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Lorenzo Grilli

Gioacchino Volpe nello specchio del suo Archivio

Qualcosa se ne salvò
La tesi di laurea e le lezioni su Bonifacio VIII

Prima edizione, Bologna – 6 dicembre 2019


lorenzo_grilli@libero.it
Stampato per conto dell'autore da Passione Scrittore
tutti i diritti sono riservati all'autore
ISBN 979-12-200-5080-7

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Indice
7 Introduzione
9 Capitolo I
Studi fino alla Grande Guerra
1.1. Progetti e prime difficoltà, 9 – 1.2. Un modello complesso e bisognoso di fonti,
35 – Note, 52

111 Capitolo II
Documenti
2.1. Elenco dei titoli e documenti del candidato, per il concorso di storia moderna
all'Accademia scientifico letteraria di Milano (1905), 112 – 2.2. Breysig; deutsche
Kraft, Leidenschaft und Kult-u-r. Una cartolina del 1907 da Dresda al Professor
Gioacchino Volpe, 115 – 2.3. G. Volpe, Pagine autobiografiche di un operaio
tedesco, testo di una lettera aperta inviata da Berlino al «Rubicone», S. Arcangelo
di Romagna, 9 agosto 1903, 118 – 2.4. Per una integrazione alla “Cronologia degli
scritti di Gioacchino Volpe” di Umberto Massimo Miozzi. Addenda 1894-1914,
124 – 2.5. Raccolte agli anni Venti e collocazione dei manoscritti editi all'interno
dei gruppi di carte sondati, 138 – 2.6. Lettere volpiane attinenti l'edizione
muratoriana delle cronache pisane [1902-1907]. Due lettere di Gaetano Salvemini
a Gioacchino Volpe dell'inizio del 1906, 144

159 Capitolo III


In archivio
3.1. La tesi di laurea e la lettera ad Amilcare Cipriani, 159 – 3.2. Una tesi (non
solo) economico-giuridica, 168 – 3.3. Conclusioni, 184 – Note, 193

227 Capitolo IV
La tesi di laurea del 1899
4.1. Studi sulla repubblica pisana e sulle relazioni di Pisa con la Toscana e
l'Impero nella prima metà del '300. La tesi di laurea, 227 – 4.2. Indice
redazionale, 328 – 4.3. Fonti archivistiche, 329 – 4.4. Fonti cronachistiche e
bibliografia, 334 – 4.5. Indice dei nomi e dei luoghi, 337

349 Capitolo V
«Procediamo insieme, o amici repubblicani e socialisti alla
conquista del nuovo mondo». Lettera ad Amilcare Cipriani

379 Capitolo VI
Le lezioni su Bonifacio VIII
6.1. Il Pontificato di Bonifacio VIII. Lezioni all'Accademia Scientifico-letteraria di
Milano, a.a. 1910-1911, 379 – 6.2. Fonti e bibliografia, 505 – 6.3. Indice dei nomi,
510

515 Bibliografia
[Lettera ad Amilcare Cipriani], in Archivio Volpe, Studi e ricerche, Carte varie, bozze, appunti
(1905-ante1967), Fasc. 2 (“Scritti vari”, 1920 luglio 17-1963 novembre 2)
Capitolo V

«Procediamo insieme, o amici repubblicani e socialisti


alla conquista del nuovo mondo». Lettera ad Amilcare
Cipriani*

[...] dell'Inno originario ci permettiamo di trasmettervene copia. Detto ciò, per


quel […] sentito rispetto che a voi e al pubblico [si] deve, e a difesa pure di quegli
appunti che la critica avrebbe potuto a […] ragione rivolgerci, ora veniamo [...] a
confessarvi che, dopo varie considerazioni, da noi, invece di fare un Inno del tutto
nuovo in armonia al contenuto poetico, altrimenti svolto e verseggiato, si è creduto
compito non biasimevole il giovarci di quello già in voga nel suo andamento com-
plessivo, onde mantenere al genere della composizione la sua particolare, primitiva
impronta; in pari tempo abbiamo pensato che purgandone l'insieme, avremmo eleva-
to gli esecutori operai ad una forma musicale un po' meno negletta, contribuendo
così in modo limitato, ma non disutile alla santa causa a cui tende il popolare com-
*
Il testo consiste in un manoscritto, su quadernone, che occupa due colonne per ogni facciata, o con un
testo unico e continuo o con un testo corretto dopo aver barrato una colonna di malacopia o occupando
una sola delle colonne; privo di impaginazione, in grafia spesso difficilissima, con nastri adesivi utilizzati
per tener insieme le carte anche coprendo la scrittura, e con sintomi avanzati di deterioramento
dell'inchiostro e della carta, proviene da Archivio Volpe, Studi e ricerche, Carte varie, bozze, appunti
(1905-ante1967), Fasc. 2 (“Scritti vari”, 1920 luglio 17-1963 novembre 2), cfr. L'Archivio di Gioacchino
Volpe presso la Biblioteca Comunale “Antonio Baldini” di Santarcangelo di Romagna. Inventario, a cura
di E. Angiolini, Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Soprintendenza Archivistica per l'Emilia Ro-
magna, 2010, p. 91, ed ora recte (1899-ante 1967) e (1899 5 luglio-1963 novembre 2). Il testo è indirizza-
to esplicitamente, in più punti, al “Caro Cipriani”, certamente Amilcare Cipriani, e, verso il finale, si defi-
nisce il testo come lettera (“sulla sostanza e forma di questa lettera, noi, alta la fronte” ecc.). Per la possi-
bile datazione, nel testo si fa riferimento sia alla guerra Greco-Turca (“caro Cipriani, che alla malaugurata
guerra siete stato largo del vostro contributo, del vostro sangue”), sia alla subito successiva candidatura
milanese di Cipriani dove risultò eletto al 1897, per poi vedersi annullata l'elezione (“voi, che anche nella
dolorosa, trascorsa lotta elettorale milanese così superiore vi siete mostrato fra i combattenti”), sia ai Boe-
ri, sia e soprattutto all'onorevole Nicola Balenzano, ministro dei lavori pubblici per il Governo Zanardelli
(27 marzo 1902-3 novembre 1903) e al viaggio di Vittorio Emanuele III del 1902 (partenza al 10 luglio, a
pochi giorni dalla ratifica del laborioso rinnovo della Triplice, con visita a Mosca e per la fine di agosto a
Berlino, ma non a Vienna, e con il contraccambio della visita dello zar Nicola II solo molto più tardi, al
1909, anche per l'opposizione dei socialisti). Si ipotizza perciò una stesura tra l'estate del 1902 e l'inizio
del 1903; forse potrei anche azzardare che sia testo precedente al viaggio di studio in Germania con borsa
ministeriale di perfezionamento all'estero che Volpe svolse dalla fine dell'ottobre 1902 all'agosto 1903. La
trascrizione ha rispettato le variazioni lessicali, alcune datate (ad esempio: rettribuirlo, eglino); in parente-
si quadra le parti mancanti o illeggibili.
ponimento. Sulle diverse modificazioni portate alla musica a noi non sta l'esprimere
giudizi: altri vedrà se meritano biasimo o indulgenza. Rispetto a quelle che si riferi-
scano alla poesia, siatene voi giudice competente ed inappellabile. Dite un po', voi,
che anche nella dolorosa, trascorsa lotta elettorale milanese così superiore vi siete
mostrato fra i combattenti, dite un po' voi, non vi paiono più che giustificati i richia-
mi di alcuni concetti mazziniani che ci siamo permessi d'introdurre nell'Inno dei La-
voratori? Nessuno giammai potrà negare al Sommo Maestro la parte principale che
Egli ha avuto nei contemporanei avvenimenti politici della nostra Italia. Inspirata da
Lui, apostolo del dovere, della libertà, del diritto, della patria indipendenza, la glo-
riosa schiera dei martiri e degli eroi è indefinibile. Eppure … animo! Non basta che,
pari a sì immensa grandezza, quasi l'assoluto oblio su di Lui si avversi, non lontane
le interpretazioni fallate della di Lui splendida dottrina, che, coll'animo straziato lo
rileviamo, non pochi dei sopravvenuti da una scuola rispettabile sì, ma che alla fin
fine dimezza la personalità umana, ponendo a criterio dell'operare e divenire un po-
sitivismo, o materialismo storico assai discutibile, alla irriverenza verso il Maestro
aggiungano un iroso sprezzo verso i discepoli che sono e rimangono fedeli a Lui, a
Lui che della concezione di una Repubblica Unitaria Italiana è stato il primo, inarri-
vabile e sapiente Fattore. Le accuse che si rivolgono alla scuola che da Lui, dal Gran
Maestro Mazzini, prende nome e indirizzo non sono poche, ma come può dirsi che
in una si riassumano, così sorvoleremo sulle superficiali, e su questa di capitale im-
portanza ci soffermeremo per meglio analizzarla nel complesso e nelle varie dedu-
zioni e sofisticazioni che se ne ritraggono. Intanto non a scopo di precoce difesa, ma
per mettere fin da principio le cose in chiaro, noi vogliamo ora precisare che la detta
accusa fu anche in passato adoperata dagli avversari, monarchici e clericali, qual
arma di guerra contro gli indomesticabili repubblicani che gridavano a perdifiato
“unità” e dove insieme ad essi, non mai ricreduti, viene ravvivata e sotto diversi
aspetti più che mai messa in circolazione dagli amici socialisti che non per questo
noi cessiamo di amare e stimare: né la cosa deve punto stupire; perché la ricerca del
meglio è infinita nello spirito umano, e l'attività d'un popolo in questo senso indica
la giovinezza, il valore, la poesia; mentre l'apatico adagiarsi alle cose fatte ne com-
prova la vecchiezza, l'esaurimento; e poi nelle controversie d'ordine teorico, specula-
tivo, allorquando non superano certi limiti, la buona fede altrui non è mai da porsi in
dubbio, conviene spogliarsi dai preconcetti, procedere cauti, e la disputa può essere
mantenuta nei limiti della più perfetta cavalleria. L'accusa bandita, e che dagli anti-
chi e nuovi avversari viene ripetuta a sazietà, consiste nel ritenere che la dottrina
mazziniana, imbevuta di soverchio idealismo, come [lascia] i seguaci senza control-
lo, così senza meta, e si renda così dannosa allo svolgimento quadrato d'ogni cauto
proposito.
Basta il fin qui detto per classificare noi fra il numero degli inebbriati; altra volta
più aperto ancora confesseremo che di appartenere a questa categoria altamente ci
onoriamo, e che della pura dottrina mazziniana non neghiamo e non negheremo mai
di farcene una continua giaculatoria in pane nutritivo e quotidiano del cuore e
dell'intelletto. Stabilita, senza alcuna riserva la nostra professione di fede e immuni
da ogni acrimonia verso chi diversamente la pensa, con ferma calma intendiamo esa-
minare e discutere la vecchia accusa, deducendone dai soli fatti positivi, sperimentali
qual sia di essa il valore, la sostanza. Diciamo dunque: se non plasmata come da
quando perseguitata e calunniata si voleva, qual frutto di questo condannato,
morboso idealismo non abbiamo fors'oggi una Patria? E bene, o male, comunque
sotto certi aspetti s'intenda, pur tuttavia l'unitario ordine politico a cui questa povera
patria attualmente s'informa non è forse in principal modo dovuto al concorso
disinteressato, fervido, largo e costante dell'aborrito partito repubblicano? Negarlo
sarebbe falsità, poiché la storia parla chiaro. Ne consegue dunque che in grazia solo
di questo passato, repubblicano concorso, a noi, a voi tutti, clericali, monarchici,
socialisti, è lecito di propagandare, se pure a sbalzi a seconda degli umori
ministeriali, il verbo da cui ognuno di voi si sente più o meno motivato ed animato.
Ora se non dagli antichi e sempre inflessibili avversari, la cui indipendenza di
spirito può lasciare qualche dubbio, ma da voi amici socialisti, indipendenti e ricchi
qual siete di ingegno e coltura, ben si dovrebbe riconoscere il benefizio che ne avete
ricevuto, e invece di rettribuirlo con della ingratitudine, a noi, vostri precessori ed
affini dovreste sempre tendere la mano amica, e non mai accusare d'incertezza e ne-
bulosità un partito che pur in mezzo a difficoltà enormi, a sacrifici indicibili, vi ha
procurato, o di molto facilitato l'alta soddisfazione morale di potervi proclamare non
più servi dello straniero, e se non liberi, nel vero e largo senso della parola, cittadini
pur sempre d'una Italia unificata. In verità riesce assai doloroso il dover constatare
che taluni fra voi, non per mal animo certo, ma trascinati dall'ardore della causa ab-
bracciata, senza tenere in nessun conto la generosità altrui, ai benintesi riguardi che
la gentilezza dell'animo suggerisce, come quelli non dettati dal timore ma che una
saggia prudenza insegna, verso chi pensa e sente repubblicanamente, buttino là delle
accuse al limite dell'ammissibile: ad esempio affermino con una sicumera non giusti-
ficata da studi speciali sulla dottrina che si suole oppugnare, e con una facondia am-
mirevole sì, ma ad un tempo deplorevole per gli effetti, s'attacca il principale scritto-
re di essa dottrina, Lui, il nostro Gran Maestro, e in modo assoluto lo si battezza,
nientedimeno!, qual semplice rappresentante d'una sfruttatrice borghesia. Non si
commette con ciò una solenne ingiustizia? Lui! Semplice rappresentante d'una sfrut-
tatrice borghesia? ... C'è da strabiliare!!! Prescindendo per un momento dal concetto
politico ed economico del Maestro, basterebbero gli ammonimenti, le preghiere e si-
gnorilità squisite che si contengono negli scritti numerosi da Lui indirizzati agli ope-
rai fratelli, per addimostrare l'erroneità dello strano battesimo; ma se anche queste
manifestazioni della sua bell'anima mancassero noi domandiamo con animo calmo a
quell'aureo libriccino Doveri dell'Uomo – può essere il trattato d'un pensatore bor-
ghese, nel senso quasi dispregiativo che oggi ingiustamente suol darsi a questa paro-
la! È lecito dopo una meditata lettura dei concetti religiosi, morali e civili che in
questo libricino si contengono, qualificare Lui per un borghese sfruttatore, Lui che
tanto ha lavorato, sofferto e pianto per riabilitare non già i soli borghesi, ma tutti
quanti sono gli italiani in faccia al mondo? Via … l'assunto è da relegarsi tra quelle
tante oratorie declamazioni di cui si usa ed abusa, e che, purtroppo!, a scopo parti-
giano alterano quel vero che da tutti indistintamente si dovrebbe tenere sopra ogni
altra cosa in singolare pregio. Procediamo sereni.
E qui largheggiando verso gli avversari noi non esitiamo ad ammettere che que-
sta tendenza idealistica sovrabbondi di fatto nei componenti il partito repubblicano.
E ciò che importa? Noi diciamo e sosteniamo che allorquando questa non degeneri
in modo da riescire pregiudizievole al fine a cui si arriva, l'addebito manca di un so-
stanziale valore. E che la supposta degenerazione non sia mai esistita, e neppure sia
per esistere, emerge più che a sufficienza dal richiamato, solenne avvenimento: allu-
diamo ancora all'Italia Una.
Solo questo, prescindendone altri di non minor rilievo, come la caduta del potere
temporale del Papa, quest'uno soltanto dovrebbe bastare a far sì che gli avversari tut-
ti s'astengano dai detti preconcetti ostili contro un partito, che a delle risultanze con-
simili ha in modo indubbio potentemente contribuito; ma invece la cosa va ben altri-
menti, ché più e più sempre s'aggrava la soma del biasimo all'indirizzo particolare
del prelodato partito. Oltre la taccia di capo d'una borghesia sfruttatrice al Maestro,
con mal concepito disegno di non pochi, o di coloro che in alto seggono con grassa
ignoranza, s'osa proclamare che il partito repubblicano per l'opera prestata in passato
così degna di benemerenza, non ha nessuna ragione all'esistenza, e col concorso d'un
giornalismo ricco di trovate peregrine, di campane a lutto, all'unisono, si conclude,
che il detto partito è morto e sepolto da tempo immemorabile, e senza più alcuna
speranza di [sopra]vvivenza. Beh! Scusate se è poco. Se [non] che con buona pace di
molteplici interessati alla funebre cerimonia, pur astenendoci dai ringraziamenti per
le [condoglianze] intempestive, animati però da un prof[ondo] senso di compassio-
ne, e nel lodevole [intento] di riesaminare coi necrofori di […], noi facendo tacere la
passione del risentimento che nell'animo ci arde, [sosten]iamo che il partito repub-
blicano vive e vivrà sempre di vita propria, e [...] di che doman morrà, e [...] che
vive e vivrà sempre di vita propria perché lungi dalle biasimevoli transazioni o ibri-
de alleanze, esso veleggia indomito, s'immedesima in uno splendido futuro che pel
suo contenuto di libertà e giustizia non può fallire alla meta. Dalla storia stessa, e
con lieve fatica, noi potremmo trarre alimento per ribadire l'accusa di cui è stato, ed
è continuamente fatto segno il partito repubblicano, ma l'autorità che ci manca e
l'origine nostra sospetta, ci consiglia a rimettere l'investigazione agli avversari, e se
questa sarà condotta e compiuta con criteri imparziali è fuor di dubbio che il verdet-
to conclusionale risponderà agli asserti di esso in senso perfettamente negativo, in
quanto che è fuor di dubbio che compulsando i passati eventi si è costretti ad
ammettere che tutte, o quasi tutte le trasformazioni sociali utili e gloriose hanno at-
tinto il segreto della vittoria, più che dalla forza dell'intelletto, dall'esuberanza del
sentimento; e perciò a giusta ragione da noi se ne arguisce che l'elevatissimo trasfuso
nella dottrina del Maestro e assorbito dai seguaci, non assume in partenza che una
derivazione del tanto combattuto idealismo, nello stesso modo che questo ha agevo-
lato la conquista d'una parte della legittima aspirazione a indipendenza, così lungo la
via, anziché compromettere ma agevolare il desiderato insieme. In questa convinzio-
ne abbrancati e tenaci alla dottrina che da voi, e oppositori si ritiene funesta,
s'impronti alla virtù, al sacrificio, alla combattività disinteressata ed efficace col fa-
scino idealistico che amorevole e rigoroso da essa s'irraggia si mostra vero coi fatti e
le parole che il partito repubblicano, no, non è morto, né morituro, a che in ogni
evento, quali che siano le forze collegate a suo danno egli si mantiene e si manterrà
ora e sempre eternamente giovane.
Ben si comprende che dato l'aire degli opponenti, una delle importanti deduzioni
che se ne ritraggono dall'accusa principale s'addenta recisa sul contenuto economico
che la scuola repubblicana predilige, il quale, com'è noto fa capo al termine – asso-
ciazionismo e suoi derivati: questo, in seguito sempre alla summenzionata morbosa
idealistica tendenza lo si vuole fiacco, indeterminato, senza larghezza di vedute, in
una parola privo di quella potenza necessaria per sciogliere la questione sociale
nell'interesse generale, e soprattutto in quello particolare del proletariato. Anzitutto
osserveremo che una dottrina, [...]