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Michiel Bertsch

Roberta Dal Passo


Lorenzo Giacomelli

Analisi matematica
Seconda edizione

McGraw-Hill

Milano. New York• San Francisco •Wash ington D. C.• Auckland


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Indice breve

'-(_P_A_R_T_E_I_E_le_m_e_n_ti_d_i_b_as_e_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ J
Capitolo 1 Introduzione 1
Capitolo 2 Funzioni 34

(_P_A_R_T_E_I_I_Fu_n_z_io_n_i_d_i_u_n_a_v_a_ri_a_b_il_e__________
.... J
Capitolo 3 lntroduzi_one alle proprietà locali e al concetto di limite 73
Capitolo 4 Successioni e serie 109
Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti 145
Capitolo 6 Funzioni continue da IR in IR 163
Capitolo 7 Calcolo differenziale: funzioni da IR in IR 179
Capitolo 8 Integrali 231
Capitolo 9 Complementi su successioni e serie 277

( PARTE lii Funzioni di più variabili e funzioni vettoriali )


Capitolo 10 Limiti e continuità 302
Capitolo 11 Calcolo differenziale per funzioni di più variabili 327
Capitolo 12 Curve e integrali curvilinei 357
Capitolo 13 Funzioni implicite ed estremi vincolati 383
Capitolo 14 Integrali multipli -412
Capitolo 15 Superfici e integrali di superficie 452
Capitolo 16 I teoremi della divergenza e del rotore 468

....
(_P_A_R_T_E_IV
__E_q_u_a_zi_o_n_
i d_i_ff_e_re_n_z_ia_li_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ J
Capitolo 17 Equazioni differenziali ordinarie 482

'-(_P_A_R_T_E_V
__F_u_n_z_io_n_i_o_lo_m_o_rf_e_e_t_r_a_sf_o_r_m_a_te________)
Capitolo 18 Funzioni olomorfe 525
Capitolo 19 Trasformata di Laplace 555
Capitolo 20 Serie e trasformata di Fourier 579
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Publisher: Paolo Roncoroni


Development Editor: Filippo Aroffo
Produzione: Donatella Giuliani
Sviluppo web: Daniela Cipollone
Impaginazione: La Pulce s.n.c.
Grafica di copertina: Editta Gelsomini
Immagine di copertina: Math exercise © 2009 Ofiplus
Stampa: Vincenzo Bona, Torino ·

ISBN 978-88-386-6281-2
Printed in Jtaly
123456789VIBVIB4321
Indice generale

Prefazione Xlii
Ringraziamenti dell'Editore xv
Guida alla lettura XVI

,__(_P_A_R_T_
E_I_ El_e_
m_e_
n_ti _d_ib_a_s_e_ __ _ _ _ _ _ _ _ _ J
Capitolo 1 Introduzione 1
l.1 Richiami di insiemistica 2
1.2 Insiemi numerici 6
1.3 Numeri reali 8
1.3.1 Valore assoluto 10
1.3.2 Estremo superiore, inferiore - la proprietà di completezza 12
1.3.3 Radici, potenze e logaritmi · 1S
1.4 Numeri complessi 19
1.4.1 Radici complesse 24
1.5 Principio di induzione 28
Appendice 1.A Grandezze trigonometriche 30
Appendice 1.B Coefficienti binomiali 32

Capitolo 2 Funzioni 34
2.1 Funzione; dominio, immagine, grafico 35
2.2 Funzioni reali di una variabile reale 39
2.2.1 Funzioni monotone 39
2.2.2 Fwizioni sinunetriche, funzioni periodiche 41
2.2.3 Funzioni elementari 42
2.3 Funzione limitata, estremo superiore, estremo inferiore, massimo, minimo 46
2.4 Funz~one iniettiva, suriettiva 50
2.5 Funzione composta 51
2.6 Funzione inversa 55
2.6.1 Le funzioni arcoseno, arcocoseno, arcotangente 58
2.6.2 Invertibilità e monotonia 60
2.7 Operando con le funzioni 61
2.8 Equazioni e disequazioni: metodo grafico 68
Appendice 2.A Funzioni lineari e funzioni quadratiche 71

....
(_P_A_R_T_E_I_I_F_u_nz_i_o_n_i_d_iu_n_a_va_r_ia_b_i_le_ _ _ _ _ _ _ _ _ _)

Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite 73


3.1 Intorni 75
3.1.1 Insiemi aperti e chiusi 80
VIII Indice generale

3.2 Limite 82
3.3 Proprietà elementari dei limiti 87
3.4 Fwizioni infinitesime e infinite; il simbolo o(l ) 97
3.5 Limiti notevoli di funzioni trigonometriche 100
3.6 Infiniti, infinitesimi e confronti 103

Capitolo 4 Successioni e serie 109


4.1 Successioni a valori in IR 110
4.2 Il numero e 113
4.3 Sottosuccessioni 115
4.4 Criterio di Cauchy 116
4.5 Successiorù ricorsive 117
4.6 Sommatorie 119
4.7 Serie numeriche: definizione e proprietà elementari 121
4.8 Serie numeriche a termini positivi 125
4.8.1 Criterio del confronto 126
4.8.2 Criterio della condensazione 128
4.8.3 Criterio del rapporto, criterio della radice 130
4.9 Serie a termini dì segno variabile 132
4.9.1 Convergenza assoluta, criterio di convergenza assoluta, criterio di Cauchy 132
4.9.2 Serie a termini di segno alterno 135
4.10 Riordinamenti 141
4.11 Prodotto di Cauchy di due serie 143

Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti 145


5.1 Ulteriori limiti notevoli 146
5.1.1 Funzioni iperboliche e loro inverse 150
5.2 Asintoto orizzontale, obliquo, ve1ticale 151
5.3 I simboli di Landau 153
5.4 Ordini di infinitesimo e infinito 156
5.5 Non esistenza di limiti 160
5.6 Insiemi compatti 161

Capitolo 6 Funzioni continue da IR in IR 163


6.1 Continuità: definizione e proprietà elementari 164
6.2 Punti di discontinuità 167
6.3 Teorema degli zeri 169
6.4 Continuità delle fmizioni inverse 172
6.5 Funziorù continue su w1 intervallo chiuso e limitato 174
6.6 Continuità lipschitziana, continuità uniforme 175

Capitolo 7 Calcolo differenziale: funzioni da IR in IR 179


7.1 Retta tangente, derivata 180
7.2 Derivata destra e sinistra, punto angoloso, cuspide 186
7 .3 Proprietà elementari della derivata 187
7 .4 De1ivate delle funzioni elementari 191
7 .5 Calcolo delle derivate 192
7 .6 Estremi locali e derivate 195
7.7 Teorema del valor medio e applicazioni 197
7.7.1 Monotonia e derivata 198
7.7.2 Teorema di de l'Hopital 200
7 .8 Derivate successive 205
Indice generale IX

7 .9 Funzioni convesse e concave 207


7.10 Studio di funzione 209
7.11 Polinomio di Taylor 215
7.12 Applicazioni del teorema di Peano 222
7.12.1 Limiti e ordini di infinitesimo/infmito 222
7.13 Approssimazione di funzioni con polinomi di Taylor 227

Capitolo 8 Integrali 231


8.1 Definizione di integrale di Riemann 233
8.2 Un criterio di integrabilità e classi di funzioni integrabili 237
8.3 Proprietà dell'integrale 239
8.4 Funzi01ù integrali. Il teorema fondamentale del calcolo integrale 241
8.4.1 Studio di funzioni integrali 244
8.5 Funzio1ù p1imitive - i11tegrale indefinito 246
8.6 Calcolo degli integrali 249
8.6.1 Integrazione per parti 249
8.6.2 Integrazione per sostituzione 251
8.6.3 Integrazione delle funzioni razionali 255
8.6.4 Alcw1e sostituzioni di base 261
8.6.5 Alcune fommle 1icorsive e altre primitive 266
8.7 Integrabilità in senso improprio 267
8.7.1 Criteri di convergenza: criterio del confronto 270
8.7.2 Assoluta integrabilità in senso improprio 274

Capitolo 9 Complementi su successioni e serie 277


9.1 Serie numeriche e integrali impropri 278
9.2 Successioni e serie a valori complessi 280
9.3 Serie di potenze 284
9.4 Serie di Taylor 290
9.5 Successioni e serie di funzioni 294
9.5.1 Successioni di funzioni 294
9.5.2 Convergenza uniforme 296
9.5.3 Serie di funzioni 299

(.__P_a_r_t_e_ll_l_F_u_n_z_io_n_i_d. . .i_p_i_ù_v_a_r_ia_b_il_i
. _e_f_u_n_z_io_n_i_v_e_t_to_r_ia_l_i__ _ _)

Capitolo 10 Limiti e continuità 302


10.1 Introduzione 303
10.2 Concetti di base 305
10.2.1 Dominio naturale 305
10.2.2 Distanza, intorni, insiemi aperti e chiusi 306
10.2.3 L'elemento oo 310
l 0.2.4 Alcune disuguaglianze notevoli 311
10.3 Limiti e continuità di fimzioni da IRn in 11r 312
10.3.1 Successioni a valori in !Rn; insiemi compatti 314
10.3.2 Funzioni continue su un compatto 316
10.3.3 Curve para.metiizzate 316
10.4 Limiti e continuità di fonzioni a valori scalari 318
10.4.1 Uso dei teoremi di carattere generale 319
10.4.2 FtmZioni discontinue: alcuni esempi 320
10.4.3 Calcolo dei limiti 323
X Indice generale

Capitolo 11 Calcolo differenziale per funzioni di più variabili


11.1 Derivate direzionali e parziali di funzioni a valori scalari 3;:s
11.2 Differenziabilità di funzioni a valori scalari 332
11.2.1 Il teorema del valor medio sui segmenti 3:',f:
11.2.2 Integrali dipendenti da un parametro 3~·9
11.3 Derivate di ordine superiore 36 1
11.4 Polinomio di Taylor 343
11.5 Insiemi convessi e funzioni convesse 346
11.6 Estremi liberi di funzioni a valori scalari 350
11.7 Derivabilità e differenziabilità di funzioni a valori vettoriali 354

Capitolo 12 Curve e integrali curvilinei 357


12.1 Curve in !Rn 358
12.1.1 Cambiamento di parametro 361
12.1.2 Integrabilità di funzioni vettoriali 362
12.2 Curve rettificabili, lunghezza 363
12.3 Integrali curvilinei di I a specie 367
12.4 Integrali curvilinei di 2a specie. Fo1me differenziali 368
12.4.1 Forme differenziali esatte e chiuse 371
12.4.2 Insiemi semplicemente connessi 377
12.5 Normale, curvatura, binonnale, torsione 380

Capitolo 13 Funzioni implicite ed estremi vincolati 383


13.1 Sistemi lineari e non lineari 384
13.1.1 Introduzione 384
13.1.2 m = n: il teorema di inversione locale 386
13.1.3 m < n: il teorema delle funzioni implicite 387
13.1.4 m = l , n = 2: curve di livello 388
13.1.5 m = I , n = 3: l'equazione f (x, y, z) = e 392
13.1.6 m = 2, n = 3: 2 equazioni in 3 incognite 394
13.2 Estremi vincolati di funzioni. di due variabili 396
13.2.1 Nozione di estremo vincolato 396
13.2.2 Estremi vincolati: metodo diretto 396
13.2.3 Punti critici vincolati: metodo dei moltiplicatori dj Lagrange 398
13.3 Estremi di funzioni di due variabili 401
13.3.1 Estremi assoluti di funzioni continue su un compatto 401
13.3.2 Estremi relativi su insiemi chiusi con intemo non vuoto 403
13:4 Estremi vincolati di funzioni di tre vruiabili 406
13.5 Il caso di funzioni di tre variabili con due vincoli 408
13.6 Estremi vincolati di funzioni di n variabili: il caso di m vincoli (m < n) 410

Capitolo 14 Integrali multipli 412


14.1 Integrali doppi su rettangoli 414
14.2 Integrali doppi: il caso generale 418
14.2.1 Domini semplici e formule di riduzione 420
14.3 Cambiamento delle variabili di integrazione per gli integrali doppi 426
14.3.1 Coordinate polari 428
14.3.2 Altri cambiamenti di variabili 432
14.4 Integrali doppi impropri 435
14.4.1 Misura di insiemi non limitati 435
14.4.2 Integrabilità in senso improprio: funzioni non negative 436
14.4.3 Integrabilità in senso improprio: il caso generale 439
14.5 Integrali tripli 440
14.5.1 F.òrmùle ,di riduzione 442
- - - - -- - - - - - -- - - - - - - - - - - - - --Indice generale Xl

14.5.2 Cambiamento di variabili.


Coordinate cilindriche e sferiche -446

Capitolo 15 Superfici e integrali di superficie 452


15.1 Superfici in IR 3 453
15.2 Integrali di superficie 458
15.3 Superfici elementari orientabili 461
15.4 Orientazione del bordo di superfici elementari 463
15.5 Superfici composte 465

Capitolo 16 I teoremi della divergenza e del rotore 468


16.1 Divergenza e rotore 469
16.2 Il teorema della divergenza nel piano 471
16.3 Il teorema della divergenza nello spazio 476
16.4 Il teorema del rotore 480

( PARTE VI Equazioni differenzili _ _ _)

Capitolo 17· Equazioni differenziali ordinarie 482


17.1 Equazioni Iinéari del }!)rimo ordine 485
17.2 Equazioni e sistemi in forma normale 490
17.2.1 Equazioni del primo ordine a variabili separabili 490
17.2.2 Risultati di esistenza e unicità per il problema di Cauchy 492
17.~.3 Sistemi di equazioni del priino ordine ed equazioni di ordine n 496
17.3 Equazioni lineari del secondo ordine 498
17.3.1 Equazioni omogenee a coefficienti costanti 500
17.3.2 Equazioni non omogenee a coefficienti costanti 502
17.4 Equazioni lineari di ordine n 506
17.5 Cenno ad alcune altre equazioni e meto4i risolutivi 508
17.5.1 Riduzioni dell'ordine, equazioni di Legendre 508
17.5.2 Cambiamenti di variabile, equazioni di Eulero 509
17.5.3 Equazioni autonome del secondo ordine 510
17.5.4 Metodo di Frobe1tius, equazioni di Besse! 511
17.6 Sistemi di equazioni lineari del primo ordine 514
17.6.1 Sistemi di equazimti lineari omogenee del primo ordine a coefficienti
costanti 516
17.7 Cenno al concetto di stabilità 519

( PARTE V Funzioni olomorfe e trasformate )

Capitolo 18 Funzioni olomorfe 525


lb.1 Derivata complessa; funzi one olomorfa 526
18.2 Significato geometrico della derivata complessa 53 1
18.3 Integrali curvilinei di funzioni complesse 533
18.4 Teorema e fonnula integrale di Cauchy 536
18.5 Derivate di ordine superiore di funzioni olomorfe 540
18.6 Funzioni primitive 541
18.7 Serie di potenze e funzioni olomorfe 542
18.7.1 Setie di potenze complesse 542
18.7.2 Sviluppabilità in serie di potenze di funzioni olomorfe 544
18.8 Singolarità isolate: le serie di Laurent 545
18.9 Singolarità isolate: il teorema dei residui 548
Xli Indice generale

Capitolo 19 Trasformata di Laplace 555


19.1 Definizione di trasformata di Laplace (unilatera) 557
19.2 Trasformata inversa 558
19.3 Prime proprietà; trasformate di funzioni elementari 562
19.4 Applicazioni 566
19.4.1 Equazioni differenziali ordinarie lineari 566
19.4.2 Serie di Laurent e trasfo1mata di Laplace 570
19.4.3 Prodotto di convoluzione; equazioni integro-differenziali 571
19.4.4 Delta di Dirac; fenorneni impulsivi 573
19.5 La trasformata bilatera 576

Capitolo 20 Serie e trasformata di Fourier 579


20.1 Serie di Fourier 581
20.2 Un'applicazione delle serie di Fourier 587
20.3 Trasformata di Fourier 593
20.3.1 Introduzione e definizione 593
20.3.2 Proprietà elementari della trasfonnata di Fourier 596
20.4 Trasf01mata di Fourier e serie di Fourier 597
20.5 Teorema di campionamento 598
20.5.1 Delta di Dirac e altre funzioni singolari 600

Crediti 603
Indice analitico 605

Appendice Elementi di algebra lineare


Prefazione

Il testo si propone di offnre una gamma completa degli argomenti classici dei corsi
di base di Analisi matematica e, accogliendo le esigenze degli ordinamenti didattici,
un'introduzione alle funz10ru olomorfe, alle serie di Fourier, alle -trasformate di
Laplace e di Fourier e al concetto di stabilità per soluzioni di equazioni differenziali
ordinarie. Il testo nasce con l'ambizione di raccogliere una così vasta area di compe-
tenze in un singolo volume che
• sia scritto in modo accessibile per lo studente, ma senza rinunciare al rigore mate-
matico
• lasci un alto grado di libertà al docente nell'impostazione delle lezioni.
Per raggiungere il primo obiettivo è necessario selezionare con attenzione i contenuti
e calibrarne il taglio e la presentazione. Riteniamo sia utile descrivere anzitutto i prin-
cipali criteri che abbiamo adottato sin dalla prima edizione del 2007; subito dopo illu-
streremo brevemente le modifiche apportate in questa.
Anzitutto il testo è ricco di esempi e controesempi (ovvero esempi che fanno capi-
re perché una certa ipotesi sia essenziale per la validità di un risultato, o. più in gene-
rale perché una certa affermazione sia falsa). L' aspetto fenomenologico ci pare essen-
ziale per far capire allo studente a che cosa serva o come si usi un enunciato, per ap-
profondire un concetto importante ecc. Il libro contiene una vasta selezione di dimo-
strazioni degli enunciati, indispensabili sia per acquisire fanùliarità con il linguaggio
e le tecniche del ragionamento logico-deduttivo, sia per apprezzare i fondamenti del
calcolo differenziale e integrale. Altre volte abbiamo preferito dare l'idea principale
di una dimostrazione: si tratta di casi in cui, a nostro avviso, l 'aspetto intuitivo o
quello "fomiale" prevalgono su quello "tecnico". Infine, in altri casi abbiamo scelto
di ometterla del tutto, spesso rimandando lo studente interessato al sito internet
www.ateneonline.it/bertsch2e, creato come sostegno all'utilizzo del libro. Il libro
contiene un'ampia gamma di esercizi alla fine di ogni paragrafo: soluzioni e svolgi-
menti sono disponibili sul sito internet dedicato àl libro. Per venire incontro alle esi-
genze di alcuni corsi di studio, in rete si trova anche una sintetica appendice conte-
nente elementi di algebra lineare. La gran pmte dei concetti sono introdotti in modo
rigoroso attraverso una Definizione e sono tutti segnalati dal grassetto. Il corsivo è
1iservato ai concetti di cui si fornisce (spesso solo temporaneamente) una descrizione
intuitiva. Allo stesso modo, alcune osservazioni non sono introdotte da un enunciato,
ma sono segnalate dal colore o dal segnale di "pericolo".
Rispetto alla prima edizione, siamo intervenuti solo marginalmente sulla selezione
dei contenuti, includendo per esempio la convergenza (uniforme) di successioni e se-
rie di funzioni, gli integrali doppi impropri e le equazioni differenziali lineari di ordi-
ne superiore al secondo. Per quanto riguarda la presentazione abbiamo invece opera-
to molte modifiche puntuali, sia rimodtùando il testo sulla base delle esperienze accu-
mulate (fra l' altro abbiamo aggiunto vari esempi più semplici e ne abbiamo modifica-
XIV Prefazione

ti altri per renderli più chiari), sia riorganizzandolo, cercando ove possibile cli non an-
ticipare argomenti che vengono poi ripresi successivamente (per esempio abbiarr~o
posticipato l'introduzione di successioni e serie complesse e di serie di potenze).
Abbiamo inoltre aggiunto o semplificato gli esercizi (ove necessaiio) mettendo a di-
sposizione sul sito internet non solo le soluzioni, ma anche gli svolgimenti (di tutti
gli esercizi dei Capitoli 1-9 e, per ora, di alcuni esercizi dei capitoli successivi).
Come è ovvio, la versatilità del testo rispetto alle esigenze del singolo docente è I' o-
biettivo più difficile da soddisfare. Per esempio, alla domanda "È meglio introdune
il concetto di limite prima per le successioni numeriche o prima per le funzioni di
una variabile?" non esiste una risposta che soddisfi tutti i docenti (nel caso specifico
abbiamo scelto la seconda opzione, dedicando però un intero capitolo a successioni e
serie numeriche prima di sviluppare ulteriormente la teoria dei limiti e il calcolo dif-
ferenziale). In questa seconda edizione abbiamo curato tale aspetto con particolare at-
tenzione.
Anzitutto abbiamo 1iorganizzato alcune parti del testo in modo da pennettere al
docente di saltare ce1ti argomenti o scambiare l'ordine della loro presentazione.
Inoltre, pur mantenendo il taglio didattico (che privilegia i concetti di intorno, di o-
piccolo e di successione come funzione definita in N), abbiamo cercato di strutturare
anche un "percorso breve" su limiti e continuità, che in sostanza coincide con la par-
te "non guidata" dei primi sei capitoli e conduce più speditamente agli sviluppi del
calcolo differenziale e integrale: subito dopo il Capitolo 3 (intorni e limiti, proprietà
elementa1i, il simbolo di o-piccolo e primi limiti notevoli), si richiamano le principali
proprietà dei limiti di successioni (Paragrafo 4.1 ), si introducono il numero di Nepero
e le sottosuccessioni (Paragrafi 4.2 e 4.3), i limiti notevoli che ne conseguono
(Paragrafo 5.1), gli asintoti (Paragrafo 5.2), i simboli di Landau (Paragrafo 5.3) e i
concetti di base sulla continuità (Paragrafi 6.1-6.5). Ciò è sufficiente ad affrontare il
calcolo differenziale e integrale fino ai polinomi di Taylor inclusi. In questo percorso
possono essere differiti o, al limite, non affrontati affatto sia le serie numeriche sia
l'approfondimento di nozioni quali frontiera di un insieme, ordine di infinito/infinite-
simo, compattezza per successioni, funzioni unifonnemente continue ecc.
È molto probabile che il percorso adottato dal singolo docente si trovi a metà stra-
da tra il "percorso breve" e il "percorso completo": per questa ragione abbiamo in-
trodotto una Guida che, attraverso note a margine, fornisce indicazioni puntuali su
come organizzare la lettura, su alcuni collegamenti interni al testo e sulla possibilità
di posporre o eliminare un certo argomento.
Un corso ideale di Analisi matematica dovrebbe anche inquadrare gli argomenti sia
storicamente sia nel contesto della matematica e delle altre scienze (le cosiddette ap-
plicazioni). D'altra parte, approfondire compiutamente questi aspetti richiederebbe
uno spazio enorme, anche perché la scelta del singolo docente sul "cosa" e sul
"come" è molto varia e soggettiva. Per dare almeno qualche spunto di riflessione, al-
l'inizio di ciascun capitolo abbiamo introdotto un Filo rosso, indipendente dal resto
del libro, il cui obiettivo è quello di suscitare nello studente curiosità e interesse ri-
spetto allo sviluppo e alle applicazioni dell'analisi matematica.
In conclusione desideriamo ricordare Roberta (sicuramente questa seconda edizione
sarebbe stata migliore con il suo contributo) e ringraziare studenti e colleghi per tutti
i suggerimenti che ci hanno fornito.

Michiel Bertsch e Lorenzo Giacomelli


Roma, gennaio 2011
Ringraziamenti dell'Editore
I

'
L'Editore ringrazia i docentt che hanno partecipato alla review del testo e che, con le
loro preziose indicazioni, Iuiru10 contribuito alla realizzazione della seconda edizione
di Analisi matematica: '
Martino Bardi, Università tJ.;egli Studi di Padova
Andrea Orazio Caruso, Uniyersità degli Studi di Catania
Pietro d' Avenia, Politecnico di Bari
Marco Franciosi, Universit4 di Pisa
Stefano Galatolo, Univeristà di Pisa
Francisco James Le6n Truji(lo, Sapienza Università di Roma
Paola Magnaghi, Politecnicb di Milano
Piero Montecchiari, Università Politecnica delle Marche
Enrico Obrecht, Alma Matt,r Studiorum Università di Bologna
Gianna Stefani, Università liegli Studi di Firenze
!

L'Editore ringrazia inoltre i docenti che parteciparono alla review della prima edizio-
ne di Analisi matematica: ;
Marina Di Natale, Universi~à degli Studi di Milano-Bicocca
Vania Sordoni, Alma Matef; Studiorum Università df Bologna
Roberto Tauraso, Università degli Studi di Roma "Tor Vergata"
----- --- ------------------

limiti e continuità

Le schede Filo rosso forniscono


allo stwdente alcuni spunti di riflèssione
stillo svilùppo stornco e 1e·applicazioni
di un argomento trattato nel capitolo.

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Per funzioni da R in R, il
Si omrvi<Qr n{ t l$OCO 1111 chC{/1- lEft CCI ( t:0. ll1ffliicc6tJ-ieloCllitlle. 1
concetto di insieme com- l'\WIIO d~l1 \MIWC 1l«li~-t'1M l, ~c,o
patto (per sùcccssioni) è
utilizzato per dimostrare ,!!t~•lt R\(O) ~ ~ ~ * t .. Jt,) .. t , ,W ,_ , _ "
_ --~~
il Teorema di Weiersuass
su insiemi compatti (Pa- ..,"> . . Jf•>U •-<•u,.,,-,,._,M,... -...•IIIJl!IAI
SrO\lllmUWÙ&t. . KIM•/"~ ...
ragrafo 6.5) e le proprie-
tà delle funzioni unlfor- /1'1~,f.,J ,. , -.. - /t,,)•1~X•+•UIJ
cmente continue (pa-
... fo 6.6). Nel Capitolo T~c'lw..~~a,l.Nlt•..,.... ,_
...,... c-perdò- ~p.ò(/1 t,:.w-:ilt 111,'.1.r.r.rRper J\~l'f'II
.,.._:~ no sia Ja de
=~~~·i1•·r------ ,i....- . ... a.'*11 !uli- (:OIUn,'/\'C'lllf6 . q-~ ~'l(llièf>
~Ol'IIO~C'lffil\.(OltleU'l(l)U".l"{I MJIIC'Cl(tlaJljMO.

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~-,.m;·•-fl,-tm,. ,_,.
_.....,,,«.11 ..
,....... ~,G'ç? .. ,..i.,• . 1-••.ff,.,..,...,,..• .._.-,,.._.
~A!..dlt ~-,.r, - ~ · ""',_..
....-.~...,.....~....--t, .... 111

I segnali di "pericolo"· richiamano ~


l'attenzione dello studente sui eonc13tti
abitualmente più delicati.
PI f!r!Mt1f llmWIHkt!rtt~ = ~- - - - --

JJ.w•."o/"lf• /,."· r•1<> · /,. .... .,.,

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~ M1...,, ~ pna!alli,. 1090 ~

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Lc:\1811~~-io~ j cvmtl,,cidip...;n..-, ,l't~~,;,«K ckf~t>ffl'IOO
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(16-1)
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/_.<",,)4t . . u.u:so•,·\ltc't64G0
/«t(.,,T"}4, =- cimliwi.:,oe4i•~6n
16.3 Il teoromo d11lla d ivergonza nullo spazio

;t..':::,n:~:;::.;!~~:t:!!~~)(~~:~~.':ao~~:
~ di wpcrfiei(olemoi11lllriOti10:1pcn;:c)ori~lir.1:,,l).lbot6o1~u,14;,iç _ . .
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lo)••ti: .-)"- s,,.,,,r ... 4-n ... (ta', 1hn* •Il .. T-4.1+2J,+t Sff,
Oltre 250 box Ese.t:cizio, per un totale di oltre
1000 esercizi, rappre8entano uno strnmento 16.3 U teorema della divergenze neUo 5pazlo
fondamentale per la preparazi©ne dell'esame. ~~~UffOl$11adtlkiiYu1f'lln•lli iottO"ltitripli,i .-UAnOpccb.3.
1U bl!CNdOll!,I \I ,trm,uq-1, VI«- 1!.\111 -ieMmi,a Il C Sl1 SlilPf'Oe;;..~00.~
Sl&di-,rtfici(dC\lllf'OUl'oeoe;i,oste)orico~• UAUboidOalhet-&.e4iqiwt,,,
tc(M~.,..,,pcrcw.ipiO-'l,•01i•>fCllt~C•
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capitoli succe.ssivi .
b) ,e (-cc. - 1)1.1(• 1.y)V(6. +oo);
e:)ifolWt>e:
dp ~(O,l);
o) <E (-oo.••)U{• -'r.l)U(4,.y.j

1.l •) lfmiU.to; 1nu c.sup .. l.~ • W'• - J;


b) l;1ni,.1t1; .sup • ).bf'- -3.
C) !nnit111(1-;,nll). n M1p • f, it:1f- O;
d) IJroit:ito iorcnoroocotç, tUi.o .,,. infa O;
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1A •} 2;b)2;,) -2; d)-IO.
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d) XG (->, - JJU(l, •f:
(i) Per ilTcO~il 17.6,perogni i • l,··•, 11ilptnl:le.~:.di ùnchy
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y' A[X))' po;x ~ /
{ y{.r•) ~ c.

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, y,. sooo 1iDc:.:.n n~·.it.: i.n~,1,cr.11tr•:.
cli~,.. , ,. e,., te, ,.oJuzioni y1, . •
(ù) Per lo snumva li6C:Ue del ptoblet'Cl.t.. o:N toml>in;,u-~r i·;,.:.1:c di , i· · • . >, i:
solU1io.nc di ,·· =-A(.t)y io J. VicçVt-n:A, prt~· .,, (; ,·. i":: riJ,:iir ..~~t:-~n
U\it~ft d1 y1 (.ro).. .. ,y,.(x•) esi.s:1000 coManti n,.... ,r,,. ,!h che
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I rìmandi all'Appe.ndi'ce dì algebra lìneare


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180,1 I• ~1u:Junt ~MAie dcll'Wlcma c:h t(J\aa.zimli ltnc-ar'I non umo;,cnci:
@#h}xi!wn_~disponibile sul sito internet y' =-= A{.\Jy{x) + b\.l·J in /
W'WV'!.atenf,l·online.it/bertsch2e, è del lipo :,(x ) •)- Yl.f}, dove y(~·) è J.i sotuzionc l!Cntnlc. del ~iste:tna lin::11re on.1c,ic-
nto •usoci~to, y' = A(x)y(x) in J, e f(x) è u110 soluzione (Jt.n:. ..sot,u.ic,10:. 1l:1thC~·
rendcmo flessibile la trattazione 1N"c ") del sistema Ji.sctrc non omogel\Co,
di q,uesto argomento.
17.6.1 Sistemi di equazioni linenri omogenee del primo
ordine a coefficienti costanti
Se la matrice A(x) poo dip,cndc da x, A (x) == A, è possibile dctcnuioare C$pl,ci1a-
rne111e 11 $Olu7.foQ.i ) ~ l e i.cd.ipc:ndc,nti dì y' =-i A y. L'idc11. genc~e è di un:m,
il =
$01\11.iooi del tipo y1(.r) t"Pv;, con >., e v1~ r\{O} .s«hi opportw'lttDf'O~
SoJtirucndo nef ,istema )' 1-. Ay e dlvideodo per cl.x si Ofricne
J.,•1=-"•1 * (A-.\i ld)•1=0
dove Id è~ n>Ott'iee ideutità., çtm 1 s.urtu di.agouale e O all1imco!i:

•11-A •11
a-,, tti 1 -1
A-A.Id• : :
(
4 111 R.1

Qumdi >.; C nn au1ovolo,c dcli; n).'.ltrice A e v1 un :iutoveno,c. ;,tSS0CÌ3IO ($i veda


l'Appendiu (lj Algebra linccre i.o rete). Ma u» ~utow1lorc (o~o \Q'I) sohnt(lfl.e
=
dell'equazione caro11eristicn dee(A - )Jd) O, uo't.q1,1;uioue p0linom~le dj &rado
11) non è necett.a.1i:unç.nle Wl numero reale; i quindi da vcdc:c.come: utiliuarc cvcn·
rwili a.u,ov•Jori complc,s.i.
Per Jemplicità ~i cspostz:ion6 ci Umitiru:no al caso di OOc equuJoni:

{ ~, =nu+b"'
v' cc1, + dv
J>Cf .xe LQ, ovvero A.=("e b)
d
(11.S})

In quc:sto uso l'equazione cuatteristica Cquitbrica:

)4 2 IDttfflJI dgpp!: l.r.t~UWucJl,.a_ _ _ _ __,,t.,J~9

.,...,..,,.,i,q,,.1, .... N.,.sw


>I
t.s;y.Q, , fl(!,1
,,.
<.c.

,w
Ad c.somp)o, &oguien10 <b 1c11n o un pohgoim cli k fati sono fosic1ui eh o;ai$UR nul-
la_Lo sollo aoche i gr;fici di fl.lnzione, sono ipolcsi oppornmc:

I rimandi allè dimostrazioni di alcuni·teoremi e lemmi


g~ ~ . b - Ri1ttig14b1Jt in [,o, •Atlo,a ;uftl·di miJ1m, mJ/4.
@@r.fuifuiliil~ disportibili sul sito internet
www.ateneonline.it/bertsch2e
g e 1?.(n. b) s: esoloscpcrogDi e:> Ocsi$te V, , !1uddh•isionedi (a, bJ, 1:'llcche
consentor·10 cii scegliere il livello di approfc,ndin1fmto cf
.1'(1},,g)-l{V,. 1)~ È(M,- m,J(•,- •1-1) <e (14.7) tr.attazione.
"''
dovo Mre m, sono, rispcttivtuneote, l'c.slre."llo superiore e inferiore di gin (x,_ x1j,1,
Posto Q, :-., (xi...1, x,) x [m,, Mi],i = t, .. . , n. tchiM)chc ilgnifioo rii/ ècon1e-
ou10 b (J Q; (si vcd~ Figma 8.2) e, per fa.(14,7), ehc ;.,
~l
f;iQ,l < ~.
No.o è difficile rOVNO che llOCbe il 50$1Cpl0 dè une CUt'VJ regolare a
'Y : [a, b] - W di misura nu.l.121. Non si deve t\lttavia coo.fondere la
(stcoado Pcaoo.Jotd:m) del sostegno oon fa lunghet;,.a della CW'Va.: la
nlilnl.rl ''bidimonslooalc" , !a s.:cond3 è "unidirucnsiona!e", Pu e.m.npio,
cerU:c nel pi.ino di mgt,-io I hanno lw,gbeu.a. 2r., mentre la loro OÙsW"8 è
I eri1.c:ri fomiti nei 'feorcmi J4.3 e 14.JO b:auno v:uic i.mpUc"zionL

(I) Str t R1 èd11Ji;1iu anullo e- r. ~ f.i;/IDro r.è ,liu1ì1111a1wlJ4,


Ca') L, 'wttonc t l'mrttntlo,1t dì"" ,rumt,() {trrli(J di rn.fftmi lt1Ùl<tobill lff
41.1) Siaho!l, R1 (1m!titro./ E~n)1: 0l ç, rtmisu.robitt,,41lloro/JE Jl n

Ri.sult.1 ,be l'iotcgJ.ilbilit.l dellt fu.ttziooecaraucristiC31n in O implic) I ·


di tulle le fti.lmoni tuolinue e limiltitc in O

S/u,wn C ~ llmi1tl!O,!!f i 0 -4 A.l/rnif414.&0imUw-obilttf E. C(fl\r},um r11Jt-


1allflt ~ I = O. allcw E' 1?{0),

Ja particolare ur.a fumtone eonC.inut1 m un insieme iniswabile e chiuso (qumdi com·


patto) è inlt:gntbile (J>oicll6 è luni!Ata).
D T eortnl,;'I 1,.1, 1) segue dall' OS$e-rv3Zione che. l'io~.iemc dei punti di dl$00ntinuità
detl'CS(t"OSiMò /di/ COD O3. u.n rt:tfu.naoto conrenc-ntc fl è sonoi:1sic:me di on,quitl•
dj.pcr iioorcmi 14.9 ~ 14 12(,),èdi 11\JS'llf:\ nulla Duuquc-itTcort1na 14.13 è.eon-
('tegutn:U immedialA del segucrue risullaco,
Introduzione

CompJetezza e approssimazior:ie
11 classico esen1r,io cli vi ai,uta: a chiarire il aoncetto secolo a.C.) l'unpoi:tanza dèl1'appr0ssimazione e il.
di completezza. Com.e tutti saruio, se il lato del qt1a- S:UO legame C01l .il COllOertO - completamente 1ntui\i-
drato è lungo l là sua djagemale ,i è lunga Vi. V0 - di. estremo superiore e inferiore; Ne è un eser.a-
Qtllesto numero è irrazionale (ossia fonnato da uJ.aa pio il met@do di esaustione;
seci1:1.enza inf.inita e non periodica di cifre deoh:nali):
se quincli lo sti:un1ento utilizzato per misurarne la
hmghezza contenesse solo nmneri razienali, esso sa-
rebbe, incompleto, cioè vuoto in 001Tispou<ilenza
della lunghezza di d.
ta pr0p1i·età di completezza che caratteri.:Zza IR e.
10 distingue da Q (ovvero i'l fatto che :~ rappresenti
bene uno stmmento di misura contùn.uo., senza vuo-
ti) si ·formalizza dicendo ohe ogni sottoinsieme limi-
tato e non vuoto ha, in IR, estrema s1,tperiore e infe-
ri@re. Qllest'idea è wtimamente l:e_gata a qucHa di
approssùnazione. Per esetn,pio, v2 pttò essere vi- "inscrivere e circosotivere poligoni attorno a.d
sto come estremo superioi:e dell'insieme .delle sue una figura geometrica piana e continuare a molti-
. appi;ossimazio1ti razionah per d1fetto, plicare indefinitamente il numero clei lati del poli-
gono fino ad approssimare il piit passibile la li-
{1 , 1.4) 1.41, }.414: 1.4142, 1.41421 , · nea curva", ·
1.41421\ 1.41421.35, 1.414213'56, ... J- ,
tm procedimento che riti;overem.o nel Capito.lo 8 per
o come estremo infeiiore <1lel1e sHe appl'ossimazionì introdune il c0ncetto di integrale. Ce1:to, bisogna te-
razionali'l)er eccesso, nér conto che ~.u rotto questo pesa:va J.a mancanza di
un sistema di nùmerazione efficiente: ma anche do-
{2, 1.5, 1.42,) 1.415, 1.4143, 1.41422,
po l'introdllilietrre in Europa delle cifre indo-arabe
1.414214 1 l.4J42B6i 1.41421357, .. .) (attorno al 1200),, la sistemazione assiomatiea dei
(aJaZi si potrebbe nsare un simile approccio per defi- numeri reali a vveITà solo nella seconda :metà ·del
nire i numeri reali). 180@ (Dedek.ind, ma non solo).
La scoperta (della scuola pitagorica, nel VI seco- In conçfusi<>.111e, cos'è w? Sepn e Pn inqicaao ri-
lo a.è .) che /2 fosse un 'Ilurnero irraz.iouale spettiva.mente i pofig0ni regolari di 6 · 2n lati -inscrit-
(cv.pp170(, indicibile) fo scon.volgente al punto tla, si ti e circoscritti a:Ua oiirconferenza, possiamo definire
dice, tenerla segreta, e contribuì a mantenere per '!f. = sup{area(pn) ) n E N} = inffarea(Pn), n E N}.
molto tempo il c0n.cetto algebrico di 1rnmero in po-
s.iizi.one s~condaria rispetto ~ quello geometrico di Per.~J calco]o delle aree di p 11 e P 11 son0 $Ufficienti il
grandezza. Ciononostante, già poco più ta1:di risulta- teorema di Pitagora e oon:cetto di radice quadrata di
no chiare (Eudosso, N secolo a.C., Archimede, II un numero reale:
2 Capitolo 1 Introduzione

.,,
N'umero · Are~ del Area df ) segmto) essa è m effetti alla base di tutto il c:J.k(J!o
di"lati 1+ poligono poligono differenziale. ln q·uesto capitolo si nas5um0no br,>
inscritto 'ciréoscritto vemente molti :dei prerequisiti che dovrébbero e'.~si:: .
l.598076 3.464}02
1
re già ben noti a1lo studente: insiemi e ini,;i,~rni 11!! •
. '3.000000 3.215390· " . ·
1 ue1:ici, relazioni d'ordine (quind i equazioni e d.i,sc!-·
quazioi:i.i), p otenze, esponenziali, logaritini e, in a iJ
. 3.105829 3,115,9660
3.146086 · pendice, gran dezze trigonometriche. Inoltle si imr,ì -
3.132629
3.139350
3.~40955
3.141433
3.1427 15
3.14fQ12
3.141 672
-
AFohimede
si fermò qui
. ducono anche ! numeri complessi e il -PhD.cipio di
in.duzione. ,Nati c9me fon:naJisrno per rappresentare
Jiadiei di po}ioomLGlie nc:m appa'Ftengono ai numen
:3. 141553 ll41 672 -reali (pe'r esempio, ±i rappresentano le rad ici di
3.1 415:83 3.14.1598 p(x) = x2 + l) e unificare il trattamento algebrico
3.141590 3.l4J.594 dei polinomi (s1 :ve,fa il T eorem a fondamentàle~tlel-
3.141 592 3.~41593 l'algebra1, t numeri com.plessi trovano attualmente
una l!}_uantità d:i 11ti~ z~, tlaU'a meooaùica qnautistic'a
1,10.w1re deJ capitofo· èJa pr:011detà.' _c:fr cJ:J11:l;!jl:etezi r:, àllà teoria dei segnali: vedremo alcune priw.e, sem-
iilej n-ar,neri reali: da gssa à'iscei1d'ono•,m,1zit11tto, lemè- p lici applicaezioai dal Capit©lo 17 in poi (equazi01-ù
zio1ri di JJMlice e dì lògaùtmo', ma (o©me vèdrem.o in dtf.ferenziali, tra·sfonnate).

1.1 Richiami di insiemistica


Al fine di poter introdurre rapidamente alcuparani dei concetti e problemi fondamen-
tali che saranno trattati nel corso, richiamiamo brevemente alcuni elementi della teo-
1ia degli insiemi.
Assumiamo come primitivo il concetto di insieme, ovvero una collezione (classe,
famiglia) cli oggetti detti elementi dell'insieme. Di solito gli insiemi vengono indicati
con lettere maiuscole: A , B, C, ... e gli elementi con lettere minuscole: a, b, x, y, . . .
Sex è elemento dell'insieme A, si scrive x E A e si legge "x appartiene ad A".
Per rappresentare un insieme può essere conveniente elencare esplicitamente gli
elementi che lo compongono. La notazione che si usa è quella che indica gli elementi
entro parentesi graffe. Per esempio {4, 2, 3} denota l'insieme i cui elementi sono i
nume1i 2, 3, 4; {3} è l'insieme che ha come unico eleme~to il numero 3. Se un insie-
me contiene un numero infinito di elementi non è possibile elencarne gli elementi.
Per esempio, per l'insieme dei numeri naturali O, 1, 2, .. . che si indica con N, si
usa anche la notazione { O, 1, 2, 3, 4, .. .} . Un altro modo per defmire un insieme è at-
traverso i predicati. I predicati sono proposizioni (o affermazioni) dipendenti da
una o più variabili. Per esempio, l'affe1mazione p(x): x è divisibile per 3, è un predi-
cato in una variabile; p(x, y ): x > y, è un predicato in due variabili. Sia ora A un in-
sieme e p(x) un predicato che ha senso per gli elementi di A; allora {x E A : p(x)}
indica l'insieme degli elementi di A per i quali l'affermazione p(x) è valida. Per
esempio
D : = {n E N : n è dispari}
indica l'insieme dei numeri naturali dispari (si legge "D è I'insieme dei numeri natu-
rali n tale che n è dispari"); una definizione più sintetica è in questo caso
= 2m + l : m E R\I}
D def{ 1~
(s1. usano .I sun
. b o11. : oppure def
= = per defimrre
: un insieme
, , o
altli oggetti).
Ripmiiamo alcuni dei simboli e delle notazioni di cui faremo uso nel seguito:
1.1 Richiami di Insiemistica 3

V per ogni
:3 esiste (esistono)
~ non esiste (non esistono)
:3! esiste uno e uno solo
:::} implica
# se e solo se
<t- non appartiene a
0 l'insieme vuoto (l'insieme privo di elementi)
A= B gli insiemi A e E.sono uguali, cioè contengono gli stessi elementi
A =I= B gli insiemi A e B nop. sono uguali
Siano x, y E A; l'espressio~e x = y si legge "x è uguale a y" (ovvero x e y denota-
no lo stesso elemento di A); sex e y sono distinti si usa la notazione x =I= y.
I simboli appena introdotti permettono di formulare definizioni e tesi matematiche
in modo preciso e sintetico.
Dati due insiemi A e B, si dice che A è sottoinsieme di B, in simboli A ç B (o
B 2 A), se ogni elemento di A è anche elemento di B, ovvero:
l
AçB <=> xEB Y xEA.
Questa relazione fra insiemi è detta inclusione. Se A ç B e A =I= B si scrive
A e B (B::) A); inoltre, se A e Be A =I= 0 si dice che A è sottoinsieme proprio di
B. L'insieme 0 è sottoinsiern,e di qualsiasi insieme.
Dati A, B ç U, possiamb costruire nuovi insiemi applicando alcune operazioni
insiemistiche fondamentali, di seguito definite.
L'unione di due insiemi 14 e B è l'insieme, indicato con A U B, formato da tutti
gli elementi che appartengono ad almeno uno dei due insiemi A, B:
A U B: = {x EU: x EA o x E B}.
Evidenziamo che, in tale contesto, la congiunzione "o'·' esprime un'altemativa e non
un'esclusione.
L'intersezione di due insiemi A, B è l'insieme indicato con A n B, formato da
tutti gli elementi che appartengono sia ad A che a B; ovvero:
A n B: = {x EU: x E A ex E B}.
Gli insiemi A e B si dicono disgiunti se A n B = 0.
La differenza di A da B è l'insieme, indicato con B \ A, formato da tutti gli ele-
menti di B che non appartengono ad A; ovvero:
B\A : = {X E B : X <t- A}.
Se A ç B, la differenza B \1A si dice anche complementare di A rispetto a Be si
indica con CBA (oppure CA, ~e B =
VB):
fBA : = B \ A se A ç B.
Tali operazioni sono illustra~ in Figura 1.1 utilizzando i diagrammi di Veno.
4
- - - - - - - - -Capitolo 1 Introduzione

Figura 1.1 Diagrammi


di Venn.

A ç;; U AvB

A\B

,'ESEMPI0..1.1 ' ·:. :·. ·,, · Consideriamo i seguenti sottoinsiemi di N: A= {5, 8, 9, 12, 16}, B = {5, 8, 24},
P = {n E N: n è pari}, D = {n E N: n è dispari}. Allora si ha:
A u 0 = A, A n 0 = 0,
A U B = {5, 8, 9, 12, 16, 24},
A n B = {5, 8}, A\ B = {9, 12, 16},
A nP = {8, 12, 16}, A nD = {5, 9}, A \P = {5, 9},
CD = P, P n D = 0, P u D = N.

È facile dimostrare che l'unione e l'intersezione godono delle seguenti proprietà.


Dati tre insiemi A, Be C, si ha:
Unione Proprietà Intersezione
AUA=A di idempotenza A nA =A
AUB = B UA commutativa AnB =BnA
(A U B) U C = A U (B U C) associativa (A n B) n e =:= A n (B n C)
A u (B n C) = (A u B) n (A u C) distributiva A n (B u C} = (A nB) u (A n C)
A U (A nB) =A di assorbimento A n (A U B) = A

Se A, B ç U e se Cindica il complementare in U, allora si ha:


C(CA)=A; AUCA=U; A nCA=0

C(A u B) = CA n CB; C(A n B) = CA u CB.


Le ultime due proprietà, note come le leggi di De Morgan, affermano che l'operazio-
ne di complementazione "scambia" l'unione con l'intersezione. Illustriamo, per
esempio, la prima delle leggi di De Morgan utilizzando i diagrammi di Venn
.(Figura 1.2).
Sono fondamentali i concetti cli coppia ordinata e di insieme prodotto cartesia-
no. Siano A e B due insiemi (non necessariamente clistinti). Inclichiamo con (a, b)
l'oggetto formato da un elemento a E A e un elementò b E B, presi in tale ordine.
Tale oggetto prende il nome di coppia ordinata. Non bisogna confondere la coppia
ordinata (a, b) con l'insieme {a, b} = {b, a} . Sottolineiamo che se (a, b) e (a', b')
sono due coppie ordinate
- - - -- - - - - - - , - - - - - - - - - -..c.
1.:.1.c. . . . .Rl
:. :.=c.:..c
hi=a=m.:.i.:. .dc.
;;; i:. . .'-'-
in=si=-=e=m=is:...::ti=c=
a_ _ _ _ _ _ _ _5

Figura 1.2 Leggi di De


Morgan.

AuB CA CB
.i
(a,. bJ,=(a',b') # a=a'e b=b'.
:
Si definisce insieme prodotto cartesiano di A per B, e si indica con A x B, l'insieme
fonnato da tutte le coppie ordinate (a, b) con a E A e b E B:
A x B := { (a, b ) : a E A, b E B} .
Si noti che se A=/- B allora A x Bi= B x A; in altre parole, questo prodotto non è
commutativo. Se A = B si può indicare A x A con A 2 .

Siano A= {3, 4, 7, 10} e B =f {O, l }. Allora ESEMPIO 1.2


A xB = {(3, O), (3, 1), (4, 0,), (4, 1), (7, O), (7, 1), (10, O), ( 10, l )};
B x A= {(O, 3), (1, 3), (O, 41), (1, 4), (O, 7), (1, 7), (O, 10), (1 , 10)};
B x B = {(O, O), (O, 1), (1, O~, (1, l )}.

Quanto ap12ena introdotto ha un importante significato geometrico. Consideriamo per


esempio N2 (= N x N). I muneri naturali si possono rappresentare geometricamente
su una retta riferita a un'origine O e fissata un'unità di misura come in Figura 1.3a.
Analogamente si possono usare le coppie ordinate per indicare punti nel piano come
in Figura 1.3b.
La definizione di prodotto crutesiano si estende al caso di un numero finito di in-
siemi: siano A1, A2, .. . , An!n insiemi, allora A1 x A2 x ... x An è l'insieme delle
n-ple ordinate (a1, a2, . . . , df) con ài E Ai ',;/ i = 1, 2, . . . , n. Se gli n insiemi sono
uguali tra loro, scriviamo I

IAn : =(1 xA X ··· xA.


I - - -v .,
1 n volte


• •
(4,4)
- - -- ~ ~v~-1-- 1 - ~u9- i- + -- • • • ~
O I 2 3 6 7 (0,3) • • • • • •
(6,2) Figura 1.3 Rappresen-
• • • • • • tazione geometrica di N
• .. •
(6,1)

e
• Il
• (a); rappresentazione
geometrica di N x N
(0,0) (2:0)
()
(s:o)
• (b).

(a) (b)
6 Capitolo l Introduzione

-ESEMPI0,1~3t ·:,.:i:..· " SiaB = {O, I}. Allora:


B3 = {(O, O, O), (1, O, O), (O, 1, O), (I, 1, O), (O, O, 1), (1, O, 1), (O, 1, 1), (1, 1, 1)}
e
B 4 ={(O, O, O, O), (1, O, O, O), (O, 1, O, O), (1, I, O, O), (O, O, 1, O), (1, O, 1, O),
(O, 1, l, O), (1, 1, 1, O), (O, O, O, I), (1, O, O, 1), (O, 1, O, I), (I, 1, O, 1),
(O, O, I, 1), (1, O, 1, I), (O, 1, 1, 1), (1, l, 1, 1)}.

4::J.1j;Jif'~MllfMW9 Utilizzare la rappresentazione geometrica dl N2 (si veda Figura 1.3b) per visualizzare gli in-
siemi {1, 2} x {3, 4, 5} e {3, 4, 5} x {1, 2}.

1.2 Insiemi numerici


Oltre all'insieme dei nwneri naturali, sono ben noti l'insieme dei numeri interi,
7l.: = {O, ± 1, ± 2, ...}, e l'insieme dei numeri razionali (o fratti), Q, cioè quei
nwneri nella forma
p
:- con p, q E 7!., q i= O, (1.1)
q
intendendo di identificare pifq1 e P2/ q2 se p1q2 = p2q1 (in altre parole, sotto questa
condizione p 1/q 1 e p2/q2 indicano lo stesso numero razionale, per esempio
6/8 = 3/4). Perciò possiamo scegliere di rappresentare i numeri razionali mediante
le espressioni: O/ 1, ± p / q con p e q interi positivi primi tra loro (cioè p e q non sono
divisibili per uno stesso intero maggiore di 1). Osserviamo che N può essere pensato
come l'insieme {z El: z 2 O}, ovvero Ne 7!.. A sua volta l'insieme 7l. può essere
pensato come sottoinsieme di (Q (richiedendo q = 1 nella rappresentazione (1 .1)).
Tali insiemi N, 7l. e (Q sono esempi di insiemi numerici e i loro elementi sono
chiamati numeri. Prima di formalizzare il concetto di insieme numerico introducia-
mo il concetto di operazione in un insieme.
Dato un insieme X, un'operazione in X associa a ogni coppia ordinata
(x, y) E X x X uno ed uno solo elemento z E X.
Un insieme X è detto numerico se in esso sono definite due operazioni: una detta
addizione che si indica con il segno "+" (ovvero a ogni (x, y) E X x X corrispon-
de un unico elemento di X, detto somma dix e y, che si denota con "x + y"), l'altra
detta moltiplicazione che si indica con il segno "·" (ovvero a ogni (x, y) E Xx X
corrisponde un unico elemento di X, detto prodotto di x e y, che si denota con
"x · y" o con "xy"). Per non entrare nei dettagli di una trattazione generale, diremo
semplicemente che tali operazioni devono godere di certe proprietà alcune delle quali
dipendono dall'insieme X che si considera.
Esaminiamo il caso dell'insieme dei numeri razionali, con le operazioni usuali di
sonuna e prodotto.

e Proprietà di Q j In (Q l'addizione soddisfa le seguenti proprietà:


I) +
Vx, y : x + y = y x (proprietà commutativa);
2) Vx, y, z: (x + y) + z = x + (y + z) (proprietà associativa);
3) :3! elemento, detto zero e indicato con O, tale che Vx : x + O= x;
4) Vx 3! elemento, detto opposto e indicato con - x, tale che x + (-x) = O.
1.2 Insiemi numerici 7
I
I
I
Poiché vale la proprietà assobiativa, si sctive anche x + y + z, ovvero si omettono le
parentesi. Si usa anche la sctjttura x - y ~f x + (- y) (nota come "sottrazione").
I

In 01 la moltiplicazione sod~sfa le seguenti proprietà:


5) V x, y : x · y = y · x (proprietà commutativa);
6) \/x, y, z: (x · y) · z = x ~ (y · z) (proprietà associativa);
7) 3! elemento =f. O, detto ufità e indicato con 1, tale che V x : x · I = x;
8) Vx /; O 3! elemento, detto reciproco e indicato con x- 1 oppure 1/x, tale che
X · ,'Cl= l.

Si usano anche le seguenti sc1itture: x/y ~ xy- 1 (nota come "divisione", y =f. O) e
zdcf
X =X · X.
L'addizione e la moltiplicazi?ne sono legate fra loro dalla seguente proprietà:
9) \/x, y, z: (x + y) · z = .:f; · z + y · z (proprieta distributiva).
l
Un insieme numerico per il--4uale valgono le proprietà (1)-(9) si dice campo o corpo
1i
commutativo. Gli insiemi e "li.. non sono campi, infatti in N non valgono (4) e (8)
e in l non vale (8). .:
È ben noto allo studente il significato dei simboli ":5" e "2:" negli insiemi N, "li.. e
Q. In particolare valgono: !
10)\/x,y, z :x :Sy *
' 'I
x+!z :Sy+z;
*
11) V x, y, z : x :5 y e z 2: Ol x · z :5 y · z.
Un insieme numerico per il Huale valgono le proprietà (1)-(11) si dice campo ordi-
nato. Inoltre l'ordinamento. :5 si dice .totale: presi due numeri razionali x e y, è Ordinarnento'totale
x :5 y oppure y :5 x. È utile :introdurre il simbplo < (>) di "disuguaglianza stretta":
si scrive !
.
i def
,r<Y {::} x:Sy e x=f.y
(analogamente per>).
pn campo ordinato, se ne possono dedurre facilmente al-
I

Dalle precedenti proprietà di


tre; in particolare: !
*
12) V x, y : x 2: O - x :5 Q;
I
x 2: y * -X :5 -y;
13)\/xI y: x >O=> x- 1 > J' 6· x >
-
y >O* x- 1 <
-
y - 1.>
14)\/x, y, z: x :5 y e z :5 o 1=}xz 2: yz;
15) V x =f. O : x 2 > O; in parti~olare 12 = 1 > O;
16) L'equazione: x 2· + 1 = Olnon ha soluzione.
Un'altra proprietà che può es~ere dedotta è:-
17) Proprietà di densità: V}, y, x < y, :l infiniti elementi z tali che x < z < y. Si
veda Figura 1.4. j
Basta infatti prendere z1 = (x + y)/2 (ovvero la "media" di x e X
y: Z1 - x = (y - x)/2 = y --· z1), z2 = (x + z1)/2 (la media dix e z1), ... ovvero 1111 I I
Zn+l = (x + Zn)/2 \/n E N.

In Q vale inoltre la seguente proprietà, che lo rende un corpo ordinato archimedeo: Figura 1.4 Proprietà di
densità in (Q.
18) Proprietà di A rchimede· V x, y > O 3 n E N tale che nx 2: y.
Per dimostrare tale proprietà,[ basta osservare che se x = p / q e y = r/ s con p, q, r, s
f
interi positivi, allora posto n rq risulta nx = rp 2: r 2: r / s = y .
Dalla proprietà di Archimede1segue che:
8 Capitolo 1 Introduzione

19) \;/ x > O 3n E N tale chex > 10-n.


Infatti, preso y = I nella (18), esiste n E N tale che nx ~ 1 ed essendo n < 10n (si
veda l'Esercizio 1.17) risulta 1onx > 1.
Ricordiamo che i numeri razionali possono essere rappresentati in vari modi. La rap-
Rappresentazione presentazione più nota è quella decimale (o in base 1O). Un nwnero razionale x può
decimale essere rappresentato da una espressione della forma ±p.a1a2 ... a 11 • • • , con
p, a 1 , a 2 , .• . , an ... numeri naturali tali che O $ O'.n $ 9 per ogni n = 1, 2, ... , che
viene detta allineamento decimale (con segno):
x = ±p.a1a2 ... Ci.n • • •.
Chiaramente si identificano gli allineamenti + O, - O cioè +o = - O = O. Se x > O,
il segno+ è spesso omesso.
I numeri an, n = 1, 2, ... , (ovvero le cifre decimali dix) soddisfano la condizione:
1
sex> O + p.a1a2 ... an $ x < + p.a1a2 ... an + l(Y! ,
ovvero,
sex< O (1.2)

(lo studente osservi la differenza tra il numero razionale rappresentato dall'allinea-


mento decimale p.a1a2 . . . CY.n ... e il numero decimale p.a1a2 ... an; la differenza
tra i due numeri è O.O . .. Oan+l Ci.n+2 .. .).
È ben noto, e comunque la dimostrazione non è difficile, che dalla divisione fra
due numeri interi si ottengono solo allineamenti decimali limitati (cioè: da un certo
n in poi tutte le ·cifre decimali sono nulle), oppure periodici (cioè: un blocco di un
numero finito di cifre, detto periodo, è ripetuto indefinitamente) ma di periodo diver-
so da 9(l) (un allineamento decimale che non è peridico di periodo 9 si dice proprio).
Viceversa, un allineamento decimale limitato o periodico proprio individua un unico
numero razionale. Per concludere, l'insieme Q dei numeri razionali può essere identi-
ficato con l'insieme degli allineamenti decimali propri limitati o periodici.

1.3 Numeri reali

ZJ, 1
Se si rappresentassero geometricamente tutti i numeri razionali su una retta (riferita a
un'origine, fissata un'unità di misura) non tutti i punti della retta corrisponderebbero
a un numero di tale tipo. Di fatto il seguente risultato afferma che non esiste un nu-
mero razionale corrispondente alla lunghezza della diagonale di un quadrato di lato 1
ovvero v'2 non è un numero razionale (si yeda Figura 1.5).
Figura 1.5

Si ragiona per assurdo; cioè si assume che la tesi sia falsa e si procede per arrivare a
una contraddizione. Supponiamo quindi che esista x E Q, x > O tale che x 2 = 2.
Allora x può essere scritto nella forma x = p / q, con p e q interi positivi primi fra

(I) Si noti che ±p.a1a 2 . .. an9 = ±p.a1a 2 ••• (an + 1), per esempio 0.9 = 1. Infatti, se fosse 1- 0.9 > 0,ty
15+
(I)per la (19) esisterebbe m E N tale che 1;1om < l - 0.9. D'altra parte l - 0.9 < 1;1on Vn E N, in partico-
lare, scegliendo n = m, risulta 1 - 0.9 < l /lOm, e si è giunti a una contraddizione.
1.3 Numeri reali 9

loro. Risulta p 2 = 2q 2 , da cui segue che p 2 è divisibile per 2 e quindi p è pari, per-
ciò si può porre p = 2m. Risulta allora q2 = p 2 /2 = 2m2 , ovvero q2 (e perciò q) è
pari. Quindi p e q risultano entrambi pari contro l'ipotesi che p e q fossero primi fra
loro. Resta così provata la tesi.

Osservando che (1.4) = 1.96 $ 2 e (1.5)2 = 2.25 > 2 e che (1.41)2 = 1.9881 ~ 2
2

e (1.42) 2 = 2.0164 > 2, risulta che 1.4 e 1.41 sono approssimazioni per difetto di
./2 a meno di, rispettivamente, 1/ 1O e 1/102 . Così procedendo si determina un alli-
neamento decimale, 1.414213562 ... , che vorremmo chiamare V2,. Più precisamente
(si veda Figura 1.6), si defi.r;ùsce J2 l'unico allineamento decimale l.,l'. 1a2a3a4 ...
an .. . che verifica la seguente proprietà:

(1.a 1a 2 a 3a 4 ... a.) 2 <; 2 < ( [.a,,.,a,a, ...a. + ~ )' Vn E l'\I. (1.3)
1
Questo esempio suggerisce la seguente definizione.

ùn Jmmero rea'le è·un al:lineamé1ùo dcci.ù)ale pr0p1fo. t! iosir.me dei .muueri ,ruali si indica
c0n~.

Gli allineamenti che non sonp limitati o periodici si dicono numeri (reali) irraziona-
li. In particolare x = V2 è un numero iJTazionale e segue facilmente dalla (1.3) che è
=
la soluzione positiva di x 2 2 (si veda anche il Teorema 1.11 ).
Partendo da questa definizione è possibile, anche se non daremo i dettag.li, estendere
a ~ la struttura algebrica (adchzione e moltiplicazione) e l'ordinamento totale $ che
abbiamo considerato nel caso particolare dei numeri razionali<2). In tal modo IR! risul-
ta un corpo ordinato, ovvero valgono le proprietà (1)-(17) del paragrafo precedente.
Si può dimostrare inoltre che anche la prop1ietà di Archimede e la sua conseguenza
(19) continuano a essere valide. In particolare la proprietà (17) può essere generaliz-
zata come segue:

TEOREMA 1.3 • rietà di densità Proprietà di


Siano x, y E IR tali che x < y . A llora: densità in~

3 infiniti numeri razionali z : x < z < y, (1.4)


a infiniti 'numeri. irrazionp,li z : x < z < y. (1.5)

Notazioni. Dati due numeri reali a, b tali che a < b si pone:


(a, b) : = {x E~ : a< x < b}, ...
( _ _1_n_
te_r_va_1_
1i _ __,,j
[a, b] : = {X E IR! : a $ X $ b}'
(a, ,b] : = {x E~: a< x ~ b},
[a, b) : = {x E IR : a$ x < b} .
Figura 1.6
l.4 1.5 (1.4) 2 $ 2 < (1.5)2.
l - -- - - - +0--1-l- - -- -- - -11
{:f 2

<2) Per esempio, il prodotto di due numeri reali x = p .cx1a 2 ... e y = q ./31f3i ... può essere defini to considerando
i prodotti q" dei rispettivi troncamenti, ovvero q,. = (p.cx 1 .. ,cxn) · (q.{31 ... /3,.), e mostrando che le cifre decima-
li di qn "si stabilizzano", nel senso ch:e le prime m cifre decimali di qn restano le stesse a partire da un certo n
in poi; l'W1ica accortezza sarà quella di ridefotlre opportunamente i casi in cui si ottenga un allineamento deci-
male non proprio.
10 Capitolo 1 Introduzione

Tali insiemi sono detti intervalli limitati. In questo contesto, i simboli"(",")", "["
e "]" si leggono rispettivamente "aperto a sinistra", "aperto a destra", "chiuso a de-
stra": ad esempio, (3, 5) è un intervallo aperto a sinistra e chiuso a destra, [O, 1] è un
intervallo chiuso. Sono detti intervalli illimitati i seguenti insiemi (a E IR):

(-oo, + oo) : = IR,


(- oo, a] : = {x E IR : x ~ a},
(- oo, a) : = {x E IR : x <a},
[a, + 00) : = {X E IR : X 2:, a},
(a, + oo) : = {x E IR : x > a}.
In particolare indicheremo con IR+ e IR- rispettivamente gli intervalli (O, + oo) e
(-oo, O).

1.3.1 Valore assolut o


Prima di procedere con l'illustrazione delle proprietà dei numeri reali, richiamiamo
un concetto fondamentale (che dovrebbe essere già noto allo studente).

Si ~jce·modt~lo o valore assòliito d1 un num,e.ro reale.x, e si indica con il simboJ,p· !xl, il nu-
mero eosì defluito: ·
jxl : = {x s.e x ~ O
- x se x < O.

In altri termini, il valore assoluto lascia invariato un numero reale non negativo, men-
tre cambia il segno a un numero reale negativo: per esempio, 141 = 4 e I - 41 = 4.
Pensando alla rappresentazione geometrica di IR, il valore assoluto di x indica la mi-
sura del segmento che congiunge x a O, ovvero la distanza del punto x da O, si veda
la Figura 1.7
Figura 1.7 A O B
- - - C , )- - -- - - - - - - -- - - - & J - -- - -
AO=OB=lxl- x o -x
Sia C E (O,+ oo ); allora
lxi~ C {:} - C~x~ C, ovvero x E (-C, C], ·
lxi 2: e {:} X~ -C oppure X 2:. e, ovvero xE (-oo,-C]U[C,+oo) (1. 6)
(nel caso cli disuguaglianze strette valgono le stesse formule con glì intervalli aperti).
La verifica segue direttamente dalla defmizione: per esempio, per provare la prima
relazione è sufficiente scrivere
se x >O
se x
- o {:}
<
X E IO, C] u [-C, O) = [-C, C] .
Scegliendo C = lxl nella prima delle (1 .6), si ottiene
-lxl ~ x ~ lxi \lx E IR. (1.7)

,.--ESEMPIO 1.4 ·· -..: / Si vogliono determinare le soluzioni della sèguente disequazione:


lx+ 21:::; l2x - 31+ l.
Applicando la definizione di valbre assoluto, si ottiene
1.3 Numeri reali 11

se x + 2 2:: O e l2x - 3 I = { 2x - 3 se 2x - 3 2:: O


lx+21= { x+2
-x-2 sex+2<0 3-2x se 2x - 3 < O.

Si distinguono quindi tre insienù, (-oo, - 2), (-2, ~) e [~ , + oo), e su ciascuno di essi si
risolve la disequazione conispondente:

x+2$2x-2 sex2::~
lx+ 21 $ j2x - 31 + 1 ~ x+2<4 - 2x se -2<x<..1.
- 2
{
-X - 2 $ 4 - 2x sex< -2

x >4 sex2::~
#
{
ex $ i se - 2 $ x < ~
x$ 6 sex< -2
# xE(-oo,-2)u[-2,i]uf4>+oo).
Perciò x E (-oo, i) U [4, + oo).

Si vogliono deternùnare le soluzioni della seguente disequazione: , ESEMPJO 1.5

1 < llxl - 11 < 2.


Applicando la definizione, si ha
2 <!xl< 3 se lxl - 1 2:: O
I I
1 < lxl - 1 < 2 ~ { O'< - !xl < 1 se lxl - 1 < O.
Poiché la disequaziòne risultante nel secondo caso non è mai verificata, si ottiene
I I
1 < !xl - I < 2 # 2 < lxl < 3 e lxl 2:: l # 2 < !xl < 3
ovvero, utilizzando ancora la definizione,
2<x<3 se x 2:: O
I
1 < jxj - 1 I < 2 # { 2 < -X < 3 se x<O # xE(-3,-2)U(2,3).

Presentiamo subito una-disuguaglianza di fondamentale importanza, la disugua-


glianza triangolare:

(1.8)

Per dimostrarla, si riscrive la proprietà (1.7) con x 1 e x2 al posto dix, e si somma


membro a membro:
+ lx21) ~ xi + x2 ~ lx d + lx2I-
-(lx1I
Per la proprietà ( 1. 6) (con x = x 1 + x 2 e C = Jx 1I + Jx2 I) questa espressione coinci-
de con la (1.8).

Vogliamo deternùnare i valori dix E ~ tali che ..ESEMPIO 1;6 ' .

lx+ 21$ l2x + 31 + 1.


Si può risolvere la (1.9) utilizzando la definizione, come nell'Esempio 1.4:
12 Capitolo 1 Introduzione

x+2:S:2x+3+1 sex>
-
_ l
2
- 2<x se x > - l
(1.9) # X+ 2 :S: - 2X - 3 + 1 se X E [-2,- i) # x<-=-..!.
- 3
sex;[-~ I - l)
2
{ {
-x-2::; - 2x-3 + 1 sex< -2. x::; O sex< -2 ,
da cui segue che ogni x E R è soluzione. Utilizzando la disuguaglianza triangolare si pervie-
ne rapidamente allo stesso risultato:
lx+ 21 S 2lx + 21 = 12x + 41 = 12x + 3 + 1I S l2x + 31+ 1 per ogni x E R.

ESERCIZIO 1.2 Deternùnare, se esistono, le soluzioni delle seguenti disequazioni:


a) l3x - 71 S 2 - x; d) ll2x- l i -xl< l;
b) l(2x - 5)/(x + 1)1 > 1; e) 1/(4 - !xl) S 4/ (2 - x);
e) l2x - 31 + 2 S Il - xl - 1;

1.3.2 Estremo superiore, inferiore - la proprietà


di complet ezza

Sia A ç ~,A-:/:-~- Un eleilrent0 k e R s.i élice.maggionnte (ri~pettiv:mnente minor-ante)


di A.in~ se.
a S k Va e:d-1- (rispettivamente, a 2:. k '<f tJ f:. 14).
A si dice limitato sup·el'tor1pente (hspettivamente -limitato infcri<irmente) se-:possiétl~ al-
meno un maggiorante (:i;ispethv.:a:tn.ente 11n mtoorànte). A si dice li,mitato se~ lituitato supe-
rioi:mente e inferiormente.

.:ESEMPIO 1.7 · L'intervallo [-2, 1] è lin:ritato; l'insieme dei suoi maggioranti (minoranti) è [l, + oo)
({ - oo, - 21). L'insieme (-oo, 3) è limitato superiormente ma non inferiormente; l'insieme
dei suoi maggioranti è [3, + oo) mentre l'insieme dei suoi minoranti è vuoto.

Un Inflggiorai;i.tc (rispetrivà:.\nente minorante) ~i A ç ~ che appartie.ne ad A si dice massùno


(nspet:tiv.tmente minimo) e si indica·con max .A (ri8l{éttiva.meo~e 1ni~l-A).

Un insieme non può avere più di un massimo e/o minimo:

Se esiste un massimo (ri.s'pettivamente minimo) di A, questo è unico.

Supponiamo infatti che m1, m2 E A siano massimi. Dalla definizione segue che m 1
è un maggiorante di A, quindi, essendo m2 E A, m2 ~ m 1. Analogamente, scam-
biando i ruoli di m2 e m1, si ottiene m1 $ m2; quindi m2 $ m 1 $ m 2 e risulta
m 1 = m 2 • La dimostrazione è del tutto an~loga nel caso del minimo.

Riconsideriamo l'esempio precedente; abbiamo:


max[-2, 1] = 1, tnin[-2, 1] = -2
1.3 Numeri reali 13

mentre (-oo, 3) non possiede massimo né minimo. Si osservi che 3 è maggiorante


ma non appartiene all'insieme. D 'altrn parte l'elemento 3 ha un ruolo particolare per
(-oo, 3) essendo il più piccolo dei maggioranti, ovvero quello che si definisce
estremo superiore di ( -oo, 3):

Sia 1:\ ç R Un elemento E E IR si dice estremo super.i,ore (rispettivamente estremo infe-


1·iore) cli A.' in. R e'si indica co:11 sup A (1ispe~varnente inf A), se p _è il _minimo dei maggio-
1:anti cli :A (ris13ettivamente il massimo dei min0ranti cli À), ovvero:
sup A : = mi.n{ k E IR : k è maggiorante di A};
inf A :.-=<= max{k E ~ : k è minorante di A}.

Chiaramente se esiste sup A (rispettivamente inf A) questo è unico essendo il mini-


mo (massimo) di un insieme (si veda Lemma 1.7). Inoltre lo studente ve1ifichi che
se 3 max A, allora 3 supA e supA = max A
e
se 3 supA e se supA E A, allora 3 max A e max A= supA .

In conclusione, la differenza tra max A e sup A si nota se e solo se J sup A e ~


max A, come anche evidenziato dal seguente esempio.

Riconsiderando l'esempio precedente, risulta:


max[- 2, 1] = sup[-2, 1] = 1, min[- 2, l] = inf[-2, l] = -2, sup(-cx), 3) = 3.
0

Sia A= {x E~ : - 5 :S 3x < 4}. Allora A è limitato e supA = 4/3 (A non ha.massimo),


mentre inf A = minA = - 5/3.

Notazioni. Se un insieme A ç;; IR non è limitato superionnente (inferiormente) si scri-


ve anche supA = +oo (inf A= -oo).
Nell'esempio precede11:te si ha inf( -oo, 3) = -oo.
Un insieme A si dice finito se ha un
numero finito di elementi, ovvero s(: :l n E N ta-
le che il numero degli elementi di A è n; altrimenti A si dice infinito.

Se A= {a1} banalmente 1si ha maxA = minA = a1. Se A= {a 1, a2}, risulta


a1 ::; a2 oppure a2 ::; a1. Nel primo caso min A = a1 e max A = a2, nel secondo
caso min A = a2 e max A := a 1• In generale, se A ha n elementi basta un numero
finito (n - 1) di confronti per determinare il massimo o il minimo.

Riassumiamo le proprietà che caratterizzano 1'estremo superiore (infe1i.ore) di un sot-


e
toinsieme di IR. Sia A ç IR e E IR. Essendo sup A il minimo dei maggioranti di A, Caratterizzazione
supA/inf A
si ha che
e_ A {. i) v x E A : x ::; e; (1. 10)
- Sup {:} ii) \/ E. > O ::lx E A tale che x > f. - E..
14 Capitolo 1 Introduzione

Infatti la (i) dice che f. è un maggiorante per A, la (ii) esprime il fatto che non esiste
un maggiorante più piccolo: V e > O, f. - e non è un maggiorante di A.
Analogamente

f. = inf A {=} { i) V x E A : x ~ f.; (1.11)


ii) Ve > O :3 x E A tale che x < f + e.

ESEMPIO 1.9.: .:,.,.i..:;., , '


t
Si consideri l'insieme A = {1/ n : n E N, n 2: 1}. Banalmente, 1 è un maggiorante e O un
minorante; quindi A è limitato sia superionnente che inferionnente. Poichè 1 E A,
max A = 1. Essendo 1 /n "piccolo" per valori "grandi" di n, si potrebbe intuire che
O·= inf A (O~ A , quindi non può essere minimo). Utilizziamo la proprietà (1.11)-(ii) per
provarlo. Sia e> O, dobbiamo determinare n 2: l tale che 1/n <e. Tale n esiste per la pro-
~
prietà di Archimede (posto x = e e y = l nella proprietà (18) del Paragrafo 1.2) . /

Finora abbiamo considerato per semplicità sottoinsiemi di IR. I concetti di maggioran-


te, massimo e estremo superiore si possono naturalmente introdurre anche in (!)
(ovviamente di sottoinsiemi di (!)). Ma, come risulterà chiaro nel prossimo esempio,
considerare Q anziché IR ha, in tale contesto, notevoli conseguenze.

_.ESEMPIO 1.19 . .::. .' Consideriamo A= {l, 1.4, 1.41, l.4 14, 1.4142, 1.41421, 1.414213 ... }, ovvero l'insieme
de_gli allineamenti decimali finiti che "approssimano per difetto" il numero reale
../2 = 1.414213562 ... (si veda (1.3)). A può essere considerato come sottoinsieme di Q così
come di IR. In entrambi i casi, A è limitato superi01mente (2 è un maggiorante). L'unico
"candidato" per l' estremo superiore di A è 1.414213562 ..., ma come già osservato, non è
un numero razionale. In conclusione A, pur essendo limitato superionnente, non ammette
estremo supe1iore in Q.

Se consideriamo l'insieme A dell'esempio precedente come sottoinsieme di IR, dalla


e Completezza di IR j (1.3), dalla proprietà di Archimede (19) e dalla (1.10), segue c~e supA = y'2.
· Questo fornisce uno strumento alternativo per definire v'2, che vedremo di seguito
utilizzato per definire i radicali, potenze e logaritmi, grazie alla seguente proprietà
fondamentale che differenzia IR da Q.

Proprietà di complete-zza di ~

Sia A ç Il?, A =f C/J. S,e A è limitato superiormente (inferiormente), allora esiste


sup A E IR (inf A E IR).

Dal pw1to di vista geometrico la proprietà di completezza in1plica che, a differenza


del caso dei numeri razionali, presa una retta (riferita a un'migine e fissata un'unità
di misura), ogni punto della retta corrisponde a un numero reale. Tale retta viene an-
che detta retta reale.
Analogamente si può introdurre il piano reale come rappresentazione geometrica
di IR 2 (si veda Figura 1.8a). In Figura 1.8b è illustrata una rappresentazione geometri-
ca di !R3 . In tale contesto gli elementi della coppia (x, y ) , rispettivamente della tripla
(x, y, z), sono detti coordinate cartesiane.

Dire quali dei seguenti sottoinsiemi di ~ sono limitati (superionnente, inferionnente) e de-
tenninare, se esistono, i loro massimi, minimi, estremi superiori e inferiori:
a) {x E JR : 4 < x 2 $ 9}; d) {p2 : p E l'.'.};
b) {x E IR : 4 $ x 2 < 9} ; e) {p 3 :p El'.'.};

c) { -
1- :n. N} ·
E f)
1
{(-lt---:nE N}.
n +3 ' n+ l
1.3 Numeri reali 15

f igura 1.8 Rappresen-


y
',3 tazione geometrica di IR 2
I

' (a); rappresentazione


--- -- ---- ---- ~ (2,1~ (4, ~ ,3) ~' geometrica di IR3 (b).
I
I

' '

---
I

3/.!
o X
o )'

4 - - -----~ -·
(a) (b)
X

1.3.3 Radici, potenze e logaritmi


Una prima conseguenza della proprietà di completezza è contenuta nel seguente risul-
tato.
:· ·TEOREMA 1.11
Siano y E IR, y ;;i, O.., n E ~, n ~ 1. Allora esi.ste uno e uno solo x E JR, x ?_ o, tale che
:xP = y. Tale ·numero realè x ,viene indicato con i simboli f/Y o y+ e si chiama r'adice
n.-sima di y.

Per definizione, v'2 è la soluzione non negativa çli x2 = 2.


L'idea della dùnostrazione è quella di verificare che il numero
1

vY: = sup{s ~ [O, +oo): s'1 s; y}


è soluzione dell'equazione x 11 = y. Si osservi che l'insieme {s E [O,+ oo) : sn s; y}
è limitato superiormente da max { 1, y} e quindi, per la proprietà di completezza, esi-
ste in IR l'estremo superiore. L'unicità della soluzione non negativa di xn = y segue
dal fatto che
VJç1 , Xz E IR+ e Vn E 1\1, n > I
risulta
o < X1 < Xz * x7 < X~.

Osservazione. s·eri è dispah si può definire la radice n-sima di un numero negativo


y: I
y E IR, y <O e n dispari * y"y : = - ~
(si noti che -y > O e (-v'(Fy)( = ( - 1f (- y) = ( -1) ( -y) = y poiché n è dispa-
ri). Se n è pari ..:fy non è definita per y < O (si veda la proprietà 15 del
Paragrafo 1.2); in altre parole, xn = y < Onon ha soluzione in llt

Per definj:.z;ione, la radice n-esimµ. di un numero non r,egativo è un numero uon ne-
gativo, ctlùndi:

Iv? = !xl Vx E IR I, (1 .12)

perciò se x < O, H =f x; per ·esempio V(-3)2 = v9 = 3 = I - 31 =j:.-3.


Analogamente:
~ = lxi Vx E IR en 2:'. l.
16 Capitolo 1 Introduzione

L'operazione di elevamento a potenza, in simboli ar ("a elevato a r"; a sì dice base


e r esponente), è ben nota quando r E 'l ... e a E IR \ 10}; se r è un intero positivo, al-
lora O':= O. Per esempio a3 =a· a· a, a- 5 = 1/a , a 0 = 1. Se l'esponente r E Q,
r = m/n con m, n E "11.. e n > O, a' è definita Va E IR+ (se r > O e a = O, allora
ar : = O) come segue
ar = an
nr
: = ( a»1)rn = (arn)»,
1

dove a+ denota y'a, la radice n-sima di a, definita dal Teorema 1.11. Si osservi che
la condizione a E IR+ implica che la definizione dì elevamento a potenza con espo-
nente razionale non dipende dalla rappresentazione del numero razionale r, cioè:

a>O e kEN\{O} => a'::=a*


(per esempio s+ = 2 = 8¼), e che effettivamente (a+) m = (arn y¼; ovvero si può
scambiare l'ordine delle operazioni. Se n è dispari la definizione di elevamento a po-
tenza può essere estesa al caso di base a < O.
Di seguito sono elencate le principali proprietà dell'elevamento a potenza.

Pr0prietà élelle rPROPRIETA )


' potenze Per ogni a, b E IR+ e r, s E 4J risulta:
1) ar+s = a' · a\
2) (ab)'= a,.· b';
3) (a'f = a's;
1
4) a-r - ·
- 7'
5) a' > O, a0 = 1, 1' = 1;
a'> 1 se a > I e r > O, oppure se a< 1 e r < O
6) { a'< 1 se a< 1 e r > O, oppure se a> 1 e r < O;
a' < as se a > 1
7) r < s => {
a' > as se a <. . 1'·
a' < b' se r > O
S) O < a < b => { a' > b' se r < O;
9) V a :/=- 1: a' = a => r = s.
5

'-

Si osservi che la proprietà (8) segue dalla (6): basta considerare (a/ b)', per cui la ba-
se a/b è minore o uguale a I.
Si vuole estendere la definizione di elevamento a p otenza al caso di esponente
r
Elevamento a reale r E IR e base a E IR+ (non è così evidente come definire 5v'3).
p,otel'lza con
~sponente r.eale .J

Si noti che aP·01 a 2 · ·· 0 n è ben definito poiché p.a 1a 2 ... Ctn E 01 Vn 2:: 1; l'insieme
{ap.cx1a2··· 0n : n E N} è, in virtù della proprietà delle potenze 7), limitato superior-
mente da aP+ 1 e ammette, per la completezza di IR, estremo superiore in R Inoltre si
osservi che, se a> 1, per la 7) ap.aiai ...am 2:: aP·01 a 2 ···an se m > n.; quindi si potrebbe
dire che la definizione di a' come estremo superiore esprime il fatto che aP-aiai ...a,.
approssima a' per difetto.
1.3 Numeri reali 17

Se O < a < I e r > O, allora


r 1
a : = ·(1/a)'
(si noti che 1/a > 1, quindi la potenza (1/a)'" è definita). Se a> O, a# le r < O, al-
lora
I
a'.. -- a-r
(si noti che -r > O). Se a= 1
l':=:l VrEIR

e sea =O
O" : = O \/ r E IR+ .
Si può dimostrare che con tali definizioni le proprietà delle potenze (1)-(9) rimango-
no valide\/ a, b E IR+ e\/ r, s E IR.

Osservazione. Sottolineiamo che aW) =f' (abr; per esempio 2(


23
) = 28 = 256 ma A
(2 2
)3 = 64.
Detemliniamo i numeri reali x che verificano le disuguaglianze ESEMPIO 1.11 ·

1 < (9
)2x- :S 27.
1
3

Poiché 1 = (1/ 3) 0 , 1/ 9 = (1/ 3)2 e 27 = 33 = (1/ 3)- 3, dalla proprietà (7) delle potenze
(con a = 1/ 3 E (O, 1)) segue che

l ( 1)2x- $ 27
< 9
3
#
l
(3
)o (I)
< 3-
2
(2x- 3)
~
(
31 )-3 # - 3 ::; 2(2x - 3) < o,
ovvero 3/ 4 $ x < 3/ 2.
Come le radici sono state introdotte come soluzioni delle equazioni del tipo xn = y, i
logaritmi emergono come soluzioni di equazioni del tipo ax = y.

_,_JE,QR~IVlA .,.13.,.·' :-:.


Siano a, y E IR+, a f=. 1, allort:1. esiste uno e uno solo x E IR tale che a.x = y. L a soluzione
di tale equazione si chiama logaritmo in base a di y e si indica con il sùnbolo logay
(cioè alog,, y = y).

Si osservi che l'equazione rr = y non ha, per definizione di elevamento a potenza,


soluzioni se y S O; mentre se a = I, tale equazione non ha soluzione se y i 1, inve-
ce ha infinite soluzioni se y •== 1.
Come per i radicali, l'idea è, per esempio nel caso a > 1, di verificare che il nu-
mero
x : = sup{ s E IR : as S y}
è soluzione dell'equazione ax = y, ovvero Iogay = sup{s E~: a! S y }. Per il caso
O < a < 1 ci si può ricondurre a quello precedente (osservando che
ax = y {? ( 1/ a)-x = y ), ma è anche possibile verificare che il numero
x = inf {s E IR : a! S y} e soluzione di ax = y. Si noti che l'insieme
{s E IR : a! S y} è limitato superio1mente se a > 1 e linùtato inferionn.ente se
O < a < 1. L'unicità della sbluzione segue direttamente dalle proplietà delle potenze.
Di_seguito sono elencate le principali proprietà di cui godono i loga1itmi.
18 Capitolo 1 Introduzione

Proprietà dei "PROPRIETÀ )


logaritmi Per ogni a, b, x, y E IR+, a i= I, b =f. I, risulta:
1) a 10g.x = x (per definizione);
2) Ioga xy-: Ioga x + Ioga y;
3) Ioga (1/x) = -Ioga x;
4) Ioga (x/y) = log0 x - Ioga y;
5) Ioga xa = a Ioga X 'i/ a E ~;
6) Ioga x = l/Iogx a= -log.L x; o
7) (Cambiamento di base) Ioga x = Iogb x/Iogb a;
{ Ioga x > Ioga y se a > 1
S) x > Y > 0 => Ioga x < Ioga y se O < .a < 1;
=
9) Ioga 1 O, Ioga a= 1, Ioga (1/a) = - 1.
Per ogni a E IR+, a i= l, risulta:
{ 'i/ x i= O => Ioga x 2 = 2 log0 lxi
10
) V x, y : xy > O=> Ioga (xy) _Ioga lxl + Ioga IYI·
'-
Si noti la differenza fra la pr9prietà (2) e la (10): nella (10) x e y possono essere an-
che entrambi negativi. Per la dimostrazione delle proprietà si veda lo svolgimento
dell'Esercizio 1. 7.

'ESEMPIO ·1.12 Per risolvere la disequazione


1014(8 - 2x2) 2: -1,

si scrive - 1 = lo~2 2 e si usa la proprietà 8) con a = 1/2 E (O, 1):


1014 (8 - 2x2 ) 2: log+ 2 <=? O < 8 - 2x2 ~ 2 <=? -8 < -2x2 ::; -6,

ovvero ./3 ::; lxl < 2.

.iESERCIZJ0'.1.4 ; -11 /::..· Determinare i seguenti numeri reali:


a)~; c)n;

b) {/(-2) 6 ; d) ~-40 · 25.

ESERCIZIO 1.5 Siano a, b E Hl tali che ab 2: O. Dimostrare che vab = Jiaj · .Jfbf, e spiegare perché non
si può scrivere ./ab = va .
../b.
ESERCIZIO 1.6 Determinare le soluzioni reali delle seguenti disequazioni:
a) 95x-2 > 3; d) 1 < x 5 ::; 32;
2
b) (1/4rx 2: 2; e) 1 < XJO::; 32.
c) 1 < x 112 ::; 32;

ESERCIZIO 1. 7
.....D_im
_ os_tr_ar_e_le_p_r_op_n_·e_tà_(_2)_-(_l_O)_d_e_i_lo_gan_·tmt
__· e_le_n_ca_te_n_e_II_a_p_ag_ina_l_8_._ _ _ _ ___..)
ESERCIZIO 1.8 · Calcolare i seguenti numeri reali:
a) log3 27; b) log2 1/4;
l
1.4 Numeri complessi 19

e) log1;2s 5; e) log 10 0.00001;


d) log 10 1000000; f) log25 5 + log25 125.

' Detenninare le soluzioni reali delle seguenti disequazioni: ESERCIZIO 1.9

a) log3 (4 - x) < -1; d) log5 (./3 - ·x2 - 2) > O;


b) 3x- 2 < 2; e) log4 (3x + 2) - log4 (x - 3) > O;
e) log2 (1 - vx - 2) < 3; f) log4 ((3x + 2) / (x - 3)) > O. _/
'-
I
Semplificare le seguenti espressioni:
a) 5-4 Iog25 (1/ x) \/ X > O; d) log10 v'lOx2 \/ x f= O;
b) 3Iog9x Vx > O; e) log0 Vx2 - 1: 1/ 2 log0 (x - 1) Vi> 1,
e) 10!4- 25x \/ x E ~; a E ~+, a f= I.

Risolvere le seguenti disequazioni:


a) x4 - x ~ O;
b) l3x2 - 6x - 51> O;
e) (2 - x )2(x 2 + 2x - 15)(1 - x) (2x + 4) > O;
d) (x 2 - 3x - 4)/(x2 + 2x -15) ~ O; i) 5 - x > vx2 + 6x + 8;
e) x 2:'. <!x 3 - x 2 + 1; j) lx2 - X - 31< 2x + 1;
f) x - 8 < vx2 - 9x + 14; k) 4/ (x + 2) < (3 .:.:. x )/(x - I);
g) vx 2 - 2x + 1 > 2- lx + 41; I) log10 (x2 - 7x + 11) < O;
h) 3x/(5x - 3) ~ 2/(4 - x ); m)2x2+5x < 4.

1.4 Numeri compl essi


I numeri Gomplessi sono
Uri altro insieme numerico di particolare importanza è quello dei numeri complessi: utilizzati per: integrazio-
ne delle funzioni razio-
nali (Paragrafo 8.6.3),
successioni, serie e serie
Un numero comp1èsso è una coppia ordililata (~, y.) di, due a1mléri reali x e y , l:lsuaJmertre di potenze a termini
rapptesèutata nella farma z = x + iy. Nell'insieme dei numeri co.mp'le$si, indicato con complessi (Rarag rafi 9.2-
3), equazioni differenzia-
C = {x + iy :·.x, y E IR}, li (Capitolo 17), funzioni
olomorfe e trasformate.
sono de:6.trite per ogµl z1 = x1 + iy I e- z2 = x 2 + iy2,;
V,) l'addizione
z1 + z2 = (xi ..i.. tJ,1) + (.xi2 + iJ2) : = (x1 + xz) + i(yt +Y2);
(iiì la moltiplicazione
z,z2 = '{x1 + iy{) (xi + iy2 ) :~ (x1,\:2 - Y1Y2) + i(x1Y2 + y1x;).
I llllmeri .reali x e y sl dic0no, rnspetfrvatnente, paI1te 1·eaJe e par,te immaginaria del 11ume-
ro complesso z = x + iy·e si indica1;1.0, risp~ttivameute, coniRe z é Ira z:
Re z = R:e(x + iy): = x, hn z = Tm(x + iy) : = y.
20 Capitolo 1 Introduzione

Si usano anche le notazioni


X + yi : = X+ iy, X:= X + Oi, iy: =o + iy , o:= o+ iO, i := o+ il ,
e
x - iy:=x+i(- y).
Per esempio, 4 - i è il numero complesso 4 + i( - 1).
Come insieme C può essere identificato con IR2 = IR x ~ e quindi è natmale rap-
asse
presentare i numeri complessi in un piano, detto piano complesso: scelta l'origine e
immaginario l'unità di misura, si rappresentano i nume1i reali, ovvero i numeri complessi z con
Im .z = O, sull'asse orizzontale passante per l'origine, detto asse reale, e i numeri iy,
y E IR, sull'asse verticale passante per l'origine, detto asse immaginario; un numero
iy - - - - - - -' X + iy
gene1ico z = x + iy è rappresentato come indicato in Figura 1.9. Si sottolinea che C
è un insieme numerico, mentre ~ 2 non lo è.
x asse L'addizione è un'operazione immediata, per esempio:
reale

Figura 1.9 (3 - 4i) + (- 2 + i) = 1 - 3i,


e geometricamente non è altro che la regola del parallelogramma (Figura 1.1 O). La
definizione di moltipicazione invece non sembra altrettanto chiara, ma, come vedre-
mo successivamente, può essere descritta in termini di rotazioni e omotetie.
Si noti che il numero i = O+ li verifica
i2 =(O+ li) (O +li)= -1 + Oi = -1.
.tix,+.xi Questa proprietà implica che, a differenza del campo dei numeri reali, l'equazione
Figura 1.10 z2 + 1 = O ammette soluzione in C.
Formalmente si può ritrovare la formula per il prodotto nel seguente modo:

(xi+ iy1 )(x2 + iy2) = X1X2 + x1iY2 + iy1x2 + iy1iy2


= X1X2 + i2Y1Y2 + ix1Y2 + iy1X2
= X1X2 - Y1Y2 + i(X1Y2 + Y1X2),
Qui abbiamo considerato x 1, y 1, x 2 , y 2 e i come numeri complessi (x1 + Oi ecc.), sup-
ponendo che verifichino delle proprietà elementari come per esempio quella distribu-
tiva. Il seguente teorema rende tale procedimento rigoroso.

I numetì complessi verificano le proprietà (1) -(9) elencate nel Paragrafo 1.2. In parti-
colare è definita la differenza z1 - z2 per 0gni z1, z2 E C, e il quoziente z 1/ z2 per ogni
Z1, Z2 E C con Z2 =/= 0..

La dimostrazione è facile e si basa sulla definizione dell'addizione e della moltiplica-


zione e sulle analoghe proprietà dei numeri reali. Solo la costruzione del reciproco
1/ z per ogni z =I O richiede un piccolo artificio:
1 1 X - iy X - iy
- --- = - ----- =
z x+iy (x + iy) (x - iy) x2 + y2 '
ovvero 1/(x + iy) è il numero complesso con parte reale x /(x 2 + y2) e parte imma-
ginaria -y/(x 2 + y 2 ) (a posteriori si verifica che tale numero soddisfa la proprietà ri-
chiesta) .
.ESEMPIO 1,.13 · · ..
(3+2i)(2 + Si)
-3+2i
-
2 - Si
= - --'-----
(2 - Si) (2 + Si)
= - 4
-
29
+ . 19
z-
29
1.4 Numeri complessi 21

e
4-'. 5i (4-5i)(-3i) 5 4.
3l= (3i)(-3i) = - 3 - 3l.
!
In particolare abbiamo
3
Re ( 2
+. 5i
1 2i)
= - 29
4
e
1m ( 3+ 2~) = ~.
2 - 5i 29

Dato z = x + iy, si dice complesso coniugato di z e si denota con z il numero


x- iy:
Z =X+ iy Z: =X - iy.
In particolare, valgono le seguenti proprietà (di facile dimostrazione):
i
jZZ = x2 + y2 Vz =X+ iy (1.13)
e I

+ Z2 = zÌ tf- Z2, Z1Z2 = Z1Z2 per ogni Z1, Z2 E c.


Z1 (1.14)
I

Per ogni z = x + iy si definJsce il numero reale non negativo lzl , detto modulo di z:
I

jlzl =lx+ iyl :=\/'xl + Y2 • (1.15)


Il significato geometrico dei modulo è chiaro dalla Figura 1.11, in cui abbiamo ilidi-
cato anche l'angolo cp, dettJ argomento di z e indicato con arg z. Dalla definizione
di seno e coseno (si veda l'/4.ppendice l.A) segue che
Re z = lz lÌcos
i
(arg z) · e Im z = lzl sin (arg z),
.
(1.16)
i
ovvero
z i'
lz l( cos (arg z) + i sin (arg z)). (1.17)
Si noti che arg z non è defuµto se z = O e che, se z f. O, arg z è determinato a meno
di un multiplo intero di 21r. infatti sarà spesso utile riscrivere la (1.17) come
I

z = lzl( cos (arg z + 2k1r)!+ i sin (arg z + 2k1r)) per ogni k E 7l.. se z f. O. (1.18)
La (1.18) si dice anche 'rappresentazione trigonometrica di z f. O (si veda
Figura 1.11 ), ;
Figura 1.11

iy ••••••••••••••••••••• z = x + iy = lzl(cos<p+Mn<p)
<p = argz lzl
X= lzl COS ~
y "" lzl sin <p x
lzl2 = x + y2 = lzl
2 2
lzl .
- iy ··············· ·····- z= x- iy = lzl(cosq:>-isin<p)

Si vuole detenninare modulo e argomento di z1 = 1 - i e z2 = 1 + i. ESEMPIO 1.14


Siha
lzd = Il - il= ..jl2 + (-1)2 = V2 e, analogamente, lz2I = V2.
Risulta poi evidente, rappreseihtando z1 e z2 nel piano complesso, che
1T 1T
arg z1 = - 4-(+2k1r) e arg z2 = 4 (+ 2k1r).
Quindi, per esempio,
22 Capitolo 1 Introduzione

l = \/2 (COS ( - : ) + Sin ( - ; ) ) .


ZI J
~--------
In generale, dato un numero complesso, non si riesce a determinare esplicitamente
1'argomento, ma utilizzando la ( 1.16) è sempre possibile conoscere il valore del cose-
no e del seno dell'argomento.
Per la definizione di complesso coniugato si ha
lzl = lzl (1.19)
e~ per la (1.13),
zz = lzl 2-
Di notevole importanza è il seguente risultato, che fornisce anche l'interpretazione
geometrica della moltiplicazione (si veda Figura 1.12).
.:J:EO.REMÀ .1.16· , .,
Siano z1, .zz E C. i).llara

e
Figura 1.12 arg(z1z2) = arg z1 +arg z2 + 21<:n, z1, z2 i= O, k E "ll.. (1.20)

Siano <p1 = arg ZI e <pz = arg zz. Allora, per la (1.17),


ZIZ2 = lz1 I(cos <p1 + i sin <p1) lz2 I(cos cp2 + i sin <p2)
= lz1 I · lzzl(cos 'PI cos <p2 - sin 'PI sin <p2 + i(cos 'PI sin cpz + sin <p1 cos <pz))
= lzd · lz2l(cos (<p1 + <pz) + i sin (cp1 + <p2)),
dove abbiamo utilizzato le ben note formule trigonometriche per il seno e coseno del-
1~ somma di due angoli (si veda anche la proprietà 8 nell'Appendice 1.A).
I
Sia z = zi/z2 con z2 "/= O, ovvero zz2 = z1 (si veda Figura 1.13). Dal Teorema 1.16
segue che lzl · lz2I = lz1 I e che, se anche z1 i= O, arg z + arg z2 = arg ZI + 2k7r, ov-
vero:

Siano Z1, zz E e, Z2, "/=o.A llora


( 1.21)

Figura 1.1 3
Zl
arg - = arg Z1 - arg z2 + 2k1r, k E "l.. (1.22)
Z2

,:·ESEMPI0,1:15 · . Consideriamo i numeri z1 = 1 - i e z2 = 1 + i dell'esempio precedente. Allora si ha


lz1z2I = 2 e argz1z2 = O(+2k7r)
e
I= 1 e arg -Z1
I- = - -7r (+ 2k1r).
Z1
Z2 Z2 2
_ _ __ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ _ __ _1_._4_N_u_meri complessi 23

Se applichiamo ripetutame11i~e il Teorema 1.16, otteniamo che per ogni n = 1, 2, .. .


1

n
lznl = lzl e, se zlI ,6 O, arg(zn) = n arg z + 2k1r, k E 71.. . (
1.23)
!
In particolare, se lzl = 1, 1ovvero z = cos <.p + i sin <.p, segue la formula di De
Moivre: 1

(cos<.p j+ isin<.pt = cos(ncp) +isin(ncp). (1.24)


È di grande utilità la notazione

Iei<P : = cos <.p + i sin <.p I per <.p E ~- (1.25)

Con tale rappresentazionej (si veda Figura 1.14) la formula (co~ <.p1 + i sin cp1)
(cos <.pz + i sin <.p2) = cos (cA1 + <.p2) + i sin (<.p1 + <.pz) diventa
I ,
: ei'P1ei<t>2 = ei(\01 + <t>2)' (1.26) '

e possiamo riscrivere la fonimla di De Moivre come segue:


. . .. - - ......

' Figura 1.14 <p, ei'{) , ei2'{)


Evidenziamo che a questo pimto delle nostre conoscenze la notazione introdotta è pu- ede-i'{).
ramente formale. Tuttavia daiie due formule precedenti pare naturale introdurre una
notazione che faccia uso d~lle potenze. Nel Capitolo 9 vedremo che neanche l'uso
del "numero e" è casuale. Si noti che
'
e 2kni k, 1, eùp+Zk7ri = ei<P per k E 71.., (1.27)

lei<PI = l. (1.28)

Da ciò e dalla (1.18) segue ~he per ogni z # O


I
I
z = lzleiarg zj !
oppure z = lzleiarg z+Zkni per k E 7l.. . (1.29)

La (1.29) è detta rappresentazione esponenziale di z # O.

2 ·. ESEMPIO 1.16 ·.
__
v_a_Ig_o_no_Ie_u_gu_a_g_li_anz_e_e_
'lfi_=_;....j..:._1_
, e_1r_iJ_ _=_i_·,_e3_1f1_l2_=_-_i_e_e_h_il_2 _=_(-_l_+_i)_/_../2
__2_.- - ~ )
Dalla (1.25) segue che e- icp = cos( -<.p) + i sin( -<.p) = cos <.p - i sin <.p e si ottiene fa-
cilmente

cos <.p = - - 2 - - e per ogni <.p E R (1.30)

La notazione esponenziale è largamente usata nelle applicazioni anche perché facilita


notevolmente le manipolazioni che coinvolgono grandezze trigonometriche. Le for-
mule (1.30) pennettono di esprimere seno e coseno come combinazione di esponen-
ziali complessi, e la regola cli moltiplicazione (1.26) è particolarmente semplice da
usare e da ricordare in confronto alle formule trigonometriche.

Detenninare le parti reali e inunaginarie di (i - 4)/(2i - 3). ) fii*lilf'4t<ttf kfi@IW


---~
24 Capitolo 1 Introduzione

Detenninare le parti reali e immaginarie del complesso coniugato di (3 + 2i)/(i - 2).

Dare la rappresentazione esponenziale dei seguenti numeri:


a) 4 - 4i; b) ( v'3 + i)(2 + 2i); e) (-1 + i)/(1 - V3i) .

1.4.1 Radici complesse


L'equazione x 2 = -1 non ha soluzioni reali, ma i numeri complessi i e -i sono solu~
zionì. In generale si ha:

:.TEOR.EMA 1.18 : ·"


Sia W E C e·sia n = 2~ 3, . ..
(i) Se w = O, la sola soluzione complessa dell'equazi-0ne z" = w è z = O.
(il) Se w ;/: O, l'equazione z·n = w ha esattamente n ,soluzioni complesse distinte, date
da:
Zk = -(ljwfe i(argw+2kn')/11' k = O, 1, . . . ' n - L (1.31)

Se w = O il risultato è immediato: zn = O se e solo se lznl = O, ovvero, per la


(1.23), se lzl = O. Se invece w # Osi ha, sempre per la (1.23),

zn = w {:} { lznl = lwl .


arg(zn) = arg w + 2hr, k E "1l.

lzln = lwl
{
{:} n arg z = arg w + 2hr, k E "1l.

lzl = v1wi
{:} arg w 2k
{ argz = --+-71", k E "7!...
n n
Prendendo k = O, 1, 2, ... , n - I troviamo le n soluzioni distinte date dalla
(1.3 Ì).
Queste sono tutte e sole le soluzioni dell'equazione: scelto k = ko E "7l.. e
k = ko + n si ottengono gli stessi numeri.
Geometricamente, le soluzioni date dalla (1.31) corrispondono a n punti equidistanti
sulla circonferenza di raggio v1wf
e centro O, ovvero ai vertici di un poligono regola-
re di n lati (si veda Figura 1.15).
Figura 1.1 5 Soluzioni
di z5= w.

s
~=raggio

Zs
1.4 Numeri complessi 25

L'equazione z4 = -6 ha quattro soluzioni complesse: z = ij6(±1 ± i)//2 (si veda ESEMPIO 1.17
Figura 1.16).
Figura 1.16 Soluzioni
- . - - ........ diz 4 = -6.

'I
I
I

-6
I
I

'
/re;
'

~. ___ _

Osserviamo che, se w 'I- 6,


le due soluzioni, z1 e z2, di z2 = w sono opposte:
z2 = -z1. A differenza dej. caso reale, Jw (w E C) indica una delle soluzioni di
z2 = w (se w = O c'è una sbla soluzione: .J5 = O):
z2 = W # Z = ±vw. (1.32)
Nel caso reale la distinzio~e tra le due soluzioni è guidata dall'ordinamento totale
":::; ", che (ci limitiamo ad affermare) non è possibile introdurre in C.
Consideriamo l' equazioJe quadratica
I

I
I
az2 +bz + c=0,
in cui a, be e sono numeri pcmplessi dati e a =f. O. Se a, be e sono reali, l'equazione
è equivalente a !
I
!(2a(z+ !) )'= 2
b - 4ac
l
e, se b 2 - 4ac ~ O, le soluz;oni sono
i

fa( z+ :a) = ±Vb 2


- 4ac

(si veda l'Appendice 2.A).i Analogamente possiamo trattare il caso complesso: se


a, b, e E C e a =f. O, Radici di.
un'~q1,1azione

~~
quadrafka
Iaz2 + bz + e = O <'> z = -b ±
4
- ac I (1.33)

in cui vb 2 - 4ac indica uno dei numeri complessi zo che soddisfano z~ = b2 - 4ac.
Un altro modo per esp1imere lo stesso risultato è la scomposizione del polinomio
quadratico in fattori lineari complessi: se a, b, e E Ce a=/: O, allora

=
-b + vb 2 - 4ac
I Z1
2a
az2 + bz +e= a(z - b)(z - z2) con (1.34)
I
I -b- Vb2 -4ac
Z2 = 2a

Ovviamente se b2 - 4ac =IO


allora z1 = z2 e az2 + bz +e = a(z - z 1 ) 2 (in tal ca-
so Z\ si dice radice di moltj.plicità 2 del polinomio). Sottolineiamo ancora una volta
26 Capitolo 1 Introduzione

la differenza con il caso reale: se a, b, e E IR il polinomio ax 2 + bx + e non è sem-


pre scomponibile in fattori lineari reali.
Di fatto la (I .34) può essere generalizzata al caso di polinomi di grado n: enuncia-
mo il seguente risultato (che sarà dimostrato nel Capitolo 18):

_1:1:EOREMA:1.19 .: ·
Siano n = 2, 3, ... e ak E C per ogni k = O, l, ... , n. Se a,1 ,f: O esistono numeri com-
p lessi Z 1, Z2, ... , Zn tali che
a11z11 + a,1- 1z11 - 1+ · ·· + alz + ao = a11(Z - z,)(z - z2) · · · (z - Zn) per z E C. (l.35)

La rappresentazione (1.35) è ovviamente unica. I numeri Zk sono le soluzioni di


anzn + an-izn- l + · · · + a1z + ao = O e non sono necessariamente n numeri distin-
ti.

ESEMPIO 1.18 . /Risolviamo l'equazione z6 - 8z 3 - 9 =O.Ponendo w = z3 si ha w 2 - 8w - 9 = (w - 9)'


(w + 1) = O, ovvero le soluzioni soddisfano z 3 = - 1 oppure z3 = 9. Quindi, per la (1.31 ),
le sei soluzioni sono - 1, {1 ± i../3)/2, v'9 e 0(-1 ± i../3)/2.
Per risolvere l'equazione z6 + 2z3 + 2 = O si ragiona allo stesso modo. Considerando
3
z come incognita, per la (1.33) le soluzioni devono soddisfare

z
3
= -1 +i= v2[ 3
cos ( : + 2k1r) + i sin (
3
; + 2kn) ]
oppure
z3 = -1 -i = v2[ cos (
5: + 2kn) + i sin ( 5: + 2br)]
con k E Z. Quindi, per la (1.31 ), le soluzioni sono

:7: '4.. Zt
Zk = ~(cos 'Pk + i sin 'Pk), k= 1, . . . , 6,
dove (si veda Figura 1.17)
z .•'\/
1r lln 19n 5n 13n 7n
Zs= l2 <.>·::-..,.:_-_.../\ 4= Zt '-...___<p_i_=_4_'_<p_2_=_1_2_'_'P3_=
__12_'_ cp
_4___
= 12_
' _cp_5_=__
12_ '_ 'P_6_=
__4_·_ __..

Z3=4
Analizziamo il caso cli polinomio a coefficienti reali:
Figura 1.1 7 Le soluzio-
ni di z6 + 2z 3 + 2 = O. P(z) : = anzn + an-1 Zn- l + · · · + a1z + ao
con
ak E lll per k = 1, 2, ... , n, an =I= O.
Sia w E C tale che P(w) = O (w esiste per il teorema fondamentale dell'algebra).
Osservando che ak = ak perché ak E IR, per le proprietà dei coniugati (1. 14) anche il
complesso coniugato di w, w, è una soluzione di P(z) =:== O:

P(w) = an(wf + an- 1(wf-1 + ... + a1w + ao


= --n+
anW an-JWn-1+ . . . + - + ao
a1W -
= an wn + an-1 wn- l + ... + a1w + ao = P(w) = O= O.
In particolare, se w = a + i/3 con /3 =} O, allora w = a - i/3 e la scomposizione
(1.35) contiene i fatto1i.

(z - w) (z - w) = (z - a - i/3) (z - a + i/3) = (z - a)2 + {32 . (1.36)


1.4 Numeri complessi 27

Quindi, preso z = x E IR, da] teorema fondamentale dell'algebra si deduce il seguen-


te risultato sulla scomposizione di polinomi reali in fattori lineari e quadratici
reali:

i;.ScompJ)sizìonéi cji p0lin0.mi reali


Siano n = 2, 3, .. . e a~ E IR per ogni k = O, 1, ... , n. Se an I, O esistono m E N con
2m :'S ne numeri reali a,, a2, ... , am, /31, f32, ... , /3m (f3k # O) e x1, X2, .. ,Xn-?.m tali che
per ogni x E IR
P(x) = anX11 + an-1 X11 - 1 + ·... + a1x + ao =
= an ( (x - a1.)2 + ,ei) ··· ((x - am) 2+ /3;) (x - xi)··· (x - X,1-2m).
Irr particolare, se p(x) ha grado dispari allora l'equazione p(x) = Oha alrneno una so-
luzione r.eale.

Per trovare la scomposizione reale del polinomio x 4 + 16 si detenninano prima le soluzioni ESEMPIO 1.19 · ·
complesse di z4 + 16 = O:
z4 = -16 = l 6e- 'll'i+2k1ri {:e} z = 2e- 1ri/4+k1riJ2 ç:, z = (±1 ± i)V2,
ovvero per ogni z E C

z4 + 16 ~ ( z - (1 + i)v'2) (z - (- 1 + i)v'2) (z - (- 1 - i)v'2) ( z ~ (1-:-- i)v'2).


Essendo (1 - i)../j il complesi,o coniugato di (1 + i)v2 risulta
(z - (1 + i)v'2) (z - (I - i)h) = ( (z -v'2)2+2) = z2 - 2V2z + 4.
Analogamente

( z - (-1 + i)h) (z - (- 1 - i) h) = z2 + 2../i.z + 4 ,


quindi, scegliendo z = x E IR, 1isulta
x 4 + Ì6 = (x2 - 2v'2.x + 4)(x2 + 2V2x + 4), x E R.
Osserviamo che, in questo caso particolarmente semplice, si sarebbe potuti giungere aUa
stessa scomposizione procedendo come segue:

x4 + 16 = x 4 + 8x2 + 16 - 8x2 = (x2 + 4)2 - (2V2x)2


= (x2 - 2V2x + 4)(x 2 + 2V2x + 4).

Torniamo all'Esempio 1.18. Nel primo caso si ha immediatamente ESEMPIO 1.20

z6 - 8z 3 - 9 = (z3 + l)(z3 - 9) = (z + I) (z 2 - z + l)(z - 9+)(z2 + 91z + 9+).


Nel secondo caso applichiaJo ripetutamente la (1.36), osservando che (si veda anche
Figura 1.17)

z6 + 2z3 + 2 = (z - z1)(z - z1)(z - Z4)(z - Z4)(z - z2)(z :_ z2 )

= (z 2 - 2+z + 2+) (z2 - 2+z cos


I
S1r
12
+ 2+) (z2 - 2t z cos ~
12
+ 2+).
28 Capitolo 1 Introduzione

Risolvere le seguenti equazioni:


a) iz 2 + (I - i)z + l = O; b) z5 + 9v3 = O; e) 3z' + 6z
2
- I '.".~--]

Determinare la scomposizione reale e complessa dei seguenti polinomi:


a) z5 + 32; b) 2z 4 + 10z2 + 8. ì
1.5 Principio di induzione
Utilizzeremo in varie circostanze il seguente Principio:
ti principio di induzione è
utilizzato per: successioni
ricorsive (Paragrafo 4.5,
dalle quali comunque il
testo non dipende), deri-
vate successive (Paragra-
fo 7.8), polinomi di Tay-
lor e Teorema di Peano
(Paragrafo 7.11). La disu-
guaglianza di Bernoulli è
utilizzata per i limiti no-
tevoli (Paragrafi 3.6 e
4.2). La disuguaglianza In altre parole, se (i) e (ii) sono verificate, allora:
triangolare con m.adden- (per la (z)) Pno è vero=} (per la (ù) con n = no) 'P.~0 +1 è vero=} (per la (ù) con
di·è utilizzata spesso (so- n =no+ 1) Pn0 +2 è vero=} (per la (ii) con n =no+ 2) Pno+3 è vero, ecc.
prattutto nelle dimostra-
zioni riguardanti l'inte- Come primo esempio di utilizzo del Principio di induzione, proviamo una disu-
grazione) a partire dal guaglianza nota come disuguaglianza di Bernoulli:
Paragrafo 4.9.1 (criterio
di convergenza assoluta ( 1 + hf 2:: 1 + n h V h E ( -1 , +oo), V n E N . (1.37)
per le serie). L'Esercizio
1.17a è richiamato nell'E-
sempio 8.2 (area della della disuguaglianza di Bernoulli
parabola).
Si definisce per ogni n E N l'enunciato
P n : "V h E IR, h > -1 : ( 1 + hf 2:: 1 + nh"
e si utilizza il principio di induzione per dimostrare che P n è vero per ogni n E N.
Passo 1. Si deve verificare che Po è vero, essendo:

Po: "Vh > - 1 (1 +h) 0 2:: 1 +0 · h".


Ovviamente
0
(l + h) 2::l+O·h Vh> - 1 ~ 12::1 'ih>-1,
quindi _Po è vero.
Passo 2. Sian E N e supponiamo che Po, P 1 , ... , Pn siano veri. Si deve quindi
dimostrare che da questa ipotesi segue che Pn+I è vero; cioè bisogna provare che

V h > -1: (1 +h)"+I 2:: 1 + (n + l )h.


Essendo P n vero, mettiamo in evidenza (1 + h f:
(1 + h/+1 = (1 + ht(I + h) 2:: (1 + nh)(I + h)
poiché, per l'ipotesi di induzione,
(l +h)"2:: l+nh e l +h>O (h>- 1).
Quindi, svolgendo i calcoli si'ha:
1.5 Principio di induzione 29

(1 +hr 1 2: 1
- (1 +nh)( l +h.)= 1 + (n+ l)h+nh 2 2: 1 + (n+ l)h,
cioè anche la (ii) del principio di induzione è soddisfatta e la disuguaglianza di
Bernoulli risulta dimostrata.

Come ulteriore esempio di Jpplicazione del Principio di induzione, generalizziamo la


disuguaglianza triangolare ail caso di n numeri reali x 1, ... , Xn, con n 2: 2:
!
I
I n n
lxi+···+ Xnj = LXk
I k=l
$ L lxkl = lxi!+···+ lxnl.
k= 1
(1.38)

Qui abbiamo utilizzato la seb.ente notazione: dati i numeri interi m, n (con m $ n) e


i numeri reali am, am+l, .. .,(an, si pone
rt
2L ak = am + am+
k~m
I + ... + an .
l

Dimostrazione della (1.3J)


I
Si definisce per ogni n E ~. n > 2, l'enunciato
I -

t.xk s t ixkl Vx1, . . . ,XnEIR.


l<j=l k=l

Verifichiamo le ipotesi (i) r (ii) del Principio di induzione con no = 2:


I

Passo 1. 'P2 è vero poiché 'ci orrisponde alla disuguaglianza triangolare (1.8) che ab-
biamo già dimostrato.
I
Passo 2. Sia n 2: 2, supp~niamo che P 2 , ... , Pn siano veri, e dimostriamo che
P n+l è vero. Infatti I
I
- LXk (
n )
+i xn+l $ LXk + lxn+I I (per 'P2, ovvero per la (1.8))
n

k=l I k=l
'

< (t~•IHIXn+1l=tlx•I 1
(per Pn),

quindi Pn+ 1 è vera. Poiché!(i) e (ii) del Principio di induzione sono soddisfatte, 'Pn
è vera per ogni n 2: 2. I
I
Utilizzare il principio dì induzi~ne per dimostrare: 'ESERCIZIQ ,1,17 .'. ,·''

a) Vn > 1: ~ k = n(n+ I). e) Vn > 1: ~ k2 = n(n + 1)(2n + I) .


- L 2 ' - L <, '
k=I k= I

b) Vn ~ 1: tk3 = (!1(nJ!
le::!
l ) )\ d) Vn E N: n
1
< 10n;

e) V n ~ I, Va E R, O< a < 11 (1 - af <


·! :

1 +na·
Appendice 1.A
Grandezze trigonometriche

Sia 1r l'area del cerchio unitario (di raggio 1). Come è noto allo studente, 1r è anche la lunghez-
za della semicirconferenza unitaria (si vedano i Capitoli 8 e 12 per le defuùzioni analitiche di
area e lunghezza). Per defuùzione di radiante, x E [O, 21r) si dice ampiezza dell'angolo AOP,
indicato nella Figura l .A. l, se x è la lunghezza dell'arco AP (ovvero l'area del settore circola-
re OAP è x/2). Per ogni x E [O, 21r) si definiscono cosx e sinx (coseno e seno dix) le coor-
dinate del punto P:
P = (cosx, sinx).
Si noti che quando x = 211", il punto P è (1, O) e perciò si pone cos (21r) = cos O = 1 e
sin (21r)= sin O= O. Più in generale, si definisce

cos(x + 2k1r) = cosx \/x E [O, 21r), Vk E 7l.


{ sin(x + 2k1r) = sinx \/x E [O, 27r), Vk E 71.,

in tal modo cos x e sin x risultano definiti per ogni x E IR.


Si definisce tangente di x il nwnero:

sinx 1r
tg x : = - - \/x f. - + k1r, k E 7l.
cosx 2

(si noti che i valori 1r/2 + k1r, k E 7l., sono le soluzioni di cosx = O).
Elenchiamo alcuni dei valori tipici di seno, coseno e tangente:

X sinx cosx tg x
o o 1 o
1r/ 6 1/2 ./3/2 ./3/3
1r/4 ,/2/2 ,/2/2 I
1r/3 ../3/2 1/2 ../3
1r/2 1 o 1-1
Elenchiamo alcune delle proprietà, ben note allo studente, di seno, coseno e tangente; si inten-
de che x, y E IR e che, ove compare tg 0, 0 (/.{ rr/2 + lc1r, k E 7l.}.
Figura 1.A.1 Circonfe-

/;J •. . :vL:
renza trigonometrica.


: · ·\ :o tgx
I

' X
'• ,,
. -o-'
I

' O cos.x ,: A= (1,0)


Appendice 1.A Grandezze trigonometriche Jl

PROPRIETÀ
1) Limitazioni I sinxl .'.SI
I cosxl :S 1
2) Teorema di Pitagora sin2x + cos 2x = 1
3) Archi opposti sin(-x) = - sinx
COS ( - X) = COS X
tg (-x) = - tgx

4) Archi complementari sin(; -x) = cosx


COS ( ; - X) = sin X

tg (; - X) = 1/tg X
5) Archi supplementari sin(1r-x) = sinx
cos (1r -x) = - cosx
tg (1r - x) = -tgx
6) Formule di duplicazione sin (2x) = 2 sin x cos x
cos (2x) = cos 2x - sin 2x = {1- 2:in 2x
2tg X 2 COS X - 1
tg(2x) = - -2-
1 - tg x
. 2t
7) Formule parametriche sm x = 1 + 12
I - t2 X
cosx=-- t=tg-
2
1+t 2
2t
tgx=--
1 - t2
8) Formule di addizione sin (x ± y) = sin x cos y ± cos x sin y
cos (x ± y) = cosx cos y =f sinx siny
tgx±tgy
tg (X ± y) = 1 =f tg X • tg y

9) Formule di prostaferesi sin x + sin y = 2 sin x;y cos x?


COS X + COS y = 2 COS x;r X? COS

sin(x+y)
tgx+tgy=----
cosxcosy

10) Formule di Werner sin x siny = ~ ( cos (x - y) - cos (x + y))


1
cos x cos y = ( cos (x + y) + cos (x - y))
2
sinx cosy= ! (sin(x+y)+ sin(x-y))

Si osservi che dalle proprietà precedenti segue che


tg (x+ kn) = tgx 'v x E R \ {1r/2 +mr, n E I}, 'v k E z.
Altre grandezze trigonometriche che si usano nelle applicazioni sono cotangente, secante e
cosecante: I
:cosx 1
cotx: = -E-:-, cscx: =-.-,xi= k1r, k E "1L.,
sm x sm x
1
ì 1
.secx:=--, X r - + k 7f, k E//...
-1-11" 71

cosx 2
Appendice 1.B
Coefficienti binomiali

Introduciamo due quantità, n! e ( ~), di particolare rilevanza in numerose applicazioni, quali,


per esempio, il calcolo combinatorio.

La definizione potrebbe essere riscritta nel seguente modo:


O! : = 1, n!: = n · (n - 1)! se n 2': 1.
Per esempio 3! = 6, 4! = 24, 5! = 120, 6! = 720, 7! = 5040, 8! = 40320, 9! = 362880,
10! = 3628800 ecc.

I coefficienti binomiali soddisfano le seguenti proprietà:

a)(~)= C) = 1, (7) = (n~l ) =n;


b) (Z) = (n~k);
c) ( ~ ) = (t:!) + ( nk I ) .
Infatti risulta

n ) n!
( n - k = (n - k)!(n - (n - k))!
n! (n)
= (n - k)!k! = k

nk _- 1 ) + ( n -k l) = (n - I ) ! + (n - l) !
( 1 (k - l)!(n. - k)! k!(n - l - k)!

= (n-l)!k + (n-l)!(n-k) = (n-l)!n =(n)


k!(n - k)! k! (n - k)! k!(n - k)! k ·

La proprietà c) permette di calcolare i coefficienti binorninali per mezzo del Triangolo di


Pascal o di Tartaglia: in cima al triangolo si pone ( ~) = 1 e sui lati (~ ) =1e ( ~) = 1 con
n 2': 1, allora applicando c) si ottengono le Figure l.B.la e 1.B.lb.
Appendice 1.B Coefficienti binomiali 33

F.igura 1.B.1 Triangolo


di Pascal.

(~) 1

(~) G)
'+ /
2 1

(~) (D (~) 3 3 1
"-+/ "-+/ .
1 4 6 4 1
(~) (!) (!) (!)
'+/ '+ / '+/ 1 5 10 10 5

(~) (1) (;) (:) (:)


' +/ '+ / '+/ '+/ • • • • • • •

a) (~) e) (D (D (!) (!) • • • • • • • • b)

La seguente applicazione dei coefficienti binomiali spiega il loro nome:

TEOREMA 1.B.3 F.or:niula: d'el l!Jlmorhio di•N~wton


Siano\a, b E IRl, n E I&!, all0ra

(a+b)'1 =a" +(7)an- b + (;)an - b


1 2 2
+ ··· + bn = ta(:)an-kbk. (1.B.l)

I coefficienti nelle seguenti espressioni si riconoscono come gli elementi sulle righe dél ESEMPIO 1.B.1
triangolo di Pascal:
(a+ b) 2 = a2 + 2ab + b2,
+
(a + b)3 = a 3 + 3a2 b 3ab2 + b 3 ,
(a + b) 4 = a4 + 4a 3 b + 6a2 b2 + 4ab 3 + b4,
(a+ b )5 = a5 +..5a4.b + 10a3 b2 + 10a2 b3 + 5ab4 + b 5 .
(a + b)9 = a9 + 9a8 b + G)a7 b 2 + ( ~ )a6 b 3 + ... + ( ~ )a 2 b7 + 9ab 8 + b9 .
Non è difficile dimostrare la (1 .B.1) con il principio di induzione. La lasciamo per esercizio al-
lo studente interessato (suggerimento: usare la proprietà c) dei coefficienti binomiali!).
Funzioni

La pc)llina
Le funzioni ci permettono di descrivere fenomeni :fi-
sici, chimici, bfologici ed economici. Per esempio,
sia x(t) la posizione al temp0 t di lilla particella
(talmente pìcc0la che possa essere pensata come cm
p1.i11to) che si muo:ve neJ1o spazio durante un certo
. i11te1val10 temporale [to t t 1J. Allo:i;a x definisce una
:funzione da [to, t 1J ç IR in IR"J e la.,sua ,immagine sa-
rà una "clllva'' in IHt Opp>ure sia T (x 1, x2, X3 , t) la
' temperatura nel punto (x1, x2, X3 ) e a; temgo t di un
fluid0 contenute in ua contenitore n ç IR duraate
un certo mtervallo temporale [to, ti]. Allora T de.fi-
nisce una·funzione da n x [t0,, ti] ç IR in 18. Infine)
4

il val0re V(t) di un tito1o al tempo t definisce una Molto genericamente, si tratta dell'energia che un
funzione da tm certo intentallo temporale (to, ti] in dato sistema può trasformare in lav0ro. Per f'aiìsi
!R: nella figura seguente è indicato l'andament0 de4- UT:l'idea intuitiva, si pensi al grafico di un,a funzion~
l'indice MIDTEL della.Borsa di Milano da] 2000 al potenziale f : IR. - IR come a una guida su cui può
2006. scorrere una palljna: pià alta la quota, 1naggiQre 1' e-
nergla che può (ma non mecessariamente sarà,) tra-
sfom1ata in movimento. II minimo di f, se esiste,
con-isponde certament'e a una p0sizi0ne di equilibri0
(non necessa1i.amente la sota), un punto di minimo .
Quindi, data una specifica funzione potenr.;iale
f : IR. - IR, per esen::ipìo
f (x) = x 6 + ((2x + 1)2 - 5)2,
esiste il minimo di f?- Se sì, qual è (a~prnss:i:mativa-
tnente) la sua posizione? Esistono altre posizioni di
OJ /2000 01/.20QI Ol/2002 OV2003 Ot/200<! (H/2005 01/2006 equilibrio del'la pallina? A qu.e~te domande cerche-
M0Lti problemi applicativi possomo esser.e ricondotti remo di rispondere n.ei prossimi capitoli. Per ora li-
alfo studio di qualche ftm7ione f: «
~ Y. Per nntimuod a osservare che f(x) > O per ogru x E !Il
esempio, è importante sapere: (essendo la somma di due quadrati che si annullano
(i) per quali y E Y esiste una soluzione dell'equa- nello stesso punto; nella figura questa proprietà non
zione y = f(x) (l'immagine di f)? è ~sibile a causa della scala utilizzata) 0vvero f è
(ii) se tale soluzione esjste per ogni y E Y, ess~. ~
=
inferi01mente limitata, f (O) 16 (quiudi. il minimo
dif, se esiste, è più piccolo di 16) ef(x ) ~ x 6 ~ 64
unica (l' iniettività di.!)? se lxl 2 2 (quindi il minim0 di f, se esiste, è assun-
(iii) se Y ç IR, esistono e (tualì so:no j valqri più t0 per lxi < 2).
piccolo e più grande che .f assume (il minimo e Lo scopo di questo capitolo è introdurre i pr.incj-
il massimo)? . pali concetti che sì utilizzano per descrivere le fon-
Un ulterio1ce esempio che si incontra spesso è queJlo zieni) quali appunto imniagine, iniettivird, minimo,
. di ''fimzione potenziale". pùnto di mìnùno ecc ..
2.1 Funzione, dominio, immagine, grafico 35

2.1 Funzione, dominio, immagine, grafico

Sian0 X, Y insi~mi n:on vQòti..i.J11a funzione f da X in :Y è una corriSl,)Ondenza univoèa da


X in Y 1 ovvero asstic.ia ·a ogni x E X lmo,e uno solo elemerito y E Y. Tale. elemeqtco è detto
valore dena funzipne inx.~ si,scrivey = f(x ). ' ·
L'insieme K.si'diee dominio della fut1Zi0h~ e si scrive
.X =s dom.f,
,1ìL~nt1.·e·, :Y ~i·dice·c.odomiuiQ. U grafico di.f -~J:insieow
1 gra;f j": ='Hx, J(x)) : x'~ K} ç t ·x ~
e 1~ilmnagjne di f~'l' i11s.ieme çlei valori dèlla ftu;izioue.:
iln f = f(')() := '(J(x) : ; E%} ç Y. (2.2),

In altre parole
im f = {y E Y: 3 x E X tale che y = f(x)}.
Sottolineiamo che
(x, Y1) E grafi/ e (x, Y2) E graf f => Y1 = Y2- (2.3)

Il diagramma in Figura 2.1 visualizza una funzione f che associa a un (generico)


punto x del suo dominio il valore f (x).
Essendo graf f sottoins1eJne del prodotto cartesiano Xx Y, è naturale, nel caso
X, Y ç IR, ovvero se f è tma funzione reale di una variabile reale, rappresentare il
grafico di f nel piano reale (esempi di grafici sono riportati in Figura 2.2a e 2.2b).
Per convenzione, l'asse orizzontale è quello di riferimento per il dominio.
Tale rappresentazione geometnca aiuta a comprendere meglio il significato della
(2.3): il grafico di una funzione reale di una variabile reale non può avere più di
un'intersezione con una retta verticale. Per esempio, il sottoinsieme di [O, 1J x IR rap-
presentato nella Figura 2.3bl può essere considerato il grafico di una funzione da
[O, 1] in !Il Inyeçe il sottoinsieme rappresentato nella Figura 2.3a non lo è.
Figura 2.1 Diagramma
rappresentante wia fun-
zione.

X= domf im/=/(X)

y Figura 2.2 Grafici nel


piano reale di
f (x) = 1 + 2x (a) e di
f(x) = x2 (b). .

X 2 X
(b)
36 Capitolo 2 Funzioni

Figura 2.3 Sottoinsieme y y


di {O, 1) x R che non è
grafico di una funzione
(a); sottoinsieme di
(O, 1] x IR che è grafico
di una funzione (b).

X o X

2
(a) (b)
Un modo preciso per indicare una funzione da X in Y è il seguente:
f: X-+ Y, X I--+ y,
oppure
f : X-+ Y
{ f(x) = y.

Spesso si scrive anche


f:X3x1--+y
oppure
f(x)=y VxEX,
omettendo di specificare il codominio Y.

ESEMPIO 2.1 Sia


f : IR :, x - x 4 ( ovvero: f(x) = x4 \lx E R).
Allora im f = {x 4 : x E R} = [O,+ oo). È ovvio, infatti, che l'insieme dei valori effettiva-
mente assunti dalla funzione è sottoinsieme di [O,+ oo); d'altra parte, per-il Teorema 1.11
per ogni y E [O, + oo) esiste almeno un x E R tale che x 4 = y.

ESEMPIO 2.2 r
Si vuole detenninare l'inunagine della funzione

f : IR 3 x - log2 (x4 + 2) .
Per l'Esempio 2.1, l'immagine della funzione x f-+ x 4 è [O, +oo). Ne segue che l'immagine
della funzione x .-+ x 4 + 2 è [2, + oo). Per il Teorema 1.13, per ogni y E [2, + oo) esiste
un unico z E IR tale che y = 2z, e di fatto è z = log2y; poiché y ~ 2, dalla proprietà (8) dei
logaritmi segue che z E [log22, + oo). Perciò im f = [I, + oo ).
'-

Spesso non sì specifica neanche il dominio della funzione. Per esempio, se dal conte-
Dominio 'natwrale sto è chiaro che si stanno considerando funzioni di una sola variabile reale, f(x) indi-
ca la funzione definita sul suo dominio naturale, ovvero il più grande insieme di nu-
meri reali x per i quali la scritturaf(x) ha senso. Anche il dominio naturale si indica
condom f.

ESEMPI02.3 a) La funzione f(x) = x2 + 1 ha come dominio naturale R.


b) La funzione f (x) = log2 (x + 1) ha come dominio naturale (-1, + oo); infatti la scrittura
ha senso se l'argomento del logaritmo è positivo: x + 1 > Ose e solo sex > -1.
e) La funzione f (x) = Jx+1 ha come dominio naturale [-1, + oo); infatti la scrittura ha
senso se l'argomento della radice quadrata è non negativo: x + 1 2:: O se e solo se
X 2'. -1.
2.1 Funzione, dominio, immagine, grafico 37

Una funzione razionale è una!funzione definita come quoziente di due polinomi (di grado
nedm): '
I n
f(x) = a0 + a Ix + ... + :anx , b b IT'b ( b -L )
b b ao, · · ·, an, O, · · , , m E a11 , m r O.
o + b ix + ... + . mXm Il'\\,

I
Il dominio naturale dif è IR co1 l'esclusione dei punti in cui si annulla il denominatore:
domf = }X E IR: bo +bix+ ... +bmxm i= O}.

Si vuole determinare il dominio naturale della funzione di una variabile reale ESEMPI02.5
l

i(x)
j
= log2(
X
2 lx;x31+ 2) .
-

Affinché l'espressione abbia sdnso, è necessario che non vi siano divisioni per zero e che il
nwnero di cui si calcola il logafitrno sia positivo: quindi

domf = {x E k:
I x 3x + 2 i= O e
2
- lx; 3
x - x+ 2
I > o}. 2
I
Risolvendo le due disuguaglianze, si ottiene dom f = (-oo, I) U (2, 3) U (3, + oo) (lo stu-
dente controlli). ·

Negli Esempi 2.3-2.5 si è utilizzato, in modo implicito ed "empirico", il concetto di


funzione composta, ovve~o la possibilità di interpretare una funzione come
"composta" da funzioni più :"semplici". Si tornerà estensivamente su questo fonda-
mentale concetto a partire da~ Paragrafo 2.5
Elenchiamo alcuni tipi di fu$ione che sono di particolare importanza:
I
1) Dato un insieme X, si dide identità di X in sé la funzione
I
rx:
I
x-x, Ix(x) =X.

2) Siano f :X - Y e A ç jX. Si dice restrizione di/ a A la funzione


I
flJ,i : A --+ Y, flA (x) = f(x).
I

Per esempio, la restrizione d~lla funzione f : IR - IR, f (x) = x2 a [O, + oo) è la fun~
z10ne Ptoiezi0r:i i del g,rafiè0
g(x) =x2 Vx 2:: O.

3) Si dice proiezionè cano1ica di X x Y su X (rispettivamente Y) la funzione

:
y
Xj x Y -
,
f :
{ f(x, Y) = x
I
X (rispettivamente Y)
(rispettivamente y).
E utile osservare che la pro1ez10ne canonica del grafico di una funzione f : X --+ Y
.. ·-;
su X coincide con il dominiq di/, mentre la proiezione su Y coincide con l'immagi-
ne di f. Questo legame pennette di risalire a dominio e immagine di una funzione da- 2·· · /
.' !.
to il suo grafico: ad esempi0, se f : dom f ç IR --+ IR è quella in Figura 2.4, allora
dom f = [O, I] U [2, 3] e im / = [l, 4]. .
Di particolare importanza sono le funzioni di dominio N.
2 3 X

figura2.4
38 Capitolo 2 Funzioni

Si usano le notazioni
n - on; {an}N; {a,/; 11 E1'1; {a,,}11=0, 1, 2, ... ; {a,,};
a,, si dice termine della successione e n è, 'indice del termine a,..
- - -- - -- - - - - - - -- - - - - -- - -- - - - - - - -- ·-
/'
~ ESEMPIO 2~6 ·. · · '
Sia {a,.}neN la successione con termini
n-1
an=--.
n+l
Il suo grafico è

{ ( n, : ~~) :n E N} ~ Nx R
del quale sono riportati alcuni punti in Figura 2.5. Dal grafico si evince che a11+1 > a11 per
ogni n E N. Tale proprietà può essere dedotta analiticamente osservando che:
an = n - l = (n + 1) - 2 = 1 __
2 _.
n+l n+l n+l
Infatti
2 2 2
an+l = 1- (n + 1) + 1 = 1- n + 2 > 1- n + 1 = a,..
Figura 2.5 Grafico della
successione ~
= 3/5.1 ---------------------.--.--.---.. -.. -.-O
{nn-1}
a4
a3 = 1/2 • • - - · - - - - - - - .•• - - ... - - . - - - . - - 4? ;
ai = 1/3 • · - • · · · · · • · · - - - - · - -O 1

+
:

1 net\/
- 2 3 4

ao = -1 o
.I

Spesso le successioru sono definite da un certo intero n0 in poi, cioè il dominio della
successione è l'insieme
[no,+ oo) Ìì Z = {no, no+ 1, no+ 2, .. ·}.
Per esempio { !}
è definita per ogni intero n ~ 1 e { ~n 2 - 18} per ogni intero
n ~ 5. Dal punto di vista teorico questo non crea problemi particolari e, per semplici-
tà di esposizione, supporremo nei teoremi riguardanti le successioni che {a11 } sia de-
finita per ogni n E N.

·ESEMPIO 2.7
Successione
a \7alori
{Vn: 3 cos n, Vn: nL=4,5,6, ...3 sin

in ~2 è un successione a valori in R2 • In Figura 2.6a sono riportati alcuni punti del grafico e in
Figura 2.6b alcuni punti· dell'immagine. Sottolineiamo che il grafico è sottoinsieme di
N x R2 ( e R3 ) mentre l'immagine è sottoinsieme di R2 •
Figura 2.6 Successione y
a valori in R2 : grafico
(a); immagine (b).
z~ •• --- ',
y
'

'' .
'
I
I

'

(a) (b)
2.2 Funzioni reall di una variabile reale 39

Determinare l'immagine delle seguenti funzionif: X--+ IR: d:f1#àif~


a) X= IR,f(x) = x2 + 1; f) X= IR,f(x) = ax + b (al variare
di a, b E IR);
b) X= IR,f(x) = x3 + l ;
g) X= IR,f(x) = lx!;
e) X= (-oo, -2] U [2, + oo), h) X= (O, + oo),f(x) = log3x;
f(x) = Vx2 - 4; i) X= !R,f(x) = 2\
= V4 -x2 ;
d) X= [- 2, 2],f(x) j) X= IR,f(x) = 2- X;
e) X= IR,f(x) = .Y4- x 2 ; k) X = IR,f(x) = 4 + (~ )x·

Disegnare il grafico delle successioni {(-lt}neN• {(-l fn}neN e {(- lf + (n/2)2}neN·

rD eterminare il dominio (inteso come dominio naturale per funzioni di una variabile reale)"' ,-ESERGIZ10'2.3 . ! ;._._i,;
delle seguenti funzioni:
l
a) f(x) = ./lx+ l l - 3; f) f(x) = x 2 - 5x + 4;
X
b) f(x) = x2 - 27; I
g) f(x) = x2 - 3x + 4;
c) f(x) = log2x + x;
d) f(x) = log 3 (1 - x) + v2x _'._ 1; h) f(x) = log2 (x2 ) ;
e) f(x) = sin (2x); i) f(x ) = 21Òg2 X.

2.2 Funzioni reali di una variabile reale


Le funzioni il cui dominio e codomi:ruo sono sottoinsiemi di IR costituiscono una sot-
toclasse fondamentale al cui studio sono dedicati i capitoli dal 3 al 9. La peculiarità
essenziale delle funzioni da ~ in IR è che sia il dominio sia il codominio sono insiemi
ordinati. Ciò consente di introdurre in modo elementare alcune proprietà qualitative
quali monotonia, simmetrie, periodicità. ·

2.2.1 Funzioni mon otone

Sian.0 A ç Xç ~ e.j : X--+ !Il La/ si .afa~'.


(i) crescente in A sept;r ogni xi, Jz ,E ,t1 ta1i eme x1 > x 2 , -si ha,;,f(...t.1 )?:. f(~) :
(ii) s~rettamente crescente in. A se 11er ogni .»J, x 2 E A tali che x 1 > x2 , si
f;(x r) > f{xz);
(ii~) deèrescente in,Ase per ogni .t1, X1 E A tali ohe X1 >-Xi~ si liaf~x1-) S f(x2);
(iv) sb'ettamentc decrescente in A se per ogni lit, x.2 ;E A ta1i ehe x 1 > Xi, si ha
f(x1) < f(x2).
ç X ç lit se f è ctescente o deer.escente in A ; f si dice stretta-
La f si dice tnonofona .in A
mente rnonotoJia -inA sef è strettamente crescent~ o strettamentecdecires(!:enteinA.
40 Capitolo 2 Funzioni

Figura 2.7 f strettamen-


te crescente in 11"1 (a);f y •
decrescente in
A= [a, b] (b).
fi.x)

X e a h X

(o) (b)

La Figura 2.7a mostra l'esempio di una funzione strettamente crescente in IR. Si os-
servi il ruolo essenziale che gioca l'insieme A nella definizione: una funzione può es-
sere decrescente in un certo insieme A 1 e crescente in un certo altro insieme A2. Ad
esempio, la funzione il cui grafico è mostrato in Figura 2. 7b è strettamente decre-
scente in [a, b] e strettamente crescente in [e, a]: quindi è monotona in [a, b] e mono-
tona in [e, a], ma non è monotona in [e, b]. Quindi la monotonia di una funzione di-
pende dall'insieme su cui si osserva.

ESEMPIO 2.8 Segue dalle proprietà delle potenze che: la funzione f(t) = t 3 è strettamente crescente in ~;
la funzione g(t) =
t2 è strettamente crescente in [O,+ oo) e strettamente decrescente in
(-oo, O).

ESEMPIO 2.9 La funzione parte intera:


[x] = max{n E 1.: n:::; x} Vx E~
è crescente in ~ ma non strettamente. In Figura 2.8 è stato riportato il grafico di [x]; si noti
che, per esempio, [3] = 3, [-3) = -3, [3.5] = 3, [-3.5] = -4.
y
3
Anche il gradino di Heaviside (si veda Figura 2.9a), ovvero la funzione
o-- sex "2: O
= {6
2
o-- H (x)
sex< O
+--t--+-•G---+--+--t---t+
-3 - 2 -1 I 2 3 4x e la funzione segno (si veda Figura ,_2.9b)
-1
o-- -2
sex> O
0-- y-3
sgnx = {6 sex = 0
- 1 sex< O
Figura 2.8 sono crescenti in ~ ma non strettamente.
Le funzioni qui introdotte sono esempi delle cosidette funzioni costanti a tratti.<!)

Figura 2.9 Gradino di y )'


Heaviside H(x) (a).
Funzione sgn x (b). 1---- 1

X ;é

-I

(a) (b)
\. ,/

È utile osservare che talvolta le proprietà di monotonia si conservano rispetto alle


operazioni elementari. Ad esempio:

<1) Una possibile definizione di funzione costante a tratti/ da X ç IR in Y è la seguente: per ogni M > Ol' inter-
vallo [-M, M] è l'unione di un nwnero fitùto di intervalli In tali chef è costante su In n X per ogni n.
2.2 Funzioni reali di una variabile reale 41
I

I
(i) la somma di due funzio~ (de)crescenti è (de)crescente;
(ù) il prodotto di due funzio4i (de)crescenti e non negative è (de)crescente.
Tuttavia serve qualche cautel~. Per esempio, (ii) è falsa se si elimina l'ipotesi che le
funzioni siano non negative: ~asta prendere f(x) = x e g(x) = x 3 .

Dimostrare che la somma di dlle funzioni decrescenti è decrescente, e spiegare tramite un


esempio che la somma di due ft.inzionì monotone non è necessariamente monotona.
J
Dire quali delle seguenti funzioni sono (strettamente) (de)crescenti in A:
!
a) f(x) = 4x + log3x ' A= Ol+ -';! d) f(x) = { 2x
x
sex E [O, l] A = [O, 3J,·
sex E (1, 3]
1 I
b) f(x) = x +-;,A= IR1 \ {O}/ e) f come in (d), A= [O, l];
c) f(x) = 2- x/x, A=~+; t) f come in (d), A= [O, 1] U (2, 3].

2.2.2 Funzioni simm:etriche, funzion i periodiche


Introduciamo ora i concetti di
funzione pari, funzione dispari (si vedano le Figure
y
2.1 O e 2.11) e funzione perio~ca (si veda Figura 2.12).

Siano X :ç .~ ~' 'f : X. --4 ~-


f~ T;,~1' sl afce-·pa~i fi! ·X se
--x; E '} {' V XE ~ - è /(-~) = f(o:) Figura 2.1OUna fun-
• zione pari.
LaJ',$1 diée1limarl in~ se
)'
_:..t,,G X' ~ ~.1; ~ X,·

Figura 2.11 Una fun-


zione dispari.

a) f(x) = x11 (n E N) è pari e rlon negativa in.lR se n è pari, mentre è dispari in IR: se n è di- ESEMPIO 2.10
spari. I
b) Le funzioni sin x e cos x soho periodiche in IR, di periodo 21r; la funzione tg x è periodi-
ca nel suo dominio, {x E~ : x -f:: ; + k1r, k El'.'.}, e ha petiodo 1r (si veda anche
Figura 2.19). Inoltre sin x e :tg x sono dispari in IR e cos x è pati in ~-

La funzione mantissa f(x) = x - [x] per y ESEMPIO 2.11


x E IR, dove [x] è la paite intera dj x int:I:odot-
ta neU'Esempio 2.9, è periodica di periodo 1 Figura 2.12 La funzio-
(si veda Figura 2.12). ne mantissa.
42 Capitolo 2 Funzioni

Studiare la parità delle seguenti funzioni .f : IR -> IR:


a)f(x ) =3x-4x5 'v'xEIR; d)f(x)= ..Y5 -x4 'v'x E IR;
b)f(x) =2x5 -x3 +1 Vx E R; e)f(x ) =3x Vx EIR;
e) f (x ) = J4 - x 2 'v' x E [- 2, 2]; f) f (x) = 3(x ) Vx E IR.
2

---.._
ESERCIZIO 2.7 · . Stabilire quali delle seguenti funzioni sono periodiche nel loro dominio naturale e detemli-
narne l'eventuale periodo:
a) sin 2x ; e) sin (2x) - 2 cos (3x);
b) sin (x2 ); f) tg (3x + 1);
e) cos (3x); g) sin (tg (3x - 1)).

d) sin (x/3 );

2.2.3 Funzioni elementari


Potenze, radici, esponenziali, logaritmi e grandezze trigonometriche possono essere
interpretate come funzioni reali di una variabile reale definite nel loro dominio natu-
rale. Tali funzioni, insieme alle funzioni trigonometriche inverse (che saranno intro-
dotte nel Paragrafo 2.6.l e alle funzioni iperboliche e iperboliche inverse (che saran-
no introdotte nel Paragrafo 5 .1.1) vengono generalmente chiamate funzioni elemen-
tari. In questo paragrafo se ne descrivono le prime proprietà e se ne visualizza il gra-
fico qualitativo. Si noti tuttavia che tali grafici saranno pienamente giustificabili solo
una volta introdotti i principali strumenti del calcolo infinitesimale: limite, continui-
tà e derivabilità. Durante la lettura, lo studente è invitato a verificare in dettaglio cia-
scuna delle proprietà e la loro corrispondenza con i relativi grafici: ciò sia per co~-
prendere meglio i concetti fin qui esposti, sia per impadronirsi a dovere di proprietà e
grafici, che saranno utilizzati moltissimo nel testo (spesso senza richiami espliciti).
Funzioni lineari e funzioni quadratiche
Queste funzioni dovrebbero essere ben note allo studente e sono richiamate in
Appendice.
Funzioni potenza
Dato a ,E IR, la funzione f(x) = xa è detta funzione potenza; abbiamo deliberata-
mente omesso di specificare il dominio naturale poi9hé esso dipende, come altre pro-
prietà, dal valore di a.
Nei casi in cui/(x) = xn con n E N, dom f è tutto R Determiniamo l'immagine
se n ~ 2 è pari. Poiché xn ~ Oper ogni x E doro f, si ha im f ç [O, + oo); viceversa
(si veda il Teorema 1.11, per ogni y E [O,+ oo) esiste x E [O,+ oo) tale che xn = y
(di fatto x = ylfn). Perciò im f = [O, + oo). Per n dispari, procedendo allo stesso
modo si ottiene im f = [Il. Inoltre, segue dalla proprietà (8) delle potenze che se n è
dispari allora f è strettamente crescente in IR, mentre se f è pari allora f è strettamen-
. te decrescente in (-oo,O] e strettamente crescente in [O,+ oo) (ma non è monotona
in IR!). Osserviamo infine che/ è pari se n è pari, dispari se n è dispari (questa analo-
gia in effetti motiva la nomenclatura): infatti

f(-x) = (-xt = (-ltf(x) V x E !R.


2.2 Funzioni reali di una variabile reale 43

Tali proprietà sono visualizZc1te e riassunte in Figura 2.13.


Figura 2.13 x 1----+ x11,
nE N.

y n=4 In=2
I
I
I X
n=< O

-1 :e

f(x) =xn,n E N,npari


dom f = IR, im f = [O,+ J
J f(x) = xn, n E N, n dispari
dom f = IR, im f = IR
f strettament~ decrescente ih (-oo, O] f strettamente crescente in R
f strettamente crescente in ~O, + oo) f dispari
f pari !

Nei casi in cui f(x) = x-n con n E N, n;?: 1, si ha doro f = IR \ {O}. hnmagine,
monotonia e simmetria si determinano come sopra. Si osservi in particolare che se n
è dispari allora f è strettamente decrescènte in ( -oo, O) ed in (O,+ oo ), ma non in
R \ {O}: infatti f (-1) = -1 < f ( 1) = 1.
Le proprietà sono visualizzate e riassunte in Figura 2.14.
Figura 2.14 x 1----+ x-n,
n intero positivo.

y
n=-2

lt= -l
X

-1

f(x) = x-n, n E N, n dispari f(x) = x-n, n E N, n 2: 2 pari


dom f = IR \ {O}, im f = IR \ {O} dom/ = IR \ {O}, imf =(O,+ oo)
f strettamente decrescente in (-oo, O) f strettamente crescente in (-oo, O)
f strettamente decrescente in (O,+ oo) f strettamente decrescente in (O,+ oo)
f dispari f pari

Nei casi in cui/(x) = xl/n con n E N, n 2:: 1, si ha dom/ = [O,+ oo) se n è pari e
doro f = R se n è dispari. Le proprietà visualizzate e riassunte in Figura 2.15 si rica-
vano r~gionando come sopra.
44 Capitolo 2 Funzioni

Figura2.15
x-x¼=yx.,
n intero positivo. n=2 n=3

f(x) = xlfn, n E N, n dispari


f(x) = x 1ln, n E N, n ~ 2 pari dom f = Il?, im f = Il?
domf = [O, +oo), imf = [O, +oo) f strettamente crescente in ~
f strettamente crescente in [O, +oo) / dispari

Se infine, in generale, f(x) = xa con a E Il?, allora dom f = [O,+ oo) se a~ O e


dom/ = (O,+ oo) se a< O. Le proprietà, visualizzate e riassunte in Figura 2.16, si
ricavano come sopra:

Figura 2.16 x - xa,


aE R.

y y

X X

f(x) = xa, a> O f(x) = xa, a< O


dom/ =[O,+ oo), im/ = [O, + oo) dom/ =(O,+ oo), im/ =(O,+ oo)
f strettamente crescente in [O, + oo) f strettamente decrescente in (O,+ oo)

Si noti che, come illustrato in Figura 2.17,

f(x) = xa-l è strettamente crescente in~+{::} a> 1;


X

questo spiega, ricordando il significato geometrico di f (x)/x, la differenza della for-


ma dèl grafico di / nei casi a > l e O < a < 1 (in Figura 2.17 si indica
tg 0i = f(xi)/xi, i= 1,2).
2.2 Funzioni reali di una variabile reale 45

Figura2.17 f(x) = x 0
y
y con O < a < I (a);
/(½) -- ------ -- ---- /
/(x2) - - - - - - - - - - - - - · f(x) = xn con
/ a> I (b).
/
/ /
/ /
/ /
II / /
) /
I I
I / /
/ /
/ /

/
/
/
/
/
/
/

Xz X
(a) (b)

Funzioni esponenziali e funzioni logaritmiche


Dato a E (O, +oo ), la funzione f : IR 3 x ~ ax si dice funzione esponenziale.
Segue dalle proprietà delle potenze che

f(O)=l, llx= l VxE[ij, f(x)>O VxE[ij.

Perciò im f ç (O,+ oo) e irn f = {1} se a = 1; viceversa, se a =f. 1 dal


Teorema 1.13 segue che per ogrù y > O esiste x E [ij tale che f(x) = y (di fatto
x = logay). Pertanto im f = (O, + oo) se a =f. 1. Infine, segue dalla proprietà (7) del-
le potenze che/ èstrettamente(de)crescentein[ijsea > 1 (a E (O, 1)).
Ancora per a E (O, +oo), ma stavolta con a =f. 1 (si ricordi il Teorema 1.13, si de-
finisce la funzione logaritmica f : [ij-1 3 x ._ logax. Si ha /(1) = O (qualunque sia
a) e ragionando come sopra si ottiene che irn f = [ij ed f è strettamente crescente
(decrescente) se a > I (O < a < 1).

Figura2.18
y a:>1 x.-cr ex1-t logax.
a> l

f(x) -: ~.a> O, a =f. 1


dom f = [ij, im f =(O,+ )
f strettamente crescente in se a > 1
f X

f (x) = log0 x , a > O, a i= 1


dom/ =(O,+ oo), im f = [ij
O<a<l

f strettamente decrescent in [ij se f strettamente crescente in [ij+ se a > 1


aE(O,l) I f strettamente decrescente in [ij+ se
! a E (O, 1)

Funzioni trigonometriche
Le principali funzioni trigonometriche sono la funzione seno, la funzione coseno e
la funzione tangente:
46 Capitolo 2 Funzioni

f : IR 3 x H sin x,
f : IR 3 x H cos x,
f: IR \ {1r/2 + k1r, k E '11.} 3 x H tgx
(si veda Figura 2.19). Segue dalla definizione (si veda l'Appendice LA) che sia la
funzione seno che la funzione coseno hanno im f = [- 1, 1] e sono periodiche di pe-
riodo 21r. Inoltre, dalle formule per archi opposti segue che la funzione seno è dispa-
ri, la funzione coseno è pari, e per ogni k E 'l. si ha

m [-1r/2 + 2k1r, 1r/2 + 2k1rJ


XHSinX e, strettament e { crescente
decrescente in [71' /2 + 2k1r, 371'/2 + 2k1r],
t { crescente
, trettamene 1D [1r + 2k1r, 2(k + 1)1r]
X H COSX es
decrescente 1ll [2k71', 1r + 2k7r].

La funzione tangente ha im f =
IR, è periodica di periodo 1r, è dispari ed è stretta-
mente crescente in ciascun intervallo (-1r/2 + k1r, 71'/2 + k1r), k E '11..
Figura2. 19
Le funzioni x - sin x
(a), X f--.t COSX (b),
x 1-7 tgx(c).

-1
(a)

(b)

2.3 Funzione limitata, estremo superiore, estremo


inferiore, massimo, minimo
In questo paragrafo consideriamo funzioni a valori reali.

· DEFINIZIONE·2.5
-Sia f : :X - ~: La/ si dice limitata super,i~l'mente (risp~tti:vall).ente infe1io:nmente) in X
se,esisle M E ~ tale ehe
f~) S M (risp~~va1uente ?; - MJ Vx E X ,.
o':Vv.e:ro. in}nanrera..:e<:1uiv~leutt;, s<t
im f = f(X ) è t1n.~·qttofosie,me lim_itato stweriotnwnte (inferiormeQte) di ~-
. La f : X: --+ ~ si dice limitata in }6 se è fimi tata superiormente e ioferi.otmente,in X .

Quindi f è limitata in X se e solo se esiste M E IR tale che

1/(x)I ~ M Vx E X,
ovvero, in maniera equivalente, se
im f = f(X) è un sottoinsieme limitato di IR.
2.3 Fun zione limit ata, estremo superiore, estremo inferiore, m as•;im o, minimo 47

La funzione x 1-l sin x è limitata in IR, le successioni. { ( - 1)" + 1}n EN e ,:J.i=IMQc•f IHIFliV
{(n - 1) / (n + 1)} n EN ( si veda Esempio 2. 6) sono limitate in N , x t-t x 2 è limitata infe1ior-
mente ma non superiormente in IR e x ,__., x 3 non è limitata superionnente né inferiormente
in !R.

La funzione x i-+ 3/ x non è l~nitata superiormente né inferiormente nel suo dominio natura- ESEMJ>JO 2: 13 ~.. y
le (IR \ {O}). Invece la sua resti.zione all'intervallo [l, + oo) ha come ilmnagi.He l'intervallo
(O, 3] e quindi è limitata in [l , + oo) .

Sia f : X---+ IR. L'esempìo precedente suggerisce di introdurre il concetto di limita-


tezza di / in un sottoinsieme A ç X : f si dice limitata (superiormente, inferior- Funzior:ie limitata
in un.
mente) in A ç X (A =/. 0) se è tale la restrizione di / ad A, f lA, introdotta nel sottoinsieme
Paragrafo 2 .1. Quando si pf1rla di funzione limitata (supe1io1mente, inferiormente)
senza precisare in quale insieme, si intende che A = dom f.
Per il ruolo particolare che 1iveste lo zero, è molto conveniente introdurre una no-
menclatura per funzioni limitate inferiormente o superiormente da zero:

Sia X m,t ins1eme e f : X - > Ot La f si dice positiva (negativa, non negativa, non positi-
va) in A ç X se
f(x ) > (rispettivamente < , ~, :-:;) O V x E A.

Per esempio, la funzione x 1--4 cos x è non negativa in [O, 1r] e la funzione
sin (4x2 - x 3 ) - 3 è negativa in IR.
Sia f : X---+ IR limitata superiormente in A ç X. Allora f(A ) ç IR è un insieme
limitato superionnente e qumdi, per la completezza di IR1, f(A) aimnettl! estremo su-
periore in IR. Tale numero si dice anche estremo superiore di f in A.

1 DEFINIZIONE 2.7 ··
Si.;3.f : _x; -4 ~ e 0 f ,4._ç X. Sj·~efiniscp:it~
$1:l.p / := { st•,,.,
,.,., j.' (A)
-
a.e f èc1linti tata supèrionuenfe i~1 A
A + qo a)Jrimenti

inf f: = { inèf f (A) se f è' limitata i1iferio1wentè in A


.1 -· OO altrimenti; ·

sup .f (inf .f) s-i dice estremo :s,1periore (inferiore) di f in A, e sii scrive anclw
A A
sup 'f()j)
xEA
(mf f(x)) .
x EA

Ricordando la proprietà (1 .10) dell'estremo supe1iore di un insieme, segue che


' Gar~t:teri-zztiior:}e
sup f < +oo {;} { ~~
\/x E A : f(x):::; M s.up f / in'if f
M = A tt) \/ E: > O :3x E A: f(x) > M - E:.
(2.4) A A

Analogamente (si veda (1.11!)):

m = inf f >
A
-oo j,{~~) lt
\/x EA: f(x) ~ m
\/E:> O 3x E A : f(x) < m + E: .
(2.5)
48 Capitolo 2 Funzioni

ESEMPIO 2.14 /Riconsideriamo le funzioni degli Esempi 2.3 e 2.4. Allora risulta:
sup sinx = 1, inf sinx = -1 poiché im(sinx) = [-1, 1],
rER xER
sup ( ( -1
nEN
t + 1) = 2, inf ( ( - 1f
nEN
+ 1) = O poiché { ( -1 f + 1} = {O, 2},
sup x2 = +oo, infx 2 =0 poiché im(x 2 ) = [O,+ oo ),
xER xEIR

supx3 = +oo, inf x 3 = - oo poiché im (x3 ) = IR,


xER xEOl

sup ; = +oo, inf .l.. = -oo poiché im(;) = IR{O},


xE R\{O} xE R\{O} x

sup
xE{l, + oo)
; = 3, inf
xE[l,+oo)
! = o.

/
ESEMPIO 2.15 1
Riconsideriamo la successione an =n-
. Come abbiamo visto nell'Esempio 2.6,
n+1
2
an < an+1 per ogni n: perciò inf an = ao = -1. Poiché inoltre an = 1 - - - < 1 per
nEN n+l
ogni n, ci si aspetta che sup an = 1. Per provarlo si utilizza la (2.4). La (i) è ovvia. Per veri-
nEN
ficare (ii), preso E > O osserviamo che
2 2 2
a =1--->l-E {:}--<e{:} n>- - 1,
n n+l n+l é

e l'ultima disuguaglianza è vera scegliendo n sufficientemente grande.


'-

DEFINIZIONE 2.8
M E IR (m E Il!) sì dioe massim_o. (mioimò) globafe ò assoluto di/: X' -+ IR in.A ç X se
e~iste~o €;.A, ctette punto di,ma~sjmq Qninfmo} globale dif in A , t.ale.ehe
f(~ ) '!:. M '(f~1i) è ni) Vx E A
{ f ~ o) =M: (J(xo) = m},
esi.~edve:
M = niax f = miw. f(x ) (nt = min f -= trrin1(x}).
A .x~ A ~ i

Si noti che
max f = max f(A), min / = min f(A).
A A

Se f è limitata superiormente in A, f ammette estremo superiore in A ma non ammette


sempre massimo globale in A (ovviamente, se esiste max f, allora sup f = max /).
A A A
Nel caso in cui A = dom f talvolta ometteremo di specificare A: cioè
inf f = inf f, max f = max f ecc., se A = dom f.
A A
ESEMPIO 2.16 Riprendiamo alcune delle funzioni degli Esempi 2.14 e 2.15. Risulta

max sinx = 1, min sinx = -1, minx2 = O, max ~ = 3,


xEIR xER xEIR xE[l,+oo) X

n-1
max ( ( - 1
11EN
f + I ) = 2, min (( - I
nEN
t + 1) = O, min--= -I
nEN n +1 •
mentre non esistono
2.3 Funzione limitata, estremo superiore, e~tremo inferiore, massimo, minimo 49

_J
l m.axx2 , min
_ _x_e1_1,_+_
.__ _ _ __ _ _ _ _x·_E_R oo_)
-3 e max--.
_x __
n-1
"e_N_n_+_ i _ __ __

Data i
i { 2x + 1 se x E [O, 1)
f~x) = 2(2 - x) sex E [1, 2J, )'
I

inf
I

si vuole detenninare sup f: f e, se esistono, max f e min f. L'immagine di f è l'unione


delle immagini delle f1mrioni (x - 2x + l)lio,i) e (x - 2(2 -x))l 11 , 2i· Quindi
im f = [1, 3) U [O, 2] = [o·, 3), ovvero sup f = 3, inf f =O= min f e il massimo di/ non
esiste. Si noti che, come osseryato nel Paragrafo 2. 1, l'inunagine di/ si determina· immedia-
tamente proiettando il grafico pella funzione sull'asse y (si veda Figura 2.20).
I

Se f, g : X --t ~, allora è b~ definita la funzione somma:

&+ g) : X
l
3 xi-+f(x) + g(x).
l
Figura2.20
2

Valgono le seguenti relaziotji:


inf{f(x) + g(x) : ~EX}= infx(f + g) ~ infxf + infxg, (2.6)
sup{f(x) + g(x) : ~EX}= supxlf + g) :s; supx/ + supxg.
Infatti, per esempio, per ogni x E X si ha/(x) ~ infxf e g(x) ~ infxg; sonunando
membro a membro si ottiene f(x) + g(x) ~ infxf + infxg per ogni x E X, da cui
segue la prima delle (2.6). Si noti che la disuguaglianza non può essere sostituita dal-
!'uguaglianza: basta scegliere f (x) = x e g(x) = -x in [O, l]. Segue immediatamen-
te dalla (2.6) che le stesse relazioni intercorrono tra i massimi e i minimi di f, g ed
.f + g, purché tutti e tre esistano (si veda l'Esempio 2.18).
. ESEMPIO 2.18 ..
Siano/,g: [O, I] - t IR def~itf da
sex= O
f(x) = { 3x/4 ~ex E [O, 1)
g(x) = {ix/4 sex E (O, 1)
1 sex= 1,
i sex= 1.
Procedendo come n4gti esempi precedenti, si verifica che
min f = inf f = min g = inf!g = O e max f = sup f = max g = sup g = 1. D'altra parte,
la funzione somma vale !
sex= O
(f + g)(x) = { ~x/2 sex E (O, I)
sex= 1
e quindi infU' + g) = O, sup(/ + g) = 3/2, ma né il massimo né il minimo di/ + g esisto-
no.

Determinare sup f e inf f e, se esistono, max f e min f:


X X I X X
. I
a) X= [O, 4),f(x) = {; _
1:: ~ ~: ~ !;
b) X= [O, 4),f(x)
1
= { x5 -l ~ ~ se O x
se 3 < x < 4;
3

, { 3 -· 2x se -1 < x :S 2
c)X=(-J,JJ,f(x)= l-3x se2<x~3;
50 Capitolo 2 Funzioni

se O < x $ 1
d) X= (O, 3J,f(x) = {: _ l se 1 < x ~ 3;
1
e) X= R,f (x) = lx - 21+ 1 ; i) X= R,f(x) = cos 2 (x2 );

f) X= IR,f(x) = -3-\
l
j) X= R,f(x ) = 2 sinx;
k) X= R,f(x) = sin (2x);
J
g) X= R \ {O},f(x) = -X2 ; I) X= (O, 1],f(x) = log+x;
h) X = IR,f(x) = cos (x2 ); m)X = (O, 1],f(x) = log2x.
--------------------- -------

2.4 Funzione iniettiva, suriettiva

La fl;u1~ one 1' .; -.tY -. Y §ildiee inieltivase.

I
/ \fx;1,. X2 E .X : 'f{~1) = f(:t~) ::} X't = Xz, ~2:7)
I
I
ovvero
I
I y =x 3 Vxi, X;i E X : x1 i, x2 ~ if('XJ) -j.:, f (x,,). (2-.8)
I
La/ sj dic'e s!UiettiVca seffll) -= Y e·biiettiva sef è i11iettiya,e suriétti'va.
Figura2.22

In Figura 2.21 si rappresenta una funzione che non è iniettiva né suriettiva.

ESEMPIO 2.19 ' La funzione / 1 : R -+ IR, f 1 (x) = x3, è biiettiva; la funzione g 1 : R -+ R, g1 (x ) = x2 , non è'
iniettiva né suriettiva: infatti g 1( +1) = g1 ( -1) = 1 mentre + I i, - 1 e
g 1 (R) = [O, + oo) # IR (si veda Figura 2.22).
La funzione /2 : R+ -+ IR, h (x) = x 3 , è iniettiva ma non suriettiva ( - 1 >t im [2); la fun-
zione g 2 : R + -+ IR, g 2 (x) = x2, non è suriettiva ma è iniettiva (infatti l'iniettività segue fa-
cilmente dalla proprietà 8 delle potenze, osservando che xf > x~ per ogni x 1 > x 2 > O). Si
osservi che h e g2 sono le restrizioni di /1 e g1 a R+ .
./

Come si evince dall'esempio precedente, le proprietà di iniettività e suriettività dipen-


dono dalla scelta del dominio della funzione. Ovviamente la proprietà di suriettività
dipende anche dalla scelta del codominio.

ESEMPIO 2.20 /La funzione f: R -+ R2,f(x) = (x, x 2 ) è iniettiva ma non suriettiva. La non suriettività se:
gue facibnente osservando che per esempio il punto (O, - 1) non appartiene all'immagine
di f. Per dimostrare l'iniettività si utilizza la (2.7): presi due punti x 1 , x 2 E R tali che
=
f (xi) f(x2), ovvero (xi, xÌ) = (x2, xD, deve essere xi x2. =
Anche la funzione g : R - R2, g(x) = (x, x 3 ) è iniettiva ma non suriettiva. La funzione
=
h : C -+ C, h(z) z2 , non è iniettiva ma, a differenza del caso reale, è suriettiva. Lasciamo
la verifica delle proprietà di g e h allo studente.
' /

Figura 2.21 FW1Zione


né iniettiva né suriettiva.
2.5 Funzione composta 51

Sia X un insieme. Se esiste una successione { an } a valori in X che è biettiva, allora X si di-
ce insieme numerabile. Banalmente, N è numerabile (basta prendere a11 = n per ogni
n E N). Anche l'insieme 'li.. lo è: ao = O, a1 = -1, a2 = 1, a 3 = - 2, a4 = 2, ovvero
a11 = n/ 2 se n è pari e a11 = -(n + 1)/2 se n è dispari. Non è difficile dimostrare che anche
iQ è numerabile. L'insieme IR invece non è numerabile.

Molti problemi applicativi possono essere ridotti alla soluzione cli qualche equazio-
ne, ovvero a un problema del seguente tipo: ·Risohiibffità
siano X, Y insiemi e f: X - Yuna funzione; dato y E Y, determinare x E X tale di una
eq!?lazfone
che y = f(x).
In questo contesto è importante sapere se
1) Vy E Y esiste almeno una soluzione x diy = f(x);
2) Vy E Y esiste al più una soluzione di y = f (x) .
Si noti che (1), ovvero l'esistenza di una soluzione, è equivalente alla suriettività
della funzione f, mentre (2), ovvero l'unicità della soluzione, è equivalente all'iniet-
tività di f. Quindi esistenza e unicità della soluzione di un'equazione equivale alla
biettività della funzione associata:
V y E Y :3! x E X : y = f (x) # f :X - Y è biiettiva.
Più in generale, si usano le proprietà della funzione f per analizzare l'equazione
y = f (x); spesso, in altre parole, lo studio di un'equazione sì riduce allo studio di
una funzione.

Stabilire se le seguenti funzioni f :X - > IR sono iniettive, suriettive, biiettive: ESERCIZI0.2.9 ·

a) f(x) = ./x, X= [O, + oo); e) f(x) = -x4, X= [1, + oo);


I f) f(x) = -x4, X= [-1, O] u [2, + oo);
b) f (x) =-,X= IR \ {O};
X g) / (x) = SX, X= IR;
1 .
h) f(x ) = log3 lxl, X= IR \ {O};
c)f(x)= lx +l l 'X=IR\{-1};
i) f (x ) = log.J.x, X= IR+.
d) f(x) = -x4, X= IR; 3

2.5 Funzione composta

Siano X, Y. V, W insiemi·, e siano f: ¼.-t Y, g: V , W tal.i che imf n V =I= 0..Si die
funzione coniposta g o,.f {e si leggè "g composfa /'') Ja f ~ione
g of :Xo-+ W
{ g of ; X ~ g.(f'(~)),

dove iJ dominio ll-tq è co.sì defiuif0:


Ko: = {x EX :f{r) E V} çx.

La definizione del dominio Xo (si veda Figura 2.23) diventa chiara se si pensa a qua-
le sia il dominio naturale della fimzione
X~ g(f(x) ),
52 Capitolo 2 Funzioni

Figura2.23
g of: x - g(f(x)) .

w
X
g(j(x))

gof

ovvero per quali x abbia senso la scrittura g(f (x)): per scrivere f(x) si richiede che
x E X= domf, mentre g(f(x)) ha senso se anche f(x) E V= d~m g, ovvero la
g o f è dete1minata da:
dom gof = {x E domf :f(x) E dom g}
{ gof(x) = g(f(~)) .

In altre parole la condizione im f n V =I= 0 garantisce che dom go f sia non vuoto.

ESEMPIO 2.22 Siano


+ 1 per x E R e g(x) = x2 per x E R.
f(x) = x
La funzione composta go f è go f(x) = g(f(x)) = (x + 1)2 per x E R. Invece la funzione
composta/ o g èf o g(x) = f(g(x)) = x 2 + I per x E R..
Siano
f(x)= log2x per x E R+ eg(x) = 3 + x per x E R.
La funzione composta go f è go f(x) = g(f(x)) = 3 + log2 x per ogni x E R +
(si veda
Figura 2.24a). Invece il dominio della funzione composta f og è
Xo = {x E IR: 3 +x >O}= (-3, +oo) e f og(x ) =f(g(x)) = logi(3 +x) per x > -3
(si veda Figura 2.24b).
Figura 2.24 Composte
dif(x) = log2 x e
y
g(x) = 3 +x: gof (a),
f o g (b).

X X

(a) (b)

È importante osservare che, come si è visto nell'esempio precedente, l'operazione di


composizione non è commutativa, cioè
go f =I= f o g.

·ESEMPIO 2.23 Sia f : R 7 R definita da


sex~ O
f(x) = { ~4 sex> O
e sia g : [- ;2, + oo) .- R definita da
2.5 Funz.i one composta 53

1 se - 2 <x <O
g(x) = { 14 sex= O
O sex> O.
Allora la funzione go f ha come dominio {x E dom f: f(x) ~ -2} = (-oo, O] e
go f (x) = g(f(x)) = 14 perogni x ::; O. Il dominio della funzione f o g è dom g e
· se -2 < x < O
f o g(x) = f(g(x)) = { -4 O
- -
sex> O.

/Siaf(t) = Jiog2 (sint). Il-dominio delle funzioni sinx, log2 x e ..fi è, rispettivamente, IR~
IR+ e [O, + oo ), quindi
domf = {t E IR: sint > O e log2 (sint) ~ O}
= {t E IR : sin t ~ 1} = {t E IR : sin t = 1} = { ; + 2hr, k E 7L}
e
Figura2.25
/t--t J!og 2 ( sin t).
Il grafico è riportato nella Figura 2.25.
'
È facile verificare che l'operazione di composizione gode della proprietà associa-
tiva: Rroprietà
ass0~iativa della
f o (goh) = (Jog) oh. composizione
È essenziale imparare a interpretare una funzione come composta di funzioni più
"semplici", perché ciò permette cil ricondurre lo studio di una funzione
"complicata" a quello di funzioni elementari (ne discuteremo ampiamente anche nel
Paragrafo 2.7). Per cominciare, l'individuazione del dominio naturale di una funzio-
ne è basata, come abbiamo anticipato nel Paragrafo 2.1, sul concetto di funzione D0mini0 di ft111zioni
composta. composte

Si vuole determinare il dominio naturale della funzione di una variabile reale ESEMPIO 2.25 ·

1
F(x) =--- --.
3log 2 ( v1x +3 - 1O)
Cerchiamo di interpretarla come funzione composta "scomponendola" in funzioni più sem-
plici:
1
log
2
(v1x3 + 3 - 10) = k(h(g(J(x)))),
dove

f:IR:::,x 1-4 x3 + 3, h :(0,+oo)3x 1-4 log2 x


g: [O, + oo) 3 x 1-4 Jx- 10, k : IR \ {O} 3 x i--+
1

Affinché la composizione sia ben defmita è necessario che:

imf ç dom g, ovvero x 3 + 3 ~ O,


im (go f) ç dom h, ovvero v1x3 + 3 - 10 > O,
im (ho go f) ç dom k, ovvero log2 ( ../x3 + 3 - 10) :/= O.
Perciò

dom F = { x E IR: x 3 + 3 ~ O, Jx3 +3 - 10 > O, log2 ( Jx 3 + 3. - 10) :f. O}·


54 Capitolo 2 Funzioni

Risolvendo le tre disuguaglianze si ottiene

x3 +32'.0 XE (- .yj", + oo)


../x3 + 3 - 10 > O {:} xE (</97,+oo)
{ {
log2 ( Vx 3 + 3 - 1O) :f O X 'F '1ffi,
quindi dom F = (m, + oo) \ { '1ffi} .
Varie proprietà sono conservate attraverso l'operazione di composizione. Una di que-
ste è la monotonia:

r
C01r.iposizi0rie
cli funzì0nf Siano f~ g funzioni reali di una variabile reale, e sia A ç dom go f. A llora
monotone (i) f crescente in A e g crescente in f (A) ==> go f crescente in A;
(ii) f crescente in A e g decrescente in f (A ) ==> go f decrescente in A ;
(iii) f decrescente in A e g crescente in .f(A) ==> g o f decrescente in A;
(iv) f decrescente in A e g decrescente in f (A) ==>go f crescente in A .

Tali affermazio1ù rimangono valide se si sostituiscono a "(de)crescente" le parole


"strettamente (de)crescente". In altri temùni, la composizione di due funzioni
(strettamente) monotone è (strettamente) monotona.
Proviamo, per esempio, la (il) (gli altri casi si trattano analogamente). Dati x 1,
x2 E A, x 1 > x1, si deve dimostrare che. g(f (x1 )) s; g(f (x2)). Essendo/ crescente in
A e x 1 > x2 alloraf(x 1) 2:: f(x2); ma g è decrescente in f(A) e/ (xi) 2:: f(x1), quin-
di g(f(x1)) s; g(f(x2)).

ESEMPIO 2.26 La funzione log.J_ ( v'x+1' + 1) è strettamente decrescente nel suo dominio [-1, + oo).
2
Infatti x H /xTI + 1 è strettamente crescente in [- 1, + oo) e x H log.J_x
2
è strettamente
decrescente nel suo dominio jR+ .

Anche l'iniettività cli funzioni viene conservata nell'operazione di composizione: se/


Cor:n posiZÀone e g sono iniettive nei loro domini, anche g o f lo è (lasciamo la verifica allo studen-
d i f unzioni iniettive te).

Detenninare il dominio e l'ùnmagine delle funzioni composte f o g ego f, dove f e g sono


le seguenti funzioni:
a) f(x)= {/x\/x E IR,g(x) =x2 -1 Vx E IR;
b)f(x) = ../xVx ~ O,g(x) = x2 - 1 Vx E IR;
c) f(x) = ..fi\/x 2'. O, g(x) = 1 - x 2 Vx E R
i.; ESERCIZI0,;2.11 ·, ·, ' Detenninare il dominio naturale ~elle seguenti funzioni reali di una variabile reale:
a) f(x) = logi( ..fi - x 3 ) ; c) f(x ) = Jlx2 - 21 - 13 - xl;
1
b)f(x) = ../x=l
X - 1 - --==~
I ; d) f(x) = tg ( ; + log2 (x2 - 1)).
v'x=f-1

ESERCIZI0·,2:12·.-·,.;_;.e.i.
Dire quali delle seguenti funzioni sono (strettamente) (de)crescenti in X (se X= dom f si
intende il dominio naturale):

a) f (x) = Jlog¼x + l , X = dom f; d) f (x) = (..fi + 1)3, X= domf;


b) f(x) = (..fi-1)4,X = domf; e) f(x) = cos(4 - 5x), X = !O, 1r/2];
c) f(x) = (.jx + 1)4, X= domf; t) f(x) = cos(4 - 5x), X= [3/5, 4/5].
2.6 Funzione inversa 55

2.6 Funzione inversa


Abbiamo definito una funzione I : X - Y come una corrispondenza univoca tra X
e Y . Se f è biiettiva la corrispondenza tra X e Y si dice biunivoca. Se f è solo inietti-
va, f è una corrispondenza biunivoca tra X e I (X):

f: X - Y è iniettiva {:} \/y Ef(X) 3!x E X: y =f(x).

Perciò, una funzione iniettiva I : X - Y defmisce una nuova funzione, detta


(funzione) inversa e indicata con 1- 1, che associa a ogni y E f(X) la (unica!) solu-
zione x E X dell'equazione f (x) = y .

Siaf'A(. -'4 Y wetti,Và., Si dic~ funz.rone invci:s~ di.f ta fanii<ine


ft"'·1 :f(X) ..-+ X .
lf- 1
: l i~ ;x dD,vof(xi) ~ ,;Y.

In altre parole, (si veda Figura 2.26)

V (x, y) E Xx f(X) : f- 1 (y) = x {:} f(x) = y, (2.9)

ovvero
(x, y) E graf f {:} (y, x) E graf 1- 1. (2.10)
Una funzione iniettiva è anche detta invertibile. Si noti che

dom 1- 1 = irn f e im 1- 1 = dom f. (2.11 )

Per le funzioni reali f di una variabile reale (cioè, f : X - Il? e X ç Il?), la relazione
(2.9) fornisce la possibilità di ricavare geometricamente il grafico della funzione in- C0struzione
versa J-1dal grafico dif: come illustrato nella Figura 2.27, i punti (xo, y 0) E graf f ge01111~trica ell
g(M: j.-1
e (y0 , x0 ) E graf 1- 1 sono simmetrici rispetto alla retta {(x, y): y = x}.
Figura2.26
Y =f(x) {=}X =f- 1 (y).

y Figura2.27
y=x
(x0 ,.Yo) e graff

Xo X

Xo --'0
<Yo.xo) egrafJ-t
I
56 Capitolo 2 Funzioni

(F\.i3i'@@J~@.à!ffl f: IR --t IR,f(t) = t3 , è iniettiva ef(IR) = IR, quindi dom 1-1 = f(IR) = IR e
\f(x, y) E IR2 1
: / - (y) =X# y =f(x) =X3 ,

ovvero
/ - 1 (y) =X# X= ..yji.
Perciò risulta 1- 1 (y) = W \fy E IR (oppure, equivalentemente, 1- 1(x) = <fi \f x E IR).
Nella Figura 2.28 è riportata la costruzione geometrica del grafico della funzione inversa.
Figura 2.28 Costruzio-
ne geometrica del grafi- y
co della funzione inver- y = f(x) = x3
sa dif(x) = x3 ,· Y =x
,' y =1-i(x) =3rx

:e

Nell'esempio precedente si è visto che, per trovare l'espressione 1- 1 (y) = ..yy, abbia-
mo ricavato x risolvendo l'equazione y = l(x) = x 3 con la condizione che
x E dom f. Più precisamente,

1-1 (y) = X {:} { X E dom f Vy E doml- 1 =l(X) (2.12)


l(x) =Y
(nell'esempio successivo si vedrà l 'importanza della condizione x E dom f).
Sottolineiamo, tuttavia, il fatto che solo in alcuni "rari" casi è possibile scrivere
un'espressione analitica per la funzione inversa.

/ : X .-~ Y. si <li~~ i»ver~1b!1è: ~ A ·ç_; J:". s'e. la restrizìone di f acl 4 flA : A -4 :V, è inietti-
1
r, ltwertibilit à in un 1~1a. La funzton:.e(t I;) s1 d1.~e 1n èr-s'a ·èh f m A. . . .
sottoinsieme
del dominio Quindi, se I: X-+ Y è invertibile in A ç X, g: l(A) -+ X è l 'inversa di I in A se
e solo se
xEA
VyEdomg=l(A):g(y)=x~ { f(x)=y. (2.13)

·l!SEMPIO 2.28 f: IR --t IR, f(s) = s2 non è iniettiva, ma lo sono per esempio le sue restrizioni fl1o too)•
flc-oooJ e flc-z-t)ufo t)· Quindi f è invertibile .in [0,+oo), in (-oo, O] e in\-2,
-1) Ù lO, 1]. Si ha che f((-oo, O])= f([O, + oo)) =[O,+ oo) e f((-2, - 1) U [O, l]) =
= [O, 4). La funzione inversa di f in [O,+ oo) (si veda Figura 2.29) è la funzione
g : [O, + oo) - [O, + oo) così definita:

Vy ~O : g(y) =x {;:} {X 2: O (#x E domflto,+oo)!)


y =x2.
2.6 Funzione inversa 57
--------------------------------------
Se y = O, g(O) = O, mentre se y > O, l'equazione y = x 2 ha due soluzioni reali: x = ±..JY,
ma solo la soluzione ..J5i è non negativa, quindi
g(y) = v1Y 'vy 2'. o.
Invece l''inversa di f in (-oo, O] (si veda Figura 2.29) è la funzione
h : [O, + oo) -+ ( -oo, O] così definita:

'vy 2'. 0: h(y) =X<=? {X$ 02 (<=?X E domfl(-oo,OJ!)


y=X'
ovvero
h(y) = -Jy 'vy 2'. O.
Lasciamo per esercizio verificare che la funzione inversa dif in (-2, - 1) U [O, 1] è la fun-
zione
se0$y$1
k(y) = { ..J5i
-,jy se 1 < y < 4.
Figura 2.29 Inversa di
y f(x) = x 2 in [O,+ oo) e
grafU1t-oo.OJ)
I
in (-oo, O].

. I

xz\
y ==
. ''
''
'
X

'
''
', graf h
'•
·---- • •• y = -11-

,..La funzione f(x) = ax + b, doro I= IR, è invertibile se e solo se a-:/= O; in tal caso la sua ESEMPIO 2.29
inversa 1-1 verifica ·

= 1R: x=f- 1(y) <=? y =f(x) = ax+b


'vy E imf (x E IR), y

ovvero, ricavando x dall'equazione y = ax + b,

'<:/y E R
X

La funzione (si veda Figura 2.30)

f(x) =
{
3x per x 2'. O
_I
per x < O
2x
\
Figura2.30
graff

è iniettiva e f (IR) = IR (l'~Ilievo controlli!). L'inversa 1- 1 : IR - IR (si veda Figura 2.31) è


così definita:
58 Capitolo 2 Funzioni

A, Sotcolineiamo che non bisogna confondere l'inversa di una funzione con la ùrr.zjoni'·
reciproca (se esiste): 1- 1(x) # f /x). Per esempio, se l(x) = x2 con x> O:
I
r-J (x) = .jx per X> 0 e l(x) = X- 2 per X> 0.
)'

Sia f invertibile in. A e sia 1- 1 l'inversa di fin A. Allora


X

\ graf (j- 1)
1-• of : x
fof- 1 :XHX
t--> x Vx E A

VxEf(A),
ovveroJ le funzioni 1- 1 o f e f o 1- 1 sono le identità ne_i rispettivi do,n(ni.
Figura2.31

Preso x E A allora y = l(x) E f(A) e, per definizione di 1- 1, 1-1 (y) = x, ovvero


J- 1 (f(x)) = x per ogni x E A . Analogamente si dimostra che J(J-1 (y)) = y per
ogniy Ef(A).

41:f..is;tir~t·tl@IIP Dire se le seguenti funzioni sono invertibili e scrivere una formula esplicita per le funzioni
inverse, se esistono, specificando il loro dominio:
a) f(x) = x5 + 1 Vx E IR; d) f(x) - {-2x se x ~ O
4
- 2 x +2 se x < O.
b)f(x) =x -2\/x E IR;
1
c)f(x)= x3 + l VxEIR\{- 1};

2.6.1 Le funzioni arcoseno, arcocoseno, arcotangente


Nella Figura 2.32 sono tracciati i grafici delle funzioni seno, coseno e tangente, il cui
dominio e ùnmagine è stato discusso nel Paragrafo 2.2.3.
Chiaramente le funzioni sin x, cos x e tg x non sono iniettive nei loro domini, ma
lo sono le loro restrizioni agli insienù (rispettivamente) [- 7r/2, 71'/2], [O, 7r] e
(- 7r/2, 71'/2), ovvero le funzioni sinx, cosx e tgx sono invertibili rispettivamente
in [-7r/2, 7r/2], [O, 1r] e(- 1r/2, 7r/2).

I y
Figura 2.32 Grafici cli
x t--+ sinx (a), x t--> cosx
(b), x .-+ tgx (c): in ros-
so le restrizioni iniettive.

(a)
/
~

(b)
"'---7
+ "-27 /I':
7t
27t Jo X

(e)
2.6 Funzione inversa 59

1r/Zì ~i dice ;.trcoseno e si indica \ on


La funzione ·inve.i;.<;a .dj ); r-+ s..in_.x in [-1r/2,
açcsi)i. 1
. '
rii\ ' La ft11l'zipne' i:nversa~ di·x t-+ cQs:.t in iQ,
\
1
·) t ·
tr]
" .si dice
,• arcoe9seno e si·iudic&\Con ~cces:
;,it? · Y' ,r 7 t

(ih) La· fu.twione·inv~na di x i-+ 'tg x jn_l - ?T-)2, ,r/20 'Si.-dice ~t·cota11gcnte e. si indie~ ~oµ
0

atctg. ·

Si ve1ifica che
dom (arcsi.n) = dom (arccos) = [- 1, 1], dom (arctg) = IR;
con la costruzione geométrica del grafico della funzione inversa, possiamo disegnare
i grafici corrispondenti (si veda Figura 2.33).

Osservazione. Si possono considerare altri intervalli per invertire le funzioni trigo- A


nometriche, ma le funzioni inverse non sono arcsin x, arccos x e arctg x.
Sottolineiamo che, quando si parla di arcsin, arccos e arctg, la scelta non e lib.era:
per convenzione gli intervalli di riferimento sono lispettivamente [-1r/2, 1r/2],
(O, 1r] e (-n/2, 1r/2).
Dalle prop1ietà delle funzioni trigonometriche segue che, per esempio,

2 =6 , 4, 3,
. 1
arcsm 1r . ( 97f ) )
. ( sm
arcsm = 1r . ( cos ( -
arcsm 1r ) ) = 1r
4 6
7
arctg 1 =; , arctg ( tg ( ; ) ) =; , arctg ( 2 sin ( ; ) ) = ;·.
Infine, dimostriamo che
.!!_ - arctg x Vx > O
arctg _!_ = 2 (2.14)
X 11'
{ - - arctg x Vx < O.
2
Siano x > Oe y = arctg 1/x. Allora
1 1r
-=tgyeO<y<-;::::}X= -1- =tg - - y eO< -1r -y<-
1r (7f )
x 2 tgy 2 2 2

;::::} arctg x = 27r ,- y = 27r - arctg


1
x,
resta così dimostrata la (2.14) per x >O.Se invece x < O, basta scrivere la (2.14) per
(-x) > O, ovvero
1 7f
ar.c tg -x = - arctg ('-x) Vx < O. 2 Figura 2.33 Grafici di
y y x r-+ arcsin x (a),
x r-+ arccos x (b)
x r-+ arctg x (e).
'1T 'JT
2 .. 2 ··•••• ••••• -·- -

X X

'Il'
-2
a) x 1-7 arcsin x b) x - arccos x c)xt-? arctgx
(a) (b) (e)
60 Capitolo 2 Funzioni

Allora, poiché arctg (-y) = -arctg y per ogni y E IR,

arctg != -arctg (- !) = -(; -arctg (-x))

= -(; + arctg x) = - ; - arctg x \:/ x< O.


Per le seguenti :funzioni detenninare il dominio della funzione inversa e disegnare un grafi-
co qualitativo della :funzione inversa usando la costruzione geometrica:
3
a~/(x) =sinxm[;, ;]; c)/(x)=l+tgxin(-;, ;);

b) f(x) = cosx in [- 1r, O]; d) f(x) =3 - cosx in [7r, i7r].

rusolvere le seguenti disequazioni:

a) sin(3x + 1) 2: ~; d) arctg (3x) > -1;


b) 3x + 1 2: arcsin ~; e) arcsin (x2) > !7r.
c) 2cos2 x- sin2 x ~ - I;

2.6.2 Invertibilità e monotonia


Il seguente risultato fornisce un primo legame tra i concetti di invertibilità e monoto-
nia.

Sian.o A ç X ç ~ e J : X - R Se f è stJ:~ttamente monotona in A, allora f è tn.vertìbi-


lé in A; inoltre 1-1 è strettamente monotona in f (A ).

Per esempio, la funzione x 1-+ arcsinx è strettamente crescente in [-1, l], essendo
sinx strettamente crescente in [-n/2, 1r/2]. Analogamente, x ~ arccosx è stretta-
mente decrescente in [-1, 1) e arctg x è strettamente crescente in ~ (si veda ancora
Figura 2.33).

Osservazioni:
I) Il Teorema 2.16 segue inunediatamente dalle definizioni di monotonia stretta e di
invertibilità.
2) lfj~{~~~;m:}~~11:,~-~ ~~,~~~.t'~~t%!1!'ft-iii
~~§-~~.'H'U~.~~~~~~~ Infatti abbiamo visto nel-
l'Esempio 2.29 che la funzione
3 sex~ O
f(x) = { ;
sex< O
2x
è invertibile in IR, anche se, come è ovvio, f non è monotona in IR. Nel Capitolo
6 vedremo quali ulteriori ipotesi oc.c_ortono_affinché stretta monotonia. e invertibi'"
lità siano equivalenti.
r
: ESEMPIO 2.1"30 ._: · La funzione f(x) = zx
+ x è invertibile in IR in quanto strettamente monotona: infatti è som-
ma di funzioni strettamente crescenti. Si noti che in questo caso non è possibile esprimere
l'inversa in modo elementare.
'-
2.7 O erando con le funzioni 6'1

2. 7 Operando con le funzioni :I "i:


y ....... ~
•• .,. ., :.')

Nei paragrafi precedenti abbiamo costruito nuove funzioni a partire da due funzioni
......_,___ _ __ -.....--z:....._.,,.
A parte k· i) ,!'finizlor,l
2.17 e 2.18, il ::>aragra •\,
I
assegnate utilizzando le quattro operazioni. Codifichiamo tale procedura nella se- 2.7 non Cù~, .. \•,>1e i,~·10 ,·-
guente definizione. mazioni E:,~·,m:iali. rvt- 1
tavia lo rito?,liéW\O ,:-,~,lto
import;intc:, ,, w,1 s~Jç,_1i,o 1
le compc,sd oni ek:nv'!,1·
·sia X un-insieme e f, g : X -> R ,, tari tra funzioni sarnnno
utilizzate spe$SO.
(i) Siano >. 1, 12 E IR, si dice ~ombi,nazione linèare di/ e g (con coefficienti >.1 e >.2), in
si;mboli ,\if +·>.2 g, la , fonzion:e che associa a ,ogni x E X j J numero reale
, >.rf(x) + >.2g(~):

·; : {x E X' : g(x ) f= O} -> ~


{ f f(x)
g: X r-t g(x) .

ESEMP O 2.31
Sianof(x) = 3x2,g(x) = x + l Vx E R. Allora
2/ - g : X 1-t 6x2 - X - 1 Vx E IR,
fg : x 1-t 3x3 + 3x2 Vx E IR,
f 3x2
- : X 1-t - - VX E IR, X =I - l.
g x+l

Nel Paragrafo 2.5 abbiamo anche introdotto uno strumento estremamente generale
per costruire nuove funzioni, la composizione. Nel seguito di questo paragrafo si il-
lustrano alcuni tipi di c9mposizione di particolare importanza e si spiega come dedur-
ne le prop1ietà e il grafico qualitativo.

Sia)( w1 iusjeme e f : ~ -4 IR. Le fwzioni valore assoluto di,{,, lfI , % --t .~, pa'rte positi-
va di 3f,fi : J{ - IR, e :p;uienegativ.a di/.f- : X~> R (si v.e.daF:igura 2.34) sono c9shle:-
fi11.ite: 'vi'>; E ½
lfl : xi-+ lf(x)I,
.
f+ : X l--c4 f+(;K.~ :::;
f/(~)
l'I
..,
sef(x) ~ O
( ·'i
se f X7 < O,
, {O sef(x")>O
f- ; x H f-(x) ;= - f~x) se f(x) ~ O.

Tutte e tre le funzioni si interpretano come composizioni. Per lfl è ovvio, si tratta del-
la composizione go f con g(x) = lxl. Per le altre due basta osservare che
.f+(x) = max{f(x), O} ed f_(x) = max{ -f(x), O}= -min{f(x), O} ;
62 Capitolo 2 Funzioni

perciò, ad esempio, f+ è la composizione di/ con la funzione g(x) = max{x, O}.


Per definizione, lfl, f+ ed f- sono non negative. Geometricamente, nel cc.1 so di
una variabile reale, ciò significa che i grafici di tali funzioni non hanno pw1ti nel se--
mipiano y < O. In particolare, f-(x ) = O per ogni x E X se f è non negativa in X ;
analogamente f + (x) = Oper ogni x E X se f è non positiva in X.
Dato il grafico della funzione f, è semplice ricavare il grafico delle funzioni lfl,
f+ ed/_ (si veda Figura 2.34). Poiché

lf(x)I = { f(x) se f(x) ;:::: O


-f(x) se f(x) < O,

il grafico della funzione lfl (ovvero, si ricordi, l'insieme delle coppie ordinate
(x, lf(x)I) coincide con quello di/ nel semipiano y 2:: O, mentre dovef(x) < O il gra-
fico viene ribaltato rispetto all'asse y = O, in quanto in questo caso
(x, lf(x)I) = (x, -f(x)). Per come è definita f - , il suo grafico coincide con l'asse
y = O nei punti in cui f (x) > O, mentre (come illustrato nel caso del valore assoluto)
nei punti in cuif(x) < O il grafico di/ viene ribaltato rispetto all'asse y =O. Il grafi-
co di/+ si motiva allo stesso modo.
Figura 2.34 Grafici di
f,f+J- , 111. y y

y y

I-

X X

ESEMPIO 2.32 · Se f è l'identità su IR, ovvero f(x ) = x per ogni x E IR, si ottengono le funzioni lfl(x) = lxi,
f+(x) = X+ e f-(x) = x_ per ogni x E IR, i cui grafici sono riportati nella Figura 2.35.
Figura2.35
a) lfl(x) = lxl;
b)f+(x) = x+; y .Y y
c)f- (x) = x_ .

X X

(a) {b) (e)


2.7 Operando con le funzioni 63

Osserviamo che Vx E X
f(x) = f+(x) - f-(x)
(2. 15)
{ lf(x)I = f+(x) + f_(x).
Quindi! e lfl possono essere inte1pretate come combinazioni lineari dif+ e f _:
f = f + - f - ' lfl = f+ + !-
(si noti: >.1 = 1 e Àz = ±1).

Siaf(x) =1- x 2 . Allora (si veda Figura 2.36)


ESEMPIO 2.33". · ::

se ~ E [ ~ 1, 1]
2
f (x) ={1- x sex E [- 1, 1]
+ O altnment1;
f- (x) = { X02 - 1 altrimenti.
Figura 2.36 a) Grafico
y
dif+(x) = (1 - x2 )+;
b) grafico di
f(x) = (1 - x 2 )_ =
= (x2 - 1)+·
-1
' X
I '' X

.
I
I
I

(a) (b)

Le composizioni introdotte nella Definizione 2.18 possono essere commutate, consi-


derando cioè le funzioni
x f-+ f(lxl), x f-+ f(x+), x f-+ f(x _).
Poiché, come abbiamo oss~rvato nel Paragrafo 2.5, la composizione non è commuta-
tiva, il risultato sarà in generale diverso: illustriamolo con un esempio.

Sia f la funzione da IR in IR il cui grafico approssimativo è riportato nella Figura 2.37. Nella ESEMPIO 2.34
Figura 2.38 sono rappresentati i grafici approssimativi delle funzioru
y
lf(x)I, f+(x), f_(x), f(lxl), f(x+), f(x _).

Per caratterizzare il dominio e il grafico qualitativo dix 1-+ f( lxl) basta osservare che tale
funzione coincide con f(x) per x 2". O (quindi il grafico è identico a quello di f(x) per
x 2". O) ed è pari: perciò sia il domirùo che il grafico sono simmetrici rispetto all'asse delle y. X

Per studiare f (x+) ed f(x_ ), conviene scriverle in modo esplicito: ad esempio


Figura 2.37 x 1-1- f(x).
y

a X h X
.tHl/(x)j XH/-(X)

y .V Figura 2.38 Grafici di


lf(x) l.f+(x).f- (x),
f(lxl), f (x+) e f(x_ ),
con f come in Figu-
X
Xt--">/(X~.)
ra 2.37
XH/(lxl)
64 Capitolo 2 Funzioni

f(x_) = {f(O)
f(-x)
sex 2: O} -
se x < O
{f(O)
f(Jxl)
sex 2: O
sex< O.

Perciò il grafico di f(x_) è coincide con la semiretta y = f(O) per x 2: O e coinci,k conj
quello di/(Jxl) per x < O.

~ 1ijt•ffiffi\;fiJ Si vuole detenninare (se esistono) il massimo e il nùnimo as- y


Figura2.39 soluto della fu112ione f: [-3/4; 3/2] - ~ definita da 5/4 . .. .. ...... ... .. .
f: [-3/4, 3/2] ~ IR, =
f(x) lx 2 - lJ. Tracciandone il grafico qualitativo come in
f(x) = lx2 - li Figura 2.39, si ottiene immediatamente la risposta: poiché
im f = [0,5/4], si ha min f = O e max f = 5/4.

- J/4 I 3/2 x

Oltre a quelle appena illustrate, vi sono altri tipi di composizione "standard" che si
y
incontrano spessissimo nelle applicazioni. Sia il dominio che il grafico qualitativo so-
no anche in questi casi facihnente ricavabili: per illustrare il procedimento si utilizze-
rà a mo' di esempio la :funzione f: [l, 3] -+ ~ il cui grafico è indicato nella
Figura 2.40.
Traslazione della variabile dipendente
l 2 3 X Per A E IR, il cambio di coordinate y i---+ y + A modifica la posizione dello zero sul-
Figura2.40 1'asse delle y mantenendo invariata la scala. La funzione composta associata a questa
X 1---+ f(x). operazione è
F: dom F ~ X . i-+ f(x) + A.
y
Il suo dominio naturale coincide con dòm f, mentre il suo grafico è costituito dai
:-::p
--~~-- 1 I
punti (x,f(x) + A): è quindi traslato di !Al parallelamente all'asse delle y, verso l 'al-
to se A > O, verso il basso se A < O. In Figura 2.41 è illustrato il caso A = 2.
I I
2 - - I I Traslazione della variabile indipendente
Per A E IR, il cambio di coordinate x i-+ x + A modifica la posizione dello zero sul-
1'asse delle x mantenendo invariata la scala. La funzione composta associata a questa
operazione è
2 3 X
F : dom F 3 x i-+ f (x +A).
x~f(x)+2
Figura2.41 Il suo dominio naturale e il suo grafico sono traslati di IAI parallelamente all'asse del-
le x, verso sinistra se A > O, verso destra se A < O: infatti
doro F = {x E IR : x +A = xE dom /} = {x - A : x E dom f}.
In Figura 2.42 è illustrato il caso A = 1.
}'

2 X

Figura2.42 XH/( 1 +x)


2.7 Operando con le funzioni 65

Riscalamento della variabile dipendente


Per A E !R+, il cambio di coordinate y ~ Ay modifica la scala sull'asse delle y man-
tenendo invariata l'origine. La funzione composta associata a questa operazione è
F: dom F 3 x ~ Af(x).
II suo dominio naturale coincide con dom f, mentre il suo grafico è costituito dai
punti (x,Af(x)), quindi è riscalato parallelamente all'asse delle y: è "espanso" se
A> 1, mentre è "compresso" se A E (O, 1). In Figura 2.43 è illustrato il caso
A=2. - ~ - - · --··-
1 2 3 X
Riscalamento .della vari~bile indipendente XH2f(x)
Per A E !R+, il cambio di coordinate x ~ Ax modifica la scala sull'asse delle x man-
Figura2.43
tenendo invariata l'origine. La funzione composta associata a questa operazione è
F: dom F 3 x ~ f(Ax).
Il suo dominio naturale e il suo grafico sono "espansi" se A E (O, 1), o "compressi"
se A > 1, parallelamente all'asse delle x: infatti
dom F = {x E !R: Ax = i E domf} ={i/A: i E domf}.

In Figura 2.44 è illustrato il caso A = 2. 1. 3


2 2
Riflessione della variabile dipendente XH/(2x)
Il cambio di coordinate y ~ - y modifica il verso dell'asse delle y mantenendone in- Figura2.44
variate origine e scala. La funzione composta associata a questa operazione è
F : dom F 3 x ~ - f (x).
Il suo dominio naturale coincide con dom f, mentre il suo grafico è costituito dai
punti (x, - f(x)) e quindi è "ribaltato" rispetto all'asse delle x, come illustrato in Y , _ _ ~ - ~ -3-x--·
Figura 2.45.
Riflessione della variabile indipendente
Il cambio di coordinate x ~ - x modifica il verso dell'asse delle x mantenendone in-
variate origine e scala. La funzione composta associata a questa operazione è XH-f(x)

F: dom F 3 x~ f(-x). Figura2.45

Come illustrato in Figura 2.46, sia il dominio naturale che il grafico sono "ribaltati"
rispetto all'asse delle y: infatti
dom F = {x E !R : -x =i E dom /} = {- x : x E dom f}.
Le composizioni finora illustrate possono ovviamente essere combinate tra loro: i
prossimi esempi mostrano come ciò consenta di identificare il grafico qualitativo di
funzioni anche piuttosto complicate, evidenziando ancora una volta l'importanza del
concetto di funzione composta.

- - - - - - - - 2

--L - - ~ - ~~ - ~ ~
-3 -2 -1 X

XHf(- X) Figura2.46
66 Capitolo 2 Funzioni

Sia f : [1, 3J - IR come in Figura 2. 40. La funzione x t-> f (l - x) combina una riflessione
)' e una traslazione della variabile indipendente. Posto g 1 (x) = -x e g 2 (x) = 1 + x, si ha in-
2 fatti
f(g2(g1 (x))) = f( l + g1 (x)) = f(l - x),
I

I
_ _ _ _ L __
I
ovvero f (1 - x) = (f o g2)(-x).
I
Guidati da questa osservazione, tracciamo anzitutto il grafico della funzione
h(x) = (f o g2)(x) = f(l + x): in effetti esso è già disponibile nella Figura 2.42. hlfme
-2 -1 X
tracciamo il grafico della funzionè x t-> h(-x) = f(l - x) "ribaltando" il grafico di h ii-
xH/(1-x)
spetto all'asse y. Il risultato è quello di Figura 2.47.
Figura2.47
ESEMPIO 2.37 Sia f(x) = Jixf+I. Il dominio di t t-> ./i è [O,+ oo); d'altra parte lxl + 1 ~ 1 > O per
ogni x E IR, quindi dom f = IR. La f è pari (infatti
f(-x) = vi
-xl + 1 = /ixf+I
= f(x) per ogni x E IR) ed è strettamente crescente in
[O, + oo ), essendo funzione composta di due funzioni strettamente crescenti (lasciamo la ve-
rifica allo studente). Si noti che f(x) = vx+I
per ogni x 2'. O, ovvero il suo grafico (per
x 2'. O) è quello dix - .jx traslato di 1 a sinistra. Per x < O, il grafico si ottiene inunediata-
mente per la parità di f. Il grafico della funzione è riportato nella Figura 2.48.
Figura2.48
Xt->jixf+l.

)'=../x+T /,, /
/ /

I I
I

-1 X

ESEMPIO 2.38 Si vuole tracciare un grafico approssimativo della funzione f : [O, + oo) --> IR definita da

~ {fix' -41- I I- 2
sex> 3
f (x) sex E [O, 3].

Per x > 3 il grafico è banale. Per x E [O, 3] procediamo tracciando in sequenza i grafici delle
funzioni x H x 2 , x H x 2 - 1, ecc., come indicato nella Figura 2.49 (per ragioni tipografiche,
le scale variano da grafico a grafico). In Figura 2.50, il grafico completo della funzione f.
Figura2.49 y
9 ....................... .... .
y )'
5 ................. .......... .
5 ........•......... ...........
4

-4 2 3 X
J X XH jx2-41
y
2 ············· ·········· y 2 ............ ..... .......... .
-':i ............................ 4 ···· ······· ···· ·······

3 3
X

- 1 ·· ···· ·············
Figura2.50 x~lxl-41-1 xH! lx2-41-l l XHl!x2 - 4 I- JJ-2
2.7 Operando con le funzioni 67

Concludiamo il paragrafo con due esempi di composizione meno immediati


(soprattutto il secondo).

Sia f : [l, 3] -+ IR come Ùl Figura 2.40. Si vuole descrivere la funzione x 1--+ f(x 2 ).
Anzitutto, il dominio naturale è dato da

{ x E IR : x 2 E dom f = [1, 3]} = [-v'3, - 1] U [1, v'3].


Posto h(x) = x2 , si noti che h è crescente in [l, ./3] e decrescente in [-./3, -1], 4..uindi,
per il Teorema 2.2, la funzione compostaf(x2) = f(h(x)) è crescente in [-./3, - v'2] e in
[l, v'Z], mentre è decrescente in [-v'Z, - 1] e in [V2, v'3]. fufine, si osservi che f(x 2 ) è pa-
ri nel suo dominio, infatti .:..x .- f ( (-x)2)) = f(x 2 ).
Il grafico della funzione f(x 2 ) è riportato nella Figura 2.51.
Figura 2.51 Grafico di
y f(x 2 ), conf come in Fi-
gura 2.40

I I
I
I I
I I
I I
I I
I I

-$-..f[ -1 X

Sia f : IR --+ IR la funzione il cui grafico è riportato nella Figura 2.52a. Il dominio della fun- ESEMPIO 2.40
zione f(l/x) è IR \ {O}. Utilizz.ando il grafico della funzione 1/x (si veda Figura 2.14), non
è difficile farsi un'idea dell'andamento qualitativo del grafico di f(l/x) . Il risultato è stato
indicato in Figura 2.52b.
Figura 2.52 Grafico di
_J, x 1--+ f(x) (a); grafico di
X I-+ t(!) (b).
- - - - -/(0)

I 1 2 X 1 1 2 X
2 2

Detemùnare il dominio delle seguenti funzioni e disegnarne il grafico:


1
a) /(x) =x- 2;

1
b) f(x) = 2x _
2
;

c) f (x) =3xx -- 1 (=4 3x - 3 - 1


x-1
= 3 _ _1 - ) ;
x-1
1
d)/(x) = - - ;
3-x
68 Capitolo 2 Funzioni

1
e) f(x) = l - 3x '
o) f(x) = y'arccos x;
f) f(x) = x+2
1 - 3x '
p) f(x) = sin ( !}
g) f(x) = sin (2x); g) f(x) = cos (~}
h) f(x) = sin (x - 1);
3 1
i) f (x ) = y'sin (1 - x); r) f(x) = log3 ( ~x:_- ) }
3
j) f(x) = 2 - sin2 (x - l);
s) f(x) = llxl - l i;
k) f (x) = 1 + I sin (x - 1)1;
t) f(x) = log3 l3x - 21;
1) f(x) = sin (2x -1 );
u) f (x) = I sin (3jxl) + 1/21;
m)f(x) = arcsin(2x);
n) f(x) = arctg (2.x + 4); v)f(x)={1~{l,-x} sex<O
mm{2, x} sex~ O;
w)f(x) = [2x + I] (x - [x] indica la funzione parte intera);
x) f(x) = H(2 - 3x) (x f---, H(x) indica la funzione di Heaviside).

2.8 Equazioni e disequazioni: metodo grafico


Illustreremo, tramite alcuni esempi molto elementari, come intervengono le funzioni,
o meglio i loro grafici (da qui il nome metodo grafico), nella risoluzione di equazio-
ni e disequazioni.

ESEMPIO 2.41 Consideriamo l'equazione x2x = I. Non è possibile detenninarne analiticamente la soluzio-
ne. Cominciamo a vedere se esiste almeno una soluzione. Chiaramente x = Onon è soluzio-
y=2~
y ne, quindi l'equazione è equivalente a 2x = 1/x.
Riportiamo nella Figura 2.53 i grafici delle funzioni f (x) = 2x e g(x) = 1/ x. La figura
fa pensare che essi si intersechino nel primo quadrante. Nel Paragrafo 6.3 renderemo rigoro-
v=.!.X
"..:. sa l'esistenza di tale intersezione e quindi l'esistenza di almeno una soluzione. Possiamo os-
servare inoltre che nel primo quadrante non possono esistere ulteriori punti di intersezione.
-- '
Xo X
Infatti f è strettamente crescente e g è strettamente decrescente in lii+. Ovviamente non pos-
'\ sono esistere soluzioni negative, essendo f positiva e g negativa in R- .
\
I
In conclusione, il procedimento descritto suggerisce che l'equazione x2x = 1 ammette
un'unica soluzione xo e tale soluzione è positiva.
Figura2.53
ESEMPIO 2.42 · Nell'Esempio 1.4 abbiamo determinato analiticamente le soluzioni della disequazione

lx + 21::; 12.x - 3I + 1 . (2.16)

Una seconda possibilità è tracciare prima i grafici delle funzioni f(x) = lx+ 21 e
g(x) = l2x - 31 + 1, come in Figura 2.54.
Si osservi che il grafico di f è il grafico di x - lxl traslato di 2 a sinistra mentre il grafi-
co di g(x) = 2 lx - 3/21+ 1 è quello di 2lxl traslato di 3/2 a destra e di 1 verso l'alto.
Graficamente diventa evidente eh.e la (2.16) è equivalente a
x $ a oppure x 2: b
dove a e b sono le soluzioni (uniche!) di, lispettivamente,

a+2=-2(a-!) +l, b+2=+2(b- ~) +1


cioè due equazioni facilissime, con soluzioni a= 2/3, b = 4.
2.8 Equazioni e disequazioni: metodo grafico 69

Figura 254 Studio di


lx + 21 s; l2x ·- 3 I + 1
Y attraverso il metodo
grafico.

,, ,,
/

' '/{x) "' lx + ,,21 /


/

' ., ,, /
' /

-2 a 3 b X

Nell'esempio precedente si è visto come il metodo grafico (in questo caso, l'uso del-
la Figura 2.54) possa aiutare a ridurre i calcoli algebrici. Ovviamente, tale riduzione
dipende fortemente dal tipo di disequazione (in certi casi è molto facile tracciare i
grafici, mentre in altri casi i calcoli algebrici sono immediati). Il :metodo grafico di-
venta importante quando i calcoli algebrici si complicano notevolmente.

Determiniamo per quali x ?. Ovale la disuguaglianza ESEMPIO 2.43 .

?tx?. 5x-3.
I grafici delle funzioni x 1--t {lx e y t--t 5x - 3 sono stati riportati nella Figura 2.55.
Si capisce facilmente da tale figura che esiste un solo numero positivo a > O tale che

~=5a - 3
e che la disuguaglianza è valida per x E [O, a]. I concetti che introdurremo nei capitoli suc-
cessivi permetteranno di rendere rigorose queste affermazioni.
In questo caso non è possibile calcolare a esplicitamente (non ci sono metodi generali
per risolvere a = (5a - 3)6), ma in ogni caso il metodo grafico serve per strutturare il pro-
blema.
Figura 2.55 Studio di
ffe ?. 5x - 3 (x ?. O)
)'
attraverso il metodo
y=~
grafico.

X
70 Capitolo 2 Funzioni

ESERCIZIO 2.17 Risolvere le seguenti disequazioni:


a) sinx 2'._ cosx;
b) f(x) < arctg (2x + 1), dovef(x) = { ~ft(2x + l) se 2x+ 1 > O
se 2x + 1 ::S: O.

Determinare per quali valori di C E IR l'equazione sin ( Cx) = ~ ammette un'unica solu~.
zione nell'intervallo [- ; , ; ] . J
ESERCIZIO 2. 19 Utilizzare il metodo grafico per risolvere la disuguaglianza dell'Esempio 1.6 e le disugua-
glianze (a)-(d) dell'Esercizio 1.2.
Appendice 2.A
Funzioni lineari e funzioni quadratiche

La funzione lineare
f(x) = ax+b 'vx E R (a,b E R)
ha come grafico la retta nel piano, con coefficiente angolare a, passante per i punti (O, b) e,
se a =/; O, (- b/ a, O) (si veda Figura 2.A. l ). Se a = O, f si dice funzione costante; se a ,:j: O,
irn/=Re
f è strettamente (de)crescente # a > Q ( < O) .
Figura 2.A.1 Grafici di
funzioni lineari.

a>O a<O

La funzione quadratica
f(x) = ax2 + bx +c Vx E R (a, b, e E R, a=/; O)
ha come grafico una parabola (si veda Figura 2.A.2).
È ben noto che . ·
-b ± ../b2 - 4ac
Xo = se b 2 -4ac > O
2a
f(xo) =O# b (2.A. l )
{ Xo=-~ se b 2 -- 4ac = O
mai se b2 - 4ac < O.
La costante b2 - 4ac si dice discriminante del polinomio quadratico. Ricordiamo come rica-
vare la (2.A.1 ). Per x E R,
b
___2
f(x) =O# ax- + bx + e =O# x 2 + -x
a
+ -ea = O

# (x+ :a)2-(:a)2+: =0# (x+ :a)2= b2(~fac

.b 1
# x +- = ±2a-Jb 2 - 4ac e b2 - 4ac >-: O
2a
e si trova la (2.A. 1). Si noti inoltre che

f (-!!.._) = _
2a
b
2
-
4a
4ac

e quindi, 'v x E R,
72 Capitolo 2 Funzioni

2 se a> O
_ ( b) /J'- - 4ac { 2: / ( - :a )
f (x ) -a x+- - - - -
2a 4a ~!(- :a) se a< O

essendo
2
.b ) { 2: O"i/ x se a > O
E IR
a ( x+-
2a ~ O "i/x E IR se a< O.

Tali proprietà sono visualizzate nella Figura 2.A.2.


Figura 2.A.2
x1--+ax2 +bx+ e
(a i= O).

_}L
2a
X
_JL X
2a

(1) a> O, b2 -4ac > O (2) a >0, b2-4ac < O

_JL
2a
X
_./2... X
2a

-b-

(3) a < O, b2 - 4ac > O

(4)a<O, b2-4ac<O
lntroc.i uzioru~ aUe p ro prietà locali
e al concetto di limite

Il c::oflcetto di limite
"Forn~do al metDdo di esausticme, osserv,iamo che, pre:varci, almeno ue1 caso in cui an è nfla succe~sio-
una :volta cletiniti seno e coseno, l'area del pohgono ne che "si avvicina: a un rrwner.o reacle .f, q,1:1an.do n
Pn di 6 · 2" lati inscritto l'lella circonferenza si espn·· diventa grande''? Il primo tentativo, '
me molto semplicemente: "la. distam.za tra an e l, l:a,i - if, diventa piccola
quando n cliventa grande",
.
area (p n ) -- an - 6. . 211 -l sm
J ~ - n1f/6) .
. (21
e chiaramente in.soddisfacente: ehe cosa vuol dj.xe
y' "piccolo'~e "gran.cl.e"? Bisogna quantificarlo, ov.ve-
r,o dire ''pùì pjccolo (o più, grande) fu certo un nu- .
1t - ----- - --~-o-- - ---O-- ~- --o----- -Q>,--- - -o------,
0 mero positivo" (questo sarà il concetto cli intorno).
Il secondo tentativo,
"lan ~ li < e (€ è piccolo) qUl!ndo n > N (N > 0
è gr.ande r,
è però altrettanto ii:i.soddisfaeerité, perché non siam0 •
ri1:1Sciti ad eliminare Ie parole "piccolo" e
"grande". Il }:')UNto cruciale è che bisogna precisaiì0
il senso della frase usata 111el pFimo tentativo:
Vonernmo c.iisporre di tmo strumento matematico "fan - ei diventa ar.bitrariamente piccolo quando
che ci permetta di dire ohe n diventa suffi.cientemen_te grande".
"la successione Questo è un bel passo avanti. ()ra, "sufficientemen-
te" vuol dire che è sufficiente trovru·e un N per cui
le cose funuonano, e 1'arbttrariame1ate" vuol dive
che E è qualunque {:in pa1ticolare, piccolo a piaoe-
re). Il terzo tentativo,
si avvieina a 1r quando n diventa grande".
'per ogni t:: > Q esiste N > O
La foi;maLizzazione matematica del concet:to di limi- tale che lan- f! <€quando m > N 1 ' ,
te è alla base deHo sviluppo deH 'anabsi mat~ma-tica
e fornisce lo strumento per eGoellenza per rntroduu-e è giusto.
concetti fondamentali quali continuità, derivata e in- Se in~e.ce f (x) è una 11:l'& ione che "si avvicina a
tegrale. Come nel caso dell'estremo superiore e ib:- e quando x ·s i avvicina a x.0 E IR ", ·si f'UÒ ripete11e 1'l
feriol'e, si tJ.:ati:a cli un concetto intin1amente legato a 1:agionamento con "n > N 11 rimpiazzato da
quelli cli completezza e di approssimazione. "lx - xol < 6":
Nonostante l' idea intuitiva sia chiara, bisogna atten-
"per ogni e > O esiste § > O
dere Cauchy (iJ. suo Course d'Analyse è del 1821)
tale che lf(x) - e1 < E quando lx - Xol < 8''.
per ani.va.re alla sistemazione delle basi delJ'a,nahsi
fondate sul concetto di limite. Col senno di poi, aon T0:ttav,ia, nei casi più inreressaafi la funzio.ne f non
è così difficile definirlo rigoros.aments. Voglimno è definita nel punto xo, quindi non fle>Ssiamo scrive-
74 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà loC«li e al concetto di limite

re .f(x 0 ) aJ '.Posto di .e; ·anche se lo fosse,"non. vogl[a- Invitiamo il lettore a riflettere molte b,er1e se quest1,
mo c,he.il concetto ddjmite dipenda dal valore della definizione rigorosa formalizzi vernrnente Ìh )l() :'.i_(i -
x
funzione in 0 ,. Per esempi0rla fLm.zione 11e intu'itiva,del limite. Ripetìa:tno, rifletterci v:+ ;-~~ -
' soluta111e11te lgi. p~na: tma v.olta inlrodotto ~o ? 1.:;: •
.rri.cnto del limite, ,il " res!0" (contin;aità, der.i v:':.t:\ i:,'- I
tegrale, ecc.) segue "facih:nente". .
In \1uesto lib1:o abbiamo scelto un approccto d t...:
t?rjvilegia il concetto di intorno a quello eh d.rntall.za.
H motiVQ è semflliCe: il concerto di intomo lUlificn Ì
àue o~sì appena djscuss'i (e tutti gli altri possibili ca-
si0: p~r esempio, Je due frasi "x- diventa grandf' e
"x s1 avvieiria a x 0 " diventa.no identiche se espresse
in tennini di .~torn.,i. U:fia volta cor:ctpreso questo .fat-
to, la ·Jiazi0ne yjgor@sa di limite si avNicina m@lt0 d.i
più. all'i.nt11izione. fuolti:~ la n0ztone di intotno aiuta
a comprcl}de11e la natura locale, di molte, aJtre pro-
prietà deHe funzio1ll, per esempio il concetto di mi-
ntrno l@cale - infatti è proprio da qni éhe iin.izierern0
i.1 capitolo. Pe;c mtuil:e <lii e@sa si tuatti, basta ripensa-
re aiJ. ·~otenziale, alla pallina, e ro:1arQ!are la figtu·a se--
~ente.

"per ogni E > O esiste 8 > O


tale che lf(x) - li < €
quando O < I~ - xo I < t?'.
Resta 1m "dettaglio", 0ssia escludere l'eventualità
che non ci sia alcun e1emem.t@ x .E domf -tale che
O < lx - xol < 6: lo sis.temerei-no c0n il' r;onceito di
punto di, avqunutaziotie.
3.1 Intorni 75

Nei capitoli precedenti abbiamo iptrodotto concetti che ci pennettono di descrivere


proprietà globali delle funzioni: E facile però capire che se, per esempio, si deve ri-
solvere un'equazione del tipo f (x) = C, la conoscenza di sup f e inf f non basterà in
generale per poter stabilire il numero di soluzioni. A tale scopo, nella Figura 3.1 so-
no stati rappresentati i grafici di tre funzioni definite nello stesso intervallo e con lo
stesso estremo superiore e inferiore. Si noti che le ultime due funzioni hanno anche
la stessa immagine. Chiaramente però, il numero di soluzioni dell'equazione
=
f (x) 1 è diverso (O, 1 e 4). Occorrono quindi alcuni s~rumenti per studiare le pro-
prietà locali delle fnnzioni, ovvero l'andamento della funzione in "prossimità" di un
punto.

3.1 Intorni
Come abbiamo visto nel Capitolo 1, è possibile rappresentare geometricamente i nu-
me1i reali su una retta, la retta reale. Guidati anche dall'esperienza quotidiana, se si
considerano due punti x e y è naturale considerare il numero lx - YI come distanza
dix e y. Formalizziamo da un punto di vista matematico tale concetto.

Una f-quzi0ne cl : ~ x ~ -d{ si dice-distanza in ~ se verifica lè.seg1lenti prop1età:


(t) Vx, y,E~ d(t1 y) 2 O.e d(x, y) ~ 'Ose è solo sex = y,
~ii) \I .x, y E li ae~, y) = 'll(y. ,x),
.(ii1) V,.,r,i Y> z E.~ &(x, y) ~ d(x. z)+ d(,z, y) (disuguagUaìlzà ftiangohfre}.

Nel seguito ci occuperemo esclusivamente della distanza euclidea de, definita in IR


da
de(x, y) : = lx - YI \Ix, y E IR.
Si verifica facilmente che de verifica (i)-(iù): in particolare, la disuguaglianza tJ.iango-
lare segue dalla (1.8) ponendo X1 = x - z e X2 = z - y. Altre disuguaglianze che si
possono facilmente dedurre e di chiaro significato geometrico sono:

Vx, Y E IR : lx - YI ~ lxl + IYI e llxl - IYII ~ lx - YI. (3.1)

Grazie al conèetto di distanza è possibile ora precisare che cosa si intende con I' e-
spressione ":in prossimità di un ptmto". Come detto, anche se il prossimo concetto
(come molti dei seguenti) ha carattere generale, ci riferiremo sempre alla distanza·eu-
clidea in IR.

Dati ,x E IR e-e E ~~,~i dieè intorno sfèfico di .t'di raggi'0 e l 'ìnterva116"


J3t<(x) = {y E O~h de(1', y-) < s} = f:Y E JR: I~ - YI <è}= (x ~ .e, x + &).

Figura 3.1 L'equazione


y
)' )'
f(x) = 1 ha: nessuna so-
luzione (a), una soluzio-
2 ----------r ne (b), quattro soluzioni
(e).
I - . • - - • - - . - • ,- - - - - -,- - . - -

½ --- -~
1 2 3----:t 3 X

a) b) e)
76 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Possiamo quindi associare a ogni elemento x E IR una famiglia (non vuota) di sot-
toinsiemi di IR, gli intorni sferici dix e IR stesso, che chiameremo semplicemente fa··
( . ·Topologia
.J miglia di intorni dix (si veda Figura 3.2). IR risulta così dotato di una topologia
(euclidea), che gode, fra le altre, delle seguenti proprietà:
Figura 3.2 L'intorno
Be(x) . I
x-E X x+ E

(i) se U è un intorno dix, allora x EU;


(ii) se U e V sono due intorni di x, lo è anche U n V;
(iii) se U è un intorno dix e y EU, allora esiste un intorno W di y tale che W ç U
(si veda Figura 3.3);
Figura 3.3 La proprietà
(iii). 'W
i ,~, l ),
X y

(iv) (proprietà di separazione) sex# y, allora esistono un intorno Udi x e un in.-


tomo V di y tali che Un V= 0 (si veda Figura 3.4).
Figura 3.4 La proprietà
di separazione. /1 /J)
i
X
l , I ),
-y

Osservazione. È evidente che un insieme E ç IR è limitato in IR se e solo se esiste


M > Otale lxi < M per ogni x E E, ovvero

E ç IR è limitato se e solo se esiste M > O tale E ç BM(O). (3.2)

Un primo esempio di propri.età locale riguarda il concetto di massimo (minimo) lo-


( Pq nti d1estremo j cale o relativo di una funzione, la cui definizione utilizza gli intorni.

t t
Sfa r X -4 IR -e -~ E X. Àllora1':6 si djc~ p1n\t"o di minimò (locale, relativo) tlÌ/ e..f(xo)
si dice minillW (locale, .e-elat ivo) dif s.€
esi$te UIJ int01Jl0 U di,xo tale chef (xr ~ f (xo ) \/ X E U (l X. (3.3)
Si parJa di Illinimo local~ fo:rte s-.e
esiste tJ!l intom0 ti d.L\>(I ta.lc d1e l'(,\'.'.) > f (xo) \/ x E U ri X, x # Xo,. (3.4)
Si parla- di massimo locale (forte) se. vale la (3.3) (rlspettivarh.ente la (3..4)) con la dis-ugua-
J\:lfanza oppo~. ·
In generale ci si riferisce a punti di massimo e di minimo (locale o globale) come a
·punti di estremo (locale o globale).
ESEMPIO 3.1 Nella Figura 3.5 è disegnato il grafico di una funzione/: [a, bJ --> ~;f(a) ef(x2) sono mi-
nimi locali forti, f (x2) è il minimo globale di f in (a, b], max/ non esiste, sup f = M, b è
la, b} (a, bJ
punto di massimo locale forte, x 0 è punto di massimo locale (ma non forte), xi è punto di
minimo locale e i punti appartenenti all'intervallo (x0 , x 1) sono punti di massi.mo e di mini-
mo locale.
3.1 Intorni 77

Figura 3.5 Punti di


y estremo di una funzione.

M - - - -- --------- ----- -

Nel seguito vedremo che gli intorni sono gli strumenti principali per definire il con-
cetto di limite di funzione. Come molti studenti avranno già visto durante i propri
studi, è utile introdurre un ampliamento dell'insieme IR per considerare il comporta-
( Ar:npliamemto dì
L
~ j
_
mento della funzione per valori molto grandi (o molto negativi) della variabile. Una
scelta possibile è quella di IR,... Tale ampliamento si ottiene aggiungendo due elemen-
ti, indicati con -oo e +oo, .oY.Nero

IR* ~ R U {-oo} U {+oo};


esso prende anche il nome di IR esteso o di retta ·ampliata. Si osservi che gli ele-
menti -oo e +oo non sono numeri, e IR* non è un insieme numerico. Per esempio,
non è possibile definire ( +oo) + (-oo) compatibilmente con le proprietà dell'insie-
me numerico IR. Si può invece estendere in modo naturale l'ordinamento di IR a R*
defmendo
V x E IR* - oo ::; x ::; + oo.

In IR* si considerano anche gli intervalli che contengono + oo e/o -oo. In tal caso si
sostituisce la parentesi quadra a quella tonda utilizzata per gli intervalli defmiti in IR;
per esempio, [-oo, 3) = {x E IR* : x < 3} = {-oo} U (-oo, 3).
Per dotare IR* di una topologia si deve associare ad ogni punto x E IR* una fami-
glia di intorni. Se x E IR lo abbiamo già fatto (nella Defmizione 3 .2). Perciò resta da
specificare cosa si intende per "intorno di + oo" e "intorno di - oo".

. -
Si di~e-inté>rJto s(er.iQo di +op\ m ~ualu.nq-ge intervallo oel 'tipo
ta, + 00]~ a E- ftl>" \ l+oo}.
a X
Anal9.gamente, si dice i.ntQvno sie1·ico di -oo un qu.aluuque intervallo del tipo
Figura 3.6 Un intorno
[-oo, b), b E= ~· \ {-oc}. di +oo.

È un semplice esercizio verificare che. con questa definizione, le proprietà (i) -(iv) di
pagin~ 76 sono valide per ogni x, y E IR*.
18 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Per studiare il comp01tamento di una funzione in prossimità di un ptm.to x 0 appare


piuttosto intuitivo 1ichiedere che ogni suo intorno contenga pWlti del d:m ,i;}i:, :·HJa
funzione diversi da xo stesso; questo conduce al concetto di punto di accumu.!az ù.~ite.

·--·- - I
Sia E e ~,;:._ Un punto x E ~ * si dice di~accnmulazione per E se ogni intorno di x c,,n!:..
·un punto ·di E diverso cla i, ovveré se p er 0gni intorno U dix

• U \{x'}n E f ©.
U n punto x E E che Hon è di a0cumulàZi011e per E si, llice isolafo, o vvero:

x 0 E E è isolato ~ esist-ç u11. intoxnp U ~ t x0 tale che E, nu ;= { xo}.

Poiché ogni intorno di un punto di accumulazione x per E deve contenere un punto di


E diverso da x, ogni intorno dix contiene in realtà infiniti punti di E. Infatti iisulta:

Ogni intorno di un punto di accumulazione per E contiene infiniti punti di E.

Sottolineiamo che un punto di accumulazione per E può non appartenere a E, come


mostra l'Esempio 3 .2b e 3 .2c.

1, ESEMPIO '3.2 · ',. · ra) L'insieme N è costituito solamente da punti isolati: preso n E N, l'intorno"
(n - 1/2, n + 1/2) di n non contiene altti punti di N diversi da n . N è p1ivo di punti di
accumulazione in R In IR* l'unico punto di accumulazione .p er N è +oo.
b) Tutti i punti di E:= {1/n : n E N, n ~ I} sono isolati e O è l'unico punto di accumula-
zione. Per provare che O è punto di accumulazione, basta osservare che, preso un generi-
co intorno U = (-E, t:) di O, U contiene gli infiniti elementi 1/n E E per cui nt: > 1.
c) Analogamente l'insieme {n/(2n + 1): n E N} è costituito da punti isolati e 1/2 è l'uni-
co punto di accumulazione.
d) Esaminiamo l'insieme Q. Per la propdetà di densità dei numeri razionali e dei numeri ir-
razionali in IR, ogni punto x E IR è di accumulazione per Q e Q è privo di punti isolati.
Anche ±oo E IR* sono di accumulazione per Q.
' /

Il seguente teorema fornisce una condizione sufficiente per l'esistenza in IR di pun-


ti di accumulazione per un insieme (da qui la sua notevole importanza, come si ve-
drà in seguito).

Teorema di Bèi>lzano-Weierstrass
Sià E ç IR limitato e infinito. A.ll0ra esisJe in R almeno u.n punto di accumulazione per
E:

È evidente (si veda anche il Lemma 3.6) che affinché un insieme ammetta un punto
di accumulazione, l'insieme deve essere infinito. D'altra parte, non tutti gli insiemi
infiniti hanno un punto di accumulazione in IR, per esempio N ne è piivo. Ciò non
contraddice il Teorema 3.7 in quanto N non è limitato.
La dimostrazione del teorema di Bolzano-Weierstrass (riportata in rete) si basa su
un procedimento di bisezione, che vedremo in dettaglio nel Capitolo 6 (si veda il
Teorema degli ze1i): essendo limitato, E è contenuto in w1 intervallo limitato [ao,b0);
dividendo [a0 , bo] in due intervalli di uguale lunghezza, ahneno uno dei due, che i11di-
chiarno con [a 1, b1], contiene infiniti punti di E; così procedendo, si costruiscono inter-
valli sempre più piccoli, [an, bn], n E N, che contengono infiniti punti di E. Non è diffi-
cile far vedere che sup an = inf bn E IR e che questo punto è di accumulazione per E.
nEN nE~
3.1 Intorni 79

Osservazione. Il teorema di Bolzano-Weierstrass non vale in Q, ovvero non è detto


che un sottoinsieme di Q limitato e infinito ammetta un punto di accumulazione ap-
partenente a Q; si pensi per esempio all'insieme A definito nell' Esempio 1.10: ../2
è infatti l'unico punto di accumulazione in IR, ma non appartiene a Q. Ciò mostra an-
cora una volta il ruolo essenziale che la proprietà di completezza di IR gioca nello svi-
luppo del calcolo differenziale.
Come abbiamo sottolineato sin dal titolo, in questo capitolo poniamo le basi per lo
studio delle "proprietà locali di una funzione". Terminiamo il paragrafo con una de-
finizione che useremo spesso e che fonnalizza tale concetto intuitivo.

. .
·Si~10 .x;, ~ ~. 'f : ~ ..,,, rR e .x0 E ~* punt0 di acct1mula:6ione per K in. ~. Si cl:iJ;e éheJ\~)
ha tu1à ceita :propriefii "'P defini:tiv,mnente per x ""'t xo st
esiste mi 111t01no U di: xo : V x·'6 Un K \ {xo}, /~""') ha La 1:)r0prlçtà '1P.

La scelta di escludere il punto x 0 da quelli in cui deve valere la proprietà P diventerà


più chiara alla luce del concetto di limite. Per ora si sottolinea soltanto che, per esem-
pio,
f(x) = x2 > O definitivamente per x - O anche se f(O) = O.
Infatti, scegliendo per esempio l'intorno ( -1, 1) di O, si ha che x 2 > O se
x E (-1, 1) \{O}= (- 1, O) U (O, 1).

a) La funzione f(x) =+,con dominio doni f = ~\{O}, è definitivamente limitata e nega-


· ESEMPJ0•3.3 ·-:~ :.:,:- ~~
tiva per X-> - oo. Infatti, preso ad esempio l'intorno U = [-oo,-1) di -oo, si ha
-1 < ; < O per ogni x E dom f n U = (-oo, - 1). Si noti chef non è definitivamente
]imitata per x - O.
b) Si ha zx
< 0.01 definitivamente per x-> - oo: infatti zx < 0.01 se (e solo se)
X E (-oo, - 2log210). .

Dimostrare la seconda disugualianza nella (3 .1 ). ESERCIZIO 3.1

- - ------------------------- - - -----... ESERCIZlO ·3.2·~-r.::, ;::,.


Determinare i punti isolati e di accumulazione (in IR*) per i seguenti insiemi X ç ~.

a) X= (-oo, 2]U {3}U(4,+oo); d) X= {x 2 : x E IR} n Q;


b) X= {p2 : p E N}; e) X= {2- arcsin (-x2 ): jxj ::; l}.
c)X={ (- l f : nEN};

Detem1inare l'insieme dei punti di accumulazione in ~· per i domini delle seguenti funzioni ESERCIZIO 3.3
reali di una variabile reale:

a) f(x) = arcsin_!_;
X
d) f(x) = tg (5x2 + 3x - 15);

b) f(x) = log5 (3x - (3=-i


= v~·
12);
e) f(x)
e) /(x) = v-1 - sinx;
80 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

,,------·- -- - - - - -- - - - - -- - ----·-·-··- - -
Determinare, se esistono, max/, m.inf, supf, inff e i massimi e minimi locali forti nei se-
guenti casi: x x x X ·

a) X= [0,4),f(x) = { x5 - x se O::; x::; 2


se 2 < x < 4;
3 - 2x se - 1 < x ::; 2
b) X= (-l, 3],f(x) = { 1- 3x se 2 < x::; 3;

e) X= (0,3],f(x) = {xx-1 se O<x::; 1


se 1 < x::; 3;

· d) X= IR,f(x) = - -1 - ·
lx ·- 21+ 1'
arctg x sex ::; O
e) X= R,f(x) = ~
{ sex> O;
x+ l
1
f) X= IR \ {O},f(x) = xf";

g) X= IR,f(x) = cos (x2);


h) X= R,f(x) = cos 2 (x2 ).

Verificare che:
a) x4 < x 2 definitivamente per x -+ O;
b) x 4 > x2 definitivamente per x-+ +oo;
c) 4n/(n2 + 7) è definitivamente decrescente per n-+ +oo;
d) sin( 1/ ( 1O- n)) < Odefinitivamente per n -+ + oo;
e) log2 (x2 - x - 10) è definitivamente limitato inferiormente per x -+ -oo.

4:f:.1:Utèr-4t•UMtP Dire quali delle seguenti affermazioni sono vere:


a) sin (1/ x2 ) > Odefinitivamente per x-+ O;
b) log1; 2 (1 + 1/n) > Odefinitivamente per n-+ +oo;
c) x2 + x > Odefinitivamente per x -+ 9;
d) x2 + x 3 > Odefinitivamente per x-+ O.
'

3.1.1 Insiem i aperti e chiusi

Se si intende sviluppare li
Il concetto di intorno ci permette di introdurre alcuni ulteriori concetti di base, che si
calcolo differenziale in utilizzeranno nei capitoli successivi.
una variabile solo su in- Dato un sottoinsieme E ç IR, introduciamo la seguente classificazione topologica
tervalli (per esempio, degli elementi di ~ rispetto all'insieme E. Indicherem9 con CE il complementare di
enunciare Il Teorema di
Welerstrass solo su inter- E rispetto a IR: CE=~\ E.
valli), ci si può limitare a
specificare cosa siano la
frontiera e i punti interni
di un intervallo.
i) punto in'terno a E se e&iste un sti,o ii1tomo Be(x ). e » O, c0ntenuto 1n E-,
gi) punto estèrno a·E se è pun.to infeJ:Jl0 a CE,
(jii) p unto cli fton tier1t per E se.mm è:int{:}mo necqst~tJ a E.
3.1 Intorni 81

l)
E = ·{i E R•: ~ è p.u11to iu_teo1,f a B}
' .

si diconoJ ispettivruucute, fronijera di E., chiusuia dj E,ed inte,rno~dj "E.


·, . ' .· , "

< b.
Siano a, b E IR, a .ESEMPIO,3.4: /"
o -
1) Sia E= (a,b). Allora E= E, oE = {a,b} ed E= [a,b].
o -
=
2) Sia E= [a,b]. Allora E= ~a,b), 8E {a,b} e<!_E = [a,b].
3) Sia E= (a,+ oo). Allora E= E, aE = {a} ed E= [a, + oo).
o
4) Sia E =R Allora E = IR, 81R = 0 ed -E = IR.
Il seguente esempio mostra che i concetti appena introdotti non sono sempre intuitivi
se E non è un intervallo.
o
Sia E= O!. Si ha O!= 0: infatti, per la proprietà di densità (1.5) dei numeri irrazionali, ogni
intorno di ogni numero razionale contiene infiniti numeri irrazionali. Ragionando allo stesso
modo, dalla proprietà di densità (1.4) dei numeri razionali segue che non esistono punti
esterni a O!. Pertanto 80 = IR e O!= IR (si noti che O! e 00!).

•• • o<
(.ln i11sienae E ç IR si éijoe a1>e1:t9 in !Il.se E= ì!:, ciQè-se ogni •elen1ento di Eèepunto inte1·-
no a}i,. Un,insieme E ç ~ ~ ~ <!.C,.cbitJso ~e eE è:-aperto. L'Jus:~eme ~ èap-e1t0 ..

L'insieme {3, 4, 7} è chiuso in R Anche N lo è. ESEMPIO 3.6

La Definizione 3.1 Omotiva la nomenclatura introdotta nel Capitolo l. Infatti, si veri-


fica facilmente che sono aperti i seguenti sottoinsiemi di IR:
(a, b), (-oo, b), (a, + oo), (-oo, + oo).
Viceversa sono chiusi i seguenti insiemi:
[a, b], [a, + oo ), (-oo, b], (-oo, + oo ).
Gli intervalli (a, b], [a, b) non sono né aperti né chiusi. Si può dimostrare che gli in-
siemi 0 e IR sono i soli sottoinsiemi di JR. che sono contemporaneamente aperti e chiu-
si.
È facile verificare che, dati due insiemi A , B ç JR.,
A e B aperti => A U B e A n B aperti, (3.5)
A e B chiusi => A u B e A n B chiusi. (3.6)
Come abbiamo visto nel Paragrafo 1.3, ogni insieme limitato ammette e~tremo supe-
riore e inferiore (Teorema 1.1 O), ma può non ammettere massimo e/o minimo (per
esempio, l'intervallo ( -1, 2] è limitato ma non ha minimo). Ciò non può accadere se
l'insieme è chiuso:

Sia E ç JR un insieme non viwto, chiuso e limitato. Allora esistono minE emaxE.
82 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Si prova l'esistenza del massimo (l'esistenza del minimo è del tutto analoga).
Poiché E è non vuoto e (superiormente) limitato, M := sup E E IR. Come sappia-
mo già dal Capitolo 1, se M E E allora il massimo esiste e coincide con 1V.f.
Supponiamo per assurdo che M E CE. Per la caratterizzazione ( 1.1 O) del! ' estrerno
superiore, per ogni E > O esiste xE: E (M - E:, M) n E = (M - E:, M) \ CE. Perciò
M non è interno a CE, ovvero CE non è aperto, ovvero E non è chiuso. Ciò contrad-
dice le ipotesi: perciò M E E e jl Teorema è dimostrato .

. ESERCIZIO 3.7,: · · _,-. r Dire quali tra i seguenti sottoinsiemi di IR sono aperti o chiusi:
a) (- l ,2)U{3}; g) {x E IO, 21r] : O:::; sinx < 2};
b) [-1, 2] U {3}; h) {x E IR+ : log2x < 3};
e) {x E IR : 1 < lx - 21< 2}; i) {x E IR+ : fog2x:::; 3};
d) {x E IR: lx - 21 2 1}; j) {x E IR+ : log2x > 3};
e) {x E IR: 3 < x 2 + x:::; 4}; k) {x E IR+ : log2x 2 3}.
f) {xEIR: -1 <x2 +x:::;4};

3.2 Limite
Come abbiamo già annunciato, gli intorni ci permettono di introdune il concetto di li-
mite di funzione, lo strumento per eccellenza per studiare il comportamento di una
funzione "in prossimità di un punto di accumulazione, xo, per il suo dominio", ovve-
ro definitivamente per x - x 0 . Il valore f E IR* si dice limite della funzione per x che
tende a xo se, preso qualsiasi intorno V di f, si riesce a determinare un intorno Udi
xo in modo tale che tutti i valori che la funzione assume in quei punti di U che appar-
tengono al dominio e sono diversi dax0 , si trovino nell'intorno V di f.

Si.ano):'; ç ~. fo: .,¾.....,. ~ ~ XÒ -~ IFl' tln J>U!lt'0 di.ae,cumalazione pet Ì;(. Al10T~ e
fz ut si di-
. ce limift; di./(x) per x elle rende a x0 <!si S'è1;b1e
limj(x) =l o.PJl'ùre f (x} -t ,ti per- x. -. .Xo'
·"---~-~

_(),er ·ogni {11.~ffi© )? di e, f(x) E V aeìihitiv~J\lente per X -- ~ •

In altre parole:

per ogni intorno V di f, esiste un intorno U di xo


lim f(x) =f {::}
{ tale che· f(x) E V per ogni x EU n X\ {xo} . (3.7)
x->xo

Si noti che in generale la scelta dell'intorno U dipenderà da V (si veda anche


l'Esempio 3.7 che segue).

Osservazioni.
a) Dalla definizione segue facilmente che il limite f. è un punto di accumulazione per
f(X) in IR* oppure f. è un punto isolato dif(X).
b) Nella definizione di lil1ute non si richiede x 0 E X = dom f, e anche se xo E X,
3.2 Limite 83

nella (3.7) non .si richiede f.(x 0 ) E V; in altre parole, il limite di f(x) per x _, x 0 A
non dipende in alcun modo dall'eventuale valore assunto dalla funzione nel punto
x 0 , né dà alcuna inf~nnazione su tale valòre.
e) La condizione che xo sia punto di accumulazione per X garantisce che
(U n X)\ { xo} i= (/J per qualsiasi intorno U di xo.
d) Se f. E IR, si dice anche che la funzione ammette limite finito per x - x 0 . È evi-
dente che:
lim f(x) =f E 1R {;> lim (f(x) - f.) = O.
X->Xo X->Xo

Mostriamo adesso alcune formulazioni equivalenti della (3.7), in cui gli intorni U e V
sono descritti esplicitamente.
·• Se R. E IR e xo E IR, gli intorni V di R. e U di xo possono essere scritti nella forma
(f - E, f + E) e (xo - 8, xo + 8), con E, 8 > O. Quindi la (3.7) è equivalente a:

> O esiste 8 > O tale che


per ogni é
x E X, O< lx - xol < 8 =} lf(x) - R.I < E (3.8)
(ricordiamo che lf(x) - il < E se e solo se R. - E< f(x) <i+ E).
• Se xo = +oo e i E IR, gli intorni V di R. e U di +oo si possono scrivere come
(f - E, i+ t:) e (m, + oo], con é > O e m E IR; perciò la (3.7) è equivalente a:

per ogni é > O esiste m E IR tale che

X E X, X> m '* lf(x) -il < E. (3.9)


In particolare, per le successioni { an}ne.N si ha:
lim an
n->+oo
=i E IR ~ 'ef e > O 3N E N : lan - il < E 'ef n > N. (3.10)

• Se x0 E IR e R.= -oo, gli intorni V di -oo e U cli x 0 si scrivono come [-oo, m) e


(x0 - 8, xo + 8), con 8 > O e m E IR; sicché la (3.7) è equivalente a:
per ogni m E IR esiste 8 > O tale che
x E X, O< lx - xol < 8 * f(x) < m (3.11)

a) limx 2 =O.Per verificarlo applichiamo la (3.8): preso un arbitnuio é > O, si ha ESEMPIO 3.7
X-+0 ·

lx2 - OI= lx2 1< é sex E (-vi, vi)


quindi si può scegliere o= ,li nella (3.8).
b) Per ogni a E lll, lim 1/
x ...... +oo
Jx + a = O (si osservi che dom f = (-a, +oo), quindi il limi-
te è ben definito). In questo caso utilizziamo la (3.9): preso un arbitrario e > O, si ha

lklx+a <€{::=}X>~-a,
e

perciò la (3.9) è verificata scegliendo m =c 2 - a.


2
c) Hm
n ...... +oo
n
n+2
= 2; infatti, per la (3 .1 O), è sufficiente verificare che, preso e > O, esiste
NE N tale che
84 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

2n. I <t:sen>N.
In+ 2 -2
Ma

-2n 4 I 4
- - 2 =--<e{=>n>--2
I n+2 n+ 2 E '

quindi basta scegliere N ~i - 2.


é

d) lim n 2
n-•+oo
= +oo; infatti, preso m > O, sì ha n 2 > m se n > y'm,.

La prima, essenziale prop1ietà del limite eè la sua unicità:


Unicità del ,limite
Se esistono

Supponiamo per assurdo che l 1 =I= f 2 . Per la proprietà (iv) degli intorni (la prop1ietà
di separazione, si veda Paragrafo 3.1) esistono due intorni, V1 di l 1 e V 2 di l 2 , che
sono disgiunti: V 1 n V2 = 0. Applicando la definizione di limite con tali intorni, se-
gue che esistono due intorni di xo, U 1 e U2, tali che f(x ) appartiene sia a V1 sia a
V2 sex E (U1 n U2) n domf \ {x0 } =I= 0. Chiaramente questo non è possibile per-
ché V1 e V2 sono disgiunti.

Notiamo che dalla definizione di limite segue banalmente che

. _ { per ogni m < .e si ha che


11m f(x) - .{11.
x->xo
> -oo ~ f( x ) > m d efim1tivamente
.. per x ---+ x0 •
(3.12)

Infatti, scegliendo nella definizione di limite un intorno V di di raggio è < e


m, e-
sì ottiene f(x) E (f - è, .e+ t:), quindi in pa1ticolare f(x) > f - € > m, definitiva-
mente per x ---+ x 0 . Analogamente 1isulta

. Il { per ogni m > e si ha che


1 1m f(x)
x->xo = t. < +oo ~ f(
· x ) < m de fin'1t1vamente
. per x ---+ x0 .
(3.13)

Segue immediatamente dalle (3 .12)-(3 .13) che


lìm f(x)
X-->Xo
= f. E IR ~ f(x) è definitivamente limitata per x - x 0 . (3. 14)

Il caso particolare in cui .e I- O e m = O nelle (3.12)-(3.13) è noto come proprietà del-


la permanenza del segno.

Permanenza del se no
Siano X ·ç IR, f: X - ~, .x:0 E~· punto di accumulazione per X e eE~·. Se
lim f(x) =e.> O( < O), allora
X->Xo .

f(x) > ,O (<O) definitivamente per x - xo,


ovvero esiste un intorno U dixo tale che f(x) > O (<O) per ogni x EU nX \ {x0 } .
3.2 Limite 85

Si noti che non vale il viceversa nel lemma precedente, ovvero A


f (x) > O definitivamente per x ----+ xo }
e limf(x) = R. E IR* =fo f > O;
x-,Xo

infatti potrebbe essere R. = O: x 2 > O defnùtivamente per x----+ O, ma limx2 = O.


X-+0

Come mostra il seguente esempio, i limiti possono non esistere.

a) Non esiste lim sin x. Supponiamo per assurdo che il limite f, E R· esista. Se f, 2:: O, al-
x ->+oo
Iora segue dalla (3.12) (con m = -1/2) chef(x) > -1/2 definitivamente per x----+ +oo.
Ciò è impossibile: per esempio sinx = -1 se x= 31r/2 + 2krr, k E N. Analogamente,
dalla (3.13) si ottiene una contraddizione se f, S O, scegliendo m = 1/2 e
x = 1T /2 + 2k7r, k E N.
b) Non esiste lim ( - 1
n-, +oo
t. Come sopra, supponiamo per assurdo che il limite f, E ~* esista.
Se f, 2:: O, allora per la (3.12) (con m =- 1/2) (-lt > - 1/2 definitivamente per
t
n - +oo, mentre (-1 = -1 se n è dispari. Analogamente, dalla (3.13) si ottiene una
contraddizione se f, ~ O, scegliendo m = 1/2 ed n pari.
c) Se a ~ - I, non esiste lim an . Si osserva che an = (- 1t laln e si ragiona come in (b).

l-
n->+oo

Non è difficile dimostrare che anche la funzione f (x) = sgn x (introdotta nel
Paragrafo 2.2) non ammette limite per x - t O (si veda Figura 3.7). Tuttavia, guidati
dall'intuizione, in questo caso von-emmo affennare che sgn x tende a 1 (-1) per x
che tende a zero da destra (da sinistra). A tale scopo è comodo parlare di punto di ac-
--L X

cumulazione destro (sinistro) per un insieme X ç IR. Figura 3.7 f(x) = sgnx
non ammette li.mite in
x = O, ma arrunette limi-
te destro ( = 1) e limite
sinistro ( = -;-}).
x0 si dice J>linto di accnmula.zio,nè destro {sinistro) f?er X _se è punte:> c!i accunntlazjone J!l~r
X n (x0, + oo) (1frspettivamente ~ n (-oo, .xo)).

Possiamo così formalizzare il concetto di limite destro (sinistro).

X
lim
-..1·0
f trn(xo >+oo) = 1 (3.15)

Dalla defnùzione segue che se xo è punto di accumulazione sinistro e destro per il do-
minio, allora
lim f(x)
x-,xo
=f # lim f(x)
X-+xt
= X-+Xo
li~f(x) = i. (3.16)

Ciò fornisce anche un semplice criterio per verificare la non esistenza dei limiti.
86 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

fiV®IQC•~ ra) Siano f(x) = sgn x, X= IR (si veda Figura 3.7) e xo = O. Si ha


f lRn(O,+oo) = 1 e f lnn(-oo,O) = -1 ·
Perciò
lim sgn x
x-+O+
= x--+O+
lim 1 = 1 e lim sgn x
x-+O-
= x-+O-
lim -1 = -1

In particolare, la (3.16) implica che non esiste lim sgn x.


x-+O
b) Siano/(x) = 1/x,X = IR \ {O} ex0 = O. Siha
. 1
11m -
x--,o+ x
= +oo e lim
x--,O- X
_!_= -oo.
In particolare, la (3 .16) implica che
1
lnon esiste lim x·I1.
x-+0

Concludiamo con la definizione di limite per eccesso e per difetto.

Siano~ ç: IR, f :·X-t JR e X.Q 6 nr _p\.lllt,o di acc'u.mulazione' per X. Si dit::e cJw f(x) tenue
ace E IR pe1· eceèsso (pe11 dife~o·~ e ~i scr~ve
J(x) - ~ff- (e ) ]lCC X '-+ ,ISO

se per 9gni i,utoruo V dj t ,e~iste. u~int0mo U (lf xo ·ta1e>che per ogni x E Un}(\ {:.v0} sì ha
f(x) E Vn'(i'. +oo) (rispettiv~aaent,e VnX-oo, .t)).

In modo analogo si definiscono f(x) - f + per x---+ x 0 ecc.

~.ESEMPI0.3.10-~:: ··
' lim ]___o+
- , lim _!_=o- ,x-+1
lim I0a1x =o+, lim log.1.x = o-.
x-++oo X x-+-oo X - ""r X-t}+ 3

Determinare, se esistono, i seguenti limiti (n indica Wl intero positivo):


a) lim m 0 con a E IR; f) limsgn lx - 41;
m->+oo X-<4

b) lim .x";
x-, - oo
g) lim sgn (x - 4) ;
X-+4+
. l
e) xhm (
-+3+ X - 3
)" ; h) lim sgn(4-x);
;c:-,4+
1
1.) 1·1m -3-
d) }~T,: (x - 3)" ' x-+(-2)- 2 +X
1
e) Xlim (
--+3 X - 3)" ;

Usare la definizione di limite per verificare i seguenti limiti:


a) lim x = -2; e) lim (x + x2 ) = +oo.
X-t-2 X-t-00

b) limlog10lxl = -oo;
x.....o
3.3 Proprietà elementari dei limiti 87

3.3 Proprietà elementari dei limiti


Occupiamoci ora del comportamento dei limiti che esistono finiti rispetto alle opera-
zioni elementari, la cosiddetta "algebra dei limiti". e ·;~~~J
Algebra-~1

lim f(x) =
X-IXg
e1 1 lim g(x) =
.t->Xo
e2
dove x0 E ~* è un punto 4i accumulazione per domf n domg. Allora, p er x -+ xo,
(i) cf(x) -. cli 've E ~,
(ii) f (x) -f. g(x) - t l1 + e2,
(iii) f(x)g(x) -+ l1fz,
(iv) 1/g(x)-+ l /f2 (sel2 # O),
(v) f(x)/g(x) - f.i/l.2 (se f2 =/- O).

Il Lemma 3.14 garantisce che i quozienti 1/g(x) e f(x)/g(x) sono ben definiti defi-
nitivamente pet x-+ xo.

Dimostriamo solo le tesi (iii) e (iv).


(iii) Scriviamo f(x)g(x) - f1f2 = (f(x) - f1)g(x) + f1 (g(x) - f2) e osserviamo
che, per la (3.14), lg(x) I < M .definitivamente per x-+ xo (per qualche
M > O). Preso E > O, per la definizione di limite, si ha lf(x) - fil < é e
lg(x) - f2I < e definitivamente per x-+ xo, quindi, per la disuguaglianza
triangolare,

lf(x)g(x) - f1f2I :s; lf(x) - id· lg(x) I + lf1I · lg(x) - f2I


< eM + lt'ile = (M + lf11)é
definitivamente per x - xo . Per l'arbitrarietà di E, segue la (iii).
(iv) È sufficiente considerare il caso f2 > O (altrimenti scambiamo g con -g).
Scelto un nuniero m compreso tra O e f 2 , per la (3. 12) g(x) > m definitivamen-
te per x - xo, quindi, preso é > O,

1 1I lf2 - g(x)I E ..
-( -) - n = n ( ) < -e- defuut1vamente per X - Xo.
Ig x e,z e,2g x ,2m

Osservazione. Ricordando che l'intersezione di due intorni è ancora un intorno, pos-


siamo affermare che: se x 0 è di accumulazione per domf n dom g e
f(x) verifica la proprietà Pi definitivamente per x - xo (3.17)

g(x) verifica la proprietà P 2 definitivamente per x -+ xo (3.18)


allora
f(x) verifica P 1 e g(x) verifica P2 definitivamente per x - xo. (3.19)
Questa proprietà è stata utilizzata per esempio nella dimostrazione della (iii) quando
abbiamo affermato che lf(x) - fil < e e Jg(x) - i 2 I < é definitivamente per
x - x 0 . A una prima lettura potrebbe risultare banale, ma vale la pena analizzarla in
88 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

dettaglio. La (3 .17) e la (3 .18) valgono se e solo se esistono due intorni U 1 e U 2 di x0


tali che
f(x) verifica P 1 sex E U1 n dom / \ {xo}
g(x) verifica P2 sex E U2 n dom g \ {xo}
mentre la (3 .19) afferma che esiste un intorno U di x 0 tale che
/(x) verifica P 1 e g(x) verifica P2 sex EU n dom / n domg \ {xo} .
Perciò, se valgono le (3 .17) e (3. 18), basta porre U = U 1 n U 1 ( che, come abbiamo
ricordato, è ancora un intorno di xo!) per capire che vale anche la (3.19).

Si vuole calcolare il limite lim


x-+-2 Sx x - 7
1
x:-+!\+
. Applichiamo il Teorema 3.18. Possiamo

considerare le potenze x 2 e x 3 come prodotti della funzione f (x) = x per se stessa. Poiché
lim x = -2, segue dal Teorema 3.18 che il limite è dato da
X->-2

(}~~2xf-3 (}~~2x) + i
3 2
(-2)2 - 3(-2) + 1
3
11
• ) =5(-2) +3(-2)2 - 7=-35
5 ( lim x +3 ( ·
hm x
)
-7
X-> - 2 X--t - 2

L'ipotesi del Teorema 3.18, che i limiti f1 e f 2 siano finiti, non può essere indebolita
in generale. Per esempio, siano f(x) = x e g(x) = 1/x 2 ; allora
'1
limx
X-tO
=O e lim 2 =
X-tO X
+oo
ma
'p::] 1·rm-
1 m
. 11l>*
lf\\.
x,-+0 X

, ESfMPIO 3.12 , 3 3 2
S1. vuo1e ca1coIare n-l~oo
1· _ nn 3 -+nn2++ . In questo caso non possiamo
4 1
, app1·1care d'rretta-

mente il Teorema 3.18, JJerché sia il numeratore sia il denominatore divergono. Possiamo
però ricorrere a un artificio, ovvero raccogliere i tenniui di grado maggiore:
3n3 - n +2 _ n 3 (3 - n-2 + 2n- 3 ) _ 3 - n- 2 + 2n-3
-4n3 + n2 + 1 - n3 (- 4 + n- 1 + n-3 ) - -4 + n- 1 + n-3 ·

Siamo così in grado dì applicare il teorema:


3n3 - n+2 3-0+0
-4n3 + n 2 + 1
- --4-+ - - = - -34
0+o
per n- +oo.

Prima di iniziare l'esame di alcune possibili estensioni del Teorema 3.18, presentia-
mo un ulteriore risultato di grande utilità per il calcolo di limiti.
.. _TEOREMA·3.19 Teorema del confronto
Siano f, g e h funzioni da X in fil ex0 E~- un punto di accumulazione per X. Se
lim f (x) = lirn h(x)
x......ro .t->Xo
= e E~·
e
f (x) ~ g(x) ~ h(x) def initivamente pet x - xo (3 .20)
allora cm.che lim g{x)
X-"'XO
= e.
3.3 Proprietà elementari dei limiti 89

Si osservi che se f = +oo (f = -oo), l'ipotesi che esista la funzione h(x)


(1ispettivamente f(x)) è superflua.

Preso qualsiasi intorno V di i, f (x) e h(x) appartengono a V definitivamente per


x ~ xo. Ma essendo V un intervallo, la (3.20) implica che anche g(x) E V definiti-
vamente per x --t xo, quindi g(x) --t P, per x --t xo.

a) Verifichiamo che
sinx
lim - - =0.
X-++oo X

Per il teorema del confronto, è sufficiente osservare che

1 <-
-- - -< -X1
sinx v'x > O
X - X
e

1
±- -+ Oper x - +oo .
X

b) Sia lim/(x) = +oo e lim g(x) = R, E R+. Aliora g(x) > l/2 definitivament~ per
X-<Xo X-+Xo
x - xo ed essendo f definitivamente positiva per x - xo, f(x)g(x) > lf(x)/2 definiti-
vamente per x - xo. Poiché lf(x)/2-+ +oo (la verifica è immediata!), per il teorema
del confronto anche lim f(x)g(x) = +oo. Per esempio,
X->Xo

lim (n3
n-++oo
- 3n2 ) = n->+oo
lim n 3 (1 -~)
n
= +oo
e
3sinx+5
li m
x->O X4
= +oo.

Argomenti analoghi a qµelli utilizzati nell'Esempio 3.13b permettono di ottenere facilmente


le seguenti estensioni del Teorema 3.18. Aritmetica
par,z i.ale .qi ~..
TEOREMA 3.20 , .
Sia x 0 E IR,., punto di accumulazione per dom f n dom g.
(i) Se, per x - x 0, f(x) -+ +oo (- oo) e g è definitivamente Limitata inferiOJ-mente
(superiormente) é~llora
f(x) + gfx) - +oo (-oo) per x -4 xo.

(ii) Se, per x --t Xo>

f(x) -+ + oo, g(x) --te E (O, + oo] (e E [- oo, 0))


allora
j (x,)· g(x)-> +cx> (-oo} per x --t xo .
(iii) Se, per x -> xo,
f(x) -> O e g(x) è definitivamente limitata
allora
f(x) · g(x) - O per x -+ xo.
90 Capitolo 3 Introduzione alle propr:ietà locali e al concetto di limite

(iv) Se, per x - xo,


f(x)-> o+ (+oo)
allora
1/f(x) -> +oo (o+) per x-+ xo.

a) lim lxi°' sin J_ = O per ogni a E IR+.


x-+O X

Ciò segue da (iii) del Teorema 3.20: I sin 2_1 ~ 1 ti x i= O (infatti la (iii) si prova con il
Teorema del confronto). x

b) lim (x - sinx)
x->+oo
= +oo.
Infatti g(x) =- sin x è limitata inferiormente (da -1) e il risultato segue da ( i) del ·
Teorema 3.20.

I casi che non rientrano nel Teorema 3.20 possono essere rappresentati dalle seguenti
Forme fndeterr:ninate espressioru, note come forme indeterminate (o forme di indecisione):
[+oo -(+oo)], [-oo+(+oo)], [-00-(-00)], [+oo·O],

[-oo-0], [~]
O '
[ +oo]
+oo '
[-OOJ
+oo
ecc.

(per semplicità scriveremo, quando non vi siano ambiguità, [00/00], [oo - oo], ecc.).
Abbiamo già incontrato qualche caso di forma indeterminata nell'Esempio 3.12
([oo/?(>]) e nell'Esempio 3.13b ([oo - oo]). Vediamone altri.
ESEMPIO 3.1s · . · a) Verifichiamo che
·lim ( v'x + 1 - v'x) = O .
x.....+oo

Il limite in esame è una forma indetenninata del tipo [oo - oo], in quanto

lim
X->+ oo
v'x + I = x->+oo
lim v'x = +oo

(ciò segue facihnente dalla definizione di limite, oppure dall'Esempio 3.7b e dal
Teorema 3.20 (iv)). Per risolverla si procede come segue: ·

~ ~ v'x+l+Jx 1
vx ;- 1 - v'x = (vx + 1 - v'x) vx+l Jx = v'x+T
x+l+ x
Jx
x+l+ x
Applicando, nell'ordine, (i) e (iv) del Teorema 3.20, si ottiene che v'x+T +
Jx -> +oo e che quindi 1/ ( v'x+1 + y'i) -. Oper x -> +oo. Perciò il li.mite in esame
esiste e vale O.
b) Un primo esempio di fonna indeterminata del tipo [O/O] è fornito dal seguente limite:
x 3 - 2x2 X - 2 0- 2 2
l i m4- - - - = l i m2- - - - -
x-+O 3x + 5x2 x-+O 3x + 5 - O+ 5 - - 5

In questo caso la fonna indetenninata è stata risolta grazie a una banale semplificazione.

Esaminiamo il caso generale dei limiti per x - ±oo delle funzioni razionali
Lim'iti di funzio ni
razionalì
f(x) = a0 + a1x + ·· · + anxn ( b _j_ )
an, m '0 .
bo + b1x + · · · + bmxm
3.3 Proprietà elementari dei limiti 91

Ragioniamo come nell' Esempio 3.12. Si ha

X n(an +an- 1-x1+ · · · +a1·--


1 1)
x n- 1 + ao· -xn
f(x ) = ( 1 1 1 )
xm bm +bm-1-
X
+ · ·· + b1 · --+ao·
x m-1
-xm
1 1
= xn- m ,, + · · · + ai ·-xn--1 + a0 · -
an + an_, _!__
,\,
- )
,x"
( bm + bm-1 -+ I 1 1
x · · · + bi·--xm-1 + ao·- xm
ed evidentemente la funzione entro parentesi tende a an/ bm (I= O) per x--+ +oo e
per x--+ -oo (segue dal Teorema 3.18). Per esempio, se x--+ +oo, usando il
Teorema 3.20 si ottiene
o se n < m
lln
lim f(x) = sen=m
x->+oo. bm
+oo (- oo) se : : > O ( < O) e n > m .

Procedendo come sopra, si ottiene · ESEMP10 3. rn·, -~~~:,


1 2
X'
l
- x ..1.. 2 l -x2
- +-
x3
~ - = -00.
O

lim = lim X ----=-


x_. -oo x2 + 5 x- -oo 5
1 +-·-
x2

Una classe di funzioni particolarmente importante rispetto al problema dell'esistenza


dei limiti è quella delle funzioni monotone. Vale infatti il seguente risultato.

TEOREMA 3.21 · .Esistenza del limite per, funzioni mcmotone


Sia f : X ç IR --+ IR monotona.
(i) Se x 0 G: !Il'' è punto di accumulazione destro per X e f è monotona crescente
(decrescente) in X, allora

lirn, f (x) =
x->x0
inf
Xn(xo, + oc)
.f ( sup
.Xn(Xò,+oo)
f).
(ii) Se x 0 E IR~ è punto di accumulazione sinistro per X e f è monotona crescente
(decrescente) allora
lim f (x)
x-+x;;
= X n (-oo,
Sllp
xo)
f ( inf
· Xn(- oo,x 0)
f) .

Consideriamo, per e~empio, la (ii) nel caso di una funzione crescente. Posto
e
f = sup f , esaminiamo prima il caso E R Per le proprietà dell'estremo superio-
X n (-oo,xo)
re, f :S fin X n (-oo, xo) e, per ogni e > O, esiste X n (-oo, xo) tale che Xe E
f - e < f(xe). Per la monotonia di f si ha i - e < f(xe) :S f (x ) :S f per ogni
x E X n [xe ,xo ), quindi Xlim
-+X-
f(x) = .e.Analogamente, se f = +oo, f non è lìmita
ta superiormente in X n (-~,x0 ) e per ogni M E IR esiste XM E X n (-oo,xo) ta-
92 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Figura 3.8 Limite de-


strn e sinistro in xo di
una funzione crescente.

inf f
(x0 , b)

sup f
(a, x0)

le che f(xM) > M. La monotonia di f implica che f(x) 2: f(xM) > M per ogni
I xEX n [xM ,xo ), da cui lim_f(x) = + oo.
X-tX
0

Osservazione. Nel caso in cui xo è punto di accumulazione destro e sinistro e f è mo-


notona, il Teorema 3.21 garantisce l'esistenza del limite destro e sinistro (ma non del
limite; si veda Figura 3.8).

Applicando il Teorema 3.21 al caso di potenze, esponenziali e logaritmi, si ottengo-


,Limiti di fi>Oter:1,ze, no le seguenti informazioni per le funzioni potenza,
e"Sponenziati,
l;ogaritmi
lim xa
X-tXo
= xi V a E IR, xo E IR+
. a { O se a> O
Ilffi X =
x-,o+ +oo se a < O (3.21)

lim xa = {+oo se a> O


x->+oo O se a< O

per le funzioni esponenziali,

lim ti' = «'° \;/ a E !R+, xo E IR


+oo se a> 1
lim ti'= {
x-+oo o+ se O< a< 1 (3.22)

se a > l
lirn «' = { o+
X-t -00 +oo seO<a<l

e per le funzioni logaritmiche,

V a E IR+, a f. 1, x 0 E IR+
se a> 1
seO < a<l (3.23)

+oo se a> 1
lim logax = {
x-.+oo -oo seO < a < l.
3.3 Proprietà elementari dei limiti 93

Infatti, tutte queste funzioni sono monotone. Per esempio, per verificare la (3 .21) nel
caso a > O, osserviamo che f(x) = xo: è crescente. Allora per il Teorema 3.21 la
(3.21) è equivalente a
sup x0 = inf xa = xi, sup xa: = +oo, inf xa =O
(O,x0 ) (xo, + oo) (O, +oo) (O, +oo)

che segue dalle proprietà elementari delle potenze.


Un ragionamento simile pennette di provare lo stesso tipo di risultati per le fun-
zioni seno e coseno: Limiti di seno
e coseno
lim sinx SlilXo
X->Xo
per ogni xo E~ . (3.24)
lim cosx COSXo
x-,xo

Prendiamo la funzione cos x (per sin x il ragionamento è identico). Se xo =I= k1r


(k E 1'.), (3.24) segue come sopra poiché cosx è definitivamente monotona per
x - x0 . Se xo = k1r, osserviamo che cos x è monotona da destra e da sinistra, quindi
come sopra ammette linùti destro e sinistro ed entrambi valgono 1. Allora, per la
(3 .16), il limite esiste e vale 1.
Dalla (3 .24) , utilizzando l'algebra dei limiti e l'aritmetica parziale di ~*, segue
che
lim tgx tgxo se Xo E (- ; , ; )
X-tXo

lim tgx + oo (3.25)


X-+f-
liffi tgx - -00.
x_. - f+

Ricordando (Teorema 2.16) che se f è strettamente monotona in A allora 1- 1 è stret-


tamente monotona inf(A), con ragionamenti analoghi si ottengono i limiti delle fun-
zioni trigonometriche inverse:

lim arcsin x
X -tXÌ)
- arcsm x 0 , Xo E [-1, l]

lim arccos x - arccos x 0 , Xo E [-1, l]


X->Xo

lim arctg x
{-,r/2
arctgxo
se x 0 = - oo
se xo E ~
(3.26)

se x 0 = + oo.
X->Xo
n/ 2

Un altro risultato fondamentale per il calcolo dei linùti è dato dal seguente teorema.
TEOREMA 3:22 .. - ... Limite di funzione cpmposta
Siano f : X ç IR -> IR, g : Y ç IR -> IR e f (X) ç Y (in p ar.ticolare, è definita la compo-
siz ione go f : X - IR). Siano x 0 E IR"' ed eE IRI"' punti di accumulazione per X e Y, ri-
spettivamente. Se
lim f(x) = f, Iimg(y) = k (3.27)
X ....XO y -+f
e
f(x) i= f definitivamente per x - xo (3 .28)
allora
lim g(J(x))
X-,XQ
=k . (3 .29)

L'ipotesi (3.28) non è necessaria se eE Y e g(f) = k.


94 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Osservazione La funzione g(y) può benissimo non essere defuùta in y = f, (p~r


esempio se R = +oo, ma non solo). Anche se è definita, la (3 .27) non contiene alcu-
na informazione sul valore g(R), e nulla vieta che g(f) i= k. Per queste ragioni, in ge-
nerale occorre garantire chef (x) i= f definitivamente per x -+ x 0 , che è esattamente
l'ipotesi (3.28).
Avendo chiara l'osservazione precedente, è molto facile provare il Teorema 3.22:

J)imÒ~!rilzìone'
Sia W tm generico intorno di k. Per la (3.27), esiste un intorno V di f, tale che
g(y) E W per ogni y E V n Y \ {f} =: V'. Anconiper la (3.27), f(x) E V n Y de-
finitivamente per x-+ xo, e per la (3.28) f(x) =fa f, ovvero f(x) E V'. Quindi
g(f(x)) E W definitivamente per x--+ x0 . Se inoltre f E Y e g(f) = k, allora la
(3.27) implica che g(y) E W per ogni y E V n Y e che f (x) E V n Y definitiva-
mente per x--+ xo, quindi g(f(x)) E W definitivamente per x--+ xo.

Le (3.27)-(3.29) possono essere interpretate come formule di cambiamento di varia-


Cambiament0 bili per il calcolo dei limiti, come si vede nei prossimi due esempi.
& yariabili

t
:,ESEMPI03'. 17 ·-·' ::,
1 per x - ±oo '
i-L-~
{
o+oo per X - o+
per x- o-.
Infatti, osservando che

1 { O per x -> ±oo


- -> +oo per X -> o+
X -00 per x-> 0-

posto y = 1/x il risultato segue dalla (3.22) e dal Teorema 3.22. ,)

ESEMPI0.3.18 · Calcoliamo il limite

lim 1 ns - 6n3 + 2
n-+oo og7 3n5 + n4 + 24 ·
Risulta
n5 - 6n 3 +2 1 - 6n-2 + 5zn- I
y := 3n5 + n 4 + 24 = 3 + n- 1 + 24n-5 - 3 per n --t +oo
e, per la (3.23) e il Teorema 3.22, il limite vale - log7 3.

I limiti ora considerati permettono di trattare agevolmente limiti della forma


l imiti di ftanziòni
e-sp~tienziali lim f(x )g(x) (3.30)
X-+Xo

~ssendo f una funzione definitivamente positiva per x --+ xo. Scelta una base a # 1 si
può scrivere
f(x)C(x) = ag(x)log,,f(x).
Quindi, ricordando la (3.22), il limite (3 .30) si riconduce al calcolo di
lim g(x)Iogaf(x).
X_,Xo
3.3 Proprietà elementari del limiti 95

Se tale limite esiste, allora, per il Teorema 3.22,


. ( )g(x) Lim g(x)log.f(x)
hmf
x-.xo
X = ax-xo
(la scrittura è del tutto formale nel caso in cui (3.31) sia +oo o -09). Applicando
questo ragionamento, si ottiene in particolare che:

f (x) - R, E (O,+ oo) } per x - Xo E ~* => lim f (x)g(x) = R,k (= aklog.e) .


g(x) - k E~ x->xo
Di solito si usa come base e, un numero irrazionale compreso tra 2 e 3 che sarà defi-
nito nel Paragrafo 4.2, sicché

f(xl(x) =~ (x)log,f(x) . (3.32)

Si consiglia lo studente di utilizzare la (3.32) per trattare funzioni del tipo f(xix))
ovvero in cui sia la base che l'esponente dipendono dalla variabile indipendente. Il
calcolo di limiti del tipo (3.30) può portare a forme indeterminate del tipo
[Oo], [l 001, [ooo]
che, in virtù delle (3.31) e (3.32), sono riconducibili alla forma indeterminata [O· oo].
Concludiamo questo paragrafo con il calcolo di alcuni limiti, che ci permettono di
riassumere i vari metodi incontrati finora.

Determiniamo i seguenti limiti:


a) lim 2cos-r-; d) lim(x+zt+ 1arctg(2 1fx);
X-+3 x ....o+
l
b) lim log10 (1 + sin(?Tx)); e) lim n 10&1<•+1> (a > O, a=/= O).
x-1 n-++oo

e) X-+
lim- oo
(<!x2 + 1- {jx2 +x-Y.x-2);
a) Posto y = cos (1rx/3), x-3
limy = -1 e lim 2Y = 2- 1, quindi lim2 cos .l'f = 1/2.
y-•-l x-+3
b) Posto y = 1 + sin (?Tx) risulta limy = 1 e, poiché limlog 10y = log 10 1 = O, risulta
. . ( X-+ I y-+ l
hmlog 10 (1·+ sm 1rx)) = O.
x-+I

e) È facile verificare la seguente fonnula per ogni n = 2, 3, 4, · · · e per ogni a, b E ~:

ci' - b" == (a - b)(d'- 1 + a"-2 b + a"-3b2 + ··· + ab"-2 + b"- 1)


(se n = 2 la formula è ben nota: a2 - b 2 = (a - b )(a+ b )); sostituendo a n, a e b, ri-
spettivamente, 3, </x2 + 1 e {jx2 +x.yi- 2 e ragionando come nell'Esempio 3.15a, si
trova:

{/x2 + 1 - ;,/x2 +x</x - 2


_ -xvx + 3
;,/(x1 + 1) 2 + ,«(x2 + l)(x2 + x</x - 2) + ;,/(x2 + x</x - 2)
2

3
- 1+--
xefi
2

( 1+- 1+---- +:I 1 + - - - -


I ) ( I 2) '( I 2 )
xi </xi x2 V ~ x2
96 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

dove nell'ultimo passaggio abbiamo diviso numeratore e denominàtore per x·?/x. Segue
dall'àlgebra dei limiti e dal Teorema 3.22 che il nwneratore tende a -1 e il denonunato-
re tende a 3: ad esempio,

lim (1
X-+-00
+ -X21- ) = I e lim y 213
y-+]
= I = 1213 ,
3
per cui segue dal Teorema 3.22 che (1 + 1/x2)2/ - t I per x--+ -oo. In conclusione il li-
mite in esame esiste e vale -1(?.
d) Poiché 1/x--+ +oo per x--+ o+, per composizione si ottiene che 21/x--+ + oo per
x-> o+, e quindi (ancora per composizione) arctg (2 1/x) --+ 7T /2. Inoltre

lim (x + 2y+1 = lim 2(x+1)log2(x+2) = 2log22 = 2.


x-+O+ x--,o+

Pertanto, essendo il prodotto di due linùti finiti, il limite in esame vale 2 : ; = 7T.
e) Scrivendo

otteniamo

Ioga ( ~ (n + 1)) = Ioga -n-:-1 + loga(n + 1)


loga(n + 1) loga(n + 1)

loga (---;-)
=l+ n+ -> 1 per n --+ +oo
loga(n + I)
I
da cui, per la (3 .22), si ricava che lim n 1011a<11+ 1l
n-->+oo
= a1 = a.

Detenninare i limiti delle seguenti funzioni:


v'4n2 - 4n- 1
a) - - - - - - per n -> + oo; f) x(sinx - 2) per x-> +oo;
n+I
x3 -4x + 5
b) Jn2 + 1 - ../n2 + n per n-> +oo; ) per x-> 4-;
g x2 - 16
x2 + 1 4x -2
e) x+ perx--+ - oo; h) (2x + 5)(2x - 6) per x-> +oo;
3 4

d)x(x-../x2=1) perx->-oo; i) perx-> -oo;


(2X + 5)(2X - 6)

e) x ( x + v'x 2 - I) per x--+ -oo; j) log2 (2x)


log2x
perx - o+;
ax2 - 3x + 5
k) - - - - per x --+ -oo al variare di a E IR ;
x - 2a
2ax - 1
l) per x --+ +oo al variare di a E IR ;

m)log2 (n + 1) - log2 v'n 2 + 3 per n-> +oo;

2 1 ~
n) ( : ; ) 8n +i per n --+ +oo;
3
o) 5 Jog7 (2n - 5) - 3 log7 (n + 2) - 2 log?(n + 1) per n-> +oo.
3.4 Funzioni infinitesime e infinite; il simbolo o(1) 97

3.4 Funzioni infinitesime e infin ite; il simbolo o(1)


Introduciamo ora alcmli concetti che incontreremo spessissimo in seguito:

Sia f : X --:: !Il e sia xo un punto .di acct!JnttlaziQne per X:


(i) Se f (r,;,) - +..qo oppur~ f ~x) - - oo·per x -+ XQ, ( eoo. xo E ~*) si dice ai1éhe->:che f è
diver gente eppure chef è ,infwita (o un in.finit.o) P,e1:x -\xo . ·
(ii) Se f (:t) -t Ope.r .x, - i X-o ( con Xò E IR'*). si dice che f è. Anfuùtesima (o un i.n fini,fosi-,
mo~ pef X - t .t0; si SC1:iv:e anche

Il simbolo o (si legge "o piccolo") è noto come uno dei simboli di Landau, che trat-
teremo in dettaglio nel Capitolo 5. Si sottolinea che il simbolo o( l ) indica generica-
mente una funzione che tende a Oper x --t x 0 . È chiaro che tale notazione perde di si-
gnificato se non si precisa "per x che tende a che cosa". Per esempio, x 2 = o(l) per
x - Oe 1/n = o( J) per n - +oo.
Si osservi che

f(x) - f E fR per x - xo {=} f(x) = f + o(l ) per x - xo. (3.33)

Infatti, segue dall'algebra dei limiti e dalla definizione di o ( 1) che


f(x) --t f E IR per x --t xo {=} f(x) - f - O per x - xo
{=} f(x) - f = o(l) per x - xo
{=} f(x) =I!+ o(I) per x - xo .
La scrittura "o (1) per x --t x 0 " permette di evidenziare le quantità che caratterizzano
il compo11amento di una funzione nell'intorno di un punto senza rinunciare a] rigore
matematico. Sarà utilizzato moltissimo in seguito, e conviene abituarsi da subito.

: ESEMPIO 3.20:'-, :.:. '


x3 -4x2 +x
Sia/(x) = x4 + 2x2 + x. Per x-+ O, si ha

e quindi
x3 - 4x2 + x = x(x2 -
----
=o(I)
4x +1 ), x 4 + 2x2 + x = x(x~
3
+ 2x + I)
=0(1)

J (x) = x(I + o(l)) ---t l per x -+ O.


x(l +o{ l ))
Ragionando allo stesso modo, per x -+ +oo si ha

x3(1-~+-l)
J(x)=
x 4(1 +-+-
x;
x2
~3) = x(ll +o(I)
+ o(l))
x4
-+O.

Si vuole calcolare -· ESEMPIO 3.21 '.i.•:~


98 Capitolo ~ Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Osserviamo che

1TX4 - 3x3 - -1
X
= 1TX4 ( I - - 3 - - 15 )
1TX 1rx
= 11"X4( 1 + o( 1)) per x ----t +oo.

Inoltre, utilizzando il Teorema 3.22 (limite di funzione composta) si ottiene


log2(l + 4x) = log2(4x(l + 4- xn = log2(4x) + log2 (l + 4- x) = 2x + o(l)
0
= 2x(1 + ;)) per x - + oo.

Poiché
0
J!) - Oper x - + oo, concludiamo che
logi(l + 4x) = 2x(l + o(l)) per x ----t +oo .
Perciò

sm
4
. (1rx -3x
x3Iog2(l
3

+
-+) = . (1rx
4x) sm 2x4(1
4
(1+o(l)))
+ o(l ))
. (71"
= sm 2 (1 + o(l))
) per X----t +oo,

e ancora per il Teorema 3.22 segue che il limite esiste e vale 1.

Nell'Esempio precedente sono state di fatto utilizzate alcune delle seguenti "regole
Algebr,a ·degli o(f) di calcolo" per o(l ): per x - x 0 , si ha che
(i) fo(l) = o(l) per ogni f E !R \ {O} (naturalmente O· o(l) = O);
(ii) o(1) · o(l) = o(l);
(iii) o(l) ± o(l) = o(l).
Tali proprietà seguono direttamente dalla definizione. Ad esempio, per provare la
(iii) basta osservare che, per x - xo,

;~:j =~~g } =i> f(x) ± g(x) -+ O <=} f (x) ± g(x) = o(l)

(la verifica di (i) e (ii) è lasciata al lettore). Segue dalla proprietà (i) che, se P, i= O, al-
lora e+ o(l) =e + e
fo(l) = f(l + o(I)). Perciò, se i= O, la (3.33) s1 può riscrivere
come segue:
f(x) - f E !R \ {O} per x-+ xo <=} f(x) = f(I + o(I)) per x-+ xo . (3.34)
Si noti che questa equivalenza è falsa se e= O (a destra si avrebbe f (x) = Oin un in-
torno di x 0 , che è falso in generale).

· ESEMPIO 3.22· , ' Verifichiamo che


1
lim(l - - -Jx2 + 3x3 + 2x3 sinx) = O.
,HO lxl
Per x - O, si ha
Jx2 + 3x3 + 2x3 sinx = yfx2 (1 + 3o(l) +2o(l) · o(l )) (poichèx = o(l) e sinx = o(l ))
= lxlJ(l+o(l)) (per(i),(ii)e(iii))
Quindi

1- - -vx + 3x + 2x
1
lxi
2 3 3 SÌilX = 1 - y'l+ o(l) - 1 - } = 0 per X - 0.
3 .4 Funzioni Infinitesime e Infinite; ·11 simbolo o( 1) 99

Sottolineiamo che o(l) - o(l) == o(l) (non zero!). Questa è una


delle cautele con cui è neces-
sario procedere quando si utilizza o(l ). Un'altra cautela consiste nel non omettere mai il sim-
bolo o( 1) ! Vediamo perché.

rs.1a '
1 1
a,1 = r.: - - ,
vn n
n ~ I.

Chiaramente 1/ .jn. = o(I) e 1/n = o(l) per n-+ +oo. Perciò è vero che
1
an = o(l) e On= ,/n (1 + o(l)) per n - + oo,

mentre, ovviamente, è falso che On = Oo che an = I/../ii, per n -+ +oo. Ad esempio

lim nan = +oo e lim n(an - ~) = -1.


n->+oo n-++oo y n

Determinare (purché esistano) i limiti delle seguenti funzioni utilizzando il simbolo o(l ):
n n+l
a) vn
+ l - ,/n per n -+ +oo;
nz
b) --;:::;;==== - n per n -+ +oo;
./n2 + 3n+ 1
loix
c) 3
per X -+ o+ '
6 +log3 5x '
2x - 5
d) x _ per x -+ +oo ;
3 6
2ax - 3x
e ) - - - per x -+ +oo al variare di a E IR;
2x
2ai: - 3x
f ) - - - per x -+ Oal variare di a E IR ;
zx
X+l ) .Jxi+4x-x
g) ( 3x + 2-1/x per x -+ +oo;

h) 2 log3 (n + 2) - log3 (n 2 - 5) per n-+ +oo;

i) limlog(sin ( 1r-z )-log(2x-3 _log(x -2)));


x-+3 X2 - 3X+ 2
j) lim (.x° + x)log2
x-+O+
(1 + 3l/x) al variare di EIR; Q

. ne, + n 8-c, . .
k) hm . al vanare d1 a E IR ;
n--++oo 3n - 2 sm n
6

Ax - zx - sinx
lim A2x
l)
x-++oo + 3 . 2x alvariarediA E (0,+oo);

Dire per quali valori reali di a, {3,, esiste il seguente limite:


lim (xc, + ,xf3 sin x ) .
x-++oo
100 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

3.5 Limiti notevoli di funzioni trigonometriche


I cosiddetti "limiti notevoli" sono delle particolari forme indeterminate che possono
essere 1isolte combinando semplici calcoli con le proprietà elementari dej lirniti e che
si utilizzano come base per i successivi sviluppi del calcolo. In questo paragrafo se
ne illustra una p1irna classe: i limiti di funzioni trigonometriche. Il punto di partenza
è il seguente 1isultato:

sinx _
lim - - - 1 (3.35)
x -tO X

ovvero
Isinx = x(l + o (l )) per x -+ O I· (3.36)

Usiamo il Teorema 3.19 del confronto analizzando la Figura 3.9. Consideriamo il


cerchio di raggio 1 e sia x E (O, 1r/2) l'ampiezza dell'angolo indicato in Figura 3.9
(espressa in radianti). Quindi l'area del triangolo OAB è (tgx)/2, quella del trian-
golo OAC è ( sinx)/2 e quella del settore circolare OAC è x/2 (si veda
l'Appendice I .A). Poiché le tre regioni sono una contenuta nell'altra, le loro aree
sono ordinate:

sin X < X < tg X se X E ( o, ; ). (3.37)

Dividendo per sin x > Oe passando ai reciproci, segue che

cos X < -smx


X - < 1 se X E
( o, 21r)

Poiché cos x e ( sin x) / x sono funzioni pari, la disuguaglianza rimane valida per
-1r/2 < x < O e la (3.35) segue dal teorema del confronto perché, per la (3.24),
cos x - 1 per x ~ O. Infine, la (3.36) segue dalla (3.33): per x -+ O,

sinx (3.33) sinx


- - -+ 1 ç:> - - = 1 + o(l) <* sinx = x(l + o(l)).
X X

Elenchiamo alcuni limiti notevoli che seguono dalla (3 .35).


Figura 3.9 Triangolo
OAC e settore OAC e B
y
triangolo OAB.

tgx
,' '"<. \

·~
______________3_.5_Li_m_it_i_n_o_te_v_o_li_d_i_fu_n_z_io_n_i_tr_ig~o_n_o_m_e_t_ri_ch_e_ _ _ _ _ _ _ _101

lim 1 - cosx = 2_ (3 .38)


x- 0 x2 2
e
tgx . arcsin x . arctg x
lim - = 11 m - - - = 1un---= 1 . (3.39)
x->O X x-+O X x-+0 X

La (3 .38) segue dall'identità (1 - cosx)(l + cosx) = 1 - cos 2 x = sin 2 x:


1- COS X ( 1 - COS X) (} + COS X) Slll X sin X I 1
--- - - - - - = - - . - - . - - - - - + - per x-+ O.
x 2 2 x ( 1 + cos X) X X 1 + cos X 2
Qui abbiamo utilizzato la (3.35), la (3.24) e le (i), (iii) e (iv) del Teorema 3.18.
Analogamente,
tg x sinx 1
- - = - - · - - -+ 1 per x -+ O.
X X COSX

Posto y = arèsin x -+ Oper x-+ O (per la (3.26)), si ha che


. arcsin x . y
l1 m - - - = 11 m - - = 1
X-+0 X y-+0 Sin Y

Analogamente, utilizzando la sostituzione y = tgx-+ O per x-> O (per la (3.25)),


segue che (arctgx)/x-+ 1 per x-+ O.

I limiti nel Corollario 3.25 si possono riscrivere come


1
= 1 - x2 (1 + o(l))
cosx per x-+ O
2
tgx = x(l + o(l)) per x-+ O (3.40)
arcsinx = x(l + o(l)) per x-+ O
arctgx = x(l + o(l)) per x-+ O.
Per esempio, per x -+ O, utilizzando la (3 .34) si ottiene

1- COS X -+ _!_ 1- COS X = _!_ (l ( l))


x2 2 # · x2 2 +o
1 2 1
{:} 1 - cosx = x (1 + o(l)) {:} cosx = 1- x 2 (1 + o(l)).
2 2
· ESEMPIO 3.24 ~ ,·
Con un semplice cambiamento di variabile, segue dalla (3.35) che
. l . sin y
lim x sm - = 11m-- = 1
X--'>±00 X y-,0 Y
dove y = 1/ x (ovviamente abbiamo usato che lim 2_ = O). Analogameotç, ponendo
~~x
y = x2si· ottiene
·
2
. 1 - cos (x ) _ . 1 - cos y _ 1
l1 m -4- - - - 11 m -2- - - - - .
t-,o x y.....o y 2

Utilizzando il cambiamento di variabile y = 2x e osservando che y - O per x - O, dalla ESEMPIO 3.25


(3.36) segue che
sin (2x) = 2x(l + o(l)) per x - O.
102 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Perciò

lim sin (2x) = lim 2x(l + o(l)) = lim2(1 + o(l)) = 2.


x-+0 X x ...... O X x-+O

Analogamente si ottiene che, per ogni a E R,

. sin (ax) li . tg (ax)


11 m - - - = m---=a
x-O X X-tO X

e
. arcsin(ax) .. arctg (ax) _
l1 m - - - - = 11 n i - - - - a.
x - •O X x--<O X

Dalla (3.40) si ottiene che

1 ?
1 - cosx 2x-(1 + o(l)) 1
= X = x(l-1-o(l))-0 perx-0.
X 2
Analogamente si calcola

lim x sinx = lim-~2 (1 + o(l)) = _2 _


x...... o cosx - 1 x-+O -½x2 (1 + o(l))

Nell'esempio precedente sarebbe stato possibile ottenere gli stessi risultati utilizzan-
do direttamente i limiti notevoli (3.35) e (3.38) e il Teorema 3.18. Ma, come abbia-
mo già sottolineato, è estremamente util_e abituarsi all'uso del simbolo "o (1) per
x - · · ·" per indicare qualsiasi funzione che tende a O, in quanto permette di rendere
il calcolo dei limiti molto trasparente senza trascurare il rigore matematico. Per esem-
pio, la scrittura

f(x) := . sin (3x2) - 3x2(1 + o(l)) = 6x(l + o(l)) per X --4 o+


1- cosy'x t(vx)\1 +o(l))

equivale, per la Definizione 3.23 di o(l), al limite lim f(x) = 6, quindi descrive in
x-,O+ X
modo conciso il comportamento della funzione f(x) p~r x - o+; d'altra parte la
scrittura "f(x) = 6x per x - o+", purtroppo usata frequentemente dagli studenti, è
sbagliata e conduce spesso a errori facilmente evitabili.

ESEMPIO 3.26 Determiniamo i seguenti limiti:


. 4
.
a) l1m - --~-'----·
sm-x b) lim sinx .
X->-:-oo v3 + x2 - Vx2 + 1 ' x-nr X - 7r

. tgx - sinx
c) 11 m - - - - ·
x-.o x3 '

Svolgimento.
a) Si noti che y = 4/x - O per x - -oo e siny = y(I + o(l )) per y-+ O; quindi
sin~=i(l+o(l)) perx--oo.
X X
3.6 Infiniti, infinitesimi e confronti 103

D'altra parte,

2
= ~--;--===---;:;===-
lxl(J1 + o(l) + Jl + o(l))
__ 1 + o(l)
per x--+ -oo
-x
(lxl = -x sex < O). Si ottiene allora facilmente
. 4
SUl · - 4
lim ·X = lim -(l+o(l )) · -x =-4.
x-t-oo )3 + x2 - Jx2 + 1 x-+-oo x 1 + o(l)

b) Il risultato segue immediatamente dalle (3.35) e (3.38): per x - O si ha


tg x - sin x _ sin x . ( 1 _ I) _ sin x . l - cos x . l _ 1 .
x3 x3 cosx x x2 cosx 2

e) Posto y =x - 11', risulta y --+ Oper x -. 1r ex = y + 11', quindi

lim sinx = lim sin (y + 1r) = lim - siny = _1 .


X->1f X - 11' y->0 )' y-+0 y

Determinare il limite delle seguenti funzioni: ~!_ESERCIZI0-3.13.? ':i;·'


sinx d) arccosx perx- 1-;
a)---=--- per X-+ O+;
cos (y'x) - 1 x-l
4 arccosx
b) n arctg - - per n --+ +oo; e)--
n+ 1 \/1-x
COSX 71'
e) perx-.- ; {lx sin 2 (2x)( ..j.x - 1) perx-o+.
2x - 2 f)
71'
1 +x - cos (3x)

3.6 Infiniti, infinitesimi e confronti


Le funzioni x r-+ x ex r-+ 4x sono entrambe infinite per x - + oo. Perciò il loro rap-
porto x/4x è una forma indeterminata per x - +oo. Si ha:

LEMMA-3.26 ·
X
liltl
X -++(X)
Ar
"Y'
=o (3.41 )

ovver.o
x = o(l) · 4x per x--+ +oo.
104 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

Il lìmite è una conseguenza della disuguaglianza


2x > x per ogni x E IR . (3.42)
Per dimostrarla basta considerare il caso x > O e ricordarsi la definizione <li [x], 12
parte intera di x (si veda l'Esempio 2.9), e la disuguaglianza di Bernoulli
((1 + h)11 ~ I + nh per ogni h > -le n E N; si veda la (1.42)):
2x 2'.' 2lx] (essendo x 2'.' [x] e 2x una funzione crescente)
~ 1 + [x]
(per la disugualianza di Bernoulli, h = 1 e n = [xJ)
>x (essendo [xJ > x - 1).
È ora sufficiente applicare il Teorema 3.19 del confronto, sc1ivendo
x x I 1
4X = 2X · 2x < 2
x -t O per x -t +oo .

Con semplici cambi di variabile, dal Lemma 3.26 si deduce un'ampia classe di limiti
notevoli:

TEOREMA- 3.27. ·· .. :

Va: E IR, a > L

0
lim 1Jogbxl = O Va E IR, {J > O, b > O, b i, 1 (3.44)
x-Hcxi xP

lim
X->-OC
trlxla = O '<:fà E IR, a > 1 (3 .45)

lim xPpogbxt
x-10+
=O 'r/(3 > O, b > O, b ,:/; 1, a E IR. (3.46)

A parte i casi banali, i limiti nel Teorema 3.27 sono forme indetenninate: ad esem-
pio, le funzioni ax (a > 1) e xo: (a > O) sono entrambe infinite per x - t +oo e le fun-
zioni ax (a> I) e lxl0 (a < O) sono entrambe infinitesime per x .- -oo. I limiti
(3.43) e (3.45) indicano che ax (a> 1) "va all'infinito più velocemente" di x°'
(a > O) per x - t +oo, e che~ (a > 1) "va a zero più velocemente di" lxi°' (a < O)
per x ._ - oo. Dopo la dimostrazione introdurremo una nomenclatura più precisa per
descrivere questi confronti.

(3.43). Se a::; O il limite è immediato (non è una forma indeterminata), quindi ba-
sta considerare il caso a> O.
L'idea è di elaborare opp01tunamente l'espressione di partenza in modo ~ poter
utilizzare la (3.41 ). Osservando che ax = 4 10~(a") = 4xlo~t;, si scrive

(3.47)

Perciò, effettuando la sostituzione


xlog a
4
y = - -- ._ +oo per x -t +oo,
a
3.6 Infiniti, infinitesimi e confronti 105
---------------------~---------------
si conclude che

~ = _a_ )a lim
-lim-···-:ix.·--( ~ a (3 .4l) O.
X->+oo aX lOg4a y->+oo ( 4Y)
(3.45). Si ottiene scambiando nella (3 .43) x con -x (ovvero, ricorrendo al cambia-
mento di variabile y = -x: y .- +oo per x - -oo).

(3 .44). Se b > 1, si pone x = bY, quindi y = Iogbx - +oo per x - +oo e

llo!~xla =. (~;~Y -t O per x .- +oo ({::} y -+ +oo)

dove abbiamo utilizzato il limite (3.43) con a := b/3 > l. Se O < b < 1 la dimostra-
zione è analoga: y: = logbx - -oo per x - +oo e, per la (3.45) con
a:= b-13 > 1,

llo!~xla = IYal (b-f3f-t O per x -t +oo (<*. y - -oo).

(3 .46) La sostituzione y := 1/ x - +oo per x - o+ riconduce il limite in esame al


limite (3.44).

Come annunciato, introduciamo una nomenclatura che formalizza concetti quali "f
va all'infinito più lentamente di g" o "f va a zero più velocemente di g". Date due
funzioni f e g, sia x 0 E IR* un punto di accumulazione per dom f n dom g.
(z) Se f e g sono entrambe infinite per x.-+ xo e

lim f(x) = O,
x--+xo g(x)
si dice chef è un infinito di ordine inferiore rispetto a g per x -+ xo o, equiva-
lentemente, che g è un infinito di ordine superiore rispetto a f per x - xo;
(ii) se f e g sono entrambe infinitesime per x - t xo (con g =I= O definitivamente per
x - xo) e

lim f(x) = O,
x--+xo g(x)
si dice che f è un infinitesimo di ordine superiore rispetto a g per x - xo o,
equivalentemente, che g è un infuùtesimo di ordine inferiore rispetto a / per
X - t Xo,

In entrambi i casi, se invece

lim f(x) = .e E IR\{O},


x-+xo g(x)
si dice chef e g sono infiniti dello stesso ordine oppure infinitesimi dello stesso or-
dine per x - t x 0 . Negli ~tri casi (ovvero se né f /g né g/f ammettono limite finito
per x - x 0 ) si dice chef e g sono non confrontabili per x - t xo .
Le (3.43)-(3.45) possono quindi essere riformulate come segue:

se a > l, ax è un infinito di ordine superiore rispetto


a qualsiasi potenza positiva di x per x - t +oo

e, per Qgni base b > O, b =f. 1,


106 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

logbx è un infinito di ordine inferiore rispetto


a qualsiasi potenza positiva dix per x - +oo;
inoltre

se a > I, a-x è un in.fuùtesimo di ordine superiore rispetto


a qualsiasi potenza positiva di 1/ x per x - +oo.

Per x - xt e per x - x 0 si danno definizioni analoghe: ad esempio, due funzioni


infinite f e g sono dello stesso ordine per x - xt se f(x)/g(x) - R. E IR \ {O} per
x-xt.

a) Per il limite notevole (3.38), la funzione f(x) = 1 - cos x è un infinitesimo di ordine su-
periore rispetto a g(x) = x per x - t O. In altre parole, 1 - cos x tende a zero "più velo-
cemente" dix per x --> O. Si noti che 1 - cos x e x 2 sono infinitesimi dello stesso ordine
per x --> O:
1
1 - cosx = x 2 (1 + o(l)) per x-+ O.
2
Tale notazione evidenzia particolannente bene questa proprietà.
b) Le funzionif(x) = lo&i(3x6 - 5x) e g(x) = .Yx + 1 sono infinite per x-+ +oo. Risulta

= lim lo~ (x (3 -
6
sx-5 ))
x-->+00 {/x(l + o(l))
lim lo~(x ) + log4 (3 + o(l))
6
=
x-->+oo x 118 (1 + o(l))

= lim 6Io~x + +
lim log4 (3 o( l )) =0
xl/8
x-->+oo x-+oo xl/8
e quindi/ è un infinito di or~e inferiore a g per x-+ +oo.
e) Le funzionif(x) = x(2 + sinx) e g(x) = x non sono confrontabili per x-+ +oo, perché
non esistono i limiti

= 1
lim f((x)) lim (2 + sinx)
= x-,+oo e lim g(x) lim
gX
x-->+oo x-•+oo f(x) x- •+oo 2 + sinx

Un errore piuttosto comune consiste nel pensare che, per una qualunque funzione f
infinita, log(J (x)) sia un infinito di ordine inferiore a qualsiasi potenza positiva di x
per x - +oo. Il prossimo esempio mostra che ciò è falso.

· ESEMPIO 3.28 , La funzione log7 ( 1 + 23x) è un infmito di ordine superiore a ..fi per x --> +oo. Infatti
1og7 ( 1 + 23x) = log7 23x + log7 ( i-3x + 1) = 3xlog7 2 + log7 ( 1 + o( 1))

e quindi

log7 ( 1 + 2 x)
3
( o(I))
lim ..fiX = x--++oo
lim 3vxlog72 + r.; = + oo.
x-->+oo y X

È importante osservare che in questo caso l'argomento del logaritmo non è una funzione po-
linomiale in x e quindi il limite considerato non è riconducibile al linùte notevole (3.44).

Concludiamo il paragrafo con alcuni esempi ulteriori.


3.6 Infiniti, infinitesimi e confronti 1'i)7

si noti che, essendo 3Y = 2Y 10gzJ per ogni y E IR,


X4 z+J;r = x4z++-;i-log1 3 = X4 z7{1og2 3+x).

Ponendo y = (log23 + x)/x 2 , si ha che y - + oo e 2>' __, +oo per x--, O. D'altra parte
x4 --, Oper x--, O e il linùte si presenta come fo1ma indetemrinata del tipo O· oo. È intuiti-
vo cercare di utilizzare la (3.43). A tale scopo si osservi che
2
x 4 = (log23 + x)2 /y2 = (log23 + o(l )) /y2 per x--, +oo. Da ciò segue che il li.mite vale
2 • 2Y
log,3 hm - 2
- y ..... +oo Y
= +oo.

Si vogliono disporre le seguenti funzioni in ordine di infinito crescente per x --, -oo:

~ . zFx, x2log2(x2), 1x1-2arctgx .

'"s i noti anzitutto che ciascm1a funzione è infinita per x --, -oo. Sulla base del
Teorema 3.27, possiam,o congetturare che l'ordine di infinito crescente sia il seguente:

~ . x2logi(x2), lxl-2ru:ctgX, 2Fx

(avere una prima ipotesi di lavoro aiuta perché minimizza le verifiche necessarie).
Cominciamo a dimostraJe che v'l + x4 è un infinito di ordine inferiore rispetto ax2Iog2 (x2)
per x - t -oo:

vf+x4 x 2 (1 + o(x)) = l + o(x) _


x 2 log2 (x 2 )
- x2Jogz (x2) log2(x2) 0 per x __, -oo.

Proseguiamo mostrando che x 2 Iog2 (x2) è un infinito di ordine inferiore 1ispetto a


lxl-2 ru:ctgx per x--, -oo: poichè 2 + 2arctgx--, 2 - 7f < O per x - t - oo, risulta
2 + 2arctgx < (2 - 7r)/2 definitivamente per x - t - oo. Quindi

O < x2log2(x2) = lxl2+2arctgxlog (x2) < lxl.lf!-log (x2)


lxr2arctgx 2 - 2

definitivamente per x--, - oo. Per il Teorema 3.27 la funzione a destra tende a zero per
x - -oo, perciò la tesi segue dal Teorema del confronto. Per dimostrare l'ultima relazione,
è sufficiente notare che arctgx 2:: - ?f e applicare ancora una volta il Teorema 3.27 e il
Teorema del confronto:
lxl- 2arctgx lxl11' ( JixÌ)211'
O < - - - - < - - =~-=--.-O per x--, -oo.
2Fx - 2Fx 2-vfxi

Deternùnare il limite delle seguenti successioni:


2"
a) nlOOOO; c) 2-n1og2 (n2 + 1);
l v'n+T
d) - -- log2 (n 2 + 3).
b) .r.::;
vn n

Detenninare i limiti delle seguenti funzioni:


a) x 2 3x per x - O;
b) x4x per x __, -oo;
108 Capitolo 3 Introduzione alle proprietà locali e al concetto di limite

#+I
d) ( 1 ) per x --+ -oc;
log3 x2
e) (x - l)log5 (x4 - 4x3 + 6x2 - 4x + 1) per x - 1;

h) X
4 -.1.x
2 perx - O.._·;

i) (x - 1)~ per x---+ I+;


(x3 +x2 loglox) sin3 ,
j) ( (x2 + 1) ( 1 - cos l~x) ) 2x per x---+ +oo.

Studiare il seguente limite al variare di a E R:


. arcsin(x 2 + x log2 x)
I1m .1. •
x_.o+ (5x - log2x)(xa + 3- •)

Disporre le seguenti funzioni in ordine di infinitesimo crescente per x ---+ +oo:


log2X
a) - -, 1 , x 102-x , sm
· ( x - 1).,
X X 1131og3X
1
b) v'x+1 - ..fi, --, 1- cos (x- 116 ).
log2x

Disporre le seguenti funzioni in ordine di infinito crescente per x -+ + oo:

a) x: '
log 10x
x3Jog2(3x - 1), xv'Iscos(+);
1
Successioni e serie

CaP.itali
I
e parabole
· Supponiamo cli depositare un cap.itale ç = i euro ,tenuto aggiungendo a po due triangoli più piccoli: jJ
nel nostro conto c0rrente, al tasso di interesse am1110 p1imo diveùioi OJ C 1 ~ B, l'altro di vert;iciB,. C2 e
non:iinà.le del 100% (magari ... ). Se'l'inter~sse 1ìon è A . Analogamente, al secondo @asso' si aggiungono
c0rnpostò', allo scadere dell'anne il capitale '.finale altri 4 tliangoli ancora P.iù picc@li e si,ottieùe.:U p(fli··
Cf sarà 1 + 1 = 2. Se. -1' interes~e è co;mposto, seme.: gono di veiu,ci O, (1/8, 1/ 64), G1, (3/8: 9/64), B,
stçalmente, allo scàaere dei sei mesi. C = 1 -Jr -h e (5/8,25/64), C2 , (7,./8,49/ 64;) e A. fu generale, al.
alfo scadere dell'anno passo n si c"Onsidera il poligono Pu che 'ha come vet-
ticii i punti ··

Gt 1 (I + -21) -21=' (1 +. -21) = 2.25 .


= l +-2 +
2

Rendiinenti 1rimestrali clanno C = 1 + 1/ 4 dopo 3


mes-i:,C = (1 + 1/ 4) 2 dopo 6 mesi, C .:_ (1 + 1/4) 3
d0p0 9 mesi e Ct = (1 + 1/4) = 2.44141 doJ)O l
4

anno. Più in gt,·nerale, se l'interesse è composte n


vol\e datante l'anno, Ct = (1 + 1/nt.
E inn:1itivo che Ct aumenta con l 'aumeatare del
numerò çii composizioni ~nrrue, n, ma che 51,rccede
se .l'inte:i:esse è co:rnposto "istantaneamente"'? Peu
saperlo dobbiamo passare a[ limite per n "-7 +00 1
cosa che :gare fu esaminata pex p1imo da Jacob
Bernoulli nel 1683. Il risultato, sappiamo oggi, è u11
valorefinito"'e'n:razionale ~ Cr, indicato con e:

e = lim ( 1 +--
1) "
11--,+oc 1't

= 2,71828182845904523536028747135662497 ...
~H ' iruz,io del capitolo ci 0ccupiamo del numero e,.
altre proprietà delle saecessioni, e successioni riwr- 4 2
sive. TI resto del capitolo è dedicato al concetto di
serie numerica, utHizzat-o per 1:a prima volta da
Archimede per affrontare la quadratuta della.para- Cerchiamo di capire quanto aumenti ad ogrni passo
bola. Torniamo quindi un'. altra volt,~ al metodo di l'area del poligone. 11 numern di ''nuovi" triangoli-
?
esaustione: data la parabola y = x-, calcoleremo Jta- ni che si aggiup.g011.o è 2n, e '\lil.semplice calcolo al-
rea del settore dr parabola OA seguendo l'idea di gebi:.ico mostra che l' area ttn di ciascun :,nuovo "
Archimede. triangolino è 1/ 8 deU 'area del precedente:
A1 passo zero consideriamo il triangolo po ~li ver-
1 1
tici O, Be A. Al primo passo consideriamo il penta-
gono P1 <li vertici O, Ci, B,C2 eA. Qmmdip1 è ot- an = -8 a11- l = -g?- an- 2 = ''. = -81n ao,
110 Capitolo 4 Successioni e serie

.. i .
~,Bereiò L'àrea ao sì éalcola facilmente e vale 1 18. Perciò
Sn 2.. aorea(IJn) = ao + 2 · a1 + ... + 2n a l'area del s.ett0re-di parabola 0 .1-). vale 1 /6 . ··
11
Cfuariamo l'i dea che abbiàmo 1:1s at0 , P·::.r somn1a-
;. ·i;e ù1finiti ·termini (le à.re~ di .t~itì: i _iriahgo1iJ abhìa':.
ll10 -p1inµ calcolato delle somme parzwti S n (le
somme fin0 al passo•nJ, e poi siam.0 pa.<,sJLt· a!. limifa
rispetto .al nw;nero di adctepéli. Quesf• idea. è 1a bas,e I
del concetto di serie numericq che svih1ppiam.0 nel-
.·. oo 1' •' li:isp 4 · . Ia seconda parte 'tfol capitolo.
ao Z

k=O
4
- 1,
<
:= ·
n-->+oo
·Sn ==-:;;- ao.
.J

4.1 Successioni a valori in ~


I primi tre paragrafi sono
indispensabili. La tratta- Ricordiamo che una successione a valori in IR è una funzione da N in IR, indicata con
zione delle serie (Para- {an}, L 'llllico pllllto di accumulazione per il suo dominio N è +oo, perciò si può so-
grafo 4.i e seguenti) è lo studiare il limite della successione per n ~ -H)o. Distinguiamo tre casi.
differibile finché non si
trattar:io: complementi
sulle serie numeriche (Ca-
pitolo 9), curve non retti- .Sia {~lnf an~ suecessitme·~·.v:aJ01i i.a ~-:
ficabili (Esempio 12.5),
metodo di Frobenius ed (t) &e lim. an = t- E IR, ]~ s'l.leees'-sione {4,,} .si dice eonverge._te;
• Il ·-'·l•lf'O
equazioni di Bessel (Para-
grafo H .5.4), funzioni (U) lim C;fo = +® 0ppu.re -oc, .4l suocessfomes i èlie.e o.ivergente;
se 11-.'f oo
olomorfe e t rasformate
P.ar,te V). Per alcuni detta- çii:i) se lim a,, n0n esistei,in W. la succ~sione.si, 4ice irregolal'e.
ll'-'>+oo
gli si ve.dano i singoli pa-
ragrafi. ·
Notazione. In questo capitolo, k, ne N indicheranno sempre numeri naturali.
Raccogliamo le principali propdetà di una successione a valori reali.
Limite e sucGessk>ni
PROPOSIZIONE 4.2
Sia {a,,} una successione a v.alori in R Allora:
1) fon an
r.i-->+oo
=f E ~# Ve > O 3 N E N tale che lan - .t'I < e Vn > N.
2a) lim a" = + oo ç::> V M E IR 3 N
11->· l·OO
E N tale che an > M V n > N.
2b) lim a,, = - ·oo {::} VM E IR 3 N E N tale che·a11 < M V n > N.
n - H ·oo
3) Permanenza del segno. Se a,, --> f, > Oallora a,, > Odefinitivamente per 1:1. -t + oo.
4) Una successione convergente è limitata.
5) Confronto. Se a,1--> f , Cn --> f_ e a,, ~ bn ~ Cn definitivamente per n - t + oo, allora
b,,-+ i per n -+ + oo.
·6j Successioni (definitivamente) monotone. {a,,} è definitivamente crescente
(decrescen-te) se e solo se esiste n 0 E N tale che a,, $ (2:)tin+I per ogni n ~ no. {an}
è crescente (decrescente) se e solo se a,, ::; (~) an+i per ogni n E N.
. 7) Limiti di successioni definitivamente monotone. Una successione definitivamente
crescente (decrescente) {a11 } ammette limite R, E IR*'. Tale limi'te è finito se e solo se
{a11 } è anche limitata, altrimenti f = +oo (rispettivamente i. = -oo). Quindi:
7a) Una successione monotona e limitata è convergente.

(1), (2) e (6) son o rifo1mulazioni delle corrispondenti definizioni date per funzioni
4.1 Successioni a valori in R 1 11

generiche. (3), (5) e (7) sono riformulazioni dei corrispondenti 1isultati per limiti di
funzioni. Per provare (4), prendiamo e= 1 nella definizione di limite (vedi (1)): si
ottiene che esiste N E N tale che
lanl $Mo:= lii+ 1 Vn > N .
Posto

(si osservi che M 1 esiste, essendo il massimo di un sotto.i nsieme finito di IR), risulta
lanl $ M1 se O$ n $ N
e quindi
lanl $ M: = max{Mo, M1} Vn E N.
Si noti che non vale il viceversa di (3); per esempio 1/n > O per ogni n 2'. 1, mentre
ris1ùta lim __!_=O j, O. Non vale neppure il viceversa di (4), ovvero una successio-
n->+oo n
4
ne limitata n0n è necessa1iamente convergente; per esempio ta successione { ( -1 f}
è limitata e irregolare (si veda l'Esempio 3.20b).
Nella Proposizione 4.2 mancano enunciati corrispondenti al limite di funzione
composta. Vedremo nel Paragrafo 4 .3 come definire la composizione tra due succes-
sioni. Per ora occupiamoci della composizione di una successione con una funzione:

N 3 n
date { X x
1---+
1---+
an E
g(x) E IR
X } "d . R-- 1
, cons1 enamo ,~ 3 n 1---+
( ) ll"ll
g an E ""'·
3

Sia f un punto di accumulazione per X. Applicando il teorema del limite di funzione


composta (Teorema 3.22) con/: N - IR definita da/(n) = an, si ottiene che

lim
n .... +oo an = f. }
an =/= f Vn E N =} lim g(an) =k . (4 .1)
.
11mg (X ) = k n ...... +oo
X-+f.

Questa semplice osservazione consente di utilizzare i limiti ottenuti finora (e altri che
saranno ottenuti in seguito) per il calcolo dei limiti di successione.

verifichiamo che ESEMPIO 4.1

=O se -- l<r<l
lim
n-++oo
,n =l
= +oo
se
se
r =I
r>1 (4.2)
{ non esiste in IR* se r :5 -1.

Sappiamo (sì veda la (3.22)) che, per x - +oo, r-


O se r E (O, 1) e +oo se r > I. r-
Inoltre P = I e OX = O per ogni x > O. Utilizzando (4.1) con an = n-+ +oo, si ottiene
(4.2) per r 2:'.. O. Se r :5 -1, la non esistenza del limite è già stata discussa
nell'Esempio 3.8b e 3.8c. Infine, se r E (-1, O) allora -lrr :5 ,n :5 !rin e la conclusìbne
segue dal Teorema del confronto (punto 5 della Proposizione 4.2).

Per la (3.22) sappiamo che r -+ I per x-+ O per ogni r > O. Utilizzando (4.1) con ESEMPIO 4.2
a"= 1/n-+ Oper n-+ +oo, si ottiene:

v1,- = 1 per ogni r > O. ,


I lim
. 11-,+oo .
(4.3)
112 Capitolo 4 Successioni e serie

Si vuole determinare

n~roo n 4
( 3 sin
2
( 3~2 ) + cos ( ~2 ) - 1).

Sappiamo che sin x = x( 1 + o(l)) e 1 - cos x = x;


(1 + o(l)) per x --t O. Poiché le suc-
cessioni an = l/n 2 e an = l/(3n2 ) sono infinitesime per n --t +oo, utilizzando (4.1) si ot-
tiene

. ( 1) + (1)
3 sID 2
3
n2 -
n2 cos
3
1
1 = n 4 (I + o(l)) - n 4 (I+ o(l))
2
1 =- 6
1
n 4 (I+ o(l))

per n - +oo. Pertanto il limite esiste e vale - 1/6.

Procedendo come nell'Esempio 4.1, ovvero utilizzando (4.1) con an = n ~ +oo, i


limiti notevoli (3.43) e (3 .44) implicano che ·

na
lim -
n->+oo an
=O per ogni a E IR, a > I (4.4)

lim llogb nla =O per ogni a E IR, /3 > O, b > O, bi= 1 · (4.5)
n-++oo n /3

Inoltre non è difficile dimostrare che

O
lim an =O per.ogni a> O e limn!
-= (4.6)
n!
n->+oo nn
n .... +oo

dove n! è definito nell'Appendice l.B. Proviamo solo il primo limite nella (4.6). Si
noti che
a a a a
n! = T · 2 · 3 · .. · n
Fissato N E N tale ché a/m < 1/ 2 per ogni m > N, risulta

an
n!
= (!!_I .!!._2 . . . . . ~)
N
.( a
N +I
.
... n
. !!_) < N! aN (_!__)
2
n-N-+ O per n -+ +oo

e il risultato segue per confronto (punto 5 della Proposizione 4.2).


Quanto espresso dai limiti notevoli (4.4)-(4.6) può essere riassunto così: le se-
Gerai:chie·di infiniti guenti successioni sono disposte in ordine di infinito crescente per n-+ +oo:

j 1ogbn (b > 1), na (a> O), r1 (r > 1), n!, nn I·


Inoltre, osservando che yn = 2¼10&2n, dalla (4.5) segue che

lim
11--t-l-OO
v'n = 1

lfi:::13:tir4ttJINU (rnmostrare it secondo limite nena (4.6).


4.2 Il numero e 11 3

Determinare il limite delle seguenti successioni: ,------- tJJj:(@f'.U~ i t '


vn + log~ (14n5+ 3n2+ 1))
4
30 "

a) (3n + l )! ; d) (
4
sin ( :2 ) + ~3 ;
n." 2tog5 n
b)--· e)--;
(2n)!' n
7./n
f) n log3 n •

Disporre le seguenti successioni in ordine di infinitesimo crescente: ESERCIZIO 4.3 ·· .

I 1
a) (n + 1)2' e) (n!)!' n2n ·

1 1
b) (n!)2' -;n,

4.2 Il numero e
Oltre a 71", vi è un altro numero irrazionàle di particolare importanza: si tratta del nu-
mero e, la cui definizione si basa sul seguente risultato.

TEOREMA4.3

La successione

è strettamente crescente e limitata.

Dal Teorema 4.3 e · dal punto 7a della Proposizione 4.2 segue che la successione
(4.7) è convergente; il numero e è definito come il suo limite:

e:= lim,
j
1 -1.-
)Il . (4.~)
n-'4-Mo ( 11

'I l 4oge,x .prende il norne 'd.i logaritmo natunle di x e sì 1,1sano anche le n0taii01ti

j log x ·: =.log,.. .t I oppure I lux , = lo.ge x I per. x > O.

Si può dimostrare che e (j. Q, e che la sua rappresentazione decimale comincia così:
e= 2.7182818284 ...
Valgono inoltre le seguenti disuguaglianze che forniscono stime per difetto e per ec-
cesso di e:
114 Capitolo 4 Successioni e serie

1
( 1+-;;-
)n <e< (l +n1 )n+l Vn = 1, 2, .. . (4.9)

La prima segue ovviamente dalla monotonia stretta della successione, la seconda di-
suguaglianza è meno ovvia (per questa rimandiamo il lettore interessato alla dimo-
strazione del Teorema 4.3); si osservi però che (1 + 1/nt+ 1 = (1 + 1/nf ·
· (1 + 1/n) .- e per n - t +oo. Scegliendo per esempio n = 3 si ottiene la stima
2.3 <e< 3.2.
Le applicazioni del Teorema 4.3 riguardanti limiti notevoli saranno discusse in
modo approfondito nel Capitolo 5. Per il momento ci limitiamo a presentare alcune
prime conseguenze. Si ha anzitutto

log( 1 + ¾) = ¾ (1 + o(l)) per n .- +oo . (4.10)

Infatti, dalla (4.8) e dalla (4.1) si ottiene n log(l + 1/n) = log(l + 1/nr- 1 per
n .- +oo. Segue poi dalla (4.9) e dalla disuguaglianza di Bernoulli che
I 1
en = 1 + - (1 +o(l)) per n - +oo (4.11)
n
(si veda l'Esercizio 4.5). Un'ulteriore applicazione, di grande utilità per approssima-
re il valore di n! per grandi valori di n, è la formula di Stirling (di cui omettiamo la
dimostrazione):

In!= nne-nv'zm(l +o(l)) per n .- +oo I


ovvero, passando al logaritmo naturale,

log (n!) = n log n - n + ~ log n + log (V27r) + o(l) per n .- +oo.

ESERCIZIO 4.4 Detenninare il limite delle seguenti successioni:


l ) 3/cos{l/../n)-1)
e) ( 1 +- ;
n

nlog
2
(1 + !)
d) 1 1 .
eii- cos-
yn

ESERCIZIO 4.5 Dimostrare la (4.11) (si utilizzi la (4.9) e la disuguaglianza di Bernoulli (1.37) con
h = 1/n2).

4ii4it4E'4t•:!IMAW
- ---·----- - - - ·
Disporre 1e seguenti· success1oru
· · tn
· ord.me d.1 m
· finito crescente:

a)n 3 log(1+!), n 512 (e1/n_l), narctgn, n2 1og(2+n2 );

b) narctg{2n), yn(3 + cos n), n 3Iog ( 1+ !), yn log n;


4.3 Sottosuccessioni 115

lc-)_n_2-arc-tg_n_,_n_3_1-og_l_On_,_i_og_(_e_ l)_,_(_1_;_--~_)_11_2____________
(n-s)___ J
4.3 Sottosuccessioni
Sia {an} una successione; ne selezioniamo, in modo ar.bitrario, infuùti tennini con
cui costruiamo lUla nuova successione {bn} i cui termini si succedono nello stesso
ordine che avevano nella successione di partenza. Allora {bn} si dice sottosuccessio-
ne di {an}. In altre parole; una sottosuccessione di {an} è definita da infiniti (ma non
necessariamente tutti!) termini di {an} e l'ordine degli elementi non cambia. Più pre-
cisamente:

Sia a11 = (-It /(n + 1), n E N. Le successioni


!,·~ '... }
{ 1, ; ' (kn = 2n)

{-~,-!,-!, .. ,} (kn=2n+l)

. . d'1 {a11 }.
sono sottosuccess1oru = { l , - 21 , 31 , - 41 , 51 , - 61 , . . .} . Non e, una sottosuc-
.
cessione { 1, 1 , - 1 , - 1 , .. .} .
5 2 6

Nella Definizione 4.5, la sottosuccessione bn = akn si può interpretare come la com-


posizione delle due successioni n i---t kn e k .....+ ak. Questa osservazione (oppure,. di-
rettamente, la definizione di limite) conduce facilmente al seguente risultato:

Una successione ha limite i E; IR" se e solo se ogni sua so(tosuccessione ha limite i.

Il Teorema 4.6 si utilizza spesso per provare che una data successione è irregolare,
come mostra il prossimo esempio.

La successione a11 = co~ (1rn) è irregolare. Infatti la sottosuccessione b11 = cos (21rn) · ESEMPIO 4.5 .
(kn = 2n) è tale che bn = 1, mentre la sottosuccessione b~ = cos (21rn + 1r) (kn = 2n + 1)
è tale che b~ = -1.

li seguente risultato è di grande utilità.

Una successione limitata a valori in iR ha una sottosuccessione convergente.


11_6_ _ _ __ __ _ _C_a....._p_it_o_lo_4__
S_u_cc_e_s_s_io_n_i_e_s_e_r_ie_ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ _ ________

Abbiamo già visto che una successione limitata non è necessariamente convergente.
Per esempio, { (-1 t } = {1, - 1, 1, -- 1, 1, . . . } non ha limite; in questo caso è fad -
le estrarre una sottosuccessione convergente: { 1, I , I, ... } (kn = 2n) oppnre
{ -1, - 1, - 1, .. . } (kn = 2n + 1) sono convergenti e il limite è 1, rispettiva.men!e
- 1. Il Teorema 4. 7 affe1ma che è sempre possibile estrarre una sottosuccessione con-
vergente da una successione limitata.
Infatti, se consideriamo l'immagine della successione, essa sarà un insieme finito o
infinito. Nel primo caso è ovvio che almeno un valore è assunto infinite volte e questo
ci permette di estrarre una sottosuccessione costante. Nel secondo caso, poiché l 'im-
magine è un sottoinsieme limitato e infinito di IR, il teorema di Bolzano-Weierstrass
assicura l'esistenza di un punto di accumulazione per l'immagine della successione, e
come si può intuire, tale punto risulta essere il limite di una sottosuccessione.

Osservazione. Il Teorema 4.7 non vale in O (così come il teorema di Bolzano-


Weierstrass, su cui si basa): se prendiamo una successione di numeri razionali che
converge in IR a un numero inazionale f. E IR \ O, ogni sua sottosuccessione conver-
ge in~ a f., e quindi non converge in O.

4.4 Criterio di Cauchy


Il criterio di Cauchy è uti-
lizzat o nelle seguent i tji- Sia {an} una successione convergente a f. E R Per la disuguaglianza triangolare,
mostrazioni: criterio d i
cohvergenza assoluta lan - am I ::; lan - f I + li - am I per ogni n, m E R
per serie (Paragrafo
4.9.1, e 4.9.2), prodotto A llora, preso E> O, esiste NE N tale che
di Cauchy di due serie
(Par.agr.afo 4.1 1, da cui il lan - am I < E per ogni n, m E ~
testo non dipende), pro-
prietà di funzioni unifor- ovvero si può rendere la distanza tra due ternùni an e am di una successione conver-
mement e continue (Pa-
gente arbitrariamente piccola scegliendo n e m opportunamente grandi. Quindi una
ragrafo 6.6, da cui il t esto
non dipende) e teorema successione convergente è anche "fondamentale":
di Cauchy per EDO (Pa-
ragrafo 17.2.2).

Una successione {a1i} ,a va10ri reali si dice foJ1danre1Jta.le e di·Caucby se


per ogni e > 0 esiste NE 1\1 -tale e:ù e ja11 - a111 1 < ~ p.er ogni n, m ~ N . (4. L2)

Scegliendo nella definizione per esempio E = 1 e m = N , si ottiene facihnentè che


una successione fondamentale è limitata . (4.13)
Essendo limitata, per il Teorema 4.7 una successione di Cauchy ammette una sotto-
successione { akn} convergente a un limite f E ~ . Ma alla luce della definizione di
successione fondamentale,

lan - l i ::; lan - ak,. + Jakn -


J fl - O per n - +oo.
Abbian10 così ottenuto che una successione di Cauchy è convergente, ovvero vale
il seguente risultato,

Criterto di Cauchy
Una successione a valori rea.li è c0nvergente se e solo se ·è fonàalnentale.
4.5 Successioni ricorsive 11 7

Ancora una volta il risultato non vale in O: la successione { (1 + 1/nt } è fondamen-


tale in ~. essendo ivi convergente, quindi è fondamentale in Q; d'altra parte non è
convergente in O poichè e non è un numero razionale.
Si noti la differenza cruciale tra la definizione di successione convergente e quella
di successione fondamentale: nella definizone di successione fondamentale non inter-
viene il valore del limite. Quindi, per verificare che una successione sia fondamenta-
le non si deve conoscere a priori il valore f del suo limite. Questo fatto risulterà di
particolare importanza nello studio delle serie, per le quali, come vedremo in seguito,
è generalmente difficile individuare candidati per l'eventuale limite.

4.5 Succession i ricors ive


Il Paragrafo è opzionale
La banca ci presta ao euro con una spesa di gestione di 10 euro l'anno. Al tasso di in- (a·nche se nel seguito si
teresse fisso del 5%, quanto dovremo restituire tra n anni? Dopo un anno incontrano alcune suc-
cessioni ricorsive, per
a1 = ao + (5/lOO)ao + 10, dopo due anni a2 = a1 + (5/100)a 1 + 10, e così via: esempio la caratterizza-
zione delle somme par-
21 ziali di una seriè).
an+1 = an + 1O per n 2: O
20
{ ao dato.

Questo è uno tra i più semplici esempi di successione definita per ric01Tenza.

an. +1 =f(n) alf,, ... , ~1i ?k) pe.c-n ~ k


{ ao ••• ~ ak E IR dati.
1

Le successioni ricorsive possono assumere tutti i comp.ortamenti delle successioni de-


finite in precedenza c_ome funzioni da N irI ~: convergente, divergente, urngolare.
Ovviamente c'è una differenza cruciale: ltvàldre"a.e1tertnine n-esim<:> rr0n è definito A
bsplicitamente> ma dì.pende dai precedenti; 4uindi il col)lp.o rtamento di una suecessio-
~e 1icorsiva dipende ffeli valori .iniziali ,a 0> •• .;.1,. a1c

Sia
an+I = (an) 2 per n 2: O.
In questo caso si può ricavere esplicitamente an per induzione:
2 1
an+l = (an) 2 = ( (an - 1)2) = (an-1 )4 = ... = (ao )2•+
Pertanto

~
se laol < l
lim.
n-> •l·OC
{l/1 ={ se laol = l
+oo se laol > l.

Spesso non è possibile esplicitare an. In tal caso, oltre al principio di induzione, per
studiare il comportamento di una successione ricorsiva dovremo utilizzare altri stru-
menti introdotti in precedenza (confronto, monotonia, criterio di Cauchy). Ci sarà an-
che molto utile il seguente (immediato) criterio che seleziona i possibili valori del li-
mite della successione.
118 Capitolo 4 Successioni e serie

Sia {an} una successione ricorsiva. Se esiste lim an


n->+oo
=f E IR*, allora f = 11--1-00
lim
· n, an, . .. , a,,_k).
!(

Facciamo qualche esempio che illustra come procedere.

Al variare di b E IR+, determiniamo il comportamento della successione ricorsiva

a~+1 = 11'4,. per n E N


{ ao = b.

Applicando la Proposizione 4.11, se la successione converge a RE IR* deve essere

t= lim an = { i!e se f. E IR
n-->+oo 1 + an 1 se f = ±oo.
Poichè l'uguaglianza è vera se e solo se .e.=
O, se il limite 'tesiste deve valere O. Utilizzando
il principio di induzione, si vede subito che an > Oper ogni n: infatti ao = b > Oper ipote-
si, e se an > O allora an+I = an/(1 + an) >O.Da questo segue che la successione è decre-
scente: infatti
1
a11+1 - an = an ( - 1) = - a~ < O.
1 +an 1 +an
Siamo ora in grado di concludere: poiché { an} è decrescente e a tennini positivi,
O < an ~ b per ogni n; quindi { an} è convergente (punto 7a della Proposizione 4.2), e per
quanto sopra il limite deve essere O. Concludiamo che
lim an
n-++oo
=O per ogni b > O.

ESEMPIO 4 ;8 · · · 'All'inizio del XIlI secolo, Fibonacci introduce la seguente successione, che a lui deve il no-"
me:
La succressione
d·i Fft:mhac6l an+2 = an + an+I per n E N
(4.14)
{ ao = a1 = l.
Si tratta di uno dei primi tentativi di descrizione matematica di fenomeni biologici: la cresci-
ta di una popolazione di conigli a partire da una coppia. Indicando con n il nwnero di mesi
trascorsi e con an il numero di coppie, la struttura della successione si ottiene facilmente (lo
studente verifichi!) dalle due ipotesi seguenti: a) i conigli sono inunortali; b) ogni coppia di-
viene fertile dopo un mese e successivamente genera una coppia ogni mese. Ragionando co-
me nell'esempio precedente, si vede che
lim an = +oo.
n->+oo

Infatti, segue subito dalla Proposizione 4.11 che gli unici possibili valori del limite sono
O, + oo, - oo; utilizzando il Principio di induzione, si verifica facilmente che an > O per
ogni n; in particolare an+z - an+l = an > O, ovvero { an} è crescente, quindi ammette limi-
te: poiché an > O per ogni n, tale limite non può essere né O, né -oo. Pertanto an --t +oo
pern--t +oo.
~ ~

Sia la successione di Fibonacci sia quella, da essa ottenuta, definìta da

A n-- ~ (4.15)
an-1

hanno interessanti legami con la musica, la geometria, le arti figurative, l'architettura


e la teoria dei numeri. Ne indicheremo uno nel prossimo esempio.
4.6 Sommatorie 119

Consideiiamo la successione {An} definita dalla (4.15). Poiché ~ ~~1i ~~.(.. :·'11
a1
A 1 = - = 1,
ao
{An} è essa stessa tma successione ricorsiva:

Àn+I = 1 + ~n , n?. l
{
A 1 = 1.
Si verifica subito per induzione che A 11 ?: l per ogni n. Pertanto, se il limite f esiste, per la
Proposizione 4.11 ·

1 ::; f = { 1+ ~ se f E R e quindi f = A := 1 +2 VS .
1 se f = ±oo ,
Il numero A si chiama sezione aurea: se dividiamo un segmento AB in due segmenti AC e
CB tali che le corrispondenti hmghezze verifichino la relazione IABI/IACI = IACI/ICBI,
si ottiene IABI/ IACI = A. A e B
Verifichiamo che A è in effetti il limite della successione. Osserviamo anzitutto che Figura 4.1 Sezione au-
An > A => An+ 1 < A e An < A => A,i+J > A - IABI
rea di AB:-=-=
infatti, se per esempio An > A, allora (ricordando la definizione di A) IACI
1 +vs
1 1 l+A-A2 2
An+I -· A =1+ An -A < 1 +A - A= A = O.
Quindi {An} oscilla intomo ad A . Poiché A1 = 1 < A, ne deduciamo che A2k > A e
< A per ogni k?: 1. Verifichiamo adesso che queste due sottosuccessioni sono an-
A 2k - l
ch'esse ricorsive e inoltre monotone, rispettivamente decrescente e crescente: infatti, per
esempio,

I A2k A _ 1 + A2k-A~k
A2(k+I) -A2k = 1 + A2k+I -A2k =l+ l +A2k - 2k - l +A2k < o,
dove nell'ultima disuguaglianza abbiamo utilizzato il fatto che A 2k > A . Concludiamo: la
successione {A 2k} è decrescente e limitata inferiormente (da A), quindi converge.
Essendo ricorsiva, possiamo utilizzare ancora la Proposizione 4.11, da cui segue subito
che il limite deve valere A. Per le stesse ragioni A2k-l ---+ A, e pertanto tutta la successio-
ne converge ad A.

Deten:ninare il comportamento (e, se esiste, il limite) delle seguenti successioni ricorsive:

n+1
a) an+I = 1 - an, ao E R; d) an+I = --2-an,
n+
ao E R;
b) an+I = max{ l ,an}, Ilo E R;
e) an+I = sin (an ), ao E R; e) an+I = Jll + ani, ao E R+.

4.6 Sommatorie
Il paragrafo è differibile
Dati no, n1 E "ll. con no ~ n1, e an0 , an0 +1, .. ., an1 E lll, si pone finché non si trattano le
serie e i polinomi dì
n1 Taylor.
L ak =ano+ ano+ I + ... +ani. (4.16)
k= no
120 Capitolo 4 Successioni e serie

n1
Se no -: n1 , allora :E ak = ano· Il simbolo a sinistra nella (4.16) è detto sommato-
k=no
ria. Per esempio
4
I: 2k = 1 + 2 + 4 + s + 16
/ç:0

-s I 1 1 1
I:-=------.
k+1
k=- 10 9 8 7
(4.17)

L'indice k assume tutti i valori interi compresi tra no e n 1 e ovviamente (4.16) non
dipende dall'indice k ma solo dai valori iniziale e finale che esso assume:

(4.18)

Utilizzeremo spesso i "cambiamenti di indice": per esempio, ponendo j = k + IO


(ovvero k = j - 10), la (4.17) si riscrive come

1
ì: --
-8
=ì:-.1_(4.I8}ì:--·
1 2 2

k=- lO k+1 j=O J- 9 k=O k- 9

Come lo studente ricqrda,


Pro~ressior:,e
"9e0metrJca 1 - ,2 = (1 - r)(l + r), 1 - r3 = (1 - r)(l + r + r2), rER
Più in generale, si ha:
n li'. -- } - ,n+I
L r·
/ç::Q
1- r '
r E~\ {l}. (4.19)

La sommatoria a sinistra nella (4.19) si chiama progressione geometrica di ragione


r. Per verificare (4.19), basta applicare la proprietà distributiva ed effettuare un cam-
bio di indice:

n
= 1 + I)r" - r") - ,.n+l =1- ,n+I.
/ç:}

Con lo stesso tipo di ragionamento possiamo mostrare che

I: -1- -
n (
k- 1
k= 2
I)
k
I
=1--.
n
(4.20)

Infatti
1
n ( 1) 1 1 1 1 1 n n n-l n
ì: - --
k- I
k=2 k
=ì:--L-=I:--I:-=1--.
k- l k k k n k=2 k=2 k= 1 k=2
4.7 Serie numeriche: definizione e proprietà elementari 121

- - - - - - - - - - -- -·--···- ··---·- -- -- - - - - - - - -
Utilizzare la formula (4.19) per dimostrare che
Vao, r E IR, r i= I e Vn, no E 2, n ~ n0

si ha
n r, ao,no -· aor"+ 1
I:
k=no
a0 r - = - - - --
I-r
.

Si veda la guida a ll'ini zio


4.7 Serie numeriche: de l cap itolo .
definizione e proprietà elementari
Una serie numerica è la somma formale degli elementi di una successione numerica
{akhE N· Per indicare una serie si usano le notazioni

00

ao + a1 + a2 + · · · oppure L ak
k=O

e ak prendono il nome di termini della serie.


Il metodo che seguiamo per dare rigore matematico alla somma formale è intuiti~
vo: a pa1tire dalla successione {ak}, costruiamo un'altra successione sommando i pri-
nù n termini di {ak} . I numeri

n
Sn = L
k=O
a1c = ao + a1 + · · · + an per ogni n E N (4.2 1)

00

sono detti somme parziali o somme ridotte della serie I:::; ak. Si noti che, data {ak},
{sn} può essere definita in modo ricorsivo come k=O

sn = sn-1 + an per n 2:: 1 (4.22)


{ so= ao.

Il comportamento della serie è determinato dall'andamento della successione {sn}.

•. cò
Sfa {;ai} l<> E~ ima s1:1ctessione a val0Jti in !R. Si diée che la se·rie I: Ok è (~eniplicennmte)
k=O
C()nvergente se è convergente la.sn-ccessìone"{s,,} delle S'onl'me 1tai;ziali definiJa in (i4.2.1,). ln
tal casp H lintite,s cli {sn} si dise somma dcfla sede( ·
n
s : lim Sn :::, Um ~ ak
= n""'ltoc 11-+oo•D
k=O
esi serive

oc
Si d1oe che:la sel'ie Z a,. è dive:rgenfe (irt.egolare) se;è taJe ~a sucoessiune de.J.le sue som-
m.é pAT'tiaJ1i.,( n }'. k,ò,Q .
122 Capitolo 4 Successioni e serie

In aìtre parole, si dice che:


convergente se lim Sn =SE IR
n-++oo
00 divergente a +oo se lim Sn = +oo
il comportamento di I: ak è
divergente a -(X) se
n-++oo
lim Sn = - oo
k=O n-++oo
irregolare se lim Sn non esiste.
n-++oo

00

Osservazione. Il simbolo I: ak viene usato sia per indicare la serie stessa, cioè la
k=O
somma formale, sia per indicare la somma della serie nel caso in cui questa conver-
ga. Se la serie diverge si scrive anche
00

Lak= +oo (oppure- oo) .


k=O

Il problema centrale nella teoria delle serie è che raramente si può detenninare una
formula esplicita per la somma parziale sn, quindi non è possibile in generale applica-
re direttamente la teoria presentata nei paragrafi precedenti per studiare la successio-
ne {sn} , Occòrre perciò sviluppare criteri di convergenza ed eventuali metodi di ap-
prossimazione della somma.
Cominciamo con una condizione necessaria per la convergenza di una serie.
Condizione
necessaria
TEOREMA 4.13
Sia {aie} una successione reale. Allora

è convergente => lirn


k -.+oo
afi =O. (4.23)

..Dimostrazione

Essendo la serie convergente con somma s E IR, per definizione la successione del-
le somme ridotte converge a s: sn - s E IR per n---+ +oo. Ricordando la (4.22), si
ha an = Sn - Sn-1 per ogni n > O, e quindi

. lim an= lim (sn-Sn-1 )=s-s= O.


n-++oo n->+oo

La doppia implicazione nella (4.23) è falsa:

• t' •

00

lim
k-++oo
ak = O :fo ""°'
L..J
ak è 9onvergente
k=O

Per esempio, i tennini della serie I:


k=I vk
~ tendono a zero per k .- +oo, mentre
00 1
I: vk = +oo.
k=I
17..
4.7 Serie numeriche: definizione e proprietà elementari 123

Infatti
1 1 1 ti
Sn = L n

k= l vk
r,: = l + ;;:; + ... + r 2': -r = vii - +oo per n - +oo.
v2 vn vn
n addendi

Quindi la condizione lim ak = O è necessaria ma non sufficiente per la convergen-


za di una serie. k-++oo
00 00

Sia I: a1c una serie. Fissato n0 E N, consideriamo la serie I: a1c, anche detta
k =O
una coda della selie. Le rispettive somme parziali, s11 es~, sono collegate dalla rela-
k""no+ l
[ Cod~a, errore
....__--"-___,,
j
zione
n n
s~ = L a1c = I:=a1c - (ao + ... + an0 ) = s,, - s110 per ogni n > no. (4.24)
k=no+ l k=O

Poiché s110 non dipende da n, le proprietà elementari dei limiti implicano che
00 00

L ak e L a1c hanno lo stesso comportamento per ogni no E N . (4.25)


k=O k=no+I

Quindi i primi no termini sono rilevanti per il valore della somma s (se essa esiste fi-
nita), ma sono ininfluenti rispetto al comportamento della serie, che è detenninato
dalla coda. Se la serie è convergente ad s, passando al limite per n - +oo nella
(4.24) si ottiene

f
k= no+I
ak = (f a1c) -
k=O
Sn 0 =S - Sn0 • (4.26)

Per la (4.26), ciascuna coda della serie può essere interpretata come l'errore che si
conunette approssimando la somma s con la somma parziale Sno· Poiché il valore no
nella (4.26) è arbitrario, passando al limite per n 0 - +oo risulta

00 00

L a1c è convergente =} L a1c -+ O per no - +oo (4.27)


k=O k =no+I

Dalle proprietà elementari dei limiti segue inunediatamente che per ogni À 1, À2 ~ ~

f
k=O
a1c e f
k=O
b1c convergenti =} f
k=O
(À 1a1c + À2 b1c) convergente (4.28) ( l.:inearìtà cl,i Z J
e in tal caso le somme delle serie verificano la relazione
00 00 00

L)À1a1c + À2bk) = À1 L a1c + Àz L bk. (4.29)


k=O k=O k=O

Inoltre, le seguenti proprietà seguono immediatamente dall'aritmetica parziale di~"':


00 00 00

L ak = +oo
k=l
=} I)-a1c)
k=I
= -oo e LÀ ·a1c = +oo
k=I
\;/,\> O, (4 .30)

00 00 00

Lak = +oo
k=I
e Lbk= s# -oo
k ,~ 1
=} ~ (a1c + bk)
k=I
= +oo. (4.3 1)
124 Capitolo 4 Successioni e serie

La definizione di prodotto di due serie è più delicata; rimandiamo il lettore interes-


sato al Paragrafo 4.11).
In alcuni casi eccezionali si possono determinare esplicitamente le somme parziali
e, di conseguenza, la somma.

La serie di Mengoli è convergente e la sua somma vale 1:


CX) 1
I::
k=2
k(k- 1) = 1. (4.32)

Osserviamo che

Abbiamo calcolato questa sommatoria nel Paragrafo 4.6 (si veda la (4.20)), ottenendo
1
Sn = 1--,
n
da cui segue la (4.32) passando al limite n -t oo.

Concludiamo il paragrafo con un esempio di serie di notevole importanza nelle appli-


e Serie g:ometr icra j cazioni, le cui somme parziali sono esplicitamente calcolabili.

'00

I:1~= 1 + r 1·r2'+ ...


k=O

TEOREMA 4.15
La ~erie geomettica di ragione r è
(i) conve,gente se - 1 < r < 1 e
00 l
~r'< = l - .r.
(i-i) divergente se r ~ l e
00

I>"·=+oo
k=O
se r ~ l;

{iii) irregolare se r ~ - 1.

Il Teorema 4.15 segue immediatamente dallc1: formula (4.19):

Sn = I>·k =l -1- --r-


k=O
n ,n+J
se r =/:- l

(ovviamente Sn = n + 1 se r = 1). Si noti che dal Teorema 4.15 (i) segue anche la
seguente formula:

'ç' k _
~ar·---
al'0
se - 1 < r < l per ogni a E~, ko E N . (4.34)
k=ko 1- r
------- - -------------------~.__ _ ___ ___ ___1.?5
4.8 Serie numeriche a termini positivi

Infatti, per ogni n ~ ko si ha


n
L ark = a(rko + rko+I + ... + rn) = a/o (l + r + ... + yno-ko)
k=ko
n-ko l
= arko L /...,
k=O
arko__
l-r
per n .- oo.

4.8 Serie numeriche a t ermini positivi


00
Una serie E ak si dice a termini positivi se ak ~ Oper ogni k E N. Più in generale,
k=O
·s i parla di serie a termini definitivamente positivi se ak ~ O definitivamente per
k-+ +oo. Per la (4.25), queste due nozioni sono del tutto equivalenti rispetto al com-
portamento di una serie. Osserviamo che, se la serie è a tennini (definitivamente) po-
sitivi, allora la successione delle somme parziali è (defmitivamente) crescente:
Sn+I = Sn + an+l ~ Sn (definitivamente per ri .- +oo).
Quindi (per il punto 7 della Proposizione 4.2) la successione {sn} ammette limite s,
ed s > ~oo. Perciò:

· TEOREMA 4.16
Sia ak ~ Qdefinitivamente per k ...,.... +00. Allora

è convergente oppure 'Ì : ak è 'divergente a + oo.


k'= l

La serie armonica . ESEMPIO 4.11 ·


00

L k1 = 1 + 21 + 31 + . ..
k=I
è divergente a +oo.

Per il Teorema precedente, basta dimostrare che non è convergente. Supponiamo per assur-
do che lo sia. Allora, ricordando le (4.25) e (4.27), tutte le code sono convergenti e risulta
00 1
L
k=no + I
k - O per n - +oo .

D'altra parte
00 2
1 no 1 1 1 1 1 1 1
L k> L
k===no+l k=no+I
k- no + l + ... + 2no > 2no + ... + 2no =no · 2no =2
no addendi n0 volte

(nella prima disuguaglianza abbiamo usato il fatto che tutti gli addendi sono positivi). Le
due fonnule sono incompatibili, quindi la serie non converge. ·

Nel seguito del paragrafo illustreremo alcuni criteri che permettono di stabilire il
comportamento di serie a termini (definitivamente) positivi. V aie la pena osservare
che, per le (4.28)-(4.31 ), tali criteri sono applicabili anche a serie a termini definitiva~
00
mente negativi. Per esempio, la serie I: jk è divergente a -oo:
k=l
126 Capitolo 4 Successioni e serie

3 3(I:-1) =-oo.
00

I:-=--
k=I -2k 2
00

k=l k

4.8.1 Criterio del confronto

Criterio czlel c<:>nfronto


Siano {ak} e {bk} due successioni reali tali che
definitivamente per k - +oo . (4.35)

Allora
00 00

I:bk
k=O
è convergente =:,. I:; ak
k=O
è convergente
00 00

Lak_=+oc=:,.- L bk = +oc.
k=O k=O
00 00

Se O:;:; ak S bkper ogni k E N, allor a Lak :; L bk,


k= O k=O

Ovviamente basta considerare il caso O ~ ak ~ bk per ogni k E N. Per il teorema


precedente le due tesi sono equivalenti, quindi dimostiiamo solo la prima.
(X)

Supponiamo perciò che la serie I: bk sia convergente. Per il teorema precedente la


k=O
successione delle sue somme parziali è limitata, quindi lo sarà anche la successione
delle somme parziali corrispondenti a ak. Applicando un'altra volta il
00
Teorema 4.16 risulta convergente anche I: ak.
k=O
ESEMPIO 4.12 ' k ~
Consideriamo la serie f
k=]
bk con b > O. Si tratta ovviamente di una serie a termini positivi.

Verifichiamo anzitutto la condizione necessaria (4.26):

bk
lim -k
k- +oo
= O se e solo se O < b ~ 1.
Perciò la seiie è divergente se b > 1. Se b = l ritroviamo la serie armonica, che sappiamo
essere divergente. Nel caso O < b < 1 è naturale utilizzare quale serie di confronto quella
geometrica di ragione b, che converge quando O < b < 1: bk/ k S: bk per k 2: 1. Possiamo
allora concludere, per il Teorema 4.17, che la serie è convergente se O < b < l.
" .

ESEMPI0.4:13 , . · 00

La serie armonica generalizzata I: i<> ha il seguente comportamento:


Serie armo11iea k= I
generafi2:zata
~ 1 { diverge per ogni a$ 1
t:J k a converge per ogni a> 1
(4.36)

Si tratta ovviamente di una serie a termini positivi. Se a $ O, la divergenza segue immedia-


tamente dalla condizione necessaria (4.23). Se O < a S 1, la divergenza segue dal confron-
to con la serie annoni ca: infatti 1<.- 0 = k - 1 k 1·-a 2: k- 1 per k 2: 1. Se a = 2, la convergenza
4.8 Serie numeriche a termini positivi 127

segue dal confronto con la se1ie di Mengoli (4.32): infatti 1/k2 ::; 1/(k(k- 1)) per ogni
/e 2:: 2. Inoltre, poichè 1/ k,e, ::; 1/ k 2 per ogni k. 2:: 1 e a > 2, per confronto si ottiene la
(4.36) per ogni o: 2:: 2. Resta da considerare il caso in cui 1 < a < 2, per la cui verifica si
può utilizzare sia il criterio della condensazione che il criterio integrale: si rimanda perciò
il lettore al paragrafo seguente (Esempio 4.16) o al Paragrafo 9.1 (Esempio 9.1).
Anticipiamo anche che con questi due strumenti si deduce il comportamento delle seguenti
serie:

~ 1 { diverge per ogni f3 ::; 1


f=: klogf3k converge per ogni f3 > I
{4.37)

(si veda l'Esempio 4.17 o l'Esempio 9.1). Tale risultato precisa e generalizza la (4.36) nel
caso ''critico" a= 1.

Cons1·denamo
· · ~
1a sene 2 - 5 s·
L...., kk . 1 noti· che
2
k=O +1
5
2k - 5 2
ak: = k2 + 1 l-2[ =!(I +o{l)) per k-. +oo.
k
I +F
Da ciò si deduce non solo che ak -. Oper k -. + oo, e quindi la condizione necessaria per
la convergenza è verificata, ma anche che i tennini della serie hanno un comportamento
confrontabile con quello dei termini della serie annonica:
1
ak >k > O definitivamente per k - oo

(2 + o (l) > 1 definitivamente per k-+ oo!). Quindi, per il teorema del confronto, la serie
in esame diverge.

Il ragionamento usato nell'esempio precedente può essere facihnente generalizzato e


conduce alla seguente riformulazione del criterio del confronto:

TEOREMA 4.18 C~iterfo del e::onfronto asmtQ'tico


Stanò ak 2: Oe bk 2:. O definitivamente per, k - +oo. Se
a.k = bk( l + o(l )) per k - + oo,
00 00
allora le serie ,I: ak e .L bk hanno lo stesso comportamento.
k= \ k= i

Per ogni a E IR si vuole determinare il comportamento della seguente serie: ESEMPIO 4.15· ' ;

00 k.° + k8 - 0<
I:
k=I
3k6 - 2 sin k ·

La serie è a termini positivi. Per k - +oo, si ha


l<°(l +o(l)) se a> 4
6 6 8
3k -2sink=3k (1+o(l)) e k°'+k -°' = 2k 4
sea=4
{
k8-o-(l + o(l)) se a< 4.
Quindi
_31 . ,. .1.• . (1 +o(l)) se a> 4
k°' + k 8 -o - 2 \
se a=4 per k --+ +oo.
3k6 2 sin k - T .V
-
{
+· 1
k<' _ 2 • ( l + o( 1)) se a< 4
128 Capitolo 4 Successioni e serie

Nelle espressioni a destra compaiono i termini di serie armoniche generalizzate, di cui per la
(4.36) è noto il comportamento. Pertanto, dal ciiterio del confronto asintotico segue che la
serie in esame è convergente se 3 < a < 5 e divergente a +oo altrimenti.

Studiare la convergenza delle seguenti serie numeriche:


00 1 00 Sk2 - 1 1
a) L f. 2 k_j_3 I; d) L k3 + 1 tg -k;
k-=O ( + + k=l

b) f 1 ; e) I: log(k+l)-logk.
. k= O Vk2 + 3k -f- 7 k=l V4k2 + 3 '
O<.' I 00 (k2 +1)ef - k2
e) I: sin2 - ;
k=I k
t) L
k=l
.Ji+k .
k- 1+k

Studiare al variare di b E IR la convergenza delle seguenti serie:


oo !be+ - 2!
a) I:------'-;
k=I k.
(b+ 3)2k
b)
00

E k2 + 11 ;
d) I: (log(l + _b
k=l
2) - log //2 )-;:r.

Studiare al variare di a E R la convergenza delle serie seguenti:


oo k+l b) f .Jk4+k+l-k
2

a) J; ~k0 + k + I; k =Z log2a+3 k

4.8.2 Criterio della condensazione


Il criterio della c<:5ndensa-
zione è opzion-ale se non
si intende dimostrare la
Per trattare il caso I: L con 1 < a < 2, non contemplato negli esempi precedenti,
k=I x.-
convergenza delle serie _cominciamo con il considerare una successione {ak} decrescente e a termini non ne-
armoniche 9 enerati22ate gativi:
con esponente a, E (1,2)
oppure se si intende di-
mostrarl.a con il criterio
n
integrale (Par.agrafo 9.1).
Si noti che le somme parziali associate, sn = I: ak verificano le seguenti disugua-
glianze: k=t

St = a1,
s3 = a1 + (a2 + a3) :5 a1 + 2a2,
s7 = a1 + (a2 + a3) + (a4 + as + a6 + a1) :5 a1 + ~a2 + 4a4,
S1s = a1 + (a2 + a3 ) + (a4 + as + a6 + a1 )+
+ (as + a9 + a10 + a11 + a12 + a13 + a14 + a1s) :5 a1 + 2a2 + 4a4 + 8as,
ecc.
Questo suggerisce di costruire come serie di confronto quella che ha come somme
parziali So= a1, S1 = a1 + 2a2, S2 = a1 + 2a2 + 4a4, S3 = a1 + 2a2 + 4a4 + 8ag
e, in generale,
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _4_.8_S_e_rl_e_n_u_m_e_r_ic_h_e_a_te_r_m_i_n_i~po_si_ti_vi_ _ _ _ _ _ _ _129

n
Sn: = a1 + 2a2 + 4a4 + ... + 2na2 = 11 L2ka2k per n E N.
k=O
Chiaramente
S211 -1 S Sn-1 per n ~ 1,
00
perciò, se la serie ì:= 2ka2 k è convergente, la successione {s 2,. _ 1 } è limitata. Per la
k=O
monoto1ùa di {sn} sarà limitata anche {sn}, quindi, trattandosi di una serie a tennini
00 '
non negativi, I: ak è convergente. E altrettanto facile dimostrare, utilizzando la mo-
k= I
notonia dian, che

00 00
ovvero la convergenza di E
ak implica quella di I: 2" a2k. Più in generale vale il se-
guente crite1io: k=I k=O

,,..TEOREMA 4:1,9 : ' : Cr1terio di conde.n~azione


Sia {a.d.1c=i,i,.v una successione a termini definitivamente.non negativi e definitiva-men~
te decrescente per k -+ +oo:
a no ?: a110+1 ?: lln 0 +2 ?: ... ?: O.
00 00

Allora 2J ak converge se esplose converge B 2ka2 1;. .

k=l k=O

A prima vista il criterio della condensazione potrebbe sembrare piuttosto artificiale,


ma i seguenti due esempi mettono in chiara evidenza la sua efficacia.

"Riprendiamo in esame la serie armonica generalizzata. Se ak = k-a (a > O), si trova ESEMPIO 4.16 · _;.

cioè la seiie geometrica di ragione 2 1- 0 • Sappiamo (si veda il Teorema 4.15) che quest'ulti-
ma converge se e solo se 1 - a < O. Ritroviamo perciò la (4.36), e stavolta la conclusione
include il caso 1 < a < 2.
~ ~

Applichiamo il criterio della condensazione alla serie


1
I :klog/J
- -k
00
(/3>0).
k+2

Siha
2" l
8· 8
00 00

2" Iog8 (2") = k/3 log.B 2


che, per la (4.36), è convergente se e solo se /3 > 1. Dunque abbiamo verificato la (4.37).
130 Capitolo 4 Successioni e serie

4.8.3 Criterio del rapporto, criterio della radice


Presentiamo due criteri che risultano piuttosto utili nel caso di serie i cui termini con-
tengano funzioni esponenziali o fattoriali.

'Critèrio del rapp·orto


Sia {ak} una successione reale tale che ak > Odefinitivamente per k -+ +oo.
(i) Se esister E (0,1) tale che

definitivamente per k -> + oo,


00
allora la serie E ak converge.
k=O

(it) Se
llk+ 1 >l definitivamente per k -+ +oo,
llk -
' 00
allora E ak =- +oo.
k=O

._D_i_mos~r_a_z_iò'rié
(i) Se
ak+l <
-
r Vk > k
- o
ak

allora ak ~ ak- l r ~ ak- 2r 2 ~ . .. ~ ak0 rk-kQ; quindi, per il teorema del con-
oo
fronto e per la convergenza della serie geometrica I: ak0 rk-ko se O < r < 1,
00 k=~
la serie I: ak converge.
k=O
(ii) In questo caso, defuùtivamente per k .- +oo, si ha che ak+ 1 2:: ak, ovvero la
successione {ak} è crescente; perciò {ak} non può tendere a zero e la condizio-
ne necessaria (4.26) implica che la serie diverge a +oo.

Segue facihnente dal criterio del rapporto che

. ak+ l 'ç"' { converge se f < l


se hm - - = <-,
O
allora L- ak (4.38)
k-++oo ak k=O non converge se f > 1.

Se i! = 1 non si può concludere niente; per esempio, se ak = 1/ kcr, allora f = 1 per


00 1
ogni a > O, ma I: ko: converge se e solo se a > 1.
k=I

ESEMPIO 4.18 La serie


1
L-00

/~!
k=O
converge.

Infatti, posto ak = 1/ k! risulta


ak+I le! 1
-
ak
-=
(k + l)!
. =--
k+1
-o per k - +oo
4.8 Serie numeriche a termini positivi 131

quindi il risultato segue dal Teorema 4.20 (i) (ovvero dalla (4.38)). Sarebbe anche stato pos-
sibile fare il confronto con la serie geometrica di ragione r < 1 (per il limite notevole (4.6))

oppure con la serie E 1


k(k _ l) (si veda la (4.32)).

La serie
00
k!
I:
k=I
F è convergente.

Infatti, posto ak = k!k-k, risulta


ak+ I (k + l)!(k + 1rk-l (k + l)(k + 1)-k-l
--=-----=---=----,----
ak k!k-k k-k

=( k; )-k= ( + ~ )-k- : <


1
1 1 per k
-t +oo,

quindi la convergenza segue dal criterio del rapporto.

Crìterio d~Ua radice


Sia {ak} una successione a termini definitivamente non. negativi per k ~ +oo.
(i) Se esiste r E (0,1) tale eh~
(!ak :S r definitiv.anzente per k -t +oo
00
la se>·ie I: ak è convergente.
k=O
(ii) Se
Vai ~ 1 per infiniti val0ri di k
00
allora Z a k = +oo.
k=O

La disuguaglianza ..!fai::; r implica che ak::; rk, quindi la (i) segue dal confronto
con la serie geometrica. Per quanto riguarda la (ii), osserviamo che se {/iik ~ 1 an-
che ak ~ 1~ quindi ak non tende a zero per k--+ +oo.

Un'osservazione del tutto analoga alla (4.38) può essere ripetuta per il criterio della
radice:

'ç"' { converge se f. < 1


= f.,
se lim
k-++oo ~ k ak allora ~ ak
k=O non converge se f. > 1.
(4.39)

La serie ESEMPIO 4.20 .'. ·' ·

~
oo ( .
3ksm 4k
1 )k
è convergente. Poiché è a termini positivi, si può utilizzare il criterio della radice: si ha
132 Capitolo 4 Successioni e seri.~

k~Too V(3ksm }k) = k~Too3ksm


' k
4~ = k~Too3k· 4~ (l+o(l )) = ! J
<,_ 1__ _

e la conclusione segue dalla (4.39).

Dire quali delle seguenti serie numeriche sono convergenti:


oc k! k 24k
E kk=-i°; E
00

a) d) 2k + 5k;

. ~ é e) ~ (2k)! .
b) k~ Id; /~o 2k..fk
2
2k +2)
c) .,E
CXI ( 2
3k log 2k2 +I
k
;

4.9 Serie a termini di segno variabile


Nel paragrafo precedente abbiamo stabilito vari criteri per la convergenza di serie a
termini non negativi, che permettono ovviamente di trattare anche quelli a temlini
non positivi (la caratteristica importante è che i termini siano di segno cç,stante). Qui
ci si occupa invece del caso generale, in cui la situazione è più complicata.

4.9.1 C.onvergenza assoluta •. criterio di convergenza


assoluta, criterio di Cauchy
Il prossimo teorema, basato sul concetto di convergenza assoluta, mostra che talvol-
ta (ma, come vedremo di seguito, non sempre!) è possibile ricondursi .allo studio di
una serie a termini non negativi.

00 00
La serie E '{Lt si dice. assolu.tamènfe,c.<mverg~nfe se ~ lakl è (setnl!)liceuiente) conveJ1gen-
~ bo IO

TEO_REMA 4.23 Criterio di convér enza assolata


00
Se ~ ak è assolutamente convergente, allorq è anche semplicemente convergente eri-
~- o
SLtlta

(4.40)

La dimostrazione del Teorema 4.23 si basa sul criterio di Cauchy per le serie: illu-
streremo entrambi al tennine del paragrafo, concentrandoci prima su esempi e appli-
cazioni. Il Teorema 4.23 afferma che

convergenza assoluta ~ convergenza semplice


_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _4_._9_S_e_r~ie_a_te~r_m_i_n_i_d_is_e_g~n_o_v_a_r_ia_b_il_e_ _ _ _ _ _ _ _ _
1~!

Per o: > O, studiamo la convergenza assoluta della serie


00
(- .1l+1 1 1 1 1 1
L
k=I
k0 =1 20: + 3° 4° + 5a 60' + ·· · (4.41)

La convergenza assoluta di questa seiie equivale alla convergenza semplice della serie
00

L ,ca1
k=l
1 1
1 + 2a 1- 3a + 40: +
1 1
50: +
1
60' + .. ·
che, per la (4.36), è convergente se e solo se o:> 1. Quindi la serie (4.41) è assolutamente
convergente se e solo se a> 1 e, per il Teorema 4.23, semplicemente convergente se
a> 1.

Come già annunciato,

convergenza semplice :fo conver.genza assoluta

e perciò nell'Esempio 4.21 non abbiamo affermato che la serie (4.41) è semplice-
mente convergente se e solo se a> 1. Infatti, vedremo nel Paragrafo 4.9.2 che

I)-1{+1 ~ è convergente per ogni a> O. (4.42)


k=l k

Nei prossimi esempi studieremo la convergenza assoluta di alcune serie riassumendo


così i criteri gia introdotti per la convergenza delle serie a termini di segno costante.

Sia ESEMPI0·4.22 ·' '

a - - -log(e
k -
- - k+s)
- --
kS/2 + k log k + 2
3
.
Sin
(k ++1)2

k 2
per k ~ 1.

00

Si vuole studiare la convergenza della serie I: ak. Tale serie non è definitivamente a termi-
k= 1
nidi segno costante o altémo. Vediamo se converge assolutamente; in caso affermativo dal
Teorema 4.23 seguirebbe anche la convergenza semplice. Risulta

log(e3k + 5)
lakl :S k 512 + k log k + 2 : = bk per k 2': 1.

Tale stima suggerisce di utilizzare il criterio del confronto mediante la serie (a terminì posi-
oo
tivi) I:; b k · Osservando che per k -+ +oo
k=I

b _ 3k + log(l + 5e-3k)
k-:: k 5 /2(I + k- 3/ 2 log k + 2k- 512 )
3k+o(l) 3 6
= kS/2(1 + o(I)) = k,3/2 (1 + o(l)) ~ k3/2

ed essendo
00
f ,:12 convergente, ancora per il criteiio del confronto, risulta convergente
k=l ,, 00

L bk, Ciò implica che I: ak converge assolutamente e quindi anche semplicemente.


k==I k= I
134 Capitolo 4 Successioni e serie

4'ffii'iD1I'tlfJE Il' Si vuole studiare la convergenza della serie


00
I: ak con
k=-0
3
k + 1 )) k
ak =( sin v'k - sin ( v'ié + per k ~ O.
6
Ragionando come nell'esempio precedente, esaminiamo la convergenza assoluta. La forma
00
dei termini suggerisce di utilizzare ~l criterio della radice per I: lakl· Utilizzando le fonnu-
le di prostaferesi (si veda l'Appendice l .A), si ottiene k=O

{l1a,J = Isin v'k - sin ( 5't+\) r


= 2 sin ( 6vk - 1 ) cos ( 2k + 6'1/'k + I ) 3
2vk + 12 2'1/'k + 12
3
6 1 3
< 2 sin ( : : - ) -t 12 sin 31 per k-t +oo.
2 k+.12
Poiché 3 E (51r/6, 1r), si ha sin 3 E (O, 1/2) e quindi 12 sin 31 3 < 1. Perciò la convergenza
assoluta (e quindi semplice) della serie segue dal criterio della radice (in particolare dalla
(4.39).

.,ESEM_PIOAi2~ . ', .'." · Dati


tg (k2) elogzk
ak : = ---'---
ltg (k2 )1+ k . ./E
per k ~ 1,

00
esaminiamo la convergenza della serie I: ak. Anche in questo caso studiamo la convergen-
za assoluta. Osserviamo che k==l

tg (k2) I-< ltgltg (k(k2)1)1 -- 1 per ogni k~l


Iltg (k )1 + k
2 2

e che quindi

00
Applichiamo il criterio del rapporto per analizzare la convergenza di E bk, Si ha
k"" I
h +t elog2(k+I} .jkf elog2 (k+l)-log2 k

--,;;;- = J(k + 1)! . elog2k = v'k+l


Ricordando le proprietà dei logaritmi e la (4.10), risulta

log2 (k + 1) - log2 k = (log(k + 1) - Jog k)(log(k ++1) log k)

= log( 1 + ~ )1og(k2 + k)
1
= 7c(l + o(l))log(k2 + k) per k-t +oo

da cui ricordando la (4.5) si ottiene


bk+I
---t O per k-t + oo.
bk
00 00
E bk è convergente e per il criterio del confronto lo è anche I: lakl,
Quindi per la (4.38)
k==I oo k=l
Abbiamo così dedotto la convergenza assoluta di E ak,
k=l
4.9 Serie a termini di segno variabile 135

Concludiamo il paragrafo con la dimostrazione del Teorema 4.23 che, come abbiamo
annunciato, si basa sulla seguente rifonnulazione del criterio di Cauchy per le serie:

00
la serie I: ak è convergente se e solo se
k=O
per ogni E > O esiste N E N tale che per ogni n ~ N, p ~ 1
11+p
~ ak = la11+1+ ... + an+pl < € . (4.43)
k= tH•l

Per il Teorema 4.9 la successione {s11 } è convergente se e solo se è fondamentale,


cioè se per ogni E > Oesiste N E N tale che
lsm - snl < E per ogni n, m 2'.'. N
Osservando che m
Sm - Sn = L ak per ogni n <m
k=n+ l

si ottiene il risultato.

Dato il criterio di Cauchy, è sorprendentemente facile dimostrare il Teorema 4.23

del Teorema 4.23

Per la disuguaglianza triangolare (1.8),

1am + ... + am+pl ~ laml + ... + lam+pl per ogni m E N, p 2'.'. O . (4.44)
00
Poiché per ipotesi la serie L lakl è convergente, segue dal Teorema 4.24 che per
k=O
ogni E > Oesiste N E N tale che la somma a destra della disuguaglianza in (4.44) è
minore di é per ogni m > N ed ogni p 2'.'. O. Quindi anche la somma a sinistra è mi-
nore di E: perciò applicando una seconda volta il criterio di Cauchy (ma stavolta
00
nella direzione opposta alla precedente) sì ottiene che L ak è convergente. Infine,
oo oo k=O
la disuguaglianza I L akl ~ ~ lakl segue dalla (4.44) scegliendo m = Oe passan-
k""o k=O
do al limite per p --+ +oo.

4.9.2 Serie a termini di segno alterno


Ci si occupa ora di una classe di serie con una struttura particolare, ovvero le serie a
termini di segno alterno:

00

L (-l )kak, con ak 2 O definitivamente per k--+ +oo .


k=O

Per questo tipo di serie vale un criterio molto più preciso di quello della convergenza
assoluta:
136 Capitolo 4 Successioni e serie

Sia {ak} una successione tale che:


(i) lim ak = O;
k--1,+oo
(ii) { ak} è definitivamente non negativa e decrescente per k -+ +oo, ovvero esiste
ko E N tale che

Allora la serie
00

I)- 1/ak=ao-a1+a2-a3+ ···


k=O

è semplicemente convergente e, se 2n > k 0, le somme parziali S2n (rispettiva.mente


CX)

s2,1+1) approssimano la somma. s = ì: (-1 )~aie pe,r ecçesso (rispettivameme per difet-
k=o·
to); in0ltre l'err0re ,chesi commette approssimando s con Sn è, in valore assoluto, mag-
gjorato dal modulo del prinio tèrmine omesso, a11+ 1:
00 11

I:(- l)¾ak- I)- tlqk S an+J perognin ~ ko. (4.45)


k=O k=O

Un risultato analogo vale per la serie


00

I)-1/+1ak = -ao + a1 - a2 + a3 - a4 + ...


l=O
. ') . p er esempio,
(con s2n e s2n+ 1 scambiati . - l ~ ( -1 )k k1
+ 21 - 31 + 41 + . . . = L...J e,
convergente e k= 1

f)-1t2-- t(-1/2- ~ 1 .
1=1 k k=l k n+1
La (4.42) segue immediatamente dal criterio di Leibniz.

Consideriamo il caso in cui {ak} sia una successione decrescente e convergente a


zero:

lim ak
k->+oo
= O.
Considerando le somme parziali sn, risulta

so= ao
(perché a1 ~ ao)
(perché a2 ~ O)
(perché a2 ~ a1)
(perché a3 ~ O)
(perché a3 ~ a2)
(perché a4 ~ O)
4.9 Serie a termini di segno variabile 137

e cost via. Perciò


St $ S3 $ S5 $ S7 $ ,,, $ s6 $ S4 $ S2 $ So

ovveto !~,;successioni {s 1, s 3 , s5, . . . } e {s2, s4, s6, . . . } sono monotone e limitate,


quindi ctmvergenti con, rispettivamente, limiti s (per difetto) e S (per eccesso).
Poiché ak - Oper k - +oo,
S - s = lim (s2n - S2n-1) = lim _a2n = O
n-+oo n-+oo
quinqi s = S, ovvero la serie è convergente. Inoltre segue facilmente dallo stesso ra-
giomµnento che l'errore commesso approssimando la somma s con una somma par-
ziale ~n non può superare an+l, ovvero il modulo del primo tennine "omesso":
lsn - si $ an+t per ogni n E 1\1.

Osseryazione. Discutiamo brevemente le ipotesi del criterio di Leibniz. La (i) è sem-


plicem.ente la condizione necessaria (4.23), e la condizione ak 2: O garantisce che la
serie &ia effettivamente a segno alterno. La-coilruzTOne"'dI'."'"monotonia{aetìill'fiva A
per ·k .- +<X>) della successione.{ak} è cruciale. Per esempio, i termini ak della serie
a termini di segno alterno

ovvero
k !2 se k è pari

ak = { (k+2 1 )2 se k è dispari

convergono a O, ma la serie è divergente:


1 1 1 1
S2n : = 1 - 1 + 2 - 4 + 3 - 9 + . .. + n1 - 1
n2

= ( 1 + 2 + y + ··· + n - ( 1 + 41 + 91 + 161 + · ·· + n1)


1 1 1)
2

n l n 1 nl oo l
= I:--
k
k=l
I:->
k
I:--
k
I:-
k=1 k
2
- k=l k=l
2

dove ~'ultima sommatoria indica la somma della serie convergente E;


2
. Poiché la
serie armonica è divergente, s2n - +oo per n - + oo, quindi la serie è divergente.

Consideriamo la serie
00

I::(- lt(v'k+f -Vk).


k=O
Si vuole applicare il criterio di Leibniz. Dobbiamo quindi verificare che ak : = ../k+'i" - -./k
converge a O ed è definitivamente non negativa e decrescente per k --+ +oo. Queste condi~
zioni ~eguono banahnente riscrivendo ak come
138
;;;.._ ______________________________
_______Capitolo _.
4 Successioni e serie _
quindi la serie converge semplicemente. Si noti che la serie non converge assolutamente.
00

Infatti, la serie dei valori assoluti, I: ak, è divergente, come segue dal confronto con la se-
. ~ 2 k=O
ne~~==-.
k::O Jk+}

Studiamo la convergenza della serie

Ì)-1/ ~-4.
k=O k+I
Posto ak = (k- 4)/(k2 + I ), osserviamo che per k-+ +oo la serie è definitivamente a ter-
mini di segno alterno: ak ~ Ose k ~ 4. Banalmente il criterio necessario per la convergenza
è soddisfatto: (k- 4)/(k2 + 1)-+ Oper k-+ +oo. Per poter applicare il critero di Leibniz
occorre quindi stabilire se {ak} è definitivamente decrescente per k ---+ +oo. Si ha

ak+I < ak <==} - (k + 1) - 4 < k- 4


- (k+ 1)2 + 1 - k2 +1
<:=} k3 - 3k2 + k - 3 $ k 3 - 2k2 - 6k - 8

#l<'-7k-S>O#k> 'l+v'69 #k>8.


- - 2 -
Possiamo allora concludere che la serie considerata è convei·gente .

. ESEMPI0.4.27·., ,,'-· Studiamo la convergenza assoluta e semplice di

t?2x -3/ sin (k/; 3 )


al variare dix E R Si osservi che

(4.46)

quindi
2
lim (2x -
k ->-1-00
3l sin ( k/+ 3 ) =O# l2x - 31 $ 1 # 2 $ 2x $ 4 # 1 $X$ 2.

Perciò la serie non converge se x r;f. (1,2]. Se 1 < x < 2, allora - 1 < 2x - 3 < +I e per
ogni k > O risulta

ovvero, per il confronto con la serie geometlica, la serie converge assolutamente e semplice-
mente per ogni x E (1,2) (si potrebbe anche usare il criterio della radice per dimostrare la
convergenza assoluta). Sex = 2, la serie diventa

che, per la (4.46) e il criterio del confronto, non converge semplicemente né assolutamente.
Sex = 1 si ottiene la serie

f)-1/ sin
k=O
k3k2 3
+
che, per quanto visto precedentemente, non è assolutamente convergente. Si verifica facil-
mente che la successione {sin (k2 /(lc3 + 3))} è definitivamente decrescente per k---+ +oo
4.9 Serie a termini di segno variabile 139

(la funzione sin è crescente in un intorno dell'origine e k2 /(k3 + 3) è definitivamente dece-


rescente per k - +oo) e ha limite zero; quindi, per il criterio di Leibniz, la serie converge
semplicemente.

00
Consideriamo la serie a termini di segno alterno L (-1 l ak con
k=I

k+ sink k>
ak = k 2Iog k +k ' - 1.
La condizione necessaria per la convergenza è banahnente verificabile. Per evitare lo studio
della monotonia di {ak}, è conveniente scrivere
1 sin k
ak = klog k + 1 + k2Iog k + k : = bk + Ck, k 2:: 1·
È facile stabilire che { bk} è decrescente, quindi per il criterio di Leibniz
00

I)-l)kbk è convergente (semplicemente).


k=l

Per quanto riguarda {ck} risulta:

lckl ~ ; 2 definitivamente per k - +oo


00
e quindi L (-1 l Ck è assolutamente convergente. Allora per la (4.28) anche la serie di par-
k= !
tenza risulta (semplicemente) convergente.

Nel prossimo esempio si affronta il problema di come stimare l'errore che si commet-
Stima deWerrore
te approssimando la somma di una serie convergente con una sua somma parziale.

La serie ESEMPIO 4:29 ·"·::.

I)-1 )k - - - k )k
00

k=l
(1 1
2 10
converge semplicemente e assolutamente; approssimando la sua somma s con la somma par-
ziale

S9 = Ì)-1t(_!_-
2
10-k)k = -0.24318...
k=l

l'errore commesso vale

s - s9 = I)-1l (_!_ - 1o-k)


k =lO
2
k

Poiché { (2- 1 - 10-kt} è decrescente e convergente a zero, si ricava dalla (4.45) che
1 ) IO 1 1
ls - s9I·< ( --10- 10 <- = - - < 0.001.
- 2 - 2 10 1024 -

Per stimare l'errore in serie a termini positivi, ad esempio

f (..!_ - 10-k)k.
k=l
2
non si {>UÒ utilizzare il criterio di Leibniz. D'altra parte, per il teorema del confronto,
140 Capitolo 4 Successioni e serie

00
1 1 1 I 1
o< s S9 $ L
k=IO
2k 210 1 _ _L
2
- 29 512 $ 0.002

dove abbiamo applicato la formula (4.34) per la serie geometrica. Si noti che anche nel caso
precedente si poteva ricorrere alla serie geometrica, considerando la convergenza assoluta e
la disuguaglianza (4.40):

$ f
k= IO
(- 1/(~ - 10-k)k '.S f
k=IO
;k $ 0.002

ma in questo caso la stima secondo il criterio di Leibniz è più precisa.

Dire quali delle seguenti serie numeriche sono convergenti:


5k2 - 1
00
1
a) ~ k3 + I tg k; e) i (; - arctg v'k3+ì);
b)
00
E (log(l - 2k + k:3) - log(k3 - k));
f) I: 1 + sin (br/2);
k=I k=I k

c) E( cos ( ~) - 1)iog k~ 1 ; g) ,;
oo I
klog ( l + k 2 ) ·

oo(k+ l )./k
d) E 2k+ 1 ;

ESERCIZIO 4.14 Dire se le seguenti serie numeriche sono, rispettivamente, semplicemente e assolutamente
convergenti:
. l
oo
a) E< -1 )k
1 - sm -
~ k; c) I: {-I/ arctg (k 2
- 8);
k=I ~ k=l v'k
b) I:(-l)k log(l +k
2
);
d) E
00
sin - k
('/r )karctg k3
k
.
k= I k k=I 2 +1

Dire per quali x E IR le seguenti serie sono convergenti:


00 1 -xe+ 00 ./f+k
a)
k
E---
k=I d) fo l + k + x 2 k2 ;
oo (x + 1t e)
(sinx l
00
E~~;
2
b)Ek2 +3k+1; v"f+"k
k=O k=O
• O() k~k
e) fa k+ 1; t) E
k=O
oc
k2 "
+3
(sinx) k .

• • .
00
(x - 4)4{2 sin xl
Drre per quali x E IR la sene E v'k è, rispettivamente, semplicemente e as-
solutamente convergente. k=I k
4.1O Riordinamenti 141

4.1 O Riordina menti


il paragrafo è opzionale.
A causa del numero infinito di termini di una serie, occorre particolare attenzione se
si effettuano operazioni. sulle serie, altrimenti banali nel caso di somme finite. È il
caso per esempio del riordinamento, che può essere pensato come una generalizza-
zione della proprietà commutativa della somma, ossia di formule del tipo
ai + a1 + a3 + a4 + as = a3 + as + a2 + a4 + a1,

00
La seci,e {~ liii, si dièè un :riQrdinamento se esi~te Ulla .funzione biiettiva
k=;(l

f: ~ 4 ' ~ ~ le che b1ç: = l$i(k) ·


00

Si noti che, poiché j è suriettiva, il riordinamento I:: bk contiene tutti i tennini di


oo k=O
Z: ak; inoltre, poiché j è iniettiva, il riordinamento contiene ogni termine ak non più
k=O oo
di una volta. Ovviamente, poiché j è biiettiva, si ha che se I:: bk è un riordinamento
oo oo oo ~o
di Z: ak allora anche I:: ak lo è per I:: bk,
k=O k=O k=O
00
Al contrario delle somme finite, non è vero che se I: ak converge alla somma s
k=O
allora ogni suo riordinamento converge alla stessa somma s. Facciamo un esempio.

ESEMPÌO 4.30 -, ·
Per il criterio di Leibniz, la serie I:
(-lt-l è convergente. È facile dimostrare che la sua
somma, s, è minore di 5/6: k=l

oo ( -1 )/e- I } 1 1 1 1 1 5
S=LkI ·=:
k =l-2 +3-4+5-6+1 ··· <6.
'-----v---""'-.-' ..____.,
5/6 <O <0

Consideriamo il seguente riordinamento:


1 1 I 1 1 1 1
1+3 - 2 +s + 1 - 4 + 9 + u - 61 + u1 + Ts1 - s1 .. ·
e dimostriamo che non converge alla stessa somma s.
Per assurdo supponiamo che il riordinamento sia convergente e abbia somma
s < 5/ 6. Allora le sue somme parziali, sn, convergono a se, in particolare, la sottosuccessio-
ne {s3n} converge as, ovvero ·

S 3n =L
n( 4k1- 3 + 4k I- 1 - 2k1) -+ S <6
5
per n - +oo.
k=:I

D'altra parte si ha

I l 1 )
=L
n (
s3,,
k=:(
4k - 3 + 4k - I - 2k

perché, per ogni k,


142 Capitolo 4 Successioni e serie

Si è giunti così a una contraddizione.

La patologia osservata nell'esempio precedente non è presente per le serie assoluta-


mente convergenti.

:<T,EQR~M~. 4.27. ,~·,


• 00 00 OC
Sia :E ak assolutamente convergente e I: bk urt suo riordinamento. Allora I: bk con-
k=O k=O k= O
()Q 00

verge assolutamente e I: ak = E bk.


k=O k=O

00 00
Osservazione. Dal Teorema 4.27 segue in particolare che I: lakl = I: lbkl, perché
oo oo k=O k=O
L lbkl è un riordinamento di L lakl-
k=O k=O

Sia j : N - N la funzione biiettiva tale che bk = ai(k) per k E N. Preso N E N, esi-


oo
ste MN L ai(k), contengano gli
2: N tale che i primi MN + 1 tennini delle serie
n k=O
N + 1 termini ao, a1, ... , aN. Preso n 2: MN, anche le somme parziali Sn = L ak
n k=O
e tn = ~ ai(k) hanno i termini ao, ai, ... , aN in comune, quindi
k=O
00

lsn - tnl :s; 2 L lakl per ogni n 2: MN.


k=N+ l
00 00
Essendo L ak assolutamente convergente, I: lakl - O per N - +oo, quindi
k=O k=N+ l
tn converge a s = n-++oo
lim Sn per n - +oo.

Il seguente teorema è notevole e implica che l'ipotesi della convergenza assoluta non
è solo sufficiente ma anche necessaria.

·TEOREMA 4.28. lleoreo,a di Riemann

~ Il
Se
00
I: ak converge semplicemente ma non. assolutamente, allora:
k= O
00 00 00
(O per ogni s E R esiste un riordinamento, E bk, di I: ak tale che I: bk = s;
k=O k=O k=O
oc
(iz) esi,ste un riordinamento di E ak che diverge;
k= O
a,o
(iii) esiste un 1iordiname'nlo di E ak che è irregolare.
k=O
4. 11 Prod otto di Cauchy d i due serie 143

4.11 Prodotto di Cauchy di due serie


li paragrafo è op,1.lon~le.
Presi due polinomi di grado n,

Pn(x) = ao + a1x + · ·· + anxn


Qn(x) =bo+ b1x + · · · + bnxn
an, bn =/. O, il loro prodotto è un polinonùo di grado 2n,
Pn(x)Qn(x) =Co+ cix+ · · · + CznX2n (4.47)
e i suoi coefficienti sono

Co= aobo
c1 = aob1 + a1bo
c2 = aob2 + a1b1 + a2bo

C3 = aob3 + a1b2 + a2b1 + a3bo

Czn-2 = an-zbn + an-lbn-1 + anbn-2


C2n-l = an-lbn + anbn- 1
C2n = anbn
ovvero
k
Ck = L, aibk-j per ogni k = O, l, . . . , n
j:=0

n
(si noti che Ck = I: aibk-j se k = n + 1, ... , 2n). Preso x = I, risulta
j:=:k- n

Tale relazione suggerisce la seguente definizione di prodotto di due selie.

QO -00
Si dice seriepJ"odotto o prodotto di Cancby delle s~e··E q,k e f:.,,bk la serie
· ~=O k~o
O\)

I:
~o
ok
dove
k
Cl( = I: a}>t-i'
_ì=O

Vale il seguente teorema.


144 Capitolo 4 Successioni e serie

-~
~,, Se
O() . _0 0 ••
I:: ak e I; bk sono due ·serie convergenti e se almeno una delle due è assolutamente
k=O k=O . .
convergènte,\ a.llòr.a ·za·se1;iè pro.dotto è corive_rgente e la sua somma è uguale al prodott.c,
delle somme dellé due serie:-.. .. '· ..

Come già visto per i riordinamenti delle serie, anche in questo caso la convergenza
assoluta gioca un ruolo importante. Infatti è possibile trovare esempi di due serie
convergenti semplicemente ma non assolutamente per le quali la ,sèrie prodotto non
converge al prodotto delle somme delle due serie.
Ulteriori elernenti
della teoria dei limiti

Bolle di, sapone e insiemi t:ompatti


Vari problemi, spesso eh note:vole rilevanza applica- )J..oiehé nri non è'\m pnato isolat'o dell'irrcmagine <lif
ti v~ si p;:esentatao come problemi di minùnizza- (sarà chiar,o nel prossimo filo l'osso), per la de:fa.ù-·
zirJrte (.n,e abbiamo già accennato nei capitoli 2 e 4). zione cli estremo i.nferi-ore esiste tma successione
In ambito ecor,10mico è naturale 'lilJ.inimizzare il co- minimizzante: m < f(a 11 ) < m +-!;- per ogni n,
sto èli :p.rocessi produttivi e nella fisica i c0sidd.etti ovvero
principi variazi0nali, .noti da secoli, p.ortano auto- f (an) m per n - +oo.
-i,

maticamente a problemi di minimjzzazione. Faccia-


mo un esem:pio conGrefo: quale forma assume una Quello che si spera è che gli elementi di { a11 } '
. boUa di sapone in equilibrio? .Da considerazioni "app1,0ssùnino" un punto di miru,H1.o, a E IR, di f.
fisiche -a0n troppo difficili - il concetto di tensione Affinché ciò accada, basterebbe sapere che:
superficiale - risulta che, tra le forme ammissibili 1) la suc;ccssione {an} è convergente, @vvero
che la bolla può assumere, quella la cui superficie a11 -~ a E~ per n __. +oo;
ha area minima, se esiste, è certamente m1a posizio- 2) se (1) è vera, aHoraf(a) = m.
ne di equilibrio. Per esempio, -se lentamente s1 sepa-
N~i casi concreti, rammente è possibile verificare
ran.o due cerchi, quando ci si ferma la boUa cbe: si
(1). Fortanatamente, è sufficie.Q,te un'affemtazio11e
ottiene è guel[a la cui superficie ha area minima: la
decisamente più debole:
"Gaten.0.ide" ($i ve<l-a,Ja figura a sinistra).
1') la succes.sio;ue {a11 } ha una soitosuccessi(;)ne con-
veJgente, @wero esiste { ak tale elle a,,,, -, a E ~
11
}

pern __. +oo.


Per snecessioni .a, vaJ0;i;.i 1:eali, sappiamo già
(feorernà 4.7) che,(1') è vera se la successione {a,.1}
è lin'litata, wsa molto _miù semplice da verificare r:i.-
SJ)etto a (1). Per é-.,se1r._pj,o, cort le informazioni cJt-tc-
nute nel filo rosso del Capitolo 2 possiamo già con-·
Quest~ affermazioni sono volutamente vaghe, a par- clt1de1·e che
tire dalla definizione precisa di "superficie" e della a11 E I(:= [-2, 2] defmitivamente pèr n -> -l-'.X!,
sua: "area". Ma visto che gli strlilnelil.ti ptesentati jn
questo.libro l10n basterebbero comunque a dhnostta- ovvero {~i} è limitata e qtw)di vaie (1'). Defla <:Jo,-
re l'esistenza della superficie minima; per una v.oltà ma:nda (2, ,ci occtweremo nel pros'simo filo rosso.
non cl preoccupiamo del rigore mate1natico. Per poter tomare alla nostra bolla di sat)one ci
Per intuire come affrontare un proli>lem.a di mini- serve u1:1'0sservazio11e itnpo1tan.te, In questo capito-
mizzazione, consideriamo l'esempio già: intn!>dotto lo ititrodnciamo .la, nozione di insiell'l.e compatt0,
nel filo rosso (capitol6 2): o:vvero tale che
f(x) = x 6 + ((2x + 1)2 - s)2. ogni successione {an.} e K ha una sottosucces-
sione convergente, e i{limite appartiene a I(,
La funzione è infe1:ionnente h.tuitata: m = i.n ff ? O.
Ci si chiede se ni è anche il minimo di f in R A prìma vista questo concetto può sembrare molto
teorico, ma Ja condizioue (l') mostra che no1J lo è
esjste a E JR tale çhe f (a) = rn.? per niente.
146 Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti

C)fa, la bolla 'di sapone. Pèr verificare la, (1 1) nel casomagjnare Llua successione éli superfici che harmo cn-
deil esemp io ·~emplice, ci è bastata la lit'~itatezza me .limite un'altra superficie), ma il p u11r1:, è wi altro:
de)la suecessio;ie~ più in generale; il fatto f he.i sot-- - Funica speranza di verificare O') è dìr to;tn1re che-
toinsi:ein.i compatti di IR sono tutti e soli gli insiemi una successione minimizzante è contenuta in un bJ-
chiHs~ e Umitatit 'M,a, questa &ftèrmazi0ne è falsa in sieme éornpatto di X! in insiemi co·mpJicati come
spazi •piu complicati! c01ne.l0:spazio
• .t _,.
'X, la caratte1izzaziòne degli insiemi cvJnpat ti (che
clip~nde.(à dal c0n.cetto..,di distanza e intorni pres.cef.7
x. = {superfi;ci che hanno c@me bordo due cerchi} . ··t0) è- la parte più delicata di ,rutto il procedimento.
Prendiamo per buon0 elfo si'a P.OSSibile fon;nulate nn La conclusione: un concetto app ai:e11t.::menteJ;eo-
problern.a di r ~izzazione cou, X a:I p0s1u <li ~ e ri09, come la compatezza di un insieme, rist1.lta esse-
c0n f :.X ....,, R che assoGia ad ogµi superficie re un o dei concetti di: maggìor rilevanza .applicativa.
x E f{ ta sua area. Ch iaramente f è limita,ta infe1io,:- àel'l ' analisi matematica modem.a.
mente: f: (x) 2: @ per ogni superficie x E X. Ma a PS.: R;icordkte il tasso di inte1:es.se com posto
quel ·~unt© 'la; suecessione rni:nimizzante sarà lma istantanearnente? , AU'inizto del capitolo 1-hostiiamo
suec.essioue di superficj a,., E X! Quindi, per fomm- vaiie conseguenze del 'limite~1wtevol€ c.h:e aefi:pjsc~
la
lare fl'), servirà definire " distaòza tra él:ue 1supe~fi- iii numero e: in particolare, veçliamo e.ne un tasso no.-
ci" e gli "intonai" cli mia superfu~ie. Q uesto ;inJ effet- nllinale più 1-ea h.stico~ r E (O, l ), composto istan~-
ti è possibile ~intuitivamente n0n è così difficile im- neamente, dopo tm anno rende Ct = e'.

5.1 Ulteriori lhniti notevoli


Nei Paragrafi 3.5 e 3.6 abbiamo ottenuto alcuni prinù linùti notevoli. La definizione
del numero e come linùte di una successione convergente, ovvero

e := lim ( 1 + -1
n->+oo n
)Il (5.1 )

(si veda la Definizione 4.4), ci pennette di ricavare ulte1iori limiti notevoli che sono
alla base del calcolo differenziale.
Ricordando che [x] indica la parte intera di un numero reale x, osserviamo che val-
gono le disuguaglianze

1 ) {xl ( 1) x ( . 1 ) [x)+ I
( 1+ [x] + 1 ::; 1+~ ::; 1 + [x]

La (5.1) implica che

( 1 + [x]
l
+I
) [x)
=
(
1
}
+ [x] + 1
) [x)+ I ( + [x]}+ )-1
·
1
1
- e per x -+ +oo

e analogamente

1 ) [x)+I
( 1 + [x] -+ e per x -+ +oo.

Pe1tanto, segue dal teorema del confronto che

lim
x-,+oo
(1 +2-)x= e
X
(5.2)
5.1 Ulteriori limiti notevoli 147

Per risolvere la forma indetenninata


ne y = -x--+ +oo:
(1 + !)x per x-+ -oo si utilizza la sostituzio-

(l+xl)x= (I-y1)-y= (y-1)-y


-y-
( y )y ( 1 )y
= y-l = l+y-l -+e
ovvero

lim
X->-oo
(1 +_!_)x= X
e (5.3)

Come facile conseguenza delle (5.2) e (5.3) si ha:

liln(l +x)+
X-+0
=e (5.4)

Infatti, ponendo y = 1/x - ±oo per x-+ o±, segue dalle (5.2) e (5.3) che

lim (1 +x)+ = lim (1


x-+O+ y->+oo
+_!_)Y
y
= e, lim (1 +x)+
X-+O-
lim (1 +-!_)Y=e.
= y--+-oo y
La (5.4) implica che 2-tog(l +x) = log(l +x/--+ loge = 1 (ricordiamo che log
X
indica il logaritmo naturale, cioè in base e):

lim log(l +x) = 1 (5.5)


x-+O X

e- 1
Per risolvere la forma indeterminata - - per x --+ O si pone y =e - 1: y -+ O
X

1
per x--+ Oex= log(l + y), quindi lim e - = lim ( y ) e, per la (5.5),
X-+0 X y-+0 1Og 1 +Y

lime - l =1 . (5.6)
X--+0 X

Le (5.6) e (5.5) possono essere riscritte come


C=l+x(l+o(l)) perx--+O (5.7)
e

log(l + x) = x(l + o(l)) per x-+ O. (5.8)


Sostituendo x con ax (a i- O) nella (5.7), si ottiene
eax = 1 + ax(l + o(l)) per x--+ O 'va E R (5.9)
(se a= O l'uguaglianza è banale). Per a> O, si può porre a= Ioga nella (5.9) in tal
modo si ottiene
~ = C Jog a = 1 + X log a( 1 + o( 1)) per X -t O (5.10)
ovvero
148 Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti

ax - 1
lim--- = log a se a > O. (5.11)
X-+0 X

Infine verifichiamo che


(1 +x)°' = 1 + ax(l + o(l)) per x - O \:fa E IR, (5.12)
ovvero

. ( 1 + X)°' - 1
11 m - -- - - = a Va E IR. (5.13)
X-+0 X

Per x - O, si ha infatti

(1 + x)°' e°'log(l+x)
(5.9)
1 +alog( l +x)( l + o ( l)) (poiché log(l + x) -o)
(5.8}
1 + ax(l + o(l ))(l + o(l)).
Segue subito dai linùti notevoli (5.2), (5.3) e (5.4) che per ogni a E IR

(1+ : r- e°' per X -t ±oo (5.14)

e
I
(1 + ax)x - e°' per x --t O. (5.15)

ESEMPIO 5.1 Utilizziamo le nozioni acquisite per calcolare alcuni linùti:


. log(5x2 - 3x + 2x)
a) 11m
x-o . ( )
sm 3x
;
Q 3°'
b) x-+3
lim x3 -
x -X - 1
al variare di a E JR;

Jlog( l + 2x6) aI vanare


. ......c.-----
c) l1m . d.1 a E ITl) \
U\\
{4} •
x-+O+ 8
X°' -x -a

a) Poiché 5x2 - 3x + 2x--+ 1 per x--+ O, possiamo applicare la (5.8) con


5x2 - 3x + zx - 1(--+ O) sostituito a x:
log (5x2 - 3x + 2x) = (5x2 - 3x + 2x - 1)(1 + o(l)) per x--+ O.

D'altra parte, per la (5.10) si ha 2x - 1 = x log 2(1 + o(l )) per x - O; perciò


5x2 - 3x + 2x - 1 = 5x2 - 3x +x log 2(1 + o(l)) = (log2 - 3)x(l + o(l))
per x--+ O. Infine, dalla (3.36) si ottiene sin (3x) = 3x(l + o(l)) per x--+ O. In conclu-
sione

log(5x 2 - 3x + 2x) = (log2 - 3)x(l + o(l)) --+ _!_ _


10 2 1 per x - O.
sin (3x) 3x(l + o(l)) 3 g

b) Per a = Oil limite vale banalmente O. Per a :/: O, osserviamo che


0
x°' - 3° = 3° ( (;) -1) = 3° ( ( 1 + ; - I) a -1).
Quindi, ponendo y =; - 1 - Oper x--+ 3 e utilizzando la (5 .1 2), si ottiene
5.1 Ulteriori limiti notevoli 149

x0 -3° =3°(a(;-1)c1 + o(l)))


= a3°- 1 (x - 3)(1 + o(l)) per x _. 3.
D'altra parte

x 3-x -1 = 1 (~) (3 - x)logx(l + o(l))


e( 3 -x)logx -
- (3 -x)log3(l+ o(l)) perx-d.
Pertanto
. xo. - 3° . ca0 - 1(x - 3)(1 + o(l)) (.l'.Ja-l
h m - - - = hm-----'------'-= - - -
x-3 x3-x --1 x-->3 (3-x)log3(1 +o( l )) log3

e) Chlaramente Jlog(l + 2x6 ) -+ o+ per x -+ o+ e, per la (5.8), si ha:


Jiog(l + 2x6 ) = J2x6 (I + o(l)) = v'2x3 (1 + o(I)) per X--+ o+ .
D'altra parte, per X-+ o+
x°' _ xB-a = { x°'(l8 + o(l)) se a< 4
-x -°'(l + o(l)) se a> 4.
Pertanto per X ~ o+
Jlog{l + 2.x6 ) = { y2x3- (1 + o(l)) se a< 4
0

x0 -x8-•~ y'2x°'- 5(1+o(l)) sea>4


e quindi
lo + 2x6 { O se a < 3 oppure a > 5
lim
x-,O+
Vx g( 1X 8- o
0 -
) = ../2 se a = 3 oppure a =:= 5
+oo se 3 < a < 5, a =I= 4.

Calcolare i seguenti limiti:


e2xsin(3x) _ 1
perx-+ o+;
a) 1 - cosx
sin 2 (x2 - 3x + 2)
b) - - - - - - per x-+ 1;
cos(x3 -1)-1
xa: +x- 2
per x _. +oo, al variare di a E IR.;
e) log(l + eax)
d log - (e+é) -.- -1
2
per x _... 1, al variare di a E IR. \ {O}
) X°' -x-2a
e) lim (log(4é-4 - x) - log(4x - 16)];
X-t4+

f) !~(log()ix)-!1og((x+ ;)(1-2x))}
g) lim (x4 + 3x2 - x(x2 - 1)/x2 + 9);
x-++oo

h) lim Jn-1/n--/n.
n-->+oo ( el/n _ 1)3/2 '
i) lim ( cos (n-o:)f, al variare di a E (O, +oo ).
n-->+oo
1SO Ca pitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti

5.1.1 Funzioni iperboliche e loro inverse


Utilizziamo la funzione esponenziale i' per introdurre alcune funzioni usate spesso
Seno e coseno nelle applicazioni. Definiamo per ogni x E ~
. iperbolico

Isinhx , " -.-,


= - -- ,
2
coshx, = "+~ .-, I (5.16)

(si legge ''seno iperbolico di x" e "coseno iperbolico di x"). Le funzion i


x ~ sinhx ex~ coshx, con dominio~, si dicono funzioni iperboliche. Vediamo
alcune proprietà (i grafici sono riportati in Figura 5 .1). La funzione sinh x è dispari
mentre la funzione coshx è pari:
sinh (- x) = - sinhx, cosh(- x) = coshx \;/ x E~.
Inoltre
sinh O= O, coshO = 1
e

I(coshx)2 - (sinhx)
2
= 1 I· (5.17)

Infatti,

(cosh x)
2
- (sinhx)2 = ! (i'+ e-x) 2- ! (i' - e-x)2

= 41 (~ + 2exe-x + e-2x - e2x + 2i'e-x - e-2x)

Si osservi che

sinhx = ~ i'+ o(l) e coshx = ~ i' + o(l) per x-+ +oo

Figura 5.1 Le funziorù


n-~sinhx(a) y
e Xi-t coshx(b ),
con il comportamento
per x -> ±oo.

y =½e' -+---

X X

(a) (b)
5.2 Asintoto orizzontale, obliquo, verticale 151

sinhx = - ~ e-x + o(l) e coshx = ~ e-x + o(l) per x-+ -oo.

La funzione sinh x è strettamente crescente in IR, essendo la somma delle due funzio-
ni strettamente crescenti ~ è e- ~ e-x, e quindi è invertibile in IR. In questo caso,
per ogni y E IR si può risolvere analiticamente l'equazione sinhx = y e ottenere la
formula per la funzione inversa: dato y E IR, si ha

sinhx =y ~ è - e-x = 2y ~ è - 2y - e-x = O


{::} (é) 2 - 2y(e) - 1 =o{::> e= y ± .)y2 + 1.

Si noti che ./1 + y 2 > H = IYI; perciò y + JI + y 2 > Oe y - JI + y 2 < Oper


ogni y E IR. Quindi

sinhx = y ~ C = y + Vl + y2 ~ X = log(y + .jy2 + 1)


________.,. X

ovvero l'inversa di x 1--t sinh x in IR è la funzione

settsinhx : = log(x + Vx 2 + 1) '1 x E IR (5.18) FiguraS.2


x i---+ settsinh x
(si legge settore seno iperbolico; si veda Figura 5.2).
La funzione coshx è pari; perciò non è invertibile in IR, lo è invece in [O, +oo).
Infatti, ragionando come sopra, dato y 2::: 1 si determina un'unica soluzione x 2::: O
dell'equazione coshx = y ed è data dalla formula )'

settcoshx:
x = log(y + .jy2 - I)
quindi l'inversa di coshx in [O, + oo) è la funzione

= log(x + Jx2 - 1), x 2::: 1 (5.19) Figura 5.3


e~
I X

x i---+ settcosh x
(si legge settore coseno iperbolico; si veda Figura 5.3).

5.2 Asintoto orizzontale, obliquo, verticale

f(x) = b + o(I) per x_., +oo (~009


la retta cli equazione y = I> si dic.e·asintoto orizto1,t-ale perf.
(iù S.e esist0110 a, b E ~. a -f o., -tate.èhe
/ ('\:) = Ov"C + b + 0(1) per, X +.oo '(-00')
--4

la retta dì equ~ioue y = nx + b -si dic.e aMtoto .obliqil.o p,~t'f.


L'interpretazione geometrica di (5 .21) (analoga è quella di (5.20)) è illustrata nella
Figura 5.4. Dalla formula per la distanza di un punto da una retta (si veda il corso di
geometria) applicata alla retta r di equazione y = ax + b e al punto P di coordinate
(x, f(x)), risuJta
152 Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti

d(r, P) = I f(x) - ax - b I
v'a2 + 1
ela(5.2l)èequivalentead(r, P)-t Operx- + oo (-oo).
Per determinare gli eventuali asintoti obliqui di una funzione osserviamo che la
(5.21) è equivalente alle due condizioni

Figura 5.4 Asintoto


obliquo per f:
d(P, r) -+ Oper
f(x)
X
aE~} per x --, +oo ( - oo) (5.22)
X-+ +oo. f(x) - ax __, bE~

(la facile verifica di "(5.21) ç:> (5.22)" è lasciata per esercizio).

ESEMPIO 5.2 · ;·_ a) La funzione f(x) = Jx2+1 ha asintoti obliqui y = x per x --t + oo e y = -x per
x --t - oo. Infatti (consideriamo il caso x-+ +oo, essendo la funzione pari il caso
x - -oo è immediato),

lim
x--++ oo
(#+T) =
X
1 e lim
x--++oo
(Jx 2 +1- x) = O.
b) La funzione f(x) = 1og(e2x - 1) ha asintoto obliqùo y = 2x per x-+ +oo. Infatti
log(~ - 1) = log(e2x (1 - e~))
= log(e2x) + log(1 - e;x) = 2x + o(l) per x -+ + oo.

Sia.Xo E ~e f dèfin-ifa in-un int.omo flestro e/o sinistro di x 0 (eventualmènte e_sclus0 il punto
.t""o). ~e
oppure lin!_J{x) = + oo (-ct\))
~- •X~

Figura 5.5 Asintoto


larettst r lii eqvazipne x = ,rra'. si dice asintoto,ve1iie;ale dif .
verticale per f: Come si osserva nella Figura 5.5, se vale la (5.23) allora d(P, r) -+ O per
d(P, r) -+ Oper
X-+X + .
X -t xt(x0 ).
0

a) La funzione f(x) = _!__


X
(x-:/= O) ammette asintoto verticale x = O e asintoto orizzontale
y = Operx- ±oo.
b) La funzione f(x) = logx ha asintoto verticale x = O, ma non ha asintoto orizzontale o
obliquo.
e) La funzione f(x ) = tg x ha asintoti verticali x = ; + kir (k E '?l.).

-ESERCIZIO 5,2 f.<,:: Determinare, se esistono, gli asintoti orizzontali, obliqui e verticali delle seguenti funzioni:
x2 - l
a)f(x) = - - ·
x+2'
e) J(x) x+
= log3 ( x=-T ; l)
= Jx 2 + 4x -
.'t2 _ 4
b) f(x) = e7:7; d) f (x) l;
5.3 I simboli di Landau 153

e) f (x ) = x - x
5 2 + 1;
h) f(x) = 5x + 2 - V25x2 + 12;
x2 - 1
1
IO.,·
j f) f(x) = xe~:~9 ; i) f(x) = 5x + 2 - V25x2 + 12x.
lg) f(x) = X: 7 I0g(e3x2 - 2);

5.3 I simboli di Landau


Nel Capitolo 4 abbiamo definito il simbolo o(l) senza però motivare la presenza
dell"'argomento", 1. La questione si illustra bene in formule: per x---+ xo,

f(x ) = o(I) ~ f~) = f(x)---+ O .


È quindi naturale generalizzare la nozione di o (1) come segue:··

f(~) = o(g(x)) per x -·>x 0 'i=} f(xJ . -, 0 per x - '·"'O


g(.~j .
(5.24)

Il simbolo o(g(x)) (si legge "o piccolo di g(x)") è noto come uno dei simboli di
Landau. La sua definizione è del tutto analoga se x 0 E IR* è un punto di accumula-
zione sinistro (destro) per dom f n dom g: basta sostituire x ---+ x0 con x ---+ x 0
(x-+ xt).
Se due funzioni f e g sono entrambe infuùtesime (o entrambe infinite) per
x-+ xo,f(x) = o(g(x)) significa che/ è un infinitesimo di ordine superiore (o un in-
finito di ordine inferiore) rispetto a g per x -+ x0 .

a) x 3 = o(x2 ) per x -+ O; . ESEMPIO'S~4 }·., ~{f·,r:


b) x 2 = o(x 3 ) per x -+ +oo;
e) x 2 = o(2x) per x -+ + oo;
d) (log3x)2 = o(x*) per x-+ +oo;
e) 1 - cosx = o(x) per x-+ o+.

Sonò di grande utilità pratica alcune regole "aritmetiche" relative a o(·). Le espo-
niamo, per semplicità di scrittura, nel caso in cui x -+ o+ oppure x ---+ + oo (i casi
x-+ xt ex-+ -oo seguono per traslazione e/o simmetria).

Siano a, /3 E IR; allora, per x -+ o+ o x -+ +oo, sì ha:


a) C · o(x ) = o(x°') per ogni CE IR \ {O} (e ovviamente O· o(x°') = O);
0

b)x.B · o(x°') = o(x +.B); 0

e) o(x.0) · o(x°') = o(xa+.0);


d) o(o(x 0
= o(.xO') nel senso che se f (x) = o(x°'), h(x) = o(J(x)) e f(x)
')) =I= O
definitivamente, allora h(x) = o(xa).
154 Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti

Per quanto riguarda la somma di o(·), dobbiamo il').vece distinguere i due casi:
el) o(x°') ± o(xf3) = o(x1 ), , = rnin{ a, /3} sex - o+;
e2) o(x°') ± o(x.B) = o(x'Y), , = max { a, /3} sex - +oo.
Le verifiche di (a)-(d) sono praticamente immediate e vengono lasciate allo studente.
Per verificare (el) si procede come segue: supponendo (a meno di scambiare f con
g) che, = a ~ {3, si ha xP-a - Oper x - o+, e quindi

f(x) = o(x°') } * f(x) ± g(x) = o(x°') + o(x.B) . x.B·-a - O per x .- o+


g(x) = o(x.B) x°' x°' x/3

,,ESEMPl<Y5._S ., :,;·· ~r a) x - sinx = o(x) per x - O. Infatti


x - sinx=x-x(1+o(l))=x-x-x·o(1)= - X·P(l)=o(x) per X-tO.

b) 1 - cos (2x) + x 2 (1 + log( l + x)) = 3x2 + o(x2 ) per x - o+. Infatti


1 - cos (2x) = ½· (4x2 )(1 + o(l)) = 2x2 + o(x 2 ) per x---+ o+,
x ( 1 + log(l + x)) = x (1 + x + o(x)) = x2 + x + o(x )
2 2 3 3
per x---+ o+
da cui, sommando, si ottiene
l - cos (2x) +x2 (1 + log(l +x)) = 3x2 + o(x2 ) + x 3 + o(x3 ) = 3x2 + o(x2 ) per x---+ o+ .

Ragionando come nell'Esempio precedente è possibile riscrivere in forma equivalen-


te tutti i limiti notevoli incontrati finora: per esempio,

1 +xloga+o(x) per x- O (a E (O, +oo)),


1 + ax + o(x) per x - O (a E R).

Nel Capitolo 7 si generalizzeranno tali espressioni e se ne forniranno interprazioni


sia analitiche che geometriche.

Oltre al simbolo o(·), per indicare le relazioni di confronto tra funzioni si usano
àltri due simboli.
a) "O ( ·)" (si leggè "O grande di · "): se xo E R* è un punto di accumulazione per
domf n domg (con g(x) i= Odefinitivamente per x - xo), allora

f(x) = O(g(x)) per x - x 0 {::} ;~:~ è definitivamente limitata per x - x 0

In particolare, f (x) = O (I) per x --+ x 0 indica chef è definitivamente limitata per
x - x 0 . Per il simbolo O(·) valgono proprietà identiche a11e (a)-(e).
b) "rv" (si legge "asintotico a"): se xo E R* un punto di accumulazione per
dom f n dom g (con g(x) -=I= Odefinitivamente per x--+ x 0 ), allora

f(x) "'g(x) per x--+ xo {::} f(x) - I per X-tXo .


g(x)
5.3 I simboli di Landau 1 55

/
a) sinx-xperx-o;
= O(x2 ) per x - O
b) I - cos x { "' ~ x 2 per x-+ O;

c) tgxrvxperx-+O;
d) x sin (1/x) = O(x) per x-+ O: infatti sin (1/x) è limitata (anche se non ammette limite
~
per x-+ O). ~

Si osservi che se f e g sono tali chef/g - f E IR ed f =I= O, allora sono asintotiche a


meno della costante moltiplicativa f, ovvero

lim f(x) = f E IR\{O} <=> lim f(x) = 1 <=> f(x) ""'i· g(x) per x - xo.
X-+Xo g(X) X->Xo E- g( X)

Si osservi anche che scrivere f (x) "' g(x) per x - x0 è del tutto equivalente a scrive-
re f (x) = g(x)(I + o(l)) per x - xo:

If(x) ""'g(x) per x """'x0 <::;, f(x) = g(x)(I + o (l)) per x - xo I·


Tuttavia c'è una differenza essenziale: il simbolo ""'" non coincide con il simbolo
"===" e perciò non si può in generale utilizzare per svolgere i calcoli, ma solo succes-
sivamente, "a conti fatti". Contravvep,ire a questa semphce ·norma conduce facil-
mente ad errori, come mostra il seguente es.empio.

Siha · ESEMPIO 5.7 : · ·


. VX + x 2 - VX
hm-- ~- - = - .
1
x-,o+ x 312 2
Infatti, utilizzando la (5.12),

v'x+x2-vx __ ../f+x-1 · __ 2_(1 (1)) +


x3/2 x 2 +o per x-+ O .

Tuttavia, poiché v'x + x 2 "' Jx per x -+ o+, si potrebbe pensare di utilizzare questa infor-
mazione durante i calcoli: ma

, v'x+x2 - Jx Jx - Jx
e falso che x 3/ 2 ·. "' x 3/ 2 =0 per X -+ o+
e ovviamente conduce a una risposta errata: il limite non è Oma 1/2.

Dire se le seguenti uguaglianze sono vere o false: ESÈRCIZIO 5.3 . -·

1
a) log(l + x) - - - 7 x = o(x) per x - o+;
1ogx
b) log(l + x) - + x = 2x + o(x) per x-+ o-;
e 1f x
c) cos (x 2
) - ~ = o(x4 ) per x - O;

d) e6x-3 - 6 - 6x -_ o ( x - 1 ) per x - T·
I
2
156 Capitolo S Ulteriori elementi della teoria dei limiti

Determinare, nei casi in cui è possibile, i seguenti limiti:

a) lim f(x ) - g(x), conf(x) = o(x2 ) e g(x) = o(x4 ) per x - o+;


x ->O+ x4

b) lim f(x) - g(x) , conf(x)


x ....+oo x4
= o(x2 ) e g(x) = o(x4 ) per x -+ + oo;

c) lim f(x) , conf(x)


x.... +oc X°' +1
= o(x3 ) per x - +oo, al variare di a E .(O, +oo);

ef(x) - 1 - sin (g(x))


d) lim - - - - - - - - ' - ' - , con f(x)
x-,Q+ X°'
= o(x) e g(x) = o(x) per x - o+, al variare di

a E IR.

Disporre le seguenti funzioni in ordine di infinito o infinitesimo crescente per x - > o+:

a) e- lfx, log(l +x3 ) , (x) 1lvx, vl +x 2 - cosx;

b) x-arcsin( ::i:;)' ( v'x+x2) '


arctg (x)
3 x-..ff..

5.4 Ordini di infinitesimo e infinito


li paragrafo è opzionale.
Se si intende syolgerlo, si È particolarmente utile (si pensi al calcolo dei lirrùti) "misurare" la velocità con cui
suggerisce di farlo prima un infinitesimo (infmito) tende a zero (infinito) rispetto a un infinitesimo (infinito)
delle applicazioni del che scegliamo come campione.
Teorema di Peano (Para-
grafo 7.12.1).

Siano f e g infinitesfmi (infiniti) per .x - , xo, 0011 g(;x:) =/: O definitivamente. l)er x ---> xo. Se
esjston0 -

tali ohe
(5.2Sf

~i dice che 'j,el"'X ~) Xq rèCli ordine a TiSpéttO alJ'hifinitesi.mo (infinito) caìnpiOl,le g,


Nella definizione si sottointende che (g(x) )°' sia ben definita. Per i limiti destro e si-
nistro si dà la stessa definizione, sostituendo x -+ xo rispettivamente con x -+ xt e
x -+ x 0 . Notiamo anche che la condizione (5.25) si può riscrivere come

f(x) = .f. (g(x))°'(l + o(l)) per x - xo.

Quasi sempre si scelgono come infinitesimo (o infinito) campione opportune ftmzio-


f!e usual1funzioni ni lineari dix o il loro reciproco: in tali casi si dice semplicemente chef è di ordine
ca.mpi0r:ie
a per x - xo, omettendo di specificare il campione. Naturalmente la ft.mzione g(x)
che funge da campione deve essere infinitesima (o infinita) per x - xo e (g(x))°' de-
ve essere ben definita. Quindi:
5.4 Ordini di infinitesimo e infinito 157

f infinitesima f infinita

X-+ +oo g(x)= 1/x g(x) =X

X-+ -OO g(x) = -1/x g(x) = -x


l
x -+ xt, xo E IR g(x) =x-xo g(x) =--
x-x0
1
g(x) = xo - x g(x)=--
Xo-x

Il caso in cui x - t Xo (sia da destra sia da sinistra) e g(x) = x - x 0 (o


g(x) = 1/(x - x 0 )) ha senso solo in casi particolari, per esempio se l'ordine è un in-
tero; tuttavia compare spesso nelle applicazioni: per esempio, sin (x - 2) h~ ordine
di infinitesimo 1 (rispetto al campione (x - 2)) per x - t 2.
Per le successioni, la scelta dei campioni usuali è del tutto analoga al caso in cui
X -t +oo:
a,. infmitesima an infinita

n-+ +oo

a) sinx è infinitesimo di ordine 1 (rispetto a x) per x - O;


b) 1 - cosx è infinitesimo di ordine 2 (rispetto ax) per x-+ O;
e) x 2 +x 3 è infinitesimo di ordine 2 (rispetto a x) per x - t O;
d) x 2 + x 3 è infinito di ordine 3 (rispetto a X) per X - +oo e per X - t :-:-OO;
e) x 2 + x 3 è infinitesimo di ordine 1 (rispetto a x + 1) per x - -1;
f) (e' - 1)°' (a> O) è infinitesimo di ordine a (rispetto ax)perx .- o+;
g) 1 - cos x + sin x è infinitesimo di ordine 1 (rispetto a x) per x ---+ O;
h) log(l + yÌX) + x 2 + 3xf è infinitesimo di ordine 1/2 (rispetto a X) per X - o+.
i) ,/x4 + x 3 - x 2 è infinito di ordine 1 (rispetto a x) per x - +oo;

j) 1 - cos ( ~ 2 ) è infinitesimo di ordine 4 (rispetto a 1/n) per n ---+ +oo;

k) ~ è infinitesimo di ordine 9/2 (rispetto a 1/n) per n-+ +oo.


n +n

In generale non è detto che sia possibile determinare l'ordine rispetto alle funzioni
campione usuali. Per esempio ·
ax
lim -
x-++oo X°'
= +oo per ogni a >1ea >O

quindi non esi,ste alcun a E IR+ tale che ax abbia ordine a rispetto all'infinito. cam-
pione x per x .- +oo. Analogamente,

lim (Iogbx)'8 = O per ogni a , /3 > O e b > 1


x-++oo X°'

perciò non esi,ste a per cui tale limite sia un numerq reale diverso da zero; owero
/1
non si può determinare l'ordine di infiruto di (logbx rispetto al campione x per
X -t,+oo.
158 Capitolo S. Ulteriori elementi della teoria dei limiti

Neppure la funzione sìnx/x, infinitesima per x - +oo, ha ordine (1ispetto a l/x):


infatti
smx
lim x = lim xa-l sìnx -- O se a< 1
x-++oo ( ~) a x-++oo
{ Jf se a ~ I

(si veda l'Esempio 3.8a).

4fJ1:h!ijQr•J.1/J$1., Detenniniamo gli ordini di infuùtesimo o di infuùto di alcune funzioni:


a) log(5x2 - 19) per x - 2;
b) 1 - ..Y cos x per x -+ O;
1
c) ( cosx)7 - 1 per x - O;
d) l per X -+ o-;
e 4 arcsin(2x) _ 1

e) xa.rctgx per x-+ +oo.

a) Risulta 5x2 - .19 - 1 per x-+ 2, quindi log(5x2 - 19) è un in.finitesi.mo per x-+ 2.
Ponendo 5x2 - 19 = l + y, ovvero y = Sx2 - 20, si ha che y-+ Oper x - 2 e
log(Sx2 - 19) = log( l + y) (~) y(l + o(l)) = (5x2 - 20)(1 + o(l))
= 5(x - 2)(x + 2) ( 1 + o(l)) = 20(x - 2)(1 + o(l))(l + o(l )) per x-+ 2.
Perciò log(5x2 - 19) è un infuùtesimo di ordine 1 per x-+ 2.

b) La funzione 1 - ..Y cos x è infinitesima per x -+ O. Poiché cos x -+ 1 per x -+ O, è natu-


rale utilizzare la (5.12) con x = 1/3 e (cosx - 1) al posto dix. Così facendo risulta, per
X --t O,

L- ,?/cosx = 1 - ,v'l + ( cos x - 1)

= 1- (1 + !(cosx- 1)(1 + o(l)))


= 1 - (1- ! x 2 (1 + o(l))(l +0(1))) = ~ x2 (1 + o(l)),
quindi 1 - ,?/cos x -> Oè un infuùtesimo di ordine 2 per x -+ O.
I
c) (cosx)7 è una forma indeterminata del tipo [1°0 ] per x - O; ricordando la (3.32) si scrive
(cosx)+ = eflog(cosx);

per la (5 .8), per x - Osi ha

log(cosx) = log(l + cosx - 1) = (cosx - 1)(1 + o(l)) = - 21 x 2 (1 + o(l)).


Quindi, per la (5.7),

( cos x)+ - 1 = e-tx(l+o(l)) - 1 = -~x(l + o(l)) per x - O


2
l
ovvero ( cos x )7 - 1 è un infinitesimo di ordine 1 per x ---. O.
d) Si noti che àrcsin(2x) -+ o- per x-+ o-, quindi e4 arcsin(2x) - 1 -+ o- e
1
- - -- - --()()
e4 arcsi.n (2x) _ 1 per x---. o-.
5.4 Ordini di infinitesimo e infinito 159

Per determinare l'ordine di infinito, ricordiamo che arcsiny = y(l + o(l )) per y - O(si
veda la (3.40)). Quindi, per la (5. 7),
l 1 1
e4arcsin(2x} _ 1 - Bx(l + o(l J) = ~ (1 + o(x)) per X - o-
ovvero e4 arcsm. ~2x) _ è un infinito di ordine 1 per x-> o-.
1
e) Scriviamo xarctgx = earctgx logx_ Ricordando che

arctgx =; - arctg ( !)
(si veda la (2.14)) e che arctgy = y(l + o(l)) per y - O, si ha
1T 1
arctgX =
2 - X (1 + 0(1 )) per X - +oo.
Perciò
1f 1
arctgxlogx = 2 1ogx - x1ogx(1 + 0(1))
7r
= 2 Iogx + o(l ) per x - +oo

da cui si ottiene
xarctgx = ef logx+o(l) = x + eo( I ) = xf(I + o(l )) per X - +oo.
Quindi xarctgx è un infinito di ordine ; per x -> +oo.

Riconsideriamo la funzione infinita nell'Esempio 5. 9e. Si potrebbe pensare che sia


ovvio che 1r/2 sia l'ordine di infinito per x .- +oo di xarctgx , in quanto
arctgx .- n/2 per x - +oo. Avvertiamo lo studente che questo in generale è falso;
cioè

f (x ) - e E ~+ per x .- +oo -=fa- xf(x) lì.a ordine di iromito f. per x -> +oo.

Per esempio, x l+ k non ha ordine di infinito 1 per x - + oo, anche se


1+ v'Ì!_
logx
-> 1 per x -~ +oo; in effetti è un infinito di ordine superiore a x (lo stu-

dente lo verifichi). Quanto detto si può ripetere nel caso di infinitesimi.

Determinare, se esiste, l'ordine di infuùto o infinitesimo per x-> +oo rispetto al campione
x o _!__ delle seguenti :funzioni:
X

a) xlog2 x;
3
b) arctg - ;
X

c)
log3 (x2 + 1) - log3x ( 2
(Z )
.
x + x sm x - cos x
)
~
vxTI .,
1og3 X V x2 +
1- X

d) x 0 ~
+ sin yX al variare di a E IR \ {O};
.

e) (1 +x 0
) (1 - cos ~) al variare di a E IR \ {2}.
160 Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti

---------------·------·--- - - - - -
Dete1mim1re, se esfate, l'ordine di infinitesimo o di infuùto delle seguenti fun; '.Oni:
e2 #-t
a) v3/n
sin per n - + oc;

b) tg :x -
evx-1 -
1
1
per x - 1+;
e) log(l + 2x2 ) perx- +oo;
2
d) log(l + 2x ) per x--+ O;
- 1
2
e) -5x3--arctg (x logx) ( 1 - ecos-;- 1) per x - t +oo;
x +1
1
t) (n° +2)log(n; ) per n --+ +oo al variare di a E !Il \ { 1};
3-; - I
g) ( ) per x - > +oo al variare di o E IR \ { - 1};
arctg x 0
2
h) log ( x + x°' ) + 2x2°' per x - +oc, al variare di a E IR \ {O}.
1 +x+x2
- - - - - - - - -- - - - -- - - - -- - - - - - - - - --

5.5 Non esistenza di limiti


JI teorema ponte è utiliz-
zato per la dimostrazio- Sia f: X - ~ . xo un punto di accumulazione per X , e supponiamo che
ne del Teorema di lim f(x) = l E~"'; allora, se {an} è una qualunque successione a valori in X\ {~o}
Cau(hy per EDO (Para- X->Xo
grafo 17.2.2). Per funzio- che converge a xo, anche la fonzione composta f(an) converge a f. per n - + oo. Il
ni di più variabili l'imun- seguente teorema fornisce anche l'implicazione contraria, ed è perciò anche noto co-
ciato viene ripetuto, sen-
za dimostrazione, nel
me teorema ponte (un "ponte" tra limiti di .funzioni e limiti di successioni):
Capitolo 1o. lim f (x) = l se lim f(an) = f. per ogni successione {an} a valori in X\ { xo} e con-
x .... x0 n->oo
vergente a xo.

TEOREMA 5.5
Sia f :X -> IR e sia x 0 un punto di accumulazione per X. Allora
limf(x) = i E [R* (5.26)
x-xo

Te0rema ''JDonte" se e solo se per ogni successione {a,1 } a valori in X\ {x0} e convergente a x0
lim
n- +oc
f (an) = i E lR*. (5.27)

Si noti che 1'esclusione di x 0 come valore di {an} è necessaria perché il limite (5.26)
non fornisce alcuna informazione sull'eventuale valore f (xo).
L 'implicazione=} del teorema ponte fornisce il principale strumento per provare
la non esistenza di un linùte: infatti, segue dal teorema che se esistono due successio-
ni
an .- Xo, bn - Xo per n-> +oo con an, bn E X\{xo}
tali che

allora non esiste lim f (x).


X-+Xo
_ _ _ _ _ _ _ _ __ _ __ __ __ _ _ _ __ _ _........;5;.;·..;.6_1;.;.n...;;.s;.;.ie...;;.m...;;.i;.;.c.;;..o;.;m;.;.i.p..;..a..;..tt;.;.i_ _ _ _ _ _ _ _ _-i: ,; ;1

Nel Paragrafo 3.2 abbiamo dimostrato che lim sin x non esiste. Il teorema ponte rende la
x-,+oo 7r
dimostrazione particolarmente facile: scegliendo a,, = nr. - +oo e b11 = - + 2mr - +oo,
2
si ottiene (si veda Figura 5.6)

lim sin rm
11- •+oo
=O # 1 = lim sin
n-t-H:>0
(!!_2 + 2mr) .
y
Figura 5.6 I punti
(a,,, sin a,, )
X e (bn, sin bn)
con a,, = n:rr e
b,, = ; + 2n 7f, n E ~-

Se a ~
.
O, non esiste 1·1m x e, sm
.
-1 . Infatti, posto f(x) = xcr sin ..!.., scegliendo
x-10+ X X
a,,= 1/(mr)---+ O per n -> oo si ha

f(a,,) = (:1r) °' sin (mr) = O Vn > O

mentre scegliendo b11 = l/(1r/2 + 2mr) - • O per n - oo, si ottiene

I . 1r +oo se a< O Figura 5.7 I punti


= 2 + 2mr)
e, {
f(bn) 7i sm ( ---+
+2mr ) 1 se a= O.
20 sm a,;
1 . 1)
(
2 ( a11 ,
1
e ( b,,, sin ; ,, ),
20
X
con a,,= 1/(n1r),n 2 1,
e b,, = 11(; + 2n1r),
n E N.

5.6 Insiemi compatti


Per funzioni da IR in R il
concetto di insiem~ com-
patto (per suc<!essioni) è
K ç ~ si dice compatto per successioni, p cSequenzialm.entç wmpatto se ~w,i -s1Jecessitm~ utilizzato per dimostrare
a valo_.d i11..K.' ha nua sottQsuccessionç convergente a un eleA1~mto di K'. il Teorema di Weierstrass
su insiemi compatti (Pa-
Riferendoci a un insieme "compatto per successioni", quasi sempre diremo sempli- ragrafo 6.5) e le propr.ie-
cemente "insieme compatto". In effetti, in matematica esistono altre possibili defini- tà delle funzioni unifor-
memente continue (Pa-
zioni di insieme compatto; tuttavia, esse sono tutte equivalenti nel caso dello spazio ragrafo 6.6), Nel Capitolo
IR (e anche di IRN). Non ci soffermeremo, perciò, su questo argomento. 1O si ripetono sia la defi-
U concetto di compattezza per successiorù è molto naturale se si pensa alle appli- nizione che la caratteriz-
zazione (senza d imo-
cazioni. Spesso è troppo d ifficile detenninare esplicitamente la soluzione di un ce1to strarla) di insieme com-
problema, e si usano per esempio i calcolatori per trovare delle "approssimazioni", patto di Rn .
xt di una eventuale soluzione (che non si conosce e forse neanche esiste... ). Si vor-
rebbe capire se si tratta veramente di una approssimazione. Se tutti gli elementi Xn
appartengono a un insieme compatto, K, si può estran-e una sottosuccessione {xk,, }
convergente a un elemento x E K.. Allora x è un candidato naturale per essere solu-
zione del problema in esame; se lo è, le x1c sono effettivamente approssimazioni di
11
162 Capitolo 5 Ulteriori elementi della teoria dei limiti

tale soluzione (se si sa anche a pliori che il problema non può avere più di una solu--
zione, tutta la successione Xn convergerà a x).
In IR gli insienù compatti per successioni sono gli insiemi chiusi e limitati:

Sia I( ç Il?. Allora


K è compatto {=> K è chiuso e limitato.

Verifichiamo anzitutto che un insieme K ç IR compatto è necessariamente clùuso e


limitato. Se per assurdo K non è limitato superiormente, allora
per ogni n .E N esiste Xn E K tale che Xn > n
(per esempio se K = [3, +oo) si può prendere x 11 = n + 4); la successione {Xn} di-
verge, quindi anche ogni sua sottosuccessione, in contraddizione con la cornpattez..,
za di K. Analogamente si esclude che K sia illimitato inferiormente. Se, ancora per
assurdo, K non è chiuso, ciò significa che CK non è aperto, ovvero
esiste xo E CK tale che U et CK per ogni intorno Udi xo.
Ciò equivale a dire che esiste Xo tale che
x0 ~ K e U nK =I 0 per ogni intorno U di xo.
In particolare, ricordando la definizione di intorno, per ogni n 2:: 1 e~is.te

Xn E B ( Xo, ~ ) n K' Xn i= Xo .

È chiaro che la successione Xn converge a xo per n +oo, quindi anche ogni sua
-t

sottosuccessione converge a xo (si veda il Teorema 4.6). Poiché la successione è a


valori in K e K è compatto, la Definizione 5.6 implica che xo E K, che è assurdo.
Perciò K è clùuso.

Per provare il viceversa, sia K e IR chiuso e limitato e sia {an} e K una qual-
siasi successione. Poiché K è limitato anche {a 11 } è limitata, quindi (per il
Teorema 4. 7) ha una sottosuccessione {akn} convergente ad a E U!: ·
per ogni intorno V di a, ak" E V definitivamente per n -t oo.
Se per assurdo a</. K, allora a E CK, che è aperto; perciò ·esiste un intorno V di a
contenuto in CK, ovvero V n K, = 0. Ciò contraddi~e la formula precedente (poiché
{ak,.} e K), quindi a E K. Dall'arbitrarietà della successione {an} segue che K è
compatto.

,ESERCIZIO. 5.8·~,./~'··· Dire quali dei seguenti sottoinsiemi di Il? sono compatti:
a) [l, 3] U [4, 5]; e) {100};
f) {X E R : x2 ~ 1} n {X E Il? : x 4 ~ 100};
b) { n ~ 1 : n E N };
e) [1, 3] \ {2};
g) { n~ 1:n N} U{O}.
E

d) N;
V~rso l'analisi numerica
L'argomento principe ciel capitolo è Ja continuità (si
veda la '0efillÌ2im1e 6.t): generica:nwnte, u~a ftm-
.zi0ne f è continua in xo se· an:p:nette limite finite m
xo e tale h:m.ite corncide con f(xo). Vedtemo per n:elYipt.ervallQ lU/2, l] si 1111.an_tieneJa stru.trura pr.,ece-
cse1J1pro ebe tutti i polinomi solito con1linui in ~ dente: g ·· cambia segno negli .estremi, quindi it1
(quindi>"per la f del precedente fil0 rosso, la proplie- (1/2 1 l) dom:ebbe esserc.i uno zero. Perciò si poµe
tà (2) è ve,ra). Come c©nseguenz~ -potremo anche [a1:b1] := [1/2, 1J e si ripete ilp;roced:irnen.to: valu-
afffmnare che le fu1l!lioni continùe portano intervàaili . tando g nel punto medio del m:tovo interva:Ilo, ·
itJ interva1'b (qtrindi per la f del precedente filo rosso x = ·3/4, siha
ni = inff.0.on è uo punto jsolato). Di seguite ci oc:- 52
0ctpia1n0 dell'idea cruciale ohe sta alla base di tal-e g (3/4) ::o: - ~ ~ >O
' 512 '
conse~1enz.a: il teorema degli .zeri.
Lo sviluppo, modern'.0 di computer potenti qtti.udi poniam0 [a 2., b2] := [1 /2, 3/ 4] per garantire
(11arcLware) e di sofisticati a;lgoritrni :irnatemalici tra- il cambiamento di segno negli estremi, e così via. A
dotti :in progranuni ef:ficac~ (software) ci ,i;>erm..ett.e di menç> dii non essere eosì fortunati da incontrare uno
approssimare con grattdissilna·precisione la sol'l!lZio- ze'ro lungo la strada, otten-emo -una successione di
ne di problemi foJ'.ffiltlati in tennini matematici, an-- i.nterva:Hi [an, bnl, di armpiezza sempre più piecola,
che queB:i di complessità notevolissima. Basta p~n- ai cui estremi g (che è continua!) cambia segno e ·
sare quanto sia aumentata l'a,ffidabilità delle previ- che !?erciò' Glovrèbbe contenere uno zero ~i g.
sioru meteorologiche, basata sull'apptrossimazio:Q.e
8 Et> n <171
della soiuzione éli problemi matematiei di evidente •o o o
complessità. Senza alcun dubbio la forza applieativ-a
I
'
,,I I
·i
0,5
1 I
della matematica e destinata ad aumentare. I
I · 1
I
2 o.s /' 0.75
Un alg-0ritmo è il.n procedin1ent0 che fornisce e
L._~____J
© 3
4
0,5
0.5625
0.625
0,625
umt successione ao, a1, a2, t{J, ... che convetge ad -21 ',·I
s o.~9375
6 0,€89375
o.62:"
Ò.625
nna s@l1:1zio11e xo dé1 pr:oblema. Supp0Eiamo divo- j
I
I

u- - I I 7 0.609375 0.617188'
ler determinare uno ze,:o di g, ovvero ma·soiuzioue 8 G.6l3281 0,617188
dell'equazione 9 0.6IS281 0.615234
I' I
I 3 10 0.614258 0.6)5234
I
g(l:) -:= 6~~ + 32(2x3 + 3x2 -x - 1) =0 1 x E~. 2
'
I
I
I
4 H 0.614'258 0.6 ì'4746

In questo capitolo incoliltriamo un primo esempio di Come vedremo in modo rigòroso, questo met0do ef-
algoriti.n-o per approssimare uno zero di g: H ,neto- fetti;vamente idenpifiea uno zero di g:
do di bisezione. Partiamo osservando che g è conti- Xo := sup,an = ìnf bn, Inoltre è facile trovare una
nua in [6 1 l] e stima per l'errore. cl1e si comrrnitte approssÌl'Jiillndo
<
g(O) = -32 0-, g(l) = 102 > O. la soluzione.io con an:
Il cambiamento di segno di g (c01atinua!) ag]i estre- O $ xo - an < tbo - ao)2- n per ogni n E N.
mi dell'interv;allo fa St1pp0n:e che g debba avere al-
meno uno zéro in [O, 1] =: lao, boJ. Per localizzarlo Questo approccio àlgoritm:ico condu,ce in modo na-
si divide Fihtervallo {O, 1} in due inte1vallì di lun- turaie a una sei:ie di_pmblemi per ottiI:nizzare la µro-
ghezza uguale, [O, 1/2-] e [1/2, l]. Osservando che cedu.ra. Per esèmpi0: come e con quaTi critexj sce-
164 Capitolo 6 Funzioni continue da Il?. in IR

ghere il metodo cli approsr,unazione? Come .qetcr~- soJo un 1,mé1J.0gia. 1ufatta esistono i,thnziorn ;: .~ui grn..
nare le appFossimazion1 .ifi ·irmdo · "'v~toce", · fico ha bisogno di' u.r~ t~mpo ir.ifmito pet c·:~.,:-rc t:a.:.:
''eff:icace:1 ? Tipicamente si tr:atta,. di p1:oble).UÌ ciatoi conw "}UeHo rip.ortato in '.F.tgqra'·(f ~tra dc!
dell;i:fn.ali:5<i Numeticq., il setfore della Matèhiatica: gran.ca mituna funzione continua in [~ l .Jcfo:01-
~

. -- noH trattato in questo t~st'o - che si 0ccupa della e stulli~ta .ncll'Bse),1;1p'io, 12'.7). ·
·r-it~oluzìone· nwneFica (cioè appr.oss:imata, essenzia'1~
mente utiltzando calcolatodJ di pr.ob!emi anche as-
sai complicati.
hl questo sehso diciamo subito che l'algoritmo
basato sul metodo della bisezio:oe è piuttostç> lento:
uel caso della funzione g esiston-0 degli a:lg011itmi
decisamente pitì veì0ei.> ma si b·asano siff eoHeetto di
"çleri-vata. Ne vedremo unÒ ,µeI1~Tos.sjmo 1J1o rçsso.
P.S. C0me mai abbiamo scelto [C),1] 001'file intei.;.-
vallo iniziale? Altre secJt.ç conducono ad altri Rutlti
di minituo? An0h.e.. a giueste domaQ.cie risp@mlei:à il
Capitolo 9Xsi v:ecla l'Esempio 7.27).
l?.P.S, $pe,sso si dà la seguente idea i1~buitiva cli
c©ntinuità: se ttacc:tando il gi.·M?-c"© tli una ftsnzj.one f
d~) punto (xo,f (xo;ù al p.unto (.7111 :f (x.1;) .a.on si
stac.ca la penna dal foglio,. a1lora f é continua i'll
(xo 1 xi] . L: analogi;t è cettaineute a1,1p;rqpriat,a per la
.- Cé})nRnmsione iL1iziatl.t deJ c0ncett'0.,ma aiténzione, è

6.1 Continuità : definizione e proprietà elementari

{6.1)

La parte essenziale della definizione è ovviamente la (6.1), ovvero il caso in cui


x 0 E X è di accumulazione; dire che una funzione è continua in un punto isolato del
suo dominio è solo un'utile convenzione.
Segue immediatamente dalla definizione che la continuità di una funzione f in un
punto xo è equivalente alle seguenti affennazioni:
per ogni intorno V cli f (xo) esiste un intorno U di Xo tale che
(6.2)
f (x) E V per ogni X E xnu
(si noti che non è più necessaiio escludere x = x0 !);
6 .1 Continuità: definizione_e
~ p_ro~p_r_ie_t_à_e_le_m
_e_n_t_a_ri_________1_6_5

per ogni > O esiste 8 > O tale che



(6.3)
x E X, lx -xol < 8 => lf(x) -f(xo)I < €.
Inoltre, ricordando la (4.1), se f è continua in xo allora
per ogni successione {xn} a valori in X, convergente a x0 , si ha
(6.4)
lim f(xn)
n..... +oo
= f(xo)
(in effetti è vera anche l'implicazione inversa, ovvero la (6.4) implica la continuità di
f: si veda il teorema ponte).

Segue dalle proprietà dei limiti delle funzioni elementari che le funzioni trigonometriche ESEMPIO 6.1 . ·-~-.
sin x e cos x e la funzione esponenziale ax (a > O) sono continue in ogni punto x0 E R; so-
no inoltre continue in ogni punto del loro dominio naturale le funzioni Ioga x
(a> O, a f 1), tgx excr (a E R) .

La funzione parte intera, f(x) = [x] per x E R, è continua in ogni punto xi 'li. (si veda la · ESEMPIO 6;2 , '. 1f~f'·J.
Figura 2.8); la funzione segno, f(x) = sgnx per x E R, è continua per xi= O (si veda la
Figura 2.9).

U.n;rfanzìone si dice continua da destra fda sinisfn )''in m1 "ptU1t6 x 0 E dolnif di accun1ltla~
zione aestro (sfoi'strò) per il suo dominio se .

lirn .l'(x,) = f(xo) ( lim / ~") =J'(>.ro~) .


x-•xt ;r~~;

Ovviamente, se xo E doro f è punto di accumulazione destro e sinistro per dom f, al-


lora
f è continua in xo {:} f è continua da destra e da sinistra in Xo .

,,Tornando all'esempio pre~edente, la funzione parte intera è continua da destra, ma non da"' ESEMPIO 6.3
sinistra: infatti in ogni punto x 0 E 'li. si ha
lim [x] = [xo] e li~ [x] = [xo] - 1 i= [xo] se xo E l .
x->x; x-,x0

Invece la funzione segno non è continua da destra né da sinistra in x = O.


\..

Dalla defurizione di continuità e dalle proprietà elementari dei linùti segue che se f e
g sono continue in xo E doro f n doro g, allora sono continue in x 0 anche le funzioni
f ± g, cf (e E ~), f · g, f /g (se g(xo) =I= O), lfl, f+, f- . (6.5)

Segue dalla (6.5) che i polinomi, le funzioni razionali · ESEMPIO 6.4 .

!(X)
_ anx.11 + an-lx,11- t + · · · + ao , dom
f = {X E
rn,
Il\\ : bmX
m
+ ·· · + bO r...1- O} ,
bmxm + bm- 1x 1 + ···+bo
111
-

e le funzioni iperboliche (sinhx e coshx) sono continue in ogni punto del loro dominio.

Ovviamente continua a valere la proprietà della permanenza del segno.


166 Capitolo 6 Funzioni continue da IR in IR

~
0

Se / .R 2 -+ R è : ontinua in xo E X e f(x 0 ) > O (<O), allo;a esiste ~n in-


.to-;n-
.; Ud )
x0 tale çhef(x) > 0 -(< O) per ogni x EU nx.
- - - - - -- - - - -- - - - - - - - - - - - -------·...··-
'j
Segue dal Teorema 3.22 che anche la composizione di due funzioni continue è conti-
nua.

Sian.o X, Y ~ !R, f: X -> R, g: Y-+ R Se f è continua in x 0 E X e g è continua in


/(x0 ) E Y, allora lafu.nz ione composta~ o f: x 1-> g(f(x)) è continua inx0•

Segue dal Teorema 6.4 che le funzioni massimo e minimo,


L.e ftmzioni rnax, tnin
max{f, g}(x) ~ max{f(x), g(x)} e min{f, g}(x) def min{f(x), g(x)},
sono continue (si veda Figura 6.1).
Concludiamo il paragrafo con il concetto di continuità in un insieme.

!Siaf : R 2 X - 1 ~ - sei è co.l'lttf).ua in ogtJi x0 E; X


Laft si dipe contin.u-a in X e si somve
f E C{À1 oppure J E 'Co(X).

Segue dagli Esempi 6.1 e 6.4 che tutte le funzioni elementari (potenze, esponenziali,
logaritmi, funzioni razionali, trigonometriche e iperboliche) sono continue nel loro
dominio naturale.
r
ESEMPI06.5 Dalla (6.5) e dal Teorema 6.4 segue che la funzione

f (x) = sin J~ x2 2
è continua nel suo dominio naturale dom/ = (-v'2, O] U (vlz, oo), ovvero f E C(domf).
Si noti ìn particolare che/ è continua in x = O: siccome O è punto di accumulazione sinistro
perildominio,siha
limf(x ) = lim f(x ) =O= f (O) .
X->0 X->O-

'
ESEMPIO 6.6 . La funzione

f(x) = {PX - 4 sex;?: 2 (p E~)


3x sex< 2
è continua in Il?\ {2}, continua da destra in x = 2, continua in x =2 se e solo se
2p -4 = 3 · 2, ovvero se p = 5.

Figura 6.1 In colore, le

J"--',
y y
funzioni max {f, g}(x)
(a) e min {f, g}(x) (b). , /(x) ,, ...
/ ',f(x)
'' ' '
~
/

g (x) \ \

(a) X (b) X
6.2 Punti d i discon tin uità 167

Dire per quali p E IR le seguenti funzioni sono continue nel loro dominio: 4'lìJif.fil'm~!f'.i~
a) f(x) = { sin (x + p) sex< O
1 sex~ O;
px - 2 se x > -1
b) f (x) = { 3x2 - 4x + 5 sex< -1;
x3 + 1 se x >-1
e) f(x) ={ min{p, x 4 + 2} sex< -1.

6.2 Punti di discontinuità

SianQ J : ~ 2 X - IR e x 0 fE X. Se l non è. é0ntdrtua ill xo, x0 §.Ì aloe puntp dj discontiiiui-


tà4i f.;:.in ràl case s:i"dicè che:
(i) f ha t'lna discou tin nità eliminabile in Xo se esiste 'fin ife /'(;x,), ma .f!;;
R+fiJ(x.) v:: f(<tj);

(iii) j ha,1ua.1discontinuità di secònda specje in X(f negli aJ.td c;asi.

Alcuni casi di discontinuità sono illustrati in Figura 6.2. Nel caso (ii) la quantità
lim f(x) - li~f(x) l.___s_al_to_di_f_ _)
x ......xt x ......xo

si chiama salto di f in xo e xo si chiama punto di salto di f. Se I è un intervallo limi-


tato, una funzione f: I ---+ IR si dice continua a tratti in I se ha N punti di salto x1,
.. . , XN E J ed è continua in I{x1, ... , XN }.
Figura 6.2 Esempi di
discontinuità.

Xo Xo
discontinuità eliminabile discontinuità di prima specie
(con salto negativo)

·lo
discontinuità di seconda specie
168 Capitolo 6 Funzioni continue da IR in IR

- -- - - - - -- - -- - -- -- - - - - - - - - -- · ·- -·
a) La funzione
sinx
f(x) = - ;- sex I O
{
O sex= O
ha una discontinuità eliminabile in x = O: si potrebbe "eliminare" la discontinuità in O
y cambiando il solo valore di fin x = O: f(O) = l anziché f (O) = O.
b) La funzione x t-t sgn x ha una discontinuità di prima specie in x = O, mentre le :fuuz.ioni
x t-t [x] ex t-t x - [xJ presentano una discontinuità di prima specie in ogni n E "/l. (si noti
che tali funzioni sono continue da destra ma non da sinistra in n E I: si veda
l'Esempio 2.9 e l'Esempio 2.11). Anche la funzione dell'Esempio 6.6 ha una disconti-
Figura6.3 nuità di prima specie in x = 2 sep i= 5.
c) La funzione

g(x) = { sin ! se X -:j 0


0 sex= O
----------- - - ------- - --
ha una discontinuità di seconda specie in x = O, così come la funzione (si veda Figura 6.4)
X

Figura6.4 h(x) = { e1Jx sexi= O


Le funzioni g e h O sex=O
dell'Esempio 6.7c (si noti che e 1/x -t +oo per x -t o+ e e l/x -t Oper x -t o-, owero h è continua da sini-
stra in x = O).

La funzione x H J__ non è discontinua in O: poiché O non è un punto del dominio,


X
non ha senso parlare di (dis)continuità di/ in O.

ESEMPIO 6.8 r
J.,a funzione di Dirichlet,
F,urfzione di Dir:ichlet I sex E Q
f (x) = { O sex E IR \ Q,
ha, per la proprietà di densità in IR dei numeri razionali e dei numeri irrazionali (si vedano le
(I .4) e (1.5)), una discontinuità di seconda specie in ogni x E R .

. ESEMPIO .6.9 . La funzione


f(x) = sgn(sin2 x) Vx E IR
è continua nei punti x tali che sin x i= O, ovvero x f k1r (le E l), e ha una discontinuità eli-
yf minabile in x = kn per ogni k E l (si veda Figura 6.5).
::]
-Tt
; 21t;:
1t X Le funzioni monotone defmite in un intervallo non possono avere discontinuità di
Figura6.S
seconda specie.

Sia 1 ç R un intervalla e sia f : I -. ~ monotona in I . A llora f può avere punti dì di-


·sconlinuità solo di prima specie (o eliminabil~ se sono agli estremi dell'intervallo).

qi!l)ostrazione
Per l'esistenza di limiti di funzioni monotone (si veda il Teorema 3.21), per ogni
punto interno x 0 di I esistono finiti il limite destro e il limite sinistro di f per
x - xo; se coincidono, f è continua in xo, se invece sono diversi, f ha una disconti-
63 Teorema degli zeri 169

nuità di prima specie. Nel caso in cui f sia definita in un estremo di I, per esempio
nell 'estremo destro b, allora esiste finito f = lim f (x). Se f.= f(b) la funzione è
X-+b-
COiltinUa in b, altrimenti ha una discontinuità eliminabile in b.

Non è difficile provare che, nel caso di una funzione monotona, i punti di discon-
tinuità sono al più un'infinità numerabile (si veda l'Esempio 2.21).

Determinare i punti di discontinuità delle seguenti funzioni e stabilirne la natura:

a) f (x) ={ ;in (,, ~ I ) sex


sex= ±1;
=f ±1

b) f (x) ={ :in c:~xl ) sex=


se > x O, x
1
=f 1 (al variare di a E R);

e) f (X)
__ { 24x2 - ax - 9 se x > 2 (al variare di a E u~); R1)

3x- 5 sex$ 2

1
d) f (x) =~
x- l cos (-- -);
1ogx
e) f(x) = e+ sinx;
f) f(x) = { ~+ sinx sex =f O
sex= O.

6.3 Teorema degli zeri


Il risultato che djmostreremo in questo paragrafo è alla base del metodo grafico, che
abbiamo descritto in modo intuitivo nel Capitolo 2 nello studio delle (dis)equazioni.
Sia/: X - IR. Un punto xo E X si dice zero dif se f(xo) = O.Il prossimo teore-
ma affe1ma che se f E C([a, b]) cambia segno agli estremi dell'intervallo, allora ha
ahneno uno zero nell'intervallo [a, b). La dimostrazione si basa sul metodo di bise-
zione che abbiamo introdotto nel filo rosso: si tratta di un metodo costruttivo, che
fornisce anche valori approssimati dello zero.

TEOREMA 6.8 Teòrema degli zeri


Sia f : [a, bJ --t rR continua e sia f(a)f(b) < O (ovvero: f(a) e .f(b) ne n sono nulli e han-
no segno @pposto). Allora f ammette almeno uno zero in (a, b ): esiste xo E (a, b ) tale
che f(xo) = O.

Le ipotesi del teorema degli zeri sono essenziali (o, come spesso si dice, ottimali), co-
me mostrano i controesempi 1iportati in Figura 6.6.

Supponiamo (a meno di scambiare f con -!) che f(a) < O e f(b) >O.Poniamo
ao = a, bo = be co = (ao + bo)/2. Se f(co) = O abbiamo finito; se f(co) < O, po-
niam,o a1 = co e b1 = bo; sef(co) > O poniamo a 1 = ao e b 1 = c0 . In questo modo
170 Capitolo 6 Funzioni continue da IR in IR

Figura6.6 y y
Controesempi al teore-
ma degli zeri.
/
a
b
X
/
li X a
l•

V
f non è continua f(a)f(b)>O domf non è un intervallo

f(a 1) < O,f(bi) > Oe possiamo iterare il procedimento: al passo n, dato l'interval-
lo [an, bn], poniamo Cn = (an + bn)/2 e scegliamo
an+l = Cn e bn+l = bn se f(cn) < O, (6.6)
an+l = an e bn+I = Cn se f(cn) > O,
mentre se f (Cn) = 0 abbiamo finito. S'egue dalla (6.6) che
an :s; an+l < bn+l :s; bn per ogni n; (6.7)
osserviamo inoltre che

bn+l - = 1 (bn - an)


an+ 1 (6.6)
2 = ... = 2-n-l (b - a) per ogni n. (6.8)

La (6.7) afferma che le successioni {an} e {bn} sono monotone e limitate (da be a,
rispettivamente), quindi ammettono limite finito: an --+ Xo, bn - x 1 per n--+ +oo.
Passando al limite per n--+ .+oo nella (6.8) si deduce che x1 = xo:
xi - xo = lim (bn - an) = n-.oo
lim 2-n(b - a)= O.
n->+oo

Resta da provare chef(xo) = O. Poiché f è continua e f (an) < Oper ogni n,


lim f(an ) = f(xo) :s; O.
n-+oo

Allo stesso modo


lim f(bn ) ="f(x1)
n->+oo
= f(xo) 2::. O.
Quindi O :s; f(xo) :s; O, ovvero f(xo) = O, e il teorema è dimostrato.
Il.teorema degli zeri si generalizza immediatamente.

COROLLARIO 6.9
~iano f , g : [a, b] - !R, continue in [a, b] e tali che
f(a) >_g(a) e f(b) < g(b)
oppure
f (a) < g(a) e f (b) > g(b).
Allora esiste almeno una soluzione y E (a, b) dell'equazione f(x ) = g(~).

Basta infatti applic~e il teorema degli zeri alla funzione continuaf(x) - g(x) per ot-
tenere la tesi (lo studente verifichi che le condizioni del teorema degli zeri sono sod-
disfatte).
6.3 Teorema degli zeri 111

Il prossimo esempio mostra, come annunciato, che il teorema degli zeri e il suo corol-
lario forniscono una base teorica al metodo grafico E odot'.·;;.i;f(
_.__
..
(.'
__ --- ...
1
/
I

Vogliamo det~rminare intervalli che contengano soluzioni dell'equazione


log lxi = tg x.
Dai grafici di loglx l e tg x tracciati in Figura 6.7 (si ricordi che dom(log lxl) = R \ {O} e
dom(tgx) = R \ {x = 1r/2 + k1r 1 k E il}) si può intuire che ogni intervallo del tipo
=
h (1r/2 + k1r 1 1r/2 + k1r+ 1r) (k E Z) contiene almeno una soluzione dell'equazione;
cerchiamo di dimostrarlo.
Figura6.7
y

Preso k E "1l., si osservi che

lim tg x = - oo < lim loglxl < +oo


x-+ (f+k1,f x ..... (f+k1rr

e
lim tgx = +oo > lim loglxl > - oo.
x-+(f+k1r+1r r x--,(f+b+1r r
Quindi, per la definizione di limite, esistono 1r/2 + br < a < b < 1r/ 2 + k1r + 1r tali che

tga<loglal e tgb>log lbl.

Se k =J -1 (escludiamo cioè l'intervallo (-1r/2, -,r/2)), le funzioni tgx e loglxl sono conti-
nue in la, b] e, per il Corollario 6.9, esiste almeno una soluzione y E (a, b) dell'equazione.
Se k = -1 si può ripetere l'argomento nell'intervallo (-1r/2, O) (anziché (-1r/2, 1r/2)),
come suggerito dal grafico.

Il ragionamento seguito nell'esempio precedente porta al seguente risultato.

TEOREMA 6.10 Teorema dei valori intermedi


Sia I ç; R un intervallo (n.on necessariamente chiuso e limitato) e sili f : i --. IR conti-
nua in .I. Allora f assume in I tutti i valori compresi trtt sup f (::=;: +oo) e ii1f f (è - bo).,
ovvero r 1

Vy E (inf /, supf) 3x E l :f(x) = ·Y·


r 1
172 Capitolo 6 Funzioni continue da JR in R

Sia inf / < y < sup f. Per la defirùzione di estremo superiore e inferiore esistono
I I
a, b E J tali chef(a) < y < f (b) . Ora il risultato segue dal teorema degli zeri ap-
plicato alla funzione/(x) - y nell'intervallo [a, b] (se a< b) o [b, a] (se a> b).
Un altro modo per fo1mulare il risultato contenuto nel Teorema 6. I Oè il seguente.

Sia 1 ç IR un intervallo e sia f : 1 - IR continua in[. Allora l'immagine f (I ) è u.n inter-


vallo.

Un'ulteriore applicazione del teorema degli zeri riguarda la relazione tra monotonia e
M or:mtonia e invertibilità. Come già osservato nel Capitolo 2 (Teorema 2.16), una funzione stretta-
in\lertibilità, mente monotona è inve1tibile, ma in generale il viceversa è falso. Per esempio

x seO<x<l
f(x) ={ 3 - x se 1 ~ x::::; 2

è invertibile e non monotona in [O, 2] (si noti chef non è continua in [O, 2]). Se però
f è continua in un intervallo, allora anche il viceversa è vero.

Sia 1 ç IR un intervallo e sia f :l - IR continua e invertibile in I. A llora f è strettamen-


te monotona inl.

Dimostrazione

/(y)---- - - -9 Supponiamo per assurdo chef non sia monotona in J, cioè che esistano x, y, z E I
f (x) - -O- - - ~ - - - - ~
tali che x < y < z e, per esempio, f(y) > f(x) > f(z), come visualizzato in
'
'
. '
Figura 6.8 (gli altri casi si trattano in modo del tutto analogo). Per il Corollario 6.9
f (z) - - - : - - - ~ - - - - ~ - - ~ applicato nell'intervallo (y, z), esiste xo E (y, z) tale che f(xo) = f(x) . Ma allora/
I I I f

X y Xo l.
non è iniettiva, una contraddizione.

Figura6.8 In conclusione,

se f è continua e definita in un intervallo, allora


(6.9)
invertibilità di f # stretta monotonia di /

/
Dire se le seguenti equazioni harmo almeno una soluzione in J:
a) log x+cosh(2x) =0, I = (O, + oo);
b) 1 - i-x = ~, I= (2, + oo), al variare di a E R;
X

· e) x 6 + 2x5 - 3x2 - x = I - v'2 I = R.


'" '

6.4 Continuità delle funzioni inverse


;La funzione inversa di una funzione continua e invertibile non è sempre continua.
Vediamolo attraverso un esempio.
6.4 Continuità delle funzioni inverse 173
--------------------------------------- -
Sia
se O :S x <1
se 2 :S x :S 3.

Allora f è iniettiva e continua nel suo dominio [O, l ) U [2, 3], ma la sua inversa 1- 1 non è
continua da sinistra in I, si veda Figura 6.9.

Figura 6.9 La funzione


y )' dell'Esempio 6.11 e la
sua inversa.

I ··············0
2 · -·----- -- --- --------- -- ----
2 __ __ ____ / t
'

~·------~----·>
2 3 X X

x ...... f (x)

Infatti, per garantire la continuità della funzione inversa dì una funzione continua e invertibile,
servono opportune condizioni sul suo dominio.

Tl;OREMA 6.13 -. Cal'ltinuità della ·funzion-e inversa


Sia X e IR, sia f :X -> ~ continua e invertibile in X e sia 1- 1 : f (X) - ~ l'inversa di f
inX. Se
X è un intervallo oppure X è un insieme compatto
allora 1- 1 è continua nel suo dominio .f(X).

Ricordiamo che X ç IR è compatto se e solo se X è chiuso e limitato.

Consideriamo il caso in cui X è un intervallo, e rimandiamo il caso in cui X è un


compatto al sito internet). Per il Corollario 6. 11 e il Teorema 6.12, f è strettamente
monotona in X e f (X) è un intervallo. Allora anche l'inversa 1- 1 è una funziona
strettamente monotona definita sull'intervallo f(X). Per il Teorema 6.7, gli even-
tuali punti di discontinuità di 1- 1 sono di salto. Ma in tal caso la sua immagine, ov-
vero X, non potrebbe essere un intervallo.

Per il Teorema 6.13, Je funzioni x .-+ arcsinx, X 1-4 arccosx e X 1-4 arctgx, essendo definite ESEMPIO 6.12 .
come funzioni inverse di funzioni continue in un intervaUo, sono continue nel loro domirùo.

Dire per quali a le seguenti funzioni sono invertibili nei loro domini e studiare per tali valori
di a la continuità della funzione inversa nel suo dominio:

a) f(x) = { ~2 sex :S O (a> O)· b) f(x) = { 4arctg (2x2 ) sex> O


x sex> a ' x+a sex :;; -1.
174 Capitolo 6 Funzioni continue da IR in IR

6.5 Funzioni continue su un intervallo


Il paragrafo tratta il chiuso e lin1itato
Teorema di Weierstrass
prima su intervalli e poi Abbiamo ripetutamente osservato che estremo supe1iore e massimo di una funzione
su un insieme compatto.
Chi non possiede la no-
sono concetti distinti; in particolare, l'estremo supe1iorc esiste sempre
zione di insierne compat- (eventualmente +oo) mentre il massimo può non esistere. Il teorema di Weierslrass,
to può non affrontare la un risultato centrale, assicura l'esistenza del massimo e del minimo se f è continua in
seconda parte.
un intervallo chiuso e limitato:

Te0rema di Weierstrass per interv~lli e1iusi .e. limitati


Sia/: [a, b] - ~ continua in [a, b]. Allora
(i) esistono M : = max f e m : = min f;
la, b] [a, /JJ
(ii) f([a, b}) = [m, M].
Diamo subito alcuni controesempi per sottolineare che le tre ·condizioni del teore-
ma, ovvero la continuità della/ e la chiusura e la limitatezza dell'intervallo, sono
essenziali.

ESEMPIO 6.13 , a) (intervallo non chiuso)


Sia f : (O, 1] - IR, f : x t-t ..!... Allora f è continua ma non limitata e non esiste max f.
X (O, !J
Sia g : (O, 1J - R g : xi---+ 2x. Allora f è continua e limitata ma non esiste min f.
(0,11
b) (intervallo non limitato) ,
Sia g : [O, + oo) - R, g : xi---+ 2x. Allora g è continua ma non è limitata e non esiste
maxg.
Sia f : IR - R, f : x t-t arctg x. Allora f è continua e limitata 111a non esistono max f e
mmf. R
R
c) (funzione non continua)
Sia f : [-1, 1J - R, f : x t-t - x + sgnx (si veda Figura 6.1O). Allora f è limitata ma non
esistono max f, min f.
[-1, l] [-1, 1)
y Sia g : [O, 1] -+ IR così definita:
1
se O< x :s; 1
-J sex= O.
I X
Allora g non è limitata superionnente in [O, 1] e quindi non esiste max g.
[O, l ]

~-I
In effetti il Teorema 6.14 è un caso particolare di un risultato molto più generale, in
Figura6.10 cui al posto di un intervallo chiuso e limitato si considera un insieme compatto.
X 1-t - X + sgn X. Ricordiamo (si veda Paragrafo 5.6) che un insieme K è compatto se e solo se da ogni
successione a valori in K si può estrarre una sottosuccessione convergente a un ele-
mento di K, e che in IR. gli insiemi compatti sono tutti e soli gli insiemi chiusi e limi-
tati (ma non necessariamente intervalli!).

. TEOREMA 6.15 Teorema . r Weierstras-s per insiemi compa:t ti


.~ia j' : I( -+ IR continua. i,-~ K compatto. Aliorq, f (K) è compatto; in pa>:ticoliite, esisto-
no max
X
f e min f .
f;(

La dimostrazione, nella sua semplicità, mette in evidenza la potenza e la naturalezza


del concetto di insieme compatto.
6.6 Continuità lipschitziana, continuità uniforme 17.S

f(y) . ... . . . • ·-·· ::.;.,·~·

Consideriamo una qualunque successione {Yn} a valori in f (K) . Sia Xn E K tale


che f (xn) = Yn· Allora {xn} è una successione a valori nell'insieme compatto K , f(x )
;:;- · · :
v····'..\.. .... (
quindi esiste una sottosuccessione {Xk,.} convergente ad x E K. Essendo f continua ' '
in x, per la (6.4) Yk,. = f(xk,. ) - f(x) E f(K ) per n - + oo. Abbiamo quindi tro- :' '
'
vato una sottosuccessione di {Yn} convergente a un elemento f(x) dif(K). Per l'ar- X ~
bitrarietà della successione {Yn}, l'insieme f(K) è compatto. Figura 6.11 Rapporto
Poiché f(K) è compatto, è chiuso e limitato: per il Teorema 3.11 esistono il incrementale:
massimo e il minimo. f(x) - f(y)
----=tga.
x-y

6.6 Continuità lipschitziana, continuità uniforme


La nozìone di lipschìt zia-
Il rapporto incrementale P (x, y) di una funzione f :X - IR, nità si utilizza nel Teore-
ma di Cauchy per EDO
(ma il concetto è ripetu-
P(x, y) = f(x) - f(y) x, y E X , x =I= y, to). La nozione di wnti·
x-y nuità uniforme si 1:1tilìzza
per dimostrare l'integra-
rappresenta il coefficiente angolare del segmento congiungente i punti (x ,f(x)) e bilità dì funzioni conti·
(y,f(y)) del grafico di/ (si veda Figura 6.11). Le funzioni/: X-+ IR il cui rapporto nue(Teoremi8.6, 14.14e
incrementale è limitato indipendentemente dalla scelta dix =I= y meritano un nome. 18.7), il passaggio al limi-
te sotto integrale (Teore-