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Lezione 002

01. Una diminuzione della dotazione di lavoro provoca:


Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso destra maggiormente orientato al bene ad
alta intensità di lavoro
Uno spostamento parallelo della frontiera delle possibilità produttive verso destra
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso sinistra maggiormente orientato al bene ad
alta intensità di lavoro
Uno spostamento parallelo della frontiera delle possibilità produttive verso sinistra
02. L'efficienza è evidenziata in un punto:
Sulla frontiera delle possibilità produttive
Interno o esterno alla frontiera delle possibilità produttive
Esterno alla frontiera delle possibilità produttive
Interno alla frontiera delle possibilità produttive
03. Una diminuzione della dotazione di capitale provoca:
Uno spostamento parallelo della frontiera delle possibilità produttive verso destra
Uno spostamento parallelo della frontiera delle possibilità produttive verso sinistra
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso sinistra maggiormente orientato al bene ad
alta intensità di capitale
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso destra maggiormente orientato al bene ad
alta intensità di capitale
04. Un incremento della dotazione fattoriale determina:
Un movimento lungo la frontiera delle possibilità produttive
Uno spostamento verso destra della frontiera delle possibilità produttive
Uno spostamento verso sinistra della frontiera delle possibilità produttive
Nessun effetto
05. Un punto interno alla frontiera delle possibilità produttive è:
Raggiungibile ed efficiente
Non raggiungibile ed inefficiente
Non raggiungibile ed efficiente
Raggiungibile ed inefficiente
06. L'aumento della dotazione di lavoro determina:
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso destra maggiormente orientato al bene ad
alta intensità di lavoro
Uno spostamento parallelo della frontiera delle possibilità produttive verso destra
Uno spostamento parallelo della frontiera delle possibilità produttive verso sinistra
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso destra maggiormente orientato al bene a
minore intensità di lavoro
07. L'inefficienza è evidenziata in un punto:
Interno o esterno alla frontiera delle possibilità produttive
Sulla frontiera delle possibilità produttive
Interno alla frontiera delle possibilità produttive
Esterno alla frontiera delle possibilità produttive
08. La scarsità è evidenziata in un punto:
Sulla frontiera delle possibilità produttive
Interno alla frontiera delle possibilità produttive
Esterno alla frontiera delle possibilità produttive
Interno o esterno alla frontiera delle possibilità produttive
09. Il saggio marginale di trasformazione tra il bene a e il bene B esprime:
La quantità del bene B a cui si è disposti a rinunciare per produrre un’unità aggiuntiva del bene A
Ambedue le risposte precedenti
Il costo opportunità del bene A
Nessuna delle risposte precedenti
10. Il saggio marginale di trasformazione tra il bene a e il bene B è pari a:
ΔQ(A) / ΔQ(B)
ΔQ(B) / ΔQ(A)
Q(A) / Q(B)
Q(B) / Q(A)
11. Il saggio marginale di trasformazione tra il bene A e il bene B esprime:
Il costo opportunità del bene A
Il costo opportunità del bene B
Nessuna delle risposte precedenti
La quantità del bene A a cui si è disposti a rinunciare per produrre un’unità aggiuntiva del bene B
12. Il saggio marginale di trasformazione tra il bene B e il bene A esprime:
Il costo opportunità del bene A
Nessuna delle risposte precedenti
La quantità del bene B a cui si è disposti a rinunciare per produrre un’unità aggiuntiva del bene A
La quantità del bene A a cui si è disposti a rinunciare per produrre un’unità aggiuntiva del bene B
13. Il saggio marginale di trasformazione tra il bene B e il bene A esprime:
Il costo opportunità del bene B
La quantità del bene A a cui si è disposti a rinunciare per produrre un’unità aggiuntiva del bene B
Nessuna delle risposte precedenti
Ambedue le risposte precedenti
14. Un decremento della dotazione fattoriale determina:
Un movimento sulla frontiera delle possibilità produttive
Uno spostamento verso sinistra della frontiera delle possibilità produttive
Uno spostamento verso destra della frontiera delle possibilità produttive
Nessun effetto
15. Un aumento della dotazione di capitale determina:
Nessun spostamento
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso destra maggiormente orientato al bene a
bassa intensità di capitale
Uno spostamento parallelo della frontiera delle possibilità produttive verso destra
Uno spostamento della frontiera delle possibilità produttive verso destra maggiormente orientato al bene ad
alta intensità di capitale
16. Un punto esterno alla frontiera delle possibilità produttive è:
Raggiungibile ed inefficiente
Non raggiungibile ed inefficiente
Raggiungibile ed efficiente
Non raggiungibile
17. Una contrazione della produttività:
Non sposta la frontiera delle possibilità produttive
Sposta la frontiera delle possibilità produttive verso sinistra
Sposta la frontiera delle possibilità produttive verso destra
Modifica l'inclinazione della frontiera delle possibilità produttive
18. Un punto sulla frontiera delle possibilità produttive è:
Non raggiungibile ed inefficiente
Raggiungibile ed inefficiente
Non raggiungibile
Raggiungibile ed efficiente
19. Un aumento della produttività:
Modifica l'inclinazione della frontiera delle possibilità produttive
Non sposta la frontiera delle possibilità produttive
Sposta la frontiera delle possibilità produttive verso sinistra
Sposta la frontiera delle possibilità produttive verso destra
20. Si descriva la Frontiera delle possibilità produttive e le determinanti dei suoi spostamenti.
La frontiera delle possibilità produttive è l’insieme delle combinazioni di due beni ottenuti con il pieno
impiego dei fattori produttivi disponibili.
La frontiera delle possibilità produttive non è stabile nel tempo ma può spostarsi in seguito a differenti cause,
riassumibili sostanzialmente in: 1. Variazione del livello di specializzazione; 2. Variazione nella disponibilità
di fattori produttivi. Nel primo caso risulta fondamentale il ruolo della tecnologia. Infatti, nuove invenzioni
in ambito industriale, forniscono la possibilità di produrre di più a parità di dotazioni di fattori produttivi
(spostando la FPP verso destra). Nel momento in cui le medesime invenzioni diventano di uso comune, le
maggiori possibilità produttive potrebbero venire meno (spostando la FPP verso sinistra).

Lezione 003
01. La diminuzione del prezzo del bene:
Sposta la curva di offerta verso destra
Sposta la curva di offerta verso sinistra
Riduce la quantità offerta
Aumenta la quantità offerta
02. Le economie regolamentate sono tipiche dei:
Sistemi pianificati
Sistemi ibridi
Sistemi capitalistici
Sistemi misti
03. Le economie di libero scambio sono tipiche dei:
Sistemi capitalistici
Sistemi misti
Sistemi ibridi
Sistemi pianificati
04. L'introduzione di una norma anti-monopolistica:
Sposta la curva di offerta verso sinistra
Aumenta la quantità offerta
Sposta la curva di offerta verso destra
Riduce la quantità offerta
05. La diminuzione del prezzo del bene:
Aumenta la quantità domandata
Sposta la domanda verso sinistra
Riduce la quantità domandata
Sposta la domanda verso destra
06. Un aumento del prezzo di un bene sostituito:
Sposta la domanda verso sinistra
Sposta l'offerta verso sinistra
Sposta l'offerta verso destra
Sposta la domanda verso destra
07. La funzione di domanda inversa è:
P = F(Qd)
Qd = F(P)
Qd = P
Tutte le risposte precedenti
08. La diminuzione del prezzo di un bene sostituto:
Sposta la domanda verso sinistra
Sposta la domanda verso destra
Sposta l'offerta verso destra
Sposta l'offerta verso sinistra
09. L'aumento del prezzo di un bene complementare:
Sposta la domanda verso sinistra
Sposta la domanda verso destra
Sposta l'offerta verso destra
Sposta l'offerta verso sinistra
10. L'aumento del prezzo del bene:
Auementa la quantità domandata
Riduce la quantità domandata
Sposta la domanda verso destra
Sposta la domanda verso sinistra
11. La diminuzione del prezzo di un bene complementare:
Sposta l'offerta verso sinistra
Sposta la domanda verso destra
Sposta la domanda verso sinistra
Sposta l'offerta verso destra
12. Un aumento del prezzo del bene:
Sposta la curva di offerta verso sinistra
Riduce la quantità offerta
Aumenta la quantità offerta
Sposta la curva di offerta verso destra
13. La curva di domanda esprime una relazione tra prezzo e quantità:
Negativa
Maggiore di 1
Positiva
Nulla
14. La curva di offerta è espressa dai:
Lavoratori
Produttori
Consumatori
Capitalisti
15. La curva di offerta esprime una relazione tra prezzo e quantità:
Minore di 1
Positiva
Negativa
Nulla
16. Un incremento della tecnologia sposta:
La curva di domanda verso destra
La curva di domanda verso sinistra
La curva di offerta verso sinistra
La curva di offerta verso destra
17. Una diminuzione del prezzo dei fattori produttivi sposta:
La curva di domanda verso sinistra
La curva di offerta verso destra
La curva di offerta verso sinistra
La curva di domanda verso destra
18. Un aumento del prezzo dei fattori produttivi sposta:
La curva di offerta verso destra
La curva di domanda verso sinistra
La curva di offerta verso sinistra
La curva di domanda verso destra
19. Una contrazione della tecnologia sposta:
La curva di domanda verso sinistra
La curva di domanda verso destra
La curva di offerta verso sinistra
La curva di offerta verso destra
20. La funzione di domanda diretta è:
Qd = F(P)
P = F(Qd)
P = Qd)
Nessuna delle risposte precedenti
21. Un aumento del reddito del consumatore sposta:
La curva di domanda verso sinistra
La curva di domanda verso destra
La curva di offerta verso sinistra
La curva di offerta verso destra
22. La curva di domanda è espressa dai:
Consumatori
Imprese
Lavoratori
Produttori
23. La curva di domanda dipende:
Dal reddito del consumatore, dalla tecnologia e dal prezzo dei beni correlati
Dal reddito del consumatore, dalle sue preferenze e dalla tecnologia
Dal reddito del consumatore, dal prezzo dei beni correlati e dalla tecnologia
Dal reddito del consumatore, dalle sue preferenze e dal prezzo dei beni correlati
24. Una diminuzione del reddito del consumatore sposta:
La curva di domanda verso sinistra
La curva di offerta verso sinistra
La curva di domanda verso destra
La curva di offerta verso destra
25. Un bene si definisce complementare se:
Soddisfa un bisogno alternativo al bene principale
Nessuna delle risposte precedenti
Soddisfa il medesimo bisogno del bene principale
Deve essere utilizzato insieme al bene principale per soddisfare un bisogno
26. Un bene si definisce sostituto se:
Nessuna delle risposte precedenti
Soddisfa il medesimo bisogno del bene principale
E’ indipendente dal bene principale
Soddisfa un bisogno alternativo al bene principale
27. Si rappresenti graficamente e si descriva la funzione di offerta. Quali variabili incidono sulla sua
posizione?

Le variabili che incidono sono:


un aumento della quantità offerta comporta per le imprese, normalmente, un aumento dei costi (unitari) di
produzione. Di conseguenza le imprese sono disposte ad aumentare la quantità offerta solo in presenza di un
prezzo maggiore. • una diminuzione della quantità offerta comporta per le imprese, normalmente, un
riduzione dei costi (unitari) di produzione. Di conseguenza le imprese sono disposte a Le “altre condizioni”
comprendono: – la tecnologia – i prezzi dei fattori produttivi – la regolamentazione pubblica • La curva di
offerta del mercato è la somma orizzontale delle curve di offerta delle singole impresedurre la quantità
offerta dato un prezzo minore.
28. Si rappresenti graficamente e si descriva la funzione di domanda. Quali variabili incidono sulla sua
posizione?
La relazione fra prezzo di un bene e la quantità domandata dello stesso (a parità di altre condizioni).
Caratteristica fondamentale … La relazione è negativa: • un aumento del prezzo provoca una riduzione della
quantità domandata • una riduzione del prezzo provoca un aumento della quantità domandata

Lezione 004
01. Un aumento dell'offerta determina:
Un aumento della quantità e una diminuzione del prezzo
Un aumento del prezzo e una diminuzione della quantità
Un aumento della quantità e del prezzo
Una diminuzione della quantità e del prezzo
02. Si consideri il seguente grafico:

Il surplus del produttore è pari:


Al triangolo AEP
Al triangolo PEB
Al triangolo EBQ
Al triangolo AEB
03. Si consideri il seguente grafico:

Il surplus totale è pari:


Al triangolo AEB
Al triangolo AEP
Al triangolo PEB
Al triangolo EBQ
04. Sia data una domanda pari a Q=10-2p ed un'offerta pari a Q=-2+p.
Il prezzo di equilibrio è pari a:
1
8/3
4
12
05. Si consideri il seguente grafico:

Il surplus del consumatore corrisponde:


Al triangolo DEB
Al triangolo PEB
Al triangolo AEP
Al triangolo EBQ
06. In presenza di un eccesso di offerta, il prezzo di mercato:
Diventa negativo
Aumenta
Diminuisce
Rimane costante
07. Si ha un eccesso di domanda quando:
Il prezzo di mercato è inferiore al prezzo di equilibrio
Non dipende dal prezzo di equilibrio
Il prezzo di mercato è superiore al prezzo di equilibrio
Il prezzo di mercato coincide con il prezzo di equilibrio
08. Si ha un eccesso di offerta quando:
Non dipende dal prezzo di equilibrio
Il prezzo di mercato è superiore al prezzo di equilibrio
Il prezzo di mercato è inferiore al prezzo di equilibrio
Il prezzo di mercato coincide con il prezzo di equilibrio
09. In presenza di un eccesso di domanda, il prezzo di mercato:
Diminuisce
Diventa negativo
Aumenta
Rimane costante
10. Sia data una domanda pari a Q=10-2p ed un'offerta pari a Q=-2+p.
La quantità di equilibrio è pari a:
4
2
1
6
11. Si consideri il seguente grafico:

Il surplus del consumatore è pari a:


30
50
20
80
12. Una diminuzione dell'offerta determina:
Un aumento della quantità e una diminuzione del prezzo
Un aumento del prezzo e una diminuzione della quantità
Un aumento della quantità e del prezzo
Una diminuzione della quantità e del prezzo
13. Una diminuzione della domanda ed una diminuzione dell'offerta determina.
Un aumento del prezzo ed un effetto incerto sulla quantità
Una diminuzione della quantità ed un effetto incerto sul prezzo
Un aumento della quantità ed un effetto incerto sul prezzo
Una diminuzione del prezzo ed un effetto incerto sulla quantità
14. Una diminuzione della domanda determina:
Una diminuzione della quantità e del prezzo
Un aumento del prezzo e una diminuzione della quantità
Un aumento della quantità e del prezzo
Un aumento della quantità e una diminuzione del prezzo
15. Un aumento della domanda e un aumento dell'offerta determina:
Un aumento della quantità e del prezzo
Un aumento del prezzo ed un effetto incerto sulla quantità
Una diminuzione della quantità e del prezzo
Un aumento della quantità ed un effetto incerto sul prezzo
16. Un aumento della domanda ed una diminuzione dell'offerta determina:
Una diminuzione della quantità ed un effetto incerto sul prezzo
Un aumento del prezzo ed un effetto incerto sulla quantità
Un aumento della quantità ed un effetto incerto sul prezzo
Una diminuzione del prezzo ed un effetto incerto sulla quantità
17. Si consideri il seguente grafico:

Il surplus del produttore è pari a:


80
50
20
30
18. Un aumento della domanda determina:
Un aumento della quantità e una diminuzione del prezzo
Una diminuzione della quantità e del prezzo
Un aumento del prezzo e una diminuzione della quantità
Un aumento della quantità e del prezzo
19. Si consideri il seguente grafico:

Il surplus totale è pari a:


30
50
80
20
20. Una diminuzione della domanda ed un aumento dell'offerta determina:
Un aumento del prezzo ed un effetto incerto sulla quantità
Un aumento della quantità ed un effetto incerto sul prezzo
Una diminuzione del prezzo ed un effetto incerto sulla quantità
Una diminuzione della quantità ed un effetto incerto sul prezzo
21. Si rappresenti graficamente il surplus dei consumatori e il surplus dei produttori, dandone una
definizione.

Rappresentano un benessere in quanto è dato dalla differenza tra prezzo massimo disposto a pagare e prezzo
minimo disposto a vendere e prezzo di equilibrio raggiunto sul mercato
22. Si rappresenti graficamente un eccesso di domanda, dandone una definizione
Se il prezzo di mercato è inferiore al prezzo di equilibrio si ha un eccesso di domanda, in quanto la domanda
eccede l’offerta.

23. Si rappresenti graficamente un eccesso di offerta, dandone una definizione


Nell’eventualità in cui il prezzo di mercato sia diverso dal prezzo di equilibrio si verifica un disequilibrio
temporaneo che si definisce eccesso. Se il prezzo di mercato è superiore al prezzo di equilibrio si ha un
eccesso di offerta, in quanto l’offerta eccede la domanda.

Lezione 005
01. L’elasticità della domanda è:
Non dipende dal tempo
Maggiore nel lungo periodo
Maggiore nel breve periodo
Non cambia nel tempo
02. In presenza di domanda ad elasticità unitaria, se il prezzo diminuisce:
La spesa del consumatore diventa negativa
La spesa del consumatore aumenta
La spesa del consumatore non varia
La spesa del consumatore diminuisce
03. Secondo il teorema di Barone:
Le imposte dirette dovrebbero essere aumentate
Le imposte dirette sono più distorsive delle imposte indirette
Le imposte indirette sono più distorsive delle imposte diretta
Le impostew indirette dovrebbero essere diminuite
04. L'introduzione di una tassa su ogni unità venduta determina:
Una diminuzione del prezzo e della quantità
Un aumento del prezzo e una diminuzione della quantità
Un aumento del prezzo e della quantità
Un aumento della quantità e una diminuzione del prezzo
05. Se il prezzo di equilibrio è inferiore al prezzo minimo si ha:
Nessuna delle risposte precedenti
Equilibrio di mercato
Eccesso di domanda
Eccesso di offerta
06. In presenza di domanda ad elasticità unitaria, se il prezzo aumenta:
Nessuna delle risposte precedenti
La spesa del consumatore non varia
La spesa del consumatore diminuisce
La spesa del consumatore aumenta
07. In presenza di domanda rigida, se il prezzo diminuisce:
La spesa del consumatore diventa negativa
La spesa del consumatore non varia
La spesa del consumatore aumenta
La spesa del consumatore diminuisce
08. Se il prezzo di equilibrio è superiore al prezzo massimo si ha:
Equilibrio di mercato
Nessuna delle risposte precedenti
Eccesso di offerta
Eccesso di domanda
09. Se il prezzo di equilibrio è superiore al prezzo minimo si ha:
Eccesso di offerta
Eccesso di domanda
Equilibrio di mercato
Nessuna delle risposte precedenti
10. Se il prezzo di equilibrio è inferiore al prezzo massimo:
Nessuna delle risposte precedenti
Un eccesso di offerta
Equilibrio di mercato
Un eccesso di domanda
11. In presenza di domanda elastica, se il prezzo diminuisce:
La spesa del consumatore non varia
La spesa del consumatore diventa negativa
La spesa del consumatore aumenta
La spesa del consumatore diminuisce
12. In presenza di domanda rigida, se il prezzo aumenta:
La spesa del consumatore aumenta
Nessuna delle risposte precedenti
La spesa del consumatore non varia
La spesa del consumatore diminuisce
13. In presenza di domanda elastica, se il prezzo aumenta:
La spesa del consumatore non varia
La spesa del consumatore diminuisce
Nessuna delle risposte precedenti
La spesa del consumatore aumenta
14. L'introduzione di un sussidio per ogni unità venduta determina:
Un aumento della quantità e una diminuzione del prezzo
Un aumento del prezzo e della quantità
Una diminuzione del prezzo e della quantità
Un aumento del prezzo e una diminuzione della quantità
15. La curva di domanda perfettamente rigida è:
Decrescente
Verticale
Crescente
Orizzontale
16. La domanda si definisce elastica quando l’elasticità, in valore assoluto, assume un valore:
Minore di uno
Maggiore di uno
Maggiore di zero
Minore di zero
17. L’elasticità della domanda assume valori:
Sia positivi che negativi
Sempre uguale a zero
Sempre negativi
Sempre positivi
18. L’elasticità della domanda è pari al rapporto tra:
La variazione percentuale della quantità e la variazione del prezzo
La variazione percentuale della quantità e la variazione percentuale del prezzo
La quantità e il prezzo
La variazione della quantità e la variazione del prezzo
19. La curva di domanda rigida è:
Decrescente
Crescente
Orizzontale
Verticale
20. La domanda si definisce rigida quando l’elasticità, in valore assoluto, assume un valore:
Minore di zero
Minore di uno
Maggiore di uno
Maggiore di zero
21. La curva di domanda perfettamente elastica è:
Verticale
Crescente
Decrescente
Orizzontale

22. In riferimento all’elasticità della curva di domanda si spieghi la relazione che esiste tra elasticità e
ricavi totali;
Se la curva di domanda è elastica, un aumento del prezzo corrente porta a una diminuzione più che
proporzionale della quantità domandata.Di conseguenza, il ricavo totale diminuisce.
Se la curva di domanda è anelastica, un aumento del prezzo corrente porta a una diminuzione meno che
proporzionale della quantità domandata.Di conseguenza, il ricavo totale aumenta.

23. In riferimento all’elasticità della curva di domanda:


a) Se ne dia una definizione sia in termini algebrici che letterali;
l’elasticità della domanda può essere definita come «la variazione percentuale della quantità domandata in
seguito ad una variazione di un punto percentuale del suo prezzo».
b) Si indichino i valori che può assumere;
L’elasticità della domanda è negativa, data la relazione inversa tra prezzo e quantità. Per semplicità di analisi
viene espressa in modulo, ovvero positiva e può assumere i seguenti valori: L’ELASTICITA’ DELLA
DOMANDA η = 0 0 ≤η ≤1 η → ∞ η ≥1 η =1
c) Si indichino le variabili da cui dipende.
Prezzo e quantità

24. Si descriva il teorema di Barone.


Il teorema di Barone, elaborato nel 1912 dal napoletano Enrico Barone, dimostra l'inefficienza
economica di imposte indirette che determinano la distorsione dei prezzi dei beni sul mercato.

Lezione 006
01. Si consideri la seguente funzione di domanda:
P = 10 – Qd
L'elasticità della domanda, in corrispondenza di un prezzo pari a 5, è pari a:
3
1/2
2
1
02. Se un prodotto è facilmente sostituibile, la sua domanda è:
Elastica
Molto elastica
Molto rigida
Poco elastica
03. Si consideri la seguente funzione di domanda:

In ogni suo punto, la domanda è:


Perfettamente elastica
Elastica
Rigida
Perfettamente rigida
04. Si consideri la seguente funzione di domanda:
P = 10 – 2Qd
L'elasticità della domanda, in corrispondenza di un prezzo pari a 6, è pari a:
1/2
3/5
3/4
3/2
05. Se un prodotto è poco sostituibile, la sua domanda è.
Molto elastica
Molto rigida
Rigida
Elastica
06. Si consideri la seguente funzione di domanda:

In ogni suo punto, la domanda è:


Rigida
Elastica
Perfettamente elastica
Perfettamente rigida
07. L'elasticità della domanda è:
Maggiore nel lungo periodo
Indipendente dal tempo
Nessuna delle risposte precedenti
Maggiore nel breve periodo
08. Si consideri la seguente funzione di domanda:
P = 10 – 2Qd
L'elasticità della domanda, in corrispondenza di un prezzo pari a 4, è pari a:
8/3
3/2
2/3
3/8
09. Se l’elasticità incrociata della domanda del bene x al prezzo del bene y è negativa:
I beni sono sostituti
I beni sono indipendenti
I beni sono necessari
I beni sono complementari
10. Se l’elasticità incrociata della domanda del bene x al reddito è negativa:
Il bene x è normale
Il bene x è complementare
Il bene x è inferiore
Il bene x è preferito
11. Se l’elasticità incrociata della domanda del bene x al reddito è maggiore di uno:
Nessuna delle risposte precedenti
Il bene x è normale
Il bene x è di lusso
Il bene x è necessario
12. L’elasticità incrociata della domanda al prezzo è pari al rapporto tra:
La variazione percentuale della quantità del bene x e la variazione del prezzo del bene y
La variazione della quantità del bene x e la variazione del prezzo del bene y
La variazione percentuale della quantità del bene x e la variazione percentuale del prezzo del bene y
La variazione percentuale della quantità del bene x e la variazione percentuale del prezzo del bene x
13. Se l’elasticità incrociata della domanda del bene x al reddito è positiva:
Il bene x è normale
Il bene x è sostituto
Il bene x è preferito
Il bene x è inferiore
14. L’elasticità incrociata della domanda al reddito è pari al rapporto tra:
La variazione percentuale della quantità del bene x e la variazione del reddito
La quantità del bene x e il reddito
La variazione della quantità del bene x e la variazione del reddito
La variazione percentuale della quantità del bene x e la variazione percentuale del reddito
15. Se l’elasticità incrociata della domanda del bene x al prezzo del bene y è positiva:
I beni sono indipendenti
I beni sono sostituti
I beni sono complementari
I beni sono necessari
16. Si consideri la seguente funzione di domanda:
P = 10 – Qd
L'elasticità della domanda, in corrispondenza di un prezzo pari a 8, è pari a:
8
2
4
1
17. In riferimento all’elasticità incrociata della domanda al prezzo:
a) Se ne dia una definizione sia in termini algebrici che letterali;
L’elasticità incrociata della domanda rispetto al prezzo di altri beni «esprime la variazione percentuale della
quantità domandata di un bene i-esimo al variare di un punto percentuale del prezzo di un bene j-esimo» e
può essere così determinata: L’ELASTICITA’ INCROCIATA DELLA DOMANDA Qi Pj Pj Qi Qi Pj ∆ ∆ η
, = Qi = quantità del bene i-esimo Y = reddito del consumatore
b) Si classifichino i beni in funzione del valore assunto dall’elasticità;
Elasticità maggiore di 0 B. Sostituti;
Elasticità minore di 0 B. Complementi
Elasticità uguale 0 B. indipendenti
c) Si indichino le variabili da cui dipende.
PX;PY

18. Si analizzi la relazione tra la spesa del consumatore e l'elasticità della domanda al prezzo.
Le variazioni di prezzo di un bene incidono sulla spesa che il consumatore sostiene per il suo acquisto in
modo differente, a seconda del valore assunto dall’elasticità della domanda. Per illustrare la relazione tra
spesa ed elasticità si consideri il caso di una domanda lineare. Infatti, lunga tale funzione è possibile
osservare tutti i valori assunti dall’elasticità: • In corrispondenza dell’intercetta verticale (con Q=0) la
domanda è perfettamente elastica • In corrispondenza dell’intercetta orizzontale (con P=0) la domanda è
perfettamente rigida • Muovendosi dall’intercetta verticale verso l’intercetta orizzontale l’elasticità
diminuisce

19. In riferimento all’elasticità incrociata della domanda al reddito:


a) Se ne dia una definizione sia in termini algebrici che letterali;
Il caso più rilevante è l’elasticità incrociata della domanda rispetto al reddito. L’elasticità incrociata rispetto
al reddito «esprime la variazione percentuale della quantità domandata di un bene i-esimo al variare di un
punto percentuale del reddito del consumatore» e può essere così determinata:
b) Si classifichino i beni in funzione del valore assunto dall’elasticità;
Maggiore di Zero B. Normale
Minore di Zero B. inferiore
c) Si indichino le variabili da cui dipende.
Prezzo e reddito

Lezione 007
01. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) + P(B) + 0,5Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 10
P(B) = 30
Y = 60
I beni A e B sono:
Privilegiati
Complementari
Indipendenti
Sostituti
02. Il capitale di rischio:
E’ fornito dai soci e ha l’obbligo della remunerazione
E’ fornito dai creditori e ha l’obbligo della remunerazione
E’ fornito dai creditori e non ha l’obbligo della remunerazione
E’ fornito dai soci e non ha l’obbligo della remunerazione
03. Il fabbisogno finanziario di un’impresa può essere coperto con:
Capitale di rischio e capitale di credito
Tutte le risposte precedenti
Capitale circolante e capitale di credito
Capitale di rischio e capitale circolante
04. Si consideri la seguente formula:

In questo modo si esprime:


L'elasticità incrociata della domanda del bene A al prezzo del bene B
L'elasticità incrociata della domanda del bene B al prezzo del bene A
L'elasticità al prezzo della domanda del bene A
L'elasticità incrociata della domanda del bene A al reddito
05. Sia data la seguente formula.

In questo modo si esprime:


L'elasticità incrociata della domanda del bene A al reddito
L'elasticità incrociata del bene A al prezzo del bene B
L'elasticità della domanda del bene A al prezzo
Nessuna delle risposte precedenti
06. Il capitale di terzi:
E’ fornito dai creditori e non ha l’obbligo della remunerazione
E’ fornito dai soci e ha l’obbligo della remunerazione
E’ fornito dai soci e non ha l’obbligo della remunerazione
E’ fornito dai creditori e ha l’obbligo della remunerazione
07. In un’impresa il soggetto giuridico:
Assume gli obblighi e i diritti verso terzi e orienta l’attività aziendale
Nessuna delle risposte precedenti
Orienta l’attività aziendale
Assume gli obblighi e i diritti verso terzi
08. Nelle società di capitali i soci sono:
Responsabili non solidalmente e limitatamente
Responsabili solidalmente e limitatamente
Responsabili solidalmente e illimitatamente
Responsabili non solidalmente e illimitatamente
09. Nelle società di persona i soci sono:
Responsabili solidalmente e limitatamente
Responsabili non solidalmente e illimitatamente
Responsabili solidalmente e illimitatamente
Responsabili non solidalmente e limitatamente
10. Le forme giuridiche di società previste dal nostro ordinamento sono:
La società di persone e la società di capitale
La società di persone, la società di capitale e la società no-profit
La società di persone, la società di capitale e la società cooperativa
La società di persone, la società no-profit e la società cooperativa
11. In un’impresa il soggetto economico:
Orienta l’attività aziendale
Assume gli obblighi e i diritti verso terzi
Nessuna delle risposte
Assume gli obblighi e i diritti verso terzi e orienta l’attività aziendale
12. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) + 4P(B) + 0,1Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 40
P(B) = 5
Y = 200
L'elasticità incrociata della domanda del bene A al reddito è pari a:
0,2
0,1
2
1
13. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) + 0,5Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 10
Y = 60
I beni A e B sono:
Sostituti
Indipendenti
Normali
Complementari
14. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 200 – P(A) + 2P(B) - 0,1Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 20
P(B) = 10
Y = 2000
Il bene A è:
Un bene necessario
Un bene inferiore
Un bene di lusso
Un bene normale
15. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 200 – P(A) + 2P(B) + 0,1Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 20
P(B) = 10
Y = 2000
L'elasticità incrociata della domanda del bene A rispetto al reddito è pari a:
0,2
0,5
0,4
0,1
16. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 200 – P(A) + 2P(B) + 0,1Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 20
P(B) = 10
Y = 2000
Il bene A è:
Un bene normale
Nessuna delle risposte precedenti
Un bene inferiore
Un bene di lusso
17. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 200 – P(A) + 4P(B) + 0,2Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 40
P(B) = 10
Y = 100 0
L'elasticità incrociata della domanda del bene A al reddito è pari a:
0,2
5
1
0,5
18. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) + 0,5Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 10
Y = 60
L'elasticità incrociata della domanda del bene A al prezzo del bene B è pari a:
0
2
-1
1
19. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) - 2P(B) + 0,1Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 200
P(B) = 900
Y = 199000
L'elasticità incrociata rispetto al reddito del bene A è pari a:
11
1
1,1
0,1
20. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) + P(B) + 0,5Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 10
P(B) = 30
Y = 60
L'elasticità incrociata della domanda del bene A al prezzo del bene B è pari a:
-2
2
1
5
21. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) - 2P(B) + 0,1Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 200
P(B) = 900
Y = 199000
Il bene A è:
Un bene inferiore
Un bene necessario
Nessuna delle risposte precedenti
Un bene di lusso
22. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) - P(B) + 0,5Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 10
P(B) = 20
Y = 60
I beni A e B sono:
Sostituti
Indipendenti
Complementari
Simili
23. Si consideri la seguente funzione di domanda:
Q(A) = 100 – P(A) - P(B) + 0,5Y
Dati i seguenti valori:
P(A) = 10
P(B) = 20
Y = 60
L'elasticità incrociata della domanda del bene A al prezzo del bene B è pari a:
0,2
-1
1
-0,2

24. Quali sono le caratteristiche di una società di capitali?


Le società di capitali si distinguono in: • Società per azioni (spa) • Società a responsabilità limitata (srl) •
Società in accomandita per azioni (sapa). Nelle società di capitale le qualità personali dei soci perdono di
importanza ed i soci incidono nelle scelte aziendali in base alla quota di capitale da essi sottoscritta.
Le caratteristiche delle società di capitale sono l’opposto di quelle della società di persone, ovvero: • i soci
sono responsabili limitatamente al denaro o ai beni conferiti nella società (capitale sottoscritto); • il potere di
amministrazione è dissociato dalla qualità di socio: tale potere è articolato in una pluralità di organi
(assemblea dei soci, consiglio di amministrazione, amministratori); • la qualità di socio è liberamente
trasferibile;

25. Quali sono le caratteristiche di una società di persone?


Le società di persone si distinguono in • Società semplice • Società in nome collettivo (snc) • Società in
accomandita semplice (sas). Le caratteristiche principali delle società di persone sono le seguenti: • i soci
sono responsabili illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni della società verso i terzi; • il potere di
amministrazione (controllo) è collegato alla qualità di socio; • la qualità di socio non è trasferibile senza il
consenso degli altri soci; • la società non ha personalità giuridica propria distinta da quella dei soci.

Lezione 008
01. la struttura organizzativa divisionale è caratterizzata da:
Nessuna delle risposte precedenti
Una precisa definizione dei compiti e delle responsabilità
Un'elevata efficienza dovuta alla specializzazione
Una scarsa flessibilità al cambiamento dell'ambiente esterno
02. La struttura organizzativa funzionale è caratterizzata da:
Una maggiore snellezza operativa
Elevati costi organizzativi
Tutte le risposte precedenti
Nessuna delle riposte precedenti
03. La struttura organizzativa divisionale è caratterizzata da:
Un efficace processo di formulazione delle strategie
Elevati costi organizzativi
Un'elevata snellezza operativa
Tutte le risposte precedenti
04. La struttura organizzativa funzionale è caratterizzata da:
Una precisa definizione dei compiti e delle responsabilità
Una scarsa flessibilità al cambiamento dell'ambiente esterno
Tutte le risposte precedenti
Un'elevata efficienza dovuta alla specializzazione
05. Il capitale di comando è:
Posseduto dagli azionisti di maggioranza interessati alla gestione dell’azienda
Posseduto dagli azionisti di minoranza
Posseduto dagli azionisti di maggioranza
Posseduto dagli azionisti di minoranza interessati alla gestione dell’azienda
06. L'economia aziendale riconosce i seguenti istituti:
Famiglia e impresa
Famiglia, impresa, Stato e istituti no-profit
Famiglia, azienda di produzione e azienda pubblica
Famiglia, azienda, Stato e istituti no-profit
07. L’approvazione del bilancio è compito del:
Assemblea degli azionisti
Società di revisione
Collegio sindacale
Consiglio di amministrazione
08. In un’impresa manageriale:
Soggetto giuridico e soggetto economico coincidono nella figura degli azionisti
Soggetto giuridico e soggetto economico coincidono nella figura del manager
Soggetto giuridico coincide nella figura del manager mentre il soggetto economico coincide con gli azionisti
Soggetto giuridico coincide con gli azionisti mentre il soggetto economico coincide nella figura del manager
09. Il capitale controllato è:
Posseduto dagli azionisti di minoranza
Posseduto dagli azionisti di maggioranza
Posseduto dagli azionisti di maggioranza interessati alla gestione dell’azienda
Posseduto dagli azionisti di minoranza interessati alla gestione dell’azienda
10. Una struttura organizzativa funzionale è caratterizzata da:
Un efficace processo di formulazione delle strategie
Una precisa definizione dei compiti e delle responsabilità
Elevati costi organizzativi
Possibili conflitti fra i responsabili delle singole unità organizzative
11. Una struttura organizzativa divisionale è caratterizzata da:
Una scarsa flessibilità al cambiamento dell'ambiente esterno
La possibilità di conflitti fra gli obiettivi perseguiti dalle unità funzionali e gli obiettivi generali dell’impresa
Una precisa definizione dei compiti e delle responsabilità
Una maggiore snellezza operativa
12. Una struttura organizzativa funzionale è caratterizzata da:
Una scarsa flessibilità al cambiamento dell'ambiente esterno
Elevati costi organizzativi
Un efficace processo di formulazione delle strategie
Un'elevata snellezza operativa
13. Le gestioni che caratterizzano un'azienda sono:
Caratteristica , straordinaria, patrimoniale, finanziaria e tributaria
Caratteristica , straordinaria, patrimoniale, finanziaria e operativa
Caratteristica , accessoria, patrimoniale, finanziaria e tributaria
Caratteristica , accessoria, straordinaria, finanziaria e immobiliare
14. L’ordine strettamente economico di ogni istituto si definisce:
Obiettivo
Impresa
Strategia
Azienda
15. Le caratteristiche di un istituto sono:
Dinamicità, durabilità e autonomia
Dinamicità, convergenza e dipendenza
Staticità, durabilità e autonomia
Dinamicità, durabilità e dipendenza
16. La struttura organizzativa di un'azienda:
Rappresenta l’insieme dei processi che permettono il funzionamento ottimale dell'azienda
Rappresenta l’insieme dei processi che permettono il funzionamento ottimale del sistema organizzativo
Esprime i criteri con cui si attua la divisione tecnica e professionale del lavoro fra i soggetti che operano
nell'impresa.
Esprime i criteri con cui si attribuiscono le mansioni fra i soggetti che operano nell'impresa
17. I meccanismi operativi definiscono:
L’insieme dei processi che permettono il funzionamento ottimale del sistema produttivo
I criteri con cui si distribuiscono le mansioni fra i soggetti che operano nell'impresa
L’insieme dei processi che permettono il funzionamento ottimale del sistema organizzativo
I criteri con cui si attua la divisione tecnica e professionale del lavoro fra i soggetti che operano nell'impresa
18. La struttura organizzativa funzionale è caratterizzata da:
Una elevata snellezza operativa
Tutte le risposte precedenti
Una precisa definizione dei compiti e delle responsabilità
Un efficace processo di formulazione delle strategie
19. Nella struttura organizzativa funzionale:
La direzione generale ha il compito di definire la strategia complessiva dell'impresa
La direzione generale delega tutte le funzioni a singole unità organizzative
La direzione generale delega alcune funzioni a singole unità organizzative
La direzione generale non ha il pieno controllo delle risorse aziendali
20. Nella struttura organizzativa divisionale:
La direzione generale ha il compito di definire la strategia complessiva
La direzione generale non può raccogliere le risorse finanziarie da allocare alle divisioni
La direzione generale delega alcune funzioni a singole unità organizzative
La direzione generale non delega alcune funzione a singole unità organizzative
21. Si descrivano gli elementi costitutivi di un'azienda.
La dinamicità • La durabilità • L’autonomia

22. Si descrivano le funzioni attinenti alla gestione caratteristica.


la gestione caratteristica si possono individuare le seguenti funzioni: • Approvvigionamento • Produzione •
Vendita • Logistica • Amministrazione • Ricerca e sviluppo
23. Si descrivano le variabili di un'organizzazione.
La progettazione di un’organizzazione necessita di configurare le variabili organizzative, che rappresentano
gli strumenti con cui attuare le strategie di coordinamento e di controllo delle varie unità organizzative. Le
principali tipologie di variabili organizzative sono: • La struttura • I meccanismi operativi

24. Quali sono gli organi che definiscono la governance di una società di capitali? Quali funzioni
svolgono?
Nelle società di capitali, le più rilevanti nel nostro ordinamento economico, la governance è affidata a più
organi, quali: • L’assemblea dei soci • Il consiglio di amministrazione • Il collegio sindacale.
L’assemblea dei soci, di norma riunita a cadenza annuale, svolge tre funzioni fondamentali: •
L’approvazione del bilancio annuale; • La nomina degli amministratori e dei sindaci; • La determinazione del
compenso da attribuire ad amministratori e sindaci.
Il consiglio di amministrazione ha il potere esecutivo e ha il compito di attuare le direttive dell’assemblea dei
soci. Esso può essere rappresentato da una sola persona (chiamato amministratore delegato) o, più
comunemente, da più soggetti (chiamato comitato esecutivo) e gode di ampia autonomia nella gestione della
società. Il collegio sindacale è l’organo di controllo che deve sorvegliare l’amministrazione della società,
vigilare sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo da parte degli amministratori ed accertare la
regolare tenuta della contabilità sociale.

Lezione 009
01. Le società cooperative sono caratterizzate da:
Un numero massimo di soci
Un capitale minimo sottoscritto
Uno scopo reddituale
Uno scopo mutualistico
02. Il soggetto economico è:
Tutte le risposte precedenti
Una persona fisica
Nessuna delle risposte precedenti
Una persona giuridica
03. Le imprese a proprietà diffusa sono caratterizzate da:
Una struttura proprietaria articolata
Una sovrapposizione tra proprietà (azionisti) e controllo (manager)
Una struttura proprietaria unitaria
Una netta separazione tra proprietà (azionisti) e controllo (manager)
04. L'impresa a proprietà chiusa è caratterizzata da:
Una struttura proprietaria unitaria
Una struttura proprietaria articolata
Una struttura proprietaria parcellizzata
Una netta separazione tra proprietà (azionisti) e controllo (manager)
05. Il soggetto giuridico è:
Nessuna delle risposte precedenti
Una persona fisica
Tutte le risposte precedenti
Una persona giuridica
06. In Italia il modello di governance più diffuso è:
A proprietà diffusa
A proprietà articolata
A proprietà chiusa
A proprietà ristretta
07. La public company è un esempio di modello di governance:
A proprietà chiusa
A proprietà articolata
A proprietà diffusa
A proprietà ristretta
08. La società a responsabilità limitata è:
Una società di capitali
Una società per azioni
Una società di persone
Una società individuale
09. Le PMI adottano un modello di governance:
A proprietà articolata
A proprietà ristretta
A proprietà chiusa
A proprietà diffusa
10. La società in nome collettivo è un esempio di
Società di persone
Società di capitali
Società per azioni
Società cooperativa
11. Le società cooperative sono caratterizzate da:
Un numero minimo di soci
Una scopo reddittuale
Un limite minimo di capitale sottoscritto
Un numero massimo di soci
12. La forma organizzativa a matrice:
E’ decentrata
Non può essere né accentrata né decentrata
E’ accentrata
Può essere accentrata o decentrata
13. La forma organizzativa funzionale:
Non può essere né accentrata né decentrata
E’ decentrata
Può essere accentrata o decentrata
E’ accentrata
14. La forma organizzativa divisionale:
E’ decentrata
E’ accentrata
Non può essere né accentrata né decentrata
Può essere accentrata o decentrata
15. Quali sono le caratteristiche di un’organizzazione funzionale?
La struttura funzionale è una forma organizzativa accentrata, in cui la direzione generale delega alcune
funzioni a singole unità organizzative che corrispondono alle diverse fasi del processo di acquisizione-
trasformazionevendita, secondo un principio di ripartizione specialistica dei compiti.
16. Quali sono le caratteristiche di un’organizzazione a matrice?
La struttura a matrice è una combinazione fra l'organizzazione funzionale e quella divisionale con cui si
cerca di sfruttare i vantaggi di entrambe, ridefinendo le relazioni fra le diverse unità organizzative. I vantaggi
di questa struttura sono: • La possibilità di ottenere un'elevata specializzazione delle risorse con un maggiore
coordinamento; • L'elevata flessibilità ai mutamenti dell'ambiente esterno. Gli svantaggi, invece, sono: • La
difficoltà di bilanciare il potere fra le due dimensioni della matrice; • I possibili conflitti fra le diverse linee di
autorità; • Gli elevati costi dovuti alla maggiore complessità organizzativa.

17. Quali sono le caratteristiche di un’organizzazione divisionale?


La struttura divisionale prevede la costituzione di unità organizzative, definite divisioni, caratterizzate da
ampia autonomia strategica ed operativa (ma non hanno indipendenza nel reperimento di tali risorse) . Ogni
divisione è specializzata in relazione: • Una linea di prodotto • Un'area geografica • Un segmento di mercato.
La direzione generale ha, conseguentemente, il compito di definire la strategia complessiva (gestione del
portafoglio prodotti) e raccogliere le risorse finanziarie da allocare alle divisioni, che dovrà valutare.

18. Si spieghino i tre modelli di governance.


Nelle società di capitali, le più rilevanti nel nostro ordinamento economico, la governance è affidata a più
organi, quali: • L’assemblea dei soci • Il consiglio di amministrazione • Il collegio sindacale. L’assemblea
dei soci, di norma riunita a cadenza annuale, svolge tre funzioni fondamentali: • L’approvazione del bilancio
annuale; • La nomina degli amministratori e dei sindaci; • La determinazione del compenso da attribuire ad
amministratori e sindaci.
Il consiglio di amministrazione ha il potere esecutivo e ha il compito di attuare le direttive dell’assemblea dei
soci. Esso può essere rappresentato da una sola persona (chiamato amministratore delegato) o, più
comunemente, da più soggetti (chiamato comitato esecutivo) e gode di ampia autonomia nella gestione della
società. Il collegio sindacale è l’organo di controllo che deve sorvegliare l’amministrazione della società,
vigilare sull’osservanza della legge e dell’atto costitutivo da parte degli amministratori ed accertare la
regolare tenuta della contabilità sociale.

19. Quali sono le caratteristiche di una società cooperativa?


Questo tipo di società ha come caratteristica distintiva lo scopo mutualistico e non lucrativo perseguito dai
soci. Tale scopo mutualistico si concretizza in due aspetti: • La previsione di una percentuale massima di utili
ripartibili tra i soci; • L’offerta di beni e servizi o la fornitura di occasioni di lavoro ai propri soci a
condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato. La previsione di un limite massimo di
capitale sottoscritto da parte dei soci; • La previsione di un limite minimo di soci; • La variabilità del capitale
sociale in relazione all’ingresso e all’uscita dei soci.

Lezione 010
01. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=L²K
La produttività marginale, con K=2 è:
2
L
2L
4L
02. La legge dei rendimenti marginali decrescenti è valida:
Se tutti i fattori produttivi sono variabili
Solo nel breve periodo
Solo nel lungo periodo
Sia nel breve che nel lungo periodo
03. Il prodotto marginale eguaglia il prodotto medio:
Nel punto di minimo del prodotto medio
Mai
Sempre
Nel punto di massimo del prodotto medio
04. Il prodotto marginale eguaglia il prodotto medio:
Nel punto di massimo del prodotto marginale
Sempre
Mai
Nel punto di massimo del prodotto medio
05. Gli input di un'impresa sono:
I beni e i servizi intermedi, il lavoro diretto ed indiretto, il capitale fisico e il capitale finanziario
I beni e i servizi intermedi, il lavoro indiretto, il capitale fisico e il capitale tecnico
I beni e i servizi finali, il lavoro diretto ed indiretto, il capitale tecnico e il capitale finanziario
I beni e i servizi finali, il lavoro diretto, il capitale fisico e il capitale finanziario
06. Il prodotto medio del fattore produttivo lavoro è pari a:
Q/L
Q/ΔL
ΔQ/ΔL
ΔQ/L
07. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=LK²
La produttività media con K=4.è:
L
4L
16L
16
08. La seguente funzione rappresenta:

La funzione di produzione di lungo periodo


La funzione di costo totale
La funzione di costo variabile
La funzione di produzione di breve periodo
09. Nel lungo periodo gli input possono essere:
Disponibili in quantità fissa e variabile
Disponibili esclusivamente in quantità variabile
Disponibili in quantità fissa o variabile
Disponibili esclusivamente in quantità fissa
10. Nel breve periodo gli input possono essere:
Disponibili in quantità fissa e variabile
Disponibili esclusivamente in quantità fissa
Disponibili esclusivamente in quantità variabile
Disponibili in quantità fissa o variabile
11. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=LK²
La produttività marginale con K=4.è:
16L
L
2L
16
12. Si consideri la seguente funzione di produzione.
Q=L²K
La produttività media del fattore lavoro con K=2 è:
2L
4L
L
4

13. La seguente funzione rappresenta:

La funzione di costo totale


La funzione di costo marginale
La funzione di produzione di lungo periodo
La funzione di produzione di breve periodo
14. Il prodotto marginale del fattore produttivo lavoro è pari a:
ΔQ/ΔL
Q/L
Q/ΔL
ΔQ/L
15. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=LK
La produttività marginale del fattore lavoro con K=2 è:
K
L
1/2
2
16. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=LK
La produttività media del fattore lavoro con K=2 è:
K
3
L
2
17. Si descriva una funzione di produzione, evidenziando le differenze tra breve e lungo periodo.
La funzione di produzione esprime la relazione tra il volume prodotto di un bene o di un servizio e la
quantità di fattori produttivi impiegati. Definendo il volume di produzione come output e i fattori produttivi
come input, la funzione di produzione evidenzia una relazione input-output.
I principali fattori produttivi impiegati nella produzione sono:
• I beni e i servizi intermedi quali materie prime, semilavorati, energia
elettrica e materiali di consumo;
• Il lavoro diretto ed indiretto;
• Il capitale fisico ovvero tutti i beni ad utilizzo ripetuto quali i fabbricati, i
macchinari e gli impianti;
• Il capitale finanziario cioè le disponibilità monetarie da investire
nell’attività d’impresa.
Questi fattori produttivi possono essere raggruppati in due macro
categorie, quali il lavoro e il capitale
Per breve periodo, si intende un arco temporale caratterizzato dalla libera disponibilità di alcuni fattori
produttivi mentre altri fattori produttivi sono disponibili in quantità fissa. Per lungo periodo, si intende un
arco temporale in cui TUTTI i fattori produttivi sono liberamente disponibili in quantità variabile.

18. Si spieghi la legge dei rendimenti marginali decrescenti.


Rendimenti di scala decrescenti. L'incremento delle quantità di impiego del fattore produttivo determina un
incremento meno che proporzionale della quantità del prodotto finito. Ad esempio, un incremento del 10%
della forza lavoro determina un incremento del 5% della produzione.

Lezione 011
01. Si consideri la seguente funzione di costo totale di breve periodo:
CT=10+2Q
Il costo medio totale è:
2
10 + 2/Q
2
10/Q + 2
02. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=LK
Sapendo che w=20 e r=10 con un K=5, la funzione di costo totale è:
2Q+50
4Q+50
4Q+5
2Q+5
03. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=2LK
Sapendo che w=20 e r=10 con un K=10, la funzione di costo medio fisso è:
10/Q
10
100
100/Q
04. Il costo medio totale di breve periodo è pari a:
CT/Q
CMEV+CMEF
Tutte le risposte precedenti
Nessuna delle risposte precedenti
05. Il costo fisso:
Non parte dall’origine degli assi e si rappresenta con una linea parallela all’asse delle ascisse
Parte dall’origine degli assi e cresce, inizialmente, in modo più che proporzionale e, successivamente, in
modo meno che proporzionale
Non parte dall’origine degli assi e si rappresenta con una linea parallela all’asse delle ordinate
Parte dall’origine degli assi e cresce, inizialmente, in modo meno che proporzionale e, successivamente, in
modo più che proporzionale
06. Si consideri il seguente grafico:

Le funzioni rappresentate sono:


Le funzioni di costo totale di breve periodo
Le funzioni di costo di lungo periodo
Le funzioni di costo medio di breve periodo
Le funzioni di costo medio di lungo periodo
07. Il costo medio variabile è:
Decrescente
Crescente
Inizialmente decrescente e poi crescente
Sempre costante
08. Il costo medio fisso è:
Inizialmente decrescente e poi crescente
Sempre costante
Crescente
Decrescente
09. Il costo marginale di breve periodo:
Ha una relazione negativa con la produttività media del lavoro
Ha una relazione positiva con la produttività marginale del lavoro
Ha una relazione negativa con la produttività marginale del lavoro
Ha una relazione positiva con la produttività media del lavoro
10. Il costo medio variabile:
Ha una relazione positiva con la produttività marginale del lavoro
Ha una relazione negativa con la produttività marginale del lavoro
Ha una relazione negativa con la produttività media del lavoro
Ha una relazione positiva con la produttività media del lavoro
11. Si consideri la seguente funzione di produzione:
Q=2LK
Sapendo che w=20 e r=10 con un K=10, la funzione di costo totale è:
CT=2Q+100
CT=2Q+10
CT=Q+10
CT=Q+100
12. Si consideri la seguente funzione di produzione:

Q=LK
Sapendo che w=20 e r=10 con un K=5, la funzione di costo medio fisso è:
5
50
50/Q
5/Q
13. Il costo variabile:
Parte dall’origine degli assi e cresce, inizialmente, in modo più che proporzionale e, successivamente, in
modo meno che proporzionale
Parte dall’origine degli assi e cresce, inizialmente, in modo meno che proporzionale e, successivamente, in
modo più che proporzionale
Non parte dall’origine degli assi e si rappresenta con una linea parallela all’asse delle ascisse
Non parte dall’origine degli assi e cresce, inizialmente, in modo più che proporzionale e, successivamente, in
modo meno che proporzionale
14. Un esempio di costo fisso di produzione è:
Il costo del lavoro manuale
Il costo delle materie prime
L'energia elettrica
L’affitto di un impianto
15. Un esempio di costo variabile di produzione è:
L’affitto di un impianto
Il costo delle materie prime
Le spese amministrative
La pubblicità
16. Si consideri la seguente funzione di costo totale di breve periodo:
CT=10+2Q
Il costo marginale è:
Q
1
10
2
17. Si definisca la funzione di costo totale di breve periodo, di costo variabile e di costo fisso.
Rappresentare tali funzioni nel medesimo grafico.
CT=CF+CV
CV=cvu*q
CF=CF

Lezione 012
01. Una funzione di produzione presenta rendimenti di scala crescenti se:
La produzione aumenta in modo proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
La produzione aumenta in modo meno che proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
La produzione aumenta in modo proporzionale, in seguito all'aumento di alcuni fattori produttivi
La produzione aumenta in modo più che proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
02. Si consideri il seguente grafico:

In questo modo si rappresenta:


La funzione di costo medio totale di breve periodo
La funzione di costo totale di breve periodo
La funzione di costo totale di lungo periodo
La funzione di costo medio totale di lungo periodo
03. Una funzione di produzione presenta rendimenti di scala costanti se:
La produzione aumenta in modo più che proporzionale, in seguito all'aumento di alcuni fattori produttivi
La produzione aumenta in modo proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
La produzione aumenta in modo meno che proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
La produzione aumenta in modo più che proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
04. Ipotizzando di moltiplicatore tutti i fattori produttivi per un parametro A>1, la funzione di
produzione Q presenta rendimenti di scala crescenti se:
Q'=AQ
Q'<AQ
Q'>AQ
Q'=Q
05. Ipotizzando di moltiplicatore tutti i fattori produttivi per un parametro A>1, la funzione di
produzione Q presenta rendimenti di scala costanti se:
Q'<AQ
Q'<Q
Q'=AQ
Q'>AQ
06. Una funzione di produzione presenta rendimenti di scala decrescenti se:
La produzione aumenta in modo più che proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
La produzione aumenta in modo proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
La produzione aumenta in modo meno che proporzionale, in seguito all'aumento di tutti i fattori produttivi
La produzione aumenta in modo meno che proporzionale, in seguito all'aumento di alcuni fattori produttivi
07. Ipotizzando di moltiplicatore tutti i fattori produttivi per un parametro A>1, la funzione di
produzione Q presenta rendimenti di scala decrescenti se:
Q'<AQ
Q'=AQ
Q'>AQ
Q'<Q
08. Il costo marginale eguaglia il costo medio totale:
Mai
Nel punto di minimo del costo medio
Nel punto di minimo del costo marginale
Sempre
09. Il costo marginale eguaglia il costo medio totale:
Nel punto di minimo del costo medio totale
In ogni punto del costo medio
Nel punto di massimo del costo medio totale
Mai
10. Il costo marginale è pari a:
CT/Q
CT/ΔQ
ΔCT/Q
ΔCT/ΔQ
11. Si consideri la seguente funzione di costo medio di lungo periodo:

Le diseconomie di scala si hanno nel tratto:


CD
BD
AB
BC
12. Il costo medio è pari a:
CT/Q
ΔCT/ΔQ
ΔCT/Q
CT/ΔQ
13. Si consideri la seguente funzione di costo medio di lungo periodo:

Si raggiunge la dimensione ottima nel tratto:


AD
BC
AB
CD
14. Si consideri la seguente funzione di costo medio di lungo periodo:

Le economie di scala si hanno nel tratto:


AB
BC
CD
AC
15. Il ricavo marginale è pari a:
RT/ΔQ
ΔRT/Q
ΔRT/ΔQ
RT/Q
16. Il massimo profitto economico si ottiene uguagliando:
Ricavi unitari e costi unitari
Ricavi marginali e costi marginali
Ricavi totali e costi totali
Ricavi medi e costi medi
17. Il ricavo marginale è il ricavo ottenuto:
Dalla vendita totale del prodotto
Dalla vendita di un’unità di prodotto
Dalla vendita della prima unità di prodotto
Dalla vendita dell’ultima unità di prodotto
18. Si definiscano:
a) Costo medio variabile
COSTO VARIABILE IN MEDIA PER OGNI UNITà DI PRODOTTO cvm/q
b) costo medio fisso
RIPARTIZIONE MEDIA DEL COSTO FISSO SU SINGOLA QUANTITA cf/q
c) costo medio totale
ct/q
d) costo marginale
Rappresentare tali funzioni nel medesimo grafico.
Il costo marginale (CMa) rappresenta l’incremento del
costo totale che un’impresa deve sostenere per
produrre un’unità aggiuntiva di prodotto. ∆tc/∆Q

Lezione 013
01. La scala di produzione esprime:
La quantità prodotta al massimo dei costi da una determinata combinazione produttiva
La quantità prodotta per ogni combinazione produttiva
La quantità prodotta alla massima efficienza da una determinata combinazione produttiva
La quantità prodotta al minimo dei costi da una determinata combinazione produttiva
02. La dimensione ottima o scala efficiente si ha:
Nel punto di minimo dei costi medi di breve periodo
Nel punto di minimo dei costi medi di lungo periodo
Nel punto di incontro tra costo medio e costo marginale nel breve periodo
Nel punto di minimo dei costi marginali di breve periodo
03. La dimensione ottima o scala efficiente si ha:
Ambedue le risposte precedenti
Nel punto di minimo dei costi medi di lungo periodo
Nessuna delle risposte precedenti
Nel punto di incontro tra costo medio e costo marginale nel lungo periodo
04. Si hanno economie di scala quando:
Il costo medio di produzione di un determinato bene o servizio si mantiene costante
Il costo marginale di produzione di un determinato bene o servizio aumenta
Il costo medio di produzione di un determinato bene o servizio aumenta
Il costo medio di produzione di un determinato bene o servizio diminuisce
05. I costi espliciti sono pari a:
Costo d’acquisto dei fattori produttivi
Costi delle materie prime
Remunerazione minima garantita all’imprenditore per lo svolgimento dell’attività d’impresa
Costi del lavoro
06. Il profitto normale è pari a:
Ricavi di vendita
Ricavi di vendita - costi espliciti - costi impliciti
Ricavi di vendita - costi espliciti
Ricavi di vendita - costi impliciti
07. I costi impliciti sono pari a:
Costi del lavoro diretto e indiretto
Costi delle materie prime
Costi d’acquisto dei fattori produttivi
Remunerazione minima garantita all’imprenditore per lo svolgimento dell’attività d’impresa
08. Si considerino i seguenti dati:
P=20
CT=30+Q²
Il profitto economico è pari a:
100
130
0 SBAGLIATE LE RISPOSTE VINE 70
200
09. Si consideri il seguente grafico:

Il massimo profitto viene raggiunto:


In un punto intermedio tra A e B
In un punto intermedio tra A e B, in corrispondenza della massima distanza tra RT e CT
Nel punto A
Nel punto B
10. L'obiettivo dell'impresa è la massimizzazione:
Dei ricavi totali
Del profitto economico
Del profitto normale
Del valore dell'impresa
11. Si hanno diseconomie di scala quando:
Il costo marginale di produzione di un determinato bene o servizio aumenta
Il costo medio di produzione di un determinato bene o servizio si mantiene costante
Il costo medio di produzione di un determinato bene o servizio aumenta
Il costo medio di produzione di un determinato bene o servizio diminuisce
12. Il profitto economico è pari a:
Ricavi totali
Ricavi totali - costi impliciti
Ricavi totali - costi espliciti -costi impliciti
Ricavi totali - costi espliciti
13. Siano dati i seguenti dati:
P=40
CT=50+2Q²
Il profitto economico è pari a:
150
200
50
400
14. Si consideri il seguente grafico:

Il profitto economico è nullo:


Tutte le risposte precedenti
Nel punto B
Nessuna delle risposte precedenti
Nel punto A
15. Si rappresenti graficamente la funzione di profitto.

16. Si analizzi il concetto di diseconomie di scala, analizzandone le possibili cause.


Costi medi di lungo periodo crescenti all’aumentare della quantità prodotta
Le diseconomie di scala possono essere causate da tre elementi: • Costi dell’organizzazione • Aumento dei
costi di trasporto per raggiungere un mercato più ampio • Frazionamento delle risorse specializzate.
L’aumento dei volumi di produzione, associato all’incremento delle dimensioni aziendali, determina il
sorgere di alcuni costi dovuti alla gestione di una maggiore complessità organizzativa. L’aumento dei volumi
di produzione, associato ad un allargamento della clientela, determina la necessità di raggiungere punti
vendita più distanti con un conseguente aumento dei costi di trasporto. L’aumento dei volumi di produzione,
rendendo necessaria l’assunzione di nuovo personale, riduce la qualità della manodopera a causa della
minore qualifica ed esperienza.

17. Si analizzi il concetto di economie di scala, analizzandone le possibili cause.


Costi medi di lungo periodo decrescenti all’aumentare della quantità prodotta.
Le economie di scala possono essere determinate da tre fattori:
• Indivisibilità dei fattori produttivi
• Economie di specializzazione
• Economie di impianto
• Economie pecuniarie
• Economie di scala nella pubblicità e nelle attività di ricerca e sviluppo

Lezione 014
01. Le caratteristiche dell’oligopolio sono:
Molte imprese, prodotto differenziato, presenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare
il prezzo
Poche imprese, prodotto omogeneo o differenziato, presenza di barriere all’entrata e possibilità delle imprese
di determinare il prezzo
Molte imprese, prodotto differenziato, presenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare
il prezzo
Poche imprese, prodotto omogeneo, presenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare il
prezzo
02. Le caratteristiche della concorrenza perfetta sono:
Molte imprese, prodotto omogeneo, assenza di barriere all’entrata e impossibilità delle imprese di
determinare il prezzo
Poche imprese, prodotto omogeneo, presenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare il
prezzo
Poche imprese, prodotto omogeneo, assenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare il
prezzo
Molte imprese, prodotto omogeneo, presenza di barriere all’entrata e impossibilità delle imprese di
determinare il prezzo
03. Le caratteristiche del monopolio sono:
Unica impresa, prodotto unico, presenza di barriere all’entrata e incapacità delle impresa di determinare il
prezzo
Unica impresa, prodotto unico, presenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare il
prezzo
Unica impresa, prodotto omogeneo, assenza di barriere all’entrata e impossibilità delle imprese di
determinare il prezzo
Poche imprese, prodotto omogeneo, assenza di barriere all’entrata e impossibilità delle impresa di
determinare il prezzo
04. Le barriere finanziarie sono un esempio di:
Barriera all'entrata naturale
Barriera all'entrata istituzionale
Barriera all'entrata competitiva
Barriera all'entrata economica
05. Le caratteristiche della concorrenza monopolistica sono:
Molte imprese, prodotto differenziato, assenza di barriere all’entrata e parziale capacità delle imprese di
determinare il prezzo
Poche imprese, prodotto differenziato, assenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare
il prezzo
Molte imprese, prodotto differenziato, presenza di barriere all’entrata e parziale capacità delle imprese di
determinare il prezzo
Poche imprese, prodotto differenziato, presenza di barriere all’entrata e capacità delle imprese di determinare
il prezzo
06. I brevetti sono un esempio di:
Barriera all'entrata economica
Barriera all'entrata competitiva
Barriera all'entrata istutuzionale
Barriera all'entrata naturale
07. Le licenze sono un esempio di:
Barriera all'entrata naturale
Barriera all'entrata economica
Barriera all'entrata competitiva
Barriera all'entrata istituzionale
08. Le barriere tecnologiche sono un esempio di:
Barriera all'entrata competitiva
Barriera all'entrata economica
Barriera all'entrata naturale
Barriera all'entrata istituzionale
09. Le barriere di scala sono un esempio di:
Barriera all'entrata economica
Barriera all'entrata competitiva
Barriera all'entrata istituzionale
Barriera all'entrata naturale
10. Le barriere commerciali sono un esempio di:
Barriera all'entrata economica
Barriera all'entrata competitiva
Barriera all'entrata istituzionale
Barriera all'entrata naturale
11. Le barriere di differenziazione sono un esempio di:
Barriera all'entrata naturale
Barriera all'entrata competitiva
Barriera all'entrata istituzionale
Barriera all'entrata economica

Lezione 015
01. In concorrenza perfetta il ricavo marginale:
E’ superiore al prezzo di mercato
Coincide con il prezzo di mercato
E’ inferiore al prezzo di mercato
Coincide con il costo medio
02. In concorrenza perfetta la curva di domanda dell’impresa:
E’ inclinata positivamente
E’ inclinata negativamente
È verticale
E’ orizzontale
03. In concorrenza perfetta nel breve periodo:
Il profitto economico può essere positivo o negativo
Il profitto economico è nullo
Il profitto economico è sempre negativo
Il profitto economico è sempre positivo
04. In concorrenza perfetta la curva di domanda dell’impresa:
E’ infinitamente elastica
E’ elastica
E’ rigida
È anelastica
05. In concorrenza perfetta il prezzo di chiusura corrisponde al:
Punto di minimo del costo medio totale
Punto di minimo dei costi medi variabili
Punto di minimo del ricavo marginale
Punto di minimo del costo marginale
06. Nel breve periodo, se il prezzo di mercato è superiore al costo medio totale:
Per l’impresa è indifferente produrre o non produrre
Non esiste mercato
L’impresa non ha convenienza a produrre
L’impresa ha convenienza a produrre
07. La curva di offerta dell’impresa in concorrenza perfetta (nel breve periodo):
Coincide con il costo marginale sopra al prezzo di chiusura
Coincide con il costo medio totale
Coincide con il costo marginale
Coincide con il costo medio sopra al prezzo di chiusura
08. Nel breve periodo se il prezzo di mercato è inferiore al costo medio totale:
Per l’impresa è indifferente produrre o non produrre
L’impresa potrebbe continuare a produrre
L’impresa non ha convenienza a produrre
Non esiste mercato
09. Se il prezzo di mercato è inferiore al costo medio variabile:
Per l’impresa è indifferente produrre o non produrre
Non esiste mercato
L’impresa continua a produrre
L’impresa non ha convenienza a produrre
10. Si consideri un mercato di concorrenza perfetta:

L'impresa sta realizzando:


Un profitto economico negativo
Un profitto economico nullo
Nessuna delle risposte precedenti
Un profitto economico positivo
11. In concorrenza perfetta, il prezzo di mercato rappresenta:
Il ricavo marginale dell'impresa
La curva di domanda dell'impresa
Il ricavo medio dell'impresa
Tutte le risposte precedenti
12. Un'impresa, in concorrenza perfetta, non produce nel breve periodo se:
P<CMeT
P>CMeV
P=CMeT
P<CMeV
13. Si consideri il seguente grafico:

In esso si rappresenta:
L'equilibrio in concorrenza perfetta nel lungo periodo
L'equilibrio in concorrenza perfetta nel breve periodo
L'equilibrio di monopolio
La curva di offerta dell'impresa in concorrenza perfetta
14. Si consideri il seguente equilibrio in concorrenza perfetta:

Si può affermare che l'impresa:


Ha un profitto economico positivo
Ha un profitto economico negativo
Nessuna delle risposte precedenti
Ha un profitto economico nullo
15. Si consideri il seguente grafico:

Si tratta di un mercato di:


Concorrenza perfetta
Oligopolio
Concorrenza monopolistica
Monopolio

16. Si descriva il mercato di concorrenza perfetta e si rappresenti graficamente l’equilibrio di breve


periodo, in ipotesi di profitto positivo.
Un mercato di concorrenza perfetta presenta quattro caratteristiche fondamentali: 1. Vi è un numero
elevatissimo di imprese (teoricamente illimitato) a fronte di numerosi acquirenti. Ciò determina una notevole
parcellizzazione dell’offerta e della domanda di mercato. Conseguentemente nessun operatore, sia esso
impresa o consumatore, è in grado di influire le condizioni di mercato con le proprie decisioni, non
disponendo di alcun potere di mercato; 2. Ogni impresa, inoltre, offre nel mercato un prodotto omogeneo
senza alcuna differenziazione qualitativa (sia estrinseca che intrinseca) rispetto ai concorrenti, e ciò ne
garantisce una perfetta sostituibilità;
Le transazioni tra acquirenti e venditori avvengono con una piena disponibilità delle informazioni sulle
condizioni di mercato e sulle caratteristiche del prodotto; 4. Le imprese sono libere di entrare e uscire dal
mercato senza sostenere alcun tipo di costo e senza dover superare alcun tipo di ostacolo. Ciò viene garantito
dall’assenza di barriere all’entrata e all’uscita dal mercato
17. Si descriva il mercato di concorrenza perfetta e si rappresenti graficamente l’equilibrio di breve
periodo, in ipotesi di profitto negativo.
Nel lungo periodo, in un mercato di concorrenza perfetta, dove non ci sono barriere all’entrata, nuove
imprese entreranno nel mercato e questo a poco alla volta porterà all’annullamento dei profitti.

Lezione 016
01. Si ha efficienza allocativa quando:
Il prezzo di mercato coincide con il costo medio totale
Gli extraprofitti sono positivi
Gli extraprofitti sono nulli
Il prezzo di mercato coincide con il costo marginale
02. Nel lungo periodo in concorrenza perfetta, il numero delle imprese:
Aumenta
Può aumentare o diminuire
Diminuisce
Rimane costante
03. Si ha efficienza produttiva quando:
Il prezzo di mercato coincide con il costo marginale
Il prezzo di mercato coincide con il costo medio totale
Il prezzo di mercato coincide con il minimo dei costi medi totali
Il prezzo di mercato coincide con il costo medio variabile
04. In un mercato di concorrenza perfetta se il profitto nel breve periodo è nullo, nel lungo periodo il
numero delle imprese:
Può aumentare o diminuire
Aumenta
Rimane costante
Diminuisce
05. In un mercato di concorrenza perfetta se il profitto nel breve periodo è negativo, nel lungo periodo
il numero delle imprese:
Aumenta
Rimane costante
Diminuisce
Può aumentare o diminuire
06. Nel lungo periodo il mercato di concorrenza perfetta è in equilibrio quando:
Il prezzo di mercato coincide con il minimo dei costi medi totali
Il prezzo di mercato coincide con il costo marginale
Ambedue le risposte precedenti
Nessuna delle risposte precedenti
07. Si consideri il seguente grafico:

In questo modo si rappresenta:


L'equilibrio di oligopolio
L'equilibrio di monopolio
L'equilibrio in concorrenza perfetta nel breve periodo
L'equilibrio in concorrenza perfetta nel lungo periodo
08. In un mercato di concorrenza perfetta se il profitto nel breve periodo è positivo, nel lungo periodo
il numero delle imprese:
Rimane costante
Diminuisce
Può aumentare o diminuire
Aumenta
09. Si descriva il mercato di concorrenza perfetta e si rappresenti graficamente l’equilibrio di lungo
periodo, analizzando il concetto di efficienza allocativa eproduttiva.
Un mercato di concorrenza perfetta presenta quattro caratteristiche fondamentali: 1. Vi è un numero
elevatissimo di imprese (teoricamente illimitato) a fronte di numerosi acquirenti. Ciò determina una notevole
parcellizzazione dell’offerta e della domanda di mercato. Conseguentemente nessun operatore, sia esso
impresa o consumatore, è in grado di influire le condizioni di mercato con le proprie decisioni, non
disponendo di alcun potere di mercato; 2. Ogni impresa, inoltre, offre nel mercato un prodotto omogeneo
senza alcuna differenziazione qualitativa (sia estrinseca che intrinseca) rispetto ai concorrenti, e ciò ne
garantisce una perfetta sostituibilità;
Le transazioni tra acquirenti e venditori avvengono con una piena disponibilità delle informazioni sulle
condizioni di mercato e sulle caratteristiche del prodotto; 4. Le imprese sono libere di entrare e uscire dal
mercato senza sostenere alcun tipo di costo e senza dover superare alcun tipo di ostacolo. Ciò viene garantito
dall’assenza di barriere all’entrata e all’uscita dal mercato.
In base a queste caratteristiche, un’impresa in concorrenza perfetta non è in grado di esercitare alcuna tipo di
influenza sul prezzo di mercato, operando in una condizione di price-taker. Ciò viene determinato da due
elementi: • Una perfetta sostituibilità del prodotto • Una scala produttiva minima.
Nella condizione di equilibrio di lungo periodo, il mercato di concorrenza perfetta garantisce la condizione di
massima efficienza così da assicurare il più elevato livello di benessere sociale. In particolare, la concorrenza
perfetta assicura: • Efficienza allocativa (o distributiva) • Efficienza produttiva (o tecnica)
Efficienza allocativa P=CM
Lezione 017
01. Nel lungo periodo il prezzo di mercato in monopolio:
È variabile
Rimane costante
Diminuisce
Aumenta
02. L’equilibrio in monopolio si trova:
Nel tratto rigido della curva di domanda di mercato
Nel tratto elastico della curva di domanda di mercato
Tutte le risposte precedenti
Nel tratto ad elasticità unitaria della curva di domanda di mercato
03. In monopolio il prezzo di mercato:
E’ superiore al ricavo marginale
Nessuna delle risposte precedenti
E’ inferiore al ricavo marginale
Coincide con il ricavo marginale
04. La curva di domanda per un’impresa in monopolio corrisponde:
Alla curva del costo medio
Alla curva di ricavo marginale
Alla curva di domanda di mercato
Alla curva del costo marginale
05. Si consideri un mercato di concorrenza perfetta, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo
totale di lungo periodo:
CT=Q³-2Q²+20Q
La quantità prodotta dall'impresa nel lungo periodo è pari a:
1/2
2
3
1
06. Si consideri un mercato di concorrenza perfetta, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo
totale:
CT=5+2Q+2Q²
Sapendo che il prezzo di mercato è pari a 18, la quantità prodotta dall’impresa è:
2
10
8
4
07. Si consideri un mercato di concorrenza perfetta, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo
totale:
CT=5+3Q+Q²
Sapendo che il prezzo di mercato è pari a 7, la quantità prodotta dall’impresa è:
1
4
2
3
08. In un mercato di concorrenza perfetta, la domanda e l'offerta di mercato sono rispettivamente:
Qd=100-P
Qs=-20+P
Sapendo che il costo marginale della singola impresa è:
CMa=3Q
la quantità prodotta dall'impresa nel breve periodo è:
6
10
20
3
09. In un mercato di concorrenza perfetta, la domanda e l'offerta di mercato sono rispettivamente:
Qd=10-2P
Qs=-50+2P
Sapendo che il costo marginale della singola impresa è:
CMa=5Q
la quantità prodotta dall'impresa nel breve periodo è:
3
2
5
1
10. Si consideri un mercato di concorrenza perfetta, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo
totale di lungo periodo:
CT=2Q³-Q²+10Q
La quantità prodotta dall'impresa nel lungo periodo è pari a:
1
1/4
1/2
2
11. Si descriva il mercato di monopolio e se ne rappresenti graficamente l’equilibrio.
Un mercato di monopolio è caratterizzato da quattro elementi: 1. Vi è un’unica impresa che è in grado di
soddisfare l’intera domanda di mercato, costituita da una pluralità di acquirenti. Ciò determina una situazione
in cui l’impresa dispone di un notevole potere di mercato, potendo influenzare le condizioni di mercato con
le proprie decisioni; 2. L’impresa offre nel mercato un prodotto unico e non sostituibile, in quanto non
esistono prodotti succedanei in grado di soddisfare i medesimi bisogni in modo alternativo.
Le transazioni tra acquirenti e venditori avvengono con una piena disponibilità delle informazioni sulle
condizioni di mercato e sulle caratteristiche del prodotto; 4. Nessuna impresa può entrare nel mercato a causa
della presenza di barriere all’entrata. Ciò esclude qualsiasi forma di competizione e assicura all’impresa
monopolista il pieno controllo del mercato stesso
In base a queste caratteristiche, un’impresa in monopolio è in grado di esercitare una notevole influenza sul
prezzo di mercato, operando in una condizione di price-maker. Ciò viene determinato da due elementi: • La
mancanza di prodotti sostituti • Un’elevata scala produttiva.
Lezione 018
01. Lo sconto sulle quantità è un esempio di:
Discriminazione di prezzo di primo ordine
Interdipendenza strategica
Discriminazione di prezzo di secondo ordine
Discriminazione di prezzo di terzo ordine
02. La perdita netta di monopolio è minima:
Con la discriminazione di prezzo di primo ordine
Con il monopolio puro
Con la discriminazione di prezzo di terzo ordine
Con la discriminazione di prezzo di secondo ordine
03. Gli sconti under 16 sui biglietti dello stadio sono un esempio di:
Discriminazione di prezzo di primo ordine
Discriminazione di prezzo di terzo ordine
Interdipendenza strategica
Discriminazione di prezzo di secondo ordine
04. In monopolio si ha:
Tutte le risposte precedenti
Efficienza produttiva
Efficienza allocativa
Nessuna delle risposte precedenti
05. In monopolio, il ricavo marginale ha un'inclinazione:
Minore alla curva di domanda di mercato
Pari alla curva di domanda di mercato
Pari al doppio della curva di domanda di mercato
Pari alla metà della curva di domanda di mercato
06. Si consideri il seguente grafico:

In questo modo si rappresenta un equilibrio nel mercato di:


Monopolio
Concorrenza monopolistica nel lungo perido
Concorrenza perfetta nel breve periodo
Oligopolio
07. In monopolio il prezzo è:
Superiore al ricavo marginale
Superiore al costo marginale
Tutte le risposte precedenti
Superiore al costo medio minimo
08. L'equilibrio di monopolio:
Può cambiare solo nel lungo periodo
Può cambiare in seguito al cambiamento dei gusti del consumatore
Non può mai cambiare
Può cambiare in seguito all'ingresso di nuove imprese
09. L'equilibrio di monopolio:
Può cambiare solo nel lungo perido
Può cambiare in seguito al cambiamento dei costi del produttore
Può cambiare in seguito al cambiamento dei gusti del produttore
Non può mai cambiare
10. In monopolio il prezzo è:
Nessuna delle risposte precedenti
Superiore al costo medio minimo
Pari al costo medio minimo
Inferiore al costo medio minimo
11. Data la curva di domanda di mercato P=a-bQ, il ricavo marginale di un'impresa in monopolio è
pari a:
RMa=a
RMa=a-4b MANCA LA RISPOSTA GIUSTA =A-2BQ
RMa=a-2b
RMa=P
12. Si definisca la discriminazione di prezzo e se ne analizzino le diverse forme.
La discriminazione del prezzo è una politica commerciale con cui un’impresa vende il medesimo prodotto a
prezzi diversi, a seconda di chi acquista o di quanto si acquista. In questo modo l’impresa monopolista riesce
ad aumentare il proprio profitto economico, facendo proprio una parte o l’intero surplus del consumatore.
Esistono tre forme di discriminazione: • Discriminazione del primo ordine (o discriminazione perfetta) •
Discriminazione del secondo ordine • Discriminazione del terzo ordine
La discriminazione perfetta prevede che l’impresa applichi ad ogni consumatore un prezzo differente, che
corrisponde al prezzo massimo che l’acquirente è disposto a pagare per disporre del prodotto (ovvero il
prezzo di riserva). In questo modo l’intero surplus del consumatore viene trasformato in profitto economico
dal monopolista, garantendosi il massimo guadagno senza incidere negativamente sul benessere della
società.
La discriminazione del secondo ordine si realizza quando l’impresa applica un prezzo unitario differente a
seconda del quantitativo acquistato dal consumatore, prevedendo una diminuzione del prezzo stesso
all’aumentare dei volumi scambiati. Nella realtà se ne possono riscontrare due esempi: • Gli sconti sulla
quantità (come il 3x2) • Le tariffe a due parti La discriminazione del terzo ordine si realizza quando
l’impresa applica un prezzo a seconda della categoria di appartenenza del consumatore. La sua applicazione
prevede che, inizialmente, il monopolista individui un criterio di segmentazione della domanda in modo da
costruire gruppi diversi di acquirenti, ognuno dei quali è costituito da soggetti con la medesima disponibilità
a pagare per ottenere il prodotto. Nella realtà se ne possono riscontrare vari esempi, quali: • Le tariffe aeree •
Le tariffe nel trasporto ferroviario • I biglietti per manifestazioni artistiche o sportive

13. Attraverso il confronto tra concorrenza perfetta e monopolio, si descriva il costo sociale generato
dal mercato monopolistico.
IL COSTO SOCIALE è DATO DALLA PERDITA DI BENESSERE SOCIALE MINORE QUANTITà
PRODOTTA E PREZZO Più ALTO.

Lezione 019
01. Nel lungo periodo, in concorrenza monopolistica, l’equilibrio si trova:
Nel punto di massimo dei costi medi totali
Nel punto di minimo dei costi medi totali
Nel tratto crescente del costo medio totale
Nel tratto decrescente dei costi medi totali
02. La discriminazione di prezzo non è possibile nel caso in cui:
Non è possibile riconoscere il prezzo di riserva dei consumatori
Non c'è possibilità di arbitraggio
Tutte le risposte precedenti
La curva di domanda è inclinata negativamente
03. La discriminazione di prezzo è possibile nel caso in cui:
Si conosce il prezzo di riserva dei consumatori
La curva di domanda è inclinata negativamente
Tutte le risposte precedenti
Non c'è arbitraggio
04. In concorrenza monopolistica il ricavo marginale:
E’ inferiore al prezzo di mercato
E’ superiore al prezzo di mercato
Coincide con il prezzo di mercato
Coincide con il costo medio
05. In concorrenza monopolistica si ha:
Efficienza economica
Nessuna delle risposte precedenti
Tutte le risposte precedenti
Efficienza distributiva
06. Si consideri il seguente grafico:

In questo modo si rappresenta:


Il monopolio naturale
Un mercato di monopolio
Un mercato di concorrenza monopolistica
La discriminazione di prezzo perfetta
07. Si consideri il seguente grafico:

L'area evidenziata rappresenta:


Il profitto del monopolista con discriminazione perfetta
Nessuna delle risposte precedenti
La perdita netta di monopolio
Il surplus del consumatore in monopolio
08. La discriminazione di prezzo non è possibile nel caso in cui:
C'è possibilità di arbitraggio
Nessuna delle risposte precedenti
E' possibile conoscere i prezzi di riserva dei consumatori
La curva di domanda è inclinata negativamente
09. Nella concorrenza monopolistica la curva di domanda dell’impresa:
E’ inclinata positivamente
E’ orizzontale
È verticale
E’ inclinata negativamente
10. Nella concorrenza monopolistica la curva di domanda dell’impresa:
E’ meno inclinata della curva di domanda di mercato
E’ più inclinata della curva di domanda di mercato
Coincide con il ricavo marginale
E’ inclinata come la curva di domanda di mercato
11. In caso di discriminazione perfetta (o del primo ordine), il surplus del consumatore è:
Nullo
Minimo
Massimo
Positivo
12. In monopolio, rispetto alla concorrenza perfetta, il surplus del produttore è:
Non determinabile
Superiore
Inferiore
Minore
13. Si consideri il seguente grafico relativo ad un mercato di monopolio:

L'area evidenziata rappresenta:


Il surplus del consumatore
Il profitto del monopolista
La perdita netta di monopolio
La perdita del monopolista
14. In monopolio, rispetto alla concorrenza perfetta, il surplus del consumatore è:
Non è determinabile
Superiore
Inferiore
Uguale
15. Nel lungo periodo, in concorrenza monopolistica, il profitto economico è:
Positivo
Negativo
Nullo
Tutte le risposte precedenti
16. Si descriva il mercato di concorrenza monopolistica e si rappresenti graficamente l’equilibrio di
lungo periodo.
Un mercato di concorrenza monopolistica è caratterizzato da quattro elementi:
1. Vi sono molte impresa che soddisfano una domanda di mercato, costituita da una pluralità di acquirenti
con differenti gusti;
2. Ogni impresa offre nel mercato un prodotto differenziato (ma comunque sostituibile), con caratteristiche
intrinseche ed estrinseche particolari tali da attirare una fetta di consumatori interessata al prodotto. Ciò
determina una situazione in cui ogni impresa dispone di un certo potere di mercato, potendo influenzare le
condizioni di mercato con le proprie decisioni.
3. Le transazioni tra acquirenti e venditori avvengono con una piena disponibilità delle informazioni sulle
condizioni di mercato e sulle caratteristiche del prodotto;
4. Qualsiasi impresa può entrare o uscire dal mercato data la presenza di scarse barriere all’entrata e
all’uscita. Ciò crea competizione e possibili cambiamenti nel lungo periodo.
In base a queste caratteristiche, un’impresa in concorrenza monopolistica può esercitare una limitata
influenza sul prezzo del proprio prodotto, operando in una condizione di price-maker. Ciò viene determinato
da un unico elemento: • La non perfetta sostituibilità del prodotto

17. Si descriva il monopolio naturale.


Si definisce monopolio naturale una configurazione industriale in cui il numero ottimale di imprese presenti
sul mercato è uno. Il monopolio naturale si manifesta quando nell'intervallo di produzione rilevante, ossia
nell'intorno del volume di produzione domandato dal mercato, la funzione di costo è subadditiva

Lezione 020
01. L’interdipendenza strategica è una caratteristica del:
Monopolio
Concorrenza monopolistica
Concorrenza perfetta
Oligopolio
02. La leadership di prezzo è un esempio di:
Collusione tacita
Nessuna delle due risposte precedenti
Monopolio
Collusione esplicita
03. Si consideri un mercato monopolistico, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo totale:
CT=3Q²
Sapendo che la domanda di mercato è pari a P=140-2Q, la quantità prodotta dall’impresa è:
3
7
14
10
04. Si consideri un mercato monopolistico, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo totale:
CT=10+2Q²
Sapendo che la domanda di mercato è pari a P=60-Q, la quantità prodotta dall’impresa è:
60
5
20
10
05. Il cartello è un esempio di:
Nessuna delle due risposte precedenti
Collusione esplicita
Collusione tacita
Monopolio
06. Si consideri un mercato monopolistico, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo totale:
CT=5Q²
Sapendo che la domanda di mercato è pari a P=50-5Q, la quantità prodotta dall’impresa è:
2,5
10
5
4
07. Si consideri un mercato monopolistico, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo totale:
CT=2+3Q²
Sapendo che la domanda di mercato è pari a P=70-Q, la quantità prodotta dall’impresa nell’ipotesi di
discriminazione perfetta è:
70
4
1
10
08. Si consideri un mercato monopolistico, in cui un’impresa ha la seguente funzione di costo totale:
CT=2+3Q²
Sapendo che la domanda di mercato è pari a P=70-4Q, la quantità prodotta dall’impresa nell’ipotesi di
discriminazione perfetta è:
70
2
7
10
09. Si descriva il modello della curva di domanda ad angolo, dandone una rappresentazione grafica.

10. Si descriva il mercato di oligopolio, analizzandone le diverse forme.


Un mercato oligopolistico è caratterizzato da quattro elementi: 1. Vi sono poche impresa in grado di
soddisfare l’intera domanda di mercato, costituita da una pluralità di acquirenti con differenti gusti. Ciò
determina una situazione in cui ogni impresa dispone di un certo potere di mercato, potendo influenzare le
condizioni di mercato con le proprie decisioni;; 2. Ogni impresa può offrire nel mercato un prodotto
omogeneo perfettamente sostituibile o un prodotto differenziato (ma comunque sostituibile. Nel primo caso
si parla di oligopolio indifferenziato mentre nel secondo caso si parla di oligopolio differenziato;
Le transazioni tra acquirenti e venditori avvengono con una piena disponibilità delle informazioni sulle
condizioni di mercato e sulle caratteristiche del prodotto; 4. Esistono barriere all’entrata, tipicamente
economiche, che rendono difficile, ma non impossibile, l’ingresso di nuove imprese. Ciò potrebbe
determinare competizione e possibili cambiamenti nel lungo periodo.
L’oligopolio presenta, rispetto agli altri mercati, un’ulteriore caratteristica che lo contraddistingue in maniera
esclusiva: l’interdipendenza strategica. Per interdipendenza strategica s’intende l’esistenza di una relazione
strategica tra le imprese tale per cui la strategia ottimale di un’impresa è strettamente correlata alla strategia
ottimale scelta dalle altre imprese. Ciò va a influenzare il meccanismo di determinazione del prezzo di
mercato e del volume complessivamente offerto nel mercato.
Lezione 021
01. Si consideri il seguente grafico:

In questo modo si rappresenta un equilibrio nel mercato di:


Monopolio
Oligopolio
Concorrenza monopolistica nel breve periodo
Concorrenza perfetta nel breve periodo
02. Si consideri il seguente grafico:

In questo modo si rappresenta l'equilibrio in un mercato di:


Concorrenza perfetta nel breve periodo
Concorrenza monopolistica nel breve periodo
Concorrenza perfetta nel lungo periodo
Concorrenza monopolistica nel lungo periodo
03. I giochi sequenziali si rappresentano:
In forma estesa
In forma matriciale
In forma algebrica
In forma normale
04. I giochi simultanei si rappresentano:
In forma matriciale
In forma estesa
In forma normale
In forma algebrica
Lezione 022
01. Nell'oligopolio di Cournot le imprese decidono:
Simultaneamente il prezzo
Sequenzialmente il prezzo
Simultaneamente la quantità
Sequenzialmente la quantità
02. L'oligopolio di Bertrand è una forma di oligopolio:
Naturale
Strategico
Competitivo
Collusivo
03. Nel mercato di oligopolio, i prodotti sono:
Differenziati
Tutte le risposte precedenti
Omogenei
Nessuna delle risposte precedenti
04. Nell'oligopolio di Bertrand le imprese:
Simultaneamente il prezzo
Simultaneamente la quantità
Sequenzialmente il prezzo
Sequenzialmente la quantità
05. L'oligopolio di Cournot è una forma di oligopolio:
Strategico
Competitivo
Collusivo
Naturale
06. La curva di reazione esprime:
La relazione tra la quantità di mercato rispetto alla scelta di prezzo dell’impresa
La relazione tra la quantità ottimale prodotta da un’impresa rispetto alla scelta produttiva dell’impresa
concorrente
La relazione tra il prezzo fatto da un’impresa rispetto alla scelta di prezzo dell’impresa concorrente
La relazione tra la quantità ottimale prodotta da un’impresa rispetto al prezzo di mercato
07. I costi irrecuperabili sono un esempio di:
Barriera all’uscita
Costo opportunità
Costo opportunità
Costo fisso
08. Un prezzo si definisce predatorio se è:
Inferiore al costo medio totale
Inferiore al prezzo di mercato
Inferiore al costo medio variabile
Inferiore al costo marginale
09. Si consideri la domanda ad angolo.

In corrispondenza di un prezzo inferiore al punto E, la curva di domanda è:


Perfettamente rigida
Rigida
Elastica
Perfettamente elastica
10. I mercati contendibili sono caratterizzati da:
Nessuna barriera
Barriere all’uscita
Barriere all’entrata
Barriere all’entrata e barriere all’uscita
11. Si consideri la domanda ad angolo.

In corrispondenza di un prezzo superiore al punto E, la curva di domanda è:


Perfettamente rigida
Rigida
Elastica
Perfettamente elastica
12. Si consideri il seguente grafico:

In questo modo si rappresenta:


L'equilibrio di mercato
Il monopolio naturale
L'equilibrio nell'oligopolio di Cournot
L'equilibrio nell'oligopolio di Bertrand
13. Si descrivano le caratteristiche dei mercati contendibili.
Non ci sono barriere all’entrata
Non ci sono costi aggiuntivi all’uscita
Il tempo che occorre ad una nuova azienda per entrare nel mercato è inferiore a quello chele imprese già
presenti possono impiegare per adeguare i prezzi.

14. Si descrivano le varie tipologie di barriera all’entrata.


Istituzionali, tecnologiche, economiche

15. Si descriva l’oligopolio di Bertrand.


L’oligopolio di Bertrand considera che le imprese competano sul prezzo attraverso una decisione simultanea.
Conseguentemente, dopo la scelta iniziale, prende il via un processo di aggiustamento continuo in cui ogni
impresa abbassa il proprio prezzo nel tentativo di accaparrarsi le quote di mercato delle imprese rivali. Si
arriva così ad un equilibrio stabile nel momento in cui nessuna impresa ha convenienza a modificare il
prezzo, ovvero quando il prezzo uguaglia il costo marginale.

16. Si descriva l'oligopolio di Cournot.


L’oligopolio di Cournot considera che le imprese competano sulla quantità attraverso una decisione
simultanea sui volumi da produrre. Conseguentemente, dopo la scelta produttiva iniziale, prende il via un
processo di aggiustamento continuo in cui ogni impresa modifica la propria decisione iniziale sulla base delle
quantità prodotte dalle imprese concorrenti. Si arriva così ad un equilibrio stabile nel momento in cui
nessuna impresa ha convenienza a modificare la propria scelta produttiva.
Considerando un mercato composto da due imprese (duopolio), la determinazione dell’equilibrio (chiamato
equilibrio di Cournot), avviene introducendo il concetto di curva di reazione. Una curva di reazione è una
funzione che identifica la relazione tra la quantità ottimale prodotta da un’impresa rispetto alla scelta
produttiva dell’impresa concorrente. In questo modo l’equilibrio viene raggiunto in corrispondenza del punto
di intersezione tra le curve di reazione di ciascuna impresa.
Lezione 023
01. I giochi in cui c’è un giocatore che effettua la propria scelta per primo e l’altro giocatore che
effettua la propria scelta successivamente si definiscono:
Giochi dinamici
Giochi cooperativi
Giochi non cooperativ
Giochi simultanei
02. Un equilibrio di Nash è inefficiente dal punto di vista pareteiano se:
Un giocatore può migliorare la propria utilità senza ridurre l'utilità degli altri giocatori
Nessun giocatore può migliorare la propria utilità senza ridurre l'utilità degli altri giocatori
Nessun giocatore può migliorare la propria utilità
Ogni giocatore può migliorare la propria utilità
03. I giochi in cui i giocatori possono non possono stipulare accordi vincolanti prima di effettuare le
proprie scelte si definiscono:
Giochi non cooperativi
Giochi simultanei
Giochi strategici
Giochi dinamici
04. I giochi in cui i giocatori possono stipulare accordi vincolanti prima di effettuare le proprie scelte si
definiscono:
Giochi simultanei
Giochi dinamici
Giochi cooperativi
Giochi strategici
05. Gli elementi determinanti di un gioco sono:
Azioni, strategie e payoff
Giocatori e payoff
Giocatori, azioni e payoff
Giocatori, azioni e strategie
06. Un equilibrio di Nash si definisce efficiente in senso paretiano se:
Nessun giocatore può migliorare la propria utilità senza ridurre l'utilità degli altri giocatori
Ogni giocatore può migliorare la propria utilità senza ridurre l'utilità degli altri giocatori
Ogni giocatore può migliorare la propria utilità
Nessun giocatore può migliorare la propria utilità
07. Si definisce equilibrio di Nash una situazione in cui:
Tutti i giocatori hanno scelto la propria strategia, date le scelte effettuate dagli altri giocatori
Tutti i giocatori hanno scelto la migliore strategia, date le scelte effettuate dagli altri giocatori
Ogni giocatore sceglie la propria strategia, indipendentemente dalle scelte effettuate dagli altri giocatori
Ogni giocatore sceglie la propria strategia, dipendentemente dalle scelte effettuate dagli altri giocatori
08. Si descriva il dilemma del prigioniero e lo si rappresenti in forma estesa.
Il dilemma del prigioniero è un gioco ad informazione completa proposto negli anni cinquantadel XX secolo
da Albert Tucker come problema di teoria dei giochi. Oltre ad essere stato approfonditamente studiato in
questo contesto, il "dilemma" è anche piuttosto noto al pubblico non tecnico come esempio di paradosso.

09. Si descriva il dilemma del prigioniero e lo si rappresenti in forma normale.


Il dilemma del prigioniero è un gioco ad informazione completa proposto negli anni cinquantadel XX secolo
da Albert Tucker come problema di teoria dei giochi. Oltre ad essere stato approfonditamente studiato in
questo contesto, il "dilemma" è anche piuttosto noto al pubblico non tecnico come esempio di paradosso.

Lezione 024
01. Si ipotizzi un mercato di monopolio in cui opera un’impresa A e si supponga che un'impresa B,
esterna al mercato, disponga della medesima tecnologia e stia valutando di entrare nel mercato.
Prima di entrare nel mercato l'impresa B deve maturare un'aspettativa di profitto. Per farlo deve considerare
l'equilibrio economico successivo alla sua entrata nel mercato, poiché il suo arrivo modifica il punto di
equilibrio. Supponendo che la produzione dell'impresa si mantenga costante, l'ingresso dell'impresa B causa
l'espansione dell’offerta di mercato e una conseguente riduzione del prezzo di mercato.
02. Si descriva la teoria del prezzo limite.
La teoria del prezzo limite è una strategia di impresa in base alla quale un'impresa A decide la propria
quantità di produzione al punto tale da non rendere conveniente l'ingresso sul mercato a un'impresa B
entrante. La teoria del prezzo limite è oggetto di studio da parte di molti economisti.

Lezione 025
01. Un esempio di immobilizzazione immateriale è:
Brevetti
Attrezzature
Tutte le risposte precedenti
Automezzi
02. I principi contabili internazionali sono obbligatori per:
Società quotate , Società con strumenti finanziari , Banche e compagnie di assicurazione
Società quotate e non quotate , Società con strumenti finanziari diffusi presso il pubblico, Banche e
intermediari finanziari e compagnie di assicurazione
Società quotate e non quotate , Società con strumenti finanziari , Banche e intermediari finanziari
Società quotate , Società con strumenti finanziari diffusi presso il pubblico, Banche e intermediari finanziari
e compagnie di assicurazione
03. Un esempio di immobilizzazione materiale è:
Brevetti
Impianti
Marchi
Tutte le risposte precedenti
04. Un esempio di immobilizzazione immateriale è:
Tutte le risposte precedenti
Brevetti
Marchi
Avviamento
05. Le immobilizzazioni sono beni:
Esclusivamente materiali
Sia materiali che immateriali
Esclusivamente immateriali
Esclusivamente finanziarie
06. Il conto economico contiene:
Valori normali
Valori flusso
Valori stock
Valori stock, valori normali e valori flusso
07. Un esempio di immobilizzazione materiale è:
Impianti
Automezzi
Tutte le risposte precedenti
Immobili
08. Gli impieghi di capitale possono essere finanziati con:
Debiti e autofinanziamento
Capitale di rischio, debiti e autofinanziamento
Capitale di rischio
Capitale di rischio e debiti
09. Secondo l'articolo 2423 del Codice Civile, il bilancio d'esercizio è composto da:
Stato patrimoniale , Conto economico e Nota integrativa
Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa e Rendiconto finanziario
Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa e Conto della gestione
Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa e Relazione del collegio sindacale
10. Il bilancio d'esercizio è:
Un documento in cui viene individuato il reddito imponibile
Un documento con cui comprendere in che modo si è formato il risultato economico dell’azienda
Un documento con cui fornire una conoscenza periodica ed attendibile del risultato economico e della
consistenza patrimoniale dell’azienda
Tutte le risposte precedenti
11. I principi contabili nazionali sono stati introdotti:
Dall'OIC nel 1991
Dall'OIC nel 2001
Dallo IASB nel 2001
Dallo IASB nel 1991
12. I principi contabili internazionali sono stati introdotti:
Dall'OIC nel 2011
Dallo IASB nel 2001
Dall'OIC nel 2001
Dallo IASB nel 2011
13. Le informazioni utili a comprendere quanto esposto nello Stato patrimoniale e nel Conto
economico sono riportate:
Nella Nota integrativa
Nel Conto della gestione
Nel Rendiconto finanziario
Nella Relazione del collegio sindacale
14. Il bilancio gestionale è:
Un documento con cui fornire una conoscenza periodica ed attendibile del risultato economico e della
consistenza patrimoniale dell’azienda
Un documento con cui comprendere in che modo si è formato il risultato economico
Un documento in cui viene individuato il reddito imponibile
Un documento con cui individuare il risultato economico
15. L'ammontare e la composizione delle disponibilità liquide all'inizio e alla fine dell'esercizio sono
riportate:
Nella nota integrativa
Nella relazione del collegio sindacale
Nel Conto della gestione
Nel Rendiconto finanziario
16. La situazione della società e l'andamento della gestione, nel suo complesso viene riportata:
Nella Nota integrativa
Nella Relazione del collegio sindacale
Nel Rendiconto finanziario
Nel Conto della gestione
17. Le funzioni del bilancio d'esercizio sono:
Conoscitiva, Controllo e Strategica
finanziaria, Economica e Informativa
Finanziaria, Controllo e Strategica
Conoscitiva, Controllo e Informativa
18. Principi contabili nazionali ed internazionali. Definizione e differenze.
La normativa del bilancio d’esercizio è stato oggetto di una parziale revisione sia in occasione della modifica
della normativa societaria (con il d.lgs. n. 6/2003) che, successivamente, con l’adeguamento alla normativa
internazionale (con il decreto Legislativo n. 38/2005). Più dettagliatamente, accanto alla normativa
civilistica, sono stati introdotti due tipologie di principi contabili: • Principi contabili nazionali • Principi
contabili internazionali
I principi contabili nazionali vengono emessi dall’OIC (Organismo Italiano di Contabilità), un istituto nato
nel 2001 per far fronte all’esigenza, avvertita dai principali attori privati e pubblici italiani, di avere delle
norme tecnico-contabili che interpretino e precisino la disciplina legale dei bilancio, così come espressa dal
Codice Civile. L’OIC ha così costituito degli standard contabili nazionali applicati alla stragrande
maggioranza delle società, ma anche alle imprese individuali e in una certa misura al settore del non profit,
generalmente accettati, data la sua autorevole rappresentatività
I principi contabili internazionali (IAS-IFRS), sviluppati dallo IASB (International Accounting Standard
Board) nel 2001, sono stati introdotti al fine di rendere confrontabili i bilanci di imprese operanti in paesi
diversi ed uniformarne sia la rappresentazione che le modalità di valutazione. In particolare è stato previsto
l’obbligo della loro adozione per alcune categorie societarie: • Società quotate • Società con strumenti
finanziari diffusi presso il pubblico • Banche, intermediari finanziari e compagnie di assicurazione lasciando
la facoltà di adozione a tutte le altre imprese (fatta eccezione per le società ammesse alla redazione del
bilancio in forma abbreviata).

19. Si descrivano i documenti costitutivi del bilancio d'esercizio.


Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa e Rendiconto finanziario

20. Si descrivano le finalità del bilancio d'esercizio.


Conoscitiva, Controllo e Informativa

Lezione 026
01. Lo stato patrimoniale contiene:
Valori stock
Valori flusso
Valori stock e valori flusso
Valori normali
02. Nel conto economico si indicano:
Attività e passività
Attività e costi
Ricavi e costi
Ricavi e passività
03. Nello stato patrimoniale si indicano:
Attività e passività
Attività e costi
Ricavi e costi
Ricavi e passività
04. Il principio contabile n. 11 stabilisce i criteri di:
Utilità, neutralità, periodicità, verificabilità e significatività
Utilità, neutralità, costanza, verificabilità e rilevanza
Relatività, neutralità, periodicità, verificabilità e significatività
Relatività, neutralità, costanza, verificabilità e rilevanza
05. I principi applicativi:
Sono criteri di valutazione che permettono l’individuazione del valore degli elementi patrimoniali e
reddituali e sono inderogabili
Hanno un contenuto operativo e sono derogabili
Sono criteri di valutazione che permettono l’individuazione del valore degli elementi patrimoniali e
reddituali e sono derogabili
Hanno un contenuto operativo e sono inderogabili
06. La clausola generale del bilancio è disposta nel Codice Civile dall'articolo:
2424
2423
2426
2425
07. La clausola generale del bilancio stabilisce:
In modo inderogabile gli indirizzi ai quali gli amministratori di una società devono ispirarsi nella redazione
del bilancio
In modo derogabile gli indirizzi ai quali gli azionisti di una società devono ispirarsi nella redazione del
bilancio
In modo inderogabile gli indirizzi ai quali gli azionisti di una società devono ispirarsi nella redazione del
bilancio
In modo derogabile gli indirizzi ai quali gli amministratori di una società devono ispirarsi nella redazione del
bilancio
08. La clausola generale del bilancio stabilisce che il bilancio d'esercizio deve rispettare gli elementi di:
Chiarezza , Comprensibilità e Correttezza
Imparzialità , Comprensibilità e Trasparenza
Chiarezza , Veridicità e Correttezza
Imparzialità , Veridicità e Trasparenza
09. Il principio della prudenza stabilisce che:
Le voci dell’attivo e del passivo devono essere valutate separatamente
Gli utili attesi, ma non ancora definitivamente realizzati, non devono essere iscritti mentre tutte le perdite,
comprese quelle presunte o probabili, devono essere iscritte in
bilancio
Le valutazioni devono essere fatte con criteri di funzionamento, tenendo conto che l’impresa continui la
propria attività
Nella valutazione delle poste di bilancio è condizione necessaria la continuità nei criteri di valutazione
10. I principi di redazione del bilancio:
Sono criteri di valutazione che permettono l’individuazione del valore degli elementi patrimoniali e
reddituali e sono inderogabili
Hanno un contenuto operativo e sono inderogabili
Sono criteri di valutazione che permettono l’individuazione del valore degli elementi patrimoniali e
reddituali e sono derogabili
Hanno un contenuto operativo e sono derogabili
11. Il capitale netto è pari a:
Apporti di capitale + Utile - Dividendi - Perdite
Apporti di capitale + Utile - Dividendi
Utile - Dividendi - Perdite
Apporti di capitale + Utile - Perdite
12. Il principio della continuità stabilisce che:
Nella valutazione delle poste di bilancio è condizione necessaria la continuità nei criteri di valutazione
Gli utili attesi, ma non ancora definitivamente realizzati, non devono essere iscritti, mentre tutte le perdite,
comprese quelle presunte o probabili, devono essere iscritte in bilancio
Le voci dell’attivo e del passivo devono essere valutate separatamente
Le valutazioni devono essere fatte con criteri di funzionamento, tenendo conto che l’impresa continui la
propria attività
13. Si descrivano i principi applicati, secondo i principi contabili nazionali.
I principi contabili nazionali vengono emessi dall’OIC (Organismo Italiano di Contabilità), un istituto nato
nel 2001 per far fronte all’esigenza, avvertita dai principali attori privati e pubblici italiani, di avere delle
norme tecnico-contabili che interpretino e precisino la disciplina legale dei bilancio, così come espressa dal
Codice Civile. L’OIC ha così costituito degli standard contabili nazionali applicati alla stragrande
maggioranza delle società, ma anche alle imprese individuali e in una certa misura al settore del non profit,
generalmente accettati, data la sua autorevole rappresentatività. I principi contabili nazionali, legati alla
redazione del bilancio, vengono classificati in tre categorie, in base al relativo livello di importanza: •
Principi fondamentali (o clausola generale del bilancio) • Principi generali di redazione • Principi applicati.
I principi applicati Si tratta di criteri di valutazione che permettono l’individuazione del valore degli elementi
patrimoniali e reddituali. Sono subordinati ai principi di redazione del bilancio e sono derogabili se non
forniscono una rappresentazione realistica dei valori patrimoniali e reddituali dell’impresa.

14. Si analizzi la composizione dello Stato Patrimoniale.


Lo Stato Patrimoniale è il documento del bilancio d’esercizio che rappresenta la composizione qualitativa e
la consistenza quantitativa del patrimonio di un’impresa.
Si divide in due sezioni: Attivo Risorse che l’azienda possiede e con cui svolge la propria attività gestionale;
passivo Fonti finanziarie da cui attingere i capitali per sostenere gli impieghi, suddivisibili in Debiti e
Capitale Netto.

15. Si descrivano i principi di redazione del bilancio, secondo i principi contabili nazionali.
I principi di redazione hanno un contenuto operativo e permettono l’attuazione dei principi generali. Sono
derogabili se non garantiscono una rappresentazione reale e veritiera della situazione aziendale.
I principi di redazione del bilancio sono: • Prudenza • Continuità • Prevalenza della sostanza sulla forma •
Competenza • Valutazione separata • Costanza dei criteri valutativi.

Lezione 027
01. Nel definire i principi contabili internazionali, gli organismi europei si sono orientati al principio
di:
Armonizzazione
Standardizzazione
Globalizzazione
Finalizzazione
02. Secondo l’articolo 2423 del codice civile il bilancio d’esercizio è costituito da:
Stato patrimoniale e Conto economico
Stato patrimoniale, Conto economico, Nota integrativa e Relazione degli amministratori
Stato patrimoniale, Conto economico e Relazione degli amministratori
Stato patrimoniale, Conto economico e Nota integrativa
03. I conti finanziari registrano:
Fenomeni patrimoniali
Fenomeni economici e finanziari
Fenomeni finanziari
Fenomeni economici
04. Secondo i principi contabili nazionali, le poste di bilancio devono essere valutate:
Al costo
Tutte le risposte precedenti
Al valore di recupero
Al fair value
05. Secondo i principi contabili internazionali, le poste di bilancio devono essere valutate:
Nessuna delle risposte precedenti
Al valore di recupero
Al fair value
Al costo
06. Le società controllate da società quotate, banche e enti finanziari vigilati:
Sono obbligate ad adottare i principi contabili internazionali
Non sono obbligate ad adottare i principi contabili nazionali
Nessuna delle risposte precedenti
Non sono obbligate ad adottare i principi contabili internazionali
07. Il metodo della partita doppia prevede che ad una transazione finanziaria corrisponde:
Una transazione finanziaria
Una transazione economica
Una transazione economica o finanziaria
Una transazione economica e finanziaria
08. il valore recuperabile è pari a:
Minore valore tra il valore d’uso e fair value
Maggiore valore tra il valore di mercato e fair value
Minore valore tra il valore di mercato e fair value
Maggiore valore tra il valore d’uso e fair value
09. Secondo l'impairment test:
Le passività in bilancio siano iscritte ad un valore superiore a quello effettivamente recuperabile
Le attività in bilancio siano iscritte ad un valore superiore a quello effettivamente recuperabile
Le passività in bilancio siano iscritte ad un valore non superiore a quello effettivamente recuperabile
Le attività in bilancio siano iscritte ad un valore non superiore a quello effettivamente recuperabile
10. Secondo i principi contabili internazionali, il principio contabile prevalente è:
La competenza
La chiarezza
La veridicità
La prudenza
11. Secondo i principi contabili internazionali, il bilancio d'esercizio è composto da:
Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa, Rendiconto finanziario e Conto della gestione
Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa e Conto delle variazioni del patrimonio netto
Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa, Relazione del collegio sindacale e Conto della
gestione
Stato patrimoniale , Conto economico, Nota integrativa, Rendiconto finanziario e Conto delle variazioni del
patrimonio netto
12. I conti economici sono conti:
Transitori
Patrimoniali
Finanziari
Permanenti
13. I conti economici registrano:
Ambedue le risposte precedenti
Fenomeni economici
Fenomeni finanziari
Nessuna delle risposte precedenti
14. Le transazioni vengono registrate:
Nel libro giornale
Nel bilancio d'esercizio
Nel libro giornale e nel libro mastro
Nel libro mastro
15. Principi contabili internazionali: finalità ed impatto.
Il processo di globalizzazione in corso negli ultimi vent’anni ha determinato l’integrazione delle economie e
l’internazionalizzazione dell’attività d’impresa. I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI Produrre e
diffondere informazioni contabili per stakeholder di paesi diversi Garantire una corretta interpretazione dei
dati di bilancio.

16. Si descriva il criterio del fair value.


La definizione del concetto di fair value trova una delle sue fonti più autorevoli nei principi contabili
internazionali IAS/IFRS, che lo qualificano come «il corrispettivo al quale un'attività può essere scambiata,
o una passività estinta, tra parti consapevoli e disponibili, in una transazione tra terzi indipendenti».
S'individuano, quindi, nel concetto gli elementi fondamentali del consenso e della consapevolezza delle parti,
nonché quello della piena libertà della contrattazione, cioè la mancanza di vincoli che obblighino o forzino i
soggetti a concludere l'operazione.

17. Si descriva il metodo della partita doppia, come strumento di registrazione contabile.
Il metodo della partita doppia è il metodo utilizzato per effettuare le scritture contabili. In particolare, il
metodo le seguenti regole di registrazioni, stabilendo che per ogni operazione si dia luogo
contemporaneamente ad almeno due annotazioni: • da effettuarsi in due o più conti a sezioni divise o
accostate; • in opposte sezioni; • in modo che il totale dei valori registrati in Dare sia uguale ai valori
registrati in Avere
Ciò permette di esaminare ogni fatto gestionale: • Nell'aspetto finanziario, di immediata percezione,
concernente le variazioni attive o passive che intervengono nei valori in cassa, nei crediti e nei debiti e negli
altri conti di natura finanziaria; • Nell'aspetto economico, di percezione derivata, concernente le variazioni
positive o negative nel patrimonio netto, nei costi e nei ricavi e nelle loro rettifiche. Le variazioni
economiche, essendo misurate da variazioni finanziarie, derivano da esse.

18. Si descriva il concetto di conto e la sua rilevanza nel sistema di registrazione contabile di
un’impresa,
Le rilevazioni contabili sono organizzate in conti che accolgono, in successione temporale, i fatti aziendali. I
conti sono classificati in due tipologie: 1. Conti finanziari in cui rilevare i fenomeni patrimoniali; 2. Conti
economici in cui rilevare i fenomeni economici. Ogni conto presenta due sezioni, chiamate Dare e Avere,
nelle quali sono registrate variazioni di segno opposto rispetto al fenomeno considerato.
Nei conti finanziari si registra: • In Dare gli incrementi delle attività patrimoniali, i decrementi delle passività
patrimoniali e le diminuzioni del Capitale netto; • In Avere gli incrementi delle passività patrimoniali, i
decrementi delle attività patrimoniali e gli aumenti del Capitale netto.
Nei conti economici si registra: • In Dare i costi e le rettifiche di ricavi; • In avere i ricavi e le rettifiche di
costi.

Lezione 028
01. Gli oneri pluriennali sono:
Beni intangibili tutelati giuridicamente
Beni tangibili tutelati giuridicamente
Costi sostenuti ed in grado di generare dei benefici futuri in un esercizio
Costi sostenuti ed in grado di generare dei benefici futuri su più esercizi
02. L'avviamento può essere iscritto a bilancio se è:
Naturale
Derivativo
Obbligatorio
Originario
03. I beni pluriennali prodotti internamente si definiscono:
Immobilizzazioni immateriali
Immobilizzazioni in corso
Costruzioni interne
Costruzioni in economia
04. Secondo l'articolo 2424 del Codice civile, le attività sono suddivise in:
Sei categorie
Quattro categorie
Cinque categorie
Tre categorie
05. Le passività dello Stato patrimoniale sono suddivise in:
Cinque categorie
Tre categorie
Sei categorie
Quattro categorie
06. Secondo l'articolo 2424 del Codice civile, le immobilizzazioni immateriali si distinguono in:
Oneri pluriennali, beni immateriali, avviamento
Oneri annuali, beni materiali, avviamento
Oneri annuali, beni immateriali, spese di gestione
Oneri pluriennali, beni materiali, spese di gestione
07. Le azioni proprie si iscrivono:
Nelle immobilizzazioni finanziarie
Nelle immobilizzazioni immateriali
Nelle immobilizzazioni materiali
Nell'attivo circolante
08. Le partecipazioni in società ne controllate ne collegate sono iscritte:
Nell'attivo circolante
Nell'attivo immobilizzato
Nessuna delle risposte precedenti
Tutte le risposte precedenti
09. Le partecipazioni sono iscritte:
Nell'attivo immobilizzato
Nessuna delle risposte precedenti
Tutte le risposte precedenti
Nell'attivo circolante
10. Le partecipazioni in società controllate e collegate sono iscritte:
Tutte le risposte precedenti
Nell'attivo immobilizzato
Nessuna delle risposte precedenti
Nell'attivo circolante

Lezione 029
01. Secondo il principio della competenza, un ricavo è effettivamente realizzato se :
E’ avvenuta la consegna dei prodotti (o l’erogazione del servizio) al cliente
In nessuno dei casi precedenti
E’ avvenuto l’incasso della vendita dei prodotti
In ambedue i casi precedenti
02. Secondo il principio di competenza, un costo è effettivamente sostenuto se:
E’ avvenuta l’uscita di cassa per l’acquisto del bene o del servizio
In nessuno dei casi precedenti
Ambedue le risposte precedenti
E’ avvenuta la consegna dei beni correlati ai ricavi realizzati nel periodo
03. Secondo il principio della competenza, un ricavo è effettivamente realizzato se :
E’ avvenuta la consegna dei prodotti (o l’erogazione del servizio) al cliente
E’ avvenuto il passaggio di proprietà dei prodotti
In nessuno dei casi precedenti
In ambedue i casi precedenti
04. Secondo il principio di competenza, un costo è effettivamente sostenuto se:
In nessuno dei casi precedenti
E’ avvenuta la consegna dei beni correlati ai ricavi realizzati nel periodo
Ambedue le risposte precedenti
Associato ad operazioni di gestione svolte nel periodo
05. Secondo il principio di competenza, un costo è effettivamente sostenuto se:
Associato all’uscita di cassa per l’acquisto del bene o del servizio
Ambedue le risposte precedenti
Associato ad operazioni di gestione svolte nel periodo
In nessuno dei casi precedenti
06. Secondo il principio di competenza, un costo è effettivamente sostenuto se:
In nessuno dei casi precedenti
Ambedue le risposte precedenti
Associato all’uscita di cassa per l’acquisto del bene o del servizio
Associato a decrementi di valore delle attività accertati nel periodo
07. Secondo il principio di competenza, un costo è effettivamente sostenuto se:
E’ avvenuta la consegna dei beni correlati ai ricavi realizzati nel periodo
Associato a decrementi di valore delle attività accertati nel periodo
Associato ad operazioni di gestione svolte nel periodo
Tutte le risposte precedenti
08. I fondi per rischi:
Natura determinata , esistenza probabile, ammontare e data di sopravvenienza indeterminata
Natura determinata , esistenza certa, ammontare e data di sopravvenienza determinata
Natura determinata , esistenza probabile, ammontare e data di sopravvenienza determinata
Natura determinata , esistenza certa, ammontare e data di sopravvenienza indeterminata
09. La riserva sovrapprezzo azioni è:
Il capitale sociale
Un credito
Una riserva da capitale
Una riserva da utile
10. La riserva azioni proprie in portafoglio è:
Un credito
Un debito
Una riserva da utile
Una riserva da capitale
11. La riserva da rivalutazione è:
Una riserva da utile
Un debito
Un immobilizzazione
Una riserva da capitale
12. La riserva statutaria è:
Una riserva di capitale
Un credito
Un debito
Una riserva da utile
13. La riserva straordinaria è:
Un debito
Una riserva da utile
Una riserva da capitale
Un credito
14. La riserva legale è:
Un debito
Una riserva da utile
Un credito
Una riserva da capitale
15. I debiti sono iscritti:
Al fair value
Al costo
Al prezzo di mercato
Al valore nominale
16. I fondi per oneri:
Natura determinata , esistenza probabile, ammontare e data di sopravvenienza determinata
Natura determinata , esistenza certa, ammontare e data di sopravvenienza indeterminata
Natura determinata , esistenza probabile, ammontare e data di sopravvenienza indeterminata
Natura determinata , esistenza certa, ammontare e data di sopravvenienza determinata
17. Il fondo imposte differite è:
Un credito
Un fondo per oneri
Un debito
Un fondo per rischi
18. Il fondo per imposte è:
Un fondo per rischi
Un costo
Un debito
Un fondo per oneri
19. Il fondo di quiescenza è:
Un fondo per rischi
Una riserva da capitale
Un debito
Un fondo per oneri
20. Il fondo manutenzione ciclica è:
Una riserva disponibile
Un fondo per rischi
Un debito
Un fondo per oneri
21. i debiti:
Natura determinata , esistenza probabile, ammontare e data di sopravvenienza determinata
Natura determinata , esistenza certa, ammontare e data di sopravvenienza determinata
Natura determinata , esistenza certa, ammontare e data di sopravvenienza indeterminata
Natura determinata , esistenza probabile, ammontare e data di sopravvenienza indeterminata
22. il fondo garanzia prodotti è:
Un fondo per rischi
Un fondo per oneri
Una riserva da utile
Una riserva da capitale
23. Il fondo per contenzioso civile è:
Un fondo per rischi
Un debito
Un credito
Un fondo per oneri
24. Si descriva il principio di competenza, soffermandosi sul concetto di costi sostenuti.
Il principio di competenza economica è una prassi amministrativa che consiste nel considerare, nel conto
economico di un bilancio d'esercizio, solo i costi e i ricavi che si riferiscono e hanno effetto in quel periodo
di tempo, a prescindere dalle manifestazioni finanziarie già avvenute o che devono ancora avvenire. A titolo
di esempio, canoni di locazione di locali o attrezzature che abbiano cadenza semestrale dovranno essere
riportati nel conto economico mensile per la loro quota parte.

Lezione 030
01. Gli ammortamenti e svalutazioni sono inserite:
Nei proventi e oneri finanziari
Nei proventi e oneri straordinari
Nel costo della produzione
Nel valore della produzione
02. Gli accantonamenti per rischi sono inseriti:
Nei proventi e oneri finanziari
Nel costo della produzione
Nei proventi e oneri straordinari
Nel valore della produzione
03. Il costo per godimento di beni di terzi è inserito:
Nei proventi e oneri finanziari
Nel costo della produzione
Nel valore della produzione
Nei proventi e oneri straordinari
04. I ricavi delle vendite e delle prestazioni sono inserite:
Nel costo della produzione
Nei proventi e oneri finanziari
Nel valore della produzione
Nelle rettifiche di valore delle attività finanziarie
05. Il Conto Economico. come previsto dall'articolo 2425 del Codice civile, è compilato secondo lo
schema:
Al costo del venduto
A costi fissi e costi variabili
A costi e ricavi della produzione del periodo
Al valore aggiunto
06. Le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti sono inserite:
Nel valore della produzione
Nelle rettifiche di valore delle attività finanziarie
Nei proventi e oneri finanziari
Nel cost0 della produzione
07. Le variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci sono inserite:
Nei proventi e oneri finanziari
Nel valore della produzione
Nel costo della produzione
Nelle rettifiche di valore delle attività finanziarie
08. Le minusvalenze da alienazioni sono inserite:
Nei proventi e oneri straordinari
Nei proventi e oneri finanziari
Nel costo della produzione
Nelle rettifiche di valore delle attività finanziarie
09. Un esempio di valore stimato è:
Tutte le risposte precedenti
I debiti
Le scorte di magazzino
La liquidità
10. Un esempio di valore stimato è:
Le scorte di magazzino
Le immobilizzazioni
Tutte le risposte precedenti
I crediti
11. Un esempio di valore stimato è:
Nessuna delle risposte precedenti
La liquidità
I debiti
Tutte le risposte precedenti
12. Un esempio di valore certo è:
I crediti
Nessuna le risposte precedenti
Le immobilizzazioni
Le scorte di magazzino
13. Le plusvalenze da alienazioni sono inserite:
Nel costo della produzione
Nei proventi e oneri straordinari
Nei proventi e oneri finanziari
Nelle rettifiche di valore delle attività finanziarie
14. Un esempio di valore certo è:
I crediti
I debiti
Tutte le risposte precedenti
Le rimanenze
15. Un esempio di valore certo è:
Tutte le risposte precedenti
Nessuna delle risposte precedenti
La liquidità
I debiti
16. In generale, nello Stato patrimoniale si inseriscono:
Valori stimati
Nessuna delle risposte precedenti
Valori certi
Ambedue le due risposte precedenti
17. Le insussistenze attive e passive sono inserite:
Nei proventi e oneri straordinari
Nel costo della produzione
Nei proventi e oneri finanziari
Nelle rettifiche di valore delle attività finanziarie
18. I proventi da partecipazioni sono inseriti:
Nel valore della produzione
Nei proventi e oneri straordinari
Nei proventi e oneri finanziari
Nel costo della produzione
19. Un esempio di valore certo è:
Tutte le risposte precedenti
Le rimanenze
La liquidità
I crediti
20. La rivalutazione delle poste di bilancio, in seguito all’inflazione:
È libera scelta delle imprese
È possibile solo dopo l’emanazione di leggi speciali
Non è mai possibile
È sempre possibile
21. Una passività rappresenta un diritto vantato su:
Alcune attività
Tutte le attività
Una specifica passività
Patrimonio netto
22. Si descriva la clausola generale di redazione del bilancio.
La normativa del bilancio d’esercizio è stato oggetto di una parziale revisione sia in occasione della modifica
della normativa societaria (con il d.lgs. n. 6/2003) che, successivamente, con l’adeguamento alla normativa
internazionale (con il decreto Legislativo n. 38/2005). Più dettagliatamente, accanto alla normativa
civilistica, sono stati introdotti due tipologie di principi contabili: • Principi contabili nazionali • Principi
contabili internazionali.

Lezione 031
01. L’ammortamento è causato:
Dal degrado tecnologico
Ambedue le risposte precedenti
Dal logoramento fisico
Nessuna delle risposte precedenti
02. Si ha una plusvalenza quando:
Il prezzo di vendita è superiore al prezzo di mercato
Il prezzo di vendita è inferiore al prezzo di mercato
Il valore di vendita eccede il valore contabile
Il valore contabile eccede il valore di vendita
03. L’ammortamento si applica a:
Tutte le immobilizzazioni materiali e immateriali
Tutte le immobilizzazioni
Tutte le immobilizzazioni materiali e immateriali a vita definita
Tutte le immobilizzazioni materiali e immateriali a vita indefinita
04. L’ammortamento accelerato prevede quote di ammortamento:
Costanti
Variabili
Crescenti
Decrescenti
05. Si ha una minusvalenza quando:
Il prezzo di vendita eccede il valore contabile
Il valore di vendita eccede il valore contabile
Il prezzo di vendita è inferiore al prezzo di mercato
Il valore contabile eccede il valore di vendita
06. L’ammortamento accelerato è utilizzato per beni soggetti:
Ad un rapido degrado tecnologico
Ad un lento degrado fisico
Ad un rapido degrado fisico
Ad un lento degrado tecnologico
07. Nel determinare la vita utile si considera:
La maggiore durata tra logoramento fisico e degrado tecnologico
La durata del bene in funzione del logoramento fisico
La durata del bene in funzione del degrado tecnologico
La minore durata tra logoramento fisico e degrado tecnologico
08. Si analizzi il concetto di ammortamento e le modalità della sua determinazione.
Le immobilizzazioni, come precedentemente affermato, producono un’utilità in un arco di tempo
pluriennale. Conseguentemente diventa necessario ripartire il loro costo in tutti gli esercizi nei quali saranno
utilizzate dall’impresa. Ogni singola quota del costo di un’immobilizzazione imputata in un esercizio
amministrativo si definisce ammortamento. Fanno eccezione all’applicazione dell’ammortamento i terreni,
poiché si ritiene che abbiano una possibilità di utilizzazione illimitata e le immobilizzazioni finanziarie.
La perdita di valore, misurata dall’ammortamento, può essere spiegata da due fattori: • La senescenza,
ovvero il deterioramento fisico dovuto all’uso del bene; • L’obsolescenza, ovvero la perdita di appetibilità
del bene a causa dell’introduzione di nuove tecnologie. La determinazione delle quote di ammortamento può
avvenire in due modi: • A quote costanti • Accelerate

09. Si descrivano gli effetti economici conseguenti alla vendita di un’immobilizzazione.


Possono verificare plusvalenze o minusvalenze.

Lezione 032
01. Il documento della contabilità che raccoglie e registra in ordine cronologico si chiama:
Il registro dei beni ammortizzabili
Il libro inventario
Il libro giornale
Il libro mastro
02. I beni strumentali necessari per svolgere la tua attività d’impresa sono indicati:
Nel libro giornale
Nel libro inventario
Nei registri IVA
Nel registro dei beni ammortizzabili
03. Il documento che comprende una serie di conti relativi alle voci patrimoniali e reddituali si chiama:
Il registro dei beni ammortizzabili
Il libro mastro
Il libro inventario
il libro giornale
04. Nell'avere dei conti economici si registrano:
I costi e le rettifiche di costi
I costi e le rettifiche di ricavi
I ricavi e le rettifiche di costi
I ricavi e le rettifiche di ricavi
05. Nel dare dei conti economici si registrano:
I ricavi e le rettifiche di ricavi
I ricavi e le rettifiche di costi
I costi e le rettifiche di costi
I costi e le rettifiche di ricavi
06. Nell'avere dei conti finanziari si registrano:
Gli incrementi delle passività patrimoniali, i decrementi delle attività patrimoniali e gli aumenti del Capitale
netto
Gli incrementi delle passività patrimoniali, i decrementi delle attività patrimoniali e le diminuzioni del
Capitale netto
I decrementi delle passività patrimoniali, gli incrementi delle attività patrimoniali e gli aumenti del Capitale
netto
I decrementi delle passività patrimoniali, gli incrementi delle attività patrimoniali e le diminuzioni del
Capitale netto
07. Nel dare dei conti finanziari si registrano:
I decrementi delle attività patrimoniali, gli incrementi delle passività patrimoniali e gli aumenti del Capitale
netto
Gli incrementi delle attività patrimoniali, i decrementi delle passività patrimoniali e le diminuzioni del
Capitale netto
Gli incrementi delle attività patrimoniali, i decrementi delle passività patrimoniali e gli aumenti del Capitale
netto
I decrementi delle attività patrimoniali, gli incrementi delle passività patrimoniali e le diminuzioni del
Capitale netto
08. I registri IVA sono:
Il registro dei corrispettivi, il registro delle vendite e il registro dei beni ammortizzabili
Il registro degli acquisti, il registro delle vendite e il registro dei beni ammortizzabili
Il registro dei corrispettivi, il registro degli acquisti e il registro dei beni ammortizzabili
Il registro degli acquisti, il registro delle vendite e il registro dei corrispettivi
09. Una volta approvato, il bilancio d’esercizio deve essere depositato:
Presso l’Ufficio delle Imposte
Presso la sede amministrativa della società
Presso la Camera di Commercio
Presso la sede legale della società
10. Il bilancio d’esercizio deve essere redatto dagli amministratori:
Entro cinque mesi dalla chiusura dell’esercizio
Entro tre mesi dalla chiusura dell’esercizio
Entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio
Entro due mesi dalla chiusura dell’esercizio
11. Il bilancio d’esercizio deve essere approvato dall’assemblea degli azionisti:
Entro cinque mesi dalla chiusura dell’esercizio
Entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio
Entro tre mesi dalla chiusura dell’esercizio
Entro due mesi dalla chiusura dell’esercizio
12. Si descriva il contenuto del bilancio d’esercizio secondo la normativa civilistica, evidenziando le
fasi che portano alla sua approvazione.
Il bilancio d’esercizio è un documento, redatto al termine di un periodo amministrativo (normalmente
coincidente con l’anno solare), con cui si rappresentano i risultati economici conseguiti dall’impresa nel
periodo e la sua situazione patrimoniale al termine del periodo. La sua regolamentazione viene disciplinata
dal codice civile, in particolare dagli articoli compresi tra il 2423 e il 2435 bis, con cui sono state recepite le
modificazioni apportate nel 1993 in seguito alla IV direttiva CEE in tema di bilancio delle società, e la VII
direttiva CEE in tema di bilancio consolidato (attraverso il D.L. n. 127 del 9 aprile 1991).
Il bilancio d’esercizio, secondo quanto dispone l'art.2423 del Codice civile, si compone di quattro documenti:
• Lo Stato patrimoniale • Il Conto economico • La Nota integrativa • Il Rendiconto finanziario (entrato a far
parte dei documenti che compongono il bilancio solamente con l'entrata in vigore del D.Lgs.139/2015).
13. Si descrivano i libri contabili obbligatori per una società di capitali.
Secondo i principi contabili internazionali, il bilancio si compone dei seguenti documenti. 1. Stato
patrimoniale 2. Conto economico 3. Nota integrativa 4. Rendiconto finanziario 5. Conto delle variazioni del
patrimonio netto.

Lezione 033
01. I limiti dell’analisi di bilancio sono:
L’esistenza di valutazioni oggettive
Nessuna delle risposte precedenti
Considerare la dinamica ambientale
L’esistenza di dati esclusivamente qualitativi
02. I limiti dell’analisi di bilancio sono:
L’esistenza di dati esclusivamente quantitativi
La mancata considerazione della dinamica ambientale
Tutte le risposte precedenti
L’esistenza di valutazioni soggettive
03. I limiti dell’analisi di bilancio sono:
L’esistenza di valutazioni oggettive
L’esistenza di dati esclusivamente qualitativi
La disponibilità di dati esclusivamente futuri
L’esistenza di dati esclusivamente quantitativi
04. I limiti dell’analisi di bilancio sono:
La disponibilità di dati esclusivamente futuri
L’esistenza di valutazioni oggettive
L’esistenza di dati esclusivamente qualitativi
L’esistenza di valutazioni soggettive
05. L’analista esterno, rispetto all’analista interno dispone di:
Le stesse informazioni
Nessuna informazione
Più informazioni
Meno informazioni
06. L’analisi della reddittività serve a verificare la capacità dell’impresa di:
Remunerare il capitale proprio
Remunerare i fattori produttivi
Far fronte agli impegni di pagamento correnti
Far fronte agli impegni di pagamento futuri
07. Le fasi che caratterizzano l’analisi di bilancio sono:
Cinque
Quattro
Tre
Sei
08. L’analisi dell’equilibrio finanziario di breve periodo serve a verificare la capacità dell’impresa di:
Mantenersi solida
Far fronte agli impegni di pagamento futuri
Remunerare il capitale proprio
Far fronte agli impegni di pagamento correnti
09. Si definisca l’analisi di bilancio, evidenziandone le singole fasi.
La lettura del bilancio d’esercizio di un’impresa e dei relativi dati economico-finanziari permette di ottenere
delle informazioni rilevanti sulla sua situazione finanziaria e sul suo andamento economico. La tecnica che
consente di ottenere questo risultato è l’analisi di bilancio e presuppone la conoscenza delle strutture di
bilancio, del suo contenuto e delle modalità con le quali sono determinate le diverse voci. L’analisi di
bilancio può essere svolta da: • Un’analista interno • Un’analista esterno
Gli obiettivi che si vogliono perseguire con l’analisi di bilancio sono molteplici. I più rilevanti sono: •
Comprendere i fenomeni gestionali che hanno dato luogo ai valori contabili; • Valutare se la gestione è stata
condotta in condizioni di economicità; • Valutare l’equilibrio degli assetti patrimoniali; • Evidenziare la
dinamica finanziaria della gestione; • Effettuare delle proiezioni sull’andamento futuro della gestione.
Essa si occupa: L’economicità gestionale L’equilibrio finanziario nel breve periodo L’equilibrio finanziario
nel lungo periodo
L’analisi di bilancio si svolge in cinque fasi: 1. Raccolta dei dati relativi alla situazione economico-
patrimoniale dell’impresa 2. Lettura ed interpretazione del bilancio 3. Riclassificazione dello Stato
patrimoniale e del Conto Economico 4. Determinazione degli indici di bilancio 5. Determinazione dei flussi
finanziari.

10. Si definisca l’analisi di bilancio, definendone gli obiettivi e i limiti.


Gli obiettivi che si vogliono perseguire con l’analisi di bilancio sono molteplici. I più rilevanti sono: •
Comprendere i fenomeni gestionali che hanno dato luogo ai valori contabili; • Valutare se la gestione è stata
condotta in condizioni di economicità; • Valutare l’equilibrio degli assetti patrimoniali; • Evidenziare la
dinamica finanziaria della gestione; • Effettuare delle proiezioni sull’andamento futuro della gestione.
L’analisi di bilancio, pur nella sua evidente utilità, presenta alcuni limiti che ne diminuiscono l’efficacia. In
particolare, i principali limiti sono: • I dati contabili sono esclusivamente quantitativi e non esprimono alcun
giudizio sulla qualità del management, del prodotto dell’impresa e sul suo posizionamento di mercato; •
Alcune voci di bilancio sono soggette a valutazioni discrezionali da parte degli amministratori; • La dinamica
ambientale può modificare i dati contabili nel corso del tempo.
In considerazione di questi limiti è essenziale, ai fini di una più realistica valutazione della situazione e delle
prospettive economico-finanziarie di un’impresa, integrare per quanto possibile l’analisi dei dati di bilancio
con informazioni e dati extra-contabili concernenti la posizione di mercato dell’impresa e le sue principali
scelte strategico-organizzative.

Lezione 034
01. La riclassificazione finanziaria dello Stato Patrimoniale riclassifica le voci del passivo secondo:
L’area gestionale di afferenza
La liquidità
La remuneratività
Il vincolo di durata
02. La riclassificazione finanziaria dello Stato Patrimoniale riclassifica le voci dell’attivo secondo:
La liquidità
Il vincolo di durata
La remuneratività
L’area gestionale di afferenza
03. Le immobilizzazioni fanno parte di:
Passività consolidate
Attivo fisso
Attività correnti
Passività correnti
04. Le scorte fanno parte di:
Attivo fisso
Attività correnti
Passività consolidate
Passività correnti
05. Il C/C bancario attivo fa parte di:
Passività consolidate
Attività correnti
Attivo fisso
Passività correnti
06. I crediti verso clienti fanno parte di:
Attivo fisso
Attività correnti
Passività consolidate
Passività correnti
07. Le riserve da utile fanno parte di:
Passività consolidate
Attività correnti
Patrimonio netto
Passività correnti
08. I limiti dell'analisi di bilancio sono:
La costanza dell'ambiente
Le valutazioni oggettive
Considerare solo i dati qualitativi
Tutte le risposte precedenti
09. Il fondo TFR fa parte di:
Passività correnti
Attività correnti
Passività consolidate
Attivo fisso
10. I mutui fanno parte di:
Attivo fisso
Passività consolidate
Attività correnti
Passività correnti
11. L'analisi dell'equilibrio finanziario di medio-lungo periodo serve a verificare:
La capacità di mantenersi solvibile
La liquidità aziendale
La capacità di remunerare il capitale proprio
La solidità patrimoniale
12. I debiti con scadenza inferiore all’anno fanno parte di:
Attivo fisso
Attività correnti
Passività correnti
Passività consolidate
13. I debiti con scadenza superiore all’anno fanno parte di:
Passività correnti
Attività correnti
Attivo fisso
Passività consolidate
14. I debiti verso l’erario fanno parte di:
Attivo fisso
Passività consolidate
Attività correnti
Passività correnti
15. Si descriva la riclassificazione dello Stato Patrimoniale secondo il principio finanziario.
Le voci dello Stato patrimoniale vengono classificate in base alla loro liquidità/esigibilità.
La riclassificazione più rilevante è secondo il criterio finanziario. In questa logica, le attività vengono distinte
in base al livello di liquidabilità cioè la velocità con cui un impiego si trasforma in denaro. In particolare, si
evidenziano inizialmente le voci più liquide e, successivamente, le voci meno liquide.
ATTIVO CIRCOLANTE (o ATTIVITA’ CORRENTE) • Liquidità immediate • Liquidità differite •
Disponibilità
ATTIVO FISSO (o ATTIVITA’ FISSE) • Immobilizzazioni materiali • Immobilizzazioni immateriali •
Immobilizzazioni finanziarie.
Le passività vengono distinte in base al livello di esigibilità cioè il termine entro il quale i debiti devono
essere rimborsati. In particolare, si evidenziano inizialmente le voci a breve scadenza e, successivamente, le
voci a scadenza medio-lunga o indeterminata

Lezione 035
01. Un rapporto corrente superiore a 1:
Garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
Non garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
Garantisce l’equilibrio reddituale
Garantisce l’equilibrio finanziario nel lungo periodo
02. Il quick ratio è pari a:
Attivo circolante + Disponibilità / Passivo a breve
Attivo circolante - Disponibilità / Passivo a medio-lungo
Attivo circolante – Disponibilità / Passivo a breve
Attivo circolante / Passivo a medio-lungo
03. Un rapporto corrente inferiore a 1:
Garantisce l’equilibrio finanziario nel lungo periodo
Non garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
Garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
Garantisce l’equilibrio reddituale
04. Gli indici di liquidità misurano:
La congruenza tra durata dell’attivo e modalità di copertura
La solidità patrimoniale
La capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni nel breve periodo
La capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni nel lungo periodo
05. Un quick ratio superiore a 1:
Garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
Garantisce l’equilibrio finanziario nel lungo periodo
Garantisce l’equilibrio reddituale
Non garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
06. Il quick ratio è pari a:
Attivo circolante – Liquidità / Passivo a breve
Attivo circolante – Disponibilità / Passivo a breve
Attivo circolante + Liquidità / Passivo a breve
Attivo circolante / Passivo a breve
07. Il grado di copertura delle immobilizzazioni è ottimale se è:
Pari a 1
Compreso tra 0 e 1
Superiore a 2
Compreso tra 1 e 2
08. Il rapporto corrente è pari a:
Attivo circolante / Passivo a breve
Attivo fisso / Passività consolidate
Attivo fisso / passivo a breve
Attivo circolante / Passività consolidate
09. Gli indici di struttura misurano:
La reddittività
La capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni nel lungo periodo
La capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni nel breve periodo
La capacità dell'impresa di utilizzare in modo corretto le fonti di finanziamento disponibili
10. Il grado di copertura delle immobilizzazioni è pari a:
(Passivo a breve + Passivo a medio-lungo) / Immobilizzazioni
Immobilizzazioni / (Passivo a breve + Passivo a medio-lungo)
(Capitale netto + Passivo a medio-lungo) / Immobilizzazioni
Immobilizzazioni / (Capitale netto + Passivo a medio-lungo)
11. L'indice di indebitamento è normalmente:
Superiore a 1
Pari a zero
Pari a 1
Inferiore a 1
12. L'indice di indebitamento è pari a:
(Passivo a breve - Passivo a medio-lungo) / Capitale netto
(Passivo a breve + Passivo a medio-lungo) / Capitale netto
Capitale netto / Passivo a medio-lungo
Passivo a medio-lungo / Capitale netto
13. Un quick ratio inferiore a 1:
Non garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
Garantisce l’equilibrio reddituale
Garantisce l’equilibrio finanziario nel lungo periodo
Garantisce l’equilibrio finanziario nel breve periodo
14. Il rapporto corrente è pari a:
Attivo fisso / Passivo a breve
Attivo circolante - Disponibilità / Passivo a breve
Attivo circolante + Disponibilità / Passivo a breve
Attivo circolante / Passività a breve
15. I fondi rischi e oneri sono una componente del:
Passività correnti
Attivo fisso
Patrimonio netto
Passività consolidate
16. Il C/C bancario negativo è una componente del:
Attività correnti
Patrimonio netto
Passività correnti
Passività consolidate
17. Il prestito obbligazionario è una componente del:
Patrimonio netto
Passività correnti
Attività fisse
Passività consolidate
18. Si descrivano i principali indici di struttura.
Gli indici di struttura sono determinati per evidenziare se l’impresa utilizza in modo corretto le fonti di
finanziamento disponibili, sia a titolo di capitale di terzi che a titolo di capitale proprio. In particolare si
hanno i seguenti indici: • Indice di indebitamento • Grado di dipendenza finanziaria • Grado di copertura
delle immobilizzazioni

19. Si descrivano i principali indici di liquidità.


Gli indici di liquidità servono per valutare se un’impresa è in grado di far fronte con le entrate correnti alle
uscite correnti e alle esigenze di investimento, ovvero se dispone di una struttura finanziaria equilibrata.
Questo stato di salute non è casuale e trova origine in una corretta politica di finanziamento seconda la quale:
• Gli investimenti a medio e lungo termine devono essere finanziati con il capitale proprio e i debiti a lungo
termine • Gli investimenti a breve termine devono essere finanziati esclusivamente con i debiti a breve
termine.
Il Rapporto Corrente esprime la capacità dell’impresa di far fronte ai debiti a breve utilizzando tutte le risorse
di cui viene a disporre nel breve periodo (ovvero il magazzino, i crediti con scadenza entro i 12 mesi e la
liquidità). E’ considerato soddisfacente un indice pari o superiore a 2. Infatti, un valore inferiore o al di sotto
di 1 segnala gravi problemi di solvibilità nel breve periodo, dato che le risorse disponibili sono insufficienti a
far fronte agli impegni presi per il prossimo esercizio.
Il Test Acido si distingue dal precedente indice non considerando le scorte nell’attivo circolante, mentre il
denominatore rimane invariato e pari ai debiti a breve. In questo modo si esprime la capacità di far fronte ai
debiti a breve utilizzando le disponibilità monetarie a breve, senza considerare le scorte di magazzino che,
per quanto riguarda la scorta di sicurezza, risulta spesso essere immobilizzata. Questo indice è considerato
soddisfacente con un valore vicino a 1, in quanto un valore inferiore segnala problemi di solvibilità nel
brevissimo periodo.

Lezione 036
01. Il Risultato operativo della gestione caratteristica (MON) esprime:
Il potenziale di crescita dell’azienda
Il reddito generato dall’attività ordinaria dell’impresa
Il reddito generato dall’attività ordinaria e straordinaria dell’impresa
La sostenibilità degli oneri finanziari
02. Il Risultato Lordo di Competenza esprime:
la sostenibilità degli oneri finanziari
Il reddito generato dall’attività ordinaria dell’impresa
Il reddito generato dall’attività ordinaria e straordinaria dell’impresa
Il potenziale di crescita dell'impresa
03. Il Risultato operativo della gestione caratteristica (MON) esprime:
Nessuna delle risposte precedenti
Il risultato economico prodotto dall’attività che caratterizza l’impresa
Il potenziale di crescita dell’azienda
Tutte le risposte precedenti
04. Il Margine di Contribuzione (Mdc) esprime:
La redditività generata dall'attività ordinaria dell'impresa
Il potenziale di crescita dell'impresa
La redditività generata dall'attività ordinaria e straordinaria dell'impresa
La capacità dell’impresa di sostenere i costi fissi
05. Il Risultato operativo, secondo la riclassificazione del Conto economico al costo del venduto, è pari
a:
MOL + Proventi finanziari + Proventi patrimoniali
MON + Proventi finanziari
MOL + Proventi finanziari
MON + Proventi finanziari + Proventi patrimoniali
06. La riclassificazione del Conto economico secondo il criterio del valore aggiunto classifica i costi:
Per attività
Per origine
Per destinazione
Per natura
07. Il Risultato operativo della gestione caratteristica (MON), secondo la riclassificazione del Conto
economico al costo del venduto, è pari a:
Valore della produzione - Costo del venduto
Valore della produzione - Costi operativi
Ricavi di vendita - Costi operativi
Ricavi di vendita - Costo del venduto
08. Il Risultato lordo di competenza è pari a:
MON - Oneri finanziari +/- Utili o perdite su attività di negoziazione
MON + Proventi finanziari +/- Utili su attività di negoziazione
Reddito operativo - Oneri finanziari +/- Utili o perdite su attività di negoziazione
Reddito operativo + Proventi finanziari +/- Utili su attività di negoziazione
09. La riclassificazione del Conto economico secondo il criterio del valore aggiunto classifica i costi:
Per origine
Per natura
Per destinazione
Per attività
10. Il Reddito Operativo esprime:
Il reddito generato dall’attività ordinaria e straordinaria dell’impresa
Il potenziale di crescita dell'impresa
La sostenibilità degli oneri finanziari
Il reddito generato dall’attività ordinaria dell’impresa

Lezione 037
01. Il fondo TFR fa parte di:
Attività extra-operative
Attività operative corrente
Passività correnti
Passività finanziarie
02. Un immobile concesso in affitto fa parte di:
Attività operative correnti
Attività extra-operative
Attività operative non correnti
Patrimonio netto
03. Secondo la riclassificazione per pertinenza gestionale dello Stato Patrimoniale, i debiti si
distinguono in:
Passività finanziarie e passività consolidate
Passività correnti e passività finanziarie
Passività correnti e passività consolidate
Passività fisse e passività consolidate
04. La posizione finanziaria netta è data da:
Liquidità + Crediti finanziari - Debiti correnti
Attivo fisso + Capitale circolante netto operativo
Attivo fisso + Crediti finanziari - Debiti correnti
Liquidità + Crediti finanziari - Debiti finanziari
05. Il capitale investito netto operativo (CINO) è dato da:
Capitale circolante netto - Attivo operativo non corrente
Capitale circolante netto + Attivo operativo corrente
Capitale circolante netto + Attivo operativo non corrente
Capitale circolante netto - Attivo operativo corrente
06. Il capitale circolante netto è dato da:
Attività correnti + Attività non correnti
Attività operative correnti - passività correnti
Attività correnti - passività correnti
Attività operative correnti + passività correnti
07. I debiti verso fornitori fanno parte di:
Attività extra-operative
Passività finanziarie
Passività correnti
Attività operative correnti
08. Un impianto fa parte di:
Attività operative non correnti
Attività extra-operative
Attività operative correnti
Patrimonio netto
09. Il C/C bancario negativo è un esempio di:
Attività operative correnti
Passività correnti
Attività extra-operative
Passività finanziarie
10. Il C/C bancario attivo fa parte di:
Passività finanziarie
Passività correnti
Attività extra-operative
Attività operative correnti
11. L’indice di rotazione del magazzino esprime:
Il numero di volte in cui si reinvestono i ricavi nell'attività caratteristica
Il numero di volte in cui si rinnova il magazzino nel corso di un anno
Il numero di volte in cui si rinnova il magazzino
Il numero di volte in cui si reinvestono i ricavi nell'attività
12. Il grado di dipendenza finanziaria è pari a:
(Passivo a breve + Passivo a medio-lungo) / Capitale netto
Passivo a medio-lungo / Capitale netto
(Passivo a breve + Passivo a medio-lungo) / Totale fonti
Passivo a medio-lungo / Totale fonti
13. L'indice di rotazione del magazzino è pari a:
Ricavi di vendita / Totale attivo
Totale attivo /Ricavi di vendita
Disponibilità / Ricavi di vendita
Ricavi di vendita / Disponibilità
14. L’indice di rotazione degli impieghi esprime:
Quante volte nel corso di un anno l’azienda reinveste la propria liquidità nella propria attività
Quante volte nel corso di un anno l’azienda reinveste i propri ricavi nella propria attività
Quante volte nel corso di un anno l’azienda reinveste i propri ricavi nella propria attività caratteristica
Quante volte nel corso di un anno l’azienda reinveste la propria liquidità nella propria attività caratteristica
15. L'indice di rotazione del capitale investito è pari a:
Totale attivo / Ricavi di vendita
Ricavi di vendita / Totale attivo
Totale attivo / Valore della produzione
Valore della produzione / Totale attivo
16. Si descriva la riclassificazione dello Stato Patrimoniale secondo il principio della pertinenza
gestionale.
Lo Stato Patrimoniale può essere riclassificato secondo il criterio della pertinenza gestionale. In questa
logica, le attività e le passività vengono distinte in:
OPERATIVE Elementi dello Stato Patrimoniale connessi con la gestione caratteristica;
EXTRA-OPERATIVE Elementi dello Stato patrimoniale connessi con: • Gestione accessoria • Gestione
patrimoniale • Gestione finanziaria.
ATTIVITA’ OPERATIVE CORRENTI Impieghi dello Stato Patrimoniale annessi alla gestione caratteristica
con liquidabilità a breve termine ATTIVITA’ OPERATIVE NON CORRENTI Impieghi dello Stato
Patrimoniale annessi alla gestione caratteristica con liquidabilità a mediolungo termine ATTIVITA’
EXTRAOPERATIVE Impieghi dello Stato Patrimoniale annessi alla gestione accessoria e finanziaria.
PASSIVITA’ CORRENTI Debiti verso terzi annessi alla gestione caratteristica con liquidabilità sia a breve
termine che a medio lungo termine. PASSIVITA’ FINANZIARIE Debiti verso terzi annessi alla gestione
finanziaria, sia a breve che a mediolungo termine. CAPITALE NETTO (o MEZZI PROPRI).

Lezione 038
01. Se il leverage (leva finanziaria) è superiore a 2:
Tutti gli investimenti sono finanziati con capitale proprio
Nessuna delle risposte precedenti
L’azienda possiede un buon rapporto tra capitale proprio e di terzi
L’azienda ha un elevato indebitamento
02. L'azienda ha convenienza ad incrementare il leverage se:
ROI>ROD
ROI<ROD
ROE=ROD
ROI=ROD
03. Se il leverage (leva finanziaria) è compreso tra 1 e 2:
Nessuna delle risposte precedenti
L’azienda ha un elevato indebitamento
Tutti gli investimenti sono finanziati con capitale proprio
L’azienda possiede un buon rapporto tra capitale proprio e di terzi
04. Se il leverage (leva finanziaria) è pari a 1:
L’azienda possiede un buon rapporto tra capitale proprio e di terzi
L’azienda ha un elevato indebitamento
Nessuna delle risposte precedenti
Tutti gli investimenti sono finanziati con capitale proprio
05. Il rendimento percepito sul capitale investito dai soci o dagli azionisti dell’impresa è espresso dal:
ROS
ROE
ROD
ROI
06. Il rendimento dell’attività caratteristica, in rapporto a tutti gli investimenti effettuati nell’attività
operativa, si esprime con il:
ROD
ROE
ROI
ROS
07. L'azienda non ha convenienza ad incrementare il leverage se:
ROI=ROD
ROE=ROD
ROI>ROD
ROI<ROD
08. Il guadagno lordo sulle vendite nette è espresso dal:
ROI
ROD
ROS
ROE
09. Il Tasso di incidenza della gestione non caratteristica è pari a:
Ricavi di vendita / Risultato d'esercizio
Risultato operativo / Risultato d'esercizio
Risultato d'esercizio / Risultato operativo
Risultato operativo / Ricavi di vendita
10. Il miglioramento del ROI può essere ottenuto:
Vendendo una maggiore quantità dei propri prodotti
Tutte le risposte precedenti
Vendendo i propri prodotti con un maggiore margine di guadagno
Nessuna delle risposte precedenti
11. Il costo mediamente sostenuto dall’impresa sui finanziamenti ottenuti da terzi è espresso dal:
ROD
ROS
ROI
ROI
12. Il ROI è pari al prodotto tra:
ROE e ROT
ROS e ROT
ROS e ROD
ROS e ROE
13. Si analizzino le caratteristiche di un titolo obbligazionario.
Le caratteristiche fondamentali dei titoli obbligazionari sono tre: la durata, il rischio di credito e
il trattamento fiscale. Questi elementi definiscono il rischio del singolo titolo e sono fondamentali per la
definizione del suo prezzo. Per la valutazione di un titolo di debito, oltre a queste caratteristiche, vanno
considerati anche il tasso d'interesse e la vita residua. Le obbligazioni sono generalmente considerate un
investimento più sicuro di quello azionario, ma questa convinzione è solo parzialmente vera. Anzi, alcune
categoria di obbligazioni, possono esporre l'investitore a un rischio estremamente elevato.

Lezione 039
01. Il valore aggiunto è dato da:
Valore della produzione - consumo materie prime - spese per il personale - costi per godimento di beni di
terzi
Valore della produzione - acquisto materie prime - spese per il personale - costi per godimento di beni di
terzi
Valore della produzione - consumo materie prime - spese per servizi - costi per godimento di beni di terzi
Valore della produzione - acquisto materie prime - spese per servizi - costi per godimento di beni di terzi
02. Il margine di contribuzione è dato da:
Valore della produzione - costi fissi
Valore della produzione - costi variabili
Ricavi di vendita - costi fissi
Ricavi di vendita - costi variabili
03. Il margine operativo netto è dato da:
Margine operativo lordo - ammortamenti e accantonamenti
Margine operativo lordo – ammortamenti
Margine operativo lordo - costo per il personale
Margine operativo lordo – costo del personale - ammortamenti
04. Il margine operativo lordo è dato da:
Valore della produzione - costo del personale - costi di funzionamento
Valore della produzione - costo del personale - costi per servizi
Valore aggiunto - costo del personale - costi di funzionamento
Valore aggiunto - costo del personale - costi per servizi
05. L’utile d’esercizio è destinato a remunerare:
Tutte le risposte precedenti
Il capitale investito
Il capitale netto
I dipendenti
06. Il margine operativo lordo è destinato a remunerare:
Tutte le risposte precedenti
I dipendenti
Il capitale netto
Il capitale investito
07. Si descriva la riclassificazione del Conto economico secondo il criterio del valore aggiunto.
o. In questa logica, tutte le componenti economiche vengono classificate per natura, ovvero prendendo in
considerazione l’origine dei costi e dei ricavi. Questo permette di evidenziare due risultati intermedi
antecedenti al Risultato della gestione caratteristica, ovvero: • Il Valore Aggiunto (VA) • Il Margine
Operativo Lordo (MOL o EBITDA)

Lezione 040
01. Il ROE è pari a:
Risultato d’esercizio / Totale attivo
Risultato operativo / Totale attivo
Risultato d’esercizio / Capitale netto
Risultato operativo / Capitale netto
02. La leva finanziaria corrisponde a:
Mezzi propri / Totale attivo
(Passivo a breve + Passivo a medio-lungo) / Totale attivo
Totale attivo / Mezzi propri
(Passivo a breve + Passivo a medio-lungo) / Mezzi propri
03. Il ROD è pari a:
Oneri finanziari / (Passivo a breve + Passivo a medio-lungo)
Oneri finanziari / Totale attivo
Oneri finanziari / Passivo a medio-lungo
Oneri finanziari / Passivo a breve
04. Il ROI è pari a:
Risultato d’esercizio / Totale attivo
Risultato operativo / Totale attivo
Risultato d’esercizio / Capitale netto
Risultato operativo / Capitale netto
05. Il ROS è pari a:
Risultato operativo / Ricavi di vendita
Risultato d’esercizio / Ricavi di vendita
Risultato d’esercizio / Risultato operativo
Risultato operativo / Risultato d'esercizio
06. Si descriva il ROE, analizzandone la sua scomposizione secondo la teoria della leva finanziaria.
Attraverso questa riformulazione del ROE è possibile evidenziare come l’effetto dell’indebitamento sia in
relazione al margine di reddittività sul capitale investito, ovvero la differenza (ROI-ROD).
ROE=(ROI+(ROU-ROD)*LEVERAGE))(1-T)

07. Si analizzi l’effetto leva finanziaria.


Il ROE può essere scomposto in un ulteriore modo: L’EFFETTO LEVA
ROE = (ROI+(ROI – ROD) * LEVERAGE) (1-T)
Attraverso questa riformulazione del ROE è possibile evidenziare come l’effetto dell’indebitamento sia in
relazione al margine di reddittività sul capitale investito, ovvero la differenza (ROI-ROD).
ROI-ROD >0 L’incremento del debito ha un
effetto leva positivo sul ROE.
ROI-ROD<0 EFFETTO LEVA NEGATIVO SUL ROE.
08. Si descriva il ROI, analizzandone la sua scomposizione.
MON/TOT ATTIVO ( MON/RICAVI VENDITA)*(RICAVI VENDITA /TOTALE ATTIVO)
ROS * ROT
Questa scomposizione mette in luce le leve con cui ottenere un miglioramento del ROI, ovvero: • Vendere i
propri prodotti con un maggiore margine di guadagno (incrementando il ROS); • Vendere una maggiore
quantità dei propri prodotti (incrementando il ROT). Spesso queste due manovre sono contrastanti e non
possono essere realizzate contemporaneamente

Lezione 041
01. Si considerino i seguenti dati:
Attivo circolante=1000; Attivo fisso=2000; Passivo a breve=500; Passivo a medio-lungo=1000; Capitale
netto=1500; Disponibilità=200
Il rapporto corrente è pari a:
0,5
1
4
2
02. Si considerino i seguenti dati:
Risultato d'esercizio=100; Risultato operativo=120; Oneri finanziari=10; Totale attivo=10000;
Capitale netto=2000; Ricavi di vendita=500
Il tasso di incidenza della gestione non caratteristica è pari a:
5%
24%
80%
83%
03. Si considerino i seguenti dati:
Attivo circolante=1000; Attivo fisso=2000; Passivo a breve=500; Passivo a medio-lungo=1000; Capitale
netto=1500; Disponibilità=200
Il quick ratio è pari a:
2
1,6
1
0,5
04. Si considerino i seguenti dati:
Risultato d'esercizio=100; Risultato operativo=120; Oneri finanziari=10; Totale attivo=10000;
Capitale netto=2000; Ricavi di vendita=500
Il ROS è pari a:
1,2%
5%
6%
24%
05. Si considerino i seguenti dati:
Attivo circolante=1000; Attivo fisso=2000; Passivo a breve=500; Passivo a medio-lungo=1000; Capitale
netto=1500; Disponibilità=200
Il grado di copertura delle immobilizzazioni è pari a:
1,25
2
0,5
1
06. Si considerino i seguenti dati:
Risultato d'esercizio=100; Risultato operativo=120; Oneri finanziari=10; Totale attivo=10000;
Capitale netto=2000; Ricavi di vendita=500
Il ROI è pari a:
6%
1,2%
1%
5%
07. Si considerino i seguenti dati:
Attivo circolante=1000; Attivo fisso=2000; Passivo a breve=500; Passivo a medio-lungo=1000; Capitale
netto=1500; Disponibilità=200
Il grado di dipendenza finanziaria è pari a:
2
0,5
4
1
08. Si considerino i seguenti dati:
Attivo circolante=1000; Attivo fisso=2000; Passivo a breve=500; Passivo a medio-lungo=1000; Capitale
netto=1500; Disponibilità=200
L'indice di indebitamento è pari a:
0,5
1
4
2
09. Si considerino i seguenti dati:
Risultato d'esercizio=100; Risultato operativo=120; Oneri finanziari=10; Totale attivo=10000;
Capitale netto=2000; Passività totali=500
Il ROD è pari a:
5%
24%
1,2%
2%
10. Si considerino i seguenti dati:
Risultato d'esercizio=100; Risultato operativo=120; Oneri finanziari=10; Totale attivo=10000;
Capitale netto=2000; Ricavi di vendita=500
Il ROE è pari a:
1,2%
1%
5%
6%

Lezione 042
01. Il rendiconto finanziario ha per oggetto:
L'attivo
La liquidità
Il capitale circolante netto
Le disponibilità liquide
02. Il rendiconto finanziario analizza i flussi di cassa generati nelle attività:
Operative, straordinarie e patrimoniali
Operative, di investimento e finanziarie
Patrimoniali, di investimento e finanziarie
Patrimoniali, straordinarie e finanziarie
03. Il flusso di cassa relativo all'attività operativa determinata con il metodo indiretto è pari a:
Ricavi operativi monetari - Costi operativi monetari
Risultato d'esercizio + Costi non monetari - ricavi non monetari
Risultato d'esercizio + Ricavi non monetari - Costi non monetari
Ricavi monetari - Costi monetari
04. Il flusso di cassa relativo all'attività operativa determinata con il metodo diretto è pari a:
Ricavi operativi monetari - Costi operativi monetari
Risultato d'esercizio - Costi non monetari + Ricavi non monetari
Risultato d'esercizio + Costi non monetari - Ricavi non monetari
Ricavi monetari - Costi monetari
05. Si spieghi il rendiconto finanziario.
Nel presentare i flussi finanziari avvenuti nell’esercizio, il rendiconto finanziario li differenzia in relazione
alla tipologia o alla natura delle operazioni che li hanno generati. In particolare, si evidenziano tre attività
fondamentali: • L’attività operativa • L’attività di investimento • L’attività finanziaria.
Tale classificazione è prevista dalla normativa, seppur non prevedendo uno schema rigido di rendiconto
finanziario.

Lezione 043
01. Un investimento CICO (continuous in-continuous output) prevede:
Una serie di flussi in uscita iniziali e una serie di flussi in entrata successivi
Un unico flusso in uscita iniziale e una serie di flussi in entrata successivi
Un unico flusso in uscita iniziale e un unico flusso in entrata finale
Una serie di flussi in uscita iniziali e un unico flusso in entrata finale
02. Un investimento PIPO (point in-point out) prevede:
Una serie di flussi in uscita iniziali e un unico flusso in entrata finale
Un unico flusso in uscita iniziale e una serie di flussi in entrata successivi
Una serie di flussi in uscita iniziali e una serie di flussi in entrata successivi
Un unico flusso in uscita iniziale e un unico flusso in entrata finale
03. Un investimento PICO (point in-continuous output) prevede:
Un unico flusso in uscita iniziale e un unico flusso in entrata finale
Un unico flusso in uscita iniziale e una serie di flussi in entrata successivi
Una serie di flussi in uscita iniziali e un unico flusso in entrata finale
Una serie di flussi in uscita iniziali e una serie di flussi in entrata successivi
04. Un investimento finanziario ha per oggetto:
Ambedue le risposte precedenti
Nessuna delle risposte precedenti
Obbligazioni e azioni
Beni reali
05. Un investimento produttivo è:
Realizzato da un’impresa, su beni reali ed un elevato grado di negoziabilità
Realizzato da un’impresa, su beni reali ed un basso grado di negoziabilità
Realizzato da un’impresa, su titoli finanziari ed un alto grado di negoziabilità
Realizzato da un’impresa, su titoli finanziari ed un basso grado di negoziabilità
06. Un investimento produttivo ha per oggetto:
Beni reali
Obbligazioni e azioni
Ambedue le risposte precedenti
Nessuna delle risposte precedenti
07. Un investimento finanziario è:
Realizzato da un’impresa, su titoli finanziari ed un basso grado di negoziabilità
Realizzato da un’impresa, su beni reali ed un basso grado di negoziabilità
Realizzato da un investitore, su titoli finanziari ed un elevato grado di negoziabilità
Realizzato da un investitore, su beni reali ed un elevato grado di negoziabilità
08. Si descrivano le caratteristiche e le differenze tra investimenti produttivi e investimenti finanziari.
Gli investimenti produttivi generano un ritorno economico nel momento in cui avviene la vendita dei
prodotti o dei servizi ottenuti con i beni reali acquisiti a differenza degli investimenti finanziari che
garantiscono un recupero dell’esborso iniziale con gli interessi maturati e i dividendi distribuiti. Gli
investimenti produttivi sono tipicamente non divisibili e questo ne limita la negoziabilità nel mercato, mentre
gli investimenti finanziari sono sempre divisibili e non presentano alcuna difficoltà nella cessione

Lezione 044
01. I flussi di cassa netti, utili per la valutazione di un investimento sono costituiti da:
Investimenti, Margine operativo netto e imposte in assenza di debito
Investimenti, Margine operativo lordo, variazioni del CCN e imposte in assenza di debito
Investimenti, Margine operativo netto, variazioni del CCN e imposte in assenza di debito
Investimenti, Margine operativo netto, variazioni del CCN e imposte in assenza di debito
02. I flussi di cassa relativi ad un investimento devono essere:
Reali, straordinari, monetari e al netto dell’imposizione fiscale
Incrementali, operativi, reddituali e al netto degli oneri finanziari
Incrementali, operativi, monetari e al netto dell’imposizione fiscale
Reali, straordinari, reddituali e al netto degli oneri finanziari
03. Il VAN è:
Il valore futuro dei flussi di cassa generati dall’investimento in un arco temporale predefinito
Il valore corrente dei flussi di cassa futuri generati dall’investimento in un arco temporale pari alla vita utile
del progetto
Il valore corrente dei flussi di cassa futuri generati dall’investimento in un arco temporale predefinito
Il valore futuro dei flussi di cassa generati dall’investimento in un arco temporale pari alla vita utile del
progetto
04. Il VAN è un metodo utile a valutare:
La fattibilità patrimoniale di un investimento
La fattibilità finanziaria di un investimento
La fattibilità economica di un investimento
Tutte le risposte precedenti
05. Il costo del capitale:
Dipende dalla struttura produttiva dell'impresa
Dipende dalla struttura finanziaria dell'impresa
Tutte le risposte precedenti
Dipende dalla struttura dell'attivo dell'impresa
06. Si analizzi il processo di determinazione dei flussi di cassa relativi ad un investimento.
I flussi di cassa rappresentano le entrate e le uscite generate dall’investimento in ogni periodo della vita utile
dell’investimento e presentano quattro caratteristiche fondamentali: • Incrementali (o differenziali) •
Operativi • Monetari • Al netto dell’imposizione fiscale.

Lezione 045
01. Un investimento non è conveniente se:
PI<1
PI>0
PI>1
PI<0
02. Se il periodo di recupero aumenta:
Il rischio dell'investimento cresce
Il rischio dell'investimento diminuisce
Il rischio dell'investimento non cambia
Il rischio dell'investimento può aumentare e diminuire
03. Il TIR corrisponde al tasso che genera:
Un VAN positivo
Un VAN negativo
Un VAN pari a zero
Un VAN maggiore di 1
04. Il periodo di recupero esprime:
Nessuna delle risposte precedenti
Entrambe le risposte precedenti
Il numero di periodi necessari a recuperare l’investimento iniziale
Il numero di periodi necessari per recuperare le uscite attraverso le entrate
05. Un investimento è conveniente se:
PI>0
PI<1
PI>1
PI<0
06. Se il TIR è minore di R, il VAN è:
Pari a zero
Positivo
Negativo
Pari a 1
07. Il periodo di recupero permette di analizzare la redditività di un investimento:
Mai
Talvolta
Sempre
Quasi sempre
08. Il periodo di recupero considera:
Non considera i flussi di cassa
I flussi di cassa dopo del tempo di recupero
I flussi di cassa prima il tempo di recupero
Tutti i flussi di cassa
09. Se il TIR è maggiore di R, il VAN è:
Pari a zero
Negativo
Pari a 1
Positivo
10. Si descriva il TIR come metodo di valutazione di un investimento.
Nel processo di valutazione degli investimenti esistono diversi metodi alternativi al Valore Attuale Netto,
quali: •Tasso interno di rendimento •Tempo di recupero •L'indice di redditività Il Tasso Interno di
Rendimento (TIR) rappresenta il criterio alternativo al Van più conosciuto.
Il TIR rappresenta il tasso di interesse in corrispondenza del quale il Valore attuale netto di un progetto di
investimento è pari a zero.
In conseguenza della relazione inversa esistente tra Van e costo del capitale, è possibile identificare
graficamente il TIR ed osservare come possa essere utilizzato nel processo di valutazione di un investimento.
Se r < TIR, il Van >0
Se r > TIR, il Van <0

11. Si descrivano i limiti del TIR come metodo di valutazione di un investimento.


L'applicazione del TIR presenta, però, alcuni limiti che lo rendono meno efficace del Van, quali: 1. Il TIR è
una misura percentuale, per cui non permette di valutare l'ordine di grandezza dell'investimento; 2. Il TIR
non è di facile determinazione, richiedendo l'utilizzo di metodi statistico-matematici; 3. Il TIR è unico solo
se, in seguito all'uscita di cassa iniziale, l'investimento presenta esclusivamente flussi di cassa positivi, così
da non avere TIR multipli;

12. Si descrivano i limiti dell'indice di redditività come metodo di valutazione di un investimento.


L'indice di redditività (Profitability index) esprime, in termini percentuali, il rendimento finanziario
dell'investimento. Questo indice può essere così calcolato:
PI=VAN/I+1
L'indice di redditività, a differenza dei metodi precedenti, presenta un unici limite: non permette di valutare
l'ordine di grandezza dell'investimento, essendo un numero indice. Per questo motivo viene spesso affiancato
al Van nell'esprimere una valutazione su un progetto di investimento ed, in particolare, viene utilizzato in
caso di razionamento del capitale cioè quando l'azienda non ha le risorse sufficienti per attuare tutti i progetti
in essere e deve stabilirne un ordine di scelta.

13. Si descriva il payback period, evidenziandone pregi e difetti.


Il secondo criterio alternativo al Van è il tempo di recupero (payback period). Il tempo di recupero esprime il
numero di periodi (anni) necessari per rientrare dell'investimento iniziale attraverso i flussi di cassa positivi
successivi. Nel determinarlo è sufficiente verificare in quale periodo il Flusso di Cassa Cumulato è pari a
zero: TEMPO DI RECUPERO Se il payback period < n, il Van > 0 Se il payback period > n, il Van < 0
Come il TIR, anche il tempo di recupero presenta alcuni problemi che ne limitano l'impiego, quali: 1. Il
tempo di recupero è una misura temporale, per cui non permette di valutare l'ordine di grandezza
dell'investimento; 2. Il tempo di recupero non considera i flussi di cassa successivi al periodo di recupero; 3.
Nel determinare il flusso di cassa cumulato, si domani valori riferiti ad anni diversi, non considerando il
differenze valore della moneta nel tempo. Per ovviare a questo limite, si può determinare il tempo di
recupero attualizzato, riportando tutti i flussi di cassa al periodo zero.

14. Si descrivano i limiti del tempo di recupero come metodo di valutazione di un investimento.
L'indice di redditività, a differenza dei metodi precedenti, presenta un unici limite: non permette di valutare
l'ordine di grandezza dell'investimento, essendo un numero indice. Per questo motivo viene spesso affiancato
al Van nell'esprimere una valutazione su un progetto di investimento ed, in particolare, viene utilizzato in
caso di razionamento del capitale cioè quando l'azienda non ha le risorse sufficienti per attuare tutti i progetti
in essere e deve stabilirne un ordine di scelta.

15. Si descriva l'indice di redditività come metodo di valutazione di un investimento.


L'indice di redditività (Profitability index) esprime, in termini percentuali, il rendimento finanziario
dell'investimento. Se PI > 1, il Van > 0 Se PI < 1, il Van < 0

Lezione 046
01. Il rendimento richiesto dagli azionisti, determinato con il Dividend discount model in ipotesi cash-
cow, è pari a:
Div0/VA0
Div1/VA0
(Div1/VA0) - g
(Div1/VA0) + g
02. Il rendimento richiesto dagli azionisti, determinato con il Dividend discount model, è pari a:
(Div1/VA0) - g
(Div1/VA0) - g
(Div0/VA0) - g
(Div1/VA0) + g
03. La presenza della tassazione:
Non è rilevante
Incrementa il costo medio ponderato del capitale
Non ha effetti sul costo medio ponderato del capitale
Decrmenta il costo medio ponderato del capitale
04. Secondo il Dividend discount model, il valore di un'azione in ipotesi cash-cow è pari a:
Div1 / Re
Div0 / (Re-g)
Div0 / Re
Div1 / (Re-g)
05. Il costo medio ponderato del capitale rappresenta il costo del capitale:
Tutte le risposte precedenti
In un'azienda finanziata solo da capitale di terzi
In un'azienda finanziata solo da capitale proprio
In un'azienda finanziata sia da capitale proprio che da capitale di terzi
06. Il valore corrente di un'azione corrisponde al:
Valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi sul titolo, in termini di dividendi e valore atteso all'anno n
Valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi sul titolo, in termini di cedole e valore atteso all'anno n
Valore futuro dei flussi di cassa attesi sul titolo, in termini di dividendi e valore atteso all'anno n
Valore futuro dei flussi di cassa attesi sul titolo, in termini di cedole e valore atteso all'anno n
07. Un progetto di investimento è fattibile economicamente con:
Van positivo
Van nullo
Tutte le risposte precedenti
Van negativo
08. Se il VAN è negativo:
Il rendimento del progetto è superiore al costo del costo del capitale
Il rendimento del progetto è inferiore al TIR
Nessuna delle risposte precedenti
Il rendimento del progetto è negativo
09. Se il VAN è positivo:
Il rendimento del progetto è superiore al costo del costo del capitale
Tutte le risposte precedenti
Il rendimento del progetto è inferiore al TIR
Il rendimento del progetto è positivo
10. Se il VAN è negativo:
Il rendimento del progetto è superiore al costo del costo del capitale
Il rendimento del progetto è inferiore al costo del costo del capitale
Il rendimento del progetto è negativo
Il rendimento del progetto è inferiore al TIR
11. Un progetto di investimento non è fattibile economicamente con:
Van positivo
Tutte le risposte precedenti
Van negativo
Van nullo
12. Secondo il Dividend discount model, il valore di un'azione è pari a:
Div0 / Re
Div1 / Re
Div1 / (Re-g)
Div0 / (Re-g)
13. Il valore corrente di un'obbligazione corrisponde:
Al valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi sul titolo, in termini di dividendi e prezzo di rimborso
all'anno n
Al valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi sul titolo, in termini di cedole e prezzo di rimborso all'anno 0
Al valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi sul titolo, in termini di dividendi e prezzo di rimborso
all'anno 0
Al valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi sul titolo, in termini di cedole e prezzo di rimborso all'anno n
14. Se il VAN è positivo:
Il rendimento del progetto è inferiore al costo del costo del capitale
Il rendimento del progetto è superiore al costo del costo del capitale
Il rendimento del progetto è superiore al TIR
Il rendimento del progetto è negativo
15. Se il VAN è negativo:
Il rendimento del progetto è positivo
Il rendimento del progetto è inferiore al costo del costo del capitale
Il rendimento del progetto è superiore al TIR
Tutte le risposte precedenti
16. Si descriva il Costo medio ponderato del capitale.
Il costo medio ponderato del capitale di un titolo, di un progetto di investimento o di un’impresa è uno
strumento ampiamente impiegato per la valutazione di strategie di acquisto o vendita di asset o anche
dell’avvio o meno di possibili progetti industriali.
17. Si descriva il principio del valore attuale netto, come metodo di valutazione di un progetto di
investimento.
Il metodo più importante è maggiormente utilizzato è il VAN. Si tratta di determinare il valore corrente dei
flussi di cassa futuri generati dall’investimento in un arco temporale pari alla vita utile del progetto.
Nel caso in cui il VAN sia positivo, l’investimento è conveniente perché garantisce un incremento di valore
dell’impresa. Nel caso in cui il VAN sia negativo, l’investimento non è conveniente perché distrugge
ricchezza, riducendo il valore dell’impresa. Nel caso in cui il VAN sia uguale a zero, per l’impresa è
indifferente investire o non investire.

18. Si descriva il Dividend Discount Model.


Il Dividend Discount Model (DDM), che si fonda sulla medesima logica di valutazione dei titoli
obbligazionari, funziona appropriatamente per investimenti con un orizzonte temporale definito. Ma una
delle caratteristiche fondamentali delle azioni è l'indeterminatezza della loro scadenza. Per tale motivo al fine
di calcolare il valore di un'azione su un orizzonte temporale definito con il DDM, è necessario procedere alla
stima del prezzo atteso dell'azione al termine del priodo stesso. Ed a tale proposito emerge con immediatezza
il principale limite teorico del DDM: il valore intrinseco corrente dell'azione si basa su una stima del prezzo
a termine, che peraltro è il valore che si cerca di stimare.
Sebbene il valore di un'azione si fondi sui dividendi, la stima su orizzonte temporale definito dei soli
dividendi non fornisce un adeguato valore intrinseco. Imprese non in grado di generare valore possono infatti
distribuire nel medio periodo dividendi ricorrendo all'indebitamento, mentre imprese con buona redditività
possono decidere di non distribuire alcun dividendo.
Una soluzione adottata per risolvere tale problema consiste nell'assumere che il dividendo corrisposto
nell'ultimo anno del periodo esplicito di previsione si manterrà per sempre. In tal caso, il prezzo a scadenza
sarà pari alla capitalizzazione di una rendita perpetua a rate costanti (ottenuta rapportando il diviendo al
costo del capitale proprio).

19. Si descrivano le caratteristiche di un titolo azionario.


Un’azione è un titolo finanziario rappresentativo di una quota del capitale azionario di un'impresa. IL
COSTO DEL CAPITALE Diritti amministrativi • Partecipazione all'assemblea degli azionisti • Votazione in
sede ordinaria e straordinario • Recesso Diritti patrimoniali • Partecipazione alla distribuzione dell'utile
d'esercizio • Rimborso del capitale investit

Lezione 047
01. Si considerino i seguenti dati:
VAN=-10; Investimento=500; R=10%
L'indice di redditività è pari a:
0,98
0,8
1,2
1,02
02. Si considerino i seguenti dati:
VAN=10; Investimento=100; R=10%
L'indice di redditività è pari a:
1
0,1
1,1
10
03. Si considerino i seguenti dati:
VAN=10; Investimento=100; R=10%
Il TIR è:
Superiore al 10%
Non si può determinare
Inferiore al 10%
Pari al 10%
04. Si considerino i seguenti dati:
VAN=-10; Investimento=500; R=10%
Il TIR è:
Non è determinabile
Pari al 10%
Superiore al 10%
Inferiore al 10%