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WEBER

La vita, l’arte, la ricerca di Weber si sviluppa all’inseguimento di


quell’utopico ma indispensabile abbraccio dell’unità. La parcellizzazione
illuministica lascia spazio all’organicismo romantico, l’assoluto non è più un
insieme sconclusionato di elementi contrastanti, ma un organismo indipendente,
intuibile ma inconoscibile. L’arte romantica, dichiaratamente profetica, si pone
come obiettivo la rappresentazione dell’Unità primordiale che tutto comprende,
cercando l’uno al di sopra del bene e del male.

Poiché ogni pezzo, per la sua stessa struttura, appare come un essere
organicamente indipendente, isolato in se stesso, tuttavia come parte di un tutto egli
deve scomparire quando si contempla l’edificio; di fianco a questo egli può (anzi
deve nell’Insieme particolarmente) offrire, come una testa di Giano, molteplici
volti differenti che occorre abbracciare nello stesso tempo.1

Ecco l’abbraccio dell’unità, dove gli opposti possono trovare una


comunione. In questo senso la musica diventa specchio dell’amore romantico, che
concentra in sé, sotto mille aspetti diversi, le infinite sfumature degli affetti umani,
le molteplici forze che si compendiano intorno ad un’unica verità. Weber era
estremamente convinto che solo il desiderio dell’equilibrio e della coerenza, il
sentimento dell’unità, può dare qualità a tutte le forme dell’arte. Come diceva il suo
amato Friedrich, nulla è secondario in un’idea, in un quadro,

Tutto è inevitabilmente parte dell’insiemee non può essere trascurato. Chi


riesce a conferire valore alla parte principale del suo quadro solo sminuendone
altre, ad essa subordinate, è un cattivo amministratore della sua opera. Tutto può e
deve essere eseguito con cura, senza che una parte si imponga sulle altre. La vera
subordinazione non si ottiene trascurando gli elementi secondari a favore di quello

1
AA. VV., Letters of distinguished musicians, Longman Green and Co., London, 1867, p. 230.
principale, ma con la disposizione degli elementi, con la distribuzione di ombre e
di luci.2

Il Gran Duo Concertante è l’equivalente musicale di tale concezione


pittorica ed estetica. La ricerca di una parità delle parti pressochè assoluta, la
valorizzazione di ogni elemento, l’energia unificante che funge da collante sono le
dirette traduzioni musicali dell’abbraccio dell’unità romantica, di come le
molteplici forze antagoniste si compendino nella realizzazione dell’unica verità,
dell’unica opera. Dai discordi bellissima armonia, la parcellizzazione viene rifiutata
in virtù di un organicismo totalizzante.
Occorre notare che Weber dovette confrontarsi con un’epoca e un pubblico
che cercava la stravaganza, la spettacolarità al di sopra del bel suono e della
razionalità. In un libro che amava molto, Della poesia ingunua e sentimentale di
Schiller, aveva letto un passo chiaroveggente che riassumeva magnificamente i suoi
problemi e il suo ideale:

Il corso degli avvenimenti ha donato al Genio della nostra epoca una


direzione che lo minaccia sempre più: il separare l’ideale dall’arte. Quest’ultima
deve abbandonare la realtà e deve elevarsi con sufficiente ardore al di sopra del
bisogno, poiché l’arte è figlia della libertà: se obbedisce a qualcosa, è solo
all’imperativo dello spirito e non certo a quello della materia. Ma oggi il bisogno
regna sovrano: curvando l’umanità abbattuta sotto il suo giogo tirannico. Il profitto
è ormai l’idolo supremo, e tutte le forze devono essere schiave e tutti i talenti
sembrano sottomettersi. Su questa grossolana bilancia, il valore spirituale dell’arte
non pesa molto e, privata di ogni incoraggiamento, la si vede scomparire nella fiera
rumorosa del nostro secolo.3

Weber, come pochi, sentiva il fuoco della libertà, l’imperativo dello spirito,
e aveva l’intimo convinzione dell’esistenza di una verità primordiale: quella parte
delle potenze superiori sconosciute che ogni uomo ha la possibilità di percepire, di
conoscere, di apprezzare, quelle forze che la sua sensibilità scorgeva soprattutto

2
C. D. Friedrich, Scritti sull’arte, Abscondita, Milano, 2008, p. 43.
3
F. Schiller, Della poesia ingenua e sentimentale, Abscondita, Milano, 2014, p. 84.
nelle musiche di Mozart, l’autore a lui più caro. Fin da ragazzo, con inquietudine e
angoscia, aveva percepito quel sentimento, quell’aspirazione imprecisa che spinge
le anime sensibili verso una lontananza oscura: una metà ineffabile che pare
alimentarsi dal nulla e nel nulla scompare e riappare. Era l’agitazine dolorosa
dell’energia interiore, che la coscienza di un ideale puro cerca di elevare, di
nobilitare, con la speranza di una liberazione. Era l’ardore, passione per il lavoro di
fronte alla quale nulla si può opporre, nutrita com’è dalle immagini colossali
dell’opera da realizzare e, giustamente, si dissolve in una totale assenza di pensieri
e ordina interiormente a tutte le cose di scomparire.
Era come un caos di sentimenti agitati, angosciati, penetranti, che tanto
spesso dominano l’essere dell’artista. Ora quei desideri, quei progetti che la sua
adolescenza aveva intimamente accarezzato, si erano sviluppati fino a diventare
qualcosa di rinunciabile. Ora il sogno di una nuova opera doveva essere realizzato..