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L’Italia: il divario tra Nord e Sud 

 
La storia mostra come l'Italia è sempre stata un paese diviso tra Nord e Sud. Quasi 150 
anni fa l'Italia divenne un paese unito, ma questa unificazione è stata più formale che 
reale, poiché molti fattori continuavano a dividere il paese, soprattutto tra Nord e Sud. 
Ancora oggi l'Italia è divisa, il divario economico, sociale e culturale tra Nord e Sud è 
molto ampio, ma che cosa è successo e che ha portato a questa divisione? e perché, a 
150 anni dall’Unificazione, il divario tra Nord e Sud Italia persiste?   
 
 
di Linda Luna Aldana Terán 
Studentessa di Lingue Moderne - ULA 
26 ottobre 2019   
 
L'Italia,  Il  bel  paese  dell’Europa  del  Sud,  famosa  per  la 
sua  cultura,  la  sua  ricchezza  artistica,  la  varietà  dei 
suoi  paesaggi  con  laghi,  montagne  e  coste,  e 
posseditrice  di  una  storia  emozionante,  un  viaggio 
pieno  di  avvenimenti,  battaglie,  personaggi 
importanti,  guerre,  trionfi,  sconfitte  e  cambiamenti 
che  hanno  portato  all'Italia  che  conosciamo  oggi.  Ma 
in  generale,  molte  persone,  soprattutto  straniere,  non 
sanno  che  l'Italia è da centenni un paese con una forte 
disparità  tra  Nord  e  Sud.  Così  è  questa  disparità  che 
alcuni  dicono  addirittura  che  Nord  e  Sud  sono  due 
Paesi  diversi.  L’Italia  è  un  paese  che  nasconde  dietro  la  facciata  grandi  differenze 
economiche,  politiche,  sociali  e  culturali.  Da  un  lato,  c’è  il  Nord,  la  zona  più  sviluppata dal 
punto  di  vista  economico  dove  si  trova  il  cosiddetto  “triangolo  industriale”,  la  zona  tra 
Milano,  Genova  e  Torino,  un’area  fortemente  industrializzata,  stereotipato  all’immagine 
della  polenta,  del  freddo,  della  ricchezza,  vista  come  la  terra  dove  le persone sono noiose, 
puntuali  e  stacanoviste.  Dall’altro  lato,  c'è  il  Sud,  una  zona  industrialmente  molto  debole, 
segnata  da  crisi  perenni,  corruzione  e  malavita  organizzata  e  vista  come  la  terra  dei 
rumorosi,  dei  superstiziosi,  dei  religiosi,  degli  amanti  della  famiglia  ma  anche,  degli 
ignoranti  e  dei  poveri.  il  Sud  è  una  zona  con  un  forte  svantaggio  di  sviluppo  a  confronto 
del  Nord  d’Italia.  Questo  dualismo  tra  Nord  e  Sud  è  particolarmente  forte  nel  cui  il 
perdurare  di  una  questione  meridionale  viene  dalla  persistenza  di  uno  squilibrio  tra 
queste  due  aree  territoriali  all'interno  degli  stessi  confini  nazionali,  uno  squilibrio  che  si  è 
formato nella storia e che rimane oggigiorno.. 
 
Il divario tra Nord e Sud dopo l’”Unità” 
 
Paradossalmente,  la  differenza  tra  Nord  e  Sud  comincia  ad  essere  evidente  con 
l'unificazione  ottenuta  dopo  il  Risorgimento  e  quindi  dopo  la  liberazione  dell'Italia  dalle 
forze  straniere.  In  generale  a  quel  tempo  c’erano  molti  problemi.  Tra  questi  le  regioni 
erano  molto  diverse  tra  loro,  soprattutto  tra  le  regioni  meridionali  e  settentrionali.  La 
prima  cosa  che  ha  diviso  il Nord dal Sud è stata la situazione economica di queste regioni. 
Alcune  regioni  del  Nord  avevano  un'economia  abbastanza  forte,  come  il  Piemonte  e  la 
Lombardia dove c’erano alcune industrie e l’agricoltura era moderna. Invece molte regioni 
del  Sud  erano  molto  povere  giacché  la  economia  assomigliava  a  quella  medievale,  non 
c’erano  industrie  e  la  terra  era  coltivata  con  metodi  tradizionali.  La  vita  dei  contadini  era 
molto  difficile,  però  mentre  a  centro-nord  le  condizioni  erano  un po' migliori, in quanto la 
terra  era  buona  e  produttiva  e  i  proprietari  cercavano  di  migliorare  i  metodi  di 
coltivazione,  a  sud  i sistemi di coltivazione rimanevano primitivi, le terre erano meno fertili 
e  si  lavorava  più  di  quello  che  si  produceva  (Pallotti  & Cavadi, 2014). I contadini erano stati 
pagati  molto  poco  mentre  lavoravano  duramente  e  non  potevano  mantenere  le  loro 
famiglie.  Inoltre,  al  Sud  non  esisteva  una  borghesia  capace  di  sviluppare  l’industria  e  il 
commercio.  
 
Quando  si  trattava  di  viaggiare,  c'era  anche una grande differenza tra Nord e Sud (Pallotti 
&  Cavadi,  2014).  All'epoca  il  mezzo  di  trasporto  migliore  era  la  ferrovia,  ma  c’erano 
pochissime  e  si  trovavano  quasi tutte  al Nord. Qui c’erano anche più strade e canali per le 
barche. In questo senso, il Sud era significativamente arretrato. 
 
In  generale,  si  può  notare  che  a  quel  tempo  le  risorse  economiche  del  Paese  sono  state 
destinate  a  soddisfare  i  bisogni  e  migliorare  le  condizioni  del  Nord,  cioè  lo  Stato  ha 
operato  in  modo  da  consentire  l’accumulazione  di  capitali  e  di  condizioni  favorevoli nelle 
zone  del  Nord,  quindi  una  parte  dei  mezzi  è  stata  sottratta  alle  regioni  del  Sud,  con 
conseguenze negative per questa zona.   
 
D’altra  parte,  dopo  l’Unità  pochissime  persone  sapevano  parlare,  leggere  e  scrivere  bene 
l’Italiano.  Secondo  Pallotti  &  Cavadi  (2014),  a  parte  in  Toscana,  a  Roma  e  in  poche  zone 
dell’Italia centrale, nel resto del Paese solo 1'1-2 per cento conosceva bene l’italiano. Questo 
colpiva  di  più  il  Sud,  infatti  tre  quarti  della  popolazione  italiana  era  analfabeta e nel Sud il 
tasso de analfabetismo superava il 90 per cento (Chiara Spalatro, 2017). 
 
La  vita  non  era  facile  per  molti  italiani  e  di  fatto,  dopo  l’Unità,  le  loro  condizioni  sono 
peggiorate.  Perciò  molte  persone  nel  sud  erano  scontente  del  nuovo  Stato,  così  inizia  il 
fenomeno del brigantaggio. 
 
Svantaggi  per  il  Sud  dopo  l’unificazione:  Il  brigantaggio  e  la  questione 
meridionale 
 
Dopo  il Risorgimento, il Sud è stato fortemente colpito 
da  difficoltà  economiche  e  sociali,  è  per  questo  che 
negli  anni  dopo  l’unificazione si è cominciato a parlare 
sulla  ​questione  meridionale,  ​cioè  il  problema 
rappresentato  dall'arretratezza  economica  e  culturale 
del  Sud  del  Paese.  Gli  abitanti  del  Sud  hanno 
cominciato  a  protestare  per  i  problemi  presenti  in 
quella  zona,  per  esempio  per  la  leva  militare 
obbligatoria  sentita  come  un  sopruso  e  per 
l’imposizione  della  tassa  sul  macinato  che  colpiva  di 
più ai poveri (Chiara Spalatro, 2017). 
Tutto  questo  scontento  ha  portato  al  fenomeno  del 
brigantaggio  in  cui  i  briganti  commettevano  atti  di 
violenza  nascondendosi  nei  boschi  e  nelle  campagne.  Loro  avevano  un  gran  potere nella 
società  e  usavano  la  violenza  per  fare  i  loro  azioni  di  banditismo.  Purtroppo,  lo  Stato  ha 
cercato  di  controllare  la  situazione  anche  con  violenza  e  con  rappresaglie  che  colpivano 
anche  le  popolazioni  che  appoggiavano  le  bande  (Gallo,  n.d.).  Questo  ha  causato  un 
ambiente  molto  violento  e  una  situazione  molto  deplorevole  per  il  Sud  che,  in  generale, 
divideva in due l’Italia di quei tempi. 
 
Nel  tentativo  di  contrastare  il  brigantaggio,  lo  Stato  crea  la  Legge  Pica  per  la  sua 
repressione.  Per  l’applicazione  della  legge  sono  istituiti  tribunali  militari  nelle  province 
“infestate  dal  brigantaggio”  e  le  punizioni  che  sono  state imposte vanno dalla fucilazione, 
ai  lavori  forzati  a  vita  o  i  lavori  forzati  a  tempo,  agli  anni  di  prigione,  con  circostanze 
attenuanti  per  coloro  che  si  sono  arresi  o  hanno  collaborato  con  il  sistema  giudiziario. 
Questa  legge  ha  causato  molte  morti  giacché  non  faceva  distinzione  tra  briganti, 
assassini,  contadini,  manutengoli,  complici  veri  o  presunti,  uomini  o  donne  e,  tra 
fucilazioni,  morti  in  combattimento  ed  arresti,  ha  causato  più  morti  di  tutto  il 
Risorgimento  (Gallo,  n.d.).  Inoltre,  dal  punto  di  vista  normativo  e  giuridico,  l’Italia  veniva 
divisa in due: da una parte il Centro e il Nord e dall’altra tutte le regioni “infestate” del Sud. 
 
L'Italia  dopo  la  seconda  guerra  mondiale:  ideologicamente  e  politicamente 
divisa in due  
 
Nella  prima  parte  del  ‘900  scoppiano  la  prima  e  la  seconda  guerra  mondiale  in  cui 
partecipa  l’Italia.  La  prima  dura  dal  1914  al  1918  e  la  seconda  dal  1939  al  1945.  L’Italia 
partecipa  nella  prima  con  l’obiettivo  di  poter  conquistare  nuove  colonie  in  Africa  e  in 
Europa  ed  occupare  alcuni  territori  appartenente  all'impero  austriaco,  ma  occupati  da 
italiani  come  il  Trentino  e  la  zona  intorno  a  Trieste  (Pallotti  &  Cavadi,  2014).  Gli  italiano 
riescono  a  conquistare  questi territori. Comunque gli anni dopo la guerra sono stati molto 
difficili:  c’era  una  crisi  economica,  molti  soldati  non 
riuscivano  a  trovare  lavoro  dopo  aver  ritornato  dalla 
guerra  e  molti  contadini  rimangono  senza  terre.  Perciò, 
contadini  e  operai  cominciano  a  protestare.  In  questo 
clima  di  tensione  nacque  il  Partito  fascista  fondato  da 
Benito  Mussolini,  un  movimento  violento  che  non 
rispettava  le  leggi. Purtroppo il re elegge Mussolini  Primo 
ministro  e  quindi  diventa  capo  del  Governo  (Pallotti  & 
Cavadi,  2014).  Mussolini  costituisce  uno  stato  totalitario 
per  avere  tutto  il  potere. Dopo, crea un’alleanza con Hitler 
e  così  l’Italia  partecipa  alla  seconda  guerra  mondiale.  Ma 
l'esercito  italiano  era  debole  e  le  cose  vanno  male.  Dopo 
pochi  anni  l’impero  italiano  e  quasi  completamente 
sparito. 
 
Nel  1943  inglesi  e  americani  sbarcano  in  Sicilia  e  conquistano  il  Sud  Italia.  In  questo 
momento  l'Italia  è  divisa  in  due,  nuovamente  Nord  e  Sud:  il  Centro-Nord,  diventa  un 
territorio  occupato  dai  tedeschi  ,sotto  il  dominio  della  Repubblica  Sociale  Italiana e il Sud 
diventa  il  Regno  del  Sud  con  gli  Alleati.  Finalmente,  il  Il  25 aprile ​l'Italia viene liberata dal 
nazifascismo: gli Alleati e i partigiani liberano il Nord Italia.  
 
Dopo  la  fine  della  guerra  e  del  fascismo,  era 
necessario  creare  un  nuovo  stato.  La  prima 
cosa  da  fare è stata decidere se diventare una 
repubblica  democratica  o  rimanere  una 
monarchia.  Con  un  referendum  il  2  giugno 
1946  la  maggioranza  degli  italiani  (54%)  ha 
eletto  la  repubblica  e  il  resto  (46%)  la 
monarchia  (Pallotti  &  Cavadi,  2014).  Però  a 
esprimersi  nel  referendum  è  un’Italia  spaccata  tra  Nord  e  Sud:  il  Nord  vota  a 
maggioranza  repubblicana  mentre  il  Sud  è  compattamente  monarchico.  Il  fatto  che 
molti  volevano  ancora  rimanere  monarchia  è  sorprendente,  dato  che  il  re  aveva 
sostenuto  il  fascismo  per  20  anni.  Comunque,  quelli  del  Sud  sono  stati governati dai 
Savoia e dai Alleati e quindi hanno sofferto meno di quelli del nord durante la guerra. 

Il miracolo economico, l’emigrazione verso il Nord e Il razzismo verso i 


meridionali 
 
Dopo  la  Seconda  Guerra  mondiale,  l’Italia  rimane  un Paese molto povero.  Pertanto, molti 
italiani  decidono  di  migliorare  le  loro  condizioni  di  vita  emigrando  all’estero,  soprattutto 
quelli  del  Sud.  Le  destinazioni  scelte  dalla  maggior  parte  degli  emigranti  sono  stati  paesi 
europei come la Francia, il Belgio, la Germania e la Svizzera (Pallotti & Cavadi, 2014).  
In  quegli  anni,  molti  abitanti  del  Sud 
emigrano  anche  verso  il  Nord  dove  si 
poteva  incontrare  lavoro  giacché  c’erano 
più  fabbriche.  Secondo  Pallotti  e  Cavadi 
(2014),  si  calcola  che  tra  il  1955  e  il  1971, 
9.140.000  italiani  si  siano  trasferiti  da  una 
regione  italiana  ad  altre,  soprattutto  dal 
Sud  verso  il  cosiddetto  “triangolo 
industriale”.  Così  le  industrie  del  Nord 
hanno  approfittato  della  situazione  in 
quanto  potevano  produrre  a  bassi  costi. 
Gli  operai  del  Sud  erano  molti  e 
accettavano salari bassi. 
Gli  abitanti  del  nord  erano  diffidenti  nei 
confronti  di  coloro  che  venivano  dal  Sud 
che  provenivano  da  una  società  meno 
sviluppata,  poiché  si  trattava 
principalmente  di  una  società  agricola. 
Quelli  del  Sud  hanno  trovato  nel  Nord  un  diffuso  atteggiamento  di  ostilità,  disprezzo  e 
razzismo,  che  si  manifestava  negli  annunci  immobiliari,  che  indicavano: «qui non si affitta 
a  meridionali»  (Villa,  2013).  Anche,  erano  e  sono  chiamati  “terroni”  in  modo  offensivo 
perché venivano da una parte dove si lavorava la terra.  
 
La  situazione  economica  e  la  qualità  della  vita  comincia  a  migliorare  alla  fine  degli  anni 
‘50.  Inizia  così  il  miracolo  economico,  un  periodo  compreso  tra  gli  anni  cinquanta  e 
sessanta caratterizzato da una forte crescita economica e sviluppo tecnologico. La crescita 
si  è  riflessa  principalmente  nell'industria.  Nel  giro  di  pochi  anni  l'Italia  divenne  un  paese 
più  ricco,  con  una  forte  industria,  come  dimostra  l’aumento  dei  consumi  della 
popolazione,  come  le  automobili,  gli  elettrodomestici  e  la nascita dell'industria del tempo 
libero.  
Questo  miracolo  economico,  però,  non  ha  interessato  tutta  l'Italia  allo  stesso  modo;,  il 
divario  storico  tra  Nord  e  Sud  si  è  allargato  e  questo  ha  portato  ad  un  enorme 
cambiamento  della  popolazione,  una  migrazione  interna  dal  Sud  verso  le  città 
industrializzate del Nord che ha cambiato profondamente la demografia del paese. 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il divario tra Nord e Sud oggigiorno 

 
 
Le  differenze  che  si  trovano  tra  Nord  e  Sud  sono  molto  evidenti  in  diversi  aspetti  della 
società  italiana.  Nelle  ideologie  politiche,  sembra  esserci  un  notevole  divario,  come  si  è 
dimostrato  dalle  elezioni  politiche  del  4  marzo  2018.  Queste  elezioni  hanno  lasciato  una 
mappa  divisa  in  due  che  riflette  la  polarità  che  separa  il  nord  dal  sud.  La  vittoria  del 
centrodestra  al  Nord  e  quella  del  Movimento  5  stelle  al  Sud  mettono  in  evidenza  la 
divisione dell'italia in due, tra il Sud e il resto della penisola. 
 
D’altra  parte,  l’economie  di  queste  due  territori  ancora  oggi sono molto diverse.  Secondo 
il  rapporto  dell’Istat  Conti  economici  territoriali  (2018),  il  Pil  per  abitante  nel  2017  risulta 
pari  a  35,4mila  euro  nel  Nord-ovest,  a  34,3mila  euro  nel  Nord-est  e  a  30,7mila  euro  nel 
Centro.  Comunque,  Il  differenziale  negativo  del  Mezzogiorno  è  ampio:  il  livello  del  Pil  pro 
capite  è  di  18,5mila  euro,  inferiore  del  45%  rispetto a quello del Centro-Nord (del 44,1% nel 
2016).  In  termini  di  reddito  disponibile  per  abitante  il  divario  scende  al  35,3%.  Inoltre,  La 
spesa  pro  capite  per  consumi  finali  delle  famiglie  a  prezzi  correnti  nel  2017  è  di  20,4mila 
euro  nel  Nord-ovest,  20,2mila euro nel Nord-est, 18,3mila euro al Centro e 13,3mila euro nel 
Mezzogiorno. Il divario negativo tra Mezzogiorno e Centro-nord è del 32,4%.  
 
La  distanza  tra  Nord  e  Sud  si  trova 
anche  nell’istruzione  e  formazione. 
Secondo  il  ​Rapporto  sul  benessere 
equo  e  sostenibile (Bes) dall’Istat (2018), 
il  numero  di  persone  tra  i  30 e i 34 anni 
che  hanno  conseguito  un  titolo  di 
studio  universitario,  oggi  pari  al  30%  al 
Nord  contro  il  21,6%  del  Sud.  Più 
allarmante  è  il  divario  in  termini  di  Neet,  i  giovani  tra  i  15  e  i  24  anni  che  non  studiano  e 
non  lavorano.  I  dati  dimostrano  che  il  numero  di  Neet  nelle  regioni  meridionali  è  più  del 
doppio  che  in  quelle  settentrionali,  raggiungendo  nel  2017  il  34,4%  (più  del  doppio  della 
media europea). 
 
Ancora  oggi,  quelli  del  Sud  decidono  di  andare  al  Nord per migliorare le loro condizioni, e 
lo  fanno  con  una  laurea  in  tasca.  Se  dopo  la  seconda  guerra  mondiale  emigravano 
soprattutto  giovane  manodopera  dal  Sud,  oggi  laureati  e studenti universitari si spostano 
dal  Sud  verso  il  centro-nord. Secondo uno studio dell’Università Federico II di Napoli, negli 
ultimi  15  anni  la  migrazione  intellettuale  italiana  ha  avuto  un  risultato  pesantemente 
negativo  per  le  regioni  del  Mezzogiorno  dove  si  contano  circa  200.000  laureati  in  meno 
che si sono spostati verso il Centro-Nord (citato in Bartoloni, 2018). 
 
Purtroppo,  la  situazione  è  come  se  in  Italia  coesistessero  due  Stati,  che  in  oltre  150  anni 
non sono riusciti in alcun modo a raggiungere un accettabile livello di convergenza.   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Riferimenti 
 
Bartoloni,  M.  (2018,  21  febbraio).  La  fuga  di  200mila laureati al Nord, così il Sud ha perso 30 
miliardi.  ​Il  Sole  24  Ore.  ​Disponibile  da 
https://www.ilsole24ore.com/art/la-fuga-200mila-laureati-nord-cosi-sud-ha-perso-30-milia
rdi-AEsJqk3D 
 
Chiara  Spalatro.  (2017).  ​L'Italia  post-unitaria  [file  Video].  Estratto  da 
https://www.youtube.com/watch?v=qjgxNYEsqww  
 
Gallo,  F.  (n.d.).  ​Il  brigantaggio  e  la  questione  meridionale:  cause  e  caratteristiche. 
Disponibile  da 
https://www.studenti.it/brigantaggio-questione-meridionale-cause-caratteristiche.html 
 
Istat.  (2018).  ​Conti  economici  territoriali.  ​Disponibile  da  
https://www.istat.it/it/files/2018/12/Report_Conti-regionali_2017.pdf 
 
Istat  (2018).  Rapporto  Bes  2018:  il  benessere  equo  e  sostenibile  in  Italia.  Disponibile  da 
https://www.istat.it/it/archivio/224669 
 
Pallotti, G., & Cavadi, G. (2014). C ​ he storia!​ Bonacci editore 
 
Villa,  A.  (2013).  ​Il  miracolo  economico  italiano.  ​Disponibile  da 
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-miracolo-economico-italiano_%28Il-Contributo-italia
no-alla-storia-del-Pensiero:-Tecnica%29/