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LA SPERANZA

Mica facile definire la speranza. Per cominciare, sappiamo che è vitale


per l’uomo. Lo sa intuitivamente ciascuno di noi, senza bisogno di
teorizzarla. La sua importanza è data per scontata da sempre nel cammino di
addattamento alla realtà ed alla vita.
Le origini di alcuni “luoghi comuni” si perdono nella notte dei tempi e
conservano tutta la loro attualità ancor oggi. Sono sedimentati nella cultura o
psicologia popolare sotto forma di proverbi: «la speranza è l’ultima a
morire», «finché c’è vita c’è speranza».

La condizione umana si fonda sulla speranza: quando questa viene meno,


può venir meno ogni freno filogenetico ad eliminare la propria vita senza
speranza.

Se ne parla perlopiù quando la si perde: suicidi, disperazione


Alcuni autori sono strettamente collegati al tema speranza1.

La Speranza come atteggiamento - sentimento (dimensione personale


soggettiva) e nel suo contenuto oggettivo (dimensione sociale e cosmica)

Speranza: qualcosa; in qualcosa; in qualcuno


Elpis: speranza
Elpo: spero, aspetto

Nietzsche ci ha promesso la morte di Dio ed il superuomo2.


Marx ha promesso una società più giusta. Dittatura del proletariato3.
Freud ha promesso un uomo più consapevole e psicologicamente sano4.
La liberazione dell’inconscio.

1
E. BLOCH, Il principio speranza, tre volumi, Garzanti, Torino 1994; J.
MOLTMANN, Teologia della speranza. Ricerche sui fondamenti e sulle implicazioni
di una escatologia cristiana, Queriniana, Brescia 19816; E. FROMM, La rivoluzione
della speranza. Il manifesto per una società umanistica, Etas, Milano 1979.
2
Una famosa scritta anonima nella metropolitana di Parigi: «Dio è morto.
Firmato: Nietzsche. “Nietzsche è morto”. Firmato: Dio».
3
Manifesto del partito comunista.
4
Introduzione alla psicoanalisi.
24 CAPITOLO I

Ed oggi? Duemila anni dopo Gesù, trecento dopo Nietzsche, duecento


dopo Marx, centocinquanta dopo Freud, quanta speranza ancora ci resta?
Forse non è nemmeno più il caso di parlare di delusione (dal momento che
non c’è pià illusione). E forse non si può parlare nemmeno più di
rassegnazione.

«Nella speranza, io vivo il divenire nella stessa direzione dell’attesa, cioè


nella direzione avvenire-presente e non nella direzione presente-avvenire.
Quando spero, attendo la realizzazione di quanto spero, vedo l’avvenire
venire verso di me. La speranza va più lontano nell’avvenire dell’attesa. Io
non spero nulla né per l’istante presente né per per quello che
immediatamente gli succede, ma per l’avvenire che si dispiega dietro.
Liberato dalla morsa dell’avvenire immediato, vivo, nella speranza, un
avvenire più lontano, più ampio, pieno di promesse. E la ricchezza
dell’avvenire si apre adesso davanti a me»5.

Eros e speranza: «vero pharmakon l’elpis: spalanca e racchiude, ricorda e


dimentica. Condizione di ogni pronoia, di ogni calcolo e di ogni previsione,
il non-vedere, il fine assegnatoci. Fuggire il destino che incombe è il
pharmakon della speranza»6.

Razionalismo e religione per Kant: «Il razionalista, in virtù del suo stesso
titolo, si deve mantenere dentro i limiti della capacità umana. Quindi non
prenderà mai il tono deciso del naturalista e non contesterà né la possibilità
né la necessità di una rivelazione… giacché su questi punti nessun uomo
può, mediante la sua ragione, decidere cosa alcuna»7.

«Il punto di contatto fra sogno e vita, senza il quale il sogno dà solo
utopia astratta e la vita soltanto banalità, è dato nella capacità utopica coi
piedi in terra, collegata col reale-possibile»8.

5
E. MINKOWSKI, Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia, Einaudi,
Torino 1971, 102.
6
M. CACCIARI, Dell’inizio, Adelphi, Milano 1990, 435.
7
E. KANT, Religione, IV, sez. I, 169.
8
E. BLOCH, Il principio speranza, I vol., p. 172.