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LA NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA DI DIRITTO ALLO STUDIO

UNIVERSITARIO

1. Il dettato costituzionale e la L. 240/2010

Le radici del diritto allo studio universitario sono rinvenibili negli artt. 3 e 34 della Costituzione.

Infatti, il secondo comma dell'art. 3 affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'art. 34, terzo e quarto comma, prevede che i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno
diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi e stabilisce che la Repubblica rende effettivo questo
diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per
concorso.

La riforma del titolo V della parte II della Costituzione – operata con la L. cost. 3/2001 – ha
attribuito alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la determinazione dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il
territorio nazionale (art. 117, secondo comma, lett. m), Cost.).

Nell'ambito di tale titolo, la potestà legislativa in materia di diritto allo studio universitario è stata
attribuita alle regioni, non rientrando né tra le materie di potestà esclusiva dello Stato, né tra quelle
di legislazione concorrente.

In precedenza, invece, era stato realizzato un sistema di concorrenza tra norme statali e norme
regionali, prima con l' art. 44 del DPR 616/1977 - attraverso il trasferimento alle regioni delle
funzioni amministrative esercitate dallo Stato in materia di assistenza scolastica a favore degli
studenti universitari - e, successivamente, con la L. 390/1991, mediante l'attribuzione allo Stato
delle funzioni di indirizzo, coordinamento e programmazione in materia di diritto agli studi
universitari, e alle regioni del compito di attivare gli interventi.

Nel contesto costituzionale descritto, l'art. 5 della L. 240/2010 ha conferito al Governo una delega
per la revisione – in attuazione del titolo V – della normativa di principio in materia di diritto allo
studio, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'accesso
all'istruzione superiore, e per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate
dalle università statali.

In attuazione della delega recata dalla L. 240/2010, è stato emanato il d.lgs. 68/2012, le cui
disposizioni hanno avuto effetto a decorrere dall'a.a. 2012-2013 e riguardano gli studenti iscritti ai
corsi svolti dalle università, dalle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica
(AFAM) e dalle Scuole superiori per mediatori linguistici abilitate a rilasciare titoli equipollenti ai
diplomi di laurea conseguiti presso le università.

2. La ripartizione delle competenze

L'art. 3 del d.lgs. 68/2012 ha previsto un sistema integrato di strumenti e servizi per la garanzia
del diritto allo studio, al quale partecipano, nell'ambito delle rispettive competenze, diversi soggetti.
In particolare:

 lo Stato ha competenza esclusiva in materia di determinazione dei LEP;

 le regioni a statuto ordinario esercitano la competenza esclusiva in materia di diritto allo


studio, disciplinando e attivando gli interventi per il concreto esercizio di tale diritto;

 le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano esercitano le


competenze ad esse spettanti in base ai rispettivi statuti, tenendo conto dei LEP;

 le università e le istituzioni AFAM, nei limiti delle proprie risorse, organizzano i propri
servizi – compresi quelli di orientamento e tutorato – al fine di realizzare il successo
formativo degli studi e promuovono attività culturali, sportive e ricreative, nonché
interscambi tra studenti di università italiane e straniere.

L'art. 12, inoltre, ha attribuito al MIUR il compito di promuovere accordi di programma e


protocolli di intesa per favorire il raccordo tra le diverse istituzioni che concorrono al successo
formativo degli studenti e potenziare la gamma di servizi e interventi posti in essere dalle stesse.

Inoltre, l'art. 6 – nell'indicare gli strumenti e i servizi per il conseguimento del pieno successo
formativo (in particolare: servizi abitativi e di ristorazione, attività a tempo parziale, trasporti,
assistenza sanitaria, accesso alla cultura, servizi di orientamento e tutorato, servizi per la mobilità
internazionale, materiale didattico, nonché, per gli studenti meritevoli, anche se privi di mezzi, in
possesso di determinati requisiti, borse di studio) – ha disposto che regioni, province autonome,
università e istituzioni AFAM possono definire altri servizi e che l'entità, le modalità di erogazione
e i requisiti per l'accesso ai servizi (ad eccezione delle borse di studio) sono stabiliti dalle stesse
regioni, province autonome, università e istituzioni AFAM – per gli interventi di rispettiva
competenza – in coerenza con i requisiti economici fissati per l'accesso alle borse di studio (art. 8,
co. 4, d.lgs. 68/2012). A tal fine, i soggetti indicati utilizzano risorse proprie (art. 18, co. 9, d.lgs.
68/2012).
3. La definizione dei livelli essenziali delle prestazioni

L'art. 7 del d.lgs. 68/2012 ha definito i LEP per il conseguimento del pieno successo formativo con
riferimento all'assistenza sanitaria e alle borse di studio.

In particolare, i LEP di assistenza sanitaria – garantiti a tutti gli studenti iscritti ai corsi,
uniformemente su tutto il territorio nazionale – consistono nella fruizione dell'assistenza sanitaria di
base nella regione o provincia autonoma in cui ha sede l'università (o istituzione AFAM) cui gli
studenti sono iscritti, anche se diversa da quella di residenza.

Con riferimento alle borse di studio, la determinazione dell'importo standard – cui si deve
provvedere, con cadenza triennale, con decreto MIUR-MEF, d'intesa con la Conferenza Stato-
regioni, sentito il Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU) – tiene in considerazione
le differenze territoriali correlate ai costi di mantenimento agli studi. Questi ultimi sono
calcolati, in maniera distinta per gli studenti in sede, pendolari o fuori sede, con riferimento alle
voci di costo riferite a materiale didattico, trasporto, ristorazione, alloggio, accesso alla cultura.

Il decreto interministeriale non è ancora stato emanato.

Da ultimo:

 il DM 15 marzo 2018, n. 218 – esplicitamente intervenuto nelle more dell'emanazione del


decreto interministeriale previsto dall'art. 7 del d.lgs. 68/2012 – ha stabilito gli importi
minimi delle borse di studio per l'a.a. 2018/2019 fissandole in misura pari a € 5.174,66 per
gli studenti fuori sede, € 2.852,71 per gli studenti pendolari ed € 1.950,44 per gli studenti in
sede.

4. Le borse di studio

In base all'art. 8 del d.lgs. 68/2012, la concessione delle borse di studio è assicurata, nei limiti delle
risorse disponibili, a tutti gli studenti in possesso dei requisiti relativi al merito e alla condizione
economica definiti con il medesimo decreto interministeriale che fissa con cadenza triennale
l'importo delle stesse.

In particolare, i requisiti di merito sono stabiliti tenendo conto della durata normale dei corsi di
studio, anche con riferimento ai valori mediani della relativa classe di laurea.

Le condizioni economiche sono individuate sulla base dell'Indicatore della situazione economica
equivalente (ISEE), anche tenendo conto della situazione economica del territorio in cui ha sede
l'università o l'istituzione AFAM. Sono previste modalità integrative di selezione, quali l'Indicatore
della situazione economica all'estero (ISEE estero) e l'Indicatore della situazione patrimoniale
equivalente (ISPE).

Nelle more dell'emanazione del decreto interministeriale, continuano ad applicarsi le disposizioni


relative ai requisiti di merito e di condizione economica recate dal DPCM 9 aprile 2001.
Il DPCM 9 aprile 2001 individua i requisiti di merito utilizzando come parametro i crediti formativi
universitari (CFU - art. 6).

Le condizioni economiche dello studente sono individuate, ai sensi dell'art. 5, sulla base dell'ISEE.
Sono previste come modalità integrative di selezione l'ISEE estero e l'ISPE. I limiti massimi di
ciascun Indicatore – entro cui regioni, province autonome e università (per gli interventi di
rispettiva competenza) possono fissare la soglia massima – sono aggiornati annualmente con
decreto ministeriale.

In materia, il regolamento adottato con DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, relativo alla revisione delle
modalità di determinazione e dei campi di applicazione dell'ISEE, ha definito, all'art. 8, modalità
specifiche di calcolo dello stesso per le prestazioni per il diritto allo studio universitario.
Successivamente, peraltro, a seguito delle Sentenze del Consiglio di Stato, sez. IV,
nn. 00841, 00842 e 00838 del 2016, l'art. 2- sexies del D.L. 42/2016 ( L. 89/2016) ha modificato il
calcolo dell'ISEE del nucleo familiare che ha tra i suoi componenti persone con disabilità o non
autosufficienti, nelle more dell'adozione delle modifiche al DPCM 5 dicembre 2013, n. 159.

Da ultimo, il DM 27 marzo 2018, n. 248 ha fissato, per l'a.a. 2018/2019, l'importo massimo
dell'ISEE ad € 23.253,00 e l'importo massimo dell'ISPE ad € 50.550,00.

Con riguardo al finanziamento delle borse di studio, l'art. 18 del d.lgs. 68/2012 – come modificato
dall'art. 2, co. 2-ter, del D.L. 104/2013 (L. 128/2013) – ha disposto che, nelle more della completa
definizione dei LEP e dell'attuazione delle disposizioni in materia di federalismo fiscale (d.lgs.
68/2011), al fabbisogno finanziario necessario per garantire la concessione delle stesse si provvede
attraverso:

 un nuovo Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio – sul quale sono
confluite, fra l'altro, le risorse del (precedente) Fondo integrativo per la concessione di borse
di studio e prestiti d'onore (art. 16, L. 390/1991) – da assegnare in misura proporzionale al
fabbisogno finanziario delle regioni e da ripartire secondo criteri e modalità definiti con il
medesimo D.I. che fissa l'importo della borsa di studio;

 il gettito derivante dalla tassa regionale per il diritto allo studio, il cui importo è articolato
in tre fasce (a seconda della condizione economica dello studente).

La misura minima della tassa regionale è fissata, rispettivamente per le diverse fasce, in € 120, €
140 e € 160. Le regioni e le province autonome possono stabilire l'importo della tassa fino ad un
massimo di € 200 (da aggiornare annualmente, in base al tasso di inflazione programmato). Qualora
non vi provvedano, la stessa è fissata in € 140;

 risorse proprie delle regioni (oltre al gettito derivante dalla tassa regionale per il diritto allo
studio), pari almeno al 40% dell'assegnazione del Fondo.
L'impegno delle regioni in termini maggiori è valutato attraverso l'assegnazione di specifici
incentivi nel riparto del Fondo integrativo statale e del Fondo per il finanziamento ordinario alle
università statali che hanno sede nel relativo territorio.

Con specifico riferimento al Fondo integrativo statale – che è allocato sul cap. 1710 dello stato di
previsione del MIUR e che, per il 2019, in base al DM 31 dicembre 2018, di ripartizione in capitoli
delle Unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario
2019 e per il triennio 2019–2021, ha una disponibilità di € 246,8 mln –, negli ultimi anni si sono
registrati interventi volti ad incrementarne, progressivamente, le risorse.

Da ultimo, il Fondo è stato incrementato di € 10 mln per il 2019 dalla L. di bilancio 2019 (L.
145/2018: art. 1, co. 981).

In precedenza, il Fondo è stato incrementato di:

- complessivi € 150 mln annui dal 2014 (art. 2, D.L. 104/2013 – L. 128/2013 e art. 1, co. 259, L.
147/2013 – L. di stabilità 2014);

- € 54,75 mln per il 2016 ed € 4,75 mln annui dal 2017 (art. 1, co. 254, L. 208/2015 – L. di stabilità
2016);

- (ulteriori) € 50 mln annui a decorrere dal 2017 (art. 1, co. 268, L. 232/2016 – L. di bilancio 2017);

- € 20 mln annui a decorrere dal 2018 (art. 1, co. 636-637, L. 205/2017 – L. di bilancio 2018).

Inoltre, l'art. 2 del D.L. 104/2013(L. 128/2013) ha previsto che il 3% delle somme nella
disponibilità dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e
confiscati alla criminalità organizzata (art. 48, co. 1, d.lgs. 159/2011) è destinata al medesimo
Fondo.

Al riguardo, il rappresentante del Governo, rispondendo nell'Assemblea della Camera, il 15


novembre 2017, all 'interrogazione a risposta immediata 3-03353, aveva fatto presente che "le
vigenti disposizioni prevedono un complesso meccanismo contabile. L'Agenzia nazionale per
l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata,
vigilata dal Ministero dell'Interno, versa quanto confiscato al Fondo unico per la giustizia, gestito da
Equitalia Giustizia Spa. Quest'ultima storna le somme in conto entrate al bilancio dello Stato per
essere riassegnate con decreto del MEF allo stato di previsione della spesa del Ministero della
Giustizia. Il 3 per cento del totale delle somme indicate deve confluire nel Fondo integrativo statale
che, con apposito DPCM, su proposta del MIUR, viene ripartito tra le regioni.

Tale complessità del sistema, che coinvolge una pluralità di soggetti istituzionali ai fini
dell'attuazione completa della norma, ha comportato, ad oggi, un ritardo dell'integrazione del
Fondo.
A questo si aggiunga che, a decorrere dall'entrata in vigore della norma e per gli anni precedenti,
nessuna delle amministrazioni interessate, ivi compreso il MIUR, che poteva avere un ruolo
propositivo, si è resa parte attiva per l'avvio di un procedimento già così complesso. Ora il MIUR si
è attivato per sollecitare l'attuazione della norma e ottenere nel più breve tempo possibile e,
segnatamente, già in sede di assestamento di bilancio per l'anno 2018, il risultato concreto
necessario".

Nel prosieguo, però, non si sono registrate novità.

Di seguito si riporta l'andamento delle risorse allocate sul cap. 1710 negli anni 2012-2019.

Con riguardo all'assegnazione delle risorse, l'art. 1, co. 271, della L. 232/2016(L. di bilancio 2017)
ha disposto che, nelle more dell'emanazione del decreto interministeriale che, ai sensi dell'art. 7, co.
7, del d.lgs. 68/2012, deve definire i criteri e le modalità di riparto del Fondo, al fine di consentire
l'assegnazione dello stesso in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle
regioni (secondo quanto dispone l'art. 18 dello stesso d.lgs. 68/2012), tale fabbisogno doveva essere
determinato con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, previo parere della Conferenza Stato-regioni.

E', conseguentemente intervenuto il D.I. 798 dell'11 ottobre 2017 - adottato previa intesa con la
Conferenza Stato-regioni - il cui art. 7 ha stabilito che lo stesso "ha vigenza triennale a partire
dall'anno 2017 e, comunque, fino all'emanazione dei decreti attuativi di cui all' art. 7 del d.lgs. n.
68/2012".

Inoltre, ai fini della gestione delle risorse del Fondo, i co. 269 e 272 hanno previsto,
rispettivamente, che ciascuna regione doveva razionalizzare l'organizzazione degli enti erogatori dei
servizi per il diritto allo studio mediante l'istituzione di un unico ente erogatore dei medesimi
servizi, e che le risorse del Fondo dovevano essere attribuite direttamente al bilancio dell'(unico)
ente regionale erogatore entro il 30 settembre di ogni anno. Nelle more della razionalizzazione, le
risorse dovevano comunque essere trasferite agli enti regionali erogatori, previa indicazione, da
parte di ciascuna regione, della quota da trasferire a ciascuno di essi.

Infine, il co. 270 ha disposto che la previsione del co. 269 costituisce principio fondamentale di
coordinamento della finanza pubblica.

Successivamente, con sentenza 87/2018, la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità


costituzionale dell'art. 1, co. 269, 270 e 272 della L. 232/2016, in quanto la previsione, puntuale e
non transitoria, di organizzazione del sistema di erogazione dei servizi per il diritto allo studio
attraverso un unico ente regionale incide su ambiti afferenti alla competenza legislativa regionale,
quali l'"organizzazione amministrativa della regione" (sentenze 293/2012, 95/2008 e 387/2007) e il
"diritto allo studio" (sentenze 2/2013, 61/2011, 299/2010, 134/2010, 50/2008, 300/2005 e 33/2005).

Ha, altresì, dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, co. 271, della stessa L. 232/2016 nella
parte in cui prevede che il decreto interministeriale che determina i fabbisogni finanziari regionali è
adottato previo parere della Conferenza Stato-regioni, anziché previa intesa con la stessa.

Al riguardo, la Corte ha sottolineato che, sebbene il decreto interministeriale sia stato, di fatto,
adottato previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni, ciò non ha inciso sulla materia del
contendere, poiché la disposizione impugnata, sebbene di natura transitoria, può trovare
applicazione sino all'adozione del decreto di cui all' art. 7, co. 7, del d.lgs. 68/2012, con il quale,
d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, sono stabiliti i criteri di riparto del Fondo integrativo
statale. In particolare, ha evidenziato che la determinazione dei fabbisogni regionali è strettamente
collegata e prodromica al riparto delle risorse del Fondo statale, ma l' art. 1, co. 271, della L.
232/2016 prevede che sia effettuata con il mero parere della Conferenza Stato-Regioni,
discostandosi così da quanto previsto per il riparto del Fondo stesso.
5. Le borse di studio per il merito e la mobilità

L'art. 1, co. 273-289, della L. 232/2016 (L. di bilancio 2017) ha previsto, a decorrere dal 2017,
l'assegnazione annuale - previo bando da emanare entro il 30 aprile, sentita la Conferenza Stato-
regioni - di almeno 400 borse di studio nazionali per il merito e la mobilità, ciascuna del valore
di € 15.000 annui, da attribuire a studenti, sulla base di requisiti di merito e di reddito, al fine di
favorirne l'iscrizione ai corsi di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico nelle università statali o ai
corsi di diploma accademico di primo livello nelle istituzioni statali AFAM, anche aventi sede
differente da quella di residenza del nucleo familiare.

Per il finanziamento di queste borse di studio – incompatibili con altre borse di studio, ad eccezione
di quelle per i soggiorni di studio all'estero, nonché con tutti gli strumenti e i servizi per il diritto
allo studio di cui al d.lgs. 68/2012 – sono stati attribuiti alla Fondazione Articolo 34 (nuova
denominazione della Fondazione per il merito di cui all'art. 9, co. 3-16, del D.L. 70/2011-L.
106/2011), € 6 mln per il 2017, € 13 mln per il 2018 ed € 20 mln dal 2019. La quota parte delle
risorse eventualmente non utilizzate confluisce nel Fondo integrativo per la concessione delle borse
di studio.

Da quanto si evince dal comunicato stampa MIUR del 4 agosto 2017, per l'annualità 2017 le borse
di studio in questione non sono state attivate.

Da ultimo, l'art. 1, co. 637, della L. 205/2017 (L. di bilancio 2018) ha ridotto le risorse destinate al
finanziamento delle borse di studio per il merito e la mobilità, disponendo che € 10 mln per il 2018,
12 mln per il 2019 e € 20 mln annui dal 2020 sono destinati, invece, a coprire parte dell'incremento
del Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio universitarie contestualmente
previsto dal co. 636.

Successivamente, con sentenza 87/2018, la Corte costituzionale ha dichiarato


l'illegittimitàcostituzionale dell'art. 1, co. 275, della L. 232/2016, nella parte in cui prevede che il
bando annuale sia emanato sentita la Conferenza Stato-regioni, anziché d'intesa con la stessa.

In particolare, pur evidenziando che la disposizione è stata sinora disapplicata (nello specifico, la
Fondazione Articolo 34 non risulta ancora costituita e non è stato adottato il DPCM che, ai sensi del
co. 288, avrebbe dovuto istituire la «cabina di regia» incaricata, sino alla piena operatività della
Fondazione, di attivare le procedure relative all'emanazione del bando) e, inoltre, sostanzialmente
svuotata dai successivi interventi del legislatore statale, ha sottolineato che la disposizione
impugnata incide direttamente su competenze regionali e configura una chiamata in sussidiarietà
giustificata dall'esigenza di rafforzare, in modo uniforme sul territorio nazionale, l'effettività del
diritto allo studio, ma per la quale, tuttavia, non sono correttamente rispettati i canoni di leale
collaborazione, richiesti dalla Corte attraverso lo strumento dell'intesa.
6. Il prestito d'onore

L'art. 3 del d.lgs. 68/2012 ha disposto che regioni, province autonome, università e istituzioni
AFAM – nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio, e sulla base di criteri definiti
con decreto MIUR-MEF, sentita la Conferenza Stato-regioni – disciplinano le modalità per
la concessione di prestiti d'onore agli studenti che possiedono i requisiti di merito.

Il decreto non risulta ancora emanato.

I medesimi soggetti possono altresì concedere un prestito d'onore aggiuntivo rispetto alla borsa di
studio – a condizioni agevolate e in misura massima pari all'importo della borsa – agli studenti
iscritti ai corsi di laurea magistrale e di dottorato (nonché agli studenti iscritti almeno al quarto anno
dei corsi di laurea magistrale a ciclo unico), in possesso dei requisiti per l'accesso alle borse di
studio.

7. I servizi abitativi

La L. 338/2000 ha previsto il cofinanziamento da parte dello Stato per interventi rivolti


alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari.

In attuazione, da ultimo, con il DM 937 del 28 novembre 2016 è stato emanato il IV bando.

Qui la pagina dedicata sul sito del MIUR.

In seguito, l'art. 13 del d.lgs. 68/2012 ha disposto la collaborazione fra i soggetti che offrono
servizi per il diritto allo studio, per il potenziamento dell'offerta abitativa nazionale e per
la programmazione integrata della disponibilità di alloggi pubblici e privati.

Ha, altresì, indicato i requisiti in presenza dei quali una struttura ricettiva è qualificata come
"struttura residenziale universitaria", disponendo che le strutture residenziali universitarie si
differenziano tra loro in base alle funzioni ospitate, ai servizi erogati ed alle modalità organizzative
e gestionali adottate. In particolare, si differenziano in:

a) collegi universitari, ossia strutture ricettive, dotate di spazi polifunzionali, idonee allo
svolgimento di funzioni residenziali, con servizi alberghieri connessi, funzioni formative, culturali e
ricreative;

b) residenze universitarie, ossia strutture ricettive, dotate di spazi polifunzionali, idonee allo
svolgimento di funzioni residenziali, anche con servizi alberghieri, strutturate in maniera tale che
siano ottemperate entrambe le esigenze di individualità e di socialità. A tali funzioni possono essere
aggiunte funzioni di carattere formativo e ricreativo, ritenute più idonee per la specificità di
ciascuna struttura.

La disciplina applicativa è stata demandata ad un decreto adottato dal MIUR, d'intesa con la
Conferenza Stato-regioni, sentito il CNSU, che, tuttavia, non risulta ancora emanato.
Con riguardo agli utenti delle strutture, l'art. 14 ha previsto che agli studenti universitari venga
destinata la prevalenza delle giornate di presenza (su base annua).

E' inoltre consentito destinare i posti alloggio a dottorandi, borsisti, assegnisti, docenti e altri
esperti coinvolti nell'attività didattica e di ricerca (eventualmente prevedendo una contribuzione
alle spese differenziata), o a soggetti diversi, in particolare nei periodi di chiusura estiva.

8. Detrazione d'imposta per studenti fuori sede

In base all'art. 15, co. 1, lett. i-sexies) e i-sexies.01), del DPR 917/1986 – come da ultimo
modificato dall'art. 1, co. 23, della L. 205/2017 (L. di bilancio 2018) – i canoni di
locazione sostenuti dagli studenti iscritti ad un corso di laurea presso una università ubicata in un
comune distante da quello di residenza almeno 100 chilometri e, comunque, in una provincia
diversa, corrisposti per unità immobiliari situate nello stesso comune in cui ha sede l'università o in
comuni limitrofi, sono detraibili per un importo non superiore a € 2.633.

Alle medesime condizioni ed entro lo stesso limite, la detrazione spetta per i canoni derivanti da
contratti di locazione e di ospitalità ovvero da atti di assegnazione in godimento stipulati, ai sensi
della normativa vigente nello Stato in cui l'immobile è situato, dagli studenti iscritti a un corso di
laurea presso un'università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell'UE o in uno degli Stati
aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista dei Paesi e territori
che consentono un adeguato scambio di informazioni.

Limitatamente ai periodi d'imposta in corso al 31 dicembre 2017 e al 31 dicembre 2018, il requisito


della distanza necessario per fruire della predetta agevolazione si intende rispettato anche all'interno
della stessa provincia ed è ridotto a 50 chilometri per gli studenti residenti in zone montane o
disagiate.

9. Esenzione IVA per servizi di vitto e alloggio

L'art. 2-bis del D.L. 50/2017 (L. 96/2017) ha esteso l'esenzione IVA ai servizi di vitto e
alloggio forniti agli studenti universitari dagli istituti per il diritto allo studio universitario.

In particolare, con un intervento di interpretazione autentica, ha chiarito che tra i destinatari


dell'esenzione IVA già prevista all'art. 10, primo comma, n. 20), del DPR 633/1972 per alcune
prestazioni rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni e da ONLUS
rientrano anche i servizi di vitto e di alloggio resi in favore degli studenti universitari dagli istituti o
enti per il diritto alla studio universitario istituiti dalle regioni.

In considerazione dell'incertezza interpretativa pregressa, sono stati fatti salvi i comportamenti


difformi tenuti dagli istituti per il diritto allo studio universitario, per cui non si dà luogo al
rimborso dell'IVA erroneamente applicata, né al recupero dell'IVA assolta sugli acquisti
erroneamente detratta.
10. Limiti alla contribuzione studentesca ed esoneri

Preliminarmente, si ricorda che, da ultimo, l'art. 1, co. 252-267, della L. 232/2016 (L. di bilancio
2017) ha ridefinito la disciplina in materia di contributi corrisposti dagli studenti iscritti ai corsi di
laurea e di laurea magistrale delle università statali, con l'istituzione di un contributo annuale
onnicomprensivo che, in particolare, comprende anche i contributi per attività sportive e assorbe la
pregressa tassa di iscrizione.

Il contributo può essere differenziato per i diversi corsi di laurea e di laurea magistrale.

Pertanto, le università statali non possono istituire – fatti salvi i contributi per i servizi prestati su
richiesta dello studente per esigenze individuali, nonché le imposte erariali – ulteriori tasse o
contributi a carico degli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale, fino al rilascio del
titolo finale di studio.

Ha, comunque, fatto salve, tra l'altro, le norme in materia di imposta di bollo, nonché le norme
sulla tassa regionale per il diritto allo studio.

La contribuzione studentesca non può eccedere, in base all'art. 5 del DPR 306/1997, il limite del
20% del finanziamento ordinario annuale dello Stato (FFO).

Al raggiungimento del limite non concorrono i contributi dovuti dagli studenti frequentanti
le scuole di specializzazione, nonché, in base alle modifiche successivamente apportate, i
contributi dovuti dagli studenti fuori corso (art. 7, co. 42, del D.L. 95/2012-L. 135/2012) e
dagli "studenti internazionali" (art. 1, co. 638, della L. 205/2017-L. di bilancio 2018).

Durante l'esame parlamentare non è stato chiarito se con l'espressione "studenti internazionali" si sia
inteso far riferimento agli studenti iscritti a corsi di laurea c.d. "internazionali", ossia a percorsi
formativi definiti e organizzati in collaborazione con una o più istituzioni straniere (a titolo di
esempio, si veda qui e qui), ovvero agli studenti stranieri provenienti da paesi particolarmente
poveri e in via di sviluppo (quali definiti, per l'a.a. 2017/2018, ai sensi dell' art. 13, co. 5, del DPCM
9 aprile 2001, con DM 1455 del 9 giugno 2017), ovvero, ancora, agli studenti che hanno conseguito
un titolo di studio rilasciato da un sistema di istruzione non italiano, valido comunque per l'accesso
ai corsi universitari italiani.

Peraltro, si segnala che il Documento MIUR-MAECI Strategia per la promozione all'estero della
formazione superiore italiana 2017-2020, del marzo 2017, evidenzia che con il termine di "studente
internazionale" sono identificati tutti gli studenti in mobilità verso un sistema di istruzione, sia per
un intero ciclo degli studi, sia per un periodo di studio. Con tale termine, dunque, sono identificati
anche quegli studenti che non hanno necessità di richiedere alcun visto di ingresso (come i cittadini
di un paese dell'UE), nonché i cittadini italiani possessori di titolo estero che decidano di rientrare
nel sistema italiano.

Con riguardo alla contribuzione degli studenti fuori corso, inoltre, l'art. 7, co. 42, del D.L.
95/2012 ha stabilito che gli importi da essi versati possono essere incrementati dalle università
secondo limiti e criteri individuati con decreto annuale del Ministro dell'istruzione, dell'università e
della ricerca, sulla base dei principi di equità, progressività e redistribuzione e tenendo conto degli
anni di ritardo rispetto alla durata normale dei rispettivi corsi di studio, del reddito familiare ISEE,
del numero degli studenti appartenenti al nucleo familiare iscritti all'università e della specifica
condizione degli studenti lavoratori. In ogni caso, l'incremento non può superare il doppio dei
limiti stabiliti per gli studenti in corso. Tali incrementi sono destinati, in misura pari almeno al
50%, a integrare le risorse disponibili per le borse di studio e, per la parte residua, a finanziare altri
interventi di sostegno al diritto allo studio.

Aveva, inoltre, previsto che, per tre anni accademici a decorrere dall'a.a. 2013/2014, l' incremento
della contribuzione per gli studenti in corso il cui ISEE familiare non superava € 40.000 non
poteva essere maggiore dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività.

Una graduazione dei contributi dovuti dagli studenti per la frequenza ai corsi di livello
universitario ed esoneri per gli studenti in possesso di determinati requisiti sono stati disposti,
invece, dall'art. 9 del d.lgs. 68/2012 e dal già citato art. 1, co. 252-267, della L. 232/2016.

In particolare, l'art. 9 del d.lgs. 68/2012 ha disposto che, ai fini della graduazione dell'importo dei
contributi, le (sole) università statali e le istituzioni AFAM valutano la condizione economica
degli iscritti e possono tenere conto dei differenziali di costo di formazione riconducibili alle
diverse aree disciplinari.

Ha, altresì, previsto l'esonero totale dal pagamento per gli studenti in possesso dei requisiti per
l'accesso alle borse di studio, gli studenti disabili con un'invalidità pari almeno al 66%, gli
studenti stranieri beneficiari di borsa di studio erogata dal Governo italiano nell'ambito dei
programmi di cooperazione allo sviluppo e degli accordi intergovernativi culturali e scientifici, gli
studenti costretti a interrompere gli studi a causa di infermità gravi e prolungate (per il periodo di
infermità), gli studenti che intendono ricongiungere la carriera dopo un periodo di interruzione.

Le università statali e le istituzioni AFAM – nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio –
possono disporre autonomamente ulteriori esoneri (totali o parziali) dal pagamento della tassa di
iscrizione e dei contributi universitari, tenuto conto della condizione economica degli studenti, in
favore di studenti diversamente abili con invalidità inferiore al 66%, studenti che concludono gli
studi entro i termini previsti dai rispettivi ordinamenti con regolarità nell'acquisizione dei crediti
previsti dal piano di studi, studenti che svolgono una documentata attività lavorativa.

Ha, altresì, previsto che le università non statali legalmente riconosciute devono riservare
una quota del contributo statale di cui alla L. 243/1991 per l'esonero totale in favore degli studenti
in possesso dei requisiti di accesso alla borsa di studio e degli studenti disabili con invalidità
superiore al 66%, nonché per eventuali ulteriori esoneri autonomamente stabiliti. Al tal fine, con il
riparto dei contributi di cui alla L. 243/1991 sono definiti specifici incentivi che tengono conto
dell'impegno nelle politiche per il diritto allo studio.

In seguito, l'art. 1, co. 252-267, della L. 232/2016 – le cui disposizioni non si applicano alle
università non statali, alle università telematiche, alle istituzioni universitarie ad ordinamento
speciale, nonché all'università degli studi di Trento (infatti, le funzioni amministrative e legislative
statali in materia di Università degli studi di Trento sono state delegate alla provincia autonoma di
Trento dall'art. 2, co. 122, della L. 191/2009. I contenuti della delega sono stati specificati con
il d.lgs. 142/2011) – ha integrato tale disciplina, introducendo la c.d. no-tax area. In particolare, ha
disposto che sono esonerati dal pagamento del contributo onnicomprensivo annuale – oltre a coloro
che rientrano nelle fattispecie considerate dall'art. 9 del d.lgs. 68/2012 – gli studenti che
soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti:

a) appartengono ad un nucleo familiare con ISEE fino a € 13.000.

b) sono iscritti all'università da un numero di a.a. inferiore o uguale alla durata normale del
corso di studio, aumentata di uno;

c) nel caso di iscrizione al secondo a.a., hanno conseguito almeno 10 crediti formativi
universitari (CFU) entro il 10 agosto del primo anno; nel caso di iscrizione ad anni successivi,
hanno conseguito almeno 25 CFU nei 12 mesi antecedenti il 10 agosto dell'a.a. precedente la
relativa iscrizione.

Ai fini dell'esonero, gli studenti iscritti al primo a.a. devono soddisfare solo il requisito relativo
all'ISEE.

Ha, inoltre, fissato i criteri per la determinazione dell'importo massimo del contributo
onnicomprensivo annuale per determinate categorie di studenti, fino ad un ISEE di € 30.000.

In particolare:

 per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è compreso tra €
13.001 e € 30.000, e che soddisfano i requisiti di cui alle precedenti lett. b) e c), il
contributo non può superare il 7% della quota di ISEE eccedente € 13.000.

Ad esempio, nel caso di uno studente con ISEE pari a € 14.000, il contributo non può superare € 70;
nel caso di uno studente con ISEE pari a € 30.000, il contributo non può superare € 1.190;

 per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è fino a € 13.000, e che
soddisfano solo il requisito di cui alla precedente lett. c), il contributo è pari a € 200;

 per gli studenti che appartengono ad un nucleo familiare il cui ISEE è compreso tra €
13.001 e € 30.000, e che soddisfano solo il requisito di cui alla precedente lett. c), il
contributo non può superare quello determinato ai sensi del primo punto, aumentato del
50%, con un valore minimo di € 200.

Ad esempio, nel caso di uno studente con ISEE pari a € 14.000, il contributo non può superare €
200; nel caso di uno studente con ISEE pari a € 30.000, il contributo non può superare € 1.785.

A decorrere dall'a.a. 2020/2021, i limiti degli importi ISEE per usufruire dell'esonero o delle
riduzioni devono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, a seguito del monitoraggio dell'attuazione e dell'efficacia di tali
novità.
Ha, inoltre, esonerato dal pagamento delle tasse e dei contributi universitari gli studenti dei corsi
di dottorato di ricerca che non sono beneficiari di borsa di studio.

Nel rispetto del principio di equilibrio di bilancio di ciascuna università statale, eventuali ulteriori
casi di esonero o graduazione del contributo per specifiche categorie di studenti, individuate in
relazione alla carriera universitaria o alla particolare situazione personale, possono essere disposti
dal regolamento in materia di contribuzione studentesca, che ciascuna università statale approva
nel rispetto dei criteri di equità, gradualità e progressività, e che stabilisce anche l'importo stesso del
contributo onnicomprensivo annuale.

In sede di prima applicazione, i regolamenti delle università dovevano essere approvati entro il 31
marzo 2017 ed entrare in vigore a decorrere dall' a.a. 2017/2018. In caso di mancato rispetto del
termine, si doveva applicare comunque la nuova disciplina sugli esoneri e le riduzioni.

Per quanto concerne le Istituzioni AFAM, la L. 232/2016 ha previsto che le stesse


dovevano adeguare i propri regolamenti in materia di contribuzione studentesca entro il 31 marzo
2017. In caso di mancato adeguamento, si applicavano comunque le disposizioni sull'esonero dal
pagamento o di riduzione del contributo onnicomprensivo annuale.

Nel caso di studenti con nazionalità di paesi non appartenenti alla UE e residenti all'estero, per
i quali risulti inapplicabile il calcolo dell'ISEE ai sensi dell'art. 8, co. 5, del DPCM 159/2013,
l'importo del contributo onnicomprensivo annuale è stabilito dalle singole università, anche in
deroga ai criteri individuati dalla nuova disciplina.

11. Monitoraggio sull'attuazione del diritto allo studio

L'art. 20 del d.lgs. 68/2012 ha disposto l'istituzione – con decreto del MIUR – dell'Osservatorio
nazionale per il diritto allo studio universitario, cui compete, in particolare, la creazione di
un sistema informativo per il monitoraggio dell'attuazione delle disposizioni recate dal d.lgs.,
anche attraverso una banca dati dei beneficiari delle borse di studio.

Entro il mese di marzo di ogni anno l'Osservatorio deve presentare al MIUR una relazione
annuale sull'attuazione del diritto allo studio.

A sua volta il Ministro presenta al Parlamento, ogni 3 anni, un rapporto sull'attuazione del
diritto allo studio.

Da ultimo, il 25 ottobre 2017 il MIUR ha reso nota la firma del decreto relativo alla ricostituzione
dell'Osservatorio, indicandone i componenti e la durata in carica degli stessi per tre anni.