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Bergson

Filosofia
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BERGSON
È il massimo rappresentante della corrente di reazione al positivismo chiamata “spiritualismo francese”. Altro
rappresentante di questa corrente fu Dilthey, massimo esponente dello “storicismo” dove c’è un’impostazione
epistemologica delle scienze dello spirito. A Bergson si ispirano romanzieri della grandezza di Proust e Joyce che
operano uno stravolgimento della concezione tradizionale del tempo: nelle loro opere infatti gli avvenimenti sono
scanditi sulla base della memoria e delle sensazioni interiori, non del tempo. L’analisi del concetto di tempo è centrale
nella ricerca di Bergson, e da essa prende l’avvio l’intero progetto di rifondazione metafisica della filosofia e di
critica del positivismo. Egli scrive: “mi accorsi che il tempo scientifico non dura, e che la conoscenza positiva
consiste nell’eliminazione della durata”.
B. Croce e G. Gentile: entrambi esponenti della corrente di reazione al positivismo, in chiave idealistica (importanza
delle discipline umanistiche contro quelle scientifiche). Gentile è il fondatore dei programmi di riforma superiore a
quelli della Gelmini.
Vita: nasce a Parigi nel 1859 e frequenta la scuola Normale, di cui diverrà professore. Era un ebreo ma si era
avvicinato al cattolicesimo, rimanendo però ebreo perché non voleva far sembrare di sfuggire alle persecuzioni. Nel
1896 pubblica “Materia e memoria” in cui approfondisce i rapporti tra il corpo e lo spirito, riconoscendo a
quest’ultimo, come sua essenza, la memoria. Muore nel 1941, durante l’occupazione nazista della Francia.
Le critiche al positivismo:
- non c’era altra realtà se non il fatto naturale;
- è sbagliato pensare che solo la scienza può conoscere i fatti;
- tra i fatti ci sono delle relazioni costanti, ovvero leggi necessarie, immutabili e costanti.
In questa visione sono esclusi l’uomo e il suo mondo spirituale, e la società. Questi autori quindi criticano questa
esclusione delle tematiche inerenti alla spiritualità (tempo, coscienza, libertà, legati all’arte, alla religione e all’etica).
Questa esclusione…… giustificazione a valori etici, estetici e religiosi, perché non erano supportati da fatti e, quindi,
non considerati in un orizzonte di conoscenza. Non veniva presa in considerazione nemmeno la libertà spirituale che
crea questi valori/conoscenze.
I rappresentanti della corrente di reazione al positivismo negano che i fatti naturali siano l’unica realtà e quindi
negano che la scienza sia l’unica forma di conoscenza possibile. Quindi la filosofia riprende la dignità come
strumento di conoscenza della realtà in una sua modalità propria rispetto alla scienza. Rivalutano così la vita spirituale
al posto del fatto naturale e al posto dell’intelletto mettono l’intuizione. In questo modo vi è un’esaltazione della
libertà come creatività artistica (non di libertà di pensiero) e, dello spirito, chiamato da Bergson “slancio vitale”.
Concetto di tempo in “Materia e memoria”: ci sono due tipi di tempo:
1. Il tempo della scienza F 0èE 0un tempo spazializzato, una successione misurabile e omogenea di istanti, raffigurabile
su una linea retta costituita da una serie infinita di punti, tutti uguali tra loro ma differenti dal punto di vista
quantitativo. Questo tempo è quindi quantitativo, esteriore, della durata, omogeneo, fatto di tanti istanti, momenti
infiniti, convenzionato, astratto, non vissuto. Questo tempo è rappresentato dall’orologio a pendolo dove la lancetta
segna sempre e soltanto l’adesso, l’istante presente e, non resta nulla delle posizioni passate. Possiamo rappresentarlo
anche con una collana di perle dove ci sono momenti distinti tra loro ma sempre uguali (perle). Questo tempo ha però
un grande valore poiché è misurabile e come tale regge l’organizzazione della vita pratica, economica e sociale: se
non ci fosse il tempo degli orologi infatti il caos regnerebbe nella società.
2. Il tempo della coscienza F 0èE 0un tempo interiore, è un flusso continuo: un incessante movimento degli stati di
coscienza in cui passato, presente e futuro si fondano e si compenetrano, è un continuo fluire del passato nel presente,
grazie alla memoria, e di questo nel futuro, attraverso l’anticipazione o la progettualità. In esso l’ora, il giorno e
l’anno non hanno significato alcuno. È il tempo della durata, il tempo che dura, il passato che è presente. È il tempo
della vita, cioè delle cose che hanno significato per me. È il tempo qualitativo, perché ha senso in ragione della qualità
del ricordo che suscita in me. Bergson scrive: “è se si vuole lo svolgersi di un rotolo, perché non c’è essere vivente
che non si senta arrivare, a poco a poco, al termine della parte che deve recitare; e vivere consiste nell’invecchiare.
Ma è anche, altrettanto, un arrotolarsi continuo, come quello di un filo di un gomitolo, poiché il nostro passato ci
segue, e s’ingrossa senza sosta nel presente che raccoglie nel suo cammino; coscienza significa memoria”. (paragone
valanga)
Questo tempo non è misurabile, è irreversibile perché fatto di momenti irripetibili. È il tempo della libertà e della
psiche.

Proust e Joyce: sono gli autori che maggiormente si avvicinano alla concezione bergsoniana del tempo come durata
e del ricordo come intermittenza che ci collega con la profondità del passato. Per Proust, che si ispira a Bergson,
questa ricerca del tempo perduto è destinata al fallimento perché gli avvenimenti sono irripetibili e, tu puoi ricreare
l’atmosfera e non la sensazione. Questo lo vediamo nella sua opera “Nella ricerca del tempo perduto” dove non
rispetta la ricostruzione storica dei fatti, ma parte da labili sensazioni interiori: il sapore di un biscotto (una madeleine)
inzuppato nel tè che gli restituisce, quasi per miracolo, l’atmosfera di Combray (cittadina francese ove ha trascorso
molte estati della sua infanzia).
Joyce, nel romanzo “Ulisse” impiega la tecnica del flusso di coscienza che è la memoria profonda, per questo non ha
punteggiatura, e riporta sulla pagina i pensieri del protagonista così come affiorano alla sua memoria.

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La vita spirituale: è una continua auto-creazione sotto la dimensione della libertà; è un tempo basato sulla
dimensione spirituale. L’anima è libera, si determina da se e si basa sull’interiorità.
Le tre dimensioni del tempo della coscienza:
1) Memoria pura o ricordo puro o memoria profenda: è il flusso di coscienza che fa da base alla psiche, la durata
spirituale. Costituisce il nostro passato, tutto intero, che ci accompagna in ogni momento anche se non ce ne rendiamo
conto. In termini freudiani è l’”inconscio”. è il substrato, cioè l’esperienza passata, presente in noi in maniera
inconsapevole e che affiora ogni tanto. È la coscienza stessa che registra ciò che accade, ma non ne abbiamo
consapevolezza. Questo passato nel presente è utile per il futuro.
2) Ricordo o ricordo-immagine: è la materializzazione operata dal cervello, e non dalla psiche, dunque appartiene al
nostro corpo, di un momento del passato che non sempre avviene.
3) Percezione: i ricordi affiorano solo se stimolati dalla percezione, che è la facoltà che fa da ponte tra la nostra
interiorità e il mondo esterno. La percezione è stimolo e filtro selettivo dei dati che servono per l’azione. La
percezione di un suono, un odore o un’immagine di oggi, può risvegliare in noi suoni, odori, immagini o altre
esperienze “dimenticate” del passato, riattualizzate mediante il ricordo-immagine.
La memoria profonda dunque, affiora attraverso i ricordi-immagine, stimolati da una percezione, ma che sono solo
una piccola parte della nostra memoria.
Attraverso questi tre momenti, la vita dello spirito risale alla superficie e si trasforma in azione sul mondo. Bergson
supera in questo modo la dicotomia tra interiorità ed esteriorità, tra mondo fisico e mondo spirituale.
La morale e la religione: ne “Due fonti della morale e della religione” Bergson identifica due tipi di organizzazione
sociale:
- la società chiusa, dove l’individuo si identifica quasi completamente con il gruppo d’appartenenza. In essa la libertà
e l’autonomia del singolo sono ridotte al minimo e domina la morale dell’obbligazione e dell’abitudine. La morale
dell’obbligazione tende a portare gli uomini in una vita di conformismo sociale;
- la società aperta, dove vige la libertà e la vita pulsa nella sua genuina forza creatrice; in essa regna la morale
assoluta, quella sei santi dell’epoca cristiana e dei saggi dell’antica Grecia che però si indirizza all’intera umanità.
Questa morale è fonte di libertà e progresso. (collegamento a totem e tabù e disagio della civiltà di Freud)
A queste due forme di morale corrispondono due atteggiamenti religiosi:
- la religione statica, quella che si serve dei miti e delle superstizioni per proteggere l’uomo dalle sue paure e dargli
una speranza consolatoria. (qui però l’individuo subisce).
- la religione dinamica, quella che si serve della fede , è più vissuta e più mistica (come Kierkegaard). Consiste
nell’inserirsi, grazie all’amore, nello slancio creatore della vita, e in ultima istanza, nell’identificarsi con Dio, dato che
tale slancio creatore è di Dio, se non è Dio stesso.
L’auspicio di Bergson è che ci siano sempre più uomini aperti all’esperienza mistica dell’amore poiché è l’unico
rimedio ai mali morali e sociali, e all’invasione della tecnica e della meccanica.
Bergson e Freud: sono contemporanei, entrambi si concentrano sulla coscienza e analizzano il tempo, lo spazio, la
memoria, il ricordo, la percezione, l’istinto, l’intuizione, l’intelligenza. Anche se con soluzioni differenti, entrambi
ammettono che, al di là della percezione e del ricordo attuale, esiste una memoria profonda che contiene la storia del
nostro passato ma in modo inconscio. Inoltre, per entrambi, la morale è frutto della pressione sociale, e la religione
della funzione creatrice di miti che agisce per fini utilitaristici (es vincere la paura). Bergson però aggiunge morale
assoluta e realtà dinamica.

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