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SICUREZZA PER GLI OPERATORI NEL BLOCCO OPERATORIO

A. SELBMANN – SERVIZIO PREVENZIONE E PROTEZIONE ASL VITERBO

1. GENERALITA’

A partire dagli anni novanta abbiamo assistito al recepimento, nell’ordinamento normativo del
nostro Paese, delle direttive europee nel settore della sicurezza e dell’igiene nei luoghi di lavoro.
Ciò ha comportato un completamento ed un ammodernamento del nostro quadro legislativo in
questa materia, che risaliva in massima parte agli anni cinquanta.

In linea generale la tutela della incolumità fisica del personale si può collegare a due fattori
principali:

• SICUREZZA INTRINSECA, che consiste nella proprietà che debbono avere i luoghi di
lavoro, gli impianti, le attrezzature, i materiali, di minimizzare i rischi per gli utilizzatori. Ciò
viene assicurato da soggetti esterni all’azienda (progettisti, costruttori, installatori,
fabbricanti, ecc..) che sono obbligati a fornire agli utilizzatori beni che rispondano alle norme
tecniche di sicurezza. A tal fine è necessario che tutto ciò che viene utilizzato nei luoghi di
lavoro, sia dotato di tutte le documentazioni e certificazioni che ne garantiscano la qualità
anche dal punto di vista della sicurezza. Ad esempio:
a) le strutture e gli impianti relativi ai luoghi di lavoro devono essere progettati da
professionisti competenti che tengano in debito conto i requisiti di sicurezza e di igiene,
devono essere installati da ditte qualificate che certifichino il lavoro a regola d’arte ed
infine devono essere collaudati da professionisti qualificati.
b) Le apparecchiature, i dispositivi di lavoro, le attrezzature, i dispositivi individuali di
protezione possono essere acquistati e messi a disposizione del personale solo se dotati
del marchio CE di rispondenza alle direttive europee di sicurezza, del certificato di
conformità alle norme e del libretto di istruzione per l’uso e la manutenzione.
c) I prodotti e i preparati chimici debbono essere accompagnati dalla scheda di sicurezza
che contiene tutte le necessarie informazioni per la tutela della salute e della sicurezza
degli utilizzatori, nonché di etichette su ciascuna confezione.

• USO IN SICUREZZA, rappresenta l’aspetto che è sotto il controllo dell’azienda, in quanto è


collegato con il fattore umano: non basta che un bene strumentale sia sicuro all’origine, ma
deve essere utilizzato in sicurezza, cioè da personale addestrato che segua le indicazioni e le
procedure corrette di utilizzo. Per concretizzare ciò è necessario far crescere il livello di
conoscenza e di preparazione degli operatori attraverso una costante opera di informazione e
formazione sui rischi e sulle misure di prevenzione e sicurezza. In alcuni casi è anche
necessario provvedere ad addestrare il personale sull’uso di macchinari e su dispositivi di
protezione particolari. Per i macchinari, i dispositivi di protezione individuale, le attrezzature,
i composti e preparati chimici, le informazioni riportate sulla documentazione dei produttori è
senz’altro preziosa. Per quanto riguarda luoghi di lavoro e impianti, le misure di sicurezza da
attuare discendono dalla valutazione dei rischi che deve essere effettuata da ogni singola
azienda.

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• ORGANIZZAZIONE AZIENDALE DI SICUREZZA. Per concretizzare la applicazione delle
misure di tutela della salute e della sicurezza è indispensabile che tutti i soggetti sia
appartenenti alla gerarchia organizzativa (datore di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori) sia
appartenenti alla funzione sicurezza (Servizio Prevenzione e Protezione, Medico Competente,
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) svolgano correttamente il proprio ruolo. A tal
fine è importante un costante dialogo ed una collaborazione nella sincera convinzione che il
miglioramento della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro è un vantaggio per tutti.
E’ importante inoltre che ciascun soggetto nella organizzazione sia cosciente dei propri
compiti per la sicurezza:
a) il Direttore Generale, deve organizzare i vari uffici per il rispetto della normativa ed
istituire il Servizio Prevenzione e Protezione;
b) Il Direttore Sanitario e i dirigenti organizzano le varie attività e decidono l’impostazione
generale del lavoro all’interno della struttura;
c) I responsabili degli acquisti devono acquistare dispositivi e apparecchi rispondenti alle
norme;
d) I responsabili dell’ufficio tecnico devono provvedere al controllo, alla manutenzione e
alla verifica delle strutture e degli impianti;
e) I capo sala devono vigilare sulla reale applicazione delle misure di sicurezza disposte dai
dirigenti;
f) Gli infermieri e gli ausiliari adottano le misure di sicurezza e segnalano qualsiasi
anomalia.

2. INTRODUZIONE AL PROBLEMA DELLA SICUREZZA NEI REPARTI OPERATORI

Parlare di tutela della salute e della sicurezza degli addetti ai reparti operatori non può prescindere
dal considerare che detti reparti sono caratterizzati da un utilizzo di un gran numero di tecnologie
altamente specialistiche e dalla presenza di operatori anch’essi altamente qualificati e specializzati.
Non si deve mai dimenticare che, contrariamente ad altri luoghi di lavoro, l’ambiente operatorio
ha come oggetto della lavorazione non un materiale od una sostanza, ma l’uomo. Questa circostanza
porta come conseguenza:
• Nella valutazione dei rischi e nella individuazione delle misure di prevenzione e protezione si
devono tener presenti anche le necessità di sicurezza e salute dello stesso paziente;
• Le misure di prevenzione e protezione da adottare nei confronti del personale non devono
comportare effetti negativi diretti o indiretti sullo svolgimento dell’attività operatoria, di per se
estremamente delicata e importante.

3. PRINCIPALI RISCHI LAVORATIVI NEI REPARTI OPERATORI

Nei reparti operatori abbiamo a che fare con praticamente tutti i fattori di rischio lavorativo.
L’entità di questi rischi è funzione ovviamente del grado di sicurezza che offrono le strutture, gli
impianti, le apparecchiature, della disponibilità di dispositivi di protezione e sicurezza, del grado di
informazione e formazione degli operatori.

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3.1 RISCHI STRUTTURALI

Rappresentano i rischi di infortunio per caduta, urto contro ostacoli ecc… Questi rischi vengono
limitati da una corretta progettazione architettonica del reparto e da una gestione e manutenzione
corretta. Ad esempio:
• Mantenendo sgombre le vie di uscita ed i passaggi, specialmente se di emergenza;
• Pavimenti antisdrucciolo e privi di avvallamenti;
• Manutenzione a pavimenti, pareti, soffitti, porte, finestre;
• Non sovraccaricando i solai.

3.2 RISCHI ELETTRICI

Le sale operatorie sono da considerare aree ad alto rischio elettrico sia per i pazienti che per il
personale medico e paramendico. I rischi principali dovuti all’uso dell’elettricità sono:
• rischi di contatti diretti o indiretti con parti in tensione;
• rischi di microshock elettrici per il paziente dovuti alla presenza di parti applicate di apparecchi
elettromedicali;
• rischi di ustioni termiche come quelle dovute alla placca dell’elettrobisturi;
• rischi di esplosione e incendio dovuto all’uso di prodotti infiammabili (anestetici o
disinfettanti).

Gli impianti elettrici devono rispondere a precisi requisiti di sicurezza stabiliti dalle norme,
essere quindi progettati da professionisti abilitati, installati da ditte specializzate, collaudati prima
della messa in esercizio. Durante il funzionamento debbono essere oggetto di periodica
manutenzione preventiva a cura di una ditta specializzata e di verifiche periodiche da parte di
professionisti specializzati per accertare se le caratteristiche di sicurezza sono mantenute nel tempo.
Altro aspetto molto importante nelle sale operatorie è la continuità i servizio in caso di mancanza
dell’alimentazione ordinaria, pertanto deve essere presente un impianto di alimentazione di
sicurezza (gruppo elettrogeno e gruppo di continuità per alcune utenze particolari come ad esempio
le lampade chirurgiche e le apparecchiature per il mantenimento delle funzioni vitali).

Il personale addetto alla sala operatoria deve essere informato e formato sul corretto utilizzo degli
impianti per quanto di loro competenza.
Le principali caratteristiche degli impianti elettrici in sala operatoria sono:
• tutte le masse metalliche e le prese che alimentano gli elettromedicali sono collegate tramite una
rete equipotenziale;
• alimentazione elettrica tramite trasformatore di isolamento; controllo costante della resistenza di
isolamento con segnalazione di allarme;
• circuiti con tensione a 24 volt per lampada scialitica, impianti di monitoraggio e impianti di
segnalazione e comunicazione;
• alimentazione ausiliaria di sicurezza con tempo di intervento inferiore a 0,5 secondi; autonomia
della lampada scialitica di almeno 3 ore;
• i quadri elettrici e i componenti debbono possedere un idoneo grado di protezione contro la
penetrazione di liquidi (IP55) ciò in quanto le sale operatorie sono oggetto di frequenti lavaggi e
disinfezioni;
• tutti i componenti debbono essere ad incasso ed avere superfici tali da consentire una facile ed
efficace pulizia e ridurre al minimo il deposito di polvere;
• le prese devono essere installate ad almeno 1,5 metri dal pavimento.

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La sicurezza dell’impianto elettrico è in gran parte collegata al comportamento e all’uso che ne
viene fatto dagli utilizzatori. In locali ad alto rischio quali le sale operatorie, è quanto mai essenziale
che vengano seguite scrupolosamente tutte le norme di buona pratica per il corretto utilizzo degli
impianti, quali ad esempio:
• non utilizzare prolunghe, adattatori o prese multiple;
• segnalare tempestivamente qualsiasi anomalia o difetto di funzionamento;
• non utilizzare apparecchi che presentano difetti o anomalie.

La sicurezza elettrica in sala operatoria è legata anche agli apparecchi elettromedicali, i quali
devono rispondere a norme di sicurezza specifiche, ed inoltre devono essere correttamente
installati, sottoposti a collaudo di accettazione, periodicamente sottoposti a manutenzione e
verifica di sicurezza. Il personale che li utilizza deve essere formato e addestrato sul corretto
utilizzo.

3.3 RISCHI DOVUTI ALL’USO DI DISPOSITIVI E APPARECCHIATURE

In linea generale tutte le apparecchiature elettromedicali e tutti i dispositivi utilizzati dai sanitari
debbono possedere i necessari requisiti di idoneità all’uso cui sono destinati e di sicurezza per
l’operatore e per il paziente. La garanzia di questi requisiti è fornita dal fabbricante all’utilizzatore
tramite:
• la apposizione del marchio CE sull’apparecchiatura stessa;
• una autocertificazione di rispondenza alle norme specifiche;
• il manuale di istruzione e d’uso dell’apparecchiatura o del dispositivo, che deve assolutamente
essere conosciuto e seguito dall’utilizzatore, pena la decadenza della garanzia di qualità delle
prestazioni.

Il personale è tenuto ad accertarsi che le apparecchiature e i dispositivi siano sempre efficienti ed


in sicurezza. Se è previsto, va effettuata la manutenzione periodica che deve essere registrata su
apposito registro. Le apparecchiature elettromedicali vanno inoltre verificate periodicamente da
personale esperto e qualificato per controllarne la sicurezza.

Il personale addetto deve essere preventivamente informato e formato sull’uso delle


apparecchiature e delle attrezzature secondo quanto riportato sui rispettivi manuali.

3.4 RISCHIO INCENDIO

Gli ospedali con più di 25 posti letto devono possedere il CERTIFICATO DI PREVENZIONE
INCENDI rilasciato dal Comando dei Vigili del Fuoco. Tale certificato attesta la rispondenza delle
strutture e degli impianti alle norme di sicurezza antincendio.

Oggi si tende ad utilizzare anestetici non infiammabili diminuendo così in maniera notevole il
rischio di insorgenza degli incendi in sala operatoria.

Premesso ciò, è essenziale che il presidio ospedaliero ed il reparto operatorio in particolare, siano
gestiti opportunamente al fine di garantire un sufficiente livello di sicurezza:
• Riducendo la probabilità di insorgenza dell’incendio limitando la quantità di materiali
infiammabili e combustibili, di scarti e rifiuti e prestando molta attenzione all’uso di fiamme
libere, sigarette, ed apparecchiature elettriche quali potenziali fonti di innesco;

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• Controllando periodicamente le vie di esodo e di uscita, le attrezzature e gli impianti di
estinzione e di rilevazione degli incendi e di allarme;
• Provvedendo alla informazione e alla formazione del personale;
• Provvedendo alla stesura del PIANO DI EMERGENZA;
• Provvedendo alla formazione e all’addestramento della SQUADRA DI EMERGENZA
INTERNA.

3.5 RISCHIO DA AGENTI FISICI

3.5.1 CONDIZIONI MICROCLIMATICHE

Il reparto operatorio ed in particolare la sala operatoria devono necessariamente essere servite da


un particolare impianto di condizionamento, che ha le seguenti funzioni principali:
• Mantenere entro limiti accettabili i valori della temperatura e della umidità assicurando il
benessere per gli occupanti (personale e operando);
• Allontanare gli inquinanti gassosi prodotti all’interno della sala operatoria;
• Mantenere la concentrazione di agenti biologici e particolato al di sotto di limiti prestabiliti.

L’impianto di condizionamento deve avere le seguenti caratteristiche principali:


• Assicurare un idoneo numero dei ricambi all’ora (15 nelle sale operatorie nuove);
• In Italia non è ammesso il ricircolo anche parziale dell’aria espulsa;
• L’aria in entrata nella sala operatoria deve passare attraverso un filtro assoluto con efficienza
99,97% che assicuri una bassissima carica microbica in uscita;
• Deve assicurare il mantenimento di una leggera sovrapressione nella sala operatoria rispetto agli
altri ambienti del reparto.

Le realizzazioni pratiche delle bocchette di immissione e ripresa sono diverse.

Anche riguardo all’efficienza dell’impianto di condizionamento è essenziale il corretto uso la


manutenzione. E’ necessaria la pulizia periodica di tutti gli elementi (bocchette, canali, ecc..) e la
sostituzione dei filtri.
E’ anche essenziale una corretta informazione e formazione del personale sanitario sul
funzionamento dell’impianto. Basti per esempio tener presente che l’utilizzo improprio delle porte
di separazione tra sala operatoria e locali attigui, potrebbe vanificare la sovrapressione con
conseguente inquinamento della sala stessa.

3.5.2 RISCHI DA RADIAZIONI IONIZZANTI

Il rischio da esposizione a radiazioni ionizzanti può essere presente in sala operatoria durante
l’assistenza all’esecuzione di radiografie, fluoroscopie, angiografie, ecc…
Per la valutazione del rischio da esposizione a radiazioni ionizzanti la normativa prevede
l’obbligo di nomina dell’esperto qualificato. A seconda dei risultati della valutazione, il personale
esposto viene classificato in tre categorie:
• Categoria A
• Categoria B
• Non esposti
a seconda del rischio di superamento dei limiti imposti dalle norme.

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Il personale esposto deve essere sottoposto a visite mediche annuali da parte del medico
autorizzato (categorie A e B), o del medico competente (solo categoria B).

Compito dell’esperto qualificato è anche quello di elaborare le procedure di sicurezza cui il


personale deve attenersi per limitare il rischio di esposizione.
A titolo orientativo, alcune misure di prevenzione possono essere:
• Se possibile, allontanarsi dalla sala durante gli esami a rischio;
• Tenersi lontano dal fascio di raggi (almeno 2 metri);
• Indossare indumenti protettivi ed il dosimetro personale;
• Collocarsi dietro uno schermo protettivo se c’è la necessità di rimanere vicino al paziente.

3.5.3 RISCHI DA RADIAZIONI NON IONIZZANTI

Le sorgenti di radiazioni non ionizzanti si classificano in base alla lunghezza d’onda e quindi sono
in sequenza:
• Radio frequenza;
• Microonde;
• Radiazioni infrarosse;
• Radiazioni ottiche del visibile;
• Radiazioni ultraviolette (UV);
• Luce laser;
• Ultrasuoni.

In sala operatoria possono essere presenti apparecchiature che emettono radiazioni ultraviolette,
usate per la disinfezione dell’aria con lampade germicide. Gli effetti sulla salute del personale
riguardano gli occhi e la cute (eritema, cheratite e cheratocongiuntive, fotoallergia). Alcune misure
di sicurezza possono essere:
• Schermatura delle sorgenti;
• Limitare l’accesso alle zone di pericolo ed il tempo di esposizione;
• Uso di dispositivi di protezione individuale (occhiali a lenti polarizzate scure e vetri spessi,
camici impermeabili alle radiazioni UV, creme barriera);
• Non esporre i soggetti più sensibili.

Il rischio di esposizione a luce laser può essere presente in sala operatoria. In particolare viene
utilizzata:
• in chirurgia per microincisioni (endocrinologia);
• in oftalmologia e dermatologia come fotocoagulatore.
Gli effetti per la salute degli addetti riguardano soprattutto gli occhi:
• cheratocongiuntiviti e opacità del cristallino (laser a UV);
• danni retinici (laser nella banda del visibile);
• opacità corneali e cataratta (laser a IR);
e la pelle (eritemi e ustioni).

Le principali misure di prevenzione e sicurezza possono essere:


• cartelli indicanti le zone a rischio (“laser in funzione”);
• uso di occhiali protettivi specifici;
• rispetto delle procedure da parte del chirurgo e degli operatori;
• le superfici non devono essere riflettenti;
• le apparecchiature devono rispondere alle rispettive norme di sicurezza.

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Le fonti di emissioni elettromagnetiche possono creare due principali problematiche nei reparti
operatori: rischi diretti per il personale e rischi indiretti dovuti al disturbo creato ad apparecchiature
elettroniche.
Le principali fonti sono rappresentate dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche, dagli
impianti elettrici, dai telefoni cellulari.
I rischi diretti per il personale consistono nella esposizione ai campi elettromagnetici tanto
maggiore quanto aumenta la vicinanza alle apparecchiature. Tale rischio è paragonabile a quello che
ha sia la popolazione che i lavoratori che utilizzano apparecchi elettrici ed elettronici negli ambienti
di vita e di lavoro.
L’elettronica negli impianti, le apparecchiature elettromedicali e i computer possono venire
perturbati da campi magnetici di disturbo creando pericoli in quegli ambienti dove sia presente un
monitoraggio delle funzioni vitali del paziente.
Le misure che vengono adottate per eliminare gli effetti dei campi perturbanti si possono così
sintetizzare:
• Uso di cavi schermati o in condotto metallico;
• Schermatura del soffitto e delle pareti per mezzo di una opportuna maglia metallica;
• Adozione di apparecchiature elettriche rispondenti alle norme sulla compatibilità
elettromagnetica, quelle cioè che definiscono il contenimento delle emissioni elettromagnetiche
e l’immunità delle apparecchiature nei confronti delle interferenze; le apparecchiature di recente
costruzione, dotate di marchio CE, garantiscono i necessari requisiti sia di sicurezza che di
protezione per i rischi da disturbi elettromagnetici;
• Divieto di utilizzazione di telefoni cellulari nei reparti operatori.

3.6 RISCHIO DA AGENTI INFETTIVI

Particolare attenzione va concentrata alla valutazione del rischio infettivo dovuto ad agenti
biologici nella sala operatoria e alle successive misure di prevenzione e protezione da attuare. Per
questo fattore di rischio è essenziale considerare che i soggetti esposti sono sia il personale sanitario
sia l’operando.

In relazione a quanto premesso, occorre porre particolare attenzione a:


• La corretta progettazione e la corretta gestione sia dell’impianto di ricambio dell’aria nella
sala operatoria sia del sistema di filtrazione dell’aria prima della immissione; come detto, è
necessario che venga assicurato un livello di concentrazione ambientale di agenti patogeni al di
sotto di limiti prefissati dalle norme;
• La periodica disinfezione ambientale e dello strumentario, che deve avvenire utilizzando
sostanze disinfettanti efficaci verso gli agenti biologici che costituiscono la sorgente
dell’infezione e nel frattempo siano meno tossiche possibili per gli occupanti; è necessario
inoltre attenersi a procedure di disinfezione ben codificate.
• La possibile contaminazione dei circuiti respiratori impiegati in anestesia e rianimazione con
conseguente rischio infettivo per altri pazienti e per l’ambiente; una valida misura per il
controllo di queste infezioni è rappresentata dall’uso di filtro antibatterico e antivirale tra il
paziente e l’apparecchiatura.
• Rischi da infortunio per contatto con taglienti, rischio da contaminazione con liquidi biologici
e reperti anatomici; questi rischi vanno limitati:
• Mediante l’utilizzo di dispositivi che offrano il grado più alto di sicurezza; attualmente ciò
viene garantito dal marchio CE secondo il recepimento della direttiva europea sui
dispositivi medici;
• tramite idonee procedure operative e puntando sulla preparazione e sulla professionalità del
personale addetto;
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• occorre inoltre disporre di idonei contenitori ove riporre con sicurezza i taglienti dopo l’uso,
i liquidi biologici e le parti anatomiche per evitare l’esposizione ad agenti infettivi;
• occorre fornire al personale idonei dispositivi di protezione individuale che, nella maggior
parte di casi consistono in:
a) protezione delle mani: guanti in latice o ipoallergenico in gomma sintetica, monouso,
sterili o non sterili a seconda della mansione svolta dall’operatore;
b) protezione del volto: occhiali con protezioni laterali, occhiali a mascherina o visiere che
devono essere utilizzati in tutte quelle attività ove esiste il rischio di proiezione di gocce
o schizzi di liquidi biologici che possono interessare il volto dell’operatore;
c) protezione delle vie respiratorie: ove esista il rischio di infezione a seguito di inalazione
di agenti infettivi dispersi in aria, occorre utilizzare facciali filtranti con classe di
protezione FFP2S o FFP3SL; altrimenti è sufficiente la mascherina chirurgica, che
comunque non ha la funzione di proteggere il personale bensì il paziente;
d) protezione del corpo: cappe di tipo chirurgico da utilizzare in sala parto e durante
l’attività in sala operatoria che comportano una grossa contaminazione ambientale con
spruzzi o schizzi di materiale biologico,
e) protezione del piede: sovrascarpe alte fino alla caviglia o fino al ginocchio, da utilizzare
in attività con spruzzi o schizzi di liquidi biologici o attività su pavimenti bagnati da
liquidi biologici.
I dispositivi di protezione devono possedere il marchio CE e la nota informativa fornita dal
fabbricante; il personale che li utilizza deve essere adeguatamente informato e formato sul
corretto uso e sui rischi dai quali proteggono.
• Occorre seguire opportune procedure operative di igiene, come ad esempio:
a) utilizzare docce e lavaggi oculari antisettici quando necessario;
b) gli indumenti protettivi vanno riposti in posti separati dagli abiti civili;
c) i dispositivi di protezione individuale non monouso vanno controllati, disinfettati e
puliti dopo ogni utilizzazione;
d) gli indumenti di lavoro e protettivi che possono essere contaminati devono essere tolti
quando si lascia la zona di lavoro, conservati separatamente dagli altri indumenti,
disinfettati, puliti e, se necessario, scartati secondo le procedure aziendali;
• e’ vietato assumere cibi o bevande e fumare nelle aree di lavoro in cui c’è rischio di
esposizione.

3.7 RISCHIO DA AGENTI CHIMICI

3.7.1 GAS ANESTETICI

I prodotti anestetici più usati attualmente sono l’alotano (fluotano), il metossifluorano (pentrano),
l’enfluorano (etrano) e l’isofluorano (forano) in concentrazione fino al 4-5% in una miscela di
ossigeno (40% circa) e protossido di azoto (60% circa) provenienti in genere da impianti
centralizzati.
Durante gli interventi chirurgici in anestesia gassosa possono essere presenti negli ambienti
operatori inquinamenti più o meno elevati di gas anestetici e conseguentemente possono sussistere
problemi di esposizione nei confronti del personale.
Le fonti del possibile inquinamento possono essere:
• Perdite dalle prese degli impianti centralizzati o dai collegamenti tra queste e gli apparecchi di
anestesia: occorre quindi provvedere ad un periodico controllo e manutenzione da parte di
personale specializzato;
• Perdite dai circuiti dell’apparecchio di anestesia: occorre affidare la manutenzione di tali
apparecchi a ditte specializzate che certifichino e garantiscano la corretta manutenzione, ed

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occorre un controllo costante da parte dell’anestesista per quanto di sua competenza; gli
apparecchi per anestesia debbono rispondere alle norme di sicurezza specifiche;
• Perdite di gas anestetico durante la fase di somministrazione dell’anestetico al paziente e
durante la fase di risveglio; a tale riguardo va tenuto presente che le moderne macchine per
anestesia sono a circuito chiuso con ripresa ed espulsione all’esterno del gas in eccesso che
minimizza le perdite; importantissimo è comunque il comportamento dell’anestesista la cui
professionalità è essenziale per minimizzare il livello di inquinamento.

Nonostante le misure di prevenzione accennate, è possibile un residuo livello di inquinamento cui


si fa fronte con l’impianto di ricambio dell’aria (condizionamento) che deve assicurare una
concentrazione residua dei vari gas inferiore a quella prevista dalle norme.

Per assicurarsi che il personale addetto alle sale operatorie non sia esposto a livelli di
concentrazione dannosi, è obbligatorio misurare periodicamente (normalmente ogni 6 mesi) il tasso
di inquinamento. A tale scopo si utilizzano appositi apparecchi affidati a personale adeguatamente
qualificato. Il personale addetto deve inoltre essere sottoposto a visita medica trimestrale da parte
del medico competente, al fine di accertare lo stato di salute.

3.7.2 GLUTARALDEIDE E FORMALDEIDE

La glutaraldeide al 2% viene utilizzata per la disinfezione ad alto livello, per la sterilizzazione a


freddo dello strumentario non autoclavabile. La glutaraldeide viene classificata, a concentrazioni
superiori allo 0,5%, come sostanza pericolosa, dotata di proprietà sensibilizzanti, irritante per gli
occhi, la pelle e le vie respiratorie. Durante l’uso di questo prodotto è quindi necessario prevedere le
seguenti misure di prevenzione e protezione:
• Utilizzo, quando possibile, di apparecchiature a circuito chiuso che evitano la possibilità di
inquinamenti ambientali;
• Utilizzo del prodotto in idonee cappe di aspirazione con espulsione all’esterno;
• Presenza di una idonea ventilazione generalizzata nel locale;
• Utilizzo di opportuni dispositivi di protezione individuale (guanti, occhiali a mascherina o
visiere, facciali filtranti, tute, grembiuli, pantaloni, calzature);
• Opportune procedure lavorative per minimizzare l’esposizione del personale e la
contaminazione ambientale.

La formaldeide viene prevalentemente utilizzata come sterilizzante e disinfettante sia del


materiale sanitario che degli ambienti, ed in soluzioni ad elevate concentrazioni, per la fissazione di
tessuti e la conservazione di pezzi anatomici.
La formaldeide è un irritante delle mucose, ed in alcuni casi può provocare allergie e dermatiti da
contatto. L’elevata pericolosità di questa sostanza è però da connettersi soprattutto con il rischio
mutageno e cancerogeno.
In sala operatoria si possono riscontrare limitati tassi di inquinamento durante gli usi sporadici
della formaldeide per sterilizzazione di materiale sanitario o per conservazione di pezzi anatomici;
in questi casi è opportuno:
• Utilizzo, quando possibile, di apparecchiature a circuito chiuso che evitano la possibilità di
inquinamenti ambientali;
• Utilizzo del prodotto in idonee cappe di aspirazione con espulsione all’esterno;
• Presenza di una idonea ventilazione generalizzata nel locale;
• Utilizzo di opportuni dispositivi di protezione individuale (guanti, occhiali a mascherina o
visiere, semimaschere con filtri specifici per formaldeide, tute, grembiuli, pantaloni, calzature);

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• Opportune procedure lavorative per minimizzare l’esposizione del personale e la
contaminazione ambientale.

Tassi più elevati di inquinamento si riscontrano invece durante la disinfezione ambientale, tanto
che è opportuno ricorrere a questo tipo di trattamento solo nei casi in cui è sospetta una infezione
esogena da particolari agenti microbici.

3.8 RISCHIO DA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

La presenza del rischio da movimentazione manuale dei carichi è collegata ad alcuni fattori
principali:
• dalla frequenza dei trasferimenti dai pazienti dalla barella al tavolo operatorio e viceversa; in
alcuni casi è addirittura necessario il trasferimento dal letto alla barella e da questa al tavolo
operatorio e viceversa;
• dalla presenza di un numero di operatori insufficiente per effettuare i trasferimenti dei pazienti
(per esempio due operatori in casi in cui necessiterebbero tre o quattro);
• dal fatto che i pazienti, nella misura di oltre il 90% non sono collaboranti;
• dalla carenza di ausili meccanici (sollevatori) e ausili minori (teli antiattrito, tavole, ecc…) e
idonee attrezzature (letti e barelle di idonea altezza e regolabili).

Vi sono inoltre fattori che accentuano il rischio quali gli spazi di manovra che risultano spesso
limitati sia dalla distribuzione architettonica dei locali stessi, sia dalla distribuzione delle
attrezzature. Ciò costringe il personale ad eseguire manovre di movimentazione manuale non
corrette. In alcuni casi la movimentazione può essere critica in presenza di pavimenti bagnati da
liquidi biologici, acqua, composti chimici, con pericolo di scivolamento.

Non è infrequente la movimentazione di carichi pesanti e ingombranti come le bombole di gas. In


questo caso è necessario l’utilizzo di appositi carrelli cui le bombole stesse vanno ancorate durante
il trasporto.

Per limitare il rischio da movimentazione manuale dei carichi è essenziale, oltre al ricorrere a
misure tecniche di ausilio al personale e alla corretta progettazione architettonica, una corretta
informazione e formazione degli operatori sia sui rischi che sulle tecniche di movimentazione. Su
queste ultime è opportuno prevedere un addestramento del personale con successive verifiche
periodiche.

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4. UNA APPLICAZIONE PRATICA DEL D.L. 626/94 NEI REPARTI OPERATORI
DELLA AZIENDA USL DI VITERBO

4.1 PIANO MIRATO DI IGIENE E SICUREZZA

Nel 1996 il Servizio Prevenzione e Protezione dell’Azienda ha effettuato la prima valutazione dei
rischi lavorativi, elaborando il DOCUMENTO DI SICUREZZA, nel quale è stata disegnata la
prima mappatura dei rischi in tutti i reparti e servizi.
Da questo studio sono emerse alcune priorità che hanno indirizzato i programmi di prevenzione
degli anni successivi. Una di queste priorità è stata quella relativa ai reparti operatori, per cui è stato
progettato un piano di interventi coordinati e multidisciplinari con i seguenti obiettivi:
• Acquisire dati e informazioni tecniche per una conoscenza generale dello stato tecnologico e
strutturale dei reparti operatori aziendali;
• Valutare in maniera approfondita i rischi lavorativi;
• Studiare interventi a breve termine per migliorare l’igiene e la sicurezza degli operatori e dei
pazienti;
• Mettere in condizioni l’Azienda di programmare interventi a medio termine per l’adeguamento
dei reparti alle nuove normative sia strutturali che impiantistiche di sicurezza e di igiene
ospedaliera.
Il programma di lavoro è stato articolato nelle seguenti fasi:
• PREDISPOSIZIONE DEGLI STRUMENTI DI LAVORO: sono state studiate e predisposte
apposite schede di rilevazione dati;
• EFFETTUAZIONE DEI SOPRALLUOGHI presso tutti i reparti operatori insieme alle direzioni
sanitarie e il Servizio Tecnico aziendale;
• ACQUISIZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE TECNICA degli impianti, delle strutture,
ecc..;
• VALUTAZIONE DEI RISCHI.

Sono stati analizzati i seguenti aspetti dell’igiene e della sicurezza:


• Protezione dagli incendi;
• Sicurezza elettrica;
• Assetto strutturale ai fini dell’igiene e della sicurezza;
• Assetto strutturale ai fini dell’igiene ospedaliera;
• Condizioni microclimatiche;
• Impianti gas medicali.

4.2 CENNI SUL FENOMENO INFORTUNISTICO

Il Servizio Prevenzione e Protezione segue costantemente l’evolversi del fenomeno infortunistico


in Azienda, elaborando annualmente i dati al fine di completare i dati e le informazioni necessarie
per la valutazione dei rischi.

Dai dati ricavati dall’ultima elaborazione (1998) è emerso che nel complesso degli infortuni in
tutta l’Azienda, quelli con potenziale rischio biologico sono stati il 61%. Di questi il 57% da
puntura parenterale, il 20% da taglio parenterale, il 16% da contaminazione delle mucose con
liquidi biologici e il 7% da contaminazione della cute. Degli infortuni con rischio biologico il 53%

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sono accaduti in corsia, il 20% in sala operatoria. Nei reparti operatori gli infortuni più frequenti
sono quelli con potenziale rischio di infezione (rischio da agenti biologici).

Se a livello aziendale le figure professionali più esposte sono sicuramente gli infermieri (55%)
seguiti dai medici (19%), dagli ausiliari socio sanitari (11%) e dai ferristi (5%), nei reparti operatori
i medici passano al primo posto (48%) seguiti dai ferristi (27%) e dagli infermieri (16%).

Esempi di infortuni tipici che possono accadere in sala operatoria sono:


• Esposizione a liquidi biologici per mancato uso di dispositivi di protezione individuale;
• Ferite da taglio durante la manipolazione di ferri chirurgici;
• Punture con aghi da sutura;
• Piccole ferite con il bisturi;
• Punture con aghi di vario tipo.

Gran parte degli infortuni riguardano piccole ferite nel corso degli interventi chirurgici (53% del
totale) dovuti principalmente a bisturi ed aghi di sutura, che sono difficilmente riducibili con
interventi di prevenzione.
E’ possibile invece ridurre il numero di alcuni infortuni (circa il 36%) migliorando la qualità e le
modalità d’uso dei dispositivi di protezione individuale (occhiali, visiere, guanti, indumenti,
calzature).
Altri infortuni (11%) possono essere ridotti migliorando le procedure di lavoro e l’organizzazione:
• Corretta gestione di rifiuti taglienti;
• Miglioramento delle procedure operative;
• Miglioramento del controllo sul comportamento degli operatori.

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