamo prima che Dio abbia
creata la Luna senza velocità, anche se è chiaro che non lo fece per
amore dell’ammontare del suo conto in Banca. In questo caso, dico-
no Galileo Newton ed ogni altro, la Luna sarebbe caduta sulla Terra
in linea retta, appunto come un sasso.
Facciamo un’altra ipotesi, che Dio si fosse scordato di creare la
Terra. La Luna, creata ferma, sarebbe rimasta lassù sola soletta. Ma
possiamo anche pensare che non vi fosse la Terra, (o meglio non
avesse forza attrattiva) ma la Luna fosse stata dotata di quella velo-
cità impressa (da Dio, pensatelo pure, dato che Primo Carnera non vi
basterebbe). In tal caso, che è chiaro non si dà in pratica, in concreto
(staremmo freschi se volessimo fare birra coi casi concreti) Galileo ci
dice che cosa sarebbe accaduto: la Luna se ne sarebbe filata via a

100
quella velocità di un chilometro al secondo percorrendo una traietto-
ria rettilinea per tutta l’eternità, sola nello spazio cosmico vuoto.
Ed allora il principio di inerzia di Galileo si formola così: un cor-
po a cui non viene applicata alcuna forza persevera nello stato di
moto rettilineo ed uniforme che possiede. Non si dice più: resta fer-
mo. Perché? All’inquisizione si rispose: perché Dio non ha creduto
creare nessun corpo con velocità zero. Ma quelli del tribunale anda-
rono in bestia: sì, uno solo, la Terra!
Per narrare il romanzo del satellite occorre dunque ammettere: la
Terra, cui si concede di star ferma (la scienza nasce come arte pole-
mica, non era avvocatescamente abile mettere al centro il Sole fermo
- che poi non lo è - e il grande Isacco non lo fece); la Luna, lanciata
per un attimo sul rettilineo con la sua velocità. L’esperienza ci inse-
gna che la Luna non si va a perdere nelle profondità dell’infinito ma
ci segue come fedele compagna girandoci attorno. Perché? Perché
non cade? Newton dà fuoco alla bomba abbagliante. Proprio perché
cade. La domanda della sapienza dei secoli eccola disintegrata.70
Della nazionalità non ne frega più che della personalità, ma è un
fatto che Galileo nel fondare la cinematica aveva trovato la composi-
zione dei movimenti. Muovo il giornale sul tavolo mentre una formi-
ca vi cammina sopra. Qual è il moto della formica, sul tavolo? Se il
giornale va a destra e la formica in avanti ad angolo retto, il suo moto
è sulla diagonale.
Il gran Newton apostrofa la bianca Selene, ma non più al modo
dei vati.

70
Quando la scienza si sviluppava per mezzo di una classe che era ancora rivolu-
zionaria la distruzione di domande avveniva a raffica. Newton stava ancora studian-
do il problema quando la sua distruzione dell'antica domanda ne fece nascere imme-
diatamente una nuova. Il reverendo Bentley, volenteroso divulgatore della scienza a
sostegno della potenza di Dio, gli chiese: perché mai allora le stelle "fisse", che non
cadono a quel modo, cioè orbitando, non si attraggono tra loro? Se la gravitazione è
universale l'Universo dovrebbe collassare verso un punto. Ci volle del tempo per
distruggere la seconda domanda e togliere da essa l'aggettivo "fisse". D'altra parte
Newton si accorse subito che le perturbazioni gravitazionali fra i vari corpi celesti
escludevano la stabilità dell'universo e studiò il problema dei tre corpi, citato in altra
parte di questo volume, e che sarà risolto definitivamente quando si riuscirà a di-
struggere ulteriori domande. La funzione reazionaria della borghesia attuale è dimo-
strata dalla sua scienza, che affina l'esistente al parossismo, ma non riesce più a di-
struggere vecchie domande.

101
Corro per un chilometro sulla tua traiettoria retta, ed io ordinerò
alla vecchia Gea di non attrarti. Dopo un trentesimo di secondo ab-
basso una leva (come avrebbe detto se non fosse stato sir Isacco ma
un robot cibernetico di oggi), e scatta l’attrazione.
(Il trucchetto che "al limite" non comporta un briciolo solo di er-
rore matematico, era di Galileo). La Luna allora per quello stesso
trentesimo di secondo cade sulla Terra. Dove si viene a trovare dopo
questi due tempi, o passi di rock and roll? Ma guarda, proprio sulla
sua orbita. Per Newton, nella sua elegante costruzione di geometria
euclidea, bastava che questa fosse circolare. Percorso in quel tempu-
scolo un tratto sulla tangente, e un tratto trasverso sul raggio verso il
centro, in modo da tornare sulla circonferenza, la relazione tra queste
due grandezze geometriche basta a dimostrare che la forza che attira
la Luna verso la Terra varia in ragione inversa al quadrato della di-
stanza: la legge della gravitazione universale era questa.

Il bilancio delle energie


Keplero mostrò che le orbite dei pianeti sono più complesse della
circolare, ma ci basta pensare che la Luna - o il satellite artificiale
che la scimmiotta oggi - corra su un cerchio perfetto . Allora due so-
no le conseguenze: la distanza dal centro della Terra non cambia e
quindi nemmeno l’attrazione. La velocità sull’orbita del satellite è
anche costante.
Fino a che siamo fuori dalla resistenza passiva rovinosa di una
atmosfera anche rarefatta, tutto procede gratis. La fisica moderna ha
due concetti della energia meccanica. La prima è una energia di posi-
zione, energia potenziale (parola politica tanto di moda oggi). Questa
dipende dalla distanza dal centro delle forze, che nel caso descritto
non cambia. L’altra forma è l’energia di movimento, o cinetica, che
si chiama anche forza viva. Questa dipende dalla massa del satellite
che non muta e dalla sua velocità che nel nostro caso neanche muta.
Dunque anche l’energia totale del satellite non muta, e non occorre
spenderci nulla, per evitare che si fermi.
E l'aeroplano? Perché ha il motore? In questo caso occorre un la-
voro motore, vi è un costo di energia, spesa di carburante. Le diffe-
renze sono due. Una è la resistenza dell’aria all’avanzamento del ve-
livolo che è vinta grazie alla elica propellente, non senza grave spre-

102
co di energia motrice. L’altra è la necessaria forza di sostentamento
che evita che l’aereo precipiti al suolo, ed è chiaro che tale forza de-
ve essere contraria ed uguale al peso dell’apparecchio. Quello
dell’aeroplano era un principio noto da secoli ed applicato agli aqui-
loni dei bambini o al cervo volante di Franklin.71 L’ala è a piano in-
clinato, e non più tirata contro vento da una cordicella fissa al suolo,
ma spinta in avanti dalla elica propellente azionata dal motore. Stri-
sciando sull’aria che resiste all'avanzamento del tutto si determina
una componente dal basso in alto che sostiene l’apparecchio in volo
orizzontale. Se non c’è il lavoro motore (ossia i soldi per il carbu-
rante) non avviene solo che l’aereo non va avanti per la resistenza
dell’aria all’avanzamento, ma che esso perde il sostentamento e cade
al suolo. Per l’aeroplano la resistenza passiva ci fa fare (seguitiamo a
simulare di essere degli antropomorfisti) un buon affare. Nel caso del
satellite ci rovina , lo rallenta, e finisce col cadere.

Il vero rapporto causale


Ci illudiamo che il nostro procedere disordinato stanchi meno e
spieghi meglio i punti discriminanti. Adesso siamo in grado di stabi-
lire la vera legge causale della [meccanica] moderna, che Einstein
non ha rovesciato ma confermato. L’aristotelico diceva: la forza è
causa del moto, e quindi causa della velocità del mobile. Ora sap-
piamo che questo non è vero perché il moto del satellite serba la sua
velocità senza applicazione di forza. Ed allora la legge corretta è che
la forza è la causa di un effetto diverso: la modificazione della velo-
cità del moto.
Questa modificazione o variazione della velocità ha due aspetti, in
generale simultanei. Varia la velocità sulla traiettoria: caso pratico il
sasso che cade al suolo o la famosa Luna ferma che cadesse sulla
Terra. Parte piano piano ed aumenta la velocità progressivamente.
Ancora il vero effetto della forza non è più la velocità, ma
l’accelerazione. Se la forza è ritardante ossia diretta in senso inverso
al moto, l’accelerazione diviene ritardo o decelerazione: caso del sas-

71
Benjamin Franklin (1706-1790) nel corso dei suoi studi sull'elettricità, combinò
la sua teoria delle emissioni sulle punte con esperimenti mediante aquiloni, cosa che
gli permise di inventare, nel 1752, il parafulmine.

103
so lanciato verso l’alto. Ma può anche variare la direzione della
traiettoria; ossia l’effetto della forza applicata fa "inflettere" la linea
su cui il mobile corre verso la parte da cui la forza "attira". Quindi
Newton, quando fece saltare la vecchia domanda: la stessa accelera-
zione che farebbe cadere la Luna sulla Terra se la prima possedesse
ab aeterno la sua velocità impressa (divina o gratuita) vale ad inflet-
tere la sua traiettoria, tendenzialmente retta, di quel tanto che la
mantiene nei millenni alla stessa distanza dalla Terra. I due tipi di
accelerazione si chiamano: tangenziale (quella che fa accelerare o
rallentare sulla traiettoria) e centripeta (quella che fa flettere, curvare,
la traiettoria).

Leggi di Keplero
Ciò che Newton trovò teoricamente, Keplero l'aveva trovato con
la osservazione o meglio con geniali calcoli sulle osservazioni di Ti-
cone Brahe sul moto dei pianeti.
La prima legge dice che il pianeta si muove su di un’orbita non
circolare, ma ellittica. Se l’orbita fosse un cerchio il Sole starebbe nel
centro. L’ellisse è un cerchio schiacciato in una direzione e allungato
nella trasversale: tutti ne hanno l’idea, che non è quella di un ovale,
perché l’uovo ha una punta più acuta dell’altra, l’ellisse è simmetrica
tra le due punte. L’ellisse ha pure un centro di figura, ma il corpo at-
traente di Keplero-Newton occupa uno dei due fuochi. I fuochi sono
due punti equidistanti dal centro, di poco se l’ellisse è tondeggiante,
di più se è molto allungata. Stanno sull’asse maggiore.
La teoria di questa curva fu data agli antichi da Apollonio,72 colle
sue sezioni coniche. Immaginate un cono a due falde, ossia due cap-
pelli da Pulcinella uniti alle punte. Un piano che tagli una sola falda,
o un solo cappello, ci traccia una ellissi. Ma si potrebbe fare il taglio
con un piano che impegni le due falde e si avranno due rami "aperti"
di curva: ecco l’iperbole. Se il piano taglia una falda ma proprio
schivando l’altra per miracolo, si ha un ramo solo, anche aperto: la
parabola. Questi tre casi trovati in astratto sono meccanicamente pre-

72
Apollonio di Perge, vissuto nel III secolo a.C., lavorò ad Alessandria. Le sue ope-
re di aritmetica sono andate perdute. Rimane, incompleto, il Libro delle coniche,
dove sono enunciati i teoremi inerenti alle sezioni citate nel testo.

104
senti in natura. Una cometa che viene da "distanza infinita" nel si-
stema solare, e non vi torna più dopo avere girato attorno al sole a
distanza relativamente breve, corre su una iperbole, o almeno su una
parabola (basti di ciò; ma ubbidisce alle stesse leggi di Keplero-
Newton).
Per i satellitini artificiali ci interessa la ellisse. Il centro della Ter-
ra sta in uno dei due fuochi. La famosa orbita in cui il satellite artifi-
ciale è stato messo (dal Kremlino, o dal Pentagono, non conta; la
stupida frase pragmatistica e da intraprenditore economico prova che
non siamo saliti più su della teologia, ma scesi demagogicamente nel
più vieto antropomorfismo)73 ha un perigeo o punto di distanza mi-
nima dal centro terrestre (e minima altezza sulla superficie terrestre)
ed un apogeo, o punto di distanza ed altezza massima.
La terza legge di Keplero scoprì la relazione, per uno stesso corpo
centrale, tra le dimensioni dell’orbita (asse maggiore, o somma delle
distanza apogea colla perigea) e il tempo impiegato dal corpo mobile
a farne un giro intero (periodo di rivoluzione). La legge è che i qua-
drati dei tempi di rivoluzione stanno tra loro come i cubi degli assi
maggiori. Essa serve a confrontare Venere con Giove, e anche la Lu-
na con gli Sputnik e Vanguard. Ha sempre calzato bene.
La legge di Keplero spiega perché i satelliti devon correre tanto.
Più sono vicini al corpo attraente più tocca loro essere veloci. Mercu-
rio in confronto a Nettuno corre da matto, lo batte di gran lunga in
velocità. Gli Sputnik battevano la Luna. Se da vecchi peripatetici o
tomisti credessimo che la velocità grande è effetto di grande forza,
energia, potenza, sapienza e civiltà o avanzata sulla via del sociali-
smo (!), allora potremmo ammettere che l’icona di Giove dovrà esse-
re sostituita con quella di Nikita Krusciov.
Ma se di Galileo e Keplero abbiamo capito qualche rigo sapremo
che il vero prodigio è la poca velocità del corpo sull’ellisse (a parte il
fatto che grande velocità vuol dire poca altezza, e corsa
73
Queste precisazioni apparentemente pedanti, assolutamente incomprensibili per
chi sia ancora legato alle vecchie concezioni antropomorfiche, hanno invece molta
importanza. Il satellite, lanciato in una certa direzione e con una certa velocità, non
verrà immesso in un'orbita di per sé inesistente ma descriverà un'orbita coerente con
le condizioni iniziali nella misura in cui esse saranno previste. Allo stesso modo il
proletariato non farà la rivoluzione, ma vincerà nello scontro sociale nella misura in
cui esprimerà un partito in grado di prevederla e dirigerla.

105
nell’atmosfera, che rallenta e uccide in un amplesso incendiario il
prefabbricato, manufatto, satellite).
La terza legge confronta le varie velocità dello stesso satellite. La
velocità lineare sull’orbita varia, come nell’ellisse varia la distanza
dal corpo centrale, detta raggio vettore.
La seconda legge invece dice che è costante la velocità areolare,
cioè di superficie, che riferisce alla unità di tempo non il tratto per-
corso sull’orbita, ma la superficie "descritta" dal raggio vettore; una
specie di triangolo mistilineo che ha due lati retti e uno curvo. Se
l’ellisse fosse un cerchio la terza legge direbbe solo che la velocità è
costante; ed allora nel confronto di due corpi la seconda direbbe che
la velocità è minore man mano che è maggiore il raggio del cerchio.
Se questo triangolino, che vi prego di immaginare, ha per lati il
raggio vettore (due poco diversi) e per base il tratto di orbita che vale
la velocità del corpo, è chiaro che al massimo raggio vettore (apo-
geo) corrisponde la velocità minima, mentre al minimo raggio vetto-
re (perigeo) corrisponde la velocità massima. Le formole (che qui,
come abbiamo premesso, non trovano luogo) concordano con la
nuova dinamica del Pisano quanto a relazione tra velocità e accelera-
zione, e con la gravitazione celeste dell’inglese quanto a relazione
con l’accelerazione centripeta o forza di attrazione (che moltiplica la
prima per le masse dei due corpi in gioco secondo la costante univer-
sale di Newton).
Einstein non ha distrutto la legge inerziale di Galileo né quella
gravitazionale di Newton. Non ha cercato che farle scendere entram-
be da una verità unica più alta e generale.
Comunque, per la misura al metro storico della bravata del lancio
di satelliti a mano dell’uomo, per questa rivista di bucce al vecchio
domineddio, cui abbiamo dedicato i nostri commenti critici, le con-
fermate leggi del Keplero conducono a stabilire che presso la Terra
la velocità dei corpi è alta, lontano da essa è bassa. Volta per volta,
quando il vanto era di aver sparato forte, abbiamo registrato la velo-
cità. Quella della Luna, che Dio avrebbe fatta (non lo sappiamo, ma
sappiamo certo che non l’han fatta né von Braun né Blagonravov) è
di un solo chilometro al secondo. La teoria sa da secoli che quella
massima di un satellite, che corresse sfiorando la Terra, risulta di
otto chilometri al secondo (prima velocità cosmica). Quella di un
corpo che sfugga a descrivere l’ellisse e sia messo (da un trivialissi-
106
mo appaltatore di pubbliche imprese borghesi) su una iperbole o una
retta, dovrebbe essere di undici chilometri (seconda velocità cosmica
o di fuga); da qui gli stupefattori 29 mila e 40 mila chilometri orari
degli imbonitori, contro i modesti tremilaseicento della deofatta Lu-
na.
Da tutto ciò la ostinata richiesta del nostro dialogato astrale, cui
ogni tanto dai vertici pare si tenti rispondere. Darci un corpo che: va-
da piano; abbia una orbita quasi circolare; stia ben lontano dalla Ter-
ra e dall’aria, che per lui significa fuoco aristotelico; ripassi regolare
su una effemeride e si lasci collimare da terra. Senza intrallazzi. Il
capitale l’ha messa in orbita sull’intrallazzo, la scienza!

Da "il programma comunista" n. 4 del 1960

107
24. PICCOLA CRONACA SPAZIALE

Le nostre note su satelliti artificiali, razzi lunari e razzi solari,


tentammo renderle più commestibili col nostro espostuccio kepleria-
no alla riunione di Milano (vedi resoconto). Le ultime osservazioni le
dedicammo alle strane evoluzioni del russo Lunik III e alle contrad-
dizioni degli annunci, nonché alle non meno contrastanti notizie sul
tiro a bersaglio nel mezzo dell’Oceano Pacifico, e al rinvio dei lanci
verso il Sole e dopo la conquista della Luna, da cui (narravamo), data
la minore gravità, era più facile raggiungere la modesta velocità di
fuga. Da cui il nostro eretico dubbio che non sia stata ancora rag-
giunta mai. Quella che pare raggiunta è la distensione, per cui ameri-
cani credono agli annunci ufficiali russi, e russi agli americani. Noi,
che crediamo poco ad entrambi, continuiamo la cronaca sulle notizie
ufficiali.
Negli ultimi tempi l’America avrebbe preso il disopra. 74 Ci atten-
devamo che il Primo Maggio i russi rispondessero con un colpaccio:
nulla. Dopo gli ultimi eventi si può dall’America - senza smentita
russa - tracciare questo bilancio. Satelliti messi in orbita: 17 ameri-
cani, 3 russi. Satelliti oggi in orbita: 8 americani, nessuno russo (il
grosso Sputnik III pur durando più dell’attesa, il 4 aprile ultimo si è
bruciato nell’atmosfera densa). Satelliti che inviano segnali radio, e
quindi certo non sono ancora caduti: quattro, degli americani.
Razzi lunari: due russi, uno caduto sulla Luna, l’altro che gira at-
torno a Luna e Terra, ma non si fa più sentire.
Razzi solari: uno russo, il Mechta che non trasmette più, e si fece
sentire fino a 470.000 km dalla Terra. Due americani, il Pioneer 4
che si fece sentire fino a 660.000 km, e l’ultimo Pioneer 5, partito
1’11 marzo 1960, che sarebbe capace di farsi sentire fino a 80 milio-
ni di km, e che dovrà ripassare a... tiro nel 1962.
La superiorità russa resta solo nel peso: il Mechta pesa una ton-
nellata e mezza, il più grosso satellite americano circa un quintale, il
razzo Pioneer 5 solo 40 chili.
74
È significativo osservare come il più avanzato lavoro sociale degli Stati Uniti, e
quindi la superiore tecnologia, non abbiano influito troppo sulla qualità dei risultati
nella "corsa" spaziale: ancora oggi i traguardi qualitativi ottenuti, pur con mezzi più
grzzi e fatte le debite differenze quantitative dovute alla maggiore disponibilità di
capitali, sono più o meno alla pari.

108
Una prima cosa ci interessa: che non si possa lanciare la balla che
è il regime socialista, o comunista che consente di conquidere il co-
smo.
Ora la cronachetta dei successi di America.
Dopo i successi dei due Lunik gli americani ammettono che tenta-
rono di replicare mettendo un satellite in orbita attorno alla Luna:
fallirono. Crediamo che falliranno tutti.75
Il 23 marzo 1960 fallirono nel lancio di un satellite per studi sulle
radiazioni.
Il Primo Aprile riuscirono a lanciare non un pesce, ma il Tiros 1,
satellite televisivo che fa fotografie non per scopi militari, ma meteo-
rologici. Pesa più del quintale, gira in 90 minuti, ha orbita (notevole
risultato) quasi circolare: tra 700 e 740 km di altezza, resterà in alto a
lungo.
Il 13 aprile fu la volta del Transit 1 destinato a guidare i naviganti
in mare e cielo con sistemi radio e radar. Pesa anch’esso più del
quintale, ma l’orbita non è riuscita circolare: tra 770 e 373 km di al-
tezza. Quindi non durerà che 16 mesi; e sarà un successivo esperi-
mento che tra un paio di anni sarà utile, dicono, alla navigazione, do-
po regolate certe scale.
Il 15 aprile partì il Discoverer 11 di circa 120 chili, destinato a
lanciare una capsula con prove organiche; ma la capsula restò in or-
bita col satellite e mancò all’appuntamento. Tempo 92 primi, altezze
tra 610 e 175 km, orbita allungata e vita breve.
Ed ora poche note sul Pioneer 5 che sarebbe in orbita attorno al
Sole sfiorando al perielio quella di Venere, e all’afelio quella della
Terra (non mentre ci passano i due pianeti, comunque coi suoi 40
chili di peso e 50 cm di diametro lo scontro sarebbe da ridere). Sa-
rebbe partito alla velocità di 40.000 km/ora, giusto quella di fuga.
Mentre era accettabile il tempo di 43 ore per raggiungere l’orbita lu-

75
Non fallirono tutti, ma in buona parte. Fino a quando non si trovò il modo di mi-
gliorare sia la telemetria che il sistema di guida inerziale nello spazio vuoto con l'au-
silio di micromotori a getto controllabile, i vettori sfuggirono ad ogni controllo pre-
ciso e quindi a molti obiettivi delle varie missioni (come si è visto, la perdita di ma-
teriale è impressionante). Bisognò giungere al 3 aprile 1966 per avere il primo satel-
lite orbitante intorno alla Luna (il russo Lunik 10) e questo addirittura dopo che si
compì l'atterraggio quasi-morbido sul nostro satellite (il 31 gennaio 1966 con il Lu-
nik 9), segno che era più facile allunare che orbitare.

109
nare (384.000 km ) dato per il Pioneer 4, non credemmo a quella di
34 del razzo russo, e meno crediamo a quello di 31 di questo. Nei
primi giorni sarebbe stato seguito fino a 800.000 km, in 61 ore. Poi
hanno detto di sentirlo da 10 milioni di km grazie alle eccezionali
trasmittenti discontinue. Le notizie sulle velocità sono confuse e si
prestano alla critica che facemmo per i razzi americani e russi. Non
si chiarisce, tra velocità radiali di allontanamento dalla Terra, e velo-
cità propria nel sistema solare. I posteri ne sapranno più di noi e chis-
sà non dicano: bravi codini, faceste bene a non bere.
Conosciamo la sete di acqua, non quella americanoide di alcool e
di novità moderne. Saremo asini, ma astemi.

Da "Il programma comunista" n. 9 del 1960

110
25. NAVE E STATI CON PILOTI DI PAGLIA

Nella noterella spaziale del numero precedente dicemmo che dati


i successi abbastanza notevoli degli americani era da aspettarsi un
colpaccio spaziale russo per il Primo Maggio. A un colpo pensavano
evidentemente gli americani stessi, e lo volevano scoprire col volo
dell’aeroplano spia. I russi hanno fatto un colpo migliore abbattendo
l’aereo e prendendo vivo il pilota.76
Quanto al Primo Maggio, oramai la ingenua festa dei lavoratori
vale per preti da un lato e rinnegati del bolscevismo dall’altro, e si
pensava a meglio che al convenire di milioni di lavoratori del mondo.
Il 15 maggio sarebbero convenuti, per conto di quelli; i quattro del
vertice, o i quattro vertici, le quattro punte quelle figure che abbiamo
da tempo battezzate in stile Cambronne; sembrandoci logico che a
quella materia conduca l’idea ed il mito odierno delle punte e delle
cuspidi, in cui tutto si assomma dopo la più degna delle plastiche
espulsive. Il colpo andava quindi non per il primo ma per il quindici,
e c'è stato. Lancio della "nave spaziale".77

76
Il 1° maggio del 1960 un aereo spia d'alta quota americano, l'U2, pilotato da Gary
Powers venne abbattuto sul territorio russo. Kruscev utilizzò l'incidente in modo
spettacolare e, con una sceneggiata famosa, fece saltare un vertice delle quattro più
grandi potenze già in calendario a Parigi. Powers, reo confesso, fu processato e con-
dannato il 19 agosto a dieci anni di reclusione.
77
Nel testo manca il nome della "nave", e i particolari sono imprecisi. Ciò è dovuto
al fatto che il lancio del prototipo Vostok, quello che avrebbe portato Gagarin in or-
bita, venne mascherato, anche se il manichino rendeva di per sé evidente lo scopo
della missione. Il falso nome della navicella era Korabl-Sputnik 1; essa fu lanciata il
15 maggio 1960 come rudimentale prototipo della Vostok. Possedeva un modulo di
discesa, probabilmente dotato di scudo termico, ma che rimase in orbita. Il Korabl-
Sputnik II fu lanciato il 23 luglio dello stesso anno con due cani, Belka e Strelka, che
furono recuperati con successo dopo 18 orbite. In dicembre fu lanciato il KS3 che si
disintegrò bruciando nell'atmosfera. Nel marzo 1961 furono provati il KS4 e il KS5,
quest'ultimo con il cane Zvezdochka, felicemente recuperato. Diciotto giorni dopo
Gagarin percorreva la prima orbita umana. Non furono mai mostrate fotografie o
modelli della Vostok fino al 1965, quando sia il vettore che la navicella furono espo-
sti a Torino. Ancora oggi le pubblicazioni specializzate non riportano i parametri
delle orbite.

111
Effetto sicuro su tutte le schiere anche antirusse delle classi mez-
zo borghesi, e soprattutto dei miserabili moderni lavoratori del cer-
vello. Nave, perché? Nave è uno strumento nel quale il navigatore
sceglie la sua rotta e dirige l’apparato motore. Qui non abbiamo né
navigatore né motore a bordo, ma un corpo passivo, un satellite come
tutti gli altri che girano attorno alla Terra, e che sarebbero oggi quat-
tro o cinque, tutti americani. Non vi è motore, perché le fonti di
energia sono i primi "stadi", come oggi dicono tutti, i quali stanno al
satellite "in orbita" come il cannone sta al proiettile.
Quali dunque le caratteristiche nuove dell’esperimento? Anzitutto
il peso del corpo lanciato, quattro tonnellate e mezza, ed esattamente
4.540 chili, dall’annuncio russo. Lasciamo stare che la capsula con il
manichino, destinata a staccarsi, pare rappresenti più di metà del pe-
so, per ora sono ben quattro tonnellate e mezza a cui si è impressa la
velocità di 6.000 metri al secondo, ossia 28.000 km all’ora. Finora lo
Sputnik III, testé caduto, e il Mechta che sarebbe in viaggio, raggiun-
gevano il peso di circa un terzo. Dunque un certo primato; se pure la
potenza del Mechta, partito a 11.000 metri al secondo, non era di
molto inferiore: infatti la seconda velocità cosmica, rispetto alla pri-
ma, richiede per lanciare la stessa massa doppia energia circa. I russi
stessi ricordano che gli americani hanno lanciato un satellite di 770
chilogrammi, il Polaris.
Nelle nostre note ed elenchi era il Discoverer II lanciato il 13
aprile 1959, di 675 o 740 chili in annunci diversi. La sua altezza mi-
nima era 250 km, e sarebbe ancora in volo. Oltre i primati di peso si
è vantato quello - al solito una vecchia richiesta nostra fin dal primo
lancio - dell’orbita circolare. Si è detto che era a 320 km dalla Terra,
ma subito dopo si indicano due altezze diverse: massima 369, mini-
ma 312. Lo scarto di 57 km è maggiore, in assoluto e in relativo, di
quello che darebbe il recente Tiros 1 americano, tra 740 e 700 km.
Siamo lontani dai primati del lungo periodo di rivoluzione a grande
distanza. È noto che il Paddle Wheel americano si spinge a 42.000
km di altezza col periodo di ben 12 ore e 51 minuti, o giù di lì. Il pe-
riodo di 91,2 minuti annunciato per la "nave" è inferiore a quello di
tutti gli altri satelliti russi e americani: già lo Sputnik I dette circa 95
primi, salendo a 810 km di massimo.
Le cifre date non sembrano accettabili, forse verranno dopo le più
esatte. Con 91,2 minuti il semiasse maggiore dell’orbita è calcolabile
112
in km 6.792. Sono 414 km più del raggio terrestre, e tale sarebbe
l’altezza, non 320, se l’orbita fosse circolare. Se poi l’altezza minima
è 312, la massima deve essere non 369, ma 516, ovvero il periodo
deve essere 89 soli primi. Le cifre non sono attendibili, comunque il
chiesto miracolo non vi è stato, quanto a distanza dalla Terra, e a pe-
riodo di rivoluzione. Un risultato positivo sarebbe la visibilità ad oc-
chio nudo, ma per utilizzarlo il corpo è troppo vicino, e troppo scarse
le combinazioni favorevoli. Dunque un nuovo satellite, il più grosso
di tutti, e null’altro di sensazionale.
Poiché siamo convinti che il manichino non è un uomo vivo,
nemmeno la spia Powers, [qui manca evidentemente una frase,
n.d.r.] come sarebbe stato eticamente grazioso osare. Neghiamo che
si sia fatto un passo importante verso il viaggio dell’uomo negli spa-
zi, come dal pubblicistico effetto che si è voluto tentare. Forse si è
capito come un tale risultato è dubbio e sempre più lontano.78 Le ra-
gioni sono semplici.
1. La cellula pressurizzata non può ritornare senza incendiarsi
nell’atmosfera, e il viaggiatore non potrà narrare il viaggio. Perché
ne telefoni da vivo le notizie, anzi per verificare se serba vita e co-
scienza, è necessario votarlo alla morte. Ma nessuno cerca un kami-
kaze.79
2. La cellula è un peso enorme, dell’ordine di grandezza di tutta la
sedicente "nave". Ma se ci fosse l’uomo vivo dentro, dovrebbe fun-

78
Manca un anno al volo in orbita di Yuri Gagarin.
79
Il rientro delle capsule avveniva e avviene con grande surriscaldamento (fino a
3.000 gradi) della loro superficie. In un primo tempo il recupero dei manufatti non
fu possibile, poi vennero messe a punto delle ceramiche per un "raffreddamento
ablativo", che si ottiene cioè con la riduzione del materiale surriscaldato in scaglie
che si staccano via via dalla massa. Una Apollo o una Soyuz che rientrano nell'atmo-
sfera passando da 32.000 km all'ora a circa 450 dissipano 80-90.000 Kilowattora,
che è l'energia necessaria ad illuminare una città di un milione di abitanti per una
decina di minuti. Dopo la frenata spontanea, il tratto terminale della discesa avviene
aprendo dei paracadute a frenatura differenziata man mano che si scende nell'atmo-
sfera densa. Comunque tutto ciò non bastava per l'incolumità dei primi astronauti
russi: per evitare un impatto troppo violento col suolo, essi venivano eiettati con un
loro paracadute individuale già da grande altezza (anche se le foto ufficiali li mo-
strano sorridenti mentre escono dagli sportelli delle capsule, in mezzo alla gente e ai
fotografi).

113
zionare da nave proprio la cellula e non il solo pezzo che resta in or-
bita.
3. Tutto il corpo, il pezzo primo, o il pezzo secondo, funzioneran-
no come nave quando avranno un motore fonte di energia, non solo
per rallentare il ritorno, che sarebbe magro risultato, ma per scegliere
la strada (verso Marte o vero Venere...!). Ma se la sola cellula che
servirebbe alla vita dell’uomo pesa diecine di volte più del suo corpo,
il motore peserebbe centinaia di volte di più di tutto il satellite.80
4. Il motore nucleare è ben, ben lontano dall’offrire la soluzione.
Ammesso che con poco peso sviluppi enorme potenza, per funziona-
re come motore a getto dove prenderà la massa di materiale espulso
in reazione, non più recuperabile? Il combustibile chimico la forni-
sce, come negli aeroplani a getto, nella misura del suo stesso peso. E
poi manca l’aiuto della resistenza dell’aria al getto.81
5. Finora si è ammesso che nello spazio la teleguida di correzione
non ha ancora agito. Ma questa è a nostro modestissimo pensare la
sola via tecnica che si può tentare. Risparmiare la cabina da vita
umana, risparmiare il Manichino, e progettare un Robot. Il Robot
racconterà, prima di essere disintegrato, e peserà meno come pilota
di un primo motore autonavigante, lontano crediamo anni ed anni se
non secoli, eseguendo ordini delle stazioni di terra.
Uno scienziato russo avrebbe ammonito, non diciamo gli scopri-
tori, ma i turisti e gli emigranti da fantascienza, che la sede comoda
per l’uomo nel mondo è la Terra. Da millenni l’occhio dell’uomo
esplora il cosmo. Vi invii l’uomo suoi strumenti di ricerca e lettura, e
se ne stia quaggiù. L’animale mentale vive quando sa, non quando

80
Né la Vostok I né i suoi prototipi permettevano la benché minima possibilità di
guida. Motori di direzione, posizione e freno vennero montati abbastanza presto
sulle navicelle con equipaggio, ma il rientro "pilotato" fu parzialmente affrontato
soltanto nel 1981, con il primo volo della Space Shuttle Columbia, dotata di motori
propri e di mezzi per l'atterraggio autonomo. Anche la navetta spaziale, però, rientra
nell'atmosfera arroventandosi, protetta da piastre di ceramica.
81
Quest'ultima frase, così com'è stampata, è sbagliata: l'effetto di azione-reazione
del getto non ha bisogno dell'aria per verificarsi. L'effetto a reazione è spiegato
esattamente una riga più sopra e anche nel primo articolo di questa raccolta. E' una
credenza ingenua, anche se diffusa, che l'effetto "a reazione" sia dovuto alla spinta
dei gas sull'aria.

114
viaggia.82 Può viaggiare anche un salame. Salami sono quelli che go-
dono di queste notizie, exciting. All’americana.
Se il vertice è fallito, l’esperimento della pretesa nave spaziale è a
sua volta fallito. Ma, per i filistei al cubo, è "pienamente riuscito". Si
era annunziato che la "capsula" si sarebbe staccata dalla "nave" con
una spinta all’indietro, che le avrebbe tolto velocità, in modo che
rallentando sarebbe con volute più strette entrata nell’atmosfera bru-
ciandosi. Se questo esperimento riusciva era la premessa a futuri lan-
ci del pilota vivente, in modo che non morisse bruciato, ma atterrasse
salvo. Per ora si sarebbe avuto non un fantoccio atterrato, ma un
fantoccio bruciato. Fatta la manovra di distacco, la capsula col mani-
chino si è staccata dalla nave grazie ad un motorino razzo che ha
dato la spinta per allontanarle tra loro.
Caso ben strano, hanno usato questo ridotto surplus di energia
meccanica non per discostarsi, ma per seguitare a viaggiare di con-
serva (e pare anche con un terzo oggetto, il razzo vettore della nave)
su una orbita più alta e molto più allungata.
La nostra nota precedente scritta tre giorni prima di questa notizia
aveva già affermato che l’orbita doveva essere meno circolare e più
lunga. Secondo il nuovo dato che oggi ci danno (col periodo di 94
primi e un quarto invece di 91,2) la somma delle altezze massima e
minima risulta dal calcolo di 1.130 e non più 836 km. Non siamo
d'accordo con le due cifre russe di 307 minimo e 690 massimo; se il
minimo è 307, il massimo risulta a noi 823, ovvero, 440 e 690.
Siamo d'accordo che l’orbita si è allungata molto essendo cre-
sciuta l’energia cinetica della curiosa coppia di oggetti viaggianti.
Ma se si doveva salvare il pilota vivo mandando la nave al macero,
l’uomo spaziale sarebbe stato condannato a lenta atroce agonia; co-
me una scialuppa di salvataggio che, calata troppo presso la nave, in-
ghiottita nel vortice fa annegare i naufraghi.83
82
Altro riferimento alle concezioni volgari della conoscenza, profonda critica a chi
crede e sostiene che bisogna sempre "toccare con mano" per conoscere. Detto in al-
tro modo, non esiste "ricerca sperimentale" che sia scientifica, ma vi è procedi-
mento scientifico quando i fatti della natura, osservati nelle loro regolarità, descritti
attraverso le convenzioni del linguaggio e confrontati con fondamenti riconosciuti,
trovano infine una ripetuta verifica sperimentale.
83
Il modulo di discesa, fallita la manovra di distacco, rimase in orbita fino all'otto-
bre del 1965 quando rientrò nell'atmosfera disintegrandosi.

115
Parere di noi tecnici di bassa lega: gli esperimenti vanno tentati
con apparati più semplici e senza inutili dispositivi per far campare
un manichino. Il distacco deve prima riuscire con corpi semplificati,
ottenendo che uno dei due torni giù. Ma tutta la tecnologia di oggi è
pubblicità, racconta-ballismo...

Da "Il programma comunista" n. 10 del 1960

116
26. RIVISTA DELLE FLOTTE SPAZIALI

Un articolo di evidente ispirazione americana che passa in rasse-


gna i lanci di razzi e satelliti per dedurne che l’America ha superata
la Russia, ci dà occasione per riordinare la cronaca di questa materia
oggetto di molte nostre note negli ultimi anni.
La ridda delle notizie è fatta apposta per confondere le idee e que-
ste sono oggi più che confuse, in modo che i lettori della stampa per-
dano ogni orientamento, come è nella finalità di tutti i moderni partiti
di grido.
Il secolo scorso si vantava di essere il secolo intelligente, ed in
una certa misura e nei limiti dati alla forma borghese era vero che si
cominciò a credere solo a quello che si capiva, come reazione agli
oscurantismi religiosi dei secoli precedenti. Ma oggi siamo nel se-
colo coglione, il ventesimo, perché tutti credono fiduciosamente a
quello che non capiscono, credono proprio perché non capiscono e la
loro parola d’ordine è: che grande uomo! Che sapiente! Non abbiamo
capito nulla di quanto diceva!
Il fideista disse: credo quia absurdum. Il filoscientista moderno, il
tifoso della specializzazione tecnica, dice di peggio: credo quia ob-
scurum.
Flotta russa: satelliti lanciati. Sputnik I di Kg 83,6 partito il 4 ot-
tobre '57 e caduto il 4 gennaio '58. Altezza minima (è il dato critico
come più e più volte da noi mostrato) 350 km. Sputnik II di Kg 508,3
partito il 3 novembre '57 caduto il 15 aprile '58; altezza minima 381
km. Sputnik III di Kg 1.324, partito il 26 marzo '58, caduto il marzo
'60, altezza minima la stessa.
Razzi "sonde" spaziali. Lunik I, lanciato il 2 gennaio '59, che non
colpì la Luna ma fu seguito per 62 ore fino a 597.000 km dalla Terra.
Di queste sonde si dice che sono divenuti pianeti del Sole. Tanto es-
sendo inverificabile per i russi e gli americani noi poniamo in forte
dubbio che siano usciti dalla sfera terrestre di attrazione, crediamo
errati tempi e distanze e li crediamo ricaduti sulla Terra bruciandosi
in incognito nella sua atmosfera. Comunque attendiamo che si dica
(con prove) di averli visti a "ripassare" dalle nostre parti. Il primo
Lunik pesava 361 Kg. Fu chiamato anche Mechta.
117
Lunik II. Lanciato il 12 settembre '59 avrebbe colpito la Luna di-
struggendosi nell’impatto. Anche ciò non consideriamo provato ap-
punto per il gran chiasso fattovi e la presentazione retorica. Gli os-
servatori inglesi dettero solo atto che i segnali radio erano
d’improvviso cessati. Lunik III o Orbitinik. Fu lanciato il 12 settem-
bre 1959 e commentammo la oscitanza degli annunzi circa la desti-
nazione a mettere un corpo in orbita intorno alla Luna, fino che si
conchiuse che tale corpo ha aggirato Luna e Terra che racchiude in
"orbita" che a suo tempo discutemmo mostrando che le cifre di di-
stanze e tempi erano contraddittorie. Rileviamo ora che non si sente
più parlare di verifiche di questa rivoluzione di circa 18 giorni intor-
no alla Terra o di influenza della Luna sulla orbita nei giri successivi.
Mistero.
Circa la famosa fotografia della faccia ignota della Luna noi ne
dubitammo. La autenticità ne è contestata dallo "specialista" Lloyd
Mallan che vi legge ritocchi e trucchi palesi (vedi Photography ita-
liana di maggio 1960). Ultimo satellite. Questo è stato chiamato
"Nave spaziale" e mostrammo l’assurdità del termine. Si è diviso in
due in modo contrario alle previsioni e i due pezzi viaggerebbero in-
sieme, il primato sta nel peso di ben 4.340 Kg in totale. L’orbita sa-
rebbe quasi circolare, la abbiamo discussa trovando le cifre date non
del tutto coerenti; l’altezza minima sarebbe tra 307 e 340 km secon-
do gli annunzi, non dunque tale da escludere la caduta in pochi mesi.
Bilancio finale: sarebbero oggi in volo tre corpi russi. Questa co-
siddetta nave, solo satellite; il Mechta (ma noi non lo crediamo) e il
Lunik III di cui poc’anzi, fotografo più o meno falsario.
Flotta statunitense. Vediamo ora le vanterie americane. I veicoli
lanciati sarebbero finora 28, contro i sette russi, e di questi sarebbero
in volo ben 12, contro i tre russi, noi ne abbiamo ad intervalli parlato
secondo le solite note.
1.Explorer 1 del 31 gennaio 1958. Pesava 14 Kg e la sua altezza
minima era di 350 km. Non avrebbe dovuto durare a nostro avviso
più degli Sputnik, e dubitiamo che trasmetta ancora. I suoi strumenti
avrebbero scoperta la famosa fascia di Van Allen che con radiazioni a
circa 2.000 km dalla Terra stroncherebbe i viaggi spaziali (salvo le
rotte polari ?).
2. Vanguard 1. Del 17 marzo '58. Peso minimissimo di Kg 1,5 ma
massima altezza perigea di ben 695 km, con l’apogeo ad oltre 4.000.
118
Si spiega il vanto che starà in alto per secoli, ma è poco credibile che
una delle trasmittenti funzioni ancora, e che abbia scoperto che la
Terra ha la forma di... una pera (per schiacciamento ai due poli diffe-
rente di 35 metri!) e inoltre che la luce solare con la sua pressione de-
forma le orbite dei satelliti made in Earth.84
3. Vanguard 2 del 17 febbraio 1959. Il suo occhio fotoelettrico
avrebbe data la prima fotografia informe della coltre di nubi
dall’esterno. Non ne abbiamo i dati.
4. Pioneer 4 del 3 marzo 1959. Avrebbe trasmesso fino a 655.000
km per 82 ore, mentre noi notammo 550.000 in 55 ore. La messa in
orbita solare, sfruttata dai russi, è per noi una spiritosa invenzione
del noto von Braun.
5. Explorer 6 del 7 agosto 1959, detto ruota da mulino. Ha
l’orbita più eccentrica di tutte, che discutemmo a lungo. Arriva a
42.000 km dalla Terra, e trovammo plausibile il lungo periodo di ol-
tre dodici ore (al solito e meno di due ore) ma la distanza minima è
soli 250 km e potrebbe presto cadere. Si afferma che le batterie fun-
zionino sempre utilmente ad energia solare e se ne abbiano preziose
notizie.
6. Discoverer 5 del 13 agosto '59 di cui sarebbe in volo la sola
capsula mentre il satellite raggiunse il peso di ben 770 Kg. Passa a
meno di 220 km e fu esperimento fallito.
7. Vanguard 3 del 18 settembre 1959. Ancora in volo misurereb-
be il magnetismo.
8. Explorer 7 del 13 ottobre 1959. Avrebbe scoperto nubi di gas
elettrizzato ed altri fenomeni.
9. Pioneer 5. Altro asserito razzo solare. Pesa solo 40 chili. Si è
detto di averlo sentito da 10 milioni di km. Ora parlano di 19 milioni:
e perfino 22 milioni, attribuendo a tali segnali grosse scoperte su un
campo magnetico interplanetario.
10. Tiros 1 del 10 aprile 1960 che ha orbita quasi circolare tra 700
e 740 km, risultato molto brillante. Pesa un quintale. Eseguirebbe

84
L'effetto del vento solare era già ipotizzato e il Vanguard ne avrebbe fornito la
conferma; anche la deformazione del geoide era già conosciuta ed è improbabile che
quel satellite, con la strumentazione di allora, abbia potuto effettuare misure miglio-
ri. Oggi si possono effettuare in geodesia misure dell'ordine di centimetri.

119
fotografie a fini non militari ma di previsione meteorologica, e
avrebbe dato grandi successi ultimamente.
11. Transit 1. Pesa più del quintale e sta tra 770 e 373 km, quindi
con orbita eccentrica. È una prova destinata a dare segnali ai navi-
ganti per ottenere le coordinate geografiche. Cadrà in 16 mesi, dico-
no.
12. Midas 2 del 24 maggio 1960. Si ammette che ha fini di difesa
militare ossia la segnalazione dei missili balistici in arrivo. Non ab-
biamo dati dell’orbita di questo satellite. Segreto di guerra?
Diffidando nella emulazione vanitosa tra russi ed americani, a
proposito del bilancio non ci resta che escludere le sonde solari, che
non crediamo siano in viaggio, nemmeno per l’ultimo Pioneer 5.
Restano ai russi due satelliti in volo: il Lunik III e la "Nave". Agli
americani ne restano dieci, superstiti di una vera ecatombe di satelliti
che, sia pure messi in orbita, sono caduti in pochi mesi come il Di-
scoverer 1 di 368 Kg del 18 dicembre 1958 che visse due mesi, an-
dando a soli 185 km di minima, l’Explorer 3 del 26 marzo 1958 che
visse tre mesi, e tanti altri fino a fare i ben 23 di cui il citato articolo
parla.
I russi hanno il primato indiscusso del peso.
Quanto al primato delle frottole o della capacità ad inventarle,
non resta che dividerlo ex aequo tra i due sommi contendenti, o la-
sciare ai posteri la veramente ardua sentenza.
Abbiamo certo prove che uno dei primi fattori del rincoglioni-
mento umano è questa modernissima ed infame nevrosi spaziale.
Prove che i rinnegati di moda direbbero, solennemente, concrete.

Da "Il programma comunista" n. 15 del 1960

120
27. IL DRAMMATICO DUELLO COSMICO

Era sicura attesa quella che i russi avrebbero clamorosamente


spezzato con un gran colpo la serie di successi americani di cui di
volta in volta abbiamo notizia. Ed abbiamo avuto il viaggio di andata
e ritorno delle due cagnette con relative emozioni universali.
I fatti annunciati da una parte e dall’altra, in questo tempo di
spaccio trionfante della frottola, non possono e non devono sfuggire
a rilievi critici. Gli americani avevano vantato: recupero della cap-
sula staccata dal satellite Discoverer 13 attuato con pesca
nell’oceano - recupero della capsula del Discoverer 14 in aria con
velivoli dalle reti per farfalle (ma nelle due capsule che hanno traver-
sata l’atmosfera senza incendiarsi non vi erano esseri in vita) - infine
messa in orbita del satellite pallone detto Echo gonfiato al diametro
eccezionale di trenta metri in un esile involucro che pare abbia con-
servato il suo turgore per un tempo assai più breve di quello annun-
ziato di un mese. Non diamo importanza alle telefonate radar attra-
verso il pallone Echo da un punto all’altro degli Stati Uniti e alla
parlata di Ike.85 È stato detto che per avere questo collegamento sta-
bile Terra-Echo-Terra bisogna riuscire a mettere in orbita tre palloni
che viaggino di conserva alla stessa distanza sul cerchio in modo che
ve ne sia sempre almeno uno sull’orizzonte. Dunque quello attuale è
caduto o si è afflosciato; i tre previsti dovrebbero girare su orbite
matematicamente previste fisse e di pari velocità. E questo è molto
poco probabile ottenerlo.
Il risultato brillante del primo Echo gonfiato è che era visibile da
tutti e quindi l’annunzio era verificabile dall’uomo comune, non spe-
cializzato, e senza strumenti, come nei passaggi chiarissimi su Roma,
Napoli etc. Avendo una sua eclittica quasi ortogonale a quella del
Sole, ed essendo altissimo, l’Echo viaggiava sempre nella luce solare
anche quando era allo zenit delle località fino alla massima latitudine
di 45°. Effetto imponente: perché non lo si è molto stamburato? Fa-
cile dirlo; perché si era al di fuori dell’ermetismo dei circoli speciali-
sti, e chiunque poteva rilevare e calcolare l’orbita e attendere passag-
85
Soprannome dell'allora presidente americano Dwight D. Eisenhower.

121
gi, che invece non sono stati regolari e costanti. Quindi la prova che
in questa materia si azzarda senza poter sapere che a cose fatte quello
che si ottiene. Comunque va fatto tanto di cappello allo spettacolo
insolito di una stella con moto gradato visibile ad occhio nudo, per
diecine di minuti.
I russi con le cagnette hanno "messo da sopra"? Sì, se fosse vero
che tutto è andato come previsto. La nave spaziale cosiddetta di
maggio si staccò dalla capsula ma questa si perse (o gira ancora in
alto?). Questa di agosto ha inviata la capsula a terra intatta o almeno
con i molti animali vitali, ma non si è capito perché è discesa anche
la nave stessa. Prima non si era, al solito, detto come si prevedeva
che le cose andassero. Se poi è vero che la caduta è stata localizzata
con l’errore di soli 10 km, questo ha dello sbalorditivo.
Ma è la corsa a sbalordire e il rispetto tra i duellanti nel farlo, che
ci rende dubbiosi. La "nave" russa col suo periodo di circa 90 minuti
non è andata più su di 320 km, e il conto torna: ma le fasce distruttri-
ci della vita organica possono essere più in alto. Il Satelloon ameri-
cano è giunto a 1.700 km con periodo di oltre due ore. Le cifre dei
due contendenti concordano, ed in entrambi i casi si sono ottenute
orbite quasi circolari.
Ma per noi la questione centrale è un’altra. Il grande can-can lo
farà quello che lancia primo l’uomo (previa scimmia). Non interessa
molto se il primo uomo scende morto o vivo, primo caso, pronto un
posto di eroe di più nella storia di questa lacrimevole civiltà borghe-
se. Nel secondo caso il problema è se nel percorso spaziale questo
corpo vivo vegetava solo, o pensava e tecnicizzava, facendo mano-
vre. Ci si dice dai russi che i comandi saranno sempre mandati da ter-
ra. E noi ritorniamo alla nostra soluzione che nel cosmo il futuro farà
navigare macchine-robot - che trasmetteranno nuovi rilevamenti - ma
non uomini respiranti e consumanti pasti come a terra. E da terra
l’uomo penserà gli ordini per il robot, che né ragionano, né mangia-
no, né respirano.

Da "Il programma comunista" n. 16 del 1960

122
28. ECHO, CONTROFIGURA DI STELLA
A PASSEGGIO

Del "drammatico duello astrale" ci siamo occupati l’ultima volta


nel n. 16 di agosto 1960, all’indomani della discesa sulla Terra della
"nave cosmica" russa colle due famose scimmiette, e di vari lanci
americani con recupero di capsule.
Da allora, mentre mancò all’attesa un gran colpo russo durante la
riunione di settembre all’ONU (e si è vociferato da Occidente che vi
sarebbe stata una immane esplosione con ecatombe di scienziati e
tecnici spaziali), il risultato che ci sembra più "spettacolare" è quello
del satellite Echo, o Satelloon, visibile ad occhio nudo come una
stella più brillante di quelle di prima grandezza. Il satellite-pallone
dopo lanciato ha assunto un diametro di trenta metri, e ruota ad una
distanza dalla superficie terrestre sensibilmente costante, tra 1.600 e
1.800 km. A tale orbita corrisponde un periodo di rivoluzione di due
ore e pochi minuti, e la velocità oscilla di poco intorno ai 25.000 km
orari. Come lancio è dunque molto ben riuscito, avendo un’orbita
circolare o quasi; una distanza dalla superficie del pianeta compara-
bile al suo raggio (un settimo circa) e tale da tenerlo lontanissimo da
strati anche scarsamente densi dell’atmosfera.
Gli stessi americani previdero per il loro satellite una vita di po-
che settimane, perché credettero che urti di meteore lo avrebbero bu-
cato e fatto a poco a poco afflosciare. Noi lo riferimmo notando che
con questo non sarebbe precipitato come i satelliti a basso perigeo,
ma si sarebbe reso invisibile.
Echo ebbe molta pubblicità come stazione di rimbalzo di onde ra-
dio, e si prestò alle telefonate tra due punti degli Stati Uniti. Si disse
che per un servizio radiotelefonico mondiale bastano tre Echo cor-
renti sulla stessa pista; mostrammo la difficoltà di un tale proposito, e
dopo di allora fu annunziato che si sarebbe tentato di mandare in or-
bita un vero anello rotante di particelle minime come quello di Sa-
turno, che avrebbe assicurato un "canale" universale televisivo.86 Da

86
Echo I rimase in orbita ben otto anni e si disintegrò nel 1968. Nel 1964 fu ac-
compagnato da un gemello, Echo II. L'anello di aghi metallici (dipoli) cui si fa cen-

123
allora non sono saliti altri Echo, né l’anello, ma tra non pochi altri
lanci si è insistito sul segnalatore meteorico e fotografo dai cieli Ti-
ros II, i cui apparecchi non sembrano perfetti, ma che anche ha una
bella orbita; periodo un’ora e 38 primi; distanze da Terra quasi pari,
tra 665 e 700 km.
Ancora non ci spieghiamo perché, nella spietata lotta di propa-
ganda, non si batta di più in America sulla splendida visibilità di
Echo. In agosto alcuni quotidiani di città italiane presero ad indicarne
i passaggi, poi non se ne parlò quasi più. Ma dopo quattro mesi dal
lancio il sensazionale fragile pallone non è caduto ed è tuttora visi-
bile da qualunque osservatore, anche ad occhio nudo. La mitologia
della tecnica raffinatissima del tempo borghese non sembra dare im-
portanza a quanto può constatare, senza strumenti, senza attrezzature,
a titolo assolutamente gratuito, anche un analfabeta.
Agli albori della conoscenza non vi era uomo addetto alle più
umili forme di lavoro che non conoscesse il cielo, che la civiltà bor-
ghese ha separato dagli uomini moderni, chiusi in uno scatolame
schifoso delle sensazioni e delle idee: chi oggi sa leggere l’ora nelle
stelle?
Tra gli spettacoli che presenta ai nostri occhi la volta del cielo,
che per ogni uomo non spregevole è una delle più grandi soddisfa-
zioni nel corso di una vita bene impiegata, noi affermiamo che la tra-
versata di Echo nella notte è forse il più grandioso. E diciamo ciò sul
terreno della realtà e al di fuori di ogni romanticismo sul facile moti-
vo che il regista e stato non dio, ma l’uomo. Vorremmo che tutti i
nostri lettori potessero osservarlo.
Poco dopo il tramonto, quando le stelle sono oramai visibili, Echo
sorge da Ovest, a destra della plaga di cielo in cui in queste sere sfa-
villa Espero, ossia Venere. In alto per chi guarda verso Ovest vi è
una terna di ben note stelle brillanti: Altair, Vega, e Deneb. Dopo

no, non fu realizzato a causa dell'opposizione dei radioastronomi, i quali prevedeva-


no disturbi ai loro strumenti. Comunque, il solo riuscire a pensare una sciocchezza
simile dimostra che nella faccenda spaziale a volte non solo si scendeva a livelli
sottoscientifici ma si davano proprio i numeri. Lanciare in orbita un anello di aghi
metallici, per quanto leggeri, significherebbe interdire quella parte di spazio; ovvero
significa provocare artificialmente un danno di gran lunga superiore a quello che già
si verifica attraverso la saturazione dello spazio utile con una gran quantità di oggetti
di tutti i generi, fenomeno che già ha provocato gravi incidenti.

124
pochi minuti da che si è alzato, Echo traversa i lati di questo grande
triangolo e cammina verso lo Zenit. Lo si può poi seguire guardando
il cielo verso Est; e nella sua discesa traversa la nota M di Cassiopea
e si dirige verso la costellazione dell’Auriga, verso la viva stella Ca-
pra o Capella. Dopo una quindicina di minuti di visibilità, in questa
incredibile corsa all’inverso di tutti gli astri in moto apparente e tutti
lasciandoli "sur place", Echo tramonta.
Chi l’abbia scorto una prima volta lo può attendere al successivo
appuntamento se il cielo è sempre sereno. Passerà circa sullo stesso
percorso dopo due ore o due ore e cinque minuti. Ma non si vedrà
fino al cielo orientale: al sommo della sua corsa si spegnerà, perché il
corpo entrerà nell’ombra della Terra, e non rifletterà più a noi i raggi
solari.
Chi vuole attenderlo la sera seguente può calcolare un anticipo di
circa mezz’ora. In dodici rivoluzioni di due ore e 2 minuti, il corrido-
re dei cieli si assicura un vantaggio di 24 primi circa su 24 ore.
Fu ammirevole la scelta dell’orbita di Echo che fa sì che esso cor-
ra quasi sempre nella luce solare e sia visibile tanto frequentemente
dalle parti della Terra immerse nell’ombra notturna.
Ogni comune osservatore può constatare oggi in Italia e altrove
che il fenomenale satelloon non ha perduta la sua orbita, che passa
dove passava in agosto, che è come allora brillante, con strani sprazzi
di bagliore, e che non ha perduta una battuta sul suo periodo di rivo-
luzione, letto su un orologio da tasca. Sono osservazioni formidabili
e pacifiche per tutti.
Ma per affermarle non occorre una laurea in matematica e
l’acquisto di una calcolatrice elettronica. I ciarlatani, i pubblicisti di
mestiere, non trovano, in simili casi, nulla da dire. Per le verità a
prova di intrallazzo mercantile, la loro formola è sacra: no comment!

Da "Il programma comunista" n. 23 del 1960

125
29. GLI ASINI IN MAGGIO A VENERE

Sarà un ragionare pedestre, ma quando potentissimi organismi di


diffusione delle notizie - ossia delle idee - non lavorano a chiarirle
ma a confonderle, vi è la prova che il fine è controrivoluzionario;
come fu per le religioni nella loro fase di senescenza. Tanto è oggi
per l'illuminismo e scintificismo borghese.
Con questa nostra debole bussola ci addentriamo nel mare degli
annunci di stampa e connessi.
In tutti i casi - Pioneer americani e Lunik russi - in cui si è detto
di corpi che, lanciati con velocità superiore alla seconda di fuga, os-
sia agli 11 km per secondo, erano divenuti pianeti del Sole e non
semplici satelliti della Terra (al qual fine basta la prima velocità co-
smica di 8 km) noi abbiamo diffidato della sicurezza della verifica
delle distanze raggiunte. Di tali corpi non è stata infatti data più al-
cuna notizia. Riteniamo quindi che non ne siano dimostrate le distan-
ze dalla Terra raggiunte e le velocità radiali rispetto ad essa, in modo
che sia certo che non vi sono più ricaduti disintegrandosi come la
maggioranza dei satelliti hanno fatto.
La verifica ottica non è possibile, e quella radiogoniometrica o
per radar è dubbia anche nelle prime ore.
Del corpo lanciato con destinazione Venere non si potrà avere una
verifica, come già si lascia intendere, e si può discutere solo se il suo
"progetto" è esposto in termini seri. Ci sembra di no.
Anzitutto non è detto come è avvenuto il lancio della "nave" dallo
Sputnik, e nemmeno quale sia il vantaggio di questa tecnica. La pre-
cisione no certo, le cui vanterie hanno sapore sempre fumoso; e se si
ammette un grado di indeterminazione nella prima mira, questo an-
drebbe moltiplicato per la indeterminazione nella seconda, che per la
direzione del razzo di primo stadio e per il tempo è maggiore. Non è
rivelato in che posizione si è determinato il secondo lancio e come il
primo satellite aveva seco il propellente e le attrezzature per vari sta-
di del secondo. Erano gli stadi di questo, o il corpo finalmente

126
proiettato, e definito nave, che pesavano 643 chilogrammi e mezzo?
Mistero.87
Il secondo lancio, che dovrebbe sempre aggiungere alla prima
velocità almeno altri 3 km per secondo (ma si parla di avere molto
superati gli 11) offrirebbe solo un certo vantaggio energetico per la
partenza da un punto più lontano dalla Terra, essendo le due velocità
teoriche calcolate alla superficie del pianeta. Ma chi ne sa niente del-
l'altezza di distacco?
Inoltre non si fa mai bene la distinzione tra le velocità di trasla-
zione del corpo e quella di apparente allontanamento dalla Terra.
Ogni oggetto, che da questa parte conserva la sua velocità di trasla-
zione nel sistema solare che è di 30 km per secondo, se è lanciato "in
avanti", come sempre abbiamo osservato, parte a 41 km; se è lanciato
indietro parte a 19 km rispetto agli "assi assoluti" della meccanica
celeste da Galileo in qua. Trattandosi di crani che si tenta imbottire
sarà utile avvertire che in questi conti non avvengono mutamenti per
effetto della teoria di Einstein, se non di pochi secondi su un anno; o
per effetto delle famose calcolatrici elettroniche che fanno immen-
samente più presto del matematico calcolatore, ma non risolvono più
di lui un problema del moto di 4 corpi, così diversi tra loro: Sole,
Terra, Venere e astronave.88
Da note di origine ufficiale russa - o di cattivi volgarizzatori? - è
stato detto che se si vuol lanciare verso Marte si sparerà in avanti, se
verso Venere si sparerà indietro. La ragione sarebbe che per andare
oltre l'orbita terrestre bisogna dare maggiore energia che per andare
verso l'interno. Ma non è vero, e sarà la direzione iniziale di lancio
che deciderà l'orbita del corpo lanciato in modo che la sua forma el-
littica lo porti fuori dall'orbita terrestre. Venere ha velocità maggiore
di quella della Terra, ossia 35 km al secondo, Marte minore, 24 km
per secondo.

87
La sonda si chiamava Venera I. I dati richiesti nell'articolo non compaiono nep-
pure negli annuari odierni. La serie delle sonde per Venere sembra che non sia ini-
ziata con quella presa in esame, ma che anche in questo caso vi fossero state innu-
merevoli prove fallite e tenute segrete.
88
Riferimento al più volte citato problema degli n corpi, secolare rompicapo per i
matematici (cfr. la seconda parte del primo volume sugli approfondimenti).

127
In ogni modo è sicuro che secondo le notizie il corpo è stato lan-
ciato in avanti, nel senso della corsa della Terra. La sua corsa si an-
nunzia per tre mesi, nei quali la Terra fa circa un quarto della sua ri-
voluzione. Nello stesso tempo Venere, che ha l'anno di 224 giorni
invece di 365, ne fa quasi la metà, e ciò spiega che mentre oggi si
trova dietro a noi nel giro sulla pista solare, in maggio sarà avanti, e
mentre l'astronave la raggiungerebbe noi resteremmo sorpassati al-
quanto, ma più vicini molto di quanto sia stata tutta la corsa della na-
ve stessa (il che rende meno inverosimile che la si rilevi). Allora per-
ché non evitare annunci tenebrosi?
La velocità della nave va riducendosi, si dice dai comunicati, a 4
km al secondo. Ma si deve chiarire che si tratta della velocità relativa
alla Terra, o velocità radiale, di allontanamento, mentre è sempre al-
ta, più di 30 km, quella rispetto al sistema solare, e rispetto a Venere,
che altrimenti non potrebbe essere raggiunta (in tre mesi sarebbero
32 milioni di km, non 270 circa!).
Perché poi dire (rilievo fatto da noi più volte) che il corpo esce
dalla sfera di influenza della attrazione terrestre? Questa è una remi-
niscenza letteraria del romanzo di Verne in cui si mette il tavolo sot-
tosopra per seguitare il pranzo nel proiettile. Questa in effetti aveva
varcata la distanza a cui l'attrazione lunare pareggia quella terrestre.
Ma le sfere d'influenza non esistono: non siamo nel colonialismo...
terrestre!
L'attrazione della Terra si avverte anche a distanza infinita, sia
pure minima rispetto a quella di corpi celesti vicini. Nemmeno ri-
usciamo a capire che cosa significhi che la velocità radiale si stabi-
lizzerà sui 4 chilometri e che misurata ogni 5 giorni varia di pochi
metri (?!). Una delle due: o questo è imbonimento coglionatore, o gli
asini che canteranno d'amore a maggio, e leveranno l'inno a Venere,
saremo noi. Per ora, ci teniamo fuori del coro.

Da "Il programma comunista" n. 4 del 1961

128
30. GLI ILLUMINATI RINGRAZIANO

È vero che in un dialogo tra un moscerino ed un elefante il secon-


do non riesce certo a sentire le battute del primo; ma la scienza mo-
derna che cosa non può? Abbiamo appreso che il radar russo segnala
un moscerino a molti chilometri, e ci sentiamo in dovere di ringrazia-
re per i chiarimenti che i comunicati dell'Accademia delle Scienze di
Mosca hanno dato in merito a quello che noi non avevamo capito.
Le nostre deduzioni sono confermate, in quanto i 4 chilometri al
secondo con cui il razzo Terra-Venere viaggerebbe in questi giorni
sono indicati rispetto alla Terra, e rispetto al Sistema Solare si som-
mano con la velocità di traslazione della Terra stessa di circa 30 km .
Ci si spiega anche che lo Sputnik gigante, a circa 200 km di altez-
za e viaggiante a circa 8 km al secondo, ha lanciato al momento giu-
sto un vero razzo a molti stadi, e infine ne è partita la stazione auto-
matica, con una velocità iniziale di 11.861 metri superante di 661
metri quella di fuga (che in effetti a quell'altezza è molto minore, cir-
ca 20 km al secondo).
Già si era detto che, considerando sempre le distanze radiali dalla
Terra, il corpo, lanciato il 12 febbraio a mezzogiorno, era a 126.000
km , e che il giorno 13 (a mezzogiorno?) era a 600.000, ossia ben
fuori dall'orbita lunare, e viaggiava a circa 4,5 km al secondo. Poi è
stato annunciato che il 21 era a 3.200.000 km colla velocità di circa
4, al solito affermando che "era uscito dalla sfera di attrazione terre-
stre". Ripetiamo che questo supera la nostra comprensione: infatti a
circa 2.600.000 km le attrazioni della Terra e del Sole si bilanciano.
La frase di ufficio vuol forse dire che fino al 21 si è fatto il calcolo di
un corpo partito dalla Terra (su di una parabola) e dal 21 in poi
quello di un corpo che gira attorno al Sole (su di una ellisse) come un
pianeta. Ma il solo senso di queste parole è che le ultrapotenti calco-
latrici elettroniche non evitano di fare delle radicali semplificazioni,
per una curva che è più complicata dell'una e dell'altra. E allora la
grande precisione? Se questa fosse di pochi secondi, come va che
l'arrivo del 15 maggio viene spostato (comunicato 26/2) al 19-20
maggio?

129
Per essere brevi fermiamoci solo sulla annunciata tabella di mar-
cia. Non si capisce (ma ammettiamo errori di trasmissione e stampa)
perché si dice che il corpo gira attorno al Sole a 27,5 km al secondo.
Se è partito dalla Terra con 11,8 la sua velocità rispetto al sistema
solare era all'inizio circa 41 km ; che sarebbe poi scesa a 37. Forse
andava letto 3,7.
Ma la serie è questa: dopo 20 giorni a 6,9 milioni di chilometri
dalla Terra; dopo altri 20 (quindi 40) a 15; dopo 60 a 28; dopo 80 a
47; dopo 97 a 70, presso Venere (signori, si scende!).
Si possono dedurre le velocità radiali del corpo, che dopo essere
scese da 11,8 a 4 km per secondo, si mettono a salire: 4,7, 7,5, 11,
15,7; sulle tratte di milioni di km 8,1, 13, 19, 23. Un riferimento age-
vole porta la velocità all'arrivo a ben 20 km al secondo circa, ossia la
velocità rispetto al sistema solare a ben 50 km al secondo (quella di
Venere è solo 34,8).
Se queste velocità crescenti fossero vere, allora il 20 maggio la
stazione sarebbe in ben altro sito che a 100.000 km da Venere. O noi
cervelli ordinari non abbiamo capito, o dobbiamo dire, nella forma
banale, sono balle e non ci crediamo. Oppure qualcuno, che sia
quello che noi non saremo mai, un esperto, ci favorisca un chiari-
mento.
A 600.000 km il corpo viaggia rispetto alla Terra a 4.000 km al-
l'ora (un decimo della velocità di stacco), non a 4 km al secondo,
bensì a 1.160 metri al secondo circa.89 E allora il 21 già non poteva
essere così lontano.
Perché poi dovrà riaccelerare dalla già non spiegabile minima
velocità di 4 km al secondo, che valgono ben 14.400 km all'ora?
Prendiamo a considerare il corpo come pianeta del Sole (il che è
dal primo momento, fin da quando, come i deretani di tutti noi, era
legato al suolo terrestre). Accettiamo quello che non è possibile, che
viaggi cioè a 4 km al secondo e quindi 34 rispetto al Sole. Siccome è
partito dal suo afelio a 150 milioni di km (distanza della Terra dal
Sole), in effetti la sua velocità orbitale va crescendo. Al taglio del-
l'orbita di Venere sta a 120 milioni di km. Grossolanamente la sua

89
La velocità segnalata (4.000 km all'ora) non è un decimo della velocità di stacco
(151.542 km all'ora) e non corrisponde a 1.160 metri al secondo bensì a 1.111.

130
velocità sull'orbita, per la terza legge di Keplero, è inversa della di-
stanza, e può salire a 42 km al secondo, ma mai a 50.
D'altra parte, se la velocità non è quella, tutto il piano è sbagliato.
Osserviamo anche che la "stazione" non può essere accelerata dalla
attrazione di Venere, perché la congiungente dei due corpi fino al-
l'ultimo momento è "all'indietro", e quindi la lieve azione è frenante.
Quando l'uomo medio comune non capisce, la conclusione non è
favorevole ai grandiosi progressi della scienza, ecc.; poiché, o
l'umanità con questo famoso progresso diventa più asina, ovvero gli
autorevoli esperti e scienziati sono una manica di corbellatori, e le
"ultime parole" della verità sono divenute una generale mistificazio-
ne burocratica.
Secondo le ultime notizie anche da Mosca, non si realizza più
collegamento radio col corpo in viaggio verso Venere, ma intanto si
dice che l'ultima velocità accertata era di 4.166 m al secondo. È su
questo punto che attendiamo qualche autorevole chiarimento, non
riuscendo ad intendere come viaggi nel sistema solare ad una velo-
cità pressoché costante di circa 34 km al secondo. A parte la cura
della nostra ignoranza congenita, probabilmente il corpo (lo chia-
miamo così senza usare i termini tecnici ufficiali, come faceva il fio-
ciniere di Verne quando non si sapeva se inseguiva una balena o il
misterioso sottomarino Nautilus: "4 miglia a babordo l'oggetto in
questione!") non esiste più, ed è vano chiedersi con quanta fretta va-
da a passeggio per gli spazi...

Da "Il programma comunista" n. 5 del 1961

131
31. IL PUNTO SU VENERE

Torniamo sull'argomento per qualche refuso incorso nel pezzo


precedente, sebbene sembri una storia chiusa.
Abbiamo infatti una pubblicazione sovietica francese che fornisce
dati più ampi di quelli dei quotidiani, che oramai tacciono.
Le velocità annunziate per i primi giorni, dopo i quali il corpo si è
perduto nell'ignoto, erano velocità di allontanamento radiale dalla
Terra. I calcoli sono fatti trascurando l'attrazione della Terra dopo un
milione di km (e di Venere fuori di 600.000 km ) mentre gli effetti si
sovrappongono all'attrazione solare che, a 260.000 km dalla Terra,
equivale quella di essa, poi prevale sempre più. Quindi torniamo a
non trovare giusta la sfera di azione o di influenza di cui si parla. Per
chiarire alcuni errori di stampa ripetiamo le velocità in chilometri al
secondo: la Terra 29,5, Venere 34,8. È chiaro che se il corpo si con-
sidera pianeta del Sole con orbita tra le due, la velocità dovrebbe es-
sere intermedia, e può andare quella annunziata di km 27,5 (si è al-
l'afelio).
Resta fermo che se il corpo fosse lanciato nella direzione della
corsa della Terra la velocità minima sarebbe di 11,2 km al secondo,
rispetto alla Terra, e circa di circa 41 rispetto al Sole, rapidamente
diminuendo per avvicinarsi a quella della Terra. Se lanciato in senso
contrario la velocità sarebbe circa 19 e andrebbe aumentando rispetto
al Sole. Ma ora è detto che il lancio è avvenuto in direzione dalla
Terra verso l'interno dell'orbita, ossia circa verso il Sole. Il piano
dell'orbita dello Sputnik portante, della stazione, della Terra e di Ve-
nere sarebbero quasi coincidenti, e ciò contraddice solo il ripetuto
annunzio che l'orbita dello Sputnik è a 65 gradi sull'Equatore.
Comunque le due velocità rispetto alla Terra e al Sole non si
sommano o si sottraggono, ma si "compongono" e quella di 27,5 è
ammissibile. Dato che poi l'angolo tra la direzione di marcia del cor-
po e quella della Terra va aumentando, ecco che si spiega come la
velocità di allontanamento dalla Terra, dopo essere diminuita finché
domina l'attrazione terrestre, aumenti quando prevale quella solare.
Ma tutto questo è il progetto del viaggio del corpo, sulla carta.

132
Siccome la sola verifica possibile dopo la messa in esecuzione è
la misurazione per radio della distanza Terra-corpo, è chiaro che essa
è venuta meno, perché, cercato il corpo coi radiogoniometri dove do-
veva essere (vi è la cartina delle posizioni sulla sfera stellata a delle
coordinate astronomiche di posizione), dopo il secondo "appunta-
mento" nessuno ha più risposto.
Frattanto gli americani annunziano di avere avuto indietro un se-
gnale radar lanciato su Venere. Ma Venere si vede dove è e la dire-
zione è sicura.
In conclusione ai dubbi sul progetto, che possono risalire alle co-
municazioni volutamente sibilline, si aggiunge la assoluta sfiducia
sulla riuscita della esecuzione. Si è quindi passati ad altro lancio, con
bestiole e simili, di breve traiettoria. Su quella verso Venere il silen-
zio è sceso.
Da ora a maggio.90 E si servono altre portate.

Da "Il programma comunista" n. 6 del 1961

90
Il contatto con Venera I si perse il 27 febbraio, quando la sonda si trovava a circa
23 milioni di km dalla Terra. I calcoli portarono a presumere che essa fosse passata a
99.800 km dal pianeta.

133
32. IL PRIMO ASSAGGIO DELLO SPAZIO
EXTRATERRESTRE

L'evento è stato di prima grandezza come fatto politico; è un pro-


blema diverso stabilire la sua grandezza come fatto scientifico. Sono
in ragione inversa: in una società ad economia monetaria il successo
politico è in ragione della credulità ed insipienza generale, che sono
immense, e la parola scientifico ha una portata dubbia, perché solo in
una società comunista, ossia non di classe e non di moneta, comince-
rà a nascere la scienza umana.
Ma questo è un modo di vedere limitato al nostro ristrettissimo
movimento. Andiamo quindi avanti, magari nella ipotesi che siamo
noi gli asini, in un mondo sapiente.
Lo smacco degli americani è stato pieno. Non solo sono stati pre-
ceduti nel far viaggiare un uomo vivo fuori dalla atmosfera terrestre;
ma quello che loro preparavano era di portata molto minore: un lan-
cio di missile-satellite per una decina di migliaia di chilometri, con
arrivo in mezzo all'oceano. I russi hanno il 12 aprile 1961 attuato un
lancio di uomo vivo con una "nocca" 91 intera in orbita Kepleriana
attorno alla Terra, col risultato di arrivare non lungi dal punto di
partenza - cosa che non parrebbe essere grandiosa - ma comunque
recuperando il soggetto vivo dopo 89 minuti di giro completo su or-
bita, più un margine di altri 19 minuti, lungamente sufficienti alla fa-
se di lancio e discesa.
Gagarin ha assicurato che poteva resistere più a lungo, ma per ora
non si può dire che il limite di durata passi il tempo di un secondo
giro o di più giri, o si sarebbe ridotto al massimo ad un'altra mezz'o-
ra, con arrivo fuori dall'URSS, che certo non conveniva.

91
Non siamo riusciti a trovare il significato del termine neanche ricorrendo ai dia-
letti, spesso usati da Bordiga. Esso è ripetuta in seguito altre due volte, quindi esclu-
diamo il banale errore di stampa. A parte il significato corrente e quello che si deriva
dal contesto, nocca vuol dire anche "camma" nel vecchio gergo dei meccanici (im-
maginiamo che derivi dal tedesco Nocken, ma non c'è sui vocabolari d'Italiano) e
potrebbe ricordare la forma ellittica dell'orbita.

134
Anche se il soggetto americano avesse volato prima per venti mi-
nuti, raggiungendo un'altezza dell'ordine di quella russa (tra 175 e
302 km ), la "realizzazione" sovietica avrebbe costituito un fatto più
clamoroso.
America dunque battuta in pieno, nell'effetto (lasciamo stare le
cause!). Grave sconfitta accusata. "Being first in space is a terrific
propaganda": essere primi nello spazio costituisce una propaganda
terrificante! Ecco come si tirano le somme all'americana. Mondo
monetario vale mondo di pubblicità. E a Mosca non scherzano nello
sfruttare il successo!
Una scusa degli americani è che non vogliono rischiare nessuna
vita per il loro culto della persona umana! Scusa magra, dato che i
russi agitano questa stessa retorica, usano le stesse droghe. Sebbene
il risultato non sia tanto grande quanto le gonfiature di questi giorni,
esso valeva bene la pelle di alcuni primi sperimentatori, se vi fossero
stati casi di morte. La fabbrica degli eroi è da secoli il vertice di ogni
retorica, alla quale servono tanto bene i morti quanto i vivi. E a morti
clamorose, anche con alta probabilità, in questo mondo di gente che
vuole sfondare nel rumore e nel conto in banca, si trovano da Est e
da Ovest volontari a josa, senza rispondere di violenza alla libertà e
dignità della personalità ta-ta-ta-ta.

Lasciamo per ora la Persona Unica e i miliardi attoniti.


Il Vostok col suo passeggero ben vivo ha raggiunto l'altezza mi-
nima di 175 e la massima di 302 chilometri. Di quanto l'uomo si è
allontanato dal centro della Terra? Il raggio terrestre è di 6.378 km ,
e quindi il passo fatto è tra il 2,75 e il 4,75 per cento.
Se il prossimo passo fosse la Luna, si pensi che la distanza è 60
raggi terrestri, ossia da quel 5 per cento, si tratta di andare al seimila
per cento. Tutto sta a cominciare, è motivo buono per la retorica dei
poeti; ma si può vedere dove avviene che "la quantità si trasforma in
qualità".
L'uomo ha resistito all'assenza di gravità. Ma è la stessa cosa a
300 km e a milioni di km? L'attrazione terrestre a 300 km è diminuita
in ragione inversa delle distanze dal centro elevate al quadrato. Il
calcoletto mostra che agiva su Gagarin per il 90 per cento circa di
quello che agisce su me sedentario. Ma, data la velocità del Vostok e
del suo corpo, di circa 8 mila metri al secondo, una forza opposta,
135
centrifuga, esattamente uguale a quel 0,90 della gravità, lo teneva in
equilibrio. In queste condizioni l'esperimento prova che, in un com-
plicatissimo apparecchio, si sopravvive per più di 108 minuti.92
Supponiamo che il veicolo giri a soli 10 raggi terrestri. L'attrazio-
ne sarà ridotta di 100 volte, all'uno per cento, e la contraria forza
centrifuga sarà la stessa. L'effetto sulla vita è lo stesso? Lo neghia-
mo, o almeno non è stato dimostrato.
Lasciamo a parte tutte le fasce di radiazioni ecc. per tema delle
quali si prova con esseri vivi sotto i 400 km di altezza.
Se leggiamo le risposte ad esempio del Blagonravov in Italia alle
varie domande, e confrontiamo la prima "intervista" diramata con la
conferenza stampa di Gagarin, noteremo una seria prudenza contro la
convenienza di sfruttare il rumore.
Noi non crediamo che Gagarin vagasse nella cabina, come nella
fantascienza in cui fu primo Verne, che lui leggeva da ragazzo. Pen-
siamo che nel moto su orbita il veicolo debba essere rigido e tutto il
suo contenuto legato all'involucro. Un piccolo spostamento varia la
misura della forza centrifuga contro quella costante dell'attrazione.
Abbiamo arrischiato una paradossale tesi: la vita non è solo possibile
sulla Terra, ma su un corpo abbastanza grande da tenere attratto a sé
il vivente.93 Non abbiamo creduto che Gagarin vedesse il cielo nero,
la Terra azzurra e il Sole di decuplicato splendore. La sua retina sa-
rebbe bruciata. Blagonravov ha detto seccamente: "Non aveva fine-
stre, vedeva 'per radio'".
Uno ha detto: "Le stesse osservazioni non si facevano meglio con
apparecchi e registrazioni o trasmissioni?". "Certo, - ha detto lo

92
Tutti i primi astronauti ebbero dei gravi problemi di salute. L'allenamento era
ancora rozzo e la medicina spaziale poco sviluppata. Nelle stazioni orbitanti più re-
centi gli astronauti resistono molto a lungo in turni che durano parecchi mesi. I russi
Titov e Manarov rimasero sulla stazione orbitale Mir per oltre un anno e Romanenko
totalizzò 430 giorni durante più missioni ravvicinate. In ogni caso si tratta di condi-
zioni del tutto artificiali, che prevedono un continuo intervento sull'organismo sia
dal punto di vista biochimico (farmaci) che da quello del condizionamento psichico.
93
Il fenomeno ipotizzato da Bordiga per i corpi galleggianti nello spazio esiste, ma
è meno sensibile di quanto egli abbia creduto. Gli oggetti lasciati liberi all'interno
del sistema in orbita, subiscono una deriva che è tanto più grande quanto più grande
è lo spazio che essi possono percorrere. Nella cabina di Gagarin comunque di spazio
non ce n'era.

136
scienziato - l'esperimento è servito a mostrare che l'uomo non era in
stato di incoscienza o letargo, ma il poco che ha fatto si poteva fare
con dispositivi strumentali".94
E il simpatico ragazzo si è infine lasciato sfuggire: "Spero di vola-
re veramente". Ossia di "fare il pilota".
Tutto questo riporta noi codini e antilluministi alla previsione che
per viaggiatori spaziali l'umanità userà dei robots.
L'uomo spaziale è bravo: bravo inde ac cadaver.
La retorica poetica che mosse i Monti e i Carducci in epoche in
cui la venalità mercantile lasciava pure qualche spiraglio per scoprire
un compito alla persona, ha oggi - e non in Russia - creata la formula
che Gagarin vale un secondo Colombo.
Non ci preme confrontare i valori personali, che non sono il no-
stro metro, e non diremo che Colombo (fatta poi la parte fra storia e
leggenda?) ebbe lui l'idea del nuovo principio, anche se era un grosso
errore (è l'errore che genera la nuova verità) in quanto credette di
aver trovato le Indie "buscando Oriente per Occidente", e che solo
combatté la organizzata dottrina del tempo e strappò poche ore alla
rivolta dei marinai che lo volevano affogare nell'Atlantico.
Questo confronto non serve. L'impresa di Colombo, come avreb-
be fatto quella di un altro, aprì le vie, per motivi che egli non poteva
prevedere, ad una nuova epoca e forma storica.
L'umanità bianca poté spostarsi, con epopea più vergognosa che
gloriosa, sui nuovi continenti, che del resto forse altri uomini di razza
bianca avevano molto prima calcato. Si aprì con le grandi scoperte
geografiche l'era borghese: una cosa orrenda ma che doveva nascere
e scorrere.

94
La cellula Vostok fu messa in mostra ad una esposizione che si tenne a Torino
alcuni anni dopo il volo. Vera o finta che fosse, era una sfera di circa due metri di
diametro, imbottita di isolante termico, scavata dal fuoco dell'attrito all'esterno, sen-
za oblò e con un rudimentale portello. Forse la strumentazione era segreta quindi
non visibile, ma sembrava che ci fossero solo la radio e il meccanismo del paraca-
dute. Come ben immagina Bordiga, lo spazio interno era quasi zero, occupato co-
m'era dal sedile anatomico e da un manichino al posto di Gagarin. Si seppe più tardi
che la cellula era progettata anche per missioni future e che aveva qualche strumen-
tazione, disattivata però per sicurezza, onde evitare possibili interferenze del pilota,
dato che non si aveva idea di quali reazioni psicologiche potessero intervenire.

137
Citano che Lenin avrebbe detto che la scoperta di altri pianeti
abitati avrebbe condotto a mutare la nostra teoria marxista della sto-
ria. Se Lenin lo disse, fu unicamente nel senso che solo una forma
sociale non capitalista avrebbe dato soluzione ai problemi della vita
nel cosmo.95
Ora non si tratta di dire che Gagarin è andato fuori di tanto, che
Colombo si sarebbe potuto contentare di tagliare un trecento miglia
di Oceano, fuori di Spagna; e lo avevano già fatto tanti, ignoti.
Lenin non pensò che, avendo qualche miliardino di uomini di
troppo, avremmo usato Venere come colonia di popolazione! Avreb-
be fondato un nuovo imperialismo, proprio lui! E solo così sarebbe
saltata la nostra dottrina sulla successione delle forme storiche!
I kremliniani ci possono credere. Come il capitalismo lo vedono
solo in America, lo vedranno in futuro tutto migrato su Venere o
Marte. E allora ci ammorberanno con altri mille anni di coesistenza
social-capitalista!
Quali conquiste della scienza! Al tempo di Mussolini, quando il
cretinismo di moda aveva come "vertici" Benito, Adolfo e Tenno,
così come oggi ha i due K (non sono i due corridori svizzeri Kubler e
Koblet di qualche anno fa, ma i deliziosi odierni campioni Kennedy e
Krusciov), e quando l'America scese in guerra, fu fatta una scema
canzone: Colombo, Colombo, chi te l'ha fatto fa'!?...
Quando le flotte di astronavi faranno saltare la storia ed esporte-
ranno l'onta dei dollari o dei rubli, che è lo stesso, dovremo dunque
sentire gli scemi, che vedono tutto in responsabilità personale, canta-
re: Gagarin, Gagarin, chi te l'ha fatto fa'!?
Noi non ridiamo amaro che dell'umanità beota e della sfrontatezza
dei registi e dei managers di tutto il bordellame pubblicitario, onta
massima di un mondo putrefatto.

Da "Il programma comunista" n. 8 del 1961

95
Una delle affermazioni che hanno fatto scattare i critici. Essi dicevano in sostan-
za: non si può escludere che anche i capitalisti riescano a conquistare il cosmo e far
vivere l'uomo su altri pianeti; ciò per il fatto che, ricreate condizioni vicine a quelle
della Terra, vivere nel nuovo ambiente è solo una questione di adattamento (cfr. la
seconda parte del primo volume dedicata agli approfondimenti).

138
33. HANNO "SPARATO" UN AMERICANO

Come dicemmo nella nostra nota sul lancio di Gagarin a nocca


intorno alla Terra, gli USA hanno realizzato il loro lancio cercando
di compensare il molto minore effetto spettacolare con diverso stile
negli annunci e nelle informazioni al pubblico.
La traiettoria, l'altezza, la velocità, il peso della macchina sono
state molto minori che nel caso russo.96 Le buone condizioni biologi-
che del viaggiatore, o collo che sia, sarebbero state pari. I festeggia-
menti parimenti chiassosi. Pare che da entrambe le parti si faranno
presto dei bis e si parla anche dagli americani di parecchi "membri
dell'equipaggio" e parecchi giri pieni intorno alla Terra. Quello che
non mostrerà nessuno dei due, per ora, è un giro a distanza multipla
del raggio terrestre, da cui - sperimentalmente parlando - non risulta-
no ancora tornati esseri vivi: e sarà bene provino con bestiole (inno-
centi perché se campano non sono ricompensate a soldi o a elogi
sperticati).
Ma vi è tra i due casi russo ed americano una grave differenza
qualitativa? Non ci sembra ancora. Che significa dire che il lancio di
Shepard è stato balistico e non da "satellite", o peggio che per pochi
minuti alla sommità lo stesso ha viaggiato in volo orbitale o keple-
riano?
La superstizione della scienza fa sì che il rudimento di questa, os-
sia la buona terminologia, viene sconvolto dalla mania pubblicitaria e
propagandistica, e l'ignoranza collettiva sale rapidamente, quanto la
irresponsabilità criminosa degli "specialisti" nei vari settori.
Chiamiamo pure non orbitale il tratto di "volo" (per esattezza il
volo è invece solo quello entro un mezzo, l'aria) che è compreso tra il
lancio accelerato e la discesa frenata e decelerante. A questa stregua i
russi hanno spiegato che Gagarin non ha volato una intera ellisse ke-
pleriana intorno alla Terra, ma alquanto meno.
Pare che la fase di discesa sia molto lunga, e solo a questo patto la
vita è salva. Nulla da dire: i russi talvolta sono seri, e cominciano ad

96
La capsula si chiamava Mercury 3 e Alan Shepard percorse una traiettoria di 15
minuti. Mercury 1 fallì e Mercury 2 portò in quota uno scimpanzé di nome Ham.

139
ammettere che sulla Luna e i pianeti prossimi si esplorerà con robot e
non con uomini vivi.97
Ma, ammesso che Shepard sia stato un semplice proietto, era il
suo moto non kepleriano, e non della stessa categoria del moto della
Luna intorno alla Terra e di questa attorno al Sole? No, affatto.
Anche una palla da cannone o da fucile, come un V2, segue
un'orbita a legge kepleriana: solo che si tratta di un pezzo di ellisse
che non sta tutto fuori della circonferenza del nostro globo, e vi ri-
batte il muso.
Diremo di più: la balistica esterna, che tratta del moto del proietto
uscito dalla bocca da fuoco, anche tratta orbite kepleriane nelle gran-
di gittate. Se non lo fa nelle brevi gittate è perché sono più difficili a
calcolare altri effetti secondari, in primis la resistenza dell'aria.
Torniamo ancora indietro. Al liceo spiegano la composizione dei
movimenti secondo Galileo nel caso più semplice: traiettoria a para-
bola di un oggetto cui si è impressa una velocità iniziale che obbedi-
sce alla legge della caduta dei gravi. La geniale composizione del
moto uniforme con quello accelerato nell'ipotesi che non vi sia resi-
stenza del mezzo conduce a facili conclusioni. La migliore inclina-
zione del lancio è 45 gradi, la gittata o distanza di tiro riesce quattro
volte l'altezza del tiro.
La massima curvatura è data dal raggio minimo pari alla metà
della gittata. Bene; è facile provare che la palla da cannone o da fu-
cile viaggia in uno stato di imponderabilità come Gagarin, come
Shepard. Un calcoletto elementare mostra che al vertice della para-
bola, come in ogni altro punto, vi è equilibrio tra la forza centrifuga e
la accelerazione di gravità; come nei satelliti e pianeti.
Esempio: proiettile sparato con circa mille metri al secondo al-
l'uscita dalla bocca, alzo a 45 gradi. Gittata nel vuoto 100 chilometri,

97
I programmi russi al di fuori delle orbite terrestri furono infine basati esclusiva-
mente sulla robotizzazione. Come abbiamo già ricordato, alla NASA gli scienziati si
sono divisi in due categorie: da una parte gli "esploratori", che hanno sede a Huston
e propugnano missioni con uomini; dall'altra i "cibernauti", che hanno sede a Pasa-
dena e sostengono la preminenza delle macchine automatiche.

140
altezza massima 25 chilometri, raggio minimo di curvatura 10 chi-
lometri, forza centrifuga al vertice della corsa uguale alla gravità.98
Le formule che introducono la resistenza dell'aria, sebbene ap-
prossimate, scorciano terribilmente tutte queste lunghezze enormi
teoriche. Ma il moto ha diritto a chiamarsi un caso di quello keple-
riano: basta per avere una gravità costante dovunque immaginare che
il corpo attraente sia di massa infinita e a distanza infinita.
Ancora un passo; anche un saltatore in alto, per pochi secondi, è
in condizioni di imponderabilità come Shepard e Gagarin. Se arriva a
due metri il suo scatto deve imprimergli la velocità dal basso in alto
di circa sei metri al secondo, ossia meno di venti chilometri all'ora.
Ma la corsa piana mostra che i muscoli dell'uomo gli possono im-
primere 36 km all'ora, ossia 10 m al secondo; l'uomo imponderabile
si potrebbe rompere la testa contro il tetto.
Una traiettoria di un segmento di due metri in su e due ricadendo
in giù è una speciale (degenere) ellisse kepleriana anche lei.
Fino a che sarà mercantile l'umanità non vedrà nessuno battere il
primo record serio: sapere poco, affermare poco (e anche più poco)
usare il meno possibile di bugie da far credere al pubblico attonito.
Ecco la sola cosa difficile!

Da "Il programma comunista" n. 10 del 1961

98
Un proiettile sparato con il suo contenuto nelle condizioni descritte sarebbe in
realtà sempre un sistema inerziale. Del resto è detto chiaramente poco prima, dove si
scrive: "al vertice della parabola, come in ogni altro punto".

141
34. ECHO E I PROGRAMMI FASULLI

Il famoso satellite Echo di cui ci siamo più volte occupati nel-


l'autunno dell'anno scorso, è oggi ancora visibile anche nel cielo ita-
liano.
La storia è interessante. Lo lanciarono gli americani con una tec-
nica ben riuscita. Un involucro di plastica pieghettato come un pal-
loncino alla veneziana del peso di soli 61 Kg fu messo in orbita chiu-
so in un piccolo involucro di alluminio che si aprì a grande altezza,
nello spazio vuoto, e una modesta carica di gas interno gonfiò la sfe-
ra fino a un diametro di 30 metri. L'altezza era di circa 1.500 chilo-
metri e l'orbita quasi circolare. Il satellite doveva essere usato come
punto di appoggio per trasmissioni radio tra punti lontani della Terra
e lo fu per alcune riuscite conversazioni telefoniche.
Quando il grosso corpo riceve i raggi solari e si trova sull'oriz-
zonte di un luogo della Terra nel quale è già notte, esso è visibile ad
occhio nudo come una stella di prima grandezza, che corre nel cielo
velocemente tra le costellazioni dei soliti astri.
Il fatto originale è che, giusta il progetto, Echo doveva vivere po-
che settimane, perché si era certi - dagli esperti - che le meteore lo
avrebbero forato ed afflosciato, in modo che sarebbe rimasto in or-
bita ma invisibile.
Echo si è beffato dei progetti dei programmi e dei calcoli degli
scienziati che lo hanno creato e dopo un anno è sempre lì. Una noti-
zia americana spiegava che forse le radiazioni solari lo hanno ancora
inturgidito, e che per anni e anni non cadrà più dato che le famose
meteore o non ci sono o sono molto più rade di quello che si credeva
e i satelliti hanno probabilità minime di incontrarle sul loro cammi-
no.
Dalla prima decade di agosto Echo è visibile da noi. Ne ha dato
notizia il noto osservatorio Bendandi di Faenza, con un orario non
del tutto esatto; comunque nel caso del famoso satellite pallone il pe-
riodo orbitale non è diminuito ma cresciuto: al lancio era di due ore
meno due minuti, ma oggi come il Bendandi può verificare non è più
tale, ma di due ore e sette minuti. Con tale cifra si verifica il ritardo

142
tra le due apparizioni serali, in giorni successivi, che il comunicato
indicava bene in circa 43 minuti.
Chi vuole vedere lo splendente Echo lo attenda dopo il tramonto
verso Ovest, passerà tra la stella Arturo di Boote e l'Orsa maggiore e
si dileguerà verso Est toccando lo zenit tra la Lira e il Cigno.
Il secondo passaggio è dopo due ore e sette minuti, ma sempre
partendo da Ovest piega più verso Sud, durante esso Echo si spegne,
perché entra nel cono di ombra terrestre e non riceve più i raggi sola-
ri.
La sera dopo lo si riattenda dalla stessa parte ma con circa qua-
ranta minuti di anticipazione. La brillante osservazione è alla portata
di tutti, e non di una ganga di esperti. Per questo forse la pubblicità è
poca, e lo presero per un disco volante. Lo si può seguire fino a una
ventina di minuti, alla prima apparizione.

Da "Il programma comunista" n. 16 del 1961

143
35. MICROMETRICI PASSI RADIALI
NELLA CONQUISTA DEL COSMO

Ben lungi dallo schifare le forme borghesi della vita sociale, i rus-
si nella loro imitazione-competizione dell'America l'hanno di gran
lunga battuta nell'organizzazione da "public relations", il fattore che
fa scendere il moderno uomo della civiltà capitalistica bene al di
sotto del selvaggio, per cui davvero era una seria conquista il fetici-
smo del totem.
Che nella tecnologia spaziale i russi abbiano surclassato gli ame-
ricani lo abbiamo già detto nel confrontare i campioni Gagarin e
Shepard. Al successore di Shepard, Grissom, era stata preparata una
pubblicità più clamorosa, ma l'esito non solo restò misero, ossia po-
che centinaia di chilometri di cosiddetto volo al posto della "nocca"
circumterrestre di Gagarin, quanto per poco davanti a tutto l'apparato
diffusivo da public relations il nuovo campione non ci lasciò la pelle
affogando.99 Gli americani cercarono di ripararsi dalla scottante delu-
sione affermando che a differenza di Gagarin, Grissom aveva "vera-
mente pilotato" nello spazio il suo veicolo poi naufragato nell'Atlan-
tico con tutta la strumentazione del valore di miliardi (non ci ponia-
mo la questione di quanto spendano in mezzi produttivi gli uni e gli
altri in questi tentativi - socialmente si pone il quesito se l'obiettivo
primo sia quello di nuove armi di sterminio, o quello di incretinire
l'umanità, che in fondo è la stessa meta).
Ma il 7 agosto è venuto lo strepitoso esperimento del maggiore
Titov.100 Noi ci chiedemmo se la prova con Gagarin permetteva di
concludere se un uomo vivo avrebbe potuto sopportare più giri in or-
bita; orbene Titov ha compiuto 17 giri intorno alla Terra ed è disceso
dopo più di 25 ore. C'è da menare scalpore; e la sapiente regia tutta
prima predisposta si è messa a funzionare a tutto regime.

99
Mercury 4 "volò" anch'essa per 15 minuti; nell'ammaraggio i bulloni del portello
autoesplosero, la capsula imbarcò acqua e, mentre questa affondava, l'astronauta fu
salvato in extremis.
100
Gherman Titov andò in orbita con la Vostok II; durante il volo soffrì di gravi di-
sturbi alla vista e agli organi dell'equilibrio.

144
Noi che abbiamo il torto di andare controcorrente a questi entu-
siasmi prefabbricati, conduciamo il nostro confronto secondo diversi
criteri.
Gagarin ha percorso oltre 40 mila chilometri e Titov circa 700
mila. Si ha quindi finora la prova sperimentale che nello stato di
"imponderabilità", come oggi tutti sanno dire, l'animale uomo resiste
senza morire un intero giorno, dopo sistemato nelle apparecchiature
complicatissime una specie di "polmone di acciaio" le cui notizie
tanto più impressionano quanto più sono misteriose.
Dal primo momento noi misuriamo la entità dei risultati di lanci
di oggetti vivi e non vivi dalla superficie terrestre secondo la distanza
che si può stabilmente raggiungere e conservare. La questione quan-
titativa è nota da molto tempo, qualche secolo. Il grave in orbita co-
me satellite della Terra, ad una distanza minima dalla sua superficie,
deve avere teoricamente la velocità di ottomila metri al secondo (pari
a 28 mila chilometri orari) e il suo periodo di rivoluzione è di quasi
novanta minuti. La Luna, dicemmo ricordando cosa banalmente nota,
sta a 380 mila km, ha la velocità di un km per secondo, e la sua ri-
voluzione la fa in un mese.
Il tema tecnico come umilmente lo ponemmo noi umilissimi era
dunque di andare a bassa velocità, con un lungo periodo di rotazione,
e ad una distanza dalla Terra che non si limitasse all'uscita da poche
centinaia di chilometri di atmosfera parte materiale del pianeta, ma
fosse almeno di un raggio terrestre, ossia un paio di raggi dal centro
(per la Luna sono 60 raggi). Ciò a parte la possibilità di tenere nel-
l'oggetto un animale o uomo vivo.
L'argomento che più ha colpito l'immaginazione popolare (oggi di
grado più misero che ai tempi dell'idolatria) è che Titov ha compiuto
ben vivo 700 mila km, ossia quasi quanto basta a raggiungere la Lu-
na e tornare giù. Ma che vale questo argomento?
Certo la questione di durata è importante, come per gli aeroplani
che cominciarono con cento metri e sono giunti a decine di migliaia
di chilometri. Ma questo fine ha un limite di "autonomia", ossia la
circonferenza terrestre. Farla in 80 minuti come aveva già fatto Ga-
garin per ritrovarsi dove... era prima, è il massimo, e da deterministi
economici abbiamo diritto di dire che la conquista, per tutti grandio-
sa, non serve a nulla.

145
Titov ha fatto di più portando il tempo di durata in volo da 90 mi-
nuti a 1.518. Ma che cosa ha fatto come distanze radiali? Un sempli-
ce bis. La distanza minima dalla Terra è stata 178 km e quella mas-
sima 302. Per Gagarin le distanze stesse sono state 175 e 257, alme-
no così si pubblica oggi, anche se, vedi il nostro n. 8, subito dopo il
volo di Gagarin anche per lui annunciarono la distanza perigea di
302 km.
Siamo dunque autorizzati a ripetere il ragionamento di allora.
Dato che il raggio terrestre è di più di seimila chilometri, lo stacco
dal pianeta è stato di appena il 4 per cento del raggio. La conquista
del cosmo come la volete misurare, se non a raggi? Se per la fame di
terra e di impero servono i chilometri quadrati, per lo spazio dovreb-
bero servire i chilometri cubi. Ed allora la presa di possesso di Titov
è pari a quella di Gagarin (come se avessero piantata una bandiera -
si intende bene nazionale! - al perigeo) e diverrebbe, con un calco-
letto che sa fare chiunque, ancora più infinitesima.
Per arrivare alla Luna, per cui già si pongono date, i 4 centesimi
di raggio dovranno divenire 60 raggi; impresa 1.500 volte maggiore!
Il quiz sui 700 mila chilometri di Tito fa dunque ridere. Lo batte
anche Pinco Pallino, il mio amico che ha cinquant'anni e non si è mai
mosso da Panicopoli. Anche lui, con la scorza terrestre da cui non si
scosta, gira per il cosmo, ed è tuttora vivo dopo aver fatto non 700
mila, ma più di 700 milioni di chilometri.
E questo pensando solo alla rotazione del pianeta. Se pensiamo
alla sua rivoluzione nel sistema solare, alla velocità di 30 km al se-
condo, sono in un solo giorno oltre due milioni e mezzo di chilometri
e, se vi piace, anche in direzione della Luna (al primo quarto); Titov
è battuto oltre che in durata anche in velocità. 101

Nel commentare i riferimenti di Gagarin noi scettici cronici delle


notizie "ufficiali" levammo forte dubbio sulle dichiarazioni di aver
101
Se per comodità immaginiamo circolare l'orbita della Terra, il calcoletto darebbe
come risultato 150 milioni di km (distanza media Terra-Sole) moltiplicato 2π = or-
bita della Terra = 942 milioni di km, moltiplicato per 50 anni, cioè cinquanta orbite
= 47,1 miliardi di km. E questo a prescindere dal complicato epiciclo tracciato dal
signore di Panicopoli che ruota con la Terra sul suo asse e trasla con il Sole nella
rotazione della Galassia (e il Sole ha un suo movimento perturbato a causa dei pia-
neti maggiori e la Galassia trasla nello spazio…).

146
guardato il Sole e le stelle e su quella di avere galleggiato nello spa-
zio vuoto della nave spaziale. Anche le dichiarazioni di Titov lascia-
no adito a sospetto.
Nell'intervista del giorno 8 si è fatto anche parlare un colcosiano
che avrebbe incontrato Titov alla discesa. Ebbene questi ha detto di
averlo "visto uscire dalla cabina" (citiamo bene inteso stampa filo-
russa).
Ma nella conferenza stampa dell'11 Titov stesso ha detto di avere
scelto (è chiaro che era la sola scelta che ha fatto) tra due sistemi di
atterraggio, e di avere adottato quello col paracadute, anziché restare
(come pare abbia fatto Gagarin) nella "nave" Vostok, che intanto at-
terrava per conto suo. E allora il colcosiano che ha visto? 102
Non contestiamo che la tecnologia della partenza e del ritorno ha
fatto in Russia (e in parte in America) passi enormi. Ma pensiamo
che con gli stessi mezzi si farebbero progressi molto più rapidi fa-
cendo viaggiare non persone ma strumenti, automatici e collegati a
terra. Ma qui tutto è l'effettaccio, e il gran pubblico vuole l'eroe!
Quanto alla funzione di pilota essa è tutt'altro che provata. La ci-
tata conferenza stampa ammette che il dispositivo di atterraggio e
frenaggio è "sempre automatico". Si è detto e poi praticamente
smentito che con comandi a mano la nave passasse da un'orbita su di
un'altra. Se vi era un periodo costante di 88' e 6'', e un costante an-
golo di 65° che tra le due Vostok differiva di appena 8', che cosa è
mutato a volontà del pilota? Non sarebbe stato rovinoso poterlo fare?
Con che specie di bussola, forse giroscopica? E con che controllo?
Ed infine, durante le otto ore di sonno, andate mezz'ora oltre il pro-
gramma? A nostro avviso né l'americano né il russo hanno nulla pi-
lotato.103

102
Come già detto, i primi astronauti russi erano eiettati col paracadute quando si
trovavano ancora a grande altezza.
103
A rigor di termini neppure nelle varie missioni Apollo verso la Luna gli astronauti
hanno mai "pilotato" le capsule e nemmeno nelle missioni Shuttle, se s'intende per
pilotaggio un sistema di azioni autonome come quelle di un pilota d'aereo. L'astro-
nauta è in fondo un gran conoscitore di procedure di controllo. Quando nel 1958 fu-
rono scelti gli astronauti per il progetto Mercury, l'allora direttore del programma
spaziale Robert Gilruth spiegò che non sarebbero saliti su di un aeroplano pilotato
ma sarebbero statati sparati all'interno di una capsula passiva, che tutto sarebbe stato
fatto da terra e che non avrebbero neppure controllato l'atterraggio perché sarebbero

147
Circa le osservazioni non si capiva che cosa vedesse Gagarin e
come Titov vedesse, stando fuori del cono d'ombra, la Terra grigia, il
Sole e le stelle. La Terra a 300 km doveva sempre coprire, scura o
chiara, quasi un emisfero del suo orizzonte. Titov racconta che nei
primi momenti non sapeva la sua posizione ed era chiaramente un
caso che il suo sguardo cadesse per l'oblò in direzione della Terra o
di un Astro.
Le parole della conferenza stampa confermano altra nostra tesi:
che il "cosmonauta" è legato, immobilizzato davanti all'oblò salvo
qualche manovra limitata delle mani o avambracci. Così per i detta-
gli sull'aprire e chiudere il casco e la posizione dei microfoni in esso
e nella cabina. Il lettore rilegga la conferenza, evidentemente pianifi-
cata parola per parola, e ci eviterà di entrare in maggiore dettaglio.

Una sola nostra osservazione vogliamo richiamare, anche in rela-


zione al fatto che aver coperto in quel modo 700 mila chilometri è
ben altra cosa che andare verso la Luna, Marte, Venere e simili storie
pubblicate nel clima dell'euforia generale.
Poiché è assodato che le distanze del Vostok I e del Vostok II sono
state praticamente le stesse, vige il nostro ragionamento sulla "spari-
zione" del peso dei corpi in orbita. A quella distanza non è abolita
l'attrazione terrestre, ma solo ridotta a circa il 90 per cento di quella
che è sulla Terra. Solo che per effetto della rilevante velocità del sa-
tellite, ben maggiore di quella del Pinco Pallino di cui dianzi, una
forza centrifuga uguale ed opposta compensa esattamente l'attrazio-
ne.
In queste condizioni si sa che non vi sono effetti letali sull'uomo
in vita, sebbene per Titov si ammetta che si è constatato un disturbo
"vestibolare" ossia dei canali semicircolari che abbiamo presso
l'orecchio e che, appunto in presenza dell'attrazione terrestre, sono
per noi l'organo di orientamento e ci danno la sensazione materiale
delle tre dimensioni dello spazio fisico.

caduti in mare. Gli astronauti, scelti fra esperti piloti collaudatori, non si preoccupa-
rono tanto di quei missili che avevano l'abitudine di scoppiare troppo spesso, quanto
di rischiare la loro professionalità e quindi la carriera (riportato da J. Lovell nel suo
libro Apollo 13 cit. pag. 219).

148
Ponemmo un quesito a cui nessuno ha risposto (qual meraviglia?
siamo tanto pochi e piccini! Eppure quanti nostri rilievi si sono poi
diffusi in "satellistica", come la richiesta dell'orbita quasi circolare,
del lungo periodo orbitale, della forte distanza dal pianeta... e della
cosa che più épate le bourgeois, ossia il calmiere delle supervelocità
eclatanti!) e fu questo: quando a grande distanza dalla Terra, di al-
meno un doppio raggio, le due forze in antitesi resteranno pari e
contrarie, ma ciascuna ridotta a circa un decimo e meno del valore
sulla Terra, quale sarà l'effetto sull'uomo?
Se fosse un problema di pura meccanica ci si potrebbe far tacere
col noto "teorema di Varignon": il momento della risultante è uguale
alla risultante dei momenti.104 Tra le forze 0.90 e meno 0.90 la risul-
tante è zero, come quando le due forze siano una più 0.10 e l'altra
meno 0.10. Ma il nostro quesito è di fisiologia e non di meccanica e
consiste nel chiedere se l'uomo o in genere l'animale può vivere
quando le due forze si minimizzano. Il campo del potenziale dell'una
e dell'altra potrebbe, per "effetti" non ancora sperimentati in labora-
torio (è impossibile), condizionare il dinamismo vitale delle cellule e
dei succhi che formano il complesso vivente. 105
È chiaro che non alludiamo agli effetti letali di speciali radiazioni
come nella famosa fascia di Van Allen, ma formuliamo l'ipotesi du-
bitativa di un altro effetto che legherebbe, eventualmente, la gravità
newtoniana e la vita animale. La risposta la può dare l'esperienza e
non la speculazione, ma per fare tale esperienza bisognerebbe prova-
re da trecento a trecentocinquanta chilometri, e via per lenti gradi.
Ma noi siamo brontoloni inutili. E quindi ci si annunzia di qui a
pochi mesi il cosmonauta in orbita che aggira la Luna e ritorna giù.
Se dei lavativi come noi avessero un briciolino di potere, si prove-

104
Pierre Varignon espose, contemporaneamente a Newton, il principio della com-
posizione delle forze in una risultante.
105
Rimandiamo il lettore alle spiegazioni contenute nel primo volume. Per quanto
riguarda l'ambiente fuori dell'atmosfera, si è dovuto ricorrere a schermature per le
radiazioni X e γ (ad alta energia), provenienti dallo spazio e rilevate nelle fasce di
Van Allen. Queste radiazioni danneggiano il midollo osseo, modificano la composi-
zione del sangue e soprattutto, come tutte le radiazioni, colpiscono il patrimonio ge-
netico dell'individuo. Non è ancora certa l'efficacia delle schermature, anche perché
le radiazioni sono variabilissime come provenienza e come intensità; aumentano
molto, per esempio, durante le tempeste solari.

149
rebbe con un manichino. Pare lo facciano gli americani. I russi poi
avrebbero un altro piano intelligente: porre in orbita un telescopio
che riceva i raggi prima che si insozzino nell'atmosfera, e trasmetta le
immagini. Insomma la nostra vecchia formula: non cosmonauti, ma
cosmorobots!

Da "Il programma comunista" n. 16 del 1961

150
36. LA TERZA STAGIONE DI ECHO

Echo, il solo satellite artificiale visibile ad occhio nudo con una


luminosità comparabile ad una stella fissa di prima grandezza, si ve-
de per il terzo anno, come abbiamo segnalato per l'estate-autunno del
1960 e del 1961. Fu lanciato dagli americani nell'agosto 1960 con un
dispositivo di plastica sottile contenuto in un piccolo involucro che,
apertosi a grande altezza nel vuoto cosmico, per effetto di una certa
quantità di polvere che si è gasificata, ha raggiunto la forma di una
sfera a parete sottilissima del diametro di trenta metri che sta in or-
bita attorno alla Terra ad una distanza dalla superficie del nostro pia-
neta di circa 1500 chilometri (oltre un quinto del raggio terrestre).
Il satellite ha un peso minimo ma data la grande superficie quan-
do i raggi solari lo investono si vede benissimo dalle parti della Terra
in cui è già notte. In questa stagione le condizioni sono favorevoli e
dopo il tramonto si possono osservare vari passaggi.
Gli "esperti" quando il satellite fu lanciato gli previdero la vita di
un mese al massimo perché le piccole particelle di rottame meteorico
lo avrebbero presto perforato e fatto sgonfiare. La previsione non si è
verificata affatto. Forse le piccole meteoriti di cui tanto si è parlato
non esistono, o sono pochissime e rarissime.
Il corpo conserva il suo tempo di rivoluzione attorno alla Terra;
un giro completo in circa due ore e sei minuti e mezzo. Per undici
giri occorrono 23 ore e 10 minuti, e quindi la sera seguente ad una
osservazione il passaggio avverrà in anticipo di cinquanta minuti.
Dopo due ore e 6 minuti vi sarà altro passaggio, che rispetto alla sera
precedente sarà in ritardo di circa di circa 1 ora e 15 minuti. Preve-
diamo con una certa approssimazione i passaggi nei primi giorni di
agosto 1962. 1° agosto verso le 21.5' - 2 agosto verso le 20.15' - 3
agosto verso le 21.30' - 4 agosto verso le 20,40'.
Chi voglia vedere Echo dovrà guardare verso Occidente un poco
spostato a Nord. Il Satellite resta visibile un quarto d'ora, passa tra la
stella Arturo e le prime stelle del timone dell'Orsa Maggiore, poi ta-
glia il triangolo delle note stelle di prima grandezza Vega, Deneb e
Altair, quindi scende verso Est o Sud-Est. Echo non va confuso con
Telstar. Echo agisce come un ripetitore passivo di onde radioelettri-
che, ossia rimanda la stessa energia che lo colpisce, e fu usato nel
151
primo anno per alcune conversazioni telefoniche tra due punti degli
Stati Uniti. Non poteva servire per trasmissioni televisive. L'odierno
Telstar ha invece un complicatissimo dispositivo moltiplicatore e
amplificatore e rimanda verso terra una energia milioni di volte mag-
giore di quella che gli perviene, da cui le strepitose trasmissioni tra
continenti. Telstar non ha che il diametro di 85 centimetri ed è invi-
sibile ad occhio umano nudo. Ha bisogno lui pure quando è in fun-
zione di collegamento di essere investito dai raggi del Sole, perché la
sua energia attiva la trae da batterie solari, ma può essere localizzato
nel cielo solo da telescopi ottici o da radiotelescopi. La sua apparec-
chiatura costata diecine di miliardi è di una complessità senza pari.
Per tale motivo mentre Echo è vissuto molto più del previsto Telstar
si potrebbe guastare da un momento all'altro e cessare di trasmettere.
Sarà un gran male?
Lo spettacolo di Echo è suggestivo, semplice ed interessante, per-
ché tutti possono capirne il meccanismo elementare. Telstar che nes-
suno saprebbe decifrare serve per parlare a duecento milioni di uo-
mini al tempo stesso. Noi crediamo alla ingenua legge che il numero
delle persone con cui l'annunciatore comunica è proporzionale al
volume delle balle che propina e riesce a far credere. Telstar è l'uten-
sile ideale della democrazia e quindi della fessificazione universale.
Ha già vomitato sul mondo banalità e frottole retoriche a milioni di
tonnellate. È una nuova droga per il narcisismo coglione dell'animale
uomo che crede alle sue "civiltà", e non si accorge che mai quanto
oggi ha rinculato.
Se Telstar va in panna non piangeremo certo, e ci consoleremo
facilmente contemplando Echo che cammina nella volta stellata e
non ci racconta nulla. Gli "specialisti", con pochi milioni di dollari di
nuovi stipendi, si metteranno a fabbricarne un altro. E gli annuncia-
tori si prepareranno ad altri passi nell'arte di spacciare puttanate.106

Da "Il programma comunista" n. 15 del 1962

106
Questa è l'unica realizzazione capitalistica spaziale che è riuscita a produrre
quattrini in abbondanza. Se al primitivo Telstar, a bassa potenza (una dozzina di
Watt), con pochi canali disponibili (un centinaio) e neppure geostazionario, viene
riservato da Bordiga un tale trattamento, figuriamoci quale sarebbe stata la sua re-
azione di fronte ai moderni mostri della telecomunicazione.

152
37. UN VICOLETTO NELL'INFINITÀ DEL COSMO

Mettendo insieme dati dei quotidiani anche filorussi si hanno le


cifre delle orbite dei sei uomini spaziali: 1. Gagarin, 2. Titov, 3
Glenn, 4. Carpenter, 5. Nicolaiev, 6. Popovich. Quattro russi e due
americani e si sa bene che i secondi hanno fatto solo 3 orbite e gli
ultimi dei russi un numero sensazionale. Ma qui non vogliamo rile-
vare le differenze ma le coincidenze. Gli uni e gli altri hanno percor-
so una ellisse dalle caratteristiche in pratica identiche. Tempi di ri-
voluzione, nell'ordine: 89' 6'' - 88' 10'' - 88' - 88' - 88' 5'' - 88' 11".
Scarto massimo 1' 6'' (un minuto primo e sei secondi, che vale l'1,3%
della media! Vero campionato del cosmo a cronometro).
Distanza minima dalla Terra (perigeo) km 175, 179, 160, 158,4,
183 (o 170?), 173. Massimo scarto 23 km che sarebbe un 13 per
cento della media. Ma è giusto considerare le distanze perigee dal
centro della Terra e allora lo stesso minimo scarto di 23 km va rife-
rito a circa 6.500 km e vale lo 0,35%.
Distanze massime: 302; 257; 261; 262; 251; 224 (?). Scarto mas-
simo km 88 che sulla distanza dal centro danno l'1,3% appena.
Le reciproche accuse dei contendenti che anche per le prove ato-
miche scostandosi di poco da tali altezze fisse si passerebbe in fasce
di radiazioni letali, conducono a stabilire che il successo del volo co-
smico è legato ad un percorso angusto e misero, un vicolo nel cielo,
un vero cunicolo spaziale al margine del quale grandi targhe diranno
forse un giorno: pericolo di morte!
Non è dubbio che i russi hanno una tecnica assai migliore per
neutralizzare gli effetti della pretesa assenza di gravitazione, che pare
abbiano mezzo fatti fuori Glenn e Titov.
Torniamo a dire perché è "pretesa" la imponderabilità. Il peso che
uno di noi miseri vermi ha sulla Terra dipende dalla attrazione di
questa o da una certa opposta e minore forza centrifuga. A duecento
chilometri dalla Terra l'attrazione resta quasi la stessa: la distanza
aumenta del 5% e l'accelerazione di gravità discende a 0,90 ossia re-
sta quasi tutta. Ma è equivalsa dalla opposta forza centrifuga, effetto
della velocità di 8 mila metri al secondo e circa 28 mila km /ora (co-
mune a tutti i sei con lo scarto di centinaia di metri).
153
Noi pensiamo che giungendo a distanze di poco maggiori di
quelle di cui si gode nel cunicolo l'equilibrio non sarà tra una gravità
di 0,9 g e una forza centrifuga di 0,9 g; ma tra due forze minime, po-
niamo di 0,1 g. Gli effetti fisiologici saranno diversi assai a nostro
avviso da quelli sui sei viaggiatori e da quelli provocati con macchi-
nismi da allenamento semibestiali. Vorremmo che qualcuno ci desse
la prova teorica in contrario. Quanto alla prova pratica non la faranno
mai non perché temano la nostra obiezione, ma perché temono le ra-
diazioni mortali di Van Allen.
In America per bilanciare lo strepitoso successo pubblicitario dei
russi fanno rumore sulla sonda Mariner, in corsa verso Venere, da
poco partita. Simili sonde però le hanno già lanciate gli uni e gli altri,
e non ci hanno convinto.
Ci si è detto che per lanciare un corpo fuori della attrazione terre-
stre e farne un pianeta del Sole occorre la seconda velocità di fuga,
ossia 11 mila metri al secondo pari a 40 mila km all'ora. Era noto.
Ma nei casi precedenti pretendevano di dare giorno per giorno le
distanze dalla Terra della sonda partita, ed erano notizie incompren-
sibili, buone a confondere le idee del pubblico da sbalordire, come
tutte le notizie di stile pseudo scientifico diffuse per fare panico e
cassetta; nei terremoti si annunziano le innocue scosse strumentali e
si riferisce il calcolo del grado di intensità "all'epicentro lontano" che
il sismologo ha cercato di calcolare, come grado della scossa nella
città spaventata, che è zero in effetti. Così i ladri da codice penale
sciacallano, e i ladri da economia imprenditoriale si mobilitano per
l'affare riparazioni e sbafasoldi di Pantalone, con metodi che trattano
l'edilizia peggio di un terremoto. Ma, è meglio risalire nel cosmo.
La Terra sta a 150 milioni di chilometri dal Sole, in cifre tutte a
braccio, e gira in 365 giorni sull'orbita di 940 milioni. Velocità media
29,6 km per secondo e circa due milioni e mezzo di km al giorno.
Venere gira più dentro, nello stesso verso, a soli 108 milioni di km
dal Sole e il 224 giorni terrestri (quanto è il suo giorno non si sa) gira
su 680 milioni di km . Velocità maggiore di 34,8 km al secondo e tre
milioni di chilometri per giorno terrestre. Vi può essere un momento
in cui i due pianeti distano solo una quarantina di milioni di chilo-
metri, e sembra facile sparare mirando, ma è vano.
Mariner è sparato verso sinistra dell'orbita in cui corre la Terra,
ma in quel momento non vi è Venere in quella direzione, è molto
154
"indietro". Mariner ha due componenti della sua velocità: quella
della Terra, in avanti di 30 km e quella circa trasversa di 11. La ri-
sultante secondo Galileo è di circa 32 km/sec.; media tra le velocità
dei due pianeti. Su di un'orbita tangente ad entrambe il viaggio della
sonda è previsto di 111 giorni, nel quale tempo la Terra corre per un
angolo di circa 110° su 360° e un percorso di 286 milioni di km. Ve-
nere corre all'appuntamento per quasi 180° e 336 milioni di km. Do-
vrebbe raggiungere Mariner a metà dicembre quando questo sarà
non tanto lontano dalla Terra. La previsione, la calcolazione e la cor-
rezione con ordine radio dipendono da tante cause di errore; la legge
della corsa di Mariner attratto da tre Corpi celesti: Sole, Terra e Ve-
nere, è tanto complessa che, se pure la radiogoniometria astronomica
riuscirà a sapere la sonda dove è, nessuno saprà mai se avrà incon-
trato Venere, che poi non dovrebbe che sfiorare trapanando la spessa
atmosfera e proseguendo nella corsa, senza cadere sul pianeta.107
Bluff autentico, da giocatore di poker, già pieno di whisky.
Passa Nikita o va al piatto?

Da "Il programma comunista" n. 16 del 1962

107
Il problema degli n corpi, più volte ricordato, è ripreso nel primo volume (parte
seconda, approfondimenti). Mariner I fallì alla partenza. Un errore nel sistema di
guida inerziale rese necessaria la distruzione del vettore (Atlas) prima che si staccas-
sero gli altri stadi. Qui si parla di Mariner II, che rappresentò il primo successo nel
realizzare un passaggio intorno ad un pianeta (flyby). Dopo 109 giorni di viaggio la
sonda passò a 34.830 km da Venere. Per 35 minuti gli strumenti di bordo raccolsero
dati sull'atmosfera, sulla temperatura, sul campo magnetico e sulle eventuali fasce di
radiazione.

155
38. LA VITA NEL COSMO

Si può porre questo interrogativo in una duplice accezione. Vi è


su altri pianeti che la nostra Terra una vita nel senso organico, vege-
tale o animale? Vi è una vita di specie animali giunte a quel grado di
sviluppo che noi riteniamo di attraversare, ossia di animali ragionan-
ti, pensanti?
Gli ultimi dati delle conoscenze astronomiche ci conducono a
numeri di estrema grandezza delle stelle o Soli che possono avere,
nella nostra e nelle innumerevoli altre "galassie" e sistemi stellari,
sciami di pianeti. Non tutte per ragioni di ordine fisico e per quanto
se ne riesce a sapere hanno pianeti stabili comparabili a quelli del
Sole, ma anche se la probabilità è bassa, sarà sempre gigantesco il
numero di tali pianeti.
Coloro che hanno tentato l'analisi delle condizioni che rendono
possibile la vita, anche nelle forme primordiali, sono giunti alla con-
clusione che una rata108 veramente bassissima di tali corpi celesti le
può presentare: si pensi a temperatura, pressione, gravità, umidità, e
chimismo della atmosfera e della idrosfera se vi esistono, eccetera.
Comunque su miliardi forse di corpi in esame ve ne saranno certo
in un buon numero ospiti di vita organica, ed è troppo incerto il que-
sito se germi di questa possano con le meteoriti traversare lo spazio
da un mondo all'altro, o se la vita si svolge spontaneamente dal mon-
do organico.109

108
Quantità parte, percentuale.
109
Nel 1984 fu trovata in Antartide una piccola meteorite dalla composizione chimi-
ca insolita, catalogata con la sigla ALH84001. Nel 1993, confrontando con i dati
raccolti dalle sonde, si stabilì che proveniva da Marte, probabilmente in seguito al
gigantesco impatto di un asteroide che proiettò nello spazio frammenti di suolo mar-
ziano. Nel 1996 "indagini accurate" stabilirono che in una fessura, in tempi remoti,
lo scorrimento di un liquido aveva depositato dei globuli carbonatici, intorno ai quali
furono trovate tracce di idrocarburi aromatici. Siccome tali caratteristiche possono
risultare in seguito alla decomposizione di organismi viventi, si disse che questo
poteva rappresentare una prova dell'esistenza passata e forse presente di vita su
Marte (cfr. "E' mai esistita vita su Marte?" in Le Scienze n. 354 del febbraio 1998).
Non era vero niente, tutto serviva per sostenere una richiesta di fondi per le missioni
su Marte. La smentita comparve in piccoli riquadri su alcuni giornali e riviste (cfr.

156
Se però passiamo al secondo problema del pensiero, la cosa si
complica ulteriormente. Alla questione del contare gli innumerevoli
corpi si aggiunge quella del conto delle epoche, e compaiono i mi-
liardi di anni. La Terra li ha certo raggiunti, a parte il Sole, ma in che
campo di essi vi è stata la vita, e in quale ancora più ristretto la vita
della umanità, nota a noi per non molti millenni?
Lo strano quesito: siamo soli nel cosmo? se non può meritare ri-
sposta negativa, non è tuttavia di soluzione molto "frequente", questo
pare certo.
Come poi queste specie cosmiche pensanti possano conoscersi, è
altro punto di fantascienza. Noi abbiamo sempre detto che non cre-
diamo alla esplorazione con veicoli cosmici, ma possiamo ammettere
in casi di estrema rarità uno scambio di segnali...
La onnipotente scienza ancora oggi pochissimo ci aiuta più della
metafisica di speculazione da noi ripudiata e dai borghesi non si sa
bene se accettata o respinta, sul famoso dualismo (uno dei tanti
enigmi da cui il marxismo esce) tra materia e pensiero.
Fino a che su questa misera Terra interessi di classe monopoliz-
zano la ricerca e la falsano, poco possiamo sperare di conoscere di
fondato.
Fu trattato l'altro aspetto, di questo stesso enigma, se si vuole:
determinismo e causalità, o indeterminismo?
Le scuole moderne della fisica hanno abbandonato il causalismo
deciso dei tempi di Galileo, Newton, il cosiddetto meccanicismo. Chi
asserì questa tesi in modo lapidario fu il Laplace, fondatore della
meccanica celeste, e per ciò sempre diffamato. Se un cervello poten-
te, egli disse - e non pensava ai robot - potesse scrivere tutte le posi-
zioni e le velocità che affettano le parti di materia che formano l'Uni-
verso, gli sarebbe possibile calcolare la posizione di tutte in un qua-
lunque tempo futuro. Poi il pensiero borghese ha inorridito di tale
sfida. Era quello stesso Laplace che espose a Napoleone il Grande la
teoria sua e di Kant sulla origine del sistema solare dalla nebulosa
incandescente primitiva. L'imperatore, severo, disse: in tutto il di-

Panorama del 12 novembre 1998 pag. 123, dove c'è anche un ironico articolo sul
marketing della NASA).

157
scorso non ho sentito il nome di Dio! Maestà, rispose lo scienziato,
ho fatto a meno di una tale ipotesi.110
Oggi tutti hanno troppa paura di farne a meno. Non si sa mai, e se
poi esiste e se la piglia a male? La moderna scienza piccolo borghese
non è al di sopra di un tale vecchio scherzoso bisticcio.
La genterella di parte borghese ragiona così: il marxismo rivolu-
zionario posa tutto su un "causalismo" sociale per cui il fatto econo-
mico determina la lotta politica. Se il determinismo causalista cade ci
liberiamo da questo spettro che ci terrorizza. E se la scienza ufficiale
getta via il determinismo in biologia, e meglio ancora nella stessa fi-
sica della natura non viva, ecco una speranza di debellare il mostro
rivoluzionario nella guerra sociale.
Povera gente! Noi non accettiamo certo di subordinare la nostra
agitazione sociale alla vostra scienza accademica. Voi non sapete an-
dare dalla causa all'effetto e dal passato al presente nella fisica, nel-
l'astronomia e nella biologia e antropologia. Noi non ci smontiamo.
Non ci occorre il vostro armamentario di biblioteca e di università;
vedendolo vaneggiare godiamo e non ci prendiamo oggi il compito
di rimetterlo noi a nuovo: aspettate per questo la dittatura comunista
mondiale; e vi serviremo.

110
Pierre-Simon de Laplace da due secoli è tacciato di "meccanicismo" e non
c'è fisico che non giuri sulla vetustà delle sue concezioni. Ebbene, la modernissima
fisica, la biologia, l'economia e anche discipline tradizionalmente ostiche al tratta-
mento analitico, come la meteorologia e la dinamica dei fluidi, riconoscono oggi che
la complessità dei fenomeni non esclude il determinismo. Anche quando il fenome-
no sfugga all'indagine analitica, ogni regolarità emergente e trattabile secondo leggi
statistiche dimostra il determinismo soggiacente. Ciò era già detto da Laplace a par-
tire dal 1776. Dalla meccanica quantistica ai moderni metodi stocastici che stanno
alla base dei modelli computerizzati, alle simulazioni del funzionamento cerebrale
(reti neuronali), alle teorie del caos, una parte imponente della "nuova" scienza si
basa sulla sua elementare proposizione. L'indeterminismo quantistico non è un prin-
cipio filosofico ma un fatto di natura che non invalida il determinismo. Del resto an-
che la meccanica classica è in grado di descrivere sistemi irreversibili e apparente-
mente non deterministici e, se alcuni ne traggono conclusioni indeterministiche, altri
si limitano a notare che si tratta soltanto di stabilire che cosa sono le imprecisioni
sulle condizioni iniziali (o sui parametri dell'intero sistema, come abbiamo detto a
proposito del missile) e quale possibilità abbiano di riprodursi e propagarsi in quanto
tali (cfr. Alessandro Formisano, L'indeterminazione nella Meccanica Classica, XVI
Congresso nazionale di storia della fisica e dell'astronomia, Como 1996).

158
Per ora affermiamo scienza certa e sicura la teoria determinista
nella storia e nella sociologia; la vostra morte di classe non la affi-
diamo a un trepido probabilismo, ma ad una armata certezza.
Vacilli pure la vostra fisica splendente or sono tre secoli e la vo-
stra filosofia: da loro non ci serve più altro. Tuttavia seguiamo il cor-
so del vostro pensiero di classe come prova cruciale del vostro deca-
dere e della nostra previsione del crollo capitalista.
Napoleone Primo tornò alla corona, al papa e a dio; i discepoli di
Laplace trovarono rischioso giurare sul suo temerario determinismo
"meccanico".
Quando venne Einstein non dichiarò caduto lo sperimentalismo e
il causalismo della meccanica classica. Lo portò intatto più in alto.
Non tutti i fisici nucleari delle ultime scuole lo hanno gettato via.
Fu Plank, che "atomizzò come la materia anche l'energia", a dare le
basi al nuovo indeterminismo, sviluppato da Heisenberg colla sua
teoria della imprevedibilità dell'esito di ogni esperienza, e quindi di
ogni legge (in sostanza) che si può scoprire nella natura.111 Ma non
per questo noi rinunzieremo alle leggi trovate in quel settore di essa,
che è la storia, e a quella suprema che il capitalismo soccomberà, e
vincerà il comunismo. Heisenberg non è che uno dei tanti convertiti,
e lo ha mostrato mettendosi a filosofare in senso non solo idealistico,
ma spiritualistico e fideistico.
Il grande matematico italiano Severi e la sua scuola hanno nella
storica polemica dei secoli rivalutato, contro Galileo, Aristotele, che

111
Werner Karl Heinsemberg dimostrò che, se sperimentalmente è valido il princi-
pio di conservazione dell'energia, la natura duale della radiazione elettromagnetica
(onda-particella) comporta necessariamente l'impossibilità di determinare contempo-
raneamente impulso e posizione. Nell'indeterminazione pesa il fatto che le variabili
accoppiate impulso-posizione ed energia-tempo sono incompatibili all'osservazione.
Bordiga afferma nel suo ultimo articolo della serie "Sul filo del tempo" (Relatività e
determinismo - In morte di Albert Einstein) che, essendo la teoria della relatività ein-
steniana basata sulla matematica del continuo e non del discreto, sarebbe dimostrata
la contraddizione con le teorie dualistiche della materia. Lo stesso Heisemberg uti-
lizzò tale apparato matematico, e i suoi risultati, come dimostrò Schrödinger, erano
perfettamente compatibili con le ipotesi ondulatorie sviluppate nel frattempo dalle
diverse scuole (De Broglie, Dirac ecc.). L'argomento è di importanza fondamentale e
la Sinistra Comunista "italiana" si pose, con Bordiga, il compito di affrontarla un
giorno direttamente, senza ricorrere ad esposizioni divulgative. Tale lascito per ora,
purtroppo, non ha trovato eredi.

159
voleva che una forza meccanica agisse anche nel moto uniforme dei
corpi. Il loro linguaggio è sintomatico: "principio di scambio" "bilan-
cio del moto fisico". Sembra confermare che la economia (scienza di
classe per eccellenza) invade il territorio della fisica. Lo sbocco del
Severi è geniale, certo, a proposito del problema eterno della causa-
lità. In base alla scoperta delle famose antiparticelle, e stabilito il
"mondo di scena" in cui è la materia come sempre intesa, e il mondo
di dietroscena, ossia della Antimateria; riserva questo alla indetermi-
nazione, e concede che viga il classico determinismo per la Materia
del mondo sensibile, trattata finora da tutti.112
Noi accettiamo. Nel mondo della materia aritotelica-galileiana
che non si confonde con le mistiche astruse della forma, della poten-
za e dello spirito, vecchio babau metafisico, agisce un determinismo
certo e sicuro ed è quello della lotta di classe, della guerra tra partiti.
In questo palpabile moto di avanscena aspettiamo la rivoluzione.
Questa, con la ondata di generazioni non travisate dalla vostra so-
cietà cretinizzante, rivedrà i vostri testi, le vostre formule, e insegne-
rà le nuove. Si degnerà di spiegarvi la vostra storia e la vostra Anti-
storia. Per tanto non farà uso di cattedra, ma della forza e se occorre
del Terrore.

Da "Il programma comunista" n. 20 del 1962

112
Francesco Severi (1879-1961) condusse studi di ingegneria ma, sotto l'influsso
soprattutto di G. Peano, V. Volterra, C. Segre, si dedicò definitivamente alla mate-
matica diventando assistente di F. Enriques. Fu quindi uno dei fondatori della scuola
di geometria algebrica italiana, che pose al centro della sua ricerca l'opposizione (o
la dialettica coerenza) fra intuizione e rigore. Secondo tale scuola, i problemi solle-
vati almeno a partire dal Programma di Erlangen di F. Klein, nella seconda metà
dell'800, non erano affrontabili semplicemente al modo degli "algebrizzatori" (così
venne chiamato il grande Hilbert) di scuola anglosassone. La scuola di geometria
algebrica fu certamente conosciuta da Bordiga. In una riunione registrata, egli si di-
lunga intorno alle nuove scoperte e, come qui, è chiaramente colpito dalle conclu-
sioni cui giungono Severi e Segre, che sembrano in contrasto con la grande tradizio-
ne della scuola che egli teneva in grandissima considerazione. Si arrende di fronte
alla potenza degli argomenti matematici, ma rimanda la sfida al momento in cui la
conoscenza collettiva del partito potrà accoglierla. Sappiamo che da quella scuola
scaturirono gli abbozzi di nuove teorie cosmologiche e gravitazionali, ed è forse a
queste che Bordiga fa riferimento quando mette in discussione il principio di equi-
valenza fra inerzia e gravità (cfr. il capitolo 10 del primo volume).

160
39. GRAVITÀ E VITA NEL COSMO

I lettori che ricordano le nostre noterelle sulla "conquista" del co-


smo hanno forse presente il senso delle nostre riserve sulla possibilità
futura di portare uomini vivi fuori della Terra.
Quando i russi lanciarono il primo Sputnik subito discutemmo la
sensazionale affermazione che l'uomo avesse fabbricato un corpo
celeste. Pur trattandosi non di una "nave" con uomini a bordo, chie-
demmo che il satellite artificiale avesse un periodo di rivoluzione su-
periore alla solita ora e mezza, e girasse ad almeno un raggio della
superficie del pianeta, ricordando che la Luna gira in un mese ed è
lenta: un chilometro solo al secondo, contro gli otto chilometri di
tutti i satelliti.
Si trattò poi di mettere un uomo in viaggio col satellite e noi,
mentre abbiamo sempre negato che i "cosmonauti" russi od america-
ni "governassero" la rotta del loro satellite, proietto tanto passivo
quando non è abitato che quando lo è, osammo dubitare (misoneisti!)
che l'uomo potesse vivere in "assenza di gravità". Gli otto che ce
l'hanno fatta a tornare a terra - cosa molto importante in pratica ma
nulla in dottrina - ci avrebbero smentito. Ma noi abbiamo osservato
che non si tratta di assenza della gravità, bensì di compenso totale tra
la attrazione terrestre, quasi intatta, e una equivalente forza centrifu-
ga. Ossia insinuammo che alla distanza paragonabile a quella Terra-
Luna l'uomo morrebbe. Non ci basavamo sulle radiazioni radioattive,
poi trovate imponenti e distruttive poco fuori del corpo fisico Terra,
con la sua atmosfera.113
Più volte abbiamo detto che le sette od otto orbite russo america-
ne stanno tutte chiuse in un angusto "cunicolo" dai dati fissi, e quindi
non provano ancora che si sopravviva se di poco se ne esce. Dopo
l'ultimo volo di Schirra gli americani lo hanno valutato come il più
riuscito e perfetto, ma hanno ammesso che il solo effetto delle sue
manovre era di orientare un poco il suo abitacolo, mai di variarne

113
Le missioni lunari con equipaggio hanno portato complessivamente ventisette
uomini sulla Luna (o nei pressi) i quali sono tornati un po' malridotti ma vivi .

161
l'orbita cui la legge di Keplero lo condanna, in velocità e in direzione
della traiettoria.
È vero che tutti quei bravi giovani ne sono usciti vivi. Ma hanno
fatto poco di diverso dagli animali da esperimento: non è stato anco-
ra percorso il ciclo che per i veicoli aerei fu fatto dalla pecora, da
Montgolfier, e dai dirigibilisti.
Secondo un articolo dell'Unità, il dr. Tibor Eghner è uno scien-
ziato ungherese esperto in biologia cosmica, ed è molto al corrente
dei programmi sovietici. Si sarebbe giunti alla conclusione che i
viaggiatori nelle astronavi non ce la possono fare a stare senza gra-
vità. La vita animale riesce possibile, nei limiti delle prove già note.
Gli ultimi studi avrebbero dimostrato che "la psiche vuole la gravità
perché il volo spaziale, a differenza di quanto si credeva prima (oh,
oggi si aggiorna tutto non ogni giorno, ma ogni ora!), mentre la parte
fisica dell'organismo se la cava con un minimo di adattamento, im-
pegna l'uomo quasi esclusivamente sul fronte dei riflessi nervosi".
Come parlate bene, messer lo esperto! Insomma, dopo faticosissimi
allenamenti i piloti spaziali ce la fanno a vivere, respirare, bere e an-
dare in bagno, ma pensare, ragionare, decidere, eseguire decisioni, è
cosa che riguarda la psiche e, senza un campo di gravità, nulla da fa-
re.114
Allora se non si può negare che un uomo pensante possa stare al-
trove che su questa nostra Terra, e se non ci è stato provato che nella
nuova sede lo si possa portare, risulta ammesso quanto noi scrivem-
mo senza essere esperti e nella nostra diffidenza infinita per il pro-
gresso tecnico di oggi: il corpo su cui sta l'uomo vivente e pensante,
o una bestia del suo tipo, deve attirarlo con una gravità propria, del-
l'ordine di quella della nostra Terra. Se pensiamo che già la Luna,
che ha il diametro di circa un terzo di quello della Terra, attirerebbe
un ipotetico essere che vi passeggiasse con una gravità che è appena
0,17 della nostra, si conclude che una "astronave" o "isola spaziale"
su cui si possa vivere, non risolverebbe il problema anche con di-
mensioni dell'ordine di cento chilometri.

114
Nonostante gli psicofarmaci, il "sostegno da terra" di squadre psichiatriche, gli
appositi programmi televisivi, le studiate comunicazioni con i famigliari, alcuni
astronauti russi hanno dovuto interrompere la missione per cedimento psicofisico.

162
Il nostro dottor Tibor annunzia una bella trovata: nelle astronavi
vi sarà una gravità artificiale, ma non diretta verso l'interno. Si farà
ruotare il veicolo su sé stesso con una certa velocità, e si desterà una
forza centrifuga che permetterà ai passeggeri di stare in piedi sulla
parete esterna con la testa verso il centro, soggetti ad una gravità pari
a quella terrestre. Allora non solo potranno sopravvivere, ma acqui-
steranno le facoltà mentali.
La cosa non è affatto impossibile quanto alla creazione della ne-
cessaria forza centrifuga, lo diremo in un momento. Notiamo solo
che questo esperimento è descritto come il solo che possa evitare la
"nausea spaziale" che deriva dal fatto che il nostro cervello, fuori
della azione della gravità, perde il senso tridimensionale dello spazio.
Noi da principio citammo i famosi canali semicircolari dell'orecchio
interno. Ora si ammette questo: "Gherman Titov ebbe sintomi che
ricordano quelli del mal di mare; specie nella quinta e sesta orbita.
Disse di aver avuto la sensazione di stare appeso al soffitto con la te-
sta in giù". Orbene noi, non esperti e non introdotti a Mosca, per
provare alla buona che senza gravità si muore, facemmo questa pe-
destre deduzione. Uno appeso per i piedi muore dopo poche ore per
essere passato dalla gravità g a quella meno g. Uno messo nella gra-
vità zero deve morire, sia pure in un tempo più lungo, avendo subito
uno scarto della metà.
L'esperto dice che il senso rotatorio regolare e uniforme non dà
vertigini (da bambino non avrà mai fatto il giro tondo!) e che dà fa-
stidio un altro effetto: il beccheggio o rullio della capsula che si gira
senza regola mentre corre sull'orbita di rigore; a questo si rimedierà
con due giroscopi o meglio tre, solidali all'asse su cui il veicolo gire-
rà in folle.115
115
Il disturbo vestibolare deriva dall'infrazione della regola di equilibrio per la cui
salvaguardia si è evoluto il sistema interno dell'orecchio (vestibolo). La condizione
di imponderabilità, il "girotondo", il beccheggio e il rullio provocano il noto "mal di
mare" a causa dell'infrazione della regola. Invece la rotazione regolare di una stazio-
ne spaziale a ciambella come quelle viste su tanti disegni non sarebbe avvertita dal-
l'equipaggio al suo interno. In essa si potrebbe riprodurre in teoria uno stato di pon-
derabilità simile a quello della Terra, tutto dipende dal raggio della ciambella e dalla
velocità alla quale verrebbe fatta ruotare. I tre giroscopi cui si fa cenno fanno parte
di un gruppo meccanico di alta precisione, montato su sospensioni cardaniche e on-
nipresente sui veicoli spaziali, chiamato, per analogia, sistema vestibolare. Da esso
dipendono l'assetto tridimensionale e il suo mantenimento.

163
Il veicolo nuovo deve essere non sferico ma cilindrico, altrimenti
ai due poli si avrebbe la forza centrifuga zero. Inoltre si deve evitare
che i piedi del viaggiatore (o dei tre che pare la Russia annunzi) pe-
sino molto e la testa meno o zero: la conquista o riconquista della
psiche non la possiamo affidare ai piedi.
Se il diametro del cilindro fosse di m. 7,00 un uomo di 1,75 pas-
seggiando in "scoperta" non darebbe di cozzo nelle teste degli altri,
ma avrebbe sempre alla testa una velocità e una forza centrifuga mi-
nore. Il cervello avrebbe una gravità metà che sulla Terra, mentre i
piedi la avrebbero pari, come mostra un calcoletto che omettiamo.
Ci pare di dover assegnare a questo cilindro rotante il diametro di
quattordici metri, tecnicamente molto impegnativo. Allora alla peri-
feria (suole delle scarpe) vogliamo una gravità come quella della
Terra (9,80 metri per secondo). Per avere una pari forza centrifuga
non occorre una velocità spaventosa: basta un giro completo sull'asse
in cinque secondi, ossia quella che si chiama velocità angolare sarà
circa 0,20 giri al secondo. La velocità lineare dei piedi risulta circa 8
metri al secondo. La testa gira su un raggio non di sette metri ma di
5,25, la velocità angolare è la stessa, ma quella lineare è minore di
circa un quarto. La gravità artificiale negativa sarà inferiore a g, ossia
appunto circa i tre quarti.
Lo scarto tenuto entro questi limiti ci pare tollerabile per la fun-
zione del cervello. Ma non lo sarebbe se il cilindro fosse più piccolo.
Consideriamo che questo cilindro sia una vera macchina per il
capogiro. Chi ci sia stato per ore ed ore, se sarà riuscito ad avere per
qualche tempo i "riflessi nervosi", uscirà certo vivo forse, ma impaz-
zito o incretinito.
Questo esperto ungherese ha scritto tuttavia una bella frase: "la
gravità è l'archivio naturale di tutte le cose". Senza di essa non c'è ge-
rarchia nei pesi o nei volumi. Come materialisti, sottoscriviamo. Fuo-
ri di questo archivio pesante non solo non possono stare le cose ma
nemmeno la psiche, ossia la vita.
Il problema cosmo - vita - pensiero ha una chiave. La gravità.

Da "Il programma comunista" n. 21 del 1962

164
40. DEDICATO A UN MILIARDO
DI TELE-IMBECILLITI

Mosca ha rinunciato alla conquista della Luna.116 Questa piccola


notizia si è modestamente inserita nei dispacci delle agenzie e nelle
corrispondenze dei giornali di tutto il mondo. Due miliardi di tele-
spettatori non hanno battuto ciglio. La conquista della Luna o la con-
quista dell'automobile, l'eroismo di Gagarin o l'eroismo di Jean Paul
Belmondo, non c'è nessuna differenza. Purché sia una conquista,
purché sia un eroismo. Purché si veda alla TV.
Lo sapevamo. Non da oggi, dal 1957. Non solo dal 1957, ma dal
1946. Nel 1952 noi scrivemmo queste parole:

"L'età capitalista è più carica di superstizioni di tutte quelle che


la hanno preceduta. La storia rivoluzionaria non la definirà età del
razionale, ma età della magagna. Di tutti gli idoli che ha conosciuto

116
La rinuncia, mai motivata, provocò un certo scalpore. La CIA, con un'indagine
sui bilanci spaziali russi confrontati al Prodotto Lordo, dimostrò che per Mosca non
era sostenibile lo sforzo economico per la costruzione di basi abitate sulla Luna. I
militari americani dissero invece che Mosca non intendeva alimentare una competi-
zione in cui sarebbe stata certamente sconfitta dall'alta tecnologia e previdero uno
sforzo russo centrato sulle basi orbitanti. A parte la Mir, che è un grappolo di moduli
neppure paragonabile alle più modeste previsioni disegnate allora, di "basi spaziali"
non se ne sono viste. Il capitalismo funziona secondo profitto e l'immobilizzazione
di impianti in stazioni orbitanti o su altri pianeti rappresenterebbe un cumulo di ca-
pitale costante (cioè lavoro morto) non in grado di entrare nel processo di valorizza-
zione (cioè di dominare lavoro vivo). In una intervista ad un esperto di medicina
spaziale, leggiamo questa domanda: "Quindi sarà difficile vivere su Marte?" La ri-
sposta è senza mezzi termini: "Eccoci di fronte ad un falso problema. In realtà gli
scienziati sanno benissimo che non ci sarà mai un insediamento umano né su Marte
né su altri pianeti. Non ha senso andare a vivere in pianeti che costringono a soste-
nere costi proibitivi per la pura sopravvivenza. Il vero problema, invece, è un altro,
quello della vita sulle grandi stazioni orbitanti" (L'Europeo n. 48 del 1981). Occorre
notare che il rapporto tra costo e "utilità" non riguarda soltanto il fine ultimo, cioè la
risposta alla domanda: che ci facciamo poi su Marte o sulla Luna? Il Capitale sareb-
be soddisfatto anche se una base lassù non servisse proprio a nulla, purché la corsa
in sé stessa alla Luna o a Marte, con grande dispendio di merci, rappresentasse una
valorizzazione.

165
l'uomo, sarà quello del progresso moderno della tecnica che cadrà
dagli altari col più tremendo fragore".117

Dopo il 1952, naturalmente, gli Sputnik hanno dimostrato a quali


altezze può elevarsi il "progresso moderno della tecnica". È rimasto
assodato che i marxisti ortodossi sono dei dogmatici e dei talmudici,
quindi sono dei pazzi.
Krusciov lo dice. Il Papa lo conferma. Il Talidomide lo prova. Il
Semicarbosidecadmio lo dimostra. La diga crollata davanti a Kiev lo
schiarisce. Le migliaia di minatori asfissiati nelle miniere ceche, te-
desco-orientali, tedesco-occidentali, belghe, ecc. ne hanno fatto
l'esperienza. La carne umana maciullata negli scontri ferroviari e
automobilistici lo documenta. I polli congelati importati dagli USA
lo spiegheranno presto agli stomaci dei proletari meridionali immi-
grati nelle città del Nord.118
Le prove sono davanti ai nostri e ai vostri occhi: il progresso è si-
curo, e noi siamo dei ciechi, e noi siamo dei pazzi. Avete ragione,
progressisti! La fantascienza è una grande cosa. La fantascienza rus-
sa è la più grande fantascienza fra le fantascienze esistenti. Abbiamo
letto La nebulosa di Andromeda.119 Leggiamo tutti i giorni l'Unità,
per sapere tutta la verità che si può e si deve sapere.

117
"Politica e Costruzione", Prometeo n. 34 del 1952, ora in Drammi gialli e sinistri
della moderna decadenza sociale, ed. Quad. Int..
118
Qualche anno dopo, quando si diffuse anche in Italia l'avicoltura ultraintensiva, si
scoprì che si verificava tra i maschi un fenomeno di castrazione chimica dovuto agli
ormoni femminili usati nell'allevamento incontrollato del pollame. Ovviamente ciò
avveniva a danno delle fasce della popolazione a reddito basso, per le quali il pollo
da batteria costituiva una risorsa proteica a prezzo particolarmente accessibile. Negli
stessi anni fu scoperta l'azione teratogena (deformante) della Talidomide sugli em-
brioni umani e vi fu un'intensificazione degli "incidenti" dovuti all'impatto del Ca-
pitale sulla natura: poco dopo la data di quest'articolo, cadde un'intera montagna nel
bacino artificiale del Vajont, causando la cancellazione di tre comuni con le loro
borgate e circa 2.000 morti. Gli articoli su questi argomenti sono raccolti in Drammi
gialli e sinistri cit.
119
Di Ivan Efremov, opera tradotta in molti paesi e diventata un classico nella
storia della fantascienza. In essa si narra di un lungo dialogo a distanza tra la Terra e
un remoto pianeta; quando le comunicazioni s'interrompono per settant'anni, i terre-
stri vanno a vedere che cosa sia successo (Edition Rencontres).

166
Quando la Russia lanciò la sua sonda verso Venere, con grande
gioia abbiamo appreso dall'Unità che Venere non è un pianeta. "Il
socialismo alla conquista delle stelle". Venere è una stella. Noi ave-
vamo talmudicamente calcolato e previsto che la sonda russa non sa-
rebbe mai arrivata a Venere. Invece, come tutti sanno, la sonda... ar-
rivò. L'Unità, che dice sempre la verità, non lo scrisse. Ma chi tace
acconsente. È migliore un buon silenzio che un cattivo discorso. La
sonda arrivò. Dove arrivò, sarà stabilito fra dieci anni dal Congresso
mondiale di astronautica.
Fra dieci anni, forse, sapremo anche se il cosmo incomincia a 300
km dalla superficie terrestre, o un poco più in là. Per ora, il cosmo è
stato conquistato dall'uomo.
Su questo punto, sembra che gravi divergenze siano sorte fra i
progressisti. Alcuni progressisti poco progressisti sembra siano del
parere che, poiché il cosmo è ormai conquistato, non è più necessario
conquistare la Luna. Questa terribile notizia è stata appunto recente-
mente diffusa.120
Ma due miliardi di progressisti telespettatori non ci credono. Fra
due o tre anni, essi ne sono sicuri, la Luna sarà conquistata. Da un
russo e da una americana insieme. Modugno ha già scritto la canzo-
ne. Sull'astronave nascerà un figlio: il figlio della pace.
Dopo, cose meravigliose accadranno. L'economista Liberman
fonderà sulla Luna una gigantesca azienda anglo-russa-americana per

120
Più tardi, il 27 ottobre 1963 a Mosca, durante il "Terzo raduno mondiale della
stampa", un giornalista chiese a Kruscev quando ci sarebbe stato il lancio russo ver-
so la Luna. Kruscev rispose: "Sarebbe interessante fare un viaggio sulla Luna, ma
non possiamo dire quando questo viaggio sarà possibile. Per il momento presente
noi non stiamo preparando alcun volo sulla Luna. Gli scienziati sovietici stanno la-
vorando intorno a questo problema scientifico, e stanno conducendo le necessarie
ricerche. Ho letto un rapporto in cui si dice che gli Americani vogliono far scendere
un uomo sulla Luna entro il 1970. Bene, auguro loro il migliore successo. Ma noi
staremo a vedere come essi voleranno sulla Luna, come atterreranno, anzi come
alluneranno, e (questa è la cosa principale) come faranno a ritornare sulla Terra.
Noi prendiamo in considerazione le loro esperienze. Noi non vogliamo competere
nell'invio di un uomo sulla Luna senza un'accurata preparazione. È chiaro che que-
sta emulazione non potrebbe dare alcun beneficio, anzi, al contrario, procurerebbe
solo dei danni fino a quando questo esperimento potrà condurre alla perdita di vite
umane. Spesso noi diciamo scherzando: chi è stanco di stare sulla Terra vada pure
sulla Luna" (da L'Unità, s.i.d.)

167
lo sfruttamento del bitume. Naturalmente, l'azienda funzionerà se-
condo le formule del profitto. In questo modo, nelle nuove condizio-
ni lunari, sarà definitivamente dimostrato che il capitalismo può esse-
re socialismo e viceversa. La cooperazione internazionale farà pro-
gressi stupefacenti. Il problema della fame sarà definitivamente ri-
solto. I cinesi hanno fame perché sono gialli. Mangeranno bitume lu-
nare.

Da "Il programma comunista" n. 15 del 1963

168
41. VICENDE DELLE IMPRESE SPAZIALI

Da qualche tempo non abbiamo più trattato questo tema. Nel-


l'estate scorsa avremmo voluto informare i nostri lettori sulla "quarta
stagione di Echo", riferendoci allora al nostro vecchio amico Echo I,
che si mostrava nel cielo per il suo quarto anno, dopo che al lancio si
faceva assegnamento dagli esperti su una vita di poche settimane.
Echo I sarebbe visibile ancora oggi e percorre sempre in due ore e
cinque minuti primi un'orbita inclinata di una cinquantina di gradi
sull'equatore. In Italia e nella piena estate (fino all'autunno) lo si ve-
deva dopo il tramonto salire da Occidente e dirigersi verso lo zenit,
discendendo poi verso Oriente. Echo I, brillante come una stella di
prima grandezza, si mostrava spesso anche due volte nella stessa se-
rata, rispettando, per quanto ci fosse dato misurare, lo stesso periodo
orbitale dell'inizio, non avendo quindi subìto perdite della sua ener-
gia, e quindi non essendosi avvicinato alla Terra da cui distava una
media di 1.500 km .
Ora nel pieno dell'inverno si vede benissimo Echo II lanciato il 26
gennaio dalla base californiana di Vandenberg, si dice con la colla-
borazione dei russi, ma non si capisce se si tratti di un accredito in
rubli. La costituzione di Echo II è la stessa di quella del suo prede-
cessore, un leggero globo gonfiato al momento del lancio del diame-
tro di 30 metri entro un involucro di plastica rivestito di sottilissima
lamiera di alluminio. Echo II è ancora più luminoso del predecessore
e nelle sere di febbraio è passato presso Giove e Venere visibili verso
Ovest-Sud-Ovest senza troppo impallidire dinanzi a quei due brillanti
pianeti. Una notizia dell'8 febbraio su Paese sera di Roma riporta
una bella fotografia dovuta a un dilettante.
Queste fotografie si ottengono volgendo la macchina al cielo e te-
nendola aperta a posa. Le stelle disegnano sulla lastra brevi tratti do-
vuti al loro moto apparente. Nel caso di cui si tratta due forti tracce
indicano Venere, più bassa sull'orizzonte, e Giove. Una lunga traccia
dal basso in alto della lastra indica Echo II, ed il fotografo ha riferito
di averlo osservato il 2 febbraio tra le 18,30 e le 18,40. La prova che
l'ora non varia molto da una località all'altra dell'Italia malgrado la
vicinanza del corpo in moto e le differenze di longitudine, è che a
169
Napoli la stessa sera del 2 febbraio noi abbiamo annotato di averlo
visto dalle 18,33 (presso Giove) alle 18,44, quando è sparito nella
direzione Nord-Nord-Est. Altra cosa è stabilire l'ora di apparizione
nelle sere successive, e la nota del giornale citato nulla ci dice in
materia, salvo che l'altezza di questo Echo II varia da 1.000 a 1.200
km . dalla superficie terrestre.
Senza esporre calcoli ciò conferma il periodo orbitale che gli
americani annunciarono in 109 minuti, ossia un'ora e 49 minuti pri-
mi, logicamente minore di quello di Echo I. Ammesso questo perio-
do il corpo compie tredici rivoluzioni in 1.417 minuti primi. Siccome
il giorno di 24 ore vale 1.440 minuti, risulta chiaro che la sera se-
guente il satellite passerà con un anticipo di 23 minuti primi rispetto
alla prima osservazione. Non sappiamo se il dilettante romano abbia
controllato questa norma, noi lo abbiamo fatto con buona approssi-
mazione, sebbene non ci sia mai riuscito di vedere due volte Echo II
nella medesima sera.
Queste sere d'inverno sono raramente serene specie negli ultimi
giorni e quindi ci è difficile dare al lettore altra indicazione, che
quella di osservare il cielo dopo il tramonto nella direzione in cui si
trovano Venere e Giove i quali stanno ora nella costellazione dei Pe-
sci, non contraddistinta da stelle di alta luminosità. In quella parte del
cielo apparirà visibilissima ad occhio nudo Echo II, ancora più velo-
ce di Echo I, e volgerà più o meno rapidamente verso destra e verso
Nord senza raggiungere una rilevante altezza sull'orizzonte, ma
scomparendo poco sotto la Stella Polare.
Se la seconda sera sottraendo i 23 minuti, si cade in ora di piena
luce, allora bisognerà invece aggiungere un'ora e 26 minuti per os-
servare il passaggio. All'incirca ogni 5 giorni il satellite ripasserà alla
stessa ora della prima volta. Auguriamo ai volonterosi non un buon
raffreddore ma un buon successo da dilettanti.
Per quanto riguarda la contesa tra russi ed americani, i primi ave-
vano di gran lunga prevalso sulla durata della permanenza dei co-
smonauti nel cielo tanto più col celebre volo a coppie. Da allora non
sembrano tentare altri viaggi umani, ma attenersi al solo lancio di
macchine strumentali di osservazione, solo compito pratico che nelle
nostre note di sei anni fa abbiamo attribuito ai satelliti artificiali.
Gli americani dopo aver annunziato Echo II non ne hanno più
menato scalpore perché facevano assegnamento sull'altra impresa
170
della sonda lunare Ranger II la quale non aveva passeggeri ma ha
battuto il primato del peso dei corpi messi in orbita anche rispetto
alle Vostok russe. Per breve tratto il Ranger II, di forma allungata
lunga ben 25 metri, è stato anche visibile ad occhio nudo, ma noi
confessiamo di non averlo mai visto. Mentre gli Echo non hanno al-
cuna attrezzatura strumentale e possono solo servire da ripetitori ra-
dio in modo passivo, Ranger ne aveva una ricchissima che doveva
scattare e trasmettere serie televisive della superficie lunare prima di
stritolarsi contro di essa. Sebbene questa prova si sia risolta in un fia-
sco colossale, gli americani parlano sempre di andare sulla Luna tra
cinque o sei altre prove del tipo Ranger.121
Non sembra che i Russi raccolgano tale fanfaronesca sfida, perché
i loro esperimenti umani, molto più sensazionali, sembra abbiano lo-
ro provato che i cosmonauti, pur non essendosi allontanati più di 200
km, sono ritornati a terra con serie menomazioni fisiche, o almeno
hanno attraversato tali cimenti da dimostrare che con un volo non di-
ciamo più lungo, ma a maggiore distanza dalla madre Terra, non
avrebbero potuto ritornare che come cadaveri.
Riconfermiamo quindi la nostra forcaiola opinione che l'uomo vi-
vo sulla Luna non arriverà, e che la cosa più saggia sarà continuare le
ricerche con osservatori inanimati, ossia con robot, che, per lo meno
a questi effetti, stanno molto più in alto dell'uomo moderno, schiavo
di una società idiota e nefanda, che tra i mezzi più validi per cretiniz-
zarlo annovera le balordaggini della moderna fanta-scienza.

Da "Il programma comunista" n. 5 del 1964

121
La sonda Ranger era progettata per raccogliere informazioni sulla Luna e sulla
traiettoria per giungervi. Le prime sei della serie, lanciate dall'agosto del 1961 al
gennaio del 1964, andarono perdute con i vettori in una serie di incidenti. Riuscirono
i lanci dei Ranger 7, 8 e 9, che fecero una ricognizione fotografica molto dettagliata
della superficie lunare rilevando particolari fino a 25 cm.

171
42. FOLLIA SPAZIALE IN LIQUIDAZIONE

Non sarà sfuggita ai lettori la notizia da Bruxelles in data 22 di-


cembre, apparsa sui grandi quotidiani, delle dichiarazioni "piuttosto
strabilianti" fatte al Rotary Club di Seraing dall'eminente prof. Flor-
kin dell'Università di Liegi che vi parlava a nome del Congresso in-
ternazionale di Firenze da lui presieduto alcuni mesi or sono. Citia-
mo alcune affermazioni che la stampa definisce drastiche:

"L'invio di uomini nello spazio si è rivelato un fallimento totale;


russi e americani hanno finora nascosto la verità... Gli uomini non
andranno sulla Luna né domani né tra dieci anni, né fra cinquanta.
Un uomo non potrebbe vivere più di 5 giorni in stato di assenza di
gravità (record del russo Bikovsky). Tutti quelli che sono andati
nello spazio sono tornati accusando gravi disturbi mentali... La so-
vietica Tereshkova è attualmente in uno stato psichico anormalissi-
mo - le ricerche russe su colture di microrganismi e su piante hanno
provato che l'assenza di gravità modifica la divisione delle cellule".

Gli esperti riuniti a Firenze, dopo aver constatato che si è lavorato


in una direzione senza uscita, hanno concluso testualmente: "È im-
possibile compiere voli di lunga durata. Dobbiamo ricominciare da
zero senza ambizioni esploratrici per l'uomo". Il Florkin rivela che le
poche imprese sono state realizzate da veri e propri "superuomini",
selezionati severamente tra elementi già di eccezione.
Gli ultimi esperimenti russi, pur avendo in un brevissimo volo
portato tre uomini nello spazio, secondo il Florkin sono stati limitati
alla ricerca degli effetti dell'accelerazione violenta al momento del
via, e il risultato è stato che l'uomo perde completamente la coordi-
nazione. Secondo il Florkin, il rimedio tecnico di trovare un metodo
per ripristinare la gravità non è allo stato attuale di prevedibile rea-
lizzazione; potrebbe forse essere a disposizione dell'uomo tra 10 an-
ni. Per il momento egli riferisce testualmente che:

"i governi e gli specialisti russi e americani sanno che i viaggi


dell'uomo nel cosmo sono impossibili. Essi mentono per non urtare
172
l'opinione pubblica: la verità verrà però a galla piano piano. L'espe-
rimento Gemini previsto per il 1965 non avrà che una portata tec-
nologica e sportiva".

La conclusione del Florkin è che la ricerca scientifica spaziale re-


sta di importanza capitale nel senso che:

"l'esplorazione del cosmo da parte dei robot rappresenta l'apice


del progresso tecnico: tutti gli sforzi vi sono concentrati". Anche
dalle famose stazioni interplanetarie "gli automi potranno determina-
re se c'è vita sugli altri pianeti e compiere inoltre rilevamenti sulle
superfici toccate per una migliore conoscenza dell'universo dal
punto di vista fisico, chimico, biologico".

Lo spazio non cosmico ma tipografico non ci consente di citare


quanto noi stessi abbiamo scritto fin dal primo Sputnik del 1957, so-
stenendo che si andava svolgendo una delle più grandi mistificazioni
della storia dell'umanità. Fin dai primi nostri scritti abbiamo detto
che la scienza potrà conoscere l'universo solo impiegando macchine-
robot e che non vi sarà, come continuazione delle esplorazioni del
pianeta Terra, un'era di esplorazioni dell'universo con uomini vivi e
peggio con conseguenze sulla storia dell'umanità analoghe a quelle
che ebbero le grandi scoperte geografiche.
Attendiamo che il prof. Florkin o altri ci dica se, oltre a un limite
di 5 giorni, dopo il quale è la morte, non ve ne siano altri da noi indi-
cati nella distanza dal pianeta finora limitata per satelliti con uomo a
bordo circa al 3-4% del raggio terrestre. A distanze maggiori e per
orbite senza curvatura analoga a quella del raggio della Terra, cessa
la componente della forza centrifuga e resta da dimostrare entro
quale limite anche questa è una condizione della vita dell'essere
umano, se non di qualunque cellula vivente. Vorremmo confessioni
ulteriori.
Le odierne popolazioni, superingannate, supercorbellate in misura
maggiore che in tutte le forme storiche che ci hanno preceduto, fino
alle peggiori superstizioni, stregonerie e pretescherie, non riescono a
capire perché si spendono somme pari a migliaia di miliardi. Forse
non capirebbero perché vale la pena di spenderle per il solo scopo

173
nobilissimo di decifrare l'universo, quando non se ne trovano per
sfamare la maggioranza degli esseri umani.
La ciarlataneria dei grandi vertici americani, russi e di altri pochi
paesi scimmiottatori, si regge sulla ipotesi canagliesca che questi mi-
liardi figlieranno altri miliardi attraverso un vantaggioso commercio
mercantile di esportazione e di importazione stabilito con gli astri
lontani. Quando sarà chiaro che il fetente capitalismo terrestre è im-
potente ad avere commessi viaggiatori vivi, sarà chiaro che mai co-
me in questa epoca di preteso progresso il mondo e gli uomini sono
stati truffati.

Da "Il programma comunista" n. 1 del 1965

174
43. PROIETTILE O CORPO CELESTE?
SATELLITE O ASTRONAVE?

Da quando otto anni fa i russi lanciarono il primo Sputnik, con


una serie di nostre note molto modeste, abbiamo creduto utile reagire
alla prevedibile sbornia di entusiasmi ad equivoco sfondo politico.
La meccanica tradizionale di Galileo e Newton già sapeva che un
corpo balistico, se avesse superata una certa velocità, non sarebbe ri-
caduto sulla Terra; e se fosse stato fuori dall'atmosfera del pianeta
avrebbe seguitato a girare sempre "senza motore". Era elementare il
calcolo di quella velocità magica, dopo la quale il moto era non più
assurdo per essere perpetuo e, cosa ancora più straordinaria, gratuito:
circa 8.000 metri al secondo, ovvero circa 29.000 km all'ora. Noto
era il tempo di rivoluzione orbitale: circa un'ora e mezza; lo Sputnik
non si permise di disobbedire.
Secondo queste cose note da sempre, un gruppo di confinati in
un'isola italiana che avevano anni da passare girando in un raggio di
500 metri, ventilò verso il 1927 l'idea che un satellite artificiale della
Terra avrebbe potuto essere utile per una verifica delle teorie di Ein-
stein secondo una sua tesi: un corpo attratto che ruota molto vicino a
quello che lo attrae vede ruotare il suo perielio, come Mercurio at-
torno al Sole, per una manciata di secondi all'anno.122 Quella gente
aveva qualche legame con Mosca, a dire della polizia fascista; ma
Mosca ci mise un trentennio. Ogni privativa era prescritta!
È vero che Mosca fece molto più chiasso, e lo seppe sfruttare nel
campo della filosofia del divenire umano (public relations!).
Scherzando tra filosofia, poesia, letteratura e teologia, ci chie-
demmo - dopo trent'anni che non giravamo più attorno al sole di Mo-
sca - se davvero l'uomo aveva finalmente fatto fesso il vecchio pa-
122
Una frazione di secondo d'arco all'anno: nel secolo scorso fu notata una discor-
danza tra i calcoli teorici delle orbite di Mercurio tenendo conto di tutte le perturba-
zioni dovute alla gravità degli altri pianeti e quelle effettivamente osservate. Lo
scarto era un movimento da perielio a perielio (il punto più vicino al Sole) di 43 se-
condi d'arco per secolo. La teoria della relatività generale confermò questo dato,
perciò non si trattava di un errore di calcolo o di un mistero della natura, ma di un
fatto spiegabile secondo leggi precise.

175
dreterno. Ma concludemmo di no; il più veloce proiettile umano
della storia non era un "corpo celeste": Aristotele, Tommaso e Dante
lo avrebbero giudicato corruttibile e non degno delle eterne sfere: si
sfregava infatti contro la nostra aria sia pur rarefatta e finì col ruzzo-
lare non molto dopo in questo basso mondo.
Dato che la Luna "vera" corre ad un chilometro al secondo, gira
in un mese e dista 66 raggi terrestri,123 ma che si sa di lune più vicine
alla loro terra (Phobos e Deimos di Marte), chiedemmo alla strapo-
tente Russia, per capitolare, che uno Sputnik girasse sulle nostre teste
in un giorno almeno, o, anche più modestamente, che distasse dalla
superficie terrestre di un raggio, e quindi dal centro di un diametro,
nel quale caso, per la terza legge di Keplero, avrebbe percorso la sua
orbita di 80.000 km in circa quattro ore, ad un 5 km al secondo.
Il meglio a cui sono arrivati, non i russi, ma gli americani con i
due Echo (tuttavia stabilmente visibili in cielo come stelle, mentre lo
Sputnik lo fu solo di straforo) sono circa due ore per una rivoluzione.
Ma la gara cambiò subito tema. L'uomo lanciatore di proiettili
vantò di aver surrogato Dio con i suoi astri prefabbricati, anzi pretese
- blague al 95 per cento - di saperci fare più di lui, comandandone da
terra la traiettoria a volontà. L'uomo, abbiamo detto; ma sarebbe
stato più giusto dire lo Stato, che non è facile definire una creatura di
dio o una fabbricazione dell'uomo, ma che in linguaggio filosofico
noi preferiamo dire alienazione dell'uomo.
Tra i due alienati governi che potevano stanziare miliardi di dolla-
ri, la gara fu per un momento a chi lanciava con più potente spinta da
terra il corpo più pesante: la vittoria fu dei russi. Ma il tema di gara
cambiò subito: lanciare uomini vivi, ossia sotto due condizioni, che
ritornassero dal viaggio e che non ritornassero morti, e sotto una ter-
za: che guidassero l'astronave sia pure su ordini da terra, se non "a
capa loro" come gitanti in automobile.
Lo scopo sperimentale di ottenere il corpo rotante in un giorno o a
diecine di migliaia di chilometri da terra, non fu conseguito.
I russi hanno ancora preceduto gli americani. Però sono sorti i
dubbi. La scienza ancora non ha sciolto il punto se dio o chi per lui

123
Dato della distanza massima. L'orbita della Luna ha un apogeo di 406.730 km e
un perigeo di 364.400 km, con una distanza media di 384.400 km che è quindi 60,28
raggi terrestri (il raggio della Terra misura 6.370 km).

176
fissò la vita su corpi che non siano la nostra Terra. Noi, codini, fa-
cemmo una ipotesi, che solo un fatto sperimentale potrà toglier di
mezzo. Si può vivere solo su di un corpo tanto grande da attrarre
quello dell'animale vivente. Gli americani e russi che hanno fatto più
orbite sono vissuti fuori della gravità? Si ammette che siano vissuti,
ma male, e tornati con lesioni menomanti.
Abbiamo rilevato che tutti hanno percorso un certo "vicoletto" a
poche centinaia di chilometri dalla Terra, e sappiamo risponderci da
noi che si devono evitare le fasce di Van Allen: il cui soffitto è poco
più sopra e che hanno radiazioni mortali. Non le ha finora sfidate
nemmeno una cagnetta Laika, lontana erede della pecorella di Mont-
golfier. Ma vi è un'altra obiezione, che è anche pura ipotesi, ma esige
risposta sperimentale. Nessuno ha vissuto finora in un campo senza
gravità: gli eroi dello spazio erano, come noi sulla Terra, soggetti a
due forze; l'attrazione verso il centro, di ben poco minore che per noi
tutti, e la forza centrifuga, per noi ridotta, data la poca velocità tan-
genziale di soli 450 metri al secondo in queste nostre bassure, mentre
per loro velocissimi sale tanto da fare equilibrio preciso all'attrazione
gravitazionale. È lo stesso? Per noi no, forse per poca dottrina; ma la
prova di fatto manca.124
Dopo il lancio del Ranger americano contro la Luna, è sorto un
altro punto. Risolto ormai il problema di lanciare le sonde spaziali, o
solari, che partono a più di 11.000 km al secondo, e pur considerando
molta parte di blague nelle cronache dei viaggi verso Venere e verso
Marte; e risolto il problema di atterrare ex spatio dai russi e dagli
americani (per questi, in verità, solo di ammarare con vivi a bordo);
si delinea di difficile soluzione quello di allunare. Galileo ci disse
che non vi era né acqua né aria né vita, e ce ne siamo tenuti sempre
per sicuri.
Ma gli uffici stato-spaziali, coi loro bilanci in dollari-luce o rubli-
luce, tenevano pronti i loro scafandri entro i quali non mancherà
nemmeno il whisky o la vodka, altro che aria ed acqua.
Ora risulterebbe che la superficie lunare sarebbe fatta, oltre che di
roccia come da noi, di una polvere impalpabile leggerissima, traditri-

124
Questa supposta differenza fra campo gravitazionale ed effetto inerziale è ricor-
rente negli articoli. Su questo argomento e su quelli correlati vedere la trattazione
estesa e gli approfondimenti nel primo volume.

177
ce, perché inghiottirebbe chiunque vi poggiasse i piedi o i pattini di
un veicolo, fino a profondità ignote.
Il nostro pianeta ha una densità media di 5,6 rispetto all'acqua.
Per densità o massa specifica si deve intendere la quantità di materia
nella unità di volume, e sulla Terra la stessa è la misura del peso spe-
cifico. Sappiamo poi che nell'interno la densità è molto forte, mentre
la crosta terrestre che abitiamo è più bassa, dato che nei mari è uno e
per le terre (sabbie o rocce) sta tra due e tre al massimo.
Supponiamo di essere sulla Luna. La densità è nota: molto minore
di quella della Terra, e circa tre rispetto all'acqua. Ma qui per passare
al peso specifico bisogna tenere conto della minore gravità, che è
solo 17 centesimi di quella terrestre. La Luna dunque ha un peso
specifico medio che è solo 6 centesimi di quello terrestre! Che sap-
piamo della crosta? Certo densità e peso specifico sono minori che
nel centro, ed enormemente minori che sulla Terra.
Ma, si dirà, la persona del cosmonauta e la nave sulla Luna sono
leggere, e il loro peso, o pressione sul suolo lunare, è 0,17 di quello
che è sulla Terra.
Il problema è quello della fondazione di un manufatto non sulla
Terra ma sulla Luna. Il suo peso, molto minore nel secondo caso, de-
ve trovare equilibrio nella reazione del suolo, ovvero spinta delle ter-
re... lunari.
Se sapessimo la densità delle polveri lunari potremmo considerare
l'astronave o i suoi passeggeri come galleggianti. Ma anche in tal ca-
so potrebbero... colare a picco, appena cessato di... volare.
Immagino che la cenere lunare sia vulcanica e la paragono a
quella dei vulcani terrestri. Presso di noi è stratificata in pozzolane,
che in una crosta ricca di acqua e a contatto di una atmosfera si sono
costipate, ma ad una densità che, ove sono asciutte, è ancora minore
di quella dell'acqua.
Dato che la Luna è meno densa, che una crosta non si è formata a
contatto di un'atmosfera e non ha acque interne, è probabile che sia
leggerissima e che la densità della crosta sia ancora minore della me-
dia sulla Terra. Uno scienziato americano avrebbe detto che non solo
la polvere lunare è leggerissima, ma le stesse rocce coi coni vulcanici
sono friabili e inconsistenti.
Consideriamo la pianura tra gli erti picchi, mai limati da nessuna
erosione, reagente come una terra arida o come un liquido, ambo di
178
bassa densità. Un'astronave, anche tale da galleggiare nei mari terre-
stri, potrebbe affondare nell'infido mare tranquillitatis. Suoi pattini
anche larghissimi potrebbero essere inghiottiti se li avessimo calco-
lati come le fondazioni di un fabbricato terrestre. La polvere come
densità potrebbe averne una molto minore dell'acqua. Se fosse dotata
di attrito (il fenomeno che fa sì che le terre reggano e controspingano
di sotto e di fianco), questo sarebbe infimo, perché dipende dal peso
specifico, ossia dalla densità, già bassa, e dalla accelerazione di gra-
vità (un sesto). Potrebbe essere dotata di coesione, cosa su cui non si
affidano gli ingegneri terrestri che nel caso di rocce; ma quale coe-
sione raggiunge una roccia consolidatasi dallo stato di lava ignea a
contatto della temperatura degli spazi a 273 gradi sotto zero? Evi-
dentemente nessuna, come ben conclude lo scienziato americano, an-
che per i coni vulcanici. Figurarsi le ceneri!125
Prima che scendere sulla Luna sarebbe bene volare sulla Luna.
Ma prima di volare a 380.000 km dalla Terra, perché non fate dei
provini a qualcosa di più del sentierucolo dei coesistenti, a 200 km
da terra?
I nostri "bilanci" non hanno fretta: a suo tempo verrà quello del
nuovo volo russo.

Da "Il programma comunista" n. 6 del 1965

125
I dati sulla superficie lunare, dedotti dall'osservazione a distanza con le tecniche
dell'epoca, si dimostrarono sensibilmente diversi da ciò che fu effettivamente con-
statato con i satelliti automatici e con l'osservazione in loco. La massa lunare è bas-
sissima, 1/81,3 rispetto alla Terra. La densità media si è rivelata più bassa di quella
supposta precedentemente: 2,78 g al centimetro cubo. L'accelerazione di gravità è
0,166 rispetto a quella terrestre. Numerose sonde ebbero il compito di verificare la
delicata questione: sui monti non si poteva scendere, ma sui "mari", con i dati cono-
sciuti, sembrava si dovesse affondare nella polvere. Nonostante tutto, il suolo lunare
si rivelò più consistente del previsto. La polvere è compatta anche perché il suolo
lunare è rimasto esposto tale e quale ai fenomeni tellurici interni (fu fotografata dai
Russi attività vulcanica nel 1958 all'interno del cratere Alfonsus, come si dice anche
dopo) e a quelli provocati dagli enormi meteoriti (che hanno lasciato crateri con più
di 200 km di diametro) per tempi lunghissimi. Un sasso lunare rivelò all'analisi di
essere rimasto esposto ai micrometeoriti e alle radiazioni cosmiche per almeno 100
milioni di anni.

179
44. TRE COLPI PUBBLICITARI ASTRALI

Il nostro articolo ultimo, mentre attendeva sui marmi, è stato se-


guito da tre grandi colpi, uno russo e due americani, cui è successo
un grande litigio propagandistico su chi abbia fatto il più gran passo
verso la Luna. Non ci terrorizza mai il restare in coda in materia di
notizie dell'ultimo momento; tuttavia ci appizziamo poche parole.
Cominciamo dal terzo. Si direbbe che gli organizzatori della son-
da Ranger ultima abbiano voluto smentire noi, ma non riusciamo a
capire, anche se è vero che le fotografie sono ben riuscite, che cosa li
induca a stabilire che sulla superficie lunare si possa esercitare la
pressione di una o due tonnellate per piede quadrato.126 La parola
tonnellata è sempre di grande effetto retorico; in ogni modo, stando
sulla Terra è bene sapere che 5 tonnellate per metro quadrato valgo-
no 0,5 Kg per cmq che è più o meno la resistenza dei terreni più ce-
devoli e, come si dice, più fetenti, per fondazione: manca poco alla
resistenza di una melma in cui si affondi. Il piede quadrato, è vero, è
poco meno di un decimo di metro quadrato, anche se la tonnellata
americana è un poco meno di quella metrica nostra. Comunque, è
evidentemente una esagerazione che non ha nessuna base sperimen-
tale: in fondo hanno ammesso che, come dicevamo noi, non si può
poggiarsi nel Mare tranquillitatis e pensano al circo del Cratere Al-
fonsus. Sarebbe tuttavia poco raccomandabile se proprio vi è attività
vulcanica attuale, altra presunzione molto arrischiata.
Sarebbe bene se la sonda al cosiddetto impatto (altra parola ma-
gnifica per i gonzi) anziché andare in mille pezzi non venisse pacifi-
camente inghiottita da sabbie mobili lunari. L'esperimento non è dei

126
Si tratta di Ranger 8, lanciato il 17 febbraio 1965. La sonda inviò 7.137 fotogra-
fie ad alta risoluzione riguardanti una superficie di 2,33 milioni di km quadrati del
Mare della tranquillità, la zona prescelta per il primo allunaggio della futura missio-
ne Apollo. Citiamo dal dialogo tra gli astronauti della prima missione lunare con la
base di Huston: Aldrin - "E' molto sorprendente la mancanza di penetrazione delle
quattro zampe. Penso che se anche fossimo scesi meno dolcemente sulla superficie
lunare sarebbero affondate al massimo di una decina di centimetri. Sei d'accordo
Neil?". Armstrong - "Sì, al massimo. Ma direi che sono affondate anche meno del
previsto".

180
più facili. Una seconda sonda fotografica dovrebbe arrivare nello
stesso punto, e dopo pochissimi istanti per trasmetterci il sensazio-
nale spettacolo del tuffo.
E come fare, se nell'immensa Russia e nell'immenso Atlantico si è
scarrocciato di centinaia di chilometri?
Venendo al successo degli americani di rettificare l'orbita, che
come effetto spettacolare è stato però battuto dalla passeggiata spa-
ziale del russo,127 bisogna dire che molto magri sono i risultati della
pretesa automanovra o pilotaggio dei satelliti artificiali. Tanto nel ca-
so americano quanto nel caso russo, se è fuori dubbio la prova di ec-
cezionale sangue freddo nel pericolo derivato da uno specialissimo
allenamento a situazioni anormalissime, essa è stata sottolineata dalla
tremenda sensazione di rischio che i due equipaggi hanno dovuto
provare, uno quando è stato costretto a percorrere un'orbita imprevi-
sta e l'altro quando ha non meno dubitato del dispositivo di discesa.
Il paragone tra il pilota che guida una nave e il cosiddetto cosmo-
nauta resta molto dubbio. Il satellite spaziale non ha una prua e non
ha una poppa riconoscibili dal navigatore e disposte secondo la
traiettoria del corpo mobile. Dalle notizie americane si è potuto leg-
gere che il veicolo di Grissom e Young camminava all'indietro in
avanti e di lato, col naso in giù e in piedi sulla propria coda, mentre i
piloti del Mercury volavano sempre all'indietro come i gamberi.
Non è chiaro se il pilota riesce a scegliere tra queste posizioni: il
satellite potrebbe assumere, oltre al moto di rivoluzione, anche un
moto di rotazione intorno a un asse qualunque e con una qualunque
velocità. Per quanto riguarda poi i russi, sembra che durante la disce-
sa comandata a mano, ossia azionando alcuni razzi che devono ri-
uscire ad essere disposti nel senso contrario alla direzione di marcia,
essi si servivano di un sistema di orientamento rispetto al Sole, quin-
di usabile solo quando si è dalla parte del giorno terrestre, e tale che
ha indotto nel macroscopico errore.
Un enigma è poi come debba essere posto il razzo o motore sus-
sidiario rispetto alla capsula e come si scelga il momento per accen-
derlo e ottenere il cambiamento di orbita. Anche qui pare ci si sia
data una risposta riducendo l'orbita della Molly Brown da ellittica a

127
Il 18 marzo 1965 Alexei Leonov compì la prima missione EVA (Extra Vehicular
Activity) intorno alla navicella Voskhod II per un totale di 24 minuti.

181
quasi circolare.128 Nel primo giro l'apogeo sarebbe stato 142 miglia e
il perigeo di 100 miglia. Sono le solite distanze di 160 km e 230 km
dalla superficie terrestre. Dopo la correzione l'orbita avrebbe avuto le
due dimensioni di 97 miglia e 105 miglia - quasi un circolo. Viene
anche riferito che questa variazione tolse al tempo di rivoluzione solo
un terzo di secondo. Non seccheremo il lettore con calcoletti come
fatti altra volta, ma è certo che, dipendendo il tempo di rivoluzione
dall'asse maggiore variato di circa 60 km, sia pure contro 6.800, la
variazione del tempo dev'essere stata molto maggiore. Sul modo di
rilevare da terra i tempi di rivoluzione, prima e dopo la vantata ma-
novra, vanno certo fatte tutte le possibili riserve.
Quanto alla Voskhod russa, il tempo di rivoluzione è verso la so-
lita ora e mezza, non meglio precisata; ma si sa che la minima di-
stanza da terra è stata anche la solita: 173 km; mentre la massima, di
ben 495 km, sarebbe stata vicina alle fasce di Van Allen. Mentre il
perigeo quasi simile a quello americano è nel solito nostro "vicoletto
spaziale", l'orbita, molto allungata ad ellisse (eccentricità sempre
moderata, di non oltre un ventesimo) si è spinta più in alto.
Caso, o progetto per fare uscire l'uomo in tuta con la certezza del
vuoto assoluto, ossia della assenza di ogni resistenza al moto orbitale
impresso?
Il fatto poi dell'astronauta che resta nello spazio e non si perde ha
fatto, è vero, una enorme impressione, ma ciò dipende solo dalla cir-
costanza che nella presente infelice società la cosiddetta opinione
comune non ha digerito che cosa significa il famoso principio d'iner-
zia, intuito dalle luminose menti di Galileo e di Newton. Il passegge-
ro di un tram che vada anche a 100 km all'ora, non corre nessun ri-
schio se va dal posto del fattorino a quello del manovratore. Natu-
ralmente lo correrebbe se uscisse, perché sarebbe travolto dall'aria
traversata dalla vettura in moto. Quando eravamo ragazzi vi erano le
giardiniere, ossia i tram aperti, e il venditore dei giornali passeggiava
tenendosi all'esterno lungo il cosiddetto staffone. Non correva nessun
rischio, anche se il vento gli sbatteva in faccia dei giornali, comun-

128
Virgil Grissom e John Young sulla Gemini 3 ottennero il primo cambiamento di
orbita, operazione ritenuta difficilissima nei primi tempi.

182
que non è diverso il caso, in teoria, da quello della passeggiata co-
smica di Leonov.129
In ogni modo, prendendo l'esempio più lontano da ogni eroismo,
lo stesso sbalordimento dovrebbe prendere chi venga informato che
il deretano di colui che sta scrivendo per voi è animato dalla velocità
di 30.000 metri al secondo, propria del pianeta Terra nella sua corsa
sull'orbita, e nessuno si preoccupa che possa essere lasciato per stra-
da nel cosmo. Ma la moda politica ha abituato alle più volgari spe-
culazioni su risultati scientifici di ordine elementare che dai soliti
ruffiani in circolazione e cacciatori di pagnotta coi mezzi più ignobili
vengono diffamati come vuote "astrazioni".

Da "Il programma comunista" n. 7 del 1965

129
Comunque Leonov era assicurato da un cordone ombelicale di buon acciaio.

183
45. OLIMPIADE COSMICA?

Dopo l'insperato successo del viaggio spaziale della Gemini 5


americana, coi piloti Cooper e Conrad, che hanno percorso 120 or-
bite in circa 180 ore, il fatto più sensazionale che la stampa esalta è il
primato tolto per la prima volta e dopo tanti tentativi ai russi; infatti
Bykovski solo aveva percorso 81 orbite in 120 ore, conquistando due
anni fa quel primato che ora gli hanno tolto.
Come avviene nello sport, gli americani si compiacciono di an-
nunziare una serie di altri primati, come quello di Cooper che in due
viaggi è stato in alto per 224 ore complessivamente, e via di seguito.
Ma è stato vantato perfino dal presidente Johnson quello della mas-
sima distanza di uomini viventi dalla superficie terrestre, in quanto la
Gemini 5 avrebbe raggiunto (pare in seguito a correzioni di orbita
ottenute malgrado la poca energia disponibile per i razzi accessori) la
distanza apogea di 343 miglia. Sono infatti circa 550 km mentre il
precedente massimo della Voskhod II è stato di 495 km, anche con la
coppia di uomini a bordo. Ma, mentre per la durata si è trattato di
uno scarto del 50% sul precedente primato, nel caso dell'altezza apo-
gea è un vero passo di gallina. La vera distanza apogea si misura dal
centro della Terra ed è stata di circa 6.800 km, sui quali lo scarto di
50 km vale molto meno dell'1%.130
Come abbiamo rilevato più volte, tutte le 15 orbite umane hanno
estremi costanti; la minima altezza dal suolo sta tra 160 (costante per
gli americani) e 183 della Tereshkova. La distanza apogea, come ab-
biamo detto, è praticamente costante, e da essa dipende il tempo di
rivoluzione orbitale che è sempre compreso tra 88' e 90'. E per questo
torneremo a dire che questa conquista dell'immenso cosmo da parte
dell'uomo si riduce alla conquista dispettosa di uno stesso vicoletto
per tutti.

130
Si seppe in seguito che l'effettiva missione della Gemini 5 era la simulazione, per
la prima volta, di manovre in orbita e di durata (otto giorni) per il viaggio sulla Lu-
na, non una boutade propagandistica come di solito succedeva e come è riportato più
oltre nell'articolo.

184
Ma dove esplode veramente la demenza pubblicitaria che caratte-
rizza questa epoca di degenerazione è nello sventolare a gran voce la
certezza che nel 1970, o anche prima, si andrà a occupare la Luna,
perché otto giorni di tempo bastano per l'andata e ritorno, e una di-
scesa per una passeggiatina.
Già gli uomini che infestano i vertici di questa sciagurata umanità
si scambiano ipocrite diffide a non annettere la pallida Selene ad uno
degli Stati della Terra, ma a trattarla come l'Antartide, o Sesto Conti-
nente, che starebbe (ed è falso) sotto amministrazione internazionale.
Ammesso che il tempo di otto giorni sia sufficiente ad un simile
percorso, resta a dimostrare che esso non abbia sulla vita umana e
sulle funzioni biologiche effetti enormemente diversi quando la di-
stanza dalla Terra è meno del 3% del raggio terrestre, e quando inve-
ce deve diventare 60 volte maggiore.
Abbiamo arrischiato una spiegazione di questa enorme differenza
di condizioni, o almeno una risposta alla obiezione che si tratta sem-
pre di sopravvivenza dell'animale uomo in assenza di gravità. A 200
o anche 500 km dalla superficie terrestre, l'attrazione della Terra non
è abolita ma solo un poco diminuita; le fa equilibrio una eguale ed
opposta forza centrifuga. Basterebbe andare a un raggio dalla super-
ficie della Terra per avere l'attrazione gravitazionale (Newton) ridotta
solo a un quarto, e la forza centrifuga anche. La risultante è sempre
zero, ma questo è vero in meccanica pura. Chi può osare di affermare
senza prova sperimentale che biologicamente sia lo stesso? E ha
tentato qualcuno di stabilirlo con dati di scienza teorica? Non lo sap-
piamo. E diciamo, da poveri profani, che se sarà lo stesso per il lavo-
ro dei muscoli delle gambe, non sarà lo stesso per il muscolo della
vita: cuore e suo sistema; e forse per nessuna cellula.
Il fatto è che né americani né russi programmano di mandare un
uomo, o una povera bestiola, a 7.000 km, magari per una orbita sola
(di un giorno circa).
Oggi scienza e politica, parimenti ciarlatane e pretesche, hanno
questo linguaggio. Dal centro di Houston, ove centinaia di scienziati
atomico-spaziali pappano dollari a milioni, un comunicato dice (ai
fessi) che gli otto giorni per la Luna bastano e avanzano. Cooper e
Conrad infatti, maratoneti e medaglie d'oro dello spazio, hanno per-
corso cinque milioni di chilometri, mentre la Luna sta a soli 384.000;
mettiamo un biglietto per un milioncino appena di chilometri, e ci
185
siamo. Con sicumera professorale Houston dice che i due primatisti
viaggiavano a 28.000 km all'ora, mentre il razzo Luna dovrà partire
dalla Terra a circa 40.000, e sarà come una corsa in salita. Erano co-
se note da due secoli, senza elettronica e computers, ma il fregnacci-
smo è evidente e cerca di dare a bere che la Luna la hanno già in ta-
sca, dato che il razzo Agena ha una spinta da 40.000 km/ora, e sono
d'avanzo le 180 ore dei due, che per altrettante nello spazio sono
usciti vivi.
Ma intanto il presidente Johnson annunzia che programma ad
ogni buon fine un volo di 16 giorni, con un grosso apparato capace di
molti uomini, una nave laboratorio dello spazio, che si farà però pri-
ma del viaggio alla Luna.
Questo MOL, (Manned Orbiter Laboratory) o laboratorio abitato
viaggiante, è annunziato che percorrerà una orbita polare, in modo
che durante i 16 giorni della sua rivoluzione avrà la possibilità di
passare sulla verticale di qualunque punto della Terra, mentre la Ge-
mini 5 limitava il suo percorso a circa 30 gradi a Nord e 30 a Sud
dell'Equatore. Il presidente ha aggiunto: "I russi non protesteranno,
perché essi stessi sorvolano quando vogliono gli Stati Uniti".
Una cosa sola può spiegare questo colossale imbottimento di cra-
ni, a cui degnamente collaborano vertici della scienza e del potere.
Non occorre uscire dal vicoletto coesistenziale, né sfidare a un
paio di cento chilometri più in alto le esiziali fasce di Van Allen, per
fare un utile e brillante uso militare dei veicoli spaziali, destinazione
non Mosca o Washington, ma forse Hanoi o Pechino... o di chiunque
rompa le scatole alla tirannia capitalistica, giallo o nero o bianco che
sia.
La cosa più raccapricciante è che esistano, in altre pretesche con-
greghe, uomini etichettati di comunismo, socialismo (e basterebbe
progressismo), che inneggiano alle conquiste del cosmo, e non vedo-
no che non è l'Uomo che sta conquistando l'Universo, ma, come
sempre, l'Odio e la Morte che vogliono conquistare la Terra.
Contro questa ultima specie di moderni preti dovrebbe essere lan-
ciata la guerriglia rivoluzionaria, da Gialli da Neri e da Bianchi.

Da "Il programma comunista n. 16 del 1965

186
46. NIENTE ALLUNAGGIO MORBIDO,
SOLO ALLUNAGGIO BLUFFISTICO

La sonda russa Lunik 7 doveva toccare la superficie lunare alle 23


nostrane del giorno 7. Solo alle 13 del giorno 8 ottobre la radio ha
detto che Mosca afferma che l'esperimento è fallito e la sonda si è
infranta incontrando ad alta velocità la superficie del satellite.
Un esperimento fallito può essere tuttavia un esperimento tentato
con serietà. Allunaggio dolce, o morbido, o attenuato, vuole dire ave-
re un dispositivo in grado di rallentare la velocità del corpo, partito
dalla Terra alla seconda "velocità di fuga", calcolata secoli addietro
in oltre 11.000 metri al secondo ovvero 40.000 km all'ora. Per mezzo
di razzi frenanti anteriori o di altro sistema capace di dare energia di
contro spinta, verrebbe così condotto il corpo nel tratto finale fino a
posarsi mollemente al suolo, duro o cedevole che sia.
Tutti sanno, infatti, che di paracadute non c'è da parlare perché
non vi è atmosfera. Abbiamo già visto che il corpo, lasciato invece
libero, procederebbe con moto ritardato allontanandosi dalla Terra, e
solo presso l'arrivo alla Luna riprenderebbe ad accelerare nella ca-
duta per gravità lunare, sufficiente a portarlo a vari chilometri al se-
condo fino a farlo precipitare sulla superficie, mettersi in orbita at-
torno al satellite o perdersi nello spazio.131
Il risultato sarebbe notevole, perché gli apparecchi posti sulla
sonda resterebbero operanti e prenderebbero a trasmettere a terra dati
sulle grandezze fisiche e perfino fotografie del paesaggio lunare. La
televisione di casa potrebbe confermarci che lassù non vi è che morte
e immobilità eterne; nemmeno una eruzione dei vulcani lunari
avremmo fatto a tempo a vedere, per il lieve ritardo di alcuni miliardi
di anni del nostro prestigioso incivilire.
Parliamo di serietà questa volta, perché pensiamo che gli scien-
ziati sovietici si siano messi sulla via del vero. Fino ad oggi, nella ga-
ra tra russi ed americani, era comune lo scopo di imbottire con goffe

131
Questo paragrafo (da "Un esperimento fallito" a "perdersi nello spazio"), prati-
camente illeggibile nell'originale, è stato da noi un po' sistemato in sede di ribattitu-
ra, mantenendone ovviamente il significato.

187
propagande i crani dei terrestri legati a questo febbricitante pianeta.
Ma da qualche anno i russi non mandano in su veicoli con uomini
viventi, ma laboratori fisici di studio, la lunga serie dei Cosmos.
Questi potrebbero sciogliere i dubbi sulla possibilità del volo umano
fino alla Luna, o oltre.
È puro bluff quello degli americani, che pel 1970 o prima annun-
ziano di dare il via al progetto lunare umano. Comunque, anche il lo-
ro piano comporta la tecnica sicura di un allunaggio morbido, per il
veicolo minore che si staccherebbe dal più grosso, anche abitato, e
messo in orbita, come il classico proietto della Columbiade del gran-
de Giulio Verne, intorno al satellite.
Noi ci sentiamo solidissimi in una tesi, perché è di natura storico-
politica. Finora russi ed americani sono stati alla pari nel volgare in-
tento di farsi gioco speculando sull'interessamento popolare per le
gesta dei cosmonauti, che per fare colpo esigono il navigatore, figlio
di Giasone, dei Vichinghi, di Colombo e di Vespucci. Come altri-
menti sarebbe scoperto il segreto di produzione delle americanate,
ossia delle più spropositate balle concepibili? Tutto questo noi lo
spieghiamo con la fame sacra dei velli d'oro, che nei millenni è sem-
pre quella.
I russi hanno dato i loro tributi, come nel caso della sonda desti-
nata al catastrofico impatto, che sparse sulla innocente Luna tanti
emblemi sovietici, secondo il principio patriottico e mercantile della
presa di possesso, per cui oggi e ad ogni buon fine la Luna sarebbe
russa, anche se velli d'oro non se ne trovassero. Dunque la tesi stori-
ca del ballismo astrale, febbre della società borghese in putrefazione,
la diamo per certa.
Possiamo oggi, nel dare ai russi un voto di preferenza, partire non
da una tesi certa, ma da una buona ipotesi che abbiamo da tempo
formulata, e che resta sotto il dubbio che sarà sciolto dal futuro.
La ipotesi timida era questa: apparecchi o robot inanimati che tra-
smettono informazioni per completare la conoscenza dell'universo
sono sempre concepibili ed attuabili, salvo le spese e le fortune stori-
che per l'amore della scienza pura e non mossa da auree conquiste, di
cui non v'è ancora esempio, e che è lontana assai.
Ma, dice la ipotesi, sotto punto interrogativo: a mille chilometri
dal nostro pianeta ogni essere animale soccombe. Forse i russi lo
sanno già, perché delle prove sperimentali possono averlo confer-
188
mato. Allora non resta altro orizzonte che la stazione trasmittente; e
problema primo è l'allunaggio morbido.
I piani americani restano nel raggio dello sfacciato bluff. Resta ad
essi una sola versione, per un contenuto serio. Il viaggio umano alla
Luna è puro fregnaccismo, ma il laboratorio spaziale umanato (man-
ned) che gira a 200 km dalla sfera terrestre è una cosa possibile; la
sua serietà è soltanto militare.
Storicamente e politicamente, un voto solo resta all'umanità: di-
struggere i mostri statali, e meglio i seri che i non seri.

Da "Il programma comunista" n. 18 del 1965

189
47. NELLA GARA COSMICA AVANZATA
CLAMOROSA DA OCCIDENTE

Classica strategia moscovita di silenzio e rinculo


Nel nostro n. 16 del 24 settembre 1965 sotto il titolo Olimpiade
cosmica? commentammo lo strepitoso successo americano della
coppia Cooper e Conrad che con 120 orbite e circa 180 ore di volo
avevano subissato il primato russo (Bikowsky 14 giugno 1963, orbite
81, ore 120).
Nello spettacoloso volo di otto giorni era però mancato il pubbli-
citario "appuntamento in volo", in quanto il piccolo satellite che i due
cosmonauti dovevano incontrare e forse agganciare si era beffato
dell'immane razzo Agena, e non era partito, per cui era stato chia-
mato, con linguaggio cafonesco, rascal, che vuol dire disonesto, me-
schino, tradotto dai nostri cronisti "mascalzoncello" [che è invece
l'accezione scherzosa del termine].
I russi a cui resta la prova degli appuntamenti in volo con breve
viaggio di conserva a pochi chilometri (Nicolaiev e Popovic agosto
1962, Bikowsky e Tereshkova giugno 1963), detto con termine mi-
litaresco volo "in formazione", oltre che il primato nel peso delle
astronavi, pare fino a quasi 10 tonnellate, accusarono il colpo della
perdita del record di volo spaziale umano e seguitarono, impassibili,
a lanciare Cosmos senza passeggero umano e destinati a segnalazioni
strumentali, analoghe a quelle che ancora per anni americani e russi
chiederanno alle molte "sonde" indirizzate con scarso successo verso
la Luna, Venere e Marte.
Dopo la prova ultima, di cui andiamo a dire, i russi non rispondo-
no alle sparate americane di avere gettato un ponte per la Luna, ove
millantano di arrivare primi per il 1969. Incassando la serie di scon-
fitte sportive senza reagire, noi riteniamo che i servizi sovietici mo-
strano di aver imparato dalle loro non meno imponenti ricerche
scientifiche cose molto importanti che finora è dato solo sospettare o
immaginare. Perché il silenzio e il segreto contro il rumoroso battage
americano? Diavolo: non da oggi il modo migliore di ingannare il
proprio nemico, è di raccontare molto, specie alla curiosità da trivio

190
di madama la pubblica opinione. Il silenzio può avere contenuto più
serio. Del resto il chiasso americano non nasconde, come nella di-
chiarazione di Johnson da noi allora citata, che il lato importante
della contesa e dei favolosi stanziamenti è quello militare.132
Tuttavia il presidente, ostentando di restare nel campo sportivo,
vantò un altro record, ossia quello della massima altezza apogea, che
per la Gemini 5 di agosto sarebbe stata di 550 km, contro i 495 toc-
cati dalla Voskod II nel marzo del 1965. Ricordiamo questo dato nel
seguire quelli odierni, e torniamo a chiederci se i russi non la sanno
più lunga di quanto dicono sui limiti di altezza a cui portare le astro-
navi.
Seguiamo le recenti vicende della Gemini 7 e della Gemini 6 e
delle altezze che hanno raggiunte. Il 4 dicembre alle ore 2,30 pome-
ridiane locali partono regolarissimi da Capo Kennedy Bormann e
Lowell. Il programma è che stiano in orbita 14 giorni. Il 13 dicembre
doveva partire la Gemini 6 con Schirra e Stafford.
Fin dal primo momento si è detto che per far riuscire la manovra
dell'appuntamento bisogna che le orbite dei due mobili siano il più
possibile circolari. Questo postulato tanto semplice è una vecchia
nostra richiesta in queste noterelle. Tuttavia dal lancio coi soliti razzi
multipli di cui il primo parte da terra con spinta verticale, non si ot-
tengono che orbite nettamente ellittiche se pure la differenza vera tra
la distanza massima o apogeo e la minima o perigeo andrebbe riferita
al centro terrestre. Come abbiamo tante volte fatto notare i dati sono
quasi costanti per i lanci americani e russi. Si veda la tabella che da-
va l'Unità del 30 agosto ultimo. Su 14 lanci il perigeo sta tra km 60 e
183, l'apogeo tra 214 e 595. Il massimo scarto fu quello della Vostok

132
L'apparato militare spingeva con la sua lobby ad una intensificazione dei pro-
grammi spaziali, non tanto per ragioni "patriottiche", quanto con intenti meno idea-
li: molti personaggi, anche all'interno della Casa Bianca, pilotavano enormi flussi di
denaro verso fabbriche di cui avevano il controllo, quindi verso le proprie tasche.
Per far ciò sfruttavano l'intrico delle commesse e degli appalti che, all'epoca del pri-
mo lancio verso la Luna, avevano coinvolto più di mezzo milione di persone. In se-
guito all'inchiesta promossa dopo l'incidente del 27 gennaio 1967, quando morirono
bruciati in una simulazione di partenza Grissom, White e Chaffe, vennero alla luce
giganteschi traffici illeciti in cui erano coinvolti i più alti vertici militari. Si dovette-
ro revisionare gli organigrammi e i progetti in modo talmente radicale che l'impresa
ebbe un ritardo di un anno e mezzo.

191
II con 173 e 595. Ma se a queste due altezze aggiungiamo il raggio
medio della Terra che è di 6.371 km, abbiamo 6.544 e 6.966. La dif-
ferenza tra i due raggi vettori non è che 422 km, ossia il solo 0,65
per cento. Anche questa orbita è quasi circolare.
La questione è che per rendere circolare un'orbita inizialmente el-
littica, che ripeterebbe se stessa in eterno giusta le leggi della mecca-
nica celeste, occorre poter dare al veicolo una spinta supplementare,
e questo si può fare solo con dispositivi azionabili dall'interno, ossia
attuando il risultato sensazionale di pilotarlo. Ma si pilota una mac-
china terrestre grazie all'attrito tra ruota e strada, una nave grazie alla
resistenza dell'acqua, un aeroplano a quella dell'aria. Per un mobile
nel vuoto cosmico manca ognuno di questi espedienti, perciò non re-
sta che quello del moto a reazione. Lanciando fuori un gas sotto
pressione si ha una spinta uguale e contraria sul veicolo, generata
dalle particelle lanciate fuori. Può essere un effetto molto difficile da
regolare, anche se basta una causa fisica minima per "spostare" il
corpo in moto newtoniano, che non incontra nessuna resistenza se
non l'inerzia della sua massa. Con una forza anche di bassa intensità
si otterrà una certa deviazione sia pure minima dalla rotta primitiva;
mai la indifferenza nello stato di moto, che un antico principio della
fisica tratta come la ipotetica quiete. Il difficile è calcolare e prevede-
re l'effetto del peculiare motore a reazione, che si potrebbe ridurre
persino alla trombetta dantesca del demonio Barbariccia.133 Non solo
133
La stabilizzazione dell'assetto, la variazione del moto e la certezza della posizio-
ne sono stati gli ostacoli più difficili da sormontare nella ricerca spaziale. Durante la
manovra di avvicinamento dell'Apollo 11 all'orbita lunare, l'espulsione troppo rapi-
da dell'urina degli astronauti dal modulo comando provocò, per l'effetto di azione e
reazione, una variazione dell'assetto del mezzo e la perdita dell'orientamento per le
trasmissioni radio, che infatti cessarono. Il liquido si trasformò in cristalli di ghiac-
cio che, illuminati dal Sole e senza attenuazioni dovute all'atmosfera, non si distin-
guevano dalle stelle, per cui fu persino momentaneamente disturbata la mappa del
cielo che serviva per il puntamento ottico! Per questo banale motivo il riorienta-
mento del modulo comando richiese un consumo supplementare di propellente, fa-
cendo scattare uno dei livelli di allarme. Durante il disastro dell'Apollo 13 le perdite
di gas dai serbatoi esplosi provocarono un effetto di spinta in grado di sconvolgere
l'assetto del veicolo che fu ripristinato con molta difficoltà. Al ritorno, gli astronauti
rischiarono di sbagliare la rotta di rientro nell'atmosfera a causa di un'altra insignifi-
cante perdita di gas, irrilevabile dagli strumenti ma che, per diverse ore, agì come un
piccolo motore di spinta laterale. Per quanto riguarda il posizionamento, non fu pos-
sibile utilizzare le stelle come riferimento fisso perché dopo l'esplosione, una nuvola

192
non si può pensare ad una guida ad occhio, sia pure con patenti di
ennesimo grado, ma nemmeno (lo provano gli insuccessi sulle varie
sonde) ad una pratica guida da terra.
Ecco il comodo della traiettoria circolare. Hanno pensato a mette-
re nella capsula un calcolatore, necessariamente piccolo, ed un ma-
tematico come pare sia Stafford. Ora nella realtà materiale non esiste
il cerchio, e del resto non esiste neanche l'ellisse, o tutte le curve di
grado superiore. Ciò non toglie che il cerchio, magicamente puro,
che l'uomo inventò con l'utensile primo del rudimentale "asse nella
ruota" - l'altissima tra le sue scoperte anche future - è praticamente il
più comodo a fare i calcoli e rende meno probabile prender cantonate
ossia rompersi l'osso del collo. Per i grandiosi computers di Houston
è indifferente trattare ellissi o cerchi e ci si mette lo stesso tempo, an-
che se lavorano a maneggiarli tecnici ad alto stipendio. Time is mo-
ney!
Trovata la risorsa per andare su orbite circolari, ossia per ridurre a
cerchio ogni orbita ellittica (nel che forse giovano i calcoli da terra
con segnalazione dei risultati al pilota) scommettiamo che il valente
Stafford nel dettare a Schirra le manovre non ha toccato il piccolo
computer di bordo, ma si è servito di carta e matita, per l'elementarità
delle formule da svolgere.134
Per riguardo alla pazienza del lettore lasciamo la teoria per trarre
quello che si può dalla eloquente movimentata cronaca della prova.
Diciamo solo che ogni moto kepleriano si svolge in un piano, ed è
certamente più difficile far uscire il satellite dal piano della sua orbi-
ta: in natura lo fanno solo eventi catastrofici. Se il cosiddetto pilota,
di cui non è in potere adottare qualunque velocità e qualunque dire-

di gas e di detriti illuminati dal Sole si posizionò attorno alla massa rappresentata dai
moduli della missione.
134
Stafford non era un matematico ma un programmatore: non c'era bisogno di cal-
colare orbite teoriche, compito semplice, ma di mettere in pratica procedure presta-
bilite, sia per gli scostamenti dovuti ad errore, sia per il controllo delle traiettorie
ottenute dopo le correzioni. A causa del limitato carico utile di allora, il computer di
bordo memorizzava soltanto i dati; questi venivano inviati a terra via radio, dove
venivano elaborati da computer molto più potenti e reinviati alla navicella. Durante
il programma Gemini occorse provare sette volte il rendez-vous senza giungere al-
l'agganciamento e nove volte il docking (attracco) per affinare le complesse tecniche
di assemblaggio di due capsule nello spazio.

193
zione, "sa" di essere nello stesso piano orbitale dell'altra capsula e su
di un cerchio concentrico al suo, egli agisce su "due sole variabili"
ossia la velocità e la distanza dal centro. La prima varia inversamente
alla radice quadrata della seconda. Se deve pensarsi su una delle infi-
nite ellissi possibili l'affare si imbroglia molto.
Sulla stessa ellisse la velocità cambia di continuo tra un massimo
al perigeo e un minimo all'apogeo, con legge diversa, inversamente
circa alla distanza dal centro. Sull'orbita della Vostok II la velocità,
di circa 8.000 metri al secondo ossia 28.000 km all'ora, varia dunque
dello 0,65 per cento, ossia circa 50 metri al secondo. Ma se invece si
avessero due capsule alle due altezze estreme lo scarto delle velocità
sarebbe minore, ossia circa lo 0,3 per cento, 25 metri al secondo. Di
più, in ogni punto del cerchio la velocità è la stessa; volare vicinissi-
mi quando si viaggia a 8 km al secondo è un frase sonora ma non è
un miracolo. Prima della partenza parlarono di pochi centimetri di
distanza, e dissero che il contatto a zero sollevava un solo problema
tecnico: una possibile scarica elettrostatica tra le due capsule, che per
un noto effetto non avrebbe conseguenze all'interno degli involucri
metallici. Se si va alla stessa altezza la velocità relativa deve essere
zero, e l'urto eventuale innocuo (dissero prima di partire che non era
più grave che urtare la macchina al parcheggio, e che era molto più
difficile pilotare una coppia di jets "in formazione").
Io e la mia macchina da scrivere viaggiamo nello spazio del si-
stema solare a 30 km al secondo e posso toccare con la punta del na-
so il tasto della effe senza volervi offendere. La legge della scienza
borghese è la stessa del successo: bugiardo assoluto, non vince la Ve-
rità, ma quello che si riesce a far credere a tutti. La fisica del 1965
non è ancora uscita dalla stregoneria feticistica di tutte le forme sto-
riche di classe. Non si può mai capire che differenza vi sia tra le no-
tizie diffuse dopo il successo e lo schema preparato prima nel pro-
getto di programma. Programmazione: ricetta ideale per fregare il
prossimo, nella testa e nella borsa.
Veniamo alla cronaca. La Gemini 7 viaggia otto giorni sola e
adempie la missione di rendere circolare la sua orbita. Comincia col
perigeo a 221 km da terra e l'apogeo a 326. Dopo sei giorni è otte-
nuto il perigeo di 234 e l'apogeo di 314. Siccome si anticipa la par-
tenza della Gemini 6 di un giorno per la velocità nel porre alla rampa
19 il razzo Titan, già il 12 si è raggiunto l'obiettivo del pareggio tra
194
perigeo e apogeo su 297 km. L'ufficio propaganda della Casa Bianca,
tirato dagli esperti per la giacca, rinunzia a battere il suo record di
550 km. Altro che passo verso i 384.000 km della Luna. A verbale!
Ma la Gemini 6 non parte. Il razzo si accende e poi si spegne non
perché agisca il macchinoso dispositivo automatico di sicurezza (il
razzo è ancorato a terra con quattro tiranti di acciaio che devono es-
sere liberati dallo scoppio dei quattro bulloni di base per cariche ac-
cese dopo che il calcolatore elettronico, rifatto in frazioni di secondo
tutte le verifiche e i controlli, avrà trovato tutto bene), ma a causa in-
dicata molto dopo e sfuggita al cervello elettrico, che ha sempre la
risposta del furbo; perché non me lo avete domandato? Si trattò di un
tappino salva-polvere che non era stato tolto da un tubo adduttore
dell'ossigeno comburente. Colpa della burocrazia? No, di una ditta
speciale, fornitrice del motore a razzo e del collaudatore che avrebbe
mal verbalizzata la consegna allo Stato; soluzione: una multa alla
ditta che non intacca certo i suoi profitti giganti. Se il "capitano"
Schirra alla vista dell'uragano di fumo e di fiamme che avvolgeva il
Titano [il vettore Titan, ndr.] immobile, avesse per salvare sé ed il
compagno tirato la maniglia del dispositivo che avrebbe proiettata
fuori la capsula affidandola a un paracadute, tutto l'impianto sarebbe
andato distrutto e il lancio rinviato forse per sempre. Due vite umane
salve, ma circa 100 milioni di dollari in fumo, è la filosofia che ne
trae la pubblicistica americana; tuttavia hanno rilevato che il cervello
di Schirra ebbe circa un secondo e due decimi per attenersi alla deci-
sione giusta. Il direttore Kraft ha detto che quei fattori (dollari inclu-
si) era molto difficile metterli nel programma di un calcolatore, e ha
concluso che fuori di ogni dubbio "il migliore dei computers è il cer-
vello umano".
Tutti hanno letto che il lancio è riuscito alle 8,37 del 15 dicembre
in una delle già calcolate finestre, o intervalli di tempo utili per il
congiungimento in alto dei due veicoli. La prima orbita della Gemini
6 era assai allungata: ellisse con perigeo di km 161 e apogeo di 261.
La seconda, ancora ellittica, conservava l'apogeo e alzava il perigeo a
216, col tempo di rivoluzione di 88' un poco minore di quello della
Gemini 7. Alla terza orbita si era già su di un cerchio di 270 km di
raggio. Dato che la Gemini 7 era su un cerchio di 300 km di raggio,
restato quasi pari nei giorni di attesa, restava da "salire" di 30 km. La
seconda capsula era partita a 1.935 km dalla prima e dopo la terza
195
orbita era a soli 241 km da essa. Va considerato che il corpo che cor-
re sul cerchio interno, ha maggiore velocità e molto maggiore velo-
cità angolare. Quando sarà alla pari avrà rallentato. Tuttavia, para-
dosso apparente, avrà dovuto accelerare per inseguire. Ciò sarebbe
stato ottenuto (e il calcolo che lo conferma di massima non può qui
essere riportato) con una serie di tre moderate spinte in avanti, di 44
secondi, e di intensità tale da dare un incremento di velocità di 18,5
metri al secondo. Dalla terza all'ultima orbita la Gemini 6 sotto l'ef-
fetto di una tale spinta ha percorso una curva intermedia tangente ai
due cerchi e che vale una specie di salita nello spazio, senza strada
né pista.135
L'equazione di una tale curva è un problema diabolico anche per
le IBM di Houston, se tra tante altre questioni si pensa alla dubbia
costanza della spinta dei razzi accessori alimentati da una piccola
scorta di carburante, sia pure più abbondante per la Gemini 6 desti-
nata a sole 16 orbite (un giorno).
Grossolanamente diremo, per usare concetti elementari: nel per-
corso kepleriano il calcolo dell'energia totale si suddivide in due ter-
mini: l'energia di posizione che dipende dall'altezza e quella del mo-
vimento data dal quadrato della velocità sull'orbita. Ma grazie al cer-
chio, regalato dalla genialità analfabeta della specie ai poltroni in
analisi matematica, le due parti dell'energia sono costanti ed eguali
135
Questa parte è tecnicamente mirabile. Il problema del docking è più complesso di
quanto immaginasse Bordiga, ma fu effettivamente risolto secondo le sue previsioni:
orbite più circolari e computer più potenti, non tanto per calcolare orbite volute, ma
per correggere quelle, tra le milioni possibili, che per errore si imbroccavano. Sia i
Russi che gli Americani dovettero superare grandissime difficoltà per effettuare i
primi rendez-vous nello spazio. La questione posta nell'articolo è di importanza fon-
damentale, perché il comportamento degli oggetti nelle condizioni descritte è anti-
intuitivo. Infatti per passare da un'orbita bassa ad una alta o viceversa con lo stesso
mezzo occorre guadagnare o perdere energia, e questo si può fare soltanto accele-
rando o frenando. Il fatto è che paradossalmente per passare da un'orbita bassa, cioè
percorsa a velocità alta, ad una superiore, cioè percorsa a velocità più bassa, occorre
guadagnare energia, quindi accelerare per andare più lentamente. L'intervento dei
"piloti" era limitato all'avvicinamento e all'attracco tra i mezzi a distanza ravvicinata
e, nel vuoto, si dimostrò alquanto problematico. Tanto per fare un esempio, l'esperi-
mento tentato con le Gemini 6 e 7 richiese da parte dell'astronauta, coadiuvato dai
computer di bordo e da terra, ben 35.000 accensioni dei motori di spinta e di assetto
per avvicinarsi a due metri di distanza senza neppure poter effettuare il collegamento
(poi realizzato nel marzo 1966 da Gemini 8).

196
tra loro. Dal cerchio piccolo al cerchio massimo dobbiamo fornire
un'energia potenziale pari a 30 km (per la massa della capsula) ero-
gando un'energia cinetica equivalente. Questa è data da una differen-
za in più di velocità lungo l'orbita; che si assorbe diventando energia
di posizione col ridiscendere della velocità come le cronache hanno
detto e infine, dopo cinque ore di viaggio insieme, applicando una
controspinta per preparare il rientro della Gemini 6, sempre come
dalle cronache.
Nessuno è salito nella fascia di spazio che forse per i russi è ormai
ritenuta zona proibita. Un passo verso la Luna sarà il volare anche
per pochi giri a migliaia di chilometri da terra. Lo aspettiamo, incre-
duli. La Gemini 7 ha "volato" in tutto per i previsti 14 giorni (331 ore
e 220 orbite). Record americano indiscusso, nel volare terra terra. A
voi, russi.
Prevedendo che Bormann e Lowell sarebbero scesi barcollanti;
dopo il fiasco del secondo lancio hanno pubblicato che gravi disturbi
ebbero gli scienziati russi Jeogorov e Feotkistov, rimasti per 90 ore a
490 km di massimo. Forse è questo che hanno detto in America: an-
diamoci piano... verso la Luna! I russi hanno risposto che, con quelli,
Komarov, più sportivo ed allenato, scese coi vestiboli auricolari in
ordine. Scienza meno seria dello sport!
Suonateci gli inni nazionali.

Da "Il programma comunista" n. 1 del 1966

NOTICINA COSMICA INTERCALARE

Occorre un breve chiarimento all'articolo sulla quistione spaziale


[su P.c. n. 1 del 1966] il quale fu redatto con una certa fretta a com-
mento immediato delle notizie giunte sull'andamento quasi dramma-
tico dell'avventura americana e, nel sovrapporsi delle notizie da
commentare e delle considerazioni teoriche che si offrivano, mancò
il tempo di un coordinamento che destineremo ad un articolo succes-
sivo che illustrerà più a fondo la risorsa delle orbite ad andamento
circolare anziché ellittico, risorsa che sola ha permesso di avvicinarsi
alla possibilità di guidare la direzione del moto.
197
Nei confronti fatti, anche per l'incorrere in qualche errore aritme-
tico, può essere sorta una certa confusione. Il confronto riguarda
dapprima una unica orbita ellittica e precisamente la più eccentrica
quale fu quella della russa Vostok II. Aggiunto alle distanze estreme
dalla superficie il raggio terrestre, la differenza tra gli estremi di 422
km corrisponde circa al 6,5%. L'orbita dunque non è enormemente
diversa da un cerchio. Lungo questa orbita le velocità variano rag-
giungendo il massimo quando la Terra è più vicina ed il minimo
quando è più lontana. Lo scarto tra queste velocità rispetto alla media
di circa 8.000 metri al secondo è dunque di circa 500 metri al secon-
do. Si può con un calcolo un poco più complesso indicare il valore
minimo e massimo della velocità lineare sull'orbita.
Il secondo confronto riguarda due orbite circolari come quelle
raggiunte prima della manovra di appuntamento dalla Gemini 7 e
dalla Gemini 6, le quali differivano di soli 30 km di distanza dalla
Terra. In questo caso per ciascuna capsula la velocità è uniforme e
costante, ma lo scarto tra le distanze dal centro risulta dello 0,53%
soltanto. In questo secondo confronto, però, la variazione della velo-
cità è maggiore, in quanto risulta inversa non al raggio, ma al cubo
della radice quadrata di esso. La più veloce è la più vicina alla Terra
delle due capsule che corrono su certi paralleli. Lo scarto delle velo-
cità risulta dello 0,8% circa e quindi la capsula più lontana (Gemini
7) correva ad una velocità inferiore a quella della più vicina (Gemini
6) per circa 64 km al secondo. Andrà meglio esposto quanto dicem-
mo a proposito della velocità sulla traiettoria di raccordo tra le due
orbite, ottenuta, per quanto sembri strano, accelerando con spinte se-
condarie la Gemini 6, e spiegheremo meglio l'enorme vantaggio di
regolarità e agibilità che rappresenta il cerchio rispetto all'ellisse, co-
sa già da noi vagamente accennata anni addietro in queste note.

Da "Il programma comunista" n. 2 del 1966

198
48. L'INUTILE "HOMUNCULUS"

Abbiamo trattato il grande successo USA nel volo orbitale di due


settimane e fatta aspra critica della vanteria pubblicitaria che si sia
compiuta una tappa decisiva verso la conquista della Luna, a piede
umano. I russi si sono presi la rivincita con la riuscita di un esperi-
mento molto notevole proprio perché resta nel campo dell'esplora-
zione senza esploratore vivo, che noi riteniamo il solo scientifica-
mente serio.
L'apparecchio collocato sulla Luna ha trasmesso sia pure per bre-
ve tempo telefotografie di vero interesse, anche se nulla hanno rive-
lato di nuovo, mostrandoci una fredda e morta sassaia, e soltanto non
risolvendo il dubbio che vi sia una certa parte del suolo lunare non
solida, ma polverosa, e capace di inghiottire macchine pesanti.136
Interessante è stata la sciocca disputa per rivendicare un monopo-
lio nazionale per la raccolta e diffusione delle immagini, che l'osser-
vatorio inglese ha dato molto prima, sia pure non conoscendo i pa-
rametri dello schermo in cui la serie dei vorticosi impulsi elettronici
andava inserita. I campi cosmici non si prestano evidentemente a di-
ritti di proprietà, anche statali.
Torneremo sull'argomento dell'uomo sulla Luna dopo la prossima
prova americana, che tuttavia non andrà oltre i soliti quattro passi
poco oltre le nuvole, e si limiterà all'appuntamento in orbita.
Per il momento la cosa più istruttiva è la dichiarazione del co-
smonauta russo Titov, il quale ha spiegato che occorrono molte pro-
ve intermedie, e che converrà farle con animali, cani probabilmente,
prima che con uomini. Sapendo quali critiche erano state fatte al sa-
crificio della cagnetta Laika, non ritornata dal lancio del 3 novembre
1957 nello Sputnik II, che ricadde il 14 aprile 1958, giungendo al-
l'apogeo di 1.670 km (e quindi rapidamente morta), Titov si è affret-
tato ad aggiungere che i cani lunari ritorneranno vivi come le ca-

136
Il Lunik IX sganciò una piccola sonda in caduta frenata. Essa si posò sulla super-
ficie lunare aprendo quattro petali metallici di stabilizzazione. Per tre giorni inviò
una gran quantità di immagini televisive per la prima volta riprese direttamente a
livello del suolo. L'osservatorio di Jodrell Bank ricevette i dati, li trasformò in im-
magini e le diffuse senza conoscere i parametri per le proporzioni, che risultarono
fasulle. Vi fu una violenta quanto ridicola polemica sul diritto di intercettazione.

199
gnette Stzelka e Belka, che lanciate il 19 agosto 1960 tornarono vive
il giorno dopo in quanto avevano percorse poche orbite circolari,
dato che l'apogeo e il perigeo erano di 309 km, distanza alla quale è
certamente possibile una breve vita animale.
Titov ne sa certo più di noi, poiché sicuramente gli risulta che
qualche suo collega è morto di morte spaziale. Ma noi, nell'interesse
dei cani e degli uomini, pensiamo che sarebbe bene, data sempre la
precedenza alle bestie, provarle in un volo orbitale a 1.000 km dalla
Terra. Dopo potremo giudicare se Tito ha ragione quando dice: "Se
vedo il cane tornato vivo, allora parto per la Luna". Noi crediamo
che sarà più probabile vedere presto una sonda ad andata e ritorno
che riporti saggi di minerali lunari, anche se non ci vediamo una spe-
culazione economica, in base alla legge idiota dei costi e dei ricavi.
Quanto all'andata e ritorno dell'inutile ometto, crediamo che fosse
più seria la fantascienza di cento anni fa, quando il personaggio di
Verne, lo spiritoso Michele Adam, in una conferenza stampa prima
del lancio dalla canna della Columbiade, rispose a quest'ultima obie-
zione con la battuta: "Vi ho dimostrato come arriveremo lassù; ebbe-
ne, quando ci saremo studieremo il problema di come si fa per ritor-
nare, vivi s'intende!". La problematica è cosa vecchia dunque, ma
quella di Michele Adam, uomo digiuno di scienza, era ben più gusto-
sa di quella nauseabonda degli esperti e degli specialisti di questo
moderno mondo buffone.
Secondo una relazione definitiva degli scienziati russi, sebbene la
sonda pesasse solo cento chili, si è spostata per cedimento del suolo
lunare o per altre ragioni, sebbene non sia questo il motivo col quale
gli inglesi avevano spiegato l'interruzione delle trasmissioni, perché
non si è trattato di un veloce spostamento sulla superficie lunare.
Lo scienziato russo che riferisce mette un poco la sordina al pro-
gramma dei cani, senza tuttavia escluderlo. Noi ci domandiamo chi
sarà il primo ad avere il coraggio di confessare che il re del creato si
ritira e cede il passo alla bestia. I russi per ora dicono solo che men-
tre gli americani promettono per il 1970 l'uomo sulla Luna essi non
possono impegnarsi a una data tanto vicina.
Chi vivrà vedrà, e noi non crediamo che sentirà alla televisione di
casa: bau, bau, bau!

Da "Il programma comunista" n. 4 del 1966


200
49. CANI SPAZIALI

Secondo le notizie che giungono dalla Russia, i due cani spaziali,


Brezza e Carboncino, sarebbero tuttora vivi, sebbene l'orbita che per-
corrono raggiunga un apogeo di 800 o 900 km, e tuttavia le notizie
precisano che non viene annunziato se e quando i cani verranno fatti
ridiscendere. Si conferma che si tratta di un esperimento decisivo
prima del lancio di esseri umani in quanto si attraverserebbero le fa-
sce di radiazione che si presumono pericolose per la vita biologica.137
Intanto gli americani fanno un primo molto modesto esperimento
col vettore Apollo per un breve lancio parabolico inferiore ad un'or-
bita intera e pur asserendo che si tratta di preparazione al viaggio
umano nella Luna, e pretendendo che possa avvenire prima del 1970,
ammettono che vi sarà una lunga tappa di esperimenti intermedi.138
Chiudendo sui cani russi, siccome la distanza dalla Terra è ancora
molto limitata, noi pensiamo che l'esperimento potrà essere questo:
seguendo da terra lo stato fisiologico trasmesso dalle delicate appa-
recchiature, far discendere i cani un poco prima della morte per sot-
toporli a lunghi controlli dopo ridiscesi. Probabilmente i cani non so-
no rivestiti di tute che possano arrestare l'effetto dei raggi cosmici.

Da "Il programma comunista" n. 5 del 1966

137
Si tratta di Cosmos 110, che sostituì la missione umana Voskhod III. I cani rima-
sero in orbita 22 giorni percorrendo 330 rivoluzioni.
138
La tappa non doveva essere così lunga, perché gli esperimenti per il viaggio luna-
re erano cominciati da più tempo di quanto si sapesse. Il primo modulo della missio-
ne Apollo fu messo in orbita quasi due anni prima, il 28 maggio del 1964, per la pro-
va del vettore Saturno 1. Se l'incidente in cui morirono tre astronauti in una prova di
partenza non avesse ritardato di ben 18 mesi il progetto, probabilmente gli americani
sarebbero giunti sulla Luna prima del luglio 1969.

201
50. SCIENZA E CAPITALE

Dei ben intenzionati giornalisti hanno scritto che, per gli eroi di
spedizioni circumlunari, morire nella puzzolente atmosfera del nostro
pianeta, a 66 metri dal suolo, era veramente "troppo idiota". E, con le
stesse buone intenzioni, si sono stupiti che la Tecnica e la Scienza
moderne, capaci di tanti miracoli, non abbiano saputo né sventare un
incendio di bordo, né prevederne le conseguenze fatali in arnesi così
perfetti.139 Tutta la potenza e tutto il sapere accumulati dal Capitale
non valgono, quando si tratta di preservare una vita umana, gli ordi-
nari servizi di un umile pompiere! Tali le constatazioni, non del tutto
sciocche, alle quali sono involontariamente pervenuti i signori croni-
sti, commentatori e moralisti dei settimanali.
Accidenti? Se ne verificano tanti in questa putrida società, che per
essi è stato previsto un esercizio di esperti, assicuratori, avvocati,
soccorritori. Ma a volte, l'"Occidente" esce dalle note sfere della vita
quotidiana, e diventa scandalo; e in questo caso, si è previsto l'eser-
cito dei letterati, dei politici, delle "coscienze in rivolta"; al limite
estremo un rimpasto ministeriale. Ma, in paesi di capitalismo evoluto
come l'America del Nord, lo scandalo e l'accidente, la legge e il caso,
l'ordine e l'anarchia, si mescolano, e si confondono sin nelle sfere più
alte del potere. Ecco perché uno "scandalo" non basta più per far ca-
dere un governo: i governi vivono e muoiono nello scandalo perma-
nente del regime capitalista.
Comunque, la morte dei tre astronauti di Capo Kennedy ha pro-
vocato l'abituale leva in massa di ogni sorta di esperti, cronisti e
chiacchieroni. E, come per stuzzicarli, mentre Johnson assisteva alle
esequie di due delle vittime della capsula Apollo, due altri astronauti
americani morivano carbonizzati, nelle stesse condizioni, alla base
militare di San Antonio, nel Texas. Accidente o scandalo? Non sa-
remo noi, comunisti irriducibili, a stabilire una gerarchia dei delitti e

139
Il 27 gennaio 1967 un arco elettrico, sprigionatosi dai cablaggi di una cabina
Apollo durante un test a terra, provocò un incendio che si alimentò a grandissima
velocità nell'atmosfera pressurizzata composta al 100% di ossigeno. I tre astronauti
non poterono far nulla per salvarsi.

202
delle pene del sistema capitalista. Questa missione spetta di diritto ai
filosofi dell'ordine borghese e agli ideologi della democrazia. Leg-
giamo tuttavia queste righe che i signori Russel e Sartre non manche-
ranno di inserire nel voluminoso dossier del loro Processo per burla
alla grande America:

"Negli ultimi anni, quattro incendi erano già scoppiati in simu-


latori di volo o in capsule: nel 1960 e nel 1962, alla scuola di medi-
cina spaziale della base di Brooks, nel Texas; nel 1963 al laborato-
rio medico dell'aviazione navale di Johnsville, in Pennsylvania; nel
1966 in un impianto industriale della costa occidentale degli Stati
Uniti".

Le Monde, che pubblica queste notizie nella sua edizione del 2


febbraio scorso, come un fatto di cronaca che non abbia motivo di
turbare la coscienza pubblica dei moralisti, dei politici e dei filosofi,
aggiunge l'edificante commento:

"Sarebbe scomodo procedere ora alle trasformazioni delle cap-


sule spaziali che l'impiego di una miscela gassosa [meno infiamma-
bile dell'ossigeno puro attualmente in uso] comporta. L'impianto ne-
cessario a questo scopo sarebbe tre volte più pesante di quello ba-
sato sull'uso dell'ossigeno puro, e bisognerebbe procedere a modifi-
che radicali delle attrezzature di bordo. Secondo certi specialisti, la
messa a punto di nuove capsule richiederebbe addirittura due anni
di lavoro, e metterebbe in completo subbuglio il programma ameri-
cano di sbarco sulla Luna, non lasciando agli Stati Uniti alcuna
probabilità di arrivare per primi sul nostro satellite. È quindi lecito
dubitare che, fidando nei buoni risultati di tutti i suoi primi voli spa-
ziali, la NASA finisca per prendere una decisione simile".

Corsa alla Luna o corsa alla morte? Non è la prima volta che la
Scienza si mostra così pronta a sacrificare l'Uomo alla maggior glo-
ria del Capitale e del suo Stato. Ad Est come ad Ovest, è questo il
suo ruolo. Ma allora, quando la cronaca scandalosa delle conquiste
spaziali scende fin quasi... [ manca una riga, n.d.r.] questa misera
Terra, non cercate altra aureola per le sue vittime! La loro morte non
è più "idiota" o più "assurda" di quelle del fantaccino americano nel
203
Vietnam. In questa società infame, l'astronauta o il fantaccino, qua-
lunque sia la loro etica personale non saranno mai i "cavalieri dell'as-
soluto" che aprono all'umanità un nuovo mondo. Perché il capitali-
smo si è lasciato dietro - con i suoi condottieri, i suoi esploratori, i
suoi grandi capitani - le rovine della propria civiltà e la fine del pro-
prio eroismo. Bisognava che le prime (?) vittime dello spazio peris-
sero senza maggior gloria che i soldati yankee caduti nel Vietnam!
Bisognava che gli eroi dello spazio morissero su questa Terra della
stessa morte che sarà quella del Capitale: uccisi dal Capitale!

Da "Il programma comunista" n. 4 del 1967

204
51. LUTTUOSE VICENDE DELLA GARA SPAZIALE

Abbiamo sempre seguito con brevi note le vicende della gara


emulativa tra americani e russi nel lancio delle navicelle satelliti.
Purtroppo, da entrambe le bande sono negli ultimi tempi venute
notizie dolorose e luttuose: prima la morte per un incredibile incen-
dio a terra di tre cosmonauti americani a Cape Kennedy, poi il sacri-
ficio del russo Kamarov, capo dei cosmonauti russi, che si dice si sia
volontariamente immolato mentre altri sollevavano dubbi tecnici sul
programma predisposto e che pare sia bruciato anche lui ad alcuni
chilometri dalla superficie terrestre e per un errore probabilmente
non suo.140
Nelle notizie ufficiali dalle due parti, oltre a commemorare simili
eroi, si bada però soprattutto a mettere in evidenza l'aspetto concor-
renziale della gara, e si vantano primati quasi sportivi, che impres-
sionano il grosso pubblico. Un primato è considerato quello di altez-
za sulla superficie terrestre, di cui ci siamo più volte occupati.
Fino ad alcuni anni addietro erano i russi ad aver toccato l'altezza
maggiore, circa 450 km; ma gli americani li hanno superati con gli
ultimi due voli Gemini prima della ricordata orribile catastrofe, per-
ché le loro orbite, con appuntamenti o meno, si sarebbero spinte fino
a 1.000 km dalla Terra. I russi hanno lungamente taciuto; poi hanno
annunziato il volo dell'infelice Kamarov, e in tale occasione hanno
dichiarato di avere battuto alcuni primati: la grandezza dell'astronave
e il suo peso di 30 tonnellate, mai prima raggiunto da nessuno.
Ma quello che fa più impressione è la velocità, la quale invece
non ha nulla di stupefacente, ed i russi annunziarono quella di 30.000
km all'ora come un primato, superiore ai 28.000 che gli uni e gli altri
hanno sempre annunziato. Ora il primato lo raggiungerà chi saprà
lanciare un satellite di velocità ridotta, come abbiamo sempre detto:

140
Il 23 aprile 1967 la prima missione Soyuz dovette essere interrotta dopo sole 26
ore e 45 minuti. Il comandante Vladimir Komarov morì per la mancata apertura del
paracadute di discesa. Le Soyuz, di cui saranno lanciati ben 59 esemplari di vari mo-
delli tra il 1967 e il 1990, erano progettate specificamente per i raccordi in orbita in
vista della costruzione di stazioni spaziali.

205
la velocità della Luna, satellite naturale, è di 1 km al secondo circa,
ossia 3.600 km all'ora, e basta, come stabilì Newton, a non farla mai
cadere sulla Terra.
Un satellite artificiale, come si sa da secoli, si può ottenere con un
mobile lanciato dalla superficie terrestre orizzontalmente o quasi,
con la minima velocità detta "prima velocità di fuga", che dai calcoli
risulta di 8 km al secondo, cui corrispondono i famosi 28.000 al-
l'ora.141
Con questa velocità minima si ottiene che il proietto non ricada
sulla Terra, ma descriva perennemente un'orbita ellittica, mentre oc-
corre raggiungere la "seconda" velocità di fuga, ossia 11 km al se-
condo, per ottenere che il mobile, diventando ciò che i giornali oggi
definiscono una "sonda lunare".
Ora il vero primato, come abbiamo sempre detto, non si raggiun-
ge aumentando, ma diminuendo la velocità limite di 8 km al secon-
do, che si può diminuire solo crescendo il raggio dell'orbita. Il pregio
dell'esperimento Kamarov era, secondo la nostra vecchia richiesta, in
un'orbita circolare quasi perfetta, perché infatti l'apogeo e il perigeo
differivano di pochi chilometri dai 200.
Per aumentare la velocità [nella corsa al record in base a questo
parametro] si va incontro a un assurdo fisico, perché il raggio del-
l'orbita dovrebbe essere ad un certo punto minore di quello del globo
terrestre, ossia il satellite dovrebbe correre sotto terra o negli abissi
del mare!
Tali gli scherzi della propaganda pubblicitaria che non sa rispetta-
re le stesse vite umane. Il raggio dell'orbita di Kamarov era maggiore
di quello terrestre di 200 km ed era quindi di 6.600 km in cifra tonda.
La lunghezza dell'orbita risulta un poco maggiore dei 40.000 km del
cerchio massimo terrestre, ossia 41.448 km, e siccome era percorsa
in pochi secondi meno degli 89' abituali che danno i 28.000 km al-
l'ora, la velocità non poteva raggiungere i 30.000 km all'ora, ma era
quella normale di tutte le navi spaziali finora lanciate.

141
Le tre velocità di fuga sono quelle che permettono al satellite artificiale: la prima,
di non ricadere sulla Terra; la seconda, di liberarsi dall'attrazione terrestre; la terza,
di uscire dal Sistema Solare. Ricordiamo che la locuzione è utilizzata nel linguaggio
corrente ma non è rigorosa in quanto non esistono singole velocità di tal genere ma
ventagli di velocità entro cui il fenomeno ricercato può accadere.

206
Per chiudere l'argomento, noi ammiriamo l'intelligenza scientifica
dei russi che da anni lanciano dei satelliti con strumenti di osserva-
zione e senza passeggeri, e conserviamo la nostra opinione che un
uomo o un animale superiore non potrebbe vivere a distanza dal
centro terrestre comparabile a quella della Luna che è di 384.000 km,
e quindi consideriamo pure balle i vari progetti Apollo e simili, per
cui un essere calzato passeggerebbe sulla flemmatica Luna.142

Da "Il programma comunista" n. 9 del 1967

142
Dopo due anni Armstrong e Aldrin passeggiavano calzati e vestiti sul nostro sa-
tellite, seguiti dagli astronauti di altre cinque missioni compiute con successo. Tutti
tornarono vivi. Dopo di allora le missioni umane si concentrarono su capsule di lun-
ga permanenza, sui laboratori spaziali e sull'unica stazione in orbita permanente fi-
nora costruita, la Mir. Tutti gli astronauti americani della vecchia guardia, tranne
Glenn, Aldrin e Schmitt, hanno avuto problemi di salute, soprattutto dal punto di
vista psicologico. Ciò è forse dovuto agli effetti degli enormi stress subiti nell'epoca
pionieristica. Della vecchia guardia di astronauti russi si sa poco: in genere sono
scomparsi dalla vita pubblica e anch'essi con qualche problema; Valentina Teresko-
va, l'astronauta che più soffrì le conseguenze della permanenza nello spazio, è l'uni-
ca che abbia mantenuto per molto tempo incarichi scientifici e pubblici. Oggi gli
astronauti fanno un lavoro quasi di routine e sembra stiano benissimo.

207
GLOSSARIO DEI TERMINI TECNICI UTILIZZATI NEI
DUE VOLUMI

Già durante la preparazione del testo per la prima edizione si era sen-
tita l'esigenza di un glossario, ma si era preferito il ricorso alle note espli-
cative là dove potevano insorgere difficoltà nel lettore. In occasione della
prima ristampa, accogliamo la richiesta di alcuni lettori e aggiungiamo il
glossario senza peraltro variare la struttura precedente delle note, cercan-
do di evitare ripetizioni.

Aberrazione - Fenomeno importante nel determinare la posizione


degli oggetti nello spazio. Si tratta della discrepanza fra la posizione
reale di un corpo spaziale e la posizione apparente fornita dall'osser-
vazione. Tale discrepanza è dovuta al moto relativo dei corpi (rota-
zione della terra, velocità dell'oggetto osservato) che, a grandi di-
stanze, non è trascurabile rispetto a quella della luce o dei segnali
captati. Ad ogni osservazione di questi oggetti occorre dunque appli-
care dei fattori di correzione relativi 1) alla rotazione della Terra
(0,45 Km/sec); 2) alla sua rivoluzione intorno al Sole (30 Km/sec);
3) alla sua traslazione con tutto il sistema solare (aberrazione siste-
matica); 4) al moto dell'oggetto osservato (aberrazione planetaria).
Le prime sonde spaziali avevano computer primitivi a bordo e, so-
prattutto, non avevano memoria sufficiente per l'elaborazione imme-
diata; perciò i dati di posizione venivano inviati a terra per l'elabora-
zione differita, cosa che comportava una scansione temporale enor-
me rispetto alle necessità di correzione di rotta quindi un enorme ef-
fetto aberrazione, con la conseguente necessità di sempre aggiornati
fattori correttivi.
Accelerazione - Variazione di velocità di un corpo nel tempo. Si
misura con unità di spazio nel tempo (velocità) e ancora nel tempo (a
= m/sec2). Per esempio un'automobile che aumenta la sua velocità di
10 Km all'ora ogni secondo. Il concetto è importante per capire la
meccanica dell'orbita: se il moto avviene sempre nella stessa direzio-
ne avremo un moto accelerato rettilineo; se invece il corpo accelerato
è costretto dalla gravitazione a percorrere spazi uguali in tempi
uguali, l'accelerazione è diretta perpendicolarmente al moto stesso e
questo non sarà più rettilineo ma circolare. L'accelerazione gravita-

209
zionale sulla superficie della Terra è di 9,81 m/sec2 e varia legger-
mente a seconda del luogo in cui l'oggetto cade.
Accelerazione centrifuga - Ad un corpo fatto muovere su di un
percorso circolare a velocità costante è necessariamente associata
una forza che gli impedisca di allontanarsi nello spazio con moto
rettilineo. L'accelerazione centrifuga è a volte chiamata anche centri-
peta, a nostro avviso con più coerenza rispetto al fenomeno.
Accelerazione inerziale - Se il moto di un corpo nello spazio è
descritto rispetto ad un sistema di riferimento accelerato (non iner-
ziale) il corpo stesso risulta soggetto a un'accelerazione che non di-
pende da forze effettivamente applicate su di esso, come nell'esempio
dell'accelerazione centrifuga (o centripeta). Se il corpo è in moto an-
che rispetto al sistema rotante, come nel caso di un oggetto che si
sposti su di un disco che ruota, allora esso sarà soggetto ad un'ulte-
riore accelerazione inerziale, nota come forza di Coriolis (vedi la vo-
ce specifica).
Afelio - Vedi Apogeo.
Apogeo - In un'orbita ellittica intorno alla Terra è il punto più di-
stante raggiunto da un satellite. Lo stesso termine si usa per tutti i
pianeti. Nel caso del Sole si usa il termine afelio. Il punto ha estrema
importanza per le operazioni di aggiustamento dell'orbita, in quanto
il satellite in apogeo si trova nel momento in cui possiede la minima
energia (cioè si è allontanato al massimo dal pianeta e sta per "rica-
dervi") e quindi ne richiede meno per le eventuali variazioni da ap-
portare all'orbita. Infatti i "motori d'apogeo" sono così chiamati per-
ché progettati espressamente per tali variazioni: specie nel posizio-
namento di satelliti geostazionari, si effettua il lancio cercando di
ottenere un'orbita con perigeo (vedi) di 200-300 Km e apogeo il più
vicino possibile ai 36.000 km, che è la distanza obbligata a cui si ot-
tiene un'orbita circolare geostazionaria; raggiunto questo risultato,
per un paio di giorni si effettua il tracking dell'orbita per avere dati
precisi su di essa, dopo di che si accende il motore d'apogeo per im-
pedire al satellite di riacquistare energia nella "caduta" e rallentarlo
in orbita alta. Il posizionamento preciso e il controllo d'assetto (vedi)
sono ottenuti con una serie di piccoli motori ausiliari. Dalla precisio-
ne di queste operazioni dipende il risparmio di propellente (in genere

210
idrazina) la cui riserva per i periodici aggiustamenti di posizione sta-
bilisce la durata della vita operativa del satellite.
Assetto - La leggenda narra che il primo controllo di assetto sia
stato, se non realizzato, almeno progettato dagli antichi cinesi. Si
trattava di un carro da guerra con le ruote collegate ad ingranaggi in
grado di mantenere un'asta puntata sempre nella direzione voluta,
come una bussola meccanica. L'effetto giroscopico impresso ad un
proiettile d'artiglieria dalle rigature della canna è un controllo di as-
setto. Alcune navi, alcune automobili e le torrette dei carri armati
moderni (per sparare in movimento) hanno sofisticati controlli di as-
setto, ma tale termine è oggi utilizzato prevalentemente in campo ae-
ronautico e astronautico. Comunque, i movimenti fondamentali da
controllare mantengono il vecchio nome nautico (rollio sull'asse lon-
gitudinale, beccheggio su quello trasversale e deriva o imbardata su
quello verticale o rispetto alla direzione del moto). I controlli di as-
setto di un aeroplano avvengono tramite dispositivi che agiscono sul-
l'aria, mentre quelli di un veicolo spaziale avvengono tramite rota-
zione su di un asse stabilito come nei proiettili d'artiglieria, oppure
tramite dispositivi che utilizzano l'effetto di azione e reazione. I più
usati sono motori di vario tipo, a combustione continua o a impulsi,
come sulla Shuttle, sul cui scafo ne sono montati a decine. In parti-
colari situazioni e nel caso di veicoli non troppo grandi, come nel ca-
so di satelliti per la ricerca, sono utilizzati precisissimi sistemi a mas-
se rotanti (ruote d'inerzia) in grado di imprimere rotazioni nell'ordine
di centesimi di secondi d'arco sui tre assi. Ciò viene ottenuto con mi-
crovariazioni controllate nella velocità di rotazione delle masse, col-
legate a vari sistemi di puntamento (vedi). Le operazioni di controllo
d'assetto nei veicoli spaziali sono le più delicate in quanto un impul-
so di forza applicato in qualsiasi punto genera movimenti rotatori che
si conservano nel tempo e quindi ogni manovra errata richiede l'ap-
plicazione di una forza uguale e contraria, con spreco di energia o di
carburante.
Azione a distanza - Secondo la legge di Newton ogni corpo agi-
sce sul moto di un altro corpo provocando accelerazioni che dipen-
dono dalla massa dei corpi stessi; la forza che agisce su tali corpi è
data dal prodotto della massa per l'accelerazione e, siccome essa agi-
sce attraverso lo spazio vuoto, fu chiamata azione a distanza e consi-
211
derata agente indipendentemente dallo spazio che separa i corpi, cioè
istantanea. Dalla teoria dei campi di Maxwell in poi l'azione a di-
stanza è contraddetta dall'invarianza universale della velocità di pro-
pagazione dell'azione, cioè 300.000 Km al secondo.
Azione e reazione - Terzo principio della dinamica di Newton.
Quando su di un determinato sistema fisico agisce una forza dovuta
all'azione di un altro sistema fisico, su quest'ultimo agisce una forza
uguale e contraria dovuta alla reazione del primo sistema. E' abba-
stanza comune la credenza che il moto dei missili sia dovuto alla
pressione dei gas di scarico sull'aria retrostante, mentre i missili fun-
zionano benissimo anche nel vuoto, anzi, meglio. Il missile in realtà
riceve una spinta uguale e di direzione contraria alla massa dei gas
espulsi dai suoi motori, tendendo ad assumerne poco per volta la ve-
locità. Un individuo posto su una barca, che avesse a disposizione
una certa quantità di sassi, gettando questi ultimi sempre nella stessa
direzione come fossero molecole di un gas di propulsione, imprime-
rebbe alla barca stessa un moto in direzione opposta.
Balistica - Problema essenzialmente meccanico riguardante il
moto dei proiettili propulsi con esplosione (artiglieria) o autopropulsi
(missilistica). Le forze teoriche in gioco sono solo due: la spinta e la
gravità terrestre. In pratica diventano essenziali anche la resistenza
dell'aria e l'assetto (vedi) a seconda della forma e della velocità del
corpo lanciato. Per quanto riguarda i proiettili, assumendo costante la
gravità lungo tutto il tragitto, la loro traiettoria è già stata calcolata
con successo a partire da Galileo, che ne individuò la forma parabo-
lica, per cui la gittata massima si ha con inclinazione della bocca di
fuoco a 45°. Per ovviare all'imprecisione dovuta alle perturbazioni
intrinseche ed esterne del proietto (assetto e moti dell'aria), nel 1844
il generale Giovanni Cavalli pensò di stabilizzarlo imprimendogli un
effetto giroscopico tramite la rigatura elicoidale della canna. Siccome
in questo modo il proiettile subisce uno scostamento laterale detto
"precessione", fu necessario calcolare gli scostamenti per ogni ango-
latura e ogni gittata, fissando i dati in "tavole di tiro" (compilate per
la prima volta da F. Siacci, 1839-1907) utilizzate ancora oggi per
proiettili poco veloci. L'artiglieria con proiettili ad alta velocità ri-
chiese l'uso del calcolo elettronico ed è curioso ricordare che il primo
computer, l'ENIAC, fu progettato e costruito per queste precise fun-
212
zioni. Si può dire che la tecnologia del lancio spaziale (tranne quegli
esperimenti che giungono a misurarsi con effetti relativistici e tenen-
do conto della complessità dei compiti) è ancora basata sui principii
della balistica.
Baricentro, centro di massa - Due modi equivalenti per definire
l'insieme delle coordinate sia di corpi macroscopici (macchine ecc.)
che di particelle. Ogni coordinata presa separatamente sugli assi car-
tesiani va ponderata a seconda della massa del corpo o della parti-
cella. Secondo la meccanica classica il baricentro di un sistema, in
movimento e in assenza di forze esterne, percorre una linea retta e
quindi non dipende dalle forze che le varie parti esercitano le une
sulle altre.
Booster - Il primo stadio dei missili o comunque il sistema dei
razzi necessario per dare la prima spinta ai veicoli spaziali affinché
acquistino velocità. Siccome il booster deve anche sollevare sé stesso
oltre agli stadi superiori, è dotato di motori molto potenti che brucia-
no in pochi secondi la quasi totalità del carburante necessario per
ogni missione. Il booster è la manifestazione tangibile delle leggi fi-
siche del rendimento, dalle quali l'uomo non riuscirà a liberarsi fin-
ché sarà costretto ad intrecciare calcoli di valore con quelli di fisica.
Campo - Secondo la fisica di Newton le masse si influenzano re-
ciprocamente attraverso lo spazio vuoto con una variazione di inten-
sità dovuta esclusivamente alla distanza. Invece nelle teorie di campo
le interazioni dipendono sia dalla distanza che dalla velocità relativa.
La nozione di campo è correntemente applicata a tutti i corpi, com-
prese le particelle subatomiche, qualunque sia la loro natura.
Caos - Nome dato oggi correntemente a gruppi di fenomeni che è
impossibile studiare per via analitica a causa della loro complessità.
Il campo, non del tutto esplorato, è più vasto di quanto normalmente
si supponga ed è riconducibile a forme di regolarità che permettono
di trattare i fenomeni con metodo scientifico (per esempio possono
emergere strutture ordinate dove prima non si sospettava esistessero)
Oggi ogni definizione di caos non prescinde più dal determinismo,
anche se vi sono ancora alcuni scienziati che insistono su principii di
indeterminazione anche nel mondo macroscopico. In realtà ciò che è
in discussione non è tanto un "principio" di indeterminazione quanto

213
la possibilità di predizione dei fenomeni. E' ovvio che certi avveni-
menti soggiacciono a condizioni deterministiche così complesse che
risulta praticamente impossibile una predizione. Un esempio è for-
nito dal fisico Michael Berry dell'Università di Bristol: egli ha im-
maginato che le forze agenti su di un gas nel suo laboratorio siano
modificate dalla soppressione di un elettrone, quindi della sua forza
gravitazionale, posto ai confini dell'Universo, e si è chiesto quanto
tempo potesse trascorrere per osservare un cambiamento qualitativo
nelle collisioni tra le molecole del gas. La risposta, scaturita dal cal-
colo, è che dopo 50 collisioni si ha già una turbolenza, la quale può,
entro un minuto manifestarsi a livello macroscopico, come una cor-
rente avvertibile dai nostri sensi. Nel volgere di un giorno la turbo-
lenza potrebbe coinvolgere un'area di 10 chilometri e, nell'arco di
due settimane, provocare eventi in grado di sconvolgere l'intero pia-
neta. Il fatto è che nessuno è in grado di prevedere se e quando si ve-
rificherà un simile evento.
Celle a combustibile - Pile per la produzione di energia elettrica
inventate nel 1959 dal ricercatore inglese Francis Bacon; a causa del
peso e del funzionamento capriccioso iniziale solo più tardi furono
impiegate in ambiente spaziale. Il problema dell'energia a bordo delle
navicelle spaziali è sempre stato uno dei più difficili da risolvere. I
primi esperimenti erano condotti con batterie, ma l'invio di uomini
richiedeva fonti di energia più potenti. Le celle solari hanno un ren-
dimento basso e sono ingombranti, mentre i reattori nucleari hanno
una schermatura pesante e devono essere posizionati in un luogo di-
stante dall'equipaggio per via delle radiazioni (la stazione fissa MIR,
che è abbastanza grande, ha un reattore nucleare a bordo, oltre a
grandi pannelli solari). Le missioni americane con uomini sono state
tutte compiute con celle a combustibile: esse "bruciano" in ambiente
catalitico ossigeno e idrogeno, producendo elettricità, calore e acqua.
Il principio è mirabile, ma l'apparecchiatura si è sempre dimostrata
delicata se non inaffidabile (tanto che ve n'erano ben tre nelle navi-
celle Apollo). Il combustibile e il comburente sono mantenuti in ser-
batoi perfettamente isolati a più di 200 gradi sotto zero in condizioni
dette "ipercritiche", cioè in uno stato né liquido né gassoso, in cui
sono immerse sonde, ventilatori e scaldiglie per evitare stratificazioni
dannose al funzionamento del sistema e al rilevamento delle condi-

214
zioni interne dei serbatoi. Fu l'esplosione del serbatoio di ossigeno,
per cause mai accertate (oppure, più facilmente, mai rese note), che
fece fallire la terza missione lunare Apollo 13.
Cibernetica - Abbiamo chiamato "organico-cibernetica" la con-
cezione comunista del partito in quanto cervello sociale della nuova
umanità che scaturisce dalla società futura, della quale il partito della
rivoluzione dovrà largamente anticipare la natura e le forme. Sia la
definizione che Bordiga fornisce del centralismo organico rispetto
all'organizzazione del partito, sia le elaborazioni di Marx su cui essa
si fonda, ci forniscono tutti gli elementi per definire in modo preciso
tale concezione. Essa ha le sue origini negli studi del fisico e mate-
matico André-Marie Ampère che, nel Saggio sulla filosofia della
scienza (1834-1843) delineò un sistema integrato e organico per tutto
il sapere umano, in grado di abbracciare l'intera scienza (fisica e so-
ciale) dell'epoca. Nel sistema era perciò compresa la "politica", la
quale comprendeva a sua volta sia la politica propriamente detta che
una teoria del potere e una nuova scienza, da lui solo ipotizzata, ine-
rente ai criteri scientifici di direzione della società. Chiamò "ciber-
netica", dal greco kybernetés, pilota, questi criteri. Il termine, dimen-
ticato per un secolo, ricomparve in un libro di Norbert Wiener nel
1948 (La cibernetica, controllo e comunicazione nell'animale e nella
macchina). Da un punto di vista generale, si può definire come
scienza che si occupa delle relazioni fra organismi viventi, macchine
e sistemi, tutti elementi che hanno, o possono avere, vari organi di
controllo e autoregolazione che applicano o simulano a vari livelli
ciò che viene normalmente chiamata intelligenza. La cibernetica ha
avuto, a partire da intuizioni quasi simultanee partite da scienziati in-
glesi, americani e russi intorno agli anni della Seconda Guerra Mon-
diale, uno sviluppo notevole, inglobando teorie come quella dei si-
stemi, dell'informazione, dei giochi ecc. e formalismi matematici su
cui costruire modelli, anche e soprattutto utilizzabili a mezzo dei
computer. In un certo senso la cibernetica demolisce antiche dicoto-
mie, come quelle fra mezzo e fine, fra teoria e azione, fra mente e
strumento, unificandole in un solo sapere.
Conservazione (Legge di) - Ogni quantità fisica che non cambi
nel tempo si dice conservata. Si parla di conservazione anche se in-
terviene un cambiamento che riguarda esclusivamente forze che han-
215
no origine all'esterno del sistema osservato. I fenomeni in cui ci si
imbatte più frequentemente sono quelli della conservazione del-
l'energia, del momento lineare e angolare, della carica elettrica. Il ca-
pitalismo, tra le società divise in classi, è quella che più soffre della
contraddizione fra l'enorme potenzialità della forza produttiva sociale
e i limiti politici in cui essa è costretta. Ciò significa che l'energia
sprigionata dal processo produttivo sociale ad un certo punto non può
più essere conservata o trasformata e che il modo di produzione deve
saltare. Marx afferma che l'origine materiale della rivoluzione consi-
ste nel fatto che gli uomini tendono empiricamente a conservare i ri-
sultati raggiunti dalle rivoluzioni precedenti, ma, siccome non posso-
no farlo a causa dei rapporti sociali superati, devono dialetticamente
rivoluzionarli di nuovo tramite il superamento del dato empirico e
l'appropriazione di una nuova teoria sociale (partito). Solo in questo
modo possono conservare la carica energetica necessaria allo svilup-
po ulteriore (Bordiga: il comunismo è un piano di conservazione del
futuro della specie).
Continuo - L'opposizione tra continuo e discreto sta alla base
stessa delle matematiche e sembra non sia risolvibile. Anche il con-
cetto di numero, che in fondo è nello stesso tempo rappresentazione
del continuo e del discreto, non è spiegabile con il linguaggio (Pea-
no). Il termine è da noi utilizzato in senso molto ampio e non corri-
sponde esattamente a quanto si dice in fisica e cioè che il continuo è
un insieme di punti che forma una linea nel caso di una dimensione,
un piano nel caso di due, uno spazio nel caso di tre e uno spazio-
tempo nel caso di quattro dimensioni. Se prendiamo una semicircon-
ferenza (quindi un segmento finito) e l'appoggiamo su una retta
(quindi una infinita sequenza di punti), vediamo che è possibile di-
mostrare la relazione biunivoca fra ogni punto del segmento e ogni
punto della retta, anche se intuitivamente l'infinito della retta ci sem-
bra "più grande". Bordiga, con Einstein, sosteneva la potenza del
continuo contro le carenze epistemologiche del discreto.
Convezione - Nei fluidi è la tipica forma di propagazione del ca-
lore, quantitativamente superiore alla conduzione e all'irraggiamento.
Con la convezione, a differenza delle altre forme di propagazione, si
ha spostamento di materia, in quanto il fluido riscaldato (o raffred-
dato) varia la sua densità generando correnti verso l'alto o verso il
216
basso e trasmettendo così il calore. Particolarmente importante nella
dinamica dei fluidi e studiata a proposito dei loro movimenti caotici,
è alla base della meteorologia.
Coriolis (forza di) - L'accelerazione di Coriolis è la componente
dell'accelerazione di un corpo in moto rispetto ad un sistema di rife-
rimento non inerziale. Per esempio, ogni oggetto in moto sulla super-
ficie di un corpo rotante (la Terra o una giostra) tende a deviare dalla
traiettoria che percorrerebbe se il corpo fosse fermo. L'accelerazione
di Coriolis è presente in tutti i sistemi rotanti e in essi una massa in
moto è soggetta alla forza di Coriolis. Tale forza è detta "apparente"
in quanto da essa si può prescindere qualora si tenga conto del solo
riferimento assoluto, tant'è vero che per essa non vale la legge di
azione e reazione.
Corrispondenza (principio di) - In fisica fu formulato da Niels
Bohr per descrivere le interazioni dei sistemi atomici con la radiazio-
ne elettromagnetica e giungere ad un compromesso provvisorio fra le
discordanti rappresentazioni del continuo (relatività) e del discreto
(quantistica). Dimostratosi sterile, il principio fu abbandonato. E'
stato ripreso in ambito scientifico per descrivere tutti quei fenomeni
della conoscenza che trascendono in altri di livello più alto, nei quali
si conservano mantenendo la loro validità rispetto al livello di cono-
scenza per cui erano nati. Per esempio la Relatività di Einstein inglo-
ba la meccanica newtoniana e fornisce risposte identiche per tutti
quei fenomeni fisici che avvengono alle condizioni conosciute da
Newton.
Covariante - Si parla di covarianza quando le relazioni fra quan-
tità fisiche o matematiche, in un sistema di coordinate, hanno la stes-
sa validità delle relazioni, formalmente identiche, in un altro sistema
di coordinate. Da non confondere con "Invarianza" (vedi).
Curvatura dello spazio-tempo - Nella formulazione della teoria
di Einstein le proprietà dello spazio in rapporto alla materia-energia
presente sono intrinseche: la geometria dello spazio determina il
moto della materia e questa determina la geometria (curvatura) dello
spazio. Un semplice esempio geometrico può chiarire il meccanismo
formale su cui si basa lo sviluppo della teoria: un punto mosso su di
un piano e su di una sfera non cambia le sue proprietà, mentre il trac-

217
ciato percorso è diverso, ovvero un tracciato triangolare sul piano
avrà sempre la somma degli angoli pari a 180°, mentre sulla sfera
avrà sempre somma superiore. Un vettore passante per il punto sud-
detto (cioè giacente sul piano o tangente alla sfera) e trasportato pa-
rallelamente a sé stesso non cambierà mai direzione sul piano, e in-
vece potrà cambiare direzione sulla sfera a seconda del tipo di mo-
vimento (cioè manterrà la direzione solo se traslato ortogonalmente
all'equatore o al meridiano). In presenza di massa, il trasporto del
vettore su di una traiettoria chiusa, cioè che ritorna al punto di par-
tenza, comporta una variazione sul vettore stesso, siamo perciò in
presenza di una "varietà curva". La curvatura si esprime come quan-
tità di deviazione (per esempio l'angolo di deviazione del vettore o di
una qualsiasi struttura geometrica) in rapporto all'area delimitata dal
percorso su cui si è effettuato il trasporto.
Dissipativa/o (struttura, sistema) - Ogni struttura o sistema sug-
gerisce, tramite il termine stesso, ordine e organizzazione interna,
mentre l'aggettivo suggerisce la perdita di tale ordine od organizza-
zione. Il fatto è che l'ordine non è innato nelle strutture e nei sistemi,
essi si sono formati, cioè hanno ricevuto ordine da qualche parte.
Mentre l'ordine è statisticamente poco probabile, il disordine è la
tendenza naturale verso cui, prendendo alla lettera il secondo princi-
pio della termodinamica, tutto l'universo è destinato a procedere. Se-
condo alcuni scienziati, tra cui Ilya Prigogine, al quale per questo è
stato conferito il Premio Nobel (per una cantonata dei giudicanti, se-
condo alcuni maligni), le strutture dissipative sono la prova di una
"freccia del tempo", dell'irreversibilità dei processi fisici e di un
principio d'indeterminazione nella formazione dell'ordine, delle
strutture, e quindi, per esempio, della vita (ordine dal caos). Noi co-
munisti siamo ovviamente contrari a trasformare in "principio"
un'apparente contraddizione alle leggi del determinismo, anche per-
ché si può facilmente dimostrare che la teoria della freccia del tempo
ha validità solo episodica (la storia umana, l'evoluzione delle specie
ecc.), mentre potenti formalismi si basano sulla reversibilità dei fe-
nomeni, sul determinismo (per esempio la teoria delle catastrofi, il
cui vero nome è "stabilità strutturale e morfogenesi"). Tuttavia la
maggior parte dei sistemi isolati esistenti in natura hanno proprietà
fortemente dissipative o anche, come abbiamo detto nel testo, entro-

218
piche. Per Marx il comunismo non è altro che la marcia dell'umanità
verso la liberazione dai fenomeni dissipativi, verso un mondo in cui
la prassi naturale viene rovesciata e si verifica l'immissione consape-
vole di ordine nella struttura sociale (quindi non un modello di so-
cietà). Il missile spaziale è ancora lo specchio della vecchia società,
quindi una provvisoria struttura dissipativa, entropica, il cui ordine è
un fenomeno poco probabile, tendente - come l'economia politica -
verso situazioni di crisi, di disordine, molto probabili.
Docking - Letteralmente "attracco" di una nave ai dock. Raggiun-
gere un veicolo spaziale e unirsi ad esso con strutture meccaniche
fisse. E' un'operazione che presuppone una tecnica più precisa ri-
spetto al rendez-vous, che consiste nel semplice avvicinamento di
due veicoli e nel collegamento a distanza tra di essi tramite membri
dell'equipaggio che si muovono nello spazio assicurati a cavi, si
scambiano strumenti ecc.
Doppler (effetto) - Fenomeno che si manifesta sia con le onde
sonore che con quelle elettromagnetiche, per cui, a seconda della
velocità relativa della sorgente e dell'osservatore, si ha un cambia-
mento nella frequenza apparente delle onde stesse. Nel caso di onde
sonore, un suono acuto proveniente da un veicolo che si avvicina
cambia in tonalità più bassa quando questo ci sorpassa e si allontana.
Nel caso di onde luminose l'effetto Doppler si rivela con uno scosta-
mento verso l'ultravioletto in avvicinamento e verso l'infrarosso in
allontanamento. Quando un aereo supera la velocità con cui si pro-
pagano le sue stesse onde sonore, l'effetto Doppler provoca il caratte-
ristico "bang". L'effetto Doppler, banalmente, viene utilizzato dalla
polizia per rilevare le infrazioni di velocità; in applicazioni meno
quotidiane è stato essenziale nell'affinamento delle tecniche di rile-
vamento di posizione dei manufatti spaziali attraverso l'elaborazione
dei dati radar, cioè delle variazioni di frequenza e dei tempi rilevati
con orologi atomici. Infatti, sia le onde elettromagnetiche inviate di-
rettamente che quelle riflesse si comportano allo stesso modo, quindi
con radar o con trasmissioni ad hoc è possibile effettuare misurazio-
ni con molta precisione. La tecnica chiamata Doppler tracking serve
per il monitoraggio continuo ed accurato della distanza di una sonda
spaziale interplanetaria. Un segnale radio è inviato verso la sonda e
questa lo ritrasmette all'antenna da cui è partito. I segnali trasmessi e
219
ricevuti sono comparati in fase tramite un orologio atomico durante il
lungo periodo in cui essi viaggiano (a volte qualche minuto). Le mi-
surazioni permesse da questo metodo sono molto accurate (qualche
centinaio di micron) e si applicano nell'indagine sui campi gravita-
zionali di pianeti, satelliti o asteroidi, sulla loro eventuale atmosfera
(nell'attraversarla i segnali emessi subiscono distorsioni quantifica-
bili) ecc.
Eclittica - Propriamente, dato che il nome deriva dalle eclissi di
Sole e di Luna, provocati dal fatto che quest'ultima interseca l'eclitti-
ca, è il cerchio descritto dal Sole nel suo moto apparente intorno alla
Terra. Rovesciando questa definizione geocentrica, possiamo dire
che è il piano su cui poggia l'ellisse descritta dalla Terra intorno al
Sole e che interseca il piano dell'equatore della sfera celeste (o terre-
stre, vedi). I due piani sono inclinati tra di loro di 23,5°.
Effemeridi - Tabelle astronomiche con la posizione a tempi fissi
del Sole, della Luna e dei pianeti, l'ora in cui sorgono e tramontano e
in cui culminano in meridiano. Sono pubblicate annualmente e forni-
scono, in genere per uso nautico, anche la posizione delle stelle prin-
cipali, notizie su configurazioni planetarie, occultazioni, eclissi, ecc.
Oggi istituti specializzati forniscono le effemeridi anche di tutti i sa-
telliti artificiali (l'unico che si vede attualmente a occhi nudo è la
vecchia MIR russa).
Ellisse - Vedi Traiettoria.
Energia - Nozione che nella storia è stata soggetta a cambiamenti
notevoli, fino a comprendere in modo unitario anche la materia, se-
condo la formulazione di Einstein. Si accetta, in meccanica, la dop-
pia definizione di energia cinetica e potenziale. La differenza consi-
ste solo nella presenza di movimento o meno: l'energia cinetica di un
corpo è determinata in base alla sua velocità e consiste nella quantità
di lavoro compiuto per giungere a tale velocità; l'energia potenziale è
determinata in base alla posizione del corpo in un campo di forze e
consiste nella quantità di lavoro compiuto per portarvelo. L'energia è
espressa a volte in chilogrammetri, unità di misura che corrisponde al
lavoro compiuto per alzare un chilogrammo all'altezza di un metro
dalla superficie terrestre; più spesso oggi si usa il newton, un'unità di
misura astratta che rappresenta il lavoro compiuto per traslare un

220
chilogrammo-massa lungo il tratto di un metro contrastando una for-
za che avrebbe accelerato la stessa massa di un metro al secondo per
secondo. In questo libro è ricordata più volte la dipendenza delle
missioni spaziali dal bilancio energetico, per cui il loro esito dipende
dalla quantità di energia che si può trasmettere dai carburanti chimici
al carico utile finale (e a sé stessi finché non bruciano). Siccome
massa e velocità sono intimamente connesse, sono allo studio motori
atomici per accelerare particelle eiettabili in modo da aumentare
l'energia disponibile e abbreviare i viaggi spaziali, per esempio su
Marte. Per ora si è allo stadio assolutamente teorico e nessuno sa se
siano effettivamente realizzabili.
Entropia e neg-entropia - Vedi il capitolo apposito nella secon-
da parte del primo volume.
Epistemologia - Studio generale dei criteri, delle convenzioni e
dei processi di pensiero che ci permettono di stabilire, con metodi
condivisi, l'effettivo valore reale di un sapere qualsiasi, cioè la sua
corrispondenza con leggi di natura, assiomi, formalizzazioni verifi-
cate, ecc. Questo complesso di criteri è legato alla conoscenza di
un'epoca e quindi varia col tempo. Non esiste però altro modo di va-
lutare un sapere, ossia di decidere se si tratta di "scienza" o di "opi-
nione". L'affermarsi della scienza dovrebbe per definizione portare
ad una diminuzione delle interpretazioni (cioè delle opinioni) su che
cosa siano la scienza stessa e l'epistemologia, ma la proliferazione
degli indirizzi epistemologici nell'epoca capitalistica ci dimostra
clamorosamente l'inconsistenza della sua pretesa scientifica.
Equivalenza (principio di) - Vedi il capitolo apposito nella se-
conda parte del primo volume.
Etere - Nella cosmologia antica, era la zona più pura e luminosa
degli spazi che sovrastano la Terra. Nella scienza moderna, a partire
da Cartesio fino alla fine dell'Ottocento, fu ipotizzato come fluido
che riempie lo spazio e che permette alla luce di diffondersi anche
nel vuoto. Quando Torricelli nel '600 produsse il vuoto per la prima
volta, i contemporanei non ci credettero proprio per via della tra-
smissione inalterata della luce attraverso il recipiente di vetro. L'etere
fu ipotizzato anche per spiegare la propagazione delle onde elettro-
magnetiche e fu ritenuto necessario mantenere tale ipotesi anche do-

221
po che fu dimostrata, da Michelson e Morley, l'indifferenza della
velocità della luce rispetto al mezzo in cui si sarebbe dovuta diffon-
dere. Lo stesso Michelson continuò a credere indispensabile il pre-
supposto dell'etere. Ciò dimostra quanto siano dure a morire certe
convenzioni ricavate dalla sensibilità corrente e che già Galileo in-
vitava a superare. Quando nel 1905 Einstein risolse il problema eli-
minando per sempre l'ipotesi, non fu spinto a tale risultato dall'espe-
rimento di Michelson ma da altre considerazioni. Nel campo della
ricerca scientifica borghese non si sviluppa un cervello sociale para-
gonabile a quello funzionante nel mondo della produzione, dove la
conoscenza acquisita è assolutamente condivisa e generalizzata; al
contrario, la divisione del lavoro vi si riflette con tutte le sue con-
traddizioni, invidie, personalismi ecc., e il mondo scientifico, dal
punto di vista sociale, risulta gretto e ottuso rispetto ad una semplice
linea di montaggio.
Evento - Qualunque cosa accada in un certo luogo ad un certo
tempo ma, nel contesto del primo volume, ciò che accade in modo
sufficientemente localizzato da poter essere definito da un punto nel
continuo spazio-temporale a quattro dimensioni. Ciò non tanto per
tener conto di eventuali effetti relativistici, di per sé insignificanti in
ambiente a misura d'uomo (metri, chilometri, secondi, ore), quanto
per sottolineare che ogni evento non succede per conto suo in un
mondo trattabile con le categorie del discreto, ma un episodio di una
concatenazione infinita nel mondo del continuo. Quando Lenin glos-
sa Hegel dice: "Causa ed effetto sono solo momenti dell'interdipen-
denza universale, della connessione universale, della reciproca con-
catenazione degli eventi, sono solo anelli nella catena dello sviluppo
della materia".
Feedback - Vedi Retroazione.
Flyby - Tipica missione di una sonda spaziale o di una navicella
abitata che, dopo essere stata guidata su di una traiettoria in grado di
portarla nelle vicinanze di un pianeta o di un satellite, è "catturata"
dal suo campo gravitazionale e gli si avvicina. A seconda dell'energia
posseduta e a seconda della missione da compiere, il veicolo spaziale
può percorrere un'orbita fissa ellittica intorno al pianeta o satellite,
oppure una traiettoria aperta (parabolica o iperbolica). Nel primo ca-

222
so occorrerà una spinta supplementare sul veicolo per uscire dall'or-
bita e fare ritorno; nel secondo caso il veicolo verrà accelerato e
"fiondato" in altra direzione, come nel caso delle missioni multiple di
tante sonde scientifiche in grado di avvicinare diversi pianeti e satel-
liti del sistema solare.
Formalizzazione - Nella teoria marxista della conoscenza è,
molto in generale, il processo di astrazione che rende conto della
realtà meglio di quanto la raccolta di dati sulla sua molteplicità di
aspetti minuti possa fare. A rigore questo non è un metodo introdotto
da Marx ma è già presente in Galileo (Dialogo dei massimi sistemi);
ciò che Marx ha aggiunto è l'eliminazione della frattura fra filosofia
della natura, scienze fisiche e scienze sociali, tramite l'introduzione
di un programma tratto dal reale cammino dell'umanità verso un'uni-
ca scienza (un movimento reale che abolisce lo stato di cose presen-
te, il solo processo che merita il nome di comunismo). Ogni linguag-
gio formale si serve di simboli e procedimenti che possono essere
rapportati al concetto di algoritmo, e quindi a veri e propri algoritmi,
utili a bonificare la conoscenza da ogni significato soggettivo, da
ogni ambiguità di linguaggio dovuta a interpretazione (cioè opinio-
ne). Tutti i problemi della formalizzazione non possono essere disso-
ciati da quelli dell'assiomatizzazione, cioè l'insieme di regole che, in
ogni particolare epoca, stabilisce i limiti entro cui un dato problema
può essere trattato senza che si sconfini nella fantasia o nella metafi-
sica. D'altra parte ogni rivoluzione sociale, cui si accompagna una
rivoluzione scientifica (e dal punto di vista comunista le due cose
non possono essere separate), spezza le barriere che si frappongono
fra l'antica e la nuova conoscenza, rendendo obsoleti i vecchi assiomi
e facendone scaturire dei nuovi. Nel caso della "questione spaziale"
la elementare formalizzazione consiste nel rapportare le parole degli
uomini (borghesi) alla realtà degli esperimenti, sostituendo la se-
mantica di classe con uno schema sul bilancio dell'energia fisica e
sociale applicate ad un complesso di conoscenze che sono di questa
epoca, quando non addirittura di epoche passate.
Forza - Come nel caso dell'energia (vedi), anche la nozione di
forza è variata con le epoche storiche, staccandosi man mano dai ri-
ferimenti intuitivi legati all'esperienza. Procedendo la storia della
scienza verso un sempre maggior rigore (per quanto riguarda i pro-
223
cedimenti, non certo le concezioni in rapporto alla società), il con-
cetto di forza è diventato una leva unificatrice della fisica e anche di
tutta la scienza, affiancandosi, per poi diventarne complementare e in
alcuni casi esserne superato, a quello di campo. Anche in ambito so-
ciale, nella semantica della rivoluzione, dal concetto rivoluzionario
primitivo di forza (Babeuf: chi ha la forza ha la ragione) si giunge al
concetto rivoluzionario sviluppato: la forza deriva dalla polarizza-
zione del campo sociale e permette al partito di rovesciare la prassi.
Nella corsa spaziale il campo sociale non produceva nessuna forza
verso il futuro, solo missili molto grossi (sempre più grossi) e tecno-
logie raffinate sulla base delle conoscenze tipiche di questa società.
Forza centrifuga - Vedi Accelerazione centrifuga.
Fuoco aristotelico - Termine particolarmente importante nel les-
sico degli articoli pubblicati. Le forme antiche di conoscenza fisica
del mondo, a partire da quelle dei Greci, che conosciamo meglio,
fanno del fuoco un elemento costitutivo dell'universo di importanza
fondamentale. Omero cita già i quattro elementi base e Aristotele ne
darà una sistemazione in grado, da una parte, di rispondere con faci-
lità ad ogni questione sulla natura degli oggetti, dall'altra di bloccare
per secoli e secoli ogni ricerca scientifica sul fenomeno specifico
della combustione. Il fuoco aristotelico termina di essere un elemento
costitutivo dell'universo nel 1697, quando viene sostituito dal "flogi-
sto", cioè un principio combustibile contenuto in vari elementi. Solo
nel 1772 inizia la chimica moderna, con Lavoisier, che scopre nella
combustione l'azione dell'ossigeno contenuto nell'aria con la materia
dell'oggetto che brucia. La metafora del fuoco aristotelico serve a
Bordiga per ironizzare sia sull'arcaicità delle concezioni più diffuse
rispetto alla scienza, sia sul mancato superamento, da parte di missili
e satelliti, della loro appartenenza terrestre in quanto elementi del-
l'uomo e non dello spazio cosmico.
Giroscopio - Nella sua forma più semplice è una ruota ben bilan-
ciata, imperniata su di un telaio e posta in rapida rotazione. La pro-
prietà tipica del giroscopio è la sua forte inerzia allo spostamento
dell'asse e per questo è utilizzato, sui tre assi, per stabilizzare l'assetto
(vedi) di vari tipi di veicolo. Anche la trottola è un particolare tipo di
giroscopio. Nel 1852 J. L. Foucault, lo stesso del celebre pendolo,

224
compì un esperimento puntando l'asse di un giroscopio su una stella
fissa e dimostrando che il puntamento non variava al variare dell'as-
setto del telaio solidale alla Terra in rotazione nello spazio. Questo
principio è lo stesso utilizzato in astronautica ancora oggi; gli stru-
menti che lo utilizzano sono chiamati "apparato vestibolare", per
analogia con l'apparato dell'equilibrio posto entro l'orecchio dei
mammiferi ed altamente sviluppato nell'uomo.
Glitch - Letteralmente vuol dire malfunzionamento, anomalia.
Nel linguaggio tecnico americano il termine si carica di un signifi-
cato malignamente diabolico ed è attribuito a tutti quei fenomeni che
avvengono apparentemente senza spiegazione logica e al di fuori di
ogni possibilità statistica. Il glitch è imprevedibile, attacca a tradi-
mento e non ha antidoti, per questo è il terrore degli astronauti. Du-
rante la missione di Mercury 9 l'astronauta Gordon Cooper, in orbita
e quindi in stato di imponderabilità, vide accendersi la spia gravita-
zionale: "Ho messo un glitch nella luce", disse in forma stranamente
soggettiva per spiegare l'allarme dei sistemi di controllo di Huston,
mentre i bioelettrodi registravano la massima attività cardiaca.
Gravitazione - La gravità è una delle interazioni elementari, la
più debole, ma la sua caratteristica peculiare è l'universalità, e ciò
rende particolarmente importanti dal punto di vista marxista i proces-
si che hanno portato al trattamento dei problemi che ha sollevato, le
soluzioni trovate e la natura della conoscenza che ne è scaturita. Non
solo le masse, cioè gli oggetti tangibili, interagiscono con il resto
dell'universo, ma anche ogni forma di energia (vedi), come la luce.
La teoria della gravitazione di Einstein è particolarmente importante
per noi anche perché affonda le sue radici nelle storiche concezioni
"monistiche" del continuo, di cui il marxismo è una espressione de-
terminata e determinante. In quanto tale, la teoria è rivendicata dalla
Sinistra come verifica e sintesi di un patrimonio di conoscenze pas-
sate e anticipo di quelle future. Tra l'altro, fra le molte teorie possibili
della gravitazione, quella di Einstein è stata confermata dalle più ri-
gorose verifiche sperimentali ed è l'unica che rimanga "aperta" ri-
spetto ad una generale teoria unificante di tutte le forze.
Indeterminazione (principio di) - Fu formulato nel 1927 da W.
Heisenberg nell'ambito della meccanica quantistica e stabilisce che è

225
impossibile determinare contemporaneamente la posizione di una
particella e la sua quantità di moto. Si tratta di un principio intrinse-
co, cioè non dipendente dal tipo di particella né dal tipo di osserva-
zione, ma di una incertezza dovuta all'osservazione stessa. Da questo
principio, che di per sé non ha nulla di anti-deterministico, è scaturito
un indeterminismo epistemologico coerente con la decadenza della
presente società. Anche la fisica macroscopica in certi casi deve
esprimersi in termini di valori che è impossibile rilevare con esattez-
za (cioè in termini di intervalli detti "di confidenza"), ma da questo
non sono mai scaturite forme ideologiche del dubbio. Del resto non
c'è bisogno di introdursi nel mondo dei quanti per avere indetermina-
zione. In meccanica "classica", se teniamo conto delle imprecisioni
di misura sui dati iniziali, introduciamo incertezza sullo stato cor-
rente del sistema, ed essa può benissimo aumentare a seconda delle
caratteristiche del sistema stesso. Un aumento di incertezza può ren-
dere il sistema "irreversibile", mentre il determinismo si esprime con
formule di reversibilità, cioè si può calcolare in entrambi i sensi -
passato e futuro - l'evoluzione del sistema. Anche in questo caso ci
troviamo di fronte ad un indeterminismo intrinseco, perché non si
può mai "misurare una misura". Perciò di fronte all'aumento di in-
certezza nell'evoluzione del sistema non si sa determinare, con la
stessa precisione ottenuta allo stato iniziale, uno stato da cui far parti-
re l'evoluzione del sistema "all'indietro" per conoscere il punto di
partenza. Ogni evoluzione "caotica" di un sistema più o meno pertur-
bato non infrange le leggi del determinismo. Rimane per ora senza
risposta dimostrata la domanda che già turbava Einstein (e alla quale
rispondeva, come noi, preventivamente di no): è possibile una dico-
tomia totale fra il mondo microscopico e quello macroscopico dato
che quest'ultimo è costituito dalle particelle del primo?
Inerzia - Primo principio della dinamica: proprietà della materia
di resistere ad ogni cambiamento rispetto al suo stato o al suo moto.
Una massa che non sia sottoposta a forze mantiene il suo stato oppu-
re, se è in moto, la sua direzione in linea retta e costante la velocità.
Il principio è stato enunciato per la prima volta da Galileo.
Informazione - Quantità di conoscenza che si può trarre dalla
comunicazione di dati di qualsiasi genere. Si è potuta precisare nel-
l'ultimo mezzo secolo una "teoria dell'informazione" in quanto l'in-
226
formazione è una grandezza fisica misurabile. Perciò il generalissimo
criterio specificato all'inizio è perfettamente formalizzabile in ogni
frangente e per di più la formalizzazione (vedi) è simile a quella pro-
babilistica dell'entropia (vedi). Nel presente lavoro si è paragonato il
concetto di Bordiga sulla meccanica primitiva dei lanci spaziali a
quello di sistema entropico, il quale tende al "disordine", cioè allo
stato più probabile. Si è poi dimostrato l'altro assunto di Bordiga, se-
condo il quale vi era poca scienza in missioni il cui progetto non ri-
usciva a predeterminarne i risultati. E si è infine concluso che pro-
prio si voleva vedere un risultato rivoluzionario, esso non consisteva
nella "conquista spaziale" in sé, ma nel sistema sociale di produzione
di cui essa rappresentava solo un aspetto. Lo sviluppo di questa forza
sociale era già argomento del Manifesto di Marx del 1848 e quindi
non era una novità. I primitivi sistemi mandati nello spazio non
avrebbero potuto funzionare se l'immenso apparato della produzione
sociale non gli avesse di volta in volta iniettato informazione dal-
l'esterno, invertendo il segno dell'entropia.
Interferometria - Procedimento di misura che utilizza le pro-
prietà della luce. L'interferenza è un fenomeno per cui, in certe con-
dizioni, la luce di due sorgenti proiettata su di uno stesso schermo si
traduce in un'intensità luminosa diversa dalla somma delle intensità
che sarebbero prodotte se le due sorgenti proiettassero la luce sepa-
ratamente, per esempio su due schermi diversi. Su un unico schermo
l'intensità ottenuta può essere maggiore, minore o anche nulla, cosa
che stupiva i fisici del passato. Esistono molti dispositivi in grado di
provocare fenomeni di interferenza voluti e in base a ciò è stato pos-
sibile progettare particolari e sensibilissimi strumenti di misura
chiamati interferometri. Con essi possiamo effettuare misure assolute
di lunghezze d'onda, controllo preciso di lenti, misure di dilatazione
termica, variazioni di indici di rifrazione con la temperatura, misura
del diametro di pianeti e stelle e della loro distanza, tracciamento ac-
curato di sonde e satelliti per particolari compiti scientifici. Dalla fi-
ne degli anni '60 l'interferometria ottica è stata integrata da quella ra-
dio e, in seguito, da quella basata sulla luce laser, che consente misu-
re di estrema precisione anche a distanze enormi.
Invarianza - In scienza il concetto di invarianza è fondamentale
ed è inscindibile da quello di conoscenza. Solo attraverso l'indivi-
227
duazione di invarianti è possibile il processo di descrizione matema-
tica del reale e quindi la trasformazione dei problemi da qualitativi a
quantitativi, con relativa possibilità di formalizzazione e di calcolo,
come già intravide Galileo e come è ripreso, per esempio, da Bordiga
in Elementi di economia marxista (nota al cap. "Merce e denaro").
Ogni teoria matematica, fisica, chimica, economica, ecc. è leggibile
in termini di invarianti e si basa su di essi. La teoria degli invarianti
in quanto tale ha origine nell'algebra del primo Ottocento e nello stu-
dio delle funzioni simmetriche, passa dai fondamentali contributi di
Evaristo Galois e giunge a sistemazione con il programma di Erlan-
gen, pubblicato da Felix Klein (teoria dei gruppi, trasformazioni
proiettive). La teoria dei gruppi fu particolarmente studiata da alcune
correnti matematiche italiane conosciute e citate da Bordiga, il quale
attribuisce al marxismo la potenza matematica dell'invarianza. Vedi
anche Trasformazione (leggi di) e Formalizzazione.
Iperbole - Vedi Traiettoria.
Legge - Posizione scientifica fondamentale è postulare l'esistenza,
nell'universo, di un ordine accessibile alla conoscenza umana tramite
la ricorrenza dei fenomeni e l'individuazione di regolarità in essi. Lo
studio delle ricorrenze permette di operare astrazioni le quali, op-
portunamente descritte, costituiscono le basi di ogni legge di natura.
Le leggi formulate con questo criterio generalissimo stabiliscono
delle relazioni fra oggetti e fenomeni, quindi si basano sempre su un
legame necessario fra i fenomeni stessi. Per questo solo fatto, le leg-
gi non possono essere basate soltanto sull'esperienza empirica ma
pretendono di essere sempre legate ad una teoria. Se così non fosse,
le leggi non potrebbero servire da fondamento per ogni previsione
umana e cadrebbe la loro stessa possibilità di esistere. Il programma
scientifico di Marx era fondato sulla possibilità di spostare l'indagine
sociale dal campo dell'aleatorio qualitativo opinabile (ideologia) a
quello della certezza quantitativa misurabile (scienza) e questo fu
ottenuto grazie alla scoperta di leggi.
Marea (effetto) - Comunemente si pensa che l'effetto marea sia
dovuto all'attrazione lunare e solare che provocano uno spostamento
delle acque sulla superficie terrestre. Ciò non è errato in via di prin-
cipio, dato che la gravitazione lunare e solare sono ovviamente im-

228
plicate, ma la spiegazione del fenomeno è più profonda ed ha atti-
nenza con la deformazione dello spazio intorno ad una massa, quindi
con la teoria della relatività generale di Einstein. Le masse planetarie
sono costituite da particelle atomiche la cui coesione è dovuta a forze
enormemente superiori a quella gravitazionale, tuttavia grandi e pic-
cole masse subiscono l'influenza reciproca e si deformano insieme
con lo spazio in cui sono immerse, dato che questo è a sua volta de-
formato da esse. Se noi inviassimo in orbita intorno alla Terra una
sfera composta non da un materiale compatto ma da una rete di sfe-
rette legate tra loro, una misurazione rivelerebbe non una forma per-
fettamente sferica ma ovoidale, con l'asse maggiore in linea col cen-
tro della Terra. Una grande massa planetaria che provocasse una
grande deformazione dello spazio circostante sarebbe in grado di
provocare tensioni distruttive in ogni corpo rigido che fosse in orbita
troppo ravvicinata.
Massa e peso - Il concetto di peso è intuitivo ed è utilizzato fin
dai tempi più antichi per confrontare gli oggetti più disparati con
unità di misura fisse; esso è dovuto all'effettivo comportamento degli
oggetti stessi sotto l'influenza del campo gravitazionale terrestre e
posti sulla superficie della Terra dove gli uomini poggiano i piedi,
quindi è un concetto soggettivo, basato sull'esperienza empirica, ma
non vale allo stesso modo in un pozzo profondo o in cima ad una
montagna. La definizione di massa è invece non-intuitiva e presup-
pone un'astrazione dall'esperienza quotidiana. Si tratta di una gran-
dezza fisica in grado di quantificare l'inerzia di un corpo nello spazio
astratto, cioè la tendenza a mantenere invariata la propria velocità ri-
spetto ad un sistema di riferimento inerziale (cioè immobile o in
moto uniforme). Nella teoria di Einstein massa ed energia sono equi-
valenti e perciò la legge di conservazione della massa è legata alla
legge di conservazione dell'energia. Nelle nostre trattazioni abbiamo
utilizzato spesso l'esempio del confronto fra la legge del valore-
massa e l'empiria del prezzo-peso.
Metodo - Una prima definizione può essere riferita alla ricerca di
strumenti per ottenere il risultato voluto senza cadere nelle insidie del
caso, del disordine e degli imprevisti. In questo modo si riconducono
gli elementi aleatori ad un percorso razionale, che prevede classifica-
zione, misura, azione sistematica ecc., tutte quelle tecniche utili a
229
sconfiggere l'approssimazione e il dilettantismo. Da un punto di vista
appena più approfondito, notiamo subito che il metodo nasce sempre
da una crisi della conoscenza, per cui si innesta una dinamica delle
relazioni (dialettica) fra conoscenza consolidata e conoscenza ulte-
riore, dinamica che rende indispensabile uno scatto dalla quantità alla
qualità delle cose conosciute e tale scatto può essere dovuto solo a
ciò che in genere è chiamato "invenzione" ma che preferiamo chia-
mare "capacità di astrazione". Tale capacità si avvale di un linguag-
gio che non esiste in natura e che è in grado di rinnovarsi e autopo-
tenziarsi man mano che il lavoro umano e la forza produttiva sociale
che ne deriva procede nella storia. Perciò il metodo diventa anche un
rapporto fra il singolo individuo che apprende-lavora e l'intera strut-
tura sociale di specie che si potenzia sempre più. In tal senso il meto-
do marxista non può mai essere un catalogo di regole, un codice, uno
statuto, ma un programma dinamico disegnato dai compiti futuri del-
l'umanità e proiettato verso di essi (programma e progetto in questo
caso sono sinonimi).
Minkowski (geometria o universo di) - Sistema di riferimento a
quattro dimensioni, tre spaziali e una temporale, in cui gli eventi spa-
zio-temporali sono rappresentati da punti in un continuo. Si ottiene
così uno spazio pseudo-euclideo in cui l'intervallo tra i punti possie-
de proprietà di invarianza particolarmente utili quando si tratti di
passare ad altri sistemi di riferimento. Il modello di Minkowski fu
ripreso da Einstein nell'elaborazione della teoria della relatività.
Missile - Si tratta nient'altro che di un razzo (vedi) con velleità di
guida! In effetti ancora oggi i missili, comprese le navette spaziali
nonostante il loro aspetto da aerei, sono tutt'altro che pilotabili. Le
variazioni in traiettoria, oggi possibili ed effettuabili con grande pre-
cisione, avvengono sempre tramite comandi inviati dai centri di con-
trollo a terra. Per il resto anche i missili guidati compiono le loro
missioni in gran parte seguendo traiettorie balistiche.
Monismo - Termine utilizzato per la prima volta nel XVIII secolo
per definire una filosofia che riconduca tutto ad un principio unitario.
Possono essere moniste filosofie idealistiche o materialistiche, per
cui Spinoza, Leibniz, il materialismo illuminista, Schelling e Hegel
possono ricondursi a tale definizione. Haeckel e Ostwald fondarono

230
nel 1906 l'Associazione monistica tedesca e in seguito nacque una
scuola americana (Carus) che propugnava la liberazione della filoso-
fia dall'individualismo e dal soggettivismo affinché essa diventasse
una scienza fondata sulla realtà oggettiva in quanto sistema unitario
di tutta la natura. Il termine (tra virgolette) è utilizzato più volte da
Bordiga, per indicare il marxismo come concezione unitaria dell'uni-
verso basata su invarianti (vedi).
Moto - Variazione della posizione di un punto o di un corpo nel
tempo. La cinematica si occupa dell'analisi matematica di tale varia-
zione, mentre la dinamica si occupa della relazione esistente fra il
moto e le forze che lo producono. Il moto reale dei corpi in natura
soggiace a leggi di enorme complessità, per cui insorgono difficoltà
estreme di formalizzazione e in genere ci si accontenta di semplifica-
zioni schematizzate. Ogni studio del moto di un corpo ha come base
fondamentale la determinazione di quanto cambino nel tempo le co-
ordinate che servono a definirne la posizione nello spazio rispetto ad
un sistema di riferimento dato. Si ha così moto assoluto quando lo si
analizzi rispetto al sistema prescelto, e moto relativo ogni volta che si
voglia stabilire un sistema di riferimento particolare e si riferisca il
moto rispetto ad altri diversi da quello. In campo spaziale il moto di
un veicolo accelerato è sempre sotto osservazione secondo riferi-
menti relativi ed assoluti, per cui la sua velocità assoluta risulta dalla
composizione vettoriale di tre accelerazioni: quella relativa, quella di
trascinamento e quella complementare (o di Coriolis, vedi). Queste
ultime due sono dovute al moto del sistema di riferimento relativo
rispetto a quello assoluto. Oltre al moto di traslazione, che segue una
traiettoria (vedi) i corpi rigidi sono soggetti anche al moto di rotazio-
ne, il quale può comportare enormi difficoltà di interpretazione
quando sia di tipo caotico, cioè non simmetrico rispetto ad un asse
centrale. Vi sono infine moti composti, come per esempio quelli che
risultano dalla sovrapposizione di due moti armonici con frequenze e
fasi diverse; i moti armonici risultano a volte molto pericolosi e di-
struttivi per le strutture e gli strumenti.
Omeostasi - Insieme dei processi biologici che mantengono co-
stanti le caratteristiche interne di un organismo vivente in confronto
alla variazione di quelle esterne e gli permettono la vita, cioè la ca-
ratteristica di trasformare energia e di assumere conoscenza. Processi
231
omeostatici sono presenti all'interno dell'individuo e anche nelle sin-
gole cellule, per cui l'intero organismo si può considerare un sistema
omeostatico complesso. Il termine è uscito dal suo specifico ambito
biologico per essere adottato nel campo della cibernetica. La conce-
zione organico-cibernetica di partito elaborata dalla Sinistra Comuni-
sta prevede un equilibrio di tipo omeostatico in grado di assicurare la
continuità teoretica e di azione, la sola in grado di consentire l'inte-
grazione della cellula-individuo nell'organismo-specie e quindi la
crescita di conoscenza del cervello sociale. Questa dinamica è anche
la sola che può permettere il salto qualitativo rivoluzionario ovvero
l'applicazione della volontà, il rovesciamento della prassi.
Onda - Trasmissione di oscillazioni locali da un punto all'altro su
di una retta, su di un piano o nello spazio (una corda vibrante, un sas-
so nello stagno o un suono). Lo studio dei fenomeni ondulatori è
stato molto importante nella storia della scienza in quanto ha permes-
so di formalizzare, a partire dal XVIII secolo con d'Alembert, equa-
zioni d'onda utilizzabili nello studio di gran parte della realtà fisica.
Altrettanto importante è stato lo studio sulle perturbazioni prove-
nienti dall'ambiente e incidenti sull'onda. In questo secolo la fisica si
è scontrata con il problema della duplice natura delle particelle ato-
miche, onda-corpuscolo, per ora risolta formalmente con elaborazio-
ni tratte dall'originale equazione di d'Alembert.
Onda gravitazionale - Secondo la teoria della relatività generale,
una massa che si muova di moto accelerato produce onde gravitazio-
nali. Esperimenti recenti atti a rilevarle non hanno fornito dati certi,
anche perché queste onde potrebbero essere prodotte in modo per-
cettibile solo da eventi cosmici, come il collasso di una stella ecc., i
quali avvengono però a distanze, appunto, cosmiche. Comunque, la
teoria prevede che un insieme di particelle in quiete reciproca, sotto-
posto ad onde gravitazionali dovrebbe rivelare un moto misurabile.
Perciò, se gli strumenti potessero misurare ciò che avviene fra le
particelle sottoposte ad un evento localizzato a distanze cosmiche,
rivelerebbero forse che l'ipotesi di Bordiga sull'influenza della gra-
vitazione sulla vita a distanze ben più piccole non era del tutto pere-
grina.

232
Orbita - Traiettoria (vedi) di un corpo naturale o artificiale ruo-
tante intorno ad un pianeta e che ha la caratteristica di chiudersi su sé
stessa.
Osservabile - Qualunque grandezza fisica che sia utile per defini-
re un sistema quantistico. Nel testo il termine è però utilizzato in un
senso molto generale: per descrivere un sistema qualsiasi - come
viene specificato in una citazione - è meglio prima stabilire che cosa
siano le (o gli) osservabili. Comunque sia, anche in meccanica quan-
tistica le osservabili sono individuate attraverso le grandezze fisiche
classiche (energia, impulso, momento angolare); perciò si ha un pa-
radosso quando, per definire grandezze quantistiche fondamentali, si
ricorre a quelle grandezze fisiche classiche a cui la stessa meccanica
quantistica vuole togliere ogni significato.
Parabola - Vedi Traiettoria.
Payload - Carico pagante. Nell'accezione più generale "carico
utile", cioè la massa di materiali più l'equipaggio che un dato vettore
può far giungere a destinazione per svolgere tutti i compiti previsti.
A lungo andare la definizione ristretta si è dimostrata la più aderente
alla realtà: ogni carico inviato nello spazio deve "pagare", cioè avere
un ritorno economico di qualche tipo. Tutto ciò pone dei limiti
insuperabili ai carichi spaziali finché vige la legge del valore. La
formalizzazione per calcolare il rapporto fra spinta e payload fu pub-
blicata per la prima volta da Konstantin Ziolkowsky nel 1895 e ancor
oggi si chiama con il suo nome.
Perielio - Vedi Perigeo.
Perigeo - Nell'orbita descritta da un corpo intorno alla Terra, la
minor distanza reciproca (perielio nel caso di un corpo orbitante in-
torno al Sole). Un perigeo basso è ricercato soltanto nel caso di mis-
sioni particolari, come lo spionaggio (per ottenere minime distanze
da fotografare e simili), mentre in genere orbite troppo ellittiche con
questa caratteristica sono indice di errore. Oggi lo si può correggere
agevolmente, non così agli albori dei lanci spaziali.
Perturbazione - Alterazione di una traiettoria, di un'orbita, di un
campo ecc. dovuta a cause esterne. In meccanica il comportamento
dei sistemi perturbati sono spesso risolvibili con i formalismi derivati

233
dalle equazioni di Hamilton. Un procedimento matematico usato per
la soluzione di equazioni di moto che non prevedono soluzioni esatte
è chiamato "metodo delle perturbazioni". Tale metodo è applicabile
tutte le volte che un termine dell'equazione possa essere considerato
trascurabile rispetto a quelli fondamentali. Nelle tecniche spaziali
l'individuazione delle perturbazioni e la soluzione dei problemi che
esse provocano è di importanza vitale, ma - come più volte ripetuto
nei testi qui pubblicati - gli strumenti teorici per tale soluzione erano
già disponibili molto tempo prima della "ricerca spaziale". Natural-
mente l'uso dei computer permette oggi di risolvere i problemi in
tempi brevissimi.
Pogo - In un missile sottoposto ad accelerazione, specialmente
nella prima parte del volo, possono verificarsi delle vibrazioni di-
struttive prodotte da armoniche di diversa frequenza e fase. Con i
missili americani progettati prima del Saturno V il fenomeno, chia-
mato scherzosamente pogo, era piuttosto frequente e, in alcuni casi,
tale da far abortire le missioni.
Precessione - Movimento conico dell'asse di rotazione di un cor-
po o di una particella. Trottole e giroscopi sono l'esempio più sem-
plice, ma hanno un movimento di precessione anche i pianeti e, per
esempio, i protoni nel nucleo atomico. La teoria della relatività spie-
gò il movimento di precessione di Mercurio, da tempo individuato
ma fino ad allora inspiegabile. Sono stati inviati satelliti appositi per
ottenere altre conferme tramite la misurazione del movimento di pre-
cessione del perielio terrestre.
Proiettile - Qualunque corpo lanciato a distanza con l'intento di
raggiungere un obiettivo. Si distingue dal razzo (vedi) in quanto la
carica propellente brucia in un sol colpo imprimendogli la massima
velocità alla partenza. Il proiettile giunge sull'obiettivo per forza
d'inerzia perdendo man mano velocità verso il punto massimo della
traiettoria a causa della gravità e dell'attrito con l'aria, per poi accele-
rare in caduta. Vedi Balistica.
Propellente - Miscela di sostanze che, in combustione, è in grado
di fornire la spinta necessaria a portare i vettori fino allo svolgimento
delle missioni. Gli unici propellenti usati finora sono quelli chimici.
E' dimostrato che con questo tipo di propellenti non sarà mai possi-

234
bile raggiungere i sistemi stellari più vicini. Sono allo studio propel-
lenti nucleari, ma non esistono ancora esperimenti in grado di dimo-
strarne la possibilità di utilizzo e soprattutto l'efficacia.
Puntamento - Termine originariamente utilizzato solo nel campo
dell'artiglieria e delle armi da proietto in genere. Oggi anche sinoni-
mo di "rilevazione di posizione" per oggetti spaziali (vedi Traguar-
dazione).
Radiazione - Onde elettromagnetiche ad alta frequenza in genere
molto penetranti, originate da processi radioattivi naturali o artificia-
li. Vi è una radiazione cosmica di fondo, che giunge attenuata sulla
superficie terrestre grazie alla protezione dell'atmosfera. Intorno alla
Terra sono state individuate da Van Allen (vedi) fasce di radiazioni
dovute alla ionizzazione di particelle in concomitanza col campo
magnetico terrestre. Intense attività solari possono emettere radiazio-
ni molto elevate. Gli astronauti sono soggetti all'insieme di queste
radiazioni e, nel caso di tempeste solari, possono essere in grave ed
immediato pericolo. Per limitare questi inconvenienti le navicelle
abitate devono essere dotate di schermature che ne aumentano note-
volmente il peso, e ciò provoca una riduzione conseguente del carico
utile.
Razzo - Corpo o veicolo che, a differenza del proiettile (vedi)
porta con sé il propellente bruciandolo poco per volta e accelerando
sulla sua traiettoria. All'esaurimento del propellente il razzo si com-
porta come un proiettile.
Relatività - Galileo fu il primo a formulare una critica rigorosa al
concetto idealistico di spazio immutabile. Con terminologia moderna
e tenendo conto di sistemazioni successive dei suoi risultati, possia-
mo trascrivere le sue conclusioni a questo modo: in primo luogo vi
sono sistemi di riferimento entro i quali tutti i fenomeni possono es-
sere descritti in base al principio d'inerzia, a quello della composi-
zione delle forze e a quello di azione e reazione (i tre principii della
dinamica che furono poi ripresi e formalizzati da Newton); in secon-
do luogo (e questo è il principio di relatività galileiana), quando l'os-
servatore sia in un sistema inerziale, deve considerare parimenti iner-
ziale ogni altro sistema che si muove rigidamente ad esso. Nell'in-
sieme dei sistemi inerziali non se ne può privilegiare nessuno perché

235
non è possibile, all'interno di ognuno, eseguire misure di meccanica
che ci permettano di distinguerlo dagli altri. La conclusione è che,
dati due sistemi di riferimento, le equazioni della meccanica riman-
gono invarianti anche eseguendo trasformazioni dall'uno all'altro
(trasformazioni galileiane). Galileo non poté ancora affrontare il pro-
blema del tempo e dello spazio assoluti, dando per scontato che essi
fossero immutabili indipendentemente dal sistema di riferimento.
Questo presupposto fu mantenuto nelle concezioni scientifiche fino
ad Einstein e al superamento del concetto di etere (vedi).
Relatività (Teoria della) - Nel testo si è visto che possiamo con-
testare il nome stesso di "relatività" in favore di denominazioni più
rigorose e consone al lavoro di Einstein. La prima formulazione "ri-
stretta" della teoria risale al 1905 e in essa si afferma 1) che le leggi
della fisica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali; 2)
che la velocità della luce si propaga con una velocità finita, indipen-
dentemente dalla velocità della sua sorgente. Questi due postulati
portarono a conseguenze tali che tutta la fisica ne venne sconvolta:
due eventi che sono simultanei in un sistema di riferimento possono
non esserlo rispetto ad un altro; un fenomeno che abbia una certa du-
rata nel tempo rispetto ad un sistema di riferimento può avere durata
diversa rispetto ad un altro; una misura di lunghezza su di un oggetto
in movimento rispetto ad un sistema di riferimento è minore di
quanto risulti se presa in mancanza di moto; la massa di un corpo in
movimento rispetto ad un sistema di riferimento è diversa da quella
di un corpo fermo; vi è totale equivalenza fra massa ed energia. La
formulazione "generale" della teoria risale al 1915 e ad essa si riferi-
sce Bordiga quando ipotizza la non indifferenza fra l'astronauta im-
merso in un campo gravitazionale e un altro esente da effetti gravita-
zionali. Nella teoria della relatività generale Einstein derivò dalla
precedente formulazione (nata dai problemi posti dall'elettrodinamica
e dai campi) l'indipendenza della gravitazione dai sistemi di riferi-
mento, per cui il fenomeno è riconducibile ad una deformazione
della geometria dello spazio-tempo. Così il moto della "pietra che
cade" non è più un effetto di forze misteriose agenti a distanza, ma è
determinato da tale geometria deformata. Lo spazio-tempo determina
il moto della massa, mentre quest'ultima determina la curvatura del
primo. Dalla teoria della relatività derivano importanti sviluppi della

236
fisica moderna e della cosmologia, in particolare tutti i tentativi di
"grande unificazione" delle forze fondamentali e, secondo la conce-
zione di Einstein, anche della conoscenza.
Rendimento - Rapporto tra il lavoro utile e il lavoro motore, in-
tendendo quest'ultimo come lavoro utile più lavoro disperso. Qua-
lunque passaggio da una forma di energia a un'altra comporta una
perdita più o meno grande rispetto all'energia iniziale. Tale perdita si
manifesta in genere con una dissipazione di calore. In definitiva si
tratta della capacità di qualsiasi macchina, dispositivo o sistema, di
utilizzare l'energia che gli si fornisce (η =Εf / Εi). Ne risulta che η è
sempre minore di 1. Per avere un paragone: il motore a vapore può
raggiungere un rendimento del 25% (ma una locomotiva intesa come
motore ha un rendimento globale intorno al 15%). Il motore a ciclo
Otto (benzina) ha un rendimento massimo del 35%, mentre si rag-
giunge il 40% con quello Diesel (gasolio). Nei motori a turbina e a
getto si raggiungono rendimenti più elevati, fino al 50%. I motori
elettrici raggiungono un rendimento locale notevole, fino al 98%,
anche se una locomotiva elettrica ha un rendimento globale pari a
una Diesel, circa il 25%. Come abbiamo detto, sarebbe veramente
restrittivo limitare il concetto di rendimento alle macchine: anche i
sistemi sociali hanno una loro dissipazione di energia e la Sinistra
comunista "italiana" ha studiato a fondo le caratteristiche di quello
capitalistico denunciandone l'immenso e irreversibile (al suo interno)
aumento di sciupìo.
Retroazione - O feedback. Si ha un fenomeno di retroazione
quando si trasferisce energia o informazione dall'uscita di un sistema
al suo ingresso in modo che ne risulti influenzato il comportamento
del sistema stesso. A volte il termine è erroneamente utilizzato per
descrivere la risposta ad uno stimolo, ma il concetto è più profondo,
dato che dà origine a comportamenti non lineari del sistema, spesso
non prevedibili e a volte neppure descrivibili. Tutta la cibernetica - e
quindi tutti i comportamenti dei sistemi organici e sociali - è basata
sull'effetto di retroazione. Nei sistemi di controllo d'ambiente o di
processo si ha in genere retroazione negativa, cioè si utilizzano dei
regolatori in funzione del raggiungimento di un equilibrio; in altri
sistemi la retroazione è positiva, cioè entrano in funzione meccani-
smi di ampliamento dei fattori di partenza, come nel caso della cre-
237
scita economica basata sul liberismo puro, oppure dello sviluppo di
una coltura batterica in ambiente adatto, oppure della proliferazione
incontrollata delle cellule cancerogene in un tessuto sano. La retro-
azione negativa è presente normalmente nei sistemi in grado di pro-
durre una loro omeostasi (vedi), mentre quella positiva, avendo in-
trinseche capacità di progressione geometrica verso l'infinito, ha dei
limiti naturali invalicabili. Gli organismi viventi più evoluti sono
quelli che più utilizzano meccanismi di retroazione con l'uso con-
temporaneo di più sensi. L'uomo, che è l'organismo maggiormente in
grado di sfruttarne gli effetti, ha spinto la sua propria evoluzione ver-
so l'esterno del suo organismo, dapprima con strumenti amplificatori
della sua forza meccanica (leve, attrezzi, armi), poi con la riprodu-
zione fisica del suo proprio organismo nell'ambiente (città, trasporti,
organizzazione, informazione, progetto), in un grande sistema per
ora caotico, ma contenente in sé, nello stesso tempo, la dialettica ri-
voluzionaria del processo esplosivo e di quello futuro, razionale, ar-
monico ed equilibrato.
Riemann (spazio di) - In una famosa dissertazione del 1854,
Riemann delineò le "ipotesi che stanno alla base dei fondamenti della
geometria". Nei suoi studi era giunto alla conclusione, seguendo
un'intuizione del suo maestro Gauss, che lo spazio potesse essere
curvo e che fossero descrivibili matematicamente spazi di tal fatta a
tre o più dimensioni. Egli ritenne che lo spazio omogeneo e continuo,
l'unico che possiamo intuire con i nostri sensi, fosse in realtà un'altra
cosa e che potesse dimostrarsi irregolare ad un'analisi non intuitiva.
Lo spazio cosmico poteva addirittura svelarsi curvo e chiuso in sé
stesso e una geometria per descriverlo poteva essere trovata. Ein-
stein, che utilizzò questo concetto di spazio dandogli "realtà" fisica,
disse a questo proposito che i fisici di metà Ottocento erano assai
lontani dal modo di pensare di Riemann e che per molto tempo, pro-
prio a causa di ciò, lo spazio era rimasto rigido e neutro, mentre con
la nuova fisica relativistica si riconosceva allo spazio la possibilità di
partecipare agli eventi fisici come qualunque altro oggetto di analisi.
Scatola nera (Teoria della) - L'input e l'output di un sistema pos-
sono essere messi in relazione e studiati attraverso una formalizza-
zione di regole di trasformazione senza dover indagare ciò che suc-
cede nei dettagli all'interno del sistema stesso. Questo procedimento
238
è utilizzato quando si dimostri troppo complesso o inutilmente labo-
rioso l'addentrarsi nei minuziosi processi interni del sistema. Soprat-
tutto è utile perché permette di non farsi influenzare dalla natura spe-
cifica di questi processi, che potrebbero fuorviare l'osservatore ri-
spetto alla corretta comprensione per via di stratificazioni conoscitive
precedenti, pregiudizi, interpretazioni errate ecc. Lo schema ele-
mentare da cui Marx prende le mosse, D - M - D' è un utilizzo ante-
litteram della teoria della scatola nera: infatti la successione reale D -
M - P - D' prende in esame P, che è la produzione, ma ancora come
processo interno su cui non si dice nulla se non che provoca una
maggiorazione di D. Tutti i successivi passaggi sono basati su livelli
di astrazione via via più bassi, fino a giungere "al reale e concreto",
dove finalmente si analizzano, o si sarebbero dovuti analizzare se il
lavoro fosse stato portato a termine, i processi capitalistici quali "i
redditi e le loro fonti", "il mercato mondiale" e "le classi".
Serendipity - Facoltà di fare fortunate scoperte su di un certo ar-
gomento mentre si ricerca qualcosa di completamente diverso. Il
termine fu coniato da Horace Walpole basandosi sulla fiaba persiana
I tre principi di Serendip nella quale i protagonisti possiedono questo
curioso dono. Nella ricerca spaziale il concetto è ampiamente appli-
cabile, dato che molte "scoperte" sono dovute alla probabilità stati-
stica che dalle migliaia di prove effettuate con disastrosa, ma lucrosa,
confusione uscisse qualcosa di utilizzabile. Agli albori della missili-
stica, per esempio, le ricerche su un collante, il Thiokol, fruttarono
un potente propellente solido.
Sestante - Strumento per misurare gli angoli atti a stabilire una
posizione topografica, determinare una posizione in mare o la posi-
zione delle stelle. Il vecchio sestante risale alla seconda metà del
XVII secolo ed era utilizzato soprattutto in marina per determinare la
posizione dei natanti mediante la misurazione dell'altezza del Sole o
di una stella nota a un'ora conosciuta, confrontando poi con tabelle
(ma finché gli orologi precisi furono a pendolo, in mare non fu pos-
sibile sapere l'ora esatta). I moderni sistemi di posizionamento satel-
litare hanno relegato il sestante fra gli strumenti "antichi", ma i satel-
liti stessi o le navicelle abitate utilizzano sestanti sofisticati per de-
terminare la loro posizione puntando su stelle scelte in mappe memo-
rizzate nei computer di bordo.
239
Sfera celeste - Per convenzione, tutte le osservazioni su oggetti
astronomici sono proiettate sul cavo di una sfera di diametro inin-
fluente al cui centro sta la Terra. I punti proiettati su questa sfera so-
no identificati da due coordinate che corrispondono alla longitudine e
alla latitudine geografiche (in termini astronomici rispettivamente
ascensione retta e declinazione). Nel caso di oggetti molto distanti,
come le stelle, e quando si vogliano misure di grande precisione, il
valore degli angoli stabiliti dalle coordinate dev'essere corretto te-
nendo conto del moto dell'osservatore, secondo la teoria della relati-
vità ristretta. Vedi eclittica.
Sistema di coordinate - Quando si voglia descrivere la posizione
di un oggetto o di un punto rispetto ad un altro nello spazio si usa
convenzionalmente una regola di identificazione basata su tre numeri
(due per quanto riguarda il piano). Le coordinate cartesiane sono per
convenzione rettilinee, reciprocamente perpendicolari e scandite da
una unità di lunghezza condivisa da tutti gli utilizzatori. Un sistema
di coordinate può essere inteso come un reticolo a tre dimensioni in
cui ogni punto di intersezione corrisponde ai valori interi sulle coor-
dinate, mentre i valori frazionari cadono all'interno degli spazi deli-
mitati dal reticolo. Minkowski (vedi) concepì gli eventi nel reticolo
come punti situati in uno spazio-tempo continuo (vedi) a quattro di-
mensioni, cioè descrivibile matematicamente con quattro coordinate,
gettando così le basi per le scoperte successive.
Sistema di riferimento - Qualunque oggetto o punto in moto può
essere analizzato solo tramite un sistema di riferimento dato. Il si-
stema di riferimento è diverso dal sistema di coordinate spaziali a tre
dimensioni, perché quest'ultimo è fisso, mentre il primo può essere
descritto soltanto attraverso la definizione delle coordinate nel tem-
po, istante per istante. Un sistema di riferimento completo richiede
quindi che siano indicate non solo la posizione dell'origine delle co-
ordinate spaziali, ma anche le direzioni verso cui puntano gli assi co-
ordinati in funzione del tempo. Un sistema di riferimento è in ultima
analisi un sistema a tre coordinate puntate in direzioni spaziali con
un quarto asse coordinato puntato in direzione temporale.
Sistema dinamico - Uno dei concetti più importanti che si trova-
no espressi nei due volumi. Si ha un sistema dinamico quando le leg-

240
gi della dinamica sono applicate non a un punto o a un "corpo rigi-
do", per quanto esteso, ma a un insieme di punti materiali distinti. In
un primo livello di astrazione le tre leggi (o principii) della dinamica,
cioè l'inerzia, la composizione delle forze che originano il moto e
l'azione-reazione, si possono riferire ad un punto. In un secondo li-
vello si possono riferire ad un corpo ideale che abbia estensione nello
spazio. In questo caso occorre ipotizzare che la distanza di tutti i
punti che definiamo sul corpo rimangano sempre alla stessa distanza
qualunque sia la sollecitazione o il movimento che possa coinvolgere
il corpo stesso; per tale ragione il corpo è definito "rigido". Siccome
le forze applicate provocano una sua rotazione oltre alla sua trasla-
zione, al concetto di forza risultante occorre aggiungere quello di
momento delle forze, cioè una grandezza in grado di tener conto del-
l'effetto rotatorio indotto. Inoltre, occorre definire esattamente il si-
stema di riferimento rispetto al quale si studia il moto del corpo, se
inerziale o non-inerziale (vedi), e tener conto, nel caso di passaggio
dall'uno all'altro, delle implicazioni rispetto alla relatività galileiana o
Einsteniana dei moti (vedi). Il terzo livello di astrazione è più ap-
prossimato alla realtà ed è stato chiamato "dinamica dei sistemi": in-
vece di un corpo rigido si considera un sistema formato da un certo
numero di punti materiali distinti e in relazione tra di loro in modo
flessibile o addirittura sconosciuto. Il moto d'insieme di tali punti è
descrivibile tramite formalismi matematici via via più complessi man
mano che ci si avvicina alla complessità del reale. Tale procedimento
ha dei limiti proprio in tale complessità ed è affinabile solo fino a
quando le situazioni molto fluide o decisamente caotiche gli fanno
perdere ogni significato. In tal caso sono necessari nuovi formalismi
non ancora del tutto esplorati (vedi Caos).
Sistema di riferimento (inerziale o non-inerziale) - Inerziale è il
sistema rispetto al quale tutte le masse che non sono soggette a forze
esterne si muovono con moto uniforme rettilineo. Tutti gli altri si-
stemi che avessero le stesse caratteristiche di moto uniforme rettili-
neo senza rotazioni rispetto al primo, sarebbero sistemi inerziali. Se
tali sistemi traslassero anche nella stessa direzione farebbero parte
dello stesso sistema inerziale senza distinzione alcuna. Un sistema
non-inerziale è un sistema identico al primo, ma che si muove con

241
moto accelerato invece che costante oppure si muove su di una
traiettoria circolare oppure ancora ruota su sé stesso.
Sistema di riferimento (locale) - Normalmente il sistema di co-
ordinate associato ad un sistema di riferimento è considerato esteso
nello spazio all'infinito. A volte è però necessario definire un sistema
di riferimento locale, quando cioè ci si trova nelle immediate vici-
nanze di un punto o di una traiettoria particolare. Per esempio, nel
primo volume è preso in considerazione un oggetto in caduta libera
(o in orbita, è lo stesso), ed è insito nella natura del campo gravita-
zionale che un sistema in caduta libera non possa essere esteso nel-
l'intorno senza che siano modificate le sue caratteristiche locali. In-
fatti, se il sistema coinvolge una regione di spazio-tempo considere-
vole, la curvatura di quest'ultima non permette di considerare iner-
ziale il sistema di riferimento, in quanto vi sarebbero, nell'intorno,
residui di gravità, cioè di accelerazione (abbiamo fatto l'esempio di
un ascensore di dimensioni enormi che cade: gli oggetti contenuti al
suo interno seguirebbero traiettorie diverse, cioè convergenti verso il
centro della Terra).
Solipsismo - Dottrina risultante dall'applicazione formale della
logica a una concezione idealistica della conoscenza. Secondo tale
dottrina, infatti, la conoscenza è dovuta all'io individuale, il quale
può avere solo coscienza di sé stesso e trasformarla solo soggettiva-
mente; se è così, allora tutti gli altri io di cui la realtà fornisce una
rappresentazione non hanno una esistenza indipendente. La stessa
cosa vale per gli oggetti osservati dall'io. Come succede ai sogni, in
cui personaggi e oggetti non hanno realtà indipendente dal sognatore.
Da questa concezione estrema, che pure ha sostenitori nella storia
della filosofia, il solipsimo passa attraverso varie sfumature che
giungono fino a concezioni apparentemente scientifiche e materiali-
stiche. Lenin dovette combattere una tale forma di idealismo solipsi-
stico, che più tardi, in forme ancora più subdole, attecchì anche fra
alcuni fisici della meccanica quantistica.
Spazio-tempo - La crisi della concezione classica dello spazio
iniziò con Poincaré, quando egli affermò che, se i fatti e non solo le
idee dovevano intervenire direttamente nella concezione della strut-
tura dello spazio, allora tanto valeva abbandonare la separazione tra-

242
dizionale tra geometria e fisica, accettando come ovvia l'unione delle
due discipline in un'unica dottrina. Ciò avvenne, soprattutto, perché
la strada era preparata da tempo. Sulla base delle intuizioni di Rie-
mann sulla geometria e delle ricerche di Maxwell sui campi, Einstein
(ma non fu il solo) dimostrò definitivamente infondata la teoria del-
l'etere: il campo esiste anche in assenza di materia e di qualsiasi altra
cosa, cioè nel vuoto. Siccome non vi era ragione che tale teoria di
campo non fosse applicata anche alla gravitazione, fu esteso il prin-
cipio di relatività del moto anche ai sistemi di riferimento accelerati.
Per far ciò, le conoscenze acquisite dovettero essere integrate con la
geometria a quattro dimensioni di Minkowski; perciò la critica defi-
nitiva alle precedenti concezioni dovette occuparsi non solo dello
spazio in cui il campo si estende, ma anche del tempo.
Telemetria - Misurazione a distanza. Un telemetro elementare è
costituito da prismi a specchio che, posti a una certa distanza e attra-
verso semplici lenti galileiane, rilevano l'angolo formato tra essi e un
oggetto lontano, consentendo il calcolo trigonometrico della distan-
za. In campo spaziale il termine "telemetria" è usato in senso di rile-
vamento di posizione di satelliti e sonde. Questo è ottenuto oggi so-
prattutto con mezzi radio, che giungono allo stesso risultato del tele-
metro ottico mediante basi ricetrasmittenti poste ad una certa distan-
za sul terreno. Nel linguaggio specifico dell'ente spaziale americano
per telemetria si intende non solo il rilevamento di posizione ma tutto
ciò che da terra viene trasmesso e rilevato riguardo al "volo", com-
presi i dati come la temperatura, la pressione, i consumi di elettricità
e carburante ecc.
Tempo - Uno dei concetti più ostici nella conoscenza moderna.
Mentre lo spazio può essere raffigurato con tre dimensioni, sembra
che il tempo sia immaginabile solo a una dimensione, che sarebbe il
suo scorrere. Ciò comporta che si immagini il tempo come irreversi-
bile, perciò bisogna fare i conti con alcuni paradossi. Se un processo
è reversibile, le leggi che gli corrispondono devono rimanere inva-
rianti rispetto all'inversione del tempo, e ciò sembra confermato, per
esempio, dalle equazioni d'onda a partire da quella di d'Alembert fino
a Maxwell. Ma sembra non sia vera l'affermazione inversa: quando
analizziamo un processo irreversibile sembra che le leggi non siano
invarianti rispetto all'inversione del tempo. La difficoltà consiste nel
243
fatto che tutti i processi riguardanti l'universo macroscopico sono ir-
reversibili (aumento dell'entropia), mentre tutte le leggi fisiche, com-
prese quelle che governano il mondo delle particelle sub-atomiche,
sembrano essere invarianti rispetto all'inversione del tempo. Nuove
scoperte dimostrerebbero che questa simmetria potrebbe essere vio-
lata; ma non è certo. Secondo la teoria marxista della conoscenza, la
simmetria del tempo è valida, almeno in campo rivoluzionario, per-
ché i processi sociali sono conoscibili sia all'indietro nella storia, sia
in avanti nel futuro. Con il rovesciamento della prassi operato dal
partito non solo il futuro dell'umanità è previsto, che sarebbe troppo
poco, ma è anticipato nella formazione e nello sviluppo del partito
stesso; in altri termini, il partito deve essere disegnato dai suoi com-
piti futuri, quando, con il superamento del capitalismo, l'umanità si
volgerà a mete diverse. Il tempo sociale è reso reversibile quindi da
un programma, da un progetto, che nasce per una precisa realizza-
zione e la anticipa in un complesso teorico-pratico in grado di attiva-
re energia umana e naturale (cfr. Partito e azione di classe).
Tensore - Generalizzazione del concetto di vettore (vedi) a tutti i
possibili sistemi di coordinate. Conoscendo i valori numerici di tutte
le componenti di un tensore in un sistema di coordinate essi permet-
tono il loro calcolo in qualunque altro sistema di coordinate per mez-
zo di leggi di trasformazione. Il calcolo tensoriale, dovuto in gran
parte al matematico Levi-Civita, fu strumento indispensabile per lo
sviluppo della teoria della relatività.
Tracciamento, Tracking - Operazione compiuta da stazioni a
terra per la determinazione delle orbite e delle traiettorie di veicoli
spaziali o per rilevare gli scostamenti di questi da esse. Le operazioni
di tracciamento si effettuano in genere con onde radio o radar, più
raramente con raggi laser. Vedi Doppler (effetto).
Traguardazione - Osservare un oggetto lontano tramite il tra-
guardo, uno strumento ottico di mira o di puntamento escogitato per
l'artiglieria. Il nome passò ad uno strumento che serviva a calcolare
la velocità degli aeroplani in volo per sincronizzare la contraerea. E'
rimasto in uso nel lessico spaziale specialmente quando i satelliti ar-
tificiali venivano ancora seguiti con strumenti ottici oltre che con si-
stemi radio o radar.

244
Traiettoria - Ogni corpo astrale posto nello spazio intorno ad un
altro o fra altri segue un percorso definito dalle leggi di Newton e di
Keplero, reso complesso a seconda delle perturbazioni indotte. Ogni
traiettoria è in teoria perfettamente determinabile sia nel suo sviluppo
futuro che nei punti che rappresentano il suo passato, ma in pratica
ciò risulta impossibile. L'ellisse è solo la traiettoria più nominata e
più frequente nell'ambito dei fenomeni analizzati in questo libro ed è
una delle quattro curve derivanti dalle sezioni coniche (le altre sono
il cerchio, la parabola e l'iperbole) su cui si muovono i corpi celesti
non perturbati. Infatti, secondo la teoria di Newton una massa "punti-
forme" in moto sotto l'influenza di una massa più grande non può che
percorrere una curva conica; quale fra le quattro dipende dall'energia
totale del corpo. Tutte le orbite dei pianeti e dei satelliti artificiali so-
no ellissi (più o meno perturbate da tutte le masse del sistema e dagli
effetti relativistici), comprese quelle quasi circolari volute per scopi
specifici. Secondo la teoria di Newton, un corpo con energia suffi-
ciente per staccarsi da un pianeta, ma non sufficiente per uscire dalla
sua gravitazione, si muove secondo una traiettoria ellittica; se ha
energia sufficiente per staccarsi e andare verso l'infinito, ma non suf-
ficiente per conservare una velocità finita, si muove secondo una
traiettoria parabolica; se infine ha energia cinetica sufficiente per
staccarsi verso l'infinito e ne conserva per mantenere la velocità, si
muove su di una traiettoria iperbolica.
Trasformazione (Legge di) - Siamo di fronte ad una legge di tra-
sformazione quando le operazioni eseguite sulle quantità di un siste-
ma di coordinate ci danno dei valori che permettono di eseguire altre
operazioni identiche sulle corrispondenti quantità di un altro sistema
di coordinate. Normalmente si fa riferimento agli oggetti studiati uti-
lizzando degli indici numerici (numerazione di caselle in una griglia,
coordinate di punti sul piano, componenti di vettori ecc.). Un cam-
biamento sistematico degli indici rappresenta una trasformazione, ed
essa può essere specificata attraverso una funzione. Perciò qualsiasi
relazione fra (o funzione di) oggetti indagati si può esprimere attra-
verso i loro indici. Le leggi di trasformazione sono importanti perché
rivelano delle invarianze utilizzabili in senso marxista. Si possono
individuare due procedimenti riguardo agli invarianti: a) se sono date
le relazioni (o funzioni) si può trovare il gruppo di trasformazioni

245
sotto il quale esse sono invarianti; b) se è dato il gruppo di trasfor-
mazioni si possono trovare tutti gli invarianti dello stesso. Marx uti-
lizza in modo discorsivo le leggi di trasformazione (o, dal greco,
metamorfosi), per esempio nell'Introduzione del 1857 a Per la critica
dell'economia politica. Secondo il senso indicato in a) la famiglia
patriarcale è un invariante per tutte le società divise in classi; secon-
do quello indicato in b) ogni società divisa in classi necessita di fa-
miglia, di pluslavoro, di proprietà, di ideologia, di struttura di potere
ecc. Bordiga cita spesso l'invarianza del marxismo e, in tre fasi di-
stinte lungo sessant'anni di militanza, la mette in pratica, in funzione
della dinamica storica, sotto trasformazione.
Van Allen (fasce di) - Zone di radiazioni ad alta energia che cir-
condano la Terra. Una, interna, è posta a 3.000 km dalla superficie e
forse è prodotta dall'interazione della radiazione cosmica con gli
strati alti dell'atmosfera; l'altra, esterna, è situata a 15.000 km e forse
è prodotta dal vento solare. Furono scoperte mediante un detector di
radiazioni montato sull'Explorer I nel 1958 da J. Van Allen, un fisico
americano. Fasce simili vennero scoperte anche intorno a Giove e si
ipotizzò che potessero rappresentare la caratteristica di ogni corpo
astrale dotato di campo magnetico. All'inizio dei voli spaziali furono
ritenute più pericolose di quanto non siano, e comunque i veicoli
abitati sono foderati con schermi antiradiazione per proteggere
l'equipaggio durante il loro attraversamento oltre che durante l'espo-
sizione alla radiazione cosmica di fondo.
Velocità - Spostamento nell'unità di tempo di un corpo rispetto ad
un sistema di coordinate. Siccome lo spostamento non può che avve-
nire in una certa direzione, la velocità è un vettore (vedi).
Velocità di fuga - Un corpo immerso in un campo gravitazionale
può abbandonarlo solo se supera una velocità che è data dalla se-
guente formula: v = 2 gR , dove g è l'accelerazione di gravità e R la
distanza dal centro della massa che produce il campo stesso. Le varie
velocità di fuga che permettono di inviare un satellite terrestre, uno
solare o una sonda fuori dal sistema solare, sono indicate in nota
nelle pagine dove ricorrono le varie voci.

246
Vento solare - Emissione di particelle atomiche da parte del Sole.
L'azione del vento solare è immediatamente visibile sulla coda delle
comete, che è sempre rivolta dalla parte opposta rispetto alla stella
non solo a causa della pressione della radiazione luminosa. Il vento
solare investe tutto il sistema planetario intorno al Sole e fu rilevato
già dai primi satelliti, specialmente nelle fasi di intensa attività os-
servate sulla superficie del Sole. Benché la pressione esercitata su
corpi pesanti sia debolissima, il fattore vento solare è tenuto in debito
conto in tutte quelle missioni dove la precisione della traiettoria è
fondamentale.
Vestibolare (apparato) - Vedi Giroscopio.
Vettore - In questi volumi il termine è quasi sempre sinonimo di
macchina che serve a trasportare qualcosa da qualche parte, per
esempio il razzo vettore di un sistema spaziale (gli americani usano il
termine launching vehicle). A volte il termine è invece usato nell'ac-
cezione scientifica. In fisica si chiama vettore un "oggetto" determi-
nato da una quantità non negativa, da una direzione e da un verso.
Tale oggetto si rappresenta con un segmento orientato nello spazio,
quindi con una freccia in un vertice. Vettori sono lo spostamento di
un punto nello spazio, la sua velocità, la sua accelerazione, la forza
agente su un punto materiale, ecc. Due vettori si sommano secondo
una regola detta "del parallelogramma", che ha per lati i vettori di
partenza e come risultante la diagonale. La somma vettoriale, pur es-
sendo i vettori oggetti complessi, ha analogie con la somma aritmeti-
ca dei numeri: per esempio, l'ordine con cui si sommano i vettori non
ha importanza rispetto al risultato; inoltre, quando si descrivono i
vettori in funzione delle loro componenti, le componenti del vettore-
somma non si distinguono dalla somma di tutte le componenti dei
singoli vettori. Come dire che la quantità non si trasforma in qualità
finché si rimane nel campo delle forze. Con l'analisi dinamica dei si-
stemi (vedi sistemi dinamici) è invece possibile rilevare strutture
complesse collegabili alla dialettica quantità-qualità e viceversa.

247
BIBLIOGRAFIA

La quasi totalità delle opere in elenco sono state citate nei due volumi;
ne riportiamo anche alcune che non compaiono ma che consigliamo al let-
tore qualora volesse approfondire per conto suo gli argomenti trattati. Po-
che delle opere elencate comportano conoscenze specialistiche e sono se-
gnate con un asterisco; qualche altra è di difficile lettura ma affrontabile da
qualunque lettore con un minimo di pazienza e di impegno.

SCRITTI DELLA SINISTRA COMUNISTA

- Comunismo e conoscenza umana, compreso nel volume Elementi del-


l'economia marxista, disp. presso i Quaderni Internazionalisti.
- Critica alla filosofia, riunioni di Firenze e Casale, 1960, di prossima
pubblicazione presso i Quaderni Internazionalisti.
- "Demoni pericolosi", in Lettera ai compagni n. 31, Quaderni Internazio-
nalisti.
- Deretano di piombo, cervello marxista, ora in Dialogato con Stalin, ed.
Quaderni Internazionalisti.
- Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale, ora nel volu-
me dallo stesso titolo ed. Quaderni Internazionalisti.
- Il rovesciamento della prassi nella teoria marxista, 1951, ora in Partito e
classe, disp. presso i Quaderni Internazionalisti.
- Imprese economiche di Pantalone, ed. Quaderni Internazionalisti.
- La dottrina dei modi di produzione, ed. Quaderni Internazionalisti.
- La passione e l'algebra, Amadeo Bordiga e la scienza della rivoluzione,
ediz. Quaderni Internazionalisti.
- "La teoria del plusvalore di Carlo Marx base viva e vitale del comuni-
smo", in Vulcano della produzione o palude del mercato? Edizioni Qua-
derni Internazionalisti.
- L'Estremismo, condanna dei futuri rinnegati, disp. presso i Quaderni In-
ternazionalisti.
- "Politica e Costruzione", Prometeo n. 34 del 1952, ora in Drammi gialli e
sinistri della moderna decadenza sociale, ed. Quaderni Internazionalisti.
- Preparazione rivoluzionaria o preparazione elettorale, ed. Quaderni In-
ternazionalisti.
- Pubblica utilità, cuccagna privata, ora nella raccolta Drammi gialli e si-
nistri della moderna decadenza sociale, ed. Quaderni Internazionalisti.
- "Réactionnaire opium spatial", Le prolétaire n. 68 del settembre 1969.
- Relatività e determinismo, in morte di Albert Einstein, di prossima pub-
blicazione presso i Quaderni Internazionalisti.
- Scienza economica marxista come programma rivoluzionario, ed. Qua-
derni Internazionalisti
- Storia della Sinistra Comunista, vol II, ed. Programma Comunista.
- Tesi di Napoli, luglio 1965, nel volume In difesa della continuità del
programma comunista, disp. presso i Quaderni Internazionalisti.
- Tesi di Roma, in In difesa della continuità del programma comunista,
disp. presso i Quaderni Internazionalisti.
- "Una battaglia persa e una da vincere", Programma comunista n. 15 del
1969.
- Vulcano della produzione o palude del mercato? Ed. Quaderni Interna-
zionalisti.

LIBRI E RIVISTE

- AA. VV., "E' mai esistita vita su Marte?" Le scienze n. 354.


- AA. VV., a cura di V. Laboucheix, Trattato della qualità totale, ed.
Franco Angeli.
- AA. VV., Interavia Space directory 1988, Jane's Information Group.
- AA. VV., Interavia Space directory 1990, Jane's Information Group.
- AA. VV., Matematica e calcolatori nella pianificazione dell'economia
sovietica, Introduzione, di H. Levine, Il Saggiatore.
- AA. VV., Modelli matematici, Le Scienze Quaderni.
- AA. VV., Storia della Tecnologia, vol. VII, Boringhieri, cap. Tecnologia
spaziale.
- Accardi L., articolo Stato fisico, Enciclopedia Einaudi, vol. 13.
- Amaldi E., Intervista sulla materia, dal nucleo alle galassie, Laterza.
- Arcidiacono Giuseppe, La relatività dopo Einstein, Di Renzo Editore.
- Arnol'd Vladimir, Teoria delle catastrofi, Bollati Boringhieri. *
- Asimov Isaac, Il vagabondo delle scienze, Mondadori.
- Atkins Peter W., Il secondo principio, Zanichelli.

249
- Beauregard Olivier Costa de, Il corpo sottile dell'evanescente realtà, Di
Renzo Editore. *
- Beauregard Olivier Costa de, Irreversibilità, entropia, informazione, Di
Renzo Editore. *
- Bellone Enrico, Le leggi della termodinamica, Loescher.
- Bergmann Peter G., L'enigma della gravitazione - Relatività generale e
cosmologia, ed. EST Mondadori. *
- Berti Giuseppe, Verbale della riunione del 22 febbraio 1926 della dele-
gazione italiana al Comitato esecutivo allargato dell'Internazionale Co-
munista con Stalin, Annali Feltrinelli VIII.
- Bianucci Piero, Pionieri del cielo, Sugar Edizioni.
- Bitsakis Eftichios, Basi della fisica moderna, ed. Dedalo.
- Bitsakis Eftichios, Fisica contemporanea e materialismo dialettico, ed.
Lavoro Liberato.
- Brown Fedric, Assurdo Universo, Mondadori.
- Bortone L. (a cura di), L'Utopia, Loescher.
- Capra F., Il Tao della fisica, Adelphi.
- Caprara Giovanni, "Rubbia: 'Vi porto su Marte in 45 giorni' ", Corriere
della Sera, 20 settembre 1998.
- Caprara Giovanni, L'Italia nello spazio - Storia, realizzazioni e pro-
grammi della ricerca spaziale italiana, V. Levi Editore.
- Casati G. (a cura di ) Il Caos, le leggi del disordine, Le Scienze Editore.
- Castelfranchi Yurij, "Infiniti universi allacciati", Sapere, giugno 1998.
- Clancy Tom, La grande fuga dell'Ottobre Rosso, Rizzoli.
- Cohen Bernard, Newton e la scoperta della gravità, Le Scienze (s.i.d).
- Cohen-Tannoudji G. e Spiro M., La materia-spazio-tempo, Jaka Book. *
- Efremov Ivan, La Nébuleuse d'Andromède, Editions Rencontres.
- Eigen Manfred, Gradini verso la vita, Adelphi.
- Eigen Manfred, Prospettive della scienza, Laterza.
- Einstein A., Autobiografia scientifica, Boringhieri.
- Einstein A., Come io vedo il mondo, ediz. Giachini.
- Einstein A., Pensieri, idee, opinioni, ediz. Newton.
- Einstein A., Relatività, esposizione divulgativa, Boringhieri.
- Einstein A., Sulla teoria generalizzata della gravitazione, "Le Scienze"
n. 129, maggio 1970.

250
- Einstein Albert e Infeld Leopold, L'evoluzione della fisica, Boringhieri.
- Engels F., Dialettica della natura, Editori Riuniti, Opere Complete
Marx-Engels, vol. XXV.
- Engels F., Ludwig Feuerbach, Editori Riuniti.
- Fantappié L., Conferenze scelte, Di Renzo Editore.
- Fantappié L., Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologi-
co, Di Renzo Editore.
- Ferris Timothy, "A che serve la Shuttle?", La rivista dei libri, novembre
e dicembre 1998.
- Feyerabend P. K., Contro il metodo, ed. Feltrinelli.
- Feynman Richard P., La legge fisica, Boringhieri.
- Feynman Richard P., La nature de la phisique, Editions du Seuil.
- Feynman Richard P., "Personal observations on the reliability of the
Shuttle", in Report of the Presidential Commission on the Space Shuttle
Challenger Accident, volume II, F5.
- Feynman Richard P., QED, la strana teoria della luce e della materia,
Adelphi.
- Galilei Galileo, Nuove scienze, Macchine piccole e grandi, in Galileo
Galilei, Opere, Tomo I, ed. Ricciardi.
- Garini O. e Loubergé H., La delusione tecnologica, Ed. Scientifiche e
Tecniche Mondadori.
- Gherardi Gian Carlo, Un'occhiata alle carte di Dio, Il Saggiatore.
- Gould S. J., Quando i cavalli avevano le dita, Feltrinelli.
- Gratton Livio, Relatività, cosmologia, astrofisica, Boringhieri.
- Hawking Stephen, Buchi neri e universi neonati, Rizzoli.
- Hawking Stephen, Dal big bang ai buchi neri, Rizzoli.
- Hawking Stephen e Penrose Roger, La natura dello spazio e del tempo,
Rizzoli. *
- Heisenberg Werner, Mutamenti nelle basi della scienza, Einaudi.
- Heisenberg Werner, Indeterminazione e realtà, Guida.
- Holton G., L'immaginazione scientifica, Einaudi.
- Horgan John, La fine della scienza, Adelphi.
- Howard Ron (regista), Apollo 13, con Thomas Hanks.
- Hoyle Fred, Galassie, nuclei e quasar, Einaudi.
- Hyams Peter (regista), Capricorn One, con Elliott Gould, O. J. Simpson.

251
- Kaysing Bill, Non siamo mai andati sulla Luna, Cult Media Net.
- Keynes J. Maynard, Teoria generale dell'impiego, dell'interesse, della
moneta, Utet.
- Khun T. S., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi
- Kitaigorodskij A., Ordine e disordine nel mondo degli atomi, Boringhie-
ri.
- Kubrik Stanley (regista), 2001 Odissea nello spazio, con Kirk Dullea.
- Lakatos Imre, La metodologia dei programmi di ricerca scientifici, Il
Saggiatore.
- Landau Lev Davidovich, Meccanica, Boringhieri. *
- Laplace Pierre Simon de, Saggio filosofico sulle probabilità (1814), in
Teoria analitica delle probabilità, ed. Paravia.
- Legget A. J., I problemi della fisica, Einaudi.
- Lenin V. I., "Prefazione" alla raccolta "Dodici anni", Editori Riuniti,
Opere complete, Vol. 13.
- Lenin V. I., Materialismo ed empiriocriticismo, Editori Riuniti, Opere
Complete vol. 14.
- Leopardi Giacomo, Zibaldone, Mondadori.
- Li Zhi Fang e Yao Quan Chu, Verso l'unificazione, Garzanti.
- Licata Ignazio, La realtà virtuale, l'altra storia della fisica quantica, Di
Renzo Editore.
- Lovell Jim e Kluger Jeffrey, Apollo 13, Sperling & Kupfer.
- Lucid S. W., "Sei mesi sulla Mir", Le Scienze n. 359.
- Mailer Norman, Un fuoco sulla Luna, Mondadori.
- Martone Saverio (autore e regista) e Ramondino Fabrizia (co-autrice),
Morte di un matematico napoletano, con Carlo Cecchi.
- Marx Karl, "Discorso per l'anniversario del People's Paper", Editori Ri-
uniti, Opere complete, vol. XIV.
- Marx Karl, Estratti da "Elements d'économie politique" di James Mill,
Editori Riuniti, Opere Complete, vol. III.
- Marx Karl, Grundrisse, ed. Einaudi.
- Marx Karl, Manoscritti economico-filosofici del 1844, ed. Einaudi.
- Marx Karl, Per la critica dell'economia politica, Prefazione, Editori Ri-
uniti.

252
- Morris R., "Antikythera mechanism: an appreciation", IEEE Micro, feb-
braio 1984.
- O' Neil Gerard, Colonie umane nello spazio, Mondadori.
- Osser Edek (a cura di) "Intervista ad Amadeo Bordiga", Storia contem-
poranea n. 3 del settembre 1973. Ora nella Lettera ai compagni n. 34,
novembre 1996, dai Quaderni Internazionalisti.
- Pace Giovanni Maria, "Prossima destinazione pianeta Marte", La Repub-
blica del 29 agosto 1988.
- Pierce John R., La teoria dell'informazione, EST Mondadori.
- Poincaré Henri, Il valore della scienza, ed. Dedalo.
- Popper Karl, Logica della scoperta scientifica, Einaudi.
- Popper Karl, Poscritto alla logica della scoperta scientifica, Ediz. Il
Saggiatore.
- Prattico Franco, "La freccia del tempo infilza la materia", La Repubblica
del 21 dicembre 1998.
- Prigogine Ilya e Stengers Isabelle, La nuova alleanza, Einaudi.
- Prigogine Ilya, articolo Interazione, Enc. Einaudi, vol. 7.
- Prigogine Ilya, La nascita del tempo, Bompiani.
- Ragno L. e Amatucci B., L'Italia nello spazio prima e dopo Sirio, editore
Palombi.
- Rea Ermanno, Mistero napoletano, ediz. Einaudi.
- Regge Tullio, "La gravità discreta", Le Scienze n. 331.
- Rifkin Jeremy, Entropia, Mondadori (scritto in base alle ricerche di Ni-
cholas Georgescu-Roegen e riportate nel volume The entropy law and
the economic process dello stesso autore, Cambridge Mass.)
- Rjabcikov Evgenij, Sojuz-Apollo, Napoleone editore.
- Ruelle David "Determinismo e predicibilità" in Il Caos, Le Scienze Edi-
tore.
- Scott Ridley (regista), Alien, con Sigourney Weaver.
- Selleri F., Tempo relativo e simultaneità assoluta, dispensa, Università di
Bari - Dipartimento di Fisica; INFN - Sezione di Bari. *
- Singh Jagjit, Linguaggio e cibernetica, EST Mondadori.
- Smith E., Marsden R., "La missione Ulisse", Le Scienze n. 355.
- Stewart Ian, Dio gioca a dadi? Bollati Boringhieri.
- Thom R. e altri, Sul determinismo, a cura di K. Pomian, Il Saggiatore.

253
- Thompson D'Arcy Wentworth, Crescita e forma, ed. Boringhieri.
- Toraldo Di Francia Giuliano, L'indagine del mondo fisico, Einaudi.
- Vacca Roberto, Medioevo prossimo venturo, Mondadori.
- Van Vogt Alfred E., Crociera nell'infinito, ed. Newton.
- Verne Jules, Dalla Terra alla Luna, Bietti.
- Weinberg Steven, Alla ricerca delle leggi ultime della fisica, ed. Il Me-
langolo.
- Wheeler John Archibald, Gravità e spazio-tempo, Zanichelli.
- Wiener Norbert, Introduzione alla cibernetica, Boringhieri.
- Ziolkovsky Konstantin, Lontano dalla Terra, pubblicato a puntate dalla
rivista Oltre il cielo nel 1959 a cura dell'accademico Blagonravov.

RICERCHE SU INTERNET

Elenchiamo solo alcuni siti Internet tra quelli da noi consultati. La bi-
bliografia spaziale che si trova sulle pagine Internet è sterminata e aggior-
nata di continuo, molto più dinamica di quella stampata. Se il lettore vorrà
esplorare questi e altri siti, costruirà una sua griglia di relazioni sempre
nuove, privilegiando la fisica piuttosto che l'astronautica o viceversa, ecc.
Comunque sia, non perda l'occasione di dare un'occhiata alle immagini delle
galassie e dei pianeti trasmesse dallo Hubble Space Telescope e dalle sonde-
robot, care a Bordiga: "Tra gli spettacoli che presenta ai nostri occhi la
volta del cielo, che per ogni uomo non spregevole è una delle più grandi
soddisfazioni nel corso di una vita bene impiegata, noi affermiamo che la
traversata di Echo nella notte è forse il più grandioso. E diciamo ciò sul
terreno della realtà e al di fuori di ogni romanticismo sul facile motivo che
il regista e stato non dio, ma l’uomo. Vorremmo che tutti i nostri lettori po-
tessero osservarlo". Anche noi vorremmo che tali "spettacoli grandiosi"
producessero nei comunisti una preziosa consapevolezza delle relazioni del-
l'uomo con il suo ambiente e un sano senso della misura, in modo da trovare
interlocutori sempre meno innamorati della politica fatta di nomi, di opinio-
ni e di pronomi personali.

- www.nasa.gov = Sito ufficiale della NASA con link per tutto ciò che ri-
guarda l'attività del centro spaziale americano e i suoi dipartimenti, la
Shuttle, la stazione spaziale internazionale, la Mir, le missioni marziane e
planetarie ecc. Repertorio storico e banca di immagini. E' ovviamente il
punto di partenza per ogni ricerca sulle tematiche spaziali americane.

254
- http://liftoff.msfc.nasa.gov/rsa = Sito dell'Agenzia Spaziale Russa. In-
formazioni soprattutto sulle missioni Mir. In Inglese.
- www.reston.com/nasa = Documentazione di NASA Watch, un gruppo
indipendente critico nei confronti dell'ente spaziale americano.
- http://cass.jsc.nasa.gov/library/library.html = Centro di informazioni
sulla ricerca e sulle missioni spaziali. Biblioteca ed emeroteca. Collega-
menti con siti in tutto il mondo sulle questioni spaziali.
- http://eagleusa.net/nasa2.htm = Selezione di dialoghi tra gli astronauti di
Apollo 11, la prima missione sulla Luna, e il centro di controllo di Hu-
ston.
- http://neurolab.jsc.nasa.gov = Ricerche biomediche sulla permanenza
dell'uomo nello spazio.
- http://www.esrin.esa.it/mgdb/br119-00.htm = Ricca bibliografia sulla
medicina spaziale.
- http://elvis.neep.wisc.edu/~neep602/neep602.html = Università del Wi-
sconsin, progetti di sfruttamento delle risorse minerarie lunari e marzia-
ne. Un esempio significativo di come viene affrontato il problema della
colonizzazione spaziale negli Stati Uniti è offerto dalle lezioni del geolo-
go Harrison H. Schmitt, che andò sulla Luna con Apollo 17. Interessante
anche un riepilogo sui problemi connessi alle traiettorie dei veicoli spa-
ziali (lezione 28 di J. Santarius).
- www.nw.net/mars/marsdirect.html = Sito sulle missioni spaziali verso il
pianeta Marte ("Quartier generale per la missione diretta con equipaggio
su Marte"). Vi si trova il progetto dettagliato della missione Mars Direct
citata nel primo volume e un'ampia documentazione.
- http://einstein.stanford.edu/STEP/step2.html = Sito universitario ricco di
informazioni sulla teoria della relatività (segnaliamo le pagine sul princi-
pio di equivalenza: A Cultural History of Gravity and the Equivalence
Principle, citato nel primo volume e Testing Equivalence to One Part in
1018).
- http://faraday.uwyo.edu/physics.astronomy/facukt/tgrandy/entropy/node4
.html = Sito dell'università del Wyoming, pagina con una buona spiega-
zione sull'entropia.
- http://w3.ing.uniroma1.it/~spacedpt/ordinestudiscuola.html = Elenco dei
corsi della Scuola di Ingegneria Spaziale dell'Università di Roma, utile
per farsi un'idea delle materie inerenti la questione spaziale. Per chi vo-
lesse approfondire, in ogni corso è riportato un indice delle lezioni con la
bibliografia specifica. Le pagine dei docenti riportano i loro scritti.

255
- http://crpsm.psm.uniroma1.it/htmldocs/smarco-det.html = Sito del Di-
partimento di Astronautica dell'Università di Roma, pagina sul program-
ma per i satelliti di ricerca San Marco.
- http://albinoni.brera.unimi.it/Atti-Como-96/index.html = XVI Congresso
nazionale di storia della fisica e dell'astronomia, Como, 1996; relazione
di Alessandro Formisano (L'indeterminazione nella Meccanica Classi-
ca).
- http://www.newscientist.com = Sito della rivista New Scientist, molto
interattivo con i lettori, che scrivono e ottengono risposte ai loro quesiti.
- http://physicsweb.org/TIPTOP = Sito specializzato sulla Fisica. Accesso
a tutti i link sulle attività in questo campo a livello mondiale. Motore di
ricerca. Laboratorio didattico virtuale.
- http://www.scuolaitalia.com/eureka/index.html = Sito con informazioni
spaziali ed astronomiche. Qui è possibile formulare domande su temi
della fisica e di altre discipline scientifiche. Rispondono alcuni docenti
universitari sul sito stesso o via E-mail.
- www.economist.com = Sito dell'Economist. Alcune pagine sono visibili
a tutti, ma l'archivio e i dati sono accessibili solo a pagamento o agli ab-
bonati (motore di ricerca). Il più antico ed autorevole organo internazio-
nale della borghesia non si lascia ingannare dalla propaganda dell'indu-
stria e dei singoli stati, come si nota nell'ironia di alcuni titoli e sottotito-
li:
- Planets of the mind's eye. Machines are better than men at hurtling across
space and landing in new worlds (9 novembre 1991).
- Re-engineering the engineers. Now that a new design for the space sta-
tion has been chosen, can NASA get it built? (26 giugno 1993).
- How to mine a flying mountain [sullo sfruttamento industriale degli aste-
roidi e l'invio a terra dei minerali] (24 dicembre 1994).
- Dizzy. The essence of experiment is reproducibility. At $ 500 million a
throw? (10 giugno 1995).
- No free launch. A dozen years after it was first conceived, America's
space station is more expensive, more international, more controversial,
and just as non-existent (27 gennaio 1996).
- Blazing a trail to Mars. A new wave of spacecraft is setting off to explo-
re the Red Planet. Although they are not equipped to look for living
things, there is still plenty for them to discover (9 novembre 1996).
- To boldly dump. In space, nobody ever tidies up (29 marzo 1997).

256
- Nice picture. Where to next? The first probe to land on Mars for over two
decades will touch down soon. But what is the future for such unmanned
voyages through the solar system? (5 luglio 1997).
- A Haunted castle in the sky. Russia's Mir space station cannot last much
longer. Exactly when it dies may depend on the Americans. How it dies
is up to the Russians, but should concern everyone else (13 settembre
1997).
- The space cadets grow up. Forty years after Sputnik, space has not been
all that the pioneers hoped for. One reason was a failure to concentrate
on unmanned travel; another, that space was treated less as a business
and more as a romantic dream (4 ottobre 1997).
- On a rotor-blade and a prayer. A curious looking spaceship is most radi-
cal of several competing privately financed rockets. It is also keeping a
scientific dream alive (20 marzo 1999).

257
INDICE

1. Triviale rigurgito di illuminismo .............................................. 3


2. Secondo satellite e cannonata contro la Luna ......................... 17
3. Un poco di chiaro di Sputnik nella sbornia di ballistica ......... 20
4. Epicedio filosofico su Layka .................................................. 25
5. Gara di satelliti e reticenze emulative..................................... 29
6. Nuovo satellite d'America ...................................................... 34
7. Lo Sputnik americano............................................................. 36
8. Sesto satellite manufatto......................................................... 37
9. Satelliti piovono...................................................................... 39
10. Fallimento di lanci astrali ....................................................... 41
11. Non si lascia aggirare la fredda Selene................................... 47
12. Pionieri da vicolo chiuso ........................................................ 50
13. Il razzo dalla fine ignota ......................................................... 52
14. L'irreperibile pianeta............................................................... 56
15. Latitanza del pianeta............................................................... 60
16. Vera emulazione spaziale ....................................................... 63
17. Cronache della conquista ciarlatanesca degli spazi ................ 65
18. Ferragosto spaziale ................................................................. 68
19. Selene incocciata e scocciata? ................................................ 73
20. Appuntini al volo del Lunik III............................................... 77
21. Il dialogato astrale .................................................................. 81
22. Balle di alta precisione ........................................................... 84
23. Elementi della questione spaziale........................................... 88
24. Piccola cronaca spaziale ....................................................... 108
25. Navi e Stati con piloti di paglia ............................................ 111
26. Rivista delle flotte spaziali ................................................... 117
27. Il drammatico duello cosmico .............................................. 121
28. Echo, controfigura di stella a passeggio ............................... 123
29. Gli asini in maggio a Venere ................................................ 126
30. Gli illuminati ringraziano ..................................................... 129
31. Il punto su Venere ................................................................ 132
32. Il primo assaggio dello spazio extreterrestre ........................ 134
33. Hanno "sparato" un americano ............................................. 139
34. Echo e i programmi fasulli ................................................... 142
35. Micrometrici passi radiali nella conquista del cosmo........... 144
36. La terza stagione di Echo...................................................... 151
37. Un vicoletto nell'infinità del cosmo...................................... 153
38. La vita nel cosmo.................................................................. 156

259
39. Gravità e vita nel cosmo ....................................................... 161
40. Dedicato a un miliardo di tele-imbecilliti ............................. 165
41. Vicende delle imprese spaziali ............................................. 169
42. Follia spaziale in liquidazione .............................................. 172
43. Proiettile o corpo celeste? Satellite o astronave?.................. 175
44. Tre colpi pubblicitari astrali ................................................. 180
45. Olimpiade cosmica? ............................................................. 184
46. Niente allunaggio morbido. Solo allunaggio bluffistico....... 186
47. Nella gara cosmica avanzata clamorosa da Occidente.......... 190
48. L'inutile "homunculus" ......................................................... 199
49. Cani spaziali ......................................................................... 201
50. Scienza e Capitale................................................................. 202
51. Luttuose vicende della gara spaziale .................................... 205

Glossario..................................................................................... 209

Bibliografia................................................................................. 248

260