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ACTA APOSTATICAE SEDIS come, cambiando un po…

Salvataggio in Dropbox • 21 gen 2020, 23:26

ACTA APOSTATICAE
SEDIS : come,
cambiando un po' qua e
un po' la, si può
cambiare tutto...
Il Cardinale Ciappi, il teologo di papi, da Pio XII a
Giovanni Paolo II (all’inizio del suo pontificato): “Il Terzo
Segreto dice che la grande apostasia nella Chiesa
inizia dal suo vertice. La conferma ufficiale del segreto
de La Salette (1846): “La Chiesa subirà una terribile
crisi. Essa sarà eclissata. Roma (il Vaticano) perderà la
fede e diventare la sede dell’Anticristo “.

Vaticano 2 ▼

martedì 21 gennaio 2020

Una terra incognita, dove sono


infranti tutti i tabù

A sangue freddo. Bibbiano, parliamo


di contenuti
Afasia tombale di tutta la stampa accreditata, nave
ammiraglia in testa: i giornaloni nazionali non ci
dedicano nemmeno una riga, nemmeno in penultima
pagina. Eppure le 71 cartelle con cui il pubblico
ministero Valentina Salvi ha chiuso le indagini
preliminari sui fatti di Bibbiano sono un monumento
all’orrore.

Questo monumento, che oggi sbalza fuori dal lavoro


capillare della procura reggiana, era stato progettato,
costruito e collaudato nella virtuosa Emilia Romagna a
scopo di esportazione, cioè per insegnare al resto
d’Italia come “rompere il silenzio” su maltrattamenti e
abusi di minori in famiglia. Il sistema Bibbiano, con la
sua rete, si era radicato nelle istituzioni locali e si
proponeva come modello pedagogico-umanitario con
due obiettivi essenziali: uno da copertina, ovvero la
salvezza dell’infanzia violata; l’altro d’essai, e da
manifestare ad extra con la dovuta prudenza, ovvero la
rifondazione del paradigma famigliare. Vale a dire:
bando alla famiglia patriarcale, obsoleta e malata, largo
alle nuove “famiglie” fondate non sul vincolo di
sangue, ma sull’Amore.
Così in Val d’Enza sarebbe stata allestita, al calduccio
di un opulento apparato amministrativo-assistenziale,
un’altra inesauribile mangiatoia operativa giorno e
notte sotto l’insegna dell’avanguardia sperimentale di
alto valore morale e sociale.

È comprensibile come, all’avvicinarsi della scadenza


elettorale, l’intenso traffico di minori immortalato da
troppe istantanee sfuggite al filtro dei guardiani
dell’informazione abbia messo in imbarazzo lo
schieramento, in deficit di consensi ma in sovrappiù di
potere, che quel traffico aveva alimentato e protetto.
Ed ecco che sardine e altri pesci in barile emettono
suoni conformi: Bibbiano è solo un raffreddore in un
organismo sano, chi ha parlato di Bibbiano
deve vergognarsi e chiedere scusa, Bibbiano è solo
uno slogan e chi lo usa non ha cervello, lasciamo stare
Bibbiano e parliamo di contenuti.

PARLIAMO DI CONTENUTI Parliamo di contenuti, sì.


Cominciamo dunque parlando del contenuto del
fascicolo che segna il termine dell’inchiesta “Angeli e
Demoni” e contesta 108 capi di imputazione a 26
indagati tra: funzionari dei servizi sociali e loro amici,
assistenti sociali e loro sodali, psicologi e
psicoterapeuti e loro accoliti, amministratori pubblici e
codazzo assortito. Tutti costoro, ciascuno per la
propria parte, avrebbero cooperato alla dimostrazione
e alla applicazione pratica del teorema fondamentale
su cui poggiava il micidiale ingranaggio degli affidi: si
trattava di provare che i bambini selezionati a tavolino
per essere strappati alla famiglia, in famiglia venissero
abusati, maltrattati, trascurati, e quindi andassero
salvati, cioè presi, curati in apposite strutture e affidati
ad amorevoli estranei.
Dalle carte degli inquirenti, emerge che, pur di far
tornare questo teorema, tutto era valido e tutto era
permesso. Non si vede ombra di pietà, nemmeno
quella minimale che normalmente si leva davanti a un
qualsiasi cucciolo indifeso, fosse persino un cucciolo
d’uomo. Gli assistenti sociali coordinati dalla
onnipresente signora Anghinolfi, coadiuvati dai
terapeuti del giro di Foti e della sua taumaturgica
struttura “Hansel e Gretel”, coperti da amministratori
disinvolti, da quanto risulta dagli atti della procura
avrebbero attestato sistematicamente il falso ai periti o
all’autorità giudiziaria riguardo alle condizioni dei
minori e dell’ambiente in cui questi vivevano, riguardo
ai loro comportamenti e a quelli dei loro genitori;
avrebbero manomesso i loro disegni e i loro diari,
alterato i loro racconti attraverso interrogatori
suggestivi o addirittura impiantato nelle loro testoline
falsi ricordi attraverso tecniche di manipolazioni della
psiche; avrebbero nascosto messaggi e doni dei
genitori per i figli e taciuto parole d’affetto dei figli per i
genitori. Incuranti di nostalgie, paure, voragini di dolore
e di sofferenza, ferite profonde e mai più riparabili.

Anche se per avere certezze bisogna attendere l’ultimo


grado di giudizio, crediamo sia necessario, per capire
la magnitudine dell’abominio cher sarebbe stato
perpetrato sulla pelle degli innocenti e sulla vita di
tante persone indifese, riportare integralmente alcuni
stralci del documento di chiusura delle indagini
preliminari redatto dalla procura di Reggio Emilia. E
crediamo sia necessario fare lo sforzo di leggere
integralmente almeno questi passi, tenendo presente
che comunque si tratta solo di una piccola parte dei
contenuti di cui dobbiamo continuare a parlare.
KATIA Katia è la bambina affidata alle due signore
lesbiche ormai diventate famose, Bassmaji e Bedogni,
una delle quali ex compagna della signora Anghinolfi,
dea ex machina di tutto il sistema. Ebbene, dalle
indagini sono emersi appunti e disegni in cui Katia
esprimeva quanto era costretta a subire. Per
esempio «il disegno ove Katia raffigurava le affidatarie
mano nella mano con un fumetto contenente la
seguente frase: “vai via Katia perché se ci sei tu non
possiamo fare l’amore”»; o «la frase scritta dalla bimba
e datata 28.04.2018 “ieri mi ha dato fastidio quando la
Fadia mi ha dato la buonanotte nuda” ovvero la frase
scritta dalla bambina su un bigliettino “mi ha disgustata
vedere la Dani che ha leccato il collo della Fadia che li
ha morso l’orecchio sessualmente”».

Viceversa le educatrici che seguivano la


bambina «attribuivano ai racconti di talune circostanze
avvenute durante i colloqui [con i genitori: ndr] un
inequivocabile significato negativo e di natura sessuale
(i semplici baci di saluto tra il padre e la figlia ovvero
l’affettività della madre, sempre nella fase dei saluti
venivano descritti con “virgolettati” equivoci e veniva
indicata una successiva agitazione della bambina a
seguito di tali effusioni). Omettevano, invece, di riferire
circostanze positive relative a tali incontri […]».

Gli assistenti sociali «comunicavano il rifiuto della


minore di voler incontrare i genitori o avere contatti con
gli stessi, circostanza contraria al vero come emerso
dalle intercettazioni ambientali, dal diario della bambina
e dalla documentazione sequestrata presso l’abitazione
delle affidatarie (a titolo esemplificativo, alcuni dei
bigliettini scritti dalla minore: “sono triste di non essere
a casa con i miei”, “Sono triste quando mi sono
svegliata e la mamma non c’era”, “stanotte ho pianto
tanto perché mi mancavano i miei
genitori”)»; «omettevano di riferire del desiderio
espresso dalla bambina di incontrare il padre e delle
sue [del padre: ndr] richieste di incontro»; «indicavano
falsamente che la bambina, dal periodo post
allontanamento, non aveva voluto avere alcun contatto
con i genitori o sentirli telefonicamente, circostanza
contraria al vero come emerso nelle sedute di
psicoterapia della minore e in quanto dalla stessa
appuntato sul proprio diario, omettendo altresì di
riferire le distrazioni artatamente create, su indicazione
della Anghinolfi, per distogliere la bambina dal ricordo
dei genitori (come emerso dai messaggi di chat dei
cellulari in sequestro, solo a titolo esemplificativo:

1) “è necessario che veda la mamma ora? Ci sono


cose che Katia ama fare e che mettiamo a
disposizione? Cioè… spostare l’attenzione per
spostare l’emozione” – messaggio della Anghinolfi nel
gruppo – “e come giustifichiamo la sospensione degli
incontri protetti [con i genitori: ndr]?” – successivo
messaggio del Monopoli [assistente sociale: ndr] –
“relax della minore… vacanza…” – ulteriore risposta
della Anghinolfi;

2) “Ciao Katia il papà non riesce ad avere


risposte [dagli assistenti sociali: ndr] per portarti fuori a
mangiare il sushi spero che stai bene e ti voglio un
mondo di bene” – messaggio inviato dal papà…sul
cellulare della educatrice…affinché quest’ultima lo
comunicasse alla bambina – “bene… e questo
messaggio non lo diremo alla bimba” – risposta della
Anghinolfi;
3) invio messaggio vocale dal papà… alla educatrice…,
per la successiva comunicazione alla figlia Katia “…ti
voglio bene…mi manchi tanto” – e successivo
messaggio della educatrice: “questo…non glielo
facciamo sentire vero?”).

Ancora la Anghinolfi e Monopoli «attestavano il falso e


in particolare:

Riportavano frasi “testuali” asseritamente


pronunciate dalla bambina, indicandole tra
virgolette ed in realtà frutto di sintesi ed
elaborazioni dei due indagati, ad esempio “mia
madre dice che papà mi ha rubato 5000 euro…
mia mamma non fa più da mangiare perché dice
che papà non le dà i soldi per la spesa”,
Indicavano che all’interno della abitazione era
stato trovato “cibo avariato lasciato sui mobili da
diversi giorni” circostanza risultata contraria al
vero […];
Indicavano falsamente che la bambina, dopo
essere stata lasciata sola a casa dalla madre,
aveva riferito di aver chiesto aiuto (telefonico) al
padre e quest’ultimo si era limitato a dirle di
chiamare i CC senza prestarle soccorso:
Circostanza non risultata vera […];
Attribuivano lo stato di abbandono “morale e
materiale” della bambina, in particolare da parte
del padre, omettendo un dato rilevante…ossia
che il padre si trovava a Parma per lavoro e non
era a conoscenza che la figlia fosse rimasta a
casa da sola […];
Nel relazionare lo stato di abbandono della
minore omettevano di indicare che la bambina,
durante l’assenza della madre, veniva lasciata in
custodia dalla baby sitter […]».

Da parte sua, la psicoterapeuta Nadia Bolognini, della


“Hansel e Gretel” di Foti, «alterava lo stato psicologico
ed emotivo della minore […]. A solo titolo
esemplificativo attraverso le seguenti condotte:

dichiarava sistematicamente alla minore che


quest’ultima aveva subito abusi sessuali quando
era piccola “là e allora” da parte di un uomo di
cui lei si fidava e che si era approfittato di lei,
con inequivocabili riferimenti al padre,
aggiungendo che si trattava di traumi presenti
nella sua mente e che era necessario tirare fuori;
suggeriva ripetutamente la necessità di svuotare
gli “scatoloni” metaforicamente presenti nella
cantina dei propri ricordi alcuni dei quali
chiamati “papà” e “sesso”, promettendo
benessere e ulteriori vantaggi qualora la bimba li
avesse “svuotati”;
ribadiva sistematicamente alla bambina il
contesto pregiudizievole dalla medesima vissuto
quando abitava con i genitori a fronte della
richiesta esternata dalla minore di fornirle
spiegazioni circa l’impossibilità di incontrare il
padre;
sosteneva in più occasioni, anche con tono
suggestivo e suggerente, che la madre di Katia
fosse una prostituta, che nessuno dei due
genitori si era mai occupato di lei, e che
entrambi non sapessero alcunché delle sue
esigenze e dei suoi desideri;
spiegava con convinzione che l’asserito
comportamento di sadismo della bambina nei
confronti del gatto delle affidatarie,
comportamento in realtà non reale, era una
conseguenza dell’essere stata lei stessa
maltrattata dai genitori;
convinceva la minore che il suo “primo vero”
Natale era quello vissuto presso le affidatarie
ribadendole in più passaggi che presso
l’abitazione di queste ultime era al sicuro
rispetto a quando abitava con i genitori;
preparava sistematicamente la minore
(ripetendole i contenuti dai quali emergevano
condotte negative poste in essere dai genitori) in
vista delle audizioni già fissate […] e chiedeva
poi alla minore di riferirle il contenuto delle
audizioni svolte;
mostrava alla bambina uno strumento
terapeutico non riconosciuto in Italia dall’Ordine
degli Psicologi quale la “macchinetta dei ricordi”
mediante la quale avrebbe estrapolato i ricordi
traumatici presenti nella sua mente sostituendoli
con ricordi positivi […]».

Con riguardo a quest’ultimo rilievo, si legge ancora che


la Bolognini «sottoponeva la minore a un trattamento
sanitario non consentito, in specie consistente
nell’utilizzo di uno strumento ad impulsi
elettromagnetici con contestuali vibrazioni non idoneo
alla commercializzazione in ambito europeo in quanto
privo di marchio C.E. e il cui adattatore presentava
evidente rischio di elettrocuzione per contatto diretto
con parti in tensione e di corto circuito (Neurotek Tac
Audioscan). Lo strumento veniva utilizzato con cavi che
la minore doveva tenere tra le mani e spiegato alla
bambina come una macchinetta capace di far
riemergere ricordi e da utilizzarsi per le persone vittime
di gravi traumi».
Intanto «Bassmaji e Bedogni, in qualità di affidatarie,
mediante l’“attiva” partecipazione alle citate sedute di
psicoterapia, in costante sostegno dell’attività
persuasiva della Bolognini, insistevano con la minore
ribadendo quanto da lei subito presso la famiglia di
origine; colpevolizzavano la bambina, anche attraverso
urla feroci e parolacce, di dover al più presto svuotare
la cantina dei ricordi in quanto causa delle sofferenze
che col suo comportamento infliggeva inconsciamente
alle stesse affidatarie; denigravano sistematicamente le
figure genitoriali di Katia; incutevano alla bambina la
paura e il timore di casuali possibilità di incontro con i
genitori, ordinandole di nascondersi all’interno
dell’auto e di non frequentare determinati luoghi per
evitare di essere vista dai genitori; le facevano
compilare un apposito diario contenente le sue
emozioni e in cui loro stesse formulavano domande
suggestive e denigratorie rispetto ai genitori […];
raffiguravano sistematicamente possibili pregiudizi per
la minore nel caso in cui questa non avesse “svuotato
la cantina” ovvero nel caso in cui avesse emulato i
comportamenti dei genitori naturali, le rappresentavano
continuamente di avere comportamenti da loro ritenuti
“adultizzati” (in realtà assolutamente banali, quali il
voler scegliere autonomamente di indossare una data
giacca e di ricordare lei stessa alle affidatarie di non
dimenticare le chiavi prima di uscire) e rappresentati
alla minore quali conseguenze dello stato di
abbandono in cui la costringevano i relativi genitori,
partecipavano ad alcune delle sedute
psicoterapeutiche […] denigrando, assieme alla
terapeuta, i genitori della piccola ed infondendole
paure e timori assenti inizialmente nel dichiarato della
bambina, anche sminuendo le emozioni positive
vissute da Katia durante il periodo natalizio trascorso
assieme ai genitori e valorizzando invece il Natale
passato presso le affidatarie e caratterizzato da
“abbondanza di regali”. In tal modo rafforzando gli
elementi che giustificassero le ragioni della interruzione
o comunque sospensione degli incontri protetti con i
genitori».

D’altra parte, le medesime affidatarie Bassmaji e


Bedogni «in concorso morale e materiale tra loro,
maltrattavano Katia attraverso le seguenti condotte:

denigrando sistematicamente le relative figure


genitoriali;
ingenerando sensi di colpa nella bambina,
indicando nella sua omessa rivelazione degli
abusi sessuali e/o maltrattamenti commessi dai
genitori, la causa della sua sofferenza e della
distruzione emotiva del nucleo affidatario;
incolpando la bambina di porre in essere attività
masturbatorie e sadiche ai danni del gatto
domestico indicandone la causa nei
maltrattamenti dalla minore subiti da parte dei
genitori;
partecipando alle sedute di psicoterapia ove,
unitamente alla Bolognini, inculcavano nella
minore la convinzione di essere stata
abbandonata e maltrattata presso la famiglia di
origine nonché affermando sempre durante tali
sedute come dato certo che “un uomo nel suo
passato si era approfittato di lei” ed
infondendole paure e timori assenti inizialmente
nel dichiarato della bambina, anche rispetto ai
traumi di natura sessuale subiti nel suo passato
e nascosti nella sua mente […];
riprendendo, con urla feroci e parolacce, la
minore, per futili motivi, giungendo la Bedogni in
una occasione a minacciarla con estrema rabbia
di sbatterla fuori dall’auto sotto la pioggia
fermando altresì l’auto ed aprendo lo sportello
per poi desistere dall’azione e continuare con
urla, denigrando i genitori naturali e affermando
“io non ti voglio più”;
ingenerando in Katia sentimenti di paura e
angoscia rispetto a condotte pregiudizievoli che
i genitori avrebbero potuto tenere nei suoi
riguardi (fino ad arrivare a rapirla), nel caso in cui
la avessero trovata, facendola nascondere tra i
sedili dell’auto (durante le soste in luoghi
“sensibili”), impedendole la frequentazione di
determinati luoghi ovvero, ancora, creando un
clima di ansia al momento del ritiro della
bambina da scuola (al punto da indurre le
maestre a sospettare che la bambina fosse figlia
di un “mafioso”);
intimandole, anche con toni autoritari, di
compilare un apposito diario contenente le sue
emozioni in cui loro stesse facevano domande
suggestive e denigratorie rispetto ai genitori e
rispetto ai ricordi “brutti” da cui doversi liberare;
negandole, attraverso l’alterazione dello stato
psicologico ed emotivo rispetto ai relativi
genitori, indicati quali maltrattanti (e abusanti), di
poter incontrare nuovamente il padre
nonostante le esplicite richieste fatte dalla
minore».
AURORA La psicologa del servizio di neuropsichiatria
infantile «al fine di sviare le indagini, formava
fraudolentemente un atto utile alla scoperta e agli
accertamenti relativi ai presunti abusi sessuali
asseritamente commessi da… [dal padre: ndr] ai danni
della minore, artefacendo un disegno fatto dalla
bambina e raffigurante il padre steso supino accanto
alla minore, aggiungendo personalmente, anche
attraverso la materiale “guida” del tratto grafico della
bambina, le braccia e le mani del padre poggiate
sull’area genitale della bambina, con il chiaro ed
inequivocabile intento di attribuire al disegno, nel suo
complesso, connotazioni sessuali ed utilizzarlo quale
elemento di prova nell’instaurando procedimento
penale».

Intanto la Anghinolfi «in qualità di dirigente del Servizio


Sociale integrato della val d’Enza, attraverso forme di
violenza consistite in indebite pressioni costantemente
esercitate sull’assistente sociale… [come anche su altri
assistenti sociali con le medesime modalità:
ndr], approfittando della propria posizione di
“dominanza” in virtù dell’immagine pubblica maturata
all’interno del servizio sociale e della condizione di
debolezza della controparte, assunta con contratto a
tempo determinato, approfittando del ruolo dalla
medesima rivestito…nonché sfruttando l’indicazione
falsa circa la supposta esistenza di una setta satanica
di pedofili (circostanza non confermata da alcun dato
oggettivo) dai quali dover difendere i bambini e la sua
stessa incolumità [dell’assistente: ndr] (le era stato
detto di non rivelare a nessuno l’esistenza di tale setta,
neanche ai suoi famigliari, e le era stato detto che gli
appartenenti alla setta pedinavano gli operatori sociali)
esercitava pressioni psicologiche sulla persona
offesa…costringendo la stessa a redigere in poche ore
la relazione datata 28.02.2018 sul conto della
situazione famigliare di Aurora e imponendole di
attestare le falsità di cui al successivo capo».
La stessa Anghinolfi, dopo l’audizione della bambina
davanti al PM, durante la quale questa negava di aver
subito abusi sessuali da parte del padre, con false
motivazioni «in assenza di un valido consenso
informato da parte degli esercenti la potestà genitoriale
ovvero della competente A.G. [autorità giudiziaria:
ndr]nonché al di fuori dei limiti prescritti da
quest’ultima […], violando la capacità di
autodeterminazione della minore
infraquattordicenne…, con piena consapevolezza circa
l’illegittimità di quanto disposto alla luce del parere
contrario espresso dal medico legale […],
costringevano la minore a sottoporsi ad un trattamento
sanitario invasivo consistito in una visita ginecologica,
con la sola finalità di verificare la sussistenza di abusi
sessuali». Uguale imposizione ha riguardato anche
altre minorenni tolte alle famiglie.

Dal canto suo, la psicoterapeuta della ASL, al fine di


indurre in errore l’autorità giudiziaria e il CTU, «alterava
lo stato psicologico della minore rispetto al pregresso
vissuto con i genitori e i nonni paterni e alle condotte di
questi ultimi».

Ad esempio, «durante le sedute di psicoterapia:

convinceva con sistematicità ed autorevolezza la


minore di aver subito abusi sessuali da parte del
padre, aggiungendo dettagli dei rapporti
sessuali ipotizzati e suggeriti alla minore;
indicava alla bambina i vari passaggi degli abusi
ipotizzati (dai toccamenti all’eiaculazione),
chiedendole semplicemente di confermare i
racconti così come da lei stessa interamente
suggeriti;
dava consigli alla minore su come proteggersi la
“patatina” in modo che il padre non potesse più
farle del male;
preparava la bambina ai colloqui col PM e con il
CT del PM sulle circostanze che la bambina
avrebbe dovuto riferire circa gli abusi
asseritamente commessi dal padre;
ribadiva più volte alla bambina che il padre era
un uomo sporco e, abusandola, le aveva rubato
l’infanzia».

CHARITY E SAMUEL La Bolognini, sempre


lei, «durante le sedute di psicoterapia intercettate:

mostrava alla bambina la “macchinetta dei


ricordi” [di cui sopra: ndr], affermando che si
trattava di una “cosa magica” che serviva ad
ascoltare i racconti sulle cose brutte subite dalla
bambina, utilizzando poi direttamente su di lei il
predetto strumento [come altrove si legge nella
relazione, si tratta di trattamento sanitario non
consentito e utilizzato con evidente rischio di
elettrocuzione: ndr];
suggeriva, con sistematicità e convinzione, che il
padre le aveva pizzicato “la patatina” a fronte
delle incongruenze nei parziali dichiarati “indotti”
alla bambina, insistendo ripetutamente sui
comportamenti abusanti e attribuendoli al padre;
effettuava un serrato interrogatorio condotto con
modalità altamente suggestive e intrise di
risposte “chiuse” suggerite dalla medesima
terapeuta aventi l’unico fine di far dichiarare alla
minore gli abusi sessuali commessi ai suoi danni
dal padre;
dichiarava ripetutamente alla minore che i
mancati ricordi su quanto (secondo la terapeuta)
commesso dal padre erano motivati
esclusivamente dal suo senso di vergogna per
quanto subito; tali condotte avvenivano mentre
la terapeuta utilizzava la “macchinetta dei
ricordi” sulla piccola».

Nel frattempo la Anghinolfi e i suoi


sottoposti «diradavano gli incontri tra i minori e i propri
genitori per poi interromperli, anche per lunghissimi
periodi, senza alcuna reale e legittima motivazione,
isolandoli, ed impedendo, altresì, lo scambio di
corrispondenza e regali anche in occasione di
particolari ricorrenze; omettevano di informare i
bambini della avvenuta nascita di un fratellino […] e di
consegnare ai bambini regali e lettere in occasione del
Natale appositamente consegnate ai Servizi dai genitori
per la successiva consegna ai figli». E a proposito dei
regali, ecco un messaggio di una coordinatrice dei
servizi, tra quelli rinvenuti nei telefoni in
sequestro: «“Avviso tutti i colleghi che i pacchi con
regali per bambini allontanati dalle famiglie continuano
ad aumentare sempre più e, siccome non vengono
consegnati per diversi motivi anche nella maggior parte
dei casi perché è meglio non farli avere ai bambini, direi
che la regola per il 2019 è quella che per salvare capre
e cavoli diciamo ai genitori che il servizio non accetta
alcun pacco da consegnare ai propri figli, a meno che
non lo facciano loro durante gli incontri protetti dove ci
sono. Siete d’accordo?”».
NICHOLAS L’assistente sociale induceva Nicholas
a «riportare asseriti dichiarati di natura sessuale
relativamente alla mamma e al compagno di lei,
relazionando come spontanee le rivelazioni del
bambino in realtà generate a seguito di situazioni
suggestive volutamente create (quali il suo nascondersi
[dell’assistente sociale: ndr] sotto il lenzuolo con
Nicholas e bisbigliando con lo stesso nonché
introducendo racconti di natura sessuale ovvero
suggerendo interamente al bambino)».

Lo stesso assistente sociale «dopo aver invitato la


CTU, in un’occasione in cui la medesima si era recata
presso la sede del Servizio per lo svolgimento delle
operazioni peritali, di seguirlo in un luogo appartato e,
dopo essersi disfatto dei telefoni cellulari (motivando
tale condotta con la convinzione di essere intercettato
dalla A.G. e dai Carabinieri), condizionava il giudizio del
Perito narrandole che Nicholas era vittima di una setta
di pedofili seriali, gravitanti nella Provincia e composta
da personaggi “potenti”, e che tale era il reale motivo
per il quale il minore era stato dal Servizio allontanato
dalla famiglia naturale; l’assistente sociale aggiungeva
(falsamente), a conferma di quanto dichiarato, che tali
abusi sessuali rituali erano stati già oggetto di
accertamento attraverso certificazioni mediche
“inequivocabili” da cui si erano evinte “pratiche
sessuali estreme” che avevano provocato lo
svenimento di alcuni bambini».

Intanto la solita Bolognini «alterava lo stato psicologico


ed emotivo di Nicholas» e, «durante le sedute di
psicoterapia:
connotava sessualmente, in maniera univoca e
sistematica, omettendo qualsivoglia lettura
alternativa dei fatti, ogni singolo comportamento
anomalo del bambino (come ad esempio farsi la
pipì addosso, comportamenti indisciplinati a
scuola, indolenza nel fare i compiti a casa, una
singola parolaccia pronunciata mentre era
intento a cantare una canzoncina) indicandoli in
maniera suggestiva e suggerente allo stesso
minore quali sintomatiche del trauma subito a
causa degli abusi sessuali subiti presso la
propria abitazione da parte della madre e del
compagno di lei;
si travestiva da “lupo” o da altri personaggi
“cattivi” tratti da racconti popolari, ed inseguiva
Nicholas all’interno del proprio studio (presso la
struttura) urlandogli contro ed inseguendolo, col
dichiarato fine di “punirlo” e “sottometterlo”
(anche con chiaro significato sessuale),
associando, al termine del gioco, la figura del
“lupo cattivo” a quella del compagno della
mamma;
“preparava” il minore minuziosamente, affinché
rivelasse con più dettagli possibili gli (asseriti)
abusi subiti in vista del colloquio con la CTU
[…];
utilizzava sul bambino la macchinetta dei ricordi
[…]; lo strumento veniva utilizzato con cavi che
venivano dalla psicoterapeuta posizionati alle
caviglie del bambino e spiegato a quest’ultimo
come una macchinetta capace di far riemergere
ricordi e utilizzato per guarire i reduci di guerra;
in presenza della affidataria (la quale assisteva
alla seduta), suggeriva all’orecchio del bambino
risposte, aventi contenuti relativi agli abusi subiti
dalla madre e dal compagno di lei, rispetto alle
domande formulate da lei stessa (e alle quali il
bambino non rispondeva spontaneamente),
nascondendosi sotto un lenzuolo, per poi riferire
all’affidataria, la quale non aveva sentito il loro
precedente dialogo, che il bambino le aveva
spontaneamente riferito la risposta (mentre in
realtà Nicholas aveva completamente taciuto e
la risposta gli era stata suggerita all’orecchio
dall’indagata)».

ANTONIO E SOFIA Di nuovo la Bolognini «alterava lo


stato psicologico ed emotivo di Antonio rispetto al
pregresso vissuto col padre e alle condotte
asseritamente abusanti e maltrattanti di quest’ultimo. In
particolare, durante le sedute di psicoterapia:

sosteneva in maniera serrata, suggestiva e


risoluta che il padre di Antonio aveva abusato
sessualmente del bambino (nonostante la
conoscenza della archiviazione del
procedimento penale a suo carico) esternando
davanti al minore il suo giudizio sul padre e
affermando ripetutamente che questi gli aveva
fatto del male e che era stato crudele nei suoi
confronti;
ribadiva sistematicamente al minore che il padre
se ne era da sempre “fregato” sia di lui sia della
sorella;
suggeriva al minore di intraprendere una terapia
definita dall’indagata di “elaborazione del lutto”
al fine di considerare definitivamente morto il
padre, al punto di indicargli che occorreva fare
un “funerale” ed indicando al minore tale
percorso come necessario per un suo futuro
benessere emotivo;
denigrava completamente la figura del padre
indicandolo (falsamente) in diverse occasioni
come ristretto in carcere e definendolo quale
esclusiva fonte di rabbia e ostilità di Nicholas».

Nel frattempo la Anghinolfi e i suoi


aiutanti «precludevano ai due minori e al padre
qualsivoglia contatto e/o incontro, comunicando,
altresì, alla minore Sofia che non poteva vedere il padre
perché quest’ultimo aveva commesso delle “cose
brutte” ai danni del fratello Antonio».

E, sempre la Anghinolfi, «attraverso la minaccia


consistita nel prospettare al padre dei bambini la
possibilità di incontrare i figli solo a condizione che egli
rilasciasse ai servizi Sociali il suo consenso a che il
figlio minore Antonio fosse sottoposto a un percorso di
psicoterapia specialistica con Foti, compiva atti idonei
diretti in modo inequivoco a costringerlo a prestare il
predetto consenso, al fine di procurare a Foti Claudio
un ingiusto profitto (pari al corrispettivo richiesto per le
sedute terapeutiche di 135 auro ogni ora) con pari
danno per il padre (le richieste di contributo spese
avanzate dai Servizi Sociali ai genitori venivano fatte
anche dopo la sospensione della responsabilità
genitoriale); condotta posta in essere impartendo
all’assistente sociale […] l’ordine di trasmettere al
padre dei bambini la seguente mail (indirizzata al legale
del padre): “Buongiorno dottoressa Bonaddio, rispetto
alla richiesta del suo assistito di vedere i figli, dopo
essermi confrontata in equipe, le comunico che il
Servizio non è d’accordo a svolgere tale incontro. Lo
stato di malessere per quanto successo è ancora molto
presente e disturbante per la vita dei minori. Poiché si
rende necessaria per Antonio una psicoterapia
specialistica, chiedo che il suo assistito possa
trasmettere, tramite il suo aiuto, un’autorizzazione al
servizio scrivente ai percorsi terapeutici necessari,
forse una volta avviato il percorso e ristrutturato il
trauma subito ci potranno essere maggiori spazi.
Aggiornerò il Tribunale per i Minorenni nelle prossime
settimane”».

SERENA Ancora la Bolognini. «Alterava lo stato


psicologico ed emotivo della minore sui fatti oggetti di
procedimenti penali anche con riferimento al presunto
abusante (il padre)». «A solo titolo esemplificativo,
attraverso le seguenti condotte:

raccontava con convinzione, sistematicità e


autorevolezza alla minore che lei stessa [la
minore: ndr] aveva subito atti sessuali quando
era piccola e maltrattamenti dal padre ovvero da
parte di amici di quest’ultimo e che analoghe
condotte erano state compiute dal padre ai
danni dei fratelli;
suggeriva ripetutamente interi racconti relativi
agli abusi sessuali e ai maltrattamenti, anche
collocandoli temporalmente a quando la minore
aveva circa un anno e mezzo, chiedendo talvolta
alla bambina anche di confermarle che i suoi
(della terapeuta) tentativi di aver “indovinato”
fossero “azzeccati”;
prometteva benessere e ulteriori vantaggi
qualora la bimba avesse “tirato fuori” i racconti
di abuso e maltrattamenti subiti;
convinceva e ribadiva più volte e con
convinzione alla bambina che all’interno del suo
corpo, a seguito degli abusi e dei maltrattamenti
subiti, si era creata una doppia personalità
malvagia che riusciva a prendere il sopravvento
sulla “parte buona” inducendola a compiere atti
aggressivi e ingiuriosi nei confronti dei coetanei;
effettuava, inoltre, anche una sorta di atto
esorcistico in cui tentava di interloquire con tale
entità malvagia presente nella bambina,
chiedendo che quest’ultima autorizzasse
“fisicamente” la bambina a rispondere alle sue
domande muovendo una parte del corpo;
fomentava i racconti riportati alla terapeuta
dall’affidataria (circa alcuni dichiarati a lei fatti da
Serena) , inerenti incredibili omicidi plurimi e riti
sessuali di gruppo su bambini da parte di uomini
mascherati amici del padre (quando Serena
aveva circa 4 anni), avvenuti la notte di
Halloween (con il sangue dei bambini sarebbero
stati poi truccati i bambini presenti ai fatti, i quali
venivano poi accompagnati in giro presso altre
abitazioni per il consueto rito del “dolcetto o
scherzetto”). Con tali condotte l’indagata
dolosamente attribuiva credibilità ai racconti,
fomentandoli e sostenendoli senza esitazione,
ed asserendo ripetutamente che trattavasi delle
prove di quello che Serena nascondeva nella
propria memoria e di ciò che di sadico e
tremendo la bambina aveva vissuto in passato
ormai in parte “dimenticato”;
ribadiva sistematicamente nella bambina del
pregiudizievole vissuto presso l’abitazione dei
relativi genitori, sottolineando che la sua era una
“famiglia di merda”;
spiegava con assoluta convinzione che l’asserito
comportamento di sadismo e aggressività della
bambina sugli altri ospiti della comunità ove la
bimba era collocata, era dovuto al suo essere
stata a sua volta maltrattata dai genitori e l’aver
sviluppato meccanismi di autodifesa che la sua
mente aveva attivato».

Chi sia arrivato sin qui sappia che quanto trascritto è


solo un florilegio dei contenuti dell’atto, per alcuni
soltanto dei bambini in esso citati. Merita aggiungere
che, in mezzo a questo inferno, pare qualcuno si
ingrassasse. Per esempio il centro studi “Hansel e
Gretel” «i cui membri Foti Claudio, Bolognini Nadia e
Testa Sara esercitavano sistematicamente, a nessun
titolo, il servizio di psicoterapia, a titolo oneroso [«135
euro l’ora, a fronte del prezzo medio di mercato della
medesima terapia del valore di 60/70 euro l’ora e
nonostante la ASL di Reggio Emilia potesse farsi carico
“mediante i propri professionisti” e “gratuitamente” del
predetto servizio pubblico»], con minori asseritamente
vittime di abusi sessuali e/o maltrattamenti». Ai
medesimi veniva concesso «l’utilizzo gratuito dei locali
della pubblica struttura “La Cura” di Bibbiano messi a
loro disposizione dall’Unione Comuni Val d’Enza (che
pagava il canone annuale di locazione e connesse
spese di gestione)», nonostante il predetto servizio
fosse prerogativa della ASL di Reggio Emilia.

Il funzionamento del sistema, come risulta dalla


relazione, sarebbe stato garantito dalla complicità degli
amministratori pubblici, tra i quali due sindaci: Carletti
(sindaco di Bibbiano) e Colli (sindaco di Montecchio
Emilia e Presidente dell’Unione Val d’Enza tra il 2015 e
il 2018).

In particolare «Carletti, sindaco di Bibbiano e delegato


dell’Unione Comuni Val d’Enza alla specifica materia
delle politiche sociali, in costante raccordo con la
Anghinolfi e pienamente consapevole della totale
illiceità del sistema sopra descritto e della assenza di
qualunque forma di procedura ad evidenza pubblica
volta all’affidamento del servizio pubblico di
psicoterapia a soggetti privati, contribuiva, sfruttando
la propria qualifica, nell’accreditare e quindi rendere
possibile lo stabile insediamento di tre terapeuti privati
della onlus Hansel e Gretel (Foti, Bolognini, Testa,
all’interno dei locali della struttura pubblica della cura,
della cui istituzione si era personalmente occupato e
assunto la paternità in diverse occasioni pubbliche al
fine dello svolgimento, a titolo oneroso e in assenza di
qualsiasi titolo, della attività di psicoterapia con minori
a carico dei servizi Sociali; sosteneva altresì, nella
permanenza di tali illecite condizioni, la attività e
l’ampliamento delle attribuzioni a favore del centro
studi Hansel e Gretel anche attraverso pubblici
convegni organizzati a Bibbiano di cui si rendeva egli
stesso relatore e ai quali venivano invitati a partecipare
(retribuiti) Foti e la Bolognini».
Tale il delirio di onnipotenza della Anghinolfi, che la
signora riteneva di comandare persino la polizia
municipale, se «con minaccia consistita nell’intimare,
con toni imperativi e aggressivi, facendo valere il suo
ruolo (da lei ritenuto sovraordinato) di dirigente del
servizio Sociale Val d’Enza, pronunciando ad alta voce
e con tono minaccioso la seguente espressione: “voi
siete la mia polizia municipale e io vi ordino di
arrestarlo” a quattro agenti di Polizia Municipale
intervenuti a seguito della richiesta di intervento per
una accesa discussione in atto, di carattere verbale, tra
la Anghinolfi e un uomo presentatosi presso la sede dei
Servizi per avere informazioni su moglie e figli i quali
erano precedentemente stati allontanati dalla
abitazione famigliare, usava in tal modo minaccia per
costringerli a compiere un atto contrario ai propri
doveri […]».

MACERIE DI VITA Gli ultimi capitoli del documento


della procura sono un bollettino di guerra perché,
contestandovisi i reati di lesioni personali ai danni delle
vittime, si menziona per ciascuna di loro, in raggelanti
termini clinici, quale “malattia nella mente” sia stata
provocata dal trattamento subito. A causa
dell’allontanamento dalla mamma e dal papà, della
interruzione di ogni contatto con loro (compreso il
mancato recapito di messaggi, lettere e regali), dalla
sistematica denigrazione delle loro figure, dell’impianto
di “falsi ricordi” su maltrattamenti e abusi subiti in
famiglia, dell’utilizzo della tecnica dell’EMDR in totale
violazione dei protocolli di riferimento. E di molto altro
ancora. E viene solo da piangere.
Ricordiamo che qualche tempo fa, dopo le prime
notizie di Bibbiano trapelate sui media, le autorità si
erano premurate di organizzare una conferenza stampa
per rassicurare il pubblico che non era stato praticato
sui bimbi l’elettroshock, ora tabù di tanta psichiatria.
Ma quello che emerge oggi da questi laboratori
“umanitari”, a pensarci, è molto peggio: emerge una
terra incognita, dove sono infranti tutti i tabù. Se
sull’elettroshock c’è ampia letteratura, nulla è detto o
scritto di questo nuovo programma integrato di
manipolazione dell’infanzia che, impossessandosi dei
bambini, mira a disintegrare la famiglia e a rifondare ab
imis una società bollata come infetta dal virus
plurimillenario del patriarcato.

Elisabetta Frezza

https://www.ricognizioni.it/a-sangue-freddo-bibbiano-
parliamo-di-contenuti/

Difendiamo i bambini! Bibbiano è in casa tua e


non lo sai. (consigliato dal Decimo Toro)

Si è veri(cato un errore.

Prova a guardare il video su


www.youtube.com oppure attiva
JavaScript se è disabilitato nel browser.
Cartoni animati per bambini che diventano d'un tratto
inquietanti, raccontando trame poco adatte ai più
piccoli.
Scene di sesso, scurrilità di ogni genere e violenza
inaudita.
Questo è ciò che il pensiero unico "inietta"
nell'interiorità dei nostri bambini.
https://www.youtube.com/watch?v=sEFqR...
https://www.youtube.com/watch?v=YM_bdxZsf4E

SauroBrontolo a 18:47

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