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1 Cosa indica il dito (mozzato) della Bibiana di Bernini - Blog Articolo 9 - 02.05.

2018
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3 La notizia della mutilazione della Santa Bibiana di Bernini, che ho dato ieri su Repubblica, ha avuto una grandissima
4 eco: se ne sono occupati i telegiornali, e i carabinieri del Nucleo di Tutela hanno aperto un fascicolo su questa
5 incredibile vicenda. Nel disastro, questo è almeno un motivo di consolazione.
6 Innanzitutto perché forse così sapremo esattamente cosa è successo. Quel che per ora filtra, è che l’incidente
7 sarebbe successo il 24 aprile mattina, mentre l’opera veniva ricollocata sull’altare. Un errore nell’uso del supporto
8 (tavolette saponate) avrebbe provocato un impatto tra la statua e la nicchia, e l’anulare sarebbe stato tranciato di
9 netto. Molte sono le cose che non sappiamo, soprattutto circa
10 l’inconcepibile scelta di non comunicare quel che era successo.
11 Ma c’è un’altra ragione, anche più importante, per cui dobbiamo essere grati al clamore mediatico
12 dell’amputazione di Bibiana. Ed è che questo clamore costringe a vedere ciò che rimuoviamo, a parlare di ciò che
13 viene taciuto, a riconoscere ciò che viene negato.
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15 Mi soffermo per ora su due punti, strettamente collegati: la mostra e il restauro. Perché sono queste due iniziative
16 (entrambe inutili: e anzi dannose, come si vede) ad aver provocato il disastro. Certo, ora si proverà a dare tutta la
17 responsabilità al poveretto che ha fatto un passo falso su quell’altare: ma la colpa non è certo sua. La colpa sta
18 molto più in alto.
19 La mostra, dunque. Non c’era nessuna ragione per farla, quella mostra. Gli ultimi anni sono stati ricchissimi di
20 occasioni per studiare e vedere le opere di Gian Lorenzo Bernini: e non c’era davvero nessuna ragione per
21 organizzarne un’altra. Per l’appunto Bernini è la mia materia principale di ricerca da molti anni. Quando Anna
22 Coliva, la direttrice della Galleria Borghese, mi chiese insistentemente di essere tra i curatori della mostra, ci pensai
23 molto bene e poi (il 28 dicembre del 2016) le dissi di no, con una lettera della quale (a questo punto) rendo noto il
24 passaggio centrale: «Io credo che le mostre debbano, sempre e necessariamente, nascere da una lunga ricerca,
25 individuale o di gruppo. In questo secondo caso, dunque, credo che debba esserci un comitato
26 scientifico che si riunisca come in un seminario, discutendo e piano piano dando forma a progetto, elenco,
27 allestimento: come ad un’unica cosa viva. Tutti devono essere responsabili (culturalmente e moralmente) di ogni
28 dettaglio della mostra: non credo che si possa procedere per addizione di segmenti che si ignorano a vicenda.
29 Questo è tanto più vero alla Borghese, un luogo così perfetto che lo si può temporaneamente alterare solo se c’è
30 davvero un’urgenza culturale che quasi obblighi a farlo in nome dell’aumento della conoscenza».
31 Ebbene, in quel caso non c’era il comitato scientifico (!), non c’era urgenza, non c’era una visione. Solo l’idea,
32 puerile, di fare un’altra mostra su Bernini. Che naturalmente non poteva che riuscire spettacolare, con quelle opere
33 e in quel luogo: ma a quale prezzo e con quale reale profitto?
34 Ho provato in ben tre libri (del 2011, 2015 e del 2017: quest’ultimo l’ho scritto con Vincenzo Trione) a spiegare
35 perché in Italia si fanno troppe mostre. Questa macchina infernale è mossa dagli interessi della politica (la retorica
36 della valorizzazione di Franceschini), da quelli delle imprese che le organizzano, dalle ambizioni dei direttori di
37 museo, dai giornali in cerca di inserzioni, dall’abdicazione alla critica degli
38 storici dell’arte. Se non si vogliono prendere in considerazione i danni culturali di tutto questo, almeno si prenda
39 atto dei rischi materiali a cui si sottopongono ogni giorno centinaia di incolpevoli capolavori. Nel più importante
40 saggio dedicato al fenomeno delle mostre, lo storico dell'arte inglese Francis Haskell notava che, in privato, i
41 conservatori di museo si diffondono in racconti terrificanti sui danni inflitti
42 alle opere dalle continue movimentazioni: ma il peso degli interessi commerciali e politici che ormai muovono il
43 circo equestre delle mostre è tale che nessuno è disposto a parlarne in pubblico (F. Haskell, La nascita delle mostre.
44 I dipinti degli antichi maestri e l’origine delle esposizioni d’arte, Skira, Milano 2008. Ora il dito mozzato di Bibiana
45 indica con perentorietà che questo dibattito non si può più rinviare: e spero che il prossimo ministro per i Beni
46 culturali, chiunque sarà, voglia aprire una grande conferenza nazionale e poi un osservatorio permanente sui danni
47 ‘da mostra’ subiti dal patrimonio culturale.
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49 E poi il restauro. Mentre la stragrande maggioranza del patrimonio cade letteralmente a pezzi, i ‘capolavori
50 assoluti’ (espressione dementogena) vengono iper-restaurati, fino a sfibrarli. La statua di Santa Bibiana era stata
51 esemplarmente restaurata nel 2000: e non aveva nessun bisogno di essere toccata di nuovo. Tantomeno di essere
52 spostata dalla nicchia, e di essere portata in mostra alla Borghese . E qui affiora quel grumo di interessi economici,
53 di visibilità e di carriera che condiziona l’industria dei restauri, sulla pelle delle opere d’arte.
54 A unire i due motori del disastro (mostra & restauro) è il degrado culturale che fa dimenticare del tutto
55 l’importanza del contesto, del patrimonio diffuso, delle chiese storiche. È un degrado che unisce,
56 drammaticamente, politici e storici dell’arte. La riforma di Franceschini ha puntato tutto sui Grandi Musei,
57 mandando cinicamente in malora tutto il resto: dei 309 storici dell’arte in servizio sul territorio nazionale
58 al varo della riforma (ed erano già pochissimi) ben 240 furono dirottati nei musei. Il che spiega perché la
59 Soprintendenza di Roma non ha giocato nessun ruolo di tutela nella vicenda del dito di Bibiana: semplicemente,
60 ormai il patrimonio è del tutto abbandonato.
61 Ma quando la direttrice della Galleria Borghese dice al «Corriere della sera»: «Peccato che alla fine della la Santa
62 Bibiana debba tornare in una posizione per lei così punitiva: sarebbe fantastico poter trovare il modo di
63 valorizzarla», si capisce che il disastro culturale è totale.
64 Per le ragioni che ho spiegato ieri su Repubblica, solo se vista nel luogo in cui l’ha messa Bernini quell’opera è
65 comprensibile: se si arriva a negare questo, allora è meglio cambiare mestiere. E non si dica che il grande pubblico
66 può conoscere un’opera come la Santa Bibiana solo se la si sradica dalla sua chiesa e la si porta in una mostra a
67 pagamento: quella mostra è stata vista da 168.933 visitatori, che sono sensibilmente meno di quelli che hanno
68 visto, per esempio, la mia serie televisiva dedicata a Bernini, che ha un lungo passaggio proprio su Santa Bibiana e il
69 suo contesto.
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71 Non ho molte speranze che il sacrificio di quella mano spettacolare e indimenticabile possa fermare la macchina
72 mangia-patrimonio che viaggia ormai a pieno regime. Ma spero che almeno gli storici dell’arte italiani e stranieri,
73 penso agli studiosi seri e di valore, che hanno accettato di partecipare alla mostra della Borghese e che si sono
74 stupiti del mio rifiuto, oggi ci ripensino: hanno legato il loro nome ad una
75 operazione che sarà ricordata soltanto per questo epilogo tragico. Ne valeva davvero la pena?
76 Io credo che dovremmo cominciare seriamente a discuterne all’interno della comunità scientifica della storia
77 dell’arte. Perché, come scriveva Raffaello a papa Leone X nel 1519, «quelli li quali come padri e tutori dovevano
78 difender queste povere reliquie ... essi medesimi hanno lungamente atteso a distruggerle».