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IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il Presidente della Repubblica , nel sistema politico italiano, è il capo dello Stato e
rappresenta l'unità nazionale, come stabilito dalla Costituzione entrata in vigore il 1º
gennaio 1948. La sua dimora è il Palazzo del Quirinale sorge in un luogo che, per la
posizione elevata e la particolare salubrità, ospitò fin dall’antichità nuclei residenziali,
edifici pubblici e di culto.

Il Presidente della Repubblica è un organo costituzionale eletto dal Parlamento in


seduta comune, integrato da rappresentanti delle Regioni (tre per ognuna, ad
eccezione della Valle d'Aosta, che ne ha uno solo, per un totale di 58). La Costituzione
stabilisce che può essere eletto presidente qualsiasi cittadino/a italiano/a che abbia
compiuto i cinquanta anni di età, che goda dei diritti civili e politici. Il capo dello Stato è
il "garante della Costituzione". La formula <<Capo dello Stato>> sta qui a significare la
particolare funzione di garanzia del buon funzionamento globale del sistema
costituzionale. L'elezione del Presidente della Repubblica avviene su iniziativa del
Presidente della Camera dei deputati e del Senato. Le votazioni avvengono a scrutinio
segreto ed è richiesta una speciale maggioranza: i due terzi dell'assemblea nelle prime
tre votazioni, la metà piu uno dell'assemblea nelle votazioni successive. Il Presidente
assume l'esercizio delle proprie funzioni solo dopo aver prestato giuramento al
Parlamento in seduta comune, al quale si rivolge, per prassi, tramite un messaggio
presidenziale. Il mandato dura sette anni a partire dalla data del giuramento. La
previsione di un settennato impedisce che un presidente possa essere rieletto dalle
stesse Camere, che hanno mandato quinquennale, e contribuisce a svincolarlo da
eccessivi legami politici con l'organo che lo vota. La Costituzione Italiana non prevede
un limite al numero di mandati per quanto concerne la carica di presidente della
Repubblica. Il primo caso di rielezione del presidente uscente è datato 20 aprile 2013
con l'elezione di Giorgio Napolitano.

Oltre che alla naturale scadenza di sette anni, il mandato può essere interrotto per:

-dimissioni volontarie;

-morte;

-impedimento permanente, dovuto a gravi malattie;

-destituzione, nel caso di giudizio di colpevolezza sulla messa in stato d'accusa per reati
di alto tradimento e attentato alla Costituzione;

-decadenza, per il venir meno di uno dei requisiti di eleggibilità.

I poteri del presidente sono prorogati nel caso le camere siano sciolte o manchino
meno di tre mesi al loro scioglimento. Quindi vengono prorogati fino all'elezione che
dovrà aver luogo entro quindici giorni dall'insediamento delle nuove Camere. In caso di
impedimento temporaneo, dovuto a motivi transitori di salute o a viaggi all'Estero, le
funzioni vengono assunte temporaneamente dal presidente del Senato. Gli ex
presidenti della Repubblica assumono per diritto il nome e la carica di presidenti
emeriti della Repubblica ed anche la carica, di senatore a vita salvo rinuncia. I poteri
del Presidente della Repubblica sono numerosi ed eterogenei. La loro semplice
elencazione non permetterebbe di comprenderne il significato. Per questo occorre
classificarli secondo qualche criterio logico. La classificazione più chiara è quella che
tiene conto della doppia figura del capo dello Stato - quale garante della Costituzione e
quale rappresentante dell'unità nazionale. Si tratta cioè di distinguere i poteri del
Presidente a seconda che riguardino:

- la garanzia del buon funzionamento degli organi costituzionali;

- la rappresentanza unitaria della nazione.

I poteri di garanzia del buon funzionamento delle istituzioni costituzionali operano in


varie direzioni.

Nei riguardi delle Camere, al Presidente spetta:

1)sciogliere, alla scadenza ordinaria o anticipatamente, una o entrambe le Camere;

2)indire le nuove elezioni e fissare la prima runione delle nuove Camere;

3)inviare messaggi;

4)promulgare o, eventualmente, rinviare la legge alle Camere.

Nei riguardi del Governo, al Presidente spetta:

1)nominare il Presidente del Consiglio e, su proposta di questi, i Ministri;

2)autorizzare la presentazione dei disegni di legge del Governo;

3)emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti;

4)nominare gli alti funzionari dello Stato;

5)presedere il Consiglio supremo di difesa;

6)comandare le Forze Armate.

Nei confronti della Magistratura, al Presidente spetta:

1)concedere provvedimenti di clemenza a favore di coloro che abbiano commesso dei


reati;

2)presiedere il Consiglio superiore della Magistratura;

3)nominare cinque giudici della Corte costituzionale.

Nei confronti del corpo elettorale, al Presidente spetta indire le elezioni e il referendum
nei casi previsti della Costituzione. I poteri del Presidente non finiscono qua. Ci sono
quelli onorifici, consistenti nel:

- conferire le onoreficenze della Repubblica;

- nominare i cinque senatori a vita.

E poi ci sono i poteri nei rapporti con altri Stati, che gli permettono di:

- ricevere gli ambasciatori di altri Stati;

- ratificare i trattati internazionali;

- dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

La Costituzione prevede che ogni atto presidenziale per essere valido debba essere
controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità, e richiede la
controfirma anche del presidente del Consiglio dei ministri per ogni atto che ha valore
legislativo o nei casi in cui ciò viene previsto dalla legge. Il Presidente non è
responsabile per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne per alto
tradimento o per attentato alla Costituzione, per cui può essere messo sotto accusa dal
Parlamento. L'assenza di responsabilità, principio che discende dall'irresponsabilità
regia nata con le monarchie costituzionali (nota sotto la formula: The King can't be
wrong, "il Re non può sbagliare"), gli consente di poter adempiere alle sue funzioni di
garante delle istituzioni stando al di sopra delle parti. La controfirma del ministro evita
che si crei una situazione in cui un potere non sia soggetto a responsabilità: il ministro
che partecipa firmando all'atto del presidente potrebbe essere chiamato a risponderne
davanti al Parlamento o davanti ai giudici se l'atto costituisce un illecito. La controfirma
assume diversi significati a seconda che l'atto del presidente della Repubblica sia
sostanzialmente presidenziale (ovvero derivi dai "poteri propri" del presidente e non
necessitano della "proposta" di un ministro) oppure sostanzialmente governativi (come
si verifica nella maggior parte dei casi). Nel primo caso la firma del ministro accerta la
regolarità formale della decisione del capo dello Stato e quella del presidente ha valore
decisionale, nel secondo quella del presidente accerta la legittimità dell'atto e quella
del ministro ha valore decisionale. Al fine di garantire la sua autonomia e libertà, è
riconosciuta al presidente della Repubblica la non-responsabilità per qualsiasi atto
compiuto nell'esercizio delle sue funzioni. Le uniche eccezioni a questo principio si
configurano nel caso che abbia commesso due reati esplicitamente stabiliti dalla
Costituzione: l'alto tradimento (cioè l'intesa con Stati esteri) o l'attentato alla
Costituzione (cioè una violazione delle norme costituzionali tale da stravolgere i
caratteri essenziali dell'ordinamento al fine di sovvertirlo con metodi non consentiti
dalla Costituzione). In tali casi il Presidente viene messo in stato di accusa dal
Parlamento riunito in seduta comune con deliberazione adottata a maggioranza
assoluta, su relazione di un Comitato formato dai componenti della Giunta del Senato e
da quelli della Camera competenti per le autorizzazioni a procedere. Una volta
deliberata la messa in stato d'accusa, la Corte Costituzionale (integrata da 16 membri
esterni) ha la facoltà di sospenderlo in via cautelare. Nella storia repubblicana si è
giunti in soli due casi alla richiesta di messa in stato d'accusa, nel dicembre 1991 contro
il Presidente Cossiga e nel gennaio 2014 contro il presidente Napolitano; entrambi i casi
si sono chiusi con la dichiarazione di manifesta infondatezza delle accuse da parte del
Comitato Parlamentare. Per quanto riguarda Cossiga, tale dichiarazione giunse quando
il settennato si era già concluso. Per i reati commessi al di fuori dello svolgimento delle
sue funzioni istituzionali il presidente è responsabile come qualsiasi cittadino. In
concreto, però, una parte della dottrina ritiene esista improcedibilità in ambito penale
nei confronti del Presidente durante il suo mandato; nel caso del presidente Oscar Luigi
Scalfaro (sotto accusa per peculato), di fronte al suo rifiuto di dimettersi e alla
mancanza di iniziative da parte del parlamento, il processo fu dichiarato improcedibile.