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5 – MOMENTO DEI FONONI


Ricordiamo che l’energia potenziale nel caso unidimensionale monoatomico aveva dei
termini misti. Tali termini potevano essere eliminati con l’introduzione delle coordinate
normali. Era inoltre stata introdotta la regola di somma (2.9), per cui
N 1

e
s 0
ik n sa
e ikm sa  N kn ,  km (4.1)

In realtà nella (4.1) uno dei due k che compaiono a secondo membro come pedici della
delta è indeterminato a meno di un vettore del reticolo reciproco, cioè:
N 1

e
s 0
ik n sa
eikm sa  N kn ,  km G (4.2)

infatti calcolando la (4.1) per k n   k m  G si trova

N 1 N 1 N 1 N 1

e
s 0
ik n sa
e ikmsa   e ikmsa e iGsa e ikmsa   e ikmsa1e ikmsa  1 N
s 0 s 0 s 0

Questo perchè in una dimensione il vettore del reticolo reciproco G è:


2
G l
a
Mentre in tre dimensioni per ogni sito reticolare  vale
e i G  1

In tutta la trattazione fornita fin’ora, abbiamo sempre considerato un potenziale


quadratico nell’Hamiltoniana. In realtà il potenziale che descrive il sistema non è così
semplice, e in effetti noi abbiamo fatto uno sviluppo quadratico di un potenziale di
interazione che in realtà è:

Noi abbiamo fatto un’approssimazione parabolica nell’intorno del minimo ma il caso reale
e approssimato sono comunque differenti. Infatti nel caso di un potenziale quadratico,
anche aumentando l’energia il valor medio della posizione rimane sempre lì al centro,
nella posizione del minimo (figura 19 a). Mentre con un potenziale tipo quello mostrato in
figura 18, aumentando l’energia (cioè in pratica uscendo dal buco che questa volta è
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limitato in altezza a destra) cambia ogni volta il valor medio della posizione (figura 19 b).

Per tenere conto di questo e per migliorare l’approssimazione dobbiamo considerare


anche dei termini cubici, chiamati termini anarmonici.
L’espressione del potenziale quadratico utilizzato fin’ora è
1
V   C  u s 1  u s 
2

s 2

tenendo conto anche dei termini anarmonici diventa


1 2
V    C  u s 1  u s   B u s 1  u s  
2
(4.3)
s  2 
A causa della presenza dei termini anarmonici, sviluppando l’espressione (4.3)
compariranno dei termini del tipo   u s 1u s  che sviluppati in coordinate normali:
2

 
  X
s l
l e ikl ( s 1) a  X m e ikm ( s 1) a  X n e ikn sa 
m n 
da cui raggruppando i termini dipendenti da s

 e
l m n
ikl a
e ik m a X l X m X n  e i  kl  km  kn  sa
s
(4.3)

si può notare come la sommatoria in s sia del tutto analoga alla regola di somma (4.2), cioè

e 
s
i kl  k m  k n  sa
 N k l ,  k m  k n  G

allora la (4.3) diventa

N  e i   kml kn G  a e ikm a X kml kn G X m X n


l m n

La morale della favola è che non si possono più disaccoppiare tutti i gradi di libertà. Non
abbiamo più a che fare con modi fononici normali, ma con modi fononici accoppiati tra
loro. Ricordiamo infatti come a ciascuna coordinata normale sia associato un modo
fononico; possiamo allora dire che rimangono accoppiati tutti i modi fononici che
rispettano la condizione
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kl  k m  k n  G  0 (4.4)

Tali modi fononici interagiscono continuamente tra loro.


La (4.4) può essere vista come una legge di conservazione dell’impulso per questi tre modi
di oscillazione che si affianca alla conservazione dell’energia (ho una certa quantità di
energia che può essere distribuita tra i vari modi ma deve essere conservata -cioè posso
mettere i fononi in qualunque cassetto, ma l’energia totale di tutti i fononi eccitati deve
conservarsi-). Dunque i fononi interagiscono tra loro obbedendo ad interazioni che
soddisfano la (4.4).
I k che compaiono nella (4.4) sono detti impulsi cristallini. Essi sono gli indici caratteristici
della vibrazione, ma non corrispondono al vero impulso trasportato da un cristallo (la
quantità di moto totale degli atomi coinvolti nell’oscillazione è nulla) .
G invece può essere un vero impulso acquistato dal cristallo.

CAPITOLO 5 – PROVE SPERIMENTALI DELL’ESISTENZA DEI FONONI


Concludo la trattazione sulle vibrazioni reticolari accennando un esperimento tipico atto a
rilevare l’esistenza dei fononi e a provare le leggi di conservazione dell’impulso cristallino
e dell’energia. I risultati più interessanti si ottengono dallo scattering fonone – neutrone,
tuttavia lo scattering elastico non da molta informazione perché analogo ad una riflessione
alla Bragg, l’impulso trasferito al cristallo è sempre multiplo di vettori del reticolo
reciproco.
E’ invece interessante il caso di scattering anelastico fonone – neutrone, durante il quale
avviene un trasferimento di energia tra i due partecipanti che permette la verifica delle
leggi citate prima. Ovvero lo scattering anelastico fonone – neutrone deve obbedire alla
conservazione del momento cristallino e dell’energia.

Se En  En ' il neutrone ha assorbito durante il processo di urto uno o più fononi, in caso
contrario ha ceduto parte della sua energia per eccitare modi fononici. Dall’analisi delle
sezioni d’urto coinvolte in questi tipi di scattering e dalla rivelazione del neutrone uscente
sono ricavabili molte informazioni sui fononi.
Il processo nel quale si ha la creazione di un fonone (come quello rappresentato in figura)

si chiama processo Stokes. Un neutrone di impulso iniziale k in entrando nel materiale
 
eccita un fonone di impulso cristallino k e se ne esce con un impulso k s ; la legge di
conservazione
  
dell’impulso è:

ki  k s  k  G
Mentre quella dell’energia è:
 2 k i2  2 k s2
  
2M n 2M n
Come doveva essere il vettore del reticolo reciproco non compare nella conservazione
dell’energia poiché la funzione   k  è periodica, cioè   k     k  G  . Il processo di Stokes
   

può anche avvenire alla temperatura T = 0 K. La probabilità di tale evento è


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  
 
 k BT 
1 e
P  n  1    
1    
   
 k BT  k BT
e 
1 e 
1

Funzione di distribuzione di Bose – Einstein (il fonone è una particella di


spin intero)

Un altro processo possibile è quello durante il quale si ha l’annichilazione di un fonone


con un neutrone che acquista dunque energia. Si chiama processo anti-Stokes. Le relative
leggi
  
di conservazione dell’impulso e dell’energia sono:

ki  k  k s  G
 2 k i2  2 k s2
  
2M n 2M n
A differenza del processo di Stokes però l’anti-processo non può avvenire alla temperatura
di 0 K, questo perché allo zero assoluto non ci sono fononi che possano annichilirsi (non ce
ne sono proprio). In questo caso la probabilità del processo è
1
P  n    
 
 k BT
e 
1
Studiando le intensità relative dei risultati dei processi si ottiene:
anti  Stokes I  n     n   kT
  e B
Stokes I  n     n  1
cioè

  1 (alte temperature)  anti-Stokes  Stokes
k BT

  1 (basse temperature)  anti-Stokes0
k BT