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Il Documento di trasporto (DDT) è un documento contabile di consegna emesso in

relazione alla movimentazione di beni da parte di soggetti passivi Iva, sia che
esercitino in forma individuale che collettiva. L’effettiva operatività di tale
documento contabile coincide con l’abrogazione delle disposizioni (DPR n.
627/1978) riguardanti l’obbligo di emissione del documento di accompagnamento dei
beni viaggianti (fattura o bolla accompagnatoria), a seguito della quale, i beni
viaggianti, in linea di principio, non devono essere più obbligatoriamente assistiti da
documento accompagnatorio.
Il DDT certifica un trasferimento di merci dal cedente (venditore) al cessionario
(acquirente). La consegna avviene presso la sede indicata dal cessionario quale luogo
di consegna. Il trasporto può essere effettuato sia dal mittente che dal destinatario,
oppure utilizzando un trasportatore che si assume l’incarico della consegna. Il
documento di trasporto viene emesso almeno in duplice esemplare (uno per il cedente
e uno per il cessionario) e in forma libera, ossia senza vincoli di forma, di dimensioni
o di tracciato, prima dell’inizio del trasporto o della consegna della merce,
ovvero prima della consegna diretta o dell’affidamento dei beni al trasportatore, e
deve contenere l’indicazione alcuni elementi obbligatori.

Caratteristiche del Documento di trasporto


Il DDT deve contenere obbligatoriamente i seguenti elementi, ai sensi dell’articolo 1
del DPR n. 472/96, affinché il documento sia valido fiscalmente:
Data e numero di emissione –
Generalità dei soggetti (cedente, cessionario, trasportatore)
Descrizione della natura, qualità e quantità dei beni ceduti
La partita Iva è un codice numerico o alfanumerico che va ad identificare ogni
contribuente a fini fiscali, per determinare il pagamento dell'imposta sul valore
aggiunto. Il codice della partita Iva viene assegnato univocamente dalla Camera di
Commercio Italiana per quanto riguarda le aziende sul nostro territorio, ed è
composto da 11 cifre.
Verifica
Degli undici caratteri o cifre, l'ultima cifra è quella utile al controllo della correttezza
del dato da noi in possesso. La partita IVA consta di tre parti: la prima parte è
composta da 7 numeri che sono assegnati dalla Camera di Commercio Italiana in
maniera progressiva. Il criterio è quello di calcolare in maniera progressiva rispetto a
tutte le attività presenti nella stessa zona. La seconda parte del codice di partita Iva è
formata da tre numeri, che identificano la provincia di pertinenza in cui ha sede
l'attività che svogliamo. L'ultimo numero, detto di controllo, è una cifra che serve a
verificare che tutte le altre informazioni siano corrette.
Calcolo cifra di verifica
L'ultima cifra deve essere congruente a quanto si ottiene dal seguente calcolo:
sommiamo tutte le cifre dispari esclusa appunto l'undicesima, ottenendo la cifra X
moltiplichiamo ogni cifra di posto pari per 2. Se otteniamo delle cifre maggiori di 9,
sottraiamo 9
addizioniamo questa serie di cifre ottenute fra di loro, ottenendo Y
sommiamo X+Y ottenendo Z
calcoliamo R, ovvero il resto della divisione di Z/10
se R è maggiore di 9, dobbiamo effettuare la sottrazione 10-R
Il numero ottenuto deve combaciare alla cifra numero 11: in questo caso la partita Iva
è corretta.

Come si calcola la partita iva


L’Iva (Imposta sul Valore Aggiunto) è diventata in questi tempi un argomento molto
discusso tra l’opinione pubblica, che ha già dovuto accettare lo scatto dal 21%
(misura che resisteva da anni) al 22% per mettere in ordine le disastrate casse dello
Stato. Oltre al regime ordinario esiste anche un'altra variante: per quanto riguarda il
regime dei minimi potete consultare il nostro articolo di approfondimento. Se invece
siete interessati alla Partita IVA agevolata vi consigliamo la lettura di questo nostro
articolo.
Il calcolo della Partita Iva (netto da lordo) avviene aggiungendo la percentuale
relativa al settore di competenza sul prezzo del servizio erogato. Formata da undici
caratteri, per un conteggio corretto della propria Imposta, come detto si deve
scomporre questa cifra in tre parti:
le prime sette sono indicate dalla Camera di Commercio in modalità progressiva;
le successive tre indicano invece la zona, o più esattamente la provincia, di residenza
dove inizieremo la nostra attività lavorativa
l’ultima, infine, è il numero detto di controllo, che serve ossia a verificare la
correttezza di tutte le informazioni.
Il criterio utilizzato è quello di ordinare progressivamente tutte le attività presenti in
zona. Sono disponibili sul web diversi servizi offerti da molti portali online (vi
segnaliamo calcoloiva.com che offre il calcolo gratis) che permettono il calcolo
dell'imposta sul valore aggiunto, sia comunitaria che intra-comunitaria. Oppure si può
scegliere di scaricare dei speciali software o programmi per il proprio pc per calcolare
la propria Partita Iva.
Vista comunque la complessità della materia, è sempre utile tuttavia consultare un
commercialista per valutare e calcolare non solo le spese annue ma anche mensili
della Partita Iva per tenere in ordine soprattutto i conti della propria attività e non
incorrere nelle sanzioni del Fisco.

L’aumento
Come anticipato all’inizio, l’eventuale aumento dell’Iva, come annunciato dal
Governo in caso non si reperissero tutte le risorse disponibili, si trasformerebbe in
una stangata da circa 16 miliardi l’anno. Il passaggio dal 22% al 23% infatti
riguarderebbe tutti quei beni come abbigliamento, profumi, bevande, superalcolici,
tabacchi, articoli sportivi, giocattoli, pacchetti vacanza, telefoni, auto, garage,
pedaggi, parcheggi, carburanti da trasporto e da riscaldamento, televisori, computer,
tablet e prodotti per la casa.
Il Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.) è il documento che un datore di lavoro
deve redigere prima di iniziare le attività operative in un cantiere esterno. Il P.O.S.
rappresenta il dettaglio della Valutazione dei rischi già prevista dall'art. 4 del D.Lgs.
626/94, ora abrogato e sostituito dal Testo unico in materia di tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro approvato con decreto legislativo 9 aprile 2008 ,
n. 81 e successive modifiche, articoli 17 e 28, per le attività che si prevede di eseguire
in un cantiere edile. Lo stesso deve essere sviluppato secondo i contenuti previsti nel
Titolo IV - allegato XV.

l D.U.R.C. (Documento Unico di Regolarità Contributiva) è il certificato che sulla


base di un'unica richiesta, attesta contestualmente la regolarità di un'impresa per
quanto concerne gli adempimenti I.N.P.S., I.N.A.I.L. e Cassa Edile verificati sulla
base della rispettiva normativa di riferimento (art. 6 D.P.R. 207/2010).
Quando è obbligatorio il D.U.R.C.?
Il D.U.R.C. è obbligatorio nei seguenti casi:
per tutti gli appalti pubblici, intendendo non solo gli appalti di lavori pubblici in
senso stretto (Legge n. 109/94 e successive modifiche ed integrazioni), ma anche
gli appalti di servizi e forniture ( D.Lgs n. 358/92 e n. 157/95 e successivi), nelle
seguenti fasi:
In fase di partecipazione, per la verifica di eventuali autodichiarazioni;
Per l'aggiudicazione dell'appalto;
Per la stipula del contratto;
Per il pagamento degli stati di avanzamento lavori e delle fatture;
Per il collaudo e il pagamento del saldo finale.
Per la gestione di servizi ed attività pubbliche in convenzione o concessione.
Per i lavori privati in edilizia soggetti al rilascio di concessione ovvero a denuncia
inizio attività (DIA), prima dell'inizio dei lavori;
Per il rilascio dell' attestazione SOA;
Per l'iscrizione all'Albo dei Fornitori;
Per l'assegnazione di agevolazioni, finanziamenti e sovvenzioni, ove previsto dalle
normative specifiche.
LIMS, acronimo di Laboratory Information Management System, è un particolare
tipo di software usato nei laboratori d'analisi per la gestione integrata di molteplici
tipi di dati e processi.

Irpef = Imposta sul reddito delle persone fisiche


E’ una tassa che in Italia si paga sui redditi, e che costituisce una delle principali fonti
di entrate per le casse dello Stato. L’Irpef è un’imposta personale e progressiva sui
redditi, ovverosia calcolata in base al reddito percepito sia dal lavoratore dipendente,
sia dal pensionato o dal lavoratore autonomo. Per i lavoratori subordinati, con un
contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato, il prelievo dell’Irpef è alla
fonte, ovverosia prelevato mensilmente direttamente dalla busta paga; lo stesso dicasi
per i pensionati, mentre il lavoratore autonomo ogni anno, in sede di dichiarazione
dei redditi, andrà a pagare l’imposta calcolata sempre in maniera progressiva in
funzione dell’imponibile maturato e conseguito nel corso dell’anno precedente.
L’ultima revisione Irpef è quella avvenuta con la Finanziaria 2007, quando sono stati
definiti cinque scaglioni di applicazione dell’Irpef, e cinque corrispondenti
percentuali di applicazione dell’imposta.

Il Modello F24 è utilizzato in Italia per il pagamento della grande maggioranza delle
imposte, delle tasse e dei contributi.

L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è il principale ente


previdenziale del sistema pensionistico pubblico italiano, presso cui debbono essere
obbligatoriamente iscritti tutti i lavoratori dipendenti pubblici o privati e la maggior
parte dei lavoratori autonomi, che non abbiano una propria cassa previdenziale
autonoma. L'INPS è sottoposto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali.
Inail = Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro
L’Istituto si occupa di tutelare nel nostro Paese i lavoratori dagli infortuni per tutte
quelle attività che vengono giudicate come rischiose. In Italia tutti i lavoratori
dipendenti, ma anche quelli parasubordinati che prestano servizio in ambienti e
luoghi di lavoro giudicati a rischio, devono essere in via obbligatoria assicurati
all’Inail contro gli infortuni.
Oltre a garantire la copertura dai rischi sul lavoro, l’Istituto promuove e persegue
tutta una serie di finalità ed obiettivi correlati: da iniziative per la riduzione del tasso
di infortuni in Italia al reinserimento nel mondo occupazionale di quei soggetti
vittima di casi di infortunio sul lavoro. L’assicurazione Inail, oltre a coprire il rischio
di infortunio sul lavoro, copre a livello assicurativo anche i casi di malattie contratte
sul posto di lavoro, ovverosia le malattie professionali derivanti dalla svolgimento di
attività lavorative di qualsiasi tipo, comprendendo ovviamente anche quelle che in
gergo vengono definite come usuranti.

L'imposta regionale sulle attività produttive, nota anche con l'acronimo IRAP, è
un'imposta istituita in Italia con il decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446 e
attualmente in vigore.
La sua istituzione nel 1997 sostituì i seguenti tributi:
l'imposta locale sui redditi (ILOR),
l'imposta comunale per l'esercizio di imprese e di arti e professioni (ICIAP),
l'imposta sul patrimonio netto delle imprese,
la tassa di concessione governativa per l'attribuzione del numero della partita IVA,
il contributo per il servizio sanitario nazionale,
il contributo per l'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi (quota eccedente
quella prevista per finanziamento prestazioni economiche).
L'imposta sul reddito delle società (IRES) è una imposta proporzionale e personale
con aliquota attualmente pari al 27,50%, che a decorrere dal 2017 si ridurrà al 24%,
come previsto dalla Legge di Stabilità del 2016.
Ai sensi dell'articolo 73 del Testo unico delle imposte sui redditi sono soggetti passivi
dell'imposta sul reddito delle società:
società di capitali, società cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel
territorio dello Stato;
enti pubblici ed enti privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel
territorio dello Stato che hanno, come oggetto esclusivo o principale, l'esercizio di
attività commerciale;
enti pubblici ed enti privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel
territorio dello Stato, che non hanno come oggetto l'esercizio di attività commerciale;
società ed enti di qualsiasi tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica,
non residenti nel territorio dello Stato.
L'IRES, istituita col decreto legislativo n. 344/2003, ha sostituito l'imposta sul
reddito delle persone giuridiche (IRPEG) ed è entrata effettivamente in vigore il
primo gennaio 2004. Il legislatore ha voluto modernizzare il regime fiscale dei
capitali e delle imprese facendo riferimento al modello prevalente nei Paesi
dell'Unione europea.