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il giogo

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Collana diretta da Luca Greccm

«èhwv yàp LOXÙç O'U~uyoiJ(JL KUL OLKll,


JtOLU ~1JV(ÙpLç 'tWVOE KUp'tEp0Yt8pa;»
Eschllo, Frammento 267.

«-ròv nét8EL ~aeoç 8Év'tu KUpLWç EXEl,v»


Eschilo, Agamennone, 177.

«~U""cpÉpEL (JWcppOVELV urtò m:ÉVEL»


Eschilo, Eumenidi, 520.

«oihtCù OWQ)pOVcLV ÈnLm;aouL»


Eschilo, Prometeo, 982.
In copertina:
Giovanni Casertano

Trono Ludovisi.
Rilievo centrale, manno. 460-450 a,C, circa,
Museo Nazionale Romano.

LA NASCITA DELLA FILOSOFIA


VISTA DAI GRECI

GIOVANNI CASERTANO,
La nascita della filosofia vista dai Greci. In appendice
Prima ed, "Il Tripode srl fl
, Napoli, 1977. Può ancora Talete essere considerato il "primo filosofo"?
In appendice:
Può ancora Talete essere considerato ilI/primo filosofo"?

ISBN 88-7588-013-1

Copyright
©2007
J6I1 ,di"",
~)ffde p/Mance Chi non spera quello
che non sembra sperabile
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'div1~n<;jdacf de Navarra
",>c'rvlclO de Bibliotecas
PREMESSA A QUESTA EDIZIONE

Anche nella storiografia filosofica, e quindi anche nella storiografia


'sulI'antico, ci sono le mode. Ci sono, è vero, alcuni autori (esempio facile:
Platone, Aristotele ... ) sui quali, e fin dal loro tempo, non si sono mai
interrotte le ricerche, le problematizzazioni, le messe a punto, le revisioni,
ma ci sono anche alcuni autori ed alcune tematiche che hanno conosciuto,
nell'interesse degli storici, invece che un andamento continuo, un
andamento ondilineo, e quindi con creste e gole. Ciò significa che gli
studi su questi ultimi sono il semplice effetto di quelle mode? A volte sì
e a volte no; il più delle volte no. E infatti poi, passato un certo tempo,
essi ritornano alla ribalta, vengono ripresi e portati avanti in nuovi
orizzonti e in nuove prospettive (ed a volterimaniiono nel mirino degli
storiografi, altre volte scompaiono ancora).
Un problema che appassionò molti studiosi dell' antico e fu molto
dibattuto nella seconda metà degli anni Settanta del Novecento fu quello
della "nascita della filosofia". Era un problema complesso, perché
interessava varie angolature e varie tematiche: se la filosofia è nata, in
cosa si distingueva da altre forme di cultura, o meglio di culture ad essa
precedenti e contemporanee; se è nata in Grecia oppure nell'Oriente
antico; quando e con chi è nata; perché è nata. Problemi, come si vede
subito, che per essere sviscerati esigevano competenze diverse e
complementari, come la filosofia, certo, ma anche la letteratura, e non
solo quella greca, ma anche, almeno, quella egiziana e quelle
mesopotamiche, le arti visive, l'archeologia. Problemi, insomma, che per
essere affrontati e discussi avrebbero avuto bisogno di un impegno
autenticamente e non superficialmente interdisciplinare. Impegno che,
credo ancora oggi, o non vi fu o fu scarsamente perseguito. Ma credo di
poter dire ancora un' altra cosa: in quei lavori di trenl'anni fa, alcuni dei
quali indubbiamente eccellenti, mancava una prospettiva a mio avviso
essenziale, quella dei diretti interessati, cioè quella dei Greci. Cioè,
ammesso dai più che la filosofia era nata in Grecia, e quindi che i primi
veri filosofi furono i Greci, non si era tenuto conto di ciò che i Greci
stessi avessero pensato della loro "filosofia"; e ammesso che i rapporti
culturali di quei primi "filosofi" greci con le culture orientali fossero

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Premessa a questa edizione

stati certamente rilevanti, che cosa pensavano i Greci stessi di questo


loro udebito" con l'Oriente.
Questi furono i due interrogativi principali che mi posi trent'anni fa. A MO' D'INTRODUZIONE
Ed il lavoro che ne risultò fu un tentativo non tanto di rispondervi
esaurientemente, quanto di aprire una via di ricerca importante ma poco
battuta. Se lo ripropongo oggi, così come apparve, è perché credo, innanzi
tutto, che quel problema sia ancora vitale per chi si svolge indagini di
storia della filosofia, e di storia della filosofia antica, ma anche perché la Questo lavoro è nato dall' esigenza di sottolineare un aspetto del
prospettiva e le problematiche entro le quali esso si collocava potrebbero problema della "nascita della filosofia" e delle" origini o fonti orientali"
essere ancora feconde di nuove ricerche e di nuovi risultati, non inutili della filosofia greca. Se è vero, come noi crediamo, che non si può
alla coscienza storiografica dell'oggi. In appendice, con lo studio su pretendere di capire il presente - e tanto meno il futuro - se non si capisce
"Talete primo filosofo", * propongo invece un primo tentativo di saggiare ed assimila il passato, e se è vero, come anche crediamo che quest'opera
I

nel concreto quella metodologia e quell' orizzonte ermeneutico che nel di riflessione e di assimilazione non è mai un' opera compiuta, che
libro avevo seguito ed inseguito. Come trent'anni fa, ancora una proposta raggiunge risultati definitivi, perché in ultima analisi è un' opera che
e non soluzioni definitive. affonda le sue radici in esigenze sociali e individuali che cambiano
Debbo infine ringraziare l'Editore, ed in particolare Luca Grecchi, continuamente, in un "tempo presente" che continuamente impegna
per 1'occasione che mi hanno gentilmente offerto. E, come trent'anni fa, l'uomo a trarre nuove lezioni da quel mondo opaco che è il suo passato,
dedico questo lavoro purtroppo non più ai miei genitori, ma alla loro ad illuminarlo di nuove luci per poter più consapevolmente proiettarsi
memoria. nel Usuo" futuro; se tutto questo è vero, non ci sembra inutile, ancora
oggi, una rimeditazione sul senso e sulle prospettive della filosofia.
Oggi si parla di "morte della filosofia", e se ne parla in sensi molto
GIOVANNI CASERTANO diversi; si va - attraverso varie sfumature ed accentuazioni - da posizioni
che riprendono certi accenni e spunti di Marx e di Engels a posizioni che
ripropongono certe vecchie contrapposizioni tra sapere mondano-
diabolico-filosofico e sapere spirituale-divino-religioso. Noi non
vogliamo entrare qui in questa disputa; ma nemmeno vogliamo fare
una difesa della"categoria" filosofia, esaltandone il suo eterno valore
nel campo teoretico-conoscitivo o in quello pratico-morale. Vogliamo
soltanto osservare che se la filosofia è morta o è destinata a morire, essa
deve essere pure in un certo tempo e da certi genitori nata: anche in
questa prospettiva ci sembra quindi legittima una ricerca in tal senso. E
nell'ambito del nostro discorso, pur se non li richiamiamo direttamente
(ma sono fatti a bella posta), molti sono i raffronti, i richiami, le analogie,
le allusioni - polemiche o no - a posizioni culturali, a tesi, a dottrine, a
dibattiti dell'oggi: non sarà difficile per il lettore scoprirli. Crediamo, in
altre parole, che qualsiasi fatto, qualsiasi evento vada storicizzato, cioè
considerato e analizzato storicamente: non è tanto importante lo spiegare
*Apparso.c?n il titolo .può ancor~ Talete ~ssere considerato il "primo filosofo"? in Miscellanea di e il dimostrare semplicemente - razionalmente - che la filosofia muore,
studi claSSICI m onore di E. Manm, GiorgIO Bretschneider, Roma 1980, Tomo II, pp. 395-411. nel XX secolo dopo Cristo, dopo esser nata nel V secolo avanti Cristo,
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LA NASCITA DELLA FILOSOFlA VISTA DAI GRECI A mo' d'introduzione

quanto il mostrare come e perché, con quali caratteristiche e con quali mentali; dall' altro, quello di schematizzare e semplificare - sotto la spinta
motivazioni, in base a quali esigenze e a quali finalità, all'interno di del bisogno, pur legittimo, di individuare e caratterizzare gli elementi
quell'irreversibile processo dinamico-temporale che è la realtà nella sua specifici di una situazione culturale - una realtà che si dimostra sempre
totalità, si è potuto parlare e si parla della nascita o della morte della molto più complessa delle nostre ricostruzioni. Naturaimente, non è
filosofia. agevole assolvere un tale compito. Crediamo anzi che possa esser assolto
Tuttavia, il nostro saggio non è una risposta a queste esigenze, e non soltanto da un'indagine che sia autenticamente e non epidermicamente
soltanto perché si pone il problema della nascita e non quello della morte. interdisciplinare. Ecco perché abbiamo detto che in fondo questo nostro
Diciamo che è una preparazione a certe risposte. La lettura del passato . lavoro non presenta risposte, ma solo prepara a certe risposte. Anche in
avviene sempre - e, non può non avvenire - attraverso cerfi occhiali che relazione, cioè, al problema particolare che ci eravamo proposto (la
non ci è dato mai, tanto fanno parte di noi stessi, toglierci dal naso; ciò nascita della filosofia e il rapporto della filosofia greca con le culture
nonostante crediamo sia doveroso - e possibile - spogliarci di quell'ottica orientali) abbiamo dovuto operare una scelta di prospettiva e ci siamo
che oggi comincia finalmente ad esser considerata poco credibile e che posti delle limitazioni. La scelta è stata quella di affrontare il problema
consiste, per usare un'espressione di Jean Bernhardt, in una «lettura dal punto di vista, diciamo così, dei Greci: visto che tutta la storiografia
all'indietro della storia». Questo tipo di lettura, che non a caso è stata sulla nascita della filosofia si muove grosso modo intorno a un certo secolo
tanto usata da una certa storiografia storicistico-idealistica, vede dovunque ed intorno a certe dottrine - per dare una risposta positiva o negativa al
"precursori" e filosofie del u non ancora" e comunque un "processo", in problema, non conta dal nostro punto di vista - ci siamo chiesti cosa
positivo o in negativo, che ineluttabilmente porta all'oggi. Cioè porta pensassero dell' argomento gli stessi personaggi cui essa si riferiva.
alla propria "filosofia", soltanto a partire dalla quale è possibile Naturalmente, e in parte anche, per lo stato delle stesse fonti prese in
ripercorrere retrospettivamente e veritieramente il passato e collocare esame, dal VI al IV secolo a.c., mentre per alcune dottrine il discorso è
ogni cosa - ogni dottrina, ogni teoria, ogni filosofo - nella sua giusta stato più ampio, per altre si son fatti solo degli accenni. Le limitazioni,
casella. Ma è possibile, allora, pur rimanendo in tutto e per tutto uomini invece, riguardano il materiale preso in esame; specialmente per quanto
del nostro tempo, evitare questo scoglio? Crediamo di sì; e crediamo riguarda il rapporto con le culture orientali, ci siamo fermati ad alcuni
che l'unica via sia quella di un contatto diretto con le fonti. Non alla "sondaggi": per il V secolo a.c. ad Erodoto e Tucidide, per il IV a Platone
maniera heideggeriana, si badi, nella quale l"'oggi" e il "proprio" ed Aristotele, per il I a Diodoro, per il I secolo d.C. a Plutarco, per il II-III
finiscono per soffocare, pur mentre dichiarano di valerIa esaltare, a Clemente e Numenio. Semplici sondaggi, come si vede, ma, almeno
1'autenticità, delle fonti dell'ieri e dell'altro; bensì attraverso una rilettura speriamo, abbastanza significativi. Siamo quindi perfettamente convinti
dei documenti da un lato diretta e immediata, dall' altro slorica nel senso che il discorso non è completo e dovrebbe essere approfondito - e anche
più pieno del termine, e cioè cosciente delle molte mediazioni e dei vari soltanto nell' ambito del taglio che vi abbiamo dato -; così come siamo
piani attraverso i quali deve muoversi !'indagine storiografica per convinti che le stesse conclusioni cui siamo pervenuti debbano essere
cogliere nella massima possibile "verità" il fatto, il documento, il considerate piuttosto aperte e problematiche, come del resto ci siamo
personaggio. Questo tipo di riconsiderazione e di rimeditazione del sforzati di presentarle, che risolutrici e definitive. Contiamo, comunque,
passato consente, se non altro (e specialmente quando andiamo ad di riprendere il discorso. Confidiamo, però, che esso non risulti inutile;
esaminare fatti tanto complessi quali quello, appunto, della nascita di se non altro, come invito a tener presente e nella considerazione che
quel fenomeno culturale che chlamiamo filosofia), di evitare due pericoli. merita (nel dibattito storiografico sulle origini della filosofia) una
Da un lato, quello, cui abbiamo accennato, di trasferire nel passato prospettiva non secondaria e non sottovalutabile: e cioè la coscienza che
tematiche e problematiche che del passato non erano, ma appartengono ebbero di se stessi i "filosofi" di cui noi oggi parliamo.
al presente o ad epoche diverse da quella che prendiamo in esame,
cadendo così in una sorta di anacronismo" che non è tanto di date, di
Il

tempi o di fatti, quanto di impostazioni culturali e di atteggiamenti

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LI.
L'ARGOMENTO
(E IL SUO COMPLICARSI)

Il problema delle "origini della filosofia" o della "nascita della


filosofia" è innanzi tutto ... un problema, nel senso che non è una falsa
questione o una questione mal posta, ma di esso si possono con maggiore
o minore precisione individuare e definire i termini, si può impostare
uno sviluppo, abbozzare o dare una soluzione. Questo lavoro in effetti è
stato fatto e continua ad esser fatto: egregi studiosi, nell' affrontare questa
questione, hanno offerto, alla storiografia filosofica ed alle ricerche di
storia della cultura e di storia delle civiltà, materiali abbondantissimi,
hanno individuato connessioni insospettate, hanno compiuto riflessioni
profonde. Molti preconcetti sono stati abbattuti o per lo meno messi in
crisi, molte prospettive rivoluzionarie sono state aperte. La sola notazione
che vorremmo fare, per ora, è che nel quadro di questa storiografia sono
davvero molto pochi i punti che si possono dire generalmente acquisiti
ed accettati e sono molto poche le tesi che non hanno trovato delle
controtesi altrettanto validamente e appassionatamente enunciate e
difese. Se c'è chi ha parlato della "nascita" della filosofia in Grecia, c'è
d'altra parte chi ha parlato di una" filosofia" prima dei Greci; se la
filosofia è stata presentata come la rottura del discorso mitologico, essa
è stata anche presentata come l'erede naturale del mito; se si è visto
nella filosofia, al suo sorgere, il porsi del problema metafisico, si è altresì
visto in essa l'affacciarsi del pensiero scientifico.
Tutto ciò è certamente naturale e pienamente legittimo. Se è vero,
come già chiaramente aveva detto Hegel, che non è possibile fare storia
della filosofia senza avere un concetto di cosa sia la filosofia,! perché
per poter individuare e riconoscere nelle sue manifestazioni 1'oggetto
del nostro discorso dobbiamo ben possedeme già il concetto,' la diversità
delle tesi e delle prospettive circa il nostro problema si spiega certamente
con la diversità dei punti di vista, su che cosa sia la filosofia, da cui i vari
studiosi si sono posti. Ebbene, è indubbio che questa molteplicità di punti
di vista rispecchia tendenze e situazioni storiche, atteggiamenti culturali,
posizioni personali; è altrettanto indubbio, però, che essa debba essere

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LA NASCITA DELLA FILOSOFlA VISTA DAI GRECl
L'argomento (e il suo complicarsi)

sempre tenuta presente - ma in lutti i piani sui quali si articola - da all'uno quello che è dell' altro e viceversa. E infatti la distinzione tra benessere
chiunque affronti il problema più importante di ogni ricerca storiografica fisico e «io spirituale», tra i bisogni diretti dell'uomo e !'istituzione dell~
e cioè proprio del suo «spessore storico». Chi discute, critica o accetta Stato col diritto di proprietà e la libertà, che Hegel vede COSI
tesi e prospettive - su questo come su qualunque altro problema - deve «esplicitamente sottolineata» nei passi riportati, se è certamente
certamente giudicare non semplicemente con l'adottare il criterio del funzionale al discorso che Hegel in questo punto sta facendo sul processo
«ciò che è vero e ciò che è falso», ma anche e soprattutto conYindividuare di formazione dell' arte classica, in particolare sulla lotta fra gli dèi antichi
le matrici storiche e culturali sul cui sfondo emergono appunto un vero e nuovi, e in generale alla sua teoria sul sorgere e sulla funzion.e dello
e un falso.
Stato, non è d'altra parte riscontrabile intutto il contesto ~latomco, nel
Facciamo un esempio concreto. In un punto dell'Estetica,3 Hegel quale la preoccupazione fondamentale dI Socrate-Platone e quella della
riferisce il famoso passo del Protagora platonico,' noto comunemente dimostrazione della non-insegnabilità della virtù e della soluzIOne del
come «Mito di Protagora». Il mito, raccontato da Protagora, narra della problema dell'unicità della virtù, o della relazio~e tra la virtù. e le sue
nascita delle specie mortali ad un certo punto della storia della terra e parti. Così pure è fuor di dubbio che la problematIca dello «spmtuale». o
dei cieli, e come gli dèi decidessero di attribuire alle singole specie le
forze e le qualità necessarie alla vita. Il compito fu affidato a Prometeo
del «diritto di proprietà», come appartiene ad H~gel e non a Platon~ - u:
questo punto -, a maggior ragione no~ appartiene a Protagora, Il cm
ed Epimeteo; quest'ultimo chiese ed ottenne dal fratello di eseguire lui fine precipuo era un altro ancora e clOe quello dI rIvalutare un. vOlAoç
questa ripartizione. Ma quando Prometeo ispezionò l'opera del fratello, . sulla linea di una qnJOLç non costretta e compressa ma potenzIata ed
notò che tutti i viventi erano stati dotati del necessario, ma l'uomo era ordinata.
rimasto nudo, indifeso e senza protezione. Allora Prometeo sottrasse Ritornando al nostro problema, anche in esso bisogna distinguere
agli dèi la saggezza di Efesto e di Atena - il fuoco - e ne fece dono agli allora almeno due piani, variamente complessi ed articolati al loro
uomini. Con ciò era data all'uomo la possibilità della vita ma non l'arte interno: 1) chi ha posto (quando lo ha posto, come lo ha sviluppato,
«politica». Allora Zeus, temendo che la nostra specie perisse come lo ha risolto e perché) il problema della «nascita della filosofia» i~
completamente, inviò Ermes a portare agli uomini - a tutti gli uomini- Grecia e delle sue origini (o fonti) orientali; 2) che cosa hanno pensato I
rispetto e giustizia (alMlç e OLK'l), uniche garanzie per la vita sociale. Greci della loro <,filosofia» e del loro debito verso l'Oriente. Scopo di
Dopo aver riportato il mito, Hegel cosÌ conclude: «In questi passi è questo nostro saggio è quello di offrire: muovendoci sul secondo dei
esplicitamente sottolineata la differenza fra i fini immediati della vita, . piani cui abbiamo accennato, degli spuntI per ~n.a rICostruzIOne, sIa pure
che si riferiscono al benessere fisico, alla cura di soddisfare i bisogni in maniera soltanto problematIca, del termml della questIOne come
diretti, e !'istituzione dello Stato, che fa a suo fine lo spirituale, i costumi, furono visti «dall' altra parte», cioè dai Greci stessi.
la legge, il diritto di proprietà, la libertà, la vita comune».' Orbene, allo Prima però vorremmo soffermarci brevemente soltant~ su. alc~n~
studioso di storia della filosofia che si ponga dinanzi queste pagine indicazioni metodologiche utili per affrontare il nostro tema, mdlcazlOill
hegeliane, non può sfuggire la necessità di muoversi per lo meno su tre metodologiche proprie di posizioni storia grafiche che a buon diritt~
piani: 1) il discorso di Protagora; 2) il discorso di Platone; 3) il discorso possono esser definite «classiche»: intendiamo quelle dI Hegel, dI
di Hegel (ad essere ancora più precisi, a questi tre piani se ne Windelband, di Zeller.
aggiungerebbe anche un quarto, che è il nostro, cioè del lettore di quelle
pagine: dell'interesse che lo ha mosso a le!;gerle, delle finalità implicite
od esplicite che lo hanno guidato, delle tendenze e delle direzioni che
assume il suo discorso storico). Ciascuno di questi tre piani presenta una
sua (relativa) autonomia ed una complessità maggiore o minore, ed è
certamente compito dello storico cercare di individuarle e definirle con
la maggior chiarezza possibile, se non vuoI cadere in equivoci ed attribuire
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I. 2.
NOTE DI METODO: HEGEL

Se intendiamo soffermarci per un momento sulle posizioni di Hegel,


Windelband e Zeller, è perché crediamo che questi tre autori abbiano
con estrema chiarezza individuato alcuni aspetti metodologici
estremamente importanti per lo studio della filosofia greca alle sue
origini. E queste indicazioni sono tanto più importanti - oseremmo dire
che costituiscono ormai dei punti fermi dell'indagine storiografica - se
pensiamo che quasi nessuna delle conclusioni particolari di Hegel, una
gran parte di quelle di Windelband, alcune di quelle di Zeller, non sono
più sostenibili oggi alla luce dei nuovi risultati raggiunti dalla ricerca
storica e filologica relativamente all' antica filosofia greca.
Hegel è stato forse il primo a stabilire con estrema chiarezza, contro
le tendenze e le aspirazioni alla «oggettività» ed alla «neutralità» della
ricerca storico-filosofica (non esclusive del tempo suo, ma ricorrenti
ancora oggi), la necessaria parzialità della storia e della filosofia. «È giusto
esigere che la storia, quale ne sia l'argomento, racconti i fatti senza
parzialità, senza pretendere d'avvalorare interessi o scopi particolari.
Ma tale esigenza è un luogo comune, che approda a ben poco, giacché la
storia d'un argomento è necessariamente collegata in modo strettissimo
all'idea che ci facciamo di esso».6 «Sembra plausibile che lo storiografo
della filosofia non abbia un sistema proprio, né metta nella sua opera
alcunché di suo, né pronunzi il proprio giudizio. Anzi, specialmente la
storia della filosofia dovrebbe avere come risultato siffatta imparzialità,
e per questo motivo sembrerebbe magari consigliabile di limitarsi a dare
estratti dei vari filosofi. Certamente chi dell' argomento non capisce un
elle e non ha alcun sistema, ma soltanto cognizioni storiche, può
mostrarsi imparziale». 7
La necessaria parzialità, quindi, non è una caratteristica propria
soltanto della ricerca filosofica, secondo il vecchio adagio che in filosofia
ogni cosa si può sostenere ed ogni opinione è valida, mentre ciò non
avverrebbe nella scienza, ma è una delle strutture fondanti di ogni tipo
di ricerca, dalla storica (dove non ha luogo la distinzione tra cronaca-

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LA NASCITA DELLA PILOSOFlA VISTA DAI GRECl Note di metodo: Hegel

presunta narratrice di fatti separati dalle opinioni - e storia come apparente circolo vizioso che avvolge chiunque si ponga il compito di
interpretazione dei fatti, perché nella cronaca stessa, scegliendo i fatti, esaminare la «nascita» della filosofia. Abbiamo già ricordato come per
selezionando i particolari, non foss' altro che in base al criterio della Hegel sia impossibile fare storia della filosofia senza possedere un
«importanza», opera pienamente l'intero plillto di vista del narratore) concetto della filosofia: in particolare non possiamo dire che la filosofia
alla stessa scienza (dove i cosiddetti fattori oggettivi, concreti, gli stessi è <<nata» in un dato periodo (VII-VI secolo a.c.) e in una data area
fatti, esperimenti, portano a conclusioni completamente diverse: e basti geografico-storica (la Grecia del fiorire delle :n:OAELç o, se si vuole, della
pensare a come lo stesso fatto del salto di orbita dell'elettrone ruotante loro decadenza), se non diamo già un concetto di filosofia che ci permetta,
intorno al nucleo porta un Heisenberg ed un Planck a delle riflessioni .appunto, di dire che prima di quel momento e al di fuori di quell' area
diametralmente opposte). essa non c'era. Ma questo circolo vizioso è apparente, o, per meglio dire,
Ma il merito di Hegel non è soltanto di aver messo in luce questa non è arbitrario e va assunto come tale senza pretendere di scioglierlo
parzialità. Questa rivendicazione, in effetti, potrebbe anche portare a preliminarmente. Per Hegel, infatti, «non si possono per questo solo
conclusioni scettiche ed addirittura nichiliste, conclusioni delle quali motivo assegnare siffatte considerazioni preliminari alla categoria delle
infatti Hegel è stato accusato dai nostalgici della verità assoluta e premesse arbitrarie. E sebbene per quanto riguarda il loro processo
sovratemporale. 8 Il suo merito consiste bensì nell'aver messo in luce giustificativo esse siano soltanto dei risultati, tuttavia importa
come la parzialità nella ricerca e nella filosofia debba essere o per lo meno premetterle, allo stesso modo e per lo stesso motivo per cui si fa precedere
sforzarsi di essere pur sempre strettamente e dialetticamente unita alla a una scienza qualsiasi lilla notizia sonunaria del contenuto generalissimo
verità, e quindi come ogni ricerca e ogni filosofia, pur essendo parziali, dellamedesima»l0 C'è qui in Hegel non solo l'individuazione dellegame
non siano mere «opinioni», ma possano essere al contempo «vere». dialettico di unità-distinzione tra presupposto dell'indagine, momento
Parlando delle concezioni volgari sulla storia della filosofia e di didattico-espositivo, processo giustificativo e storico dell'indagine,
quell' «ossequio verso tutte le opinioni» che allora come oggi sembra risultato dell'indagine; ma c'è altresì la definizione in termini espliciti e
conquistare i sostenitori del «ciascuno deve avere le proprie opinioni, dialettici di quel vecchio paradosso della conoscenza - chi va alla ricerca
farsele da sé», Hegel così commentava: «In tal modo si rinunzia allo di qualcosa conosce già ciò di cui va in cerca, perché altrimenti non
scopo di conoscere la verità. È vero che la propria convinzione costituisce saprebbe cosa cercare, ma in effetti non lo conosce ancora, perché
il fondamento ultimo e assolutamente essenziale, che stimola alla altrimenti non ne andrebbe alla ricerca - che Platone in termini immortali
conoscenza la ragione e la sua filosofia, dal punto di vista soggettivo; individuò e definì nel suo Menone.
ma vi è differenza fra la convinzione che s'appoggia su sentimenti, Naturalmente queste precisazioni preliminari alla ricerca storiografica
presentimenti, intuizioni ecc., vale a dire su moventi soggettivi, in genere sono in Hegel strettamente congiunte a quella che è la sua peculiare
sulla peculiarità del soggetto, e quella che si basa sul pensiero, che la visione della filosofia e della storia della filosofia. Sono quindi
trae dali'approfondimento del concetto e della natura delle cose. La prima strettamente congiunte all'idea di una storia della filosofia come storia
forma di convinzione non è altro che opinione».9 In altre parole, se è del pensiero che cerca e trova se stesso,'! cioè del processo dell'Idea che
vero che ogni opinione ha pur sempre una sua validità, è altresì sempre nel suo svolgimento comprende se stessa, cioè diviene ciò che èP perché
da ricordare che sussiste sempre lilla differenza essenziale, od anche essa è fuori del tempo ed è nel tempo/, sono congiunte all'idea della
lilla opposizione, tra opinione e verità, e che la ricerca filosofica, come necessità di ogni filosofia}' del carattere più ricco e profondo della
quella scientifica, dev'essere sempre strettamente connessa alla verità e filosofia più nuova. 15 Tutte tesi, queste, che a nostro avviso non possono
non all' opinione. Il fatto importante è che appunto questa verità non è essere più accettate, come pure non può essere accettata (a prescindere
mai assoluta e sovratemporale, ma è sempre un sapere storico. dalle aporie interne allo stesso concetto) quella presenza ossessionante
Accanto alla rivendicazione della parzialità e della verità della ricerca dell'Idea già tutta determinata che passa all' esistenza e quindi si fa storia,
storico-filosofica, un'altra precisazione hegeliana merita di venir meditata conia conseguenza fastidiosa di un processo, di uno sviluppo che è solo
nella considerazione del nostro problema, e cioè l'individuazione di un apparente ed illusorio perché tutti i suoi momenti sono già determinati
16 17
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA V1STA DAI GRECI

necessariamente a priori nella e dalla sua idea.!6 Ma su questi concetti


1. 3.
non ci fermeremo, sia per non uscire troppo dal nostro tema, sia perché
meriterebbero di esser trattati molto più ampiamente, e con tutta una NOTE DI METODO: WINDELBAND
serie di giustificazioni e di argomentazioni che qui non possiamo dare. 17
Quello che crediamo invece sostenibile è che queste conclusioni non
accettabili di Hegel non inficiano certe sue precisazioni metodologiche .
che crediamo tuttora valide. E che questa distinzione sia possibile ci
sembra confermato dal fatto che, mentre Hegel avverte doversi trattare
lo studio delle filosofie antiche con metodo storico, e attribuire a ciascuna Maturata nell' ambiente culturale del neo-kantismo di Heidelberg,
di esse soltanto ciò che ci è attestato,!8 che è cosa giustissima, pure parla l'opera storiografica di Windelband presenta, rispetto a quella di Hegel
di un Parmenide, per esempio, come di colui che ha scoperto che «il e per quanto riguarda il nostro problema, dei progressi, ma anche delle
pensiero produce se stesso; e ciò che vien prodotto è lUl pensiero»,19 che contraddizioni. Innanzi tutto, viene criticata !'idea hegeliana di storia
è cosa assolutamente non provabile né sulla base di B 8, cui Hegel si della filosofia, perché se è giusto che questa non può essere una pura e
riferisce, né sulla base degli altri frammenti dell'Eleata. Così come pure semplice raccolta di opinioni, non è giusto però che sia la «serie
giusta è l'affermazione che una cosa è la storia della filosofia, altra cosa temporale» in cui le categorie eterne «appaiono storicamente nei sistemi
la storia della cultura: pur essendo il campo della filosofia certamente filosofici».'! Quest'idea non può essere accettata perché nella storia della
connesso con quello della scienza, dell' arte, della poesia, della religione, filosofia <<non si tratta infatti soltanto del pensiero dell'umanità o dello
non è corretto per chi faccia storia della filosofia confondere questa con spirito del mondo, ma altresì delle riflessioni, delle esigenze spirituali,
la cultura generale di un'epoca." Altro merito infine, e non piccolo se si delle concezioni personali dei singoli filosofi in quanto uomini»:" dove
pensa allo stadio dei lavori storico-filologici del tempo, della viene il dubbio che accanto alle riflessioni ed alle esigenze degli uomini
ricostruzione hegeliana, è l'uso corretto delle testimonianze degli antichi continui pur sempre ad esistere un «pensiero dell'umanità» ed uno
nel campo intricato, per esempio, della filosofia presocratica, nel senso «spirito del mondo». E infatti per Windelband il risultato complessivo
che ogni testimonianza viene ricondotta - per quanto è possibile _ della storia della filosofia e la varietà dei movimenti ideali sono
all' ambiente storico di cui è 1'espressione; e questo, ripetiamo, nonostante determinati in ultima istanza da tre fattori: l) un fattore che egli chiama
la discutibilità di molti dei risultati a cui lo stesso Hegel giunge. pragmatico e che consiste nello scoprire che i problemi filosofici sono,
quanto alla loro sostanza, già dati e nel corso storico si ripresentano come
gli enigmi originari dell'esistenza; in questo senso il progresso nella storia
della filosofia dev'essere inteso come scaturiente «dall'intima necessità
del pensiero e dalla logica delle cose»;23 2) un fattore dello sviluppo della
civiltà, che consiste nello stretto rapporto tra arte, religione, momento
sociale, momento politico e filosofia, per cui a un certo punto «i sistemi
filosofici si rivelano addirittura come la coscienza riflessa di un
determinato secolo»;" 3) e infine un fattore individuale, per cui anche le
convinzioni generali ricevono l'impronta delle singole personalità. 25
A merito del Windelband va, invece, ascritta la piena coscienza
dell'impossibilità di una determinazione, che sia universalmente valida,
della filosofia come scienza speciale e quindi di una definizione valida
una volta per tutte del rapporto tra la filosofia e le altre scienze. 26
Coscienza che si traduce nella giusta precisazione metodologica che, se
18
19
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

andiamo ricercando la filosofia nella storia della filosofia, come pur è I. 4.


necessario, dobbiamo essere sempre attenti al continuo spostamento di
significato della parola e del termine «filosofia» nel corso dei secoli. Tutto NOTE DI METODO: ZELLER
ciò va bene, ma il fatto è che per il Windelband questo continuo
spostamento di significato della parola filosofia - oltre ad essere
certamente un fatto storico e spiegabile storicamente - si presenta anche
come una serie di "tentativi di concretare» l'idea generale di filosofia, come
«trattazione scientifica dei problemi universali circa la conoscenza del
mondo e la concezione della vita», «in definizioni ben deterrninate»,27 Ben diversa personalità scientifica, Edoardo Zeller ci ha lasciato, con
In conclusione, anche in Windelband, come in Hegel, sembra di dover La filosofia dei Greci nel suo sviluppo storico, un lavoro che per i suoi
avvertire quello iato fastidioso tra la filosofia e le filosofie, dove, "intendimenti di genuina e impregiudicata ricostruzione storica, che egli
nonostante tutto, il primato sembra doversi attribuire pur sempre alla ha sempre cercato di tradurre in atto)}, per il suo «metodo di presentare
prima sulle seconde, col risultato che il progresso - o meglio il processo ai lettori, nella più larga misura possibile, il materiale documentario e
- delle filosofie non faccia altro che seguire una norma, un disegno, l'apparato bibliografico, per metterli in grado di rendersi conto adeguato
comunque una linea già tutta bella e definita. Prova ne sia non tanto la della interpretazione offerta e di discuterla e valutaria a ragion veduta»,30
ormai - almeno si spera - sorpassata divisione che il Windelband fa rimane uno strumento insostituibile a tutt' oggi per chi voglia orientarsi
della filosofia greca fino al 322 a. C. nei tre periodi cosmologico, nel movimento degli studi di filosofia greca. E in effetti la ricostruzione
antropologico, sistematico;28 quanto l'assai sintomatica giustificazione zelleriana, per il costante contatto con lo sviluppo della letteratura critica
che se ne dà: "E di questa eccellenza sono una prova la limpidezza e la storico-filologica che si svolgeva contemporaneamente a Zeller, per il
semplicità della linea generale di sviluppo di questa filosofia, che rigore scientifico della sua critica, che batteva in breccia le tante fantasie
dapprima portò l'indagine dello spirito verso l'esterno, poi lo ricondusse che ricorrentemente - ed ancora oggi - vengono fatte passare per studi
su sé medesimo e quindi, per l'appunto da questo ritorno, parve attingere di filosofia antica, costituisce anCora un modello di storia della filosofia
una più profonda comprensione di tutta quanta la realtà»." greca insuperato per vastità, profondità e scientificità. 31
Il lavoro dello Zeller inizia con la necessaria e giusta costatazione
che il termine filosofia è stalo adoperato dai Greci in significati ed
estensioni molto variabili: 32 da Omero ad Erodoto e Tucidide, fino a
Socrate, a Platone, ad Aristotele, e giù fino alle scuole postaristoteliche
ed ai Neoplatonici, per filosofia si sono intese le cose più svariate. Per
cui, se volessimo accogliere in una storia della filosofia greca tutto ciò
che dai Greci stessi è stato chiamato o compare in opere filosofiche,
verremmo o a restringere troppo i confini della trattazione o, più spesso,
ad allargarli troppo. Ecco che allora si pone preliruinarmente il problema:
ciò che è filosofico, «a qual contrassegno lo si può riconoscere e
differenziare da ciò che non è filosofico?»." Essendo ovvio che questo
criterio distintivo può essere cercato solo nel concetto di filosofia, e che
questo a sua volta cambia con l'angolo visuale dei singoli e delle età, ne
consegue la necessità, per lo storiografo, di dare una propria
chiarificatrice definizione. Quella che lo Zeller adotta è la seguente: "lo
considero adunque la filosofia come una attività puramente teoretica,

20 21
LA NASC1TA DELLA FlLOSOFfA VISTA DAI GRECI Note di metodo: Zeller

cioè tale che in essa si tratti solo di conoscere»; è una scienza, cioè «una condizionano a vicenda, cosÌ accade anche in questo caso: ogni progresso
riflessione metodica, [ ... ] tale che si ponga coscientemente per fine una della conoscenza filosofica apre alla riflessione storica nuovi angoli
conoscenza razionale delle cose».34 Naturalmente, come ogni altra visuali, le facilita l'intelligenza dei sistemi anteriori, e delle loro
definizione, anche questa dello Zeller si presta, sia per il suo carattere connessioni e relazioni; ma reciprocamente anche ogni conoscenza
intellettualistico, sia per le sue sottintese od esplicite implicazioni, ad novellamente raggiunta intorno alla maniera, in cm i compiti della ricerca
obiezioni e critiche più o meno valide e fondate; essa ha comunque, da filosofica sian stati compresi e risolti dagli altri, e intorno alle ragioni,
un lato, il merito, come direbbe Hegel, di aborder la question con precisione, alla connessione interna, e alle conseguenze delle loro ipotesi, ci istruisce
franchezza ed onestà,35 dall'altro di essere sempre e consapevolmente . anche sui problemi, la cui soluzione incombe alla filosofia, sulle differenti
aperta nei confronti di tutto ciò che si è escluso. Ed infatti è lo stesso vie che per ciò si possono seguire, e sui risultati che da ciascuna di tali
Zeller, subito dopo, a mettere in guardia dal «pericolo di rompere con vie sono da attendersi».40
una tale delimitazione la reale connessione storica, allorquando
perdessimo di vista il molteplice intrecciarsi del filosofico col non
filosofico, la gradualità dello sviluppo col quale la scienza si elaborò la
propria esistenza autonoma, la peculiarità del posteriore sincretismo, il
valore della filosofia per la cultura generale e la sua dipendenza
dall'ambiente generale».36
Questa coscienza, che deriva allo Zeller dalla migliore tradizione
hegeliana, si arricchisce in lui di tutta una serie di indicazioni
metodologiche che non possono affatto esser sottovalutate anche da parte
di chi non accetta tutte le conclusioni particolari della sua mirabile
ricostruzione storiografica. E infatti, mentre da un lato si critica la
hegeliana successione dei sistemi filosofici ricalcata sulla successione
logica dei concetti," si rivendica dall' altro lato una legittima connessione
ed esposizione storica, solo «non costruita speculativamente dall' alto,
ma ricostruita positivamente dal basso, col materiale che ci è dato»;38
mentre da un lato - sulla scia della hegeliana «parzialità» dello storico-
si rivendica la necessaria preparazione filosofica e la necessità di un
proprio angolo visuale filosofico per chi si accinga a fare storia della
filosofia,39 dall' altro lato si esce da quel famoso circolo vizioso indicato
da Hegel (solo chi comprende la storia della filosofia raggiunge la
filosofia, e solo chi raggiunge la filosofia comprende la storia della
filosofia) con una conclusione così aperta e tesa piuttosto verso il futuro
che verso il passato, con una fiducia cosÌ riaffermata e sincera nella
ricerca, nella scoperta, nella storicità del sapere e della riflessione critica,
da lasciarsi completamente alle spalle quell'impressione di risolto chiuso
definitivo che traspariva dalle pagine di Hegel: «Ciò che peraltro ne
consegue si è soltanto questo, che mai e poi mai dobbiamo tenere per
terminato il lavoro scientifico, così nel campo storico come nel filosofico.
Come anzi in genere la filosofia e la scienza sperimentale si esigono e si

22 23
II. 1.
L'ALTRO ARGOMENTO

Nell' affrontare ora l'altra questione che ci eravamo proposta, che cosa
i Greci hanno pensato di dovere all'Oriente e che cosa hanno pensato
essere la filosofia, dobbiamo subito dire che anche a proposito di questo
problema, per non restare nel vago e nell'impreciso e per non rendere
ancora più numerose le PU! necessarie omissioni, si rendono
indispensabili ulteriori delimitazioni del tema. Poiché vogliamo parlare
delle origini della filosofia greca, abbiamo deciso di non slargare
l'orizzonte del nostro discorso al di là dell'ultimo ventennio del IV secolo
a.c., cioè praticamente fino ad Aristotele, per quanto riguarda una ricerca
del sorgere e del significarsi autonomo del termine e del concetto di
«filosofia»; la verifica del senso di un nuovo termine, che è sempre
portatore di un nuovo concetto, sarà falta d'altra parte - per le ragioni
che diremo - principalmente su Platone e su Aristotele. D'altro canto, la
ricerca, nelle testimonianze degli antichi Greci, di un rapporto di
dipendenza o meno della cultura greca dalle culture orientali, sarà
condotta su di un piano molto più vasto, giungendo fino all' era volgare,
ma proprio per questo non potrà andare molto in profondità. Insomma,
quello che vorremmo con queste poche note è non già definire o risolvere
questo problema - perché nessun problema si definisce o si risolve mai
compiutamente -, quanto di offrire alla nostra meditazione un certo
materiale di lavoro e certe linee ermeneutiche suscettibili, così speriamo,
almeno di venir prese in considerazione.

I 25
II. 2.
DI QUANDO IL FILOSOFO, IL FISICO E IL SOFISTA
VIVEVANO IN ARMONIA

Il terrrline «filosofia» non appare per la prima volta in Platone, ma è


forse con Platone che riceve una prima definizione, o - meglio - una
prima serie di definizioni. Per quanto riguarda la speculazione
preplatonica, ci troviamo di fronte a non più di un paio di testimonianze
attendibili e ad una massa di notizie e testimonianze (anche molto tarde)
difficilmente controllabili e tra le quali bisogna muoversi con estrema
cautela. La cosa non desta meraviglia se appena si pensi allo stato delle
fonti su cui siamo costretti a lavorare per i pensatori presocratici. Ma
accanto alla parola filosofia, troviamo almeno altri tre termini che
debbono venir presi in considerazione: ao!poç, aO!pLat1Jç e !pLÀ,oao!poç, i
cui significati nei presocratici e fino a Platone e ad Aristotele inclusi, si
intrecciano, si separano, si intrecciano di nuovo.
Chi rappresentavano queste nuove figure che a partire dal VI secolo
appaiono sulla scena della cultura greca? Un'antica tradizione ci presenta
sette uomini sapienti (ao!poL), sul cui nome nemmeno gli antichi si
accordavano,41 e la cui sapienza pare consistesse in una riflessione sui
temi della vita morale e politica. In un'epoca posteriore vennero composte
delle raccolte delle loro sentenze,42 ma sono cataloghi molto sospetti, sia
per la loro redazione sia per le attribuzioni particolari." Dicearco sostiene
che essi non furono «né sapienti né filosofi, ma uomini esperti e legislatori
(OmE aocpoùç omE cpLÀoaocpouç ... auVE'tOÙç bÉ 'tI,vaç KUL VO~08E'tLKoUç)>>;44
mentre Aristotele li chiama «sofisti» cioè possessori di una sapienza
J

rivolta all'etica e alla pratica della vita, «esercitatori di sapienza»." In


questo senso i termini aO!pLu e ao!poç erano già stati usati da Omeroed
Esiodo per indicare il possesso di un'arte," ed Erodoto ancora li usa per
indicare una sapienza - tutta greca - rivolta sì alle cose pratiche, ma
dove queste non hanno nulla a che vedere con le ricchezze accumulate
da «barbari» quali il re Creso, nel noto episodio di Solone," o il tracio
Salmoside, inutilmente discepolo del «sapiente» Pitagora. 48 Di
quest'ultimo abbiamo delle testimonianze che ce lo presentano come un
«filosofo»: Esichio ci dice che Pitagora si diede alla filosofia, dedicandosi
alla retorica, e inventando per primo i ragionamenti eristici;49 Aezio ci

27
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Di quando il filosofo, il fisico e il sofista vivevano in armonia

riferisce, en passantI parlando dei numeri come dei principi, che Pitagora termine cpLÀOOOcpOç, che si trova in Eraclito, non usciamo dalla cornice di
per primo chiamò la filosofia con questo nome.50 Come si vede, oocpoç, questo quadro: xPlÌ yap dì llaÀa nOÀÀwv '(mopuç <PLÀOOO<pouç iivopuç
oo<pLm1\ç e <pLÀOOO<pOç non hanno ancora acquisito sensi e significati ELva!" Ka8' HpaKAEL'tOV. 65
ben precisi: una certa sapienza di vita, un possesso generico di cultura, Una maggiore precisazione dell' ambito concettuale dei termini di
o comunque di ogni specie di arte o di sapere. oO<pLm1\ç e <pLÀOOO<pOç sembrerebbe doversi avere intorno al V secolo,
Né le cose vanno meglio per gli altri presocratici. Parmenide col movimento culturale della sofistica. Ma anche qui non ci troviamo
probabilmente distinse, secondo Diogene Laerzio, la filosofia Ka1:a di fronte a posizioni nette e precise. Forse per primo, Protagora
aÀ1\8fLav da quella Kma 06ì;av,51 intendendo con ciò non solo la ricerca . rivendicava a pieno diritto la qualifica di sofista; ma questa comporta
logica e metodologica, ma anche quella fisica; Zenone, per cui il pregio per lui la capacità di nULoEDELV av8pwnouç, !'insegnamento di una
essenziale della filosofia è il «disprezzo della morte», è chiamato filosofo Eù~uÀla mpè'twv olKElOlV ... mpè'twv 'tfìç nOÀEOlç.66 Il sofista è quindi un
fisico e vero politico;" Empedocle eccelle nello studio della filosofia educatore, ma un educatore che insegna agli uomini non solo un retto
naturale;53 Melisso è chiamato epuOlKOç54 e come cpLÀOOOcpOç è ricordato discernimento etico e politico (si pensi all'incarico affidato da Pericle a
a capo della flotta di Samo contro gli Ateniesi;55 lppocrate di Chio, Protagora di preparare la legislazione di Turii),67 ma anche la fisica,68 la
commerciante ed esperto di geometria,56 raggiunse la sua notevole abilità giurisprudenza,69 la fisiologia,7° la geometria,71 la grammatica. 72 Se
nella geometria solo quando, giunto ad Atene, cominciò a frequentare i pensiamo ad un Gorgia, abilissimo oratore,73 uomo politico74 di un fiuto
cpLÀOOOCPOL;57 Archelao, cpUOLKOç CPLAOOOcpOç, fu il primo a condurre, e di una sensibilità notevoli," studioso della sfera celeste," della
secondo Suida, dalla lonia lo studio della natura, e nel suo libro intitolato fisiologia dell'uomo," ammiratore dell'intelligenza e della sapienza
<p'UocoÀoy,a trattava di 'ò O'KULOV e di 'ò alOXPov sostenendo che fossero umane che si rivelano nei discorsi degli studiosi di cose celesti, di cose
où <pDon, aÀÀa vOIl0:58 discepolo di Anassagora, pare che sia stato politiche, nei discorsi dei <PLÀOOO<pOL;78 se pensiamo ad un Prodico,
maestro di Socrate;59 Ecateo di Abdera, <pLÀOOO<pOç, fu anche KpL'tLKÒç abilissimo oratore politico, professore di <pLÀOOO<p'u e di retorica,79 filosofo
ypallllmLKoç (scrisse un libro: Sulla poesia di Omera e di Esiodo),60 ma, CPUOLKOç}O scrittore di fenomeni celesti}l grammatico e linguista,82
come pare, fu <pLÀoao<poç alla KU' nE p' ,aç npaì;ELç lKuvcirtmoç, cioè studioso delle origini della religione," forte pensatore morale;84 se
non soltanto filosofo ma insieme anche espertissimo negli affari;61 pensiamo ad un Ippia, anch' egli uomo politico,85 scrittore di astronomia,
Democrito, <pLMoo<poç e <p'UOCKOç, il migliore dei filosofi (iipLmoç ,wv di musica, di metrica, di pittura e di scultura, di storia, di genealogie}6
CPLAOOOCPWV),62 soprannominato «sapienza» (2:ocpLa),63 si recò fino ai paesi esperto nella storia delle colonie, delle antiche città e delle loro
dei Persiani e degli Indi e degli Egizi «e presso quei popoli fu istruito costituzioni e quindi di quella che diremmo la «storia antica»,
nella sapienza a loro propria (,a nap'EKamoLç "nULOED8l'] oo<pa)>>." l'apxmoÀoy,u,87 valente matematico e geometra - inventò la quadratrice,
Anche nell'ambito di queste testimonianze, quindi, emerge un quadro risolvendo il problema della trisezione dell' angolo rettilineo88 - e valente
di cultura estremamente ricco, mobile e vario: i <pLMoo<pOL di questo artigiano (fabbricava per sé anelli, sigilli, ampolline, mantelli, tuniche
periodo - prescindendo volutamente dall' esaminare il contenuto che eguagliavano in bellezza i più ricchi manufatti persiani);89 se
specifico delle loro dottrine e quindi di commisurarlo ad una nostra idea pensiamo infine ad un Antifonte, scrittore di cose di fisica edi
di «filosofia» e ad un nostro criterio di giudizio - appaiono come uomini astronomia,9° di anatomia e di fisiologia,91 valente matematico e
la cui caratteristica predominante è una forte curiosità di sapere in molti geometra - pare che abbia seguìto gli studi di Ippocrate di Chio sulle
campi, congiunta ad un forte spirito pratico e attivo: comunque, un essere lunole e su questa base proposto la soluzione del problema della
insoddisfatti ed un non accontentarsi del dato, del trasmesso, del quadratura del cerchio con il metodo della divisione all'infinito92 -, forte
tradizionale; sono logici e studiosi della natura, ma anche commercianti pensatore politico ed etico;93 Se pensiamo cioè a tutto il vario e ricco
e uomini di affari, sono studiosi di geometria, di etica, di letteratura, ma movimento culturale della sofistica, dobbiamo ancora una volta
anche valenti politici e generali. Ed anche se esaminiamo la prima concluderne !'impossibilità di separare il <pLÀOOO<pOç dal <p'UOCKOç non
apparizione, questa volta in un contesto diretto e forse autentico, del solo, ma anche dal oO<pLm1\ç e dal oo<poç.

28 29
LA NASCITA DELLA FILOSOPIA VISTA DAI GRECI

Ma almeno la parola sofista non acquistò ben presto, grazie alla II. 3.
polemica che contro i soHsti condussero Platone, Aristofane, Aristotele,
POI IL FILOSOFO
un senso ben preciso, con delle connotazioni negative tali che - a partire
almeno dalla fine del V e dal IV secolo - non avrebbero permesso più di CERCÒ DI METTERE DA PARTE IL FISICO
accomunarla a quella di sapiente e di filosofo? In effetti in tutta l'opera
platonica corre sempre, sottintesa od esplicita, una continua polemica
nei confronti dei sofisti, spesso velata dalla sapientissima ironia di
Platone, a volte anche dura e violenta. Contemporaneamente a Platone,
con un disprezzo fors' anche maggiore, Senofonte scriveva che quelli che Se per i presocratici dunque non è stato possibile dare una univoca
vendono la sapienza a chiunque vengono chiamati sofisti, che è come determinazione concettuale dei termini di filosofo, saggio, sofista,
dire prostituti ("opVOVç).94 Ed Aristotele icasticamente così definiva: vediamo se ciò è possibile per Platone, con il quale bene o male si assiste
«sofistica è aoepta apparente, non reale; aoepLCYtTJç è uno smerciatore di ad una svolta nella storia del pensiero greco. Premettiamo subito che
oO'PLU apparente, non reale».95 Eppure, questa definizione così netta e tanto per Platone, quanto per Aristotele di cui parleremo fra poco, non
concisa, questa delimitazione concettuale - in negativo - così chiara ed esplicita, ci potevamo proporre di offrire una caratterizzazione della loro
è valsa paradossalmente più per l'età moderna fino ai giorni nostri, che per gli dilosofia» - cosa che del resto abbiamo evitato di fare anche per i
antichi e anzi per coloro stessi che l'avevano formulata. E infatti, se da un lato presocratici -, e nemmeno di far scaturire da quello che è il contenuto
lo stesso Platone professava una sincera ammirazione per Protagora,96 delle loro dottrine una qualche definizione che bene o male e a nostro
Gorgia," Prodico,98 Ippia," e addirittura in un luogo chiamava sofista lo avviso fosse il «condensato» di quel contenuto stesso. A parte la difficoltà
stesso dio;'°O se Aristotele aveva chiamato sofisti - e senza alcun tono di questo tentativo - certamente non attuabile nel ristretto ambito di
spregiativo - i Sette Sapienti;'01 ancora nel II secolo dopo Cristo un Elio questo nostro saggio -, difficoltà che per Platone è quasi insuperabile (e
Aristide poteva scrivere che non si conosceva «non solo l'origine, ma si pensi, per esempio, al fallito tentativo del Windelband di presentare
neppure il significato della parola filosofia presso i Greci [... ] Erodoto un «sistema» platonico), non era questo lo scopo del nostro lavoro.
non ha chiamato sofista Salone e poi ancora Pitagora? Androzione non Quello che vorremmo mettere in evidenza, sia nel pensiero platonico
dà ai Sette l'appellativo di sofisti e non chiama poi sofista anche Socrate? che in quello aristotelico, è piuttosto la presenza di certe linee di tendenza
Lisia non chiama sofista tanto Platone che Eschine? [... ] Ma io credo e di valutazione che, collegandosi alla speculazione precedente,
piuttosto che la parola sofista fosse semplicemente un epiteto generico, contribuiscano a chiarire se non altro l'aspetto «formalizzato» (nel modo
e che per filosofia s'intendesse una specie di buon gusto e passione per in cui fu impostato da questi autori) del problema che qui stiamo
l'arte del ragionare (qJLAoOO'PLU Kut6La'tpLj3i] "Ept À6yovç) [... ] una cultura discutendo. In questo senso quindi utilizzeremo le testimonianze
in generale ("m6Eéu KOLVWç)>>.102 Dove non solo è sparita qualsiasi platoniche ed aristoteliche. Siamo altresì perfettamente coscienti che le
accentuazione negativa del termine sofista, ma la 'PLÀOOO'PLU - dopo linee che indicheremo potrebbero essere corrette, ampliate o anche
Platone, Aristotele, stoici, epicurei, i medio-platonici - è ancora una specie contraddette (noi stessi le consideriamo piuttosto delle proposte di
di "m6Eéu KOLVWç. E del resto, sempre nel II secolo d.C., Clemente risoluzione che delle risposte al nostro problema); confidiamo tuttavia
Alessandrino chiamava Orfeo che ammansiva le fiere col canto un che esse possano perlomeno apparire significative e non infondate. Un
8p<;'tKLOç o0'PLo"'lç, nel senso di «musica, poeta» (protr. 3 Stahlin). «semilavorato» è sempre un male minore di un lavoro infondato.
Platone sembra ereditare dalla cultura filosofica e scientifica
precedente quello spirito di curiosità, quell'incessante ansia di ricerca,
quell'amore del nuovo, dell'ignoto, della scoperta, quando pone a
fondamento dell'atteggiamento filosofico la meraviglia: «Ed è proprio del
filosofo questo che tu provi, di essere pieno di meraviglia; né altro

30 31
LA NASCITA DELLA FILOSOFTA VISTA DAI GRECI Poi il filosofo cercò di mettere da parte il fisico

cOnUnciamento ha il filosofare che questo».103 Il filosofo sembra esser parte così essenziale del!' attività del aO<jJLat1\ç e del <jJLÀÒao<jJoç delle età
qui, per Platone, colui che è pronto a ricercare, a indagare, a sapere tutto. precedenti. E non si tratta di una «dimenticanza» di Platone, quanto di
Eppure, già in quelle parole, c'è una limitazione che ad un Ippia, per una impostazione programmatica che rimarrà costante per tutti i lunghi
esempio, o ad un Protagora, sarebbe parsa inaccettabile. A ben guardare, anni della sua attività di pensatore e di scrittore. In uno dei primissimi
questo non è un programma del sapere filosofico: è piuttosto dialoghi Platone dichiara che il <jJLÀoao<jJELv consiste nell'adoprarsi a
l'indicazione dell' atteggiamento, del movente psicologico che spinge un «conoscere se stesso e gli altri» ;109 difendendosi dall' accusa di Aristofane
uomo ad aspirare alla filosofia. L'esser pieno di meraviglia non è che il che lo aveva messo m ridicolo come colui che mdagava «quel che c'è
«cominciamento» del filosofare, necessario sì, ma che non apre a tutte le sotto terra e quello che è in cielo», Socrate dichiara del tutto seriamente
direzioni. E infatti, se si passa alla "mOELu di un qJLÀoao<jJoç, questa che di tali cose egli non s'intende «né molto né pOCO».'1O Ma aggiunge
comprende la musica, la ginnastica, la matematica, la geometria, la subito dopo, con ironia, che questo lo dice non per disprezzo di quella
stereometria, l'armonia e la scienza dei suoni, la dialettica. 104 Sembra tale scienza, se pure è vero che di tale scienza ci sono scienziati: «Dico solo
allora già aprirsi, nel pensiero platonico, una dicotomia: da un lato c'è la che realmente, o cittadini ateniesi, di queste cose io non mi occupo
<jJLÀoao<jJLu come atteggiamento curioso e meravigliato, ricerca della affatto».111 La sapienza, di cui Socrate si dichiara possessore, è una
sapienza che vuoI conoscere e conquistarsi tutto; dall'altro la nul,oc:Lu «sapienza umana» e quei tali di cui parlava (i sofisti), «o saranno sapienti
del filosofo che incanala, che restringe, che delimita quell'ingenuo slancio' di una sapienza più che umana, o io non so che cosa dire: certo la sapienza
dell' animo. di costoro io non la conosco».112 Quello che Socrate professa è dunque il
Che la filosofia sia amore di apprendere, che filosofare sia ricercare conoscere se stesso e gli altri, e quest'idea costituisce tm filo continuo
la sapienza - secondo, del resto, l'etimo stesso della parola - è che attraversa tutti i dialoghi platonici e ad essa viene data un'impronta
affermazione che Platone ripete più volte. 105 Se la filosofia non è di sacralità col farla derivare direttamente dall' oracolo delfico. '13
filodossia, nel senso che è pur sempre tesa alla verità,'06 e se la Da un lato, dunque, la sapienza divina, inaccessibile, già data,
caratteristica del filosofo è quella di non essere né ignorante né di sapere dall' altro la sapienza umana; ma questa è sapienza esclusivamente della
tutto,'07 ebbene, sembrerebbe proprio che qui Platone metta l'accento propria anima. Conoscere se stessi è conoscere la propria anima,114 la
non solo sul momento attivo della ricerca, sullo sforzo, ma anche sul conoscenza di se stessi è la vera saggezza: ll5 «Dunque il ao<p6ç, lui solo
polo cui mira questa tensione, e cioè una conoscenza non mai conclusa conoscerà se stesso e sarà capace di esaminare cosa si trovi a sapere e
né concludibile, ma sempre aperta a nuovi sviluppi, a nuove prospettive, cosa no»,116 Questa «sapienza umana» è sì una sapienza sempre in fieri,
ad abbracciare nuovi campi. Lo conferma l'espressione del Fedro, che mai conclusa e sempre aperta, ma è una sapienza il cui contenuto non
solo dio è il ao<p6ç, mentre l'uomo non può che essere - e questa è la sua abbraccia più la cpuaLç, l'av8pwJtoç e il v6~oç, bensì sembra essersi
caratteristica e il suo vanto - cpLÀ6/aocpoç.l08 Ma questa caratterizzazione costretta intorno ad uno solo di questi argomenti; e poiché
della <jJLÀoao<jJLu distinta dalla aO<jJLu, se da un lato sembra essere una quesf argomento è tale che non ammetterà una conoscenza ed una
definizione aperta, nel senso che dà all'uomo il senso di un orizzonte conclusione definitive, sembra che quegli altri campi dell' antica aocpLu
ampio e non mai conchiuso, di un regno dell'uomo nel quale ogni debbano essere esclusi per sempre dalla <jJLÀoao<jJLu. Sintomatica è a
conquista è sempre una tappa, una fase e non una mèta definitiva - e questo pllltO la dichiarazione che Socrate fa nel Fedro: "Ed io non ho
l'uomo si distingue dal dio proprio perché vuoI sapere, vuoI conoscere certo tempo per queste occupazioni; ed eccone la ragione, mio caro: che
sempre di più e sempre meglio, mentre il dio sa già tutto, di una sapienza non riesco ancora a conoscere me stesso come vuole il motto delfico. Mi
che è già data e non potrà mai esser diversa o altra da ciò che è -; dall' altro sembra proprio ridicolo che io, mentre sono ancora alYoscuro di questo,
lato rappresenta anche una chiusura, una limitazione che era sconosciuta mi ponga ad indagare problemi che mi stanno di fuori».'"
ai pensatori precedenti. E infatti, se ripensiamo alle discipline che Ma questa svalutazione delle ricerche "Ept cpUaewç, e questa loro
formano l'oggetto dell' educazione del <jJLÀÒao<jJoç, ci colpisce subito esclusione dall' ambito della <jJLÀoao<jJLu, può servirci veramente nel
l'assenza di quelle indagini sulla natura che, come abbiamo visto, erano nostro tentativo di dare una definizione quanto più precisa è possibile

32 33
LA NASCITA DELLA FILOSOFiA VISTA DAI GRECI Poi il filosofo cercò di mettere da parte il fisico

della valenza concettuale del termine filosofia in Platone? Ci troviamo l'essere in quanto tale è tre cose e talvolta alcune di queste combattono
di fronte a due possibilità per tentare di risolvere questo problema. Da fra loro in qualche modo, talaltra divengono amiche e fanno nozze,
un lato, possiamo ricercare il senso che Platone dà al suo rapporto con generano figli ed altro che sia ai figli di nutrimento;!" un altro afferma
gli antichi "filosofi», il significato delle riserve che egli muove alle loro che è due cose, l'umido e il secco oppure il caldo e il freddo e queste cose
indagini, e per questa via vedere se è possibile ricavar dai testi degli fa coabitare insieme ed lll1isce in matrimonio. 123 Da noi invece la gente
elementi che ci permettano di stabilire se quei pred~cessori per Platone eleatica, che discende da Senofane e anche da più lontano, racconta le
fossero veramente o no dei cpLÀOOOcpOL, e perché. E una via certo non sue favole, partendo dall'ipotesi che ciò che si indica comunemente con
facile, non foss' altro che per quella magistrale e tremenda ironia con cui -"tutte le cose" non sia che una cosa sola. Certe Muse di Jonia e più
Platone immancabilmente accompagna ogni discorso di questo tipo. recentemente di Sicilia hanno pensato che via più sicura di tutte era
Dall' altro lato, possiamo ricercare se al di là di quelle definizioni piuttosto fondere le due concezioni e dire che ciò che è, è molteplice e uno, e per
generiche della OO<jlLU che abbiamo ricordato, vi siano nel contesto amore e per odio sta insieme. Le più intonate di queste Muse dicono che
platonico delle indicazioni più precise che ci permettano di dare una nel udisaccordo sempre concorda";124 quelle invece meno rigide
maggiore concretezza ed una maggiore "specificità» al concetto della allentarono la necessità di questo sempre esser così dicendo che, con
filosofia platonica. . alterna vicenda, ora il tutto è uno e amico a se,tesso per opera di Afrodite,
Per quanto riguarda il primo punto di vista, abbiamo da indicare ora molteplice ed a se stesso neIrÙco p.er l'azione di una certa discordia;l25
anzitutto un argomento sul quale gli «antichi», secondo Platone, non si [... ] sarebbe difficile e fuori luogo fare rimproveri su questioni di così
sono espressi correttamente: è il discorso sulla "nascita degli dei e degli grande portata ad uomini tanto illustri ed antichi; una cosa invece ci è
esseri viventi» nell'Epinomide. Questa nascita è stata «malamente dato di dichiarare senza attirare su di noi alcuna impopolarità [... ]: che
rappresentata» dagli antichi, che non hanno insistito abbastanza sul fatto essi hanno troppo avuto in dispregio la moltitudine che noi siamo
che «vi sono dèi i quali si prendono cura di tutte le cose, piccole e grandi, guardandoci dal!'alto: infatti senza badare minimamente se noi seguiamo
e che sono davvero inflessibili su ciò che riguarda la giustizia»;118 così le loro parole oppure se noi li lasciamo andare soli, ciascuno di essi batte
come non hanno visto che «ogni anima è più anziana di un qualsivoglia la propria strada fino in fondo». Si tratta di un passo complesso e che si
corpo», perché ciò che è "superiore (aftE Lvov), più antico ("UÀaL6~EPO\:~, presta a tutta una serie di considerazioni interessanti. Anzitutto l'ironia
più somigliante agli dèi (8BOELMo8EpOV) è da credere che Sia pm platonica è sottile, ma forte; e non solo per l'accenno alla difficoltà di
venerabile di ciò che è inferiore (XELpovoç), più giovane (VEOJtÉpau), meno fare rimproveri a persone tanto illustri ed antiche, o per il timore di
degno (inLftmÉpou»>.119 L'intonazione del passo è senza dubbio religiosa rischiare l'Impopolarità, bensì anche per quel sottolioeare che tutte queste
e del resto corrisponde a quella moraleggiante e trascendentistica di quel dottrine non sono che favole da bambini, ftU80L. Dove !'ironia diventa
lungo passo delle Leggi,!" dove Platone condanna gli "empi antichi» anche una autoironia, se solo si pensa all'importanza fondamentale che
che avevano sostenuto un' origine tutta umana, e dinamico-storica - il mito ha nella dottrina platonica, e se si pensa che in questo stesso
potremmo dire - delle leggi e dello Stato, dottrina che egli critica:a in dialogo, poco più avanti, Platone fa un elogio (in contrapposizione al
nome dell'idea di uno Stato fondato su valon morali eterm che mito?) proprio del discorso, del discorso dialettico per serrati argomenti
trascendono l'uomo e la sua storia (l'opposizione tra un Protagora ed e concatenazioni logiche.!'6 Ma se andiamo un po' al di là della lettera
un Prodico da un lato e Platone dall' altro non poteva essere, su questo del passo, ci accorgiamo che non possiamo leggere questa critica agli
punto, più netta, completa, insanabile). Ma se andiamo ad esaminare antichi filosofi come espressione di un'accusa di mancanza di discorsività
più da vicino qualche passo in cui Platone affronta più concretamente il e di dialetticità. In fondo quei filosofi raccontano favole non perché i loro
contenuto dottrinale degli antichi filosofi, potremmo fare altre non sono dei veri e propri «discorsi», ma perché per i loro discorsi essi hanno
interessanti considerazioni. In un passo del 50fista,121 Platone ci parla scelto l'argomento sbagliato. 127 Prova ne sia quell' altro famoso passo del
delle dottrine degli antichi <pLÀ6oo<pOL sull' essere: «Ciascuno di questi Fedone, dove Socrate ironizza sulla sua vecchia "passione per quella
mi pare ci racconti una favola, quasi fossimo bambini; uno dice che scienza che chiamano indagine della natura»,128 e che comprende i

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LA NASCITA DELLA FILOSmlA VISTA DAI GIlliO Poi il filosofo cercò di mettere da parte il fisico

problemi della nascita e della crescita degli esseri viventi, della fisiologia problematiche dall' ambito proprio della «filosofia»? A noi sembra di
e della percezione e della sensazione, delle «vicende» del cielo e della no. E, pur senza voler prescindere dalYironia platonica sugli «antichi»,
terra: in una parola, quasi tutta la qnJOLoÀoyLa dei primi pensatori; incluso ci sembra di poter dire che, per quanto errassero, per quanto facessero
quell' Anassagora dal quale tanto aveva sperato quando aveva sentito confusione di principi e di dimostrazioni, per quanto si interessassero
dire che parlava di un voùç ordinatore di tutte le cose. 129 E quando gli di più cose di quante in effetti dovessero, essi per Platone rimanevano
antichi filosofi non hanno scelto l'argomento sbagliato, parlano sempre pur sempre dei cpLÀoaocpOL.
su di una lunghezza d'onda sulla quale Platone non sente di doversi e Resta l'altra via a cui abbiamo accelUlato prima, cioè di cercare delle
potersi sintonizzare, perché le loro argomentazioni, che potrebbero essere Indicazioni più precise per il concetto di filosofia in Platone e vedere se
anche corrette, portano in effetti a conclusioni completamente diverse in base ad esse è possibile operare - sempre nel contesto platonico - una
da quelle a cui dovrebbero condurre. Nel Liside, ricordando il verso di distinzione tra ciò che è filosofia (Platone) e ciò che filosofia non è (i
Omero «sempre il dio mena il simile al suo simile» ,130 cosÌ Platone preplatonici?). In un passo del Sofista, e quindi successivamente a
commenta: «E non ti è capitato di leggere gli scritti dei più grandi filosofi quell' elenco di discipline rientranti nella "moda del filosofo che ci era
che affermano la stessa cosa, che il simile è sempre amico del suo simile? stato offerto nella Repubblica, Platone distingue la granunatica, che è l'arte
Questi filosofi sono quelli che hanno parlato nei loro scritti sia della di conoscere «quali lettere possono essere unite ad altre determinate»,
natura che del tutto». «Forse hanno ragione per metà, forse del tutto, dalla musica, che è «l'arte di riconoscere quali [suoni] si accordano e
ma noi non lo comprendiamo. Ci sembra, infatti, che il cattivo quanto quali no». La scienza invece che si preoccupa di «dimostrare con
più si avvicina e frequenta un cattivo, tanto più nemico diventerà a costui. precisione e correttamente quali sono i generi che si accordano con altri
[... ] Ma a me sembra che quei gran saggi intendono dire che solo i buoni determinati e quali invece fra loro non ammettono di collegarsi», di
sono simili e amici tra loro [ ... J. Questo, a mio parere, vogliono significare, «vedere se ce ne sono alcuni che mantengono la loro continuità attraverso
mio caro amico, quelli che dicono che il simile è amico del suo simile, tutti gli altri», di «vedere se ci sono altri generi cause della suddivisione
che cioè solo il buono è amico del buono, mentre il cattivo non ha vera fra complesso e complesso di generi», è appunto la scienza più
amicizia né per il buono né per il cattivo».131 Dove si vede chiaramente importante, la cpLÀoaocp[a, e quell' arte è appunto la dialettica, «il saper
che un principio - il simile col simile - il quale, se applicato al campo distinguere per generi, vedendo dove ciascuno di essi può e dove non
della morale e dei rapporti etici, ha un qualche significato e porta a delle può entrare in comunicazione». «Questa arte dialettica» non appartiene
giuste conclusioni, applicato invece al campo «della natura» come hanno «a nessun altro che non sia il puro e il vero cpLÀ6aocpoç».132 «Il filosofo
fatto quei grandi cpLMaocpOL per spiegare il moto delle stelle o la fisiologia [... ] costantemente mediante i suoi ragionamenti si stringe alla natura
dell'uomo, diventa incomprensibile: potrebbe essere giusto, potrebbe propria di ciò che è".133 In questo contesto, lafilosofia ha acquistato senza
essere sbagliato, ma in ogni caso diventa per noi incomprensibile e non dubbio un significato più concreto rispetto a quello alquanto generico
ci tocca affatto. di «amor di sapere», il suo oggetto sono gli 8LÒll, il suo strumento è la
Possiamo ricavare allora da questa via d'indagine un risultato chiaro dialettica, come capacità di collegamento degli c'LO'l. Naturaimente questa
e preciso per il nostro problema? Sembrerebbe proprio di no. Certo, non è una conquista del Sofista (perché è già da diverso tempo che Platone
possiamo concludere che dò che interessa Platone è la conoscenza ricercava il TL, il TÒ DV, anche se in questo dialogo possiamo trovare delle
dell' anima e che la qnJOLoÀoy[a è un insieme di ricerche che non hanno espressioni che più si prestano ad un uso definitorio, ed anche se in
una grande importanza per la soluzione dei problemi vitali dell'uomo. questo dialogo viene considerata possibile se non necessaria la
Queste due caratteristiche costituiscono certamente un ambito conoscenza del collegamento tra gli ELO'l che altrove era stato dichiarato
concettuale proprio della cpLÀoaocp[a platonica; ma possiamo assumere impossibile (per esempio, nel Fedone). Fra le tante testimonianze al
il concetto che ne deriva come criterio di giudizio in base al quale riguardo, ne scegliamo una della Repubblica. Dopo aver distinto la
commisurare le altre dottrine e sostenere che, se questa è la filosofia per conoscenza dall'ignoranza e dall'opinione, in quanto la prima attinge
Platone, Platone stesso escluderebbe tutte le altre dottrine e tutte le altre l'essere, la seconda si muove sul campo del non-essere, la terza è uno

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LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

strano miscuglio di essere e di non-essere, Platone conclude che il vero II. 4.


filosofo, colui che possiede la vera scienza (ÈJtu:mlf!'l), è colui che conosce
QUI, INVECE, IL FISICO E IL FILOSOFO SI RICONCILIANO,
ciò che è, perché la scienza è «per natura destinata a ciò che è (~Ò cv), a
conoscere che è ciò che è (yVÙJVUL 0ç son,;ò DV)).134 MA SI DIVIDONO I RUOLI
Ma, allora, se questa è la filosofia, e questo è il filosofo, con che diritto
escluderemo dal campo della filosofia e non chiameremo a pieno titolo
filosofi tutti quegli «antichi» che si erano così tenacemente e
caparbiamente occupati dell' «essere» nel senso più pieno, e proprio per
questa ragione erano stati presi in giro e criticati da Platone nel Liside e Anche per Aristotele, come per Platone, ciò che offre lo spunto al
nello stesso Sofista? Ma c'è un'altra considerazione più importante da filosofare è la meraviglia; ma anche per Aristotele, come per Platone, se
fare: poche righe prima che il filosofo fosse definito esclusivamente come !'inizio della riflessione filosofica è la meraviglia, pure «chi ha
colui che vuole YV&VUL 0ç san,;ò DV, esso veniva caratterizzato come propensione per la leggenda è in un certo qual modo filosofo, giacché il
colui che «non desidera solo un ramo della sapienza (aoepLa) ed un altro no, mito è un insieme di cose meravigliose».137 Nessuna opposizione,
ma la sapienza tutta (ov ~~ç f!Év, ~~ç ii' ov, &ÀÀà "&01']ç»>;135 «Chi dunque dunque, tra mito e filosofia, nessuna irriducibilità: il primo sembra essere
è pronto a gustare ogni disciplina ("av~òç f!a8>lf!a~oç) e va volentieri ad nient'altro che una forma di rivestimento, tra fantastico e poetico, di
apprendere senza mai saziarsene, avremo ragione di dirlo un filosofo» .136 verità fisiche o filosofiche o politiche che altrimenti rimarrebbero
Con il che, non solo ogni criterio per distinguere la aoepLa dalla epLÀoaoepLa incomprensibili alle masse, una specie - si sarebbe delta secoli dopo - di
e il aoep6ç dal epLÀ6aoepoç viene di nuovo smarrito, ma sembra che siamo instrumentum regni. Infatti, gli antichi pensatori, al "''<Àm, hanno
costretti a ritornare al punto di partenza, dal momento che la caratteristica «tramandato ai posteri sotto forme mitiche che questi corpi celesti sono
più vera ed autentica, quella che rende tale il filosofo, è di nuovo quel dèi e che la divinità contiene in sé l'intera natura. E le altre cose sono
voler sapere tutto e in tutti i campi che costituiva la nota saliente state aggiunte in tempi posteriori sempre in forma mitica per suscitare
del!' atteggiamento culturale dei presocratici. persuasione nelle masse e per indurle al rispetto delle leggi e delle comuni
utilità».'38 limito, quindi, dimostra la sua stretta parentela con la filosofia
ed ha tra i suoi elementi positivi il fatto che, comunque, per quanto
fantastico possa essere, individua ed esprime pur sempre un
collegamento, una struttura razionale dei fatti che altrimenti sarebbero
incomprensibili. Quest'idea è accennata o addirittura svolta estesamente
da Aristotele nella Poetica, in molti luoghi. E che questa sia un'idea che
per Aristotele ha un suo valore costante è dimostrato anche da altri passi
di altre opere dove, mentre si sta parlando di altri argomenti, un rapido
accenno al mito o ai mitologi ci fa scorgere questo stesso atteggiamento
cwturale e questo stesso giudizio. E si sa che gli accenni, le ammissioni
o i giudizi dati «di passaggio» esprimono quasi sempre il più sincero e
significativo pensiero dello scrittore. In un punto della Politica,'39 per
esempio, Aristotele sta parlando della libertà concessa alle donne in
alcuni stati e sostiene che essa è dannosa alla costituzione ed alla felicità
dello Stato. Le legislazioni che badano solo ai rapporti tra gli uomini e
trascurano di definire la posizione delle donne rendono «la metà dello
stato senza leggi».140 Ed ecco l'inciso: «E non senza ragione pare che

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LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

l'autore primo dei miti (o llu80ÀoyYjaaç :n:pwmç) abbia congiunto Ares Erodoto ('Hpooomç Ollu80Àoyoç)>>145 Finché giungiamo ad un contrasto
ed Afrodite, perché si vede che tutti gli uomini di tal sorta sono attratti abbastanza netto, non solo di forma, ma anche di contenuti dottrinali
dall'intimità cogli uomini o con le donne». In altre parole, colui che ha veri e propri, e ad un giudizio abbastanza negativo su coloro che usano
stabilito la favola degli amori tra il dio della guerra e la dea dell'amore il mito come strumento di spiegazione: il racconto non è più 1m racconto
ha inteso rappresentare in maniera fantastica e «popolare» un fantastico adombrante una certa verità, ma una vera e propria
atteggiamento, lilla disposizione, lill comportamento tipico del guerriero, fantasticheria, ed il 8EOÀOyOç viene accomunato alllU80Àoyoç. Parlando
per lo meno nei suoi momenti di «riposo». Ma non solo nel campo dei infatti dei principi ed esaminando la questione se quelli delle cose
comportamenti umani il lnito esprime verità sotto forma di racconto corruttibili e quelli delle cose incorruttibili siano i medesimi o siano
fantastico: «Ed è ragionevole la favola che gli antichi composero sull'aula: diversi, Aristotele così si esprime: <<1 seguaci di Esiodo e tutti quanti i
dicono che Atena, inventato l'aula, lo gettò via. Certo non sta male dire teologi si sono preoccupati di dire unicamente ciò che loro pareva
che la dea lo fece adirata per la deformazione delle guance: nondimeno convincente e si sono scordati di noi». Esaminando infatti il verso di
è più naturale che ciò avvenne perché lo studio dell' auletica non ha Omero,I46 in cui si definisce mortale tutto ciò che non gusta nettare e
nessun effetto sull'intelligenza e ad Atena attribuiamo la scienza e ambrosia, Aristotele ne rileva l'ambiguità, perché, dal momento che gli
rarte»141. Qui, insieme al racconto viene fornita subito anche la dèi si nutrono di nettare ed ambrosia, se se ne nutrono per provare piacere
spiegazione razionale del fatto: ma quel che conta è che la spiegazione allora essi non sono la causa deIIa loro esistenza, se la loro vita invece
mitica, pur essendo diversa o se si vuole in contrasto con quella razionale, dipende da essi, allora gli dèi non sono eterni. E così commenta:
«filosofica», non viene però svalutata e rigettata. l42 Sembra, in questo «Evidentemente, a loro il significato di tali termini doveva essere ben
passo, che Aristotele non solo pensi al mito come strumento utile a noto; ma ciò che hanno detto a proposito della applicazione di queste
«suscitar persuasione tra le masse» (in accordo con quell' altra cause sta al di sopra della nostra capacità di comprendere [ ... l. Ma non
testimonianza della Metafisica che abbiamo riportato sopra), ma anche val la pena di prendere seriamente in considerazione queste elucubrazioni
ad una distinzione di piani tra mito-fantasia-religione e verità-ragione- mitologiche. Bisogna, invece, cercare di imparare da coloro che dimostrano
filosofia, secondo quello schema della complementarità e non della ciò che dicono».147 Dove non si tratta più soltanto di una forma mitica
opposizione tra discorso morale (e di fede) e discorso scientifico (e di distinta da un discorso argomentativo, ma piuttosto anche di un nucleo
ragione) che tanto sviluppo avrà dall'Umanesimo all'Ottocento. di pensiero proprio della mitologia, che è in contrasto con quello della
Eppure, se quest'atteggiamento culturale sembra così fondato e filosofia. E infatti, in un altro luogo, si criticano esplicitamente le opinioni
documentato, non mancano però altri tipi di affermazioni, nello stesso dei 8EOÀoym «che fanno derivare tutto dalla notte» dal momento che
Aristotele, a segnare di un colore diverso il suo giudizio sul mito. Se non hanno saputo intendere il rapporto potenza-atto.!48
questo, nei passi riportati, esprime pur sempre un contenuto di verità, a Chi tratta, quindi, di questi argomenti, secondo Aristotele, deve farlo
volte su questa verità viene gettata un' ombra di dubbio. A proposito in una certa maniera, rispettando certe regole e certe strutture di
degli attentati ai sovrani e delle versioni dell'uccisione di Sardanapalo, linguaggio e di pensiero. -Può essere molto significativa, a questo
noi leggiamo per esempio questo significativo inciso: El uÀ'18fJ 'r:aVTa al proposito, la lettura di un brano del De anima dove quel contrasto viene
llu80ÀoyoVV'l:Eç ÀÉyoumv. '43 E in un luogo della Retorica!44 leggiamo che visto per così dire dall'interno: l'errore della teoria di Platone e di quella
illlU80ÀoyfLv è adatto «all' età dei più vecchi», ma «quando non si è di della maggior parte dei filosofi intorno all' anima consiste in questo, che
tale età è sconveniente (U1tpE1tÉç)>>. Quella Iniziale complementarità fra essi «congiungono o anche collocano l'anTIna nel corpo senza poi spiegare
mito e filosofia sembra dunque andare via via svanendo, e specialmente né la ragione di questa unione né la condizione del corpo [... l. Questi
se ci avviciniamo al campo delle scienze della natura. Qui i racconti dei filosofi si preoccupano soltanto di spiegare la natura dell' anima, ma
llu80Àoym sono messi sullo stesso piano delle opinioni della gente niente determinano del corpo destinato ad accoglierla, quasi fosse
comune: «anche i pescatori sul concepimento dei pesci raccontano possibile che, come narrano i miti pitagorici (KU'l:à TOÙç TIu8ayopLKoÙç
l'ingenua storia già ripetuta a sazietà che troviamo anche nel favolista llu80uç), qualunque anima entri in qualunque corpo - e invece è evidente

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LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GREO Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

che ogni corpo ha una sua propria forma e figura» .'49 Quello che colpisce sostanza immobile e quindi ha una precedenza sulle altre due scienze
in questo giudizio è che Aristotele sta parlando di dottrine che hanno la teoretiche: è, quindi, filosofia prima, e «ad essa spetterà il compito di
dignità di «filosofia» e non di «mito», e pur criticando queste dottrine studiare l'essere in quanto essere, cioè che cosa l'essere sia e quali gli
platoniche e pitagoriche non esita a collocare i loro autori tra i«filosofh attributi che, in quanto essere, gli appartengono».159 La matematica «si
e non tra i «mitologi»; eppure, quando queste dottrine diventano assurde, occupa di linee angoli numeri o di qualche altro determinato tipo di
inspiegabili, arbitrarie, Aristotele sembra voler «declassare» quelle quantità, considerando questi non in quanto esseri [... ] invece la filosofia
dottrine da filosofie a semplici miti, dando quindi un senso tutto negativo non svolge la sua indagine intorno ad oggetti particolari e in quanto
a questi di contro alla positività di quelle. . dotati di caratteristiche particolari, ma svolge la sua indagine sull' essere
Stabilita così, bene o male, una linea di demarcazione tra mitologia e e su ciasclilla cosa in quanto è essere». Analogamente per la fisica; essa
filosofia, resta da vedere da un lato che cosa possa definirsi «filosofia» infatti «studia le proprietà ed i principi degli esseri in quanto sono in
nel contesto aristotelico, e se essa si possa distinguere dalla più generica movimento e non già in quanto esseri, mentre - si è detto - la filosofia
«sofia»; dall'altro lato, sulla base di queste definizioni, vedere se quei prima si occupa di questi oggetti nella misura in cui essi sono esseri.
naÀuL, quei nu~aÀaLoL, cui accenna Aristotele, possano o no a buon [... ] Perciò, e la fisica e la matematica vanno considerate solamente come
diritto chiamarsi filosofi. Per quanto riguarda il primo problema, c'è da parti della sapienza».'60
notare anzitutto che la filosofia è una scienza teoretica e non pratica; Che cosa possiamo dedurre, ai fini del nostro problema, da questi
mentre il suo fine, infatti, è la verità, quello delle scienze pratiche è passi? Anzitutto, che sia la matematica che la fisica fanno parte della
l'operare. E vero che anche i «pratici» operano una sorta di aO'PLa, sono parti essenziali e costitutive di essa. Se pensiamo che per
considerazione teoretica delle cose, ma ciò che a loro interessa non è Aristotele è un punto fermo che «la fisica è, sÌ, una aocpLu, ma non è la
tanto l'eterno nelle cose, quanto le relazioni tra di esse. 150 Ma se questo è prima sapienza»,161 sembrerebbe allora che il vecchio concetto di lilla
lill «atteggiamento» della filosofia, lilla prima caratterizzazione di essa, «sofia», di cui era parte integrante l'indagine sui fenomeni naturali, si
non possiamo sulla sua base tentare una distinzione tra filosofia e aocpLu, sia tutto trasferito e sia entrato di diritto nell' ambito concettuale del
se è vero che anche quest'ultima è una àpeTi] 6LaVOrp:LK1j151 e si distingue termine 'PLÀoao'PLa. Ma non è esattamente così. Perché da un lato fisica
anzi dalla «saggezza» ('PPov'lmç) perché mentre questa riguarda le cose e matematica, in quanto specie determinate della sapienza e quindi della
utili alla vita, la «sapienza» (ao'PLa) è invece rivolta a quelle cose che filosofia (sia pure come filosofie seconde), appartengono alla sfera delle
non hanno alcuna attinenza e alcun rapporto con l'utilità immediata scienze teoretiche, per cui rimarrebbero fuori dall' ambito della sapienza-
della vita. 152 Se cerchiamo poi di caratterizzare in maniera più specifica filosofia quelle scienze pratiche e poetiche quali l'etica, la politica,
questi concetti, incontriamo nel contesto aristotelico una serie di l'economia, la storia, la poetica, la retorica, che pure facevano parte di
definizioni generali della filosofia-sapienza come scienza delle cause,'53 diritto della aO'PLa presocratica; dall' altro lato il 'PLÀoao'Poç aristotelico
della sapienza che concerne le cause prime e i principi,154 della scienza rimane pur sempre «colui che specula intorno alla sostanza tutta e alla
(èmar1jfLrll che è sempre dell'universale,''' e infine una prima distinzione natura di essa» ,«che possiede la conoscenza degli esseri in quanto
della filosofia in rapporto alle sostanze: se l'essere si divide in generi, le esseri» .162 «La scienza del filosofo ha per oggetto r essere in quanto essere,
scienze seguono questa divisione e quindi la filosofia si distingue in considerato in universale».l63 Eppure, questa «scienza del filosofo» non
filosofia prima e filosofie seconde .'56 costituisce, ancora una volta, il proprio della filosofia, bensì caratterizza
Scendendo più nel concreto, abbiamo tre specie di filosofie (scienze) anche la sofia, la quale sembra identificarsi con la 1tpUn:'l 'PLÀoao'PLa, dal
teoretiche: matematica, fisica, teologia. '57 È bene precisare subito che il momento che è Y} -céòv npO:rtwv àpXÙJv KUl, uL,tLwv 8SWpY)'tLKTJ. 164 Non ci
termine teologia in questo contesto non ha nulla a che vedere con il troviamo allora di fronte, anche per Aristotele, ad una oscillazione
contenuto dei racconti dei 8EOÀoym che Aristotele aveva prima criticato; continua tra un' accezione larga del termine aocpLu, per cui il oocpoç che
teologia qui siguifica quello che noi chiamiamo metafisica158 e che lo è allo stesso tempo un 'PLMao'Poç, è esperto di matematica, di fisica e di
Stagirita chiamava appunto filosofia prima. La teologia si occupa della metafisica; ed un' accezione stretta per cui il cpLÀ,oaocpoç non è più né

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LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

matematico né fisico? E se questo è vero, possiamo allora dare una di quei concetti, e dali' altro sembra poter dare le linee essenziali per una
definizione precisa e univoca del sapiente e del filosofo? E in questo caso sistemazione «gerarchica» dei loro vari significati. In questo passo,167
quale rapporto stabiliremo tra ao<p(a, <pLÀoao<p(a ed Emm>lfl'l? dopo aver accennato ad una etimologia di ao<p(a da aa<pELa e di aa<pÉç
C'è un passo dell'Etica Nicomachea in cui questa oscillazione - o, se si da <paÉç (perché la sapienza «porta alla luce le realtà nascoste» e
preferisce, questa distinzione - tra una aocp(a in senso assoluto ed una specialmente <<le realtà intelligibili e divine»), si danno cinque sensi del
aocpLa di cose determinate ritorna in maniera emblematica ma, ancora termine sofia. In primo luogo questa indicava la capacità di escogitare e
una volta, abbastanza ambigua. Dice Aristotele: "Attribuiamo la sapienza di scoprire tutto ciò che occorreva e che giovava alle necessità della vita
nelle arti a coloro che le esercitano nel modo più perfetto. Così chlamiamo , dei primi uomini, e sapienti furono detti coloro che possedevano questa
Fidia sapiente scultore in pietra, Policleto sapiente statuario, indicando capacità. Poi la sapienza indicò la capacità di inventare le arti, quelle
qui col nome di sapienza'null'altro che la virtù dell'arte. Riteniamo poi «arti costituite non per le sole necessità della vita ma che via via
che vi siano taluni sapienti in senso assoluto e non nei particolari o in pervennero fino a ciò che è bello e civile». In terzo luogo la sapienza
una cosa determinata. [... ] Cosicché è evidente che la sapienza dev'essere indicò tutto ciò che riguardava le faccende politiche e sapienti furono
la più perfetta delle scienze. Quindi il sapiente non deve conoscere coloro (come i sette sapienti) che «scoprirono le leggi e tutto ciò che tiene
soltanto ciò che deriva dai principi, bensì essere nel vero anche intorno insieme le città». Poi sapienti furono coloro che volsero «la loro attenzione
ai principi».165 Con il che, tutta la nostra ricostruzione viene di nuovo ai corpi stessi e alla natura che li ha prodotti»: è l'inizio dell'indagine
ribaltata e messa in crisi: qui la sofia non è pili quella sapienza che si naturale; i ricercatori sono i cpuaLOA6yoL. Infine, i sapienti furono coloro
identifica con la filosofia e che si distingue in metafisica (filosofia prima), che indagarono le realtà divine «e alla conoscenza di queste realtà dettero
matematica e fisica (filosofie seconde); qui ao<poç, oltre ad essere il nel modo più appropriato il nome di sapienza». Ma se da questo passo
conoscitore dei principi e della loro verità, è ancora una volta lo scultore possiamo dedurre uno schema generale, una «tavola» dei significati della
e l'artista in genere (possiamo dire il possessore di una qualsiasi TÉXV'l?). sofia (il cui grado ultimo corrisponderebbe stricto sensu alla filosofia),
E se ritormamo alla Metafisica, per ritrovare il conforto di quella certezza d'altra parte non possiamo ricavare né la ricchezza di determinazioni
che ci sembrava di aver prima acquisita, ci imbattiamo in quest'altra che in altre opere, «giovanili» o meno, di .Aristotele quei termini
definizione: «È evidente, dunque, [... ] che è compito di un'unica scienza acquistano, né un criterio sicuro e rigoroso (<<geometrico», alla maniera
occuparsi di queste nozioni e della sostanza [... ], e che è compito del filosofo delle definizioni di Spinoza) per poter distinguere con la massima
il saper indagare intorno a tutte queste cose». Il filosofo, dunque, si occupa precisione sofia da filosofia. E infatti, oltre quelle che già abbiamo ricordato,
non solo della sostanza, ma di tutte le sue determinazioni: «sarà compito noi troviamo ancora in Aristotele queste altre indicaziom: filosofia è
della scienza di cui si è detto conoscere la loro essenza e le loro ricerca;168 filosofia è essere buoni cittadini e trascorrere utilmente la vita,
caratteristiche. E coloro che indagano queste proprietà non errano perché ma è anche la scienza che presiede a tutte le altre;!69 filosofia è sì scienza
non fanno indagine filosofica, ma perché [... ] della sostanza essi non contemplativa, che riguarda a ciò che è eterno, in sé e per sé, ma è anche
dicono nulla».166 .1 guida alla pratica;170 filosofia è ancora il godere dei piaceri veri e buoni,171
Quello che vorremmo sottolineare è che dal contesto aristotelico non il perseguire la felicità. 172 Né si può pensare che le definiziom «larghe»
è ricavabile ancora, nell' ambito della cultura greca del N secolo, una della filosofia appartengano ad un periodo giovanile della produzione
definizione univoca della «filosofia». Ancora in Aristotele, la filosofia II aristotelica, mentre quelle che restringono l'orizzonte concettuale del
appare come un campo non solo molto più vasto di quello che comincerà termine apparterrebbero alle opere della maturità (o viceversa). A parte
ad essere qualche secolo dopo di lui, ma anche un campo i cui contorm la difficoltà di determinare con la massima precisione una cronologia
appaiono sfumarsi nelle direziom più varie. È bensì vero che c'è un passo delle opere di Aristotele, noi ritroviamo la stessa «oscillazione» tra i due
di un' opera perduta di Aristotele che traccia come uno schema o un 1
tipi di definìzione in tutto il corpus aristotelico. Così, per esempio, nelle
«programma di ricerca» per la aocpLa - cpLAoaocpLa, e che in certo qual Parti degli animali noi leggiamo che Empedocle, Anassagora, Democrito
modo sembra costituire, da un lato, il disegno di una evoluzione storica I furono i primi filosofi (ol apxaLOL KU( "p&tOL <pLÀoao<P>laUVTEç) che si
I.
44 45
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano, ma si dividono i ruoli

occuparono della natura,173 mentre ai tempi di Socrate, pur essendo fortuna o dal caso, esiste qualche causa determinata»,182 È interessante
trascurate le indagini sulla natura, furono sempre filosofi (ol notare che di questi antichi sapienti era stato detto poco prima che il
<pLÀoao<poi)v~Eç) quelli che«rivolsero i loro studi alla virtù pratica e alla loro era un antico «discorso», che eliminava il caso (nuÀ,uLòç À,oyoç 6
politica (Jtpòç 'ti}v XPT)aLllOV Kal 'ti}v JtOÀL'tLKT)V)>>;'" e ancora, nella avmpmv ~i}v 'tUX"Y]v): un À6yoç, dunque, sia pure criticabile, ma non un
Politica, Aristotele accetta la distinzione, così come la fanno quelli che si flu80ç, Ma nella stessa Fisica l83 essi sono chiamati «i primi filosofi»; e
occupano di filosofia (ol EV <pLÀoao<pLa), tra melodie etiche, d'azione ed altrove si dice che, a proposito del problema della generazione e
entusiastiche. 175 corruzione, ol apxuLoL cpLÀ,OOOcpOL appaiono divisi: alcuni sostengono
Anche in Aristotele, in conclusione, pur nella maggiore , che quel processo è un' alterazione, altri che generazione e alterazione
determinatezza - rispetto a quello platonico - del contesto linguistico e sono diversi: e si citano Empedocle, Anassagora, i monisti, Leucippo e
concettuale, è abbastanza difficile trovare delle definizioni univoche in Democrito/84 dei quali si critica ancora l'opinione «che il pensare sia
base alle quali si possano comprendere o escludere certi significati e corporeo al pari del sentire», mentre invece l'ul.o8aVe08uL è altro dal
certe valenze dei termini di cui ci stiamo occupando. Più lineare sembra VOELve dal CPPOVeLV. 185
invece la risoluzione dell' altro quesito, se cioè gli apxaiOL cui Aristotele Appare dunque abbastanza evidente che per Aristotele questi antichi
si riferisce possano esser definiti - date le premesse concettuali e il punto «fisiologi», a partire da Talete in poi, anche se errano, anche se furono
di vista aristotelico - dei filosofi oppure no. A questo proposito Aristotele ingenui, o stolti, o vanitosi, o confusi, possono però con ogni diritto essere
è effettivamente alquanto più preciso. Egli dichiara esplicitamente che considerati dei sapienti-filosofi. A ulteriore conferma e riprova citiamo
la sua ricerca deve rifarsi a quelli «che prima di noi hanno affrontato lo un passo sintomatico dalle Parti degli animali. Dopo aver detto che questi
studio degli esseri ed hanno filosofato intorno alla realtà» .'76 Coloro che filosofi indagarono per primi intorno alla natura, rivolgendo le loro
hanno pensato ad una sostanza materiale permanente e quindi hanno ricerche sul principio e la causa materiale,186 e dopo aver criticato le loro
enunciato il principio che nulla nasce e nulla perisce sono appunto i opinioni, e specialmente quelle di Democrito, Aristotele dice che «queste
«filosofi più antichi>,177 e Talete a buon diritto è l'iniziatore di questo affermazioni sono dunque eccessivamente semplicistiche»:187 «È chiaro
«tipo di filosofia»178 Questo «materialismo» degli antichi filosofi, sul pertanto che il discorso dei fisiologi non è corretto» .188 «Sicché, anche da
quale invero Aristotele ritorna più d'una volta, costituisce uno dei loro questo punto divista, chi studia la natura (<pUmoÀ6yoç) dovrà parlare
più gravi errori,''' insieme all' altro loro principio che nulla nasce e nulla più dell' anima che della materia, tanto più che la materia è natura grazie
perisce. «Infatti, quelli che primamente filosofarono, indagando sulla alla prima, piuttosto che il contrario [... ]. Considerando quanto si è detto
verità e sulla natura degli enti, furono tratti, per così dire, verso una via fin qui, ci si potrebbe porre il problema se spetti alla scienza della natura
sbagliata, spinti dalla loro inesperienza. Essi affermano che nessuno degli trattare dell' anima intera o solo di qualche sua parte, giacché se verte
enti si genera o perisce [... ]»180 «Ma gli antichi filosofi non seppero fare sul!'anima intera, non resterà nessun altro sapere filosofico oltre la scienza
questa distinzione e caddero in errore, e per questa loro ignoranza naturale. Il pensiero è infatti relativo a ciò che è pensabile: così la
avanzarono tanto nell'ignoranza stessa da credere che nessun' altra cosa conoscenza naturalistica verterebbe su tutto; tocca infatti alla stessa scienza
si generi o sia, e da eliminare tutto il divenire. Anche noi affermiamo studiare il pensiero e il pensabile, poiché sono correlati, e di ogni gruppo di
che in senso assoluto nulla diviene dal non-ente, ma che, comunque, c'è correlati vi è un'unica conoscenza, come avviene anche per la percezione
una generazione dal non-ente [... ]».181 Naturalmente, anche a proposito sensoriale e ciò che è percepibile. Ma certo non è l' anima nella sua totalità
di questi «antichi», non possiamo stabilire con precisione se siano stati ad esser principio di mutamento, né tutte quante le sue parti. [... ] È
dei ao<poL o dei<pLÀ6ao<p0L. Premesso che, in genere, questiarchaioi ebbero chiaro, dunque, che non occorre parlare di ogni parte dell' anima, perché
dottrine confuse o incomplete, comunque per un verso o per l'altro non tutte sono natura, ma solo una o più di esse. Inoltre: la scienza della
criticate da Aristotele, essi sono citati - per esempio Empedocle e natura non può vertere su alcun oggetto risultante da astrazione (ES
Democrito - come antichi ao<poL quando hanno detto che «nulla deriva a<pmpÉaEwç), giacché la natura fa tutto in vista di un fine».'89 Dove è
dalla fortuna (-ruX"Y]), ma che di ogni cosa che noi diciamo derivare dalla interessante notare che mentre si riconosce piena dignità filosofica alle
~:<
-/ I
46 47

j
LA NASCITA DELLA l'!LOSOFlA VISTA DAI GRECI
!

ricerche dei fisiologi, le si critica poi per il loro semplicismo materialistico IILL
che non tiene conto dei «campi correlati»; anche se, a guardar bene,
Aristotele sembra tenere, in questo passo, più per una distinzione che
I GLI EGIZIANI
per una indistinzione di questi campi. RACCONTANO FAVOLE AD ERODOTO
Comunque, a parte le critiche e le riserve che fa loro, sembra che per
Aristotele un punto fermo ci sia: i primi 'PLÀ,OOO'POL, e non fLu80À,0YOL o
I
I
8fOÀ,OYOL, sono stati coloro che hanno indagato la realtà, ne hanno
ricercato la sostanza permanente, i principi primi, la natura degli enti, la
verità; ed il primo di questi «uomini nuovi» è stato Talete. Eppure ... , Passando infine all'ultimo problema che ci eravamo proposti (che
eppure, proprio subito dopo aver affermato che Talete ha iniziato quel cosa hanno pensato i Greci del loro debito verso l'Oriente), vogliamo
nuovo tipo di indagine che si chiama filosofia, subito dopo aver chiarito offrire qui semplicemente degli spunti che, sulla base di un certo numero
la particolare natura del 'PLÀ,ooo'PeLv "epC qmoeùlç e ,,"pC aÀ,Yj8eCuç, appena I di testimonianze necessariamente non ampio, possano darci perlomeno
sette righe dopo, Aristotele vien fuori con questa affermazione: ma «anche degli elementi di giudizio sulla questione del rapporto di dipendenza o
gli antichissimi che per primi hanno trattato degli dèi, molto prima della meno della cultura greca, in generale, e della filosofia in particolare, dalle
I culture orientali.
presente generazione, [hanno] avuto questa concezione della realtà
Di un' «antica sapienza orientale», di una sapienza riposta e
naturale»:'90 emblematica espressione della sua costante fedeltà al
platonismo o profonda e nascosta nostalgia di un mondo in cui il
I
! misteriosa, tramandata segretamente per generazioni e gelosamente
8fOÀ,oyeLv in senso stretto e non il 'PLÀ,ooo'PeLv rappresentava la mèta più custodita, certo si favoleggia alle origini della stessa cultura greca,'9' né
alta della oO'PCu dell'uomo? iI sono mancati i tentativi di ricondurre tutto il pensiero di alcuni tra i più
significativi pensatori presocratici alle dottrine indiane, mesopotamiche,
II ..
egIZIane. 1925'
aggI, sacerd ' stregoni e sciamani venivano presentati
otrI
come i depositari appunto di quest' antichissima sapienza, che affondava
'I le sue radici in tempi remoti e lontanissimi, fuori della portata della
memoria umana. Ma tutto questo appartiene a leggende e a miti, la cui
veridicità storica è molto dubbia ed il cui interesse storico è più quello
di essere un segno e un sintomo dell' epoca in cui furono elaborati che di
esprimere delle verità documentabili e provabili. Si potrebbe obiettare
che il dato di fatto che i Greci ebbero in genere un atteggiamento di
disprezzo o per lo meno di condiscendenza verso tutto ciò che fosse
espressione di civiltà e di costumi propri dei pappapoL, mentre al
contrario dimostrarono sempre una certa ammirazione per le antiche
civiltà orientali, e specie per l'Egitto, dovrebbe pur significare qualcosa.
Ma in effetti anche questo disprezzo e questa ammirazione sono un dato
storico, e non si conservano costanti e con le stesse caratteristiche lungo
tutto l'arco di secoli in cui si svolge la civiltà greca. Non resta dunque,
ancora una volta, che interrogare le fonti. Quelle che esamineremo, e
che crediamo siano abbastanza significative, coprono un arco di tempo
che va dal V secolo a.c. al III secolo d.C.

48 49
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI
Gli Egiziani raccontano favole ad Erodoto

Erodoto costituisce certamente una delle fonti più interessanti e


per lo meno cercare di intuire una serie di «difficoltà» che oggettivamente
significative. Nato e vissuto ad Alicarnasso, probabilmente fino al quinto
si frapponevano, non tanto allo scambio di prodotti e merci necessari
decennio del V secolo (quando dovette espatriare), in un ambiente nel
alla vita e al commercio, quanto alla piena e completa osmosi delle culture
quale vigeva ammirazione e ven~razione (si pe;,si all' opera della di venticinque secoli fa.!99
«tiranna» Artemisia che in quel penodo dommava m AlIcarnasso) per
il Gran Re dei Persiani, del quale la città era vassalla, Erodoto rappresenta
Ma veniamo alle testimonianze che più da vicino interessano il nostro
tema. Sembra che Erodoto parli, Con una certa insistenza, delle influenze
certo una fonte che non può essere sospettata di «filoellenismo» a tutti ~
culturali dell'Oriente e dell'Egitto sulla Grecia. In I 94 si dice che i Lidi
costi: nessun preconcetto di superiorità dei Greci, nesstm prec?_ncet~o dr
furono i primi a coniare e ad usare monete d'oro e d'argento, e cosÌ si
inferiorità dei barbari. Anzi, mentre in un punto delle sue Stone sostIene
continua: «Secondo i Lidi stessi, anche i giochi, che ora si praticano presso
che anche i Greci, tm tempo, erano dei barbari,193 numerose volte egli
di loro e presso i Greci, sarebbero stati da loro inventati». In un altro
non nasconde ma professa apertamente la sua simpatia per l'Egitto.!94
passo,'DO Erodoto sostiene in prima persona che la figura e il culto di
Per queste ragioni ci sembra che Erodoto si presti egregiamente ad essere
Eracle siano originari dell'Egitto e di lì i Greci li abbiano derivati; anzi,
interrogato in rapporto al problema dI CUI ~ra stIamo dlsc.utendo.
critica esplicitamente alcuni racconti che i Greci fanno dell' eroe-dio. CosÌ,
Naturalmente, non troveremo delle risposte bell e fatte ed esaunenti. alle.
in II 50, si dice che quasi tutti gli altri dèi sono venuti in Grecia dall'Egitto,
nostre domande; ma degli indizi e delle testimonianze abbastanza slcun
ma subito dopo lo scrittore aggiunge: «Io ripeto quanto affermano gli
potremo ricavarli.
stessi Egiziani»; mentre in II 58 si affenna che l'abitudine alle processioni,
Innanzi tutto, Erodoto ci dà una notazione che dovrebbe rendere per
alle cerimonie, alle feste nazionali, i Greci l'impararono dagli Egiziani,
lo meno più cauti coloro che parlano della est~ema facilità e della
che furono «i primi fra gli uomini a celebrarle». Se dai miti e dai culti
naturalezza con cui avvenivano gli scambI culturalI tra GrecIa e Onente.
passiamo al campo delle scienze, leggiamo, in II 4, che gli Egiziani
A proposito dei Persiani, infatti, Erodoto ci testimonia che «tutto ciò che
raccontavano di essere stati i primi a dividere l'anno e le stagioni,
è greco è da loro considerato nemico. Poiché i Persiani considerano l'AsIa
praticamente ad inventare il calendario sulla base di una determinazione
e i popoli che vi abitano come cosa loro; con l'Europa, rnvece, e con Il
astronomica del tempo. Questa loro invenzione passò ai Greci e forse _
mondo greco in particolare, ritengono di non aver nulla in co~une».1.95
e qui è Erodoto stesso che commenta - il loro calendario è più esatto e
Analoga resistenza all' accoglimento di costumanze stranrere, e In
preciso di quello dei Greci. In un altro passo20! Erodoto ci dice che fu
particolare greche, dimostrano gli Egiziani.'96 Ma al di là di queste
dall' esigenza di misurare i campi dopo le inondazioni ed il reflusso delle
affermazioni, delle quali chi volesse potrebbe, forse, nello stesso testo
acque del Nilo (esigenza dovuta al bisogno di stabilire con esattezza le
erodoteo trovare delle smentite, ci sembra importante sottolineare una
variazioni dell'estensione dei campi in ragione del contributo da versare
notazione, diremmo oggi, di psicologia dei gruppi etnico-sociali, che
alle casse del faraone) che nacque la geometria. 202 Quella geometria «che
Erodoto fa a proposito dei Persiani, ma che potrebbe essere attnbUlta
fu poi introdotta in Grecia; mentre l'orologio solare, la meridiana e la
probabilmente a tutti i popoli dell'antichità, Greci co~presL Nota
divisione del giorno in dodici parti, i Greci li ereditarono dai Babilonesi».
Erodoto: «Tra tutti, stimano in primo luogo se stessI e quellI che abItano
E se lasciamo il campo delle scienze, e consideriamo il campo della storia
le regioni loro più vicine; in secondo luogo quelli che sono a una distanza
antica (quella apXaLoÀ.oyLa in cui Ippia era maestro), ci troviamo di fronte
media; poi, gradatamente, misurano la stIma In proporZIOne ~ella
a questa testimonianza: «Quando io chiesi ai sacerdoti se erano
distanza. All'ultimo grado della loro considerazione tengono quellI che
sciocchezze o meno quelle che i Greci raccontavano sui fatti di Ilio, essi
abitano i luoghi più lontani, convinti di rappresentare essi il massimo
risposero quanto segue, affermando di averlo saputo da Menelao in
della perfezione sotto tutti i rapporti fra gli uomini; che gli altrI onorano
persona».203 Altrove, Erodotodice che Solone attinse la sua legge sulla
la virtù secondo la proporzione citata e che i più lontam da loro sono
«dichiarazione dei redditi» direttamente dalla legislazione di Amasi.20'
certo i peggiori di tutti».J97 Se pensiamo a quanto questo schema mentale
Se poi passiamo al campo della filosofia, o se si vuole della psicologia,
e quest' atteggiamento psicologico siano operanti ancor oggi,''' possiamo
leggiamo: «A quanto dicono gli Egiziani, i signori del mondo sotterraneo
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51
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GRECI
Gli Egiziani raccontrlnO favole ad Erodoto

sono Demetra e Dioniso; e furono ancora gli Egiziani a formulare per esempio, l'accenno alla politica filelenica di Amasi, che Erodoto stesso
primi la dottrina che 1'anima dell'uomo è immortale, e, quando il corpo fa in II 178), e questa potrebbe essere stata costituita dall' «interesse
si dissolve, entra in un altro animale che, di volta in volta, viene al mondo. politico di mostrarsi ai Greci (al cui aiuto si era fatto ricorso per la
[ ... ] Di questa teoria si valsero alcuni fra ifilosofi greci».205 liberazione dal giogo persiano) come loro progenitori spirihtali e quasi
Possiamo ritenere fondata, sulla base di queste testimonianze madrepatria, di cui essi fossero in dovere di interessarsi per vincoli di
erodotee, un' idea greca dell' origine orientale della «filosofia» nel V secolo? parentela».210
Anoi pare di no. Quello che potrebbe sembrare fondato, è che ai Greci In Tucidide, una conferma. E vero che moltissimi sono i passi in cui
derivarono dall'Egitto culti e credenze "popolari», matematica e con la massima naturalezza si parla della normalità dei rapporti tra Greci
geometria, forse astronomia; dai Babilonesi astronomia ed alcuni e barbari,211 o comunque stranieri (e non bisogna dimenticare che stranieri
strumenti tecnici come orologio e meridiana. Ma che il calendario sono, per gli AteniesF12 come per gli uomini della Beozia,213 per esempio,
egiziano fosse più preciso di quello greco e che la metensomatosi fosse tutti coloro che abitano altre città, sia pure della stessa Grecia); ma è
dottrina di origine egiziana, appare abbastanza chiaro dal contesto che anche vero che questa normalità di rapporti riguarda principalmente il
sono supposizioni e commenti di Erodoto stesso. Il quale del resto, e fatto delle alleanze militari. E, dal tempo in cui gli Spartani si allearono
proprio laddove ci parla della trasmigrazione delle anime,'06 aveva con i Persiani, gli antichi acerrimi nemici, a quello in cui Francesco I si
sentito il bisogno di fare questa chiara e sintomatica precisazione: «Di allea con il Turco, in poi, le alleanze militari stipulate e sciolte in base al
tutto quanto raccontano gli Egiziani si valga pure colui che tali cose ritiene calcolo dell'utile politico non significano necessariamente contatti culhuali
credibili; quanto a me, io mi sono proposto in tutta la mia storia di e facilità di osmosi tra culture diverse. È vero ancora che Tucidide usa il
scrivere, come le ho sentite, le cose narrate dagli uni e dagli altri». Qui si termine barbaro in un senso che potremmo dire «neutro»,214 e questo
tocca con mano in effetti il punctum dolens della questione: da un lato perfino nel corpo del famoso discorso di Peride in onore ai morti caduti
questo «passaggio» dall'Oriente alla Grecia riguarda miti, leggi, in guerra,'15 che pure innegabilmente è un inno ad Atene ed all'Ellade;
cognizioni tecniche, ma senza alcun accenno alla <jJLÀoao<jJ(u, qualunque ma è anche vero che laddove Tucidide istituisce direttamente una serie
sia il significato di questo termine; dall' altro lato chi parla delle «origini di raffronti di vita e di costumi tra la Grecia e il mondo barbaro, e trova
orientali» della civiltà greca e ne parla con più che evidenti invenzioni e simiglianze ed analogie, queste sono pur sempre «tra 1'antico mondo
falsificazioni, sono proprio gli Egiziani. Possiamo mai credere infatti che ellenico e i paesi barbari dell' epoca presente»,216 quasi a sottolineare una
sia stato Menelao in persona a raccontare ai sacerdoti egiziani la «vera capacità di evolversi, di svilupparsi, di cambiare, di fronte ad un
verità» sulla guerra di Troia, o che Solone abbia «copiato» una delle sue immobilismo, ad un'assenza di dinamicità interna. Ma, del resto, un
leggi dalla legislazione di Amasi, quando la salita al trono di quest'ultimo giudizio in fondo negativo su ciò che è barbaro e non greco è possibile
cade circa venti anni dopo la costituzione soloniana? Del resto, riserve e leggerlo - sia pure indirettamente - nei passi in cui Tucidide parla del
cautele nei confronti dei racconti da lui stesso riportati, Erodoto ne fa fastidio di Pausania per le tradizioni greche2)7 e della sua simpatia per
spesso, come abbiamo visto nei passi citati. Altrove, anche quando non i tutto ciò che «sapeva di persiano»;218 e ancora, nel discorso di Peride, in
appare apertamente un dissenso, è l'inverosimiglianza stessa I I 140 sgg., dove, rispetto ai barbari, i Greci sono coloro che fidano «più
dell' appunto che ci fa sentire il distacco dello scrittore; come quando si ! nella luce dell'intelligenza che nella cecità della fortuna, più nello spirito
dice, così, di sfuggita, che gli Egiziani sono i più intelligenti fra gli indomito che nelle forze materiali»;219 e, infine, nell' orgoglioso discorso
uomini,'07 o che i sacerdoti hanno registrato fedelmente le date del loro che i Plateesi, caduta la loro città in mano dei Tebani (427 a.c.), tengono
208 dinanzi ai giudici di Sparta, rivendicando i meriti della città di Platea -
regno dal tempo in cui sull'Egitto a regnare erano gli stessi dèi. Altrove,
infine, si critica apertamente la poca credibilità dei racconti dei sacerdoti, «quando su tutti incombeva la schiavitù del barbaro» - che seppe
notando la loro abitudine, anche a proposito di fatti che conoscono «opporre il proprio valore alla potenza di Serse».220 El comunque, non si
benissimo, a «deformare la verità».209 Certo, anche quelle invenzioni può non accennare alla limpida e ragionata e lucida esaltazione
dovevano avere una loro giustificazione storica (sintomatico è, per dell'Ellade e di Atene in particolare, che Tucidide fa nel discorso di

53
52
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

Periele, in II 35-46. Dove non si tratta, a nostro avviso, di una posizione III. 2.
grettamente '<nazionalistica» (basti pensare, del resto, alla forte capacità
autocritica che Tucidide dimostra, laddove dipinge con tocchi LA FAVOLA CONTINUA
estremamente felici e disincantati, per bocca di Cleone, il rovescio della
medaglia, e cioè i pericoli, le assurdità, le vere e proprie schiavitù che si
riscontrano nelle istituzioni democratiche),'" quanto della
consapevolezza di una civiltà e di una cultura che - sia pure attraverso
un processo, anzi proprio grazie ad una capacità di svilupparsi e di Per quanto riguarda Platone ed Aristotele, le loro testbnonianze ed il
migliorare partendo magari da uno stesso livello o addirittura da livelli loro rapporto con l'Oriente appaiono più complessi e, almeno per
più bassi - hanno ormai una fisionomia e delle caratteristiche tali da Platone, più contraddittori. Platone riconosce volentieri la sua
renderle il frutto più completo e maturo di un intero periodo storico. 222 ammirazione per gli Egiziani, sia che si tratti delle loro istituzioni
E in questo stesso discorso appare in Tucidide l'uso del termine politiche,''' sia che si tratti della matematica, della geometria,
<pLÀoao<jJELv: "L'amore del bello non ci insegna lo sforzo, né la cultura dell'astronomia, la cui invenzione è attribuita proprio agli Egiziani. 225
c'infiacchisce (<pLÀoao<poUf!EV aVE'll f!UÀUK[Uç) [ ... ] nelle imprese noi Ma c'è un passo della Repubblica, in cui Platone fa una distinzione tra i
rechiamo il più ardito coraggio non disgiunto dalla più matura Greci e gli altri popoli, per quanto riguarda il loro carattere e la loro
riflessione. Agli altri invece !'ignoranza dà vigore, la conoscenza infonde indole. La caratteristica dei Greci sarebbe quella di avere un animo
trepidazione. E si devono ritenere fortissbni d'animo coloro che vedono <pLÀof!u8iç, quella dei Traci, degli Sciti e dei popoli nordici in genere, un
lucidamente i pericoli, e apprezzano le dolcezze della vita, ma non per animo 8'llf!oELbiç, quella dei Fenici e degli Egiziani un animo
questo arretrano dinanzi al rischio».223 Dove in quel cpLÀoao<pdv avev <pLÀOXP>lf!U·WV.226 E che queste non siano delle caratteristiche
f!uÀaK[uç sono proprio da vedere non delle capacità tecniche e specifiche, eselusivamente psicologiche, ma riguardino anche un atteggiamento che
ma proprio quelle caratteristiche che si dimostrano essenziali - in investe la considerazione delle vere e proprie scienze, sembra essere
Tucidide - per l'uomo greco della seconda metà del V secolo: coraggio e testimoniato da un passo del V libro delle Leggi, dove si dice che questo
insieme capacità di riflettere, forza e insieme lucidità di giudizio, amore carattere degli Egiziani si fa presente a proposito di quella che dovrebbe
e desiderio di conoscenza, partecipazione attiva, appassionata e essere la disciplina scientifica per eccellenza, la matematica, cosicché
disinteressata alla vita politica, capacità di godere di tutto ciò che di anche in essa gli Egiziani portano quel loro attaccamento al concreto,
bello di dolce di piacevole ci si può offrire, e insieme quell' avbpELu che all'interesse pratico, che invece dovrebbe esser tenuto completamente
non ci fa arretrare dinanzi ai rischi ma ci fa accettare con fermezza e fuori. 227 La matematica ha, infatti, un interesse esclusivamente
serenità i pericoli e gli scacchi che ci pone dinanzi l'imprevedibile gioco intellettuale e non pratico e deve essere disgiunta da qualsiasi
della vita. considerazione utilitaria, analogamente alle riflessioni del grammatico
sulle lettere dell' alfabeto. 228 Ma quel giudizio negativo delle Leggi trova
una smentita non solo nel seguito di quel passo del Fedro - già citato -
dove, dopo aver detto che gli Egiziani hanno inventato la matematica, si
dice che proprio questa matematica è aliena da qualsiasi carattere pratico
e utilitario, perché è esclusivamente un f!V>lf!l1ç 'tE KUL ao<p[uç
<papf!UKOv;229 bensì anche nel VII libro delle stesse Leggi, dove si esalta
la pedagogia e la didattica dell'insegnamento della matematica, proprio
presso gli Egizi, perché costoro non usano fare lezioni astratte e noiose,
ma le legano agli interessi concreti e vitali del bambino (il gioco, il piacere,
l'utile), rendendole molto più avvincenti e proficue. 230

54 55
LA NASCITA DELLA FILOSOfIA VISTA DAI GRECI La favola continua

Se lasciamo per un attimo l'Egitto, e cerchiamo in Platone tracce di che, se non era un vero e proprio luogo comune, era entrata ormai da
una «antichissima filosofia» in quello che noi moderni potremmo tempo nella tradizione letteraria e culturale. 232
chiamare mondo egeo e miceneo, ci imbattiamo in questo passo del Altrettanto complesso è il lungo racconto che nel Timeo Salone fa del
Protagora: «La filosofia più antica e più viva che in alcun altro popolo suo viaggio in Egitto. 233 Salone parla agli Egiziani delle storie
greco si trova a Creta e a Sparta», ma gli abitanti di quelle città lo negano antichissime dei Greci: Foraneo, il «primo uomo» vissuto sulla terra, il
per non apparire superiori agli altri Greci anche in sapienza oltre che diluvio, Deucalione e Pirra. «Ma uno di quei sacerdoti, ch'era molto
nel far la guerra e nel coraggio. Così hanno ingannato i filospartani che vecchio, disse: - O Salone, Salone, voi Greci siete sempre fanciulli, e un
non sanno far altro che ammaccarsi le orecchie e indossare mantelli corti. Greco vecchio non esiste! [... ] Voi siete tutti giovani d'anima, perché in
Ma quando sono tra di loro si intrattengono a lungo con i sapienti. «In essa non avete riposta nessuna vecchia opinione d'antica tradizione,
questi due stati non solo vi sono uomini, ma anche donne, che vanno nessun insegnamento canuto per l'età». E il sacerdote egizio continua
fieri della loro paideim,. E «che nei ragionamenti filosofici gli Spartani narrando dei tempi più remoti, delle prime stirpi greche nate dagli dèi,
hanno un' ottima formazione» è provato dal fatto che chi parla con uno della favolosa Atlantide scomparsa nel mare. Quello che è interessante,
spartano, costui gli sembrerà un uomo di nessun valore «solo che, poi, ai fini del nostro discorso, è che l'egiziano presenta tutto l'ordinamento
dove gli si presenterà l'occasione del discorso, scaglierà, come ottimo politico e sociale, tutta la scienza dell'Egitto contemporaneo, come le
arciere, una frase significativa, breve e densa, sì che il suo interlocutore conseguenze dirette e legittime di quella antichissima e favolosa civiltà
farà la figura di non esser di più di un bambino». «Ci si è accorti che greca scomparsa ormai da «novemila anni» e della quale i Greci
laconizzare significa filosofare molto più che andar pazzi per la contemporanei hanno perso ogni ricordo. E infatti Salone troverà ora
ginnastica, poiché si sono resi conti che pronunciare tali frasi è da uomini qui, in Egitto, «molti esempi di quelle [leggi] che allora esistevano presso
che hanno ricevuto una perfetta paideia». Chi ben comprese questo furono di voi»; e anzitutto, separata da tutte le altre classi, 'tò 'tON LcpÉWV yÉvor;"
i Sette Sapienti, «tutti emuli, ammiratori, seguaci della paideia spartana e e poi la classe degli artigiani separata anch' essa dalle altre, e così pure la
chiunque può comprendere che la loro sapienza è dello stesso stampo classe dei guerrieri. In fatto di scienze, poi, la loro validità e la loro
di quella spartana». «L'ambito della filosofia antica» era dunque «una garanzia consiste nel fatto che tutte - dalla ricerca nepe x6of.lou, alla
certa qual brachilogia spartana».231 Anche questo passo, però, non ci è divinazione, alla medicina - obbediscono a quel criterio essenziale che è
di grande aiuto. Innanzitutto, dobbiamo ammettere, sia pure in via di il far «derivare da queste scienze divine quel che possa giovare alle cose
ipotesi, che tutto questo discorso probabilmente non è altro che una umane (ex 'tOU'tOlV 8eLOlV OV'tOlV elç 'tè< àv8pwmvo.)>>. Il lungo passo ci è
replica ironica di Socrate alla tesi di Protagora sull' antichità della sofistica; utile per almeno tre serie di considerazioni. In primo luogo, la perfezione
e l'ironia potrebbe già essere presente, per esempio, nelfatto che i Cretesi dell' assetto politico-sociale e culturale vantata dal sacerdote egizio è
e gli Spartani non avevano alcuna voglia di apparire superiori agli altri troppo fortemente ricalcata su quelli che sono le idee, gli schemi, le
Greci anche nella omp(o. oltre che nell' arte militare, oppure nel fatto che divisioni, gli ordinamenti illustrati da Platone nella Repubblica, per poter
gli Spartani amano apparire uomini semplici e ingenui, ma poi, dopo essere presi come una testimonianza dell' antica civiltà egizia, supposto
aver fatto a lungo parlare l'interlocutore, lo «distruggono» con una sola modello di quella greca. Si potrebbe sostenere, è vero, che è proprio
frase lapidaria e significativa. Ma a prendere più seriamente il discorso l'ordinamento descritto da Platone a modellarsi su quello più antico degli
e a spremerne il succo, noi vediamo che questa famosa antica filosofia Egiziani, ma anche in questo caso non sarebbe, questa, una prova
altro non è che, da un lato, una critica di coloro che scinuniottano solo oggettiva della «derivazione» della civiltà greca da quella egiziana. In
gli aspetti più esteriori della famosa paideia spartana (che altrove Platone secondo luogo, paradossalmente, nel discorso platonico, l'eccellenza e
stesso mostra di ammirare), come quell' «andar pazzi per la ginnastica»; la «priorità» della civiltà è un merito, se mai, greco e non egiziano, dal
e dall' altro lato sembra ridursi a quella mitica capacità di sentenziare, momento che il sacerdote narra di quegli antichissimi tempi in cui i Greci
cioè di esprimere concetti profondi e densi di significato specialmente avevano raggiunto il culmine di ogni sapienza, della quale però proprio
etico in poche parole, usare cioè quella famosa «brachilogia spartana» i Greci avevano perso ogni memoria - per gli intercorsi diluvi, morbi,

56 57
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI
La favola continua

distruzioni - mentre gli Egiziani ne erano invece gli autentici eredi,234 [".] Che siano tutte antiche lo dimostrano quelle d'Egitto: gli Egiziani
Infine, il passo è una testimonianza, per Platone come già per Erodoto, e infatti par che siano i più antichi e hanno <sempre> avuto leggi e un
di quel mito dell'antichissima sapienza egiziana ed orientale, e di sistema politico». Dove, quale che possa essere la nostra valutazione di
quell' altro mito della periodica distruzione del genere umano e del uomini moderni, è interessante notare la presenza, in Aristotele, di una
riapparire della stessa civiltà in altri luoghi: miti che poi costituiranno indicazione di «filosofia della storia» o, se si vuole, di un metodo di
tanta parte di quell' atmosfera culturale che a partire dall'età alessandrina lettura comparata della storia che bene o male resiste ancora oggi. La
e fino alla romana faranno favoleggiare dei contatti e delle «trasmissioni» non grande ammirazione, comunque, per le istituzioni e la costituzione
di sapienza dall'Oriente alla Grecia, simboleggiati dalle interminabili dell'Egitto, la si può ricavare da quest' altro passo, che si presta anch' esso
serie di viaggi che si attribuiranno - in parte fondatamente e in parte no ad utili considerazioni, purtroppo ancora attuali: «Altro espediente
- a tutti i primi sapienti e filosofi della Grecia. In ogni caso, questa tirannico è rendere i sudditi poveri: cosÌ egli mantiene la guardia del
testimonianza platonica non può essere assunta a dimostrazione della corpo ed essi, occupati nelle faccende quotidiane, non hanno tempo per
fondatezza di un' «origine orientale» della filosofia greca in Platone, sia cospirare. Esempio di ciò sono le piramidi d'Egitto».'39
per il significato e per la finalità troppo scopertamente «platonici» del Se passiamo poi al campo più specifico della «filosofia», quale che
racconto, sia per gli evidenti elementi fantastici della narrazione, come possa essere il significato che questo termine assume nel contesto
per esempio il fatto che i sacerdoti egizi avrebbero conservato per iscritto aristotelico, ci troviamo di fronte a delle affermazioni in positivo, ma
negli archivi dei loro templi le cronache di quell' età ... antidiluviana: troppo generiche e per di più indirette. Intendiamo riferirci ad una
fatto che fa il paio con quell'altra pretesa, nel contesto erodoteo, di testimonianza di Diogene Laerzio: «Aristotele nel primo libro dell' opera
possedere le cronache scritte dell' età in cui sull'Egitto governavano gli Della filosofia afferma che i Magi erano ancora più antichi degli Egizi e
,· 235
del. che secondo loro due sono i principi, un demone buono e un demone
Anche nel contesto aristotelico, non pare che si possa trovare una cattivo, il primo di nome Zeus e Oromasde, il secondo di nome Ade e
qualche testimonianza che faccia risalire agli antichi popoli dell'Oriente Arimane»;240 e ad una di Plinio: «Eudosso, il quale volle che tra le scuole
l'origine della «filosofia». Innanzi tutto, non c'è in Aristotele filosofiche quella dei Magi fosse considerata la più illustre e la più utile,
quell' ammirazione, a volte incondizionata ed entusiastica, a volte venata tramanda che Zoroastro visse seimila anni prima della morte di Platone.
di riserve critiche o ironiche, che si ritrova in alcuni passi di Erodoto e di E così sostiene anche Aristotele».241 Qui ci troviamo, ancora una volta,
Platone. Anche se in un luogo'36 Aristotele chiama gli Egiziani di fronte ad un discorso, tra mitico e religioso e filosofico, del quale però
àPXULO'tU'tOL 'twv àv6pw:1tov, in genere egli non è tenero con le antiche non siamo in grado di specificare in maniera più concreta il contenuto
istituzioni sociali o costituzioni politiche: si veda, per esempio, la critica ed il significato, se non dicendo che - probabilmente - Aristotele ritenne
che fa delle costituzioni di Creta e Sparta.'37 Per quanto riguarda più in che nelle civiltà pregreche fossero esistite delle «scuole filosofiche». Ma
particolare l'Egitto, Aristotele non ammira affatto quella separazione cosÌ del loro valore e della loro importanza nel giudizio aristotelico possiamo
netta delle classi, e specie di quella dei militari e dei contadini, che vigeva forse farci un'idea se ripensiamo alle qualificazioni di «ingenuità»,
ancora nella società egiziana e che Platone, nel passo del Timeo sopra «fanciullaggine», «superficialità», «stoltezza» e «vanità» che lo Stagirita
ricordato, sembrava tanto apprezzare. Anzi, dice Aristotele, questa ha dato delle filosofie greche a lui precedenti, fino a quella platonica.
divisione che esisteva in Egitto come a Creta - anche se la società egiziana Quello che tutt'al più, allora, si potrà dire in positivo e con certezza
sembra essere più antica di quella cretese - non era in fondo una scoperta dell'Egitto è che lì, prima che presso gli altri popoli, fiorirono le
nuova. Ma la cosa più interessante che nel pass0238 possiamo leggere è matematiche. Anche in questo caso, però, più dell'affermazione in sé e
questa acuta osservazione: «Forse, però, si deve ritenere [sta parlando per sé, è importante la giustificazione che di questo fatto dà Aristotele.
della istituzione dei sissizi] che anche le altre istituzioni politiche furono Di conseguenza, solo quando «già si erano costituite tutte le arti di questo
trovate molte volte nel lungo torrere del tempo, o piuttosto infinite volte, tipo [le tecniche, le arti pratiche], si passò alla scoperta di quelle scienze
perché è naturale che lo stesso bisogno insegni i mezzi necessari per soddisfarlo. che non sono dirette né al piacere né alle necessità della vita, e ciò avvenne

58 59
T
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

dapprima in quei luoghi in cui gli uomini erano liberi da occupazioni III. 3.
pratiche. Per questo le arti matematiche si costituirono per la prima volta
in Egitto: infatti, là era concessa questa libertà alla casta dei sacerdoti».'42
IL CULMINE DELLA FAVOLA:
Quale che possa essere la valutazione che di questa teoria aristotelica di DOVE, COME SEMPRE ACCADE,
una nascita delle scienze soltanto dopo la liberazione dal bisogno noi ESSA VIENE ORMAI RITENUTA VERITÀ
possiamo dare, ci sembra importante ricordare che tutt' altro era stato
l'indirizzo un secolo prima e nell'ambiente della sofistica, dove un
Protagora e un Prodico, per esempio, avevano derivato il sorgere delle
arti e delle scienze - compresa quella politica - dal bisogno vitale per la Fin qui, per dirla con lo Zeller, sull'origine orientale della filosofia
specie umana di sopravvivere e di migliorarsi, modificando insieme se greca né fatti ben documentati né testimonianze degne di fede."3 Il
stessa e il mondo in cui era costretta a vivere e ad agire. Mondolfo auspicava che dI problema (storicamente mal posto) della
"origine orientale della filosofia greca"» si traducesse, in «quello,
scientificamente assai più giusto, delle "fonti orientali", alle quali la
filosofia greca possa aver attinto elementi della propria formazione e
del proprio sviluppo»."4 Il che è senz'altro giusto, perché è ovvio che
una matrice dalla quale nasce un fatto culturale, sia pure nuovo e
rivoluzionario, deve per forza esserci, dal momento che nella natura
come nell'intelligenza dell'uomo nihil de nihilo fil. Ma ciò, come da un
lato non può significare riportare pedissequamente ogni elemento della
«novità» a ciò che «già c'era prima» /45 così dalYaltro lato non toglie
legittimità ad analisi del tipo di quella abbozzata dallo Zeller sulle
testimonianze esterne sul problema, cioè dichiarazioni esplicite od implicite
dei Greci che facessero risalire la propria filosofia all' antico Oriente. Dal
V secolo ad Aristotele, non troviamo nessuna di queste dichiarazioni,
pur tenendo conto della difficoltà - come abbiamo visto - in cui ci siamo
trovati quando abbiamo cercato di definire un concetto per quanto
possibile univoco del termine epLÀ,oaoepLa.
Nel I secolo a.c., in un'opera così ricca ed interessante come la
Biblioteca di Diodoro Siculo, questo quadro sembra confermato. In un
luogo del V libro, Diodoro afferma che Orfeo fu il primo ad introdurre
«tra i Greci le cerimonie sacre e i misteri»;246 altrove dice che, secondo
una testimonianza di Callimaco,247 Pitagora «alcuni problemi di
geometria trovò lui stesso, altri introdusse in Grecia dall'Egitto»:24' ancora
una volta, dunque, senza negare l'originalità dei Greci, dall'Oriente
vengono ai Greci miti religiosi, conoscenze matematiche, dottrine
particolari; e questo è confermato da numerosi altri passi. 249 Siamo in
un' epoca in cui l'impero romano si è ormai esteso su tutto il Mediterraneo
e la scienza greca dell'età alessandrina, sotto i Tolomei, è ormai penetrata
profondamente - nel senso per lo meno che vive da più di due secoli -

60 61
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Il culmine della favola: dove, come sempre accade, essa viene ormai ritenuta verità

in Egitto. Ali' onnipotente casta sacerdotale di questo paese - potente, di dipendenza o di derivazione diretta della Grecia dall'Egitto. C'è anzi
ma sempre bisognosa di tenersi buoni i nuovi dominatori - non basta un passo in cui Plutarco sembra far derivare la sapienza dei poeti e dei
più vantare una antica e originaria sapienza cui avrebbero attinto poeti, filosofi di ogni nazionalità da un più antico sapere custodito da sapienti,
sapienti e legislatori. Ed ecco allora che al nuovo storico che si reca a teologi e nomoteti. Dice, infatti, che quell' antichissima sentenza
visitare il loro paese, i sacerdoti egiziani non possono più raccontare (JtaflJtaAmOç 061;a) espressa da Euripide, «non possono star separati i
soltanto (deducendolo naturalmente EK 'tWV avaypaipwv EV 'tal:ç lrpaiç beni e i mali»,'58 "da teologi e legislatori trapassa in poeti e filosofi, sia
~éflAOLç!) che Orfeo, Museo, Omero, Licurgo e Solone sono andati a tra i barbari che tra i Greci»259 Analoghe sono infatti le sentenze e le
visitarli ed a trarre lumi, ma sentono il bisogno di dirgli che in seguito credenze persiane260 e quelle dei Greci,261 e anche i filosofi consentono a
anche filosofi come un Pitagora, un Platone, un Democrito sono giunti questi miti, filosofi come Eraclito, Empedocle, i Pitagorici, Platone,
nel loro paese e solo dopo aver attinto alla loro sapienza sono divenuti Aristotele. E Plutarco così conclude: «Dimostrerà tutto questo il seguito
così esperti, il primo, nella geometria e nella matematica, il secondo nella del nostro trattato, inteso a conciliare la credenza religiosa (8fOAoyéa)
matematica e nella psicologia, e il terzo nella fisica e nell' astronomia. E, degli Egizi con questa nostra filosofia».262 Qui ci sembra abbastanza
come ogni buon sacerdote che (aimeno allora!) si rispetti, non mancavano esplicito che quest'opera di avvicinamento e di «conciliazione» tra culture
di mostrare allo stupito storico greco delle reliquie di quei grandi uomini diverse, quelle molto più antiche dell'Egitto e della Persia e quella più
a testimonianza della veridicità del loro racconto. 250 recente della Grecia, se è vero che non riguarda solo i miti e le credenze
Se passiamo dal I secolo a.c. al I secolo d.C., ci imbattiamo in uno religiose, ma coinvolge anche la filosofia, sia molto di più un proposito,
scrittore che ci sembra estremamente significativo di tutto un clima un «programma culturale» di Plutarco, teso a dimostrare come un'unica
culturale: Plutarco. Della sua vasta produzione prenderemo in esame - razionalità si esprima in forme diverse in popoli diversi, che non una
dato il fine e il taglio di queste nostre note, che non vogliono delineare dichiarazione di filiazione culturale e filosofica della Grecia dai paesi
un quadro completo, ma offrire spunti ed elementi di giudizio sul più antichi. E che sia -così è provato, a nostro avviso, indirettamente e
problema che qui ci interessa - solo quel libro che ha costituito in ogni direttamente da dichiarazioni, precisazioni, ammissioni sparse in tutto
tempo la croce e la delizia degli egittologi, e cioè il De lside et Osiride. il libro. Se da un lato, infatti, nonostante il suo programma, Plutarco
Crediamo infatti che questa sia un'opera emblematica nella produzione rimane pur sempre convinto della superiorità delle credenze e del culto
di Plutarco, che visitò l'Egitt0251 con l'interesse di filosofo e di sacerdote greci su quelli egizi,'63 dall' altro sembra anche reagire ad una tendenza
(Plutarco lo fu del tempio di Apollo a Delfi), e che ebbe l'intento «filo-orientale» che certo nella sua epoca doveva essere già abbastanza
abbastanza esplicito di assimilare gli dèi della Grecia a quelli dell'Egitto, forte. A proposito, per esempio, della facilità con cui il popolo crede ai
nello spirito del sincretismo proprio della sua epoca. Quest'opera di miti perché ritrova in essi spiegazioni di fatti naturali e familiari, Plutarco
assimilazione è evidente e più che documentata. Plutarco ci dà dei commenta: «Nulla di male, d'altronde, purché, anzitutto, serbino per
paralleli tra la cosmogonia egizia, quella esiodea e quella platonica,252 noi i nostri dèi, che sono tanto dei Greci che degli Egiziani, e, quindi,
tra il dio - e gli dèi - degli Egizi e quello di Platone e di Aristotele. 253 A non ne facciano una specie di monopolio egiziano. [... ] Tutti i popoli, in
proposito della morte di Osiride, per esempio, che cade il giorno 17, verità, posseggono Iside e gli dèi del suo seguito e ne hanno conoscenza,
Plutarco nota che anche i Pitagorici aborrono questo numero,'54 e Osiride pur avendo appreso non da molto tempo a chiamare alcuni di tali dèi
viene identificato con Dioniso. 255 Del resto, sul parallelismo dei miti greci con i nomi della tradizione egiziana»,264
ed egiziani, Plutarco si diffonde a lungo,256 notando tra l'altro come i Questo, del resto, è un atteggiamento di Plutarco a nostro avviso molto
miti dell'Egitto mostrano una «qualche somiglianza con le dottrine significativo, questo muoversi tra un programma sincretistico di
stoiche sugli dèi o~oLa 'tOLç: ilJtò 't(\W ~'t(DLKWV 8EOÀOy01J~ÉVOLç:».257 Non assùnilazione ed una coscienza sempre vigile del valore culturale proprio
ci sembra pero che quest'opera di «avvicinamento» di culture diverse - dei Greci e, più in generale, della ragione, che non deve lasciarsi
sia sul piano della religione e del mito, sia su quello più specifico della impaniare e sedurre dalla bellezza dei miti, ma deve sempre indagarli
filosofia - ci permetta di inferire dal testo plutarcheo un qualche rapporto alla scoperta di quel nucleo di verità «filosofica» che essi pur contengono.

62 63
LA NASCITA DELLA FILOSOFiA VlSTA DAl GRECI Il culmine della favola: dove, come sempre accade, essa viene ormai ritenuta verità

I miti sono infatti interpretati allegoricamente: non bisogna lasciarsi egiziani: a proposito di quella famosa «circospezione» degli Egiziani nel
fuorviare da una loro lettura letterale, ma bisogna adottare nella loro trattare le cose divine - che anche Erodoto ci ricorda tante volte -, la sua
interpretazione le ragioni che derivano dalla filosofia (À6yoç ÉK testimonianza è piena di «come dicono» e di «come sembra»: «Attestano
cp'Àooocplaç). Dei rrùti che, per esempio, gli Egizi narrano sugli dèi non tali cose anche i più sapienti tra i Greci: Solone, Talete, Platone, Eudosso,
bisogna «credere che il fatto così racc.ontato sia realmer:te accaduto nell~ Pitagora, come alcuni dicono (ÙJç O' E'v,ol cpaol), ed anche Licurgo; i quali
maniera in cui viene tramandato»: bIsogna avere una aÀ1l811 bo~av nepL tutti Vennero in Egitto e si incontrarono con i sacerdoti», Ciascuno di
8Eiilv, perché la superstizione (OEWLOUCIlOV la) è peggiore dell' ateismo. 265. loro, dicono (cpaol), fu istruito da un sacerdote e specialmente Pitagora,
E dopo aver raccontato il mito di Iside e Osiride anche nei suoi aspeth come sembra (ÙJç Eocn), ammirò il simbolismo e l'insegnamento
più raccapriccianti e aver significativam~nte c0n:-me~t,ato che «se gh occulto. 270 Dove noi ritroviamo, in quegli incisi, a distanza di sei secoli,
Egiziani hanno tali opinioni e riferisco~'l0 tah racco,:ti su clO.che pernahu~ la stessa riserva storica e razionalistica - e la cosa non cambierebbe se
è beato e incorruttibile [... ] nella convmzlOne che SI tratti dI fatti ed evenh anche fosse una riserva mentale - che faceva ammettere ad Erodoto che,
realmente accaduti, allora "bisognerebbe davvero sputare e tergersi la in ultima analisi, chi parla di una «istruzione» impartita dagli Egiziani
bocca", per usare le parole di Eschilo»/66 Plutarco c0.nclud~ che: ai Greci sono in effetti proprio i prirrù e non i secondi.
comunque, questi rrùti conservano pur sempre tracce «dI dubbI e d, Il quadro comincia a cambiare e cambia effettivamente se ci spostiamo
esperienze (i:mop,iilv KaL "a8iilv}», poiché il mito è dI rifless? di una al II-Ill secolo: ora il processo si completa e si perfeziona: ormai non
verità superiore, che torce il pensiero ~mano ,In una dIr~z~?ne sono più soltanto i sacerdoti egiziani a far derivare la cultura greca da
sensibile»,267 Ma Plutarco sembra esser COSCIente dI qualcosa dI plU, e quella orientale, ma, in pieno ambiente giudaico-alessandrino, cristiano,
cioè del fatto che il mito stesso non è un qualcosa di compiuto e di dato una medio-platonico, anche gli stessi scrittori greci. Porteremo solo due
volta per sempre, ma si evolve, ed è suscettibile di ;edazioni div~rse, e quest~ esempi, di un autore cristiano e di uno «pagano», per mostrare come ciò
redazioni esprimono a loro volta esigenze e processI d, asslmzlaZlO11e culturalz che prima veniva messo in dubbio in base a considerazioni di carattere
diversi: a proposito del mito di Tifone, infatti,. egli nota: «Ma quelli che storico o semplicemente razionale, o addirittura veniva negato, ora viene
riferiscono che la fuga di Tifone dalla battagha fu fatta sul dorso dI un accettato come una verità ormai accertata e acquisita.
asino e durò sette giorni e che, salvato in questo modo, generò poi du~ Il primo autore è Clemente. Questi non solo parla di una comunanza
figli, Hierosolyrno e Giudeo, mirano evidentemente, come provano l di culti, anzi di una dipendenza dei culti greci da quelli egiziani, quando
nomi stessi, a far entrare nel regno dei miti le tradizioni giudaiche»,268 afferma che Melampo «trasportò dall'Egitto nell'Ellade le feste di
Ci sembra, in conclusione, di poter distinguere abbastanza Demetra»,"1 ma estende questa dipendenza anche alla filosofia.
chiaramente il programma culturale di Plutarco dalla sua coscienza di Esaminando le dottrine dei filosofi, infatti, si vedrà che «anche la stessa
greco e dalla sua credenza in un À6yoç, che, essendo comune a tutti gh filosofia per vanità di dottrina personifica la materia».'72 CosÌ, per
uomini, barbari e Greci, costituisce in definitiva la ragione ultima di quelle esempio, celebrano come principio di tutte le cose Talete l'acqua,
analogie e di quegli accostamenti che pure egli in tutta la sua opera va Anassimene l'aria, Ippaso ed Eraclito il fuoco, Empedocle i quattro
compiendo. «Non dobbiamo pensare che gli dèi siano diversi tra loro, elementi e l'odio e l'amicizia. Questi filosofi, «con una certa sapienza
da popolo a popolo; che siano, cioè, dèi barbari e dèi g~eci o dèi australi che non è sapienza adorarono la materia (aocpLa 'tWL àoocpw 'tT]V UÀl1V
e dèi settentrionali. No, ma come il sole e la luna e Il CIelo e la terra e Il "POO)(KUV>10av'tEç)>>.273 Ma in questo erano stati preceduti da Persiani e
mare sono comuni a tutti, mentre sono chiamati da chi in un modo e da Medi e Egiziani: «Riconoscano dunque i filosofi come loro maestri i
chi in un altro, cosÌ, parimenti,le forme del culto e denominazioni, diverse Persiani o i Suromati o i Magi, dai quali essi hanno appreso l'empietà di
le une dalle altre, a seconda delle varie costumanze, sono pur sempre considerare come oggetto di venerazione i prirrù principi, ignorando il
espressione di un'unica razionalità che le ha tutte ordinate (EVÒç À6you primo autore di tutte le cose e creatore degli stessi principi».27' Quale
'tou 'tau'ta KOOIlOUV'tOç)>>.269 Ecco perché Plutarco è tanto prudente sia il valore storico di questa presentazione (di un Talete per esempio
quando accenna ai rapporti diretti tra legislatori e filosofi greci e sacerdoti
l che adora l'acqua, o di un Empedocle che adora i quattro «elementi»)

64 I 65
,
~,l
T
LA NASCITA DELLA FILOSOFiA VISTA DAI CREO
I
Il culmine della favola: dove, come sempre accade, essa viene ormai ritenuta verità

non è qui il caso di discutere; quello che vogliamo notare è solo che Platone ereditò da Socrate ed espose vagamente e velatamente nel Timeo.
questa lettura dei filosofi greci è inquadrata in una visione «escatologica:, Ma questa «dottrina delle tre divinità" non era propriamente di Socrate,
'anche della cultura, dalla quale non è corretto astrarla. Anche altri filosofi, perché questi a sua volta la aveva appresa dai pitagorici e Pitagora stesso
come per certe loro dottrine Antistene 275 e Senofonte,276 derivarono la l'aveva appresa dalle antichissime religioni orientali.
propria sapienza «dalla profetessa degli Ebrei".'" E allora ci chiediamo: possiamo seriamente assumere questo tipo di
Per Clemente, dunque, non soltanto tutti i filosofi greci non hanno «ricostruzioni» e di dichiarazioni come materiale documentato e
fatto altro che appropriarsi di parte dell' antica vera filosofia ebraica, fededegno sul quale impostare la ricerca di testimonianze dirette e
presentandola come propria,278 ma è ormai pacifico ~he Pla;.on~ non er~ storiche, valide per stabilire l' «origine" della filosofia greca nelle culture
altro che o es E~pa,Ulv 'l'LÀ,6aoqJoç279 Platone non e che l unltatore di orientali? O ne dobbiamo dedurre che è in questo periodo, in questo
Mosè (l;1'jÀ,Q)'t'tÌç MUluaÉwç),'80 colui che, tra i filosofi, «eccita la scintilla ambiente culturale, con questi autori, con queste testimonianze, con
dell'ebraica filosofia (-tO evaua",a 'tfìç Ej:\pmKfìç 'l'LÀ,oa0'l',aç questo tipo di argomentaziOli.i, che i Greci credono e parlano, essi stessi,
l;UlJtUpWV)".281 E in un altro luogo, rivolgendosi direttamente al filosofo di una derivazione orientale della loro propria filosofia?
che pure, tra tutti, ammirava di più e che, se.condo lui,. più degli altri s~
era avvicinato o aveva «precorso» le dottrme del cnstianeslmo, COSI
Clemente esclama: «Conosco i tuoi maestri, anche se tu voglia
nasconderli. Tu apprendi la geometria dagli Egiziani, l'astronomia dai
Babilonesi, ricevi dai Traci le salutari incantagioni, molte cose te le hanno
insegnate gli Assiri; ma nelle leggi, in quelle che sono veraci, e nella
credenza intorno a Dio, tu sei stato aiutato dagli stessi Ebrei»,282
Il secondo autore di questo periodo cui volevamo accennare è
Numenio di Apamea. Nonostante la tante volte professata ammirazione
per Platone, Numenio sosteneva che l'unica differenza tra questi e Mosè
consisteva nel fatto che Platone era un «Mosè che parlava attico»,283
Numenio, certo, è uno dei rappresentanti più significativi di quel
sincretismo religioso-filosofico a tutti i costi che è caratteristica cosÌ
essenziale del suo secolo. Oggettivamente in lui si fondono fonti egiziane,
giudaiche, pit.agoriche, eleatiche, eraclitee; e ancora platonismo,
stoicismo, gnosticismo, cristianesimo,284 Oggettivamente, ma anche
soggettivamente, se è vero che il terzo libro del suo "Epe 't<'<ya8oi) voleva
essere «un saggio di storia delle religioni, condotto con l'intento esplicito
di ravvisare le verità razionali del pensiero greco nelle religioni positive
orientali»,285 Ma la questione importante e che qui più ci interessa ai fini
del nostro discorso, è un'altra: quale valore storico e storiografico
possiamo noi attribuire alle testimonianze di questi filosofi del II secolo?
Prendiamo per esempio un'opera«storica» di Numenio,286 In una storia
dell' Accademia da Speusippo ad Antioco di Ascalona, Numenio
rimprovera i seguaci di Sacra te perché non sono stati capaci di
comprendere la «dottrina delle tre divinità" predicata dal filosofo
ateniese. Numenio afferma ora di voler divulgare questa dottrina che

66 67
T

N.l.
UNA PRIMA BREVE CONCLUSIONE

Una conclusione, forse non del tutto soddisfacente, ma, ci sembra,


abbastanza corretta del nostro discorso, potrebbe essere questa. Che, se
è vero - come abbiamo ricordato all'inizio - che non è possibile affrontare
il problema della «nascita» della filosofia senza avere un adeguato
concetto di che cosa sia la filosofia, se è vero che su questo problema
tutta la storia grafia filosofica, ed anche la più attenta e scientifica, non
ha potuto dare una risposta univoca, perché naturalmente non llllÌvoci
erano i presupposti da cui partiva, da Hegel ai giorni nostri; è altrettanto
vero che una risposta univoca al problema non ce la possono dare
nemmeno gli antichi, perché anch'essi o non si pongono affatto il
problema di che cosa sia la filosofia, o, se se lo pongono, non ne danno
delle definizioni nette, precise e prive di ambiguità. Ma se né i moderni
né gli antichi ci possono dare una unica risposta su che cosa sia la filosofia
e quindi su quando e dove essa sia nata e perché, dobbiamo dedurne
l'insolubilità - di tipo scettico, trascendentale o "popolar-volgare» - del
problema, o dobbiamo cercare volta a volta di chiarire le motivazioni
storiche, ambientali, culturali, psicologiche, delle varie risposte e cosÌ
cercare di comprenderne il significato e la direzione, le implicanze e le
finalità? Personalmente, siamo per questa seconda via; ma la cosa che ci
conforta è leggere - ironia socratica a parte - queste parole nel vecchio,
sorpassato, metafisica e conservatore Platone: ,<1 preti del tempio di Zeus a
Dodona dicevano che le prime rivelazioni profetiche erano uscite da
una quercia. Alla gente di quei giorni, che non era sapiente come voi
giovani, bastava nella loro ingenuità udire ciò che diceva /Ila quercia e la
pietra", purché dicesse il vero. Per te invece fa differenza chi è che parla e da
quale paese viene: tu non ti accontenti di esaminare semplicemente se ciò che
dice è vero o è falso». 287

69
T

IV. 2.
ED UN CODICILLO

A ben riflettere, questa conclusione si presta anche a delle altre


considerazioni abbastanza interessanti. Ed una potrebbe essere questa:
la notevole vicinanza tra impostazioni e conclusioni storiografiche
moderne e tesi e posizioni proprie dei Greci. Naturalmente, anche a
questo proposito, sia per le une che per le altre faremo soltanto degli
esempi i quali, se da un lato - e ne siamo pienamente coscienti - non
pretendono di essere né esaurienti né di rappresentare completamente
la gamma delle tesi antiche e moderne, dall' altro lato però costituiscono
- almeno speriamo - dei suggerimenti abbastanza interessanti e che
varrebbe la pena verificare.
CosÌ, per esempio, a proposito della tesi che il mito esprimele relazioni
naturali delle cose, tesi sostenuta tra gli altri da Robin,'88 da Frankfort,'89
da Vernant,290 o che la filosofia rappresenti nient'altro che una
trasposizione in forma «laicizzata» e astratta dello stesso sistema di
concetti proprio della religione, tesi sostenuta da Cornford,291 ricordiamo
che suggerimenti simili si possono trovare in Erodoto, in Aristotele, in
Plutarco e in Clemente;'92 a proposito della tesi che i primi «filosofi»
furono uomini attivi, pratici, tesi sostenuta per esempio da Farrington,293
ricordiamo gli spunti offerti da Aristotele e da altri;'94 a proposito della
tesi che vede nei primi filosofi (Talete, Anassimandro, lo stesso Eraclito)
i portatori di una sapienza orientale, tesi che già fu di certa storiografia
«romantica» criticata da Zeller295 e oggi riproposta - sia pure con altre
sfumature e correzioni di tiro - da West/96 ricordiamo ancora alcune
testimonianze di Erodoto, e poi Clemente e Numenio;297 a proposito della
tesi che vede nella nascita della città e nella conseguente nuova mentalità
del «cittadino» le basi essenziali ed indispensabili per il sorgere della
filosofia, tesi sostenuta da Paci298 e da Vemant/99 ricordiamo gli spunti
offerti da certi densi discorsi che troviamo in Tucidide;3°O a proposito
infine del sorgere della filosofia in Grecia come primo affermarsi del
pensiero scientifico, tesi sostenuta per esempio da Farrington, da De
Santillana,301 da Sambursky,302 ma già ,di Burnet303 e di Tannery,304
rimandiamo a certe testimonianze dello stesso Aristotele. 305

71
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LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VIS'D\ DAI GRECI

Quello che qui vogliamo far notare, e che crediamo sia suscettibile di V.I.
un approfondimento e di una verifica, da farsi naturabnente con indagini
e con esami ben più circostanziati e storicizzati di quanto non siano questi NOTA BIBLIOGRAFICA
semplici suggerimenti, è che talune impostazioni storiografiche moderne,
taluni tagli dati alla ricerca storiografica e metodologica sulla "filosofia»
dei Greci e sui rapporti tra cultura greca e culture orientali, trovano i"
loro antecedenti più naturali appunto nella presentazione e nella
1.1.l.
coscienza che della propria filosofia (e della propria «dipendenza» o
meno dall'Oriente) gli stessi Greci ci hanno dato od hanno avuto: si Nel corso del nostro saggio non abbiamo fatto riferimento alla
tratterebbe, allora, di storicizzare e di verificare volta a volta risposte bibliografia esistente sugli argomenti di cui volta a volta abbiamo trattato
antiche e moderne a questi problemi e di intenderne così nella miglior se non in pochissimi, particolari casi: lì dove, per esempio, abbiamo fatt~
maniera il senso più pieno. Del resto, che una presentazione di un alcune affermazioni che avrebbero dovuto esser giustificate, ma la cui
personaggio o di un fatto del passato, con tutte le sue particolarità, con giustificazione ci avrebbe portato troppo lontano; oppure lì dove abbiamo
tutte le sue prospettive, riprenda elementi, spunti e suggerimenti degli usato ~erte argomentazio~ o certe ricostruzioni che sarebbe stato troppo
stessi uomini e ambienti culturali del passato, è cosa che nella storiografia complicato o dIspersIvo npresentare da parte nostra, dato il taglio di
è già avvenuta: il ritratto di un Leonardo uomo Olmisciente, mago,
questo nostro lavoro. Questo non significa, naturalmente, che non
«divino», ~~meraviglioso», «miracoloso», presentatoci dal Vasari,306 non abbiamo tenuto presenti, in qualche caso non condividendoli, in qualche
ricalca forse «nient'altro che le linee di un autoritratto, disegnato con caso utilizzandoli, i lavori più importanti sugli argomenti affrontati. Ecco
p:r~hé o~friamo o~a qui, in questa nota, non una vera e propria
una voluta accentuazione di toni tra polemici e ironici» 7307
blbhografm, n:a del semplici suggerimenti utili specialmente per chi
vogha commClare ad approfondire i problemi cui abbiamo accennato. I
lavori che indicheremo sono rappresentativi di tendenze e di indirizzi
storiografici a volte anche opposti, ma comunque sono significativi dello
stato del dibattito intorno ai problemi cui ci riferiamo. Nei suggerimenti
sui singoli autori ci siamo limitati a segnalare solo i volumi, in genere
nell'ultima edizione o ristampa .
. Per ~omo~it~, c~ siamo serviti nel testo di traduzioni italiane già
eSIstentI, che mdlchiamo volta per volta. Indicazioni molto più ampie le
SI potranno reperire nelle grandi storie della filosofia o della filosofia
antica (De Ruggiero, AbbagnaIIO!WindeIQ1lnd, Geymonat, Dal Pra,
~~ller, G0111jJerz, Ioel, Kranz, Ueberweg-P@.""ht~r, Guthrie, F. Adorno),
oltre che nelle opere di consultazione (per esempio, la Pauly-Wissowa),
,:ei repertori bibliogr~fici (per esempio il Marouzeau), e nelle maggiori
nVlste dI fIlosofIa, dI stona della filosofia e di cultura classica. Utili
ori~ntamenti bibliografici sono contenuti in F. ADORNO, Il pensiero greco,
Ban 1969 e m F. ADORNO, Il pensiero greco-romano e il cristianesimo Bari
1970. '

72 73
I.1.2.
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

HEGEL, Lezioni ~ G. W. F. HEGEL, Lezioni sulla storia della filosofia, tr. il.
1 Nota bibliografica

Sulla civiltà e sul pensiero degli antichi Greci si vedano inoltre le


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74 75
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GREO

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80

I 81
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VJSTA DAI GRECI
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M. UNTERSTEINER, Sofisti, testimonianze eframmenti, volI. 4, Firenze1967 (il
IV volume è a cura di A. Battegazzore).
M. UNTERSTEINER, I sofisti, volI. 2, Milano 1967.
Sugli atomisti: R. VITALI, Gorgia: retorica e filosofia, Urbino 1971.
S. ZEPPI, Protagora e la filosofia del suo tempo, Firenze 1961.
V. E. ALFIERI, Atomos Idea, Firenze 1953.
C. BAILEY, The Greele Atomists, Oxford 1929.
A. TH. COLE, Democritus and the Sourees of Greele Anthropology, Cleveland
1967.
F. ENRIQUES-M. MAZZIOTII, Le dottrine di Democrito di Abdera, Bologna 1948. II.3.
V. FAZIO-ALLMAYER, Studi sull'atomismo greco, Palermo 1911. Per i dialoghi platonici abbiamo usato l'edizione del BURNET, Oxford
D. J. FURLEY, Two Studies in Greele Atomists, Princeton 1967. 1892-1906 e le seguenti traduzioni italiane che si trovano in PLATONE,
H. LANGERBECK, 'Doxis epirysmìe', Studien zu Demokrits Ethik un Opere complete, a cura di G. Giannantoni, Bari 1971:
Erkenntnisslehre, Berlin 1935. Apologia di Socrate, Fedone, Teeteto, Critone: MANARA VALGIMIGLI.
A. G. M. VAN MELSEN, From Atomos to Atom, Pittsburg 1952. Cratilo: L. MINIO P ALUELLO.
P. NIZAN, Les materialistes de l'antiquité. Démocrite, Epicure, Lucrèce, Paris Sofista, Politico, Parmenide, Filebo, Leggi: A. ZADRO.
1965. Simposio, Fedro, AZcibiade primo, Carmide, Lachete, Liside: P. PUCC!.
Timeo: C. GIARRATANO.
Eutidemo, Prolagora, Gorgia, Menone, Ippia maggiore, Ippia minore: F. ADORNO.
82 83
Nota bibliografica
LA NASClTA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

w. C. RUNCIMAN, Plato's later Epistemology, Cambridge 1962.


Si vedano inoltre le seguenti opere: G. RYLE, Plato's Progress, Cambridge 1966.
E. SCHMALZRIEDT, Platon. Der Schriftsteller und die Wahrheit, Miinchenl969.
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G. CAMBIANO, Platone e le tecniche, Torino 1971. M. F. SCIACCA, Platone, voll. 2, Milano 1967.
A. CAPIZZI, Socrate e i personaggi filosofi di Platone, Roma 1970. L. STEFANINI, Platone, Padova 1949.
C. CARBONARA, Platone, Napoli 1969. J. STENZEL, Studien zur Entwiclelung der platonische Dialeletile von Solerates zu
F. CHATELET, Platon, Paris 1965. Aristoteles, Darmstadt 1961.
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1974.
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J. GillTTON, Platon, Paris 1960. Oxoniensis», a cura di autori vari e le seguenti traduzioni italiane:
W. HIRScH, Platons Weg zum Mythos, Berlin-New York 1971. Organon, a cura di G. Colli, Torino 1955; Metafisica, a cura di G. Reale,
E. HOFFMANN, Platon, Zurich 1960. voll. 2, Napoli 1968; Protreptico, Della filosofia, Dell'educazione, a cura di
M. lSNARDI PARENTE, Techne. Momenti del pensiero greco da Platone a Epicuro, G. Giannantoni, Roma-Bari 1973; Fisica, a cura di L. Russo, Bari 1968;
Firenze 1966. Politica, a cura di R. Laurenti, Bari 1972; Riproduzione degli animali a cura
M. lSNARDI PARENTE, Filosofia e politica nelle lettere di Platone, Napoli 1970. di D. Laura, Roma-Bari 1973; Parti degli animali, a cura di M. Vegetti,
A. KOYRÈ, Introduzione a Platone, tr. it. di L. Sichirollo, Firenze 1973. Roma-Bari 1973; Dell'anima, a cura di R. Laurenti, Napoli-Firenze 1970;
D. MANNSPERGER, Physis bei Platon, Berlin 1968. Etica Nicomachea, a cura di A. Plebe, Roma-Bari 1973; Grande Etica, Etica
G. MARTANO-R. LAURENTI, Platone, la 'divina follia', Firenze 1977. Eudemia, a cura di A. Plebe, Bari 1965; Poetica, a cura di F. Albeggiani,
G. MARTIN, Platons Ideenlehre, Berlin-New York 1973. Firenze 1974; Del cielo, a cura di O. Longo, Firenze 1962; Generazione e
R. MAURER, Platons Staat und die Demoleratie, Berlin 1970. corruzione, a cura di M. Migliori, Napoli 1976.
P. NATORP, Platons Ideenlehre, Leipzig 1903. La maggior parte delle opere aristoteliche si trova tradotta da vari autori
J. PIEPER, Ueber die platonischen Mythen, Miinchen 1965. in ARISTOTELE, Opere, a cura di G. Giannantoni, voI!. 4, Roma-Bari 1973; si
M. POHLENZ, Aus Plato Werdezeit, Berlin 1913. vedano inoltre le seguenti traduzioni: De motu animalium, a cura di L.
L. ROBIN, Platone, tr. it. di F. Calabi, Milano 1971. Torraca, Napoli 1958; Generazione e corruzione, a cura di P. Cristofolini,
L. ROBIN, La teoria platonica dell'amore, tr. it. di D. Gavazzi Porta, Milano Torino 1963; Fisica, a cura di G. Laurenza, Napoli 1967; Le categorie, a
1973. cura di D. Pesce, Padova 1966 e a cura di D. Antiseri, Bergamo 1971;
D. Ross, Plato' Theory of Ideas, Oxford 1951.
85
84
LA NASCITA DELlA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Nota bibliografica

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a cura di M. Mignucci, Napoli 1969; De interpretatione, a cura di D. H. HAPP, Hyle. Studien zum aristotelischen Materie-Begrif.{, Berlin 1971.
Antiseri, Bergamo 1970; I topici, a cura diA. Zadro, Napoli 1974; I piccoli T. HEATH, Mathematics in Aristotle, Oxford 1949.
trattati naturali, a cura di R. Laurenti, Bari 1971; Esortazione alla filosofia J. HINTIKKA, Time and Necessity. Studies in Aristotle's Theory of Modality,
(Protreptico), a cura di E. Berti, Padova 1969; Della filosofia, a cura di M. Oxford 1973.
Untersteiner, Roma 1963; Metafisica, a cura di C. A. Viano, Torino 1974; W. JAEGER, Aristotele, tr. il. di G. Calogero, Firenze 1964.
Metafisica, a cura di A. Carlini, Bari 1965, ed a cura di L. Russo, Bari W. KULLMANN, Wissenschaft und Methode. Interpretationen zur aristotelischen
1971. Theorie der Naturwissenschaften, Berlin-New York 1974.
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Della vastissima bibliografia su Aristotele ricordiamo soltanto: M. P. LERNER, La notion de finalité chez Aristate, Paris 1969.
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AA. VV., Aristotele nella critica e negli studi contemporanei, Milano 1956. M. A. LEVI, Commento storico alla Respublica Atheniensium di Aristotele,
AA. Vv., Aristate et les poblèmes de méthod, Louvain 1961. Milano-Varese 1968.
AA. VV., La Politique d'Aristate, Vandoeuvres-Genève 1965. G. E. R. LLOYD, Aristotie: The Growth and Structure of his Thought,
N. ABBAGNANO, La nozione dell'infinito secondo Aristotele, Lanciano 1933. Cambridge 1968.
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P. AUBENQUE, Le problème de l'étre chez Aristate, Paris 1962. Logic, Oxford 1954.
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E. BERTI, L'unità del sapere in Aristotele, Padova 1965. H. MAYER, Die Syllogistik des Aristoteles, Leipzig 1936.
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P. COSENZA, Tecniche di trasformazione nella sillogistica di Aristotele, Napoli G. PATZIG, Die aristotelische Syllogistik, Giittingen 1963.
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86 I 87

t
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Nofa bibliografica

Milano 1967. Oltre le opere citate sotto n.2, si vedano ancora:


G. REALE, Introduzione a Aristotele, Roma-Bari 1974.
E. RIONDATO, La teoria aristotelica dell'enunciazione, Padova 1957. BURY, The ancient Greek Historians, London 1908.
E. RIONDATO, Storia e metafisica nel pensiero di Aristotele, Padova 1961. L. CANFORA, Totalità e selezione nella storiografia classica, Bari 1972.
J. RITIER, Naturrecht bei Aristoteles, Stuttgart 1961. L. CANFORA, Teorie e tecnica della storiografia classica, Roma-Bari 1974.
L. ROBIN, Aristote, Paris 1944. F. CHATELET, La nascita della storia, tr. it. di M. Spinella, Bari 1974.
W. D. Ross, Aristotele, tr. it. di A. Spinelli, Milano 1971. R. DREWS, The greek accounts of Eastern history, Cambridge (Massach.)1973.
L. RUGGIU, Tempo coscienza e essere nella filosofia di Aristotele, Brescia 1968. . L. EDEISTEIN, The Idea of Progress in classical Antiquity, Baltimore 1967.
L. RUGGIU, Teoria e prassi in Aristotele, Napoli 1973. B. LAVAGNINI, Saggio sulla storiografia greca, Bari 1933.
A. Russo, La filosofia della retorica in Aristotele, Torino 1961. S. MAzZARINO, Il pensiero storico classico, volI. 3, Bari 1966.
F. SARTORI, La crisi del 411 a.c. nell'Athenaion Politeia di Aristotele, Padova E. MEYER, Forschungen zur alten Geschichte, Hildesheim 1966.
1951. L. PEARSON, Early Ionian Historians, Oxford 1939.
L. SICHIROLLO, Aristotelica, Urbino 1961.
E. SIEBECK, Aristotele, tr. it. di E. Codignola, Milano-Palermo-Napoli, s.d.
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G. VATI'IMO, Il concetto di fare in Aristotele, Torino 1961.
C. A. VIANO, La logica di Aristotele, Torino 1955
W. WIELAND, Die aristotelische Physik, Gottingen 1962. Su Erodoto si vedano inoltre:
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F. J. E. WOODBRIDGE, Aristotle's Vision ofNature, New York 1965. I. BEcK, Die Ringkom position bei Herodot und ihre Bedeutung far die
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voI. VI, a cura di A. Plebe, Firenze 1966. H. F. BORNITz, Herodot-Studien. Beitrage zum Verstéindnis der Einheit des
Geschichtwerkes, Berlin 1968.
J. COBET, Herodots Exkurse und die Frage der Einheit seines Werkes, Wiesbaden
1971.
C. W. Fornara, Herodotus. An interpretative essay, Oxford 1971.
W. W. How-J. WELLS, A Commentary on Herodotus, voli. 2, Oxford 1912.
III.l. H. lMMERWAHR, Form and Thought in Herodotus, Ohio Univo 1966.
Per le citazioni della nota 206, vedi sopra n.2 e n.3. Abbiamo M. KAISER, Herodots Begegnung mit Aegypten, Berlin 1968.
utilizzato, per Erodoto, l'edizione di PH. LEGRAND, Paris 1932-1954 e la A. MADDALENA, Interpretazioni erodotee, Padova 1942.
traduzione di L. Annibaletto, voli. 2, Milano 1963. Per Tucidide, l'edizione A. MOMIGLIANO, Lo sviluppo della biografia greca, tr. it. di G. Donini, Torino
oxoniense di H. S. JONES-J. E. POWELL, volI. 2, 1942 e la traduzione di P. 1974.
Sgroi, Napoli 1952. S. MORENZ, Die Begegnung Europas mit Aegypten, Berlin 1968.
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M. POHLENZ, Herodot, der ersle Geschichtsschreiber der Abendlandes, Leipzig
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A. ROVERI, La nascita delle forme storiche da Ecateo a Erodoto, Bologna 1963.
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88 89
LA NASCITA DELLA F1LOSOFIA V1STA DAI GRECl Nota bibliografica

Su Tucidide: Si veda inoltre, in particolare, su Diodoro:

G. F. ABBOT, Thucydides. A Study in historical reality, London 1925. H. KALLENBERG, Textkritik und Sprachgebrauch des Diodors, Berlin 1901.
F. E. ADCOCK, Thucydides and his history, Cambridge 196;\. G. PERL, Kritische Untersuchungen zu Diodors Romischen Jahrziihlung, Halle
V. BARTOLETTI, Per la storia del testo di Tucidide, Firenze 1937. 1954.
H. BERVE, Thukydides, Frankfurt a. M. 1938. W. SPOERRI, Spiithellenistische Bericht iiber We/t, Ku/tus und Gotter.
L. CANFORA, Tucidide continuato, Padova 1970. Untersuchungen zu Diodors von Sizilien, Base11959.
CH. N. COCHRANE, Thucydides and the Science ojHistory, Oxford 1929.
F. M. CORNFORD, Thucydides Mythistoricus, London 1965.
J. DE ROMILLY, Histoire et raison chez Thucydide, Paris 1956.
K. J. DOVER, Thucydides, Oxford 1973.
J. H. FINLEY, Thucydides, Harvard 1947. Su Plutarco:
J. H. FINLEY, Three essays on Thucydides, Cambridge 1967.
A. W. GOMME, A historical commentary on Thucydides, voI!. 3, Oxford 1950- D. BABUT, Plutarque et le stoi'cisme, Paris 1969.
1956. D. BASSI, Il pensiero morale, pedagogico, religioso di Plutarco, Firenze 1927.
P. HUART, Gnome chez Thucydide et ses contemporains, Paris 1973. B. BucHER-IsLER, Norm und Individualitiit in den Biographien Plutarchus,
C. LONGO RUBBI, Un nuovo aspetto della questione tucididea. I discorsi e Stuttgart 1972.
l'evoluzione del metodo, Catania 1963. J. FAVRE, La morale de Plutarque, Paris 1909.
A. MADDALENA, Thucydidis Historiarum liber primus, voll. 3, Firenze 1967. R. FLAcELIÈRE, Sagesse de Plutarque, Paris 1964.
C. MAYER, Die Urkunden im Geschichtswerk des Thukydides, Miinchen 1955. J. J. HARTMANN, De Plutarcho scriptore et philosopho, Leiden 1916.
E. SCHWARTZ, Das Geschichtswerk des Thulcydides, Hildesheim 1960. R. HIRZEL, Plutarchos, Leipzig 1912.
H. P. STAHL, Thukydides, Miinchen 1966. C. P. JONES, Plutarch and Rome, Oxford 1971.
G. A. WOODHEAD, Thucydides on the nature oj power, Harvard Univo 1970. M. A. LEVI, Plutarco e il V secolo, Milano 1955.
G. SOURY, La démonologie de Plutarque, Paris 1942.
R. VOLKMANN, Leben und Schriften des Plutarch von Chaeronea, Berlin 1970.
A. WEIZSACKER, Untersuchungen iiber Plutarchs biographische Technik, Berlin
1931.
K. ZIEGLER, Plutarco, Brescia 1970.

II1.3.
Per Diodoro Siculo si veda l'edizione della "Loeb Library" a cura di
C. H. OWFATHER-R. M. GEER; per Plutarco l'edizione della "Loeb Library»
a cura di CHERNISS-HEMBOLT; per Clemente l'edizione di O. STAHLIN, Su Clemente:
Leipzig 1905-1909; per Numenio i F. Ph. G. del MULLACH. Ci siamo serviti
delle seguenti traduzioni italiane: PWTARCO, Diatriba isiaca e dialoghi delfici, CH. D. D. BIGG, The cristian Platonists oj Alexandria, Amsterdam 1968.
a cura di V. Cilento, Firenze 1962 (contiene la traduzione di Iside e Osiride, H. CHADWICK, Early christian thought and the classical tradition, Oxford 1966.
La E delfica, I responsi della Pizia, Il tramonto degli oracoli); CLEMENTE, Il G. LAZZATI, Introduzione allo studio di Clemente alessandrino, Milano 1939.
pedagogo, a cura diA. Boatti,Torino 1937; CLEMENTE, Protreptico ai Greci, a A. MAYER, Das Bild Gottes in Menschen nach Klemens von Alexandria, Roma
cura di Q. Cataudella, Torino 1940. 1942.

90 91
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

J. MURcK, Untersuchungen uber Klemens von Alexandria, Stuttgart 1933. Note a La nascita della filosofia vista dai Greci
E. F. OSBORN, The Philosophy oj Clemens oj Alexandria, Cambridge 1957.
M. PELLEGRINO, La catechesi cristologica di Clemente alessandrino, Milano
1940.
1 HEGEL, Lezioni, p. 6. Tutti i titoli di opere citate nelle note si troveranno per esteso nella
R. B. TOLLINTON, Clement oj Alexandria. A Study in christian liberalisrn,
nota bibliografica.
London 1914. 2 HEGEL, Lezioni, pp. 42-44,50 .

. 3 HEGEL, Estetica, pp. 518-520.


4 PLAT. Prat., 320 e sgg.
5 HEGEL, Estetica, p. 519.
6 HEGEL, Lezioni, p.S. Il passo così continua: «Questa [!'idea che ci facciamo] fissa già in
Su Numenio: precedenza che cosa si considera importante e conveniente per 1'argomento prescelto e
siffatto rapporto tra quanto è accaduto e lo scopo che ci proponiamo porta seco la selezione
H. DE LEY, Macrobius and Numenius, Bruxelles 1972. dei particolari da raccontare, il modo d'interpretarli, i punti di vista sotto i quali collocarli.
K. S. GunIRIE, Nurnenius oj Aparnea. Works, Biography, Message, Sources, E così, secondo lU1a certa idea che ci si fa di ciò che sia uno Stato, può avvenire che nella
storia politica d'un paese un lettore non trovi nulla di ciò che vi cerca».
Influence, London 1917. 7 HEGEL, Lezioni, pp, 131-132: «[ ... ] sicché in sostanza la storia della filosofia non può esporsi
G. MARTANO, Numenio d'Aparnea, Napoli 1960. senza che intervenga il giudizio dello storiografo'"
8 Basti pensare, per i nostri tempi, ad uno Husserl ed al significato della sua rivendicazione

di una filosofia come (~scienza rigorosa,).


9 HEGEL, Lezioni, p. 23. Cfr. Enciclopedia 8, 400, 447, 471.

lO HEGEL, Lezioni, pp. 7-8.


11 HEGEL, Lezioni, p. 13: «La storia, cui ci accingiamo, è quella del pensiero che trova se
stesso; e il pensiero trova se stesso soltanto in quanto crea se stesso, anzi esiste ed è attivo
soltanto in quanto si trova. Siffattiritrovamenti sono le filosofie; e la serie di queste scoperte,
che costituiscono il processo attraverso il quale il pensiero scopre se stesso, è l'opera di
due millenni e mezzo}).
12 HEGEL, Lezioni, p. 30: «[ ... ] la natura dell'Idea è essenZialmente quella di svolgersi e di

comprendere se stessa soltanto attraverso lo svolgimento, di divenire ciò ch'essa è».


13 HEGEL, Lezioni, p. 43: «Questo essere determinato e quindi essere nel tempo, è un momento

[ ... ] dello svolgimento dell'idea filosofica nell' elemento del pensiero. Infatti l'Idea, pensata
nella sua quiete, è indubbiamente senza tempo; pensarla nella sua quiete vuoI dire fermarla
nella forma dell'immediatezza, il che equivale alla intuizione interna di essa. Ma, come si
è già detto, l'Idea, in quanto concreta, in quanto unità di indifferenti, è essenzialmente non
quiete [ ... ]; solo come differenziazione in sé e quindi svolgimento essa perviene in se
stessa a esserci e a estrinsecarsi nell' elemento del pensiero; quindi nel pensiero la filosofia
pura appare come un'esistenza progressiva nel tempo}).
14 HEGEL, Lezioni, p. 48: «[.,.] ogni filosofia è stata necessaria, e tale è ancora; nessuna quindi

è scomparsa, anzi tutte sono conservate affermativamente nella filosofia come momenti
d'un tuttO». Cfr. anche a p. 51.
15 HEGEL, Lezioni, p. 53: «[ ... ] la filosofia più tarda, più recente, più giovane, più nuova, è

anche la più progredita, ricca, profonda>J..


16 HEGEL, Lezioni, p. 44: nell'universalità concreta dell'Idea «sono contenuti tutti i modi ed

aspetti, nel cui svolgimento lo spirito secondo l'Idea è e si fa oggetto a se stesso,,; pp. 47-

92 93
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

48: «[ ... ] il complesso della storia della filosofia costituisce un processo in sé necessario,
coerente, determinato in sé razionalmente a priori dalla sua idea. [... ] Lo svolgimento dei
f Note

e le lacune dei loro sistemi con ingredienti di nostra fabbricazione. Le grandi manifestazioni
del passato stanno per me troppo in alto, perché io possa credere di render loro un servizio,
concetti non soltanto è necessario nella filosofia, ma ne costituisce anche la storia; il qualora le traessi fuori dalle loro condizioni storiche e dai loro limiti. Simile falsa
progresso è stimolato dalla dialettica interna delle formazioni»; p. 50: il compito dei filosofi idealizzazione non le ingrandisce, ma le rimpicciolisce ai miei occhi. In nessun caso poi
«consiste appunto nell' aver tratto il razionale in sé dalle profondità dello spirito, dov' esso essa potrebbe condurre a quel fine, davanti al quale ogni preferenza per particolari persone
si trova dapprima soltanto come sostanza, come essenza interiore, e nell'averlo recato alla o scuole deve piegarsi: la verità storica», ZELLER I, I, pp. XIV-XV; come pure sono
luce, nell'averlo sollevato alla coscienza, al sapere; consiste, insomma, in un progressivo fondamentali, per la lezione di prudenza scientifica che ci danno, i passi che seguono
risveglio». Si veda anche alle pp. 14, 42, 67. sull'uso delle testimonianze e dei frammenti, specialmente per quanto riguarda i filosofi
17 Pensiamo specialmente alla difficoltà di una fondazione non contraddittoria del concetto
presocratici.
32 ZELLER I, I, p. 1.
di storicità in Hegel ed al rapporto tra sapere storico e sapere assoluto.
33 ZELLER I, I, p. 6.
18 HEGEL, Lezioni, p. 54: un pericolo, per chi tratta delle filosofie antiche, è certamente quello

«d'addebitar loro conseguenze e affermazioni ch'esse non fecero né pensarono». «È 34 ZELLER I, I, pp. 7-8.

certamente forte la tentazione di prestare ai filosofi antichi le forme della nostra rif1essione)~ 35 HEGEL, Lezioni, p. 78: «Non possiamo trovare il pretesto che la questione è troppo delicata,
(p. 56). «Non dobbiamo credere di poter trovare negli antichi la risposta agl'interrogativi né ricorrere a giri di parole o a scappatoie, di modo che nessuno in ultima analisi sappia
della nostra coscienza, agl'interessi del mondo odierno» (p. 57). che cosa s'è voluto dire».
19 HEGEL, Lezioni, p. 279.
36 ZELLER I, I, p. 8.

20 HEGEL, Lezioni, pp. 68-109. Per le stesse ragioni dev' essere escluso dalla storia della filosofia 37 ZELLER I, I, pp. 14-16. Cfr. anche pp. 17-21.
il mito: «In filosofia non si tratta soltanto di filosofemi in generale, di pensieri che siano 38 ZELLER I, I, p. 22.
contenuti impliciti in una rappresentazione qualsiasi, sibbene di pensieri espliciti, in quanto
39 ZELLER I, I, p. 24: «La condizione di libertà da preconcetti nello storico non consiste,
sono espliciti», p. 98.
21 WINDELBAND, St. d. filos., p. 20.
quindi, nell' esigenza che nella considerazione degli avvenimenti egli non porti con sé
assolutamente nessun presupposto; ma invece nell'esigenza che porti i presupposti
22 Ibidem. appropriati a tale considerazione. Chi non abbia alcun angolo visuale filosofico non è
23 WWDELBAND, St. d.filos., pp. 21-22. Sintomatico è che il Windelband a questo punto si tuttavia perciò privo in generale di qualsiasi angolo visuale; chi non si è formato alcun
riferisca esplicitamente alle antinomie della ragion pura di Kant, indicando proprio convincimento scientifico sopra le questioni filosofiche, ha su di esse un'opinione
nell'antinomismo un metodo per estendere «storicamente e sistematicamente» il risultato antiscientifica; e dire che non dobbiamo portar con noi nella storia della filosofia alcuna
di questo tipo di indagini. filosofia nostra propria, significa che per la sua trattazione dobbiamo dar la preferenza
24 WINDELBAND, St. d. filos., pp. 22-23.
alle concezioni antiscientifiche sopra i concetti scientifici)~.
4(1 ZELLER I, I, pp. 24-25.
25 WlNDELBAND, St. d. filos., p. 24.
41 Un elenco di epoca classica, datoci da Platone (Prat. 343 a), comprende i nomi di Talete
26 WWDELBAND, St. d.filos., pp. 13-14.
di Mileto, Pittaco di Mileto, Biante di Priene, Solone (questi figurano in tutti i cataloghl),
27 WINDELBAND, St. d. filos., p. 9. I corsivi sono nostri.
Cleobulo di Lindo, Misone di Chene, Chione di Sparta. Altre allusioni a tutti o a qualcuno
2B WlNDELBAND, St. d. filos., p. 39. di loro in Charm. 364 d; Hipp. ma. 284 C; Resp. 600 a.
29 WWDELBAND, St. d. filos., p. 39. 42 Per esempio in 5mB. fior. III 1, 172 = DK lO, 3.

30 MONDOLFO in ZELLER I, I, pp. VIII-IX. 43 Cfr. ROBlN, Pens, gr., p. 46.

31 Vale la pena di rileggere, dal momento che in genere alle prefazioni non si dedica quasi 44 DlCEARCO (fr, 28 FHG II 243 = fr. 30 Wehrli) ap. DIOG. LAERT. I, 40.

mai molta attenzione, questa pagina zelleriana: «Sono anzi, come prima, d'opinione che 45 Ehjmol. Magn. p. 772, 1647 = ARISTOT. n. tp~),.oa. fr. 5 Rose, Waizer, Ross.
la comprensione filosofica d'un sistema filosofico, la quale è pure qualcosa di diverso 46 Cfr. UEBERVVEG-PRAECHTER, p. 1; SNELL, Ausdriicke, passim.
dalla critica filosofica di esso, coincida completamente con quella storica. lo non chiamerò
47 HEROD. I, 29 sgg.
mai solida una trattazione storica, nella quale si mettano in fila dottrine e opinioni isolate,
senza preoccuparsi del loro intimo cehtro di gravità, senza indagare la loro connessione, 48 HEROD. IV, 95-96.

senza seguire le tracce del loro proprio intendimento, senza stabilire la loro relazione 49 HESYCH. onomatol. ap. SCHOL. PLAT. Resp. 600 c (= DK 80A3).
coll' organismo del sistema e commisurare a questo la loro importanza; ma mi guarderò
50 AliT. I 3, 8 (= Dox. 280 = DK 58 B 15). La notizia è probabilmente di fonte plutarchea.
sempre, per contro, dal far servire l'onorifico titolo di filosofia al sistema di spogliare le
51 DIOG. LAERT. IX 22 = DK 28 A 1.
manifestazioni storiche della loro determinatezza reale, d'imporre agli antichi filosofi
deduzioni, contro le quali la loro stessa voce leva protesta, e d'impastare le contraddizioni 52 Cfr. TERTULL. apologet. 50 = DK 29 A 19, e SCHOL. ad Alcib. I 119 a.

94 95
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Note

53 GELL. noct. atto XVII 21, 14 "" DK 31 A 9. 75 Cfr. PHIL05TRAT. V. soph. 19,4 = DK 82A1;PLUTARCH. Coni. prae. 43p.144 b-c = DK82A 1;
B 8 a.
54 PLUTARCH. Themist. 2 ;:;: DK 30 A 3.
76 [PLUT.J vito X orat. p. 838 D = DK 82A 17; SOPATER in Hermogenem ed. WalzRhetores Graeci
55 PLUTARCH. PericI. 26 DK 30 A 3.
VIII 23 = DK 82 B 3l.
56 ARISTOT. eth. Eud. 1247 a 17 ;:;: DK 42 A 2.
77PLAT. Menon 76 a sgg.:;;; DK 82 B 4; cfr. anche 'EAEV. eyKw[.L.15-17.
57 PHILOP. in phys. 31, 3 ;:;: DK 42 A 2.
78'EÀE'V. ÉyKW!l. 13.
58 SUrD. S. V. ;:;:DK 60 A 2.
79 PHILOSTRAT. V. soph.12;:;: DK 84A1 a; PLAT. Hipp. mai. 282 c= DK84A3; PLAT. Prot. 315 c-
59 Ibidem; cfr. PORPHIR. hist. philos. fr. 12, p. Il,23 = DK 60 A 3.
d = DK 84 A 2; XENOPH. simp. 4,62 = DK 84 A 4a.
60 SUID. S.V. "" DK 73 A 1.
80 SUID. s.V.; CrC. de orat. III 32,128 = DK 84 B 3.
61 IOSEPH. C. Ap. 1183 = DK 73 B 15.
81 AruSTOPH. nubes 360 = DK 84 A 5; cfr. SCHOL. ad ARISTOPH. aves 692. E interessante, in
62 DrOG. LAERT. IX 40 ;:;: DK68Al. questo scoliasta, il passo che segue: «A torto Callimaco elenca Prodico tra i retori; perché è
63 DroG. LAERT. IX 50 DK 68 Ala. evidente che in questi versi egli appare un filosofo». Dal che si deduce non solo che Prodico
64 SUID. S.V. DK 68 A 2. sia stato un qlLÀélaoc:poç qnJ01COç, ma, dal momento che pure un suo critico non tanto benevolo
come lo Scoliasta si rifiuta di collocarlo semplicemente ÉV'tolç pr,-copm, anche che la sua
65 Cunvf. ALEX. V 141 (II 421, 4) ;:;: DK22 B35. TI frammento è stato da alcuni ritenuto spurio,
fama di filosofo e saggio dovette permanere a lungo nell'antichità.
perché sarebbe in contraddizione con B 40, B 56, B 57, B 81, BIOS, B 106, nei quali è
82 Numerose le testimonianze; le si vedano in DK 84 A 9-19.
continuamente presa di mira la nOÀ'U!lu8Lll di Esiodo, Omero, Pitagora, Senofane, dal
momento che costoro, pur accumulando una notevole massa di nozioni, non sarebbero 83 THEMIST. or. 30 p. 422 Dind. :;;; DK 84 B 5. Cfr. anche SEXT. adv. math. IX, 18; PHILODEM. de

riusciti a trasformare la loro JtoÀ'U!lu8(1l in un'autentica sapienza (si veda anche DK I, p. piet. cr. 9, 7, p. 756; MINuc. FEL. Oct. 21,2.
159). TI PRAECfITER, in UEBERWEG-PRAECfITER, pp. 1-3, difende l'autenticità del frammento, 84 XENOPH. mem. II 1, 21-34:;;; ""Qpm = DK 84 B 2.
notando che una cosa è il «viel Wissen», che è pur sempre necessario al filosofo, altra cosa 85 PLAT. Hipp. mai. 281 a, 282 d-e, 286 a = DK 86 A 6, A 7, A 9.
la «Vielwissereh>, che è un sapere che non approda a nuna. In effetti, Eraclito non combatte
86 PliILOSIRAT. v. soph. I 11, 1-3:;;; DK 86A2.
il sapere in sé e nemmeno il sapere molte cose, quanto il non saper trar profitto da questo
sapere, il rimanere sordi e ciechi dinanzi alle cose che si hanno dinanzi, l'essere come 87 PLAT. Hipp. mai. 285 b :;;; DK 86 A 11.

dormienti nel mondo che ci circonda: il non riconoscere in fondo il logos - la legge la 88 PROCL. in Eucl. p. 272, 3 Friedl. = DK 86 B 21.
necessità la ragione il significato l'autenticità - delle esperienze quotidiane (e di questo 89 PLAT. Hipp. mai. 368 b = DK 86 A 12.
abbiamo numerose prove in BI, B 2, B 16, B 123, B 50, B 72, B 115, B 17, B 22, B 34, B 51, B
71, B 72, B 95, B 26, B 73, B 87, B 89). Del resto, è questa la stessa prospettiva che faceva dire 'o ABT, II 20, 15 = DK 87 B 26; AT, II 28, 20 = DK 87 B 27; ABT, II 29, 3 = DK 87 B 28,
ad HEGEL, Lezioni, p. 30: «Ciò che si maneggia e s'adopera senza esame, ciò di cui ci si serve 91 GALEN. de med. nom. = DK 87 B 29 a; POLLUX onomast. II 223 = DK 87836.
nella vita, è appunto ciò che è ignoto, se non si ha educazione filosofica»; oppure ancora: 92 .ARISTOT. phys. 185 a 14 = DK 87 B 13; cfr. anche SIMPL. phys. 54, 12; THEMIST. phys. 4,2.
« [ ... ] la tradizione non è una massaia, che si limita a custodire fedelmente quel che ha Naturahnente il metodo fu ampiamente criticato da Aristotele: cfr.an. posto 75 b 40; soph.
ricevuto e a conservarlo e trasmetterlo immutato ai posteri» (Lezioni, p. IO), «una congerie
di cognizioni non fa scienza» (Lezioni,p. 42).
I d. 172 a 4.

66 PLAT. Prot. 317b sgg. DK 80 A5. I! o;

94
OXYRH, PAr, Xln, 1364 ed, Htmt (coll, 1-7); n, 1364 (coL 2); XV 120, n, 1797 (coll, 1-2),
XENOPH. mem. 6, 13.
67 DIOG. LAERT. IX 50 = DK 80 A 1.
r 95.ARISTOT. soph. el. 165 a 21; cfr. anche metaph. 1004 b 16-26. Altrove si dice che i sofisti
68EUSTAlli. Od. 1547,53 (cfr. fr.146b Kock, S. II 253, 18):;;; DK80A11. Le testimonianze che discutono sull'accidente (m::pL'tò O'U[.LPfPllKOç), metaph. 1026 b 15; o sul non essere (metaph.
citeremo da questa fino alla nota 71 sono in genere polemiche e critiche: ciò non toglie che 1064 b 29); o si dice che cavillano con ragionamenti estranei all'argomento (aoc:pLsoVLm
da esse si debba pur dedurre il forte interesse di Protagora per il mondo naturale. à,ÀÀOL:pLmç AOYOLç), eth. Eud. 1218 b 23.

I
69 PLUTARCH. PericI. 36: si tratta di trovare il colpevole Ku-cà -còv op8o-cu'tOv ÀOyOV. 96 PLAT. Prot. 317-349; Menon 91 d.

70 SIMPL. phys. 1108, 18 ad AmSTOT. phys. 250 a 19. 97 PLAT. Apol. 19 e; Menon 70 a-b.
7l

72
ARISTOT. metaph. 997 b 32.
DIOG. LAERT. IX 52-54. I 98

99
PLAT. Symp. 117b; Apol. 19 e; Menon 96 d; Prato 341 a.
PLAT. Apol. 19 e; Hipp. min. 368 b.
PLAT. Cratyl403 e.
73 PHILOSTRAT. V. soph. 19,2 = DK 82 A 1. 100

74 DIODOR. XII 53, 1 (Arconte EucIes,427) = DK 82A4.


! 101 AruSTOT. n. cpLÀoa. fr. 5 Ross.

96
lli 97
LA NASClTA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GRECI Note

102 EL. ARIST. or. 46. 128 FLAT. Phaed. 96 a sgg.


103 PLAT. Theaet. 155 d. 129Per intendere meglio il rifiuto non soltanto dottrinale, ma anche psicologico, delle
104 PLAT. Resp. 521 b-535 a. dottrine dei qJLAOOO<pOL CPUOL1co(, e l'insignificanza delle loro speculazioni per colui che ha
105 PLAT. Resp. 376 bi Phaedr. 278 d-279 ai Euthyd. 274 e-275 a, 282 c-d, 306 e-3D7 Ci Prot. 335 deciso di «dedicarsi solo all' anima» e di «conoscere se stesso», sarà utile meditare su questo
d; Lys. 218 a-b. passo di sapore popolare del Fedone (96 c-e): «Infatti, prima di allora, credevo fosse chiaro a
chiunque che l'uomo cresce per il mangiare e per il bere. [ ... 1lo credevo, per esempio, di
106 PLAT. Resp. 479 d-480 a.
avere un'idea giusta e sufficiente quando, posto un uomo grande accanto a uno piccolo,
107 PLAT. Lys. 218 ai Symp. 202 a-b. costui mi appariva più grande non per altro. che per la testa. [ ... 1E ancora, [ ... ] mi pareva
108 PLAT. Phaedr. 278 d. che dieci fosse più di otto per il due che ha in più. [ ... 1- E ora, disse Cebete, qual è la tua
109 PLAT. ApoI. 28 e. opinione su queste cose? - Oh, disse, ben lontano io sono dal credere di conoscere la causa
di una qualunque di queste cose!».
110 PUT. Apol. 19 C.
130 Od. XVII, 218.
111 Ibidem.
131 PLAT. Lys. 214 a-d.
112 PLAT. ApoI. 20 d-e.
132 PLAT. Soph. 253 a~e.
113 PLAT. Prot. 343 bi Alc. 1124 bi Hipparch. 228 ei elit. 408 bi Phil. 19 c, 48 C.-di Timae. 34 bi
133 PLAT. Soph. 254 a.
Leg. XI 923 a.
134 PLAT. Resp. 477b; si veda tutto il passo fino alla fine del libro. È chiara a questo punto la
114 PLAT. A1c. I 129 b-132 b.
contraddizione tra questo passo ed altri passi platonici che pure abbiamo ricordato. Se nel
115 PLAT. Charm. 164 c-165 b.
Liside (218 a) e nel Simposio (202 a-b) Plato.ne aveva detto che il filosofo non è né ignerante
116 PLAT. Charm. 167 a. né sa tutto, e se, sulla base della Repubblica, la conoscenza si distingue dall'ignoranza e
117 PLAT. Phaedr. 229 e-230 a. dall' opinione, il campo d'azione del filosofo dovrebbe essere non la conoscenza (dio solo
118 PLAT. Epinom. 980 c-d. sa: Fedro 278 d) ma l'opinione. Ma, d'altra parte, nella stessa Repubblica (478 d-480 a), si
condanna la filodossia di contro alla filosofia. Ma queste sfasature, in Platone, non mancano,
119 Ibidem, d-e.
e questa è forse una delle ragioni della vivezza e del fascino della sua opera.
120 PLAT. Leg. X 888 e-907 d.
135 PLAT, Resp. 475 b.
121 PLAT. Soph. 242 e-243 b.
136 PLAT. Resp. 475 C.
122 Si tratta forse di Ferecide (VI sec.) o di Ione di Chio (V sec.).
137 ARISTOT. metaph. 982 b 10-24.
123 Alcmeone o Archelao di Atene (V sec.). 138 ARISIOT. metaph.l074 b 1~4.
124 Eraclito (cfr. DK 22 AlO).' 139 ARISIOT. poI. 1269 b.
125 Si tratta di Empedocle. 14D Cfr. anche ARISIOT. poI. 1260 b 13-20.
126 PLAT. Soph. 259 d-e: «[ ... ] il cercare di staccare ogni cosa da ogni a~tra n?n soltanto dire~ 141 AruSIOT. polo 1341 b.
che è uno sbaglio, ma anzi è cosa degna di chi è privo totalmente del dom delle Mu~e e d~
142 La stessa considerazione del mito come portatore di valori filosofici, espressi solo in
filosofia. [ ... 1Lo slegare ogni cosa da ogni altra è il più completo annullamento dI ogm
discorso». maniera più «piacevole», sarà per esempio ancora in PLuTARCH. de aud. poeto 1 p. 14 E: «ed
è chiaro comunque che i giovani godono molto di più e si mostrano ubbidienti e docili
127 Stranamente, e paradossalmente, questa posizione platonica potreb.be essere ~i~vv~cinat~
verso quegli argomenti filosofici che appaiono. trattati non filosoficamente e non troppo
all'tEpt 't'oD I-ti] ovwç di Gorgia: per l'Ate~iese com.e per. il ~e.nt~nese tut~l 1 dI~CorSI
seriamente. Per cui leggendo non solo le favole di Esopo e le invenzioni dei poeti, ma
sull'«essere», sui principi universali, sull'umtà, sono d1scorsi pnvi d1 senso, dIscorsI certo
anche l'Abari di Eraclide, il Licone di Aristone [di CeoJ e le dottrine sulle anime mescolate
ben fatti e conseguenti, ma che non ci toccano minimamente. Ma con questa f?ndamentale
ai miti si entusiasmano con piacere».
differenza: che mentre per Gorgia il discorso deve scendere dalle sfere dell astrattezza e
143 ARISIOT. poI. 1312 a 2.
dell'universalità e farsi concreto, vkino agli interessi mutevoli e reali dell'uomo, improntato
ad un conseguente empirismo, per Platone invece ~l discor~o sul nepL ."{;~D oV'wç, pur se 1441395 a 5.
deve continuare a cercare l'universale al di là del particolare,l eterno al dII~ del transeunte~ 145 ARISTOT. de gen. animo 756 b 6.

I
deve proprio perciò abbandonare la sfera della natura, dell' esterno a nOI, per cercare d1 146 n. XIX, 38.
risolvere il problema dell'uomo trovando il fondamento assoluto e trascendente della sua
147 AruSTOT. metaph. 1000 a 9-20.
mortale, relativa e temporale vita terrena.
148 AruSIOT. metaph.l071 b 23-26; cfr. 1075 b 24-26. Aristotele si riferisce qui probabilmente

98

l 99
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAl GRECI Note

ad Orfeo (DK 1 il 12), a Museo (DK2 B 14), ad Epimenide (DK 3 B 5), ad Acusilao (DK 9 B per natura. Perciò si dice che Anassagora e Talete e siffatti uomini sono sapienti e non
l, 3), ad Esiodo (theog. 116 sg.; op. 17). Un giudizio globale e negativo - ~ non ~roppo saggi, giacché si vede che non conoscono ciò che giova a loro stessi, mentre si dice che
generoso - sugli antichi filosofi, giuntoci ~~r via ind~etta: se,m,bra a:e.r pro~unCtato A~stotele conoscono cose eccezionali, meravigliose, difficili e sovrumane, ma inutili, giacché essi
nel suo Protreptico: «e così Aristotele, cnticando gli antichI filosofI, l qualI ~vevano r~tenuto non indagano intorno ai beni umani. [ ... ] La saggezza poi non è soltanto dell'universale,
che la filosofia, grazie ai loro sforzi intellettuali, era divenuta perfetta, d~ce che eSSI erano bensÌ deve conoscere anche i particolari: essa infatti riguarda l'azione, e l'azione riguarda
stati o sommamente stolti o infinitamente vanitosi, ma che eglI al contrano constatava che i casi particolari. [ ... ] Quindi la saggezza riguarda l'azione; cosicché essa deve sapere
essa in pochi anni aveva fatto un grandissimo progresso e che in breve tempo essa sarebbe entrambe le cose, l'universale e il particolare, ma soprattutto questo».
stata del tutto perfetta)(Crc. tuse, disp, III 28, 69 = ARISTOT. npo'tp. fr. 53 Rose; 8 Walzer, 153 ARISTOT. metaph. 982a 8-19; 982 a 32-b 2i 996 b.

Ross}. Notiamo qui di sfuggita che forse è proprio Aristotele il prm:o ~d usar~ que~ n~fast~ , 154 ARISTOT. metaph. 981 b 25-32.
canone storiografico del «non aver saputo ancora veder~), pe~, Cul g~ «errorI» d,el filosofi
m ARISTOT. metaph.1003 a 15; 1059 b 26; 1060 b 20; 1086 b 37; 1087 a 11-25; 1026 b 4; 1027 a
del passato consistono principalmente ~el non av~r prevl,sto CIO c~e SI sarebbe detto d~po
di loro non solo' ma i loro stessi «errorI» sono tali proprIO perche non sono ... le dottrme 20; 1064 b 31; 1065 a 4; 1077 b 34.
posteriori (in ge~ere quella di chi ~ que~ mo~ento sta parlando), ~n es~mpio di ciò è ,n,on 156 ARiSTOT. metaph. 1004 a 3.
solo nel passo ora citato, ma anche m tanti altn. Sempre restando nell ~~lto ~ella Me!afislCa, 157 AmSTOT. metaph.l026 a 18; cfr. 1059 b 14-21.
leggiamo per esempio che i primi filosofi non hanno fatto ~lt:o che hmltar~l a co~slderare 158 Cfr. ARISTOT. metaph. 1064 b 1-5.
solamente due delle cause (quella materiale e quella effICIente) che nOI - ArIstotele -
abbiamo distinto (985 a 11); «neppure quei pensatori sembrano essere .veram~nt: ~ 159 ARISTOT. rnetaph. 1026. a 18-32.
conoscenza di ciò che affennano; infatti non risulta che essi si servano di questi loro prmc[li)1, 160 ARISTOT. metaph. 1061 b 18-33. Si confronti, per la fisica come attività contemplativa, e

se non in minima parte» (985 a 16}i nessuno ha introdotto altre cause oltre ~uelle che nOI- quindi «filosofia seconda», 1025 b 19-29, 1037 a14-17; e ancora 1061 b 5-9 e 992 a 24-32,
Aristotele _ abbiamo precisato, anzi «tutti, in certo qual modo, sembra abbIano accennato dove si criticano invece 'quei filosofi «contemporaneÌl> (l'accenno è forse a Speusippo) che
proprio a quelle, anche se in maniera confusa» (988 a 20)i ne hanno parlato confusamente identificano filosofia e matematica invece di distinguerle, come va fatto. C'è un passo
«e, in un certo senso, tutte, da loro, sono state menzionate, mentre, in un altro ~enso, non della Fisica, però, dove si dice che questa scienza deve non solo conoscere <da materia» ma
sono state affatto menzionate. La filosofia primitiva, infatti, sembra che balbetti su tutte le in certa misura anche la forma e la causa finale e il fine: «Per chi si attiene, invero, agli
cose, essendo essa giovane e ai suoi primi passh (993 a 10~16). Con il che, se.~a ~ lato antichi l'oggetto della fisica potrebbe risultare essere la materia (in piccola parte, infatti,
vien fatto di pensare a quel brano del Sofista platonico (242 c-243 b) che gm a~bIam~ Empedocle e Democrito si accostano alla forma o al concetto!)i d'altra parte, però, se l'arte
ricordato e che presentava un atteggiamento analogo; dall'altro ven:ebbe la tent~zlOne. dI imita la natura ed è compito della medesima scienza conoscere fino a un certo punto la
indicare proprio nello stesso Aristotele la matrice di que~' altro ~tt:gglc:m~nto stonografIco forma e la materia [ ... ], certamente sarà compito anche della fisica conoscere entrambe le
che, in parte in Heget e poi in buona parte nella stonog:afia Ide~tlc?, ba~eva tanto nature. Inoltre, è compito della medesima conoscere la causa finale e il fine e quante cose
l'accento sull'ingenuità, sulla primitività, sui balbettamenti della pnma nflesslOne greca. sono in virtù di questi. r... ]
Fino a qual segno, allora, il fisico deve conoscere la forma e il
149 ARISTOT. de an, 407 b. concetto? Forse egli deve conoscere queste due cose allo stesso modo che il medico conosce
il nervo e lo scultore il bronzo, cioè fino al segno in cui ciascuna di esse riguarda il fine
150 ARISTOT. metaph. 993 b 19 sgg.
della sua scienza, e deve attenersi a quelle cose che sono separabili per forma, ma rientrano
151ARISTOT. eth. Nic. 1139 b 17. nella stessa materia? L'uomo, infatti, è generato dall'uomo, ma anche dal sole. Determinare,
152ARISTOT. magn. mor.1197b 3. Anche questa distinzione, però, non è così netta da separare però, la modalità e il concetto del"separato" è compito della filosofia prima» (AmSTOT.
compiutamente i due campi. Nella stessa Etica Nicomachea, in un P~SS? chepe~ò è al.quant? phys. 194 a-b).
incerto sia per la forma che per il contenuto (1141 a 21-b 23), nel distinguere Il sap1e~t? ~o 161 ARISTOT. metaph. 1005 a 29-36.
ompoç) dal saggio (6 <ppovq,wç) sia sulla base della «inutilità» della sapienza e dell~ «utilita) 162 ARIsTOT. metaph. 1005 b 5-11.
della saggezza, sia sulla base dell'attingimento dell'universale d~ par.t~ dell~ pnma e d~~
particolare da parte della seconda, Aristotele sembra sfumare e naVVlcrnare l due campI, 163 AmSTOT. metaph. 1060 b 31.
e sembra doversi intendere la eppovY]otç non solo e prevalentemente come conoscenza del 164 ARISTOT. metaph. 996 b 9 sgg.; cfr. 1059 a 18 sgg.
particolare, ma anche - in un senso più l~to - come la stessa scienza de1~'univers~e .(e in 165 ARIsTOT. eth. Nic. 1141 a 9-18.
questo caso si identificherebbe con la sofia), dal momento che non solo nguarda l aZlOne,
166 AmSTOT. metaph. 1004 a 34-b 9.
ma i principi stessi dell'azione, e i pri~cipi rap~resentano. senza ~ubbio l'universale.
Riportiamo comunque il passo: «la sapIenza tutti devono, dIre che. e la stess~, mentre la 167 PHlLOPON. in M·com. isagog. 1,1 = ARISTOT. n. <plÀOO. fr. 13 Rose; 8 Walzer, Ross.
saggezza è volta a volta diversa. Infatti si può chiamare saggezza il vedere ~ be~e n~ll~ 168 ELIAS in Porphyr. isagog. [e. A. G. XVIII 1] p. 3, 17-23 = AmSTOT. :rtp01:p. fr. 51 Rosei 2

cose particolari e in queste ci si rimette all'uomo saggio. Perciò anche alc~l1n arumah .Sl Walzer, Ross. Cosi anche nell' opera Dell'educazione, dove si dice che l'esser pieno di dubbi
dice che siano saggi, se appaiono avere una facoltà di provvedere alla loro VIta. [:~.] Da CIÒ è proprio delle nature filosoficamente dotate (PLUTARCH. quaest. conv. VII IO, p. 734 d =
che si è detto è chiaro che la sapienza è insieme scienza e intelletto delle cose plU eccelse ARTSTOT. n. nmb. fr. 62 Rosei 1 Ross). Ma cfr. ARISTOT. eth. Nic.1177 a 23-27, dove si dice, al

"d cl d" Navar ra


uniV"~S' a B.ibliotecas 101
100 Serv lCIO de
r
I Note

I
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI

contrario: « Pensiamo poi che alla felicità debba esser congiunto il piacere e si conviene cristallizzata nel corso dei secoli nella sapienza dei 8EOÀOYOL e perfino nei proverbi popolari,
che la migliore delle attività conformi a virtù è quella relativa alla sapienza; sembra invero
"Il sembra confermato da quest'altra testimonianza: «seppure anche il proverbio è cosa saggia.

II
che la filosofia apporti piaceri meravigliosi per la loro purezza e solidità; ed è logico che il E come potrebbero non esserlo tutte quelle che Aristotele dice tracce di un'antica filosofia,
corso della vita sia più piacevole per chi conosce che non per chi ancora ricerca il vero». andata perduta nelle immani catastrofi dell'umanità, ma che si sono salvate per la loro
169 J.AM:SL. protr. 6 p. 37, 2-22 Pistelli = ARISTOT. npm:p. fr. 4 Walzer, Ross,
concisione e per la loro acutezza?}) (SYNES. calvit. encom. 22 p. 85 C = ARISTOT.1t. cpLÀoa. fr. 13
Rose; 8 Walzer, Ross).
170 JAMBL. protr. 10 p. 54, lO-56, 12 Pistelli = ARIsTOT. npm:p. fr. 13 Walzer, Ross.
171 JAMBL. protr. 11 p. 56, 13-59, 18 Pistelli ARISTOT. npm:p. fr. 14 Walzer, Ross. I 191 Si'veda per questo problema la nota bibliografica del MONDOLFO, in ZELLER I, I pp. 35-39.

I
192 Sarà sempre utile riconsultare le pagine dello ZELLER a questo proposito e la equilibrata
172 ele. de fin. V 5, 12 = ARIsTOT. rtpm:p. fr. 18 Walzer, Ross. Nota sui rapporti fra la cultura e speculazione orientale e la filosofia e la scienza greca del MONDOLFO,
173 ARISTOT. de parto animo 640 b 5 sgg. in ZELLER I, I pp. 63-99.
174 ARISTOT. de part. animo 642 a 29-30. 193 HEROD. I 58, e aggiunge: «mi pare che nessun altro popolo dei Pelasgi, essendo barbaro,
175 ARIsTOT. polo 1341 b 33; cfr. anche poeto 1447 a 26-27. Che l'etica e la politica, del resto,

facciano parte a pieno titolo della filosofia, se non ne costituiscono addirittura la fase
suprema, si ricava - tra l'altro - da questo passo: «Poiché in tutte le scienze e arti il fine è
I abbia fatto mai così vasti progressi)}.
194 Si veda, fra i tanti esempi, HEROD. II 35, e 148 (dove si dice che tutte le costruzioni e le
opere d'arte dei Greci sono di gran lunga inferiori alle piramidi e al Labirinto degli Egiziani),
un bene e il bene più grande e nel più alto grado si trova in quella più importante di tutte,
che è appunto la scienza politica, [ ... ] tutti [ ... ] concordano coi trattati filosofici (o\' Ku-cà
cptÀoo<p(uv Àoym) in cui si sono stabilite conclusioni su questioni di etica>} (po!. 1182 b).
I 195 HEROD. 14. E bensì vero che altrove (I 135) Erodoto ci dice che i Persiani più di tutti gli
altri popoli amano accogliere usi forestieri, ma l'unico costume che hanno accolto dai

II
Greci sembra esser quello di praticare l'amore verso i giovani.
Altrove si dice che la legislazione e tutto ciò che riguarda il governo fa parte della ~~filosofia
196HEROD. II 91. Anche qui, però, subito dopo (II 92), la smentita: gli Egiziani che abitano le
dell'uomo}) (Yj rtEpì. 'tà av8pÙJmvu cpIÀOOOcpLU: eth. Nic. 1181 b 14-16).
paludi vivono - secondo l'uso greco - con una moglie sola.
ARISTOT. metaph.-983 b 1.
~
176
197 HEROD. I 134.
177 ARISTOT. metaph. 983 b 6-12. Ma si veda anche l'altro passo in 1069 a 27-29.
198 E non solo tra i popoli o le classi dominanti, bensì anche tra quelli soggetti: si pensi, per
ARISTOT. metaph. 983 b-20.

I
178
esempio, al ~(rifiuto» scambievole delle culture 'rappresentate dagli emigranti e dalle
179 Cfr. ARlSTOT. phys. 194 a 19. popolazioni dei paesi ospitanti.
180 ARlSTOT. phys. 191 a 20-25. 199 A proposito, per esempio, della questione della lingua, bisogna pur tenere presente la

181 ARISTOT. phys. 191 b 10. testimonianza erodotea (II 153-154) che non fa risalire a prima del VII secolo il contatto
182 ARISTOT. phys. 196 a-b. diretto delle due culture - egiziana e greca - attraverso l'utilizzazione di veri e propri
interpreti. Utile è anche la notazione che Erodoto fa (II 166-167) di un altro atteggiamento

II
183 ARlSTOT. phys.191 a 23. comune a Greci e a quasi tutti i barbari a proposito del lavoro manuale, ugualmente da
1M ARISTOT. de gen. et corro 314 a-b. tutti disprezzato e ritenuto indegno di uomini liberi: qui Erodoto nega esplicitamente che
185 ARISTOT, de ano 427 a-b. questa «consuetudine di vita» possa esser derivata dai barbari ai Greci o viceversa.
186 ARISTOT. de parto animo 640 b 4 sgg.: qui ci si riferisce ad Empedocle, Anassagora e 200 HEROD. Il 43-45.
Democrito. 201 HEROD. II 109.
187 ARISTOT. de parto animo 641 a 5. 202 La spiegazione di Erodoto è in contrasto con quella di Aristotele (metaph. 981 b 20-24):
188 ARISTOT. de parto animo 641 a 15.
189 ARIsTOT, de parto animo 641 a 29-b 13. Per la critica al materialismo ed all'assenza di
I
!
vedi al paragrafo seguente.
203 HEROD. II 118. Una certa credibilità al racconto dei sacerdoti egiziani sulle vicende di
finalismo degli antichi fisiologi, si veda tra l'altro questo passo: «È infatti la generazione ! Elena e sulla guerra di Troia, nonostante tutto, Erodoto sembra conferirla.
che si adegua alla essenza, ed è in funzione dell' essenza, e non questa alla generazione. I 204 HEROD. II 177.
Gli antichi studiosi della natura ritennero invece il contrario. La causa di ciò è che non
vedevano che le cause sono parecchie, ma soltanto la materia e il mutamento, e queste
! 205 HEROD. II 123.
Che è un problema quanto mai delicato, sia per la determinazione precisa della dottrina,
senza distinguerle, mentre non avevano preso in considerazione né l'essenza né il fine. tì 206

sia per l'attribuzione a questo o a quel pensatore, a questa o a quella scuola. Generalmente
Ogni cosa dunque esiste in funzione di un fine, e si produce sia per questa causa sia per le
,K si dice che è una dottrina orfico-pitagorica, che è una formula che dice tutto e non dice
rimanenti, e tutto ciò che è compreso nella essenza di ciascuna o è in funzione di un fine o
è il fine in vista del quale}) (ARrsOT. de gen. animo 778 b 7 sgg.).
190 ARISTOT, metaph. 983 b 27. E che Aristotele credesse ad un'«antichissima filosofia», ,Ii niente. Probabilmente è una dottrina orfica e non pitagorica, se è vero che nessuno l'attribui
ai pitagorici prima di Eraclide Pontico (III secolo a.c.), in un periodo in cui i confini e i
limiti tra orfismo, pitagorismo, platonismo, si andavano confondendo e perdendo. Sulla

I 103
102
I
J
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Note

questione si veda, fra l'altro, MADDALENA, Pitagorici, p. 351 e pp. 360-361; VARVARO, Studi, vantano di costituire una casta separata dalle altre e proprio per questo di conservare
voL l,p. 774. meglio di tutte l'antica saggezza e nobiltà di costumi, e nel Politico (290 d-e) si fa una
207 HEROD. II 121. critica abbastanza dura dell' orgoglio della casta sacerdotale egiziana, del suo sfrenato amore
del potere politico, dell'uso che fa della violenza, della sua natura servile per eccellenza,
208 HEROD. II 142-144.
236 ARlSTOT, meteor. 352 b 21.
2Cl9 HEROD, III 2,
237 ~RISTOT. poI. 1271 a-b.
210 ZELLER I, I, p, 40, n. 2,
238 ARrsTOT. poI. 1329 b,
2ll THuCID, I 82, 104, 135, 137; H 29; N 25 (qui i barbari sono, per esempio, i Siculi che

abitano i monti dell'interno e che scendono in massa per respingere i Messeni che stavano 239 ARIsTOT, poI. 1313 b 22; nel seguito si fanno però anche esempi di tiranni greci,
attaccando Nassa, ma non lo sono né i Messeni né i Nassi). 240 DIOG. LAERT. 18 :=: ARISTOT. n, cpLÀoa. fr. 6 Rose, Walzer, Ross,
212 THUCID. N 95, 241 PLIN. nat, hist. 30,3 =.AruSTOT, n, cpLÀ,oa. fr, 6 Rose, Walzer, Ross.
213 THUCID. IV 92, 242 ARISTOT. metaph. 981 b 20-24. Quest'idea degli uomirù che si dedicano alla filosofia dopo
214 THUCID. I 89, 97. Altrove invece si ha una vera e propria ammirazione, dove, per esempio, aver soccorso alle necessità della vita è presente anche altrove in Aristotele; si veda, per
si esalta il regno degli Sciti, rispetto al quale non v'è né in Europa né inAsia un altro regno esempio, ARlSTOT, npm:p. fr, 53 Rose; 8 Walzer, Ross = JAMBL. de comm. math. scient. 26 p. 83,
che per benessere civile e assetto politico possa stargli a paragone (H, 97). 6-22 Festa,
. 243 ZELLER I, I, p. 63.
215 THUCID, II 37,
244 MONDOLFO in ZELLER I, I, p, 45, Vero è che lo stesso Zeller si poneva il problema non
216 THUClD. I 6.
tanto di vedere l'origine orientale o meno della filosofia greca, quanto quello di «vedere se
217 TRUCID. I 130.
alla sua formazione abbian cooperato in genere dottrine orientali e fin dove si estenda
218 THUCID. I 132. quest'influsso straniero» (ZELLER I, I, p. 44),
219 THUCID. I 144, 245 Dove c'è da notare soltanto di passaggio che i due canoni storiograficidella «continuità»

220 TRUCID. III 56. o della «frattura)} possono essere ambedue corretti, ma anche ambedue unilaterali e sbagliati
221 THUCID. III 37-38, se usati con un' ottica ristretta e viziata da preconcetti: in tal caso il primo porterebbe ad un
appiattimento e ad un'insignificanza di qualsiasi posizione nuova e di qualsiasi mutazione
= Cfr, THUCID. II 41. di contesto culturale, mentre il secondo alla scoperta di una continua serie di «miracoli}} e
223 THUCID. II 40. di fatti in ultima istanza inspiegabili.
224 PLAT. Leg. H 656 b, VII 799, 246 DIODOR. V 64 = DK 1 A 15,

225 PLAT, Phaedr. 274 c; Leg. VII 819 a-b. 247 CALLlMACH. fr, 83 a Sclmeider.
226 PLAT. Resp, 435 e-436 a, 248 DIODOR. X 6 = DK 58 B 3.
227 PLAT. Leg, V 747 e. 249 DIODOR. I 16, 69, 81, 98.
228 PLAT. Phil, 18. 250 DrODOR. I 96,
229 PLAT. Phaedr, 274 e. 251 PLUTARCH. mor, 678 c,
230 PLAT. Leg. VII 819 b-d, 252 PLUTARCH. de Is, et Osir. cc, 56-57.
231 PLAT. Prot. 342 a-343 b. 253 Ibidem, C. 60,
232 Si veda, per esempio, in THUCID, IV 84 sgg, il non proprio breve discorso di Brasida 254 Ibidem, C. 42,
spartano prima dell'entrata in Acanto (424 a, C.) e l'ammiccante commento di Tucidide 255 Ibidem, C. 35,
stesso: «per essere Spartano l'eloquenza non gli mancava!»,
256 Ibidem, cc. 36-38.
233 PLAT. Tim. 21 e sgg,
257 Ibidem, c. 40. Su questo parallelismo, cfr. ancora C. 41,44, 69, 75, 78.
234 L'orgoglio «nazionale» prevale, nonostante tutto, sull'ammirazione per la società
258 T.C.P. n. 21, Aeolus.
conservatrice dell'Egitto?
259 PLUTARCH, de Is, et Osir. C. 45.
235 Per non considerare la contraddizione, con questo racconto così ... ieratico, eli altri passi

platonici che lo smentiscono, e su punti di non piccola importanza, Qui i sacerdoti egiziani 260 Ibidem, cc. 46-47.

si vantano di aver scoperto e usato per primi la scrittura, e nel Fedro (275 a) la scrittura 261 Ibidem, c. 48,
viene criticata come produttrice di una aocpLuç 86;u e non di UA:llBELU; qui i sacerdoti si

104 105
LA NASCITA DELLA FILOSOFIA VISTA DAI GRECI Note

262 Ibidem, c. 48. 28!l CLEM. ALEX. paed. III 11.


263 Ibidem, C. 71. 281 CLEM. ALEX. paed. II 1.
264 PLUTARCH. de Is. et Osir. c. 66. 282 CLEM. ALEX. potr. c. 53.
265 Ibidem, c. 11. 283 La notizia è riportata da CLEM. ALEX. in EUSEB. p.e. IX 6, 9.
266 T.G.F. n. 354. 284 Cfr. per questo MARTANO, Numenio, pp. 84-98.
267 PLUTARCH. de Is. et Osir. c. 20. 285 MARTANO, Numenio, p. 14.
268 PLUTARCH. de Is. et Osir. c. 31. 286 La si ricava da EUSEB. p. e. XIV 4, 5; cfr. MARTANO, Numenio, pp. 71-72 n. 3.
269 Ibidem c. 67. 287 PLAT. Phaedr. 275 b-c.

270 Ibidem c. lO. 288 L. ROBIN, Storia del pensiero greco, tr. it. di P. Serini, Milano 1962.
271 CLEM. ALEX. protr. c. 12 Stahlin. È interessante notare che tutto il discorso di Clemente 289 FRANKFORT e altri, La filosofia prima dei Greci, tr. it. di E. Zolla, Torino 1963.
sui miti non ha ormai più niente a che vedere con quell' attenzione e quel desiderio di 29{) J.-P. VERNANT, Mito e pensiero presso i Greci, tr. it. di M. Romano e B. Bravo, Torino 1965.
capire e di spiegare che erano propri, come abbiamo visto, di Erodoto e dello stesso Plutarco: 291 E M. CORNFORD, From Religion to Philosophy, London 1912; Principium Sapientiae, Oxford
il suo riferire miti e misteri greci, indugiando a volte anche (morbosamente?) sui particolari
1952.
più scabrosi, è finalizzato «ideologicamente» ad una critica radicale delle religioIÙ pagane
292 Vedi sopra a III.1., III.2., IIl3.
e ad una esaltazione della religione cristiana. «Per conto mio, questi uomini, padri di empi
miti e di perniciosa superstizione, io li chiamerei originatori dei mali, poiché furono essi 293 B. FARRINGTON, Storia della scienza greca, tr. it. di G. Gnoli, Milano 1964.
che piantarono nella vita umana quel seme di male e di rovina che sono i misteri }} (protr. 294 Vedi sopra a H.4. e II.2.
c. 12 StahIin). Dopo aver svolto una critica radicale dei misteri (c. 12 sgg.), di fronte ai 295 Zeller I, I, pp. 49 e sgg.
quali perfino gli «ateÌ>} Evemero, Diagora e Ippone erano preferibili, perché purnon avendo
«conosciuto la verità stessa, [ ... ] almeno hanno sospettato l'errore}), Clemente conclude 296 M. L. WEST, Early Greek Philosophy and the OrientI Oxford 1971.
che «punti estremi dell'ignoranza (à!J.u8(u) sono dunque l'ateismo e l'adorazione dei 297 Vedi sopra a IIl1., 11l3.

demoni» (c. 18). Anzi, migliori delle greche sono addirittura le divinità degli Egiziani che, 298 E. PACI, Stona del pensiero presocratico, Torino 1957.
«sebbene siano degli animali, non sono adultere, non sono lascive e neppure una di esse 299 Oltre il lavoro già citato, si veda J.-P, VERNANT, Le origini del pensiero greco, tr. it. di E
va in caccia di piaceri che siano contro natura}) (c. 29). Naturalmente, a questo atteggiamento
Codino, Roma 1976.
di critica radicale, si accompagna in Clemente quell' altra sua tipica concezione di uno
300 Vedi sopra a III.1.
sviluppo, bene o male, di un Àoyoç e di un' 6.À1l8uu che si esprimono a sprazzi nelle dottrine
dei pagani - naturalmente, di alcuni pagani - per trovare poi la loro piena e completa 301 G DE' SANTILLANA, Le origini del pensiero scientifico, tr. it. di G. De Angelis, Firenze 1966.
estrinsecazione nel cristianesimo: «I Greci, infatti, avendo indubbiamente ricevuto talune 302 S. SAMBURSKY, Il mondo fisico dei Greci, tr. di V. Geymonat, Milano 1967.
scintille del Verbo divino, abbiano [pure] fatto sentire solo pochi accenni della verità, 303 J. BURNET, Early Greek Philosophy, London 1892.
testimoniano la potenza di essa che non è stata nascosta; ma insieme, d'altra parte, rivelano
la propria debolezza, perché non giunsero fino al termine» (c. 57). E ancora, dopo aver 304 P. TANNERY, Pour l'histoire de la science helléne, Paris 19302 .
riportato dei passi di Cleante e di Pitagora, Clemente conclude: «Bastano anche queste 305 Vedi sopra a II.4., III.2.

cose, riferite dagli stessi pagani per ispirazione di Dio, e da noi scelte, come una guida verso la 306 Cfr. G. VASARI, Opere, val. W, Firenze 1906, e Trattato della pittura, Lanciano 1924.
conoscenza di Dio, a colui che è capace, sebbene in piccola misura, di scorgere la verità (c. 307Così E. GARIN, Universalità di Leonardo, in Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano,
55). Bari 19722, p. 95.
272 CLEM. ALEX. protr. c. 48.

273 Ibidem c. 49.

274 Ibidem c. 50.


275 ANTISTH. fr. 24 Mullach EP.G. II, p. 277.
276XENOPH. memor. W 3,13-14.
277 CLEM. ALEX. protr. c. 54.
278 CLEM. ALEX. strom. 312 c, 320 a.
279 CLEM. ALEX. strom. 274 b.

106 107
Appendice

Può ANCORA T ALETE


ESSERE CONSIDERATO IL «PRIMO FILOSOFO»?
r
Crediamo sia utile, prima di affrontare direttamente la nostra
domanda, annotare alcune indicazioni di carattere metodologico, a nostro
avviso estremamente importanti sia per inquadrare meglio il senso
proprio della domanda stessa, sia, più in generale, per cercare di fissare
il più chiaramente possibile il senso della nostra opera di ricostruzione
di epoche o di concezioni tanto lontane dalle nostre, come appunto i
primi secoli della cultura ~(filosofica» e «scientifica~~ dei Greci,
La lettura del passato è un fatto costante della nostra cultura - anzi
di ogni tipo di cultura - e non sembra che l'incalzare ed il potenziarsi
degli aspetti tecnici e tecnologici in una civiltà attenui od annulli
quest'esigenza. Leggere il passato per comprendere il presente può essere
l'espressione del bisogno di individuare nessi e costanti nella storia
dell'uomo e delle sue idee, di valutarne la consistenza, di verificarne la
validità; può essere quindi l'espressione del bisogno di rifuggire da
qualsiasi giudizio sul nostro presente che sia improntato al nostro
impulso (più o meno velleitario) del momento, al nostro slancio
sentimentale e passeggero, alla nostra esigenza individualistica; in una
parola, al bisogno di rifuggire da una visione, tanto per usare il linguaggio
hegeliano, che in fondo è «astratta», per ritrovare invece e riaffermare la
necessità del vitale e concreto nesso particolare-universale. Ma la lettura
del passato può anche avvenire - e purtroppo avviene ancora - perché
si vuole "dimenticare» il presente ed i problemi che in esso urgono, perché
si intende, se non ritornare, almeno rifugiarsi in un mondo ormai
scomparso che assume il valore di un asilo, agognato per i valori che in
esso si vedono o si credono di vedere affermati. Anche questo secondo
tipo di lettura del passato è in fondo espressione di una esigenza del
presente, ma molto spesso le letture di questo tipo ci offrono degli esempi
chiarissimi di come spesso chi parla non fa altro che monologare:
aspirazioni, sentimenti, concetti, idee, che lo studioso crede di scoprire
nel libro - nel documento - che ha dinanzinon sono altro che aspirazioni,
sentimenti, concetti, idee suoi propri e che appartengono soltanto a lui.
Una lettura del passato quindi che sia tale in maniera autentica - una
Apparso in Miscellanea di studi classici in onore di E, Manni, Giorgio Bretschneider, Roma lettura che sia «storica» o «storicamente accettabile» - deve sforzarsi
1980, Tomo II, pp. 395-411. soprattutto di evitare tre pericoli.

111
Può ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL «PRIMO FILOSOFO»? Appendice

1. OPERARE ANACRONISMI dell' «altro», del «diverso», di ciò che non quadra con il disegno prefissato
Dove per anacronismo non si intende tanto l'invertire date o fatti, e con le tesi assunte: in una parola la validità di uno schema e di
quanto l'operare trasposizione di tematiche, di atteggiamenti mentali, un'interpretazione si ha speciaimente laddove esso nella sua legittima
di impostazioni culturali. In genere questa trasposizione avviene quasi opera di semplificare e di raccordare non perde il contatto con
sempre dal presente al passato, nel senso che questo viene visto l'individuale e lo specifico, cioè con la complessità della realtà culturale
esclusivamente in funzione di quello, nel senso che questo prepara e perciò alla quale si sta applicando.
non è ancora, ma preannunciao precorre quello. È un modello di «storicità
malintesa» che funge in questo caso, ed il pericolo è quello di perdere lo 3. OPERARE ASSOLUTIZZAZIONI
specifico e l'autentico di un' epoca, di un fatto o di un documento. Un Non si può ritenere di riflettere sul passato, di capirlo e di assimilarlo
esempio dell'anacronismo di questo tipo, che potremmo chiamare considerando «definitiva» una qualunque soluzione. L'opera di
positivo, è un' affermazione del genere: «La tesi di Talete che l'acqua è il comprensione e di assimilazione non è mai un' opera compiuta, un' opera
principio e la causa di ogni cosa è una tesi in fondo errata perché tiene che raggiunge risultati dati una volta per tutte. Sia nel campo storico,
conto soltanto della causa di tipo materiale e trascura altri tipi di cause, come in quello filosofico, come in quello scientifico il lavoro non è mai
come quella formale, quella efficiente, quella finale». È a tutti noto che terminato: ogni nuova acquisizione, ogni nuova conoscenza, sia pure
affermazioni anacronistiche di questo tipo si trovano spesso nell' opera quando non rimettono in discussione risultati già acquisiti o addirittura
e nei giudizi di Aristotele. Ma la trasposizione può anche avvenire in «pacificamente» riconosciuti, rendono però sempre necessario un lavoro
senso inverso (e l'anacronismo risultare, per così dire, negativo), quando di ricognizione, di rifondazione e di ripensamento, che porta a nuovi
ci ostiniamo a non vedere la novità emergente da un contesto angoli visuali, a nuova intelligenza di sistemi anteriori, a nuove scoperte
formalmente tradizionale. Un esempio di anacronismo negativo è cii connessioni e relazioni. Non assolutizzare il senso della propria ricerca
un' affermazione di questo tipo: «La tesi di Senofane secondo la quale significa perciò non soltanto non affermare ingenuamente di ritenere
gli uoInini sono fatti di terra e di acqua non è altro in fondo che la ripresa verità assolute i risultati della propria ricerca, ma soprattutto essere
del vecchio mito di Pandora narrato da Esiodo ne Le opere e i giorni, coscienti che ogni «risultato» ottenuto, ogni «punto fermo» stabilito in
secondo il quale Efesto crea la prima donna, Pandora, impastando della tanto sono validi in quanto riescono a porre nuovi problemi e ad aprire
terra con dell'acqua e dandole forma». È a tutti noto che affermazioni nuove vie d'indagine. Una ricerca non assolutizzante, una ricerca
anacronistiche di questo tipo cominciano di nuovo a riaffiorare in recenti «aperta» in questo senso è in effetti la vera ricerca «storica», perché in
saggi di storiografia antica. Nell'anacronismo positivo si compie 1'errore definitiva affonda le sue radici in esigenze sociali e individuali che
di portare il presente nel passato; nell' anacronismo negativo si compie cambiano continuamente, in un «tempo presente» che continuamente
l'errore inverso di prolungare il passato nel presente. impegna l'uomo a trarre nuove lezioni da quel mondo opaco che è il
suo passato, ed illuminano di nuove luci per poter più consapevolmente
2. OPERARE SCHEMATIZZAZIONI proiettarsi nel «suo» futuro.
Lo schema è assolutamente necessario alla scienza; l'errore consiste
nel sovrapporre lo schema ai fatti, nel costringere questi in quello, Queste indicazioni metodologiche, che crediamo valide per una
laddove al contrario è necessario sempre che lo schema sia verificato ricerca su qualsiasi campo della storia umana passata, acquistano un
dai fatti. Lo schema - cioè l'interpret!1zione - deve «dar conto» dei fatti, particolare rilievo proprio se intendiamo analizzare fenomeni culturali
come si dice, nel senso che deve costituire la loro «trama»,la loro «chiave di epoche temporaimente tanto lontane dalla nostra, come è appunto il
di lettura»; non deve sovrapporsi ai fatti, come pure si dice, nel senso caso di questa nostra analisi, che vuole cercare di mettere in luce il
che non deve dichiararli «illegibili» o «confusi» allorquando essi non significato di un sapere filosofico e di un sapere scientifico nella cultura
rientrano in regole solo nostre. La validità di uno schema - cioè di greca del V-IV secolo a.c., le loro connessioni, il loro costituirsi autonomo
un'interpretazione - si ha specialmente laddove esso renda conto di fronte ad altre forme di «sapere» molto più antiche o ancora ad essi

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contemporanee.-Ed infatti, nel momento in cui noi parliamo di «scienza» traslitteriamo ancora in teoria), episteme (che traduciamo con conoscenza,
e di ,<filosofia» riferendoci ad una cultura di 2500 anni fa, la prima abilità nell'applicazione, nello studio), perì physeos historia (che
domanda - legittima - che possiamo porci è: siamo proprio sicuri che traduciamo con ricerca, indagine, studio della natura). Ora, se è vero
ciò che noi intendiamo con filosofia e scienza è lo stesso di ciò che che l'uso di questi termini avviene in contesti tali che ci inducono a
intendevano quegli antichl Greci? In effetti una distinzione tra ciò a cui tradurli col nostro termine di «scienza» senza in fondo falsare o alterare
pensiamo noi quando parliamo di scienza e filosofia e ciò a cui p,,;,savano il senso e la valenza di quelle esperienze culturali, è anche vero d'altra
i Greci dovremmo pur farla: il non farla comporterebbe proprIO 11 cadere parte che ciascuno di questi termini, pur indicando ricerche e
in una delle prime due forme di anacronismo che prima abbiamo indicato procedimenti intellettuali che noi non esiteremmo a chiamare
come errori da evitare. Ma noi crediamo che sia più opportuno e in «scientifici», non corrisponde letterahnente e pienamente al significato
definitiva più corretto non premettere al nostro discorso questa che noi diamo al nostro concetto di scienza. Tant'è vero che molti degli
distinzione, bensì farla emergere dalla discussione stessa e dagli esempi autori antichi ai quali noi - sia pure legittimamente - diamo il nome di
che faremo. Tenendo fermo però un punto: che la distinzione - pur scienziati non solo avevano idee diverse sui metodi e sugli oggetti delle
necessaria - non potrà mai essere assoluta, non potrà mai cioè separare proprie analisi, ma addirittura, come vedremo, si criticavano l'un l'altro
due gruppi di entità culturali assolutamente imparagonabili tra di loro. rimproverandosi proprio di non essere «saggi» o «filosofi» o «fisici~>.
E ciò per due ordini di motivi. Una prima ragione è costituita dal fatto Diverso è il caso di filosofia: il termine compare, probabilmenteper la
che se ci trovassimo di fronte, per dir così, a due grandezze prima volta, in un contesto autentico del Vsecolo a.c., precisamente in
incommensurabili, non potremmo neanche affrontare il problema, perché un frammento di Eraclito di Efeso, che afferma la necessità per i filosofi,
insolubile per principio. La seconda ragione è costituita dal fatto che - di essere «esperti di molte cose».1 Comunque, il termine sta ad indicare,
inevitabilmente - il nostro intelletto è portato ad istituire analogie, in nello sviluppo della riflessione greca tra il VI ed il V secolo, atteggiamenti
positivo o in negativo (per contrapposizione), ed in quest'opera noi non diversi e, quel che più conta, comprende campi di indagine che poco
possiamo mai abbandonare la nostra ottica (nel caso, il nostro concetto hanno a che fare con quelli che noi oggi comprendiamo sotto il termine
di scienza e di filosofia). Possiamo, sì, e dobbiamo correggerla con una di "filosofia».
metodologia storica nel senso cui prima abbiamo sommariamente Tanto per fare solo qualche esempio, in una rapidissima panoramica,
accennato, con l'assumere cioè quell' atteggiamento non preconce~to che ricordiamo la tradizione che attribuisce a Pitagora di Samo, per la prima
ci rende capaci di riconoscere il «diverso»: ma questo dwerso, volta, il termine di filosofo; e la sua "filosofia» comprendeva la retorica,
necessariamente, sarà sempre omologo al nostro. llnostro discorso, quindi, la matematica, la geometria, la ricerca sugli astri e l'indagine dell'anima.'
procederà su questo duplice binario del distinguere e del riconoscer~. . . La filosofia di Senofane di Colofone era un discorso sugli dèi teso ad
Filosofia e scienza: non solo assistiamo nella cultura greca delle onguu una loro più rigorosa detenninazione concettuale cii contro alla tradizione
ad un processo continuo di agglutinazione in maniera diversa ed in tempi religiosa e mitica, ma era anche una ricerca sulla natura (sua è la tesi
diversi di diversi significati intorno ai due concetti, ma addirittura il della infinità dei mondi, un'infinità di terre ed una infinità di soli che
nostro termine «scienza» non compare affatto nella lingua greca: scienza vivono le loro trasformazioni nell'unità del cosmo),3 era una ricerca che
in effetti è categoria non antica, ma moderna. Eppure noi diciamo, e a noi oggi chlameremmo di geologia o di paleogeografia o di paleontologia
nostro avviso a ragione, che la scienza è nata in Grecia. In effetti (sua è la tesi che dall' osservazione di resti fossili di animali acquatici in
traduciamo col nostro termine scienza parole e concetti greci a volte anche contesti terrestri o montani bisognava concludere all' affermazione di
completamente diversi: i Greci usavano i termini sophia(che noi una continua trasformazione dei mondi e delle condizioni di vita in essi),'
traduciamo con sapienza, saggezza, conoscenza), phzlosophla (che nOi era una ricerca, infine, che riguardava l'uomo come specie animale
traduciamo con amore del sapere, amore della conoscenza, o non omogenea alle altre (sua è la tesi che tutto ciò che nasce e cresce, in una
traduciamo affatto e traslitteriamo, semplicemente, in filosofia), theoria parola tutti gli esseri viventi, sono composti di terra e di acqua, ed anche
(che noi traduciamo con riflessione, speculazione, contemplazione, o l'anima dell'uomo è composta di terra e cii acqua).' TI "filosofo» Senofane,

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il «teologo» Senofane era anche dunque un «fisico», come lo chiama Questioni intorno ai suoni, Questioni intorno agli animali, Questioni intorno
infatti Strabone,6 nel senso più vasto del termine. alla calamita, Sulla tangente al cerchio e alla sfera, Sulla geometria, Numeri,
Così il filosofo Parmenide si preoccupava non soltanto di determinare Proiezioni, Geografia, Dei ritmi e dell'armonia, Sulla poesia, Su Omero ovvero
le condizioni metodologiche indispensabili per giungere a conclusioni sulla proprietà dell' espressione e le locuzioni dialeltali, Prognosi, Della pittura. 19
vere in ogni campo di ricerca,7 era quindi tm metodologo, ma anche di Una tale straordinaria ricchezza d'interessi, una tale apertura mentale
stabilire il corso delle stelle e dei pianeti, 8 di stabilire le norme che e curiosità scientifica verso ogni campo dell'umano sapere fecero ben
presiedono alla formazione del feto nell'utero materno,' di stabilire le presto di Democrito una figura leggendaria per sapienza fin
norme che regolano la determinazione del sesso del nascituro,t° di dall'antichità, tanto da fargli attribuire l'epiteto di «lottatore»20 o
stabilire le norme che governano la formazione della mente e del pensiero addirittura di «sapienza»,'1 e spiegano inoltre l'ostilità di Platone, per il
nella specie umana;l1 era quindi un astronomo, un biologo, un quale la filosofia deve abbandonare ogni ricerca intorno alla natura e
embriologo, un fisiologo. dedicarsi allo studio della virtù e di ciò che è utile alla vita, cioè della
Così, più tardi, i sofisti, che secondo la tradizione sono coloro che si politica." TI quale Platone, mentre «fa menzione di quasi tutti gli antichi
occupano soltanto di retorica e di ragionamenti eristici, abbracciano filosofi, non ricorda mai il nome di Democrito, neppure là dove proprio
ancora nella loro «filosofia» quasi tutti i campi dell'umano sapere: dovrebbe polemizzare con lui, ben sapendo che si sarebbe cimentato col
Protagora è l'uomo che insegna etica e politica,12 ma si occupa anche di migliore dei filosofi»;23 secondo Aristosseno24 addirittura egli avrebbe
fisica, di giurisprudenza, di fisiologia, di geometria, di grammatica;13 voluto bruciare tutte le opere di Democrito, ma ne fu dissuaso dai
Gorgia, abilissimo oratore e uomo politico, è studioso della sfera celeste, pitagorici Amicla e Clinia, che lo convinsero solo facendogli osservare
della fisiologia dell'uomo;" Pradico, abilissimo oratore politico, è che quei libri ormai erano nelle mani di moltissimi. 25 Viceversa, la
ricordato esplicitamente come professore di «filosofia», ma questa straordinaria capacità di indagare e di penetrare nel cuore dei problemi,
comprende lo studio della natura, i fenomeni celesti, la grammatica, la il possesso quindi del metodo scientifico e l'importanza dei risultati
linguistica, la morale, le origini della religione;15 Ippia, uomo politico, è raggiunti in ogni campo della theoria sulla physis, cioè dello studio e della
scrittore di astronomia; di musica, di metrica, è esperto di pittura e di scienza della natura, da parte di Democrito, ci sono autorevolmente
scultura, di storia, è specializzato nella storia delle colonie, delle antiche testimoniati da Aristotele, per il quale sembra che nessuno degli antichi
città e delle lora costituzioni, è matematico e geometra, oltre ad essere sia stato mai in grado di superare l'aspetto superficiale delle cose in un
tanto valente artigiano da fabbricarsi da sé anelli, sigilli, mantelli, fibbie, qualsiasi problema affrontato, tranne appunto il solo Democrito. 26
tuniche, che eguagliavano in bellezza i più ricchi manufatti persiani;16 Questa rapidissima indagine ci porta dunque a concludere che gli
Antifonte è scrittore di fisica e di astronomia, di anatomia e di fisiologia, ambiti degli interessi e dei problemi che noi includiamo sotto le etichette
è valente matematico e geometra, pensatore politico ed eticoP di «filosofia» e di «scienza», che per noi oggi sono ambiti distinti e
Ed infine, il dilosofo» Democrito si occupa di tanti e tali problemi separati, per i Greci vissuti fino alla prima metà del IV secolo erano invece
che il solo elenco delle sue opere, anche se ne espungiamo alcuni titoli strettamente connessi ed indistinguibili. Se ciò però risponde ad una
quasi sicuramente spuri, farebbe tremare le vene e i polsi a qualsiasi parte del nostro quesito, e precisamente cosa fosse per i Greci di quel
filosofo e scienziato od anche al cosiddetto «uomo di cultura» di oggi, periodo cultura scientifica e cultura filosofica, resta ancora da esaminare
sempre comunque superspecializzato. I titoli dei suoi libri, che sono un altro aspetto del problema. Ammesso dunque che quegli uomini,
secondo la tradizione 70,18 comprendono argomenti storici e logici, etici, facendo scienza e filosofia, si occupassero dello stesso oggetto di indagine
fisici, matematici, musicali, tecnici, medici, astronomici, grammaticali: di cui ci occupiamo noi oggi quando facciamo scienza e filosofia -
basterà citarne solo alctmi per farsi un'idea di cosa fosse la «filosofia» separando però i campi e suddividendoli inoltre molte volte all'interno
democritea: la Grande e la Piccola Cosmologia, Della virtù, Sul benessere, di ciascun ambito -, basta questo semplice fatto ad autorizzarci a parlare
Sui pianeti, Sulla natura, Dell'anima, Dei sapori, Dei colori, Dei cambiamenti di una «scienza~~ e di una «filosofia» in quella cultura?
di forma, Dei ragionamenti, Questioni astronomiche, Questioni atmosferiche,

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In altre parole, basta !'identità dell' argomento a giustificare la secondo tratto distintivo è «1'esercizio del dibattito», cioè il fatto che
trasposizione nel passato delle nostre categorie di scienza e di filosofia? «molti dei primi filosofi greci conoscevano e criticavano le teorie altrui»,30
È un problema, questo, molto importante dal momento che, com'è a Di questo fatto abbiamo molti esempi: Senofane che critica dottrine
tutti noto, di quegli stessi argomenti si occupavano in fondo, popolari e miti della tradizione; Eracito che critica Senofane e Pitagora e
precedentemente o contemporaneamente agli uomini che abbiamo le assurde concezioni di poeti quali Omero ed Esiodo; Parmenide che
ricordato, la mitologia tradizionale, la religione, i poemi di Omero e di critica dottrine pitagoriche e del cosiddetto «senso comune»; Empedocle
Esiodo. In altre parole ancora, abbiamo la possibilità di distinguere, ed Anassagora che riprendono le dottrine parmenidee ed operano una
poniamo, il mito di Deucalione e Pirra sull'origine del genere umano forte critica delle teorie di poeti e indovini a loro precedenti e
dalle vedute che sullo stesso argomento hanno un Parmenide, un contemporanei. Tutto ciò è effettivamente significativo di un aperto
Empedocle ed un Democrito? O dobbiamo assimilare i due tipi di risposte antagonismo tra le concezioni di questi cosiddetti presocratici e quelle
e concluderne o che scienza in effetti c'è sempre stata, e non solo nella dei loro predecessori. Per dirla ancora con il Lloyd, la «tematica
cultura greca precedente i filosofi-scienziati del VI-V secolo, ma anche dell' antica mitologia mediorientale o greca includeva interrogativi
nelle culture pregreche; o che, per lo meno fino a Platone e ad Aristotele, sull'origine del mondo, sulla rotazione del sole intorno alla terra, o sul
di filosofia e di scienza non si può parlare, risolvendosi la cultura dei sostegno della volta celeste, ma ogni mito relativo a un singolo tema era
cosiddetti presocratici ad una più o meno tradizionale sophia, o sapienza, autonomo rispetto agli altri [... ] quando un cantore narrava uno di questi
mitica o mistica, o mitica e mistica insieme? Tutt' e due queste vie, comIè miti non era obbligato a prestare attenzione alle altre credenze [".] e
noto, sono state seguite, ed i risultati raggiunti (di una cultura sapienziale difficiimente sarebbe stato turbato dalla loro incompatibilità. E si può
protraentesi fino al IV secolo o di un' estensione della categoria di scienza pensare che non avvertisse il contrasto esistente fra la propria spiegazione
alla civiltà, per esempio, egiziana ed a quella mesopotamica) appaiono e le altre».'! Al contrario, se torniamo agli antichi filosofi greci,
a volte puramente fantasiosi ed artificiosi, a volte invece degni della «riscontriamo una differenza di fondo: molti di loro affrontano gli stessi
massima attenzione e capaci di aprire nuove prospettive storiografiche problemi e indagano sui medesimi fenomeni naturali, ma col tacito
o di illuminare di nuova luce vecchi modi di impostare il problema." presupposto che le diverse teorie e spiegazioni da essi proposte sono in
Personalmente, siamo convinti che quell' assimilazione non possa farsi diretta competizione. Quello che li spinge è la ricerca della spiegazione
e che i «presocratici» abbiano aperto effettivamente la strada alla ricerca migliore, della teoria più adeguata, e sono quindi costretti a valutare il
scientifica e filosofica, nel senso che hanno avuto per la prima volta nella fondamento delle proprie idee, le prove e gli argomenti in loro favore,
storia delle culture l'intuizione, e la coscienza di quest'intuizione, della nonché i punti deboli delle teorie rivali».32
differenza tra i metodi della ricerca scientifica e filosofica ed i contenuti La novità, quindi, della prima filosofia-scienza si manifesta nella
della tradizione mitica e poetica. impostazione stessa delle teorie dei primi pensa tori greci e nelle
Uno studioso inglese, il Lloyd, ha sottolineato giustamente due dimostrazioni che di esse vengono date. Di esempi illuminanti della loro
ragioni fondamentali che ci permettono di parlare della originalità e della originalità se ne possono fare molti. Basterà qui soffermarci ad analizzare
novità dei pensatori greci del VI secolo a.c. Il primo tratto distintivo dei molto brevemente alcuni aspetti delle dottrine di colui che la tradizione
milesi è la «scoperta della natura», cioè il riconoscimento «che i fenomeni storiografica, basandosi del resto sulla testimonianza aristotelica,
naturali non sono prodotti dal caso o dall' arbitrio ma regolati e governati considera il primo dei filosofi-scienziati greci.
da accertabili successioni di cause ed effetti. Molte concezioni attribuite Talete, questo strano personaggio che siamo stati abituati a
ai milesi conservano forti reminiscenze di miti più antichi, ma se ne considerare, sulla scia peraltro di una semplificazione e di un
differenziano per l'omissione di qualsiasi riferimento a forze travisamento della testimonianza aristotelica, come un «fissato»
soprannaturali».28 I.:esempio, a questo proposito, di Talete che sosteneva dell' acqua, perché riteneva ostinatamente che tutte le cose derivassero
che i terremoti erano dovuti all'agitarsi dell' acqua su cui poggiava la dali' acqua e l'acqua fosse l'arché di tutti i fenomeni naturali, Talete fu il
terra,29 invece che all'ira di Poseidone, dio del mare, è illuminante. Il primo che spiegasse ai Greci il meccanismo delle eclissi e degli equinozi. 33

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Lungi dal rappresentare biblicamente il segno della volontà divina a delle considerazioni utili a dimostrare come il metodo usato dai milesi
esprimente ira o sdegno del dio nei confronti degli uomini, esprimente sia non solo antitetico rispetto alle narrazioni cosmogoniche della
quindi un «miracolo», cioè la rottura di un ordine cosmico, per Talete le mitologia, ma rappresenti anche una via d'indagine in effetti propria e
eclissi solari sono dovute semplicemente, naturalmente, al fatto che la alla scienza e alla filosofia. E infatti è lo stesso Aristotele che ci dice che,
luna nel suo correre si viene a trovare in certi particolari situazioni e sostenendo che l'acqua è il principio, Talete «ha tratto forse tale
tempi - calcolabili - al di sotto del sole. 34 Lungi dal considerare l'astro supposizione vedendo che il nutrimento di tutte le cose è umido, che il
che ogni giorno illumina la terra una divinità, Talete «primo tra i Greci caldo stesso deriva da questa e di questa vive (e ciò da cuile cose derivano
determinò la grandezza e la natura del sole»,35 rapportò quindi un fatto .è il loro principio): di qui, dunque, egli ha tratto tale supposizione e dal
celeste ad un criterio di valutazione e di misurazione che valeva per fatto che i semi di tutte le cose hanno natura umida - e l'acqua è il
tutti gli altri fenomeni osservabili sulla terra. E infatti, «Talete e i suoi principio naturale delle cose umide»,41 La preziosa indicazione
discepoli dicevano che uno è il cosmo»,36 e gli astri sono composti di metodologica di Aristotele concorda pienamente con la testimonianza
terra infuocata." Ma Talete fu anche un grande geometra: per primo di Plutarco (Talete riuscì a determinare l'altezza delle piramidi piantando
dimostrò che il cerchio è diviso in due parti uguàli dal diametro, per un' asta al limite dell' ombra che la piramide proiettava e dimostrando
primo scopri che gli angoli alla base di ogni triangolo isoscele sono uguali, che, paragonando i triangoli ottenuti dalla piramide e dall' asta investite
anche se arcaicamente chiamò simili gli uguali, dimostrando quindi il dai raggi del sole, l'altezza della piramide e l'altezza dell' asta stanno tra
teorema sulle rette parallele che ancora oggi porta il suo nome. 38 Abbiamo loro nella stessa proporzione in cui stanno le loro ombre)42 e con la
una bellissima testimonianza di Apuleio che ci fa vedere quale fascino testimonianza di Proco (Talete scoprì il teorema secondo il quale triangoli
dovette esercitare sulla cultura antica la figura di questo «saggio», di aventi un lato e due angoli adiacenti uguali sono uguali, «perché il
questo «sapiente» che parlava di argomenti già noti, portando però in metodo col quale si dice che egli dimostrasse la distanza delle navi in
essi tutta la carica di un pensiero innovatore che scopre nel già dato, mare esige l'uso di tale teorema»)." Queste testimonianze mettono
nell'acquisito, significativi nuovi, che scopre nell'usuale o nel chiaramente in luce come, se anche l'affermazione che l'acqua è il
«miracoloso» la presenza di una razionalità sempre operante e per di principio di tutte le cose è un' affermazione comune a Talete ed alle
più raggiungibile con uno sforzo conoscitivo della mente umana. Dice antiche cosmogonie mediorientali od anche greche - per Omero, per
Apuleio: «Talete di Mileto fu senza dubbio il più importante tra quei esempio, Oceano e Tetide sono gli autori della generazione dellecose-,44
sette famosi per la loro sapienza (e infatti tra i Greci fu il primo scopritore un abisso in effetti separa le due concezioni e le due mentalità. Da un
della geometria, l'osservatore sicurissimo della natura, lo studioso lato ci troviamo di fronte ad una mentalità, per dirla con Aristotele,
dottissimo delle stelle): con poche linee escopri cose grandissime, la «teologizzante», che afferma ma non spiega, che offre una soluzione
durata delle stagioni, il soffiare dei venti, il cammino delle stelle, il senza offrire contemporaneamente gli strumenti logici e materiali atti a
prodigioso risuonare del tuono, il corso obliquo delle costellazioni, verificarla; con Talete invece ci troviamo di fronte ad una mentalità che
l'annuale ritorno del sole; fu lui a scoprire il crescere della luna che nasce, ha ormai acquisito meccanismi d'indagine e di spiegazione
il diminuire di quella che cala e gli ostacoli di quella che s'eclissa. Sulla completamente diversi. Una mentalità che sa combinare insieme e sa
soglia ormai della vecchiaia, riuscì a stabilire il rapporto divino che io collegare nella giusta misura osservazione, esperienza e ragionamento,
non solo ho appreso ma comprovato con le mie esperienze tra la che sa passare dal caso particolare alla legge generale attraverso processi
grandezza del sole e l'orbita che percorre».39 analogici e inferenziali che rendono possibile il «salto» dalla ripetizione
Ma anche se consideriamo la classica dottrina di Talete tramandata delle esperienze concrete al principio astratto e universale (l'acqua, perché
da Aristotele, che cioè sostanza fondamentale di tutte le cose è l'acqua, l'umido è la vita e l'acqua è il principio naturale dell'umido), e viceversa
che l'acqua è !'identico, l'elemento che permane nel variare e nel divenire che sa risolvere il problema particolare deducendolo dal principio
della molteplicità deifenomeni,40 questa dottrina, pur essendo in questa matematico e geometrico generale (il problema dell' altezza delle piramidi
formulazione forse molto più aristotelica che taletiana, si presta tuttavia ridotto ad una semplice equazione di primo grado); una mentalità, in

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r
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definitiva, che individua problemi laddove la tradizione offriva miti, Quello che in definitiva ci pare che bene esprima il senso della scienza-
che offre soluzioni «razionali» e contemporaneamente spiegazione delle filosofia dei milesi, e dei «presocratici» in generale, è la coscienza di
soluzioni, che dichiara cioè i fondamenti ed i meccanismi che sono alla dover ormai considerare la realtà nella molteplicità dei suoi aspetti, dalle
base del suo procedere e che possono essere provati e seguiti da chiunque, stelle all'uomo, come un tutto regolato da un'unica legge razionale che
laddove la tradizione si limitava semplicemente a «comunicare» delle si esprime sì in varie maniere, ma tutte pienamente «riconoscibili», di
«verità» che dovevano essere credute anche se non potevano essere considerare la realtà nella molteplicità dei suoi aspetti, dalla morfologia
provate. delle società umane, alla stessa mente dell'uomo, non come un qualche
Analoghe osservazioni potrebbero essere fatte anche a proposito degli cosa di fisso, di statico, di immutabile, ma al contrario come una realtà
altri milesi Anassimandro ed Anassimene ma qui non esaminiamo le
1 1 perennemente evolventesi, all'interno della quale i rapporti uomo-natura
loro dottrine. Quello che comunque emerge dall' analisi delle posizioni e uomo-uomo acquistano connotaziOlù e valori sempre diversi, e sempre
dottrinali e metodologiche dei rappresentanti della cosiddetta scuola suscettibili di miglioramento.
ionica sono proprio le caratteristiche essenziali di ogni procedere
scientifico: la generalizzazione e la razionalizzazione dell' esperienza; la
spiegazione con un minimo di ipotesi di un massimo di fenomeni, che
potremmo anche chiamare in altri termini il passaggio dalla qualità alla
quantità o dal fenomeno alla legge; l'utilizzazione di modelli meccanici
nella spiegazione di fenomeni celesti (pensiamo qui in particolare alla
teoria di Anassimandro dei corpi celesti come cerchi di fuoco, alla sua
idea di disegnare su tavolette la terra abitata," ed alla sua costruzione
di una sfera che comprendesse i contorni della terra e dell' acqua ed il
globo dei cieli)." Con la scuola ionica, insieme al tentativo di
razionalizzare i fenomeni e di spiegarli nel quadro di ipotesi generali,
nasce l'idea fondamentale del mondo, del cosmo, come una unità regolata
ed ordinata da leggi. Il fatto che quest'idea nascesse in una mentalità Note a Può ancora Talele essere consideralo il «primo filosofo»?
che non distingueva affatto scienze naturali da filosofia non ostacolò,
ma al contrario favorì il fine che questi pensatori di 2500 anni fa si 1 CLEM. ALEX. strom. V 141 :;:: DK 22 B 35. Indichiamo, com'è d'uso, con la sigla DK la

proponevano, e cioè appunto quello di «dare una interpretazione raccolta delle testimonianze e dei frammenti dei presocratici curata dal Diels e riveduta
dal Kranz (H. DrnLS-W. l<RANz, Die Fragmente der Vorsokratiker, DublinjZiiTich 1968, l3a
razionale agli eventi naturali, precedentemente spiegati dalle antiche
ristampa della 6a edizione del 1951).
mitologie [.. .]. Liberando lo studio della natura dal controllo delle fantasie 2 Si veda DK 14 e DK 58.
mitologiche, si apriva la strada per lo sviluppo della scienza come sistema 'IfIpPOL. ref. 14, p. 17, 12 = DK21 A33.
razionale».47 4 Ibidem.
5 SIMPLIC. phys, 188,32 :;:: DK 21 B 29; SEXT, EMP, adv, math, X 314 := DK 21 B 33; MACROB. s.
La spiegazione diTalete dei terremoti, dunque, è non solo la negazione Scip. I 14, 19 = DK21A20.
della volontà arbitraria e capricciosa di Poseidone, ma è anche la scoperta 'STRAB. XIV p. 643 = DK 21 A 20.
di una legge che regola non questo terremoto qui ed ora, ma tutti i 'DK28 B l-B 6.
possibili terremoti; è inoltre una legge che può essere compresa e verificata 'DK 28 B 10-B 15.
'DK28 B 12, B 18.
da tutti ed ogni volta che il fenomeno si verifica, non più una rivelazione
'" DK 28 B 18, B 17.
fatta agli uomini dalla casta chiusa dei sacerdoti e degli indovini con 11 DK 28 B 16. Per Parmenide metodologo e pensatore scientifico rimandiamo al nostro
motivazioni che possono essere volta a volta diverse. lavoro Parmenide il metodo la scienza l'esperienza, Napoli, 1978, 1989.
12 PLAT. Prot, 317 b sgg. = DK 80 A 5; DIOG. LAERT. IX 50 :;:: DK 80 A 1.

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Può ANCORA TALETE ESSERE CONSIDERATO IL «PRIMO FILOSOFO»? Appendice

13 EUSTATH. Od. 1547,53:= DK 80A 11; PLUTARCH. Fericl. 36; SIMPuc. phys. 1108, 18 ad ARIsTOT. dei Greci nel suo sviluppo storico, p. 1, v. I, Firenze 1967); R. MONDOLFO, Alle origini della
phys. 250 a 19; ARIsTOT. metaph. 997 b 32; DIOG. LAERT. IX 52-54. filosofia della cultura, Bologna 1956; W. NESTLE, Vom Mythos zum Logos, Shlttgart 1940; B.
14 PHlLOSTRAT. v. soph. I 9,2:= DK 82A 1; DIODOR. XII53,1:= DK 82A4; PHILOSTRAT. v. soph. I SNELL, La cultura greca e le origini del pensiero europeo, tr. it. di V. Degli Alberti e A. Sohni
9,4:= DK82A 1; PLUTARCH. coni. prae. 43p.144b-c:::: DK82A 1 (cfr. anche B 8a); [PLUTARCH.1 Marietti, Torino 1963; C. THOMSON, I primi filosofi, tr. it. di P. Innocenti, Firenze 1973; J. P.
vito X orat. p. 838 D:= DK 82A 17; SOPATER. in Herm. ed WALZ Rhetores Graeci VIII 23:= DK 82 VERNANT, Mito e pensiero presso i Greci, tr. it. di M. Romano e B. Bravo, Tormo 1970; J. P.
B 31; PLAT. Men. 76 a sgg.:= DK 82 B 4. VERNANT, Le origini del pensiero greco, tr. it. di F. Codino, Roma 1976.
15 PHlLOSTRAT. v. soph. 12:::: DK84A la; PLAT. Hipp. mai. 282 c:::: DK 84A3; PLAT. Prot. 315 c- 28 C. E. R. LLOYD, La se. d. Gr., cit" p, lO.

d:::: DK84A2.;XENOPH. simp. 4, 62:::: DK84A4a; SUID. S.V.; Crc. de orat. III 32,128:= DK 84 29 SENEC, nat, quaest. III 14 p.l06, 9:= DK 11 A 15.

B 3; AruSTOPH. nubes 360:::: DK 84A5; THEMIST. or. 30 p. 422 Dind.:= DK 84 B 5, Cfr. inoltre 30 G. E. R. LLOYD, La se. d. Gr" cit., pp. 11-12,

DK 84 A 9-A 19. . 31 Ibidem, p, 13.

16PLAT.Hipp. mai. 281 a,282 d-e, 286 a= DK86A6,A7,A9; PHlLOSTRAT.V. soph. I 11, 1-3 = DK 32 Ibidem, pp. 13-14.

86 A 2; PLAT. Hipp. mai. 285 b := DK 86 A 11; PROLC. in Eucl. p. 272, 3 Friedl. := DK 86 B 21; 33 SUID. s.V.:= DK 11 A2.
PLAT. Hipp. mai. 368 b :::: DK 86 A 12. 34 SCHOL. PLAT, Resp. 600 a := DK 11 A 3; cfr. AnT. II, 1 :o:: DK 11 A 17 a.
"MT. U20, 15 = DK 87B 26;MT.1I28, 20 = DK 87 B 27; AP.T. 1129,3 = DK87B286; GALEN. 35 Ibidem,
de med. nom.:::: DK 87 B 29 a; POLLUX onomast. II 223 = DK 87 B 36; ARlSTOT. phys. 185 a 14 = "MT. II 1,2 = DK llA13b.
DK 87 B 13; OXYRH. PAP.XI fu. 1364 ed. Hunt (coll.1-7), n. 1364 (col. 2), XV 120 n. 1797 (colI. 37 ABT, II 13, 1 = DK 11 A 17 a.

1-2) = DK87B 44. 38 PROCL. in Eucl. 157, lO; 250, 20; 299, 1 = DK 11 A20.

18 DIOG. LAERT. IX 45-49 = DK 68 A 33. 39 AEUL.flor, 18:= DK 11 A 19

19 DK 68 B O-B 34. 40ARISTOT. metaph. 983 b 17.


20 «Ed egli era veramente in filosofia lottatore di pentatlon», dice Diogene Laerzio (IX 37) 41ARISTOT. metaph, 983 b 17 = DK 11 A 12.
riferendosi a [FLAT.] Amat, 135, 136 b:::: DK 68 A 1, 42 PLUTARCH. conv, VII sap. 2 p. 347 a; leggermente diversa la testimonianza di Plinio, secondo

21 SInO. S.V. := DK 68 A 2; DIOG. LAERF. IX 50 = DK 68 A la. la quale Talete risolse il problema misurando l'ombra nel momento m cui suole essere
22 Cfr. ARlSTOT. de part, animo 642 a 24; metaph. 987 a 30-987 b 6. pari al corpo che la proietta (PLIN. nat. hist. XXXVI82 := DK 11 A 21).
2.'l DroG. LAERT, IX 40 :::: DK 68 A 1. 43 PROCL. in Eucl, 352, 14 = DK 11 A 20,

24 Fr. 83 EH.C. II 290. 44 HOM. Il, XIV 201.

25 Cfr. DIOG. LAERT. IX 40:= DK 68 A 1, 45 AGATHEMER. I 1 DK 12 A 6.

26 Cfr. per esempio ARISTOT, depart. animo 642 a 24:= DK 68 A36; ARISTOT. degen. elcorr. 315 46 DroG. LAERT, II:::: DK 12 A L

a3=DK68A35. 47 S. SAMBURSKY, Il mondo fisico dei Greci, tr, it. di V, Geymonat, Milano 1967, p. 22.

27 Su questo argomento esiste ormai una vasta bibliografia, Citiamo soltanto alcuni volumi
che più direttamente se ne occupano: J, BÉRARD, La Magna Grecia, tr. it. di P. Bemardini
Marzolla, Torino 1963; H. BERVE, Storia greca, tr.di F. Codino, vol12, Bari 1966; J. BOARDMAN,
The Greeks Overseas, Aylesbury, Bucks 1973; C. M. BoWRA, L'esperienza greca, tr. it, di V.
Cosentino, Milano 1962; J, BURNET, Early Greek Philosophy, London 1892; J. BOONET, Greek
Philosophy: Thales to Plato, London 1914; G, CASERTANO, La nascita della filosofia vista dai Greci,
Napoli 1977; V. G. CHILDE, Il progresso nel mondo antico, tr. H. di A Ruata, Torino 1963; C.
COLLI, La nascita della filosofia, :Milano 1975; F. M, CORNFORD, From Religion to Philosophy,
New York 1957; F. M. CORNFORD, Principium Sapientiae, Cambridge 1952; C. DE SANTILLANA,
Le origini del pensiero scientifico, tr. it. di C. De Angelis, Firenze 1966; M. DETIENNE, I maestri
di verità nella Grecia arcaica, tr. it. diA Fraschetti, Roma-Bari 1977; C. DIANO, Forma ed evento.
Principi per una intetpretazione del mondo greco, Venezia 1952; M.l. FINLEY, Gli antichi Greci,
tr. it. di F. Codino, Torino 1965; H. FRAENKEL, Wege und Fonnen fruhgriechischen Denkens,
Mtinchen 1955; TH. GOMPERZ, Pensatori greci, val. I, tr. di L. Bandini, Firenze 1967; E. A
HAVELOCK, Cultura orale e civiltà della scrittura, Da Omero a Platone, tr. it. di M. Carpitella,
Roma-Bari 1973; E. HUSSEY, I presocratici, tr. it. di L. Rampello, Milano 1977; C. S, KIRK, La
natura dei miti greci, tr. it, diM. Carpitella, Roma-Bari 1977; H e H A FRANKFORT (a cura di),
La filosofia prima dei Greci, tr. it. di E. Zolla, Tormo 1963; G. E. R. LLOYD, La scienza dei Greci,
tr. it. di A Salvadori e L. Libutti, Roma-Bari 1978; R. MONDOLFO, Nota sui rapporti fra la
cultura e speculazione orientale e la filosofia e scienza greca (sta in ZELLER-MoNDOLFO, La filosofia

124 125
~:r

I
!

INDICE DEI NOMI

A
Abbagnano N. 73, 86 Artemisia 50
Abbot G. F. 90 Atena 12, 40
. Acusilao 100 Attardo Magrini M. 75
Adcock F. E. 90 Auhenque P. 86
Adorno F. 73, 75, 83 Axelos K. 81
Aezio 27,95, 97, 124, 125
Afnan R. M. 82
Afrodite 35, 40
B
Albeggiani F. 85
Albergarno F. 75 Babut D. 75, 91
Albertelli P. 74 Bailey C. 82
Albrecht W. 86 Bandini L. 77, 124
Alcmeone 98 Barker E. 75
Alfieri V. E. 74, 75, 82 Bartoletti V, 90
Allan D. J. 86 Bas). 81
Allen R. E. 75 Bassi D, 91
Amasi 51, 52, 53 Battegazzore A. 83
Amida 117 Beck I. 89
Anassagora Bellincioni M, 78
28, 36, 45, 47, 82, IDI, 102, 119 Beltrametti A. A. 86
Anassimandro n, 79, 122 Bérard J, 75, 124
Anassimene 65, 79, 122 Bernardini p, 75, 124
Androzione 30 Bernhardt J. 8
Antifonte 29, 116 Berti E. 86
Antioco di Ascalona 66 Berve H. 75, 90
Antiseri D. 85, 86 Biante di Priene 95
Antistene 66, 106 Bigg Ch. D. D. 91
Anton J. P. 75 Bignami F. 86
Apollo 62 Bignone E. 75, 81, 86
Apuleio 120, 125 BiliA. 75
Archelao 28 Boardman J, 75, 124
Archelao di Atene 98 Boatti A. 90
Ares 40 Bocbenski J. M. 75
Aristofane 30, 33, 124 Bodrero B, 81, 83
Aristone di Ceo 99 BollackJ. 81
Aristosseno 117 Bornitz H. F. 89
Aristotele BoscoN. 75
5, 9, 21, 25, 27, 30, 31, 39, 40, 41, 42, Bourgey L. 86
43, 44, 46, 47, 48, 55, 58, 59, 61, 62, 63, 71, Bowle J. 75
84, 85, 86, 87, 88, 95, 96, 97, 98, 99, 100, Bowra C. M, 75, 124
101, 102, 103, 105, 112, 117, 118, 120, Boyancé P. 75
21, 124, 125 Bravo B. 79, 107, 125

127
Indice dei nomi Indice dei nomi

Brech! F. J. 81 Codignola E. 74, 78, 88 Dioniso 52, 62 F


Brun]. 81 Codino F. 75, 76, 77, 107, 124, 125 Dodds E. R. 76
Buccellato M. 83 Cole A. Th. 82 DoniniG. 89 Farrington B. 71, 76, 87, 107
Bucher-Isler B. 91 Colli G. 75, 76, 81, 85, 124 Donini P. 86 Fassò G. 76
Burkhardt J. 75 ConteA. 75 Dover K. J. 90 Faucci D. 77
Bume! J. 71, 75, 83, 107, 124 Corbato C. 83 DowneyG. 86 Favre J. 91
Cornford F. M. Drews R. 89 Fazio-Allmayer V. 76, 82
71, 76, 80, 84, 90, 107, 124 Duprel E. 83 Federici Airoldi G. 78
CorsiM. 85 During I. 86 Ferecide 98
c Cosentino V. 75, 124 Filodemo 97
Cosenza P. 84, 86 Filopono 96, 101
CairmsH. 84
Covotti A. 76, 81 Filostrato 96, 97, 124
Calabi F. 84, 86
E FindJay J. N. 84
Callimaco 61, 97, 105 Creso 27
Cristofolini P. 85 FinleyJ.H. 90
Calogero G. 75, 80, 86, 87 Ecateo diAbdera 28, 89
Critone 83 Finley M. I. 76, 124
Cambiano G. 75, 84 Edeistein L. 89
Croce B. 74 Flacelière R. 91
Campese S. 86 Efesto 12, 112
Curi U. 74 Fomara C. W. 89
Canfora L. 89, 90 Ehhard! A. A. T. 76
Cushman R. E. 84 Foroneo 57
Cantarella R. 75 Elders L. 87
Fraenkel H. 76, 124
Capizzi A. 74, 80, 82, 83, 84 Elio Aristide 30
Frajese A. 76
Capparelli V. 80 Emery L. 77
Francesco I 53
Carbonara C. 84, 86 Empedocle
D Franchini R. 77
Carbonara Naddei M. 82 28, 45, 46, 47, 63, 65, 81, 82, 98,
Frank E. 84
Cardini M. 81 Dal Pra M. 73, 76 101, 102, 118, 119
Frankfort H. A. 71, 107, 124
Carlini A. 86 De Angelis G. 76, 107, 124 Engels F. 7
FraschettiA. 76, 124
Carpitella M. 77, 124 De LeyH. 92 Enriques F. 76, 82
Freeman K. 77
Carugo A. 78 De Romilly J. 76, 90 Epicuro 82, 84, 86
Friedl 124
Casertano G. 83, 124 De Sanctis G. 76 Epimenide 100
Fritz K. von 80
Cassirer E. 75 De Santillana G. 71, 76, 107, 124 Epimeteo 12
Furley D. J. 75, 82
Cataudella Q. 74, 90 Decleva Caizzi F. 86 Eraclide Pontico 99, 103
Cecchin S. A. 75 Degli Alberti V. 79, 125 Eraclito 29, 63, 71, 79, 81, 98, 115, 119
Chadwick H. 91 Delatte A. 80 Elmes 12
Cha!ele! F. 75, 84, 89 Demetra 52, 65 Erodoto G
Cherniss H. F. 75, 84, 90 Democrito 9, 21, 27, 30, 41, 49, 50, 51, 52,
Childe V. G. 75, 124 28, 45, 46, 47, 61, 61, 1m, 104 11& 117, 118 53, 58, 65, 71, 88, 89, 95, 103, 104 Gadamer H.-G. 77
Chiane di Sparta 95 Dentice D'Accadia C. 74 Eschilo 64 Gallavotti C. 81
Cicerone M. T. 102 Des Places E. 76 Esichio 27,95 Garin E. 107
Cilento V. 90 Detienne M. 76, 124 Esiodo Gavazzi Porta D. 84
Ciurnelli D. 82 Deucalione 57, 118 27, 28, 41, 96, 100, 112, 118, 119 GeerR. M. 90
Cleante 106 Diagora 106 Esopo 99 Gentile M. 84
Clemente Alessandrino Diano C. 76, 124 Eudosso 59, 65 Geymonat V. 73, 78, 107
9, éll iD, Il'> 7l, 'll, 9L 92, %, 10') JOl, ID Dicearco 27, 95 Euripide 63 Giamblico 102, 105
CleoblÙo di Lindo 95 Diels H.-Kranz W. Eusebio 107 Giannantoni G. 74, 77, 83, 85
Cleone 54 74, 96, 97, 98, 100, 105, 123, 124, 125 Eustazio 96, 124 Giarratano C. 83
Cleve F. M. 82 DièsA. 84 Eutidemo 83 Gigante M. 77
Clinia 117 Diodoro Siculo Evemero 106 Gigon O. 77, 81
Coarelli F. 79 9, 61, 90, 91, 96, 105, 124 Gilardoni G. 80, 81
Cobe! J. 89 Diogene Laerzio Giuseppe 96
Cochrane Ch. N. 90 28, 59, 95, 96, 105, 123, 124, 125 Gnoli G. 76, 107

128 129
Indice dei nomi Indice dei nomi

Gomme A. W. 90 Loenen J. H. M. M. 80 Monan). D. 87


Gomperz H. 73, 83 LongoO.85
) MondolfoR.
Gomperz Th. 77, 124 Longo Rubbi C. 90 61, 74, 78, 79, 80, 81, 82, 85, 88, 94,
Gorgia 29, 30, 80, 83, 98, 116 Jaeger W. 77, 87 Loria G. 78 103, 124, 125
Gosling J. C. 84 Jesi F. 77 Losacco M. 78 MorauJ. 87
Grecchi L. 6 )001 73 Lucrezio 82 MorenzS. 89
GrilliA. 77 Jones C. P. 91 Lugarini L. 87 Moreschini C. 83
Guidi F. 77 Jones H. S. 77, 88 Luicasiewicz J. 87 Morpurgo C. 87
GuittonJ. 84 Liith). eh. 81 Mosè 66
Guthrie K. S. 73, 92
Mourelatos A. P. D. 78, 80
K Mullach 90, 106
MurckJ. 92
M
H KaiserM. 89 Museo 62, 100
Kallenberg H. 91 Macchioro V. 81 Myres). L. 89
HanischA 86 Kirk G. S. 77, 124 Macrobio 123
HappH.87 Kitto H. D. F. 77 Maddalena A. 74, 79, 89, 90,104
Harhnann).). 91 KojèveA.77 Manara Valgimigli 83
Havelock E. A. 77, 124 KoyrèA. 84 N
Manni E. 6, 110
Heath T. 87 Kranz W. 73, 81, 123 Mannsperger D. 84 Natorp P. 84
Hegel G. W. F. Kube). 83 MansionA 87 NegroC. 87
11, 12, 13, 15, 16, 17, 18, 19, 20, Kullmann W. 87 Marouzeau 73 Nélod G. 81
22, 69, 74, 84, 93, 94, 95, 96, 100 Kustas G. L. 75 Marrou H. L 78 Nestle W. 78, 125
Heichelheim F. M. 77 Martano G. 78, 84, 92, 107 Neugebauer o. 78
Heinimann E. 77 MartinG. 84 NizanP. 82
Heisenberg W. K. 16 MarxK. 7
L Numenio d'Apamea
Hembolt 90 Massi U. 78 9, 66,71, 90, 92, 107
Hintikka). 87 Lana L 77, 83 Maurer R. 84 NuyensF. 87
Hirsch W. 84 Langerbeck H. 82 MayerA. 91
Hirzel R. 77, 91 Lanza D. 82, 86 MayerC. 90
Hoffrnann E. 84 Laura D. 85 MayerH.87
HowW. W. 89 Laurenti R. 74, 79, 81, 84, 85, 86, 87 Mazzantini G. 81 o
HuartP. 90 Laurenza G. 85 Mazzarino S. 78, 89
Husserl E. 93 Oberdorfer A 78
Lavagnini B. 89 Mazziotti M. 82 O'Brien D. 82
Hussey E. 77, 124 Lazzati G. 91 Mc Ilwain Ch. 77 Oceano 121
Lee H. P. D. 80 Melampo 65 01dfather C. H. 90
Legrand Ph. 88 Melisso di Samo 28, 80 Olivieri A 80
I Leonardo da Vinci 72 Melsen A G. M. van 82 Omero
Lemer M. P. 87 Menelao 51, 52 2L 'lJ, 28, 41, 61, 77, ~, !li, TI'?, l18, 119,
Immerwahr H. 89 Lesky A. 77 Menone 83 121, 124, 125
hmocenti P. 79, 125 Leszl W. 87 MerkerN.74 OmodeoA. 76
Ione di Chio 98 Leucippo 47 MewaldtJ. 83 Orfeo 30, 61, 62, 100
Ippia 29, 30, 32, 116 Lévèque P. 77 Meyer E. 89 Osbom E. F. 92
Ippocrate di Chio 28, 29 Levi M. A. 83, 87, 91 Migliori M. 85 Osiride 62, 90
Ippolito 123 Libutti L. 124 Mignucci M. 86, 87 Otto W. F. 78
Ippone 106 Licurgo 62 Minio Paluello L. 83 Owen G. E. L. 87
Iside 62, 90 Lloyd G. E. R. Minucio 97 OwensJ.78
Isnardi Parente M. 84, 85 77, 78, 87, 118, 119, 124, 125 Misone di Chene 95
Lodino F. 79 Momigliano A 89

130
131
Indice dei nomi Indice dei Iwmi

p Prodico 29, 30, 34, 60, 79, 97, 116 Schaerer R. 79 Tanln L. 81
Prometeo 12
vi
.'
Scluna1zriedt E. 85 Targioni Violani A. M. 79
Pacchi A. 78 Protagora 12, 29, 3D, 32, 34, 56, 60, 83 Schuhl P. M. 79, 85 Taylor A. E. 85, 88
Paci E. 71, 78, 107 Pucd P. 83 Schwartz E. 90 Temistocle 97, 124
Pagliaro A. 81 Sciacca M. F. 85 Tertulliano 95
Pandora 112 Sciacca S. 77 Tetide 121
Pareyson L. 87 Seneca 125 Thomson G. 79, 125
Parmenide R Senofane 96, 112, 115, 116, 119 Tifone 64
18, 28, 80, 83, 116, 118, 119, 123 ~enofonte 30, 66, 97, 106, 124 Timpanaro Cardini M. 74, 80
RaibleW. 87
Pasquinelli A. 74 Sedni P. 74, 107 Tollinton R. B. 92
Ramnoux C. 81
Patzig G. 87 Serse 53 Torraca L. 85
Rampello L. 77,124
Pauly-Wissowa 73 Sesto Empirico 97, 123 Touchard J. 79
Raven J. K 77, 80
Pausania 53 Sgroi P. 88 ToutainJ. 79
Reale G. 78, 80, 81, 85, 87, 88
Pearson L. 89 Sichirollo L. 79, 84, 88 Tucidide 9, 21, 53, 54, 71, 88, 90, 104
Reinhardt K. 80
Pellegrino M, 92 Siebeck E. 88
Rey A. 78
Peride 53, 54, 124 Silvestri Giorgi A. 79
Riondato K 88
Peri G. 91 Simplicio 96, 97,123, 124
Ritter J. 88 U
Pesce D. 85 Sinclair Th, A. 79
Riverso E. 78
PeUazzoni R. 78 Siniscalco P. 79 Ueberweg F. 73, 74, 95, 96
Robin L. 71, 74, 78; 84, 88, 95, 107
Phillips E. D. 78 Snell B. 74, 79, 95, 125 UntersteinerM. 79, 80, 83, 86
Robinson J. M. 78
Pieper J. 84 Socrate 13, 21, 28, 30, 33, 35, 46, 56,
Rodier G. 78
Firta 57, 118 66, 67, 79, 83, 84
RohdeE. 78
Piste11i 102 Solmi Marietti A. 79, 125
Romano F. 82
Pitagora
Romano M. 79, 107, 125 Solone 27, 30, 51, 52, 57, 62, 65, 95 v
27, 28, 3D, 61, 62, 65, 67, 80, 96, Sopater 97, 124
Rose 95, 100, 101, 103 Vacca De Bosis V. 76
106, 115, 119 Sosio L. 75
RossW. D. Vaccaro N, 74
Pittaco di Mileto 95 84, 88, 95, 97, 100, 101, 102, 103, 105 Soury G. 91 Varvaro P. 85, 104
Planck 16 Speusippo 66
Rostagni A. 80 Vasari G. 72, 107
Platone
5, 9, 12, 13, 17, 21, 25, 27, 30, 31, 32,
Rotondò A. 76
Roveri A. 89
I Spinella M, 89
Spinelli A. 88
Vattimo G. 88
Vegetti M. 79, 85, 86

l
33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 41, 55, 56, 57, 58, Spinoza B. 45
Ruata A. 75, 124 Verdenius W, J. 80
62, 63, 65, 66, 67, 69, 77, 80, 83, Spoerri W. 91
Ruggiu L. 80, 88 Vemant J.-P. 71, 79, 107, 125
84, 85, 93, 95, 96, 97, 98, 99, 104, 107, Stahl H. P. 90
Runciman W. C. 85 Viano C. A. 86, 88
117, 118, 123, 124 Stahlin O. 90, 106
Russo A. 88 Vidal Naquet P. 77
Plebe A. 78, 85, 87, 88 Stefanini L. 85
Russo L. 85, 86 Vitali R. 80, 83
Plinio 59, 105, 125 Stenzel J. 79, 85
Ryle G. 85 V1astos G. 85
Plutarco Stewart J. A. 85 Voilquin J. 79
9, 62, 63, 64, 71, 90, 91, 96, 97, 99, Stobeo 95 Volkmann R. 91
101, 105, 106, 121, 124, 125 Strabone 123
Pocar E. 77 S Suida 28,96, 124, 125
Pohlenz M. 78, 84, 89
SaittaA. 83
Policleto 44
Salmoside 27
w
Pollux 97, 124
Porfirio 96 Salucci B. 80, 81 T WalzerR.
Poseidone 118, 122 Salvadori A. 124 81, 95, 97, 100, 101, 102, 103, 105
Sambursky S. 71, 78, 107, 125 Talete Weizsiicker A. 91
Powell J. E. 88, 89 6, 46, 47, 48, 65, n, 79, 95, Wl, 109,
Praechter K. 74, 95, 96 Sanna G. 74 WellesJ. 89
Sarton G. 79 110, 112, 118, 119, 120, 121, 122, 125 West M. L. 71, 107
Preti G. 74, 78 Tannery P. 71, 79, 107
Prodo 97,121,124,125 Sartori F. 79, 88 Wieland W. 88

132 133
Indice dei nomi

Wilamowitz U. 79 ZunztG.79 Sommario


Windelband W.
13, 15, 19, 20, 31, 73, 74, 94
Wiplinger F. 88
WismanH. 81
Woodbridge F. J. E. 88
Woodhead G. A. 90

Z
Premessa a questa edizione ............................................................... 5
Zaclro A. 83, 86
Zafiropulo J.- 80, 82
Zallone E. 79 A mo' d'introduzione ......................................................................... 7
Zeller E.
13, 15, 21, 22, 61, 71, 73, 74, 79, SO, I. l. L'argomento (e il suo complicarsi) ..................................................... 11
81, 82, 85, 88, 94, 95, 103, 104, 105, 107, 124
Zenone 28, 80
Zeppi S. 79, 83 I. 2. Note di metodo: Hegel ........................................................................ 15
Zeus 12
Ziegler K. 91 I. 3. Note di metodo: Windelband ............................................................. 19
ZimmemA. 79
Zolla E. 107, 124
I. 4. Note di metodo: Zeller .......................•................................................ 21

II. l. L'altro argomento ................................................................................ 25

II. 2. Di quando il filosofo, il fisico e il sofista


vivevano in armonia ........................................................................ 27

II. 3. Poi il filosofo


cercò di mettere da parte il fisico ................................................... 31

II. 4. Qui, invece, il fisico e il filosofo si riconciliano,


ma si dividono i ruoli ....................................................................... 39

III. 1. Gli Egiziani raccontano favole ad Erodoto .................................... 49

III. 2. La favola continua ............................................................................. 55

134 135
III. 3. Il culmine della favola:
dove, come sempre accade,
essa viene ormai ritenuta verità ..................................................... 61

IV. 1. Una prima breve conclusione .......................................................... 69

IV. 2. Ed un codicillo .................................................................................... 71

V. 1. Nola bibliografica ................................................................................ 73

Nole a La nascita della filosofia vista dai Greci ............................................ 93

***

ApPENDICE

Può ancora Talele essere consideralo il "primo filosofo»? ................. 109


se uno
Nole .................................................................................................. 123 o,"

ha veramente a cuore la sapienza,


non la ricerchi in vani giri,
come di chi volesse raccogliere le foglie
cadute da tma pianta e già disperse dal vento,
sperando di rimetterle sul ramo.

La sapienza è una pianta che rinasce


solo dalla radice, una e molteplice.
Indice dei nomi ............................................................................................ 127 Chi vuoI vederla frondeggiare alla luce
discenda nel profondo, là dove opera il dio,
segua il germoglio nel suo cammino verticale
e avrà del retto desiderio il retto
adempimento: dovunque egli sia
non gli occorre altro viaggio.

MARGHERITA GUIDACO

136 137

J
T
altri nostri titoli

Massimo Bontempelli, Il respiro del Novecento. Percorso di storia del XX secolo (1914-
il giogo 1945).
Paul'Forman, Fisici a Weimar. La cultura di Weimar, la causalità e la teoria quantistica. A
1. Luca Grecchi, La verità umana nel pensiero religioso di Sergio Quinzio. cura di Tito M. Tonietti.
2, AA. Vv., Sumballein. Riflessioni sugli scritti di Umberto Galimberti. Federico Costanzo Preve, Hegel Marx Heidegger. Un percorso nella filosofia contemporanea.
Bardonaro, L'età della tecnica? Appunti di lettura di ({Psiche e Techne» - Michele Marolla, Luca Grecchi, L'anima umana come fondamenta della verità.
Dalla crisi della ragione alla coscienza simbolica. Esposizione e osservazioni critiche intorno Daniela Belliti, Dopo il totalitarismo. Filosofia e politica nel pensiero di Hannah Arendt.
al saggio di U. Galimberti, «La terra senza il male. Jung: dal!' inconscio al simbolo» - Franco Luca Grecchi, KarI Marx nel sentiero della verità.
Toscani, Sacro, tecnica, etica nel pensiero di Umberto Galimberti - Diego Melegari, Gianfranco La Grassa, Il capitalismo oggi. Dalla proprietà al conflitto strategico. Per una
Dall'equivoco alla possibilità - Alberto Giovanni Siuso, Corpo e Tempo - Costanzo teoria del capitalismo.
Preve, Marx e Heidegger. Pervasività' della tecnica e critica culturale al capitalismo nei Luca Grecchi, Verità e dialettica. La dialettica di Hegel e la teoria di Marx.
due classici ed in alcuni loro interpreti contemporanei - Giuseppe Bailone, La malattia Costanzo Preve, Le contraddizioni di Norberto Bobbio. Per una critica del bobbianesimo
genetica del marxismo. Obiezioni al Marx e Heidegger di Costanzo Preve - Giuseppe cerimoniale.
Bailone, I vizi di Galimberti e il peccato di Aracne. Eric Weil, Pensare il mondo. Filosofia Dialettica Realtà.
3. Umberto Galimberti - Luca Grecchi, Filosofia e Biografia. Costanzo Preve, Un secolo di marxismo. Idee e ideologie.
4. Luca Grecchi, Nel pensiero filosofico di Emanuele Severino. Carlo Carrara, La domanda del senso. Per una filosofia del "ri-trovamento".
5. Luca Grecchi, Corrispondenze di metafisica umanistica. Giancarlo Paciello, Quale processo di pace? Cinquant'anni di espulsioni e di espropriazioni
6. Luca Grecchi, Il necessario fondamento umanistico della metafisica. di terre ai palestinesi.
7. Costanzo Preve - Luca Grecchi, Marx e gli antichi Greci. Costanzo Preve, Verità filosofica e critica sociale. Religione, filosofia, marxismo
8. AA. W., Dialettica oggi. Costanzo Preve, Elogio della filosofia. Fondamento, verità e Massimo Bontempelli, Filosofia e Realtà. Saggia sul concetto di realtà in Hegel e sul
sistema nella conoscenza e nella pratica filosofica dai greci alla situazione contemporanea - nichilismo contemporaneo.
Giuseppe Bailone, La verità si può mettere ai voti? - Enrico Berti, Si può parlare di una Federico Dinucci, Marx prima di Marx. Teoria del valore e processi di globalizzazione.
evoluzione della dialettica platonica? - Mario Vegetti, La dialettica nella Repubblica di Diego Melegari, Il problema scongiurato. Note su Antonio Negri e il "partito" del GeneraI
Platone - Domenico Losurdo, Contraddizione oggettiva e analisi della società: Kant, Inlellecl.
Hegel, Marx - Giovanni Stelli, Alcune osservazioni sulla dialettica hegeliana - Nello De Costanzo Preve, Individui liberati, comunità solidali. Sulla questione della società degli
Bellis, Note a margine sulla dialettica di Hegel - Alberto Giovanni Biuso, Dialettica e individui.
benedizione. Sul!'antropologia greca di Friedrich Nietzsche - Michele Marolla, Riflessioni Marino Badiale, La Mappa e il Paesaggio. Osseroazioni critiche sull'epistemologia del
sull'attualità della dialettica. Novecento.
9. Luca Grecchi, Conoscenza della felicità. Premessa di Mario Vegetti. Costanzo Preve, Il bombardamento etico. Saggio sull'Interventismo Umanitario,
lO. Luca Grecchi, Il pensiero filosofico di Umberto Galimberti. Presentazione di Carmelo sull'Embargo Terapeutico e sulla Menzogna Evidente.
Vigna. Marco Salvioli, Kenosi e De-centramento. Il concetto di Dio tra J. Derrida e M. C. Taylor.
11. Costanzo Preve, Storia della Dialettica. Costanzo Preve, Marxismo, Filosofia, Verità.
12. Marino Gentile, La metafisica presofistica. Con una Appendice su "Il valore classico Massimo Bontempelli-Costanzo Preve, Gesù uomo nella storia, Dio nel pensiero.
della metafisica antica". Introduzione di Enrico Berti. Federico Dinucci, Materialismo aleatorio. Saggio sulla filosofia dell'ultimo AIthusser.
13. Costanzo Preve, Storia dell'Etica. Massimo Bontempelli - Costanzo Preve, Nichilismo Verità Storia. Un manifesto filosofico
14. Enrico Berti, Incontri con la filosofia contemporanea. della fine del XX secolo.
15. Luca Grecchi, Il presente della filosofia italiana. Costanzo Preve, I secoli difficili. Introduzione al pensiero filosofico dell'Ottocento e del
16. Costanzo Preve, Storia del Materialismo. Novecento.
17. Giovanni Casertano, La nascita della filosofia vista dai Greci. Giancarlo Paciello, La nuova Intifada. Per il diritto alla vita del popolo palestinese.
18. Mario Vegetti, Scritti con la mano sinistra. Andrea Cavazzini, Teoria, Ideologia, Storia. Note critiche su un inedito di Althusser.
Gianfranco La Grassa, L'imperialismo. Teoria ed epoca di crisi.

138 139
T
Costanzo Preve, L'educazione filosofica. Memoria del passato - Compito del presente -
Sfida del futuro.
I EGERIA
Letteratura, arte, pensiero d'Europa
Andrea Cavazzini, Evento e concetto. Filosofia e Storia della Filosofia.
Costanzo Preve, Le avventure dell'ateismo. Religione e materialismo oggi.
Massimo Bontempelli, La conoscenza del bene e del male.
Scrittrici del Novecento europeo.
Costanzo Preve, Destra e Sinistra. La natura inservibile di due categorie tradizionali. K. BOYE - G. MANZIN:I - E. LASKER-SCHÙLER - V. WOOLF - S. WEIL - M. CVETAEVA.
Fabio Bentivoglio, Aristotele: Metafisica. Scienza, natura e destino dell'uomo Interventi di: D. Marcheschi - M. Ghilardi - U. Treder - M. Del Serra - G. Fiori - C. Graziadei.
Costanzo Preve, Marxismo e Filosofia. Note, riflessioni e alcune novità.
Paolo Turi, Émile Durkheim e il problema dell'ordine. La Minima. Due atti di MAURA DEL SERRA, con una nota di Daniela Marcheschi.
Giancarlo Padello, La conquista della Palestina. Le origini della tragedia palestinese. Novanta. Verso un'arte di pensiero, di AMEDEO ANELLI.
Massimo Bontempelli, Tempo e Memoria. La filosofia del tempo tra memoria del passato, E. ABBOZZO - G. BAI - S. CARDINALI - A. CAVALIERI - A. CESARI - F. DE BERNARDI - F. FEDI - G.
identità del presente e progetto del futuro. GIN! - S. NlliLÈN - C. ROSI - F. SCATOLI - M. TRAINI - W. XERRA.
Fabio Bentivoglio, Giustizia conoscenza efelicità. Idee, miti e attualità ne LA REPUBBLICA Prose e interviste di MARGHERITA GillDACCl. A cura di Ilaria Rabatti.
di Platone. Di poesia e d'altro - vol. I, di MAURA DEL SERRA.
M. MADDALENA - JACOPONE - L. DELLA ROBBIA - W. SHAKESPEARE - G. HERBERT - J. 1. DE LA
CRUZ - G. B. VICO - U. FOSCOLO - C. COLLODI - E NIETZSCrIE.
Poeti del Novecento europeo.
G. TRAKL -A. ACHMATOVA - T. S. EUOT - F. G. LORCA - P. PAOLO PASOLlNI - E. SOOERGRAN.
Interventi di: R. Carifi - M. Colucci - R. Sanesi - A. Melis - M. Del Serra - D. Marcheschi.
Il fuoco e la rosa.
I "Quattro Quartetti" di Eliot e Studi su Eliot, di MARGHERITA GUIDACCI. A cura di Ilaria Rabatti.
Di storia in storia: la biblioteca italiana di Hjalmar Bergman, di YRJA HAGLUND.
Il Segugio del Cielo e altre poesie, di FRANOS THOMPSON. A cura di Maura Del Serra.
Drammaturghi del Novecento europeo.
H. IBSEN - L. PIRANDELW - A. CA11US - B. BRECHT - S. BECKETI.
Interventi di: G. Antonucci - M. Argenziana - U. Ranfani - L. Zagari - K. Elam.
Di poesia e d'altro - vaL II, di MAURA DEL SERRA.
E THOMPSON - A. PANZINI- E. LASKER~SCHÙLER - D. CAMPANA ~ A. ONOFIU- V. S. SOLOV'Ev.

Filo di perle
AIN ZARA MAGNO, Parole d'amore. A cura di Ilaria Rabatti.
LUISA GIACONI, Dalla mia notte lontana. A cura di Ilaria Rabatti.
MARGHERITA GUIDACCI, La voce dell'acqua. Quaderno di traduzioni, a cura di Giancarlo
Battaglia e liaria Rabatti [autori tradotti: William Blake, Hilda Doolitle, Thomas S. Eliot, Gabriela
Mistral, Richard Eberhart, Robert Frost, Archlbald MacLeish, Ezra Pound, Tu Fu, Mao Tse-tung,
Federico Garda Lorca, VicenteAleixandre, Jorge Guillén, Cristopher Smart, Marie Under, Kath1een
Raine, Henrik Visnapuu, Francis Thompson, Czeslaw Milosz, Elizabeth Bishop, Jolm Keats].

140 141
T
Nel vento
MAURA DEL SERRA, Crescita e costruzione: immagini del giardino,
GruSEPPE GIUSTI, II Gingillino, A cura di Giampiero Giampieri e Luigi Angeli
SIMONE WEIL, Le Poesie. Introduzione e traduzione di Maura Del Serra.
I
DANIELA MARCHESCHI, Destino e sorpresa. Per Giuseppe Pontiggia, con i suoi primo scritti sul
"verri".
NICOLA LISI, Voci da una parlata e altri segni. Con uno scritto di Margherita Guidacci, Lisi o la
celestiale assenza.
MAURA DEL SERRA, Congiunzioni. Ventiquattro poesie inedite,
ALBERTO GIOVANNI Bruso, Inni alla Luce,

Antigone, collana di teatro


MAURA DEL SERRA, La Minima. Con lUla nota di Daniela Marcheschi.
MAURA DEL SERRA, Dialogo di Natura e Anima.
ALBERTO SEVERI, Aracne. Con lUlO scritto di Alberto Pozzolini.
CHIARA GUARDUCCI, La neve in cambio, Lucifero, La Carogna, Camera ardente.
MAURA DEL SERRA, Eraclito. Due risvegli, Con lUlO scritto di Jacopo Marma.
COSTANZA CAGLlÀ, L'amore con Erode. Con lUlO scritto di Isolina Baldi e Postfazione di Maura
Del Serra,
MAURA DEL SERRA, Scintilla d'Africa. Cinque scene. Con lUlO scritto di Marco Beck
ANTONELLA LUMINI, Caino. Dramma del buio e della luce, Con lUlO scritto di Paolo Coccheri.

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Universi-dad d'e Na.varra
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